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BIBLIOTECA

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BIBLIOTECA PROVINCIALE

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Num." d' ordine


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DTTLL A CALABRIA;
ILLUSTRATA
OPERA VARIA ISTORICA
DEL M.R.P* GIOVANNI FIORE
DA CROPANI,
Predicatore ,
Lettore di Sagra Teologia , e già Miniflro Pr vinciate
dell’ Ordine de’ Frati Minori Capuccini di S. Franceleo
della medefima Calabria ulteriore.

TOMO SECONDO*.
ìn cui fi deferivano il Culto divino nella Calabria
prima , e dopo
il Vangelo , Le vite de Santi
Martiri, Pontefici, Abati ,
Vedove ed altri Sei vi , e Serve
Corifefiori Vergini ,
, ,

di Dio , che fiorirono in ejfa fino al corrente


anno 1743.
COME ANCORA
prie de' Santi no n nati , mi morti in
Calabria delle Reliquie de' Santi,
Lo .

Sarre Immagini miracolofe , de' Va/hvt


,e lira Cbiefe , De' Re ligio/!
delle
dell'uno, e dell' altro PjP 1 loro MonaJterj ,
e Superiori

Provinciali, delle - Cojlumanze ne' mortorj ; ed in

OPERA
jù,e il Martirologio di Calabria.

Erudita, utile, e profittevole ad ogni forte di Perfone,


nella vita Criftiana > Politica ,c Civile,
Per la morte dell' Autore fncccduta nel tS8}. aecrefciuta
fino all’ anno prdèpte 174;.

D A
FRA DOMENICO. DA BADO LATO;
vengono
irteli' Ordine e Provincia , le cui addizioni notate
Predicatore deli’ ,

col fegno della mano

CONSAGRATA
D- MARCELLO
ALL'ECCELLENTISS.,

filomarini
E REVERE NDISS. SIGNORE

DELLA TORRE .VESCOVO DI MILETO


de’ DUCHI , &c,

IN NAPOLI, Nella Stamparia di Domenico Rofclli MDCCXLIII.


CON LIChNA A ii£ SU £ RIO Al.
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ECCELLENTISS. ,E REVER ENDISS. SIG.
Signori )
e Padrone femore Colendi/},

On mi è convenuto» per vero dire» tener lun-


gamente fofpefo l’animo mio fulla fcelta del
Perfonaggio, a cui per giuftizia , per grati-
tudine, e per genio do velie da me, epotefle
la prefente opera dedicarli : Conciofiacofa-
che tra moltiilimi Soggetti che col merito
,

al fianco efiggevano quello tributo , il Pri-


mo^ Principale liete Voi lem pre. Prelato Ecccllentiffi-
fiato
mo, e Reverendillìmo II voftro ereditario merito non conta
.

pochi luftri, ma può vantarli nato da piò. , e più fecoli . Lo cf-


fer Voi degno rampollo della Famiglia Filomarini.e pe’pregi»
che traete da Ella , e pel favore , e Iuftro , ch’EIIa ha predato
maifemprc al Religiofo Ifiituto da me padellato, vi contradi-
ftingue primamente in maniera, che lenza ingiuria di alcuno,
a Voi folo in fomiglievole congiuntura, fi dee, e fi può conte-

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\
-

Ilare tutta la noftra attenzione.Non fà qui di meftieri rican-


tare le sì per non offende-
laudi della voftra Illuftre Profapia,
re, ed irritare nota modeftia.la quale più vol-
la voftra rara, e
te fi è fatta conofcer nemica di udire c da Pergami, e dalle Ca-
tcdre, avvegnaché moderato, qualunque elogio ; Sì, per non
trovarmi impegnato a fegnarc ogni linea coH’efpreflìoni del-
le medcfimc,e coftretto a replicare ciò, che fcriflè Valerio al-

lo Imperadore Domizio Afe Ccelejii verecundia tua lauda


;

fummas, qua faciliti i tefatigarc, quarti nos fati are, oranis ver
fus ingereret 5
perche troppo baftevolmente note ornai fi

rendettero 1* antica chiarezza del voftro nobiliffìmo fangue,
leimprcfc illuftri de' voftri gloriofi Antenati , gl’ impieghi
Pagri ,e politici , le lettere, e le armi , le fpade , e le toghe , le
Mitre, e le Porpore, quali decorò, e onde fu decorata la Fami-
glia Filomarina . Ne meno conti , e chiari fono i rifleftì di
gloria , cheda effa con perenne vantaggio derivano alla u-
miJe , e povera Capuccina Famiglia Vanta Ella, come due
.

Altri di prima grandezza avere accolto nel Ciel de’ Puoi


Chioftri que'due fplendidi lumi, che fpuntati dal di Lei chia-
ro Orizontc riempierono di fplendore la noftra Religione,
laChiefa, ed il Mondo. L’uno fù il Padre Bernardo Filo-
marini, checonfagrando a Dio la nobiltà , e le ricchezze di
una ftirpe sì riguardevole, nulla curando ciò , che di onorili,
co, e di vantaggiofo fperar potea dal fuo ingegno fublime,
non credette renderli meno , anzi più gloriofo de’fuoi illuftri
Antenati colhvcrorca rìfoluzionc di abbandonare ogni fortu-
na, e fperanza del fecolo , per vivere i dì più lieti , e tranquil-
li nella fomma pace della Religione, ove perlefue rare virtù,

e pe’fuoi fanticoftumi fi fece fpettacolo gradevole a Dio, am-


mirevole mondo, agli Angioli, ed agli Uomini. Fù l’altro il
al
celebratilfimo Padre Franccfco Maria Filomarini fuo Pro-
zio: Quel Francefco Maria, che perle chiare pruovc del fuo
valore, dottrina e fpirito , affunto al Prefolat-p della Napo-
,

letana Provincia con maravigliofa laude, e preclari efempli


di perfezione, zelo, e prudenza ne reffe il freno, ne procurò la
coltura, ne promoffe il decoro:Quel Francefco Maria, il qua-
le colla vaftità del fuo ingegno feppe nel tempo fteffo,e com-

piere allo impiego del fuo Paftoral miniftero, e fcriver trat-


tati de Divinit revslationibur che fono le più alte mate-
,

rie della miftica Teologìa : Quel Francefco Maria final-,


mente

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. .

mente , il quale in tempo delle popolari fedizioni , che con-


turbarono Ja noftra invitta, ed a’Sovrani fuoi Tempre fcdelif-
fima Metropoli, collo fplendore della nobiltà, col credito del-
la virtù , e colla energia della eloquenza cooperato avendo

moltiflìmo a fedare quel pericolofo tumulto del volgo ingol-


fato in attentati fanelli, i quali giàgrà intorbidavano la cara,

e tranquilla pace di quello Regno tutto , dal Cattolico Mo-


narca delle Spagne, per teftimonio di fommo onore , con am-
pia Tua RealCedoJaall’Eminentilfimo Arcivefcovo Afcanio
CardinaleFilomarini di lui Fratello diretta , meritò di effere
ringraziato di tanto zelo, e dell’opportuno valore, con cui fi
era impiegato per la confervazione,e quiete di quello cotan-
to perturbato fuo Regno
Poco non dimeno rileverebbono
quelli due motivi fe i ,

,
benemerenza verfo la
pregi della vollra Illullre Profapia.e la
ReligionCapuccina nonfi umifero nella degnifiìma vollra
Perfona, Ja quale in fatti, e decora quell* colle fue virtù, e co’
ado«*an o prognoflici di più Emi-
caratteri luminofi,che 1*
,

nenti dignità cui in breve fperiamo vedervi afiontoj Eri-


,

guarda quella con una parzialità di affetto, chcpuò inaltri


dcllare tanta invidia,quanto conferva in noi Tempre viva, ed
accefa quella gratitudine, la quale incelfantementeci llimo*
Ja a non lafciare indietro congiuntura veruna, in cui pofla a
Voirimollrarfi
Che più ! La Opera ffeffa , la quale, e per lo Autore , che 1’

ha fcritta.e per la materia, che in effa fi tratta, dir fi può tut-


ta vollra, mi hafatto fempre fentire le più convincenti ra-
gioni, per cui del continuo richiedeva di effere, non ad altri,
fenon fe a Voi confagrata.Quefta, come Voi ben vedete, è in-
titolata la Calabria Santa, Sagra, c Felli va , raccolta dalla in-
gegnofa, ed accurata indullria del Padre Fr.Giovanni da Cro-
pani Capuccino Ecco l’Autore vellito di tale Abito, che dal
:

vollro affetto Paterno, e dalla vollra autorevole Dignità fi tie-


ne per ogni dove pendente da’voferi cenni .Quella nobile, e
valla Provincia dipoi la quale è il Teatro efpollo novella-
,

mente in quelle carte alla vedffla del Mondo Pio, e Lettera-


to, è pur quella fteffa, la quale nella migliore, e maggior par-
te di fe alla vollra fpirituale Giuridizione gode vederli fog-
getta.In elfa la vollra Palloral cura fi llende non meno ,che
fovra cencinquanta luoghi ,
prima per le molte antiche ri-
noma- I

CjOO?
.

!
nomate Republiche , che vi furon fondate , c pe’ magnifici,!
!
benché profani.Templi , che vi furono eretti 5 Poi per più
IChiefe Vefcovili che vi fi numerarono , per più Uomini di
,

!
provata, e finta vita, che vi fiorirono, pellocopiofo fangue,
che moitiflìmi Martiri vi fparfero pc’Santuarj infigni , e ,

(perle Immagini prodigiofe, che vi fi riverifeono, riguarde-


voli: Eccola Opera , la quale come Sagra , e Santa portando
una impronta Divina e come ripiena delle memorie di una,'
,

Provincia, ove non celiando giammai d'imprimerfì laima-[


!
ginc della voftra Perfona, e delle voftre virtudi ,edi rifuona-
re da vicino , e da lontano la fama del voftro Nome, diviene
un tributo, che, fenza dividerli, render fi deve a Dio prima,
perche di Dio, fi deve pofeia rendere a Voi, perche voftro .
che ho voluto prender la cura di farla dare
Io finalmente,
alla luce,fono lo ultimo, e lo infimo, ma non fono il men for-
te motivo di fpezialmente a Voi prefentarla. Le obbligazio-j
ni, che vi profeiTo fono note a me, che da gran tempo le tengo
fcolpite indelebilmente nel pili intimo del cuore: Sono note
a Voi ,che continovamente vi dimoftrate non ad altro inte-
fo,che a ricolmarmi di favori, di benefizj.e di grazie:Sono no*
tea quel Dio, apprelTodi cui non ceffo giammai d’implorar-
venela ricompenza. Confentite dunque, che quefta Opera
efea da* Torchieoi voftro gloriofiflìmo Nome in fronte gra- :

dite l’affettuofooftequio e fecondate la ragionevol premura


,

di chi a Voi la offerifee, per procurarle protezione, e decoro.


Era giudo, eqifecifo dovere, che io non tralafciafiì quefta fo-
fpirata opportunità di dichiararmi nello efterno ed al Pub- ,

blico, quale mi profetai nello ’nterno , e m' inchinai maifem-


pre in privato .

Di V. Ecc. Reverendifs.
Napoli 30. Agoftoi743.

<

Umilifs. , Oflequiofils. , ed Obbligatili. Servid.


Fri Ilarìone da Feroleto Ex-provinciale, e lifitator Generale de Capuccini
della Provincia di Napoli

a’chT

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à

AL BENEVOLO LETTORE-
D ecco ,Umaniffmo Lettore, fiutila quanto celebre , altrettanto
fofpirata

E Aaììn
Calabria Santa del riarmato Scrittore P. Giovanni Fiore da
puccino finora, dopo 6o.< e più anni dalla fina morte fiata
a /t Ilo vrsnrrhinttirufìpl tarln
trapani La-
/oggetto all ingiù-
CrnrÀti*(l iti tifi CQfltOÌÌC % 0 Cui Dt-iTC

da UUdftraia ai rejtar aau intuita ojcura:a y ea tnguija, cdc c-


Velie il Utvnt i-
fimigliare a JeJìtJfa , ed a nonfarfi piu a conrfcere chi ella era .
al A
onore ,tie,a Job motivo di non perder/! così bell'opra, cadeffe in mente
• • •

prejente il -
Hai ione da Ferflctog’à Provinciale nella Provincia dì Peggio, e di
Napoli, in tempo dei egje
latore, e Comminano Generale ìnauefla Provincia di ~
1 tu
za lefu» Provincia, afar sì, del Padre Domenico da Badolato/i aJdfia
01 ine
ra dì raccogliere quanto avvenuto era dopo la morte dell' Auto* e fecondo
irta intetam-fi
de tempi, e°ddle materie per poterlo aggiungere all’Opera, e così
,
1

te compiuta manda-/ alle Jiampe . Come in effetto detto Padre di l aJ a 'f 5


itici molto tempo alla minuta ricerca di quanto di Santo , di
Sagro ,e d tee epa
i
//«m *•/?//’ ./»•/» „ *»*//* Altvn Cn Inhrìn mv'/e // In finn ni fi fi? tl 1 6 (flOTUO . ftlO CIO

> T/i JUVllUyC


tallii U •Hftau.’.c-v etri ns f/urt tu*
i ~ , ,

n ‘
chicli o, ed importunato (Jìj fiata mode/lìa, o ptji/fi*ufv neSliJvnzo )
non fi
cff
Ordini
que ri).'paniere mai ; Laonde non s’ammiri il Lettore ed alcuni
'
/fio'!
n
non fi ve de di nuovo regifirato moli», perche a clififecero le rie iefle, J V:- ’

fio nulla , affidato ben poco. . R

Lap accirn non aet recar maravìgna % ne gene/ ut ~


fi q Ue ifo an
,

La-
'
Capu et ino y Chi hafatto le aggiunte è Capt/ccino ; La Religione
L'Autore è
quella piu
\puccini nella Calabria forti le prime culle, anzi i primi rat ah ;ed in
ardì /piriti r i/o l.n de
.eie in altra Provincia fempre con ìfpeciale fervore di e ,

i
con chiara luce di fami! e finali» nte la pi ima idea, aitai mfi'e
;
V Autore a fen- 1

vere delle effe di Calabriafu il accorre come iu Compendio, cor firme


egli Ite/; di-
i
!

de’JuoiCapucci-
ce nella prefazione di tutto l'Opera al primo tomo, le zite, e g:, a
ni nazionali
. . ,
r
a‘ fifii-
Ancorché le notizie fifuffe cercato ritrarfi da /ergenti pure e limpide .

(aggetta )\ e
bilenon perdi (at/efa l ornar, a coedizione all" errar difina natura

quella che potuto, netta d'egri i>nio/iu-a,C'tnpa-



mancato far
di nifi, l
è affinché
l e
ai ad citta d’agni attentijjìma diligenza fon
I
rifili fila, e netta la verità.
*
1 f- 1• t.fT.- /,.*/„ 1jt i- r, le-t -
Efi
^
n.
/lì,-., r 1et dseat «y » *• n t n fìc. ti C retri rntitt:/! ti fKefli Olì

le il teJìmoKÌOy che non palifce eccezzicne y nè può ejjere tifaifato.


L'idea Dei dell'opera non poteva dcfderarjì migliore ,nè in miglior
forma
fioaro il
reputa, ed ordinata ; conciofacf e in tre Libi i partitala, nel primo, dopi •» -fi,
i

di Pei, ed in
profana culto, ri. e apprejih la Codabria all'Idolatria in tanta varici
A., r i- I, Ha e ra-
J: ...... l~ il,. l,.Un .
,

refi alla
donarono
•rie dalle
nelle carnificine dall ’ empietà del a ani ifi nelle guerre
aaite^
! per Criflo la vita fi
fiade degl' Irfedeli, o fi nelle ptjìilenze acce dì carità in ajuto dePrcffm i. Urne p'i
Altari, e di
a Co»fejjbri,e di cohro.de Io Cbirfa come Santi.e Beati Cererà figli
» di coloro infine,
coloro che le penne de'Sagri Storici onorano con titolo di Eea.'i
,
;

che viJTutifi morti per virtù, e miracoli con fama ài Santi! à, chiamiamo
Servi di
/' Anfore a varj Sog-
Dio . Dove fi deve riflettere circa il titolo dì Beato , che dà
tanto
aetti illu/ìri, che »on l'hanno ancor fortitoJbllennement e da S. Chic fa ,che
, , . è, 1

il medium, quarto chi li trajcrive apertamente fi protejlano con ciò non pretea -
de re verfa coloro ombra alcuna th culto , o in menoma coj'a controventi e a Decreti

Sagrofantì de' Sommi Pontefici , ma folamente volerli continuare quel nom: ,ofia
onorano titolo, eie innocentemente finora gli hanno appjh le penne di celebri , cJ
~
antichi Scrittori .

A° Uomini Santi coll Ordine tra lor dovuto fieguonole donne Sanie, duali in
li

Calabi iafcr tiretto i natali, dopo di che come in Appendce arginane coloro,che nel-
la Calabria non ebbero il nascimento, ma il fepolcro ; Indi quelli, che in efili han
dato pegno di fe colle adorabili loro Reliquie, ed in fine quegli altri ancora ,che
con filo amore, e protezione dimorando in Calabria lonorano ,e le porgono ajuto
con grazie , e miracoli per mezzo delle loro Sagre Immagini
1 erminate le Perfine Sante nel primo Libro,feende alle efe tgre delle qua- £ ,

li con tanta accuratezza tratta nelfecondo , che in due parti eguali divifiolo, nella
primo, dopo difiepohe da fitto le rovine quelle Chiefie Cattedrali , che per l inon-
dazione de' Bai bari, e per l'ingiuria de' tempi erano giàfiparule,fa vedere all' occhio
tutte quelle ,
chefelicemente efijlono ne dì prefinti difiponendo ordinatamente
,
come in rafiegna le Suffragane! fitto le loro Metropoli, e collocando in difiparte le
Chiefi efinti, e quelle , che fi dicono nullius Dicecefis . Regifira in ogni Chic-
fa la ferie di tati i Cefcovi , che le rejfero di tempo in tempo
T Non vi mancano
delle interruzzioni ; colpa però è dell'antichità , che divori le memorie e non ha
,

lafiato all'Autore vefiipo per rintracciarle . All' aggiunte che


, fi fono fatte l'
rifparmialo olquanto alle laudi de' Cefcovi, che vivono di prefinte, per Pema che
,

la verità non compari!chi con faccia mafeberata di adulazioni . Nella feconda


parte poi parla degli Ordini Regolari, cb. con gran lufiro < con molto numero de
loro Menofierj dell'uno,e dell altro fiffo riempiono la Calabria . In quello d-' Ca-
putemi par che fi firmi un poco pA, perche gli affari dìf„a propria Cafa ili por-
igeato piu notizie, e gli davaro piu premura . r r a f
L'ultimo e terzo Libro lo dà alla Calabria Fefiiva , dividendolo pure come
,

gli altri in due parti . Nella prima con Vaga, e dilettevole erudizione parla delle
‘t’cfie celebravanjì
in Calabria mentre fu Ebrea , mentre
fu Greca mentre fu ,

Romana, e di quelle cel.brò mentre fu Ci i/liana antica , e celebra or, cb' è moder-
na ; in cui foggi ugne curiofa Appendice de' Mort orj , quali perche in efia ancor
firbano qualche Reliquia del cofiume avito , porgono motivo all' Autore di difen-
dere con giudizio, ed al Lettore di leggere con curiqfità . Termina la feconda par-
te, e con efia l Opera col Martirologio de'Santi, ed Uomini in fanti! à illuftri ’ch'è
un bell' Epilogo, per con' dire, del primo Libro , e che ad un occhiata fa vedere la
fertilità re!fui nazìo Cuoio nel produrre in tanta abbondanza refe di Martiri,
gigli di Cervini, viole di Penitenti , e tant' alt rifiorì dì virtù e grazie de' quali , ,

tir» intrecciata prezi fa corona , e dì gloria eterna alla Trinità , e di perpetua


edificazione alla S. Cbitfit
Da quanto>jV detto fin qui potrai ben argomentare o mio Lettore ,e'l dolce , e
l'utile, cioè il diletto, ed il profitto Jarai per ritrarre in leggendo quejlo volume
e non tifallirà l'afpettativa \ imperchcbe il diletto te l'apporterà da per
fi Jlejfa
la fioria, feconda per tutto di rare notizie, e di fagre novità, quali colla loro con-
catenazione I una dopo dell altra tirandoti a fe , ti terranno, e l'occhio attento con
ammirazione, e l'animo fofpefi con piacere-. Il proto tofi mescolerà col diletto
fiefi-
fo, qualora prejentandotifi avanti gli occhi la cofianza d:' Martiri , la mortifica-
zione de'ConfelJbi i, la purità delle Cervini, e le viri nofi opere , ed eroiche gefia
de'gran Campioni, e Servi di Gesù Crijlo , per necefidria natura lijfima fimpalia,
ajutata, come /pero dalla Divina Grazia, co' loro efimpj ed incitamenti tifvevlie-
,

ranno forfè da altaiche tiepidezza finor avuta nel vivere Cnfliano, e ti ecciteran-
no all'immit azione delle loro fante , e gloriofe impreje . Ti dunque fivente fij
ovanti gli occhi l'Opera, che ti preferito, lev fila con occhio attento, e con cuor di-
voto, e ra mmentati, che ficcarne li Macabei fi confilavano nelle loro afflizzioni
* fi
confortavano ne' combattimenti con tenere in mano i libri fanti, habsntes prò
folatio lanftos libros i.Macab.c.a. ; Cosi tu ancora con rilegger fivente auefii

— ___ fyfi
"

mijera vita ed acquerai fi™*'*?™


1 f0 7ÌMfhraì ne' travagli di quejta
combattimenti ,cbe ti converrà fojlencre da nmtn della .un Ani
p£ rejìftere nè
|

ilmeiefimo P. Domenico di
^Per afjìlìere alt imprejpone era fato gii desinato ne
Provincia dalli cordoni , e contumacie, quali
Badatolo ma trattenutoci in fua
nomi per caufa del contagio di
correnti Infelici
fina , e di Me
tmpe-

ultore delJopraietto M. K. r.iia


He vedo attuai Diffìnitore venuto era per Lonf
di Hapoli ,fù i* uW,cbe i
riwc nella viRta venerale di quejìa Provincia

fuo. almeno nell ar


"é & iungere^
ta-modi vantàggio gli è convenuto mettervi netTare tu,
cofella capitate in Napoli -e
eunTvite di Capaciti, e quale b' altra
le notizie de
c.. dell onera. come un Appendice di altri Santi , e Servi di Dio ,
,

difperft t fogli ; o li
guaito mancavano nellelio dell'Autore , per eferfi avanzato nel ruotavo-
7crì iZàZnfero tardi, e mentre il torchio fi trovava

gli aggiunti
ferva del Martirologio, in cui fa Velali
di Croci ; » u perche li medelim jl%Rmi
Ve il Ber non infra far tanto l'opera di man uzze* ciò beni éccpr-
riCcontr andarne Vite . Per tutto

delle menti. errori piu mi-


Jrudenza.a cui altresì rimette R il omOatire gli
inevitabili, denteali l'è tralafiata la nrrez
ÌVucZr,
nu.i Jco ilo Ramno. reR oramai
f'l"'c We fembram,
aunrli altri, che mar rior
fembram di maggior importa
importar!
VU^mhfifamfhmnte j, Quegli
di
Lettore Fratanto viva
vi
avvertito apradentijjìmo .
za. Di tanto bofimito farti
felice.

.:i!triibO zìi

1 . / \\ v x^Vl I4i fv r
« .ì A, ii'..

H Ititi).' obi',
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1_ *4 - A f-

DigitiZ'
.

Licentia Rcverendiflìmi Patris Gcncralis.

Fr.Jofepbu: Maria ab Intera tana Ordini! Fratrum Minorum S. Franeifei


Capuecinorutu MiniJUr Generali!

UmLibrum poflhumum ,cujus


C mo IL , (Se.
infcripcio Della Calabria Ilio /irata to-
a quondam R. P. Jeanne a Cropano nollra: Provincia:
Rhegii Ex Provinciali confcriptum aliquot ejufdem Provincia: Theolo-
gi, quibus id commifimus , recognoverint ,& in lucem edi polle proba-
verint , virtuce pratfentium licentiam , &
{acuitatela concedimus , ut fcr*
Vatis fervandis Typis mandari pofiit
Datum ex nollro Conventu Immaculat® Concept.de Urbe hac die r.
Maii 174}.

Fr.Jofephus Maria qui fupra •

Loco * figlili : v

—A B-
.

APRROBATlONfcS EXTRA ORDINEM.


** -» 1 • t
EMINENTISS. E REVERENDISS. SIGNORE.
omenico
D Rofclii publico Padrone di Stampa in quella .fedeli (lima. Città /appli-
cando cfponc all'Eminenza Voftra , come defidcra (lampare un libro intitola-
to : Della Calabria lUnfirata Tomo II. del M. R. t. Giovanni Fiore da Cropani Caput-
emi. Penatilo /applica 1‘ Eminenza Voftra darne il permeilo , e laverà ut .Deus.
Rev. D. PbUippu» Porzio revidcat. Se in Ecriptis referat . Neap. hac die .17.
i7«.
Junii
Can. Thomas Roger ms frt Dom. Canonico

Tomo
.

Dtp.
CARMINUS ClOFPi EP1SCOPUS ANT1NOP. V1C. GEN.

EMINENTISSIME , ET REVERENDISSIME DOMINE.


Btemperandi grati! honeftiftimis Eminenti* Ve (li te jutTionious , librum prx-
\J fenptum Calabria Ilinfirata Tomo II. Autìore R. P. Joannc tropaneali Cap-
:

puceinorum Ex-Provinciali , lubcmlffimè evolvi j nihilquc in eo , quod Orthodoxain


f idem , fanofque more: oficndit deprehendi quia Mìo Agri inftar , (eledoni a va-
:

rietale flurum v emani is , umnigenam erudltioncxn tum lacram, tura pr jphana'n_ , >

fum adrairatus ì dignura itaque etnico , ut typis manderai , dumraodò Audorirasac-


ccd.li Eminenti* Vcftrx , cujus Sacrx rurpurx funbriam ornai, qua par eft,hu- ,

militatc , devotiffimè deufeuior. Neap. hac die tj. Augufti 174J.


Eminenti* Vcltrx
-, ,. Obfcquentifs. Atfdidift. Humillimus FamnJus &
Pbilippns Maria Porzio.
Attenta relatione Rev. Domini Revtforis , quod- poteft impri.ni , Imprimatur
'
Nespoli Z7- Augufti J74jr' lì •
1

CARMINUS CIOPBI fiPISCOPUS ANTINOP. V1C. GEN.


Canonica! Julius Toreus Dcput.

'

S. R. M. f
SIGNORE.
D Roteili publico Padrone di (lampa in quella fedeli (fi ma Città , umil-
omenico
mente proftrato a' piedi di V. M. fupplicando E cfponc , come defidcra (lam-
pare un libro intitolato Della Calabria IUnflrata Tomo II. del M.R. P. Giovanni Piote
:

da CtopaRi Capuccino. Pertanto fupplica Voftra Maeltà darne il permeilo, e l'avrà ut Deus
Rev. D. Caftrcnfis Scaia Regi* Universitari: Studiorum Proùiior revidcat, &i
(cripti: referat. Neap. die aa. menfis Septembns 1744. _ \

, . fficotaus de RoJ'a Epifcopui Puteolanus.

S. R. M. . \ . V
O T
tuo pare rem , S. M. , librum evolvi, cui titulus
juffill Calabria lUn/lrata
Tomo II. a Rev. Joannc Cropancnfi e CapdcoiJiorum familia cxaratum j nihil
in co, quod regia (tira, aut publicos bonus ore»- ve! minimum ledere , depre- m
:

hendi 5 quin potius, cum multa fit Se facra, Se profana crudicione refertus , ac
propterea ad mcntem fimul iiluftrandam , &
ad mure: pictatc imbuendo: plurimum
eunduccre poffit, cum pttblica luce dignum cxiftiinu.
Nespoli VIE Kal.Odobris cJnbccxlim.
M. Tu* V',
Humillimus, Addiclifs. Qbtequentifs. Famulus
' ' '


Caftrenfis Scaja.
' “
i •
Die i). menfis OSobris 1744. Arrapo#.
- '
. • .

Vili» referipto Exctilentiflimi Domini Eoe orate ncntis,& Capitanei Gencfalis fub dici
Ij.difti menfis Se anni , ac relatione fada per Rcvcrendum D.Caftrenfcm Scaja de/
commiftionc Rcver. Regii Cappellani Majoris de ordine Su* Regi* Maieitatis. I.
Regali: Camera Sand* Clan providet , decernit , atque mandat quod imprimatur !
,
cum inferma forma pr*fcntis fupplicis libelli, ac apprpbationis didi Rev dorisi Verum in
publicationc (ctvctur Regia Pragmatica, hot fuum, &c.
MAGIOCCO. DANZA. > ; •
,
1
IU.Marchio de Ipolito Pr*fts S.R.C.tempore fubfcripcionis impedicus.
s " Cancri Auiarum Prifedi non interfuerunt.

' Regiftratd in Regijlro Reggisi JwrifiiBionis fol.-j. at. Tarocca.

Digitized by Google
. . 9-. .

TAVOLA
De'Libfi , DifcorG . Capitolile, co’Ioro argomenti
«jU-fto fecondo Tomo,
, de quali ècompoHo

CALABRIA SANTA Chiafara de! Libro.


Appendice I. Ugnanti, e
p-iAA-
Vitti,fe non
LIBRO PRIMO. nati,morti almeno in Calai, p.iqf.
Appendiceli .Delle Sagre Reliquie de'
* Culto divino nella Cabiria
Difcorfo I. Santi. p.e48.
prima del Vaitelo pag. i
Appendice Ul.Dclle Sag.Immag.p.ip7.
Difcorfo II. Cali o divino in Calabria
Cangilo,
dopo il Va*gtlo, f-Ci.
LIBRO SECONDO.
p A R T E P R I MA. DEIXA CALABRIA SAGRA.
” ?•**•
De' Martiri, 7
PARTE PRIMA.
Calabria Sagra Secolare .
Difcorfo I Delle motte LbitJ'e Refe ovili
PARTE SECONDA. nella Calabria
S.I. Cattedrali rimalie rovinate,
p.er
p, 180.
De' Confellòri # T? f'.ai. J»./.' . ^ . f. u i . _ jl t
%M.Cattedrali trasferite , e cambiate di
Cap, 1. De Confeffori Pontefici, p. j8.
Cap.H. Ve' Confeffon Ab a:,. p-Ai- nome. f. a8l.
ivi.
Cap.m. De'Con Mori no» Ponte/, p.66. S-III. Cattedrali unite.
Difcorib II , Sopra il Fefcovado diTaver
no unito a quel di Cotanuaro. p .a$ 3
Cap.I. DelC Arcitiefcovado di Reggio , e
T^f- fuOl Suffrqqqnei. £. a8$r,
Vile, .

L Dello Cattedrale di Bava,


SUI .Di alcuni fanti Monti Bafil.?.\°Pj
di
S
$.11. Della Cattedr. di Catanzaro,
p.xae.
J.IV. alcuni Religio/t Cartufiam
Di p.zqy.
p.tio. S-III. Della Cattedrale di Cotrone.f .^
Canta vita, ,

di §• 1 V. Della Cattedrale di Getace,p.$ or.


S.V. Di' alcuni Re ligio fi Carmelitani
§. V. Della Cattedrale di Nicdjiro.p.^d.
§ -VI. Della Cattedrale diNitotera.p.yu,
-pm 7 § VII. Della Cattedrale d’Optido.p.z 1 a.
fante vita. __
Domenicani <h S.VIlI .Della Catted.di Squillate, p. j 14
§ Vii. Di alcuni Religiof
°
* 9; S 1 X. Della Cattedrale iHTropea.t.jn.
Janca vita, 1 >

Religiop de' M<”0 r± Cap.II. Dell' Arcivefcovado di Cofema,


S.VII 1 . Di gitani
Conventuali di Canta vita, p. la*. efuoi Suffraganti. P-Uq.
§.I X. Di alcuni Religiof de’Minori Of S. unico. Della Cattedrale à Martora-
1
no.
tervanti di Jan cavita, . f-iiQ.
Minimi Cap.UI. Dell' ArciVefcovddo dì S -Seve-
$.X. DÌ alcuni ReltgioJÌ Frati
rino, e fuoi Suffraganti,
difante vita.
S.XI. -Vi alcuni Santi Re ligio della f S J. Pollo Cattedrale diBekqflro, j>. 3 3 4.
Compainif, 4'
Wì S II. Della Cattedrale di Cariati.
S ili, Della Cattedrale deli' ìjola. p-ii9.
S Xil, Di Molti Religiof CopucctnTdi
S- V Dell»
1 i» St rango li, p. % 40.
Canta vita. _ f-
S- V Della Cattedrali Umbriati co.p. 3 a 1
_

8. XIII. Di alcuni Religiof Riformami .

p. aai.
Cap.IV, Dell’ Artivefcovad» tk Rafia -
fama vita.
no. p-ì 44 .
i.XlV. Eremiti,
Cap Di alcune L ar.ua. efenli. p. 3 4 , ,

PARTE Femmine
TERZA. $. 1
J
Della Cattedrale di Bifinano, p, \ 47 .
.

-
§11, Vetta Cattedrale di Rij/ano.
et!,!' P.349T
Delle Sante .

$-jl I. Della Cattedrale di Mileto.p. ff i.


Cap.I. Dr/fe Verginee Martiri, p.3.14-
Ì-IV. Della (lattei, di S. Marco. t>. affi.
Cap.H. Delle Fera. non Martiri, pTcaT.
Cap.lII. Delle Sanie Vedovi. J.M* Appendice delleChiefe nulliuapigcef.
LL
I
61• . p .

DE’ LIBRI, DISCORSI, CAPITOLI, &c.


§.I .Delle Cbiefe figgete
t oHm.
$.11. Delle L'bicje Jogvjtte a
a' Padri Cer-
Ffn-
yadnjB?-
§.TI.
§.111.
§.l
Delle Monache Agofliniane. p. 4^ f
Delle Monache Penedittinc.p.4 3 [.
V Delle Monache
. Citlercienji. p. 4 }
.

'
1

nediltini, e poi a' Padri delta Com- Delle Monache Clàrill'e. P-4}i
pagnia. §. VI. Delle Al nache Domenicane. .4 ; 3.

§111. Delle Chie/è Joggette a’ Padri ài S-V1I. Delle Monache Carmelit. p.414.
Montecatini). §. V HI. Di alcuni Confervator] /M34
P-ìlf
Delle Cbiefe Soggette a Patri Do
-
§.l V , ' Appendice . Di altri Ordini di Milizie
menicani. p-ìf9 Regolari. p. 43 f.
§.V. Delle Cbiefe Joggette alla Religio-
ne di Malta.
§.VI. Della Chiefa della Cattolica di
PM9- libro terzo.
Remio Soggetta alla giurifdizionc DELLA CALABRIA FESTIVA.
ReT/e. P-V9
PARTE PRIMA.
parte seconda. Cap.I. Come Jempre , ed ogni
tempo fu
nel Mondo la f/llennicà delle fette
Calab ria Sagra Regolare.
Difcorfol. Antichità dello Jlaio Re li JfP'f P-41X-
Cap.lL Felle Jagre celebrate nella Co -
giofi> nella Calabria. p-16 o.
labria Ebrea. P-‘439.
Difcorfo II. Moltiplica à di Reti?™ lì ,~f
di Monajierj nella Calai; ria. p-\ ?
fa Ca -
Cap.III. Fejte Jagre celebrate nella
Cap.I. bella Religione Carmelit, P-ì64 labria Idolatra Greca. p. 440.
Cap.II. Della Religione BaJiliana.p-\6T- Cap.I V celebrate nella Ca-
tabria Idolatra Romana. 11.441.
Cap.I II. Della Religione IStneditt.p • } 7
Cap.V . Origine
, numero
S I. Della Religione Cittercienfe. p-ì7 6 , fitte, e fiatati

tèttej'agre Fejle celebra il Li iltia -


Dell Ordine Fiorenfi. P-iTì-
S.II. Della Religione CDe/™“- f-Jj>4-
nefmof /M4?.
Cap.VI. Fejle fagre celebrate Ca-
Cap.I V. Della Jtetigfone AgJUn.p. 384. nella
Deali Ag*fiiniani Zumpani. p.384. lamia Crijliana antica. p.444.
c,.I Degli AaoJliniani di Col loreto.p. 3 S 7.
-
Cap.V II. Fejte /agre, quali di prejente
con Singolarità fi celebrano in Ca-
§.II. Degli Ago/liniani Scalzi. p 3 B9-
S-III. Della Re kg. Domenicana, p. 3 ò 9- labria. p. 44f.
Cap.V. Della Relif Cartnjìana. P-\97- S I. Cbiefe Preparate. p.447
Jap.VI Della Rel?g. Francejcana.p. Ì99 - S II. Mujìche Jagre.
JJ-446.
§.t. De' Frati Minori Conventuah.p-ì99 S-III. Fuochi Religtq/r. p-4 47 .

§.ll. De’ Frati Minori Oflervanti.p. 40* S.IV. Sagre Prccejjtom.


S.11I. De' Frati Minori Capttccini.p.^oT
S.V. Frequenza di Popoli.
P 449 -

S.1V. De' Frati Minori Ul/érvanti Ri - SrytT- t terc , n Mercati. /i.4fo.


&• VII. Giti-, chi a corJo,ed a lotta.
formati. p. 4 7-
§V De'ReligioJi Clau/trali del 3 . Unti- _ Fejte mobili. p.afi
ne. p.420. Calendario delie Fejte , quali /ien stor-
Cap.y IL Della Religione Paolana p.41%. mente JiJòllenneggiano nella ‘Cala -
Cap.VIII.Dg//<» Religione de' ratiOJ'pT- F Fna. “ p. 4 f 4 .

da litri di S. Giovanni di Dio. P4if- Appendice. Di alcune cofamanze ne’


CapJX.Di alcuni Ordini di Chierici Re- mortori p.461. !

gotari, p.41 f. 5.I. Del gridare della voce , e frepito del-,

S.I. De' Chierici Regolar. Teatini.J1.4i6. le mani. ^.461.


1

S.II. /V Clderici Regolari della CoMOa- §.II. Dello Svellere i capelli. p.461.'
gnia. p.416. §.III. Del gratfiarjì la faccia , e/pet-
§.1II. De' Chierici Regolari Minijiri de- j

^ Infermi. p.417. j
§.I V. De' Reputi, e Reputa triti, p. 464.
Cap.X. Di alcuni Ordini di Milizie Re-
golari. p.41%. PARTE SECONDA.
§!• De Cavalieri Gero!' limitani.p.Sìf. Martyrologium Calabricum. p.467.
( ~ap XT. Delle Monache ClaalìralÌ.p.4ìo Appendice Di alcuni Santi , Servi e
. ,

§.I. Delle Monache Rapitane. p. 4)1, Serve di Dio ^ p'4%i.


PRO-
.

PROTEST AT IO AUTHORIS.
Eflor advcrtc, in hacmea hiftoria non pauca attingere, qui fandlitatem cxcellcnri
L vjitute Viris vidcntur adfcribere 5 perilringo nonnnnquara aliqua ab jis gcfia_>,
qu.x cum vircs humanas iuperent ,mira cula videri poflunt prtefagia futurorum , ar-
:

canorum manifcftationcs , iliuftrationes , & fi qute finn alia hujufinodi :beneficia etiam
in mifcros mortale» corum interceflìone coliata divini! us : deoique nonnunquam fan-
dlimonix vidcor appcilationem mu,,r rc Veruni hxc omnia ita rneis Ledtoribus pro-
pono , ut nolim ab iilù accipi tanquam a Sede Apoiloiica examinata , atquc approbata;
ièd tanquam qux a loia fuorum Authorum fide pondua obtincant ì atque adeo non.»
alitcr qulm humanam hiltoriam . Eroindeque i'olt olic uni Sacrx Congrcgationis
S.R.E. & univcrfalis Inquifitionis decretum anno iSaj. editum,
& i 5?4. confirinatum,
integre , atque inviolabiliter, juxta dcciarationem ejufdcm Ur’-rcti a SS. D.N. Urba-
no V 1 I 1 .& iff; 1. fadtam, fcrvari a me omnes inteiligerc 5 ncc volo mC ) V el cultum,
aut ventrationem aliquam per has meas narrationcs arrogare; vel famàm, aut opij
nionem fanflitatis induccrc , feu augerejnec quicquam corum ciiiiimationi adj ungere,
nuilumque gradum facere ad futuram aiiquando corum Bea rificanuncm , vel Canoni-
zationtm , aut miraculi comprobationcm ; ièd omnino in c o ila tu a me rclinqui , quem,
fecluia hac mea lucubratione, obtinerent, non obilantc quocumque Jongiffimi tem-
pori! curiu. Hxc tam fandiè profiteor , quìm decer cura, qui Seais Apoliolicx obe-
diemiifimus ha beri filius vult,& ab ea in omni fua fcriptione , & adlione dirigi
Eandcm protefiationem adamuffim replicant , Oc Confimi ant Quotquoc buie operi
addidcre , uti S. Marna Eccidi# obedientcs fiiii.

le
. , . ,

LIBRO PRIMO
DELLA 1

Calabria santo-sagra
OPERA POSTUMA
DEL P. GIOVANNI DA CROPANI
PROVINCIALE CAPUCCINO.
Culto divino tflh Calabria prima curo corruffrnt vidm fiutai ì il che di fila . K Rrevia-
dii Vaialo natura porta l'Atcifmo , e l’Idolatria fioifif Inir
Mil. trio
i

Pan»r.
peravventura non è egli così confillcnte il •

DISCORSO primo. difeorfo , che ci tolga il foferivcre ad altri, I


Marre fib’Ji
Inir.
' quali la nafeita dell’ Idolatria non ricono- m
I
i Lib«pr.
u-
L culto divino cotanto ali' feono, che dopo il diluvio , e con qualche^ cantra J
lian. » *
uomo connaturali cominciò lunghezza di tempo ancora Così la decor- ib- 3.
. I

col modellino uomo nel prin- rono S. Epifanio (k) , San Gio: Deinafcc- tcx.7.
n Lib*r«-
cipio di tutt i fecoli 5 e quan- no ( 1 ) , S. Cirillo (m) , S. Clemente Romano cojnit.fuU
finnn.
tunque Adamo , e poi Cai- (n), S. Gregorio Nanzianzeno (o), S. Toni- oOrat Pt; f

no , e qualch' altro ancorai meli) (p) , Lattanzo (q) , Berolò (r) Calati- n Ju ia-
num n.9*
poco approdo , e finalmente la maggior nò (s).Saliano (t) , Cornelio (ti), Maldero (*), p Ji.q.óff.
pane degli uomini avdTcrain varie manie- francefilo Suarcz (y), Teohlo Raina ldo (z, ar.4.ad 2 »

q»t.ib.pr*
re offe fa la Divina Maelli ; non pertanto e chi nò I Alfonfo di Cadrò (a) Inltìt-c.- 3 -*»*

da' loro petti fi fvelfe o


'1 conofcimento
,
Quando fra quelli oppolti Pentimenti non r lib.t.an-
tiqoit.
o'I culto del vero Dio i e cosi la durò
per voletliino framcz'zarnc un terzo , che infic- * libr. 4*
‘1 diluvio ne' qua- ine li componga cioè , che l’Idolatria ave fi- cap.Jo.
quei primi fecoli avanti
:
,
t Ann.
li .ancorché fienfi cummeffc delle
fcclcrag- fe avuto due periodi , l'uno lenza figure , o mund-»f».
gini , non pertanto dee crcdcrfi mancata., vero datuc, come la definire Tertulliano n ad c. 14 .
Sapient. .

là cognizione della Divinici , e


quindi ori- (b) , e Plutarco (e) la volle in Roma per X 2l.tr.iQ.
a Ad cap
ginata l'
Ben vero è , che altri-
Idolatria . ordine di Numa , ove per anni 1 70. fi adora- e.?, dub.j «

4«Gcn. caj’.j.ri.
b ibidem» menti la fentirono Dionigi Cartufiano (a), rono i foli Tempi fenza datuc , o figure, fin y .

e ibidem^ che non ve 1 introdufle Tarquinia Prifeo perii.


'

d ibidem Ugon Cardinale (b) , Niccolò di Lira (e) ,\ ThoL 7.

e Cronol. Mattia Turringio (d), Gcnebrardo (e), Tor- per detto di Dionigi AlicamzHeo (ci) , e di Nacur. d«-
-

Uin.'i.q.p.
tib.pr.
niello (f ) .Baliliò Ponce (g) , 1 Abate Se-
’ Varronc (e), foggiungendo , che forfè di
f Anfc. ar.i. n.,4.
mnndjj<. reno (h), e prima di rutti Tertulliano { i ) quella intefero quei primi Scrittori, che l’I- 4 ad tap.
g Ad cap
'
4.Sap.
quei primi fecoli l’Idolatria dolatria riconobbero ne' tempi avanti’ al di-
a.Gen.q.?. quali anche in b lib.de
cxpofiti va
vi riconobbero £ che per tanto Enos fi-
. luvio 5 Anzi ch'ella così folle continuale, Idoi. imi*
h Apuri e in Nm"
coll. gliuolo di Seth , e
nipote d’Adamo attui in- per qualche tempo , dopo quello, lo fcrilfc_»
Calli, ma.
con publico cul- Cornelio ( f ). Ma l’altra Idolatria , la qualcj d HiftorJ
vocare nome* Domini cioè
*.Crf|.
i Lib.de
to t affine diopporfi all' Idolatria gft ufciu
quanto è più compiuta, tanto piò è (acrile-' Rem. e SAug*
Idolatra
Anzi Tertulliano da quella riconob- ga , cioè con datuc , è con immagini 5 quelta lib a. de
fuori .
Civ.c.ai*
terra Omnis n tappi- e quella , di cui fi vuol la nafeita ne’ fecoli fnb fnp1 ,

be il diluvi” fopra la
:

Lo-
,,

2 CALABRIA SANTA LIBRO I.


r Ka.df
I

» pi* par. 1
ai diluvio , eoo incertezza di
fupravegnenti fendu vifluio nel le colo dice crino velini o ,
h lib J.d* primo Inventore 5 Conciofiache
tempo, c di (c raccordo il fecolo per disbrigarmi dagli
(alfa Hcli.
per quello rimira la prima invenzione de-
i ;ib.*.
E- anni determinati di lui , c con ciò da’difpa-
thimdoj. gl’idoli il medefimo, che l’ Idolatria eoo fi- reri de’ Scrittori
c
, ) } quello egli fu il fcculo
T'>h* molacri , Eufèbio (g) Ja rapporta a’ fenici del primo principio ,
e delia prima Epoca
F.ufebuun
Uipr.
Lattanzo (h) a’ Cananei s cioè a Canaan Pa- deli idolariia : Con immagini, e dame infic-

I dre di quelli 5 Wdoro (i) per voce degli E-


t-'rotm ine 5 ma 1’ una,e l’altra di fola licenza priva-
V pillol. ad
Titum. brci,ad lfmaelc ì Diodoro <!;) a’Eriggi San '>
ta ì quefla è l' altra Epoca dell'idolatria--,
m nb.E Girolamo ( 1 ) , e Didimo (m) a' Cretefij cioè e venuta allèffcre per opera di Tare Padre
xefefi!.
n lib.p-«« a Melitfo lor Rè avvegnaché Lattanzo (n)
!
: di Abramo , e quindi reiigiofamcntc riprc-
doi. t.w, non a Mclifiò ma a Giove fuo Nipote per fone dal Santiffmto Patriarca . Ora ellcndo
,
o ad ann.
detto di Saliano (o) 0 S.Cirillo (p) a Cecrope villino Tare nel fecolo ventèlimo del mon-
p lib.pr. Rè de' Greci , il quale fabricjfo un' Idolo il do , di pari fi porta Ja certezza del tempo
tontr. Ju-
|
i.anum dille Giove , gli confagvò Altare , ed offerii nel medefimo fecolo, lènza determinarla ad
qOrar un Euc in fagrilìcio ; Nanzianztno (q) ad anni /ingoiali , per la ragione, recata di fo-
in Julìan*
r.y. Crfeo Trace, che fù uguale ad HercoJe , e pra Vengo intanto all ultimato compimen-
.

r lib.pr
polteriore a Mosci Giulio (r) Higinio a Jàc- to di quella qual' ebbe da Mino coll’ ufo
I J abu Ui. ,
I 74* daio , figliuolo di Eutolamio. Sentimenti delie flatue , e con la pubblica auttorità, e
tutti , o apertamente falli , o fe pur veri , fcd quivi Riferivo a Giacomo Saliano (k), col- KFpifl.ad
huncanr.
veri in riguardo alle Provincie , c luoghi locandola con cffolui nell' anno quarto del
particolari : cioè che l'uno in una parte , e fuo Imperio fri gli Adir; quali fono 2000.
, ,

s ad rap.
I altro nell’ altra lo furono primi inventori: del mondo, 944. di Moè , 92 .di Tare, 205}.
14. fnp. Cosi Cornelio fecondo lui , ma 2000. iolamcnte giuda la
loloéa. (j) ; fiac inauam iti falfa
,
funi . iti intolligenda Jic ,tfuod/uii in locilt Cronologia, qoal’io degno prima fa nafei-
,
&
Vrovinciii dumlaxat fatrint primi ido- ta del Salvatore E quindi appruovarc non
.

liKpr.
latri* h vanterai* podo il detto di Lattanzo ( 1 ) , che Belo , il !

nft. <»P*
Addur.que il vero farà , che Sarug fetti- medefimo , che Mcmbrot , il primo, il qua- alt*
mo da Mocmo
quegli , qual diede il prin- fii le degli uomini abbia ricevuto la pubblica
cipio, dopo il diluvio, all' idolatria compiu. adorazione della Divinità dato folfe con-
,
ta coll’uro de'limolacri di fole Immagini : "iroporaneo a Saturno
t Init.lib.
, creduto Padre de-
I

pr«de H*- Cosà S.Epifanio (1) , Snida (u) , c Cornelio


I
gli Dii , La ragione la
toglie da S. Epifa- m Pr*fot.
lih.J. can-
lief. (x) . L’accrebbe Tare Padre d’Àbramo col- nio (in) Cornelio (n) qual pure è di S. Eu-
xi verbo , tra Marci,
l'ufo delie flatue, prima di creta, poi di pie- febio (o) cioè perche Saturno n ad cap.
, Giove, e
:
Sarti g. ,
a.Sap. Pf.
x ad c. 14. tre ,
fcrivono Epi-
di mctalji,e di legna 5 Lo fomigiianti vennero approdo col framezzo
166.
Sap.toncJ.
2*
fanio medefimo , e Damaiccno (y) Vi pofe . di piti feeoli : Polita (fcrive Epifanio) , co- o Croni*
me con.
y In i.lib. Ja fua mano Belo, Padre di l'imo , per detto a dire dopo Tare , ed Abramo , dtìfica-
de Harref.
s li •?r- di S. Cirillo (z) . Ma però quello che com- rant , nat ìnft lieti tyr annoi , autfrtf/Ugia- (’
1

,
coiur.Jul. piutamente la perfezionò con culto publi- tortt JptUra Orti ttrrarutntxhibenttt , mtr
d lib.j. ad
f
jt. 7 #
co , c per così dire giuridico , non offendo uamtnta ipferum vinti antri , ir ionio tem-
flato per l’ addieto, che privato , e lenza dia- pora poftea • Satura am ,
& &
Jtvem , Hhtamtjut
no Reggia , egli fu Mino primo Rè ae janonem ,
degli aliai drinrtpt Anzi fcefi .

Afiìrj, ti quale fatto un’Idolo a Belo, non più fu’l particolare Saturno, Giove, e fomi-
già fuo figliuolo , così nominato per memo- glianti , non fiorirono , che poco più d’ un

, come
ria dell’Avo parvero fentire Vittore lecoiu avanti la caduta di Troja j c Corne-
- a ft»d
MaflìJicnfe (a) , Sebaftiano Barrada (b) , e lio la difeorre così : Saturno regnando in
Cori», iop.
loi.Jéj» ma fuo Padre,
Guglielmo Parifienlè (c)j Creta , ma fugato dal figliuolo Giove, ven-
b io-4.in iufla il fentire comune di S. Agoflino (ci) ne nel Lazio , a cui fucccdè Pico, ed a que-
Fvanfel
iS. Cirillo (e) , di Eufèbio ( f) , di S. Am- lliFauno , Padre di Latino fuoccro d’Enea
c Mb. de
Lcgitueap brogio (g), di S.Girclamo(h), di Cornelio allora allora fuggito dall’incendio infelice
{i) , e <T altrii gii defonto , con decreto di Troja fua Patria 5 la dove da Belo fino
lib.
l
de cifrir
». reale il fèda tutti adorare, ordinandolo per agli affari Troiani Eufèbio vi frammezza
pei cip.11. afilo di ficurczzai onde poi tutti quei anti- anni 825., di poco differenti da quelli qua-
c libr.?.
toner. Jnl. chiffimi
Idoli vennero detti Bel , Baal , Baa- li fcguirebbono da’noftri principi, colla ca-
f Croni- .lim Belial, Bclfcgor, Belzebub,c fomiglian- duta di Troja ne’zSitJ. 0 Quindi abbiamo,
,
co*.
coire T avverte Cornelio , c l’interpetra, non pure contemporanei Belo , anzi Mino,
) % sdc.fr. ftj ,
XpiiloU ad che fu il medefimo Bei , o Baal ebreo che anzi Abramo, con Saturno, Giove , e l’ altra
,
Xoin.
h ad cap. il Data Dominai latino. turba degli Dii Gentili , che di vantaggio
a.Olee. Fin qui per la certezza dell’ Inventore ; riabbiamo quelli a quelli pofterion con un
ad cap.
ora pafiìamo all’ altra del tempo i ma fuppo- framezzo ai più feeoli . Ma le cagioni del-
i

fa.^apicn.
.conciò» fla quella , ne verrà fènz'altro in filo quella. lo sbaglio jn crederli contemporanei , le di-
Per intendimento maggiore vuoili ridire feorre il raccordato Cornelio perche , die’ :

in compendio, che rilooiatria ebbe come egli, i Latini, /limando, che i loro Dii , Sa-
tré Epoche cioè con fole Immagini, o pit-
: turno , Giove , e gli altri follerò li più an-
ture ,
e quella f i lòtto a Sarugo,il quale cf- tichi , e nella medefima credenza cofpiran-

do
. - .

CULTO DIVINO PRIMA DEL VANGELO. ?


z liSr.pr.l
do gli Alili) , e Badiloni de loro , ringoiar- ferivono , o pur foferivono Lartanzo (z) , Inltit.cap.
mente di Belo i da ciò ne
nacque la con- Epifanio (a) , Tertulliano (b) , Eufcbio (c), IJ.CSI.
- fu b fine
temporaneità tra' medefimi . Ed allora fin- Agoltino (d) , Clemente (e) , Arnobio ( fi, Ancorati .

e Minuzia (g) . E per piu agevolarne co- Apol.c.


golarmente , che a Belo venne rapportato I*

il nome di Giove
, onde Juppinr
B tini ven- me la trasformazione da uomini in Dii , c i. de
pra-p.c.pr.
ne detto j e perciò Padre di lui Saturno : cosi il culto
c l’adorazione , fcrive Lattan-
,
&8 .

Seti /rimiri ni , conchiude Cornelio , nomi - zo (h)


, i nomi
ior cambiavano, e ne re
che d de Con-
fcn. Fa. c.
nibui abutuntur , 8- bic abufut parie con- ca gli efcmpli da Romolo in Quirino Ua
a4
a j
& lib.

fufionem Deorum , 8- tempornm . Difeorfo, Leda in Nemcli , da Circe in Marica , da i?


de Civ.c*
a 6.
in cui non pure la certezza del primo In- Ino in Locothca, c lòmiglianti, detti perciò e *p«d
ventore , e del tempo li ft.tbilifcono ì ma di da'Romani Novenlili por detto di A nio- F.ufeb.fu-
pra.
pari le cagioni dell’Idolatria fi raccordano: bio (i) E quando ciò badato non foffe fi
. , flib. 6 .n.
le medemne , che raccordò nel capitolo aggiugneva la pena contro di coloro , che 7.df ?•
R «noila-
quattordicelimo il Saggio, ed annoverò pei non i'avcffcro creduti per Dii j che quello vio n.j9.
numero quattro l’Angelico Dottore S. Tom- voica lignificare , fcrive Agoltino (k) , il h fup. ap-

p n.q. 94 .
m 1 lì 1 InV « "I C— - ...m-.Uiìì -a inriri* _ n f IIIIO- limolacro di Serapide col deto alla bocca :
at.
» lib-;.
peno Cor- cioè , che fi guardalfcro coloro, quali ardi- JJ*
nei- fupr. K lib.it.
fol •*66» inganno mentaffero dire , che Serapide folle uomo, de Civ.c.f.

fuit turni us amor ,vel timor \Hommestmm c non Dio.


