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Preliminarmente

Apro questa relazione denunciando la necessità di esprimere le mie incertezze su quanto sto per
scrivere. Il gentilissimo sig. Carlo, per il quale ho nutrito immediatamente una forte simpatia e
fiducia , che si è reso disponibile nell'aiutarmi ad avvicinarmi alla Golden Dawn e che mi ha
sollecitato a sviluppare la relazione in oggetto, mi ha altresì invitato a non riportare
meccanicamente la sterile rielaborazione di quanto mi sono apprestato a leggere del libro del Dr.
Regardie ma di arricchirlo di riflessioni, pensieri, sentimenti e sensazioni che queste pagine mi
avrebbero suscitato, siano state esse piacevoli o sgradevoli. Questa richiesta mi ha sollevato da
una parte e spaventato dall'altra. Purtroppo e fortunatamente possiedo la naturale inclinazione
di fare mio ciò che leggo. Pertanto, se alcune critiche, obiezioni o rielaborazioni vi dovessero
sembrare troppo pretenziose, vorrei che teneste in mente il principio base su cui si sviluppa la
mia intera vita.

Io non so assolutamente niente di niente. Questo non è un esercizio di modestia. Buona parte
del mio benessere mentale e fisico dipende da questo sunto base. Come ho già dichiarato nella
mia lettera di presentazione, il mio bisogno primario è l'Ignoto, in qualsiasi forma e in qualsiasi
significato. Tutto ciò che conosco o che penso di conoscere non ha la minima importanza per me.
L'unica cosa che riesce a sanziare la mia fame è il desiderio derivante dalla condizione di "non
sapere". Premesso questo e a proposito di questo...

"Divenire più che umani... ecco la Grande Opera"

Questa frase nella prefazione di Carl Weschcke, l'editore del libro, non può che irritarmi poichè è
espressione di quanto sia arrogante il pensiero dominante nella nostra civiltà barbarica. Essa
parte dal pretenzioso presupposto per il quale ciò che oggi definisce il significato di "Essere
umano" è già noto e tutt'al più scontato ( talmente scontato che non se parla affatto), pertanto,
essendo la condizione umana così miserabile e indiscutibilmente inappagante e insufficente,
occorre elevarsi e protendere verso uno stato differente, quanto più possibile lontano dall'Essere
Uomo. Tuttavia ciò che attualmente definisce la Natura umana non indica affatto tutto ciò che
l'Uomo è, tutto ciò che l'Uomo sà e tutto ciò che l'Uomo può, quanto solo ciò che finora
"sappiamo" che l'Uomo sia, ciò che finora "sappiamo" che l'Uomo sappia e ciò che finora
sappiamo che l'Uomo possa... che è poco. E' sempre stato e sarà sempre troppo poco. Alla luce
di ciò, sarebbe opportuno sviscerare durante l'esistenza tutto ciò che Essere umani comporta e
solo a quel punto provare ad accorgersi se effettivamente ciò non sia già abbastanza o se
permane nell'individuo un desiderio di espressione e di scoperta che l'Essere, nella forma
umana, proprio non può soddisfare.

Tutt'altra sensazione hanno suscitato in me le prime parole dell'introduzione di Israel Regardie


che, strappandomi un sorriso, esordisce con:

"Sarebbe una banalità dire che la vita è un processo strano, meraviglioso e misterioso. Eppure lo
è." Regardie inizia a prensentare il sistema della Golden Dawn con un linguaggio che richiama la
dimensione della Fiaba ( potrebbe tranquillamente essere il prologo di un film di animazione
Walt Disney) evocando nel lettore, o per lo meno nel sottoscritto, un richiamo antico, infantile e
luminoso.Sembrerebbe una banalità, eppure non lo è. Con questa semplice frase Regardie
sottolinea che, indipendentemente dal tipo di percorso che un individuo intraprende e dalla
vastità delle conoscenze che può acquisire, è essenziale accorgersi di quanto sia imprenetrabile
e imperscrutabile ciò che la parola "Vita" indica e quale insondabile mistero rappresenti.

Regardie paragona il sistema magico al denaro. Esso circola nella società, entra nella vita delle
persone trasformandola, aprendo nuove possibilità, pur non subendo mutazione alcuna. Dopo
un breve accenno alla pubblicazione dei segreti della Golden Dawn da lui perpetrata e di cui,
francamente, mi interessa poco (e pare interessi poco anche a Regardie stesso considerato il
fatto che dedica all'argomento meno di una pagina) e dopo aver sottolineato da una parte
l'importanza della trasmissione orale degli insegnamenti e dall'altra la necessità dell'aspirante
neofita a procedere gradualmente allo studio del materiale da lui pubblicato (affinchè abbia
tutto il tempo di acquisire le conoscenze e gli strumenti necessari all'opera) e in particolare dei
libri che lui reputa più importanti ( The Garden of Pomegranates, The Path of Chameleon e The
Microcosm per citarne alcuni), Regardie enuncia il principio fondamentale dell'attività magica
attraverso la frase estrapolata dal primo rituale dell'Ordine:

"Per mezzo dei nomi e delle immagini, tutti i poteri si destano e si ridestano"

