Sei sulla pagina 1di 6

Sistema del complemento

Il sistema del complemento, insieme con gli anticorpi, è un elemento essenziale del sistema
immunitario nei meccanismi di difesa umorale contro gli agenti infettivi. Esso è costituito
da una trentina di proteine circolanti e di membrana, capaci di interagire reciprocamente e
con le membrane cellulari. L'attivazione a cascata delle sue proteine solubili, che
convenzionalmente vengono chiamate componenti, è alla base di attività biologiche varie
come la lisi cellulare, batterica o virale; queste si introducono nelle membrane degli agenti
patogeni provocando su di esse pori che portano alla lisi. Durante l'attivazione del
complemento si ha inoltre il reclutamento di varie cellule immunocompetenti, come cellule
fagocitarie (monociti, macrofagi, polinucleati), linfociti B e linfociti T.

Attivazione del complemento


Come accade per altri sistemi operanti nell'organismo, come quello della coagulazione del
sangue, l'attivazione del complemento avviene con un meccanismo detto a cascata per
attivazione sequenziale dei vari componenti complementari che circolano in forma inattiva.
Esistono tre vie distinte di attivazione del complemento
 la via classica, attivata dal legame di alcune classi di anticorpi con il relativo
antigene e quindi rappresenta un meccanismo dell'immunità umorale specifica
 la via alternativa, viene attivata direttamente da alcune proteine delle membrane
cellulari dei microbi e quindi fa parte dei meccanismi della immunità innata
 la via lectinica legante il mannosio utilizza il mannosio come sito di attacco alle
membrane dei patogeni

Partendo da momenti differenti conducono alla proteolisi del C3 con conseguente


formazione di C5 convertasi. Da questo evento centrale, la attivazione delle altre
componenti procede attraverso una via comune che porta alla formazione del complesso
di attacco della membrana (MAC), il quale, legandosi alle membrane cellulari dei
microorganismi, ne determina la lisi osmotica.

 Alcune proteine presenti sulle cellule normali dell'ospite inibiscono l'attivazione del
complemento e questo riduce al minimo l'effetto dannoso che il complemento
potrebbe esplicare sulle cellule dell'ospite.
 I microorganismi invece non posseggono tali proteine, pertanto il sistema
complementare può svolgere interamente la sua azione sulla loro membrana.

Via classica
L'attivazione della via classica dipende dalla interazione di tre proteine del
complemento, C1, C4 e C2, con il complesso antigene-anticorpo.
La reazione comincia con il legame del C1 alle immunoglobuline di tipo IgG1, IgG3 e IgM
fissate a un antigene multivalente (antigene a cui possono legarsi più anticorpi, quindi con
più di un epitopo, sia uguali che diversi).
Il primo componente del complemento (C1) è costituito da tre sub componenti:
 C1q, (composto da sei catene disposte radialmente a ombrello) svolge un'azione di
ricognizione legandosi specificamente alla regione Fc delle immunoglobuline e per
attivarsi necessita del legame di due Fc contemporaneamente. Per questo motivo le
IgM, che sono pentameriche (5 sub unità e quindi 5 Fc), sono più efficaci delle IgG
(che sono monomeriche) nell'attivazione del complemento dal momento che
richiedono una minor concentrazione per avere 2 Fc sufficientemente vicine per
interagire con un singolo C1q
 C1r
 C1s

