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UNIVERSITA' DEGLI STUDI DELL' AQUILA

Dipartimento di scienze cliniche applicate e biotecnologiche

Corso di laurea in scienze motorie e sportive

TESI DI LAUREA
IN

VALUTAZIONE FUNZIONALE E METODOLOGIA


DELL'ALLENAMENTO

"Influenza dell’ attività


sessuale sull’ esercizio fisico
e sulla performance
sportiva"
Relatore :
chiar.mo prof.
Marco De Angelis
candidato :
Ambrosio Pietro Matteo
(matricola : 227370)

anno accademico 2016 / 2017

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Indice dei contenuti

Capitolo primo Come il rapporto sessuale può condizionare la performance . . 5

Introduzione : fisiologia sessuale e concetto di performance . . . . . . 5

1.0 Sesso e fatica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8

1.1 Funzione muscolare durante il rapporto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9

1.2 Teorici vantaggi del “rapporto breve e


dell’iperventilazione sessuale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11

1.3 Influenza del rapporto sessuale sul metabolismo . . . . . . . . . . . . . . . 12

1.4 Ulteriori sinergie del rapporto sessuale e


dell’esercizio sul metabolismo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15

Conclusioni capitolo primo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 18

Capitolo secondo Attività fisica e sesso come stimolanti del sistema vegetativo e
possibili riscontri sulla performance . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19

Introduzione : Sistema nervoso e attività sessuale . . . . . . . . . . . . . . .19

2.0 L’esercizio condiziona il S.N.A. e di conseguenza l’attività sessuale . 21

2.1 Particolari evidenze sulle azioni del simpatico in seguito all’esercizio 24

2.2 Sesso come ottimo alleato per il recupero post – infortunio . . . . . . . . 26

2.3 Il simpatico può influenzare il desiderio e l’eccitamento attraverso


l’attività motoria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27

2.4 S.N.A. e sport specifici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27

Conclusioni capitolo secondo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29

2
Capitolo terzo Sesso: notevole sussidio per le qualità mentali e di conseguenza per
la prestazione sportiva . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30

Introduzione : Aspetti psicologici, sesso e prestazione . . . . . . . . . . . 30

3.0 L’importanza dell’attività sessuale sulla psiche . . . . . . . . . . . . . . . . . 32

3.1 Carattere dello sportivo e aspetto sessuale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 34

3.2 Esercizio, autostima, decisioni sessuali e bisogni psicologici . . . . . . . 36

3.3 Sesso come valido aiuto contro gli infortuni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38

3.4 Qualità mentali incrementate grazie all’atto sessuale . . . . . . . . . . . . . 40

Conclusioni capitolo terzo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41

Capitolo quarto Attività sessuale come “bomba ormonale, forte suggestione


sulla performance . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42

Introduzione : presentazione degli ormoni e


influenza sull’attività sessuale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42

4.0 Adrenalina e noradrenalina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 47

4.1 Testosterone . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . 47

4.2 Ormone della crescita (GH) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 48

4.3 Ossitocina . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 49

4.4 Glucocorticoidi . . . . . . . . . . . .. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .. . 49

4.5 Vitamina D . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 50

4.6 Ulteriori ormoni risultano importanti nella correlazione sesso – sport . 51

Conclusioni capitolo quarto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 53

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Capitolo quinto Reciproca influenza del sesso e dell’attività fisica
considerando lo stress . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 55

Introduzione : concetto di stress e collegamenti col sesso . . . . . . . 55

5.0 Stress negli sport da combattimento e


riscontri sull’aspetto sessuale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 56

5.1 Frequenza dei rapporti tenendo presente lo stress . . . . . . . . . . . . . 58

5.2 Attività fisica come riduttore di stress e fattore ritardante


per le disfunzioni sessuali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 60

5.3 Attività sessuale come antidepressivo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 61

Conclusioni capitolo quinto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 63

Conclusioni finali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 64

Fonti bibliografiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 66

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Capitolo primo
Come il rapporto sessuale può condizionare la performance.

Introduzione : fisiologia sessuale e concetto di performance


La risposta sessuale nell'uomo è estremamente complessa.
Il comportamento sessuale non è la manifestazione di un istinto ma è un'attività regolata
dalla corteccia cerebrale. Per determinarlo, oltre all'apparato genitale, ci sono il sistema
nervoso centrale e periferico, l'apparato circolatorio, il sistema endocrino. Ci sono alcuni
concetti di base da tenere presenti:
- la funzione sessuale risulta dalla funzione di altri sistemi e apparati.
- la funzione sessuale è la manifestazione psicosomatica per eccellenza. Infatti è nella
sessualità che le emozioni si manifestano visceralmente nella maniera più esplicita.
- I genitali maschili e femminili così diversi nel loro aspetto, sono in effetti molto simili,
derivando dallo stesso abbozzo embrionario che evolve poi in maniera diversa: ad esempio,
il clitoride e il pene hanno la stessa struttura anatomica.
Il desiderio sessuale è una fase fondamentale nel rapporto. Perché questa fase sia attiva, il
cervello deve produrre in quantità un neurotrasmettitore, la dopamina , che sollecita il
desiderio e si deve rallentare la produzione della sostanza che lo inibisce: la serotonina.
Occorre per questo uscire dall’anestesia emotiva, tanto che si ha anche una riduzione della
produzione di endorfine da parte dell’ipotalamo. Contemporaneamente aumenta la
produzione di una molecola che regola il sistema ormonale riproduttivo: il GnRH . Perché
tutto ciò si svolga adeguatamente è necessario che il cervello emozionale, chiamato sistema
limbico, abbia dato il “via libera” di fronte ad un’emozione con connotazione erotica .
L'insieme dei fenomeni fisici e psichici che avvengono nel corpo umano in seguito ad uno
stimolo erotico viene definito "ciclo di risposta sessuale" e comprende 4 fasi:
1. Eccitamento
2. Plateau
3. Orgasmo
4. Risoluzione

Naturalmente l'intensità e la durata di queste fasi varia molto da un soggetto all'altro, perché
esiste un'importante componente psicologica che accompagna, stimola o addirittura deprime
e inibisce una buona risposta sessuale, soprattutto nella fase dell'orgasmo. Oggi si pensa che
la proporzione ottimale fra mente e corpo sia del 50%, perciò è importante sapersi
abbandonare all'istinto e alle sensazioni, imparare a rilassarsi, diminuendo il livello di ansia
e le inibizioni. Questo buon approccio psicologico permette il realizzarsi della fisicità del
rapporto a partire dalla prima fase cioè l'eccitamento , costituito da una serie di stimoli erotici
sia fisici (carezze, stimolazione genitale) sia sensoriali (odore della pelle e delle secrezioni,
fantasie erotiche).
Se la tensione sessuale persiste si raggiunge la fase statica: il plateau costituito dal perdurare
dell'eccitazione fisica fino al raggiungimento della terza fase che è l'orgasmo, la cui intensità
è condizionata sia dall'efficacia degli stimoli precedenti, sia dalle motivazioni e dalla
disponibilità psicologica del soggetto. L'orgasmo si manifesta con un acme di piacere intenso
e involontario nel quale si riversano tensioni fisico-psichiche del soggetto avvertite nella
donna a livello di vagina, clitoride ed utero e nell'uomo a livello di pene, prostata e
vescichette seminali. Nel maschio questa fase è sempre molto intensa e stabile, mentre nella
donna è più variabile e si possono avere schemi di risposta diversi : in uno l'orgasmo si
manifesta come un acme evidente sulla fase di plateau, talvolta invece l'acme è molto debole

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e con caratteristica ondulatoria, altre volte viene raggiunto per mezzo di un rapido e
progressivo incremento della tensione sessuale. La fase di risoluzione vede una progressiva
diminuzione della tensione sessuale che si manifesta con profonde differenze fra i due sessi.
Nell'uomo si ha un fisiologico "periodo refrattario" la cui durata è estremamente soggettiva
e variabile: in genere è più breve nei giovani. Tale periodo è caratterizzato da una fase di
detumescenza rapida con condizioni inferiori alla norma d'eccitabilità. La donna, quando si
trova in questa fase, se riceve un'adeguata stimolazione, può ricominciare il ciclo e avere
successivi orgasmi distinti fra loro provando ondate di piacere nel corso dello stesso rapporto
sessuale.

Reazioni extragenitali
Di rilevante importanza sono anche le reazioni extragenitali, che vanno a descrivere gli
effetti dell’eccitamento e dell’orgasmo a livello corporeo, escludendo l’area del sesso
maschile e femminile. Sia nell'uomo che nella donna è presente un aumento della tensione
nella muscolatura degli arti, nei muscoli addominali e in quelli intercostali e un'accelerazione
del ritmo respiratorio. Nella fase iniziale della risposta sessuale c'è il controllo volontario
della muscolatura striata, ma questo scompare nella fase preorgasmica, nella quale si instaura
un periodo tonico seguito da contrazioni cloniche tipiche dell'orgasmo. Spesso nel momento
immediatamente successivo si può avere un tremolio in quei muscoli che avevano avuto
movimenti involontari. Viene inibita la mobilità intestinale ed è presente una dilatazione
delle pupille. Costante della tensione sessuale sono l'iperventilazione e la tachipnea con
associazione di vocalizzi, gemiti che culminano con una inspirazione forzata nel momento
dell'orgasmo. Si ha un aumento del battito cardiaco e della pressione arteriosa. In fase di
risoluzione nell'uomo si presenta sudorazione a livello della superficie plantare dei piedi e
delle mani e nella donna a livello del torace e delle cosce.

L’organismo e la sua capacità di adattarsi


Altre attività che determinano dei cambiamenti a livello metabolico sono sicuramente
l’esercizio e l’attività sportiva che si presentano come degli stimoli, al quale il nostro corpo
deve adattarsi. L’organismo adatta, per quanto possibile, le sue caratteristiche fisiche alle
sollecitazioni che l’ambiente gli richiede. In un ambiente naturale le situazioni sollecitanti
gli si propongono per permettergli di sopravvivere, procurarsi il cibo, combattere, scappare
o rincorrere (tutte quelle attività che i bambini producono nei giochi, atti proprio a prepararli
alla vita adulta). L’organismo risponde alle sollecitazioni che l’ambiente gli dà con un
miglioramento della qualità stimolata (forza, resistenza, velocità, coordinazione) attraverso
le sue naturali capacità di adattamento. Il processo dell’allenamento perciò è una sorta di
"finzione": la riproposizione, con cadenza sufficientemente regolare, di un ambiente in cui
ci si confronta con situazioni limite, o perlomeno molto sfidanti, per una o più delle
caratteristiche fisiche del soggetto. L’adattamento migliorativo, la supercompensazione, di
una qualità, scopo della singola seduta di allenamento, avviene però solo se la sollecitazione
proposta di quella qualità, la "domanda", è sufficientemente forte, in grado cioè di far capire
al corpo che il suo livello attuale di quella caratteristica deve essere migliorato in quanto non
è sufficiente a subire senza aspetti negativi ulteriori situazioni simili. Nella fase di riposo
seguente l’organismo costruisce la "risposta" alla domanda ricevuta, mettendo in atto tutte
le sue potenzialità per adattare le funzioni, strutturali, biochimiche e neuromuscolari,
necessarie allo scopo di migliorare il livello della caratteristica sollecitata. Per comprendere
il problema dell’allenamento è utile richiamare i sistemi metabolici coinvolti nell’erogazione
di potenza. Infatti, un allenamento focalizzato deve principalmente migliorare i sistemi
metabolici specificamente coinvolti all’attività fisica che si vuole allenare.

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Modalità attraverso il quale il corpo esprime la propria energia
I sistemi energetici, o metabolismi energetici, rappresentano dei meccanismi metabolici
mediante il quale il muscolo scheletrico riesce a ricavare energia per l'attività fisica. Essi
essenzialmente si riconoscono in due forme: l'attività aerobica, che ricava l'energia mediante
l'ossigeno (O2), e quella anaerobica, che fornisce energia senza l'immediata necessità di
ossigeno. Quest'ultima si suddivide a sua volta nei sistemi anaerobico alattacido (o sistema
dei fosfati o fosfageni o della fosfocreatina), e anaerobico lattacido (o sistema anaerobico
glicolitico).

Sistema anaerobico alattacido


Il sistema anaerobico alattacido, detto anche sistema dei fosfageni o sistema ATP-CP, è
primariamente coinvolto in attività da uno a 10 secondi, impiegando l'ATP immagazzinato
e la fosfocreatina come substrati energetici. Questa via metabolica interviene principalmente
durante l'esercizio ad intensità massimale come lo sprint e l'esercizio coi pesi a basse
ripetizioni (powerlifting, weightlifting). Questa reazione non richiede la presenza di
ossigeno.

Sistema anaerobico lattacido


Il sistema anaerobico lattacido, detto anche glicolisi anaerobica, interviene principalmente
in attività con una durata da 15 secondi a oltre 60 secondi, impiegando i carboidrati depositati
nel muscolo (glicogeno muscolare) risultando nella produzione di acido lattico e ioni
idrogeno. L'accumulo di ioni idrogeno crea una sensazione di bruciore, e può essere una
causa dell'affaticamento durante l'esercizio. Il sistema anaerobico lattacido predomina nelle
attività fisiche vicine all'intensità massimale, come gli sprint da 400 metri, o l'esercizio coi
pesi a medie ripetizioni (6-20). Anche questo sistema non richiede la presenza di ossigeno.

Sistema aerobico glicolitico


Sebbene poco citato, il sistema aerobico glicolitico interviene durante prestazioni di una
durata massima di 20 minuti, risultando un intermedio tra il sistema anaerobico lattacido e
quello aerobico ossidativo. In questo caso il muscolo impiega primariamente il glicogeno
muscolare e il glucosio ematico per generare energia. Questo produce piruvato come
prodotto finale, il quale viene usato per produrre ulteriore energia. Questo sistema energetico
è usato primariamente durante attività come la corsa da 2 miglia nell'atletica leggera.
Le modificazioni indotte dall’allenamento anaerobico comportano un aumento della
capacità di produrre acido lattico (di circa il 100%), un aumento della concentrazione di ATP
nei muscoli (del 50%) e un aumento del 30-40% del corredo di enzimi che controllano le vie
metaboliche anaerobiche.
Le modificazioni indotte dall’allenamento di tipo aerobico includono un potenziamento della
capacità di pompa del cuore (aumento della massima gettata cardiaca), una miglior
utilizzazione dell’ossigeno da parte del muscolo, un aumento del corredo enzimatico che
controlla la via metabolica aerobica. Inoltre, le modificazioni indotte sono in funzione del
livello di partenza, della frequenza ed intensità degli allenamenti.
Gli effetti indotti rispecchiano un fattore genetico, infatti alcuni soggetti sono più allenabili
di altri, inoltre è ben nota una diversità tipologica delle fibre muscolari distinte in tre gruppi:
rapide (o pallide), lente (o rosse), più un gruppo con caratteristiche intermedie tra i due.
Queste fibre muscolari sono presenti in diversa proporzione nei muscoli dei soggetti. La
specificità dell’allenamento coinvolge uno specifico gruppo di fibre muscolari e pertanto gli
effetti indotti rispecchiano l’entità del contingente muscolare allenato.

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Paragrafo 1.0
Sesso e fatica

Fatica
I fisiologi indicano con il termine fatica, la condizione in cui un muscolo non è più in grado
di generare o mantenere una determinata tensione. La fatica è un fenomeno complesso. È
influenzata dalla durata e dall’intensità di contrazione, dal metabolismo aerobico o
anaerobico, dal tipo di fibre che compongono il muscolo e dal grado di allenamento del
soggetto. I fattori che svolgono un ruolo nell’affaticamento, sono classificati in fattori di
affaticamento centrale, che originano nel sistema nervoso centrale e in fattori di
affaticamento periferico che hanno origine a livelli diversi tra la giunzione neuromuscolare
e l’apparato contrattile. La fatica centrale include la sensazione soggettiva della stanchezza
e il desiderio di terminare l’esercizio. La fatica psicologica precede quella fisiologica nel
muscolo e per questo è stata interpretata come meccanismo di protezione.
Le cause di origine nervosa della fatica possono essere dovute a mancanza di comunicazione
a livello della giunzione neuromuscolare o a compromissione dell’attività neuronale. Per
esempio se l’ acetilcolina non è sintetizzata nel terminale assonico a una velocità
compatibile con la frequenza di scarica dei potenziali d’azione da parte del motoneurone, il
rilascio del neurotrasmettitore nel vallo sinaptico diminuisce. Di conseguenza, il potenziale
di placca può non arrivare al valore soglia necessario a innescare un potenziale d’azione
nella fibra muscolare e quindi ad avviare la contrazione.
Nella fibra muscolare la fatica può originare a diversi livelli. Durante l’esercizio
submassimale protratto, la fatica è associata all’esaurimento dei depositi di glicogeno nel
muscolo. Gli esaurimenti di glicogeno possono influenzare gli aspetti principali del
processo contrattile, come per esempio il rilascio del calcio dal reticolo sarcoplasmatico.
Nell’esercizio massimale di breve durata, la fatica sembra dovuta all’aumento della
concentrazione del fosfato inorganico, derivato dalla scissione dell’ATP e della
fosfocreatina, utilizzati per fornire energia alla fibra.
Un’altra teoria suggerisce che l’elevato livello di fosfato diminuisca il rilascio di calcio,
perché si legherebbe a questo per formare fosfato di calcio. Lo sbilanciamento ionico è
ritenuto essere un altro fattore della fatica. Durante l’esercizio massimale, ioni potassio
lasciano la fibra muscolare a ogni potenziale d’azione e il risultato è che cresce la
concentrazione extracellulare del potassio. La variazione della concentrazione del potassio
modifica il potenziale di membrana a riposo della fibra muscolare.
La sensazione di fatica incorpora un elevata gamma di percezioni nel momento in cui si
eseguono degli esercizi o delle attività sub-massimali, questo avviene a causa di un elevata
quantità di input a livello periferico e centrale. Per quanto riguarda la fatica inerente a una
competizione, è influenzata maggiormente dal prendere decisioni, quindi aspetti psicologici,
senza trascurare la presenza di avversari e l'importanza del risultato; dunque in ambito
competitivo, parleremo di una fatica concessa soprattutto dal sistema nervoso centrale. La
fatica inerente a una breve corsa massimale, viene descritta biomeccanicamente come un
declino della velocità con un'alterazione delle componenti cinematiche.

Fatica e attività sessuale


Anche l'attività sessuale, (a detta di Knicker et al. 2011 “Interactive processes link the
multiple symptoms of fatigue in sport competition” ) se praticata per molte ore, può essere
fonte di fatica agendo in contrapposizione con la prestazione.
Uno studio (Loewenstein, 2006 della Carnegie Mellon University della Pennsylvania ) ha
dimostrato come gli “straordinari” a letto non siano la bacchetta magica per trovare felicità

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e equilibrio, anzi. Il sesso va preso in giuste, piccole dosi, se si vuole evitare che diventi
un’abitudine con l’unico effetto di far alzare più stanchi alla mattina.
Loewenstein infatti, ha monitorato le abitudini sessuali di 80 coppie sposate per poi chiedere
alla metà di esse di fare il doppio del sesso rispetto al consueto. Prima, dopo e durante
l’esperimento, è stato chiesto a tutti i membri del campione, uomini e donne tra i 35 e i 65
anni, di compilare una serie di schede di valutazione riguardo al loro umore e al loro stato
d’animo.
Incredibilmente, nessuna delle coppie a cui era stato chiesto di fare il doppio del sesso
rispetto al solito ci è riuscita ma, e questo è il dato più interessante per gli studiosi, è risultato
che aumentare la frequenza riduce la felicità generale e anche il piacere di fare l’amore.

Paragrafo 1.1
Funzione muscolare durante il rapporto.

Contrazione muscolare
Prima di parlare del comportamento del muscolo durante il rapporto, è importante parlare in
maniera anticipata di come avviene la contrazione muscolare. Quella di interesse maggiore
per gli sportivi è la contrazione del muscolo striato; il miocita (cioè la cellula muscolare)
contiene al suo interno tantissime proteine ed enzimi che insieme formano un’unica grande
macchina:
l’unità morfofunzionale è il sarcomero ed è composto naturalmente da actina (proteina
globulare che polimerizza in filamenti) e miosina (composta da una parte filamentosa e da
due teste che interagiscono con l’actina) che sono le attrici principali della contrazione,
tropomiosina (proteina filamentosa) e troponina (proteina con subunità globulari I,T e C);
altre proteine come titina e nebulina non sono implicate direttamente nel meccanismo, ma
costituiscono l’ancora tra i diversi sarcomeri.
Per capire come tutto avviene risulta utile rivedere la struttura del sarcomero: i filamenti
sottili sono quelli di actina e i filamenti spessi sono quelli di miosina che vanno a formare
una sequenza di bande scure (A) e bande chiare (I); all’interno della banda I abbiamo una
linea più scura, la linea Z. Il sarcomero è tutto quello compreso tra una linea Z e l’altra.
Nella banda A abbiamo sia l’actina che le teste delle molecole di miosina, nella banda I
soltanto l’actina. A livello molecolare, avendo offerto una visione generale delle proteine
sarcomeriche, avviene uno scorrimento delle teste delle miosine sui filamenti di actina, il cui
scopo principale è avvicinare le due linee Z opposte.
Inizialmente lo stimolo alla contrazione, propagato attraverso le fibre nervose, giunge al
bottone sinaptico dove determina il rilascio del neurotrasmettitore (solitamente acetilcolina)
e porta all’apertura dei canali del sodio e conseguentemente, alla depolarizzazione di quelli
del calcio a livello del sarcoplasma. Le teste delle miosine non sono attaccate perché
l’interazione è impedita dalla troponina C; quando a quest’ultima si lega il calcio, si porta
dietro la tropomiosina e vengono scoperti i siti dell’actina e così la miosina può legarvisi;
a questo punto l’ATPasi miosinica scinde l’ATP dalla quale ricava l’energia per spingere
l’actina verso il centro del sarcomero. Dopo questo step, la miosina si stacca dall’actina e
ripete il ciclo per tutto il tempo della contrazione. La forza che si sviluppa durante tutto il
processo è direttamente correlato al numero di ponti acto-miosinici che si formano.

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Due elementi su cui spendere qualche altra parola e senza i quali la contrazione non potrebbe
avvenire sono lo ione calcio e l’ATP.
Il calcio entra nella cellula muscolare grazie all’accoppiamento elettro-meccanico che
garantisce l’apertura dei canali ionici; lo ione serve a spiazzare la tropomiosina (legata alla
troponina C) dai siti di legame dell’actina e consentire alle teste miosiniche il loro lavoro;
l’ATP viene continuamente costituita grazie all’ossidazione dei substrati energetici, glucosio
e acidi grassi, nonché prontamente ricostituita nei primi secondi dell’esercizio dalla creatin-
fosfato; viene idrolizzata dalla testa miosinica e dà l’energia necessaria per compiere la
rotazione.

Attività muscolare e atto sessuale


Dopo aver introdotto la modalità di contrazione del muscolo scheletrico, risulta apprezzabile
soffermarci anche sul comportamento muscolare durante l’atto sessuale. Valutando,
attraverso un’elettromiografia, l’attività muscolare durante il sesso ( Shafik et al 2007
“Electromyographic study of the anterolateral abdominal wall muscles during ejaculatio”)
è stata riscontrata una contrazione importante dei più importanti gruppi muscolari con un
picco di contrazione a livello della parete addominale soprattutto durante l’eiaculazione da
parte del maschio.
La parete addominale è interamente rivestita da muscolatura la cui tonicità occupa
importanza estetica e funzionale, garantendo la tenuta dei visceri, una corretta meccanica
respiratoria, un'adeguata postura, ecc. I muscoli oggetto della nostra attenzione sono: il retto
dell'addome, il muscolo obliquo interno, il muscolo obliquo esterno, il muscolo trasverso e
l'ileo psoas.
Il retto dell'addome posto verticalmente lungo la parete addominale, origina con due tendini
a livello pubico e trova la sua inserzione superiore sulla 5°, 6°, e 7° costa e sul processo
xifoideo dello sterno. Presenta tre/quattro inscrizioni tendinee trasversali che lo
suddividono in segmenti, ed è percorso in senso cranio-caudale dalla linea alba, che lo divide
in due metà simmetriche. È interamente rivestito da una guaina fibrosa.
Il muscolo obliquo interno costituisce lo strato intermedio del gruppo dei muscoli larghi
dell'addome, trovandosi frapposto tra il trasverso dell'addome, che decorre al di sotto, e
l'obliquo esterno che decorre al di sopra. Il muscolo obliquo esterno è il più superficiale dei
muscoli larghi dell'addome. Le sue digitazioni prendono origine dalle ultime 8 coste,
dirigendosi obliquamente in avanti e in basso, terminando con una vasta aponeurosi sulla
linea alba e sulla sinfisi pubica.
Il muscolo trasverso è il più profondo dei muscoli larghi dell'addome, origina dalle ultime 6
coste con altrettante digitazioni, dall'aponeurosi del muscolo sacrospinale, dal bordo interno
della cresta iliaca, e dal legamento inguinale. È rivestito superiormente dal muscolo obliquo
interno.
Ha la funzione di contenere i visceri, di spingere il diaframma verso l'alto nell'espirazione
forzata e di aumentare la pressione addominale. L'ileo psoas comunemente detto, è
rappresentato dal muscolo grande psoas e dal muscolo iliaco.
Il muscolo iliaco è situato all'interno della pelvi, con inserzioni prossimali nella fossa iliaca
e sulle ali del sacro, le sue fibre confluiscono in basso per fondersi con quelle dello psoas,
trovando infine inserzione sul piccolo trocantere del femore.
Lo psoas, o per meglio dire il grande psoas, è un muscolo potente, localizzato nella cavità
addominale, dove origina dai margini delle vertebre e dei dischi intervertebrali, a partire
dalla dodicesima vertebra toracica e sino alla quinta vertebra lombare. Come già indicato,
trova inserzione, dopo essersi fuso con l'ileo, sul femore.

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Abbiamo visto dunque, come detto in precedenza, negli esperimenti di Shafik et al.
effettuati nel 2011 un picco di contrazione a livello della parete addominale durante
l’eiaculazione, ne risulta un aumento della pressione intra-addominale e addirittura ne
consegue un aumento della rigidità del pene. Questo ovviamente può avere dei benefici sulla
prestazione, ma può anche definirsi deleterio per il muscolo stesso.
Prima di una gara o di una competizione importante infatti, è essenziale far approcciare il
muscolo all’esercizio in maniera graduale attraverso il riscaldamento.
Con delle contrazioni forzate della parete addominale, che avvengono durante
l’eiaculazione, è possibile che il soggetto insorga in lesioni muscolari, anche se poco
probabili dato il momento di eccitamento. Dall’altro lato possiamo tenere in considerazione
il fatto che il muscolo può risultare più adeguato all’esercizio, avendolo riscaldato
precedentemente attraverso l’atto sessuale.

