Sei sulla pagina 1di 101

ET

Collana diretta da
Franco Berardi Bifo

6
©2002 Luca Sossella editore ROSI BRAIDOTTI
Via Morgagni 32
00161 Roma
l.sossella@mediaevo.com
www.mediaevo.com
Nuovi soggetti nomadi
Finito di stampare nel mese di febbraio 2002
da Graffiti srl, Roma

concept: Lev laboratorio di comunicazione a cura di


progetto grafico: Francesca Pavese ANNA MARIA CRISPINO

ISBN 88-87995-31-1
Indice

7 Introduzione
1. A proposito del nomadismo
2. La nomade come poliglotta
3. Estetica nomade
4. Né immigrata né esule
5. Tracciati di pensiero nomade
6. Punti di fuga

67 Sul soggetto femminile femminista, ovvero:


da “lei-sé” a “lei-altra”
1. Un approccio a Lispector
2. Femminismo e modernità
3. Un’altra immagine di pensiero
4. Incarnazione e differenza
5. Verso un universale sessuato

91 La differenza che abbiamo attraversato


1. Una categoria pericolosa?
2. La teoria femminista degli anni Novanta
3. Uno schema di lavoro
4. Per il nomadismo

129 Invidia
1. Degli uomini nel femminismo
2. Costrizioni nel contesto
3. Tre ghinee, quattro penny e altre occasioni

145 Organi senza corpo


1. Il discorso del bio-potere
2. Il mio organo, la mia protesi, me stessa/o
3. Quale corpo?
4. Il corpo come superficie visiva
5. Ex sesso
6. Tutti gli organi sono uguali, ma alcuni sono
piú uguali degli altri

165 Genere, identità e multiculturalismo in Europa


1. La questione dell’identità in una prospettiva europea
2. La dimensione storica
3. La questione ebraica
4. L’Unione europea come risposta alla globalizzazione Introduzione
e alle sue sfide
5. Per una identità europea postnazionalista
6. Sull’immaginario sociale
7. La rilevanza della “gender theory”
8. La politica della collocazione
9. Epistemologia femminista
10. Prima parziale conclusione
11. La rilevanza della questione europea in/come filosofia
12. L’importanza dell’approccio poststrutturalista
13. Proposta di un modello
14. L’Unione europea: ricollocare l’essere bianchi e farci i conti
15. Conclusioni

1. A proposito del nomadismo 7


Nel momento storico detto della postmodernità e
della globalizzazione, oltre che del movimento anti-
global, analisi teoriche e figurazioni ispirate al noma-
dismo, che fino a dieci anni fa potevano apparire bla-
sfeme, sono entrate a far parte della nostra quotidia-
nità. La velocità delle mutazioni in corso è tale che
anche la mobilità non è piú quella di una volta: non
siamo piú nella fase della fuga in avanti, ma in quella
delle accelerazioni simultanee che generano linee di
fuga in multiple direzioni.
In contrasto con l’uso piú diffuso e generico che se ne
fa comunemente, intendo qui utilizzare la nozione di
“postmodernità” in un’accezione specifica per indicare
un momento storico ben preciso. Una serie di profon-
de trasformazioni del sistema produttivo stanno modi-
ficando anche le strutture sociali e simboliche tradizio-
nali. La crescente contrazione dell’apparato industriale
a favore di un terziario ad alto contenuto di informati-
ca implica una redistribuzione globale del lavoro. Gran
parte della produzione viene dirottata verso il resto del
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

mondo, in particolare verso i paesi meno avanzati o in sistema che si nutre di differenze e le fa proliferare ai
via di sviluppo dove il lavoro è sottopagato e off-shore. fini della sua stessa logica. Il nuovo sistema policentri-
Questo spostamento comporta un declino delle tradi- co di produzione e circolazione dei beni di consumo
zionali strutture socio-simboliche che fanno perno determina una crescita esponenziale delle differenze
sullo Stato, la famiglia e l’autorità maschile. Come rile- in quanto marchi, fonti di scambio e di profitto. Dalla
vano Inderpal Grewal e Caren Kaplan,1 la postmoder- musica alle mode culinarie, il regime della globalizza-
nità corrisponde a un nuovo modo di organizzare l’ac- zione ha fatto delle differenze un bene di consumo
cumulazione capitalistica in termini di mobilità dei quotidiano. È quindi della massima importanza per
capitali a livello transnazionale. Assumendo come un me, come per altri/e filosofi/e detti/e “della differen-
dato questa tendenza storica verso la mobilità transna- za” prendere le distanze da questa logica di consumo
zionale, ritengo importante riconsiderare le mie posi- delle differenze come marchi di fabbrica. Il nomadi-
zioni e pratiche all’interno di questo orizzonte dalle smo a cui penso è risolutamente schierato dalla parte
linee sfuggenti. del no profit: vuole trasportare i flussi nomadici, la
Non c’è dubbio che il grande nomade d’oggi sia il capi- libera circolazione nel cuore stesso della soggettività,
tale. In quel poco che resta di discorso critico nella sini- rendendola multipla e non unitaria; vorrei inoltre
stra storica questo punto almeno è appurato: all’epoca farne un regime etico, che scavalchi i princípi d’indivi-
della postmodernità il capitalismo avanzato funziona in duazione morale, oltre che la politica nel senso stretto
un sistema di mobilità dei prodotti e delle merci. del termine. Per raggiungere questo fine, ritengo
Questa cosiddetta ‘flessibilità’ del mercato riguarda uni- necessaria un’opera di analisi cartografica dei modi di
camente i beni di consumo: gli esseri umani invece sono funzionamento della cultura contemporanea. Avverto
assai piú limitati e controllati nelle loro forme di mobi- l’urgenza di codificare figurazioni alternative, di impa-
8 9
lità. Un fattore essenziale per spiegare l’egemonia del rare a riflettere sul soggetto in maniera diversa, di
regime della flessibilità e anche dei tentativi volti a inventare nuove strutture di pensiero, nuove immagini
imporle dei limiti è rappresentato dalla tecnologia. Le e nuovi modi di pensare. Questo significa però supera-
nuove tecnologie della comunicazione sono particolar- re la strettoia rappresentata dall’impalcatura concet-
mente rilevanti in quanto introducono la mobilità, nel tuale del dualismo e le abitudini mentali perversamen-
senso di velocità e simultaneità, nel cuore stesso della te monologiche del fallologocentrismo.
soggettività e dei suoi impieghi quotidiani. I termini Questa raccolta di saggi intende delineare ed evocare
chiave per una critica politica delle nuove tecnologie si quindi un’immagine della soggettività contemporanea
riassumono in “accesso” e “partecipazione” su scala mon- modellata sul registro femminile-femminista contrasse-
diale. La consapevolezza che la collocazione geopolitica, gnato dal nomadismo. Una prospettiva ancorata a un
l’appartenenza di genere, etnica, di classe e di età stabili- modo di pensare figurativo, a tratti autobiografico, che
scono criteri ferrei di esclusione dalle nuove tecnologie potrebbe dare a chi legge l’impressione di uno stream
mi spinge a credere che questa forma di mobilità sia of consciousness epistemologico. Intendo esaminare le
quindi relativamente limitata e contenuta entro parame- diverse accezioni del concetto di “soggetto nomade” in
tri che rischiano di far sfiorire le promesse euforiche di quanto rappresentazione teorica piú rispondente alla
cyberdemocrazia e di variegati cyberfemminismi. soggettività contemporanea. Il termine figurazione fa
Resta il fatto che l’economia fluida degli scambi attuali riferimento a un pensiero inteso a evocare o esprimere
ci impedisce di continuare a pensare all’interno di modi di definizione del soggetto divergenti rispetto
schemi binari. La cultura postindustriale, fondata sulle alla visione fallologocentrica. Intendo quindi per figu-
forme selezionate di nomadismo – flessibilità e circola- razione l’elaborazione politica di una soggettività alter-
zione libera delle merci e non degli individui –, è un nativa che sia all’altezza della complessità della nostra
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

epoca storica. Il mio soggetto nomade implica quindi peculiare stile filosofico, le questioni radicali che pon-
anche una presa di distanza critica dalle forme diffuse gono, il loro impegno verso un mutamento e una tra-
della mobilità a fini commerciali, intesa come l’econo- sformazione, non solo della vita quotidiana, ma anche
mia politica del capitalismo avanzato. del loro insegnamento di storia della filosofia sono
Ritengo sia compito del femminismo – come anche di stati spazzati via dall’ondata di neoconservatorismo
altre aree del pensiero critico – farsi carico della com- dilagante un po’ dovunque. Il loro pensiero è parte
plessità di questa doppia sfida. Nel suo libro sull’essere integrante di quella intellettualità di una sinistra che si
neri in epoca postmoderna, la scrittrice e poetessa nera sente sconfitta storicamente in nome di non si sa bene
bell hooks per definire questo tipo di coscienza usa il quale variante del neopositivismo tecnocratico o neoli-
termine yearning, cioè una sorta di passione politica che beralismo conservatore cui oggi ci troviamo di fronte.
esprime un fortissimo desiderio di resistenza e di tra- Questo significa anche che, laddove il pensiero post-
sformazione. È una forma di sensibilità emotiva e politi- strutturalista continuerà a essere praticato, si tratterà
ca che non ha confini di razza, classe, genere o orienta- di spazi non-filosofici o extra-filosofici.3 Credo che il
mento sessuale e che secondo bell hooks potrebbe “ren- femminismo sia uno dei luoghi in cui poter portare
dere il terreno fertile per la costruzione di legami empa- avanti la sostanza del dibattito poststrutturalista: è una
tici tali da favorire il riconoscimento del reciproco delle vie di fuga per idee che altrimenti si sarebbero
impegno e potrebbe servire da elemento di base per la già estinte. Spazi di pensiero critico fra cui il poststrut-
costruzione di un senso di solidarietà e di unione”.2 turalismo potranno sopravvivere scegliendo la rotta
In questo senso, la qualità “nomade” della coscienza si nomade del femminismo; ma lo sapranno fare?
pone come imperativo epistemologico e politico per Mors tua vita mea. A seconda della posizione in cui ci si
coloro che, alla fine di questo millennio, portano avan- trova, le medesime condizioni storiche possono essere
10 11
ti una riflessione critica all’interno della logica schizo- percepite come positive o negative. Il che non implica
frenica del capitalismo tecnologicamente avanzato, ma alcun relativismo, ma segnala invece l’importanza
anche in opposizione alle modalità di potere e di della politica della collocazione, o del posizionamento,
esclusione che esso comporta. al quale ritornerò in seguito.
Cercherò quindi di ridefinire una teoria materialista – Il punto in questione è quindi: dove trova fondamento
che abbia caratteri mobili e transnazionali – della sog- la posizione che si situa all’interno dell’economia politi-
gettività femminista impegnata a operare entro i para- ca del nomadismo come resistenza critica e necessaria
metri della postmodernità. Senza romanticismi e senza del sistema attuale? Da dove può trarre forza una nuova
alcun sentimento nostalgico verso un passato ritenuto creatività teorica e politica? Da dove viene “il nuovo”?
in qualche modo migliore. Come ho già osservato in Da quali modelli possiamo partire per elaborare nuovi
Dissonanze, il femminismo contemporaneo si trova di schemi? Dobbiamo pensare che il modello di raziona-
fronte a una contraddizione storica: proprio quelle con- lità scientifica sia del tutto inadeguato oppure è ancora
dizioni che sono ritenute dai soggetti dominanti fattori passibile di utilizzazione? E se il modello della creatività
di una “crisi” dei valori rappresentano non solo per il artistica fosse piú ricco di suggerimenti?
femminismo, ma anche per altre culture minoritarie, Sulla scorta di alcune intuizioni della generazione
l’apertura di un campo di nuove possibilità. poststrutturalista vorrei rispondere a queste doman-
Certo, il contesto di “crisi” non è dei piú semplici. de sottolineando in primo luogo i limiti dell’approc-
Pensatori di chiare convinzioni “sovversive” come cio razionale o scientifico nel senso classico del termi-
Foucault, Irigaray, Deleuze hanno, in questi tempi ne e spostando l’ottica del discorso su altre modalità
disordinati, assai poche possibilità di far passare il loro di rappresentazione. Credo sia necessario fare un
programma filosofico e le loro priorità teoriche. Il loro salto di qualità nella prefigurazione del soggetto poli-
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

tico e sono convinta della forza e dell’efficacia delle gradino del progetto epistemologico del nomadismo. Il
proposte di alcune teoriche femministe, anche molto corpo, l’incarnazione del soggetto non sono espressio-
diverse tra loro, come Luce Irigaray e Donna Haraway.4 ni che vanno intese come categorie biologiche o socio-
La prima mette in risalto immagini tratte dalla morfo- logiche. Indicano piuttosto il punto di coincidenza tra
logia e dalla sessualità femminile: le labbra, per esem- fisico, simbolico e sociologico. In altre parole, l’accento
pio, segno di segretezza che tuttavia non diventa mai posto dal femminismo sul corpo si accompagna a un
chiusura. La seconda, invece, propone la figurazione radicale rifiuto di ogni essenzialismo. Nell’ambito della
del cyborg,5 cioè di un immaginario ad alta tecnologia teoria femminista si parla “in quanto” donna anche se
dove i circuiti elettronici rinviano a nuovi modelli di il soggetto di enunciazione “donna” non è un’essenza
interconnessione e di affinità. Entrambe comunque si monolitica definita una volta per tutte ma, piuttosto, il
sono assunte il compito di ribaltare radicalmente l’idea luogo di un insieme di esperienze molteplici, comples-
e le rappresentazioni convenzionali della soggettività se e potenzialmente contraddittorie, un luogo definito
umana e soprattutto di quella femminile. Entrambe si dalla sovrapposizione di variabili come la classe sociale,
affidano a delle figurazioni alternative che ci consento- la razza, l’età, lo stile di vita, le preferenze sessuali e
no di uscire dai vecchi schemi di pensiero.6 cosí via. Si parla in quanto donna per potenziare la sog-
Rappresentazioni di questo tipo danno l’idea di come le gettività delle donne, attivare mutamenti socio-simboli-
teoriche femministe stiano in vario modo tentando di ci nella loro condizione. Si tratta, dunque, di una posi-
approfondire differenti forme di soggettività femminile zione radicalmente anti-essenzialista. Il che implica
e non solo. Ci dicono inoltre quanto sia arduo il con- anche cambiamenti nel campo del sociale in senso lato:
fronto con il linguaggio necessario per produrre rap- l’orizzonte delle lotte femministe non si racchiude
presentazioni che abbiano valore affermativo. La rosa di sulle donne, ma al contrario si apre sul mondo esterno
12 13
termini usata per descrivere questa nuova soggettività a partire dalla presa di coscienza delle donne come
femminista parla da sé: Hélène Cixous potenzia il riso soggetti nomadi, di transizione. Quindi, quante piú
della Medusa;7 per Monique Wittig8 la parola chiave è figurazioni alternative della soggettività politica si crea-
“lesbica”, cui fa eco la “politica parodica della maschera- no in questa fase delle pratiche femministe, tanto
ta” di Judith Butler.9 Altre, facendo riferimento a Nancy meglio avremo operato.
Miller,10 preferiscono parlare del processo del “divenire La figurazione che propongo del soggetto in generale,
donne”, intendendo cosí i soggetti femminili-femministi ma soprattutto del soggetto femminista – e di una sua
come artefici di una storia “altra”. Teresa de Lauretis interpretazione situata, postmoderna, culturalmente
parla di soggetto “eccentrico”,11 mentre in altre defini- differenziata – è il/la nomade. Questo soggetto si può
zioni alternative il soggetto femminile è la “compagna definire anche postmoderno/industriale/coloniale a
di pendolarismo” occasionale12 o “l’altra inappropria- seconda del proprio luogo di enunciazione. In quanto
ta” 13 o ancora un soggetto “postcoloniale”. 14 la classe sociale, razza, appartenenza etnica, genere,
Quest’ultimo termine rientra in un’analisi del genere in età e altri tratti specifici sono gli assi di differenziazio-
rapporto ad altre tematiche geopolitiche che suggeri- ne che, intersecandosi e interagendo, costituiscono la
scono legami del femminismo a livello transnazionale. soggettività, la nozione di nomade si riferisce alla simul-
Molte di queste ridefinizioni della soggettività assumo- tanea presenza di alcuni o molti di questi tratti nello stes-
no come punto di partenza un nuovo tipo di materiali- so soggetto. Il che rispecchia le complesse interazioni
smo incentrato sulla materialità del corpo e mettono in dei vari livelli della soggettività. Parlare in quanto femmi-
rilievo la struttura incarnata e perciò sessualmente dif- nista significa tuttavia dare priorità a questioni relative al
ferenziata del soggetto di enunciazione. Ripensare allo- genere, o meglio, alla differenza sessuale nel riconosci-
ra il rapporto tra corpo e soggettività diventa il primo mento delle differenze tra donne.
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

