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Extra flusso da radiazione infrarossa verso la volta celeste

Il calcolo di Fr ,k e Φk , mn , r è effettuato secondo quanto riportato nella UNI EN 


ISO 13790:2008.
L'extra flusso termico dovuto alla radiazione infrarossa verso la volta 
celeste Φr da parte di un dato elemento di involucro è così calcolato:

(1)

‐ Rse è la resistenza termica superficiale esterna dell’elemento, calcolata in base 
alla ISO 6946 [(m2∙K)/W],
‐ Uc è la trasmittanza termica dell’elemento, calcolata in conformità alla ISO 6946 
[W /(m2∙K)],
‐ Ac è l’area proiettata dell’elemento 6946 [m2],
‐ hr è il coefficiente di scambio radiativo esterno [W /(m2∙K)],
‐ Δter è la differenza di temperatura media tra aria esterna e la temperatura 
apparente del cielo [°C] determinata come segue:

Ter  Te  Tsky con Tsky  18  51.6e  p


ve
/1000 (2)

pve è la pressione parziale del vapore d’acqua media del mese considerato [Pa]
Te  273  Tsky  273
4 4
 W 
hr    m2 K  (3)
Te  Tsky

dove:
‐ ε è l'emissività della superficie esterna;
‐ σ è la costante di Stefan‐Boltzmann [5,67∙10‐8 W/(m2∙K4)];
‐ Tsky è la temperatura equivalente del corpo nero della volta celeste [°C].
In assenza di ombreggiamenti:

1 coperture orizzontali
Fr  
0.5 parete verticale

Più in generale
s
1  cos s
Fr  Fsh ,ob ,dif (4)
2

dove:
‐ S è l'angolo d'inclinazione del componente sull'orizzonte;
‐ Fsh,ob,dif è il fattore di riduzione per ombreggiatura relativo alla sola 
radiazione diffusa, pari a 1 sempre in assenza di ombreggiature da elementi 
esterni.
Scambio termico verso ambienti non climatizzati

gn  HiuTi  HueTe Te


Tu 
Hiu  Hue Ti
Tu Heu

Hiu

Hu  Hiu btr ,x con Hi iu  HT ,iu  HVe,iu

dove btr,x , è il fattore di correzione dello scambio termico Hiu tra ambiente 


climatizzato e non climatizzato.
Esso è diverso da 1 nel caso in cui la temperatura di quest'ultimo sia diversa da 
quella dell'ambiente esterno. In tal caso si avrà:

Hue
btr ,x  (Se Tu = Te   →   btr,x = 1) (5)
Hiu  Hue
Per gli edifici esistenti, in assenza di dati di progetto attendibili o comunque di 
informazioni più precise, i valori del fattore btr,x si possono assumere dal 
prospetto 7. In tale caso non viene determinato l’extra flusso verso la volta 
celeste degli ambienti non climatizzati. 
Perdite per trasmissione verso il suolo 
Per lo scambio termico verso il terreno si fa riferimento alla UNI EN ISO 
13370:1998.

Per gli edifici esistenti, in assenza di dati di progetto attendibili o comunque di 
informazioni più precise, lo scambio di energia termica attraverso solette 
sospese sopra vespaio può essere calcolato come per lo scambio di energia 
termica verso ambienti non climatizzati (punto 11.2). ricavando i valore di btr,x
dal prospetto 7. 
Ventilazione

La portata media giornaliera media mensile (m3/s) da utilizzare nel calcolo delle
dispersioni di ventilazione si calcola a partire dai valori della portata di ventilazione
necessari per garantire le condizioni di qualità dell’aria in ambiente,
indipendentemente dal tipo di ventilazione adottata (naturale o meccanica), facendo
riferimento alla norma UNI 10339. In particolare si utilizza come dato di ingresso la
portata minima di progetto di aria esterna, qve,0, funzione della destinazione d’uso
dell’edificio o zona considerata, calcolata tenendo conto del numero nominale di
occupanti o dell’area della superficie utile della zona considerata (esclusi cucine,
bagni, corridoi e locali di servizio).
Portata minima di progetto di esterna:

  0.8
qve,0    nper ,k qve,o,p,k   Af ,k qve,o,p,k  C1  C2  (6)
 k k   ve,c
In alternativa per gli abitazioni civili (E.1) e di edifici adibiti ad attività industriali ed 
artigianali e assimilabili (E.8):

qve  nV / 3600 (7)

dove n è iI tasso di ricambio d’aria espresso in h‐1; V è il volume netto della zona 
termica considerata, espresso in m3, comprensivo di cucine, bagni, corridoi e 
locali di servizio. 
Portata mediata sul tempo del flusso d’aria k‐mo

qve,k ,mn   qve,0  q 've,x  1   k    qve,f bveFCve  qve,x k  k (8)


