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DRAMMATURGIA GRECA Laurea trennale in Lettere a.a 2017/2018 I semestce~ 6 CFU Prof. Paola Ingrosso 1) Aristofane, Nuvole 298-313 Cono. Vergini piovosé, muoviimo alla splendida citti di Pal- lade, 4 Yedere di Cocrope # Famata tea di emi: 1A i elebrano iti inefiabil, 12, nelle secre coimomie, i schinde fl tempio agli iniisti;’ e'doni agli dai celesti, © templi eccels, © statue, @ procesioni sante Bi beat, e vitiime dalle belle corone agli d#i, e banchetti in tutte Ie stagioni ©, E, quando giunge primavera, @ In festa @ Bromio#, e contese di con melodiosi 2 snoni pro- fondi di Hewti. 2)Aristofane, Aearnesi 241-262 (Diezagold esse a case con la Magic, la Fighi cancfora 2 due Schiavi] Dr, . Taoste, fate devoto cilenzio. Fetti um po’ avanti, ca- nefore Santia, posa il fallo diritto, Figlia, metti a terra I camestro: ofttiamo le primiaie Frere Madre, da’ qua il mestolo: voglio versare & puré sulla tocta. Dx Ben fatto. Signore Diomiso, ti siazo graditi questa pro assione che io guido e questi sacrifici che & oifro con la mia famiglia; e che Jo possa felicamante celebram Je Dicnisie rural, libero dal servizio militare; e che la ‘regua trentennale.mi porti fortuna. Avaisti, fglia, ta che sei tamto a modo, sta’ attenta a portare T canestro come si deve: con Ja sguando severo, come se mangiassi santoreggia “. Felice chi fi prendeyi in moglie © i fark fare delle gattine™ che‘non ti saranno dz meno nel fare... scoregge, quando albeggia. Avanza, c sta’ bea atienta ché nessono tra la folla ti sgraffigni i giviclli Sentia, tocca 2 voi due tenere il fallo dititto dietro le canefora; ed io vi seguixd intonsndo Yano ullico. E tu, moglie, guardami dal terrazzo. (La Moglie rientra jn casa] Avantit [La processions si avanza verio Tor chest teribili, ma givste. ado che parlo male della anieri, Siamo tra di noi, 10 anicora presenti stra~ Cleone non mi calunnieca Citta alla presenza degli flor fore della farina. a mio parere, i meteci sono la crusca™ def cittadini, “ Brvtifame, Veo fe A036-1O3% eee Alla di siffatto mostro, afferma di non esseisi lasciato comompere per, Je paura, ma ancora-edesso combatte per voi Sy Ar atofame ‘foce A ta di sifiatto mostro, non prendere dalle paura, ma sempre m combatieads per voi e I ae { Thrasylos Caves ca Tonument ODEION OF PERIKLES \ Precinct ee | ~ ned 4 8) Satiro, Vita di Euripide Il (test, 54 Radi) Dicono che anche Sofocle, avendo saputo che (Euripide) era morto, si present vestito alutto, ¢ portd in scena nel proagone il core ¢ gli attori privi di corona, mentre il popoto piangeva, 9) Aristotele, Costituzione degli Ateniesi 56, 2-3 Entrando in carica subito, per prima cosa, V'arconte fa proclamare dal- Yaraldo che qualunque cosa uno é gitnto a possedere prima del suo mandato, ’avra © conservera con piena propriet& fino al compimento del medesimo”. Poi designa i coreghi® per le tragedie, tre scelti tra tutti gli Ateniesi, i pitt ricchi, Prima designava anche cinque coreghi per le commedie, ma ora questi li fomiscono le tribi®. Tn seguito riee- ve i coreghi forniti dalle tuba, per le Dionisie, per i cori di uomiai, ra gazzi e i cor comici, e per le Targhelie, peri cori di uomini e ragazzi Gono infatti i coreghi per le Dionisie, per tba, quelli per le Targhelie uno égni due trib’ e ciasouna trib fornisce il coro a turno); trata le cause di permnta dei beni" fra i coreghi, introduce in tribunale le ra- gioni legali di esonero, per esempio se uno dichiara di aver gif soste- Tuto questa liturgia in passato, o di, essere esonerato, perché ha com- piuto un’altra liturgia € non ancora trascorso il tempo dell’ esonero” oppure perché nom ha l'eti richiesta, Infatti il corego per un cora di ragazzi deve avere un’eta superiore ai quarant/anni L/arconte desi- gna anche i coreghi per la festa a Delo” e il capo della deputezione per la tiave a trenta Temi che’porte i giovani. Si occupa delle proces- sioni, sia di quella in onere di Asclepio, quando gli iniziati vegliano nel tempio", sia di quella delle Grandi Dionisie" insieme ai sovrin- tendent® : 10) Platone, Leggi 817d Infatti per cost dire sarémmo completamente pazzi (dl] oie tatia a eitta, qualuaque vi lestiasse fare le cose ora dette prima che i magistrati abbiano giudicato se avete realizzato opere riferibili c adatte a espofsi pub- blicamente oppure no. Ora dunque, gli generat dalle oli Muse, dopo aver innanzittto mostrato aimeagi- stratii vostri enti accanto al nostri, qualora { vostsi ap- paiaco espress! in mada upuale 0 anche migliore,vida- emo un coro, ma in caso contcanio, amicl, non potsem- so faa fasion. 11) Aristofane, Nuvole 1115-1130 Cont. .Vogliamo parlare dei vantaggi che olterraimno j gindici, = se favoriranno, secondo gitstizia, questo caro. Per prima cosa: se 2 prizoavera vorrete dissodare i campi, piove~ remb su di voi per primi, e poi supli altti, E inolize, proteggeremo Is vith cariche di gappai: che non ab- Diano a patire né siccita nétroppa pioggia. B se un, mortals offende nof, Je des, stia atfents ai guai che gli procareremo: noa raccogiierk dal podere né vino 2é altca, Quando infatti genmnglieretmo ulivi e vigne, H. Spacthitito: Golpéudoli con fionde grandi’ cost. E se lo vedremo fabbricare mationi, ci metteremo 2 piovere eg i grandine, E se si sposert, Ini o un stio parents o un ‘amico, ploveremo per tutta la notte “forse prefer. seer in Byte pinttosto che aver dain un’ gino sbagiiato 12) Asistofane, Uecelli 1102-1117 pet Sexacoz0 Ai gdndici”? vogliamo dire una paola a proposito della Siloria: se voteranno per soi, daremo e iaili loro una grande quantit8 di beni, sioché ctierranno domi molto pi precios! di quelli di Alessendrn®. Ta primo luogo (¢ que- sio 8 il pit. granite desidexio che mize ogni ghidioe), Ie ciyelte del Teario®* noo yi abendomeranna mai, ma abiteranno nelle vostre.case,¢ faraino il nido nelle vastze bow, 6 covandole, fareano venix fuori le monctine E poi, per di pi, abiterete come nei tempi, dal momaento che faremo le coperture delle vostre case a forma di aqui 127; e se, avuta in sorts una piccola carica pubblica, ‘vorrete farci su qualche Wlecits guadagno, vi metteremo in mang un piccolo, mpace sparviero; ¢ se vi troverete a. pramact da qualche parte, vi mandsremo dei gous di ‘uccello, Se'invece on voterets per noi, fsbbiicatevi delle Junetix di metallo?