-

ni mie filium, Patrem, aut Vrin'cipem antan- Cosi addunque fiabiliti dell Idolatria i

ter, ve l nitrii! venerantes* honorem


divmum piu primi, e principi , egli è d'uo-
i pili veri

ei impender unt . Seeundti fuit pulchrititdo po ammirarne , fe non piu tolto piagnerne
&• fagrileghi progredì ampliati per tutto il
Imapjnis , qua naturaiiter deleSautur , 1

capiuntUr bomines . Ter ti a fuit ignorano inondo , e continuati per tutt' i fccoli fino

Dei quia enim Deum alium non


invento- alta luce dell' Evangelo , cd oltre più cd :

;
attrtbue inficine di si gran turba di Dii , quali traile
hant bine Creaturis divini fatene
,

Quarta fuit frani Dnmonnm , qua»


fuori alla fag iicga adorazione quel cic-
runt .
chidimo Gentilcfimo Di quedi Dii altri è
Idoli 1 coli cupien/eft per ea dabant *&?%*
* .

Mapiu ri c da vederne Univcrlàli cioè inchinati da_> :


vel mira qudtdam patrabant
alla turt’i Gentili: Altri Nazionali cioè rive-
tamentc Cornelio (q) , rapportandole ,

q fup.con.
T ....
. li»..: la- memoria o
I-» O ritida Provincie particolari : Altri bagola-
fobrica delle Immagini per
.

ci.4.
de'Maggtori, ode 'Principi ode’ ri cioè divinizzati , da quedo , o da quello
,
dc'tìgli, o
cfitnti 1 cd fenza oltre pallate Decorriamolo parti-
Benefattori, o degli Anici , già .

tal via por- tamente.


alle frodi dell'inferno , che per
tandoli al dominio degli uomini , cercò
d
efigerne tributo dell' adorazione
il Caufa :
f- I-

8- Imagi*
iuitìum liolorum fuit fabrica
num dtfunSorum . Fecerunt enim Idola , ut DEGLI DII UNIVERSALI.
filiorum , aut majorum , aut R egum, aut
ln-

vtntornm artium . aut beneficorum , 8- ami-


Rimo di tutti viene Saturno ,
da cui
corum memoria fervaretur . Tatti ergo Ho- P vennero per detto di Lattanzo (a) Gio- a li'-pr.
,nc.c.<4*
dtfuulh habiti funi Dii , cum ip/ì qua- ve, Cerere , Giunone, Nettuno, Plutone , cd
mimi
altri procreati con Rhca , over Opc dia mo-
liin Cctlum r rapii colerentur ; prò quibui
deinde in terris Oamonia colenda fuppofue-
glie con ciò fi diè luogo a crederlo Padre
,

runt, &
fili facrificari a dteeptie, è- predi-
degli Dii Dapprima furono dqdcci per nu-
.

mero, fei maRhi , fei femmine, racchiuli da


b apud
ti! hominibus tìngila rune j c perciò ne reca Cornei, ad

. si. co ri- la teftimonianza di Sant' Agortino ^r) , di Ennio (b) in quei verfi: p.l0l.34t>.
era Fatali.
Erodiano (s) , di Tertulliano (t) , di Eufc- Jurto, tìr fa. Minerva, Cirilt Ditta , Ve-
C.*7»
t lib-pr. bio u) , di Lartanzo (x) , di San Cipriano nue . Mare,
(
A poi.— Mercuriuttjove Keptunus Vulcanus,
(y) > il quale cosi ne difeorre Deoe non ejje,
t : , ,

Apollo.
a j.p rop.7- quot colie vul’ut , bine notameli . Regie olim c lib.a.de
hb-pr.c*
jutrunt ,c poteva aggiugner , o Padri , o fi- Eulèbio (c) v' aggiunfc il medefimo Satur- 'rzpar.
*»• . t u
gliuoli , od altro , come di fopra ) , qui oh no , con Bacco , ma però non faprci fc que-
y
de tdolac,
rtialem mtmoriam coli apud Juoe , poflmo- di 11 Dii raccordati da Ennio fodero i mc-
.

morti cttperuttt : Inde Mie definni 11 rapportati da Tullio predo Lat- fopr.c.
dum tirarti in
. i!

injliluta tempia , indi ad dtfuttclorum vultut tanzio (d) con nome deile Genti maggiori, «f-

t lib.i.qq.
per imaginem detincndot exprejja/tmalacra. e che Seneca (c) gli allignò per Cordiglie- aac. c. 4*.
quibui 8- immolabant hofliai , 8- diet fejlot ri ond' è , che Ctnfentet vengono
a Giove 5

dando bonoret celebrabant . Inde poflerit fa- detti , fia dal confcntimcntoalle cofc da_,
operarfi , come lo dimò il Vivcs ( f ) 50 fia f deCivit.
lla funt facra , qua primi t fuerant alium- cap.a?*
pia folatia . Indi oh rcpaffando neldifcor- per 1’ altra ragione accennata da Arnobio I
lib. J.n.

ifoil rafferma con una lunghiflfima mano d’ (g) , Hot Conjente t, 8- Compir cet Erbrujci ,
[efcmpli d’uomini ,
faliti dalla terra al Cie- aj unt , nominane , quod una oriantur , 8-
lo ,
all’ adorazione de’ Gentili 0 cosi come occidant una ,/rx ma-et , 8- totidem fantina,

A i
, . r . . C

4 CALABRIA SANTA LIBRO I.


1 P.uf.
nvmintpue ignotis , ex iis natiomt ba-banf- porre del Nilo Achille (I); a cui perciò con- lib. J.
Pii.
fona ; feti eos fammi Jovis Confili Slot , (t; fagrarono l’Ifola dei Boriitene (mi. Fri Per- Uh. >i*. c. J
Principts exiflimari . Quello però è ben di fiani Amano, ed Amandato (n) : Nell'Egit- al.
n Strab.
certo , che indi a non multo crebbero al nu-
!
to lfidc (o) Ne' Peni Urano (p)
:
Ne’ Ma-
h lib.7. : lib. *J. òc |
mero cedoni Gabiro (q) :
t

jde Gì v i t -
di venti , chiamati baciti , piane Ne’ Latini Fauno (r) : ••
0 ua.l ,

f, leder fcrivc Agodino (h) debilitate cri- : Ne’Sabini Sanco (s) : Ne’ Mauri Juba (t): lib.p.c.if •
|

min Ut», non dìgnicate virtutum quali al- , Ne'Sicoli Adrano (u):Ne'Libici Psafòre(x): p ui. |
iri.
quanto più avanti con la tcftimonianza di Ne'Traci Phclcfloro (y) Ne’ Sciti llamolfi :
q ib'd;m.j
V airone (1) noma un per uno: Hot certi (z) Ne'Sirj Aliane (a)
:
Appo degli Adiri :
r ibidem.
s ìbtd.
|

Deli! filettili farro unint litri conrextiont Adad , Atargatim (b) , ed Adadesnefrone c Tert.l
commendai , Janum, Jovem ,Saturnu>it Ge~ (c): Appo degli Arabi Tyafare (d) degli
Apol.c.ai.r
, c
,
Arnob. libi
ninne , Mercurium, Apollinem. Martem.Vui Orici Tibilinco (e) , e degli Afri Cclelto S. contrai
eent.
canum , Hept unum , Minervam Rhtam » . ( f ) . Così fra i Cilici Moplò (g) , fra gli Ar-
U Pii-!
Dianone , Veneree», Soler», 0 rcum, Libera n cioni Aniìlocho Abani Anfirao
(h),fra gli tar.in Fi-
Entree» , Telleerem , Cererern ,J unonem mol.
Ve- . (i) , fra i Tebani. Trofonio (k) } ed altri x i»*id.
flam in qetibur omnibus firmi intinti duo-
i predò .ótre Nazioni. y Hcrod.]
decine mare! , olio junt fantina.
z Lucia- I

III. n.in Scy-


§.
tha.
S- II.
* Hero-|
DEGLI DII SINGOLARI. di*n. lib*]
pr *
DEGLI DII NAZIONALI. b Marra- |

Cco la terza cladc degli uomini qua- b* lib. pr.


non furono , che uomini E , Saturn. c.

Q Uelti della.. li fenz' altro merito


|

, che o della con-


ieri? ; ma
perche vivendo fi refero giunzione del fanguc , o di qualche lepgic- c* PIIb .1
lib. 37. c. 9.
chiari con qualcne maniera di fingolar riflima beneficenza , o d'altro debil riìpct- d Ter-|
beneficenza ; quindi giù morti il debi- to , le non più tolto a capriccio divinizzò tul.Apol.
c.aj.
to della gratitudine olrrcpallando i can- l'empieti umana ; cioè quelli , che non uni- e ibid.
celli frappofti alla virtù ,
innalzatili al vcrfali a tutte le genti , non Nazionali, co- ( Vlpia.
accumunò no F.pitq
Cielo ,
loro la divinità : Sufce- me a dire comuni ad una , o Provincia , o n(li. cap*

.
a pit, diceva
lib.a. Cicerone (a) ,
vita hominum,(f Nazione; ma fingolarì, voglio dire, che 22. S.Deot
J

de Nat. confuetudo communir g Origcn.


ut benefieiit exctl- goderono gli onori della diviniti
, fenza lib.}. can-
| ,
I Deorum.
lentes virot in Celane , fama , ac volitatale culto , e venerazione continuata d’ alcu- tra Celi',
h ibid.
tollerent Hinc Hercules, Cader, &• Coliux,
: na Communiti . Fra quelli venghi nel pri- 1 ibid*
Aòfculapiur, Liher , Rpmulur qiiem quidam > mo luogo Belo di cui parlaflìmo avanti . iC ibid* j

Quirinum putant , quorum cum rimanermi Morto egli , e fueccdutogii nel trono Nino
animi , ss- aterni tate fruerentur , Dii riti fuo figliuolo, e quindi fuperati gli Aflìrj,
funi haliti , cum optimi efient, ss- aterni. gli Armeni , e i Medi , nell’ anno quarto
b E fonolimedcfimi, che l’Indigeti , cioè , del fuo Imperio , celebrandone i trionfi,
c lib.pr.
I ilecad.lib- inter Deor mentre predo Sedo Pompeo ,
parveii dover divinizzare fuo Padre Belo,
I P r* (b) , Livio (c) , Gellio ( d ) , Solino (e) , e_> così come fè, ergendogli una famofa lìa-
I d lib.s.C.
I I6. Microbio (f) , il quale così ne fcrive: tua , qual collimi per alilo di ficurczza a
e cap. P.
ìndi Peter Divi Fato fammi Jovis li tutt' i Rei di qualunque misfatto . Vcggafi Fj»it*
f lil». de
Saliano (a), il quale ne racconta i riti, e le ad ann
fom. àcip. funt , aooo.n.a.
c.?.
Quondam bominer , modo cum fuperis cerimonie Non didòmieiiante fù la divi-
.
b lib. p.
de Di il
bttmana tenente ntzazionc , qual fè Senofane Egizzio , per I

genr.
Largi , ac munifici , jut Regum nunc detto di S.Fulgcnzo (b) al fuo figliuolo A- c lib.tf.

quoque no di. donidc ,


o pur Adone ; con aggiunger di in Ju 1. ad I

g -Cneidt
iib< ia. Fra quelli Virgilio (g) annoverò ne' Ro- vantaggio, ch’eflò Senofane fofle colui, dei d‘lib. .
de Civit*
mani Enea: quale a velie favellato il Savio fui quar-
lndigetem jEncam feti ipfa , feire fa- to della Sapienza . Della diviniti d’ A- c 1 ib* 4. j

Jor-
terit leflandro il Grande parla fingolarmentej f lib. pr.

Deberi Calo . ftetifque ad f iero folli. 'r


S. Cirillo (c) . T)i quella di Serapidc Var- cap. 4.
g lib.pr.
h 4.Me- e con lecerimonie raccordate da Ovidio (h) ronc predò Agoltmo (d) Degli antichi .
c.2o.
itamorph.
I.udratum gertitrix divino corpus odore Imperadori di Koma , de riti, e cerimonie h in odi.
n.4}.
Vnxit, &- ambre,fin cum dulci ned are nel divinizarli, dileorre Erodiano (c) . Del-
mixta la diviniti di Triptolemo, Epitetto predò
Contipit or -feci tque Deime , quetn tur- Ariano (f) 13i Flora , ed Acca Laurcnzia,
. i lib. f
de Liv.
ba Quirini Lattanzo (g) ,
Minuzio (h), cd Agoltmo.
Huncupat
Indigelei» , timploque , Arifi (i). Di Annone
Cartagincic Eliano (k) Di .
K Var.
i ^frahon bill. ] ih

[Irb. If. df que recepit Tulliola figliuola di Cicerone , Lattanzo 14. C.JO.
Tali ancora fi furono predo i Maroiti Pa- (I) Di Trimegillo , Eufebio (m)
.
1 de fai
K Tao na, Ercolc.ed Ili (i) predò i Germani Thui- fa Rel.i lb-
MiL.de nio : pr. c.i

j
r b.Gcnn. fio, e Alunno fuo figliuolo (k) : Fri gli Ar- m lib pr.
de prarp,
cadi , ed abitatori deil’Eudino intorno alle Up.Llt

f. IV.
. t, , . t

CULTO DIVINO PRIMA DEL VANGELO.


V o/nptatit 9- Lubentina Veneri t vac ubala
§. IV. conficcata funt , vitiofarum rerum , neque
naturalium quamquam Velie] hi ali ter exi-
,

Progrejjì più fordidi dell'Idolatria. fitmat , Jed tnmen ea ipfa vitia naturam
zebementiui f*pì pai,'ani : Util, totem igi-
Pur e de Ci-
egli è male non cosi deplorabile tur magnitudine conditati funt ii Dìi, qui
E 1 e(Tei(i
divinizati gii
ia fine, in tuito rigore di vcrirà,furon crea-
uomini, quali al- utilitates quafque pigne taut Cosi ancora
altri Etnici predò S. Agortino (e), dc’quali
Vlt. iib.4.
C~24.
t l heo-
,og. nat-
tiad immagine, c ìbmiglianza della Divini- la foltjnzadel difeorfo cosi rcrtrigne Teo-
aru a. lui.
ti. Male più grande fu ertali divinizati i filo Rinaldi ( f), quatti am [cubane ttemini
S«*
mortai più feonci della natura per quella tali a, nifi aliqua largente, concedi, pr afte-
,
fola picciola particella d’iimaniti che in rea, quorum Deorum nomina non inatti ir-
,
lqr li vedeva
attaccata. L'abbiamo nell H- ta a t , earum rerum nominibut appi /luffe
« Apoi. E'" 0 predo Tertulliano (al , ed Atamigio Deoi, quei ab eh fenliebant dori: Non divina
*V <- (
b ) > quale cosi li nominai Canicipitcs.Ser- ninnerà bonorantet ( idenim fammi fiuporii
eont. ufo) penticipitcs, Alìnicipitcs Concedafi , che .
dixit Sextui ) fed Deot ea conferente Ed .

'* quella piccioliflìma parte d' umanità ne alquanto più approdò con parole più ri-
naollri s avelie meritato tanto
} qual fordi-
rtrettc
,
qui igitur de nomine non agnofee-
dczza poi Foltrepalfare all’adorazione di bantur, colebantur in numeri fuo : fic pteu-
cofc non pur prive di ragione , ma di qua- niam.virtutem , honorem, concordiam , vi-
lunque maniera donerto.’ Parve dia profe- cloriam Deorum loco b, ibi tal diceboutiidefi,
zia da non poterli in conto veruno adem- qua kujujmodi dona confcrrent non ipfa ,

pire, quella di Enoch qualora per detto domi . Difeorfo , c ragione non ali'intutto
, ,

c Hb.de
Iib.de di Tertulliano (c), dirti: : Omnia dementa, fuori del dritto lènticro del vero} in riguar-
dnue.4.
dnl.c.4.
omnem mundi cenfum qua Culi quater- do però a quelle Deità, quali hanno dcll’o-
, ,

na, qua mari contiqentur.in ìdolatriam ver- nerto} ma come non fuori di ftrada per
Ma conto deifaltrc, clic fono tutte ofeene ì La
tenda nientemeno la fpcrienza davve-
ro, c forfè piu dì quello inrefè il Profetan- Dea Febre, la Dea Fornace , la Dea Cloa-
ca, e fomiglianti} fe pure dire non volcflè-
te,allargandola per ogni numero, e quali-
ro, che la Diviniti inchinata ne’bcni, quali
tà di cole più fchive, c più brutte. Qui egli
difpcnfa,folse la medefima adorata ne mali,
è d'uopo cfaminarc una cotal feudi di quei
da'quali ci libera . E fiali, che pur per que-
malvaggi adoratori della mentita Diviniti}
intelcro d a- lle porti aver luogo la finirti: come mai po-
Che pera v ventura eglino mai
dorare fomiglianti bruttezze , ma pili torto trà averla li, ove nun può cadervi cioè .’

Iddio vero,! Autore di quelle } Vedevano nell'adorazione degli animali, deTcrpenti,


per i'un dc’lati la beneficenza e la fuppo- cd altre fconveocvolczze , delle quali dirò
,
nevano venirli dalia Diviniti quale però alquanto più giù.*
,
non fapendo come nominare , con vocabo- Per il maggior intendimento della gran
lo acconcio, rifollcro d'adorare il dono felva degli Dii adorati da quei antichi Gen-
per il Donatore : Malta natura Deorum , tili,
onde lì conofcano li fordidi progredì
diceva Cicerone (d) , «* magmi beneficiti dell'Idolatria fari qui d’uopo premettere
,
a? nati
una generai d iltinzione di quelli , e ripar-
Deor. ter um non fine caufa , &
a Gradi fapienti-
tirli cosi: Che altri fiati fodero involti nel-
but, é- amajoributnofirit confiti utamomi-
le medefime corte di qui giù,materiali,e fen-
nataque funt . Qiiicquid emmmngnam uti-
di- libili, come fono Elementi , ed Elementari.
li totem teatri
afierret bumano, id non fine
Altri come artratti da quelle colè fenfibiii,
vina bonitati erga bomims fieri arbitra-
tamitr. Itaque tum illud , quod erat a Deo ma ordinati a quelle, c verri la diffrazione
in più aperto conofcìmcnto,cun favellarne
natum, nomine ipfius Dei ntencupabtmt, ut
rum frutti Cererem appellamut ,Vinum an- sul particolare.
tem Libre um, ex quo illud Terentiitfine Ce-
è- Libero fritti Venta. Tum autem ret
rere,
ipfa, in appel-
qUa „// ìndi major aliqua fit
lata,ut ea ipfavit nominetur Deut , ut Vi- Degli Dii non contratti a cofe fini-
meni , q„q, in Capitello dedicata
dei, ut
bili , avvegnaché ordinati a
vìdtmut proximì a M. etani ho Scarno', an-
quelle.
te autem ab Attilio Calatine erat Videi con- a Theo-
facrata. Videi virtutit tempiam , videi ho- io*. tur.

nerii a M. Marcello renovatum, quod mul- Erche l'Uomo compiutamente fi for-


ti l ante anni l erat bello Liguflico a Q- Ma- P malie nel Ventre materno e poi lènza
,
p.ìì'.V.fJL'
m*.
xima dedicatum. Quid «pii ? quid falutit ì feoncio vi fi confervaflè, e quindi alla luce a.
quid Concordia ? Liberi atti ? ViSoriar quo- felicemente ulciflc, ecco uno, e quattro , e » .

rum omnium rerum, quia vi r trai tanta, 1 x. Deiti


,
quali Teofilo (a) con la redimo- ftf'*
ut fine non pejfet, ipfa rei , Deorum
Deo reti nianza di Tertulliano (b) , di Gcllio (c) , e '*• <-

Komen et tinnì e. Quo ex { onere CupidiniI di Agoftino (d) chiama •


Diefpiter , Mena,

Alt-
fi
.'..vi io"-,
7.ci.* j. I
r ,,,

CALABRIA SANTA LIBRO I.

Alemona , Lucina , Sena , Decima , Varcala, Egizi tenevano pronti agli affari dc'mcdeii-
Opre, Vetunna Statino, Vofluorta, Vrofa.Gìi
, mi già Infanti per detto di Macrobio (e)
ufficj delle quali leggonfi apprtflb de’ mc- o di t^ucll altri, quali Fulgcnzo ( f ) alfegnò
defimi , fingoiarmente di Profa , e di Po- a tute i membri particolari , o pure degli
ftuorta, qual' era d'invigilare ,
che il parto altri, quali Dclecampio (g) , c Culaccio (h)
ufeifle, non attraverfato per non mettere fecero fopraflonti a certe piu minuzzaglie
,
in periglio la madre Marcellino da Pifa
. di quelli.
(e) vi aggiunge due altre Deità, quali chia- Eccolo già uomo fu gli affari dell'umana
ma Egeria, epJuoniaj quella, ditono Mar- vita j ma però agitato dalle fortunofe tcra-
ziano Cappella ( f) .Arnobio (g),c Fcrto(h), pelle delle tiranniche affezioni , c pafftoni
affine perche trattenghi il fluìfo del fangue di quella. Ed ecco di pari quell' acciccatif-
dopo il concepimento ; c quella perche a- fimo Gcniiicfi.no Ibllccito a far in pezzi la
juti l'ufcita dei parto per detto di Fedo (i), fua Divinità, per fabricarnc altrettanti Nu-
di Livio (k), e di Plutarco (1) Gii abbiam .
mi, quante follerò le umane affezioni , e_>
fuori la Creatura , la Dea Lucina le darà la pafitoni, e quanti fulfero gli accidenti del-
luce negli occhi, quali di propria mano dif- l'umano vivere per iflabilirlo nel bene , c
ferra Così Plinio (m) , e Cicerone (n) , il
.
per fottrarlo dal male Adunque lo ren-
.

quale fcrive: Luna a lucendo nominata , ca- deranno pudico la Dea Pudicizia (i) , con
enim Lucina . Ita pur, ut riputi Gra-
detti eji fedeltà la Dea Fede (k) , Speranzofo la Dea
ciliDianarn, campite Luciferam fic apu/1 , Speranza (1) , Onorevole li Dio Onore (in),
nofirot Junonem I.ucinam in pariindo invo- Famofo la Dea Fama (n) , Giudo la Dea
cane , e le formolette d’ invocarla fono ap- Giultizia (o) Amante il Dio Amore (p),
,
preso Tercntio (o), così: Mifcricordiofo la Dea Mifericordia (q)
Juno Lucina fer opem, Clemente la Dea Clemenza (r) , Dmarolò
e di Virgilio (p) con qucll'altre parole: la Dea Pecunia (s) , c di qualunque danajo

Cafia fave Lucina tuuijam regnar Apollo.


, gli Dii Efculano,cd Argentino 1 j Benefi-
( )

La Dea Levana l’alzerà da terra , il Dio cato fempre il Dio Beneficio (ti) , Allegro
il Dio Gaudio (x)
Vaticano aprirà la bocca a’primi vaggiti } , o pur la Dea Fugia, così
La Dea Cunina preparerà la culla, c s'op- chiamata dal Vivcs,Fd(cggiante il Dio Ki-
porrà a'fafcini , cosi Lattanzo (q) 5 La Dea fo(y),ln pace con tutti la Dea Concordia(z)
Oflilaginc a (loderà le membra (r)?La Dea c la Dea Pacc(a);Cò quiete il Dio Paufo(b),
Rumina le (premerà dalle mammelle la Fortunato la Dea Fortuna(c), o pur Fortu-
dolcezza del latte, per detto di Teofilo nio (d),in piacere tempre la Dea Volupia
(s). Indi ufeita c dalle cune, c dal lattei La (e):Pcrche laDcaPellonia(f)gli terrà lonta-
Dea Maja, o pur Fatua, a Fando le fnode- ni li nemici, gli torranno dai cuore la paura,
rà la lingua al parlar bene ? lo Icrive Ma- c dalla faccia lo fquallore gli Dii Favore, c
crobio (t) La Dea Educa, come la chiama
. Pallore(g); Non avverrà mai di effore o im-
Vai rone, o pur Edufa, per detto di Nonio prudente , o contumeliofo per opera della
Marcello (u) , ('ecciterà nel mangiare. La Dea Contumelia (h) , ed Imprudenza (i), le
Dea Potina , o pur Potica , come Agodino Dee Febre (k),Podraga (l),Pcdc (m),lo ter-
(x) la chiama, nel bere . Vitflua, e Potua le ranno fempre fuori da malattie. La Dea Pe-
icrivc Arnobio (y) forfè perche, come pen- na (n) lontano da tutte le punigioni , La_,
fa Teofilo (z), quelle preficdevano al man- Dea Mala fortuna (o) da qualunque infor-
giare, c bere nell'età piti adulta , c quelito tunio ò La Dea vecchiezza (p) gli concederà
nell’età infantile, e ne reca perciò la tefti- una felice vecchiaia ì La Dea Orbona (q)
monianza di Donato (a) Finalmente la_» . o Suborbona lo confiderà nella morte de'fi-
Dea Cuba le acconciarà il letto ; lo fcrive gliuolij La Dea Povertà (r) nella mancan-
Varronc (b) ,
recandone perciò quel del za dell'Avere Le Dee Ventofità (s) , e
Poeta: Cloaca (t) gli Icaricaranno opportunamente
Nec Deut tunc menja. Dea nec digitata il Ventre j £ finalmente il Dio Viduo (u)

cubili e/l. gli affilierà alla morte , perche l’Anima.,


Perche poi ci ftafTc in piedi, ecco il Dio lenza fuo dilpiacerc fi fepari dal corpo.

Stabilino, perche venifle, ecco pronta all’


ajuto la Dea Adeona 5 e perche partilfc
la Dea A beona sporche gii fortilfe una buo-
na mente, la Dea del mcdcfnno Nome , cì
Dio Voiunno, e la Dea Voiunna, perche i
buoni penlicri gl’indettaflcro; tutto quello
è dì Agoltino (c) , il quale due altre ne ag- h Clem. in pmreptrico apuJ Aihen. i idem.
giugne (d) , quali noma Ircrduca , c Domi- K Ci9r-Iib.de Vanic.ldol.apud A rh. 1 Clem. in pro-
jépt.apud Lacones. drapud Roma.Min.lib.j.c.7.
duca, quella perche imparale figliuoli a
,
i
f lin. fnpr. n idem- o idem, p Anan.de geléi»
prendere il cammino, e quella , che fenza_> AJ«x. <| Arnol» lib-4- Pl.t. j.cap.7. * Clem.
f.recognr. c Mìnut.in oft.49. Origen- Jib.3. ap»d
sbaglio alla cafa li riduceflè Nè qui io fa- .
Celf. u Cipr.de Iddi, vanitace n.a7«
vcllo di quei quattro Prefidenti quali gli ,
- , ,

CULTO DIVINO PRIMA DEL VANGELO.


dal Rè Isdegcrde, per quanto n’olfervò Tco-
f. VI. doreto (g).De Macedoni adoratori del fuoco t f- hi-
iter. C.J9*’
l’abbiamo in Diogene (h).Dc’Mcdi,c dc’Sar- h p.“er-
DEGLI DII MATERIALI. mati, da Ninfbdoru (i) . Di Eraclio c fuoi ficoi am*
, lib. de i

feguaci da Clemente (k).E quivi Ritto a que- itgi u. bar-


llo capo panni poter ridurre coloro

O Rj disbrigatici dagli Dii ,

fpogliati dalla materialità delle cole


fono, per cosi dire ,
Dii Ipirituali , convicn
quali come ,
quali bativi*.
K in prò-
pazzamente adorarono la Fornace,dc’quali fi tré pr.
prefe le rifa Lattanzo (1) tjuu non riJesi For- tnll't.
iib.p.c.*o«
l

, e li mcdelimi , che
oltre pattare a gli altri nacem Deamìu de quali così icrirtèOvidio(ra) m iiUa*
Fell.
le Creature iniènfibili , pazzamente ado- Fotta Dea Pornax ; Luci fornace Coloni
rate da quegl' infelici . E pcrcii^chò it_> Orane, ut vires tempere t i/la fuoi.
conformità alla raccordata profezia di E- Ne furonominori i tributi delia Divinità ,

noch,quali non vi fu genere di cofc.chc egli- quali molti rccaronoall’Elemento dell’ Ac n m prò
no adorato non averterò,pertanto di tutti, e di qua cioè
: i Pcrfiam per detto di Clemente per.
o carni.:-
ciafchcduno volli partitamente favellare. (n), e di Sidoniu (o), la ove dille
“““ S tatuit uova formula fedite
1 DII STELLE. Procopio dittante ma' il juratur ai HHt
Itali , tf- una Deut.
Primieramente delle Stelle, delle quali, come anche Taletc.c fuoi feguaci, per rap-
E e loro divinità così difeorre Clemente orto del mcdefinio Clemente, ed i Magi de’
f erfi, ferofanti dell’Egitto, ed i Ginoofoti-
Aleflandrino (a): AIH flntim in Calo conttu* i

sin prò degl’indiani, colorine al difeorfo di Ter-


planilo ilecepti ; fu foli vifui ertAmiti mot ut (li
terpene o*
Afrorum contemplante! mimi roti funt,tr Deot tulliano (p) . Sotto a quello capo dcU’acque p lib.pr.
in Mar-
effe crvfue rune Afra. E fcefi alquanto piu fui
ben fi può rapportare l’adorazione de 'fiumi, ian. c.i).
ci

particolare, gl'Indiani.fcrjvc l'Autor medefi- de'quoli diceva Seneca(q),A/« ix»r»,« Flumi- q cpilt.
?
14.
mo adorarono per Dio il Sole,e i Friggi la_. nurn capita veneremurfuidita ex alidita vefli r lib.

Lima.qual’empietà anche poi li allargò ne' vi- amnit eruptìo arai balte. Coluntur aiju.tr uni n. il.

bit Her-
cs Helio*
cini Perfiani.cosl addottrinati da Tnmegirto, c aleuti um foniti, & /tatua tjuadam, ve/ opa- 4.n ,fS.
s orar.

gnoiticis. (b).GIÌndiani ripiglia,


ter detto di Filaltrio citar, veìimmenfa altitudo facravif.É foferi- r 4. de vi-
ra Con-
e lib.
àall'Acofta (c),non pur Oricntali,ma Occi- ve Arnobio (r).E frà quelli fingolarmcnte il itanr.c.if.
hiil.csp.4
d Cedue. dentali ancor aio udè.c he mordacemente gli Fiume Nilo , come lo (bggiongono Eufebio u lib, t.
n.r i.
rimprovera S. Cirillo Gierolòlinjirano (d) (s),c Nanzianzeno (t).l pozzi ancora ebbero X ! ib. 7-

da Lamas la loro adorazione , per rapporto de firn.


affermando, che pertanto bifogna va loro, che -.6. dt 16.
« lib. a. gli uni,
cioè gl'indiani non averterò Dii la_> di Arnobio (u).Ma chc.’Forfe che l'Alia non V il
C*4. procrep.
f Itb.v.d* notte, e gli altri.com: a dire i Friggi, il gior- ebbe le fue adorazioni L'abbiamo da S. A-
.’

x lib.pr.
deinontlr. no e tutte le volte eh
, , frà quelle Stelle , e
-• gortino(*).Furono i fuoi Adoratori.come lo u Msr-
Cap*i. wian.c.i^.
’ub. r-Moro occhi fi furtc Rapporta alcuna nuvola. lerive Clcmcnt e (y) Anartimcne Milefio , c
( ( .
^ k a ubi fu-
coni-Ort- Mapcravvcntura nè gl’indiani Friggi Diogene Apoiloniate , c lo foferive Tertul-
, nè i pra.
C
h ‘hom. furono quelli, quali primi adorarono il Sole, liano (z) . C osì come li Perfiani per detto di
io- ad pop. (a).Nè fu in ciò meno onorata la
S. Agallino
1

de u. ad
e la Luna, fcrivono Lattanzo(e),cd Eufebio
Ephtf. (f),c per detto di Diodoro Siculo, Tcodo re- terra l'ultimo degli clementi, quando cófor-
Dial.p. b li b* p.
i

K feru». to (g):ma gli Egizi, quelli, ripiglia Lattanzo, me al rapporto di Lacrcio (b) l’adorarono i c ubi n.-
P de pro- furono quelli, quali quelli Pianeti idolatra-
• Perfiani, che lo c6 tèrmi Agortino(c)»E molti pr.
vid.
1 lib. pr.
rono, ove anche la ragione ne rende. Empie- Filofofi, come Parmenide, c fuoi legnaci per
de hom.o- tà, contro della quale fingolarmcnte inalpri- detto di Clemente (d) . E di tutt’ jnfieme gli d in prò
pìf<C4'
Epjft. feono la penna Crifortomo (hi ,
Calario (i), Elementi conchiudon l’adorazione Giulio :.ep.
e »ib. He
7» Tcodoreto (k) , Nifleno (1) , Dioniggi (m), Finnico (e), c Crifortomo, il quale dalla vi- error.pro-
n fertn. phanor.
a. de Nat* Leone Papa (n),e chi nò degli antichi Padri,’ cendevole pugna, qual’hanno inficine, prefe par.j.cp.
motivo da Ibridarne la pazza temerità de’
I DII ELEMENTL loro Adoratori.
$. VII.
On pur le Stclle,ma gli Elementi ancora DEGLI DII DOMESTICL
a de nn- adorarono per Sovrani Numi quei cie-
bil. e. jt.
chi, e pazzi del Gentilefimo. E principiando Già che dal Cielo , lènza punto avve-
ri.
fequ.
f 7f. dr

b lib.pr.
dal fuoco, primo frà quclli^pertamente l’ab-
De’
E dercene, ci ritroviamo fedì giù alla ter-
ra in bufea degli Dii Gentili . Ecco dappri-
Mifrorhe-
biamo da Tiraqucllo (a), e da Scoto (b).

Caldei lo fingolarizzano Ruffino (c),e Suida


facri ma ci s’incontrano fin nelle proprie cal’ej,
proph.c.g.
(d) : De'Pcrfiani Crifortomo (e), e Clemente uando quelle follerò de 'Gemili , gli Dii
e lib. a.
Romano (f) , il quale anche lerive la prima.,
hi SL cas- a omellici con altro nome , Dii Lori , tolto
d V.Ca-
origine di quello errore frà quellijond è,chc dal latino Larcs 5 e così nomati dalla Ma-
nopue. a lib. Ai
e hotail. poi nc'fccoli della grazia avendo Auda Vc- dre Lara, o pur Larunda , Ninfa upprefià da ìnd gira-
f*. ad iE-
Icovo rovinato nella Pcriìa un fagro Tem- Mercurio . Placco li credette li mcdelimi mancia
pfcef. pud C'en-
pio, confagrato al fuoco} da quindi fegGi la che i Gcnj (al 5 ma con aperto sbaglio per
tnic.
crudeliflima perfccuzion: fatta a’Criftiani quello ne fciivc Arnobio (b) , così amo Oi.C.J.
b iib. 3

Lat-
q \ , ,
.,

CALABRIA SANTA LIBRO I,

Lattanzo , ove In lor madre anche Muta_, , le, devono avvolgerli } così che
nelle quali
chiama . Quello e il 4i vario tri gli Dii Ge- quando aprono per uteirne te fpighe, non
fi

ni^ tra gli Dii Lari, che quelli eultodi va- quella, ma
la Dea Patdena ne averi il pen-
no le perfune , così come tra noi Crilliani liero Ecco che uguagliandoli le mclfi per
.

c Theo- gli Angioli collodi. Vedali Teofiio (e) Ri-


I

la nafeita delie (pigli-


, pertiche un fami-
SjS naldo, ch'il trae da molti antichi Scrittori,
Quelli, cioè glii Dii Lari cultodivano ia_i
gliarne affare tra di loro Oltire diccvjfi , la
irt.-ofoi, Dea Oltilina fi porta dietro . Indi la Dea
m ‘
Cittì, e le cale particolari} onde Dii domc- Flora delle lpighe propolla} pofeia
al fiorir
|

venivano detti} e loro era l'agro ii fuo-


Ilici la Dea
Latturcia per ali' ora quando le bia-
|

co, e quindi preìc a dirli Focolare j/unfi La-


\
de fono Dea Matura per cullo,
in latte } la
rii VoCHiti . Tutto quella è del Calepino dirle gii .nature} laDea Riincina, perche fi
accrefciuto (d). De Dii collodi delle Cittì, leghino benc.e finalmente la Dea Anilina,
d V.La*
va»
lo lcrivc diflfuluincnte Aleflandro (c), delle aitine, che gii raccolte ne' granaj, le culio-
e lib. 6» Calè particolari lo dimollra l'Epigrafe di '
difea opportune alla umana fau.c, Noe om-
Gcn.c.i.
t lib. 6.
tal’uua predo Teodorcto(fpj«v/r puer invt- nia commemoro, lcrivc quivi Agollino (d) a ni,. 4.
conc» Ce» Plui Herculei domum baie inhabitat, bue mali
naia me pigre , quid iiloi non padre . Ma ile C'ìvit.

nibìl /abito. Qual leggendo Diogene, cosi d' Agollino , c della fua naufea } non è
fiali
mordacemente dille: Et quomodo Dominai però, che io porta non ripigliare con Arno-
intrebit Attintati £ come fé un lolo non.» bio (c) ciò , ch'egli di certi Iddìi pur cam-
baflalTe a cudodirle per ogni parte, tre nc_> pertri fe non piu tolto bufcarccci ovc-
, ,
cullodivano la fola porta, Limentmo, For- ro alburillici, icrilfc } poiché a tutt' i bofehi
culo, e Cardea , Quella li cardini di quella, die egli Diu
( ) che la Gentilità allignò per
Forculo le porte,qual fi rivolgono,e Limen- il Dio Ncmcflripo } ma a gli Alberi frut-
tino i liminari , al quale Arnobio (g) v 'ag- t iteri non un lolo, ma più, c piu, e fra que-
l lib. «•
r. .
9.
giunte la Dea Lima, onde così leherzò S.A- lli alle pute di quelli la Dea Futa a lor
,
h lib. 4. gollino (h) Univa quifque domi fax po-
de Civit.
: Frutti perche fi generino U DioNodo ru-
,
rti! oftiarium , &• quia homo efi omnìnòfuf renfc, perche
c.f. li confervino nel mentre, fon

ficit . Tres Deoi ipB pofuerunt , Forculu-n dentro le buccic la Dea Patellana} c perche
fotibnt , CarAeam cardini, Limentinum li- sbuccino al di fuori la Dea Fate-Ila. Ne qui
mini, ita ut non poterai Forcala! [tatui ft- sò vedere , perche Arnobio non rapportò,
res , &
cardi asm, limenque fervori . Ar- o perche il Gcmiiciimo non propolc altri
i lib. 4*
nobio (i) vj riconobbe ii quarto tutelare-» Numi, li quali penderò avertele de frutti
a*. del Fuoco , quale chiamò Lacerano , così o gii maturi , o gii colti o gii ricondotti ,
detto, perche fomigliantc luogo da matto- in cara fino al confuramarli } fg non forfè,
ni crudi vico fabricato, chele medefinie Deitì propollc alle biade
per foiniglianti attori, non furtero le mede-
#• VIIL lime per gli altri de' frutti Quello è pur .

certo , che perche li frutti non averterò ad


DELLI DII CAMPESTRI. come le biade a venir me-
infracidarli} così
no per occaiione delle Rugginitavi il Dio
a Calep. O mai io deriverò a T iòni Io fa) , che gli Rubigo, come lo ferivono Geliio ( f ), Lat- c»ia.
f lib.f.
* " ‘

V.Lara.
I lddit Lari, dc’quali fin qui come Culto- tanzo (g), ed Agoltlno (li)} e fe ne celebra- *>»•>
Inft.c.io.
di delle Cittì , e delle Cafc private , furtero vano con molta pompa le felle, dette perciò h liti. 4*
altresì eultodi delle Campagne, onde diceva Rubigali, per rapporto di Plinio (i). Ed ol- Civ.c.ai.
Fot quoque /altea quondam nane pau- iib.ti.
«

tre più panandoli nelle diligenzcyromc che cap.49.


serei apri, Ja terra di fuanatura produce triboli, e (pi-
Cudodei /ertit munirà ve/ira (.arri. ne, in conformiti alla maiedizzione divina:
La Gcmilitì fempre doviziolà di Numi, tribali 1 a- Jpinai per min ahi 1 tibi onde
,

non potea ctfcrlo mendica co’ campi } anzi poi li ne rendono imprat ticabili campi , c i
b lib. 4.
de Cirit.
come avverte S.Agollino (b), grondila! to- fe ne reca impedimento alle biade ed a ,
C.I. luminibut vix compr attendi pò! utile in- frutti, Aggiunge Agollino, che per diradi-
niutn De or um , dv Dearunt nomina, quali carle gii nate gravi tutto in faccende-il
fe prefidenti alle Campagne: concioliacchc Dio Spincnfc-E nulla di manco, che le mc-
per la generatiti di quclte ecco la Dea Ru. defimc fpine averterò adorato per Sovrani
fina , per le Valli la Dea Vallonia , per i Numi , lo ferirti: Giovan Damarcene (k)
K Hift.
ia4iQ.
Monti il Dio Montino, per la fommita de’
r

Quindi dalie biade , c da' frutti all'erbcj cap.à7»


meddimi il Dio (ugatino , perle Colline la mcdcfirac partimelo, vi furono di quelli, che
c lib. 4.
Dea Cullatine. Tuttu quello è di Arnorbio molte nc riconobbero per Dii , come i por-
»«*• (c) Vengo alle biade} Saturno lor prefiede
. ri, le cipolle, e 1 aelEondc P udenzio can-
nel (colmarle, la DeaSeja nel mentre s'in- tò (1): •
I lib. ».
.
conf.Sym-
gravidano fotto terra , la Dea Scgezia all'or Fili a Ni lindi venerantur olu/eu/a in borrir mach.
che nafeooo erbe , la Dea Proferpina nel m )ib« f.
torrum.s- Cepe Deoi imponete nubi bui aufi receg. di-
mentre germogliano} il Dio N'oduto ha cu- Atliaque ci med.
ra de nodi, come la Dea Volurina delie ca- a cui foferirtero Clemente (m)
n Caiha-
, Cirillo (n). ch.6»
I
e Gio-
• . , t

CULTO DIVINO PRIMA DEL VANGELO.


0 Sityr. e Giovinalc (q) Piace d' aggiunger quivi che poi quello Ipronato dalla propria vo-
obi r>i-
come lo noma Tcorilo (p),o vero
St trclJ l‘u, racità fi divorò quello
, ella le ne llimò
‘i
pr.iò '.*1 Stcrcuzio per detto di S.Ago(lino(q),o pure beatiffìma, tenendo a fummo favore , clic
! Stcrcuto prcrto Plinio (r) , fe non piti tolto le fue vifccre averterò lèrvito di cibo ad
it ct 5; , !

c.if.
'

Sterculo,giulta lo fcrivono Tertulliano (s), un tal Dio domertico Avvertimento , che.


r
c Lattanzo (t) , il quale venne fognato Id- Giufcppe Ebreo (a) , lo fcriflc ftequentiifi-
c ,

1

Apo- dio ,
perche infcgnato avelie lingraflo de’ mo nell’Egitto, ma fingolarmcntc 1 adora-
Campi. zione de'refci Clemente lo nota ne’ Feni-
ci} ed Origene (y) quella Cocodtilli nelle
t lib* p.
Inlti CA
^ | y parti dell’Egitto. Reda dunque di foggio- '

DEGLI DII ANIMALI. gnerc la Divinità fognata.

Cco ove fcefe l'infeliciflìma cecità di DE’ TERRESTRI.


E cgn quegli antichi Gentili ì cioè a tribu-
divini onori gli Animali più lor-
tare
didi della natura. E però che quelli ripar-
titi in altri, quali Ibllcvati dalla terra vola,
D I tutte le Ipccic di qiicfli, toltone quel-
la de'Porci, lo fcrillero
Anaftafio (a), Giuftino (b) , e l'Abate Apoi-
Diodoro (z),

no per l aria con nome d’Uccelli » in altri, |


|
Ionio (c)} onde, che gli Egizj li atteneva-
quali fequcflrati da quella guizzano per no dalle lor carni, come che carni di Dii,
1 acque, detti Pefci ; ed in alni, quali rite- E nulla di manco S.Giovan Dumafccnu (d)
nuti per loro l'abitazione comune della-, anche il Porco riconobbe adorato nell'E-
terra, chiamati propriamente Animali, ec- gitto : Omnium befiiarum d-formium fpe
comi a dimoltrar di loro partitamente la cies , fcrivc anche Eufebio (e) , otturiti ani- .

mentita divinità. E prima malittm getterà, J erpentet etiam veneri atot, ri"

Fer/tt agrefiet,Deos appellare. non fune veriti.


DE’ VOLATILI. E chi mai nc potrebbe credere il religiofo
culto ? Le Città medefime nc coronavano
dcll’Aquile lo rapporta Giovan co’ nomi di si bcftiali Deità , dice S. Giro-
»
Jolepni c.
Jofephi
Vira P Oiche
Damafccno (a) Delle Cicogne predo
: lamo ( f) : Singnla penò in rfgyrto Civitater
17.
.
Teffali Clemcntc (b) De lt Annoio . i /iugular befiiar , ir manftra venerai, tur , ir

trepr.
pio-
b in prò* predà Tebant il mede-limo, con altri mol-
i quodeumque eo/uerint, boc inviolabile, ir fa
cTXn,-
c in Ana- ti : Delle Colombe predo i Fenici CJcmcn- erutti putant , atede ai* lìrkes quoque apud
choi«o.
chorcco.
te Jteflò : De'Mibbj Epifanio (c) : Spar- De eoi ex animaliutu vocabulit tiuneupantnr .

«1 ibi J

3. Py- vicn
e l.'vy-
li
rapi fan lo (d) , Sello Empirico (ej, ej tenuto, CynotLqco, Bufitrit, Tbmnir ano! .

tron. hy-
hv- Filone ( f) : De 'Corvi Epifanio (g) Delle :
'
in terpr e tot ur hUrcus. E le avveniva di mo-
pocp.c.2 4.
’Tietlw
f de <-al« Tortori Anallallo (h), per rapporto dtTeo- rirne alcuno, ne tenevano pubiico lutto al
Se lib- de Loreto Degli Avolto) Eulcbio (i) : Degl’
:
pari , che nella morte de’ più congiunti :
v
Vita U
lup
'‘"rnp*
pùS
plic. Ibi uccelli Angolari nell’ Egitto , quali di Belluat in De or referunt jEgiptii , dice Ate-
g inAna
inAo» (jrpenti fi pafeono , per detto di S.jGirola- nagora (g) &, tondentur rum illa moriun-
, ,
eh.
C
h
h’q.f.in
q.f.in mo, c di Cicerone , foferitti dal Calepino tur qua, etiamin tempìit fepeliunt ,* ea .
,
script, accrcfciuto (K), Eufebio (1) ,e Filone (m) . de calila luBum pub/icum exritant- Solcri-
I

i Ab. 3*
'fib" 3
pryp.c’.i. Piace quivi aggiugnere le Mofche adorate VC Eulebio (h) , fìtte Animalia lìnteamitte
TOfr. dagli Acaronienfi per detto di Clemente.» pod mortem piangente t, & ptBrrt cum gè
1
i 3. de
prgp.c. 4 . Alcffandrino (n) , o Accaroniti per rappof- mi tu exdentet, in faerit fepeliunt loculi '

n in pio* to<
*' Tcodoreto (o’„e di Nanzianzeno tp),c e fingolarizandofi nella morte de 'Cani, fog-
trop.
tro'p". le Vefpe, effendo animali volatili, rributa- gitlgne: Fr aletta in quacumque domo Cani!
0 4*
o 4 . Rcg. te con babitant, n eam
q-3-
gì) Onori della divinità,per rappor- mortali i fuerit, omnet, qui
p or. a. ». to di Epifanio (q) , onde apparifee piu ra- niverfo carpare rafo, magno luBu adiri an-
in Jnl.
gionevole la Dea Meiloniajprepofta all’A- turi ntc vino, cut tritico,caterifque ai vi
"V q 'in in 7. .

al pi, c alla dolcezza del lor mele , per quello


noci. a a.
sinod.» ntceffariis , qua in ea domo recat i ta
Si cium
4
6. ampi ut Aggiugnc Minu-
*
r lib.
l;b- 4* ^ nc ferirti: Arnobio (r).Ora paffiamo alla Di- fuerunt.uti licet.

num.
nuui. 7 .. vinicà zie» (i),che chi fi forte alimentato d’ucci-
DEGLI AQUATILI. dere alcuni di quelli o volatili , o animali
terreftri, come uccifore d'un Dio , torto fi
Hc i Pelei anche avuto avellerò i loro farebbe condannato alla morte} quando ciò
t
decaloc.
lib.de
C
tributi, ed onori divini, l’accennò Filo-
ne (s),ma có le rifa alla bocca.Pi/érr quoque
avvenuto forte a capriccio , come meglio
dichiara Eufebio, quorum fi quod Jponti ali-
integro!, aut membruti m confecrantujuod fine ami interficerit mortit mulratur fuppUcioi
p ‘°' fe flato forte l'uccifo.o'l
Gatto, o l’uccel-
tìep. r 'f" tl c ‘ Clemente (t) lo dichiarò
‘ ini
o per diffavventura o in altra ma-
meglio, recandoceli efempj di più Pefci, lo Ibi, ,

niera involontaria, l’uccifore


non avrebbe
fingolarmcntc del CocodriUo.Maffimo Ti-
sfuggita la pena delia morte
: Felem antem.
tiTc.tr- rio (u), fcrivendo, ch’una tal madre aven-
do refo famigliare un fuo figliuolo cpn autlbidem, five ponti,five invitus quifquam
f
'

xecaverit » morte punitur


» Ma feendiamo
un Cocodrilio domcftico di poca età» per-
B sul
. , ,

CALABRIA SANTA LIBRO I.

su'l panicoiarc degli Animai adorati»Dcl- lta eh altrove lì difeorre , come lramme-
4 Simia io teltineano i' Abate Apollo, fehiati eoo gli Afchenazzi, divenuti Aulfa-
j (k) ed Origene (I) i Delle Furmiehe prelTq nj.s’intrufero nel maneggio degli affari pu-
- i Tellali Clemente
Aleflàndrino (nj) : De' blici, così parimente introdurrò il culto
'
Sorci predo gli Abitatori intorno a Troa- della propria Religione Idolatra , difmef-
,
j de, il medefimo con Epifan o (n) . De’Bovi fo più antico, e vero» ma non tanto , che
il

ù predo i Samii Clemente fteflodin^olarmen-, rimalto non ne folle qualche picciolo bar-
te ii Vitello con nome di Api, Nanzianzc- lume Dinjoftra
. conghiettura J'an-
pò (o) De 'Scarabei Arnobio (p) , e Plinio»
. tichiffima formola di Giuramento , coftu-

(q) iùc
Gatti Origene (r) : Clemente, [s ) , e maca fri quei Popoli Idolatri , c raccorda-
Filone (t) : Delle Capre S, Cirillo (u) , ed ta dal fuqetco Gualtiero (m) , Giuravano
1

Origene (x) : De 'Lupi Filone (y) : De’ Ca- eglino per il fagro Quaternario , detto con
i.
proni Origene (z) , Filone (a) , ed Eufebio greca voce tetraìlitus : cioè per l'ammira-
(b) : De Tori Filone (c) : De Montoni il bile nome divino Tctagrammaton , e dice-
medcfimo j Così anche de'Cani, de Leoni; e vano cosi:
' de 'Lupi. Ma quello, qual più genera orro- T/Hor tum Numenuobit*rcqmt Quoterai,
. re ii è , che anche Serpenti più velenofi
i
Qui trikuit rerg caufu, Fon tifque perenni I.
non vennero efclufi da famigliami facrile- Cofa, qual derivar tjon poteva , che dall'in-
ghe adorazioni j conciofiache l'adorò i'E- vecchiata tradizione, tramandata fempre da
1
gitto per rapporto di Eufèbio (d), ed anche
Padre a figliuolo, c continuata da quel pri-
altri Popoli fuori dell Egittojcorne lo telh- mo principio per una iunghiffima ferie di
.
iicano Eulèbio medefi.no , con Nicefaro , fceoli. Sopravenuto poi Pittagora, avvalorò
(e) con Baranio ( f ) , e col BoTio (g) , cioè
alquanto più quel debil culto, c lo refe qua-
j Dragoni, come lo feri de l'Abate Apollo, li uniforme a quel degli Ebrei ì e può olfer-
(h), c gli Afpidi per detto di lui medelimo, varfi da'fuoi verfi, detti Aurei, de quali nel-
di Origene (i) , e di Filone (k) Quello ad- , fundicefimo libro» Fra' quali il primo è la_j
dunque era lo dato del mondo, p.r quello !

venerazione degli Dii , poi il giuramento,


riguarda la Religione, prima che la lucej indi l'adorazione de' Santi, l'onore dc’Pa-
dell'E vangelo l’avede Igonjbrato cioè cie- :
renti, e famigliami , quali fembrano copia-
camente tozzo nell'adorazione della Divi- i

tura di quei nel Decalogo E quindi forf. .

aiti, e nq tributi d'onore dovuti a quella .


nacque il lèntimeuto di S. Ambrogio , che_>
Ma perawentura non il medeli.no quello Pittagora foffe dato di fehiatta Ebrea» fenti-
della Calabria, come a dire, iùgrilega mon- mcntonon vero, fc non in quanto p.r lun-
te Tozzo
,
quantunque alla line pur idola- ga dimora avuta fri quelli , e per la dottri-
tra- Discorriamolo dal Tuo primo abitarli na apprefa nelle loro fcuole , come dichia-
Cominciò il vero culto divino nella Cala- rano Giufcppe, Arillobolo, ed Eufebio rap-
bria da che ella preTc ad avere Adiutori ; da Gio:Baitilta Nola (n).
portati, c fofcritti
concioTiaehc il Tuo pruno Tra quelli Afche- Ebbe quello gran Filofofo non debil lumej
nez le medefime pietre , che gntò per Tuoi le fallìilìmc tene-
( c qual eli permettevano
primi fondamenti, di pari le fanàtico con bre del Gentiieiìmo ) della Diviniti , c fuoi
la Religione: Aiuti, Tc diritto, ùjtlira.la pri- attributi» così come lo danno a divedere
ma fabrica.che vi li aKì élla fu un l'agro molte fuc dottrine a tutto rigore cattolica-
Altare, dice Paolo Gualtieri (l),sù del qua- mente teologiche Conobbe l'immediata.,
.

le al vero Dio 1 : vittime lì offerirono da dipendenza delle Creature da Dio , cioè la


quella Geme primiera in rendimento di creazione delle colè, di che ne riportò gran
grazie per la terra gii prefa, dopo i perigli on.ptf
lode da Ariltobolo prelfo Eufebio (o) per par.c.i.
d una tedioli navigazione. Ed aggiunge lo detto di Teofilo (p) Sentì bene della Pro-
. p Theo-
log. nat.
Scrittore incdeli no, ch'effendo eoo Afche- videnza, onde cosi ne difeorreva , Animus J. p. q. Ù
nez venuto inlìeme il vecchio Noemo(a cui per omnet mundi partei commeam , atque .fC. 2*fol»

però lo non foferivo su quello affare ) per- diffufut, ex quo orniti* ,qua uafeuntur ani-
JO,

ch'egli oltrcpaflava, affine ch’cfcreizio co- Quomodo ili tur mun-


mali4 vitam capiant .
tanto neceffario di Religione non li dif-
dum negligere Deur dici tur , questo hoc ipfe,
metta, laièiò alla novella (Polonia, e libri, e feilieet [afe dilifit l con altro , quale tra-
Maeftri,cb’U culto del vero Dio Tempre in- fcrivono Clemente Alelfandrino (q ) S.Ci- q in Pro.
lègnallcro rillo (r)j onde forte li maravigliò il Rina!- Pier. p.ya. '

-Che fu,com’altrovc lì è flabilito,ne't8ao, r p K in


dt (s) come Tcofilo Antiocheno (0 abbiaj Jol. j
del mondo, i $4- dopo il diluvio , cioè uno, potuto fentirla aitrimcntc , e feri vere , ehe s obi /n»
pr. lo'.a*-*
o due o poco meno,prima che l'Ido-
fceoli, Pittagora non fentì bene della Divina Pro-
1

c 3 . aJ
latria Ti abbozzulfe in Sarugh, e f harc Anculn.
, e li videnza Difcorrca con fentimento vera-

pcrfvzionaile in Nino. Cosi addunque qual


mente teologico della Sapienza di Dio , af-
erali cominciato continuò lunga
pezza di fermando, ch'egli folo foffe l’unieo Sapien- u lib. 4.
tempo il vero culto della Divinità nella fhom. c,
Ca- te, così come lo rapporta Clemente (u)i che
?r ,
-
iabria,'ne mai Ti dilineffe .

, ch'ai fopravenire perciò , com’ è da vedere in Laertio (x) fi x lib- p.


ne^GrecTduU^ti dopo Ì12 quali.giu-
ile fluì*
, p. , j condulfe a non dirli piu Sofo, ma Filcuofo»
. p. , .

CULTO DIVINO PRIMA DEL VANGELO.


y Teo fi 1 .
cioè fido amatore delia Sapienza Co- Ma fiali comunque li lòde del vero, e lc-
fupr. tot. (y ) .

