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Gent.

mo Amministratore,

a seguito della ricezione della bolletta dell’acqua qui allegata ****

Per tale motivo Le chiedo cortesemente di presentare un reclamo, tramite raccomandata con ricevuta di
ritorno, all’ “Agenzia Territoriale dell’Emilia-Romagna per i servizi idrici e rifiuti” (Provincia di Bologna), e al
gestore del servizio idrico, che richieda “________________”. Con il reclamo dovrà domandare il ricalcolo
delle bollette ricevute e non ancora scadute e il rimborso di parte di quelle emesse dopo il 20 luglio 2011 e
già pagate, e annunciare che, qualora il gestore non accolga il reclamo, procederà ad applicare la legge.

Le ricordiamo che per questo primo atto non è necessaria la decisione dell’assemblea condominiale
trattandosi di una applicazione della legge a vantaggio dei condomini.

RingranziandoLa sin d’ora, i miei più cordiali saluti

Luogo e data

l ricevimento di bollette cosiddette “anomale”, ossia contenenti importi che divergono notevolmente da quelli di norma registrati, costituisce un fatto piuttosto frequente
per le utenze di luce, gas e, soprattutto, acqua.

La prima cosa da fare in questi casi è cercare di individuare, possibilmente con l’aiuto e la collaborazione della compagnia che effettua la somministrazione, la causa
dell’anomalia.

Le ragioni che più comunemente comportano l’emissione di bollette dell’acqua per importi manifestamente eccessivi sono: il malfunzionamento del contatore; la
presenza di perdite occulte. Un’altra possibilità è che sulla bolletta in questione siano stati conteggiati dei conguagli riferiti a periodi precedenti. Ciò dovrebbe però
risultare dal documento ed, in ogni caso, un aumento da € 50,00 circa ad € 1.000,00, come quello da Lei descritto, potrebbe ritenersi eccessivo e pertanto dare origine
ad una legittima richiesta di rateizzazione.

Nel caso sussista un malfunzionamento del contatore dell’acqua, il problema non può essere addebitato all’utente. Recentemente la giurisprudenza di merito ha
avuto modo di pronunciarsi su casi simili a quello da Lei descritto, affermando che, in ipotesi di contestazione della bolletta da parte dell’utente per consumi anomali di
acqua, la compagnia che fornisce il servizio è tenuta a dimostrare l’esistenza del proprio credito. A tal fine non è sufficiente per la stessa allegare la semplice lettura del
contatore. È invece necessario che la compagnia erogatrice dimostri il corretto funzionamento di quest’ultimo, consentendo un suo esame in contraddittorio con
un tecnico di fiducia incaricato dall’utente [1].

Ove l’utente contesti l’esistenza di anomalie dell’impianto idrico, come ad esempio la frequenza di perdite nelle tubazioni che non siano di sua pertinenza, e che
avrebbero potuto dare causa all’aumento dei consumi rilevati dal contatore, sarà la compagnia erogatrice a dover escludere tale possibilità, dimostrando dunque la
correttezza degli importi che pretende riscuotere dall’utente [2].

Più comunemente, l’emissione di bollette anomale dell’acqua dipende dall’esistenza di perdite occulte nelle tubazioni.

Se la perdita riguarda l’impianto idrico pubblico in gestione della compagnia erogatrice, il consumo eccessivo di acqua non potrà essere addebitato all’utente, il quale
avrà diritto allo storno della bolletta, riportando l’importo richiesto quantomeno ai valori medi di consumo registrati nell’ultimo periodo.

Se la perdita riguarda tubazioni all’interno di una proprietà privata (anche tubazioni che passano sotto il giardino di un’abitazione), il consumo eccessivo sarà
invece addebitabile all’utente, in quanto quest’ultimo è tenuto ad effettuare con la dovuta diligenza la manutenzione del proprio impianto idraulico ed a prevenire guasti
e perdite. Tuttavia, quando ciò si verifica alcune compagnie erogatrici prevedono degli sgravi per l’utente ed altre forniscono addirittura un servizio di
assicurazione (naturalmente a pagamento).