Paragrafo 1.2
Teorici vantaggi del “rapporto breve” e dell’iperventilazione sessuale.
Un'attività fisica che ha una durata minima riesce a influire in maniera positiva sul sistema
cardiovascolare e non solo. L’esercizio intenso, stimola gli stessi meccanismi cellulari
dell’allenamento moderato, ma a livello muscolare funziona meglio.
Un esercizio breve, ma molto intenso, sotto certi aspetti da dei risultati migliori rispetto a un
allenamento più impegnativo. Altri studi evidenziano inoltre un ulteriore beneficio, con soli
4 minuti di intensa attività fisica si riduce in maniera significativa il rischio di diabete.
Una sorta di attività fisica di breve durata ma ad alta intensità la ritroviamo anche in ambito
sessuale ed è rappresentata dalla famosa "sveltina". Anche sul "sesso breve" ci sono
numerosi studi ( Sharma et al. 2004 “a short duration of physical training benefits
cardiovascular performance”) che affermano la sua importanza e l'incremento che
potrebbe portare allo stile di vita. Il sesso veloce del mattino influisce sui circuiti cerebrali
attivati anche da altre sostanze psicotrope attivando i centri del piacere e della gratificazione
dopaminergica con il conseguente aumento della produzione di ossitocina (ormone
dell’amore), dando avvio ad una giornata energica e positiva. L’ossitocina è inoltre da
sempre nota per il ruolo che svolge nell’intessere i legami personali ed è legato alla capacità
della donna di raggiungere l’orgasmo. La prestazione veloce mattutina stimola anche la
risposta del sistema immunitario allo stress. Il sesso breve al mattino elargisce una carica
testosteronica che controbilancia l’effetto soporifero migliorando le facoltà cognitive
durante la giornata. Inoltre, lo stesso Sharma ha effettuato altri studi, su soggetti con
emicrania e cefalea , dimostrando quanto il sesso influisca sull'azione dei nocicettori,
diminuendo la trasmissione dello stimolo dolorifico.

Iperventilazione
Nel momento in cui avviene l'eccitazione e un rapporto sessuale, avviene anche la
produzione involontaria di suoni (gemiti) che amplificano e rendono più veloce quella che è
la respirazione, quindi si verifica una situazione di iperventilazione ( Passie et al. 2003
“On the function of groaning and hyperventilation during sexual intercourse: intensification
of sexual experience by altering brain metabolism through hypocapnia”).

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L'iperventilazione consiste nell'aumento della frequenza degli atti respiratori di
conseguenza, la quota di anidride carbonica eliminata col respiro supera quella prodotta
dall'organismo. Se il soggetto inizia a respirare affannosamente, si registra un aumento
massiccio dell'ossigeno del sangue e una notevole riduzione dell'anidride carbonica; tutto
ciò si riflette sul PH del sangue, che aumenta. Se la situazione è protratta a lungo, questo può
portare a un irrigidimento dei muscoli. A questo punto bisognerebbe valutare i possibili
effetti dell'iperventilazione a livello fisiologico.
Di sicuro un irrigidimento muscolare, dovuto a un’ iperventilazione, prima della
performance, non sarebbe consigliato. Ed inoltre bisogna considerare in quanto tempo
vengono rimessi in paro i valori di ossigeno e anidride carbonica dopo che è avvenuta
l'iperventilazione. Ci sono altre situazioni sportive in cui l'iperventilazione potrebbe
addirittura concedere dei vantaggi, come negli sport ad alta quota, o il nuoto, nel quale serve
inalare maggiori concentrazioni di ossigeno.

Paragrafo 1.3
Influenza del rapporto sessuale sul metabolismo.
Una singola seduta di esercizio può alterare il metabolismo dei lipidi e velocizzare il
metabolismo per le ore e persino per il giorno seguente all'esercizio ( Gregory et al. 2014
“Sexual Dimorphism in the Effects of Exercise on Metabolism of Lipids to Support Resting
Metabolism” ). Questo sarebbe importante anche per i soggetti che praticano sport , non tutti
i giorni, ma almeno tre volte a settimana.
Un'attività fisica regolare può, infatti, determinare un cambiamento sostanziale nel
metabolismo a riposo dei soggetti e questo influisce sul rischio di contrarre malattie
metaboliche.

Impatto metabolico del sesso


Un impatto metabolico può essere determinato anche dall'attività sessuale. Di fatti il sesso
può ritenersi un'attività fisica a tutti gli effetti, e questo viene dimostrato da varie ricerche,
l'ultima tra queste è stata condotta presso l'università del quebec in canada dal prof. Jhonson
nel 2008 .
I ricercatori hanno calcolato il consumo di calorie e di energia in due diverse attività
(rapporto sessuale e allenamento di intensità moderata, per la precisione una corsa su un
tapis roulant) testato su 21 coppie eterosessuali. Ai partecipanti, tutti di età compresa tra i
18 e i 35 anni, è stato chiesto di avere 4 rapporti sessuali in un mese e lasciare che lo speciale
bracciale fatto indossare loro misurasse durante l'attività i loro consumi energetici. Le calorie
bruciate durante gli incontri amorosi sono state poi confrontate con quelle consumate durante
un allenamento di 30 minuti su un tapis roulant.
L'analisi dei dati raccolti indica che, durante un rapporto sessuale, un uomo brucia in media
4,2 kilocalorie al minuto contro le 9,2 consumate correndo. Una donna ne brucia invece 3,1
al minuto contro le 7,1 consumate con 30 minuti di allenamento sul tapis roulant. Durante il
rapporto sessuale, poi, il cuore raggiunge una media di 180 battiti al minuto, favorendo la
spesa calorica.
I risultati finali hanno consegnato un verdetto diverso per genere: gli uomini hanno speso in
media 101 calorie facendo sesso, rispetto a 276 calorie bruciate sul tapis roulant mentre le
donne ne hanno bruciate in media 69 calorie nel corso di un rapporto sessuale, rispetto a una
media di 213 spese sul tapis roulant. Sulla base di questi dati i ricercatori hanno concluso
che l'attività sessuale potrebbe essere considerata, talvolta, come esercizio significativo e
alternativo.

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Da non trascurare sono anche gli studi che affermano, quanto influiscano le riserve
energetiche e lo stato metabolico dell'organismo, sull'attivazione puberale dell'asse
riproduttivo e la manutenzione della fertilità (Roa et al. 2014 “connecting metabolism
and reproduction: roles of central energy sensors and key molecular mediators” ).
L'alterazione , infatti, della condizione di omeostasi energetica causa spesso una sregolatezza
nel periodo della pubertà e dello sviluppo; questo può essere associato ad una disfunzione
da parte delle gonadi che potrebbe incidere sul peggioramento del profilo metabolico.

Sesso e omeostasi energetica


È ormai risaputo, inoltre, il collegamento tra pubertà, riproduzione e omeostasi energetica,
anche se la comprensione di tale collegamento è ancora sconosciuta. Nei mammiferi
femminili, si sono sviluppati diversi meccanismi, nel corso dell'evoluzione, atti ad integrare
stimoli ambientali, nutrizionali e ormonali per garantire la riproduzione in condizioni
energetiche favorevoli e inibirla in caso di scarsità di cibo. La disponibilità illimitata di
sostanze nutritive, in associazione con un dispendio energetico ridotto, porta alle alterazioni
di molte vie metaboliche col venir meno della inter-relazione finemente sincronizzata tra il
metabolismo energetico e la fertilità femminile.
Nelle donne in età fertile, l'aderenza alla dieta di tipo mediterraneo sembra ridurre il rischio
di aumento di peso e la resistenza all'insulina, aumentando così la probabilità di una
gravidanza, come suggerito da uno studio ( Fontana et al. 2015 “nutrients” ) che mostra
un aumento del 40% durante la gravidanza con successo tra le coppie sottoposte a
inseminazione in vitro.
Addirittura, l'aumentata assunzione di oli vegetali ricchi di acido linoleico, un acido grasso
n-6, che può essere ottenuto solo dalla dieta, può migliorare il processo riproduttivo. Infatti,
l'acido linoleico e altri acidi grassi n-6, precursori delle prostaglandine, potrebbero svolgere
un ruolo importante nell’inizio del ciclo mestruale, la crescita e lo sviluppo di follicoli antrali
per l’ovulazione, così come nel mantenimento della gravidanza ottimizzando la recettività
endometriale.
Come sappiamo la pratica regolare di sport, genera enormi cambiamenti e modificazioni a
livello del metabolismo energetico. In questo caso bisogna valutare quanto e come, la pratica
di un'attività possa definire dei cambiamenti per l'organismo e quanto essi possano a sua
volta influenzare lo sviluppo puberale e la riproduzione.
Sono state effettuate anche altre ricerche per valutare l’impatto del sesso sul metabolismo
( Bohlen et al. 1984 “patterson Heart rate, rate-pressure product, and oxygen uptake
during four sexual activities” ). I preliminari determinano un lieve, ma statisticamente
significativo, incremento del ritmo cardiaco basale e anche per quanto riguarda la velocità
del metabolismo.

Fisiologia cardiaca
Prima di parlare di come varia il metabolismo e la frequenza del cuore in base all’attività
sessuale, è opportuno soffermarci sulla fisiologia cardiaca. In parole semplici possiamo
anticipare che un sistema cardiovascolare, è costituito, da una serie di tubi ( i vasi sanguigni)
riempiti con un liquido (sangue) e connessi a una pompa (il cuore). La funzione primaria
del sistema cardiovascolare è il trasporto di sostanze verso e da tutti i distretti del corpo. Le
sostanze trasportate dal sistema cardiovascolare possono essere suddivise in nutrienti, acqua
e gas che entrano nell’organismo dall’ambiente esterno , sostanze che si spostano da una
cellula all’altra e cataboliti che le cellule eliminano. I vasi sanguigni che prelevano il sangue
dal cuore sono chiamati arterie. I vasi sanguigni che riportano il sangue al cuore sono
chiamati vene. Il sangue scorre nel sistema cardiovascolare in una sola direzione.

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Il cuore è diviso da una parete centrale, o setto, nelle metà di sinistra e destra.
Ogni metà consiste di un atrio e un ventricolo. L’atrio riceve il sangue che ritorna al cuore
e il ventricolo lo pompa fuori dal cuore. Il lato destro del cuore riceve sangue dai tessuti e
lo invia ai polmoni per l’ossigenazione. Il cuore sinistro riceve il sangue nuovamente
ossigenato dai polmoni e lo pompa ai tessuti in tutto l’organismo. Dall’atrio destro il sangue
fluisce nel ventricolo destro del cuore. Da lì è pompato attraverso le arterie polmonari ai
polmoni dove viene ossigenato. Dai polmoni il sangue scorre verso il cuore sinistro
attraverso le vene polmonari. L’insieme dei vasi sanguigni diretti dal ventricolo destro ai
polmoni e di quelli che ritornano all’atrio sinistro viene globalmente definito circolazione
polmonare. Il sangue dai polmoni entra nel cuore attraverso l’atrio sinistro e passa al
ventricolo sinistro. Una volta uscito dal ventricolo sinistro entra in una grande arteria nota
come aorta. Una volta lasciati i capillari il sangue scorre nel settore venoso. Le vene nella
parte superiore dell’ organismo confluiscono a formare la vena cava superiore. Quelle nella
parte inferiore dell’organismo formano la vena cava inferiore. Le due vene cave si svuotano
nell’atrio destro. L’insieme dei vasi sanguigni che portano sangue dal lato sinistro del cuore
ai tessuti e di quelli che ritornano al cuore destro, viene globalmente definito circolazione
sistemica.
I liquidi e gas fluiscono lungo gradienti di pressione da regioni a pressione più elevata verso
regioni a pressione più bassa. Il cuore genera una pressione elevata quando si contrae. Il
sangue esce dal cuore ( regione ad alta pressione) nei circuiti chiusi dei vasi sanguigni
(regione a pressione minore). Man mano che il sangue si sposta lungo il sistema si verifica
una perdita di pressione a causa della frizione tra il liquido e le pareti dei vasi sanguigni.
Di conseguenza, la pressione scende progressivamente man mano che il sangue si allontana
dal cuore. Possiamo paragonare la contrazione dei ventricoli pieni di sangue allo
schiacciamento di un palloncino d’acqua : la pressione generata dalla contrazione muscolare
viene trasferita al sangue. Questo sangue a elevata pressione esce dal ventricolo e fluisce
attraverso i vasi sanguigni.

Consumo calorie durante atto sessuale


Tornando agli studi di Bohlen, et al. effettuati nel 1984 , i valori massimi ( velocità del
metabolismo e ritmo cardiaco) sono stati riscontrati durante gli intervalli dell'orgasmo, poi
ritornati velocemente al livello basale. È stato riscontrato un minor dispendio energetico
nelle attività dove non era previsto il coito, rispetto alle attività sessuali dov'è previsto il
coito.
La posizione a maggior dispendio energetico è quella in cui l'uomo è sopra la donna.
Sono state riscontrate grandi variazioni di valori tra un soggetto e l'altro e per questo non si
può paragonare l'attività sessuale ad altre attività come per esempio "salire due rampe di
scale".
Gli uomini sembrano consumare più energie a pensare e a parlare di sesso piuttosto che
durante l’atto in sé. Durante l’atto sessuale, il battito cardiaco nell’uomo raramente supera
i 130 battiti al minuto, e la pressione sistemica (il valore più alto registrato quando il cuore
sta pompando sangue) quasi sempre è al di sotto dei 170. In generale, l’attività sessuale
media può essere considerata un’attività fisica moderata. Riguardo al consumo di ossigeno,
non va oltre i 3,5 METS praticamente lo stesso che giocare a ping-pong.
Dunque l'attività sessuale non dovrebbe avere particolari riscontri sulla performance sotto
questo punto di vista.

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Paragrafo 1.4
Ulteriori sinergie del rapporto sessuale e dell’esercizio sul metabolismo

Radicali liberi
Una serie di analisi svolte (Agarwal, et al. 2003 “Role of reactive oxygen species in the
pathophysiology of human reproduction” ) mettono in evidenza quanto siano dannosi i
radicali liberi per la riproduzione umana.
Un radicale libero è una molecola o un atomo particolarmente reattivo che contiene almeno
un elettrone spaiato nel suo orbitale più esterno. A causa di questa caratteristica chimica i
radicali liberi sono altamente instabili e cercano di tornare all'equilibrio rubando all'atomo
vicino l'elettrone necessario per pareggiare la propria carica elettromagnetica. Questo
meccanismo dà origine a nuove molecole instabili, innescando una reazione a catena che, se
non viene arrestata in tempo, finisce col danneggiare le strutture cellulari.
I radicali liberi più conosciuti sono quelli a contenuto d'ossigeno (ROS da Reacting Oxygen
Species) come l'anione superossido (O2-) ed il perossido d'idrogeno (H2O2). In presenza di
metalli di transizione liberi (soprattutto ferro e rame) questi danno origine al radicale
ossidrile (OH-), particolarmente tossico e responsabile della perossidazione lipidica.
La produzione di radicali liberi è un evento fisiologico e si verifica normalmente nelle
reazioni biochimiche cellulari, soprattutto in quelle che utilizzano ossigeno per produrre
energia. Gli stessi radicali liberi possono essere prodotti anche a causa di fattori esterni.
Dato che non è possibile impedirne la formazione, il nostro organismo ha elaborato un
proprio sistema di difese in grado di neutralizzare buona parte degli effetti negativi associati
alla produzione di radicali liberi.

I meccanismi di detossificazione:
La superossidodismutasi converte l'anione superossido in perossido di idrogeno (acqua
ossigenata). Quest'ultima molecola è particolarmente dannosa per le cellule poiché, in
presenza di ferro, libera il radicale ossidrile che risulta particolarmente lesivo e difficile da
controllare. Il nostro organismo, fortunatamente, possiede un enzima in grado di impedire
tale processo. Questa proteina, chiamata catalasi è infatti in grado di convertire il perossido
di idrogeno in acqua ed ossigeno.
Il glutatione, infine, può agire da solo o diventare il substrato di vari enzimi come la
glutatione perossidasi (GPX) ed agire in modo analogo alla catalasi.
Qualora tali difese risultassero insufficienti esistono comunque dei sistemi di riparo in grado
di attenuare i danni causati dai radicali liberi.
Durante il metabolismo energetico la maggior parte dell'ossigeno si combina con gli ioni H+
per formare acqua. Una piccola percentuale di O2, normalmente compresa tra il 2 ed il 5%,
sfugge a questo processo e contribuisce alla formazione dei radicali liberi.
Durante un esercizio fisico il consumo di ossigeno può aumentare fino a 20 volte rispetto
alla condizione di riposo; in particolare nei muscoli in attività, tale incremento può essere
addirittura 100 volte superiore. Se da un lato l'aumentato flusso di ossigeno è fondamentale
per soddisfare le richieste energetiche, dall'altro fa crescere notevolmente anche la
produzione di agenti ossidanti. La quantità di radicali liberi prodotti durante uno sforzo è
direttamente proporzionale alla durata e all'intensità dell'esercizio ed inversamente
proporzionale al grado di allenamento di chi lo pratica. Il condizionamento fisico migliora
infatti la capacità antiossidante dell'organismo e consente agli atleti allenati di contrastare
con maggiore efficienza i radicali liberi prodotti.

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Attività fisica e radicali liberi

Può comunque succedere che, per lo scarso grado di preparazione fisica o per l'eccessiva
intensità e frequenza di allenamento, la produzione di radicali liberi finisca col superare le
capacità di difesa dell'organismo. Per questo motivo l'assunzione di vitamine ed antiossidanti
sotto forma di integratori è una strategia sottovalutata ma particolarmente efficace nel
migliorare la performance e lo stato di salute generale dell'atleta.
Un alto tasso di radicali liberi nel corpo induce alte probabilità di contrarre deterioramenti
di numerosi processi riproduttivi. Quindi alti livelli di radicali liberi sono sicuramente
dannosi anche per la fertilità. Chi pratica sport è più “esposto” ai rischi provocati da una
produzione elevata di radicali liberi.
Quando facciamo attività fisica consumiamo, infatti, più energia del normale. Produciamo
così anche più radicali liberi, col rischio di velocizzare il processo di invecchiamento delle
cellule. I radicali liberi sono in parte responsabili anche del degrado dello stato muscolare,
il quale porta ad avere una minore “resistenza” fisica. Le attività aerobiche ad alta intensità
e a lunga durata (come ciclismo, corsa, sci di fondo, ecc.) e alcune attività anaerobiche, quali
il sollevamento pesi e gli sport di potenza, aumentano la produzione di radicali liberi.
Quindi sotto questo punto di vista, praticare sport potrebbe essere dannoso per la nostra
fertilità.

Sesso e catabolismo
Il sesso inoltre può essere un valido aiuto come fattore allenante del metabolismo aerobico
e questo può determinare una riduzione delle reazioni cataboliche, lo affermano Eliakim ,
et al. 2013 “training reduces catabolic and inflammatory response to a single practice in
female volleyball players”. Nel momento in cui si migliorano i metabolismi aerobici e
anaerobici , infatti , si riducono i catabolismi a livello del metabolismo ma soprattutto si
riduce la risposta infiammatoria del corpo. In questo un rapporto sessuale può esserci
sicuramente d'aiuto, dato che anche durante un rapporto il cuore e i polmoni sono sottoposti
ad allenamento aerobico.

Sistema immunitario
L’attività sessuale è famosa per indurre un incremento dell’attività del sistema nervoso
autonomo simpatico, ma a quanto affermano una serie di esami ( Haake, et al. 2004
“effects of sexual arousal on lymphocyte subset circulation and cytokine production in
man” ) un atto sessuale è in grado di determinare un miglioramento dell’attività del sistema
immunitario.
La capacità dell’organismo di proteggersi da se stesso così come da virus, batteri e altre
entità patogene è detta immunità. Il sistema immunitario umano è costituito dal tessuto
linfatico dell’organismo, dalle cellule del sistema immunitario e da sostanze chimiche che
coordinano ed eseguono le funzioni immunitarie. L’organismo è in grado di riconoscere e
di organizzare una risposta contro specifici invasori.

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Il sistema immunitario ha tre funzioni principali :
1) Tenta di riconoscere e rimuovere le cellule anomale formatesi in seguito ad una crescita
o a uno sviluppo cellulare erroneo.
2) rimuovere le cellule danneggiate o morte e i globuli rossi invecchiati.
3) Proteggere l’organismo da invasori che causano malattie e che sono definiti agenti
patogeni.
Dal punto di vista anatomico, il sistema immunitario è probabilmente il sistema meno
identificabile dell’organismo, poiché è integrato per la maggior parte nei tessuti di altri
organi, per esempio la cute e l’apparato gastrointestinale. Tuttavia la massa totale delle
cellule immunitarie è uguale alla massa cerebrale . Il sistema immunitario comprende due
componenti anatomiche : i tessuti linfatici e le cellule responsabili della risposta
immunitaria.
L’organismo possiede due linee di difesa. Barriere fisiche o chimiche , come la cute, il muco
o l’acidità gastrica, tentano inizialmente di tenere gli agenti patogeni lontano dall’ambiente
interno dell’organismo. Se questa linea di difesa fallisce, entra in azione la risposta
immunitaria interna. Il sistema immunitario è caratterizzato dall’esteso utilizzo di segnali
di tipo chimico. I processi di riconoscimento e di attacco all’invasore, dipendono tutti da
segnali molecolari come gli anticorpi e le citochine. Le citochine sono messaggeri proteici.
Gli anticorpi, proteine secrete da particolari cellule del sistema immunitario, si legano agli
antigeni rendendoli maggiormente visibili al sistema immuniatrio.
La risposta immunitaria è suddivisa in due categorie.
La risposta immunitaria innata, che è presente fin dalla nascita e costituisce la risposta
immunitaria aspecifica dell’organismo all’invasione da parte di agenti estranei.
L’immunità acquisita invece, è diretta verso specifici invasori e per questa ragione
costituisce la risposta immunitaria specifica dell’ organismo.
Dalle numerose analisi di Haake, et al. effettuate nel 2004, sono stati riscontrati degli
aumenti nelle concentrazioni di adrenalina e prolattina nel plasma seguito da un aumento di
leucociti postumi a rapporti sessuali. Questo non può che avere dei riscontri più che positivi
sulla performance, perché implica uno stato di benessere maggiore sia a livello psichico ma
soprattutto fisico.

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Conclusioni capitolo 1
Una delle principali cause per cui il sesso potrebbe influenzare la performance, è
rappresentata dalla fatica. Il soggetto potrebbe risultare stanco e debilitato se il rapporto ha
una durata che va ben oltre le possibilità energetiche dell’individuo, ma soprattutto potrebbe
risultare ancora più fiacco se esso rinuncia ad alcune ore di sonno. A quel punto si
instaurano dei cambiamenti metabolici indotti dalla fatica che condizionano in maniera
negativa la performance e l’esercizio. Sotto questo punto di vista l’atto sessuale , almeno
prima di una gara o performance, non dovrebbe essere ripetuto più volte e durare più del
dovuto; insomma gli “straordinari” a letto sono da evitare per non incorrere in alcuni vincoli
energetici e metabolici.
Questo viene confermato anche da numerosi studi, in cui si è valutato l’impatto metabolico
di un rapporto sessuale prolungato e di un rapporto sessuale breve. I risultati hanno
dimostrato che il rapporto breve concede dei benefici sulla produzione ormonale, sulla
risposta immunitaria ma soprattutto a livello cognitivo, concedendo una carica testosteronica
importante che controbilancia l’effetto soporifero che si può avvertire durante la giornata,
migliorando le facoltà cognitive.
È importante valutare anche altri meccanismi che si instaurano durante l’atto sessuale, come
l’iperventilazione. Durante un rapporto, infatti, aumenta la frequenza respiratoria per
determinare una maggior immissione di ossigeno e far sì che i tessuti abbiano una quantità
di ossigeno e metaboliti energetici adeguata al consumo. A questo punto bisogna determinare
entro quanto tempo vengono rimessi in paro i valori di ossigeno e anidride carbonica e
quanto queste variazioni possono condizionare una performance in base al tipo di disciplina.
Per valutare se effettivamente un rapporto sessuale può condizionare la performance,
bisogna calcolare il consumo energetico. Anche in questo caso sono numerosi gli articoli
che sostengono che il sesso può essere considerato come attività fisica moderata, che
sicuramente induce un consumo di metaboliti energetici ma non in tal misura da
condizionare in maniera negativa la performance stessa.
Nello studiare quello che è il quadro generale dobbiamo tenere in considerazione non solo
se il sesso può influenzare la performance ma anche se può avvenire l’opposto e cioè se
l’esercizio può condizionare la nostra vita sessuale e riproduzione. In questo caso possiamo
citare i radicali liberi, molecole o atomi particolarmente reattivi che contengono almeno
un elettrone spaiato nel proprio orbitale più esterno. A causa di questa caratteristica chimica
i radicali liberi sono altamente instabili e cercano di tornare all'equilibrio rubando all'atomo
vicino l'elettrone necessario per pareggiare la propria carica elettromagnetica. Questo
meccanismo dà origine a nuove molecole instabili, innescando una reazione a catena che, se
non viene arrestata in tempo, finisce col danneggiare le strutture cellulari. È quello che
accade durante alcuni esercizi aerobici di lunga durata ma soprattutto durante le attività
anaerobiche, nel quale abbiamo una produzione di radicali liberi, che poi andranno a
danneggiare altre strutture cellulari, come le cellule del sistema riproduttivo che risulteranno
deteriorate, quindi in questo frangente alcune attività ad alta intensità possono essere non
vantaggiose per la fertilità.
Comunque i condizionamenti negativi di un rapporto sessuale sulla performance possono
essere molto limitati, soprattutto se teniamo in considerazione il fatto che il sesso può
rappresentare un valido metodo di allenamento aerobico attraverso il quale si riducono le
sostanze determinanti l’infiammazione ma soprattutto aumenta il numero di leucociti in
circolo, concedendo una risposta immunitaria più efficiente, e questo non può che avere dei
riscontri positivi sulla performance.

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Capitolo secondo
Attività fisica e sesso come stimolanti del sistema vegetativo e possibili
riscontri sulla performance.
Introduzione : Sistema nervoso e attività sessuale
Tutti sanno che l'attività fisica fa bene, e non solo per le conseguenze propriamente muscolo-
articolari che essa induce, ma anche perché ci si "sente "meglio a livello neuro-psichico-
vegetativo. Come questo fenomeno sia legato alla fisiologia dell'organismo è abbastanza ben
spiegato dalle influenze
1. del sistema nervoso vegetativo
2. degli ormoni.
Il sistema nervoso vegetativo - detto anche autonomo - è quella parte del sistema nervoso
che regola le funzioni dell'organismo che sfuggono alla volontà del soggetto (da cui il motivo
di autonomo) come ad esempio la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca, i movimenti
dell'intestino, la secrezione delle ghiandole. La secrezione di ormoni è principalmente (ma
non unicamente) regolata dall'ipofisi, una ghiandola estremamente piccola che si trova alla
base del cervello e che è connessa con l'ipotalamo (parte centrale dell'encefalo in cui sono
regolate le funzioni vegetative e di eccitazione/rabbia). Un ormone è una sostanza chimica
elaborata da particolari ghiandole del corpo che ha lo scopo di accelerare (o inibire) una
funzione di cellule o organi posti in un'altra parte del corpo.

