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Riassunto del corso Storia dell'Architettura - Dai Greci al


Barocco - a.a. 2015/2016

Storia dell'architettura 1 (Politecnico di Milano)

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Architettura Bizzantina

SS. Sergio e Bacco


SS. Sergio e Bacco a Costantinopoli riprende il tipo dell’architettura romana dei martyria cristiani. La cupola
presenta spicchi di padiglione piani, alternati ad altri concavi su tamburo poligonale. All’esterno del
perimetro quadrilatero sporgono nartece ed abside poligonale; il rivestimento è in mattoni.

S. Sofia
S. Sofia fu edificata dopo l’incendio del 532 in sostituzione di un più antico edificio, da Antemio di Tralle ed
Isidoro di Mileto.
Dopo la conquista turca l’interno subì manipolazioni e aggiunte decorative, mentre all’esterno i mausolei
islamici ed i quattro minareti contraddicono il dominio della cupola sulla massa degradante.
La grande cupola centrale si appoggia sa due semicupole che a loro volta presentano due esedre. I vani
laterali del deambulatorio sono coperti a crociera, come pure il nartece.
A S. Sofia, dove si formula il programma della basilica a cupola, viene recuperato il principio romano
dell’equilibrio delle spinte della cupola centrale attraverso successive volte perimetrali, il principio
fondamentale per la seguente architettura bizantina.

Architettura Carolingia ed Ottoniana

L’architettura Carolingia
L’impianto, chiaramente centrale, presenta esternamente 16 lati, che all’interno si riducono ad otto, e si
articola in alzato su due piani. Nella parte occidentale si trova un corpo a tre torri, che si identifica
internamente con l’atrio al piano inferiore ed al secondo con la galleria; questo corpo si contrapponeva,
nella parte opposta, il coro di dimensioni piuttosto ridotte ed a forma quadrata.
La volontà di Carlo Magno di rivendicare anche il ruolo di Imperatore romano d’Oriente può spiegare le
evidenti analogie della Cappella Palatina con il San Vitale di Ravenna, confermate anche dall’uso di
materiali (colonne, lastre di marmo ecc..) provenienti proprio da questa città.

L’architettura Ottoniana
Il capolavoro dell’architettura sassone è la chiesa di S. Michele ad Hildesheim, dove l’organizzazione
geometrica interna diventa ancora più precisa.
L’impianto della chiesa presentava una navata maggiore fiancheggiata da due navate minori, doppio
transetto, doppio coro e due absidi: un organismo estremamente ricco e ritmicamente articolato. La navata
centrale, coperta da una soffittatura piana, divisibile approssimativamente in tre quadrati, è separata dalle
navate laterali con arcate e sostegni alternati. Il ritmo, di tipo dattilico, a-b-b-a (a=pilastro e b=colonna)
permetteva di scandire la parete individuando nelle unità spaziali ripetuti quasi un’unità di misura
dell’organismo architettonico.

Architettura del Cinquecento in Italia

Donato Bramante (nasce nel 1444)


Architetto più importante del 400.500. Durante gli anni di formazione dipinge anche architetture per gli
amici o sfondi per i dipinti. In questo tipo di lavoro compaiono già alcune delle caratteristiche fondamentali
della cultura rinascimentale:
1. Interesse per i problemi della matematica, della geometria e della prospettiva. Gli architetti “prospettici”
si dedicavano infatti alle architetture dipinte, alle rappresentazioni urbane e alle finzioni prospettiche (tutto
con notevole successo).
2. Rapporto diretto e di scambio fra architetti e pittori; questo perché per arrivare a ottimi risultati in
pittura era necessario lo studio prospettico (Piero della Francesca scrive De prospectiva pingendi).

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3. Eliminazione e superamento dei confini che dividevano il finito dal reale. Si tratta di pitture che tendono
a modificare la vera spazialità di un ambiente. Cita la “Trinità” di Masaccio in Santa Maria Novella (che pare
aver avuto anche una consulenza del Brunelleschi).

Bramante fece il suo apprendistato nel vivo di questa ricerca e di queste sperimentazioni.
In questi anni lavorò (anche se non ci è garantito da alcuna documentazione):
nel cantiere del Palazzo Ducale di Urbino;
agli otto pannelli della Nicchia di San Benedetto nella chiesa omonima di Perugia;
alla creazione dello sfondo architettonico del dipinto di Piero “Sacra conversazione” detto Pala di Brera.

Bramante a Milano
Nel 1477 arriva a Bergamo e a Milano nel 1481. Fondamentale per il maestro fu l’incontro con Leonardo Da
Vinci. Leonardo aveva già approfondito tutto lo studio del corpo umano e al tempo si esercitava disegnando
organismi a pianta centrale sempre più complessi anche in alzato. È in questo indagare di Leonardo nel
mondo dell’architettura la chiave per capire Bramante nel Duomo di Pavia e dopo nella tribuna di Santa
Maria alle Grazie (dove si pone veramente su nuove basi la relazione tra interno ed esterno nell’edificio).

Santa Maria presso San Satiro primo esempio di “applicazione dei principi dell’illusionismo prospettico a
un vasto edificio concreto” (Bruschi). Si voleva edificare, in adiacenza alla cappella carolingia di San Satiro,
prima una piccola cappella e successivamente, una chiesa vera e propria. La costruzione finale sembra
ispirarsi alle idee di Brunelleschi della Cappella Pazzi:
spazio rettangolare allungato con ingresso sul lato lungo ;
cupola al centro su uno spazio cubico;
due spazi analoghi a fianco dello spazio cubico coperti a botte.

L’andamento del terreno obbliga a dare al progetto una conformazione a T, dove il braccio alto è la cappella
appena descritta. La cappella diventa così il transetto della nuova chiesa. Però lo spazio per il quarto
braccio della croce latina non esisteva! Bramante ricava quel braccio con l’illusione prospetticaspazio
inventato  elaborazione spaziale di un pieno.

Duomo di Pavia  qui Bramante, chiamato solo per dirimere le polemiche nate dai due architetti incaricati
(Amadeo e il Ronchi), lascia un visibile segno per quanto riguarda la pianta; la soluzione che propone è un
ottagono centrale che sorregge la cupola.

Santa Maria alle Grazie  Bramante fu incaricato di trasformare un edificio chiesastico di trent’anni prima
in un mausoleo (tempio funerario degli Sforza, commissionato da Ludovico il Moro). Bramante progetta un’
architettura indipendente dall’edificio esistente da collegare poi in modo libero all’edificio esistente.

Interno:
Vi è una gerarchia degli elementi architettonici: al vertice vi è la cupola che poggia sul corpo cubico della
tribuna; e che si pone come “immateriale e quasi provvisoria e instabile conclusione del percorso”.
Mirabili decorazioni delle superfici murarie: cromie tenui e disegni graffiti, cerchi di diverse dimensioni
accompagnano l’andamento delle membrature.
La luce è la vera protagonista di questo luogo.
Può essere accostato agli spazi bizantini poiché l’architettura di è apparenza più che realtà fisica (Bruschi).

Esterno: quello di oggi non è esattamente coerente con ciò che voleva Bramante soprattutto a causa delle
decorazioni dei volumi esterni; essa mostra la situazione di provincialismo in cui era l’architettura
Lombarda, emarginata dai grandi centri e dai nuovi modi di edificare.

Bramante a Roma (1500 in poi)la sua opera qui diviene prodotto più alto del rinascimento.
Santa Maria della Pace attentissimo gioco delle proporzioni e utilizza in funzione poetica la prospettiva,
soprattutto nel dimensionamento delle membrature. Le dimensioni che vincolano le quattro pareti del

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chiostro lo conducono ad una scatola prospettica che ha il suo asse in un pieno, un pilastro; ciò va contro la
regola dell’Alberti secondo la quale la prospettiva deve dare risalto alla profondità della visione. Ciò
determina due importanti riflessioni in Bramante:
riguarda la forma e lo spazio
si riferisce al vuoto che, secondo Bramante, non è più modellato e determinato dall’involucro murario me è
esso stesso il produttore della forma dell’involucro.

Nel 1503 papa Giulio II vara la “renovatio Urbis” di Roma; essa non è né progettazione di una città ideale,
né la razionalizzazione della città medievale, ma vuole essere la restauratio di una struttura urbana di cui
non ci sono più gli “ornamenti” (Raffaello). Papa Giulio II, vuole riorganizzare lo spazio urbano intorno a
edifici la cui forma sia immediatamente rappresentativa (nuovo tribunale, San Pietro, la monumentalità
della piazza).
Bramante è l’architetto di fiducia del papa che si occuperà di parte questi interventi.

San Pietro in Montorio  la ricerca di Bramante sugli edifici a pianta circolare sembra trovare una
conclusione in questo tempio (o Sacello) edificato sul Granicolo nel luogo dove si ritiene che San Pietro
abbia subito il martirio. È un organismo apparentemente molto semplice ma in realtà è carico di significati
su cosa rappresenta San Pietro Apostolo per il popolo cristiano.

Riferimenti classici:
Tholoi
Grandi tumuli funerali
Templi di Vesta a Roma e di Sibilla a Tivoli
Martyria cristiani

Il tempietto si sarebbe dovuto collocare all’interno di una struttura architettonica ben precisa (che venne
poi interrotta): il chiostro dove è ora collocato doveva essere ristrutturato e assumere una forma circolare;
un portico doveva correre tutto intorno, ad una distanza proporzionata dal tempio. Soprattutto il sacello
non doveva essere un gioco di rimandi, riprese circolari, di vuoto e costruito, di spazi in ombra e spazi
scoperti.

Ma tutto ciò doveva conferire immobilitàIl centro di un cerchio è anche la fine del moto, immobilità
assoluta; riferita forse alla saldezza perenne di Pietro: pietra miliare della Chiesa.

La composizione è modularenasce dallo sviluppo di un’unità data (colonna) in modo da assicurare la


correlazione tra i singoli elementi e l’insieme. Si ha una progressione non numerica, ma plastica creata dalla
variazione del chiaroscuro.

All’interno si ha un senso di espansione spaziale grazie a espedienti ottici, che fanno apparire il vano più
vasto e più alto del reale.

La pianta centrale nell’architettura del Rinascimento


Chiesa medievale romanica-gotica-brunelleschiana
 schema della croce latina e della basilica paleocristiana:
lunga navata
transetto
conclusione del percorso con altare e abside.
Chiesa rinascimentalepianta centrale.
Alberti nel De re aedificatoriaesprime la sua preferenza per agli edifici a pianta centrale poiché sono gli
unici a poter esprimere le bellezze inebrianti che competono alla casa del Signore.

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Wittkower  “Nelle piante centralizzate lo schema geometrico apparirà subito immutabile, statico e
perfettamente intelligibile. Senza questo organico equilibrio geometrico nel quale ogni parti è in relazione
armonica con le altre come le membra di un corpo, la divinità non potrà rivelarsi”

Alcuni criticicontrariamente all’Alberti, hanno voluto vedere nella pianta centrale il piacere di un alta
esercitazione formale ai limiti della speculazione pura, dell’alto esercizio dell’intelligenza. Anche perché la
ricerca della e sulla forma condotta in pianta coinvolgeva gli alzati (vedi Leo) e quindi la complessità dei
volumi e il loro assemblaggio e alla fine lo spazio interno. La ricerca si presentava quindi come un modo per
sondare delle possibili rese spaziali con lo scopo di configurare organismi sacri senza mettere in primo
piano i valori simbolici ai quali faceva riferimento Alberti.

Gli eredi di Bramante


Raffaello Sanzio
Bramante lo designò come soprintendente della fabbrica di San Pietro. Raffaello si dedica alla
progettazione architettonica nella quale fu un eccezionale maestro per quanto riguarda le architetture
disegnate (vedi “Lo sposalizio della vergine” e la “Scuola di Atene” dove lo spazio interno è
eccezionalmente rappresentato). John Shearman disse “quando egli divenne un architetto nel pieno senso
del termine i suoi dipinti acquistarono una maggior carica pittorica”.
Raffaello prepara l’evoluzione dei canoni rinascimentali verso esiti che saranno grandiosi.

Palazzo Caprinio, la casa di Raffaello, di Bramante  1512, andò distrutta; il maestro la costruì per se ma
poi fu abitata anche da Raffaello. Per Murray è un architettura civile emblematica che nei due secoli
successivi fu sempre presa come modello per tutti i palazzi costruiti in Italia. Vi è una rigorosa distinzione
tra il piano terreno, le botteghe, e il piano superiore, le abitazioni. Il tutto è regolato da principi basilari che
Murray elenca così: “ simmetria, reiterazione di elementi identici e chiarezza di funzioni”.

