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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI CAGLIARI

FACOLTA’ DI ARCHITETTURA
Corso di Laurea magistrale in Architettura_LM4
a.a. 2013-2014

Laboratorio integrato di Rilievo e Restauro


Modulo Restauro

ELEMENTI COSTRUTTIVI TRADIZIONALI


Prof. Arch. Caterina Giannattasio
INDICE
1. La costruzione muraria 5. Strutture orizzontali - volte - solai coperture
La massa dell’edificio Volte
Il sistema strutturale rigido Volte lapidee
Processi di evoluzione dell’edilizia storica Volte in laterizio
2. Le fondazioni Solai
Funzione Solai In Pietra
Fondazioni superficiali Solai In Legno
Fondazioni profonde Solai di Ferro e Laterizio
Soffitti
3. Murature
Coperture
Funzione
Tipologie
Muratura di sostruzione
Coperture Murarie
Basamento
Coperture Lignee
Coronamento
Cornici intermedie
Tipologie murarie tradizionali
4. Pilastri, colonne, paraste e lesena
1. LA COSTRUZIONE MURARIA
LA MASSA DELL’EDIFICIO

2. Fabbriche caratterizzate da elementi portanti


1. Fabbriche caratterizzate da grandi spessori
discontinui con dimensioni ridotte al minimo -
murari - Architettura della Roma Imperiale
Architettura gotica

Roma, Patheon (II sec. d.C.) Chartres, Notre Dame (XII sec.)
1 - GRANDI SPESSORI MURARI
Si perde l’individualità dei singoli elementi
costituenti che induce monoliticità e rigidezza
complessiva

PRINCIPIO DELLA RESISTENZA PASSIVA:


Alla spinta si oppone una massa poderosa, disposta in
modo da far confluire la risultante delle forze nella zona
centrale della sezione al piede della costruzione.
Accorgimenti: costruzione di enormi maschi murari
(spesso cavi all’interno) per ampliare la sezione; la
struttura è volutamente caricata in corrispondenza dei
punti verso cui si vuole guidare la spinta.

Pantheon: ringrosso a gradoni sull’estradosso della


cupola + cavi e nicchie dei maschi
2 - ELEMENTI PORTANTI DISCONTINUI
CON DIMENSIONI MINIME
Individuazione di strutture di sostegno:
- pilastro→ trasmette i carichi sub- verticali
- contrafforte → impedisce l’innesco del
ribaltamento del muro (costituisce un
ampliamento puntuale della sezione muraria)
- arco rampante → assorbe e smista gran parte
della spinta delle volte centrali su volte minori
e spalle
- tiranti e catene → trattengono le spinte

In genere alla riduzione delle dimensioni


corrisponde una maggiore qualità intrinseca dei
materiali e delle attenzioni costruttive.

Principio della Resistenza Attiva:


Si confida nella partecipazione degli altri
elementi costruttivi, appositamente
predisposti per liberare il pilastro
dall’incombenza della spinta, alla quale è
contrapposta un’altra spinta, opposta, fornita
dall’arco rampante.
SISTEMA STRUTTURALE RIGIDO
1. TIPO STRUTTURALE TRILICO = piedritti + elemento orizzontale rigido
tipico di sale ipostile e templi greci

2. TIPO STRUTTURALE TIPICO DEGLI IMPIANTI BASILICALI = sostituzione dei piedritti con murature
continue (eventualmente forate da archi) e copertura non spingente ma elastica.
- a navata unica, con pareti longitudinali collegate da arconi trasversali che sostengono un timpano
triangolare o piano su cui poggiano le travi di copertura.
- a più navate con pareti longitudinali che sopportano direttamente la copertura; alle pareti della navata
principale si aggiungono i setti paralleli delle navate laterali, a cui non sono collegate trasversalmente.
- a più navate con pareti longitudinali collegate tra loro da setti trasversali e arconi che sorreggono il
timpano su cui poggia la copertura, consentendo minori spessori murari.

3. COPERTURE A VOLTA
Impone la necessità di di contenerne le componenti orizzontali
- unica grande volta
- gerarchia di volte poste in relazione tra loro

Tempio di Luxor, Il Cairo S. Salvatore, Fitalia (ME) S. Sofia, Istanbul


EDIFICI PLURIPIANO CON FUNZIONI ABITATIVE
(interpiani ridotti e pianta variamente complessa)
Struttura muraria rigida + orizzontamenti a volta muraria o solai elastici.

TIPOLOGIA PALAZZIALE poi sostituita dal palazzetto o da edifici a blocco


Vani interni delimitati da pareti parallele a quella di facciata e da muri di spina, ortogonali ai primi, che
costituiscono i necessari e rigidi controventamenti.

PALAZZI RINASCIMENTALI
Si ritrovano volte anche ai piani superiori, con imposte molto alte per ottenere altezze commisurate alla
monumentalità desiderata e alle dimensioni planimetriche.
Le murature di collegamento, anche se non gravate del peso dei solai e realizzate con spessori
relativamente modesti rivestono un ruolo importante in favore della stabilità dell’edificio.

EDIFICI OTTOCENTESCHI
La presenza di volte è limitata ai piani bassi, cosicché il peso proprio dei muri sovrastanti stabilizzi l’effetto
delle spinte orizzontali.
EVOLUZIONE DELL’EDILIZIA STORICA
Le trasformazioni dell’edilizia storica è consistita in continue sovrapposizioni e adattamenti, guidati
soprattutto dall’esigenza di economizzare le risorse disponibili conservando il già costruito, e, dunque,
riducendo al minimo le demolizioni, e favorendo il riutilizzo, con integrazioni, delle costruzioni
preesistenti.
I nuclei medievali si sono configurati mediante fenomeni di urbanizzazione a piccoli lotti, stretti sul fronte
e profondi. L’accorpamento di tali cellule, soprattutto in seguito a interventi non coevi, e le
sovrapposizioni in altezza e profondità, producono sistemi edilizi con caratteristiche imprevedibili, da
indagare con cura per un corretto intervento.
Spesso l’edilizia dei piccoli centri storici appare, a prima vista, caotica, si individuano invece tecnologie
comuni, interventi ricorrenti e modalità di accrescimento tipiche.
I corpi edilizi di matrice medievale si sono evoluti, talvolta, in palazzetti signorili, nei quali, la facciata è
forse l’unico elemento murario ricostruito ex novo, per motivi di decoro e per ottenere il riallineamento al
filo stradale.
Proprio richiamando le manomissioni e modifiche subite nel tempo dagli edifici storici si può motivare la
frequente disomogeneità delle strutture murarie, dovuta alla sovrapposizione di murature
tecnologicamente diverse, in quanto legate alle possibilità costruttive dell’epoca in cui sono state
realizzate, anche in edifici il cui aspetto di facciata unitario sembrerebbe negare ogni sviluppo per fasi
successive.
Tale fenomeni evolutivi possono fornire una spiegazione convincente per quadri fessurativi altrimenti
interpretabili con grande difficoltà.
2. LE FONDAZIONI
FUNZIONE

La funzione delle fondazioni è quella di


trasferire i carichi provenienti dalla
struttura in elevazione al terreno sul quale
l’edificio poggia.

Fino al XIX secolo, non esistevano indicazioni scientifiche per l’esecuzione delle fondazioni, ma solo norme
generiche lasciate alla libera interpretazione del progettista, il quale, dunque, doveva avere esperienze di
cantiere tali da poter fare le scelte più opportune in termini di materiali, tecniche e dimensionamento
delle strutture.
ALLESTIMENTO DEL CANTIERE NELLE FASI DI REALIZZAZIONE DELLE FONDAZIONI
FONDAZIONI SUPERFICIALI

Realizzabili in corrispondenza di un terreno affidabile, definito “sodo”.


La fondazione era realizzata direttamente su di esso con scavi poco profondi.

1. Fondazioni murarie
Realizzate mediante rimozione degli strati superficiali e consolidamento locale del fondo
stesso. Tali accorgimenti garantivano continuità e adesione tra fondo e muri di sostruzione.
I piani fondali dovevano avere perfetta orizzontalità, ottenuta con spianamento e livellamento
del masso, per impedire scorrimenti dell’edificio in presenza di spinte orizzontali di vario
genere. L’estradosso era reso scabroso per migliorare l’aderenza con la malta.
Era necessario, inoltre, realizzare le ammorsature con il muro superiore, mediante scassi e vani
da riempire con muraglia.

2. Zatteroni lignei
Realizzati in assenza di un terreno compatto, erano costituiti da tavoloni, con spessore di 5-10
cm, connessi a formare un graticcio serrato capace di trasmettere al terreno i carichi superiori.
Fondazioni superficiali continue in pietrame
Fondazioni superficiali continue in blocchi squadrati
FONDAZIONI PROFONDE
Realizzate in corrispondenza di un terreno poco compatto.
1. FONDAZIONI PER ESCAVAZIONE
Eseguendo uno scavo si raggiungeva uno strato di terreno affidabile su cui realizzava il muro di
sostruzione con le stesse metodologie usate per le fondazioni superficiali.

2. COSTIPAMENTO DEL TERRENO


Eseguito per migliorare le caratteristiche del terreno, poteva realizzarsi mediante l’infissione
di tronchi di legno che costipavano il terreno in modo da consentire la trasmissione dei
carichi,meglio distribuiti e con minore intensità locale, su uno strato più profondo.