Sistema nervoso vegetativo: simpatico e parasimpatico


Il sistema nervoso vegetativo si compone di due parti: il simpatico (detto da alcuni anche
ortosimpatico) e il parasimpatico, che producono effetti opposti sull'organismo: l'azione del
simpatico aumenta l'attività cardiaca e dilata le arterie coronarie e costringe le altre. Per
contro, il parasimpatico, diminuisce l'attività cardiaca e dilata, anche se moderatamente, i
vasi sanguigni. Quindi il sistema simpatico regola la pressione sanguigna.
Anche sulla respirazione i due sistemi hanno funzione opposta: il simpatico dilata i bronchi
e il parasimpatico li costringe. Il simpatico inoltre determina la liberazione di glucosio
(zucchero) dal fegato nel sangue e là qualcosa assicura un apporto nutritivo alle cellule
muscolari durante le attività prolungate. Il simpatico inoltra stimola le ghiandole sudoripare.
Ancora, la stimolazione simpatica generalizzata aumenta il metabolismo di tutte le cellule
dell'organismo grazie ad un ormone (la noradrenalina) che le terminazioni nervose
simpatiche producono per attivare i loro organi. La noradrenalina aumenta la velocità delle
reazioni chimiche cellulari aumentando quindi la temperatura corporea, ma anche il
metabolismo delle cellule nervose e quindi l'attività mentale.
L'intero sistema nervoso vegetativo ha connessioni nervose con l'ipotalamo e con la
corteccia, responsabili rispettivamente delle nostre emozioni e della nostra coscienza.

Sistema nervoso autonomo e attività fisica


Durante l'attività fisica vi sono impulsi che dalla corteccia motoria del cervello (quella che
regola il movimento) vanno direttamente ai centri simpatici del tronco encefalico che dilata
i vasi dei muscoli interessati al movimento che quindi vengono maggiormente irrorati di
sangue.
Il sistema simpatico ha una funzione preminente sulla regolazione dell'organismo piuttosto
che il sistema parasimpatico. Sinteticamente il simpatico aumenta la pressione arteriosa,
l'intensità del metabolismo aumenta, l'attività mentale viene stimolata e la glicemia (tasso di
zucchero nel sangue) cresce. L'attivazione in massa di questa parte del sistema nervoso
prepara l'organismo all'attività. Siccome il simpatico è anatomicamente connesso col sistema
nervoso centrale, di cui abbiamo visto le funzioni nel controllo del movimento, risulta

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determinante il mettersi "sotto pressione" prima di una attività fisica. Ciò prepara
l'organismo allo sforzo e all'attiva mentale che è determinante nel rendimento fisico e nel
controllo del gesto sportivo.
L'importanza della regolazione nervosa dell'attività vegetativa è notevole in quanto assicura
delle modificazioni immediate caratterizzate dal fatto che la trasmissione nervosa di segnali
è rapidissima (massimo 1-2 secondi). L'organismo dispone, infatti, di altre regolazioni in
cui delle ghiandole riversano sostanze ormonali nel sangue che vanno a colpire gli organi a
distanza.
Tali sostanze, trasportate dal sangue, impiegano parecchi secondi prima di raggiungere
l'organo bersaglio. L'immediatezza di taluni fenomeni fisiologici, assicurata
dall'innervazione simpatica piuttosto che da quella puramente biochimica-ormonale, è
determinante per la pronta reazione a situazioni di sopravvivenza o presunte tali.
Il sistema simpatico stimola inoltre le ghiandole midollari surrenali, ghiandole poste sopra i
reni. Queste ghiandole riversano nel sangue, sotto la stimolazione nervosa del simpatico, due
ormoni molto importanti: l'adrenalina e la noradrenalina. Questi ormoni (detti catecolamine)
vengono portati dal sangue in tutto il corpo e aumentano l'attività del cuore, inibiscono la
digestione, aumentano il metabolismo di tutte le cellule compreso quelle cerebrali,
aumentano il tasso di zucchero nel sangue, diminuzione del senso di fatica e quindi
migliorano l'attività fisica al pari della stimolazione nervosa-diretta degli organi da parte
delle fibre nervose del simpatico. La differenza di questo tipo di stimolazione sta nel fatto
che l'azione degli ormoni surrenali non è così veloce come quella diretta/nervosa. Il
vantaggio di questo sistema però consiste nel fatto che la stimolazione per via ormonale è
più duratura in virtù della maggior quantità di ormoni prodotti dalle cellule specializzate
delle ghiandole midollari del surrene. La produzione di adrenalina e noradrenalina diventa
dunque molto importante per la sopportazione della fatica molto intensa e protratta. Un certo
atteggiamento "tenace" (per non dire "aggressivo" tipico ad esempio dei pugili e dei lottatori)
nell'attività fisica dunque porta alla secrezione di questi ormoni che permettono una
maggiore forza, velocità, resistenza allo sforzo estremo.

Sistema nervoso e funzione sessuale


Il sistema nervoso e quello endocrino congiuntamente partecipano anche alla regolazione
della funzione sessuale. Numerosi studi elettrofisiologici su animali hanno evidenziato che
per garantire il complesso delle reazioni del comportamento sessuale sono coinvolte
praticamente tutte le macrostrutture del cervello. Questo può essere ben compreso, se
immaginiamo che una ricchezza di informazioni dall'esterno all'interno del corpo, viene
fornita nel sistema nervoso centrale, viene lavorata lì ed esce fuori sotto forma di comandi
verso, una varietà di strutture del corpo.
Il rapporto tra il sistema nervoso centrale e gli organi riproduttivi avviene attraverso vie
nervose e attraverso il sistema endocrino.

Influenza del sistema nervoso autonomo sulla risposta sessuale maschile.


Il sistema nervoso centrale (cervello) controlla tutte le funzioni per determinare una risposta
sessuale tramite il sistema nervoso periferico (autonomo e somatico). Il sistema nervoso
autonomo (simpatico e parasimpatico) e somatico (nervo pudendo) formano i nervi che
controllano il pene, gli sfinteri e i muscoli perineali. Il sistema simpatico è responsabile
dello stato flaccido del pene e dell’avvio dell’eiaculazione. Chiude lo sfintere interno. Il
sistema parasimpatico è responsabile dell’erezione. Il nervo pudendo è responsabile del
controllo dello sfintere esterno, che si apre durante l’eiaculazione, e della contrazione dei
muscoli perineali durante l’erezione e l’eiaculazione.

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I nervi cavernosi responsabili dell’erezione originano al livello del plesso pelvico. Si
dirigono verso la base della prostata e decorrono lungo la superficie posterolaterale della
prostata. Passano ai lati dell’uretra membranosa al livello del diaframma urogenitale e
entrano alla radice dei corpi cavernosi nel perineo. I nervi cavernosi contengono fibre del
simpatico e del parasimpatico.
Il sistema simpatico coinvolto origina dai segmenti del midollo spinale toracico-lombare
(T10-L2).
Il sistema parasimpatico origina dai segmenti sacrali del midollo spinale (S2-S3-S4).
Il sistema simpatico rilascia noradrenalina e stimola recettori penieni adrenergici di tipo α
(alfa). Questa stimolazione contrae il muscolo liscio del pene (stato penieno di riposo).
Il sistema parasimpatico rilascia acetilcolina. Fibre non adrenergiche e non colinergiche
rilasciano protossido di azoto (NO). Questi due neurotrasmettitori hanno un effetto
rilasciante della muscolatura liscia vascolare e delle trabecole e quindi aumentano l’afflusso
di sangue e provocano l’erezione del pene. Il NO è prodotto anche dall’endotelio che riveste
i vasi e le trabecole.
Il NO è il principale mediatore finale dell’erezione. Viene prodotto dalle terminazioni
nervose parasimpatiche e dall’endotelio. Farmaci come il sildenafil, il vardenafil, il tadalafil
aiutano l’erezione tramite un blocco di un enzima detto fosfodiesterasi 5. Questo enzima
blocca il NO.

Controllo nervoso dell’eiaculazione


L’eiaculazione è un fenomeno che dal punto di vista neurofisiologico è sia cerebrale,
volontario, sia spinale riflesso, ossia involontario.
Il sistema nervoso centrale regola l’eiaculazione e l’orgasmo. Questo controllo è molto
complesso e avviene fino ad un certo punto, nel senso che un uomo può controllare
volontariamente l’eiaculazione fino ad un certo punto. Infatti i riflessi nervosi del sistema
nervoso periferico spesso si attivano o non si attivano durante l’eccitazione sessuale e il coito
indipendentemente dal sistema nervoso che controlla i muscoli dell’eiaculazione.
A seconda delle stimolazioni, della concentrazione mentale, dell’umore etc. può capitare una
eiaculazione incontrollata, precoce, oppure una eiaculazione ritardata fino ad arrivare alla
aneiaculazione.
I centri nervosi che controllano l’eiaculazione si trovano in varie aree, prevalentemente
nell’area preottica mediana, nel sistema limbico, nel talamo. La serotonina è uno dei
neurotrasmettitori centrali più importanti con un effetto di inibizione dell’eiaculazione.
Il sistema simpatico, nel tratto T10-L2 del midollo spinale, attiva l’eiaculazione (fase di
emissione) tramite rilascio di noradrenalina e stimolazione dei recettori alfa α1 (contrazione
della prostata, vescicole, dotti deferenti e eiaculatori, chiusura del collo vescicale).
Il nervo pudendo rilascia lo sfintere esterno e contrae il muscolo bulbocavernoso.
Il sistema parasimpatico sacrale (S2-S3-S4) inibisce l’eiaculazione.

Paragrafo 2.0
L’esercizio condiziona il S.N.A. e di conseguenza l’attività sessuale.
La divisione autonomica (o sistema nervoso autonomo) del sistema nervoso afferente è nota
anche come sistema nervoso vegetativo in studi più datati, poiché le funzioni che controlla
non sono sotto controllo volontario. Un’altra espressione per disegnare la divisione
autonomica è sistema nervoso viscerale, perché controlla gli organi interni. Il sistema
nervoso autonomo si suddivide in simpatico e parasimpatico ( sistema nervoso simpatico e
sistema nervoso parasimpatico).

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Sebbene la branca simpatica e quella parasimpatica si possano distinguere dal punto di vista
anatomico, non esiste un modo semplice per descrivere l’azione delle due branche sui vari
bersagli. Simpatico e parasimpatico sono però attivati in maniera differenziata a seconda
della situazione in cui l’organismo si trova.
Il sistema nervoso parasimpatico è anche noto come il sistema del rest and digest (riposo e
digestione). Al contrario, la branca simpatica è dominante in situazioni di stress, come la
potenziale minaccia di un serpente. Uno degli esempi più clamorosi di azione simpatica è
la risposta fight or flight (attacco o fuga), nella quale il cervello scatena un’attivazione
simpatica massiccia e simultanea in tutto il corpo. Mentre l’organismo si prepara a
combattere o a fuggire, il cuore accelera, i vasi sanguigni nei muscoli di gambe, braccia e
cuore si dilatano, e il fegato comincia a produrre glucosio per fornire energia necessaria alla
contrazione muscolare. La digestione perde d’importanza quando sono in gioco la vita o
l’incolumità personale, quindi il sangue viene dirottato dal tratto gastrointestinale ai muscoli
scheletrici.
Il sistema nervoso autonomo lavora a stretto contatto con il sistema endocrino e con il
sistema che controlla il comportamento, per mantenere l’omeostasi nell’organismo. Le
informazioni sensoriali provenienti dai recettori somatosensoriali e viscerali vanno ai centri
di controllo omeostatico dell’ipotalamo, nel ponte e nel bulbo. Questi centri monitorano e
regolano funzioni importanti, come la pressione sanguigna, la temperatura e il bilancio
idrico. L’ipotalamo contiene anche neuroni che fungono da sensori, come gli osmorecettori,
che rilevano l’osmolarità, e i termorecettori, che rilevano la temperatura corporea. Vie
afferenti dall’ipotalamo e dal tronco encefalico provocano risposte autonomiche, endocrine
e comportamentali, come per esempio bere, mangiare e coprirsi o svestirsi (in risposta a
variazioni di temperatura). Queste risposte comportamentali vengono integrate nei centri
cerebrali che sovrintendono a comportamenti motivati e al controllo del movimento.
Inoltre l’attività autonomica può essere influenzata da emozioni provocate da informazioni
sensoriali integrate nella corteccia cerebrale e nel sistema limbico.
Arrossire, svenire alla vista di un ago ipodermico, avvertire “farfalle nello stomaco” sono
tutti esempi di un’influenza emozionale sulle funzioni autonomiche. La maggior parte degli
organi interni è sottoposta al controllo antagonista, in cui una branca autonomica è
eccitatoria e l’altra inibitoria. Per esempio, l’innervazione simpatica fa accelerare la
frequenza cardiaca, mentre la stimolazione parasimpatica la fa rallentare. Sebbene le due
branche siano generalmente antagoniste nel controllare un certo tessuto , in certi casi
cooperano in tessuti diversi per raggiungere un obiettivo comune.

Attività fisica, sistema nervoso simpatico e sesso


Una delle affermazioni più importanti che fa Irwin Goldstein 1998 , attraverso l’articolo
“The Central Mechanisms of Sexual Function”, è che "spegnendo" l'attività del sistema
nervoso simpatico si migliora l'erezione. Questo risulterebbe un problema dato che durante
l’attività fisica vi sono impulsi che dalla corteccia motoria del cervello vanno direttamente
ai centri simpatici del tronco encefalico che dilata i vasi dei muscoli interessati al movimento
che quindi vengono maggiormente irrorati di sangue.
In sostanza il sistema simpatico ha una funzione preminente sulla regolazione
dell’organismo piuttosto che il sistema parasimpatico. Quindi l'attività fisica, potente
stimolatrice del sistema nervoso simpatico, sotto questo punto di vista potrebbe essere
nemica dell'attività sessuale.
In seguito lo stesso Goldstein dice anche che alcune erezioni possono essere generate
interamente dal midollo spinale. Questo punto è fortemente connesso con l'attività motoria,
perchè oggi sappiamo che il movimento è controllato dal sistema nervoso, anche dal midollo
spinale, che integra i riflessi spinali, e all'interno del quale troviamo i central pattern

22
generator che sono reti di neuroni che scaricano ritmicamente nel midollo spinale, agendo
da conduttori del comportamento locomotorio.
Per chi non lo sapesse i riflessi, sono innescati da uno stimolo che attiva un recettore
sensoriale. Il recettore invia l’informazione sotto forma di potenziale d’azione, lungo i
neuroni sensoriali al SNC. Il sistema nervoso centrale rappresenta il centro d’integrazione
che valuta tutte le informazioni in entrata e seleziona una risposta appropriata.
Quindi innesca dei potenziali d’azione nei neuroni efferenti che attivano la risposta di
muscoli e ghiandole : i bersagli.
Le vie riflesse del S.N.C. sono costituite da catene o reti di neuroni che collegano i recettori
ai muscoli o alle ghiandole.

Riflessi nervosi
I riflessi nervosi possono essere classificati secondo diversi criteri.
1) In base alla sezione efferente del S.N.C. che controlla la risposta. I riflessi che
coinvolgono i motoneuroni somatici e i muscoli scheletrici sono definiti riflessi somatici. I
riflessi che presentano una risposta controllata dai neuroni del sistema nervoso autonomo
sono detti riflessi autonomici o viscerali.
2) in base alla sede del S.N.C. in cui viene integrata la risposta. I riflessi spinali vengono
integrati a livello del midollo spinale. I riflessi integrati a livello encefalico sono detti riflessi
corticali.
3) in base al fatto che il riflesso sia innato o acquisito. Molti riflessi sono innati, cioè nascono
con noi e sono geneticamente determinati. Un esempio è il riflesso patellare, in cui la gamba
si estende quando viene colpito il tendine patellare al di sotto della rotula con un martelletto.
Altri riflessi si acquisiscono con l’esperienza. Gli esperimenti di Pavlov, in cui al cane veniva
indotta la salivazione attraverso il suono del campanello, sono un classico esempio di riflesso
acquisito o condizionato.
4) in base al numero di neuroni presenti nella via riflessa. La via riflessa più semplice è il
riflesso monosinaptico, in cui c’è soltanto una sinapsi tra i due neuroni della via;

Influenza del simpatico sulla produzione di ormoni


Gli studi citati in precedenza, ( Irwin Goldstein 1998 “The Central Mechanisms of Sexual
Function” ) pongono particolare attenzione sul rilascio di un particolare ormone durante
l’eccitazione sessuale.
Durante la preparazione fisiologica a un atto sessuale , il nucleo paraventricolare rilascia
ossitocina che risulta essere un neurotrasmettitore molto importante soprattutto per una
completa erezione.
L'ossitocina è un ormone prodotto dall'ipotalamo e secreto dalla neuroipofisi, una struttura
anatomica della grandezza di un fagiolo, posta alla base dell'encefalo. Racchiusa e protetta
da una nicchia ossea, l'ipofisi è costituita da due ghiandole contigue che danno origine ad
una porzione anteriore e ad una porzione posteriore (neuroipofisi).
L'ossitocina è un ormone di natura proteica (un peptide di nove aminoacidi) che agisce
prevalentemente sulla mammella e sull'utero. Durante il travaglio ed il parto provoca
contrazioni delle fibrocellule muscolari lisce uterine, favorendo l'espulsione del feto.
L'ossitocina esogena viene somministrata per via endovenosa proprio per indurre il travaglio,
o pilotarlo nel caso le contrazioni siano inadeguate e ne prolunghino eccessivamente la
durata. Durante l'allattamento la suzione del bambino sul capezzolo stimola il rilascio di
ossitocina, che a sua volta favorisce la contrazione della muscolatura liscia attorno alle
ghiandole mammarie, aumentando l'eiezione del latte.

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La produzione lattea è invece controllata dalla prolattina, un altro ormone secreto dalla parte
anteriore della ghiandola pituitaria (ipofisi). A differenza della prolattina, l'ossitocina è
sensibile a stimolazioni fisiche o psichiche connesse all'allattamento ed indipendenti dallo
stimolo sul capezzolo. Uno spavento o un forte rumore possono, per esempio, bloccare la
secrezione riflessa di ossitocina ed ostacolare l'eiezione del latte durante la poppata. Al
contrario la sola vista del neonato o l'udirne il pianto favorisce l'innalzamento dei livelli
sierici di ossitocina.
Questa caratteristica dell'ormone introduce un discorso più complesso, legato alle recenti
scoperte sulle proprietà psicoattive dell'ossitocina. Oltre alle classiche funzioni ormonali
sopradescritte, l'ossitocina possiede anche la capacità di regolare i comportamenti sociali,
sessuali e materni. Nel maschio, per esempio, interviene nella regolazione del piacere
sessuale, influenzando il volume dell'eiaculato e la mobilità degli spermatozoi, favorendo
l'instaurarsi di una relazione sentimentale e lo sviluppo dell'istinto parentale.
Più che con l'accoppiamento, l'ossitocina sarebbe infatti correlata soprattutto con la
formazione di un legame emotivo tra uomo e donna. Uno studio condotto su topi di
campagna monogami ha dimostrato che questi avevano livelli di ossitocina nettamente
superiori rispetto ad altre specie affini ma poligamiche. In epoca recente l'ossitocina è stata
messa in relazione con la formazione di forti legami emotivi tra individui che hanno relazioni
sessuali. Alcuni studiosi ipotizzano infine che difetti delle vie nervose modulate
dall'ossitocina nell'encefalo, siano in qualche modo correlate all'autismo, un comportamento
patologico caratterizzato dall'incapacità di instaurare relazioni sociali normali.
I suoi livelli aumentano quando ci sentiamo legati o connessi a qualcuno o qualcosa, come
per esempio l'attività fisica. Oggi sappiamo che l'attività fisica può essere un ottimo modo
per rilasciare endorfine e quindi anche ossitocina. La sua importanza nell'erezione è
indiscussa quindi potremmo affermare che una quantità adeguata di attività fisica può
migliorare i livelli di ossitocina e di conseguenza la qualità dell'erezione.
È risaputo ormai che nell’eseguire un’attività fisica o una determinata disciplina, si
instaurano dei meccanismi fisiologici e mentali che portano alla produzione di una serie
infinita di ormoni, tra questi ritroviamo anche l’ossitocina di cui abbiamo tanto parlato.
Sulla maggior parte dei libri di urologia troviamo scritto che un ruolo seppur secondario
nella determinazione dell’erezione, spetta anche alla stessa ossitocina, che partecipa
attraverso una serie di meccanismi a cascata, che portano alla fase di eccitazione maschile e
quindi all’erezione. Di conseguenza come già affermato precedentemente, possiamo
confermare il responso positivo dell’esercizio nell’aumentare le concentrazioni di ossitocina
e quindi determinare un’erezione e un eccitamento maggiorato nel sesso maschile.

Paragrafo 2.1
Particolari evidenze sulle azioni del simpatico in seguito all’esercizio.
Prima di addentrarci all’interno dell’argomento è importante capire, nel migliore dei modi,
quanto e come il sistema nervoso simpatico influisce sull’eccitamento sessuale femminile.

Sistema nervoso simpatico ed eccitazione


Il sistema riproduttivo possiede alcune tra le più complesse vie di controllo nell’ organismo,
nelle quali molti e diversi ormoni interagiscono in molteplici modi.
Le vie che controllano la riproduzione iniziano la secrezione di ormoni peptidici da parte
dell’ipotalamo e dell’ipofisi anteriore. Questi ormoni trofici controllano la secrezione
gonadica di ormoni sessuali steroidei, tra cui androgeni, estrogeni e progesterone.
Gli ormoni steroidei sono strettamente correlati tra loro e originano dai medesimi precursori
steroidei.

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Gli individui di entrambi i sessi producono sia androgeni sia estrogeni ma gli androgeni
predominano nei maschi, mentre gli estrogeni sono dominanti nelle femmine.
Negli uomini, la maggior parte del testosterone è prodotta dai testicoli, ma il 5% circa
proviene dalla corteccia surrenale. Il testosterone è convertito nei tessuti periferici nel suo
più potente derivato, il DHT. Alcuni degli effetti attribuiti al testosterone sono in realtà
dovuti all’attività del DHT. I maschi sintetizzano anche alcuni estrogeni, ma, in genere, gli
effetti femminilizzanti di queste sostanze non sono evidenti. Sia i testicoli sia le ovaie
contengono l’enzima aromatasi , che converte androgeni in estrogeni, gli ormoni sessuali
femminili. Una piccola quota di estrogeni è prodotta anche in tessuti periferici. Nelle donne,
l’ovaio produce estrogeni (in particolare estradiolo ed estrone) e progestinici, in particolare
progesterone. L’ovaio e la corteccia surrenale producono anche piccole quantità di
androgeni.
Il controllo ormonale della riproduzione segue lo stesso schema basato sull’asse ipotalamo-
ipofisi anteriore- ghiandola periferica di entrambi i sessi.
L’ormone rilasciante le gonadotropine, rilasciato dall’ipotalamo, controlla la secrezione di
due gonadotropine dell’ipofisi anteriore:
l’ormone follicolo stimolante (FSH) e l’ormone luteinizzante (LH).
FSH ed LH, a loro volta, agiscono sulle gonadi. FSH, insieme agli ormoni sessuali steroidei,
è necessario per iniziare a mantenere la gametogenesi.
LH agisce principalmente su cellule endocrine stimolando la produzione degli ormoni
sessuali steroidei. Sebbene il controllo primario della funzione gonadica sia esercitato dal
cervello, anche le gonadi influenzano la propria funzione. Infatti sia l’ovaio sia il testicolo
producono ormoni peptidici che agiscono direttamente sull’ipofisi. Le inibine inibiscono la
secrezione di FSH, mentre peptidi ad asse correlati, chiamati attivine, stimolano la
secrezione di FSH. Le attivine promuovono anche la spermatogenesi, maturazione
dell’ovocita e lo sviluppo del sistema nervoso embrionale.
Questi peptidi gonadici sono prodotti anche in tessuti non gonadici, con funzioni ancora da
definire.

Simpatico come facilitatore dell’eccitamento


Sugli esseri umani, si è cercato di sopprimere l’attività del sistema nervoso simpatico
attraverso la somministrazione di clonidina ( Meston 2002 “Sympathetic nervous system
activity and female sexual arousal” ).
I risultati suggeriscono che il sistema nervosa simpatico, se attivato può facilitare
l’eccitamento sessuale nella donna con scarso desiderio sessuale; mentre se lo stesso sistema
nervoso simpatico viene inibito, può a sua volta inibire l’eccitamento sessuale.
Durante l’attività fisica vi sono impulsi che dalla corteccia motoria del cervello vanno
direttamente ai centri simpatici del tronco encefalico che dilata i vasi dei muscoli interessati
al movimento che quindi vengono maggiormente irrorati di sangue.
In sostanza il sistema simpatico ha una funzione preminente sulla regolazione
dell’organismo. In conclusione possiamo affermare che il simpatico viene attivato per
preparare il corpo ad eseguire degli sforzi, di conseguenza l'attivazione di questo sistema
stimola, secondo quanto detto, l'eccitamento sessuale da parte delle donne.
Il precedente, non è l’unico studio effettuato sull’argomento. Anche l’equipe di Lorenz, et
al. 2012 attraverso l’articolo “Evidence for a curvilinear relationship between sympathetic
nervous system activation and women's physiological sexual arousal” , mettono in evidenza
la forte correlazione esistente tra sistema nervoso simpatico ed eccitazione sessuale
femminile. Questo, ad ulteriore conferma che l’attivazione del simpatico attraverso lo sport,
può avere un effetto positivo sull'eccitamento femminile.