4 nobbe la refurrczione de morti, e quindi gitiino culto di Dio , fu la Calabria in ogni


z Jib. 7.
1 immortalità dell'Anima L' abbiamo da_, . tuo affare rcligiofiduna , cd aliai inchinata
C.JJ.
a in oft. Lattanzo (z) , da Minuzio(a), e da Tertul-
! alla riverenza degli Dii, come quella , qual
n.ói
iiano (b). E quindi ancora la verità dell'In-
I

fi abitava dalla gente più rcligiofa, Arcadi,


b de re-
fur. car- ferno, c del Èaradifo lotto nome di buona, Atcniefi, e Koinani,e lo notò 1 Aoate t erdi-
ni* cap.p.
c di mala Ipcranza , in conformità al vive- nando Ugbelii , Sant autem Caiabrt erga
reofil.fu* !

pr i to'. re umano o buono o cattivo, dicono Cle- Deum, ©- lieli colai Religione , ac p etnie afe
,

c 4.thO-
mente (e) , e Tertulliano (d). Che pertanto, Hi, ut minime ab Arcadi!, qui tu Calabria
m. c.iJ. f°gg‘ u g n c Agoflino (c), egli infognava la_. confedere, aut ab Atbenien/ìbut, &• Romanie,
d de A-
mm.c.(4 tralmtgrazione deii’Anime.Ebbe lume dell’ qui compluret illucColoniat deduxerunt Atte-
Teofil. immortalità divina, infegnando , che Iddio nere! videantur -E vai argomentarli dall'im-
foì.yaf.
e de Ci- non avea corpo, nè forma alcuna vifibilc ; c menlà moltitudine de (agri Tempi , confa-
vit. «il che perciò avelie a giurarli per la fede, per-
I grati a quali tutti gli Dii'di quei lecoli cali-
1i.cap.17.
T«of. tot* che per quella egli era conofciuto-.Lo Tarif- ginofi, ne’quali c con fèlle, c con giuochi, c
f«7. ferò Onaco Pitagorico ( f ), c dc'nollri San con voti, c con làgrific; applaudivali alia_>
I lib.de
Divino. Cirillo (^) Nè fu minore il lumc,quarcgli
. loro mentita Divinità. Piace qui di rappre-
f. 6. 10 ebbe delt'immenfità ed ubiquità dell' eller fcnrarc alcuni di quclti bugiardamente lagri
,
Jul. ad * -

4 - Teofi 1 .
divino, concioliaehc, giuda il rapporto del Tempi, non tanto per la notizia di quei o-
fol.299. Martire S.Giuftino (h), così ne difcorrca:
h pa-m fcurilfimi fccoii,qiianto per argomento del-
rato. Deut un ut tf, non ut quidam fufpieantur ex - la Religione dell’antica Calabria.
« p.feru .
tra oput a fe ornatum, ac difpofitum , fed in
d.j 7 « difp.
Pr : !eipfotomi, tr in Orbe tato , cosà lo rappor- De Templi de’ fa Ifi Dii,
k «1.7
.
q. ta Paolo Palazio ( i ) , onde perciò 1 coli-
pr. art. 9 .
fol. 381. lo (k) faggiamente riprende Pozio, il quale $. 1.
&a donimi Pitagorici riponeva , eh' Iddio
talmente folle nel Ciclo , che non fuori da
TEMPLI DI GIOVE.
quello. Conobbe a gran chiarezza 1' unità
deila divina Eflcnza, che per tanto chiama-
va Dio Apollinc, cioè come dichiara Ploti-
no Unum pluritate carene , poi fofcrif-
G iove Iddio fognato (opra tutti gli altri
fa fommamcntc adotato nella Cala-
bria, come 1 additano le quali innuracrabiii
( 1 ), e
1 A e-
talmente Uno , che Uni- medaglie, o col fuo ritratto , o col fuo ge-
nead. f.
fc Plutarco (m) , e

per rap- roglifico, o coll'uno, e coll’altro.Corrifpo-


lib.f.c.6. ta tem Dei ip)a-n unitntem vocabat
mlib.de lcro di pari i fuoi Templi, de'quaii però non
Num. il. porto di Teodorico (n) , e di Epifanio (o)
Teofi !.pa E quello più preme ebbe anche un qualche
1 è ritmila la memoria, che d'uno Iella. nane
gim.j7->.
barlume della Trinità delle Perfonc i onde, tràMefuraca, c Bclcaftro , detto pere ò
n coll-
era Graec il Cardinal Cugino (p) chia-
comcriferifce Monte di Giove, mercè ad alcuni rovinati
o Con. veftigj } cd un'altro in Locri, di cui non ab-
pc".d. fide mava egli l'Unità divina, Unitntem trinane,
po:t her. in qua biamo, ch’il lòlo nome, ed un'altro in Cau- * lib.pr.
lei licei cancurreren: con nix 0 acqua! i- '

8 ».Teofil. lonia di più fama Scrivono Tcmiltocle(a),


.
dell* po-
fu p. lai, é- imitai, c quella doverli adorare. Ag- polar
b. pr. e Polibio(b), che non sò pcrquai'aceidente
p 1
giugne Gio: Battifla Nola, che per ombreg-
i ** lib.
de doSa ticcifi quali tutti i Pittagorici in ma nei ile’ HoJur.
i$nor. ca- giare l una, e l'altra indente , cioè 1' Unità ,

pic.7. quali (lava la Verga delle Leggi , e de' go-


deil'Edcnza, c la Trinità delle Perlone fc_>
verni, rellò la Provincia, come lenza Capi
battere una medaglia, con nell una parto
del viver politico. Conofciuto ildifòrdinc
Giove geroglificato in Aquila , argomento
da'Sibariti, Cotroneii, e Cauloniati per ri-
dell'Unità, c con nell’altra un trepiedi ge- ,
ordinarli, chiamarono gli Achivi , (limati li
roglifico della Trinità. Ora da un'uomo co-
migliori di quel tempo in quello affare, af-
sì ben intefo negli affari della Divinità ,
leggi.
fine d'iftruirli nell' olfcrvanza delle
qual lume di quella non ricevea la Cala-
bria! Ed avvegnaché non così chiaro , che
Venuti adunque quelli furifoluto di fami-
favelle potuto trarre fuori dalle tenebre care a comuni fpefe un Tempio a Giove
infedeli, c renderla per ogni parte a Dio fe-
Eumenio, c già fabricofli in Caulonia. Qui-
dele, qual fu da principio, non però non le vi poi fi davan le leggi , s'imparavano ìa- 1

crificj, c fi pigliavano le conlulte per gli af-


-io vò molto, almeno con tenerla lontana-, c lib.pr.
fari correnti. Aggiugne Nola (e), che il fu-
[alle tante fiigrileghc fozzurc , fra le quali, 4p.
come tedè abbiam detto Tempio fu principiato in Corrono,
dilcorfo cadde involto
,
l’Univcrlò tutto. Conciofiache fc d conduf
ma non portato a fine per la fopra venuta-,
le ad adorare Giovi, guerra di Dionigi : Aggiungono altri , che
i i Saturni
,
Mercuri, i

le Veneri, le Diane, c fomiglianti modruo- anzi fi condotto a perfezione , e per qual-


fcdivinità,mai però fu o veduta, o udi- che tempo adoprato , ma poi diluitilo per
ta adorare Animali di qualunque gene- il fopr 'arrivo del tiranno.

fé, o Serpenti di picciolo, o di gran le vele-


no „e fomiglianti modruolità , quali d ve-
devano adorate ncll'altre Provincie .

B 1 $.11-
,

CALABRIA SANTA LIBRO I.

tufa dalle tolte ricchezze alle Ridette Città,


con in capo una ricca corona d’oro ingem-
mata di perle,
pollavi in ringraziamento
TEMPLI DI APOLLINE. dcll’ottcnutc vittorie dal General Formio-
nei e con lotto a’piè un branco di ferpentij
Nche quello Nume fu Angolarmente
A
no
riverito in Calabria
chiariffima teftimonianza
, del che poi ta-
sì le molto
pcrochc nello Ica var delle fondamenta del
Tempio furono
Rapenti , onde ne fu detto
ritrovate alcune
il
code
Monte
di
tutto
medaglie col fuo impronto , delle quali al- Caudino.
trove } sì anche li riveriti fuoi Tempii, de’
quali qui. Li piu riveriti c per la riveren- $. IV.
za, e per lo fplendore furono quelli di Reg-
gio, di Cornine , e del Promontorio Chi- TEMPLI DI NETTUNO-
• itb. «.! pruifa. Quel di Reggio, fcrivc Varronc (a),

S£*-| lo fabricò Creile, allorché fi rifanò dalla., Lia è affai celebre la rottura della Sici-
pazzia, e per argomento del fuo amore vi
iafeiò la propria Ipada . Ibique diti fu/jje
E lia dal rimanente d’Italia , e già con_>
lungo difeorfo fe n’è veduto altrove la ve-
enjem . ty ab eo atdificatum ApoUìnit Tem- rità idonea (a). Antioco adunque hlofofan-
piuni, cu] hi loco Rj>e/inot , cum Delfo! prò- do sii quello neriilimo accidente , ed o che
ficìfctrentur , re divina fatia, la hi e ani decer- volcffe compatirla terra, o che volcffe met-
pere /olito! ,quam ferrea t fecum .non Ma terne in riverenza il Cielo, prefe a dire ,chc
inferiore o al grido, o alla magnificenza fu opra era fiata di Nettuno Dio del mare, e
quello, ch'ai meddìmo Nume confagrò Fi- del fuo fune Tridente. Che per ranto,affin e
lotette fuipromontorio di Chipruffa, quan- di non peggiorar le coic,doveffero i Reggi-
do dopo gii affari Troiani fianco di più ni placar la fua Ira, con edificargli un Tem-
pellegrinare, qui ftabilì le fuc dimore. pio, c dargli in protezzione la Città . Piac-
Cratis autern monumenta videbit occifi que a 'Reggini la propella; onde follo effe-
I contea pat arei Alti delabrum .
guirono l'uno, e 1 altro, ed aggiunfero, chia-
b Biifin- diffe Licoftonc(bì,e come aggìugnc Orione, mando la lor Città Poffedonia ; cioè Città
citato da Nola c), vi confagrò") arco d’Er- poffeduta da Nettuno;Tutto quello è di Gi-
'c'iib. pr- 1

: .4. cole, qual poi rapito a forza da’ Cotronefi , rolamo Maraffori (b) , ed è meglio riferito
ripiglia Ariftotilc (d), ripofero nel lor di nel libro delle Medaglie (c) . A
quello lo
leu li. Cotronc , eh e il terzo l empio di quello aggiungo qucfi'altro Tempio, raccordato da
c invi- [Nume, raccordato da’ Scrittori i Racconta Fra Leandro (d) nella parte aufirale della-.
u vyti. Jamblico ch’avendo Pittagora proibito
(e) , Provincia,attorno Bruzzano.Quivi(dic’cgli)
a’Corroncfi l'ufo delle Concubine , e di gii cravi un nobile Tempio , confagrato a Net-
ubbidito, lo fupplìcarono, e l’altro fe nc_> tuno, fabricato, com’ lo ftimo , da’medclimi
contentò, ch'uveffcro potuto parlare a loro Brettii , quali edificarono Bruzzano ; qual
figliuoli avuti di quelle , nel fudetto Tem- Tempio rivoltato ne 'tempi della Grazia in
pio di Apollinc. Monaftero lìafiliano , pigliò il cognome di
S. Maria di Tridetti , corrotto dal Tridente

f. HL dedicato a Nettuno,come fcrivc Virgilio.

TEMPLI DI MARTE. *. V.
TEMPLI DI ERCOLE.
Ebiam la memoria
di due Templi con-
A Marte, dell'uno in
lagrati a ropea,
c defilino in Cotrone 5 Di quel di Tropea
T
E Bbe Ercole i fuoi Templi in più luoghi
della Provincia,comc dimoltrano mol-
* lih- 1 lerive Marafioti (a), ch’ci fu in gran vene- ti rovinati vcfiigj conia fola tradizione,chc
ca
razione del gentilefimo, fino al foprarrivo furono fabrichc fagre a quell’ Eroe Fra .

della Crilliana Fede nella Ridetta Città. ln- quelle la piii memorabile fu quella gli de-
de Fedeli confagiato al Mar-
di dalla pietl dicarono i Cotroncli; conciofiachc perfuali
tire S.Giorgio, oggidì è la Cattedrale Rit- da Pittagora, che la lor Cittadinanza li fob-
to l'invocazione ai S. Nicolò Dell’altro
. ie originata da Ercole, a’fuoi configli gli e-
Pr
di Corrono riferì fee Nola (b), c’ e con fu- reffero un magnifico Tempio in mezzo alla
cap.x-'
perba mole s'alzava fui Monte Caudino, di piazza, con fìatua corrilpondenre , ed effi-
cui dille Boccaccio, Caudina! Calabr a Moni
:
giata in modo, che nellìtna delle mani tc-
il mcdefimo, ch’oggidì la Ritonda, allo- neffe in pugno una Città in geroglifico di
,fi,
ra dentro, in quelli tempi fuori la Cittì. Fu Cotronc. Così Nola (a) per fentimento di
egli fabricato per configlio di Pittagora, Jamblico. Cofiumanza , qual ritennero an-
dopo le debellate Città di Tcmp>fa,e di Cle- che dopo il Vangelo , fui mutando Ercole
ta, famulo per la ricca fiarua del medefimo in Dionigi TAreopagita , da cui ricevette-
Nume, di cui il corpo tutto era d’argento ro, oi primi raggi, ol'accrefcimento djlia
c ’1 capo d'oro con pari artificio,che maefià, luce vangelica.
.

CULTO DIVINO PRIMA DEL VANGELO. n


reliquie con V accoppiatura degli Atenidi,
j

forta lanuova Cittì dc'Turj , il fimulacio


di quella Dea, forlc di gran prezzo , e non
TEMPLI DI CASTORE, E m.nor divuzionc,vcnne trasferito in un le- J

DI POLLUCE. condo Tempio punto mcn magnifico del


primo. Ma fopravanzò, c di religione , e dii

V ive pur oggidì, e vi veri per lèmprej


alia memoria de' Poderi la per ogni
conto memorabile rotta data da quei di Lo-
magnificenza qualunque altra ligia fabrica
di
nel
quedo Ninne
Mondo tutto,
, non folo
il
in Calabria , ma
famoiìffimo Tempio di ;

cri a liar nemici Cotrone/ij Quando quindi- Giunone, detta Lacinia. La lua fondazione:
ci mila di quelli, e de' Reggini ebbero ani- llacio (e) la rapporta a’ Coti ondi , Loccac-i a ni».’,},

mo d affrontarfi non folo , ma di rompere-» ciò (d) ad Ercole , Servio (c). Appiano ( f ),
ancora cento venti, o pur trentamila di que- c Diodoro (g) ai Kè Lacinio, da cui forfè la
fti.E ragion ne fu l'indcfcflà adì (lenza-., Dea prefe il cognome di Laciniate non piu '

K t
quale dalla parte de'Locrelì , fecero Cado- rodo dal luogo eh' era il Promontorio La- t, o ’.

re, e Polluce. Quedi dunque fupplicari da’ cinio . Si ergeva la mole nel mezzo d' un
Locreiì, c Reggini non ebbero a fdegno di folto Bufcu, dicono Plinio (h), Valerio (1),
^ ib. p.

fard vedere anche dall'occhio della fronte c Livio Mortclie,cd Abe-


(k), intralciato di
K
affili lòvra bianchiffimi dedrieri precede- ti, con pari vaghezza, che maelti, onde nel I

,
re l'eflcrcito, animarlo alla pugna, ed avva- folo appi cffìrvili metteva e riverenza, e ti-
lorarlo alla vittoria . Per il eh e non ingrati more. Per dentro vuiiva tutto follcnutoda
li Locrcfi luogo medclìmo,ov'cra fuccc-
fu’l fuperbiffime colonne, con di lòpra fingola-
duto il combattimento, ed ottenuta la vitto- riffimc pitture, opere tutte di Zelili, recato-
che fu il Fiume Sagra , edificati duo
ria, vi a grandi Ipcfc da' Cotroniani, dice Cice-
Templi, li confegrarono a quedi Numi tu- rune (1) } ed aggiunge , che molte lòpra eif-
aveano avuto, c l’onore del-
telari, da’quali fcro alla fua età Era quelle li amm.rava il
.

la Vittoria, e'1 teforo della Vita. Non diffi- cotanto rinomato di ELna, cavato dal natu-
miglievolmente rale dalle pili belle delle beliilfirae l anciul- m
i Reggini faticarono i lo- ubiJ ,
ro, confagrati a medelimi, li ove oggidì è le Cotroneli, c Valerio (m) fcrivc,che tanto up.7.
la Cbiefa de'PP. Conventuali j onde Tanno in lei li compiacque il gran Pittore , che le
iSSo. con occalionc di piamare alcuni albe- fcriflè a' piè alcuni veni d’ Omero, quali da

ri nelTOrto/i fcoverlcro le rovine di quel- Oliverio Arzigonelc refi latini, parlano così.
li}c fu odcrvato, che la fabrica era di acli- Haud turpe efi front , fuigtntiqur otre
catiffinu mattoni,con alcune tribune al rito pelafgot
antico grecoj i pavimenti lavorati a molai- Conjugepro tali diuturna; ferre lahortt
co con pietre variamente colorate con ap- =, JEttrais faciet muori efi ajuaada Bea-
prodo un Acquedotto di dagno, per il qua- tut- .
li((- ’ 5'
le conduce vali l'acqua in un vicino bagno. E quindi fi conofee lo sbaglio di Plinio (n\
qualora da'Cotronefi in Calabria tralportò
§. VII. ad Agrigentini in Sicilia il famofo r inatto,
come da Tullio, da Valerio, e dal rimanen-
TEMPLI DI GIUNONE te tutto de 'Scrittori, può agevolmente trar-
li. Li Minidri dei ligro Tempio erano raol-
{

Ono alquanto più luminofe le notizie ti per numero , ma tutti di vita incorrotta,

S de’ Templi
gii confagrati alia favolofa fra’ quali il primo fagrificava alla Dea su d'
;

• tik.c. Deita di Giunone. In Cotronc n' era l’ uno, uno feudo, come Drive Ifacio L'altare più .
j

t>no.pt. dice Paufania (a), foferitto da Nola (b) affai riverito era fulla porta , c rodo recava con
venerabile a quei Popoli , e foggiongono, la maraviglia la divozione $ conciolìacho
che v' era d' inedimabile prezzo la datua d' per quanto gli fremeflero all'incontro , c le
Affilo Coti onde , famofiflimo Atleta} ma tempede, c i venti ì mai però eran di tanta
perche egli rimado vincitore in una olim- forza, che via portaflèro le ceneri.dellc qua-
li veniva religiofamcnte coverto} Lo fcrive
piade^ compiacenza di Dionigi rifiutò di 0 ».

eflerCouonefe , e fi publicò anzi Siracifa- Plinio (o). E quantunque per ragion di vo-
no }
perciò infuriati li fuoi Cittadini oltre to’aveffc per qualunque tempo la concor-
molti villaneggiamcnri, gl infranfero la Ri- renza de'popoli, i'avca lingolarmente , dice
detta dtatua degoiffima di fopravivcre all’ Livio nel di fedivo della tua dedicazione ,
eterniti. Più famofo fu il Tempio di quella chiamato con greca voce t'a*egirii,Ma qua-
Dea in Sibari , mentre in quella vada Cittì le dalla Sicilia , dalla Grecia, c dall'Italia
era di tutti gli altri il primo L’ irriverenza
. tutta a fòlla inondava la gente d’ogui gra-
poco curata da' Sibariti del fuo cult o , e re- do, e feflò, altri per render li voti, altri pe.
ligione lor recò le rovine . Vedi il capi-
,
fupplicar le grazie , tutti
per la riverenza.,
tolo delle Cittì dedrutte nella Calabria abi- dellaDea. Qui furono , dice Licofronc do-
quale mi rapporto Quello folo ag-
tata, al . po la caduta di Tro;a , ad oflcrir doni Me-
giongo, che gii rovinata Sibari, c delle lue nelao, Achille, ed altri Greci : qui Enea. ,

CALABRIA SANTA LIBRO I.

(aggiunge iiionigi) ottcrcuJo una ioz/.ì di


bronzo ^on aU’inturno la greca i funzione, § Vili.
così reluiatina: y£ un: in Tnntph Junomt TEMPLI DI PROSERPINA.
pattram xnettm relitjaii Qui Annibale, re-
,
,
plica Livio, (pi non pur venne , mi un’e- On minori e di mole , c di fame furo-
f '' J ”* ’ no li due celebri Templi confagrati a
liste dimorò, e fittivi erigere un'ira, ovc-
ro un’ arco, dice Plutarco , in uni grande-» Profcrpina i.i Locri, ed in Ipponc.E comin-
tavola di bronzo a caratteri cartaginefi , e ciando dal Locrclc, fuegii opra di Dedalo,
greci fi iftoriarc le fue vittorie, e fuggì ugne ed in qualche parte di PraCirele.Si ritrovava
Polibio (q) averla veduta con tuoi occhi. Dedalo iuSiciiu, fuggito lotto laprotczione
, " Qui fu Sen afone con altri Legati del Rè Fi- del Rè Cocuio dallo Idegno dei Rè Minoc
lippo di Macedonia , affine di trattar li pa- per la violata pudicizia della Reina Palile
ce con Annibaie , quale non folo trattata-., fua moglieionde perciò ebbero a vederfi piu
maconchiufa,cdi vantaggio fatta lega d’ fatti d armi tra C'reteA , e Siciliani
,
quelli
ofiéfa, e difefa, refe le grazie alla Dea , to- per la ditelli, c quelli per loffelà dell'Ar-
ilo partirono,dice Livio (r).E quindi avve- chitetto Veggali Pietro Carrcra (a) Chia-
' <>!>-
>3 . . , M«m.
niva, ch’egli fotle Tempio ricchiflimo, e di maio intanto da'LocrcA il nobile Artefice^
pr '
I
’ l '> ' 4'
gran tefori, ripiglia Strabone, mercé a'gran l'impiegarono alla fattura del lor Tempio,
doni, che da tutte le parti,c da tutte le per- ia qual riulcì, qual la delcrive Proclo (b) . b v P i-
fine gli venivano oltre ciò avea ar-
. Ed Era egli, dice lo Scrittore , fuori le mura
menti di qualunque fatta , confagrati alla > della Cittì dentro ad un vagli ilìimo bolco ,
Dea, quali lenza guida di Pallori per loia intralciato di folcilfimi alberi Sollenevano
.

culkidia di lei ufei vallo ,


e ritornavano da’ il tetto quattro grandi colonne di finilAmi

pafeoli , mai pericolandone alcuno , o per marmi, e perciò aperto da tutti c quattro i
voraci ci di liete, o per rapacità di ladroni! latiadorava!! il iimolacro della Dea Avea .

Ed eranc cosi grande il guadagno , che per ne'piu ultimi penetrali una fegre'a cameri-
qualche tempo riferbato, avea potuto fon- no, da dove il Sacerdote parlava al popolo,
, lite 14 dere, dice Livio (s) in oro nudicelo nel
, c rendeva gli oracoli. Da quivi dentro fccn-
mezzo dei Tempio una fuparba colonna. Ed devali una lòtterranea (caia , ai fine della

ni, - è vero, fogginone Tullio ,c), poiché per ac- quale una gran porta s’incontrava , di cui la
ci aiyiii." certarfenc Annibale la perforo di mezzo, 06 chiave era ia lòia volontà della Dea Per .

penliero di rubarla i c di gii rubata avreb- 1 quella porta s'entrava in un fegretiflirao


be, fe la notte del giorno deftinato al furto, gabinetto, in cui con molta riverenza li con-
D
non le gii foife prefentata la ea , avvifan- (erravano Pagri Libri delle Cerimonie , ej
i

dolo con voieo iiiaaeeevole, che fc ciò fe- delle Invocazioni.Nè qui finivano k fegrcte
guiile,gti a /renne cavato quell’occhio qual ftanze 7 concioliache da quella s'oltrcpada-
glierarunailo nella Tolda u onde sbi- : va alla terza pei mezzo d’un’altra porta di
gottito, non pur non coni uedò il facrile- bronzo artiiiciolàmente lavorata da Prafi-
giuj ina riuniti in unapicciola virgoletta, i tcle, c nera la chiave l’Invocazione della
minuzzoli, la ripule liitla fua eima.E pur lo Dea con quelle greche parole 6 uym Te
:

profanò, fe non col furio, dell'oro , alnen i,9i fifir ui pai S'yp^p dor. Aperta dunque la
con la lagrilega Itragc dimoiti, quali per porta vedeva!! ampio falone ,con dentro il
non partir con lui, Aerano rifugiti dent.u riechilfimo te foro , vali d’oro , c d'argento
quelle faere mura Ma vantaggiò
. ia pe. li- per l'ufo del Pagro altare, monete fomTglic-
dia d’ Annibaie quella di Fulvio Fiacco volmente d'argento, adoro per l’alimento
Ccffiòre, di cui racconta Livio (u) , che fa- de’Miniftri, ea altri affari j con divieto, che
u ub-4».
bricando in Roma un magnifico Tempio verun altro, che i Sacerdoti potellèro met-
alla fortuna Equeftrc , vi portò per fofficto tervi il piè, per avvalerli o degli uni, o dcl-
le tegole di marmi del medellmo 5 quindi l’altrc .Di qual preziola valuta A foife que-
fparfaicnc la fama per Roma, e datane que- llo telòni, egli è agevole l’argomentarlo
rela in Senato da Lucio Poltrendo Albitio.e daU’unWcrfaiiffimo concorfo "de’ Popoli,
da Mario Papilio Lanate ebbe fopraicri- che dalle piu rimotc parti , c per ogni tem-
prcnfionidi quei PP. con il difpogiio dall' po etri correvano ad otferir doni.o in rendi-
ufficio! e fu poco a riguardo di quello ope 1 mento di grazie per benefici ricevuti oper ,

rò iaDeaotìefa ! poiché oltre alla morte fuppliche , affine di avere ia processione.»


di due figliuoli, impazzì Egli sì furiofamen- della Dea nc’cafipiìi bilògnon. Quanto poi
te, che li appiccò con le proprie mani. T ul- zelallc Profcrpina quella Tua cala, ci Ino
to quello è di Valcrio(x) ; il quale aggiugne, gran teforo, lo dimoftrò da quello ne leri-
1
’’
che per ordine del Senato furon le tegole vc Livio i.c) Intimata la guerra da’ Cotto-
. <•

redimite ! ma non trovandoli Artefice, che niati a quei di Locri, dubitevolì quelli che &•••?«>>.
,
iàpellc ricollocarle, andarono tutte a male, qualche furore dall'alto nemico non met-
c con ctloloro tutta la fuperba mole. tere faerileghe le mani al teluro, rifolfero
di trafportarlo daldi fuori le mura , ov’ egli
era, al di dentro ! ma la notte mcdclima s’udì
.

CULTO DIVINO PRIMA DEL VANGELO. if


lavoce delia Dea , la quale come ridendoli mterterfi di vaghi fiorile corone* collume
del conceputo timore, avvisò, eh' atteneteli- non pur delle giovani plebee , ma della-,
fero ad altro, che quanto alla difefa del Tuo prima nobiltà ancora, per oflirvazionc di
te furo, andai ebbe per fuo conto . E pcrochc Vjiulcppe Copiatoi* conciotiachc a .-eoli in
i Locrcfi non predando piena credenza all’ vcrg°gna ular corone imcllutc da altri
oracolo, fi pofero ad erger fòrte muro in- Avvenne dunque , che nel mentre Profer-
torno al Tempio per fua difefa , ciòdifoia- pina era in campagna con altre, dedita a-,
ccndo alla Dea operava si, che quanto fi la- coglier fiori , foptuvenuto dalia vicina Si-
vorava di giorno, tutto rovinarti: di notte ; cilia Plutone Coj fitto, e delia fua bellezza
onde fatti certi del patrocinio del Ciclo, neramente accefo , pernja fe ia rubò .
non fecero altro,perfuafi, che non andareb- Quanto dolore aftligcfle ia vedova madre,
bc fenza cartigo chiunque portato dall'in- tolto che intefe la trilla novella
, folo può
gordigia ardirebbe porvi fucrilcghc le ma- farne giudizio il penfamento Or gl'lppo-
.

ni. L avvenimento dimortrò quello vero per dar confinolo all' inconlblauiic Si-
nefì
nelia perfona di Pirro Rè ddl'Epiro . Que- gnora prefero a
dire, che non Plutone Cor-
lti ritornando armato dalla Sicilia,dove non ma Plutone Iddio la vea rubata, per
laro,
potè forprcndcrc guerriero la Città, forprefe farfcla foco Dea * Ed alle parole aggiu
fagrilego il venerabile Tempio , ed imbar- gnendo le dimoltranze un magnifico Tem-
catoli con dentro le navi il Pagro teforo a pio le fabbricarono, fullcnato da una gran
profpcro vento, appena fu in alto mare, che Riva di fjperbiflima colonne, le mcdeumc
torto imperverfandofegli contro fiera una quali oggi giorno fi veggono nella Catte-
temperta, il rigettò ne lidi,da'quali poco di- drale, e nella Trinità di Mileto, traporta-
anzi s'era dilciolto, andando a male il tutto, tevi dal Conte Roggiero Tcmpiu.ehe poi
.

fuorché le venerate ricchezze : onde fatto refe famofo la Verità degli Oracoli Ma_. .

faggio a fue fpclè, relitti pentito il fagrile- qui prima d'oltrapaffarc è a'uopo mettere
go furto, e pur non badò in cartigo del fuo in accordio, fe farà poflìbile un gran di-
gran peccato ; a non molto
poiché da li ri- vario trà Storici. Sono moiti,e forlè li piu,
Argos. Somigliante ardimen- li quali dicono
mafe uccilo in , che la rapita Proferpina-.

to ebbe QTlcminio, Prefidentc dc'Romani Cerere Siciliana , e che


folle la figliuola di

in Locri, fpogliando delle medefime ric- ilrapimento avvenuto nelle campa-


forte
chezze il famofo Tempio* ma non fu diflo- gne Ca' aneli
Cosi Plutarco (g).Soiino(h),
.

migliante il fulmine del cartigo * conciofia- Ariftotilc Oppiano (k) , Claudiano , * Mem<
(i) ,
li Jat.Vo-

che querdafldofene in Senato gli Amba- furiofa uentc fegutti da Pietro Carrera . l.pr. Iìb. 2 .

feiadori Locrefi, come l'abbiamo predò Li- Altri poi , cioè Proclo Stradone
, , e Ma-
n Epi-
h
Liv.
vio (dì, e Valerio (e) , ne venne porto in.» ralioti vogliono Prolcrpina ITpponefe
,
l-o".
d
Jib carcere il fagrilego, ove difperato fe ne mo- ed il rapimento avvenuto nelle campagne!
ic'iioja.
• Valer,
d« ri, avendo prima redimito al doppio le ru- lpponcli, appunto come lì è raccontato fo-
lib. pr
nrglcft. bate ricchezze . E quantunque abbia lèm- pra. Altri finalmente tennero una via di
Rel.g.
brato.che Dionigi il vccchioTiranno di Si- mezzo, cioè, che Proferpina Hata forte la
racufa v'abbia avute le buone i poiché , co- Siciliana, figliuola di Cerere* ma che il ra-
me Valerio fcrive, avendolo fpogliato, e ri- pimento fia avvenuto nelle campagne Ip-
tornandofenc con prolpcro vento in Sicilia, ponefi Così Francefilo Alunno (1) , Giu-
.
Fabr. 1

ardito dirti: : f'itìetir^uam torta r/avifatio ab feppe Capialbi (m), Giulio Cefare Recupi- n «Su-
oi Ho',
ipfts Oiit immortalibat racrilr’it trikuaturt do (n), Paolo Meroia (o) , gli Autori del di Mona
nientemeno dritto fi mira,quanto egli poi nuovo Atlante del Tcatro(q), capa.
le (p), e l'altro n (Jete-
pati nel rimanente della vita, e nella polle- Nicoloflì (r) , A me piacerebbe il
ca altri . f-H/a!).

riti, di che ne fono piene le rtoric , tutto dirli,che (late fodero più Proferpine , e o Cym •
porti ain dire , che forte fegreia mina dello più rapimenti. Penfamento , che fu prima P in Ca-
lali*
fdegnu della Dea, che più tardi , ma pur al- ai Fra Girolamo da Fiorenza (s) , che il
S V.Go-
la fine lo colfe. traile da Antonio Ricciardo, ed è la ragio- VCl. fol.

Di pari grido , e magnificenza fu ne, ch'ella farebbe un'imprcfa affai difficile *3*
l’altro r Ercol.
Tempio di Proferpina nell'antico Ipponc; verificare il tempo del ratto,rapportando- P'g[.
s Mctap,
f Fpt.de di cui cosi fi racconta l’origine da Proclo fi da alcuni neTjpp., e da altri ne’ 177 j. ad aao.
OraT.iib.-l, predò Marafioti ( f*. Comandava alla Città Furono dunque due Proferpine , e due ra- * 711*
cap.
d’ippone Ermlppo, uomo per comando, per pimenti così , che il primo fiato forte ne'
nafciia , e per rutt’altro rinomato affai ito 1599. di Proferpina Siciliana , rapita da_>
quel tratto di paelè Cortui da Calais fua
.
Orco Re di Molofii.cd il lòcondo accadu-
moglie avuta una fanciulla, qual dirti: Pro- to negli anni 177;- di Proferpina Ipponc-
lèrpina,pafsò all'altra vita con dilpiaccre di fe dalSiciliano Corfaro, favoleggiato da-
tutti*conciofiache di tutti aveafi guadagna- gl'ipponcfi per racconciare la Vedova
to gli affetti. A quella prima dirtavventura Calais . Or ripigliando il filo dell'interrot-
fcgul la feconda , che fu il rapimento della to difeorfo, cosi famofo era divenuto aue-
figliuola. Era coftume in Ippone, che Icj fto Tempio, qhc li medefimi più accreaita-
giovani donne ufcilfero in campagna ad ti Oracoli mandavano quivi la gente per

le
CALABRIA SANTA LIBRO I.

lcconluite. Evvi riempio dOreltc, quan- (a) , e di tis Cretcfc (b) , da Uliflc dopo
Di t
do per matricidio divenuto pazzo , o per
ij gli affari diTro;a , e fu il motivo, che cor- 1

dir meglio, agitato dalle furie , confidan- rendo per quei mari , portato dall’ empito
do l’OracoJg di Diana Taurica .ebbe in ri- della tempeda fotto il Monte Circello 5 ma
fpoda, tb'anzi confultaire l'altra di Profer- però quivi fattigli! incontro e nuovi, c con-
pina Ipponiata . Venuto qui con la Torcila trari venti, perciò ri dipinto indietro ven-
Ifigenia, ed ambedue fupplieando la Dea, ne a dar in Scilla , ove per dar luogo alla
fu lororifpollo, cheandati in Reggio, ivi tempeda dimoiò alcuni giorni Ma , o che .

collocaflero il fiinolaero di Diana Fafecli- Iperadè dalla Dea lòccorfo per il nuovo
de, ed in tanto per il viaggio lavandofi O- viaggio, o che fe lo perdiadeue avuto nelle
ref e lette volte in fette numi , overo in un pallate tempede , fe non forlè per l'uno , e
fo|o, accrefciuto da lètte capi , giuda che per l'altro, tabricò ivi un faniofo Tempio,
variamente fi fefive , riceverebbe la falutei c lo dedicò al fuo nome , dal quale poi per
come ancora , lavandofi nel fiume Paecolt- lunga pezza dì tempo , e l’abitazione , ed il
no, od ultimo de fette , od unico accrefei- Promontorio fi differo di Mincrva.Cadel di
mento de Tette. Li Romani mcdefimi ebbe- Minerva Io leggo un luogo fabricato da’Sa-
ro in gran riverenza quello Tempio , onde lentini, allorché approdarono in Calabria,
per ridurarlo alquanto decaduto , fcrive-» che molti dimano FolTc l’oggidì Grotteria,
GabrielcBarrio(t) che vi fpefero fettecento ma con aperto sbaglio, eflèndo l’oggidì la
fettantamila, e novanta federzj , cioè die- Bafilicata, come Io lo difeorro altrove Ma .

cennove mila duecento cinquanta due du- qual ne foflc l’origine, o fe perche vi foflcj
cati, e lo trae dal marmo ferino, bafe allo- dato qualche Tempio confagrato alla Dea,
ra del fagro altare, oggidì foglia della Cat- o per altro accidente, fin ora non mi fovvie-
tedrale di Milco . Vedilo nella Calabria ne a dirlo,
dichiarata con licrizioni, f. XI.

*. IX. TEMPLI DI VENERE.


1
templi di diana,
queda Dea , delle
N On mancarono a Venere
pli in Calabria L’ebbe in Locri, in Si-
.
i fuoi Tem-

E molte Medaglie di bari, in Cotronc, ed altrove . Il più raccor-

L quali dilcorro in fuo luogo, convinco-


no come la (ingoiar divozione avuta di lei
dato fu in Reggio, il cui fimolacro fcolpito in
marmo era cort vago , che i Romani coi—,
nella Calabria, così la moltiplichi de’ fuoi raddoppiare idanze propofero pagarlo fei-
fagri Templi . Fin 'oggi pero a me non oc- mila fèltcrz;,ma ricufando e quedo, ed ogn’
corre, che la memoria di quello in Reggio, altro partito i Reggini, c nientemeno invo-
fabricato da Orcdc a Diana F’afcclidC , co- gliati viepiù d’averlo i Romani, fi erano no-

me se tocco di fopra Tempio magnifico,


. biliti di tifar la forza , e l’avrcbbono ufato

non meno per la mole , ch'era tutta d'alrif- fenz 'altro, fe Cicerone non avelTc fclamato
fimc colonne jche per il fimolacro della me- a PP.che non conveniva metter violenza a
defima Dea lavorato con eccellente artifi- quelli quali andavano in conto di Cittadi-
,

cio di finitimo avorio. La fua Feda era ni Romani (a) : Quid arbitramini Rbe^inot ,
delle piti folenni in quella Republica , fo- qui jam Civet Romani funt , mtrtri valli, ut
Icnnizzj'a con fagritìzj, con giuochi , con ab bit marmorea Penui ilta ne auferaturl
concorli, con altro , che può render pom-
pofiffimo un fagro giorno Chiamavanlì. f. XII.
dalle più remote parti i pia chiari Oratori
a ridire lo glorie della Dea . Eri molti va- TEMPLI DI CERERE.
lentuomini, che v'orarono vi fu Archia,
il quale, oltre le grandezze del Nume, dirtè Republica Cotroncfc fingolarizata
tanto della grandezza de’ Reggini, che per
detto di Tulio (a) con li mola doni , glie-
LA in tante maniere dal gran Pittagora, in
u ante s’è difeorfo altrove, dimoiata perciò
ne fu data la Cittadinanza. 3alla gratitudine , oltre ad averlo oflervato
in vita , volle anche dopo morte venerarlo.
Mono dùque il buon Fdofofo.dice Valerio,
che dimando cofa indegna, che ia fua Cafa,

TEMPLI DI MINERVA. quai’era data albergo d uomo divino, aveffe


ad abitard da uomini tetreni , conchiufe di

N On uno, ma c due , e treTempli, e for-


fè più, le a ve dime occhi da penetrare
in quei fecoii caliginofi, Io veggo di queda
anzi confagrarla a qualche celebrato Nume.
E riflettendo , che l’uomo fainofo era dato
l'Autore della dottrina, qual poi fi difle Ita-
Dea, in Turio, cd in Locri fonò li due, de’ lica, con fondatiffimo giudizio confagro a
quali oltre il nome non leggo altro. In Scil- Cerere, Dea inventrice delle biade , forfè.»,
laifuilterzofabricato, per detto di Solino, che come quedo con le biade avea lòmmi-
nidra-
.. ,.

CULTO DIVINO PRIMA DEL VANGELO. 17


nirtrato il cibo al corpo ; cosi quegli con la ia vittoria ottenuta contro le Cittì di Tem-
dottrina avea dato l'alimento all Anima: pfa,e di Cleta. La fua ilarua era per di giu
Opulentijfimaque Civita fon le parole diVa- nel corpo d’argento, c per di sù nel capo, d’
a liK lerio (a) , tam frequentar venerati poft mor- oro fufa dalle ricchezze delle medelimc Cit-
c»p. >(. rei» dintt n ejus Cereri i Sacrarium fecit t! foggiogate. A quella Formione Capitata
Nola liba
pr-c.X. Altri Templi pur ebbe quella Dca,com'è da Generale di quelle elpcdizioni avea aggiun-
conghictturarlì, in una Provincia cosi uber- to dei fuo uiuricchilfuna corona , lavora-
tofaj avvegnaché lol di quello abbia Io la ta d’oro, e tonnellata di gemme, coll ifcriz-
memoria. zionc all intorno FOKMION.

f. XIII. f. XV.
TEMPLI DELLE MUSE. TEMPIO DI CIBELE.

Le Mule ancora ebbero loro Templi Tempio Proclo (a),e lo


a HH.S.C.
r-
E nella Calabria.Di uno in Cinquefrondi,
per detto di Marafioti (a) parlò Proclo(b),c
i

D Efcrive quello
più terribile , che venerabile
ftgnifica
Dice adunque, che fu opta d lppondì , che
*
.le
F-pit.’
'

b Epit.
«leot ac. diflc, che fu opra de'Locrefi, per ogni con- lo fabricarono in Meliano, Terra non mol-
to venerabile dalla gloria degli Oracoli in to dillante, onde poi li dilfc C-ftrum Cihelis.
poii e ne rende la ragione, accioche , dic'c- Era egli pio nelle offerte, e veritevolc negli
eli/ion dimezza ife i concorfi a quel di Pro- oracoli, ina poi crudele nell'alpctto , e nel-
Ferpina in Locri Poft AUanum ,
: Morde- & la fabrica li fiero Erario veniva fabricato
.

tela , edifica- erunt fi hi Locrenfes Oppidulum con pietre offitc , con calce , e folforc im-
(
Cinquefrondi interpetra Marafioti ) , uhi paliate a fangue umano : alla putta, veduto
Templum Muforum conftituerunt or acuii s da tutti, s'ergeva un gran cotoflo , chiamato
vecuum , ne forti Profcrpintt Locrenfcs ora- Paleondos, cioè, come di Leone , che con u-
tala deficerent . Con più favio accorgimen- mana favella diccflc } Quanto qui lì vede,
to fabricarono il loro i Cotroniati, in au- Ili tutto fotto il patrocinio di quella gran
il

gurio di domeftica concordia, giuda che lo Beftia. OdaliProclo con le fue medelime pa-
e de viti
Ph lof.
:
difeorrono lamblico (c) , Scutcllico (d) , e role Adcfl in Italia ab Hippone non longe Ci-
:

d invita Gelilo
pia.
(e) , riferiti, e foferitti dal Nola (f) Caftrum
belit j uxta quei , ipfìus Dea&
a lib.pr. Il Coro delle Mufc compiè la confonanza Phanum corflruBum apporci , Hipponienftum
f lii.pr.
eap.X.
del concento, e l'armonìa , con tutto altro opus , Pium in oblationibus frugum , (adii , 0-
dovuto alia concordia i onde iopravenuto viutn, atque aerei meliti , veritatifque verbo-
in Cornine Pitt agorai ritrovata quella Cit- rum Dea i crudele tamen edificium , co quod
itidata tutta aifcnlb, e perciò perigliofa- fubCaronda fuperflitionibus condir un efi Cu- .

rncntc fluttuante fra le difcordic famigliati jus Erarium ophite lapide , calce , fulpbureque
de 'mariti, e delle mogli, coniìgliò la fabri- bimano delibutum cruore , tantum avertenfium
ca di quello Tempio, quale leguì lopra d’ Hipponienftum bojìium, ut &
bxc Hipponcnftt,
un Monte all'ora dentro la Cittì , che dal aliorumque bominum genera HUd introire ex-
nome della Sacerdote!!!, figliuola di Appio pavefeerent 5 atque i facris pccuniis manus a-
Cotronefe, anche oggi giorno vien detta la verterent. Cui addidit, &
Carondas ftperflirio-
Cappellina, e ne feguì l'effetto ì condoli a- nibus conditum ftgnum cundis illue introcunti-
che abbandonate le Concubine, li riabbrac- butiram mini tane, quod &
7mur.it nuncupa-
:

ciarono le vere mogli 5 onde ne feguì la tur ì ideft fub hoc Leone omnia.
conco rdia folpirata nella Republica.
f. XVI.
f. XIV.
ALTRI TEMPLI.
TEMPLI DELLA VITTORIA.

LA
Calabria troppo fuperlliziofamente
O rapporto altrove una mano di meda- rcltgiofa conlàgrò Templi , ed Altari
I glie con l'impronto della Vittoria , co- non pure a’ Numi, creduti del Ciclo j ma e

niate in piìt Cittì dc’fecoli fupcrftiziofi; on- ad uomini della terra , cd


a colè fuori dell'
de vai l'argomentare la moltitudine de'Tem- umano genere, foltanto,che o nc temeffe in-
* pii confagrati a leùoggidt non ce rimalla al- fortuni ,0 ne ricevelfe benefici. Di quelli ho
tra memoria, che d’uno in Reggio , e molto pronte le notizie di due , e fari 1' uno quel-
fecca e d’un’altro in Cottone alquanto più
, lo , che i Torneimi confagrarono a Polite
diftefa. Fù egli fàbricato sul Monte Egre- Compagno d’ Uliflè . Navigava Uliffe per
?
gorio, dal nome di Egregorio Duce de Si- quei mari, ma non avendo profpero il ven-
bariti,che dopo la gran rotta , fatto prigio- to, rifolfc d' allettarlo nel porto di Teme-
ne, ivi terminò i fuoi giorni , ed il medeli- fa. Scefo per ciò in terra , e portoli a ripofo.
mo, che l’oggidl Monte Maccoditi .11 mo- Polite fuo compagno usò violenza ad una
tivo di fabrtcarlo fu in ringraziamento del- Fanciulla del Facle . Di ciò volata la nuova

m
,.

CALABRIA SANTA LIBRO I.

in Teme li , e fremendone d’ ira li Cittadini, rrebbe decorrerli, ftimo, che farà compiuta-
corfero a folla, ed a replicati colpi di pietre mente ballante per darci a divedere la gran-
uccifero il Lafcivo. Non fri pigro l'inferno a de Alma , che delle colè divine cbbcro.quc-
mcfcolarvi le fue fuperfliziom , che per tan- gli antichiffimi Popoli dai Gentilefimo.
to dedicatovi un luo fpirito , e fingendo d'
effere l’anima dell' uccilo foldiuo ,prefc con Culto Divino in Calabria dopo il
tanta rabbia ad infcilarc quel territorio, che Vantilo .

fi parlamentò per abbandonarlo. Vollero


pe-
rò prima cor.fultarne gli Oracoli , e da un DISCORSO SECONDO.
pitonico Indovino ebbero in rifpofla, che
fenza partirli potevano fottrarfi da quel tra- E la Calabria , per quel che s’ è detto nel
vaglio, con folo edificare a Polite un Tem-
pio ed offerirgli ogn’ anno una delle loro
S precedente dimorfo, Fia a fuo danno così
, afluta tra letenebrc del Gentilefimo, con ap-
migliori fanciulle . Ubbidirono gli aflcdiati prendere così da dovevo il Culto della Ido-
Cittadini, edificando il conligliato Tempio, latria, molto più fi appalesò pronta, e fagacc
quale fabricarono con all'intorno una bella ne' fecoli della luce in abbracciare con tanto
fiepe di verdeggianti olcaftri ; onde tolto fi fuo vantaggio il Culto della vera Divinità
difciolfe la nemica invafione . Ed era cofa_> Principiò i fuoi fplendori la luce del Van-
mirabile a vedere, ma inficine orribile , co- gelo nella nafe ita , nella vita, e nella mor-
me nel dì dell’offerta comparendo in aria., te del Redentore, e tutt’ora diffondendoli
vifibile, ma fpavcntevolc f infernale fpirito, colla predicazione Appoftoliea in omnem ter-
firettamente abbracciata fi portava la fupcr- rantj la Calabria lù delle prime a compar-
lliziofa offerta Avvenuto di ritrovarli pre-
.
teciparne il lume per mezzo di quei primi
ferite 1 una delle volte al crudel fagrificio Appofloli,Pie:ro, Paolo, Marco, Luca, ed al-
Eutimo Atleta Locrclè, e fieramente acccfo tri ior difeepoii. li primo di quelli a portar-
delia bellezza delia Fanciulla, qual iva in tri- cela fu l’Appoftolo S. Paolo l’anno 49.0 pur
buto,/) offerì di liberar la Citta dall' anno- 40. delia communc fallite. Lo pruo va Carlo , An _
vaie offèrta, le quell’ innocente Vittima a fc Morabito (a), a cui foferive Carlo Ciangoli- -«il <teiu'
laconccdenèio per moglie .pò vicendevole no (b) dal capo quindicefimo dell' Epiitola_»
ileonfentimento : ed ceco, che nel mentre 1’ ferina a’Romani, nel quale confetta d’ aver r«i<
infernale fpirito feendeva a rubarfi la don- rcdicato l’Evangelo , anzi riempiuto deli’ p
^ h c „.
zella, Eutimo l’abbracciò, e con mirabil tòr-
t vangelo tutto il paelè all'intorno di Gero- i«r«pi>ia
rezza, tenuta per fc quella, pofe in fuga , ed foli ma fino all’Illirico Itaut ab Hicrufalcn ,'ìmoq!"
:

a in F- all ora, e per femoree V altro Tutto quello è


l’altro . per tircuitum ufque ad lUyricum rep leverim-i
linci*,
b lib.
di Faufania (a), foferitto
dritto da Barrio (b) , e da Evangeli *m Cbrifii . Ma coffa per fentimcnco ...
3. ,
Marafioti (c). L' altro Tempio accennato di J’|
lol.
di Plinio (c),che pane deJl'Iilirico foffe la_, c ,
c lib. i.
cap.
d de va*
(opralo fabricarono i Turini al Vento Bo-
Irca, cd il motivo lo reca Eliano (d) prclfo
Peucezia, & quot Cotlymaeui Pencctias appel-
la, nane totum uno nomine ICUricum voiatur
f.hiK. lib.
Maranoti (c) Dionigi il vecchio tiranno di
.
generati m: Quella parte, vuol dire la quale fi
,
iSiiacufft, agitato da grave turbine di ambi- ftende da Brindcff a Taranto contigua
, ed è
zione rifui ie d’occupare il Pacfe dcTurinii alla Magna Grecia, oggidì Calabria : lilam->
'.quindi polle in vela trecento Navi con pari Itali* jecnudam fané Regioncm in Peninful*
icgretczza,che prcllczza navigò quella vol- formo, qua a Bnutdnfto ufque Tarenlum proten-
ta , ove prima navigato avea col foto ambi- dane , magna qui- Grati* contermina , qua
I

ziofo penfitro Era di già per fare il colpo,


m
.
modo tota Calabria vocitatur,Peucetiam vele-
perche non fapendofenc altro nella Città, nè rei dixere j P Inique temperate edam iiCtam
fi fortificavano per la difeù, nòli apparec-
confpicuum ejl. A quella dunque venne Paolo
chiavano all’ oftèfa Or quello non porca o-
.
l’anno primo della fua converfione, e per ali’
prarc, perche non fapmo, la propria falvez- intorno; onde dìffe in quello luogo: Hoc eft
za, lo tè un Vento bureale, che forfè impie-
tofito dell’ altrui danno } fe non forfè incru-
eas orai, qua in fepqentrionali jua plaga
,
ad &
meridiem vergunt, e Soto: Per tongai ambagee j
delito contro l’ ambizione del malvaggiò,in-
circumquaque , «KM ad Septentrionem
,
nane
furiandulì d'improvifò,c come da una fegre- verfm mctidiemje Cornclio(d) ancora fcrilTè: d proem.j
ta imbofeata ulcendo, agitò per lungo tratto Per omnet intermediai Provinciat . Quella ve-
^
J« ^ eligrù’
|
nlt’.i.ì'Vilì
le Navi, ed alla fine le ruppe , fe non con af- nutadi S. Paolo in Calabria viepiù fi cor-
fondar il tiranno , almeno con obligarlo al roboradaquelio fcrivc apprqflò neimedefi- 1

uarfi in dietro. Tutto ciò rilàputo da’ Turi- ino capo della lettera ferina a 'Romani : Et
ni,epodi a confittagli offequj deila grati- impediebar, dice 1 ’Appofkilo, plurtmùm veni-
tudine, flabiiirono, che al Vento benefatto- re ad voi, & probi bina futa ufque adbuc /fune
:

vero alteriut lotum non babàu in ha regiom-


bui. Difcorre qui Lirano fopra quelli impc-
riper lo fciendot e de’ fagrificj. £ quello, eh’
dimenti, quali ritardavano l audata di Paolo,
e poco del molto , che in fomigliantc argo-
e dice, eh erano la predicazione nelle parti
mento di Religione nell’ antica Calabria po- :
deila Grecizza quale veniva ingannata dagli
. . . , . ,

CULTO DIVINO DOPO IL VANGELO.


errori dc'fuoi Filolòfi , quia plurimo tempore Tempio, lubricato su 1 luogo del miracolo,!
atpeflolui futi occupatas in pratili andò Centi but c fe ne cclebialatcftaii dì folcnne delia-.
in pattibus Grada, qua prò magna parte crani Convezione dell’ Appodolo, cantandoli a
[càuti a a Pbilofopbit propbanis ,
&• falfit ante fua gloria l'Inno feguente
pradicationem Paoli. Ma chcì Non erudii Ca-
labria di quel tempo tutta Greca , c tutta im-
bevuta de dogmi pittagorici i
A IE Columna nobili!
E le tiro C7 auro dirior,
Illaque Mofis ignea
,
*

Coftantino Laicari (e) la vuol Pittagorica Columna fortunalior


e 4
loccaubj Lino al tempo dell' Impcrador Collantino. $)Hod ore Paulus predicai
Venne dunque qui Paolo in quel fuo primie- te fulgorante comprobat
ro viaggio per recarvi il lume della vera dot- Te conflagrante Khegiuni
trina Cri fio , e fuo Vangelo E le fu in Ca- . Chnfli E idem compleciitur.
labria, (ingoiai mente lo fu in Cofcnza , u Te palma tangcnt languida
Reggio, Metropoli di quella, come fenvej Senfit meielam calicam,
Marino Freccia ( f ) Cittì libere, non Idtto- Haufiufque fallii i Ilici

f,f£ polle all'imperio d’alcuno.e per tanto dilor Aigru falitiem contulit
un.jc m- arbitrio negli affari di pace, di guerra, c ncl- Ergo Columna regia
JJJ
uo l4 *'
la rifiuta, oabbracciamento delia Religione: Habreos , &
Ifdraelitiea
Non ahorum Regum , vel Ducuto obfcrvabant In terra opima tranflulil.
kgctfVelobnoxiaerant imperio ,fuo ritu,fuh Tu noi in Caftra ducilo.
mori bui lonfifiebant , eafira ducere, bella move- Summo Patri fit Gloria,
re, Religionem conftituere . A quelle,diCO,fin- Natoque Patri s unico.
golarmcntc drizzò l'Appoltolu il lume , co- Et Paracielo Numini
me a'Cupi, e Metropoli dell altre, elfendo fla- Cunei il in evum faculis.Amen.
to univerf.Uiaimo acidume di quei primi 'fr. Paulut Afelio lui devimi Xhegium.Alleluja.
Predicatori dar prima a famigliami Cittì, Ri. Et feminavit Eerbum Dei. AUeluja
conforme lo lcnlf.ro c Crifoltomo (g) , e-> OREMUS.
M.'Ja!'’

