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3 – ULTERIORI RIFERIMENTI NORMATIVI

Facendo riferimento alla Circ. esplicativa NTC 2008 n° 617 del 02-02-2009 ed alla
NTC08, nei paragrafi C7.10 e 7.10 è possibile individuare tutti gli aspetti costruttivi
necessari alla corretta scelta, in fase di modellazione, a cui il progettista deve far
riferimento per ottenere i migliori risultati derivanti dall’isolamento sismico. La scelta del
tipo di isolamento è un aspetto fondamentale di cui tener conto, un sistema di isolamento
può essere costituito unicamente da isolatori elastomerici, oppure da un’opportuna
combinazione di isolatori e dispositivi ausiliari, questi ultimi generalmente con funzione
dissipativa, ricentrante e/o di vincolo.
Nel caso di edifici bassi e con masse ridotte, l’utilizzo di elastomeri può essere
problematico perché le ridotte capacità di rigidezza laterale possono rendere difficili le
verifiche di deformazione e instabilità, allora si può pensare di sostituire una parte di
questi elastomeri con dispositivi a scorrimento per sostenere i carichi verticali. Così
facendo si incrementa, a parità di periodo di vibrazione, la rigidezza a taglio dei singoli
elastomeri che, in genere, si dispongono perimetralmente per sopperire agli effetti
torsionali sulla struttura, infatti occorre evitare o limitare quanto più possibile le
eccentricità massa-rigidezza, cosa peraltro facilmente ottenibile attraverso una corretta
progettazione degli isolatori e dei dispositivi ausiliari, e incrementare la rigidezza e/o
resistenza torsionale del sistema d’isolamento. Nel caso di sistemi elastomerici con
dispositivi ausiliari che conferiscano rigidezza e/o resistenza al sistema, è opportuno,
invece, disporre questi ultimi lungo il perimetro in modo da massimizzare la rigidezza e/o
resistenza torsionale del sistema d’isolamento.
Gli isolatori soggetti a forze di trazione o a sollevamento durante l’azione sismica
dovranno essere in grado di sopportare la trazione o il sollevamento senza perdere la loro
funzionalità strutturale. La presenza di sforzi di trazione eccessivi negli isolatori
elastomerici può indurre cavitazione nella gomma e l’innesco di rotture. Nel caso di
isolatori a scorrimento, possono determinarsi sollevamenti e quindi distacchi tra le
superfici di scorrimento, con possibili negativi effetti di impatto.

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La presenza di sforzi di trazione negli isolatori, risultante dalla concomitanza dei carichi
verticali e delle azioni sismiche, non è rara come potrebbe sembrare, e si verifica
soprattutto in siti ad elevata pericolosità sismica, nel caso di edifici alti e snelli
(condizione peraltro non favorevole in generale all’adozione dell’isolamento) e di
strutture nelle quali la resistenza alle azioni orizzontali sia concentrata in pochi elementi
(quali pareti, nuclei ascensori, controventamenti allineati verticalmente). Altre condizioni
che favoriscono l’insorgere di notevoli sforzi di trazione, che possono superare quelli di
compressione presenti per effetto dei carichi verticali, sono la presenza di travi a
ginocchio nei corpi scala, l’alternanza di campate lunghe e corte nei telai, queste ultime
con travi rigide, o la presenza di accoppiamento tra pareti o tra pareti e telai mediante
travi corte rigide.

3.1 – ANALISI STRUTTURALI

Ogni tipo di analisi di riferimento, come per le strutture a base fissa, presenta

determinate condizioni da soddisfare, tenendo conto che negli edifici isolati la Analisi

Statica Non Lineare non si può applicare perché si fa riferimento a strutture che devono

sostanzialmente rimanere elastiche. Le NTC08 forniscono le seguenti prescrizioni:

- Analisi lineare statica, applicata se:

a) il sistema d’isolamento può essere modellato come lineare;

b) il periodo equivalente Tis della costruzione isolata ha un valore compreso fra

3·Tbf e 3,0 s, in cui Tbf è il periodo della sovrastruttura assunta a base fissa,

stimato con un’espressione approssimata;

c) la rigidezza verticale del sistema di isolamento Kv è almeno 800 volte più

grande della rigidezza equivalente orizzontale del sistema di isolamento Kesi;