Esempio di scavo in trincea e


attrezzature per l’infissione dei pali.
Con scavi profondi si usavano le
strutture di sostegno della terra.
I pali più piccoli venivano infissi con la
mazza mentre il maglio era
necessario peri pali di grosso
diametro.
(da Formenti e Cortelletti, 1893-95)
3. PALIFICATE
Consentiva di trasferire direttamente i carichi a
uno strato più affidabile posto a 3-5 metri di
profondità e quindi raggiungibile coi legni.
L’infissione dei pali si realizzava con battitura
mediante maglio, fino a rifiuto, perciò non tutti i
pali presentavano la testa allo stesso livello ed
era quindi necessario raderli per poi procedere
alla realizzazione di un graticcio ligneo di
fondazione. La piattaforma così formata sporgeva
per circa 20 cm dal perimetro esterno del muro di
fondazione.
Sezione e veduta assonometrica di una
fondazione a zattera su palificata, con dettaglio
delle armature delle punte dei pali.
(da Formenti e Cortelletti, 1893-95)

4. COSTIPAZIONE PER BATTITURA


Il terreno si compattava mediante battitura con mazzapicchi, che costipando lo strato
superficiale facilitava la diffusione dei carichi. Tale accorgimento era spesso accompagnato dalla
costruzione di zatteroni utili per ridistribuzione dei carichi, o di platee, che oltre a ridistribuire i
carichi intervenivano con la loro stessa mole sull’assestamento preventivo del fondo.
Fondazione continua profonda. Fondazione tradizionale profonda a pozzo.
5. PLATEE
Su fondali cedevoli con strati solidi non direttamente raggiungibili, si realizzavano grandi
stilobati con getto di strati ordinati e giustapposti di buone pietre legate con legante idraulico.
Si costituiva così una base solida e rigida che impediva cedimenti differenziali.
Tempio di Ercole a Cori, Latina
(da Carbonara, 1996)

Usate già in epoca romana, la loro durevolezza nel tempo, si deduce dal riutilizzo di queste antiche
strutture anche in fabbriche edificate in tempi più recenti.
Diventate obsolete per la razionalizzazione degli edifici già durante il Rinascimento, sono state sostituite
da sistemi più economici.
6. FONDAZIONI CONTINUE SU ARCHI ROVESCI
Rappresentavano un’alternativa alle platee consentendo un minor dispendio di lavoro e di
materiale, garantendo comunque un’ampia e continua area di contatto col terreno, erano
realizzabili qualora si potessero raggiungere strati resistenti in modo diretto.

Realizzata la cavità verticale, essa era riempita con


muratura a sacco regolarmente apparecchiata. In
profondità si procedeva alla realizzazione di una
serie di archi rovesci con piani di imposta in
corrispondenza dei pilastri verticali, i quali
diventavano anche il sostegno di un’altra serie di
archi dritti che portavano le strutture in elevazione.

Dettaglio di fondazioni su archi rovesci.


(da Misuraca et al., 1916)
7. FONDAZIONI SU PILASTRI E ARCHI
Il pilastro consentiva di murare direttamente a partire dallo strato solido ache se solo per
punti.
Realizzato il perimetro con i laterizi, la muratura, di pietra sbozzata con legante idraulico, era
gettata a strati talvolta alternati con ricorsi in laterizio.

Dettaglio di fondazione a pilastri o a “pozzi” e particolare della muratura costituente il pozzo murario.
(da Formenti e Cortelletti, 1893-95)
3. LE MURATURE
FUNZIONE

I muri sono sistemi composti da pietre naturali o artificiali, o


da altri materiali da costruzione, opportunamente disposti e
collegati tra loro, talvolta con l’interposizione di malte o di
altre materie adatte allo scopo.

Hanno la funzione di delimitare i diversi ambienti di un


edificio e di sopportare e resistere ai pesi e alle azioni
loro trasmesse da altre strutture o da agenti esterni.

Il De re Aedificatoria di Leon Battista Alberti (1404-1472) risulta


ancora oggi un testo fondamentale per lo studio della costruzione,
considerata come organismo unitario composto da parti
interagenti e concatenate.

Si distiguono: appoggio a terra, corpo murario e coronamento, ognuno dei quali ha funzioni
specifiche diverse e pertanto sono realizzate con materiali e tecniche opportune.
MURATURA DI SOSTRUZIONE

Costituisce l’elemento di transizione tra la muratura superiore e il fondo, e, in quanto tale


deve possedere caratteristiche intermedie ai due.

I muri di sostruzione erano eretti con diverse modalità esecutive a seconda della regione e del
clima, del tipo di fondo su cui si innalzavano e delle tradizioni murarie locali, anche se
l’esecuzione più diffusa ma anche più studiata dalla letteratura, prodotta soprattutto tra
Seicento e Settecento, sembra essere la muratura a sacco.
Permangono comunque altre tecniche, citate anche dai trattatisti per criticarne, ad esempio, l’esecuzione
con utilizzo di fanghi e argille, soprattutto nelle regioni a clima arido e povere di calci e pozzolane. Le
argille erano utilizzate come legante in murature tipo “pisé”,per il mattone crudi o inglobate insieme agli
inerti nel getto delle fondazioni meno accurate.

La realizzazione della parte emergente del muro fondale era realizzata, almeno sul paramento
esterno, con materiali più durevoli e dalle caratteristiche tecniche ottimali. Tali materiali
dovevano contrastare l’azione esercitata dai vari agenti, e in particolare dall’acqua, capace di
innescare fenomeni altamente aggressivi.
Le prescrizioni per la realizzazione di una buona costruzione, elencate nel De re aedificatoria
dall’Alberti, risultano tuttora valide:

• la base del muro deve realizzarsi solidissma;


• la parte superiore sia costruita in modo che il suo centro cada perpendicolarmente sul centro
della parte inferiore;
• gli angoli e le ossature del muro devono essere rinforzate, dal livello del terreno alla
sommità, con le pietre più robuste;
• la calce deve essere ben “macerata” o spenta;
• le pietre si devono utilizzare solo se ben umide;
• le pietre più dure si devono utilizzare dove si possono attendere i danni maggiori;
• le pietre intere devono usarsi all’esterno;
• i muri devono essere ben riempiti e uniti con pietre di collegamento;
• essi devono essere ben eseguiti, con livelle, fili a piombo e squadre;
• le pietre devono essere disposte in modo che i giunti verticali cadano sul pieno della pietra
inferiore.
L’innalzamento di tutti i setti della fabbrica deve avvenire contemporaneamente, ovvero la
costruzione deve procedere per strati orizzontali; interrotta ad ogni livello di piano per la posa
in opera delle orditure dei solai.
La realizzazione delle volte invece, era rimandata a fasi successive, per poter disporre del
carico stabilizzante dei piani superiori. L’interruzione consentiva il raggiungimento di uno
stadio più avanzato di indurimento delle malte, riducendo cosìl e deformazioni plastiche
immediate dovute all’aumento dei carici causati dall’ulteriore elevazione.
Altra norma generale consiste nell’interrompere le luci libere con la disposizione di setti di
controventamento. Dove non era possibile costruire setti trasversali, si rafforzavano i setti
murari con ampliamenti locali della sezione; in altri termini le paraste, le lesene, le colonne o
porzioni che venivano addossate o realizzate contemporaneamente alle pareti.
Infine è molto importante il collegamento delle cantonate per le qualisono utilizzati blocchi in
pietra squadrata.
BASAMENTO
Parte muraria che, impostata sulle strutture fondali, emerge dal terreno.

Risulta essere molto sollecitata dal pdv strutturale per il carico della sovrastante costruzione, oltre ad
essere soggetta all’azione di agenti dannosi, tra cui l’azione antropica, ma soprattutto dell’acqua
(meteorica, di risalita o ristagnante).

Da queste considerazioni deriva la


grande accuratezza nella scelta degli
elementi lapidei, utilizzati anche nel caso
di costruzioni in laterizio soprattutto per
le angolate o per il rivestimento del
basamento.
CORONAMENTO
Costituisce la parte sommitale della costruzione muraria e ha due funzioni:
- strutturale, come collegamento superiore dei muri dell’edificio e sostegno del peso delle
coperture
- di protezione delle murature sottostanti dalla penetrazione delle acque piovane.
Erano utilizzati materiali dalla comprovata resistenza all’acqua, disposti con le venature orizzontali e la
faccia più resistente e meno permeabile verso la zona maggiormente esposta.
CORNICI INTERMEDIE

Hanno la funzione di ordinare e scandire le facciate,


evitando l’effetto “a strapiombio” derivante da
facciate molto alte.
TIPOLOGIE MURARIE TRADIZIONALI

1. Opus Siliceum
2. Opus Quadratum
3. Opus Vittatum
4. Opus Incertum
5. Opus Reticolatum
6. Opus Testaceum
7. Struttura a scacchiera
8. Opus Africanum
9. Opus Spicatum
10. Opus Mixtum
11. Opus Craticium
12. Opus Formaceum
1. OPUS SILICEUM (opera poligonale)

Compare in Grecia e in Asia Minore dal XVI sec. a.C. e nel mondo italico dalla fine del VII sec.
Impiegata per l’edificazione di sistemi difensivi, strutture religiose e civili.

È costituita da massi di notevoli


dimensioni privi di sbozzatura e posati a
secco.

I paramenti si contraddistinguono per l’aspetto


del taglio dei blocchi, che può essere molto
diverso sulla faccia esterna e su quella interna.
Per motivi di stabilità i blocchi poligonali sono
sostituiti agli angoli e negli stipiti delle porte da
pietre più grandi, disposte orizzontalmente in
modo da bloccare lo slittamento dei blocchi
ordinari. Micene, Porta dei Leoni (1300 a.C.).
2. OPUS QUADRATUM (opera quadrata)

È costituito da file orizzontali di blocchi tagliati a forma di parallelepipedo.

Le pietre che occupano tutto lo


spessore del muro, si dicono diatoni. Se
i conci di tutti i corsi hanno la stessa
altezza, l’opera è detta isodoma, se i
corsi di pietra hanno altezza differente
l’una dall’altra la muratura è detta
pseudoisodoma.

Terni, cinta muraria della città (III sec. A.C.)

Per tenere uniti i conci di pietra, oltre l’uso della malta, è previsto l’uso di staffe e perni metallici ancorati
alla pietra. Il vantaggio di questa disposizione in termini di stabilità è stato sfruttato anche nella
realizzazione delle fondazioni.
Concio di pietra squadrato, denominazioni delle sue parti
Muratura in conci squadrati e nomenclature
3. OPUS VITTATUM (opera listata)

È costituito da fasce orizzontali di elementi


lapidei regolari di forma quadrangolare,
alternate a fasce di laterizio.

Roma, Villa di Massenzio (II sec. a.C.)


4.OPUS INCERTUM (opera incerta)

Questo tipo di paramento,


mette in opera pietre di piccole
dimensioni e informi, legate
dalla malta.

