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LE CANTATRICI VILLANE

Commedia per musica.

testi di

Giuseppe Palomba
musiche di

Valentino Fioravanti
Prima esecuzione: gennaio 1799, Napoli.

PERSONAGGI

ROSA, villana di nazione fiorentina, stabilita

in Casoria moglie di Carlino .......... SOPRANO

AGATA, ostessa, nativa di Frascati vedova di

un casoriano .......... SOPRANO

GIANNETTA, villana romagnola che possiede

un orto a Casoria .......... SOPRANO

NUNZIELLA, panettiera dell'istesso paese,

allevata a Subiaco .......... SOPRANO

Don BUCEFALO Zibaldone, maestro di

cappella ignorante, che viene per

divertimento a Casoria .......... BASSO

CARLINO, giovane fiorentino, che per aver

commesso un omicidio in Casoria fuggì in

Spagna, e che ritorna in abito militare .......... TENORE

Don MARCO, benestante di Casoria, uomo

attempato, e podagroso, che vanta scienze e

valore, innamorato di Rosa .......... BASSO

La scena si finge a Casoria.

Atto primo Le cantatrici villane


ATTO PRIMO
Scena prima
Piazzetta di campagna, da un lato casa rustica di Rosa, e cancello dell'orto di
Giannetta, dall'altra osteria di Agata, casa nobile di don Marco, e botteghino di
Nunziella, nel fondo veduta di campagna, con qualche casino.

Rosa avanti la sua porta lavorando calzette, Giannetta seduta avanti al cancello
del suo orto aglomitando una rete; Nunziella che accomoda il pane alla mostra
del suo botteghino. Don Bucefalo mangiando il soffritto, e Agata, che sta
cucendo; accanto alla sua osteria, giovani che servono in tavola a don Bucefalo.

ROSA

Che bel gusto è in sul mattino

stare al fresco qui a cantar,

e vedere il milordino

far l'occhietto, e passeggiar.

AGATA

Che piacer co' le vicine

lavorando è il bel cantare.

ROSA e GIANNETTA

Noi le belle cantarine

di Casoria siamo già.

ROSA e AGATA

Amore amor, tu m'hai da consolare

Tu portami la calma a questo core

Vola com'ape va tra fronda, e fiore

ROSA e GIANNETTA

tu vieni nel mio seno a riposare.

BUCEFALO

Oh che trillo! Che passaggio!

(alzandosi col piatto in mano, e tovagliola in spalla mangiando)


Oh che merola di maggio!

A sti boce co’ li baffe

manco Reffe pò arrevà, no.

Oh che trillo! Che passaggio!

Oh che merola di maggio!

A sti boce co’ li baffe

Po che possono arrevà

BUCEFALO

Che ste boce so tronate,

ste presenzie so portiente,

jate ‘ncoppa a sti triate,

capo tanto veramente

sentarrite la platea,

che gran sbattere ve fa.

ROSA, AGATA e GIANNETTA

Sì burlon non vi credea

troppo brodo lei ci dà.

RECITATIVO

ROSA

Cantiamo, è ver: tra noi ci divertiamo.

Ma musica che sia non lo sappiamo

AGATA e GIANNETTA

Noi...

BUCEFALO

Vuje putarissevo fa le fortune vuoste.

Ecco, io che songo no mastro de Cappella,

ho conosciuta la vostra abilità.

Tengo incumbenze de teatre.


GIANNETTA

Teatre?

BUCEFALO

Mo’ de botta, leste, leste me ve scritturrarrìa

AGATA

Ma non abbiamo scuola

BUCEFALO

E avite rrecchie!

Dimmi un pò a me, comme te chiamme, e se hay marito o no

ROSA

Mi chiamo Rosa Baggiana, mio marito è morto

In Spagna, ove fuggi per grave omicidio, che qui fece.

E perchè qui a Casoria di robbe possedea qualche cosetta,

qui a vivere rimasi io poveretta

BUCEFALO

Donna Rosa Baggiana seu, vel detta la Casoriana

(Reazione di Agata e Giannetta)

E tu, si è Tavernara?

