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Corso di Fluidodinamica

Anno accademico 2015/2016

Prof. Gennaro Cardone

gennaro.cardone@unina.it Tel. 081 7682529

MATERIALE DIDATTICO

Gasdinamica, Giovanni M. Carlomagno, ed. Liguori, 2009 Appunti e Slides dal sito www.docenti.unina.it

RICEVIMENTO ALLIEVI

Mercoledì 10:30-12:30 Venerdì 10:30-12:30 (X piano - p.le Tecchio 80)

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Dove è presente il corso di Fluidodinamica ?

Fluidodinamica

nei corsi di Laurea L-9 in Ingegneria Meccanica in ITALIA

Politenico di Milano

Politecnico di Torino

Università di Bologna

Università di Genova

Università di Roma “Sapienza”

Università di Roma 2

Università di Roma 3

Seconda Università di Napoli

Università di Salerno

Politecnico di Bari

FLUIDODINAMICA 7 CFU obbligatori tutti gli indirizzi (3 anno)

MECCANICA DEI FLUIDI 6 CFU obbligatori (3 anno)

MECCANICA DEI FLUIDI 6 CFU obbligatori (3 anno)

MECCANICA DEI FLUIDI 6 CFU obbligatori (2 anno)

FLUIDODINAMICA 9 CFU obbligatori (2 anno)

FLUIDODINAMICA 6 CFU obbligatori (2 anno) indirizzo energia

MECCANICA DEI FLUIDI 10 CFU obbligatori (2 anno)

FLUIDODINAMICA 9 CFU obbligatori (2 anno)

MECCANICA DEI FLUIDI 6 CFU obbligatori (2 anno)

FLUIDODINAMICA 6 CFU obbligatori (3 anno)

Fluid Mechanics in

Undergraduate Mechanical engineering course in the World

Top Mechanical Engineering Schools

Based on the QS World University Rankings by Subject 2015

•Massachusetts Institute of Technology (MIT) Fluid Dynamics 6 Unit (Required Core Subjects: First Level) •Stanford University Introductory Fluids Engineering 4 Unit (req'd) in Engineering Depth Fluid Mechanics 4 Unit (req'd) in Engineering Depth •University of Cambridge Fluid Mechanics I, Fluid Mechanics II (Core Course) •University of California, Berkeley (UCB) Fluid Mechanics 3 Unit (Core Course) •University of Michigan Fluid Mechanics 3 Unit (Mechanical engineering core course) •Imperial College London Fluid Mechanics I, Fluid Mechanics II (Core Course)

•Georgia Institute of Technology Fluid Mechanics 3 UNIT (Core Course) •National University of Singapore (NUS) Fluid Mechanics I 4 unit (ME Core Subjects)

3

Unit = 5 CFU

4

Unit = 6,66 CFU

6

Unit = 10 CFU

Fluido ?

Si definisce fluido un materiale (generalmente costituito da una sostanza o

da una miscela di più sostanze) che si deforma illimitatamente (fluisce) se sottoposto a uno sforzo di taglio, indipendentemente dall'entità di quest'ultimo: è un particolare stato della materia che comprende i liquidi, i gas, il plasma e, in taluni casi, i solidi plastici.

Fluidodinamica ?

La Fluidodinamica è quella parte della meccanica dei fluidi che studia il comportamento dei fluidi in movimento.

La risoluzione di un problema fluidodinamico comporta, in genere, la risoluzione

di equazioni differenziali per il calcolo di diverse proprietà del fluido, come, ad

esempio, velocità, pressione, densità, e temperatura, in funzione dello spazio e del tempo.

Applicazioni

La fluidodinamica e le sue discipline derivate (come ad esempio, aerodinamica, idrostatica, idrodinamica, idraulica etc) hanno una grande varietà di campi di applicazione

aerodinamica, idrostatica, idrodinamica, idraulica etc ) hanno una grande varietà di campi di applicazione Hoover Dam

Hoover Dam

Applicazioni: Civili

Applicazioni: Civili Hoover Dam
Applicazioni: Civili Hoover Dam

Hoover Dam

Applicazioni: Macchine

Applicazioni: Macchine
Applicazioni: Macchine

Applicazioni: Trasporti

Applicazioni: Trasporti
Applicazioni: Trasporti
Applicazioni: Trasporti
Applicazioni: Trasporti

Applicazioni: Trasporti

Applicazioni: Trasporti
Applicazioni: Trasporti

Applicazioni: Energia

Applicazioni: Energia
Applicazioni: Energia
Applicazioni: Energia

Applicazioni: Miscellanea

Applicazioni: Miscellanea
Applicazioni: Miscellanea
Applicazioni: Miscellanea
Applicazioni: Miscellanea
Applicazioni: Miscellanea
Applicazioni: Miscellanea

p

ρ

g

+

V

TEOREMA DI BERNOULLI
2

2 g

+ z

= cost

z

p ρ g + V TEOREMA DI BERNOULLI 2 2 g + z = cost z

ESAME

• Esami propedeutici:

Fisica generale I, Fisica matematica

• Prova Orale: prima domanda esercizio

• Date esami:

• Dicembre 2016

20

11

Gennaio 2017

25

Gennaio 2017

8 Febbraio 2017

22

Febbraio 2017

• Marzo 2017 (fuori corso)

