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Il Maestro Passato

ERAT, EST
Desfedam

Posso ora ricordare che aleggiava, nell’intera abitazione, nel mio involucro gros-
solano, una pesante ma non spiacevole aria di riposo: la dimora era adatta agli studi cui
era stata prescelta.
Tutto, al di fuori, era pronto. Non così al di dentro. L’anima deve abituarsi al luogo
e riempirsi della natura circostante; poiché la natura è la sorgente di ogni ispirazione.
Spesso mi fermavo, come anima vagante, dove il fogliame era più fiorente, per raccogliere
qualche fiore. Possono queste umili creature della natura, che nascono e muoiono in un
giorno, esser d’aiuto alla scienza dei più alti segreti?
Vi è dunque una farmaceutica per l’anima come per il corpo? Si applicano forse i
figli del regno vegetale anche alla mia immortalità spirituale?
La mia mente si lasciò più e più cullare nella divina tranquillità della contempla-

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zione: mi sentii più nobile,
nel silenzio dei miei sensi mi
parve di udire la voce
dell’anima. Era questo lo
stadio in cui il mio Maestro
Passato - quello che sentivo
più vicino interiormente -
nell’effettuare questa elementare ini-
ziazione cercava di suggerire, di comu-
nicare, poiché chi cerca di scoprire deve
prima arrendersi, in solenne e dolce cattività, alle facoltà
che contemplano e immaginano.
Non esiste, disse il Maestro Passato, arte alcuna con cui mettere la morte completamente
fuori dalla nostra scelta o sottrarla alla volontà celeste. Tutto quanto possiamo fare non è che questo:
trovare i segreti del corpo umano, sapere perché le parti si ossificano e il sangue stagna, e applicare
continui preventivi agli effetti del tempo.
Questa non è magia, è semplicemente l’arte della medicina ben compresa. Nella
nostra comunità, noi consideriamo nobili:

1. La conoscenza che eleva l’intelletto.


2. Quella che preserva il corpo fisico.

Tutto questo procede dal più nobile segreto cui bisogna soltanto accennare e cioè
quel così detto “calore” che, come Eraclito così saggiamente insegnò, è il principio primor-
diale della vita e può di questa esserne reso il perpetuo rinnovatore.
Quest’arte e questo segreto non possono essere propagandati in quanto se noi do-
vessimo impartire tutta la nostra sapienza in modo indiscriminato, cosa saremmo noi: be-
nefattori o castigatori?

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Se uno straniero, in occasione di una
visita a una tribù nomade - constatando che
tutti i componenti non hanno conoscenza di
una sola delle proprietà che hanno le erbe -
avesse detto ai selvaggi che le erbe che quo-
tidianamente calpestano sono dotate delle
più potenti virtù, come potrebbe essere con-
siderato?
Che l’una avrebbe restituito la vita al
fratello morente, che l’altra avrebbe paraliz-
zato nell’idiozia il loro capo più saggio, che
una terza avrebbe buttato al suolo il più po-
tente guerriero, e che le lacrime, il riso, il vi-
gore e la malattia sono racchiuse in quelle
foglie trascurate...
Che vi sono facoltà dentro di noi con
le quali certe erbe hanno affinità e sulle quali
hanno potere... Come lo avrebbero conside-
rato: un mago, uno stregone o un grande sa-
piente?
Ecco apparire la vita che gode e la
vita che contempla: l’una quando raccoglie
erbe pensa solo ai suoi usi; l’altra si attarda ad ammirarne la bellezza.
Grave errore quello di certi filosofi che vogliono indirizzare, secondo il loro mo-
dello astratto, la vita dell’umanità: non si può beneficare alcuni senza nuocere ad altri, se
si desidera riformare la totalità degli esseri ebbene bisogna comprendere il livello dal
quale iniziare. È molto difficile abbassarsi a vivere in prima persona tutte le esperienze,
positive e negative.
Nella presente condizione evolutiva
della terra, il male è ancora un principio più
attivo del bene e, anzi, sta prevalendo.
È per questa ragione che noi siamo so-
lennemente impegnati a insegnare la nostra
dottrina solo a coloro che non ne faranno
cattivo uso né la pervertiranno. Anche per
quanto riguarda i pochi candidati, il supe-
ramento di certe prove è destinato a purifi-
care le passioni e a elevarne i desideri. La
natura in ciò ci controlla e ci assiste, poiché
pone terribili guardiani e barriere insormon-
tabili tra l’ambizione del vizio e il cielo della
più alta scienza.
Quanto vanno soggette alle solenni influenze della natura le sorgenti del nostro
essere intellettuale!
Simile a un paziente lentamente e gradatamente riconoscevo ora nel mio cuore la
nascente forza di quel vasto e universale magnetismo che è la vita nella creazione che
lega l’atomo al tutto. Una strana e ineffabile coscienza di forza e di potere, di un qualcosa
di grande, vivente entro alla propria creta peritura, richiamava in me sentimenti oscuri e
gloriosi insieme, quasi un pallido ricordo di una precedente esistenza.

