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Giulia Galeotti, Il velo. Significati di nelle tre principali religioni monoteisti-


un copricapo femminile, EDB, Bologna che: Ebraismo, Cristianesimo ed Islam.
2016, 223 pp. Partendo dal mondo ebraico l’autrice
sottolinea la non esistenza di una nor-
È del 15 marzo la notizia del divieto, da ma che vieti alla donna di apparire con
parte della Corte di Giustizia europea, il capo scoperto, anzi sono gli uomini –
di indossare il velo sul luogo di lavoro. specialmente gli ebrei ortodossi – a do-
Questa sentenza ha riacceso polemiche ver osservare la prescrizione di andare
sulla libertà di religione in Europa e le col capo coperto. Se le donne velano il
possibili discriminazioni principalmen- capo è, più che altro, per modestia, per
te verso la donna, perché è lei l’unica ad ortodossia o influenzate dal contesto so-
indossarlo. ciale, come accade nello Yemen (p.22).
Giulia Galeotti, in un bel saggio di gran- Il mondo cristiano da sempre ha subito il
de interesse culturale e religioso, ha vo- fascino del velo ed in particolare di quel-
luto affrontare la spinosa questione del lo “monastico”. Scrive la Galeotti: «per
“velo” femminile, considerando che le donne il gesto della velatio sintetizza
esso rappresenta sì «una storia di co- il concetto stesso di professione religio-
stume, prassi, spiritualità, fede, identi- sa» (p. 32). E in effetti il velo quasi sem-
tà personale e collettiva» (p.8), ma pure pre è servito ad identificare colei che si
motivo di scontro della cultura islami- consacra a Dio, ma ha anche rappresen-
ca con l’Occidente. Attraverso un’atten- tato “l’inferno” per le giovani donne che
ta analisi storico-sociologica l’autrice venivano rinchiuse nei conventi a causa
ha voluto ripercorrere le tappe signifi- delle famiglie: esse destinavano l’inte-
cative che segnano la presenza del velo ro patrimonio al primogenito maschio e

Alpha Omega, XX, n. 2, 2017 - pp. 305-318


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risparmiavano sulla dote destinando al- nascita del Profeta, al fine di differenzia-
cune delle figlie al tremendo destino di re le donne libere dalle schiave, è stori-
“sepolte vive”. In questa parte dell’opera camente assodato, mentre non è sconta-
l’autrice ripercorre – servendosi anche di to per il Corano. Il termine hijab, infatti,
bellissime immagini letterarie – la storia nel sacro testo non fa riferimento a spe-
del velo, arrivando fino alla «rivoluzione cifici indumenti femminili e per il socio-
causata dal Concilio» (p.48): il Vaticano logo Khaled Fouad Allam esso «non ha
II, infatti, ha svincolato il velo: non è più mai rappresentato un dogma nell’Islam,
obbligatorio, come pure l’abito, che spes- un’obbligazione giuridica o un simbolo
so si adegua alle necessità dei tempi e religioso, anche se oggi lo si vuol far pas-
dei luoghi. E le laiche? Anche per loro sare come tale» (p. 101). Allora se il velo
esisteva l’obbligo di coprirsi il capo, ma non è un obbligo religioso, perché deve
solo in chiesa, norma «presente e ribadi- essere presente nella quotidianità del-
ta nel codice di diritto canonico del 1917» le donne islamiche? L’autrice si muove
(p. 79), poi sorpassata dalla Gaudium et abilmente tra influenze di carattere stori-
spes. Nella vita quotidiana, in alcune re- co, di tradizione, ma pure di moda: stili-
gioni italiane «diverso per foggia, colo- sti famosi non disdegnano di realizzarne
re e materiale a seconda delle occasioni, nei più svariati modelli. E racconta storie
accompagnava le donne dall’adolescen- di donne, donne che hanno combattuto
za alla vecchiaia» (p.81). – e combattono – contro l’hijab, ed altre
Più della metà del volume è dedicato per le quali indossarlo è segno di iden-
all’uso del velo nell’Islam. Una coinci- tità e cultura di fronte ai vecchi e nuovi
denza? Crediamo che i lettori e le lettri- colonialismi. Molto importante, a questo
ci avranno tutto il tempo e l’opportunità proposito come chiave di lettura, è quan-
di considerarlo. L’autrice affronta questa to accaduto l’11 settembre. L’autrice, re-
parte analizzando con “finezza” intellet- alisticamente, evidenzia quanto il velo,
tuale e “documentata prudenza”, un argo- l’hijab, in Occidente stia creando sempre
mento estremamente delicato in quanto più sconcerto e spesso paura alla luce di
l’hijab non è un pezzo di stoffa qualun- tanti fatti di violenza avvenuti negli ulti-
que, bensì rappresenta un fermo baluar- mi tempi, mentre l’Europa si interroga su
do religioso che divide le stesse donne cosa fare e cosa non fare, specialmente
islamiche. Giulia Galeotti tenta di dare riguardo alla sicurezza dei cittadini (pp.