Per Regardie l'atto creativo ed evocativo del Mago si basa sulla capacità di richiamare a sè
determinate Forze o Agenti attraverso l'Immaginazione ( la capacità di rievocare immagini nella
mente) ed un utilizzo mirato e preciso del linguaggio fonetico. A tal proposito fa riferimento alla
pratica quotidiana de " La costruzione dell'Albero della Vita nell'aura", un insegnamento
presente nel "Documento del Portale", che prepara l'allievo al grado di Adepto. Regardie
sostiene che questa potente tecnica magica "ha un'importanza vitale" e sta alla base di tutti i
metodi magico-mistici. Per quanto concerne l'attività rituale, Regardie invita il neofita ad
applicarsi in quello che viene chiamato "Rituale Minore del Bando del Pentagramma" e
sottolinea l'importanza nel rispettare 3 precetti fondamentali alla base del rito in questione:

1 Tracciare figure geometriche con la mano

2 Immaginarle con chiarezza nella mente

3 Vibrare i nomi appropriati

E' importante altresì esercitarsi con quanto deve essere fatto con l'immaginazione e solo
successivamente, quando si acquisirà sufficiente padronanza del rituale nonchè delle idee di cui
il rituale è espressione, procedere nell'attività rituale vera e propria. Lo stesso consiglio vale per
tutti i rituali che si decida di intraprendere,in particolare per quello di Iniziazione che riguarda il
grado di Neofita. A fronte di chi ritiene che la pratica magica sia essenzialmente complessa ed
inestricabile, Regardie risponde:

"l'essenza della Magia è semplice. Anzi, è così semplice che per renderla efficace è necessaria un'
immensa autodisciplina e un'intensa preparazione", eseguita in un tempo ragionevole ( ricorda il
detto Festina lente "Affrettatevi lentamente"). Pare che Regardie apprezzi molto alcuni dei
discorsi tenuti da vari officianti nel corso delle cerimonie, tuttavia devo ammettere che nessuno
di quelli riportati mi ha colpito in modo particolare.

L'autore inoltre consiglia di arricchire il proprio bagaglio culturale affinchè si possano avere degli
strumenti intellettuali opportuni per inoltrarsi pienamente nel percorso iniziatico. Invita ad uno
studio approfondito dell'anatomia, la psicologia, l'astrologia, l'alchimia e della semantica, con
una attenzione particolare per quest'ultima. L'introduzione di Regardie fa trasparire il suo
profondo amore per le conoscenze di cui la Golden Dawn si fa carico, e, come una guida
amorevole, desidera condurre l'allievo passo dopo passo, al fine di ispirare la profonda
devozione e gratitudine che egli stesso nutre per l'Opera. La frase finale della Nota:

"A lungo tu hai dimorato nell'oscurità. Abbandona la Notte e cerca il Giorno" pare esprimere
questa speranza antica come il mondo, di cui Regardie si fa portatore e promotore,e lascia
presagire un futuro più radioso per l'Essere Umano che attualmente non si riesce ancora ad
immaginare.

"The Hermetic Order of the Golden Dawn" ebbe origine in Inghilterra nel 1887. Esso si
proponeva, in qualità di società ermentica, di diffondere i principi della Scienza Occulta e della
Magia di Ermete, nonchè della sapienza più antica dei Rabbi Cabalisti e dell'ancor più antica
scienza segreta della Magia degli Egizi. Lo scopo di questa società era di assicurare ai propri
membri aiuto ed incoraggiamento nello studio di tutto ciò che concerne la Vita e segreti della
Natura e nello sviluppo di alcuni processi psichici responsabili dell'espansione di particolari sensi,
come la chiaroveggenza e la chiaroudienza. La Golden Dawn rivendica la discendenza diretta di
un ordine più antico: l'Ordine della Rosa-Croce. Sebbene non sia molto interessato a sviscerare
fatti e ragioni che supportino questa tesi ( la componente storica non mi affascina molto) trovo
opportuno illustrare alcuni elementi legati all'Ordine dei Rosa-Croce ed in particolare alla storia
e alle leggende del suo fondatore: Fr. R.C.

Parrebbe che egli, prima della Riforma (luterana suppongo), avesse lasciato il monastero, nel
quale svolgeva la sua vita monacale, per intraprendere un lungo pellegrinaggio in Terrasanta che
lo porterà a Damasco ove sarà iniziato alla scienza segreta da alcuni dotti arabi. Dopo 3 anni si
recò a Fez dove approfondì le relazioni esistenti fra macrocosmo e microcosmo. Dopodichè Fr.
R.C. tornò in Germania e vi fondò un monastero chiamato Sanctus Spiritus che, di fatto, costituì
la prima società Rosacruciana.

Ho illustrato brevente alcuni aspetti della sua vita per introdurre quella che secondo me è la
parte più importante ossia quella associata alla sua morte che, per quanto rientri in una
dimensione più mitica, mi servirà per sviluppare al meglio quanto seguirà nella relazione.