La portata di ventilazione in condizioni di riferimento (ventilazione per sola areazione
βk = 0), utilizzata per il calcolo della prestazione termica del fabbricato, si calcola
applicando un fattore di correzione alla portata minima di progetto di aria esterna.
Tale fattore rappresenta la frazione di tempo in cui si attua il flusso d’aria e tiene conto
dell’effettivo profilo di utilizzo e delle infiltrazioni che si hanno quando non si opera
l’areazione.

qve,k ,mn  qve,0,k fve,0,k (9)

fve,t,k fattore di correzione che rappresenta la frazione di tempo in cui si attua il 
flusso d'aria k‐asimo e che tiene conto dell'effettivo profilo di utilizzo e delle 
infiltrazioni che si hanno quando non si opera l’areazione. I valori del fattore di 
correzione sono riportati nel prospetto E.2 in funzione della destinazione d’uso.
Nel caso di abitazioni civili (E.1) e di edifici adibiti ad attività industriali ed artigianali e
assimilabili (E.8), assumendo un tasso di ricambio d’aria di progetto (per la
determinazione della portata minima di progetto di aria esterna) pari a 0,5 h‐1 e
applicando il fattore correttivo fve,t,k si ottengono i valori di tasso di ricambio d’aria
media giornaliera media mensile riportati nella seguente tabella.
È interessante notare come, nel caso di areazione, per gli edifici residenziali si hanno 
in sostanza gli stessi tassi di ricambi d’aria della precedente norma (0,3 vol/h), a 
differenza dei collegi, luoghi di ricovero, case di pena, caserme, conventi e alberghi, 
dove vi sono differenti valori a seconda dei diversi locali/zone. Nell’elenco di edifici 
trovano finalmente collocazione anche gli edifici adibiti ad attività industriali ed 
artigianali e assimilabili.
La portata di ventilazione effettiva, utilizzata per il calcolo della prestazione energetica 
dell’edificio, è invece calcolata tenendo in considerazione la modalità di ventilazione 
effettivamente esistente o definita nel progetto. Si possono avere i seguenti casi:

• edifici nei quali si ha la sola ventilazione naturale: in questo caso, il calcolo coincide con la 
portata di ventilazione in condizioni di riferimento;

• edifici nei quali si ha solo ventilazione meccanica. In questo caso, oltre alla portata nominale 
della ventilazione meccanica, è possibile calcolare la portata d’aria aggiuntiva media dovuta 
agli effetti del vento nel periodo di non funzionamento dell’impianto di ventilazione 
meccanica. Questo calcolo è effettuato conoscendo i valori di tasso di ricambio d’aria 
caratteristico medio giornaliero n50 (determinato in funzione della permeabilità all’aria 
dell’involucro, misurata eventualmente in opera secondo la norma UNI EN 13829 o valutata 
in funzione della permeabilità dei serramenti) e opportuni coefficienti di esposizione al vento 
(determinati in funzione della schermatura e dell’esposizione dell’edificio nei confronti del 
vento). Viene inoltre considerato un fattore di efficienza della regolazione dell’impianto di 
ventilazione meccanica.  Nel caso di recuperatori di calore, si rimanda all’appendice F per la 
determinazione dell’efficienza del sistema di recupero termico di ventilazione;
• edifici nei quali si ha ventilazione ibrida (copresenza di ventilazione meccanica e 
ventilazione naturale, che si ottiene tramite sistemi di aperture che vengono 
attivate quando si arresta la ventilazione meccanica): si usa l’Eq.(8). Quando la 
ventilazione meccanica è assente, la portata d’aria è dovuta alla aperture si sistemi 
per la ventilazione naturale. La portata da considerare è

qve  nV / 3600 (10)

con V il volume della zona e  il tasso di ricambio d’aria per ventilazione naturale 
fornito dai prospetti 12 e 13 per valutazioni sul progetto e standard.

• edifici nei quali la ventilazione meccanica è assicurata dall’impianto di 
climatizzazione: in questo caso, la portata d’aria si calcola solo per i periodi di non 
attivazione della climatizzazione, utilizzando le stesse formule del caso di sola 
ventilazione meccanica o ventilazione ibrida;
• ventilazione naturale (free‐cooling): in questo caso l’impianto di ventilazione 
meccanica è utilizzato, durante la stagione estiva, anche per la ventilazione 
notturna, in modo da raffrescare le strutture dell’edificio.