22

Organizzazione Corso

• Introduzione

• Equazioni di Bilancio

• Fluidostatica

• Moti unidimensionali

• Moti in condotti con attrito

• Moti compressibili

• Cenni di Aerodinamica esterna

STUDIO DI UN FENOMENO FISICO

Descrizione del fenomeno

Identificazione delle ipotesi e delle approssimazioni

Modellazione del fenomeno e individuazione delle variabili

Applicazione dei principi e delle leggi fisiche

Scrittura delle equazioni che governano il fenomeno

Risoluzione delle equazioni con le condizioni al contorno

Verifica della qualità e della validità dei risultati

LEGGI FONDAMENTALI DELLA TERMODINAMICA CLASSICA

Legge zero I legge

II legge

Postulato di Nernst

LEGGI FONDAMENTALI DELLA TERMODINAMICA CLASSICA Legge zero I legge II legge Postulato di Nernst
LEGGI FONDAMENTALI DELLA TERMODINAMICA CLASSICA Legge zero I legge II legge Postulato di Nernst
LEGGI FONDAMENTALI DELLA TERMODINAMICA CLASSICA Legge zero I legge II legge Postulato di Nernst
LEGGI FONDAMENTALI DELLA TERMODINAMICA CLASSICA Legge zero I legge II legge Postulato di Nernst
LEGGI FONDAMENTALI DELLA TERMODINAMICA CLASSICA Legge zero I legge II legge Postulato di Nernst

SISTEMA TERMODINAMICO

Un sistema termodinamico Σ si può definire in termini di un volume di controllo V (formulazione Euleriana) o di una massa di controllo (formulazione Langrangiana).

una massa di controllo  ( formulazione Langrangiana ). Formulazione euleriana Formulazione lagrangiana V è
una massa di controllo  ( formulazione Langrangiana ). Formulazione euleriana Formulazione lagrangiana V è
una massa di controllo  ( formulazione Langrangiana ). Formulazione euleriana Formulazione lagrangiana V è
una massa di controllo  ( formulazione Langrangiana ). Formulazione euleriana Formulazione lagrangiana V è

Formulazione euleriana

 ( formulazione Langrangiana ). Formulazione euleriana Formulazione lagrangiana V è fisso nel tempo  è
 ( formulazione Langrangiana ). Formulazione euleriana Formulazione lagrangiana V è fisso nel tempo  è
 ( formulazione Langrangiana ). Formulazione euleriana Formulazione lagrangiana V è fisso nel tempo  è
 ( formulazione Langrangiana ). Formulazione euleriana Formulazione lagrangiana V è fisso nel tempo  è
 ( formulazione Langrangiana ). Formulazione euleriana Formulazione lagrangiana V è fisso nel tempo  è

Formulazione lagrangiana

V

è fisso nel tempo

è fissa nel tempo.

V

può essere pluri o semplicemente

Le dimensioni di V, (forma e locazione)

connesso

possono variare nel tempo.

D sono superfici chiuse, materiali, o fittizie La massa contenuta in V è, in generale, funzione del tempo

L'estensione è fissata in termini del volume del sistema V

La superficie D delimitante il volume V

occupato dalla massa di controllo

(in forma e dimensioni) nel tempo. La connessione di V può variare nel tempo.

L'estensione del sistema e fissata in termini della massa del sistema

varia

ESEMPI DI SCELTA DEL SISTEMA DI CONTROLLO

ESEMPI DI SCELTA DEL SISTEMA DI CONTROLLO Formulazione Euleriana (sistema a volume costante; il tratto di

Formulazione Euleriana (sistema a volume costante; il tratto di condotto rigido)



Formulazione Lagragiana (sistema a massa costante; il gas nel palloncino deformabile)

GRANDEZZE ESTENSIVE

Una grandezza G si dice estensiva se il suo valore, in un sistema in cui è distribuita in modo uniforme, è linearmente proporzionale all'estensione del sistema stesso.

Se G è funzione solo di altre grandezze estensive G = f(G i ); (i = 1, 2, essa è una funzione omogenea di primo grado nelle G i

G gode inoltre della proprietà di additività

G

tot

=

n

i = 1

G

i

, k),

Sono grandezze estensive: il volume, la massa, il numero di moli, la quantità di moto, l'energia cinetica, l'entropia, l'energia interna, etc

Una funzione si dice omogenea di grado α se, moltiplicando le variabili da cui dipende per uno stesso fattore β > 0, essa risulta moltiplicata per β α ; ad esempio: f(βx, βy) = β α f (x,y); y = x 2 y(βx) = β 2 x 2 .

UNIFORMITÀ DI UNA GRANDEZZA ESTENSIVA

Il concetto di distribuzione uniforme di una grandezza estensiva rappresenta il grado di omogeneità con il quale la grandezza estensiva è distribuita all’interno di un sistema

Definizione ingegneristica di uniformità: Dato un sistema di volume V , lo si suddivida in un numero arbitrario n di sottosistemi (con n intero positivo) ciascuno di volume V = V /n. Il valore di una qualsiasi grandezza estensiva G in ciascuno dei sottosistemi sarà pari a G i (i = 1, n) e in generale diverso da sottosistema a sottosistema.

