Sei sulla pagina 1di 30

IL GRUPPO IN TEORIA E IN PRATICA

• Introduzione

A partire dalla seconda guerra mondiale le scienze umane iniziano a studiare in modo specifico
le situazioni di gruppo -> attenzione ai piccoli gruppi di lavoro che si rivelano una realtà in
grado di mettere in evidenza i limiti di una concezione meccanicista dell’organizzazione (cfr
Taylorismo).
Scoperta delle dimensioni microsociali quale luogo concreto dell’esperienza quotidiana e di
mediazione tra dimensione individuale e dimensione sociale -> realtà che evidenzia la
complessità dei comportamenti, leggibili anche tramite la lente del gruppo.
Inizialmente il gruppo di formazione viene inteso come luogo di sperimentazione e
apprendimento di fenomeni relazionali e sociali, ossia delle dinamiche di gruppo. Recentemente
si passa all’idea del “far provare in pratica” che si combina a una concezione della formazione
che valorizza la possibilità di imparare dall’esperienza, che privilegia lo sviluppo delle capacità
mentali di apprendimento più che di nozioni specifiche.
Interrogativi circa la possibilità dell’suo del gruppo come strumento terapeutico.
Matrici teoriche in due strade:
1. Filone della psicologia sociale: cerca di raccordare obiettivi sperimentali a obiettivi
applicativi, sviluppo della conoscenza sulle situazioni di gruppo e sua utilizzazione a
favore del cambiamento di comportamenti;
2. Filone psicoanalitico: scoperta della rilevanza delle interferenze affettive nelle
strutturazioni sociali, dell’ambivalenza strutturale che caratterizza i rapporti umani, del
gruppo come forma generata da processi di collusione mentale inconscia tra i membri.

Gruppo: può diventare uno strumento professionale di lavoro per intervenire nella realtà
sociale. È uno strumento da trattare con sensibilità a fronte della sua natura di strumento
relazionale che acquista senso specifico quando appositamente istituito a fini formativi,
organizzativi, terapeutici, di intervento o ricerca.

• Capitolo 1: la costruzione di una certezza teorica priva di plasticità tecnica

Gruppo: entità con una definizione complessa.


Posto che si vuole considerare il gruppo intermini psicologici, è dal punto di vista dell’individuo
che dobbiamo osservarlo, cioè dal punto di vista delle funzioni che esso assolve per il singolo e
delle forze o motivazioni che ne spingono i membri.
Kurt Lewin: tappa fondamentale per la psicologia e le scienze sociali, sia per l’originalità
dell’approccio e delle intuizioni, sia per la fecondità di ricerca.
Teoria e sperimentazione in psicologia sociale: l’autore si distingue dalla psicologia sociale
spostando l’attenzione della ricerca dalle dimensioni micro sociali reali e dal chiuso del
laboratorio alla possibilità di istituire gruppi senza storia al fine di studiare intervenire nella
realtà sociale.
1) Cerca di superare la concezione della psicologia come scienza esclusivamente
classificatoria perché ritiene che il comportamento individuale e quello collettivo siano
realtà dinamiche e frutto di interdipendenze complesse, delle quali vanno analizzate le
situazioni ambientali in un momento dato e il contesto “qualsiasi comportamento
individuale dovrebbe essere visto come prodotto di certe forze a certe condizioni…alcune
forze si sostengono reciprocamente, altre si oppongono tra loro, la condotta effettiva del
gruppo dipende dal livello in cui queste forze conflittuali raggiungono uno stato di
equilibrio “.
2) L’analisi e l’osservazione vanno compiute con strumentazione teorica e concettuale
adeguata, che riesca a evidenziare i rapporti che si costituiscono nell’ambito di una
determinata situazione. Elabora la teoria di campo, nella quale ogni realtà

1
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
fenomenologica va descritta in termini matematici, rendendo così il più esatta possibile e
più precisamente confrontabile la scomposizione nelle regioni che la sostanziano. La
psicologia deve tenere conto di una molteplicità di fatti coesistenti, interrelati fra loro ed
eventi in una certa posizione a seconda dei loro rapporti -> si trova di fronte ad uno
spazio. Esiste quindi uno spazio psicologico e sociale altrettanto reale di quello fisico e
come tale misurabile e rappresentabile, come pure misurabili e rappresentabili sono le
posizioni e i movimenti al suo interno.
Lewin evidenzia una contraddizione per la quale mentre da un lato il lavoro psicologico clinico e
sociale si fonda su tecniche relazionali e dialogiche, dall’altro l’edificio teorico usato dagli
psicologi è costituito da concetti formulati in termini unipersonali.
Campo come oggetto di osservazione. Ciò che viene analizzato sono i fenomeni che si
producono al suo interno, considerando anche le perturbazioni prodotte dalla presenza
dell’osservatore o dello psicologo. Campo -> sistema di forze dinamico definito
dall’interdipendenza tra gli elementi che lo compongono.
Con questo orientamento definisce il concetto di azione-ricerca, o action-research, che
rappresenta il fine cui le scienze sociali dovrebbero tendere per motivi scientifici di definizione
e controllo dell’elaborazione teorica e per motivi etici dato che le realtà con cui lo psicologo
sociale si confronta sono cariche di implicazioni morali e culturali che è impossibile ignorare.
Nel suo modello ogni situazione psicologica viene considerata in ragione:
- della sua interconnessione con il (e dipendenza dal) contesto, cioè delle varie parti dello
spazio di vita soggettivo e oggettivo dell’individuo o del gruppo al momento dato, e dei loro
rapporti;
- della sua descrizione in termini di risultanza di forze che favoriscono o ostacolano il verificarsi
di certe situazioni e il mettersi in opera di determinati comportamenti.
Lewin rifiuta di pensare all’individuo isolandolo dal suo contesto di vita.
Definisce il gruppo in termini di interdipendenza percepita dai membri e di totalità dinamica. Il
concetto di interdipendenza serve a superare le definizioni di gruppo basate sulla somiglianza
dei membri. “ la rappresentazione di un gruppo come totalità dinamica dovrebbe comprendere
una definizione del medesimo basata sull’interdipendenza dei membri. Non la somiglianza,
bensì un certo grado di interdipendenza è ciò che costituisce un gruppo”. Nella realtà esistono
gli individui in relazione tra loro, e il gruppo che ne scaturisce è un prodotto delle loro menti.
Il concetto di totalità dinamica ci offre una visione del gruppo come entità che possiede una
sua realtà ed unità specifica come qualcosa di diverso dai singoli individui che lo compongono.
Il gruppo ha importanza fondamentale per lo sviluppo e l’esistenza del soggetto.
Gruppo: luogo nel quale l’individuo si forma e che costituisce gran parte del suo ambiente
esperienziale concreto, in esso egli trova termini di confronto e un punto di riferimento, in esso
sviluppa valori che lo influenzeranno per tutta la vita, in esso sperimenta limitazioni e
resistenze che lo aiuteranno nel processo di sviluppo dell’Io e di progressiva strutturazione del
suo spazio di vita.
Tutti i gruppi hanno la tendenza a un equilibrio dinamico, quasi-stazionario cioè risultante da
un insieme di forze e tensioni contrastanti che determinano lo stabilizzarsi a un certo livello
della vita di gruppo che può essere misurato e tende a perpetuarsi.
Il concetto di equilibrio come risultato dello scontro tra forze che premono in direzioni opposte
porta a varie conseguenze che introducono il tema del cambiamento sociale:
1) La tendenza all’equilibrio dei gruppi costituisce una resistenza ogni volta che si vuole
operare un cambiamento, anche se razionalmente condiviso dai membri
2) È più semplice modificare un atteggiamento mediante una situazione di confronto di
gruppo perché le persone tendono a conformarsi nelle loro valutazioni a norme di gruppo
spesso non esplicitate che si sommano alle resistenze individuali. Operando direttamente
sul gruppo e sulle sue norme sarà più facile vincere le resistenze individuali. Le situazioni
di interazione collettiva creano maggior grado di coinvolgimento, un più alto livello di
confronto sociale ed un maggior consolidamento delle decisioni prese, queste situazioni
conducono la persona a una migliore esplicitazione dei motivi che la orientano verso una
2
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
determinata convinzione, a un maggiore livello di chiarificazione e di dialogo che può
condurre ad un livello di equilibrio precedentemente consolidato che si intende mutare.
Lewin apre la strada alla parola ai fenomeni microsociali e all’effervescenza sociale: la strada
che consente di ricercare gli elementi che fondano il legame sociale e che trova nella
comunicazione lo strumento di promozione di un ordine sociale instabile, ma durevole. I luoghi
di intervento sono le situazioni microsociali (gruppi temporanei o duraturi) che funzionano da
mediatrici tra dimensione individuale e dimensione collettiva.
Non è tanto interessato a considerare cosa il gruppo sia, ma si preoccupa di operare con
l’entità gruppo, di evidenziarne le possibilità in termini costruttivi, con un processo nel quale
l’analisi di ogni fenomeno non può essere disgiunta da una sua definizione operativa che
permetta di gestirlo adeguatamente. Cambio di prospettiva -> passare da un’osservazione
valutativa, basata sulla classificazione, alla sperimentazione, fondata sui rapporti e
sull’interdipendenza dei fenomeni; per poter fare questo lo scienziato sociale deve riuscire a
superare l’osservazione superficiale fondata su proprietà comuni e su obiettivi di
generalizzazione pervenendo a una corretta valutazione di quello che il fenomeno esprime in
profondità, attraverso la considerazione dei rapporti strutturali tra le parti che lo compongono.
Chi osserva è costretto continuamente a passare dall’analisi degli elementi soggettivi del
contesto, a quella degli elementi oggettivi poiché sono in stretta connessione. Considera i
fenomeni che definisce di equilibrio quasi-stazionario e li analizza secondo il metodo
topologico che è proprio della teoria di campo, evidenziando come i processi sociali siano
frutto di opposizioni di forze che con una data tensione si stabilizzano ad un certo livello.
Compare una professionalità sui gruppi che si fonda sulla complessità di fenomeni capaci di
influenzare la storia di un gruppo e i comportamenti dei suoi membri in direzioni anche
indipendenti dai motivi razionali e dal compito che giustifica la relazione.
Funzione di produzione -> ciò che accade e si realizza nel gruppo rispetto al suo obiettivo.
Funzione di manutenzione -> regolazione degli stati emotivi, accordi organizzativi, facilitazioni
razionali e come questi vengono tutelati.

• Capitolo 2: le dinamiche di gruppo

Fondamentale accostarsi ai fenomeni di piccolo gruppo per la comprensione dei sistemi sociali
e dei fenomeni che li determinano.
L’orientamento culturale e scientifico determinato da Lewin ebbe successo e grande sviluppo in
Usa e in Europa tra gli anni cinquanta e sessanta, promosse molte ricerche che partono
dall’acquisizione che ogni interazione umana comporta due istanze rilevanti: il contenuto, ossia
il motivo razionale ed esterno che giustifica la relazione, e il funzionamento, riguarda ciò che
succede tra i membri del gruppo e ciò che ogni membro del gruppo vive mentre si lavora,
anche in relazione al contesto specifico che fa da contenitore al gruppo stesso. Il
funzionamento di un gruppo è influenzato da problemi come il morale, i vissuti emotivi, la lotta
per sostenere la propria identità, e da bisogni individuali gratificabili sul piano relazionale quali
i bisogni di potere, di affiliazione, di realizzazione di performance eccellenti.
Le piste più frequentemente indagate sono state sintetizzate in una griglia di osservazione del
funzionamento di un gruppo usata spesso negli anni sessanta all’interno di seminari di
sensibilizzazione alle dinamiche di gruppo:
1. Partecipazione: la partecipazione verbale è un indicatore dell’implicazione personale
2. Influenza: capacità di determinati membri di catturare l’attenzione di tutti
3. Leadership: può assumere diverse forme, essere produttiva o meno rispetto al gruppo e al
suo lavoro. Un membro influente può aumentare l’appoggio o la collaborazione degli altri,
oppure alienarsi. Il modo con cui la persona cercherà di influenzare gli altri determinerà
sostanzialmente il livello di accettazione della leadership.
4. Metodi di presa di decisione: numerosi gruppi prendono ogni sorta di decisione senza
soffermarsi sugli effetti di queste decisioni sui membri

3
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
5. Funzioni di produzione: mettono in luce i comportamenti delle persone che vogliono
realizzare lo scopo che il gruppo ha in quel momento
6. Funzioni di sostegno e manutenzione: ruolo importante al livello del morale del gruppo
poiché influenzano le condizioni per la produzione. Mantengono relazioni di lavoro
compatibili e creano un clima di gruppo che aiuta ogni membro a partecipare al meglio
7. Clima di gruppo: il metodo di lavoro di un gruppo e le valenze personali creano un clima
nel gruppo comprensibile attraverso le impressioni generali dei membri
8. Appartenenza: grado di appartenenza al gruppo
9. Sentimenti: durante le discussioni o le attività sono le interazioni tra i membri a mobilitare
i sentimenti
10. Norme: le norme o le regole fondamentali di controllo del comportamento di un gruppo e
di pressione al conformismo possono essere latenti o manifeste. Esprimono i desideri e le
convinzioni della maggioranza dei membri del gruppo
Si sviluppa l’ipotesi circa l’importanza che ogni individuo che viva e lavori in un’organizzazione
ampli la sua competenza nelle relazioni sociali per cogliere meglio gli elementi e i problemi che
condizionano la produzione, il funzionamento e i risultati del gruppo stesso. L’interesse e
l’obiettivo sono di intervenire nella realtà sociale, anche se ancora in un’ottica prettamente
funzionalistica.
Piccolo gruppo: oggetto di forti idealizzazioni in quanto capace di mettere in contatto i suoi
membri con emozioni forti, di promuovere il cambiamento di consentire ai singoli individui di
non sentirsi parlati dalle organizzazioni sociali, costretti a d una personalità “come se” capace
di adattarsi a ogni situazione e di riservare ogni stato d’animo a spazi privati psicologicamente
sempre più ristretti, caratterizzati da un’interiorità asfittica.
In quegli anni la diffusione degli studi sul piccolo gruppo è accompagnata da una forte
contrapposizione alla cultura socio-organizzativa che proponeva valori e processi di
socializzazione volti a inglobare i membri attraverso letture di senso dei comportamenti e degli
avvenimenti umani predefinite nelle quali identificarsi e attraverso le quali pensare.

• Capitolo 3: nascita di una pedagogica organizzativa funzionalistica

Scuola dello Sviluppo Organizzativo (OD): approccio teorico e pratico alla vita delle
organizzazioni che si sviluppa negli Stati Uniti tra gli anni 50 e gli anni 60. Si connota per il
forte atteggiamento pragmatico ed efficientista. Riassume in sé l’influsso lewiniano e un certo
tipo di analisi delle organizzazioni, dei rapporti tra gruppi al loro interno, e degli individui che
ne fanno parte, che trae origine dalla scuola delle Relazioni Umane. Essa ha origine fin dal
termine della prima guerra mondiale con gli studi sperimentali di Elton Mayo, come reazione
alla psicologia industriale che si andava sviluppando totalmente insensibile alla personalità e
alle aspettative del lavoratore e all’influenza delle relazioni sociali lavorative. L’OD deve a
Mayo un primo vago riconoscimento dell’esistenza delle strutture lavorative cosiddette formali,
di gruppi informali, dotati di coerenza interna e obiettivi spesso in contrasto con gli obiettivi
economici formali: primo fra tutti il soddisfacimento di bisogni individuali che cercano
espressione nell’attività lavorativa. L’obiettivo culturale ereditato dalla OD è quello di riuscire a
conciliare, integrandole, le esigenze produttive con quelle di realizzazione delle potenzialità
individuali in una visione ottimistica dei rapporti tra individuo gruppo e organizzazione
deprivati della loro drammaticità strutturale. È necessario mutare la cultura esistente
all’interno dell’istituzione considerata, intesa come sistema di valori che determinano i ruoli e
le norme condivise -> cambiamento anche nel rapporto individuo-struttura. Alla base di questo
indirizzo vi è una visione interpretativa del mondo del lavoro che esita in una filosofia sociale di
intervento nelle organizzazioni. Si cerca di favorire un processo di identificazione
all’organizzazione attraverso un lavoro educativo nei confronti dei lavoratori che consenta loro
di comprendere la razionalità dei problemi e le logiche dell’organizzazione.