Per le connessioni angolari e le


aperture ènecessario l’impiego o di
conci in pietra o porzioni di muratura
in laterizio che consentono creare le
dovute connessioni e angoli retti. Alba Fucens (I sec. A.C.)
5.OPUS RETICOLATUM
Si sviluppa come evoluzione dell’opus incertum, ed è composta da due cortine
murarie tra le quali è costipato il calcestruzzo.
Questa tecnica prevede l’impiego di ottime malte e di molta mano d’opera. I paramenti
esterni sono realizzati diponendo le pietre di forma quadrata, come poggiate sulla punta.

Muro a Pompei. Catene angolari a dente di sega

Gli angolari costituiscono il punto critico di questa tecnica muraria. Essi sono stati risolti
inizialmente con l’adozione di catene angolari in mattoni con taglio a dente di sega, poi con
l’impiego mattoni o pietre squadrate disposte orrizzontalmente.
6.OPUS TESTACEUM

È caratterizzato dall’impiego di mattoni, inizialmente solo essicati all’aria, poi cotti.

I primi esempi nell’architettura romana si hanno, come paramento dell’opus caementicium,


risalenti alla metà del I secolo a. C. I mattoni cotti iniziarono ad essere utilizzati nelle cortine
murarie romane soggette ad elevata umidità o ad un forte calore (bagni o forni di riscaldamento).
Successivamente il loro uso si diffuse anche alle pareti esposte a variazioni atmosferiche troppo
forti o ad infiltrazioni d’acqua (terrazze, cisterne d’acqua, stanze sepolcrali, fogne ecc.), fino a
diventare il materiale di costruzione più comune.

Le pareti non venivano costruite con mattoni interi, ma solo il


paramento, o cortina, era di mattoni, mentre il nucleo interno era
di opera a sacco.
I mattoni si segavano a triangolo, o, più frequentemente, si
spezzavano, in modo da mettere la base in facciata e il vertice
nell’interno del muro, incastrato nella massa cementizia.
Col passare del tempo si è perso l’uso del mattone quadrato per
passare all’uso del mattone a base rettangolare.
7.STRUTTURA A SCACCHIERA

Consiste nell’alternare grandi blocchi


squadrati e, come riempimento, pietre di
piccole dimensioni.

I blocchi poggiano sempre gli uni su gli altri


fungendo da elementi portanti.
8.OPUS AFRICANUM
Largamente utilizzata nell’area africana, è
costituita da catene verticali e orizzontali di
blocchi nelle quali si alternano pietre
verticali e orizzontali.

Queste catene costituiscono gli elementi portanti


del muro, collegati tra loro da file orizzontali di
pietre più piccole.
9.OPUS SPICATUM (opera a spiga)

Le pietre che compongono la cortina muraraia sono messe in opera con un inclinazione di 45°,
tale inclinazione è invertita per filari alternati.

La malta impiegata deve presentare ottime qualità adesive


oltre che di resistenza.

Questa tecnica si è sviluppata in quelle regioni


caratterizzate dalla presenza di pietre piatte, ovvero in
corrispondenza di vallate fluviali.
10.OPUS MIXTUM (opera mista)
Con questa definizione sono indicati vari tipi di murature composte da strati alternati di lapidei e
laterizi.

Opus incertum mixtum Opus reticolatum mixtum Opus vittatum mixtum


11.OPUS CRATICIUM (opera a graticcio)
Muratura leggera costituita da un telaio portante di legno, poggiato su uno zoccolo in muratura, e
riempimento in argilla.
Lo zoccolo in muratura ha la funzione di proteggere il paramento murario dall’umidità di risalita
dal terreno.

I pali verticali costituiscono lo scheletro


portante della struttura. In
corrispondenza delle angolate la
sezione dei pali aumenta perché
possano garantire la capacità di
contenere la spinta delle due pareti
perpendicolari.

Sulla parte alta della parete tutti i pali


sono uniti da un’asse orizzontale, detta
corrente superiore.

Per evitare un cedimento laterale dei pali portanti, e per contenere il riempimento, vengono
montate altre assi orizzontali parallele tra loro (traversine) le quali dividono la parete in pannelli
quadrangolari.
12.OPUS FORMACEUM

Consiste in muri realizzati in argilla cruda pigiata


entro casseforme.

Tale denominazione è riconducibile a Plinio il Vecchio, il quale,


nel suo Naturalis Historia, descrive questa tipologia muraria
come "costruita o meglio riempita comprimendo la terra in una
forma delimitata da ambo le parti da due pannelli”.

Attualmente tale modo di realizzare il


muro viene chiamato pisè, parola di origine
francese che indica un impasto realizzato
con argilla magra o con argilla grassa
mescolata con sabbia e acqua.
Marocco, villaggio fortificato caratteristico dell'architettura berbera
(kasbah) costruito in pisé
PREPARAZIONE INIZIALE
Si deposita l’argilla in una fossa riempita
d’acqua nella quale è impastata con i piedi
insieme allo sgrassante. Il materiale ottenuto
dalla mescola è abbastanza fluido.

MESSA IN OPERA
Le cassaforme sono realizzate con tavole che
definiscono le superfici dei paramenti esterni
e con legni posti in orizzontale alla base dello
strato che si deve costruire e passanti per
tutto lo spessore del muro. Questi elementi
lignei orizzontali si sfilano una volta avvenuta
la presa del getto e i fori residui sono riempiti
con pietre collocate dall’esterno.

La mescola fluida è gettata per tratti orizzontali di lunghezza limitata (2-3m) e per altezze non superiori a
1 metro. Man mano che si procede col getto del materiale, questo è costipato tramite la battitura di un
apposito strumento (sbatacchio o pestello) in modo da rendere più compatta l’argilla, liberandola, anche
prima dell’essiccazione, di una cospicua parte di acqua.
6. PILASTRI - COLONNE - PARASTE - LESENE
COLONNA E PILASTRO
COLONNA: elemento architettonico portante verticale, a sezione circolare.
PILASTRO: elemento architettonico portante verticale, a sezione non circolare.

La colonna si compone di 3 parti


distinte per forma e per funzione:
capitello, fusto e base.

Nella colonna classica il fusto è rastremato di 1/6,


e ha un'altezza oscillante fra 6 e 10 diametri

Il fusto è in genere scanalato a spigoli vivi, in modo


che si alternino fasce di luce e fasce di ombra.

DORICA: composta da 2 elementi: fusto e capitello. Il fusto è rastremato verso l'alto e a circa un terzo
della sua altezza è l’éntasi, un rigonfiamento la cui funzione è quella di correggere la
percezione ottica della colonna che altrimenti sembrerebbe innaturalmente sottile.
IONICA: il fusto poggia su una base, che può assumere, a seconda del periodo e al luogo di costruzione,
forme differenti.
CORINZIA: è, in genere, rialzata attraverso il plinto, un parallelepipedo molto basso. Riusulta così più
sottile, rispetto alle due precedenti.
tortile: il fusto prende la forma d'una spirale.
rudentata: presenta scanalature riempite fino
a un terzo da bastoncini detti rudenti.
bugnata o rustica: il fusto è interrotto o
rivestito di bugne.

COLONNATO: sequenza di colonne che


sostengono una trabeazione
PORTICO: colonnato posto davanti ad un
edificio, scherma l’ingresso
PERISTILIO: colonnato che racchiude uno
spazio aperto
XIII sec.: dalle complesse volte ogivali si fecero scendere fino a terra
le nervature e il pilastro assunse la forma a fascio.

XIV sec.: tra le colonnine del pilastro e le nervature della volta, che ne
sono la continuazione, si abolì il capitello, così che lo slancio verticale
dell'architettura non subisse più interruzioni.
PARASTA E LESENA

PARASTA
elemento architettonico strutturale
verticale inglobato in una parete, dalla
quale sporge.

LESENA
apparentemente simili alla parasta, ha
però solo funzioni decorative.
5. STRUTTURE ORIZZONTALI
Volte - Solai - Coperture
VOLTE
La volta in muratura costituisce la naturale
estensione nello spazio della struttura lineare
dell’arco.

«coperture arcuate (…) formate con pietre


mattoni od altri materiali, insieme
cementati od in altra maniera collegati»
formando una struttura stabile «nella sua
posizione per effetto di una pressione che si
verifica tra i singoli elementi che la
compongono e per effetto della
contropressione eguale ed oppostamente
diretta che esercitano gli appoggi, contro i
quali viene trasmessa la pressione della
volta»

Cavalieri San Bertolo 1826-27


ORIGINI
III millennio a.C. in Mesopotamia ed Egitto: primitivi esempi di archi, volte e cupole
II millennio a. C.: nell’architettura micenea impiegate nei tholoi (in greco cupola), ma si ritrovano anche in
Sardegna nelle costruzioni nuragiche

Volta a botte, granai Ramesseum, Tebe. Tholoi Nuraghe Su Mulinu -


Villanovafranca

Rifacendosi al sistema trilitico, erano costituite da blocchi sovrapposti posati progressivamente con lieve
sporgenza e convergenti nel vertice, quasi sempre chiuse in sommità con una lastra o un architrave di
modeste dimensioni. Ciascun concio, seppur disposto orizzontalmente, trasferisce ai conci vicini azioni non
solo verticali, come accade nel trilite, ma anche orizzontali.
ARCHITETTURA ROMANA
Utilizzate in maniera estensiva e in tutte le loro forme

Riprendendo elementi delle architetture greche ed etrusche, perfezionarono tecniche costruttive,


materiali e modalità realizzative.
Utilizzavano prevalentemente archi a tutto sesto nei quali mattoni o conci presentavano giunti convergenti
verso il centro di curvatura, questo consentiva la realizzazione di opere di grande regolarità.
L’impiego delle malte pozzolaniche consentì la realizzazione delle prime volte in opus cementiciium, che ha
permesso di realizzare strutture più leggere e più resistenti, nonostante l’aumento delle dimensioni.
ARCHITETTURA BIZANTINA
Largo impiego della cupola come copertura.

Ripresa dall’architettura romana che la realizzava su un muro continuo circolare di sostegno, è


realizzata su piloni liberi.
L’innovazione bizantina fu riuscire ad impostare cupole, con direttrice circolare, su pianta
quadrata attraverso l’inserimento dei pennacchi, creando così grandi spazi aperti.

Basilica di Santa Sofia – Istanbul.