Indicando rispettivamente con G max e G min il valore massimo e il valore minimo degli n valori G i , la massima differenza tra i valori dei G i nei diversi sottosis-temi potrà quindi essere individuata dalla quantità:

,

δ G

= G

max

G

min

L’uniformità del sistema sarà senz’altro assicurata se, qualunque sia il valore di n, cioé la suddivisione fatta, è sempre verificata la condizione:

δ G /

G

i

0

GRANDEZZE INTENSIVE

è una grandezza il cui valore (in un sistema

uniforme) non dipende dall'estensione del sistema stesso.

Una grandezza intensiva è omogenea di grado zero di grandezze estensive.

La temperatura, la pressione e la velocità di un fluido sono esempi di grandezze intensive

Una grandezza intensiva I

GRANDEZZE SPECIFICHE

Una grandezza specifica è una grandezza estensiva riferita all'unità di estensione infinitesima.

Una grandezza estensiva G si può rendere specifica rispetto a qualsiasi altra grandezza estensiva G' di riferimento che caratterizzi l'estensione del sistema.

Nella maggior parte dei casi G' si identifica con la massa, o con il volume.

GRANDEZZE SPECIFICHE

G

riferita all'unità di massa si indicherà con g (densità massica di G).

G

riferita all'unità di volume con g + (densità volumetrica di G).

Tutte le grandezze specifiche riferite all'unità di massa si indicano con la lettera minuscola corrispondente a quella (maiuscola) con la quale si indica la grandezza estensiva.

Per le grandezze specifiche riferite all'unità di volume, alla lettera minuscola si appone l'apice + .

Fa eccezione la densità volumetrica di massa, o più sinteticamente densità di massa (massa riferita all'unità di volume), che si indica con la lettera greca ρ .

Ad esempio, la grandezza estensiva entropia si indica con S, l'entropia per unità di massa con s e quella per unità di volume con s + .

Valgono le relazioni:

Δ

 

lim

Δ

V

0

Δ V

= ρ

g

+ = g ρ

;

g = v g

+

;

v =

1

ρ

GRANDEZZE SPECIFICHE

Le dimensioni di una grandezza specifica sono:

[

g

]

[

G

]

;

[

g

+

]

[

G

]

3

L

Le grandezze specifiche g e g + conservano lo stesso ordine tensoriale delle grandezze dalle quali vengono derivate.

La densità, il volume specifico, l'energia cinetica, per unità di massa o per unità di volume del fluido, sono esempi di grandezze specifiche.

La velocità, già indicata come grandezza intensiva, se intesa come quantità di moto per unità di massa, rappresenta anch’essa una grandezza specifica.

GRANDEZZE SCALARI, VETTORIALI, TENSORIALI

Una grandezza scalare (o, più semplicemente, uno scalare) è descritta e caratterizzata in modo completo, in un prescelto sistema di unità di misura, da un numero (positivo o negativo).

Le grandezze scalari sono invarianti rispetto ad una qualunque trasformazione del sistema delle coordinate di riferimento. Esempi sono: la massa, il volume, la temperatura, la densità, il volume specifico, la pressione in un fluido in quiete.

Uno scalare è anche definito come un tensore di ordine zero.

Una grandezza vettoriale (o, un vettore) è descritta e caratterizzata in modo completo da un valore numerico e da una direzione orientata.

Una grandezza vettoriale può essere considerata come somma di tre vettori diretti secondo tre direzioni di riferimento prefissate, le cui intensità vengono chiamate componenti (3 scalari) della grandezza stessa

Se le direzioni prefissate sono costanti per ogni punto dello spazio, il sistema di riferimento si dice cartesiano e, se in particolare queste direzioni sono mutuamente ortogonali, il sistema viene detto cartesiano ortogonale

GRANDEZZE SCALARI, VETTORIALI, TENSORIALI

Una grandezza vettoriale è detta assoluta se essa è invariante rispetto al sistema di riferimento; non saranno ovviamente tali le sue componenti.

Esempi di grandezze vettoriali, non necessariamente assolute, sono: le forze applicate, la velocità, l'accelerazione, la quantità di moto, la velocità angolare, etc.

Un vettore è anche definito come un tensore di ordine uno e viene generalmente indicato con una sottolineatura V.

Una grandezza tensoriale del secondo ordine (o, più semplicemente, un tensore) è una grandezza fisica associata agli enti geometrici punto, direzione orientata e giacitura orientata (ovvero punto e due direzioni orientate, potendosi rappresentare la giacitura con la direzione normale alla giacitura stessa). Essa viene generalmente indicata con due sottolineature.

GRANDEZZE SCALARI, VETTORIALI, TENSORIALI

In uno spazio a 3 dimensioni ci sono 3 giaciture indipendenti (piani coordinati), per cui un tensore ha tre componenti vettoriali (non assolute) associate a ciascuna delle tre giaciture.

Alternativamente, poiché in uno spazio a 3 dimensioni ci sono 3 × 3 = 9 coppie indipendenti di direzioni di riferimento (coppie coordinate), il tensore ha nove componenti scalari (anche esse non assolute), associate a ciascuna delle coppie coordinate.

Tutte le grandezze associate ad un punto ed a due direzioni orientate sono grandezze tensoriali del secondo ordine che vengono indicate con una doppia sottolineatura.

Analogamente a quanto detto per i vettori, il tensore assoluto è una grandezza invariante rispetto al sistema di riferimento, ma non sono tali le sue componenti (nè le vettoriali, nè le scalari)

Esempi di tensori sono gli sforzi superficiali, i momenti di inerzia etc

FLUSSO DI UNA GRANDEZZA ESTENSIVA

Una delle caratteristiche più essenziali (ai fini termodinamici) delle grandezze estensive è che esse (e solo esse) possono fluire (possono cioè essere scambiate tra il sistema e il suo ambiente).

