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Civile Ord. Sez. 6 Num.

20171 Anno 2015


Presidente: CURZIO PIETRO
Relatore: MAROTTA CATERINA
Data pubblicazione: 08/10/2015

Corte di Cassazione - copia non ufficiale


ORDINANZA

sul ricorso 7467-2014 proposto da:


LONGHI STEFANIA (LNGSFN75T68L219T), elettivamente
domiciliata in ROMA presso la CORTE DI CASSAZIONE,
rappresentata e difesa dagli Avvocati GIUSEPPE PELLERITO,
SILVIO CHIODO e BENEDETTO PELLERITO, giusta procura in
calce al ricorso;

- ricorrente -

nonché contro
F1AT GROUP AUTOMOBILES S.P.A.;

- intimata -

avverso la sentenza n. 4118/2013 della CORTE SUPREMA DI


CASSAZIONE di ROMA, dell'i 1/12/2012 depositata il 19/2/2013;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio
dell'8/7/2015 dal Consigliere Relatore Doti CATERINA MAROTTA.
1 - Considerato che è stata depositata relazione del seguente
contenuto:
<<Con sentenza di questa Corte n. 4118/2013 del 19/2/2013
veniva rigettato il ricorso proposto dalla Fiat Group Automobiles S.p.A.
avverso la decisione della Corte di appello di Torino che aveva
confermato la sentenza del giudice del lavoro del Tribunale con la quale

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era stata accolta la domanda di Stefania Longhi e dichiarata l'illegittimità
della sua collocazione in cassa integrazione guadagni straordinaria
(CIGS) con condanna della società al pagamento della differenza tra
quanto percepito a titolo di integrazione e quanto spettante a titolo di
retribuzione. Nella suddetta sentenza questa Corte non provvedeva in
ordine alle spese processuali.
Di tale decisione la Longhi chiede la revocazione ex art. 395, n. 4,
cod. proc. civ. fondando il ricorso su un unico motivo.
Fiat Group Automobiles S.p.A. è rimasta intimata.
Con l'unico motivo la ricorrente deduce che la sentenza n. 4118/13
sarebbe suscettibile di revocazione per errore di fatto, ex art. 395, a 4,
cod. proc. dv., costituito dal non aver questa Corte ritenuto
perfezionata la notifica del controricorso, effettuata a mezzo del servizio
postale, non essendo stata prodotta agli atti la cartolina di ritorno della
raccomandata e, conseguentemente, dal non aver provveduto sulle
spese del giudizio di legittimità avendo considerato inammissibile il
controricorso e non avendo i difensori dell'attuale ricorrente partecipato
alla discussione orale.
Espone: - che il procedimento notificatorio del controricorso si era
regolarmente perfezionato; - che l'avviso di ricevimento della
raccomandata era ritornato al mittente successivamente al deposito del
controricorso; - che la relativa cartolina era stata trasmessa alla

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Cancelleria per il tramite di una ulteriore spedizione postale (di cui
vengono allegati la ricevuta di spedizione e l'avviso di ricevimento); -
che, evidentemente, alla luce della sentenza di cui è stata chiesta la
revocazione, l'avviso di ricevimento spedito non era stato inserito nel
fascicolo; - che la stessa Fiat Group Automobiles S.p.A. aveva attestato
formalmente (come da lettera allegata) di aver ricevuto la notifica del

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controricorso; - che ad ogni buon conto copia di detto avviso è stata
allegata al ricorso per cassazione.
Ciò detto, precisato in diritto che nella notificazione a mezzo del
servizio postale la cartolina di ritorno (o avviso di ricevimento) non
integra una fase necessaria e costitutiva del procedimento notificatoti°
ma ha valenza solo di meta ricevuta, evidenzia la ricorrente che dalla
memoria di replica depositata dalla Fiat Group Automobiles S.p.A. si
evinceva pacificamente la prova del perfezionamento e dell'avvenuta
notifica del controricorso (i destinatati di detta memoria erano gli
avvocati Silvio Chiodo, Giuseppe e Benedetto Pellerito nuovi difensori
della Longhi e non costituiti nei precedenti gradi di merito).
Sottolinea, infine, che l'errore in cui la Corte sarebbe incorsa - la
errata supposizione del fatto che non fosse stata data la prova
dell'avvenuta notificazione a mezzo posta del controricorso - è decisivo
in quanto in sua assenza la decisione in punto di spese sarebbe stata
diversa rispetto a quella resa.
Il motivo è inammissibile se vengono condivise le argomentazioni
che seguono.
Secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità l'errore di fatto
previsto dall'art. 395, n. 4, cod. proc. civ., idoneo a determinare la
revocazione delle sentenze, comprese quelle della Corte di cassazione,
deve consistere in un errore di percezione risultante dagli atti o dai
documenti della causa direttamente esaminabili dalla Corte, vale a dire

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quando la decisione è fondata sulla supposizione di un fatto la cui verità
è incontestabilmente esclusa, oppure quando è supposta l'inesistenza di
un fatto la cui verità e positivamente stabilita, sempre che il fatto del
quale è supposta l'esistenza o l'inesistenza non abbia costituito un punto
controverso sul quale la sentenza ebbe a pronunziare. E quindi, deve: 1)
consistere in una errata percezione del fatto, in una svista di carattere