,
h* >a in.

i‘in rri.
-
Bajron < 0 (h) , e Cornelio (i) } e feguentemen-
te convien dire , che in quella prima volta-,
avvenuta folTe il gran miracolo in Reggio-
D
no
Eus, qui ad Pauli pradicationem lapidea
Columna divinimi ignefcenie fidei lumi-
E hegirali Populei iUuflrafli -, da quaf.umili,
ftoi. ad e- Non volevano quegl' Idolatri afeoltare ut quem Evangeli i praconem babuirnui in tet-
la predicazione di Paolo, perche edendo cic- ris ,
Intcrcefforcm babere marcamur in Calis.
chi non gradivano il lume, qual fc li aprivai Por Dominum nofìrum, irci
Pur l' Apoftoio , eh' avea cuore non frangi- Ma non pago il Cielo d'aver privilegiata
bile, e lingua anzi da romper marmi, otten- la Calabria, volle di vantaggio uccrefeerlc il
ne alla fin., che fui canto parladc,quanto ba- lume con la venuta dell’ altro Principe del!
dato farebbe ad un fuoco divoratore per Colicggio Appodolico S. Pietro alcuni an-
confummare quattro deta di candela. Fu ri- ni apprettò 1 cioè l'anno quarantèiimo quin-
cevuta la propuda, ma nell' alleggio di quel- to della Redenzione 5 eoncìoiiaehc viag-
T eloquenza di Paradifo , oltre modo invo- giando Pietro in Roma approdò per- prima
gliati, folpirando la brevità del tempo, pre- in Taranto lo pruova Giovanni Giovane
( )
fitta al Predicatore, e defedando la voracità c bagnatolo coll’ onde vivifiche del l'agro
(1)
di quel fuoco, che di gii portato avea al fi- battelimo, prefe a fare il mcdclimo nelle t_it- 1 hiitor.
ne la cera, v'accorlè provido il Ciclo con ri della contigua Calabria, ove fapeva d’ef- £«*"•. >i-
prodigioià maraviglia i perche gii decadu- fervi dato il Ino Collega Paolo , per o con- a òVo- ",

to il moccolo, mentre ii lume gii languiva fcrmare li nuovi Criltiani, o convertire li v,»s..vu-
moribondo , ecco con nuova fiamma ripi- vccchi Idolatri. La porta però , per la quale „ iib. t.
glia la forza fomminidratagii , non dal mor- ci entrò nella Calabria , vi in difparcrc tra'
to della «era, ma dal vivo dei marmo, su Scrittori. Gio: Battida Nola (in) 1 apre in-, un. ,f} .
del quale s' era poda l'edinta Candela: onde Cotronc, il Giovane (n), il Summontc (o)
ad un tempo medelìmo favellando c Paolo il Caraccioli (p) , il Gualtieri (q) l'aprono in -ep. c.à
con lingua di carne, ed il Ciclo con lingua Reggio} ma qualunque ne folle il migliore,
di accela pietra , talmente fi liquefecero i fu t Appodolo ricevuto con maraviglioli
marmorei cuori di que’ Barbari, che fcnz'al- applauli dalla novella Cridianitl . Intanto
tro s' arrefero all' Evangelio. Miracolo, che l'Evangelida S. Marco, difcepolo , e compa-
•penetratone il grido aliano troppo didante gno di Pietro, lafciato da lui in Taranto per
Medina, tutto che le fi frammezza ffc un ma- più dabilimento della Fede in quella Cuti,
re ,
talmente fe ne incalorì , che rodo fpe- bramofò di vedere il fuo Maedro, partì per la
diti Ambafciadori al Santo Appodolo fe lo volta di Reggio, ove finalmente arrivato, in-
chiamò a predicarle la Vangelica Fede del di a non molto partì con Pietro per la vol-
K C roccfof0 Padlo Belli (k) nota quedo paf-

ta di Roma, ov erano maggiori gl’intacffi
i iti. p
G tot. Mei- faggio di S.Paolo in Medina gii otto Settem- della fanciulla Cridianitl . Non laprei o fe
bre del 41. Si conferva oggigiorno queda nel venire, ofe nelToltrc paliate, divertito
prodigioià Colonna dentro un magnifico S. Marcodn Argentano,vi piantò la Rcligio-
. .

CALABRIA SANTA LIBRO L


intj (
Pentimento, eh oltre gli accenti ari Scrit- prato prima, quando fciolto feorreva que-
la

tori, lo difende in voce il Cardinal Sirlcti ) lle parti, ruminandovi la parola di Dio , Cum
onde poi ne prefe il nome, col dirft S.Marco, vero Luca! prodigi uni ìllud colimi!*, predican-
cosi defedando non pur ridolatria,ma il no- te Khefii Paulo , tacci , non Siracufilt , quando
me ancora di le mcdelìma Idolatra Quello Rhegium evcnifjc putanduoi - n a ni qui bus pre-
egli è certo, che amendue divertirono in Ve- ferii fuit fingi Patita fcripfifle Bar otti us referti

lia, o pur Olia, Cittì di Calabria, giuda che lo fed hoc tempore, quo Mefienaia accicune app li-
i. fentono Pomponio Mela (r), V alcrio (s),ed i tuijfe, ut noflra afieverat traditio.Or quelli fu-
fuoi Commentatori ACcnlio, e Oliverio, co- rono principi , ed progredì della cridia-
i i

e- me anche Codantino Lafcari (t), Qio: Batti- na fede nella Calabria , tu quale in meno d'
lf
da Caraifa (u) ,Colennuccio (x) , Gualtieri anni trema dopo la morte del Redentore.» ì
la Scalea, o altra all in- cioè dall anno quarantèiimo , in cui cadde la
(y), ed altri, oggidì
'

11
torno, ove fermatili alcuni giorni , la refero prima venuta d Paolo, al cinquantdimo,ncl
Cridiana. fu quello un grandiflìmo acqui do quale fa 1.1 l'opra venuta di lui, li vidde fan-

> per la l ede, non folo per diramarla nella-, ciulla, c matura, per non dir, che mai fu fan-
Calabria.ma anehc per introdurla dentro iiu- ciulla, che tré foli anni, fetnpre però matura
ma. Avea quella Città gran fama di tic ligi ir- nella pei fazione
ne, tanto che li Romani per i facrihej di Ce- Chi dunque, da quanto s'è difcorfo,not._.
rere ne portavano le Sacerdotelfe Cereris Sa- vorrì trarre il gran numero degli Eroi, qua-
cerdote! ,
tue Napolitai ,
aut P'elìenfes , dille liin ogni virtù , e per ogni tempo noi-,
[.' Carlo Sigonio (2) . Così dunque, dice Gual- partorì la Calabria atCiclo.’ Chi vorrà non
tieri, dimorarono in Calabria lo Ipazio di edere mediocremente veggente, perche da_>
tre tneft Pietro, e Marco con altri lor difec- una Religione, per così due originaria, tra-
poli da per tutto indefeflì predicando il Van- mandata da Padre a figliuolo , c per prima.»
gelo ; onde venghi in trio non debole la_, origine dalle nazioni, che anche fra' barbari
cunghicttura dell'Idolatria abbattuta, de'po- furono le più accreditate nel culto Divino,
j

,
poli idrutti, e delle Cittì refe cridiane, Reg- non tragga un numero lènza numero di San-
gio, Cotronc, Argentano,Tauriana, Mctau- tidìmi Eroi, Martiri, Pontefici , Confedori,
ro,Mcdama,Vibona, Velia, ed altre, rap- Vergini, ed ogni altro grado, qual riori tic» a irai,

portate dal fudetto Scrittore . E come fe ciò nell una , e nell'altra Chicfa , qui militante ,
dato folfe poco alla liiigolaritfì.nu dima, che lafsu trionfante 1 Imparilo chi non hi tanto c-us.
della Calabria volca farne il Cielo , le delti- lume per vederlo dall'Abate P ordinando U-
nò la feconda volta l'Appodolo S. Paolo , al- gbelli, il quale così ne difcorre(a) fune antri»
lorché andava prigione in Koma,pcr quello Calcitri erga Oeum, &
Cab coiai religione , ac
rilegge nell'ultimo degli Atti Appoltolici: piotate afidi, ut mimmi ab Arcadie, qui in Ca-
Inde circumlegentes devenimut Rhegium , & labria confedere, aut ab Athcnienfibm , aut no-
pofi unum die m fante Aulirò Quello avelli . . mami, qui comphtres illue Cotonile deduxernnt,
oprato qui l'Appodolo, altro più non fu, che degenera videantur. Hate p lurimos Ca Cabri a_
di confermare quella nobiìiilinia cridiana., calcolai tulli Mortyrce E quantunque molti
piantaggione, la quale (perche non avede a
, non per tanto ar-
di quelli egli nc annoveri,
dilfeccaiìi , per qualunque pioggia di brine rivo il vero numero: degno però di fcufa_,,
idolatic,lclafcio per diligente Agricoltore perch'egli non rcgiltrava gli annali ma iblo
,

S. Stefano fuo difcepolo, uomo di conofeiu- ili fuga toccava ti l'agro di C alabria.Piu me- colini,
ta fintiti, ordinando quella Chiefa per Me- glio toccò il punto Paolo Emilio Santoro

tropoli, cioè Santidìma Madre di ricca cri- Arcivefcovod’Urbino, il quale della Cala-
diana prole, bria, e definii Santi difcorrcndo didè(b):A^-
£ quindi viene in chiaro l'errore di colo- mina Sandorum illìe fioruerunt Molti ne an- .

ro, che torli fono li piu , quali non ricono- noverò Davide Romeo Altri più ne toccò :

feono, ch una fola venuta di Paolo in Reg- Barrio: pigliò di propofitu quell’ argomento
gio, che queda, e nella quale, foggiungono, Paolo Guoitieri,cd avendone dato alle llam-
che da avvenuto il miracolo della Colonna. pe un volume, prevenuto dada morte , non-,
Errore, dice il Morabito , perche come 1 E- potè profeguire la (lampa degli altri,chc do-
vangciida S. Luca avrebbe tacciuto un acci- vcano edere molti Io Ipcro agli ajuti del
.

dente sì notabile, quando non tacque avve- Ciclo , che oltre i deferirti da quelli Autori,
nimenti di minor conlìderazionc.’ Lo tacque nc ravviverò Jamemoria di non pochi Sari .

adunque, perch’egli non che quelle


fcrilTe , quello Libro ripartito in tre parti , con nell'
cofc, alle quali f a prefente- Sicché convict— una Santi Manici , con nell’ altra i Beati
i

dire, che non quella volta, nella quale egli Confedori , con nell’ ultima le Santiflìmo
fu compagno del viaggio, ma che labbia o- femmine.

PAR- 1
. , :

ar

PARTE PRIMA.
DE’ MARTIRI.
Enfi il primo luogo a’ Martiri, punefque non e/fent, tir qui in Calabria commo-

SjGpOf li quali col loto l'angue ba- rabantur, &


qui in Urbe, atqiie aliis lodi repe-
gmrrono
Calabria, ed in- nebantur j quarc opinati , imo credere Ucci,
S jM I la
gemmarono
il Ciclo Quelli .
per multo 1 Calabroi utriufque J'exus , &
tinnii 1
quanti Rati follerò di nume- tetani, <3r orditili ob Cbrifli fidem morti! fuliuf-
ro, ella è aritmetica riferbata fefententiam Sed ut dixt,aut feriti omiffifue-
.

alla fola fapienza di Dio , potendoli de' foli runt-, aut aliis Provinciit attributi.
noflri Martiri fcrivcre ciò , che di tutt’ odie- San Vittore Vcfcovo Uticenfc (e)trafcrit-
• lib. s
hift.vap.4. rne
della Chiefa diceva Eufcbio (a) Poffibiles to, e foferitto da Antonio Caracciolo ( f ) fti-
non e/l numero compì ehendi quanti quotidie pe- ma, eh anzi furono lcritti con ogni diligcn-
b Mare,
ni* /ìnguine quafque Urbci, Provincias Mar- & I

zai ma ch’il fuoco idolatro accelo dall’altrui


tyres efficiebancur.Wa per quello tocca al giu- perfìdia labbia incenerito per ordine diGié-
di CaiaSr.
iib.p. (Ji dizio umano. Paolo Gualtieri (b) ne reca-, fcrico,fingolarmcnte,;n Ifi/pani a, Italia, JJ.il-
e 90.
e lib. pi.
molte conghietture : una foia ne rapporta-, matia, CALABRIA, Apatia, Sicilia, Sardinia,
fol. Gabriele barrio (c), alla quale io per addio BRUTlIS, Lucania, Epiro, vel Hollandia.h fui -
foferivo, riferbando l’altrc ne’luoghi alquan- fe.chc degli non inceneriti molti non furono
to giù. Egli è certo , cosi la difeorre quello rapportati ad altre Provincie, c fra tutte al-
Scrittore, e fiegue in liio da quanto li è di- la contigua Sicilia.’ Cofa certa ella è,ohe una
feorfo lin qui che la Crilliana Eedc allignò
-,
gran parte di Martiri, colla Iperanza di do-
nella Calabria dalla fua prima piantagione ;
verli rcltiiuirc al culto idolatro,li tralporta-
ora fc ella in ogni parte pruovo i rieriflìmi va fuori delle Patrie , alfine che tanto meno
tagli della nemica idolatria , c ciò per m-> combatteflcro difarmati, quanto pili lontani
lungo corfo di tre fecoii, lino al regnar dell’ dal conforto dc’Parenti,c degli Amici. Quin-

d Indi-
Impcrador Collantino ; onde potè fcrivcrc di molti dc’nortri llrafcinati nella vie uà Si-
rò Afon. ldelfonfo l)cÙtjtcs(<i)\flon Provincia, nò Civi- cilia, ove poi martirizzati, rollarono per quel-
Mari.
tas, non Oppidum, Vichi, Rus,Prxdium,Hartus,
lii>.
la: Tanto maggiormente, eh èlfendo in quei
4. part.pr.
c.a.o.nia. VclCxfx fuit , in qui bus deChriJlianisnonfue- primi lòculi del Criltianefmio un folo il
hgens mquifitto, et ammudverfio
rii ballila di principal Mimllro della giuflizia nella Ca-
undique ex fanguille Cbri/liano projiueutibus ri- ed abitando per lo pi r
labria, e nella Sicilia,
mi ì itaut c Gentilibus crederetur Chnftiana _. .
di là, come parte più cipri Ita alle in valloni
fida effe penimi fubjugata , omninò deperdi-& nemiche, e piu lontana dagli occhi del Re-
ta : Sari mai credibile , che la provocata po- gnante , ne viene in provevolc conghie(tura,
tenza degli inperadori , cde’fuoi Miniltri, che li di qui incolpati nella Religione li por-
crudele per tutto, folo nella Calabria abbia-, taflcro ivi al primo Giudice, ove poi renan-
voluto cllèr pictofa.’Nò, per ogni Provincia do morej, rimafero di pari per quella Pro-
fu inumana, e per ogni Città barbara, Ango- vincia, con difpoglio apparente della propria
larmente nell'Italia , e perciò ndla Calabria, madre. Molti numeri di Martiri lì rapporta-
quali Davano in fàccia, c sù gli occhi dcll’a- no martirizzati nella Sicilia da Ottavio Gae-
diratt Dominanti . Convicn addunque cre- tano, parte con certezza dein fola medcli-
dere, ch’ai pari della rabbia imperiale per la ma i parte con certezza del da fuori c parte :

difefa del Gentilcfimo averte corrifpollo la_, con incertezza, ofe del dr fuori, ofe del di
colìanza della Crillianità Calabre le, e quin- dentro, Bramitali fono:
di un gran numero diSanti Martiri, Frutto San Mercurio, ed altri dicccnnove nc’d e-
ben degno della perfidia degli uni , c della ce Deccmbrc del 25 j. (g)
fortezza degli altri. Che fe nientemeno non SS.Martiri 400. l’anno 294. (h)
fc ne vede a proporzione il rifeontro , egli SanClaudio , cd altri 81., li 2 r.Fcbrajo
è ciò avvenuto pcrl'una delle tre cagioni : o del 303. (i)
per la negligenza di quei antichi, che non li SS. Anipclo, e Cajo E 20. Novembre del
fcriflero} o per la malvagità de’tcmpi , chej
3° 4 (k)
I
-

ferini li divoròìo per l'avvenimentodi qual- SS. Martiri fenza numero 1


( )
che sbaglio, noccnte , od innocente li forte , S. Calilla, e fuoi fratelli Ir 25. Aprile del
che ferirti, e non divorati li trafportò altro- 304. (m)
ve: Cum Calabria fono le parole del Barrio, Ora chi mai potrebbe pcrfuaderli di cer-
ab inètto Fidem receperi 1 , & a converfione fua to,o fc tutti, o almeno parte Rati forteto no-
ufque ad Conffantini, & Sytvcftri tempora, anni flrilc finche non fc ne abbia maggior lume,
propcmodum trecenti & Jmperatorum
fina crini, chi mai potrebbe recarci a colpa il prudente
favilla in Cbrifli colai ubique cjjcrbucrit , im- mente dubitarne.’

SE-
. . , r

CALABRIA SANTA LIBRO I.

SECONDA CLASSE PI MARTIRI TERZA CLASSE DI MARTIRI.


V vi nella Cbicfa un' altra forte di Mar-
D Ue altre CJaffi di Martiri Io incontro
ncii»Chìefa,di Lingue inficine, c d m»
E tiri, c fono quelli, quali
mano combattendo per il lofteniro-nto deila
con l'arme in->

chioAro, quello igorgato dalle loro vene, Criftiana fede cono o de'fuoi nemici, cadde-
quello ulcito dalle penne de 'Scrittori j c de- ro fa ntificate vittime delie loro fpade.Martiri
gli uni , e degli altri và molto doviziofala e di fangue, Igorgato dalle ior vene, c d’in-
Calabria Cominciamo da'pi imi, Quelli fu- di ioltro (parlò dalle penne de scrittori, qua-
rono quelli, quali martirizzò la cruna barba- li pe difendono il martirio. Se un tal mo-

rie 4 c saraceni nefeeoli piu in quì.IJ Cardi- rire folle rigorofo martirio.o foiamentc pio- '

nal baronie (a) iitoriaudo l'inondazione fat- porzionak ( non rifiuta l'iiloria, le difpute
ta da'Saraccm nei] Africa fanno *58 , dalei . teologiche, quando le vengono in filo per
trac molti Martiri in quella Tru vincaie dal- fuoi affari, coro è quello) lònengono la par- I

la medclima molti altri nella fua Sicilia Ot a- te di nò Leonardo LeUio (a). Paolo Layma- 1

vio Gaetano (b).Non di Cordò da quelli fetv no (bl, Saim aticcn/i (c), Guglielmo Enti*
i

’im.,. tjmsnti Arnoldo Uv'ione(e), il quale per una (d) , che lo dice comune fcntirc di tutti , e
t> 1

*£.£*' famigliarne feorrerà di Saraceni nella Sici- T codio RainaJdo (c), che lo ruoic fcnlò uni- !

e» lia fanno 900. così ne notò li Mart.ri^afcn- verfak delia Chicli.


'
‘-
lf * hi
i.

dii Aug.Mejfan* in itati 4 pajfio iufini forum Ma che veramente fofle martirio a tutto ri- 1

Monactorum qui ab Abroymo Stane, lormu— e teologico, lo fcrilkroS. Tornatali) (f ),


,

Duecfro Cbrijti Fide oialt frnt Addunquc


qual numero di Martiri non fari agevole ar-
K
Gualtieri
(g) , Paludano (h) , Paolo
meni co Soto
quale perciò ne eira li capi-
(i) , il
]

gomentar nella Calabria da lomigliami feor- toliomnixm 2 j-, q.fnmnl timore q,8.JadoèO
rerie per quafi due fecoli } fingoiarmente Damborderio (L) Giovanni Gruzettfchi (1) , .

L'anno poj, quando un figliuolo d'Abrai- l'Arriaga (m), ii Redano (n),Rayniero(oi, il

mo Rè dc'Saraccni paliate dall'Africa fopra quale JapublicapcrVcritìfofcrittada tutti


Reggio, oltre gli uccifi ne cattivò n, mila i Cartolici, ii Carono (p).Ma Angolarmente a

coi Rio Arcivefcovo- tutta voga io difende Raimondo Capi-


L'anno 904- , quando il medefimo Abrai- Ricco (q) Maeftro del Sagro Palaggio , il 1

monon fadisfatto deila finguinofa ftragge quale ver baimente traferitto, così favellai ;

recata dal figliuolo, vi pafsò in perfona , m- Obfcrvandum uh eri iti non effe contri ratitmem
finguinando il barbaro ferro da Reggio a M artyru, quod ani t contro fmuffare pugnet,
m \

Coicnza, & quod infcrendam fibi t pcrfccutorc morie,», 1

'

L’anno pi j in cui e Reggio, e tufi’ i luo-


. refugete concila, ut fi quii ab infide li inVifut,
ghi convieni rimafero fanguinofa prcdadel ut fidem abnega, centra infide km fic invade,1- L

Sai accnico furore. lem pugnet, a quo tàndem oecidttur, fi mortem !


L'anno 95 o. in circa a tempo del B. ilo, N pofimodum advenientem voluntirii fufcipiit,
quando tutta la Calabria, c la Puglia , e Lu- tir tcceptit. S,e,& militei in bello ndverfus In- ,

cania in/ìcme fi viddero naufragare nel pro- Martyrct di tendi fum'ft «Bor-
fide hi pugnantes,
prio lingue: Rovinate k
Cattedrali co' loro imi indoliam volontarie ocecpennl. E per tur- ì
Vefcovi. Abbruggiati i fagri Monallcri dell’ to quello ne cita S.Tommafo nel luogo reca- 1
uno, e de.l’altro Tello, c loro Rebgiofi^c Re- to di fopra, cd oltre più nei 4. delle kntenze .1
iigiofe menati ahi di ipada. alla di(linzione4p.q.y. ari. j.qucitioncclla fe-
L'anno p8(L nei quale Locri con tutte le conda al fecondo. Rende la ragione: fi)ui,t— a
pertinenze all intorno caduto fotto al Sara- tummartyrìum in Adultit fu volnntarìì'per - •
1

cenico imperio provò incora il fuo tiran- pejfio,& acceptitio mordi prof ter fidem, tutte <

mcotaglio. quii efl formali ter Martyr, eum morte propte m , jj

L’anno 1004. c 1014. , ne’ quali caddero fidem illtuam volontarie occeptit , quod fupra '

l
fotto al barbaro ferro, ivi Cofenza, quivi diximut contingcre ineo breviori fpatio , quod .
v
Calfano, allagati nel Lingue de 'propri Citta- vulnerati mortem realem antecedi t j illa cairn-
dini. mortis acceptitio to tempore babita,efl jjuf con.
L'anno 1027., quando per i’uitima fua ro- {litui! formali ter C> completi martyrium. Indi
vina, c per dentro, e per fuori ridde correre Così conchiude ; Hot catione Milita contro—
numi di fangue, foi contenta di vedervi nuo- Infide la prò fide puguantei Mirtyrtt veri funi,
tar atrionfo la confeflìone della Criiiiana fi mortem fibi infideiodium tllattm ab Infide -
fede. Nè perche lo mi (ingoiar izzo a quelli libai, contri quei pugnant, volontarie, ac ùbtn-
pochi avvenimenti, non però non ve ne- fu- tèrfùfeipiant E perche ièmbra , che colloro
rono degli altrii ma tacciati, perche non co. coiì combattendo , e morendo non Voltmtatc,
sì spetti, come gli altri. fei Neccffitatc muoiono , ch'era i'argomento
de'Contrarj, egli così il lodisfa: Nam fatis rfi
ad verum martyrium, quod illatam fitti ab lofi,
delibai mortem hbenti animo acccptent, aepro
fide fufeipiant . Hac catione veri Mariy eetfunt
.

PARTE PK f M A D E’ MARTI» I. 2)
ctiam i Iti , qui in carceri bus dettati argentar guai ione , qui fidem Chrifli corrumpcre mobun-
ab Infdeh bus ti fidei abiurati oncia , tir ned- tur , ir in tali defenfione mortem Jufiineat.
occid untori nam ncque hi moneta ifl'ugcre pofi- Credettero i Saziaticeli aver diiìtnpegna-
limi, cnm fiat in potrfi.-te Infide bum confluit- to il Dottore Angelico coll' interpetrar-
ila qui lumen illatam (ibi mortem vo/untarid 10 , ch'ei favelli di quei foidati , quali prc-
fufieipiunt, veri Martyres funi. In mi liti bus lu- 11 dagl' infedeli vengono perfualì, oa la-
men efl a Ut ratio fpecialis, qua pugnare ler.en- feiar la f ede , oarilalciaili da quaich'uu-,
tur ad opprimendo s bufici fidei , nude refifien- atto di virtù, come farebbe dalla difefa dcl-
tia & pugna milttum in acie non tam ad
, efl laRcpublica Criftiana , qualora così folle il
tutndam propri am vitam quam ad opprimen- ,
lor minifìcro. Ma li ripruova il Capifucchi :
do t & ad ipfam fidem propugnan-
bufici fidei, Nam hoc patio non effe tntclbgendum Divurn-»
dolo, linde fi feipfot, ac propri, un vicarii lueun- Thomam certum efi, quia de bis Santi us Dottor, (

tar, cam ut i neceffiariam ad fidei propugnatio- ncc ver bum quidem habet ,Jed provisi ait , eos
r.cutcentra infide Ics tuentur Alias enim . fiatis milites martyres fiore, qui Rcmpubticam tuean-
appare t ipfios propri tm vitam contcmncre ,
cum tur ab hoflibus, qui fidem Chrifli corrumpcre^
cam pericolo fieri certo mortis e.\ p onori , et alìo- moli uni ur
quin in acie perfiflunt, cum fingere pojfir.t Nè . Perciò addunque San Bernardo, Sant' An-
perche il Salvatore non combattè con armi, tonino, Giacomo Cardinal Vitriaco, Oldc-
ma con la pazienza , da ciò dee trarli argo- rico Rainaldo, Gottifitdo, Guglielmo Ti-
mento, cosi come Jo tralfcro coloro del par- no, Saneio , c Grctfero publicaruno Martiri
tito contrario , contro ia foffiltenza di uru quei Crocdignati, quali nella guerra di Ter-
tale martirio; Et quamvis Ckriflus, foggiugne ra Santa combattendo pcrdcruiiola vita_,;
quello Scrittore, prò fina divina dottrina ar- Perciò Antonio Valconceilo fè coirerc con
mis non pugnavtrtt , volici t tamert, ut prò e a fi- titolo di Martiri, queiii,quali per fomigliau-
de le s pugnatene, alias Chriflifidebbus ad imi- te alfarc morii uno combattendo contro de
tanium Chriflum , pugnai dum non cjfiet contro gl'infedeli in Portogallo. Perciò Santa 7 c-
Infide Ics , qitod (fi ertor.cum , demnatum a & ìcfa, c San franeeleo di Paola li uidiionu
Leone X. in bulla lontra Luther um , qui inter dichiarare Martiri, quella Ruderigo fuo fra-
alias errores cjfircbat , quod tura li ari adverj'us tello, uccifo nell Imi c d'Oceidcnte, c quclti
Ticrias efi repugnare Deo vifitanti iniquitates Nicolò Pi e arco luo Compatriota, c Capitan
noftras per i ilos: Onore Fide Ics pofifoni, imo te- de'Cavalli del Re ferdinando, tru-iduto da
ntntur fidem contro infide Ics propugnare, -Ir ve- Turchi nella guerra di Otranto l amio 1480.
riMari-gres crune, fi mortem fi hi inter pugnan- Ora perle ragioni mcdelìme di lopra ad-
do n prò fide illatam voluntarii Jufcipìant. In- dotte potreflimo anche noi attribuire il tito-
di poi nei paragrafo fcdicclimo propugnan- lo di Martiri a moltifimii lènza numero de'
do, cd inficine dichiarando la particella Pro nofiri, che pugnando volontariamente eolie
fide polla nella definizione del martirio, con armi alla mano in difefa della f cdc,c della
'ciò dimollrando efier necclfario al Martirio Kepublica crii liana, caddero citimi lòtto fé
il buon line, quale di rapportar a Crilio l’o- Ipade degl'infedeli.
perato, così foggiugne : he Miluibns vero, £ per venire al particolare l’anno I40.,4Z.,
qui prò defenpone Xcìpublica moriuntstr , quos e 4;. molti migliaia furono quei Soldati, che
Martyres efife dici t Santi us Thomas q. 114. cìt. paflati dalla Calabria in Sicilia folto la con-
art 5 ad f.fii bonum hnmannm,pro quo mcriun-
.
dotta di varj Capitani per opporli al furore
tur, referatur in Deum, &
efijitictur divmum . I
diApocrafe Principe Saraceno, dopo aveiio
Mot intclligeiium fi, ve Ica rationt qua dixi-
1
,
battuto, e vinto in divcric azzinili, pur aila_>
mus Martyrem effe i Uum,qui prò confitrvatione line la maggior parte di elfi ne rimafero uc-
honorum lemporaliii pugnai quatenus ex prfeep- ciii nel Campo.
10 Dei bon u ctiam temporali a fune confinando, L'anno 1 8 1. duemila làgrifìcaruno la pro-
vcl cosmibtes Martyres fiore, ft Rcmpubticam pria vita in un combattimento avuto contro
difendane ab hvflium impugnatone , qui fidem un'efercito di Saraceni , che sbaragliarono
Chrifli corrumpcre moliuntur , & in tali defi'en- folto le bandiere di Giordano da Miieto , di
fione mortem fubfiineant. Vnde D.Thomas in 4. Roberto di Guardavallc, c di Elia Cotronc-
fcntent.difi.4^.q.q.art.q quefliunc.i. ad ti.fic le, tutti e tre Capitani di Calabria.
atti Ad undecimum diccndum quod ctiam Bo- ,
L'anno 711. trovandoli llretcamcntc aflè-
num Increatum excedtt orane bonum creatum ; diata la Cittì di Napoli da Solimano Sultano
linde quicumquc finis creano fi ve fit bonurr- d'Egittojed accortivi tra gli altri alla di lei
tommune, fi ve bonum privatum,non potefi attui libeiazionc molti migliaia tra di Calabria, c
r Cu I-.
tantam boni totem profilare , quartane finis in- Puglia, la liberarono bensì dall’ alfedio(r) 3
cr colui, cum fictlicet ab quid propter Deum agi- ma non men di tremila di cfli vi perdettero (.capa)..
Capaci
turi, &
ideo cum quii propter bonum commune, la vita. E perche nel 779. vi ritornarono di fior. d:
sap.lib.i
non relatum ad Cbrtfium mortem fuflinct , au- bel nuovo, cd in maggior numero gl'Infedc-
reolam / on mere! uri fitd fi hoc referae adfChri- Ji per invadere la Beila Cittì di Napoli , di
ftum, aureolam merebitur, &
Martyr erit , ut nuovo furono fconlitti,c fugati da diece mi-
pula fi Bempubticam defendit ab hoftium impu- la foidati Auliharj fopragiunti opportuna-

mcnte
CALABRIA SANTA LIBRO I.

niente dalia Calabria , di quelli però ne ri- no le Mitre col proprio l'angue, e quelli co-
inalerò due mila e trecento uccifi nel Campo me Primi nella Gerarchia Ecciclultica , fa-
di battaglia . ranno mehe i Primi in quello Capitolo Al- .

Catino p 1 fattali da'Saraccni una crude-


5 . tri non Pontefici, c di quelli come fecondi
,
le irritazione da Reggio fino a t ìacta , e fer- nella Gerarchia medelima», lóri il difeorfo
matili pofeia nel Garigliano , minacciavano nel Capitolo vegnente.
Konias ma raccolte le milizie di Calabria da •
ì

Nicolò Picinghi lor Capitano, vi li portò L DE’ SS. STEFANO, E SUERA.


con erte a combatterli, come fece , metten-
doli in fuga ma con difperuiio di cinquemi- A Città di Reggio illuminata col lumo
,
la vite de fuoi.
L’anno lopd.preicclti da Boemondo Nor-
L delia Fede dagli Apportali Pietro, e Pao-
da quelli ordinata Sedia Vcfcoviic, e la
lo,fii
manno gran Conte di Cofenza quattordeci prima in tutta Itaiia,come lo ferirono Paolo
inila perfine tra di Calabria, e Puglia , andò Gualtiero (a) , c Giovan Domenico Taffoni
con erte alla conquida di Terra Santa. Ri- (b) . Fti fuo primo Pallore Stefano per Pa-
1 tornò di là vittoriofo Boemondo (s) , ripor- tria Niccno,e difccpolo del medefimo Paolo,
'
tondo in fegno della vittoria il gloriole» vef- lafciarovi da lui la feconda volta fu ivi.Quc-
iillo della Croce di quai fagro flemma ador- Hi dunque in eflccuzione del fuo paftoral of-
nali al di d’oggi la Provincia di Calabria)ma ficio torto uidinò perla Città Preti , Diaco-
de'fuoi Soldati non li là , che nc lia fcampa- ni, ed Minillri, e Vefcovi
altri Eeclcliartici
to pu r uno. per le Città all intorno, del numero de’ quali
L’anno iaap. per Fiftcflb effetto diriac- fù Suera,Sucda altri lo ferirono, Ve feovo di
I Terra Santa dai dominio dc'Saraccni
quillar Gieraee. Aracnduc quelli Santirtimi Preiati,
i
perirono nelle campagne di Ptolemaidto
vi sì con l efempio della vita incorrotta, sì con

quei fettecento Calabrc/t quivi condotti da la dottrina delia verità attendendo alle loro
trrigo Andalberto K.ilà Generaiiffimo dell greggie, ed iftruivano la già convertita , ed
diruto dell’lmperador Federigo Secondo. illuminavano l'ancor giace me addormita frà
Finalmente a già detti li pollone aggiun- le tenebre dell'Infedeltà . Furono perciò ac-
gere c quei non pochi,chc dalia Calabria an- curati al Prelidc della Città per nome Era-
dati con molte Galee ben munite (t) ad cio. Coftui altamente ferito nell’ animo per
unirli volontari alla gran lega fatta da’rrin- la nuova Religione, qual vedeva introdotta.,
cipì Criftiani contro l olle Ottomano , vi pe- nella Città, ea allargata nel di fuori, opporta
rirono nel contiitto maritimo fucceduto nel all'altra profèffara da fc,c da Tuoi Maggiori,
golfo di Lepanto tra ie due armate navali e che di già fi profertava in Roma , rifolfe di
annoi??!., e quei moltiflìmi ancora rima-
i foffogarla prima, che oltre crefcclfe, ne Tuoi
ni vittima del ferro dc’famoli Corfali Bar- medefitnt Promotori Carcerati dunque li
.

barorta, Dragutto, Cicala, cd Ucciali , quali due Santi Vefcovi Stefano , c Sucra, ordinò
.dal if 54. lino al i y98.pof.ro in ifcompiglio loro, che in vece del Crocififlò , adorartelo
Ila Calabi ia tutta (u) non litio co bottini, eo- gli antichi Dii delia Città. conolccndoli Ma
gl’incend) , e colle cattiviti i ina molto più per già provetti nel culto della nascente Re-
.olle uccilioni, e colle tiraggi. ligione , c che per tanto erano tutti vani li
Da ciò che lì è detto come in ifcorcio può tentativi delle parole, sì dolci, sì minaccevo-
farfene prudente conghiettuta del gran nu- le da quelle , che pur farebbono (late vale-
mero de’Martiri, che pot.ebbc annoverar ia voli a romper marmi , rifolfe di partire alla.,
Calabriai ma perche la Santa Sede Appolto- perfuafiva d una mano torminratrice Ordi- .

lica non fuol tenere firoiglianti morti in.» nò adunque, chegittati foffero , ad arder vi-
corto di Martiri , non perche nollo poffono vi in un'ardentiffimaFornace, apparecchia-
egire, e molti non lo l'uno ; ma perche nwu taper quello effetto.Furono inficine ed il co-
fon pochi gii Eretici, ed altri nemici di Dio, mandamento del Tiranno , c l’cfccuziun de’
che combat cono contro gl Infedeli, non per Minillri. Ed ecco Santi Martiri fra le fiam-
i

difender la Criftiani Religione, ma per loro me. Ma ò forza dei Cielo! li fuoco quantun-
privaci rifpetti, e particolari ragioni , E gii que accefo da un cuore crudele, divenne pic-
Beffi Fedeli ne anche Tempre combattono tofoconque!li,ed in vece d offenderli divo-
col folo line di difender la Fede , nè Tempre ratore, anz inoltrò farne ftima rei igiofo.tra-
i

fono adorni di tutte quelle difpofizioni , che mutandofi in un'aura piacevole.Otnle avven-
richiedonli al martirio i perciò noi in con- ne sì, che d una gran moltitudine concorlÌL»
formandoci S.Chiefa
alla , ci alleniamo an- al crudele lpettacolo, molti iafeiando gii an-

cora di chiamarli Martiri ; e fratanto partia- tichi errori abbracciarono ia novella Fede.
,

mo a decorrere Difpiacque oltremodo all’ infuriato Giudice


De SS. Martiri Pontefici. ravvenimentOjC fofpettando,chc quanto più
CAP. I.
I
a , erte tenuto in vita i Martiri , tanto piu a-
vrebbe o radicato, o diramato il culto della-,
UE fon le darti de’Martiri
D telici, cioè quelli, quali imporporaro-
: Altri Poh- | Criftianiràj per tanto comandò, che con ferro
implacabile foffero uccifi . Così comandò E.
P K‘ MARTIRI PONTEFICI.
ì ).*•. ,
v. ,-osì clcgtmono i V'inifiri.Fii ifmar- Sabino Prefetto della Cittì dopo efTerfi refo

tiriu di quelli Sunti ne ferie del meli» di Lu- fupcriore alla rabbia di molti tormenti, fog-
iio deli della comune falutei come
anno 75, giacque a quella del ferro , che gii mozzò il
f abbiamo da un antichi (lima leggenda Gre- cullo
li -Gennaro del zjoìSepcUito ilei Ce-
-j

ca, e poi tela latina , al a quale foferilTcro meterio di Callido nella Via Appia da fa-
L Gabriele tari iu(c), Paulo Gualtieri (d), Mar- biano Prete, che poi gli fuccelfc nella Cat-
cantonio Politi (e), Girolamo Murati oti(fl, tedra, ed indi trasferito nella Chiefa di San
ed Silvcitro in Campo Marzio, venne poi l’an-
£ altri,
no fello del corrente fecolo trasportato in
II. DI S.TELESFORO PAPA- Napoli da Fri Tommafo Ciofelli Domeni-
Xi
• cano della Cittì di Rodano , che poi creato

N Acque S.Tcìcsforo
oggidì Terranova
tica Cittì di 'furio,
nella Calabria fupcriore circa gli anni pj.
fri di Noi nell'an- Vefcovo di Marfico l'anno 1 d14.il lafciò coni
altre Reliquie alla Chiefa della Saniti de'
frati Predicatori fuori la detta Cittì di Na-
del primo fecolo. Cosi pranccfco Coroglia- poli.
’• no a), Scipione Mazzella (b), QiotDomcni-
i
IV. DI SDIONIGI PAPA.
.. co ’] adoni (e), Gabriele barrio dì. Paolo
Gualtieri (e), Alfonfo Ciaccone; f), Prolpc» Origine di quello Santifiìmo Pontefice
L ’
i

ì- ro Parile (g) , Davide Romeo(h), Girolamo ofeura p»r molti fecoii a quei Scrittori,
'*
. Mar afiuti (n, AgoUino Oldoino (k), Giufep- quali poca diligenza vi pofero per incon-
t. pe Silos (J),Perdinando UghcIli(m),Gio:Bat- trarla/! refe chiara in quelli ultimi a Scipio-
j

,
I tifia Riccioli (n) ,
Ottavio Beitrano (o) ,
ed ne Mazzella (a), ad Alfonfo Ciaccone (b), a a

jltri. Salito al Ponteficato li p. Aprile dcll'an- Paolo Gualtiero (c), a Gabriele Barrio (d),a
,

no t;p. governò la Chiefa lotto gl Impera- Girolamo Marafioti (e), a Davide Romeo (fi, .

dori Adriano, ed Antonino Pio piu anni ; e_>


a Gio: Domenico Tallóne (g) , ad Agoftino £
jid fecondo di Antonino prefo da' Minillri vogliono
Oldoino (hi, ed altri, quali tutti il
:i. rieU'Infcdeltì gli venne propollo, ch abban-
nato nell'antico Turio, oggidì Terra nova-,
£ donando la Santa tede fareboe divenuto So- fupcriore, onde refla convinto di falfitì Ot-
ia erano Miniftro degl ldoli Non fojo non-, ,
tavio Beitrano (i), che Io volle di Cofenza .

t* confenti pR enipio cordiglio il Santo Pontp-


Fu egli per profilinone Anacoreta,o pur Mo ,

f -e-.nu cpltanteprcnte pe riprefe gli Autori}


1-
nacu , ma con divertiti di pareri,perchc Ar- c
onde perciò condannato alla morte , fe gli noldo Uvion lo velie da Benedettino , Fri 1

troncò il venerabile Capo a cinque di Gen- TimotcOjC Lczzana da Carmelitano.Comun- ,


[ najo . Il fuo corpo rubato du’Crifliani fir lè- que egli fi foflé creato Prete Cardinale per
Spellilo nella Baiiiica Vaticana Quello per
detto di S.Girolamo, indi a non molto li 1 1.
1. .


leonto della vita , eh' è l'argomento del Li-
Settembre del 1O1. Tali al Ponteficato , con-
jbro.rifèrbando alla Calabria purpurata il ri-
fidandolo Maflìmo Vefcovo d'Ofiia . Re-
Imancmc delle lue gloriofc ordinazioni nel co-
jPontcficato,
gnò anni 1 1., ed ordinate alcune leggi ,
me fi diri in fuo luogo ,
fono l’Imperio di
Claudio col proprio lìngue imporporò
la_.
III. DI S.ANTERO PAPA. Fede, Capite prò Fide troncato, dice
Panvinoj
Calliito.
c Icpcllito nel Cemeterio di
U' S. Anrero nativo dell'antica Cittì di
F oggidì Bclcaftro,come lo lo di-
Petilia,
V. DI S.EUSEBIO PAPA.
feorro altrove Lo fcrivono Alfonfo Ciac-
.

Aflignana, Cittì oggidì rovinata,ma al-


d

ir.
'
cone (a), Paolo Gualtiero (b), Giu-.Domcnì-
eoTalfone (c), Scipione Mazzella (d) , Ga-
C tre volte barellante , e Cancdrale , per
olfervazione di Paolo Gualtiero (a) , donò
bride Barrio (e), Davide Romeo (f ),Girola- t
„. alla Chiefa , ed alla Calabria quello Martire c,
mo Maralioti (g), Prulpero Parife (h), Ago- Pontefice. Lo trac da un antichiflimo matto-
Bino Oldoino (ij , Giuieppc Silos (k), Ferdi-
ne ritrovato nelle rovine d'alcune tabriche,
nando Ughcili (l),Gio:Baitifta Riccioli(m), c
creduta la Cattedrale, ove a grandi caratte-
*
.
Ottavio Oscillano (n) . Da Calabria pafsò in
ri fi legge;
c- Sardegna, per vivere feonofeiuto al mondo,
P. P. F.ttftb. P. P.
ma Iddio, qual fi è eompromcfib di daltar gli
Cafin. Orio
o- umili , lo collocò fui candeliere , allorché»
'* mancato Papa Fonziano, lo fcclfe per firn P°f.
n- Vicario, detto li 21. Novembre dell’anno cioè al Papa Eufcbio Padre della Patria 1 or-
dine de’Cavalieri da Callìgnana Per quello
2j8. Eletto dunque Pontefice tolto partì per
.

r Roma , dove arrivato ebbe lietiflìmi ap- i


tocca gli affari dei Ponteficato fi difeorre al-
plauii di quella Crifiianitì.Eflercitando dun- trove; Per quello riguarda la vita, e la mor-
te di lui , fu in Roma ornato della corona
e‘
que, qual fi duvea l’ufiicio di univerfaliflì-
ino Pallore, fi chiamò cotirro l'odio dc’Gcn- del martirio a ztf Settembre del $ 1 1. , e nel
.

,
t_
1 fingolarpiqr.te de Sacerdoti , onde fatto
tlli,
giorno mcdcfinio fcpellito su la via Appi*
prigione da Vitaliano Prefetto Pretorio,c da Pel Cemete rio di Callifto.
~ D VI. DI
,, s ,

.6 CALABRIA SANTA L1 B R O I.

VI. DI S,LEONE VESCOVO, IX. DEL F.KALIMEJtO VESCOVO.


E MARTIRE-

Ve flavo , e Martire non rtf


N Cn
vita è quello.
abbiamo
Pontcfi-c Martire
la Patria di

, tJ il

Nacque egli di nobiiilfimo ii-


1
quello Santo
ilirctto della

D I quello S .

occorre lìn ura,chc il nudo nenie prc f-


fo Paolo Gualtieri, con l'autorità di l'ur.ue-
gn aggio, e come faall aa da poter apprcn-
ccr lettere, regnando all'ora nella Seaia di
feo Antonio PurpuraN'apuictano.cd amiduc Pi.tro S .1 elei toro, Patenti lo mandarono
i

dicono tiaifi da un libio titolato Rcliquia- in Roma dal Samp Pontcfice,perehe 1 addot-
ti inaile con le dilciplinepiu nobjii,ina
rium Laude aum , da me fin ora non veduto aven-
Vien'egli notato col nome della nazione, dolo r inorato di già morto j e per altro in-
cioè di Calabria , lenza lapeili alno della.. crudelendo tuttavia la pcrlccuziunc dell iui-
Patria, e della Chiefa, ov era Velcovo . Hi pcrador Adriano, egli per declinarla fe nc_»
mandato in bando dall'lmpcrador regnante giallo in Milano, dove accolto da Caflriano

ed anche martirizzato da luoi Miniitri. Velcovo, venne dal medefimo ordinato


Chierico del Tempio fauiliniano.Si dipor-
VII. DEL B.ANON1 MO VESCOVO iò con tanta fantità di vita che venuto taro
,
a tutto il popolo, mono Cabrano lo fucile
DI N 1 COTERA. ,
pei fuo Pallore, ed opportunamente in quei

a Citti di Nicotcra polla al mare Jià più un pi calamirofi , ne quali non pure giovò
L d una vola incontrate le feiagure de
nemici, non pur in quelli , mane tempi piu
col luo c (empio, e dottrina al popolo Alila-
ncie, ma a tmtalaLombardia , ed alla Ligu-
cj ria. Pei foche ebbe a follencr molto, furto la
antichi. Fra quelle fu da'Saraceni preio ,
pei locuzione di Aurelio Coumiodo
catturato un fuo Velcovo , il nome del qua- tti- , ;

fcpcllito fra letenetae lulmentc poflp in carcere ,c quindi martiri-’


le fina quell'ora Ita
zato in divelle maniere fu giftaro in un poz-
della dimenticanza. Adunque tentata la
lua
j
zo V 0J0 al Cielo Martire Jì 4. .A gobio, do-
colìanza , e ritrovatala qual forte macigno,
.

po aver governata Ja C iucia di Milano 50. j

venne dall Ammirì Saraceno condannalo al


anni. Federico Borromeo Cardinal Aicive-
publico vitupero, cioè allo f.raieinu da una
feovo ricollocatolo iplcndidamcnte nel luo-
coda di feroce Cavallo Tanto comandò
.

go, ove fu ritrovato il fuo Corpo, 1 accom-


l'uno, c tanto efeguirono luoi Minillriion-
i

pagno col prelénte Epitaffio:


d’è che a capo di mezzo
miglio liracciate in
Corpus Saniti Cakmeti
piu parti le carni, l'anima fe ne volò ai Para-
algiorno prefen /Irchicpijiopi Mediatati!
tifo gi r i. Settembre .Fino
memoria i quando la teira £t Martyris
te fc n' ammira la
Sui hot Altari quondam
ricovcrta di erbe , ove ftgui il fagrilego
Hrafcino,moHra un piegamento delie mede- Xccondilum
fime cosi largo, e lungo, quanto fa quello. Ex varitilapidei1 aeneifque
Paolo Gualtieri Hi. I.tap. jr. Injirtptionilms accurate
Jtecrgnilum ,

Vili. DEL B.ULATTO VESCOVO. Eederieus Cardinali


Mediotaui Artbiepijioput
Indagatati! um follemniqne /rouffione
N Acque egli nella Città di Bilìgnano,
e come fa agli anni veftj l'acito di
Chierico-Intanto inondando i Saraceni ven-
,
Ci ctmdatum,
1

Prdjcntibus Epij'copis
ne prefo da quelli inficine con una fua forci- Comprovinctalihus !

la , la quale efièndo di memorabili bellezza, In Concilio Provinciali jcptimo


j

venne ipofata ad un loro Ammiri reiideme in Sui hoc colera Altari


S.Séverina . Quindi Ulatiofrnza perdere la tlor.erifici collocavit.

Oiltiana Religione .divenuto famofo , in-» Anno M. DCIX. die XXXI. Mali. [

mancanza di quel Vcfcovo,f:i eletto a quella


Sedia, quale illuftrò colla fantità , c poi col De' SS. Martìri non Pontefìù. 1

fanguej Conciojlache datoli allopcre della-, I

carità, fingolarmcnte nel ricattare con fuo CAP. li.


clemofine alcuni fehiavi dalle mani di quei
I~N Of>o quelli, quali
fangue , ccon con.,
E ai bari, ed anche a comporre la pace tra gl!
il
j

n J la Mararefero purpuree le glorie delia


uni, e gli altri , e con ciò publicanao la ve-
!

Calabria, lur iieguono in lilo quell alti i.chc


rità della Criftiana fede ad onta della falla
mancanti di Mitra , ma non di iangue
j

no:i_>
profetata da quelli , cello alla fine vittimiti» j

hanno relè meno purpuregianti.


innocente delie loro fanguinarie Ipadc circa g

lt J140.giorno di Domenica il primo del I. DE SANTI CASSIODORO, SENATO-


mele di Alaggio. RE, E V ATORE. 1

Punto Gualtieri lit.l. e.

L I primi,quali col lor fingile aveffero ba-


gnato in qualità di Martiri la Calabria


fu-
.

DE’ MARTIRI NON PONTEFICI. 27


.furono ire fratelli, Cafltodoro , Senatore , e
Viatorc. Aggiugne il Cardinal Sirlcto, cho III. DE'SS. SPERATO, E COMPAGNI.
anzi furono de primi Martiri nell' Italia , e_>
benché non fc ne fappia l'anno , pur' egli è
ceno, che ne lia avvenuto il Martirio , poco
apprettò alla predicazione di quei Primi,
Q
le
Uefli per numero fono tredcci , fettej
mafehi, cioè Sperato, Natale, (Narza-
ferirono altri ) Citino , Veturio , Felice,
quali s’udirono della Fede nell’Italia Nac- . Achillino, e Letanzu, e fei femine , cioè
quero nella Cittì di Argentano , oggi di San Gianuar:a,Gcnovc(à , Ecflìa , Veflina , Do-
Marco, come lo (crivono il Martirologio di nata,! Seconda, ma non Oppiamo fc Vergi-
ai 14 . Ufuardo (a),Profpcro Parifc(b), Davide Ro- ni, o fe Vedove : Per patria fono da Scilla ,
S*!** •

T.b.d i
meo (e), Gabriele Barrio (d), Girolamo Ma- gii famofa per li molti latrati, favoleggiati
fc
Calab. ratìoii (e), Gregorio di Laude ( f ), il Gual- nelle Cetre de Pocii Tutti e tredici adun-
c InHitc
tieri (gl, il Ferrari (h), ed altri ; ed abbrac- que, fatti prigioni in odio della Crifliana_>.
d«*SS.
d lib. tJ. ciarono la crifiiana Fede toflo , che in quel- Fede, furono condoni in Cartagine nell’ A-
fol.
la Citiìl la predicò l’Evangelifla S.Marco frica, acciochc bandati e dalla patria, e dagli
« lib. «•
C.*4- Quindi (limando lor debito diramare in al- Amici perdano, o la vira, o la Fede Era ivi .

f Mir.b.
tri quella Fede, quale nc’loro cuori col mez- Proconfolc Saturnino , il quale fattifcli con-
co*.
g lffc.pt* zo del Santo Ev angclifla avea piantato i:i-> durre davanti diflè loro , Voi fenz’ altro po-
cap.X.
b Calai. Cielo , non furono pigri alTeflcciizionc di nete confeguirc il perdono da'noftri Impc
SS. ad diè quello. Così dunque predicando, modero a radori Severo, ed Antonino, fe di buon cuo-
4 . S«pt.
(degno Sacerdoti del Gcntilcfimo , e quelli
i
re farete ritorno agli Dii noflri antichi. Ri-

il Fredde della Provincia 11 Prefide adun-


. fpofe a nome di tutti Sperato 5 Noi, la Dio
que per tema di non prender forza quella-, grazia, non abbiamo fatto male alcuno , nè
nuova Religione, qual fapeva di ceno, cflcr ad alcuno chi che ria recammo ingiuria;anzi
in odio a’fuoi Imperadori , fè condurre
in_, che mal ricevuti da Voi, rifeontriamo cou
fua prefenza i tre Santi fratelli: Gli
effortò, rendimento di grazie le ricevute ofi’cfè; folo
gli ammonì, li riprefe, avvilendoli della po- adoriamo il vero Dio del Cielo Criflo Si-
ca ctì, de 'martiri , a’quali farebbero podi ,
e gnor noflro. Ripigliò il Proconfolc ; E noi
della perdita della vita, della robba , e dell anzi giuriamo per il genio dc'noftri Impcra-
onore, nella quale farebbono incorri , qual duri,e della lor falutc folleciti intercediamo
ora fi avedero voluto ollinarc nella prefa re- per quella; Cofa, qual 'ancor Voi fare dot re
ligione d’un Crocefilfo . Ma
che potè fate ì Ile da voi medefimi ; e fc di farlo vi difpor

potè levar loro dal cuore Grillo 1 Anzi rete, l’impunith io vi prometto Soggiunte.» .

maggiormente li fiabilì in quei fanto propo- Sperato , lo non mi so qual fi folle il genio
fitu^ Sdegnato perciò l’Idolatra Giudice, li del tuo Imperadore, o Proconfolc 5 sò bene
condanno alla morte, principiando la carni- a dirti, che lo non mi conofco d'aver cos al-
ficina da Cafliodoro, ch'era il più frefeo nel- cuna rubato, e fc talora ria avvenuto daver
l’etì. La qua' iti del martirio fu
il capo tron- comprato, ne hò pagato il tributo; mi rima-|
co, il luogo frù li due fiumi di Molufa , e di nenie il mio Dio adoro , così inacccfl biie_>
Follone; aove anche fu la fcpoltura ; da do- per li (plcndori della luce , che non l’hè vc-j
ve tras feriti nella Cattedrale, oggidì vi li ri- duto, o'I vegga uomo vivente Taci, dille-:
.

pudino. Le lor Immagini per ordine del Re allora Saturnino , indi agii altri molto.
Manfredi furono dipinte nell' Arcivcfcovilc Guardivi il Cielo , dilfc loro , che voglia-
di Monreale, argomento della fua devozio- te entrar a parte della coltui pazzia, me-
ne.ll giorno del martirio fu il quattordicefi- glio fari, che Voi temette gl Impc raduticeli
mo di Settembre, l'anno incerto di numero , ollcquiofi a'ioro mandamenti. Ma toflo il ri-
ma ccrtiffimo, che fia flato del primo fecolo. pigliò Citino ; Eh via su gli dille:Noi altro
Re, altro Imperadore non abbiamo, che t’Im-
11 . DE’SS. TEODOLO, E COMPAGNI. pcr»durc, cl Rè dcGieli; quelli folo temia-
mo, e da lui folo le voci afcoltiamo.Vcggcn-
Urono quelli per numero nove , cioè do dunque Saturnino, che gli affari delia Tua
F Teodolo , Candido , Protho , Crifogo-
no, Artheone, Quinz.ano,Nivito, Canziano,
Religione peggioravano, rompendo il hlo al
difeurfq, comandò, che follerò rientrati in
e Canzianilla,c per patria daTauriano, Cit- prigione, e che liano polli nel legno fino al
ta deflruita , e poi riforta in quella di Scmi- dì legucnte.il dì fegueme aflìfo in Tribuna-
a Anna' nara. Carlo Murabito (a) ne rapporta il mar- le di Giudice, ordinò, che fè gli riconduccf-
dalla Ch »
tino ne i 5 . Giugno dcli85. La qualità della fero le fole femine, alle quali così prefe egli
fa di Meli.
morte fi tace, ed il luogo del martirio fi con- a dire: Vi eompatifeo figliuole , ma pigliate
troverte, volendoli da quelli nella Sicilia il eonliglio.qual vi dò, non Giudice, ma Pa-

da quelli nell* Calabria, e da altri nella Lu- dre, incninate gl’Impcradori, e làgrificatc a
cania. Veggafi la Calabria redimita , ove fi I
gliDiùAlfora rifpolc Donara:Noi onoriamo
dilputa, e per con o della Patria , e per con- Cefare in quel tanto gli conviene ; nei rima-
to del luogo del martirio. nente al noflro, e veto Dio,c diamo gli ono-
ri, ed offeriamo li facrìtìe): loggiunic Velli-

n ta,
e

i8 CALABRIA SANTA LIBRO I.

iu, lo lon Uirtiana: ripigliò Seconda


: lo terno, e Cittì Cattedrale, Davide Romeo (a),
a Indie
U'i*.
credo in Dio, ai quale fervo j a' tuoi Dii , o ma della quaiitì del martirio, dell' anno , e
Procunfolc nè ubbidiamo,nè fagrificbiamo. fumiglianti tircoitonzc, non dice altro. Sog-

