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REGOLAMENTO SOCIALE

ASSOCIAZIONE LUDICA OLTRETEMPO

(A COMPLETAMENTO DI QUANTO INDICATO NELLO STATUTO)

TITOLO I – ASSOCIATI

ART. 1 – AMMISSIONE E REIEZIONE DEGLI ASSOCIATI

1. L'ammissione alla qualifica di socio è subordinata alla lettura ed all'accettazione, da parte del richiedente,

dello statuto e del presente regolamento dell'associazione. È subordinata anche al versamento della quota sociale

ed alla presentazione di esplicita domanda scritta, indirizzata al comitato direttivo. La domanda deve precisare

tutte le generalità complete del richiedente, e la motivazione della richiesta.

2. Sulle domande di ammissione si pronuncia il comitato direttivo, il quale risponde in forma scritta

giustificando ogni eventuale rifiuto. Le motivazioni addotte per un diniego possono inerire questioni mediche o

di sicurezza, per la salvaguardia del richiedente o del resto dei soci, oppure possono inerire questioni etiche e

morali, relative ad incompatibilità tra condotta del reietto e finalità dell'associazione.

3. Contro la reiezione del comitato direttivo è prevista una possibilità di ricorso dinnanzi alla prima

adunanza utile dell'assemblea, da parte del reietto. Quest'ultimo deve essere informato della data di tale riunione

in tempi utili per presentare il proprio ricorso: almeno sette giorni prima dell'adunanza.

4. Dinnanzi all'assemblea il comitato direttivo spiega le ragioni del proprio rifiuto, ed il reietto chiede una

votazione dei presenti, i quali stabiliscono se accettare o respingere il ricorso, senza l'obbligo di alcuna

giustificazione ulteriore. La deliberazione dell'assemblea in tale caso è senza appello.

ART. 2 – ASSOCIATI MINORENNI

1. Sono ammesse all'associazione persone fisiche minorenni, in qualità di soci, solamente qualora il tutore

responsabile controfirmi un permesso generale per il loro coinvolgimento nell'associazione stessa.


2. Sono ammesse alle attività dell'associazione persone fisiche minorenni, anche se non associate, qualora il

tutore responsabile controfirmi un permesso particolare per la loro partecipazione, allegandovi uno scarico di

responsabilità nei confronti dell'associazione stessa. Tale modulo deve essere compilato per ogni singolo evento

cui il minore abbia a partecipare.

3. Il minore di età inferiore ai quattordici anni che partecipi alle attività dell'associazione, deve inoltre essere

sempre accompagnato da un maggiorenne per lui responsabile, ad ogni evento patrocinato dall'associazione (non

necessariamente un genitore, ma un fratello od un conoscente che garantisca per lui).

ART. 3 – TIPOLOGIE DI ASSOCIATI

1. Sono previste quattro differenti categorie di soci, entro l'associazione:

a. Soci ordinari (che versano l'annuale quota di iscrizione);

b. Soci promotori o sostenitori (che versano anche straordinarie contribuzioni volontarie);

c. Soci onorari o benemeriti (che si sono distinti in seno all'associazione per meriti particolari);

d. Soci fondatori (i cui nominativi sono indicati nell'atto costitutivo dell'associazione).

2. Qualunque associato è socio ordinario. Si ottiene la qualifica di socio promotore o sostenitore non appena

si versano contributi straordinari nei fondi dell'associazione, e tale nomina dura sino alla fine dell'anno in corso.

Il comitato direttivo individua uno o più soci onorari o benemeriti, riconosciuti tali per distinzioni individuali

che li rendano cari all'associazione, e tale nomina dura sino alla fine dell'anno in corso, o anche più a lungo a

seconda delle esigenze del singolo caso. La qualifica di soci fondatori non ha alcun termine temporale specifico,

e decorre dalla costituzione dell'associazione sino al suo scioglimento.

3. In accordo ai principi di democraticità accolti dall'associazione, le distinzioni riportate tra le diverse

categorie di soci non possono in alcun modo giustificare alcuna differenza sostanziale in riferimento ai diritti e ai

doveri dei medesimi. I detti titoli hanno unicamente valore di prestigio all'interno dell'associazione.

ART. 4 – ESCLUSIONE DEGLI ASSOCIATI

1. L'esclusione di un socio può avvenire nei casi seguenti:

a. Qualora il socio manchi per più di trenta giorni di versare l'annuale quota sociale, dal momento

della propria iscrizione o dal primo gennaio di ogni anno successivo;


b. Qualora il socio violi una qualunque norma dell'atto costitutivo dell'associazione, del suo statuto,

del presente regolamento sociale, di ogni altro regolamento interno, oppure ancora una qualunque

disposizione legalmente adottata da uno degli organi dell'associazione;

c. Qualora il socio presenti un contegno contrastante con lo spirito e le finalità dell'associazione;

d. Qualora il socio mini la sicurezza di altre persone durante le attività svolte dall'associazione;

e. Qualora il socio danneggi sostanzialmente o moralmente l'associazione;

f. Qualora il socio tenti ripetutamente di fomentare dissidi, rivalità, od inimicizie in seno

all'associazione, tali da comprometterne la serenità;

g. Qualora il socio offenda il decoro o l'onore di altri associati o di individui terzi, danneggiando al

contempo questi e l'immagine dell'associazione;

h. Qualora il socio venga gravemente meno a quella civile norma di comportamento che pare

doverosa nel relazionarsi con gli altri, associati od individui terzi che essi siano (un'etica basata su

compostezza, cortesia, decenza, puntualità, sobrietà, temperanza e tolleranza);

i. Qualora il socio venga meno alla parola data, dopo aver garantito la propria disponibilità a prestare

attività anche lavorative in favore dell'associazione, cagionando così un grave danno per

quest'ultima, a patto ovviamente che egli non possa presentare una valida giustificazione per il

proprio scorretto comportamento;

j. Qualora il socio dimostri troppo a lungo di non essere interessato a partecipare alla vita

associativa, ed ignori ogni sollecito verbale o scritto ad impegnarsi in essa maggiormente.

2. L'esclusione di un socio è deliberata dal comitato direttivo, su proposta di ciascun associato che presenti

una mozione relativa. Ogni mozione di esclusione comporta sempre un obbligo di discussione, in sede di

riunione del comitato, ma non un obbligo di delibera favorevole. L'obbligo di esclusione di un socio da parte del

direttivo sussiste quando una tale mozione viene sottoscritta da almeno un terzo degli associati.

3. Prima di escludere un socio dall'associazione, il comitato dovrà inviargli una diffida scritta annotandogli

tutti gli addebiti dei quali sia accusato, e concedendogli possibilità di replica. Tale replica deve avvenire entro

sette giorni dall'invio della comunicazione, altrimenti il direttivo procederà con l'esclusione.
4. L'esclusione di un socio da parte del comitato direttivo avviene sempre per iscritto, e la relativa

comunicazione deve contenere le motivazioni dell'esclusione, e tutte le risposte alle eventuali repliche

dell'interessato (qualora queste ultime siano pervenute, naturalmente).

5. Tale delibera del comitato direttivo prevede una possibilità di ricorso da parte dell'escluso, da presentarsi

davanti all'assemblea entro e non oltre la prima adunanza disponibile della medesima. Comunque è sempre

ammesso, come di norma, anche il ricorso presso il giudice ordinario.

6. Non è possibile escludere un socio dall'associazione entro i sette giorni antecedenti all'adunanza

dell'assemblea presso la quale questi avrà diritto di appello. Il socio escluso, infatti, deve essere informato della

data di tale riunione in tempi utili per presentare il proprio ricorso.

7. Dinnanzi all'assemblea, il comitato direttivo spiega le ragioni della propria sanzione, e l'escluso chiede

una votazione dei presenti, i quali stabiliscono se accettare o respingere il ricorso, senza l'obbligo di alcuna

giustificazione ulteriore. La deliberazione dell'assemblea in tale caso è senza appello. Un socio escluso due volte

dall'associazione con la medesima motivazione da parte del comitato direttivo perde ogni diritto a presentare

ricorso all'assemblea.

8. Un socio escluso può fare nuovamente domanda d'ammissione, ma non prima che l'anno in corso al

momento della sua esclusione sia terminato. Soci recidivi che siano stati esclusi più volte dall'associazione, con

motivazioni affini da parte del comitato direttivo, potrebbero essere sottoposti a periodi di attesa più lunghi,

prima di poter ripresentare nuovamente domanda d'ammissione.