4
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
Solo tramite il contatto collaborativo con altri è possibile fronteggiare gli improvvisi e inevitabili
mutamenti del sistema superando il modello di autorità burocratico-gerarchica, fondato sulla
perpetuazione del quadro gerarchico e sulla mancanza di partecipazione.
L’organizzazione viene considerata nell’accezione di totalità dinamica in cui ogni fenomeno è in
stretta correlazione con il contesto di cui fa parte. Ritroviamo il criterio dell’azione-ricerca ->
ogni intervento di sviluppo organizzativo si configura come il tentativo di modificare la
struttura dell’organizzazione secondo percorsi predefiniti volti a realizzare una razionalità
superiore e partecipata.
Definizione di OD secondo:
Bennis: risposta al mutamento, strategia il cui scopo è il mutamento delle convinzioni, degli
atteggiamenti, dei valori, delle strutture organizzative in modo a facilitarne l’adattamento.
Beckard: azione pianificata che coinvolge l’intera organizzazione avente lo scopo di accrescere
l’efficacia e la solidità dell’organizzazione tramite interventi pianificati sui processi
dell’organizzazione stessa servendosi delle nozioni della scienza del comportamento.
Ai fini del mutamento sociale sia la teoria di campo sia l’OD propongono un sistema di
intervento pianificato in fasi successive schematizzate, condotte operando sempre a livello di
gruppo, che viene considerato il nucleo centrale delle organizzazioni, portatore ed artefice della
cultura delle organizzazioni e dei valori individuali. Agendo sul gruppo è più facile e duraturo
eliminare le resistenze che si oppongono ai cambiamenti e spingere l’organizzazione verso un
livello più alto e razionale di partecipazione collettiva.
Schein: il gruppo deve la sua origine all’industria, al processo di divisione del lavoro e di
articolazione di risorse scarse a fronte di obiettivi complessi da perseguire. Definendo il gruppo
in termini psicologici pone l’accento sulla reciproca interazione degli individui e sul fatto che
essi si percepiscano vicendevolmente avendo coscienza di sé come gruppo. Un gruppo
psicologico è costituito da un qualsiasi numero di persone che: a) sono in reciproca
interazione, b) sono consapevoli l’una dell’altra, c) percepiscono se stessi come un gruppo.
Nella maggior parte dei casi i gruppi assolvono sia a funzioni formali che informali e in essi si
possono trovare compresenti il livello organizzativo e quello individuale psicologico. Il gruppo è
inteso come ambiente e strumento privilegiato di integrazione nel quale armonizzare logica dei
sentimenti e logica della produttività. È insostituibile per raggiungere il mutamento pianificato,
per il conseguimento del quale è necessario: 1) migliorare i livelli di comunicazione tra
individui e tra gruppi, attraverso la personalizzazione e l’eliminazione delle distorsioni, 2)
condurre le organizzazioni alla flessibilità di fronte ai problemi 3) modificare le strutture in
modo da renderle adattabili secondo le circostanze. È fondamentalmente nei gruppi e tramite i
gruppi che questi traguardi possono essere raggiunti.
Secondo questi autori il gruppo rappresenta un’entità particolare nella quale trovano
espressione e soddisfacimento la dimensione istituzionale dell’organizzazione ma anche le
aspettative individuali. Per Schein la presenza di gruppi all’interno di un’organizzazione è
subordinata a diversi fattori che creano un clima più o meno favorevole all’esperienza di
collaborazione collettiva. L’esistenza dei gruppi e la oro efficacia ai fini integrativi dipendono da
tre ordini di variabili:
1) Fattori ambientali: strutturazione del lavoro, orari…tutti gli elementi legati al clima
organizzativo.
2) Fattori di partecipazione: dipendono dalla disposizione degli individui a fare parte del
gruppo e dall’omogeneità culturale e di comunicazione. Collaborazione efficace = alto
livello di condivisione di valori e di mete.
3) Fattori dinamici: storia del gruppo e dell’organizzazione con i successi e i fallimenti, gli
atteggiamenti delle persone che ne fanno o ne hanno fatto parte.
Sono fattori estremamente mutevoli e non pianificabili, possono condurre alla decisione di
valorizzare l’uso dei gruppi per raggiungere gli obiettivi dell’impresa -> punto di vista della
dirigenza. La considerazione del gruppo oscilla costantemente tra la sua osservazione come
fenomeno reale da indagare alla sperimentazione in esso di dinamiche di cambiamento di
modelli concettuali e di comportamenti. Su questa oscillazione si fonda una prima distinzione
5
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
tra gruppo di formazione e gruppo di lavoro e il gruppo rappresenta perciò la dimensione nella
quale vivere delle esperienze di contatto con la propria realtà. L’impressione è che tutto resti
sempre ristretto alla superficie del fenomeno, alle dinamiche oggettive manifeste , in vista di
un semplice adattamento funzionale e pragmatico.
Conflittualità intragruppale -> se ben canalizzata è costruttiva. Nelle relazioni intergruppo può
risultare nociva. La divisione dei compiti insieme a climi di gestioni favorevoli alla competizione
porta i livelli di tensione a punte spesso insostenibili. Caratteristiche di competizione:
percezioni distorte, stereotipi negativi, irrigidimenti valutativi, aumento di coesione e attivismo
all’interno del gruppo.
Schein non vuole eliminare gli effetti negativi della competizione ma usarli spostando il
contrasto a un livello più alto, verso un avversario comune ai vari gruppi, sia esso un’altra
impresa, un’altra squadra, un’altra nazione. I conflitti interpersonali e tra gruppi sono
considerato manifestazioni patologiche del buon funzionamento organizzato.
Rimane l’idea ottimistica di una razionalità superiore che le organizzazioni possono ricercare
per via di continui adattamenti ai cambiamenti interni ed esterni all’organizzazione.
Adattamento reso possibile dalle capacità adattive di ogni essere umano.
La scuola dell’OD è un tentativo di semplificare una realtà che si assume e si riconosce come
complessa, ma nonostante ciò, diventa comunque dominabile attraverso la schematizzazione
del mutamento pianificato, nel quale l’esattezza e la consequenzialità delle procedure
dovrebbero esorcizzare l’incertezza circa il comportamento e i sentimenti individuali e il loro
significato.

• Capitolo 4: la matrice teorica a ispirazione psicoanalitica

Gli sforzi di applicazione e di utilizzazione della situazione di gruppo per modificare


comportamenti microsociali e individuali hanno portato sul piano metodologico alla creazione
del laboratorio di gruppo, una struttura educativa provvisoria e uno strumento di
cambiamento -> sono centrali le relazioni sociali che si sviluppano all’interno del gruppo
provvisorio. Caratteristico di questo orientamento è l’interesse per le dinamiche manifeste dei
fenomeni collettivi, non disgiunto da un diffuso ottimismo circa la natura e la possibilità di
risoluzione dei problemi che il vivere a contatto con altre persone comporta.
Una seconda matrice teorica si è sviluppata soprattutto in Europa negli ultimi due decenni
sulla base dell’incontro tra ricerca applicata sui gruppi e sul cambiamento sociale e ricerca
psicoanalitica sullo sviluppo e sul funzionamento mentale normale e patologico -> consentono
entrambe di interrogarsi sul fondamento del legame sociale, di entrare in contatto con la
natura delle relazioni sociali e con la loro faccia meno manifesta (ansietà e fenomeni inconsci).
Comunemente lavorando in gruppo ci troviamo di fronte a ostacoli di cui non riusciamo a
spiegare la natura e che non riusciamo a rimuovere, avvertiamo vagamente di non
comportarci naturalmente e liberamente, ma di essere sottoposti a costrizioni.
Soltanto lavorando in gruppo è possibile sperimentare la sensazione di superamento dei propri
limiti fisici e intellettuali e un esaltante sentimento di onnipotenza ed eternità.

Sigmund Freud
Indaga il fondamento del legame sociale. Assume che le strutture sociali sono di per sé
repressive. Ogni bambino per accedere all’organizzazione sociale si svilupperebbe passando
dalle modalità mentali del funzionamento primario ai modi del pensiero secondario,
essenzialmente attraverso operazioni di rimozione. Il gruppo primario è la famiglia. Lo
sviluppo del legame sociale si fonda sull’esperienza intrapsichica e relazionale della rimozione
(inconscia) e della repressione (conscia) delle pulsioni originarie. La teoria freudiana accosta il
bambino al selvaggio che entra in contatto con la civiltà, fonda il legame sociale e la sua
scoperta all’interno della tempesta di emozioni che agita il periodo edipico in presenza della
figura paterna, segnala le organizzazioni sociali come luogo di ripetizione nevrotica.

6
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
È la chiave della psicosi ad aprire le strade di ricerca sui gruppi e sula natura delle relazioni
sociali.
1921 -> Psicologia delle masse e analisi dell’Io -> Primo tentativo di una psicoanalisi dei
rapporti di gruppo. Il saggio si pone gli obiettivi di dimostrare quali siano le forze che,
determinando il sorgere e il perpetuarsi di una massa, generano negli individui comportamenti
razionalmente inspiegabili; e dimostrare che le teorie psicoanalitiche sull’apparato mentale
individuale possono spiegare qualsiasi fenomeno, anche quelli collettivi, poiché le forze in
gioco sono in entrambi i casi le stesse.
Prende spunto da Le Bon e il suo Psicologia delle masse del quale condivide la descrizione
delle masse che l’autore fa in termini d irrazionalità dei comportamenti ed estrema esaltazione
dell’affettività. Freud non condivide invece l’attribuzione di questi fenomeni a cause quali il
contagio affettivo o la suggestione e la scarsa importanza attribuita al capo.
Freud distingue tra masse eterogenee, di breve durata, con obiettivi transitori, e masse
stabili, omogenee e istituzionalizzate, che descrive come individualizzazione della massa.
Due sono le peculiarità dell’individuo nella massa: straordinaria esaltazione dell’emotività e
riduzione considerevole delle capacità intellettuali di riflessione critica, entrambi capaci di
attenuare fortemente le differenze individuali. Per spiegare questo usa il concetto di libido,
cioè energia delle pulsioni, e cerca di dimostrare che le relazioni libidiche costituiscono la
questione centrale della psicologia delle masse. Due idee fondano la sua ipotesi:
1) La massa è tenuta insieme da una grande forza, e la spinta libidica è per Freud la più
potente delle motivazioni;
2) Il singolo si fa suggestionare e contagiare dagli altri per il bisogno di sentirsi in armonia
con essi (per amore) e di sentirsi appartenente al collettivo.
Si individua una distinzione tra masse con un capo e masse prive di capo -> chiesa ed
esercito: a loro fondamento psicologico sta l’illusione dell’esistenza di un capo supremo che
ama egualmente ogni componente della massa. Senza quest’illusione le due masse non
starebbero in piedi. In entrambe vi sono due tipi di legame: quello con il capo e quello con i
compagni.
Si distingue inoltre tra tipi di pulsione e di legame presente nei gruppi. Si tratta di una
pulsione sessuale la cui meta è deviata. Ci sono due tipi di legame con l’oggetto:
a) Identificazione: processo mentale per cui l’individuo diventa simile, per qualche aspetto
emotivo o di pensiero, all’oggetto nel quale si identifica. È il legame emotivo più semplice e
primitivo. Unisce i membri di un gruppo ed è originato dall’esistenza di un affetto comune
condiviso, in questo caso il comune amore per il capo.
L’individuo lascia da parte il soddisfacimento sessuale e sopravvalutando la personalità
della persona amata impoverisce il suo Io privandolo dell’amore narcisistico che riversa
completamente sul compagno oggetto d’amore, considerato come modello a cui tendere
ma mai eguagliabile.
b) Sostituzione dell’ideale dell’Io con un oggetto esterno, è il legame più forte in un gruppo,
poiché lega i membri al capo e non viceversa. Il soddisfacimento è rimosso rendendo
questo tipo di relazioni più forti. Il denominatore comune di questi rapporti umani sta
nell’aver sostituito il proprio ideale dell’Io con un oggetto esterno, cioè con la persona
oggetto d’amore.
Nelle masse il livello intellettuale regredisce massicciamente dando origine a un rapporto di
totale soggezione e di infantile dipendenza e questo rapporto è di piena dipendenza dei
membri dal capo ma di indipendenza del capo dai membri. Introduce il concetto di orda, il
gruppo primitivo di individui legati da vincoli parentali nella quale il maschio svolge solo le
funzioni riproduttive e di comando dalle quali i figli/fratelli sono esclusi -> due psicologie
distinte: quella dei fratelli, inibiti e soggiogati dal padre che li mantiene in una dimensione
psichica collettiva, e quella del padre che ama solo se stesso e la cui dimensione psichica è
individuale => il capo risveglia la funzione mentale derivata dall’antico legame con il padre che
si può solo temere e con il quale l’unica modalità di relazione è quella della sottomissione e
della completa dipendenza regressiva.
7
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
Freud è pessimista sul significato della vita associata e sulla funzione che i gruppi svolgono nel
sistema sociale. L’individuo nel gruppo stabilisce potenti legami che lo portano a una inevitabile
regressione verso modalità di relazione oggettuale primitive meno libere. Le dinamiche
identificatorie sono quelle più primitive, il rapporto con il capo ricorda quello con il padre al
quale è affidata ogni decisione. In definitiva l’individuo nella massa vive esperienze che ha già
sperimentato nell’infanzia. Contemporaneamente partecipa a segnare la relazione sociale con
la sua contrapposizione strutturale tra il desiderio di affermarsi e quello di essere parte di una
unità: una ambiguità che si manifesta in modo diverso in funzione delle diverse equazioni
personali ma che a livello primario si muove tra spinte a contrapporsi e tendenza ad esaltare
l’unità del gruppo.
Viene distinta nella vita di gruppo la dimensione organizzativa da quella collusiva istituzionale.
Organizzazione -> realtà manifesta del gruppo con i suoi obiettivi, i suoi ruoli istituzionali, la
divisione dei compiti e le interazioni con altri gruppi.
Istituzione -> la circolazione e lo scambio pulsionale inconscio e condiviso che orienta ogni
formazione sociale, favorendo o opponendosi all’attività, all’incontro e alla comunicazione dei
soggetti in essa presenti. I due livelli coesistono con prevalenza alterna, ostacolandosi,
collaborando ma mai eliminandosi completamente.
Per Freud il singolo individuo trova nella folla il modo di esprimere, rivivendole, modalità di
relazione antiche, sia nella sua storia personale, sia nella storia dell’uomo e che così facendo
rinuncia in parte alla sua autonomia e al suo sviluppo verso la maturità, traendone però
esperienze affettive in cui regressione e subordinazione, processi condivisi e solo in parte
consapevoli, lo proteggono dall’esporsi in prima persona.
Nel sistema sociale l’uso dei gruppi, soprattutto delle folle obbedisce e può essere strumentale
a una strategia di controllo dell’individuo che ne sfrutti l’affettività inconscia, inducendo i singoli
a uno stato quasi ipnotico, nel quale ad altri, ai capi, è delegata l’attività decisionale, mentre ai
membri della massa non rimane che vivere passioni irragionevoli, credule e smodate.