AGATA

Sono vedova ach’io, l’oste fu mio marito

BUCEFALO

Comme te chiame?

AGATA

Agata Calandrina

BUCEFALO

E dirimmo la Signora Agata Malandrina

Puro chiamata la Tavernarina (Giannetta ride)


ROSA

Tanto scarsa di musica io non sono,

Che a Firenze son stata otto anni serva d’una canterina

Se un maestro di Cappella io mi sposassi

Potria buona cantante diventare.

BUCEFALO

Non chiammà vento a mare ca po esse fattibile la cosa.

AGATA

(S’è riscaldata la Signora Rosa!)

Anch’io ho frequentati spesso i teatri,

e la mia voce è un’aquila

GIANNETTA

E si che io la voche non l’ho meglio di voi?

BUCEFALO

Che folla de cantante?

A nuje ve scritturammo.

AGATA

Adagio, adagio.

BUCEFALO

E ch’è stato?

Scena seconda
Don Bucefalo, Rosa, ed Agata.

AGATA

Io vorrei fare ma ci voglio pensare.

ROSA

Io ci ho pensato e mi voglio imparare.

GIANNETTA

Voglio imparare anch’io


BUCEFALO

Justo, ‘no mio scolaro antico, che qui sta, ha un cembalo;

e me lo faccio subito imprestare.

(Giannetta e Rosa battono le mani)

AGATA

E perchè vossignoria non me lo fa portare all’osteria?

ROSA

Io son la prima donna

GIANNETTA

Che prima, e prima

AGATA

In scena poi ce la vedremo

BUCEFALO

Là cheste mo s’appiccecano, e ancora non sanno

Addove sta de casa Alamirè!

ROSA

Tu sei, Agata mia, di tardo moto, non sai gestire

AGATA

Se flemma non avrai, nel canto sbaglierai.

Nº 2 TERZETTO
AGATA

Io dirò, se nel gestire non avrò l'ingegno, e l'arte,

che il poeta la mia parte il carattere sbagliò.

ROSA

Io dirò se l'aria sbaglio, ch'ho la voce buona, e bella,

ma il maestro di cappella la sua musica sbaglió.

BUCEFALO

E frattanto che vuje doje state a fare sto'inmentario,


da quant'ha che l’impressario ruinato se n'andò.

ROSA

Senti un po' da prima donna se so bene gorgheggiar.

AGATA

Senti un po' se col bassetto la so bene accompagnar.

BUCEFALO

Co' la voce mia di petto mo me metto a schiassià.

ROSA, AGATA e BUCEFALO

Questo sì, che è un bel terzetto che diletto assai ci dà.

(viano)

Scena terza
Don Marco con suo Giacchetto, poi don Bucefalo che ritorna.

RECITATIVO

MARCO

Ah! Questa mano la podagra mi punge.

Ma non so starmi in casa un momento.

Io sono amante, e se lontano un’ora sto da Rosa il mio bene,

la podagra in un subito mi viene

BUCEFALO

Oh, veccotillo... Don Marco! Salute!...

MARCO

Oh maestro? Come qui?

BUCEFALO

Dimme na cosa.

Vuoje prestarme lo cembalo pe ‘na mezz’ora?

Aggio da provà ‘na scolara.

MARCO

Padrone, ma chi è?
(Dal fondo platea Carlino)

BUCEFALO

Che nne vuò fà: è una che fuorze fuorze me sarrà mugliera.

MARCO

Quanto godrei che qui prendessi moglie,

che ancor io sarò sposo.

BUCEFALO

E chi te piglie?

MARCO

Se la colgo sarà una vedovetta.

BUCEFALO

Vedova porzi è chella

MARCO

E siam del paro come due bovi insiem mastro e scolaro.

Scena quarta
Carlino da ufficiale con baffi e detti.