La leggenda narra che 120 dopo la morte di Christian Rosenkreutz, fu ritrovata la sua tomba e..
(continua parafrasando)
" Una scala conduceva in una cripta sotterranea, sulla cui porta vi era scritto: Post annis CXX
patebo (mi aprirò dopo 120 anni). La cripta aveva 7 lati e 7 spigoli. La parte superiore
rappresentava il firmamento, quella inferiore la terra ed entrambi erano divisi in triangoli,
mentre ogni lato era diviso da 10 quadrati. Al centro della cripta un altare portava una targa di
bronzo su cui incise le lettere "A.C.R.C.", insieme a " Hoc Universi Compendium vivus mihi
Sepulcrum feci. Al cento 4 figure con legenda: Nequaquam Vacuum. Legis Jugum. Libertas
Evangelii. Dei Gloria Intacta. E sotto l'altare il corpo di R.C. senza tracce di decomposizione."

Aperta questa premessa e lasciata un attimo da parte, procedo con la descrizione della struttura
interna dell'Ordine Ermetico della Golden Dawn. L'Ordine è strutturato di modo chè ad ogni
grado raggiunto dall' allievo corrisponda un determinato tipo di "principio spirituale" o "struttura
psichica superiore" (o inferiore) o "stato percettivo/cognitivo". Per la definizione di queste
"stanze" della psiche e dell'Universo, l'Ordine prende come modello di riferimento l'Albero della
Vita della tradizione Cabalistica post Talmudica, costituito da 10 sfere (Sephirot in ebraico). Ad
ogni Sephirah è associato un grado dell'Ordine pertanto il percorso del membro si articolerà su
un sistema diviso in 10 gradi, attraverso uno schema che svilupperò a breve. Ritengo necessario
dedicare qualche riga e riflessione sull'Albero della Vita. La tradizione Cabalistica ritiene che
tutto ciò che è manifesto è espressione di un principio assoluto alla base di ogni cosa chiamato
Ain Soph Aour, Luce infinita e sconfinata che permea ogni cosa. E' curioso il fatto che Regardie
definisca questo principio con la parola "Ignoto". Ignoto fa pensare alla Tenebra più che alla luce,
a qualcosa di imprenetrabile, di insondabile. Inoltre potrei aggiungere che il "permeare ogni
cosa" è una caratteristica della Tenebra in quanto chiunque può notare che, in una stanza buia
priva di illuminazione, la Tenebra si espande in tutte le direzioni inghiottendo tutto ciò che c' è,
mentre la Luce, per quanto forte e intensa, non può che irradiare partendo da un solo punto. Si
evince che Ain Soph è un principio difficile da definire per la mente, lo si potrebbe immaginare
come una Tenebra che al contempo "illumina", una "luce nera" dal potere incubativo e
germinativo. Da questo principio indefinibile si sviluppa, seguendo un modello specifico, il
diramarsi della Vita stessa nelle sue 10 emanazioni differenti; 10 manifestazioni della stessa
Matrice. La prima manifestazione è rappresentatata dalla prima Sephirah, Kether, la Corona, che
esprime il senso più profondo dell'Essere, la sua radice. "Il percepire l'Essere". Anche in questo
caso, chi ha in mente la struttura dell'Albero della Vita, o delle Vite, non può che rimanere
interdetto. Kether, in effetti, si trova sul punto più in alto dell'Albero, proprio ad indicare la sua
posizione regale ma ,di fatto, ne costituisce la Radice o il Seme e, al contempo, il centro dal quale
si sviluppa la Coscienza. Esso è più in alto, più in basso e al centro contemporaneamente. Ad
esso è associato lo Spirito ,come attribuzione planetaria, e il 10° e più alto grado dell'Ordine:
Ipsissimus. Da questo principio si sviluppa una divisione che definisce 2 diverse Sephirot,
generando il principio di Dualità. Chockman, la Sapienza, e Binah, Comprensione o Intelletto,
rispettivamente femminile e maschile. La prima associata allo Zodiaco corrisponde al 9° grado,
Magus, la seconda associata a Saturno corrisponde al grado 8°, Magister Templi. I 2 principi
vengono considerati contrari e opposti nella tradizione. Io non sono dello stesso avviso,
personalmente ritengo siano complementari. Se Chokmah rappresenta, come esprime, la
Sapienza, ossia "tutto ciò che dell' Essere è espressione" nella sua interezza, Binah, l'Intelletto e
la Comprensione, esprimerebbe "l'accorgersi di questa Sapienza" e, come principio maschile, la
compenetra, ne fa esperienza. Se riuscissimo a svincolarci dalla linearità del tempo, potremmo
intuire che la correlazione tra Kether e Chokmah/Binah ( che si trovano sullo stesso piano) in
realtà non è causale /consequenziale. Se Kether è il seme dell'Essere potremmo considerare il
binomio Chokmah/Binah come la base della sua espressione. Kether potrebbe rappresentare al
contempo seme e frutto. In soldoni suonerebbe così: Ciò che E' è Ciò che E' poichè Ciò che E' si
accorge di Essere Ciò che E'... perciò, tutto ciò che non si accorge di Essere Non E', e dimora in
Ain Soph, nella Tenebra (questo è un punto interessante che svilupperò successivamente).
Questa prima Triade ,difatti, costituisce un unico corpo e simboleggia, a detta di Regardie, "Luce
che splende nella Tenebra" confermando, di fatto, che Ain Soph è Tenebra.Da questa triade viene
riflessa un' altra triade di emanazione proiettata verso il basso. Questo concetto di "riflessione"
lo trovo molto stimolante e promuove un'idea. Se pensiamo al fatto che uno specchio riflette la
