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Schede realizzate da Dott. Ing.

Simone Caffè
LABORATORIO DI TECNOLOGIA DEGLI Argomento Corso di modellazione agli elementi finiti
ELEMENTI COSTRUTTIVI Soggetto Modellazione agli Elementi Finiti
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1. Modellazione agli Elementi Finiti - F.E.M.

1.1. Concetto di modellazione strutturale

Modellare una struttura significa creare un modello matematico in grado di interpretare nel modo più verosimile possibile il
comportamento fisico reale della struttura sia dal punto di vista dei carichi statici gravitazionali, sia dal punto di vista dei
carichi di tipo inerziale che vengono a generarsi a seguito di un evento sismico.

1.2. Livelli di modellazione

La modellazione di una struttura può essere spinta su vari livelli, che di volta in volta affinano l’analisi, ma allo stesso tempo,
rendono anche più laboriosa e difficile l’interpretazione dei risultati, per tanto è sempre necessario e utile sviluppare degli
schemi statici semplici che confermino i risultati delle analisi condotte con l’ausilio di software di calcolo strutturale. Le
Nuove Norme Tecniche del 2005 in materia di progettazione strutturale “impongono” la risoluzione di schemi semplici che
comprovino la bontà dei calcoli sviluppati mediante software.

• Livello 1°: Schematizzazione della struttura a “travi continue” e “pilastri caricati assialmente”
• Livello 2°: Schematizzazione della struttura a “telaio piano”
• Livello 3°: Schematizzazione della struttura a “telaio piano controventato”
• Livello 4°: Analisi statica/dinamica tridimensionale della struttura

LIVELLO 1°
L’analisi delle strutture (specialmente in calcestruzzo armato) a trave continua e pilastri caricati assialmente era in uso tra gli
anni 50 e gli anni 70. Si trattava di un’analisi estremamente sommaria che consisteva nel disaccoppiare gli elementi trave e
gli elementi pilastro, costituenti l’ossatura portante degli edifici, analizzandoli separatamente.
I vantaggi erano dati dall’estrema semplicità di calcolo che poteva essere condotto “a mano” senza l’ausilio di software.
Gli svantaggi consistevano principalmente nell’impossibilità di interpretare in modo corretto la struttura, in quanto veniva
trascurato il comportamento a telaio tipico delle strutture in C.A. gettate in opera e quindi caratterizzate da un’intrinseca
monoliticità. I pilastri, in particolar modo, risentivano della carenza dell’analisi in quanto risultavano semplicemente
compressi, mentre nella realtà il comportamento a telaio e l’applicazione di forze orizzontali dovute al vento o al sisma
inducono stati di presso/tenso flessione.
Oggi questo metodo non può essere usato se non per dare conferma della bontà dei calcoli condotti per mezzo di
software.

LIVELLO 2°
L’analisi a telaio piano è consentita per edifici che abbiano una simmetria strutturale e non presentino discontinuità o
irregolarità in pianta o in altezza. Il telaio piano permette di valutare in modo corretto il passaggio delle caratteristiche di
sollecitazione dalle travi ai pilastri attraverso i nodi di estremità e quindi tiene in conto i momenti flettenti agenti sugli
elementi verticali che risultano presso/tenso inflessi. Tuttavia, questo tipo di analisi, risulta carente qualora vengano meno le
condizioni di simmetria strutturale elencate precedentemente in quanto la distribuzione asimmetrica delle masse genera
effetti torsionali globali che non possono essere interpretati se non con l’ausilio di una modellazione tridimensionale.

LIVELLO 3°
L’analisi a telaio piano controventato permette di modellare elementi strutturali che costituiscono vincolo laterale per le
forze orizzontali. E’ utilizzata per schematizzare principalmente strutture in acciaio o strutture in calcestruzzo vincolate a
pareti di taglio in grado di assorbire interamente le forze orizzontali.