9. Un socio escluso non viene di necessità espulso dalle attività patrocinate dall'associazione. Un socio

escluso può continuare a prendere parte ad eventi e progetti organizzati dall'associazione, venendo considerato in

questo quale fruitore terzo (e dunque eventualmente non beneficiando di agevolazioni, sconti e rimborsi garantiti

invece ai normali associati).

TITOLO II – ATTRIBUZIONI DEGLI ASSOCIATI

ART. 5 – DIRITTI DI INFORMAZIONE DEGLI ASSOCIATI

1. I soci possono sempre consultare gli atti d'ufficio dell'associazione.

2. I soci possono richiedere di consultare il libro dei soci, ma non possono trarne copia.
3. I soci possono richiedere di consultare l'atto costitutivo dell'associazione, il suo statuto, il presente

regolamento sociale, ogni altro regolamento interno, il libro mastro o giornale, il libro degli inventari, i verbali

delle adunanze dell'assemblea, ed ogni rendicontazione presentata all'assemblea dal comitato direttivo o da un

associato qualsiasi, e trarre eventualmente copia di tali documenti (a proprie spese).

4. I soci non possono ottenere di consultare i verbali delle riunioni del comitato direttivo né quelli dei gruppi

di lavoro dei vari progetti patrocinati dall'associazione (ammesso che vi siano di simili documenti, la cui

redazione non è obbligatoria), senza il consenso del comitato. Non possono nemmeno ottenere di trarre copia

alcuna di simili documenti (sempre a proprie spese, nel caso), senza il benestare del medesimo direttivo.

ART. 6 – DOVERI E PRESTAZIONI DEGLI ASSOCIATI NEI CONFRONTI DELL'ASSOCIAZIONE

1. I soci svolgeranno le proprie attività lavorative per l'associazione prevalentemente in modo personale e

volontario: senza costrizioni di sorta, ed in ragione delle individuali disponibilità di tempo ed energie.

2. L'associazione, tuttavia, abbisogna necessariamente del lavoro spontaneo, gratuito e volontario dei propri

soci, per l'espletamento di tutte le attività istituzionali e per il raggiungimento degli scopi sociali di cui all'art. 2

dello statuto della medesima. In ragione di ciò, il mantenimento della qualifica di socio è sempre subordinato

alla prestazionedi tali attività lavorative, da parte di ciascun associato.

3. L'associazione abbisogna anche di vantare una certa immagine, dinnanzi alla comunità tutta, e dunque di

provvedere costantemente alla propria pubblicità, ed alla divulgazione delle informazioni inerenti le proprie

attività istituzionali. In ragione di ciò, il mantenimento della qualifica di socio è subordinanto anche al

contribuire a tale incombenza, da parte di ciascun associato, nei modi seguenti (tutti parimenti attuabili a titolo

totalmente gratuito, ed in maniera tutt'altro che onerosa):

a. Favorendo l'attività pubblicitaria dell'associazione, su canali telematici ed informatici come

Facebook, eventuali blog, siti internet dedicati, ed altri social networks differenti;

b. Contribuendo eventulmente alla creazione, o quantomeno o alla promozione, di tutti i contenuti

pubblicitari suddetti, attraverso tutti i canali telematici nominati.

c. Condividendo e riproponendo il più possibile i contenuti pubblicati dell'associazione attraverso i

detti canali, allo scopo di raggiungere sempre nuovi fruitori;


d. Promuovendo la visibilità dei progetti patrocinati dall'associazione, al fine di favorire la loro

divulgazione ed il loro apprezzamento presso il pubblico;

e. Partecipando in modo attivo alle discussioni sulle pagine telematiche dell'associazione, a titolo

volontario, propositivo e funzionale all'immagine dell'associazione.

4. Il socio che risulti completamente inadempiente in riferimento a tali doveri, può essere soggetto a

richiami verbali e solleciti scritti, da parte dell'assemblea, del comitato direttivo, del presidente, o anche di altro

consociato qualsivoglia, da uno di questi organi opportunamente incaricato dell'incombenza in oggetto. In caso

di inadempienza reiterata, il socio manchevole in questione può essere escluso dall'associazione, secondo quanto

già stabilito dalla norma di cui all'art. 4 del presente regolamento sociale (in particolare in riferimento ai punti b,

c, e, h, i e j del comma 1).

ART. 7 – DIRITTI E DOVERI ECONOMICI E FINANZIARI DEGLI ASSOCIATI

1. I soci svolgeranno le proprie attività lavorative per l'associazione prevalentemente in modo gratuito:

senza fini di lucro (anche indiretto), ed in ragione delle individuali disponibilità economiche.

2. Ai soci che avranno affrontato spese individuali su mandato del comitato (quali spese di viaggio, ad

esempio), sarà garantito un rimborso, alla presentazione delle dovute documentazioni e ricevute, previo accordo

con il direttivo medesimo.

3. Prestazioni straordinarie di lavoro autonomo o dipendente, giustificate e/o richieste dal comitato direttivo,

potrebbero essere riconosciute ad associati o persone terze, e dunque opportunamente remunerate

dall'associazione, previa registrazione sul libro mastro o giornale di ogni ricevuta e documentazione.

4. Tutti i soci sono tenuti a contribuire alle spese affrontate dall'associazione nello svolgimento delle sue

attività istituzionali ordinarie e straordinarie, in parti uguali.

5. I soci hanno diritto a partecipare gratuitamente alla maggior parte delle attività dell’associazione. A

copertura dei costi di particolari iniziative promosse dall’associazione, potranno tuttavia essere richieste quote

straordinarie di autofinanziamento, unicamente agli associati ed alle persone terze ad esse interessati, i quali

avranno preso parte alle iniziative naturalmente.


TITOLO III – ASSEMBLEA ASSOCIATIVA

ART. 8 – ADUNANZA DELL'ASSEMBLEA

1. L'assemblea dev'essere convocata almeno quattro volte all'anno, una delle quali per l'approvazione del

rendiconto economico di cui al titolo X del presente regolamento sociale. Ogni due anni, inoltre, l'assemblea è

convocata per l'elezione degli organi sociali di cui al titolo V del presente regolamento sociale.

2. L'assemblea può essere convocata anche in altre occasioni:

a. Se il presidente ne ravvisa la necessità;

b. Se il comitato direttivo lo ritiene consigliabile;

c. Se un quinto degli associati ne fa apposita domanda al presidente;

d. Se viene presentata una mozione di sfiducia, di cui all'art. 14 del presente regolamento sociale, e

non si raggiunge una conciliazione differente.

3. L'assemblea è convocata in seduta ordinaria in tutti i casi suddetti. È straordinaria solo l'assemblea

convocata per la modifica dell'atto costitutivo o dello statuto, ovvero per lo scioglimento dell'associazione.

4. Possono prendere parte alle adunanze dell'assemblea anche persone terze appositamente invitate, persino

se estranee all'associazione. Tali ospiti non hanno però diritto di voto, e può essere richiesto loro di tacere e/o di

allontanarsi dall'assemblea.

ART. 9 – MODALITÀ DI CONVOCAZIONE DELL'ASSEMBLEA

1. La comunicazione relativa alla convocazione dell'assemblea deve essere indirizzata a tutti i soci, in forma

scritta, e deve provenire da parte del presidente o di chi ne fa le veci. Deve contenere indicazione del luogo

prestabilito per l'adunanza, e dell'orario della prima e della seconda convocazione. Deve contenere l'ordine del

giorno dei lavori dell'assemblea. Deve infine avvenire almeno sette giorni prima della data prestabilita.

2. Viene ritenuta una convocazione valida anche quella pubblicata su canali telematici ed informatici,

purché si tratti di strumenti riservati alle comunicazioni ufficiali dell'associazione, dei quali tutti i membri siano

informati ed abbiano modo di fruire.

3. In difetto di convocazione formale, o di mancato rispetto dei termini di preavviso, saranno ugualmente

considerate valide le adunanze cui partecipino, di persona o per delega, tutti i soci.
4. Una volta adunatasi l'assemblea, nella data e nell'orario prestabiliti, si passa alla conta dei presenti. La

riunione di almeno la metà degli associati, in presenza o in delega, viene considerata una assemblea di prima

convocazione. Qualora il numero dei soci presenti, di persona o in delega, sia inferiore alla metà del totale

invece, si ha una assemblea di seconda convocazione. È doveroso rimandare l'inizio della seduta dell'assemblea

di seconda convocazione di almeno mezz'ora, rispetto all'orario previsto per l'inizio della seduta dell'assemblea

di prima convocazione. L'esatto orario di entrambe le convocazioni, ad ogni modo, dev'essere comunicato ai soci

con sette giorni d'anticipo.