Wilfred Bion
Limite dell’orientamento freudiano: assenza di differenze tra analisi dei fenomeni psicologici
individuali e analisi dei fenomeni psicologici di gruppo poiché la qualità degli uni e degli altri
sarebbe identica così come le forze che sono alla loro origine, si cambia prospettiva solo in
termini quantitativi piuttosto che qualitativi.
La teoria psicoanalitica svilupperà contributi più indirizzati a chiarire la natura delle relazioni
sociali, soprattutto negli aspetti di influenza sul comportamento individuale e di riflesso su
quello collettivo (cfr Klein). In questo ambito possiamo inquadrare la teorizzazione delle
dinamiche psicologiche dei piccoli gruppi svolta sul finire della seconda guerra mondiale da
Wilfred Bion. Il suo testo Esperienze nei gruppi è un’opera fondamentale per ogni tentativo di
studio dei rapporti che si costituiscono in qualsiasi formazione sociale, dal gruppo terapeutico
all’istituzione organizzativa, che comportano aspetti caratteristici che attraggono l’osservatore
più attento.
Secondo Bion è corretto parlare di psicologia collettiva dato che considera l’uomo un animale
sociale che solo attraverso l’esperienza collettiva può esprimere alcune sue potenzialità.
Contraddizione -> l’uomo è fortemente attratto dalla socializzazione ma ogni gruppo è fonte di
frustrazione per i suoi membri. Questo succede perche nei gruppi gli individui sperimentano
due tipi di attività e di stati mentali distinti:
1. Uno stato principalmente cosciente e razionale, correlato al conseguimento di traguardi
concreti e manifesti, esplicitamente dichiarati, e si estrinseca nella cooperazione volontaria
in vista del risultato. Tende allo sviluppo del gruppo e al mantenimento dell’individualità
del singolo in stretta relazione con la realtà. È fortemente motivante e gratificante sia per
l’individuo che per il gruppo, viene definito gruppo di lavoro.
2. Uno stato mentale inconscio e pulsionale, si sovrappone all’attività mentale cosciente,
spesso ostacolandola. Risulta dai contributi anonimi dei singoli membri che inconsciamente
mettono in comune stati emotivi regressivi e acquistano un sentimento di appartenenza al
8
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
gruppo sentito come un’entità distinta della somma dei singoli membri. Viene definito
gruppo di base.
L’oscillazione tra questi due stati da origine alla cultura di gruppo (struttura organizzativa,
attività reale, sistema relazionale). La cultura di gruppo è un tentativo di mediazione
automatico e non cosciente tra il gruppo, considerato come una realtà autonoma, e l’individuo.
Include la struttura, le attività e l’organizzazione del gruppo.
Ogni persona entra in un gruppo per raggiungere determinati obiettivi personali, ma dal
momento in cui entra a farne parte è coinvolto in un altro tipo di esperienza emotiva di cui è
solo parzialmente consapevole, che è fortemente condizionante, fatta di emozioni potenti
intrecciate, tenute insieme e strutturate come se vi fossero delle concezioni comuni
presupposte circa i motivi per i quali si sarebbe riunito -> assunti di base: fantasie caricate
emotivamente rispetto agli scopi del gruppo. Sono di tre tipi e l’attività mentale che li
accompagna è detta gruppo di base:
1) assunto di base di dipendenza: il gruppo è riunito per ricevere nutrimento spirituale e
protezione materiale da parte di un capo infinitamente superiore (chiesa)
2) assunto di base di accoppiamento: l’unità di gruppo si fonda sulla speranza che
dall’accoppiamento dei membri possa nascere qualcosa o qualcuno che salverà il gruppo
dalla miseria terrena. Per la salvezza del gruppo l’aspettativa messianica non deve
realizzarsi.
3) Assunto di attacco-fuga: il gruppo si è costituito per difendersi o per aggredire qualcuno
o qualcosa da cui si sente minacciato.
Il fatto di condividere questi assunti di base e di agire in base ad essi è un atto spontaneo che
lega gli individui accomunandoli, secondo la valenza, ossia la capacità spontanea degli individui
di combinarsi gli uni con gli altri all’interno del gruppo e la disposizione dell’individuo a entrare
in combinazione col gruppo nel determinare gli assunti di base e nell’agire secondo essi
(valenza alta o bassa a seconda della forza dell’attitudine).
Gli assunti di base sono intercambiabili tra di loro nel condizionare la vita di un gruppo di
lavoro e quando uno di loro è operante gli altri restano inattivi sullo sfondo. Gli stati emotivi
presenti, amore, odio, paura, variano a seconda dell’assunto di base predominante. La
dimensione alla quale appartengono gli assunti di base ha legami con la realtà assolutamente
parziali e del tutto relativi, poiché essa è rivolta alla tutela delle ansietà mobilitate nei singoli
dalla relazione sociale di gruppo.
In ogni gruppo si assiste a un processo transferale connesso alla struttura gruppale e fondato
sulla dinamica collusiva che i singoli mobilitano rispetto a questa ansietà: dinamica connessa ai
motivi di fondazione del gruppo ma anche relativamente indipendente da esso in quanto
orientata a tutelare i bisogni soggettivi di rassicurazione.
Sulla dinamica di collusione si sviluppa un processo di simbolizzazione affettiva della relazione
volto a ripetere quel controllo e quell’elaborazione degli affetti che sono stati efficaci
nell’esperienza passata e che sono riproposte in gruppo per ripristinare la sicurezza già
sperimentata.
Conflitto -> legato alla presenza contemporanea di motivazioni psicologiche soggettive e alle
forze che fanno parte della personalità umana e nascono dal suo far parte di una collettività
con caratteristiche autonome. L’individuo è quindi definito come un animale di gruppo in lotta
con il gruppo e con se stesso proprio a causa del suo essere animale di gruppo e di quegli
aspetti della sua personalità che costituiscono la sua tendenza a formare un gruppo. Queste
forze sono attive anche quando l’uomo è isolato poiché nessun individuo può evitare di riferirsi
in tutta la sua esistenza a insiemi sociali.
A differenza di Lewin, Bion intende il gruppo come prodotto della mente, come processo di
pensiero che oscilla tra contenuti mentali arcaici e meno arcaici. Il gruppo acquista una propria
volontà e identità autonoma e l’individuo nella situazione di gruppo vive stati mentali
particolari. Il gruppo è una realtà psicologica distinta che determina particolari atteggiamenti e
comportamenti nella persona che è da questa influenzata nella sua struttura e nelle sue

9
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
attività. Stretta interdipendenza tra conscio e inconscio, tra collettivo e individuale nella
costruzione del gruppo e nel determinare la personalità dei membri del gruppo.
Gli individui nei gruppi hanno occasione di raggiungere traguardi che singolarmente per loro
sarebbe impossibile raggiungere, è vero anche che il mettersi in relazione con molte altre
identità genera stati di insicurezza e angoscia che fanno insorgere fantasie di persecuzione
fortemente depressive, legate ad immagini di perdita dell’identità (angosce comparabili alle
fantasie vissute dal bambino nella relazione con la madre). In qualsiasi tipo di gruppo,
soprattutto quando ci si inserisce in gruppi nuovi o inconsueti, al comparsa dell’altro è sentita
come un elemento di disturbo, di inquietudine, di imbarazzo, ognuno si trova a vivere
sentimenti diversi riconducibili ad ansietà che cerca di reprimere e controllare.
Di fronte alle vicinanze strutturali sancite dalla presenza di un compito o di un obiettivo,
ciascuno si ritrova a fare i conti con la propria fragilità e con i propri bisogni di cercare e
trovare sicurezza, con l’esigenza di un’immagine di se positiva. Quest’ansia per essere
controllata richiede una collusione, cioè un’alleanza psicologica non cosciente tra gli individui
che si verifica spontaneamente grazie alla valenza, ossia la capacità di interagire
emozionalmente che i membri del gruppo hanno. La collusione assume le forme degli assunti
di base che si configurano come meccanismi di difesa dall’ansia originata dal mettersi insieme
con altri per raggiungere obiettivi comuni.
Gli assunti di base proteggono i singoli dall’incertezza legata a sé e al proprio futuro e
dall’esporsi in prima persona, generando però spesso disagio e ambivalenza, privando le
persone di parte della loro individualità, entrando spesso in opposizione con i gruppi di lavoro,
cioè l’attività cosciente volta al perseguimento di traguardi concreti, tanto da richiedere in
alcuni casi l’utilizzo di gruppi di lavoro specializzati, il cui obiettivo è di occuparsi dell’assunto di
base, razionalizzandolo parzialmente, in modo che non ostacoli il gruppo.
Chiesa -> dipendenza
Esercito -> attacco-fuga
Aristocrazia -> accoppiamento
Il gruppo delineato da Bion è diverso da quello di Freud (relazione libidica tra capo e membri,
l’individuo mantiene autonomia, l’interpretazione dei fenomeni sociali è ricondotta
all’interpretazione psicoanalitica individuale). Per Bion l’uomo nel gruppo perde la sua
individualità (spersonalizzazione e perdita di coscienza) a livello primario di gruppo di base, e
l’origine della peculiarità psicologica del gruppo va cercata nei rapporti oggettuali primitivi, cioè
nelle prime relazioni parziali e nelle ansie a esse connesse. L’interpretazione dei fenomeni
sociali deve necessariamente rifarsi all’analisi delle situazioni di gruppo.
Le persone partecipano al gruppo ma ne hanno anche una sua rappresentazione mentale.
Apre notevoli prospettive allo studio dei processi sociali attraverso il modello psicoanalitico e
contribuisce alla comprensione dei fenomeni che li originano.

Elliot Jaques
Tenta di coniugare analisi sociologica e introspezione psicologica individuale. Si inserisce in una
linea di continuità che nella quale i poli di riferimento sono Freud, la Klein, Bion e Lewin.
Chiarisce alcuni aspetti che Bion e Freud avevano lasciato in sospeso: processi di
identificazione e presupposti di base vengono letti in un’ottica di adattamento dell’individuo alla
complessità delle ansie sociali. Organizzazioni come funzione di difesa per i singoli verso le
ansie primitive.
Ogni organizzazione può essere letta a diversi livelli di realtà (strutturale, immaginario e
simbolico; individuale e collettivo; implicito, esplicito e inconscio), ma è dal livello inconscio
individuale e collettivo che si può partire. I sistemi sociali si compongono di tre livelli che
concorrono a istituire le organizzazioni reali:
1) Strutturale: insieme dei ruoli e delle posizioni che possono essere ricoperti dalle
persone.
2) Culturale: convenzioni, regole e tabù non scritti che governano i rapporti tra i membri.

10
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
3) Individuale: coordina tutti dato che il reale funzionamento dell’organizzazione si compie
attraverso le persone reali che adoperano meccanismi culturali entro una struttura
sociale. Le funzioni inconsce o implicite di una istituzione sono determinate dai singoli
individui associati nell’istituzione i quali esercitano dei ruoli entro una struttura e sono
portatori della cultura. Date diverse strutture inserite in diverse culture, esse
assumeranno caratteristiche diverse e differenti equilibri a seconda dei significati che i
vari soggetti in esse aggregati attribuiranno loro e dei livelli di coesione in esse
raggiunti in dipendenza delle funzioni che a livello inconscio vengono assegnate alle
istituzioni.
I sistemi sociali rivestono per l’individuo una funzione di difesa dall’ansia psicotica -> spinta
coesiva alla vita di gruppo.
Il mantenimento della possibilità di lavorare all’interno di un’organizzazione non viene
assicurato solo dal controllo egoico della dimensione affettiva o dall’esistenza all’esterno di
istituzioni deputate dalla società al contenimento delle angosce, ma soprattutto di meccanismi
culturali di difesa interni alle organizzazioni.
Fa riferimento a Freud e alla Klein. Da Freud vengono ripresi i processi di identificazione e
sostituzione dell’ideale dell’Io con un oggetto esterno. Arricchisce questo con i contributi della
Klein. La Klein sostiene che per comprendere la vita e lo sviluppo individuale e gli accadimenti
collettivi è necessario riferirsi alle esperienze vissute dal bambino nei primi mesi di vita e ai
meccanismi inconsci che l’Io primitivo sviluppa per far fronte alla complessa realtà che il
bambino si trova ad affrontare e alle angosce che ne derivano. Il bambino vive nel primo anno
di vita due fasi psicologiche distinte:
1) Schizo-paranoide (fino al quarto mese): predomina l’ansia persecutoria. Il neonato è
totalmente dipendente dalla madre che rappresenta per lui la realtà esterna e che con
la sua presenza, gratificante o frustrante, si configura alternativamente come oggetto
buono su cui riversare la libido o oggetto cattivo su cui dirigere impulsi di distruzione.
Predominano l’ambivalenza e l’incertezza, che sono di per sé fonte ci angoscia, e il
timore del neonato di essere perseguitato da una forza incontrollabile, che genera forti
impulsi ostili e aggressivi, questo perché il neonato avverte l’assenza della madre come
presenza di un’entità persecutoria che mira alla sua sofferenza e per i meccanismi di
proiezione per cui il bambino attribuisce alla madre i sentimenti aggressivi che la
privazione scatena in lui e li sente rivolti verso di lui. Il neonato si pone con la realtà
mediante meccanismi di relazione quali l’introiezione e la proiezione che il processo di
scissione e negazione rafforzano attenuando l’ansia. L’introiezione consiste nel fatto che
il mondo esterno, le situazioni attraverso le quali passa il bambino e gli oggetti che
incontra sono introdotti nel sé e diventano parte della vita interiore. La proiezione
implica la capacità di attribuire a chi lo circonda sentimenti di vario genere fra i quali
predominano amore e odio. La scissione è invece la tendenza dell’Io infantile a dividere
impulsi e oggetti e risulta dal fatto che l’Io manca di coerenza, manca di un apparato
per pensare i pensieri.
Il lattante affrontando sentimenti contrastanti interni ed esterni, introiettati e proiettati,
reagisce cercando di mettere ordine, separandoli, assolutizzandoli, eliminando le
sfumature, semplificando la realtà che lo circonda, ma in questo modo riducendo l’ansia
e lì incertezza che a essa si accompagna.
2) Depressiva (dal quarto mese al primo anno di vita): prevale l’ansia depressiva, tanto
più forte quanto più era stato alto il livello di aggressività della fase precedente. Il
bambino teme che i suoi impulsi distruttivi possano annientare l’oggetto d’amore e
questo provoca una diffusa angoscia unita al timore di restare solo e all’ansia di riparare
ciò che ha rovinato. Abbondano i sensi di colpa e i tentativi di porre rimedio
costruttivamente al male fatto.
Nel corso dello sviluppo queste fasi vengono superate gradualmente, affinandosi la capacità
dell’individuo di porsi più obiettivamente nei confronti della realtà, ma non vengono mai del
tutto eliminate, possono riaffiorare nei momenti di incertezza.
11
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
Bion -> queste azioni possono essere restituite in modo pensabile e tollerabile per il neonato,
consentendone la re-introiezione. Questa particolare relazione a due (rêverie materna)
sviluppa un contenitore che coniugandosi con i contenuti della mente trattiene ed elabora in
pensieri le sensazioni -> funzione di supplenza affettiva e cognitiva. autocoscienza appresa dal
bambino vedendosi attraverso gli occhi della madre, da fuori.
Jaques -> sviluppa le tesi della Klein portandole alla vita adulta, affermando che le posizioni
schizo-paranoide e depressiva, con l’ansia che le accompagna sono quasi costantemente
presenti in tutta la nostra esistenza con un’intensità e una forma variabili in funzioni delle
diverse equazioni personali -> le emozioni che le caratterizzano possono essere vissute a
livello collettivo generando difese comuni contro l’ansia. Le istituzioni sociali quindi svolgono
ruoli diversi per le persone in vari ambiti e nell’ambito inconscio esse ricoprono una funzione di
aiuto e di rinforzo. I meccanismi difensivi operano diversamente per quanto riguarda ansia
persecutoria e ansia depressiva.
Ansia persecutoria -> è possibile che alcuni membri del gruppo assumano il ruolo, socialmente
approvato, di introiettori degli impulsi distruttivi e che questi impulsi li trattengano in sé
(assorbimento) o li proiettino su altri (deviazione) svolgendo una funzione utile ma non
dichiarata per la collettività
Ansia depressiva -> alcuni gruppi avvertono il comune bisogno di essere perseguitati a causa
di qualche colpa immaginaria e questi desideri trovano di riflesso una risposta nel bisogno di
altri gruppi di scaricare gli impulsi aggressivi creando una relazione inconscia tra perseguitati e
persecutori. Ansia attenuata tramite negazione di impulsi distruttivi e oggetti distrutti e
idealizzazione degli oggetti costruttivi e positivi.
Tutti questi processi avvengono secondo modalità non coscienti e in essi è fondamentale la
dimensione collettiva -> sono le relazioni collettive a rendere possibili questi meccanismi con
un così alto grado di efficacia, attenuando le incertezze e rafforzando le posizioni singole. Ogni
istituzione sociale nello svolgimento di queste funzioni contribuisce sia alla protezione dei suoi
membri sia, indirettamente, alla sua propria perpetuazione e difesa, assumendo una
dimensione e un livello fantasticato che spesso non coincide ne nella forma ne nella sostanza
con la dimensione manifesta.
È spesso impossibile mutare una istituzione anche senza tenere conto delle funzioni che essa
svolge per i suoi membri e della struttura che si è data sul piano della collusione per meglio
assolverla. Non basta intervenire sulla realtà conscia, bisogna operare su quella inconscia,
mutando le relazioni sociali fantasticate -> si interviene sul piano immaginario, sulla cultura
comune, sulle posizioni del singolo nei suoi riflessi collettivi, sulle sue percezioni profonde le cui
motivazioni possono essere vicine e lontane allo stesso tempo.
Metodo socio-analitico: si avvicina molto alle premesse e agli intenti di quello psicoanalitico
individuale, trasposto però alle organizzazioni, e nel quale è fondamentale il ruolo attivo dei
membri del gruppo interessato, in un processo di ricerca di senso delle procedure psicologiche
che ne caratterizzano lo sviluppo e l’esistenza. Ove regni l’incertezza e tanto più questa sia
forte, ci sarà maggiore spazio e possibilità di sviluppo per le forme collusive di organizzazione
inconscia e per il ritorno a modalità di relazione, tra loro e con la realtà esterna, più primitive e
meno obiettive.
Il gruppo è importante per la persona perché svolge una funzione di difesa dall’ansia, sia
depressiva che paranoide, e l’individuo è motivato a farne parte proprio dal bisogno che egli
avverte di attenuare quest’ansia che lo condiziona in maniera rilevante. Cerca nella relazione
con gli altri un oggetto per le proprie proiezioni e introiezioni. Nel gruppo compresenza di limiti
(ambiguità e resistenze) e fattori di cambiamento e di evoluzione positiva.
Gruppo: realtà a se stante, così come ogni individuo è diverso dagli altri. Non si possono
codificare a priori né modelli di sviluppo, ne regole di intervento nelle organizzazioni, universali
assolute.
Jaques tenta di conciliare le posizioni più strettamente psicoanalitiche con temi legati a
questioni di interazione sociale -> la prevalenza delle une sulle altre è effetto di un’artificiosa
manipolazione della realtà.
12
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
Limiti -> vedere le organizzazioni dal punto di vista direttivo e adattivo, quindi efficientista e
considerare i fatti da questo punto di vista piuttosto parziale. Mira non a cambiamenti
organizzativi, ma ad adattamenti psicologici dei membri dell’istituzione.
Le organizzazioni funzionano a diversi livelli e la vita organizzata esprime diverse istanze:
l’istanza culturale, simbolica e immaginaria; istanza storica e sociale; istanza istituzionale,
istanza strutturale, istanza gruppale, istanza individuale, istanza pulsionale. La concezione
dell’organizzazione a strati suggerisce che il lavoro di chi cerca di conoscere e intervenire può
essere accostato a quello dello psicologo.