LIVELLO 4°
L’analisi tridimensionale è la più completa, e l’unica in grado di cogliere tutti gli aspetti intrinseci della struttura. Vista la
quantità di variabili presenti in un tipo di analisi di questo genere, è impossibile da eseguirsi senza l’ausilio di un idoneo
software di calcolo. L’analisi tridimensionale può essere sviluppata su vari livelli; di seguito si riportano i più comuni:

ANALISI LINEARI (vige il principio della sovrapposizione degli effetti)

• Analisi statica
• Analisi dinamica modale
• Analisi spettrale con sovrapposizione modale
• Analisi di instabilità (buckling)

ANALISI NON LINEARI (non vige il principio di sovrapposizione degli effetti)

• Analisi P - ∆ (analisi incrementali carico – spostamento)


• Analisi Pushover
• Analisi dinamica non lineare
• Analisi Steady State (analisi al passo)
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1.3. Concetto di Analisi agli Elementi Finiti

La scienza delle costruzioni si basa sulla soluzione di sistemi di equazioni differenziali che descrivano il comportamento di un
corpo continuo sottoposto ad azioni esterne (i carichi) e a reazioni vincolari. Nella fattispecie queste equazioni sono le
equazioni di equilibrio, le equazioni di congruenza e le equazioni di legame:

Equazioni indefinite di equilibrio:


dN
+ p(x ) = 0
dx
dV
+ q(x ) = 0
dx
dM
+ m(x ) = V(x )
dx
Equazioni indefinite di congruenza:
dw
ε=
dx
dv
γ= +ϕ
dx

κ=
dx
Equazioni di legame:
N = E⋅A⋅ε
V = G ⋅ A′ ⋅ γ
M = E ⋅I ⋅ κ

I software di calcolo non sono in grado di risolvere sistemi di equazioni differenziali complessi per tanto si è dovuto passare
dall’analisi del corpo continuo (formato da infiniti nodi) all’analisi del corpo discreto, formato da un numero finito di nodi e
di elementi. Il modello continuo ha infiniti gradi di libertà mentre il corpo discreto possiede un numero finito di gradi libertà,
da qui il nome Metodo agli Elementi Finiti.

Nel metodo FEM gli elementi strutturali vengono modellati come un insieme di elementi elastici, “molle”, connessi a “nodi”
d’estremità. Ad ogni molla vengono associate le seguenti caratteristiche meccaniche e del materiale:

• Area della sezione trasversale: A [m2]


• Momento d’inerzia attorno all’asse forte: I3 [m4]
• Momento d’inerzia attorno all’asse debole: I2 [m4]
• Momento d’inerzia torsionale: I1 [m4]
• Aree resistenti a taglio: A V ,2 A V ,3 [m2]
• Modulo di elasticità normale: E [kPa]
• Modulo di elasticità tangenziale: G [kPa]
• Peso specifico del materiale: γ [kN/m3]
• Densità di massa del materiale: ρ [ton/m3]
• Lunghezza dell’elemento: L [m]

Attraverso le caratteristiche precedentemente elencate il software di calcolo è in grado di determinare le “rigidezze”


associate ad ogni elemento “molla” e quindi di calcolare la matrice di rigidezza globale.
Nel metodo FEM tutte le azioni e le reazioni esterne insistenti sull’elemento molla vengono ridotte ai nodi di estremo i – j di
cui sono incogniti gli spostamenti. Poiché ogni nodo nello spazio possiede 6 gradi di libertà GDL (DOF = degrees of
freedom), la soluzione di ogni elemento trave implica la risoluzione di un sistema a 12 equazioni lineari indipendenti:

i j
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Forma matriciale del problema tridimensionale di un singolo elemento “trave” con i nodi di estremo non svincolati:

Ni −1 Vi −2 Vi −3 Ti −1 M i −2 M i −3 N j−1 Vj−2 Vj−3 Tj−1 M j−2 M j−3 DOF

EA EA
0 0 0 0 0 - 0 0 0 0 0 Ui −1
L L

12EI3 6EI3 12EI3 6EI3


0 0 0 0 0 - 0 0 0 Ui −2
L3 L2 L3 L2

12EI2 6EI2 12EI2 6EI2


0 0 0 - 0 0 0 - 0 - 0 Ui −3
L3 L2 L3 L2

GI1 GI1
0 0 0 0 0 0 0 0 - 0 0 R i −1
L L

6EI2 4EI 2 6EI2 2EI 2


0 0 - 0 0 0 0 0 0 R i −2
L2 L L2 L

6EI3 4EI 3 6EI3 2EI 3


0 0 0 0 0 - 0 0 0 R i −3
L2 L L2 L

EA EA
- 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 U j−1
L L

12EI3 6EI3 12EI3 6EI3


0 - 0 0 0 - 0 0 0 0 - U j−2
L3 L2 L3 L2

12EI2 6EI2 12EI2 6EI2


0 0 - 0 0 0 0 0 0 U j−3
L3
L2 L3 L2

0 GI1 GI1
0 0 - 0 0 0 0 0 0 0 R j −1
L L

6EI2 2EI 2 6EI2 4EI 2


0 0 - 0 0 0 0 0 0 R j−2
2 2
L L L L

6EI3 0 2EI 3 6EI3 4EI 3


0 0 0 0 - 0 0 0 R j−3
2 2
L L L L
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DEFORMAZIONI ASSIALI DEFORMAZIONI A TAGLIO DEFORMAZIONI FLESSIONALI