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Paragrafo 2.2
Sesso come ottimo alleato per il recupero post-infortunio

Infortunio
È piuttosto difficile descrivere in cosa consista un infortunio sportivo perché, finora, la
quantificazione degli infortuni sportivi ha risentito eccessivamente del punto di vista clinico:
eziologia e diagnosi sono aspetti che hanno ancora un ruolo prioritario sia rispetto alla
quantificazione della gravità di un infortunio, sia rispetto all'analisi di eventuali correlazioni
tra tipologia di mezzi allenanti selezionati e tipologia di trauma.
In alcuni studi vengono definiti infortuni solo quegli eventi che necessitano di cure mediche
(Schafle et al.,1990), mentre altri autori mettono in evidenza che un infortunio per essere
considerato tale, deve determinare un "intervento terapeutico e il riposo per almeno una
settimana" (Ekstrand, et al. 1983 ) o "periodo di inabilità alla pratica sportiva" (Lorentzon
et al. 1988). L'aspetto fondamentale della maggior parte degli infortuni è legato agli effetti
che questi provocano sulla prestazione agonistica e sulle sessioni d'allenamento.
Di conseguenza viene definito infortunio quella lesione che impedisce all'atleta la completa
e piena partecipazione ad una seduta d'allenamento o ad un match (Fuller et al. 2006;
McLennan,1990, Watson,1993; Ekstrand, 1982).
Bisognerebbe considerare anche la gravità dell'infortunio (Van Mechelen et al. 1992) che
viene solitamente misurata in base al numero di giorni di assenza dalla partecipazione
sportiva.
La gravità degli infortuni, inoltre viene valutata considerando gli effetti di questi sull'atleta
con i seguenti criteri:
• Grado e natura dell'invalidità
• Implicazioni a lungo termine per la salute dell'atleta
• Complessità del trattamento necessario
• Costo del trattamento e del periodo di convalescenza e recupero
Le lesioni inoltre vengono classificate in base alla causa di lesione e ciò permette di studiare
le misure preventive.
A tale proposito sono state proposte le seguenti definizioni di causa di infortunio :
• Estrinseche: dovute ad un evento di estrema violenza
• Intrinseche: dovute alle sollecitazioni a cui l'individuo è sottoposto
Tra i fattori intrinseci che aumentano il rischio di lesione ritroviamo l'età e il sesso.
Sempre tra i fattori intrinseci ritroviamo affezioni cliniche come asma, diabete, epilessia, ma
anche malattie di breve durata (temperatura corporea elevata), infortuni pregressi (recidiva),
lassità legamentosa, l'inesperienza tecnica, fattori psicologici infatti la mancanza di cautela
e un basso grado di ansia portano ad agire in modo più rischioso e possono provocare
incidenti ed infortuni. Inoltre in questa categoria viene inserito lo sviluppo muscolare.
Infine, ma non per questo risultano meno importanti, fattori come la resistenza, la forza
esplosiva, la postura, l'allenamento e il warm- up prima della competizione.
Tra i fattori estrinseci ritroviamo invece l'utilizzo di calzature e equipaggiamento sportivo
inadeguato, superfici di gioco scivolose con un basso o alto coefficiente d'attrito, condizioni
climatiche e gli avversari. Infatti il gioco pericoloso risulta essere responsabile di un terzo
delle lesioni che insorgono maggiormente nel gioco del calcio.
Le lesioni più gravi avvengono a causa di una certa discrepanza di età, taglia, maturità fisica
ed esperienza agonistica tra gli avversari. Ulteriori fattori di rischio sono rappresentati dalla
scarsa illuminazione, acustica scadente, presenza di vetri, ostacoli, cartelloni pubblicitari e
spettatori. La maggior parte delle lesioni sono state riscontrate in corrispondenza delle parti
molli dell'apparato locomotore (muscoli, tendini e legamenti) fino ad arrivare a colpire
articolazioni e ossa.

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Recupero post-infortunio
Tenendo d'occhio prima e dopo l'allenamento quelli che sono determinati parametri come il
lavoro del sistema parasimpatico e del battito cardiaco si possono riflettere quelli che sono i
dati di recupero dello sportivo ( Chen, et al. 2010 “Heart rate variability (HRV) and
parasympathetic power are closely related to the well-being and health status in humans”).
Il sistema parasimpatico è responsabile dell'eccitazione maschile perché controlla il sistema
vascolare penieno. Mentre per quanto riguarda il battito cardiaco e la pressione vengono
sicuramente alterate dopo un orgasmo o in seguito a una prestazione completa. Quindi si
può supporre che dopo una prestazione sessuale, attraverso la stimolazione del sistema
parasimpatico e del sistema cardiovascolare si può influenzare quella che è la funzionalità
di recupero del nostro organismo.

Paragrafo 2.3
Il simpatico può influenzare il desiderio e l’eccitamento attraverso l’attività motoria
“The roles of testosterone and alpha-amylase in exercise-induced sexual arousal in women”
è l’articolo pubblicato nell’ 2008, attraverso il quale Hamilton, et al. , fanno emergere che
l’esercizio fisico può concedere un incremento sull’eccitamento fisiologico sessuale, anche
se non sono stati riscontrati significative modificazioni nei livelli di testosterone prima e
dopo l’attività motoria.
È dello stesso parere anche Gorzalka 1995 (“The effects of sympathetic activation on
physiological and subjective sexual arousal in women ). Attraverso una serie di analisi
infatti, lo stesso professore va a evidenziare la correlazione tra esercizio ed eccitamento
sessuale per le donne. In un esperimento specifico l'attività ad alta intensità ha diminuito
le pulsazioni vaginali a uno stimolo neutrale e ha determinato anche l'effetto contrario, cioè
ha incrementato le pulsazioni vaginali in relazione a uno stimolo erotico.
Da questo si può dedurre quanto siano correlati l'eccitamento sessuale femminile con
l'esercizio ad alta intensità.

Paragrafo 2.4
S.N.A. e sport specifici.
L’attività fisica ha un ruolo fondamentale per lo sviluppo fisico e psico-emotivo
dell’individuo, poiché, oltre a rappresentare un’occasione di sfogo, contribuisce a far sì che
tale processo di maturazione si realizzi in modo completo e armonico. È necessario adottare
anzitutto uno stile di vita attivo e dinamico, al quale deve essere affiancata regolare attività
sportiva. Praticare regolarmente attività sportiva fa bene non solo ai muscoli ma, aiuta lo
sviluppo dello scheletro, determina un incremento e potenziamento delle masse muscolari,
rafforzamento delle strutture articolari, prevenzione di atteggiamenti posturali viziati,
prevenzione di osteoporosi e artrosi in età avanzata, migliori prestazione del cuore,
mantenimento dei valori ottimali di pressione arteriosa, migliori prestazioni dei polmoni,
aumento del metabolismo basale e del consumo energetico, mantenimento del peso corporeo
ideale, prevenzione del sovrappeso, prevenzione di malattie cardiovascolari e diabete,
regolarizzazione dei ritmi biologici, potenziamento delle capacità di concentrazione,
memorizzazione e apprendimento, miglior rendimento scolastico, maggior capacità di
organizzazione e adattabilità ai diversi impegni quotidiani, potenziamento dei meccanismi
di autocontrollo e di risposta allo stress, prevenzione dei disturbi correlati ad ansia e
depressione in età adulta, contributo positivo nel plasmare la personalità e formare il
carattere, sviluppo di abilità di gruppo e delle capacità di socializzazione e collaborazione,
educazione al rispetto degli altri e all’osservanza delle regole.

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Sviluppo di capacità in base alla specifica disciplina
In generale, tutte le capacità motorie possono essere sviluppate e potenziate, purché vengano
applicati i criteri di gradualità, progressività e simmetria del lavoro muscolare. L’esercizio
fisico deve essere definito e strutturato, in età giovanile, come allenamento sportivo e il
programma di addestramento deve possedere il requisito fondamentale della multilateralità,
in base al quale è garantito lo sviluppo armonico di tutti i gruppi muscolari e il miglioramento
dell’efficienza fisica globale. Il tipo di allenamento, per frequenza e intensità, deve essere
definito nel rispetto di un corpo che sta crescendo sotto una spinta accelerativa molto forte e
deve essere tale da contribuire a migliorarlo sotto il profilo fisico e psichico, senza sottoporlo
ad eccessive sollecitazioni e stress in modo da non interferire con i delicati meccanismi di
crescita, in particolare con lo sviluppo puberale.
Nel momento in cui avviene una contrazione, nel nostro cervello si mette in moto un’attività
intensissima. Una miriade di impulsi elettrici che, saltano da un neurone all’altro, si
accendono, collegando milioni e milioni di cellule nervose, grazie soprattutto a quelle
contrazioni che avvengono. Infatti, la cosa che più impressiona, è l’importanza del ruolo che
hanno i neuroni motori e sensitivi nel dirigere tutta l’attività ed evoluzione della materia
grigia.
In altre parole, ogni volta che azioniamo un muscolo, vengono prodotte delle sostanze
chimiche che, oltrepassando la cortina che separa il cervello dal circolo sanguigno, stimolano
la produzione di un fattore neurotrofico, che agisce su determinati neuroni del sistema
nervoso centrale e del sistema nervoso periferico, contribuendo a sostenere la sopravvivenza
di quelli già esistenti, favorendo la crescita di nuove cellule cerebrali e lo sviluppo di nuove
sinapsi, cioè quelle strutture altamente specializzate che consentono la comunicazione delle
cellule del tessuto nervoso tra loro o con altre cellule, come quelle ad esempio muscolari e
sensoriali.

Effetti positivi dello sport sul S.N.


Ogni giorno escono sulle più rinomate riviste scientifiche internazionali, indicazioni sul fatto
che l’esercizio motorio, produce oltre a uno stato di benessere generale, un notevole effetto
positivo sul sistema nervoso. E si capisce come, in una società che tende a invecchiare
sempre più, e in cui perdita di memoria, disturbi dell’umore, ansia e depressione minacciano
quotidianamente milioni di persone, l’attività motoria possa diventare un’abitudine
indispensabile per salvaguardare la salute fisica e mentale e, in sostanza, per migliorare la
nostra qualità di vita. I più recenti studi hanno evidenziato come l’esercizio fisico attivi dei
circuiti neuronali, che possono poi utilizzarsi nei più svariati campi dello scibile umano.
Lo sport quindi rende più ‘brillanti’ e più sport diversi si praticano, meglio è, in quanto si
sviluppano aree cerebrali differenti. Sono importanti sport di coordinazione oculomotoria
come il tennis, sport come la corsa o il nuoto in cui si sviluppano maggiormente capacità
propriocettive, sport che sviluppano capacità legate all’equilibrio, come per esempio
l’andare in bicicletta o lo sci.
Della produzione di nuovi neuroni con l’esercizio fisico in grado di riparare danni neuronali
e rigenerare fibre nervose, si sa già da un certo tempo, ciò che invece era sconosciuto e del
tutto inimmaginabile era che un’attività di tipo aerobico, come la corsa, fosse anche in grado
di bloccare il processo di invecchiamento cerebrale (ritenuto sino a oggi irreversibile),
stimolando una massiccia produzione di nuove cellule staminali nell’ippocampo (la struttura
del cervello che controlla la memoria e l'apprendimento, permettendo di immagazzinare
nuove informazioni), che migliorano le capacità mnemoniche, ma non solo queste.
Una importantissima scoperta tutta italiana, pubblicata sulla rivista Stem Cells, dell’Istituto
di biologia cellulare e neurobiologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibcn-Cnr) di
Roma. I ricercatori romani, lavorando su cavie da laboratorio con dei deficit neuronali e

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comportamentali, causati dalla mancanza del gene Btg1, che agisce da freno proliferativo
delle cellule staminali, hanno constatato che nel cervello l’esercizio fisico blocca il processo
d’invecchiamento. In pratica, hanno notato che, in assenza di questo gene, la neurogenesi
deficitaria e il processo di perdita di staminali ripartono nel momento in cui si pratica
un’attività fisica, scatenando una super proliferazione cellulare con un effetto prolungato nel
tempo.

Formazione del sistema vegetativo in base allo specifico sport.


Affianco alla formazione di capacità motorie, lavoro muscolare e reazioni innate, il sistema
vegetativo viene a formarsi anche dalle caratteristiche che si allenano in quello specifico
sport. La programmazione di un lavoro avente la stessa produttività è ottenuto da supporti
differenti del sistema vegetativo. La definizione di questi parametri quando lo sportivo è a
riposo o sotto allenamento, permette di avere un giudizio sull’ omeostasi dell'organismo
(Shaljyan, et al. 2011 “Physiological basics of sport activity of professional football
players). Iellamo, et al. 2022 (“Conversion from vagal to sympathetic predominance with
strenuous training in high-performance world class athletes” ) invece, si soffermano
sull’allenamento di resistenza.
Mettendo in evidenza che un intenso allenamento di resistenza sposta la modulazione
dell'autonomia vascolare, da una prevalenza (predominanza) parasimpatica a una simpatica.
Questa scoperta dovrebbe essere interpretata considerando (non sottovalutando) il
sostanziale ruolo rivestito dal sistema nervoso simpatico ad aumentare le prestazioni
cardiovascolari quando si raggiunge il massimo dello sforzo durante l'allenamento. Se la
funzione alterata del battito cardiaco del sistema nervoso involontario mostrati da questo
studio possono essere pericolosi per il sistema cardiovascolare umano, rimane ancora da
stabilire.

Conclusioni capitolo 2
L’attività sessuale induce dei cambiamenti non solo a livello ormonale e metabolico, ma
anche in considerazione del sistema nervoso autonomo. Numerosi sono gli studi svolti per
capire quanto sia chiamato in causa il sistema nervoso simpatico quando si parla dell’attività
sessuale. La maggior parte confermano la teoria per il quale il simpatico se attivato può
facilitare l’eccitamento sessuale sia nella donna che nell’uomo. Se valutiamo quanto il
simpatico possa essere influenzato dall’attività fisica, notiamo che l’esercizio lancia degli
impulsi che dalla corteccia motoria arrivano ai centri simpatici del tronco encefalico che
dilata i vasi dei muscoli. Dunque possiamo affermare che l’attività fisica stimola il sistema
nervoso simpatico, che ha una funzione preminente nei confronti dell’organismo, di
conseguenza l’attivazione di quest’ultimo stimola l’eccitamento sessuale.
Attraverso altri esperimenti eseguiti su animali, sono stati riscontrati degli esiti
completamente divergenti dalle affermazioni appena fatte. Attraverso una serie di elettrodi
si cercava di “spegnere” l’attività dei neuroni simpatici e contrariamente a tutte le previsioni
l’animale di sesso maschile aveva un’erezione migliore. Questo molto probabilmente è
dovuto al fatto che il sistema vascolare penieno è controllato da una serie di neuroni
parasimpatici. Malgrado questa serie di esperimenti e studi sono maggiori le evidenze che
il sistema nervoso autonomo può essere condizionato sia dall’attività fisica che dall’attività
sessuale ma soprattutto che l’esercizio risulta un ottimo stimolante del sistema vegetativo
che attivandosi genera una serie di reazioni a cascata che determinano l’eccitazione sia sul
sesso maschile sia nel sesso femminile.

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Capitolo terzo
Sesso : notevole sussidio per le qualità mentali e di conseguenza per la
prestazione sportiva.
Introduzione : Aspetti psicologici, sesso e prestazione
Non pochi sessuologi ritengono che proprio il cervello sia il principale organo sessuale
umano, e che sia la mente a scatenare una serie di reazioni che poi si riversano in quella che
si definisce “l’arte di amare”. Se la mente non è libera dai pensieri negativi, se la mente è
annoiata o, per qualche ragione inconscia, poco incline alla recettività sessuale, allora
potrebbero sorgere dei “black out” che impediscono a corpo e mente di entrare in sinergia
tra loro e rendere il meglio dal punto di vista sessuale. Inoltre moltissimi studi confermano
l’importanza della buona comunicazione tra mente e corpo nell’ambito delle relazioni
sessuali, poiché è da qui che si determina un miglioramento della vita in generale. Ad
esempio una recente ricerca condotta presso la Monash University, in Australia, ha rilevato
che uomini e donne sessualmente soddisfatte manifestano una maggiore vitalità ed un
generale benessere psicologico, mentre gli individui che riportano un calo del desiderio o
altre disfunzioni sessuali, tendono ad avere un profilo psicologico stressato oltre che ad una
vita sessuale insoddisfacente.

Sesso e psiche
Secondo il padre della psicoanalisi Sigmund Freud la mente umana viene regolata dal
principio del piacere, visto come una naturale inclinazione per allontanare il dolore ed
ottenere la soddisfazione dalle così dette “pulsioni”. Freud considerava le pulsioni come il
diretto collegamento tra sesso e psiche, ovvero tra psichico e somatico, tra vita fisica e vita
mentale, e avviava, già dai primi anni del ‘900, ad un’idea della sessualità primordiale ma
non istintiva, bensì basata sulla ricerca del piacere individuale che supera le necessità
fisiologiche. Per Freud, dunque la sessualità dipende dal percorso di costruzione psicologica
individuale che si sceglie di seguire, sin dalla prima infanzia. Tuttavia, indipendentemente
dal pensiero freudiano, anche oggi, gli studi su sesso e psiche dimostrano quanto gli aspetti
sessuali siano di fondamentale importanza per la costruzione dell’identità personale e
psicologica e viceversa. La chiave per una vita sessuale soddisfacente e felice risiede in
quello che può essere definito come “aspetto psicologico della sessualità”. L’appagamento
sessuale deriva dalla psiche e da alcuni aspetti determinanti che si generano in essa, come la
fiducia, la spontaneità, l’emozione, l’abbandono dei sensi, la capacità di coinvolgimento e
la capacità di ascolto e relazione con se stessi e con gli altri.
Alla luce di quanto detto, il desiderio sessuale rappresenta la dimensione più sfuggente della
sessualità umana perché è praticamente impossibile darne una definizione oggettiva e una
misura quantitativa. I vari studi di sessuologia sono giunti ad alcune conclusioni sostenendo
che nell'adulto il desiderio è un fenomeno dinamico e mutevole, correlato con gli eventi della
vita e può variare lungo un continuum che va dalla passione, al bisogno, all'interesse,
all'indifferenza fino alla riluttanza.

È composto da tre forze:


• componente biologica
• componente psicologica (influenzata dagli stati mentali personali come la gioia o il
dolore, da stati interpersonali come affetto, disaccordo e da altri elementi come la
durata della relazione e l'infedeltà)
• componente culturale che riflette valori, significati, ruoli che si sono appresi da
piccoli e che influenzano la nostra vita.

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Biologia e psiche
Il desiderio può essere considerato l'espressione di una funzione attivata sia da stimoli interni
che stimoli esterni che inducono a comportarsi sessualmente. Tra gli stimoli endogeni vi
sono l'immaginario erotico e le fantasie, i bisogni pulsionali e gli affetti che attivano i centri
cerebrali che coordinano le emozioni e i comportamenti appetitivi. Gli stimoli esogeni,
invece, comprendono tutta una serie di segnali veicolati dagli organi di senso e che attivano
sia la corteccia cerebrale che i centri che coordinano il comportamento sessuale.

Psiche e prestazione
Dopo aver discusso degli aspetti psicologici che dettano la sessualità, è opportuno parlare
anche di quanto sia importante il settaggio mentale e la psiche per una performance di alto
livello.
Come è essenziale per l’atleta possedere quelle qualità fisiche e tecniche che fanno la
differenza, così è fondamentale anche la componente mentale o cognitiva per raggiungere
prestazioni ottimali. La prestazione sportiva di eccellenza, per qualsiasi sport, è il risultato
di una serie di ingredienti e quello mentale o cognitivo è sicuramente uno di questi. Per
molto tempo gli psicologi dello sport hanno provato a rispondere alla domanda “di che cosa
ha bisogno uno sportivo per eccellere?”, e la risposta prevede un mix di abilità cognitive
ed emozionali, senza le quali uno sportivo difficilmente riesce a esprimere il proprio
potenziale.
L’atleta, soprattutto se professionista, oggi è continuamente posto di fronte a sfide sempre
più difficili e impegnative e si trova spesso a combattere contro l’insicurezza, la bassa stima
di sé, l’ansia. Una continua crescita fisica e mentale, attraverso un lavoro del tutto incentrato
allo sviluppo della carriera agonistica dell’atleta, diventa determinante al fine di raggiungere
prestazioni sempre migliori. La mente viene considerata oggi, sia dagli atleti sia dai loro
allenatori, un elemento indispensabile, su cui è possibile agire per migliorare il proprio
rendimento agonistico. A tal fine il preparatore mentale diventa una figura indispensabile
nello sport sia agonistico sia dilettantistico, per accompagnare i singoli atleti, le società
sportive e gli staff tecnici.
Anche se la maggior parte degli sportivi si accontenta di praticare un’attività come
passatempo che al massimo consenta loro di finire sul podio delle competizioni locali, altri
decidono di diventare i migliori. Si costringono a duri allenamenti, senza farsi condizionare
dalle condizioni atmosferiche o da come si sentono, controllano l’alimentazione, rifiutano di
uscire, mettono tutte le loro energie al servizio dell’attività che praticano. Quella che sembra
essere la motivazione più sana è quella rivolta verso di sé. La così detta motivazione
“intrinseca”. Gli sportivi, che migliorano grazie a essa, hanno scelto il loro sport per il
piacere che questo procura loro, per le sensazioni che provano e perché in questo modo
riescono a esprimere determinate qualità (resistenza, velocità, agilità...). Più della posizione
in classifica, è il punteggio, il tempo, il fatto di riuscire a eseguire una particolare impresa
tecnica a soddisfarli. Più che contro gli avversari, si battono contro se stessi, per superarsi.
In certi campioni, il piacere legato allo sport può essere ambivalente, costituito in parte dalla
sofferenza.
In effetti, attraverso le sensazioni fisiche e psicologiche che procura, l’attività fisica permette
anche di sentirsi vivi, di smaltire un surplus di energia, persino di rabbia contro se stessi.
Essere costantemente in azione, fisicamente esausti, permette di sfuggire ai propri problemi,
evitando di pensarci. In queste condizioni, lo sportivo rischia di sviluppare una dipendenza,
fonte di fatica cronica e di ferite che rischiano di abbreviare la sua carriera.

31
Paragrafo 3.0
L’importanza dell’attività sessuale sulla psiche.
Molti studi dimostrano che in una relazione d'amore la sessualità, oltre che da fattori organici
e psicologici, è influenzata da elementi che riguardano la qualità della relazione con il partner
d'amore. La qualità della relazione è condizionata fortemente dall'intimità.
Secondo Desdmond Morris 2003 , essere intimi significa essere vicini in senso letterale.
L'intimità si ha ogni volta che due individui vengono fisicamente a contatto ed è la natura di
questo contatto, sia esso una stretta di mano o un rapporto sessuale, una pacca sulle spalle o
uno schiaffo, una operazione di manicure o un intervento chirurgico.
L’intimità è un legame d’affetto fatto di attenzioni reciproche, di fiducia, di comunicazione
simmetrica, di apertura sui sentimenti e di condivisione delle sensazioni.
L’intimità sessuale è la capacità di abbandonarsi a se stessi attraverso il sesso.
Le persone che possono permettere al partner di conoscerli, rilassando le proprie tensioni e
stemperando le proprie paure, possiedono un potenziale maggiore per vivere esperienze
sessuali intense e significative. La stimolazione sessuale è composta da più fattori e non dal
semplice eccitamento. A livello sensoriale il tatto, la vista, l’olfatto, il gusto, e l’udito sono
il mezzo per sentire la stimolazione che accende l'energia sessuale e prepara il corpo al
contatto intimo.
Il piacere della coppia composta da due esseri umani che si uniscono amorevolmente non è
plasmato da unità pensanti, ma da condivisione e partecipazione. Per questi motivi, nel
piacere soggettivo i sentimenti hanno un’influenza maggiore sulla funzione genitale e
sull’orgasmo di quanto non abbiano le sensazioni, private di questo prezioso valore aggiunto,
o se si preferisce il piacere soggettivo non dovrebbe mai essere privato degli aspetti di
comunione della coppia. Nel caso di problemi sessuali di uno o di entrambi i partner o di
una sessualità incompleta, talvolta frustrante, una volta escluso un disturbo di tipo organico,
l'elemento condizionante è rappresentato dalla propria modalità di amare e da come i
sentimenti interessano il rapporto di coppia. I sentimenti di ognuno, influenzano
inevitabilmente i sentimenti dell’altro, e di conseguenza il piacere dell'incontro intimo,
l'entusiasmo del contatto fisico, la vitalità che sgorga dalla contentezza e la soddisfazione
sessuale che ci ricorda puntualmente quanto è bello vivere.

Formazione della psicologia di coppia


Molti uomini sono impauriti e ostili verso le donne, ma ne sono inconsapevoli.
Vedono le donne come chi esige obbedienza a danno della loro libertà. Le cause sono
presenti nella storia dell'infanzia di un individuo. Questi sono i sentimenti di un bambino
che ha vissuto la madre come dominatrice, ma avendo rimosso il ricordo, la collera inconscia
è proiettata sulla moglie.
Si tratta di meccanismi inconsci, non presenti nella coscienza, ci sono ma non sappiamo della
loro esistenza, per questo è difficile che i conflitti tra coniugi siano superati (Lowen, 1988).
Nel bambino genialità e sessualità sono uniti, quando entra nella fase edipica (3 - 6 anni)
sente struggimento e un profondo desiderio sessuale (evidentemente infantile, per sessuale
si intende il naturale bisogno di contatto fisico) per il genitore dell’altro sesso a cui si apre.
Il rifiuto, agito in modo umiliante per il bambino, oppure il suo contrario: una risposta
sessuale da parte dell'adulto, vengono vissuti come una vera aggressione. Per difendersi il
bambino si ritira e si chiude perché rimane confuso, gli occhi rifiutanti (o seducenti) del
genitore pervadono la mente del fanciullo, che si trova costretto ad utilizzare la rimozione
come meccanismo di difesa dell'Io.

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Quello che non è accettato dai genitori viene vissuto come sbagliato dal bambino, che matura
un profondo senso di colpa e di vergogna. La ferita è molto dolorosa: i genitali si ritirano,
la postura dell'anca si ritrae in antiversione, come se il bambino dicesse “non avrai più il mio
amore”, il cuore viene contratto per paura di incontrare ancora quella situazione rifiutante e
tanto dolorosa.
Da adulto, se riceve una critica non la tollera, si sente rifiutato in tutto, soprattutto nel sesso
e nei rapporti di amore, quindi si chiude per proteggere la sua antica ferita. Si esercita
costantemente per chiudersi sempre più efficacemente, s’identifica sempre con il genitore
rifiutante, teme di aprire il suo cuore e di innamorarsi. "Cadere" innamorato, cedere alle
sensazioni tenere dell'amore, significa per lui ricontattare la situazione edipica dove era
assolutamente dipendente dal genitore.
La paura è quella di essere nuovamente ferito, umiliato, che evolverà nell’impossibilità di
arrendersi e, di conseguenza, nell'impossibilità di arrendersi al proprio corpo.
L'intensità di questa paura inconscia blocca il rigido e gli preclude l'occasione unica di
lasciare che la natura durante l'amore sessuale si impadronisca della situazione, "mollando"
il controllo temporaneo dell'Io cosciente per sperimentare finalmente l'orgasmo.
La conseguenza è una potenza sessuale accompagnata da un'impotenza orgasmica.
Senza questa possibilità l'atto sessuale sfocerà in una scarica, ma non sarà mai pienamente
appagante. La resa è un atto assoluto di amore e accettazione verso di sé; nessuno può farlo
al nostro posto. Gli individui con questa struttura hanno un atteggiamento volitivo verso il
mondo, sono ambiziosi, competitivi e aggressivi. La passività è vissuta come vulnerabilità.
Sessualmente non può abbandonarsi all’amore, l’atto sessuale è solo prestazione, ciò che è
importante è la potenza e la frequenza, se si coinvolge sentimentalmente entra in angoscia.
Il comportamento talvolta seduttivo é finalizzato alla conquista, rappresenta la difesa al
senso d’inferiorità nascosto.