Palazzo Branconio dell’Aquila  1520 (ultimo anno di vita di Raffaello), citato per vedere le differenze con
quello sopraccitato del Bramante. Anche qui vi è una scansione precisa dei vari piani dalla quale emerge la
funzione di ciascuno di essi. Tutto però appare risolto con un abbondanza di decorazioni applicate (ovvero
non legate alla struttura dell’edificio). Le colonne del pian terreno, ad esempio, hanno una
caratterizzazione statica ma portano al di sopra di loro una serie di nicchie vuote: segnale che ci si sta
avviando al Manierismo, cioè l’evoluzione delle forme del Rinascimento fino ad arrivare al Barocco.

Sant’Egidio degli Orefici  1509-1510, è la prima architettura di Raffaello. Sembra volerci proporre lo
spazio interno puro e luminoso del tempio ideale dello “Sposalizio”. La chiesa è:
a impianto centrale a croce semplice
ha una rigorosa geometria, esaltata dalla luce che entra dall’alto in modo naturale.

Cappella Chigi in Santa Maria del Popolo  1512-1516, abbandona il rigore bianco di San Egidio; qui
sperimenta una fusione delle arti tanto che la chiesa appare “rivestita, addobbata, ornata” con sculture in
marmo e bronzo pittura e mosaico. È autonoma rispetto alla chiesa quattrocentesca. La struttura è
determinata da semplici rapporti geometrici.

Le due opere seguenti sottolineano la forte dicotomia nel lavoro di Raffaello:

Villa Madama  1516, collaborarono anche Giulio Romano e Antonio da Sangallo il Giovane. Costruita per
la famiglia del papa Medici. Sorge alle pendici del Monte Mario ed è esemplare per il fasto delle decorazioni
interne. È tutta tesa a proporre la grande “maniera” della classicità romana e nell’impianto si rifà in modo
esplicito alla grande domus Aurea di Nerone.
La villa è una “mistura di opera naturale e opera umana”; Raffaello risolve questo problema, modificando il
paesaggio con terrazzamenti. Un muro perimetrale recinta tutto il complesso. Vi sono due assi principali,
che nell’incrocio danno vita a un cortile circolare, la cui forma è ripresa dall’emiciclo dell’anfiteatro e della
scalinata. Le facciate sono tutte differenti, in quanto sono concepite non in relazione alla struttura ma

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all’ambiente circostante. Villa Madama costituisce un punto di partenza per il Manierismo, per la ricerca
estetica.

Palazzo Pandolfini  contagiato dalla cultura toscana: incompleta, asimmetrica, con una grande terrazza e
un forte portale collocato in una posizione anomala.

Antonio da Sangallo il Giovane


Assistente di Raffaello in San Pietro, erede solo per le sue capacità operative come costruttore e un uomo
di cantiere. Il suo apporto nell’elaborazione delle opere a cui prese parte è estremamente modesto. Nipote
di Giuliano; non fece tesoro della Madonna delle Carceri a Prato. Il suo intervenire nella progettazione di
San Pietro fu come macinare il vuoto e complicare una linea direttrice ben visibile. È citato per Palazzo
Farnese ma l’impronta di Michelangelo è ancora troppo evidente per attribuirli tutta la costruzione. Murray
dice di lui: “la sua opera è esemplare di un tipo di architettura ufficiale e accademica basata su un codice di
norme facilmente suscettibili di trasmissione. Fu una specie di grammatica che rimase in vigore fino all’800
avanzato. Specialista nelle fortificazioni, mostra come anteponesse i problemi pratici e tecnici a quelli
formali. La storia per lui non è un problema; fornisce un lessico disponibile per una produzione edilizia ad
alto livello, nobili modelli formali (come arco di trionfo).

Baldassarre Peruzzi
Allievo del maestro e maestro del Serlio. Abbiamo molte notizie su di lui grazie ad un Trattato scritto dal
Serlio che include anche molti dei suoi disegni. Lavorò in San Pietro: disegnò molto ma il suo contributo
operativo fu molto basso.

Villa Farnesina-Chigi  1509-1511; “luogo di delizie”, destinato all’otium; è un edificio di taglio toscano
completamente isolato e con due fronti: uno con la loggia d’ingresso e l’altro con la loggia verso il Tevere.
Qui si sentono echi quattrocenteschi. Ritorna un rigore di impaginazione della facciata che pare più
fiorentino che romano. L’interno è completamente cinquecentesco; con le logge dipinte da Raffaello e da
Sebastiano del Piombo e la “Sala delle colonne” dove un paesaggio dipinto da Peruzzi appare attraverso
una serie di colonne disegnate e in prospettiva.

Palazzo Massimo  1532 (o 1535), passa molto tempo dalla Farnesina; è il risultato più complesso
dell’architettura civile del ’500. Presenta molte novità:
la grande curva della facciata (la cui lettura avviene soltanto con lo spostamento dell’osservatore)
l’ampio atrio colonnato
la libertà nel concepire gli affacci sul cortile
il portico non è simmetrico rispetto allo sviluppo della facciata, ma all’asse della strada.

Abbandona quasi tutto il lessico classico; diversamente da Bramante e Raffaello. Egli concepisce Roma
come una città moderna e non più come un sacrario di reliquie. La strada lo interessa come organismo
architettonico autonomo: è uno spazio vuoto, aperto, definito dai piani laterali: ecco perché l’architettura è
concepita come scenario della vita.
L’architettura per lui deve adattarsi all’ambiente, interpretarlo: è per questa ragione che disegna per la
chiesa di San Petronio a Bologna, una facciata gotica.

Michelangelo a Firenze
1513elezione Papa Leone x de’ MediciMichelangelo riallaccia i rapporti con Firenze
1516il Papa gli affida il progetto per la facciata di S.Lorenzo (Brunelleschi)
è il suo primo incarico per un’opera architettonica
doveva essere, come la tomba di Giulio ii, una sintesi tra scultura e architettura, con la differenza che qui
l’architettura avrebbe dominato

Facciata di S.Lorenzo
A due ordini

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In essa le sculture dovranno essere integrate in profondità (nicchie) a livello, sporgenti.


Tentativo di creare una cesura accettabile al fluire dello spazio interno della chiesa.

Non la realizza perché gli viene affidato il progetto per una nuova Sagrestia in S.Lorenzo per le tombe di
Lorenzo e Giuliano de’ Medici

Sagrestia Nuova (simmetrica rispetto alla sagrestia Vecchia)


Michelangelo Brunelleschi
Sagrestia Nuova Sagrestia Vecchia
il tema è la morte, la sepoltura
il problema è l’integrazione di architettura e scultura
immagina una soluzione opposta all’idea di Mausoleo-Monumento per Giulio
II:
lo spazio architettonico è vuoto e le sculture sono integrate alle pareti
assume come dato fondamentale la Sagrestia Vecchia
rievoca il punto di partenza per dimostrare quale sia il punto di arrivo
uguale concepisce la sagrestia come uni
spazio cubico, vuoto, definito in
limite dalle strutture prospettiche
proiettate sulle pareti, disegnate
dalle membrature scure sulle
ma: superfici candide
il vuoto cubico, nella luce chiara che scende dalla cupola, è lo spazio dell’altra
vita, dell’intelletto libero dalla materia
le figure dei principi si affacciano a questo spazio come giungendo dallo spazio
esterno della natura o della vita
le pareti sono le barriere che separano lo spazio intellettuale dallo spazio le pareti sono puri piani
naturale, la morte dalla vita. sezioni ideali dello spazio
la vita preme alla soglia dell’eternità prospettico
le pareti sono le strutture spirituali o intellettuali che le si oppongono, le
impediscono di irrompere e turbare la serenità della verità raggiunta con la
morte
le strutture formano un forte telaio plastico: le strutture sono pure scritture
le finestre murate e le porte si incastrano a forza geometriche sul piano
con una tensione plastica che esprime lo sforzo di contenzione verso le spinte
dall’esterno
il significato è il conflitto di queste due realtà: la Natura e lo Spirito
gli archi, la limpida scansione proporzionale delle cornici e delle paraste
sonola Forma Ideale del Concetto
le membrature plastiche, i nessi strutturali, il telaiotraducono la Forma in
Forza per resistere alla pressione della realtà empirica, della natura
sulle pareti la verità intellettuale e la realtà naturale si affrontano come due
spinte contrarie che trovano per un istante un equilibrio
le superfici bianche sono colmate di Luce le superfici bianche sono puri piani
la Luce è il motivo dominante:
lo spazio Neoplatonico è luce
la luce fisica vorrebbe irrompere, il telaio la trattiene, la filtra, la traduce in luce
intellettuale
la realtà diventa Verità e il transito dall’una all’altra è la morte
i duchi sono raffigurati nel trapasso dalla dimensione della natura a quella dello
spirito

Anche le 4 Statue sono la soglia tra mondo e oltremodo (Giorno Notte Aurora Crepuscolo).

Scompare l’unità bloccata del “Monumento”; gli elementi si dissociano, si collegano a distanza, coesistono
in una stessa condizione spazio-temporale;
architettura e scultura non si sommano, ma trascorrono l’una nell’altra.

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Biblioteca Laurenziana (1524, Firenze)


Con le tombe medicee si stacca dall’ideale del “monumento” (motivo fondamentale del suo culto
dell’antico).

La Sala e il Vestibolo della biblioteca sono il punto di partenza dell’architettura del


Manierismoarchitettura non più rivolta a imitare o ripetere nella propria struttura la struttura
dell’universo o a costruire uno spazio che fosse l’immagine “razionale” della natura.

Sala
È uno spazio lungo e stretto.
Tra pareti bianche su cui le lesene e le cornici di pietra scura formano un solido telaio, che inquadra le
finestre.
L’architettura è simbolica: la parte bassa rappresenta i conflitti dell’esistenza umana, la lotta individuale
dello spirito per raggiungere un significato esistenziale. La zona più alta indica la saggezza divina
(rappresentata dai libri rari): l’unica cosa che conclude la “prigione oscura”.

PareteÈ una barriera tra lo spazio esterno, naturale e lo spazio interno, dello studio e della meditazione.

Vestibolo (o Ricetto)
Attraverso il quale si accede alla sala di lettura.
È in parte occupato dalla gradinata.
L’articolazione parietale si basa sulla tradizionale distinzione fiorentina tra un sistema strutturale primario
in pietra serena e superfici parietali bianche.
I telai delle pareti sono rafforzati dalle colonne abbinate, sistemate entro profonde nicchie ; mentre le
pareti bianche sembrano penetrare nello spazio interno: queste due diverse tensioni simboleggiano quello
che Michelangelo definisce “prigionia dell’anima, dovuta al corpo”.
Uno zoccolo molto alto, che “sostiene” le colonne con il ricciolo di una mensola, dimostra che il gioco delle
forze è dall’esterno all’interno lo provano le pareti bianche e le finestre cieche murate.
Il motivo dominante è la forza trattenuta.
La gradinata funge da raccordo tra il vestibolo e la sala; irrompe nel ricetto come una colata di lava,
incatenata dalle balaustre che la incanalano facendola ribollire come un torrente in piena.

Fu realizzato da Ammanati, che seguì fedelmente i disegni di Michelangelo.

Michelangelo progettò anche una piccola libreria, all’altra estremità della biblioteca, ma non venne mai
realizzata.

Fortificazioni di S.Miniato (1528-1530)


(Disegno a Penna con Acquerellature marroni, Firenze, Casa Buonarroti)
Riflette la concezione dinamica e drammatica dello spazio architettonico.

È questo il periodo più angoscioso della vita di Michelangelo:


vede finire la repubblica fiorentina; fugge a Ferrara e a Venezia; Firenze lo bandisce, poi lo perdona e lo
richiama; assiste alla caduta della città.

Piazza del Campidoglio (iniziata nel 1537, Roma)


Situata sopra la città; vi si accede per mezzo di una scala che crea un senso di aspettativa.
Al centro di uno spazio trapezoidale (delimitato dai tre palazzi), è collocata la statua equestre di Marco
Aurelio.
Ha una prospettiva rovesciata per l’inclinazione divergente di Palazzo Senatorio e di Palazzo dei
Conservatori. (Ripropone il disegno della piazza di Pienza, dove la prospettiva modifica la forma naturale
dello spazio).

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Palazzo SenatorioMichelangelo realizzò la scala


Palazzo dei Conservatori
Palazzo dei Musei o Palazzo Nuovoprogettato da Michelangelo, verrà realizzato da Girolamo Rainaldi,
viene inquadrato e ravvicinato così da colmare la veduta che si ha dell’insieme dal lato aperto, determinato
solo dalla bassa balaustra interrotta dall’imbocco della scalinata.

poderosi Telai
Esempio di ordine gigantestruttura a colonne e a pilastri (o a lesene), alta due piani conclusa in alto da
un’architrave che qui è completata da una balaustra.
In basso le aperture profonde, architravate, del portico; in alto, le cornici sporgenti delle finestre; creano
contrasto tra una spinta in fuori e una ripetuta fuga in profondità.

Il vano della piazza è aperto, per cui il raccordo tra il vuoto e la spazialità addensata nella forte plasticità
delle pareti laterali è stabilito dal disegno del pavimento
Disegno del pavimentoovale con all’interno una forma stellare a 12 punte. Michelangelo con questo
disegno voleva rappresentare il cosmo, con al centro il suo “creator”: l’imperatore.