Il soggetto nomade è un mito, un’invenzione politica andato in frantumi o è stato fatto saltare in aria. Come
che mi permette di riflettere a fondo spaziando attra- nel caso dei pariah di Hannah Arendt, questi nomadi
verso le categorie e i livelli di esperienza dominanti: non hanno neanche il diritto di avere dei diritti.
di rendere indefiniti i confini senza bruciare i ponti. È proprio perché condivido questa visione, che ritengo
La mia scelta parte implicitamente dalla consapevo- essenziale chiarire un punto che mi pare essenziale: la
lezza della forza e dell’importanza dell’immaginazio- mia scelta di figurazioni non ha nulla a che fare con le
ne, della creazione di miti come via d’uscita dalla metafore e la consunzione cannibalistica che esse com-
stasi politica e intellettuale che segna la fase che stia- portano di esperienze o di esistenze altrui. La figurazio-
mo vivendo. Le narrazioni politiche possono essere, ne non è metafora, ma piuttosto une strumento carto-
qui e ora, piú efficaci di qualsiasi sistema teorico. grafico, di navigazione nelle acque tempestose di un pre-
Scegliere una figura iconoclasta come il soggetto sente il cui orizzonte non è piú romanticamente velato e
nomade significa quindi andare contro la natura piú incerto, ma brutalmente e chiaramente in frantumi.
radicata e convenzionale del pensiero teorico, soprat- Una figurazione è una cartografia, cioè una mappatura
tutto di quello filosofico. Questa figurazione esprime politica dell’attualità. Nel mio schema di lavoro intreccio
il mio desiderio di esplorare e legittimare l’agire poli- un legame impuro, e quindi utilissimo, fra la filosofia
tico quando il declino delle, un tempo solide, iden- poststrutturalista, che dei diagrammi del presente ha
tità di derivazione metafisica è ormai un dato storico fatto un punto cardinale, e il metodo femminista della
acquisito. Qui entra in gioco anche il problema di politica del posizionamento o della collocazione.
come sia possibile riconciliare la parzialità e la Rendere conto del proprio collocamento nella realtà è il
discontinuità con l’elaborazione di nuove forme di punto di partenza per il lavoro cartografico e di figura-
interazione e di inediti progetti politici collettivi. zione, che è una variante della pratica dell’auto-coscien-
14 15
Tornerò in seguito su questo punto. za, elevata a modello epistemologico. Una figurazione è
Certo, l’immagine del soggetto nomade discende dalla un diagramma dei rapporti di potere, nel senso positivo
concreta esperienza di popoli e culture propriamente come negativo del termine (potestas e potentia), e quindi
nomadi. Tuttavia il nomadismo a cui mi riferisco ha a non è semplice metafora. Essere posizionati come noma-
che fare con quel tipo di coscienza critica che si sottrae, di, o come immigrati, o come esuli, o come clandestini,
non aderisce a formule del pensiero e del comporta- o senza patria, o rifugiati, o vittime degli stupri in guerra,
mento socialmente codificate. Non tutti i nomadi viag- non sono semplici metafore. Non avere alcun passapor-
giano per il mondo. Alcuni dei viaggi piú straordinari si to o averne due o magari tre non sono affatto situazioni
possono fare senza spostarsi fisicamente dal proprio equivalenti: sono mappature precise del proprio colloca-
habitat. Lo stato nomade, piú che dall’atto del viaggia- mento nel mondo. È la storia stessa, tatuata sul proprio
re, è definito da una presa di coscienza che sostiene il corpo: alcuni ne vengono nobilitati o “empowered”, ma
desiderio del ribaltamento delle convenzioni date: è la maggior parte subiscono invece queste condizioni
una passione politica per la trasformazione o il cambia- come forme di sofferenza e privazione. Non c’è posto
mento radicale. Concordo pienamente con Lidia per sfumature metaforiche in un orizzonte interrotto o
Campagnano15 che bisogna stare attenti alle metafore e spaccato, c’è solo la necessità di eseguire una mappatura
al sostrato di nostalgia che a volte le sostanzia. Vale la adeguata alle condizioni che stiamo attraversando.
pena di sottolineare che lo statuto di nomade non ha di Occorrono quindi le cartografie dei rapporti sociali e
per sé nulla di vantaggioso, o di nobile, o di moralmen- simbolici che inquadrano e contengono il posiziona-
te e intellettualmente superiore; d’altra parte il nomadi- mento di questi soggetti-in-divenire che si muovono nel-
smo in genere è la condizione storica dei senza patria, l’orizzonte sconnesso della postmodernità.
di quelli per cui l’orizzonte di appartenenza storica è Una cartografia adeguata serve a inventare una nuova
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

segnaletica e quindi a produrre strategie di resistenza interconnessione che ritengo molto apprezzabile.
che siano all’altezza della complessità della nostra Tracciare una rete di connessioni non è necessariamente
epoca. Nel mio pensiero filosofico il nomadismo serve un atto di appropriazione. Al contrario: segna delle tran-
come perno e asse portante per una critica di fondo del sizioni tra condizioni o esperienze. Le linee di fuga e l’i-
soggetto unitario, delle identità fisse e dell’economia dea di divenire di cui parla Deleuze sono in quest’ambi-
politica delle differenze binarie che esso paradossal- to molto suggestive.17 Il divenire nomade non è riprodu-
mente comporta. La figurazione del soggetto nomade è zione e neppure mera imitazione, ma piuttosto prossi-
in aperta polemica col soggetto stanziale, fisso, umani- mità empatica, intensa interconnessione. Alcune condi-
stico che gestisce da signore e padrone il capitale fallo- zioni o esperienze possono fondersi anche solo perché
logocentrico sia a livello sociale che simbolico. È una hanno in comune certe caratteristiche: le passioni politi-
forma di resistenza attivata al e dal centro di questo uni- che condivise sono una questione di affinità, non solo di
verso simbolico, che essa punta a scardinare. certezze o di dogma.
Riprendendo l’immagine della deterritorializzazione e Gli spostamenti nomadici segnano quindi un divenire
del viaggio nomade di Deleuze, Caren Kaplan mette in creativo. Sono una metafora performativa che consen-
evidenza il rischio che queste nozioni poststrutturaliste te incontri altrimenti improbabili e mette a disposizio-
si trasformino in altrettante idee nostalgiche o roman- ne insospettate fonti di interazione tra soggetti, cioè
tiche.16 Lo schema interpretativo di Deleuze mi sem- tra diverse forme di esperienza e di conoscenza. La
bra invece sufficientemente lucido, materialista ed pratica del “come se”, con le sue ripetizioni ritualizza-
empirico da resistere a queste tentazioni. Si tratta di te, rischia però di fossilizzarsi nel gioco di un linguag-
una riflessione che dissolve completamente l’idea di gio solipsistico e in ossessioni autoreferenziali prive di
un centro e quindi ogni concezione di luogo origina- altri termini di riferimento. Per evitare questo rischio,
16 17
rio, di identità autentica o di giusta via per raggiunger- nel delineare lo stato nomadico, oltre che aprire il mio
la. Inoltre, mi pare che Deleuze e Guattari ci mettano pensiero sull’esterno in una lettura ampia del contesto
in guardia contro un rischio connaturato ai sistemi postindustriale, ho fatto anche riferimento alle mie
postmoderni. Frammentari e privi di unitarietà come esperienze personali cercando di incarnarlo e di
sono, essi potrebbero riprodurre rapporti di potere situarlo nel modo piú concreto possibile. Il tono auto-
globale su scala ridotta, creando cosí ciò che i due biografico che trasparirà da queste pagine, come da
autori definiscono un “microfascismo”, formazioni di altre scritte in precedenza, è il mio modo per legitti-
potere piú piccole, piú localizzate, ma non meno peri- mare le “performance” nomadiche messe in scena in
colose. In tal senso si può parlare, facendo riferimento questo testo. Se si tratta di una metafora, essa è capace
a Grewal e Kaplan, anche di una riproduzione a livello di dislocare e condensare intere parti della mia vita. È
mondiale di “egemonie sparse”. Deleuze e Guattari una mappa retrospettiva dei luoghi in cui sono stata.
propongono in sostanza forme di resistenza a questo Voglio narrare la genealogia che incarno, ma senza
tipo di potere, puntando sul bisogno di una distanza, lasciarmi andare al sentimentalismo o tentare di
qualitativamente significativa, dai centri egemonici, impersonare l’esotico, “l’altro”. Voglio rivisitare alcune
quale che ne siano le proporzioni e per quanto “locali” situazioni e renderne conto nello spazio interattivo e
o circoscritti possano essere. nomadico per definizione che è quello della scrittura.
Ci sono casi in cui questa modalità rappresentativa fun- Secondo Caren Kaplan, questo tipo di posizionamen-
ziona in base a ciò che altrove ho definito “la filosofia del to è “un terreno immaginario, una riterritorializzazio-
‘come se’”. È “come se” certe esperienze rimandassero o ne passata per varie fasi di deterritorializzazione per
ne evocassero altre. La possibilità di passare da un insie- giungere a enunciare un’efficace teoria del luogo di
me di esperienze a un altro rappresenta una qualità di enunciazione basata sul contingente, sulla storia e sul
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

mutamento”.18 La pratica del “come se” è una tecnica La performance artistica messa in scena dalla fondatri-
di ri-collocazione strategica che ci consente di salvare ce del movimento delle cyber-artiste – Laurie
dal passato ciò che ci occorre per tracciare percorsi Anderson – è un altro grande esempio di stile nomadi-
di mutamento della nostra vita, qui e ora. È una co-parodico di grande efficacia secondo la modalità
mappa tracciata a memoria, cioè retrospettivamente del “come se”: nell’universo concettuale di Laurie
e da lontano. Anderson le situazioni, i personaggi sono sempre
La pratica del “come se” può anche essere vista come reversibili. Il flusso costante dell’esperienza dà modo a
modalità di personificazione, cioè come una rappresen- Laurie Anderson di creare un continuum altamente
tazione feticistica che consiste nel riconoscere e con- tecnologico tra diversi livelli di esperienza. Inoltre que-
temporaneamente negare certi attributi o esperienze. sto esalta il suo straordinario talento di evocare para-
Una formula tipica è la seguente: “lo so che non è vero, dossi, non ultimo quello che la complessità nasca da
ma facciamo come se lo fosse…”. Nel pensiero postmo- un approccio minimalista. Nella sua arguta pratica del
derno maschile piú diffuso, la maggior parte dei discor- “come se” Laurie Anderson ha perfezionato l’arte
si sulla differenza sessuale e sulla presunta raggiunta della reversibilità: eventi, ma anche affermazioni, pos-
uguaglianza, sembra essere segnata da questo modo di sono precipitare l’uno nell’altro e uscirne completa-
disconoscimento feticistico.19 Dal mio punto di vista mente capovolti. Lei dice spesso: “Non è la pallottola
femminista preferisco considerare “la filosofia del che ti uccide, ma il foro”, il che significa che i confini
‘come se’” non come disconoscimento bensí come una tra dentro e fuori, cosí come la catena temporale in
doppia negazione che assume valenza positiva. Il che cui si è colpiti dalla pallottola e poi si muore, non
mi permette di arrivare all’affermazione dell’esistenza costituiscono una sequenza a senso unico. Il loro signi-
di confini fluidi, come pratica degli intervalli, delle ficato non può quindi essere univoco.20
18 19
interfacce e degli interstizi. La ripetizione, parodica di Per analogia si può dire che nella politica della parodia –
per sé, o personificazione, che accompagna la pratica come pratica politica del “come se”, ciò che risulta deter-
del “come se” non può, in altri termini, essere fine a sé minante non è tanto la personificazione o performance
stessa. Assumere pose in successione, mascherarsi, non mimetica, o la ripetizione di atteggiamenti dominanti,
ha automaticamente effetti eversivi. ma piuttosto la capacità di aprire degli spazi intermedi
Ciò che trovo efficace nella pratica del “come se” è in cui esplorare nuove forme di soggettività politica. Per
proprio la sua forza di apertura, mediante ripetizioni dirla altrimenti, non è la parodia in sé quella che potrà
successive e strategie mimetiche, di spazi in cui si pos- sconfiggere l’atteggiamento fallologocentrico ma piutto-
sono generare forme alternative dell’agire. La parodia sto il vuoto di potere che una politica della parodia sarà
può allora essere politicamente efficace, a patto però in grado di provocare. Come immagine performativa, il
che sia sostenuta da una coscienza critica che intende soggetto nomade mi dà modo di intrecciare vari livelli
produrre trasformazioni e mutamenti. Tuttavia, nel della mia esperienza. In questa immagine confluiscono
momento in cui si pone la coscienza critica come pre- alcuni aspetti biografici e al contempo vi trova espressio-
condizione, ci si ritrova anche a dover affrontare le ne la mia personale preferenza concettuale per una
questioni legate alla ripetizione, alla differenza e al visione non unitaria della soggettività e quindi una criti-
sovvertimento dei codici dominanti che richiedono ca del concetto stesso d’identità. In definitiva essa mi
schemi esplicativi piú complessi. In questo contesto la consente di mettere in rapporto la mia politica femmini-
strategia della “mimesi” di Luce Irigaray è un tipo di sta con una serie di altre importanti questioni e scelte di
ripetizione che consente di agire politicamente perché collocazione sul piano sia politico che teorico.
chiama in causa contemporaneamente questioni di Questo approccio figurativo al nomadismo mi permette
identità, di identificazione e di soggettività politica. di giocare sulla qualità associativa dello stato nomade
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

sfruttando tutta la sua ricchezza metaforica. Procederò si può verificare appieno il loro potenziale di efficacia.
sondando alcune risonanze cognitive ed emotive del- I soggetti nomadi sono in grado di sganciare il pensiero
l’immagine del/della nomade. Cavalcherò questa figu- dal dogmatismo fallologocentrico, ridandogli la libertà,
razione, per cosí dire, verso un orizzonte non sempre la vitalità, la bellezza. Nella ricerca di rappresentazioni
prevedibile. Lungo la strada e nel corso delle tante nomadiche alternative c’è una forte dimensione estetica
variazioni sul tema del/della nomade che intendo illu- e la teoria femminista – almeno quella che pratico – è
strare, metterò in luce fino a che punto lo stato di pervasa da questa gioiosa forza nomade. Come dice
nomade sia potenzialmente in grado di rinominare Donna Haraway, abbiamo bisogno di raffigurazioni fem-
categorie dando loro valenza positiva, di aprire nuove ministe dell’umanità che “resistano alla rappresentazio-
possibilità di vita e di pensiero, per le donne soprattutto ne letterale e creino costantemente nuovi, potenti tropi,
– ma non solo – e ancora di piú per le femministe. nuove figure di discorso, nuovi termini di possibilità sto-
Penso che in quest’epoca di vere accelerazioni e di falsi rica. Per questo processo, nel punto di flessione della
cambiamenti, dove ciò che ritorna è essenzialmente il crisi, dove tutti i tropi confluiscono, abbiamo bisogno di
vecchio, e non il nuovo, la ricerca di nuove forme di soggetti di discorso estatici”.23
utilità politica sia indissolubilmente legata alla creati- È a questa logica insieme generosa e caustica, visiona-
vità. Dobbiamo imparare a pensare alla nostra soggetti- ria e materialista che si affidava Karl Kraus, nel suo
vità in modi radicalmente diversi da quelli a cui siamo elogio dell’utilità di ciò che non ha finalità immedia-
abituati. Ci occorre un supplemento di energia creativa ta, di quella categoria del “superfluo” che invece ha la
per compiere questo salto di qualità, perché, nel nostro capacità di andare al cuore stesso della questione del
insieme culturale e politico, soffriamo di grande caren- soggetto e del suo agire. La creatività d’ordine esteti-
za creativa, manchiamo d’immaginazione; e non è solo co o concettuale serve a creare anche ciò che a prima
20 21
una questione di stile. Il contesto in cui viviamo è assai vista serve unicamente a porre le condizioni necessa-
povero su questo piano: le fonti d’ispirazione si sono rie per indicare un nuovo orizzonte, un futuro possi-
inaridite nell’inerte ripetizione di volgari e banali trui- bile. Per coloro che si consacrano a questo modo di
smi sui diritti e le virtú retoricamente attribuiti a un scrivere la preistoria del futuro servono cartografie
“individuo” la cui collocazione storica è dubbia e la pre- dettagliate e immense scorte di creatività. Bollare
senza sociale piú debole che mai. un’iniziativa del genere come autoreferenzialità, o
Io preferisco partire invece dall’idea del declino storico addirittura vanità narcisistica, sarebbe un errore di
della nozione di soggetto individualizzato all’interno di ragionamento, oltre che una grave caduta di stile.
una logica fallocentrica. Da questo punto imprescindi- Non si tratta infatti di uno stile di pensare che si
bile, scatta la ricerca di nuove forme di soggettività, cioè arrocca dietro o dentro un’immagine dell’io sovrano
nuovi modi di stare nel mondo. E visto che essi non e padrone, bensí di un pensiero aperto verso l’ester-
sono a nostra immediata disposizione, non ci resta che no, verso l’orizzonte sconfinato di una praxis che va
inventarceli, come progetto collettivo di gestione del reinventata. Creare in condizioni simili significa
cambiamento, cioè creazione di forme di rappresenta- inventarsi un “saper fare” che inizia e, paradossalmen-
zione adatte a ciò che già stiamo diventando. te, finisce con la ricerca di strumenti di navigazione
Tutto questo è nello spirito di ciò che Patricia Yaeger nel labirinto mai abbastanza nuovo del presente.
chiama “epistemologia visionaria”:21 a suo parere una Credo che solo un soggetto che non è piú uno, né
nuova immagine possiede “la capacità di consentirci un nessuno, né centomila, ma puro divenire, cioè proces-
accesso ordinario a un pensiero straordinario”.22 Perciò so di attraversamento e di creazione, possa ritenersi
Yaeger insiste sulla necessità per una femminista di riflet- all’altezza di questa sfida epocale che di solenne ha
tere sulla forza delle proprie figure di discorso. Solo cosí essenzialmente solo la sua insolente leggerezza.
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