Nº 3 CAVATINA
CARLINO

Oh sospirate mura dove il mio ben riposa,

ove la cara sposa io vengo ad abbracciar.

(Chi è sto mustacciazzo che parla sulo sulo?

Sta zitto e fa lo pazzo vedimmo d'appurà.)

CARLINO

Ma sempre al tuo periglio, Carlin, pensar tu déi

se conosciuto sei potrai pericolar.

BUCEFALO

Si mo ‘nce tene mente!


MARCO

Mi fa un po d’apprensione

BUCEFALO e MARCO

Affé chi stu sargente me dà da sospettà.

Che faccia, che baffe

RECITATIVO

MARCO

Via sopra andiam dal mio garzone

or ora portar te lo farò... ah… ah...

(Dall’osteria Agata

CARLINO

Vo’ da costoro aver contezza di mia moglie,

se abita o non abita ancora in quella casa,

e se serbommi nella lontananza

illibato il suo amor, la sua costanza.

BUCEFALO

Jammo, appojate a me.

CARLINO

Ombres señores.

BUCEFALO

Chisto che bò?

CARLINO

Oi te che ombres es?

MARCO

E non mi vedi? Son uomo.

CARLINO

Io ti credea borricos!
BUCEFALO

(Burricos che bò di?)

MARCO

(Vuol dire ciuccio)

BUCEFALO

(Malora chisto è astrologo, t’ha addevenato apprimo!)

CARLINO

Ostè, ostè me dica a chi d’eccia puerta chi abbita?

MARCO

E a lei che cosa importa?

CARLINO

Ah, cuorno! Anzi se habla a don Flaccos Fraschiglios.

MARCO

Signor io non capisco il suo linguaggio,

vada a parlar con chi sa ben rispondere.

CARLINO

Ben, parelrò italiano. Chi sta quì?

MARCO

Una vedova

CARLINO

Vedova?

BUCEFALO

Gnorsì

CARLINO

(Vedova!) Dunque non v’è mia moglie.

Ehi, qua, da bere!

AGATA

Da bere!
Scena quinta
Agata, Giannetta, e Nunziella dalle lor case, poi don Bucefalo, dal

portone di don Marco, seguito dal garzone, che porta il cembalo, indi Rosa.

RECITATIVO

AGATA

Giannetta che ne dici? Fra il maestro, e la Rosa

è certo che ci passa qualche cosa.

GIANNETTA

Ci avesse questa birba da togliere il maestro di Cappella.

AGATA

Guai se ciò fusse.

GIANNETTA

Io la starò addosso a far la sentinella a più che posso.

Dal fondo Bucefalo

BUCEFALO

Se n’è gghiuto quel baffo malorato? Viene apresso guaglione.

AGATA

Adagio, dove andate con quel cembalo?

GIANNETTA

Già, dove andate? Lo si può sapere?

BUCEFALO

Addà la prima donna

AGATA

Il cembalo ha da venir da me.

Da destra alto Rosa

BUCEFALO

E bà a malora! Il cembalo in taverna!


GIANNETTA

Portatelo da me

AGATA

No, no, da me

BUCEFALO

Vuje che dicite? Ha de entrar colà

ROSA

Il cembalo maestro venghi in mia casa, o adesso ve lo scasso...

BUCEFALO

Che fuss’accisa, vih, ca me lo scuorde:

llà voglio entrà, e schiattate.

ROSA

Io l’ho vinta, io l’ho vinta!

BUCEFALO

Addio, guaglione!

AGATA

Vedete se non sono innamorati

(Rosa e Bucefalo vanno in casa. Si chiude la porta)

Nº 4
Agata, Giannetta, Nunziella, e detti.

AGATA

Il flebile usignolo serrato è nel gabbiotto,

che spasso che consuolo quando si troverà.

GIANNETTA

Il dolce canarino sta chiuso, e non fa motto,

vo' rider un tantino quando sortir dovrà.

ROSA

Oh che graziose scene! Che amabili sirene!


Ah, colla grazia vostra gareggia la beltà.

