Sei sulla pagina 1di 2

LA DEBOLEZZA STRATEGICA ITALIANA

LA DEBOLEZZA STRATEGICA
ITALIANA
di Luca Donadei*

Fin dalla sua unificazione nazionale, il cui centocinquantenario ricorrerà proprio


quest’anno, la posizione dell’Italia nel sistema internazionale è stata sempre rigidamente
influenzata dalla sua posizione geografica, fattore che ha portato il Paese, nella sua
storia, a frequenti cambiamenti di rotta politica.
L’Italia, infatti, si trova in tre insiemi geografici e politici diametralmente opposti:
da una parte si affaccia sul Mar Mediterraneo con le sue differenti aree continentali,
dall’altra è attaccata tramite l’arco alpino alla massa eurasiatica. Le isole maggiori,
infine, costituiscono capitolo a parte, essendo per le proprie caratteristiche
geomorfologiche, profondamente legate ad un proprio sistema autarchico.
Oggi è assunto il teorema che sul quadrante europeo l’Italia abbia rapporti saldi e
sicuri con le principali istituzioni euro-occidentali e quindi possa beneficiare di un
ambito di sicurezza esterna scevro da possibili scenari di conflitto. Differente è invece
il quadro mediterraneo, il quale non gode di fattori continui di stabilità, ciò dovuto alla
scarsa affidabilità delle leadership dei maggiori Paesi rivieraschi e dell’Africa Nera,
unita alla spinta demografica esponenziale delle popolazioni agricole urbanizzate che
vi abitano, sempre più spinte all’emigrazione dai processi di desertificazione di quei
territori e da economie ancora profondamente legate alle fluttuazioni dei mercati di
materie prime.
Unico collante politico strategico che unisce le aree di cui sopra, è la ugual ricerca,
da parte degli apparati industriali italiani, oggi molto più di ieri, di stabili flussi energetici
importati copiosamente lungo gli assi sud-orientali. Utile a tal proposito ricordare che
il 45% del fabbisogno energetico italiano è coperto dal petrolio ed il 32% dal gas;
entrambi questi elementi sono quasi interamente importati dall’estero.
Al fine della nostra ricerca è utile ricordare brevemente la conformazione geografica
della Penisola italiana. Questa si estende lungo il Mar Mediterraneo per circa 1.000
chilometri, dall’arco alpino settentrionale, che la divide dal resto dell’Europa, fino
all’Arcipelago transcontinentale delle Pelagie. Lo sviluppo costiero italiano raggiunge,
EURASIA

poi, i 7.500 chilometri, comprendendo anche le due maggiori isole mediterranee: la


Sicilia e la Sardegna. Infatti, come già accennato, geograficamente l’Italia è costituita

87
DOSSARIO

da tre parti: una continentale, delineata a nord dalle Alpi e a sud dalla linea convenzionale
che congiunge La Spezia con Rimini, una peninsulare, che si allunga nel Mediterraneo
in direzione nord ovest - sud est, ed una insulare, che comprende appunto le isole
maggiori ed i numerosi arcipelaghi che corrono sia sul versante tirrenico, che adriatico,
presso la quale, in corrispondenza dell’Isola di Pantelleria, si ha la minima distanza
dell’Europa dall’Africa. A completare questo esame morfologico, la Catena appenninica
che costituisce la spina dorsale nazionale, ma che nello stesso tempo rappresenta una
scomoda barriera per i collegamenti nord-sud.
Questa diversità geografica del nostro territorio si è sempre tradotta in un incubo
geopolitico per le classi dirigenti, impegnate a garantire la difesa della nazione, da
Cavour fino alla caduta del Muro di Berlino, ma che, non di meno, ancora oggi,
pregiudica fortemente le scelte in politica estera dei nostri governanti.
Nel corso della storia italiana, i governi del Bel Paese, proprio per rispondere al
guazzabuglio strategico imposto dalla conformazione fisica nostrana, non hanno
mancato di giocare in doppia od anche tripla sponda con le Potenze vicine, e non solo,
pur di garantirsi in qualche modo una sicurezza esterna o la proiezione di qualche mira
imperialistica sporadicamente espressa.
L’analisi della politica militare dell’Italia, dal 1860 in poi, ricalca perfettamente le
linee politico-strategiche del nostro Paese evolutesi nel corso del tempo.
Possiamo definire cinque fasi principali della condotta difensiva e non, italiana:

1. L’Ottocento: principale Potenza avversaria è la Francia. Necessità di coprire


sia l’arco alpino occidentale con la costruzione di forti e fortezze, sia di proteggere le
linee marittime nazionali, in speciale modo quella con capo il porto di Genova attraverso
la costruzione dell’arsenale navale di La Spezia e di quello della Maddalena. Adesione,
in funzione anti francese, alla Triplice Alleanza con l’Impero Germanico e l’Impero
asburgico.
2. Prima Guerra Mondiale: rottura della Triplice Alleanza ed affiancamento alle
Potenze marittime dell’Intesa per la conquista, poi solo in parte completata, del Trentino
Alto Adige, dell’Istria, della Dalmazia e di vasti territori coloniali.
3. Fascismo: sviluppo di una politica marittima italiana e completamento di una
politica imperialistica ed espansionistica oltremare a scapito delle potenze
talassocratiche e coloniali. Difesa passiva del confine continentale con la costruzione
del Vallo Alpino del Littorio tra Francia e Jugoslavia.
4. Dopoguerra: adesione alla NATO in chiave anti-sovietica con una politica
rigidamente difensiva sia continentale che marittima.
5. Fine della Guerra Fredda: ricerca e difesa delle risorse energetiche eurasiatiche
insieme ai Paesi Occidentali con target globali, attraverso la proiezione di piccole
missioni militari oltremare coperte da bandiera NATO. Svuotamento della frontiera
continentale e costituzione di una rigida frontiera marittima per la difesa dalle spinte
EURASIA

demografiche provenienti dalla sponda sud del Mediterraneo.

88