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Facoltà di Scienze politiche, sociologia, comunicazione

Corso di laurea Scienze e tecniche del servizio sociale


Corso di studi Principi e fondamenti del servizio sociale
A.A. 2015/2016

IL GIOCO D'AZZARDO
La “dipendenza senza droga”

Docente: Francesco Carchedi


Matricola: 1698208 Daniela Ventrone
<<Vi seggono, di solito, certi disgraziati,
cui la passione del giuoco ha sconvolto il cervello
nel modo più singolare: stanno lì a studiare
il così detto equilibrio delle probabilità,
e meditano seriamente un'architettura di giuoco,
consultando appunti su vicende de' numeri:
vogliono insomma estrarre la logica dal caso,
come dire il sangue dalle pietre,
e son sicurissimi che, oggi o domani,
vi riusciranno>>

Luigi Pirandello,
Il fu Mattia Pascal (1904)
INDICE

➢ INTRODUZIONE

➢ CAPITOLO PRIMO
Il fenomeno del gioco d'azzardo

1.1 Come e quando nasce il fenomeno


1.2 Come riconoscerlo
1.3 Tipologie di giocatori e conseguenze

➢ CAPITOLO SECONDO
Come affrontare il problema

2.1 Il SerD
2.2 Il ruolo dell'assistente sociale
2.3 Come ridurre il rischio

➢ CONCLUSIONE
➢ RINGRAZIAMENTI
➢ BIBLIOGRAFIA
➢ SITOGRAFIA
INTRODUZIONE
Il gioco d'azzardo è un'attività ludica che consiste nel rischiare una certa somma di denaro in vista
di una vincita, strettamente legata al caso e non all'abilità individuale. Si può definire come una
“dipendenza senza droga”, perché è una dipendenza di importante rilievo come la
tossicodipendenza, ma che non presuppone l'uso di sostanze psicotrope. Proprio perché si tratta di
una forma di dipendenza senza droga, viene spesso sottovalutata e poco presa in considerazione, è
per questo che è importante analizzare questo fenomeno. In questo eleborato s'intende, in una prima
parte, definire come e quando nasce questa patologia, come fare a riconoscerla e definire i diversi
tipi di giocatori, inserendo anche una testimonianza per meglio capire le conseguenze di questo
fenomeno, in una seconda parte, si vogliono invece individuare i modi per risolvere il problema e
ridurre i rischi, analizzando il ruolo del SerD e in particolare il ruolo dell'assistente sociale.
Si considerano giochi d'azzardo: le lotterie, il lotto, il superenalotto, il 10-e-lotto, le scommesse
sportive, le lotterie istantanee (gratta-e-vinci), le slot machines e videolottery e i giochi online
equivalenti. Tutti comportano una scommessa in denaro e un risultato dipendente dal caso, senza
che vi sia la certezza di una vincita.
L'Italia spende circa ottantacinque miliardi di euro annui solo per il gioco legale. E i danni che la
ludopatia provoca ogni anno su tantissimi giocatori non sono indifferenti. Non si tratta solamente di
danni economici e finanziari, ma anche di danni sulla sfera relazionale. Il gioco penetra nella vita
della persona, portando spesso alla rovina, travolgendo oltre che la persona direttamente interessata,
anche la sua famiglia, gli amici e il lavoro. Probabilmente non vi è la giusta percezione della gravità
di questa attività ludica, che non ha lo stesso stigma sociale che riceve la tossicodipendenza. Giochi
come il gratta-e-vinci e il bingo sono del tutto accettati socialmente e per questo molto diffusi,
anche tra i minorenni, nonostante la legge lo vieti.
Un ruolo importante viene svolto anche dalla pubblicità. Le multinazionali del gioco d'azzardo
spendono cifre enormi per promuovere i propri prodotti e indurre i consumatori all'acquisto. Infatti,
nel 2013 sono stati spesi 105 milioni di euro in pubblicità diretta e 87 milioni di euro in
sponsorizzazioni. La pubblicità è socialmente accettata e per questo rappresenta una forma di
legittimazione di tutto ciò che propone, inoltre, con l'avvento di internet è ancora più facilitata, il
messaggio diventa più concreto e diretto. È importante però che non sia ingannevole, è per questo
che l'industria del gioco d'azzardo è tenuta per legge dal 2012 a inserire in ogni spot pubblicitario o
in qualsiasi pubblicità su carta la frase “il gioco è vietato ai minori e può causare dipendenza
patologica”.
Lo Stato da una parte invita al gioco, guadagnandoci, dall'altra parte spende denaro per “curare” i
dipendenti da gioco d'azzardo.
La motivazione di questo scritto è quella di analizzare un fenomeno che viene poco affrontato e sul
quale spesso non se ne percepisce la giusta pericolosità. Negli anni questo fenomeno si è sviluppato
ed è andato sempre crescendo, è importante quindi far prendere consapevolezza alla gente dei rischi
sul gioco d'azzardo e sulle terribili conseguenze che può portare. Per analizzare tutto ciò, oltre alla
consulazione di testi e siti internet, è stato fondamentale visitare il SerD di Viterbo e partecipare al
corso di formazione sui rischi del gioco d'azzardo tenutosi alla Caritas di Roma.
CAPITOLO PRIMO

