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LE SANZIONI

SEZIONE PRIMA: LE PENE. LE TIPOLOGIE DELLA PENA EDITTALE E I CRITERI DELLA SUA
DETERMINAZIONE GIUDIZIALE

PENE PRINCIPALI E PENE ACCESSORIE

Ai sensi dell’art. 20 c.p. “Le pene principali sono inflitte dal giudice con la sentenza di
condanna; quelle accessorie “conseguono di diritto alla condotta, come effetti penali
di essa”. L’art. 17 elenca le pene “principali”, distinguendole in 2 categorie:
- PENE PREVISTE PER I DELITTI. Sono l’ergastolo, la reclusione e la multa;
- PENE PREVISTE PER LE CONTRAVVENZIONI. Sono l’arresto e l’ammenda.

A loro volta, secondo l’ergastolo, l’arresto e la reclusione sono pene “detentive”; la


multa e l’ammenda sono “pene pecuniarie” (art. 18). Il catalogo delle pene principali si
apriva con la “pena di morte”, abolita dal Codice Zanardelli e reintrodotta nel codice
del 1930; con l’art. 1 d.lgs.l.t. 224/1944 la pena di morte è stata nuovamente
soppressa per i delitti previsti dal codice e fu stabilito che, per i casi in cui essa era
prevista, si applicasse la pena dell’ergastolo.
Il sistema sanzionatorio è fondato quasi interamente sulla pena “detentiva”, che
costituisce la regola per i delitti dolosi.

A) LE SINGOLE PENE PRINCIPALI: LE PENE DETENTIVE

1)L’ERGASTOLO. L’ergastolo è una pena detentiva “perpetua” (art. 22), in quanto è


destinata a durare per tutta la vita del condannato. Secondo l’art. 22 “L’ergastolo è
scontato in uno degli stabilimenti a ciò destinati”, con l’obbligo del lavoro e
dell’isolamento notturno. Il condannato all’ergastolo può essere ammesso al lavoro
aperto”. Con sent. 168/1994, la Corte Cost. ha disposto l’inapplicabilità dell’ergastolo
ai minori di 18 anni. Nonostante il particolare rigore della sanzione, nel corso del
tempo sono state introdotte alcune particolarità: pertanto, il condannato all’ergastolo
può attualmente godere della “liberazione condizionale”, dopo che abbia scontato 26
anni di pena; può godere della “liberazione anticipata” e del regime di “semilibertà”,
dopo aver scontato 20 anni di pena.

2) LA RECLUSIONE. È una pena detentiva “temporanea”. Ai sensi dell’art. 23 “La


reclusione si estende da 15 giorni a 24 anni, ed è scontata in uno degli stabilimenti a
ciò destinati, con l’obbligo del lavoro e con l’isolamento notturno. Il condannato, che
ha scontato almeno 1 anno della pena, può essere ammesso al lavoro all’aperto
(co.2)”. E’ bene precisare che, in presenza di circostanze aggravanti o di concorso di
reati, la durata massima può salire fino a 30 anni. Con l. 354/1975 sull’ordinamento
penitenziario, è stato disposto che la reclusione debba agevolare i rapporti del recluso
con il mondo esterno e con la famiglia; che il lavoro non abbia carattere afflittivo e che
sia remunerato in misura non inferiore a 2/3 delle tariffe sindacali.

3) L’ARRESTO. È la pena detentiva “temporanea” prevista per le contravvenzioni.


Secondo l’art. 25 “L’arresto si estende da 5 giorni a 3 anni, ed è scontata in uno degli
istituti a ciò destinati con l’obbligo del lavoro e con l’isolamento notturno. Il
condannato all’arresto può essere addetto a lavori anche diversi da quelli organizzati
nell’istituto, avuto riguardo alle sua attitudini e alle sue precedenti occupazioni”. Una
delle peculiarità sta nel fatto che questa pena può sempre essere scontata in regime
di “semilibertà”.