®, come quelle che hanno le status, da’ porfare con vol, perché chiungue di voi non Favri con, sé, Is pagherd cara, specie quando indosserete un mentello ‘bianco: sarcte ricoperti di merda da inti gli ucceli, aperemo Je tegole del tetto con chicchi tondi — 13) Platone, Lege? 659 a-b aa ama la Mu- pid bella 2 senZalivo quell che diletta colors eae fa moralménte migliori é posseggono im'adegudta Efomnezione e, [6594] soprattutto, chi si distingua per Bert e culture diciamo che i gindici di queste gare Edevono essere vituosi appunto perché bisogna che rk BXultino dotati non solo di saggezza ma anche di corag- gio: A. teatro il verb gindice non deve iamparare a giud ‘tare frastornato dal chiasso della follae dalla provria ‘impreparazione né, valutando con codardia e viita, -emettere a cnor leggero [b] un verdes insincéro con ‘quella stessa bocca con cui ha invocato gli d@i al mo- ‘mento di accingersi » gtudicaro: in effetti a exere ‘conti, i gintlice si asside non Gome discepolo'ma eo ‘nie nizestro degli spettatori; pronto a -eolitrastare squenti procurino piaceze agli spettatoi inal soon. yenieuti e impropri. Cost prevedeva anthe Vantica nor. Bwidei Grec, ben diversamente da quella odierpa leg ‘ge siiliana e'itaica che, ximettenconi alla massa degit \spetiatori ¢ proclemando jl vincitore-per alzata di ma_ ‘n0,ba corrotio gi stessi pocti" ~ 14) Menandro, Dyskolos 965-969 (Agh spettator’) Voi — sagazsi, tanciulli, adult — congratulatevi con noi per il nostro trionfo sul yecchio scontroso c applaudite con favore; ¢ Nike, la verging auica del tiso figlia di un padze possente’, sempre cl ac- compagai ¢ propizia ci sia’ 15) Platone, Apologia di Socrate 19 ci debole, ¢ ad alti insegna queste stesse cosen. Che sia questo, elVincirea, il senso avete potuto vedere voi stesi nella commedia di Arisiofane, dove un tel Sccrate si dondolava e diceva di vagare per Varia’ e ciansiava di tante alte stioecheate di cul jo m'inteaso poco o nulla Enon to dico — che Meleto non abbia a denunciarnl per tanto misfatto! — per dispresio di questo tipo di seieaza (Gompre che qualeiino esista, competente di queste cose): ma con queste faccende, Ateriesi, proprio noa c'entro, Ne dhiamo a testimoni la mageior parte di voi: chieden d dovi diinformarie divi l'un Paltro, tut voi (esiete pa~ recchi) che mi avete mai sentite discmtere... dtev, st, s© rai qualcuno mi‘ha sentito poco o tanto discutere di questi tem, © capirete che hanno lo stesso valore pare le alle dicerie che girano sul mio corto. 16) Iconografia del mito di Telefo G 3.105, (alove) Bai Teleph 17) Cratere di Wiirzburg 7 18) com Aristofane, Tesmoforiazuse 687-738 Bene, sembra che abbiame isperlonato attentamente ogni Inogo: non vediamo néssun altro uomo seduto tra di nol {Con mossa improwvita dt Parente strapba dalle bracoia della Dorma Ila Bamibina « come a rifugiors! sulvaliare} Do. Accident, dove scappi? Ehi tu, dico a te, fermati Pavers Pa. Do.t Co. Corr, Pa, Cops. Do.t = Co. PA, Co. Pa. Co. Pa, Co. Cons. Do.I Pa, povera me! La bambina me Pha strappata dal petto ed & fuggite. f [mindeciondo la Bambéns con wn grossa coltele] Grida pur ze, Questa non la imboccherai mai pid, se non ani lasgi te andare, ma-quiysuile vittime, colpiia da-questo-éok tallo nelle purpuree vene, col suo sangue arrossera Pal- tare! Oh mesventurata! Donne, aiutaterni Levaie alto un grido ‘di guerra © il trofeo innalzate! Non permettete che ie sia privata della mie unica figlia Ahi, chil © Moire signore™, quale auovo, straordinézig evento & questo che vedo? Come il monde @ pieno di protervia e‘inapndenzal Quald