IL FENOMENO DEL GIOCO D'AZZARDO

1.1 Come e quando nasce il fenomeno


Si parla spesso di tossicodipendenza e si prende meno in considerazione la dipendenza da gioco
d'azzardo, fenomeno di non minore importanza e che si sta diffondendo sempre di più. Si tratta di
un fenomeno complesso che ha origini molto antiche. I più antichi giochi d'azzardo consistevano
nel tirare dei dadi e scommettere sul numero che sarebbe uscito. Infatti, la parola “azzardo” deriva
dal termine arabo “az-zahr “, che significa “dado”, uno degli oggetti più antichi legato alla
tradizione del gioco sociale di scommessa. Inizialmente si praticava per conoscere la volontà divina,
ma successivamente divenne un puro strumento di intrattenimento.
Il gioco d'azzardo ha sempre attratto tutti i popoli del mondo. Si suppone che i primi giocatori
d'azzardo fossero gli egizi, ma si ritrovano segni anche in Cina, India e Giappone. Questa attività
ludica era diffusa anche nelle antiche civiltà greca e romana, dove la passione per i giochi era molto
forte. Nella Roma imperiale era possibile scommettere sui combattimenti dei gladiatori e gli
imperatori Claudio, Nerone e Caligola erano grandi scommettitori.
Dai dadi si passa alle carte e poi alle lotterie. Nel 1566 la regina Elisabetta I istituì la prima lotteria
nazionale riconosciuta dallo Stato. Poi vennero aperti gli ippodromi e i casinò. Nel 1906 vennero
prodotte le prime slot machines, che resero il gioco d'azzardo ancora più accessibile. Oggigiorno è
ancora più facilmente praticabile grazie alla diffusione di “gratta e vinci” e casinò online. Con il
gioco d'azzardo online, ormai tutti possono sperperare i propri soldi con semplicità, senza neanche
uscire dalla propria stanza e quindi senza il minimo “controllo sociale”. Nel corso degli anni
l'atteggiamento verso il gioco d'azzardo è mutato di continuo, alternandosi tra permissivismo e
proibizionismo. Ma il monopolio sul gioco d'azzardo diventa una grossa risorsa finanziaria. Citando
Croce: “Il gioco è business. Produce ricchezza, porta lavoro e profitto alle comunità locali e (…)
legalizzandolo si possono togliere risorse alla criminalità”. Lo Stato, per mezzo
dell'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS), ha la titolarità esclusiva della
regolamentazione dell'offerta di gioco, che infatti viene definito “gioco pubblico”. Ciò significa che
è lo Stato che controlla la produzione, la distribuzione e la vendita del gioco d'azzardo, e che
l'introduzione di nuove tipologie e modalità di gioco, la definizione dei luoghi in cui è possibile
giocare, le probalità di vincita ecc. sono oggetto di decisione politica. Il motivo originario era quello
di controllare e limitare questa pratica pericolosa, ma poi divenne quello di accrescere le entrate
tributarie.