una spiegazione plausibile, concreta, a 174-190) ed alla delicata questione della
questo indumento «diventato l’eponimo libertà religiosa.
dell’invisibilità e della deumanizzazione Il libro va letto con accuratezza, senza
femminile» (p. 103). Che il velo sia sta- fretta, perché le pagine raccontano tappe
to usato in Oriente, ancora prima della importanti della storia e della spiritualità
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femminile. “Tirando le fila” scrive la sociale, situazioni, delle quali sarem-


Galeotti «la prescrizione del velo femmi- mo inconsapevoli, condizionerebbero le
nile non è costitutiva delle religioni mo- nostre decisioni. Ma la scienza ha vera-
noteiste […] In tutti e tre i casi, però, il mente l’ultima parola sul libero arbitrio
velo femminile, quando compare, com- o, semplicemente, si limita a comporre
pare in quanto simbolo ed emblema di un mosaico intorno a una realtà il cui sta-
sottomissione maschile» (pp. 211-212). tus sembrerebbe ben più ampio dell’am-
Nel volume l’autrice dedica un capitolo bito delle sue competenze? Alfred R.
a Maria, figura comune e rispettata dai Mele risponde a questo problema analiz-
cattolici e nell’Islam. Per lei non ci sono zando il percorso di queste ricerche con
regole: è la madre di Gesù. Ricordando chiarezza e onestà intellettuale, dalle ori-
l’Annunciazione dipinta da Ludovico ginarie esperienze di Benjamin Libet ai
Carracci nel 1584, Giulia Galeotti scrive: più recenti traguardi delle neuroscien-
«La scena è tranquilla, serena, e il fatto ze. L’autore si chiede: «Qual è l’eviden-
che la giovane abbia il capo scoperto le za a favore dell’esistenza del libero arbi-
dà un senso di atemporalità notevole. È trio?». Egli lo distingue in due sensi. Il
la Maria di ogni tempo» (p. 204). Ed a primo, libero arbitrio modesto, è lo stato
lei conviene affidarci, sempre, in ogni si- mentale per il quale si è «capaci di pren-
tuazione, ed in questa lotta per il riscatto dere decisioni razionali e informare – e
del corpo e della dignità della donna, con di agire in base ad esse -, quando non si è
il velo o senza. fatti oggetto di uso indebito della forza,
è sufficiente avere il libero arbitrio. [In
Caterina Ciriello tal senso] la maggior parte di noi sembra
avere questa capacità»1.
Il secondo, nella sua apertura profonda
Alfred R. Mele, Liberi. Perché la scien- o libero arbitrio ambizioso, è “«la con-
za non ha confutato il libero arbitrio, dizione secondo cui gli agenti liberi han-
Carocci ed. Roma 2014, 111 pp. no a loro disposizione decisioni alterna-
tive, compatibili con tutto quello che è
Esiste il libero arbitrio o è un’illusione? già accaduto e con le leggi di natura»2.