Si definisce flusso di una grandezza estensiva G in un punto, la

Φ

G

grandezza che dà, in intensità e direzione, la quantità di G che fluisce per unità di superficie e per unità di tempo.

Associata al concetto di flusso è quindi una direzione orientata riconoscibile dalla direzione secondo la quale la grandezza fluisce. Pertanto, se la gran- dezza G è un tensore di ordine k, il flusso di G è un tensore di ordine k + 1.

Esempio: il flusso di massa è un vettore (tensore di ordine uno) essendo la massa uno scalare (tensore di ordine zero), il flusso di quantità di moto è un tensore del secondo ordine essendo la quantità di moto un vettore e così via.

FLUSSO DI UNA GRANDEZZA ESTENSIVA

Le dimensioni del flusso sono:

[

]

Φ G

[

G

]

2

L t

Nella definizione di flusso è insito il concetto di trasporto di una grandezza, e quindi di velocità, come può del resto dedursi dalle dimensioni stesse del flusso infatti

[

]

Φ

G

[

G

]

L

3

L t

[g

+

][V ]

[V] dimensioni di una velocità

Il flusso può essere comunque espresso come prodotto della densità volumetrica della grandezza G per una opportuna velocità W.

Φ

G

= g

+

W = ρ g W

Il flusso dipende, in generale, dal sistema di riferimento.

FLUSSO DI UNA GRANDEZZA ESTENSIVA

Introducendo la velocità V di una particella elementare (più propriamente la velocità V del centro di massa di una particella elementare) è possibile effet- tuare una importante scomposizione del flusso di una grandezza estensiva G.

Φ

G

= ρ gV + J

G

La precedente relazione opera una scomposizione del flusso totale di G, [misurato in un sistema di riferimento galileiano (,ξ,η,ζ)] in due parti:

che risulta pari al prodotto

della densità volumetrica (ρ g) di G per la velocità di massa V della particella elementare anch'essa misurata nel sistema di riferimento (,ξ,η,ζ). Esso rappresenta la G che si accompagna alla massa che fluisce;

che rappresenta la differenza

tra il flusso totale e quello macroscopico e che risulta diverso da zero se il trasporto della grandezza G non è dovuto unicamente al trasporto convettivo (il quale è associato al moto del centro di massa della particella), ma ad un fenomeno di diffusione della grandezza G (pressione, flusso di calore, ecc.).

a) un flusso convettivo o macroscopico

b) un flusso diffusivo o microscopico

PRODUZIONE DI UNA GRANDEZZA ESTENSIVA

Una grandezza estensiva, oltre a fluire può, in generale, essere prodotta (in senso algebrico), cioè può essere creata o distrutta (ad es. reazioni chimiche)

La produzione di una grandezza estensiva può, ovviamente, variare da punto a punto del sistema ed, in ogni punto, da istante a istante

Si definisce quindi la produzione di una grandezza estensiva G in un punto la quantità di G che si crea o si distrugge per unità di volume e per unità di tempo nel punto considerato.

Se la produzione di una grandezza è sempre identicamente nulla, si dice che la stessa si conserva o, equivalente mente, che la grandezza è conservativa

Le dimensioni della produzione sono:

[

+

g

]

[

G

]

3

L t

PRODUZIONE DI UNA GRANDEZZA ESTENSIVA

Si può definire anche la produzione di G per unità di massa e unità di tempo che sarà indicata con:

g= v g

+

;

g

+

= ρ g

A titolo di esempio, si noti che la produzione della quantità di moto ha le dimensioni:

[

V

]

3

L t

[

ρ

][a]

(dove con [a] sono state indicate le dimensioni di un'accelerazione) per cui essa ha le dimensioni di una forza per unità di volume.

Le dimensioni tensoriali della produzione sono le stesse di quelle della grandezza G da cui essa è derivata.

IL CAMMINO LIBERO MEDIO MOLECOLARE E L'IPOTESI DEL CONTINUO

La materia, pur apparendo macroscopicamente continua, è di fatto costituita da un numero elevatissimo di particelle discrete, che si chiamano molecole.

Nel famoso libro sulla teoria cinetica dei gas, scritto nel 1940, Sir J.Jeans dice:

“Un uomo, ogni volta che inspira o espira, scambia con l'ambiente circa 400cm 3 di aria. Come si vedrà poi, ogni singolo respiro contiene circa 10 22 molecole. È stato stimato che tutta l'atmosfera della terra è costituita da circa 10 44 molecole.

Quindi, una molecola sta, rispetto al numero di molecole contenute in un respiro, nello stesso rapporto con il quale queste ultime stanno rispetto al numero di molecole contenute in tutta l'atmosfera”. 10 44 : 10 22 = 10 22 : 1

Se si suppone che l'ultimo respiro (e cioè, l’espirazione, dopo che è stato pugnalato) di Giulio Cesare, al giorno d'oggi (dopo circa 2000 anni), si sia com- pletamente disperso nell'atmosfera, statisticamente un individuo ogni volta che inspira, immette nei suoi polmoni una molecola di questa sua espirazione.