• Nel caso di valutazione adattata all’utenza, è possibile calcolare in maniera 
dettagliata la portata di ventilazione facendo riferimento alla norma UNI EN 15242, 
nonché fare riferimento alle norme UNI EN 13779 e UNI EN 15251 per determinare 
la portata di ventilazione richiesta per soddisfare l’esigenza di qualità dell’aria 
interna.
Apporti interni

a) Valutazione di progetto o standard
Cambia la formula per la determinazione degli apporti interni, per 
le valutazioni di progetto o standard, per le abitazioni di categoria 
E.1(1) e E.1(2) aventi superficie utile Af ≤120m2:

int  7.987 Af  0.0353 Af2 per Af  120m2 (11)

Per Af > 120m2 φint = 450W.


In generale, i nuovi valori risultano essere maggiori di quelli ottenuti con la 
precedente formula.
b) Valutazione adattata all'utenza

Per calcoli aventi scopi particolari possono essere utilizzati dati diversi a seconda dello 
scopo del calcolo. Nel seguito vengono forniti valori tipici degli apporti interni medi per 
diverse destinazioni d'uso, applicabili sia in condizioni invernali che estive, 
distinguendo tra:
‐ apporti globali;
‐ apporti dovuti agli occupanti;
‐ apporti dovuti alle apparecchiature.

Le sorgenti di energia termica presenti all'interno di uno spazio chiuso sono in genere 
dovute ad occupanti, acqua calda sanitaria reflua, apparecchiature elettriche, di 
illuminazione e di cottura.
Gli apporti interni di calore derivanti da queste sorgenti sono ricavabili in funzione 
della destinazione d'uso dei locali, utilizzando i seguenti prospetti.
Apporti interni latenti
Vengono inoltre introdotti prospetti e formule per il calcolo degli apporti interni latenti (per 
determinare i valori di portata massica di vapore acqueo dovuta alla presenza di persone e 
di apparecchiature).
Per valutazione sul progetto o standard si valuta la portata massica di vapore acqueo dovuta 
alla presenza di persone e apparecchiature per unità di superficie utile di pavimento (Gwv,Oc
+ Gwv,A)/Af mediata nel tempo è espressa secondo la destinazione d’uso come riportato nel 
prospetto E.3.

Per abitazioni di categoria E.1(1) e E.1(2) (Gwv,Oc + Gwv,A) è uguale a 250g/h.
Apporti solari sui componenti

• Il flusso termico k ‐esimo di origine solare, φsol ,k , espresso in W, si calcola con la 
seguente formula:

sol ,k  Fsh,ob,k Asol ,k Isol ,k (12)

dove:
‐ Fsh,ob,k = fattore di riduzione per ombreggiatura relativo ad elementi esterni relativo 
all'area di
captazione solare effettiva della superficie k ‐esima;
‐ Asol ,k = area di captazione solare effettiva della superficie k ‐esima con dato 
orientamento e angolo d'inclinazione sul piano orizzontale, nella zona o ambiente 
considerato [m2];
‐ Isol ,k = irradianza solare media mensile, sulla superficie k ‐esima, con dato 
orientamento e angolo d'inclinazione sul piano orizzontale [W/m2].
La norma UNI 10349: 1994 fornisce i valori medi mensili della irradiazione solare 
giornaliera in MJ/(m2∙giorno), relativamente ad una superficie orizzontale ed ai 
principali orientamenti (N, S, E e O, SE e SO, NE e NO).

I valori di irradianza solare totale media mensile in W/m2 possono essere ricavati dai 


valori di irradiazione solare giornaliera media mensile forniti dalla UNI 10349 (in 
MJ/(m2∙giorno)). Dunque dividendo il valore fornito dalla norma per 24 (ore) e per 
3,6. Oppure, anziché procedere così e rimoltiplicare poi il valore ottenuto per 
l’intervallo di tempo, ovvero la durata del mese in secondi, si possono prendere i 
valori giornalieri forniti dalla norma, moltiplicarli per il numero di giorni contenuti nel 
periodo di calcolo (mese) e convertire poi il risultato (che sarebbe sempre in MJ) in 
kWh dividendolo per 3.6.
Occorre tenere conto degli apporti termici dovuti alla radiazione solare incidente sulle 
chiusure opache. L'area di captazione solare effettiva di una parte opaca dell'involucro 
edilizio, Asol , è calcolata con la seguente formula:

Asol   sol ,c RseUc Ac (13)

dove:
‐ αsol ,c = fattore di assorbimento solare del componente opaco, In assenza di dati di 
progetto attendibili o comunque di informazioni più precise, il fattore di assorbimento 
solare di un componente opaco può essere assunto pari a 0,3 per colore chiaro della 
superficie esterna, 0,6 per colore medio e 0,9 per colore scuro;
‐ Rse = resistenza termica superficiale esterna del componente opaco, determinato 
secondo la UNI EN ISO 6946;
‐ Uc = è la trasmittanza termica del componente opaco;
‐ Ac = area proiettata del componente opaco.
L'area di captazione solare effettiva di un componente vetrato dell'involucro (per esempio 
una finestra), Asol , è calcolata con la seguente formula:

Asol  Fsh,gl g gl 1  FF  Aw ,p (14)

dove:
‐ Fsh,gl = fattore di riduzione degli apporti solari relativo all'utilizzo di schermature mobili;
‐ ggl = trasmittanza di energia solare della parte trasparente del componente;
‐ FF = frazione di area relativa al telaio, rapporto tra l'area proiettata del telaio e l'area 
proiettata totale del componente vetrato;
‐ Aw,p = area totale (proiettata sul piano della facciata di appartenenza) del componente 
vetrato (in pratica l'area del vano finestra).
I valori della trasmittanza di energia solare totale degli elementi vetrati (ggl ) possono 
essere ricavati moltiplicando i valori di trasmittanza di energia solare totale per incidenza 
normale ( g^ ) per un fattore di esposizione (Fw ) fornito dal prospetto 20 , per ciascun 
mese,  in funzione dell’esposizione e del tipo di vetro (nella vecchia norma era assunto 
pari a 0,9).

g gl  Fw g  (15)

I valori della trasmittanza di energia solare totale per incidenza normale degli elementi 
vetrati possono essere determinati attraverso la UNI EN 410. In assenza di dati documentati, 
si usa il seguente prospetto:
Il fattore di correzione dovuto al telaio, o fattore telaio (1 ‐ FF ), è pari al rapporto tra 
l'area trasparente e l'area totale dell'unità vetrata del serramento. In assenza di dati di 
progetto attendibili o comunque di informazioni più precise, si può assumere un 
valore convenzionale del fattore telaio pari a 0,8.
Effetto di schermature mobili
In assenza di dati di progetto attendibili o comunque di informazioni più precise, l'effetto 
delle eventuali schermature mobili può essere valutato attraverso i fattori di riduzione 
riportati nel seguente prospetto, essi sono definiti come il rapporto tra i valori di 
trasmittanza di energia solare totale della finestra con e senza schermatura (ggl+sh / ggl ).
Dal momento che g ingloba l’effetto dei dispositivi fissi di protezione solare quando 
presenti, i valori ottenuti di ggl andranno moltiplicati a seconda dei casi per i seguenti 
fattori di riduzione per ottenere ggl+sh. Come si può osservare gli schermi posizionati 
all’esterno provocano una maggiore riduzione del coefficiente di trasmissione 
(trasmittanza) solare ggl .
Degli effetti delle tendine mobili e delle protezioni solari mobili si deve tener con i 
coefficienti di utilizzo dei guadagni.
Nelle valutazioni di progetto e standard si prende in considerazione solo l'effetto delle 
schermature mobili permanenti, cioè integrate nell'involucro edilizio e non liberamente 
montabili e smontabili da parte dell'utente.
Gestione delle schermature mobili. 
Il fattore di riduzione degli apporti solari relativo all'utilizzo di schermature mobili, Fsh,gl , 
è ricavato dalla seguente espressione:

Fsh,gl  1  fsh,with  g gl  fsh,with g gl sh  / g gl (16)

