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CODICE TEODOSIANO, XV, 7, 4 e XV, 7, 8

Gli imperatori augusti Graziano, Valentiniano (II) e Teodosio a Paolino prefetto urbano. Le mogli, che per fato
nate da vilissimi e costrette all’obbedienza degli spettacoli (a fare le attrici), se abbandonano il lavoro scenico,
sono state riportate a recitare (compiti a teatro), quelle che tuttavia l’osservazione della sacrissima religione e
la reverenza della legge cristiana ancora non compra alla sua fede, allora anche vietiamo che loro siano
ritrascinate, che meglio considera vivere al legame della naturale condizione. Prescriviamo infatti che quelle
femmine libere resistenti dalla precedente convivenza del teatro, l’esenti dai turpi doveri devono meritare il
beneficio della nostra clemenza. Data 24 maggio, Milano, quinto consolato dell’augusto Graziano e primo
dell’augusto Teodosio (380)

Gli imperatori augusti Graziano, Valentiniano (II) e Teodosio al prefetto urbano Valeriano. Un’attrice, se
abbia chiesto l’esonero a nome della religione (perché cristiana), senza dubbio non manchi a lei il permesso di
ottenerlo, però in realtà se dopo essendo ritornata nella cerchia vergognosa e accada di aver tradito la religione
e tornata al lavoro, avendo mostrato nondimeno comportamento da attrice, venga riportata in teatro (sul
pulpito) senza speranza di alcun perdono, dove rimarrà lì fino alla fine, fino al momento in cui anziana ridicola
e deforme dalla vecchiaia, neppure in quel tempo potrà ricevere il perdono, non potendo essere altra che casta.
Data otto maggio, Aquilea, consolato di Siagrio ed Eucherio. (381)