Inoltre, poiché i nostri polmoni contengono circa 2 litri di aria, verosimilmente ognuno di noi ha nei suoi polmoni circa 5 molecole dell'ultimo respiro di Giulio Cesare!

IL CAMMINO LIBERO MEDIO MOLECOLARE E L'IPOTESI DEL CONTINUO

Un gas, macroscopicamente continuo, è quindi costituito da un elevatis- simo numero di molecole.

Una mole di gas (e cioè una massa di gas in grammi pari al numero che esprime la massa molecolare del gas) contiene un numero di Avogadro

N = 6.023x10 23 di molecole (ad es.: 4g di He, 28g di N 2 , 32g di O 2 , ecc.).

Una mole di gas, a temperatura e pressione normali (T = C; p = 1ata), occupa circa 22.4litri.

Perciò, a 20°C e p = 1ata, 400cm 3 di aria contengono 10 22 molecole.

Per l'aria in condizioni normali, la distanza tra le molecole è pari a circa 10 volte il loro diametro equivalente. = (22.4 x 10 -3 /N) 1/3 = 3.3 x 10 -9 m.

Le molecole si muovono continuamente, piuttosto indipendentemente l'una dall'altra salvo che negli istanti in cui urtano tra loro (nell’aria in condizioni normali, ogni molecola subisce circa 7 miliardi di urti al secondo).

La traiettoria delle molecole tra due urti consecutivi può essere considerata abbastanza rettilinea, poiché le forze intermolecolari (tra le molecole) sono molto deboli salvo che durante gli urti.

IL CAMMINO LIBERO MEDIO MOLECOLARE E L'IPOTESI DEL CONTINUO

i quali esse 3 λ fluidodinamica.
i
quali
esse
3
λ
fluidodinamica.

Cammino libero medio molecolare

esse 3 λ fluidodinamica. Cammino libero medio molecolare Il cammino libero medio molecolare media percorsa dalla

Il cammino libero medio molecolare

media percorsa dalla molecola tra due urti consecutivi.

è definito come la distanza

Poiché gli urti tra le molecole sono quelli mediante

scambiano sia energia, che quantità di moto, il cammino libero medio

molecolare è una grandezza molto importante in

Validità dell’ipotesi di continuità del sistema

L’ipotesi del continuo comporta che nel sistema esista, comunque, un

volumetto

(
(
comporta che nel sistema esista, comunque, un volumetto ( in esame ) ma molto più grande

in esame

) ma molto più grande del cubo del cammino libero medio

molto più piccolo del volume di controllo

).

libero medio molto più piccolo del volume di controllo ). molecolare ( Infatti, ciò garantisce che
libero medio molto più piccolo del volume di controllo ). molecolare ( Infatti, ciò garantisce che

molecolare (

Infatti, ciò garantisce che in

molecole e che in

Difatti, come si vedrà, per l’aria in condizioni normali = 7.2x10 -8 m, un

per l’aria in condizioni normali = 7.2x10 - 8 m , un sia presente un elevato

sia presente un elevato numero di

.= 7.2x10 - 8 m , un sia presente un elevato numero di esista un numero

7.2x10 - 8 m , un sia presente un elevato numero di . esista un numero

esista un numero elevato di

λ

cubetto di lato contiene circa 10 4 molecole, quantità già molto elevata.

di . esista un numero elevato di λ cubetto di lato contiene circa 10 4 molecole,

STIMA DEL CAMMINO LIBERO MEDIO MOLECOLARE

STIMA DEL CAMMINO LIBERO MEDIO MOLECOLARE La velocità media di una molecola sia pari a .

La velocità media di una molecola sia pari a .

La molecola percorrerà nel tempo

di lunghezza mediamente pari a

percorrerà nel tempo di lunghezza mediamente pari a una traiettoria . Nel percorrere questo spazio la
percorrerà nel tempo di lunghezza mediamente pari a una traiettoria . Nel percorrere questo spazio la

una traiettoria

.
.

Nel percorrere questo spazio la molecola entrerà in

collisione con tutte le altre molecole contenute nel

, le quali, se si

indica con n il numero di molecole presente per unità

di volume, risultano pari a

di molecole presente per unità di volume, risultano pari a volume da essa spazzato . Infatti,

volume da essa spazzato

.
.

Infatti, due molecole entrano in collisione quando i loro centri sono a una distanza inferiore al loro diametro d e cioè quando il centro della molecola urtata entra nella cosiddetta sezione d’urto di quella presa in considerazione.

Il rapporto tra lo spazio percorso ed il numero di urti (numero di molecole contenute nel volume spazzato) rappresenta il cammino libero medio della

, qui stimato con l'approssimazione che tutte le altre molecole

molecola

della , qui stimato con l'approssimazione che tutte le altre molecole molecola siano ferme : ;

siano ferme:

della , qui stimato con l'approssimazione che tutte le altre molecole molecola siano ferme : ;

; a = approssimato

CAMMINO LIBERO MEDIO MOLECOLARE

Una più esatta espressione del cammino libero medio molecolare è la seguente:

λ

=

1 2 2 π d n
1
2
2
π
d n

Il cammino libero medio molecolare consente di introdurre un numero adimensionale (in quanto rapporto di due lunghezze), chiamato numero di Knudsen Kn, definito come

Kn = λ /L

REGIMI DI MOTO

Per Kn δ <10 -2 , il moto può essere considerato continuo, nel qual caso la velocità del fluido in prossimità della parete risulta uguale a quella della parete stessa (ipotesi di continuità). Se la parete è ferma, anche il fluido è fermo.