Per il pensiero scientifico contempora- Approfondendo quest’ultimo, Mele si
neo, le nostre scelte sarebbero determi- chiede
nate dal nostro cervello prima di esser-
ne realmente consapevoli, approdando «se, dato il modo come funziona l’u-
alla nostra coscienza solo dopo rapidis- niverso e ogni altra cosa in esso conte-
simi e complessi processi neuro-chimi- nuta (inclusi noi stessi), un immagina-
ci. Allo stesso modo, per la psicologia rio super-computer, provvisto di tutte le
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informazioni sulle leggi di natura e di una Altro aspetto fondamentale: ciò che è
descrizione completa dell’universo così analizzabile e argomentabile dalla scien-
com’era nel passato, potesse dedurre ogni za riguarda il legiforme, e non i concetti
nostra futura decisione? [Ovvero] se fosse come morale, giustizia, etica, responsa-
necessariamente vero che, date le leggi di bilità. Quel che è considerato dalla scien-
natura e lo stato dell’universo in un’epo- za è quantificabile e descrittivo, filtrato
ca remota, continuiamo a prendere ogni da precondizioni legate al criterio anali-
singola decisione che abbiamo preso sino- tico, pertanto ogni informazione scienti-
ra, esattamente nel modo in cui l’abbiamo fica sulla realtà non può essere unica e
presa, con le stesse sensazioni di allora?». definitiva ma parziale. Ciò che è affida-
bile a processi deterministici (interazio-
Mele individua «che la differenza tra l’a- ni biomolecolari, sinapsi neuronali, ecc.)
pertura profonda e l’assenza di tale aper- rientra nei meccanismi celebro-funzio-
tura non è il tipo di cosa che possa esse- nali, all’interno di un contesto culturale
re percepito. A volte siamo incerti sul da più ampio rispetto a ciò che ad essa com-
farsi. Ma potremmo avere la stessa sen- pete. Le esperienze mistiche, i valori, gli
sazione anche se qualcuno, avendo ac- ideali, la responsabilità, il bene e il male,
cesso alle deduzioni del super-computer, hanno ranghi ontologici e implicazio-
fosse certo di quello che faremo. Il non ni problematiche non restringibili al no-
sapere che cosa si deciderà è una cosa; mologico, al di là delle obiezioni di tipo
avere l’apertura profonda rispetto a cosa antropologico tese a interpretare i valori
si deciderà è un’altra»3. L’autore insiste: morali come semplici eventi originati da
esigenze di sopravvivenza e convivenza
«Secondo le principali interpretazioni sociale della specie umana.
della meccanica quantistica, la probabili- Tuttavia, il pensiero scientifico contem-
tà è un costituente genuino della struttura poraneo è teso ad avanzare argomenta-
dell’universo. Se [in una collisione micro- zioni a sostegno delle tesi riduzionisti-
fisica] un determinato fotone avesse vira- che. Mele riporta i passi delle esperienze
to a sinistra un istante fa, e se il tempo del neuroscienziato Libet (1985) il qua-
fosse riavvolto all’indietro di un paio di le individua un metodo per determina-
istanti, quello stesso fotone potrebbe vira- re le esperienze coscienti in relazione a
re a destra, una volta fatto ripartire il tem- eventi cerebrali misurabili. Nel rappor-
po. A quanto ne sappiamo, l’universo e il to tra la coscienza dell’inizio di un’a-
nostro cervello non escludono l’apertura zione (es. flettere il polso) e il sostrato
profonda e il libero arbitrio ambizioso»4. neurofisiologico, egli rileva che il PPM
(potenziale prontezza motoria Walter,
Koruhuber, Deecke) precede di circa
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un minuto ogni movimento volontario azioni e per dare senso a nozioni come
(aree pre/post-centrali dello scalpo). Il quelle di responsabilità, merito, biasimo,
PPM origina dalla SMA (area motoria punizione e retribuzione. Tuttavia la vi-
supplementare) nella quale si organiz- sione scientifica del mondo non sembra
zano i movimenti, ma non presente nei lasciare spazio all’idea che vi siano si-
movimenti involontari. La differenza tra tuazioni in cui gli esseri umani scelgono
tempo soggettivo e tempo neurale defi- e agiscono liberamente»6. La definizio-
nisce che la consapevolezza del sogget- ne del concetto di “libero arbitrio” non è
to nel compiere il movimento – flettere condivisa in quanto oscilla tra la volontà
il polso - ritarda rispetto alla PPM di cir- e/o l’agire del soggetto, tuttavia tutte le
ca 350 ms dopo rispetto a PPM II° (azio- posizioni convergono nell’idea che il li-
ni spontanee) e 500-800 ms rispetto a bero arbitrio postuli a) condizioni alter-
PPM I° (azioni consapevoli). La consa- native per il soggetto agente; e b) che la
pevolezza del soggetto sarebbe, pertan- scelta non sia casuale e indipendente dal-
to, anticipata dalla pre-conscia prepara- la volontà del soggetto, ma conseguenza
zione motoria, già decisa dal cervello, della sua razionale determinazione. Da
di circa 206 ms (intenzione o giudizio W questo punto di vista, Mele esprime seri
volontario), e 86 ms rispetto all’azione dubbi sia sulla metodologia delle espe-
in sé (giudizio M movimento). Le azio- rienze di Libet, sia sulla loro pretesa va-
ni quindi perderebbero di senso causale, lenza epistemologica e le implicazioni di
riducendo all’epifenomenismo. È allo- carattere etico.