ARCHITETTURA BIZANTINA: SAN SATURNINO
ARCHITETTURA MEDIEVALE
Il cantiere medievale è, in genere, un cantiere povero, a causa della difficoltà di trasportare i
materiali, di manodopera poco specializzata e dai lunghi tempi di costruzione.
INNOVAZIONI PRINCIPALI
1. impiego di laterizi o conci in pietra di ridotte dimensioni → la volta diventa un sistema meno rigido in
grado di assecondare eventuali movimenti di assestamento delle murature perimetrali, meno solide e
compatte, perché formate da paramenti in pietra con riempimento di malta, spesso, scadente.
2. inserimento di arcs-doubleaux → realizzati a distanza regolare e in corrispondenza dei punti di appoggio
più resistenti, costituiscono una sorta di centina elastica permanente, composta da conci capaci di seguire
i movimenti dei piloni, sostenendo la muratura costruita sopra di essi
ARCHITETTURA MEDIEVALE: CHIOSTRO DI SAN FRANCESCO

Braccio Est (XV secolo)


Braccio Ovest (XVI secolo)
ARCHITETTURA RINASCIMENTALE

Riscoperta delle forme romane, realizzate con l’impiego di tecniche e materiali del periodo.
Leon Battista Alberti (1404-1472), classifica le volte nel suo De re Aedificatoria, in volte a botte, volte a
crociera, volte sferiche (cupole) e «altre che sono costituite da una data parte di queste», ossia le
semicupole, le volte a vela e quelle a crociera composte, a creste e a vela.

Cupola di Santa Maria del Fiore, Firenze.

L’inventio, ossia il ritrovamento delle proporzioni


nascoste, favorisce lo sviluppo di impianti centrici
cupolati, nei quali la cupola assume un ruolo
primario all’interno della concezione degli edifici.
TECNICHE COSTRUTTIVE

ARMATURA E CENTINA
Fasi essenziali per la costruzione di una volta:
1. costruzione delle armature e delle centine
2. esecuzione della volta sull’armatura
3. disarmo
4. lavori complementari da eseguirsi dopo il disarmo

Centina: struttura lignea provvisoria che funge


da sagoma

Armatura: struttura lignea che sostiene


provvisoriamente la costruzione
RINFIANCO E RIEMPIMENTO
La costruzione della volta era successiva al completamento delle strutture murarie, e della
copertura, in modo che fosse assicurata la protezione dall’acqua.
Si voltava quando i muri erano ormai induriti e potevano sopportare la spinta, aiutati dai
legamenti sommitali, dalla copertura e soprattutto dal carico della muratura ad essi
sovrastante.

RINFIANCO: realizzato in muratura, è costruito


contemporaneamente alla struttura voltata e,
dal punto di vista strutturale, essendo
collegato alle reni, si può considerare come
parte dei piedritti.

RIEMPIMENTO: posizionato al di sopra della


volta, è costituito da materiale incoerente,
spesso di risulta. Porta ad un aumento del
carico verticale sovrastante, limitando lo
sviluppo di sollecitazioni flessionali alle quali
l’arco non è in grado di resistere da solo.
DISPOSITIVI DI CONTENIMENTO DELLE SPINTE
Dispositivi atti all’annullamento o al contenimento della spinta delle arcate.

→ realizzazione del piede del muro con uno spessore maggiore

→ ampliamento della sezione muraria del piedritto con contrafforti


localizzati nei punti in cui si concentra la spinta

→ aggiunta di tiranti, catene e capochiavi, inseriti per sanare volte già


compromesse, oppure in corso d’opera, soprattutto per archi ribassati o nel
caso di murature con sezioni non sufficienti. Avevano la funzione di
contrastare la spinta della struttura voltata.
CATENE, TIRANTI E CAPOCHIAVI

La posizione ottimale del tirante è all’altezza delle reni dell’arco, in corrispondenza dell’eventuale
sfiancamento (30/35° dall’orizzontale).
Tradizionalmente è posto rialzato rispetto alle imposte a circa 1/3 della freccia.
Altre considerazioni, di carattere puramente estetico e funzionale, hanno indotto a porre il tirante ad
altezze diverse rispetto a quella meccanicamente più opportuna: è possibile quindi trovare i tiranti
all’altezza dell’imposta dell’arco; oppure nello spesso della volta o sopra di essa.

Catena metallica estradossale

Catena posta in corrispondenza del concio di chiave


GENESI GEOMETRICA

VOLTE DI COPERTURA
- volte ottenute per traslazione: volta a botte e tutte le
volte che derivano da essa.

- volte ottenute per rotazione: la cupola e tutte le volte


ottenute da essa.

- volte semplici: la superficie che le delimita non ha


soluzioni di continuità, cioè non presenta punti in cui
cambia la curvatura (es. volta a botte, volta a vela).

- volte composte: la superficie che le delimita è


formata da più parti di diversa curvatura (es. volta a
crociera, volta a padiglione).
VOLTA A BOTTE
Si genera dalla traslazione di un arco lungo una direttrice.
I vari modelli che si ritrovano in campo costruttivo si distinguono in base alla posizione delle
linee direttrici:
botte retta: linee direttrici orizzontali,
botte rampanti: linee direttrici oblique, cioè se la volta copre un vano in salita come una scala
botte conica: le imposte della volta non sono parallele ma convergenti
botte elicoidali: la volta copre un vano in salita ad andamento circolare, (es. rampe elicoidali)

San Saturnino, volta a botte.


VOLTA A BOTTE LUNETTATA
Si ottiene dall’intersezione di una volta a botte con un semicilindro
ortogonale all’asse della volta stessa ma di diametro minore.
Lunette: porzioni del semicilindro minore
curva gobba: curva di intersezione dei semicilindri

È usata soprattutto nell’architettura cinque-seicentesca per


risolvere il problema dell’apertura dei vani finestra sul
rinfianco di ambienti coperti da volta a botte.

Chiesa SS. Pio e Antonino (Anzio), volta a botte lunettata.


VOLTA A VELA
Impostata su pianta quadrata o rettangolare, è ottenuta sezionando
una calotta semisferica , avente come diametro la diagonale del
quadrato di base (la circonferenza di base della semisfera circoscrive
il perimetro interno del vano) con quattro piani verticali.
Basilica di San Pietro al Monte a Civate (Lc)

VOLTA A BACINO: variante della volta a vela, impostata su pianta circolare o ellittica
VOLTA CILINDRICHE
VOLTE A CROCIERA E A PADIGLIONE
volte cilindriche, generate dall’intersezione di due semicilindri di uguale
diametro ed ortogonali tra loro. Si impostano su pianta quadrata e sono
formate da 4 porzioni di semicilindro.

Differenza formale
volta a crociera: è formata dalle 4 porzioni di semicilindro dette unghie
volta a padiglione: è formata da 4 porzioni di semicilindro detti fusi.

Differenza strutturale
volta a crociera: si imposta generalmente su 4 pilastri e l’ambiente da essa coperto può essere
libero su tutti e 4 i lati
volta a padiglione: si imposta su pareti murarie e l’ambiente è chiuso sui 4 lati
VOLTA A CROCIERA
La superficie è costituita da porzioni di volte a botte delimitate da quattro archi perimetrali e da
due archi diagonali, che passano per il centro della volta e sono più grandi di quelli perimetrali.

Chiave: centro della volta


Unghie: spazi tra gli archi diagonali e perimetrali, talvolta sono separati tra loro da nervature che
evidenziano lo stacco tra le diverse curvature.
La struttura scarica il proprio peso sui sostegni d’angolo (pilastri o colonne).

Cattedrale (Cagliari), volta a crociera delle cappelle


VOLTA A PADIGLIONE

È costituita da fusi cilindrici: porzioni di volta a botte comprese tra


le quattro linee d’imposta perimetrali e i due archi diagonali.

piano d’imposta della volta: piano sul quale giacciono le linee di


imposta dai 4 fusi

La volta a padiglione si imposta anche su ambienti poligonali e in


tali casi prende il nome di cupola.
VOLTA A SCHIFO
volta a gavetta, volta a specchio

Si ottiene sezionando una volta a padiglione con un


piano orizzontale.
È utilizzata per coprire ambienti a pianta rettangolare
ma, per la sua caratteristica di avere un piano
orizzontale, in genere, la volta non è portante.
In questo caso infatti si parla di falsa volta, che spesso
veniva realizzata con incannucciate, oppure con tavelline
poste di taglio e intonacate all’intradosso.
VOLTA A VENTAGLIO

Geometricamente è formata da più conoidi (superficie a doppia curvatura generata per


rotazione attorno ad un asse di una curva generatrice) disposti uno di fianco all’altro.

Storicamente deriva dalla volta a costoloni nella quale l’incrocio delle costole forma un motivo
a intreccio.

Si imposta su lunghe ed esili


colonne da cui partono, in
prossimità del soffitto, costoni
disposti a raggiera.

Navata centrale dell’abbazia di Bath Interno della Cattedrale di Lincoln


VOLTA A RAGGIERA – VOLTE AD OMBRELLO
Si tratta di volte composte di spettacolare morfologia ottenute voltando ambienti poligonali con unghie
simili a quelle delle volte a crociere che diventano le strutture portanti di vere e proprie cupole. Il ricorso
alle costolonature permette di realizzare coperture a volta di ampie dimensioni la cui varietà deriva
esclusivamente dalla fantasia del progettista.
Esempi di grandissimo pregio sono rappresentati dalle volte a raggiera, dalle volte ad ombrello e
dalle volte stellari.

Castel Nuovo (Na), volta ad ombrello nella Sala dei Baroni.

Cagliari, Chiesa di San Giacomo, volta stellare del presbiterio


VOLTE LAPIDEE
VOLTE IN PIETRA CONCIA

Realizzate con conci cuneiformi


richiedono una complessa e
impegnativa lavorazione.

San Saturnino, volta in pietra concia.

I conci aderiscono tra loro in modo che le facce trasmettano i


carichi distribuiti omogeneamente, attraverso la malta dei giunti,
che ha uno spessore molto ridotto.
La complessità della tecnica, la quantità delle lavorazioni
necessarie e l’elevato peso dei materiali impiegati ne ha limitato
l’utilizzo alle opere monumentali e durevoli.
Con i conci si realizza la volta portante, poi colmata, sino alla
quota dell’estradosso, con materiali più leggeri.
VOLTE IN PIETRAME
Realizzate con pietrame appena sbozzato, di litotipi con bassa resistenza e peso specifico.
Economicamente più vantaggiose, erano impiegate per la copertura di ambienti dalle
dimensioni modeste di edifici comuni.