ART. 10 – ATTRIBUZIONI E COMPITI DELL'ASSEMBLEA

1. Spettano all'assemblea le seguenti prerogative in materia di elezione delle cariche sociali e di nomina dei

ruoli di responsabilità interna:

a. Eleggere almeno ogni due anni il presidente;

b. Eleggere almeno ogni due anni i restanti componenti del comitato direttivo;

c. Nominare ogniqualvolta sia necessario i responsabili primi dei vari progetti dell'associazione, di

cui all'art. 37 del presente regolamento sociale;

d. Nominare ogniqualvolta sia necessario tutti gli associati che andranno a rivestire gli ulteriori ruoli

di responsabilità di cui l'associazione vorrà dotarsi.

2. Spettano all'assemblea le seguenti prerogative in materia di regolamentazione interna e di indirizzo

dell'attività dell'associazione:

a. Discutere, emendare ed eventualmente approvare ogni proposta di modifica per l'atto costitutivo

dell'associazione, proveniente da qualunque associato;

b. Discutere, emendare ed eventualmente approvare ogni proposta di modifica per lo statuto sociale,

proveniente da qualunque associato;

c. Discutere, emendare ed eventualmente approvare ogni proposta di modifica per il presente

regolamento sociale, proveniente da qualunque associato;

d. Discutere, emendare ed eventualmente approvare ogni ulteriore regolamento interno

dell'associazione, proposto dal comitato direttivo;


e. Discutere, emendare ed eventualmente approvare ogni provvedimento inerente quant'altro

demandato all'assemblea per legge, e sottoposto al suo esame dal comitato direttivo;

f. Discutere, ed eventualmente rigettare oppure approvare ogni proposta di scioglimento

dell'associazione, proveniente da qualunque associato.

3. Spettano all'assemblea le seguenti prerogative in materia di controllo ed indirizzo dell'operato del

comitato direttivo:

a. Approvare annualmente il rendiconto economico e finanziario dell'associazione, presentato dal

comitato direttivo, o in alternativa sfiduciare quest'organo sociale;

b. Entrare a conoscenza di tutte le spese passate riguardanti l'associazione, tramite la lettura del

rendiconto economico consultivo, redatto dal comitato direttivo;

c. Discutere, emendare ed eventualmente approvare i progetti di spesa futura, tramite la lettura del

rendiconto economico consultivo, redatto dal comitato direttivo;

d. Stabilire le linee generali e programmatiche dell'attività dell'associazione, fornendo indicazioni

anche precise in merito, per l'operato prossimo futuro del comitato direttivo;

e. Entrare a conoscenza di ogni esclusione di soci e di ogni reiezione di domanda di ammissione

decretate dal comitato direttivo;

f. Pronunciarsi in merito alle domande di ammissione ed alle esclusioni dei soci in maniera

definitiva, ratificando o respingendo le disposizioni adottate dal comitato direttivo;

g. Discutere e deliberare in merito ad ogni mozione di sfiducia presentata da un qualunque associato,

che raggiunga l'assemblea senza venire accomodata o riconciliata prima, in altro modo.

4. Entro l'assemblea, ogni associato ha diritto di:

a. Parola;

b. Voto;

c. Presentare mozione di sfiducia nei confronti di un membro del comitato direttivo;

d. Presentare mozione di sfiducia nei confronti del comitato direttivo nella sua collegialità;

e. Presentare mozione di sfiducia nei confronti del presidente;

f. Presentare mozione di sfiducia nei confronti del responsabile primo di un qualunque progetto

patrocinato dall'associazione;
g. Presentare mozione di esclusione nei confronti di un altro socio qualsiasi, non già all'assemblea

tuttavia ma al comitato direttivo stesso, secondo l'art. 4 del presente regolamento sociale.

ART. 11 – VERBALIZZAZIONE DELLE SEDUTE DELL'ASSEMBLEA

1. Tutte le adunanze dell'assemblea sono sottoposte alla registrazione di un verbale tenuto dal segretario, o

da chi ne fa le veci. Nel verbale viene registrato:

a. L'ordine del giorno dei lavori dell'adunanza;

b. Ogni dibattimento avvenuto, riassumendo intervento per intervento;

c. Le deliberazioni prese dall'assemblea, su ciascuna questione dibattuta, con annotazione specifica

del numero dei voti favorevoli e di quello dei voti contrari.

2. Ogni verbale dell'assemblea deve essere firmato da ciascun socio presente alla seduta in oggetto, al

termine della stessa.

TITOLO IV – VOTAZIONI SOCIALI

ART. 12 – DIRITTO DI DELEGA DEI SOCI

1. Ciascun associato maggiorenne avente diritto al voto può rappresentare in delega al massimo un socio

maggiorenne, entro le votazioni dell'assemblea. Non è ammessa più di una delega per ciascun aderente.

2. I soci minorenni possono farsi rappresentare da individui maggiorenni responsabili per loro, anche

qualora questi ultimi non risultino associati. In questo caso due o più minorenni che siano parenti prossimi

possono farsi rappresentare dal medesimo maggiorenne responsabile per loro. Quest'ultimo, se aderente

all'associazione, potrà poi rappresentare, oltre ad un numero indefinito di soci minorenni di cui sia responsabile,

ancora un unico socio maggiorenne. Ovviamente costui avrà uno ed un solo voto, in delega, per ogni

rappresentato.

3. La delega, sempre scritta in ciascun caso, dev'essere firmata dal socio rappresentato (anche se minorenne)

e dal socio delegato. Dev'essere presentata al comitato direttivo all'inizio della seduta dell'assemblea, e verrà

controfirmata dal presidente, o da chi ne fa le veci.


ART. 13 – MODALITÀ DI VOTAZIONE NELL'ASSEMBLEA

1. Le deliberazioni dell'assemblea sono generalmente espresse con voto palese, per alzata di mano.

2. Le deliberazioni riguardanti le nomine del presidente e dei singoli membri del comitato direttivo sono

invece espresse con voto segreto.

3. Sono espresse con voto segreto anche tutte le deliberazioni riguardanti quei casi nei quali l'assemblea

ritenga opportuno fare a meno del voto palese, ad esempio perché inerenti le persone o le qualità delle persone.

4. Qualora l'assemblea ricorra al voto segreto per prendere una deliberazione qualunque, il comitato

direttivo provvederà a nominare sul posto due o più consiglieri quali scrutatori.

5. Solamente i soci maggiori d'età conservano diritto di voto nell'assemblea qualora la deliberazione in corso

riguardi eventuali modificazioni da apportare all'atto costitutivo dell'associazione, al suo statuto, al presente

regolamento sociale, o ad altri eventuali regolamenti interni, ovvero qualora riguardi l'elezione degli organi

sociali o l'approvazione dei rendiconti economici dell'associazione.

6. In caso di parità dei voti, in sede di assemblea, si procede ad un voto ulteriore limitato ai soli membri del

comitato presenti all'adunanza. In caso di ulteriore parità viene considerato determinante il voto del presidente.

ART. 14 – MOZIONI E VOTAZIONI DI SFIDUCIA NELL'ASSEMBLEA

1. Una mozione di sfiducia è una lamentazione che voglia aver il carattere di una rimostranza seria e risoluta

nei confronti dell'operato di uno o più soci i quali rivestano ruoli importanti in seno all'associazione. Una

mozione di sfiducia ha carattere definitivo in quanto chi la propone vorrebbe la rimozione dell'individuo in

oggetto dall'incarico in questione.

2. Una mozione di sfiducia deve essere presentata dal socio che se ne faccia promotore o davanti

all'assemblea o a colloquio con il presidente o con uno o più membri del comitato direttivo. Deve riguardare i

confronti di qualunque singolo membro del comitato, il direttivo stesso nella sua collegialità, il presidente,

oppure un qualunque associato riconosciuto come responsabile primo di un qualunque progetto patrocinato

dall'associazione.

3. Una mozione di sfiducia deve riguardare motivazioni che non abbiano il palese carattere di soggettività,

inimicizia o livore personale. Deve riguardare, da parte del soggetto sfiduciato:

a. Una violazione di una norma dell'associazione;


b. Un venir meno ad un'incombenza importante, relativa al ruolo dello stesso;

c. Una presunta incompetenza, più o meno grave;

d. Un troppo lungo e troppo insistente assenteismo;

e. Una troppo eclatante mancanza d'impegno o partecipazione alla vita associativa;

f. Una omissione, una mancanza, più o meno grave;

g. Un'azione che rappresenti una grave minaccia per l'associazione;

h. Un'azione consenziente e dannosa nei confronti dell'associazione;

i. Un'azione anche involontaria che cagioni un grave danno sostanziale o morale all'associazione.