2. La nomade come poliglotta Sono poi cresciuta nelle metropoli policulturali austra-
I saggi raccolti in questo volume segnano ben piú di un liane, appena qualche anno prima che divenisse di
percorso intellettuale. Rispecchiano anche la situazione moda il “multiculturalismo”. Era al tramonto la politi-
esistenziale di un’individualità multiculturale, qualcuno ca dell’“Australia dei bianchi”. Lí non si incoraggiava-
che, dopo essere stata un’emigrante, ha deciso di diven- no di certo i contatti tra gli immigrati e gli aborigeni,
tare una nomade. Il/la nomade è per forza poliglotta e eppure c’era qualcosa che mi faceva sentire scissa e a
il/la poliglotta è un nomade della lingua: vive costante- disagio dal punto di vista intellettuale: la cancellazione
mente tra lingue diverse. È uno specialista della natura della presenza aborigena e il silenzio della cultura uffi-
ingannevole del linguaggio, di ogni linguaggio. Le paro- ciale australiana su tutto ciò che sapeva di razzismo,
le non rimangono ferme, seguono un loro percorso. differenze di classe, nostalgia coloniale e rivendicazio-
Vanno e vengono, percorrendo delle piste semantiche ni dei nativi. Ecco, tutto questo suonava al mio orec-
prestabilite, lasciandosi dietro tracce acustiche, grafiche chio come il segnale, mai esplicito eppure sempre per-
o inconsce. In Alice nel paese delle meraviglie,24 Humpty cepibile, di un conflitto interiore che segnava la psico-
Dumpty ci ricorda con molta sagacia che ciò che conta, logia collettiva e i modi di vita degli australiani.
in fin dei conti, nel definire il significato delle parole, è Poiché l’identità culturale è qualcosa che si definisce
sapere chi è il capo. dall’esterno e a posteriori, l’effetto piú immediato che
I testi che seguono infatti sono stati pensati e, in certi ebbe su di me l’esperienza vissuta in Australia fu di
casi, espressi in varie lingue europee e coprono l’arco farmi scoprire la profondità del mio essere europea e
di un decennio. Sono saggi che accompagnano, prece- di farmi capire che “europea” era molto piú di una
dono e portano avanti il nucleo di riflessioni contenu- nozione o di una vicenda univoca. Non solo ero un’im-
to in Dissonanze,25 un libro anch’esso paradigmatico migrata bianca – e l’essere bianca risaltava in rapporto
22 23
della mia vita nomade. Il testo ebbe una prima stesura agli aborigeni –, ma ero allo stesso tempo una bianca
in francese, fu poi tradotto in inglese e infine decisi di di serie B rispetto alla minoranza di origine anglosas-
scriverne una versione definitiva direttamente in ingle- sone che dominava il paese. Dunque, come compor-
se. Cosicché quando è andato in stampa era diventato tarsi? Fu proprio per oppormi a un’identità culturale e
ormai una traduzione priva del suo originale. Il mio psicologica che mi costringeva a tenere insieme gli
lavoro come filosofa non ha una madrelingua: in esso antipodi che scoprii di essere davvero e fino in fondo
si susseguono una serie di traduzioni, spostamenti, un’europea. Mi chiedo spesso se questa consapevolez-
adattamenti a condizioni in continuo mutamento. Per za sarebbe stata tanto acuta se non avessi sperimentato
dirla in altri termini, quel nomadismo che sostengo la perdita delle mie radici europee attraverso l’emigra-
come opzione teorica si rivela essere anche una condi- zione. Può l’identità culturale venir fuori da una dina-
zione esistenziale che si traduce a sua volta in un mica interiore? Oppure si delinea dall’esterno, come il
determinato stile di pensiero. frutto di una scelta oppositiva? Certo, il termine “euro-
Sono nata in Italia, in quella lingua di terra nord- peo/a”, oggi che vivo e lavoro a Utrecht, suona alle
orientale che i veneziani avevano colonizzato già nel mie orecchie come una nozione colma di contraddi-
XIII secolo. Venezia fu creata nel segno del nomadi- zioni che sono allo stesso tempo assai seducenti ma
smo quando i suoi abitanti cominciarono ad andare anche altamente fuorvianti. La parola “europeo/a”
per mare per sfuggire alle orde dell’unno Attila che per me è intimamente legata a questioni come la
arrivavano da Oriente. Quella città fu da allora la culla mescolanza culturale e i conflitti interculturali; signifi-
di una sostanziosa teoria di globe-trotters, tra i quali quel ca mobilità delle persone attraverso ondate migratorie
Marco Polo che ancora viene ricordato come uno dei ininterrotte ma indica anche una parte specifica della
maggiori decodificatori di linguaggi altri. memoria storica che, per quanto consapevole del colo-
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

nialismo, non può facilmente avanzare, come altre, le un imprescindibile bisogno politico quello di trasfor-
rivendicazioni proprie del postcolonialismo. mare queste contraddizioni in spazi di resistenza criti-
Il senso retrospettivo, e indotto da un conflitto esterno, ca alle identità egemoniche di qualsiasi tipo. Cosí ora
del mio riconoscermi europea ebbe allora molte con- posso dire che la mia vita fu marchiata a fuoco dall’e-
traddittorie implicazioni: significò innanzitutto schierar- sperienza dell’emigrazione, ma che ho scelto di diven-
mi con un’idea dell’Europa “continentale”, in opposi- tare una nomade, vale a dire un soggetto in transito e
zione all’atteggiamento della minoranza egemonica di tuttavia sufficientemente ancorato a una collocazione
origine britannica. Da questo punto di vista, dirmi euro- storicamente determinata da accettarne la responsabi-
pea era un modo per rivendicare un’identità che mi si lità e, grazie a questo, in grado di risponderne.
chiedeva di disprezzare. D’altro canto, conoscevo abba- Quest’esperienza dell’“europeità” ha trovato uno sboc-
stanza bene la storia dell’Occidente da capire che l’i- co nelle ricerche tuttora in corso sulla formazione
dentità europea non era – né era mai stata – univoca: la dell’Unione Europea e del concetto di “cittadinanza
sua pretesa unitarietà era nel migliore dei casi una mera flessibile” che esso comporta. Il saggio contenuto in
invenzione narrativa. Nella sua versione diasporica, questa raccolta – inedito e del tutto nuovo rispetto alla
attraverso le tante “Little Italy”, “Little Greece” o “quar- prima edizione del libro – affronta proprio questo pro-
tieri spagnoli”, l’Europa rivelava il suo vero volto: quello blema. È stato per me una fonte di grande conforto
di un miscuglio di gruppi diversi dal punto di vista cul- poter riscontrare negli scritti fondamentali di Altiero
turale, linguistico ed etnico. Gruppi, peraltro, profonda- Spinelli e di Ursula Hirschmann una sensibilità post
mente in conflitto tra di loro. Non tutte le diaspore nazionalistica che li rende assolutamente attuali. In
sono uguali anche se vengono assimilate nello sguardo Noi senza patria, Ursula Hirschmann27 collega diretta-
dell’osservatore colonialista. mente la sua visione della federazione europea all’e-
24 25
Dunque, la scoperta del mio essere europea non fu sperienza della diaspora, la fuga e la conseguente con-
l’assunzione trionfalistica di una identità sovrana. Fu dizione di esule e di rifugiata politica, che furono gli
piuttosto l’esperienza di un disincanto: la disidentifi- effetti immediati della sua ebraicità negli anni cupi del
cazione da qualsiasi forma di identità che avesse un nazismo e del fascismo. Sono rimasta colpita dal nesso
profilo di sovranità. Inoltre, quando mi resi conto di che collega antifascismo, ebraicità diasporica e l’idea
come, lí in Australia, il ramo “continentale” e quello dell’Unione europea come spazio sociale non piú fon-
“britannico” degli immigrati europei potessero mette- dato sullo Stato-Nazione, ma su basi legali non nazio-
re da parte la loro reciproca ostilità per coalizzarsi nali. Mi piace infinitamente questa nozione – per ora
nella presa di distanza dai nativi australiani e dalle solo ipotetica – di una cittadinanza flessibile, cioè non
altre comunità immigrate, nere e asiatiche, allora piú derivata direttamente dalla nazionalità, bensí da
persi ogni illusione. Con questo atteggiamento ege- una pratica piú ampia dell’appartenenza, che è colle-
monico, in secoli di storia, l’identità europea è riusci- gata a una definizione post nazionalistica dell’Unione
ta a perfezionare il trucco che consiste nel presentarsi europea. Il fatto stesso che l’opposizione al progetto
e imporsi come la norma, assumendo una posizione della nuova Europa abbia preso la forma ipernaziona-
di centralità che confina tutti “gli altri” ai margini. Ed listica, xenofoba e razzista del Fronte Nazionale fran-
è davvero un buon trucco quello di combinare le pro- cese, del Vlaamse Blok belga e della Lega Nord in
prie aspirazioni universalistiche con l’impegno, ad Italia, vale come conferma di come l’idea dell’Unione
alto contenuto di capitale, di stabilire il prezzo dell’o- europea porti in sé un potenziale rovesciamento dei
mologazione culturale di tutti “gli altri”.26 preconcetti nazionalistici e l’introduzione di pratiche
Essere europea oggi significa collocarmi all’interno di di cittadinanza di tutt’altro ordine. Chiaramente, que-
queste contraddizioni storiche. Significa esperire come sto aspetto progettuale della nuova Europa resta da
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

attualizzare. Credo comunque che una visione noma- Con l’andare degli anni ho sviluppato una sorta di
dica del soggetto si riconosca in forme di cittadinanza grande fascinazione nei confronti delle persone
flessibili e anche nel posizionamento antinazionalisti- monolingui: coloro che hanno avuto accesso al sistema
co e antirazzista che esse comportano. simbolico attraverso una lingua che sarà la loro per
Anche su questo punto la mia biografia conta e la mia tutta la vita. A pensarci bene, non ne conosco molte di
storia parla. Vorrei sottolineare però che non esiste rap- persone cosí, ma non mi è difficile immaginarle: per-
porto di logica necessità tra le mie esperienze di vita e le sone radicate con agio nella parvenza di familiarità
mie scelte teoriche: come dirò piú avanti, non è vero che la “lingua madre” trasmette loro. Con un senti-
che tutti gli emigranti sviluppano una coscienza noma- mento misto di invidia e condiscendenza mi viene da
dica. Nel mio caso ha giocato invece il mio desiderio di pensare con un senso di gratitudine alla concezione
sottolineare un rapporto stretto, aperto e vitale tra il del soggetto elaborata da Lacan, perché in essa trova-
personale e il teorico, tra il vissuto e il pensato. Questo no conferma le mie sensazioni piú profonde al riguar-
legame non è d’ordine causale: è una scelta ben precisa do. La psicoanalisi lacaniana dimostra che ciò che
da parte mia – scelta di stile, oltre che di valori politici. chiamiamo madrelingua in realtà non esiste. Che tutte
Mi sono trovata di conseguenza a entrare e uscire da le lingue portano il nome del padre che vi ha impresso
diverse lingue: l’italiano, il francese, l’inglese – nelle sue il suo marchio, il suo registro. La psicoanalisi insegna
varianti britannica, australiana, americana e altre anco- anche quanto sia irrimediabile la perdita del senso di
ra –, ma non in linea retta, piuttosto per gradi di ibrida- una sicura origine che accompagna l’acquisizione
zione perennemente in movimento. Grazie ai suggeri- della lingua, di ogni lingua. In Stranieri a se stessi la teo-
menti della mia relatrice di tesi di laurea all’Università rica francese, emigrata bulgara, Julia Kristeva, lo sotto-
di Canberra, Geneviève Lloyd,28 ho deciso di occuparmi linea con estrema forza. Di conseguenza per lei tutti
26 27
di filosofia e, per concretizzare questo mio progetto, ho gli individui pensanti hanno in comune uno stesso
cambiato continente. Il mio primo testo accademico stato mentale: la traduzione.29
vero e proprio fu scritto in francese. Si tratta della mia Molti studiosi, per esempio, hanno la tendenza a consi-
tesi di dottorato: ero alla Sorbona, dove si respirava un derare gli americani come un popolo monolingue. Ma
clima postsessantottesco e le aule di filosofia erano affol- basta mettere piede in una qualsiasi metropoli america-
late di studenti provenienti da tutto il mondo. E le lezio- na per sentirsi attorniati da una straripante moltitudine
ni, specialmente quelle di Gilles Deleuze, erano seguite, di lingue e di identità etniche. Paradossalmente, l’ame-
ancora piú che dagli studenti parigini, da britannici, ira- ricano medio – fatta eccezione per il wasp – è un immi-
niani, cambogiani, americani, palestinesi, algerini, grato che parla almeno un’altra lingua oltre alla propria
australiani, cameruniani e cosí via. versione adottata/adattata dell’inglese. Il monolingui-
Anche quando ho deciso di usare l’inglese come il mio smo mi sembra invece molto piú presente nei corridoi
principale strumento di espressione, la lingua che ne è e nelle aule universitarie che non nelle strade delle
venuta fuori è un amalgama di dialetti inglesi ibridati da città medie americane. C’è da chiedersi quali interessi
derivazioni straniere: “italo-australiano”, “Franglais”, costituiti siano meglio garantiti da un’immagine degli
“patois parigino di New York”, “Dutch-lish”, e cosí via. americani visti come un monolite monolingue.
Tutti questi accenti, piú una netta cadenza del nord est, A questo proposito Danielle Haase-Dubosc,30 direttrice
risuonano tuttora nel mio modo di parlare l’italiano. franco-americana dei programmi della Columbia
Quando, nel 1988, mi sono stabilita in Olanda, questo University a Parigi, ha messo in evidenza un significati-
panorama in continuo sommovimento si è assestato in vo cambiamento di profilo degli studenti americani
uno stile di vita basato sulla permanenza di adattamenti che trascorrono un anno di studi all’estero. Gli studen-
temporanei e sulla comodità di fondamenta contingenti. ti asiatici, indiani, afro-americani e africani, che in
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

numero sempre crescente si trasferiscono dalle univer- forte che mai e va ad alimentare il rinato ed esacerba-
sità americane in Francia, sentono sempre meno di to senso dei nazionalismi, regionalismi e localismi che
possedere una marcata identità etnica. Il francese segnano questo momento della nostra storia.
diventa allora per molti di questi universitari, che spes- Il/la poliglotta osserva la situazione con estremo distac-
so lasciano gli Stati Uniti per la prima volta nella vita, co critico. Essendo una persona in transito tra le lingue,
una terza lingua e la Francia una terza cultura. non è né qui né là, è in grado di guardare con sano scet-
Spinta dal bisogno e dal desiderio di radicalizzare il ticismo alle identità fissate una volta per tutte e alle lin-
senso di non appartenenza, anch’io trovai conforto e gue madri. In questo senso, il/la poliglotta è una varian-
sostegno intellettuale nella tesi sulla soggettività di te sul tema della coscienza critica nomade. Essere tra le
Foucault, il quale afferma che la costituzione del sog- lingue rappresenta un vantaggio per la decostruzione
getto, fragile e scisso, dell’epoca post-metafisica non è dell’identità. Come sostiene la regista californiana e
altro che un processo di codificazione culturale di docente femminista Trinh T. Minh-ha, di origine vietna-
certe funzioni e azioni significanti accettabili, normali mita e cresciuta in Francia, l’idea di multiculturalismo
e desiderabili. E cosí si diventa soggetto mediante un non ci porta molto lontano se lo si considera solo come
insieme di permessi e di divieti che inscrivono la sog- una differenza tra culture. Andrebbe invece assunto
gettività in un alveo di potere. Il soggetto è quindi un come differenza entro la stessa cultura, entro ogni sé.
mosaico di parti frammentarie tenute insieme da un Questo non vuol dire, comunque, che tutte le persone
cemento simbolico: l’attaccamento a, e l’identificazio- poliglotte siano automaticamente dotate di coscienza
ne con, il simbolico fallologocentrico. Una marmaglia nomade. Anzi, la proclamata sacralità di cui è investita
che si crede al centro dell’universo, un mucchio di la lingua madre, che è poi una sorta di nostalgia per
carne piena di desiderio e di tremori che si innalza un luogo d’origine culturale – spesso piú immaginario
28 29
alle vette di una coscienza imperiale. Sono davvero che reale – sembra essere avvertita in modo piú forte
impressionata dalla violenza del gesto con cui un io da coloro che parlano varie lingue o che vivono in
frammentario aderisce alle illusioni performative del- ambienti multiculturali. È allora a causa della loro lin-
l’unità, del dominio, dell’autotrasparenza. Sono atto- gua madre che le donne della Bosnia Erzegovina e
nita di fronte alla terribile stupidità di questa illusione della Croazia sono state sistematicamente violentate e
di unità, e alla sua incomprensibile forza. tenute in campi di procreazione forzata? La coercizio-
Può anche darsi che, vedendomi dislocata struttural- ne alla maternità provocata con lo stupro di gruppo è
mente tra diverse lingue, io trovi nel pensiero post- forse il prezzo che si deve pagare perché ci si trova a
strutturalista una rappresentazione concettuale ade- parlare la lingua madre “sbagliata”? Non è forse vero
rente a una condizione che vivo intimamente come il che ogni richiamo alla “giusta” madrelingua porta solo
mio modo di essere. La resistenza politica all’illusione al terrore, al fascismo, alla disperazione? E ancora, è
di unità e alla presenza metafisica continua tuttavia a forse perché il/la poliglotta pratica una specie di pro-
essere una priorità. miscuità non violenta fra diversi sostrati linguistici che
Nella cultura del terzo millennio che cresce intorno a lui/lei ha rinunciato già da tempo a ogni idea di
noi si ritiene quanto mai importante, e di una serietà purezza linguistica o etnica? Il poliglottismo è resisten-
che ha del sacrale, il valore fondante delle identità cul- za non violenta al tirannico regime dell’Uno.
turali e delle lingue madri. In questa nuova Europa Non esistono lingue madri. Solo luoghi linguistici che
che è teatro di tutti i suoi vecchi problemi sull’onda di si assumono come punti di partenza. Il/la poliglotta
un micidiale ritorno del represso, in questo luogo che non possiede una lingua nativa, ma molte linee di
rischia di diventare una fortezza etnocentrica, l’ideale transito, di trasgressione. Perde, è vero, qualcosa che
della madrelingua e della cultura originaria, è piú appartiene all’esperienza comune: per esempio, riusci-
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

