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DIALETTICA in "Enciclopedia Italiana"

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DIALETTICA
di Michele Losacco - Enciclopedia Italiana (1931)

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DIALETTICA (dal gr. διαλεκτική [τέχνη] "arte del disputare"). - Letteralmente,


dialettica significa esercizio concreto dell'attività o funzione logica dell'uomo,
procedimento concettuale, arte della conversazione, del dialogo, della discussione, e
però del distinguere, esaminare e classificare i singoli concetti. Inventore della
dialettica, in senso formale, fu Zenone di Elea. Precursore di essa, nel senso obiettivo
di legge del divenire che risolve in sé gli opposti, Eraclito.

In senso formalistico e peggiorativo, fu applicata dai Sofisti, o difendendo il pro' e il


contra per ogni opinione (antilogica), o dando al vero l'apparenza di falso e viceversa
(eristica). In Socrate ha un aspetto negativo, quando critica le opinioni divergenti; un
aspetto positivo (maieutica), quando svolge dai casi concreti l'elemento generico o il
concetto.

Dialettica, per antonomasia, fu chiamata la dottrina platonica delle idee, come


scienza dell'assoluto, ma anche in un senso metodologico, in quanto coopera alla
catarsi, indicando all'anima la via di progressivo distacco dalla mutabilità del sensibile
per intuire le idee nella loro purezza. In ultimo, si riduce ad un processo di sintesi dei

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contrarî, che tende ad avvicinare l'unità alla molteplicità, l'essere al divenire


(Parmenide, Sofista, Filebo).

Aristotele (nei Topici) chiama sillogismo dialettico quello che muove da proposizioni
ammesse e accettate da tutti o dai più o dai dotti in genere o in particolare, e,
introducendo certe distinzioni nel linguaggio (genere, definizione, accidente, ecc.),
cerca, per via epagogica ed euristica, di giungere all'universale, attraverso il probabile,
e aprir la via ai principî delle varie scienze.

Dopo il neo-platonismo, che rinnova il significato metafisico della parola, fissando


con Plotino i due processi dell'emanazione dall'Uno e del ritorno a esso, formulando
con Proclo le processioni triadiche da applicare alla realtà, secondo la legge della
persistenza dell'effetto nella causa (μονή), della progressione (πρόοδος) e della conversione
(επιστροϕή); dopo l'isolata riproduzione di questo indirizzo da parte di Giovanni
Scoto Eriugena, i dottori del Medioevo intendono comunemente il termine in
un'accezione più estesa, come logica formale (2ª tra le discipline del Trivio). La
Scolastica, per provare che non vi sono contraddizioni tra i dogmi e il pensiero,
applica largamente, da S. Anselmo in poi (sull'esempio di S. Agostino), la dialettica
alla teologia. Secondo Abelardo, che, per il Sic et non, fu denominato creatore del
metodo scolastico, la dialettica è (come già per gli stoici e per Cicerone) veritatis seu
falsitatis discretio. Per Giovanni di Salisbury, che si attiene al significato aristotelico,
essa è una parte della logica, una disputatoria, una scientia probabilium (Metalog., lib. II):
insufficiente per sé stessa, ma idonea, con l'appoggio delle altre discipline, a
preparare la fondazione dei principî. Per S. Tommaso d'Aquino, si distinguono una
dialectica docens e una dialectica utens (Comm. in IV Metaphys., 4 b): la prima cerca di
stabilire dimostrativamente come si possa procedere a conclusioni probabili nelle
singole scienze; la seconda applica queste stesse regole alla materia delle singole
scienze per dedurne conclusioni generanti opinioni probabili, non scienza necessaria,
ma verità ut in pluribus.

Alcuni pensatori del Rinascimento, come Lorenzo Valla, Rodolfo Agricola, il


Melantone, il Vivès, il Nizolio, assegnarono alla dialettica l'ufficio di spianar la via alla

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grammatica e alla retorica di sbandire le questioni concernenti l'universale, di stabilire


i luoghi comuni necessarî all'invenzione, di formare giudizî esatti, d'insegnare le leggi
del ben parlare. Pietro Ramo, criticando Aristotele e facendo sue le esigenze del
platonismo, dice: "Dialectica virtus est disserendi, quod vi nominis intelligitur:
διαλέγεσϑαι enim et disserere unum idemque valent, idque est disputare, disceptare
atque omnino ratione uti" (Dialect. institutiones, p. 1). Addita in questa disciplina lo
strumento più adatto al miglioramento delle scienze tutte e distingue in essa due
parti: l'invenzione e il giudizio.