Il C1r e il C1s (che sono presenti a coppie organizzate in un tetramero C1r2-C1s2) svolgono
invece una azione enzimatica (serina-esterasica): il legame di due o più catene di C1q alle
immunoglobuline attiva il C1r che a sua volta attiva il C1s. Il C1s scinde enzimaticamente la
seconda componente della cascata complementare il C4 in due frazioni: il C4a che rimane
in circolo nel plasma e il C4b che si lega covalentemente alla membrana garantendo che
l'attivazione prosegua solo in presenza di antigeni o con l'immunocomplesso. C4b, a sua
volta, attiva (scinde) il C2 in due frazioni: la C2a e la C2b. La C2a così prodotta si lega al
precedente, dando luogo al complesso C4b2a. Il C2 è l'unico componente del
complemento con la nomenclatura dei frammenti invertita: C2b va in circolo, mentre C2a
rimane attaccata alla C4b e manca di attività biologiche. Il complesso C4b2a costituisce
l'enzima chiamato C3 convertasi della via classica, capace di legarsi al C3 e di scinderlo.
Il C3 viene scisso in C3a (un'anafilotossina che va in circolo) e in C3b capace di legarsi sia
alla membrana batterica con finalità opsonizzanti, sia al complesso C4b2a stesso
andando a costituire la C5 convertasi della via classica.
C5 viene clivato per formare C5a e C5b. C5a viene rilasciato in circolo, mentre C5b lega i
complementi C6 e C7, formando il complesso C5b,6,7 che, mediante C7, si lega sulla
membrana del patogeno. Successivamente giungono la molecola C8, che si lega al
complesso e si inserisce nella membrana cellulare, e le molecole C9, che legano il
complesso polimerizzandolo. Si legano dalle 10 alle 16 molecole di C9 per formare un poro
sulla membrana. Quest'ultimo complesso è chiamato complesso di attacco alla
membrana.

Via lectinica
La via lectinica, molto simile alla via classica, viene attivata con il legame tra polisaccaridi
presenti sui microbi e lectine o ficoline in circolo. La lectina legante il mannosio,
(Mannose Binding Lectin, MBL), la H-ficolina e L-ficolina hanno omologie strutturali con la
subunità C1q: presentano delle "teste" che legano specificamente residui di mannosio,
di fucosio o di N-acetilglucosammina. Questi tipi di zuccheri, legati a proteine o lipidi, sono
presenti solo sulle superfici cellulari di patogeni, ma non sulla superficie cellulare
dei vertebrati (che contengono altri tipi di zuccheri, come l'acido sialico) permettendo,
quindi, di discriminare il tipo di membrana di attacco e di innescare l'attivazione del
complemento esclusivamente sulla superficie del patogeno. L'interazione con i polisaccaridi
permette poi il legame con serine proteasi associate a MBL (MBL-Associated Serine
Protease, MASP) comprendenti MASP-1, MASP-2 e MASP-3. MASP-1 (o MASP-3) e MASP-
2 sono strettamente omologhi a C1r e C1s e una volta legato MBL (o le ficoline) vanno a
formare tetrameri e a clivare C4 e C2 ricongiungendosi con le altre tappe della via classica.

Via alternativa
L'attivazione della via alternativa porta alla formazione di C3 proteasi e quindi alla
scissione del C3 senza il contributo di anticorpi. In condizioni normali si verifica
continuamente la scissione del C3 circolante a un ritmo lentissimo con formazione di
piccolissime quantità di C3b (che presenta omologie strutturali con C4b). Questo se rimane
in circolo viene inattivato rapidamente; se invece si lega alle superfici di cellule, per
esempio batteriche, esso può associarsi a una proteina plasmatica chiamata fattore B.
Appena legatosi al C3b il fattore B perde un piccolo frammento (frammento Ba) a opera di
una proteasi chiamata fattore D. Il frammento residuo, Bb, rimane legato al C3b
costituendo il complesso C3bBb che rappresenta la C3 convertasi della via alternativa.
Questa via è chiamata anche "via della properdina". La properdina (o fattore P) è una
proteina plasmatica che, per la sua affinità con queste molecole, lega il complesso C3b-Bb,
stabilizzando la C3 convertasi. Al posto della properdina, può anche legarsi un'altra subunità
C3b, formando il complesso C3bBbC3b detto anche C5 convertasi della via
alternativa. La C3 convertasi è capace di scindere grandi quantità di C3 con rapida
amplificazione del processo ma solo se il complesso C3bBb viene a formarsi su membrane
batteriche e non quelle delle cellule di mammiferi, in quanto queste ultime posseggono delle
proteine che degradano la C3 convertasi arrestando la cascata.