Ma veggendo profittar nulla , runcnatc iu_> gittgne, eh' il iuu /agro cadavere fu ritro-
vato l amio 1 1 So. da Arnoldo Veitovo del-
prigione quelle , ordinò gli vcnillcro alfa-,
prclènza gli malchi} Già vennero , ondigli la medeiima Cittì.
rivolto a Spcratu-.Perlcvcri ancorai gli dine:
Per fé vero, rifpofc l’altro, ed uditemi, quan- V. DI S. COCOFAATX.
ti qui m'afcoltate : lo fono Ciriftiano , a cui
con nobiT eco rifpofero
cò il Tiranno, non vogliate
tutti. Dunque
la liberti
repli-
1 l i
M '
Acque quello Martire nella Cittì di
Scilla da langue molto nobile, e come
quel ti aggrada, dille Sperato } Noi qui tutti fu ali’etìjVenne dcltinato ad apprendere fu-
inoriamo volcticri.Ma qual fono ltbri,ripi- i mane lettere nella Cittì di Celai èa Maurita-
gliò Saturnino, quali voi adopriate? Li quat- na. Apprelc le fetenze fccoiari , ma non tra-
tro Evangeli, foggiunfe Sperato , le lettere iafeiò la f ilolofia crjftiana i onde difpcnlk-
di S. Paolo ed ogn altra fcrittura , dettata
,
to il fuo avere a’ poveri pellegrinando ven-
dallo Spirito Santo. Non occorre far più pa- ne in Barcellona Cittì di Spagna , dove pre-
role, conehiufc il Giudice: Tre giorni rulla- dicando la fede di Cirillo fu prelò per ordi-
no per Voi per coniigliarvi, o la morte , o la ne di Caler io Procunlolc , e mentre perfid-
mutazion della Religione) f tigli però datut- io a fagrificarc a gli Dii del Gcntiicfimo,
ti rifpolto, eh erano immobilmente Crillia- con rualehia cullanza il rinuta , da piu Mi-
ni, eche del più egli lei eonftgliaife. Final- cilìii di giuflizia,
gli uni fuecedendo a eli
mente fcortali immobile la fede de Martiri, altri, talmente venne flagellato, che Brace ia-
fulminò l’empio Giudice 1 ultima fentcnza_. to il corpo gli ufcivano ruoti i’inteftina! Era
di morte, cioè, ciie loro fullè tronco il capo: ilniluiodcl Martire lorazionc, nella quale
temenza ricevuta a ginocchio piegato , e riufeì cotanto ctticace, che e li Miniliri di-
con molte grazie al Crcio, al Tiranno , ed a vennero ciechi>c'J Proconfole con tutt’i fuoi
tutti Miniltri , ed eifeguita li i7Xuglio del adorati Dii fii alìorbito dalla terra , riouAo
tanno ìoz. fioro fagn Cadaveri raccolti I ta tanto fono il Martire, ricucite miracolo-

con devozione, furono poi ne’ tempi più in lamente le carni, e ritornate ne loro luoghi
qui trafportati, quel di Superato in Leon di le vifeerc gii pendenti. Accidenti, che noni
franerà, ove oggidì ti ritrova nella Chiefa di purnon rcleru migliori quc'Fagani, eh’ anzi
S. Gio: Bardita, e quelli degli altri in Roma, vie più infuriandoli r ncarcnato Cocufìùc,il
e collocati nella Salifica de SS. Giovanni , e prclcntaruno al Prcfide Malfimiano, il qua-
Paolo. le tulio ordinò, che folte arrotino su d’una
Si fu avvertito il Leggitore , che la-, craticola, ed inafprite le plaghe con fenape,

„ Girti di Squillace in Calabria Rimando, ed aceto. Ricorrendo ali 1 azione il Santo


„ che predetti tredeci Santi Martiri futlero
i avvenne, ch'egli piu non Jentiite il martirio,
,,non g. ì della Cittì di Scilla, quella, che ili ed i Miniliri tcitaflcru inceneriti dalle fiam-

„ lìtuata in faccia al faro di Meflìna , nella me. Riraeflò perciò egli in un fuoco piu ar-
„ Dioeelì di Reggio, come par che iintenda dente, appena otò,chc il fuoco s climie.On-
„ l'Autore , ma bensì fuoi Concittadini, lui de rimenato in prigione nel mentre un lun e
„ motivo forfè , che Squillate ferivendofi dilcefo dal Cielo ricrea il Santo, illuminan-
„ ScylUcaum in latino , potè dar luogo a’ M
do li indir cuitodi dei carcere , li porta al
ì

„ Scrittori di fcrivcrc Scilla in italiano, -n- conolcimento di Crilto-Solu il Prctùle quan-


„ de poi ne venne l’equivoco tra l una , e to piu cieco , tanto più ollinatu li rendeva
„ 1 altra Scilla, quindi l’anno 1 740. ne fup- inclorabilei che però allapparli- del nuovo
plieò, e n ottenne dalla S.Cungrcgazionc giorno fè mandamento, che lì tormentane il
de’Rlti la concctlione dì poter fclteggia- confcfforc di Crjflo ribattuto con curde , e
„ re il di natalizio dc’mcdcfmii con utti- nervi, e mentre fe ne iva in carozza,o a ren-
„ ciò , eMeda ) e l’attual Vefeuvo di effa der grazie al Tempio di Giove , o a fuppli-j
,, Mutiligli. D- Nicolò Michele Abbate per cai ne favori, cadendo giti li {pezzo il collo,
„ acerclcimcnto di divozione fe dipinger perduta ad un'ora e la vita del corpo, quel-
„ le Immagini dc'mcdciùni Santi de'Meda- la dell'anima con di vantaggio ridurli in
,

„ glioni della fua Cattedrale. Qual,'però Zìa polvere gildoli , a 'quali conlitgiva . Onde
„ m venti la patria felice de 'SSTMartirUò- per tutto ciò un immenfà moltitudine dipo-
,,
predetti, fe Scilla, o Squillate , a noi per polo lì convertì alla Fed..E nientemeno luc-
„ non recar pregiudizio ail'una , o all'altra ccduto nell'officio il Frelìde Ruffino fè car-
Cittì), non appai tiene il deciderlo , Intan- cerare il Santo
,, , e finalmente decapitarlo li
ai to ùcgue l'Autore. ay.Lugfiodcl . Le cui fagtc Reliquie poi
.

furono traforiate nella Chicli di S.Dioni-


IV. DI S. CANIO. gt in f rancia i 7 otto quello k> fcr ivc Pietro
2 A’ raccordo di quello Santo Munirò ,
de Notale Vescovo Equi lino Catti. SS Mh.S.uf.
ha nella Cut* di Geremia, -altre vukc Pa- | rjp. Scrivono ancora di lui Lorenzo Surio

tom .4.
e

Dt' MAKTIRI NON PONTEFICI. a?


fow.4, Mombrit.tom.r. Flottanti. Spaglinolo. fo latino Dcodata . Furono nativi di Tau-
Thefaur. Corte, tomi. Feda , Ufuardo , Odono. riana, c viene in confcguenza dalla patria.,
Haron.Not.ad Martjrolog. die ly.Jnhi. del lor figliuolo Fantino, onde t eda ripro-
vato 1 Autore Leontino, qual avendo llam-
VI. DI S. FELICE. pata in Roma l'Immagine di Santa Dcodata,
le fenile a pie, Sanila J)coda: a Martyr Leon-
Uefto Martire fu germano fratello di ini.:, così come Francefilo Msur olivo, Otta-

Q S.Cocofante, di cui fipra,e perciò del-


la mcdclìma e patria, c famiglia Avendo a- .
vio Caiewno, ed altri Scrittori Siciliani , 1
ualt portarono amendue quelli Martiri in
dunque intefo , che la fpada infedele incru- iracufa. Furono Iterili per naturarla 1 ora-
deliva molto contro il nome Crilliano nelle zioni, lèlemoline, ed altre opere pie li rete-
Spagne, su di una Nave mercantefc«_.
falito rò fecondi, ritrovandoli ancora tra le tene-
velcgiò ivi, più egli bramnfo di lafciarviCri- bre dell Infedeltà 3 e n ebbero 1 avvilo nella
fto , e la fua Fede , che gli altri di trarne li maniera fegucnte.Una notte parve a Fanzio
guadagni della terra. Abitò col fratello in ritrovarli inlicmc con Deodara al Tribunale
Barcellona, poi Empuria , indi paffato nella dell Eterno Ladre , il quale riprelili molto
Città di Gcróda quivi da Ruffino per ordine della loro idolatria, finalmente li condanna-
di Daciano venne prefo, e soffietto a render va alle pene eterne 3 nuche il Divino Fi-
ragione della fua credenza , dille tanto con- gliuolo patrocinando la lor cauli , li com-
tro del Gcntilclimo, che violentò l'Ufficiale prometteva, che dando loro tempo, c prole,
a farlo battere altramente, ed indi cacciarlo avverrebbe , che quella li portailc al vero
in una ofeuriffima prigione legato ne' piedi, culto della Divinità. Difparvc la vi/ionc , c
e nelle mani fenza cibo alcuno . Tratto poi Dcodata fri breve concepì , e quindi a Ino
da prigione, ed aggravato di nuovi legami, tempo diè alia luce un figliuolo mafch.o col
catene , venne flrafcinato per tutti li ca- nome di Fantino Qu -Iti arrivato all cti di
.

pi ilradc della Cittì , c la fera al tardi rime- 1 a. anni un giorno ufeito a diporto fuori la
nato nella prigione . Non gli fu Icario Cittì, fe gli prefentò avanti una vaghiilima
il Ciclo
; poiché nel piìt profondo
della., Cerva, la quale facendo molila ora di falciar-
notte vilìtato dagli Angioli venne redimi- li prendere, ora di fuggire, portò il giovinet-

to alla primiera bellezza , e falutei ma noiij to in una lpelonca , da dove ufiito un vene-
gii per godere , ma per ritrovarli più be- rando vecchio, lillrutTe nel fervizio di Dio,
ne dante a' tormenti del giorno avveni- e nella fua vera Fede, che per tanto ritorna-
re . Tratto dunque di carcere loggiacque toacafa, raccontò il tutto a' Genitori, li
al manirio , fcarnificato con uncini , o quali raccordatili del fon no avuto, ed abbrac-
da Terza a Vefpro fofpclo da piedi , finche ciata la Fede criftiana , diliribuirono il loro
ritornato nel carcere rigodè di nuovo la fa- avere a'povcri. Cosi dunque operando die-
migliarità degli Angioli per tutta quella not- dero nelle mani della giultizia , acculati co-
te . Rapportato tutto ciò a Ruffino , ordinò, me Criltiani, e quindi condotti inSiracufa^
che con le mani legate in dictTe folle gius- al Confile. Battuti con piombi , c ritrovati
to in mare, come fuyna la potenza del Cic- collanti, furono ricondotti alla prigione La .

lo fciolti quei legami, c chiamati al Tuo of- notte loro fecfe dal Ciclo un Angiolo pieno
fequio gli Angioli , camminando per quell' di luce, il quale rilloratili con alimento por-
onde, approdo felicemente ne lidi. Sdegnan- tato dal Ciclo, aprì le porte a Fantino , che
dolo perciò il Minidro, ed itone in rabia, lo andaflc, ove lo guidale il Signore , ed ani-
fè fcorticare, c flagellare fin'airofTa 3 ficchè mò Fanzio, e Deodara al martirio, quat'cra-
finalmente refe al Cielo il fuo fpirito.chc fu no per finire il giorno feguente Fantino a- .

al primo Agodo del . . , Giacque il fuo dunque ritornò in Tauriana, c li beati Geni-
corpo fenza fcpoltura giorni lette, c poi fc- tori, troncate loro le cervici, refiro lo Ipiri-
pelliio li fette dell ifteflo mefe . Scrivono di to al Signore Avvenne quello man ino ne-
.

lui Zaccaria iJppeloò Caitufiano tom.j.Vita gli anni 304. li gl. Luglio.
SS. ad diem primam Angufii. Pietro di Nata- Pietra Etjmlino Calai SS. lib. 6. cap. 1S0.
li Fcfc. Equi tino Calai. SS.lib. 7. r.p. SJtnlo- Francefco Manrolico Martirolog. li 31. Luglio.
gio mtm.SS.Gregorio TuronenJe de gloria Mare. Giovanni Molano. Martirolog. Filippo F erra-
i
e.91. Vinctnxp Spemi, tib.i f.cap. 1 34., Crcaf. rlo.li r S aulii 1 Itati: .Ottano Chetano Vita SS.
111-CafarJlaron.In Martyrol.ad diem luta-, Sicnlt om. 1. fot. 1 12 . Arturo o Monajicrio Socr.
gufi, ove anche cita Feda , V[nardo , Adone, Girtigema ad diem jl.Aug.
Pruderne, ed altri,
Vili. DE'BB.DOROTEO, ED ARSENIA.
VII. DE’SS- F ANZIO , E DEODATA.

Q Uedi furono benavvemurati Genito-


i

ri del Santo ConfefTore di Crido Fan-


C
tire
Osì lì nominarono

,
nitori di
li
i benavventurati Ge-
S.Domcnica Vergine,
quali eflendo per nafiita della Città
e Mar-

tino, di cui altrove Altri leggono Deodo-


. di Tropea, e per protezione Criltiani , cri-
ta, altri Teodota, eh e il proprio Greco, re- lìianamcntc congionti in fa-ito matrimonio.
-

CALABRIA SA NTA LIBRO I.

donarono fuori alla luce, e del mondo , ej


della Criftiana Fede la fudetta Santa. Vivea- X- DE' SS. MARTIRI FLORENTI NO,
no quelle fantiTimc pcriònc con molta
tre , , £ FLAVIANO.
virtù, c fra di loro, c co loro proffimi, quan-
do ufeito fuori l’ordine dcll'lmpcrador Dio- pEr intendere la Vita di quelli Santi Mar-
clcziano, che fu circa l'anno 284. , che tutti 1 tiri farrbbc d'uopo deferivere prima_,
coloro, quali profetavano la legge di Cri- quella di S. Modellino Vefcovo e Martire)
,

ito fodero denunciati , lòggiacquero anche maperche non è mio difegno fcrivere qui,
quelti all imperiai' editto, onde c denuncia- che de nollri, fido baderà di quello Capere,
ri, c cattur ati furono condotti alla prefenza che S. Modellino fu e Cittadino , c Vefcovo
del raccordato lmperadorc , il quale fiffo il della Città di Antiochia,da!la quale per divi-l
i'uo Tribunale nella campagna, non era cru- no mandamento paffuto in Italia, la prima.,
deità immaginabile alia mente , c fattibile.» Città, che quivi prefe fu quella di Locri, og-
allamano, qual non effcrcitaffc contro de’ oidi Gieracc. Entrato dunque il Santo Pre-
sami Mortiri.Coji dunque recati alla prefen- Iato nella fudetta Città, venne accolto con
za delflinperadorc tutti c tre, e perfuaii,che ogni amorevolezza da quei Popoli, dc'quali
abbandonata la Fede Criftiana , feguiffero ancora, cosi volendo il Ciclo , intelè il lin-
quelhr, qual’cgli adorava , ma fenza frutto , guaggio ì onde gli venne facile il predicar
rifoluti o di viver Criftieni , o di morire ani- foro l'Evangelio con maravigliofo acquifto
moramente, vennero podi in prigione , ed d'infinite anime, quali refe criftiane con l’ac-
indi con empia crudeltà battuti Parve all’
. que falutevoli del {agro battemmo Era que- .

Imperadore, ed a'fuoi Miniilri eh' almeno , fti furono Fiorentino , e Flaviano


,
quali a
avrebbono potuto guadagnarfi 1' animo di vendo conofciuto di tutta bontà, ordinatigli
'Domenica, giovanotta di poca età , quando quegli Preti , e quelti Diacono
li fcdfe
,
fe
forte tolta dalle braccia de 'Genitori, che pc- fuoi compagni nella predicazione dell'Evan-
rò lafciata quella nelle carceri ,, c trattine^ gdio, e nell amminirtrazione de 'Santi Sagra-
fuori Dorotco, ed Arfeoia vennero mandati menti. Autenticava Iddio le parole del San-
in bando nella Mcfopotamia di là dall’ Eu- to con la moltitudine de miracoli , del gran
frate.Ora feguiamo quelli Sapti nel ior cam- numero dc'quali fu quello , quando offendo
mino, già che farà tempo far ritorno poi a morto ad un'uomo illullre, e Principale per
Domenica. Quanto quelli patito averterò in nome Anaftafio l'unico figliuolo, egli col
quei viaggio, non è facil cofa il rifcrirloico- richiamarlo da morte a vita, richiamo dalla
si quantu averterò folleuuto di male^nriva- morte dell'Idolatria alla vita della fede Cri-
ti furono in quel luogo pcnolb , non aven- ftiana tutta la famiglia d'Anaftalio , c molli
done Scrittore di quel tempo , qual' avclfcj altri anepra. Motivo,chc mettendo la penna
potuto rcgillrarlo Un fol penderò gli afdig-
. in pugno a Probo Prefetto della Sicilia , e
geva, ed era, fc la figliuola attcrr ita da' tur- della Calabria, rapportò il tutto all’Impera-

menti aveffe fatto divorzio dalla criftiana^ dor Maflimiano, ammonendolo, che fc tofto
Fede ) ma pur fi confidavano riflettendo al- non aveffe pofto il dovuto rimedio , tutta la
la portanza dimoftrata da quella, nel mentre Città, e Provincia inficine fi farebbono relè

furono inficine j Che però con molte lagri- criftiane.Providdc i'Imperadore,ordinando,


me, digiuni, ed altre penitenze, ne fupplica- che tutti e tre Modeftino, Fiorentino,e fila-
vano la Divina Clemenza Filialmente qua-
. viano follerò condotti alla lua prelènza , c
fi logorati da’pat finenti rclcro io fpirito al tanto venne clèguito con ogni (peditezza^ .
Ior Creatore poco dopo arrivarono all' Eu- Non mancò il Tiranno di pcrfuadcrli la ri-
rate, cioè li zj. Novembre del 285. Martiri , nunziadi Crifto,c l'abbraccio di Giove, e d’
fi: non diferro,odi fuoco,almeno
di baititu- altri Idoli , con giurata promeffa di molte

re, c di nojoli patimenti, teftimonianze fede- grandezze, ma la riipofta de Santi fu,cb‘cgli-


li della loro criftiana coflanza. no altre grandezze non folpiravano,chcd et
Paolo Gualtiero Martiri di Catab.c. 16. fere Servi del Croccfiffo ) Non per quello
. . diifidò il Tiranno ) ma fpcranzofo d'ottener
IX. DI S.CIRIACO MARTIRE. col tempo ciò , che fuilc prime gli veniva^
negato , ordinò, che foffero condotti al fa-
len raccordato quello Santo Martire.»
g ro Tempio di Giove , la veduta del
V da Paolo Gualtieri, il quale aggiugne,
ch’ei folle (lato Cittadino di Gieracc , c che
quale
tutta in oro piantaffe ne 'loro cuori la fua rc-
ìigione. L'avvenimento fùdiverfo dal fuo
pei tanto detta Città per qualche tempo ne penficroj perche entrati i glorio!! Martiri
folle ftita detta S. Ciriaco ) nè altro rappor- dentro le lagrileghe foglie, c poftifi a ginoc-
ta, o della nafeita , o del martirio , e de lla_. c Njo feoverto in orazione , rovinò la (tatua,
mone di lui.) Rimarrà adunque il tutto vivo fat ta j n pcZZ ; f q Ua ); cambiatili In vclenofé
negli occhi di Dio, giuftillimo retributore ceneri, ne mandarono fuori un moftruolò
de meriti dc’Santi. Pao lo Gualtiero Martiri di Dragone. Dragone , che non pure atterriva
Calabriac.i 9 . con la villa , ma sbranava co 'denti molti di
quei Idolatri, dc'quali i lòpravanzati pro-
.
_ ;
- — :
lira-
1

DE’ MARTIRI NON PONTEFICI. 3

I
l.ia.1 o piedi de 'Santi , li /applicavano della nori, che diramandoli con lnercdibiie,c prc-
I vita, con o fiata della loro ei iltiana ereden- ! dezza, e vigoria nella Calabria , profilile a:
1
za. Se ne contentarono gli alni, onde Mode- 1
proporzione e Fiori, e Frutti limone peri :

/tino comandando ai 1 ài agone , che non pur |


addio lette Daniello iaiimciii nobile dal
fi arrcfìalle dal danno! ma che parti Ile, venne I belvedere, Samuele, Angiolo,Ugoiiuu,Leo-
tolto ubbiditu dalla belila , e dagl' Idolatri |
ne, Donnolo, e Nuulo, quegli Minrilro , e
confidato co lui u battelìmi. Intanto il Tiran- 1
quelli lùdditi ! ma tutti aceeii dei timor di
no veggendo edere inaggtoii le perdite, che Dio ,
ìiiollero di recale ora Fede aU'lnte-j
gli acquili! delia fua Religione, li aecefe tut- delta, o la molte aloio mcUciimi Ottenuta! .

to di (degno! ed oi dinò, che ipogliati ignu- dunque la dovuta facoltà da Frac' Elia Ge-
di i Martiri fodero vediti con vdti di rame nerai Miniltro dell Urdine , partirono da'
infuocato! ma nulla incendo loro il fiero Cadroviiiarc, ov abitavano,e pailati iniki-i
tormento , riordinò, che podi vcnidcro den- vedere, da quindi le tollero aria volta del' •

tro una caldaia bollente di olio, pcccprclìna, Adita . Ma prima di partire voile il Ciclo!
ed altre midure di fuoco! nè pur quivi pa- autenticare con fingour miracolo, quanto!
tendo ledono alcuna, furono rimcnati dentro gli gradtllc quell unprela! ConCiotiiachc vo-
un'ole ur ifTuna prigioneiaccioehc li riiòlvcf- lendo quel In ne eli ic 1 o procederli d acqua, c
fe altro piu crudele martirio . Altro però ne non avendola vicina , dileguava mandar al-;
il Cielo, t fu, che mandato loro den-
rifolfc trovc. Nò, dille il b.Padrc, non rechiamo im-j
tro le caiccri l'Arcangioio S. Michele , ne li pedimemo al viaggio! filavate qui (addi cari-'
Halle al di fuori, e condottili nel lido del vi- do un luogo a canto la uve dei mare ) , elle <

cino mare , rimbarcò in un miracololò le- la ritrovatele . Ubbidì 1 altro , e ritrovata l'I

gno, e li condude nella campagna in un luo- acqua, nop pur p.ovidde in quel viaggio, ma ;

go detto Pictoi io, oggidì Pietuio, non mol- cangiala in Fonte perenne, oggi giorno la'
to didantc dalla C.tta d Ai eli irta a piedi del dui a eoi nome d Acqua di S.Dauieie Arri- .

Sagro Monte, detto Monte Vergine , con li- v ati dunque 1 Santi Martiri nell Africa, e fat-
gnifica. loto, ebe Iddio l'avea prefervati da to capo aria Città di Ccuta , fui 0110 ricevuti
quei tormenti, perche atrendedero al fruito in un vicolo fuori le muta da alcuni Cri-
dcll anime. 1 auto lignificò il gloriofo Ar- itiani!da dove, dopo un lungo apparecchio
cangiulo.c tanto cllcguirono gl invitti Cam- fridazioni, e digiuni, (parlo il capo di ce-
pioni della ciadiana Fcde.prcdicandu da per nere ( argomento aliai nobile del vivo in-
tutto il Sagro Evangelio, e battezzando inli- cendio ardeva ne cuori ) in giorno di Saba-
niti Idolatri, accetti a popoli, accetti al Cic- to, pei aver propizia ia proiezzionc della
lo, il quale dopo tante ottenute vittorie li Vergine, entrati nella Città , cominciarono
chiamo l'un dopo 1 altropna tutti tré intorno a predicar l'Evangclo a quei liarbariiglorin-
al 195. alle corone della gloria ìMarùri.non caronu Crilto, c la iua fama Lcgge,ingiuria-
perche morti (otto al toiehio dc'tormenti i rono Maometto, c i fuo Alcorano.
ina perche folto qnello lungamente tenuti, a A voci tanto inaipcttatc commofli a fde-
fomiglianza di S. Giovanni Evangelida, di gno quegl'idolatri , lor furono addolio , e
S.
'1
cela, di S. peliec di Nola , e di altri de- tot temerne legati li conduilcro alla prefen-
canuti per Martiri dalla Chiefa, fblo perche zadei He. Egli anche dalle furie agitato,fat-
in varie maniere tormentati. Uiacqucio fc- ti prima lui lulare i capi, ordinò fulfero bat-

pelliti i loro corpi in luogo onello fino al tuti fin al langue) ben e vero, che Compatiti
legnare dcll'lmpcrador Cullammo, da dove come pazzi, lui uno polli in catena lo lpoziu
poi vennero uasfciiti in un fagro Tempio di giorni otto . Non mancarono tra quclto
gii confagrato a Mercurio predo Mercuglia- mentre alcuni miniltri dell Infedeltà di pcr-
no ! ma poi dedicato a'iòro glorioft nomi , e fuader loto con le buone , che ab jaiidonaia
pur quello rovinato da Saraceni circa il 954! la legge di Citilo, feguilleio l'altra dell Al-
da quivi diflcpciliti fono al regnarceli Gu- corano! ma indarno, 1 oliando apertamente-)
glielmo il buono Normanno,venncro ricon- convinti dalie ragioni de Franeefeani.E però
dotti nella Chiefa Maggiore della medelima vennero dati nel potere d' un Giudice, per
1 erra, ovepittime lì adorano con tito-
di nome Arbaldo! aitine, che lafciandoli li di-
lo di Protettori , edebrandofene la feda con feurfi, li venille all upi a, o per premiarli pei
molta pompa a' 14. Febrajo. fidi, o per ealtig.u li ostinati.L uno , c l'altro
Leggenda antiqua M.SJe r orn.vi vita Paolo .
di quclto partito fupcrò laeollanza de'Mai-
1
Afggto Catat.de SSjdcl Rigno Davide Romeo .
tiri ! e pertanto conno di loro venne fulmi-
De hauti del Regno, fi lippa ferrati de'SSJta- nata fentenza di morte. Sentenza anzi di vi-
han.a 14. febrajo, e lo.Gmgno D. Giacomo .
ta, e perciò tutti alzate le mani all insu , ne
Giordano,Croniele di Monte t ergine lib. I z.14. ringraziarono benefattore il Cielo Il ile .

fpuando cui tempo alcun guadagno, fu fp. fi


XL DE'SS. DAMELE, E COMPAGNI. la fentenza, ed alla fine avvedutoli di perde-
re il tempo
ridillo lellceuzione della de-
,

N On così rodo
tò nelFUmbria
il Serafico Patriarca pian-
1 Ordine de' Frati Mi-
erctata murre, e cominciando dal Santo Pa-
dre Daniello, gli fé tutti uccidere li li. Ot-

tobre
"
CA LA HK I A SAIN TA LIBRO I.

tobre del i xn. Cosi li fsreviarj Braccareii- qualunque venirti eletto , non erano a lui
ilc'Francc- drizzate le lettere pontificie. Nei viaggio in-
fc, e Minoritano, il Martirologio
fvoni, Lorenzo Surio, Celare rsaronio, Gio-
eontratofi in alcuni di quei Barbari , e da_.

\ jnnj Molano, Luca


V.idingu, Paolo Gual- qucfti riehiefto di quella foggia di vefiire,

tiero, v 4 altri Avvegnaché poi S.Antonino,


.
qual folle Ja Jua nazione, e ch'egli fi volerti:

Marco iti Lisbona, Ridolfo To'.lignani,.Ma- pu quelle contrade! rilpofe.ch égli era Ita-
liano, Keligiofo dell Ordine defrati Mino-
riano, e qualcji'aliiq rimettano qiicltu mar-
1 martirizzati corpi ru- ri, e che ritornava dai Prete Janni
tirio aii'anno 7 tp , , Legato
dell Apportolica Sedia, anzi di Cri fio crocc-
bati da'Mcreadanti tìcnovcfi, e Pilàni ,
l'eb-

be il Kè di Portogallo, condotti in Lisbona fifìo, per portare a quei Hegni la luce del
con gran pompa, ove oprando un infinità di Vangelo, ai quale pur crtòrtava loro medefi-
miracoli, lui ono da Papa Lcope dichiarati mi , le volcano dopo la morte goder di Dio.
nel numeri) de Martiri e hi Religiyn de Mi- ,
Difpiacqueagii Empì la propofta , onde fa-
nori ne ordinò i’ujhcio li 15. Ottobre, pon liti in colera barbaramente f uccilcro a i},

potendolo follenjJzzare li 12, giurilo della Gennaro. Sorgono qui due divari tra Scrit-
lor morte , per il rilcontro con l'ottava del tori,lunopcr illuogo del martirio, e l'altro * ,om.p.
1

Serafico Patriarca, Ma oggidì li Beati Corpi per iliempo, per quefto Boflìo (a) , e Guai- a?.,'”' !'
di S.Daniello , e di S.Angiolo riputano in ticro (b) lo rimettono all'anno 1482, Marco
pr '

Belvedere , mandativi dal Cardinal d A ra da Lisbona (e), c ’1 Martiroiogio Franccfca- ,. P .j?.


-

no (d) all'8}. Per quello poi S.ilazaro (e) ne _ c '

S
°X,I. DEL B. ELIA CAVALLEP.O, diflegna il Cairo, e Borio Gerofolima. ór.i. e- ia-
sr.i.c'11.
Cron ti

PI- Ub-S
uglielmo Mala'erra (a) lochiamo Car- XIV. DE'BB. ARCANGIOLO E
G tomenfc, e ve ancora chi lo fcrivej
Camotenfe, ira e gii uni, e gli aitri , con er-
ÒUO COMPAGNO.
,
• fd
dii

rore, volendoli ajizi dire Cri>to|Kpfc>Pcfchc L B.Arcangiolo fu nativo da Longobardi,


da Con or, e Cùtà di Calabria , dice Ottavio I Cartello vicino l'Amantea 5 ed il fuu
(.a, etano (b). tv Elia di fanguc
illuftrc.ondc compagno, Gualtieri lo ftima,chc forte Pie-
vi ..orato col titolo di Cavaliere,): niei itevol- tro Bonis, volgarmente Buono da Stilo, a-
oic:ì.ì, ejieudo
ft.uo compagno di Giorda- mcnducKeligiofi Minimi. Purono compagni
no,! gì, u..lo del Conte Rogiero
Combat» . del lor Santo Patriarca, allorché ei pafsò in
tei.uo dannile in Sicifin contro de Saraceni, Francia Avvenne dunque, che viaggiando
.

ed avendo lotto i ‘esercito ni Eonaviro , e di per quelle parti, veftiti da fecolari per is-
,
Lcttemurio valoroit condottieri di quelli, fuggirc le infidic degli Eretici, quali infefta- !

perche portato dal caldo delia virturia, oltre vano quel Regno, s’ac<;oppiarono con alcuni !

Corte Li nomici lontano daTuoi ,


reito iu_> di quefti, e venutoli a ragionamento del Pa- !

lor poteri. Rallegrò li feonfitti Capitani la pa, e della Chiefa Romana,! Rcligiofi prefe-
ir. olili,, del Ca vallerò, e tentandone la tede, ro a difendere la fovranità dcli'uno , e dell' 1

li ritrovarono Eroe non meno nell anni, ohe ultra cosi, che tofto fi accollerò gli Eretici,

nella K Gigione ; onde pei filali non puter che fortéto Cattolici , onde gii Caricarono j

vincere ia colranza , per non rimanere


lira addoflo molte baftonare , accompagnate da
altre volte vinti dai Ino valore ,
crudelmen- mille ingiuriofe parole. Non s'avvilirono gl 1

te luce itero tanno 1082 • Oltre 1


raccordati infervorati Religio/iìnè perciò fi arredaro-
Scrittori parlano di lui Agoiiipo Inveges
,
no dalia difefa del Primato Romano 5 onde
• (e). Paolo Gualticio(,d), ed ;utri, gli altri portati da beftialiffimo furore, e per
caftigarli, copi elfi diccano , a proporzione

XIII. DEL B. GIOVANNI, del delitto, loro (cantarono in bocca alcuni ! . A „nii.
archibuggi, nel qual tormento ipirarpuo la- i> Cren,

N On ti

e lòto
ne, cioè Calabrcfè
si la Patria di
nota con il nome della Nazio-
li

Pii egli per profeflione


.
quella B. Martire, niina pui mandarla al Cielo .Favellano di
qucfti KB. Martiri fra Triftano (a) , Fra Lu-
ca Montoya (b). Fra Santoro Parile (e), tutti
I
,u>
«”•

£\.
u

pranccfcano, e per virtù, e zelo emincntiUì- e tré dell Ordine de’Mirrinii , Gabriele Bar-
}
mo. Inlieme con aitri del mcdefimu Ordine rio (d>,e Fra Girolamo Marafioti (e) Fran-
, c, r.p.
andò con Prà Giovanni Gigaro Spaglinoli), cefcano, e del leccio Paolo Gualtieri ( f', t V
;
R '-
ì.l.odui.
dettinato da Papa Silio IV- Ambalciadore al ,
l’Autore del Teatro (g), ed altri.
Prete Janni. Arrivata ia nobil compagnia a|

Cairo, e quivi infermatoli il Legato Spa- XV. DI DUE ANONIMI FRATI MI-
gnuolo, e perciò fatto ritorno in Italia, gli NIMI, E COMPAGNI,
fu foftituiro Giovanni il noftio Pulsò dun-
.

que egli, capo degli altri nell Etiopia, ed a->


capo di meli undèci arrivò alla Città .Metro-
poli, ove ritrovato quel Kè già morto, ed il
V
due
Eleggendo da Calabria in Sicilia
Barca piena di gente , fra quali erano
Frati Minimi, diedero in mano di certi
una

Regno in tumulti per la creazione dei Ric- 1 urclii, quali non paghid'aver loro tolto la
ucitore, rifolfe di ritornar!, nei concioliachc libertà, cercarono ancora di torli Crifto.e la
,

DE'MARTIHI n on ponte FICI,


fui legg ciPropofta tanto malamente ricava- Dalla Famiglia de'Cultanzi onorevole nella 1

ta da tutti, (ìnguiarmcntc tla'Rcligiufi , che fiovalina nacque Camdiq; dove Ipefa parte
dimenticati dclfer prigiunien.ri Ipofcro con d ai alle lettere umane , ed alla pictì, pafsò
liberti criftianj,che faranno prima a perder in Napoli afio Itudio delle leggi civili, Abi-
la vita, tagliati in pczzj,ehe quella fede, nel-, tavano in Napoli alcuni fuoi Compatrioti
la (mate erano e nati , e vili liti Così dunque ma di(TÌ|luti,li quali veggendo la vita imma-
proiettando gli uni , e non confcmcndo gli coiata dei Giovane, nioifero cambiarlo in
altri, cioè Turchi, quali |>er tutto conto li
i un di loro. Accordata dunque tuia giovane.»
volevano Maumettani, fi venne al fccroiqn- donna bella, ma lafciva , mentre Camillo fu-
dc barbaramente fcannati, furono buttati in litariq una fera di Carnovale attendeva arti
mare li jo.Maggio circa li tj 1 ?- fuoi liuti), introduflcro quella nelle fue dan-
Atta Capitali Generali: fratrum Minimo - ze , e'i ftceru pregare, a lafiiarla in un can-
THmic anno t jzp.c.td Paolo Gualt.h^.i , c.jp, torino delia camera, per non capitarla ma-
|
le quella notte . Ma egli avvertito del tiro,
XVI. DI NICOLO' PICARDO, I fenza dir altro, fi la cavò d avanti ; indi ab-
bracciatoli con un Croccfiflò,nientre lo rin-
A notte
L medefima ,
naqquej
nella quale
S.F rancefio Patriarca de Minimi, ven-
ne alla luce da altiflìmo lignaggio Nicolò
graziava della vittoria ottenuta, gli entrò il
Servitore, fgridandolo, perche nun lia itato
più coi tele alla me Tellina , a cui egli aitra-,
Picardo ; cosi onorando la medefima Cittì rifpofta non diede , che due fihiaft. Pre veg-
di Paola F’ranccfio Confetture , e Nicolò gendo però il catto Giovane,chc quella non
Man ire L° notano Monfignor Paolo Keg-
. doverti: edere l'ultima volta , occa/ìone al
8*° l *)» P aolo Gualtiero (b), ed lfidoro Tq-
1 precipizio, torto entrò nella Compagnia, ef-
i »i«. dì
*.Fr»oc. icona (cj. Venuto intanto Niculò agli anni fendo d anni zo„ ed il trentèlimo di fua vi-
1
fi applico alla milizia , nella quale ridicendo ta venne dertinato alle Millìoni della C bi-
cJ-JJj
e vie. di yakuofo, il Rè Pcrdinando lo fé Capitan di na, da lui medefimo con ardentirtime brame
cavalli della fua guardia, pafsò poi Capitan richieda.
fib.u*ov
di cavalli con Alfonfo Duca di Calabria-, Partì dunque d’Italia per Goa il i 5oz. , e
nelle guerre d Otr-uuo attediato dal Turco. da Goa per Malacfia, c Macao , ove arrivò
Non erano nò fenza fangue nemico, qè fen- 1 anno 1 <504., e nel mentre credeva mettere

?a gloria e fua, e dc'futai le fpellc fcaratquc- in terra ferma nella China lì trovò aura-
cie, che concio di quelli, quali ogni d‘ egli vcrfatalaftrada da' Portoghefi , rifoluti di
fortiva; onde mezzo confidi non fapevano, noq permettere ad Italiani il patfaggio in
come ó averlo nelle mani vivo,, qlevarfelo quei Regni, Gli convenne dunque oiirepaf-
da dietro le ipalie, mortai. Ordinò per tanto fare nel Giappone : nè pur quivi ebbe facile
Agmct General de’Turchi.che contro di lui l’entrata, impeditagli eia una fiera tcmpella,
lingolarmcntc li drusa itero, qualunque cile- la quale fu vicina, a, mandar ai fondo tutte le
no li fodero, le offefe, Scavata dunque una-, Navi. Avviliti tutti, anche li Marinati , Ca-
gran falla, e covertala dinfidiofi fiondi , il millo fqlo fu collante, tantoché non pur gli
di fegucnce veì portarono i perfidi , fingen- animò per ia CUutc del corpo , ma e vie più
do paurofa la fugai onde cadutovi incauto, all’altra dell’anima, riportando da tutti i Cri-
l cbbcra viva nelle mani.Che non fecero gli ttiani la compunzione del cuore , e d alcuni
empi, ora con prumollc, ora con minaccio Idolatri la converfiqne d’un Cinofe . Appro-
:r guadagnarlo a MaomeitoìMa egli faldq dò dunque in Naganfachi li 17. Agoltu del
r Crilto , per amor di cui avea ìntraprclb
a Grillo intraprefq il 1 (S05. dove fermatofi un'anno per apprender

combattere, rifiutando ogni offertSjC Ipreg- la lingua; da quindi pafsò nel Regnu di il u-
eiando ogni qualunque minaccia, fu perciò gea, e da quello in Sacai, lima delle quattro
fiotenziaio alla mone , qnaf incontro a gi- primarie Provincie del Giapponc;ncUa qua-
nocchio piegato, con occhici alzato ad Cie- le m menu di Tei anni fé acquirto di 8oo.ani-
lo, e conia nocca tempre ripetendo la con- me così ferme , che in una fieriflìnu per-
feflìon della fede, unica, cfoja cagione del fecuz ione, qual figuì, appena ne vacillarono
fuo morire. Cqsi moriva Nicolò in Otranto, t rè, o. quattro. Furono, iua induftria li primi

e così vedeva di Paola S.f rance fio, on.de to- fimi della Fede nelle Terre famòfe. del Olez-
rto il publicò Martire, nella Chicli e glq- zo, ferainqfcvi Fanno iffij., fi non di fua
,
riofo nel Cielo, mano, almeno di liio conrtgiio, e l’occafione
fu, che dovendo partir ivi a fervir di Medi-
XVL DI CAMILLO COSTANZO, co un Criftiano fuò difccpolo,cgli l’ammae-
ftrò d'accoppiar infieme la cura de’ corpi

LA Vita di quello Martire, come anche.».


del feguentc furono deferitte dal P. Da-
niele Battoli; onde a me non refta altro tra.-
con gli antidoti, e quella dcU’aaime co) bat-
tefimo, di cui gli diè la forma . Ubbidì U
.

Crifiiapo medico , e trovata ia dilpofizionc


vagliOjchc di trafiriverne qui la foftanzapri- inquei ldolatri,pofe in opra quanto. dal Fa-,
mettendo al medefimo Scrittore chiunque-» drc gli era fiato cdmclTo,chc pur anche fo.v-
vocìi leggerla più dirtela, e più eloquente. vente configliò per lettere; onde vi fi fondò
c 1
,

'

fi
-

54
CA LABRIA SA MTA LIBRO L
v-nne dcUmaiu a uei uua lrcpc di oamni ingraticolati, ebbe
iaMilSonc, alta quale poi intorno una gran moltitudine d' Idola-
Angclis.Sortaia perfeeuzio- all'
P. Girolamo de
io soandimento de tri, e Criftiani, con anche molti Eretici, In-
nè del i 4 t 4 , camelia -
glcfi, e di Olanda. Or il Sant'uomo inviato-
Cannilo ritorno in Macao,
dove non
PP. fe pochi palfi , che pui
l'animo alla corn- li alia cqtalta fe quei
oerdendo tempo applicò eran cento , con tanta velociti , che chi 1
dira altrove,
atura d. quiTiibn.de qual. I.

uvea praticato coufclsò- non aver mai, co-


filino i f>z i .apertoli 4* nuovo il Q .appone
e v entro da ioi- me ali" ora camminato di così buon palfo .

f , /.mode PP. di ritorno ,


cunoftenza.Che poi co- Sull' entrar del cerchio fermatoli , dille ad
de. o per .sfuggir la
in Eudojama, poi alta voce , lo fon Camillo Collanzo Italia-
no fciuto, venne degnato no, della Compagnia di Giesìi . Dopo en-
di foger. Lo cervaio-
in Caratz'i nel Regno
ottennero . cosi an- trato nella cataila, ritto in piè al palo fi diè
no quei di tirando , e 1 a legarli , e venne legato con funi di canne
che quali fon npite in quel Re
altre itole
pelle, ritorte, e fmaltitc di fango , perehej
,
di notte con tan-
eno, alle quali fi tragittava
con tal amorej »«r piu tempo regalerò al tormento del
fo profitto di quclfanimc . c fìiogo. AHora egli rivoltatoli li ov’ era pi i
volgarmente le ne chia-
di quei Popoli, ebe
quello men- m numcrola la gente, protellò , che la cagiog
mava il Paltorc.Gli av verme del fuo morire lòl era la predicazion del
dimollro quanto fo*
tre uncafo , ekc ben
attaccatofi .1 fuoco in Vangelo. Indi fattoli da quelle parole di San
caro al Ciclo» poiché Milieu: Notile timcrc eot qm oecidtmt cor-
vento portato ikUcj ,

un bofeo vicino, c dal pus, animata antan non poffiint oecidere , Di-
arfert» fenza riparo*
caie, ov'egli abitava’,
tempo eh egli ta- feorfe alla Giapponefe dell immortalità del-
arrivato alla fua camera , a
tutto che i anima, e dell eternità o felice, o dilfavven-
rava, li ridette, fenza Offenderlo ,
fecco Ma quello turata Dille lin che volle , ed allorché fi
.

quella fi fotre di legname


Urdtmen-o la mai ucque, li Minillri pofero il fuoeo.Ripigliò
non ardimento il tuoeo, di nuovo il difeorfr, dicendo: intenda ugn’
iorta i altri» neriflfima
vagi i umana, quando uno , che non vi è altro mezzo per falvar
pérfecuzionc, gli convenne ritirarli m
Tau-
ricoverato l'anima, che la legge di Qrillo, tutt? le fet-
nofaina ncli'liola d' Ifchitzuvhi ,
bene,» cut col folo mi- te dc'Bonzi fon faife, dalle quali fi precipita
in ca& d un «omo da
il martirio L»a^ a rompicollo all infernoiEd intanto lg fiam-
rarlo in faccia, proferirò
.

travagliato tre meli me alzateli in alto il ricoprirono cosi, -he


quindi dopo f avervi
e di u folo fe ne udiva la voce, ma robufta, coma
N
mfso in afe ima , ifglctta vicina , fe folfe in tut pulpito. Rifchiarato il fumo,
ove fatto prigione , tu
in Vau.naz.--i
ilo. a ,
fu veduto eoq gli occhi al Ciclo immobi-
r condotto
ad lli-lp-zuchi , e di la mandato ut_.
le, e con volto fcreniiftmo 5 fi tacque
,

altri fuoi componi


Cuccchiili alle car-
con pezzo, c poi ripigliando le voci prelé a can-
tirando folto all cflame ,
ed niter-
ceri di tare il Laudate Vamnum omnes gcntcs , qual
.

fi chiamaf-
roeatu, chi egli fi folle > c come tjnitoii rttacque . Tutti lo credevano mor-
fe , rifpoic eh'
era Sacerdote delia C,o.npa-
to , ma
egli alzate le voci continuò la pre-
nome Camilio Collanzo * Sog-
gnta c per
dicazione con dicitura tri latina, e Giappo-
giuntogli» a. qual Hi* era pa£ato nei G.ap-
nc(c,c poi có voce piu alta a frali foloGiap-
ifone, non dilli; altro, ma oden loro un A-
ponefe tre. volte, dilfc; oh Bene , o piacere!
noiugia feritta a penna. GL fu ‘. P^**° »
C
di Xjngun Molti credevano da ciò, ch'egli non fcntifl'c
perche non uabidilie gli ordim
Che 1 ubbidir il tormento, il vero li fu,che 1? fiamme fat-
Signor del Giappone, rifpofé:
della tede » “ on te piu vicine crebbero si , che f involfero
aVnneipi in pregiudizio
tutto. Era veltito a nero , conforme all' ufo
all udir di ciò, alza-
1 01 dina a la fra legge, della Compagnia c nientemeno comparve
della mor-
un grido, ch'egli era degno
,
te^, candido come neve , indi per il cocimcnto
gn venne gittato.in colio un
capeftro •

te,
fcreno.mol- del fuo*o bronzino , e annerito Gii li cre- .

Allora Camillo fatto nel volto


bramato quello, deva morto, ma egli mettendo alte le grida
u anni fono , dille , eh ho d'Cendogliun dille in voce, che fu fentito da rutti, Sandus,
fune ringraziato Iddio ;H qual replicata fino alla quinta volta, chinò
quello eia dclideno di Pazzi-
giudice, che Settembre del
E lo tiro il capo, c fpirò l'anima, |i 15.
Anzi che nò, replicò il Martire i l<Szi., avendo danni 1 J. nelle Miffiuni
del
ipiu volentieri, adorchc mi vedrò
o ardere,
con Giappone, jo. nelia Compagnia, e? 4 - ne ^
.rocchggere E di fatto lo moAfò
la.
.
età. li fuo corpo fu portato a perderli in
una
dal-
fpericnza.Coneiolu-hc ulcito 1 ordine
che folle dato ad ardere, Dorremo di mare, nè mai ritrovato , avven-
la Corte di Jando
gale a molla diligenza richiedo- Scrivono
,

allegrezza incredibile
£E ii lo ricevè con
.

condot- di lui lettere amiovalt del Giappone 1S22.


Tratto dunque fuori di career? , e Antonio f rtncefco Cardini Ebg- Japoni
Nanfiazachi,luo- ,
to a Eerando, diè fondo a Mcnologio della
Jeatro Japuneufis Confi anti*
Uo deflinatu al fuo gloriofò martirio, tuoria
.

Compagnia m.s. Carda Gareel. Relazione del-


fi Cittì kit le rive del
Marc , dirimpetto ;

del
colonna di legna, ozz. Gio-F.afebio Nerimbergh , illa
[ciuciti} dove piantata una
lati, I

eh Mia, con d-:n- P. Martello francefilo Mafirilb cap.uU.,&


[con alTmtQtno una catafhi
. -
,,
, ,

DE' MARTIRI NON PONTEFICI. 77


* h i fior.
OCcid.c.^9.
triaco (a), Lo Seul alte di Ciiimco (n), Pietro dei Convento, ufeirono al fcrviz.o degli ap-
b>cclion. (Vcfcovo Efquilino (c), Nicolò Scrino (d) pellati , miniftrando loro
,
o gl’alimeuti del
’h0( yt.àà
gradi; m ..
Cornelio a Lapide (e) , Stefano Binctri [f ) corpo, o i Sagramenti dell’anima . quan- Ma
c Appcud. Filiberto Marchino
(g), Colina Lenzo (h) to piu ardenti nella carità , tanto meno ac-
-d SS. Na-
tale*.
Lobczioti) jma più da propolito di tutti Teo- colti nelle cautele refiarono aneli’ elfi col-
d Noti» filo Kaynaudo (k) in un trattato a parte di piti dalia fierezza dei morbo, martiri di ca-
ad r p.r
Greg.Pap. quell' argomento.
rità Frà Girolamo nel punto medefimo, che
.

IX. epif. Nel qual trattato, qual intitola De marti- refe lo fpirito ai Signore , che fu circa il
116 .
e in Ho-
rio per peflem, mollra colloro non pure vc- mezzo giorno, apparve ili Convento a F rat’
feain rifiìini Martiri , ma giorioli , c prcziofi ( 1 ) :
cap. Antonino da Reggio, c pieno di giubilo gli
n.
F de An-
/lofi m contendere Martyres charitatis i Usi dille, vieni meco (era in Celiaf.Dubitò l’al-
tidoti* ad- firiùs,& exprejjiùs configurati Cbrifto Marty- tro d’ accollaiTcgii per tema della pelle , c
ver fu* pe-
lle mc.t. mmPrincipiy atque adeo,quia per vteiniam ad non dipendo cola alcuna di morte : ma egli
g de bel- pnmum in unoqucque genere , quod cfl men- non temere , vieni meco } Andati addunque
lo divino
p.p. cap.*». fttra
ctterorum attcnditur perfidi lì omnium , inficine , cd appena pollo il piè nel Sanila
h PrcUDd. qua fune fiub eo genere, conftare inde poterle , Sar.cloram diiparve; cd ecco dalla Città i'av-
ad Ann.
Clcricor. quanta ,
quamque pr atrofia fu Martyrii hujus vifo della lua morte j onde lì fe argomento,
miniti, n perfie3io(m).T anto cheli fopravanza di per- che quella era fiata l’ora, nella quale il Mar-
69 ir ni*
.

\ deChri- fezione agli altri morti,pcr la difefa della Fe- tire della carità era cimato nel Sanila San-
lliana fo»-
t tu J.c. :
mano in mano da mol-
de, e’1 vi traendo di ilorum dei Paradifo . fra Giacomo anch egli
5.6 A: 7. capi Quello fentimcnto lì portò addotto
ti .
morto fidiamola del giorno vegnente, pic-
K tom oppolizionc di molti , fingolarmontc di
1'
chiò al punto medefimo la Cella del Guar-
il. opc
rum pari- Raimondo Capifuochi madiro del fagro Fa- diano , Bernardino da Reggio il giovane , e
3- langiti (n) , il quale cosi ne forille : Dicen- dille Benedicite. Conoleiuta la f ta voce da
:
1
P-4.C.
in cap.* dum tamen aditionem voluntariam periculi quello, td ufeito per l ederlo , no’l ritrovò,
n.4.
ad Prosimi falutem curandai» , ttiam morte c cercandolo s ineunti ò in Prat’ Antonino
n contr
eonfecut a,non effe proprie’, ac preftè martyrium, Ridetto, che gli dille, non cercar. Padre, i rà
lice eoi qui juvandis pefte contaci il immoriun- Giacomo, egli è mono, td è venuro a licen-
tur, effe proprie, ac prxfsi Martyres Hic pro- . da voi , per andaiTene al Cielo
ziarli Li .

feto efi communi! Ecc lefitte fienfui 7 Nujquam Corpi di quelli Santi Rcligiofi dati alla fe-
enim Ecclefia , ut veri ac rigorosi Martyres poltura nella Chiefa di San Salvadorc, final
colui t eoi, qui voluntarii peritulum ali quod ad iorno d’oggi , avvegnaché incerti di fito,
proximi falutem curandam adeuntes , ex bac f arricchì feono.
inortuifuni. Htc eli am e/i, ac fui t fiempercon- Zaccaria Boverio . Annali Ann. 151S1. n.
cors Theologorum fiententia.Hoc ipjum cfl com- Paolo Gualtieri Martiri di Calabria . Itb. p.e. \

mune Santi or um Patrum,ac Dottorimi piantimi.


Ora fiali, che verdadieri , o non verdadicri XX. DI NICOLO’ ALIFI RIC FUCHI
Martini fotleio cofloro , non può niegarfi , TERZIARIO.
che non s’abbiano guadagnato un gran luo-
go nella Chiefa, c ma Gierarchia,nè fri al- U' egli nativo di S. Crillina, c per pro-
tri, che de’ Martiri > onde qui ne vengono
in filo quelli, che dalla Calabria fi corona-
F fdfionc Terziario de Frati Minori OC
fervami i ma da pareggiarli con qualunque
rono con quello martirio di cariti altro nella fintiti. Ellendofi attaccata la pe-
lle in quella Terra, egli pdltato dalia carità,
XIX. DI FRA GIROLAMO DA JORI" A, dovuta a Cuoi proflìmi , li applicò a fervidi
E SUOI COMPAGNI. con tanta prontezza , che non ilparagnava
fatica , nè temeva periglio : Alla fine colto
'Anno tytfi. attaccatali la pelle in Reg- dal medefimo male , c perciò ritiratoli ni.Ua
L gio incrudelì a fegno , c per dentro la
V
illaggi , che , o
propria cafa , fpirò l’anima ingirtocchione,
e con la faccia rivolta al Cielo , per dove
, c per fuori ne Tuoi
Città
morti, e fugati i Minillri dc’Sagri Altari, non tirava felicemente l’anima Tua fantiffiraa.
era chi ininiflrafTc agli appellati i Santi Sa- Indi a qualche tempo cosi ritrovato , ebbe
gramene Molli addunque dalla cariti fra-
. fopra il concorfo di quei fmarriti fopravan-
terna tré Caputemi Fri Girolamo da Jorya, zati popoli, quali l’onorarono con ogni poC
Fri Girolamo daMontcforo , e Fri Giaco- libile dimoltranza di riverenza.
mo da Reggio, quelli Sacerdoti, c quell ul- Paolo Gualtieri . lib.l.cap.
timo Laico } ma tutti, c uè di iàntiffima vi-
ta, conciofiache il primo non celebrava met- DEL P. SEBASTIANO DA COSENZA.
ta, che bagnato di lagrime, l'altro cosi rat-
tenuto nella lingua, che non arrilchiava di- A Città
di Cofcnza effondo fiata affalda
re cofa di certo, per tema di non fallire, c'I
tcizo col tocco della Santa Croce molti in-
L
iSyS.
dal flagello delia peftilenza l’ anno
avea bifogno di chi fomminiftafle
fermi rifànava , quelli io dico , prclà , cd agl' infetti gli ajuti con meno fnirituali, che
ottenuta la benedizione del Supcriore^ corporali . Ora tra quei , che fi offerirono a
. , , .