nostra immagine di modo che da 3 Dimensioni divenga a 2 dimensioni ,in quanto lo specchio
possiede solo lunghezza e larghezza, possiamo immaginare che la riflessione che avviene tra la
prima triade e la seconda sia, in realtà, una sorta di riduzione di Dimensioni ( magari da 5 a 4 o
da 75 a 14, chi lo sa). A parte questa speculazione, dicevo, la prima Sephirà di questa nuova
triade, e quarta in generale, è Chesed che significa Grazia o Misericordia; un altro suo nome è
Gedulah, Grandezza. Ad essa è associata il pianeta Giove, esprime il concetto di espansione e
solidificazione e corrisponde al 7° Grado, Adeptus Exemptus. Segue la quinta, Geburah, Potere o
Potenza, è associata al pianeta Marte, all' energia creatrice e distruttrice e corrisponde al 6°
Grado, Adeptus Major. La sesta rappresenta la riconciliazione delle precedenti 2, si tratta di
Tipheret e significa, appunto, Bellezza e Armonia. Ad essa è attribuito il Sole e corrisponde al
grado di Adeptus Minor,il 5°. La sua posizione nell'Albero lo rende speculare a Kether e, per
Regardie, corrisponderebbe al senso dell'Io o Ego, che mi suona abbastanza bene, tuttavia sento
che manca qualcosa che definisca perfettamente la relazione tra queste 2 Sephirot speculari. Se
Kether rappresenta il senso che l'Indefinibile (Ain Soph) ha dell'Essere, Tipheret potrebbe
rapresentare il senso che l'Essere (Kether) ha dell'Io...L'Essere che dice "Io sono".Questa
potrebbe essere un ipotesi di lavoro le cui implicazioni potrebbero essere interessanti.
Potremmo infatti, per ragionamento inverso, ipotizzare che Kether, in realtà, non sia la prima
manifestazione dell'Ignoto Ain Sof, ma sia semplicemente l'ultima che sia stata scoperta e che
probabilmente sia possibile per noi scorgere in un probabile futuro,nella Tenebra dell'Ignoto,
altri regni e altre Sephirot più in alto, o in più in profondità attraverso la domanda: Chi o cosa
percepisce l'Essere? Ad ogni modo,Tipheret conclude questa seconda triade. Netzach, Vittoria, è
la prima Sephirà della terza triade, la settima in generale ed è associata al pianeta Venere; questa
triade segna un ordine differente, aprendo la strada alle forze della Natura e agli Spiriti degli
Elementi. Per l'appunto a Netzach è associato l'elemento Fuoco, la cui espressione sarebbe la
sfera dell'Emotività. Corrisponde al 4° grado, Philosophus. Sul lato opposto troviamo Hod, lo
Splendore, l'ottava Sephirà associata a Mercurio e all'elemento Acqua e la sua espressione
sarebbe la Mente per la sua capacità di circolare tra la realtà e tra i pensieri (Corrisponde al 3°
grado, Practicus). Se proviamo a reiterare lo schema precedente, nel quale Kether, l'Essere, è
espressione e causa del Binomio Sapienza/Intelletto (Chokmah/Binah), potremmo considerare
Tipheret, l'Io, come l'espressione e causa del binomio Emotività/Mente (Netzach/Hod) . Di
conseguenza potremmo dire che L'Io è e nasce dall'attività della Mente che interpreta, spiega e
sviluppa ciò che l'Io sente. La mente osserva l'emotività e la elabora. L'Io è il risultato di questa
elaborazione, il dialogo interno. La nona è Yesod, il Fondamento, associato alla Luna e all'Aria.
L'etere ne è espressione, corrisponde a Theoricus, grado 2°. E infine, alla base di queste 3 triadi,
e sintesi di queste vi è Malkuth, riferito alla Terra e il corpo ne è espressione. Definito "Tempio
dello Spirito Santo",corrisponde al grado 1°, Zelator. E' situato nella parte più bassa dell'Albero
della Vita e la sua posizione lo fa sembrare "distaccato" rispetto a tutto il resto. Jung sostiene che
Malkuth è dissociato dagli altri Sephirot e la descrive come " La coscienza strappata alle sue
radici". Anche io credo che la sua posizione sia emblematica. Malkuth, espressione del nostro
mondo e della nostra realtà, rappresenterebbe il punto esterno attraverso cui poter contemplare
l'Albero della Vita stessa. Esso è il frutto che si distacca dall'albero, lo specchio attraverso cui si
riflette, la dimensione in cui il Soggetto del percepire può divenire l'Oggetto e in cui l'Assoluto,
nella sua immutabilità e atemporalità, diviene (perdonate il gioco di parole) un processo in
Divenire entrando in quello che Dunne definisce "Tempo Seriale n.2". Questo mi porta a pensare
che Malkuth rappresenterebbe l'immagine speculare dell'Ain Sof, il suo opposto e
complementare, l'Immanifesto e il Manifesto, e che, con le Triade Superne, costituirebbero una
Triade ulteriore, superiore. Questa è una mia speculazione personale che mi porta a concludere
che l'Albero della Vita rappresenti il Modello base in cui la Vita si sviluppa in qualità di processo
di infinita scoperta e, quindi, di infinite Morti. Mi risultano chiare, proprio ora, le parole della
scuola buddista Mahayana: Il Nirvana E' il Samsara. Unità per mezzo della Dualità. Dualità per
mezzo dell'Unità. "Essere" per mezzo del "Non Essere". "Non Essere" per mezzo dell'"Essere".
Il mezzo è Daath, il Prodursi, il punto di unione che è l'Uomo stesso. Kether allo specchio. La Vita
(questa affermazione è più un ispirazione e non la svilupperò per il momento, non saprei come
fare)