Dettagli molecolari del C3


Il C3 è un fattore del complemento presente nel plasma sanguigno a elevate concentrazioni,
costituito da due catene, β e α, che insieme formano 13 domini.
Il C3 ha la caratteristica di possedere un legame tioesterico altamente reattivo, perché
instabile in ambiente acquoso.
Nella forma non clivata del C3 (C3 nativo), questo gruppo tioesterico è schermato
dall'acqua grazie a una tasca idrofobica. L'instabilità del tioestere causa una lenta ma
costante lisi spontanea di C3, nota con il termine tickover, che non porta però sempre
all'attivazione del complemento, poiché il C3b generato può anche disattivarsi direttamente
nella fase acquosa del sangue oppure essere inattivato dalla presenza di proteine regolatrici
dell'attivazione del complemento, presenti costitutivamente sulle membrane delle cellule di
mammifero, ma assenti in quelle dei microrganismi.
A seguito del clivaggio operato dall'enzima C3-convertasi, il gruppo tioesterico viene
esposto e quindi destabilizzato dall'ambiente acquoso circostante, cosicché il risultante
frammento C3b (opsonina) può essere ad esempio idrolizzato (inattivato) nel sangue
oppure è in grado di reagire con gruppi amminici o idrossilici di proteine o polisaccaridi
presenti su tutte le superfici cellulari (in particolare, le membrane dei batteri), generando
legami covalenti rispettivamente ammidici o esterei (opsonizzazione), che facilitano
la fagocitosi operata da cellule dell'immunità aspecifica del sistema immunitario, come
macrofagi e neutrofili che esprimono recettori CR (complement receptors) specifici per il
C3b sulla loro superficie.

Attivazione del complesso litico

Come illustrato, le tre vie di attivazione del complemento, la classica, l'alternativa e la


lectinica, portano alla costituzione di due complessi diversi, il C4b2a e il C3bBb, ma con
una identica funzione: quella di scindere il C3 in due frammenti, C3a e C3b, e di legarsi al
C3b costituendo le C5 convertasi. Le C5 convertasi originate innescano l'attivazione delle
componenti finali del sistema del complemento che conducono alla formazione del MAC
(Membrane Attack Complex) e alla distruzione della cellula.
Le C5 convertasi clivano (scindono) il C5 in due frammenti: C5a che rimane in soluzione
espletando importanti funzioni, e il C5b che si lega alle altre proteine del complemento già
presenti sulla membrana. In questo contesto C5b mantiene una conformazione temporanea
che permette di legare le due altre proteine del complemento C6 e C7 formando il
complesso C5b,6,7. Una volta legata, C7 (che è idrofoba) si inserisce nel doppio strato
lipidico della membrana microbica dove diventa un recettore per C8 (la componente
successiva). Una volta legata, anche C8 (con una sua parte) si inserisce nella membrana
andando a definire il complesso C5b,6,7,8 (o C5b-8). L'ultima tappa per la formazione di un
MAC attivo è il legame con C9 che in associazione al complesso C5b-8 polimerizza e forma
un poro nella membrana batterica in modo simile alla perforina rilasciata dai linfociti T
citotossici e NK. Attraverso i pori prodotti dalla polimerizzazione del C9, l'acqua e
gli ioni hanno libero accesso all'interno della cellula determinandone dapprima il
rigonfiamento osmotico e poi lo scoppio della stessa.

Regolazione
Per impedire che il sistema del complemento prenda il sopravvento, specialmente
attivandosi su cellule dell'organismo, sono presenti una serie di proteine circolanti della
famiglia dei regolatori dell'attività del complemento, RCA (Regulators of Complement
Activity).
 C1 INH (C1 Inhibitor): è una proteina plasmatica che può essere clivata dal
complesso C1r2-C1s2 e legarvisi subito bloccando quindi le tappe successive. Funge da
inibitore competitivo.
 inibitori dell'assemblaggio delle C3 e C5 convertasi: queste proteine si legano a C3b o
C4b bloccando il legame con altri componenti della convertasi (Bb e C2a
rispettivamente). Sono presenti costitutivamente sulle membrane delle cellule di
mammifero, ma assenti in quelle dei microrganismi. Esempi sono: CR1, DAF(Decay-
Accelerating Factor, o CD55), C4BP (C4 Binding Protein), MCP (Membrane Cofactor
Protein, o CD46) e il cosiddetto fattore H. Quest'ultimo agisce grazie alla presenza di
acido sialico sulla membrana delle cellule dell'organismo che favorisce il legame del
fattore H al C3b piuttosto che del fattore B.
 Fattore I: è una proteina serin proteasica capace di degradare il frammento C3b, ma
solo in presenza delle proteine sopra descritte. L'azione del fattore I provoca la
formazione dei frammenti iC3b, C3d e C3dg inattivi che rimangono sulla superficie e
possono essere riconosciuti da fagociti e linfociti B.
 inibitori della formazione di MAC: importanti per impedire che la formazione di MAC
possa spostarsi nelle cellule adiacenti a quella direttamente interessata. Ne sono
esempi CD59 che impedisce il legame della frazione C9 e della proteine S che lega il
complesso C5b,6,7 inibendone l'inserimento nelle membrane.