Per 10 -2 < Kn δ <10 -1 , si può continuare a considerare il moto continuo nel campo di moto, ma la velocità del fluido alla parete può essere diversa da quella della parete (slip flow).

Per 10 -1 < Kn δ < 3, il regime di moto è detto di transizione. Il regime

di transizione risulta molto complesso da trattare.

Per Kn δ > 3, si passa al regime di molecole libere. In quest'ultimo regime, gli effetti degli urti tra le molecole e la superficie solida di un corpo sono predominanti rispetto a quelli dovuti agli urti tra le molecole stesse (modello newtoniano).

Valutazione del cammino libero medio molecolare

mean free path
mean free path

d = 3.4 x 10 -10 m

Valutazione del cammino libero medio molecolare

7.2 x 10 -8 m
7.2 x 10 -8 m

LOGICA DEL BILANCIO

Dato un campo di moto di un fluido, le grandezze incognite necessarie a caratterizzarlo sono di due tipi:

termodinamiche

cinematiche

Le incognite fondamentali sono costituite da tutte le grandezze estensive (ad

es. la massa , l'energia totale

per ciascuna di queste grandezze si può formulare un'equazione del bilancio.

t , l'entropia S, la quantità di moto V) e

E

LOGICA DEL BILANCIO

Detta G una qualunque grandezza estensiva, il bilancio di questa grandezza nel sistema Σ può essere espresso mediante una formulazione a blocchi:

Variazione di G in Σ

=

Interazione

con l'ambiente esterno via

D

+

Produzio ne per cause interne in

V

Equazione formale del bilancio

LOGICA DEL BILANCIO

Se la grandezza G è conservativa l’equazione del bilancio diventa:

Variazione di G in Σ

=

Interazione

con l'ambiente esterno via D

Equazione formale della conservazione

FORMULAZIONE DEL BILANCIO

G

t

=

V

g

+

(r ,

G =

t)d

V

=

V

dG t

dt

=

d

dt

V

g

+

d

V

=

ρ (

r,

t) (r

g

,

V

V

ρ

gd V

ρ gd

V

=

t)d

V = G

( )

G t

t

(t)

V ρ gd V ρ gd  V = t ) d V = G (

La portata elementare della grandezza estensiva G che

attraversa dD è data dalla quantità:

Φ

Φ G

G

G che attraversa dD è data dalla quantità: Φ G Φ G ⋅ n dD (
G che attraversa dD è data dalla quantità: Φ G Φ G ⋅ n dD (
G che attraversa dD è data dalla quantità: Φ G Φ G ⋅ n dD (
G che attraversa dD è data dalla quantità: Φ G Φ G ⋅ n dD (
G che attraversa dD è data dalla quantità: Φ G Φ G ⋅ n dD (

Φ

G

n dD

(Φ

G

)

n

dD

=

D

Portata totale

(

Φ

G

n ) dD

attraversa dD è data dalla quantità: Φ G Φ G ⋅ n dD ( Φ G
attraversa dD è data dalla quantità: Φ G Φ G ⋅ n dD ( Φ G

FORMULAZIONE DEL BILANCIO

d

dt

V

ρ

gd

V

=

D

(

Φ

G

)

n dD

+

V

ρ

gd

V

Se la superficie D del sistema Σ non è fissa rispetto al sistema di

riferimento in cui è valutata la V, ma è dotata di una velocità

V

s

Φ

d

dt

G

= ρ gV + J

G

V

ρ

gd

V +

D

[

+

D

(

J

G

)

n dD

=

(

= ρg V V

(

g V

ρ

V

s

V

ρ

gd V

)

s

)

+ J

]

n dD

G

+

BILANCIO DELL'ENTROPIA PER UN SISTEMA CHIUSO (II PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA)

Per sistemi puramente meccanici (con scambi di energia che avvengono solo nel modo lavoro) non si scambia anche entropia Per i sistemi aperti non esiste un modo univoco di definire il flusso di entropia: quando fluisce la massa, fluiscono simultaneamente l'entropia e l'energia Per un sistema chiuso, il flusso di entropia è associato al solo flusso di energia nel modo calore

Il sistema è chiuso quindi: (V V ) n = 0

s

dS

dt

=

D

(

J

s

)

n dD

+

V ρ

sd

V

BILANCIO DELL'ENTROPIA PER UN SISTEMA CHIUSO (II PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA)

Ricordando che:

J q J = s T dS = −
J
q
J
=
s T
dS
= −

dt

D

J

q

T

dS

=

δ

e

S

D

=

J

q

T

n dD

+

V

ρ

J  q  − ∫ ⋅ n dD   D  T 
J
q
 −
n dD
D
T

dt

n

dD

+

sd

V

dt

V

δ

i

ρ

;

S

sd

V

dS

= [

V

ρ

=δ

e

S

+δ

i

sd V ]dt

S

BILANCIO DELL'ENTROPIA PER UN SISTEMA CHIUSO (II PRINCIPIO DELLA TERMODINAMICA)

Trasformazione adiabatica. Se in tutti i punti della superficie del sistema si verifica:

J q ⋅ n T
J
q
n
T

=

0

δ

e

S = 0

Trasformazione reversibile. Si dice reversibile una trasformazione durante la quale si verifica che:

s= 0

 δ i S = 0
δ i S = 0

Trasformazione isoentropica. Se l'entropia del sistema si mantiene costante durante la trasformazione, questa è detta isoentropica, infatti:

dS = 0

S = cost.