Prima di trattare dell'Iniziazione e dei rituali nei primi 5 gradi, ai quali Regardie dà maggior spazio
nell'Introduzione, vorrei specificare che non riporterò in questa sede gli argomenti relativi ai
gradi superiori all'Adeptus Minor, nè approfondirò argomenti quali gli strumenti del mago,
dell'importanza di fabbricarseli da sè, della costituzione del proprio tempio personale, del "non
fare passi più lunghi della gamba" ecc...Ritengo di fondamentale importanza il processo di
Iniziazione in quanto credo sia il cuore pulsante di tutta l'Opera nonchè la sua parte più
profonda. A questo vorrei dedicare il grosso della mia relazione e su questo vorrei concluderla.
Tuttavia non posso esimermi dal trattare alcuni argomenti relativi alle attività che si svolgono tra
i gradi di Neofita e quelli di Adeptus Minor e che costituiscono le 3 basi più importanti su cui si
basa lo studio dell'aspirante (alcuni di loro gli ho già citati). Essi sono: la pratica del Rituale del
Pentagramma con la Croce Cabalistica, la Visione dei Tattwa e la Divinazione per mezzo della
Geomanzia secondo il metodo dei tarocchi di Waite.

Il Rituale del Pentagramma contiene il simbolismo essenziale di tutta La Grande Opera e fornisce
i rudimenti per "attrarre cose spirituali e invisibili ed entrare in comunicazione con esse".
Affinchè l'esercizio ottenga un risultato è necessario immaginare che la forma astrale assuma,
espandendosi ed ingigantedosi, l'aspetto di un imponente figura angelica e a quel punto, quando
l'Immaginazione produce un senso di altezza enorme, formulare, sulla sommità della testa, una
Luce divina. Quando il candidato segnerà sul suo corpo il simbolo di una croce, dall'alto verso il
basso e da destra verso sinistra, si costituirà l'equilibrio della Luce nella sfera della sensazione.

Per quanto concerne la tecnica di Divinazione, essa ha lo scopo di stimolare e sviluppare le


facoltà di chiaroveggenza, immaginazione ed intuizione pertanto costituiscono la base per
l'attività delle facoltà interiori.

La Visione Tattwa, infine, insegna a formulare una forma intellettuale, chiamata Corpo di Luce,
attraverso cui poter esplorare le varie regioni dell'Albero della Vita e i vari luoghi della Psiche per
mezzo di meditazioni sui simboli.

Il rituale di Iniziazione sancisce la partenza del lungo percorso che costituisce il sistema magico
dell'Ordine. Per Iniziazione si intende, come indica la sua radice latina, l'ingresso in un nuovo
stato cognitivo e lo schiudersi della mente alla percezione di altri livelli dell'Essere. Esso viene
promosso e sviluppato attraverso la Magia Cerimoniale. Attraverso l'utilizzo di un linguaggio
simbolico, l'Ordine evoca nello studente le forze necessarie alla Grande Opera, la purificazione
dai costrutti della personalità, dall'idea di sè, affinchè possa emergere il Seme dello Spirito.
L'evocazione di queste forze viene chiamata Teurgia e nei rituali della Golden Dawn esse
vengono espresse e formulate come Luce. Solo un Iniziatore capace ha le facoltà, esercitate negli
anni, per effettuare il rituale e garantirne il successo. Dopo aver studiato i rituali suddetti,
partendo da quello del Neofita sino alla cerimonia della Cripta dell'Adeptus Minor, compresi
quindi tutti i rituali intermedi fra un grado e l'altro, sono giunto alla conclusione che in realtà,
tutti loro, costituiscano il corpo di unico grande rituale. Se i rituali di Iniziazione fossero
"materiale onirico", credo che essi apparirebbero in un sogno simultaneamente. Già nel rituale
del Neofita, lo studente fa esperienza della Luce. La frase:

"Prima di tutte le cose, vi sono il Caos, la Tenebra, e le Porte della terra della Notte."

indica, secondo Regardie, la condizione di partenza dell'aspirante, il suo attaccamento alla


materia e alla realtà fenomenica. Potrebbe anche essere. Tuttavia credo che in questa frase vi sia
presente un messaggio più profondo. L'iniziatore quindi potrebbe voler dire, a mio avviso:

"A fondamento di tutte le cose che fanno parte della tua Vita, vi è il Caos, vi è la Tenebra, e le
Porte del Regno della Notte. "