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Il Maestro Passato mi
posò la mano sul cuore, batteva
forte, ma coraggiosamente, re-
golarmente. Egli alla fine
chiese: allora di quale natura è la
conoscenza da ricercare senza in-
correre nel pericolo di perdere il re-
spiro e fermare il battito del cuore?
Qualsiasi conoscenza che
viola la natura non è reale, ri-
sposi, come non sono reali le
raffigurazioni rosicruciane
delle silfidi, delle ondine, delle
salamandre, o degli gnomi.
Solo cercando dentro me
stesso la conoscenza può essere
acquisita completamente! Nell’invisibile vi sono milioni e milioni di esseri, non completa-
mente spirituali però, poiché tutti hanno (simili all’animaletto invisibile a occhio nudo)
certe precise forme materiali, sebbene materia delicata e sottile ancor più di un velo, che
funziona come una rete di filamenti che ne avvolge lo spirito.
Nella goccia d’acqua tu vedi, disse il Maestro Passato, quanto possa variare l’animaletto,
quanti siano terribili alcuni di quei mostri-microbi abitanti l’atmosfera: alcuni di incalcolabile sag-
gezza altri di orribile malignità; alcuni ostili o addirittura nemici dell’essere umano, altri come mes-
saggeri tra cielo e terra.
Colui che volesse stabilire dei rapporti personali con tali esseri, assomiglierebbe al viaggiatore che
volesse penetrare in terre sconosciute. Nessuno ti può difendere dagli imprevisti ai quali il tuo viaggio
ti espone, una volta stabiliti i rapporti.
Io, diceva il Maestro Passato, ti potrei guidare verso lontani sentieri, protetto e difeso dai
più mortali nemici dell’uomo abitanti nello spazio. Devi invece da solo affrontare e azzardare tutto!
Ma se sei così attaccato alla vita fisica da preoccuparti solo di continuare a vivere, non importa per
quali scopi, non devi assolutamente affrontare i pericoli che ti verranno dagli esseri intermedi, tra
terra e cielo, poiché l’esperienza gloriosa acutizza così tanto i sensi che quelle larve dell’atmosfera ti
diverranno visibili e udibili, di modo ché, a meno di esserti allenato gradatamente a sopportare i fan-
tasmi e a dominarli, la vita sarebbe la più terribile condanna.
Tra gli abitanti che si trovano al di qua della soglia
uno, di nome EGO, sorpassa in malignità tutti gli altri e il
cui potere sullo spirito umano aumenta precisamente in pro-
porzione della paura che l’essere ne prova.
Un tempo, ogni Iniziato, prima di accingersi a
compiere qualcosa, osservava attentamente quali forze
e influenze planetarie presiedevano e dominavano al
momento, veniva a conoscenza che i dodici segni zodia-
cali erano assimilabili alle dodici lettere semplici dell’al-
fabeto ebraico, erano quindi i dodici geroglifici
dell’influsso solare diretto, detto Verbo.
Le loro posizioni nel corpo umano si rivelavano es-
sere i centri fluidici del verbo solare della gran catena del
simpatico, che si proiettano sulla spina dorsale.
Nella cabala sacra, gli Eoni superiori presiede-

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vano a ogni rivelazione e assumevano un valore del
tutto particolare. Allora lo studio dei segni e dei sim-
boli era un mistero che dall’universo riversava il suo
rapporto di conoscenza sulla natura umana, il cui ri-
sultato era simbolico, sì, ma era espressione di realtà
sensibile e quasi taumaturgica.
Così opera l’iniziazione virtuale nell’infinito
cammino verso l’iniziazione reale, nel prendere co-
scienza della realtà esteriore e interiore e della loro
nascosta unità, mentre il loro sviluppo e la loro ri-
correnza ci rendono sempre più consapevoli delle
nostre esperienze, acquistandone nel contempo la padronanza. n

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