Mi Vj Mi Vj

i j i j i j
Vi Mj Vi Ri-3 Mj
Ui-1 Ui-2

Ni
i j Nj

Mi Vj Mi Vj
Rj-3
Uj-1
i j i j i j
Vi Mj Vi Mj

Uj-2

Ni
i j Nj

Convenzione positiva FEM


Mi Mj

Ni
i j Nj

Vi Vj

DEFORMAZIONI ASSIALI
Applicando uno spostamento lungo il grado di libertà U1 al nodo “ i ” si generano le seguenti caratteristiche di
sollecitazione:
EA
Ni = ⋅ Ui −1
L
EA
Nj = − ⋅ Ui −1
L
Applicando uno spostamento lungo il grado di libertà U1 al nodo “ j ” si generano le seguenti caratteristiche di
sollecitazione:
EA
Ni = − ⋅ U j−1
L
EA
Nj = ⋅ U j−1
L

DEFORMAZIONI A TAGLIO
Applicando uno spostamento lungo il grado di libertà U2 al nodo “ i ” si generano le seguenti caratteristiche di
sollecitazione:
12EI3 6EI3
Vi = ⋅ Ui −2 Mi = ⋅ Ui −2
L3 L2
12EI 6EI3
Vj = − 3 3 ⋅ Ui −2 Mj = ⋅ Ui−2
L L2
Applicando uno spostamento lungo il grado di libertà U2 al nodo “ j ” si generano le seguenti caratteristiche di
sollecitazione:
12EI3 6EI3
Vi = − ⋅ U j−2 Mi = − ⋅ U j −2
L3 L2
12EI3 6EI3
Vj = ⋅ U j−2 Mj = − ⋅ U j−2
L3 L2

DEFORMAZIONI FLESSIONALI
Applicando uno spostamento lungo il grado di libertà R3 al nodo “ i ” si generano le seguenti caratteristiche di
sollecitazione:
6EI3 4EI3
Vi = 2
⋅ R i −3 Mi = ⋅ R i −3
L L
6EI 2EI3
Vj = − 2 3 ⋅ Ri−3 Mj = ⋅ R i −3
L L
Applicando uno spostamento lungo il grado di libertà R3 al nodo “ j ” si generano le seguenti caratteristiche di
sollecitazione:
6EI3 2EI3
Vi = ⋅ R j −3 Mi = ⋅ R j −3
L2 L
6EI 4EI3
Vj = − 2 3 ⋅ R j−3 Mj = ⋅ R j −3
L L
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I software di calcolo utilizzano un metodo risolutivo simile a quello degli spostamenti, ovvero applicano delle deformazioni
arbitrarie alla struttura e ricercano tra tutte le configurazioni deformate congruenti l’unica che sia anche in equilibrio con i
carichi applicati. Per determinare l’equilibrio globale della struttura i software calcolano l’energia totale del sistema e
impongono che la sua derivata abbia un minimo.

L’impostazione matriciale del problema è la seguente:

[F] = [K ]⋅ [q] Si noti la perfetta analogia con il problema “semplice” della molla.

Dove:

[F] è il vettore delle azioni esterne applicate ai nodi


[K ] è la matrice globale di rigidezza della struttura
[q] è il vettore incognito degli spostamenti.

La soluzione del problema è la seguente:

[q] = [K ]−1 ⋅ [F]


L’invertibilità della matrice di rigidezza è di fondamentale importanza per la risoluzione del problema. In particolare si
ricorda che una matrice è invertibile se e solo se il suo determinante è diverso da zero. Nel caso in cui il determinante
risultasse pari a zero il software segnala la labilità generale o locale della struttura.