re a ricordare in che lingua conosce certe filastrocche, Il/la poliglotta è un/a nomade tra le lingue e per questo
in che lingua sogna, ama, fantastica. Il complesso fa affidamento sul livello emotivo come stazione di sosta.
apparato muscolare e mentale che sta alla base della Sa come seguire le tracce e come resistere alla tentazio-
produzione del linguaggio nel poliglotta arriva a crea- ne di fissarsi in un’unica concezione dell’identità, univo-
re strani suoni, nessi fonetici, combinazioni vocaliche ca e sovrana. L’identità del nomade è una mappa dei
e ritmiche. Una specie di caparbietà polimorfa accom- luoghi in cui lui/lei è già stato/a. Li può sempre rico-
pagna la capacità del poliglotta di scivolare tra le lin- struire a posteriori, come il numero dei passi di un itine-
gue, rubando tracce acustiche qua, dittonghi là, in un rario. Ma nessun cogito trionfante è li a supervisionare la
continuo fanciullesco gioco canzonatorio. Gli sposta- contingenza del sé. Essere nomade significa una diver-
menti non sono traducibili, ma non sono per questo sità in movimento. L’identità nomade è un inventario di
meno indicativi. Il miglior regalo che si può fare a tracce. Se dovessi scrivere un’autobiografia, sarebbe l’au-
chiunque, ma soprattutto a un poliglotta? Una parola toritratto di una collettività, molto simile all’esemplare
nuova, una parola che lui/lei non conosce ancora. Autoritratto di gruppo di Luisa Passerini.32 Se potessi, la
Il/la poliglotta sa che la lingua non è solo e semplice- scriverei insieme a un gruppo scelto di coetanee.
mente uno strumento di comunicazione, ma anche un Il desiderio – vale a dire i processi inconsci – è il con-
luogo di scambio simbolico che ci lega in una tenue ma cetto chiave per capire l’identità multipla. Intesa come
sempre malleabile rete di equivoci mediati che chiamia- filosofia del desiderio, la psicoanalisi è anche una teo-
mo civiltà. Fin da Freud e Nietzsche la filosofia occiden- ria del potere culturale. La verità del soggetto viene
tale va ripetendo che significato e coscienza non coinci- sempre a trovarsi nello spazio intermedio tra il sé e la
dono e che la maggior parte delle nostre azioni sono società. Il fatto è che al momento della nascita si perde
inconsce. Il cogito ergo sum è l’ossessione dell’Occidente, la propria “origine”.
30 31
la sua rovina, la sua follia. Nessuno è padrone in casa Assodato che il linguaggio è il mezzo e il luogo di costi-
propria. Il processo di costituzione del significato è piut- tuzione del soggetto, è chiaro che esso rappresenta
tosto l’espressione di un desidero ergo sum. anche il capitale simbolico accumulato dalla nostra cul-
In sostanza, c’è quindi uno squilibrio di fondo tra livello tura. Se già c’era prima che “io” esistesse e ci sarà dopo
libidinale o emotivo e le forme simboliche che abbiamo la sua scomparsa, allora la questione della costituzione
per esprimerli. Un graffito su un muro di Parigi diceva: del soggetto non è piú una questione di “interiorizzazio-
“C’est du même endroit que l’on sait et l’on ignore” (è ne” di determinati codici. È, piuttosto, un processo di
dallo stesso luogo che si sa e si ignora). Ogni sapere è negoziazione tra strati, sedimentazioni, registri di
situato e quindi parziale. Balbettiamo sempre alla ricer- discorso, schemi di enunciazione. Il desiderio è produt-
ca di parole anche quando parliamo con “proprietà”. tivo perché fluisce, è in continuo movimento. È una
Molti critici odierni31 puntano sull’emozione come produttività che comunque implica anche rapporti di
forza capace di liberarci da modi di pensare dominanti. potere, transizioni attraverso registri contraddittori, spo-
In quest’ottica l’emozione rappresenta il pre-conscio e stamenti di accento. Ma ritornerò su questo.
il pre-discorsivo. Il desiderio non solo è inconscio, esso Il/la poliglotta conosce intimamente anche ciò che
continua a essere l’impensato nel cuore del nostro pen- Saussure ha esplicitato a livello teorico: che la connessio-
siero, perché è ciò su cui si basa il pensiero vero e pro- ne tra segni linguistici è arbitraria. L’arbitrarietà della
prio. Sono i nostri desideri quelli che ci si sottraggono lingua, verificata in molti idiomi, è tale da indurre un
nel nostro proiettarci in avanti, lasciandoci come unica relativismo disperante. Il poliglotta allora diventa il pro-
indicazione chi siamo e dove siamo già stati. Ci parla- totipo del soggetto postmoderno titolare di parola: tur-
no, in altre parole, di ciò che non siamo piú. L’identità bato dalla esasperante, fulminante constatazione dell’ar-
è una nozione retrospettiva. bitrarietà dei significati linguistici e tuttavia, al tempo
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

stesso, restío a sprofondare nel mero cinismo. Come Scrivere in questo modo significa voler liberare le
sostiene Sneja Gunew, femminista australiana di origine parole dalla loro natura sedentaria, destabilizzare
norvegese residente in Canada, nella sua introduzione a significati comunemente accettati, decostruire forme
un’antologia di scrittrici immigrate australiane non di tradizionali di coscienza.
madrelingua inglese: “Paradossalmente sono le lingue Da questo punto di vista, gli scrittori possono essere
che ci parlano. Chiedetelo a un qualsiasi immigrato”.33 poliglotti all’interno di una stessa lingua: si può parlare
La mia esperienza di poliglotta mi ha dato il coraggio l’inglese e scrivere in tante forme diverse di questa lin-
di affrontare questa arbitrarietà senza saltare subito gua. Grandi modernisti come Virginia Woolf, Gertrude
alla conclusione che qualsiasi cosa possa andar bene. Stein o James Joyce cosa hanno fatto in realtà se non
L’arbitrarietà, insomma, non è l’assurdo, la polivalen- inventarsi un nuovo dialetto inglese? Le afro-americane
za non significa anarchia. Alice Walker e Toni Morrison non stanno forse proprio
In un certo senso, il mio plurilinguismo mi ha spinta a ridisegnando i confini di quella roccaforte che era l’in-
cercare un’etica che possa sopravvivere ai molti sposta- glese? Ecco che cos’è la scrittura: diventare poliglotti
menti di linguaggio e di collocazione culturale. Un’etica nella propria lingua madre. Françoise Collin, teorica
che mi renda “fedele a me stessa” sebbene il “me stessa” femminista franco-belga e scrittrice che ora vive a
in gioco non sia nient’altro che un complesso insieme di Parigi, ha coniato l’espressione “immigrata bianca” per
frammenti. Ho imparato a considerare l’intercambiabi- descrivere la condizione di coloro che sono in transito
lità dei segni non come una danza macabra medievale entro la lingua che piú conoscono. Come lei, che si
ma come un modello orchestrato di ripetizioni. Che la muove tra il francese parlato in Belgio e quello di
complessità va rispettata senza annegarci dentro. Cosí Francia. Il senso di particolarità o addirittura di solitudi-
il/la poliglotta può arrivare a essere un’entità etica che ne che prova un’immigrata bianca può essere enorme.
32 33
affronta la molteplicità senza cadere nel relativismo. Il sentirsi affascinati dalla solitudine degli spazi vuoti
può sembrare affettazione. Penso comunque che que-
sto tipo di estetica nomade sia un modo ulteriore per
3. Estetica nomade manifestare quella politica della resistenza periferica a
L’orientamento estetico del poliglotta si basa sulla com- nuove forme di potere egemonico. Non credo, insom-
prensione delle incongruenze, le ripetizioni, l’arbitra- ma, che si possa separare la questione dello stile dalle
rietà delle lingue con cui ha a che fare. Per lui/lei la scelte politiche. Parte integrante dell’accettazione del-
scrittura è un modo per disfare l’illusoria stabilità delle l’economia transnazionale postmoderna in cui viviamo
identità fisse, per far scoppiare la bolla della sicurezza consiste nell’elaborare stili e tipi di rappresentazioni
ontologica che deriva dalla familiarità con un luogo lin- adeguati alla nostra condizione storica.
guistico unico. Il poliglotta mette a nudo questa falsa Il nomadismo: vertiginosa progressione verso la deco-
sicurezza: lui/lei è la Cassandra di Christa Wolf: struzione dell’identità, atomizzazione del sé. Dice
Trinh T. Minh-ha:
Finora tutto ciò che è accaduto ha trovato corrispon-
denza dentro di me. Questo è il segreto che mi atta- Scrivere è divenire. Non divenire scrittore (o poeta),
naglia e mi sorregge, e non sono mai riuscita a par- ma divenire, verbo intransitivo. E non quando la scrit-
larne con nessuno. Solo qui, sul limite estremo della tura si modula su argomenti o politiche dati, ma quan-
vita, posso nominarlo: poiché c’è qualcosa di ognu- do traccia per sé stessa delle linee di evasione.35
no dentro di me, non sono mai stata completamen-
te di nessuno, e sono arrivata a comprendere persi- Chi scrive da nomade e poliglotta non sa che farsene
no l’odio che provano per me.34 della comunicazione ufficiale. L’ingorgo di significati
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

in attesa di essere ammessi, che si crea ai cancelli della Condividono lo stesso bisogno situazionale. Il nomade
città, produce quel tipo di inquinamento che chiamia- sa però come leggere mappe invisibili, o mappe scritte
mo “senso comune”. La scrittura nomade cerca invece nel vento, sulla sabbia e i sassi, nella vegetazione. Nel
il deserto: spazi di silenzio in mezzo alle cacofonie, suo libro Le vie dei canti 39 lo scrittore giramondo Bruce
innamorata com’è della radicale non appartenenza e Chatwin dimostra in modo straordinariamente efficace
dell’estraneità. In La vagabonda Colette lo dice una quanto per gli zingari, gli aborigeni australiani e altre
volta per tutte: “Nessuno mi attende, proprio me, su tribú l’identità nomade sia legata alla memoria: tenere
una strada che non porta né alla gloria, né alla ric- a mente quella poesia orale che è una precisa ed ela-
chezza, né all’amore”.36 borata descrizione dei territori che il nomade, nel suo
La scrittura non è solo un processo di costante tradu- interminabile viaggiare, deve attraversare. Una geogra-
zione, ma anche di successivi adattamenti a diverse fia totemica segna questo tipo di identità. Il deserto è
realtà culturali. La franco-britannica teorica della lette- un’enorme mappa di segni per coloro che sono in
ratura Nicole Ward Jouve che, tra l’altro, si è estesa- grado di leggerli, per coloro che, cantando, sanno
mente occupata di Colette, sottolinea con forza questa aprirsi la strada attraverso territori selvaggi.
idea per parlare del proprio multiculturalismo37 all’in- In Le città invisibili 40 Italo Calvino, che visse spesso a
terno di una categoria di whiteness che è piena di sfu- Parigi, attribuisce al suo eroe Marco Polo questa capa-
mature e di colorature assai diverse. cità nomadica di memorizzare mappe impercettibili.
Un compito difficile, questo, che si traduce nel bisogno Marco Polo “legge” la scacchiera su cui sta giocando
di prendere posizione, contestualizzare le proprie affer- col Kublai Khan. Una piccola crepa nel legno gliene fa
mazioni, disegnare delle mappe pur mantenendo la ricostruire la genealogia. Ne ripercorre la storia. Vede
propria mobilità. Il nomadismo è una forma intellettua- l’albero da cui è stata fatta, l’artigiano che l’ha costrui-
34 35
le; non è quindi tanto l’essere senza dimora, quanto la ta. La mappa è invisibile, o forse, invece, può essere
capacità di ricreare la propria dimora ovunque. Molte letta solo da coloro che hanno imparato a leggere
delle cartografie che scrivo sono una specie di lavoro di segni d’invisibile inchiostro.
giardinaggio in un paesaggio intellettuale che mi apre Luce Irigaray, la filosofa belga che ora vive, immigra-
un orizzonte, un quadro di riferimento nel quale posso ta all’interno della sua stessa lingua, a Parigi, e molto
assumere le mie posizioni, muovermi in varie direzioni, nota e apprezzata in Italia, ha cominciato nei suoi
piantare le tende delle mie teorie. Non a caso l’immagi- ultimi libri a indicare accuratamente luogo e data di
ne della mappa, del costruire mappe, è cosí presente stesura di ciascun testo. La sua precisione cartografi-
nei miei testi. Ogni testo si configura come un luogo di ca mi piace; è una specie di etica situata: la politica
sosta temporanea: traccia i luoghi in cui sono stata nel della collocazione applicata alla scrittura. Se dovessi
mobile paesaggio della mia singolarità. fare la stessa cosa per i saggi raccolti in questo volu-
L’essere senza dimora, come condizione scelta, significa me dovrei citare posti come: Jyvaskula nella Finlandia
anche optare per un’eterogeneità situata che cerco di centrale, Melbourne nell’Australia sud-occidentale,
esprimere nella mia scrittura. Non c’è allora da stupirsi Bologna e Verona nell’Italia settentrionale, Utrecht
se i miei testi paiono nascere uno dall’altro secondo un nell’Olanda centrale e cosí via. Questa modalità di
lento processo di accrescimento. Piccoli pezzi o guizzi di scrittura implica anche dialoghi e scambi con altre
vivida intuizione spandono il mio pensiero su una tela entità mobili, con straniere/i senza i quali la vita
già esistente. Penso per passi successivi e per questo a intellettuale di molte città finirebbe assai rapidamen-
volte il processo mi sopravanza, le idee crescono come te: americani a Parigi; friulani di Roma; olandesi, ita-
fantastiche amebe, e ne provo sorpresa e piacere.38 liani, canadesi e australiani sparsi per tutto il mondo;
Il nomade e il cartografo procedono di pari passo. afro-americani, afro-belgi e americani in tutte le loro
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

varianti linguistiche; ebrei americani e parigini; bri- vere progetti femministi istituzionalizzati occorre una
tannici postcoloniali, palestinesi e israeliani. prassi in cui vengano a mescolarsi strutture autonome
Un ruolo preminente fra tutti questi intellettuali e pratiche integrate. Agli antipodi della marginalizza-
nomadi hanno certamente le femministe. Sono l’ani- zione settaria e auto-referenziale in cui si sono rinchiu-
ma di quel contingente “transatlantico” di cui Alice si molti gruppi femministi sopravvissuti agli anni
Jardine ha parlato in maniera cosí eloquente.41 Ed è Settanta, una pratica nomadica delle istituzioni tende
sorprendente constatare quante siano le donne di invece a creare strutture flessibili, ma funzionali.
estrazione culturale mista attivamente impegnate nel L’obiettivo è di permettere alle studentesse e agli stu-
movimento femminista. denti di accedere – in libertà e con grande spirito cri-
Nella mia esperienza, far parte del movimento femmi- tico – al capitale simbolico delle idee femministe e
nista ha rappresentato un punto fermo nell’ambito di delle forme di resistenza delle donne, che dispone di
condizioni mutevoli e di contesti mobili. Questa secoli di vita e masse di documenti storici la cui
mescolanza tra intellettuali radicali mi sembra a volte importanza non è ancora stata studiata a fondo. Il
la caratteristica di un’epoca particolare, oggi in calo. nomadismo epistemologico che guida la prassi del-
L’anglo-canadese Nancy Huston – passata felicemente l’insegnamento e della ricerca di programmi istitu-
al francese per la produzione di un’intensa attività di zionalizzati non solo non esclude le pratiche piú
scrittura saggistica e narrativa – e la scrittrice franco- “sedentarie”, ma ci consente di giocare meglio la par-
algerina Leila Sebbar hanno descritto con un certo tita istituzionale, proprio perché ne siamo critica-
affetto la mescolanza culturale nella quale vivevano mente piú distanti. Lo spirito nomadico inoltre ha un
quasi tutti i loro compagni intellettuali e amici nella effetto immunitario molto netto: impedisce al virus
Parigi degli anni Settanta.42 Si può dire la stessa cosa della purezza ideologica di mietere vittime fra le
36 37
dell’epoca di fine millennio? generazioni piú giovani, che il femminismo lo cono-
È sintomatico che molti dei saggi presenti in questo scono essenzialmente attraverso i suoi scritti e i reso-
volume siano stati pubblicati in occasioni diverse e una conti delle piú anziane. Pratica anti-edipica per eccel-
buona parte è uscita dapprima su riviste militanti, rivi- lenza, il femminismo nomade si è ribellato non solo
ste di women’s studies o in quel particolare spazio che contro i padri tirannici, ma anche contro il regime
l’editoria piú accreditata etichetta “numero speciale non meno autoritario delle madri simboliche che
femminista”. Tutti sono stati pubblicati in paesi diversi hanno colonizzato l’eredità di un movimento che
da quelli in cui vivevo al momento di scriverli. invece appartiene a tutte.
Penso a volte che anche la mia scelta di collocarmi nel- Col passare degli anni ho capito che senza dislocazioni
l’ambito dei women’s studies rispecchi il mio desiderio geografiche non potrei scrivere affatto. Ciò non signifi-
di sentirmi nomade. Il desiderio, cioè, di tagliare ogni ca che la mia sia letteratura di viaggio. È anche vero,
legame con i discorsi istituzionalizzati. I women’s studies però, che ho un particolare attaccamento ai luoghi di
sono per me una nuova frontiera perché mi sento a transito che si frequentano viaggiando: sale d’attesa di
disagio nei discorsi accademici accreditati. Che ogni stazioni e aeroporti, tram, bus navetta, check-in. Zone
nomade abbia la vocazione per una posizione minori- intermedie dove tutti i legami sono sospesi e il tempo
taria? Un modo molto efficace per concretizzare l’im- si dilata, diventa un presente continuo. Oasi di non-
magine del nomade è infatti quello di tradurla in ter- appartenenza, luoghi di distacco. Terre di nessuna/o.
mini di politica istituzionale. La coscienza nomade, Anche questo topos è ormai entrato a far parte della
per me, è il nucleo del progetto di women’s studies sensibilità postindustriale, che ha fatto dei non-luoghi
che portiamo avanti a Utrecht.43 L’esperienza ha dimo- o delle zone di attraversamento degli spazi sociali, este-
strato che per avere successo nel sostenere e promuo- tici ed erotici molto apprezzati.44
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