La volta è apparecchiata con conci


grossolanamente cuneiformi e i giunti sono
posti in modo radiale lungo il centro di
curvatura. La malta in questo caso è
abbondante per colmare gli spazi tra i conci
non lavorati e ha buone caratteristiche
meccaniche e coesive. Le pietre ben
assestate sono rincalzate con schegge o pezzi
di tegole o mattoni rotti.

Presentano spessori maggiori, ma sono più


leggere. Sono caratterizzate dai rinfianchi, in
prossimità delle reni, più soggette a lesioni.
Procedendo simmetricamente verso la
chiave la struttura si riduce in peso e in
spessore ed è riempita e livellata con
materiale incoerente, quali calcinacci e
rappezzi di mattone o tegole compattati.
VOLTE DI CONCREZIONE

Concrezione: getto di inerti


(caementa) e di malta legante che,
indurendo, prende la forma della
cassaforma usata.

Rappresenta la pietra artificiale più


usata nelle coperture a volta romane.

L’emplecton (il getto) veniva posato


sovrapponendo le pietre ai letti di
malta.
VOLTE IN LATERIZIO
La posa avveniva disponendo i laterizi sui piani
normali alla curva d’intradosso, paralleli all’asse e
passanti per il centro della volta

I giunti di malta erano eseguiti con spessore


variabile per seguire la curvatura della volta.

Duomo di Novara, volta in laterizio nel Chiostro


SOLAI

Solaio piano: struttura bidimensionale caricata


perpendicolarmente al proprio piano, realizzata per
formare un piano orizzontale all’interno di un edificio.

Struttura elastica sollecitata prevalentemente a flessione, che


non genera spinte orizzontali sugli appoggi ma si deforma
sensibilmente, contrariamente alle strutture voltate in
muratura che lavorando ad arco sono sollecitate a
compressione, non si deformano e sono perciò definite rigide.

Orditura: disposizione degli elementi che


compongono il solaio.

In generale, la travatura principale è posta lungo il lato


minore della superficie da coprire, in questo modo le travi
sono sottoposte a sollecitazioni inferiori rispetto a quelle
che avrebbero se messe in opera secondo il lato maggiore.
Le estremità delle travi devono poggiare sopra una superficie piana e stabile.

La trave deve poggiare sul muro per un tratto di almeno


una volta e mezzo la sua altezza.
Infatti nelle vecchie costruzioni, non è raro rilevare sotto
l’appoggio delle travi, la presenza di mensole rudimentali in
pietra o in laterizi.

Tale espediente riduce la luce di influenza della trave e


aumenta la superficie di appoggio col vantaggio di ripartire
sopra un’area più ampia il carico della trave stessa.
SOLAI IN PIETRA

Tipologia rara derivata dagli edifici architravati, come le sale ipostile ed i templi greci.
Caratteristiche tecniche: materiale pesante, fragile e con scarsa resistenza a flessione.

Uso limitato a piccoli ambienti in cui le lastre


di pietre, aventi dimensioni massime di 2-3
metri circa, venivano appoggiate sui muri e
disposte l’una accanto all’altra a costituire
l’impalcato.

Sala ipostila del Tempio Minore di Abu Simbel in Aswan.


SOLAI IN LEGNO
Formati con elementi lineari ricavati dal
taglio dei tronchi.

Il grande uso di questa tecnologia ha prodotto


una standardizzazione nelle dimensioni e nella
denominazione degli elementi che si differenzia
da regione a regione.

NOMENCLATURA
Travi: elementi della struttura principale;
Travicelli o travetti: elementi della piccola armatura;
Tavolato: assi o tavole fissate direttamente sull’estradosso dei travicelli per ottenere il piano su cui
stendere il pavimento.

La trave viene posta in opera sull’appoggio con il lato più


corto come base e quello più lungo come altezza.
Solaio ad orditura semplice: tipico delle zone ricche di legname,
vengono utilizzate travi con sezione media (travetti) che
possono avere anche luci elevate.

I travetti vengono posati direttamente sui muri perimetrali con


interesse limitato entro una dimensione doppia alla loro larghezza, in
modo da avere un pieno alternato ad un vuoto di uguale dimensione e
ridurre così il carico e la sollecitazione flessionale.

Solaio ad orditura composta: molto diffuso nelle regioni


meridionali, composto da due ordini sovrapposti: le travi
principali a sezione maggiore su cui poggiano i travicelli
dell’orditura secondaria, disposti perpendicolarmente alle prime.
Svantaggio: la presenza di più ordini di travi sovrapposte comporta una
diminuzione dell’altezza utile della stanza.
Vantaggio: più economico e maneggevole in quanto si possono utilizzare
legni relativamente corti e poco pesanti.
Piano: ottenuto attraverso le assi del tavolato fissate
sull’estradosso dei travicelli.
Su di esso veniva steso il pavimento oppure poteva essere
utilizzato direttamente come calpestio.
La sua funzione è quella di distribuire in modo più efficace i carichi
concentrati, di limitare le oscillazioni e di collegare meglio gli
elementi sottostanti, mediante le chiodature.

In alternativa al tavolato il piano può essere realizzato con le


pianelle, elementi in laterizio montati perpendicolarmente ai
travicelli, con giunti in malta di posa stuccati infine dall’alto.
L’appoggio delle travi costituisce un punto delicato perché più soggetto ad ammalorarsi, per
questo motivo è necessario avere massima cura nell’isolamento la testa della trave e nel
collegamento strutturale con il sostegno. Quando possibile, si sfrutta la risega del muro.
Dormiente: elemento con funzione di ripartizione dei carichi su una superficie più ampia, di
collegamento e di areazione della testa del trave quando sposta l’appoggio della trave al di
fuori del muro.
È costituito, in genere, da un trave annegato nello spessore murario, da mensole di pietra o di
laterizio.
Carbonatazione: accorgimento che consiste nel carbonizzare la testa delle travi, in modo che lo
strato di carbone le protegga dai parassiti anaerobi e dall’umidità.
Altre protezioni possono essere ottenute con sostanze bituminose, pece o catrame.

In mancanza del dormiente devono essere realizzati almeno dei diffusori con mattoni o
tavoloni di legno, per evitare le tipiche lesioni della muratura che si formano sotto l’appoggio
della trave per l’intensità del carico.
SOLAI DI FERRO E LATERIZI

Diffusi tra la fine dell’ottocento e gli inizi del Novecento,


impiegano travi profilate in acciaio.
Hanno rimpiazzato, anche se non del tutto, i solai in legno, fino a
quando non sono stati essi stessi superati dall’avvento del cemento
armato.
Vantaggio: rispetto ai solai in legno, omogeneità e qualità delle
caratteristiche tecnologiche, praticità di montaggio, anche in
relazione alla forma in sezione, riduzione degli spessori, realizzazione
di elementi dalla forma e dimensioni desiderate, minore
deformazione e oscillazioni elastiche.

Profili: la forma più abituale è quella a doppio T


o a T rovescio, si trovano anche profili a doppio
T asimmetrici, con l’ala inferiore maggiore,
rotaie da ferrovia riutilizzate e profilati a C.

Sezioni di profilati metallici da un catalogo dei primi


del Novecento.
Le travi, dette anche putrelle, più usate nella realizzazione di questo genere di solaio sono le travi con profilo
a doppia T, perché offrono le migliori prestazioni statiche per il tipo di sollecitazione cui sono sottoposte. Le
putrelle possono essere anche a parete alleggerita: travi cave, reticolari, a traliccio leggero (quest'ultimo tipo
presenta l'anima realizzata con tondino piegato). Le travi reticolari e a traliccio alleggerito offrono il
vantaggio dell'attrezzabilità all'interno dello spessore normale del solaio.
Nella posa in opera le travi con chiave all'estremità sono alternate a quelle sprovviste; tutte sono collegate
fra loro tramite tiranti posti in testata, nel caso in cui una trave superi la lunghezza di 5 m ci saranno dei
tiranti intermedi ad una distanza non superiore ai 2,50 m. Tutte le forature per il passaggio di tiranti e chiavi
sono fatte prima della messa in opera e preventivamente trattate con protettivi anticorrosivi.
I solai tradizionali erano realizzati tramite l'inserimento, nell'ala inferiore della purtella, di voltine di mattoni
pieni o forati; di volterrane (speciali piattabande in laterizio); o tavelloni. La soluzione che prevede l'uso di
tavelloni è ancora utilizzata specialmente negli interventi di ristrutturazione.
I tavelloni sono laterizi forati con uno spessore compreso tra 4 e 8 cm, la loro lunghezza determina l'interasse
delle putrelle. Prima della posa dei tavelloni è preferibile interporre un copriferro in laterizio, che vada a
coprire l'ala inferiore della trave; quest'espediente è consigliato sia per evitare fessurazioni dovute ai diversi
coefficienti di dilatazione termica dei materiali costituenti i due diversi elementi, sia per evitare il ristagno di
umidità sulla faccia inferiore dell'ala della trave cui è dovuto, con il passare del tempo, l'evidenziarsi
sull'intonaco della presenza della trave. Sia le tavelle sia le volterrane possono essere sostituite da elementi
analoghi realizzati in cls.
Il riempimento fino all'ala superiore della putrella è realizzato con malta magra e inerti leggeri (pietra
pomice, scorie di fornace), su di esso è poi prevista la posa della pavimentazione. Al fine di alleggerire il
solaio si può interporre una seconda tavella, poggiata su speciali copriferri, in modo da lasciare
un'intercapedine fra le due, su questa sarà poi colato il riempimento di malta.
Per quanto riguarda l'intradosso la finitura può essere realizzata o con intonaco o con la realizzazione di un
controsoffitto appeso direttamente alle putrelle. Nel caso si opti per l'intonaco deve essere prima steso uno
strato di malta cementizia.
Volterrane: voltine a botte realizzate con mattoni
posati di piatto in foglio. Costituiscono la tessitura
intermedia tra le travi. Idonee per luci non
superiori a 1-1,20 m.
L’imposta della voltina si realizza sull’estradosso dell’ala
inferiore del profilato, senza l’impiego di centine ma con
una sagoma mobile di legno

Solaio di profilati e volterrane: 1) riempimento; 2) profilato; 3)


volterrane; 4) elementi di copriferro.
SOFFITTI
Strutture leggere realizzate sull’intradosso degli orizzontamenti e al di sotto delle coperture,
aventi il ruolo proteggere le travature lignee dagli incendi, isolare termicamente e migliorare
l’acustica.

