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II

Informazioni legali
L’istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e le persone che agiscono per conto
dell’Istituto non sono responsabili per l’uso che può essere fatto delle informazioni contenute in questo manuale.

La Legge 133/2008 di conversione, con modificazioni, del Decreto Legge 25 giugno 2008, n. 112, pubblicata
sulla Gazzetta Ufficiale n. 195 del 21 agosto 2008, ha istituito l'ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la
Ricerca Ambientale.
L’ISPRA svolge le funzioni che erano proprie dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi
Tecnici (ex APAT), dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (ex INFS) e dell’Istituto Centrale per la
Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare (ex ICRAM).

ISPRA – Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale


Via Vitaliano Brancati, 48 – 00144 Roma
www.isprambiente.it

ISPRA, Manuali e Linee Guida, n. 72/2011

ISBN 978-88-448-0508-1

Riproduzione autorizzata citando la fonte

Elaborazione grafica
ISPRA

Grafica di copertina: Franco Iozzoli

Coordinamento editoriale:
Daria Mazzella
ISPRA DIR-COM

Ornella Notargiacomo
ISPRA AMB-DIR

III
INDICE

Presentazione

Introduzione

Contributi e ringraziamenti

Acronimi

LA GUIDA

1. Elementi introduttivi

1.1 Introduzione all’uso e obiettivi della Guida


Destinatari
Riferimenti prioritari
Obiettivi
Contenuti

1.2 Requisiti della Rsa


Rsa nazionale
Rsa territoriale
Disomogeneità metodologica
Rsa fuori d’Italia
Riferimenti per i requisiti della Rsa
Requisiti essenziali
Livelli di assessment
Motivazioni della scelta del livello di assessment

IV
1.3 Definizioni
Classificazione funzionale degli elementi informativi
Obiettivo
Target
Core set diindicatori
Elaborazioni su indicatori
Modelli logico-concettuali
Metodi o strumenti di valutazione
Meccanismi di reporting
Problematiche ambientali

2. Metodo di lavoro

2.1 Introduzione

2.2 Le problematiche ambientali prioritarie


Individuazione
Descrizione

2.3 Fattori determinanti


Individuazione
Descrizione

2.4 Analisi delle relazioni cause/effetti


Stima dimensionale

2.5 Le risposte
Individuazione
Descrizione

2.6 Le criticità
3. Criteri e strumenti di lavoro

3.1 Criteri di scelta delle problematiche ambientali prioritarie

V
3.2 Relazioni di causalità

3.3 Selezione degli indicatori

3.4 Caratteristiche degli indicatori per la Rsa


Rilevanza per la politica e utilità per gli utilizzatori
Solidità analitica
Misurabilità
Meccanismi di reporting
Decoupling
Rappresentazioni

3.5 La qualificazione della base informativa


Origine dei dati
Fonte dei dati
Qualità dei dati

LE APPENDICI

A.1 Reporting ambientale e sostenibilità

A.2 Sistemi, ecosistemi, modelli

A.3 Quadri concettuali: dal modello Stress al modello Psr dell’Ocse

A.4 Gli sviluppi: dai modelli Dsr della Un-Csd al modello Dpsir dell’Aea

A.5 Dinamiche ecosistemiche e valutazione integrata


Causalità e finalità
Dinamiche spazio-temporali
Interdipendenza e multidimensionalità
Vulnerabilità e resilienza

VI
Non linearità, effetti cumulativi
La valutazione ambientale integrata

A.6 Definizioni, ruoli e gerarchie degli indicatori

A.7 Repertorio dei principali sistemi di indicatori


Il percorso Un-Csd
Il percorso Ocse
Il percorso comunitario

A.8 Indicatori ambientali unici

A.9 Tipologie di indicatori ambientali: indicatori d’efficienza, indicatori di prestazione,


indicatori di sostenibilità, indicatori di decoupling

A.10 Dati e metadati: le “Schede indicatore”

A.11 Nazioni unite: il Millennium Ecosystem Assessment

A.12 Il modello di reporting Ocse: Environmental Performance Review

A.13 Onu-Ece e Aea: il Rapporto di Belgrado e verso il Rapporto di Astana

A.14 Il modello di reporting comunitario: “State and Outlook 2005” e verso “State and
Outlook 2010”

A.15 Il processo di Cardiff e l’integrazione dei settori:


i meccanismi di reporting, Term ed Eerm

A.16 I sistemi informativi a supporto della Rsa


Rappresentazioni grafiche degli indicatori

LA BIBLIOGRAFIA DELLE APPENDICI

VII
GLI ALLEGATI

Allegato 1 Strumento metodologico d’indagine


per l’analisi e la valutazione dei documenti/prodotti di reporting ambientale

Allegato 2 Analisi dei metodi adottati in ambito internazionale, estero e comunitario


Relazione
Elenco dei documenti analizzati

Allegato 3 Analisi dei prodotti editoriali di livello regionale e provinciale


Relazione

VIII
IX
PRESENTAZIONE

Questa Guida è il risultato del processo di armonizzazione avviato da Ispra ex Apat riguardo
alle relazioni sullo stato dell’ambiente realizzate nel tempo da parte delle Arpa/Appa,
direttamente o a supporto delle Regioni.
L’armonizzazione delle metodologie operative delle Arpa/Appa, incluse quelle relative al
reporting, è compresa nella funzione generale di Ispra di indirizzo e coordinamento tecnico.
La Guida è uno dei primi prodotti realizzati nell’ambito del Piano triennale delle attività
interagenziali 2010-2012. Precisamente, è il prodotto dell’Attività 2010 c1 “Predisposizione
linee guida reporting / definizione di core set indicatori – Rsa di livello territoriale” della Linea
di attività 2010-2012 c1 “Definizione di standard metodologici di reporting del Sistema”
dell’Area di attività C “Elaborazione – Gestione – Diffusione delle informazioni ambientali”.
I contenuti della Guida comprendono anche i risultati raggiunti con il progetto di Ispra ex Apat
“Messa a punto di una metodologia di reporting ambientale a livello regionale”, finanziato con
i fondi previsti con la legge 93/01.
L’auspicio è che questa Guida, oltre a essere il primo strumento di riferimento delle agenzie
Arpa/Appa, lo sia anche di altri che operano in campo ambientale.

X
INTRODUZIONE

Con la pubblicazione di questa Guida si conclude un primo momento del processo avviato
da Ispra di armonizzazione delle modalità di realizzazione dei report ambientali di livello
locale: quello relativo alla predisposizione della Relazione sullo stato dell’ambiente territoriale
(Rsat).
Sin dalle prime iniziative di reporting delle Arpa/Appa fu avvertita l’esigenza di disporre di
modelli metodologici condivisi, sulla base dei quali pervenire a prodotti confrontabili.
D’altro canto, il legislatore ha sempre previsto – per Anpa prima, per Apat dopo e per Ispra
adesso – lo svolgimento di attività di indirizzo e coordinamento tecnico nei confronti delle
Arpa/Appa allo scopo di rendere omogenee sul piano nazionale le metodologie operative per
l’esercizio delle loro competenze. E tra tali metodologie sono certamente annoverabili quelle
riguardanti il reporting.
L’attività di Ispra in materia, poi, trova motivazione non solo nel mandato istituzionale, ma
anche nella constatazione che tanto il Sistema agenziale (Sa) quanto molti soggetti che
hanno competenze ambientali a varie scale geopolitiche ricorrono in maniera sempre più
ampia a prodotti di reporting, soprattutto per comunicare le condizioni ambientali del proprio
contesto territoriale. E tali report spesso non sono sufficientemente adeguati allo scopo, sia
sotto il profilo dell’efficacia informativa (ottimizzazione tra mole di dati e contenuto
informativo), sia soprattutto in termini di standardizzazione di formato/linguaggio,
indispensabile a consentire una lettura comparativa di dati/informazioni relativi a territori
diversi.
Con la legge 93/2001, Ispra ex Apat ha individuato l’opportunità di dare avvio a un processo
sistematico di armonizzazione delle attività di reporting del Sa, promuovendo il progetto
“Messa a punto di una metodologia di reporting ambientale a livello regionale” con la
partecipazione, in regime convenzionale, di Arpa Lombardia, Arpa Emilia-Romagna, Arpa
Lazio, Arpa Umbria e Arta Abruzzo. A valle di un’ampia e approfondita indagine sulle
metodologie più largamente di riferimento – a livello internazionale, comunitario, nazionale e

XI
regionale – per l’elaborazione della relazione sullo stato dell’ambiente (Rsa), fu redatta una
prima stesura di questa Guida.
La scelta di dare avvio al processo di armonizzazione a partire dalla Rsa fu motivata dalla
considerazione che questo era il prodotto di reporting che nell’ambito del Sa richiedeva
prioritariamente un tale intervento.
In assenza di metodologie condivise del Sa, la Rsa nazionale (legge 349/1986, e
successivamente anche decreto legislativo 195/2005) e l’Annuario Ispra dei dati ambientali
hanno costituito un riferimento significativo per la predisposizione dei documenti analoghi di
livello territoriale. Nel tempo, poi, sempre più stretto è divenuto il legame tra Rsa nazionale e
Annuario. Infatti, a partire dall’edizione del 2005, l’Annuario rappresenta la sua principale
fonte di dati e di informazioni. Ciò è stato confermato anche con l’ultima edizione (2009), “Le
sfide ambientali”, predisposta per la presentazione al G8 “Ambiente” di Siracusa delle
informazioni fondamentali per aggiornare la strategia dello sviluppo sostenibile del nostro
Paese, per la quale è stato utilizzato come riferimento informativo l’ “Annuario dei dati
ambientali Ispra del 2009 – Tematiche in primo piano”.
Considerando nel loro insieme le Rsa di scala territoriale sinora prodotte, emerge sempre più
chiaro che, nel tempo, è prevalso l’orientamento a progettare questi documenti come
strumenti adatti, da un lato, a rappresentare differenti realtà locali che assumono la
prospettiva ambientale come fulcro delle azioni di politica integrata e dall’altro, grazie alle
possibilità offerte dalle nuove tecnologie (in primo luogo internet), a diffondere molto
largamente tali iniziative presso i cittadini. Risulta, perciò, tuttora molto forte l’esigenza di
un’armonizzazione di formati/linguaggi e appare, quindi, quanto mai attuale la pubblicazione
di questa Guida per soddisfare tale necessità.
La prima stesura della Guida, precedentemente ricordata, aveva prodotto un testo
comprendente anche alcuni elementi metodologici di approfondimento, trattati in specifiche
appendici, non pienamente sviluppati per cui fu deciso di non pubblicare il documento. A
valle della conclusione della partecipazione delle Arpa al progetto, apparve evidente che il
completamento delle appendici – per il loro carattere teorico – avrebbe ben potuto costituire
oggetto di un incarico studio. Cosa che fu poi fatta, dandone conferimento all’Istituto sviluppo
sostenibile Italia onlus (Issi onlus), attualmente Fondazione per lo sviluppo sostenibile.
La predisposizione della Guida è, pertanto, giunta pressoché a conclusione proprio
nell’imminenza della definizione del Piano triennale delle attività interagenziali 2010-2012. Le
ultime operazioni richieste per licenziarla sono state, quindi, assegnate all’Area di attività C
“Elaborazione – Gestione – Diffusione delle informazioni ambientali” (coordinata da Ispra e
Arpa Piemonte), e precisamente alla Linea di attività 2010-2012 c1 “Definizione di standard
metodologici di reporting del Sistema”, Attività 2010 c1 “Predisposizione linee guida reporting

XII
/ definizione di core set indicatori – Rsa di livello territoriale” alla quale hanno partecipato,
oltre a Ispra, Arpa Piemonte, Arpa Valle d’Aosta, Arpa Emilia-Romagna, Arpa Umbria, Arpa
Puglia, Arpa Basilicata, Arpa Sicilia.
Per concludere, una breve presentazione della struttura della Guida, articolata in 3 capitoli,
16 appendici e 3 allegati.
Il primo capitolo è dedicato alle definizioni dei principali elementi e strumenti metodologici di
reporting, e vi sono riportate le indicazioni relative al campo di applicazione. Una particolare
enfasi, per cui le è destinato uno specifico paragrafo, viene attribuita alla Rsa, per la quale,
più che enunciarne una definizione, se ne identificano i requisiti.
Nel secondo capitolo sono descritte le fasi principali del processo di progettazione e
successiva realizzazione del documento di Rsa.
Nel terzo sono illustrati i criteri di riferimento e gli strumenti metodologico-operativi di cui
deve o può avvalersi l’analista di reporting per l’attuazione delle fasi di realizzazione della
Rsa.
Nelle appendici sono riportate descrizioni più dettagliate di alcuni strumenti metodologici
menzionati nella sezione manualistica. Si tratta di note di approfondimento scientifico su
alcuni argomenti trattati nella Guida, la lettura delle quali è vivamente raccomandata
sebbene l’omissione potrebbe non precludere l’applicazione degli elementi fondamentali.
Gli allegati, infine, sono dedicati ai risultati del progetto iniziale di Ispra ex Apat.
All’allegato 1 è presentato lo strumento metodologico (scheda) utilizzato per l’indagine sui
documenti/prodotti di reporting ambientale, la cui struttura fu definita anche con riferimento
alle esperienze sino ad allora maturate in materia dai componenti della compagine.
Con gli altri due sono presentati i risultati di tale indagine: all’allegato 2, i metodi adottati in
ambito internazionale, estero e comunitario; all’allegato 3, i prodotti editoriali di livello
regionale e provinciale.

dr. Roberto Caracciolo


Direttore del Dipartimento
Stato dell’ambiente e metrologia ambientale

XIII
XIV
CONTRIBUTI E RINGRAZIAMENTI

In questa sezione si vuole esprimere un sentito ringraziamento a tutti coloro che a vario titolo
– autore, esperto, collaboratore, ecc. – hanno offerto il proprio contributo all’elaborazione del
documento.

Questa Guida è uno dei primi prodotti approvati dal Consiglio federale a valle del processo di
definizione del Piano triennale delle attività interagenziali 2010-2012.

La Guida è il prodotto finale dell’Attività 2010 c1 “Predisposizione linee guida reporting /


definizione di core set indicatori – Rsa di livello territoriale” della Linea di attività 2010-2012
c1 “Definizione di standard metodologici di reporting del Sistema” dell’Area di attività C
“Elaborazione – Gestione – Diffusione delle informazioni ambientali”.
All’Attività hanno partecipato:
Ispra, Settore Reporting (Servizio Reporting ambientale e strumenti per la sostenibilità del
Dipartimento Stato dell’ambiente e metrologia ambientale): Maria Alessia Alessandro, Rita
Calicchia (coordinatore, anche della Linea di attività c1 congiuntamente con Mariaconcetta
Giunta), Paola Pace.
Arpa Piemonte: Pina Nappi.
Arpa Valle d’Aosta: Marco Cappio Borlino.
Arpa Emilia-Romagna: Roberto Mallegni.
Arpa Umbria: Cecilia Ricci.
Arpa Puglia: Lucia Bisceglia.
Arpa Basilicata: Ersilia Di Muro.
Arpa Sicilia: Fabio Badalamenti.

Nella Guida sono confluiti i risultati del progetto di Ispra ex Apat “Messa a punto di una
metodologia di reporting ambientale a livello regionale”, finanziato con i fondi previsti con la
legge 93/01.

XV
Responsabile del progetto nel corso del processo istruttorio (2002): Roberto Caracciolo,
allora direttore del Dipartimento Stato dell’ambiente, controlli e sistemi informativi.
Responsabile del progetto nelle fasi di sviluppo (anni 2003-2005) e coordinatore della
compagine progettuale (anni 2004-2005): Rita Calicchia, allora responsabile del Settore di
livello dirigenziale Reporting ambientale, coadiuvata da Silvia Iaccarino e Fedrica Macrì del
medesimo Settore.

Le attività di sviluppo del progetto (anni 2004-2005) furono curate da una compagine
progettuale coordinata da Ispra ex Apat, alla quale parteciparono, in regime convenzionale, 5
Arpa:
Arpa Lombardia: Renzo Compiani e Fabrizio Carrera (responsabili della convenzione),
Rossella Azzoni (referente del progetto), Giuseppe Zanella.
Arpa Emilia-Romagna: Roberto Mallegni (responsabile della convenzione e referente del
progetto), Marzia Conventi, Annalisa Ferioli.
Arpa Lazio: Roberto Sozzi e Stefania Borghini (responsabili della convenzione), Stefania
Borghini e Riccardo Casilli (referenti del progetto).
Arpa Umbria: Giancarlo Marchetti (responsabile della convenzione), Paolo Stranieri
(referente del progetto), Cecilia Ricci, Roberta Caliò.
Arta Abruzzo: Danilo Cianca (responsabile della convenzione), Virginia Lena (referente del
progetto), Antonella Bronico.
Per conto di Ispra ex Apat, la gestione degli strumenti convenzionali fu assicurata da:
Rita Calicchia, responsabile delle convenzioni
Silvia Iaccarino, referente per le attività di pianificazione e controllo
Federica Macrì, referente per le attività di comunicazione

La compagine progettuale mise a punto uno strumento di analisi (scheda) per l’indagine
conoscitiva dei prodotti metodologici a livello internazionale, comunitario, nazionale e
regionale, curò tale indagine e redasse la prima stesura della Guida (parte manualistica e le
parti essenziali di alcune appendici).

La rivisitazione delle appendici – stesura di nuove e integrazione/modifica di alcune già


presenti – fu svolta, sulla base del conferimento di un incarico di studio, dall’Istituto sviluppo
sostenibile Italia (Issi), oggi confluito nella Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Issi si è
avvalso dei suoi esperti Toni Federico e Andrea Barbabella che hanno curato l’elaborazione
delle appendici così come consultabili in questa Guida, redigendone di nuove (appendici A.1,

XVI
A.2, A.4, A.5, A.7, A.8, A.12, A.14) ed effettuando integrazioni/modifiche del materiale
esistente (appendici A.3, A.6, A.9, A.10, A.11, A.13, A.15, A.16).

A ciascuno dei numerosi esperti precedentemente citati che hanno direttamente partecipato
al lavoro va il più sentito ringraziamento, da estendere anche a coloro che vi hanno preso
parte per attività collaterali e non esplicitamente ricordati.

Uno sentito e particolare ringraziamento è riservato a Mariaconcetta Giunta – responsabile


del Servizio di livello dirigenziale Progetto speciale Annuario e statistiche ambientali del
Dipartimento Ispra Stato dell’ambiente e metrologia ambientale nonché coordinatore Ispra
dell’Area di attività C, congiuntamente con Enrico Garrou di Arpa Piemonte, e della Linea di
attività c1 con Rita Calicchia – per le competenti e puntuali osservazioni critiche offerte nel
corso delle varie fasi della predisposizione della Guida. Il ringraziamento va anche agli
esperti di tale Servizio – Giovanni Finocchiaro, Cristina Frizza, Alessandra Galosi, Silvia
Iaccarino, Luca Segazzi, Paola Sestili – per la cordiale e continua disponibilità al confronto e
le sempre appropriate considerazioni espresse.

XVII
XVIII
ACRONIMI

Aea: Agenzia europea per l’ambiente


Aerm: Agricolture-environment reporting mechanism
Anpa: Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente
Apat: Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici
Ce (EC): Commissione europea (European Commission)
Cf: Consiglio federale [delle Agenzie ambientali locali presso Ispra]
Cnel: Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro
Csd: Commission on Sustainable Development (Commissione per lo sviluppo sostenibile
delle Nazioni unite)
Deat (Republic of South Africa): Department of Environmental Affaire and Tourism
Eap (Eu): Environmental Action Plan
EC (Ce): European Commission (Commissione europea)
Eea: European environment Agency
Eecca [countries]: Eastern Europe, Caucasus and Central Asia [countries]
Eerm: Energy-environment reporting mechanism
Efe: Environment for Europe (Un-Ece)
Epi: Environmental pressure indicators
Epr: Environmental performance review
Esa: European Space Agency
EU (Ue): European Union (Unione europea)
Eurostat: Statistical Office of the European Communities (Ufficio di Statistica della
Commissione europea)
Ewi: Environment Well-being Index
Fdes: Framework for the Development of Environment Statistics
Feem: Fondazione Eni (Ente nazionale idrocarburi) “Enrico Mattei”
Fni: Fridtjof Nansen Institute
Gis: Sistemi informativi geografici

XIX
Gmes: Global monitoring for environment and security
Gpi: Genuine progress indicator
Gwp: Global warming potential
Hwi: Human Well-being Index
Ia: Integrated assessment
Iaj: Integrated Assessment Journal
Igbp: International geosphere-biosphere programme
Iisd: International institute for sustainable development
Imf: International Monetary Fund
Ipat: Impact population affluence technology
Ipcc: Intergovernmental Panel on Climate Change
Iied: International Institute for environment and development
Isew: Index of sustainable economic welfare
Ispra: Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale
Issi: Istituto Sviluppo sostenibile Italia
Istat: Istituto Nazionale di Statistica
Iucn: International Union for Conservation of Nature
Lpi: Living Planet Index
Mattm: Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare
Mea: Millennium Ecosystem Assessment
Mfa: Material flow account
Ocse: Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico
Odp: Ozone depletion potential
Oecd: Organization for economic cooperation and development (Organizzazione per la
cooperazione e lo sviluppo economico)
Ong: Organizzazione non governativa
Onlus: Organizzazione non lucrativa di utilità sociale
Onu: Organizzazione delle Nazioni unite
Sa: Sistema agenziale
Seis: Shared Environmental Information System
Sira: Sistema informativo regionale ambientale
Sna: System of National Accounts
Seis: Shared Environment Information System
Tar [Ippc]: Ipcc Third Assessment Report
Term: Transport-environment reporting mechanism
Ue (EU): Unione europea (European Union)

XX
Un: United Nations (Organizzazione delle Nazioni Unite)
Uncds: United Nations Commission on Sustainable Development
Undp: United Nations Development Programme
Unece: United Nations Economic Commission for Europe
Unep: United Nations Environment Programme (Programma per l’ambiente delle Nazioni
Unite)
US-Epa: United States of America Environmental Protection Agency (Agenzia per l’ambiente
degli Stati Uniti d’America)
Vas: Valutazione ambientale strategica
Wb: World Bank
Wced: World Commission on Environment and Development
Wef: World Economic Forum
Wpep: Working Party on Environmental Performance (Oecd)
Wri: World Resources Institute
Wwf: World Wide Fund for Nature
Wwi: Worldwatch Institute

XXI
XXII
LA GUIDA

1
2
1. ELEMENTI INTRODUTTIVI

1. ELEMENTI INTRODUTTIVI

1.1 Introduzione all’uso e obiettivi della guida

1 La Guida è stata progettata come strumento di lavoro di analisti e di Destinatari


esperti di reporting ambientale. Essa è, pertanto, destinata
prioritariamente a quanti sono chiamati a produrre un progetto di
relazione sullo stato dell’ambiente (Rsa) e a realizzarne i contenuti.
2 Definizioni, indicazioni e raccomandazioni contenute nella Guida Riferimenti
sono frutto dell’esperienza operativa maturata dai tecnici di settore prioritari
dell’Ispra e delle Agenzie Arpa/Appa, opportunamente modulata con
gli esiti dell’attività di studio sviluppata ad hoc per la redazione di
questo documento. Va, comunque, sottolineato che riferimenti
costanti utilizzati nella Guida sono l’Agenzia europea per l’ambiente
(Aea), per il livello comunitario, e l’Organizzazione per la
cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), per il livello
internazionale per il quale anche l’esperienza delle agenzie delle
Nazioni unite (Onu) rappresenta, in alcuni casi, un utile background.
3 Obiettivo prioritario della Guida, piuttosto che l’imposizione di uno Obiettivi
schema rigido di Rsa, è la promozione dell’uso di metodi di reporting
sufficientemente collaudati, sia per quel che concerne la
progettazione del documento relativamente agli aspetti strutturali e di
contenuto, sia con riferimento agli elementi della base informativa e
agli strumenti per la loro elaborazione. Tutto ciò con la finalità di
favorire la produzione di documenti sullo stato dell’ambiente relativi
alle diverse realtà territoriali italiane, sempre più omogenei tra di loro e
coerenti con quelli prodotti in altri contesti esteri e sopranazionali.
4 I contenuti della Guida sono articolati in 3 capitoli, 16 appendici e 3 Contenuti
allegati.
5 In questo primo capitolo, oltre a essere fornite indicazioni sull’uso
della Guida, sono riportate le definizioni dei principali elementi e
strumenti di reporting. Una particolare enfasi, destinandole uno
specifico paragrafo, viene attribuita alla stessa Rsa, per la quale, più
che enunciarne una definizione, se ne identificano i requisiti.
6 Nel secondo capitolo sono identificate le fasi principali del processo
di progettazione e successiva realizzazione del documento di Rsa.
7 Nel terzo sono descritti i criteri di riferimento e gli strumenti

3
1. ELEMENTI INTRODUTTIVI
Rev. 3 – 1°/7/2010

metodologico-operativi di cui deve o può avvalersi l’analista di


reporting per l’attuazione delle fasi sopra identificate.
8 Nelle appendici sono riportate trattazioni più dettagliate su alcuni Le appendici
argomenti trattati nella Guida, la lettura delle quali è vivamente
raccomandata sebbene l’omissione potrebbe non precludere
l’applicazione degli elementi fondamentali.
9 All’allegato 1, “Strumento metodologico d’indagine per l’analisi e la L’allegato 1
valutazione dei documenti/prodotti di reporting ambientale”, è riportata
la scheda utilizzata per lo svolgimento della ricognizione preliminare
delle metodologie di redazione della relazione sullo stato
dell’ambiente a livello internazionale, comunitario, nazionale e
regionale. La struttura della scheda fu definita anche con riferimento
alle esperienze di reporting sino ad allora maturate dagli esperti che
condussero l’indagine.
10 All’allegato 2, “Analisi dei metodi adottati in ambito internazionale, L’allegato 2
estero e comunitario”, è riportato l’esito della ricognizione preliminare
delle metodologie di redazione della relazione sullo stato
dell’ambiente a livello internazionale (Organizzazione per la
cooperazione e lo sviluppo economico, Ocse; Commissione per lo
sviluppo sostenibile Uncsd; Programma per l’ambiente delle Nazioni
unite, Unep; ecc.) e comunitario (Commissione europea, Ce; Agenzia
europea per l’ambiente, Aea; Eurostat).
11 All’allegato 3 “Analisi dei prodotti editoriali di livello regionale e L’allegato 3
provinciale”, è riportato l’esito della ricognizione preliminare delle
metodologie di redazione della relazione sullo stato dell’ambiente a
livello regionale e provinciale.

1.2 Requisiti della Rsa

12 La relazione sullo stato dell’ambiente, come documento Rsa nazionale


istituzionale, è stata introdotta nel nostro ordinamento normativo con
la legge istitutiva del Ministero dell’ambiente (legge 349 del 1986),
laddove, all’art. 1, comma 6, è stabilito che “il Ministro presenta al
Parlamento ogni due anni una relazione sullo stato dell’ambiente”.
13 Successivamente, la predisposizione di documenti analoghi è stata Rsa territoriale
introdotta con atti legislativi di livello territoriale. Molte regioni,

4
1. ELEMENTI INTRODUTTIVI

province e alcuni comuni metropolitani ormai producono, con


differente periodicità, un documento sullo stato dell’ambiente.
14 I documenti che sono elaborati si differenziano, però, in alcuni casi Disomogeneità
in maniera significativa, l’uno dall’altro. Si passa da repertori di dati, metodologica
seppure accurati e completi ma senza adeguata analisi di causalità, a
vere e proprie valutazioni di performance di programmi e, più in
generale, di politiche ambientali. Peraltro, la constatazione di questa
ampia casistica di documenti sullo stato dell’ambiente è la principale
motivazione dello studio affrontato dal Sistema agenziale e, in
particolare, con questa guida tecnica.
15 Ovviamente, documenti di questa natura vengono prodotti anche in Rsa fuori d’Italia
altri contesti, esteri e sopranazionali. E anche in questi casi si osserva
una produzione abbastanza disomogenea, sebbene l’ampiezza della
gamma non sia così significativa come nel contesto italiano,
soprattutto per quel che concerne i requisiti di massima dei
documenti, ovvero le finalità principali a essi assegnate.
16 È, pertanto, opportuno stabilire innanzitutto i requisiti minimali che
devono possedere documenti di reporting ambientale per poter essere
classificati come Rsa.
17 In tal senso, riferimenti metodologici sovranazionali di indubbia Riferimenti per i
autorevolezza, quali l’Environmental Performance Review dell’Ocse e requisiti delle
il Rapporto sullo stato dell’ambiente dell’Aea, e la stessa Rsa prodotta Rsa
dal Ministero dell’ambiente italiano hanno come requisito comune il
fattore di valutazione o di assessment, per dirla con termine
anglosassone.

18 Con riferimento a questa Guida, pertanto, la presenza o


meno di una sezione dedicata alla valutazione viene Requisiti
considerata come fattore discriminante per la classificazione dei essenziali
documenti di reporting quali Rsa.

19 Peraltro, in una Rsa possono essere presenti diversi livelli di Livelli di


valutazione. assessment

20 Un estremo del processo valutativo (quello meno approfondito)


implica l’analisi di correlazione tra la qualità dello stato, oggettivo e
tendenziale, dell’ambiente e i principali fattori di pressione che lo

5
1. ELEMENTI INTRODUTTIVI
Rev. 3 – 1°/7/2010

determinano, rimanendo l’analisi a un livello di elementi informativi


fisici.
21 Un livello di valutazione intermedio è rappresentato dall’analisi
semiquantitativa delle correlazioni tra attività produttive (Driving) e
condizioni ambientali.
22 L’altro estremo della valutazione (quello più approfondito) consiste
nell’analisi delle performance delle politiche (Risposte).
23 I fattori che determinano la scelta di uno piuttosto che di un altro Motivazioni della
livello valutativo dipendono sia dalle finalità che si vogliono perseguire scelta del livello
con il documento di Rsa, sia dalla disponibilità di dati e di strumenti di di assessment
analisi. In tal senso, la valutazione delle performance delle politiche, a
tutt’oggi, trova i suoi limiti soprattutto nella carenza di idonei strumenti
metodologici.

1.3 Definizioni

24 Sono riportate le definizioni dei termini utilizzati nella Guida,


presentati in sezioni di elementi omogenei. Per il maggior numero di
essi sono date definizioni coniate sulla base dell’esperienza, operativa
e di studio, maturata in Ispra e nel Sistema delle Arpa/Appa
applicando le metodologie di reporting.
25 Adeguata segnalazione è data qualora le definizioni coincidano
con quelle adottate in altri consessi qualificati. Le definizioni più note e
consolidate sono reperibili nelle appendici (cfr. le appendici A.2, A.3,
A.4, A.5, A.6, A.7).
26 Base informativa. Rappresenta l’insieme degli elementi informativi Elementi
(cfr. l’appendice A.16) utilizzati per l’attività di reporting (cfr. informativi
l’appendice A.1), in tutte le possibili forme e livelli di aggregazione. I
diversi elementi della base informativa concorrono, con differente
contenuto valutativo e informativo, alla funzione del monitoraggio
ambientale, come di seguito esplicitato.
27 Parametro. È l’elemento informativo di base. Fornisce una misura
di una proprietà, di una grandezza, di un fenomeno.
Indipendentemente dal significato ambientale che gli può essere
attribuito in relazione al valore che di volta in volta assume.
28 Indicatore ambientale. È un elemento informativo che contiene una

6
1. ELEMENTI INTRODUTTIVI

significativa valenza ambientale, in quanto consente di stabilire una


relazione tra la misura di un fenomeno e la rilevanza di quest’ultimo in
uno specifico contesto ambientale ai fini di una migliore conoscenza
dello stesso. Può essere un parametro ma, più in generale, è ottenuto
effettuando un’elaborazione su due o più parametri.
29 Indice. Elemento a elevato contenuto informativo, definito per
rappresentare contemporaneamente più grandezze, anche tra loro
disomogenee. È ottenuto da processi di aggregazione di due o più
indicatori (cfr. l’appendice A.8).
30 Piramide dell’informazione. È utilizzata per schematizzare i
differenti livelli di aggregazione degli elementi informativi: crescente
dalla base verso il vertice. Peraltro essa ben rappresenta anche
un’altra caratteristica delle informazioni, ovvero l’oggettività, che
risulta decrescente a mano a mano che cresce il livello di
aggregazione. E, infatti, in ciascun processo di
elaborazione/aggregazione delle informazioni intervengono scelte
che, in generale, non sono esenti da fattori decisionali.

Fonte: ISPRA.

Figura 1.3.1 – La “piramide dell’informazione”.

7
1. ELEMENTI INTRODUTTIVI
Rev. 3 – 1°/7/2010

31 Classificazione funzionale degli elementi informativi. I fattori di cui gli Classificazione


elementi informativi esprimono una misura possono essere ordinati, in funzionale degli
relazione al ruolo che giocano nell’ambito di una specifica elementi
fenomenologia ambientale, in cinque classi funzionali (cfr. l’appendice informativi
A.4 per il modello Dpsir preso a riferimento in questa Guida).
32 Stato (S). Comprende i dati e le informazioni riconducibili alla
condizione qualitativa delle componenti ambientali.
33 Determinante (D) – Pressione (P). Sono entrambe categorie che
contengono informazioni riguardanti le cause che influenzano lo stato
delle componenti ambientali.
34 Le informazioni della prima categoria sono riconducibili a cause di
sistema e, quindi, alle azioni primarie che non sono in generale
associabili a un preciso contesto spaziale e temporale. Le informazioni
della seconda sono, invece, più specificatamente localizzabili nello
spazio e nel tempo ed esprimibili in termini quali-quantitativi.
35 I determinanti riguardano le attività produttive in generale – trasporti,
agricoltura, industria, energia, turismo, ecc. – e possono generare
differenti tipologie di pressione.
36 Determinanti e pressioni possono essere indicati anche come
“fattori determinanti”, avendo una forte interrelazione con l’ambiente sia
come causa prima (determinante, D) delle pressioni ambientali, sia
come diretti fattori di alterazione (pressioni, P), sia come riferimento
alle iniziative, politiche e non, adottate per migliorare le loro prestazioni
ambientali (risposte, R: cfr. n. 39).
37 Gli indicatori di pressione rappresentano, tipicamente, una misura
degli agenti fisici, chimici o biologici – quali emissioni, rumore, rifiuti,
strutture, artefatti, ecc. – che modificano lo stato delle qualità
ambientali.
38 Impatto (I). Comprende dati e informazioni sugli effetti delle
variazioni dello stato della qualità ambientale. Esempi sono gli effetti
sulla salute dell’uomo o sugli ecosistemi causati dall’inquinamento.
39 Risposta (R). Raggruppa dati e informazioni su tutti gli interventi di
tipo tecnologico, prescrittivo, legislativo, programmatorio, ecc. finalizzati
a garantire idonei stati di qualità ambientale.
40 Obiettivo. È il risultato che s’intende raggiungere con l’attuazione di Obiettivo

8
1. ELEMENTI INTRODUTTIVI

un preciso intervento. Con l’obiettivo è fissata una direzione che si


ritiene favorevole per un qualsiasi tipo di azione, in particolare per una
politica di risposta o per un’azione ambientalmente rilevante.
41 Target. È un correlato necessario di un indicatore, con il quale si Target
ritiene che sia possibile interpretare uno o più obiettivi. La traduzione
operativa di tale definizione è rappresentata da un valore quantitativo
dotato di un preciso orizzonte temporale (per esempio: all’obiettivo di
riduzione delle emissioni di gas a effetto serra è associato il target di
riduzione delle emissioni CO2 equivalenti è fissato con il Protocollo di
Kyoto in - 5% tra 1990 e 2008-2012.
42 Core set di indicatori. È un insieme di indicatori considerato di Core set di
riferimento da un consesso di portatori di interessi condivisi che lo indicatori
ritengono di utilità per le loro attività di reporting.
43 Selezione. Identificazione, mediante l’utilizzo di opportuni criteri,
degli indicatori che verranno impiegati per la realizzazione del
documento (cfr. nn. 74, 75).
44 Popolamento. Compilazione (generalmente per via elettronica) di un
questionario (fact sheet o scheda indicatore: cfr. l’appendice A.10)
comprendente gli elementi che identificano (metainformazioni; per
esempio: scopo, unità di misura, ecc.) e valorizzano (serie storiche) un
indicatore.
45 Normalizzazione. Calcolo dei valori dell’indicatore, con Elaborazioni su
uniformazione rispetto a elementi dimensionali caratterizzanti i contesti indicatori
territoriali (popolazione, superficie, produzione, ecc.) messi a confronto
rispetto a tematiche ambientali.
46 Standardizzazione. Operazione propedeutica a quella di
aggregazione, attuata attraverso il calcolo dei valori dell’indicatore
nell’ambito di una scala tipicamente dimensionale, quale quella dei
quozienti di obiettivo raggiunto.
47 Aggregazione. Operazione che consente di sintetizzare in un unico
valore la rappresentazione di due o più indicatori.
48 Rappresentazione. Modalità di illustrazione degli elementi
informativi, prevalentemente degli indicatori. Le più diffuse sono tabelle,
grafici, carte tematiche, simboli (cfr. l’appendice A.16).
49 Modelli logico-concettuali. Strumenti metodologici di supporto nelle Modelli logico-
fasi di identificazione delle principali relazioni di causalità tra fattori che concettuali

9
1. ELEMENTI INTRODUTTIVI
Rev. 3 – 1°/7/2010

intervengono nella descrizione delle fenomenologie e problematiche


ambientali. Tali strumenti utilizzano una rappresentazione schematica
dei fattori in relazione causale tra loro.
50 Un esempio di tali modelli è rappresentato dallo schema Dpsir
dell’Aea (cfr. l’appendice A.4), con il quale sono messi in relazione i
determinanti/pressioni ambientali (D/P) con gli stati di qualità/impatti
(S/I) e le relative risposte (R).
51 Metodi (o strumenti) di valutazione. Sono utilizzati per qualificare e, Metodi (o
laddove possibile in relazione alla disponibilità di dati e idonei strumenti strumenti) di
di calcolo, per dimensionare le correlazioni di causalità identificate con i valutazione
modelli logico-concettuali di cui sopra.
52 Le valutazioni possono essere di natura prognostica o diagnostica,
nel senso che possono essere impiegati per stimare possibili scenari
evolutivi di situazioni ambientali, ovvero per ricostruire le modalità e le
cause di una situazione di degrado ambientale accertata.
53 Gli strumenti valutativi possono essere matematici, deterministici e/o
probabilistici (basati su metodi statistici complessi), fisici o
semplicemente descrittivi. Un esempio di questa categoria di strumenti
è rappresentato dai modelli di dispersione atmosferica, con i quali è
possibile ottenere una stima dei campi di concentrazione di un dato
inquinante una volta noti i valori di emissione e le condizioni climatiche.
54 Meccanismi di reporting. Sono strutture complete di reporting, Meccanismi di
sviluppate a partire dall’utilizzo dei modelli logico-concettuali. Tali reporting
meccanismi sono stati messi a punto principalmente per descrivere in
maniera esaustiva le correlazioni tra l’ambiente e i settori di attività,
attraverso l’identificazione delle più significative relazioni di causalità e
il set di indicatori corrispondenti (cfr. l’appendice A.15).
55 Problematiche ambientali. Situazioni o condizioni ambientali Problematiche
oggettive o tendenziali che richiedono o possono richiedere la ambientali
programmazione di interventi di prevenzione e risanamento. Esempi:
cambiamenti climatici, qualità dell’aria, qualità delle acque, esposizione
agli agenti fisici, ambiente e salute, ciclo dei rifiuti, ecc.
Il committente, sulla base di propri criteri, individua le questioni
ambientali sulle quali intervenire prioritariamente (cfr. il n. 59).

10
2. METODO DI LAVORO

2. METODO DI LAVORO

2.1 Introduzione

56 Di seguito sono riportate le principali fasi e modalità operative per la


progettazione e realizzazione della Rsa.
57 Non tutte le fasi devono necessariamente essere attuate, così come
è possibile utilizzare strumenti e tecniche diversi in relazione sia al
livello di approfondimento che si vuole conferire alle analisi di
valutazione sia alla tipologia di utente finale del prodotto di reporting
che si vuole raggiungere.
58 Si ribadisce, comunque, che le fasi descritte ai paragrafi 2.2 e 2.3, e
possibilmente anche quella di cui al paragrafo 2.4, rappresentano il
livello minimo per la realizzazione di un documento di Rsa secondo i
criteri di questa Guida. Strumenti e criteri per attuare le fasi qui descritte
sono oggetto del capitolo 3.