Forse è questa la ragione per cui questo tipo di spazi nostre città, trasmettendo messaggi politici intesi a sol-
aperti e pubblici sono i luoghi preferiti dagli artisti lecitare la coscienza: “II denaro crea il gusto”, “La pro-
contemporanei per esibire le loro creazioni. Alla prietà ha creato il crimine”, “La tortura è barbara”47 e
Decennale tenutasi nel 1990 al New Museum of cosí via. Anche Holzer usa gli aeroporti, soprattutto i
Contemporary Art di New York l’artista Martha Rosler pannelli d’informazione dei nastri trasportabagagli. I
ha esposto una sua creazione intitolata In the Place of suoi messaggi sono sconcertanti: “La mancanza di cari-
the Public (1983-1990). Si tratta di gigantografie di luo- sma può essere fatale”; o ironici: “Se vi foste comporta-
ghi di transizione, di passaggio. C’erano soprattutto ti bene i comunisti non esisterebbero”, o ancora: “In
immagini di sale di aeroporti e di nastri trasportabaga- quale paese andresti se odiassi i poveri?”.
gli corredate di ampie didascalie ispirate dal filosofo Queste tre artiste rappresentano perfettamente il post-
marxista Henri Lefebvre. Per Rosler gli spazi pubblici moderno. Si appropriano con perspicacia e senza
sono luoghi in cui si compiono riti di passaggio. Vi alcun sentimento nostalgico degli spazi pubblici per
dominano gli imperativi specifici di una certa cultura: scopi creativi e politici. Nelle loro mani, le aree di
orari, ritmi produttivi, direzioni consentite e vietate, transito e di passaggio diventano temporanei equiva-
carico o scarico, zone di transizione e spazi di transa- lenti del deserto e non solo a causa della smisurata e
zione. Lo spazio è un’astrazione governata dalla logica alienante solitudine che vi alberga, ma anche perché
dell’economia di mercato. In quanto tale è “permeato sono costellati di segni e di tabelle che indicano mille
di relazioni sociali”. Con la sua arte Rosler ha il merito direzioni possibili. Piú una: quella imprevista e dirom-
di aver saputo cogliere entrambi gli aspetti di queste pente indicata dall’artista.
aree di transito: da una parte, il loro valore strumenta- Anche l’artista digitale olandese Ines van Lamsweerde
le; dall’altro, il loro peculiare anonimato, non privo di ha cominciato la sua carriera decorando con immagini
38 39
fascino. I terminal degli aeroporti sono luoghi in cui si forti e provocanti i ponti levatoi di Amsterdam. Lo spa-
passa “senza registrare il passaggio”. In questo senso zio urbano, quindi, è una grande mappa che richiede
sono altrettanti microcosmi della società contempora- specifiche abilità di decodifica e interpretazione: nelle
nea che, pur essendo strutture postindustriali, ciò non- mani di queste artiste la città diventa un testo, un arte-
dimeno rappresentano una forma di aggressione capi- fatto significante. Brunhilde Biebuyck – etnologa di ori-
talista piú pura, vale a dire piú spietata che mai.45 gine belga, nata in Zaire, non ha mai vissuto in Belgio,
Anche per altre artiste contemporanee l’installazione crescendo invece un po’ dovunque negli Stati Uniti, in
delle opere negli spazi pubblici di passaggio è un particolare quattro anni a New York, per trasferirsi infi-
tema centrale della loro arte. Come i grandi pannelli ne in Francia – e Mihaela Bacou – di origine rumena,
che Barbara Krueger piazza strategicamente nei prin- nata da genitori latino-macedoni, ha vissuto in Grecia e
cipali punti di confluenza nel centro delle metropoli si è in seguito trasferita a Parigi come ricercatrice –
occidentali. I loro slogan hanno una forza mozzafiato: hanno messo insieme un’enorme raccolta di immagini
“Non abbiamo bisogno di un altro eroe” e “La sorve- dell’arte muraria di Parigi. In un articolo relativo alla
glianza è la loro occupazione preferita”.46 In questi collezione, mettono in risalto l’espressività della città, la
tempi di degrado postindustriale dello spazio urbano, sua ricchezza di vitalità creativa, la densità pluristratifica-
artiste come Krueger riescono a restituire all’opera ta dei messaggi che Parigi trasmette.48
d’arte quel valore monumentale che era la sua prero- Gli spazi pubblici usati come luoghi di creatività eviden-
gativa in passato e al contempo ne salvaguardano la ziano quindi un paradosso: sono carichi di significato e
natura politicamente impegnata. al contempo profondamente anonimi. Sono spazi di
Allo stesso modo i pannelli elettronici di Jenny Holzer transito staccati dal contesto ma anche luoghi di ispira-
illuminano l’orizzonte infestato dalle pubblicità delle zione, di intuizione visionaria, in cui si sprigiona un’e-
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

norme creatività. L’esperimento musicale di Brian Eno zione delle donne che vivono all’inizio del terzo millen-
Music for Airports (Musica per aeroporti),49 lo dimostra nio o come prospettiva di un loro possibile ruolo nel
con grande efficacia. Eno si appropria creativamente futuro. Facendo mia la “politica della collocazione” di
del cuore freddo di quei posti un po’ allucinanti che Adrienne Rich, ritengo che le generalizzazioni sulle
sono gli spazi pubblici. Ma gli artisti non sono gli unici a donne andrebbero sostituite con un interesse per, e
interessarsi delle zone di transito. una responsabilità verso, le differenze tra donne. Come
Una volta, arrivando all’aeroporto di Parigi, ho visto fa notare Alice Walker55 nella sua risposta alla frase di
tutte le zone di transito affollate da immigrati prove- Virginia Woolf: questo distacco cosí nonchalant non è
nienti da varie ex colonie francesi. Erano arrivati, ma forse legato a un privilegio di classe e al fatto di essere
non era stato loro consentito di entrare nel paese e di razza bianca? Che significato poteva avere tutto que-
quindi, in attesa, stazionavano in quelle lussuose aree sto per chi non aveva mai posseduto una casa o viveva
di passaggio. Il freddo sguardo della nuova Unione priva del ricordo del paese d’origine, come Phillis
europea e del regime globale dai mille occhi satellita- Wheatley ridotta in schiavitú nelle piantagioni degli
ri, li fissa, li esamina e non li lascia entrare facilmente. Stati Uniti? Non è forse un po’ troppo etnocentrica l’a-
Come dimostra l’artista svizzera Ursula Biemann, 50 ristocratica metafora dell’esilio planetario?
visto l’affollamento che c’è ai margini, la non apparte- Anche la nozione di “essere situate” di per sé non è un
nenza può diventare l’inferno.51 concetto nomade e, anzi, può essere assunta come il
bisogno di avere fondamenta stabili. Nella sua energica
difesa dell’idea di esilio, contro ciò che a suo avviso è la
4. Né immigrata né esule posizione postmoderna della sottrazione dal politico,
L’intellettuale poliglotta e nomade che vive oggi in Seyla Benhabib mette in chiaro diversi punti. 56
40 41
Europa deve elaborare un discorso relativo all’uso esclu- Sottolinea innanzitutto che, storicamente, l’immagine
dente, etnocentrico che si fa comunemente della nozio- dell’intellettuale ha continuato a occupare uno spazio
ne di Unione europea e delle immagini di una presunta situato fuori dalle mura della città; che lei/lui interpre-
identità europea intra-nazionale che vi si riferiscono. ta la sua vita come una specie di esilio sociale perché
Partiamo da due tra le immagini di diversità attualmen- rifiuta i valori immanenti a quella società. Benhabib
te piú diffuse prima di ritornare a parlare del nomade: definisce questo spazio in rapporto all’utopia, nel suo
l’esule e l’immigrato. Nel 1938 Virginia Woolf diceva: significato letterale di non-luogo, da nessuna parte.
“In quanto donna non ho patria, in quanto donna non Secondo Benhabib, nessuna critica politica o sociale
voglio patria alcuna, in quanto donna la mia patria è il può essere legittimata senza che vi sia una fede utopica
mondo intero”52 L’identificazione dell’identità femmini- in uno spazio del genere, un non-essere-in-nessun-luogo
le con una specie di esilio planetario è da allora diventa- che abbia funzione di critica. Decisamente contraria
ta un topos all’interno degli studi femministi, ribadito alla celebrazione postmoderna della perdita di confini e
ancora da scrittrici come Hélène Cixous,53 ebrea parigi- della maggiore instabilità territoriale, che considera fat-
na nata in Algeria, e da Luce Irigaray.54 tori politicamente depotenzianti, Benhabib ritiene che
La metafora dell’esilio, tuttavia, non mi sembra del la scelta migliore che si possa fare, in questa fase, è quel-
tutto soddisfacente. Essere “cittadine del mondo” può la di una forma situata di critica, vale a dire, una sorta di
sembrare attraente in un primo momento, ma può esilio temporaneo. Quanto alla soggettività, non si può
anche diventare una tattica evasiva. Come se tutto ciò far altro che tentare di dare un’idea di sé come entità
che accomuna le donne fosse il sentimento dell’essere autonoma, ma dotata di un “io” dai confini fluidi. Un
senza dimora, senza patria, del non avere un punto “io” capace di agire e di rispondere delle proprie azioni.
fisso. E questo non può valere come analisi della condi- Condivido, da una parte, l’impulso etico di Benhabib,
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

teso a potenziare l’azione politica delle donne senza mente, divenendo quindi oggetto di rapporti immagi-
ricadere in una visione sostanzialistica del soggetto. nari. Certo, condivido i timori espressi da Caren
Dall’altra, però, non sono d’accordo con la sua insisten- Kaplan nella sua analisi transnazionale di questa cate-
za sull’esilio. In base alla distinzione che ho già delinea- goria57 e il suo richiamo a fare della “politica della col-
to, ritengo che la figurazione centrale della soggettività locazione” uno strumento di critica dei modelli di ege-
postmoderna non sia quella di un esilio che ci margina- monia dominanti, ma vorrei aggiungere che non esi-
lizzi, ma piuttosto quella di un nomadismo attivo. stono rapporti sociali che non siano mediati dal lin-
L’intellettuale critico accampato alle porte della città guaggio e quindi liberi da costruzioni immaginarie. A
non chiede di esservi riammesso. Si riposa, invece, questo riguardo una prassi femminista radicale richie-
prima di attraversare il prossimo tratto di deserto. Il de che si rivolga l’attenzione sia all’identità come
pensiero critico non è una diaspora di pochi eletti, è un insieme di identificazioni sia alla soggettività politica
abbandono in massa della polis logocentrica, il presunto come ricerca di luoghi di resistenza.
“centro” dell’impero, da parte di esseri pensanti abili C’è poi l’immigrato. L’immigrato non è un esule:
nella critica e nella resistenza all’omologazione. Se per lei/lui ha una destinazione precisa. Si sposta da un
Benhabib la normatività del regime fallologocratico è punto nello spazio a un altro con uno scopo ben preci-
negoziabile ed emendabile, per me è invece al di là di so. L’Europa odierna è un’entità multiculturale. Il
ogni possibile riparazione. Il nomadismo è quindi fenomeno della migrazione per motivi economici ha
anche un gesto di sfiducia verso la capacità della polis di creato nelle città europee tutta una serie di “sottocultu-
abbattere i fondamenti del potere su cui poggia. re” straniere nelle quali le donne solitamente rivestono
L’utopia, o il non-luogo di cui parlano i poststrutturali- il ruolo di fedeli custodi e continuatrici della cultura
sti, è dunque un sentiero nomade dove vigono ruoli e d’origine. Non mi pare che esistano legami reali tra le
42 43
modelli altri. Definirò qui questa utopia nei termini di intellettuali “bianche” e le molte “straniere interne”
una speranza politica per una via d’uscita dal fallologo- che vivono in Europa. E questo è un problema che si
centrismo: il pensiero nomade è quel progetto che impone con sempre maggiore urgenza di fronte al dila-
consiste nell’esprimere e nominare diverse figurazioni gare del razzismo e della xenofobia e alla ricomparsa
di questo tipo di soggettività decentrata. delle ideologie nazionalistiche. Contro tutto ciò, vorrei
In questa fase in cui l’Europa e altre parti del mondo giocare la carta delle nuove forme di cittadinanza flessi-
si trovano a dover affrontare il problema dei rifugiati bile rese possibili dal progetto dell’Unione europea
dall’Est, dal Sud e con le migrazioni di popoli in fuga nella sua potenzialità piú radicale.
dai propri paesi devastati dalla guerra, questioni come L’immigrato mantiene uno stretto legame con la strut-
l’esilio, il diritto di appartenenza, il diritto a entrare in tura di classe. Nella maggior parte dei paesi gli immi-
un altro paese, il diritto d’asilo sono troppo serie. Non grati appartengono ai gruppi economicamente piú
si può farne soltanto una metafora da trasformare in svantaggiati. La migrazione per motivi economici è
un nuovo ideale. alla base delle nuove stratificazioni di classe che vedia-
Ecco perché la “politica del posizionamento o della mo nell’Europa comunitaria. L’esilio, invece, è spesso
collocazione” deve ritornare ad avere quella funzione legato a motivi politici e non riguarda necessariamente
politica radicale per la quale era intesa. Essa fa riferi- le classi sociali piú basse. Come il nomade, l’esule sfug-
mento a una pratica dialogica tra le molte differenti ge a ogni tentativo di classificazione, è una specie di
genealogie di donne in carne e ossa. unità senza collocazione di classe.
Per Adrienne Rich, il concetto di “collocazione” o di Vorrei mettere in evidenza il nomade come figura con-
“posizionamento” va inteso sia in senso geopolitico sia trapposta all’immigrato e all’esule. Il nomade non rap-
come nozione che può essere mediata solo linguistica- presenta l’essere senza dimora o la condizione di dislo-
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

cazione obbligata, è piuttosto un soggetto che ha di concetti, soprattutto dalle cosiddette scienze “dure”
abbandonato ogni idea, desiderio o nostalgia di stabi- a quelle “morbide”. Basti pensare alla fortuna che ha
lità. Esprime il desiderio di un’identità fatta di transi- avuto la nozione di “complessità” per cogliere la riso-
zioni, spostamenti progressivi, mutamenti coordinati nanza metaforica acquisita da alcuni concetti scientifici
senza o contro ogni idea di unitarietà essenziale. Il all’interno della piú vasta cultura contemporanea.
soggetto nomade non è tuttavia privo di unità. Si Questo nomadismo concettuale ha però, secondo
muove secondo modelli di spostamento definiti, sta- Stengers, anche un aspetto negativo. Possono sorgere
gionali, su percorsi comunque fissati. Si tratta di una problemi di sovraccarico metaforico che creano una
coesione che nasce dalla ripetizione, da movimenti confusione a cui l’autrice si dichiara decisamente con-
ciclici, dislocamenti ritmici. Il nomade incarna quindi traria. Con una modalità tutta non-nomade, Stengers
“l’uomo o la donna di idee”.58 Come dice Deleuze, ciò finisce allora per sottoporre a una dura critica pro-
che distingue gli intellettuali nomadi ha a che fare con prio quel concetto su cui si incentrano tutte le sue
l’attraversare i confini, l’atto di andare, senza curarsi riflessioni. Il nomadismo viene messo in disparte e si
della destinazione. “La vita del nomade è l’intermezzo invoca una nuova “epistemologia normativa” che eviti
(...). Egli è un vettore di deterritorializzazione”.59 la confusione, un’epistemologia che consenta di crea-
Le transizioni del nomade non hanno scopi teleologi- re punti di attraversamento transdisciplinare piú chia-
ci. Per esemplificare il modo di essere nomade ri e piú affidabili.
Deleuze usa l’immagine del “rizoma”, una radice che Questa richiesta di un nuovo sistema di vidimazione
cresce sotterranea e di traverso. E Deleuze la contrap- epistemologica confina il nomadismo nell’infelice
pone alle radici diritte degli alberi. Per estensione, è condizione di essere chiamato in causa solo per poi
“come se” l’immagine rappresentasse un modo di pen- essere delegittimato. Un disconoscimento che ha
44 45
sare non fallologocentrico: ramificazioni segrete, late- comunque un vantaggio: anche se solo per poco, le
rali, che si estendono, in contrapposizione a quelle categorie nomadi vengono a trovarsi al centro del
visibili, verticali, degli alberi della conoscenza occiden- dibattito scientifico contemporaneo.
tali. Il rizoma sta per un’ontologia politica nomade Piú in generale si può dire che la storia delle idee è
che, in questo molto simile al cyborg di Donna sempre una storia nomade. Le idee sono mortali
Haraway, crea i fondamenti mobili per una concezione quanto gli esseri umani e soggette quanto noi ai
post-umanista della soggettività. La coscienza nomade capricci del destino. La figura del nomade, contraria-
è una forma di opposizione politica a una visione della mente a quella dell’esule, ci consente di pensare la
soggettività fondata sull’egemonia e sull’esclusione. diaspora e la disseminazione delle idee a livello inter-
La coscienza nomade è anche una posizione epistemo- nazionale non solo in base al trito modello del turista
logica. Proprio il ruolo che i “concetti nomadi” svolgo- o del viaggiatore,61 ma anche come forma di opposi-
no entro l’epistemologia postmoderna è stato messo in zione, come modo per salvare delle idee altrimenti
rilievo da Isabelle Stengers nella sua analisi della scien- condannate alla cancellazione premeditata o dimenti-
za contemporanea.60 Secondo Stengers i concetti sono cate per amnesia collettiva indotta.
nomadi perché hanno acquisito la capacità di passare Se cerco di mantenere una distinzione tra l’immigrato,
da un discorso scientifico all’altro rendendo sempre l’esule e il nomade è anche perché essi corrispondono a
piú indistinti quei confini disciplinari che la scienza stili e a generi diversi e a un altro rapporto col tempo.
contemporanea considera un suo specifico privilegio Le modalità e i tempi dello stile dell’esule sono legati
storico. Questa propagazione transdisciplinare dei con- a un acuto senso di estraneità cui si accompagna spes-
cetti produce effetti positivi in quanto permette di sta- so una percezione ostile del paese ospitante. La lette-
bilire interconnessioni multiple e una trasmigrazione ratura dell’esilio, per esempio, è caratterizzata da un
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

senso di perdita o di separazione dal paese d’origine sollecitato dall’opposizione politica e da altre forme di
che, spesso per motivi politici, è un orizzonte perduto. resistenza alle condizioni presenti nella cultura ospi-
C’è un aspetto diasporico in questo. La memoria, il tante. Per il soggetto postcoloniale il tempo, quindi,
ricordo, la rievocazione delle sonorità della lingua non si è fermato. Il ricordo del passato non è una bar-
madre sono centrali in questo genere di letteratura. riera che impedisce l’accesso a un presente mutato. Al
Lo vediamo in Infanzia di Nathalie Sarraute.62 In termi- contrario. Lo slancio etico che muove il soggetto post-
ni temporali, questo genere letterario favorisce una coloniale trasforma la cultura originaria in un’espe-
sorta di flusso di reminiscenza che renderei con una rienza vitale, facendone un modello di riferimento. La
specie di futuro passato: “Sarà andata cosí...”. cultura ospitante, non essendo irraggiungibile né
L’immigrato, a sua volta, si trova in una zona intermedia distante, rende possibile un confronto diretto, a volte
e quindi la narrativa delle origini non fa che destabilizza- quasi fisico. Nella sua illuminante analisi dei Versi sata-
re il presente. Questa letteratura parla di un presente nici di Salman Rushdie la teorica postcolonialista
sospeso, spesso impossibile. Parla di mancanza, nostalgia indiano-americana Gayatri Spivak 65 distingue, dal
e orizzonti chiusi. Il passato è un peso nella letteratura punto di vista politico ed epistemologico, tra immigra-
d’immigrazione, porta in sé una definizione fossilizzata zione metropolitana e condizione postcoloniale.
della lingua che fa persistere il passato nel presente. Il La coscienza nomade è affine a ciò che Foucault chia-
passato prossimo è il tempo preferito dall’immigrato. ma contromemoria; è una forma di resistenza all’assi-
La scrittrice italo-australiana Rosa Capiello ne dà un milazione o all’omologazione alle modalità dominanti
eccellente saggio nel suo libro Oh, Lucky Country! (Oh, di rappresentazione dell’io. Le femministe – o altri
felice paese),63 risposta devastante a un classico della lette- intellettuali critici in quanto soggetti nomadi – sono
ratura australiana, The Lucky Country.64 Nel libro di coloro che hanno dimenticato di dimenticare l’ingiu-
46 47
Capiello l’azione è ambientata nell’Australia dei bian- stizia e la povertà simbolica: la loro memoria è viva,
chi, ma all’interno, comunque, delle comunità multi- controcorrente; mettono in atto una ribellione dei
culturali che compongono il diversificato paesaggio saperi sottomessi. Il tempo del nomade è l’imperfetto:
urbano del paese. Tutti i vari soggetti naturalizzati che si è attivo, continuo. Il nomade percorre la sua traietto-
muovono in questo scenario sono immigrati che vivono ria a velocità controllata. Parla di transizioni e di pae-
il senso della loro identità culturale come qualcosa di saggi senza destinazioni predeterminate. Non rimpian-
congelato. Si comportano come se vivessero ancora nel ge patrie perdute. Il nomade intrattiene un rapporto
paese d’origine. Parlano una lingua che non è né la di attaccamento transitorio e di frequentazione ciclica
loro lingua madre né l’inglese standard, ma un miscu- con la terra. Antitesi del contadino, il nomade racco-
glio che hanno inventato da sé. Gli australiani britannici glie, miete, scambia ma non sfrutta.
compaiono solo di rado nella trama del libro. C’è allora un forte legame tra nomadismo e violenza.
Rappresentano un orizzonte lontano e irraggiungibile e La spietatezza degli sradicati può essere sconvolgente.
sono quindi permanentemente oggetto di desiderio e Fin dagli albori dei tempi le tribú nomadi sono state
di paura. Gli aborigeni, invece, restano semplicemente ciò che Deleuze chiama “macchine da guerra”, cioè
relegati nell’invisibilità, sommersi come sono in un’alte- bande perfettamente addestrate a combattere. Le
rità senza riscatto. L’effetto generale è di totale desola- incursioni, i saccheggi, lo sterminio delle popolazioni
zione e di ibridazione senza la felicità, o anche solo il sedentarie sono la risposta nomade a una civiltà agrico-
sollievo, che dà un processo creativo. la. Questo aspetto va sottolineato perché ci indica lo
La letteratura postcoloniale funziona in maniera del spessore politico del nomade. Guardare a questo tipo
tutto diversa dalla scrittura dell’immigrazione. Il senso di coscienza significa quindi anche doversi confrontare
di appartenenza al paese e alla cultura d’origine viene con questioni difficili quali la violenza politica, l’insur-
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

rezione armata, la distruzione e l’impulso a uccidere. si accumulano ricchezze da attività sedentarie. In