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d) il periodo in direzione verticale Tv, calcolato come Tv =2 M/ Kv , è inferiore

a 0,1 s;

e) nessuno isolatore risulta in trazione per l’effetto combinato dell’azione

sismica e dei carichi verticali;

f) il sistema resistente all’azione sismica possiede una configurazione strutturale

regolare in pianta;

g) la sovrastruttura ha altezza non maggiore di 20 metri e non più di 5 piani;

h) la sottostruttura può essere considerata infinitamente rigida ovvero il suo

periodo proprio è non maggiore di 0,05s;

i) la dimensione maggiore in pianta della sovrastruttura è inferiore a 50 m;

j) in ciascuna delle direzioni principali orizzontali l’eccentricità totale (esclusa

quella accidentale) tra il centro di rigidezza del sistema di isolamento e la

proiezione verticale del centro di massa non è superiore al 3% della

dimensione della sovrastruttura trasversale alla direzione orizzontale

considerata.

Se le condizioni dette sono rispettate il calcolo può essere svolto su due modelli

separati, per ciascuno dei quali si assume il valore corrispondente dello smorzamento,

uno per la sovrastruttura più sistema d’isolamento ed uno per la sottostruttura.

Si assume che la sovrastruttura sia un solido rigido che trasla al di sopra del sistema di

isolamento, con un periodo equivalente di traslazione pari a:

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=2 √

in cui:
M è la massa totale della sovrastruttura;
Kesi è la rigidezza equivalente orizzontale del sistema d’isolamento, ottenuta trascurando
eventuali effetti torsionali a livello di isolamento.

Lo spostamento del centro di rigidezza dovuto all’azione sismica ddc verrà calcolato, in

ciascuna direzione orizzontale, mediante la seguente espressione:

∗ ( , )
=
,

In cui Se(Tis, ξesi) è l’accelerazione spettrale definita in 3.2.3 per la categoria di suolo di
fondazione appropriata e Kesi,min è la rigidezza equivalente minima in relazione alla
variabilità delle proprietà meccaniche del sistema di isolamento.
Anche quando non sussistono le condizioni per la sua applicabilità, l’analisi statica lineare
è un ottimo ausilio per la progettazione del sistema di isolamento e dei principali elementi
strutturali ed i suoi risultati possono fornire utili indicazioni sull’impostazione generale
del progetto e sui risultati ottenuti con analisi più sofisticate. Si consiglia di eseguirla
sempre, almeno nei passi relativi alla verifica del sistema di isolamento e alla valutazione
del taglio alla base.
La forza orizzontale complessiva applicata al sistema d’isolamento, da ripartire tra gli
elementi strutturali costituenti la sottostruttura in proporzione alle rigidezze dei
corrispondenti dispositivi d’isolamento, è pari a:

= ∗ ( , )

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Le forze orizzontali da applicare a ciascun livello della sovrastruttura debbono essere
calcolate, in ciascuna direzione orizzontale, mediante la seguente espressione:

= ∗ ( , )

in cui mj è la massa del livello j-esimo.


Gli effetti della torsione d’insieme della sovrastruttura sui singoli dispositivi di
isolamento saranno messi in conto amplificando in ciascuna direzione gli spostamenti e
le forze precedentemente definiti.

Analisi lineare dinamica, per le costruzioni con isolamento alla base è ammessa quando
risulta possibile modellare elasticamente il comportamento del sistema di isolamento, nel
rispetto delle condizioni di modellazione lineare equivalente su viste. Per il sistema
complessivo, si assume un comportamento elastico lineare. L’analisi può essere svolta
mediante analisi modale con spettro di risposta o mediante integrazione al passo delle
equazioni del moto, eventualmente previo disaccoppiamento modale, considerando un
numero di modi tale da portare in conto anche un’aliquota significativa della massa della
sottostruttura, se inclusa nel modello. Nel caso si adotti l’analisi modale con spettro di
risposta questa deve essere svolta come specificato per le normali strutture sottoposte a
sisma. Lo spettro elastico va ridotto per tutto il campo di periodi
T > 0,8 Tis, per tener conto della capacità dissipativa degli isolatori, assumendo per il
coefficiente riduttivo η il valore corrispondente al coefficiente di smorzamento
viscoso equivalente ξesi del sistema di isolamento. Nel caso di analisi lineare con
integrazione al passo, la messa in conto del corretto valore del coefficiente di
smorzamento viscoso equivalente ξ si ottiene, quando si opera sulle singole equazioni
modali disaccoppiate, assegnando a ciascuna equazione il corrispondente valore
modale di ξ.