NOTA:
E’ necessario prestare molta attenzione al problema della labilità perché un programma non è in grado di calcolare lo
“zero assoluto” ma un numero che si avvicina molto allo zero. Possono quindi sussistere delle particolari condizioni o
anomalie (estremamente rare) che impediscano al software di riconoscere la labilità di un sistema complesso perché il
determinante della matrice di rigidezza si avvicina moltissimo al valore zero ma non abbastanza da segnare al calcolatore
la labilità. Si ovvia a questo problema semplicemente controllando gli spostamenti dei nodi che devono rientrare nella
caloria dei “piccoli spostamenti” che è la base sulla quale si fonda tutta la teoria della scienza delle costruzioni in campo di
analisi lineare.
Se una struttura avesse invece un comportamento tale da rientrare nel campo dei “grandi spostamenti” (ad esempio le
tensostrutture) l’analisi deve essere condotta con il metodo non lineare.

Nella pagina successiva si riporta a titolo d’esempio il calcolo di una trave continua su tre appoggi, applicando il metodo
degli spostamenti, in modo da rendere più chiaro il procedimento di calcolo adottato dai software. Si fa solo notare che nel
metodo classico che verrà illustrato la convenzione positiva degli assi per determinare le sollecitazioni nodali è differente da
quella utilizzata nel metodo FEM.
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1.4. Metodo degli spostamenti o delle deformazioni

Q=30.00[kN/m] Sezione

500
A B C 200

6000 6000

La trave è realizzata in C.A. Classe 25/30.

Valutazione della rigidezza flessionale della trave:

Modulo di elasticità del calcestruzzo Classe 25/30: E m = 30500000 [kN/m2]


3 3
b ⋅h 0.2 ⋅ 0.5
Momento d’inerzia della sezione: Iy = = = 2.083 ⋅ 10 −3 [m4]
12 12
Rigidezza flessionale della trave: E m ⋅ I y = 63542 [kNm2]

Soluzione del sistema a nodi fissi:


L’unica incognita iperstatica dello schema statico di cui in oggetto, è rappresentata dalla rotazione del nodo B.
Per determinare tale rotazione è necessario per prima cosa determinare le reazioni nodali del sistema “ideale” a nodi
bloccati. Ovvero si blocca idealmente la rotazione del nodo B e si determinano le reazioni che ivi nascerebbero se tale
nodo fosse un incastro perfetto:

Q=30.00[kN/m] qL2

B
A C
qL
3
8 qL

Le reazioni sono determinabili attraverso abachi di calcolo come quello illustrato sopra.

Soluzione del sistema a nodi spostabili:


Si applica ora una rotazione oraria ϕ1 al nodo B nel sistema privato dei carichi esterni e si determinano le razioni nodali
indotte da tale “distorsione”. Le razioni nodali sono determinabili attraverso abachi di calcolo.
ϕ1

B
A C
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3EI ϕ 3EI ϕ
L L
B
A 3EI ϕ 3EI ϕ C
L L
2 2
3EI ϕ
L
2
3EI ϕ
L
2

Soluzione del sistema lineare per la determinazione della rotazione ϕ


Il metodo degli spostamenti consiste nel ricercare tra tutte le possibili configurazioni congruenti, l’unica che sia anche
equilibrata.

N
µ i = µ i0 + µ ik ⋅ ϕk
k =1
i =B

µi Generica forza esterna applicata direttamente al generico nodo i secondo la direzione dello
spostamento ξ i nel sistema effettivamente assegnato.
(Se ξ i = w i µ i = forza orizzontale; se ξ i = ϕ i µ i = momento )

µi0 Generica sollecitazione indotta nel generico nodo i, nel sistema a nodi bloccati, dai carichi
agenti lungo le travi, lungo la direzione dello spostamento ξ i .

µ ik Generica sollecitazione indotta nel generico nodo i , nel sistema a nodi sbloccati, nella
direzione dello spostamento ξ i , dovuta allo spostamento generico ξk = 1 del nodo k .
(Se ξk = v k = 1 ξi = v i µ ik = Tik ).

N Numero complessivo delle componenti di spostamento.

Per comporre le azioni sui nodi è necessario far riferimento ad una convenzione positiva destrorsa:

CONVENZIONE DEI SEGNI ASSUNTA POSITIVA

q ⋅ L2 3 3
0=− + ⋅ EI ⋅ ϕ + ⋅ EI ⋅ ϕ
8 L L
30 ⋅ 6 2 3 3
0=− + ⋅ 63542 ⋅ ϕ + ⋅ 63542 ⋅ ϕ
8 6 6

ϕ = 2.12 ⋅ 10 −3 [rad]

La rotazione risulta positiva ciò significa che la distorsione assegnata arbitrariamente è “congruente” con i carichi assegnati
esternamente.
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Determinazione delle caratteristiche di sollecitazione:

q ⋅ L2 3 30 ⋅ 6 2 3
MB−sin istro = − + ⋅ EI ⋅ ϕ = − + ⋅ 63542 ⋅ 2.12 ⋅ 10 −3 = −67.65 [kNm]
8 L 8 6

Poiché il risultato è negativo la rotazione del momento è opposta a quella della convenzione.