Nel suo interessante studio sui rapporti tra le avan- quanto tale, esso è diametralmente all’opposto dello
guardie artistiche europee, dai dadaisti agli indiani spazio aperto: il noumos, o lotto di terra, è la radice del
metropolitani italiani degli anni Settanta, Sadie Plant termine nomade, termine che sta a indicare il membro
sottolinea che: “È qui, nelle avventure e nelle sconfitte piú vecchio del clan, colui che controlla la distribuzio-
vissute da generazioni di rivoluzionari, sabotatori, arti- ne dei pascoli alla tribú. Il termine noumos si è poi este-
sti e poeti, che la lotta per sfuggire ai codici teorizzati so a significare la legge. Ecco allora che si arriva a una
da Deleuze e da Guattari, per sovvertirli, si è svolta parola come nemesis che indica la giustizia equa, o
innumerevoli volte”.66 quella divina. Quasi tutti i termini monetari hanno
L’analisi di Plant mette in luce il persistere della fisio- questa origine pastorale: nomisma significa moneta cor-
nomia nomade nei movimenti politici contemporanei, rente da cui deriva il termine numismatica. Altre parole
dagli hippies, agli “zingari new age”, ai campi pacifisti, legate al denaro – come pecuniario – hanno la loro
ai festival di musica e gli happening femministi, fino radice nella “pecora” (pecu/pecus).
alla spirale di violenza innestata da cellule terroriste Deleuze non fa che confermare l’etimologia di
come le Brigate Rosse italiane, o le missioni kamikaze Chatwin: noumos indica un principio di distribuzione
di vari gruppi estremisti – macchine da guerra totale delle terre. Proprio per questo giunse a rappresentare
lanciate contro tutto, che finiscono per sprofondare in il principio opposto a quello della polis: era uno spa-
un buco nero di (auto) distruzione. zio privo di recinzioni o confini, lo spazio del pascolo,
Pier Paolo Pasolini nato a Bologna e cresciuto a soli aperto, nomade, contro il quale furono eretti i poteri
quaranta chilometri dalla mia città natale, assassinato sedentari della città. Ecco allora lo spazio metropolita-
a Roma, ha fornito una delle analisi piú sconcertanti no in opposizione alle traiettorie nomadi.
48 49
della violenza di Stato partendo dalla confusa politica La violenza nomade si oppone quindi alla violenza di
italiana degli anni del terrorismo, quelli che poi Stato: la tribú è un controesercito, è lo spazio in cui
sarebbero diventati gli “anni di piombo”, culminati comandano i guerrieri. È per questo forse che i noma-
nell’omicidio di Aldo Moro. Pasolini rileva la strabi- di sono sempre stati perseguitati dallo Stato, perché
liante somiglianza tra violenza di Stato e violenza ter- considerati pericolosi criminali? Il guerriero nomade
roristica in Italia.67 Le mantiene comunque distinte, è, a sua volta, vittima della repressione di Stato. Ed è
convinto della possibilità di portare avanti una politi- allora per questo che cosí tanti zingari furono manda-
ca radicale non violenta. ti a morire nei campi di concentramento nazisti? È
Molti critici si sono anche espressi sulle caratteristiche stata la paura della loro mobilità a farli eliminare? E
tribali emerse nelle controculture metropolitane, com- ancora, è per questo che oggi in Africa si ammazzano
presi certi fenomeni di insurrezione e di saccheggio68. i Tuareg? La violenza nomade e quella di Stato sono
Guardando a quelle analisi che vedono il postmoder- immagini speculari l’una dell’altra, divise da un’osti-
no come declino dello Stato-Nazione, si rimane colpiti lità antitetica.
dal nesso che viene a stabilirsi tra la violenza dell’appa- Le differenze tra le varie manifestazioni di violenza
rato statale e il neonomadismo in cui si esprimono le dipendono anche dal ritmo, vale a dire dalle variazioni
tensioni e le controculture suburbane. di intensità o di velocità che le sostengono. Al ritmo
Il punto centrale per capire la violenza nomade è in mobile e intenso dei giovani rappers metropolitani si
realtà l’opposizione tra la città e lo spazio del deserto. risponde con l’heavy metal o altre forme di
Bruce Chatwin descrive la città come un giardino che rock’n’roll69 usate dall’esercito americano come colon-
nasconde un ovile: uno spazio agricolo e di allevamen- na sonora durante il loro intervento a Panama contro
to di pecore, vale a dire un luogo dove si conservano e Noriega.70 Questa differenza di ritmo e di velocità è
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

tanto piú paradossale se si considera che il rock’n’roll Il soggetto nomade ha un’inflessibile, spietata tenacia.
è nato come fatto culturale sovversivo e anti-sistema. La evoca con forza il rauco, incalzante ritmo della voce
Nella sua infinita flessibilità, il tardo capitalismo si è della mendicante in India Song, un prodigio cinemato-
agganciato alla “rivoluzione” hard rock riuscendo a grafico di Marguerite Duras, l’artista francese cresciuta
trovarne abilmente le applicazioni strumentali. nel Sudest asiatico coloniale. Ma la trovo anche nel
Sarebbe comunque piú difficile saccheggiare il reper- ritmo demoniaco, inesorabile di In Memoriam to Identity
torio rap nella stessa misura. di Kathy Acker,72 nella sua passione viscerale per le tra-
Un flashback dimostra quanto sia ambivalente in me la sformazioni nomadi e nel suo gusto, tutto di stampo
questione della violenza nomade: ricordo mio nonno deleuziano, per la reversibilità delle situazioni e delle
– membro rispettato della resistenza antifascista nel persone, nella sua capacità, al limite della patologia, di
Nordest d’Italia – che diceva che gli zingari erano dei impersonare, mimare e attraversare un’infinità di “altri”.
“ladri di bambini”. Ricordo di aver guardato, tra l’affa-
scinato e l’impaurito, i primi zingari arrivati nella mia
città, distante poco piú di cento chilometri dal confi- 5. Tracciati di pensiero nomade
ne jugoslavo: rubavano veramente i bambini? Mi La creatività comunque non è riservata solo agli artisti
avrebbero portata via? Dove sarei finita? Capire che di professione, fa parte invece delle sfide che attendo-
esisteva della gente la cui casa era la strada mi rivelò no ogni pensatore/pensatrice critico/a. Da questo
una nuova dimensione. Pensandoci a posteriori, punto di vista, le filosofie poststrutturaliste e la teoria
credo che la paura di questo tipo di persone abbia femminista coincidono per piú versi. Nel desiderio,
fatto nascere in me l’atroce sospetto che la strada, la per esempio, di lasciarsi alle spalle la modalità lineare
vecchia e ben nota strada che passava davanti a casa del pensare, lo stile teleologicamente ordinato di argo-
50 51
mia, fosse un irresistibile sentiero che poteva portarmi mentare che ci è stato insegnato. A giudicare dalla mia
fino a Melbourne, Parigi, Utrecht; che le solide fonda- esperienza, questa modalità si traduce nell’incoraggia-
menta che ero abituata a dare per scontate potessero re la ripetizione e l’obbedienza a una tradizione cano-
essere inghiottite in un attimo, lasciando anche me nica che fa perno sulla sacralità, venata di bigotteria,
per strada. Che percorrere questa via potesse essere di certi testi: i testi della grande tradizione filosofico
fatale, come si è rivelato in seguito. umanista. Ecco, a essi, io vorrei contrapporre una
Oltre alla descrizione che ci dà Kleist di Pentesilea, forma appassionata di postumanesimo, basata sull’eti-
nell’omonima opera sulle passioni fatali, o alla trage- ca nomade femminista.
dia di Medea, straniera in un paese inospitale, altre In particolare mi sembra essenziale che le donne si
forme di violenza convergono in molte figure nomadi liberino di ciò che Teresa de Lauretis, la teorica fem-
femminili: una sorta di aspro contatto con ostili forze minista italo-americana che ha scelto i Paesi Bassi
della natura; un’enfasi posta sulla resistenza e la sop- come uno dei suoi domicili, chiama la “trama edipica”
portazione fisica; un affidarsi ai rituali e all’azione del lavoro teorico. È importante che le pensatrici fem-
drammatica in mancanza del tempio della religione ministe si sbarazzino dei modeIli di identificazione
ufficiale. Dacia Maraini, siciliana ora residente a maschile richiesti dal livello piú “alto” del lavoro teori-
Roma, nel suo libro Donna in guerra71 descrive con co, per uscire dalle strutture paralizzanti di uno stile
estrema lucidità la violenza delle donne ribelli. accademico esclusivo.73 Il nomadismo è un invito a
Queste donne percepiscono il mondo costruito dagli disidentificarsi dal sedentario monologismo fallologo-
uomini con un costante e doloroso senso di autoestra- centrico del pensiero filosofico e a cominciare a colti-
niamento e sono quindi capaci di erompere in gesti di vare quell’arte della slealtà verso la civiltà di cui si è
fortissima violenza. fatta portavoce Adrienne Rich o, piuttosto, quella
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

capacità di esercitare una sana irriverenza verso le con- processo di produzione di idee, saperi, testi e scienze
venzioni accademiche e intellettuali inaugurata e por- – è qualcosa cui la teoria si riferisce, e allo stesso
tata avanti dalla seconda fase del femminismo. tempo su cui si basa, per codificare e sistematizzare la
Nel complesso le filosofe femministe non brillano per sua specificità in una norma scientifica accettabile.
il loro nomadismo radicale, anzi, tendono a compor- La normatività della teoria è comunque anche il suo
tarsi da figlie ubbidienti o, in alternativa, da amanti limite. Il discorso, infatti, è una rete complessa di
devote. Questo non fa che comprovare un attaccamen- effetti di verità interrelati e in quanto tale eccede il
to corporativo alla disciplina e una forte identificazio- potere di codificazione della teoria. La filosofia deve
ne con i suoi maestri. Molte femministe lavorano per allora “inseguire” ogni genere di nuovi discorsi
mantenere, o in qualche caso salvare, l’idea che la filo- (donne, soggetti postcoloniali, media audiovisivi,
sofia abbia veramente una qualche importanza. Non altre nuove tecnologie e cosí via) per poterli incorpo-
stupisce allora che le affermazioni dei poststrutturalisti rare e codificare. Come ci ricorda Donna Haraway,
sulla morte del soggetto filosofico e la loro constatazio- l’alta tecnologia è una macchina cannibale che tenta
ne della crisi della filosofia trovino proprio nelle filoso- di fagocitare ogni corpo nuovo e persino quelli alie-
fe l’opposizione piú agguerrita. ni. Per fortuna i nomadi corrono piú veloci e riesco-
L’unica teoria che credo di poter praticare è quella che no a sopportare viaggi piú lunghi di quanto riescano
sia Irigaray che Deleuze sostengono come forma creati- a fare la maggior parte degli altri: non possono essere
va di nuovi modi di pensare. L’unico sistema di pensie- assimilati tanto facilmente.
ro o schema concettuale che può interessarmi è quello Oltre a essere una prassi, il femminismo è anche un
che porta in sé l’idea di cambiamento, trasformazione, impulso creativo volto ad affermare la differenza ses-
transizione vitale. Voglio un progetto creativo, non reat- suale come forza positiva. Il nuovo soggetto nomade
52 53
tivo, libero dal peso oppressivo dell’approccio teorico femminista che sostiene questo progetto è un’entità
tradizionale. La teoria femminista è per me il luogo di epistemologica e politica e la sua definizione e affer-
tale trasformazione: da un pensiero sedentario e logo- mazione da parte delle donne deve nascere dal con-
centrico a un pensiero creativo nomade. fronto delle loro molteplici differenze di classe, razza,
Lo stile nomade mi permette di riflettere proprio sulle età, stile di vita e orientamento sessuale. È chiaro
questioni che ritengo fondamentali: il fallologocentri- quindi che per me il femminismo oggi è quell’agire
smo, l’etnocentrismo, la positività della differenza. Il che intende affrontare le questioni legate all’identità
pensiero filosofico – come disciplina – è estremamente individuale, incarnata, sessuata. Questioni che vanno
fallologocentrico e antinomadico. Intrattiene un rap- articolate in relazione ai problemi della soggettività
porto privilegiato con la dominazione, il potere e la politica e poi ricollegate a quelli dei saperi e della
violenza. Di conseguenza, richiede dei meccanismi di legittimazione epistemologica.
esclusione e di dominazione in quanto facenti parte Una delle questioni centrali in gioco in questo proget-
delle sue pratiche codificate. La filosofia si crea attra- to è come riconciliare la storicità, e quindi l’agire, con
verso ciò che esclude, almeno quanto attraverso ciò (l’inconscio) desiderio di cambiamento. Il compito
che asserisce. La teoria, in particolar modo la filosofia, piú difficile consiste nel trovare le modalità per far
afferma i suoi valori mediante l’esclusione di tanti altri andare insieme la volontà di cambiamento con il desi-
valori: non maschili, non bianchi, non colti e cosí via. derio del nuovo. Il che implica la costruzione di nuovi
Il mio lavoro sul nomadismo mi ha resa consapevole soggetti desideranti.
di un’aporia strutturale all’interno del discorso teori- La difficoltà nasce dal fatto che certe strutture inte-
co convenzionale e soprattutto della filosofia. Il riori psichiche o inconsce difficilmente mutano per
discorso – inteso nel senso poststrutturalista di un un semplice atto di volontà. La psicoanalisi si fonda
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

precisamente sulla richiesta che la sofferenza che ministe nomadi si trovano di fronte alla sfida di conci-
accompagna i processi di mutamento e di trasforma- liare una prospettiva pluristratificata e multiculturale
zione sia riconosciuta e rispettata. Le trasformazioni con la responsabilità verso il loro genere e la capacità
profonde sono dolorose e lente. Se le femministe di risponderne. Essere nomadi, vivere in transizione,
vogliono portare avanti una politica efficace devono non significa infatti non poter o non voler creare
tenere ben presente la distinzione di piani che c’è tra quelle basi, necessariamente stabili e rassicuranti, del-
scelte politiche consapevoli e desideri o tentativi l’identità che consentono di stare a proprio agio
inconsci di elaborare delle strategie che possano all’interno di una comunità. La coscienza nomade,
andare bene per ciascuna. piuttosto, consiste nel non considerare alcuna iden-
Sovraccaricare la volontà con il desiderio o far prevale- tità come permanente. Il nomade è solo di passaggio;
re l’una sull’altro sono entrambe mosse sbagliate. lei/lui costruisce quelle connessioni necessariamente
Ognuno dei due livelli va rispettato nella sua comples- situate che le/gli consentono la sopravvivenza ma non
sità; si tratta piuttosto di trovarne i punti di transizione si fa carico mai pienamente dei limiti di un’unica e
e di incontro. Chiamo “etica dela differenza sessuale” fissa identità nazionale. Il nomade non possiede pas-
– adottando il concetto proposto da Luce Irigaray – un saporto, oppure ne ha troppi.
progetto femminista nomade che tiene conto delle L’idea di passare attraverso diversi tipi e livelli di iden-
contraddizioni interiori e tenta di mediare tra le strut- tità non è un modo per eludere il confronto con le
ture inconsce del desiderio e le scelte politiche consa- realissime coercizioni ideologiche e sociali entro le
pevoli. In questo senso il femminismo è una forma di quali si è costretti a operare. Proprio al contrario,
coscienza multipla delle differenze. invece, la coscienza nomade rappresenta un modo
Il punto centrale è l’interconnessione tra identità, sog- per affrontarle. Su questo dissento da Nancy Fraser e
54 55
gettività e potere. Poiché il “sé” è una sorta di rete di Linda Nicholson74 quando affermano che l’accento
connessioni, la questione diventa la seguente: quali postmoderno sulla contingenza dell’identità e il decli-
connessioni, quali scarti laterali e linee di fuga consen- no della metanarrativa minano l’efficacia dell’agire
tono di elaborare una coscienza femminista senza che politico e di conseguenza il femminismo. Considero,
questa si fissi in una nuova normatività? piuttosto, il postmodernismo e il femminismo come
Di fronte a questo interrogativo suggerisco a femmini- scaturiti dalla stessa fonte ma seguenti strade diverse.
ste e altri intellettuali critici di coltivare una coscienza Entrambi sottolineano il tramonto storico dell’idea
nomade. Questo genere di coscienza riunisce in sé che l’azione politica e un’efficace critica sociale
tratti che solitamente sono considerati opposti: il pos- richiedano come premessa necessaria dei fondamenti
sedere cioè un senso di identità che non si basa sulla stabili e sostanziali. Il femminismo nomade postmo-
stabilità bensí sulla contingenza. La coscienza nomade derno sostiene che non è necessario essere saldi in
combina la coerenza con la mobilità, intende ripensa- una concezione sostanziale del soggetto per poter
re l’unità del soggetto senza ricorrere a convinzioni essere politici o per fare delle scelte consapevoli o
umanistiche, senza opposizioni dualistiche, legando assumere decisioni critiche.
invece corpo e mente in una nuova serie di transizioni Il femminismo nomade fa anche un passo in piú e
intensive e spesso intransitive. sostiene che l’azione politica ha a che fare con la
Il compito che mi prefiggo consiste nel capire come capacità di mettere a nudo l’illusione dei fondamenti
rispettare lo spettro delle differenze culturali senza ontologici. Secondo Judith Butler “il compito è quello
cadere nel relativismo o nella depressione politica. Il di chiedersi che cosa autorizza e che cosa precisamen-
relativismo è una trappola perché erode il terreno te esclude o preclude la mossa teorica che istituisce
delle possibili alleanze o coalizioni politiche. Le fem- dei fondamenti”.75 In una prospettiva nomade il poli-
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