CALABRIA SANTA LIBRO I.

fognoloifi il P. fra Religiofi Capuccini , che nel preferite anno


sì c autorevole impiego ,
j. in cui la pelle da Mcflina , per fan-
Sebaitiano do Cofenzo Minor Olfervante, il r 74
ti , ed occulti giudizi di Dio , pallata nel-
I
quale curro fuoco di carici! verfit i lùoi prof
vita , di la Città di Reggio a farne lagritnevole llrag-
limi , feuza rifpanniire la propria
buona voglia lì fagjifieo al lèrvizio di quel- gc di quei Cittadini , fonoiì fcgnalau nel
Sagramenti iprvjre gli Appettati ne 'Lazzaretti; ma per-
li , or mini Arando loro i Santi

cd or porgendoli anche gli alimenti del cor- che non li fono ancor potute avere le noti-
po rocco ancor egli dalia ferocia zie appurate, ttante che quei luoghi fi man-
, lino che
del male a 4-Febraio dell’ anno fudetto an- . tengono con ftretti.e rigorofi cordoni ; per-

dò aricevere da JDio il premio della fua ca- ciò li riferba di regittrarne in aldo luogo 1
rità,
loro nomi con le particolarità , dopo che
M

Sarebbe ancor quello il proprio luogo lì faranno ricevute le indubitate certezze .

di fame onorevole memoria di quei

parte seconda
de* confessori.
H| Lia Calabria bagnata di fin- di Lucio d'Orfo <k), di GioiBattifia Riccio-
fa] gue , faccio fegùire l'altra ba- e d’ altri , per il che sbagliò Ottavio
li ( 1 ) ,

g
vi de
sSSl
guata di lagrime penitenti,ch'
39 e la pane alfegnata a’ Confef-
^11 fori . Di quelli molti ne rac-
39 colfero Barrio, Marahoti, Da-
Romeo. Ne accrebbe il

Gualtieri rimatto ne’ manuferitti ; ma né gli


uni, nè gli altri ne riaflcttarono corri fpon-
numero Paolo
Beltrano(m),che lo fcrilfeda Turfano, Villag-
gio di Cofi.nza.Suo Padre ebbe nome Àbra-
mo, da cui fu educato si nelle lettere, sì nel
timor di Dio ; onde divenne molto vantag-
giato nella virtù . Venuto ali’ età , cd appli-
cato alla vita Clericale, fervi al Signore con
molta purità di affetti Portato dal delio de
.

dentc il catalogo; così come non lo farò ne J


Luoghi Santi pafsò in Roma , ove anche ri-
anch’ io, avvegnaché piti numerofo di quel- fblfe vivere difciolto da tutti gl’impedimen-
ti potea recargli la patria. Conofciuta da Pa-
li. Ripattirò dunque f argomento in
quattro
copiofiffimi capitoli , che moftrino , f uno i pa Innocenzo primo la Tua virtù ; c perciò
Confeflori Pontefici, l' altro i Confcllòri A- molto affezzionatofcgli , lo creò Cardinale ,
bati il terzo i Confeffori non Abati , c
non così che poi anche gli fucccflc nella Cattedra
,
Pontefici c f ultimo alcune ciaffi di Con- li zo. Agòtto del 41(5. Del di più nel Ponte-
,

fclfori fioriti in qucfl’ ultimi fccoli. £ prima fieato , è fua mone fe ne difeorre nell» Ca-
labria dominante
De’ Confeffori Tor.tefci ,
IL DI S. AGATONE PAPA
CAP, I.

la Patria di lui , e del icguentc li è

Ome quelli mentre ebbero li pri. P Erdifeorfo nella Calabria fpogHara , e ri-
C
venevole , che l®abbjno dopo la morte in
viflcro
mi luoghi nella Chicfa,così egli è con- vettila. ove mi rimetto. Per la Vita , fcrive
D. Agollino Invcges (a) , che Sant’ Agatone * «•

quella Storia ; accioche non meno vivi con ebbe moglie , dalla quale poi cercò difeior- "itk
fa prefenza, che morti con la memoria, pof- fi, per renderli Monaco nel Monaftero di

fano godere dell’ onore fi meritò la lor vir- S.Ermcte in Palermo ,oggi di San Giovanni
tù. degli Eremiti. £ dice trarli dalla lettera fcrit-

I. DI SAN ZOSIMO PAPA ta da Papa San Gregorio f anno jp<5 . ad Ur-


bico Abate, nella quale gli ordina, che vetta
U
T? nativo quello fantiffimo Pontefice , del fuo abito Agatone , fe pur lo confcntirì
'
b Non» r
non qual lo fcriflc Panvino (a) per det- fua moglie Ma perche da quell' anno al-
.

la fua elfaltazione al Poiucficato , qual per


“c'aTiii. to
di Andrea Vittorelii (b) ;c l’ avea con ta-
rom. ciuto nome lignificato Alfonfo Ciacconio (c),

ceno fu il «79.,corrc un framezzo d anni 8 }.
alti quali aggionti quelli palpati nel matrimo-
di Celarci di Cappadocia , ma qual lo fog-
Ciacconio ripruuvamt
medcfimo v-iaccomo
giunie il mcociimo
giunte ripruovantc nio , c gl’ altri preceduti a quello , quelli al
a lib.
d lìb. pr.
ap. P opinione Panwiniana, di Reatc, oggidì Me- più meno quindici, quelli o cinque, o dicco;
topb* furaca in Calabria Non ut quidam dixermt
:
onde potrebbe conghictturarfcne la fomma
t'J. Cafpadox Cafarienfìs , ftd Rcatinus ex magna di cento, c più anni all'or che ei fall al Pon-
Grada mme Calabria dilla fentimento che : tcficato ; età troppo matura a quel grado , e
del R»t«.’ ,

i,b.j. fu parimente di Paolo Gualtieri (d), di Gio: difacconcia alle cofc operate da lui . Con-

’ Domenico Taflonc (e ,di Scipione Mazzel- vien dunque conchìuderc, che Agatone Pa-
h lib. ja ( f ) , di Gabriele Barrio (g) , di Girola- pa non ila Aato quello , del qual favella 1»
Dm.p'r-
*
mo Marafioti (h), di Ferdinando Ughelli(i), lettera di San Gregorio: Monaco sì, ma non
. }, ,

PARTE SECONDA DE' CONFESSÒ R I.

|
dell Ordine di Sm
Benedetto, ma 4 i S.Equi- conio: Qsllaerimantibus omnibus , tanjuaai
Zio, Agito in Provincia ulteriori s pruni Mo- A punico parente orbatis Morì dunque Ir z8.' .

nachus Ordirti s S.£:jnitii,Cù rive Alfoufi, Cia-- Giugno dei 78 j., ed ebbe fepoìtura nella
j

i Conio. E quello Unno fu fiato io sbaglio, on- fagia Basica di b, Pietro,


! de li ii. r inori Siciliani l’ abbiano pallaio di
}i, in falcono Della fua vira non li legge,
.
IV, DI SAN ZACCARIA PAPA ,
fcnon che ci era benigno, ed affabile , così
che inai alcuno pani da lui malcontcnto;chc ’Arcivefeoval Cittì di S.Sererina, altre
abbia oprato molti miracoli, e tanto grandi,
che il nome di Taumaturgo n' abbia ripor-
L volte Siberena, fi la Patria felice di

tato, avvegnaché dun folo li abbia memo-


quello i'antiffimo Pontefice , aerar tot Poli, A
irmi! Pontina filini Siberene magne Grecie,
ria , e fu quando incontratoli con un Icpro- nane Calabria ditte, Urbe Hat «a, fcrive Aifon-
fo, dov ogn’uno fabborrì, egli Con lieta fac- fo Ciacconio (a) a cui foferivono Scipione
, , (l , V|I ;,
cia anzi 1 abbracciò , e bagiatolo il rifanò .
Mazzclla (b) , Gio: Domenico Taffom (c) ,
Moli quello Santo Pontefice di pelle in Ro- Gabriele Barrio (d), Girolamo Maranotfic), '^“ r
ma li dtcce non ili Gennaro, come molti llj- d J] K 0
Paolo Gualtiero ( f ) , Giufeppe Silos (gj , 1,0
mano,ma di Giugno del tf8a. lèpeilito nella Agollino Oldoini (h) , perdinando Ughelli c *° A "'
, cp
Chicli di S. Pietro con quella jfcrizzione
(i), Gio:Battilta Riccioli (I;) , ed altri . Gio- fo..r«9,
lepo lcrale, 1 f ‘

Vinetto velli l'abito di Canonico regolare, e r,?i


Pontificai:! ape* vjrtutum fondere fultus
poi di S.Benedetto. Da Papa Gregorio 111 . ' Croi,,
Ut jubar irradiar, farfonai ut tonitru. L C P'
fù creato Prete Cardinale, e dopo la fua V
’ì
b pr.
'guiqiif modo hoc per arie , dottrina fuma
, morte eletto Papa l'anno 741. In qualunque
& attthor 5
llStoei fuffe ebbe Tempre compagne P urna-
1
h
firmai cnìm geflis, quod dncet eloqui;!,
dolcezza
(liti, e la 5 onde benefie offefo , mai
Pum finwl equi parai vtrtui , ir dtlmen
anzi rifeontrò Tempre
JJJJ®*-'»'
fu veduto adirato ìuefa-
'

} 1 ì
honoris ,
ingiurie con li benefici. Le grondi opere del
decor at mori bus, arte ecrit.
Offici uni
fua Pontcficato fi rimettono nella Calabria maf.lib,/,
frettimi bic mentii Antiftes fummusAgatbo
dominante. Ricco di lanciti, c di ineriti nel-
Sedie Apojfolice federa firma tenet
la Chicli, morì li 15. Marzo del 7jz. repel-
En pietas , en prifca fides infsgnia Patrum
lilo in San Pietro.
Intemerata manenf nifibsts alme tuis.
tìuis vero enumerai morum documenta tuo*
V. DI 5 . JMERIO VESCOVO,
rum
formula virfutum , dum tua Vita fora

III. DI SAN LEONE PAPA, M olti fcriffero di quello Santo Vefco-


vo, cioè il Martirologio Romano(a),
Pietro di Natale (b), Filippo Ferrari (e),An-
»

” cmi.
s <-
><l

tonio Maria Oraziani (d), Paolo Reggio (e),


U S.Lepne figliuolo Paolo Mcnejo
di 1 ‘

Giacobello ( f ), e Ferdinando Ughclii (g), e


F medico di
fangue
gran letteratura , da cui traffe
ma le lettere filolbfiche, la Ibmma
del tutto fi è ,
che Imerio nacque
ss.

J
[non folo il , -
Brctij , cioè nella Calabria da oncfti pa-
'

ne , v ,„a',
‘greche, datine ,alle quali aggiunfe la peri-,
. Vedi l' abito di Canonico
rcntiiChe appena toccò gli anni della difere-
zia nella mufica d;
zione, che guidato da lume interno, lafcia- ss.a; irai,
regolare nel Monafterio delia Bagnare , do-
ta la Patria ed parenti fuggì in un Dola
i
££
ve fi perfezione non pure nella dottr ina,ma , fa Jr
affai dillante , ma
deferta , menando quella Vp.V
nella virtù. Alrbnfo Ciacconio fcrive, eh' ei
vita, quale portava T afprezza, e la folitudi- «!•
fumeravigliofo nella Religione , (ingoiare
ne del luogo} Però conofeendo , che quella
nella demenza ; onde c con fatti , e con pa-
animava Tempre gli altri alla giuftizia, maniera di vivere non fóffe troppo ficura, fi
role
Reti rio mira , riduffe a vivere in un Monallerio di Rcligio-
alla fortczza,ed alia benigniti:
offervanza} onde argomen-
pietas , &
clementia fuit , Homi ne s verbo , ir fi di grandiffima

ta Ughelli, ch'ei foffe viffuto dopo


il 400. ,
exemplo ad juftitiam,fortitudinem, humanita-
tern ospite benigni : aleni bortabatnr Padana ,
quando cominciò nell’ Italia V Ordine Mo-
nadico Refofi dunque Monaco nel fudetto
,

e conofeiuta la fua virtù, tis pro-


.
in Roma.
mofio da Papa Agatone alla porpora } onde Monafterio, fù così grande f afprezza della
a vita qual menò fra digiuni orazioni,
poi gli fucceffc al Ponteficatp l'anno mede-, fi, , ,

, ed
ogn' altra maniera di af-
Jimo S81. Nell' amminiftrazionc del grado vigilie , cilicj

Anallafio riconobbe in lui tré fingoiariflimc fliggere il corpo , che toflo fe ne diffufe il
nome, non folo nel Chioltro, ma c fuori da
doti, cioè l' eloquenza nel maneggio dc'ne-
quello, fino a Roma, al Pontefice regnante.
gozj, la diligenza nelle colè lagre, e la libe-
Quindi mancando di Pallore laChiefad’A-
ralità con poverelli'. Stngularem eloqueniiam,
mdia, loper fuo Vefcovo , eono-
li cleffe
cxattum in divinis mjfiertis judicium,denique
fauperum turami ella qualultima virtù tan- feiuto per fola fama , c n' ebbe gli efpreffi
to li vantagiò, che quando ei morì, fi meri- comandi da Roma} onde fi convince lo sba-
tò fé lagrime univerlaii di tutti ,dilfe Ciac- glio di chi io volle Vefcovo d’ Imeria:Non
iofe.
e„ ,

CALABRIA' SANTA LIBRO I.

infcenai a cofa, clic tolto non la confermai-' inuiue per la fatuità delia vita, c per Ja glo-
le o coll cfcnipio ilei vivere, o con la inzra- riade Miracoli. Quindi dal fuo grido porta-
)

viglia de miracoli , de' quali ebbe dono An- to venne da Ravenna Aia Patria S. Leone a
golare. Mori li 17. Giugno , ed il fuo fune- mcttcrfi fotto alla fua difciplina , e non s’in-

rale venne accompagnato dalle lagrime di gannò ì coneiortiache da lui irtrutto nello

nitro il popolo, li luu Corpo è in Cfcmona, fpirito, ordinato Sacerdote, e fiuto Archidia-
ove venne trasferito per olitine di Ottone I. cono, div enne cosi famulo, che Ja Criftìanitì
li ip. Ottobre del ptfj. e riporto nella Cat- di Catania lo chiamò per futi Prelato : Cnjns
tedrale in un idpolcro di mar mo, da cut trat- opinioni t Leo fama pcrMotus, butte txpetendnm
to l'anno 129^. da Sicardo Vedovo di Cre- venir, dille io Scrittoremcdcfimo.Ora elfen-
mona, fu riporto in altro fcpolcro piu nobile do egli morto , perche non averte a perde rii
in tempo alcuno la fua memoria, i fuoi Con-
VI. m S.SISINIQ VESCOVO. cittadini fabricarono
nome
un Villaggio, c dal fuo
io di Acro S. Cirillo.
U" la patria di quello Santo (a Città di
f Reggio, ove poi profittandofi non meno Vili. DI S .EUSEBIO VESCOVO,
nelle lettere, che nelle viriti , divenne infi-
lane in quel Clero. Non
Due
era rji lui p piti umi-
j!e, opiu caritativo , o più catto, infomnìa_>
'tale, che mancando a quella Chiefa |1 fuo
A or ora deferitti piace d'aggiunge-
terzo Cittadino, e Vedovo di
re il

Reggio, S.Eufebio Non abbiamo altro del*


.

! Prelato , Silinio per reggerla venne foliitui- la ma vita, e virtù, (è non che quando tutta

tocun applaufo di tutti. Se fu Santo prima . la (. alabi ia,e Biiilicata furono putte a facco,

della Prelatura, io fìi parimente , p con più ed a fuoco dal furor Saraccnico, la fola Cit-
vantaggio dopo quella, onde fp.u falene la tà di Reggio ne andò prelérvata dalle ora-
li ioni di quclto S.Prelato
fama da per tutto, traile per riverirlo il Mar- . Virtù egli nella di-

tire S.Placido, e fuoi Compagni, all'ora che gnità anni quattordici , e riposò nel Signor^
partiva in Sicilia, con penderò di piantarvi l'anno 9id,'
Religione , che poi Ìndi ad alquanti
la fu a
giorni paisà in Mefltna , lafeiando molto IX. DI S. GIORGIO VESCOVO,
confolara la Citò con la fperanza di dover-
vi fondate il A o monadico irtituto; E molti iù ofcurc Amo le memorie de 'Santi Pon-
puntano, che il santo Prelato gli abbia dato P leguenti, c per prima di S, Giorgio
tefici

difccpoli delpacic, per ritrovarti iflrutti, già Vedovo di Taunana Ville circa gii an- .

quando era per ripartirvi} E farebbe dnz’ al- ni filò, ed crtendo poi morto, fu fepellito nel
tro fcgiiitoje e quello, e quelli non fircbbo- vicino lempio di s. fantino di Monaci Ba- i

no volati al Cielo, refi Martiri dalia fpada_, filiafii.CoM Davide Romeo fa) . '
s
j

infedele di Manuca . Ville Sifiniò anni 2j. in


quella Cattedrale, e ripesò nel Signore con X. DI S. GIOVANNI VESCOVO,
gran lama di fintiti.
U’ Giovanni Vedovo parimente da Tau-
VJI, DI S.C 1 RILLO VESCOVO, F riana , ne faprci o fe prùna , 9 fc dopo
;

S. Giorgio, quello è certo, che non oltrepaf- ;

Me he quello Santo Prelato fu Cittadino, sò li tfjo, e cosi come l'altro lòggitigne


A e Vedovo di Reggio, uomo di tanta_>
fatuità, con quanta lo dedrive il greco Serie-.
Romeo) morto con gran fama di fantitì, ven-
ne lcpcilitonel rcligiolitruno Tempio di San
( il

tantino. Di amendue A fa raccordo ncila_,


1

ture (a) delia Vita di S. Leone vedovo di


t .
Brat vita di S.tamino,e fi racconta,chc tutti e tre
pr^i'td’ Catania, riferito da Ottavio Cajctanq : |

[
f»Uq. eo tempore Cxlabricis in partitila f'ir excellen-
udendo luminofi dal lepodro rifanarono !

iis meriti Cyrillus nomine valdi


venerabili ! un infermo.
ne e pratcrciu.d* Ponti fc.x memori*- Vir bit il*
Infide genere, openbus illujirior ire
virtntum-, XI. DI S. GIOSUÈ' VESCOVO.
fignit ì UitftriJJìmy.t, aitate Jìtie.y;
,[anÙttatefe-
nior .ftjfientia maxime finex, prxclarut inf- A
Cittì dcH’Amantca altre volte Chicli
L

ide, ionganimis in Jpe, diffufite in chiuitatejó- Cattedraie,oggidi unita a quella di I rò-,


tue affitene vifteribnt mijcrieordix, vita, mo- rea, fu la Patria , e la Sedia di quello Santo
li bus, exempio, dodi-ina, confilo, gradatine Ji- Prelato, dei quale Davide Romeo (a), Giro-
gHitalis /imiti Ó" paterniiatis affetta uni verfof lamo Mai atioti (b), ed altri Scrittori non di-
antectdebat in fnibus C.ilabr\x. ii:c apni Ur- cono altro , fc non che Ei Iti dpcilrto nella
bem jux Rheghtm vocatnr . cum principali Chiefa di S. Bernardino.

1.
,
fontine rffit Jubliiirtatcm Càtheffrx', yirtutt-
bus admiyendis , O fupendoritm ofieufionc fi- ! XII. DEL B.POUCRONIO VESCOVO. ' '

ynorum atnitn h ab e bal pati tempori s terr,at,ma- ì

\r:t’ue pcrctlebre Dal qual tfifaoiTo abbiamo,


. U egH Vedovo di Gcrimzia , ed ordinò
Jé h egl i fu diiàngucnobiic. cd
illurtre , e pia F Sacerdote S. Bartolomeo da Simmari
. -

DE' CONFESSORI PONTEFICI CAF. I.


41
tratto dall'eminente Tua lanuti . Ville dopo della fua patria
, onde ne commelTe
l’ ordine
il mille , nè altro abbiamo delia fua vita de al
.
Cardinal Firmano dal quale chiamato il
,
ne raccordo con titolo di Beato nella vi-
fi Frate, e dichiaratogli ordine Pontincio,tal-
l
ta del Ridetto San Bartolomeo, ferina da mente ne rimale atterrito che fenia dar ri-
,
Daniele fuo difcepolo Ipulla al Cardinalc,ule<to aldi
fuori,ov’cra-
no molti de fuoi Frati cominciò
DEL a gridare,
XIII. B. LEONE VESCOVO. ,
{occorretemi Fratelli, {occorretemi c chie-
;
dendo quelli, qual accidente gli folle occor-
iorì quello Santo Prelato nel t j. (ccolo ro, egli altro non replicava
F nella Chiefa di Gieracc , eletto in quella
l’anno iap. Quello abbia operato la caligi-
, i'e non che foc-
corretemi, foccorrctemi Sforzatu alla
fine, .

dille: lo fin ora hó lcmprc con la


Diograzia
ne di quei fecoii non ce lo permette, fo!o ci olici vaca laRegola , hò lcmprc predicato ai
ha fatto intendere, che vide in maniera, che Popolo, hò lcmprc in celia menato vita pri-
dopo la morte li acquillò il nome di Beato . vata, oggidì vogliono promovcrmi a Chic-
Ughcl. Vefcovi di Gierace. le, quali lo mai ho ambito Dunque Jafcerò .

Indico lo de' Vefcovi di Gierace. voi ! Nò nò. Quali querele intefe dal Cardi-
nale^ riferite al Papa , fi lolpelè la fua pro-
XIV. DEL B. MATTEO VESCOVO. mozione Di . ad otto giorni punto da Iti-

moli della cofcienza per non aver ubidito,

Q uanto più ella è cena la Nazione di


quello S. Pontefice, cioè,chc fjnoltro;
tanto più ne vi incerta la Patria, non potcn-
ritornò dal Pontefice , e fi rimclfc nelle fue
mani ;
Chiefa , non
ma ritrovandoli proveduta quella
fi fa altro . Matteo adunque dis-
dofene di legnare quella, o quell’ altra Città. brigato dall'onore , ripigliò la predicazione

Fùcgli Monaco CiderJcnfe , e difcepolo Appollolica con molto utile dell'Anima . E


del B. Ab. < iiovan Giacchino , al quale fuc- perche morto Papa Nicolò , c fucccduto Pa-
celfe dopo la fua morte l'anno ; rea all'Aba- . pa Callido III. bandì l’anno iqjj.la Cro-
zia di S.Giovanni a Fiore, qual governò an- ciata contro de’ Turchi, fervendoli perciò
ni ji. con gran fama di lanciti . Eletto poi de 'Frati Minori , Matteo non cralafeiò di far
Vcfcovo della Chiefa di Gcrunzia, oggidì ia fua parte nella Calabria; onde predicando
Cariati, la reflè con la mede/ima fintiti lino raecoife tanto danaro, che potè armarne due
al ti4i.,nelqualannomorì,lafeiandodi le, galere, alti i dicono tré, delle quali filtro egli
c dalla fua virtù un gratilTùno odore. Gabrie- capo, portando in mano lo flcndardo di
le Barrio , de fitu Cai. hb.^.. Girolamo Marafio Crifto , e nel petto la Croce , navigò nell’
ti. Cren. dt Calcò, llb.j.. 1. 1 ^.Ferdinando Ugbcl- Alia, dove per tré anni continui travagliò in-
li,Itil.Cagr.tom.y-Epif.Cbar. Gregorio de Lan- dcfellò, o rubando, o ricattando Schiavi
de, rtùrabil. cap.iy. Criftiani, c portandoli in paeii di liberti Ri- .

tornato in Italia, ed eflèndo molto conofeiu-


XV. DEL B. BERNARDO VESCOVO. toil fuo merito da Enea Silvio Piccolomini,
il quale con nome di Pio li.
, era fucccduto

N Apjue quello Santo


Prelato in Ccrcn-
zia , c vedi l’abito Cillcrcicnfc, fu di-
fccpolo del B. Abate Giovan uiachino, e
a Papa Callido , in remunerazione delle fue
fatiche, lo creò Arcivclcovo di Rollano: Era
di quel tempo la Chiefa di Ruffiano fervila da’
poi Abate della Sainbucina , dalla quale poi Greci, cd al rito greco, il che dilpiaccndo al
circa li uop. pafsò alla Chiefa medciimada Santo Prelato rifollc traportarla ai rito lati-
Gerunzia Ville rancamente così Religiofo,
. no ; e perciò lafciati i Canonici greci nella
come Prelato , avvegnaché non fapeflimo li lor Cattedrale antica, ordinò che per li latini
particolari della fua vita. Morì li ind ,con- li fàbricaflc un Duomo piu magnifico . Sde-
correndo al Funerale un’immcnli moltitudi- gnando la nuova fabrica i Greci , non pure
ne di Popolo.Così gl’Autori riferiti di fopra. nun vollero dar ajuto alla fabrica ; ma oltre
più imbedialiti sfabricavano di notte tutto
XVI. DEL B. MATTEO ARCIVESCOVO. ciò, che 11 Latini lubricavano il giorno Ma .

Iddio,che volo a tutte maniere tirar avanti


Egglo fù
R 1 la parria felice di quello B.Ar-
civcfcovo.TralTc egli i fuoi natali l’an-
no 1415- dalla Famiglia Saracena , c venu-'
quella fabrica, fé che tutti i figliuoli de'Gre-
ci nafcelficro con ia bocca defórme , a guifa
di porci. Atterriti perciò da quedo accidente
to all’eta.cd applicatoli alle lettere
li profittò li Greci, e da quello, quale dimavano coin’
,
a maraviglia . Ma
conoiccndo, che la vita
]

egli era, cadigo del Cielo, refi più faggi, fi


del Eccolo non era troppo ficura , entrò neli'i pentirono del commelfio fallo, lùpplicando
Ordine dc’Frati Minori dcll'OlIòrvanza, po- di perdono Iddio , cd il Prelato : Cosi, c «fi-
co dianzi nel quale datoli alle lette-!
ifìituito, so ia nafeita modruoft de'fanciulli , e fi tirò
re Sagre, cd alla pietà , divenne infigne Prc-J avanti la fabrica Altri dicono , che quedo
.

dìcatorc, c compagno di S.Bcrnardino. Mof-J avvenimento non fu per la fabrica del Duo-
fo perciò dalla Ria' fama Papa Nicolò V.vol- mo , ma del Mcnadcro del fuo Ordine, fiot-
le promovcrlo alla Chiedi Arcivefcovile! to titolo di S. Bernardino Governò Matteo .

anni
, .

4» CALABRIA SANTA LIBRO I.

anni 21. , c Tempre Tantamente quella Chie- ma di qual Religione, ed in qual Monallero,
Ta,e mut con grand'opinione
i di Tintiti l'an- non e picciolo il divario. Tritemio (a)
, Ar-
t lib. a.
de Vix ii-
no 1481. TepUiito nella Cattedrale con que- noldo U viene (b), Piòppo da Bergamo (c) f Juf.
llo Epitaffio Cabriolè Barrio (d), -Girolamo Marafioti;e), b tign.
V.t.
Mane ,
quam cernii , ille cu] ics latti eft ed altri lo vogliono Monaco , pd Abate Be- c Zuppi,
perenni!, nedettino nei Monallero polto in Ravenna. lib.
d lib. j.
Tranjlultt in latinum Eccleffam de graco DiTpiacque quello Temimento al Cardinal fol.
ad cult um Divinum , Baronio(f) } onde riprendendo alcuni di e Crome.
Ji0.a.cic.
Cui nomea eff Malteut ,quem in Pr afo- quella Religione, peroehe quanti ritrovaro-
ad ta I

le m elegie Deus no nell’antichità famuli nelle lettere, c nella Qo 494.


Ordini 1 fuit Minorata , tjui in numero fuit virtù, tutti li vtftirono Kciigiofi di S. Bene-
Magniti Prtedicarorum . detto, ne reca in riTcontroS. Cafiiodoro Ri-
Ann.M.CCCCLXXXr. mato da loro Monaco Bcnedittino , ma non
Scrivono con molta lode di lui Francesco tale, e ne Toggiugne la ragione } mentre a-
Gougaga , par. z.Prov.Calabr. Bareno Barerai, vendo il Santo tavellato di propofito de'luoi
Crou .4.p. lib. z.c. 2.0. Lue aUvadmge,Aìm. tota .5. Monaci, non fè raccordo alcuno, nè di San
£>1.1428- $.6.,ann. 1458. £.4 .'ami. 1444-11.4(5. Benedetto, ne del luo 1 llituto Sed quid inju- :

am. 1 44p. (
1 $ - , e torti. S. ann. 1450. (. 36. per ì Cajjiodorum prò animi arbitrio fub ejuf-
Gite limi , Comm. Pii 2. lib . Bgovio , ad ann. 4 dem Sanai Benedilli Bcgula Monaiumrcfc-
14<?0. T-27- Paolo Gualtieri , lib.p.c .54. Ferdi- rum, cnm agentipje de Monachi! a /» colle Oh
nando Vgbelli, It al.iai rJom.cp.Arcb. Xoj], Mar- in Commentario de divini1 legioni busi nei ulta
>

tire log. trancili., Ad diem 13 .Novembri:. quidem ( cum in eo argumento verjdtur San-
)
ili Benedilli, vel Regularum ipfiut habuerit
,
XVII. DEL B. NICOLO’ VESCOVO. menlionern.^ue certe ante omnia ipfis j'uis Mo-
acini oh oculoi pone da erant . Conicità Gio:
li

Criflc la Vita di quello làntirtimo Prela- Bardita Lczzana (g) non volendolo Benedet- C tom-}.
S to \ alerio Pappalìdcro , quale però non tino, e lòggiugne , che anzi fiato Tulle Car-
Aniul. ad

Inè avvenuto fin' ora di vederci Un lolo melitano} onde dopo di aver riferito il len-
l'quarcio del foglio diaecTetteTuno le ne reca timento di Sello Scntfe , del Baionio , del
nella Vita di Giovanni da Cali , nel quale lì Bellarmino, di PolTevino, di Gualtieri , c di
accenna egli edere dato Abate nel Monade- Spondano, che Monaco lo vogliono, ed A-
ro di S.N'icolò, c che ivi divertito il raccor- batc, co’nchiude , quod innut datar veiujtum
dato Cali, gli preTagì le glorie Vedovili. E- illud altudMonachorum genut E lunata, 6' pro-
letto adunque VeTcovodi Cadano ripugnò phetictm, non nuperum illud Z>. Benedilli pul-
quanto potè, ma lilialmente l’accettò, aven- lulare lime exptum , smulatum fuijj'e . E piu
dovi il Cielo impegnato il Tuo potere con al- giù. Mac porro . fufficiai ter convincane
. .

cune voci terribili Tcrive il Pappalìdcro , :


Caffiodorum non Benedi 3 init,fed antiquìoribut
che per la Tua Tintiti parve r appiè fcnt,irc_> Monachijmi prò f'ejforibni , Elianti videltce t,te-
uno di quelli antichi nadente Vedovi della mulatorcni acccnj'cn debere. A cui poi fofcrjf-
Chicli • Mori alquanto appretto prima del fe Fra Timoteo del mede-lìmo lllituto (h). L’
h Cron.
hijt.lib.
125;. chiaro per Tatuiti, e miracoli ,
pianto una , c l’altra di quefte opinioni ripruova_. Sccol.
daiutt’iTuoi. Luigi Tirelli Agolliniano (i) , cd introduce-» Agolt. 10-
Giovanni Cala Epifl.ad ipfum Valerio Pap- maàunn.
.
la terza ripartita in due capi,qual’io rappor- (V.n.s.
pafidero vita. Carlo Cali torn.i. fot. 1 88.f 298. to qui con le Tue parole „lo per me(dic egli)
piii tolto dirci , eh’ avefs’ egli medclimu
De' ConfeJJòri Abati. fondato un nuovo lllituto , e Te pure pro-
fefsò la Regola d alcun altro Legislato-
CAP. IL re quella rofle quella del nollro F. S. A-
,
gofiino , c produrrei per probabile fonda-

LA
digniti Abazialc quantunque non., mento T aver egli fondato il Tuo Monade-
uguagli la Pontificia , non per tanto rio nell' ultima parte d’ Italia , non molto
non la licgue nelle prerogative, avendo- dall'Africa lontana , in cui fioriva il nollro
ne molte communi Onde avendo nel prece- . Agolliniano Monacato: L'cfl'cr egli fiato
dente Capitolo diTcorlo de Santi, e de' Bea- grandemente divoto del P. S. Agofiino, co-
ti, quali gii illullrarono la Calabria in quali- me fi cava dalle Tue opere } l'avere altresì
ti diConTcdori Ponteficiircfìa da tener rac- avuta fircita famigliarità con un dotto, c ve-
cordo nel prednte di quelli, quali le fioriro- nerabile Abate Africano, chiamato’ Pietro,
no in dno, accoppiando con la Tintiti Ja_> c per confegucnza Agolliniano, il quale com-
prerogativa Abazialc- pilò Topere dello Hello Tuo P.S.Agollino, co-
me teftifica lo fieflo Cafiiodoro nel cap. 8. de
I. DI S.CASSIODORO ABATE. divinii IcWontbus e tanto più facilmente a
:

ciò credere m’induco , quanto che sò aver

C Ke
Abate
S. Caff.odoro Tode fiato Monaco,ed
, egli è coromune dntirc di tutti}
egli avuto due Tue parenti del mede fimo no-
firo lllituto, cioè a dire S.Proba, e S.Galla „

fin
.

DE’ CONFESSORI ABATI CAP. II.

Fin qui il Tircili, a cui io fofcrivo per quel- timorate del Signore . Ancor egli fanciullo»
lo tocca la prima pane, cioè, che Caffiodoro dimoftrando portata di vecchio , fu dato ad
non avelie veltiro abito alcuno di Religiofo allevare nel vicino Monaflero, dove con
iiliruto da altri fondato ; ma un'altro diffe- l'Abito Religiofo vifle vita d’ Angiolo Fu .

rente da tutti, e-fol da fe medefimo ordinato. mirabile nelTaftincnzaiConeiofiache palla va


Onde vi in conto di fàvola , come feri ve fonza guftar cibo di forte alcuna li quindici,
Gallonio (k) tutto ciò , che lì dice del Ma- c venti giorni i ed altre volte Aie anni quat-
rudero lotto Ravenna dell’ Ordine Benedet- tordici quali ignudo} cosi con la fame, e co'l
tino 5 effondo flato il fuo Monaflero non in freddo martirizzando il fuo corpo innocen-
Ravenna, ma in Calabria, come dimoftra una te Non però mancava il Ciclo di ri Aorarlo
.

lettera di Papa S.Gregorio,e pruova il Car- co'fuoi favori ,


Angolarmente con 1’ appari-
dinal Baronio , e foferivono Lezzana , To- feenze, e rivelazioni Divine, delle quali pe-
relli , ed altri , e diceva!! dal luogo ov‘ era rò altro di particolare non raccontano i
fondato, Vivarcnft, o Caftellcnfc . Scrittori della fua vita Divenuto Abate non.

Così dunque flabilitala profeifione Reli- può a pieno riferirli la prudente vigilanza,
giofo del Santo, uopo egli e di metterci su'l con la quale governava il Sagro Cenobio, la
alo della fua vita Nacque egli nella Città
. carità , e l’amorevolezza verfo de’ Monaci
di Squillacc, come io dimoflro altrove, cir- fuoi Ridditi Ulu Arato da lume Divino, pre-
.

ca il 458., o 4<5 i., da'Genitori di altiflìmo veggendo le crudeliflime calamità, quali fo-
legnaggio, ed applicato alle lettere li profit- praltavano alla Calabria dal furor Saraceni-
tò tanto, quanto danno 4 vedere , c gli utile) co , e le grandi ftraggi , quali era per patire
tenuti, e i libri ferirti da lui Ingombrata in-
. l’Ordine monadico, a gnifa di novello Gie-
tanto l'Italia da Goti, ed effóndo celebre nel- remia prefc a deplorarle ; e perciò notte , e
la virtù, e nelle fetenze il nome di Cafliodo- giorno vifirandu le fue Chiefc con occhi ba-
ro, venne allignato per Maellro nella Filo- gnati di lagrime fofpirando dicc.iiehe fopra-
fotìa a Teodorico , che poi fu K#’ d'Italia, Rava tempo , così calamitofo , che le Sagre
nel qual officio diportatoli qual fi conveni- Bibliche doveano tramutarli in iflaile 4 i toz-
va, 11 avanzò a piu gradi Canccliicro, Segre- zi gitmienti , e i Sagri Libri gittati per di-
tario, Senatore, Cunfole ordinario, Qutilo- fpreggio a fagrilego fuoco . Se a calò s’in-
redell Imperiai Palaggio, Patrizio Romano, contrava con alcuno de’fuoi,ah figliuolo(gli
c Prefetto di tutta india ; non foio fono al diceva) io ti piango per morto } e così cam-
Rè Teodorico , ma ancora lotto Alarico , ed minando, c piangendo non volea prender ci-
olt re più avrebbe tirate le fue glorie , fe fa- bo alcuno , c fe poi ftracco volea riitorarfi,
(lidito delle cofc del mondo,o cumc altri di- fol'cra d’erbe crude , raccolte nelle campa-
cono, iiomacato delle gotiche crudeltà , ab- gne . E quantunque avvifato dal B. Nilo (che
bandonando il fecolo,c fabricato a fue lpefe non lungi dai fuo Monaflero di b. Mercu-
il nobile Monaflero nel Territorio di Squil- rio in una grotta affliggeva il fuo corpo in
lare fua Patria , non aveffc profelfato vita penitenza) a voler ritornare fra’fuoi Mon a-
monaftica : Nell' ozio , e quiete della quale ci ^ egliperò non lo confcntì mai : onde fo-
intefo non mono al profitto dello fpirito,che pr a venute le feorrcrie dc'Barbari , quali po-
a reg dtrar le fue dotte fatiche,come in quel- fero a ftragge, ed a fuoco la Calabria , fenza
lo 1 avanzò sì,che ne riportò il nome di Bea- perdonarlo a Chiefc , ed a Mjnaftcr) , dopo
to , e di Santo 5 così in quelle s’ acquiftò il l'aver egli tollerati infiniti itrapazzi, prefi in
nome di Principe de’Letterati del fuo foeolo: fua compagnia Virale, e Niceforo fuoi difee-
Leggali la Calabria erudita. Confummato fi- poli di iàntiflima vita, abbandonata la Cala-
nalmente dalle fatiche sì corporali nella det- bria, andò pellegrino pel Mondo Vidde il .

tatura da tanti libri, come fpirituaii dall'afti- Pelo pone (io , ove nella Città di Chiafló per
nenza , vigilie, ed orazione , in età affai de- lungo tempo rifplcndè con la luce de’mira-
crepita di anni 94., o 97. riposò felicemente coli.Pafsò in Atcne,a riverire il Sagro Tem-
nel Signore l’ anno corrente di quel fecolo pio delia Vergine Venne in Lirillà al Se-
:

j. Per quello tocca la dottrina fcrivono di polcro del Santo Martire Achiilco.Di là paf-
S infiniti Autorii e per quello tocca la San-
i
sò in Teflalonica , ed altre Città della Gre-
tità eoa titolo, o di Beato, o di Santo cia, nc 'quali pellegrinaggi confumò anni ot-
Arnoldo Uvion Lignum vita, Paolo Gualtie- to, fenza mai rilafciarfi tial già prefo rigore
ri lib. f . c. alt, Davide Romeo Indice de’ Santi. di vita penitente . Già molto vecchio volò al
Gabriele Barrio de antiqu. lib.q. Girolamo Fa- Cielo dopo il 9 jo.li jo . Agoflo 5 però la fila
br i mem.di Ravcn.pf. foL$10. fella fi celebra li Menologio
Z4- Luglio . Il

Greco lo chiama Santo opcraror di miracoli.


u. DI S. FANTINO ABATE. Eodem die Natali s Sancii miraculorum effetto-
Auriana , Città oggidì deflruna , fe non Pbantim.McnologAIreco ad diem jo Augu-
T
filo
fui quanto dalle lue rovine rinacque in
poco diflante la Città di Scminara, fu la
ri!
fli . Gabriele Barrio Uh. l.foL 17J. Girolamo
Marafioti Cren. lib. p. c.q 5. Davide Romeo In-
Patria di quello Santo , ove nacque da Gior- dice de’SSJ’aolo Gualtiero ltb.i.c. Martirologio
gio, e daBricnc, amendue perfine onefle , e Romano ad jo .Aiig. Baronio Annoi. ad jo. Aug.
,,

CALABRIA SANTA LIBRO I.

tutte le contrade all’intorno . Accrebbe que»


111. DI S. LUCA ABATE. (logrido un ringoiar avvenimento, occorlb-
gli cui Barone Landolfo . Quelli fenza ri-
ittadino di Tauriana, Monaco di S. Ba- guardo alla cofcienza^: lenza rifpetto a’iuo-
C tiiio , e fratello di San fantino fu que-

llo Santo Abate Quello egli avelie operato


.
,
ghi fagri prefe ad occupare alcuni beni del
Monaltero, detto dt S. Giuliano , di cui egli
di virtuofo, c di miracololo,la poca dilige n-.
era Abate ; ed avvegnaché paternamente am-
za de’ nollri antichi nc privò la pollerità , monito dal Santo , mai però volle rilalciarfi
Quello foio ci rclla , che dopo la partenza dalla fagrilega rapina $ onde glie ne avvenne
come s'è detto , del fratello , venne eletto defferne rapito viiibilmenne ali’infernotSuc-
Abate di quel Sagro Cenobio, quale gover- ccfld,qual concordcvolmcnte attribuito alle
nò con prudentiffima fanticà S. Batto Mneo . fue orazioni, gli acquiltò gran fama
, e gli
da Roffano Vita di S. Milo Gabriele Barrio. poriò numcroli concorri . Sicché, o per fug-
de antiqu. Cai. Ub. .. fot. Giro lamo Marafioti gir la vanagloria, o per incontrare la quiete
Cron. lib.f. c. }j. Davide Rome» Indice de' SS. dello fpirito, pafsò nel Monatterio detto de’
Paolo Gualtiero Ub.z. c. Carboni, qual riltorò non meno con 1 a fabri-
ca delle mura,che con la riforma de' cortumi.
IV. DI S. LUCA II. ABATE. Ma turbando la quiete comune le fpeflè->
feorrerie de 'Saraceni, egli ripafsò in Agru-
meto, per recare a’fuoi Monaci un qualche
N On abbiamo quello Santo
la Patria di
Abate, ma la nazione, cioè la Calabria,
com'io altrove difputo contro d’alcuniScrit-
rifugio, e lo recò non pur a'fiioi,
Cittadini del luogo i Conciofiache attediato
ma a tutti i

tori Siciliani, che io pattarono di li furo- .


quel Cartello da 'Saraceni, nullai giovando,
no Tuoi Genitori Giovanni , e Tedcbia.» o la natura del (ito, o la bravura de difenfo-
quali con molta diligenza l’educarono nel ri, era fu gli ultimi refpiri del cadere Veg- .

lauto lèrvizio di Dio. fioriva di quel tempo gendo dunque mancargli gli umani a/uti, si-
in Argirò con gran fama un Mo-
di Sicilia corfcroa’divini , fupplicando i’interceflionc
naltero di Monaci onde il Giovi-
Batrliani 5 del S anto Abate Luca . Intenerito 1’ uomo
netto tratto dalla lor fama pattato ivi, fu del Tanto alle lagrime de fuppiichevoli fi pofc
Pagro abito ve dito dall' Abate Saba Sorto . a chieder il iòlpirato foccorfo dal Ciclo c
,

intanto il grido di S-Elia di Reggio , il quale fu effaudito, avendone in rifpolla , eh’ efea
fatta una lettola di Santiflìmi Monaci, fra’ aniraofo incontro a’ nemici precedendo 1’ ,

quali gii videro S.Filareto,S.Zaccaria,ed al- efferciti de’ Terrazzani col fuo batto nc. U-
tri, erano Ipettacolo al mondo, egli motto da Ici, ma veduto da nemici in forma d’armato
quella Tanta fama ritornò in Calabria^ s’ac- gucrricro,aflifo d'un bianchimmo caval-
sii

compagnò con quei Servi del Signore. Il Si- lo, circondato tutto di fpiendori
; quella ve-

gnore però , che ne Tuoi configli è occhiuto duta talmente atterrì gli empi , che voltato
per amplificare le glorie del fuo nomej le fpalle, fi dicrono a vergognofa fuga. Ric-

quanti proiettavano d'efler difccpoli nella-, co adunque di tanti meriti refe l’anima al
icuola di S.Eiia, tariti ordinò Macilri di lpi- Signore li ij. Ottobre del ppp. accompa-
rito, con dcftinarli in varie parti della Cala-
gnandolo anche dopo morte una sì gran co-
bria, della Sicilia, e della Eafilicata.Del nu- pia di miracoli, che l’Abate Luca fuo quarto
mero di quelli fu il nottro Ab. Luca, il qua- fuccefiore fobrieatagli una Chicli, vi trasfe-
rì le fue reliquie, e con autorità appolìolica
le partito dalle parti di Reggio, andò ne’con-
fini della Calabria fupcriore , propriamente
cominciò a celebrargli gli ecclefiaSici uffici.
in un Gattello detto Noja,dove in una Ghie- Crebbe la fua venerazione con la Protetto-
ria, e Padronanza di lui, alla quale fi fotto-
ra, confagrata ali’Appoftolo S. Pietro , e po-.
Da dentro una gran felva, tratte la vita fra la- pofero quei d’ Agrumento.
grime, e digiuni anni lette . E quantunque-» Paolo Emilio Santoro Ifior. Carbou. Paolo
Gualtieri lib.f.
avelie disegnato di vivere foio a fe medefi- Ottavio Cajetan. Pitti SS.
c.jiS.

mo, fequcllrato da ogni umano conforzio , Situi.

iddio però, che Macftro


l’avea ordinato anzi
di molti, torto nc mandò la conofcenza da_, . V. DI SAN NILO. > .’
ABATE.
per tutto con la luce de’miracolr. Quindi da-
molti per difccpoli e lafciandone al- Bbe i fuoi natali quello Santo in Rodano
tifigli ,
cuni al luogo medefimo , egli con gii altri E 1 anno poj da Genitori nobili, e ricchi
.

quali poi morti, nel mentre egli era fanciul-


t

pafsò in Agrumento, ne 'con fini della Bafili-


cata, dove riftorata la Chicli di S.Giovanni, lo, cadde lotto la cura duna lua Torcila mag-
l’abitò con quella reltgiofa comitiva Non . giore d’età , dalla quale «ebbe tane o difei-
, che in quella fua fanciullezza anzi
ftic lungo tempo nafeofto, peroche la molti- plinato
tudine dc’miracoli, rifanando infermi col fo- lembrava vecchio di fenno-Crefciuto poi ne-
le tocco delle velli, liberando energumeni, e gli anni, e raffredato
da quel primo fervo-
porgendo caritativo foccorfo ad un’ infiniti re, fotti o per la morte della iorclla
, o
, per
di bi fogncvoli,ne fè torto volare il grido per altro accidente , e port ato da giovanil calo-
, .

DE' CONFESSORI ABATI CAP. II.

re, dicono alcuni, che li caso, altri, che co- gnorc, fchiodata la delira tré volte io bene-
nobbe libidinofàrnentc una tal donna dalla dille; onde tolto tranquillò Ja tempcrta,ed al-
,

quale ebbe una figliuola Comunque fi folle,


. l'ora, c per Tempre Non contento il demonio

o mona, o abbandonata quella donna , mo- di così combatterlo al di dentro,!» perlcgui-


glie, o meretrice, fatta delle lue robbe una_. tò al di fuori, apparendogli vifibiie , cd im-
gran tòma, tutta la dilpensò a poveri Indi piagandolo una, c due volte crudelmente-»
.

rifoluto d abbandonare a tutto conto il mò- nel corpo, benché torto dalla divina libera-
do ve 01 l'abito rcligiofò di S.fialilio nel Mo- lità rifanatonc, ebbe a (limar quelle piaghe.»

naftero di S. Nazarto , non avendo ancora.» aperte motlrc d'amore . Ebbe grande fpirito
compiuto l'anno trentèlimo dell'età fua.Così d umiltS,ondc perciò mai voile ordinarli Sa-
dunque paffiro dal fccolo alia Religione, col cerdote, c tai'ora eflendo mancato l'Arcive-
nuovo abito intraprefe un nuovo modo di feovo di Rodano, avvegnaché concordevol-
vivere, anzi di penare. Concioliachc comin- mente eletto dal Clero, c dal Popolo,non pu-
ciando dal òfi ine nza in caltigo delie delizie
l re non conienti , ma fuggito nei vicino de-
date al corpo, per quaranta giorni non man-’ ferto, tanto v i ftiè nafeofto , finche intefc-»,
giò che frutti, nè beve che acqua . Indi poi che queilaChicfa era di già provveduta. Gli
mai beve vino, nè mangiò, che una forte di fu famigliariffimo lo fpirito della profezia..;
mineitra, c Tempre dopo la caduta del Sole . onde potè predire al Principe di Capua la
La Quareiima avanti Pafca ia digiunava con perdita del Principato , ed all'Imp.rator Ot-
folo pane, ed acqua, e talvolta vidde il quin- tone, cd a Papa Gregorio V. la lor morte.»
to giorno lenza cibo veruno, ed altre volte.» Non ebbe fc.ma ia rtanza; conciofliuvhc ve-
in venti, o coinè altri dicono, feifanta gior- lino dei fagro Abito nel Monaftero di S.Na-
ni non fi rifiorii , che due volte , lafciando zario, indi pafsò a quel di S.Mercurio , poi a
qucli'altra maraviglia, cioè, che fi allenile dal quel di S.Adriano Anzi abbandonando la_. .

bere lo ipazio di undeci meli Nè fu meno Calabria, palio in Campagna a Muntccaiino,


.

auficro il veftire, quaJ’era il capo fcovcrtu,li dove fu ricevuto da quei Monaci, e dalla no-
piè nudi, e’1 corpo coverto con una fola io- bili} Capuana proccrtì umilmente, con Croce,

nica, inceduta di peli di capra ; e perciò piu candele, incenfo , c da Sacerdoti ponti! caì-
torto cilicio, che verte 11 dormire cosi par-
: mente vertitipippiinro come fe forte S. Bene-
co, che mai fopravanzò l'ora, e Tempre fulla detto lor Patriarca. Oltre pafsò in Gaeta, fa-
nuda terra If tempo così i'avea ripartito
. : ticando il Monartcro di Scrpcntcri qual a-
,
Dal Mattutino a Terza ferivea libri fingo- ,
bitò con feifanta Monaci Tuoi diLcpoii . In-
larmentc Salmi non eflendo ancora intro-
,
tefa fratauco ia carcerazione di Pilogato fu o
dotto l'ufo delle (lampe: Da Terza a Sciia_. Cócitradino,ehc da Vefco o di Piaecnza per
cantava il Salterio , piegando mille volte le_> opera di Citfcenzu Confido era fiato eletto
ginocchia avanti un legno di Croce : Da Se- Papa, contro Papa Gregorio V. andò in Uo- ’

da a Nona fedeva contemplando lì divini ma per l'uà intercefiione, ed alle porte fu fo-
Mirterj,ora ipareendo fiumi di lagrime*, ora iennemcntc ricevuto da lèdetti Papa Grggo-
rapito in ertali ; Indi cantaro il Veipro, rifiu- rio,ed Ottone imperatore, quali poitufclo in
tava k» fpirito, palleggiando,e recitando Sal- mezzo lo condulfi.ro nelle loto danze; sì
mi: Sponeva la (agra Scrittura, adoprando in grande era l'opinione della fua limita. Palio
ciò l'operc di S-Kaltiio, di S. Gregurio Nan- in 1 ulcolo, oggidì Prafeati , ov’ edificato il

zianzeno, di S.Criloftomo, cd altri DD.Grc- Munaficiodi t. rottaferrata , ivi confumò il

ei,ed altre volte anche molti de' PP. Latini . rimanente della fua vita, la quale attivata fi-
indi prendeva quel poco cibo gli era in co- no all'anno 9;. lafciata la terra volò al Cic-
fiumc, e del quale alquanto piu Copra. lo li ifi Settembre del 1000.
.

Non dormiva però a Tuoi danni l'Inferno, 5 . Bartolomeo Abate Vi la di lui. Nico li Ban-
i)quale fpinto sì dal nazìo furore, sì dall’in- diteci , Vi ta di lui. Gabriele Barrio de anhqu.
vidia a tante opere fante, fperto il combatte- Uh. . . fot. . . Girolamo Maraf.Crou.lib. . .
va, ora al di dentro con maligne fiiggertio- caf. . . Paolo Gualtieri lib.i.c. . . Cej'arr_
nì,ora al di fuori con aperti contraiti. Sov- Baron. Not.ad Martir.die itì.Scft.

VI. DI S. BARTOLOMEO ABATE.


Citllo , ora col batterfi ignudo con uniche,
ora con gittarfi anche ignudo fri pungentif-
fiuie (pine. in Roma una.»
Veggcndo talora
D Ifecpolo, Concittadino, e poi anche fuo-
ceflòrc all' Abazia di Grottaferrata fu
S .Bartolomeo Trafs’ egli P origine da Pa*
.

tal donna bella di volto


c lafciva ne gciti
, renti nobili, c come venite ali' età fù porto
talmente fe gli accerti la libidinc,chc gli par- lòtto alla difciplina di macftri riguardevoli,
ve di non poter far altro ; ma immantinente da'quali apprenderti: non meno le buone let-
Toccarlo dalla divina Grazia andò a buttarli tere, cheli buoni cuftumi; e tanto avvenne,
a prèdi un Crocchilo , fupplicandolo a non conciofiachc protìttandofi , sì nell acquirto
abbandonarlo , c mentre , che cosi a cald oc- delie fetenze, sì nell' avanzo dello fpirito, c
chi il fupptieava, vide che l'inchiodato Si- fuggendo tutto quello era di figiiuolo,fi có-
fasrò
cè s ,

4<S
CALA BRiA SANTA LIBRO I.

al digiuno, alla gravili, fodisfccc per intiero a quel correrne Info-


fa orò all' orazione,
gno Dopo una vita logorata dalia peniten-
onde prevedendolo Genitori nato é
i
Cielo, .

educare m'un za,ma (ovrarricchita di meriti , riposò nel


non alla terra, io portarono ad
vici- Signore li n.Novembre del 1044.
relieiofiflimo Monafterio Baliliano ivi
per /Inanimo Vitd ejus. Fao ho Gualtiero rubr.
no Vifs' egli in quello fagro Cenobio ut 37.
qualche tempo, eoa molto piofitto ;
ma poi del cap.34. e fitte

intela la gran fama del


Santo Abate fililo,
dimorante per quel tempo nel Monallero di VII. DI S. ARSENIO ABATE.
Serpenteri prefio Gaeta, 1 andò a ritrovare,
torto eh' il vidde il Santo Abate
in lui un volto d' Angiolo,
ti più volte abbracciandolo
ravviando
eia futura fanti-
lo velli del fa-
A
nel
Bbiamo memoria
Abate nella vita di
di quello fantiffimo
S. Elia, del quale.»

numero fegucntc , ove vi notato col no-


,
me di Santo,efu quello, che vedi l'altro del
gro abito. Vcftito adunque delle Monadiche
l'ora- (acro Abito.Quali poi (late fodero le fue vir-
vedi furono i fuoi piu principali (ludi
tù, le profezie, e miracoli, e tutto altro, che
zione, l'umiltà , l’ ubbidienza , ed ogn
altra
può rendere Tanto un 'uomo, danno regirtrati
nc’foli Annali del Ciclo,poiche quella vene-
rabile antichità intefa più torto alfoperare,

impiegava, o a traferivere libri, o a compor- che allo ftriverc, trafeurò il tutto.

re alcuna cofadcl fuo:


onde compofe molti
Inni ad onor della Vergine , c
d altri Santi, Vili. DI S. ELIA ABATE.
dotti non meno, che devoti. Fii
Tempre tede-
NilotAn- Er rintendimemo della vita di quello
liffimo compagno del Santo Abate
dò con efiò lui in Roma, poi in Prafcatiiove P Santo Abate abbifognerà prefupporrc,
finalmente elleodo morto , di comun
parere che due furono li Santi di tal nome , nollro
Di- l'uno,Siciliano l'altro, li quali avendone avu-
venne eletto fuccelfore S. Bartolomeo :

ti mede-fimi m.n pur li nomi, ma le operazio-


gnità, che quanto più accettò ritrofo , tanto
vigilanza ni, ed clfcndonc viflùti nei tempo medefimo,
piu poi T amminiftrò con amore, e
ortìcio refenden- con ciò anno dato occaJionc a qualche sba-
di Padre . Parve in quell’
che da tut ti glio.f ù quella avvertenza del P.Ottavio Ca-
te lume , pollo fu 1 candeliere , , Vie,
veduto, da tutti fu riverito, ed amato, tracn- ntano (a), onde cosi ne lafciò (critto : Siias SS Sicul. .

rnm-i. A*
gente a prender da lui i nccel- •velini duos fuiftì- Elias fanBitate praftantes, rum. ai vi
dofia gara la
ammaeftramenti .
alteralo Siculum in Urbe Etnia, alterum Rhegii ram S. F-
farj .
iar I « n ìo«
in Calabria natura, tjuot perperam plerique con- n* foi.
1

Reggeva di quel tempo la Chicfa Papa Be-


fundunt: Caufa autem crrorii multa , quod eo-
nedetto IX. Giovane di anni, che perciò por-
fan- lio» / erme tempore vixerint, stari }ama fauBi-
tato dal fenlb, non avendo riguardo alla
tith’del trono, cadde in non sò quali difiolu- tatif, &miratulorum ; quod uterque Monaihus
quindi agitato da' (limoli, fuerlt ex ordine S. Bafilii ; quod Elias Rhegi-
tezze di carne :

Roma il Santo Abate , per averne nut in Sicilia alienando fuerit , Elias Enncnfis
chiamò in
iti Calabria fu verfatui ; quod uterque ,
configlio • Dille eon intrepidezza il fuo pa-
diutiùs
Jit orfirn tanni, diverftfque
temporibus, Romani
rere, e fu, ch'egli più non s' accodarti
al fa-
adiverte ad invifendas StnBorum reliquia ;
gro Altare L' abbracciò volentieri il vera-
.

quod uterque Rhegii moratus ejus cladem prte-


mente pentito Pontefice , e non pur quello;
oltre più partandonel pentimento, rinon- dixerit. Diverfos tamen fuigì certigimum efti
ma
ziato il Pontcficato, in abito di penitente
nam alter Elias fenior Ernia in Siiitia natus
confummò il rdlantcde' fuoi giorni. Ben' Elias junior Rhegii in Calabrta.lUe obiit Thef-

vero , che di ciò non abbiamo rifeontro nel- faltmica in Macedonia anno Chnfìt 90J. XVI.

la vita del raccordato Pontefice d.fcritta-, Rai. Augufti, bic in Monafterio fuo in monti bus
Seminari am in Calabria anno Cbrifti
dal Platina, c da molti altri Aveva il nofiro
. flipra

Santo fmgolariflimo affetto a poverelli, (oc- 1050. HI. Id us Seprembris. Igitur fnperftes E-
correndoli in tutto quello gli era poflìbilc, lia fmorì fui t annts LV1I. Nacque il nollro

ed avvenne , che incrudelita la fàune per il Elia in Reggio dalla Famiglia Bozzctta ori-
paefe all’intorno, egli difpensò a'poveri, o ginaria di Kcggio-.fuo Padre ebbe nome Pie-
pellegrini, quanto teneva in caft;ma r.on cefi, tro, Lconzia lua Madre , da'quaii applicato
(andò la fame, ed c (Tendo mancata la provi- alle umane lettere , vi fi profittò fopra tutti

none, egli per fottrarfi dai vedere tanti, che gli altri dell'età Tua.Effendo d’anni diciotto
languivano, prefe Jafuga per Roma. Stracco una volta , che li communicava gli apparve
intanto dal viaggio, e forprefo da leggicriflì- un Monaco di venerabilifiimo afpctto , e gli
mo fonno gii apparve Papa S. Gregorio , lo diflc , Mio figliuolo , tu feinelnumero de’

riprefe della fuga , esortandolo al ritorno; Prcdcftinati, c perciò procura defili Santo;
perche Iddio l aurcbbc provveduto Ritor- . c ’1 confcguirai, col renderti Monaco Ani- .

nò, e torto fu a ritrovarlo un nobile,e ricco, mato adunque dalla vilione con un compa-
offerendogli per fervigio de Monaci , c de’ gno di fuo fodisfacimcnto pafsò in Sicilia.,
poveri molte mifurc di grano , con le quali ne'monti predo la terra di S. Auxcnto, dove

per
.