Gruppo -> situazione micro sociale capace di influenzare i comportamenti individuali e quindi
utilizzabile per la sua capacità di facilitare i cambiamenti in una direzione sperata
Freud: le ricerche sul gruppo famiglia e sul legame sociale; sull’esperienza primaria di
identificazione con il padre e con i fratelli; sul trasferimento inconsapevole di bisogni ed
esperienze primarie entro le relazioni sociali adulte, e sull’importanza che tali interferenze
affettive hanno nei processi di conoscenza della realtà aprono la strada nuovi orizzonti di
ricerca e orientano allo studio e all’analisi in gruppo delle dinamiche affettive.
Klein: centratura sui contenuti emotivi. Posizione schizo-paranoide e depressiva in relazione a
stati mentali sperimentati. Individuazione del gruppo quale prodotto dell’attività mentale dei
suoi membri e come processo mentale interindividuale.
Bion: gruppo di lavoro e gruppo di base. In ogni gruppo il processo vivente è la risultante tra
momenti di pensiero e di lavoro delle persone che lo compongono e momenti agiti di un lavoro
e di un pensiero che si opongono alle possibilità produttive e creative del gruppo stesso. Il
gruppo appare come luogo possibile del lavoro umano, utile e indispensabile quando obiettivi
complessi non ne consentano la realizzazione individuale, ma anche quale luogo di azioni non
riflesse, di spinte aggreganti e disaggreganti. I singoli portano nel gruppo la loro storia
personale, la loro identità e trasferiscono nei rapporti di gruppo la loro contrapposizione
strutturale tra desiderio di affermazione e desiderio di appartenenza compatta, tra
orientamento a contrapporsi e orientamento volto a esaltare l’unità. Ciò che risulta
problematico e pregnante nella storia di un gruppo è l’eterogeneità di rappresentazioni che le
persone hanno e agiscono circa l’essere insieme, l’essere gruppo -> ogni membro ha i suoi
gruppi mentali.
Jaques -> bisogno dei singoli di ricercare inconsapevolmente, collusivamente con gli altri, una
difesa capace di attenuare l’intensità delle ansie dovute alla relazione sociale.
Bion: assunti di base. La possibilità di indagare il rapporto tra individuo e gruppo è possibile
quando si esce da un’ottica bipolare per introdurre l’obiettivo o il compito che motiva la
relazione stessa ->si apre un’osservazione partecipante delle oscillazioni tra gruppo di lavoro e
gruppo di base, tra collusione difensiva e intimità affezionata tra i membri di un gruppo attorno
al compito.

Didier Anzieu
Tra gli anni sessanta e settanta sviluppa alcuni temi legati alle dinamiche di gruppo.
La dinamica pulsionale è a fondamento dell’interazione sociale a ogni livello mentre la relazione
con gli altri ne costituisce soltanto un aspetto indiretto, necessario alla scarica delle pulsioni e
alla loro azione. La società nasce e si mantiene in virtù e in funzione dello scambio mentale
(secondo Anzieu patologia mentale) che in essa ha luogo, cioè dei desideri incontrollabili e
inconfessabili che nascono dalle spinte pulsionali. La società si articola strutturandosi in base a
leggi determinate.
Psicologia sociale e dei gruppi hanno mancato il loro obiettivo di analisi dei fenomeni collettivi
poiché non riescono a decifrare quali siano le forze realmente in gioco nell’orientare l’attività
dei gruppi e delle organizzazioni.
Secondo Anzieu l’unica strada percorribile è quella della pratica psicoanalitica nei suoi risvolti
teorici e terapeutici (cfr Freud): solo tenendo conto delle motivazioni inconsce che spingono
all’azione e legano gli individui è possibile rendere ragione esaurientemente dei fenomeni che
13
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
hanno luogo nella vita di un gruppo. Ogni realtà gruppale possiede una doppia dimensione,
razionale, cosciente e tecnica, e inconscia, emozionale e fantasmatica. I gruppi sono come dei
crogiuoli in cui le persone confluiscono portando se stessi e cercando si realizzare i propri
desideri più profondi -> parallelo tra gruppo e sogno: entrambe sono esperienze in cui
l’individuo sperimenta un esaudimento fantasticato di desideri inconsci, repressi nella vita
individuale e diurna, legati all’esperienza infantile. Il legame che unisce le persone perché
possa avvenire la fusione è di due tipi:
1) Tecnico: messa in comune di esperienze, pratiche, modalità di espressione corporee e
verbali che contribuiscono al raggiungimento di mete comuni.
2) Psicologico: dato dalla circolazione fantasmatica che nasce dall’attività condivisa ed è
fondamentale per l’esistenza e l’unità del gruppo.
Fantasmatizzazione: processo necessario alla sanità psichica individuale, permette la scarica
pulsionale ed è attivata principalmente dagli incontri tra le persone. Il fantasma è una scena
immaginaria che si svolge tra più persone in cui il soggetto è presente a titolo di spettatore, i
personaggi risultano da una o più identificazioni con persone reali importanti con le quali il
soggetto vive e da una o più figurazioni dei processi psichici interni. Le fantasmatizzazioni sono
processi di drammatizzazione dialettica interno-esterno che rappresentano alla persona i suoi
conflitti e le sue pulsioni. I gruppi sono l’ambiente privilegiato per la loro azione -> quando più
persone si ritrovano unite in maniera significativa, hanno luogo degli scambi al livello
fantasmatico in base alla risonanza fantasmatica (simile alla valenza bioniana). La risonanza
fantasmatica è la capacità immediata e spontanea di raggrupparsi intorno ad un fantasma
individuale che rappresenta o stimola, anche negativamente, i fantasmi di tutti i membri
poiché ogni individuo di un gruppo si sente minacciato nella sua identità quanto più se ne
sente attratto e cerca di affermare il suo fantasma per mantenere il gruppo legato ai suoi temi
inconsci e per non essere sopraffatto dall’angoscia di smembramento che ogni partecipante a
un’esperienza di gruppo avverte in maniera più o meno distinta.
Teoria organizzativa dei gruppi -> l’organizzatore fondamentale è il fantasma segue passaggi
dialettici si strutturazione progressiva.
Organizzatori:
1) Fantasma individuale inconscio particolarmente evocativo e significativo secondo la
metafora della risonanza e che risulta dallo scontro di tutti fantasmi in lotta per la
supremazia. Se tutti o gran parte dei membri riescono a identificarsi con questo
fantasma, allora il gruppo raggiunge una buona unità e una forte coesione intorno al
leader fantasmatico. Processo più duraturo ed efficace nei gruppi reali.
2) Imago: Realtà psichica inconscia transindividuale. È una rappresentazione di persone
che costituisce un nucleo di istanze psichiche regolatrici dell’Io, come il Super-Io,
l’ideale dell’Io e l’Io ideale. Il fantasma è individuale l’imago è universale e dunque
garantisce una più salda unità al gruppo.
3) Fantasmi originari: organizzatore più stabile. Sono i fantasmi che sono comuni a tutte le
persone e si riferiscono: alle origini dell’individuo, alle origini della differenza tra i sessi,
alle origini della sessualità. Intorno a questi fantasmi comuni il gruppo trova una
notevole coesione.
Il gruppo oltre a rappresentare una realtà ineliminabile nella vita di ogni persona, in quanto
fonte di gratificazione sul piano emotivo e di soddisfazione di bisogni pratici, origina la tempo
stesso profonde angosce riguardo all’identità personale. Tali stati mentali spiacevoli tendono a
essere risolti in maniera del tutto peculiare, richiamandosi alle relazioni rassicuranti
sperimentate nella prima infanzia con oggetti, persone e cose circostanti mettendo in atto
meccanismi di strutturazione collettiva del tutto inconsapevoli ma vincolanti.
Fenomeno dell’illusione gruppale -> risposta all’angoscia di smembramento che assale ogni
individuo nel momento in cui si trova confrontato con altre persone delle quali sa poco e con le
quali non condivide un preciso obiettivo predeterminato. In risposta a questi timori di
annullamento gli individui tendono a super investire oggettualmente il gruppo stesso come
un’entità superiore -> se il fenomeno non viene correttamente analizzato conduce a una
14
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
perdita di obiettività e senso critico. I fattori storici, la reale articolazione dei rapporti sociali,
con tutte le implicazioni strutturali, culturali, materiali, può essere ricostruita e spiegata a
partire dall’analisi degli scambi emozionali che sono presenti nel gruppo -> una volta
individuate le relazioni psichiche che ne sono alla base è possibile rendere conto e spiegare
qualsiasi forma associativa, dalla più elementare alla più complessa.
Gruppo di formazione: unità sperimentale ristretta in cui si individuano in forma ristretta e
perciò più controllabile ogni aspetto delle organizzazioni reali. I processi specifici delle
situazioni gruppali sono gli stessi nei gruppi di formazione, nei gruppi terapeutici e nei gruppi
sociali e reali.
Richiamo alla teoria lewiniana secondo cui mediante un processo attento di trasposizione il
gruppo sperimentale consentirà di riprodurre le reali interazioni sociali da osservare.
Un gruppo o un seminario, soprattutto se vi si effettua un lavoro psicoanalitico, sono colpi di
sonda nell’inconscio sociale. Ciò non vale per gruppi e seminari composti da persone che non si
conoscono in partenza, che non sono chiamati a lavorare insieme, che vengono da orizzonti
socioculturali e geografici abbastanza vari da costituire un’approssimazione sufficiente al
campionamento casuale della popolazione generale. Nei gruppi naturali, dove i membri si
mettono insieme per certi loro scopi, per idee e per interessi materiali, anzi per una loro
patologia mentale, talora questa permeabilità del gruppo alle grandi linee di forza dell’inconscio
sociale gioca assai meno o non gioca affatto. I processi inconsci esistono in numero assai
limitato, sono gli stessi dappertutto e sempre -> universalità dell’inconscio.
L’organizzazione reale come realizzazione del desiderio dei membri che si istituzionalizza.