Tabella 1. Le differenze tra ieri ed oggi


Gioco d'azzardo ieri Gioco d'azzardo oggi
Alta soglia di accesso (es. casinò) Bassa soglia di accesso (es. gioco d'azzardo
online)
Rituali di gioco Consumo di gioco
Lentezza Velocità
Sospensione dell'esperienza di gioco Continuità tra gioco e vita quotidiana
Complessità Semplicità
Territorialità Globalizzazione
Riscossione non immediata Riscossione immediata
Manualità, presenza fisica Tecnologia, assenza di interazione
*tratto da M. Croce, F. Rascazzo, Gioco d'azzardo, giovani e famiglie, Firenze, Giunti Editore, 2013.

1.2 Come riconoscerlo


Sin dagli anni '80 la pratica del gioco d'azzardo è riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della
Sanità come vera e propria patologia ed è stata inclusa tra le malattie psichiatriche del DSM-III (la
terza edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali1). Il gioco d'azzardo
patologico (problem gambling) era collocato nel capitolo sui “disturbi del controllo degli impulsi
non altrimenti classificati”. Nel 2013 il DSM-V ha ricollocato il “Gioco d'azzardo patologico” nel
capitolo sulle Dipendenze, rinominandolo “Disturbo da gioco d'azzardo” (gambling disorder).
È così che viene classificato all'interno delle “new addictions”, le nuove dipendenze. Si può parlare
di dipendenza da gioco d'azzardo se sono presenti almeno quattro dei nove criteri identificati dal
DSM-V. I criteri sono:
1. ha bisogno di puntare una quantità crescente di soldi per ottenere l'eccitazione desiderata;
2. mostra irrequietezza e irritabilità quando tenta di ridurre o interrompere il gioco d'azzardo;
3. ha più volte tentato, senza successo, di controllare, ridurre o interrompere il gioco d'azzardo;
4. è spesso assorbito dal pensiero del gioco d'azzardo;
5. spesso gioca quando si sente sofferente;
6. dopo aver perso denaro nel gioco, spesso ritorna un altro giorno per rifarsi;
7. mente o nasconde il suo coinvolgimento con il gioco d'azzardo;
8. ha messo in pericolo o perso una relazione significativa, il lavoro o un'opportunità di
carriera a causa del gioco d'azzardo;
9. fa affidamento sugli altri per procurarsi i soldi per tamponare una situazione finanziaria
disperata causata dal gioco d'azzardo.

Per spiegare come si articola la dipendenza da gioco d'azzardo, Robert Custer, negli anni Ottanta,
individua tre fasi:
1. fase della vincita;
2. fase della perdita;
3. fase della disperazione.
Secondo questo medico statunitense, tutti i giocatori d'azzardo patologici hanno attraversato un
periodo di gioco occasionale, durante il quale si è verificata almeno una vincita, che ha avuto la
funzione di rinforzo del comportamento, facendo sì che il giocatore lo ripeta2. Questa è la “fase
della vincita”, quando il gioco è ancora un innocuo intrattenimento, ma poi si passa alla “fase della
perdita” e a una progressiva perdita di controllo. Iniziano quindi i debiti, la ricerca dei primi prestiti
e vi è l'illusione che una grande vincita possa risolvere tutto, quindi si arriva alla “fase della
disperazione”, quando vi è una totale perdita di controllo, accompagnata da alterazioni dell'umore,
attacchi di panico o anche tentativi di suicidio, perché si pensa che non ci sia una via d'uscita. Ma
questa è anche la fase in cui si può manifestare la consapevolezza di dover chiedere aiuto.
Tutti i giocatori hanno avuto un momento fortunato all'inizio, ma il gioco d'azzardo non fa vincere
chi gioca con costanza. Purtroppo i giocatori patologici rigiocheranno sempre le proprie vincite e
s'innescherà un circolo vizioso composto da: ossesività, impulsività e compulsività. Un gioco
prolungato provoca nel giocatore adrenalina e in più si aggiunge il fatto che tutto l'ambiente dove si
gioca è costruito per far affezionare al gioco.
Alcune delle credenze erronee che si possono sviluppare nel giocatore sono:
1. l'illusione di controllo: all'inizio il giocatore ha l'illusione di poter controllare gli eventi da
cui dipende la vincita, dimenticando che sono casuali e che non dipendono dall'abilità. Solo