sito ha compiuto di nuoval Quale atts & questo, amiche mic! Quale? E-ua atio con cui annienterd Ja -vostra grends arrogansa. E queste non sonc azioni tesribili, e peggio ancora? Si, ternibii: mi ha strappato Ia mia picccla, ela Nene cond. Che altro si potrebbe dire in aggiunta di cid, quando co. stud non si vergogna di tali azioni? E non ho ancora finito Non importa i dove sei venuto, ma di sicuro non ti sara facile conere 2 raccontarc che, dopo aver compiuts una tale impresa; Thai fatta franca: le pagherai cara ‘Ma io prego che cid.non avvenga giaramai ‘Ma chi, fa eli di immoctali,.chi ti sarebbe alleato in azion ingiuste? Invano perlate: costei [Hutte la Bambini, non la lescerds Ma, per le due dee, forse presto now sarai lieto di aver commesso Violende e di aver fatto discorsi sacrileghi: con szioni empis risponderem®, com’? giusto, alle tue parole, Presto si cambia in'male Ja sorte, esi wolge in altra dire dione. : [rtvolgendost alls Dorina J] Ma bisogna che tu prenda que- ste [indica delle force, ¢ port! fuori della legna par braciare quel delinquents e incendierlo al pit presto. [ella Serva] Andicmo a prendere le fascine, Mania [47 Parente] Oggi ter® di te va tizzone [alla Donna J, che, sepuita dalla Serve, entra nella facciata semnisa] Da? fuocs, brucie. (Alla Bonding] ta, togliti la vesting cretese'*, presto, Dellartusr morte, bambiima, dévi“~ aecusdre wna sola donna: tua madre: [Private della vestind, Je Bambine si rela essere un otve frovvisto dj soaring] Ma che roba é questa? La rageczina 2 diventata un otre pieno i ving, com Je scarpette persiane™™”. O donne sfrontatis- sime, ubsiaconé, capaci di ogu trovala Gur di bere! Fate ls fortuna degli ost, ¢ siete, di contro, la rovina di noi uo- snini, Ja rovina delle'masserizie e del telaio. ~ \ Qa 19) “Aristofane Rane 939-943 : Ey trai a te nelParte tragice, che era poling edi parle pent subi, pr primissma cos, la imagrire € le tols il peso in eccesso, sottoponenclole a una dieta di versetti e passeggiaie. Ma, noa appena suben- Bondia di uno stile am- 20) Aristofane Rane 1407-1413 EscH, Enon si misuri pit con me, verso contro verso: si metia a sedere sulla bilancia Iui siesso con i fgli, la moglie, Cefi- sofonte, e vi agginnga anche i suoi ib recitare due dei miei versi. Di. - fa Plutone) Costoro sono amici miei, e non serd io a giu- icarli. Non. vogiio litigare con-nessuno dei dite: a slo avviso, Puno & un grande poeta; Paltro mi piace”””. io mi limiterd 21) Aristofane, Nuvole 1354-1378 Sim. Vi dice perché abbiamo cominciato a Htigare, Came saptte, eravamo 2 tavola; ed io per prima cosa lo invito a prendere Ja lira e 2 cantare Varia i Simonide, «il ty Moatone »... come fe tosato¥, lui subito dice che suonare la cetra ¢ cantare mentre si beve cosa d’altri tempi: come una donna che macina orzo. Fi. Subito dovevi essere percosso, maltrattato: non appene mi hai invitato a cantare, quasi avessi a pranzo c- cale #8, Sra. Queste’stesse cose Ie ha detts prima, in casa; ed ha detto che Simonide & un cattivo poeta, To dapprima ho soppertato: a fatica, ma ho sopportato, Poi l'ho invitato a prendere un ramo i micto e a recitarmi al. meno qualche verso Gi Bschilo, E hui subito: «a mio perere, Exchilo supera tutti i poeti:... 