Palazzo Farnesemorte di Sangallo, Paolo III affida a Michelangelo l’ultimazione dell’opera. Michelangelo
vi apporta sostanziali modifiche: grande cornicione, finestra centrale architravata che determina un nuovo
ritmo delle aperture, la scala, che doveva collegare il giardino con il Tevere e con i giardini della Farnesina
(del Peruzzi). Il progetto non venne mai realizzato.

Porta Piacollocata a sfondo di una strada lunga e dritta; si presenta come una grande scenografia
conclusiva che però si inserisce nel contesto preesistente senza “danni”.
Anticipa sia il Manierismo che il Barocco.

Santa Maria degli Angeliedificata sui resti delle terme di Diocleziano: vengono in questo modo rese
funzionali quelle che se no sarebbero mere rovine. Si tratta quindi di un’architettura inserita negli spazi di
antiche strutture, in modo non drastico. Gli interventi del 700 di Vanvitelli tolsero la nudità rigorosa delle
pareti perimetrali che Michelangelo aveva voluto salvaguardare.

Cappella Sforza di Santa Maria Maggiore a Romaaspira a raggiungere un qualcosa di ideale (solo il Bassi
lo sa!!!); struttura a pianta centrale la forma della copertura non ha precedenti.
L’interno spoglio è in contrasto con la decorazione sfarzosa della basilica di cui fa parte.
L’esperienza architettonica di Andrea di Pietro detto il Palladio sembra più agevolmente interpretabile nel
suo significato complessivo qualora si giudichi innestata sulla realtà d’una preesistente cultura umanistica
di ascendenza veneta.
Lo studio dell’architettura palladiana risulta, pertanto, da condursi sul piano del duplice confronto con il
mondo romano. Palladio appare legato non solo dalle scelte tipologiche e funzionali, come nel caso delle
ville, ma anche negli intenti connessi alla codificazione teorica dell’architettura che risente del peso della
tradizione aristotelica, del resto viva nelle università venete fino a tutto il Cinquecento, tendente alla
costruzione di schemi concettuali complessivi entro i quali attuare classificazioni categoriali dove gli
elementi individuali sono eletti a modelli universalmente validi.

La progettazione delle ville impone una distinzione per la cosiddetta rotonda che viene inclusa nel trattato
nella parte dedicata alla illustrazione dei palazzi di città. Si tratta di un edificio a pianta centrale con doppio
asse di simmetria e quattro pronai identici che immettono in un ambiente centrale voltato a cupola.
Ciò contrariamente alla maggioranza delle altre abitazioni rurali progettate o eseguite dove, infatti,
entrambe le destinazioni d’uso sono previste: nella Villa Trissino a Meledo evidentemente influenzata nella
planimetria dai grandi organismi dell’architettura imperiale romana che il palladio studia.
Lo studio di palazzi urbani e delle opere pubbliche permette di raffrontare la consistenza della espressione
teorica palladiana , riassunta nei Quattro Libri, la quale si precisa nell’identificazione di modelli tipo

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logicamente sviluppati, con gli esigui frammenti edilizi faticosamente condotti a realizzazione della realtà
operativa.
L’architettura religiosa palladiana con la sola esclusione della cappella gentilizia di Maser, si puntualizza
nella facciata del San Francesco della Vigna, giustapposta al corpo costituito dal Sansovino, in cui si
anticipano gli schemi delle facciate composte più tardi nella chiesa di S. Giorgio Maggiore, un organismo a
tre navate fortemente sviluppato longitudinalmente come attesta la profondità, oltre la zona centrale su
cui si imposta la cupola, della zona presbiterale.

Il Palladianesimo
Il termine “palladianesimo”, nell’accezione qui accolta, assume un significato agevolmente circoscrivibile.
Possiamo perciò intendere il palladianesimo come riferimento ad un particolare stile architettonico,
formatosi alla luce dello studio delle opere degli scritti del Palladio, principiato in Inghilterra all’inizio del
secolo XVII e diffusosi, nel secolo successivo, anche negli Stati Uniti d’America.
Gli esponenti principali del palladianesimo sono Inigo Jones, autore tra l’altro della Whitehall di Londra,
attento indagatore attraverso esperienze dirette, dell’universo palladiano; nel XVIII secolo Colen Campbell
e Lord Burlington, autore della Villa di Chiswick a Londra.

Architettura del Duecento Trecento in Italia

Opere architettoniche diverse da quelle del resto d’Europa sono state edificate in Italia nel periodo gotico.
Si utilizzano forme gotiche, ma completamente trasformate: è usato l’arco a sesto acuto ma senza però
arrivare alla formazione dello spazio gotico tipico ad esempio delle cattedrali francesi.
Non si assiste alla distruzione delle pareti, non si ha il gusto dello spazio dissolto per mezzo della luce, né si
ricercano altezze e lunghezze eccessive.
In conclusione l’architettura religiosa gotica italiana persegue un altro tipo di bellezza, conducendosi una
ricerca diversa in connessione con tante altre differenti componenti spirituali e materiali.

Nella chiesa abaziale di Fossanova troviamo un’esigenza di purezza architettonica e di bellezza essenziale in
coerenza con le idee estetiche di S. Bernardo.
La composizione dei complessi abbaziali è importante, anche per l’interesse del tentativo urbanistico di
sistemazione di una comunità organizzata ed autonoma in un complesso di edifici religiosi e civili di un’area
agricola.
La chiesa è infatti a tre navate con transetto e coro rettangolare fiancheggiato da cappelle.
All’incrocio tra la navata principale e il transetto si eleva il tiburio molto alto a volte altissimo per accogliere
le campane essendo vietato il campanile.
Il monastero benedettino del Sacro Speco, abbarbicato su una roccia e strapiombo sull’Aniene e affacciato
sui resti della villa neroniana, riedificato nel luogo ove S. Benedetto nel VI secolo era ritratto.
In S. Maria Novella le campate rettangolari delle navate minori sono pressoché fuse con quelle della navata
principale, come si osserva ad esempio anche nella chiesa francescana di Santa Maria Gloriosa dei Frari a
Venezia o nel S. Lorenzo di Vicenza, in quanto hanno il lato più lungo in comune con il lato delle campate
maggiori.
La fondazione della chiesa di S. Francesco in Assisi risulta con l’architetto citato ( Jacopo Tedesco) abbia
delineato la chiesa, nella concezione generale, secondo organismi sovrapposti. Si è poi realizzato un
complesso costituito da una cripta da una chiesa inferiore e da una superiore essenzialmente a forma di T,
forma che ricorda la T della famosa pergamena della benedizione di S. Francesco.
Inoltre la chiesa superiore è formata da uno spazio ad aula non suddiviso in tre navate e perciò molto
adatto alla predicazione. In questa architettura troviamo pilastri polilobati, volte a crociera con archi a sesto
acuto, cioè gli stessi elementi del linguaggio gotico tipico, ma una concezione spaziale diversa.
Va messa poi a grande rilievo la chiesa inferiore, che con le potenti basse crociere costituisce un organismo
gotico di tipo completamente nuovo e che oltre a infondere un profondo senso di quiete invita al
raccoglimento individuale.
All’esterno poi non troviamo archi rampanti ed altri elementi relativi, ma soltanto contrafforti costituiti da
ingrossamenti dei punti ove appoggiano le crociere.

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Santa Croce di Firenze, sulla quale il Vasari evidenza l’ampio respiro della navata di Santa Croce, ove pur di
realizzare una navata molto ampia rinuncia al sistema delle volte e alla continuità plastica tra pareti e
coperture pur mantenendo forme gotiche come l’arco a sesto acuto.
Lo spazio tra le navate secondarie si fonde completamente con quello della navata principale.
Le capriate lignee sono strumenti costruttivi molto più economici delle volte ed essendo molto leggere non
richiedono grosse e complesse opere strutturali.

Architettura del Quattrocento in Italia

Con il termine di Rinascimento si usa indicare quella fase di rinnovamento culturale, ispirato all’antico, che
origine a Firenze intorno al secondo decennio del Quattrocento.
Nel Quattrocento l’Alberti ed il Filarete lodano l’usanza “moderna” di costruire del Brunelleschi, che si
riallaccia all’ “antica” mentre viene disprezzata la maniera “tedesca” e “greca”.

Dall’esperienza naturale e da quella dell’antichità vengono dedotti una serie di modelli: dalla natura
prendono l’avvio indagini che hanno diretta influenza in architettura, quali quelle sul corpo umano e le sue
proporzioni (antropomorfismo) e subordinatamente sugli animali superiori (zoomorfismo) e sulle piante
(fitomorfismo).
Dall’antichità “classica” viene dedotto il codice: L’ordine architettonico e l’arco a tutto sesto.
La prima, albertianamente intesa come “il principale ornamento in tutta l’architettura”, isolata in se stessa
potrà evadere in fantasie antiquarie o decorare a puro strumento decorativo e scenografico.
Nella seconda accezione, l’ordine sarà inteso come vera e propria “matrice e ceniera di ogni articolazione di
involucri e di spazi”.
Inoltre l’individuazione nell’elemento proporzionale del termine capace di ridurre ad unità antichità e
naturalismo permette di intendere gli ordini architettonici come mezzo per tradurre nell’edificio le “leggi”
della natura.
Tale strumento è la prospettiva scientifica, in quanto metodo di rappresentazione su di un piano di uno
spazio tridimensionale secondo le regole della geometria proiettiva.
La prima codificazione di queste regole che si conosca compare in due tavolette oggi perdute, eseguite da
Brunelleschi, la prima in prospettiva centrale raffigurante il Battistero e la piazza tra esso e il Duomo di
Firenze, la seconda in prospettiva obliqua con la visione di scorcio del palazzo e della Piazza della Signoria.

Una volta fissato un metodo spaziale di base ed una legge di aggregazione, sarebbe stato possibile,
mediante diverse combinazioni degli elementi, inventare un immenso numero di nuovi tipi di organismo.
Negli organismi centrali lo spazio interno può essere colto nella sua totalità, come “cosmo armonico”,
mentre l’asse verticale diventa spesso l’elemento portante di un aggregazione gerarchizzata dello spazio,
simbolo della ragione umana, che al divino ascende e si fonde.

Brunelleschi
Le operazioni brunelleschiana comporta la fine dell’architettura come cornice unitaria e le sua assunzione
limitatamente agli aspetti ideativi nella sfera di un’attività spirituale. Per fare questo bisognava assegnare
all’architettura un repertorio formale specifico, che definisce la sua figuratività indipendentemente dai
diversi processi tecnologici, e che Brunelleschi ricava dagli edifici dell’antichità classica.
Alla normalizzazione degli elementi singoli corrisponde infatti una illimitata libertà nella scelta delle loro
combinazioni, ovvero dei tipi di edifici. Nel gotico europeo la tendenza a dissociare nell’edificio l’ornamento
dalla sua struttura-scheletro.
Tutto ciò non poteva non apparire al Brunelleschi come un grave sperpero di energie. È quindi contro
questa consuetudine a considerare ogni forma perpetuamente variabile fino al momento dell’esecuzione.
Il concorso per la realizzazione della Cupola di S. Maria del Fiore, che vide vincitori Brunelleschi ed il
Ghiberti. Nel 1420 iniziano i lavori. Il Brunelleschi risolve il problema della copertura del grande vano
ottagono, di 43 metri di luce, attraverso una serie di scelte determinanti: anzitutto quella di una sezione a
quinto acuto, meno spingente all’imposta rispetto ad una a tutto sesto; indi quella di una struttura in meno
pesante possibile. Per ottenere ciò Brunelleschi ricorre ad un tipo di doppia colotta da lui ideata, costituita

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da otto costoloni maggiori, emergenti al finito, e da due costoloni intermedi ad ogni spicchio, per un totale
di sedici, interni alle due calotte.
Il valore che gli stessi contemporanei attribuisco a questa opera non è meramente tecnologico, ma insieme
urbano e civile.
Nel 1419 venne definito il progetto di ricostruzione di S. Lorenzo, che viene subito affidato al Brunelleschi.
La sacrestia fu costruita rapidamente fra l’agosto del 1421 ed il 1428 e può essere quindi considerata un
edificio a sé stante. L’impianto prospettico è costituito da un modulo cubico.
Se la costruzione rispetta il progetto, siamo di fronte ad un tentativo di riduzione alla centralità di uno
spazio in effetti longitudinale in pianta.