3 3
MB−destro = ⋅ EI ⋅ ϕ = + ⋅ 63542 ⋅ 2.12 ⋅ 10 −3 = 67.65 [kNm]
L 6

Poiché il risultato è positivo la rotazione del momento è concorde con quella della convenzione.

5 3 5 3
VB−sin istro = ⋅ q ⋅ L − 2 ⋅ EI ⋅ ϕ = ⋅ 30 ⋅ 6 − ⋅ 63542 ⋅ 2.12 ⋅ 10 −3 = 101.27 [kN]
8 L 8 36

Poiché il risultato è positivo il verso del taglio è concorde con quello della convenzione.

3 3
VB−destro = ⋅ EI ⋅ ϕ = ⋅ 63542 ⋅ 2.12 ⋅ 10 −3 = 11.22 [kN]
L2 36

Poiché il risultato è positivo il verso del taglio è concorde con quello della convenzione.

3 3 3 3
VA = ⋅ q ⋅ L + 2 ⋅ EI ⋅ ϕ = ⋅ 30 ⋅ 6 + ⋅ 63542 ⋅ 2.12 ⋅ 10 −3 = 78.72 [kN]
8 L 8 36

Poiché il risultato è positivo il verso del taglio è concorde con quello della convenzione.

3 3
VC = − 2
⋅ EI ⋅ ϕ = − ⋅ 63542 ⋅ 2.12 ⋅ 10 −3 = −11.22 [kN]
L 36

Poiché il risultato è positivo il verso del taglio è opposto a quello della convenzione.

x1 x2

67.65[kNm] 67.65[kNm]

B
A 101.27[kN] 11.22[kN]
C
M V
78.72[kN] M 11.22[kN]

N N
V

FORZA DI TAGLIO
VA→B (x 1 = 0 ) = 78.72
VA→B (x 1 ) = VA − q ⋅ x 1 [kN]
VA→B (x 1 = 6) = 78.72 − 30 ⋅ 6 = −101.27
VA 78.72
Il taglio si annulla per: x1 = = = 2.624 [m]
q 30
VC→B (x 2 = 0 ) = 11.22
VC→B (x 2 ) = VC [kN]
VC→B (x 2 = 6) = 11.22

MOMENTO FLETTENTE

M A→B (x 1 = 0 ) = 0
q ⋅ x 12 30 ⋅ 2.642 2
M A→B (x 1 ) = VA ⋅ x 1 − M A→B (x 1 = 2.642) = 78.72 ⋅ 2.642 − = 103.27 [kNm]
2 2
30 ⋅ 6 2
M A→B (x 1 = 6) = 78.72 ⋅ 6 − = −67.65
2

MC→B (x 2 = 0 ) = 0
MC→B (x 2 ) = −VC ⋅ x 2 [kNm]
MC→B (x 2 = 6) = −11.22 ⋅ 6 = −67.65
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DIAGRAMMA DELLA FORZA DI TAGLIO

DIAGRAMMA DEL MOMENTO FLETTENTE


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2. Descrizione dell’Elemento Frame

2.1. Elemento “Frame”


L’elemento Frame viene utilizzato per modellare il comportamento di travi, pilastri, bielle o cavi nelle strutture piane e
tridimensionali.

2.2. Connessione ai nodi


L’elemento frame è rappresentato da una linea retta che congiunge due nodi “non coincidenti” che vengono
generalmente indicati con gli indici “i” (nodo iniziale) e “j” (nodo finale).

2.3. Gradi di libertà


L’elemento frame attiva di norma tutti i sei gradi di libertà ad entrambi i nodi. Tali gradi di libertà possono essere ridotti
qualora l’elemento frame risulti vincolato mediante ritegni esterni o connessioni interne.

2.4. Sistema coordinate locale


Ciascun elemento frame possiede un proprio sistema di coordinate locale usato per definire le proprietà della sezione, i
carichi e le caratteristiche di sollecitazione. Gli assi di questo sistema sono indicate con i numeri 1, 2 e 3.

L’asse 1 (Rosso) è diretto lungo i – j, l’asse 2 (Bianco) e l’asse 3 (azzurro) seguono la regola della mano destra.