ra «necessario rinunciare a un’inesisten- La sfida di Libet «si fonda sulla sua af-
te libertà e riconoscere una dipendenza fermazione che tutte le nostre decisioni
che non sentiamo»5? Questa riflessio- siano inconsce, e tale affermazione a sua
ne sembra essere confortata dai risulta- volta si fonda in gran parte sul presup-
ti delle neuroscienze. Dalle “ragioni fi- posto che la decisione di flettere il polso,
losofiche”, circa il dubbio sull’esistenza nei suoi esperimenti, venga presa circa
del libero arbitrio, si sarebbe passati alle mezzo secondo prima dello scatto mu-
“ragioni scientifiche” alle quali si pre- scolare»7. Riassumendo i passi salienti
tende ridurre, secondo un’interpretazio- dell’esperimento: 1) i soggetti decidono
ne fenomenologica, l’io, la coscienza e la inconsciamente «circa mezzo secondo
responsabilità. prima dello scatto muscolare e ne diven-
Il pensiero filosofico contemporaneo de- tano coscienti circa un terzo di secondo
finisce il problema del libero arbitrio una più tardi»8; 2) ne consegue che i sogget-
condizione conflittuale in cui «la libertà ti non decidono in assoluto di agire con-
ci pare indispensabile per dirci respon- sciamente; 3) un’azione è libera solo se
sabili delle nostre decisioni e delle nostre origina da una decisione cosciente; 4) si
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conclude che, forse, non esistono azioni tranquillità che le basi su cui riposa la
libere. Mele sottolinea che conclusione di Libet sono molto fragili»9.

«tutte e tre le premesse sono prive di fon- L’ermeneutica scientifica contempora-


damento. In primo luogo non ci sono buo- nea pretende destrutturare la realtà at-
ne ragioni per pensare che una decisione traverso procedimenti analitici riducen-
venga presa circa mezzo secondo prima do ogni attività umana a un sistema, pur
dello scatto muscolare. L’evidenza sug- altamente complesso, di sinapsi neuro-
gerisce che sia molto più probabile che la nali, offrendo una visione monistica del
decisione prossimale di flettere sia presa mondo. Essa impone, da un lato, un uni-
significativamente dopo. In secondo luo- co modello al quale ridurre ogni fatto e
go, la generalizzazione espressa dalla pre- procedimento esistente; da un altro lato
messa 2) è priva di fondamento. Anche se, priva del criterio di diversificazione ed
in uno scenario in cui non vi sono pro e eterogeneità la realtà la cui dimensione
contro da valutare e non vi è nulla su cui ontologica è tuttavia ben più estesa. Mele
ragionare, le decisioni vengono prese in- riferisce, da studi recenti, che la fede nel
consapevolmente, in uno scenario in cui libero arbitrio sembra avere implica-
invece è richiesto un simile ragionamen- zioni positive sul complesso psico-fisi-
to, il ragionare consciamente sul da far- co dell’uomo (Dweck, Molden 2008); al
si potrebbe aumentare la probabilità di contrario, soggetti, sottoposti agli espe-
un processo decisionale conscio. In ter- rimenti sul controllo della coscienza,
zo luogo, la tesi filosofica espressa dal- che hanno dubitato dell’esistenza del li-
la premessa 3) è discutibile. Se il ragio- bero arbitrio assumevano, di conseguen-
namento conscio e informato determina za, comportamenti aggressivi, iniziando
una decisione che dà poi luogo a un’azio- a perdere la percezione di se stessi come
ne, perché dovrebbe essere un problema agenti responsabili. Una riduzione del-
l’intercorrere di un minuscolo interval- la sicurezza ontologica che lede l’equili-
lo – circa 200 milliscecondi – tra il mo- brio psicologico ed etico dell’individuo,
mento in cui la decisione viene presa e il come estrema conseguenza del monismo
momento in cui la persona ne prende co- nomologico con la degenerazione mora-
scienza? Naturalmente, dato che Libet le nei soggetti “consapevoli della propria
non ha dimostrato che i soggetti dei suoi irresponsabilità” e la nullificazione del-
esperimenti decidano inconsapevolmen- la scelta, implicando così la distruzione
te di flettere il polso, non dobbiamo pre- delle società umane.