Conseguenze biologiche dell'attivazione del complemento


L'attivazione del complemento genera la formazione di un gran numero di prodotti dotati di
attività biologiche diverse: alcuni si depositano sulla superficie delle particelle attivatrici,
provocandone la lisi (complesso MAC) oppure la fagocitosi (C3b). Altri come il C3a e il C5a
provocano una reazione infiammatoria locale. Mediante queste attività il complemento
svolge un ruolo importantissimo nel sistema umorale di difesa contro le aggressioni esterne.

Opsonizzazione, fagocitosi e lisi


I frammenti C3b o C4b, derivanti dall'attivazione della via classica o della via alternativa del
complemento, rivestono il microrganismo che ne ha provocato l'attivazione e legandosi ai
relativi recettori specifici espressi sui neutrofili e sui macrofagi ne attivano la fagocitosi,
cioè l'inglobamento del microrganismo all'interno di queste cellule. In genere il solo legame
con le proteine del complemento non basta a indurre la fagocitosi, che viene
efficientemente attivata dal legame di immunoglobuline (anticorpi).
Il complesso di attacco delle membrane (MAC) è responsabile della lisi osmotica delle cellule
estranee permettendo al complemento anche un'azione diretta sui microrganismi oltre che
sostegno ad altre specie cellulari.

Induzione della risposta infiammatoria


La proteolisi dei componenti C3, C4 e C5 genera i relativi frammenti b che si assemblano tra
loro nelle varie fasi di attivazione del complemento e i frammenti C3a, C4a e C5a,
detti anafilotossine. Queste inducono l'infiammazione fissandosi ai relativi recettori di
membrana presenti su mastociti, granulociti (neutrofili, basofili, eosinofili), monociti e
sulle cellule endoteliali. In tutto questo il più potente risulta essere C5a, con un potere di 20
e 2.500 volte maggiore di C3a e C4a. Le principali azioni che ne derivano sono le seguenti:
 degranulazione dei mastociti con liberazione di mediatori vasoattivi
 aumento della permeabilità vascolare per azione diretta sulle cellule endoteliali
 aumento dell'espressione di P-selectina sull'endotelio per facilitare la chemiotassi dei
neutrofili e adesione degli stessi alle cellule endoteliali

Eliminazione dei complessi antigene-anticorpo


In seguito alla risposta immunitaria rivolta verso un determinato antigene solubile,
l'individuo reagisce con la formazione di anticorpi; questi si legano all'antigene relativo con
formazione di immunocomplessi circolanti (complessi antigene-anticorpo). Se di
dimensioni idonee e in quantità sufficiente gli immunocomplessi possono depositarsi sulle
pareti vasali promuovendo una reazione infiammatoria dannosa all'organismo. Il
complemento legandosi a tali complessi ne promuove la solubilizzazione e la rimozione da
parte delle cellule fagocitiche.

Attivazione dei linfociti B


Una proteina prodotta nella scissione del C3, chiamata C3d, interagisce con il rispettivo
recettore CR2 (CD21) espresso sulla membrana dei linfociti B, innescando l'inizio della
risposta umorale, cioè della produzione di anticorpi.
Patologie
Quasi tutte le patologie correlate a difetti del complemento sono dovuti a deficit genetici per
le proteine interessate. Sono stati descritti deficit per tutti i componenti del sistema (anche
regolatori), seppure alcuni molto rari:
C2 e C4: è il più diffuso e il 50% degli interessati sviluppa lupus eritematoso sistemico
senza avere un aumento di suscettibilità alle infezioni.