Leon Battista Alberti


In Palazzo Rucellai, cominciato intorno al 1446-7, quindi poco dopo l’inizio del michelozzesco palazzo
Medici, ma ternato prima, emerge la trattazione del tema della facciata per un edificio civile. Primo
coerente tentativo di applicazione degli ordini classici al fronte di un palazzo, in funzione di griglia
prospettica, sovrapposta alla trama leggera del bugnato esso si qualifica come estensione del modulo
classico oltre il nodo eccezionale dell’edificio pubblico. Gli elementi emergenti sono qui: il ritmo della
facciata, scandito dai moduli leggermente più ampi su cui si aprono gli ingressi, la sovrapposizione non
canonica degli ordini ed infine la trattazione della fascia basamentale con l’alto zoccolo di sapore antiquario
e di quella terminale con una trabeazione con fregio a mensole come nel Colosseo.
Ma forse la prima opera di Leon Battista Alberti è il cosiddetto Tempio Malatestiano, eretto a Rimini per
Sigismondo Malatesta, che intorno al 1450 decide di trasformare in mausoleo familiare la chiesa gotica di S.
Francesco. Non sappiamo a quale stadio intervenisse Leon Battista Alberti.

Architettura del Seicento e del Settecento in Italia

Barocco
Il Manierismo si intreccia col Barocco. La definizione di Barocco all’origine aveva un significato negativo, il
termine era infatti associato a ridicolo, grottesco; la critica recente ha confutato queste affermazioni,
lasciando ugualmente alla parola una certa ambiguità.
Michelangelo e Palladio sono alla base dell’architettura barocca: in questi due momenti compaiono già, in
nuce, i temi fondamentali del barocco.

Temi
InfinitoInteso come tensione verso il cielo; si raggiunge con:
Forma sinusoidale delle piante.
Cupola: non è più concepita come cellula spaziale sovrapposta ad un’altra sequenza di spazi, ma come
conclusione de un successivo dilatarsi e contrarsi e alla fine concentrarsi dello spazio interno.
Luce coinvolge le altre arti attraverso percorsi diversi ma tutti volti a introdurre modi diversi delle sue
qualità e della sua funzione. La luce è indirizzata: va ad illuminare solo certi particolari e lascia il resto nella
penombra (tecnica della luce radente).
“Camere luce”nell’architettura applicate alle cupole per moltiplicare l’effetto prospettico dell’invaso che
si struttura in molti passaggi verso l’alto per cercare la lontananza e l’infinito.
Prospettiva, di cui se ne fa un uso fantasioso.
Colore bianco sgargiante dell’intonaco e dei marmi.
Sculture, presenti nei fastigi, che tendono verso il cielo.

Illusione otticacollegata al tema dell’infinito.


Teatralitàl’architettura diventa scenografia.
Acquadiventa anch’essa una “membratura architettonica” nelle grandi concezioni urbane.
Fontanagrande invenzione; è avvenimento architettonico e scultoreo; contatto e saldatura fra
architettura e natura.

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Interazione tra interno ed esterno

Architetti prima dei tre grandi maestri del Seicento


Carlo Maderno
Lavora in San Pietro per trasformare l’impianto michelangiolesco a croce greca in croce latina e per dotare
la basilica di una facciata che concludesse la struttura prolungata del tempio. Operò anche a Palazzo
Barberini e nella Chiesa di Santa Susanna, che è ancora un esempio di architettura manierista.

I tre grandi maestri del Seicento

Pietro da Cortona
Pittore prima e architetto dopo.
Inventa, avvalendosi della pianta a forma rotonda con la croce greca che si inserisce in un quadrato, un
nuovo rapporto tra spazio interno e spazio esterno.
Riesce nella realizzazione di facciate che dall’esterno lascino capire la struttura spaziale interna.
Chiesa dei Santi Luca e Martinamentre si lavorava alla restaurazione della chiesa di San Luca a Roma,
venne rinvenuto il corpo della vergine Martina; la chiesa venne perciò dedicata ai due. L’ipotesi di partenza
si rifaceva al San Pietro in Montorio del Bramante, consisteva nella realizzazione di un martyria romana
(sacello rotondo nel quale era inserito un quadrato che sporgeva dal profilo, contenente una croce greca). Il
progetto subì diverse modifiche. L’attuale chiesa è costituita da quattro bracci, due che, per essere
minimamente raccordati sembrano rifare il transetto della pianta a croce latina. Non vi è più
corrispondenza tra gli spazi interni e quelli esterni, poiché la facciata è leggermente convessa. I motivi
dominanti sono le colonne, portanti; sono addossate a pilastri e alle pareti in modo da lasciare libero il vano
luminoso.
Chiesa di Santa Maria della Paceil chiostro venne progettato da Bramante. Pietro applica una
razionalizzazione dello spazio viario circostante la chiesa, per consentire anche una più scorrevole
circolazione. Pronao semicircolare lungo come tutta la larghezza della facciata; esso si rifà a San Pietro in
Montorio. Mentre l’inserto prospettico delle viuzze è un tema palladiano. Novità: inserzione nello spazio
come organismo plastico articolato.
Santa Maria in via Lataparticolarità: uso della loggia come struttura centrale di una facciata di chiesa.
Cupola della chiesa di San Carlo al Corsoinvenzione: contrafforti reggono le nervature della cupola.

Gianlorenzo Bernini
Non si può disgiungere l’attività di scultore da quella dell’architetto; le sue immagini sono piene di vitalità
poetica.
Baldacchino bronzeo di San Pietro (1624)manifesto dell’architettura barocca. Unisce per la prima volta
scultura e architettura. Lavora con Borromini (prima e unica volta che vanno d’accordo). Pensano a
quest’opera come al fulcro di San Pietro che deve fare da mediatore dimensionale tra l’uomo e la cupola.
Realizzato con il bronzo del Pantheon.
Colonne tortiliinsieme ai finti tessuti, alle decorazioni, rendono questa struttura dinamica; vi è una
tensione verso l’infinito. Alla centralità michelangiolesca, ha sostituito una circolarità spaziale, un moto di
espansione a spirale.
Progetta per San Pietro due campanili laterali alla facciata (come già avevano fatto Maderno e Bramante),
con lo scopo di correggere la facciata troppo larga rispetto all’altezza, che era stata ridotta per lasciare in
vista la cupola. Inoltre pensava di riscattare la cupola dalla condizione di sfondo (lo farà con il colonnato).
Gruppo scultoreo di Santa Teresa e l’angelosperimenta la coerente e totale fusione dell’architettura con
la scultura e la pittura, inventando una spazialità che non è scenografica, ma è spettacolo totale.
Palazzo di Montecitoriocompletato dal Fontana; esprime la sua idea di architettura civile. La facciata è
tripartita e le ali sono inclinate: questi due elementi riflettono due aspirazioni fondamentali: 1. gusto
classico delle proporzioni, e il rifiuto degli eccessi; 2. predilezione per l’ampliamento prospettico laterale.
Fontana dei Fiumi di Piazza Navonacollocata al centro della piazza; fa da piedistallo ad un obelisco egizio.
Le immagini a prescindere dal loro significato, comunicano un senso della vita, del libero moto nello spazio,
dell’entusiasmo per il mondo.

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Piazza di San Pietro


Commissione affidatagli da Papa Alessandro VII Chigi.
A questo progetto avevano già lavorato Ferrabosco (forma trapezoidale) e Rainaldi (forma ellittica).
Berninigrande ellisse con l’asse maggiore parallelo alla facciata della basilica (diversamente sarebbe stata
manierista).
È questa un’opera emblematica nell’invenzione dello spazio urbano, analoga a quella di piazza del
Campidoglio.
Si configura come uno spazio urbano interno/esterno perfettamente controllato, regolato, dominato.
La forma ellittica riprende quella curva della cupola.
Bernini fa dell’antico quadriportico una grande piazza.
Il colonnato è costituito da 284 colonne disposte su quattro file, da 88 pilastri e da 140 statue.
Le fontane che si trovano nell’area mediana sono di Bernini e Maderno.
L’obelisco al centro fu eretto da Fontana; proviene dalla città egiziana di Elaiopoli; giunse a Roma nel 37 per
volere di Caligola.
L’anello del colonnato raccorda la piazza alla città e idealmente a tutto il mondo cristiano. È un’immagine
allegorica: sono le braccia della chiesa che accoglie l’ecumene; dunque non schiaccia l’uomo nonostante la
sua imponenza.

Sant’Andrea al Quirinale
Commissionata al Bernini per l’ordine dei Gesuiti dal Cardinale Pamphili.
Vi è un ritorno ad un linguaggio classico, quasi palladiano.
La pianta ellittica dilata allusivamente lo spazio; l’asse maggiore è parallelo alla facciata.
Sostenuta da una cupola ribassata che la comprime e allarga ulteriormente le cappelle cavate nello
spessore dei muri.
Si rifà al Pantheon, e a modelli rinascimentali: presbiterio palladiano; cappelle ovali michelangiolesche;
protiro simile a quello di Santa Maria della Pace.
L’episodio fondamentale all’interno è la cappella maggiore; essa è inquadrata da un’edicola, affiancata a
coppie di colonne e chiusa in alto da un timpano spezzato, dove si trova la statua di Sant’Andrea che sale al
cielo su una nube. All’interno dell’edicola vi è l’altare, dove i fedeli non possono entrare, in quanto è il
luogo della manifestazione del divino, raffigurata dagli angeli fluttuanti
I colori e la luce hanno una funzione simbolica: sono il divino che si concentra nella parte più alta: la
lanterna.
Tra chiesa e piazza vi è un rapporto armonico, reso tale dal pronao avanzato.

Fece alcuni progetti per il Louvre, ma vennero liquidati.

Francesco Borromini (Francesco Castelli)


Avversario del Bernini, del quale contesta la sua poetica universalistica.
Diversamente dal Bernini, è solo architetto. È definito uno “scalpellino”, in quanto il suo lavoro è più
materiale che ideale.
Per il Borromini, l’arte è ricerca, tensione, rifiuto del mondo, per cui si esprime con simboli quasi ermetici,
che mirano alla massima contrazione spaziale.
Lavorò al cantiere di San Pietro, alle dipendenze di Maderno.
Baldacchino di San Pietro, alle dipendenze di Bernini. Invenzioni di Borromini:
copertura con il profilo “a dorso di delfino”;
basamenti lapidei delle colonne tortili.
1633diventa architetto alla Sapienza, sede dell’università di Roma
San Carlo alle Quattro Fontane nei pressi del Quirinale(1634)
Chiostroriduce lo spazio già esiguo, con le forti colonne abbinate del portico, legate da un cornicione
uniforme, che conferisce continuità di movimento; evita la simmetria, elimina gli angoli e li sostituisce con
curvature convesse che danno l’impressione di uno spazio continuo.

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Chiesa(1664) rifiuta ogni tentazione edonistica, ogni desiderio di piacere: ondulazione non sfrenata. A
pianta ellittica, con l’asse maggiore nel senso della lunghezza; è il risultato dell’incastro di due triangoli
equilateri; pone un unico ordine di colonne, volutamente sproporzionate rispetto allo spazio ristretto; esse
lo riducono maggiormente, ma la loro forza plastica costringe le superfici a inflettersi (incurvati verso
l’interno) e la cupola risulta schiacciata e deformata.
InternoVi è una compressione e una dilatazione dovuta all’ondulazione dei muri.
CupolaUnita al corpo sottostante da pennacchi, inusuale nelle piante circolari; la decorazione a
cassettoni ottagonali, esagonali, e cruciformi la uniforma al resto della struttura; diminuendo via via di
dimensione accentuano il senso di fuga prospettica vero l’alto.
Facciatasegna l’inizio di nuove forme: alternanza tra concavo e convesso (sistemizzato dal Guarini), che
presuppone la necessità di una progettazione continua e totale. Associa un ordine piccolo ad un ordine
gigante; è divisa in due parti, superiore e inferiore, antitetiche. Fusione scultura-architettura. Scena più
importante nicchia centrale: San Carlo tra le ali di due cherubini.
Palazzo Carpegnaaccentuazioni organiche del disegno (non geometriche), convessità, ricerca di ombre
profonde e sfumate. I numerosi disegni documentano la progettazione totale, la ricerca di una continua
inventiva degli spazi interni e alla connessione organica delle parti.
Realizza il restauro di Palazzo Spadacrea una galleria prospettica dove inventa uno spazio innaturale per
ingrandire alla vista il piccolo giardino del palazzo. Questa idea ha il suo precedente a Milano in Santa Maria
sopra San Satiro di Bramante.
Oratorio dei Filippinicongregazione religiosa. Qui adotta l’ordine gigante di Palladio e di Michelangelo e
usa una particolare lavorazione dei mattoni della facciata. Compare per la prima volta il castello in ferro
battuto per sostenere le campane. Qui concreta l’illusione ottica della facciata che non corrisponde a quello
che avviene dietro.
Sant’Ivo alla Sapienzaal cortile avevano già operato, chiudendolo e bloccandolo, Pirro Ligorio e Giacomo
Della Porta. Il perimetro è mistilineo e si conserva fino alla cupola; la pianta nasce dalla geometria di due
triangoli incastrati che determinano un esagono. La struttura è esaltata dal bianco e dall’oro delle
paretitrionfo della luce che da elemento fisico diventa spazialità: l’esterno irrompe nell’interno. La forma
esterna non coincide con quella interna. L’esterno è determinato da una forma convessa, mentre l’ingresso
è centrale. Al di sopra della calotta vi è il tempietto-lanterna che si rifà a quello michelangiolesco. Sopra vi è
una spirale, carica di valori simbolici, che si conclude con un traliccio di ferro.
Restauro di San Giovanni in Lateranoil tema centrale è quello della luce; la navata centrale rispetto a
quelle minori, è un invaso di luce che è materia dello spazio. Diventerà il modello dei saloni del 700.
Chiesa di Sant’Agnese in Piazza Navonaorganismo dinamico, in rapporto con lo spazio della piazza. La
forma di questa chiesa ebbe successo per tutto il 700.
Facciata del Palazzo Propaganda Fidevi aveva già lavorato Bernini; ricca di oggetti e di elementi dinamici,
di luci, di ombre.
Cappella Spadanella Chiesa di San Girolamo della Carità; innovazione: uso di marmi preziosi e intarsi
complessi; vuole dare l’idea del miracolosofiori intarsiati per terra appaiono come caduti; balaustra
costituita da un panno per la comunione che blocca l’accesso al sacrario, ma che facendo ruotare un ala di
un angelo si leva.