2.2 Le problematiche ambientali prioritarie

59 In questa prima fase del progetto, l’analista individua le Individuazione


problematiche ambientali (cfr. il n. 71) che saranno trattate nella Rsa,
selezionandole sulla base di specifici criteri oltre che di direttive del
committente. I criteri per individuare tali problematiche possono essere
la valutazione dell’esito di interventi in corso d’opera o già attuati
oggetto delle politiche ambientali, la stima della gravità di situazioni
ambientali di emergenza (cfr. il n. 70), la considerazione del livello di
percezione da parte del pubblico di alcuni problemi ambientali.
60 L’analista descrive nel modo più efficace possibile le problematiche Descrizione
individuate come prioritarie.
61 Questa fase comporta, da una parte, la selezione degli elementi
informativi più efficaci ed efficienti, dall’altra, l’elaborazione di tecniche
di rappresentazione in funzione del destinatario del report.

2.3 Fattori determinanti

62 In questa seconda fase del progetto, l’analista associa, utilizzando Individuazione


adeguati strumenti di supporto – quali, per esempio, i modelli concettuali

11
2. METODO DI LAVORO
Rev. 3 – 1°/7/2010

(cfr. le appendici A.2, A.3, A.4, A.5), i meccanismi di reporting (cfr.


l’appendice A.15), ecc. – la qualità dello stato dell’ambiente con i
principali fattori che l’hanno determinata.
63 Analogamente al caso delle problematiche, l’analista descrive nel Descrizione
modo più efficace possibile i fattori di pressione utilizzando gli strumenti
citati al numero precedente. Li descriverà nella loro oggettività
dimensionale, avendo cura di evidenziare quegli attributi più
significativamente collegati con gli stati di qualità.
64 Per esempio, l’energia è un fattore che influenza il fenomeno dei
cambiamenti climatici. La si può caratterizzare ricorrendo a molti
indicatori: per esempio, il numero di addetti del settore e l’entità della
produzione. Nel contesto specifico di una Rsa, l’interesse dell’analista
sarà rivolto all’indicatore che riguarda la produzione di energia.

2.4 Analisi delle relazioni cause/effetti

65 In questa fase, l’analista – a differenza di quanto indicato in 2.3 – Stima


elabora una stima di tipo dimensionale (quantitativa o semi-quantitativa) dimensionale
delle relazioni causa-effetto.
66 Per esempio, la produzione di energia è la causa principale delle
emissioni di gas a effetto serra (considerazione qualitativa). Se sono
disponibili dati numerici relativi a queste grandezze, è possibile stabilire
una correlazione quantitativa tra le stesse, del tipo: “La produzione di
energia contribuisce per l’80% all’emissione di gas a effetto serra”.

2.5 Le risposte

67 In questa fase, l’analista individua, seppure in maniera qualitativa, le Individuazione


principali tipologie di risposta adottate per affrontare le problematiche
scelte.
68 Analogamente al caso delle problematiche, l’analista descrive nel Descrizione
modo più efficace possibile le risposte, avendo cura di evidenziarne gli
aspetti più significativamente collegati con gli stati di qualità.
69 L’analista valuta l’efficacia delle risposte, cioè quanto queste ultime
hanno inciso sull’andamento delle problematiche prioritarie verso il
raggiungimento, nei tempi previsti, degli obiettivi fissati o quanto

12
2. METODO DI LAVORO

abbiano rallentato il processo.

2.6 Le criticità

70 A valle dell’esame del ciclo di relazioni causali, l’analista dispone Individuazione


degli elementi necessari per individuare le criticità. Queste possono
essere rappresentate o da eventi nuovi che provocano impatti
sull’ambiente (situazioni di emergenza) o da interventi di politica
ambientale di prevenzione e risanamento che non hanno avuto
successo. Entrambi devono essere tenuti presenti prioritariamente per
gli interventi successivi di politica ambientale.

13
3. CRITERI E STRUMENTI DI LAVORO
Rev. 3 – 1°/7/2010

3. CRITERI E STRUMENTI DI LAVORO

3.1 Criteri di scelta delle problematiche ambientali prioritarie

71 L’analista, sulla base delle direttive del committente, individua le


problematiche ambientali oggetto della Rsa tenendo conto di quanto
richiesto con le:
− normative ambientali (leggi nazionali, regionali; direttive comunitarie;
ecc.), per il rispetto o la misura di valori in esse definiti;
− protocolli e accordi internazionali, al fine di monitorare l’andamento
del fenomeno per il conseguimento degli obiettivi stabiliti;
− Agenda 21;
− programmi operativi regionali;
− eventi di particolare importanza – emergenze – peculiarità territoriali;
− studi specifici – percezioni sociali (temi di rilevanza);
− aree di intervento.
72 Sceglie, inoltre, di articolare il quadro descrittivo per tematiche,
oppure per ecosistemi, per bacini, per ambiti territoriali (amministrativi,
morfologici, di specializzazione economico produttiva). Cfr. le appendici
A.11, A.12, A.13, A.14.

3.2 Relazioni di causalità

73 L’analista, utilizzando gli indicatori, dovrebbe essere sempre in grado


di rappresentare quella parte della catena causa–effetto alla quale sono
riferiti, anche se la scelta di evidenziare la causa o l’effetto o la relazione
tra essi dipende dal tipo di fruitore a cui l’indicatore è diretto: in generale,
se l’indicatore è diretto al pubblico, può essere opportuno riservare una
maggiore attenzione allo stato dell’ambiente (all’effetto) mentre, se è
destinato ai policy-maker o agli scienziati, l’attenzione potrà essere
indirizzata proprio sulla relazione causa-effetto.

3.3 Selezione degli indicatori

74 L’analista utilizza strumenti quali check list di azioni, core set di


indicatori, meccanismi di reporting per operare le scelte più opportune
tra quelle disponibili al fine di definire l’insieme di indicatori più efficaci e

14
3. CRITERI E STRUMENTI DI LAVORO
Rev. 3 – 1°/7/2010

di popolarlo.
75 La realizzazione di uno schema per la progettazione/selezione di
indicatori implica una negoziazione almeno fra tre esigenze di base:
rigore e validità scientifica; accettabilità politica ed efficacia rispetto agli
obiettivi posti; fattibilità tecnica, inclusi i costi per ottenere i dati.

3.4 Caratteristiche degli indicatori per la Rsa

76 Rilevanza per la politica e utilità per gli utilizzatori. L’analista sceglie Caratteristiche
un indicatore che possa: degli indicatori per
− fornire un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, la Rsa
delle pressioni sull’ambiente o delle risposte della società;
− essere semplice, facile da interpretare e funzionale a mostrare la
tendenza nel tempo;
− essere sensibile ai cambiamenti che avvengono nell’ambiente e
collegato alle attività antropiche;
− fornire una base per confronti a livello internazionale;
− essere di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali
a livello regionale ma di significato nazionale;
− avere una soglia o un valore di riferimento con il quale poterlo
confrontare, in modo che gli utilizzatori possano valutare la
significatività del valore a esso associato.
77 Solidità analitica. L’analista sceglie un indicatore che possa:
− essere teoricamente ben fondato in termini tecnici e scientifici;
− essere basato su standard internazionali e sul consenso
internazionale circa la sua validità;
− possedere elementi che consentano di correlarlo a modelli
economici e a sistemi di previsione e informativi.
78 Misurabilità. I dati richiesti a supporto dell’indicatore dovrebbero
essere:
− facilmente disponibili o resi disponibili a fronte di un ragionevole
rapporto costi/benefici;
− adeguatamente documentati e di qualità nota;
− aggiornati a intervalli regolari secondo procedure affidabili.
79 Meccanismi di reporting. Per la trattazione delle sezioni della Rsa Meccanismi di
riguardanti i settori antropici, un utile strumento è rappresentato dai reporting

15
3. CRITERI E STRUMENTI DI LAVORO
Rev. 3 – 1°/7/2010

meccanismi di reporting (cfr. l’appendice A.15).


80 L’analista realizza un report partendo da un modello logico
concettuale per giungere a strutture complete di reporting capaci di
descrivere in maniera esaustiva le correlazioni tra l’ambiente e i settori
antropici.
81 Gli indicatori alla base di questi meccanismi consentono di verificare
l’efficacia delle strategie di integrazione dei settori e dell’ambiente, e di
fornire una valutazione dei progressi compiuti verso l’integrazione
ambientale (cfr. l’appendice A.15).
82 Decoupling. L’analista, utilizzando gli indicatori di decoupling (cfr. Decoupling
l’appendice A.9) supporta i decisori politici a comprendere l’interfacciarsi
degli sviluppi in due differenti sfere: ambiente ed economia. Gli indicatori
di decoupling consentono di confrontare i tassi di crescita delle variabili
ambientali con quelli delle variabili economiche.
83 Gli indicatori sono utilizzati, dagli analisti, per la loro semplicità e per
la loro capacità a mostrare la pressione che la tecnologia e i fattori
strutturali hanno sull’ambiente. Sono, inoltre, utilizzati per verificare
l’andamento degli obiettivi fissati con le normative. La loro semplicità,
però, può talvolta essere ingannevole, considerando che le pressioni
ambientali sono generate da più determinanti che rendono necessario
modellare gli strumenti al fine di rendere comprensibili i risultati
dell’analisi (cfr. l’appendice A.9).
84 Rappresentazioni. L’analista sceglie la tecnica di rappresentazione Rappresentazioni
degli indicatori più adatta a seconda dell’intento informativo prefissato e
al target stabilito. La scelta di sistemare i dati in tabella consente che i
risultati della rilevazione siano esposti in forma chiara.
85 Le rappresentazioni grafiche, invece, risultano di più facile lettura, ma
sono una fonte di informazione meno ricca dell’altra; perciò, se talvolta
un grafico può sostituire una tabella, nella maggior parte dei casi grafico
e tabella sono l’uno il completamento dell’altra e, quindi, vanno utilizzati
entrambi nella rappresentazione degli indicatori: le cifre delle tabelle
danno l’analisi dei fenomeni rappresentati dagli indicatori, mentre le
rappresentazioni grafiche ne forniscono la sintesi, consentendo la loro
integrale e chiara percezione (cfr. l’appendice A.16).

16
3. CRITERI E STRUMENTI DI LAVORO
Rev. 3 – 1°/7/2010

3.5 La qualificazione della base informativa

86 Elementi che dovrebbero essere posseduti da una base informativa


(cfr. il n. 26 e l’appendice A.16) qualificata: istituzionalità del soggetto
titolare, metodologia di costruzione, ecc.
87 Nel caso di ricorso a una base informativa non qualificata, un criterio
utile da applicare per decidere se utilizzarla o meno è che essa sia
sufficientemente documentata, nel senso che di questa sia certa la fonte
e siano note le metainformazioni necessarie a renderla compatibile con
la base informativa di riferimento, anche facendo ricorso a specifiche
elaborazioni.
88 L’analista, nel processo di qualificazione dei dati che intende
utilizzare per popolare gli indicatori, deve rivolgere particolare attenzione
agli aspetti di seguito descritti.
89 Origine dei dati. Le metodologie di raccolta (questionari, monitoraggio, Origine dei dati
atti amministrativi, ecc.); la frequenza di rilevazione.
90 Fonte dei dati. Istituzionalità del soggetto titolare (a livello nazionale: Fonte dei dati
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Ministero
della salute, Ministero dei trasporti e delle infrastrutture, ecc., Ispra, Istat;
a livello regionale: Sira, Vas, Piani di settore, ecc.).
91 Qualità dei dati. L’analista valuta la qualità dei dati sulla base delle Qualità dei dati
caratteristiche di seguito illustrate.
92 Rilevanza. Proprietà dei dati di soddisfare le esigenze conoscitive
dell’utente; è strettamente collegata agli obiettivi di indagine considerati
in fase di progettazione.
93 Accuratezza e affidabilità. I dati e le tecniche di elaborazione sono
validi e gli output statistici rappresentano sufficientemente la realtà. Sono
ricavati da esaustivi programmi di raccolta che tengono in
considerazione le condizioni specifiche del Paese; sono
ragionevolmente prossimi alle definizioni, all’ambito, alle classificazioni,
alla valutazione e al tempo di registrazione richiesto; sono tempestivi;
sono regolarmente valutati e validati con tecniche statistiche conformi a
procedure consolidate.
94 Accessibilità. I dati e i metadati sono facilmente disponibili e
l’assistenza agli utilizzatori è adeguata.
95 Trasparenza. I termini e le condizioni sotto cui le statistiche sono

17
3. CRITERI E STRUMENTI DI LAVORO
Rev. 3 – 1°/7/2010

raccolte, elaborate e diffuse sono disponibili al pubblico; viene dato


avviso in anticipo di notevoli cambiamenti nella metodologia, nella fonte
dei dati e nelle tecniche statistiche.
96 Confrontabilità. È la possibilità di paragonare nel tempo e nello spazio
i dati riguardanti il fenomeno di interesse.
97 Coerenza. In senso lato, vi è coerenza tra dati statistici quando tra
essi non esiste contraddittorietà o incompatibilità. Nel caso di dati
derivanti da più fonti, si dicono coerenti qualora basati su definizioni,
classificazioni e standard metodologici comuni.
98 Tempestività e puntualità. Aspetto della qualità dei dati relativo al
lasso di tempo che intercorre tra la loro rilevazione e la loro disponibilità.

18
Rev. 3 – 1°/7/2010

19
Rev. 3 – 1°/7/2010

LE APPENDICI

20
Rev. 3 – 1°/7/2010

21
Rev. 3 – 1°/7/2010

APPENDICE 1
REPORTING AMBIENTALE E SOSTENIBILITÀ

22
Rev. 3 – 1°/7/2010

23
A.1 REPORTING AMBIENTALE E SOSTENIBILITÀ
Rev. 3 – 1°/7/2010

A.1 REPORTING AMBIENTALE E SOSTENIBILITÀ


Riferimento. Dalal-Clayton B., Bass S.; 2002; “Sustainable Development Strategies”; Iied; International
Institute for Environment and Development; London

Il deterioramento dell’ambiente e i gravi rischi per l’umanità che ne conseguono furono


riconosciuti definitivamente alla Conferenza Onu di Stoccolma (1972). Da allora, la
consapevolezza della dimensione del problema ambientale si è diffusa enormemente,
dapprima attraverso l’opera delle associazioni ambientaliste poi attraverso iniziative
istituzionali che in tutti i paesi del mondo hanno condotto alla creazione di strumenti di
governo ambientale, quali in prima linea le Agenzie per la protezione dell’ambiente.
L’informazione ambientale può contare ormai su uno straordinario catalogo di opere e
iniziative ospitate da tutti i tipi di media. Lo strumento che ha guidato fino ai giorni nostri la
comunicazione ambientale è il Rapporto sullo stato dell’ambiente (SoE Report), un
documento di riferimento per le amministrazioni di tutti i livelli che nasce storicamente
nell’alveo dell’approccio conservazionista (International Union for Conservation of Nature,
IUCN; 1980, 1991) e che è il punto di partenza per l’integrazione delle politiche ambientali in
tutti i procedimenti di valore strategico come le Agende 21, le Valutazioni Ambientali
Strategiche, l’Integrated Assessment ecc.
Più tardi, a partire dal Rapporto Brundtland (1987), si apre un nuovo scenario che è
consacrato nel Summit di Rio su Ambiente e sviluppo (1992). Con la Dichiarazione di Rio è
lanciato, a livello mondiale, il paradigma dello sviluppo sostenibile con 27 principi universali
e, nel corso del Summit, è approvato il documento guida per la sua attuazione, l’Agenda 21.
Questa visione (figura A.1.1) collega per la prima volta strettamente la questione ambientale
ai problemi dello sviluppo economico e sociale, e affida ai governi del mondo il problema del
mainstreaming dell’ambiente in tutte le politiche.
Da allora la protezione dell’ambiente e la promozione dello sviluppo non sono più
teoricamente separabili, ma gli strumenti di governo dell’ambiente hanno conservato per
lungo tempo la propria originale impostazione, andando anzi a occupare in quanto tali un
ruolo decisivo nei documenti di pianificazione strategica dello sviluppo sostenibile.
Inevitabilmente le nuove pratiche, e i forti nessi concettuali tra le due tematiche, hanno
influenzato profondamente il reporting ambientale. Il processo di unificazione si è sviluppato
progressivamente e non lo si può ritenere ancora del tutto compiuto, ma si può assumere a
titolo conclusivo che non vi è ragione di differenziare, dal punto di vista metodologico, i
rapporti sullo stato dell’ambiente dal capitolo ambientale dei rapporti sullo sviluppo

24
A.1 REPORTING AMBIENTALE E SOSTENIBILITÀ
Rev. 3 – 1°/7/2010

sostenibile: il concetto unificante è il monitoraggio dello stato dell’ambiente e del suo


cambiamento.

Fonte: elaborazione ISSI da International Institute for Environment and Development, 2002.

Figura A.1.1 – Rappresentazione del collegamento tra la questione ambientale e i problemi


dello sviluppo economico e sociale, dopo il Summit su Ambiente e sviluppo di Rio de Janeiro
del 1992.

Negli ultimi anni sono state prodotte decine di versioni di questo tipo di strumento. Tutti gli
accordi multilaterali ambientali (Mea) sono dotati di una struttura per il monitoraggio
sistematico e per il reporting ambientale. I cambiamenti osservati sono generalmente
considerati a rischio dal punto di vista della sostenibilità ambientale e sono oggetto di
strategie di mitigazione corredate di obiettivi e target, con ciò rinviando a una concezione
universale che accomuna il concetto di sostenibilità al concetto di stabilità ecosistemica, di
vulnerabilità e di resilienza. Nazioni unite e Unione europea sono i principali promotori delle
attività integrate di reporting e di monitoraggio. Tra i principali progetti di reporting ambientale
va considerato il Millennium Ecosystem Assessment (cfr. l’appendice A.11) dell’Onu e i
rapporti di Aea (cfr. le appendici A.13, A.14, A.15), ma non mancano importanti contributi
delle associazioni private alla scala globale (World Resources Institute, Wri; World Wide
Fund for Nature, Wwf; Worldwatch Institute, Wwi; Fridtjof Nansen Institute, Fni) e soprattutto
alle scale minori. I rapporti nazionali (per esempio, dell’Italia e del Sud Africa: cfr. la
bibliografia relativa a questa appendice) e regionali sono generalmente regolamentati per
legge e gestiti dalle amministrazioni ambientali di livello corrispondente.

25
A.1 REPORTING AMBIENTALE E SOSTENIBILITÀ
Rev. 3 – 1°/7/2010

Lo scopo dell’analisi e della misura dello stato dell’ambiente e della sostenibilità si può
riassumere nelle cinque domande (Prescott-Allen, 2001), riportate nel box A.1.1.

Box A.1.1 – Le cinque domande con le quali è riassunto lo scopo dell’analisi e della misura dello stato
dell’ambiente e della sostenibilità (Prescott-Allen, 2001).

‰ Qual è lo stato di salute degli ecosistemi?


‰ In quale misura le pressioni esercitate dall’uomo li stanno compromettendo?
‰ Qual è lo stato economico e sociale delle persone e quale sarà in futuro?
‰ Il benessere delle persone è condiviso equamente?
‰ Quali sono le relazioni di interdipendenza tra queste questioni?

Le risposte sono essenziali per valutare il progresso delle comunità umane, per assicurare
che tale progresso sia durevole e che le generazioni future ne possano beneficiare e per
salvaguardare la capacità degli ecosistemi di dare sostegno a questa prospettiva. Come si
vede, discriminare tra le dinamiche sociali, economiche e ambientali è un’impresa non solo
impari ma anche pericolosa, al punto che chi decide e ha la responsabilità delle scelte è
bene che sia sostenuto da un’informazione e da una strumentazione integrata su ogni
aspetto. Secondo l’International Institute for Environment and Development (Iied, 2002),
queste conoscenze vanno articolate in tre tipologie: per indici-guida, per verifica (integrated
assessment, Ia), per il carattere qualitativo o quantitativo. Le proprietà essenziali dei vari
approcci sono sintetizzate con la tabella A.1.1.

Tabella A.1.1 – Le proprietà essenziali dei vari approcci di conoscenza integrata.

Strumentazione Indici-guida Reporting qualitativo Reporting quantitativo


Esempi Impronta ecologica Rapporti descrittivi sullo Core set di indicatori
PIL verdi stato dell’ambiente Ecosystem wellbeing assessment
Dashboard of sustainability
Trasparenza bassa media alta
Consistenza alta bassa alta
Partecipazione bassa alta media
Supporto ai medio medio alto
decisori

Fonte: elaborazione ISSI da International Institute for Environment and Development, 2002.

26
A.1 REPORTING AMBIENTALE E SOSTENIBILITÀ
Rev. 3 – 1°/7/2010

Gli indici-guida sono aggregati di conti, a somiglianza del Pil che mirano deliberatamente a
sostituire. Per eseguire i conti si fa ricorso a equivalenti. Spesso si tratta di moneta e, in tal
caso, si parla di “Pil verde” (Genuine Progress Indicator, Gpi; Index of Sustainable Economic
Welfare, Isew) o di conti ambientali, ma anche di energia, di materia (Material Flow Account,
Maf) o di territorio (Impronta ecologica). Benché sia forte l’appeal esercitato dalla
sostituzione del Pil, l’approccio per indici-guida adombra giudizi, ipotesi, semplificazioni e
metodi di calcolo difficili da comprendere, ancor più che per il Pil.
Il reporting qualitativo (narrative assessment) combina liberamente ragionamenti, testi, figure
e grafici con un approccio libero e finalizzato alla comunicazione. Fa largo uso di indicatori,
ma non in modo sistematico.
Generalmente, nelle successive edizioni di questa tipologia di rapporti, non è dedicata troppa
cura alla coerenza e alla continuità metodologiche e informazionali. Il metodo si presta alla
partecipazione, perché può valorizzare il tipo di conoscenza di cui gli operatori coinvolti e gli
stakeholder occasionalmente dispongono. Esempio illustre è il World Development Report
della Banca mondiale (World Bank, WB).
Il reporting quantitativo è, viceversa, vincolato a una definizione metodologica rigorosa.
Generalmente è costruito mediante un’architettura che fa uso di indicatori organizzati per
liste, categorie e gerarchie tematiche e può comprendere metodi per la combinazione di più
indicatori per creare indici composti con i quali sia possibile rappresentare aree vaste di
argomenti. Gli indicatori consentono un’azione di verifica contemporaneamente selettiva e a
largo spettro, orientata in modo trasparente in funzione della visione che il team pone alla
base dell’analisi ambientale e che favorisce l’identificazione delle necessarie priorità. Una
scelta degli indicatori coerente nel tempo restituisce consistenza e riproducibilità al metodo.
Certamente l’efficacia del reporting è funzione della qualità della scelta degli indicatori, ma
ciò assegna agli estensori maggior ruolo e maggiore responsabilità. Tuttavia gli autori di
molti documenti di verifica adottano liste di indicatori in modo indiscriminato, ricavandoli dalla
routine amministrativa, o derivandoli pedissequamente da altre liste o da altri progetti, senza
significativo ricorso a pratiche di partecipazione e condivisione.
Per strutturare e integrare gli indicatori per l’ambiente e lo sviluppo sostenibile vengono
adottati i cosiddetti “quadri concettuali (framework)” (cfr. le appendici A.3, A.4). Essi
consentono di collegare gli indicatori delle diverse aree e ordinarli tanto dal punto di vista
analitico quanto in funzione delle differenti finalità di politica ambientale. Secondo l’Ocse
(2001), che ha sviluppato tra gli altri il Psr (cfr. l’appendice A.3), uno dei quadri più
largamente adottati nel mondo, le finalità di questi ordinamenti sono:
− integrare e collegare le dimensioni ambientali, sociali ed economiche del problema
dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile;

27
A.1 REPORTING AMBIENTALE E SOSTENIBILITÀ
Rev. 3 – 1°/7/2010

− dare una solida base scientifica e concettuale al reporting;


− selezionare l’informazione rilevante per l’analisi dello stato degli ecosistemi per
mezzo della scelta degli indicatori;
− chiarire le relazioni tra gli indicatori e tra essi e l’azione politica.
Il ruolo dei quadri concettuali e dei modelli non è però solo quello di organizzare le liste degli
indicatori. Essi possono guidare la fase della raccolta dei dati e delle informazioni da parte
degli operatori, e sono strumenti utili anche per i decisori poiché danno ordine e struttura
all’informazione, con vantaggio per l’interpretazione e l’integrazione. Dal punto di vista del
reporting in materia di ambiente e di sviluppo sostenibile, il loro successo è la prova del
consenso che ordinamenti di questo tipo si sono guadagnati sul campo in tutte le fasi
dell’analisi e della verifica e in tutti i settori applicativi (Unep, 1995), pur in presenza di
evidenti limiti nella capacità di rappresentare (cfr.l’appendice A.2) una parte importante delle
dinamiche e delle fenomenologie ecosistemiche.

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Rev. 3 – 1°/7/2010

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Rev. 3 – 1°/7/2010

APPENDICE 2
SISTEMI, ECOSISTEMI, MODELLI

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Rev. 3 – 1°/7/2010

31
A.2 SISTEMI, ECOSISTEMI, MODELLI
Rev. 3 – 1°/7/2010

A.2 SISTEMI, ECOSISTEMI, MODELLI


Riferimento. Von Bertalanffy Ludwig; 1969; “Teoria generale dei sistemi. Fondamenti, sviluppo,
applicazioni”; tradotto dall’originale di Braziller ed. da Mondadori; (Milano, 1983).

L’ambiente è probabilmente il sistema più complesso con cui l’uomo abbia dovuto fare i conti
nella sua storia mettendo in campo tutte le armi della scienza. La partita è ancora aperta e gli
esiti sono quanto mai incerti. La teoria dei sistemi è un approccio scientifico-filosofico per lo
studio interdisciplinare dei fenomeni complessi che, piuttosto che ridurli a una collezione di
elementi o parti, ne studia olisticamente le interrelazioni, l’organizzazione, in sostanza il
sistema. L’organizzazione sistemica va oltre il significato delle parti, siano esse atomi,
cellule, persone o sottosistemi, e si può osservare organizzazione simile in domini del tutto
diversi, dalla fisica alla biologia alla sociologia (isomorfismo). La teoria dei sistemi ha per
oggetto queste similitudini.
I sistemi sono fatti di macchine e automi costruiti dall’uomo ma sono anche sistemi viventi
nei quali agiscono animali, piante, persone (Miller; 1978), o ecosistemi, sistemi naturali nei
quali agiscono organismi viventi e l’uomo con i loro apporti di capacità di trasformazione e
costruzione di artefatti, di macchine, con la loro capacità cognitiva fatta di sensibilità,
intelligenza, memoria e una peculiare capacità evolutiva, fatta di attitudini alla riflessività e
all’adattamento dei propri comportamenti all’ambiente (Spencer; 1866) e di capacità
emergenti, cioè nuove, originali, non spiegate dalle proprietà delle parti, in grado di
pianificare obiettivi e di aggiungere altra organizzazione ai sistemi.
Nella maggior parte del mondo la comunità degli uomini è la componente dominante degli
ecosistemi, che includono non solo la natura, le foreste, i laghi e le coste, ma anche le
costruzioni umane, i sistemi urbani, le superfici agricole coltivate, le colonizzazioni, le
macchine. La presenza dell’uomo aggiunge complessità ed erode risorse naturali, mettendo
a rischio la stabilità ecosistemica generale.
La fisica classica ha ottenuto grandi successi nello sviluppare la teoria della complessità non
organizzata. L’ultimo successo è la termodinamica che regola il comportamento di un fluido
a partire dai movimenti molecolari e che consente l’interpretazione dei comportamenti dei
sistemi mediante l’applicazione delle leggi della meccanica ai comportamenti atomici delle
parti. Oggi il problema è quello della complessità organizzata, che è affrontata mediante
categorie che la fisica non conosce, come quella di totalità, di tendenza, di teleologia, di
differenziazione. La teoria dei sistemi è, dunque, la teoria generale dell’organizzazione.
Dal punto di vista formale la teoria dei sistemi è basata sulla definizione di una frontiera di
separazione che individua lo spazio e il tempo dell’esistenza fisica del sistema e consente di

32
A.2 SISTEMI, ECOSISTEMI, MODELLI
Rev. 3 – 1°/7/2010

identificare le azioni entranti (input) e quelle uscenti (output), di caratterizzare i processi


interni per mezzo dello stato e dell’evoluzione di tutte le parti, della loro articolazione in
gerarchie, della circolazione dell’informazione, della capacità di esprimere e perseguire
obiettivi.
La teoria matematica dei sistemi, uno dei principali sviluppi della teoria generale, condivide
molti dei concetti e dei formalismi propri della cibernetica di Norbert Wiener e della teoria
dell’informazione di Shannon, in particolare quelli della comunicazione, del controllo e della
retroazione (feedback). E’ basata sullo sviluppo di modelli matematici che possono essere
applicati isomorficamente allo studio delle leggi e dei principi comuni ai processi naturali e
artificiali a tutte le scale spaziali e temporali. La cibernetica, in particolare, apporta alla teoria
generale dei sistemi importanti contributi per quanto riguarda la teoria del controllo e la teoria
della stabilità dei sistemi. Quest’ultima trova riscontro nel concetto biologico di omeostasi
(Cannon; 1926), la capacità di un sistema di regolare i propri parametri interni resistendo alle
variazioni in input e alle derive dello stato riflessività, circolarità, ricorsività.
Ashby (1956) definisce lo stato come una ben specifica condizione del sistema che sia
riconoscibile ad ogni ricorrenza. Lo stato S di un sistema, l’insieme dei valori assunti da tutte
le variabili interne al tempo t>t0, è determinato dallo stato e dall’insieme delle variabili di input
X al tempo t0 (Gill, 1969). In formule:

S(t) = F {S(t0), X(t0)}

Y(t) = G {S(t0), X(t0)}

dove Y è il vettore delle variabili di output, le variabili osservate, alcune delle quali o tutte
possono essere variabili di stato. F, G sono funzioni di tipo deterministico o stocastico. Nello
schema (figura A.2.1) è mostrato il caso tempo-discreto.
In questo quadro, del tutto generale, assegnata una funzione di valore o di merito del vettore
Y delle variabili osservate, la sostenibilità del sistema si definisce semplicemente con la
relazione non decrescente:

V {Y(t)} ≥ V0 {Y(t0)}

dove può essere t0>t nel caso, piuttosto comune, che al tempo attuale t l’ecosistema sia al di
sotto dell’obiettivo minimo di sostenibilità V0.

33
A.2 SISTEMI, ECOSISTEMI, MODELLI
Rev. 3 – 1°/7/2010

Fonte: Gallopin

Figura A.2.1 – Lo stato S(t) di un sistema (caso tempo-discreto).

La funzione V esprime la visione dell’osservatore, lasciando spazio a prerogative come


soggettività e responsabilità. Se il valore che l’osservatore attribuisce all’ecosistema è
soltanto la sua conservazione, come accade per talune risorse naturali – foreste, aree
protette, oceani – alle quali non vengono richiesti servizi o produzione di raccolti, le variabili
di merito sono tutte variabili di stato. Tali visioni eco-centriche, ove generalizzate senza
riguardo alla presenza umana, sono espressioni di posizioni deep-green o di una very strong
sustainability.
All’opposto le visioni antropocentriche pongono al centro della sostenibilità la crescita
dell’economia, postulando la “sostituibilità” delle risorse naturali con prodotti e infrastrutture
delle attività umane che compensano i valori naturali eventualmente sacrificati. Queste
posizioni di “sostenibilità debole” sono riconducibili a Hartwick-Solow e al principio hicksiano
dei consumi non decrescenti, ivi inclusi quelli delle risorse naturali (Ayres; 1998). Nello
schema (figura A.2.2) le variabili della funzione di merito sono, in questo caso, tutte interne al
cerchio.
L’una e l’altra posizione forzano l’integrità dell’ecosistema e fatalmente creerebbero a medio
termine stati di sofferenza più o meno gravi a carico dell’uomo ovvero della natura.
Oggi prevalgono visioni più equilibrate, anche se diversificate, che mirano alla sostenibilità e
all’equilibrio globale dell’ecosistema partendo dalla consapevolezza, ormai acquisita, delle
interdipendenze forti che si stabiliscono tra natura e società.

34
A.2 SISTEMI, ECOSISTEMI, MODELLI
Rev. 3 – 1°/7/2010

Servizi naturali

Risorse
naturali
Sistema
socio-economico
Rifiuti

Fonte: Ayres; 1998.

Figura A.2.2 – Rappresentazione schematica della “sostenibilità debole”.

La visione è riferita come “sostenibilità forte” (figura A.2.3) e non consente generalmente la
sostituzione tra capitale naturale e artificiale, posto che le risorse e i servizi della natura non
sono riproducibili, sono essenziali per l’uomo e per l’economia e che il degrado causato dagli
stress antropogenici è il più delle volte irreversibile.

Fonte: Ayres; 1998.

Figura A.2.3 – La “sostenibilità forte”.

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A.2 SISTEMI, ECOSISTEMI, MODELLI
Rev. 3 – 1°/7/2010

La sostenibilità è, dunque, una proprietà di sistema. Non è immutabilità dello stato degli
ecosistemi quanto piuttosto un’evoluzione controllata dello stato, che consente di
preservarne l’identità in condizioni di cambiamento permanente. Tutti i sistemi viventi sono
evolutivi. Non si tratta pertanto di eliminare il cambiamento, ma di controllarlo e guidarlo alla
luce del concetto di “coevoluzione” tra la natura e la società degli uomini. Lo stato
ecosistemico può essere rappresentato da un punto nello spazio multidimensionale degli
stati che evolve nel tempo descrivendo una traiettoria. La sostenibilità si potrà ottenere solo
se si riuscirà a mantenere il controllo di queste traiettorie (Schullnhuber; 1999).
Per ridurre la complessità di questo tipo di analisi, si utilizzano i modelli. Alcune tra le variabili
ecosistemiche – spesso selezionate per la loro chiarezza e la loro capacità rappresentativa
nei diversi domini ambientale, sociale ed economico – e, in alcuni casi, opportuni aggregati
funzionali di tali variabili vengono scelti come “indicatori” capaci di modellare l’ecosistema.
Le traiettorie del vettore degli indicatori nello spazio multidimensionale del modello vengono
usate per le operazioni di analisi, monitoraggio e controllo in luogo dei vettori sistemici Y e S,
mettendo in rapporto l’andamento di queste variabili privilegiate con gli obiettivi in quantità e
tempo che sono loro assegnati nella chiave del controllo dinamico dell’evoluzione del
sistema per la sostenibilità. Si tratta di un’approssimazione che, se opportunamente
configurata, può essere uno strumento di efficacia straordinaria. Nella selezione degli
indicatori per la modellazione ecosistemica si fa uso di “quadri concettuali” (cfr. le appendici
A.3, A.4), potenti strumenti per accompagnare la formulazione dei modelli e l’ordinamento
degli indicatori.

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Rev. 3 – 1°/7/2010

APPENDICE 3
QUADRI CONCETTUALI:
DAL MODELLO STRESS AL MODELLO PSR DELL’OCSE

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39
A.3 QUADRI CONCETTUALI: DAL MODELLO STRESS AL PSR DELL’OCSE
Rev. 3 – 1°/7/2010

A.3 QUADRI CONCETTUALI: DAL MODELLO STRESS AL MODELLO PSR DELL’OCSE


Riferimento. Oecd; 1993; “Oecd core set of indicators for environmental performance reviews. A
synthesis report by the group on the state of the environment”; Ocde/Gd(93)179; Environment
monographs n° 83; http://www.oecd.org/env/indicators/publications.htm

Gli approcci al reporting sullo stato dell’ambiente hanno subito nel tempo numerose
evoluzioni che possono essere ricondotte a un certo numero di quadri concettuali
(framework). Il principale tra essi, per la qualità e per il successo di cui ha goduto per oltre
un ventennio, è il modello pressioni-stato-risposte, Psr, sviluppato dall’Ocse negli anni ‘80.
Come messo in evidenza con uno studio Onu (1984), il Psr è solidamente radicato nella
teoria generale dei sistemi – da cui mutua il concetto di input, di stato e di feedback – e
conclude e perfeziona un lungo sforzo di concettualizzazione che si è sviluppato negli anni
seguendo sostanzialmente quattro approcci, illustrati nel box A.3.1.

Box A.3.1 – Gli approcci del processo di definizione dei quadri concettuali (framework).

‰ L’approccio per “matrici ambientali” (media), con il quale l’informazione è organizzata per componenti
principali – aria, acqua, suolo, ambiente costruito – secondo la più comune percezione dell’ambiente.
Non ha una base sistemica. L’analisi dello stato delle matrici ambientali non ne segue la dinamica
evolutiva e non consente lo studio dell’interazione con le attività umane.
‰ L’approccio “stress-risposte”, sviluppato da Rapport e Friend (1979) per consentire la descrizione
della dinamica dei cambiamenti ambientali. L’attività umana genera stress e causa trasformazioni
dell’ambiente (risposte). Il modello classifica una serie di attività (stressor) con cui sono minacciate la
qualità ambientale, la salute dell’uomo e la sopravvivenza delle specie viventi, sono degradate le
risorse non rinnovabili ed è peggiorato lo stato degli insediamenti umani. Lo stress è misurato
mediante gli importi dell’inquinamento e le risposte dell’ambiente sono misurate mediante le
modifiche prodotte a causa dei fattori di stress e per effetto del degrado degli stock delle risorse
naturali.
‰ L’approccio stock and flow o della contabilità delle risorse, sviluppato in Norvegia (1981), con il quale
ci si prefigge di tracciare i flussi di materiali dall’estrazione ai vari stadi di processamento fino all’uso
finale, all’eventuale riciclo a fine vita e alla restituzione all’ambiente sotto forma di rifiuti. Il bilancio dei
flussi di materia è tenuto separato dal bilancio ambientale vero e proprio che è orientato alla
quantificazione delle emissioni e delle variazioni indotte sullo stato dell’ambiente.
‰ L’approccio ecosistemico, che è il più generale ma anche il meno definito. Comprende una varietà di
modelli, di tecniche di monitoraggio e di indicatori. In esso trovano posto gli studi delle dinamiche
delle popolazioni, della biodiversità, della produzione delle biomasse, della produttività, della stabilità
e della resilienza degli ecosistemi.

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A.3 QUADRI CONCETTUALI: DAL MODELLO STRESS AL PSR DELL’OCSE
Rev. 3 – 1°/7/2010

In ambito Nazioni unite viene sviluppato un modello, il Framework for the Development of an
Environment Statistics (Fdes,1984). In esso sono raccolte le migliori proprietà di questi
quadri concettuali ed è effettuato il raccordo del reporting ambientale, e anche sociale, con i
conti economici nazionali (Statistical National Accounts, Sna), pur partendo dalla
constatazione che per società e ambiente non è possibile identificare una metrica unitaria
come il denaro per l’economia. Con questo quadro sono individuate sei componenti
ambientali (figura A.3.1) tra le quali, è bene sottolinearlo, l’ambiente proprio degli
insediamenti umani. Per queste componenti non vengono individuati le variabili e gli
indicatori.

Acque dolci e Suolo e Insediamenti abitativi e


Flora Fauna Atmosfera
marine sottosuolo infrastrutture

Fonte : Onu, Framework for the Development of an Environment Statistics (1984).

Figura A.3.1 – Le componenti ambientali secondo il modello Fdes di Onu (1984).

L’informazione ambientale è articolata in quattro categorie (figura A.3.2): la prima è relativa


alle fonti di pressione, le attività umane, ma anche gli eventi naturali. La seconda categoria
quantifica l’impatto sullo stato dell’ambiente, la terza le risposte correttive e le politiche
ambientali, la quarta categoria comprende l’inventario degli stock delle risorse naturali, ma
anche delle infrastrutture, delle emissioni e delle condizioni di background economiche,
demografiche e infrastrutturali.

Attività economico–sociali Impatti sullo stato Risposte Inventario delle


Eventi naturali dell’ambiente risorse

Fonte : Onu, Framework for the Development of an Environment Statistics (1984).

Figura A.3.2 – Le categorie del reporting secondo il modello Fdes di Onu (1984).

Fin dagli anni ‘80 l’Ocse – seguita poi dalla Banca mondiale, dall’Unep, dall’Agenzia per
l’ambiente americana (Us-Epa) – ha optato per un quadro concettuale più coerente
all’approccio sistemico, modificando la proposta canadese stress-risposte e sviluppando

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A.3 QUADRI CONCETTUALI: DAL MODELLO STRESS AL PSR DELL’OCSE
Rev. 3 – 1°/7/2010

una struttura di reporting sostanzialmente basata sugli indicatori divisi in tre classi distinte
(figura A.3.3).
Pressione: la classe di indicatori relativi all’origine dei problemi ambientali nelle attività
dell’uomo, in termini di inquinamento e infrastrutturazione.
Stato: questa classe di indicatori, la cui derivazione sistemica è esplicita quantificazione
delle condizioni fisiche dell’ambiente sottoposto ai fattori di pressione, riguarda la pretesa
del modello degli stress di individuare i rapporti diretti pressione-stato, rivelatasi illusoria per
effetto della complessità dei processi ambientali, e senza vincolare il reporting al requisito
della completezza della rappresentazione postulato per le variabili di stato con teoria dei
sistemi.
Risposta: questa classe di indicatori è dedicata alle politiche attive per la protezione dello
stato dell’ambiente, sia quelle dirette, sia quelle indirette che operano sui processi
economici e sociali che hanno impatti su tale stato.

