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Una metafora capace di illustrare questo problema può essere la seguente:

immagina che nella nostra mente ci sia un grande album di fotografie che contengono foto di tutte le
persone a cui teniamo. Alcune immagini sono più nitide, altre invece sono più sbiadite. Esse si modificano
con il tempo man mano che altre foto si aggiungono e altre perdono di luminosità.
Se una persona viene a mancare in modo improvviso allora la foto diviene chiarissima, quasi come se fosse
illuminata da una luce propria, impossibile da non vedere. Immagina adesso che questa "cornice di luce"
resti accesa e sembri impossibile sia poterla spegnere che vedere altro a causa della luce troppo forte. Una
simile situazione può fare quasi illudere che quella persona rappresentata nella foto non se ne sia mai
andata, anche se, purtroppo, ci si accorge continuamente del contrario.

Il grado di luminosità indica l'energia che investiamo su quella persona. La sofferenza che ne deriva consiste
proprio nel non riuscire/volere attenuare quella stessa luce.

Il dolore si esaurisce solo attraverso un processo di lento distacco dall'emozione collegata ai ricordi.

Ma come si può con l'ipnosi rielaborare velocemente un ricordo?

Un metodo è quello di utilizzare tecniche di distanziamento, ossia rivisitare i ricordi dolorosi in un


ambiente sicuro, accelerando i processi necessari a dimenticare.
Tali tecniche aiutano a guardare se stessi in terza persona, al fine di ridurre l'impatto emotivo di ricordi del
passato.

Quando un ricordo ci imprigiona dall'interno, allora le energie vengono come prosciugate dalle emozioni,
impedendo qualsiasi altra attività.

I motivi per cui questo accade sono molti e soggettivi, tuttavia in tutte queste persone esiste una costante,
sempre presente. Il tempo.

Immaginate una grande ruota. Una di quelle ruote panoramiche che si trovano nelle grandi città e che
lentamente ti portano in alto sino a compiere un giro completo prima di riportarti a terra. E mentre si sale
ci si accorge di come cambia la prospettiva.

Prima, da terra, la piazza dove passeggiavamo poteva apparire enorme, piena di gente, caotica, un luogo in
cui ci si può perdere facilmente. Mentre si sale invece, le cose cambiano, si cominciano ad intravedere altre
zone della città; ci si accorge di un grande ponte, di un campanile sorretto da una grande chiesa, e così via,
prendendo coscienza di quanto è grande la città e di conseguenza il mondo intero.

Non siamo più gli stessi dopo un giro su una ruota panoramica.

Non cambia soltanto la nostra prospettiva, ma cambiano anche le nostre emozioni. Talvolta, mentre
saliamo, ci si può trovare anche a riflettere sulla grandezza e la varietà del mondo; poco prima eravamo a
terra e le strade percorse, i semafori, i vicoli apparivano complicati, ma dall'alto tutto cambia, tutto sembra
avere un senso e questo grazie al movimento inesorabile della ruota.

La ruota panoramca può essere paragonata ad tempo.

Il tempo scorre inesorabile seppur lentamente; il tempo è gentiluomo, passa senza disturbare.

Il tempo è in grado di guarire, permette di guardare alle cose passate con un'altra prospettiva.
Tutti si ricordano del primo amore, ma difficilmente ci si ricorda dell'intensità delle emozioni provate.
Spesso si ripensa a quel periodo con nostalgia, ci si sorprende di come ci comportavamo, degli errori fatti. A
volte si ripete a se stessi "come ero stupido/a in quel periodo", oppure si rimpiangono quei momenti per il
fatto che non avevamo molti problemi come nel presente.

Tutte le cose che si ricordano, sono comunque alleggerite dalle emozioni che abbiamo vissuto, le quali
non sono più intense come allora.

Una nuova prospettiva che ci permette di ripensare al passato con logica e razionalità rispetto
all'impulsività dettata dal coinvolgimento emozionale, e tutto grazie alla forza del tempo.

Ci sono dei momenti però in cui il tempo sembra fermarsi, nonostante i giorni e le stagioni continuino a
passare.

Il tempo, in questi casi, sembra smettere di curare, non svolge più la sua funzione di aiutarci a cambiare
prospettiva. E' il caso di quando si subiscono separazioni traumatiche, come divorzi, lutti che ci lasciano
come in sospeso e che nonostante il trascorrere del tempo, non si riesce ad andare avanti, sembra di
rimanere mentalmente ed emozionalmente in quei momenti.

Come essere ai piedi di una ruota panoramica senza riuscire a salire, nonostante tutti gli altri riescano a
farlo. Ed è così che mentre le altre persone cambiano lentamente prospettiva alla stessa velocità con cui la
ruota gira, noi rimaniamo a terra ad osservare sempre le stesse cose, in una sofferenza disumana.

Rimaniamo imprigionati in un passato che non cambia, in emozioni che non si attenuano ma che
rimangono invece sempre le stesse, impedendoci di usare la logica e la razionalità.

La vita allora non sembra più avere un senso; il lavoro non ci interessa più, gli amici non ci divertono come
un tempo e non si riesce più ad innamorarsi.

Come avere il freno a mano tirato e dover percorrere obbligatoriamente un lungo viaggio, senza potersi
rifiutare.

Nessun entusiasmo quindi, nessuna cura di sé e del proprio corpo, niente è più interessante dato che la
nostra mente e il nostro cuore è rimasto fermo a quei momenti passati che davano tanta gioia. Tutto non
ha più un senso.

In qualità di psicologo, quando ho a che fare con queste problematiche, so bene che nessun consiglio può
essere utile e questo perché la persona sottostà ai propri ricordi. Non ha accesso alle risorse logiche e
razionali che solo il tempo, in queste circostanze, permette di utilizzare.

Il lavoro, pertanto, è puramente emozionale:

aiutare la persona a rientrare a risalire nella ruota del tempo.

Ciò è possibile con l'ipnosi.