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LA CIVILTÀ CRETESE

Verso la fine del III millennio a.C. l’equilibrio che aveva caratterizzato il bronzo antico si rompe e
nell’Egeo si delineano sempre più due aree bene distinte:

1. L’isola di Creta e le isole Cicladi, caratterizzate da l’espansione delle città, l’adozione del
sistema palaziale, e dal mantenimento di un elevato numero di scambi commerciali.

2. La Grecia centrale e il Peloponneso, caratterizzate invece da una regressione culturale.

In particolare, l’isola di Creta svolge un ruolo di primo piano sia nella fase dei “primi palazzi”
(2000-1700 a.C.), sia durante quello dei “secondi palazzi” (1700-1450 a.C.).
I primi palazzi a Creta, la cui adozione è probabilmente dovuta ad un’influenza orientale, erano
molto semplici e furono ricostruiti in forme molto più complesse, a seguito di lotte interne o
calamità naturali, nella seconda fase.
Tale periodo, è caratterizzato dall’egemonia di Cnosso che impone sull’isola una certa unità
culturale: la stessa denominazione della civiltà cretese come “minoica” (dal nome dell’antico re
Minosse ne è un indicatore.
Minosse è un personaggio avvolto dal mito e dalla storia, di cui ci parla Tucidide nella sua
“Archeologia”. Lo storico lo descrive come “thalassokrator”, “dominatore dei mari”; il più antico
possessore di una flotta e a cui si deve il merito di aver scacciato i pirati dall’Egeo, naturalmente,
per salvaguardare i propri commerci.
Il vasto raggio d’azione dell’impero marittimo di Minosse, trova tuttavia conferma dai dati
archeologici (Keftiù, Kaptara).
Centro focale della società cretese era il palazzo, che veniva costruito in direzione NORD-SUD
tutto attorno ad un cortile centrale, con una struttura complessa, ma perfettamente inserito nella
natura circostante.
L’assenza di fortificazioni ci fa, in oltre, pensare ad una civiltà pacifica, che faceva del commercio
la sua occupazione.
Tra le varie funzioni del palazzo vi era quella di raccogliere al suo interno i prodotti derivanti
dall’agricoltura e dal commercio in grandi magazzini. (Triade mediterranea, seconda causa
dell’adozione del sistema palaziale).
Era, inoltre, la sede del sovrano, che esercitava dal palazzo il suo potere. In particolare, occorre
specificare che non esisteva un’unità politica a Creta, bensì una parcellizzazione del potere. Il
palazzo, era anche il luogo in cui si compivano delle processioni religiose. In una sala del palazzo di
Cnosso, È stato rinvenuto un affresco raffigurante il cosiddetto “Principe dei gigli”. Che, secondo
alcuni, potrebbe raffigurare sovrano stesso.
La scrittura, necessaria per la contabilità palaziale, era già presente in Egitto e in Mesopotamia, ma i
cretesi approntarono un sistema proprio. Inizialmente si diffuse una scrittura ideogrammatica,
definita da Arthur Evans “ideogrammatica” (come quella presente sul famoso “disco di Festo”), in
seguito, però, prese piede la più pratica “lineare A”, una scrittura sillabica che faceva corrispondere
ad un segno una sillaba. Questa scrittura non è stata ancora decifrata, in quanto non si tratta
dell’antenata della lingua greca, ma di un idioma completamente differente.
Notevole, è, inoltre, l’impulso dato dal sistema palaziale alla produzione artistica. Le sale del
palazzo di Cnosso, con i suoi affreschi e le famose “ceramiche di Kamares” ne sono un esempio.
Queste ultime sono indicative anche di un altro fattore: il loro profondo legame con la natura, che si
concretizza nell’uso di decorazioni attinti dal mondo naturale, e in particolar modo dal mare
(polipo).
Intorno al 1450 a.C., finisce la civiltà minoica. Tra le varie cause poiché conquistata dalla molto più
guerriera civiltà micenea

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