BILANCIO DELL'ENTROPIA PER UN SISTEMA CHIUSO

a) Una trasformazione adiabatica e reversibile è necessariamente anche isoentropica:

b)

δ

e

S

=

δ

i

S

= 0

dS = 0

Una trasformazione isoentropica non è necessariamente adiabatica, e/o reversibile, potendo essere:

dS = 0

con

δ

e

S

= –

δ

i

S

0

e

c)

cioè l'entropia prodotta viene riversata nell'ambiente.

una trasformazione adiabatica e isoentropica è necessariamente anche reversibile:

δ

e

S

= dS = 0

δ

i

S

=

0

d)

una trasformazione adiabatica non è necessariamente isoentropica, e/o reversibile, potendo essere:

δ

S

=

0

con

dS =

e

δ

i

S

0

e

e)

f)

cioè la variazione di entropia è dovuta alla sua produzione.

una trasformazione isoentropica e reversibile è necessariamente anche adiabatica:

δ

i

S

= dS = 0

δ

e

S

=

0

una trasformazione reversibile non è necessariamente isoentropica, e/o adiabatica, potendo essere:

δ

i

S

= 0

con

dS =

δ

S

0

 

e

e

cioè la variazione di entropia è dovuta agli scambi con l'ambiente.

RAPPRESENTAZIONE EULERIANA / LAGRANGIANA



Formulazione Euleriana (sistema a volume costante)

Formulazione Lagragiana

(sistema a massa costante)

Il sistema di riferimento rispetto al quale si scriveranno tutte le equazioni sarà in generale inerziale.

RAPPRESENTAZIONE LAGRANGIANA O MATERIALE

Scelto un sistema di coordinate rispetto alle quali si intende studiare il moto del fluido, si supponga che le varie particelle di fluido (masse elementari di fluido) rimangano distinte sul piano macroscopico nel loro moto.

La particella nel generico istante di tempo si può rappresentare come

r

funzione della sua posizione iniziale

o e del tempo t:

r

=

r(r

o

,

t)

Le

di

lagrangiane; esse unite alla variabile tempo formano l'insieme delle variabili indipendenti per la descrizione lagrangiana del moto.

o delle particelle

fluido vengono generalmente indicate come coordinate materiali o

coordinate che specificano il vettore posizione iniziale

r

RAPPRESENTAZIONE EULERIANA

Si supponga che la trasformazione inversa di quella lagrangiana esista e che essa si può scrivere formalmente come:

r

o

=

r

o

(r t)

,

Le coordinate che specificano il vettore posizione r si chiamano coordinate spaziali o euleriane; esse unite alla variabile tempo formano l'insieme delle variabili indipendenti per la descrizione euleriana del moto.

DERIVATE SOSTANZIALE E LOCALE RISPETTO AL TEMPO

g

=

g(r

o

,

t)

=

g(x

o

,

y

o

, z

o

,

t)

g = g(r,t)= g(x, y,z,t)

(

x

,z

o

)

e (x,y,z) sono, nell'ordine, le coordinate materiali di una

particella e le coordinate spaziali di un punto in un sistema di riferimento che, per semplicità di trattazione, si suppone cartesiano ortogonale

o

, y

o

La derivata materiale o sostanziale (lagrangiana) rispetto al tempo di una generica grandezza g si indica con Dg /Dt; essa rappresenta la rapidità con la quale varia la grandezza g misurata da un osservatore che si muove a cavallo di una particella elementare.

La derivata spaziale o locale (euleriana) rispetto al tempo di una generica grandezza g si indica con g/t; essa rappresenta la rapidità con la quale varia la grandezza g in un punto fisso rispetto al sistema di coordinate di riferimento.

DERIVATA SOSTANZIALE

La variazione nel tempo t della generica grandezza g(x,y,z,t), relativa alla particella considerata, può essere approssimata dai termini del primo ordine dello sviluppo in serie di Taylor:

(Δ g)

part

= 

g

t

= g(x

+

r

Δ t + 

Δx, y + Δy,z

+

g

x

y,z,t

Δ x + 

Δz,t + Δ t) g(x, y,z,t) =

g

y

x,z,t

Δ y +

g

z

x, y,t

Δ z

e dividendo per t:

Δ g

Δ t

part

t 0

=

g

 + 

t

g Δ x

x

Δ t

+

g Δ y

y

Δ t

+

 g  Δ y    ∂ ∂ y Δ t  + 

Dg

=

D t

g

t

+

g

x

u+

g

y

v +

g

z

w

g Δ z

z

Δ t

+ ∂ g ∂ x u+ ∂ g ∂ y v + ∂ g ∂ z

Dg

=

D t

g

t

+

V

⋅∇

g

TEOREMA DEL TRASPORTO

V

0

ρ

(

r ,

t

o

)

d V =

V

ρ

(

r

,

t

)

d V

G

=

=

r , t o ) d V = ∫ V ρ ( r , t )
r , t o ) d V = ∫ V ρ ( r , t )
r , t o ) d V = ∫ V ρ ( r , t )
r , t o ) d V = ∫ V ρ ( r , t )
r , t o ) d V = ∫ V ρ ( r , t )
r , t o ) d V = ∫ V ρ ( r , t )
r , t o ) d V = ∫ V ρ ( r , t )