1 Redatto dall'American Psychiatric Association, punto di riferimento della psichiatria clinica internazionale.
2 Skinner negli anni Sessanta aveva elaborato il concetto di “condizionamento operante”, secondo il quale quando un
individuo riceve una gratificazione, tenderà a reiterare il comportamento che ha procurato la gratificazione, anche se
questa viene meno.
il gioco del pocker dipende anche dall'abilità della persona;
2. la fallacia del giocatore: quando il giocatore tende a sovrastimare la probabilità di vincita
dopo una serie di perdite, in questo modo egli continua a scommettere, aumentando la
frequenza e il denaro, nella convizione di ottenere una vincita riparatoria di quello che ha
perso;
3. la quasi vincita: l'idea che si sviluppa quando il risultato ottenuto è molto vicino al risultato
vincente e quindi il giocatore è portato a giocare di nuovo e con urgenza.

1.3 Tipologie di giocatori e conseguenze


Possiamo distinguere due tipologie principali di giocatori: il giocatore sociale e quello patologico.
Chi è il giocatore sociale?
• Colui che gioca per divertirsi;
• accetta di perdere il denaro puntato;
• non torna a giocare per rifarsi;
• gioca secondo le sue possibilità.
Chi è il giocatore patologico?
• Colui che gioca più denaro;
• gioca più a lungo;
• gioca più spesso del previsto e di quanto si può permettere.
Il giocatore patologico perde progressivamente il controllo della sua attività di gioco e quindi perde
la libertà di astenersi. Il giocatore dipendente sente l'impulso per il gioco, che diventa un bisogno
incontrollabile che porta ad aumentare sempre di più la quantità di gioco, ha quindi sintomi di
tolleranza e sintomi di astinenza, prova malessere legato a sentimenti di ansia e irritabilità, quindi
una forte tensione emotiva, una certa incapacità di pensare logicamente e perde la condizione del
tempo. Bisogna distinguere tra “vizio del gioco” e “malattia del gioco”. Nel vizio, non vi è la
perdita del controllo sul proprio comportamento, ma al contrario, il giocatore gioca con volontà e
consapevolezza.
Vi sono diversi tipi di giocatori, c'è la signora anziana che sperpera la sua pensione nei “gratta e
vinci”, il ragazzino che scopre il poker online, il marito di famiglia che brucia i risparmi alle slot
machine. Chi dipende dalle carte, chi dai numeri, chi comincia per curiosità o divertimento e chi
comincia per sfidare la sorte. Si comincia sempre pensando di avere il controllo, ma poi si finisce
spesso per perderlo e il gioco finisce per prendere gran parte della giornata della persona.
La dottoressa Masci, psicoterapeuta dirigente del Serd di Bologna, racconta:
"Perché il gioco è una compensazione, bisogna capire di cosa. Per chi ha bisogno di adrenalina il
gioco è come una droga, ha bisogno di tornare spesso a puntare, a scommettere altrimenti perde
completamente il controllo. Ho visto crisi di astinenza da gioco segnate da attacchi di panico e
depressione perché per molti la vita senza scommesse è peggio che senza droghe".
Le conseguenze che porta il gioco d'azzardo sono molteplici e vanno ad influire oltre che
direttamente sul giocatore, anche sulla sua sfera relazionale e in particolare sulla famiglia (figli,
genitori, compagni). Il gioco d'azzardo può portare al ricorso di prestiti o azioni illegali per
finanziare le giocate e alla perdita dei legami affettivi.
Le paure e i disagi si sviluppano quindi su due versanti: quello economico (debiti, instabilità
lavorativa ecc.) e quello relazionale (scarso dialogo e collaborazione, tensione nei rapporti, perdita
di fiducia e stima, isolamento del giocatore dal resto della famiglia ecc.)

Riporto qui la testimonianza di Anna Maria, ex moglie di un giocatore d'azzardo3.