Scena sesta
RECITATIVO

D. Marco dalla casa e detta. Poi Carlino.

CARLINO

Moglie ribalda! Vedova si finge per diventar richiamo dè cicsbei.

MARCO

Malabbia chi d’amor si strugge al fuoco!

CARLINO

Ehi...

MARCO

(Veh questo che vuol da fatti miei!)

CARLINO

Ditemi, voi con Rosa, che attinenza ci avete?

MARCO

E a lei che importa?

CARLINO

Importa molto, io sono incombenzato da Carlin suo marito

Che morì in Barcellona e mi diè la procura

All’intutto di avere di lei cura.

MARCO

S’è così, caro amico, fa tu per me;

io l’amo e essa ancora inclina molto a me

CARLINO

(A parte) Venne in malora (da qui cembalo)

(Da sinistra Agata e Giannetta)

MARCO

Ma pian, là dentro io sento un certo suono,


e se non erro pare il cembalo mio, che storia è questa?

CARLINO

(San Fedele, proteggimi la testa!)

Scena settima
Detti, D. Bucefalo, e Rosa da dentro, Agata e Giannetta dalle lor case.

BUCEFALO

Apri la bocca e fà come fò io

ROSA

Si, si, maestro mio!

CARLINO

(Maestro mio!)

BUCEFALO

Sol, mi, la, fa, re, sol, do

CARLINO

Canto in casa mia!

MARCO

Si vocalizza

AGATA

Già rosa ha incominciato

GIANNETTA

Il maestro ci stà troppo impegnato.

Nº 5 FINALE Iº
ROSA

Che fa il mio bene, perché non viene,

veder mi vuole languir così.

Amico il fato mi guida in porto,

e tu spietato mi fai morir.

Cedo alla sorte gli allori estremi,


non son più forte per contrastar.

MARCO

È permesso?...

ROSA

Ohimè fuggite.

BUCEFALO

Uh mmalora!

ROSA

Andate, andate.

MARCO

Perché mai?...

ROSA

Deh t’allontana... è la mia stima.

BUCEFALO

E la mia pelle, a no ti preme di salvar

MARCO

È permesso?...

ROSA

Adesso, adesso.

MARCO

Quando?...

BUCEFALO

Oh diavolo, mannaggia chi m'ha miso ‘nt'a ste botte.

ROSA

Entra presto in quella botte se no sangue vi sarà.

BUCEFALO

Li fasule già so cuotte ho finito de campà.

MARCO
Dico olà qui non v’e usanza

di tratare con creanza con chi vanta nobiltà.

ROSA

Stavo in casa, sola, sola.

Nelle case dove piomba il signor Don Marco Bomba

Civa onore a seminar.

ROSA

Ben, da me cosa volete? Chè?

MARCO

Voglio amore...

ROSA

Oh che vergogna!

MARCO

Cara mia quella zampogna fra di noi s’ha d'accordar.

ROSA

Io non so se la zampogna fra di noi s'accorderà.

ROSA No, no...

MARCO

Cara mia.

ROSA

Stia cheto là.

BUCEFALO

Sta a bedè ca nfra sta feccia la zampogna si s'accorda

quacche ntorcia sorda, sorda forze i’ l'aggio da smiccià.)

CARLINO

È permesso qui d'entrar?...

MARCO, ROSA e BUCEFALO

Oh cospetto il militar!
ROSA

Ah badate all'onor mio...

MARCO

Alla pelle ho da badar.

BUCEFALO

Quella botte d’alla vista di colui Si salverà.

MARCO

Questa botte, non è trista dalle botte mi può salvar.

(entra in botte)

BUCEFALO

Ha de botte na provista pe imbottar l'umanità.

CARLINO

(fuori)

Qui vo' stanza, qui vo' alloggio

qui mi manda il quartier mastro,

ricevetemi, o un disastro

co' la sciabola vo’ far.

CARLINO

Il maestro quel birbone sta celato dentro qua.

