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6 SECOLO D’ITALIA

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DOMENICA 5 SETTEMBRE 2010
RIPARTIAMO
DA MIRABELLO

GAETANO CAPPELLI
MI AUGURO CHE I FINIANI
PROSEGUANO VERSO
UN CAMMINO LIBERALE.
UN CAMMINO VICINO ALLE
ESIGENZE DELLA MODERNITÀ
La destra nuova si pone anche come rivolta generazionale figlia della rivoluzione della rete...

LA DESTRA NUOVA?
SE VINCE LA SUA SFIDA
CRESCE TUTTA L’ITALIA
◆ Federica Colonna dere forme reali, tangibili a avere conseguenze di un paese, e con esso di una destra, votato al-
pratiche. Dato che la domanda ha bisogno di ri- la ricerca estetica, seduttivo magari, da eterni
sposte in grande, va rivolta, a questo punto, a Anni Ottanta, ma non è di questo che c’è l’ur-

D
urante il suo “Pippo Chennedy Show”
Corrado Guzzanti, nei panni di Gian- persone che pensano in grande e che sono libe- genza di parlare. «Una destra diversa ce la può
franco Funari lo chiedeva a una diverti- re da legami di militanza e di appartenenza di- fare, ma non sarà facile», è invece l’idea dello
ta Serena Dandini. Prima chiamava la camera, retta ai partiti di centro destra, Pdl in primis. scrittore ed archeologo Valerio Massimo
“damme la 2, damme la 4”, per essere inqua- Un gruppo d’intellettuali pronto a scommettere Manfredi. «Sono quindici anni che il messag-
drato, e poi, espressione seria e tono interroga- sul futuro, così come solo gli scrittori, per in- gio che passa è: ragazzi non occorre curvare la
tivo, rivolgeva la domanda agli spettatori: «Ja dole e professionalità, sanno fare. «Ci vorrebbe schiena sui libri, fare sacrifici, se sei una bella
‘a fa?». L’interrogativo, diretto, valeva per tut- la sfera di cristallo», risponde sulle prime Giu- ragazza e sai essere gentile con il tipo giusto e
to: squadra di calcio, partito politico, candidato seppe Culicchia. «Oggi il panorama politico hai la scorciatoia». Ma la politica non è fermar-
alle elezioni. Possiamo, allora, ripeterlo anche italiano è surreale, sono possibili solo risposte si alle mediocrità del presente ed un intellet-
oggi: ce la fa? Questa destra qua, nuova, fanta- surreali». Culicchia potrebbe usare la scorcia- tuale come Manfredi “cento per cento prodotto
siosa, che alcuni chiamano di sinistra, tutta toia di rispondere usando il titolo di uno dei della scuola pubblica, di ottimo livello”, ha la
orientata ai modelli europei, ce la fa? Per dirla capacità e la volontà di sperare il meglio per-
con aggettivi cari alla politica, forse un po’ re- ché, lo ripete, “io faccio il tifo per il nostro pae-
torici e abusati, ma sicuramente capaci di defi- Intellettuali e scrittori se”. E quindi c’è anche la possibilità di farcela
nire un orizzonte culturale, ci si può chiedere: per una destra diversa che Manfredi definisce
è possibile finalmente una destra laica, libera-
svelano le loro speranze «non furba, che apprezzi la cultura, l’onestà il
le, repubblicana e democratica? Si potrebbe ri- per una politica che scenda rigore». Una destra d’impegno, si può aggiun-
spondere in più modi, dando voce alle speranze dalle barricate e cominci gere, che guarda lontano e per la quale, quin-
personali, ad esempio. O a quelle dei militanti e di«“c’è virtualmente uno spazio importante.