B) LE PENE “NON DENTENTIVE”, LIMITATIVE DELLA LIBERTA’ PERSONALE

Con l’introduzione della competenza penale del giudice di pace, sono state previste
misure sanzionatorie “non detentive”, ma comunque limitative della libertà personale.
L’art. 52 d.lgs. 274/2000, prevede che agli autori di reati appartenenti alla competenza
del giudice di pace originariamente puniti con una sanzione diversa dalla mera pena
pecuniaria, può essere applicata, alternativamente alla stessa, la pena della
“permanenza domiciliari”o quella del “lavoro di pubblica utilità”. Pertanto:
- PERMANENZA DOMICILIARE. Ai sensi dell’art. 53 d.lgs. 2874/2000 “La permanenza
domiciliare comporta l’obbligo di rimanere presso la propria abitazione o in un altro
luogo di privata dimora ovvero in un luogo di cura, assistenza o accoglienza nei giorni
di sabato e domenica”. La pena in questione presenta elementi di flessibilità: la durata
non è inferiore a 6 giorni né superiore a 45; a causa di particolari esigenze familiari, di
lavoro, di studio o salute del condannato, può essere eseguita anche i giorni diversi
oppure, su richiesta del condannato, essere eseguita anche continuamente. Il giudice
può anche imporre l’obbligo per il condannato di accedere a determinati luoghi nei
giorni in cui non è obbligato alla permanenza domiciliare.
- LAVORO DI PUBBLICA UTILITA’. La pena del lavoro di pubblica utilità “non può essere
inferiore a 10 giorni né superiore a 6 mesi e consiste nella prestazione di attività non
retribuita in favore della collettività da svolgere presso lo Stato, le Regioni, le province,
i comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato”. Questa
pena può essere applicata solo su richiesta dell’imputato; nell’irrogare la sanzione, il
giudice deve determinare le modalità esecutive.

C) LE PENE PECUNIARIE

Le pene pecuniarie consistono nel pagamento allo Stato di una somma di denaro e
possono essere “fisse” o “proporzionali”. Sono “fisse” quando sono determinate in un
minimo e un massimo; sono “proporzionali” quando la loro entità è commisurata ad un
dato variabile e risulta dalla sua moltiplicazione per un coefficiente stabilito (es. art.
252: multa pari al quintuplo del valore della cosa o dell’opera”).

A)LA MULTA. La multa è la pena pecuniaria prevista per i delitti. Ai sensi dell’art. 24
“Consiste nel pagamento allo Stato di una somma non inferiore a 50 euro e non
superiore a 50.000 euro. Per i delitti determinati da motivi di lucro, se la legge
stabilisce solo la reclusione, il giudice può aggiungere una multa da €50 a €25.000”.
La disciplina in questione è stata profondamente rinnovata con l. 689/1981: è stato
stabilito che il giudice, nell’irrogare la multa, deve tener conto in ogni caso delle
condizioni economiche del reo; il giudice può aumentare fino al triplo del massimo
previsto dalla legge oppure diminuire fino a 1/3 “quando, per le condizioni economiche
del reo, ritenga che la misura massima sia inefficace ovvero che la misura minima sia
eccessivamente gravosa”; il pagamento può essere fatto con rate da 3 a 30, ciascuna
non inferiore a 15 euro. Se la multa non viene pagata, essa sarà convertita in “libertà
controllata” o “lavoro sostitutivo”.
B)L’AMMENDA. Consiste nel pagamento allo Stato di una somma non inferiore a 20
euro e non superiore a 10.000 euro (art. 26).

LE PENE ACCESSORIE

Ai sensi dell’art. 19, le pene accessorie sono divise per “delitti” e per
“contravvenzioni”:
- PENE ACCESSORIE PER DELITTI. Sono: l’interdizione dai pubblici uffici; l’interdizione
da una professione o arte; interdizione legale; interdizione dagli uffici direttivi delle
persone giuridiche e delle imprese; incapacità di contrattare con la P.A.; estinzione del
rapporto di lavoro; decadenza o sospensione dall’esercizio della potestà dei genitori.
- PENE ACCESSORIE PER CONTRAVVENZONI: sospensione dall’esercizio di una
professione o arte; sospensione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle
imprese.

Pena accessoria “comune” sia ai delitti che alle contravvenzioni è la “pubblicazione


della sentenza di condanna”. Tuttavia, c’è una caratteristica comune a tutte le pene
accessorie: la loro “complementarietà” rispetto alla pena principale. Le pene
accessorie possono essere “perpetue” o “temporanee”: in quest’ultimo caso, quando
non viene fissata la durata, si fa riferimento alla durata della pena principale.

DISCIPLINA E CONTENURO DELLE SINGOLE PENE ACCESSORIE

PENE ACCESSORIE PER DELITTI: A) INTERDIZIONE DAI PUBBLICI UFFICI. Secondo l’art.
28 “L’interdizione dai pubblici uffici priva il condannato del diritto all’elettorato, attivo
e passivo, e di ogni altro diritto politico; di ogni pubblico ufficio e di ogni incarico di
pubblico servizio; di gradi, titoli e dignità accademiche, decorazioni e diritti onorifici e
della capacità di assumerli”. Sul punto, la Corte Cost. è intervenuta c on sentt. 3/1966
e 113/1968: con le stesse, sono venute parzialmente meno le previsioni ex n.5 art. 28,
che prevedeva “la perdita degli stipendi, delle pensioni e degli assegni che siano a
carico dello Stato”, e del co.3, che prevedeva “la perdita, in caso di interdizione
temporanea, della capacità di acquistare o di esercitare o di godere i predetti diritti,
uffici, servizi, qualità, gradi, titoli e onorificenze”.
L’interdizione dai pubblici uffici è “perpetua”, che consegue di diritto alla condanna
all’ergastolo o alla reclusione per una durata non inferiore a 5 anni; è “temporanea”
quando ha durata non inferiore a 1 anno e non superiore a 5: essa consegue alla
reclusione per una durata non inferiore a 3 anni e alla condanna per delitti commessi
con abuso dei poteri e con violazione dei doveri inerenti alla pubblica funzione.