dove:
‐ ggl è la trasmittanza di energia solare totale della finestra, quando la schermatura 
solare non è utilizzata;
‐ ggl+sh è la trasmittanza di energia solare totale della finestra, quando la schermatura 
solare è utilizzata;
‐ fsh,with è la frazione di tempo in cui la schermatura solare è utilizzata, pesata in base 
all'irraggiamento solare incidente; essa dipende dal profilo dell'irradianza solare 
incidente sulla finestra e quindi dal clima, dalla stagione e dall'esposizione.
Per ciascun mese e per ciascuna esposizione il valore di fsh,with può essere ricavato come 
rapporto tra la somma dei valori orari di irradianza maggiori di 300 W/m2 e la somma di 
tutti i valori orari di irradianza del mese considerato.
Nella valutazione di progetto o nella valutazione standard i valori di fsh,with devono essere 
ricavati dal seguente prospetto in funzione del mese e dell'orientamento. Per orientamenti 
non considerati nel prospetto, si procede per interpolazione lineare.
Ombreggiatura
Il fattore di correzione per ombreggiamenti fissi (shading correction factor) Fsh,ob è un 
fattore (che può variare tra 0 ed 1) per il quale viene moltiplicato il valore della radiazione 
solare incidente sulla superficie in esame per tenere conto dell'effetto di ombreggiatura 
permanente sull'elemento vetrato risultante da ostruzioni fisse circostanti quali: orizzonte, 
altri edifici, topografia (rilievi, alberi), aggetti o altri elementi dello stesso edificio, o 
spessore esterno al vetro del muro su cui il è inserito l'elemento in esame, se si tratta ad 
esempio di un elemento vetrato (imbotte).
Fsh,ob è definito dal rapporto tra l’irradianza solare totale effettivamente ricevuta dalla 
superficie captante in presenza delle ombreggiature permanenti nell’arco del mese, Is,ps , e 
l’irradianza solaretotale che la stessa superficie avrebbe ricevuto in assenza di 
ombreggiamenti fissi Is :
Is,ps
Fsh,ob  (17)
Is
Esso può essere calcolato in funzione dei fattori di ombreggiatura relativi ad ostruzioni 
esterne (Fhor ), ad aggetti orizzontali (Fov ) e verticali (Ffin ).

Fsh,ob  Fhor min  Fov , Ffin  (18)

dove:
‐ Fhor è il fattore di correzione parziale dovuto all’orizzonte costituito dalle ostruzioni 
presenti,
‐ Fov è il fattore di correzione parziale dovuto agli aggetti orizzontali (sopra l’apertura 
finestrata),
‐ Ffin è il fattore di correzione parziale dovuto agli aggetti verticali (laterali all’apertura 
finestrata).
I valori dei fattori di ombreggiatura dipendono dalla latitudine, dall'orientamento 
dell'elemento ombreggiato, dal clima, dal periodo considerato e dalle caratteristiche 
geometriche degli elementi ombreggianti.
Tali caratteristiche sono descritte da un parametro angolare, come evidenziato nelle
seguenti figure.
In particolare il fattore di correzione parziale dovuto all’orizzonte Fhor (terreno, alberi, 
ostruzioni urbane) dipende dall’angolo in verticale α (vedi figura), che è mediato lungo 
l’orizzonte visto dalla superficie finestrata in esame, da latitudine, orientamento, clima 
locale.
Si riportano a titolo indicativo nelle seguenti tabelle i valori di Fhor per alcuni climi tipici e 
per una stagione di riscaldamento che va da Ottobre ad Aprile, per tre latitudini e 
quattro orientamenti. Si possono fare interpolazioni per ricavare valori relativi a 
situazioni diverse.
La norma attuale fornisce i valori medi mensili di tutti i 12 mesi e per varie latitudini 
italiane.
I COEFFICIENTI DI UTILIZZO DEGLI APPORTI E DEGLI SCAMBI TERMICI (PARAMETRI
DINAMICI)
Per calcolare la domanda termica invernale (QH,nd ) ed estiva (QC,nd ) degli spazi 
confinati (dell’edificio o delle sue singole ZT) in base alle eq. (7) ed (8) sono necessari i 
coefficienti di utilizzo degli apporti termici, nella stagione di riscaldamento, e delle 
dispersioni nella stagione calda.
Questi coefficienti consentono di tener conto del ruolo svolto dall’inerzia termica delle 
masse costituenti l’edificio in regime dinamico (parametri dinamici). Essi vengono 
calcolati come di seguito illustrato.
Il fattore di utilizzazione degli apporti termici ηH,gn è un fattore di riduzione degli stessi
che serve a compensare le dispersioni addizionali che si verificano (a causa delle 
maggiori temperature interne raggiunte) quando i guadagni sono maggiori delle 
dispersioni.
Anche nel periodo freddo i guadagni termici, dovuti al Sole od alle fonti interne, 
possono non essere utili o risultare degli oneri (dei carichi per l’impianto), quando non 
sono in fase con la domanda termica. Questo vale in particolare per i guadagni solari, 
che sono massimi quando le dispersioni sono minime. In questi casi i guadagni, se sono 
di entità superiore a quella delle dispersioni, anziché contribuire a coprire il carico da 
riscaldamento, provocano surriscaldamento; dunque possono tradursi semplicemente 
in dispersioni maggiori oppure, nei periodi meno freddi, in carichi addizionali
di raffrescamento per l’impianto di climatizzazione. Il loro coefficiente di utilizzo 
aumenta con la capacità termica della ZT, ovvero con la sua capacità di accumulare il
calore relativo ai guadagni ed utilizzarlo in tempi differiti, riducendo così lo sfasamento 
tra domanda ed offerta.
Il fattore di utilizzo viene calcolato in funzione dei parametri ϒH e  .