finalmente a scrivere Quando giro l’Italia per lavoro – racconta – e
dei simpatizzanti. Ma il risultato sarebbe quan-
tomeno soggettivo e parziale. Si potrebbe com- il nostro romanzo collettivo parlo ai ragazzi, li vedo commuoversi se pro-
missionare un bel sondaggio, uno di quelli rea- pongo un certo tipo di concetti, se do loro l’im-
lizzati per telefono, ripetuti all’utente che di- pressione che credo fermamente in ciò che dico
strattamente risponde, e poco importa se si sta suoi libri. Tutti giù per terra, ad esempio, se vo- e che potrebbero fidarsi di me se fossi un politi-
discutendo di detersivi, bibite concorrenti del- lesse dipingere futuri foschi, oppure Bla bla co. Si alzano in piedi ad applaudire, sono curio-
la Coca Cola o del futuro del paese. E poi, fran- bla, se volesse riferirsi al chiacchiericcio di si, fanno domande. Questo atteggiamento di-
camente, dopo gli scivoloni agli exit-poll è poco un’estate aggressiva. Ma non lo fa «perché – mostra che esiste un modo per recuperarli alla
interessante discutere di una politica tutta nu- sottolinea – l’argomento è importante». È come politica ma che lo spazio si riduce ogni giorno
meri e risposte a compartimenti stagno. La do- se nelle parole di Culicchia rimanesse un senso se chi può non si dà una mossa». Anche Gaeta-
manda “questa nuova destra ce la fa?” ha un di attesa, perché certi toni non hanno aiutato il no Cappelli, che, ci tiene a sottolinearlo subi-
valore più complessivo, più ampio, si potrebbe dibattito. «Sono stato in Germania per mesi – to, si intende più di Mestieri sentimentali, come
dire “culturale”. Chiedersi se la destra che sta continua – i telegiornali non hanno mai parla- il titolo del suo libro, piuttosto che di cronaca e
nascendo, quella dei futuristi per darle un no- to di Italia. Hanno parlato di Russia, di petro- analisi politica, non nasconde una speranza.
me, ce la possa fare o no, significa immaginare lio, non di Italia. L’hanno fatto una volta sola, «Mi auguro che la destra nuova prosegua verso
l’Italia di domani, quella dei nostri figli; signifi- in occasione di un servizio sulla chirurgia este- un cammino liberale. Un cammino vicino alle
ca indicare un percorso e pensare a come, con- tica nel quale si nominava il nostro Presidente esigenze della modernità». E forse il nocciolo
cretamente, le aspirazioni di oggi possono pren- del Consiglio». Dall’aneddoto emerge il profilo della questione sta proprio qua. Forse i dubbi
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DOMENICA 5 SETTEMBRE 2010
RIPARTIAMO
DA MIRABELL0
di Valerio Massimo Manfredi e di Gaetano Cap-
pelli centrano un tema fondamentale: il tempo.
La destra laica, liberale, repubblicana, la destra
dello spirito nuovo e futurista ce la fa se prose-
gue il proprio percorso, se guarda avanti inve-
ce di guardare indietro. Deve farlo ora. La de-
stra che sta nascendo, quella “dei ribelli”, riu-
scirà a superare le difficoltà politiche di
un’estate un po’ becera, se saprà toccare le cor-
de profonde del paese contemporaneo e rac-
contare un futuro più entusiasmante, cui vale
la pena scegliere di appartenere. Perché poi, in
sintesi, la politica sta qua: nella capacità di im-
maginare un domani diverso e renderlo patri-
monio comune. Per vincere la battaglia col tem-
po, allora, la destra deve scegliersi le parole
chiave e usarle come come stelle polari capaci
di indicare una direzione. «Apertura e dialogo»,
ecco i termini indicati da Hamid Ziarati. «Bi-
sogna superare ogni autoritarismo», continua
lo scrittore iraniano il quale indica anche due
possibilità concrete per farlo. «Una parte della
destra italiana sbaglia a voler negare il voto
agli immigrati e fa persino male i conti. Molti
immigrati vengono da paesi ex-comunisti, vo-
terebbero a destra». Ma apertura per Ziarati
non è solo questo. Apertura è, non si stanca di
ribadirlo, una legge elettorale diversa. «La po- Giuseppe Culicchia Giuseppe Conte
litica è chiusa in sé. Se la destra vuole essere
nuova deve aprirsi ai cittadini. In Italia il can-
didato non risponde agli elettori ma al Presi- tenta nei confronti dei deboli e capace di regole si propone di progettare il futuro. Immaginare
dente del proprio partito. Questo sistema è det- giuste e condivise. Non meramente nazionali- l’eroe contemporaneo, infatti, non significa au-
tato da una mentalità cui la destra nel resto sta ma europeista, pronta, così, a rilanciare spicare la centralità emotiva del singolo ed
d’Europa non ricorrerebbe mai. Il candidato un’idea di grande Italia nel mondo. Una destra esaltare il potere del carisma individuale. Si