DE’ CONFESSOR! A BATI CAP, il. 47


per qualche tempo l’uno, e l'altro videro
una vita di molta aullcrità. Indi itimolatu ii IX. DI S. CIPRIANO ABATE.
giovinetto Elia dalla devozione prele il pel-
legrinaggio per Ruma a viiìtarc quei lugli U’ egli Cittadino di Reggio, Monaco di
LuoghijE perche la fua partenza era Rata-,
lènza faputa de Tuoi Genitori, dandone per-
F
mizzi.Nè
S.balìlio, ed Abate di S.iNicolò di Cala-
altro fi legge di lui.il dio fagro ca-
ciò in qualche amarezza d'animo,non dipen- davere già ièpellito nella Chiela del Tuo no-
do quello fi folle di lui , furono racconlula- me fu in qulllo lècoio a calo ritrovato da
ti da’bantj Appodoli Pietro , e Paolo , qua- D.Galparc Domenicani Procuratordi Mon-
li apparendo loro li didcro , che vivano fignor SfiondatiCommendatario dell’ Aba-
quieti } lor figliuolo era nel
conciofìachc ii zia,con occalione di leayarvi tefori} e poi
Unto timore di Dio, e viveva nel fuo lervi- furtivamente traportato altrove Santo così .

zio. Viaggando adunque Elia la volta di Ro- miracolofo,jchc la terra, ove ripuliva il fuo
ma , poitò la congiuntura d' accoppiarli con prcziofo corpo, operò molti miracoli.
un fanto Monaco Ruffiano , per nome Igna- .Gabriele Barrio de antiqu.lib.z.foL.
. .Gi-
zio, dal quale ifirutto nelle Regole monadi- rolamo Marafioti Cron.lib.pr.e.iS. Davide Bo-
che, dopo la vilita de fanti Luoghi , e delle llico Indice de' Santi.
fagre Reliquie, fu avviato inRcggiu.Arriva-
to in quella Cittì venne accolto in un Mo- X. DI SAN TOMASO ABATE.
nadcrio faafdiano, dove da S.Arfcnio Abate
fu poi vedilo delie lagre monadiche vedi.
Intanto avendo Iddio rivelato sì all'Aba-
te Arfenio, si al Monaco Elia l'imminente
C ittadino altresì di Reggio
parimente di S.Balìlio tù S. Tomaio, ed
Abate del Monadcrio podo su l Calale di
, e Monaco

dragge di Reggio, perciò non avendo cuo- Tir reti, villaggio della medelìma Città Il .

re di ritrovami! prefenti. partirono jn Lipa- di piu delia lua vira giace fcpeilito fri le
ri , ed ivi abitarono anni otto , fin tanto fi molte tenebre dell' antichità.
tranquillò la fiera tempcila-Ritornati poi al- Gabriele Barrio de antiqu. lib.Z. foL . . .
la Patria non tirarono al Monadcrio}ma lì ri- Girolamo Marafioti Cron. lib.pr. c.zS. Davide
tirarono in una Chielà, dedicata al Santo Bomeo Indice de' Santi. ,

Martire S.Eudrazio. Era in quei tempo ccle-


ibre nelle medefime parti di Reggio il nome XI. DI SAN CIRILLO ABATE.
di S.tlia Siciliano, e di S.Danieie fuo difet-
polo : onde il nodi o Elia volle vederli , e da A notizia di quedo Santo Abate ce la

L
!

^quello accolto onorevolmente lo priegò, reca la vita di San Baitolomeu da Sim-


che partendo egli riceva come fuoi i Ììioi di- rr.arijdi cui approdo., cilèndodato quello,
feepoh : Così come fu. Multo intanto il fuo qual velli con le fagre vedi monacali il fan-
iMaeltroS. Arlcnio, già Abate diS.Lucia in tiflìmo Uomo. Eia egli Abate del Monadc-
Calimizzi , egli lucccduto a quella dignità rio predo il T orrente Melitcno, oggidì Mc-

Abazialv, l'amminillrò con incredibile vigi- litello, oMcJito r.el fi amezzo trà uimiglia-
lanza Ma poi o che faltidilfe la vicinanza
.
no, c T avcina . Ch ei lia fiato di lintillima
della Patria, o che volerti isfuggirc i'inquie- vita, e tale, eh’ abbia potuto recargli gl’ap-
titudinc de’numerofi concorfi , lafciato que- plauii di Santo, l’abbiamo dallo Scrittore me-
llo Monadcrio, polso ne’Monti fopra Semi- defimo} ma quali fiati nc follerò i particola-
nata, dove fabricato un’altro Cenobio mena- ri,e T ultimo della fua beata morte, l’ ofeu -
va vita troppo auftera. La moltitudine sì de’ rezza di quei tempi cc’l tiene nafeofio
miracolici delle profezie rodo lo refe famo- Daniele Monaio ferittore della vita di San
fo da per tutto onde da per tutto correndo-
: Bartol. Ottavio Gaetano vite SS.Sicul. tom.z.
gli dietro la gioventù , relè numcrofo quel fol.ljG. i

Monaderio d’Allievi lami , fra’quali furono


Luca, Vitale, Colino , Pilorcio rutti funtifli- XÌI. DI S. BARTOLOMEO ABATE.
mi Monaci Egli poi arrivato all'età d'anni
.

po. de quali <J8.n’avea logorato alla peniten- Om’ egli è comune lèntirc de 'Scrittori,
za, riposò nel Signore gli undeci Settembre
dei iojo. 11 fuo Corpo trasferito nel Mona-
C che la Patria di quedo Santo folle Sim-
mari} così poi non è picciolo il divario tra’
derio di S.Elia fopra Galarro giace nafeodo medefiini del luogo , c del lito , ov’ ella folle
m vie*:
agli occhi umani} il capo però oggidì fi con- funata quella terra Ottavio Gaj’ctano (a),
.
SS. Sicul.
icrva nel Monaderio vicino Seminata di Giufcppe Bonfiglio (b), Placido Samperi(c). t.mui.lol.
• 36 .
Monaci Baiiiiani, detto S. fìlarcto. cd altri non cosi ben intelì della Topografia h itlor.d:
Fra Bernardino Giorgio vita ejur . Ottavio di Calabria vogliono, che quella folle f an- di Me M> b.
c Itone-
Cajet.vita SS.Sicn i. lom.i. ammali.fol.xiS. Giro- tica Sibari , cotanto famoia nc’ tempi della !og. Iib J.
lamo Mar afio:i Cron.hb.l c. jo. Gabriele Bar- Gran Grecia: Soggionge Gaetano,eh ella al- c.jodigteL

rio de antiqui t.fol. . , Filippo Ferrari de meno folle una qualche reliquia di quella, e
SS. Itali a. nc reca in pruova le rovinate vedigia non
'
molto didanti di lito, con l’ autorità di Gio-
van
48 CALABRIA SANTA
vari Puntano . Mail vero fi è , che Simmari, erbe, e non bevendo, eh’ acqua, e l’ ime , e 1'
la felice Patria di quello Santo e una piccio- altra con mi fura. Non ufava fuoco, e per al-
la abitazione nel leno di Squillaci , così co- tro e (laudo il paefe molto freddo,c incredi-
nie lo fcrive Daniele antichifiimo greco bile il dire qui, quanto ci parlile dal freddo.
Scrittore della vita di lui , qual refo latino dalle nevi,e dalle piogge,
cosi favella. Tube bone SanBum Virar» , quoti Non mancava 1 interno a quelli, eh’ erari
vos non latet quotquot propé aieftis fiera , Cr parimenti di natura aggiungere i Tuoi , ora
divinimi io Ut fi a Congregatiti baud ampia ali- con apparifeenze terribili, ed ora con preci-
pua,tir ornata Vrbs,jed vile objcurumque op- pitare da alto a badò per quelle Valli piog-
piaulum in hit Calabria partibns fitto», qua ge di (idi. Egli però fé ne Khcrmiva con l'ar-
uteridie JpeRat, Nomea vtro Tairix Sommari. mi fpirituali della Croce , e verfetti de’Sal-
Or in quella Terra nacque Bartolomeo, e mi. Occorfe un dì, che l'Abate S. Cirillo, e’1
furono fuoi Genitori Giorgio, ed Hlena, no- vecchio Eremita raccordati di fopra, anda-
mini primari, ma non gii Signori del luogo, rono a ritrovarlo ì ma come furono appretta
com’ altri li credè- La principal cura di que- il luogo , ov’ egli orava , ecco dalla terra al

Ili beati Genitori era come Cielo una Colonna di fuoco , la quale poi
allevar il lari-
ciullo nella legge del Signore, ed egli potè- fvanita,comparve ivi S. Bartolomeo tutto lu-
va farlo vie piu con l’ ctlempio , che con le minofo, fingolarmcnte la faccia} onde accol-
parole di quclli.Indi palfato alla giovinezza tifiinficme refero grazie al Signore di tanto
venne applicato de’ fagre lettere , alti (ludi gran beneficio Volle il Signore all'ultimo
.

delle quali tutto intefo , di breve fi profittò riportarlo al Mondo per falutc di molti , c_>
tanto, che parve fuperar l’età. Si dilettava quella ne fu la maniira.Taluni Cacciatori in
della frequenza de' fagri Tcmpj, ne' quali vece di fiere s'abbatterono in quclloSanto.c
confumava tutto il tempo difuavita, can- non fofpettando in quel luogo uomo abiu-
rando Inni , e Salmi llpirato dal Padre de'
. no, attimoriti fi pofero in fuga } ma egli ac-
lumi lafciato il fecolo , c la Patria , andò a eotgcndofidcl fatto , loro fu appreffo , ani-
vcllirfi Monaco nel Monallerio , qual fiori- mandoli a non temere, poich' egli eia uomo
va in molta làntità fiotto la difciplina di San della medefima natura , ma ivi ritirato per
Cirillo predo il Fiume Melito , frammezzo piangere le lue colpc.Aflìcurati adunque raf-
rra Gimigliano , e Taverna } ma
per pruova fermarono il palio, rivolti fi racconlòlarono,
del fuo fpirito efelufo dal Santo Abate fiotto racconfolati fi dipartirono.Quindi tratti dal-
pretelto, ch’eflcndo un giovane delicato mal le maniere così dolci ritornarono la feconda

poteva reggere al pefo della vita monadica, volta , c finalmente per opera divina pubi i-
Anzi , gli nipote , per quello me ne vengo carono l'uomo di Dio, quantunque per altro
qui, Padre Santo} acciò motto fiotto al pa- n' avellerò rigido mandamento 1 olio che
.

timcnto viva al mio Grillo, e quando avver- fc n’udì la fama concorfc da per tutte le par-
rà muoja fiotto l’aratro della pcnitcn-
eh’ io ti la gente , onde venne nccifli tato ritirarli

za', quello farà il mio contento Sodisfatto


. con alquanti del fecolo nell' Oratorio , clic
della buona volontà il Santo Vecchio lo ve- alquanti anni avanti avea fabricato Nifone
Ili Monaco col nome di
Bartolomeo, lalcia- Moi aco, dedicandolo alla B. Vergine , ed a
io 1 altro del fecolo , Bafilio lllrutto adun-
. S .Gio-.Eattilla predo RolTanoiQuivi dun que
que nelle fagre regole monalliche , portato in cucii Oratorio r.on è egli credibile quan-
dal defiderio di vedere, e ritrovare altri fan- t o ai bello, e di buono avide operato il Ser-

ti religiofi,prcfa licenza
da S.Cifillo cammi- v o di Dio a beneficio de’Popoli , quali anda-
nò altrove a piè nudi , con una fola tunica, vano a riverirlo. Una notte dopo il Mattuti-
cinto con una Zona di pelle, con in mano un no così parlò afuoi Frati Figliuoli abbiam
:

ballone , a cima del quale era la Croce , per finito il Mattutino , ci manca il pane per of-
fempre portare fu gli occhi la paffionc del ferir di mattina il fàcrificio; ma non dubita-
Salvatorc. Arrivò nell' Oratorio di San Sili- te, che la divina Providenza non c’abbando-

nio Martire ove abitava un Santo Eremita narà, c raccontò molti ciómpi di quella libc-
vccchio per nome Biagio , dal quale riCcvti- raliffima Provvidenza. Ecco adunque all’ora
to con carità, lo trattenne ficco per alquanti di Terza,ora del fanto Sacrificio un Rcligio-
giorniì e nulla di meno oltre più dimoiato fó di quei contorni , il quale recando del
dal fuo fpirito priegò l'Eremita, che lo con- pane, c candido, e frefeo , lidie comincia-
duceflè in un altro luogo più lcqueftrato,co- mento al tremendo facrificio Non piaceva-
.

sì come fece, redando d’accordo ,


eh’ ogni no al Santo nè la frequenza de' Monaci , nè
due giorni gli recafle qualche pugno di le- il ccncorfo de’ Popoli} onde rivolgeva nell’

gumi per il l'odcnimento della vita. Quivi il animo, come lafciatc quella Congregazione,
nuovo Anacoreta , quanto più travagliato c rinfelvarfi ne’ bofehi, quando una notte nei
dal freddo , c d' altre inclemenze di tempo, mentr’egli con fervore più grande del fedito
tanto più racconfolato nello fpirito con la orava, gii apparve circondata di gran luce
dolcezza dell' orazione , c contemplazione, l’ alta Reina de) Cielo, e gli commandò, che

fpendeva la maggior parte del tempo piegan- I


non penfalTc partite da quel luogo, qual’ EI-
du le ginocchia a terra, non mangiando, che 1

la avea difegnato per fcuola di Virtù Cosà


.
1

dun-
e

DE CONFESSORI ABATI CAP. IL


dunque di ImcTu panUcri deila foJitikiinj.ii Monaci fè cantare li falmi di Nona, e fu co-
a,plico di cuore alla frequenza de 'Monaci) sì opportuna , ed efficace l'orazione , che
onde a tutto ftudio prefe ad erigere in Mo- i
tramurati gli animi de' barbari, non folo non
nafterio quello, ch’era lempliee Oratorio, gli offe fero ma ben bene regalati li lafcia-
potè farlo si con le fatiche de' Tuoi Mona- | rano andar liberi Pativa il fuo Monafterio
.

ci, si conl'aiuto de 'piti ricchi, fingul.irm.n- | di libri pe' Monaci , e di (agre vedi per il
re di un tal Criftodolo Ammiiato di molta Tempio 5 ond' egli navigò in Conrtantino-
j

auttoritì appreflb Principi regnanri.Que-


i poli ,
ove diquef tempo regnavano Alcflio,
fti rapportando al Rj Rogiero la fantitì del- ed Irene . fa egli ricevuto con molto ap-
ì' uomo di Dio che del fuo fa- plaufo non folo dalli fuderri,
, T indufte , J ma da tutta la
bricaflc quel Monafterio, come gii avvenne. |
Corre 5 lingolarmer.ttf da Bafilio Calimcra ,

Con tal occalionc crebbe molto la fama di j


Principal minifro della Corte , regalato di
iuijondc gli correva da tune le parti lagcn- j
libri, di Vali , di Velli , e d'ogni altro ; ed
te, sì per cflòr ammetti da lui all'abito ino- avendo il fudetto Calimcra poco dianzi fa-
j

naftico , sì per racconciarli con la fua pre- |


bricaio nel Monte Sion un Monafterio a_>
lenza: I ra" qu ili vennero S. Cirillo , g 1 fuo j
S.Balilio, f ipplicò il S. Abate ad averne cura,
Macftro, ed il E.Policronio Vefeovo di Ge- come gii fece , ma poi neceffìtato a partire
runzia detro all' ora Ginccopoli onde sba- , vi foftituì un uomo di molta fantitiuna ben-
glia Ottavio Cajerano non sò qual Gine-o- ché partito Tempre egli n' ebbe la cura . on-
pcli rintracciando nella Fenicia con Stefa- de prclè a nominarli il Monafterio dv'Cala-
no, nell’ Egitto con Strabone, li quali con- brefi , non tanto per la cura tenutane da San
fidcrando in lui quella gran fantitì , e che Bartolomeo, ma di van-aggio, perche il fuo
(piccirehbe, (e folle Sacerdote, Io perfuafe- fondatore Bafilio ftaro folle noltro.
ro a quello , e finalmente , benché con fua Così dunque carico di ionativi fè ritor-
ripugnanza, l ordino il B.Polieronio Ven- .
no al fuo Monafterio in Calabria , dove ar-
nero fuoi Genitori
i quali poi li rimafere
,
rivato, continuando Tempre la via delia vir-
con elTo lui, vediti Monaci , menando il ri- tù era da tutti ricevuto coni; un' Angiolo .
manente della vita fra quei fanti Rcligiofi.^ Ma non per tanto sfuggì l'altrui calunnie,
Fabricaro gii il fudetto Monafterio tiro poiché due (ùui Monaci, qualunque fiatane
alla volta di Roma, affine che conforme al- fnlfc la cagione , 1 accufitron al Conte Ro-

la qualitì de' tempi ne procurali-- da Papa giero, prima poich'egli quanto bui-ava tut-
'

Palqualc, ch'era l aro e. caro l'anno 1099. 1 to donava a' parenti , e confumava in altri
immunitlì così come fu, poiché conolciu- ufi illeci-iic fecondo, perch'ci foffè Eretico.
ta dal S. Pontefice , e da' primi del
Clero la Rcftò attonito il principe 5 onde tofto chia-
firmiti di Bartolomeo, ottenne quanto vol- mò da Calabria in Sicilia il Santo inficine
le. a
,\ quamo
era caro a' Principi da bene, con li calunniatori } li quali comparii avanti
tanto fi rendeva terribile a Tiranniionde più lui , e gii uni incolpandolo di tali delitti, e
volte novenne la liberti per miriti gii con- l' altro non ifcufiinduli, ne fi partito decre-

dannati alle forche Altre volte alcuni la-


. to, -h‘ ci morirti incenerato al fuoco. Men-
droni incontrandolo , e vegg.ndolo tutto tre nduuquc li ftava apparecchiando il fuo-
1 -minoro nel volto cadutigli a' piedi, e tra- co,coneoi fa gran geme a quello (pctcacoio,
mutati da Lupi in Agnelli , divennero otti- egli fupp!icò,ed ottenne licenza di celcbra-
mi Non è credìbile quanra fotte la fua ca-
. rc.Principiato il Sagrificio,c continuato fino
riti con tutti , fovvcnendoli nelle loro ne- all elevai fi dell’ Olii a, ecco una gran colon-

ceflitl sì fpirituali, sì corporali d infermiti, na di fuoco, quale levatali da terra pareva


di povcttl , racconfolando tutti con le fuc toccar al Ciclo, con una moltitudine di An-
parole, ed avvertimenti. E perche era molta gioli , quali miniftravano nel Sugrilicio al
la gente, qual divertiva ivi, perciò affine di Santo, Ritrovavanfi prefenti il Conte, e tutti
non turbare la quiete de' Monaci con am- i Frimati,quali al vedere sì gran prodigio fi

metterla dcntro,fabricò al di fuori un gran- re fere attoniti: v’ accorre quali rutta Ja Cit-
de Ofpizio per riiioro de’ Concorrenti Oc- . tì di Medina : onde ftupefatti fc gli buttano
corfa una gran carcftia , qual toccava tutta a' piedi, fupplicandp il perdono . Sciolto il
la Calabria , e perciò ricorrendo a lui una Santo cominandò il Come , che nel fuoco
gran moltitudine , non fapendo che fi fare , medefimo fi buttartelo Calunniatori , e fa- i

rieorfe alla dilpenfa della divina Previden- rebbe f-guito, s’ egli non avelie interceduto
za per mezzo di fervente orazione \ ed ecco per loro. Quello 5:, che in d.tto luogo poi fi
una gtan quantitl di farina, e di pan cotto, tabricò il gran Monafterio detto del Salva-
con le quali potè fov venite a tanti affamati. dorè, dove da Calabria chiamati S. Lu.a con
Navigando alcuni de' fuoi Monaefin gior- altri 1 1 di gran Semiti, -he lo govcrnaflèro,
.

no di Sabato li i}. Luglio , giorno fagro a egli ritornò a! fuo Monafterio Calabria^. m
S. ApollinareMai tire , diedero ne' Saraceni: Indi a non multo conolcendo per divino lu-
erano di gii vicini all'ultimo lupplicio:Prc- me la fua beata morte, preparato con tutt’ i
viele egli m ifpirito periglio de' fuoi fi-,
il Sagramtnti il dì fedivo alla Vergine Affini-
gliuoli } onde chiamati nel Tempio i Tuoi tà, chiamati a fc i fuoi Monaci, ed avviliti-
1 . . -

CAL AB RI A SANTA LIBRO I.

ITddlj gii ili ante morte , collimi per loro . cune difficolti i (loriche, quali non difciolte
capo il b Luca , altro da quello andato iiu pocrebbono rendere dubiofa la fua nafeita, la
Meffina; Indi racconfolatili per la fua mor- l'uà mone, ed altri particolari della fua vita,

te , ed animatili alla virtù , riposò placida- Sono queltc per numero tré; come a dire , fe

mente nel Signore li tp- Agoito del j 140.ll Siciliano di Palermo ; o le noltroda Stilo, o
firn corpo venne fepellito nella Cappella ver Carfano egli dire fi debbia Se Signori :

delia B. Vergine fabricata da lui modellino. I


con titolo di Conti del Luogo (lati fodero i
Daniele Monaco ejus vita Ottavio Cajef. . fuoi Genitori: H quale flato luffe il tempo, in
ttm.i. anìmadv. fot. 4p. Giufeppe Ponfigho ifl. cui egli, c nacque , e mori. Quelle due ulti-
di Mcfs. Placido Samperi lib. 5. tap. digref. ] me rcllano difciolte ait'rove , ove (a) mi ri-

Bcrdin.Ughclli Jtal.Sacra ArcbJtojJ. metto, per non ridire con tedio le colè me-
defime . E quanto alla prima tutti i Scrittori
X1U. DI s. LUCA III. ABATE. Siciliani di quell’ argomento , Ottavio Caje- ]

tane (b) , Agoflino Invcges (c). Rocco Birri


(d), Carlo Murabito (c), ed altri lo vogliono

G iace ancora ofeura la Patria di quello


Santiffimo Abate , ed Archimandrica_,
nel famofo, e celebre Cenobio del Salvado-
Palermitano , oriundo di Calabria ; però i
Scrittori delle noftrc coic , Gabriele Bai rio
te in Medina; avvegnaché d'effer noflro ab- (f ), Girolamo Marafioti (g), Paolo Gualtie-
bia dalla fua il communp fentire de Scritto- ro (.h), ed Apollinare Agrcfla (i) lo difendo-
1
;

ri Un tal quale abozzo della fua fantiti


. no Calabrelé da Stilo, o vero da Curfano.j,
l’abbiamo dal privilegio conceduto dal Re La vcritì è quella, ch'i fuoi Genitori furono
Ruggiero al raccordato Monaftcrio , in cui per nafeita di Curfano , c primari di quella
cosili favella, Bisvero Prslatum, Abatem & Terra lòtto Stilo, ed egli ivi concepito; però 1

corfiituimus illuni , qui in r.ovo Monejhrio Dei forprefa l’ abitazione da’ Saraceni , e uecifo
Genitrici!, quod in Roffano efi, Abbai cxtittr.it, il Padre ; la Madre gravida di lui fu portata

bonefliffivium Monacbum Lucani, p'inim fapicn- in Palermo , ove a fuo tempo partorì Gio- <

tem quidcm in divinis rebus, CT valdd probnm à vanni , il quale cflèndo ancor Fanciullo a ,

paventate in et s educatimi ,
atque ex mollibns confegli della Madre l ipufsò in Calabria,ove
unpiu bus vitam monafiicam J’eciitum , tir in ea e vilfe, e morì Così di eomun parere tutti i
:

prx multis aliti prxjlantein,&c. Ma più ampio Scrittori della fua vita, Angolarmente l’anti-
egli è 1' elogio della fua fantini , quale Col- chiflùno Greco Scrittore , qual relò latino
pitogli dopo la mone filila lapida della lè- predò Cajctano , così introduce la nobile
il

poltura a carattere greco , cosi favella , refo Signora , che favellò a Giovanni fanciullo.
latino. pioveris fili, hùc (Palermo) d Barbari! Jervam
Die Lucam inclitum Archimandrjtam , me ad àlibi am ; quare non cft htee Patria nefiraj
Qui Virtutibus fplcnduit, luciferi infiar, non hic Genitor tutu ; jid Patrem tuum fciai
Multifque apparvi t cauj'a falliti s , velim unum fuifii ex primatisti Carfani op-
cft ìnCalabria ad Promontorium
pidi,quod Sti-
Bt foli Deo vixit tempore loto ;
lati propè flavi um Epanocrtt, jnxta Monafie-
Bt corpus mortificavi t ante mortem,
Abfconiit terna , tavquam filtra tiubes rium, quod ajunt Romtanum : onde in confor-
Tertio ante fai. Marcii menfis. miti a’noftri principi , che la vera Patria fu,
ove avvengono primi Natali bifogneri
Brat autem dtes Sabati , bora vero tenia i ,

Sex millibus praterilorum annorum confeflar quello Santo Cittadino Palermita-


Jf qualibufque Centevariis dinumtratis, no talmente , che non fi nieghi alla Calabria,
Cttrn aliis anni s 08 09tuta 080 sì per J’origine , sì per il concepimento , sì
Sed , 0 Vertex, &
Pater Patrum per la educazione, c per la morte. Solo è da
Dune quippequi ades fine medio Trini tati corrcgcrfi l'errore d’un Antifona, quale , di-
Et retributioncm laborum recipiens, ce Agoflino Invcges , cantarli nel iuo officio
Memorare filiorum fpiritualium dolorerà da’Monaci Bafiliani, che la feguente : Reti-
Propini/ pruni e n reddens prò Filiis tuis. li a Illufiri Sicilienfu Provincia Infila, pater

Altro di particolare non abbiamo della fua nifque opibus , manente matte , Calabriam pro-
fantiflima vita , la quale con difpiacerc di fetiti!etjoames Paterni dico l'errore ; che
tutti li terminò in giorno di Sabbato li *7.
non cflèndo (lati li fuoi Genitori Siciliani,
Fcbraro dei 1175. non poteva, pattcndofi da quell’llòla, lafciar!
Daniele M-nato nella vita di S. Bartolomeo. le paterne ricchezze; che anzi, giulla il rap-

Ottavio Gaetano tom.i.animodverf.fol.yj.Giu- porto di D. Apollinare , egli venne in Cala-


bria per il riaequiflo di quelle, quali gii ri-
feppe Ronfiglio iftor.di Mejfina . Placido Sam-
peri Iconol. lib.] .cap.p .digref trovate difpensò a poverelli
Così dunque llabilitc le cofc dubiolè , fa-
XIV. DI S. GIOVANNI TERESTF rebbe d'uopo metterci fu i filo della fua vita,

,
ABATE. e lo faiebbomo, quando il più volte raccor-
dato D.ApoJlinarc non ci avertè tolto il tra-
1} Rima quello
d'olire paffare nella vita di vaglio con un volumetto di quello argomen-
1 Santo, egli è ncccffario di feiogliere al- to ; al quale ci rimettiamo ; traferivendone

qui
m , .

»iau ra>in r j^ <

qui follmente i pumi principali . Nacque dro; ed egli e certo, che quedi concorli dal-
adunque il Santo in Palermo , gii concepito 1 Italia non poterono edere dalla Calabria
in Carfano, terra di Calabria, e fu la cagio- insù . Paolo Gualt.ero più fpecihcatamcn-
ne , che in una feorreria di Barbari circa il te li crede nati in Ciridà, e loggiongc che
,

uoo.uccifo il Padre, Cabila fua Madre gra- ritrovati furono la cagione, che a morti Vil-
vida di lui venne condotta in Palermo Ve- . laggi di quella Baronia lor li mutò il nome
nuto il fanciullo a qualche cti , dubitando ptoprio Greco , e fu preda quello di quedi
Cabila, ch’ci non rimanefTe affaicinato dalle Santi, onde che frà quelli, ed altri vicini, ii
faraccnichc lujinghe per farlo Saraceno , in- odono li nomi di S. Pietro , di S. Gregorio,
llruttolo,pcr quanto le fu potàbile, ne' mi- e di S. Demetrio Vie più Ipinofa e la diffi-
.

ller) della tede criltiana , lo rimandò in Ca- coltà intorno al tempo , nel qual videro .

labria, do ve ritrovando diffabitaro Curfano Giufeppe f radica diee, che furono contem-
fua Patria, pafsò in Stilo, e quivi dal Vefeo- poranei al Rè Rogiero,c che poi liano mor-
vo Giovanni maggiormente illrutto , e poi ti l'anno 1 140. Concorda f Abate Mauroii-

battezzato, per piu meglio fervile lddio,ve- co, quale li vuuic Synchronos a S. Conone
liì l'Abito Monadico di S. Baftlio tù eletto . Monaco BafiJiano, quale pafsò al Ciclo l'an-
Abate, e poi Atchiinandrita } offici ammini- no 1 1 _}<?., ma li ripruova Ottavio Cajetano,
llrati da lui con ogni Santità di vita , e vigi- e li addietra all’ anno 800., prima che la Si-

lanza di Padre . Scorfi finalmente anni 70. cilia folle infettata dai Saracenico furore^.
circa, accompagnati con ogni Reljgiofa virtù Sofcrivo ancor io, non per la ragione reca-
riposò felicemente nel Signore li 24. Pebra- ta dal Cajetano , che fc loderò viticci oltre.)
ro del 1070X2 feda lì celebra li 24-Giugno, li 800. non li farebbor.o fmarrite le loro me-

ch e quello delia Confcgrazione della Chie- morie , quando d' altri non pure del tempo
fa .Maralioti dice celebrarli li 2. Marzo . del Rè Kogicro,ma ne tempi piu in quà non
Rilplendè con la luce di molti , e fmgolari abbiamo le notizie ncccliaric : fiui irono
miracoli , sì in vita , sì dopo morte , fra' adunque circa gli 800. , perche per detti
quali è quello , ond egli prete a cognomi- tempi era affai ufuale il pellegrinaggio de’
narli Tcredì b cioè mietitore , e fù quando Rcligiofi dalla Sicilia alla Calabria, e dalia
avuta compatrono di alcuni giornalieri Calabria alla Sicilia. Nafee la terza difficol-
quali battuti dal Sole mietevano le biade del tà intorno alla qualità di quedi Santi : cioè
Monaflerio, gli ordinò che ripolìno alquan- fc Confàr.guinei, fc Reiigion L’ accennato
.

to, ed egli fra tanto con le lue orazioni ot- Gualtiero ii fuppone fi atolli ; ma non può
tenne dal Cielo , che tutta la mede cadcde negarli , che almeno non fodero in giado
fegata, ed avvolta in fafeieJli Le lue Sagre . tiretto di parentela per queflo , che con dTi
Reliquie lungo tempo ripode nel Monade- loro cunduileruEiiiàbctta già Vedova, non
rio, tré miglia diftantc da Stilo , futono poi permettendo nè l’ onedà di queda, nè la gra-
trasportate l’anno i 5 5 . . nella Chic(a,c Mo-
< . vità di quelli vivere infieme in unamedeiì-
naderio de’PP Paolani, predò la Città, gii ma giotta mafehi , e femine non congiunti
foppieflò dalla Bolla di Papa Innocenzo X., di langue perche non c vero quello Drive
:

e conceduto a Battilani , ove con molta fre- Piòppo Ferrano, come oflcrva Ottavio Ca-
quènza ,
e divozione vengono riverite da jetano, che fodero vidùti in didime, e Spa-
tutto ilpacte all’intorno Anonimo Greco vi-
. rate cellette. Per quello poi riguardale Kc-
ta iffiut . Ottavio Cajetano vita SS. Siati. ligioli, e di qual famiglia Arnoldo ii vuole
.

fol.17. tom.z. Ag' fimo Inveges Ann. di Falena, Monaci Benedettini .La communc credenza
tom. }. an. io SS. Carlo Mur abito Ann. Ecclef. li dima Rcligio/ì dell’ Ordine di San Bafiiio:

MejJin. Gabriele Barrio de antiqu.lib.4. Girola- Così come {timo ancor io , partiti da qual-
mo Marafioti Cron. bb.f. r.jtf. Paolo Gualtieri che Monattcrio di Calabria, tratti da piu fer-
Ub.p. e. z8.Apolli nate Agri fi. vita ipfius. Filip- vore di fpirito ì che quello propriamente
po Fcrrario de SS.Italii ad dieta ì.Martii. porta il nume di Afccti , cunfcntito loro da
più Scrittori
XV. DI S. NICANDRO ABATE E , Disbrigatici adunque da quelle ofeurezze,
SCOI COMPAGNI. venghiamo al tenore della loro vita Nac- .

quero quelli Santi in Caridà, o al piti in al-


Rima d’oltrc pattare nella vita di quedi cuni de’ fuoi Villaggi e per cominciare da
P Santi vogliono dabilire alcuni parti-
li
,

Nicandro capo , c guida di rutti , venne egli


colari concernenti la piena notizia di quel- da Genitori molto rinomati per fangue, per
la . E per prima farà da vedere la lor Patria. ricchezze , c per Religione , ed ancor
nelle
I) greco Scrittore de’ loro gedi lor dà per fafeie molilo l’altezza della fantità , alla >

Patria l’Italia^ cioè la Calabria, come io con- quale era per arrivare col tempo; conciofia-
ghietturo da due motivi , 1' uno perche da chc nicchiando per fuo alimento il latte ma-
quindi lor divenne facile il palléggio alla Si- terno gli altri dà della fettimana , le quarte,
cilia, l’altro perche all’ udirli delle maravi- ! e fette ferie non il fucchiava ,cbe una fola
lie, quali operavano, fra molti quali dall’ I volta il giorno , c quella nella fera alla ma-
,
fcalia vi concorfcro , fù il P. di S. Nican 1 niera avea prccorfo la fua fantità San Nico-
. ,

CALABRIA SANTA LIBJì


ìcTVelcovo, Venuto all' cù cominciarono i /cuoia di virtù , rtudiandofi ciafcheduno di
Genitori a confuharc per dargli mogiic.co- vantaggiar il compagno nell’ aftinenza, nell’
fa qual fubudorata dar Santo , ed abborrita orazione, nella contemplazione , ed altri efi
nel cuore, avendo applicato l'animo anzi al- fercizj di crirtiana perfezzione . Morirono
la mortificazione, ed alla folitudinc, moOrò tutti inficine, c della morte medefima, aven-

ai di fuori gradire il proponimento pater- do loro Dio col minirtero degli Angioli
no i ma occaiione di notte tempo fi
prela l’ preparato un degno Sepolcro di pietra. Dal
fingi dalla Cafiasc mentre così pellegrino an- qual difeorfo vico ripruovato il parere di
dava cercando luogo acconcio , li abbattè f ilippo ferrarlo , quale li volle partati ali’
nel Vefeoyo della Cittì , ov'cra giunto (chi altra vita in diverti giorni, ed anni j cosi co-
sì fe folte Reggio! ) e nell' alpetto cono- me lo ripruovano Primo Vefcovo Cabilo-
fciutolo , qual egli fi forte per edere , con nenfe, 1 Abate Maurolico , cd Ottavio Che-
molte preghiere ottenne di rimanerli con tano, quali feri volto efferc morti , conforme
clfolui . In quello mentre qual non fu il alla loro orazione l'anno , il giorno , c fora
tenore della vita di Nicandro li fludj del- medefima . Ora fe quelli Santi per amore
le fagre lettere, le veglie della notte tutte in del loro Dio fi naicofero dagli occhi del
orazione, l’ aftinenze, il dormire fulla nuda Mondo ) il mcdeiìmo Dio per la gloria de’
terra: opere quali mirate ed ammirate da
, medefimi li dilafcofe con maniera gloriofa.
quel Santo Velcovo , e quindi argomentan- Un tal E allure per declinare li rigori dell'In-
done la futura Santitì del giovanetto, fumi- verno fi ritirò con la lùa gregge nella fiudet-
garono ad ordinarlo Sacerdote, come gii fé, ta fpclonca: ma come fu ivi li vide foprafat-
quantunque con molta ripugnanza del San- to da un infolito, e timore, e calore, veggen-
tOjConoftendofene indegno, coni ci dicca.per doli avanti gli occhi un Imaginc venerabile,
altro (limatone degniffìmo dal Cielo Ordi- . c dai fepojcru ivi reggendo ufeirc ttniuct-
nato Sacerdote, c crefciuto nello Audio del- diflimo taggio , accompagnato da un odore
la perfezzione, accrebbe le penitenze , li di- fuaviflimu) c fatto animo a fi: mcdcJìmo fi fè
giuni, le difciplinc, le orazioni, e tutte l'al- fopra il fcpolcro,e vide quei bcatiflìmi Cor-
tre macerazioni della Carne ) onde divenne pi tutti Juminufi , e rifplcndenti ) onde cor-
norma d'ogni virtù , con tal credenza , che rendo alla Cittì raccontò al Vefcovo quel-
nè prima, ne dopo ne folfe, o farebbe per cf- lo gli era occurfo , tulio fù conehiufo d'an-
ferne comparii) altro firn ile Ne mancava . dar a riverire le Sagre Reliquie. S'iftituì una
Iddio di appruovarc la fua Santitì co la vir- fulennc proceffiuue di tutto il Clero col fuo
tù de' miracoli ) conciofiachc gli concedè Vefcovo, c Popolo col fuo Magiftrato, qua-
una tal forza di rifanare gl 'infermi) che non li venuti ritrovalono li Sagri Cadaveri
, con
vera morbo, chcgli con la fua orazione non qucftu di più , che fcaturtvano un prezjofo,
rifanalfe Udita la fama del Santo vennero
. e odorofu liquore, quale applicato a diver-
a ritrovarlo , fe non più torto da lui medefi- fe infermiti quafi tutte le i ifanava Anche .

mo chiamati Gregorio, Pietro, Demetrio,ed molti riebbero la falutc col toccare il Sagro
Elifabetta , o fratelli , o almeno rtretti con- Sepolcro) col tocco dei quale anche ricupe-
gionri,efrìdi loro avuto fcgrcto configlio rò la vita un giovinetto recatovi dalla pro-
di fuggir il fccolo, e vivere in folitudinc, di pria madre Era la malinconia di tutti , che
.

notte tempo valicato il faro , e prefa terra di tutti , e cinque Santi rtavano fepcllite le
non troppo lungi da Medina, cioè un miglio memorie, anche nomi medefimi ) ma Iddio
i

per oflu vazione di Ottavio Cajetano, Ialiti vi provide cosi Fri molti, quali dalla Cala-
.

in un di quei Monti ritrovarono per Divi- bria concorfero a venerare le Sagre Reli-
nadilpofizione una fpclonca, quale ftabili- quie vi /ti il Padre di S.Nicandro ,il quale
rono per loro communc abitazione Quivi .
vtggcndoli per numero cinque, e fri quelli
dunque raccolti , quella fu la prima orazio- una donna, fubito gli corlc nel pcnficro , fc

ne di tutti : Signore tuo fia il pcnficro di fri loro vi foffe il Figlitioio Nieandro ( a-
guardarci , tua la cura di provederci Cosi : dunque gli altri non erano fuui Figliuoli , e
come fiamo cinque per numero, ma un folo perciò Fratelli) ma folo confitnguinci per la
per confentimcnto di animo ) aitretanto ti ragion detta) , c conofciutolo fe nc confidò
fupplichiamo : Ut unum idemque ftt tetnpus, eftrtmamentc, c nc ringraziò il Cielo)c per-
dici, Ima, pundus nobis omnibus, quando par- che di tutto ciò re rendelfc certa la fua fa-
tiremo daiJa vita prefente ; non permetta la miglia con la moglie, ttoncò un deto a Ni-
fua mifcricordia : Noflram balio focietattm candro , qualora per certa nota conofcittto
conjundionemqt, fiparari^sut in variai dijìrabi alla madre, quale ben cuflodito, recando al-
portesi fed fiout in hoc tornii contubernio con- la moglie, la refe certa della morte , e della
tundi fumiti , ita in ccelejlcs delicias translati, gloria del figliuolo: E per quella via anche
neptiquam divelti, aiti fejungi pattare vennero a faperfi li numi degli altri. Per più
Quello di particolare averterò operato riverenza loro fu edificato un Sagro Tem-
e quanto tempo qui l’ averterò durato, non pio, dove dentro ad un Sagrario furono rac-
l'abbiamo di certo) Certo folo è, che tutto il ehiufe le vcnerande loro Reliquie , cd ordi-
(
tempo videro qui la lur vita non fu, che una nato il giorno fcrtivo , eh' quello dell In-
è
vcn.
. . ,

venziuneper li ip. Settembre. vellirc gale giovanili. Ma tofio dalla grazia


Anonimo greto nel Salvai, di Mtffma , re. divina illuminato, lul'ciando quella maniera
fo Ialino da Agoflino Fiorito Gejuita Primo • di veltire, fi tolfe le fcarpe, fi tagliò i
camel-
pcjì.Cabi fon. l'opcgr.SS.yM fina. Ab.Mauro!. li, c s’addofsò una tonica alpra a color
bian-
Martirofog.Brev. Gallicano. GioMolano ad U- co . Quindi udita Ja fama degli Anacoreti
fuard. Conflaniino Febee Epbemerid. Arnold. quali in molta penitenza traevano la vita
Uvion Marlyr. Moitafl. GinJ'cp. Frajjua com- nella 7 cbjida, prelc quel viaggio in compa-
pend.bifl.Civ.Mejf. Filippo Ferrari de'SS.ltaL gnia d' un Rcligiofo per nome Audrca ru- .

Paolo Guati. Ub.l. SS.Calab. Oli. G'aet. tom.i, teno maiavigliofcjcd orribili le cofe qua-
,
Anim.fol.iy. li, c vide, e pati p.r quella Itrada
, a legno,

che ritrovandoli agli orli della morte, da fe


XVI. DE’ BB. CRISTOFORO , E TEO- medelìmo in certe arene fi preparò la fepol-
DORO ABATI rura Ma Iddio lo Jòvvcmie 5 conciufia.he
.

parendogli di vedere un Fiume d' olio , udì

N Elia vita di S. LcoLuca deferitta in


greco, c re (il latina predo Ottavio Ca-
A
onorato raccordo con titolo
un uomo che gli dille, bevi j Bebbc , c non
pure fi ritrovò fuori di travaglio, ma s ac-
<
ss* sito* jet ano (a) fi corre d' aver bevuto con quell' olio F intel-
'tomj.fo:. di Beati di ainendue quelli Santilfimi Abati. ligenza delle fcritturc Sopravcnuto final-
.

Criltoforo era 1 Abate del Monallerio pref- mente in Gierulàlcmmc vilitò con molta di-
fo M
jm. icone, ali ora che vi venne a pren- vozione quei Luoghi fagri, Angolarmente il
der l'Abito S.Lco Luca, cd egli f i, a cui Id- Monte Taboric , nel quale in un profondo

dio rivelò fi venuta dei Santo, e diè il man- di cillcrna avallilo digiunato una quareliina,
damento per accoglierlo con umanità. Teo- la notte del dì dì Palea , circondato da un
doro poi fu , che morendo il Santo lafciò gran lume gli furono aperti tutti quei mi-
Abate del venerabile M
mallcrio , come il llerj
,
quali poi egli traienlle ne' Libri delia
pfu Santo frà tanti Monaci fantillìmi ? nè Concordia, e dell' Apocaliffe Di là palìato
.

auro fi lià di quelli due Beati Abati. in Sicilia, e dimoraro per qualche tempo al-
le radici del Monte Etna fe ritorno in Cala-
XVII. DEL B. G IOV AN-G ACHINO I bria, portato dall'amore della Patria , c de'
ALATE Parenti , co quali avendo rcligiofamcme
compiilo, palio alla Sambucina dell' Ordine
s~r Elico famofo Villaggio di Cofcnza por- Ciltelcienle, ove ricevuto da quei Padri , e
f Va tò alla luce quello (aiuto nel i j r i come poi lpcrimcntato per uomo di molta virtu ,
Angiolo M anriquez (a) , e di Gia- F Abate Simone lo diflegnò Portolano
io» Cnf« contro d' di
«a la.'itfc conio Greco (b), quali il volicio nato F an-
I quella fama Cala. Qui gii avvenne , che u-,
difputa Gregorio de Laude (c) Iciio all’orto a contemplareli divini millerg
b"crono- no 1 145’
1 .

toj. Suoi Genitori furono Mauro Giova-hino, fividde avanti un'uomo di maravigliofc fa -
t Minb. pg,.profeflìone Noujo, e Gcuiiiu, anienduc rezze, che porgendogli a bere un gran vino
de'primi di quel Villaggio, di m.diocu ric- gii dille, bevi, o Giovanni , e benché no i
chezzcì ma di tutta bontà di vita. Tolto che ucbbetu'.to,gli foggionfejfe tutto il bevevi,
fu concepito ne fu dato 1 avvifo alia madre, non vi farebbe rinulla fetenza
, qual non ti

e poi nafeendo il Padre parvegli di vedere iarebbe (lata infoia -

una moltitudine d’ Angioli , quali vediti a Accefo deli' amor di Dio volle predicar
bianco con gran giubilo cantavano: l’iter ria- la fila parolai ma dimando non poterlo fare
mi efi nobis Alle tuja, & Filini daini eft nobis con frutto, le non Sacerdote, perciò andato
Alleluja. Venuto all' età d'apprender lettere in Catanzaro , prefe gli ordini da quei Ve-
fu mandato alia fcuola , ove tanto fi profit- feovo. In quello viaggio divertito nel Mo-
tò , che l’ anno fuo qutttordicefimo fi ritro- nalkrio di Corazzo , rcilò prefo dal fuo a-
vò profeflò d' umanità i onde avendone il more , tanto che ritornato Sacerdote velli
Padre concepito ottime (peranze l'applicò a quell’ Abito, c profcfso il fagro Illituto Ci-
gli affari Curiali nel Tribunale di Cofcnza, ftcrcienfe Inai a non molto venne eletto
.

ne quali lippe portarli con muravigliofa pru- Priore, e finalmente Abate, qual dignità aven-
denza, sì che potè guadagnarne gii appiaufi do prima rifiutato fino al fugirfene, accettò
del qui i pnlat puer ifle cric} Ma non piacen- poi ad illaiiza di Arnolfo Arcivescovo di
do al Giovane qucUa vita , itimanduia po- Cofcnza, di Simone Abate, e d' Ilario Prio-
tergli col tempo aprirli le porte deli' Infer- re delia Sambucina, di Mclle di Rende Giu.
no , rivolle l'animo al lungo pellegrinaggio liiziero, e d altre pcrfonc di conto , frapo-
di Terra Santa ,
qual intraprefe , clicndo d’ ftevi da' Monaci della medcfima Abazia di
anni zo. ,c correndone del Mondo rifiorato Corazzo. Non ha dubio, che quello Muna-
1 1 jff.
,
non già i rdj. , come fcrilfe Manri- ftcrio fioriva in molta famità $ ma nulla di
quez. Arrivato a Terra Santa, quando la di- meno s avanzò a gran palfi folto la difei-
vozione di quei fanti Luoghi dovea portar- plina del Santo Abate, così nell' ollcrvanza
gli penficri di fintiti, non sò come degene- Monadica, come nel temporale medefimo ,
rando , gli portò (piriti di vanità , e prole a coll' acquillo di molti -privileg) conccdu-
,
T4 CALABRIA S AN TA LIBRO I.

tigli a fua con tcmplazionc da due Gugliel- per altro non volendo abbandonare quella
mi, confermati, e riconfermati daCoftanza, iòiitudinc , di comun voto s'ebbe ricor fo a
e da f ederigo. Non mancò Iddio d’ onorar Roma , e fi operò sì , che Giovanni rimafe
quello fuo Servo, con la gloria de miracoli; affoluto dalla dignità Abazialc di Corazzo.
conciofìachc rifanò in Scigliano una donna Divoratali in rantola fama, ch’il Santo Uo-
dal mal caduco , con darle a bagiare alcune mo sera ritirato a far vita Anacoretica nel
facre Reliquie} In Taverna una moglie d'un deferto, molti ft gli accompagnarono , così
Prete Greco dai mal della gotta,c in Mavda della Religione ,
come del fccolo ; ond’egli
due dallo fpirito. Viaggiando in Palermo , lafciato quel luogo s' inoltrò alquanto più
Luca fuo compagno acccfo d Ictc , non fa- :
nella fila,due fiumi , Ncto , ed Arno , in
tri
ceva che farfi, non avendo pronta 1' acqua, dirtanza di quattro miglia da qualunque abi-
o altro licore, egli cftinfc in lui quella lctc, tato } dove principiata la fabrica d'un nuo-
col folo commandargli , che non beva In vo Monaftcrio , fi profeguiva a tutta voga
Palermo ragionando coll’Abate di Santo da' fimi compagni , c djfcepoli Non pia- .

Spirito, perche un Uccello gracchiando lo- ceva quella fabrica all' Inferno, preveggen-
ro impediva l’ intenderli, Giovanni gli com- done molte fue rovine , onde le morte con-
mando, che li tacerti, e torto fi tacque. Refe tro alcuni de minirtri Regi , fotto pretcrto,
fciolto di lingua Luca Abate della Sambuci- che fi occupartelo le robe del Fifto Quella .

na, balbuziente ; qual poi anche rifanò da fu cagione , che io nccyffitò di ripartine in
un ardentiflima febre Liberò un Rcligiofo
. Palermo, ove dal Re Tancredi non folo ot-
da una perigliofa tentazione , col dargli a tenne la fofpirata licenza della Fabrica, ma
mangiare alcune delle fue cofcllc: Ad un'al- un annovalc rendita di cinqucccluo falmcj
tro di fiacca memoria impetrò , che mandò di grano per li bifogni di quella , c de Tuoi
ri mente tutt' Salmi di Davide In Longo-
i : Monaci . Crebbe adunque quel Monarterio
bucco raflerenò unatempefladi fette giorni con titolo di San Giovanni a Fiori , non_>
cosi, che parve mai piu per I’addietro aver pur di mura, ma di Rcligiofi, cdi ricchezze:
piovuto. Non tralafciò in tempo alcuno gli e vie più crebbe al fopravenire dell lmpe
dfercizj della Virtù , c della mortificazio- rador Errigo VI., a cui all’ entrar nella Ca-
ne: Arti duo nell’ orare, c contemplare: tutto labria ito all’ incontro l’ Abate , ottenne da
lagrime nel celebrar la Mcfla: Nc giorni frn- lui, e la conferma dell’ annovalc tributo del
golarmentc della Domenica di Paflione lino grano, ed una nuova conceflìone di cinquan-
a Pafca , nc' quali diceva lcntirc tanta-dol- ta feudi bizantini all'anno.
cezza, che defiderava non finirfi mai Ar- . Col nuovo Monaftcrio principiò il nuo-
dentiffirao nel lérmoneggiare con mirabile vo ordine Monadico FJorcnfe.che poi creb-
frutto di chi l'afcoltava , fenza generar te- be in molte Provincie, arricchito di Mona-
dio la lunghczza.Cclcbrava ogni giorno,an- flcrjj c Rcligiofi, e di ricchezze , c privileg;
che fuori di Monallcrioper viaggio, c nel- concedutigli da’Pontcfici,da'Prdati, da Rc-
le Montagne , portando fempre Icco a que- j,da Imperatorie da altri Grandi del Mon-
llo effetto li fagri vertimcntùlndefeffo ne’di- to . Divenuto per tanto ftmofirtr.no , non
giuni, c nelle vigilie: Uinaniffimo con Fora- pur nella Calabria, cd in tutto il rimanente
ìiieri,e Pellegrini , co' quali compliva con del Regno , ma c nella Sicilia fingolarmeme
ogni poffibile cariti : Libcralifiìmo con po- nella Corte , qual di quei tempi refideva
verelli , tanto che talvolta avendo lor dato in Palermo , vi fù deltinato dalla Città di
le proprie vedi ,
gli convenne andar lungo Cofenza per la conferma de' Tuoi privile-
tempo mezzo ignudo: Oltre modo caritate- gi . Viaggio da lui intraprefo volentie-
vole con gl' Infermi , quali fcrviva ne' Info- ri , c portato con molta gloria al fine ; con-

gni più fchivi , c non potendo in altro gio- ciofiache accolto con molta onorcvolezza
varli , moflrava fentire come propri i loro da Errigo , e da Cortanza, da’mcdefimi ot-

malori. tenne e la conferma de' privilegi per Co-


,

Rifoluto di /piegar la Scrittura , e di dar fenza, ed un infiniti di Reliquie , c di Sagre


l’ ultima mano ad alcune fue compofizioni, fuppellcttili per il fuo Monarterio . Ricco

perche nell' Ordine Cillcrcicnfe ciò non po- finalmente da tanti meriti, c di tante glorie,
teva farfi fenza licenza , o del Capitolo Ge- volendolo Dio chiamar a fc , s’infermò nel
nerale, o del Papa , andò a' piedi
di quello, Convento di S.Martino del fuo Ordine; In-
all ora Lucio 111., dal quale ottenuto quanto fermiti , qual poi refa più pcriglioft , gli
bramava, ed anche poi lettere a parte da Pa- portò la vilita degli Abati di Corazzo, della
pa Clemente III. ; quindi lalciato il Mona- Sambucina di Sau Spirito , e d’un’ immen fa
fterio fi ritirò in un luogo , detto Pietra La- moltitudine di Monaci, c di lècolari. Fattoli
ta, e poi Pietra dell' Olio, nel quale con po- più vicino alla morte fé a’ Monaci un brie-
chi compagni attcndca non meno allacom- ve , ma fcrvorolò fermonc sù l' ortirvanza
polizione de" Libri , che alla contemplazio- della legge Criftiana, c deila propria Rego-
ne de’ niiltcrj del Cielo Ma non potendo i
. la, fingolarmeme della fraterna cariti ,
iov-
rimarti Monaci di Corazzo tollerare per sì vente replicando. Hoc vobis memoranduiarc-
lungo tempo 1' affenza del lor Abate, cd egli Iniquo , ut diligati! inviccm , ficut Dtìàiwa
'

"
iik-
.

DE' CONFESSORI ABATI CAP. II.

diUxìt nos Indi' preli tutt'i Sagramenti con fe immerfa alcune dcilc fue Reliquie Vedi .

divozione incredibile, e data la benedizzio- Giacomo Greco , e Gregorio di Laude Ba- .


j

ne prima a’ Monaci Ciltercienfl , e poi agli


!
lla, che crebbero in sì gran numero, che
altri del fuo ordine fiorenfe , come con un l'anno 1356. li Monaci di Piorc Applicaro-
j

placido fonno, refe lo fpirlto al Signore, ef- no la Santa Sedia per la lor revilione, come
lindo d'anni pi., il Marzo del noz. Onde lo fcrivono il fudeito Greto (r) , ed il Man- » Croco!.
vanno a terra le molte opinioni , quali per riqucz(s).
i^An'njl
, il tempo della fua morte vanno attorr.c;eioè Luci1 fuodifeepob vita ejus.Gabriele Barrio Ciocie iti
rt “.
'
di Muzio Matura (d), ch'il volle mono 1 an- de antiqu.lib.z.Girolamo Mirratoti Cronit.lib.
no 1 100. di Girolamo Hcnriqucz (e) , e
di 4.C.14. Giacomo Greto Cronolog. Joaihim An- .
|

I
Aubcrto Mirco (f ), che non ’l fanno lopra- gioia Manriquex AnnaLCiflerc Girolamo Hcn- .

I vivere al ioi., di Ludovico Contarcni (g),


i riqueo^Mcnolog.Cifterc. 14. \al.]un. Arnoldo J

che non l’oltre palla il x x<y<9 .,di Filippo Ber- Vvion Lignum Vitti lib. j cap.il 6 . Gregorio de
.

gamo (h), che lo porta al 1 1


58 ,
e non oltre Lande mirubil.Vir.
più, di Giovan Tritcmio (i), ch'il finifee all
anno j 170., di Francefco di Pegna (k), qual OSSERVAZIONE 1.

gli toglie la vita all'anno 85 , di Matteo


1 1 .

Palmerio ( 1 ) , che folo al 8 5 allunga i


funi giorni,di Siilo Sencfc (m),c di Antonio
Pollcvino (n) ,
quali gli fanno vedere
n < .

il
M A quantunque
quello fintiflìmo Aba-
ogni parte ammirabi-
te flato foire in
le , Angolarmente lo fu nel dono della Pro-
izoo., di Angiolo Manriquez (o),che la fua fezia .Hò voluto rimetterne qui il racconto
vita allunga al 121 1. , c finalmente di Gia- per difeioglier loro a piè P oppoJÌZiun;,qua-
como Greco (p),chelo porta vivo al 1214- ii molti le han fatto contro. Adunque cllcn-
Che poi quello Beato fia morto il noz. lo do Abate di Corazzo un Martedì di Pafqua
dimultra Gregorio de Laude (q), perche gii alzatoli dall' orazione, c pollati feto in luo-
egli era vivo il Settembre dell anno ìzoi., go rimoto, Pellegrino, e Bonazio fuoi difee-
come fi fi chiaro dall’ illrumento per la fon- poli ,
rivelò loro , che dibieve Aguir do-
dazione del Monafttrio di Fonte Laureato, in vcano nella Sicilia crudeliflime guerre j e

cui Simon Mainiltra , Signor di Fiume Fred- prediflc il vero, poiché morto Guglielmo il
-
do col Santo Abate per netto tempo nc dille Buono, e pollo nel Tiono Tancredi , gli f i
gnano il iuogojdovc poi il Giugno del 1101. fopra Errigo VI., qual riempì di Angue, e di
da un Breve di Papa Innucenzo lll.abbiamo Al agi amendue li Regni All' iltcflb Eriigo
.