g d

La generica grandezza estensiva totale associata ad

TEOREMA DEL TRASPORTO

TEOREMA DEL TRASPORTO L a variazione di G nell'intervallo di tempo ∆ t ( ∆ G
TEOREMA DEL TRASPORTO L a variazione di G nell'intervallo di tempo ∆ t ( ∆ G
TEOREMA DEL TRASPORTO L a variazione di G nell'intervallo di tempo ∆ t ( ∆ G
TEOREMA DEL TRASPORTO L a variazione di G nell'intervallo di tempo ∆ t ( ∆ G
TEOREMA DEL TRASPORTO L a variazione di G nell'intervallo di tempo ∆ t ( ∆ G
TEOREMA DEL TRASPORTO L a variazione di G nell'intervallo di tempo ∆ t ( ∆ G
TEOREMA DEL TRASPORTO L a variazione di G nell'intervallo di tempo ∆ t ( ∆ G

La variazione di G nell'intervallo di tempo t

(

G

)

=

=

[

V

V

ρ

(

r t

,

)

g

ρ

gdV

]

t

(

)

r t d V

,

V

0

ρ

(

V

0

ρ

gdV

+

t

o

r t

,

=

o

)

g

V

o

(

r t

,

o

V

ρ

)

d

V

gdV

V -V

o

V

ρ

gd

V

t

=

t

V

o

V -V

o

o

V

V

ρ

ρ

gdV

gd

V

t

o

t

o

+

TEOREMA DEL TRASPORTO

TEOREMA DEL TRASPORTO Dividendo per ∆ t e passando al limite per ∆ t → 0
TEOREMA DEL TRASPORTO Dividendo per ∆ t e passando al limite per ∆ t → 0
TEOREMA DEL TRASPORTO Dividendo per ∆ t e passando al limite per ∆ t → 0
TEOREMA DEL TRASPORTO Dividendo per ∆ t e passando al limite per ∆ t → 0
TEOREMA DEL TRASPORTO Dividendo per ∆ t e passando al limite per ∆ t → 0
TEOREMA DEL TRASPORTO Dividendo per ∆ t e passando al limite per ∆ t → 0
TEOREMA DEL TRASPORTO Dividendo per ∆ t e passando al limite per ∆ t → 0

Dividendo per t e passando al limite per t 0

DG

Dt

=

lim

Δt 0

 

(

G

)

 

 
 

t

 

V

o

V

ρ

gd

V

t

V

o

V

ρ

gd

V

t

o

 

Δt

 

DG / Dt

=

+

+

lim

Δ t

0

d

g

d

 

dt

   

V -V

o

V

ρ

gd

V

t

V -V

o

o

V

ρ

gd

V

t

o

 

Δt

 

DG

Dt

=

TEOREMA DEL TRASPORTO

lim

V

o

V

ρ

gd V

ρ

  V

t

V

o

gd

V

t

o

+

lim

 
 

+

Δt 0

Δt

Δ t

0

Per

t

0

si ha

V

ο

V V

secondo membro

lim

Δt 0

V

o

V

ρ

gdV

t

V

o

V

ρ

gdV

t

o

Δt

=

−    ∫ V o ∩ V ρ gd V    t
−    ∫ V o ∩ V ρ gd V    t
−    ∫ V o ∩ V ρ gd V    t
−    ∫ V o ∩ V ρ gd V    t
−    ∫ V o ∩ V ρ gd V    t
−    ∫ V o ∩ V ρ gd V    t
−    ∫ V o ∩ V ρ gd V    t

V -V

o

V

ρ

gd

V

t

V -V

o

o

V

ρ

gd

V

t

o

 

Δt

 

V ο ed il primo limite del

d

dt

V

o

ρ gd

V o

TEOREMA DEL TRASPORTO

TEOREMA DEL TRASPORTO La quantità di G che attraversa la superficie dD nel tempo ∆ t
TEOREMA DEL TRASPORTO La quantità di G che attraversa la superficie dD nel tempo ∆ t
TEOREMA DEL TRASPORTO La quantità di G che attraversa la superficie dD nel tempo ∆ t
TEOREMA DEL TRASPORTO La quantità di G che attraversa la superficie dD nel tempo ∆ t
TEOREMA DEL TRASPORTO La quantità di G che attraversa la superficie dD nel tempo ∆ t
TEOREMA DEL TRASPORTO La quantità di G che attraversa la superficie dD nel tempo ∆ t
TEOREMA DEL TRASPORTO La quantità di G che attraversa la superficie dD nel tempo ∆ t
TEOREMA DEL TRASPORTO La quantità di G che attraversa la superficie dD nel tempo ∆ t

La quantità di G che attraversa la superficie dD nel tempo t si può

scrivere ρ gdV ρ gV ntdD

lim

Δ t

0

V -V

o

V

ρ

gdV

t

V -V

o

o

V

ρ

gdV

t

o

 

Δt

 

=

D

o

ρ V

g

ndD

TEOREMA DEL TRASPORTO

In definitiva:

DG

d

V

+

ndD

Dt

=

dt

V

o

ρ

g d

D

o

ρ

gV

e facendo uso del teorema della divergenza:

DG =

Dt

d

dt

V

o

ρ

gd

V +

V

o

∇⋅

(

ρ

gV

)

d V