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Figura 10 - Spettro ridotto oltre 0,8 Tis

Analisi non lineare dinamica, L’analisi dinamica non lineare può essere svolta in ogni
caso. Essa è obbligatoria quando il sistema d’isolamento non può essere rappresentato da
un modello lineare equivalente. La Time History Analysis costituisce il metodo più
accurato di determinazione della risposta strutturale in conseguenza ad un evento sismico
e consiste nell’applicare ad un modello tridimensionale dell’edificio una serie di
accelerogrammi registrati durante gli eventi sismici o simulati in laboratorio. L’aspetto
più problematico di questa analisi è costituito dallo scaling, ovvero la procedura mediante
la quale l’accelerogramma viene scalato e reso compatibile con lo spettro di progetto. Lo
spettro specifico per un sito, infatti, sintetizza la domanda sismica per gli accelerogrammi
già registrati in sito. Il metodo correntemente usato consiste nello scalare l’accelerazione
massima registrata per farla combaciare con la Pick Ground Acceleration (PGA), ovvero
l’accelerazione massima del terreno ottenuta dallo spettro di risposta, la sola PGA, però,
non può considerarsi un parametro sufficientemente rappresentativo del reale
comportamento del sisma. Un altro metodo di scaling consiste nello scalare

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l’accelerogramma in modo da farlo coincidere allo spettro per un range di periodi
prefissato, in entrambe le direzioni ortogonali: anche questa procedura si rivela
inadeguata, perché raramente un accelerogramma conterrà energia sull’intera gamma dei
periodi di interesse e in entrambe le direzioni.
L’analisi dinamica non lineare deve essere confrontata con una analisi modale con spettro
di risposta di progetto, al fine di controllare le differenze in termini di sollecitazioni
globali alla base delle strutture. Il confronto tra analisi dinamica non lineare ed analisi
modale con spettro di progetto in termini di sollecitazioni globali alla base è finalizzato a
verificare che tali differenze siano contenute, a riprova della bontà dell’analisi dinamica
non lineare effettuata.
Esistono tre tipi di accelerogrammi a cui si può far riferimento:
- Accelerogrammi naturali, ottenuti da registrazioni reali sui terremoti, presentano lo
svantaggio di non poter fornire tutte le combinazioni magnitudo - distanza della sorgente
possibili. Inoltre questi accelerogrammi devono essere selezionati affinchè,
effettivamente, si riesca a descrivere la caratteristica sismogenetica del sito in questione.
Esistono database di accelerogrammi naturali in rete a cui si può far riferimento.
- Accelerogrammi artificiali, generati da modelli iterativi che lavorano nel campo
delle frequenze desiderate a partire da alcune caratteristiche attese o portandosi in
compatibilità con gli spettri di normativa. Questi ultimi vengono, quindi, assunti
come riferimento affinchè la serie accelerometrica generata sia compatibile con la
pericolosità attesa in sito.

Figura 11 - Accelerogramma generato artificialmente

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Figura 12 - Confronto spettro dell’accelerogramma generato con spettro di
riferimento

- Accelerogrammi simulati, fatto tramite approcci deterministici e stocastici che fanno


riferimento al processo di propagazione delle onde nel sottosuolo, si tiene conto di effetti
anelsastici del suolo, oltre che di riflessione e rifrazione nei vari strati che lo compongono.
La generazione di tali accelerogrammi è ammessa se si giustificano adeguatamente le
ipotesi relative alle caratteristiche dei mezzi di propagazione. E’ un approccio abbastanza
complesso.