Come isolante acustico il soffitto è previsto anche per i solai intermedi, al fine di migliorarne l’abitabilità
degli ambienti, la controsoffittatura comportando una riduzione dei volumi migliora il riscaldamento degli
ambienti.

È bene che la struttura del soffitto sia indipendente da


quella della copertura.

Soffitti piani: tra quelli tradizionali quelli lignei sono più


importanti e diffusi .
Soffitti integrati: struttura di orizzontamento i cui elementi
costruttivi sono previsti già in fase originaria, per
soddisfare sia esigenze strutturali, sia per rifinire e
migliorare le caratteristiche di isolamento del solaio e
l’aspetto dell’intradosso.
Controsoffitti di tavole a cassettoni o a
lacunari: soffitto alleggerito realizzato con
tavole disposte secondo il classico aspetto
cassettonato.

Le tavole sono inchiodate alle travi principali,


disposte anche a coltello, per utilizzarne al
massimo le capacità portanti, vengono poi
controventate con ringrossi o sagome che ne
impediscono sbandamenti e ne assicurino la
stabilità, formando una cassa rigida in grado di
sopportare, anche per grandi luci, il peso del
tavolato e del massetto superiore

Le forme geometriche più comuni cui si fa riferimento


per la base delle cavità sono il quadrato, il rettangolo e
l’ottagono.

Tavolato piano: soffitto molto semplice costituito da una serie di tavole, disposte ortogonalmente alla
direzione dell’orditura secondaria, chiodate all’intradosso dei travicelli con l’eventuale previa
predisposizione correntini, inchiodati ai travicelli per riportare in paino tutti gli intradossi.

Incannucciate: soffitto formato con uno strato di intonaco steso su una trama di cannucce palustri
spaccate ed intrecciate, in modo da offrire appiglio alle malte. La stuoia di canne così formata viene fissata
inchiodandola alle travi del solaio.
COPERTURE
Costruite a difesa degli edifici contro gli agenti atmosferici.
È necessaria massima attenzione nella loro esecuzione e manutenzione, perché un loro mal
funzionamento causerebbe un ammaloramento degli altri elementi costruttivi e delle strutture murarie.

Costituita in genere da una struttura ed un manto.


Manto: strato composto da elementi di piccole dimensioni, spesso
amovibili e fragili, che impedisce la penetrazione dell’acqua e del
vento isolando l’edificio.
TIPOLOGIE

Tipologie: coperture piane (terrazze), impermeabili all’acqua, e i tetti a falde inclinate.


I tetti si suddividono in semplici formati da una superficie regolare (tetti conici o cupole di rivoluzione), e
composti formati dall’intersezione di più superfici diversamente orientate (a timpano, a due falde opposte
o a padiglione, quando presentano quattro o più spioventi separati dai displuvi che si dipartono da un
punto centrale).

Tetti composti:
1) timpano o doppia falda; 2) mansarda; 3) padiglione; 4)
mansarda.
Mansarde: tetti le cui falde sono composte da
due superfici con diversa inclinazione che
risulta maggiore per la zona vicina alla
gronda, che ne consente l’abitabilità, e
minore per la parte di falda che prosegue
verso il colmo.

Abbaino: struttura aggiuntiva ricavata con l’inserimento di un


piccolo tetto trasversale a due spioventi, che permette di ricavare
finestre verticali, riparate dalla sporgenza del tetto stesso, per
aerare ed illuminare gli ambiente del sottotetto.
Tetti a falda unica: tetto a un solo spiovente, la pendenza voluta è
ottenuta con una superficie piana posta tra due muri opposti di
diversa altezza e altri due muri con altezza variabile, ovvero con la
linea di sommità inclinata, detti a timpano.

Tetti a due falde: la forma più comune è il tetto a capanna


COPERTURE MURARIE
Coperture realizzate con l’impiego esclusivo di muratura, generalmente volte o cupole.

Possono essere estradossate, ossia con superficie superiore a vista, oppure nascoste e protette da
copertura di diverso aspetto e volumetria che poggia su di esse.

Se estradossate il deflusso delle acque è favorito dalla loro stessa convessità, altrimenti il piano superiore
viene realizzato con una pendenza, anche minima,del 2-3 %, in modo da impedire il ristagno dell’acqua e
quindi l’insorgere di sovraccarichi accidentali o possibili infiltrazioni.

Coperture estradossate della chiesa di Sant’Anna


nel quartiere di Stampace a Cagliari
COPERTURE LIGNEE
Costituite da:
• Armatura
•Piano di appoggio del manto
•Manto di copertura

ARMATURA
Capriata: formata da due travi (puntoni)
inclinate come le falde del tetto che sostengono,
un elemento verticale posto in mezzeria tra di
esse (monaco) ed una trave orizzontale (catena)
su cui poggiano i puntoni ed altri due elementi
obliqui disposti tra puntoni e monaco (saettoni).
6. COLLEGAMENTI VERTICALI: SCALE
SCALE CON STRUTTURA LIGNEA

Utilizzate per opere di modesto impiego e per collegamenti secondari o di servizio, in genere, a
causa degli spazi limitati, come nelle cupole, torri o campanili, o in cellule abitative molto
piccole derivanti da lotti medievali.

L’uso dei chiodi era limitato per impedire spaccature, ad essi si preferivano i perni di legno in
quanto meno visibili e più compatibili da un punto di vista materico.

ESSENZE GENERICAMENTE USATE: quercia, rovere, castagno, ciliegio.


In origine erano trattate con mordente e olio o cera per renderle brillanti e resistenti alla
sporcizia; nelle riparazioni successive si usa tinteggiatura a olio.

I gradini erano realizzati con elementi in legno di spessore notevole disposti sia in orizzontale
(grado) che in verticale (sottogrado), o solo in orizzontale (scale alla cappuccina, assenza del
sottogrado)
SCALE DI LEGNO MASSICCIO

Tipologia molto antica, realizzata con blocchi pieni, per simulare l’effetto delle scale in pietra.
Svantaggi: gli spessori notevoli comportavano elevati costi di produzione, difficoltà nella
prevenzione e correzione delle deformazioni dovute a ritiro differenziato e conseguenti
spaccature.
Tali problemi sono accentuati oltre che dalle grandi dimensioni degli elementi in legno, dalle
alterazioni igrometriche che può subire l’edificio.
Ad esempio l’introduzione di impianti di riscaldamento moderni che provocano una diminuzione dell’umidità
relativa dell’aria.

Di norma appoggiate su travetti e raramente incastrate nel


muro, per ragioni di durabilità ed efficienza strutturale .
SCALE DI TRAVETTI E TAVOLE
Tipologia più razionale e diffusa, realizzata con tavole, disposte sia in orizzontale che in
verticale, per formare gradi e sottogradi.
Le tavole erano incastrate sui tavoloni laterali o cosciali.

Vantaggi: realizzati con spessori più contenuti consentono risparmio di materiale e maggiore
facilità nelle sostituzioni parziali, degli elementi più soggetti ad usura, come ad esempio le
pedate.
Inoltre, risentono meno degli sbalzi igrometrici perché possono scambiare umidità con l’ambiente.

La disposizione delle tavole, reciprocamente perpendicolari


e la buona efficacia delle connessioni consentiva
l’ottenimento di una discreta resistenza e rigidezza con un
minimo quantitativo di legno.
L’intradosso delle scale di tavole poteva essere arricchito con modanature e sgusci che evitavano la vista
del semplice dente di sega e coprivano le commessure.
Poteva essere anche completamento coperto da una fodera piana, eventualmente arricchita da cornici e
coprispigoli.

Quando realizzate con sole tavole orizzontali,


risultavano meno rigide e maggiormente soggette a
cedimenti dei gradini sottoposti a carichi ed a usura.
La loro lavorazione semplificata e meno rifinita ne
consigliava l’adozione per locali di servizio, in genere
non a vista.

I gradini sono appoggiati al cosciale tramite gattellini


laterali e fissati tramite chiodatura.
Generalmente i gradi sono poggiati su due cosciali o su
un cosciale e sul muro, anche se è preferibile poggiare
su un altro cosciale e collegare questo al muro, per
ridurre il contatto tra le due strutture, muratura e
scala in legno, dal differente comportamento, ma
anche per evitare scassi troppo diffusi sulla struttura
muraria.
I due cosciali, generalmente ricavati da alti tavoloni, sono dotati di
scarsa rigidezza trasversale ma ben connessi a gradi e sottogradi
formano una struttura capace di assorbire anche le azioni trasversali.
Spesso i gradi erano inseriti su intagli ricavati sui lati interni del cosciale e
trattenuti da tiranti trasversali.

Una soluzione meno impegnativa prevedeva la posa con chiodatura dei


gradi e dei sottogradi al cosciale

Spesso nelle antiche case a schiera si trovano scale in cui la struttura


portante è costituita da un tavolato appoggiato su travetti inclinati, sul
quale erano realizzati i gradini con muratura intonacata, il piano di
calpestio era costituito da una tavola di legno facilmente sostituibile.
TIPOLOGIE
SCALE A SBALZO
Tipologia realizzata con gradini di massello incastrati nel muro.

SCALE A COLLO
Realizzata per collegare due piani con una scala rettilinea ad una sola branca. Si smantellava
una porzione di solaio compresa fra due travicelli, o fra un travicello ed il muro, e si
disponevano due cosciali, paralleli ai travetti ma obliqui, in modo che poggiassero sul solaio
inferiore e sul trave del solaio superiore.