4. A seconda dell'organo sociale alla quale viene presentata, la mozione di sfiducia viene dibattuta o durante

una seduta dell'assemblea o durante una riunione del comitato direttivo. Ogni mozione di sfiducia comporta

sempre un obbligo di discussione, indipendentemente da dove venga presentata. Prima di una votazione in

merito in sede di assemblea, si deve sempre tentare la strada di una conciliazione differente (a questo serve

l'eventuale mediazione del comitato direttivo). Solo se la conciliazione risulta impossibile, allora si deve

provvedere a rimettere la questione all'assemblea, al tempo della prima adunanza disponibile.

5. Quando una mozione di sfiducia raggiunge il voto in assemblea, può essere scartata oppure accolta. Se

viene scartata dal voto dei soci, allora viene semplicemente archiviata. Se viene accolta, invece, conduce

incondizionatamente alla rassegnazione delle dimissioni da parte dell'associato così sfiduciato, il quale dovrà

lasciare ad altri il proprio incarico precedente. Per la sostituzione dei soci sfiduciati che rivestono cariche

istituzionali si segue quanto esposto all'art. 30 del presente regolamento sociale.

6. Assieme al voto di sfiducia semplice, in tale circostanza, l'assemblea può anche determinare se l'individuo

in questione deve astenersi dall'occupare altri incarichi sociali nell'immediato futuro, anche generici e di minor

rilevanza, oppure se può esser riassegnato subito a compiti differenti.

TITOLO V – ELEZIONI SOCIALI

ART. 15 – PREPARAZIONE DELL'ELEZIONE

1. Le elezioni degli organi sociali del presidente e del comitato direttivo avvengono ogni due anni.

Dovrebbero aver luogo all'interno della medesima adunanza, da tenersi all'ultimo quadrimestre dell'anno.
2. L'avviso dell'elezione deve avvenire almeno quindici giorni prima dell'adunanza. L'elezione deve

comparire nell'ordine del giorno dei lavori dell'assemblea, consegnato contestualmente al medesimo avviso.

3. Il comitato direttivo può emanare regolamenti straordinari, validi per le votazioni dell'assemblea elettiva.

Tali regolamenti devono essere sottoposti all'attenzione dei soci almeno quindici giorni prima della riunione.

4. Il comitato uscente deve decidere il numero dei seggi del direttivo entrante entro quindici giorni

dall'adunanza elettiva. Deve comunicare tale dato ai soci contestualmente all'avviso delle venture elezioni. Il

numero dei seggi del comitato direttivo deve essere stabilito in proporzione al numero degli associati, entro le

soglie minima e massima previste dallo statuto.

ART. 16 – CANDIDATURE E MODALITÀ DI ELEZIONE

1. Le candidature alle cariche sociali eleggibili sono aperte dal momento in cui vengono annunciate le

elezioni. Vengono chiuse a partire dal terzo giorno antecedente la riunione elettiva. Ogni candidatura deve essere

presentata per iscritto al comitato direttivo uscente, il quale provvede ad informarne i soci il terzo giorno

antecedente l'adunanza elettiva.

2. Se non compaiono sufficienti candidature da coprire tutti i seggi del comitato direttivo entrante, si devono

accettare candidature spontanee durante il dibattito elettorale, in sede di assemblea. Tali candidature spontanee

non sono accettate qualora il numero dei seggi del direttivo entrante sia già coperto dal numero dei candidati

regolarmente registratisi per tempo.

3. Il dibattito elettorale si svolge nel modo seguente: ogni candidato prende la parola ed espone i propri

programmi nonché i motivi per i quali si candida; i candidati parlano nell'ordine in cui le loro candidature sono

giunte all'attenzione del comitato direttivo; terminate le loro presentazioni viene lasciato spazio alle eventuali

domande dei soci; infine, se l'occasione lo richiede, si procede con le candidature spontanee di cui al comma

precedente. Al termine del dibattito elettorale iniziano le votazioni.

4. La votazione per l'elezione del presidente è singola, ed avviene sempre prima della votazione per

l'elezione degli altri membri del comitato direttivo. Ciascun socio avente diretto al voto può segnare sulla scheda

elettorale il nominativo del candidato che reputa più adatto a ricoprire la carica di presidente.
5. Viene eletto alla carica di presidente il candidato che ottiene più voti nella relativa votazione. In caso di

pareggio, si dovrà procedere ad un ballottaggio tra i contendenti la prima posizione. In caso di ulteriore

pareggio, otterrà la carica il candidato che vanti maggiore anzianità come associato.

6. La votazione per l'elezione dei membri del comitato direttivo è collettiva, ed avviene sempre dopo la

votazione per l'elezione del presidente. Ciascun socio avente diritto al voto può segnare sulla scheda elettorale

tanti nominativi quanti i seggi previsti per il comitato direttivo entrante meno uno, scelti tra quelli dei candidati

che reputa più adatti a ricoprire le cariche di consiglieri.

7. Vengono eletti a sedere nel comitato quali consiglieri tanti candidati quanti i seggi liberi del direttivo

stesso, in ordine dal più votato al meno votato nella relativa votazione, sino ad esaurimento o dei seggi o dei

voti. In caso di pareggio, otterrà il seggio per primo quel candidato che vanti maggiore anzianità come associato.

8. I membri del comitato direttivo vengono eletti dall'assemblea consiglieri, in modo generico. Di comune

accordo con il presidente, devono deliberare entro la prima riunione del neoeletto comitato come suddividersi tra

loro le cariche sociali interne al direttivo.

9. Nessun socio può essere eletto o nominato a ricoprire alcuna carica sociale se non consensualmente. Se

non compaiono sufficienti candidature da coprire tutti i seggi del comitato entrante nemmeno dopo il dibattito

elettorale, l'assemblea deve provvedere riducendo il numero di detti seggi.

10. Nessun socio può essere eletto o nominato a ricoprire alcuna carica sociale in propria assenza. I candidati

devono essere presenti all'adunanza dell'assemblea elettiva, per poter essere votati.

ART. 17 – CONCILIABILITÀ ED INCONCILIABILITÀ DELLE CARICHE SOCIALI

1. Il medesimo socio può candidarsi in un tempo solo alla carica di presidente ed a quella di consigliere. Se

tale candidato viene eletto come presidente, ritira la propria candidatura al seggio del comitato direttivo prima

della relativa votazione. Se tale candidato non viene eletto come presidente, può ancora venire eletto come

consigliere.

2. Ogni carica statutaria dell'associazione, di cui all'art. 26 del presente regolamento sociale, è inconciliabile

con ogni altra carica istituzionale, anche non statutaria. Le cariche non statutarie dell'associazione non sono tra

loro soggette a tale restrizione, e possono essere assunte anche dal medesimo associato.
3. Fanno eventualmente eccezione alla regola di cui al comma precedente le cariche statutarie del

vicepresidente e del segretario, le quali possono coincidere tra loro, anche se solo nel caso in cui venga stabilito

che il comitato direttivo sia composto di appena tre seggi.

TITOLO VI – COMITATO DIRETTIVO

ART. 18 – RIUNIONI DEL COMITATO DIRETTIVO

1. Il comitato direttivo ha l'obbligo di riunirsi almeno sei volte all'anno.

2. Il comitato direttivo può essere anche convocato da una esplicita richiesta del presidente, ovvero qualora

un terzo dei suoi membri lo ritenga necessario (tale frazione è sempre da arrotondarsi per difetto).

3. Le riunioni del comitato direttivo devono tenersi per programmare l'organizzazione di ogni progetto

patrocinato dall'associazione, entro tempi adeguati alla gestione degli stessi.

4. Le riunioni del comitato possono coincidere con le riunioni dei gruppi di lavoro dei vari progetti

patrocinati dall'associazione, o avvenire contestualmente ad esse.

5. Tutti i membri del comitato devono presenziare ad ogni riunione del direttivo. In caso di assenza devono

giustificarsi per tempo, adducendo motivazioni valide. È considerata valida la presenza ottenuta tramite mezzi di

comunicazione informatica e telematica, purché sia sempre riconoscibile l'identità di ciascun consigliere.

6. Ai membri del comitato assenti da una riunione del direttivo è concesso diritto di delega. La delega per i

membri del comitato direttivo ricalca la delega di cui all'art. 12 del presente regolamento sociale.