2 pieno di m- mort, incoerente, ampolloso, cree parole alte come mon- fagnes, A questa punto, potete inmaginare come =i si sconvolse il cuoce! E tuttavia, mordendomi Vanima, Gico: erecitami almeno un pezzo Gi questi moderi non importa. quale, ma ben fatto », E Ini subito attacca una tirata di Buripide: quella del fratello che, dio ei scampi, si sbatie la sorella uterina ® Allora non mi sono pit tenato e V'ho preso a male parole, ingiurie; ¢ poi — & naturale — una parole tira Veliza, ¢ veniamo alle mani: Iai mi salta addasso, mi gonfia di botte, mi riduce in cenere, mi strangola, mi peste. ym. & giustol Tu non apprezei Buripide, che & un_ genio. 22) Plutarco, Vita di Lisandro 15, 3-4 7 . E alsui dicono che 3 ; propose veramente nel consighio dei alles Ja'iduaione in ! schiavith di toti gli Ateaiesi, ¢ che allora anche 4 tebano Eriante propose di radere al suo la eit, lascianco che il sn0 textitoria divenisse pascolo di pecore.'5Mia poi, quando fa 4 tna siunione trai capi, nel casso di una bemata un Focese cant la parodo dell'Eletira di Buripide,!"” che inizia cos: «0 Siglia di Agamennone, Elettra, sono gitmtz alla tha dietora agrestes, “Tutt allora si commossera e sembrd loro un’ zzione malvagia Gisuuggere completamente e cancellare una eit tanto din ste, patia di nomini tanto a0bil. 23) Atistofane, Cavalieri 526-532 E poi si ricorda di Cratino 7: un tempo scorreva tr applausi per distese pianure, ¢ ‘trascinava con sé, stadicandoli, querce, platani, av- versari. E nei simposi non si cantava altro che «Dord dai calzari di..: fico e wartefici di ben orditi inni» "8: tanto grande era Ia sua zoloriet&, Ed '‘ora Io yedete vaneggiare, e non avete pieta di Iwi: ora che i bischeri della lira gli son, venuti meno, le corde gli si sono al- Jentate © Tk sua musica é stonate, E vecchio e va in 24. Menandro, Dyskolos 143-168 rags. Peopii cot, Ob eccoo es ani. To isd fo, 20 mio, Padegl ma, sosmaato Impossible: sie ho i dodo della parole che conviace, 5 am (fe sf) E che mai (gl si pots de? © 7 Buen dieoee dole cit sosmard ifresf) Accident non mi pire che {Shia * uno sgeatda] gentle. Uh, com Agitato 1 Mi sensterd uo. 27. Aristofanc, Vespe 379-399 poco dalla sus posts. E nheglic, Se non bastasse, mente wana cbraits fa 48: Dizef che & mulato nella testa Ta : eae Seva iret get alet mam pachtecn divelave- COR Sn, attacca 1a comda alla finestre, légeli e' calatd a HHL? Mi fi propo para + con Vauimo pitno di... Diopite ™, : Exthe Cronse praveaende del sty Undicando Schifacleanie 6 Sandia| B se questi due se-ne pede Sccorgono, ¢ cercano di ripescarmi « riportarmi dent, oi che farete? Adesso ‘me lo dovete diel Comeremo tutti in tuo aiuto facendo appello ai nosis Cuori dust come leeci: non seri possibile tenerti on eromone Eada ea fitunato, Persea? Pano, ga Beale fl porem petmetiae di Gon tabaci sno the Gmaimefe al sacle; aceoador nena aa Sune pes tasfeanare fa sai Secor? slo ed kn Meo] gpd son sree he lee * f ai matine, Ounai h vita &dhentits imposes Tee , Aackpiol Mesaes i pists Geico t mis cape eS Hacipo thts Fiver. Cates ret Pan di pester eampo ol maigine Gala rade eee bs parsind ho patina ates di colaoe eno t delinio podeil!Aderia al negioag SoS ccs al (Vast Soon) Oh ao! Boom ‘spor di caw a sosmaso ffe) Bl pieces? Me Allora agird: ini-ido di vol E semi suocede qualccea, val reccomanda; fat uni i fmerale, piangetemni, © ep. pallitemi sotto