Le caratteristiche di sollecitazione associate agli assi locali per un profilo HE risulterebbero pertanto:

Forza assiale: NSd,1


Forza di taglio diretta lungo l’anima: VSd,2
Forza di taglio diretta lungo le ali: VSd,3
Momento torcente: TSd,1
Momento flettente attorno all’asse debole: M Sd,2
Momento flettente attorno all’asse forte: M Sd,3
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2.5. Proprietà della sezione trasversale


Le proprietà meccaniche della sezione trasversale associata ad un elemento frame sono definite nel piano 2 – 3 (ovvero nel
piano z – y se si fa riferimento alle convenzioni utilizzate negli Eurocodici):
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Ad esempio se volessimo calcolare le proprietà meccaniche della sezione seguente con il sistema utilizzato dal SAP
dovremmo agire nel seguente modo:

t 2 = 10 [cm]
t 3 = 30 [cm]
t f = 1.0 [cm]
t w = 0.5 [cm]

Area della sezione trasversale:


A = 2 ⋅ (t 2 ⋅ t f ) + t w ⋅ (t 3 − 2 ⋅ t f ) = 2 ⋅ (10 ⋅ 1) + 0.5 ⋅ (30 − 2 ) = 34 [cm2]

Momenti statici:
tf t t
S3 = Ai ⋅ z i =t f ⋅ t 2 ⋅ + t f ⋅ t 2 ⋅ t 3 − f + t w ⋅ (t 3 − 2 ⋅ t f ) ⋅ 3 (dal bordo inferiore)
i
2 2 2
1 1 30
S 3 = 1⋅10 ⋅ + 1⋅10 ⋅ 30 − + 0.5 ⋅ (30 − 2 ⋅1) ⋅ = 510 [cm3]
2 2 2
t2 t
S2 = Ai ⋅ y i =2 ⋅ (t 2 ⋅ t f ) ⋅ + t w ⋅ (t 3 − 2 ⋅ t t ) ⋅ w (dal bordo laterale)
i
2 2
10 0.5
S 2 = 2 ⋅ (10 ⋅ 1) ⋅ + 0.5 ⋅ (30 − 2 ⋅ 1) ⋅ = 103.5 [cm3]
2 2

Posizione del baricentro rispetto allo spigolo inferiore:

S 2 103.5
yG = = = 3.044 [cm]
A 34
S 510
zG= 3 = = 15 [cm]
A 34

Momenti principali d’inerzia:


t w ⋅ (t 3 − 2 ⋅ t f )
2 3
t 2 ⋅ t f3 t t
I G ,3 = 2 ⋅ + t2 ⋅ tf ⋅ 3 − f +
12 2 2 12

0.5 ⋅ (30 − 2 ⋅ 1)
2 3
10 ⋅ 13 30 1
I G ,3 = 2 ⋅ + 10 ⋅ 1⋅ − + = 5121.33 [cm4]
12 2 2 12

I G ,2 = 2 ⋅
t f ⋅ t 32 t
+ t2 ⋅ tf ⋅ 2 − y G
2
+
(t 3 − 2 ⋅ t f ) ⋅ t 3w + (t − 2 ⋅ t ) ⋅ t ⋅ yG −
tw
2

3 f w
12 2 12 2

I G ,2 = 2 ⋅
1⋅ 10 3
+ 10 ⋅ 1⋅
10
− 3.044
2
+
(30 − 2 ⋅1) ⋅ 0.5 3 + (30 − 2 ⋅1) ⋅ 0.5 ⋅ 3.044 −
0.5
2
= 352.77 [cm4]
12 2 12 2

Moduli di resistenza elastici:


5121.33
W3 = IG,3 (t 3 2 ) = = 341.422 [cm3]
15
W2,min = IG,2 (t 2 − y G ) = 352.77 = 50.715 [cm3]
10 − 3.044
352.77
W2,max = IG,2 (y G ) = = 115.89 [cm3]
3.044

Momento d’inerzia torsionale:

IT =
1
3
[ 1
] [
⋅ 2 ⋅ t 2 ⋅ t f3 + (t 3 − 2 ⋅ t f ) ⋅ t 3w = ⋅ 2 ⋅ 10 ⋅ 13 + (30 − 2 ⋅ 1) ⋅ 0.5 3 = 7.83
3
] [cm4]
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2.6. Caratteristiche di sollecitazione


Di seguito si riporta lo specchietto delle convenzioni utilizzate dal software di calcolo per determinare le caratteristiche di
sollecitazione secondo gli assi locali associati ad ogni elemento frame.