Come si vive accanto a un giocatore d’azzardo?
«Siamo stati sposati per trent’anni, quindici dei quali annientati da quella malattia terribile che si

3 Intervista di Chiara Cabassa (http://gazzettadireggio.gelocal.it/reggio/cronaca/2012/03/29/news/cosi-il-gioco-d-


azzardo-ci-ha-rovinati-1.3746616)
chiama dipendenza dal gioco d’azzardo. Due anni fa ho deciso di separarmi. L’ho fatto per me,
perché da tempo sentivo che a questa situazione non sarei riuscita a sopravvivere. Ma l’ho fatto
anche per lui, nella speranza che questa scelta lo rendesse più responsabile, consapevole di una
situazione ormai impossibile per me da gestire».
Tutto questo è accaduto?
«Non completamente. Lui sta facendo un suo percorso, di tanto in tanto si appoggia a gruppi di
auto-aiuto ed è supportato dal tutoraggio economico di nostra figlia. Io non ce la potrei fare, solo a
pensare ai soldi mi si rizzano i capelli. Ma abbiamo mantenuto buoni rapporti e lui stesso, quando
non è preso dalla dipendenza compulsiva, capisce che una convivenza non era più sostenibile. Così
come comprende che dividere i conti correnti, avergli tolto la carta di credito e il bancomat è stato
un modo per aiutarlo».
Quando si è accorta della dipendenza di suo marito?
«Eravamo sposati da quindici anni e lui era sempre stato trasparente, sincero, aperto.
All’improvviso ha cominciato a raccontarmi delle bugìe, non era da lui. E sono iniziati i sospetti.
Poi sono cominciati a sparire i soldi, a casa e sul conto corrente. E quando ho capito che era
prigioniero delle slot-machine, per me è stata una sofferenza incredibile. Mi è crollato il mondo
addosso. Ci eravamo sposati presto e avevamo condiviso tutto. La situazione economica non è mai
stata delle migliori ma si andava avanti. Avevamo un bellissimo rapporto. E anche i momenti
negativi erano stati superati insieme. Ho capito che se aveva iniziato a mentirmi il problema era
grave».
Che cosa lo ha spinto in quel baratro?
«Sicuramente le sue condizioni fisiche hanno avuto un certo peso. A 35 era già un grave
cardiopatico. E l’allontanamento dal lavoro è stato fatale».
C’è un momento di non ritorno?
«Arriva piuttosto un momento in cui ti trovi a vivere con una persona che c’è e non c’è. Certo, alla
sera tornava sempre a casa. Ma durante la giornata io pensavo di tutto. Perché gli poteva capitare
qualsiasi cosa. Era fragile e indifeso. E certe persone tengono d’occhio chi ha un disperato bisogno
di soldi. Ma anche quando era in casa lo vedevo assente, sedato da psicofarmaci che servivano a
tenere a bada l’ansia ma niente di più. Io e mia figlia dovevamo chiamarlo due o tre volte prima che
ci rispondesse».
E sua figlia che rapporto aveva con il padre?
«Quando era adolescente non lo accettava. Voleva che io e lei andassimo via di casa, cercava di
uscire il più possibile per evadere da un dramma più grande di lei. Poi, crescendo, ha capito. E’
vero, il dolore l’ha segnata ma è stata anche una grande lezione di vita. Rispetto alle sue coetanee è
sempre stata più matura, e ora segue il padre con grande consapevolezza».
Si può guarire?
«E’ difficilissimo uscire dal tunnel. Ma bisogna essere consapevoli prima di tutto che si tratta di una
malattia che poi si trasforma in patologia. Sbagliano le famiglie che tendono a vergognarsi, a non
affrontare il problema. Perché da solo nessuno può farcela».
CAPITOLO SECONDO

COME AFFRONTARE IL PROBLEMA

2.1 Il SerD
Una delle modalità di intervento è l'invio al SerD (“Servizi per le Dipendenze patologiche”).
Cos'è il SERD?
Nasce nel 1980 come SaT, successivamente SerT (“Servizi per le Tossicodipendenze”) nel '90 e
SerD dal 2014. Si tratta di servizi pubblici del Sistema Sanitario Nazionale italiano che si occupano
della cura, prevenzione e riabilitazione delle persone che hanno problemi di dipendenza e ai quali si
accede in forma anonima e gratuitamente.
E' il famigliare o direttamente l'interessato ad andare al SerD. Il primo contatto consiste in:
1. ACCOGLIENZA: Primo colloquio con medico, assistente sociale o psicologo che ha il
compito di raccogliere i dati e di informare il paziente sul servizio (le varie offerte e il tipo
di percorso che si può intraprendere)
2. PRESA IN CARICO: si forma l'équipe formata da medico, psicologo e assistente sociale
(unione di ambito sanitario e sociale per una valutazione complessiva).