la cancellata del tribmale, Non 4i succederd mula: non temere, 0, caraggio, ce risshno, calati, dopo aver invecato gli dai dei tnai padeh O Lico Signore, erce mio vicina di casa” (a te, come @ me, sempre pizeciano le Incrime degli hmputati « i Toro Tamenti; per sel vento ed abitare qui: per asedltarli; ¢ tu, solo tra gli eroi, bai voluto ‘stare an. canto a chi piange), abbi picts; adesco salva questo ‘tho viciuo, e mai pit piscerb e fard scoregge gresso 1 tuo recinto. [Si eale dalle finestra] . [piovegliandost] Bhi'ta, svegliati, Che cap MG @ parso di sentire uni voce qua chio se la stia, df nnovo svignando? No, per Zous?'si sta calando, legato ad ma corde. : Ei be fonts uc Seno toma sacl «sul eee Se qisinie Raneede au tusrscn cn Sova Janes. Boe aapeeah le Fiadeond] Sceleato, che fai? Non scendére. i“ cements, Fete, Pits, qualthe nore? foe Sentia] Presto, sali dalValtra parte e picchial con Ie at Eile Panag eee eet es aCe frasche: cerca di fagli carbiare rota, 2 colpi di ire. stavorane Abins! Stone". [Santi corre distro la casa ¢ compare Boca depo sul tetie, da dove can Je frasche eolpisce Filocleone, che si lascéa soiuclare @ terra Jungo la corde. Schifucleone 26. Axistofane, Vespe 316-335 Gfferra suibito i padre; poco dopo ritorna sulla piatta. “Fx, [affacciandosi-alla finestra] Amici, da tempo mi straggo iscpmongpemsamnmmsiran s, z Forma scenica Santi} i ‘sscoltandovi da questo pertugio. Ma non sono in grado di cantare: che farci? Costoro mi fanno Ja guardia, perché da tempo yoglio Yenire con voi in ixibunale © 2 fare del male! O Zeus che forte siatroni, fammi tosto Giventare fome ovvero Prossenide 0 il fglio di Sello *, costa che intreccia menzogne a mo’ di viticci SE gnore, fermi la grasa: abbi pieta dells’ mia pena; ovvero, con fulmine infocato, inceneriscimi presto; ¢ Poi sollevami in alto, soffami via e gettemi in uma salamoia calds; oppure fammi diventare pirtra sa eni, si cantano i vot. ‘Ms chi ti ba cinchiuso ens, e timpedisce di tecice di casa? Dill: stai parlands ad amici 28. Hschilo, Agamennone 1-21 A Bw chido sllevd de gute mig sain! Oe ano J tnrero, lungo, di guardia. Notd bizucke qui sul castello {+ dei Gigli di Atco, ranaicchiato, de ese. Onmai, distin guo Paduaarsi di stelle nel buio: gues che partang ‘elo sel mondo, alte calara, sovranc di luce che vibeaco vive nelle, Vieeads distill, tamont e levee, Cos smonto Ja guerela alPavriso di luce, lara faoco che traspette nitiaa da Trois, e squillo di conquisa, ‘Lordina cuore di donna: dz vomo decide, fremente. E vaido misendo quass}, stl mio cave di brina— not sconvolte, senza affaccirai di sogni; invece del senno, mi fa da Seudizre Fangoscia che le palpebre piombino’ ferme nel seano — io canto, se yogtio, note basse, tre i denti— stemperando un motive combat il sapere — eallors singhiaz, piango il denna ci questo palazzo: ‘non é retto col polso d'un tempo. Se in ques isan gyveaise fice soliey a mip snfire.. baleare * fuoeo, gicioso coriere nelPombra Senn * 29. Eutipide, Oreste 1561-1575 ME. Agzite la porta, Dico'ai servi ai aprire queste porte, chs almeno streppi mia figlia dalle mani i uomini sanguinasi. ‘Voglio prendere quelVintelice, disgraziata di mia mo. gle. Con lei devono marire per mano mia quelli che _Thamno uskise, : On Ebi te guardati dal toccare queste sbazre. Ho