Attività fisica come miglioratore della vita sessuale e di coppia


E’ ormai nota la possibilità dell' esercizio fisico di contrastare la formazione dei depositi di
grasso e proteggere le arterie ritardando l´invecchiamento e migliorando le prestazioni
sessuali.
Fino ad oggi l'attività fisica è risultata essere anche un fattore protettivo della funzione
erettile, ma non è mai stato valutato il suo potenziale valore terapeutico.
Mc Nulty et al. 2016 attraverso l’articolo : “Longitudinal Associations Among
Relationship Satisfaction, Sexual Satisfaction, and Frequency of Sex in Early Marriage”,
afferma che soddisfazione coniugale e soddisfazione sessuale sono strettamente connessi.
Quindi possiamo evincere che praticando attività fisica si instauri una sorta di reazione a
catena, che oltre a migliorare la vita sessuale è in grado anche di incrementare la
soddisfazione coniugale. Dalle parole del dottor. Mc nulty, leggendo l’articolo sopra citato,
possiamo intendere che in una coppia già instaurata e solida, è veramente importante se non
essenziale tenere presente anche la frequenza dei rapporti sessuali; tralasciando anche un po’
la qualità del atto in se, che essendo sempre con lo stesso partner risulta essere stabile e che
offre più o meno sempre le stesse sfaccettature di emozioni e stimoli. Proprio per questo
motivo l’esercizio può essere un valido aiuto. È risaputo ormai che l’attività fisica e motoria
soprattutto se effettuata in maniera aerobica, induce dei miglioramenti sull’eccitazione
sessuale , con delle conseguenze più che positive sul rapporto sessuale stesso. Possiamo
quindi confermare le parole del dott. Mc nulty, e cioè che in questi casi va ad instaurarsi
una vera e propria reazione a catena, in cui l’esercizio e l’attività motoria migliorano o per
lo meno mantengono vigorose in età giovanile l’erezione e l’eccitazione sessuale.

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Questo va a riversarsi sull’importanza della frequenza per la coppia, innescando una
complicità maggiore e dunque una vita di coppia che viene condizionata da positività,
spensieratezza e senso di soddisfazione.

Paragrafo 3.1
Carattere dello sportivo e aspetto sessuale

Cloninger e teoria sulla personalità e carattere


Il TCI (Temperament Character Inventory) è una teoria psicodinamica, creata e pensata dallo
psicologo Cloninger 1993 , che definisce la personalità in base al funzionamento di quattro
importanti neurotrasmettitori, e relativi recettori, che determinano i comportamenti
dominanti e le risposte all'ambiente.

Secondo Cloninger “La personalità rappresenta un complesso sistema gerarchico che può
essere naturalmente suddiviso nelle due distinte dimensioni psicobiologiche del
temperamento e del carattere”. Ovvero, secondo questa teoria, detta anche psicosociale, la
personalità è il risultato dell’interazione tra il temperamento e il carattere:
mentre il primo fattore dovrebbe rispecchiare una base biologica della spinta ad agire in
determinati modi, il carattere sarebbe invece il risultato dello sviluppo della persona in un
ambiente in base alle sue caratteristiche di base. Il quadro generale è quello di una teoria
che caratterizza la personalità come un sistema adattivo complesso sostenuto da sette
principali dimensioni. Il temperamento è il macrofattore che descrive le differenze che ci
sono tra le persone quando devono rispondere in modo non pianificato a stimoli ambientali:
comprende i pattern di risposte emozionali di base come quelli della paura,
dell’attaccamento, dell’esploratività. Le differenze tra le persone in questi tratti riflettono
la variabilità biologica. Il temperamento è costituito da quelle caratteristiche della
personalità che sono evidenti già dall’infanzia e che restano stabili per tutto il corso della
vita poiché sono derivate da caratteristiche biologiche ereditabili.
Studi sui gemelli riportano un ereditabilità dei tratti compresa tra il 40 e il 60% ( Healt et
al. 1994; Stallings et al. 1996) che sono alla base, secondo Cloninger, di sistemi
neurobiologici dell’attivazione, dell’inibizione o del mantenimento di un comportamento.
I tentativi di associare le dimensioni del temperamento alle vie dopaminergica,
serotoninergica e noradrenergica non hanno però portato a risultati chiari e definitivi.
Le varie personalità si distinguono in :

• NS Novelty Seeking (ricerca della novità): tendenza a reagire con eccitazione agli stimoli
o situazioni che comportano novità, implica la necessità di elevati livelli di stimolazione.
Indica tendenza all’esploratività e all’entusiasmo, con facilità ad annoiarsi ed inclinazione
all’impulsività.

• HA Harm Avoidance (evitare il danno): tendenza a rispondere intensamente agli stimoli


negativi. Implica preoccupazione per le possibili conseguenze delle proprie azioni.
E’ indice di cautela, apprensività e sensibilità alle critiche ed alle punizioni.

• RD Reward Dependence (ricerca della ricompensa): tendenza a rispondere intensamente


alle situazioni che comportano una ricompensa o gratificazione, in modo particolare ai
segnali di approvazione sociale, ai segnali affettivi, o alle offerte di aiuto.

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• Persistence (persistenza): indica la tendenza a perseverare in un comportamento nonostante
la frustrazione e la fatica. Il carattere descrive come le persone si relazionano con se stessi e
con gli altri e rispecchia le differenze che ci sono tra gli individui a causa
dell’apprendimento, delle esperienze, delle capacità di comprendere la relazioni tra gli
eventi. I tratti del carattere sono poco ereditabili e si formano in base alle esperienze fatte
nella propria vita, esperienze che possono essere differenti tra le persone anche a causa del
loro temperamento. Le dimensioni caratteriali maturano con il tempo in modo non graduale,
ma a balzi: per queste ragioni sono considerati delle funzioni non lineari del temperamento,
delle caratteristiche genetiche, dell’apprendimento sociale e degli eventi di vita.

• SD Self-directedness (capacità di autogestirsi): si identifica con la forza di volontà, la


capacità del soggetto di controllare, regolare ed adattare il comportamento in maniera
ottimale ed efficace per il raggiungimento dei propri obiettivi. È un indice di maturità,
responsabilità, affidabilità.

• C Cooperativeness (cooperatività): indica identificazione, accettazione degli altri, e


disponibilità alla cooperazione e all’aiuto. Esprime empatia, disponibilità, tolleranza,
capacità di supportare.

• ST Self-Trascendence (trascendenza di sé): si riferisce alla capacità di sentirsi parte di un


tutto (natura, universo..), alla percezione di una coscienza unitaria. E’ indice di creatività,
altruismo e spiritualità.

Affinità caratteriali con l’attività sessuale


Sono stati valutati una serie di studi (Micò, et al. 20013 “The relationship between
personality and sexual motivation: an investigation based on Cloninger's model in
nonclinical Italian subjects”) che portavano a studiare una serie di personalità o caratteri
che potevano essere degli ottimi predittori della vita sessuale o meglio dell’approccio all’atto
sessuale.
Il peggior predittore dell'eccitamento sessuale e della soddisfazione sessuale è stato il
temperamento harm avoidance, che in psicologia sta ad indicare una persona eccessivamente
preoccupata, pessimista, timida, dubbiosa e timorosa. Per quanto riguarda i caratteri, il
predittore peggiore dell'eccitamento sessuale è stato cooperativeness, e cioè qualcuno che si
dimostra gradevole e disponibile con alcune persone e invece ostile con altre persone.
Il predittore migliore per la soddisfazione sessuale è stato Self-Directedness, una persona in
grado di modulare il proprio carattere al fine di raggiungere l'obiettivo. Una delle
caratteristiche principali dello sportivo è sicuramente la motivazione, attraverso il quale
riesce a perseverare e raggiungere quelli che sono i propri obiettivi, personalità che si
avvicina sicuramente alla self directedness, che è risultato la personalità che meglio predice
la soddisfazione sessuale.
Possiamo affermare dunque che la personalità dello sportivo, è contraddistinta da forza di
volontà che applica nella maggior parte delle mansioni che esegue, capacità, quasi
ossessione da parte del soggetto di controllare e regolare il proprio comportamento in
maniera ottimale a quello che è il contesto in cui si trova, ma soprattutto determinazione per
il raggiungimento dei propri obiettivi. Queste caratteristiche vanno a evidenziare una
personalità Self-directedness. Che oltretutto rappresenta, dai vari studi di Micò, et al. , la
personalità che è risultata meglio predittrice di una vita sessuale appagante e attiva.

35
Paragrafo 3.2
Esercizio, autostima, decisioni sessuali e bisogni psicologici
Nell’articolo “Effects of self-esteem and academic performance on adolescent decision-
making: an examination of early sexual intercourse and illegal substance use” pubblicato
nel 2010 da Wheeler, si effettua un piccolo zoom su una questione specifica; rafforzando
l’autostima infatti, e migliorando il rendimento scolastico le ragazze possono avere specifici
benefici nel prendere decisioni sessuali e nell'assunzione di rischi.
Questo dipende anche dalle modalità attraverso il quale lo sport e la disciplina formano il
carattere dello sportivo. Ne fa da padrone soprattutto l’agonismo. L'agonismo è una pratica
implicita nel concetto di sport che ha fondamentalmente lo scopo di formare il carattere e
l'intelligenza di chi vi si accosta. Dal punto di vista prettamente psicologico, il carattere è
l'organizzazione stabile e consapevole delle attività psichiche intorno al nucleo affettivo -
intellettivo - volitivo. Le radici più profonde del carattere sono nello stesso io inconscio e
inferiore, ma la sua espletazione è tutta nell' io superiore, e specialmente nei processi volitivi,
in forza dei quali si agisce secondo quei princìpi di condotta che ci si è volontariamente
proposti. Il carattere ha senza ombra di dubbio una migliore o peggiore formazione
all'interno dell'animo degli individui a seconda delle caratteristiche genetiche proprie di
ognuno, ma può essere migliorato attraverso il processo educativo. Lo sport è parte di questo
processo educativo.

Sport come metodo di sviluppo


Il modo in cui lo sport può influenzare la formazione del carattere dell'individuo, risiede
nell'esercizio del dominio del proprio corpo, nel resistere alla fatica causata da uno sforzo,
ad esempio (educazione attraverso il fisico).
Questo tipo di esercizio non lo si può trovare in maniera tanto marcata in nessun altro tipo
di pratica educativa. L'esercizio del dominio del corpo è tale da condurre l'individuo ad un
controllo delle passioni, intese come stadi affettivi prolungati, non sempre anormali, in
relazione diretta con gli istinti, dominate da un motivo fisso e soverchiante che può essere
l'amore, l'avarizia o altro. Il dominio delle passioni coincide con la virtù, quindi col giusto.
Per quanto riguarda la cultura dell'intelligenza (dove per intelligenza calza particolarmente
in questo contesto la definizione data da Binet 1904 , ossia "la facoltà di giudicare, altrimenti
detta buon senso, senso pratico, iniziativa, capacità di adattarsi alle circostanze. Giudicare
bene, ragionare bene, comprendere bene: queste sono le caratteristiche essenziali
dell'intelligenza"), lo sport, presentando allo sportivo delle circostanze differenti al quale
adattarsi, stimola questa sua facoltà. L'agonismo è considerabile esclusivamente come fine
apparente dello sport:
la vittoria in gara, non è fine a se stessa! Il gesto atletico, la capacità di prestazione, non è
solo un modo per fare spettacolo, per farsi notare, per guadagnare soldi, ma è espressione di
una avvenuta crescita spirituale.
Lo sport è senza dubbio un mezzo per migliorare l'autostima, come tutte le situazioni in cui
ci diamo degli obbiettivi e con l'impegno e la determinazione li raggiungiamo.
Portare a termine un'impresa sportiva rappresenta una iniezione di fiducia in se stessi e nei
propri mezzi ed è grazie a questo meccanismo che lo sport migliora la nostra autostima.
Quindi anche in questo caso si instaura una sorta di reazione attraverso il quale lo sport
migliora l'autostima e come dice l'articolo l'autostima concede dei benefici sulla capacità di
prendere scelte sessuali.

36
Tutto questo è strettamente correlato anche con quanto detto da Mahoney, et al. 2014
(“Mental toughness in sport: motivational antecedents and associations with performance
and psychological health”) che puntano in risalto il tema della soddisfazione dei bisogni
psicologici, che vanno a braccetto con la capacità di prendere scelte, anche sessuali,
menzionata in precedenza.
Quattro sono i bisogni psicologici fondamentali: senso di appartenenza, autostima, senso di
controllo ed esigenza di una vita significativa. Il mancato soddisfacimento di questi bisogni
influenza sia l’intensità delle emozioni negative, sia quella delle tendenze antisociali.

Senso di appartenenza:
che vuol dire:
• appartenere ad una terra, ad un paese, ad una gente,
• essere inserito in un ambiente lavorativo,
• essere parte di una famiglia,
• far parte di una cerchia di amici, di un gruppo di appassionati, di una squadra sportiva.

che si coltiva con alcuni atteggiamenti:


• vivere in un luogo stabilmente,
• mantenersi un lavoro,
• amare la propria famiglia (o almeno non rinnegarla!),
• coltivare e condividere amici, hobbies ed interessi, attività sportive.

Autostima:
che vuol dire:
• sapere di valere a prescindere, per quello che si è,
• per quello che si è fatto,
• per quello che si ha intenzione di fare,
• per ciò che si ama,
• per l’amore che si riceve.

che si conserva con alcuni atteggiamenti:


• essere disponibili per le altre persone senza sottomissioni e senza trascurare se stessi : “mai
dare più di quanto si può fare”,
• offrire e donare ciò che si desidera ricevere,
• attribuire più importanza a ciò che si sente e meno a ciò che pensano gli altri,
• apprezzarsi per come si è, nella propria magnifica imperfezione, senza per questo sentirsi
inferiori,
• saper chiedere nel bisogno senza usare né esibire autosufficienza, iperfunzionalità o
indipendenza quali espressioni di forza nelle relazioni.

Senso di controllo:
che vuol dire:
• sapere ed avere coscienza che la vita dipende da se stessi,
• sapere che (nella maggior parte dei casi) si può essere artefici del proprio destino,
• essere coscienti che si è i costruttori ed i responsabili della propria soddisfazione, della
felicità, del benessere, della propria ricchezza e del buon ricordo che si lascia agli altri.

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che si difende con alcuni atteggiamenti:
• frequentare persone che fanno star bene, evitando con cura qualsiasi relazione velenosa
con persone narcise, egocentriche e manipolatrici,
• scegliere luoghi e attività che diano benessere e che siano un buon nutrimento per la mente
e per lo spirito,
• saper dire di no, esprimendo “ciò che si stente, ciò che si pensa, ciò che si desidera”,
accettare di vivere solo le situazioni in cui ci si sente a proprio agio, senza accondiscendere
a quelle che invece sembrano sbagliate,
• prendersi un tempo ed uno spazio quotidiani solo per se stessi,
• essere aperti e disponibili al cambiamento alle continue “rinascite” che la vita richiede, per
tornare ad essere se stessi, oppure per rimanere sempre aderenti a se stessi.

Esigenza d’una vita significativa:


che vuol dire:
• sapere che il fatto di vivere, d’essere vissuti, comporta una qualche differenza,
• sapere che si sta facendo o che ci si sta ingegnando per costruire qualcosa, che senza il
proprio contributo non sarebbe mai esistita,
• sapere di aver fatto qualcosa di nuovo, lasciare una traccia indelebile di sé, del proprio
passaggio, i figli.

che si promuove con alcuni atteggiamenti :


•vivere i valori che si scelgono di vivere con coerenza ed integrità,
• vivere con una curiosità appassionata,
• imparare qualcosa di nuovo ogni giorno.

Viene ipotizzato che la soddisfazione dei bisogni psicologici potrebbe essere associata con
alti (o bassi) livelli di forza mentale, di influenza positiva sulle altre persone, e di
performance e inoltre bassi (o alti) livelli di influenza negativa. Insomma i bisogni
psicologici possono essere indirettamente connessi con la performance e la forza mentale.

Paragrafo 3.3
Sesso come valido aiuto contro gli infortuni.
È importante per uno sportivo, applicare quelle che sono le skills mentali e psicologiche, non
solo nel conseguimento dell'obiettivo.
E’ risaputo che molti atleti, secondo lo sport praticato e le ore di allenamento, subiscono,
mediamente, un paio di infortuni all’anno, più o meno gravi, che hanno bisogno di un
trattamento e di riabilitazione ma molto spesso anche una gestione psicologica.
Per questa ragione la gestione psicologica e psicosociale dell’infortunio è una capacità che
l’atleta deve allenare e sviluppare spesso come l’allenamento specifico.
Nell’atleta, sia di alto livello che agonista amatoriale, tutti gli interventi di natura
psicologica, sociale e di metodologica di allenamento devono essere pensati ed indirizzati a
prevenire gli infortuni e nella migliore delle ipotesi ad impedire che accadano.

38
Gestione psicologica dell’infortunio
Come funziona la gestione psicologica dell’infortunio nello sport competitivo e non?
A tale scopo l’intervento si rivolge, secondo modalità diverse, alle percezioni, sensazioni,
rappresentazioni, cognizioni o atteggiamenti, (gli “elementi psichici”), degli atleti.
Alla base di tutto troviamo l’idea che questi elementi psichici sono strettamente legati alla
capacità di prestazione dell’atleta.
Questo legame tra psiche e la prestazione si basa su due meccanismi:
Nel primo caso c’è la psiche che regola il nostro comportamento.
Normalmente nel caso di un infortunio si creano nella psiche dell’atleta i tipici problemi di
motivazione. In alcuni casi gli atleti sono ipermotivati cercano di ottenere la guarigione
molto rapidamente, ma così facendo si aumenta il rischio di ritardare la guarigione o la
ricaduta in un nuovo infortunio. Questi/e atleti/atlete, nel periodo di riabilitazione e
guarigione, avendo un eccesso di motivazione, può accadere che inizino troppo presto la fase
di allenamento o a utilizzare carichi troppo elevati. L’eccessiva motivazione porta a
sottovalutare e ad accorciare i tempi di guarigione e a minimizzare l’infortunio così accade
che le prescrizioni mediche non siano rispettate. Invece se viceversa l’atleta non ha troppa
motivazione può cadere nell’ansia e l’insicurezza del recupero. Questi sono atleti molto
prudenti e presentano, inibizioni a impegnarsi in modo efficiente. L’ansia e l’insicurezza
normalmente si esprime con un tono muscolare molto contratto che normalmente ostacola i
processi di guarigione, questi comportamenti portano l’atleta a risparmiarsi, riducendo così
gli stimoli necessari dell’attività fisica indispensabili per la guarigione. Se si vuole ricercare
le cause, problemi come l’eccessiva motivazione ed il suo contrario, ansia ed insicurezza,
nella maggior parte dei casi vanno attribuiti a pensieri irrealistici e/o errati e a stati emotivi
inadeguati.

Influenza delle emozioni sulla frequenza degli infortuni


Tramite i manuali di fisiologia si capisce quali sono i processi attraverso i quali sono
collegati corpo e mente, (ad esempio Schmidt-Thews 1980).
Questi processi si svolgono in entrambi i sensi; la mente influisce sui processi del corpo e
questi a sua volta influenzano la mente, basandosi soprattutto sulla regolazione ormonale e
quella del sistema nervoso vegetativo. Sono i nostri stati d’animo esempio, rabbia, gioia,
eccitazione, ansia, ecc, che mettono in azione diversi tipi di attivazione ormonale e nervosa.
Con questa convinzione si deduce che anche i pensieri, i sentimenti ed emozioni sono a
stretto rapporto influenzando indirettamente tutti i processi ormonali e nervosi.
Il sistema limbico è il luogo deputato allo scambio di coordinamento tra questi due processi
che non solo ha un ruolo centrale dal punto di vista funzionale, ma anche anatomicamente
ha una posizione centrale nella nostra testa.
Quando questo sistema viene attivato, per esempio, da una sensazione di gioia o di paura,
attraverso la ghiandola collegata all’ipotalamo tramite il peduncolo ipofisario, ipofisi,
vengono liberati numerosi ormoni e inviati segnali nervosi, due processi che controllano lo
svolgimento dei più diversi processi nel nostro organismo, quali, ad esempio, la respirazione,
l’irrorazione sanguigna, la digestione, il tono muscolare.
Per cui, quando siamo impauriti o ansiosi, aumentano la tensione muscolare, la frequenza
cardiaca e respiratoria, nel caso di alterazione prolungata di questi processi di regolazione
bio-psicologica si può produrre una azione negativa sui processi di guarigione.
Quando riprendiamo un allenamento dopo un infortunio, l’insicurezza e paura producono
tensione fisica, contratture e infine un ipertono muscolare, che, se protratto nel tempo, a
causa del peggioramento dell’afflusso del sangue e dell’innervazione, non soltanto
impedisce i processi di guarigione, ma provoca anche dolori, che a sua volta, rinforzano
percezioni, sensazioni e stati emotivi negativi, per cui si crea un circolo vizioso.

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Il trattamento psicologico dell’infortunio avrà il compito di regolare le emozioni e la
condizione di tensione psichica di un’atleta infortunato, in modo tale da influire in modo
positivo sui processi fisici di guarigione. I meccanismi psico-fisici descritti, però,
influenzano la prestazione anche senza che precedentemente vi sia stato un infortunio e
occorre tenerne conto, specialmente nell’ambito della prevenzione degli infortuni.

Sesso come ottimo alleato per la prevenzione di infortuni


In una serie di studi ( Hardy 1992 “Psychological stress, performance, and injury in sport”
, luglio), si parla di come le capacità mentali possano essere utilizzate anche per limitare la
vulnerabilità all'infortunio ma soprattutto la capacità di riabilitazione dopo di esso. Un
valido aiuto nell' implementare la salute mentale è il sesso : fare sesso senza preservativo
infatti migliora notevolmente il benessere, evita la depressione e in complesso rende
migliore la salute mentale. Questo è stato riportato con grande risalto da Hardy.
I risultati degli studi suggeriscono che fare un sesso "naturale" e non protetto fa bene alla
salute mentale, evita la depressione, scongiura tendenze suicide e immaturità emotiva.
Di conseguenza una mente sana sarà in grado di applicare le proprie capacità non solo per
la performance ma anche per migliorare la velocità di riabilitazione dopo un infortunio e
inoltre prevenire che l'infortunio venga contratto.

Paragrafo 3.4
Qualità mentali incrementate grazie all’atto sessuale
Hammermeister, et al. 2005 hanno gettato le basi sulla psicologia dello sport attraverso
l’articolo “Sport psychology: training the mind for competition”.
Con il supplemento di una serie di analisi si afferma che, per lo sviluppo di determinate
abilità sportive è necessario anche uno sviluppo di qualità mentali e psicologiche che aiutano
a sopportare lo stress della prestazione ma soprattutto aiutano il soggetto nell' esecuzione
dell'atto motorio nel modo più abile.
A sostenere lo sviluppo di tali abilità ci può essere un mental coach che indirizza lo sportivo
verso lo sviluppo di tali abilità. Il sesso gioca sicuramente un ruolo cruciale in questo perché
migliora la qualità della vita, in termini scientifici, consente il corretto funzionamento del
sistema psiconeuroendocrino.
Provare piacere a letto produce endorfine, sostanze che danno una sensazione di benessere
e contrastano diversi disturbi dell’umore. Di conseguenza uno stato propositivo
emotivamente e psicologicamente può aiutare allo sviluppo di determinate abilità psichiche
che innescano un incremento della performance.

40
Conclusioni capitolo 3 :
Non sono da trascurare gli aspetti psicologici della questione, e cioè, quanto un rapporto
può influenzare l’assetto psicologico della persona e di quanto quest’ultimo di conseguenza
possa avere ripercussioni positive sulla performance. Ci possono essere varie connessioni
su quanto detto, infatti può anche verificarsi che l’attività fisica, famosa per migliorare la
qualità di vita e indurre la produzione di endorfine, condizioni in maniera positiva la
riproduzione e che questo abbia degli strascichi vantaggiosi sulla vita e soddisfazione
coniugale, migliorando l’armonia di coppia.
Quando prendiamo in considerazione il sesso, rappresenta un bisogno fisiologico di
riproduzione e di portare avanti la specie ma rappresenta anche la soddisfazione di bisogni
psicologici. Molte volte è opportuno non mettere a tacere i bisogni psicologici, a
prescindere dal fatto che essi siano legati al sesso o a qualunque altra attività. È quello che
affermano numerosi studi generati a partire dalla teoria dei bisogni psicologici che afferma,
che i soggetti che tendono ad assolvere quelle che sono le proprie necessità psicologiche
hanno, molto probabilmente, una forza mentale maggiore ed è ormai risaputo che per
garantire una performance di alto livello il soggetto deve essere in grado di accusare
numerosi stimoli e in questo risulta sicuramente utile possedere delle capacità mentali e
cognitive importanti.
Quindi sappiamo che un rapporto sessuale può aiutare a migliorare le caratteristiche
psicologiche ed emotive del soggetto; e questo può riversarsi in maniera positiva non solo
sulla performance stessa, ma anche sulla capacità di prevenire gli infortuni. Quando uno
sportivo si procura una lesione a livello muscolare articolare o osseo, deriva da una
stanchezza mentale e periferica eccessiva che non permette al soggetto di mantenere in
allerta i recettori dell’apparato locomotore che aiutano a prevenire queste situazioni. Inoltre
un assetto psicologico positivo può aiutare anche nel percorso riabilitativo e rieducativo
post-infortunio. Di conseguenza il sesso può essere un valido aiuto per mantenere alti i
livelli di autostima e di positività mentale, che risulteranno alleati più che validi nella
riabilitazione e rieducazione motoria post-infortunio ma soprattutto nel prevenire la
circostanza sfavorevole.
In conclusione possiamo affermare che il sesso, inducendo la produzione di endorfine,
sostanze che danno una sensazione di benessere e contrastano diversi disturbi dell’umore,
può essere un sussidio efficiente nel mantenere delle qualità mentali e psicologiche elevate,
che concedono delle forze maggiori per sopportare lo stress della prestazione.

41
Capitolo 4
Attività sessuale come “bomba” ormonale, forte suggestione sulla
performance
Introduzione : presentazione degli ormoni e influenza sull’attività sessuale
Il gioco degli ormoni sotteso al sesso è molto complesso. Alla base di tutto c'è l'ipotalamo,
da cui vengono prodotti l'FSH (ormone follicolostimolante, che nell'uomo stimola la
produzione degli spermatozoi, mentre nella donna stimola la produzione dell'ovocita, ma
anche degli estrogeni), e l'LH (ormone luteinizzante, che nell'uomo stimola la produzione di
testosterone e nella donna stimola la formazione del corpo luteo, che a sua volte produce il
progesterone). Senza gli ormoni sessuali maschile (testosterone) e femminili (estrogeni e
progesterone) non si innescherebbe il meccanismo. Nell'attrazione e nel piacere entrano poi
in gioco numerose molecole. Tra le più importanti certamente c'è la dopamina, simile
all'amfetamina e che, come lei, dà benessere ed euforia e orchestra tutti i tempi del rapporto.
Durante e dopo l'orgasmo l'ipofisi posteriore produce una discreta quantità di ossitocina, che
compartecipa all'eccitazione e al piacere; essa viene prodotta nella donna anche per
stimolazione del capezzolo, gesto abituale durante un rapporto sessuale. Dopo l'orgasmo si
ha un notevole aumento delle endorfine, sostanze simili alla morfina, che danno il senso
dell'appagamento e del piacere raggiunto, spegnendo la spinta per un nuovo immediato
rapporto. Dunque la dopamina accompagna tutte le fasi della risposta sessuale, ma su di essa
interferiscono molte altre molecole ormonali a costruire la sinfonia chimica dell'orgasmo e
del piacere sessuale.