L’Architettura Ellenistica

L’architettura ellenistica si sviluppò con Alessandro Magno, che rese universali le strutture politiche,
economiche, sociali ed intellettuali della Grecia classica. La politica dei sovrani ellenistici si tradusse in
grandi programmi urbanistici che diedero il massimo rilievo alle opere dell’architettura civile , si rivelò
mezzo ideale per esprimere il desiderio di volontà e di ricerca tipico dell’intera cura ellenistica.
Il forte sviluppo economico e le trasformazioni sociali che contribuirono alla creazione di una ricca
borghesia mercantile, l’incremento e lo sviluppo di un’architettura domestica che la polis tradizionale non
aveva favorito. Un’architettura di tipo utilitario viene ad assimilarsi e ad integrarsi all’architettura
puramente religiosa e civile delle città classiche.

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Gli ordini tradizionali continuarono quindi il loro cammino anche se, da un lato le difficoltà legate alla
disposizione del fregio dorico e dall’altro il gusto decorativi stico, favoriscono l’espansione dello stile ionico.
L’architettura ellenistica mise inoltre a punto altri due elementi che erano stati trascurati: si tratta degli
ordini murali e dell’arco accompagnato dalla volta. Questo tema dell’ordine murale segnava la rottura della
grande tradizione classica. Gli effetti di ombre e di rilievo venivano accentuati dall’applicazione di stucchi e
di pitture. In questo periodo l’arco e la volta entrarono definitivamente nel repertorio dell’architettura;
l’arco in conci di pietre squadrate con regolarità appare solo nel 4° secolo a.C.
Nell’architettura ellenistica si svilupperà rapidamente l’impiego dell’arco nelle porte monumentali.

Nell’ambito dell’architettura religiosa, suscita ora minore interesse, i primi segni di un più riprodotto
impiego dell’ordine dorico.
I monarchi dell’età ellenistica privilegiarono e dettero particolare impulso all’architettura civile, perché
questa meglio corrispondeva alle loro esigenze politiche.
In età ellenistica ginnasi e palestre vengono sempre più spesso associati ai grandi santuari o inseriti nel vivo
degli impianti urbani.
Per quanto riguarda l’evoluzione degli edifici teatrali, il progressivo prevalere dell’azione scenica del coro,
l’edificio della scena acquista importanza rispetto all’orchestra; si arricchì del proscenio.
L’architettura delle abitazioni civili conosce in questa età una fioritura ignota, utilizza tutte le risorse della
nuova tecnica e associa la possibilità offerte dalle tre grandi arti. I nuclei di abitazione, seguono un indirizzo
già delineato in certo qual modo nelle case di Olinto, tendono ad assumere un impianto paratattico intorno
a un peristilio.
Accanto all’architettura religiosa è necessario accennare all’architettura funeraria, votiva e onoraria che è
ricca di proporzioni pregevoli oltre che varie e numerose. In età ellenistica l’architettura funeraria assume
maggiore grandiosità e le necropoli dell’Asia Minore e dell’Africa hanno un’estensione talvolta pari a quella
delle città dei vivi. Pur rimanendo nella linea di ricerca del Monumento delle Nereidi a Xanto e del
Mausoleo di Alicanasso. Il Mausoleo di Belevi rivela, attraverso la sua struttura, i nuovi aspetti
dell’architettura di pregio: esso è il rivestimento di una tomba rupestre la cui camera funeraria è ricavata
entro una massa rocciosa, mentre anche i muri all’interno sono rivestiti e decorati come le pareti esterne.
Il monumento di Terone ad Agrigento presenta la particolarità della colonna ionica d’angolo inalveolata per
tre quarti nella muratura che sostiene una trabeazione dorica e inquadrata false porte d’ingresso.
Nell’Arsinoeion viene soppressa la peristasi esterna, che ci riduce a un anello di pilastri d’ordine dorico, con
trabeazione, inseriti nella parte superiore della parete, mentre all’interno dello stesso motivo è ripetuto
con semicolonne corinzie.

La fonte principale della ricchezza urbana divenne l’attività mercantile e ciò segna il tramonto di alcuni
centri antichi, lo sviluppo del commercio e dell’artigianato dà luogo alla formazioni di classi sociali
differenziate non più soltanto per casta o per nascita, ma per censo e professione.
Gli edifici religiosi, come pure quelli culturali, divengono strutture specializzate con funzioni precise e
sorgono preferenzialmente ai margini del tessuto urbano, mentre una rilevanza straordinaria assumono i
palazzi dei dinasti, giardini ed annessi, aree vastissime, costituendo una vera città nella città.
La città era divisa in quartieri differenti sulla base delle attività prevalenti e delle diverse comunità etnico-
politiche.
L’asse urbano era costituito da una grandiosa via con doppi portici ai lati, realizzata in epoca romana, ma
ripetendo verosimilmente una precedente invenzione ellenistica.
Anche le città cosiddette carovaniere, sviluppatesi cioè come luogo di smistamento o di lavorazione dei
prodotti trasportati dall’oriente verso l’Europa. Pergamo presenta invece caratteri originali e nello stesso
tempo più vicini ai modelli greci.
Con quest’opera ha inizio quella ricerca intesa a risolvere la città e il paesaggio come un insieme
architettonico unitario e scenografico.
Architettura Gotica

Il termine fu coniato soprattutto dalla critica rinascimentale italiana che trovava barbarica quella
“maladizione di tabernacoli” espressa oltralpe.

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Il gotico è la forma più evoluta raggiunta dall’arte medievale, arte che è caratterizzata soprattutto da due
tratti esterni.
Il gotico delle grandi cattedrali ha costituito una lingua universale parlata da tutta la cristianità
dell’Occidente, in secoli nei quali l’universalità della religione e l’onnipotenza di Dio sono il cemento di tutte
le attività, una dimensione che tutto possiede e tutto controlla.
La grandiosità delle costruzioni gotiche, religiose e civili, ed il rapporto con il resto dell’edilizia abitativa, ci
indurrebbe a credere ad una illogicità di scala, ad una mancanza di armonia, ma il rispetto della scala
umana che ritroviamo nelle connessioni tra le parti, fuga questi oggetti.
Il periodo in questione è caratterizzato da alcuni importanti fatti storici:
a) L’affermazione dell’impero.
b) L’interpretazione territoriale e politica tra Francia ed Inghilterra, con lo sviluppo di grande
monarchie nazionali di queste due.
c) La nascita delle repubbliche italiane, questo fenomeno è interamente collegato alla crescita della
borghesia mercantile europea ed è una realtà non trascurabile.
d) Lo sviluppo del sistema bancario.
e) La formazione degli ordini religiosi e militari.

Una costruzione gotica tradizione presenta almeno tre elementi inconfondibili: l’arco ogivale, l’arco
rampante ed uno spiccato verticalismo.
L’ogiva (arco acuto) non è nata con il gotico, ma è orientale e di parecchi secoli prima, quest’arco presenta
una serie di vantaggi rispetto all’arco tutto sesto; fondamentale è il fatto che la risultante delle spinte
generate dal peso proprio e dai carichi gravanti su esso, cade molto più vicino alla base del piedritto, ciò fa
si che la costruzione gotica possa fare a mene di massicci contrafforti. Un secondo vantaggio è la possibilità
di coprire con una volta a crociera tutta la pianta.
Anche gli archi rampanti hanno un’origine precedente che il gotico precisa e codifica. Essi nascono dalla
necessità di contobilanciare le spinte di una navata centrale molto alta e di ricondurle verso i contrafforti
delle altre navate.
Gli ampi studi condotti hanno fatto concludere che il sistema costruttivo gotico è un vero impianto
costruttivo da scheletro portante e da tamponamenti, corrisponde alla moderna tecnica del cemento
armato.
Dai concetti sottoposti, a partire dall’arco ogivale che generava un nuovo rapporto tra larghezza e altezza, è
evidente come l’architettura gotica si sviluppasse molto in senso verticale, ma è altrettanto chiaro come
questo “verticalismo” non dipendesse da una scelta precostituita ma dall’insieme delle innovazioni
costruttive.
Ogni nuova cattedrale mirava ad essere più altra delle precedenti, con il rapporto tra larghezza e altezza
partì da 1:2 e arrivò a 1:3-4.
Non è esatto pensare alle realizzazioni gotiche come realizzazioni di tutto un popolo, nelle quali l’architetto
scompare nell’anonimato. In realtà egli nera presente, assumeva le funzioni di progettista e di ingegnere,
ma anche di modanatore, di decoratore, a volte persino scultore.

Saint Denis non è limitata all’impiego sistematico dell’arco ogivale; la novità consiste anche nel consapevole
alleggerimento delle masse murarie; presenta una facciata con due torri.
L’opera appare leggere, aerea, decorata senza sfarzo; un doppio deambulatorio che presenta un numero
maggiore di arcaismi.
La navata centrale ha le crociere esapartite e l’alzato a tre piani, con aperture sopra le volte derivate dalle
triple divisioni normanne.
La volta esapartita, con l’arco intermedio, offrì una soluzione più corretta del problema, mantenendo lo
schema formale del quadrato.
Noyon presenta la pianta con un transetto con i bracci arrotondati, la cui idea non è nuova ma proveniente
da modelli dell’impero, anche se non rimarrà un fatto isolato. Le crociere sono esapartite, con alternanza
di pilastri e colonnine.
Le ricerche di Noyon sullo spazio e sulla struttura muraria costituiscono un grosso esempio per le
costruzioni successive. A Laon l’elaborazione va oltre. L’alzato è di pochi metri più alto e lo schema

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parietale è identico, ma nella scansione delle campate, malgrado la volta esapartita, c’è già il rifiuto
dell’alternanza di Noyon.
L’incrocia tra navate e trasetto individua un tiburio. L’importanza dell’edificio sottolineata da una pianta
complessa e da una abbondante decorazione scultorea.
L’esperienze di Noyon e Laon vengono messe a frutto nella cattedrale più grande dell’epoca, Notre Dame di
Parigi. Il progetto è qui più ambizioso e lo dimostra la pianta a cinque navate; scompare il triforio sostituito
da un più complesso claristorio, tutti i pilastri, ancora più unificati, terminano su una lunga serie di colonne
tutte uguali. Le murature si assottigliano, le vetrate sono sempre più grandi, anche se in questo caso sono
insufficienti ad buona illuminazione di tutte le navate.

La prima provincia che venne a contato con il gotico fu la Champagne. Qui il gotico di S. Denis e di Laon non
subì grosse trasformazioni, semmai fu sottoposto ad una “manierizzazione” stilistica.
In borgogna, terra delle tradizioni romaniche solidissime, la resistenza al gotico francese fu determinante
per una serie di sperimentazioni tendenti a non tradire del tutto lo spirito romanico.
Nel cosiddetto “stato plantageneta” (Anjou, Maine, Poitou), si sviluppa uno stile dallo stesso nome, la cui
caratteristica più evidente fu la forma delle volte ogivali; l’arco è scarsamente acuto, tende ad elevarsi
meno.
L’Architettura Greca

La pòlis fece di ogni uomo greco un cittadino; essa è davvero la cornice sociale della cultura greca nella
quale dobbiamo situare i valori della letteratura sino alla fine del periodo antico.
Centro e anima della nuova cultura fu Atene, donde il nome di “attico” con cui questo è comunque
disegnato. Esso può essere diviso in due parti, una sancito dal ruolo primario da essa svolto nelle guerre
persiane; l’altra contraddistinta dal persistente della supremazia culturale ateniese ma dal venir meno
dell’egemonia della politica della città.
Sul piano economico-sociale, periodo delle libere pòleis è caratterizzato da importanti trasformazioni,
connesse per la maggior parte al sostituirsi economico industrial-commerciale a quello tradizionale
agricolo-pastorale.
Il fenomeno dell’urbanesimo consente il passaggio da un’economia a livello artigianale ad una di tipo
capitalistico e quindi consolida il potere dei nuovi ricchi, dall’altro accresce l’importanza economica e di
conseguenza il potere politico del “popolo minuto”, esso favorisce anche l’instaurazione di un regime
democratico.