2.7. Concetto di resistenza delle sezioni


Il SAP utilizza l’Eurocodice 2 per la verifica delle sezioni in calcestruzzo armato e l’Eurocodice 3 per le verifiche delle sezioni in
acciaio. Entrambi i codici di calcolo si rifanno al Metodo Semiprobabilistico agli Stati Limite che confronta le azioni
sollecitanti “di progetto” Sd (il pedice d=design=di progetto) con la capacità resistente “di progetto” Rd di una sezione in
funzione delle sue caratteristiche meccaniche e del materiale utilizzato. Quando si opera la verifica a Stato Limite Ultimo si
assume che il materiale possa raggiungere la sua resistenza ultima o di snervamento, applicando tuttavia opportuni
coefficienti di sicurezza.

Di seguito si riporta a titolo indicativo il procedimento utilizzato dal SAP per determinare le resistenze di una sezione in
acciaio di classe 1 o 2 (ovvero in grado di raggiungere il momento plastico senza che sopraggiungano prima fenomeni di
instabilità locale a compromettere la resistenza della sezione):

RESISTENZA A TRAZIONE
L’azione sollecitante di trazione induce nella sezione uno stato tensionale normale σ11 che allunga tutte le fibre
contemporaneamente.

fy
Nt,Rd = A ⋅ ≥ Nt,Sd
γ M0

dove:
Nt,Rd resistenza a trazione di progetto
Nt,Sd forza di trazione sollecitante
A area della sezione trasversale
fy valore di snervamento dipendente dal tipo di acciaio utilizzato

γ M0 coefficiente di sicurezza assunto pari a 1.10


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RESISTENZA A COMPRESSIONE
L’azione sollecitante di compressione induce nella sezione uno stato tensionale normale σ11 che accorcia tutte le fibre
contemporaneamente. La resistenza a compressione è fortemente limitata dall’insorgere di fenomeni di instabilità per
carico di punta:

fy
Nb 3,Rd = χ 3 ⋅ A ⋅ > Nc,Sd
γ M1
fy
Nb2,Rd = χ 2 ⋅ A ⋅ > Nc,Sd
γ M1

dove:
Nb3,Rd resistenza a stabilità per carico di punta attorno all’asse d’inerzia forte
Nb2,Rd resistenza a stabilità per carico di punta attorno all’asse d’inerzia debole
Nc,Sd forza di compressione sollecitante
χ3 ≤ 1 coefficiente riduttivo della resistenza a compressione per fenomeni di instabilità attorno all’asse forte
χ2 ≤ 1 coefficiente riduttivo della resistenza a compressione per fenomeni di instabilità attorno all’asse debole
A area della sezione trasversale
fy valore di snervamento dipendente dal tipo di acciaio utilizzato

γ M1 coefficiente di sicurezza per fenomeni di instabilità assunto pari a 1.10

Procedimento per determinare χ i

Instabilità attorno all’asse forte 3 – 3 Instabilità attorno all’asse debole 2 – 2


Lunghezza libera d’inflessione L 03 = β 3 ⋅ L L 02 = β 2 ⋅ L
Snellezza λ 3 = L 03 i 3 λ 2 = L 02 i 2
Normale critica Euleriana 2
π ⋅E ⋅ A π2 ⋅ E ⋅ A
Ncr ,3 = Ncr ,2 =
λ23 λ22
Snellezza adimensionale A ⋅ fy A ⋅ fy
λ3 = ≥ 0.2 λ2 = ≥ 0.2
Ncr ,3 Ncr ,2
Coefficienti di instabilità ( (
φ 3 = 0.5 ⋅ 1+ α 3 ⋅ λ 3 − 0.2 + λ23 ) ) ( (
φ 2 = 0.5 ⋅ 1+ α 2 ⋅ λ 2 − 0.2 + λ22 ) )
1 1
χ3 = ≤ 1.00 χ2 = ≤ 1.00
φ 3 + φ 23 − λ23 φ 2 + φ 22 − λ22

dove:
βi coefficiente che tiene conto di eventuali vincoli laterali contro l’instabilità

ii raggio di inerzia definito come: Ii A


E modulo di elasticità normale dell’acciaio, invariante da acciaio ad acciaio. Vale 210000 [MPa]
αi coefficiente di imperfezione che dipende dal tipo di sezione utilizzata e dalle caratteristiche geometriche
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RESISTENZA A FLESSIONE
L’azione sollecitante flessionale induce nella sezione uno stato tensionale normale σ11 che accorcia tutte le fibre al di sopra
dell’asse neutro e allunga tutte le fibre al di sotto dell’asse neutro qualora il momento flettente abbia segno positivo,
viceversa se il momento ha segno negativo. Se una sezione è soggetta a flessione semplice l’asse neutro passa per il
baricentro della sezione.