Ormoni sessuali
Agli ormoni sessuali, androgeni ed estrogeni, spetta un importante ruolo nella fisiologia della
risposta sessuale negli animali in genere, nell'uomo tale ruolo è probabilmente molto più
complesso e anche molto diverso fra i due sessi. Nei roditori ad esempio vi sono alcune aree
dell'encefalo, come l'area preottica mediale, il nucleo ventromediale nell'ipotalamo e il
sistema limbico, che risultano coinvolte nel controllo del comportamento riproduttivo e nel
determinare l’avvio dell'attività sessuale. In tali aree cerebrali peraltro sono stati individuati
recettori per gli steroidi sessuali ed il loro funzionamento è risultato ormono-dipendente.
Tutte queste osservazioni sono state in parte confermate anche nell'uomo, sulla base di studi
di neuro imaging si è potuto evidenziare come, a seguito di stimoli sessuali in soggetti
maschili sani, vi sia l'attivazione di aree para-limbiche (corteccia orbito-frontale, giro
cingolato anteriore), del nucleo striato e dell'ipotalamo posteriore che insieme costituiscono
il modello di processi cerebrali che possono modulare le componenti cognitive, emozionali,
motivazionali e autonome dell'eccitamento sessuale nell’uomo.
È stata dimostrata la presenza, in queste aree encefaliche, di steroidi sessuali e dei loro
recettori e questo costituisce il substrato anatomo-funzionale che ne dimostra l'attività di
modulazione sul comportamento sessuale. Gli steroidi sessuali, infatti, esercitano un'azione
che favorisce il desiderio sessuale poiché agiscono a livello centrale (corteccia cerebrale,
ipotalamo, sistema limbico) e successivamente attivano l'eccitamento sessuale in quanto
sono coinvolti nell'indurre quelle modificazioni che intervengono a seguito dell’eccitazione
genitale (per esempio la lubrificazione vaginale, la congestione e la dilatazione vascolare) e
poi dell'orgasmo. Ciò che attiva il comportamento sessuale, indotto dagli steroidi sessuali,
inizia con la pubertà e consiste principalmente nell’attivazione di pensieri e fantasie sessuali
e quindi nel determinare effettivamente il desiderio sessuale.

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Gli effetti attivati da tale processo dipendono dalla presenza degli ormoni gonadici circolanti
e pertanto tali effetti potrebbero ridursi, fino a scomparire completamente, se dovessero
venire a mancare, come accade ad esempio negli animali castrati o negli ipogonadismi, e
possono essere ripristinati da una terapia sostitutiva con testosterone. Un fenomeno simile è
stato osservato anche nelle donne in menopausa chirurgica, nelle quali si verifica un calo del
desiderio sessuale, che può essere ripristinato da una terapia androgenica.

Importanza degli androgeni


Si ritiene che gli androgeni da soli siano determinanti nella funzione riproduttiva maschile.
L'azione diretta degli androgeni è esercitata principalmente dal testosterone e dai suoi
metaboliti attivi, in particolare il diidrotestosterone (DHT). Gli effetti degli androgeni
nell’attivare i processi di comportamento sessuale iniziano dalla pubertà, in concomitanza
con l’aumento dei livelli di testosterone viene a determinarsi l'inizio dei pensieri e delle
fantasie sessuali da cui consegue l'avvio dell'attività sessuale vera e propria. Tra gli effetti
del testosterone sul sistema nervoso centrale nel maschio adulto vi è l’attivazione della
modulazione del comportamento sessuale.
La relazione tra il livello di testosterone e comportamento sessuale maschile non è tuttavia
ancora completamente chiarita. Livelli molto bassi di testosterone nei maschi ipogonadici o
castrati sono quasi costantemente associati ad un calo dell'interesse sessuale e, talvolta, a
deficit erettile. In particolare, la qualità soggettiva degli atti sessuali, l'eccitamento, la
frequenza dei pensieri a sfondo sessuale e dell'attività sessuale risultano ridotti nei maschi
ipogonadici, e possono essere ripristinati da una terapia sostitutiva con testosterone. D'altra
parte la variabilità individuale dei livelli di testosterone nel maschio adulto normale, così
come una eccessiva quantità di testosterone esogeno, non modificano significativamente
l'interesse o il comportamento sessuale, confermando come una terapia con testosterone
abbia effetti positivi sul desiderio sessuale solo nei maschi con livelli dell'ormone che in
effetti risultino più bassi del range di normalità.
Gli steroidi sessuali (gli androgeni in particolare) sono, seppure indirettamente, coinvolti
nello sviluppo psicosessuale dell'uomo poiché agiscono sulla differenziazione sessuale
determinando il sesso fenotipico alla nascita, e di conseguenza il sesso secondo il quale
vengono impartite l'educazione e la crescita dell'individuo e la progressiva acquisizione di
un ruolo sessuale, con evidenti possibili ripercussioni sul comportamento sessuale adulto,
sull'identità di genere e sulla preferenza della partner.
Gli androgeni comunque sono certamente necessari, ma non sufficienti, per un normale
desiderio sessuale e i soggetti maschi hanno forse più testosterone di quanto ne occorra
effettivamente per un buon effetto androgenico sulla sessualità. Pertanto, la maggior parte
delle oscillazioni nell'ambito della norma dei livelli di testosterone non sono sostanzialmente
causa di alterazioni del comportamento sessuale e di eventuali fluttuazioni del desiderio
sessuale.

Desiderio sessuale
Nella donna il desiderio e l'eccitamento sessuale sono influenzati sia dagli estrogeni che
dagli androgeni e infatti, recentemente, è stata avanzata la teoria di un'azione sinergica di
estrogeni e testosterone sull'attivazione della motivazione e della risposta sessuale nella
donna. Vi sono numerosi dati che confermano l'importanza degli estrogeni sulla sessualità
femminile. In particolare, per quanto riguarda l'aspetto della risposta sessuale genitale (per
esempio lubrificazione vaginale) e dell'eccitamento sessuale, viene dimostrato un aumento
della libido nella donna durante le fasi follicolari e ovulatorie del ciclo mestruale (che
diminuisce improvvisamente subito dopo), suggerendo così un ruolo degli estrogeni (che

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inducono la secrezione di ormone luteinizzante e quindi l'ovulazione) nel mediare il
desiderio sessuale.
Rispetto all'uomo, nella donna si riscontrano dati spesso contraddittori sul ruolo degli
androgeni nella modulazione del desiderio sessuale. Questa discrepanza potrebbe essere
dovuta alla maggiore complessità del sistema endocrino riproduttivo femminile, dovendo
tenere conto della presenza dei cicli mestruali, della gravidanza, dell'allattamento e di un
termine della fase riproduttiva ben definibile rappresentato dalla menopausa. Inoltre gli
androgeni circolanti nella donna hanno una duplice provenienza, essendo prodotti in quantità
minore dalle ovaie e per una quota più rilevante dalle ghiandole surrenali.
Sembrerebbe quindi che il desiderio sessuale sia influenzato dai livelli degli androgeni
circolanti nella donna tuttavia gli androgeni da soli non sono sufficienti a mantenere il
desiderio sessuale ed infatti, non vi sono differenze significative nei livelli di testosterone
fra donne con e senza disturbo da desiderio sessuale ipoattivo clinicamente evidente, né gli
antagonisti androgenici e i contraccettivi orali hanno dimostrato di sopprimere in modo
significativo il desiderio sessuale. Occorre, infine, porre l'accento sul fatto che la sessualità
femminile è fortemente influenzata da condizioni emotive, di benessere fisico e psichico,
così come da fattori affettivi relazionali e psicosociali. Inoltre, poiché il testosterone esogeno
è in grado di migliorare lo stato generale di benessere nella donna, è anche possibile che
alcune delle azioni svolte da questo ormone si possano manifestare in modo indiretto proprio
sullo stato emozionale e affettivo.
Alla luce di quanto detto possiamo affermare che l’attività sessuale ricopre un piccola fetta
della nostra vita, ma viene determinata fin dalla nostra nascita dai così detti ormoni. Non
solo, perché un rapporto sessuale induce anche delle variazioni ormonali di importanza
marcata che determinano dei cambiamenti anche a livello metabolico.
Un effetto simile viene richiamato anche dall’attività fisica. Nel momento in cui un
soggetto mettendosi in moto aumenta la propria frequenza cardiaca oltre la frequenza a
riposo, vengono indotti dei cambiamenti metabolici che si traducono anche in variazioni
ormonali. Andiamo ad analizzare i principali ormoni che subiscono variazioni in seguito ad
esercizio intenso.

L'ormone della crescita (GH)


Viene secreto dall'adenoipofisi e aumenta nel sangue durante l'esercizio, con incrementi
tanto più pronunciati quanto maggiore è l'intensità dell'esercizio stesso. Bisogna però dire
che alcuni studi sembrano provare che tali aumenti possano essere causati dall'aumento della
temperatura corporea piuttosto che agli effetti dell'esercizio in sé. Comunque sia, durante
l'allenamento si ha una secrezione di GH, che causa:
1. aumento della sintesi proteica;
2. aumento dell'utilizzo del grasso corporeo a scopi energetici e risparmio dell'utilizzazione
dei carboidrati;
3. divisione e proliferazione cellulare.
Il rilascio di GH da parte dell'adenoipofisi è principalmente regolato da 2 neurormoni
ipotalamici: il GHRH(ormone-ipotalamico-liberante-GH) e la somatostatina(ormone-
ipotalamico-inibente).
La aumentata secrezione di ormone della crescita durante e dopo esercizio fisico intenso è
simile a quella che si può osservare in altre condizioni che provochino un segnale
generalizzato di stress (ipoglicemia, malattia, ecc.).

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Testosterone
Il testosterone, ormone anabolico per eccellenza, viene secreto dal testicolo e in minor
misura dalla corteccia surrenale. Métivier ha pubblicato una rassegna di studi condotti sulle
variazioni della secrezione delle gonadi e l'esercizio fisico. Uno studio dimostrò che dopo
un episodio acuto di corsa su nastro trasportatore i livelli ematici di testosterone
aumentarono, sia in uomini giovani che negli anziani. Un altro studio molto interessante,
perché effettuato su sollevatori di peso, constatò un aumento di testosterone subito dopo 30
minuti di esercizio con i pesi e un ritorno ai livelli di riposo entro 30 minuti. Altri studi
dimostrarono che l'aumento di testosterone era proporzionale all'intensità dell'esercizio, ma
non dalla sua durata. Infatti dopo esercizi intensi di durata il testosterone e soprattutto l'LH
(ormone luteinizzante che stimola il testicolo a produrre testosterone), diminuiscono
notevolmente (LH del 50%) e rimangono depressi per molte ore.
Il testosterone sostiene la spermatogenesi (produzione di spermatozoi), stimola la sintesi
proteica agendo anabolicamente su muscoli e ossa, e genera le caratteristiche sessuali
secondarie maschili (voce profonda, peluria su torace, barba, ecc.).

Gli ormoni tiroidei


L'adenoipofisi, controllore di tutte le ghiandole principali dell'organismo, secerne il TSH
(ormone tiroide-stimolante), che induce la ghiandola tiroide a produrre i suoi due ormoni la
tiroxina (T4) e la triiodotironina. Per la formazione della loro molecola, i suddetti ormoni
richiedono la presenza nelle dieta di iodio.
La principale azione svolta dagli ormoni tiroidei consiste in un aumento generalizzato dei
processi metabolici. Specificatamente gli effetti sono:
1. un incremento della sintesi proteica, che li rende quindi indispensabili per uno sviluppo
normale nel soggetto giovane;
2. un aumento della quantità degli enzimi intracellulari;
3. un aumento della dimensione e del numero dei mitocondri;
4. un aumento della captazione del glucosio da parte delle cellule e una promozione della
glicolisi e della gluconeogenesi;
5. un incremento della mobilizzazione e della ossidazione degli acidi grassi liberi.
Esiste un notevole contrasto di opinioni nei riguardi delle variazioni del TSH dovute
all'esercizio. Risulta provato che a bassi carichi di lavoro il TSH non varia né durante
l'esercizio né durante le 24 ore successive. Altri studi indicano il verificarsi di un continuo
innalzamento dei livelli di TSH sia durante che 15 minuti dopo un esercizio sub-massimale
di lunga durata. Il consistente aumento di TSH, registrabile dopo stress fisico prolungato, è
molto probabilmente dovuto al minore livello periferico degli ormoni tiroidei, molto
utilizzati a livello tessutale, con conseguente stimolazione (attraverso le vie fisiologiche di
feedback) della sintesi di TRH (ormone ipotalamico stimolante il TSH) e di conseguenza di
TSH ipofisario.
L'attività fisica protratta è dunque in grado di influenzare l'attività biosintetica della tiroide
e di far aumentare i livelli di T3 e T4 senza però creare gli effetti tossici che vengono
segnalati in caso di ipertiroidismo.

Le catecolamine: adrenalina e noradrenalina


Sono due ormoni secreti dalla midollare surrenale e hanno effetti su tutti i tessuti del corpo.
La loro secrezione è regolata dall'azione svolta dal sistema nervoso simpatico. Peraltro,
poiché questo viene attivato in condizioni di "attacco o fuga", c'è da aspettarsi che si
producano alte concentrazioni di catecolamine nel sangue durante episodi di esercizio e
ancor di più di gara. L'aumento di questi ormoni è correlato con l'intensità del lavoro; tanto
più grande è questa e tanto maggiore è l'aumento. Lo scopo di questa ipersecrezione consiste

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in un generale miglioramento della funzione cardiaca, nell'aumento della glicogenolisi nel
fegato e nella stimolazione della lipolisi nel tessuto adiposo. Oltre che l'intensità, anche la
durata dell'esercizio può influenzare il livello ematico di catecolamine. In seguito
all'allenamento si ha una diminuita attivazione del sistema nervoso simpatico in risposta
all'esercizio fisico. In definitiva un'attività graduale e costante induce una serie di variazioni
tali da rendere una persona meno "eccitabile" in seguito a sforzi fisici e dunque più adatta
alla performance.

Il cortisolo
Secreto dalla zona corticale della ghiandola surrenale, il cortisolo risulta elevato nel plasma
dopo aver svolto esercizi fisici. Esercita importanti azioni sul metabolismo; una di queste, in
particolare, è l'aumentata produzione di glucosio da materiale biochimico non carboidratico,
processo definito "gluconeogenesi". Il cortisolo presenta un'azione antagonista rispetto a
quella dell'insulina e accelera direttamente la quota epatica di neoglicogenesi. Per sostenere
tale aumentata neoglicogenesi, il cortisolo stimola la demolizione delle proteine ed
aminoacidi specie a livello del muscolo scheletrico.
Un aumento dell'increzione di cortisolo si verifica in corso di una ampia varietà di situazioni,
come ad esempio il freddo, il dolore, il digiuno, i traumi fisici, gli interventi chirurgici, la
gravidanza e il parto, le situazioni ansiose (un esame, una competizione, ecc.).
Dopo un'attività fisica intensa e prolungata (minimo 20 minuti di intenso lavoro muscolare)
è sempre documentabile un incremento del cortisolo. Il massimo incremento dei livelli
plasmatici di cortisolo si determina nei 30 minuti successivi lo sforzo, con permanenza su
valori elevati per circa 90 minuti dopo la fine del lavoro muscolare.

Insulina e glucagone
L'insulina viene secreta dal pancreas, in particolare dalle cellule beta degli "isolotti di
Langerhans". Il suo compito è quello di far diminuire il livello ematico di glucosio. Tale
effetto si esplica attraverso un aumentato trasporto di glucosio attraverso le membrane delle
cellule corporee, soprattutto in quelle muscolari. Purtroppo però l'insulina fa anche
aumentare la deposizione di grasso negli adipociti e inibisce la cessione di acidi grassi liberi.
Il glucagone secreto anch'esso dal pancreas, ma dalle cellule alfa degli "isolotti di
Langerhans", ha effetti esattamente opposti a quelli dell'insulina. Il glucagone mobilizza il
glucosio a livello epatico attraverso la glicogenolisi (scindendo il glicogeno depositato nel
fegato in glucosio) e la gluconeogenesi (crea glucosio a scapito di aminoacidi), e facilita la
mobilizzazione degli acidi grassi negli adipociti.
Si è constatato che durante esercizio fisico il glucagone aumenta e l'insulina diminuisce. Ma
la diminuzione dei livelli insulinemici non sta a significare che la captazione di glucosio da
parte dei muscoli sia diminuita. Anzi essa è aumentata. Una piccola quantità di insulina è
sufficiente per permettere questa maggior captazione e maggior utilizzo muscolare di
glucosio, che deve essere adeguatamente rifornito onde evitare quella spiacevole condizione
che viene definita "ipoglicemia". E qui entra in gioco il glucagone che riesce a fornire ai
nostri muscoli l'energia necessaria alla contrazione (anche se a volte per riuscire nel suo
scopo utilizza le proteine).

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Paragrafo 4.0
Adrenalina e noradrenalina
Sono state rilevate delle differenti concentrazioni di noradrenalina e adrenalina nei soggetti
di diverse tipologie di sport (Protzer, et al. 2015 “Hormonal Neuroendocrine and
Vasoconstrictor Peptide Responses of Ball Game and Cyclic Sport Elite Athletes by
Treadmill Test”). Quindi sotto questo punto di vista possiamo distinguere una differenza
nella produzione di questi neurormoni nei diversi sport ciclici oppure quelli in cui si utilizza
la palla. Possiamo notare meglio le differenze nel momento in cui teniamo d’occhio i livelli
di assunzione massima di ossigeno che riflettono le differenze nei diversi livelli di
adrenalina, noradrenalina, dopamine e cortisolo.
In conclusione possiamo affermare che ci saranno delle differenze nella produzione di
adrenalina, noradrenalina dopamine e cortisolo in base allo sport, che sia ciclico o di
situazione (con palla).
Se passiamo a valutare quanto e come adrenalina e noradrenalina condizionano la
performance, dobbiamo prendere in considerazione gli studi effettuati dal prof. Krahenbuhl
(“Adrenaline, arousal and sport” 1975) nei quali si porta avanti la teoria per il quale
adrenalina e noradrenalina possono sicuramente intaccare la performance, ma questo
dipende fortemente dal tipo di sport.
Per esempio può essere un punto a sfavore in sport dov'è richiesta stabilità, precisione e
concentrazione ; mentre può essere un punto a favore in sport dove è richiesta forza,
propulsività e velocità. L’idea alla base è che impegnandosi in una qualsiasi azione
finalizzata a risvegliare l’attività sessuale, si promuove il rilascio di determinati ormoni, tra
cui gli ormoni dello “stress”, come l’adrenalina e la noradrenalina, che risvegliano il sistema
nervoso centrale e gli ormoni anabolici, quali il testosterone e, possibilmente, il GH.
Quindi in questo caso anche solo il pensiero del sesso aumenta i livelli di adrenalina e
noradrenalina con possibile effetto positivo sugli sport di forza e velocità.
A conferma che questi due ormoni abbiano dei riscontri più che positivi sulla performance
ci sono anche una serie di valutazioni effettuati da un’altra equipe di professori ( Wiedeking,
et al. 1977 “Plasma noradrenaline and dopamine-beta-hydroxylase during sexual activity).
Valutando i seguenti studi, si può trarre la conclusione che la noradrenalina risulta
strettamente correlata con lo stato di eccitazione dell'uomo.
Di fatti risulta più alta (con una concentrazione che passa dal 100% al 1200%) negli uomini
con una massima eccitazione ed erezione.
Questo potrebbe avere degli effetti positivi sulla prestazione dato che la noradrenalina :
rimuove i cataboliti, aumenta l'apporto energetico agli organi vitali e facilita la ricostruzione
delle riserve energetiche.

Paragrafo 4.1
Testosterone
Sappiamo che lo sport è in grado di influenzare l’insorgenza di stimoli stressori e questi
possono influire sulla produzione di testosterone che risulta un valido alleato per definire
un’ottima performance. È quello che viene estrapolato dallo studio (“Andrological aspects
of physical exercise and sport medicine” 2012 ) effettuato da Di luigi, et al.
Attraverso questo studio infatti, viene messo in evidenza l’importanza del testosterone
nell’adattamento fisiologico all’esercizio ma anche per prevenire gli infortuni.
Il Sistema riproduttivo è molto sensibile allo stress concesso dai vari tipi di sport e quindi le
concentrazioni di questo ormone possono sia aumentare che diminuire in base alle
condizioni di stress del soggetto.

47
In altri casi viene fatta verità sulla capacità del testosterone di condizionare lo stato emotivo
e l’umore (Miloski, et al. 2015 “Does Testosterone Modulate Mood States and Physical
Performance in Young Basketball Players?”).
Sono state effettuate delle analisi su un campione di giocatori d basket.
I giocatori a basso livello di testosterone sono stati più suscettibili ai cambiamenti di umore.
Benché in un altro gruppo di ragazzi ci sia stato un miglioramento della performance, ma
questo miglioramento non è stato colpito dall'influenza del testosterone.
Quindi l'aumento di testosterone dovuto a un rapporto sessuale, nei giocatori di basket, può
avere un condizionamento solo sul controllo dell'umore.
Sia durante uno sport di competizione sia durante un semplice esercizio, quindi , si ha un
aumento dei livelli dell’ ormone della crescita e del testosterone, fattori che vengono
condizionati anche da un rapporto sessuale (Viru, et al. 2010 “ Competition effects on
physiological responses to exercise: performance, cardiorespiratory and hormonal
factors”) .
La competizione aumenta anche il responso del cortisolo all'esercizio.
sapendo che il cortisolo viene prodotto in periodo di stress , un atto sessuale allevia
sicuramente uno stato di stress quindi il sesso e la competizione hanno effetti opposti sulla
produzione di cortisolo.

Paragrafo 4.2
Ormone della crescita (GH)
È stato riscontrato (Ubertini, et al. 2008, “Young elite athletes of different sport disciplines
present with an increase in pulsatile secretion of growth hormone compared with non-elite
athletes and sedentary subjects” ) che la secrezione dell’ ormone GH viene alterata
dipendentemente dall'intensità di allenamento , e inoltre che può incrementare la prestazione
stessa. Impegnandosi in una qualsiasi azione finalizzata a risvegliare l’attività sessuale, si
promuove il rilascio di determinati ormoni, tra cui gli ormoni dello “stress”, come
l’adrenalina e la noradrenalina, che risvegliano il sistema nervoso centrale e gli ormoni
anabolici, quali il testosterone e, possibilmente, il GH. Tutto questo a patto di essere a
digiuno da alcune ore (il rilascio dell’ormone della crescita è più facile con dei bassi livelli
di zuccheri nel sangue).
Inoltre, risulta interessante anche una catena di analisi che hanno sottoposto alcuni soggetti
a una somministrazione di GH (Widdowson, et al. 2009 “The physiology of growth hormone
and sport”). Nei soggetti a cui è stato somministrato un ricambio di GH , sono stati
riscontrati dei miglioramenti sulla capacità d'esercizio; non è detto che questi miglioramenti
possano essere tradotti in un miglioramento della performance.
Hanno un’opinione diversa i dottori Liu, et al. 2008 che attraverso l’articolo “Systematic
review: the effects of growth hormone on athletic performance”, sostengono invece che,
anche se l'ormone della crescita aumenta la massa magra del corpo, non può aumentare la
forza; inoltre esso può peggiorare il livello di esercizio e aumentare il rischio di infortuni.
L'ormone GH potrebbe essere prodotto dopo il sesso, ma la produzione viene indotta da altri
ormoni (adrenalina e noradrenalina) che stimolano il sistema nervoso alla secrezione di GH.
Di conseguenza il sesso con il conseguente aumento dell’ ormone della crescita può avere
dei riscontri negativi sulla performance, soprattutto per l'aumento del rischio d'infortuni.

48
Paragrafo 4.3
Ossitocina
Nei confronti dell’ossitocina, Kawakami et al. 2006 con l’articolo “Electro-myographic
study of sexual and other hormones on skeletal muscles” hanno evidenziato la funzione di
questo ormone a livello muscolare. Parlando subito nello specifico dell’azione
dell’ossitocina : al muscolo addominale ha concesso un potenziamento, mentre al
bulbocavernoso un effetto depressivo. Gli ormoni della tiroide hanno mostrato un
momentaneo miglioramento della contrazione del bulbocavernoso, ma un debole aumento
della stessa sull'addominale. Tralasciando il muscolo bulbocavernoso , che è un muscolo
che si trova inferiormente al diaframma urogenitale nel perineo anteriore, che serve alla
compressione dell'uretra; ci interessa sicuramente l'elettromiografia del muscolo
addominale, che è risultata incrementata, grazia all'effetto di cortisone e ossitocina, due
ormoni che vengono prodotti in situazioni differenti ma correlate pur sempre all'attività
sessuale o alla vita di coppia.
La maggior parte degli studi invece si concentrano sul dimostrare l’importanza
dell’ossitocina negli sport di squadra (Pepping et al. 2010 “Oxytocin and the biopsychology
of performance in team sports” , “The sport hormone?”).
L'ormone in questione non solo viene definito come l'ormone del "sentirsi bene", ma aiuta
anche nel controllo della calma e dello stress.
È evidenziata anche la sua importanza nella vita di coppia. Negli sport di squadra aiuta a
sostenere lo scambio di informazioni tra i compagni e a percepire gli stati d'animo degli
avversari e dei propri compagni. Aiuta anche ad aumentare livelli di empatia cognitiva,
caratteristica importante per un atleta perché contribuisce a prevedere il comportamento
degli altri giocatori. Viene chiamato ormone dell'amore perché si ritiene che generi
sensazioni affettive, protettive e di benessere che si manifestano anche nell'ambito della
coppia innamorata, di cui rafforza soprattutto la componente emotiva dell'innamoramento.
Questo ormone partecipa, a vari livelli, alla risposta sessuale, favorendo l'orgasmo,
attraverso l'attivazione del sistema limbico. È chiara l'importanza e la correlazione tra
l'ossitocina prodotta in relazione di un atto sessuale, che è in grado di migliorare tantissime
"skills" per il gioco di squadra.
Attraverso il supporto scientifico concesso dagli articoli sopra citati viene dimostrato, come
ci sia un supporto scientifico in relazione all’ ormone ossitocina, che è in grado di
influenzare positivamente gli sport di squadra, dato che incrementa la generosità, l'altruismo,
la coesione, la cooperazione e la motivazione sociale.
Sappiamo che l'ossitocina è chiamato anche ormone dell'amore, per evidenziare quanto sia
influente in due persone che si attraggono e inoltre si rappresenta anche responsabile del
periodo refrattario che consegue l'eiaculazione maschile. Insomma una prestazione sessuale
aumenta di certo i livelli di ossitocina e di conseguenza questo può avere degli intacchi
positivi sul gioco di squadra.

Paragrafo 4.4
Glucocorticoidi
Il sollevamento pesi induce dei cambiamenti positivi nei livelli di testosterone cortisolo e
l'ormone della crescita. Inoltre il cortisolo sembrerebbe essere benefico per le risposte
adattative del corpo allo stimolo. Un atto sessuale ha la facoltà di abbassare i livelli di
cortisolo quindi questo di certo non potrebbe avere un riscontro positivo sul sollevamento
pesi, dato che il cortisolo migliora la risposta della supercompensazione ( Storey et al. 2012
“Unique aspects of competitive weightlifting: performance, training and physiology”).