L’architettura greca ha prodotto capolavori di altissimo livello, considerati in seguito come modelli ideali di
perfezione: anche nel nostro tempo, queste opere sono viste come punti di riferimento fondamentali,
esempi di metodologia progettuale armoniose compiuta e di grande sintonia con la natura e con
concezione ampia della cultura e dello spirito.
Non si posso studiare i templi come edifici a sé stanti, ma bensì si devono connettere strettamente con lo
spazio circostante, si devono leggere i santuari come elementi costituenti un tutto unico e organico con i
relativi recinti sacri.
I cittadini volevano dunque qualificare e sublimare al massimo il tempio quale dimora della divinità
protettrice dei singoli e di tutta la comunità e quindi volentieri dedicarono anni di lavoro alla sua erezione.
Inizialmente le prime esperessioni di templi sono molto semplici e povere, partendo dalla soluzione
ansemplice sala rettangolare preceduta da un portico si arriverà in seguito alla complessa formulazione
della cerlla circondata da colonne.
Il tempio viene chiamato in antis quando presenta sulk davanti un prolungamento dei muri laterali
longitudinali della cella o doppiamente in antis quando questo prolungamento si riscontra anche nella parte
posteriore, prostilo quando presenta un portico anteriore, anfiprostilo quando ha anche il portico
posteriore. Inoltre puù essere circondato da una fila di collonne (periptero) o da due file di colonne
(diptero), ovvero può presentare semicolonne addossate alle pareti della cella (pseudo periptero).
Gli edifici a carattere centrico aventi una pianta circolare (tholoi).
Il themenos è realizzato con una scelta consapevole in forme antigeometriche seguendo spesso i perimetri
accidentali del terreno. Questa stretta aserenza alla bellezza della natura, lasciata il più possibile intatta, è

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sentuta come esigenza vitale dagli uomini e dagli architetti che più sensibile del nostro tempo, i quali hanno
cercato di realizzarla per rendere più umana e meno nevrotica la vita dei loro simili.
I greci istituirono degli ordini architettonici su cui si basarono (dorico, ionico, corinzio).
I greci non impiegarono come legante la calce. Nei tempi dei greci si passa da colonne di dimensioni in scala
umana in legno a colonne in pietra di varie modulazioni e anche si arriva a soluzioni di dimensioni
deicisamente monumentali come si osserva ad esempio in templi del periodo ellenistico. La colonna
quando aveva altezza notevole si doveva e poteva fare in vari pezzi (rocchi) a differenza dell’architrave, che
logicamente per necessità strutturali doveva essere fatto in un solo pezzo, limitando così l’interasse tra le
colonne.
L’opera pensata e creata dall’uomo è posta sul terreno lasciando intatto nella sua bellezza naturale,
creando un contrasto altamente espressivo.
L’ordino dorico è legato particolarmente alle aree del Peloponneso e delle colonie greche in Italia. La
colonna dorica non ha una sua base, ma poggia direttamente su una pietra (stilobate) circondata da
gradoni (crepidoma) in genere tre. Il fusto della colonna va restringendosi verso l’alto, evidenziando così
l’area di contrapposizione di forze e quelle peso provenienti dall’architrave e convogliante dal capitello, ha
un profilo leggermente curvo (entasis) che elimina l’effetto di rigidità. Nel tempio dorico gli architetti si
trovano ad affrontare il conflitto angolare costituito dall’interruzione dell’angolo del ritmo formato dalle
metope e dai trifogli. Gli architetti sensibili ai ritmi spostano allora il trifoglio sull’angolo per eliminare lo
spazio anomalo. Tuttavia per perfezionare ulteriormente e risolvere raffinatamente il conflitto angolare in
seguito si diminuirono gradualmente le misure dell’intercolumnio dal centro verso l’esterno, come ad
esempio si osserva nel Partenone.
Invece l’ordine ionico è legato soprattutto all’Asia Minore, che fu la sua vera patria, questo ordine è
caratterizzato da notevoli valori decorativi, essendo connesso con un ambiente artistico assai sensibile a tali
valori. L’aspetto che più caratterizza l’ordine ionico, oltre alla maggiore snellezza rispetto a quello dorico, è
proprio la forma del capitello con le tipiche spirali. Il capitello ionico è costituito da un abaco schiacciato da
un echino a pianta circolare intagliato a ovuli e racchiuso da una specie di cuscino, che si arrotola a formare
due volute. L’oridne ionico presenta una base essenzialmente e in genere costituita da due torri e da una
scozia interposta, base che conferisce slancio ulteriore alla colonna stessa.
L’ordine ionico trapiantatosi nell’antichità si arricchisce di una fascia (fregio) trattata a bassorilievo e posta
sopra l’erchitrave. Il problema dell’angolo sorge in questo ordine a livello di capitello, ma solo su quella
anteriore e quella posteriore. Per risolvere tale problema i capitelli posti sull’angolo del tempio furono
realizzati accostando le volute su due lati adiacenti.
L’ordine corinzio, presenta snellezza, il rapporto tra il diametro di base e l’altezza della colonna è di 1/10.
L’ordine si differenzia maggiormente per le forme ispirati al vegetale date al capitello.
Questo ordine di notevolissimo valore decoratico non fu però molto usato dai greci, che in genere
preferirono impiegarlo negli spazi interni; mentre fu poi largamente adottato dai romani.
L’architettura greca basata sugli ordini architettonici in realtà non è pensata come rigida composizione di
linee verticlai e orizzontali in quanto le linee sono invece sottilmente vibrate da lievi curvature.
Gli archiettetti greci infatti per correggere queste distinzioni adottarono raffinate soluzione come si osserva
nel Partenone. Così stilobati, architravi e cornici, apparsi come curvati a chi si avvina al tempio, vennero
realizzati con una leggere convessità.
Il tempio periptero di Poseidone a Pestum ha ancora molti aspetti arcaici.
Esempi dell’architettura greca sono gli edifici dell’acropoli di Atene, che con i suoi templi rappresenta il
cuore della città, di una polis simbolo di libertà e democrazia. L’acropoli è dominata dal Partenone, questo
edificio dalla sagoma inconfutabile è chiaramente visibile da lontano.
Il perimetro dell’Acropoli non è regolarizzato, ma segue l’andamento del terreno stesso.
Architetto dei Propilei fu Mnesicle, che risolse il problema d’ingresso. Ideò un edificio perfettamente
integrato con l’Acropoli costituito da una forma simmetrica aperta, perseguendo una nuova concezione
spaziale diversa da quella della base delle forme chiuse e tipiche dell’architettura dei templi greci.
Entrando nell’Acropoli attraverso i Propilei si aveva una sequenza di varie vedute in quanto le architetture e
la statua di Athena erano disposte non secondo assi di simmetria e non in rapporti geometrici. Il Partenone
anche se disposto quasi parallelamente a Propilei viene letto di fianco, perché si ha una comprensione
completa dei volumi attraverso la visione dei due fronti.

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Il Partenone fu edificato sotto Pericle nel periodo aureo dell’architettura greca. È un tempio octastilo e
periptero, possiede colonne di ordine dorico alte quasi sei volte il diametro della base, sui fianchi le colonne
sono il doppio più una rispetto alla fronte. Lo spazio interno fu pensato formato da due ambientoi non
comunicanti: uno minore (Parthenon o stanza della vergine) a pianta che siavvicina a un quadro e uno
maggiore (naos) a pianta rettangolare contenente la preziosa statua di Athena in oro.
Callicrate fu architetto del tempietto di Athena Nike, che sorge sullo sperone sud occidentale dell’Acropoli
vicino a Propilei. È un tempio di piccole dimensioni di ordine ionico.
L’Eretteo realizzato in marmo pentelico e dalla forma varia e insolita, è stato ideato tale per la volontà
dell’archietto di ricercare una nuova organizzazione tipologica. Questo tempio possiede tre volumi due dei
quali simmetrici, così nell’Eretteo si trova la composizione per affiancamento di tre corpi però tutti e tre
completamente deiversi e non legati dalla legge di simmetria.
Il tempio di Apollo a Bassae esastilo, periptero con colonnato esterno di ordine dorico presenta all’interno
uno spazio particolare, nel quale sono compresenti l’ordine ionico e quello corinzio, spazio costituito da due
parti comunicanti o meglio interamente fuse: una più ampia e di pianta rettangolare e una molto più
piccola contenente la statua di Apollo. Il recinto sacro si trova in una zona appartata e di solito nella più
elevata della città.
Un altro elemento è la scena, la quale si sviluppò lentamente tanto che alla fine del periodo classico non
era ancora completamente definita. Tra molti famosi teatri si ricorda quello di Epidauro notevole per la
visibilità e per l’acustica perfetta.
Bisogna rammentare che nella Grecia antica era divisa in una miriade di “città-stato” autonome e golose
dalla propria libertà civica.
Le dimensione delle città stato erano modeste, quasi mai erano superiori a mille km2,il numero degli
abitanti appare molto limitato, mai superiore a qualche decina di migliaia di cittadini liberi. Gli elementi
essenziali della configurazione urbana sono quelli legati alle esigenze della difesa: la cittadella (Acropoli), e
la cinta muraria, una certa parte di campi e di pascoli; poi c’erano gli edifici sociali (il pritaneo), sede dei
magistrati, con il sacrario delle divinità cittadine e le sale per le cerimonie, e il buleuterion, sede del
consiglio, l’agorà piazza destinata alle assemblee popolari; di grande importanza in fine edifici religiosi e
civili (templi, ginnansi, teatri) per rendere una città degna di questo nome.
Mentre la cittadella assume il nome di acropoli, polis comprende anche le estensioni di campi.
Architettura Paleocristiana

Queste strutture seguitarono ad essere legate alla tradizione locale dell’architettura domestica del mondo
romano-ellenistico, configurandosi come un insieme di ambienti intercomunicanti di varia grandezza
chiamato domus ecclesiae o in particolare a Roma titulus.
L’esempio più antico è quello di Dura europos nella Mesopotamia ellenizzata.
Le comunità cristiane a Roma installarono la loro “domus ecclesiae” nella domus o nella casa popolare di
quattro o cinque piani e per questo è molto difficile identificarle.
Le strutture cimiteriali cristiane erano costituite o da grandi cimiteri comuni all’aperto molto frequenti nel
III secolo o sotterranei come le catacombe.
Strutture più complesse erano i martyria, sorti all’inizio del II secolo per il culto funebre di lughi legati al
ricordo di martiri. Numerosi martyria semplici furono edificati dopo la cessazione delle persecuzioni di
Decio e di Diocleziano.

Con l’editto di Milano del 314d.C. l’organizzazione gerarchica ecclesiastica già rinforzata nei decenni di pace
fra il 260 e il 305 d.C. divenne una struttura parallela all’organizzazione amministrativa dell’impero.
Alla morte di Costantino nel 337l’integrazione fra potere imperiale ed ecclesiastico era completa. Ragioni
pratiche ed ideologiche rendevano impossibile che la nuova architettura cristiana si sviluppasse nell’ambito
di quella religiosa pagana. La chiesa cristiana cercò l’espressione della propria architettura nell’ambito di
quella pubblica e scelse il tipo di edificio che riuniva caratteristiche religiose con i criteri dell’ufficialità: la
basilica.
La basilica è un edificio diviso generalmente in una navata centrale e due parti laterali, di cui la prima più
alta delle altre ed illuminata dalle finestre di un claristorio.

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Il problema delle origini della basilicata paleocristiana è stato posto per la prima volta nel. XV da Leon
Battista Alberti che faceva derivare l’edificio cristiano dalla basilica romana per l’identità del nome.
Un’altra teoria fa discendere la basilica cristiana da alcune case di riunione i cui resti sono stati rinvenuti
sotto alcune chiese di Roma.
La basilica cristiana deriverebbe dalla fusione delle semplici sale rettangolari senza abside delle chiese
urbane con la basilica funeraria ipetra, avvenuta con l’introduzione nelle chiese urbane, dell’altare-tomba.
Comunque è opportuno tener presente che prima del 350 d.C. non esisteva un tipo edilizio definibile come
“basilica cristiana”.
La varietà delle chiese costantiniane è rappresentata efficacemente dalla cattedrale di Aquileia formata da
tre edifici a tre navate. Possiede una struttura costantiniana, una grande navata centrale dotata di una
abside aggettante all’esterno verso Ovest e fiancheggiata da due file di quindi enormi colonne.
Durante il regno di Costantino ebbero un crescente sviluppo gli edifici per il culto dei morti o martyria,
come pure vennero costituiti molti cimiteri sia sotterranei che all’aperto.
L’edificio costantiniano è stato rimpiazzato fra il 1505 e il 1613 dalla chiesa attuale. La basilica fu costruita
in modo da potere includere la tomba dell’apostolo e quindi non risulta orientata.
La doppia funzione di S. Pietro determinava la sua pianta eccezionale che ricorda quella del Laterano per le
sue cinque navate, ma diversamente da tutte le chiese costantiniane terminava in una struttura trasversa.
Elementi considerati importanti furono la luce e il colore che se fusi in un progetto di chiara impostazione
danno particolari effetti, le relazioni tra gli elementi sono a carattere visuale piuttosto che strutturale.