• Capitolo 5: Il gruppo da oggetto di studio a strumento di lavoro

Con la teoria di campo e con lo sviluppo organizzativo avevamo un’interpretazione dei


fenomeni sociali fondata sulla volontà degli individui, sulla razionalità e sul consenso che essi
esprimono nella ricerca di vantaggi che la socializzazione consente e sula possibilità di
influenzare positivamente il contesto; con l’orientamento psicoanalitico i processi di gruppo
sono interpretati come irrazionali e regressivi, di chiusura difensiva e di resistenza al
cambiamento. Entrambe le interpretazioni potrebbero rivelarsi come facce differenti e
complementari di una stessa medaglia -> possibile fare ricorso a una chiave di lettura che tenti
di recuperare dialetticamente questi due grandi poli della discussione (razionalità vs
irrazionalità dell’organizzazione sociale) che non si pongano come antitetici ma come connessi.
Da questo sforzo di connessione nasce una nuova considerazione del gruppo come strumento
di conoscenza in funzione della valutazione dei fenomeni sociali.
In Italia -> la ricerca sui gruppi si colloca entro il solco aperto da padre Gemelli e dalla sua
scuola inizialmente a Milano. Interesse a evitare la scissione tra teorie e tecniche. Si inaugura
una pista di ricerca collocata in uno spazio comune tra le discipline universitarie e che è attenta
ai problemi da risolvere più che alle teorizzazioni generali. Inizialmente interesse legato allo
studio e alla sperimentazione del gruppo e delle sue dinamiche e alle problematiche connesse
con la definizione di gruppo che si fondano sull’ambiguità del termine gruppo. Non c’è una
chiara demarcazione dei confini specifici nel cui ambito la realtà considerata ricade e il gruppo
è considerato sia come un insieme di fenomeni generali, che possono portare alla spiegazione
della realtà, sia come strumento di analisi che può condurre a un mutamento sociale duraturo
e positivo. Due motivi per queste considerazioni:
1. Si presume che i processi dinamici emergenti nell’interazione di gruppo possano essere
estesi a tutte le strutture sociali -> fenomenologia psicosociale generalizzabile;
2. Si postula che l’apprendimento realizzato dai singoli nell’esperienza di gruppo comporti
una modificazione negli atteggiamenti e nei modi di relazione, trasferibile dagli stessi
partecipanti anche all’interno della loro partecipazione ad altre strutture sociali.
Queste valutazioni nascono da diversi motivi: tentativo di legittimare le scienze sociali
mediante la definizione di leggi generali e necessità di fondare la propria teoria su di una
pratica di azione sociale i cui risultati fossero ostensibili alla comunità scientifica.
15
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
Renzo Carli -> cerca di contribuire allo sforzo di chiarificazione e definizione del gruppo,
termine confusivamente usato come sinonimo del linguaggio comune di raggruppamento di
individui o di individui legati emotivamente tra loro. Il suggerimento per superare questo
problema è di passare al livello dell’analisi dell’organizzazione, della quale i fenomeni di gruppo
costituiscono uno dei tanti aspetti. L’ipotesi è che i gruppi siano modalità di funzionamento
della relazione sociale e la proposta è quella di assumere la nozione di gruppo come fenomeno
originato dai modi in cui viene sperimentata, pensata e strutturata la relazione sociale.
In qualsiasi organizzazione l’articolazione in gruppi è necessaria al suo funzionamento ->
architettura organizzativa che diviene rilevante per le scienze sociali poiché istituisce possibilità
e spazi di incontro tra individui. In questo senso il gruppo non esiste essendo espressione
puramente formale che rinvia a un modello sociale armonico e aconflittuale. Il set è la
condizione organizzativa entro la quale si sviluppa un sistema di relazioni sociali.
Il rischio della socioanalisi sta nel tendere a una relazione sociale depurata dal conflitto,
mediante un intervento rivolto a eliminare ogni assunto che si distacchi da un modello dato,
assunto come stato finale ideale e di tralasciare l’analisi della relazione di consulenza e del suo
senso, privilegiando i tentativi di modificare la struttura dell’organizzazione.
Obiettivo -> ricerca che promuova la possibilità interpretare e innovare, elaborazione di un
modello originale di studio della metodologia organizzativa al quale ricondurre una prassi di
analisi e intervento che, prendendo le mosse dai gruppi autocentrati, rivolga la sua attenzione
alle componenti delle organizzazioni sociali, ai gruppi in esse presenti e operanti, alla
fenomenologia che ne caratterizza l’interazione.
I fenomeni sociali possono essere analizzati nei loro aspetti organizzativi ossia nelle modalità di
relazione con la realtà che hanno come obiettivo la trasformazione della realtà stessa in vista
di scopi condivisi.
Processo di trasformazione -> azione direzionata da un progetto volta a modificare una
specifica dimensione dell’ambiente da uno stato iniziale a uno terminale, predeterminato nei
suoi parametri in base a un progetto. È distinto in atto di progettazione e azione trasformativa.
Affinché abbia successo le persone in esso impegnate devono concordare razionalmente e
consensualmente su obiettivi comuni.
Numerosi aspetti sociali sfuggono a questa interpretazione: le organizzazioni reali non riescono
facilmente a mettere in atto quella reversibilità di processi necessaria al cambiamento, si
trovano a fronteggiare resistenze. La storia delle relazioni sociali è caratterizzata di
manifestazioni continue ed evidenti di irrazionalità e conflitto -> si possono negare o
sottolineare l’inefficacia esplicativa del modello interpretativo. Si può anche optare per una
soluzione che tenga conto del modello organizzativo e lo integri completandolo attraverso il
modello istituzionale. Questo modello è fondato sulla presenza nell’essere umano dell’inconscio
e sulla duplice articolazione pulsionale che in esso si declina come riflesso del processo di
adattamento. In questo modello la relazione sociale viene interpretata in chiave di
adattamento e controllo dell’aggressività, basata sull’istituzione di legami di reciprocità e sul
riflesso che questi hanno sulla vita psichica e sulla simbolizzazione affettiva che ne deriva. Ogni
organismo per sopravvivere deve istituire con l’ambiente che lo circonda e con gli altri esseri
viventi delle relazioni volte ad anticipare comportamenti reciproci -> relazioni amichevoli vs
ostili legate alla categorizzazione amico-nemico. L’uomo non deve comportarsi in maniera
conseguente alla categorizzazione ma rappresentarla mediante fantasie che traducono la
dinamica libido-destrudo e che trovano espressione nella struttura psichica. Questo sembra
dovuto al fatto che l’essere umano vive una lunghissima fase di dipendenza dalle cure parentali
nella quale non è necessario agire un comportamento specifico -> necessità di dover
comunque strutturare relazioni di reciprocità con l’oggetto anche se soltanto sul piano della
fantasia. Per fare questo il bambino ricorre all’identificazione introiettiva, alla proiezione e alla
scissione. Carli definisce queste modalità di rapporto come istituzione duale, nella quale una
componente assolutamente dipendente stabilisce legami con una componente che può
provvedere alla sua sopravvivenza e al contempo gratificarla, facilitando la fusione pulsionale e
la riunificazione del soggetto. Successivamente la reciprocità deve essere istituita con la
16
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
relazione tra il padre e la madre che viene scissa in una componente positiva e gratificante (la
madre) e in una negativa frustrante, l’uno legata al principio di piacere l’altra a quello di realtà.
L’istituzione è detta triadica.
Istituzione tetradica -> a un polo relazione padre-madre e a quello opposto la relazione tra
fratelli.
Le aree istituzionali pre-genitali prescindono all’azione e favoriscono l’apprendimento basato
sul pensiero simbolico e sulla progettazione non sfociando nella scarica pulsionale -> la
partecipazione alla vita organizzativa postula il controllo dell’aggressività al suo interno e
questo è possibile se nell’ambito della relazione si istituiscono strutture che, inconsciamente
assunte da tutti i membri con una modalità collusiva, garantiscono la reciprocità affettiva tra le
diverse componenti.
I fenomeni sociali possono essere analizzati e interpretati mediante questi modelli: quello
organizzativo, che è un modello di scienza delle organizzazioni, e quello istituzionale che è
legato alle teorie psicodinamiche e psicologiche e alle loro interrelazioni.
Il duplice modello di analisi della relazione sociale permette di definire come ogni struttura
produttiva possa assolvere i suoi scopi e raggiungere i suoi obiettivi attraverso due forme di
interazione tra i membri, distinte e indissolubilmente connesso: la prima, organizzativa,definita
secondo i parametri organizzativi consente l’azione trasformativa e in essa gli individui
stabiliscono legami coscienti fondati sulla razionalità e sul consenso; la seconda istituzionale
origina legami non coscienti fondati sulla collusione e permette di controllare l’aggressività
all’interno del gruppo tramite la repressione e la disciplina delle pulsioni, mantenendo l’ordine
sociale e proteggendo l’individuo dall’incertezza e dall’ansia.
La dinamica istituzionale pur essendo non cosciente è vista:
1. come modalità di adattamento logica a una specifica situazione non risolvibile in altro
modo;
2. come dipendente nella sua articolazione dalla struttura organizzativa su cui si inserisce,
modellandosi su di essa per quanto riguarda le fantasie a essa connesse, riportando
l’analisi psicosociologia delle organizzazioni alla stretta considerazione del contesto storico
e dei fenomeni concreti, eliminando ogni generalizzazione, ogni considerazione filosofica,
ogni modello di intervento astratto e omnicomprensivo.
Tra aspetti organizzativi e aspetti istituzionali si stabilisce un equilibrio delicato che integrando
dimensione conscia e inconscia dell’interazione consente l’azione trasformativa. Questo
equilibrio è efficace anche in situazioni di conflitto purché la struttura non si trovi confrontata
con un cambiamento organizzativo che sul piano dell’istituzione non è possibile né
conveniente assecondare, perché determinerebbe nelle persone la necessità di una revisione
troppo dispendiosa dei propri atteggiamenti e delle proprie credenze.
Un intervento psicosociale dovrà quindi orientare la propria azione a una ricerca dell’equilibrio
tra dinamica organizzativa e istituzionale.
Per questa via è possibile giungere a un chiarimento dei fenomeni sociali specifici che nella
loro articolazione tra dimensione macro e micro contribuiscono a delimitare l’entità di gruppo:
storicamente vi sono state due accezioni del termine gruppo e del concetto cui si riferisce, con
la prima si intende per gruppo un insieme dato e immutabile di fenomeni la cui individuazione
e comprensione origina leggi di conoscenza e teorie gruppali; con la seconda il gruppo è visto
come strumento di intervento che in dipendenza delle teorie è fatto oggetto di pratiche
specifiche per condurre i membri al miglioramento delle loro relazioni interpersonali e
l’organizzazione a un grado di efficienza migliore.
Una prima conclusione potrebbe essere che i gruppi non esistono, esistono gli individui che si
associano per molteplici motivi e in vista di molteplici obiettivi, dichiarati o meno che siano.
Da un lato il gruppo è un prodotto dell’attività mentale di individui che inconsapevolmente
costruiscono, conservano o modificano la modalità di funzionamento della loro relazione
sociale; d’altro lato il gruppo può essere usato, nelle situazioni professionali, come set, come
insieme di individui attorno a un compito, a un obiettivo.

17
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
Tutti i contributi individuali hanno sempre richiesto un processo di armonizzazione faticoso e
problematico ma necessario per raggiungere degli scopi e per permettere la convivenza che si
pone come valore in sé.
Bisogna accettare di operare in condizioni di relatività, questo vuol dire che si dovrà chiarire a
se stessi quali sono i fenomeni che si intendono analizzare, quali contesti relazionali e i modelli
di analisi cui riferirsi, quale uso del gruppo come strumento è possibile e conveniente.
La proposta teorica fatta dalla psicologia recupera punti di vista differenti, riuscendo a
sottrarsi al determinismo della legge per approdare al possibilismo del modello.

• Capitolo 6: cambiamento e scienze umane

Ogni organizzazione ha una sua autonoma esistenza e una forma specifica che non si origina
solo in funzione degli obiettivi dichiarati ed espliciti ma anche nell’insieme di meccanismi
inconsci necessari ad affrontare stati di ansietà profondi e nel costituirsi di formazioni psichiche
intermedie che, a livello micro sociale, mediano la relazione tra l’individuo e gli altri ->
continuità esistenziale tra soggetto contesto relazionale e contesto interattivo occorrente.
La stretta interdipendenza esistente tra il fenomeno emozionale, le complesse modalità di
organizzazione della conoscenza e il conteso interattivo rappresenta un elemento determinante
del tipo di coesione e di legame che unisce gli individui tra loro e all’organizzazione ->
emozione, cognizione, relazione e azione sono saldamente connesse.
Qualsiasi cambiamento organizzativo connesso all’obiettivo o al compito comporta
cambiamenti per i membri dell’organizzazione circa il loro modo di utilizzarla anche come
meccanismo di difesa di carattere sociale.

Le teorie del mutamento

Nozione di mutamento o cambiamento sociale -> recente, è possibile datarla a dopo il 1920 e
la sua diffusione è legata alla necessità di sottrarre l’analisi dei processi dinamici della società a
concezioni e influenze direttamente correlati a termini quali evoluzione, sviluppo o progresso
sociale, nell’intenzione di eliminare ogni analogia biologica.
Mutamento -> variazione o differenza o alterazione relativamente ampia e non temporanea,
anche se non irreversibile, nella proprietà, nello stato, o nella struttura dell’organizzazione
sociale di una determinata società, ovvero nei rapporti tra i maggiori sistemi che la
compongono oppure entro uno di tali sistemi o in una o più istituzioni fra quelle a essi
collegate, osservabile a un certo momento rispetto a uno anteriore, ferma restando l’identità
dell’unità cui si riferisce e delle variabili considerate per individuare la variazione.
Punti fondamentali ricorrenti nelle definizioni di mutamento:
a) Rilievo alla non temporaneità delle variazioni considerate e alla loro ampiezza;
supervalutazione della durata dei fenomeni; la variazione può essere reversibile
b) La possibilità che il mutamento avvenga sia nei rapporti tra i sistemi, che al loro interno
c) La necessità\possibilità di collocarsi al di fuori del sistema dal punto di vista temporale per
poterlo osservare e per individuare le differenze tra i due tempi di osservazione
d) L’importanza di una base stabile e unitaria di variabili, sfondo fisso, entro le quali il
mutamento si inserisce
La realtà sociale è assunta come controllabile sperimentalmente e scomponibile in diverse
componenti strutturali.
La nozione di mutamento ha dato origine a diverse interpretazioni:
1. Mutamento inteso come categoria generale che accomuna e racchiude in sé ogni
variazione, ogni trasformazione delle società umane o di loro parti;
2. Mutamento sociale definibile come la formazione e la distruzione di gruppi e di società;
3. Mutamento come successione di differenze nel tempo in presenza di una identità
persistente, definizione più restrittiva.