3.2 - VERIFICHE STRUTTURALI

- Verifiche allo stato limite di esercizio

In generale gli edifici con isolamento sismico subiscono spostamenti interpiano


decisamente minori rispetto agli edifici convenzionali, grazie alla forte riduzione
dell’ordinata spettrale legata all’incremento del periodo proprio e dello smorzamento,

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riduzione che può risultare dell’ordine di 4-5 volte e anche più. Per questo i limiti da
rispettare sono ridotti ai 2/3 dei limiti indicati per lo SLD delle normali strutture, come di
seguito riportate:
a) per tamponamenti collegati rigidamente alla struttura che interferiscono con la
deformabilità della stessa:
dr < 0,005 h
b) per tamponamenti progettati in modo da non subire danni a seguito di spostamenti di
interpiano drp , per effetto della loro deformabilità intrinseca ovvero dei collegamenti alla
struttura
dr ≤ drp ≤ 0,01 h

c) per costruzioni con struttura portante in muratura ordinaria

dr < 0,003 h

d) per costruzioni con struttura portante in muratura armata

dr < 0,004 h

dove:
dr è lo spostamento interpiano, ovvero la differenza tra gli spostamenti al solaio superiore
ed inferiore, h è l’altezza del piano.

In caso di sistemi a comportamento non lineare, eventuali spostamenti residui al termine


dell’azione sismica allo SLD debbono essere compatibili con la funzionalità della
costruzione.

- Verifiche agli stati limite ultimi


Sotto le azioni sismiche di progetto, la sottostruttura deve permanere in campo elastico
andando a verificare questa sotto le azioni trasmesse dalla sovrastruttura, attraverso
l’isolamento, e sotto quelle direttamente agenti su essa. Queste ultime, per sottostrutture

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molto rigide, con periodo di oscillazione proprio al di sotto degli 0,05s secondi, possono
direttamente derivare dalla accelerazione del terreno. Anche la sovrastruttura deve avere
un livello di resistenza piuttosto elevato affinchè si evitino situazioni critiche in
spostamento derivanti da periodi troppo elevati, dovuti all’isolamento, oltre che alla
capacità deformativa relativa, altrimenti, ad un comportamento plastico della
sovrastruttura stessa. E’ per tale motivo che la norma impone allo stato limite di
salvaguardia della vita (SLV), un valore del fattore di struttura pari ad 1,5, sia in direzione
orizzontale che verticale. Allo stato limite di collasso (SLC) i dispositivi del sistema
d’isolamento debbono essere in grado di sostenere, senza rotture, gli spostamenti d2,
spostamento di riferimento per la verifica dei dispositivi di isolamento, valutati per un
terremoto avente probabilità di superamento pari a quella prevista per lo SLC. Nel caso
di sistemi a comportamento non lineare, allo spostamento ottenuto occorre aggiungere il
maggiore tra lo spostamento residuo allo SLD e il 50% dello spostamento corrispondente
all’annullamento della forza, seguendo il ramo di scarico a partire dal punto di massimo
spostamento raggiunto allo SLD.

3.3 – NORMATIVE A CONFRONTO

La caratterizzazione del sistema progettuale adottato nelle varie parti del mondo dipende
soprattutto dalla esperienza maturata in ambito sismico nelle varie zone che, ovviamente,
risultano del tutto eterogenee, quindi non è possibile aspirare ad una totale uniformità dei
metodi e delle tecniche di sviluppo dei sistemi di isolamento. Si farà riferimento alla
filosofia operativa della normativa italiana “Nuove Norme Tecniche per le Costruzioni”
del 14 Gennaio 2008 e relativa “Circolare Esplicativa” del 2 Febbraio 2009 (dal primo
Agosto 2011 la sezione 11.9 delle Norme Tecniche per le Costruzioni relativa alle
procedure di qualifica e accettazione dei dispositivi d’isolamento è stata sostituita dalla
norma europea EN 15129 ), si farà, poi, un confronto con quanto proposto
dall’Eurocodice 8 di cui la normativa italiana eredita i criteri e gran parte dei contenuti.

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A differenza dell’Eurocodice le norme italiane sono più attente ad una serie di aspetti
riguardanti i diversi metodi di analisi e la relativa applicabilità.
Negli Stati Uniti l’organo federale deputato all’adozione degli standard tecnici è la FEMA
(Federal Emergency Management Agency), con il compito di prevenire, gestire e ridurre
gli effetti negativi derivanti da eventi disastrosi. Nel quadro delle funzioni di prevenzione,
rientra anche l’elaborazione di standard tecnici per la costruzione di edifici in zone
sismiche. In materia antisismica, la FEMA ha adottato una serie di direttive con
l’obiettivo di indirizzare la legislazione nazionale. In particolare la FEMA 356 fornisce
dettagli tecnici sui dispositivi d’isolamento mentre l’ordinamento interno di ogni singolo
stato fornisce informazioni relative alla sola definizione dell’azione sismica al variare
delle condizioni geomorfologiche. Altre informazioni specifiche sull’utilizzo degli
isolatori si sono reperite nelle direttive dell’ASCE (American society of Civil Engineers);
tali indicazioni sono in perfetta analogia con quanto illustrato nelle direttive FEMA.