occuparci della premessa 3). Insomma, i Sorge la questione se sia direttamente o
problemi che affliggono le tre premesse indirettamente possibile un legame tra
permettono di concludere con una certa tali statuti. Se, da una parte, la scienza
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presume ridurre la realtà ai propri mo- eventi che invariabilmente lo producono


delli, offrendone descrizioni quantitati- secondo il legiforme; l’indeterminismo
ve (ad esempio, criticando la psicologia nega radicalmente la tesi.
ingenua, la scienza produce un concet- Il problema etico ha una propria onto-
to dell’”io” comunque frammentato, sen- logia i cui concetti - responsabilità, va-
za soluzione di continuità), dall’altra la lori, principi - esulano dal legiforme,
descrizione funzionale dei processi ce- pertanto è illecito estremizzare la posi-
lebrali, non è un limite ed è essenziale zione deterministica o indeterministica
alla conoscenza in senso largo. Se infatti in quanto entrambe costituiscono l’uni-
l’approccio alla realtà umana non è ridu- tà logico-ontologica del libero arbitrio.
zionistico, ma aperto a nuove forme di La prima informa sulla determinatezza
relazione, non destruttura l’unità onto- dell’agente, mediante cui egli definisce
logica dell’io per la cui descrzione vie- una certa scelta; la seconda ne rende pos-
ne a concentrarsi un ampio ventaglio di sibile la libertà rispetto alle alternative
saperi (psicologia, antropologia, etica, per realizzarla. Il punto è coniugarne gli
neuroscienze, ecc.), definendo così più ambiti. Il determinismo assoluto è infatti
in dettaglio la complessità della persona incompatibile con le nostre scelte preve-
umana. dendone meccanicisticamente il futuro
Dati di fatto incontrovertibili premo- (P. S. de Laplace); allo stesso modo è in-
no quindi al recupero dell’idea di “libe- giustificato un indeterminismo estremo
ro arbitrio” al fine di definire in qualche giungendo all’assurdo nel sostenere con-
modo l’essere umano come ente per- temporaneamente due o più tesi tra loro
sona. Se l’idea di “persona” implica la contraddittorie. Secondo l’Autore,
necessità del libero arbitrio, fino a che
punto la scienza interpreta i meccani- «gli esperimenti discussi […] non esclu-
smi della realtà fisica oltre i quali gli dono il libero arbitrio modesto. Per que-
spazi di libertà verrebbero compromes- sto, l’unico modo in cui quegli esperimen-
si? L’attuale dibattito sull’idea di “liber- ti potrebbero escludere la sua controparte
tà” consiste nell’agire o nel volere che ambiziosa sarebbe provare la non esisten-
presuppone due condizioni: a) nei cor- za dell’elemento in più – l’apertura pro-
si d’azione alternativi per l’agente e b) fonda. Si potrebbe pensare che gli espe-
la cui scelta non è fuori dal controllo rimenti neuroscientifici provino almeno
dell’agente, ma autonoma e responsa- che i nostri cervelli funzionino in modo
bile. L’impostazione s’incentra sulla di- deterministico, non lasciando alcuno
stinzione tra determinismo e indeter- spazio per l’apertura profonda. Ma gli
minismo: il determinismo considera esperimenti non provano niente del ge-
ogni evento effetto di un insieme di altri nere. Anche il tasso di accuratezza più
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sbalorditivo nel predire quello che faran- ontologico, pur non riducendo totalmen-
no i partecipanti sulla base delle misu- te lapsicologia e la mente al legiforme,
re celebrali è stato dell’80 per cento. Qui asserendo un“fisicalismo non riduttivo”,
abbiamo a che fare con delle probabilità. una teoria dell’identità delle occorrenze
Quindi con qualcosa di compatibile con che interpreta eventi mentali come emer-
l’ipotesi che il nostro cervello non funzio- genti rispetto al nomologico, pur diffe-
ni in modo deterministico»10. renziandosi dalle teorie eliminazionisti-
che dell’identità dei tipi (D. Davidson
Mele evidenzia che le funzioni del cer- Mental events 1970). In altri termini,