18
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
Al terzo significato si riferiscono le teorie del mutamento sociale prese in esame nel libro di
Boudon Il posto del disordine. Critica delle teorie del mutamento sociale. Il punto di partenza
è la constatazione che le scienze sociali hanno messo a punto una notevole mole di teorie sul
mutamento, ma che la maggior parte di esse non ha resistito alla prova della realtà. Il
dibattito recente su questi temi sembra esprimete due posizioni ricorrenti e antitetiche: non si
può distinguere la storia dalle teorie del mutamento, le teorie o sono false e inaccettabili o
sono un semplice esercizio di ricostruzione storica; le teorie sono valide e legittime e con esse
si recupera anche il concetto di evoluzione multilineare.
Boudon afferma che le teorie del mutamento sociale rispondono a un programma ben preciso,
definendo con questo termine gli orientamenti generali che guidano le sottocomunità
scientifiche nel lavoro di ricerca. Al suo livello più estremo di generalità questo programma
poggia sul postulato secondo cui è possibile enunciare sul mutamento sociale proposizioni al
tempo stesso verificabili e nomotetiche (di validità generale). Nell’ambito di questo
programma è possibile individuare cinque tipi principali di teoria:
1) Teorie che affermano l’esistenza di tendenze generali e irreversibili che è possibile
individuare depurando l’analisi statistica delle variazioni del divenire storico da tutti gli
elementi transitori. Rientrano in questo genere tutte le enunciazioni circa l’esistenza di
tappe o stadi nello svolgersi della storia umana;
2) Leggi condizionali: subordinano il mutamento al verificarsi di uno specifico evento o
condizione necessaria. Se A, allora B; se A, probabilmente B
3) Leggi strutturali; la condizione A è un insieme strutturato di variabili che si presentano
in contemporanea;
4) Forma del mutamento: esogeno o endogeno, più o meno conflittuale, continuo o
discreto;
5) Cause del mutamento: strutturali, economiche, valoriali, istituzionali. Possibilità della
loro individuazione e della loro universalità.
A queste teorie esprimono le ambizioni delle scienze sociali si oppone il loro sostanziale
fallimento. Di fronte a questa constatazione è possibile assumere tre atteggiamenti: la prima
possibilità è la negazione, si negano, cioè smentite della realtà; la seconda è quella scettica, le
smentite sono accolte, portando a concludere che la realtà è troppo complessa per poterla
sintetizzare tramite teorie semplificatorie; la terza è quella relativista o critica, si deve
prendere in esame il complesso di queste teorie per riscontrare i vizi si forma che ne hanno
limitato l’efficacia. L’indagine dovrebbe portare a queste conclusioni: 1) è azzardato cercare
relazioni condizionali aventi valore di legge, 2) trarre conseguenze dinamiche da dati
strutturali, 3) è fondato cercare le cause del mutamento (generali e irriducibili); risultanze
positive sono che: 4) il mutamento può essere oggetto di analisi scientifica a livello macro e
micro sociale, 5) la nozione di mutamento sociale è accettabile e fondamentale per le scienze
sociali.
Le sociologie dell’azione è il tramite con cui rivalutare le teorie del mutamento inserendole in
una dimensione più limitata. Comprendono gli elementi essenziali della tradizione tedesca
(Weber), italiana (Pareto, Mosca) e delle correnti importanti della sociologia americana
(Parsons, Merton). Condividono il paradigma dell’azione -> il mutamento sociale diventa
interpretabile come prodotto del complesso intrecciarsi di azioni individuali e collettive; la
spiegazione di un fenomeno richiede la comprensione delle motivazioni che spingono i soggetti
implicati a determinati comportamenti, le quali a loro volta dipendono dalla situazione in cui
l’individuo è inserito, così come è originata dal contesto.
Implicazioni significative:
1) Con il riferimento all’azione individuale come cardine dei fenomeni sociali si vengono a
eliminare tutte le visioni metafisiche secondo le quali gruppi e organizzazioni agiscono in
obbedienza a spinte sovra determinate, per le quali gli individui sono semplici unità
statiche, trascinate da forze irresistibili;
2) Riferimento alla necessità di analizzare i fenomeni sociali come aggregazione di azioni
individuali, ma anche di comprendere queste ultime in ordine alla loro funzione adattiva
19
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
rispetto alla situazione. Questa necessità conduce a una più stretta interdipendenza tra
sociologia e psicologia: è impossibile spiegare un fenomeno sociale senza cercare di capire
quale funzione cosciente e inconsapevole assolve per le persone che a esso sono
interessate e quale significato costoro gli attribuiscono.
Boudon non fa esplicito riferimento a rappresentazioni inconsce ma sono uno dei processi cui la
mente fa ricorso per categorizzare la realtà.
Vi sono obiettivi che non dipendono dalla conoscenza degli elementi della situazione e che non
possono essere conseguiti con un’attività razionale: le relazioni affettive tra gli individui
rientrano in questo ambito e influenzano notevolmente i gruppi, le organizzazioni, e i sistemi
sociali. Ogni situazione va sempre inserita in un preciso conteso dal quale dipende e al quale è
legata; ogni mutamento può essere spiegato solo disponendo dei dati precisi relativi alle
variabili che lo hanno generato, solo da essi si può dedurre il significato che i comportamenti
assumono per gli attori che li mettono in atto. Ciò non vuol dire che sia il contesto a
determinare l’evoluzione del fenomeno -> è sempre necessario il momento di aggregazione dei
comportamenti individuali.
Tenendo conto di queste condizioni è più facile comprendere i fenomeni di resistenza al
cambiamento spesso liquidati bollandoli come comportamenti irrazionali e immotivati e che
invece possono essere inevitabili se considerati dal punto di vista delle persone realmente
interessate dal mutamento.
Il paradigma dell’azione si presenta come un metodo, un modello attraverso cui, precisando le
condizioni del fenomeno, è possibile spiegare perché una situazione specifica si è verificata e
come si è giunti a un mutamento preciso localmente e storicamente situato. Boudon sostiene
che la finalità dell’attività scientifica non è spiegare il reale ma rispondere a interrogativi sul
reale e riuscire a collocare in maniera corretta queste risposte. I problemi che le teorie del
mutamento sociale presentano sono dovuti al fatto che si è voluto farle passare per scientifiche
e quindi falsificabili, quando invece erano soltanto congetturali, esprimevano cioè delle
possibilità, per quanto attendibili fossero.
Le teorie del mutamento spesso si limitano a descrivere casi ideali, non si adattano
precisamente a nessuna realtà, ma si prestano, con i dovuti aggiustamenti, all’interpretazione
del sociale in forza del loro valore di ipotesi provvisorie utili per interpretare, intervenire,
verificare.
Elementi che emergono: accento sul ruolo ricoperto dall’individuo come agente del mutamento
sociale, o meglio necessità di comprenderne le motivazioni; l’azione individuale non inferisce
direttamente sulla società, ma deve prima aggregarsi ad altre forze individuali -> non
sommatoria ma forme e sistemi di relazioni sociali intermedi; non è sufficiente comprendere le
motivazioni del singolo attore, ma è necessario interpretare i criteri secondo i quali queste si
legano a quello e di altre persone, determinando il comportamento microsociale collettivo.
Di fronte alla constatazione della complessità si è sperato di poter contrapporre una scienza
rassicurante, nella quale il mutamento fosse esorcizzato dall’invarianza, il molteplice dal
necessario.

• Capitolo 7: l’utilizzo delle conoscenze per operare

Nell’ultimo decennio sviluppo notevole delle scienze umane e moltiplicarsi dei quadri
interpretativi della realtà sociale e umana ->rischio di disorientare l’operatore e di
valorizzazione difensiva della teoria -> alimentano l’ideale della conoscenza assoluta e
omnicomprensiva.
Ceruti: conoscenza come costruzione, stabilisce con la realtà una relazione di adattamento in
ordine di obiettivi delimitati che sono costruiti e non reali.
Le scienze contemporanee delineano un universo incerto e le leggi che lo regolano mutano
anch’esse.
Sviluppo della scienza come progressivo decentramento dell’uomo e dei suoi modi di pensare:
la nostra capacità di percezione e organizzazione non riflette la struttura profonda dell’universo
20
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
ma è sempre relativa al soggetto che conosce e al suo mondo. Non è possibile neutralizzare il
ruolo dell’osservatore e la soggettività della conoscenza; ogni individuo costruisce il suo
sistema di riferimento mediante scelte e tentativi di armonizzare, ed è proprio questa
precarietà a renderlo fecondo.
L’attività di ricerca si pone come osservazione di un mondo formalmente ordinato in un
modello -> sottraggono l’oggetto e l’osservatore a determinismi assoluti ma li subordinano ai
punti di vista e agli obiettivi propri del sistema. Un sistema o un’organizzazione hanno degli
obiettivi autonomi da perseguire, indipendentemente dalle leggi naturali che li dovrebbero
guidare e chi descrive questi processi e cerca di sintetizzare lo fa in maniera strumentale hai
suoi obiettivi personali.
L'osservatore non si può più considerare esterno al sistema poiché lo spostamento di
prospettiva provoca anche una ristrutturazione teorica. L’osservatore è il sistema, e il sistema
nella sua costruzione è l’immagine dell’autonomia e dalla complessità dell’osservatore.
Ceruti -> mutamento come processo dinamico che interessa componenti del sistema che
vengono definite strutturali e organizzative.
La nuova concezione di osservatore trova le sue radici nella teoria dei sistemi che era rivolta
essenzialmente al controllo dei sistemi stessi. Rapporto tra sistema e ambiente -> il sistema a
fronte di una richiesta o pressione ambientale, risponde con modalità univoche e dirette tese a
ottimizzare l’adattamento cioè la risposta. La teoria più recente dei sistemi ha sostituito questa
visione deterministica e meccanicista con un’altra più sensibile alle dinamiche interne ed
esterne al sistema, indipendentemente dagli stimoli ambientali e dagli stimoli che provengono
dall’interno del sistema (sottosistemi): i sistemi anche se composti di elementi eterogenei
risultano avere una grande omogeneità di funzionamento, si ha quindi una stabilità relativa
dell’ordine del sistema che si contrappone alla variabilità e indeterminatezza dei sottoinsiemi.
L’accento è sul carattere attivo del sistema -> è il sistema stesso che seleziona tra gli stimoli
dell’ambiente e le possibili interazioni con esso quelle ammissibili e quelle non ammissibili.
Ceruti: ogni sistema ha al suo interno spinte alla chiusura o all’apertura, alla conservazione o
al cambiamento. Distingue elementi organizzati che devono rimanere invariati ed elementi
strutturali che sono sottoposti al cambiamento: i primi sono le caratteristiche del sistema che
lo individuano e lo distinguono da altri tipi, i secondi rappresentano le caratteristiche specifiche
che caratterizzano uno specifico sistema, in uno specifico tempo concreto e in un preciso
spazio. Attraverso l’organizzazione possiamo definire un sistema tramite la struttura che esiste
concretamente. Solo i fattori strutturali possono cambiare, quelli culturali e psicologici no (cfr
Jaques).
Diventa fondamentale osservare il sistema e le sue effettive relazioni interne (quelle sociali) e
passare da una prospettiva di controllo a una di autonomia, dove gli input ambientali
rappresentano perturbazioni che il sistema può o meno raccogliere e nella quale la
compatibilità tra sistema e ambiente è definita come adattamento. La teoria di sistemi è
pensabile come prodotto e fattore di una concezione complementare e vicariante della
conoscenza, che rifiuta l’esistenza di un luogo fondamentale di osservazione e spiegazione dei
fenomeni e postula una loro molteplicità.
L’osservatore interno a un sistema valuta i fenomeni dal punto di vista della chiusura
organizzazionale, cioè della conservazione, l’osservatore esterno la considera dal punto di vista
dello sviluppo potendo cogliere meglio la prospettiva storica. Lo studio del cambiamento di un
sistema avviene da un punto di vista esplicitamente esterno al sistema di cui si sa che è chiuso
su se stesso per quanto riguarda il suo senso e la sua finalità, nello stesso tempo che questo
punto di vista tiene conto di questo sapere. Questa articolazione è possibile in misura maggiore
quando gli elementi del sistema e quelli dell’ambiente sono dotati di autocoscienza circa il
proprio ruolo di interazione e possono riflettere criticamente sulla relazione che li lega.
La conoscenza ha la tendenza a scomporre la realtà in oggetti separati e isolati, ciò dipende
dalla nostra capacità psicologica di percezione. La necessità del soggetto umano di determinare
dei punti di riferimento per poter cogliere il mutamento si è estremizzate -> il sapere
scientifico moderno si caratterizza per la ricerca di invarianti sempre più assolute e profonde,
21
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
le scienze del cambiamento sono diventate scienze dell’invariante e questa evoluzione le ha
portate a sottovalutare o ignorare il cambiamento come fenomeno creativo produttore di
novità. Si tende a considerare il mutamento come assoluto, deducibile e controllabile a partire
dalle leggi che lo regolano, cioè le invarianti e ritenendo in base a esse di poter prevedere
l’andamento di un fenomeno e il suo sviluppo; i limiti di questa capacità previsionale erano
attribuiti alle limitazioni conoscitive dell’essere umano. Questo modello si rivela insufficiente.
L’ideale perseguito era di un universo ridotto a macchina, i cui processi di funzionamento sono
noti e certi e perciò sfruttabili a proprio vantaggio tramite la tecnica -> impossibile per due
ordini di motivi:
1. Motivi soggettivi: lo sfondo non è dato ma costruito, dipende dalle scelte e dal contesto
-> il sistema dipende dall’osservatore.
2. Motivazioni oggettive: si oppongono alla scienza come determinazione di leggi assolute.
L’evoluzione dei sistemi risulta da un’interazione complessa e imprevedibile. I fenomeni
sono risultati di molteplici variabili in interazione: leggi, contingenze spazio-temporali,
autonomia dei sistemi. L’evoluzione dei sistemi è perciò indeterminata.
Il mutamento, i cambiamenti evolutivi, vengono originati da una interazione tra stasi
(conservazione), variazioni (dipendenti da vincoli) e novità (legate al caso). Spesso le novità si
rivelano non necessariamente adattive cioè selezionate per motivazioni contingenti di
opportunità e di causalità che entrano in rapporto aperto.
Il mutamento non può essere considerato dipendente in maniera esclusiva dall’ambiente e non
basta intervenire sull’ambiente per determinare il mutamento di un sistema. Sembra più
importante lo sviluppo integrato delle varie componenti dell’organizzazione, piuttosto che la
ricerca dell’adattamento astrattamente più efficace nei confronti di condizioni esterni, dove per
efficacia si intende razionalità ed economicità.
Limite della proposta di Ceruti nel tentativo di estendere il discorso applicandolo a qualsiasi
sistema provocando un processo eccessivo di generalizzazione.
Con il progredire della riflessione scientifica si passa dalla concezione di mutamento sociale per
cui ogni realtà è scomponibile in aspetti razionali e invarianti, razionalmente percepibili, per cui
controllabile sperimentalmente con il processo di salificazione; a una concezione relativizzante
e critica, più attenta ai problemi specifici.
Paradigma dell’azione: mutamento come prodotto di un’aggregazione di azioni individuali,
influenzate dal contesto, aventi funzione adattiva relativamente ai criteri di giudizio dell’attore,
mantenenti cioè una certa autonomia rispetto all’ambiente.
Attraverso il paradigma dell’azione e le tesi di Ceruti:
1) Si riducono i rischi di visione metafisiche di sovradeterminazione, cioè le leggi del
mutamento, l’evoluzione, la necessità delle leggi naturali. Scalfito il mito della scienza
assoluta
2) La conoscenza del mutamento diventa una costruzione con obiettivi non assoluti ma
contingenti. I punti di riferimento vanno costantemente ridefiniti
3) Necessaria maggiore integrazione tra sociologia e psicologia, ai fini della comprensione
delle azioni individuali cercando di interpretare il significato che un fenomeno assume
per la persona che vi è coinvolta
4) In relazione alla visone complessa dell’individuo, delle organizzazioni di cui fa parte e
dei mutamenti che le interessano, si fa riferimento a queste entità come dotate di
autonomia rispetto all’ambiente -> mantengono la propria identità
5) Per comprendere un mutamento è sempre necessario riferirsi alla situazione concreta
anche se non è il contesto a determinare l’evoluzione di un sistema, ma l’interazione tra
vincoli, possibilità e caso
6) Il ricercatore incontra la realtà perturbando il campo osservativo. La sua presenza
provoca reazioni impreviste, spropositate, poco realistiche -> effetto Heisenberg.
Transfert sul ricercatore diventa l’elemento di disturbo.
Ricerca di connessione tra il piano personale e quello professionale, includendo anche la
precisazione di un vertice di osservazione che consenta di cogliere gli aspetti
22
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
fenomenologici della realtà sociale e sottolinei le dimensioni contestuali -> attenzione
anche agli aspetti descrittivi.

• Capitolo 8: verso la costruzione di un orientamento teorico-tecnico

Implicazioni legate ai fenomeni di gruppo che avvalorano l’importanza che i piccoli gruppi
possano assumere nei processi di cambiamento sociale e confermano la necessità di
riconoscere la molteplicità e l’unicità degli eventi come precondizione essenziale a qualsiasi tipo
di intervento con e su gruppi:
1) Teoria dell’osservatore, cioè l’importanza del punto di vista soggettivo
2) L’autonomia del sistema e la sua organizzazione interna che tende a predominare
sull’adattamento alla realtà esterna -> un’organizzazione sociale si pone nell’ambiente
in funzione del raggiungimento di obiettivi ma anche con la necessità di mantenere
un’identità riconoscibile e di costituire un punto di riferimento psicologico per i membri.