Una dialettica ben diversa spunta col Cusano e col Bruno. Il primo, ispirandosi al
neoplatonismo e alla teologia negativa dei mistici, afferma che le antitesi, a cui si
arresta la ragione discorsiva, si neutralizzano per opera dell'intelletto intuitivo, sicché
la divisa molteplicità del finito si risolverebbe nell'unità vivente e infinita di Dio,
intesa come possibilità assoluta che non può essere più l'uno che l'altro degli opposti,
precedendo ogni distinzione. Questa coincidentia oppositorum fu continuata e svolta da
Carlo Bovillus (Bouillé), il quale cercò di costruire un'arte capace di provare, non
soltanto la coincidenza ma anche la proporzionalità di tutti gli opposti nel principio
supremo, e ammise che lo spostare (come fa l'intelletto) ogni cosa dal suo luogo
naturale non possa impedire che essa vi ritorni, appena toccato il punto opposto
(antiparistasis). Il Bruno riduce ad un processo unico la doppia dialettica, oggettiva e
soggettiva, distinta da Platone e dai neoplatonici, perché identifica la sostanza di Dio
con la sostanza dei suoi effetti nel mondo, il quale, come essere vivente, si esplica
nelle forme più opposte. Il Böhme, fa valere la dialettica del suo naturalismo mistico
fino a collocare la prima radice del male in Dio, quale nucleo oscuro d'una fiamma.

Accenni dialettici si trovano in Descartes, Spinoza e Leibniz. Con qualche


reminiscenza di Aristotele (e anche del Meier, seguace del Baumgarten), il Kant
attribuì alla dialettica il significato di "logica dell'apparenza", e, come superamento di
essa, costruì la dialettica trascendentale, il cui ufficio consiste nello svelare le
contraddizioni che nascono dall'applicazione delle categorie dell'intelletto alle idee
trascendenti (anima, cosmo, Dio).

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G. A. Fichte fece corrispondere il processo dialettico, articolato nei tre momenti


della tesi, dell'antitesi e della sintesi, allo sviluppo teleologico dello stesso Io, che,
essendo un atto, deve limitarsi distinguendosi dal non-Io, e poi superare via via le
contraddizioni, che incontra, o lasciandosi determinare dal non-Io (nella sfera
teoretica), o determinandolo esso, praticamente. Lo Schelling, che e nella Filosofia
della natura e nell'Idealismo trascendentale aveva applicato il metodo fichtiano, riaffermò
anche in seguito l'importanza dell'arte dialettica, la quale verrebbe a togliere
l'antinomia tra l'assoluto e le forme finite. Il Hegel, introducendo nell'assoluto il
divenire, portò a grande perfezione la dialettica, quale schema dell'essere, che
dispiega via via, per mezzo della negatività, le sue deterrninazioni e poi raccoglie in sé
tale sviluppo. Essa è definita: la vera e propria natura delle determinazioni
dell'intelletto, delle cose e, in una maniera generale, di tutto il finito (Enciclopedia, §
81). La grandiosa applicazione dello schema triadico a tutta l'enciclopedia del sapere
e alla sua storia viene a soddisfare le esigenze di questo rigoroso panlogismo.

Varie correzioni e riforme subì la dialettica hegeliana. Kuno Fischer sostenne che,
non tanto nel concetto pensato, quanto piuttosto nel pensiero d'un concetto, sorga la
contraddizione, per cui diventa un problema ciò che si deve pensare: onde un nuovo
concetto e poi un nuovo problema. Augusto Cieszkowski (Prolegomena zur
Historiosophie) eliminò dalla triade dello spirito assoluto la religione e v'introdusse,
come terzo termine, la volontà, ovvero il bene; così pure fece il Marx, ponendo la
praxis in luogo dell'idea. Federico Engels (Antidühring) intese per dialettica "la scienza
delle leggi generali di movimento e di sviluppo delle società umane e del pensiero".
In Inghilterra, il Bradley adoperò la dialettica per dimostrare che l'esperienza di tutto
il finito pullula di contraddizioni e si risolve perciò in un'apparenza, di fronte alla
realtà dell'assoluto come sistema perfetto. Ellis McTaggart, criticando la dialettica
hegeliana, la trasformò in senso platonico-leibniziano, considerandola come un
processo degli spiriti individuali per superare le limitazioni empiriche e legarsi tra
loro in armonia di rapporti. Infine il Baillie, contrario all'assorimento dell'esperienza
nel pensiero puro, vede nelle distinzioni concrete altrettante forme in cui si realizza
gradualmente l'attività spirituale. In Italia, dopo l'acuta revisione che Bertrando
Spaventa fece di alcune categorie della logica hegeliana, il Croce introdusse la

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differenza tra la dialettica dei distinti, per cui lo spirito, secondo un processo circolare,
passa da un grado all'altro superiore senza annullare il precedente, e la dialettica degli
opposti (bello e brutto, vero e falso, ecc.), che sintetizza la tesi e l'antitesi nella sfera
concreta d'ogni grado. Il Gentile, pur giustificando la vecchia logica dell'astratto, le
contrappone la logica del concreto, ch'è lo sviluppo dialettico dell'atto puro ed eterno
del pensiero nella sua mediazione attraverso i tre momenti della soggettività (arte),
dell'oggettività (religione-scienza), della sintesi di soggetto e oggetto (filosofia).