Fonte: Ocse.

Figura A.3.3 – Il quadro concettuale Psr di Ocse.

Nel modello Psr, in via del tutto generale, un indicatore è un parametro, o una composizione
di parametri, concepito per informare su un processo, cui vengono richieste capacità di

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A.3 QUADRI CONCETTUALI: DAL MODELLO STRESS AL PSR DELL’OCSE
Rev. 3 – 1°/7/2010

sintesi per ridurre il numero necessariamente elevato delle variabili di stato e per
semplificare il processo della comunicazione. L’indicatore Psr è pensato in funzione delle
necessità dell’utente finale dell’informazione piuttosto che per una rigorosa
rappresentazione delle dinamiche dei fenomeni. L’articolazione degli indicatori nella catena
Psr incorpora il concetto di retroazione sistemica (feedback) attraverso il controllo delle
attività umane che generano pressioni sull’ambiente. Questi passaggi configurano l’intero
ciclo delle politiche ambientali, a partire dalla percezione dei problemi, dalla formulazione
dei provvedimenti e a seguire con il monitoraggio e la valutazione delle politiche.
Con il modello Psr sono messe bene in evidenza queste interazioni, senza pretendere di
specificarne la natura né la forma. La semplicità, che è la chiave del suo successo, non
impedisce l’approfondimento in termini di relazioni ecosistemiche più complesse. Con il Psr
si tende a suggerire l’idea della linearità nell’interazione pressione-stato, ma non la si
presuppone. Accanto a fattori di pressione diretta (proximate pressures o fattori di stress)
vengono quantificati i fattori intrinseci connessi alle attività di produzione e consumo
dell’uomo, e vengono abbandonate le cause che hanno origine dalla natura, eventi di
gravità variabile, anche estrema, che devono essere però tenuti ben distinti e trattati
diversamente con le politiche di adattamento e prevenzione piuttosto che con le risposte,
che sono politiche permanenti di controllo delle attività umane.
La lunga esperienza applicativa del modello Psr ha messo in evidenza che assai spesso, per
effetto della complessità ecosistemica e del costo delle misurazioni, gli operatori ambientali
hanno preferito quantificare i fattori di pressione piuttosto che lo stato dell’ambiente, con ciò
accreditando i relativi nessi causa-effetto che con il modello PSR non sono presupposti. Del
pari, gli indicatori di risposta – come la spesa ambientale, la tassazione e i sussidi, le
certificazioni, le normative, ecc. – hanno ricevuto un’attenzione superiore alla capacità di
valutarne in termini reali l’efficacia nel ciclo delle politiche di controllo delle attività
economiche e sociali. Si tratta di un difetto di equilibrio e di capacità di valutazione nelle
applicazioni del modello Psr, ma non necessariamente di un difetto del quadro concettuale.
Le obiezioni più serie al Psr riguardano la non adeguatezza del modello a gestire i processi
nella loro natura dinamica e sistemica e le complesse reti di feedback che li governano.
Analogamente, è difficile gestire con un Psr i fattori e gli impatti multipli, le interdipendenze e
le non linearità. Non vi è modo di rappresentare con un Psr gli stock e i flussi ecosistemici,
né le diversità spaziali o le dinamiche temporali.
Questo tipo di analisi resta riservato agli approcci generali di tipo sistemico, il cui fine è la
conoscenza profonda dell’ambiente e delle interazioni sociali ed economiche che lo
condizionano. È dimostrato che, acquisita la base necessaria di conoscenza con i dovuti
approfondimenti scientifici, l’informazione e la comunicazione ambientale richiedono modalità

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A.3 QUADRI CONCETTUALI: DAL MODELLO STRESS AL PSR DELL’OCSE
Rev. 3 – 1°/7/2010

espressive orientate agli utilizzatori che siano più efficienti ma non meno rigorose di quelle
che sono proprie dei quadri concettuali come il Psr.
Nell’attività di reporting la mediazione tra queste due esigenze deve essere trovata
attraverso una corretta e approfondita selezione degli indicatori, una attenta e rigorosa
acquisizione dei dati e una modalità di presentazione dei risultati efficace e sostenuta dagli
appropriati strumenti tecnologici.

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Rev. 3 – 1°/7/2010

APPENDICE 4
GLI SVILUPPI: DAI MODELLI DSR DELLA UN-CSD AL DPSIR DELL’AEA

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Rev. 3 – 1°/7/2010

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A.4 GLI SVILUPPI: DAI MODELLI DSR DELLA UN-CSD AL DPSIR DELL’AEA
Rev. 3 – 1°/7/2010

A.4 GLI SVILUPPI: DAI MODELLI DSR DELLA UN-CSD AL MODELLO DPSIR DELL’AEA
Riferimento. Eea; 1999; “Environmental indicators:Typology and overview”; Technical
report n° 25. Prepared by Tno Centre for Strategy, Technology and Policy, The
Netherlands.

La Commissione per lo sviluppo sostenibile (Csd) dell’Onu, nel 1995, elabora una variante
del modello Psr, il Dsr, a partire dall’osservazione che il concetto di pressione non riflette
adeguatamente l’impatto delle attività umane sull’ambiente e che tale impatto non è
necessariamente soltanto negativo. La prospettiva nascente dello sviluppo sostenibile
contribuisce a creare un’attenzione diversa allo stato dell’economia e della società che
diventano essi stessi, e non più solo lo stato dell’ambiente, obiettivi delle politiche di controllo
e di sviluppo. Nel Dsr la categoria delle pressioni del Psr è sostituita da una nuova categoria,
i determinanti (driving force), in cui sono concentrati gli indicatori rappresentativi delle attività
umane, dei processi economici, sociali e istituzionali – tipicamente energia, trasporti,
industria, agricoltura – che hanno impatti netti tanto sull’ambiente quanto sullo sviluppo.
Dichiaratamente il modello Dsr rinuncia a qualunque tipo di dipendenza causale tra gli
indicatori delle diverse categorie e alle assunzioni semplicistiche che spesso avevano
giustificato quelle relazioni.
Un’altra variante del quadro Psr aggiunge la quarta categoria degli impatti. Con l’uso
crescente degli indicatori come strumenti per la decisione, emerge la necessità di separare
meglio lo stato dell’ambiente dai cambiamenti dello stato provocati dalle attività umane, dalle
pressioni e dalle risposte. Nel nuovo modello Psir gli indicatori di stato vengono usati per
mettere a fuoco le caratteristiche fisiche misurabili dell’ambiente, mentre gli indicatori di
impatto vengono aggiunti per quantificare gli effetti sull’ambiente prodotti dai fattori di
pressione, dalle pratiche di gestione dell’ambiente o dall’azione delle politiche di regolazione.
In termini sistemici non v’è ragione alcuna di introdurre una simile distinzione ma, dal punto
di vista della comunicazione e della pianificazione delle azioni correttive, è bene che vi sia
un’attenzione particolare sugli effetti e sui cambiamenti che si vanno producendo
nell’ambiente. L’attenzione particolare dedicata al cambiamento consente di meglio
monitorare le politiche di mitigazione, l’efficienza della loro applicazione e l’efficacia in termini
di incidenza sui cambiamenti e sui comportamenti dei soggetti coinvolti.
Se non si osservano cambiamenti, o se se ne verificano di inaspettati, le politiche e il sistema
di indicatori devono essere rivisti, e può essere necessario modificare il quadro conoscitivo
delle relazioni sistemiche causa-effetto.
Per il Rapporto “Global Environment Outlook” (Geo) di Unep è usato il modello Psir per
eseguire la verifica integrata dello stato dell’ambiente.

48
A.4 GLI SVILUPPI: DAI MODELLI DSR DELLA UN-CSD AL DPSIR DELL’AEA
Rev. 3 – 1°/7/2010

Argomentazioni che comprendono entrambe queste nuove motivazioni sono all’origine della
scelta che dà origine in Europa, nei primi anni ’90, a un nuovo quadro concettuale, il Dpsir
(figura A.4.1), che accoglie la categoria delle attività antropiche senza rinunciare
all’enucleazione dei fattori di pressione sull’ambiente. Allo stato dell’ambiente viene
associata la categoria degli impatti sugli ecosistemi, la salute umana e le infrastrutture. Con il
primo rapporto di verifica dello stato dell’ambiente in Europa (Dobris, 1995) è consacrato il
modello Dpsir. A fine secolo, con il modello europeo è portata a conclusione un’evoluzione
durata vent’anni, a partire da strumenti per la descrizione dei sistemi naturali soggetti a
stress per approdare a un quadro concettuale con il quale sono descritte le interazioni tra
uomo e ambiente e i relativi flussi di informazione.

Fonte: rielaborazione Issi.

Figura A.4.1 – Il quadro concettuale Dpsir di Aea.

La separazione tra le categorie dello stato e degli impatti viene adottata per meglio
focalizzare i cambiamenti dello stato dell’ambiente causati dai fattori di pressione e gli effetti
che sono prodotti sulle funzioni e sui servizi ambientali, in particolare sulla salute degli
uomini, ma anche sulla qualità degli ecosistemi, sulla disponibilità delle risorse, sullo stato
delle infrastrutture (ambiente costruito) e sulla perdita di biodiversità.
Si fa strada così, rispetto ai primi quadri concettuali, la consapevolezza che l’ambiente è
profondamente segnato dalla presenza umana e che i loro destini sono comuni.
Il Dpsir non è uno strumento puramente descrittivo, poiché consente di accreditare e
valorizzare le interrelazioni tra gli indicatori e le dinamiche sistemiche dei processi naturali,
dell’economia e della società, come evidenziato con lo schema di figura A.4.2. Tra attività
antropiche e ambiente le relazioni sono determinate dall’efficienza dei processi e

49
A.4 GLI SVILUPPI: DAI MODELLI DSR DELLA UN-CSD AL DPSIR DELL’AEA
Rev. 3 – 1°/7/2010

dall’innovazione tecnologica. Lo spazio dell’ecoefficienza è lo spazio dello sviluppo, cioè


della crescita senza aggravamento dei fattori di pressione. Questi ultimi provocano il degrado
dell’ambiente attraverso percorsi di diffusione complessi, non sempre osservabili, che
tendono a creare accumuli che possono essere causa, in tempi non sempre prevedibili, di
pericolose transizioni dello stato dell’ambiente non lineari e difficilmente reversibili.

Fonte: rielaborazione Issi.

Figura A.4.2 – Le interrelazioni nel quadro concettuale Dpsir di Aea.

Le politiche di risposta (leggi, norme, tasse, regolazioni, incentivi) traggono origine dalla
percezione sociale del rischio ambientale, causa di numerosi conflitti sul territorio, e dalla
valutazione dei costi degli interventi o anche, più modernamente, dai costi spesso maggiori
del non-intervento. Gli indicatori di efficacia delle risposte sono indispensabili per chiudere il
ciclo di controllo in feedback delle driving force delle attività antropiche, ciclo con il quale si
mira alla minimizzazione delle distanze tra indicatori e target in tutte le categorie del quadro
Dpsir. Quest’ultimo punto (l’elemento delle risposte) è il più delicato e controverso del ciclo.
È il luogo dove si confrontano interessi in contrasto e dove si formano i conflitti, spesso
causati dall’ignoranza o dalla sottovalutazione delle dinamiche dei processi in atto e dei loro
impatti potenziali.
L’accento sulle interrelazioni dinamiche allontana il Dpsir dalle visioni ingenue dei primi
modelli, in cui la relazione tra le categorie era espressa da una catena lineare o circolare, e
ne fa piuttosto una struttura a rete (web), complessa quanto è necessario per rappresentare

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A.4 GLI SVILUPPI: DAI MODELLI DSR DELLA UN-CSD AL DPSIR DELL’AEA
Rev. 3 – 1°/7/2010

tutte le dinamiche in atto. Il modello Dpsir è continuamente in evoluzione, e ammette nuove


varianti come il Dpseer che introduce le categorie dell’esposizione e degli effetti.
Detto dei meriti di questa classe di modelli concettuali, occorre dare qualche spazio alle
critiche, tutte nell’area della limitata capacità di questi modelli di fornire una visione adeguata
dei complessi rapporti ecosistemici in essere nell’ambiente e tra ambiente e società. Si fa
notare, in particolare, l’insufficiente esplicitazione dei nessi causali tra pressioni/risposte e
stato e l’implicita concatenazione lineare e monodirezionale di tali nessi.
Ciò che manca è il riconoscimento dichiarato della natura complessa delle interazioni che,
rappresentate entro strutture semplificate, possono perdere i significati più rilevanti e anche
causare veri e propri errori di valutazione. Non è soddisfatta l’esigenza della
rappresentazione spaziale dei fenomeni e della diversa articolazione alle varie scale, manca
la rappresentazione in termini dinamici della dimensione temporale ed evolutiva dei fenomeni
e l’interpretazione del ruolo dei ritardi e delle costanti di tempo, in particolare nelle relazioni
tra pressione e stato (si veda il caso delle emissioni dei gas a effetto serra e del
cambiamento climatico).
Non è considerato il concetto di resilienza agli stress, la capacità degli ecosistemi di
conservare le proprie funzionalità al di sotto di specifici valori delle pressioni esogene. Non è
neanche considerato l’effetto sinergico dei fattori dello stress, che tende a dare effetti
combinati non lineari che sfuggono del tutto a rappresentazioni modellistiche intrinsecamente
costruite, a causa dell’addizione-scomposizione dei fattori: è, quindi, implicitamente
ipotizzata la validità del principio della sovrapposizione degli effetti. Lo stato dell’ambiente è
rappresentato senza dinamica. Mancano le relazioni tra le variabili e i loro gradienti spazio-
temporali, indispensabili nella formulazione originaria della teoria dei sistemi. Per altri versi,
per effetto della centralità riservata all’ambiente, le questioni collegate all’attività dell’uomo
hanno tardato a ritrovare la dovuta centralità.
Il reporting ambientale deve essere equilibrato, esauriente, articolato, oggettivo,
promozionale e orientato all’azione, e non può dunque evitare di stare ben dentro alle
dinamiche sociali e alle attività umane. I processi di verifica devono avere solide basi
scientifiche, solidi riferimenti ai dati sperimentali per definire lo stato e i trend dell’ambiente,
le cause dei cambiamenti, gli effetti di tali cambiamenti sulla salute e sul benessere delle
persone. La qualità e l’efficacia dei quadri concettuali per il reporting, e in particolare del
quadro di riferimento Dpsir adottato dall’Europa, va vista alla luce di specifiche come queste,
universalmente condivise, che aprono la strada a tutti i possibili arricchimenti conoscitivi di
natura sistemica, senza rinunciare alla concisione e alla capacità di comunicare e informare
che rimane il principale requisito dei modelli concettuali.

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APPENDICE 5
DINAMICHE ECOSISTEMICHE E VALUTAZIONE INTEGRATA

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A.5 DINAMICHE ECOSISTEMICHE E VALUTAZIONE INTEGRATA
Rev. 3 – 1°/7/2010

A.5 DINAMICHE ECOSISTEMICHE E VALUTAZIONE INTEGRATA


Riferimento. Walzer B.; 2005; “A. Resilience Approach to Integrated Assessment”;IAJ; The Integrated
Assessment Journal; Bridging Sciences & Policy; Vol. 5, Iss. 1; pp. 77-97.

I modelli concettuali hanno dato un significativo contributo di semplicità e di efficacia alle


attività di reporting ambientale e alla stessa comprensione dei fenomeni ecosistemici. Non
tutta la complessità intrinseca degli ecosistemi può, tuttavia essere razionalizzata e risolta
con questo tipo di approccio. A esso si vanno via via aggiungendo altri tipi di strumenti sulla
base dei quali è possibile prendere in considerazione una serie ulteriore di nessi e di
relazioni che si determinano (sono prodotti) nell’ambiente e tra esso e la società e
l’economia. Nel seguito sono illustrati alcuni di questi elementi.

Causalità e finalità
L’analisi per modelli concettuali ha origine dall’esplicitazione della dicotomia stress-risposta,
e conserva nel tempo - come categoria cognitiva dominante - la relazione causa-effetto. Si è
cercato di attribuire in prima istanza il cambiamento dello stato dell’ambiente a fattori
specifici di stress antropogenico, produzione di inquinanti, cattivo uso delle risorse,
infrastrutturazione degli ecosistemi, ecc. Questo tipo di ricerca, che del resto è uno dei
paradigmi classici della ricerca scientifica, ha avuto un successo parziale. Alcuni meccanismi
di interazione sono stati chiariti, altri sono effetti cumulativi provocati da concause non
facilmente separabili o sono alterazioni dello stato dell’ambiente che, partite da più che
probabili origini antropogeniche, innescano cambiamenti di stato che evolvono con
dinamiche interne all’ecosistema, non sempre chiare, lontane da un possibile equilibrio. Per
altro e opposto verso si è manifestata con chiarezza una delle proprietà dei sistemi viventi,
quale è l’ecosistema uomo-ambiente: quella di evolvere teleologicamente in funzione di
obiettivi, di fini piuttosto che di cause, quindi al di là del paradigma della stabilità che i sistemi
ricercano servendosi degli anelli di feedback, “pressione-cambiamento-regolazione”, verso le
opzioni del controllo che sono esercitate attraverso catene di feed-forward, “pressione-
risposta-cambiamento”. Causalità e finalità sono, dunque, entrambe guide dei processi
evolutivi, e vanno tenute nel dovuto conto nell’esplicitazione delle dinamiche ecosistemiche.

Dinamiche spazio-temporali
Nella trattazione degli ecosistemi occorre ritrovare una visione equilibrata dello spazio e del
tempo. Con l’equazione generale dei sistemi è messo in evidenza il ruolo della variabilità
temporale nella determinazione dello stato dell’ambiente. I fattori di pressione e le stesse

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A.5 DINAMICHE ECOSISTEMICHE E VALUTAZIONE INTEGRATA
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variabili di stato hanno una storia evolutiva che deve essere riferita non per sole ragioni
documentarie, ma perché è essa stessa causa di cambiamenti. Da qui deriva una
conseguenza cui è stata dedicata per ora un’attenzione insufficiente. Le Rsa devono essere
aggiornate con cadenza costante, coerente con le dinamiche ambientali e non possono
contenere solo i dati dell’anno di pubblicazione. All’origine del reporting ambientale c’era
forse l’handicap dell’inesistenza dei dati, degli strumenti di misura e delle agenzie che li
supportavano. Dopo vent’anni non è più giustificato presentare un dato ambientale senza
tutta la sua storia disponibile e senza l’analisi rigorosa delle sue dinamiche. Nella figura A.5.1
è riportato un esempio di studio di tendenza (trend) su un indicatore di comune uso. Si
faccia attenzione al fatto che i cambiamenti avvengono anche nelle relazioni tra le variabili e
che, quindi, le dinamiche temporali vanno investigate anche in termini di nessi, relazioni e dei
relativi parametri.

Fonte: Issi, 2007.


Figura A.5.1 – Esempio di studio di tendenza dell’indicatore “Emissioni di gas a effetto serra in Italia”.

La variabilità ecosistemica si estrinseca anche nello spazio. La biosfera è uno strato assai
sottile che circonda la Terra, ed è in essa che noi viviamo. La differenziazione del territorio è
una delle evidenze più presenti nella nostra nozione dell’ambiente: anzi sappiamo che la
diversità è un ingrediente essenziale della ricchezza ecosistemica, della natura, ma anche
della società e della cultura. Lo stato dell’ambiente è, dunque, definito nello spazio fisico
ecosistemico e non può essere ricondotto al valore medio che le variabili assumono in un
dato dominio.

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A.5 DINAMICHE ECOSISTEMICHE E VALUTAZIONE INTEGRATA
Rev. 3 – 1°/7/2010

Trattare variabili spaziali è difficile, e la complessità assume qui le sue valenze maggiori.
Finalmente la recente diffusione dei sistemi informativi geografici, Gis, apre nuove
disponibilità tecnologiche per il trattamento della dinamica spaziale degli ecosistemi, in
particolare per ciò che riguarda l’uso del territorio, la gestione delle zone costiere, la gestione
delle risorse naturali, la conservazione della biodiversità, la pianificazione urbana. Le
rappresentazioni cartografiche consentono l’osservazione della posizione, della dimensione
e della struttura delle risorse, facilitano la loro valorizzazione economica e sociale,
permettono di portare alla luce e regolare i sempre più frequenti conflitti d’uso. Gli strumenti
di analisi spaziale consentono lo sviluppo di una nuova classe di indicatori che definiscono lo
stato dell’ambiente nelle sue reali differenziazioni territoriali e che possono rappresentare i
fattori di pressione in connessione con la vulnerabilità locale e con la presenza di persone o
specie viventi per le quali possono essere calcolate le esposizioni o le dosi di inquinanti cui
essi sono esposti nella vita quotidiana (figura A.5.2). L’esame dei dati spaziali consente
anche di investigare gli effetti congiunti di più fattori di pressione che insistono sulle
medesime aree, in molti casi producendo una moltiplicazione degli effetti.

Fonte: Issi-MATTM.

Figura A.5.2 – Esempio di indicatore che rappresenta un fattore di pressione (il campo
elettromagnetico) in relazione con la vulnerabilità locale (residenti per numero civico).

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A.5 DINAMICHE ECOSISTEMICHE E VALUTAZIONE INTEGRATA
Rev. 3 – 1°/7/2010

Interdipendenza e multidimensionalità
Lo stato dell’ambiente è, per necessità, rappresentabile soltanto con riferimento a una
pluralità, generalmente assai ampia, di fattori e di descrittori. La pluralità non può essere
trattata mediante una semplice enumerazione di elementi, non solo perché essi non sono
affatto indipendenti, ma anche perché una parte crescente dell’informazione sullo stato
dell’ambiente è contenuta nelle relazioni tra le variabili.
Da questo punto di vista, utilizzare gli indicatori e i modelli concettuali che sono stati introdotti
per il loro ordinamento al fine di rappresentare lo stato dell’ambiente (precedentemente
introdotti al fine di rappresentare lo stato dell’ambiente con riferimento al loro ordinamento)
comporta rischi per la forte caratterizzazione e significatività che è posta alla base della
scelta degli indicatori stessi. Questa sorta di eccesso di ruolo rischia di far passare in
secondo piano le “interdipendenze”, che sono difficili da studiare e che il più delle volte sono
semplicemente ignorate. L’analisi delle dipendenze ha per scopo l’individuazione di fattori
comuni alla dinamica di più variabili o più indicatori. Esistono determinanti, come l’aumento
dei redditi o dei consumi, che producono variazioni su più di un fattore di pressione e, per
altri versi, politiche di risposta generali possono avere effetti su più di una variabile di stato.
Le Rsa sono sviluppate sulla base di liste di indicatori anche molto nutrite. È pertanto
esplicita la consapevolezza della “multidimensionalità” dei fenomeni ecosistemici, che, va
ribadito, è superiore alla cardinalità delle liste degli indicatori, poiché, come scritto
precedentemente, le variabili di stato sono molte di più e lo scopo dell’utilizzo delle liste degli
indicatori è quello di produrre rappresentazioni dello stato dell’ambiente sintetiche, adatte
alla comunicazione. Nella maggioranza dei casi gli indicatori vengono trattati come entità
separate, forzando la valenza che ognuno di essi può avere in riferimento all’interpretazione
di un fenomeno. Non è semplice dare una lettura realmente multidimensionale dei fenomeni,
ma gli strumenti matematici esistono ed esistono anche i necessari ausili grafici. I percorsi di
approfondimento favoriscono l’analisi rispetto alla sintesi: si osserva una spiccata tendenza a
scomporre gli indicatori (per esempio, il consumo di energia è sempre accompagnato dalla
partizione per fonti), molto più raro è che si proceda per aggregazioni o ricomposizioni,
anche di soli due indicatori, per leggere i dati assieme agli effetti dell’interazione tra essi.
A volte l’ostacolo sembra consistere nella difficoltà di combinare tra loro fenomeni
rappresentati da variabili con dimensioni fisiche diverse, circostanza che impedisce
operazioni algebriche comuni come somme, differenze o medie. La strumentazione
matematica per il trattamento di variabili multidimensionali è in realtà a disposizione degli
operatori: con poca complessità in più si rende disponibile una informazione aggiuntiva
davvero straordinaria.

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A.5 DINAMICHE ECOSISTEMICHE E VALUTAZIONE INTEGRATA
Rev. 3 – 1°/7/2010

Fonte: Issi.

Figura A.5.3 – Esempio di rappresentazione della dipendenza tra emissioni di gas a effetto
gas serra e trasporto su gomma.

Vulnerabilità e resilienza
Alcune proprietà degli ecosistemi sono intrinsecamente multifattoriali e rendono conto di
caratteristiche la cui comprensione è indispensabile per la valutazione dell’esposizione ai
cambiamenti. Per prevedere gli effetti dei cambiamenti, è necessario capire come essi
interagiscono e come influenzano la capacità degli ecosistemi di dare servizi necessari alla
vita e al benessere dell’uomo e della natura. I determinanti del cambiamento sono diversi da
regione a regione perché, è ormai dimostrato, dipendono dalle condizioni ambientali
specifiche ma anche dall’ordinamento sociale e dallo sviluppo economico. In altre parole, il
cambiamento impatta sullo stato dell’ecosistema in funzione di proprietà interne
dell’ecosistema stesso. Non vi è dunque proporzionalità tra cause ed effetti, e il mediatore va
comunemente sotto il nome di “vulnerabilità” ecosistemica. Secondo la definizione Ipcc (Tar;
2001), la vulnerabilità è il grado di sensibilità, o di difficoltà, a rispondere agli effetti avversi
del cambiamento, alla sua variabilità e alle sue manifestazioni estreme.
Il concetto di vulnerabilità è stettamente collegato alla “resilienza” ecosistemica o “capacità
adattativa”. Si tratta della proprietà di assorbire gli shock conservando le proprie funzioni. In
regime di instabilità e di cambiamento, la resilienza produce risorse per il rinnovamento e la
riorganizzazione (Holling; 2002). La vulnerabilità cresce quando un sistema perde resilienza
e con essa il potenziale di creare opportunità per lo sviluppo, l’innovazione, il rinnovamento.

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A.5 DINAMICHE ECOSISTEMICHE E VALUTAZIONE INTEGRATA
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In queste condizioni cambiamenti modesti possono avere effetti devastanti, come dobbiamo
vedere oggi misurando i tragici effetti degli eventi climatici estremi nei paesi più poveri. Alla
luce di questi concetti, le politiche di risposta dovranno cambiare esse stesse, abbandonare
l’obiettivo della stabilità in favore della capacità di controllo del cambiamento.

Non linearità, effetti cumulativi


La non linearità è una delle caratteristiche ecosistemiche dominanti, in particolare per gli
ecosistemi aperti e lontani dall’equilibrio come è la gran parte dei sistemi naturali e antropici,
che evolvono assorbendo grandi quantità di energia e di materia per compensare la forte
accumulazione entropica e la creazione di disordine e rifiuti. Eppure i sistemi di
rappresentazione e reporting ambientale raramente riescono a dar conto delle non linearità.
La costruzione di indicatori e di modelli matematici è grandemente facilitata dall’ipotesi della
linearità, che comporta la validità del principio della sovrapposizione degli effetti e, quindi, la
scomponibilità o riducibilità dei fenomeni in parti più semplici. In qualche caso, la linearità è
un’ipotesi localmente accettabile per piccole variazioni spazio-temporali dello stato del
sistema. Con essa si perde, però la capacità di comprendere la dinamica dei sistemi
evolutivi, lontani dall’equilibrio (Prigogine; 1967), con la loro tendenza a effettuare transizioni
passando da un’area di equilibrio (attrattore) a un’altra in maniera raramente prevedibile.
L’accumulazione e l’interazione di fattori multipli di stress come anche l’azione sinergica
delle risposte che vengono messe in atto nello spazio e nel tempo danno luogo a effetti
combinati nei quali, spesso, è vanificata la relazione di causalità e di proporzionalità con i
singoli fattori. Il caso più studiato è quello dell’azione cumulativa di sostanze inquinanti
diverse sui sistemi naturali e viventi.

La valutazione ambientale integrata


Segue da queste considerazioni che i cambiamenti ambientali possono essere ben compresi
e rappresentati solo assumendo all’interno dei confini dell’ecosistema le attività umane,
l’economia e la società con tutte le loro interdipendenze e con una visione pienamente
sistemica.
Valutazioni così condotte prendono il nome di “valutazioni integrate”, (integrated
environmental assessment; Holling, 1973, 1986, 1995; International Geosphere-Biosphere
Programme, 2001). Si tratta di approcci multidisciplinari, concepiti per l’azione politica, di
processi riflessivi, iterativi che collegano la conoscenza e l’azione per documentare e
controllare i cambiamenti. Pur facendo largo uso di modelli, indicatori, scenari e di altra
strumentazione scientifica, tali approcci non sono ancora supportati da metodologie
condivise e standardizzate. Le valutazioni integrate combinano, interpretano e comunicano

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A.5 DINAMICHE ECOSISTEMICHE E VALUTAZIONE INTEGRATA
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conoscenze di origini diverse, spesso scarsamente coerenti, allo scopo di valutare l’intero
complesso delle relazioni dinamiche ecosistemiche, di identificare, analizzare e apprendere
tutti i processi naturali e antropici rilevanti che determinano lo stato presente e futuro
dell’ambiente e delle risorse, per metterle a disposizione dei decisori delle politiche e delle
strategie nelle opportune scale spaziali e temporali (Eea, Peirce; 1998).

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APPENDICE 6
DEFINIZIONI, RUOLI E GERARCHIE DEGLI INDICATORI

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A.6 DEFINIZIONI, RUOLI E GERARCHIE DEGLI INDICATORI
Rev. 3 – 1°/7/2010

A.6 DEFINIZIONI, RUOLI E GERARCHIE DEGLI INDICATORI


Riferimento. Meadows Donella; 1998; “Indicators and Information Systems for Sustainable
Development”; A Report to the Balaton Group; The Sustainability Institute; Hartland Four Corners.

Esiste una vasta letteratura in materia di indicatori ambientali, tanto che risulta difficile
richiamare tutte le definizioni. Dalle prime in ordine di tempo è ravvisabile una specie di
sovraesposizione di ruolo: “Un numero che indica lo stato e lo sviluppo dell’ambiente o delle
condizioni che influenzano l’ambiente, e fornisce più informazioni di ciò che è direttamente
misurato o osservato, cioè del valore del parametro” (Alfsen;1993). “È un parametro o un
valore derivato da parametri, che indica/fornisce informazioni su/descrive lo stato di un
fenomeno /ambito/ area con un significato che va oltre ciò che è direttamente associato al
valore del parametro” (Ocse; 1993).
Con le successive, più equilibrate, si comincia a enunciare i requisiti che l’indicatore deve
soddisfare: “Un dato sull’ambiente che descrive un fenomeno fisico o economico in termini
numerici in un modo definito e comparabile” (Scherp; 1994). “Un buon indicatore è
caratterizzato dal legame esistente tra la misura di qualche fenomeno o condizione
ambientale con i programmi di policy. Gli indicatori ambientali possono essere usati come
strumenti per la misura delle performance ambientali e il reporting sui progressi verso lo
sviluppo sostenibile” (World Bank, 1997). “Una misura, generalmente quantitativa, che può
essere usata per illustrare e comunicare fenomeni complessi, includendo il trend” (Aea,
1999). “Un indicatore quantifica e semplifica i fenomeni e ci aiuta a comprendere la realtà
complessa” (The International Institute for Sustainable Development, Iisd, 2000).
Con le più recenti sono introdotti i concetti di “aggregazione” e di “gerarchia”: “Gli indicatori
sono costituiti dall’aggregazione di dati grezzi e/o elaborati, che possono essere aggregati a
loro volta per formare indici complessi. L’utilità di un indicatore dipende parecchio dal
contesto” (Iisd, 2000). “… hanno il compito di rappresentare contestualmente processi
originati nell’economia e nella società oltre che nell’ambiente, in una forma che sia capace di
evidenziare le interdipendenze e valorizzarne gli equilibri” (Consiglio nazionale dell’economia
e del lavoro, Cnel, 2005).
Secondo la World Bank, gli indicatori sono “puntuali”, “tematici” o “sistemici”. I “puntuali”
rappresentano gli insiemi minimi di aggregazione dei dati di cui sono descrittori efficienti. I
“tematici” sono raggruppati in set ridotti di indicatori per ognuno dei problemi maggiori in
materia di politica ambientale e socio-economica. I “sistemici”, invece, sono stati progettati
affinché un solo numero sia in grado di indicare se un sistema complesso è in difficoltà dal
punto di vista ambientale o se la via per uno sviluppo sostenibile viene adeguatamente
seguita (cfr. l’appendice A.8).

64
A.6 DEFINIZIONI, RUOLI E GERARCHIE DEGLI INDICATORI
Rev. 3 – 1°/7/2010

Secondo la Aea, gli indicatori sono “descrittivi” o di tipo A, se quantificano lo stato


dell’ambiente, della salute o altro; di “performance” o di tipo B se, riferiti a un target, ne
misurano la distanza; di “efficienza” o di tipo C, se quantificano l’efficienza nei cicli
produzione-consumo in termini di unità di prodotti-servizi; di “benessere” totale o di tipo D,
se, aggregando le dimensioni ecologica, economica e sociale, misurano il trend di benessere
generale.
Con i principi guida generali, definitivamente enunciati a Bellagio nel 1996 in 10 punti, è
stabilito che la valutazione (1) deve essere guidata da una chiara visione e da obiettivi che
definiscono quella visione; (2) deve considerare il benessere sociale, ecologico ed
economico includendo l’intero sistema dello stato dell’ecosistema cosi come le sue parti; (3)
deve tenere in debito conto l’equità e la disparità all’interno delle popolazioni di oggi e tra le
attuali e le future generazioni, affrontando i problemi relativi all’uso delle risorse, alla povertà,
ai diritti umani, all’accesso ai servizi; (4) deve adottare orizzonti di lungo termine, includere
gli impatti delle attività umane sulle persone e sull’ecosistema, non solo locali, ma anche
lontani, costruire il futuro sul passato e sul presente; (5) deve essere basata su un esplicito
insieme di categorie o su di uno schema organizzato che lega gli indicatori alla visione, agli
scopi e ai criteri di valutazione; (6) deve stabilire metodi e dati accessibili a tutti, rendere
espliciti i ragionamenti, le assunzioni, le incertezze dei dati e delle interpretazioni; (7) deve
mirare alla semplicità nella struttura e nell’uso di un linguaggio chiaro; (8) deve assicurare
una larga partecipazione di gruppi sociali, tecnici, professionali, al fine di assicurare il
riconoscimento di tutti i valori e le culture; (9) deve interagire, adattarsi e rispondere al
cambiamento poiché i sistemi sono complessi e cambiano continuamente. Deve, infine, (10)
essere assicurata da autorità istituzionali che provvedano a mantenere documentazioni e
dati, e diano supporto allo sviluppo di capacità locali di valutazione (Iisd; 1997).
Con il saggio del 1998 Donella Meadows, uno degli storici autori del rapporto al Club di
Roma “I limiti allo sviluppo” del 1972, offre una sistemazione definitiva dal punto di vista
epistemologico del ruolo degli indicatori nell’informazione e nella comunicazione ambientale
in stretta connessione con la prospettiva dello sviluppo sostenibile. Usiamo gli indicatori
intuitivamente per monitorare i sistemi complessi che ci premono e che abbiamo bisogno di
controllare. Molte sono le parole che li rappresentano: segno, sintomo, presagio, segnale,
impronta, indizio, grado, rango, dato, puntatore, avviso, strumento, misura. Gli indicatori
sono parte integrante del flusso di informazione di cui facciamo uso per capire il mondo,
prendere decisioni, e pianificare i nostri atti.
Gli indicatori hanno origine dai valori, valutiamo ciò a cui teniamo, e creano valori, teniamo a
ciò che valutiamo. Alcuni valori, quindi alcuni indicatori, sono tipici della nostra cultura e della
nostra storia, altri sono comuni all’umanità intera. Alcuni sono quantificabili, altri, non meno

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A.6 DEFINIZIONI, RUOLI E GERARCHIE DEGLI INDICATORI
Rev. 3 – 1°/7/2010

importanti, possono essere percepiti soltanto in via qualitativa. Fissando i tempi, i limiti o gli
obiettivi (target) per la realizzazione di questi valori, gli indicatori ambientali divengono
indicatori di sostenibilità.
Mentre tra le variabili di stato non possono esistere gerarchie, gli indicatori nella misura in cui
assumono il ruolo di mediatori della conoscenza dell’ambiente, possono essere classificati in
molti modi: in gruppi, in scale gerarchiche o per priorità. Anche negli ecosistemi
l’organizzazione è gerarchica ma, indipendentemente dal dato ecologico, il dato cognitivo è
che noi comprendiamo i fenomeni attraverso modelli mentali strutturati e articolati. È dunque
legittimo che gli indicatori siano classificati sia per temi e per domini, sia in funzione della
scala spaziale alla quale sono riferiti, sia in funzione dell’informazione e della comunicazione,
sia infine nell’articolazione delle politiche di risposta. Gli indicatori possono essere aggregati
per non affollare di informazioni di inutile dettaglio i piani alti della piramide informativa (cfr. il
paragrafo 1.3). I metodi di aggregazione devono essere elaborati con cura (Issi; 2002, 2007)
perché aggregazione può significare perdita di informazione e l’informazione deve restare a
disposizione. Per questo sono necessari i sistemi informativi (cfr. l’appendice A.16).

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Rev. 3 – 1°/7/2010

APPENDICE 7
REPERTORIO DEI PRINCIPALI SISTEMI DI INDICATORI

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69
A.7 REPERTORIO DEI PRINCIPALI SISTEMI DI INDICATORI
Rev. 3 – 1°/7/2010

A.7 REPERTORIO DEI PRINCIPALI SISTEMI DI INDICATORI

Numerosi sono i progetti e le raccolte di indicatori che corredano iniziative di reporting e di


verifica, ambientale e dello sviluppo sostenibile, promossi da istituzioni multilaterali,
internazionali e territoriali e anche da un gran numero di istituti di ricerca, università e
organizzazioni non governative (ONG). Impossibile riferire di un così vasto movimento di
cultura e di conoscenza senza il rinvio a una serie di ottimi studi che lo documentano. Si può
dire che, praticamente, ogni rapporto territoriale sullo stato dell’ambiente finisce per crearsi
(generare) una propria lista di indicatori. In questo contesto i grandi progetti svolgono un
particolare ruolo di guida e di orientamento. Nel seguito sono documentati tre di questi
progetti che, per ampiezza e durata, si configurano come veri e propri percorsi che
continueranno nel tempo a dare frutti e innovazione: l’iniziativa della commissione Onu per
lo Sviluppo sostenibile, UnCsd; la proposta dell’Ocse, nel cui ambito era nato il modello Psr,
e il quadro progettuale comunitario.

Il percorso Un-Csd
Riferimento. Un Csd; 2001; “Indicators of sustainable development: Framework and methodologies”;
Un Division for Sustainable Development; Desa/Dsd/2001/3; N.Y.

Il percorso Un-Csd ha origine da quanto scritto al § 40 dell’Agenda 21 di Rio de Janeiro per il


quale le amministrazioni mondiali a tutti i livelli e le ONG sono impegnate a dare solide basi
alla decisione politica mediante gli indicatori di sostenibilità. La Csd dà inizio nel 1995 a un
programma che comprende aspetti metodologici, valutazioni strategiche, creazione del
consenso, test e disseminazione degli strumenti. Il programma ha prodotto tre stati di
avanzamento (Blue books) resi pubblici nel 1996 con una lista di 134 indicatori, nel 2001 con
una lista ridotta di 58 indicatori e, infine, nel 2007 con 50 indicatori costituenti l’attuale Core-
set Csd, facenti parte di una lista più ampia di 96 indicatori introdotta per rendere più agevole
la specificazione delle caratteristiche locali dei singoli paesi.
Il progetto Csd 2007 conserva la struttura per temi e sottotemi introdotta nel 2001, ispirata
alla struttura di Agenda 21, senza più la rigida corrispondenza ai capitoli contenuta nella
prima versione. Viene abbandonata la classica quadripartizione Csd in “pilastri” o “domini” –
ambiente, economia, società e istituzioni – con lo scopo dichiarato di favorire l’integrazione e
le tematiche trasversali cross-cutting (Un; 2003). I temi proposti sono 14: Povertà –
Governance – Salute – Formazione – Democrazia – Rischi naturali – Atmosfera – Suolo –
Oceani, mari e coste – Acque dolci – Biodiversità – Sviluppo economico – Partenariato

70
A.7 REPERTORIO DEI PRINCIPALI SISTEMI DI INDICATORI
Rev. 3 – 1°/7/2010

economico globale – Modelli di produzione e consumo. Il dominio ambientale resta


esplicitamente rappresentato in sei temi e richiamato dagli indicatori delle tematiche
trasversali e da molti degli indicatori della serie estesa introdotti per rendere conto delle
peculiarità ecosistemiche locali. È importante notare che la nuova articolazione Csd07 tiene
conto degli obiettivi dell’Assemblea Onu del Millennio (Mdg; 2000) e del Piano di
implementazione del Summit di Johannesburg (Jpoi; 2002). La “Povertà”, tema centrale dei
Mdg, è ora un tema e non più, come nel 2001, un sottotema di “Equità”. Nello schema
Csd96, riferito ai capitoli di Agenda 21, era stato adottato il modello concettuale Dsr (cfr. A.4)
al quale, nelle edizioni successive, era stata preferita l’articolazione in temi e sottotemi
perché ritenuta più flessibile e più adatta a rappresentare interazioni sistemiche complesse,
e a chiarire i presupposti dell’azione politica. L’articolazione gerarchica per temi può essere
ordinata più facilmente alle finalità dell’azione amministrativa ed è ritenuta più accessibile
alla lettura da parte dei decisori. Nel reporting ambientale, laddove è sotto analisi la catena
causale, conservano la loro qualità analitica i modelli derivati dall’originario Psr.