detto'a Menelaa, che vieni pieno di tracotanze Altriment! con questo comicione # spaccherd il capo, perché ho spezzato gli antichi spioventi, opera di maestri co- ‘struttori. Le porte sono sharrate per bene, che # trat- terranno del tuo zelo di accomere in aiuto, che non penetri dentro il palazzo. ‘Mr. Oh, che c® Vedo il bagtiore di tome e quelli IB asser- ragliali sul tetto. E wha spada sospesa sul collo di mia figlia. ee 30. Buripide, Oreste 1625-1632 Ap, Mnelao, mettiti il cuore in pace. [Facenda segno a ie stesso] Febo, figlio di Latona, ti chiamo: sono vicino. ‘[Hevalao punria’ én si] E tu, Oreste, 6hé mnitazti que- sta fanciulla con Ja spada: devi sapere che cosa sono ‘vento’ dire Elena, che eri promto a eliminare © hai tmancato, adirato con Metelao, eccola qui: Ja vedete nelle profondita delfeter, sane e salva non uccisa date 31. Aristofane, Vespe 144-160 Som, FE. Scat. San. ‘Som. ‘Sax. ‘Fumo? E di che legno? Di fico *. Si, per Zeus: 2 HL pit, acré dei fumi, Dov'e il eoperchio? {Spingendo la testa di Filocleone, gis nel cansing) Ritorna git, meledizione! Ecco: ti mstto su aache ua pézzo di ieguo, Ed ora trova un altro stratagemme. [A part] Sono infelice, come nessun aliro al mondo: sdesso ini chiameranno figiio di... Famo*. Spinge le porta, [dal tetto|. Tieni duzo: forza, coraggin! “Vengo anch’ié ~ cost, Fa’ attenzione al catenaccio ed alla sprenga: Dada che non rosicchi la stanghette %, [Scinde dal tet] [affacciandosi ella fnestra] Che volete fare? Socllerati, asciate chie io vada a giudicare, ‘Se no, Dracontide* sari assclto! E eid ti darebbe molto fastidio? * Certo: una yolta che andai a consultare il dio a Delf, i predisse che il giorno in cui un imputato fesse stato assolto, sarei restato secco. - 32, Aristofane, Lisistrata 870-890 ua a Me c _ Me a Me Ct [compare sulla sommith della fucciata scenica, rivolgendosi a Lisistrata retroscenica] Lo amo, st che 16 emo; ma Ini non ‘vuole il mio amore. Non dinmi di andare da Ini. © dojcisstina Mixxinuceis, perehé fai cosi? Scendi, vieni aul No per Zeus, 18 nom vengo. To ti chiams, e tu non vuoi scendere, Mirrine? MG chien, ma non bai bizogno i alla To non ho bisogno di avlla? Ms se sono un emo Sinito_ Me ne vedo, [Fs Patio di andar via] © No, ti prego: da’ asoalio al bambino. [Streppa'il Bambino Galle braccia. del Serua elo solleva verso Mizrind] Ebi tm, chiama la mammina BaMsrso. ch, Mammina, mammina, mammina'*, [a Mirring} Ehi, dico a te che ti prende? Noa ti fa pena nemmeno il baicbino? Sona cinque giorai che non viene Javato ¢ non preae il latte. Certo che me ho pena, miz 8 suo pedre che.non si. cura di dak ‘Scendi, benedetia donna: fallo per il bambino. Cosa significa essere madre! Debbo scendexe: che altro po- ‘rei fare? [Scompare distro'la facctate sceriea) Mi sembra che sia diventata di molto pid giovane, e che il sno sguardo sia pid dolce. E poi, iT’suo atieggiamento seontroso ¢ scostante nei miei confronti...B poprio quello che si fa mocire dal desiderio. [esce dal'Acropalt e si precipita verso i fglio prendondelo emorevolments tre lz braccia] O doleissimo barsbino mio, figlio di un pate sciagurato, fatti baciare, dolcesza di mamma! 