Qgn
H  (19)
QH ,ht

mentre il secondo ( ) rappresenta la costante di tempo della zona termica 
espressa in ore e così definita:

Cm

H tr ,adj  Hve,adj  3600 (20)

dove Cm è la capacità termica interna della zona termica o dell’edificio [J/K], calcolata 
come di seguito illustrato, ed al denominatore compare la somma dei coefficienti di 
scambio termico per trasmissione e ventilazione prima definiti [W/K], corretto per tenere 
conto della differenza di temperatura interno‐esterno, somma che costituisce il 
coefficiente globale di scambio termico della zona, definibile anche come segue:
QH ,ht
H
Ti  Te  (21)

Il fattore di utilizzazione dei guadagni termici H,gn è quindi così calcolato:

per H >0 e H <>1

1   Ha H

H ,gn  (22)
1   Ha 1
H

per H =1 

aH
H ,gn  (23)
aH  1
dove a è un parametro numerico dipendente dalla costante di tempo  e così definito:

H
aH  aH ,0  (24)
 H ,0

Con riferimento al periodo di calcolo mensile si può assumere aH,0 = 1 e H,0 = 15 h.


In generale i valori di del parametro numerico a0 e di 0 , valore di riferimento della 
costante di tempo, sono forniti nella seguente tavola. Essi possono anche essere 
disponibili a livello nazionale.
Il fattore di utilizzazione delle dispersioni termiche C,ls per il calcolo del fabbisogno 
termico da raffrescamento si calcola nel seguente modo:

per C >0 e C <>1

1   C a C

C ,ls  (25)
1   C( a 1)
C

per C =1 
aC
C ,ls  (26)
aC  1

per C =0 :  C,ls= 1 (27)


dove:
Qgn
C  (28)
QC ,ht

dove a è un parametro numerico dipendente dalla costante di tempo  e così definito:

 Aw
aC  aC ,0  k (29)
 C ,0 Apav

Dove Aw rappresenta l’area finestrata e Apav l’area del pavimento della zona 


termica.
Con riferimento al periodo di calcolo mensile si può assumere aC,0 = 8,1, C,0 = 17 h 
e k = 13.
La capacità termica interna dell’edificio [J/K], necessaria al calcolo della costante di 
tempo della ZT dunque dei fattori di utilizzazione, può essere calcolata analiticamente 
sommando le capacità termiche di tutti gli elementi edilizi in diretto contatto con l’aria 
interna della zona in esame:
C    j A j    ij cij d ij A j
j ji (30)

dove:
j : è la capacità termica superficiale (areale) dell’elemento edilizio j‐esimo [J/(m2∙K)],
Aj : è l’area dell’elemento j‐esimo [m2],
j i : è la densità del materiale costituente lo strato i‐esimo dell’elemeto j‐esimo [kg/m3],
ci j : è la capacità termica specifica del materiale dello strato i‐esimo dell’elemeto j‐esimo
[J/(kg∙K)],
di j : è lo spessore dello strato i‐esimo dell’elemeto j‐esimo.

La sommatoria è estesa a tutti gli strati di ogni elemento, partendo dalla superficie interna 
e procedendo fino al primo strato di isolante. Il massimo spessore da considerare è quello 
corrispondente alla metà dello spessore (profondità) dell’elemento, oppure, se minore di 
essa, uno spessore di 10 cm quando si vuole calcolare il fattore di utilizzazione (dei 
guadagni), od uno spessore di 3cm quando si vuole calcolare l’effetto dell’intermittenza.
Il calcolo della capacità termica interna dei componenti della struttura edilizia deve essere 
effettuato secondo la UNI EN ISO 13786.
Limitatamente agli edifici esistenti, in assenza di informazioni precise sulla reale 
costituzione delle strutture edilizie, la capacità termica interna della zona termica può 
essere stimata in modo semplificato sulla base del prospetto sotto riportato.