ART. 19 – PARTECIPAZIONI STRAORDINARIE AL COMITATO DIRETTIVO

1. Possono prendere parte alle riunioni del comitato anche persone terze invitate di comune accordo dai

membri del direttivo, persino se estranee all'associazione. Tali ospiti non hanno però diritto di voto.

2. Sono sempre bene accetti alle riunioni del comitato direttivo i soci onorari o benemeriti ed i soci fondatori

dell'associazione. Tali ospiti non hanno però diritto di voto.

3. I membri del comitato direttivo, consapevoli della serietà delle proprie riunioni, sono tenuti a non

divulgare notizie e dibattimenti emersi entro le medesime. Tale divieto vale per tutte le persone terze presenti.
ART. 20 – ATTRIBUZIONI E COMPITI DEL COMITATO DIRETTIVO

1. Spettano al comitato direttivo le seguenti prerogative in materia di riconoscimenti e nomine interne:

a. Riconoscere ogniqualvolta sia doveroso i soci promotori o sostenitori dell'associazione;

b. Nominare ogniqualvolta sia doveroso i soci onorari o benemeriti dell'associazione;

c. Nominare ogniqualvolta sia necessario i responsabili ausiliari dei vari progetti dell'associazione, di

cui all'art. 38 del presente regolamento sociale.

2. Spettano al comitato direttivo le seguenti prerogative in materia di regolamentazione interna:

a. Aggiornare e curare la redazione dell'atto costitutivo, su indicazione dell'assemblea;

b. Aggiornare e curare la redazione dello statuto sociale, su indicazione dell'assemblea;

c. Aggiornare e curare la redazione del presente regolamento sociale, su indicazione dell'assemblea;

d. Proporre ogni eventuale regolamento interno ulteriore all'assemblea, curandone poi la redazione;

e. Conservare copia di ogni documentazione ufficiale che debba essere archiviata dall'associazione, e

serbata agli atti.

3. Spettano al comitato direttivo le seguenti prerogative in materia di ordinaria amministrazione:

a. Stabilire i luoghi di riunione dell'assemblea e del comitato direttivo stesso;

b. Pronunciarsi sulle domande di ammissione all'associazione, in via preliminare (eventualmente

sentito in merito il parere dell'assemblea, anche in via non ufficiale);

c. Presentare all'assemblea un rapporto annuale su tutte le delibere del comitato direttivo stesso;

d. Presentare all'assemblea un rapporto annuale su tutte le attività sociali attuate in passato;

e. Presentare all'assemblea un programma annuale su tutte le attività sociali da attuarsi in futuro;

f. Presentare all'assemblea qualunque altro provvedimento ordinario si renda necessario all'esistenza

ed al corretto andamento dell'associazione.

4. Spettano al comitato direttivo le seguenti prerogative in materia di gestione economica dell'associazione:

a. Presentare all'assemblea un rendiconto economico e finanziario annuale;

b. Presentare all'assemblea un rendiconto consultivo annuale sulle spese e sulle entrate passate;

c. Presentare all'assemblea un rendiconto preventivo annuale sulle spese e sulle entrate future;

d. Discutere e deliberare circa l'importo della quota sociale, da rivalutare con cadenza annuale;

e. Discutere e deliberare circa l'accettazione o il rifiuto di lasciti e donazioni;


f. Discutere e deliberare circa l'accettazione o il rifiuto di ogni entrata economica dell'associazione;

g. Discutere e deliberare circa tutti gli atti che comportino variazioni al patrimonio associativo;

h. Discutere e deliberare circa ogni provvedimento relativo alla cassa, alla contabilità, ed

all'amministrazione economica dell'associazione.

5. Spettano al comitato direttivo le seguenti prerogative in materia di straordinaria amministrazione:

a. Pronunciarsi sulle mozioni di esclusione degli associati, in via preliminare (eventualmente sentito

in merito il parere dell'assemblea, anche in via non ufficiale);

b. Raccogliere, cercare di riappacificare attraverso la strada di una differente conciliazione, ed

altrimenti presentare all'assemblea ogni mozione di sfiducia avanzata da un socio qualsiasi;

c. Raccogliere, cercare di riappacificare attraverso la strada di una differente conciliazione, ed

altrimenti presentare all'assemblea ogni altra lamentela avanzata da un socio qualsiasi;

d. Giudicare l'operato dei propri stessi membri, in via preliminare, e pronunciarsi sulla radiazione dal

proprio collegio dei consiglieri inadempienti;

e. Presentare all'assemblea qualunque altro provvedimento straordinario si renda necessario

all'esistenza ed al corretto andamento dell'associazione;

f. Discutere circa tutte le questioni che non siano espressa competenza di altri organi sociali,

sottoponendo poi la relativa votazione all'assemblea.

6. I compiti principali del comitato direttivo sono quelli di curare l'esecuzione delle deliberazioni

dell'assemblea, e di svolgere le proprie funzioni operative in materia di organizzazione e gestione di tutte le

principali attività istituzionali dell'associazione, di cui all'art. 33 del presente regolamento sociale. Si tratta di

tutte quelle attività necessarie al raggiungimento degli scopi sociali, di cui all'art. 2 dello statuto

dell'associazione. Nell'espletare tale sua funzione primaria, il comitato direttivo si avvale dell'assistenza di un

numero variabile di gruppi di lavoro, di organizzativi di progetto, e di responsabili vari di cui al titolo XII del

presente regolamento sociale.

ART. 21 – VOTAZIONI E VERBALIZZAZIONI DEL COMITATO DIRETTIVO

1. Le deliberazioni all'interno del comitato sono generalmente espresse con voto palese, per alzata di mano.

Sono invece espresse con voto segreto in tutti i casi in cui il direttivo lo ritenga opportuno.
2. Le riunioni del comitato direttivo avvengono anche per mezzo di strumenti di comunicazione informatici

e telematici. Le votazioni eseguite tramite i detti canali hanno valore pienamente vincolate.

3. Le riunioni del comitato direttivo non sono di necessità sottoposte alla registrazione di alcun verbale.

TITOLO VII – PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE

ART. 22 – ATTRIBUZIONI E COMPITI DEL PRESIDENTE

1. Il presidente, presidente e non già consigliere del comitato direttivo, occupa una carica istituzionale

statutaria dell'associazione. Viene eletto direttamente dall'assemblea, e resta in carica due anni.

2. Il presidente deve:

a. Rappresentare legalmente e formalmente l'associazione, di fronte a terzi ed in giudizio;

b. Apporre la firma dell'associazione, ogniqualvolta le circostanze lo richiedano;

c. Presiedere l'assemblea;

d. Presiedere il comitato direttivo;

e. Convocare l'assemblea almeno quattro volte all'anno;

f. Convocare il comitato direttivo almeno sei volte all'anno, in tempi tali da permettere a quell'organo

di supervisionare l'organizzazione dei progetti patrocinati dall'associazione;

g. Convocare adunanze straordinarie dell'assemblea per le modifiche dell'atto costitutivo o dello

statuto, ovvero per deliberare lo scioglimento dell'associazione;

h. Convocare riunioni straordinarie del comitato direttivo ogniqualvolta egli stesso, ovvero un terzo

dei suoi membri, ne ravvisi la necessità.

3. In caso di estrema gravità ed impellenza, il presidente può assumere i poteri dell'intero comitato direttivo,

salvo dover presentare domanda di ratifica dei provvedimenti così deliberati presso la riunione immediatamente

successiva dello stesso, pena la possibile conclusione del suo mandato. Sono casi di estrema gravità ed

impellenza tutti quelli in cui il comitato direttivo stesso giudichi necessaria l'azione tempestiva ed individuale

del presidente, con delibera anche successiva.


TITOLO VIII – CARICHE SOCIALI INTERNE AL COMITATO DIRETTIVO

ART. 23 – VICEPRESIDENZA DELL'ASSOCIAZIONE

1. Il vicepresidente, consigliere del comitato, occupa una carica istituzionale statutaria dell'associazione.

Viene nominato internamente al direttivo dai membri del medesimo, e resta in carica due anni.

2. Il vicepresidente sostituisce il presidente ogniqualvolta questi non possa essere presente. Altrimenti lo

accompagna, lo affianca e lo coadiuva in tutti i suoi compiti e le sue mansioni.

3. Se il comitato direttivo viene indicato come composto di soli tre membri, allora la carica di vicepresidente

viene a coincidere con quella di segretario.

ART. 24 – SEGRETERIA DELL'ASSOCIAZIONE

1. Il segretario, consigliere del comitato, occupa una carica istituzionale statutaria dell'associazione. Viene

nominato internamente al direttivo dai membri del medesimo, e resta in carica due anni.