Il primo contatto permette quindi di intervenire sulle questioni che necessitano di una risposta
tempestiva e di fornire informazioni indirizzando ad un successivo appuntamento. Questo incontro
è importante per iniziare ad instaurare un buon rapporto di fiducia ed è incentrato sull'ascolto attivo
dell'utente.
La prima cosa che fanno il medico/psicologo e l'assistente sociale è aprire la cartella personale con i
relativi dati anagrafici per capire il problema e definire il percorso individuale, individuando quindi
una prima ipotesi diagnostica con un primo abbozzo di programmazione. Il paziente deve fornire il
consenso e sottoporsi a delle visite mediche. In seguito si stabiliscono degli appuntamenti con lo
psicologo (colloqui di sostegno) e con l'assistente sociale per valutare meglio la problematica.

Il Ser.D. di Viterbo, in collaborazione con il Ce.I.S4, promuove gruppi di Auto-Mutuo-Aiuto per


giocatori d’azzardo e per i loro familiari. I gruppi, la cui partecipazione è gratuita, si tengono ogni
martedì presso il Centro Diurno del SERD e sono utili per permettere alle persone con la stessa
problematica di parlare della loro esperienza e confrontarsi.

2.2 Il ruolo dell'assistente sociale


Cosa fa l'assistente sociale? L'A.S. deve riuscire a costruire una relazione con l'utente, che spesso
non ammette di avere un problema, e deve cercare soluzioni per tirarlo fuori, lavorando anche con i
famigliari, i quali è importante che collaborino. Deve quindi costruire una “rete”, creando dei
contatti e dei legami con la comunità.
Si tratta di un professionista che deve cercare di creare una relazione utile e positiva per l'utente, per
far sì che egli sia motivato a cambiare la sua situazione problematica. Lo strumento principale che
deve quindi utilizzare è l'ascolto empatico, che consiste nell'ascoltare la persona sapendo cogliere le
emozioni dalla voce.
L'assistente sociale è una guida relazionale, un “regista” che promuove reti primarie e “governa”
reti secondarie che appartengono al contesto di vita del giocatore. Le reti primarie comprendono la
famiglia, mentre le reti secondarie sono i vari servizi e in generale la comunità.
È importante che egli sappia prendere in considerazione i vari livelli, che sono quello individuale,
4 Il Centro di Solidarietà Ce.I.S. S. Crispino di Viterbo è un'Associazione di Volontariato ONLUS nata nel 1982,
promossa dalla diocesi di Viterbo, per affrontare il problema delle dipendenze e della prevenzione dal disagio.
quello famigliare e quello sociale.
Nella presa in carico del giocatore è importante il coinvolgimento dei familiari tramite:
• Colloqui educativi/informativi per far acquisire consapevolezza della gravità del problema;
• Colloqui motivazionali per sostenere sia il giocatore che i familiari nel processo di
cambiamento;
• Colloqui di sostegno per rinforzare la richiesta di un controllo esterno per la gestione del
denaro e per il piano di risanamento dei debiti condiviso anche con i familiari;
• Colloqui di sostegno per promuovere un clima di accoglienza all’interno della famiglia.5

In alcune situazioni si può attivare un intervento di “tutoraggio economico” esercitato da un tutor,


cioè una persona esterna alla famiglia che controlli le spese e il flusso delle risorse economiche e
che sostenga il giocatore a recuperare nel tempo un rapporto sano con il denaro. È importante, però,
che l'utente non percepisca il tutoraggio come qualcosa di negativo, ma piuttosto come uno
strumento di aiuto. Accanto al tutor vi è un famigliare o una persona di riferimento che collabora
nella gestione delle risorse economiche.
L'assistente sociale può inoltre orientare il giocatore e la sua famiglia verso le agenzie istituzionali e
non per il sostegno socio assistenziale. È fondamentale sostenere il giocatore nelle relazioni
all'interno della famiglia e aiutarlo a riconquistarsi la fiducia e la stima altrui.