Dal 353 Milano fu spesso sede imperiale imperiale, nel 373 per la presenza di S. Ambrogio ne divenne per
qualche decennio il centro spirituale. Cinque grandi chiese: S. Nazzaro, S. Simpliciano, S. Giovanni in Conca,
S. Tecla e S. Lorenzo hanno in comune la monumentalità del progetto.
La pianta del S. Lorenzo è a forma di un grande quadrifoglio doppio. L’atrio preceduto da un propilaeum
colonnato la cui trabeazione si incurva al centro in un arco: forma simbolica del potere imperiale. Inoltre
appartiene indubbiamente a quelle serie di progetti di edifici a doppio anello caratteristici delle terme e dei
palazzi imperiali.
La pianta del S. Nazzaro è a forma di croce e la rende simile al costantinano Apostoleion.
S. Simpliciano ha la pianta a croce su grande scala.
S. Giovanni in Conca è una chiesa senza navate con una abside.
S. Tecla costruita intorno alla metà del IV secolo si presenta dopo i recenti lavori di scavo come una basilica
a cinque navate. All’esterno sporgono l’abside e due piccoli ambienti di servizio; questa pianta presenta
chiari legami con la basilica costantiniana del Laterano.

Dopo la morte di Costantino nel 326 il papato e il clero romano incentrano la loro attività edilizia.
S. Paolo fuori le mura era chiaramente concepita come una copia del S. Pietro sul Vaticano.
Oggi si possono solo apprezzare la grandezza e le proporzioni dell’impianto originale.
La basilica di S. Maria Maggiore rappresenta molto efficacemente questo “rinascimento stilistico”. Si tratta
di un organismo basilicale a tre navate. La parete muraria sopra la trabeazione a sua volta è spartita da una
serie di pilastri che riquadrano le finestre decorate con fregi in stucco anche essi di ispirazione classica.

Per i servizi religiosi ordinari un tipo standard di basilica compare nei centri urbani grandi e piccoli.
Le cattedrali di grandi vescovati si distinguono dalle chiese minori per la grandezza e la decorazione ma non
per lo schema di base della pianta.
Esse sono arricchite da un battistero, da un cosignatorium e stanze per i riti che accompagnano il battesimo
e talvolta da cappelle laterali.
La sostanziale omogeneità delle piante delle chiese del V sec. non esclude differenze determinate da
usanze liturgiche che influiscono sulla posizione e la forma del coro, dell’altare, del pulpito, dei seggi per il
clero, delle entrate, sulla presenza e forma del transetto e di altri locali minori.

Ravenna

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Il Mausoleo di Galla Placidia, in origine legato al nartece della Basilica di S.Croce mostra uno sviluppo a
croce libera, con braccio anteriore allungato : le archeggiature delle finestre indicano modi milanesi, ma le
decorazioni interne di mosaici sono comuni all’ambiente aulico delle capitali del V sec.
S Apollinare Nuovo: presenta una tipologia basilicale a tre navate con all’interno esaltazione dello spazio
mediante l’ampiezza deglii archi, l’altezza della navata, il mosaico, la luce, i pulvini.
S Vitale ottagono preceduto da un ampio cortile e da un nartece tangente ad un angolo; il nucleo centrale
ottagono si dilata in esedre aperte tra i sostegni mediante trionfi ripetuti su due ordini, ambulacro e
sovrastante galleria per la corte.
L’Architettura Romana

L’Arco e la volta, ad esempio, si ritrovano in Etruria, in Sardegna, in Oriente ed anche in Grecia, ma è a


Roma che questi elementi avranno la loro più viva e nuova formulazione architettonica. Il dualismo stilistico
rilevabile nell’architettura greca tra “illusionismo naturalistico” e “razionalismo illusionistico” si incontra
attivo ed attuale anche in Italia.
I ponimenti etruschi rimasti visibili sopra terra sono pochi, sia perché le città etrusche furono
profondamente trasformate dall’occupazione romana, sia perché gli edifici templari ebbero in Etruria
strutture facilmente deperibili.
Il tempio etrusco conservò a lungo la struttura lingea attestata dalla tradizione anche per la grecia
Primitiva, con rivestimento di lastre fittili eseguito a stampo, decorate a rilievo e dipinte.
Originale rispetto al mondo greco è l’innalzamento del tempio sopra un podio in muratura, caratteristica
che sarà poi trasmessa al tempio romano : il complesso che ne risulta nasce dalla sovrapposizione della
cella, di tipo greco, alla terrazza augurale della quale si prendevano gli auspici secondo la disciplina etrusca.
Il tipo di colonna con capitello dorico, echino e abaco, comunemente nota come “colonna tuscanica”,
appare in usa già negli edifici del periodo arcaico; più che un’invenzione etrusca essa è da ritenersi variante
originale di un nuovo schema predorico.
Ulteriore novità è l’utilizzo nei giardini laziali dell’arco e del sistema voltato, nella nuova tecnica a
concrezione elaborata. Più del tempio appare interessante la formazione del tipo basilicale.
Un altro chiaro accostamento di organismi ellenistici di peristili alle domus italiche ad atrio, di cui si hanno
in Pompei esempi importanti.
L’arco e la volta a botte non sono invenzioni romane; furono adottai nel mondo ellenistico anche se gli
architetti della Grecia classica, non per ignoranza ma una scelta deliberata, si erano attenuti ostinatamente
alla tradizione trillica. Le porte ad arco in pietra da taglio si diffondono poco dopo nell’Italia centrale, dove
lae ritroviamo a Cosa, a Falerii Novi e in due esempi a Perugia.
Accanto alla comparsa dell’arco monumentale come forma di architettonica a sé stante si comincia a notale
l’impiego dell’arco collocato al posto dell’apertura rettangolare dell’ordine greco.
L’opus caementicium, materiale rivoluzionario prettamente romano, nacque probabilmente per caso,
sebbene nell’antichità il termine si applicasse quasi certamente ad ogni tipo di mescolanza di pietrisco e
malta, nell’uso moderno è più appropriato restringerlo a significare quei conglomerati in cui la malta era
abbastanza resistente da costituire un materiale autonomo per la costruzione di volte e, nella sua
combinazione più illustre, specificamente l’impasto di inerti lapidei (caementa) con calce pozzolana,
tenacissimo e atto anche a solidificare sott’acqua.
Intanto la nuova tecnica si afferma negli edifici commerciali come Poticus Aemilia, negli acquedotti, nei
porti e finalmente, in tipi edilizi relativamente nuovi come le terme, i teatri e più tardi gli anfiteatri.

Foro Augusto
È caratterizzato anch’esso da un impostazione compositiva, che vede i portici ed il tempio dedicato a Marte
Ultore disposti simmetricamente rispetto all’asse maggiore dello spazio rettangolare costituente la piazza.
La presenza di elementi curvilinei, come le esedre e l’abside del tempio, non debbono trarre in inganno e
far pensare ad eventuali ricerche pittoresche.

Il teatro di Marcello
la struttura della cavea è formata da un sistema di setti radiali coperti da volte a botte inclinata ed è serrata
da un ambulacro esterno che si svolgeva per due o forse tre piani. Il primo piano è coperto da una volta

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anulare a botte, mentre nel secondo piano le volte a botte sono disposte in radialmente per evitare spinte
orizzontali.
Questa soluzione, derivante dal connubio delle qualità formali del mondo greco, esprime in termini
decorativi e delle qualità strutturali proprie del mondo romano.

L’arco di Augusto nel Foro a Roma


L’uso di innalzare a forma di arco in onore di condottieri vittoriosi risale a Roma all’inizio del II secolo a.C.
Nel foro romano furono eretti due archi in onore di Augusto; il primo nel 29 a.C., demolito a causa dei
cedimenti dovuti al terreno paludoso, ed il secondo, nel 19 a.C. costruito ad opera del Senato in un terreno
più Solido. Un’arco inquadrato da un ordine architettonico corinzio con trabeazione ed attico superiore e
da due ali più basse, formate da un ordine di colonne tuscaniche, alte quanto l’imposta dell’arco centrale,
sormontante da un architrave con il sovrastante timpano triangolare.

La porta Maggiore
Nella Porta Maggiore, con due archi al di sopra dei quali passavano le condutture dell’Acqua Claudia e
dell’Aniene Nuovo, il trattamento pittorico è reso con molta evidenza dal contrasto che nasce all’interno
dell’ordine architettonico tra le semicolonne, costituite dalla sovrapposizione di blocchi a forma di capitello
appena accennato, e gli altri elementi (capitelli, cornici, timpani) perfettamente sagomati e levigati.

La Domus Aurea
A Nerone (54-68) si deve la realizzazione della Domus Aurea, una villa estesa sui colli Esquilio, Oppio e
Celio. Dalle descrizioni di scrittori e storici del tempio si può dedurre la straordinaria ampiezza e ricchezza
del complesso, organizzato con giardini, campi, foreste e stagni.
L’originalità della villa è da ricercarsi quindi nella sua locazione all’interno della città.
La pianta, un ottagono regolare, è circondata, su cinque lati da ambienti disposti a raggiera e, su tre lati, si
affaccia sul portico antistante. La sala è coperta con una volta a padiglione con occhio centrale, mentre gli
ambienti radiali sono coperti a botte ed a crociera.
La ricerca di compenetrazione spaziale tra la sala principale e gli ambienti minori disposti a contrafforte, sia
la ricerca di particolari effetti luminosi, ottenuti con l’aperture dell’occhio centrale.

L’Anfiteatro Flavio (Colosseo)


Tra gli edifici pubblici di questo periodo, esaminiamo il Colosseo, che rappresenta il primo anfiteatro stabile
in muratura costruito a Roma, dove fino ai tempi di Nerone, organismi simili erano stati sempre realizzati in
legno. Il tipo architettonico dell’anfiteatro non deriva dal teatro, ma il nome indica la costruzione della
cavea tutto intorno all’arena, cioè il terreno di combattimento e di gioco e gli ambienti sotterranei, adibiti a
serragli, sale di esercitazioni e spogliatoi.
I lavori del grande anfiteatro Flavio iniziati da Vespasiano e localizzati nella zona bassa tra il Celio e l’Oppio,
dove prima esisteva il lago della Domus Aurea, i lavori furono portati a terminazione da Domiziano e
completati, o forse meglio restaurati da Alessandro Severo e Giordano III.
Le pareti esterne misurano l’altezza di 48,50m e formano un volume su pianta ellittica con gli assi che
misurano 156m e 188m mentre interamente l’arena, anch’essa ellittica, ha gli assi di 54m ed 86m.
La facciata è costituita dalla ripetizione in serie, lungo il perimetro dell’ellisse, di ottanta elementi semplici
composti dall’arco inquadrato nell’ordine architettonico.
Con il Colosseo si ha dunque la codificazione definitiva del sistema arcuato inquadrato dagli ordini
architettonici sovrapposti.
La rapidità di esecuzione si spiega soltanto con la grande capacità organizzativa e tecnica dei costruttori.
Inoltre furono adoperati accorgimenti, quali l’esecuzione per punti dei setti murari, costituiti da piloni in
travertino, riuniti tra loro da archi rampanti, sui quali si potevano impostare le volte delle gradinate, e tratti
di tamponamenti in blocchi di tufo realizzati in secondo tempo.

Le Terme di Traiano
Con il complesso terminale di Traiano realizzate in forma compiuta il tipo edilizio delle “Terme Imperiali”,
sfruttano al massimo le potenzialità del calcestruzzo. All’inizio probabilmente questi complessi furono

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alimentati da sorgenti di acque termali; in seguito furono messi a punto sistemi di riscaldamento con il
passaggio di aria calda in cunicoli sotto pavimenti (sospensione) e dietro le pareti, attraverso condotti
realizzati in mattoni forati.
Con le terme di Traiano il tipo si sviluppa raggiungendo grandissime dimensioni ed acquistando complessità
funzionali e formali, trasformandosi così in uno spazio aperto-coperto, con molteplici attività socio-
culturali, dove oltre agli stabilimenti balneari veri e propri, trovano posto palestre, biblioteche, stadi per le
corse, giardini coperti, viali e percorsi porticati.
Abbiamo sin qui seguito l’evolversi dell’architettura romana, dalle prime esperienze del periodo giulio-
claudio fino agli esempi di edilizia civile ed abitava del periodo traianeo basati sullo sfruttamento
intelligente delle possibilità costruttive dell’opera cementizie e sulle ricerche spaziali derivanti dall’uso della
volta.