B) L’INTERDIZIONE DAUNA PROFESSIONE O UN’ARTE. Art. 30 “L'interdizione da una


professione o da un'arte (1) priva il condannato della capacità di esercitare, durante
l'interdizione, una professione, arte, industria, o un commercio o mestiere, per cui è
richiesto uno speciale permesso o una speciale abilitazione, autorizzazione o
licenza dell'Autorità e importa la decadenza dal permesso o dall'abilitazione,
autorizzazione, o licenza anzidetti (1). L'interdizione da una professione o da un'arte
non può avere una durata inferiore a un mese, né superiore a cinque anni [139, 140],
salvi i casi espressamente stabiliti dalla legge”.

C) L’INTERDIZIONE LEGALE. Disciplinata dall’art. 32, consegue alle condanne di


maggior gravità. È legalmente interdetto il condannato all’ergastolo e il condannato
alla reclusione per un tempo non inferiore a 5 anni, a meno che non si tratti di
condanna per delitto colposo.

D) L’INTERDIZIONE DAGLI UFFICI DIRETTIVI DELLE PERSONE GIURIDICHE E DELLE


IMPRESE. Art. 32 bis, è stata introdotta dalla l. 689/81, essa prevede che tale
interdizione “consegue ad ogni condanna alla reclusione non inferiore a 6 messi per
delitti commessi con abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti all’ufficio”. Il
condannato non può esercitare in tal modo l’ufficio di amministratore, sindaco,
liquidatore e direttore generale, nonché ogni altro ufficio di rappresentanza della
persona giuridica o dell’imprenditore.

E) L’INCAPACITA’ DI CONTRARRE CON LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. Disciplinata


dall’art. 32 ter, è stata anch’essa introdotta con l. 689/1981. Essa non può avere
durata inferiore a 1 anno né superiore a 3 anni; comporta il divieto di concludere
contratti con la P.A.

F) ESTINZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO O DI IMPIEGO. Disciplinata dall’art. 32


quinquies, questa pena è stata introdotta con l. 97/2001. Viene applicata in caso di
condanna alla reclusione non inferiore a 3 anni per i delitti ex artt.
314,317,318,319,319 ter e 320.

G) DECADENZA O SOSPENSIONE DALL’ESERCIZIO DELLA POTESTA’ DEI GENITORI.


Disciplinate dall’art. 34, esso dispone che “La legge determina i casi nei quali la
condanna importa la decadenza dalla potestà dei genitori. La condanna per i delitti
commessi con abuso della potestà dei genitori importa la sospensione dell’esercizio
della stessa potestà per un periodo pari al doppio della pena inflitta. Sia la decadenza
che la sospensione dell’esercizio della potestà dei genitori comportano l’incapacità di
esercitare qualsiasi diritto che spetta al genitore sui beni del figlio”.

PENE ACCESSORIE ALLE CONTRAVVENZIONI: A) SOSPENSIONE DALL’ESERCIZIO DI UNA


PROFESSIONE O UN’ARTE. Consegue ad ogni condanna per contravvenzione,
commessa con abuso della professione o arte, oppure con violazione dei relativi
doveri, quando la pena principale inflitta non è inferiore a 1 anno di arresto; la
sospensione non può essere inferiore a 15 giorni né superiore a 2 anni. A differenza
dell’interdizione, la sospensione non comporta la decadenza dall’inabilitazione, per
cui, al termine della sospensione, l’attività può essere ripresa senza nuova
autorizzazione.

B) LA SOSPENSIONE DAGLI UFFICI DIRETTIVI DELLE PERSONE GIURIDICHE E DELLE


IMPRESE. Introdotta dalla l. 689/81, consegue ad ogni condanna all’arresto per
contravvenzioni commesse con abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti
all’ufficio; non può essere inferiore a 15 giorni o superiore a 2 anni.
C) LA PUBBLICAZIONE DELLA SENTENZA DI CONDANNA. Consiste nella pubblicazione
della sentenza, per 1 sola volta, su uno o più giornali; la pubblicazione è eseguita a
spese del condannato. La sentenza di condanna all’ergastolo viene pubblicata anche
mediante affissione nel Comune dov’è stata pronunciata o dove il delitto fu commesso
o dove il condannato aveva l’ultima residenza.