tico è una forma di intervento che opera contempora- dei luoghi in cui siamo già stati e dove quindi non
neamente sui registri discorsivi e su quelli materiali siamo piú. Le cartografie nomadi vanno costantemen-
della soggettività; e pertanto ha a che vedere con la te ridisegnate e in quanto tali non tollerano per loro
capacità di tracciare connessioni multiple. È politica natura la fissità e neanche una rapace appropriazione.
proprio questa consapevolezza che la costituzione del Il nomade possiede un acuto senso del territorio senza
soggetto è frammentaria, intrinsecamente basata sul che questo sfoci nella possessività.
potere e sull’attiva ricerca di possibilità di resistenza Come sostiene giustamente Donna Haraway, bisogna
alle formazioni egemoniche. essere collocati da qualche parte per poter fare delle
Non solo un’azione politica efficace non richiede fon- affermazioni di valore generale. E quindi il nomadi-
damenti, spesso questi sono anche un ostacolo ai voli smo non è la fluidità priva di confini bensí la precisa
della coscienza nomade e alle connessioni trasversali consapevolezza della non fissità dei confini. È l’intenso
che essa permette. Basti pensare che proprio persone desiderio di continuare a sconfinare, a trasgredire.
molto stabili, ancorate, sedentarie sono tra le meno Come figurazione della soggettività contemporanea,
empatiche, le meno facili da smuovere, le piú autoco- dunque, il nomade è un’entità post-metafisica, intensa,
scientemente “apolitiche”. La regista francese Agnès multipla che funziona all’interno di una rete di inter-
Varda mostra l’indifferenza di questo tipo di persone: connessioni. È tutto tranne che un’immagine universale.
nel suo racconto sugli adolescenti scappati di casa, in Non la si può ridurre a una forma lineare, teleologica di
Senza tetto né legge, le case francesi vengono rappresen- soggettività perché è il luogo di connessioni multiple.
tate come fortezze borghesi inospitali che chiudono Lei/lui è incarnata/o e quindi culturale. In quanto arte-
fuori la giovane vagabonda. Quanti degli odierni vaga- fatto, è un composto tecnologico di umano e post-
bondi – usciti da situazioni tipo Trainspotting – hanno umano; è complessa/o, dotata/o di capacità multiple
56 57
vissuto personalmente questa totale mancanza di inte- all’interconnessione secondo una modalità impersonale.
resse, per non parlare di comprensione empatica? Al È un cyborg e tuttavia ha anche un inconscio. È il
contrario, il soggetto nomade funziona come una staf- “mucoso” o “divino” di Luce Irigaray ma dotato di una
fetta: lei/lui connette, circola, si muove; non forma prospettiva multiculturale. Come il “divenire” di Deleuze
identificazioni ma continua a ritornare indietro a è astratto e tuttavia perfettamente, operativamente reale.
intervalli regolari. Il nomade è un’entità trasgressiva, Uno dei suoi compiti storici consiste nell’individuare il
la cui natura transitoria è il vero motivo per il quale modo di ricostruire un senso di intersoggettività che
può fare delle connessioni. La politica nomade è una permetta di creare un nuovo tipo di legame inclusivo
questione di legami, di coalizioni, di interconnessioni. (cioè non escludente) per il riconoscimento delle dif-
L’ho sperimentato nella mia vita: solo quando ho tro- ferenze. Ritengo che uno dei modi in cui le femmini-
vato una certa stabilità e un senso di parziale apparte- ste potrebbero visualizzare questa prospettiva differen-
nenza, aiutata anche dal fatto di avere un lavoro fisso e ziata e situata, è mediante l’immagine delle letture e
un rapporto sentimentale felice, ho potuto cominciare scritture multiple, come dire, un’auto-creazione poli-
veramente a pensare in maniera adeguata al nomadi- glotta collettiva. Le femministe devono imparare a
smo. Il che non vuol dire che l’atto di pensarci signifi- esprimersi correntemente in vari stili, in diversi ambiti
casse di fatto la fine di una mia consuetudine esisten- disciplinari e in molti dialetti, gerghi, lingue. Occorre
ziale dominante, ma piuttosto che questo concetto è abbandonare quella immagine di sorellanza in cui
diventato visibile e di conseguenza esprimibile nel domina l’idea dell’universale similitudine tra tutte le
momento in cui ero sufficientemente situata per affer- donne in quanto secondo sesso, a favore di un ricono-
rarlo. L’identità è retrospettiva, rappresentarla implica scimento delle complesse condizioni semiotiche e
che possiamo tracciare della mappe accurate, ma solo materiali in cui le donne si trovano a operare.
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

6. Punti di fuga le difficoltà incontrate nel tentativo di trasformare i


Come creare dunque nuove modalità del divenire sog- canoni accademici maschili in modo tale da rendere
getto basate sul nomadismo? giustizia ai talenti letterari femminili. Heilbrun ascrive
Punto primo, la transdisciplinarietà. Significa attraver- queste difficoltà non solo alla resistenza politica maschi-
sare i confini disciplinari senza preoccuparsi delle le alla lotta femminista per il riconoscimento intellettua-
distinzioni verticali intorno alle quali sono stati orga- le, ma anche al fatto che la maggioranza delle donne
nizzati. Dal punto di vista del metodo, questo stile si che lavorano in ambito accademico sono state addestra-
avvicina al bricolage degli strutturalisti, particolarmente te a parlare all’uomo, a parlare nel suo linguaggio: la
caro a Lévi Strauss. Esso costituisce anche una pratica modalità universale feticistizzata e falsa dell’umanesimo
di “furto”, o presa a prestito estensiva di nozioni e con- occidentale. La creazione del sapere femminista implica
cetti che, come spiegano Hélène Cixous o Adriana quindi una rinnovata attenzione all’espressione di una
Cavarero, vengono deliberatamente usati fuori conte- fondamentale differenza nei testi delle donne: “I testi
sto e sviati dal loro scopo iniziale. Deleuze definisce delle donne sono stati per la maggior parte tessuti in
questa tecnica “deterritorializzazione”, o il diventare- modi segreti, difficili da decifrare, pericolosi se scoperti
nomade delle idee. dalle persone sbagliate, o semplicemente fraintesi, male
Un tratto connesso a questo stile è la mescolanza di interpretati”78. Secondo Heilbrun è compito delle stu-
voci e di modalità: cerco deliberatamente di fondere il diose femministe dar voce a questa differenza e agire sul
genere teorico con quello poetico o lirico. Questi spo- rapporto asimmetrico che essa stabilisce con lo stile
stamenti nella mia voce sono un modo per resistere accademico riconosciuto.
alla forza d’attrazione del trito, formale, orrendo lin- Un’altra strategia proposta nello stesso spirito è il prin-
guaggio accademico. Nell’ambiente filosofico in cui cipio della citazione, come ci ricorda Spivak, sulla scia
58 59
mi sono formata, una certa noncuranza verso lo stile di Derrida. Lasciar parlare altri nel mio testo è non
viene convenzionalmente presa come segno di solo un modo per inscrivere il mio lavoro in un movi-
“serietà” o perfino di “scientificità”, come se una scrit- mento politico collettivo, ma anche un modo per met-
tura accurata fosse invece l’espressione di una mente tere in pratica ciò che affermo. La dissoluzione delle
“morbida”, vale a dire non filosofica.76 Questo atteggia- identità stabili perorata dalla generazione poststruttu-
mento mi sembra ridicolo e al contempo mi irrita. Il ralista non è una semplice formula retorica; la detro-
suo inerente funzionalismo delude ogni mia aspettati- nizzazione del “narcisismo trascendentale” dell’“io”
va perché poggia su una divisione categorica del lavo- filosofeggiante è un punto di non ritorno. Far riecheg-
ro tra discorsi “logos-intensivi” (filosofia) e discorsi giare le voci di altre/i nei miei testi è quindi un modo
“pathos-intensivi” (letteratura). È una distinzione che per mettere in atto la non centralità dell’“io” rispetto
non condivido affatto.77 al progetto di pensiero e riconnetterlo invece a un
Mi dispiace che tante filosofe continuino a fare un uso progetto collettivo.79
funzionale del linguaggio filosofico, come mezzo di Le molte voci di donna presenti nei miei testi sono
“comunicazione”. Preferisco invece tramutare le mie anche un modo per accentuare e celebrare l’acutezza
teorie in narrazioni, le narrazioni in teorie e praticare la e l’importanza teorica del pensiero femminile. Voglio
filosofia come forma di creatività concettuale. Questo riscattare tutto ciò che le donne hanno dato alla vita
stile, inoltre, è aderente al progetto collettivo del fem- intellettuale, malgrado la bellicosa opposizione delle
minismo che implica la legittimazione e il riconosci- istituzioni dominanti. Il mio stile si basa quindi sulla
mento delle voci di altre donne. La femminista e teorica politica del posizionamento o della collocazione80 e
della letteratura Carolyn Heilbrun (che scrive coltissimi poggia sull’attenzione alle differenze esistenti tra
gialli con lo pseudonimo di Amanda Cross) ha descritto donne. Considero questo stile come un passo impor-
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

tante verso la costituzione di genealogie femministe bisogno di riappropriarsi della struttura multistratifi-
intese come pratiche discorsive e politiche condivise cata della loro soggettività in quanto luogo o sedimen-
da tutte e che rappresentano in primo luogo una spe- tazione storica di significati e di rappresentazioni che
cie di contromemoria o spazio di resistenza.81 devono essere erosi. Le femministe hanno bisogno di
Una parte di questo progetto concerne la critica della rivedere queste complessità dalle molte facce e far sí
distinzione convenzionale tra teoria “alta” e “cultura che la loro consunzione raggiunga l’obiettivo, sebbe-
popolare”. L’attenzione che dedico in molti dei miei ne temporaneo, del loro progetto. Non del tutto dissi-
testi alla cultura bassa o “popolare” nasce anche da mili dall’angelo della storia di Walter Benjamin, le
una salutare noncuranza verso le convenzioni del sape- pensatrici femministe nomadi mentre hanno già un
re “alto”. Questa distinzione risulta particolarmente piede nel secolo venturo, non perdono di vista quel
forte in Europa dove vige un rigidissimo controllo da passato dal quale lottano per emergere. La ricerca di
parte delle discipline sul processo della costruzione punti d’uscita dal fallocentrismo quindi continua e il
del sapere e certi campi transdisciplinari e iconoclasti- viaggio nomade femminista procede, per necessità.
ci come i Cultural Studies non hanno ancora del tutto Spinte da un fortissimo desiderio di mutamento che
preso piede. Ciò che desidero è mescolare e integrare non può risparmiare nemmeno gli aspetti piú familia-
modi di pensare popolari e femministi nel discorso ri, e piú intimi, della loro esperienza, la maggior parte
canonizzato, ma non a costo dell’omologazione dei delle femministe dovrebbe concordare con la consa-
primi al secondo. pevolezza caustica, devastante, di Kathy Acker, quan-
Ciò spiega anche i mutamenti di tono e di stile che do afferma che, finora: “Ho la mia identità e ho il mio
percorrono i diversi saggi contenuti in questo volume. sesso: non sono nuova, ancora”.82
Tali variazioni sono molto importanti per questa rac-
60 61
colta, dove testi accademici piú convenzionali si alter-
nano con altri piú provocatori. Il gioco delle variazioni
mira anche alla costruzione di posizioni di lettura al di
fuori o oltre quelle tradizionali dell’intellettuale.
Attraverso questo processo spero di fare anche delle
mie potenziali lettrici/lettori delle entità nomadi.
Credo che le nuove figurazioni della soggettività femmi-
nile che ho messo in luce in questa Introduzione possano
essere assunte come mappe diverse mediante le quali
chi legge può identificare i punti di uscita da schemi di
pensiero fallologocentrici. Esse cercano di farsi strada
attraverso le forme di rappresentazione accreditate,
consumandole dall’interno. Ho parlato di questa tecni-
ca come di una consunzione-assimilazione del vecchio
per generare il nuovo. È anche in questo senso che ho
sostenuto la validità della pratica del “come se”, della
mimesi come strategia politica e intellettuale basata sul
potenziale sovversivo delle ripetizioni.
La consunzione-assimilazione attacca dall’interno il
magazzino di immagini e concezioni di donna codifi-
cate dalla cultura in cui viviamo. Le donne hanno
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