Il percorso Ocse
Riferimento. Oecd; 2003; “Oecd Environmental indicators. Development and use”; Oecd Environment
Directorate; Environmental Performance and Information Division.

L’attività dell’Ocse sugli indicatori ambientali, iniziata alla fine degli anni ’80 sulla base
dell’esperienza trentennale maturata nel settore del reporting (economico), è articolata in due
linee complementari, originate da altrettante richieste avanzate dagli stati membri. La prima
(1989) impegna l’organizzazione a lavorare sull’integrazione tra i processi decisionali
economici e ambientali; la seconda (1991) porta allo sviluppo dei processi di valutazione
delle performance ambientali nazionali (cfr. l’appendice A.12). Alla fine degli anni ’90, il
lavoro sugli indicatori ambientali confluisce, pur mantenendo la propria autonomia, all’interno
del più ampio progetto sugli indicatori di sviluppo sostenibile.
Secondo l’ Ocse, gli indicatori rispondono all’esigenza di rafforzare la capacità dei governi di
monitorare, valutare e rendicontare lo stato e l’evoluzione degli ecosistemi e di migliorare il
grado di rispondenza delle politiche agli obiettivi nazionali e agli impegni internazionali. Gli
indicatori, pur se consentono la riduzione del numero dei parametri necessario per la
rappresentazione dello stato dell’ambiente e la semplificazione del processo della
comunicazione ambientale, non sempre possono rispondere pienamente alle esigenze della
comprensione dei nessi causali tra i fenomeni. Gli indicatori possono essere considerati,
pertanto, espressione della “migliore conoscenza possibile”.

71
A.7 REPERTORIO DEI PRINCIPALI SISTEMI DI INDICATORI
Rev. 3 – 1°/7/2010

L’elaborazione risponde all’esigenza, da parte degli stati membri, di armonizzazione le


diverse iniziative nazionali mediante un approccio e un modello concettuale comuni e di
promuovere lo scambio di esperienze simili con soggetti esterni all’Ocse. L’Organizzazione
fornisce alcune indicazioni e raccomandazioni circa l’utilizzo degli indicatori ambientali, tra
cui la necessità di integrare le liste di indicatori con altre considerazioni e analisi per una
corretta interpretazione; l’opportunità di porre particolare attenzione in sede di confronto tra
realtà diverse; la misurabilità e la qualità dei dati, che richiede aggiornamenti, serie storiche e
standard adeguati.
Con molto pragmatismo, l’Ocse non lavora alla definizione di un sistema di indicatori
universale, quanto piuttosto alla condivisione di una serie di regole e strutture. Vengono
fissati tre criteri guida per la selezione degli indicatori: rilevanza politica/utilità per l’utente,
robustezza analitica e misurabilità.
L’Ocse individua categorie diverse di indicatori ambientali corrispondenti a differenti scopi e
utilizzazioni: gli “indicatori ambientali settoriali” sono stati elaborati per promuovere
l’integrazione delle politiche settoriali di trasporti, energia, consumi domestici, turismo e
agricoltura; gli “indicatori derivati dalla contabilità ambientale” sono incentrati sulla spesa
ambientale, sulla contabilità fisica delle risorse naturali e sui flussi di materia; gli indicatori di
decoupling sono specificamente indirizzati alla valutazione della sostenibilità (cfr. l’appendice
A.9). Più direttamente orientati al reporting ambientale sono i core-set e gli “indicatori
chiave”. Lo scopo dei core-set è di coprire un insieme ampio di tematiche ambientali con una
lista sufficientemente ristretta, risultato di processi di selezione condivisi tra gli stati membri.
Il core-set Ocse copre tutte le principali priorità nazionali in materia di ambiente, ed è
costruito a partire da un insieme minimo di 40-50 indicatori, inclusi quelli provenienti dalle
liste settoriali e della contabilità ambientale. Lo schema concettuale adottato è il Psr (cfr.
l’appendice A.3), con il quale sono individuati gli indicatori di pressione diretta e indiretta, lo
stato dell’ambiente e le risposte della società. I temi individuati sono 15. Nove fanno
riferimento allo stato dell’ambiente: cambiamenti climatici, riduzione della fascia di ozono,
eutrofizzazione, acidificazione, contaminazione da sostanze tossiche, qualità degli ambienti
urbani, biodiversità, paesaggio culturale, rifiuti; cinque quantificano le risorse naturali,
idriche, forestali, ittiche, edafiche; l’ultimo tema riguarda i determinanti socio-economici come
la demografia e la crescita economica. La lista degli indicatori è dinamica e integrabile in
funzione delle peculiarità nazionali, scalabile a livello settoriale così come a livello sub-
nazionale e territoriale. Nel tempo è previsto che la lista dovrà includere nuovi indicatori delle
dinamiche socio-ambientali.
Il programma degli “indicatori chiave” nasce nel 2001 a opera degli stessi ministri
dell’ambiente dei paesi membri. È una lista ristretta di indicatori, selezionati a partire dal

72
A.7 REPERTORIO DEI PRINCIPALI SISTEMI DI INDICATORI
Rev. 3 – 1°/7/2010

core-set, orientata alla comunicazione e incentrata su poche questioni centrali di interesse


comune su cui focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica. Il progetto prevede la
pubblicazione annuale di uno specifico rapporto. Attualmente la lista è composta di dieci
indicatori, che dovranno essere implementati (destinati ad aumentare) per includere anche i
temi del core set attualmente non coperti, come la contaminazione da sostanze tossiche o lo
stato delle risorse edafiche.

Il percorso comunitario
Riferimento. Eea; 2005; “Eea core-set of indicators guide”; Eea Technical Report n° 1/2005.

In Europa sia l’Eurostat che l’Aea hanno competenze nel campo degli indicatori ambientali.
Tradizionalmente i ruoli sono stati distinti facendo riferimento alle categorie del modello Dpsir
(cfr. l’pappendice A.4), affidando al primo la responsabilità degli indicatori su determinanti,
pressioni e risposte e al secondo sullo stato dell’ambiente e sugli impatti. Sovrapposizioni di
vario genere e grado sono risultate fin da subito evidenti negli stessi sistemi di indicatori
proposti da entrambi i soggetti.
La storia dell’esercizio europeo in materia di indicatori ambientali ha visto susseguirsi e
sovrapporsi nel tempo differenti iniziative. Un punto di partenza può essere fissato alla metà
degli anni ’90, con il progetto sugli indicatori e indici di pressione ambientale (Environmental
Pressure Indicators – Epi) avviato da Eurostat su richiesta della Commissione europea. il
sistema degli indicatori viene presentato nel 1999 ed è articolato su 10 aree tematiche,
derivate dal 5th Eap: per ogni area tematica sono previsti 10 indicatori, selezionati da un
panel di 2.300 esperti. Il progetto si esaurirà in due sole pubblicazioni, nelle quali verrà
popolato un numero ben inferiore rispetto ai 100 indicatori di origine. Per l’Epi è prevista
anche l’elaborazione di indici aggregati a livello tematico, obiettivo riconducibile all’esplicita
intenzione di competere con gli indicatori economici.
Lo sviluppo di indicatori ambientali a livello europeo acquisisce maggiore velocità a seguito
del Consiglio di Cardiff del 1998. L’esigenza di attivare processi e strumenti per il
monitoraggio dell’integrazione ambientale nelle politiche di settore darà vita, innanzitutto, ai
“meccanismi di reporting” settoriali, a cominciare dal progetto Term lanciato da Aea, Eurostat
e Commissione europea sui trasporti (cfr. A15).
L’attenzione alle interazioni tra sistemi ambientali e socio-economici è manifestata non solo
nel reporting di settore, ma anche nei progetti di analisi del complesso dei sistemi ambientali.
Nel 2000 l’Aea, con la collana “Segnali ambientali”, inaugura il primo sistema europeo di
reporting in materia di ambiente basato sugli indicatori, nel quale progressivamente il tema

73
A.7 REPERTORIO DEI PRINCIPALI SISTEMI DI INDICATORI
Rev. 3 – 1°/7/2010

dell’integrazione acquisirà un peso crescente. Si tratta di un prodotto disegnato per una


comunicazione periodica annuale indirizzata a decisori politici e cittadini, che integra e non
sostituisce i sistemi di reporting di medio termine, aggiornati ogni 4-5 anni. L’obiettivo non è
più quello dell’esaustività che caratterizza i grandi rapporti pluriennali, quanto quello della
maneggevolezza, dell’efficacia e della capacità di permeare il processo decisionale
democratico. L’esperienza dura cinque anni e, dopo un tentativo di fusione non riuscito con il
progetto Epi di fatto fermo al 2001, evolve in quello che può essere considerato l’ultimo
passo dell’Aea in materia di indicatori ambientali: il core set degli indicatori Aea, Csi.
Come nel caso dei “Segnali ambientali”, anche il Csi è costruito a partire da una struttura
mista, composta da temi ambientali ed economici, e su una lista di indicatori sufficientemente
ristretta. I principali elementi di novità stanno, da un lato, nel tentativo di stabilizzare la base
di indicatori per il monitoraggio ambientale, dall’altro nella ricerca di una maggiore
condivisione politica, che passa attraverso l’analisi dei principali documenti programmatici e
strategici dell’Ue. Il processo di definizione del core-set è iniziato nel luglio 2002, partendo da
un set di 400 indicatori organizzati secondo il modello Dpsir e giungendo, nel maggio 2004,
all’approvazione di una lista di 37 indicatori organizzati in dieci temi. Questi costituiranno la
base per l’elaborazione del rapporto State and outlook 2005 (cfr. A14). Con il core set l’Aea
porta anche a maturazione il percorso di integrazione, iniziato sempre con “Segnali
ambientali”, tra documenti di reporting e sistemi informativi ambientali sul web.
A differenza dell’Ocse, in Europa non giunge a compimento la costruzione di un sistema di indicatori
“chiave”, o prioritari (headline). Tra il 2000 e il 2001 Eurostat e Aea elaborano un sistema di 11
indicatori prioritari organizzati sulle quattro aree tematiche del Sesto Programma Eap, allora in via di
definizione. Pone fine al progetto la stessa Commissione che ne aveva richiesto l’esecuzione, a causa
di un mancato accordo sulla lista finale. In ogni caso, l’esperienza degli indicatori prioritari verrà
utilizzata da Eurostat nel 2002, per integrare la dimensione ambientale nel sistema degli indicatori
strutturali utilizzato per il “Rapporto di Sintesi”, il documento elaborato ogni anno dalla Commissione
per monitorare la “Strategia di Lisbona”. In quest’ambito il livello di integrazione delle considerazioni
ambientali verrà sempre giudicato insufficiente, a partire dagli aspetti quantitativi: 7 indicatori
ambientali su 42 e, a partire dal 2004, 3 sui 14 della “lista ristretta”. Maggiore equilibrio si riscontra
nell’attività di Eurostat sugli indicatori per il monitoraggio della “Strategia di sviluppo sostenibile”(SDS)
pag. 53, approvata nel 2001 a Goteborg. La nuova lista è articolata su dieci aree tematiche derivate
dalla stessa Strategia comunitaria integrata con le indicazioni dei principali progetti di sostenibilità a
livello mondiale. La lista costituisce la base di un sistema informativo sul web e di una pubblicazione
biennale inaugurata nel 2005. Complessivamente il sistema conta oltre 120 indicatori,
gerarchicamente ordinati in una piramide informativa composta da tre livelli, più un quarto di contesto
(background), definiti in funzione del target informativo e del grado di approfondimento.

74
Rev. 3 – 1°/7/2010

APPENDICE 8
INDICATORI AMBIENTALI UNICI

75
Rev. 3 – 1°/7/2010

76
A.8 INDICATORI AMBIENTALI UNICI
Rev. 3 – 1°/7/2010

A.8 INDICATORI AMBIENTALI UNICI


Riferimento. Oecd; 2002; “Aggregated environmental indices. Review of aggregation methodologies
in use”; Env/Epoc/Se(2001)2/final; Paris

L’ipotesi di produrre un indicatore unico dello stato dell’ambiente, capace di replicare la forza
espressiva del Pil, applicabile a tutte le scale geografiche, dal globale al regionale al locale, è
stata definita un sogno impossibile (Iied; 2002). La pratica più diffusa per ottenere indicatori
unici è la combinazione di un numero di indicatori adeguato alle finalità del reporting. Metodi
come il Gwp, Global warming potential, per il calcolo dell’effetto serra di più componenti
gassose in atmosfera e l’analogo Odp, Ozone depletion potential, per le sostanze lesive
dello strato dell’ozono, sono i più noti esempi di indici unici fisici. Il reporting basato su un
numero elevato di indicatori, senza aggregazione né combinazione di indicatori, comporterà
una maggiore difficoltà di comunicazione del proprio messaggio. Gli indicatori aggregati
possono rappresentare meglio e più direttamente l’intero ecosistema, evidenziare le
interrelazioni tra sottosistemi e componenti e facilitare l’analisi. Essi, benché in gran parte
sviluppati da progetti internazionali, si adattano senza difficoltà alle scale inferiori. Il rischio
che gli indicatori sintetici “nascondano l’informazione” è scongiurato se vengono
accompagnati da buoni sistemi informativi, trasparenti e accessibili. Per un’analisi
approfondita delle proposte di seguito brevemente illustrate, si rinvia alla bibliografia con la
quale sono documentati i singoli progetti.

Undp, Human Development Index. Non è un indicatore ambientale, ma va citato come


progenitore degli indici unici. È una combinazione di variabili economiche e sociali sviluppata
da Amartya Sen in ambito Onu (Undp; 2007) che comprende il reddito pro capite,
l’aspettativa di vita e il livello di istruzione. Si esegue molto semplicemente riconducendo
tutte le variabili alla scala unitaria tra il minimo e il massimo delle serie storiche di più paesi.

Aa. Vv., Pil Verdi. Vengono calcolati imputando la spesa ambientale e il deprezzamento del
capitale naturale nel calcolo del Pil ordinario. Tuttavia, stimare i costi e i vantaggi ambientali
in termini monetari non è semplice; per i beni comuni di tipo ambientale fissare un prezzo è
concettualmente impossibile. Tra i Pil verdi più rilevanti sono Gpi (Redefining Progress), Isew
(Daly, Cobb), mentre il Genuine saving della World Bank aggiunge alla quota del Pil
destinata agli investimenti le spese per la scuola e l’educazione e sottrae il valore in termini
monetari delle perdite di risorse naturali e ambientali.

77
A.8 INDICATORI AMBIENTALI UNICI
Rev. 3 – 1°/7/2010

Wackernagel e Rees, Impronta ecologica. Sempre più frequentemente presente nelle Rsa
territoriali, l’impronta ecologica è certamente l’indicatore ambientale unico di maggior
successo. Misura l’estensione di territorio necessaria per produrre le risorse consumate da
una comunità data e per assorbirne le emissioni di gas a effetto serra. L’algoritmo prevede il
calcolo del consumo di più di 50 risorse biotiche, animali e vegetali, prodotte localmente o
importate, al netto delle esportazioni. Sulla base degli indici di produttività mediati su base
mondiale, è calcolata l’area di terreno, pascoli, foreste e mare necessaria alla produzione di
tali beni. Viene aggiunto l’importo di territorio necessario per assorbire le emissioni di CO2
generate dai consumi energetici locali e dai consumi incorporati in oltre 100 tipi di prodotti
commerciali di uso corrente. L’impronta così calcolata viene commisurata con la biocapacità
del territorio, calcolata con i medesimi parametri. Il risultato è l’impronta esterna o eccedente
che dà una sintetica quanto importante misura dell’impatto ambientale che la comunità che
abita quel territorio pone a carico di altre comunità. È stato calcolato che l’impronta ecologica
di Londra eccede di 120 volte il suo territorio metropolitano.

Wuppertal Institut, Flussi materiali. Sviluppato sulla base di un modello ecosistemico “input
(materia, energia) – produzione e consumi – output (rifiuti)”, l’indice Tmr, Total Material
Requirement, calcola l’importo netto di risorse materiali e di energia che fluisce dall’ambiente
verso il sistema economico. Comporta il calcolo dei flussi materiali nascosti perché
incorporati nei materiali semilavorati e nei prodotti finiti. L’ipotesi alla base del modello è che
il controllo dei flussi materiali consente la minimizzazione simultanea del consumo di risorse
e del degrado ambientale.

Iucn, Well-being Index. L’indice è composto di due elementi paritari con i quali è misurato il
benessere dell’uomo (Hwi) e della natura (Ewi) ed è rappresentato nel Barometro della
sostenibilità mediante un’originale grafica bidimensionale a cinque livelli. L’indice unico dello
stato dell’ambiente, Ewi, è ottenuto con una media effettuata su 51 indicatori per suolo (5),
acqua (20), aria (11), biodiversità (4) e uso delle risorse (11).

Wwf, Living Planet Index. Il Report è costruito su due indicatori (Wwf; 2006): l’impronta
ecologica precedentemente introdotta, che dà una misura della pressione sulle risorse
naturali esercitata dalle comunità umane, e il Living Planet Index che è un indice di
biodiversità generale, assunto come rappresentativo di tutto lo stato dell’ambiente. Con Lpi è
controllato lo stato delle popolazioni di 1313 vertebrati che abitano la terra, il mare e le acque
interne. Vengono calcolati separatamente e poi mediati i valori e i trend dei tre indici Lpi sui

78
A.8 INDICATORI AMBIENTALI UNICI
Rev. 3 – 1°/7/2010

tre domini. Il valore risultante è assunto come rappresentativo dello stato di salute dell’intero
ecosistema.

Wef, Environmental Performance Index. L’indice Epi, promosso dal Wef, il World Economic
Forum, è probabilmente il più evoluto tra i progetti di ricerca internazionali in materia di
indicatori unici. È costruito per controllare lo stress ambientale sulla salute dell’uomo,
promuovere la vitalità degli ecosistemi e l’uso sostenibile delle risorse. Vengono utilizzati 16
indicatori strutturati in sei tematiche: effetti ambientali sulla salute, qualità dell’aria, risorse
idriche, risorse naturali, biodiversità ed energia. Lo studio pilota del 2006 utilizza la distanza
degli indicatori selezionati dai target che vengono assegnati in pari misura ad ogni paese
sulla base degli obiettivi e delle obbligazioni internazionali per la sostenibilità. Per effetto del
deficit della qualità dei dati, solo per 60 dei 133 paesi considerati è stato possibile calcolare
l’indice. A livello gerarchico crescente, vengono prima calcolati con le medie pesate gli indici
per i sei temi, quindi due indici, uno per la salute, l’altro per i cinque temi restanti che danno
luogo a un supertema denominato vitalità ecosistemica. L’indice Epi è infine la media
ordinaria di queste due categorie.

Issi, indice di sostenibilità per l’Italia. È una proposta italiana (Ronchi, 2002 e 2007; Cnel
2005) posta a base dei rapporti quinquennali dell’Issi e adottata in diverse realtà territoriali. È
basata su una struttura a indicatori a quattro livelli che è articolata su domini, temi e
sottotemi, utilizzando il metodo della distanza dai target e un algoritmo vettoriale
multidimensionale, anche per l’aggregazione degli indici ai livelli superiori. Un terzo degli
indicatori è dedicato alle tematiche ambientali.

79
Rev. 3 – 1°/7/2010

80
Rev. 3 – 1°/7/2010

APPENDICE 9
TIPOLOGIE DI INDICATORI AMBIENTALI:
INDICATORI D’EFFICIENZA, INDICATORI DI PRESTAZIONE,
INDICATORI DI SOSTENIBILITÀ, INDICATORI DI DECOUPLING

81
Rev. 3 – 1°/7/2010

82
A.9 TIPOLOGIE DI INDICATORI AMBIENTALI
Rev. 3 – 1°/7/2010

A.9 TIPOLOGIE DI INDICATORI AMBIENTALI: INDICATORI D’EFFICIENZA, INDICATORI


DI PRESTAZIONE, INDICATORI DI SOSTENIBILITÀ, INDICATORI DI DECOUPLING

Per definizione l’indicatore è un parametro o un valore derivato da parametri che fornisce


informazioni su un fenomeno/ambito/ area con un significato che va oltre ciò che è
direttamente associato al valore del parametro (cfr. l’appendice A.6). Le due principali
funzioni di un indicatore sono di ridurre il numero di misure e di parametri per descrivere un
fenomeno e semplificare il processo di comunicazione attraverso il quale i risultati sono
messi a disposizione degli utenti. Il core set degli indicatori è costituito da differenti tipologie
di indicatori ottenuti mediante operazioni di vario tipo, le quali generano indicatori di livello
più alto nella piramide dell’informazione. Le più semplici tra le operazioni sono quelle
algebriche, somme, medie, differenze, scostamenti, scarti, ma anche prodotti e quozienti.
Possono poi essere applicate funzioni di varia complessità, potenze, logaritmi, esponenziali
e procedure statistiche come interpolazione, estrapolazione, correlazione, regressione.
Qualunque sia il caso, vale la regola generale che le operazioni non reversibili senza il
ricorso ai dati originali comportano la perdita di informazione. Talvolta l’operatore sacrifica
una parte dell’informazione a favore della chiarezza, ritoccando variabilità indesiderate,
rumore di fondo, dati improbabili (outlier) o sostituendo dati mancanti nelle serie storiche con
dati simulati, più comunemente con l’ausilio di modelli matematici di regressione.
In altri casi, sono utilizzate formule combinatorie per ricavare indicatori ritenuti più espressivi
come scarti, percentuali, intensità, efficienze. Una classe particolare di algoritmi combinatori
è quella non lineare, che comprende percentuali, prodotti, quozienti cioé funzioni che
sacrificano la scomponibilità additiva del dato e, quindi, l’applicabilità del principio lineare
della sovrapposizione degli effetti. Per ogni algoritmo non lineare F, sussiste la
disuguaglianza:

F(x + y + …) ≠ F(x) + F(Y) + F(…).

In letteratura, particolare successo hanno le percentuali, le intensità e le efficienze, che sono


quozienti tra variabili. Le percentuali sono largamente usate per dar conto delle variazioni
locali di un indicatore. In taluni casi, hanno assunto un’importanza superiore all’indicatore,
come nel caso della crescita del Pil, che è ormai il parametro guida della crescita, riportato
dai media senza alcun riferimento al Pil medesimo.
Possiamo far risalire il successo di percentuali, intensità ed efficienze all’ equazione generale
degli impatti, Ipat, che è basata sulla scomposizione fattoriale (Commoner; 1971) nota come
Master equation:

83
A.9 TIPOLOGIE DI INDICATORI AMBIENTALI
Rev. 3 – 1°/7/2010

I (Impatti) = P (Popolazione) × A (Reddito pro capite) × T (Efficienza tecnologica-1)

dove il termine T è un’intensità, l’importo di inquinanti prodotto per unità di Pil. Applicando il
logaritmo ai due membri dell’equazione e derivando, si ricava l’importante proprietà additiva
delle variazioni percentuali (Δ%) dei fattori:

Δ%I = Δ%P + Δ%A - Δ%T

L’analisi fattoriale aggiunge, dunque, espressività per mezzo di una semplice identità, che
non è una legge né un’equazione. Eppure l’Ipat dice molte cose non del tutto ovvie: che
l’impatto generale sull’ambiente cresce con il numero di abitanti, con il reddito individuale e
decresce aumentando l’efficienza.
L’identità Ipat ha aperto un filone di ricerca per l’ambiente e lo sviluppo sostenibile, lanciando
l’ipotesi che l’aumento dell’efficienza possa bastare a compensare la crescita della
popolazione e del suo reddito, anche se oggi, alla luce della realtà dei fatti, l’ottimismo
iniziale risulta molto attenuato. Lungo questo filone, sono sviluppate due linee di pensiero: la
prima, che va sotto il nome di “Curve di Kuznets”, la seconda, di matrice mitteleuropea, che
ha dato luogo a due importanti prospettive che vanno sotto il nome di “Fattore 4” e di “Fattore
10”.
La teoria delle curve di Kuznets, riferita al nome del grande economista padre del Pil, fu
sviluppata sulla base dell’ipotesi che, al crescere dell’economia, i fattori di degrado
dell’ambiente, le pressioni e quindi lo stato stesso, tendano a migliorare fino all’eliminazione
in radice del problema (figura A.9.1). I dati sperimentali, in permanenza della crescita
dell’economia mondiale, solo occasionalmente hanno onorato questa ipotesi.
I progetti dell’ecoefficienza, noti come Fattori 4 e 10, sono basati sul modello dei flussi
materiali input-output sviluppato dall’Istituto Wuppertal, e calcolano le percentuali di
riduzione dei flussi necessari in input ed in output per assicurare la protezione dell’ambiente
e lo sfruttamento sostenibile delle risorse naturali. Anche in questo caso i volumi dei flussi
materiali in entrata ed in uscita dalle grandi economie mondiali lasciano poco spazio
all’ottimismo.
Attualmente le tipologie più diffuse di indicatori consentono di classificarli come indicatori di
efficienza, indicatori di prestazione, indicatori di sostenibilità e indicatori di “decoupling”.

84
A.9 TIPOLOGIE DI INDICATORI AMBIENTALI
Rev. 3 – 1°/7/2010

Fonte: elaborazione Issi.

Figura A.9.1 – Curva di Kuznets.

Indicatori di efficienza
Evidenziano se una collettività sta migliorando o meno la qualità dei prodotti e dei processi
in termini di risorse, emissioni e rifiuti per unità di prodotto (efficienza energetica, fattori di
emissione, rifiuti per unità di prodotto, produzione rifiuti per unità di Pil, emissioni per unità di
Pil).

Indicatori di prestazione
Misurano la distanza tra la situazione attuale dell’ambiente e quella desiderata [obiettivo],
consentendo di fare una valutazione di tale divario (emissioni di gas a effetto serra in
rapporto agli obiettivi fissati con il protocollo di Kyoto).

Indicatori di sostenibilità
Mettono in relazione i livelli di qualità ambientale con gli obiettivi, partendo dalla prospettiva
di sviluppo sostenibile (indicatori di disaccoppiamento, distribuzione per uso dei fertilizzanti
– concimi, ammendati e correttivi).

Indicatori di decoupling
Riferimenti.
Oecd; 2002; “Indicators to measure decoupling of environmental pressure from economic growth”; Sg/Sd (2002)1 final; Paris.
Giovanni Finocchiaro, Luca Segazzi, “Il modello di disaccoppiamento come strumento per il monitoraggio delle performance
ambientali dei principali settori produttivi nazionali”, cit. in Bibliografia.

85
A.9 TIPOLOGIE DI INDICATORI AMBIENTALI
Rev. 3 – 1°/7/2010

Si deve all’Ocse (2002) l’introduzione del termine decoupling. In un vasto studio l’Ocse
calcola gli indicatori di pressione in rapporto ai fattori della crescita, essenzialmente il Pil o i
consumi. Si parla di disaccoppiamento “relativo” quando la crescita della pressione
ambientale è inferiore a quella della determinante economica nel medesimo periodo e
“assoluto” se vi è decrescita del fattore di pressione.
Alcuni autori pensano che il disaccoppiamento sia un processo connaturato alla crescita,
poiché al crescere del benessere aumenta la propensione a dare valore ai fattori della
qualità della vita e dell’ambiente. I più sono invece convinti che l’azione politica è e rimane
indispensabile. Le politiche attive per la difesa dell’ambiente interpretano la volontà pubblica
di mantenere il controllo dei fattori ambientali, cosa che, come dimostra la vicenda delle
emissioni dei gas a effetto serra, è tutt’altro che facile da ottenere.
L’Ispra ex Apat (2006) ha sviluppato un significativo aggregato di indicatori di
disaccoppiamento in relazione all’applicazione della metodologia Ocse utile all’analisi delle
performance ambientali di alcuni importanti settori produttivi. La matrice dei dati analizzata
comprende dati economici, emissioni atmosferiche e rifiuti speciali in relazione alle principali
attività economiche secondo la classificazione Ateco [1990 – 2002].
La scomposizione fattoriale degli indicatori può evidenziare efficacemente i diversi contributi
al disaccoppiamento (figura A.9.2).

Emissioni GHG/Consumi primari di energia in Italia


MtCO 2 eq

Area dell'intensità 625


carbonica crescente

605

2005
585

Linea dell'intensità
carbonica costante 565
2000

545
1995
1990
525

Linea di Kyoto 505

485
160 165 170 175 180 185 190 195 200 Mtep

Fonte: elaborazione Issi.

Figura A.9.2 – Esempio di contributi al disaccoppiamento dalla scomposizione fattoriale degli


indicatori.

86
A.9 TIPOLOGIE DI INDICATORI AMBIENTALI
Rev. 3 – 1°/7/2010

Nel caso delle emissioni inquinanti del settore energetico per unità di Pil (intensità), si può
scrivere la seguente relazione:

Emissioni/Pil = Emissioni/consumi totali x consumi totali/consumi finali x consumi finali/Pil

Il primo fattore, l’intensità carbonica dell’energia primaria, è rappresentato in figura A.9.1


conservando i valori originali di entrambi gli indicatori. Di norma, questi indicatori vengono
rappresentati con i numeri indice (Δ% di variazione del quoziente rispetto al 1990, anno di
riferimento). La rappresentazione qui presentata ha il vantaggio di conservare tutta
l’informazione contenuta nei dati.

87
Rev. 3 – 1°/7/2010

88
Rev. 3 – 1°/7/2010

APPENDICE 10
DATI E METADATI: LE “SCHEDE INDICATORE”

89
Rev. 3 – 1°/7/2010

90
A.10 DATI E METADATI: LE “SCHEDE INDICATORE”
Rev. 3 – 1°/7/2010

A.10 DATI E METADATI: LE “SCHEDE INDICATORE”


Riferimento. Segnestam L.; 2002; “Indicators of Environment and Sustainable Development: Theories
and Practical Experience”; The World Bank Environment Dept.; Paper n°. 89; Ispra – Linee guida
Annuario Ed. 2009.

Con l’attività di reporting ambientale ci si prefigge lo scopo di disseminare la conoscenza


dello stato dell’ambiente, informare sui cambiamenti in atto e dare supporto a processi
decisionali informati e responsabili. I dati utilizzati per il reporting, soprattutto gli indicatori,
devono essere definiti nello spazio e nel tempo con l’ausilio di altri dati, altre variabili e
metainformazioni - dati che informano sui dati - per consentire all’utente di leggere e
acquisire l’informazione pienamente e in modo affidabile. A tale scopo, si è venuta
consolidando la modalità di presentazione degli indicatori per mezzo di schede indicatore,
aggregati strutturati in un format comune (fact sheet).
Tutti i progetti di reporting Rsa richiamati in questo documento hanno prodotto elaborazioni
originali della scheda accessibili nelle referenze: ciò rende disponibile un gran numero di
modelli di riferimento, molti dei quali di ottimo livello. È possibile identificare un nucleo
informazionale sostanzialmente invariante, articolato in prima approssimazione in quattro
aree: di definizione, di rilevanza politica, di analisi, di metodologia.
Area di definizione. In poche righe viene fornita una breve definizione non tecnica,
dell’indicatore, formulata in un linguaggio accessibile, adeguato al target del documento. In
questa area è specificato il fenomeno che si intende rappresentare attraverso l’indicatore
proposto; parte integrante della definizione è la dichiarazione dell’unità di misura utilizzata.
Per indicatori composti da più di un parametro sono illustrate, sempre in modo sintetico e
attraverso un linguaggio accessibile, le principali variabili componenti, come per esempio il
numeratore e il denominatore nel caso di indicatori di efficienza (cfr. l’appendice A.9).
È in genere consigliabile indicare la posizione dell’indicatore all’interno del modello
concettuale adottato, e specificare, se è stata adottata una struttura gerarchica, il dominio, il
tema ed eventualmente il sotto-tema a cui appartiene l’indicatore. Per questo tipo di
informazione viene spesso utilizzata l’area di intestazione della scheda. Nel caso di sistemi
di indicatori gerarchici si possono anche collegare i diversi livelli, come viene fatto per gli
indicatori chiave Ocse (2008), nelle cui schede è richiamata la posizione nel relativo core-
set.
Area di rilevanza politica. Devono essere richiamate in modo esplicito i criteri che hanno
guidato la selezione degli indicatori. La rilevanza per l’impostazione delle politiche ambientali
deve essere in primo piano nelle schede di una Rsa: va fornito un inquadramento generale

91
A.10 DATI E METADATI: LE “SCHEDE INDICATORE”
Rev. 3 – 1°/7/2010

della tematica trattata e va specificata la domanda informativa cui con l’indicatore si tenta di
rispondere (cfr. Aea, 2005).
In quest’area vanno segnalati i principali riferimenti strategici, indicando obiettivi e target
(ossia obiettivi quantitativamente definiti e dotati di uno specifico orizzonte temporale)
determinati con la normativa ovvero con gli impegni sottoscritti a qualsiasi livello istituzionale
e territoriale. Una Relazione orientata agli obiettivi può essere sviluppata utilizzando algoritmi
di misurazione della performance. In assenza di limiti obbligatori o di obiettivi condivisi, resta
consigliabile fissare valori di riferimento ai quali rapportare le serie storiche degli indicatori.
Tali valori possono essere i migliori registrati in un esercizio di benchmarking regionale o
nazionale avendo cura di valorizzare e salvaguardare gli specifici caratteri locali dei territori,
anche apportando, in modo argomentato, legittime modifiche ai sistemi di reporting elaborati
a scale superiori.
Area di analisi. Con riferimento all’approccio delle Nazioni unite (Un-Csd, 2001), in questa
area sono presentate le argomentazioni che giustificano le scelte degli indicatori. Nelle
schede indicatore di una Rsa di nuova generazione sono presentati, in maniera documentata
e approfondita, i risultati analitici dell’indicatore stesso. Assieme ai contenuti informativi
dell’indicatore, e degli altri dati esposti a sostegno della sua interpretazione, sono richiamati
quando possibile anche i legami con gli altri indicatori del sistema. Ciò consente di ricostruire
almeno in parte la rete delle relazioni causali, rete che verrebbe meno in uno studio
individuale di variabili e parametri. Questa sezione comprende, in genere, una o più
rappresentazioni grafiche dell’indicatore (cfr. l’appendice A.16). Nel corso degli anni, con le
Rsa è stata prestata sempre maggiore attenzione alla dinamica dei processi analizzati, per
cui oggi possono essere disponibili serie storiche rilevanti: dai rapporti “sullo stato”
dell’ambiente si è passati ai rapporti sullo stato e “sulle dinamiche” del cambiamento
ambiente (cfr. Unep, Geo 4).
Accanto alla dinamica temporale acquista progressivamente importanza l’analisi spaziale,
anche grazie allo sviluppo di software, di banche dati georeferenziate, dell’utilizzo di sistemi
di rilevamento satellitare, ecc. Si tratta di un’acquisizione recente, che sta acquistando
rilevanza, per esempio, nella stessa Aea. L’Agenzia europea dell’ambiente sta sviluppando,
tra gli altri, un programma di contabilità degli ecosistemi e dell’uso del suolo. A scala
regionale, l’analisi ambientale non può più prescindere dal territorio e, nella Rsa, assume
una rilevanza crescente la capacità di quotare questa dimensione. Ciò può consentire, tra
l’altro, non solo di rappresentare gli indicatori referenziandoli al territorio, ma anche di
elaborarne di nuovi, che assumono fin dalla fase della composizione, la centralità della
dinamica territoriale dei fenomeni. In questa area informativa può trovare posto la
presentazione e l’analisi delle politiche ambientali attivate dall’amministrazione committente.

92
A.10 DATI E METADATI: LE “SCHEDE INDICATORE”
Rev. 3 – 1°/7/2010

Non si tratta necessariamente di valutazioni quantitative di efficacia, ma di sintetizzare i


principali strumenti e misure attivati nel quadro strategico degli obiettivi e impegni.
Metodologia. L’area metodologica non è sempre presente in tutti i format, ma più spesso è
rimandata a specifici spazi dedicati, per esempio sul web. L’esposizione della metodologia
rappresenta un elemento qualificante del progetto di Rsa che risponde ad alcune rilevanti
necessità di trasparenza e rigore tecnico-scientifico.
In quest’area sono forniti ulteriori approfondimenti della definizione dell’indicatore,
illustrandone i concetti sottesi, come i metodi di misura e di elaborazione dei dati e gli
eventuali algoritmi di combinazione. Tutti i riferimenti metodologici devono essere esplicitati,
anche facendo ricorso a specifiche sezioni bibliografiche. Oltre a indicare le fonti dei dati e
delle altre informazioni, spesso sono fornite valutazioni sulla qualità dei dati e delle fonti, in
termini di solidità metodologica, accuratezza, comparabilità nel tempo e nello spazio,
disponibilità e tempi di aggiornamento, ecc. L’indicatore va infine posto in discussione,
evidenziandone i limiti, disegnando le zone d’ombra non coperte dei fenomeni ecosistemici
che si intende rappresentare. Alcuni progetti in questo ambito fanno ricorso a misure
statistiche di incertezza, riferibili a criteri di qualità dei dati e delle elaborazioni. La
discussione dell’indicatore deve, infine, essere conclusa delineando gli scenari delle possibili
evoluzioni che possono prefigurare veri e propri avvicendamenti, come nel caso Eurostat
che, accanto al sistema effettivamente utilizzato degli indicatori (best available), ne presenta
un altro, più di prospettiva, costituito dai cosiddetti indicatori best needed, preferibili perché
migliori come potenzialità descrittiva o interpretativa, ma non ancora disponibili.
Per la predisposizione delle schede di presentazione dei dati, o fact sheet, nei modelli più
maturi si può fare riferimento a un sistema informativo strutturato, nel quale indicatori, dati e
metadati vengono raccolti seguendo standard definiti. A tale scopo, sono compilate schede
di acquisizione dati, destinate agli addetti ai lavori, a partire dalle quali vengono redatti i fact
sheet per gli indicatori della Rsa. L’Ispra ha predisposto specifiche linee guida per la
compilazione delle schede dell’Annuario dei dati ambientali e del sistema informativo su web,
allo scopo di uniformare le modalità di descrizione e di popolamento degli indicatori. Tale
scheda, che qui si prende come riferimento, è costruita sulla base della letteratura esistente
in materia di standardizzazione e armonizzazione degli strumenti di reporting ambientale; le
fonti principali sono rintracciabili nell’Ocse, Us Epa, Aea, Eurostat, Istat. Secondo l’approccio
sviluppato da Ispra, ogni scheda deve contenere due parti ben distinte, una di dati e una di
metadati.
Nella parte di dati, detta anche “di popolamento”, vanno riportati i dati dell’indicatore,
attraverso le opportune rappresentazioni grafiche e tabellari. Titolo, unità di misura, legenda
e fonte dei dati devono sempre essere chiaramente esplicitate. Per quanto possibile, dati e

93
A.10 DATI E METADATI: LE “SCHEDE INDICATORE”
Rev. 3 – 1°/7/2010

indicatori vanno rappresentati attraverso serie storiche e appropriate articolazioni spaziali.