Vi è in sostanza l'Ignoto, ed occorre che tu te ne accorga, poichè, quando ti accorgi della


sensazione di Vuoto che evoca in te la ricerca del vero significato della Vita, del suo scopo e del
suo senso, stai, di fatto, portando la Luce nell'Oscurità e, quando ciò avviene, cominci a prendere
le distanze da quello che tendenzialmente pensi riguardo al Mondo e a Te stesso e si apre la
prospettiva di spezzare la tua proiezione inconscia ("dopo l'Informe, il Vuoto e la Tenebra, viene
la conoscenza della Luce"). Secondo questa lettura possiamo presumere che, la Tenebra a cui si
fa riferimento nel rituale, sia proprio Ain Sof, l'Assoluto. Nella prima frase sarebbe presente il
principio e la fine di tutta l'Opera e l'individuo, contemplando la Tenebra, starebbe
effettivamente protendendo verso l'Inizio della sua stessa esistenza. Da questo punto di vista il
significato di Iniziazione potrebbe essere anche "tornare all'Inizio", in una condizione della
Coscienza non ancora contaminata dagli attaccamenti emotivi e immaginati che, in questo stato,
si sciolgono. Corrisponderebbe allo stato del neonato. Difatti Regardie definisce il processo
come " Essere portato alla Luce", esattamente l'atto del nascere ( "quella terra divina che è il
luogo della propria nascita cit."). Luce per mezzo della Tenebra. L'Essere, liberato dalla prigione
della personalità, percepisce nell'estasi la perfezione e la luminosa bellezza della Vita, che è Egli
stesso. Questo è lo scopo della Grande Opera. Lo scopo delle Cerimonie consiste nello sviluppare
i processi interiori necessari a guidare l'attenzione dell'individuo a compimento di queste
conquiste interiori, nella propria sfera cognitività, attraverso l'intervento del simbolo e del
sacramento. Citando Jung:

"Le pratiche magiche sono proiezioni di eventi psichici che esercitano una controinfluenza
sull'anima. Vale a dire che l'Attenzione viene indirizzata in un sacro Regno Interiore", qui
(aggiungo io) l'individuo si accorge e riconosce gli stessi elementi psichici di cui gli atti magici
rappresentavano il Significato. Quando queste vengono riconosciute essere vengono inglobate
nell'attività psichica cosciente. Prendendo in esame il rituale del Neofita, notiamo che il Kerux, è
l'officiante che personifica l'Attenzione del candidato, funzione sempre in obbedienza alla
Volontà, ( Kether mi permetterei di dire). L'Hegemon, l'officiante che personifica l'Intuito,
rappresenterebbe altresì il "Protendere verso la Luce" ( in questo caso anche la Tenebra)
personificata dallo Hierophantes, il fine e fondamento dell'Opera, l'Osiride glorificato e liberato,
l'Essere nella sua forma più pura, che ha il suo trono a Oriente, dove sorge il Sole ( Daath).
L'elemento Tenebra nella figura dello Hierophantes indica la condizione di partenza
dell'individuo che, rivolto verso Est, non riesce a distinguere cosa sta osservando, è ancora
troppo presto. L'immagine del Cherubino ai margini dell'Abisso è significativa. Il Cherubino
rappresenta l'individuo stesso che, dinanzi allo Hierophantes nel suo stato di Tenebra/Abisso, è
spaventato e si difende brandendo la spada di fuoco. Se l'individuo si lasciasse andare e
sacrificasse se stesso perdendosi nell'Abisso, la sua Coscienza si schiuderebbe e, come ho citato
poco fa,dopo l'Informe, il Vuoto e la Tenebra, viene la conoscenza della Luce... Il candidato
vedrebbe lo Hierophantes nel suo splendore, ma non osa. Il Genio, sofferente a questa vista,
lascia il suo trono sulle stelle e discende nell'io inferiore. Allo stesso modo lo Hierophantes lascia
il suo Trono d'Oriente e afferma:

"Io vengo nel Potere della Luce. Io vengo nella Luce della Saggezza.Io vengo nella Misericordia
della Luce. La Luce porta guarigione nelle sue ali". Poi ritorna al suo Trono attendendo il ritorno
volontario dell'aspirante nella dimora della Luce. Ciò avverrà quando sarà disposto ad
abbandonare il suo "Magistero". Fino ad allora "Tu non puoi entrare nella nostra Sede". Questo
segna la Consacrazione, mediante Fuoco e Acqua ( che verranno analizzate meglio nei rituali
successivi).

Il rituale del grado di Zelator formula la trasformazione della parte terrena del candidato.
Ricordiamo che esso è associato a Malkuth, il regno della "Terra". Dopo aver invocato gli spiriti
elementari della Terra, il Candidato viene condotto cerimonialmente a 3 posizioni: le prime 2
sono quelle del Male e della Presenza Divina. La terza rappresenta la via Mediana ed è aperta
dallo Hierophantes. Anche in questo caso, ritengo che ciò che le posizioni "del Male" e della
"Presenza Divina" rappresentino in realtà il medesimo concetto. Nel "Male" non identificherei
un vero e proprio principio assoluto. Nel caso specifico il concetto di Male è assoggetabile,
secondo me, a quello del dolore. L'individuo non può in alcun modo sostenere la comunione con
la "Presenza Divina", non ne ha la forza, non ne ha la facoltà. L'esperienza sarebbe troppo
intensa e il suo corpo, contratto e appesantito dalla sua corazza emozionale e dai suoi conflitti
( la rigidità della Terra), non sopporterebbe un tale dolore. Esso è rappresentato dai Custodi che
lo respingono con le spade. Il percorso della via Mediana probabilmente rappresenta ,per
l'Individuo, l'invito a non entrare in conflitto con quelle forze. In soldoni, non sfidare i Custodi.
Osservali con pazienza e vai oltre.