ROSA

Lei non facci il cospettone! Io son piena d'onestà.

BUCEFALO

Per paura io non posso respirar

MARCO

Per paura già il polmone io mi sento già abbotar

AGATA

Qui dentro mi han detto che agile, e destro

entrato è il maestro, lo voglio, ove sta?


GIANNETTA

Lui dentro scommetto Don Marco sia entrato

se tu l’hai relato or caccialo quà

CARLINO

Tu dentro una botte?

BUCEFALO

BUCEFALO

Pe me songo joje si n'auto ne vuoje va trovalo llà.

MARCO

Signor, farfarello gnorsì m’ha celato.

TUTTI

Un quadro più bello non so se si dà!

Che risolvo?... fo strepito... o taccio?

Ardo e fremo... poi tutto m'agghiaccio,

Ma un sussurro, già par che si desta

di mi parla già quella, già questa!

E percosso da cento saette

per le lingue mi sento di già.

ATTO SECONDO
Scena prima
Strada corta. Marco, Bucefalo, Giannetta e Agata

RECITATIVO

MARCO

Non ci vuol altro; già son risoluto

BUCEFALO

Ma che sì pazzo?
MARCO

Voglio far lo mpressario, mando

domani ad affittar qualche teatro;

Fo la scrittura a Rosa per dispetto.

Che colui che mi ha visto entro la botte

Si resti a denti asciutti e buonanotte.

GIANNETTA

Egli è il suo cicisbeo

AGATA

È il suo amoroso.

MARCO

Ragazze via atendiamo le scritture. Oggi vo’far concerto.

BUCEFALO

Che concierto, sì pazzo?

MARCO

Lo spartito è già pronto. Per prim’opera intendo

Fare il Zio del Metastasio.

BUCEFALO

Ah, l’Ezio.

MARCO

Che so io! L’Ezio, lo Zio. Oh, andiamo dal notaro

BUCEFALO

Aspè, e lo primm'ommo chi lo farà?

MARCO

Lo faccio io.

BUCEFALO

Don Ma' vattenne me vuò fa esse acciso?


MARCO

Ora io spendo il mio denaro, e voglio cantar. Voi quì aspettatemi.

Ed a far la sua parte ciascuna si apparecchi.

BUCEFALO

Già me sento le fischie int’a le recchie.

(piano)

Scena seconda
Agata, Giannetta, poi Rosa.

AGATA

Oh che fortuna!.

GIANNETTA

Abbiam mutato stato.

ROSA

(In che guai che mi ha messa quel militare,

io sono in gran sospetto, già la mala giornata me l'aspetto!)

AGATA

Eccola, pian pianino

cominciamo a mostrarle un po' d'arietta.

GIANNETTA

Certo: or siam chi siamo.

ROSA

Agata

AGATA

Chi è Agata?

ROSA

Giannetta

GIANNETTA

Chi è Giannetta?
ROSA

Perché così superbe rispondete? (su Giannetta)

Forse pensate mal de' fatti miei?

AGATA

Adesso siam, chi siamo.

GIANNETTA

E tu, chi sei?

Nº 6. TERZETTO ROSA - AGATA - GIANNETTA


GIANNETTA

Morì la villanella, or sono un'altra cosa,

vedimi da virtuosa, vedimi passeggiar.

AGATA

Più adesso non siam quella, non bado a certi bassi,

vedimi a mezzi passi da grande a camminar.

ROSA

Che sciocca bizzarria, che fumi, che contegno,

la zappa e l'osteria dovreste rammentar.

GIANNETTA

Cantante già son io...

AGATA

Quest'oggi andremo in scena.

GIANNETTA e AGATA

Di Metastasio il Zio dobbiam rappresentar.

ROSA

Che gran matte da catena vi si legge nella faccia

Che buon prò, buon pro vi faccia

no vi posso, non vi posso invidiar.


GIANNETTA e AGATA

Ma se fossi pari mia mi farei la stracciatina,

con le mani ti vorria far nel volto ccichi ccià.