Nel caso si tratti di schede e documenti in formato elettronico, è opportuno poter richiamare
direttamente un file di dati, per esempio in formato .xls.
L’indicatore deve essere identificato: vengono, quindi, riportati il nome e la posizione
dell’indicatore all’interno della struttura del sistema informativo (dominio, tema, ecc.). In
secondo luogo, l’indicatore deve essere descritto tanto nel suo contenuto informativo quanto
nel suo stesso scopo. In particolare, andranno esplicitati i motivi che hanno portato a
scegliere l’indicatore in questione, in particolare facendo riferimento ai criteri di selezione
adottati (cfr. l’appendice A.6). Tra i principali criteri di selezione compare sempre la rilevanza
politica: la descrizione non potrà non riguardare anche il quadro di riferimento delle politiche
ambientali, in particolare attraverso il richiamo a obiettivi e target fissati con le normative. Per
quanto possibile, infine, la descrizione deve includere quelli che sono i limiti dell’indicatore,
esplicitando anche ciò che questo non è in grado di dirci (su cui non fornisce informazioni).
Nella parte della scheda relativa ai metadati trovano posto le informazioni indispensabili per
la lettura e l’interpretazione dell’indicatore. Va fornita una qualificazione del dato e
dell’indicatore, indicando la fonte, l’unità di misura, la metodologia di raccolta dati e di
elaborazione dell’indicatore, le frequenze dei rilevamenti e degli aggiornamenti. La
qualificazione è conclusa generalmente con una valutazione sintetica, attraverso opportune
scale di giudizio, della qualità dei dati e dell’indicatore, definiti sulla base della rilevanza,
accuratezza, accessibilità e chiarezza, affidabilità, comparabilità spaziale e temporale.
La parte dei metadati termina con una sezione, generalmente contigua alla parte di
popolamento, con cui è supportata la lettura dell’indicatore. In questa parte vengono fornite
valutazioni sintetiche sullo stato, sul trend e sull’andamento dell’indicatore, e commentati i
risultati presentati nella parte di popolamento anche richiamando in modo appropriato altri
dati e indicatori.

94
Rev. 3 – 1°/7/2010

APPENDICE 11
NAZIONI UNITE: IL MILLENNIUM ECOSYSTEM ASSESSMENT

95
Rev. 3 – 1°/7/2010

96
A.11 NAZIONI UNITE: IL MILLENNIUM ECOSYSTEM ASSESSMENT
Rev. 3 – 1°/7/2010

A.11 NAZIONI UNITE: IL MILLENNIUM ECOSYSTEM ASSESSMENT


Riferimento. Un; 2005; “Millennium Ecosystem Assessment – Ecosystems and Human Well-being: A
Framework for Assessment”; United Nations, New York.

Promosso dalle Nazioni Unite, il Millennium Ecosystem Assessment, Mea, rappresenta uno
dei più imponenti progetti di ricerca sullo stato degli ecosistemi mondiali, nel quale sono stati
coinvolti oltre 1.360 esperti provenienti da più di 100 paesi. Alla base dell’iniziativa c’è
un’evidente necessità di migliorare la base conoscitiva per le politiche ambientali e di
sostenibilità, a cominciare dalla disponibilità di una valutazione complessiva dello stato
dell’ambiente globale.
Con il modello concettuale utilizzato per il Mea, il benessere dell’uomo è posto al centro della
valutazione, riconoscendo che anche la biodiversità e gli ecosistemi hanno un valore
intrinseco e che le persone prendono decisioni in merito agli ecosistemi sulla base di
considerazioni che riguardano entrambi questi aspetti, benessere e valore intrinseco. Per il
quadro metodologico del Mea è assunto che vi sia un’interazione dinamica tra l’uomo e gli
ecosistemi, e che i mutamenti della condizione umana determinano direttamente o
indirettamente cambiamenti negli ecosistemi, i quali a loro volta causano variazioni nella
sfera del benessere umano. Contemporaneamente, molti altri fattori indipendenti
dall’ambiente producono mutamenti nella condizione umana, così come molte forze naturali
influenzano gli ecosistemi.
Il principale obiettivo che si intende raggiungere con il Mea è quello di valutare, attraverso un
approccio di analisi integrata (Integrated Assessment), da un lato le dinamiche e le
dimensioni del mutamento degli ecosistemi globali, dall’altro le conseguenze di tale
mutamento sulle prospettive di sviluppo dell’umanità. La sopravvivenza e la qualità della vita
delle persone dipendono strettamente dai benefici offerti dagli ecosistemi naturali, che sono
alla base di ogni economia. Nel corso dell’ultimo secolo l’impatto delle attività umane ha
cambiato gli assetti biologici, chimici e fisici del pianeta a livelli senza precedenti, e tali
cambiamenti sono a tutt’oggi in continua accelerazione. Mentre molti di questi cambiamenti,
come l’aumento della produttività agricola, hanno causato significativi miglioramenti nella
condizione umana, molti altri, come la riduzione degli stock ittici, l’inquinamento delle risorse
idriche e l’aumento dell’erosione del suolo, hanno prodotto o stanno producendo l’effetto
contrario.
Un primo elemento chiave del modello Mea sta nella definizione di servizi ecosistemici
(Ecosystem services), ossia quell’insieme di benefici per l’umanità che provengono dalla
natura. Mentre aumenta la domanda di servizi ecosistemici come cibo e acqua pulita, le
modificazioni indotte dall’uomo stanno diminuendo al tempo stesso la capacità di molti

97
A.11 NAZIONI UNITE: IL MILLENNIUM ECOSYSTEM ASSESSMENT
Rev. 3 – 1°/7/2010

ecosistemi di soddisfare tale domanda. Nel modello del Mea viene fatta distinzione tra
servizi:
− di sostegno (supporting), tra cui la formazione di suolo fertile o i cicli dei nutrienti;
− di sostentamento (provisioning), come la produzione di cibo, acqua potabile,
legname;
− di regolazione (regulating), come il sistema di regolazione climatica;
− culturali (cultural), in cui rientrano i benefici ricreativi o spirituali di cui l’umanità può
largamente godere.
Accanto alla definizione dei servizi ecosistemici viene elaborata una definizione operativa di
benessere (well-being), che rappresenta il secondo dominio del quadro metodologico Mea.
Il benessere, nella visione propria dell’Onu, è posto al termine di un percorso ascendente,
che parte dalla povertà come condizione di grave privazione di ogni forma di benessere.
Ovviamente, gli elementi costitutivi del benessere rimangono strettamente connessi al
contesto, alla geografia locale, alla cultura e agli assetti ecologici, ma lo schema adottato ha
validità generale. Il benessere umano viene identificato, innanzitutto, con la possibilità di
raggiungere gli obiettivi di “libertà” e “di possibilità di scelta”, a loro volta riconducibili a
quattro categorie di determinanti o elementi costituenti:
− sicurezza, che include la possibilità di vivere in un ambiente pulito e sicuro e di
ridurre la vulnerabilità al degrado ecologico;
− base materiale, ossia la possibilità di accedere a risorse, di possedere un reddito e
di accedere ai mezzi di sostentamento;
− salute, nella quale rientra la possibilità di avere acqua e aria pulita, energia, di
essere adeguatamente nutriti e sufficientemente protetti dalle malattie;
− buone relazioni sociali, tra le quali le opportunità di fruire dei valori culturali, spirituali,
estetici e ricreativi portati dagli ecosistemi.
Una volta definiti i due ambiti dei servizi ecosistemici e del benessere, l’analisi Mea è stata
focalizzata sulle interazioni dinamiche tra i due, secondo lo schema concettuale mostrato in
figura A.11.1. Variazioni di fattori che influenzano indirettamente gli ecosistemi, come la
popolazione, la tecnologia e gli stili di vita, possono a loro volta indurre mutamenti in fattori
che hanno un’ influenza diretta sugli ecosistemi, come il prelievo di risorse ittiche o l’utilizzo
di fertilizzanti per aumentare la produzione alimentare. I cambiamenti prodotti negli
ecosistemi generano variazioni nei servizi che essi rendono, e quindi influenzano il
benessere umano. Queste interazioni possono avvenire a scale differenti e tra le diverse
scale. A titolo di esempio, il mercato mondiale può causare una diminuzione della copertura
forestale in una determinata regione, aumentando l’impatto delle alluvioni lungo un
determinato tratto di un corso fluviale.

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A.11 NAZIONI UNITE: IL MILLENNIUM ECOSYSTEM ASSESSMENT
Rev. 3 – 1°/7/2010

globale
regionale
locale
Strategie e interventi

Benessere umano e riduzione della Determinanti indiretti del


povertà cambiamento
•Base materiale adeguata •Demografici
•Salute •Economici
•Buone relazioni sociali •Sociopolitici
•Sicurezza •Scienza e tecnologia
•Libertà e possibilità di scelta •Cultura e religione

lo
Servizi ecosistemici Determinanti diretti del cambiamento
•Di sostentamento •Copertura e nell’uso del suolo
•Di regolazione •Introduzione/rimozione di specie
•Culturali •Uso e adattamento tecnologico
•Di sostegno •Input esterni (es. irrigazione)
•Prelievo e consumo di risorse
•Cambiamento climatico
Vita sulla terra:biodiversità •Eventi naturali (es. vulcani)

breve termine
lungo termine

Fonte: elaborazione Issi su Mea.

Figura A.11.1 – Schema concettuale seguito per l’analisi Mea.

Similmente possono determinarsi interazioni attraverso differenti scale temporali. Possono


essere intraprese azioni sia per rispondere ai cambiamenti di segno negativo sia per
incentivare variazioni positive, praticamente in ognuno dei punti dello schema relazionale
esposto.

99
Rev. 3 – 1°/7/2010

100
Rev. 3 – 1°/7/2010

APPENDICE 12
IL MODELLO DI REPORTING OCSE:
ENVIRONMENTAL PERFORMANCE REVIEW

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Rev. 3 – 1°/7/2010

102
A.12 IL MODELLO DI REPORTING OCSE: ENVIRONMENTAL PERFORMANCE REVIEW
Rev. 3 – 1°/7/2010

A.12 IL MODELLO DI REPORTING OCSE: ENVIRONMENTAL PERFORMANCE REVIEW


Riferimento. Oecd; 2002; “Rapporto sulle performance ambientali: Italia”; Oecd; Paris

Nel gennaio del 1991, a seguito dell’incontro tra i ministri dell’ambiente dell’Ocse, venne
avviato Epr, un programma per l’esame sistematico delle performance ambientali dei paesi
membri e per supportare le nazioni nella gestione ambientale e nel miglioramento delle
prestazioni ambientali individuali e collettive. Con il programma sono individuati i seguenti
obiettivi prioritari:
− assistere i governi nella valutazione dei progressi compiuti in campo ambientale;
− promuovere un dialogo politico continuo tra i paesi membri, attraverso processi di
peer review e attraverso il trasferimento di informazioni circa le politiche, gli approcci
e le esperienze compiute a livello nazionale;
− stimolare un rafforzamento, nella capacità da parte dei governi dei paesi membri di
rendicontare all’opinione pubblica.
Per il raggiungimento di tali obiettivi, è stata elaborata una proposta metodologica che
distingue il lavoro dell’Ocse dagli altri progetti di reporting ambientale, tanto che il prodotto
può essere fatto rientrare solo in parte nella categoria delle Rsa. Il primo, e probabilmente il
principale elemento caratterizzante, è il ricorso all’analisi delle performance, analisi la cui
essenza sta nella valutazione del grado di conseguimento degli obiettivi ambientali. Tali
obiettivi, che devono essere per quanto possibile resi espliciti, possono fare riferimento a tre
diverse categorie gerarchicamente ordinate: obiettivi generali, quali per esempio preservare
e incrementare la qualità ambientale e lo sviluppo sostenibile; obiettivi qualitativi di livello
intermedio, come preservare lo strato di ozono stratosferico; target quantitativi o impegni
specifici per l’attuazione di politiche e misure. Una volta definiti gli obiettivi, durante il lavoro
di analisi è innanzitutto necessario rispondere a tre domande principali: quanto pienamente è
stato raggiunto l’obiettivo? Quanto è ambizioso, o modesto, l’obiettivo? Con quale efficienza
economica sono stati conseguiti i risultati?
Con riferimento alla prima domanda, è opportuno mantenere chiaramente distinte le
intenzioni, le azioni e risultati poiché è a questi ultimi che deve essere rivolta un’analisi di
performance. Circa la definizione e la valutazione dell’obiettivo, momento centrale in ogni
analisi di performance, nell’approccio Ocse si tenta di tenere il più possibile insieme le
caratteristiche peculiari nazionali con le esigenze proprie del metodo degli esami paritari.
Così la valutazione delle prestazioni ambientali è sempre elaborata all’interno di un contesto
fatto di serie storiche ambientali, di valori assoluti dei parametri di stato dell’ambiente, di una
ben definita disponibilità di risorse naturali, di peculiari condizioni economiche e sociali. Allo
stesso tempo, nella selezione degli argomenti da trattare, vengono integrati gruppi di temi

103
A.12 IL MODELLO DI REPORTING OCSE: ENVIRONMENTAL PERFORMANCE REVIEW
Rev. 3 – 1°/7/2010

validi per tutti i paesi partecipanti al ciclo di valutazione con altri temi che rispondono alle
specificità del paese esaminato.
Esaminare le performance richiede di guardare alle difficoltà e ai successi del passato così
come ai progressi attesi. Per la metodologia Ocse è adottata una prospettiva storica,
secondo la quale vanno analizzati nel tempo i progressi delle politiche ambientali (per
esempio, il passaggio da approcci riparatori a preventivi), e sono sviluppati approcci
innovativi, l’emergere di indirizzi politici e dei relativi obiettivi. L’analisi dei trend, delle
politiche e delle performance economiche nazionali è al centro del lavoro dell’Ocse, oltre a
essere una funzione base della stessa Organizzazione. Nell’Epr lo stesso approccio è stato
esteso alla questione ambientale, utilizzando l’esperienza accumulata e introducendo le
opportune modifiche relative al coinvolgimento nel processo di esame dei paesi stessi.
Il metodo di reporting ambientale dell’Ocse è fortemente caratterizzato dal “metodo
dell’esame paritario”. Questo esame, svolto da parte del Working Party on Environmental
Performance, risponde al secondo obiettivo del programma, indicato come “dialogo politico”.
L’efficacia di questo esame risiede nella capacità di influenza e persuasione mostrata
durante il processo, definita come peer pressure, non forzata con azioni legalmente
vincolanti, quanto piuttosto con un meccanismo di persuasione morbida (soft persuasion)
che può diventare importante per stimolare un paese a evolvere con un maggior rispetto
degli standard e delle normative, nella direzione orientata al raggiungimento degli obiettivi
ambientali fissati.
La persuasione morbida opera attraverso differenti strade. Tra queste, l’Ocse pone
particolare attenzione allo scrutinio pubblico, alimentato anche attraverso il coinvolgimento
diretto dei mezzi di informazione. L’intero processo dell’Epr risponde così al terzo obiettivo
indicato come prioritario dell’intero processo di esame, relativo al rafforzamento della
capacità di rendicontazione al pubblico sui temi ambientali. Nello svolgimento del processo è
prevista anche una sessione di esame con il mondo delle associazioni, con quello
industriale, così come con tutti i principali stakeholder nazionali per condividere il documento.
Solo al termine di questo processo viene approvato il capitolo “Conclusioni e
raccomandazioni”, con il quale sono suggeriti al paese sotto esame gli strumenti e i modi
dell’azione per migliorare le proprie performance.
Il progetto dell’Ocse segna proprio in questo elemento il fattore che lo differenzia
maggiormente dagli altri meccanismi di reporting ambientale: con il documento non ci si
limita a descrivere le variabili di stato dell’ambiente, magari anche ricostruendone i nessi con
le dinamiche socio-economiche, ma sono suggerite in maniera esplicita e diretta le soluzioni
che la politica dovrebbe adottare.

104
A.12 IL MODELLO DI REPORTING OCSE: ENVIRONMENTAL PERFORMANCE REVIEW
Rev. 3 – 1°/7/2010

Va osservato come l’Epr sia progressivamente diventato uno strumento di monitoraggio, ma


anche di promozione e di attuazione della Strategia ambientale Ocse (2001) che delimita il
quadro di riferimento dell’esame, influenzando naturalmente la struttura stessa del rapporto
finale dell’Epr e la scelta dei temi da trattare. Nel secondo ciclo di analisi, tutti i rapporti
nazionali si aprono con il capitolo delle “Conclusioni e raccomandazioni”, cui seguono tre
parti distinte: “Gestione ambientale”, in cui vengono affrontati i temi più tipicamente
ambientali, come l’aria, l’acqua e la biodiversità; “Sviluppo sostenibile”, che affronta in modo
distinto le integrazioni tra ambiente e domini sociali ed economici; “Impegni internazionali”,
nel quale viene illustrato il comportamento del paese esaminato in termini di adempimento e
partecipazione al processo globale di promozione della sostenibilità. Ogni capitolo contiene
un box di raccomandazioni orientate al sistema delle politiche di risposta; segue un
paragrafo di conclusioni e poi, nell’ordine, uno di valutazione delle performance – con
l’illustrazione degli obiettivi e delle variabili di stato e, ove possibile, dei determinanti – e uno
di approfondimento su temi specifici.
I 30 paesi membri, e anche Cile e Cina ancora non facenti parte dell’Ocse, sono stati
sottoposti due volte alla procedura Epr. Nel secondo ciclo, svoltosi tra il 2001 e il 2009,
l’Ocse ha voluto orientare il processo di esame verso lo sviluppo sostenibile, conferendo
maggiore enfasi al tema dell’integrazione dei processi decisionali ambientali, sociali ed
economici, e all’attuazione delle politiche ambientali nazionali e internazionali. Da un punto di
vista metodologico, nel secondo ciclo vengono confermati e rafforzati gli approcci dell’analisi
di performance e dell’esame paritario, vengono ricercati format e modelli più caratterizzanti e
promossa una maggiore capacità di influenzare la qualità e l’efficacia politica del processo.
L’Italia si è sottoposta all’EPR nel 1994 e nel 2002.

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Rev. 3 – 1°/7/2010

106
Rev. 3 – 1°/7/2010

APPENDICE 13
ONU-ECE, AEA: IL RAPPORTO DI BELGRADO
E VERSO IL RAPPORTO DI ASTANA

107
Rev. 3 – 1°/7/2010

108
A.13 ONU-ECE, AEA: IL RAPPORTO DI BELGRADO E VERSO IL RAPPORTO DI ASTANA
Rev. 3 – 1°/7/2010

A.13 ONU-ECE, AEA: IL RAPPORTO DI BELGRADO E VERSO IL RAPPORTO DI


ASTANA
Riferimento. Eea; 2007; “Europe's environment: the fourth assessment”; Copenhagen;
http://reports.eea.europa.eu/state_of_environment_report_2007_1/en.

La quarta valutazione ambientale pan-europea è stata presentata dall’Aea alla sesta


Conferenza dei Ministri dell’ambiente a Belgrado a fine 2007 nell’ambito del processo “Un
ambiente per l’Europa” (Environment for Europe, Efe) dell’Onu-Ece. La valutazione interessa
53 paesi della regione europea, dall’Oceano Atlantico a ovest fino alle pianure asiatiche a
est, dall’Oceano Artico a nord fino al Mar Mediterraneo a sud.
Il documento risponde a una precisa richiesta contenuta nella Dichiarazione ministeriale di
Kiev del 2003: fornire un’informazione politicamente rilevante, aggiornata e affidabile
sull’interazione tra ambiente e società nella regione pan-europea, evidenziando i principali
progressi degli ultimi quattro anni, per costituire una base adeguata per la pianificazione
delle politiche ambientali. La valutazione è sviluppata sulla base del Sesto programma
d’azione ambientale comunitario, 6th Eap, e della Strategia per i paesi Eecca (Eastern
Europe, Caucasus and Central Asia) approvata a Kiev.
A sedici anni di distanza dal primo incontro dei Ministri dell’ambiente europei (Dobris, 1991),
l’Europa è cambiata e così il suo ambiente. La quarta valutazione è incentrata innanzitutto
sui cambiamenti che hanno interessato l’ambiente europeo nel contesto socio-economico,
con l’obiettivo di interpretare i principali andamenti osservati. I progressi compiuti in materia
di ambiente vengono misurati in relazione agli obiettivi e ai target fissati nell’ambito del
quadro strategico di Kiev e in funzione di un numero ristretto di aree prioritarie di intervento.
In questo senso con il lavoro non si aspira a fornire una valutazione globale, quanto piuttosto
ad approfondire l’analisi sulle principali criticità ambientali e sulle sfide prioritarie per le
politiche della sostenibilità.
La struttura del documento riflette tali presupporti e finalità. Nel primo capitolo, con il quale
sono illustrati i presupposti metodologici che hanno guidato la redazione del rapporto ed è
fornita una guida alla lettura, viene offerta una visione d’insieme per le principali questioni
ambientali, per i temi socio-economici e per le priorità politiche. La metodologia adottata è
riconducibile all’approccio dell’analisi integrata, seppure in massima parte svolta con un
approccio qualitativo. Come evidenziato con il titolo, “L’ambiente europeo in un’età di
transizione”, con questa prima parte del documento è stabilita la centralità del tema del
cambiamento dello stato dell’ambiente e dell’innovazione del quadro di azione disegnato per
le politiche dello sviluppo sostenibile.

109
A.13 ONU-ECE, AEA: IL RAPPORTO DI BELGRADO E VERSO IL RAPPORTO DI ASTANA
Rev. 3 – 1°/7/2010

Con i capitoli successivi si entra nel merito delle tematiche ambientali critiche, iniziando con
la valutazione dei progressi compiuti nei settori della qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo
nel contesto della riduzione dei rischi per la salute umana (§2). A ciò si aggiunge l’impatto
delle sostanze chimiche pericolose su tali matrici ambientali e, separatamente, sulla salute e
sulla qualità della vita.
Gli impatti e i processi di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici, una delle
quattro aree di azione prioritaria individuate con il 6thEap, vengono trattati nel rapporto (§3)
mettendo in evidenza il carattere trasversale dei cambiamenti climatici e, in particolare, la
possibilità che il fenomeno possa influenzare in modo significativo la capacità della società di
conseguire gli obiettivi in materia di gestione sostenibile delle risorse naturali.
La perdita di biodiversità, tema centrale in entrambi i documenti strategici di riferimento, è
riferita (§4) approfondendo le questioni connesse all’obiettivo internazionale e comunitario di
rallentarne e arrestarne la perdita. Segue (§5) un’analisi della gestione delle risorse naturali
negli ambienti marini e costieri; si tratta del primo aggiornamento della valutazione globale
sullo stato degli ambienti marini presentata nel rapporto pan-europeo del 1995.
Il tema dell’impatto ambientale connesso ai modelli di produzione e consumo ha acquisito
negli ultimi anni sempre più importanza nell’agenda politica internazionale ed europea.
L’efficacia delle politiche adottate viene misurata (§6) sia in termini assoluti, come nel caso
della produzione di rifiuti, sia ricorrendo a indicatori di disaccoppiamento con l’obiettivo di
evidenziare eventuali fenomeni di miglioramento dell’ecoefficienza. Il ruolo dei determinanti
economici è oggetto della sezione conclusiva (§7) con la quale si risponde all’obiettivo
strategico di promuovere l’integrazione delle considerazioni ambientali all’interno dei
processi di sviluppo dei settori chiave del sistema economico. Vengono individuati quattro
settori chiave – agricoltura, energia, trasporti e turismo – sui quali sono concentrate l’analisi e
la valutazione.
In ognuno di questi capitoli tematici sono presentati: un’analisi delle principali tendenze
osservate, il quadro strategico delle risposte, una descrizione delle politiche attivate e, in
alcuni casi, alcune prospettive (outlook) quantitative al 2020 o 2030. Alcuni approfondimenti
vengono illustrati tramite box, mentre ogni capitolo si apre con una scheda riassuntiva dei
principali risultati (key messages).
Il contesto dell’analisi fa riferimento a una scala regionale, intermedia tra la dimensione
nazionale e quella globale: la scala regionale su cui si esercita la valutazione ha, in parte,
influenzato l’approccio metodologico adottato. Questo deve tener conto, oltre che delle
dimensioni di un territorio che ospita oltre 870 milioni di persone, delle profonde differenze
sociali, economiche e ambientali interne all’area. A tale scopo, sono state identificate sub-

110
A.13 ONU-ECE, AEA: IL RAPPORTO DI BELGRADO E VERSO IL RAPPORTO DI ASTANA
Rev. 3 – 1°/7/2010

aree omogenee, per le quali sono stati messi in evidenza, ove opportuno, non solo i
differenziali esistenti, ma anche le interazioni.
Quando possibile, i temi individuati sono stati rappresentati attraverso indicatori capaci di
evidenziare i principali cambiamenti in atto nello stato dell’ambiente. A tale scopo, è stato
preso a riferimento il core set degli indicatori dell’Aea, integrato con una lista di indicatori
disponibili per tutta la regione pan-europea. A ognuno dei temi trattati è stato associato un
numero ristretto di indicatori chiave, inclusi quelli relativi al quadro socio-economico.
I dati sono presentati in allegato (cfr. l’appendice A.2), disaggregati per singolo paese. Ove
possibile, accanto all’ultimo valore disponibile in ordine di tempo, viene presentata la
variazione percentuale registrata negli ultimi cinque anni. All’allegato 3 è presentato un set
ristretto di quindici indicatori, ognuno illustrato tramite una scheda metodologica nella quale i
valori della regione pan-europea vengono confrontati con quelli di altri paesi come Cina e
USA; per 11 di questi indicatori vengono elaborate prospettive al 2030.
L’informazione ambientale nella scala macroregionale pan-europea del Rapporto di Belgrado
continua a essere molto disomogenea. Secondo Aea, c’è ampio spazio per migliorare non
solo la disponibilità, ma anche la comparabilità e l’affidabilità dei dati e delle informazioni
prioritarie. Per ogni area tematica, con il rapporto sono messi in evidenza i progressi
conseguiti nella qualità del reporting e quali sfide devono ancora oggi essere affrontate per
supportare di più e meglio il processo Efe.
Nella Conferenza di Belgrado è stato concordato un rinnovamento di tale processo. In vista
della prossima valutazione ambientale pan-europea, la quinta, che sarà presentata alla
settima Conferenza dei Ministri dell’ambiente che si terrà ad Astana (Kazakistan) nel 2011,
Onu-Ece e Aea hanno avviato un processo di valutazione periodica dell’ambiente europeo
che sia sostenibile: il Regular Assessment Process (Rap). In riferimento a quest’ultimo, è in
corso di messa a punto una modalità di reporting che si può qualificare come “largamente
comprensiva”, basata sull’adozione di un approccio modulare e sull’utilizzo di una
terminologia standardizzata, che consenta cioè una comprensione comune a tutti i
destinatari dei report: sinteticamente, Assessment of Assessments (Aoa). Per il Rapporto di
Astana 2011, il modulo Aoa sarà basato sulla Parte B del Rapporto Aea sullo stato
dell’ambiente dell’Ue del 2010 (Soer 2010). In questa Parte è fornita una valutazione per
tutta l’Europa delle tematiche ambientali chiave che integrano i determinanti economici e
sociali, che consentono una sintetica panoramica degli impatti a livello globale del loro trend
in Europa e che contribuiscono a una valutazione degli obiettivi delle politiche.

111
Rev. 3 – 1°/7/2010

112
Rev. 3 – 1°/7/2010

APPENDICE 14
IL MODELLO DI REPORTING COMUNITARIO:
“STATE AND OUTLOOK 2005” E “STATE AND OUTLOOK 2010”

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Rev. 3 – 1°/7/2010

114
A.14 IL MODELLO DI REPORTING COMUNITARIO
Rev. 3 – 1°/7/2010

A.14 IL MODELLO DI REPORTING COMUNITARIO: “STATE AND OUTLOOK 2005” E


“STATE AND OUTLOOK 2010”
Riferimento. Eea; 2005; “The European Environment – State and Outlook 2005”
http://www.eea.europa.eu/publications/state_of_environment_report_2005_1/en
Riferimento. Portale Aea http://www.eea.europa.eu/publications#c9=all&c7=en

Il modello è utilizzato nel terzo di una serie di rapporti predisposti dall’Aea a partire dal 1995.
Come da Regolamento (Eec/1210/90), l’Agenzia è chiamata a “pubblicare ogni cinque anni
un rapporto sullo stato, gli andamenti e le prospettive dell’ambiente”. L’obiettivo da
raggiungere con questo lavoro è quello di produrre un’analisi integrata tale da costituire una
solida base per comprendere le principali sfide ambientali che l’Unione europea si trova a
fronteggiare, oggi e in futuro, nel contesto di dinamiche socio-economiche in evoluzione a
livello europeo e all’interno del sistema mondiale.
Risulta fin da subito evidente il ruolo centrale assegnato al tema del “cambiamento”, e
l’abbandono del reporting ambientale come fotografia statica della realtà. Gli andamenti
passati e futuri dell’ambiente e della società sono considerati nel quadro delle misure
politiche adottate a livello nazionale, europeo e globale. Il rapporto, quando possibile,
riferisce del grado di efficacia delle politiche adottate rispetto agli obiettivi fissati. Particolare
attenzione viene data agli strumenti di regolazione e di mercato, in relazione al ruolo
ricoperto nel ridurre le pressioni ambientali, incoraggiando lo sviluppo di tecnologie
ambientali innovative e mutamenti comportamentali.
Il lavoro contribuisce alla programmazione e alla valutazione delle politiche ambientali
dell’Ue proponendosi come strumento per la valutazione intermedia del Sesto Piano d’azione
ambientale (6thEap) e della Strategia comunitaria di sviluppo sostenibile (Sds). Il documento
è composto di quattro parti distinte: un’analisi integrata dell’ambiente nell’Ue, (A); gli
indicatori di base (B); un’analisi su base nazionale (C) e infine (D) la bibliografia delle
pubblicazioni dell’Aea.
L’analisi integrata (Integrated Assessment, Ia) passa attraverso le principali questioni
ambientali e le loro relazioni con le attività socio-economiche europee e mondiali. È scritta in
uno stile accessibile, destinato ai decisori e cittadini non necessariamente professionisti, per
i quali tuttavia le questioni ambientali sono rilevanti per le proprie attività. Sono i numerosi
soggetti interessati a conoscere l’evoluzione degli ecosistemi, e il modo in cui un approccio
integrato alle politiche dell’ambiente può produrre miglioramenti ambientali, sociali ed
economici.

115
A.14 IL MODELLO DI REPORTING COMUNITARIO
Rev. 3 – 1°/7/2010

Questa prima parte è articolata in cinque sezioni, ognuna composta di due capitoli. La prima
sezione, “Setting the scene”, è un inquadramento generale, con cui è affrontato il tema delle
relazioni esistenti tra la qualità dell’ambiente e la qualità della vita, insieme a un’analisi del
cambiamento profondo che ha investito recentemente l’Ue, riconducibile all’evoluzione degli
usi del territorio e del suo mosaico paesaggistico. L’Aea ha dedicato una particolare cura
all’analisi dell’uso del suolo, facendo ampio ricorso a sistemi geografici informatizzati e
sviluppando un sistema di contabilità territoriale ed ecosistemica presentato per la prima
volta proprio in questa edizione del documento.
Nelle tre sezioni che seguono vengono affrontati i sei temi ambientali individuati nel sistema
degli indicatori base, il core set degli indicatori della Parte B: cambiamenti climatici,
inquinamento dell’aria e salute, acque interne, ambienti marini costieri, suolo e biodiversità.
Con l’ultima sezione è affrontato l’impatto ambientale prodotto da quattro settori socio-
economici: agricoltura, trasporti, energia e consumi delle famiglie. Si conclude con le priorità
di azione per il futuro.
La parte B presenta una prima analisi svolta a partire dalla lista dei 37 indicatori del core set
Aea del 2004 (cfr. l’appendice A.7). Qui si fa ricorso a un linguaggio più tecnico, con un
target costituito da un pubblico informato che, per professione o particolare interesse, si
occupa di tematiche ambientali, o desidera approfondire temi e argomenti specifici già
introdotti nella parte A.
Il sistema degli “indicatori base” rappresenta il cuore del documento. Oltre a essere
un’importante fonte di informazioni di per sé, gli indicatori di base supportano l’analisi svolta
nelle parti A e C. Ogni indicatore è presentato attraverso una scheda standard di quattro
pagine, con la quale sono descritti la domanda politica cui risponde l’indicatore e il
messaggio principale che questo restituisce; segue una parte di analisi, la definizione
dell’indicatore, il motivo della sua scelta, il contesto politico e una valutazione dell’incertezza.
Schede più dettagliate sono disponibili sul sito web Aea, nel quale tutti gli indicatori sono
regolarmente aggiornati.
La parte C presenta un’analisi dettagliata dello stato dell’ambiente nei singoli paesi membri.
Tutta l’analisi ruota attorno alla compilazione di una “tabella punteggio”, definita scorecard.
Questa riassume e confronta le prestazioni dei singoli paesi, presentando una valutazione
sintetica del trend, ricavato dalle serie storiche, e della performance, facendo riferimento
all’ultimo anno statisticamente disponibile: a tale scopo l’Agenzia ha sviluppato un metodo di
valutazione sulla base del modello distance to target. La scorecard è costruita sulla base di
un numero ristretto di nove indicatori, selezionati a partire dalla lista degli indicatori di base. I
criteri di selezione adottati rispondono agli stessi obiettivi dell’analisi, che in particolare
richiede: una buona base statistica, tale da coprire una serie storica sufficiente (in generale,

116
A.14 IL MODELLO DI REPORTING COMUNITARIO
Rev. 3 – 1°/7/2010

non meno di dieci anni) per consentire un’adeguata analisi degli andamenti; una significativa
rilevanza politica, in termini di livelli di priorità, di disponibilità di target e di obiettivi definiti,
nonché della possibilità dell’azione politica di influenzare direttamente tali aspetti. La
scorecard costituisce nelle intenzioni dell’Agenzia uno strumento vocato alla comunicazione
e ai mezzi di informazione, ma si tratta anche di un primo passo verso la costruzione di un
sistema di reporting nazionale sull’ambiente standardizzato a livello comunitario.

Fonte: Aea, “State and outlook 2005”

Figura A.14.1 – La scorecard 2005 per l’Italia.

Nella Parte D, l’ultima del documento, è fornita una panoramica dei rapporti pubblicati
dall’Aea a partire dal gennaio 2000. Non si tratta di una semplice bibliografia, quanto
piuttosto di un tentativo di fornire una visione d’insieme di un processo articolato di cui il
rapporto presentato rappresenta l’evento culminante. I documenti sono presentati e
referenziati, seguendo l’articolazione dei temi del core set degli indicatori di base.
Nel 2010 l’Aea pubblicherà il quarto Rapporto sullo stato e le prospettive dell’ambiente in
Europa (Soer 2010). Con il rapporto sarà presentato lo stato attuale dell’ambiente di 38
paesi, verso quale stato stiamo andando, ciò che tale stato potrebbe essere sino al 2020,
cosa si sta facendo e cosa potrebbe essere fatto per migliorare tale stato.
Soer 2010 è articolato in quattro Parti. Con la parte A è offerta una valutazione esplorativa a
lungo termine, trasversale dei macro trend fondamentali a livello globale che potrebbero
avere implicazioni per il contesto delle politiche ambientali europee e per la nostra capacità
di gestire le risorse naturali in modo sostenibile. Con la Parte B è fornita una valutazione per
tutta l’Europa delle tematiche ambientali chiave che integrano i determinanti economici e
sociali, che consentono una sintetica panoramica degli impatti a livello globale del loro trend
in Europa e che contribuiscono a una valutazione degli obiettivi delle politiche. Con la Parte
C sono presentate valutazioni a livello nazionale della situazione ambientale dei singoli paesi

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A.14 IL MODELLO DI REPORTING COMUNITARIO
Rev. 3 – 1°/7/2010

membri, mediante l’analisi di sei problematiche comuni e la descrizione della situazione


specifica di ciascun paese, incastonate in un processo che segue i principi del Sistema
comune di informazioni ambientali (Shared Environmental Information System, Seis).
Con la Sintesi Soer 2010, infine, è illustrata una breve valutazione basata principalmente
sulle problematiche emerse nelle Parti A, B e C integrata con le principali conclusioni
desunte dalle altre attività Aea, più segnatamente quelle riguardanti il principio di
precauzione e l’ “economia verde”.

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Rev. 3 – 1°/7/2010

APPENDICE 15
IL PROCESSO DI CARDIFF E L’INTEGRAZIONE DEI SETTORI:
I MECCANISMI DI REPORTING, TERM ED EERM

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Rev. 3 – 1°/7/2010

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A.15 IL PROCESSO DI CARDIFF E L’INTEGRAZIONE DEI SETTORI
Rev. 3 – 1°/7/2010

A.15 IL PROCESSO DI CARDIFF E L’INTEGRAZIONE DEI SETTORI: I MECCANISMI DI


REPORTING, TERM ED EERM
Riferimento. Eea; 1999; “Towards a transport and environment reporting mechanism (Term) for the
Eu”; Technical report n° 18

L’integrazione delle considerazioni ambientali nelle politiche settoriali rappresenta uno dei
principali pilastri dell’azione comunitaria in materia di ambiente e sviluppo sostenibile, come
dichiarato con il Trattato dell’Unione di Maastricht. Dando seguito alle indicazioni contenute
nel Quinto Programma (5th Eap, nel 1998 a Cardiff viene formalmente avviato un processo
strutturato per la promozione dell’integrazione ambientale nelle politiche comunitarie e dei
singoli stati membri. Con tale processo è prevista l’elaborazione di specifiche strategie
d’azione tematiche per quei settori economici e produttivi che presentano un impatto
rilevante sull’ambiente.
Il Consiglio europeo sottolinea l’importanza di affiancare a queste strategie specifici
strumenti di monitoraggio e valutazione sistematica capaci, tramite opportuni processi di
retroazione, di indurre adattativamente modificazioni e miglioramenti degli stessi impianti
strategici. Il Consiglio individua negli indicatori gli strumenti più appropriati per attivare
opportuni meccanismi di reporting ambientale e invita a dare seguito all’iniziativa con la
formazione dei Consigli relativi ai settori trasporti, energia e agricoltura. Tra questi il settore
dei trasporti è quello che per primo ha elaborato un prodotto rispondente alle richieste del
Consiglio europeo. A dieci anni da Cardiff, nel settore dell’energia sembra essersi avviato un
processo finalmente adeguato; più attardato risulta essere il Consiglio Agricoltura, cui si è
aggiunto più tardi quello dell’Industria.
Nel 1998, il Consiglio congiunto Trasporti e Ambiente ha invitato la Commissione e l’Aea a
sviluppare un sistema di indicatori di sostenibilità dei trasporti sul quale riferire regolarmente
al Consiglio. Nella predisposizione del sistema, il Term, l’Aea ha tenuto conto delle principali
esperienze acquisite, a cominciare da quella dell’Ocse e dell’Eurostat. Il Term è stato ideato
per assistere l’Ue e gli stati membri nel controllo dei progressi delle proprie strategie in
materia di trasporti e integrazione ambientale: per individuare i punti chiave sui quali far leva
con gli interventi politici, gli investimenti, gli strumenti economici, l’assetto territoriale e le
infrastrutture e per rendicontare sui risultati all’intera società civile.
Tra i principali prodotti del Term, vi è il rapporto annuale pubblicato dall’Aea basato sugli
indicatori trasporti e ambiente per il quale è utilizzato l’approccio Dpsir (cfr. l’appendice A.4).
Gli indicatori sono orientati per aiutare a misurare successi e fallimenti delle politiche e delle
loro combinazioni e per consentire di approfondire meglio le complesse relazioni esistenti tra
le attività economiche, i comportamenti sociali e gli effetti sullo stato dell’ambientale. La

121
A.15 IL PROCESSO DI CARDIFF E L’INTEGRAZIONE DEI SETTORI
Rev. 3 – 1°/7/2010

scelta degli indicatori è strettamente connessa ai diversi punti di leva su cui le politiche
dovrebbero intervenire.
Gli indicatori alla base del Term sono stati selezionati sino a definire un core set di 42
elementi e raggruppati per dare risposte a sette domande chiave, per comprendere in che
modo e in quale misura le azioni e gli strumenti adottati dalle politiche attuate influenzino le
interazioni tra il sistema dei trasporti e l’ambiente. Per rispondere a queste sette domande, il
Term articola un Core set di 42 indicatori:
1. Le prestazioni ambientali nel settore trasporti sono in miglioramento?
2. Stiamo migliorando la nostra gestione della domanda e la ripartizione fra le diverse
modalità di trasporto?
3. Sta migliorando il coordinamento dell’assetto territoriale e dei trasporti in modo da
armonizzare la domanda dei trasporti alle necessità di accesso?
4. Stiamo migliorando l’uso delle capacità delle infrastrutture e ci stiamo muovendo
verso un sistema di trasporti intermodale più equilibrato?
5. Ci stiamo muovendo verso un sistema di determinazione dei prezzi più equo ed
efficiente, che assicuri il recupero dei costi esterni?
6. Con quale velocità si stanno mettendo in atto le nuove tecnologie e con quanta
efficienza si usano i veicoli?
7. Con quanta efficacia si fa uso degli strumenti per la gestione e il monitoraggio
ambientale per sostenere le politiche e i processi decisionali?
L’attività di reporting del progetto Term deve soddisfare diverse tipologie di utenti, dai
decisori politici di alto livello agli esperti e ai tecnici di settore. Il rapporto 2007 è stato
costruito facendo riferimento a un duplice strato informativo, con diversi livelli di dettaglio
analitico, e sono stati sintetizzati i messaggi chiave derivati dal set dei 42 indicatori a partire
dal rapporto tra i trasporti e il cambiamento climatico. Si tratta di un’evoluzione dell’approccio
inaugurato con il primo rapporto del 2000, che sostanzialmente era composto dalla
collezione delle schede indicatore, 31 in quella prima versione.
Il secondo livello informativo nel rapporto 2007 è costituito dalle schede indicatore, nelle
quali sono fornite: un’analisi e una valutazione più approfondite, inclusa una panoramica del
contesto politico, degli obiettivi e dei target riferibili all’indicatore; un’analisi sulla qualità dei
dati; una descrizione dei metadati; le raccomandazioni per migliorare il sistema degli
indicatori e la base statistica. Le schede non sono incluse nel rapporto ma sono accessibili,
nella versione più aggiornata, direttamente nel sito web dell’Aea.
Nel reporting ambientale gran parte degli indicatori prodotti a livello europeo è di tipo
descrittivo. Il meccanismo Term attribuisce importanza crescente agli indicatori di efficienza
e di performance (cfr. le appendici A.6 e A.9) allo scopo di fornire informazioni circa le

122
A.15 IL PROCESSO DI CARDIFF E L’INTEGRAZIONE DEI SETTORI
Rev. 3 – 1°/7/2010

relazioni che legano indicatori diversi o indicatori e obiettivi. I primi rapportano le pressioni
ambientali alle misure di welfare o ai servizi di mobilità resi, gli indicatori di performance
registrano i progressi in direzione degli obiettivi definiti con le norme e i documenti di
indirizzo politico.
Il rapporto copre 32 paesi europei. Generalmente i dati sono forniti in serie storica, a partire
dal 1990. La disponibilità statistica è spesso insufficiente e disomogenea tra gli stati. La
scelta di includere gli indicatori non supportati da un’adeguata base di dati prefigura un
sistema di priorità sulle quali l’apparato statistico comunitario deve concentrare gli sforzi.
Non diversamente da Term, il Rapporto del settore energia, Eerm 2002, intende fornire una
valutazione basata sugli indicatori dei progressi compiuti verso la sicurezza
dell’approvvigionamento, la competitività e l’integrazione ambientale. Laddove possibile, la
valutazione comprende l’analisi dei fattori del cambiamento e dei risultati ottenuti in relazione
agli obiettivi: ridurre l’impatto ambientale, incentivare il risparmio e l’efficienza energetica,
incrementare l’utilizzo di energia più pulita e rinnovabile. Gli indicatori consentono di
esaminare le tendenze nel periodo 1990-99 e di confrontarle con le proiezioni di riferimento
al 2010.
Il reporting integrato nel settore agricolo, Aerm, non essendo tale il pur ottimo Rapporto Irena
2005, e nel settore industriale, Ierm, sostanzialmente non sono stati ancora prodotti dall’Aea.
(nel 2005 è stato pubblicato il Rapporto Irena che, pur essendo di ottimo livello, non può
essere considerato un idoneo sistema di indicatori di sostenibilità dell’agricoltura).