Una recente e discussa sentenza del Tribunale di Rimini [3] ha condannato la compagnia erogatrice del servizio idrico in un caso in cui l’utente aveva ricevuto una
bolletta per un importo di circa € 22.000,00, dovuta alla presenza di macroscopiche perdite occulte nel terreno di sua proprietà. In quel caso, il Giudice ha
rimproverato alla compagnia di non aver chiarito esplicitamente nel proprio regolamento del servizio idrico integrato “l’obbligo dell’utente di provvedere al pagamento
dei consumi in caso di perdita accidentale della rete interna” nonché di non aver rispettato l’impegno, assunto nel medesimo regolamento, di installare “sistemi di
lettura automatizzata che consentissero un contestuale confronto con i consumi passati, al fine di poter repentinamente individuare eventuali perdite e perseguire
quindi una politica di risparmio idrico”. Secondo il Tribunale di Rimini, ove la compagnia si fosse diligentemente attivata, la macroscopica perdita avrebbe potuto essere
tempestivamente individuata ed eliminata, evitando così lo spreco di acqua e lo spropositato aumento dei consumi registrati a carico dell’utente.

In sintesi, l’utente che riceva una bolletta di importo manifestamente superiore rispetto ai suoi reali consumi è tenuto a segnalare tempestivamente l’anomaliaalla
compagnia erogatrice, la quale, prima di pretendere la riscossione delle somme corrispondenti ai consumi rilevati dal contatore e, soprattutto, prima di ritenere un
utente moroso e sospendere la fornitura dell’acqua, dovrebbe attivarsi diligentemente per verificare il corretto funzionamento del contatore e l’assenza di altre
anomalie attribuibili all’impianto idrico pubblico. La compagnia che diversamente si limiti a dare seguito alla propria pretesa di pagamento sulla base della mera lettura
del contatore ed arrivi persino a sospendere la fornitura del servizio senza aver effettuato i dovuti accertamenti e senza aver concesso un congruo preavviso
all’utente, viola il principio di buona fede nell’esecuzione del contratto [4].

In casi come quello astrattamente descritto nella richiesta che mi si sottopone, ritengo che sia innanzi tutto necessario stabilire la causa dell’anomalarilevazione dei
consumi ed in particolare verificare la presenza di perdite occulte nelle tubazioni interne, curandosi di fotografare l’eventuale guasto e di conservare tutta la
documentazione riguardante le spese per l’intervento di un tecnico. Ove si riscontri la presenza di una perdita interna e non sia possibile lamentare un diverso
inadempimento da parte della compagnia erogatrice, con ogni probabilità sarà possibile concordare con la stessa la riattivazione del servizio di somministrazione
dell’acqua, chiedendo uno sgravio per gli importi dovuti ai canoni fognari e di depurazione ed una rateizzazione. Ove diversamente non si registri un
guasto dell’impianto interno sarà possibile agire o resistere in giudizio contro la compagnia erogatrice per contestare il malfunzionamento del contatore o la presenza
di guasti nell’impianto idrico pubblico, mettendola in condizione di dover provare il loro corretto funzionamento.

Per quanto riguarda invece il ripristino della fornitura del servizio, ove la compagnia non adempia spontaneamente in seguito a richiesta dell’utente oppure ad una
diffida inviata da un legale, la strada più facilmente percorribile, nel caso in cui sussistano i presupposti di legge, è data dalla proposizione di un procedimento di
urgenza (ai sensi dell’articolo 700 del codice di procedura civile).

di MASSIMO BACCI

note
[1] Trib. Caltanissetta sent. del 11.11.2013.
[2] Trib. Ravenna sent. del 21.02.2014.
[3] Trib. Rimini, sent. n. 119 del 05.02.2014.