2.3 Come ridurre il rischio


Il rischio è ”l'eventualità di subire un danno connessa a circostanze più o meno prevedibili”6 e
dovrebbe essere collegato al progetto, cioè all'idea di progettare verso il futuro. Ma come fare per
ridurre i rischi? La cosa immediata a cui si pensa è l'informazione, si ritiene che informare le
persone possa indurre ad evitare un certo tipo di comportamento, ma putroppo conoscere le
condizioni negative di una certa situazione non induce ad evitarla, ma al contrario, spesso la
conoscenza porta alla curiosità di provarla.
La soluzione potrebbe essere quella di educare al rischio. Unendo due elementi fondamentali:
precauzione e coraggio, cioè il coraggio di buttarsi e di affrontare situazioni sconosciute con una
giusta prudenza nell'agire. Ma educare come?
1. Educare al limite ed al desiderio: ci deve essere una dialettica tra i due, perché il desiderio
deve esprimersi in una forma finita, ma il limite deve essere continuamente ridefinito e
trasformato. La vita non può crescere solo nei confini delle regole, il desiderio deve poter
superare quei confini, in una dialettica continua.
2. Educare alla nuova temporalità e alla nuova progettualità: nel senso che bisogna essere
coerenti col passato e col proprio futuro, in un mondo che col tempo è cambiato, dove ormai
è più importante la flessibilità piuttosto che la coerenza. Educare quindi anche al sogno e
non alle fantasie.
3. Educare alla parola: cioè educare ad assumersi la responsabilità di ciò che si afferma, perché
spesso le parole perdono il legame con la realtà. La parola è importante, perché aiuta a
possedere se stessi.
In poche parole, il modo migliore per ridurre il rischio, è educare le persone a progettare una vita
che abbia al centro la coscienza, che dialoga con l'anima. Tutto questo inserito in un contesto dove
andrebbero ridotte le occasioni di gioco (quindi una minore diffusione degli accessi) e andrebbero
modificati i modelli culturali ed educativi.

5Frullano Donatella, Aspetti sociali della presa in carico del giocatore


6 http://www.treccani.it/vocabolario/rischio/
CONCLUSIONE
Come abbiamo visto, il fenomeno del gioco d'azzardo non è da sottovalutare ed è cambiato molto
nel corso del tempo. Abbiamo analizzato le caratteristiche del giocatore patologico e i possibili
interventi nei confronti di una patologia che fino a poco tempo fa era presa poco in considerazione.
Oggi fortunatamente qualcosa sta cambiando e in molti si stanno mobilitando per frenare questo
problema sociale, promuovendo iniziative di sensibilizzazione e di dissuasione rivolte alla
popolazione.
Il giocatore patologico finisce per sacrificare se stesso e i propri famigliari, si perde tutto, affetti e
lavoro, solamente per inseguire un presunto profitto facile. Il gioco fa perdere il controllo e porta
spesso e purtroppo alla distruzione di molte famiglie. Si comincia non pensando alle conseguenze o
pensando di poter mantenere il controllo, incoraggiati dalle pubblicità, dalla legalità di questo
consumo e dal consenso sociale.
È importante quindi prestare attenzione di fronte a un mondo dove il gioco d'azzardo è in continua
espansione. Papa Francesco fa un appello “Si lotti con tutte le forze per sconfiggere le diffuse
piaghe sociali dell'usura e dell'azzardo che generano continui fallimenti non solo economici, ma
anche familiari ed esistenziali”7.
Ci troviamo in una società che viene definita “additiva”, cioè una società che ruota attorno alla
“necessità di sperimentare, vivere, ripetere, amplificare le emozioni”8. Sapere che qualcosa può far
male non basta per dissuadere da quel comportamento, perché ci si concentra sull'esigenza di
provare emozioni, superare i limiti e viaggiare in un altro mondo, prendendo la via più semplice, in
un bisogno continuo di evasione.
È importante quindi saper affrontare il problema, attraverso prevenzione e interventi. L'ideale
sarebbe poter ridurre la possibilità di accesso a questi giochi d'azzardo, ma anche e soprattutto
educare le persone a mettere al centro della propria vita la coscienza. Si deve perseguire un
desiderio, ma nei giusti limiti, con coerenza e responsabilità. Perché il gioco sembra bello, attrae le
persone, ma può condurre in un vortice distruttivo. E quando si comincia a giocare la vera vincita
la si ha quando si smette.