Teoria di campo e training-group

Teoria lewininia: il punto di partenza è la constatazione che il gruppo è fondamentale per


l’esistenza e lo sviluppo dell’individuo, rappresenta il luogo nel quale la persona si forma e
costituisce la sua identità. È importante la realtà che il soggetto riesce a cogliere o quella cui si
sente legato affettivamente, dunque è soprattutto il gruppo di non grande dimensione nel
quale l’interdipendenza è più stretta che è significativo. I gruppi tendono all’equilibrio dinamico
prodotto da forze contrastanti che si stabilizzano a un determinato livello -> di conseguenza le
resistenze o le spinte al cambiamento hanno delle forti componenti sociali, microsociali e di
gruppo che dipendono da contesto in cui le persone sono inserite. La maggior parte dei
membri si attiene agli standard del gruppo cui appartengono o desiderano appartenete per non
restarne esclusi. L’attenzione alle norme di comportamento diventa un campo di forza che
rende ancora più difficile modificare le opinioni e i comportamenti -> per questo al fine di
influenzare un atteggiamento individuale e rendere più duraturo l’apprendimento è più efficace
operare in una situazione di confronto di gruppo. È necessario operare in fasi successive: 1)
disgelo: messa in discussione dell’atteggiamento in uso e revisione critica, 2) trasformazione:
introduzione dei nuovi comportamenti che ci si attende che il gruppo faccia propri e adotti, 3)
consolidamento: fase importante per stabilizzare il mutamento e trasformarlo in un nuovo
standard.
Azione-ricerca -> punto nodale dell’approccio lewiniano alla dinamica dei gruppi. Esprime la
necessità di lavorare con i concetti applicandoli praticamente, in questo senso il gruppo diventa
uno strumento per favorire l’apprendimento delle persone coinvolte e far sì che questo
provochi un mutamento del comportamento. La tecnica messa appunto per raggiungere il
risultato nella maniera più efficace è il T-group o training-group, un seminario residenziale di
durata consistente (da 9 a 15 giornate consecutive): la regola fondamentale è che i
partecipanti non si conoscano e che la loro attenzione si concentri unicamente su quanto
avviene nel corso della loro interazione presente. Con l’eliminazione di ogni riferimento
istituzionale e di tutte le stratificazione gerarchiche si intende privare l’individuo di quelle che si
ritengono delle difese e delle sovrastrutture che gli impedirebbero di cogliere il senso reale del
proprio comportamento e di quello altrui. Questo gruppo astorico dovrebbe riassumere in sé gli
elementi essenziali di ogni gruppo. Le persone coinvolte in queste esperienze imparerebbero il
modo in cui i gruppi funzionano e diventerebbero agenti di cambiamento, trasferendo le loro
acquisizioni al contesto di cui fanno parte quotidianamente. Formatore -> non direttivo
Limiti: possibilità di definire il gruppo attraverso delle invarianti che possono essere misurate
matematicamente; l’apprendimento dei singoli si considera trasmissibile e trasferibile a
qualsiasi conteso (cfr American Way of Life). Il concetto di mutamento che orienta gli intenti
dei formatori è efficientista, razionale e consensuale. Il problema può essere di qualunque
specie dato che le caratteristiche psicodinamiche essenziali sono le stesse in ogni situazione.
23
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
Elementi positivi del T-group -> concetto di interdipendenza e di totalità dinamica, influenza
del gruppo di riferimento sul comportamento individuale, stretta connessione tra teoria e
pratica, intuizione dell’importanza della situazione di gruppo e dell’osservazione di se stessi e
del proprio comportamento all’interno della realtà esperienziale considerata per determinare un
cambiamento sociale.
Tra il 1956 e il 1969 la formazione psicosociale sorge ed è caratterizzata dalla scoperta del
gruppo e dalla sua idealizzazione come entità che racchiude in sé contemporaneamente le
dimensioni significative dell’individuo e quelle della società e può prestarsi a mediare tra le due
realtà. Gruppo come luogo di incontro tra la volontà dei membri e quella dell’impresa ed è
necessario sia per la maturazione individuale sia per una gestione sfruttamento delle risorse
corretti. Idealizzazione del cambiamento ritenendo che ogni esperienza di gruppo sfoci sempre
in un mutamento positivo e duraturo per la persona.
Limite evidente -> il mutamento cui mira il gruppo di sensibilizzazione consiste nel plasmare
dei soggetti integrati in un’azienda che non ne discutono gli obiettivi, la storia, le strutture, ma
cercano di adattarsi a essa aumentando il proprio livello di partecipazione, cercando di
armonizzarsi con le aspettative nei loro confronti, rifiutando qualsiasi occasione di scontro.

Il gruppo strumento di formazione

L’ampio utilizzo del gruppo come strumento di formazione degli adulti rende necessarie alcune
riflessioni critiche emerse dalle esperienze post-lewiniane.
La tecnica del T-group si rivela nella sua artificiosità, le esperienze cui conduce sono
gratificanti e liberatorie, quasi catartiche, in essa si riassumono la non direttività rogersiana e
l’intento terapeutico moreniano, ma pur nella loro positività rimangono staccate dalla realtà
lavorativa e di interazione quotidiana, nella quale i rapporti gerarchici e le variabili storiche
rimangono di fondamentale importanza e, non potendo essere elusi, ostacolano il
trasferimento di ciò che si è imparato nel corso del seminario -> la regola dell’”hic et nunc”
mostra i suoi limiti.
Prima conseguenza -> legata al fatto che i problemi stessi attorno cui si ricerca si possono
analizzare e affrontare in tutta la loro densità quanto più a lungo il gruppo di formazione è
collocato in un definito contesto storico, in una specifica situazione formativa evitando
improduttive scissioni tra formazione e organizzazione.
Il gruppo di formazione può costituirsi quale luogo dove sospendendo il fluire dell’azione
quotidiana è possibile interrogarsi su queste azioni e ricercarne il senso.
Seconda conseguenza -> il gruppo era considerato un utensile universale quindi risultava un
contenitore sempre uguale a se stesso. Oggi i formatori pensano di parlare sempre allo stesso
strumento anche se all’interno di orientamenti formativi molto diversi tra loro. Ci sono però
tanti tipi di gruppi.

Note sulla conduzione

Il conduttore di gruppo è un professionista che si colloca entro un contesto specifico e progetta


situazioni di formazione entro cui usa anche situazioni di gruppo per promuovere e
accompagnare processi di pensiero e di ricerca, sostenendo la fatica dei partecipanti di
pensarsi all’interno delle condizioni dell’esistenza indagate -> sviluppo di se e del mondo
circostante.
Se tra organizzazione e gruppo non vi è soluzione di continuità allora un gruppo centrato
sull’analisi del suo funzionamento è comunque un gruppo che risente delle interazioni con il
contesto.
Il livello del lavoro formativo dell’analisi è definito dagli obiettivi da realizzare e dal contratto
stabilito tra formatori e partecipanti.
L’obiettivo è l’elemento centrale al fine di cogliere come e quando il gruppo di lavoro si stia
trasformando in gruppo di base.
24
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
Il gruppo consente spazi perché tutti i partecipanti possano prendere la parola in modo non
solo impersonale ed esterno, raccontandosi attraverso le proprie esperienze, attraverso un
linguaggio costituito anche da corporeità ed emotività.
Funzione di conduzione del gruppo di formazione:
1) Il gruppo è uno strumento progettato e proposto dal formatore per accompagnare un
processo formativo orientato nella prospettiva di una formazione a pensare.
Nella fase preliminare di ogni lavoro il gruppo è elemento di un setting costruito in
funzione di informazioni, dati, elementi presentati nel contesto.
In questa fase di esplorazione volta a comprendere se è pensabile e progettabile una
prospettiva percorribile di lavoro comune, il formatore usa il suo potere, la sua arbitrarietà
per delineare e proporre gli elementi costitutivi del contesto entro il quale i partecipanti
individuati possono sospendere la loro attività quotidiana, per avviare con loro un processo
di analisi dei problemi.
Per il formatore l’individuazione dei partecipanti è contemporaneamente un’interrogazione
circa il tipo di gruppo che intende proporre; la proposta di un setting è la prima risposta
che da alla specifica domanda del cliente.
All’inizio è importante non indurre dipendenza, successivamente attraverso le forme della
dipendenza, dei suoi influssi sul lavoro di elaborazione e di ricerca è possibile esplorare i
problemi che partecipanti manifestano di rapporto con l’autorità nelle situazioni in cui
l’identificazione è forte, è inconsapevole.
2) Il problema della qualità e del tipo di relazione tra formatore e partecipanti richiama il
tema della prudente astensione onde non agire azioni non pensate.
In ogni gruppo è attivo un processo mentale di contagio emotivo che avviene per via di
identificazioni proiettive. Tale contagio non è immediatamente visibile, risulta da pensieri
agiti e determina la forma delle relazioni sociali caratteristica del raggruppamento di
persone.
Ciò rende necessario che il formatore sia attento al processo che si sta avviando evitando
di buttarsi nel gioco con il rischio di trovarsi a sua volta inconsapevolmente intrappolato
dal contagio emotivo che tende a rafforzare il noi.
Il suo ruolo è di un professionista il cui compito è aiutare la presa di parola e la
comprensione di fenomeni e problemi in parte mascherati. È presente come persona
implicata, senza che ciò significhi identificazione con gli attori e sostituzione a essi. La
possibilità che una parte del sé si implichi e si identifichi richiede al formatore di lavorare
anche in interiorità tollerando una relativa solitudine rispetto al gruppo e di lavorare con
una certa neutralità e astensione.
3) Una volta costruito il set di lavoro attraverso un contratto che ne definisce anche i tempi,
la durata, gli orari, gli impegni di partecipazione delle persone coinvolte, le questioni di
denaro, il lavoro di formazione inizia intorno all’oggetto costituito dalle situazioni lavorative
che i partecipanti portano come problematiche. La modalità del formatore di condurre il
gruppo sarà quella di cooperare, con i singoli e con il gruppo, ad analizzare i problemi. Il
conduttore del gruppo non può svolgere la sua funzione in modo invariante da gruppo a
gruppo e anzi la conoscenza dei problemi lavorativi e del contesto in cui interviene è
condizione per poter lavorare meglio.
Portare aiuto significa anche consentire alle persone di lavorare in esteriorità e interiorità
in auto ed etero centratura. I partecipanti is muovono all’interno di un microcosmo sociale
dove, soprattutto nei momenti di difficoltà, le persone mostrano stili di relazione con gli
altri, con il gruppo, con l’autorità, con la formazione, con gli obiettivi, corrispondenti agli
stili ai quali esse sono state esposte lungo l’arco della loro storia relazionale e lavorativa e
che hanno interiorizzato all’interno del processo di costruzione dell'identità adulta.
Compito del formatore è di osservare e cogliere le costellazioni relazionali come si
mostrano nel rapporto di gruppo e in rapporto con lui.
Processo formativo -> processo di pensiero che muove e oscilla tra contenuti e fenomeni
mentali arcaici e meno arcaici.
25
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
4) Attenzione al fatto che la conoscenza non è un’operazione automatica, ma genera
sofferenza mentale e paura nelle persone, anche quando motivate -> problema
dell’opportunità e delle modalità di restituzione di ciò che si osserva. Le restituzioni del
formatore non potranno avere il formato di una certezza fotografica, ma potranno aprire
delle piste, offrire delle prospettive evolutive che aiutino a illuminare meglio il percorso ->
riformulare i contenuti del lavoro per spiegare e porgere modi e prospettive secondo cui
guardare ai problemi.
5) Formatore come professionista con una consistente preparazione professionale e
personale, sa giostrarsi tra tanti aspetti e tanti livelli della realtà, è oggetto di movimenti
transferali, controtransferali e di transfert negativo. Essendone consapevole riuscirà più
facilmente a non intervenire in gruppo portando le espressioni delle sue proiezioni, dei suoi
fantasmi. Preparazione necessaria a cogliere lo spessore emotivo delle situazioni in cui
opera.

Dalla formazione all’intervento psicosociale

Mutamento per lo Sviluppo Organizzativo -> assume come possibile mutare l’organizzazione
stessa mutando le relazioni interpersonali tra i membri così come sono sperimentate nella
situazione lavorativa, trasformando il clima e la cultura all’interno dell’organizzazione,
originando così una ridefinizione dei rapporti tra l’uomo e la struttura entro cui opera. Il
cambiamento è adattamento per assorbimento dei mutamenti ambientali. L’agente di
mutamento si identifica con l’operatore esterno. Fulcro dell’azione è il gruppo, poiché agendo
sui gruppi è più facile coinvolgere gli individui con i loro bisogni di appartenenza. L'azienda può
usare queste possibilità offerte dal gruppo come tramite per influenzare e orientare il
comportamento individuale. Ricerca e azione si fondono col netto predominio della pratica sulla
teoria, è proprio questa una delle critiche mosse allo sviluppo organizzativo, di essere cioè un
insieme si metodi e pratiche sperimentali prive di una reale base teorica, ma autodefinite e
autodimostrate mediante modelli di retroazione.
Il gruppo diventa strumento per entrare in contatto con la propria realtà e per sperimentare,
assimilandoli, nuovi modelli di comportamento. L’intento da raggiungere è di ottenere dei
gruppi maggiormente flessibili nei confronti della realtà e nell’esecuzione dei propri compiti e
per pervenire a questo risultato è necessario eliminare le difficoltà di comunicazione, gli
stereotipi, i conflitti, gli irrigidimenti dovuti a un modo errato di concepire ed esercitare
l’autorità e a un’utilizzazione scorretta dei gruppi. Si otterranno effetti benefici per l’azienda,
vantaggi in armonia ed efficienza, e per gli individui che si gioveranno del clima collaborativo
ed empatico che dovrebbe crearsi, superando una concezione burocratica del proprio compito,
come insieme di procedure formali, per pervenire a una concezione più flessibile nella quale
non conta come si raggiunge il risultato ma il raggiungimento degli obiettivi al quale ognuno
può partecipare democraticamente.
Family-group -> l’intervento educativo usa i gruppi reali di lavoro e tenta di riprodurre le
caratteristiche delle organizzazioni reali di lavoro, mantenendo perciò gli effettivi rapporti di
interazione e le reali strutture gerarchiche. Il modello cui si tende è una struttura partecipativa
alla quale i soggetti contribuiscono spontaneamente fornendo il massimo della partecipazione,
perseguendo l’interesse personale e collettivo, avendo compreso che entrambi sono
interdipendenti. È detto family-group per la metafora familiare nell’accezione paternalista
usata per rappresentare a livelli di immaginario l’impresa nella quale la madre-azienda e il
padre-padrone vegliano amorevolmente sui figli-dipendenti. Cambiare significa rafforzare la
propria coesione e la comprensione reciproca, essere più uniti di fronte alle insidie.
Sul piano organizzativo questo si traduce in tecniche di comunicazione e attribuzione di
competenze più legate ai problemi flessibili, e sull’apprendimento di esse attraverso
esemplificazioni pratiche, nelle quali l’importanza dell’influenza sociale è fondamentale. I
conflitti vengono discussi come problemi da superare.