(viano)

Scena terza
Don Bucefalo vestito civilmente, Marco e Rosa.

RECITATIVO

BUCEFALO

Voglio fa na revista a lo spartito.

MARCO

Eccoti finalmente scritturata

Per primma buffa Rosa mia garbata.

ROSA

Resterete di me contento assai,

la paga che mi date, io vi prometto

farvela rimborsare sul momento:

Perchè appena mi mostro sulla scena

Ogni sera al Teatro tutti quanti

Vedrete in folla cicisbei galanti

BUCEFALO

(Malora! Chest’amore non sa che sia conoscere le note

E già si mette in aria)

MARCO

Ah, mia carina! Basta sol quell’occietto ladroncello

A far correre a stuolo i goivinetti.

BUCEFALO

A far bruciar d’amore anche i vecchietti!


MARCO

Dimmi la verità, ti son simpatico?

Quantunque la podagra mi ffligga un pocco?

ROSA

Vi dirò... Voi sospirate invan,

quella figura, vi dico la verità, mi fa paura.

BUCEFALO

(Evviva Rosa)

MARCO

Oimè, tu dici il vero?

BUCEFALO

(Spezzammo sto lucigno) A lor m’inchino.

ROSA

O ben venga il maestro mio carino.

Come s’è fatto bello...

MARCO

Oh, cospetto! Vo fare uno sconquasso...

Dimmi perchè ti feci la scrittura?

ROSA

Oh, bella! In questa io non promisi amore,

Ma gorgheggi, passaggi, volatine e mordenti.

BUCEFALO

E non già ti promise cerriamenti

MARCO

Ebben, donna crudele, giacchè per quel deforme

Medaglione, dar retta non mi vuoi,

Un eroe qui divento, e in abbandono,

mentre ti lascio a questo scaltro Ulisse,


Qui ti dirò come medonte disse:

Eterni dei? Chi mai creduto avrebbe

Berenice inedel? Di possederti la sola speme

Mi rendea beato, tu me la togli e il matrimonio è andato.

Scena quarta
CARLINO

Addio, signor maestro.

BUCEFALO

Padron mio (oh malora!)

CARLINO

Voi state vestito da signore

BUCEFALO

Questa sera ho da ghì in scena.

CARLINO

Voi? Questa sera non andate in scena

BUCEFALO

Perchè no? Tutto è pronto alla cchiù bella.

CARLINO

Ci mancherà il maestro di Cappella

BUCEFALO

Come ncé mancherà, se io son quì?

CARLINO

Fra poc’altro qui non ci starete.

BUCEFALO

E perchè?

CARLINO

Perchè tutti in questo mondo abbiamo da morire. E adesso...


BUCEFALO

E adesso che?

CARLINO

Adesso voi siete in punto di morte.

BUCEFALO

Lei che dice? Ha il febbrone?

CARLINO

Pochè vi vedo con la spada al fianco

Ecco vi sfido a singolar tenzone.

BUCEFALO

In questa me l’ho messa

per far completa la guarnizcione

CARLINO

E avete fatto mal.

BUCEFALO

Ben, mo di botto. Me la vado a levà.

CARLINO

No, ora ci siete e battervi dovete.

BUCEFALO

In guardia!

Nº 7. DUETTO CARLINO - BUCEFALO


CARLINO

A noi coraggio olà, fuori la spada.

BUCEFALO

Mio signor, lei con chi l’ha?

CARLINO

L’ho con tè saperlo dei


BUCEFALO

E perciò son fatti miei

CARLINO

Ora battermi dovrò

BUCEFALO

Come, come, signor nò...

Viceversa sappia lei che non l’ho confatti suoi

E perciò per fatti miei pian, pianino me n’andrò

CARLINO

Lei d’andarsene se spera male i conti assai si fà

BUCEFALO

À lo cembalo sta sera la mia pelle non ci và.

CARLINO

Quando è lesto lei m’avvisa.