Le norme tecniche per le costruzioni del 2008 prevedono che le proprietà meccaniche del
sistema di isolamento da adottare nelle analisi di progetto siano le più sfavorevoli che si
possono verificare durante la vita utile della struttura, questo perché le prestazioni del
sistema d’isolamento non sono costanti ma possono variare in funzione di una serie di
fattori meccanici, ambientali e temporali (invecchiamento, variabilità all’ interno di una
stessa fornitura, velocità di deformazione, entità dei carichi verticali, temperatura,
deformazioni simultanee nelle due direzioni) di cui bisogna tener conto in fase di
progettazione. Per edifici in classe d’uso I e II è consentito utilizzare i valori medi delle
proprietà meccaniche e fisiche a patto che i valori estremi non differiscano più del 20 %
da quelli medi. L’Eurocodice 8, invece, assume una posizione analoga a quella della
normativa italiana riducendo la differenza al 15%, mentre la direttiva ASCE non fornisce
limiti numerici ma sottolinea di tenere in considerazione la variazione delle proprietà
meccaniche dovute a differenti fattori: temperatura, condizioni ambientali, età.
La norma cinese, infine, non richiede, almeno esplicitamente, di considerare i valori più
sfavorevoli delle caratteristiche meccaniche dei dispositivi di isolamento.

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I metodi di analisi consentiti dalle varie normative sono quelle già affrontate nei paragrafi
recedenti. Nel momento in cui la sovrastruttura, per effetto dell’isolamento, è progettata
per rimanere in campo elastico, l’analisi statica non lineare non è idonea allo studio di
una nuova struttura. Al contrario, tale tipologia di analisi potrebbe essere particolarmente
conveniente nel caso in cui si intenda isolare una struttura esistente. Vediamo come le
varie normative indirizzino il progettista verso i vari approcci di analisi: tutte le normative
sono concordi nella possibilità di effettuare analisi semplificate, come l’analisi statica
lineare, previa verifica della semplicità di comportamento dinamico delle strutture isolate,
a patto che siano soddisfatte una serie di condizioni riguardanti le caratteristiche
meccaniche del sistema d’isolamento e le caratteristiche meccaniche e geometriche della
sovrastruttura. Alcune normative introducono delle ulteriori prescrizioni sul terreno di
fondazione e sulla sismicità del sito. La sovrastruttura e la sottostruttura sono modellate
come sistemi a comportamento elastico lineare, il sistema d’isolamento può essere
analizzato con un legame costitutivo di tipo visco – elastico lineare oppure con un legame
costitutivo non lineare. Nel primo caso si adotta una rigidezza equivalente di ciascun
dispositivo riferita allo spostamento totale di progetto per lo stato limite in esame.
L’energia dissipata dal sistema d’isolamento invece viene rappresentata mediante il
ricorso al coefficiente di smorzamento equivalente valutato con riferimento all’energia
dissipata dal sistema d’isolamento in cicli con frequenza nell’intervallo delle frequenze
naturali dei modi considerati. Per la modellazione lineare equivalente, si è già visto che
secondo l’Eurocodice 8 e le N.T.C. del 2008 la rigidezza equivalente del sistema d’isolamento
deve essere almeno pari al 50% della rigidezza secante in corrispondenza di uno spostamento
pari al 20% quello di progetto. Anche le ASCE danno indicazioni analoghe, dandoci
indicazioni sulla rigidezza equivalente del sistema d’isolamento che deve essere più grande
di 1/3 rispetto alla rigidezza secante in corrispondenza di uno spostamento pari al 20% quello
di progetto, come in Figura 13.