LE PENE SOSTITUTIVE

Le pene sostitutive sono state introdotte con l. 689/1981. Esse sono: la


“semidetenzione”, la “libertà controllata” e la “pena pecuniaria”. Secondo l’attuale
disciplina, quando il giudice ritiene di comminare la pena detentiva entro il limite di 6
mesi, può sostituirla con una qualsiasi pena sostituiva; quando la pena è compresa tra
6 mesi e 1 anno, può sostituirla con la semidetenzione o la libertà controllata; quando
la pena compresa tra 1 anno e 2 anni, può essere applicata solo la semidetenzione.
Tutti questi limiti sono aumentati fino al triplo nei casi di reato continuato o concorso di
reati. Ci sono determinati limiti: le sanzioni sostitutive non possono essere applicate a
coloro che siano già stati condannati ad una pena superiore a 2 anni di reclusione ed
abbiano commesso il reato entro 5 anni dalla precedente condanna.

CONTENUTO E REGIME DELLE SINGOLE SANZIONI SOSTITUTIVE

-SEMIDETENZIONE. Essa comporta l’obbligo di trascorrere almeno 10 ore al giorni negli


istituti di pena e una serie di limitazioni, es. sospensione della patente, ritiro del
passaporto, divieto di detenere armi ed esplosivi.
- LIBERTA’ CONTROLLATA. Essa comporta il divieto di allontanarsi dal comune di
residenza, se non previa autorizzazione per motivi di studio, lavoro, famiglia o salute;
l’obbligo di presentarsi almeno 1 volta al giorni negli uffici di pubblica sicurezza o
presso il comando dei Carabinieri territorialmente competente; ulteriori limitazioni
previste per la semidetenzione.
- PENA PECUNIARIA. Con la l. 134/2003 è stato introdotto nell’ordinamento italiano il
sistema dei “tassi giornalieri”: nell’operare la sostituzione, il giudice, tenendo conto
delle condizioni economiche dell’imputato, determina l’entità della quota giornaliera
compresa tra un minimo di 38 ed un massimo di 380 euro, moltiplicata poi per il
numero dei giorni di pena detentiva da sostituire.

Un giorno di detenzione equivale a 1 giorni di semidetenzione, e a 2 giorni di libertà


controllata. L’eventuale inosservanza comporterà la conversione della restante parte
di pena sostituiva nella pena detentiva sostituita. Le sanzioni sostitutive si applicano
sia su richiesta dell’imputato che d’ufficio. (x patteggiamento vedi pag. 669).

I CRITERI PER LA DETERMINAZIONE E COMMISURAZIONE GIUDIZIALE DELLA PENA.


L’ART. 133 C.P.
La determinazione della pena avviene mediante l’esercizio di un potere discrezionale
da parte del giudice, ch tuttavia è vincolato ad alcuni elementi di giudizio, indicati
nell’art. 133. La norma in questione prevede che “Nell'esercizio del potere
discrezionale indicato nell'articolo precedente [164, 169, 175, 203 2], il giudice deve
tener conto della gravità del reato (1), desunta: 1) dalla natura, dalla specie, dai
mezzi, dall'oggetto, dal tempo, dal luogo e da ogni altra modalità dell'azione; 2) dalla
gravità del danno o del pericolo cagionato alla persona offesa dal reato (3); 3) dalla
intensità del dolo o dal grado della colpa (4).
Il giudice deve tener conto, altresì, della capacità a delinquere (5)del colpevole
[103, 105, 108; c.p.p. 220], desunta: 1) dai motivi a delinquere (6) e dal carattere del
reo (7); 2) dai precedenti penali e giudiziari e, in genere, dalla condotta e dalla vita del
reo, antecedenti al reato (8); 3) dalla condotta contemporanea o susseguente al
reato (9); 4) dalle condizioni di vita individuale, familiare e sociale del reo”.
(CONTINUA)

LA COMMISURAZIONE DELLA PENA PECUNIARIA

Ai sensi dell’art. 133 bis il giudice, nella quantificazione della pena pecuniaria, deve
tener conto anche delle condizioni economiche del reo.; inoltre, il giudice può
aumentare o ridurre la pena fino al triplo di quella stabilita dalla legge quando, per le
condizioni economiche del reo, ritenga che la misura massima sia inefficace ovvero
che la misura minima sia eccessivamente gravosa.

IL POTERE DISCREZIONALE DEL GIUDICE NELL’APPLICAZIONE DELLE PENE


SOSTITUTIVE (?)