BUCEFALO

Doman poi v’avviserò.

CARLINO

Che domani? Adesso, adesso, olà

Se più tardi, più mi sdegno e da vil t’ammazzerò

BUCEFALO

E che credi sia di legno ‘na stracciata me la fò.

CARLINO

Dunque in guardia le si metta

BUCEFALO

Un tantin ci penserò

CARLINO

Jo d’ucciderti ho gran fretta.


BUCEFALO

Ed io fretta oibò non ho.

CARLINO

Sei un vile, un uom codardo, e da vil t’ammazzerò

E col braccio mio gagliardo or distenderti vò quì

Si da vile t’ammazerò

BUCEFALO

Forse che si, forse che no

CARLINO

Tu non tremi, tremar dei

BUCEFALO

Ch’ho da dirti i fatti miei

CARLINO

Si tremar dei or vedrai se’lbrando mio ben tremare ti farà

BUCEFALO

Lo sà il cielo e lo caccio io

Che alemanna il cor mi fa.

CARLINO

Questo perchè mi canzoni ma se un colpo o mai l’avvente

La mia vita assai cimento convien di sopportar.

BUCEFALO

Si la sferro, si la scappo, si la pelle mò ne scippo,

quatto me l’allippo e bittoria andrò a cantar

CARLINO

Questi par che mi canzoni ma se un colpo o mai l’avvento

La mia vita assai cimento mi convien di sopportar.


Scena quinta
(D. Marco, Rosa, poi Agata e Annetta)

RECITATIVO

MARCO

Io ti ho già scritturata da prima donna spendo

Il mio denaro. E tu Rosa mi vuoi precipitare.

ROSA

Il concerto si ha da fare in casa mia,

ed io per l’etichette, ed i puntigli

sono la prima donna più solenne.

MARCO

(Veh questa planta zucche che pretende!)

AGATA

Mio signor impresario, io voglio che il concerto si faccia in casa mia

MARCO

Malan che il ciel vi dia.

GIANNETTA

Sor impresario, io voglio se devo concertar due portantine

MARCO

E che sei zoppa?

GIANNETTA

Zoppa a me.

MARCO

Via zitte, che par non scontentar di voi nessuna

I Zio quì sulla piazza si farà


Scena sesta
Da sinistra: Iº piano Bucefalo e poi orchestrali

BUCEFALO

Ecco que i signori professori dell’orchestra

I migliori ornamenti di Fontana Medina,

e state attenti a quelle semicrome ca mò veneno

tutti li magnetizzi casoriani miei pertinenti

a sbatter vile mani

MARCO

A noi, via, situatevi e accordate.

BUCEFALO

Principiamo, a lò, la sinfonia.

Nº 8 BUCEFALO
Tai, tai, tai, la, la, la

Accosì ca jammo buono, bravi, viva.

Damme a chesta, doce doce senza pressa.

Vi ca vaje no’ tuono sotto p’abbordà’sta violoncella

Tu và chà co’sto fagotto cà me pare na vitella.

Forte adesso. Jammo unite. Cù sti cuorne me stordite.Accussi

Ò che ciasso, ch’armunia, ò che pratica, che estro

Nàcchiù bella zinfonia manco Glucche la safà.

Dite alò bravo Maestro, ca la capa à davascià

TUTTI

Bravo sì, bravo maestro, tutta bella in verità.

RECITATIVO

BUCEFALO

A noi Ezio con seguito, e bandiere.


MARCO

Eccomi quà.?

CARLINO

(Ci avran poco piacere.)

MARCO

Signor vincemmo. Ai Cefali Triglioni

Il torron nel Mortaro fuggitivo ritorna.

TUTTI

Ah, ah, ah, ah!.

BUCEFALO

Don Marco, cca’ m'accide.

MARCO

Io fo furore, senti che si ride.

BUCEFALO

Va, facimmo la musica, l'aria di Fulvia, col recitativo.

(Né poco si da ca me n'esco vivo.)