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Figura 13

Le N.T.C. ed Eurocodice 8 aggiungono inoltre che il coefficiente di smorzamento viscoso


equivalente effettivo del sistema d’isolamento non deve eccedere il 30%, le normative
statunitensi invece non pongono limiti sullo smorzamento. Si può dimostrare che oltre
certi valori dello smorzamento, gli effetti sulla sovrastruttura aumentano, anziché
diminuire, poiché risulta non più trascurabile l’accoppiamento modale tra il modo isolato
e i modi sovrastrutturali: una procedura di analisi semplificata non sarebbe quindi in grado
di controllare risposte anomale della struttura. La norma statunitense non pone alcun
limite al valore dello smorzamento e si ha un valore del coefficiente di riduzione delle
accelerazioni spettrali che è però limitato ad un valore minimo pari a 0,5 per smorzamenti
maggiori del 50%.
Nell’analisi statica lineare, tutte le normative concordano che tale procedura di analisi è
applicabile nel momento in cui sono soddisfatte tutte le prescrizioni viste ai paragrafi
precedenti. Sia la normativa italiana sia le indicazioni dell’ ASCE adottano delle analoghe
limitazioni geometriche sull’applicabilità dell’analisi statica lineare: entrambe fissano
un’altezza massima della struttura di 20 m e un numero massimo di 5 piani oltre che uno
sviluppo massimo in pianta di 50 m. La normativa italiana, a differenza delle altre

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considerate nella trattazione seguente, pone dei limiti sulla rigidezza verticale del sistema
d’isolamento al fine di poter applicare procedure di analisi semplificate. In particolare le
N.T.C. prescrivono che la rigidezza verticale del sistema d’isolamento sia almeno 800
volte più grande della rigidezza equivalente orizzontale del sistema d’isolamento. Questa
limitazione viene imposta con il fine di escludere fenomeni di ribaltamento per eccessiva
deformabilità verticale dei dispositivi di isolamento, che può indurre una sorta di rollìo,
definito anche rocking, con conseguente incremento delle accelerazioni di piano e
possibili trazioni negli isolatori, fenomeni non valutabili con una semplice analisi statica.
La normativa italiana aggiunge inoltre che nella direzione verticale il periodo di
vibrazione sia inferiore a 0,1s e che nessun isolatore risulti in trazione per l’effetto
combinato dell’azione sismica e dei carichi verticali. La Normativa italiana pone questo
limite al 3 % della dimensione della sovrastruttura trasversale alla direzione orizzontale
considerata mentre l’Eurocodice 8 incrementa tale valore al 7.5 %, Mentre la normativa
americana non pone limitazioni sull’eccentricità tra centro di massa e di rigidezza. Le
diverse normative introducono inoltre delle limitazioni massime e minime relative ai
periodi di vibrazione della struttura isolata. In particolare le N.T.C. del 2008 prescrivono
che il periodo equivalente della struttura isolata sia compreso tra 3 Tbf e 3s , nelle direttive
statunitensi non emergono particolari prescrizioni a tale riguardo. alcune normative
prevedono anche il soddisfacimento di alcuni prerequisiti di carattere geomorfologico
affinché sia possibile applicare una procedura di analisi semplificata. A tal proposito la
normativa italiana non pone alcuna limitazione; le direttive ASCE prevedono invece che
la struttura sia realizzata in un suolo di tipo A, B, C, D, escludendo le tipologie E ed F.
Lo spostamento del centro di rigidezza, ddc, viene calcolato in ciascuna direzione
orizzontale mediante le medesime modalità dall’ Eurocodice 8 e dalle N.T.C., come visto
sopra:

∗ ( , )
=
,

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L’ ASCE propone invece la seguente equazione per la determinazione dello spostamento
di progetto, DD:

∗ ∗
=

dove:
SD1 è l’accelerazione di progetto con smorzamento del 5%;
SM1 è l’accelerazione corretta con il coefficiente FV che considera l’effetto del sito;
S1 è l’accelerazione sismica associata a un periodo di 1s;
TD è il periodo effettivo della struttura isolata per lo spostamento di progetto in s.

Per ciò che riguarda le forze statiche equivalenti, mentre le N.T.C calcolano le forze ai
vari piani come:

= ∗ ( , )

la normativa statunitense ricorre invece alla seguente equazione:

dove Rl è un coefficiente numerico associato al tipo di sistema sismo resistente posto al


di sopra del sistema d’isolamento con un valore massimo non superiore a 2 e uno minimo
non inferiore a 1 (tale normativa impone anche dei valori minimi per VS).