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Rev. 3 – 1°/7/2010

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Rev. 3 – 1°/7/2010

APPENDICE 16
I SISTEMI INFORMATIVI A SUPPORTO DELLA RSA

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A.16 I SISTEMI INFORMATIVI A SUPPORTO DELLA RSA
Rev. 3 – 1°/7/2010

A.16 I SISTEMI INFORMATIVI A SUPPORTO DELLA RSA


Riferimento. Eu Ec; 2008; “Verso un sistema comune di informazioni ambientali (Seis)”;
Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo; com(2008) 46 definitivo.

Il reporting ambientale a tutte le scale geopolitiche deve essere supportato da adeguati


strumenti tecnologici per il trattamento e la condivisione dell’informazione e per costituire
basi affidabili per la comunicazione dei dati ambientali alla società civile. Le basi giuridiche
per il governo dell’informazione ambientale sono state stabilite con la Convenzione di Aarhus
che risale al 1998. Da quella data, l’accesso all’informazione ambientale è un diritto
riconosciuto ai cittadini e alle associazioni socialmente e ambientalmente rilevanti. Il
coinvolgimento dei cittadini ne implica la partecipazione informata alle scelte e quindi
l’accesso ai dati, gli elementi necessari per la valutazione dei piani e dei programmi nei
termini del loro impatto sullo stato dell’ambiente e sulla salute ma anche sull’economia e
sugli assetti sociali. Con la Convenzione di Aarhus, considerata il punto di saldatura tra i
diritti individuali e l’ambiente, sono stati stabiliti in modo molto netto tre principi e tre diritti per
i cittadini: all’informazione ambientale, alla partecipazione alle decisioni, al ricorso alla
giustizia.
In base a questi lineamenti, il sistema informativo è molto di più che un supporto tecnologico
per il reporting. È, invece, la condizione indispensabile perché l’informazione sullo stato
dell’ambiente possa essere comunicata e partecipata e comunicabile, e l’accesso possa
essere garantito. La Ce è intervenuta ripetutamente per assicurare la fruizione del diritto
all’informazione ambientale anche promuovendo il ricorso alle infrastrutture tecnologiche,
alle reti e agli standard per l’interoperabilità dei sistemi per l’informazione ambientale
condivisa (Seis; 2008). I principi informatori dell’azione comunitaria sono:
− l’informazione deve essere gestita a distanza minima dalla fonte;
− l’informazione deve essere raccolta una volta sola e deve essere condivisa con tutti e
per tutte le finalità;
− l’informazione deve essere prontamente accessibile alle autorità pubbliche e
consentire loro di adempiere facilmente agli obblighi di comunicazione previsti con la
normativa ambientale e di valutare tempestivamente lo stato dell'ambiente e
l'efficacia delle politiche perseguite e di elaborare nuove politiche;
− i dati e l’informazione devono essere prontamente accessibili agli utenti per
consentire loro di essere informati nei tempi loro necessari per effettuare
comparazioni al livello geografico più appropriato e di partecipare in maniera
significativa all'elaborazione e all'attuazione della politica ambientale;

127
A.16 I SISTEMI INFORMATIVI A SUPPORTO DELLA RSA
Rev. 3 – 1°/7/2010

− l’informazione deve essere resa disponibile per il pubblico con la dovuta attenzione a
un appropriato livello di aggregazione, tenuto conto degli obblighi di riservatezza
possibili e nella lingua nazionale del paese destinatario;
− la condivisione e il trattamento dell’informazione devono avvenire tramite strumenti
software comuni, liberi e open source.
La componentistica hardware e software per lo sviluppo dei sistemi informativi è ormai ampia
e a basso costo. Gli approcci open source sono un’opportunità vantaggiosa che consente la
partecipazione di più soggetti alle fasi di sviluppo dei sistemi con grandi vantaggi per
l’innovazione tecnologica. A valle della fase della raccolta e dell’elaborazione dei singoli dati
ambientali, le tre categorie principali di strumenti per la gestione integrata dei dati e per il
reporting ambientali sono: i database relazionali; i Gis, sistemi informativi geografici, i modelli
matematici per l’integrazione dei dati, la costruzione degli scenari e la formulazione di ipotesi
e previsioni.
Alle tradizionali basi di dati alfanumeriche, i Gis aggiungono la capacità di memorizzare e
trattare i dati ambientali sul territorio sotto forma di strati (layer) georeferenziati e un potente
corredo di strumenti per l’analisi spaziale. L’applicazione della direttiva comunitaria Inspire
consente oggi l’accesso pubblico ai dati geografici e ambientali di base su scala nazionale
(Mattm; 2005).

Rappresentazioni grafiche degli indicatori


La potenza dei sistemi informativi consente oggi una straordinaria scelta di mezzi per la
presentazione grafica dei dati ambientali, degli indicatori e di tutti i risultati dell’elaborazione
informatica. L’uso della grafica può migliorare la qualità di un report ma è necessario
prestare attenzione alla selezione di assi, scale, dati inclusa la conversione di dati grezzi in
indici ai fini della realizzazione dei grafici e l’uso di differenti colori e differenti tipi di schemi e
grafici.
Tra questi il “pictogramma”, il tipo di rappresentazione grafica destinato al pubblico più vasto,
è costituito da simboli ripetuti tante volte quant’è la frequenza o la quantità della modalità
rappresentata.
Nei “grafici a segmenti” la frequenza o la quantità di ogni modalità è rappresentata da un
segmento di lunghezza proporzionale.
I “grafici a nastri” e “a colonne”, simili a quelli a segmenti, sono formati da rettangoli aventi la
stessa altezza e basi proporzionali alle frequenze o alle quantità. Questi grafici sono
particolarmente adatti a rappresentare le distribuzioni secondo caratteri qualitativi, a
confrontare due o più distribuzioni diverse aventi le stesse modalità o dati diversi relativi alle
stesse situazioni.

128
A.16 I SISTEMI INFORMATIVI A SUPPORTO DELLA RSA
Rev. 3 – 1°/7/2010

Gli “aerogrammi” sono diagrammi areolari, in cui le frequenze o le quantità sono


rappresentate da superfici di figure piane (quadrati, rettangoli, cerchi o loro parti) poste una
accanto all’altra, oppure da parti di una stessa figura. L’aerogramma offre minore possibilità
di apprezzare piccole differenze fra le frequenze o le quantità rappresentate perché l’occhio
umano è più abituato a confrontare lunghezze che aree.
Gli “istogrammi a basi (altezze) uguali” permettono di rappresentare le modalità e le
frequenze con barre rettangolari contigue di altezza proporzionale alla frequenza.
Nei “grafici a raggi” le modalità sono rappresentate da segmenti proporzionali alla frequenza
o alla quantità della modalità rappresentata aventi la stessa origine e formanti angoli uguali
in un ordine di rotazione prestabilito. Si possono unire gli estremi dei raggi con una
poligonale chiusa. I diagrammi cartesiani sono indicati per rappresentare serie storiche. I
cartogrammi sono utili per rappresentare i dati sul territorio con scale lineari a colori o
tratteggi, ma anche non lineari con la deformazione dei contorni (vedi mappa dei Pil mondiali
in figura A.16.1).

Fonte: Worldmapper (http://www.worldmapper.org)

Figura A.16.1 – Esempio di cartogramma: mappa dei Pil mondiali.

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Rev. 3 – 1°/7/2010

BIBLIOGRAFIA DELLE APPENDICI

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Rev. 3 – 1°/7/2010

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BIBLIOGRAFIA DELLE APPENDICI
Rev. 3 – 1°/7/2010

Bibliografia delle Appendici

In grassetto i documenti di importanza fondamentale.

Appendice 1

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Iucn, Unep, Wwf; 1991; “Caring for the Earth: A Strategy for Sustainable Living”; Gland;
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PER L’ANALISI E LA VALUTAZIONE DEI DOCUMENTI/PRODOTTI
DI REPORTING AMBIENTALE

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Elementi per la griglia di indagine Utile Non Utile

Sezione A. Informazioni generali

Per i report metodologici il campo d’indagine copre il periodo 1990-2004


Per i Prodotti l’esame riguarda l’ultimo prodotto pubblicato nel periodo 2000 – 2004 (5 anni)

1.1 Titolo del documento

1.2.1 Paese 1.2.2 Regione 1.2.3 Provincia 1.2.4 Comune

1.3 Anno di pubblicazione (barrare con X) 2000 2001 2002 2003 2004
1.4 Indicare il numero di edizione della pubblicazione
(Es. Prima, Seconda, Terza Edizione ecc.)
1.5 In caso di edizioni precedenti indicare gli anni di pubblicazione a b c d e

1.6 Committente Vedere definizioni


1.7 Curatore Vedere definizioni
1.8 Ufficio delegato al Reporting
1.9 Referente
1.10 e-mail
1.11 Telefono
1.12 Fax

151
ALLEGATO 1 – LO STRUMENTO DI INDAGINE
Rev. 3 – 1°/7/2010

1.13 Sito web


1.14 Documento scaribile da internet (1 = sì; 0 = no)
1.15 Indirizzo web del documento

Sezione B – Tipologia di documento

b.1 Generale b.2 Tematico b.3 Settoriale


(1) (2) (3)

Legenda per tipologia


(1) (2) (3)
Rsa 1 Aria 1 Industria 1
Compendio 2 Acqua 2 Turismo 2
Statistico
Linee 3 Rifiuti 3 Agricoltura 3
Guida
Altro 4 Altro 4 Trasporti 4
b.1.4 b.2.4 Energia 5
(specificare) specificare
Altro 6
b.3.6
specificare

152
ALLEGATO 1 – LO STRUMENTO DI INDAGINE
Rev. 3 – 1°/7/2010

Sezione C – Metodologia

Organizzazione del report


Barrare con X
Tematiche
Segnali
Altro (specificare)

C1. Struttura del report – Presenza dei temi

Aree tematiche estese: CONDIZIONI AMBIENTALI

A01 Atmosfera Barrare con X


Tematica prioritaria Tematica complementare
T01 Clima globale e ozono stratosferico
T32 Emissioni in atmosfera
T02 Qualità dell'aria

A02 Biosfera
Tematica prioritaria Tematica complementare
T04 Biodiversità: tendenze e cambiamenti
T05 Effetti dei cambiamenti climatici
sull'ambiente
T06 Zone protette, zone umide
T07 Foreste
T08 Paesaggio

A03 Idrosfera
Tematica prioritaria Tematica complementare
T10 Qualità dei corpi idrici
T11 Risorse idriche e usi sostenibili
T12 Inquinamento delle risorse idriche
T58 Stato fisico del mare

153
ALLEGATO 1 – LO STRUMENTO DI INDAGINE
Rev. 3 – 1°/7/2010

A04 Geosfera
Tematica prioritaria Tematica complementare
T14 Qualità dei suoli
T15 Evoluzione fisica e biologica dei suoli
T16 Contaminazione dei suoli
T17 Uso del territorio
T50 Siti contaminati

A05 Rifiuti
Tematica prioritaria Tematica complementare
T18 Produzione di rifiuti
T19 Gestione sostenibile dei rifiuti
T20 Produzione e gestione imballaggi

A06 Radiazioni ionizzanti


Tematica prioritaria Tematica complementare
T21 Radiazioni ionizzanti

A07 Radiazioni non ionizzanti


Tematica prioritaria Tematica complementare
T22 Campi elettromagnetici
T23 Radiazioni luminose

A08 Rumore e vibrazione


Tematica prioritaria Tematica complementare
T24 Rumore e vibrazioni

A09 Ambiente e benessere


Tematica prioritaria Tematica complementare
T51 Qualità delle aree urbane
T42 Pianificazione territoriale e
determinanti di salute

A10 Rischio antropogenico


Tematica prioritaria Tematica complementare
T26 Attività a rischio di incidente rilevante

154
ALLEGATO 1 – LO STRUMENTO DI INDAGINE
Rev. 3 – 1°/7/2010

A11 Rischio naturale


Tematica prioritaria Tematica complementare
T29 Rischio idrogeologico
T31 Movimenti tettonici
T56 Alluvioni

Aree tematiche estese: DETERMINANTI

D01 Pressioni demografiche


Tematica prioritaria Tematica complementare
T33 popolazione
T34 turismo

D02 Produzione
Tematica prioritaria Tematica complementare
T35 Agricoltura e selvicoltura
T36 Industria

D03 Processi energetici


Tematica prioritaria Tematica complementare
T37 Energia
T38 Trasporti

Altro
Tematica prioritaria Tematica complementare

Aree tematiche estese: TUTELA E PREVENZIONE

R02 Qualità ambientale Organizzazioni, Imprese, Prodotti


Tematica prioritaria Tematica complementare
T40 Qualità ambientale Organizzazioni,
Imprese
T60 Qualità ambientale dei prodotti

155
ALLEGATO 1 – LO STRUMENTO DI INDAGINE
Rev. 3 – 1°/7/2010

R03 Informazione, formazione, educazione ambientale


Tematica prioritaria Tematica complementare
T41 Informazione, formazione,
educazione ambientale

R04 Gestione delle risorse ambientali


Tematica prioritaria Tematica complementare
T54 Analisi dei costi benefici della
pianificazione ambientale

R05 Spese ambientali


Tematica prioritaria Tematica complementare
T55 Spese ambientali

R06 Monitoraggio e controlli


Tematica prioritaria Tematica complementare
T61 Monitoraggi (laboratori)
T62 Controlli (ispezioni)

Altro
Tematica prioritaria Tematica complementare

156
ALLEGATO 1 – LO STRUMENTO DI INDAGINE
Rev. 3 – 1°/7/2010

C.2 Indicatori e modelli

1. 2. 3. Utilizzo 3.1 4. Tipologie 4.1 5. Elaborazioni su indicatori


Organismo Modello del % Indicatori %
di modello utilizzati
riferimento causale
Criteri di % Strumenti di Sì/ Trasformazione Aggregazione % Analisi %
selezione Popolamento No (5.2) (5.3) (5.4)
(5.1)
1. OCSE 1. Descrittivi
2. UNEP 2.
Performance
3. EC 3. Decoupling
4. AEA 4. Efficienza
5. 5. Integrazione
EUROSTA
T
6. APAT 6. Indici
7. ALTRO 7. Sviluppo
Sostenibile
specificare

157
ALLEGATO 1 – LO STRUMENTO DI INDAGINE
Rev. 3 – 1°/7/2010

Legenda dei codici (vedere Sezione “Definizioni”)


(2) (3) (4) (5.1) (5.2) (5.3) (5.4)
1. Causale 1. Qualitativo 1. Rilevanza e 1. Normalizzazione 1. Spaziale 1. Analisi spaziale
1.1 DPSIR utilità 1.1 Amministrativa 1.a Confronto infra-
1.2 PSR 1.2 Bacino ambito
1.3 Altro 1.3 Ambito territoriale 2.a Confronto inter-
1.4 Altro (specificare) ambito
2. Analisi 2. Quantitativo 2. Solidità 2. Standardizzazione 2. Temporale 2. Analisi dei riferimenti
2.1 Statistico scientifica 2.1 Confronto con
2.2 Predittivo obiettivi
2.3 Descrittivo 2.2 Confronto con
2.4 Altro standard
3. Semi quantitativo 3. Misurabilità 3. Tematica

C.3 Metainformazioni e rappresentazioni

158
ALLEGATO 1 – LO STRUMENTO DI INDAGINE
Rev. 3 – 1°/7/2010

1. Fonte dei dati Barrare 2. Organismo fonte dati % 3. Presenza di una valutazione Barrare 4. Tipologia di %
con X della qualità delle informazioni con X rappresentazione

1. Sempre riportata 1. Istituzionale (Ministeri, Regioni, No 1. Tabella


Province, APAT, ARPA/APPA,
ISTAT)
2. Riportata per oltre il 50 % dei 2. Ente di ricerca Sì 2. Grafico
casi Metodologia dichiarata 3. Carta tematica
Metodologia non dichiarata 4. Simbolo
3. Riportata in meno del 50 % 3. Università
dei casi
4. Non riportata 4. Organizzazioni Non Governative

159
ALLEGATO 1 – LO STRUMENTO DI INDAGINE
Rev. 3 – 1°/7/2010

Sezione D – Analisi editoriale del Prodotto

D.1 Composizione del testo

1.Elemento 2.Pagine dedicate a % 3.Tipo di prodotto 4. Versione 5. Lingue


editoriale sintetica disponibili
(1) (1=sì 0=no) (2)

Pagine a. Determinanti i. a.

Grafici b. Pressioni l. b.

Mappe c. Stato m. c.

Tabelle d. Impatto n. d.

Rappresentazioni simboliche e. Risposte o. e.


Rapporto grafici/pagine f. Sintesi p.

Rapporto mappe/pagine g. Conclusioni q.

Rapporto tabelle/pagine h

160
ALLEGATO 1 – LO STRUMENTO DI INDAGINE
Rev. 3 – 1°/7/2010

Legenda dei codici


(1) (2)
1. Cartaceo 1. EN
2. CD 2. IT
3. DVD 3. FR
4. Altro 4. ES
5. 5. DE
6. Altro

161
ALLEGATO 1 – LO STRUMENTO DI INDAGINE
Rev. 3 – 1°/7/2010

6. Presenza schede riassuntive 7. Presenza di un 8. Presenza di riferimenti 9. Utilizzazione di box


per ciascun tema glossario bibliografici tematici
(1= sì; 0 = no) (1 = sì; 0=no) (1= sì; 0 = no) (1= sì; 0 = no)

162
ALLEGATO 1 – LO STRUMENTO DI INDAGINE
Rev. 3 – 1°/7/2010

Sezione E - Valutazione del documento

Completezza:

Comprensibilità:

163
ALLEGATO 1 – LO STRUMENTO DI INDAGINE
Rev. 3 – 1°/7/2010

Sezione F - Presenza di indicazioni su elementi essenziali per Linee Guida finalizzate alla redazione di RSA
(nel caso di documenti metodologici il numero di * (da 1 a 3) indica il grado di informazione derivabile, negli altri
casi si rileva solo l’eccellenza (con 3*))

Elemento che riguarda sia l’oggetto delle Linee Guida Grado di


Categoria
(RSA) sia le Linee Guida informazione
Obiettivi
Target
(Flessibilità e uniformità)
PIANIFICAZIONE
Periodicità

Quadro teorico di riferimento (il framework)


(Principi)
METODOLOGIA Metodo di scelta delle tematiche
Requisiti per la qualità

Tematiche da trattare
Struttura generale
CONTENUTI Indicatori
Appendici

Struttura dei singoli moduli (sezioni, capitoli)


Stesura dei singoli moduli
REDAZIONE Peso da assegnare ai vari moduli
Procedure di qualità

Fasi di esecuzione
Ruoli
ORGANIZZAZIONE Flusso dati
Tempistica

Metacomunicazioni iniziali
Linguaggio
Modalità di rappresentazione e loro incidenza(testo,
grafici, mappe, tabelle, etc)
Layout
COMUNICAZIONE Grafica
Simbologia
Moduli di sintesi
Glossari
Estensioni dell’edizione base

164
ALLEGATO 1 – LO STRUMENTO DI INDAGINE
Rev. 3 – 1°/7/2010

Sezione Definizioni
Nella scelta delle opzioni dovranno essere rispettate, quanto più possibile, le seguenti definizioni.

Sezione A Informazioni generali


1.6 Committente
1. Organizzazione internazionale:
1.1 OCSE
1.2 UNCSD
1.3 UNEP
2. Agenzia dell’Ambiente Paese estero:
2.1 USEPA
2.2 Canada Environment
2.3 Agenzia per l’ambiente dell’Inghilterra e Galles
3. AEA
4. EC
5. EUROSTAT
6. Amministrazione centrale
7. Regione
8. Provincia
9. Comune metropolitano
10. ANPA/APAT
11. ARPA/APPA
1.7 Curatore
1. Organizzazione internazionale:
1.1 OCSE
1.2 UNCSD
1.3 UNEP
2. Agenzia dell’Ambiente Paese estero:
2.1 USEPA
2.2 Canada Environment
2.3 Agenzia per l’ambiente dell’Inghilterra e Galles
3. AEA
4. EC
5. EUROSTAT
6. Amministrazione centrale
7. Regione
8. Provincia
9. Comune metropolitano
10. ANPA/APAT

165
ALLEGATO 1 – LO STRUMENTO DI INDAGINE
Rev. 3 – 1°/7/2010

11. ARPA/APPA
12. Università
13. Ente di ricerca
14. Società privata
15. Altro... (specificare)

Sezione C.2 Indicatori e modelli


Punto 2. Modello
2.1 Statistico
Elaborazione dei dati con metodi statistici di base per ottenere: interpolazione, estrapolazione,
correlazione, stima delle quantità.
2.2 Predittivo
Uso di modelli matematici, deterministici e/o probabilistici (metodi statistici complessi) per
disegnare scenari evolutivi delle condizioni ambientali, in relazione ai cambiamenti previsti per le
condizioni al contorno.
2.3 Descrittivo
Modelli qualitativi e/o semi quantitativi per descrivere le relazioni causali tra le diverse categorie
di questioni ambientali.

Punto 3. Utilizzo del modello causale


1. Qualitativo
2. Quantitativo
3. Semi quantitativo: alcune categorie sono espresse in base a stime ponderali, altre no.

Punto 4. Tipologie di indicatori utilizzati


1. Descrittivi
Descrivono la situazione reale riguardo ai principali problemi ambientali, in relazione ai livelli
geografici nei quali si manifestano (EEA – Technical Report n.25). Sono in genere rappresentati
con un diagramma lineare che mostra lo sviluppo di una variabile nel tempo, per esempio “le
emissioni di CO2” (Environmental monitoring and reporting – Eastern Europe, the Caucasus and
Central Asia (Economic Commission for Europe - United Nations 2003).
2. Performance
Consentono di confrontare le condizioni effettive con uno specifico set di condizioni di riferimento.
Misurano la distanza tra la situazione attuale dell’ambiente e quella fissata (target): valutazione
della distanza dal target.
Possono riferirsi a diverse tipologie di condizioni/valori di riferimento, quali:
− obiettivi di politica nazionale
− obiettivi di politica internazionale, accettati dai governi

166
ALLEGATO 1 – LO STRUMENTO DI INDAGINE
Rev. 3 – 1°/7/2010

− avvicinamento a livelli di sostenibilità (EEA – Technical Report n. 25)


Esempio: distanza da obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto per emissioni di CO2.
3. Decoupling (disaccoppiamento)
Gli indicatori di disaccoppiamento sono uno specifico gruppo di indicatori di performance e sono
finalizzati a monitorare il livello di disaccoppiamento tra crescita economica e pressione
ambientale conseguente.
4. Efficienza
Mettono in relazione le pressioni ambientali con le attività antropiche. L’efficienza viene intesa in
termini di risorse consumate, emissioni e rifiuti prodotti dalla società nei suoi processi.
Esempio: efficienza energetica.
5. Integrazione (settoriali)
Servono a monitorare il livello di interrelazione tra le attività settoriali della società (trasporti,
energia, ecc.) e l’ambiente. (Glossario EEA – www.eea.eu.int).
Rappresentano il livello di integrazione tra i settori e le politiche ambientali (per esempio:
“passeggeri trasportati/consumo di energia”) (documenti di riferimento: TERM, IERM, ecc.
dell’AEA).
6. Indici
Sono il risultato di un’operazione di aggregazione di parametri e indicatori.
Obiettivo dell’analisi è di stabilire se un documento utilizza indici nell’accezione più ampia del
termine, siano essi propriamente detti oppure “elementari”.
L’”impronta ecologica” è un indice che, mettendo in relazione diverse variabili rappresentate da
altrettanti indicatori opportunamente trasformati, permette di valutare il sistema nel suo complesso.
Il “TRIX”, invece, è un indice “elementare” (e pertanto considerato come un indicatore) che si
riferisce solo alle caratteristiche trofiche degli ecosistemi marini; aspetto questo fondamentale, ma
non certo esaustivo della complessità ecosistemica. Il TRIX non informa sulla biodiversità, sulla
disponibilità delle risorse ittiche e sull’inquinamento chimico e fisico. Inoltre essendo riferito solo
alla matrice acquosa, non è adatto a una valutazione che comprenda sedimenti marini e biota,
come invece richiesto da un indice di qualità ambientale.

7. Sviluppo sostenibile
Forniscono informazioni sullo sviluppo sostenibile; possono riferirsi a caratteristiche sistemiche
così come la capacità di carico dell’ambiente, oppure a interrelazioni tra economia, società e
ambiente (Glossario EEA – www.eea.eu.int).

Punto 5. Elaborazioni su indicatori


La percentuale (campi 5.1, 5.3, 5.4) si intende riferita all’insieme degli indicatori presenti e non al
singolo indicatore. Questo valore permette di evidenziare, e in che misura, quali aspetti sono stati
privilegiati.

167
ALLEGATO 1 – LO STRUMENTO DI INDAGINE
Rev. 3 – 1°/7/2010

Punto 5.1 Criteri di selezione


(APAT – Linee guida per la compilazione della scheda indicatore)
1. Rilevanza e utilità
1.1 fornisce un quadro rappresentativo delle condizioni ambientali, delle pressioni sull’ambiente,
degli impatti subiti dagli ecosistemi o delle risposte della società, anche in relazione agli
obiettivi di specifiche normative
1.2 è sensibile ai cambiamenti che avvengono nell’ambiente, inclusa la disponibilità delle risorse,
e collegato alle attività antropiche
1.3 è semplice, facile da interpretare
1.4 è in grado di misurare il trend in atto e l’evolversi della situazione ambientale
1.5 fornisce una base per confronti a livello internazionale
1.6 è di portata nazionale oppure applicabile a temi ambientali a livello regionale ma di significato
nazionale
1.7 ha una soglia o un valore di riferimento con il quale poterlo confrontare, in modo che si possa
valutare la sua significatività
1.8 altro (ad esempio è significativo anche per altri temi ambientali o di interesse generale – es.
sanità) …………..
2. Solidità scientifica
2.1 è ben fondato in termini tecnici e scientifici (è previsto nelle liste di indicatori di Organismi di
riferiemento)
2.2 è basato su standard nazionali/internazionali e sul consenso nazionale/internazionale circa la
sua validità
2.3 possiede elementi che consentono di correlarlo a modelli economici, previsioni e sistemi di
informazione
2.4 presenta attendibilità e affidabilità dei metodi di misura e raccolta dati
2.5 presenta la comparabilità delle stime e delle misure effettuate nel tempo
2.6 altro…………..
3. Misurabilità
3.1 facilmente disponibile o reso disponibili a fronte di un ragionevole rapporto costi/benefici
3.2 adeguatamente documentato e di qualità nota
3.3 aggiornato a intervalli regolari secondo procedure affidabili
3.4 comparabile e misurabile nel tempo
3.5 altro…………..

Punto 5.2 Trasformazione


1. Normalizzazione
Operazione eseguita su indicatori che rappresentano uno stesso fenomeno in riferimento ad
ambiti diversi, al fine di effettuare il confronto tra detti ambiti relativamente al fenomeno.

168
ALLEGATO 1 – LO STRUMENTO DI INDAGINE
Rev. 3 – 1°/7/2010

L’esito dell’operazione è un indicatore.


Tipicamente, l’elemento di normalizzazione è una grandezza di natura socioeconomica: può
essere un parametro demografico (per es.: numero di abitanti dell’ambito), territoriale (estensione
superficiale dell’ambito) o economico (PIL). Comunque, è una grandezza caratterizzata da unità di
misura diverse da quelle dell’indicatore sottoposto a normalizzazione.
Esempio: indicatore “Produzione di rifiuti di una regione” (unità di misura: kg).
Elemento di normalizzazione: numero di abitanti della regione.
Normalizzazione:
(produzione di rifiuti di una regione) / (numero di abitanti della regione) = produzione di rifiuti per
abitante della regione ovvero produzione rifiuti pro capite relativo alla regione considerata (in
kg/abitante)
L’indicatore normalizzato ottenuto, “Produzione di rifiuti pro capite della regione” espresso in
kg/abitante, può essere confrontato con gli analoghi di altre regioni, con la produzione pro capite
nazionale, dell’UE, ecc.
2. Standardizzazione
Operazione eseguita su indicatori che rappresentano fenomeni diversi con riferimento, in
generale, a uno stesso ambito, al fine di effettuare il confronto e l’integrazione tra fenomeni diversi
di detto ambito e formulare un giudizio più complessivo sulle condizioni ambientali.
Un esempio delle modalità di standardizzazione può essere la determinazione del quoziente di
obiettivo conseguito. Questa modalità può essere utilizzata per confrontare qualità dell’aria e
qualità delle acque di un determinato contesto.
La standardizzazione è un’operazione propedeutica all’aggregazione di più indicatori in un indice.

Punto 5.3 Aggregazione


1. Spaziale
1.1 Amministrativa
1.2 Bacino
1.3 Ambito territoriale
1.4 Altro (specificare)...
2. Temporale
Essenzialmente medie su un determinato arco temporale.
3. Tematica
Aggregazione di indicatori di diversa natura a formare un indice.

Punto 5.4 Analisi


1. Analisi spaziale
1.1 Confronto infra-ambito
Confronto tra indicatori che rappresentano determinate condizioni riferite ad ambiti
territoriali di pari livello (UE-USA, nazione-nazione, regione-regione, provincia-

169
ALLEGATO 1 – LO STRUMENTO DI INDAGINE
Rev. 3 – 1°/7/2010

provincia, ecc.) o ad ambiti di livello inferiore (regione) rispetto a quello di riferimento


(nazione).

1.2 Confronto inter-ambito


Confronto tra indicatori che rappresentano determinate condizioni riferite ad ambiti territoriali dello
stesso livello di quello di riferimento.
2. Analisi dei riferimenti
2.1 Confronto con obiettivi
Confronto di indicatori che rappresentano un fenomeno per il quale è fissato un obiettivo
(tipicamente, in riferimento a uno strumento di accordo volontario) e detto obiettivo.
2.2 Confronto con standard
Confronto di indicatori che rappresentano un fenomeno per il quale è fissato uno standard
(tipicamente in riferimento a un atto normativo) e detto standard.

Sezione C.3 Metainformazioni e rappresentazioni


Punto 4. Tipologia di rappresentazione
La percentuale fa riferimento al totale delle informazioni (100%), siano esse indicatori o altro.
1. Tabella
2. Grafico
3. Carta tematica
4. Simbolo
5. Icone di Chernoff (faccine) o altro simbolo iconografico

Sezione E Valutazione del documento


In questa sezione va espressa, più che una valutazione, l’impressione scaturita dall’esame del
documento, a valle dell’analisi critica effettuata.
“Completezza”: indica se la struttura, le informazioni e quant’altro contenuto nel documento forniscano
un quadro complessivo, più o meno esaustivo, dell’argomento trattato.
“Comprensibilità”: evidenzia se i contenuti del documento presentano un grado di chiarezza, di
immediatezza o di rappresentatività idoneo a raggiungere l’utente a cui sono destinati.

Sezione F Presenza di indicazioni su elementi essenziali per linee guida finalizzate alla redazione di
RSA
Compilazione facoltativa

170
Rev. 3 – 1°/7/2010

ALLEGATO 2
ANALISI DEI METODI ADOTTATI IN AMBITO
INTERNAZIONALE, ESTERO E COMUNITARIO

171
Rev. 3 – 1°/7/2010

172
ALLEGATO 2 - ANALISI DEI METODI

Rev. 3 – 1°/7/2010

Legge 93/2001 - Progetto Reporting – Gruppo di lavoro ARPA EMR e ARPA Lombardia.

Obiettivo 5 della Fase 2: "Analisi in base ai criteri, di cui all’Obiettivo 4 del Progetto, dei
metodi adottati in ambito internazionale, estero e comunitario"

EFFICACIA DELLA GRIGLIA


La documentazione acquisita in base all’Obiettivo 4 è stata oggetto di una prima analisi sulla
base della Griglia definita nella comunicazione APAT del 12-10-2004 e integrata nella
versione contenuta nella successiva comunicazione del 22-12-2004.
Il materiale è stato idealmente classificato in due macrocategorie – metodologici e non
metodologici – all’interno delle quali si possono riconoscere i documenti (o metadocumenti)
di carattere generale (RSA, Indicatori, Compendi statistici, Public Environment Report),
tematico (Aria, Acqua, Rifiuti) o settoriale (Agricoltura, Trasporti, Energia, Industria, Turismo).
La griglia è apparsa efficace in tutte le sue parti come strumento di analisi e valutazione dei
documenti non strettamente metodologici, tipicamemente gli RSA; per i documenti
metodologici, appartenenti alla categoria linee-guida e indicatori, si è rivelata invece meno
adeguata, in quanto utilizzabile solo per i campi riguardanti le informazioni anagrafiche,
alcuni aspetti di contenuto, le osservazioni di tipo qualitativo.

ANALISI DEI DOCUMENTI


Come già accennato nella nota di accompagnamento dell’obiettivo 4, la ricognizione ha
avuto come obiettivo primario la selezione dei documenti metodologici – ritenuti più
significativi e utili per la realizzazione di RSA – prodotti dagli enti più accreditati nel settore
del reporting ambientale a livello internazionale. Raggiunto il primo obiettivo, l’attività
ricognitiva è comunque proseguita raccogliendo quelli che possono essere considerati i
prodotti derivanti da tali metodologie, cioè i report sullo stato dell’ambiente, sia di tipo
generale (RSA e Report statistici), sia tematici e settoriali. L’intento è stato quello di
recuperare, direttamente (da documenti metodologici in senso stretto) e indirettamente (da
report ambientali), riferimenti metodologici esistenti a livello internazionale. Da tali riferimenti
– che possono essere espliciti come all’interno di linee guida tout-court, o impliciti come
all’interno di report – si sono derivati spunti e suggerimenti utili al raggiungimento

173
ALLEGATO 2 - ANALISI DEI METODI

Rev. 3 – 1°/7/2010

dell’obiettivo di progetto “redazione di linee guida per la realizzazione di RSA a livello


territoriale”.

I documenti metodologici, spesso prodotti a seguito di ricerche di lungo periodo, condotte da


panel di profilo scientifico internazionale e, generalmente, sottoposti ad interventi periodici di
revisione, si presentano quindi sempre di grande interesse e pertinenza per la redazione di
Linee Guida.
Dall’analisi dei documenti raccolti si evidenzia, tuttavia, come siano pochi gli organismi che,
pur svolgendo attività legate alla valutazione della qualità ambientale delle risorse naturali,
hanno redatto documenti esplicativi della metodologia e dei criteri seguiti per la redazione dei
loro report ambientali. La maggior parte dei documenti metodologici, infatti, sono stati
realizzati dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, da UNEP e OECD.
Fra questi, alcuni hanno carattere generale (“Question to be answered by a State of the
Environment Report” o “Check list for the redaction of a State of Environment Report” di
AEA, oppure “Guideline Handbook for National SoE Reporting” o “Cookbook – State of the
Environment Reporting on the Internet” di UNEP) e forniscono una panoramica piuttosto
completa delle problematiche e degli aspetti da affrontare nella redazione di RSA. I pochi
documenti da ritenersi propriamente linee guida per RSA trattano infatti in modo sistematico
e approfondito numerosi aspetti attinenti non solo alla redazione, ma a tutti i processi
correlati alla generazione del report.
Altri documenti, anch’essi annoverati fra i documenti metodologici e comunque più numerosi
dei precedenti, forniscono informazioni su uno o pochi concetti specifici ma, nell’insieme,
contribuiscono comunque alla trattazione completa dell’articolata serie di aspetti da
affrontare nel processo di realizzazione di un RSA.
I documenti che riguardano gli Indicatori ambientali assumono particolare rilevanza, pur nella
specificità dell’argomento trattato: sono a tutti gli effetti di carattere metodologico in quanto
“fondanti” di un aspetto decisivo per l’informazione ambientale. Sono generalmente molto
dettagliati ed esaustivi per tutti gli argomenti legati a problemi concettuali e di metodo:
significato, definizioni (indicatori, indici, parametri), validità, scelta, rappresentazione,
obiettivi, punti di forza e debolezza.
I documenti redatti da AEA costituiscono senz’altro un valido supporto metodologico per la
redazione di RSA, in quanto illustrano in modo completo, chiaro ed esauriente la maggior
parte di ciò che, a vari livelli, sarebbe necessario inserire in tali report: obiettivi, target,
indicatori ecc. Altrettanta enfasi non viene, tuttavia, fornita ad altri aspetti, più strettamente
legati ad un approccio di tipo comunicativo, ma che rivestono un ruolo importante nella

174
ALLEGATO 2 - ANALISI DEI METODI

Rev. 3 – 1°/7/2010

determinazione dell’efficacia del messaggio che si propone di trasmettere mediante un


report. Ne sono un esempio le modalità di rappresentazione dei dati e gli strumenti
comunicativi in generale. Il focus di tali documenti, redatti da AEA, è infatti prevalentemente
legato al contenuto e ai meccanismi di analisi delle problematiche ambientali, al fine di
produrre un’immagine completa dei processi causa-effetto che contribuiscono alla
determinazione della qualità ambientale delle risorse naturali. In pratica, vengono fornite le
basi teoriche e metodologiche necessarie alla creazione della struttura portante di un RSA,
lasciando tuttavia ampia libertà di espressione riguardo agli aspetti più strettamente
pertinenti all’approccio comunicativo.
Le linee guida prodotte da OECD, UNEP e US-EPA sono da ritenersi molto utili per la
completezza degli argomenti trattati e per la loro chiarezza ed efficacia comunicativa.
Trattano gli aspetti di contenuto, di metodo, di organizzazione, di ruolo, di
metacomunicazione, di dettaglio, di relazione con gli stakeholders.
Tra i documenti reperiti in area geografica esterna al dominio stabilito sono apparsi utili, ad
esempio, quelli prodotti dal South Africa (IDP – SoE Training Manual) e dall’Australia
(Environment Guidelines – SoER by Local Governement – Promoting Ecologically
sustainable developmenet), anche in quanto esplicitamente collocati all’interno del
framework DPSIR.
Come già accennato nella nota di accompagnamento dell’Obiettivo 4, sono apparsi di un
certo interesse anche le linee guida relative ai Public Environment Report (PER), documenti
che possono risultare utili sia per i contenuti correlati con gli RSA sia per un’eventuale presa
in considerazione di appendici alle Linee Guida.