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materiale, oggettivamente ed immediatamente rilevabile, tale da avere
indotto il giudice a supporre la esistenza di un fatto la cui verità era
esclusa in modo incontrovertibile, oppure a considerare inesistente un
fatto accertato in modo parimenti indiscutibile; 2) essere decisivo, nel
senso che, se non vi fosse stato, la decisione sarebbe stata diversa; 3)
non cadere su di un punto controverso sul quale la Corte si sia
pronunciata; 4) presentare i caratteri della evidenza e della obiettività, sì
da non richiedere, per essere apprezzato, lo sviluppo di argomentazioni
induttive e di indagini ermeneutiche; 5) non consistere in un vizio di
assunzione del fatto, né in un errore nella scelta del criterio di
valutazione del fatto medesimo. Sicché detto errore non soltanto deve
apparire di assoluta immediatezza e di semplice e concreta rilevabilità,
senza che la sua constatazione necessiti di argomentazioni induttive o di
indagini ermeneutiche, ma non può tradursi, in un preteso, inesatto
apprezzamento delle risultanze processuali, ovvero di norme giuridiche
e principi giurisprudenziali: vertendosi, in tal caso, nella ipotesi
dell'errore di giudizio, inidoneo a determinare la revocabilità delle
sentenze della Cassazione (fra le tante Cass. sez. un. 7217/2009,
nonché 22171/2010; 23856/2008; 10637/2007; 7469/2007; 3652/2006;
13915/2005; 8295/2005).
Vale a questo punto precisare che la errata percezione del fatto, la
svista di carattere materiale, oggettivamente ed. immediatamente
rilevabile in cui la Corte sarebbe incorsa è il non aver rilevato che era

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stata prodotta agli atti la cartolina di ritorno della raccomandata relativa
alla notifica a mezzo del servizio postale del controricorso, errore
materiale questo che avrebbe indotto la Corte a ritenere inammissibile il
ricorso mancando la prova della sua notifica che, invece, risultava
effettuata in maniera indiscutibile.
Orbene, la presenza della cartolina di ritorno (o avviso di

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ricevimento) nel fascicolo d'ufficio al momento della decisione di cui
viene chiesta la revocazione non è stata provata dall'attuale ricorrente (la
spedizione alla cancelleria di questa Corte di un plico raccomandato
contenente l'avviso di ricevimento comprovante la avvenuta notifica del
controricorso a controparte è una allegazione dell'attuale ricorrente non
provata). Anzi dal contenuto del ricorso emerge che detto avviso di
ricevimento non era agli atti.
Né la circostanza che Fiat Group Automobiles S.p.A. avesse
depositato memoria di replica è idonea a dimostrare la rituale e
tempestiva notifica del controricorso nel termine previsto dall'art. 370
cod. proc. dv. ritenuta dalla Corte - con una valutazione non rilevante
come errore di fatto - indispensabile per valutarne la ammissibilità e,
quindi, poter procedere alla liquidazione delle spese in favore del
controricorrente vittorioso.
Quanto alle considerazioni relative alla valenza dell'avviso di
ricevimento nell'ambito del procedimento notificatoti° a mezzo del
i servizio postale, le stesse finiscono per l'evidenziare un eventuale
i
I supposto enor in indicando, non rilevante quale errore revocatorio ex art.
395, n. 4, cod. proc. civ..
Per tutto quanto esposto, si propone la ded nratoria di
inammissibilità del ricorso con ordinanza, ai sensi dell'art. 391 bis cod.
proc. civ.>>.

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2 - Sono seguite le rituali comunicazioni e notifica della suddetta
relazione, unitamente al decreto di fissazione della presente udienza in
Camera di consiglio.
3 - Il Collegio condivide pienamente il contenuto della relazione e,
quindi, dichiara inammissibile il ricorso.
4 - Non si provvede in ordine alle spese del presente giudizio in

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quanto la Fiat Group Automobiles S.p.A. è rimasta intimata.
5 - La circostanza che il ricorso sia stato proposto in tempo
posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell'applicabilità
dell'art. 13, comma 1 quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, nel testo
introdotto dall'art. 1, comma 17, legge 24 dicembre 2012, n. 228. Invero,
in base al tenore letterale della disposizione, il rilevamento della
sussistenza o meno dei presupposti per l'applicazione dell'ulteriore
contributo unificato costituisce un atto dovuto, poiché l'obbligo di tale
pagamento aggiuntivo non è collegato alla condanna alle spese, ma al
fatto oggettivo - ed altrettanto oggettivamente insuscettibile di diversa
valutazione - del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per
l'impugnante, dell'impugnazione, muovendosi, nella sostanza, la
previsione normativa nell'ottica di un parziale ristoro dei costi del vano
funzionamento dell'apparato giudiziario o della vana erogazione delle,
pur sempre limitate, risorse a sua disposizione (così Cass. Sez. un. n.
22035/2014).
P.Q.M.
La Corte dichiara il ricorso inammissibile; compensa le spese.
Ai sensi dell'art. 13, co. 1 quater, del d.P.R n. 115 del 2002 dà atto
della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della
ricorrente dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pali a
quello dovuto per il ricorso a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.

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Così deciso in Roma, 1'8 luglio 2015
Il Presidente

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