2. Il segretario ha il compito di svolgere tutti gli adempimenti amministrativi e burocratici, ordinari e

straordinari dell'associazione. In particolare deve:

a. Redigere i verbali di tutte le sedute dell'assemblea;

b. Redigere i verbali delle riunioni del comitato direttivo (facoltativi), qualora fosse necessario;

c. Redigere il libro degli associati, e provvedere all'aggiornamento dell'elenco dei soci;

d. Custodire e salvaguardare tutti i documenti e tutti gli atti d'ufficio dell'associazione;

e. Disbrigare le pratiche burocratiche dell'associazione, coadiuvando in questo il presidente;

f. Rappresentare l'associazione in assenza del presidente e del vicepresidente.

3. Nell'espletamento delle proprie funzioni, il segretario può richiedere l'assistenza di un certo numero di

consiglieri del comitato direttivo, qualora ve ne siano di disponibili. Questi particolari consiglieri dovranno

essere indicati di volta in volta nel numero e nel nominativo, e potranno o meno rivestire tale incarico per medi o

lunghi periodi di tempo.

4. I seguenti sono esempi di consiglieri i quali potrebbero rivestire cariche sociali non statutarie in seno alla

segreteria dell'associazione:
a. Il vicesegretario dell'associazione, potrebbe occuparsi o della verbalizzazione delle riunioni di

assemblea e comitato (di cui ai punti a e b del comma 2 del presente articolo), o della custodia

degli atti d'ufficio dell'associazione e del disbrigo delle pratiche burocratiche della medesima (di

cui ai punti d ed e del comma 2 del presente articolo);

b. Il censore dell'associazione potrebbe occuparsi della redazione del libro degli associati (di cui al

punto c del comma 2 del presente articolo).

ART. 25 – TESORERIA DELL'ASSOCIAZIONE

1. Il tesoriere, consigliere del comitato, occupa una carica istituzionale statutaria dell'associazione. Viene

nominato internamente al direttivo dai membri del medesimo, e resta in carica due anni.

2. Il tesoriere ha il compito di seguire e curare tutte le incombenze economiche e finanziarie

dell'associazione. In particolare deve:

a. Redigere annualmente un rendiconto economico e finanziario sulle attività dell'associazione;

b. Redigere annualmente un rendiconto economico consultivo;

c. Redigere annualmente un rendiconto economico preventivo;

d. Redigere il libro mastro o giornale dell'associazione, annotando entrate ed uscite relative al

portafogli associativo in ordine cronologico, e registrando e conservando ricevute e fatture;

e. Redigere il libro degli inventari dell'associazione, annotando e registrando possesso, ubicazione ed

utilizzo attuale di tutti i cespiti appartenenti al patrimonio associativo;

f. Custodire e salvaguardare il fondo monetario sociale, la cassa comune, il portafogli associativo;

g. Raccogliere le annuali quote associative di tutti gli associati, emettendo appropriate ricevute;

h. Raccogliere tutte le altre entrate dell'associazione, emettendo appropriate ricevute;

i. Fornire ai soci che ne facciano domanda al comitato direttivo, e dietro consenso di quest'ultimo o

dell'assemblea, i fondi e gli stanziamenti economici necessari a coprire le spese dell'associazione;

j. Occuparsi del rapporto dell'associazione con eventuali banche od istituti di credito generici,

nonché del rapporto dell'associazione con l'agenzia delle entrate dello stato;

k. Occuparsi dell'intera gestione economica dell'associazione.


3. Nell'espletamento delle proprie funzioni, il tesoriere può richiedere l'assistenza di un certo numero di

consiglieri del comitato direttivo, qualora ve ne siano di disponibili. Questi particolari consiglieri dovranno

essere indicati di volta in volta nel numero e nel nominativo, e potranno o meno rivestire tale incarico per medi o

lunghi periodi di tempo.

4. I seguenti sono esempi di consiglieri i quali potrebbero rivestire cariche sociali non statutarie in seno alla

tesoreria dell'associazione:

a. Il vicetesoriere dell'associazione, potrebbe occuparsi della redazione dei vari rendiconti economici

annuali dell'associazione (di cui ai punti a, b e c del comma 2 del presente articolo);

b. Il contabile dell'associazione, potrebbe occuparsi delle redazioni del libro mastro o giornale e del

libro degli inventari dell'associazione (di cui ai punti d ed e del comma 2 del presente articolo);

c. Il cassiere dell'associazione, potrebbe occuparsi della gestione del fondo monetario associativo,

della raccolta delle entrate e dell'approvazione delle spese (di cui ai punti f, g, h, ed i del comma 2

del presente articolo).

TITOLO IX – ALTRE CONSIDERAZIONI CIRCA LE CARICHE SOCIALI ISTITUZIONALI

ART. 26 – CARICHE SOCIALI STATUTARIE, CARICHE SOCIALI NON STATUTARIE E CARICHE NON ISTITUZIONALI

1. Sono cariche statutarie tutte quelle cariche sociali che siano nominate ne, e dunque previste da, lo statuto

dell'associazione. Sono cariche statutarie interne al comitato direttivo, allora, quelle di presidente, di

vicepresidente, di segretario e di tesoriere.

2. Sono cariche non statutarie tutte quelle cariche sociali che non siano nominate ne, e che dunque non siano

previste da, lo statuto dell'associazione. Le cariche non statutarie dell'associazione, allora, risultano variabili nel

numero e nella denominazione.

3. Tutte le cariche interne al comitato direttivo, statutarie o meno, sono comunque considerate cariche

sociali istituzionali. I ruoli di responsabilità dei vari gruppi di lavoro di cui al titolo XII del presente regolamento

sociale, invece, non sono considerati cariche sociali né istituzionali.


ART. 27 – DIMISSIONI DA UNA CARICA SOCIALE

1. I soci assisi in una carica sociale decadono dalla detta carica in uno dei casi seguenti:

a. Raggiungendo il normale termine del loro mandato;

b. Avendo ricevuto un voto di sfiducia, in sede di assemblea;

c. Essendo stati radiati dal comitato, su delibera del direttivo;

d. Avendo perduto la qualifica di socio, in seguito ad esclusione;

e. Decidendo consensualmente di abbandonare anzitempo la propria carica.

2. Le dimissioni sono presentate oralmente all'assemblea, ed in forma scritta al comitato. Possono essere

individuali, oppure collegiali se riguardano il direttivo nella sua totalità.

3. Sempre, anche una volta decaduti, i membri del comitato direttivo non perdono gli obblighi contratti sino

alla data delle loro dimissioni, fino a che gli stessi non si siano esauriti. In caso di raggiungimento del normale

termine di mandato, le dimissioni del comitato uscente divengono operative il giorno dell'insediamento del

neoeletto direttivo entrate. Altrettanto avviene anche in caso di elezioni anticipate.

4. I soci assisi in una carica sociale decadono dalla detta carica anche in caso di morte, o di altro grave

impedimento che renda loro impossibile adempiere ai propri compiti. In tal caso perdono ogni incarico ricevuto

in seno all'associazione, e contestualmente ogni obbligo contratto sino ad allora.

ART. 28 – RADIAZIONE DA UNA CARICA SOCIALE

1. Se un consigliere accumula più di tre assenze (consecutive o meno) alle riunioni del comitato direttivo,

siano queste ingiustificate o non comunicate con sufficiente anticipo, egli può essere diffidato dai colleghi

consiglieri. Il reiterarsi dell'infrazione, sino all'accumulo di due diffide, concede al comitato direttivo la facoltà

di radiare dal proprio collegio il membro inadempiente.

2. Il comitato può decidere di radiare dal proprio collegio un consigliere anche qualora costui si macchi di

colpe gravi nei confronti dei singoli organi sociali o dell'associazione tutta. Sono validi in tal senso tutti i casi già

discussi per la presentazione di una mozione di sfiducia, di cui all'art. 14 del presente regolamento sociale,

eventualmente considerati nelle proprie accezioni più gravi, in riferimento all'attuale circostanza.
3. La radiazione dal comitato di uno o più consiglieri ha la forma di una semplice delibera interna del

direttivo medesimo. Data la gravità delle motivazioni, il comitato direttivo non deve passare dal voto

dell'assemblea per radiare un consigliere dal proprio collegio, a meno che questi non sia il presidente.

4. Contro tale delibera del comitato direttivo, il radiato ha diritto di presentare ricorso dinnanzi alla prima

adunanza utile dell'assemblea. Il radiato deve essere informato della data di tale riunione in tempi utili per

presentare il proprio ricorso: almeno sette giorni prima dell'adunanza.