Gli RSA, sempre più orientati verso il modello “Environmental signals” di AEA, sono risultati
utili sia per le indicazioni metodologiche esplicite, sia per gli aspetti applicativi della
redazione di un RSA, quali la struttura, i contenuti, il layout, i metodi di rappresentazione.
Come sopra accennato, in tale settore AEA costituisce senza dubbio un valido punto di
riferimento, con la produzione di report quali, ad esempio, “Environmental signals” e
“Europe’s environment: the third assessment”, entrambi ottimi esempi di quella raffinata ed
efficace metodologia reportistica che fa della completezza ed organicità dell’informazione,
della qualità del set di indicatori selezionati e dell’efficacia della comunicazione, alcuni dei
punti di forza rilevabili dall’analisi di tali documenti.
Si osserva che i report prodotti da OECD e UNEP sono per lo più dichiaratamente orientati al
contesto dello sviluppo sostenibile: si rileva comunque sostanziale concordanza con le
impostazioni proposte in ambito UE per un RSA che si collochi nel quadro di riferimento
PSR. Si segnala a tale proposito “OECD Environmental Outlook”, molto ricco di tematiche

175
ALLEGATO 2 - ANALISI DEI METODI

Rev. 3 – 1°/7/2010

appartenenti al framework PSR, ma con continui riferimenti a Determinanti e Impatti. Anche i


documenti USEPA – orientati solitamente ad argomenti molto specifici – rivestono grande
interesse per la loro completezza, l’osservanza delle procedure di qualità, la chiarezza
espositiva, l’attenzione al target. Ne sono esempi i documenti “Epa’s Draft Report on the
Environment 2003” e “America’s Children and the Environment: Measures of Contaminants,
Body Burdens, and Illnesses”: quest’ultimo si presenta come esempio interessante con cui
informare sul rapporto ambiente-salute in generale e per la popolazione giovanile in
particolare.

Per quanto riguarda i report tematici, la produzione di AEA è ampia e qualitativamente


caratterizzata da tutti quegli aspetti positivi rilevati anche per gli RSA, sopra riportati. Da
sottolineare l’ampiezza della gamma di prodotti tematici, sia generali, sia specifici, che,
soprattutto per quest’ultimi, rispondono in modo esauriente alle domande conoscitive
derivanti delle principali problematiche ambientali. Va tuttavia sottolineato che le tematiche
che si riferiscono alla matrice “acqua” sono in assoluto le più ricorrenti, con un numero di
pubblicazioni assai superiore a quello delle altre matrici.
Da segnalare per la tematica “aria” la produzione di USEPA e quella della Commissione
Europea per la tematica “acqua” e “rifiuti”: per queste ultime la Commissione utilizza molto
l’esperienza delle agenzie ambientali olandese e danese.

I numerosi rapporti prodotti da EUROSTAT sono, invece, una valida e puntuale fonte di dati,
ma organizzati in documenti nella maggior parte dei casi assimilabili a veri e propri compendi
statistici o, comunque, ad annuari; sono infatti costituiti, generalmente, da tabelle di dati con
poco o, in alcuni casi, alcun spazio dedicato al commento degli stessi in chiave di
valutazione della qualità ambientale. Tali report, classificabili come settoriali, trattano
categorie di dati appartenenti prevalentemente alla classe Determinanti e, talvolta, Pressioni,
con pochi riferimenti alla Qualità Ambientale. E’ da rimarcare comunque la loro utilità ai fini
della selezione degli indicatori, eventualmente da utilizzare in report ambientali, e comunque
delle forme di rappresentazione dei dati stessi.
“Agricoltura”, “Trasporti” ed “Energia” sono i settori per i quali la Commissione Europea sta
sviluppando indicatori: richiamano molto spesso i lavori compiuti dai panel di ricerca OECD
in considerazione dello stretto legame tra i concetti di sostenibilità, integrazione, efficienza
ambientale, decoupling. Da considerare i lavori condotti per conto della Commissione da
ECNC (European Center for nature Conservation) all’interno del progetto ELISA
(Environmantal Indicators for Sustainable Agriculture) relativamente ai processi di

176
ALLEGATO 2 - ANALISI DEI METODI

Rev. 3 – 1°/7/2010

integrazione ambientale delle politiche agricole, ritenuti tra i più legati alla degradazione delle
risorse naturali.
Fra i report settoriali, da menzionare, inoltre, TERM ed EERM, frutto della cooperazione
stretta fra Commissione Europea, Eurostat (prevalentemente coinvolta nella fornitura di dati
statistici) e AEA (responsabile per la selezione e valutazione degli indicatori). Tali report, che
analizzano rispettivamente i settori Trasporti (TERM) ed Energia (EERM), seguono un
modello comune, creato per fornire ad amministratori e politici le informazioni di cui
necessitano per valutare l’efficacia con cui le politiche ambientali sono state integrati nelle
politiche settoriali.

Documenti rilevanti
Come osservazione di sintesi – circa l’attuale obiettivo intermedio che riguarda la
realizzazione di linee guida per RSA – si segnalano alcuni documenti per la loro qualità
tecnica e metodologica.
In essi sono contenuti alcuni dei principi fondanti del reporting ambientale e, per tale ragione,
anche frequentemente e diffusamente ripresi nell’ambito dell’attività reportistica
internazionale. Alcuni possono contribuire a dare solidità scientifica ai contenuti
dell’informazione ambientale (documenti sugli indicatori), altri suggeriscono struttura e
contenuti delle Linee-guida. Oltre ai documenti di seguito segnalati, si ritengono a valenza
metodologica alcuni RSA nazionali (come Environment Signals di Canada
Environment(035)), report tematici (come Development of a New Reporting Technique for Air
Quality (014)) e tutti i report settoriali analizzati.

- “Question to be answered by a State of the Environment Report”, AEA, (075);


E’ un documento metodologico che parte dall’integrazione di due opposte tipologie di
approccio: top-down, derivante dall’analisi delle necessità dei policy-makers nei riguardi
del reporting ambientale, e bottom-up, che ha origine da una lista di tematiche ambientali
individuate in un campione di una decina di RSA redatte a livello europeo. Il documento
individua 14 tematismi ambientali, considerati come prioritari dall’UE. Per ogni tematismo
viene individuata una serie di domande classificate, a loro volta, in funzione delle famose
quattro domande chiave a cui ogni RSA dovrebbe fornire risposta (“Cosa sta accadendo?
Perché sta accadendo? ecc.”) e, successivamente, articolate in tre livelli di sintesi in
funzione della tipologia e del target del report da redigere. Dall’analisi del documento
possono essere tratti importanti spunti sulla costruzione delle struttura di una RSA, sulle

177
ALLEGATO 2 - ANALISI DEI METODI

Rev. 3 – 1°/7/2010

tematiche da affrontare e, pur con un ampio margine di libertà, sulla lista di indicatori da
popolare.

- “A checklist for State of the Environment Reporting”, AEA, (058).


Ripercorre tutte le fasi del processo che porta alla redazione di una RSA.
Mediante una serie di precisi ragionamenti, scanditi da una dettagliata serie di
azioni e riflessioni inerenti obiettivi, target, struttura, contenuti, grafica e
presentazione del report, esso costituisce infatti un valido supporto alla
pianificazione delle attività finalizzate alla realizzazione di una RSA.

- “Environmental indicators: Typology and overview”, AEA, (073).


Fornisce una sintetica ma chiara panoramica sulle principali tipologie di indicatori
utilizzabili ai fine del reporting ambientale. Partendo da una rapida descrizione del
DPSIR framework, nel documento vengono illustrate caratteristiche e finalità degli
indicatori descrittivi, di performance, di efficienza e di benessere totale. Esso costituisce,
perciò, un buon supporto metodologico per una corretta selezione degli indicatori, base
essenziale per la redazione di efficaci report sulla qualità dell’ambiente.

- Guidelines Handbook for National SoE Reporting, UNEP, (052).


Le linee-guida si riferiscono nello specifico alla creazione di report periodici nazionali per
paesi in via di sviluppo; tuttavia, fatte le opportune ridefiniziooni di scala, si possono
ricavare spunti interessanti specialmente nella sezione 3. Le indicazioni utili si riferiscono
a tutte le sezioni auspicabili in una linea guida sul reporting, dalla pianificazione agli
aspetti comunicativi. In particolare, i temi trattati riguardano le linee-guida stesse
(obiettivi) e il SoER: processo preparatorio, principi generali, set di tematiche rilevanti,
metodo per contestualizzare la scelta delle tematiche, descrizione della struttura
generale e dei singoli moduli, stesura dei capitoli, eventuali prodotti derivati (bollettini,
pocket, web,..).

- Draft Guideline Handbook for SubRegional SoE Reporting, UNEP, (053).


La linea guida ricalca il documento già citato Guideline Handbook for National SoE
Reporting(052) ma il passaggio da una scala nazionale ad una scala di indagine a livello
sub-regionale rende il documento un valido riferimento per la stesura di linee guida per i
SoER regionali.
Valgono pertanto le osservazioni fatte per il documento precedente.

178
ALLEGATO 2 - ANALISI DEI METODI

Rev. 3 – 1°/7/2010

Vengono fornite indicazioni utili per la elaborazione di una linea guida sul reporting, in
particolare per quanto concerne la Pianificazione (definizione degli obiettivi, dei target,
della periodicità di pubblicazione); la Metodologia (definizione del framework, metodo di
scelta delle tematiche prioritarie da trattare); i Contenuti (descrizione della struttura
generale e delle tematiche da trattare); la Redazione (strutturazione e stesura dei singoli
moduli).

- OECD Environmental Indicators – Development, Measurement, and Use, OECD, (019).


Appartiene alla serie di elaborati tecnici che costituiscono il mandato assegnato a OECD
circa l’armonizzazione del reporting ambientale all’interno dei paesi membri
dell’organizzazione. Contiene una analisi metodologica approfondita su tipologia, classe,
finalità, framework, struttura, relazioni tra le tipologie di indicatori ambientali, avendo
come sfondo almeno il modello PSR.

- OECD KEY Environmental Indicators - 2004, OECD, (020).


Tratta di un sottoinsieme (10) di indicatori dei 50 che costituiscono il Core set di OECD.
È strettamente correlato con il documento “OECD Environmental Indicators –
Development, Measurement and Use” (019) che viene costantemente richiamato.
Appartiene al sistema di documenti metodologici sugli indicatori su cui OECD lavora in
collaborazione con le maggiori istituzioni internazionali (UNEP, EEA, UNSD, UNCSD,
European Commission, Eurostat). Si ritrovano le definizioni sintetiche su: Core
Environmental Indicators, Key Environmental Indicators, Sectoral Environmental
Indicators, Decoupling Environmental Indicators, Indicatori derivati dalla Contabilità
Ambientale.

- Indicators to measure Decoupling of Environmet Pressure from Economic Growth,


OECD, (021).
Il documento appartiene alla serie OCSE sugli indicatori. Molto approfonditi gli aspetti
metodologici e concettuali, tra cui: definizione di decoupling, decoupling assoluto e
relativo, i legami con altre categorie di indicatori, l’esplorazione di 31 indicatori di
decoupling sia riferiti all’economia globale sia a singoli settori produttivi. Contiene una
presentazione di dati di Stati membri OCSE circa gli indicatori proposti. È da ritenersi di
grande interesse come gli omologhi OCSE.

179
ALLEGATO 2 - ANALISI DEI METODI

Rev. 3 – 1°/7/2010

- Aggregated Environmental Indices – Review of Aggregation Methodologies in Use,


OECD, (023).
Costituisce una rassegna su 23 indici ambientali aggregati utilizzati a livello
internazionale, con approfondimenti su aspetti riguardanti: obiettivi, funzione, target,
scala temporale, metodo di costruzione, punti di forza e di debolezza. È utile per i
chiarimenti definitori e metodologici inerenti agli strumenti usati come descrittori
(indicatori, indici, parametri), e quindi funzionale per gli aspetti di informazione e
comunicazione.

Organizzazione del materiale


Tutto ciò che è stato prodotto nel corso delle attività relative agli obiettivi 4 e 5 è organizzato
in una struttura a directory (con radice \L93-01_PROG_REP_FILES) contenuta nel CD
allegato. Si tratta di:
„ 107 documenti acquisiti e contenuti in directory che ne richiamano l’origine
„ 84 griglie di analisi relative ad altrettanti documenti considerati al fine di una loro
caratterizzazione e prima valutazione
„ il file 93-01_FILE_1_doc_elenco_EMR-LO.xls contenente 3 fogli di lavoro con:
a) elenco con link attivi che rinviano a ogni documento e alle rispetive griglie
b) tabella di sintesi generale, organizzata per tipologia di documento e per
organizzazione fonte del documento
c) tabelle di sintesi aggregate per tipologia di documento
d) tabelle di sintesi aggregate per organizzazione

180
ALLEGATO 2 - ANALISI DEI METODI

Rev. 3 – 1°/7/2010

Elenco dei documenti analizzati

Legenda
…_Me = metodologico
…_nm = non metodologico
PER = Public Environment Report

ID Titolo del documento Organizzazione Tipologia documento

OECD Agri-Environmental Iindicators:


007 01_1_OCSE AGRICOLTURA_Me
recent progress and future directions
Advanced Air Quality Indicators and
013 01_1_OCSE ARIA_Me
Reporting
OECD Environmental Indicators -
019 01_1_OCSE INDICATORI_Me
Development, Measurement and Use
OECD Key Environmental Indicators,
020 01_1_OCSE INDICATORI_Me
2004
Indicators to measure decoupling of
021 environmental pressure from economic 01_1_OCSE INDICATORI_Me
growth
Overview of Sustainable Development
022 Indicators Used by National and 01_1_OCSE INDICATORI_Me
International Agencies
Aggregated environmental indices -
023 Review of aggregation methodologies in 01_1_OCSE INDICATORI_Me
use
039 OECD Environmental Outlook 01_1_OCSE RSA_nm
OECD Environmental Performance
040 01_1_OCSE RSA_nm
Reviews CANADA
OECD Environmental Performance
041 Reviews ITALY (cartaceo, in ARPA 01_1_OCSE RSA_nm
Lombardia)
Households Tourism Travel: trends,
046 environmental impacts and policy 01_1_OCSE TURISMO_nm
reponses

181
ALLEGATO 2 - ANALISI DEI METODI

Rev. 3 – 1°/7/2010

ID Titolo del documento Organizzazione Tipologia documento

Indicators the Integration of


057 Environmental Concerns into Transport 01_1_OCSE TRASPORTI_nm
Policies
Indicators of sustainable development:
051 01_2_UNCSD RSA_Me
Guidelines and methodologies
Guidelines Handbook for National SoE
052 01_3_UNEP RSA_Me
Reporting
Draft Guideline Handbook for Sub-
053 01_3_UNEP RSA_Me
Regional SoE Reporting
054 Sustainability reporting guidelines - GRI 01_3_UNEP RSA_Me
Cookbook - State of the environment
055 01_3_UNEP RSA_Me
reporting on the internet
National Air Quality and Emissions
012 02_1_U.S. EPA ARIA_nm
Trends Report - 2003
Development of a New Reporting
014 02_1_U.S. EPA ARIA_Me
Technique for Air Quality - 2003
America’s Children and the Environment:
045 Measures of Contaminants, Body 02_1_U.S. EPA RSA_nm
Burdens, and Illnesses
EPA’s Draft Report on the Environment
047 02_1_U.S. EPA RSA_nm
2003
EPA’s Draft Report on the Environment
056 02_1_U.S. EPA RSA_Me
2003 – Technical document
02_2_CANADA
Environmental sustainability of Canadian
006 Agriculture and Agri- AGRICOLTURA_nm
Agriculture
Food
Threats to Sources of Drinking Water and 02_2_CANADA
002 ACQUA_nm
Aquatic Ecosystem Health in Canada Environment
Guidelines for the Development of 02_2_CANADA
018 INDICATORI_Me
Sustainability Indicators Environment
Environmental Signals - Canada’s
02_2_CANADA
035 National Environmental Indicator Series RSA_nm
Environment
2003

182
ALLEGATO 2 - ANALISI DEI METODI

Rev. 3 – 1°/7/2010

ID Titolo del documento Organizzazione Tipologia documento

UK Emissions of Air Pollutants 1970 to 02_3_ENGLAND


009 ARIA_nm
2001 AND WALES E.A.
02_3_ENGLAND
032 RSA_nm
Annual report and accounts 2002/03 AND WALES E.A.
Environment Agency State of the 02_3_ENGLAND
033 RSA_nm
Environment 2004 AND WALES E.A.
02_3_ENGLAND
034 A Working Environment for Wales RSA_nm
AND WALES E.A.
Environmental Reporting - General
026 02_3_UK – DEFRA PER_Me
Guidelines
049 TERM 2001 03_AEA TRASPORTI_Me
A checklist for state of the environment
058 03_AEA RSA_Me
reporting - 15
Europe's water - An indicator based
059 03_AEA ACQUA_nm
assessment
Groundwater quality and quantity in
060 03_AEA ACQUA_nm
Europe
061 Nutrients in European ecosystems 03_AEA ACQUA_nm
State and pressures of the marine and
062 03_AEA ACQUA_nm
coastal Mediterranean environment
Sustainable use of Europe's water? State,
063 03_AEA ACQUA_nm
prospects and issues
Sustainable water use in Europe, Part 1:
064 03_AEA ACQUA_nm
Sectoral use of water
Sustainable water use in Europe - Part 2,
065 03_AEA ACQUA_nm
Demand management
Sustainable water use in Europe Part 3,
066 Extreme hydrological events, floods and 03_AEA ACQUA_nm
droughts
Testing of indicators for the marine and
coastal Environment in Europe, Part 1:
067 03_AEA ACQUA_nm
Eutrophication and integrated
coastal zone management

183
ALLEGATO 2 - ANALISI DEI METODI

Rev. 3 – 1°/7/2010

ID Titolo del documento Organizzazione Tipologia documento

Testing indicators for the marine and


068 coastal environment in Europe Part 2: 03_AEA ACQUA_nm
Hazardous substances
Testing of indicators for the marine and
coastal environment in Europe Part 3:
069 Present state and development of 03_AEA ACQUA_nm
indicators for eutrophication, hazardous
substances, oil and ecological quality
A new model for environmental
070 03_AEA RSA_Me
communication in Europe
071 Continuity, Credibility and Comparability 03_AEA RSA_Me
DAFIA II — further development of data
072 03_AEA RSA_Me
flow analysis for integrated assessment
Environmental idicators - Tipology and
073 03_AEA INDICATORI_Me
overview
Guidelines of the EC reporting obligations
074 under the Barcelona Convention and its 03_AEA RSA_Me
Protocols in force
Questions to be answered by a State of
075 03_AEA RSA_Me
the Environment Report -
Reporting frequencies of State of the
076 03_AEA RSA_Me
Environment Reports in Europe
Reporting on environmental measures,
077 03_AEA RSA_Me
Are we being effective ?
Scenarios as tools for environmental
078 03_AEA RSA_Me
assessment
State of the environment reporting -
079 Institutional and legal arrangement in 03_AEA RSA_Me
Europe
080 The concept of environmental space 03_AEA RSA_Me
081 Environmental Signals 2002 03_AEA RSA_nm
Europe’s environment: the third
082 03_AEA RSA_nm
assessment

184
ALLEGATO 2 - ANALISI DEI METODI

Rev. 3 – 1°/7/2010

ID Titolo del documento Organizzazione Tipologia documento

High nature value farmland -


083 Characteristics, trends and policy 03_AEA AGRICOLTURA_nm
challenges
084 Air pollution in Europe 03_AEA ARIA_nm
Greenhouse gas emission trends and
085 03_AEA ARIA_nm
projections in Europe 2004
Energy and environment in the European
086 03_AEA ENERGIA_Me
Union
TERM 2004 -Ten key transport and
087 03_AEA TRASPORTI_Me
environment issues for policy-makers
TERM 2002 Paving the way of EU
088 03_AEA TRASPORTI_Me
enlargement
TERM 1999 - Towards a transport and
environment reporting mechanism
089 03_AEA TRASPORTI_Me
(TERM) for the EU - part I - TERM
concept and process
Towards a transport and environment
090 reporting mechanism (TERM) for the EU - 03_AEA TRASPORTI_Me
part II - TERM concept and process
04_ECNC (European
Environmental Indicators for Sustainable
008 Center for Nature AGRICOLTURA_Me
Agriculture - Final Project Report
Conservation)
04_EUROPEAN
003 L’impegno dell’UE per l’acqua pulita ACQUA_nm
COMMISSION
04_EUROPEAN
005 Agriculture in the European Union - 2003 AGRICOLTURA_nm
COMMISSION
04_EUROPEAN
010 L’UE e l’aria pulita ARIA_nm
COMMISSION
04_EUROPEAN
015 Transport in Figures, 2004 TRASPORTI_nm
COMMISSION
04_EUROPEAN
016 Energy in Figures, 2004 ENERGIA_nm
COMMISSION
The agricultural situation in the European 04_EUROPEAN
017 AGRICOLTURA_nm
Union - 2002 Report COMMISSION

185
ALLEGATO 2 - ANALISI DEI METODI

Rev. 3 – 1°/7/2010

ID Titolo del documento Organizzazione Tipologia documento

Study on environmental reporting by 04_EUROPEAN


025 PER_Me
companies COMMISSION
04_EUROPEAN
028 L’UE e la gestione dei rifiuti RIFIUTI_nm
COMMISSION
04_EUROPEAN
037 Choices for a greener future RSA_nm
COMMISSION
04_EUROPEAN
004 Technical Report on Water Quantity and COMMISSION - ACQUA_nm
Quality RIVM
04_EUROPEAN
029 COMMISSION - RIFIUTI_nm
Technical Report on Waste Management RIVM
Transport in the Euro-mediterranean
091 05_EUROSTAT TRASPORTI_nm
region - 2003
092 Energy efficiency indicators 05_EUROSTAT ENERGIA_nm
093 Energy yearly statistics 2002 05_EUROSTAT ENERGIA_nm
Environmental pressures indicators for
094 05_EUROSTAT RSA_nm
the EU
095 Energy and environment indicators 05_EUROSTAT ENERGIA_nm
Selection of environmental pressures
096 05_EUROSTAT RSA_nm
indicators 2003
Towards agri-environmental indicators.
097 Integrating statistical and administrative 05_EUROSTAT AGRICOLTURA_nm
data with land cover information
Tourism: Europe, central European
098 05_EUROSTAT TURISMO_nm
countries, Mediterranean countries
Tourism trends in mediterranean
099 05_EUROSTAT TURISMO_nm
countries
Transport and environment. Statistics for
the transport and environment reporting
100 05_EUROSTAT TRASPORTI_nm
mechanism (TERM) for the European
Union
101 Regions: statistical yearbook 2003 05_EUROSTAT RSA_nm

186
ALLEGATO 2 - ANALISI DEI METODI

Rev. 3 – 1°/7/2010

ID Titolo del documento Organizzazione Tipologia documento

European business, energy, water and


102 05_EUROSTAT INDUSTRIA _nm
construction
103 Forestry statistics 05_EUROSTAT AGRICOLTURA_nm
104 Environment statistics Pocketbook 05_EUROSTAT STA_nm
Regional environmental statistics initial
105 05_EUROSTAT STA_nm
data collection results
106 Agricultural statistics Quarterly bulletin 05_EUROSTAT AGRICOLTURA_nm
Environment Guidelines - SoER by Local 15_AUSTRALIA
050 Governement - Promoting Ecologically (NEW SOUTH RSA_Me
Sustainable Developmente WALES)
A framework for Public Environment 15_Australian
024 PER_Me
Reporting - An Australian approach government
15_Australian
030 Annual Report 2002-2003 RSA_nm
government
Nature & Environment 2003 - Theme:
001 15_DANISH EPA ACQUA_nm
Water in Denmark
027 Waste Statistics 2002 15_DANISH EPA RIFIUTI_nm
The State of the Environment in
031 15_DANISH EPA RSA_nm
Denmark, 2001
Environmental Signals - A report on 15_GRECIA NCESD
038 RSA_nm
sustainability indicators -
Environment in focus: Key Environmental
036 15_IRISH EPA RSA_nm
Indicators for Ireland
107 Ireland's Environment 2004 15_IRISH EPA RSA_nm
15_NEDERLAND -
042 RSA_nm
Environmental Balance 2004 RIVM
043 IDP – SoE Training Manual 15_SOUTH AFRICA RSA_Me
State of the Environment South Africa -
044 15_SOUTH AFRICA RSA_nm
1999
15_SVIZZERA -
011 ARIA_nm
Cahier de l'Environnement - n. 255 Air OFEFP -
15_WWI (Worldwatch
048 State of the world 2003 RSA_nm
Institute)

187
Rev. 3 – 1°/7/2010

188
Rev. 3 – 1°/7/2010

ALLEGATO 3
ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI DI LIVELLO REGIONALE E PROVINCIALE

189
Rev. 3 – 1°/7/2010

190
ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI

Rev. 3 – 1°/7/2010

ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI DI LIVELLO REGIONALE E PROVINCIALE

Analisi dei prodotti

Nell’ambito della fase 2 del progetto “Messa a punto di una metodologia di reporting
ambientale” le tre Agenzie regionali di Lazio, Abruzzo ed Umbria hanno condotto
l’analisi dei prodotti editoriali come previsto dalla convenzione siglata.

La fase è stata articolata in vari passaggi successivi che hanno visto inizialmente la formulazione della griglia di
indagine in comune con APAT e con le Agenzie della componente metodologica. E’ stato così concordato uno
strumento unico di indagine applicabile sia per la classificazione e valutazione dei documenti da un punto di vista
metodologico sia per la loro analisi di prodotto.

Inoltre la griglia è stata opportunamente strutturata per una applicazione non solo alle Relazioni sullo stato
dell’ambiente, ma anche a documenti cosiddetti tematici ovvero a testi e prodotti editoriali orientati, ad esempio, verso la
descrizione di alcune matrici ambientali specifiche.
In particolare, le analisi e le valutazioni dovevano riguardare le seguenti tipologie di prodotti:

1. Generale: Relazione sullo stato dell’ambiente, Compendi statistici, ecc.;


2. Tematico: Acqua, Aria, Rifiuti;
3. Settoriale: Energia, Trasporti, Turismo, Agricoltura, Industria.

La griglia è stata applicata a prodotti che hanno un’estensione geografica principalmente a livello regionale e provinciale
e le tre ARPA hanno concordato una suddivisione del territorio nazionale che ha portato ad analizzare documenti
provenienti dalle seguenti regioni:

ARPA LAZIO ARPA ABRUZZO ARPA UMBRIA


Toscana Abruzzo Veneto
Lazio Basilicata Lombardia
Liguria Molise Friuli Venezia Giulia
Campania Calabria Valle d’Aosta
Puglia Sardegna Emilia-Romagna
Sicilia Trentino Umbria
Marche Piemonte

La ripartizione è avvenuta secondo un criterio di semplificazione di accesso alla documentazione; parte dei documenti
erano già disponibili presso le singole agenzie anche in copie di edizioni successive ed è stato, in seguito, completato
sia attraverso la ricerca di nuovo materiale in formato cartaceo sia attraverso il downloading da siti web dedicati.

191
ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI
Rev. 3 – 1°/7/2010

La griglia, suddivisa in sezioni, consente di fornire un quadro complessivo della


struttura del report e comprende:

¾ Sezione A. “Informazioni generali”: contiene gli elementi identificativi del report


esaminato e fornisce informazioni sulla sua provenienza e reperibilità;
¾ Sezione B. “Tipologia del documento”: permette di identificare il report in base
alle tematiche trattate;
¾ Sezione C. “Metodologia”: evidenzia l’organizzazione del report mediante tre
sottosezioni:

ƒ C1. Struttura del Report – Presenza dei temi: mostra le tematiche


presenti nel report, indicando se sono prioritarie o complementari
ƒ C2. Indicatori e Modelli: rileva il modello di riferimento in base al quale
sono stati strutturati i report e le tipologie di indicatori calcolandone la
presenza in percentuale
ƒ C3. Metainformazioni e rappresentazioni: fornisce ulteriori informazioni
sugli indicatori

¾ Sezione D. “Analisi editoriale del Prodotto – Composizione del testo”: evidenzia


la struttura editoriale del report;
¾ Sezione E. “Valutazione del documento”: sezione di carattere facoltativo,
consistente nell’espressione di un giudizio sulla completezza e sulla
comprensibilità del report;
¾ Sezione F. “Presenza di indicazioni su elementi essenziali per Linee Guida
finalizzate alla redazione di RSA”: sezione di carattere facoltativo, contenente
informazioni sulla qualità del report attraverso l’analisi della pianificazione,
metodologia, contenuti, redazione, organizzazione e comunicazione.

Le sezioni E ed F sono state applicate unicamente a documenti regionali (RSA


principalmente) ritenuti, in sede di analisi, maggiormente significativi ai fini della
formulazione delle linee guida finali.
Nel corso dell’analisi dei prodotti si sono tenuti due meeting di coordinamento delle
attività, che hanno permesso un confronto su problemi e opportunità offerti dal
rilevamento delle informazioni. Alla fine della fase di raccolta dati, il set completo di

192
ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI

Rev. 3 – 1°/7/2010

schede compilate dal gruppo di lavoro era costituito da 35 griglie complete e da 3


schede di sintesi (una per ogni ARPA) dei risultati contenenti tutti i dati selezionati.
Successivamente è stata avviata la fase di elaborazione dei dati raccolti, che ha
portato alla costituzione di un database unico in formato excel contenente le 35 griglie
compilate. Il database è stato ideato sia per permettere la catalogazione, ricerca e
lettura delle singole griglie sia per consentire, laddove possibile, un’analisi descrittiva e
comparativa dei report analizzati.
Tutte le informazioni sono state computate sotto forma di variabile singola (136 in
totale) assegnando valori alfanumerici (60 variabili), percentuali (26 variabili) o numerici
(50 variabili). Per armonizzare e confrontare i dati, tutte le variabili numeriche e
percentuali sono state aggregati in classi di ampiezza su cui calcolare la frequenza
delle singole risposte.
La quasi totalità dei dati in formato percentuale è stata, quindi, aggregata secondo tre
classi di ampiezza (valore inferiore al 35%, valore compreso tra 35 e 70% e valore
superiore al 70%) assegnando rispettivamente un valore compreso tra 1 e 3.
Anche le variabili espresse in formato unicamente numerico (ad esempio il numero di
pagine del documento) sono state riunite in classi, assegnando di volta in volta
un’ampiezza che rispondesse ad un criterio di aggregazione funzionale all’analisi da
realizzare. In particolare queste classi dovevano permettere una sorta di
caratterizzazione del documento analizzato a partire dalle singole variabili.
Il risultato di queste trasformazioni ha portato a definire un secondo database originato
dal primo con cicli di calcolo automatici, che contiene 77 variabili riportate in classi ed
utilizzate per l’analisi ed il confronto dei dati.
In seguito l’elaborazione e le analisi sono state realizzate in base alle originarie
suddivisioni delle variabili previste dalla griglia di indagine (esempio l’insieme delle
variabili che compongono la “tipologia degli indicatori”); i dati sono presentati sia
secondo i risultati ottenuti dalle singole variabili, sia con una tabella di sintesi.
Da ricordare, infine, che grazie alle proprietà delle tabelle pivot di excel è possibile in
ogni foglio di calcolo elaborato selezionare i risultati di ogni singolo report ciccando con
il mouse sulla casella posta in alto a sinistra di ogni tabella di sintesi (tasto Titolo
documento); inoltre posizionando il cursore del mouse sul risultato di una variabile è
possibile generare automaticamente un nuovo foglio di calcolo contenente i soli record
che hanno prodotto quel determinato risultato. Infine selezioni dirette di alcuni risultati
sono possibili attraverso l’uso del filtro applicato ai fogli di sintesi dei report e delle
classi.

193
ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI
Rev. 3 – 1°/7/2010

Statistiche generali
La tabella seguente riassume gli elementi descrittivi di base dei report analizzati. In
totale la raccolta dati ha interessato 35 documenti di cui 22 relazioni sullo stato
dell’ambiente. Di queste, 11 relazioni erano a carattere regionale, 6 provinciale,1
comunale e 1 nazionale. Dei restanti report 12 erano documenti tematici riferiti a rifiuti,
acqua e aria, mentre 1 era un report dedicato al settore energetico.

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ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI
Rev. 3 – 1°/7/2010

Sintesi dei documenti analizzati

Oggetto Tipologia documento

Titolo documento Paese Regione Provincia Comune Generale Temat. Sett. Anno Edizione Edizioni Prec

RSA Umbria UMBRIA RSA 2004 Seconda 1997


FRIULI
RSA Friuli Venezia Giulia RSA 2003 Seconda 2002
VEN.GIULIA

RSA Lombardia-segnali ambientali LOMBARDIA RSA 2003 Terza 2001/2002

VALLE
II RSA Valle d'Aosta RSA 2004 Seconda 2000
D’AOSTA
Rapporto sugli indicatori del Veneto 2002 VENETO RSA 2002 Seconda 2001
RSA Sondrio SONDRIO RSA 2003
RSA Vicenza VICENZA RSA 2000
RSA città di Perugia (agenda 21 locale) PERUGIA RSA 2003

Lo stato della qualità dell’aria in Umbria UMBRIA ARIA ARIA 2004

EMILIA-
La gestione dei rifiuti in Emilia-Romagna RIFIUTI RIFIUTI 2004
ROMAGNA
RSA Piemonte PIEMONTE RSA 2004 Quinta 1999,2001,2002,2003
RSA Lazio LAZIO RSA 2004 Prima
Segnali ambientali Toscana TOSCANA RSA 2003 Quarta 2000;2001;2002
RSA Liguria LIGURIA RSA 2003 Terza 1998, 1999,2000, 2001

RSA Campania CAMPANIA RSA 2003 Seconda 2002

RSA Puglia PUGLIA RSA 2003 Prima

RSA Sicilia SICILIA RSA 2002 Prima

RSA Marche MARCHE RSA 2000-2001 Prima

RSA Min Ambiente ITALIA RSA 2001 Quarta 1989;1992;1997

Rapporto Rifiuti ITALIA RIFIUTI RIFIUTI 2003 Sesta 1998;2002

Rapporto stato acque marine Toscana TOSCANA ACQUA ACQUA 2001 Prima

Rel. stato dell'aria Comune di Reggio Emilia REGGIO EMILIA ARIA ARIA 2003 Quarta 2000;2001;2002

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ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI
Rev. 3 – 1°/7/2010

Oggetto Tipologia documento


Titolo documento Paese Regione Provincia Comune Generale Temat. Sett. Anno Edizione Edizioni Prec
RSA Abruzzo ABRUZZO RSA 2003 Prima
RSA Campobasso CAMPOBASSO RSA 2001
RSA Chieti CHIETI RSA 2002 Prima
RSA L’Aquila L’AQUILA RSA 2003 Prima
RSA Trento TRENTO RSA 2003 Quinta 1989 1992 1995 1998
Aria Cagliari CAGLIARI ARIA ARIA 2003
Aria Bolzano BOLZANO ARIA ARIA 2004
Aria Sardegna SARDEGNA ARIA ARIA 2004
Energia Trento TRENTO ENERGIA ENERGIA 2003
Rifiuti Chieti CHIETI RIFIUTI RIFIUTI 2003
Rifiuti Catanzaro CATANZARO RIFIUTI RIFIUTI 2003
Rifiuti Isernia ISERNIA RIFIUTI RIFIUTI 2004
Rifiuti L’Aquila L’AQUILA RIFIUTI RIFIUTI 2003 Prima

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ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI

Rev. 3 – 1°/7/2010

Tipo di Documento
Conteggio di Generale ACQUA ARIA ENERGIA RIFIUTI RSA Totale

Totale 1 5 1 6 22 35
% 2,9% 14,3% 2,9% 17,1% 62,9% 100,0%

Circa l’80% dei documenti era di formulazione recente e successiva al 2002; da


segnalare che nel 40,9% dei casi in cui era evidente il numero di edizione, si trattava
della prima stesura del rapporto, mentre per il 18,2% dei report si era ormai giunti al
quarto o quinto anno di pubblicazione.

Anno di Pubblicazione
Conteggio di Anno
Anno ACQUA ARIA ENERGIA RIFIUTI RSA Totale %
2000 1 1 2,9%
2001 1 2 3 8,6%
2002 3 3 8,6%
2003 2 1 4 11 18 51,4%
2004 3 2 4 9 25,7%
2000-2001 1 1 2,9%
Totale 1 5 1 6 22 35 100,0%

Edizione
Conteggio di Edizione
Edizione ACQUA ARIA RIFIUTI RSA Totale %
Prima 1 1 7 9 40,9%
Quarta 1 2 3 13,6%
Quinta 2 2 9,1%
Seconda 5 5 22,7%
Terza 2 2 9,1%
Sesta 1 1 4,5%
Totale 1 1 2 18 22 100,0%

In generale si tratta di un’attività che ha preso decisamente corpo a partire dal 2003 sia
per le RSA che per i vari report tematici analizzati.

197
ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI
Rev. 3 – 1°/7/2010

Anno di Pubblicazione x Edizione

Anno Prima Quarta Quinta Seconda Terza (vuote) Sesta Totale


2000 1 1
2001 1 1 1 3
2002 2 1 3
2003 4 2 1 2 2 6 1 18
2004 1 1 2 5 9
2000-2001 1 1
Totale 9 3 2 5 2 13 1 35

In 26 casi su 35 è stato possibile identificare un organismo di riferimento che ha


guidato metodologicamente la stesura dei documenti. Per il 58% dei casi i report sono
stati formulati secondo le indicazioni proposte dall’Agenzia Europea per l’Ambiente,
mentre il 31% ha seguito la metodologia suggerita dall’OCSE. In tre casi, invece, è
stato fatto riferimento ad una metodologia ricavata in proprio dalle ARPA incaricate di
formulare il documento.

Organismo

Conteggio di Organismo
Organismo ACQUA ARIA RIFIUTI RSA Totale %
AEA 1 2 12 15 57,7%
ARPA 2 1 3 11,5%
OCSE 8 8 30,8%
Totale 1 2 2 21 26 100,0%

Di conseguenza la scelta dell’organismo per l’orientamento della metodologia ha


influenzato quella del modello di riferimento per l’analisi ambientale, con due grandi
aggregazione delle risposte attorno ai modelli DPSIR (AEA) e PSR (OCSE). Una terza
classe coincide con quella delle ARPA che hanno, di fatto, sviluppato un proprio
modello definito “descrittivo” che non trova identità comune ai due modelli
internazionali.

198
ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI

Rev. 3 – 1°/7/2010

Modello
Conteggio di Modello
Modello ACQUA ARIA RIFIUTI RSA Totale %
Descrittivo 2 2 4 15,4%
DPSIR 1 2 12 15 57,7%
PSR 7 7 26,9%
Totale 1 2 2 21 26 100,0%

Modello x Organismo
Conteggio di Organismo Organismo
Modello AEA ARPA OCSE Totale
Descrittivo 3 1 4
DPSIR 15 15
PSR 7 7
Totale 15 3 8 26

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ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI
Rev. 3 – 1°/7/2010

Sottosezione C1 – Struttura del report – Presenza dei temi

La Sottosezione C1 “Struttura del report”, dedicata alla presenza dei temi ambientali
all’interno dei documenti analizzati, è organizzata in 3 aree tematiche estese
comprendenti 19 aree tematiche suddivise a loro volta in 43 sotto aree.
Di ogni sotto area è stata rilevata la presenza, o meno, nei report analizzati: la tematica può essere presente come
argomento prioritario o come complementare a seconda che ad essa sia stata attribuita maggiore o minore rilevanza nel
report.
Le tabelle che seguono riassumono i risultati raccolti nei 35 report analizzati; le elaborazioni sono state fatte sia sul
totale dei documenti, sia distinguendo tra RSA e Rapporti tematici: questi ultimi poiché riguardano solamente le aree
tematiche a cui si riferiscono saranno trattati a parte.
I risultati relativi alle RSA, sono commentati prendendo in considerazione le tre aree tematiche estese, “CONDIZIONI
AMBIENTALI”, “DETERMINANTI” e “TUTELA E PREVENZIONE”; le elaborazioni su cui si fermerà l’attenzione
riguardano i dati relativi alle percentuali di presenza delle stesse sul numero di RSA analizzate.

Condizioni ambientali

Quest’area tematica estesa è composta da 11 aree tematiche che corrispondono alle componenti ambientali generali
A01 - A11 della scheda tecnica di rilevazione e da 30 sotto aree che costituiscono i temi specifici.