vello, in quanto estremamente comples- le occorrenze di ogni evento mentale si
se, non sono deterministiche, e pertan- identificano in un evento fisico; tuttavia
to condizioni possibili per l’apertura ciò non determinerebbe necessariamen-
profonda. te una descrizione per qualsiasi evento
mentale in termini fisici. Ciò è contrad-
«C’è evidenza per pensare che talvolta, dittorio. A tale proposito, l’Autore cita lo
fino al momento di una decisione, vi sia- scienziato Read Montague:
no varie importanti possibilità circa quel-
lo che accadrà un istante dopo nel nostro «Il libero arbitrio è l’idea che compia-
cervello? […] Sarebbe estremamente dif- mo delle scelte e abbiamo pensieri indi-
ficile – e sicuramente impossibile, oggi- pendenti da qualsiasi cosa assomigli, sia
giorno – controllare le condizioni speri- pur vagamente, a un processo fisico. Il li-
mentali in modo da poter stabilire se un bero arbitrio è parente stretto dell’idea di
evento celebrale sia stato determinato da anima – è l’idea che “tu”, i tuoi pensie-
qualcos’altro o sia stato in parte un evento ri e le tue sensazioni derivate da un’enti-
casuale. […] Anche il libero arbitrio ambi- tà separata e distinta dai meccanismi fisi-
zioso è un’opzione aperta. La scienza non ci che sono costitutivi del corpo. Secondo
gli ha sbarrato il cammino. Ma allora per- questo punto di vista, le scelte non sono
ché gli scienziati continuano a dire che il causate da eventi fisici, ma emergono già
libero arbitrio è un’illusione?»11. formate da un luogo indescrivibile, ester-
no all’ambito delle descrizioni fisiche.
Se le neuroscienze provano relazioni tra Questo implica che il libero arbitrio non
il cervello e la mente, tuttavia non sono possa essersi evoluto per selezione natu-
determinanti per sostenere la tesi moni- rale, perché questo lo collocherebbe in un
sta; espressione esplicita di questo dibat- flusso di eventi che hanno una relazione
tito è il “monismo anomalo” di Donald causale»12.
Davidson dal quale emergono forti con-
traddizioni. Esso sostiene unfisicalismo Così il biologo Anthony Cashmore:
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«se quello di credere alla “magia dell’a- prescindere totalmente dalla genetica e
nima” è un lusso che abbiamo smesso di dall’ambiente. È evidente che le nostre
concederci, restiamo con poco altro da of- scelte non prescindono mai né dalla ge-
frire a sostegno del concetto di libero arbi- netica, né dall’ambiente. Tuttavia la no-
trio13. […] in assenza di un modello mole- stra riflessione deve soffermarsi su una
colare che dia spazio al concetto di libero relazione con il mondo reale nel quale
arbitrio, devo concludere che il dualismo il libero arbitrio sia lo spartiacque “per
di Cartesio è vivo e vegeto. Esattamente meritare il merito e il biasimo morale per
come Cartesio, in altre parole, crediamo le nostre azioni”. Concludendo, l’Autore
ancora (per quanto facciamo finta che non si chiede: esiste il libero arbitrio? Per ciò
sia così) che nel comportamento umano vi che riguarda il libero arbitrio modesto,
sia una componente magica»14. evidentemente sì. Se si considera il li-
bero arbitrio ambizioso, è un problema
Ancora per il neuroscienziato Michael aperto. Certamente le neuroscienze non
Gazzaniga, il libero arbitrio implica hanno a tutt’oggi dimostrato sia un’illu-
sione …
«una materia ignota [della quale saremmo
costituiti, pertanto] il libero arbitrio è un 1
A. R. Mele Liberi. Perché la scienza non ha
concetto mal congeniato, basato su del- confutato il libero arbitrio ed. Carocci Sfere
le convinzioni sociali e psicologiche […] extra (2014), p. 90.
che non hanno origine dalla conoscenza 2
Ivi, pp. 90-91.
scientifica moderna sulla natura del no- 3
Ivi, p. 92.
stro universo, e che sono in disaccordo 4
Ivi, pp. 93-94.
con essa15. [… Tuttavia egli afferma che] 5
L. Tolstoj Guerra e pace ed. Mondadori,
non c’è una ragione scientifica per non es- Milano, 1951, vol. IV, p. 402.