49
Sempre della stessa opinione sono Casuso, et al. 2014 che scrivendo l’articolo
“Glucocorticoids improve high-intensity exercise performance in humans, sono rimasti
fedeli ai riscontri avuti dai professori Storey e smith.
E cioè : partendo dal presupposto che un rapporto sessuale dovrebbe diminuire il livello di
stress, questo può avere un risvolto negativo sulla produzione dei glucocorticoidi (che
vengono prodotti quando una persona raggiunge livelli di stress elevati) che hanno ,come si
legge in questo articolo, il potere di migliorare un esercizio ad alta intensità.
Altri studi invece hanno parlato delle correlazioni del cortisolo con lo sport, tenendo in
considerazione l’aspetto emotivo (Diaz, et al. 2013 “The relationship between the cortisol
awakening response, mood states, and performance” ). Gli stati d'ansia , tensione e ostilità,
infatti, dati dal periodo pre o post gara possono influenzare la concentrazione di cortisolo;
sapendo che questo viene prodotto in base alla durata dell'esercizio fisico, bisogna anche
sapere che un rapporto sessuale non aumenta i livelli di cortisolo, sapendo che il ruolo
principale del cortisolo è evitare e prevenire delle situazioni di ipoglicemia.

Paragrafo 4.5
Vitamina D
L’articolo “Vitamin D metabolism, sex hormones, and male reproductive function”
(Blomberg Jensen 2012) , ci concede un’ampia panoramica sulle funzioni della vitamina D
anche in ambito sessuale.
Afferma infatti che la vitamina D con i rispettivi recettori sono presenti anche a livello del
sistema riproduttivo maschile. È stata valutata una presenza infatti di vitamina D nei testicoli,
nello sperma e nel tratto eiaculatorio, da questo si evince che la vitamina D potrebbe
influenzare anche la funzione riproduttiva maschile. Alcune analisi suggeriscono inoltre che
la vitamina D è richiamata anche nella sintesi di estrogeni e testosterone e potrebbe regolare
quindi la fertilità.
La stessa vitamina è richiamata nel metabolismo muscolare ed è stato riscontrato anche un
condizionamento della performance: Nel ‘900 alcuni atleti e allenatori avevano avuto
l’impressione che l’esposizione al sole aumentasse le prestazione sportive; da allora in avanti
sono stati condotti diversi studi che hanno confermato questa ipotesi, individuando dei
recettori di questa vitamina in vari organi e parti del corpo, tra cui i tessuti muscolari.
Tra le fibre più sensibili all’azione della vitamina D ci sono le fibre di tipo 2, quelle coinvolte
nel mantenimento dell’equilibrio e nella contrazione rapida e di breve durata.
Tale vitamina è inoltre in grado di aumentare la forza e l’attività dei muscoli e rallentare la
perdita di massa muscolare che ha luogo con l’età. Anche negli sport aerobici buoni livelli
di vitamina D danno i loro risultati, abbassando la frequenza del battito cardiaco e
migliorando l’ossigenazione dei tessuti.
La vitamina D risulta funzionale anche Cannel, et al. 2009 , che attraverso l’articolo
“Athletic performance and vitamin D” , mettono in luce l’importanza dell’esposizione al
sole da parte degli atleti.
Un'elevata esposizione al sole , infatti, può aumentare i livelli di vitamina D, e questo può
avere un riscontro positivo sulla performance, ma non solo, la vitamina D aumenta anche i
livelli di testosterone, ormone altamente richiamato quando si parla di attività sessuale.

50
Paragrafo 4.6
Ulteriori ormoni risultano importanti nella correlazione sesso – sport
Dobbiamo concentrare l’attenzione anche su altri ormoni che hanno degli effetti particolari
sia in relazione alla vita sessuale sia all’esercizio.
Negli studi condotti da Prasad, et al. 2014 (“Sexual activity, endogenous reproductive
hormones and ovulation in premenopausal women”) per esempio, sono state fatte delle
analisi su un campione di donne sessualmente attive e sono state riscontrate delle elevate
concentrazioni di estrogeni, progesterone ed LH.
Gli estrogeni hanno un’importanza rilevante soprattutto nel sesso femminile che pratica
esercizio, perché gli estrogeni aiutano negli sport di durata, favorendo un maggiore consumo
di grasso durante l’attività aerobica, risparmiando le limitate riserve di carboidrati , ossia di
glicogeno.
Ci sono altri studi invece ( Filonzi, et al. 2015 “The potential role of myostatin and
neurotransmission genes in elite sport Performances) , in cui si mette in luce il ruolo della
dopamina come neurotrasmettitore in grado di determinare un successo nello sport,
attraverso il controllo emotivo e psicologico per l'esecuzione di performance di alto livello.
Quando siamo attratti da una persona, il mesencefalo, l'area cerebrale che controlla i riflessi
visivi e uditivi, inizia a rilasciare dopamina.
Questo può avere un riscontro positivo sulla performance.
A detta di Papaloucas, et al. 2014 (“Pheromones: a new ergogenic aid in sport?”) non
sono da tralasciare neanche i ferormoni. In questo caso però parliamo di un’influenza dello
sport sul sesso. L’articolo sopra citato infatti, afferma che la W.A.D.A. sta tenendo
d'occhio i ferormoni, perché possono potenzialmente migliorare la performance di un atleta.
I ferormoni sono sostanze chimiche attive a basse concentrazioni secrete da un individuo e
in grado di suscitare delle reazioni specifiche di tipo fisiologico e/o comportamentale in altri
individui. Quindi un elevata assunzione di ferormoni scatenerà un'elevata risposta sessuale
nel sesso opposto.
In alcuni soggetti, l'atto sessuale migliora la qualità del sonno, mentre in altri la peggiora
drasticamente; è quello che affermano Atkinson, et al. 2015 nello studio “Effects of daytime
ingestion of melatonin on short-term athletic performance”.
Tenendo in considerazione questo bisogna valutare quanto cambiano i livelli di melatonina
in base a una o all'altra condizione per poi collegarsi al fatto che la melatonina riduce lo
stato di allerta e la temperatura corporea, quindi può decretare un vantaggio nelle
competizioni dove bisogna mantenere uno stato di tranquillità (tiro al piattello, tiro con l'arco
ecc. ecc.).
A prescindere da tutto, possiamo dire, che è importante la partecipazione dei soggetti alle
attività fisiche, anche se queste vengono iniziate da adulti, in tarda età.
Il fare sport regolarmente, infatti, stimola determinati processi fisiologici che portano al
benessere mentale. Meglio ancora se gli sport di cui stiamo parlando sono di squadra: questi
stimolano la cooperazione e la comunicazione andando a giovamento di particolari strutture
psichiche. Questo potrebbe essere strettamente correlato con quello che affermano gli
andrologi della S.I.A. (società italiana andrologi) che dicono : "bisogna considerare
attentamente caso per caso, sia in relazione allo sport praticato che alla condizione
psicologica del soggetto".
Così si scopre che negli sport di squadra come il calcio, il rugby e la pallavolo, fare sesso
prima dell’evento sportivo può avere effetti molto positivi. Dopo un orgasmo infatti "si
abbassano i livelli di testosterone, la capacità respiratoria e la capacità di contrarre i muscoli,
favorendo un processo di rilassamento che aiuta nelle performance di gruppo". Al contrario,
negli sport individuali come il tennis, la boxe, il golf e la corsa dove la concentrazione e la
calma sono fondamentali, "tenere alti i livelli di testosterone aiuta nello sforzo fisico

51
necessario durante l’incontro in cui l’individuo è da solo con se stesso" (Eime, et al. 2013
“A systematic review of the psychological and social benefits of participation in sport for
adults: informing development of a conceptual model of health through sport”).

52
Conclusioni capitolo 4 :
Dai diversi articoli analizzati spiccano due ormoni, adrenalina e noradrenalina, che hanno
un’importanza rimarcata nel momento in cui si parla delle varie correlazioni tra un atto
sessuale e l’attività fisica. Prima di parlare di come questi due ormoni interagiscono col
sesso e la performance, dobbiamo soffermarci sulla capacità del nostro corpo di secernere
adrenalina e noradrenalina in base alla disciplina e al tipo di sforzo a cui è sottoposto il corpo.
È stato constatato infatti che c’è una netta differenza nel rilascio di questi due neurormoni
dipendentemente dal tipo di sport, che esso sia ciclico, di situazione (con palla) oppure di
tranquillità e concentrazione. Questo è collegato soprattutto alle necessità metaboliche della
disciplina stessa : in uno sport dov’è richiesta stabilità precisione e concentrazione il corpo
dovrà indurre una produzione di noradrenalina al fine di adattare frequenza cardiaca,
motilità della muscolatura liscia e secrezione di ormoni, per mantenere uno stato di
distensione organica e corporea, attraverso il quale il soggetto può affrontare la prova. Se
invece lo sportivo deve effettuare un’attività che sia basata su forza, propulsività e velocità,
il metabolismo tenderà ad aumentare la secrezione di adrenalina con conseguente “risveglio
metabolico”.
Ovviamente anche l’attività sessuale stimola il rilascio dei suddetti ormoni, adrenalina e
noradrenalina, allegati alla produzione di ormoni anabolici come testosterone e GH.
Ne risulta che dopo un atto sessuale, ritroviamo all’interno del nostro organismo delle
concentrazioni di adrenalina e noradrenalina relativamente alte ; il risultato sarà un corpo
con delle condizioni metaboliche più adeguate a quella che sarà un’attività basata su forza e
velocità. L’attività fisica così come il sesso inducono dei cambiamenti anche nelle
concentrazioni di testosterone. La produzione di questo ormone infatti, è strettamente
correlata con lo sviluppo del muscolo e con gli stimoli sessuali a cui e soggetto l’individuo.
Una concentrazione maggiore di testosterone in circolo si traduce nel miglioramento di
alcune funzioni fisiologiche come :
• Funzioni cognitive
• Anabolismo
• Circolazione sanguigna
• Circolazione peniena (erezione)
Da alcuni studi recentemente svolti è risultato che il testosterone risulta utile soprattutto
nell’adattamento fisiologico dello stimolo allenante ma anche nel determinare una miglior
risposta post-infortunio. Sappiamo inoltre che parte del testosterone viene rilasciato dal
sistema riproduttivo, questo , purtroppo, è fortemente condizionato dagli stimoli stressori.
D’effetto avremo delle concentrazioni di testosterone maggiori o minori in base alla modalità
di risposta del metabolismo stesso. C’è un altro ormone che desta particolare interesse in
ambiente sportivo, ed è l’ormone della crescita definito anche GH. I diversi studi effettuati
tendono a non sbilanciarsi su quello che potrebbe essere un esito positivo o negativo per la
performance stessa, è risaputo però che un atto sessuale può determinare la produzione di
GH che però sarebbe indotta da altri ormoni, come adrenalina e noradrenalina che stimolano
il sistema nervoso alla secrezione di GH. Alcuni articoli infatti affermerebbero che la
produzione del GH viene alterata in base all’intensità dell’allenamento ed inoltre che quest’
ultimo sarebbe in grado di migliorare la prestazione stessa, altri studi invece professano una
scuola di pensiero ben differente, l’ormone della crescita infatti, può peggiorare il livello di
esercizio e addirittura aumentare il rischio di infortuni. Un legame emotivo con un’altra
persona induce la produzione di un ormone che ha una rilevanza importante del momento
in cui parliamo degli sport di squadra, l’ormone in questione è l’ossitocina. L’ormone che
abbiamo appena accennato infatti, viene anche chiamato “ormone dell’amore, perché si
ritiene che generi sensazioni affettive, protettive e di benessere che si manifestano anche
nell'ambito della coppia innamorata, di cui rafforza soprattutto la componente emotiva

53
dell'innamoramento. Inoltre partecipa anche a definire vari livelli della risposta sessuale,
favorendo l’orgasmo attraverso l’attivazione del limbico. Una serie di studi hanno affermato
che l’ossitocina può essere un valido aiuto negli sport di squadra dato che è in grado di
migliorare aspetti soggettivi che sono in grado di perfezionare la performance del gruppo,
come, generosità, altruismo, coesione, cooperazione e motivazione sociale. Possiamo
affermare quindi che un rapporto sessuale è in grado di influenzare positivamente la
performance nel gioco di squadra attraverso l’ossitocina.
Nel valutare quanto un atto sessuale possa influenzare la performance attraverso la
secrezione di ormoni, non possiamo trascurare l’importanza dei glucocorticoidi che sono
una classe di ormoni steroidei che, nell'uomo, sono prodotti in particolare nella zona
fascicolata della corticale del surrene. Partendo dal presupposto che i glucocorticoidi
vengono prodotti nel momento in cui il soggetto è bombardato da una serie di stimoli
stressori, dobbiamo concepire il rapporto sessuale come valvola di sfogo per lo stress che
viene accumulato durante la quotidianità.
Di conseguenza il sesso determinerà sicuramente dei risvolti negativi sulla concentrazione
di glucocorticoidi. Questo non avrà delle comparazioni positive sulla performance, per il
semplice motivo che gli ormoni in questione vengono prodotti sotto stress e hanno anche la
capacità di migliorare un esercizio di alta intensità ma soprattutto far rispondere in maniera
più adeguata quello che è il fisico allo stimolo allenante, permettendo una miglior risposta
supercompensatoria.
Anche la vitamina D è strettamente collegata sia con la fertilità e la risposta sessuale sia con
la performance stessa. Da alcuni studi recentemente effettuati infatti è stata valutata una
presenza di vitamina D nei testicoli, nello sperma e nel tratto eiaculatorio, da questo si evince
che il suddetto ormone potrebbe anche influenzare la funzione riproduttiva maschile. La
stessa vitamina D è in grado di suggestionare sia il metabolismo muscolare sia la
performance stessa. Fin dalla seconda metà del 900 l’ambiente sportivo ebbe l’impressione
che l’esposizione al sole da parte degli atleti migliorasse la prestazione sportiva, da allora
sono stati fatti una serie di studi anche moderni, che hanno confermato questa ipotesi.
Possiamo affermare quindi che un’adeguata esposizione al sole è in grado di aumentare i
livelli di vitamina D nell’organismo e di conseguenza condizionare positivamente la fertilità
nell’uomo ma soprattutto migliorare l’esercizio.
Sono da citare inoltre anche altri gruppi di ormoni , come gli estrogeni, dopamina e
melatonina. Un rapporto sessuale può determinare degli aumenti nelle concentrazioni di
estrogeni, valutati più alti dopo numerose misurazioni su donne sessualmente attive. Gli
estrogeni possono essere un valido aiuto negli sport di resistenza. Spingono il metabolismo
infatti, nell’attingere energia dai lipidi e questo avviene soprattutto durante l’esercizio
aerobico, aiutando l’organismo nel risparmiare le riserve di glicogeno.
La dopamina invece è in grado di ottimizzare la performance, innescando un maggior
controllo a livello emotivo e psicologico.
Sappiamo che la stessa viene secreta quando ci sentiamo attratti da una persona.
L’ultimo ormone da evidenziare é la melatonina. In questo caso il sesso rappresenta solo un
mezzo, attraverso il quale si può migliorare o peggiorare la qualità del sonno. Nel primo caso
avremo una produzione maggiore di melatonina con conseguenti riscontri positivi nelle
competizioni dov’è necessario mantenere uno stato di tranquillità (tiro al piattello, tiro con
l’arco ecc ecc).

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Capitolo 5
Reciproca influenza del sesso e dell’attività fisica considerando lo stress
Introduzione : concetto di stress e collegamenti col sesso
Lo stress indica la risposta dell'organismo a stimoli, definiti stressor, che tenderebbero a
peggiorare l'equilibrio funzionale del corpo. Gli elementi che producono stress possono
essere fisiologici o psicologici: fattori come attività fisica eccessiva, cambiamenti di
temperatura o di altitudine ma anche di natura microbica, tossica o traumatica sono da
considerarsi fattori fisiologici; quelli invece di natura emotiva, come ad esempio
problematiche familiari o lavorative, esami da affrontare etc., sono da considerarsi fattori
psicologici.
Questi cambiamenti sono mediati dall'attivazione del sistema nervoso simpatico e
dalle ghiandole surrenali.
I glucocorticoidi, tra i quali si ricorda il principale: cortisolo o ormone dello stress, appunto,
vengono prodotti dalla corteccia surrenale. Promuovono l'utilizzo dei grassi, il catabolismo
proteico, quindi la distruzione della massa muscolare, aumentano l'emissione di glucosio dal
fegato al circolo sanguigno, sopprimono la liberazione e l'attività dell'ormone della crescita e
svolgono un'azione immunodepressiva, riducono cioè le difese immunitarie.

Sport e stimoli stressori


L'attività fisica gioca, un ruolo fondamentale per la gestione dello stress psicologico,
riducendo lo stato di ansia ed i sintomi della depressione moderata, aumentando,
conseguentemente, la sopportazione dello stress fisico.
Per i soggetti tesi, sono sufficienti esercizi ritmici a bassa intensità, 30-60% della frequenza
cardiaca massimale, come camminare o andare in bicicletta, svolti, in maniera continuativa,
per 20-30 minuti al giorno per diminuire i livelli di tensione muscolare.
L'esercizio vigoroso regolare, invece, consente di dissipare emozioni come la rabbia, la
paura e la frustrazione. Con il raggiungimento di piccoli obiettivi, viene migliorata la
percezione di sé, delle proprie capacità e della propria autostima.
L'esercizio produce dei cambiamenti biochimici che modificano lo stato psicologico. Per
esempio un livello basso di noradrenalina, ormone prodotto dalla midollare surrenalica, è
associato alla depressione.
Durante l'esercizio, i livelli plasmatici di noradrenalina aumentano e ciò aiuterà ad alleviare
i sintomi della depressione. L'esercizio può inoltre aumentare i livelli di endorfine nel
cervello. Queste sostanze, simili alla morfina, hanno un effetto narcotico che induce
sentimenti di piacere e benessere.

Attività sessuale e stress


La sessualità e la riproduzione sono funzioni che prima di altre, possono subire le
conseguenze negative dello stress. Come tutti sappiamo la continuità della specie è il fine
ultimo biologico per cui siamo stati progettati ed elaborati durante l'evoluzione. Quando
invece è il singolo individuo di una qualunque specie animale che entra in pericolo per la
presenza di un fattore di stress , qualcosa cambia. Si attivano sistemi ormonali di emergenza
e si disattivano per primi i sistemi ormonali che stimolano la sessualità e la riproduzione.
La natura in questo caso non pensa più alla continuità della specie, pensa invece alla
sopravvivenza di quel singolo individuo che è in pericolo, mettendo momentaneamente in
"stand by" ' la funzione sessuale e quindi anche riproduttiva. Le suddette modificazioni
ormonali, si realizzano mediante l'attivazione dei sistemi neuroendocrini, che potremmo
definire un’ interfaccia di lavoro tra la nostra attività di pensiero e le nostre funzioni
ormonali.

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Il cervello avverte la presenza di condizioni ambientali avverse ( fattori di stress ) che
possono essere le più varie: nella specie animale ad esempio , la scarsità di cibo, una
variazione climatica abnorme, la presenza nel territorio di un predatore pericoloso etc. etc.
Nella specie umana , fattori di stress possono essere rappresentate sia da eventi "grossolani"
quali una separazione, un lutto, una forte delusione affettiva, una malattia importante, sia da
piccoli ma ripetuti "disagi" del quotidiano; si pensi alla stanchezza fisica , agli orari sempre
pressanti, alle troppe ore di lavoro o di studio, alla mancanza cronica di riposo e di svago,
all'impegno mentale costante, al "mobbing" , le tensioni familiari etc.
In risposta si liberano nel cervello molte sostanze simili alla morfina che ci aiutano a
sopportare meglio fatica psichica e/o mentale, il dolore, la malattia etc . Tali sostanze vanno
ad agire sull' ipotalamo e " a cascata" sull' ipofisi , strutture poste nel nostro cervello , che
progressivamente diminuiscono la loro azione di stimolo sulla funzione sessuale e
riproduttiva , spostando la loro azione di stimolo su sistemi ormonali "d'emergenza" ,
rappresentati ad esempio dal nostro surrene, che in risposta comincia a produrre dosi
maggiori di cortisolo, un cortisone naturale, endogeno. I testicoli , non più stimolati
efficacemente dall'ipofisi, riducono la secrezione di testosterone. L'effetto a lungo andare
è una riduzione cronica del desiderio sessuale, dell'erezione , della capacità orgasmica. In
sintesi tutte la fasi della risposta sessuale sono "sotto tono". Si accompagnano, senso
crescente di frustrazione, di malessere, di sottile depressione, che realizzano spesso un
pesante circolo vizioso per l'individuo e più in generale per la coppia.

Paragrafo 5.0
Stress negli sport da combattimento e riscontri sull’aspetto sessuale.
Negli sport da combattimento non conta solo la preparazione atletica o tattica.
Anche quella psicologica svolge un ruolo fondamentale. Il SNA comprende il sistema
nervoso simpatico e il sistema nervoso parasimpatico essi operano in modo antagonista uno
all’altro. Il primo predispone la nostra mente ed il nostro corpo a reagire ad un pericolo
percepito, a grandi linee “risveglia” il sistema e lo prepara all’azione, aumenta la secrezione
di epinefrina e norepinefrina, inibisce la digestione, dilata i bronchi, i vasi cardiaci e fa
contrarre la muscolatura, in poche parole: prepara a combattere.
Il parasimpatico, invece, riporta l’organismo verso il rilassamento. Le risposte che
compongono questi processi sono schemi innati di comportamento elementare, schemi
emotivi primitivi coordinati e disponibili ad essere attivati automaticamente in un contesto
di pericolo.

Arousal (eccitazione)
Ogni schema comportamentale per essere prodotto necessita di un’ attivazione, questa
permette di preparare tutto il corpo alla risposta; si avrà quindi un aumento del tono a livello
generale, un adattamento alla situazione imminente.

Fight or flight (lotta o fuga)


Questa risposta “attiva” comporta numerosi cambiamenti fisiologici come:
• Visione a tunnel
• Esclusione uditiva
• Secchezza delle fauci
• Contrazione, tensione muscolare (tremori)
• Senso di oppressione toracica
• Sudorazione
• Nausea

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• Difficoltà di deglutizione/fonazione
• Aumento della frequenza cardiaca e respiratoria
• Evacuazione delle feci
Questi cambiamenti non richiedono un controllo cosciente, preparano all’esecuzione di uno
dei due comportamenti. A seguito di meccanismi corticali superiori, che connettono il
sistema limbico e l’ipotalamo all’ambiente, si eviterà o affronterà l’avversario.
I livelli corticali superiori sono anche in grado di rinforzare, modificare o sopprimere queste
risposte in favore di una reazione pianificata, strategica e basata sulla comprensione della
situazione. Le aree associative parietale e limbica assolvono funzioni importanti per il
controllo cosciente, lavorando parallelamente; la prima, più lenta, consente di sopprimere,
grazie anche alle esperienze passate, la risposta assai più veloce, rapida ed istintiva della
seconda.

Freeze (congelamento)
Il freeze è uno stato transitorio che si verifica proprio all’inizio dell’esperienza della
minaccia e che coinvolge l’attenzione intensificata, una maggiore vigilanza per segnali di
minaccia e una attivazione del corpo pronto per l’azione. Tipicamente un fenomeno di breve
durata (spesso dura pochi secondi) è accessibile per l’elaborazione cosciente e la
rappresentazione soggettiva. Detto questo tutti noi tendiamo a rinforzare i comportamenti
che risultano gratificanti ed a sopprimere quelli che ci risultano spiacevoli, meccanismo
regolato dai centri della ricompensa / punizione del sistema limbico. Il comportamento
quindi è influenzato dall’esperienza, apprendimento, abitudine.

Influenza degli stimoli stressori sul comportamento


Fino adesso si è preso in considerazione l’aspetto fisiologico ma a complicare tutto ci si
mette la psiche, intesa come il complesso delle funzioni e dei processi che danno
all’individuo esperienza di sé e del mondo e, quindi, ne determinano il comportamento.
Eventi, traumi, reazioni emotive percepite come stressanti influiscono innescando continui
cambiamenti nei sistemi sopra elencati. Quindi pensieri negativi, esperienze negative,
strategie di doping inefficaci possono minare il delicato equilibrio interno con conseguenze
disastrose per il combattente.
In risposta allo stimolo dello stress, l’amigdala segnala all’ipotalamo di inviare un messaggio
all’ipofisi, che a sua volta stimola le surrenali che secernono allora due potenti ormoni,
l’adrenalina e la noradrenalina. Questi potenti ormoni, unitamente ad altri chiamati
glucocorticoidi, in modo particolare il cortisolo (idrocortisone) stimolano i differenti sistemi
dell’organismo, producendo così la classica reazione dell’attacco o della fuga.
La tensione arteriosa sale, il ritmo cardiaco accelera e il sangue affluisce nei muscoli degli
arti, ora pronti alla fuga o all’attacco. La digestione è momentaneamente interrotta, i
recettori al dolore sono repressi. Il sistema di risposta all’emergenza continua a riservare
nell’organismo potenti ormoni fino a quando il cervello percepisce che il pericolo è passato.
Quando il pericolo è cessato, il sistema è disattivato e i livelli ormonali ritornano alla
normalità.

Risposta sessuale del corpo allo stress


La maggior parte se non tutti gli sport da combattimento inducono un aumento dei livelli di
ormoni dipendenti dallo stress come afferma un’ equipe di dottori ( Ouergui, et al. 2015
“Hormonal, Physiological, and Physical Performance During Simulated Kickboxing
Combat: Differences Between Winners and Losers”) che ha valutato anche un cambiamento
nel metabolismo anaerobico lattacido conseguente alla pratica.

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A questo punto dobbiamo valutare le varie modalità di risposta soggettiva nei confronti
degli “stressor”. Sappiamo che ci sono alcuni soggetti che in stato di stress, tendono a mettere
in stand-by la propria vita sessuale, altri che cercano di scaricare lo stress accumulato
attraverso il sesso. In base al tipo di approccio avremo delle conseguenze differenti.
Tutte le esperienze stressanti portano il nostro corpo a trasformarsi. I nostri corpi sono
progettati, infatti, per avvertire lo stress in anticipo e cominciare a reagire per tempo. Non
ascoltare i segnali del proprio corpo, ci mantiene poco attenti e pronti ad evitare il pericolo.
Ma, quando lo stress persiste, il corpo comincia a reagire in maniera evidente, causando
problemi sessuali, come la disfunzione erettile. La maggior parte delle persone infatti, tende
ad accantonare momentaneamente la propria sessualità, che risulta non essere un atto
primario e importante per la sopravvivenza dell’individuo, e tende a concentrarsi sul
risolvere i vari problemi ma soprattutto a indentificare tutte le possibili cause di stress e
convogliare tutte le forze per risolverle.