Nº 9 SCENA ED ARIA DI ROSA


ROSA

Misera, dove son l'eroe del Tebro son queLLe ch'io respiro!

Per le starne m'aggiro di tenche, ed agli.

BUCEFALO

Rosa pe carità tu nun ne ngarre una.

MARCO

Zitto che dice bene.

ROSA

Di Tenghe, e d'agli, o dalle greche sponde di Tracene feconde.

MARCO

Di tragedie feconde.
ROSA

Di tragedie feconde vennero in questi lidi

le domestiche ferie di Paolo di Raimondo.

BUCEFALO

E de Tommaso... Rosa mannaggia craje, tu liegge a caso.

ROSA

Voi m'imbrogliate.

MARCO

Or suggerisco io.

ROSA

Delle provole di Cadino, e degli Atridi.

D'un padre traditore qua la colpa mi agghiaccia.

E lo sposo innocente, ho sempre in faccia.

MARCO

Cosí và’appunto

ROSA

Ah non son io che parlo, è il barbaro dolore...

No! Maestro ho fatto errore addesso torno a incominciar.

Ah non son io che parlo, è il barbaro dolore

che mi divide il core, che delirar mi fa.

BUCEFALO

E biva, e biva Rosa.

MARCO

Noi due per Bacco siamo un'altra cosa...

AGATA

Adesso canto io, che sono Onoria.


Nº 10 MUSICA DI SCENA
RECITATIVO

(sulla musica)

ROSA

Cielo, che veggio! E’ il bene mio costui... Ah, Carlino

CARLINO

Infedel mia consorte; per te vado tra’ lacci

Sarai contenta alfin della mia sorte

BUCEFALO

Oh, che canzone è chesta?

ROSA

Deh, Agata, Giannetta, se il caso vi rattrista

Deh soccorrete il msero... Vi prego, don Bucefalo,

Don Marco, anche voi supplico,

siete due cuor magnanimi, fatelo in carità.

MARCO

Signor sergente, io son ben conosciuto,

Carlino a me lasciate, io conto ne darò, non dubitate.

(consegna una borsa di denaro ai soldati, e questi viano)

CARLINO

(a Marco) Oh, quanto son tenuto alla vostra bontà

(a Rosa) Sposa perdono se infedel vi credei...

BUCEFALO

Feste a bezzefia: in casa di don Marco

‘nce volimmo spass’a co’n’accademia.

MARCO

Ma l’orchestra dov’è?
BUCEFALO

Mo l’adunammo, chille che ‘so fujute,

certo saranno spierte loco attorno

(richiama l’orchestra)

Nº 11 FINALE
MARCO

Su Giannetta

GIANNETTA

Passa via

MARCO

Tu mi devi consolare, devi aver di me pietà

BUCEFALO

(ad Agata) E tu pure bella mia non mi fare la spuntuta,

si di Rosa sostituta per la mia felicita

ROSA

Ah, per te consorte amato già cre dei venire a morte

CARLINO

Mi sospinse a questo passo il mio amor la fedeltà

TUTTI

Oh dolcissimo sconquasso che nel cor sentiamo già

ROSA

Sor geloso v’ammaestro a’ miei piedi vi piegate

Voi con me non comandate è la moglie a comandar

MARCO e BUCEFALO

Vi preghiamo unitamente

ROSA, AGATA, GIANNETTA e CARLINO

Di fidarsi ciecamente
MARCO e BUCEFALO

Date luogo alla pietà

ROSA

Allo sposo si confà

AGATA e GIANNETTA

Già nel sen qualche pietà

CARLINO

D’ora innanzi converrà

MARCO

Miei signore scritturate io sono compiaciuto

Con tal garbo gargheggiate che un diletto è l’ascoltar

ROSA

Oh vi siam molto obbligate

BUCEFALO

Tutt’in casa a festeggiar

TUTTI

Ritroviamo l’allegria facciam chiasso gli strumenti

E con giubilo e armonia la commedia andiamo a far.

FINE