Il grado successivo è quello del Theoricus, associato alla Sephirah Yesod, alla Luna e all'elemento
Aria. Il candidato viene condotto alla posizione dei 4 Kerubim. E' per mezzo del loro potere che
vengono invocati gli spiriti elementari e i loro signori. I Kerubim potrebbero rappresentare una
prima "differenziazione" di alcune proprietà psichiche, di cui ne ignoro la natura tuttavia. Anche
questo rituale pone l'accento sull'equilibrio e sul discernimento.

Practicus è il 3° grado e richiama Hod, lo Splendore, situato sulla colonna della Severità, legato a
Mercurio e soprattutto all'Acqua. L'Albero della Vita mostra 2 vie che conducono a Hod. La via
del Fuoco che parte da Malkuth e la via del Riflesso della sfera del Sole che viene Yesod. L'Acqua
rappresenta l'elemento femminile e germinativo, il Fuoco è maschile e fruttificante. La loro
stimolazione interiore e la loro sintesi è definita "triturazione alchemica". In sostanza, per
giungere a Hod è necessario percorrere le 2 strade contemporaneamente. Se l'Acqua
rappresenta la mente e il Fuoco la parte emotiva dell'individuo, percepibile per mezzo del corpo
(la strada del Fuoco viene da Malkuth), nel grado di Practicus il candidato è invitato a non
lasciarsi trascinare dalla caoticità che le emozioni comportano, a mantenere una mente calma e
limpida, e lasciare che il Fuoco dello Spirito emerga da e attraverso Malkuth e si esprima nella
coscienza e nell'Immaginazione senza i filtri dell'Io. Il simbolo dell'Ordine rappresenta la croce
dello Spirito che si leva sopra il triangolo delle acque. L'acqua immobile diviene uno specchio
attraverso cui lo Spirito si riflette e, al contempo, lo sostiene e lo eleva aldilà della mente stessa.
Regardie sembra alludere proprio a questo lavoro su di sè quando, riferendosi al suddetto
simbolo, scrive " Questo indica, inoltre, l'immediato compito del candidato".

Il processo così avviato sfocia direttamente nel grado Philosophus, legato alla Sephirah Netzach,
la Vittoria, alla quale sono riferiti il pianeta Venere e l'elemento Fuoco. Il Fuoco diventa il
territorio di scoperta di questo grado. Rivelando se stesso, conduce l'individuo ad accorgersi del
suo stato interiore, delle sue ferite, delle sue sconfitte e dei suoi traumi. Come sosteneva Aleister
Crowley, il candidato si ritrova assalito dai complessi che lo hanno corrotto, e che lo tormentano
con la loro esteriorizzazione. Se il candidato persiste nel suo intento si accorgerà dell'enorme
potenziale che si nasconde nella sua emotività. L'emotività è Nephesch, la sua parte femminile
ribelle ed indomabile. Jung sosteneva che alla base dell'Albero vi è Eva,la Nephesch, che è in
opposizione al Genio divino. Anche in questo caso Regardie fa intendere che il principio
femminile Eva e il Genio divino siano la medisima cosa. Ciò che lì distingue è il modo in cui li si
guarda. Una Mente ( Adam) immatura e indisciplinata si sosterrà dalla forza fondamentale di Eva.
Egli si aggrapperà alle sue sofferenze, ai suoi traumi, ai suoi complessi e a tutto ciò che possa
giustificare la percezione che ha di sè... come un parassita priverà Eva della sua energia tellurica
e nutrirà i Demoni che lui stesso ha generato. Una mente disciplinata e ferma invece, permetterà
al principio femmile di emergere, la accetterà e l'accoglierà. Il Drago sarà liberato dalle catene
del giudizio e dell'ignoranza e uscirà dalla sua tana per prendere il posto che gli spetta,
eclissando l'Io e la sua egemonia, rivelandosi per ciò che realmente è.... il Genio Divino. La sua
dimora è Daath.

Il grado di Adeptus Minor completa l'Opera e racchiude tutti i precedenti gradi. Il candidato
viene accompagnato nella Cripta, davanti alla lastra che copre la tomba di Osiride. Sulla lastra vi
è un dipinto. La metà inferiore rappresenta Adamo avvolto dalle teste di Drago che ricadono
dall'Albero. Sopra di lui il Giustificato nel suo sacrificio. Nella parte superiore invece una figura
Divina esprime bellezza e armonia. Seguendo il modello del grado precedente, il contenuto del
dipinto esprimerebbe il medesimo concetto. La parte inferiore, l'uomo preda delle passioni, e
quella superiore, la figura angelica o divina, sono in realtà immagini speculari, l'uno riflette l'altro
ed entrambe riflettono il candidato che le osserva. L'immolazione del Giustificato, che
rappresenta la morte dell'Io, permette l'identificazione con la parte superiore. Ciò che prima era
Caos diviene Armonia. Non a caso questo rituale richiama al velo Paroketh e separa il primo
ordine dal secondo. A differenza dei precedenti in questo rituale si ricorre alla lingua enochiana.
Il candidato dovrà spogliarsi di tutti i suoi ornamenti e insegne e, abbligliato di una sola veste
nera, verrà legato ad una grande croce verticale di legno. L'Io è sacrificato sull'altare mistico e
offerto al Genio Superiore. Credo che il rituale miri a portare l'individuo alla consapevolezza di
essere sempre stato legato ad una croce, di aver sempre represso se stesso, i suoi talenti e le sue
potenzialità. L'Io che è pronto a sacrificare sono i suoi stessi limiti e le ragioni della sua
autocastrazione. Per la sua salvezza il candidato verrà portato alla condizione di non essere
Nessuno e di rivivere la sua lenta morte interiore di cui egli stesso è il carnefice. Carnefice ai
danni di quei...

.."Dèi di grande Potere e di grande spiritualità, morti alla terra della nostra nascita nel Giardino
degli Esperidi, e che , morendo misticamente, sono discesi all'inferno"... nei territori più oscuri e
reietti dell'animo umano. E' necessario accorgersi di aver operato questa infamia, di essere
colpevoli di questa blasfemia. A quel punto il candidato pronucerà la sua Obbligazione:

"Prometto e giuro inoltre e solennemente che, con il permesso divino, da questo giorno mi
applicherò alla grande Opera..".

Il candidato verrà allora liberato dalle catene e gli officianti gli narreranno le storie di Christian
Rosenkreutz. Se prendiamo in considerazione il simbolismo della sua Cripta ritroveremo tutti gli
elementi che ho trattato finora. Sul pavimento era dipinto il simbolo del Drago, le forze caotiche
e oscure dell'anima. Sul soffitto vi era un dipinto raffigurante una Rosa all'interno di un triangolo.
La rosa rievoca alla bellezza e rappresenta da una parte la capacità creativa e generativa,
essendo il fiore l'organo sessuale della pianta, e dall'altra rapprenta lo "schiudersi", "l'aprirsi alla
Luce del Sole". Al centro della Cripta c'era il Pastos di Fr. R.C., Osiride Giustificato che, sebbene
sia rimasto chiuso in una tomba per 120 anni, è ancora perfettamente integro. Il chiaro
riferimento alla figura della Madre evoca in me una riflessione: E' possibile che la miserabile
condizione di partenza dell'Individuo, nella sua chiusura, nelle tensioni e conflitti del suo Io
tiranno e nella sua corazza emozionale, costituiscano in effetti il bozzolo attraverso cui la Natura
sviluppa la sua coscienza ed attua la trasformazione dell'Essere per poi, come una crisalide,
permettergli di spiegare le ali affinchè esplori territori che prima gli erano negati. Si tratterebbe,
quindi, di un processo squisitamente naturale. Questo spiegherebbe perchè solo alcuni riescono
a completare l'Opera. In natura sono pochissime le crisalidi che riescono ad uscire dal loro
bozzolo. La maggior parte di loro muore. A cosa serve, dunque, il sistema Golden Dawn?

Psello sosteneva che "l'anima, in sè e per sè, non può conseguire la divinità, a meno chè non sia
guidata da Iniziati". Gli alchimisti, analogamente, dicevano:

"La Natura, senza aiuto,fallisce"

Entrambe le affermazioni mi sembrano un pò stupide. Basti notare che in Natura un albero non
cresce solo dove vi è un agricoltore che se ne prende cura. La Grande Opera è un processo
naturale. Regardie dice:

"è tuttavia evidente che la natura ardua e impegnativa della procedura (la Grande Opera) non è
colpa della Magia. Il responsabile della situazione è l'Uomo stesso."

Io direi che è evidente che la natura ardua e impegnativa della Grande Opera non è colpa della
Natura. Il responsabile è l'Uomo stesso che vi ci si oppone con tutte le sue forze, pur di
mantenere inalterata l'idea e la percezione miserevole che ha di sè. Io ritengo che il grande
percorso Iniziatico, il vero processo Magico sia la Vita stessa. Ciò di cui gli Ordini come la Golden
Dawn si occupano è sostenere questo processo ed educare la mente affinchè non crei ragioni di
conflitto. Insegnano, in buona sostanza, a diventare degli abili "agricoltori". A tal proposito
riporto il brano seguente, che personalmente mi ha fatto commuovere moltissimo:

"Il tuo luogo sacro fu devastato, e i Figli della casa della Saggezza furono condotti lontano, nella
cattività dei sensi. Da allora, noi abbiamo prestato il nostro culto in case costruite con le mani,
ricevendo i sacramenti da una luce derivata, in luogo dello Splendore coesistente. Eppure, tra i
Segni e i simboli, i pegni della Presenza Superiore non sono mai mancati nei nostri cuori. In riva
alle acque di Babilonia noi ci siamo seduti e abbiamo pianto, ma abbiamo sempre ricordato Sion;
e questo ricordo è testimone che ritorneremo alla casa di nostro Padre"

In conclusione ci tengo a ringraziare tutti coloro che, in questa circostanza, mi hanno permesso
di riflettere su questi temi. La maggior parte delle intuizioni emerse, giuste o sbagliate che siano,
sono nate proprio da questo impegno. Mi piace pensare che questa Relazione costituisca di già
una piccola Iniziazione. Ma questa è un'altra delle mie azzardate speculazioni.