Matteo Abate di S. Gio: a Fiore ,


Accedu- per non più incrudelire protcftò il ritorno
togli jmmedi4'amente,nè per altro, che
per nella Germania , accompagnato dalle diiTa-
la fua morte . Morto adunque il Santo Uo- vcnturc ; ma
però felice , e fortunato il ri-
mo , come di fopra , venne fepellito con Ito torno.Si avve.ò il primo, perche paitito egli
dovute pompe funebri nel luogo medefimoì per la Geimania , rimafe in man di Ladroni
ma poi veggendo i Monaci, che non era ivi Salernitani Coltanza fua moglie in Gaeta ,
riverito a proporzione del fuo inerito, rilòl- da’ quali f mandata in Sicilia a Tancicdi ,
1

fcrodi tralportarlo in San Giovanni a Fio- ed il Aio ellèrcito disfatto predò Caftrovil-
re . Maappena fi fparfe la fama del trasfe- larc: A avverò poi l'altro,pcrche fpedito da-
rimento, che ecco nei di prcftflo un Popolo gli affari di Germania, e ritornato con F ar-
innumciabile d' ogni feiro , e grado , al pari mata de’ Gcnove/i, e Pifani , rientrò con ap-
d im immenfa moltitudine di Keligiofi dell plaufo in Napoli} e d' indi nella Sicilia , do-
uno , e dell' altro ordine licche accompa--,
ve caftraio il picciolo Re Rogiero, e carce-
gnato proccflìonalmcnte da fudetti Religio- rata Sibilla fua madre , ebbe in inano li due
li, c feguito da quel
Popolo fparfamcntc per Regni fenza contrailo . Quella caduta della
quelle campagne , venne ripollo nella Cap- Cala di Tuncredsmolto tempo avanti l'avca

pella delia Vciginc avanti la Sagrcitia , do- preveduta il B-Servo del Signoic,c fu il mo-
ve fin al giorno prclcntc con molto concor- tivo, ch'avendo avuto Tanciedi la notizia di
lòdi Popoli, e devozione fon riverite quel- quanto l’Abate avea preveduto di gloriofo
le Sagre Reliquie . Ma fe Dio ancor in
vita ad Errigo nel fuo rituino,e perciò oltre mo-
onoro il fuo Servo con la gloria de'miraco- do andatone in furia , lo minacciò nella ro-
li,certamente non glie la tulle dopo la mor- vina del fuo Ordine in una lettera, qual gli
teiconciofiachc il giorno mcdefimo del tras- fcrifle così conchiufa : Qmproptcr igitur te-

ferimento rifanò Guglielmo Abate Quarta- fior Deum, ut excufatum me habeat, fi brevi
in

nario col folo toccare le fuc Reliquie ,


ed utraque Sicilia cortfiruClaCanobia Ordinis lui
un Novizio da un grave dolore inteftino curila juftì irri tatus demoli ar. cui l’Abate A
per laritcnzion degli eferemenri , con folo dopo aver fatte le fuc difcolpe> eh' egli così
orare al fuo.fcpolcro Altri molti lì rifiuta-
. avea parlato per voler di Dio : Suctcndetur
rono chi dall una , chi dall'altra infermiti , Riie impila, cadet, qui fisdet in axe, oh de- &
o col chiamare il fio nome , o coll'adoprare 1
fperationem ubefcet-.Nati ejus flerileficent fer-
le cofe Hate a fuo ufo,o coll' orare al fuo fe- I ro, ir ocu li corata igne perderti ur , ut per cat

polcro,o col bere l'acqua,dcntro di cui fof- I memoria generationis fue .


CAL ABRIA SANTA LIBRO I.
'

Ma ritorniamo alquanto più all' indietro. finitiAutori , c fra quelli :


Bramofo ilRè Rugieto di lapcrc quello forte Matteo Palmerio Cron. Fufcb. ad an. 1158.
per ctferc di Cuitanza fua figliuola, chiamò Gio-.AntonioSommante lib.z. jòl.yo. Luiri To-
da Calabria in Palermo il Saìito Abate , e da relli fecoli Agoftin.appar.n.yz.et
An.ySS.n.Sy.
lui ititelo , che da quella dovea ufeirc un Croni con Magnani Mundi ad ann. 1174. Sifio
gran fuoco a danni dell’ Italia, c della Chic- Scucii Bib l:otb.lih. ^.Guglielmo Parifìenfe lib.
lai cioè un nemico pcrfecutore d' amenduei de Vtrtiit.ffcire debet. Ptolomeo de Luca Vita
perciò per tome l'oecafionc la contagiò Mo- Ludi III. Tomafo pagelli de rebut Siculis po-
naca in un iMonallcrio di Religiofe. In ogni ficr. decad. 7. cap. ;. Antonio 1*offe vino Appar.
conto murto Ottglicmo , come s' è detto , e lib.i.&in verbo Cirillut. Pandolfo Cotlrnnuc.
venuto al trono l'ancre.ii , gli fopravenne ifior.lib .4. S. Antonino i.p. ifior. tie. 17. c.p.
f.
Errigo , e per farlocon più colore, /posò la Ì1.& ; .p.tìt.it il .Serafino Firmano Apoe.cap.p.
fopradetta Collanza, dalla quale nacque Fe- Humberto (de Vitis Frairnm) cap.p.Carlo Sigo-
derigo il. gran pcrfecutore della Chicli, e nio de Regno Italia lib. iy. Nicolò Arfpaldo
gran ddlruggitore dell'Italia. E di fotniglian- ifior. Anglicxcclcf.feQ. I l.c. io. Nicoli Boglioni

ti argomenti lene fcrivo.no altri più,dequa- l-p. Compcnd. Ridolfo Tofjignani ifior. Seraph.
lli dovendone far raccordo alquanto più ap- lib.p. Martino Paiono Cron.fatto E117cn.HI.
Gio-
predò, nc folpendo qui il racconto, per non va» Gcrfonc de Virib.lUnfir. Ord.Prad.i11 vita
j

aver a replicare piti volte le colè medefime. S. Damili. Lconico Calcondiio lib.6. de rebus
j

Singolarmente li fegnalò quello làuti (fi- t tacici t. Arnoldo Uvioti. Lignum Vita
z.pMb.q.
mo Profeta nel deferivere, avanti che venif- ram.tj.ctp.86. Lorenzo Surio vita di S.Domsn.
fcro al Mondo, la nafeita di molte Religio- Dante Poeta p.y. de parad. cani. n. Luta Uva-
• ni.Così della Domenicana l’ attcllano Stefa- dingo Ann.tom.p.prxfat.f.y z. Tomafo Mal ven-
no di Salame» (a). Fiat Umberto (b) , Teo- da Centut pr. Crifofiomo
. Henriqueg Menobg. .

jt*vr5i'.
l>
dorico d'Apoldia (c), Vincenzo Brande Ili (d), E
C ifierc.ad 14. al.] unii. Agallino Barbofa cap.
b vi. Lorenzo Surio (c),e Tomaio Malvcnda f ). (
damnamut.Afcanio Tamburino dejure Ab.to m.
nb.ic.p!
Cella I rancelcana lo (òggi ungono Pietro z.difp.z^.tf.y .num.yS. SilveflroMauroli Ocean.
c ’v.i/z Rodolfi (g), Roberto da Lecci (n), Bartoio- Re ligio. lib.}. Luigi Concateni Giardino di ej-
S
"amu- nieoPifano (i),Luca W'adingo (k), ed altri, fempj. Zaccaria Rover. Ann. Capite, ann.l
J24.
c. ». tracndolo così gli unicorne gli altri da quel- I n.zp. Angelo MauriquegAnn. Circerfi.tom.z. ad

s!oom*
J *°f' l- r * vc fui 4-> ed ir., e t;. capodi Gt- ann.l i6yxap.z. num.pr ., &
alibi Bartolomeo .

! Cent.p remia, e fu'l 7., c 1 ;. di Ifàia e onde un lèco- rafano con/orm.p.z.frulì.p. Stefano de Salanaco
lo prima potè effigiar ai vivo li ritratti d' Nifi, de' Domenic. Teodorico de Apoldia vita
Sarai, tib amendue li Patriarchi nella BalilicadiS.Mor- S.Domin.Vineengo Brandelli confi. difi.pr., e 15.
P
h Vacali.
coinVenegia ( 1 Della Religion Carmeli,
)
. Roberto de Lecce de excell.S. Frane, fer.^y. Si-
s. Frar.! tonalo traggono da ciò eh '
-i /cri Ile fu'lpri- mone dello spirito S. Tavole Crono/. dc 'Carmc-
confo., mocapo di Geremia ,e fu i 17. dell’ Apuca- litanrSilvefiro Mencio Fpif.ad Fgidi.i Cardin.
.». f
A
pc lilfc. Caputi (m) , Sitnonc delio Spirito
. . & Fpif.ad Vincent ium & Bcrnardinum. An-
,

„m. p baino (n) , e Gregorio di Laude (o) : avve-


'
jelmo Boetburinio epif. refponfiua ad diSum
niri. gna^hc Atfenio della Prefen razione (p) de' Silvefirtim. Paolo Emilio Santoro Hifi.Carbon.
tde Lavi- leali
Carmelitani fcalzi l’ imerpetri. Cella Re- Errigo de Uri maria de orig. Eternit S. Augufi. .

i
c mr.ti. ligion Eremitana di S. Agoltino io dicono Giufcppc Silos Ann. de' Teatini lib.S. ad ann.
'
^' to r . dal 1 4-capo fopra l'Apocanlfe Sii veltro Men-
1
1555. Tomafo Slapletonio Promptuar. Maral.
pamf. ciò (qì, S. Antonino (r) , Angiolo Manriqucz Domin. infra oClav. Natalis. Giù Francefco :

“ *1 de Laude t)
s ) ’, c
n Taro*! |((s)
nTa.ol cd il ue

roroi^v. Chienci Regolari Teatini


r) Delle Religioni de'
de’ .
. Spina de maxìmis conjunRionibus Saturni &
|
, e della Compa- Jovis an.iSoq.e 170z.Hb.z-c.1z. Leandro Al-
"0. [gnia, ne fono Autori per conto de’primi berti iefetitt.d'Italia reg.S. Barnaba de Mm-
p Fpif.lGregorio de Laude (u) dal capitolo 14. fo- talbo Cron. Cifierc. Pafcalino Regi fc Imo Epifi.
Regifclmo Epifl.
q ricadi P
ra l Apocalilfe, e per conto de fecondi To-
ro- Dedicat.ad propbetias Pontificum
Pontificum Francefco.

aid. mafo Stapletonto (X) dal iib.y. della concor- or- Bivario Apoi. prò Flavio Dextro.f.S.Gabrie le
, |

't!'
.'"Ìdia cap.Sj., cd il de Laude cap. 1 S.dci mede- de- Barrio de antiqu. Calabr. lib.z. Girolamo Ma-

Ki',c"an
mo libro dtlJa concordia , come anche
1
:he rafioti Cron.hb.^.c.i^.
Cron.hb.^.c.14. Leonardo Chiefto lib.de
,
>00, .7. Idal cap.;. tex.p. dell' Apocalisse dal cap>4.
tM.iab. di Ocremtatavvcgnache Francefco Spina
4. captiv. & jaOura
jaSlnra Giufeppe Carnovale
Confi.
(y) Ifior.di Sicilia lib. I.
1. Giufeppe Bonfigtio
Bonfiglio Ifior.
Ifior
0 cip»;. qui ri conofca 1 Preti deli' Oratorio , e non
!
lon di Sicil.p.p.lìb.7:
Sicil.p.p.lìb.q:Tomafo Cofio lib
4 ad Colenn.
hb.+.ad Colenn
x p.o- delia Compagnia. Che più ! vaticinò fopra pra Gronicon Magifirortim General. Ord. Tradirai.
m
OT.' pr'.‘ tutt Kcgni,e Città del Mondo,de' quali va-
i va- Coglie tino Pepino Scrm.de S.Dom. Sedulio d •_
ticinj leggi il fudetto Gregorio de Laude tde S.F ranci[co. Carlo Cala Ifi.de'Svevi hb. r
a'oaìv" I .p.4.
(z). Vaticinò /òpra de’ Pontefici da Nicolò alò Grcgor.de Laude mirab.cap.y7. Diego dell .fi-
r nb. de jji. a d Innocenzo Vili., formandone un
in- qui le Dicerìa
y fot 444.
ut», tieru libro qual poi commentarono Gtrola- ila- Oltre quelle, quali pur farebbono reftimo-
* 'imi. 1X10 GiovinianOjPafcalino Regilèlmo,c Gre- rc- niar.ze gravifTìmc.il de Laude aggiunge 1 al-
p.i 6. ‘ gorio de Laude. Per il che d aver egli avu- 'U- ! tre, quali tono d uomini celebri
j periantità,
io fpirito di vera profezia lo foferivono in-
|
*
cioè del B. Giovanni Bonagio de
Jpirt tu prò-
j

DE CONFESSO HI ABATI CAP. II.

pkcei* Sandorum fui t empori: . ticolare racconta dclfergli comparii; un


,

Carmelitano, il cui rellimoniu


S. Cirillo Angiolo, il quale dupo d'averlu raceonlula-

per edere celeberrimo, infognerà riferirlo to, cosi gli foggionle: tiuarai igitter prxdtdo-
alquanto piu diftefu Dedi dunque Capere, . rum librai, ) riphcrósf &
Cune tu a cut
• & fa-
che celebrando quello Santo su 1 Monte Car- difadum volitatati , er quid in ipfte libris re-
melo ad onor di S. llarionc , gli curri parvo periti fcriptum, aliti prò tua
,
&- ipforum fa-
un'Angiolo , con in mano un giglio c con llite indica, &arevcla. Cercò, ritrovò li-
nell'altra due tavole d'argento fcolpite ,
,

o bri ,
da quelli trafcriflc, quanto raccon-
e
i

caratteri greci , ed offerendogliele cosi gli ta in quel i'uo De magni! tributatimibus Ee-
favellò 'Has tabulai argentea! Bette magniti
: clefi.t .

libi diritte, tauquam Familiari ftto , CT preco- Non deve recar maraviglia ad alcuno, che
ni fidelifimo , ut ftaeim miffam compleveiit , io abbia qui l'atto sì lungo catalogo di Scrit-

tranfcribas, &
demum conflato tabelloni ut ar- tori ,
quali ebbero in conto di Profeta que-
gento, caùcem, & tburibulum ad fatnficandum llo Salito s' è fatto, acciò con
Abate; poiché
Domino Beo ejjiaei-, ut fu* B.Majeflati facri- l'autorità dì quelli ribatta l'opinione di cer-
fieare valeas . Così cominciava la lettura-.Tew- ti altri, che la léntirono altrimenti.
pore armar um Cbrifli mi Ilefimo , ducentefimo S.Tomafu (i) (limò, che l'Abate Giachi- i 4. Cene.

quinquagefìmo quarto , &re. Ripartita in diece no non avelie avuto vero Ipirito di profezia, d.4J. u.).
Iti .a
^api abbracciava quanto dumo la morte del ma lulo una fina conjettura di mente , la
Santo era per fucccdcre nel Mondo. £ quan- quale altre volte dille il vero, altre volte re-
tunque Cirillo mediocremente intendelfegl' ità ingannata: A'o» prophetieo fpiritu,fed eon-
oracoli , tutta volta per maggior certezza li je dura mentis human* , qua aliquando ad ve-
-

trafmeflc all Abate Ciiachino, accompagna- rum perre lui, aliquando fallitur de futuri s ab-
ti con una graviflima lettera,dovc fra il mul- ilita predi riffe veda tradir , in tUqttibue &
to, qual fegucrac ; Cum Beus ubi,
fcnvc è il deceptum fuiffe.Vni mordace giudizio ne for-
K *d *n .

velut fedendo Evangebfl* Joanni miram futu- marono Barellilo (hi, Tritolilo (1) , Pratcolo rigo. j

ra nofccndi gratiam coHtMkrit, bumibter que- (m), Cadrò (n). Guidone (u) , a’ quali anda- m Piene.•(
- . . I

fo, Kevtrcndc Pater) ut brtviìi propbetiam


(
rono avanti S .Antonino, (p), e Rogerio Hu- He re b. f, li
'
I

bar.e enucleare quo dilucidine divini


dtgncru , vedonio (q), li quali non pure non riconob- ?.c.r6.
n Cnntr.
abiffum buine matterie penetrare valeamne , bero in lui fpirito alcuno di profezia, o fon- Hfref.lib. !

2.
Frange nula», denta revela , ut Iplendeat cuti - data conjettura di mcntc;ma in varie manie- o eodem
dii è laritae Barifimi Solit. Cosi Gregorio de re l'ingiuriarono, Baronio lo dilli; Plèu- ar t .

Laude. Un altro liracciu della medelima lct- P


do Profeta, Sant'Antonino , per detto di San 11-5..?.
• ter» ne reca Angiolo Manriquez (a) , cd è Tomaio, Fallìioquo, Guidone Legiero , Va- q hiltor
/appoco quoque te, Venerande Pa- Augi.
qual licgue’. nagloriofOjt Bugiardo: Multa Jenpfitfin qui-
ter, cui t.tu lai fuecrum ovium, providè credidit bus qnam levi efjet ingenui plus fatte oflendìtì
AutborOrbie, ut tu qui e* fonte purismo pe- quoniam in omnibus feri librts fuis , quo fc fu-
done ]cfu Cbrifli Spiritum futurorum , m- & turorum prtefeitm commonfiraret , confuevic
telligerUiam jeripturarum baufiffe cum Joamtc commi fette progmftica,quod maxima Uvttatis,
viderit, ftcut muUorum relattoue , 0- eloquio- <Sr glori am affedantis indi cium efl , potijfi-
rum tuorum infpeSiotie percepì , juper hoc ob- mumqne cum ali ter' fe in pofierum rei eventus

feuro oraculo eommemariolum digneris confice- babuerit, quatti ipfe pruderie .


re. Se non foffe il mcdelimo, che l'altro, di- Due in tanto fono li capi, onde gli oppo-
verfamento traportato dal Circeo sia più .
fitori fi portarono a quefto parere ingiuria-
bella fu la fopraferitta qual vi fè del tcnor lo:Ch' egli fiato foffe troppo facile, c /pcilu
fegucntc predò il raccordato ManriqucztZio- in ibmiglianti vaticini ; argomento di non
mtuo, ac tornir divina fapienti* feptiformi to- picciola legicrczza d'animo: Che moire del-
lumn* Sanili Spirititi , qui à Pane luminum le (ite predizzioni non abbiano avuto 1’ ef-
ineffabili promanai illufiratioue fuffulto Aba- fetto Disbrighiamo la prima oppofizione ,
.

ti Joaebim, Paupcr Grillai PrtnbuerJL quan- per ritrovarci più fpcditi alla feconda . Già
tunque Manriquez metta in dubio la verità egli medefimo prevenne l' accufa , c ne recò
di i] ella lettura, non per tanto dia è dubia;
11
le difcolpe nel (ine della concordia con
perche oltre il confervarfi nelle Bibliote- quelle, quali l'uno lue medelìme parole: Con-
che, Vaticana, e di S -Fidi, Monalterio Ciftcr- fammo vero hoc opufculo, cotonante noe gratin
cicnfc, vicino Ccfiiraugiifia in Upagna, fan- (Baronio, Guidone, Pratcolo, Ca-
Cbrifli, tis
no raccordo delia medelima Giacomo da drò, c famigliami ) qui me prajumptorem, &
Voragine (b), Giacomo Greco (c),Silveltro non magie nccejfarium indicane , per modiium
Mauruli (d), Pietro di Natale (e] , Gio: Bar- refpondere compellor: f'upern et itaque charita-
dila Mantuano ( f ), Gregorio di Laude (g), tis human * grati* appendo ( A-
intuita non
ed altri, Angolarmente San Teiesforo Prete dunque non già gloriam affé dande ) , ftiene
(h) .Quelli avendo lungo tempo lùpplicato fcriptum effe in pfaemorum vahemine, Domi-
il Cielo, che gii dimoftri le calamiti future; niti diffipat offa eorum qui hominibus piacene-
,
mentre nell'Aurora delia Pafcadcl ij 8<S. Sciane ergo
i
V
hoc oro, ut ftiant , non ex prx-
(lava più che mai fuppiicando fu quello par- Jumpeionc juperbi*, nec abcujus pietads tccu*

H ritate
. . s .

CALABRIA SA NT A LIBRO I.

ntr.te bac me allentare voluiffc , aut meo in. podcroia armata , padkndo all' acquido di
jtM ut ìfta Mando loquererjnvenijfe ( fiche Terra Saura, vollero confultar l' Abate Gia-
,

levi ittgtni») i fed quia ttmpas frafinii am


ehino, alfai tàmofo di quel tempo ne’ vatici-
non
Is qui per divtrfa feiulerum tempora ni onde llrctti in famigliar dilcorfo prclcl’
:
adift .

multipUtia operatur,£r tomplet quotando vali, Abate a lor dichiarare la vifionc nell Apo-
calille de' fette Rè, e nel difeorfo diflc, che
Ù- quando vali mjfieria fecreioruui fuorum, vo-
un di quelli era Saladino , occupatorc di
tai/ in hot opere ned farti magli,
quatti curio- 1

Gicrofolima 5 ma che però pretto la perde-


si fio monti dm fignificatos
(kit fidelibus ape-
fìmus,quia htcfcimus, rebbe, c chiedo dal Rè d’ Inghilterra , intor-
rire-. Non quod diiniores
nobis prò meriti no al tempo della perdita, loggionfe Abate, 1

fed ut fiiamus quanta fini


preparata fiatila , &
ft quii (fi ex domo
loti, che dopo il Tramezzo di leu anni. Replican-
Sodornorum fi qHis do Ricc araci Adunque fari oziofa la noiha
ffìinct cioncar! 4 domibut :

recipiatttr inter eos qui jai- andata Nò, rifpofe l'altro, Iddio cllaltua il
ex E ami fi a Noe ,

quali tolti da un tuo nome fopra tuttala Terra . lnfillcndo


vantur in arca Sentimenti .
,

approvato dall' Appoftolica Sede, co- Riccardo fopra la dichiarazione degli altri
Jibro
me non poflbno foggiaccrc ad inganno, cosi Rè, ombreggi nell Apocatilìe, dille l'Aba-
che un altro n' era l' Amicrido , gii ve-
con evidenza dimoltrano.chc lcprcdizziont
te,
nate da lcgiercz- nuto in Roma Tutto quedo f racconto di i

di quello B .Abate non fiano


.

e da fpirito di vanagloria , ma
Rogcrio fi uveduoio Scrittoi Germano , da
za d' aniino ,
cui poi il prefe Baronio con inficine J oeca-
dalla dìfpolizione della Providenza non
er-

rante, la quale come nc’ tempi piu antichi,


fione delie «iluunic . A quelle uè profezie
moderni volle prefagi- non avverate addotte dall’ Annullila Ecclc-
cosi nc’ feguenti più ,

per non darci fopra fiadico.V inccnzo Bdvacenlc (i ),fofcr irto da


rc le future calamiti , s
S.Antcna.o, uggiolile la quarta cioè, che V : 19 . e «e
lenza prevedimcnto.
ultimo del Mondo eoi finale giudizio dovea
Palio all' altro capo dcH'oppofizioni,con-
que- tcrniinaifi da li a lefiant anni , Segreto non
tincnte le profezie non avveratc.Trè di
.

rivelato, nc anehc agli Apodoli , < 1 ad altro


nc reca Baronio La prima , che avendo
lle :

più antico Profetarne verificato non lolo nei


predetto fià feic’ anni il riacquillo di Terra
nè per breve periodo de' Icdant anni; ma nè anche
Santa, non fi verificò > nè per li fette ,
nel lungo di fei fccoii . Guidone Carmelita-
qualunque altro numeiod' anni : Atqnc pri-
no a cui fofcrillcro Cadrò, Prateo)o,Tri-
miu» illud , rum interpretarctur Apocalypfim ,
(s) , de Hl .
temio, cd altri, aggiunge la quinta spoicho ivfiu.
unum ex feptem cepitibus JStfiie ofienfa in vi-
qui avendo predetto 1 lmperador Federico IL
fujotnni fignificatum fuifé Saladtnum ,
,
per gran perfccutore della Chicfaì pur eli a_>
neper caperai HyerofoUmam,quam pofi feptevt
per f ebbe feniprc amico fino alla UKnic : Nani,
ennos ab eo tempore, quo ab ipfo capta efi ,
ut reltqua I aerar* fip reieritum Impera! or cm Ito-
Chriftianos fiore ( co deviiìo) recuperandam fal-
flem Ree lefi a futurum, cum vigilando fomnians
si prxdixit Nam rem
lungi divtrfam accidijfie
',

prodixijfel: omnes tamen hifiorì a illam ad


deci aravit eventus. La feconda , che avendo
predetto a Riccardo Re d' Inghilterra, chej
m or lem ufqut in pace , &
trenqui Oliate Ec-
Iddio avrebbe clefio pcrmar.fifje ir aduni Quclte fono lej
In quella fua pellegrinazione,
fopra tute' i Rè della profezie deli Abate non verificate, come gl’
c flaltato il iuo nome
oppofitori fcrivono , c perciò motivi fum-
Terrai nientemeno avvenne il contrario, gii
fatto prigione da Errigo Impcradore , e non armi da fgridarne l'Autore Pfcudo-profeta,
Vaniloquo, Sognatore, Bugiardo:
rifcollo, che con gran fonima di danaro : Se-
titoli tutti
tanto piu fcAinvencvoli , quantomeno fon-
enni uni veri, cum eidtm Regi pradixil ea pe-
regrinatione, T)eum exaltaturum nomea cjusfu-
dati, come apparirà dalle rilpollc.
pcr orline, Reges Terra-, fed plani focus
accidit, Ld alla pi una oppofizione riiponde Gre r
gorio de Laude (t) , che l' Abate non pureo
nane in reditu captus ab amuto Principe Impe- t mi, ab.

ratore , ab eo ifi dii detratti» in vincalis ,


nec non fognò fomigliantc colà, ma in piu luo- “P-a**
ingenti auri fummo redemptus i ghi dell' Apocalille medefima , cioè nell' in-
folutus , nifi

perche avendo collantemente troduzzione ai capitolo Vili. , e nell' elpo-


finis La terza,
fizionc del tredicclimo dimollrò l’ oppodo:
aderita la gii nafeita dell' Anticriflo, finali'
ora,c fin a qui non fc ne vidde l'adempimen-
Che poi Baronio abbia voluto fidarli d' un.,
Scrittor foradierOjCioè diRogicroHuvedo-
to i onde meritamente nc venne riprefo da
nio : Qua fides grafiuri 7teutonico poteri t de
molti Prelati , ritrovatifi prefenti a quelito
imo Aut quom
ciancici Terno infuper in eodem cum Rege_.
rebus Celebris, Situici fcriberuiì I

rcrum loco rcmolijfimorum perfc Ciani potuti ha-'


[emione, dixtt Anticbrifium jam natum effe in
Cavitate Romana , eundemque in Sedem Apofio-
bere notitiam ! Aut capta autboritati imixnt
licam provebendum qua omnia Epifcopi , qui
:
talia protulit ì Dovea adunque l' Annalilta
adcrant, dnm ifia homo inanis fabularettcr , rt-
andar più confidcrato , c non fidarli di chi
darguerunt falfitatis Per più intendimento ferivea a capriccio.Allaitra che Iddio dovea
profezie vuoili elialtarcil nome del Rè Riccardo fopra tut-
di quelle tre non avverate
fapcrc, che Riccardo Rè d’ Inghilterra, con [
ti Rè del Mondo Rifpondc il de Laudej
i :

Rè di Francia venuti in Medina con medefimo, che Iddio molto bene J cflàltò ,
Filippo
, -

Dt' CONFESSORI AB ATT CAP. II. 19


avendo, elpcfo, e patito più eh' altro kè iptdizione fotto il Ponteticato di Papa Eu-
J
per riacquifìo della Città Santa : Che poi
il
I genio ili. , e nuda di meno andò in fumo.
non s' avelie avuto l’ effetto: fono quelli oc- Anche S. Norber to dille, che 1 Anticriflo era
culti giudizj del Signore : Riccardo non po. vicino j onde communi tutta la Francia gli
tè perderne la gloria, appunto come non la dclìinò (b) S. Bernardu, al quale determinan-
perdi Lodovico Rè di trancia. Alla terza done ii tempo, foggjonle.ehc
non paflarebbe
b S.ltcro.
Cptl-fÓ.
per f Anticriflo già venuto ripiglia il mc- , quel feculo. Anche S. Francefilo Scianco dil-
u «an . dcìimo de Laude con Angiolo Manriquez le ,ehe il Regno di Portogallo non farebbe
(u), eh' ci ititele di Federigo li. gran perfe- per unirli ad altro di Cafligliaìe nienteme-
cutor della Chiefa , come apertamente lo no tanti anni furono eh mondo
, ti li vidde
fc riffe. sù quelle parole dal 4. capo di Cere- riuniti Anche
. 1 altro dì Paoiu profetizzò
mia, Puerpera marini exicndens : A cui poi fo- nella Calabria una Religione di Cavalieri,
z Con-
formi. libi|
feriffe Bartolomeo Pifano (x),Scxtnm Apoca, per mettere a fondo 1 Ottomano Imperio, e
pr.ù.F. lypfis figiUxm fi diligente: infpiciatur , aper- con tutto ciò fin al giorno corrente non li
itivi futi tempore Friderici fi. kegis Sicularum, Il e veduto vcftigio alcuno
, Cosi anche Na-

cujus in tempore faHus fuit magnili terremotili, than Profeta , S. Caterina Senefc.S. Ediabet-
quia magna perfequntio in Etitefa . Alla quar- ta (c), ed altri. Saranno adunque tutti quelli. c tmn.p.
tu Lz-fiti.
ta della vicinanza del tirai giudizio, rifpon- Ingannatori, e Pftutfoprofctil quello no, di-
de Laude efler ella un apertidìma irn-
dc il reobe Papa San Gregorio , poiché Aliquan-
poiché nel cap. VI., e X. dell Apo-
pofliira, do propheta Sanili , dum conJUlumur ex magno
caiifle anzi feriva , difendendo l'oppuito. ufn frophe tanti, qufiam ex Jbofpiritu profcrwth
Difeorre ben egli di quello tempo } e ripar- fed fi exfpiritu prophetia dii ere J'ufpi cantar :
titolo in un, che Ila iaigo , ed in u.i , che lia Così foni, glie, 'oimcntc S.Tomajo 11. q.ijt
1

più rillrctto: c ioè per quell ultimo, quando '


ar. J.flafparre Sanzio in z. Reg.
7. verf
-
Grillo feenderà Giudice deli altrui colpe Giovanni de Nor'gco Covarr. traci, de vera CT
,
( difeorfo che aneh'è diS. Agollino ne Li- falfa propb.lib.l .c.16.
Vvadingo Ann. tom.p. ad
bri delia Città } loggionge, che quello è oc- an.jzz7.f.iq.s. Antonino 4. p.fum.chco l.tit.iy.
cultidimo: Quia vero hac omnia occultista cap.fij. ir q.p.biftor. tit.uj. cap. il. ir tit.zq.
flint, ir t amen omnino futura, optimi fe ali hit e. li. fieno dell' Aquila
;. fan. itfi. j.q.p.ex
omnibus expedìcn s Aug iflinus ait ed alquan- fan. Bcrnnramo de Bufili j'erm. 7. de concept.
to dopo qua omnia quidìm ( cioè alcune cir- Carihag. t om. 1. Are an.D t ipar. bb.p. boni,
ip.f.q.,
codanze afiCOmpagnant la venuta di quel & Ub.J.bom.lf.f.Ip. Artur. a Alonafhrio Mar-
di diremo ) ventura effi crcdendtan ef i fed tirol.Franc ad dian zj.Jan. f.J.ir ad diem z.
qui bus ntodis, quo ordine vernini magis lune do- fumi fiS. Domenico Gravina Chertib.bb.q. c.4. .

cebit rerum expcricntia , quatti nmc ai perfe- per. X. Gregorio de Laude mirab.cap.qy.
lian homimrn intclligentiam vate: confi qui. £ Ma elici lai anno dunque mite vere le pro-
quando pure ci panato avelfe del giudizio fezie, o vaticini, quali vanno attorno di
que-
nella fua piu rillretta lignineazione , dice il llo B. fervo del Signore.’ lo qui per
vhiu-
Manriquez, che deeiì intendere nun di gior- •fura del difeorfo appongo la corruzione
ni, ma d anni, al modo che parlato a vca Da- quaiii le ai Libro del piu volte raccordato
niele nelle fuc tddommade. Alla quinta, ehc de Laude, l a uve trattò ui quello r;,ed-iìmo
Federigo anzi ha dato (èmpi e ainiedfimj argomento, fjhti vero attinet ad Joatbimi
y Cent.
B«*n«ioo6. della Cniefa , odali Tomaio Maivenda (y),
z Man. predi il Manriquez (z), il quale contro
1
d un
prof betta! , qua, ih dìvcrfis Jcrif torma
Libri! !ffini refero, nutlamcis fidem
, &«
an.lou.v. effe abbi -
fi' folo Tritoni > argoinentaaao.rifpufc a tutti. bendavi afirmo, nifi bumanam, ir quantam per-
I

Sei vix crcdrderimTritcmium latta fcripftffe mtttit Santi a Romana EccLfia, c.ijus
efi de ve-
.

Quii cnim tam impudente: mentir! effet aiifus ri


s propbetiis judtemm ferie .

Fridericum ll.( nani de hoc certum e/i, valici


nacmn Joacbneum ) Jìntper paci fu uni , & OSSERVAZIONE II.
ma 0 Pontifici Mjetfum, &
fide lem perfevc-
j

rafjt ! Ntma piane fio li dm , G~ re-


enini, nifi
A Ngiolo Manriquez (a), di quello B-Aba- * foin.s.
rum omnium ob litui /fini affamifc fot nit , cnm Pr te favellando, ferivc, che la fua vita fu <nn* ii.{
a P.7.n.i:
crune 1 etiam 'Tei lemmi in Cronicis btjinaugen- quali uno flravagantc fcmdiariodi Paradoffi:
fibus, ir tona ilundus aper tifimi fitant , Fri- conciuiiache altri lo Ilùuò Profeta altri lo
,
dee rum boftem infenfiffimun Jtomanorum fon- credè Illufore quelli febbe in conto di San-
:

ti fiottìi, ir ab ipfts exeommumeatum, ir imperio to, c quegli per uomo ippoci ita: Gf uni Dot-
pnvaium fniffi. Ccrtiffimumque tn re Joa- , & tore Cattolico, e di verità: gli altri ignorati-
cbimum t'atem extitijfc , rutti cecini t Friieri- tc,ed eretico^ cialchedun formandone con-
ttan faceta Italia, & FecUfix nafeiturum. cetto a fuo ai biu io far abat interim Cifier-
.

Ma fiali, che non tutte le profezie di


que- cio divina manus Joachimum Abatcm ingenti!
Beato Abate, fi fiano avverate, per quello
llo
a an.njo Pliudoprofeta, Vaniloquo , Bugiardo , e fo-
Opinioni! virum, magis quam certa , de quo, &
ut nibil medium ab Ad t bori bus , fic omnia ex-
«•a* mi giiantt ì Anche S.Bcrnardo.a), come feri- trema dilla, quibufdam SanChim DoSoremJ'ro-
I
re Manriquez , fè una fomigliante proipcra pbetamquccquibufdam Ilùtfinm, ir hipccrita»

I H 1 ufqne
. . . . -

CALABRIA SANTA LIBR O I.

ad diem ip.menf. Moti . Ciò: Francefco Spi-


ujoar in bodiernum diem concertaturis i »o*_. |

cum diverfis na de max. conjunS. Simone delio Spirito San-


quod diverfus unquam a feipfo,fcd |

propinimi , aut ad. to TavoL Cron. Carni. Gabriele Barrio de an


diverti propbetaveril, ani
tiqu. lib. J. Cirolamo Marafioti Cron. lib. 4.
vtrfum riporli fune, extollunt , aut dipr nonni j

comproba- e .14. Paolo Gualtieri Bfart. di CaitbMb.pr .Gia-


Certi in Joachimo prophetia donimi
miracola, dottrinar» como Greto Ciotto log. Ab.Joacb. Angiolo Mau-
vit evenuti ,fanSilata»,
Fiordifu Congregano, cui ri qu.Altn. Cifl. tom.j. Davide Romeo Indice de -
ferirti, aulberitatcni
SS del Regno. Gio: Antonio Summonte lib.i.fol
ab ipfo principini» , &
>« ?t™> Lombardo Jut-
50, Silvcjiro Mauroli Oecan, Relig. uh.;. Zac-
etnfui flit fententiarum Magiflro, in quo gravi
baud dubii badie conjcrre. caria Boverio Ann.Capuc. ann . I JZ 4- Agate 0 di
errore pcrmiflits ejì ,
Somma FefJt Cat.terrem.fol. Diego dell
Fedefi a Patri bus Per la profezia abbiam
, . .

tur
per la fan- Equi le dtcer.'j .fo 1.444 ThepbiLKay». totn.lt.
difeorfo nell'altra o nervazione, e
Erot etnei a de bonis, oc malie libris Partititi p.
ali nella prefente
Erotem.lp.fol.qyp.Joaebimm Abas.qucm Be-
Adunque perch'egli mando fuori contro
libello, qual poi cor- nediSini fuma effe va lune, Ciflercitnfes, autem
di Pietro Lombardo un
corrotto prefentato ftbi vcndifane.Vtr,ir doCtrina,& fanlluate cla-
rotto dagl Emuli, c cosi
venne ri- rus, tefte Guglielmo Pariftenft libAcFirtutibus.
al General Concilio di Laterano ,

motivo d ac- ed al-


Fcrdin.Ughci.Ital.Sacr.t.g.Arch.CuJent.,
provato , perciò prefero alcuni
per ipo- tri,che per brevità fi tralafciano.
cularlo per Eretico, ed ifpacciarlo
pertez- Elogio in lode dei Beato predo l’Ughclli
ed uomo fenza vera fintiti c
,
crita,
ma con inganno* onde vieti in nlo ila D. O. M-
zionc,
ollcrvazione il titolo Si licei afera fuper almos Carmine Vatcs
bilirgli nella prclèntc
principio della lua Ferre, Joathim jam confida Empireo.
di Beato, gii pollogii fui
eatoliebelinjo delia dot- Calicò lui nafeens, parvulus magnaiiagefpt.
vita 5 rimettendo il
Gii Io molle- Mundi dum vixit Jatcula ,facius Homo.
trina nella Calabria erudita.
luogo che non fi dottri- Hic decus, ir Virtus Calabrum , quem corde
rò nel raccordato ,

na quella
di lui li condanna ove (oprai onde cttpila

acculò l la Expulii ad dominarti maxima Re ligio.


perciò fvanifeono tutte lefuc
,

dot- Parturicns orbi nitrum Ci{torcia prò tei


lupponeafijchc fulfc del nuftro Abate la
Laterano, Ordini s in funi etti protali t alma Fi rum
trina condannata nel Concilio di
la Ina Floreufs genrtor, quondam Ctcraiia dona
nunper quello reftarebbe macchiata
lantiri, appunto come non reftò macchiata la F tori bui utfignu florida tempia dedit.
lantit'a di b. Papia Vefcovo
di Eropoli.c di- Quu tanta baud repulit verax , &
landa
di STre- {avendo
scepolo di S.Giovanni Evangclilla,
Vittorino Vefco- Affumpfit mater tempora lata tua.
to Vefcovo di Leone, di S.
vo Pittavicnfe, e di S.Giullino Mai tire,
tut- Filini , &
Genitor Fata veneranda propago
foferivendo la fentenza già con- Altajoacbim, flc maximus orbe fmt.
ti, e quattro
non Haiii tàm dida Patron novit, qui nube fue-
; dannata del Millenario (b) ; Cosi come

reilò macchiata la limiti di S.
Ruffino per il •
runt
1
poco giulto fentire della liberti dell arbitrio P roteili, ir viiit qua peragenda fttrent.
la fanti- yerìiteus Vates pruduti multa fueruxt
• ft) Cosi come non reftò macchiata
Martire, e d al- Completa, &• monj trai lamine falla dies.
'
ti di S. Cipriano Vefcovo, e
Diaboli Lava- Gux fcnpfit matris cunilarumjure coegit
tri 80. Vefcovi , chiamando ,
(d) • Cusi Ecclefiee pedibus Filini ipfe piis
crujn il baticiimo darò dagrEretici
.
.

dunque fua, o non fua follò la dottrina


con- Omnia probantuc, qua vero panca repe Uit
potè Didavit xelans fimplicitatis amor.
dannata nel Concilio , certamente non
pregiudicarlo nella famiti della vita,e far
si, Fila quam temut praclara luce corufcam.
nome , e 1 titolo In terra feda jubilat empyrta.
che meritato non s'avelfe il
dichiarano le Cerbercas frauda fregit,muniique caterva s.
di Beato . Beato adunque lo
dimoltranzc , o permefle , o tollerate dalla Et carnem domili t bella cruenta gorelli.
Chicfa > cioè, che la fua Immagine lì
depm- Plurima dum vixit ( die unt ) miracula fotit
pubicamente Mortuus , irgratus GentihusfG Domino.
ga con ifplendori, e raggi, che
e Carceris cxutui vincalo cttleflia Jervat
s’cfponga così pcnncllegiata nelle Chicfe ,
Reliquie fi confer- Multerà , qui Chrifti tempus in orane fuit.
negl Oratori * Che le fuc
Abas Florcnjis divina Flortbus Abas
vino con altre de' Santi : Che
dimuftrandofi
Sacerdoti veliti colla dola al col- Vixit , ir vivet laude perenne fua,
fi facci da

lo affiliti da'Religiofi con


candele accefe,ed
inccnfo cantandoli dagl' altri l'Inno , l’Anti- XVIII. DI SAN JEJUNIO ABATE.
fona, e l'orazione. Lcggafi Gregorio de Lau-
de nella lettera al Leggitorc.Bcato finalmòte U’cgli Cittadino della Cuti di Gicrace,
lo ferivouo Uomini per bontà di vita , e per F e per profclììonc Monaco fiafiliano , ed
Abate nel Monaftcrio due miglia lontano
lode di dottrina cattolica celeberrimi* ioù;
/intorno Murflmanno Pietro Bìdolfllnflar.
. li nome di Jcjunio gli venne
dall' abitato,

feraflca CriJiJlomo Henrique x,


.
Mcr.ol. Cjlerc, : fopr .[giunto dalla rigidezza dei digiunarejj
|
. , , 1

DE CONFESSORI ABATI CAP. II. 6


i poiché non avendo turi fauo apparecchio di 1
marono il piè in Abbruzz o,c propriamente I
|
cofa comcflibilc , fembrò d' aver icinpre in j
nelPacfc de' Marruccini , nella Diuccfidil
cfcrcizio ii digiuno. Quindi ed il Monafterio, Chicti, non lungi dal fiume Avventino, dove
c’1 Monte dopo la lua morte vennero detti di fabricato un tugurio perche fi difendettero
,
| 1

! San Jeptnio . Riposò nel Signore li zj. Ago- dall' inclemenza de tempi, confagrarono lo-
i ilo per detto d Ottavio Gajctanojma la ma ro (tuffi alla penitenza , al ritiro , all orazio-
Fella fi celebra li zy. Maggio. ne, nè da lì fi partivano giammai , te non , o
Gabriele Jlarrio lib.z. Davide Romeo Indi- per limottnarc il ncccflanu lottar amento, o
ce de' Santi. Girolamo Marafiati hb. z. cap.ll. per predicare a peccatori la pcnitenza.il San-
Apollinare Atrofia vita di S. Bafil'o . Filippo to Abate llarionc capo di tutti , feorrciido
Ferrari ad diem zy. Maii. Paolo Reggio Cata- quei Bacii ne riportava dalla tua predicazio-
logo de’ Santi . Paolo Gualtieri lib. 1. Ottavio ne frutto non ordinario, in maniera, che ve-
Gaetano vita. SS. Situi, toni. z. animad.fot.qz. niva venerato, c faiutato da tutti col nomo
di Precurfore di Crilto. Fra le quali fatiche,
XIX. DI S. ANTONIO ABATE ed opere di penitenza, refe glonul, unente lo
fpirito aj Creatore. Morto dunque il S.Padre

A Neh' egli fu Cittadino di Gieracc,Mo-


naco Jbaliliano, ed Abate: ti raccordo
di lui lo Scrittore della vita di S.VitaJe Aba-
ll.iriunc non vi era dc'fettc Servi di
rimalti, chi volcllè prendali la cura delSu-
pcriorato, effetto della loro fama umiltà, la-
Dio ivi

rit* te predo Ottavio Gaetano (a)con occalione, onde ii convennero di buttare le forti ii_,
ss. Sic»i.
'(jig portando da Sicilia in Calabria il rae- queito modo Ognun di loro , che Rendette
.

tom.
toill. pr.
fol.* 7 . y jtaie,C fermandolo nel Monte la propria p.ntola nel vicino fiume, ed iio
detto Lapora.hi predo Cattino (b),cosi ne_> qual delle pentole avelie entrato un pelcc, il
b lom.i
& fot.?» fcrivc Hoc igiìur in Monte turn ageret , ob-
• padrone di etto folte eletto in Supci iore.Scc-
viaia fibi venienlem videi Antonium Abba- li dunque i vaft nel fiume, nel trarli fuora fu

tem ( cioè quello nollro) illuni quidùnjumo- ritrovato il peti c in quello di Nicolò, il qua-
remq verini ab illius primi mori bus haud mul- le bircio il volere del Signore , foggiacque
lo longiis difirepantem. quippe à tenera alate volentieri al peto, qual s addolsò con mol-
bonis openbus delilui trai, tamtam, angclieam- to Ipirito , c portello con Ibmma prudenza,
que in Fremii, oc Monti bus vitam diurni Ed .
c giaiidiflìma ceriti. Ita breve tempo cinque
altro piu non abbiamo delia tua vira Si ce- .
dt loro volarono al Ciclo , chiari per ianti-
lebra la tua memoria con diverfità di pare- tà, c per miracoli , e da Badi vicini furono
ri, rimcrtendula altri aiii 13. Agollo, altri a eletti per loro Tutelari . Uno di elfi nomato
25. Maggio. S.Faloo trovali nella Terra di Baléna ,
di
Ottavio Gaetano ubi fupra Filippo Ferrari
.
cui celebrati la fr ftività la Domenica fra
1'

ad diem zqMait.Gtroiamo Muratoti nbtjup. ottava dell Afiunzion di Maria. S. Rinaldo


Gabriele Barrio Ub. z. Davide fanno Indice fu ricevuto nella Ferra di Balaicofi , la di
de Santi. Paolo Reggio lib.z. de Santi .Paolo cui fella foilcnnizafi 4 9-Setteinbie. Sbran-
Gualtieri lib.z. co ripola Patrone nella Terra di 1 raucavil-
la,ia quale ne applaude la memoria a 7-Mag-
XX. DI S. ILARIONE ABATE , E gio S.N isolo cogli. alni compagni lupuiti-
.

COMPAGNI. ti fe n' andò in Roma per nvci tre qua fanti

luoghi nel qual viaggio liberò fette olkffi


,

Q
Monaci,
Uefli per le penile di molti Scrittori
vanno lotto nome d Eremiti s ma che
'

c non Eremiti flati tollero , nomi


ignobil congettura ne fi 1 Abate Muzio Be-
da maligni. Indi li portarono ncifUic.
lpiriti

la detta Ortigia
dove S .Nicolo
,
c poi nel Callello di Braca,
lini gioì iofatncmc la vita a

17. Gennaro , nel qual giorno fi fèllcggja il


bonio , da cui vien chiamato Abate Santo I- di lui beato tranibo nella Chiefa di S. tram,
lariune, e lòggiunge, che feelti fate del tuo cefeo della Guardia , ove fu trasferito il (ito
Monafterio parti per la volta d Abbi uzzo . fagro cadavero , c riporto in un Altare di
Furono eglino adunque Monaci di qualche porfido fabricato dalla magnanima 4i.vpzior
Monafterio vicino alla Cittì! di Cofcnza 5. e ne di Ncopolione.Uriìno Conte di. quel luò-
comecché uno di quella tanta allèmblca fu go >ed a luo onore cantaft la feguente Anti-
certamente della Città di Tavernai quindi è fona .O Proles Calabria , fplendor feptem fy-
credibile, che il Monafterio d onde propria- derurn, novum par dagl ale dcciu , nobile dcpofir
mente partirono, flato folle quello di Febea turn , ferojubar grane Clmflt benefuium, n
fopra '1 averna, non molto lungi da Coten- brevi 1 venia tempii s inane dcfluai . ! .

na, luogo tempre fiorito di Religiolì Santi L’uno de' compagni aggravato dalla f«-
Come lo rettifica il B. Pietro da Bulica rac- brccotidiana fi fcclle per lua abitazione una
cordato nel Monologio greco, il quale, aflc- Chiefa di S-Marii a Capo d' Acqua, diftantc
rilcc edere fiata Abazia di Monaci Battilani, un miglio da Ortucchio. Quivi diedi da per
oggidì vuota di Rcligiofi, c foltamo abitata tutto all’ orazione . Ufcitu un giorno per
da Romiti, che fervono a quella Chiefa Da . prevederli del vitto bifognevole, tra perche
quivi dunque partiti al numero d’ otto , fcr- veniva rattcnuto dalie genti , che icntivanfi
. , . .

CALABRIA SANTA LIBRO I.

mutuiate dalle Tue parole i tra perche debi- I


Gabriele Barrio lib. I. fot. ... . GiroUm »
litato tUllc infermità , e dalia vecchiaia.» > Miratoti lib. 4. cap.id. -Davi ie Romeo Indice.
|

non potca caulinare , ritornò alla Chieftu» Ferdinando Ughclli Italia fagro tom. p. Filip-
troppo tardi, ed in tempo che il Cudofto po Ferrari calai. Paola Reggio Indice de Sann-
chiulé le porte, fc n’ era gito altrove i laon- ite andrò Alberti de' Seri tt. d' Italia. Girolamo
de non lapcndo che fi fare, coricofii fopra_. Nicolino IJÌor. Teatr. Ub. i.fot. 1 ;. Confante
1
certi fartnenti di viti, che
trovavanfi fuori hijlor .Sant.fol^ij. Malto F ebonia ie'SS. della
la Chicfa. Quivi raflègnato al divino volere, Dioc. di MariJ
pulluli in ginocchio , colle mani giunte , e'1
volto alzato al Cielo, refe l' anima Aia feli- XXI. DI S. GERARDO ABATE.
ce al Creatore. Al punto medelìmo delia ina
monchi udirono tuonare con giulivo fuono
Campane delle Chicli; d Ortucehio , non
le
per opta umana,ma da fa ftelfc.A $1 inafpct-
Q Uedi fu l'uno de’difcepoli del B. Gio-
van Giachino , che dotato da Dio di
molte virtù (tori in famiti di vita .Nacque
tato fuono dettatali la gente , accorfc fiotto nella Citta di Cofenza, e morì nel Monadc-
alla Chicli Madre, per fapcr la cagione, ma ro di S. Giovanni a Fiore a z8. Giugno del
nandù fi videro le Campane Tuonare da fc, 1 10 j. Altri vogliono, che filili morto in
?vcglìolfi un tumulto d’ allegrezza uni vcr- Paterno, e da qui irasiatato il Tuo corpo nei
falc, cd inficine di curiofa divozione , bra- Munallerio florcnfe.
mando tutti d' indovinar il motivo di tal
lòvrumana melodia Spuntati peto i primi XXII. DI S. NICODEMO ABATE.
albori del dì vegnente portatifi alcuni Uo-
mini alla Chicfa , ove abitava il Servo di Crilfc ulcimatamentc di quedo celebre
Dio, videro i lecchi far.ncmi , che (lavano S Santo 1 Abate D. Apollinare Agreda Ge-
avanti quel piano , tutti rinverditi con fron- neral de Baiiiiani in un libretto a parte, ed io
de, c con uve, onle accortivi per vedere il da lui quanto baderà al dìlfcgno del libro, ri-
gran prodigio , trovarono il Santo Pelle- mettendo il leggitore al medelìmo per il fo-
grino nella maniera accennata, con accanto pra piu.Nacque egli neli’oggidt Zirò , o pur
il bordone , fpirantc dal Tuo pallido volto Cirò,o veramente IpficròTu medelìmo che
raggi fpicndciici di Cantiti. Qual notizia per- l’anticaCremi (la , poi Paterno , di che vedi
venuta al Clero, al Magillratu , ed al Popo- me delio nella Topograna di quedo luogo
lo,furono prciti coli a venerare il Tanto Ca- E fuoi Genitori furono a heufunu, e Patita,
davere. Celcsraronfi frattanto li Pagri fune- amenduc per chiarezza di lingue, e di Reli-
rali con quella pompa, c divozione , che ri- gione depiu primi , A quali udendo per na-
chicdevafi. Cinterò di mura quel luogo, ove tura deriii , a furza di voti, e di prieghi ot-
il Santo lpirò, aggiogandolo alla Chicfa in tennero dal Cielo con Nicodemoia fJfpirata
qualità di famola Cappella , ove collocaro- prole circa li 900. Un figliuolo già pano del
no nobiiiflima (tatua, in cui vedevafi al na- Ciclo, perche dell orazione,non potca avan-
turale (colpito il fuu ritratto , e viene fin al anni , che per il Ciclo ; onde todo,
zarli agli
prcicntc riverita da t convicini, e lontani Po- che 1 età potè permetterlo dipartendoli da
polile perche non lapcvafi il di lui nome, nè trattenimenti fanciuilcfohi, tutto fi confagrò
tampoco la patria, lo chiamarono S.Urante, a quelli delio fpirito, con ergere altarini, su
alludendo alia politura, ncltaqualc lo trova- de quali fàgr ideava tutto fe medelìmo , ed i
rono in forma di orare . L’ anno in cui vo- fuoi affetti j foitanto tempo rubbando loro,
lò al Cielo quell’ anima benedetta fu il quanto gii convenne impiegarle ailàcquidò
i«j 8. anno appunto, che fè pianger qua- dellumane lettere (otto la dilciplina d’un ve-
li tutta l’Italia piagata dal flagello della pe- nerabile Sacerdote, per noma Calatone Ld .

lle ì per la bual cauli fuggiti dalla Città di avvegnaché quedo ('offe il minor tempo,non
Milano due famuli Scultori capitarono qui- per quedo non lì profittò a maraviglia dive-
vi, e fecero voto al Santo d' erigergli un su. nuto in poca età, cd in minor tempo perfet-
Cappella, ed un (limolo difinitiimo marmo to in tutte quali le difcipline, ed arti libera i,
a loro fpelt,pcr ivi trasferirli il fagro depoii- con anche le divine, quanto potca convenir-
to, Tempre che fi degnava camparti dalia pe- li ad un Giovane del fccolo. Ma più accreb-

lle. Ottennero i Scultori la grazia, ed adem- be li iludj della perfezzione criitiana, con la
pierono al voto. La loro divozione li ipinfe frequente vifita delle Chicle , ed elfereizio
a rubbarfi un poco di terreno di quello , ove giornale delle Confeffioni , c Communioni;
ripofava il fagro Cadaveroìondc immaniiné- ond e che ne veniva nella bocca di tutti,pro-
te rtdarono ciechi . Confutato il Vefcovo gnodìcandolu ciafchcduno qual poi diven-
di tal fatto, c rivelato da loro il divoto fur- ne. Frà le file molte virtù di quell'età non
to, ebbero comandamento di redimirlo; co- fu dell'ultimc quella dell'ubbidienza, la dirò
me già fecero, ed immantinente fu redimita cieca, a'fuoi Genitori, Maedri, e Confederi,
loro la vida già perduta cun allegrezza com- come fe d’allòra avelie voluto addedrarfi al-
nume e meraviglia di tutti . La feda vicn 1 altra Kcligiofa, e monadica
, , così come av-
follcnncmente celebrata stili j. di Marzo
. o, ,

DE’ CONFESSORI ABATI CAP. II.


fioriva di quel tempo Alate di molta lai), ,
fciplinava con tanta furia , che cottangucj
nel Sagro Cenobio, detto di S. Mercurio
ti ti delle vene bagnava la terra , accompagnan-
non lungi da Palmi S. Fantino Baliliano,che dolo flagellato alla colonna , c quando /em-
poi morto gli la&iò Tempre vivo il Tuo no- bricagli , che le mani fodero più (lanche fi
me i undc con la fama della fantttà fi traeva legava a qualche vecchio tronco, accioehc la
dietro da quafi tutta la Calabria,c la Sicilia, mordacità delle formiche incavandogli le_>
per confiti tarlo negli affari più imporranti carni face-fiero le parti de flagelli $ ora imef-
o per averlo intcrccflbre ne cafi piu dilpcra- (cndo corone di (pine le le metteva, e rimet-
ti , -le tur be de Popoli £ fri quelle una tal teva in capo, con ricuoprirnc di l'angue la-,
volta molti del Ziro, l'uno de’quali egli fu il faccia , riamandolo coronato di (pine ; ora
Giovane Nicodcmo Nicodemo t