sere considerati individui responsabili» .16 6
M. De Caro, A. Lavazza, G. Sartori Siamo
davvero liberi? ed. Codice, Torino, introdu-
Le ambiziose aspettative sul libero arbi- zione, p. IX.
trio di Montague, Cashmore e Gazzanica 7
A. R. Mele Liberi. Perché la scienza non ha
trascendono la sola spiegazione scienti- confutato il libero arbitrio ed. Carocci Sfere
fica. Mele puntualizza «che quanto più extra (2014), p. 31.
elevate sono le nostre aspettative tanto 8
Ivi, pp. 33-34.
più facilmente si guarderà al libero arbi- 9
Ivi, pp. 34-35.
trio come a qualcosa di illusorio»17, defi- 10
Ivi, p. 94.
nendo queste “aspettative elevate”: a) nel 11
Ivi, pp. 94-95.
fare scelte consapevoli e assolutamen- 12
Ivi, p. 96 (cit. R. Montague riv. “Current
te indipendenti dal sostrato celebrale; b) Biology”, 2008, p. 584).
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13
Ivi, p. 97 (cit. A. Cashmore, 2010, p. 4499). professoressa Benedetta Rossi, tratta in-
14
Ivi, p. 97 (cit. A. Cashmore, 2010, p. 4503). vece il tema del discernimento tra vera e
15
Ivi, p. 97 (cit. M. Gazzaniga, 2011, Who’s falsa profezia, ineludibile dialettica che
in Charge? Free Will and the Science of the esamina il caso concreto della presenza
Brain, tr. it. p. 243). del falso profeta accanto al vero profeta,
16
Ivi, p. 102. l’uomo di Dio. Il terzo studio, del prof.
17
Ivi, p. 101. Marco Settembrini, analizza invece, un
altro aspetto, forse maggiormente pro-
Massimo Mariani blematico del discernimento, allorchè la
profezia sconfina nell’apocalittica e il te-
sto si propone di interpretare la storia, al
A.A. V.V. Il discernimento spiritua- riguardo il professore si sofferma sul ca-
le, Quaderni di lettura biblica Parola pitolo 8 del libro di Daniele, in cui l’au-
Spirito e Vita 71 (gennaio-giugno 2015), tore sacro capisce la storia presente solo
Edizioni Dehoniane, Bologna, 236 pp. comprendendo le Scritture. Nel quarto e
ultimo studio di questa prima parte in-
Il numero della collana in oggetto trat- fine, a firma del prof. Luca Mazzinghi,
ta del tema del discernimento spirituale è presentata la riflessione sapienziale di
analizzato attraverso vari studi di spe- Israele che segue, quale risposta, al gran-
cialisti, suddivisi in tre parti tematiche: de interrogativo con cui la riflessione re-
teologia biblica veterotestamentaria, teo- ligiosa chiude l’epoca dei re e dei profeti.
logia biblica neotestamentaria e vita del- I contributi dedicati al discernimento
la Chiesa e attualità. nel Nuovo Testamento, cominciano con
Dalla lettura dei contributi dedicati al uno studio sul discernimento di Gesù nei
discernimento nell’Antico Testamento, Vangeli sinottici di Ludwig Monti, mo-
emerge anzitutto come il tema del di- naco di Bose, che analizza attraverso i
scernimento spirituale chiami in cau- Sinottici: sia il discernimento da com-
sa e al contempo verifichi, quelle figure piersi su Gesù e il Suo agire, sia il discer-
teologiche nelle quali Israele ha ravvi- nimento che Gesù stesso compie sulla
sato la vicinanza di Dio e la Sua azio- Sua missione e sulla Sua vita. A seguire
ne nella storia: il re e il profesta. Il pri- lo studio sul discernimeto nella comuni-
mo studio del prof. Giuseppe De Carlo, tà ecclesiale degli Atti degli Apostoli, del
tratta di Salomone, il re per eccellen- prof. Gerard Rossé, il quale si interroga
za, che domanda a Dio il discernimento sul discernimento presente attraverso tre
nel giudicare e per tale motivo imperso- situazioni esemplari presenti nel libro bi-
na, con il compiacimento di Dio stesso, blico: la scelta di Mattia in sostituzione di
il re sapiente. Il secondo studio, della Giuda; la scelta dei Sette nella comunità
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e l’assemblea di Gerusalemme. Il terzo discernimento spirituale sia espressio-


studio di questa seconda parte, del prof. ne tipica della spiritualità monastica,