5. Dinnanzi all'assemblea il comitato direttivo spiega le ragioni della propria delibera, ed il radiato chiede

una votazione dei presenti, i quali stabiliscono se accettare o respingere il ricorso, senza l'obbligo di alcuna

giustificazione ulteriore. La deliberazione dell'assemblea in tale caso è senza appello.

ART. 29 – RIELEGGIBILITÀ DELLE CARICHE SOCIALI

1. Il medesimo socio può essere rieletto a ricoprire la medesima carica sociale innumerevoli volte. Il

medesimo socio può essere rieletto a ricoprire cariche sociali differenti innumerevoli volte.

2. Il socio che sia stato allontanato dal comitato in seguito ad un voto di sfiducia, o che ne sia stato radiato

per delibera dei colleghi consiglieri, non potrà sedere nel direttivo per almeno due anni.

3. Il socio che sia stato allontanato o radiato per due volte (consecutive o meno) da una qualunque carica

sociale in seno al comitato, non potrà mai più sedere nel direttivo. L'associato perde così il proprio diritto di

venire eletto a ricoprire cariche sociali istituzionali statutarie o non statutarie in seno all'associazione.

ART. 30 – SOSTITUZIONE DI UNA CARICA SOCIALE

1. Se la presidenza dell'associazione rimane vacante, per una qualsiasi motivazione, si deve provvedere

all'elezione di un nuovo presidente in sede di assemblea. A tale elezione possono candidarsi anche altri membri

del comitato direttivo al momento in carica, ma solo dopo aver rassegnato le proprie dimissioni.

2. Se un seggio del comitato direttivo rimane vacante, per una qualsiasi motivazione, si deve nominare a

ricoprire quella posizione il primo dei non eletti che vi si erano candidati alla precedente votazione, a patto che

costui abbia mantenuto il diritto di occupare la detta carica. Se ciò non risulta possibile per l'assenza di candidati

che rispondano ai requisiti necessari, allora si deve provvedere all'elezione di un sostituto in sede di assemblea.
3. Eccepisce le norme di cui ai due commi precedenti il caso di una sostituzione che si renda necessaria nei

sei mesi antecedenti il normale termine del comune mandato biennale di comitato e presidenza. In tal caso si

deve provvedere ad una sostituzione straordinaria e temporanea, la quale avviene per nomina del direttivo e

senza passare da elezioni in sede di assemblea.

4. Il socio che sia eletto o nominato a sostituire una carica sociale vacante, occupa la medesima unicamente

fino al termine della scadenza già valida per il suo predecessore. Tale norma si applica anche alla sostituzione

del presidente.

5. Se più della metà dei seggi del comitato direttivo rimangono vacanti, per una qualsiasi motivazione, si

deve provvedere ad indire nuove elezioni sociali. In tal caso la durata del comune mandato biennale di comitato

e presidenza si calcola come di norma, a partire dalla data delle elezioni anticipate.

TITOLO X – RENDICONTAZIONE ECONOMICA E FINANZIARIA

ART. 31 – RENDICONTO CONSULTIVO E RENDICONTO PREVENTIVO

1. Il rendiconto economico e finanziario dell'associazione è annuale, e decorre dal primo gennaio di ogni

anno al trentuno dicembre dello stesso. Il rendiconto economico e finanziario è suddiviso in rendiconto

consultivo e rendiconto preventivo.

2. Il rendiconto consultivo contiene nota di tutte le entrate e di tutte le spese relative all'anno trascorso. Per

una maggiore fruibilità, viene redatto in partizioni concettuali (riguardanti le differenti attività dell'associazione)

e non necessariamente secondo un ordine cronologico.

3. Il rendiconto preventivo contiene nota di tutte le previsioni d'entrata e di tutte le previsioni di spesa

relative all'anno successivo. Tale documento non è altro che lo strumento attraverso il quale assemblea e

comitato direttivo possono comunicare tra loro in materia di pianificazione finanziaria dell'associazione,

stabilendo quali stanziamenti economici deliberare, ed in favore di quale progetto sociale.

4. Discutendo, emendando ed approvando la rendicontazione economica e finanziaria presentatale dal

comitato, l'assemblea controlla ed indirizza l'operato del direttivo medesimo. Sulle linee guida dettate

dall'assemblea, poi, il comitato direttivo gestisce gli organizzativi ed i vari gruppi di lavoro dei singoli progetti

patrocinati dall'associazione, deliberando quanti capitali investire e come spendere questi fondi.
ART. 32 – TEMPISTICHE E MODALITÀ DI PRESENTAZIONE DEL RENDICONTO ECONOMICO E FINANZIARIO

1. Il rendiconto economico e finanziario deve essere redatto dal comitato direttivo. Deve essere presentato

all'assemblea che deve provvedere a discuterlo, emendarlo, votarlo ed approvarlo.

2. Il rendiconto economico e finanziario deve essere disponibile nella sede legale dell'associazione almeno

sette giorni prima dell'adunanza della stessa durante la seduta della quale verrà sottoposto al voto.

3. Il rendiconto economico e finanziario deve essere presentato all'assemblea entro il primo trimestre di ogni

anno (il resoconto consultivo relativo all'anno trascorso, e quello preventivo relativo all'anno venturo).

TITOLO XI – PROGETTI ED EVENTI PATROCINATI DALL'ASSOCIAZIONE

ART. 33 – PRINCIPALI ATTIVITÀ ISTITUZIONALI DELL'ASSOCIAZIONE

1. In accordo agli scopi sociali di cui all'art. 2 dello statuto dell'associazione, le principali attività

istituzionali della medesima riguardano la progettazione, l'organizzazione e dunque l'allestimento di eventi ludici

e culturali che tanto gli associati quanto altri individui terzi interessati possono liberamente fruire.

2. La partecipazione a tali eventi, a seconda delle necessità del caso, può o meno essere subordinata al

versamento, da parte degli intervenuti, di una quota di autofinanziamento sociale, che copra le spese affrontate

dall'associazione per l'allestimento del particolare evento in oggetto.

ART. 34 – DEFINIZIONI DI PROGETTO E DI EVENTO

1. Si considera un evento patrocinato dall'associazione ogni attività, ludica o culturale, che sia progettata,

discussa, emendata, deliberata, organizzata, ed allestita dai soci (o comunque in loro nome), e che sia rivolta a

tutti gli associati stessi innanzitutto, ed in aggiunta a persone terze e fruitori differenti eventualmente interessati.

2. Si considera un progetto patrocinato dall'associazione ogni evento singolo patrocinato dalla stessa, nel

caso in cui questo sia completamente slegato da ogni altro evento, oppure ogni catena di eventi patrocinati

dall'associazione, nel caso in cui tutti questi siano collegati l'uno all'altro da un solo filo conduttore (di genere, di

qualità, o di trama), e da un'unica denominazione specifica.


3. Nessun evento patrocinato dall'associazione potrà essere tale senza coincidere con, o fare parte di, un

progetto patrocinato dalla medesima.

ART. 35 – ATTRIBUZIONI DI RESPONSABILITÀ IN RIFERIMENTO AI PROGETTI ASSOCIATIVI

1. L'assemblea delibera in materia di progetti sociali, rimanendo in ciò l'organo sovrano dell'associazione.

Nell'ideazione e nell'allestimento di un determinato progetto tuttavia, l'assemblea può avvalersi della mediazione

di un gruppo di lavoro autonomo e ridotto di individui, variabile nel numero della propria composizione da un

minimo di uno ad un massimo imprecisato.

2. Un gruppo di soci che si veda consegnare la responsabilità dell'ideazione e/o dell'organizzazione di un

progetto patrocinato dall'associazione, da parte dell'assemblea, sarà considerato l'organizzativo di tale progetto,

il gruppo di lavoro del medesimo. Nel caso questo gruppo coincida con un unico individuo, costui sarà il

responsabile unico del progetto in questione.

3. Il gruppo di lavoro di un determinato progetto, o il responsabile unico del medesimo, conservano la

propria autonomia organizzativa e la propria autorità in merito soltanto nel caso in cui rispettino le linee guida

dettate all'uopo dall'assemblea, davanti alla quale rispondono del proprio operato.

4. Il comitato direttivo funge da intermediario tra l'assemblea ed i vari responsabili unici e/o gruppi di

lavoro dei progetti patrocinati dall'associazione, supervisionando e coordinando dall'alto gli sforzi comuni di

tutti, allo scopo di salvaguardare gli interessi degli associati.