Nell’ analisi dinamica lineare, diverse normative sul fatto che tale analisi deve essere
applicata nel momento in cui le caratteristiche meccaniche e geometriche della
sovrastruttura precedentemente illustrate non siano soddisfatte, mentre il comportamento

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dei dispositivi d’isolamento può ancora essere considerato lineare equivalente. Per la
normativa italiana, le condizioni appena riportate sono necessarie e sufficienti per
l’applicabilità dell’analisi dinamica lineare, la norma statunitense aggiunge inoltre il
soddisfacimento dei prerequisiti riguardanti il tipo di suolo e la sismicità del sito.

L’analisi dinamica non lineare è la procedura più articolata per lo studio di una struttura:
essa consiste nel calcolo della risposta sismica della struttura mediante l’integrazione
diretta delle equazioni del moto, utilizzando un modello non lineare della struttura e
accelerogrammi opportunamente definiti. I risultati ottenuti con un’analisi dinamica non
lineare devono essere comparati con quelli di un’analisi modale con spettro di risposta al
fine di poter effettuare dei controlli sulle differenze in termini di sollecitazioni agenti sulla
struttura.
Tale procedura d’analisi non lineare viene definita obbligatoria dalle N.T.C. per strutture
isolate alla base nel momento in cui il sistema d’isolamento non può essere rappresentato
da un modello lineare equivalente. La normativa italiana risulta particolarmente
dettagliata nel definire le modalità di utilizzo degli accelerogrammi. In particolare tale
normativa consente di verificare gli stati limite ultimi e di esercizio mediante l’uso di
accelerogrammi o artificiali o simulati o naturali. Ciascun accelerogramma descrive una
componente, orizzontale o verticale, dell’azione sismica, l’insieme delle tre componenti
costituisce un gruppo di accelerogrammi. La durata della parte pseudo stazionaria degli
accelerogrammi, in assenza di studi specifici, deve essere almeno pari a 10s e tale parte
pseudo stazionaria deve essere preceduta e seguita da tratti di ampiezza crescente da zero
e decrescente a zero, di modo che la durata complessiva dell’accelerogramma sia non
inferiore a 25s. La coerenza dell’accelerogramma artificiale con lo spettro elastico è da
verificare in base alla media delle ordinate spettrali ottenute con i diversi accelerogrammi
con un coefficiente di smorzamento viscoso ξ del 5 %. L’ordinata spettrale media non
deve presentare uno scarto in difetto superiore al 10% rispetto alla corrispondente
componente dello spettro elastico, in alcun punto del maggiore tra gli intervalli 0.15s / 2s
e 0.15s / 1.2Tis per le verifiche agli stati limite ultimi e 0.15s / 1.2Tis per le verifiche agli

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stati limite d’esercizio. L’Eurocodice 8, la normativa italiana, così come le direttive
ASCE introducono dei limiti sulla quantità di accelerogrammi da adottare: il numero di
accelerogrammi influenza infatti le modalità di scelta dei risultati forniti dall’analisi.
L’Eurocodice 8 e le NTC ribadiscono che se la risposta è ottenuta da almeno 7 analisi
temporali non-lineari si raccomanda che la media delle quantità di risposta ottenute da
tutte queste analisi sia utilizzata come valore di progetto dell’effetto dell’azione Ed nelle
rispettive verifiche. Altrimenti, si raccomanda che il valore più sfavorevole della quantità
di risposta tra le analisi sia utilizzato come Ed. La normativa italiana prevede comunque
un numero minimo di tre combinazioni di accelerogrammi. L’ ASCE invece sottolinea
che quando si esegue un’analisi dinamica al passo deve essere usata una sequenza con
non meno di tre paia di accelerogrammi. Qualora non si disponga di un numero adeguato
di accelerogammi registrati si possono utilizzare accelerogrammi simulati. Ogni coppia
di accelerogrammi dovrà essere proporzionata in modo tale che, nel periodo compreso tra
0.5 TD e 1.25 TM, la media della SRSS di tutte le coppie orizzontali non cada al di sotto
della corrispondente ordinata dello spettro di risposta. Lo spostamento massimo del
sistema d’isolamento viene calcolato mediante la somma vettoriale di due spostamenti
ortogonali per ogni step temporale. Se vengono usati sette o più coppie di accelerogrammi
può essere usato il valore medio del parametro di risposta per il progetto. Se si usano
meno di sette coppie di accelerogrammi per l’analisi si usa il valore massimo del
parametro di risposta d’interesse.

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