Sei sulla pagina 1di 4

1 – SISTEMI DI CONTROLLO SISMICO SULLE STRUTTURE

Al di fuori del tradizionale approccio progettuale e concettuale nel concepimento di una


struttura, esistono scenari interessanti che portano ad un più avanzato livello di
realizzazione che fa perno su basi teoriche importanti e sempre più solide con l’avanzare
dell’avanguardia tecnologica in ambito di protezione sismica. Il principio di ammissione
del danneggiamento che ci viene fornito dalle più recenti normative al fine di una corretta
risposta della struttura ad un certo evento sismico, al fine di salvaguardare la vita umana
come obiettivo primario, lascia il posto alle tecniche di controllo delle azioni sulla
struttura piuttosto che delle capacità di essa. Aumentare le capacità in maniera indefinita
sulla struttura, ovviamente, sarebbe antieconomico, ecco perché si fa riferimento, in
genere, ad una progettazione finalizzata a sviluppare meccanismi di plasticizzazione
favorevoli che consentano di sfruttare le capacità duttili dei vari elementi, localmente e
globalmente. Con nuovi strumenti di controllo, invece, si favoriscono gli spostamenti,
riducendo l’entità delle forze che il sisma sviluppa sulla struttura, riducendo o annullando
il danneggiamento. Questi sistemi di controllo possono essere di tipo attivo, dove si hanno
dei sistemi dotati della capacità di invertire il processo dinamico mediante apporto di
potenze meccaniche esterne in funzione dello stato istantaneo generato dall’insieme delle
azioni applicate al sistema, di tipo passivo nei quali rientrano i sistemi di isolamento e
dissipazione supplementare di energia. L’isolamento sismico consente di disaccoppiare il
moto del terreno da quello della struttura separando la sovrastruttura dalla sottostruttura,
che è rigidamente connessa al terreno, tramite appoggi con particolari caratteristiche che
sono gli isolatori. Il principio fondamentale di funzionamento di questi ultimi dispositivi
è quello per cui la notevole deformabilità che trasmettono alla sovrastruttura consente a
questa di incrementare i periodi di oscillazione in maniera tale da ridurre le accelerazioni
del sisma sulla struttura, rispetto al sistema a base fissa. Ovviamente tutto ciò porta ad un
incremento degli spostamenti che, però, si concentrano negli isolatori, portando la
sovrastruttura a comportarsi come una sorta di corpo rigido a cui competono degli

1
spostamenti relativi di interpiano contenuti. Entrano in gioco anche quelli che sono, però,
dei sistemi aggiuntivi di dissipazione che consentono di dotare il sistema di isolamento,
se il caso specifico lo richieda, di ulteriore capacità dissipativa che ne limita le azioni
sismiche orizzontali trasmesse dal sisma senza dover incrementare la capacità della
struttura in termini di rigidezza, resistenza e duttilità.

1.1 - TEORIA DELL’ISOLAMENTO SISMICO


Le configurazioni strutturali ottimali per l’applicazione dell’isolamento sismico alla base
sono quelle poco deformabili orizzontalmente, la sua efficacia si riduce al crescere
dell’altezza, quindi del periodo di vibrazione. Il concetto base è quello di ridurre gli effetti
della componente orizzontale dell’accelerazione del terreno, interponendo elementi
strutturali a bassa rigidezza orizzontale tra l’edificio e la sua fondazione, disaccoppiando
di fatto il moto della struttura da quello del terreno. Se, allora, la sovrastruttura è
sufficientemente rigida, il primo modo di vibrare corrisponde in maniera approssimata al
moto di corpo rigido della sovrastruttura, mentre i modi superiori deformano la
sovrastruttura, producendo un coefficiente di partecipazione ridottissimo.

Figura 1 – Sistema a due gradi di libertà

2
Facendo riferimento ad un sistema a due gradi di libertà, corrispondenti agli spostamenti
orizzontali delle due masse presenti, come nella immagine sopra, sto rappresentando in
maniera semplificata il comportamento di un edificio isolato alla base, tenendo conto
della presenza di due elementi fondamentali: la massa del basamento della struttura al di
sopra degli isolatori “mb” e la massa della sovrastruttura “m”. Faccio quindi riferimento
ad un sistema elastico lineare a masse concentrate dove un parametro fondamentale da

individuare è il grado di isolamento α = Ti/To, rapporto tra periodo della struttura a base

isolata ed a base fissa. L’isolamento alla base è tanto più efficace quanto più il rapporto

cresce (dovrebbe risultare perlomeno α ≥ 3).

Il comportamento del sistema lo posso interpretare in termini di spostamenti relativi di

isolatori e interpiano, vb e vs :

vb = ub – ug

vs = us – ug
Per l’intera trattazione si rimanda al capitolo 1 del “PROGETTO DI EDIFICI CON
ISOLAMENTO SISMICO - Dolce, Cardone, Ponzo, Di Cesare”. Quello che si fa è
ricavare dalle equazioni del moto, applicando il principio di D’Alembert, introducendo in
esse il rapporto delle pulsazioni e degli smorzamenti viscosi dei due elementi che
caratterizzano il sistema, i due modi di vibrare, nonché i coefficienti di partecipazione
modale, ad avere i massimi modali della risposta della struttura in riferimento ad un
generico spettro di risposta di riferimento in spostamento ed accelerazione. Ottengo, in
questo modo, il massimo drift di interpiano e dello spostamento degli isolatori, oltre che
il coefficiente di taglio, ovvero il valore della accelerazione che moltiplicato per la massa
da il valore del taglio alla base della sovrastruttura. I valori che si ottengono, si sarebbero
potuti ottenere riferendosi all’oscillatore elementare con massa totale della sovrastruttura
“m + mb” con smorzamento e rigidezza pari a quello del sistema di isolamento.

3
Il modo ottimale di quantizzare gli effetti dell’isolamento sismico è fare riferimento a
spettri elastici di risposta, con caratteristiche medie, come quelli fornite dalla norma, ad
avere dei parametri caratterizzanti questi spettri riassunti nella seguente tabella.

Categoria suolo S TB TC TD
A 1 0,15 0,4 2,5
B,C,E 1,25 0,15 0,5 2,5
D 1,35 0,2 0,8 2,5