"Dialettica", per lo Schleiermacher, è la dottrina del sapere, che, nel suo divenire,
tende a conciliare l'opposizione tra il fattore reale (intuizione) e quello ideale
(concetto), ma non vi riesce mai, perché la loro identificazione perfetta si ha
nell'assoluto. Il Herbart reintegra il senso negativo della dialettica, mostrando che,
qualora i concetti empirici siano liberati dalle contraddizioni che racchiudono, si
ottiene la conoscenza di molteplici reali. Giulio Bahnsen (Der Widerspruch im Wissen
und Wesen der Welt), che muove dall'irrazionalismo dello Schopenhauer, fa della sua
Realdialektik l'espressione della contraddittorietà da cui è travagliata ogni volontà
individuale quando si sforza di concepire logicamente il mondo. Eugenio Dühring,
nel suo ottimismo antireligioso, mette innanzi una dialettica naturale, che all'identità tra
le leggi del pensiero e quelle della realtà darebbe esplicito rilievo. Il Cohn, sottraendo
l'assoluto al divenire, ammette un elemento irrazionale nella natura del conoscere e
distingue due forme del processo dialettico: la bipolare (disputa), che parte da un
doppio fondamento, positivo e negativo; l'unipolare (sviluppo), in cui vi è un unico
punto di partenza. Il Gourd (Les trois dialectiques, in Revue de mét. et de morale, 1897)
parla di tre dialettiche, le quali creano, allontanandosi via via dalla coscienza
primitiva, i tre mondi artificiali della scienza, della morale, della religione, i cui
risultati non si compenetrano in vera unità e fanno crescere il desiderio della
concretezza, che si raggiunge col superamento della stessa dialettica nell'Assoluto.
Ottavio Hamelin (Essai sur les élém. princ. de la repréśentation, 1907) tenta una
sistemazione dialettiea delle categorie, opposte e correlative, dell'esperienza. Maurizio
Blondel (Principe élémentaire d'une logiqe de la vie morale, 1903, e lettera-prefaz. alla trad.
ital.) esige che la portata della logica debba essere allargata, introducendovi la
dialettica dei fatti, dei sentimenti e degli atti. La logica formale sarebbe un fenomeno

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oggettivo e parziale della dialettica in azione, che tende a oltrepassare le


determinazioni relative del dato, preparandoci all'opzione per la trascendenza divina.
I moderni filosofi scolastici attenendosi al sistema aristotelico, e rimandando alla
critica logica i sistemi logico-gnoseologici odierni, o a tutta la logica applicano il
nome di dialettica, o lo serbano al metodo da seguirsi nelle dispute in contraddittorio
nelle scuole.

Bibl.: G. W. F. Hegel, Vorlesungen über die Geschichte der Philosophie, Berlino 1840-44; F.
A. Trendelenburg, Logische Untersuchungen, Berlino 1840; id., Geschichte der
Kategorienlehre, Berlino 1846; K. v. Prantl, Geschichte der Logik im Abendlande, Lipsia
1855-1870; K. Fischer, System der Logik und Metaphysik oder Wissenschaftslehre,
Heidelberg 1865; F. Ueberweg, System der Logik und Geschichte der logischen Lehren, Bonn
1882; E. von Hartmann, Über die dialektische Methode, Berlino 1868; J. E. Erdmann,
Grundriss der Geschichte der Philosophie, 4ª ed., Berlino 1896; W. Windelband, Storia della
filosofia, nuova vers. italiana, Palermo 1921 segg.; id., Geschichte der neueren Philosophie, 6ª
ed., Lipsia 1919; M. Grabmann, Die Geschichte der scholastischen Methode, Friburgo in B.
1909-1911; B. Spaventa, Scritti filosofici, a cura di G. Gentile, Napoli 1900; id., Logica e
metafisica, Bari 1911; B. Croce, Saggio sullo Hegel seguito da altri scritti di storia della filosofia,
Bari 1913; id., Logica come scienza del conc. puro, Bari 1920; G. Gentile, La riforma della
dial. hegeliana, Messina 1923; id., Sist. di logica come teoria del conoscere, Bari 1921-23; M.
Losacco, St. della dial., parte 1ª, Firenze 1922; J. Cohn, Theorie der Dialektik, Lipsia
1923. E cfr. anche logica.

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