• Atmosfera
La tematica Atmosfera si compone di 3 sotto aree: “Emissioni in atmosfera” e “Qualità dell’aria” sono i temi più
trattati, essendo presenti in oltre il 90% delle RSA analizzate ed in particolare sono trattate come prioritarie nel
77% e 86% dei casi e come complementari nei restanti 18% e 4%. La sotto area “Clima globale e ozono
stratosferico” è prioritaria in 6 RSA (27,3%) e complementare in 3 (13,6%), per una percentuale totale di presenza
del 40,9% più contenuta rispetto ai due precedenti temi.

• Biosfera
La tematica Biosfera è costituita da 5 sotto aree che mediamente sono presenti in circa il 60% delle RSA
analizzate di cui, come tematiche prioritarie, nel 40% dei casi; fa eccezione la sotto area “Effetti dei cambiamenti
climatici sull'ambiente” che è presente soltanto nel 18% delle RSA analizzate.

• Idrosfera
Quest’area tematica è composta da 4 sotto aree di cui due più trattate: “Qualità dei corpi idrici” presente nel 100%
delle RSA oggetto di studio e “Inquinamento delle risorse idriche” presente nell’87%; in particolare sono trattate
come temi prioritari rispettivamente nel 91% e nel 73% dei casi. Le altre due sotto aree “Risorse idriche e usi
sostenibili” e “Stato fisico del mare” sono presenti nelle RSA con percentuali inferiori (55% e 60%) e trattate
principalmente come tematiche prioritarie.

• Geosfera
Comprende 4 sotto aree (“Qualità dei suoli”, “Evoluzione fisica e biologica dei suoli”, “Contaminazione dei suoli”,
“Siti contaminati”) che sono trattate in circa il 50% delle RSA; in particolare i due tematismi“ Contaminazione dei
suoli” e “Siti contaminati” sono trattati come prioritari, mentre gli altri due sia come prioritari che complementari.

200
ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI

Rev. 3 – 1°/7/2010

• Rifiuti
Il tema più trattato in quest’area tematica è sicuramente quello della “Produzione di rifiuti”, presente nella quasi
totalità delle RSA analizzate (95%) e per oltre l’80% come tema prioritario. Degli altri due temi, la “Gestione
sostenibile dei rifiuti” è trattato nel 55% delle RSA (essenzialmente come prioritario), mentre “Produzione e
gestione degli imballaggi” soltanto nel 32% (18% come prioritario e 14% come complementare).

• Radiazioni ionizzanti
Il tema “Radiazioni ionizzanti” è trattato nell’82% delle RSA considerate in questo studio e risulta nel 60% dei casi
come prioritario.

• Radiazioni non ionizzanti


Quest’area comprende due tematismi: “Campi elettromagnetici” e “Radiazioni luminose”; il primo tema risulta
sicuramente il più trattato (91% delle RSA) con una presenza di oltre il 70% come tema prioritario. Il secondo
tematismo, ancora poco diffuso, è risultato presente solo nel 30 % delle RSA.

• Rumore e vibrazioni
L’argomento “Rumore e vibrazioni”, unico tema presente in quest’area tematica, in generale è trattato in tutte le
RSA ed è ritenuto prioritario per oltre l’80% dei casi.

• Ambiente e Benessere
In questa area sono presenti due temi: “Qualità delle aree urbane” e “Pianificazione territoriale e determinanti di
salute”; entrambi sono temi poco trattati nelle RSA analizzate con percentuali pari, rispettivamente, al 50% e al
27%.

• Rischio antropologico
L’unico tema che rientra in quest’area è “Attività a rischio di incidente rilevante” trattato nel 50% delle RSA (per il
32% dei casi è un tema prioritario e per il 18% complementare).

• Rischio naturale
All’interno dell’area “Rischio naturale” sono presenti tre sotto aree: “Rischio idrogeologico” presente nel 69% delle
RSA, “Movimenti tettonici” nel 64% e “Alluvioni” nel 23%; in particolare gli ultimi due temi sono trattati quasi
sempre come prioritari.

201
ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI
Aree tematiche estese: CONDIZIONI
Totale
Rev. 1 – 7/6/2010
di cui RSA % su RSA di cui Tematici
AMBIENTALI

% %
Area Tematica Cod Sotto aree Pr Co Tot % su Tot Pr Co Tot % su Tot % Co/RSA Pr Co Tot % su Tot
Pr/RSA tot/RSA

T01 Clima globale e


7 5 12 2,7% 6 3 9 2,2% 27,3% 13,6% 40,9% 1 2 3 8,3%
A01 Atmosfera ozono stratosferico
T32 Emissioni in
21 6 27 6,1% 17 4 21 5,2% 77,3% 18,2% 95,5% 4 2 6 16,7%
atmosfera
T02 Qualità dell'aria 24 1 25 5,7% 19 1 20 4,9% 86,4% 4,5% 90,9% 5 0 5 13,9%
Sub Totale 52 12 64 14,5% 42 8 50 12,3% 10 4 14 38,9%
T04 Biodiversità:
tendenze e 10 3 13 2,9% 10 3 13 3,2% 45,5% 13,6% 59,1% 0 0 0 0,0%
cambiamenti
T05 Effetti dei
cambiamenti climatici 2 2 4 0,9% 2 2 4 1,0% 9,1% 9,1% 18,2% 0 0 0 0,0%
A02 Biosfera
sull'ambiente
T06 Zone protette, zone
10 6 16 3,6% 10 6 16 3,9% 45,5% 27,3% 72,7% 0 0 0 0,0%
umide
T07 Foreste 8 5 13 2,9% 8 5 13 3,2% 36,4% 22,7% 59,1% 0 0 0 0,0%
T08 Paesaggio 9 1 10 2,3% 9 1 10 2,5% 40,9% 4,5% 45,5% 0 0 0 0,0%
Sub Totale 39 17 56 12,7% 39 17 56 13,8% 0 0 0 0,0%
T10 Qualità dei corpi idrici 21 2 23 5,2% 20 2 22 5,4% 90,9% 9,1% 100,0% 1 0 1 2,8%
T11 Risorse idriche e usi
10 2 12 2,7% 10 2 12 3,0% 45,5% 9,1% 54,5% 0 0 0 0,0%
sostenibili
A03 Idrosfera
T12 Inquinamento delle
17 3 20 4,5% 16 3 19 4,7% 72,7% 13,6% 86,4% 1 0 1 2,8%
risorse idriche
T58 Stato fisico del mare 13 1 14 3,2% 12 1 13 3,2% 54,5% 4,5% 59,1% 1 0 1 2,8%
Sub Totale 61 8 69 15,6% 58 8 66 16,3% 3 0 3 8,3%
T14 Qualità dei suoli 6 6 12 2,7% 6 6 12 3,0% 27,3% 27,3% 54,5% 0 0 0 0,0%
T15 Evoluzione fisica e
4 5 9 2,0% 4 5 9 2,2% 18,2% 22,7% 40,9% 0 0 0 0,0%
biologica dei suoli
A04 Geosfera T16 Contaminazione dei
8 3 11 2,5% 8 3 11 2,7% 36,4% 13,6% 50,0% 0 0 0 0,0%
suoli
T17 Uso del territorio 10 10 20 4,5% 10 9 19 4,7% 45,5% 40,9% 86,4% 0 1 1 2,8%
T50 Siti contaminati 9 6 15 3,4% 9 5 14 3,4% 40,9% 22,7% 63,6% 0 1 1 2,8%
Sub Totale 37 30 67 15,2% 37 28 65 16,0% 0 2 2 5,6%
T18 Produzione di rifiuti 25 2 27 6,1% 19 2 21 5,2% 86,4% 9,1% 95,5% 6 0 6 16,7%
T19 Gestione sostenibile
A05 Rifiuti 14 2 16 3,6% 11 1 12 3,0% 50,0% 4,5% 54,5% 3 1 4 11,1%
dei rifiuti
T20 Produzione e
6 6 12 2,7% 4 3 7 1,7% 18,2% 13,6% 31,8% 2 3 5 13,9%
gestione imballaggi
Sub Totale 45 10 55 12,4% 34 6 40 9,9% 11 4 15 41,7%
A06 Rad. T21 Radiazioni ionizzanti
14 4 18 4,1% 14 4 18 4,4% 63,6% 18,2% 81,8% 0 0 0 0,0%
ionizzanti
Sub Totale 14 4 18 4,1% 14 4 18 4,4% 0 0 0 0,0%
T22 Campi
A07 Rad. non 16 4 20 4,5% 16 4 20 4,9% 72,7% 18,2% 90,9% 0 0 0 0,0%
elettromagnetici
ionizzanti
T23 Radiazioni luminose 4 3 7 1,6% 4 3 7 1,7% 18,2% 13,6% 31,8% 0 0 0 0,0%
Sub Totale 20 7 27 6,1% 20 7 27 6,7% 0 0 0 0,0%
A08 Rumore e T24 Rumore e vibrazioni
19 3 22 5,0% 19 3 22 5,4% 86,4% 13,6% 100,0% 0 0 0 0,0%
vibr.
Sub Totale 19 3 22 5,0% 19 3 22 5,4% 0 0 0 0,0%
T51 Qualità delle aree
8 4 12 2,7% 7 4 11 2,7% 31,8% 18,2% 50,0% 1 0 1 2,8%
A09 Ambiente e urbane
ben. T42 Pianif. territoriale e
5 2 7 1,6% 4 2 6 1,5% 18,2% 9,1% 27,3% 1 0 1 2,8%
determinanti di salute
Sub Totale 13 6 19 4,3% 11 6 17 4,2% 2 0 2 5,6%
A10 Rischio T26 Attività a rischio di
7 4 11 2,5% 7 4 11 2,7% 31,8% 18,2% 50,0% 0 0 0 0,0%
antropog. incidente rilevante
Sub Totale 7 4 11 2,5% 7 4 11 2,7% 0 0 0 0,0%
T29 Rischio idrogeologico 8 7 15 3,4% 8 7 15 3,7% 36,4% 31,8% 68,2% 0 0 0 0,0%
A11 Rischio
T31 Movimenti tettonici 9 5 14 3,2% 9 5 14 3,4% 40,9% 22,7% 63,6% 0 0 0 0,0%
naturale
T56 Alluvioni 3 2 5 1,1% 3 2 5 1,2% 13,6% 9,1% 22,7% 0 0 0 0,0%
Sub Totale 20 14 34 7,7% 20 14 34 8,4% 0 0 0 0,0%
Sub Totale
CONDIZIONI 327 115 442 100,0% 301 105 406 100,0% 26 10 36 100,0%
AMBIENTALI
% su Totale di area 74,0% 26,0% 100,0% 74,1% 25,9%
202 100,0% 72,2% 27,8% 100,0%
ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI

Rev. 3 – 1°/7/2010

Determinanti

L’area tematica estesa “Determinanti” si compone di 3 aree tematiche e di 6 sotto aree.

• Pressioni demografiche
All’interno di quest’area tematica ci sono 2 sotto aree “Popolazione” e “Turismo”, trattate in oltre il 70% delle RSA
analizzate ed in entrambi i casi sono tematiche prioritarie.

• Produzione
I due sottotemi sono “Agricoltura e selvicoltura”, presente nel 73% delle RSA e quasi sempre come tematica
prioritaria, ed “Industria” nel 64% anch’essa trattata principalmente come prioritaria.

• Processi energetici
Le due sotto aree “Energia” e “Trasporti” sono state rilevate rispettivamente nell’82% e nel 73% delle RSA
analizzate; in entrambi i casi comunque il tema è affrontato quasi sempre come prioritario.

Aree tematiche estese:


Totale di cui RSA % su RSA di cui Tematici
DETERMINANTI

Area % % %
Cod Sotto aree Pr Co Tot % su Tot Pr Co Tot % su Tot Pr Co Tot % su Tot
Tematica Pr/RSA Co/RSA tot/RSA

D01 Pressioni T33 popolazione 12 7 19 16,0% 11 6 17 16,8% 50,0% 27,3% 77,3% 1 1 2 11,1%
demogr. T34 turismo
15 2 17 14,3% 14 2 16 15,8% 63,6% 9,1% 72,7% 1 0 1 5,6%

Sub Totale 27 9 36 30,3% 25 8 33 32,7% 2 1 3 16,7%

D02 T35 Agricoltura e


14 4 18 15,1% 14 2 16 15,8% 63,6% 9,1% 72,7% 0 2 2 11,1%
Produzione selvicoltura
T36 Industria 11 7 18 15,1% 11 3 14 13,9% 50,0% 13,6% 63,6% 0 4 4 22,2%
Sub Totale 25 11 36 30,3% 25 5 30 29,7% 0 6 6 33,3%
D03 Processi T37 Energia 16 5 21 17,6% 15 3 18 17,8% 68,2% 13,6% 81,8% 1 2 3 16,7%
energet. T38 Trasporti
14 6 20 16,8% 14 2 16 15,8% 63,6% 9,1% 72,7% 0 4 4 22,2%

Sub Totale 30 11 41 34,5% 29 5 34 33,7% 1 6 7 38,9%

Altro 5 1 6 5,0% 4 0 4 4,0% 18,2% 0,0% 18,2% 1 1 2 11,1%


Sub Totale 5 1 6 5,0% 4 0 4 4,0% 1 1 2 11,1%
Sub Totale
CONDIZIONI 87 32 119 100,0% 83 18 101 100,0% 4 14 18 100,0%
AMBIENTALI
% su Totale di
73,1% 26,9% 100,0% 82,2% 17,8% 100,0% 22,2% 77,8% 100,0%
area

203
ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI
Rev. 1 – 7/6/2010

Tutela e Prevenzione

Quest’area tematica estesa è composta da 5 aree tematiche e da 8 sotto aree specifiche.

• Qualità ambientale - Organizzazione, Imprese, Prodotti


E’ composta dalle sotto aree “Qualità ambientale – Organizzazioni, Imprese” rilevata nel 55% delle RSA analizzate
(32% come tematica prioritaria) e “Qualità ambientale dei prodotti” presente solo nel 37%, quasi sempre come tema
complementare.

• Informazione, Formazione, Educazione ambientale


L’argomento “Informazione, formazione, educazione ambientale” unico tema presente in quest’area tematica, è stato
rilevato nel 55% delle RSA oggetto di studio ed è risultato essenzialmente come tema prioritario (37% dei casi).

• Gestione delle risorse ambientali


L’unico tema di questa area tematica è “Analisi dei costi benefici della pianificazione ambientale” che non è stato
rilevato in alcuna delle RSA analizzate in questo studio.

• Spese ambientali
L’ unico tema presente in quest’area tematica “Spese ambientali” è stato rilevato nel 32% delle RSA analizzate e risulta
trattato nel 18% dei casi come tematismo prioritario e nel 14% come complementare.

• Monitoraggio e controlli
Questa area tematica si compone delle due sotto aree “ Monitoraggi” e “Controlli” presenti entrambi nel 46% delle RSA
considerate (23% come tematiche prioritarie e 23% complementari).

• Altro: Agenda 21 locale


Fra le tematiche non riportate nella scheda di rilevazione, particolare attenzione merita “Agenda 21 locale” in quanto
presente nel 55% delle RSA oggetto di studio e, in particolare, nel 32% dei casi trattata come tema prioritario e nel 23%
come complementare.

204
ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI

Aree tematiche estese: TUTELA Rev. 3 – 1°/7/2010


Totale di cui RSA % su RSA di cui Tematici
E PREVENZIONE
% %
Area Co % su % su % % su
Sotto aree Pr Co Tot Pr Co Tot Co/RS tot/RS Pr Co Tot
Tematica d Tot Tot Pr/RSA Tot
A A
T4 Qualità
R02 Qualità
0 ambientale
ambientale 7 6 13 15,1% 7 5 12 15,8% 31,8% 22,7% 54,5% 0 1 1 10,0%
Organizzazioni,
Organizzazi
Imprese
oni,
T6 Qualità
Imprese,
0 ambientale dei 2 7 9 10,5% 2 6 8 10,5% 9,1% 27,3% 36,4% 0 1 1 10,0%
Prodotti
prodotti
Sub Totale 9 13 22 25,6% 9 11 20 26,3% 0 2 2 20,0%
R03 T4
Informazion 1 Informazione,
e formazione,
8 5 13 15,1% 8 4 12 15,8% 36,4% 18,2% 54,5% 0 1 1 10,0%
formazione, educazione
educazione ambientale
ambientale
Sub Totale 8 5 13 15,1% 8 4 12 15,8% 0 1 1 10,0%
R04 T5 Analisi dei costi
Gestione 4 benefici della
0 0 0 0,0% 0 0 0 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% 0 0 0 0,0%
delle risorse pianificazione
ambientali ambientale
Sub Totale 0 0 0 0,0% 0 0 0 0,0% 0 0 0 0,0%
R05 Spese T5 Spese
4 3 7 8,1% 4 3 7 9,2% 18,2% 13,6% 31,8% 0 0 0 0,0%
ambientali 5 ambientali
Sub Totale 7 6 13 15,1% 7 5 12 15,8% 0 1 1 10,0%
R06 T6 Monitoraggi
8 5 13 15,1% 5 5 10 13,2% 22,7% 22,7% 45,5% 3 0 3 30,0%
Monitoraggi 1 (laboratori)
o e controlli T6 Controlli
5 7 12 14,0% 5 5 10 13,2% 22,7% 22,7% 45,5% 0 2 2 20,0%
2 (ispezioni)
Sub Totale 13 12 25 29,1% 10 10 20 26,3% 3 2 5 50,0%
Agenda 21
7 6 13 15,1% 7 5 12 15,8% 31,8% 22,7% 54,5% 0 1 1 10,0%
Altro locale
Sub Totale 7 6 13 15,1% 7 5 12 15,8% 0 1 1 10,0%
Sub Totale
100,0 100,0 100,0
CONDIZIONI 44 42 86 41 35 76 3 7 10
% % %
AMBIENTALI
% su Totale di 100,0 100,0 100,0
51,2% 48,8% 53,9% 46,1% 30,0% 70,0%
area % % %

La scheda di rilevazione, nella Sottosezione C1. “Struttura del Report – Presenza dei temi” è risultata poco adattabile
alla rilevazione dei dati nel caso dei Rapporti tematici (Atmosfera, Corpi idrici, Rifiuti, ecc…..); infatti sarebbe stato
necessario, in questo caso, individuare all’interno delle diverse matrici ambientali delle aree specifiche, che
consentissero di poter rilevare il maggior o minor grado di approfondimento delle tematica stessa all’interno del Report;
quindi l’analisi dei tematismi è risultata molto limitata e poco rilevante in quanto fortemente condizionata dal tema
originario del report (es. aria, rifiuti).

205
ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI
Rev. 1 – 7/6/2010

Sottosezione C.2 : Indicatori e Modelli - Punto 4. “Tipologie Indicatori utilizzati”

Tipologie Indicatori utilizzati

Totale di cui RSA di cui Tematici


<= 35.1- 70.1- <= 35.1- 70.1- <= 35.1- 70.1-
Totale Totale Totale
35% 70% 100% 35% 70% 100% 35% 70% 100%
Descrittivi 0 0 35 35 0 0 22 22 0 0 13 13
Performance 20 0 0 20 14 0 0 14 6 0 0 6
Decoupling 5 0 0 5 2 0 0 2 3 0 0 3
Efficienza 12 0 0 12 11 0 0 11 1 0 0 1
Integrazione 2 0 0 2 1 0 0 1 1 0 0 1
Indice 9 0 0 9 9 0 0 9 0 0 0 0
Sviluppo
Sostenibile 1 0 0 1 1 0 0 1 0 0 0 0

Dalla Tabella emergono le seguenti evidenze:

1. Nei 35 report esaminati, gli indicatori presenti ricadono prevalentemente nel tipo
Descrittivo.

Si tratta della tipologia di indicatore più semplice dal punto di vista della elaborazione e della comunicazione; infatti,
spesso è costituito da una rappresentazione dei dati così come sono stati rilevati, con una eventuale comparazione di
carattere geografico (p.e. confronti fra territori provinciali o regionali) e temporale (p.e. confronti fra annualità diverse).
Vale la pena sottolineare che l’impiego di tali indicatori appare diffuso indipendentemente dal genere di report (RSA o
tematico) o dalla provenienza territoriale (Nord, Centro o Sud) o dal numero di edizione (prima o successive).

2. Tutti gli altri indicatori sono stati utilizzati al di sotto del 35%, con una preferenza
ordinatamente per gli indicatori di Performance e di Efficienza.

Tale tipologia individua un grado di elaborazione più complesso dei dati rilevati, poiché
richiede un’ integrazione dell’attività di monitoraggio con quella di analisi tecnico-
scientifica, poiché il target al quale viene rapportato il dato ha generalmente un
carattere normativo (p.e. per quanto concerne il settore dei rifiuti e le concentrazioni di
inquinanti in atmosfera) oppure scientifico (p.e. per quanto concerne obiettivi fissati da
Protocolli internazionali – vedi Kyoto – o standard riconosciuti – vedi l’armonizzazione
con dati economici o demografici o industriali – vedi il tema delle acque e del suolo).

206
ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI

Rev. 3 – 1°/7/2010

Certamente un uso così diffuso di questi indicatori può costituire un fattore di buona
qualità del report, poiché non solo individua una fase di studio ‘a monte’ della
rilevazione, ma consente al redattore ed al destinatario della comunicazione di
rapportare direttamente obiettivi e risultati, in modo trasparente e immediato, come
nella logica delle direttive nazionali e internazionali di ultima generazione. Inoltre, si
nota un minor ricorso agli indicatori di efficienza da parte dei report tematici (nella
fattispecie sui temi aria e rifiuti), rispetto a quanto avviene per i RSA.

3. Per le altre tipologie di indicatori l’impiego è ridotto e si segnala in particolare il


ricorso ad ‘Indici’ esclusivamente nell’ambito di RSA e l’esistenza di indicatori di
Decoupling.

Gli Indici possono considerarsi come strumenti di comunicazione avanzati, utilizzati


spesso con riferimento ad un livello regionale o nazionale, poiché richiedono in genere
una valutazione di carattere complessivo del fenomeno osservato, per il quale si
selezionano e si aggregano/integrano più parametri/indicatori. Inoltre, appare
prevedibile che tali indicatori siano impiegati quando previsto da normative o da
standard riconosciuti nei rispettivi ambiti di applicazione. Viceversa, la segnalazione
dell’uso di indicatori di Decoupling, seppur in misura ridotta, contraddistingue un alto
profilo qualitativo dei reports, sia RSA che tematici, poiché denota un impegno nella
valutazione delle interazioni tra fenomeni e sistemi assai differenti, quali quello
economico e ambientale (p.e. rapportando pressioni - stato - risposte). Infine, il minimo
ricorso agli indicatori di Integrazione e Sviluppo Sostenibile porterebbe ad avanzare
una possibile motivazione: la difficoltà nella definizione univoca e nella diffusione di
strumenti operativi atti a concretizzare l’integrazione dell’ambiente nei diversi settori
economici e l’applicazione dei principi dello sviluppo sostenibile, da cui ne segue una
indisponibilità quantitativa e qualitativa di dati necessari alla costruzione dell’indicatore
(peraltro operazione complessa in termini metodologici).

Da un’analisi dei report rispetto alla edizione, si denota una graduale evoluzione nella selezione della tipologia di
indicatori contenuti nei reports esaminati, poiché, a confronto con il quadro generale, si osserva una crescita nell’uso di
indicatori di Performance e di Efficienza successivamente alla seconda edizione, a testimonianza di come l’esperienza
accumulata comporti un miglioramento qualitativo della comunicazione, attraverso un ampliamento delle tipologie
impiegate ed un incremento delle elaborazioni e dello studio ‘a monte’ della rilevazione.

Infine, da una analisi dei report rispetto alle aree geografiche di provenienza, non si denotano particolari differenze nella
selezione della tipologia di indicatori.

207
ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI
Rev. 1 – 7/6/2010

Sottosezione C.2: Indicatori e Modelli - Punto 5.3. “Aggregazione”

Aggregazione

Totale di cui RSA di cui Tematici


<= 35.1- 70.1- <= 35.1- 70.1- <= 35.1- 70.1-
Totale Totale Totale
35% 70% 100% 35% 70% 100% 35% 70% 100%
Amministrativa 3 18 14 35 0 12 10 22 3 6 4 13
Bacino 19 0 0 19 16 0 0 16 3 0 0 3
Ambito
Territoriale 13 0 0 13 8 0 0 8 5 0 0 5
Temporale 20 9 1 30 17 3 0 20 3 6 1 10
Tematica 1 0 0 1 1 0 0 1 0 0 0 0

Dalla Tabella emergono le seguenti evidenze:

1) Per la quasi totalità dei documenti esaminati (32 su 35) almeno il 35% degli
indicatori del singolo report è stato costruito su base amministrativa, cioè
articolando dati a livello nazionale, regionale, provinciale, comunale, etc., con
particolare riguardo alle RSA (22 su 22).
Come prevedibile, tale modalità di aggregazione rappresenta la modalità di
elaborazione e di rappresentazione ‘tipica’ per un documento che relaziona lo stato
dell’ambiente di un territorio, anche perché di frequente i dati ambientali sono di
carattere puntuale (cioè riferiti ad un sito o area ben individuata), da cui deriva la
necessità di una sintesi significativa a livello territoriale. D’altra parte questa modalità di
aggregazione risulta funzionale a livello strategico, poiché l’informazione ambientale è
necessaria all’attività programmatica svolta dagli Enti locali, che si ripartiscono le
competenze proprio sulla base dei confini amministrativi.

2) In 30 report sono stati individuati indicatori costruiti su base temporale, con un’
incidenza nel singolo report spesso inferiore al 35%.
Questa modalità di aggregazione costituisce un elemento indispensabile per i report
che intendono presentare trend evolutivi dei fenomeni analizzati, dunque valutando i
differenti valori offerti da un parametro o da un indicatore in momenti differenti, sino (in

208
ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI

Rev. 3 – 1°/7/2010

9 casi su 30) a rappresentare una modalità di aggregazione per il 35-70% degli


indicatori contenuti nel report.

3) Il resto delle modalità di aggregazioni hanno registrato un minimo riscontro


rispetto ai report in esame, con percentuali minori al 35%, da ricondurre
soprattutto alle tematiche per le quali è la stessa normativa a prevedere
aggregazioni con modalità differenti rispetto a quella amministrativa (p.e. nel
tema delle acque con gli ATO ed i Bacini idrografici, oppure nel tema dei rifiuti e
del suolo con gli ATO).

In linea generale, al fine di fornire mediante il report dati quali-quantitativi ai destinatari, appare opportuno fornire in ogni
caso aggregazioni spaziali e temporali, mentre solo laddove possibile e richiesto dalle norme si dovrebbe poter fornire
un dato disaggregato secondo la specificità del tema individuato.

Sottosezione C.2: Indicatori e Modelli - Punto 5.4. “Analisi”

Analisi

Totale di cui RSA di cui Tematici


<= 35.1- 70.1- < = 35.1- 70.1- <= 35.1- 70.1-
Totale Totale Totale
35% 70% 100% 35% 70% 100% 35% 70% 100%
Infra Ambito 13 1 13 27 10 0 10 20 3 1 3 7
Inter Ambito 9 13 4 26 8 9 1 18 1 4 3 8
Obiettivi 13 1 0 14 11 0 0 11 2 1 0 3
Standard 16 0 2 18 11 0 1 12 5 0 1 6

Dalla Tabella emerge quanto segue:

1. l’analisi spaziale e dei riferimenti viene applicata nella maggior parte dei casi su una quota inferiore al 35%
degli indicatori.

2. l’analisi spaziale mostra come il confronto infra-ambito sia applicato in modo speculare da una quota ampia
(oltre il 70%) oppure ridotta (inferiore al 35%) degli indicatori del report, indifferentemente che si tratti di RSA
o report tematico. Viceversa, l’analisi inter-ambito è applicata generalmente per una quota media di indicatori
(35-70%) nel 50% dei casi.
Queste modalità di analisi sono assai dipendenti dal tema e dall’indicatore selezionato, ed appare opportuno affrontare
in tal senso una disamina caso per caso della modalità scelta.

209
ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI
Rev. 1 – 7/6/2010

3. l’analisi dei riferimenti mostra come per 14 report su 30 gli indicatori selezionati rappresentino un fenomeno
rispetto ad uno standard prefissato (tipicamente su base normativa), mentre per 18 report si confrontano ad
un obiettivo prefissato (tipicamente su base volontaria).

Questa analisi avvalora il profilo qualitativo dei report analizzati, poiché rende visibile e valutabile lo stato dei fenomeni
rappresentati con gli indicatori, sebbene ciò avvenga in quota pari a meno del 35% degli indicatori del singolo report.
Tuttavia, vale la pena di sottolineare che standard e obiettivi costituiscono una modalità recente di sviluppo normativo
sui diversi tematismi ambientali (si pensi all’aria, ai rifiuti, alle acque ed al rumore), dunque sarebbe inopportuno
attenderci una quota superiore ad oggi, così come è possibile auspicare una quota crescente nel futuro.

Sottosezione C.3: Metainformazioni e Rappresentazioni - Punto 3.4. “Analisi”

Tipolologie di rappresentazioni

Totale di cui RSA di cui Tematici


<= 35.1- 70.1- <= 35.1- 70.1- <= 35.1- 70.1-
Totale Totale Totale
35% 70% 100% 35% 70% 100% 35% 70% 100%
Tabelle 5 22 8 35 3 16 3 22 2 6 5 13
Grafici 10 19 6 35 6 14 2 22 4 5 4 13
Carte 29 0 0 29 21 0 0 21 8 0 0 8
Simboli 8 1 0 9 6 1 0 7 2 0 0 2

Dalla Tabella emergono i seguenti risultati:


1. In tutti i 35 report esaminati gli indicatori sono stati rappresentati mediante tabelle e grafici.
In particolare, una quota pari al 35-70% degli indicatori del singolo report è rappresentata con tali modalità, denotando
una evidente preferenza per la forma tabellare, più ricca di dati e informazioni, sebbene a volte meno leggibile per i
destinatari.

2. Per circa l’83% dei report vi è stata una piccola percentuale (<35%) di indicatori rappresentati mediante carte
tematiche.
Tale modalità di rappresentazione costituisce certamente un elemento particolarmente significativo in termini di
comunicazione, sebbene non può essere applicato alla totalità degli indicatori (specie quando il dato è di natura
puntuale o non aggregabile all’interno di una mappa sintetica). Appare evidente, perciò, che tale modalità può costituire
uno strumento migliorativo laddove possibile applicarlo.

3. Per circa il 25% dei report vi è stata una piccola percentuale (<35%) di indicatori rappresentati mediante
simboli.

Tale modalità di rappresentazione, introdotta di recente soprattutto da alcuni organismi internazionali, è impiegata di
solito per una parte minoritaria degli indicatori, spesso quelli ritenuti più significativi e per i quali è possibile effettuare
una effettiva valutazione quali - quantitativa di sintesi. Da un lato dunque anche tale modalità deve costituire uno
strumento migliorativo laddove possibile utilizzarlo, dall’altro lato costituisce un ulteriore strumento per semplificare la

210
ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI

Rev. 3 – 1°/7/2010

lettura di grandi quantità di dati, selezionando accuratamente l’indicatore (secondo criteri da definire) e valutando in
modo oggettivo l’evidenza mostrata dall’indicatore stesso.

In linea generale, al fine di fornire mediante il report dati quali - quantitativi ai destinatari, appare opportuno mantenere
un utilizzo diffuso delle tabelle, mentre gli altri strumenti costituiscono elementi migliorativi da impiegare caso per caso,
in relazione agli obiettivi generali del report e del singolo indicatore.

Fonte dei dati

L’analisi statistica rivela una generale attenzione verso la completa indicazione della
provenienza dei dati riportati. Il dato aggregato dei report che presentano un livello di
dettaglio non adeguato (25,8%) è tuttavia migliorabile. Da segnalare il caso di totale
assenza di indicazione sulla fonte dei dati relativo ad un documento di livello “alto”
(RSA).

ACQUA ARIA ENERGIA RIFIUTI RSA Totale %


Sempre
0 3 0 3 14 20 57,1%
riportata
> 50% 0 1 0 2 3 6 17,1%
< 50% 1 1 1 1 4 8 22,9%
Non riportata 0 0 0 0 1 1 2,9%

Organismo fonte dei dati

Il dato in oggetto evidenzia un uso preferenziale da parte dei soggetti estensori dei
report di dati provenienti da fonti istituzionali, siano esse rappresentate dalle pubbliche
amministrazioni locali o dalle Agenzie per la Protezione dell’Ambiente, il cui ruolo di
contenitore di informazione ambientale è ben delineato nella stesura delle RSA a
dimensione regionale. La presenza di organismi di genere differente da quello
sopracitato è quasi sempre percentualmente limitata a dimensioni poco significative
(<35%) e riconducibile a collaborazioni con istituti di ricerca universitari e all’utilizzo di
informazioni elaborate dall’ISTAT. La fonte delle Organizzazioni Non Governative,
spesso di impatto rilevante sull’opinione pubblica, risulta poco sfruttata a causa della
solidità scientifica a volte discutibile delle informazioni prodotte.

211
ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI
Rev. 1 – 7/6/2010

Totale di cui RSA di cui Tematici


35.1- 70.1- 35.1- 70.1- 35.1- 70.1-
< = 35% Totale < = 35% Totale < = 35% Totale
70% 100% 70% 100% 70% 100%
Istituzioni 2 0 32 34 2 0 19 21 0 0 13 13
Enti di ricerca 9 0 1 10 8 0 1 9 1 0 0 1
Università 5 1 0 6 5 1 0 6 0 0 0 0
Ong 6 0 0 6 5 0 0 5 1 0 0 1
Altro 1 0 0 1 0 0 0 0 1 0 0 1

212
ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI

Rev. 3 – 1°/7/2010

Sezione D: Analisi editoriale del Prodotto

Il dato relativo al numero delle pagine che compongono i diversi report rivela una
maggiore quantità di informazioni contenute nelle RSA, mentre i rapporti tematici
risultano, in accordo con la finalità specifica, strutturalmente più sintetici. La
riproduzione dell’indicatore ambientale è preferenzialmente affidata all’uso di
rappresentazioni tabellari e grafiche, spesso esaustive per una corretta comprensione
da parte del fruitore finale. La tipologia di rappresentazione simbolica e i quadri sinottici
su base cartografica (presenza poco rilevante e sempre inquadrata nella prima classe
di valori), indispensabili per una lettura allargata a soggetti di natura non puramente
tecnica, non sembrano aver assunto il peso auspicabile. L’analisi dei dati relativi ai
rapporti grafici/pagine, tabelle/pagine e mappe/pagine confermano quanto sopra
rilevato in valore assoluto.

Totale di cui RSA di cui Tematici


< = 150 151-300 301-450 >400 < = 150 151-300 301-450 >400 < = 150 151-300 301-450 >400
Pagine 13 7 6 9 4 5 5 8 9 2 1 1
Totale di cui RSA di cui Tematici
< 50 51-100 101-150 >150 < 50 51-100 101-150 >150 < 50 51-100 101-150 >150
Grafici 12 11 3 9 5 7 2 8 7 4 1 1
Mappe 24 7 0 0 14 7 0 0 10 0 0 0
Tabelle 10 10 5 10 4 6 4 8 6 4 1 2
Totale di cui RSA di cui Tematici
<10 11-20 21-30 > 30 <10 11-20 21-30 > 30 <10 11-20 21-30 > 30
Simboli 10 6 2 2 6 5 2 2 4 1 0 0

Rapporti/Pagine
Totale di cui RSA di cui Tematici
< = 0,35 0,36-0,70 11-1 nd o > 1 < = 0,35 0,36-0,70 11-1 nd o > 1 < = 0,35 0,36-0,70 11-1 nd o > 1
Grafici 21 8 4 2 13 6 2 1 8 2 2 1
Mappe 30 0 0 1 20 0 0 1 10 0 0 0
Tabelle 14 17 3 1 8 12 1 1 6 5 2 0

Pagine dedicate a

L’utilizzo del modello causale, per lo più di natura qualitativa, si esplica in una reale
strutturazione del documento preferenzialmente nell’ambito di RSA. All’interno delle
diverse categorie del modello stesso l’attenzione maggiore è riservata alla descrizione
dello stato dell’ambiente; meno rappresentate, ma con valori statisticamente

213
ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI
Rev. 3 – 1°/7/2010

significativi, la parte riservata al complesso della legislazione vigente e alle azioni


intraprese dalle amministrazioni locali di riferimento, e l’analisi delle pressioni
antropiche. Per i determinanti e gli impatti il dato è limitato quasi esclusivamente a una
presenza inquadrabile nella classe di valori più bassa (<25%), a dimostrazione di una
penetrazione ancora solo accennata del modello DPSIR.

Totale di cui RSA di cui Tematici


< = 25% 25.1-50% 50,1-75% > 75% < = 25% 25.1-50% 50,1-75% > 75% < = 25% 25.1-50% 50,1-75% > 75%
Determinanti 15 0 0 0 12 0 0 0 3 0 0 0
Pressioni 19 6 1 0 16 4 1 0 3 2 0 0
Stato 11 13 5 5 8 2 3 0 3 11 2 5
Impatto 14 2 0 0 12 2 0 0 2 0 0 0
Risposte 19 10 2 1 14 6 0 0 5 4 2 1
Sintesi 6 2 0 0 5 2 0 0 1 0 0 0
Conclusioni 7 0 0 0 5 0 0 0 2 0 0 0
Altro 8 2 0 0 7 1 0 0 1 1 0 0

Tipo di prodotto analizzato

La tipologia editoriale dei report di carattere ambientale risulta a tutt’oggi legata in


maniera significativa al prodotto cartaceo. Una buona percentuale è reperibile sui siti
web delle amministrazioni locali. La forma di comunicazione multimediale, spesso più
agevole e che consente una lettura trasversale delle informazioni, è, invece, ancora a
dimensione fortemente marginale.

ACQUA ARIA ENERGIA RIFIUTI RSA Totale


Somma di Cartaceo 0 4 1 4 17 26
Somma di CD 0 0 0 0 5 5
Somma di DVD 0 0 0 0 0 0
Somma di SITO WEB 1 3 1 3 9 17
Somma di SI=1 No=0 1 1 0 0 4 6

Lingua

Ad eccezione della provincia bilingue di Bolzano il totale dei report è scritto solo in
lingua italiana, forte limitazione per la completa diffusione dei dati ad esempio a livello
europeo. Sarebbe auspicabile, almeno per i documenti di profilo più alto, la presenza di
una sintesi in lingua inglese.

214
ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI

Rev. 3 – 1°/7/2010

ACQUA ARIA ENERGIA RIFIUTI RSA Totale


Somma di EN 0 0 0 0 0 0
Somma di IT 1 5 1 6 22 35
Somma di FR 0 0 0 0 0 0
Somma di ES 0 0 0 0 0 0
Somma di DE 0 1 0 0 0 1

215
ALLEGATO 3 – ANALISI DEI PRODOTTI EDITORIALI LOCALI

Rev. 3 – 1°/7/2010

Sezione F : Presenza di indicazioni su elementi essenziali per le Linee Guida finalizzate alla
redazione di RSA

L’analisi dei report ha fornito indicazioni utili per la focalizzazione del percorso di stesura
delle Linee Guida. Il numero maggiore di segnalazioni è stato rilevato nell’ambito della
sezione Comunicazioni dove è stata evidenziata la qualità di alcuni prodotti in relazione a
metodi di rappresentazione, layout grafico e metacomunicazioni iniziali. Hanno parimenti
destato attenzione le strutture contenutistiche con particolare riferimento alla scelta degli
indicatori ambientali, e le modalità di redazione dei documenti, soprattutto per la
organizzazione dei moduli informativi. Indicazioni marginali sono scaturite in riguardo alle
metodologie di organizzazione generale dei report.

ACQUA ARIA ENERGIA RIFIUTI RSA Totale

Somma di Framew. 0 0 0 0 2 2

Somma di Principi 0 0 0 0 0 0

Somma di Metodo 1 0 0 0 9 10

Somma di Qualità 0 0 0 0 0 0

Somma di Tematiche 1 0 0 0 8 9

Somma di Struttura 1 0 0 0 10 11

Somma di Indicatori 1 1 0 0 10 12

Somma di Appendici 0 0 0 0 1 1

Somma di Strutt.Moduli 1 0 0 1 9 11

Somma di Stesura Moduli 0 0 0 0 5 5

Somma di Peso Moduli 0 0 0 0 2 2

Somma di Procedure di qualità 0 0 0 0 0 0

Somma di Metacom. iniziali 1 0 0 0 7 8

Somma di Linguaggio 1 0 0 1 7 9

Somma di Modo rappres. 1 1 0 2 8 12

Somma di Layout 1 2 0 1 7 11

Somma di Grafica 1 2 0 2 8 13

Somma di Simbologia 0 0 0 0 8 8

Somma di Moduli di sintesi 0 0 0 1 4 5

Somma di Glossari 0 0 0 0 1 1

Somma di Estensioni 0 0 0 0 1 1

216
ALLEGATO 3 - ANALISI DEI REPORT DI LIVELLO LOCALE

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