prima e il parlamentare poi deve essere libero orgogliosa, che si liberi dei bacia piedi. Una de- tratta, al contrario, di individuare le compe-
di rispondere solo ai cittadini». Chiaro. Per stra capace di fare quello che fanno i poeti: so- tenze necessarie per far fare alla politica tutta e
Giuseppe Conte, invece, la destra “in fasce” ce gnare. Pascoli, Foscolo, Carducci: hanno tutti al paese intero un salto di qualità. Significa tro-
la fa se si ispira ad una triade diversa da quella sognato, come Mazzini, un’Italia grande». In- vare la strada per rientrare nei telegiornali
ormai datata di Dio, patria, famiglia: «Senso del somma «non una destra di audience – conclude esteri non solo come utilizzatori finali di chi-
sacro, madre terra e persona umana». Ecco i – ma una destra capace di parlare di grandez- rurgia estetica, giusto per ricordare l’aneddoto
tre capisaldi. La potenza evocativa delle parole za». È chiaro: la destra nuova se vuole farcela, di Culicchia. «L’eroe potrebbe essere Cavour»”,
di Conte, uomo di mito e di mare, descrive quel- se davvero vuole provare a trasformare uno sti- suggerisce Ziarati, ed è forse per questa ragio-
lo che il poeta stesso definisce con ironia «una molo intellettuale in un concreto disegno poli- ne che lancia l’idea di un inno per la nuova de-
sorta di programma politico, forse fantasioso». tico deve saper indicare la strada maestra e al- stra. «Non la definirei proprio una canzone or-
Ma di certo capace di delineare un futuro più lo stesso tempo abbandonare linguaggi e litur- todossa per il pensiero di destra – ironizza – ma
appassionante ed accogliente. Il senso del sa- gie del passato. È scaduto il tempo per fare i a questo punto propongo Viva L’Italia». L’Ita-
cro, infatti, implica un rispetto per la vita che conti con la propria memoria, è passata l’epoca lia con gli asciutti nella notte triste, viva l’Italia,
travalica ogni altra definizione possibile. Il ri- in cui c’era sempre una scusa buona per torna- allora, l’Italia che resiste (alla crisi, alla furbi-
chiamo alla madre terra invece non è solo, e re ad inneggiare ai padri. «La storia ha già pro- zia, al sogno misero dello status quo). Cappelli,
non prioritariamente, l’eco di Gaia, ma è in con- nunciato il suo verdetto e quindi guardiamo in maniera simile, quando pensa ad un eroe im-
creto il riferimento ad un tema chiave nel- avanti. Basta con la memoria faziosa – sostiene magina «Garibaldi. Dobbiamo ricordare chi ha
l’agenda attuale. «La destra non può essere in- a questo proposito Manfredi – possiamo avere combattuto per l’Unità d’Italia, oggi che la ce-
differente all’ambiente – sottolinea a questo le nostre idee, ognuno si esprima come vuole, lebriamo, e abbandonare quel gusto tutto ita-
proposito Conte – ci vuole una destra capace di ma consideriamo e ricordiamo che siamo nella liano per la demitizzazione»”. Il Risorgimento,
mettere in campo forze vere ed energie». Il ri- stessa barca e abbiamo la stessa eredità in co- insomma, questa è la terra dei padri custodi di
ferimento alla persona umana, inoltre, evocato mune. Questa è la memoria, le nostre lacrime, una memoria collettiva, unificatrice, una sorta
come terza musa politica, è imprescindibile per la nostra miseria e meschinità, ma anche l’or- di memoria del “ma anche” di cui la destra po-
una destra che voglia davvero definirsi delle li- goglio per le straordinarie punte di grandezza trebbe, stavolta sì, farsi orgogliosa sostenitrice.
bertà. Non si può, infatti, discutere di libertà co- raggiunte dagli italiani». Viene in mente non Se per Conte, invece, è Ulisse rappresentare
me se fosse un concetto astratto, un’aspirazio- solo la forza di una terra “di poeti, di artisti e di con la propria vicenda un modello cui tendere,
ne vaga e dal sapore letterario se non, al con- eroi”, ma anche l’epica dei perdenti che carat- Cappelli ne suggerisce un altro: l’antieroe.
trario ed in alcuni casi, barbaramente populi- terizza i romanzi di Pennacchi: sono le storie «Scrivo di personaggi che non trovano facil-
sta. La libertà è sangue e carne, lavoro e quoti-
dianità. La libertà è, appunto, singolo individuo
che fanno la storia. Sono i racconti di vita che
caratterizzano un’epoca, e la storia non sta là,
mente la propria strada. Si interrogano sul sen-
so dell’esistenza, ma senza drammatizzare né
HAMID ZIARATI
con tutto quello che comporta. Una destra, in distante e fredda, ma è qui, nel lavoro, nelle restare passivi di fronte agli eventi». LA POLITICA È CHIUSA IN SÉ.