33, So. Sra. So. Aristofane, Nuvole 291-297 [Se sente sum fragore di tuane] + 0 molto venerande Nuvole, avete ascoltato la mia in- ‘votazicnel:[A Sirepsizée] Hai sentito la loro voce &'il Givino rimbombo del tnono? E anch’io, veneratissimé, vi adc vispondere al tuani: tanto 8 sal momento — sia lecito 9 non vyien da cacere, loro € vogtio con scoregge remito che mi prende; = ne ho paura. E ini Non dive voigeritt, aon fare come, questi pocti comicis ma fa’ devoto silenzio: grande si amuove tre cesti une sciame di dea, 34. Atistofane, Pace 231-235 E te Ha #3 mente ai pestarci dentro le cittd. Io me ne vado; secondo me, sta per uscire: o/@ frastuono A deztro. [Rientra im casa.di Zeus) Povero ine! Debbo svignariméla: anché A mie @ perso i sentire cone un rumore df mortaio da guerra. [Sé asconde in wn angole] 35. Aristofane, Nuvole 1-11 ‘Srmeretane: 36, Aristofane, Pace 79-179. - Tr. . Che Volo # mai questo? “Perché vanegei? Non tacerd,.sé non’ mi diet dave pensi di velare ‘Ali, abil © Zens sevsano, guanta ? hmga questa notte: + non finisce pit, Non si farh-rmai giorno? Eppuze, 2 ua Del po’ chethe seatito ii-gallo#. Ma i servi russano, ‘Un tecspo mon Vavicbbero fatto. Sia tu maledetta, guerra, yer mille ragioui: non poss nemmeno ponire i servil, [ladicanda il porsonaggio che gli dorme accanto] ‘E questo bel toms di giovanotta non si sveglia la notte, ma spetena, ravvelto fra cingue caperte. Visto, che le cose stazn0 cos!, ficchiamoci sotto, © mettiamoci = Ohimd, infélice! Accorate, accomrete, vicinil TH mio padrone sta libranécsi in aria a’cavallo dello scersbeo. [xspare sulla macchina del volo, che rappresenta un enorme Scavabec] Calmo, sla’ caluo, somarello, va’ piano; 00 ‘procedere com troppa fogasin dal principio, fidando ‘rella tua forza: dovresti prima sudare e sciogliere, con impetuoso bette deli, delle membra i Rervi. E non mandarni zafiate puzzolenti, ti prego: altsimenti, reste gui, nell’ nostra imagione. © padrana, signare, in delicit Zitto, sta’ ritto. . * Dove invana batti Vaere? Per gli Eleni tutti volo, avendo ordito un nsovo ar Gmente. ‘Devoto siiemzio si faccia: nom si devono dire cose stalte, toa levare grica di gicia; e agli vomini ordino di tacere ce murare df nnavo Ietrine © cass, ¢ tappere i call Dove? Me éa Zeus, ia eidol E packs? fie Pel ciedergt cosa pense fer 2 di tutti Bila sz, E se non te lo dice? * ft ie SE ate pe Sx, No, per Dionizo, finché vivo io Nou oso fae atin ‘se. [gridenda srco cose] Abi, al ‘padre sta partendo alla chtick abi, shi! Bombine, vos! ‘dia alla volta del cle ‘i lascia sole. Sugplicaté vostro padce, infelieit [De casa os Trigeo escona due Bambin'] padre, ma @ PrUL do vera Ja voce gionta ne Pade Pel chs prt cal veh shane wer Pe trie, sheng Ge coals Se ae mal ee earth Teg ie mi ya the Fs ee Se ate yaw anon « fa a cnn cb des see ‘ge it ge veto bs eo oe So meses ome oe oa ¥ cos quale meczo vieggerait Nom sar8 corto una uave a condi per quest vin a TM edd ke a its of Eins ow eo. di alors, he I quel nto nn Poor, dl atin mail ‘fico ‘riverberd della frosite di Cita” che non & aia ie stare fa volta’ Sion sha rl i son voplo palpate vege g oct ae erret vale es Cube Che, sana ma? Patio, non 8 0, ancora, che Fallodale e jk rospo.sipugante abbiano scambiato i lore occhi: «ofl avessero fatto anche della voce, poi che quella voce lots i! no serchéei caccia dame ed) suo “ORM va’, ora, val; sta emifite pit Tee, oso ‘Sempre pis Lace! Sempréoscura i pib I mostra pet