Scale con più rampe sono ottenute


realizzando un solaio di pianerottolo
con due travi trasversali e appoggiando
su quello interno i cosciali delle rampe
o facendo affidamento sugli appoggi
murari perimetrali.
SCALE A VOLO
Scale senza pilastri centrali, ad esempio quelle curve o formate da più di due rampe per piano
che non permettono l’inserimento di travi interne da muro a muro.

Strutture composte esternamente da cosciali paralleli ai muri e ad essi collegati, mentre internamente da
altri cosciali inclinati, appoggiati al piede delle strutture sottostanti e sopra collegati al muro tramite
puntoni orizzontali ed il cosciale centrale del pianerottolo.
SCALE A CHIOCCIOLA

Può essere di pianta circolare, quadrata o


ellittica, e realizzata a sbalzo, a volo o con
anima centrale.
Quando a sbalzo i gradini possono essere
incastrati sul fianco esterno nelle murature
d’ambito.

Nel caso a volo i gradini sono incastrati sul cosciale


laterale, appoggiato a terra, appoggiandosi l’uso
sull’altro tramite i sottogradi che convergono al
centro.
Nel caso con anima centrale, gli scalini anche senza
sottogradi poggiano sul cosciale esterno e su un
pilastrino centrale.
SCALE CON STRUTTURA MURARIA

Si distinguono in scale a pozzo, con un elemento centrale di sostegno e scale ad anima, che si
sorreggono sui muri d’ambito.
Alla prima categoria, scale con pozzo di luce appartengono:
-Scale a volo: poggiate sui muri longitudinali o a sbalzo dai 4 muri;
-Scale a collo: impostate sui muri trasversali a gradi incastrati sui muri d’ambito o con appoggio reciproco
sui muri d’ambito.
Alla seconda appartengono, distinte per modalità di realizzazione dell’appoggio intermedio e per tessitura
e costituzione delle strutture di sostegno dei gradi:
-Scale ad anima piena;
-Scale con anima formata da pilastri uniti da costole (archi o architravi)
SCALE A POZZO
Integra l’illuminazione proveniente dalle finestrature con un pozzo di luce o lucernario.
La mancanza di appoggio centrale permette alla luce di raggiungere i piani sottostanti.
L’assenza di sostegni oltre i muri della gabbia dona alla scala un aspetto leggero e gradevole
anche in spazi angusti e ristretti.
SCALE A VOLO Realizzate con volte che poggiano sui muri
esterni permettendo di realizzare
collegamenti verticali ariosi e luminosi.

Scala “alla romana” costituita da una serie di


semivoltine sporgenti a mensola e reciprocamente
appoggiate alle intersezioni
SCALE A VOLTE IMPOSTATE SUI MURI LONGITUDINALI
Alternativa alla scala completamente a sbalzo, potevano avere una struttura composta da
volte simile alle precedenti per le rampe e da volte a botte appoggiate con le due imposte sui
muri longitudinali, per i pianerottoli. Preferibili per ottenere rampe con ampiezze maggiori,
struttura meno elegante ma più robusta e sicura, più stabile.
SCALE A VOLTE RAMPANTI
Ottenute realizzando per i pianerottoli due volte a botte con le imposte sui muri longitudinali e
per le branche, volte rampanti, con l’asse perpendicolare alla pendenza, per motivi di staticità
le volte dei pianerottoli devono essere molto robuste.

Un’altra soluzione per diminuire la


pressione dovuta alle spinte nel punto di
intersezione delle volte, è quella di
realizzare un arco intradossato tra rampa
e pianerottolo; in questo caso si può
usare per il pianerottolo una botte ad
asse perpendicolare ai muri
longitudinali, e l’arco che separa le due
volte (della rampa e del pianerottolo) ne
sostiene anche le imposte.

Esempi delle volte delle rampe: rampanti, a


botte, a semipadiglione o veloidiche.
SCALE A COLLO
Consiste in sistemi di volte rampanti che hanno l’imposta inferiore sul fianco della volta
rampante precedente e l’imposta superiore sul muro d’ambito opposto e così di seguito.
SCALE A GRADI INCASTRATI
Scala a pozzo con scalini autoportanti, senza elementi di sostegno centrali, incastrando i singoli
gradi massicci, di pietra, nel muro d’ambito e collegandoli reciprocamente in modo che non ci
si debba mai affidare ad una sola mensola ma sempre alla resistenza dovuta alla loro
collaborazione.
Si blocca il più profondamente possibile, l’estremo da incastrare nel muro e attraverso la stereotomia del
pezzo si otterrà che questo combaci e si incastri con quello inferiore. Per aumentare la resistenza dello
sbalzo si poneva in opera sotto i gradini un secondo ordine di mensole. Una variante più economica e
leggera prevedeva l’impiego di lastre di pietra lamellare, incastrate nel muro ed appoggiate sulle lastre
inferiori mediante un sottogrado ottenuto con una lastra o con mattoni posti di coltello.

Scala con gradini in massello di pietra concia;


la complessità della stereotomia era necessaria
per incastrare ogni elemento nel muro
perimetrale e formare un’elica resistente sul
perimetro internoi n cui si apriva il pozzo di
luce.
SCALE AD ANIMA
Tipologia caratterizzata da struttura portante centrale che collabora con i muri perimetrali
della gabbia realizzando un secondo appoggio per i gradini o per gli elementi su cui questi
gravano. L’anima, ossia il sostegno, può assumere diverse conformazioni, la forma più semplice
è quella di una parete rettilinea che separa le due rampe parallele, altre volte può ridursi ad
una colonna, nel caso delle scale a chiocciola, altre può assumere forme più complesse, ad
esempio nelle scale a C, in quelle a pianta triangolare.

La parete d’anima conferisce alle scale un aspetto pesante e poco luminoso, che poteva essere alleggerito
“svuotando” il muro e ricorrendo a telai formati da pilastri, colonne, trabeazioni o archi.

Le branche/rampe erano ottenute attraverso volte su cui appoggiare i gradini o direttamente con gradi
autoportanti, la cui stereotomia era studiata ad hoc per ottenere la collaborazione reciproca nel sostegno
dei carichi concentrati e dinamici.

Il muro d’anima era di norma molto robusto dovendo contenere le spinte delle volte delle branche.
SCALE A TENAGLIA
Utilizzate in grandi ambienti di rappresentanza, formate da una rampa centrale che si sdoppia
in due branche di ritorno. Tutte le rampe poggiano su volte impostate su entrambi i lati. In
alcuni casi la rampa centrale si svincola dai muri comuni e si slancia su una volta rampante o su
pilastri e archi.
SCALE CIRCOLARI O ELLITTICHE
Costruite con volte a botte elicoidali.
La spinta laterale delle volte diventa centripeta nel lato interno e centrifuga su quello esterno.

Spesso realizzate con blocchi di pietra concia


incastrati nel muro d’ambito ed appoggiati
sui sottostanti. L’anima è generalmente
formata con gli stessi blocchi dei gradini che,
ad un’estremità, sono sagomati a rocchio;
nella sovrapposizione le parti formano una
colonna centrale di sostegno per la rampa.
GRADINI
La superficie di intradosso della scala può apparire liscia, oppure mostrare anche al di sotto la
sagoma dei gradini, oppure presentare sagome particolari.
6.LE APERTURE
Costituisce soluzioni di continuità dei setti murari, ovvero punti di debolezza per i quali è
necessario osservare opportune precauzioni:
- contenere le larghezze delle bucature per mantenere il rapporto pieni/vuoti
- le finestre devono essere incolonnate per mantenere integro il maschio murario intermedio e
favorire ildeflusso diretto dei carichifino al terreno.
Nell’intorno della bucatura si verificano valori delle tensioni superiori rispetto ai valori medi.

La forma delle finestre negli edifici di muratura era in


genere rettangolare, con il lato superiore talvolta
conformato ad arco.

ELEMENTI COSTITUENTI
STIPITI O SPALLE
DAVANZALE
ARCHITRAVE O ARCO
MAZZETTA: tra lo spigolo con la parete esterna e gli infissi
SCHIANCI STROMBATURE O SGUINCI: in genere non perpendicolari alla facciata ma disposti
a formare una svasatura per facilitare l’ingresso della luce naturale
BIFORE e POLIFORE
Apertura suddivisa in più parti con pilastrini o colonnine con funzione di
puntello intermedio che consentiva di ottenere aperture più ampie con
strutture meno impegnative.

FINESTRE A CROCE (XV sec.)


Rappresenta l’alternativa architravata alla
bifora. Strutturalmente si riduce la luce libera
del vano con un pilastrino centrale che sostiene
due piccoli architravi, posti a 2/3 dell’altezza del
vano, ottenendo però complessivamente una
grande apertura.
ARCO DI SCARICO (sordino)
Realizzato disponendo i mattoni
perpendicolarmente alla linea di forza, era posto al
di sopra della piattabanda e aveva la funzione di
irrobustire la zona in cui si sarebbe formato l’arco
naturale.

Sulla piattabanda grava quindi solo il peso proprio


della muratura tra l’arco di scarico e il vano
dell’apertura.
7. INTONACI
INTONACI DI FANGO
Alla materia prima sono aggiunte, per incrementarne la durabilità, materiali organici e fibre
vegetali.

Svantaggi: esigenza di manutenzioni continue e di rifacimenti .

Vantaggi: utilizzati, fino al secolo scorso, in sostituzione di quelli di calce, per ragioni
economiche e per l’ottima resistenza agli sbalzi termici che li rendeva adatti per il rivestimento
di comignoli, camini e forni.
INTONACI DI CALCE
Stuccatura: trattamento delle commessure pressando il giunto, con la cazzuola e altro ferro.
Rinzaffo: stesura di un primo strato applicando gettando con la cazzuola la malta sul
paramento murario. Per la massima adesione la malta doveva essere ricca di calce e di inerte
fino e la muratura ben bagnata.
Arricciatura: stesura di un numero variabile di strati di malta, composta di inerti più grossi per
il primo strato e più sottili per gli spessori successivi. La superficie piana si otteneva con regoli
che venivano fatti scorrere sulle guide. L’ultimo strato veniva lavorato con fratazzo.
Colla o stabilitura: finitura dell’intonaco con un ultimo strato di malta con inerte raffinato alla
mola.
Scialbi: intonaci non completi e spesso dati su superfici già lasciate in vista, stabiliture date
direttamente sui paramenti.
Spegnimento della calce: avveniva direttamente in cantiere,
l’ossido di calce veniva immerso in vasche di spegnimento e
lasciato a macerare da tre a sei mesi sommerso in acqua
limpida (acqua piovana), si otteneva cosi il grassello di calce.
In tempi moderni il processo avviene in modo industriale e si
ottiene un prodotto in polvere detto calce idrata.
Calcinaroli o bottaccioli: fori di circa un centimetro sulla
superficie dell’intonaco, prodotti a causa dell’espulsione di
materiale in seguito alla presenza di grumi di ossido non idrato
spentosi, successivamente all’applicazione dell’intonaco, con
l’umidità atmosferica.