Il Pantheon
L’impianto è formato dall’accostamento di un corpo cilindrico ad un pronao rettangolare con facciata a
timpano triangolare poggiante su otto colonne di granito grigio.
La visione attuale dell’edificio, ci presenta un immagine alterata del monumento, poiché, lo spazio
antistante il tempo era ad un livello più basso.
Dal pronao suddiviso in tre navate, si passa nella rotonda di 43,21 m di diametro sul quale è impostata una
cupola emisferica a cassettoni con un occhio centrale. La parete è divisa in due ordini; al piano terra ha un
andamento alterno di tratti pieni e di nicchie, al piano superiore corre invece una fascia fino all’imposta
della cupola, rimaneggiata nel settecento ed ora, in parte, ripristinata secondo i disegni del cinquecento.
Gli architetti curarono in particolare la fondazione, che è formata da un anello largo 7,30m ed alto 4,50m, al
quale fu aggiunto un altro anello esterno; vennero usati inoltre materiali via via più leggeri verso l’alto a
cominciare dal travertino.
La sapienza costruttiva farà anche ritagliare nella massa muraria della parete cilindrica le otto nicchie
interne e le otto esterne tamponate, per alleggerire il peso proprio della muratura portante e permettere
anche un più rapido e sicuro essiccamento.
Architettura Romanica

La Francia, con due tipi fondamentali caratterizzati le terminazioni orientali delle chiese, inventa il coro
“radiale” e quello a “gradoni”
La chiesa di Tours definisce il “tipo”, che avrà una cripta con presbitero rialzato, un tiburio per
l’illuminazione, matronei e torri in facciata.
La pianta a cinque o a tre navi e il transetto a tre navi consentono una percorrenza a senso unico lungo il
perimetro della chiesa. Una copertura a botte per la nave centrale con navate laterali molto alte,
determinati un prospetto a capanna, sono caratteristiche della regione del Poitou; mentre un impianto a
nave unica coperta da una serie di cupole caratterizza la scuola detta dell’Aquitania e in particolare la
regione del Perigord.
Caratteristiche della scuola normanna:
a) Pianta, a tre navi, priva di deambulatorio, con torri in facciata.
b) Copertura, lignea nella nave centrale e volte a crociera nelle laterali, sormontare da tribune con
copertura lignea.
L’ordine interno è a tre piani: archi a tutto sesto su pilastri, triforio o galleria, finestre.
La decorazione è di tipi geometrico, essenziale.
La chiesa di Jumièges è stata la prima grande opera del ducato di Normandia, l’alternanza dei pilastri con le
colonne, presente nella costruzione, la fronte a due torri con corpo centrale sporgente, la torre lanterna
all’incrocio del transetto, ricordano modelli ottoniani, ma nuovo è lo slancio verticale della nave, che
copertura lignea, mentre le navatelle e le galleria sono coperte con delle crociere.
Il St. Etienne e la Trinité presentano una pianta a tre navi molto allungata; la mediana in origine con
copertura lignea e le laterali con piccole crociere continue.
L’abside centrale del presbitero a gradoni presenta due crociere quadrate prima del semicatino; l’alzato,
privo di matronei, è a tre ordini e la facciata è a due torri.

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Sopra gli archi delle navatelle è aperta una ulteriore fila di arcate della stessa larghezza, che accolgono i
matronei e più in alto le finestre, davanti alle quali corre un ballatoio. Il coro in origine aveva un’abside
semicircolare che impegnava la larghezza della nave mediana.

Borgogna
Caratteristiche della scuola borgognona: pianta, comunemente a tre navi con o senza deambulatorio, uno o
più transetti molto sporgenti; copertura, in pietra anche per la nave centrale, costolonata. L’ordine interno
fa uso dell’arco acuto su pilastri; la decorazione scultorea è ricca e floreale, poco figurativa.
Nel St. Philibert a Tournus collocando sulle mura di una basilica precedente delle botti traverse si cerca di
ovviare alla scarsa illuminazione che accompagna l’uso della copertura a botte, messa di solito
longitudinalmente, che scarica il proprio peso sulle pareti, le quali di conseguenza non possono essere
alleggerite da grosse aperture.
Nella ste-Medeleine di Vèzelay vengono usate pesanti costolonature trasversali bicrome a scandire le
crociere delle tre navi e una ricca decorazione nei capitelli, nella cornice delle tre navi e una ricca
decorazione nei capitelli, nella cornice orizzontale che separa i due piani dell’alzato e attorno agli archi a
pieno sesto.

Alvernia
Caratteristiche della scuola alterniate: pianta, a tre navi con deambulatorio a cappelle radiali, quasi sempre
in un numero pari; copertura, in pietra, a botte liscia nelle nave centrale, a crociere nelle navelle,
sormontate da tribune coperte a semibotte. L’ordine interno presenta l’alzato della nave mediana a due
ordini privo di finestre. La decorazione interna è severa, all’esterno con colorazione, di tipo orientale;
particolarmente ricca risulta la zona presbiterale.
Notre-Dame-du-Port a Clermont-Ferrand; il modello con qualche variante è fatto proprio dalle chiede di
pellegrinaggio.
In particolare nel St.-Sernin a Tolosa, la più grande costruzione romanica francese dopo Cluny, la parte
presbiterale all’esterno si presenta come proliferazione di elementi definiti a vari stadi di crescita.

Poitou
Caratteristiche della scuola: pianta, a tre navi con deambulatorio a cappelle radiali, copertura, in pietra, a
botte nella nave mediana, a botte o crociere nelle navelle. L’ordine interno ha solo arcate che dividono la
nave dalle alte navatelle tramite colonne o pilastri a quadrifoglio. La decorazione è ricchissima nelle
facciate, che hanno una forma a capanna, porte arcuate a piani decrescenti a campanili a terminazione
conica rigonfiata.

Inghilterra
L’abbaziale di St. Albans ha una partitura a tre piani, divisa in campate da piatte sporgenze rettangolari.
La copertura è lignea, come era originariamente in tutte le cattedrali inglesi ad eccezione di Durham, nella
parte settentrionale del paese.
È la prima costruzione nella quale siano state realizzate volte a crociera su costoloni posti a formare gli
archi trasversali e diagonali ed impiegato il contraffortamento della navata alta mediante entrambi archi
rampanti.
L’Inghilterra resta legata fin verso la fine del XII secolo alla concezione dei grandi organismi coperti a tetto
di ispirazione normanna, che nel sistema delle pareti ricalcano i modelli francesi, generalmente a tre piani,
accentuando la sensazione di spessore del muro attraverso l’impiego di membrature disposte su diversi
piani paralleli.
La cattedrale di Gloucester con grossi piloni cilindrici nella navata i quali interrompono la tipica
articolazione verticale continua realizzata dalle colline addossate; questa tendenza si accentua in alcune
chiese dove la partitura della navata è risolta nella triplice sovrapposizione di una sequenza allungata di
archi senza alcun collegamento in senso verticale, anticipando il gusto per l’orizzontalità che sarà proprio
del primo Gotico inglese.
La chiese del priorato di Lewes introduce la tipologia con doppio transetto derivata da Cluny III.

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Italia
Le opere dell’Italia del nord sono le più vicine al romantico europeo.
Nel romantico confluiscono vari fattori, tra cui essenziale è l’incontro tra tipi e forme occidentali e quelle
del mondo Greco.
Nelle costruzioni del romanico italiano le volte appaiono in ritardo a sostituire le coperture originali in
legno.
A Venezia e sulla costa adriatica la corrente padana si fonde con la cultura bizantina.

Lombardia
L’architettura lombarda, pur nella sua varietà, è caratterizzata da costruzioni massicce, coperte per lo più a
volta, con murature scandite da lesene verticali collegate da arcatelle cieche.
Il monumento principale è il S. Ambrogio a Milano, basilica ambrosiana del IV secolo, rifatta in periodo
carolingio, fu ricostruita nel 1080, lasciando l’abside e il presbitero del IX secolo. Ha una pianta basilicale a 3
navi, con crociere quadrate costolonata, nel rapporto di 1:2 tra le navatelle e la nave centrale. In ogni
campata quadrata della nave maggiore affacciano due matronei scaricano la spinta sui muri perimetrali,
dotati di contrafforti esterni. La cupola-tiburio ottagonale fu rifatta dopo il crollo della terza campata, e il
campanile settentrionale con archetti e lesene è del tipo già usato a Pomposa.
Il quadriportico esterno costituisce un recupero dell’impianto planimetrico paleocristiano.
S. Michele a Pavia avendo una pianta più tozza e con transetto, ricorda S. Ambrogio per l’uso di pilastri
cruciformi alternati, e per la presenza di volte, di matronei e della cupola ottagonale. La facciata della
chiesa priva di portico, appare particolarmente monumentale.
Tre portali a piani decrescenti interrompono le fasce decorative orizzontali, presenti nella zona inferiore
della facciata, al di sotto delle bifore.

Piemonte
Le opere romaniche del Piemonte accolgono, insieme agli influssi lombardi, quelli della Francia del sud. Già
agli inizi dell’XI secolo il monaco Guglielmo d’Orta, prima nella chiesa di S. Benigno a Digione, poi nel S.
Benigno di Fruttuaria, contribuisce alla fusione e diffusione di elementi lombardi e francesi.

Veneto
Nel Veneto i rapporti con l’oriente attraverso gli scambi commerciali di Venezia conferiscono alle città più
vicine alla costa un impronta tipicamente bizantina.
Presenti anche ne duomo di Murano, dove la massa della zona absidale è annullata da un doppio ordine di
logge su colonne binate separate da fregio a triangoli.
S. Marco a Venezia, dove la particolare dipendenza di questa chiesa dell’oriente è attraversata dal fatto che
per la sua ricostruzione furono appositamente chiamati architetti bizantini a guidare le maestranze locali.
La chiesa, a croce greca con 5 cupole, ha come modello i SS. Apostoli a Costantinopoli di epoca giustinianea.
Il S. Zeno a Verona ha un impianto a tre navate, con sostegni alternati, e vasta cripta; sulle pareti della nave
centrale, prive di matronei, si aprono piccole finestre di sensibilità “paleocristiana”, il soffitto è ligneo.
La città Medievale

Nell’XI secolo nell’Europa nord-occidentale si compie la conversione urbana e in questo fenomeno le città
italiane precedono quelle europee si distinguono specialmente quelle costiere e alcune all’interno come
Milano.
Nell’Italia centro-settentrionale, della metà del XII secolo, sorgono i borghi franchi, precisa espressione
della politica territoriale dei Comuni che necessitavano di capisaldi di controllo.
La cultura urbana del medioevo ha trovato la sua espressione più cospicua nell’Italia centro-settentrionale e
nell’area fra il Senna e il Reno. Nell’Italia centro-settentrionale sorgono degli stati cittadino che
raggiungono vari gradi di autonomia politica di fronte alle autorità imperiale e papale.
Il “Comune” rappresenta una precisa entità politica che cerca di affermare il suo dominio sul contado con
l’intento di raggiungere i confini diocesani.
Alla fine del XII secolo la maggior parte delle città europee hanno raggiunto una propria autonomia e
individualità, pur nelle diversità dei risultati politico-giudiziari.

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Tra la fine del XII e l’inizio del XIV secolo il notevole incremento demografico in tutte le città europee
coincide con il progressivo allargarsi della cerchia muraria.

Lo spazio all’interno delle mura rimane uno spazio prezioso, e quando la sede vescovile viene trasferita
all’interno della cinta muraria e il Vescovo risiede in città e domina “nella città” questi ne prepara la
rinascita e il rilancio economico politico.
L’area interna alle mura, nella sua forma topografico-urbanistica rispecchia le caratteristiche politico-
istituzionali delle singole città e regioni.
È più tardi, tra il XII e il XIII secolo, in seguito alla regolamentazione delle autonomie cittadine e allo
stabilizzarsi del processo di inurbamento, la stessa “città vescovile” trova la sua espressione formale nella
costruzione del centro civico rappresentativo del nuovo sistema politico; nella edificazione dei borghi e
degli impianti degli Ordini mendicanti, che si localizzano lungo le strade che si inoltrano nel contado e che la
collegano con altri centri urbano; nella nuova cinta di mura che ora sostituisce un limite preciso anche dal
punto di vista giuridico.
Un discorso a parte meritano le città di nuova fondazione, interventi legato al potere che vuole rafforzare il
proprio controllo sul territorio attraverso una militarizzazione di questo in funzione di uno sfruttamento
agricolo.
Gli esempi più caratteristici sono le piazzeforti francesi, bastides, sorte tra il XI e il XIII secolo per iniziativa
dei re e dei feudatari francesi e inglesi: ad Villeneuve sur Lot nel 1253 a Montpazier nel 1284.
Le caratteristiche comuni del piano regolatore degli insediamenti e la costruzione degli edifici in un breve
arco di tempo; numerosi contratti, clausole e privilegi regolamento la costruzione nei singolo lotti, che
vengono concessi agli abitanti contro il pagamento di una retta annuale.

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