Michele Marcato, verte sull’approfondi- che mette in relazione il vissuto interiore
mento decisivo che il tema del discerni- della persona con la Parola di Dio. Il se-
mento trova nelle Lettere ai Romani e ai condo studio, del prof. Giovanni Cucci,
Filippesi di s.Paolo: il cristiano deve as- sottolinea come nella storia della Chiesa
sumere uno stile di vita improntato sul- latina enunciare il tema del discernimen-
la carità di Cristo, fare proprio il modo to equivalga a evocare la figura di s.I-
di sentire, pensare, valutare e decidere di gnazio di Loyola e la spiritualità della
Gesù. A seguire il quarto studio sul di- Compagnia di Gesù. A seguire il terzo
scernimento in riferimento al fratello studio, del prof. Erio Castellucci, è dedi-
dubbioso, del prof. Stefano Romanello, cato ai segni dei tempi, quale richiamo
che analizza il caso degli idolotiti ed evi- all’agire di Dio negli avvenimenti, nella
denzia il bilanciamento della posizione storia e nel mondo, che presentano l’op-
di s.Paolo emergente da una lettura pa- portunità di decifrare la Sua volontà e al
rallera di quanto indicato in 1Cor, 8,7-13 contempo farsi provocare da essa. Il mi-
e Rm 14,14-23. Il quinto studio, del prof. stero pasquale come compimento dell’in-
Dino Dozzi, tratta del discernimento in carnazione, con la sua dinamica di cro-
s.Paolo, che diviene tanto profondo da ce-risurrezione, nucleo del Credo, è il
coinvolgere l’interrogativo sulle vie del- criterio che la Chiesa è chiamata a segui-
la salvezza e da divenire autobiografico: re al fine di leggere autenticamente, i se-
riconoscere la potenza di Dio nella pro- gni dei tempi. Il quarto studio, del prof.
pria debolezza. Infine l’ultimo studio di Alessandro Manenti, analizza quanto la
questa seconda parte, del prof. Giancarlo componente psicologica sia importan-
Biguzzi, verte sulla storia e il suo discer- te nel discernimento spirituale cristiano.
nimento nel libro dell’Apocalisse, e cerca La domanda circa gli aspetti psicologici
di mettere un poco di ordine nel sovrap- del discernimento non nasce dall’interno
porsi di immagini e di impressioni diffi- della psicologia, ma le viene dal di fuori,
cilmente componibili di cui il testo è ric- da coloro che desiderano aiutare le per-
co, per affermare che la storia è il luogo sone non solo a comprendersi ma anche a
della divina rivelazione. scegliere l’indirizzo migliore da dare alla
La terza e ultima parte del volume com- propria vita. Necessitiamo pertanto, di
prende i contributi in merito al discer- una psicologia spiritualmente interrogata
nimento spirituale nella vita ecclesia- e capace di illustrare i possibili e oppor-
le e nell’attualità. Il primo studio, di tuni contatti tra mondo psichico e mondo
Adalberto Piovano, monaco della co- spirituale. Infine il quinto e ultimo studio
munità di Dumenza, evidenzia come il di questa terza parte e dell’intero volume,
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di Marco Vergottini, teologo milanese, è


di tematica prettamente pastorale e at-
tuale, in quanto individua un’ “esperien-
za ponte” tra la Chiesa delle origini e la
Chiesa di oggi. L’autore scrive in meri-
to all’esperienza del Consiglio pastora-
le diocesano nell’episcopato del cardinal
Martini; tale contributo nasce dalla sua
esperienza diretta ed è utile per il doppio
registro che sviluppa: delle motivazioni
ecclesiologiche e del vissuto concreto.
Il tema del discernimento spirituale è
da sempre, basilare e necessario per la
vita della comunità ecclesiale e per ogni
singola persona, perchè siamo chiama-
ti, come Chiesa e come uomini e donne,
ogni giorno, a immedesimarci in molte-
plici situazioni, a tentare di comprende-
re cosa abbiamo davanti e a rapportarci
con atteggiamenti adeguati. E il discer-
nimento spirituale è parte integrante
dell’impegno responsabile di vivere cri-
stianamente, e rendere la nostra presenza
nella comunità ecclesiale e nella società,
giusta, concreta e fruttuosa.

Angela Tagliafico