fy
M 3,Rd = Wpl,3,min ⋅ ≥ M 3,Sd
γ M0
fy
M 2,Rd = Wpl,2,min ⋅ ≥ M 2,Sd
γ M0

dove:
M 3,Rd resistenza plastica a flessione attorno all’asse d’inerzia forte
M 2,Rd resistenza plastica a flessione attorno all’asse d’inerzia debole
M i,Sd momento flettente sollecitante

Wpl,3,min modulo di resistenza plastico attorno all’asse forte pari a 2 ⋅ S *3 (dove S *3 è il momento statico di mezza sezione
rispetto all’asse neutro)
Wpl,2,min modulo di resistenza plastico attorno all’asse debole pari a 2 ⋅ S *2 (dove S *2 è il momento statico di mezza sezione
rispetto all’asse neutro)
fy valore di snervamento dipendente dal tipo di acciaio utilizzato

γ M0 coefficiente di sicurezza assunto pari a 1.10

Nota:
La resistenza a flessione di una sezione può essere ridotta dalla presenza contemporanea dell’azione di taglio qualora tale
azione sollecitante superi il 50% della resistenza a taglio plastica di progetto.
La resistenza a flessione è molto penalizzata da fenomeni di instabilità flessotorsionale qualora le ali compresse della sezione
non siano opportunamente vincolate a sistemi che impediscano lo sbandamento laterale del profilo. L’Eurocodice 3
presenta un metodo analogo a quello visto per l’instabilità dovuta al carico di punta di aste compresse, per determinare un
coefficiente χLT che riduce la resistenza flessionale di progetto. Tale coefficiente riduttivo si applica solo a M 3,Rd .

RESISTENZA A TAGLIO
L’azione sollecitante di taglio induce nella sezione uno stato tensionale tangenziale τ12 associato al taglio diretto lungo
l’asse 2 e uno stato tensionale tangenziale τ13 associato al taglio diretto lungo l’asse 3.
Per determinare le tensioni tangenziali massime si dovrebbe utilizzare la formulazione di Jourawsky , ma è ormai prassi quella
di preferire la definizione di una opportuna area in grado di assorbire il taglio, assunta come quota parte dell’area totale
della sezione trasversale del profilo.

fy
Vpl,2,Rd = A V 2 ⋅ ≥ V2,Sd
3 ⋅ γ M0
fy
Vpl,3,Rd = A V 3 ⋅ ≥ V3,Sd
3 ⋅ γ M0

dove:
Vpl,2,Rd resistenza plastica a taglio lungo l’asse due
Vpl,3,Rd resistenza plastica a taglio lungo l’asse tre
Vi ,Sd fora di taglio sollecitante
AV2 area resistente a taglio diretta lungo l’asse 2
AV3 area resistente a taglio diretta lungo l’asse 3
fy valore di snervamento dipendente dal tipo di acciaio utilizzato

γ M0 coefficiente di sicurezza assunto pari a 1.10

fy
rapporto che converte la resistenza a snervamento assiale in resistenza a snervamento tangenziale.
3
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TASSO DI LAVORO DI UNA SEZIONE SOGGETTA A PRESSO FLESSIONE DEVIATA


La presso flessione deviata induce nella sezione una tensione normale σ11 sia di trazione che di compressione. L’asse neutro
non passa più per il baricentro della sezione ma trasla di una quantità correlata all’intensità della forza assiale e ruota in
funzione della presenza del momento attorno all’asse debole.

La verifica dell’Eurocodice 3 si basa sul confronto diretto tra le azioni sollecitanti e le resistenze offerte dalle sezioni
trasversali:

Nc,Sd k 33 ⋅ M 3,Sd k 22 ⋅ M 2,Sd


+ + ≤ 1.00
χ min ⋅ A ⋅ fy Wpl,3,min ⋅ fy Wpl,2,min ⋅ fy
γ M1 γ M0 γ M0

k 33 e k 22 devono essere minori o uguali a 1.50 e rappresentano coefficienti correlati all’intensità della forza normale e al
momento equivalente.

Di seguito si riporta uno stralcio dell’Eurocodice 3 riguardante la verifica a Presso Flessione: