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Martin Luther King Jr.

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Martin Luther King Jr.

Premio Nobel per la pace 1964

Martin Luther King Jr., nato Michael King Jr. (Atlanta, 15 gennaio 1929 – Memphis, 4 aprile 1968), è
stato un pastore protestante, politicoe attivista statunitense, leader del movimento per i diritti civili degli
afroamericani.
Il suo nome viene accostato per la sua attività di pacifista a quello di Gandhi, il leader della non
violenza della cui opera King è stato un appassionato studioso, e a Richard Gregg, primo americano a
teorizzare organicamente la lotta non violenta. L'impegno civile di Martin Luther King è condensato
nella Letter from Birmingham Jail (Lettera dalla prigione di Birmingham), scritta nel 1963, e in Strength
to love (La forza di amare) che costituiscono un'appassionata enunciazione della sua
indomabile crociata per la giustizia.
Unanimemente riconosciuto apostolo instancabile della resistenza non violenta, eroe e paladino dei
reietti e degli emarginati, "redentore dalla faccia nera", Martin Luther King si è sempre esposto in prima
linea affinché fosse abbattuto nella realtà americana degli anni cinquanta e sessanta ogni sorta
di pregiudizio etnico. Ha predicato l'ottimismo creativo dell'amore e della resistenza non violenta, come
la più sicura alternativa sia alla rassegnazione passiva che alla reazione violenta preferita da altri
gruppi di colore, come ad esempio i seguaci di Malcolm X.
Il caso di Rosa Parks[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Boicottaggio dei bus a Montgomery.

Martin Luther King con Rosa Parks(circa 1955)

La situazione di segregazione e negazione dei più elementari diritti civili alla comunità nera, a
Montgomery come in molte altre parti degli USA, aveva già portato molta tensione nella comunità
afroamericana. Il 2 marzo del 1955 a Montgomery alcuni bianchi salirono su un autobus;[22] non
essendoci posti liberi, l'autista pretese che quattro donne nere, che si erano sedute nei posti di mezzo,
si alzassero lasciando il loro posto a quei ragazzi bianchi: due ubbidirono mentre altre due no. Accorsa
la polizia a dirimere la questione, Claudette Colvin, una studentessa quindicenne, reclamò i propri diritti,
in quanto sedutasi prima, ma venne fatta scendere e arrestata.[23] Il caso viene messo al vaglio di una
commissione della comunità afroamericana in cui sedeva anche King, il quale, assieme agli
attivisti Edgar Nixon e Clifford Durr, decise di non prendere iniziative per il momento.
Il 1º dicembre 1955 Rosa Parks per essersi rifiutata di lasciare il suo posto, ancora uno di quelli di
mezzo, messi a disposizione di tutti, per far sedere un uomo bianco, venne arrestata e accusata di aver
violato le leggi sulla segregazione. La donna apparteneva al NAACP; avvertì così Edgar Nixon che ne
firmò la garanzia.[24] In un primo momento la notizia del sopruso scatenò una reazione violenta da parte
della comunità nera di Montgomery e la polizia reagì agli incendi degli autobus e alle vetrine fracassate
sparando.[9] Nixon avvertì King dell'accaduto e dopo un incontro nella sua chiesa dove parteciparono
più di quaranta leader della comunità afroamericana,[25] su proposta di L. Roy Bennett, presidente
della Interdenominational Alliance attuando un sistema di protesta non violento, basato
sul boicottaggio, si decise che il giorno 5 dicembre 1955 nessun nero dovesse utilizzare gli autobus.
Si era prevista un'adesione del 60% ma la percentuale effettiva fu molto più alta, diversi mezzi che
solitamente viaggiavano pieni erano completamente vuoti[26]. Il giorno stesso si ebbe la sentenza: Parks
venne condannata a pagare una multa pari a 10 dollari[27] a cui si aggiunsero le spese per il processo.
La sera si tenne una riunione di massa nella chiesa battista di Holt Street dove si formò il
MIA Montgomery Improvement Association (Associazione per il miglioramento di Montgomery, nome
scelto su proposta di Ralph Abernathy), di cui Martin venne eletto presidente. Il boicottaggio dei mezzi
pubblici assunse proporzioni sempre più vaste man mano che la notizia si diffondeva: la comunità
afroamericana si spostava come poteva, a piedi o con l'aiuto di tassisti afroamericani, che avevano
abbassato le loro tariffe sino a quella degli autobus[28] e liberi cittadini che si prestavano volentieri alla
protesta.
L'autobus dove Rosa Parks fu arrestata

In un incontro dell'8 dicembre con la commissione municipale, Clyde Sellers ricordò l'esistenza di una
legge che stabiliva una tariffa minima per la corse dei tassì, 45 centesimi contro i 10 richiesti, che nei
giorni seguenti i tassisti furono obbligati a rispettare.[29] King, dopo essersi consultato con Theodore
Jemison che aveva vissuto un'esperienza simile, espose in un'assemblea i fatti ricevendo offerte di
autisti disposti a trasportare le persone: le auto a disposizione furono circa trecento,[30] e si
organizzarono luoghi di raccolta.[31]
Ci furono delle trattative in municipio dove King voleva presentare tre punti su cui discutere, fra cui la
richiesta di rispettare l'ordine in cui si saliva sui mezzi pubblici, ma venne obiettato dal legale Jack
Crenshaw che la loro proposta violava l'ordinanza municipale e non si concluse nulla.[32] Si diffuse un
finto accordo tenutosi il 22 gennaio con persone non aderenti al MIA ma si riuscì a smentire l'accaduto
in tempo, continuando l'azione di disturbo,[33] mentre il sindaco annunciò in televisione che si doveva
combattere il boicottaggio. Il 26 gennaio 1956King si trovava alla guida della propria auto e decise di
raccogliere alcune persone con cui condivise il viaggio; notando di essere seguito da un poliziotto cercò
di rispettare il codice stradale ma venne fermato, e con il pretesto di eccesso di velocità,[34] arrestato e
incarcerato.[35]
Condotto al carcere municipale di Montgomery gli vennero prese le impronte digitali. Si formò una folla
davanti al carcere e alla fine venne rilasciato, lui stesso firmò l'impegno alla cauzione. Intanto la rabbia
della comunità bianca montò sempre di più, fino a sfociare nella violenza (in buona parte dal Ku Klux
Klan), ogni giorno la famiglia King riceveva lettere minatorie, anche decine di esse, il 30 gennaio intorno
alle 21 e 30 venne scagliata una bomba nella casa di King.[36] Al ritorno, notando la molta gente armata
radunatasi e la tensione che si respirava, il pastore tenne un discorso con cui placò gli animi e Coretta
disse al padre, che era venuto a prenderla, che non poteva lasciare il marito in questo momento.[37] La
notizia della protesta cominciò a riscuotere consensi anche fuori dall'Alabama, e il movimento
afroamericano ricevette fondi e sostegno morale anche da paesi lontani come il Giappone e
la Svizzera.[9]