TITOLO XII – GRUPPO DI LAVORO DI UN PROGETTO ASSOCIATIVO

ART. 36 – RUOLI DI RESPONSABILITÀ NELL'ORGANIZZAZIONE DI UN PROGETTO ASSOCIATIVO

1. L'insieme dei responsabili cui l'assemblea affida la direzione di un progetto associativo viene nominato il

gruppo di lavoro di quel medesimo progetto, ovvero l'organizzativo dello stesso (il suo staff, la sua equipe). Il

coordinatore di questi responsabili sarà il primo responsabile del progetto, i suoi collaboratori saranno i

responsabili ausiliari del medesimo.

2. Ciascun associato può essere nominato in uno o più incarichi di responsabilità interna ad uno o più gruppi

di lavoro rispettivamente di uno o più progetti patrocinati dall'associazione, senza clausola d'incompatibilità
alcuna tra questi ruoli di responsabilità ed altre cariche sociali differenti. Nessun incarico di responsabilità

inerente un progetto sociale, tuttavia, può essere affidato a persone terze che non siano associate.

3. Il medesimo socio può essere nominato a ricoprire il medesimo incarico di responsabilità interna al

medesimo gruppo di lavoro del medesimo progetto patrocinato dall'associazione innumerevoli volte. Il

medesimo socio può essere nominato a ricoprire incarichi di responsabilità differenti innumerevoli volte.

ART. 37 – RESPONSABILE PRIMO DI UN PROGETTO ASSOCIATIVO

1. Il responsabile primo di un progetto patrocinato dall'associazione viene nominato dall'assemblea, per

mezzo di una votazione ordinaria (egli sarà il responsabile unico di quel progetto, se non avrà altri responsabili

ausiliari a coadiuvarlo). Si deve avere almeno un responsabile primo per ogni progetto associativo. Si deve avere

al massimo un responsabile primo per ogni progetto associativo.

2. Si può candidare a rivestire il ruolo di responsabile primo di un progetto associativo qualunque associato

conosca quest'ultimo in modo approfondito. In alternativa, può candidarsi quell'associato che voglia impegnarsi

a fondo per la realizzazione dello stesso progetto.

3. Il responsabile primo di un progetto associativo ha il compito di ideare, programmare, organizzare,

allestire ed attuare il progetto da lui gestito. Egli dirige tutti i lavori necessari alla realizzazione di tale progetto,

in ogni momento. Coordina e supervisiona tutte le attività di ogni eventuale suo collaboratore. Il responsabile

primo di un progetto associativo serba diritto ad avere sempre l'ultima parola in merito a tutte le variabili del

progetto da lui gestito, tra i propri vari collaboratori. Egli ha diritto alla completa autonomia lavorativa ed alla

totale autorità decisionale in merito a tutte le variabili del progetto da lui gestito, salvo per quanto specificato già

dalle indicazioni ricevute dall'assemblea o dal comitato direttivo.

4. Il responsabile primo di un progetto associativo è tenuto a relazionare all'assemblea ed al comitato

direttivo in merito a tutte le variabili del progetto da lui gestito, ogni volta che se ne presenti la necessità. Egli

serba la massima responsabilità in merito al progetto in questione, e risponde dell'operato proprio, e di quello di

tutti i suoi eventuali collaboratori, direttamente davanti all'assemblea ed al comitato direttivo.

5. L'incarico di un primo responsabile di progetto associativo dura per tutta l'estensione temporale del

progetto da lui gestito. La naturale decorrenza di tale incarico, dunque, coincide con la naturale decorrenza del
progetto associativo cui esso sia relato. Nel caso il progetto in questione abbia cadenza annuale, l'incarico del

primo responsabile relativo avrà durata pari ad un anno.

6. Il responsabile primo di un progetto può essere deposto e quindi sostituito prima della naturale scadenza

del suo incarico, attraverso un normale voto di sfiducia. Tale provvedimento non può essere adottato nemmeno

da parte dell'assemblea, tuttavia, se il progetto affidato alle cure di tale responsabile primo è in via di attuazione,

o se la data di un evento ad esso relativo è troppo vicina nel tempo affinché un eventuale sostituto possa

realmente assumersene in pieno la gestione (un tempo variabile da sette a trenta giorni, a seconda della

complessità del progetto stesso).

7. Il responsabile primo di un progetto associativo potrebbe anche voler rassegnare le proprie dimissioni, o

essere comunque impossibilitato per altre motivazioni a continuare il proprio incarico. In queste circostanze, se i

tempi richiedono una certa urgenza, può essere il comitato direttivo a nominare un sostituto, e senza necessità di

una votazione ufficiale in sede di assemblea.

ART. 38 – RESPONSABILI AUSILIARI DI UN PROGETTO ASSOCIATIVO

1. I responsabili ausiliari di un progetto patrocinato dall'associazione vengono nominati indifferentemente o

dall'assemblea o dal comitato direttivo (ma più spesso da quest'ultimo organo sociale), per mezzo di una

votazione ordinaria. Vengono selezionati dietro suggerimento del responsabile primo del progetto in questione.

Non v'è limite alcuno al loro numero.

2. Non si dovrebbe estromettere dai ruoli di responsabilità ausiliari interni al gruppo di lavoro di un progetto

associativo quanti soci si candidino spontaneamente ad entrare a farne parte, a patto che il numero totale di detti

volontari non sia eccessivamente maggiore del numero degli incarichi di responsabilità auspicabili per quel

progetto. Questo numero è deciso dal comitato direttivo e dal primo responsabile del progetto in questione,

dipende dall'entità e dalla vastità d'utenza del progetto, ed è modificabile nel tempo.

3. Un responsabile ausiliario di un progetto associativo ha il dovere di conoscere a fondo il medesimo, e di

coadiuvarne il responsabile primo a dirigerne un aspetto specifico, assumendosi la responsabilità di una

dimensione particolare del progetto associativo in questione. Tipiche dimensioni di un progetto, ad esempio,

possono essere: la cura della sua immagine, e la pubblicità ad esso relativa; la gestione economica del
medesimo; l'organizzazione delle sue tempistiche; l'organizzazione logistica del suo allestimento; la supervisione

dei lavori di tutti i suoi partecipanti; e tante altre ancora.

4. Un responsabile ausiliario di un progetto associativo è tenuto a relazionare al responsabile primo del

medesimo progetto in merito a tutte le variabili dell'incombenza da lui gestita, ogni volta che se ne presenti la

necessità. Egli risponde del proprio operato davanti al responsabile primo del progetto, come questi risponde

davanti all'assemblea ed al comitato direttivo.

5. L'incarico di un responsabile ausiliario di progetto associativo dura per tutta l'estensione temporale del

progetto da lui gestito, o anche meno. La naturale decorrenza di tale incarico, dunque, coincide al massimo con

la naturale decorrenza del progetto associativo cui esso sia relato. Nel caso il progetto in questione abbia

cadenza annuale, l'incarico del primo responsabile relativo avrà durata massima pari ad un anno.

6. Non sono previste norme per la deposizione o la sostituzione di un responsabile ausiliario di un progetto

associativo, giacché si assume che questa sia materia sulla quale basti la maturità di ciascun associato per

decidere con autonomia. Anche su ciò, in sede di assemblea, si giudicherà l'operato di un gruppo di lavoro, e

dunque del responsabile primo di un progetto associativo.

ART. 39 – ATTRIBUZIONI GENERICHE DEL GRUPPO DI LAVORO DI UN PROGETTO ASSOCIATIVO

1. Fanno parte del gruppo di lavoro di un determinato progetto associativo tutti gli associati che prestino la

loro attività per la realizzazione dello stesso, coordinati dal responsabile primo. Il gruppo di lavoro è il luogo

entro il quale tutti i responsabili interni di un organizzativo possono comunicare tra loro, e coordinare i propri

sforzi per l'attuazione del progetto associativo in questione.

2. All'interno di un gruppo di lavoro, il responsabile primo ha un ruolo gestionale e decisionale, di

coordinatore e supervisore, mentre tutti gli altri responsabili hanno ruoli consultivi ed operativi. Collegialmente,

infine, il gruppo di lavoro può dividersi gli oneri dell'organizzativo, affidare ai propri membri i singoli incarichi

di responsabilità, e soprattutto deliberare eventualmente a proposito della gestione di qualunque fondo

economico assemblea e comitato direttivo abbiano stanziato per l'attuazione del progetto in questione.
Firme del comitato direttivo:

Luogo ________________________;

Data ________________________;

Il presidente dell'associazione ______________________________;

Il vicepresidente dell'associazione ______________________________;

Il segretario dell'associazione ______________________________;

Il tesoriere dell'associazione ______________________________;

Il consigliere dell'associazione ______________________________.