26
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
Il FG si propone di rappresentare un gruppo reale, nell’intento di insegnare come superarne le
difficoltà. Possibilità di eliminare i problemi che nascono dall’interazione sociale, mantenendo i
vantaggi e in questa direzione divengono strumentali anche le necessità di appartenenza e di
riconoscimento che ogni individuo cerca di soddisfare nella relazione di gruppo. Non si
ammette fino in fondo la complessità della personalità individuale e l’influenza che motivazioni
anche inconsce assumono nella strutturazione del rapporto orientato a un fine concreto e
riconoscibile razionalmente.
Nella realtà dei fatti diventa sempre più evidente che ogni organizzazione racchiude in sé parti
oscure che non possono essere ricondotte ai modelli relazionali consueti e la cui spiegazione
necessita una visione delle persone che tenga conto della specializzazione e della complessità
del funzionamento mentale e che comprenda anche le spinte pulsionali. Possiamo collocare in
Europa (soprattutto Francia, Inghilterra e Italia) lo sviluppo di quest’ottica di ricerca tre la fine
degli anni Sessanta e i primi anni Settanta.
Il tentativo di applicare la teoria psicoanalitica ai fenomeni sociali è molto precedente. Con
Freud e con la psicoanalisi si scopre l’elemento non razionale della vita associata e si cerca di
chiarire entro quali termini le spinte pulsionali individuali possono influenzare il comportamento
dei gruppi. Gruppo -> realtà importante poiché è l’unità aggregata più semplice ma che
riassume in sé il carattere dei fenomeni collettivi. Nel gruppo la persona è rassicurata e può
essere guidata e orientata nei suoi comportamenti dal momento che alla ricerca di sicurezza e
di condivisione affettiva viene in parte sacrificato il senso critico e il giudizio di realtà.
Mutamento = influenza, suggestione, rappresentazione illusoria.
Non considera gli intenti coscienti del gruppo ritenendoli secondari alla realtà inconscia del
gruppo. La società esiste perché in essa le persone possono esprimere la loro spinta affettiva e
controllare reciprocamente le loro pulsioni aggressive, il cambiamento non la riguarda nella sua
realtà più profonda. La relazione di dipendenza che lega i membri è immutabile.
Nell’approccio alla dinamica relazionale le motivazioni coscienti restano in secondo piano
rispetto alla rappresentazione illusoria che determina la realtà sociale e sulla quale esse fonda
la sua persistenza e la sua capacità vincolante.
Troppa importanza alla spinta delle pulsioni nella spiegazione dei fenomeni sociali -> sorta di
dittatura dell’inconscio.
Anzieu -> società che si struttura sulle fantasie inconsce delle persone. Il gruppo esiste in
funzione delle fantasie e dei fantasmi dei soggetti che lo compongono. Nella situazione sociale
le persone realizzerebbero in maniera anonima i propri desideri repressi, attraverso lo scambio
collusivo non cosciente. Alla base di tutto vi è lo scambio emozionale fantasmatico che è
indipendente dalla situazione storica contingente concreta. Per ottenere un mutamento è
necessario far leva sulle rappresentazioni inconsce dei membri (processi primari).
La realtà esterna è lasciata fuori del seminario. L’intento è di far emergere i meccanismi
inconsci che influenzano la vita dei gruppi e una volta individuati portarli alla coscienza
attraverso la verbalizzazione, proprio come la psicoanalisi fa nel corso dell’analisi individuale.
Cambiamento rivolto alla modifica del comportamento individuale da perseguire tramite la
presa di coscienza da parte del singolo della natura reale del comportamento personale e
collettivo. Il mutamento cui ogni gruppo dovrebbe aspirare sta nel riconoscere la crucialità
degli scontri tra inconsci in lotta per la supremazia e nel riuscire a perseguire i propri obiettivi
senza essere condizionati da un conflitto limitante o costruttivo. Alla base di questa
interpretazione del sistema sociale sta l’idea dell’intrusione delle fantasie e delle angosce
profonde e inconsce nel corso dello svolgimento della nostra vita di relazione.
Bion -> nel gruppo, nella sua attività manifesta la persona può soddisfare i suoi bisogni, ma al
tempo stesso vive delle angosce e degli stati regressivi, in dipendenza dalla relazione e dal
contesto specifico; nel gruppo l’individuo può trovare elementi per completare la sua
personalità, arricchendola di una dimensione ulteriore e gratificante, ma perde anche parte
della sua autonomia. Importanza della realtà e dell’ambivalenza del rapporto tra realtà e
immagine di essa, vale a dire l’influenza che il contesto e le fantasie esercitano
reciprocamente.
27
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
Mutamento -> è possibile limitando l’ingerenza degli assunti di base la cui funzione protettiva
può limitare l’espressione delle potenzialità del gruppo, non consentendo una relazione matura.
Ruolo che attribuisce al formatore: dare interpretazioni, consapevolezza delle emozioni del
gruppo di base.
Richiamo all’intuizione della complessità dei fenomeni di relazione sociale in cui coesistono
scambi razionali e scambi affettivi e all’esigenza di non negare le emozioni del gruppo e
neppure di assecondarle ma di imparare a conoscerle e di comprenderne il funzionamento e
l’influenza.
Interpretazione psicoanalitica dei rapporti sociali che ne riconosce l’unicità e la particolarità.
Jaques -> chiarisce e sviluppa i concetti di Bion. Gli scambi pulsionali che avvengono tra i
membri delle organizzazioni sono funzionali all’adattamento, la collusione inconscia permette di
controllarle angosce del singolo e gli consente di svolgere meglio la propria attività rafforzando
la coesione sociale. La dimensione inconscia è in relazione complementare con il
perseguimento razionale degli obiettivi, purché l’individuo sia riuscito a elaborare felicemente i
conflitti interni che il confronto con la realtà esterna propone. Per operare un mutamento è
necessario intervenire sulle posizioni del singolo e sulle sue percezioni tramite il metodo socio-
analitico che recupera la storia dell’organizzazione con la sua reale struttura, costituita dalle
posizioni gerarchiche, dalla suddivisione dei ruoli, dagli obiettivi e dai mezzi per raggiungerli.
La struttura si costruisce in dipendenza della cultura dell’istituzione. I rapporti di gruppo sono
molto importanti poiché ogni gruppo, in ogni organizzazione, costituisce una realtà a se stante,
risultante dall’interazione di diversi elementi e intrattenente con la realtà rapporti attivi di
scambio a vari livelli, sia adattivi che impositivi di modalità di relazione autonome e innovative;
per questi motivi non è possibile codificare modelli di cambiamento predeterminati e universali,
ma è necessario un lungo lavoro di ricerca e analisi della domanda che l’organizzazione e i
membri pongono al consulente.
Tenta di coniugare elementi della tradizione sociologica (attenzione alla struttura
dell’organizzazione), antropologica (influenza della cultura) e psicoanalitica, dando origine a
un’interpretazione della realtà organizzativa composita e non predeterminata secondo la quale
i processi di cambiamento devono coinvolgere direttamente le persone per avere successo.
Sintetizzando:
1) Necessità di gestire la realtà organizzativa attraverso il ricorso a modelli teorici diversi e
complementari adattati alla situazione in esame. Necessario accostarsi alle organizzazioni
e ai gruppi riconoscendo l’importanza della soggettività di interazione con l’ambiente che
ne determina le caratteristiche -> avvicinarsi alla realtà tramite le persone che la
compongono.
Le persone diventano protagoniste del proprio cambiamento, sono loro a porre questioni,
ad analizzarsi e ad analizzare e a trovare le risoluzioni attraverso la ricerca.
2) Tentativo stimolante determinando un processo di scambio e di diffusione di conoscenze
diverse che si armonizzano e trovano punti di contatto attraverso la personalità del
soggetto conoscente e l’analisi del contesto, nel tentativo di accostarsi alla realtà senza
sacrificarne elementi importanti o privilegiarne altri artificialmente. Il modello di
cambiamento pone l’individuo al centro dell’intervento, lasciandolo libero di decidere di sé
e del proprio futuro, cercando dentro di lui le forze che permettono di gestire il
cambiamento come capacità di riuscire a riflettere sulle proprie azioni. L’intervento
psicosociale può mirare a promuovere le capacità personali di fronteggiare le difficoltà che
inevitabilmente il lavoro e l’interazione sociale ci propongono e che solo con la riflessione e
il confronto possono essere superate.
3) Nei suoi rapporti col gruppo con cui lavora il consulente mantiene implicazione controllata -
> modo di presenza nel gruppo empatico, ma regolato, che si esprime nell’interpretazione
degli scambi emozionali che vengono a stringersi nella relazione con il gruppo e che vanno
costantemente analizzati per essere fruttuosi, lungi dal restare semplice coinvolgimento
emozionale. Il consulente si inserisce a pieno titolo tra le variabili suscettibili di
osservazione, ben consapevole che il suo ingresso nell’organizzazione non può essere
28
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
considerato neutro ma rappresenta invece l’elemento che permette alle dinamiche non
dichiarate di affiorare -> attività di trans-regolazione legata al caso specifico e attuabile
solo con un ruolo attivo di ricerca e di partecipazione alla vita del gruppo.
L’attenzione del soggetto è sempre attiva rispetto al suo bisogno di stare bene a fronte del
fatto che lavorare significa non solo fatica fisica ma anche fatica mentale connessa alla
necessità di tollerare ed elaborare l’incertezza, a fronte del fatto che l’organizzazione
esterna con le sue esigenze produttive è sempre altro rispetto all’organizzazione nella
mente del soggetto.
Favorire la ricerca di connessione tra individuo, lavoro e organizzazione è una necessita
che scaturisce dal fatto che la risoluzione dei problemi può essere trovata pur tra stati
mentali di confusione e angoscia che il consulente non può certo concorrere ad accrescere.
4) Carli recupera la compresenza nelle organizzazioni sociali di elementi razionali e affettivi e
l’unicità e soggettività della loro interazione, ma in particolare sottolinea l’esigenza di
metter a punto una teoria della tecnica che costituisca la base sulla quale un intervento
psicosociale può essere costruito, cioè un insieme di premesse che fondano la relazione tra
consultante e consulente: analisi della domanda, sospensione dell’azione trasformativa,
l’azione interpretativa e l’interpretazione, il lavoro con i gruppi senza il quale l’intervento
perderebbe la sua efficacia.
L’analisi della domanda consiste nell’evidenziare fantasie agite e mettere in evidenza la
collusione in atto per analizzarla e rimuovere le resistenze irrazionali e permettere il
pensiero e la ricerca. L’obiettivo è di promuovere spazi di pensiero sempre più ampi il che
significa determinare un rapporto tra le persone e il proprio compito, tra le persone e il
proprio ambiente e tra le persone le une con le altre che sia critico, autonomo, nel quale si
sia in grado di accettare le proprie emozioni e le regressioni che le accompagnano,
accogliendone gli aspetti positivi e di creatività e di ridefinizione della realtà, anche
sorprendentemente innovativi.
La collaborazione possibile con le persone e con i problemi è di ricercare in esteriorità per
non minacciare l’attuale livello di efficacia organizzativa e di benessere individuale inibendo
la difficoltosa relazione tra singolo lavoratore, colleghi e compito lavorativo. L’assenza di
effervescenza sociale rende impossibile ogni forma di collaborazione se non quella di
coltivare illusioni momentanee di cambiamento.
5) Se la ricerca-intervento è un lavoro di sviluppo della conoscenza con le persone coinvolte e
protagoniste nelle situazioni indagate, allora il luogo della ricerca è anche luogo di
apprendimento. L’apprendimento riveste un ruolo centrale nei processi umani di
evoluzione, di crescita, di sviluppo di capacità di risposta non automatica, non istintuale
alla realtà esterna. Quando si parla di educazione e di formazione il termine
apprendimento viene quasi sempre usato in coppia con quello di insegnamento.
Esperienza: seconda fonte di apprendimento. Apprendere dall’esperienza non è automatico
e non è una capacità sviluppata in modo analogo in tutti gli uomini ognuno dei quali si
pone in modo diverso di fronte alle angosce prodotte dai problemi aperti, dall’evento che
non riesce a controllare circoscrivendolo entro i confini degli aspetti della realtà già
conosciuti, dall’interrogativo nato dalla crisi di senso che può cogliere le cose note quando
sono osservate da un punto di vista o in un contesto nuovo. Apprendere dall’esperienza ->
capacità necessaria per affrontare l’imprevisto.
La formatività caratteristica della specie umana è rappresentata da una doppia capacità
potenziale: la capacità di rappresentare se stesso e di pensare a condizioni interne ed
esterne a sé della propria esistenza e su cui tenere un discorso; capacità di intervenire
sulle condizioni della sua esistenza.
6) Rifiutata l’ipotesi di una lettura esterna della realtà indagata e neutrale rispetto alle parti in
gioco in un sottosistema sociale la strada favorevole si è rivelata quella della ricerca
qualitativa -> sviluppo di uno sforzo conoscitivo rivolto alla promozione della
comprensione e di una conoscenza di tipo situazionale. Distinzione tra le spiegazioni di
natura formale e la comprensione che nasce dall’esperienza. Interesse verso l’unicità del
29
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006
fenomeno singolarmente considerato che richiede di focalizzare l’attenzione coniugando il
campo osservato con la finalità del lavoro, escludendo la generalizzazione. Richiede di
appoggiarsi meno su misure oggettive. Questo tipo di ricerca è poco valorizzato a livello
scientifico. Accusa di eccesso di soggettività nella rilevazione del dato e nelle osservazioni -
> rimanda alla presenza non neutrale del ricercatore all’interno del contesto di ricerca. Il
ricercatore incontra la realtà perturbando il campo osservato. La sua presenza provoca
reazioni impreviste, talvolta spropositate e poco realistiche -> effetto Heisenberg.
7) Il processo di conoscenza non è assoluto ma relativo al punto di vista e alle intenzioni
dell’osservatore in rapporto con l’oggetto conosciuto. Nasce il desiderio di accostarsi alla
realtà in maniera limitata ma più coinvolgente per intervenire su di essa nei suoi assunti
specifici, per verificare le proprie ipotesi nel confronto con situazioni sociali determinate
con un procedimento in cui la ricerca si fonde con l’azione.
I sistemi sociali evolvono in maniera non lineare, la loro è un’evoluzione dipendente
dall’interazione di vincoli, possibilità, caso, tendente a conservare l’autonomia del sistema,
a garantire la sopravvivenza e l’equilibrio privilegiando l’unità del sistema più che la sua
efficienza razionale -> processo creativo che permette a ogni sistema di svilupparsi
liberamente e di perseguire i propri obiettivi secondo strategie non necessariamente
automatizzate di gestione della realtà nelle quali c’è spazio anche per il conflitto e per il
caos.
Cambiamento sociale -> fenomeno sociale non prevedibile e non programmabile, non è
dato e sintetizzabile in leggi, poiché nasce da motivazioni individuali, che si sviluppano
molto spesso in condizioni di razionalità limitata e che si aggregano alle motivazioni di
altre persone in dipendenza da un contesto sociale preciso. Il mutamento è funzionale
all’adattamento e alla soddisfazione delle esigenze dell’individuo e del sistema nel quale è
inserito, che possono apparire all’osservatore esterno irrazionali e incomprensibili. Si
considera l’aggregazione delle volontà individuali che può entrare fortemente in contrasto
con quelle dei singoli membri -> questo processo di aggregazione, che dipende in parte
dalla situazione, in parte dalla personalità degli individui, è originale e autonomo: non c’è
un solo modo per fare le cose e non c’è uno stato terminale ideale da raggiungere.

30
------------------------------------------------------

OPsonline.it – la principale web community italiana per studenti e professionisti della Psicologia
Appunti d’esame, tesi di laurea, articoli, forum di discussione, eventi, annunci di lavoro, esame di stato, ecc…
E-mail: info@opsonline.it – Web: http://www.opsonline.it
Gestito da Obiettivo Psicologia srl, via Castel Colonna 34, 00179, Roma - p.iva: 07584501006