pratica, che sceglie tra le proprie parole chiave
il termine “persona” non potrà mai più gridare
scarpe, nelle facce degli uomini che si incon-
trano per la strada. Forse è proprio tra quel-
Insomma, se Corrado Guzzanti ce lo venisse
a chiedere adesso: «Ja ‘a fa?”, una risposta, sen-
IN ITALIA IL CANDIDATO
all’assassino quando un padre stremato da un l’umanità quotidiana, allora, che la destra do- za bisogno di sfere di cristallo o di sondaggi, for- NON RISPONDE AGLI ELETTORI
dolore lungo sedici anni preferisce per la figlia vrebbe scegliere gli uomini e le donne cui ispi- se c’è. Sì, la destra laica, repubblicana, nazio- MA AL PRESIDENTE
una dolce morte piuttosto che una non-vita pri- rarsi, senza più immaginare leader egocentrici nale, fantasiosa, futurista, leggera, quella che
va di pensiero. Ecco, le parole sono importanti ed accentratori. È sempre Manfredi a dipingere non ha problemi ad apprezzare una canzone di DEL PROPRIO PARTITO
perché hanno un peso specifico nella vita con- l’immagine vivida e concreta di quegli eroi da Francesco De Gregori e a farla propria, ce la
creta delle persone. Per questo, riprende la ri- cui non la destra ma tutta la politica può trarre può fare. Con un po’ di allegria e con la capaci-
flessione Cappelli: «La politica deve abbando- ispirazione: «Gli eroi sono quelli che fanno il lo- tà di farsi sempre domande nuove.
nare il linguaggio della demonizzazione e fare ro dovere fino alle estreme conseguenze. Il giu-
proprio quello del rispetto». È in fondo lo stes- dice che senza mezzi si batte e va avanti affron-
so ragionamento di Pierluigi Battista quando tando paura e minacce. Il poliziotto che sta in
sul primo numero del settimanale “L’Italia”, di- mezzo alla strada di giorno e di notte, può la-
retto da Pietrangelo Buttafuco, scriveva: «Che sciarci a pelle, lo sa, ma lo fa lo stesso. L’inse-
Valerio
noia voi del cattiverio». Il cattiverio, termine gnate che senza mezzi, senza sostegno, si pre-
Massimo
entrato poi nel linguaggio giornalistico e di- para meglio che può e studia per dare un inse-
Manfredi
ventato emblematico per descrivere un certo gnamento all’altezza. Gli eroi sono quelle per-
modo arrogante di stare a destra, è stato defini- sone grazie alle quali l’Italia funziona. Sono
to dallo stesso Battista così: «Quel recinto in- eroi silenziosi, onesti, che si spendono per gli
fetto e inavvicinabile di chi, nei criteri corren- altri. Costi quel che costi».
ti di conformità a un modello assunto come C’è un altruismo, un fare insieme, un sentir-
equivalente ideologico del bene e del giusto, è si comunità nelle parole di Manfredi che spin-
condannato a star fuori dai circuiti della ri- ge a dire “noi, italiani”. Ed è proprio il “moti-
spettabilità e del commercio sociale delle idee. vare a sentirsi noi” il compito della politica che
Chi aderisce a quel modello di conformità non funziona. Tutto il contrario, viene spontaneo
può che assaporare dalla raffigurazione di quel- pensare, rispetto ad una certa destra che ha
l’accolita di reietti appestati il sapore di una ru- scelto, invece, di chiamare eroe un mafioso e di
tilante corte di mostri uniti dalla più irrime- pensare che, tutto sommato, meglio mafioso
diabile delle sconfitte». Per dimenticare la cul- che cornuto, con buona pace del senso minimo
tura del cattiverio, tutta prove di forza e rea- del bene comune. Bertolt Brecht definì sventu-
zioni muscolari, la destra “futurista” può, ad rata la terra che ha bisogno di eroi, è vero. Ep-
esempio, accogliere la riflessione di Conte: «Ec- pure in quella che Fiorella Mannoia ha chia-
co come potrebbe essere la nuova destra, se mato “un’emergenza etica” non è un esercizio
vuole farcela. Non conservatrice ma innovatri- di stile. È, invece, benefico individuare non so-
ce nel solco della tradizione. Non egoista, ma at- lo le priorità ma anche un eroe per la destra che