Nel cantiere veniva allestito lo “smorzo”, ossia la vasca in cui venivano


idratate le zolle di calce viva per dare il grassello ed il latte di calce
impiegate per la composizione delle malte e delle tinte.

Composizione: malte a base di calce aerea con l’aggiunta di sabbia o pozzolana, polvere di marmo e di
mattone cotto, che conferivano alle malte proprietà idrauliche e quindi maggiore resistenza agli agenti
aggressivi, soprattutto in presenza di umidità o di acqua battente.
Additivi: aggiunti nella preparazione degli intonaci per conferirgli la capacità di crescere di volume nella
presa. Nella trattatistica si trova un elenco molto esteso delle principali materie usate, come ad esempio:
peli di animali, oli vegetali, grassi e proteine, latte scremato e altri derivati, scarti della produzione
alimentare, leganti organici, carbon fossile, borra, polvere di vetro, ossido di ferro .
INTONACI DI GESSO
Vantaggio: può essere applicato in un unico strato, portando immediatamente a compimento la finitura,
in quanto non diminuendo di volume durante la presa, non genera cretti da ritiro.
Ottenimento di superfici perfettamente piane, omogenee e levigate.
Possibilità di lavorazioni a rilievo conseguenti alla velocità di presa e alla successiva rapida acquisizione di
buone caratteristiche meccaniche.

Svantaggi: uso limitato alla finitura di interni asciutti, a causa della bassa stabilità del materiale
solidificato, e della reversibilità dell’indurimento (in presenza di umidità questa viene assorbita
comportando l’indebolimento delle caratteristiche meccaniche raggiunte).

Scagliola: particolare gesso, oggi comunemente impiegato, caratterizzato da un ,maggior tempo di presa
che ne favorisce l’impiego per la realizzazione di ornati e stucchi elaborati.
INTONACI DI MALTE IDRAULICHE
Indice di idraulicità: capacità di indurire oltre che all’aria anche in presenza di forte umidità o di
immersione in acqua. Capacità derivata dalla presenza nella pietra, da cui si ottiene il legante, di impurità,
argille, tufi, o pozzolane, che attraverso la cottura o calcinazione si trasformano in silicati e alluminati che
consentono la presa e l’indurimento anche in assenza di anidride carbonica dell’aria.

Questo tipo di intonaco era utilizzato dai romani per proteggere dall’invecchiamento precoce gli strati di
asfalto e bitumi disposti per impedire il passaggio dell’acqua nelle opere fondali e marittime. Gli sviluppi
della scienza delle costruzioni nel XIX secolo ha portato alla ricerca di leganti simili a quelli romani con
elevate qualità idrauliche e meccaniche. Si arrivò così all’introduzione dei cementi nella confezione degli
intonaci.
Vantaggi intonaco cementizio: possiede una superficie più dura, resistente agli urti e all’umidità.

Svantaggi intonaco cementizio: minor capacità di lasciarsi attraversare dal vapore acqueo che comporta il
più facile distacco in presenza di umidità proveniente dall’interno del muro o della costruzione.
Nel campo del restauro: l’incompatibilità chimica, la scarsa traspirabilità e la maggior durezza, rendono il
cemento inadatto per il confezionamento di malte e intonaci, soprattutto se a contatto e in continuità con
quelli di tipo tradizionale.
INTONACO DI MALTE BASTARDE

Malte ottenute dalla miscela di leganti diversi con lo scopo di ottimizzare le caratteristiche in
fase di lavorazione.
Per la lavorabilità di un intonaco risulta di fondamentale importanza il tempo di presa, è auspicabile
l’utilizzo di malte con presa rapida ma non troppo, per consentire un’agevole stesura dell’impasto o
l’eventuale modellazione.
Stucco alla romana: malte ottenute con cemento e calce e malte miste di calce e gesso, miscelate con
polvere di marmo, travertino o mattone.

Malte di cemento e calce con pozzolana: residua traspirabilità, maggior durezza superficiale e resistenza
meccanica, maggiormente lavorabile in quanto possiede tempi di presa più lunghi che ne facilitano la
stesura e le operazioni di ripresa.
FINITURA A IMITAZIONE DEL MARMO

Malte a base di calce o gesso miscelate a polvere di marmo, coloranti e grassi.


Lavorazione applicata alla superficie intonacata per dotarla di una particolare resistenza agli agenti
aggressivi, talvolta a imitazione nell’aspetto superficiale di finiture nobili quali il marmo bianco o colorato.
FINITURA A IMITAZIONE DELLE PIETRE
Simulavano finiture tipiche delle parti esterne delle costruzioni, in particolare, la cortina di mattoni e il
bugnato della pietra.
Esecuzione della finta cortine: ottenuta applicando sul paramento murario un intonaco su cui venivano
tracciati, con la punta della cazzuola dei solchi orizzontali che imitavano i ricorsi dei mattoni e talvolta
anche i giunchi verticali.

La finitura a simulazione di una cortina di laterizio


era utilizzata per livellare e dare compostezza a
muri disomogenei, con elementi di diverso colore,
dimensione e giunti irregolari o per conferire
maggiore protezione a intonaci sottili.

Anche il bugnato tipico del basamento e delle angolate dei palazzi rinascimentali,
veniva simulato attraverso l’uso dell’intonaco opportunamente lavorato con la cazzuola
o altri strumenti appositi. Con l’uso del colore si simulava, inoltre, l’invecchiamento
delle pietre.
Il paramento murario si predisponeva in anticipo con aggetti murari e rientranze che
approssimavano i movimenti del bugnato, evitando, inoltre, spessori troppo elevati
dell’intonaco che risulterebbero instabili.
8.TINTEGGIATURE
TINTEGGIATURE A CALCE

Pigmenti tradizionali adottati: terre rosse, gialle e verdi, prodotti della combustione di vegetali,
soprattutto il carbone per il color nero, pigmenti metallici quali gli ossidi
Le tinteggiature a calce sono le più diffuse e si ottengono dalla miscela di calce idrata o grassello, diluiti in
acqua e pigmenti.
Caratteristiche: scarse capacità aggrappanti, migliorate se il fondo viene preventivamente lavato con
acqua e nuovamente bagnato poco prima della stesura, la bagnatura così ottenuta permetteva una
maggiore penetrazione nelle porosità della tinta e quindi un miglior legame chimico-fisico.
Una migliorare aderenza si otteneva quando la superficie dell’intonaco non era perfettamente liscia.
TINTEGGIATURE AI SILICATI
Prodotti base: Silicati di potassa e di soda. Permettono di ottenere tinte meno dilavabili e più
resistenti sia di quelle a calce che di quelle a colla. Contrariamente alle tinte a calce devono
essere date su fondo completamente rappreso per evitare efflorescenze, sono ben compatibili
con gli intonaci di cemento.

Per una maggiore compattezza della tinta si miscelavano con il silicato l’amido ed il carbonato di calce.
La discreta insolubilità dello strato silicatico ne consigliava l’adozione per i paramenti esposti ad acqua
battente e in prossimità del mare.
TINTEGGIATURE A COLLA O A TEMPERA
Disciolte in soluzioni contenenti proteine ed amidi aventi proprietà di collageni quali caseina,
latte vaccino, colla di pelle o di ossa, gelatina pura, la colla di farina e gomma arabica per gli
acquerelli.
Principali componenti: colle, latte bollito, gesso fino, biaccone (bianco di Francia o Meudon),
colori.
Uso di tali tinte limitato agli interni.
Preparazione del fondo: nel caso di superfici disomogenee si eseguivano imprimiture a base di bianco
Meudon, gesso fine e latte per intonaci a calce, o latte di calce e polvere di marmo per intonaci a malta
idraulica.
INDICE
6. Collegamenti verticali: scale 9. Tinteggiature
Scale con struttura lignea
A calce
Di legno massiccio
Di travetti e tavole Ai silicati
Tipologie A colla o a tempera
Scale con struttura muraria A olio
A pozzo Ad affresco
Ad anima
Stucchi
Gradini
7. Aperture
8. Intonaci
Intonaci di fango
Intonaci di calce
Intonaci di gesso
Intonaci di malte idrauliche
Intonaci di malte bastarde
Finitura a imitazione del marmo
Finitura a imitazione delle pietre
TINTEGGIATURA A OLIO

Vantaggi: maggiore elasticità e capacità di seguire le deformazioni del fondo su cui è applicata, notevole
impermeabilità.
Adatta per proteggere e rifinire elementi realizzati con legno e metalli.
Applicata sulle superfici degli interni per ottenere particolari effetti decorativi o per le zone più esposte ad
abrasione e sporcizia (ad esempio in luogo dei moderni battiscopa o per i rivestimenti di saloni o scale).

Pitture a base di olio di lino cotto o crudo e altri oli essiccativi che asciugandosi lasciano una pellicola
protettiva.
TINTEGGIATURA AD AFFRESCO
Utilizzata per ottenere figurazioni pittoriche su paramenti murari, anche in esterni, in quanto
particolarmente resistenti e durevoli.
Contrariamente alle tinteggiature a calce per le quali era necessario attendere la presa dell’intonaco, per
gli affreschi la tinta doveva essere stesa sul paramento ancora fresco di esecuzione.

Utilizzo di colori di provenienza minerale contenenti ferro e magnesio quali: la calce bianca, la polvere di
marmo, le ocre, naturale e bruciata, il bianco zinco, la terra di Siena, il giallo di Napoli, gli oltremare e i
cobalto.

Vantaggi: durevolezza, resistenza e brillantezza dei colori.


STUCCHI

Eseguita, generalmente, su sporti laterizi