7 Messaggio inviato dal Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, al vicepresidente e segretario della Consulta
nazionale antiusura, monsignor Alberto D'Urso, in occasione della Giornata di preghiera e di studio presso l'ostello
“Don Luigi Di Liegro” della Caritas di Roma che si è svolta l'11 gennaio 2016.
8 Croce M., Consumismo e gioco d'azzardo. Dalla patologia della normalità alla normalità patologica. Riflessioni
verso un modello processuale, in Picone F. (a cura di), Il gioco d'azzardo patologico. Prospettive teoriche ed
esperienze cliniche, Roma, Carocci, 2010, p. 42.
RINGRAZIAMENTI

Desidero ringraziare innanzitutto il docente del corso di Principi e fondamenti del servizio sociale,
Francesco Carchedi, per avermi donato le basi necessarie per affrontare questo tema.
Vorrei poi ringraziare la Caritas Roma, che mi ha permesso di seguire un utilissimo corso di
formazione sui rischi del gioco d'azzardo, in particolare ringrazio la Dott.ssa Daniela Capitanucci e
il Prof. Mario Pollo, per avermi donato preziose informazioni durante gli incontri ai quali ho
partecipato.
Infine un sentito ringraziamento va alla dottoressa Giaccone Anna Rita, direttore del SerD di
Viterbo, e all'assistente sociale coordinatore Gelsa Cordovani, che mi ha fornito utili informazioni
sul lavoro dell'assistente sociale all'interno di questa struttura.
BIBLIOGRAFIA

Caritas Roma, (s)Lottiamo contro l'azzardo. I rischi del gioco d'azzardo. Considerazioni sul
fenomeno e sulle sue conseguenze, Trullo Comunicazione srl-Roma, febbraio 2016.
Croce M., Gioco d'azzardo e psicopatologia: la difficile inclusione, in G. Lavanco, Psicologia del
Gioco d'azzardo. Prospettive psicodinamiche e sociali, McGraw-Hill, Milano, 2001, pp. 66.
Croce M., Consumismo e gioco d'azzardo. Dalla patologia della normalità alla normalità
patologica. Riflessioni verso un modello processuale, in Picone F. (a cura di), Il gioco d'azzardo
patologico. Prospettive teoriche ed esperienze cliniche, Roma, Carocci, 2010, p. 42.
Croce M., F. Rascazzo, Gioco d'azzardo, giovani e famiglie, Firenze, Giunti Editore, 2013.
Dickerson M., La dipendenza da gioco. Come diventare giocatori d'azzardo e come smettere, Ed.
Gruppo Abele, Torino, 1993.
Frullano Donatella, Aspetti sociali della presa in carico del giocatore.
Lavanco G., Psicologia del Gioco d'azzardo. Prospettive psicodinamiche e sociali, McGraw-Hill,
Milano, 2001, pp. 5-6.
Il gioco d'azzardo. Le ludopatie, realizzato da gruppo markonet, promosso da Codacons.

SITOGRAFIA

dott.ssa Monica Monaco, La dipendenza dal gioco d'azzardo,


http://www.benessere.com/psicologia/arg00/dipendenza_gioco_azzardo.htm
Pasolini Caterina, Dipendenza dal gioco, guarire si può,
http://www.repubblica.it/salute/medicina/2013/07/26/news/ludopatie-63750886/
Cabassa Chiara, “Così il gioco d'azzardo ci ha rovinati”,
http://gazzettadireggio.gelocal.it/reggio/cronaca/2012/03/29/news/cosi-il-gioco-d-azzardo-ci-ha-
rovinati-1.3746616