Risposte differenti di circostanza


C’è anche una diversa risposta allo stress da parte del genere maschile e femminile.
Uomini e donne infatti, sono profondamente diversi, anche nel loro modo di reagire allo
stress. Se infatti la donna si rifugia nel conforto del cibo l'uomo, come possiamo ben
immaginare, si "sfoga" con il sesso . E' il risultato di uno studio guidato da Louise Liddon
della Northumbria University condotta su 347 persone (115 maschi e 250 femmine)
presentata recentemente alla conferenza annuale della “British Psychological Society's
Division of Clinical Psychology a Liverpool”.
Per gli uomini , ha spiegato lo psichiatra John Barry, fare sesso significa probabilmente
evasione, è un modo per dissociarsi da qualunque problema si trovino ad affrontare.
Durante l’attività sessuale vengono rilasciate endorfine, sostanze che producono una
sensazione di piacere". Le endorfine fungono da rimedio naturale allo stress, specie per i
maschi che "per natura hanno una libido più alta". Diverso è l’approccio femminile, che
predilige di più la consolazione offerta dal cibo.
Ci sono altri individui invece che differenziano e reagiscono in maniera diversa in base al
tipo di rapporto, se è occasionale oppure previsto e premeditato con il proprio partner.
Avere rapporti sessuali occasionali ha effetti benefici sulla nostra salute: riduce lo stress e
aumenta la positività. A dimostrarlo è uno studio recente condotto dai ricercatori della
Cornell New York University, pubblicato sul giornale "Social Psychology and Personality
Science". Osservando la vita sessuale di un gruppo di 371 studenti, gli studiosi hanno
registrato un aumento del benessere in chi faceva sesso senza avere una relazione.

Paragrafo 5.1
Frequenza dei rapporti tenendo presente lo stress.
Il sesso nel matrimonio non è mai stato sentito come un problema sociale : per questo non
sono state fatte molte ricerche sull’argomento prima degli anni novanta del secolo scorso.
I primi studi di Kinsey et al. (Sexual Behaviour in the Human Male, 1948 e Sexual Behaviour
in the Human Female, 1953) hanno misurato soprattutto la frequenza dell’attività sessuale
nella coppia in relazione alla fertilità e alla qualità percepita della relazione matrimoniale,
senza tener conto dell’età. Il fattore età è invece importante perché, con il crescere dell’età
decresce anche l’attività sessuale dei partners. Il fenomeno sembra essere legato a fattori
psicologici e biologici del processo di invecchiamento.

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Call et al. 1995 (“The incidence and frequency of marital sex in a national sample, Journal
of Marriage and the family”) hanno messo in evidenza come la frequenza dei rapporti
sessuali diminuisca in maniera indirettamente proporzionale alla durata del matrimonio:
più si sta insieme, meno si fa sesso. Il motivo è l’assuefazione allo stesso partner.
Vivere insieme è un altro fattore che determina un calo della frequenza dei rapporti sessuali
in una coppia (LaumannE.O., et al. 1994 “ The social organization of Sexuality: Sexual
practices in the United States”).
C’è una forte correlazione tra i sintomi dello stress e la frequenza dei rapporti sessuali,
soprattutto nel sesso femminile. È quello che affermano una serie di professori
dell’università del Michigan (Hall, Kusunoki, et al. 2014 “Stress symptoms and frequency
of sexual intercourse among young women”).
Dopo una serie di analisi infatti è stato messo in evidenza che la proporzione di attività
sessuale è stata più alta nelle donne che mostravano i sintomi dello stress e della depressione.
Questo ha un collegamento molto soggettivo con lo sport: ci sono alcune persone che
attraverso lo sport riescono ad abbassare i livelli di stress, altre che invece non riescono a
reggere la pressione psicologia della competizione e quindi aumentano i sintomi stressori.
In conclusione possiamo dire che le donne che accumulano stress dato dallo sport o
dall'attività fisica tendono a scaricarlo attraverso il sesso.

Sport riduce ansia e stress


L'attività fisica svolta in modo regolare produce molti benefici effetti sia sul corpo che sulla
psiche. È stato oramai dimostrato che lo sport, se praticato senza eccessi e con regolarità,
può prevenire e alleviare i sintomi dell'ansia e dello stress. Esso, oltre a migliorare la salute
e a ridurre stress ed ansia, contribuisce a rilassare la tensione muscolare e aiuta a dormire.
La sua azione positiva si esercita sulla circolazione sanguigna, sull'attività neuronale,
sull'aumentato rilascio di endorfine. Le endorfine sono sostanze chimiche di natura organica
prodotte dal cervello, dotate di proprietà fisiologiche simili a quelle della morfina e
dell'oppio, di tipo analgesico ed eccitante. L'aspetto più affascinante ed interessante delle
endorfine risiede nella loro capacità di regolare l'umore. Durante situazioni particolarmente
stressanti il nostro organismo cerca di difendersi rilasciando endorfine le quali, da un lato,
aiutano a sopportare meglio il dolore e, dall'altro, influiscono positivamente sullo stato
d'animo.
Oltre a questo l'attività fisica produce molti altri benefici sulla salute della psiche.
Innanzitutto migliora la sensazione di autoefficacia e di fiducia in se stessi.
Spesso quando una persona è molto ansiosa tende a evitare parecchie attività vissute come
difficili o minacciose; fare sport implica il porsi degli obiettivi, che, per quanto piccoli,
aiutano a sentirsi più capaci e più fiduciosi nelle proprie possibilità di raggiungere delle mete.
Gli obiettivi da porsi devono ovviamente essere rapportati alle possibilità della persona; a
volte è sufficiente davvero poco per ottenere degli effetti positivi, per esempio decidere di
parcheggiare l'auto più lontano dal luogo di destinazione per poterlo raggiungere a piedi. È
importante adattare l'attività fisica alle proprie abitudini quotidiane, in modo da renderla
parte della propria giornata, e non viverla come un impegno gravoso da portare
obbligatoriamente a termine, che magari causa la rinuncia di qualcosa di importante. Essa
non deve diventare un peso, un dovere, un ulteriore problema da affrontare; piuttosto, il
movimento dovrebbe essere vissuto come un momento di piacevole svago da dedicare a se
stessi.
Altri soggetti invece rispondono in modo completamente opposto. Questo dipende anche dal
tipo di sport ed esercizio che si deve eseguire e dal tipo di approccio che ha il soggetto nei
confronti della disciplina. Se parliamo di uno sport di combattimento infatti, è difficile anzi
quasi impossibile che il soggetto possa riuscire ad allietare la propria giornata prendendo

59
pugni ed essendo soggetto ad una stanchezza eccessiva. Se invece parliamo di fitness, che il
soggetto utilizza per ricreare il proprio tempo, a quel punto l’esercizio risulta una pratica
assolutamente vantaggiosa per ridurre i sintomi stressori.

Paragrafo 5.2
Attività fisica come riduttore di stress, e fattore ritardante per le disfunzioni sessuali.
Brotto, et al. 2003 attraverso lo studio : “Psychological and Interpersonal Dimensions of
Sexual Function and Dysfunction”, hanno fatto luce su quanto siano importanti i problemi
con il partner, ed eventuali fattori psicologici ma soprattutto fattori stressanti,
nell’incombenza di un’ eventuale disfunzione sessuale.
La mancanza di interesse nei confronti dell’attività sessuale spesso dipende dal nostro stile
di vita: stress, carichi di lavoro eccessivi, famiglia, incapacità di gestire adeguatamente
l’ansia, possono infatti favorire la riduzione dell’appetito sessuale e, di conseguenza, la
diminuzione dell’attività sessuale. Alcune ricerche scientifiche sostengono che una delle
possibili cause dell’apatia sessuale sia riconducibile all’ “ormone dello stress”: il cortisolo.

Importanza del cortisolo sulla funzione sessuale


Il cortisolo è un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali che, in dosi adeguate, aiuta il
sistema immunitario a combattere le infezioni, equilibra la concentrazione del glucosio nel
sangue e sostiene la circolazione e la pressione sanguigna, ma la sua presenza nel nostro
organismo in dosi eccessive può provocare ansia, disturbi del sonno e perdita del desiderio
sessuale.
Ma come il cortisolo influisce con il desiderio sessuale?
Il compito principale del cortisolo è quello di predisporre fisiologicamente il nostro corpo a
reagire di fronte ad un pericolo imminente; ai nostri giorni il cortisolo viene prodotto di
fronte ad ogni minima condizione di stress (un imprevisto, un ritardo, quando abbiamo
fretta). Di conseguenza l’iperproduzione di cortisolo, dovuto allo stress cronico al quale
siamo sottoposti quotidianamente, causa la diminuzione del testosterone, l’ormone che ha
un ruolo privilegiato rispetto alla sessualità e dal quale dipendono desiderio sessuale, le
funzioni riproduttive e la soddisfazione sessuale. Inoltre non tutti sanno che, anche se in
proporzioni differenti, anche il corpo delle donne produce testosterone (che viene
successivamente convertito in estrogeni) e quindi, le conseguenze dell’eccessivo livello di
questo ormone hanno un impatto negativo anche sulla sessualità femminile.

Conseguenze di alti livelli di stress nella sessualità maschile e femminile


Nell’uomo l’alto tasso di stress, e di conseguenza di ansia, può causare anoressia sessuale,
favorire o peggiorare disfunzioni sessuali quali eiaculazione precoce e disfunzione erettile
ed infine influenzare la qualità dello sperma prodotto e, di conseguenza, della fertilità
maschile, mentre nella donna può favorire la perdita o l’assenza di desiderio sessuale,
l’anorgasmia ed il vaginismo.
Ci sono determinati avvenimenti e fenomeni, che nel momento in cui si verificano nella
nostra vita, inducono un calo dal punto di vista psicologico che in seguito potrebbe sfociare
in una disfunzione sessuale. È importante quindi eseguire sport e attività fisica regolarmente
per essere in grado di "scaricare" le emozioni e sensazioni negative che si accumulano in
seguito ad eventi stressori. Nel momento in cui questo non accade , le negatività date dagli
eventi stressori vengono somatizzate e si tramutano, a lungo andare, in disfunzioni sessuali.

60
Paragrafo 5.3
Attività sessuale come antidepressivo.
Ci sono una serie di studi (Newman, et al. 2016 “The Dark Side of Top Level Sport: An
Autobiographic Study of Depressive Experiences in Elite Sport Performers”) dal quale si
evince l’enorme correlazione tra sport d’elite e depressione.

Depressione
La depressione è un disturbo dell’umore. Generalmente chi presenta i sintomi della
depressione mostra e prova frequenti e intensi stati di insoddisfazione e tristezza e tende a
non provare piacere nelle comuni attività quotidiane. Le persone che soffrono di depressione
vivono in una condizione di costante malumore e con pensieri negativi e pessimisti circa sé
stessi e il proprio futuro. Spesso la depressione nasce dall’incapacità di accettare una perdita
o il non raggiungimento di un proprio scopo (che viene vissuto come un fallimento
insuperabile). Si tratta per esempio di tutte le forme depressive che nascono da lutti personali
piuttosto che dalla perdita del lavoro o dalla rottura di un’importante relazione affettiva.
La sintomatologia tipicamente è più intensa al mattino e migliora nel corso della giornata,
ma vi sono delle eccezioni. La depressione può manifestarsi con diversi livelli di gravità.
Alcune persone presentano sintomi della depressione di bassa intensità, legati ad alcuni
momenti di vita, mentre altre si sentono cosi depresse da non riuscire a svolgere le normali
attività quotidiane.
Si può soffrire di depressione in modo acuto (con fasi depressive molto intense ed
improvvise) oppure soffrirne in modo cronico e continuo, anche se in forma leggera, con
alcuni improvvisi momenti di peggioramento. Spesso i parenti spronano chi ne soffre a
reagire. Questo avviene naturalmente in buona fede, ma può generare sentimenti di colpa
nella persona con disturbo depressivo. In circa il 15% dei casi la depressione diventa un
disturbo cronico con una durata di oltre 3 anni. Si hanno ricadute nel 50% dei casi.
Dopo una prima ricaduta la probabilità di ricadere aumenta fino al 75%.
Sentirsi depressi significa vedere il mondo attraverso degli occhiali con le lenti scure: tutto
sembra più opaco e difficile da affrontare, anche alzarsi dal letto al mattino o fare una doccia.
Molte persone depresse hanno la sensazione che gli altri non possano comprendere il proprio
stato d’animo e che siano inutilmente ottimisti. I sintomi della depressione più comuni sono
la perdita di energie, senso di fatica, difficoltà nella concentrazione e memoria, agitazione
motoria e nervosismo, perdita o aumento di peso, disturbi del sonno (insonnia o ipersonnia),
mancanza di desiderio sessuale e dolori fisici.
Le emozioni tipiche sperimentate da chi soffre di disturbo depressivo sono la tristezza,
l’angoscia, disperazione, insoddisfazione, senso di impotenza, perdita della speranza, senso
di vuoto. I sintomi cognitivi sono la difficoltà nel prendere decisioni e nel risolvere i
problemi, la ruminazione mentale (restare a pensare al proprio malessere e alle possibili
ragioni), autocriticismo e autosvalutazione, pensiero catastrofico e pensiero pessimista.
I comportamenti che contraddistinguono la persona depressa sono l’evitamento delle
persone e l’isolamento sociale, i comportamenti passivi, frequenti lamentele, la riduzione
dell’attività sessuale e i tentativi di suicidio. La depressione può colpire chiunque. Le cause
della depressione possono essere molteplici e diverse da persona a persona (ereditarietà,
ambiente sociale, lutti familiari, problemi di lavoro,…).
Le ricerche mostrano tuttavia la presenza di due fattori di rischio principali come cause della
depressione:
il fattore biologico: alcune persone nascono con una maggiore predisposizione genetica
verso la depressione; il fattore psicologico: le esperienze e i comportamenti appresi nel
corso della propria storia di vita (es: la ruminazione mentale) possono rendere vulnerabili
alla depressione.

61
Le conseguenze della depressione possono rappresentare importanti ripercussioni sulla vita
di tutti i giorni. L’attività scolastica o lavorativa della persona può diminuire in quantità e
qualità soprattutto a causa dei problemi di concentrazione e di memoria che tipicamente
presentano le persone depresse. Questo disturbo, inoltre, porta al ritiro sociale e con il tempo
danneggia le relazioni con il/la partner, figli, amici e colleghi. L’umore della persona
depressa condiziona anche il rapporto con sé stessi e il proprio corpo. Tipicamente, infatti,
chi è depresso ha difficoltà a curare il proprio aspetto, mangiare e dormire in modo regolare.

Correlazione sport e depressione


Nel momento in cui i sintomi depressivi stanno sul nascere, lo sport rappresenta una struttura
che il soggetto utilizza per fuggire dalla depressione. In seguito abbiamo un'intensificazione
dei sintomi depressivi, e questo accade quando lo sport passa dall' essere facilitativo
all'essere debilitativo. Quest ' azione dello sport d'elite può essere contrastata con un'attività
sessuale regolare, è risaputo infatti che il sesso agisce come un antidepressivo.
Uno studio ( Beverly Whipple 2002 “is sex an antidepressant?”) su 300 donne, ha
evidenziato come , al netto di possibili fattori confondenti, quali vivere un rapporto stabile
o assumere contraccettivi orali , quelle che avevano rapporti sessuali senza utilizzare il
preservativo soffrivano meno di sintomi depressivi rispetto a quelle che usavano il condom.
I ricercatori hanno ipotizzato che varie sostanze contenute nel liquido seminale, per esempio
estrogeni e prostaglandine, abbiano proprietà antidepressive.

62
Conclusioni capitolo 5 :
Una delle questioni che più interessano l’ambiente sportivo, è quanto lo stress possa influire
sulla performance e di conseguenza se una prestazione di alto livello, dove il soggetto dedica
tutte le sue forze al raggiungimento dell’obiettivo , può essere o meno fonte di ulteriori
stimoli stressori. Un’informazione su cui possiamo fare affidamento è che gli sport di
combattimento o comunque tutti quelli in cui il soggetto deve utilizzare energie ai vertici del
massimale, tendono a concedere al soggetto dei sovraccarichi fisici e mentali , senza contare
la fatica che viene riconosciuta sia a livello cognitivo sia in periferia (a livello dell’unità
motrice).
Ne consegue che lo sportivo tende ad essere travolto da un’onda di stimoli stressori che
impongono un aumento dello stress complessivo. A questo punto la risposta del soggetto
all’aumento di stress è soggettiva e può essere dettata da una serie di caratteristiche emotive,
caratteriali ed educazionali.
Alcune persone infatti possono reagire in modi completamente opposto, alcuni individui
abbandonano momentaneamente l’idea di riproduzione, cercando di convogliare le loro
forze, verso l’abbassamento o la completa eliminazione dei fattori stressori.
Altri , invece, puntano a scaricare lo stress somatizzato attraverso un atto sessuale, con
l’intento di alleviare le tensioni accumulate attraverso un esercizio o una pratica eccessiva.
Questo è quanto viene dimostrato anche dall’articolo due, dove vengono riportati una serie
di esperimenti, dove si valutano le frequenze di atti sessuali nelle donne più o meno stressate
e colpite da depressione. Come volevasi dimostrare il tasso di frequenza di atti sessuali è
stato riconosciuto più alto nelle donne affette da depressione e che conducevano una vita
esposta a una moltitudine di stimoli stressori. Da questo possiamo affermare che almeno
nel sesso femminile abbiamo una grossa prevalenza di persone che tendono a sbarazzarsi
dello stress accumulato riversandolo in un rapporto sessuale.
In alcuni casi si può verificare che il soggetto stressato, non sia in grado di scaricare quelli
che sono gli stimoli somatizzati. A quel punto sorgono dei problemi che si verificano e
manifestano dopo tempo. Gli stimoli stressori somatizzati possono tradursi in disfunzioni
sessuali o disturbi sessuali caratterizzati da un’anomalia del processo che sottende il ciclo di
risposta sessuale, o da dolore associato al rapporto sessuale.
L’insorgenza di depressione in seguito a stimoli stressori può essere anche determinata dal
tipo di disciplina. Lo sport , infatti, all’inizio può rappresentare un meccanismo di sfogo
che il soggetto utilizza come passatempo ma soprattutto come fonte di divertimento. Quando
cambia l’importanza dell’attività, e si passa a uno sport d’elite dove il soggetto investe la
maggior parte del suo tempo e delle proprie forze nella realizzazione e raggiungimento di
obiettivi sportivi, a quel punto la situazione si ribalta; lo sportivo tende ad esaurire le riserve
energetiche mentali e cognitive, e di conseguenza aumentano gli stimoli stressori che il
soggetto è costretto a subire, questo accade quando abbiamo lo sport o l’attività che passa
dall’essere a solo scopo ricreativo a rappresentare una vera e propria debilitazione. La
tensione fisica , cognitiva ed emotiva può essere bloccata o per lo meno contrastata con
un’attività sessuale regolare. Sono numerosi gli studi recentemente eseguiti in cui si valuta
l’incidenza di impulsi depressivi e stressori in soggetti (sia donne che uomini) aventi una
vita sessuale attiva e regolare. È stato confermato quindi che l’influsso di stress e
depressione è minore nei gruppi di persone che hanno regolarmente rapporti con il proprio
partner.

63
CONCLUSIONI FINALI

Nel mondo dello sport e dell’attività motoria, la maggior parte delle volte si segue un
percorso che porta a duri allenamenti, alimentazione limitata, ore di sonno minime. Il tutto
andrà a conseguire in una performance, se parliamo di uno sport dove è rilevante la
competizione per prevalere sugli altri. E’ importante che questo percorso non venga
influenzato da “fattori esterni” che possono compromettere la stessa performance.
Ed è per questo che moltissimi sportivi hanno l’interesse di valutare, se e come, il sesso può
influenzare la prestazione. Analizzando una serie di studi, ed effettuando dei collegamenti
indiretti, per stabilire la reale influenza dell’atto sessuale sulla gara, possiamo supporre che
la ricerca non aggiunge niente di nuovo a ciò che il semplice buon senso può già svelare.
Supponendo infatti che l’attività sessuale sia svolta almeno due ore prima della gara o della
prestazione, possiamo affermare che con molta probabilità, gli eventi metabolici e fisiologici
non possono essere intaccati, o per lo meno, se avviene un cambiamento, vengono ristabiliti
valori che rientrano negli standard entro le due ore precedenti alla gara.
Tale intervallo di tempo infatti, è del tutto sufficiente a reintegrare ogni livello ormonale, a
prescindere dal fatto che si parli di sesso maschile o sesso femminile. Per queste ragioni,
non ha pregio il tentativo di chi cerca di risolvere il problema indagando sulle modifiche
ormonali di tipo fisico (che si differenziano dalle modifiche ormonali di tipo psichico).
Risulta più opportuno dunque, indagare separatamente sui vari contributi e poi effettuare
una somma nel caso specifico.

L’energia
L’energia è sicuramente il fattore che più si può trascurare, a meno che non si parla di un
“amplesso” che dura diverse ore e che si va a concludere nelle immediate vicinanze
tempistiche della prestazione. Se parliamo del consumo di calorie, che è sempre inerente al
discorso energia, sappiamo che durante un atto sessuale si bruciano un numero relativamente
basso di calorie che non è paragonabile a quelle che si bruciano con un riscaldamento con
allunghi.

Il sonno
Questo punto è invece più importante rispetto al fattore energetico. Quando il sesso altera o
in qualche modo disturba il normale ritmo sonno–veglia, a quel punto la performance può
essere penalizzata. Sul sesso però ricade una colpa indiretta; il rapporto infatti risulta essere
più che altro la causa della perdita o dell’alterazione del sonno.

La psicologia
La psicologia risulta essere il fattore più influente.
Può influenzare infatti :
• l’aspetto ormonale
• la gestione della fatica
• la motivazione
Per determinare un’analisi corretta, occorre rilevare la differenza nello stato emotivo del
soggetto prima e dopo l’attività sessuale. Se questo stato è uguale, il sesso come possiamo
immaginare, non modifica o altera la prestazione. Se invece lo stato di cui parlato in
precedenza, risulta alterato, occorre verificare se la variazione è positiva o negativa. In
questo caso è importante tenere in considerazione se l’atto sessuale è occasionale oppure
viene “consumato” con il proprio partner abituale.
Se parliamo invece di modifiche ormonali determinate da un particolare stato psicologico,
sappiamo che un perdurante stato di eccitazione può portare a un impoverimento delle

64
riserve ormonali e nervose del soggetto oppure caso contrario a “caricarlo” in maniera
adeguata alla prova che gli si presenta. Se paragoniamo lo stato di eccitazione a una curva,
la linea prende la classica forma a campana in cui lo stato di esaltazione raggiunge un
massimo (picco), che la maggior parte delle volte coincide con il momento di gara, e poi
molto velocemente scende al di sotto dei valori normali, questo stato invece converge con il
momento di stanchezza postumo alla sovreccitazione.
Questo aspetto, a parte casi eccezionali, non è mai così eclatante da penalizzare o incidere
oltre misura sulla prestazione.
Certamente la prospettiva psicologica del post – rapporto può influire in maniera più decisa
sull’ amministrazione della fatica. La variazione dello stato emotivo che si ha in seguito
all’atto sessuale, è in grado di rielaborare in maniera differente il concetto di fatica.
L’eccitazione del dopo – rapporto infatti, può anestetizzare la percezione della fatica.
Oppure nel caso contrario, l’eccessivo rilassamento conseguente a un rapporto può
abbassare la soglia di fatica, per il semplice motivo che in uno stato del genere, siamo meno
propensi a soffrire in una situazione in cui ci aspettiamo solo relax.
Lo stesso discorso vale per la componente motivazionale. La motivazione infatti, può essere
resa più radicata oppure più fragile in base alla visione e dalle aspettative che ha il soggetto,
del rapporto sessuale stesso. Contrariamente a quanto si possa credere, questo punto può
essere in controtendenza a quello precedente. Avere un rapporto con una persona nuova o
desiderata da tempo, se per l’eccitazione conseguente al fatto, può innalzare la soglia di
fatica, certamente avrà un impatto negativo sulla motivazione in relazione alla prestazione e
alla gara; per la semplice motivazione che l’attività sportiva che si deve eseguire sarà
ridimensionata dal fatto nuovo che è intervenuto nella vita.

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Ringraziamenti

Questa è sicuramente la pagina di piu facile incisura rispetto all'intero lavoro da me svolto.
Basta dedicare alcune righe alle persone che hanno contribuito, in qualche modo, al
raggiungimento del mio obiettivo. Cercando di non trascurare nessuno desidero ricordare
tutti quelli che attraverso le loro parole, attraverso i loro abbracci, attraverso i loro aiuti ,
sono stati in grado di darmi una "spinta" in questo percorso necessario e fortemente voluto
per la mia formazione professionale, seppure in salita e pieno di ostacoli.

Primo fra tutti il professor Marco De angelis, la mia stella e la mia luce per il completamento
di un lavoro pieno di studio e passione. Senza di lui questa tesi sarebbe rimasta una semplice
idea.

La mia famiglia : Doodie Smith disse che la famiglia è quella cara piovra da cui tentacoli
non riusciremo mai a liberarci del tutto, nè, sotto sotto , lo desideriamo.
Senza gli insegnamenti di mio padre sarei niente, senza l'amore di mia madre sarei vuoto,
senza la forza di mio fratello sarei debole. Grazie perché a voi devo tutto.
I nonni ti vedono crescere, sapendo che ti lasceranno prima degli altri. Forse è per questo
che ti amano più di tutti; il vostro amore mi permette di sognare e riuscire a credere che
arriverò lontano. Vorrei esprimere la mia gratitudine, in particolare a mia nonna Teresa e
mio nonno Giuseppe che hanno permesso, attraverso la loro generosità, la realizzazione di
questo sogno. Debora, non sono mai riuscito a chiamarti zia, l'ho sempre ritenuta una cosa
positiva perchè è testimonianza di quanto io ti veda simile alla mia persona.
Le mie cugine (sorelle) sara e daria, sempre disposte ad aiutarmi qualunque fosse la mia
richiesta, sacrificando forse la cosa più preziosa che abbiamo, il tempo.

I miei amici : L’amicizia è uno dei sentimenti più belli da vivere perché dà ricchezza,
emozioni, complicità e perché è assolutamente gratuita. Ad un tratto ci si vede, ci si sceglie,
si costruisce una sorta di intimità; si può camminare accanto e crescere insieme pur
percorrendo strade differenti, pur essendo distanti, come noi, centinaia di migliaia di
chilometri. Cit. Susanna Tamaro
Ciambella, mi hai insegnato l'arte della simpatia e che saperla usare è come avere un jolly
in mano.
Peppino, mi hai insegnato che l'essere buoni, generosi e sinceri permette di circondarsi di
persone fantastiche.
Tico, di solito la diplomazia risulta la distanza più lunga fra due punti ma tu attraverso di
essa riesci a farla diventare la distanza più corta tra due persone.

Letizia : " la mia vita senza te è meravigliosa. Lo so che detto così suona male , ma non
fraintedermi, intendo dire che ti chiedo di stare con me non perchè senza di te io sia infelice:
sarei egoista, bisognoso e interessato alla mia sola felicità, e così tu saresti la mia salvezza.
Io ti chiedo di stare con me perchè la mia vita in questo momento è veramente meravigliosa,
ma con te lo sarebbe ancora di più. Se senza di te vivessi una vita squallida, vuota , misera
non avrebbe alcun valore rinunciarci per te. Che valore avresti se tu fossi l'alternativa al
nulla, al vuoto, alla tristezza ? "
Non basterebbe un' intera pagina per ricambiare ogni singolo soccorso che hai volto nei miei
confronti, quindi prendi una singola parola "grazie" e moltiplicala per tutte le occasioni in
cui mi hai reso migliore.

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