1 Scattered Hegemonies: Post-modernity 10 Cfr. N.K. Miller, Subject to Change, in Dissonanze. Le donne e la filosofia con- 38 Sono grata a Patricia Yaeger e a Naomi
and Transnational Feminist Practices, a Feminist Studies/Critical Studies, a cura temporanea, La Tartaruga, Milano Schor che, del tutto indipendentemen-
cura di C. Kaplan, I. Grewal, University of di T. de Lauretis, Indiana University 1994). te l’una dall’altra, mi hanno segnalato
Minnesota Press, Minneapolis-London Press, Bloomington 1986. 26 Da allora molte cose sono accadute, sia questo punto. Sono in debito con
1994. 11 T. de Lauretis, Eccentric Subjects: nell’ambito dei movimenti degli abori- Yaeger per avermi suggerito l’espres-
2 b. hooks, Postmodern Blackness, in Id., Feminist Theory and Historical geni, sia nella coscienza critica degli sione che uso.
Yearning: Race, Gender, and Cultural Consciousness, in Feminist Studies, australiani. Le femministe australiane 39 B. Chatwin, The Songlines, Picador,
Politics, Between the Lines, Toronto 1990, XVI, 1, pp. 115-50. Di de Lauretis hanno peraltro avuto un ruolo determi- London 1988 (trad. it., Le vie dei canti,
1990, p. 27. Vedere anche il mio arti- vedere anche: Sui generis. Scritti di teo- nante nel far venire alla luce questo tipo Adelphi, Milano 1988).
colo su bell hooks: Illuminazioni, in ria femminista, Feltrinelli, Milano 1996. di questioni. Cfr., per esempio, l’analisi 40 I. Calvino, Le città invisibili, Einaudi,
“Leggendaria”, n. 11, ottobre 1998, p. 12 M. Boscaglia, Unaccompanied Ladies: del film Crocodile Dundee compiuta da Torino 1972.
28-29. Feminist, Italian, and in the Academy, in M. Morris in The Pirate’s Fiancée, Verso, 41 A. Jardine, Pre-Texts for the
3 Su questo punto cfr. N. Miller, Getting Differences, 1991, II, 3, pp. 122-35. London 1988. Ma la mentalità di fortez- Transatlantic Feminist, in “Yale French
Personal: Feminist Occasions and Other 13 Trinh T. Minh-ha, Woman, Native, Other, za bianca prevale tuttora nella politica Studies”, dicembre 1981, pp. 220-36.
Autobiographical Acts, Routledge, New Indiana University Press, Bloomington australiana. 42 L. Sebbar, N. Huston, Lettres Parisiennes,
York-London 1991. 1989. 27 U. Hirschmann, Noi senza patria, Barrault, Paris 1986.
4 Si veda la mia analisi comparata di 14 C. Mohanty, Under Western Eye: Bologna, il Mulino 1993. 43 Ho analizzato dettagliatamente la spe-
Irigaray e Haraway in Feminist Feminist Scholarship and Colonial 28 G. Lloyd, The Man of Reason: “Male” and cifica situazione del femminismo olan-
Deleuzian Tracks; or, Metaphysics and Discourse, in Boundary, 1984, Il, 3, pp. “Female” in Western Philosophy, dese in Dutch Treats and Other
Metabolism, in Deleuze: Text, Theory, 338-58; G.C. Spivak, In Other Worlds, Methuen, London 1984. Strangers, in Sharing the Difference, a
and Practice, a cura di K. Boundas e D. RoutIedge, New York 1989. 29 J. Kristeva, Etrangers à nous-mémes, cura di J. Hermsen e A. van Lenning,
Olkowski, Routledge, New York 1994. 15 L. Campagnano, Gli anni del disordine Fayard, Paris 1988 (trad. it., Stranieri a Routledge, New York-London 1991. Si
Rilevante anche Degli insetti e delle 1989-1995, La Tartaruga, Milano 1996. se stessi, Feltrinelli, Milano 1990). veda anche il numero speciale di
donne, in Il secolo deleuziano, a cura di 16 C. Kaplan, Deterritorializations: the rew- 30 Si veda l’intervento conclusivo di D. “Women’s Studies International Forum”,
Salvo Vaccaro, Mimesis, Milano 1997. riting of home and exile in western femi- Haase-Dubosc alla Conferenza One 1993, XVI, 4, dedicato a Utrecht.
5 Per un’analisi piú dettagliata del feno- nist discourse, in “Cultural Critique”, Century of Franco-American Cultural 44 Vedere per esempio, Attraversamenti. I
meno, vi rimando al mio testo; La mol- 1987, 6, p. 197. Exchanges, tenutasi alla Reid Hall, nuovi territori dello spazio pubblico, a
teplicità: un’etica per la nostra epoca, 17 Cfr. in particolare G. Deleuze, F. Guattari, Columbia University Center di Parigi, cura di P. Desideri e M. Ilardi, Costa &
oppure meglio cyborg che dea, Mille Plateaux. Capitalisme et schizoph- 24-25 giugno 1993. La citazione è trat- Nolan, Genova 1997.
62 Introduzione al libro di Donna renie, Minuit, Paris 1980. ta dalla p. 5 del testo manoscritto. 45 Sono grata a Juul Hymans di Radio 63
Haraway Manifesto Cyborg. Donne, 18 C. Kaplan, Deterritorializations cit., p. 31 G. Deleuze, F. Guattari, Anti-œdipe. Mundo per avermi aiutato a chiarire
tecnologie e biopolitiche del corpo, 198. Capitalisme et schizophrénie, Minuit, questa intuizione.
Feltrinelli, Milano 1999. Interessante 19 Si veda per esempio Men in Feminism, a Paris 1974 (trad. it., L’anti-Edipo. 46 B. Krueger, We Won’t Play Nature to
anche di Donna Haraway: cura di A. Jardine e P. Smith, Methuen, Capitalismo e schizofrenia, Einaudi, Your Culture, I.C.A., London 1983; Id.,
Testimone_Modest@FemaleMan_inco New York 1987, e T. Modleski, Feminism Torino 1975); cfr. inoltre G. Deleuze, La Love for Sale, Harry M. Abrams, New
ntra-OncoTopo TM, Feltrinelli, Milano Without Women: Culture and Criticism pensée nomade, in Id., Nietzsche York 1990; Id., No Progress in Pleasure,
2000. in a “Postfeminist” Age, Routledge, New aujourd’hui, U.G.E., Paris 1973 (trad. it., in Pleasure and Danger, a cura di C.S.
6 La mia interpretazione dei cyborgs come York-London 1991. Nietzsche, a cura di F. Rella, Bertani, Vance, Routledge-Kegan Paul, Boston
figurazioni rizomatiche non intende 20 Si veda l’argomentazione su questo Verona 1973); e L. Irigaray, Speculum. 1984 (We don’t need another hero è
suggerire un’equazione tra Haraway e punto in J. Howell, Laurie Anderson, De l’autre femme, Minuit, Paris 1974 anche il titolo di una famosa canzone di
Irigaray. Per certi versi, niente potrebbe Thunder’s Mouth Press, New York (trad. it., Speculum. L’altra donna, a cura Tina Turner, n.d.t.).
essere piú lontano dagli schemi di pen- 1992, p. 17. di L. Muraro, Feltrinelli, Milano 1989). 47 J. Holzer, Solomon R. Guggenheim, New
siero di Haraway che una specifica 21 P. Yaeger, Honey-Mad Women: 32 L. Passerini, Autoritratto di gruppo, York 1988.
attenzione all’inconscio o alle politiche Emancipatory Strategies in Women’s Giunti, Firenze 1988. 48 Purtroppo questa raccolta di immagini
del desiderio soggettivo. Ritengo invece Writing, Columbia University Press, 33 S. Gunew, Discourses of Otherness, in Id., non è stata ancora pubblicata, ma il
che le passioni politiche di queste due New York 1988, p. 31. Displacements: Migrant Story-Tellers, lavoro è stato presentato nel saggio
pensatrici s’incrociano. 22 Ivi, p. 32. Deakin University, Melbourne 1982, p. 1. Paroles urbaines, a cura di B. Biebuyck e
7 Per un’ottima introduzione all’opera di 23 D. Haraway, Ecce Homo, Ain’t (Ar’n’t) I a 34 C. Wolf, Cassandra, a cura di A. Raya, M. Bacou, in “Cahiers; de littérature
Cixous: Scritture del corpo. Hélène Woman and Inappropriate/d Others: The e/o, Roma 1984, p. 20. orale”, 1988, 24.
Cixous, variazioni su un tema, a cura di Human in a Post-Humanist Landscape, 35 Trinh T. Minh-ha, Woman, Native, 0ther 49 B. Eno, Music for Airports, EG Record:
P. Bono, Luca Sossella editore, Roma in Feminists Theorize the Political, a cit., p. 19. EEG Cd 17.
2000. cura di J. Butler e J. Scott, Routledge, 36 Colette, La vagabonde, Albin Michel, 50 U. Biemann, Been there and Back to
8 M. Wittig, The Straight Mind, Harvester, New York-London 1992, p. 85. Paris 1983 (ed. or. 1920; trad. it., La Nowhere. Gender in Transnational
London 1991. 24 L. Carrol, Alice’s Adventures in vagabonda, a cura di A. Banti, Spaces, b. books, Berlin 2000; si veda
9 J. Butler, Gender Trouble, Routledge, Wonderland, Puffin Books, London 1977 Mondadori, Milano 1992). anche il suo video: Performing the
New York-London 1991; di Butler in ita- (ed. or. 1865; trad. it., Alice nel paese 37 N. Ward Jouve, White Woman Speaks Border, 1999.
liano vedere anche: Corpi che contano. I delle meraviglie, Einaudi, Torino 1978). with Forked Tongue: Criticism as 51 Voglio ringraziare Christien Franken per
limiti discorsivi del “sesso”, Feltrinelli, 25 R. Braidotti, Patterns of Dissonance, Autobiography, Routledge, New York- avermi suggerito questa espressione. È
Milano 1996. Polity Press, Cambridge 1991 (trad. it. London 1991. una citazione tratta da A. Aronson-D.L.
Nuovi soggetti nomadi Introduzione

Swanson, Graduate Women on the Brink: moderno o la logica culturale del tardo Hopkins University Press, Baltimore différence, Livres de poche, Paris 1989
Writing as “Outsiders Within”, in capitalismo, Garzanti, Milano 1989). 1976, pp. IX-XXXVII (trad. it., Della (trad. it., Il tempo della differenza, Editori
“Women’s Studies QuarterIy”, 1991, 3-4, 69 Le femministe sono state le prime a grammatologia, Jaca Book, Milano Riuniti, Roma 1989); si veda inoltre T. de
p. 165. notare e a esprimersi sulla natura 1969). Lauretis, Feminist Genealogies, in Belle
52 V. Woolf, Three Guineas, Penguin, aggressiva di quello che veniva polemi- 80 L’espressione è stata coniata da A. Rich, van ZuyIen Lectur, University of Utrecht,
London 1978 (ed. or. 1938; trad. it., Le camente chiamato cock-rock. Per un’a- Blood, Bread, and Poetry, The Women’s Utrecht novembre 1991, ristampato in
tre ghinee, Feltrinelli, Milano 1990). nalisi pertinente si veda R. Archer, A Star Press, London 1984. Women’s Studies International Forum,
53 H. Cixous-C. Clément, La jeune née, Is Torn, Virago, London 1986. 81 La piú autorevole teorica delle genealo- 1993, XVI, 4, pp. 393-403.
U.G.E., Paris 1975. 70 Il 20 dicembre 1989 con l’operazione gie femministe è Luce lrigaray, della 82 K. Acker, In Memoriam of Identity cit.,
54 L. Irigaray, Ce sexe qui n’en est pas un, “Giusta causa”, le truppe statunitensi quale cfr. in particolare Le temps de la p. 49.
Minuit, Paris 1977 (trad. it., Questo sesso invasero e presero il controllo di
che non è un sesso. Sulla condizione ses- Panama, per catturare il presidente
suale, sociale e culturale delle donne, Noriega. Nell’operazione morirono 230
Feltrinelli, Milano 1990). persone. Noriega si rifugiò nella nun-
55 A. Walker, In Search of Our Mothers’ ziatura della Santa Sede ma, dopo dieci
Gardens, The Women’s Press, London giorni in cui l’edificio fu bombardato da
1984. musica rock e fu oggetto di altre inizia-
56 S. Benhabib, Situating the Self, Polity tive di “guerra psicologica”, si arrese e
Press, Cambridge 1992. fu trasferito negli Usa, dove venne
57 C. Kaplan, The Politics of Location as incarcerato e processato per traffico di
Transnational Feminist CriticaI Practice, droga. Si veda la voce Noriega, in A
in Scattered Hegemonies cit. Dictionary of Twentieth-Century World
58 D. Spender, Women of Ideas and What Biography, Oxford University Press,
Men Have Done to Them, The Women’s Oxford-New York 1992.
Press, London 1982. 71 D. Maraini, Donna in guerra, Einaudi,
59 G. Deleuze, F. Guattari, Nomadology: The Torino 1975.
War Machine, Semiotexte, New York 72 K. Acker, In Memoriam to Identity,
1986. Pantheon Books, New York 1990.
60 I. Stengers, D’une science à l’autre. Des 73 Quest’ultimo aspetto è messo in luce
64 concepts nomades, Seuil, Paris 1987. con estrema chiarezza da M. le Doeuff, 65
61 A questo proposito rimando allo studio nel suo L’imaginaire philosophique,
curato da Chris Rojek e John Urry: Payot, Paris 1984.
Touring Cultures. Transformations of 74 N. Frazer-L.J. Nicholson, Social criticism
Travel and Theory, Routledge, New York- without philosophy: an encounter
London. between feminism and postmodernism,
62 N. Sarraute, Enfance, Gallimard, Paris in Feminism/Postmodernism, a cura di
1983 (trad. it., Infanzia, Feltrinelli, L.J. Nicholson, Routledge, New York-
Milano 1983). London 1990.
63 R. Capiello, Oh, Lucky Country!, 75 J. Butler Contingent foundations: femi-
University of Queensland Press, St nism and the question of postmoderni-
Lucie 1984. sm, in Feminists Theorize the Political
64 D. Horne, The Lucky Country, Penguin, cit. p. 7.
London 1966. 76 Cfr. S. Kofman, Aberrations, Flammarion,
65 G.C. Spivak, Reading the Satanic Verses, Paris 1992.
in “Third Text”, 1990, pp. 41-60. 77 Ho espresso con chiarezza il mio parere
66 S. Plant, Nomads and Revolutionaries, in su questo punto in Dissonanze cit., in
“Journal of the British Society for particolare analizzando la polemica
Phenomenology”, 1993, XXIV, 1, pp. 88- sorta tra Foucault e Derrida in merito
101, citazione da p. 89. alla questione della critica del fallologo-
67 P.P. Pasolini, Scritti corsari, Garzanti, centrismo e del ruolo del pathos.
Milano 1975. 78 C.G. Heilbrun, Presidential Address, in
68 Cfr., per esempio, J.-F. Lyotard, La con- Id., Hamlet’s Mother and Other Women,
dition postmoderne, Minuit, Paris 1977 Ballantine, New York 1990, p. 250 (trad.
(trad. it., La condizione postmoderna. it., La madre di Amleto e le altre, La
Rapporto sul sapere, Feltrinelli, Milano Tartaruga, Milano 1994, p. 151).
1991); e inoltre F. Jameson, 79 Per una pregevole trattazione della que-
Postmodernism, or, the Cultural Logic stione delle citazioni nel corpo del testo
of Late Capitalism, Duke University cfr. G.C. Spivak, TransIator’s preface, in J.
Press, Durham 1992 (trad. it., Il post- Derrida, Of Grammatology, Johns
Sul soggetto femminile femminista, ovvero:
da “lei-sé” a “lei-altra”

Chi si raggiunge mediante la spersonalizzazione


riconoscerà l’altro sotto qualsiasi maschera:
il primo passo in rapporto all’altro è
trovare in sé stessi l’uomo di tutti gli uomini.
Ogni donna è la donna di tutte le donne,
ogni uomo è l’uomo di tutti gli uomini, e ciascuno
di loro potrebbe presentarsi ovunque si giudica l’uomo.
Clarice Lispector 1

Finora tutto ciò che è accaduto


ha trovato corrispondenza dentro di me.
Questo è il segreto che mi attanaglia e mi sorregge (...).
Solo qui, sul limite estremo della vita, posso nominarlo:
poiché c’è qualcosa di ognuno dentro di me, non sono
mai stata completamente di nessuno, e sono arrivata
a comprendere persino l’odio che provano per me.
Christa Wolf 2

1. Un approccio a Lispector 67
La vicenda si svolge in cima a un alto edificio situato in
una delle tante metropoli che inquinano il nostro pia-
neta. L’evento vero e proprio si verifica nella stanza
piú remota di questo spazioso appartamento, che è
anche la stanza piú umile, essendo l’alloggio della
domestica. La metafora spaziale pervade tutto il testo.
La si può considerare come la rappresentazione del
desiderio femminile, ci suggerisce Jessica Benjamin.
La protagonista considera la sua abitazione come il
suo corpo. Non a caso definisce la stanza della dome-
stica “il ventre del mio edificio”.3 Questo spazio viene
paragonato alla vetta di una montagna o anche alla
punta di un minareto: è un microcosmo carico del
massimo livello di intensità, e di profondità.
L’esperienza che G. H. si trova a vivere alla sommità
di questo edificio è l’impatto con dimensioni dell’e-
sperienza e livelli dell’essere che sono altri da sé e
altri da ciò che è umano. La diversità si instaura già
nel momento in cui lei interagisce con la domestica
assente: entrando nell’alloggio di quest’ultima, G. H.
Nuovi soggetti nomadi Sul soggetto femminile femminista

oltrepassa confini, di classe e di etnia, poiché la dome- presenti in lei, non appartengono al suo sé. Penetra
stica è di origine etnica diversa da quella dell’agiata nel perfettamente vivo, vale a dire negli strati inespri-
classe media urbana cui appartiene G. H. C’è inoltre mibili, pre-discorsivi, pre-simbolici del suo essere.
una dislocazione spazio-temporale: la forma della Simile a uno zombie, sedotta da una forza che non è in
stanza sembra sfidare ogni possibile descrizione in ter- grado di nominare perché cosí profondamente radica-
mini di geometria euclidea. Ha l’asciutto fascino osti- ta in lei, G. H. consuma il rapporto con l’altro median-
le del deserto: è molto piú vicina alla materia grezza te l’assimilazione totemica della blatta: un gesto che
che non alle abitazioni urbane. È uno spazio di trasgredisce una serie di limiti e di tabú (umano/non
sospensione, vuoto, anoressico. umano, commestibile/non commestibile, cotto/crudo
In questo ambiente G. H. esperisce la totale spersona- e cosí via).
lizzazione, ovvero il fallimento della sua identità socia- All’incontro con la blatta segue l’estasi, l’esperienza
lizzata. Questo processo di dissoluzione dei confini del della totale dissoluzione dei propri confini ed è proprio
sé – dépouillement – si traduce in un’esperienza di con- allora, quando è al massimo del pre-umano e al contem-
temporanea espansione e limitazione della sua sogget- po troppo umana, che G. H. scopre la femminilità del
tività. Tutto questo viene descritto con grande inten- suo essere: ciò che, in lei, prima della socializzazione, è
sità ma anche con estrema precisione. L’evento che già sessuato al femminile. La donna in lei, cosí come la
scatena la sensazione piú intensa di de-soggettificazio- donna in tutte le donne, è quell’essere che ha un rap-
ne è l’incontro con un insetto ripugnante, una blatta, porto di concomitanza e di adorazione con la materia
che abita l’indescrivibile spazio della stanza. L’insetto, vivente. E la storia si conclude, sebbene non vi sia un
in quanto non-umano, è totalmente altro. È anche un finale propriamente detto, su un atteggiamento di
essere di confine, sta tra l’animale e il minerale. attento e ricettivo “essere tutt’uno col mondo”.
68 69
Antico quanto la crosta terrestre e dotato di una stupe- È forte la tentazione di dare una lettura mistica di que-
facente capacità di sopravvivenza, è una configurazio- sta storia di Clarice Lispector, come quella propostaci,
ne dell’eternità. E, per definizione, è anche un essere per esempio, da Luisa Muraro.4 Nella topografia della
abietto, oggetto di disgusto e di ripulsa. stanza e nella “verticalità” dell’intero edificio la filoso-
L’esperienza di G. H. consiste nello scoprire dapprima fa italiana vede un significato religioso. Assumendo la
la prossimità e poi la comunanza d’essere tra lei e la nozione di “divinità delle donne”5 elaborata da Luce
materia vivente, per metà animale e per metà pietra, Irigaray, Muraro paragona il luogo in cui si svolge la
materia che vive indipendentemente dallo sguardo storia alla croce sul Golgota e legge gli eventi come un
dell’osservatore umano. Attraverso l’altro e l’abietto, momento di intensa passione che porterebbe alla tra-
G. H. viene a contatto con l’essere primordiale nella scendenza verso il divino. Nell’interpretazione di
sua forma di vita incomprensibile e cieca. La percezio- Muraro, quella di G. H. è una passione di tipo religio-
ne della non-centralità dell’umano rispetto alla vita e so. Ma la religione di cui si parla non è patriarcale.
alla materia vivente, spinge G. H. a intraprendere il Sulla cima della sua sacra montagna G. H. celebra la
processo di disumanizzazione di sé stessa. Questa espe- divinità del proprio genere, il mistero e la grazia della
rienza la mette in contatto con le parti piú remote, e differenza sessuale intesa come esperienza, specifica-
tuttavia esistenzialmente piú vive, del suo essere: fa da mente femminile, del trascendere i limiti dell’umano.
detonatore al suo essere animale e al suo essere inset- Luisa Muraro distingue attentamente la trascendenza in
to, come direbbe il filosofo francese Gilles Deleuze. questione dal senso dell’essere che G. H. percepisce dal
Questo processo si trasforma in una forma di ammira- dominio del fallo, vale a dire, dal linguaggio fallologo-
zione e, alla fine, di adorazione della vita che, in lei, centrico. In altre parole: Lispector sa che per guada-
non porta il suo nome. Adorazione delle forze che, gnarsi l’accesso all’universale deve completamente
Nuovi soggetti nomadi Sul soggetto femminile femminista

abbandonare la soggettività umana. Ma ciò che trova in discorso basato sull’idea di un’affinità rispettosa tra sé
questo momento di ascesi è l’universalità del suo gene- e l’altro. La passione dunque ha a che fare con l’appar-
re, del suo essere la donna di tutte le donne. L’essere tenenza a una materia comune: la vita nella sua versio-
sessuata fa parte della sua essenza piú profonda. ne completamente spersonalizzata. Il termine “approc-
Nella sua lettura, piú laica e meno mistica, Adriana cio” costituisce per Cixous la base del suo sistema
Cavarero6 vede invece nella passione di G. H. l’afferma- etico: è il modo in cui il sé e l’altro possono entrare in
zione di un materialismo femminista. La vita, che in connessione, delineato nella sua proposta di una con-
nessuna di noi porta il nostro nome, è una forza che cezione del mondo in cui tutta la materia vivente
lega ognuna a tutta la materia vivente. formi una rete sensibile di entità reciprocamente
Per Cavarero questa intuizione riflette il tentativo della recettive. L’altro-dall’umano qui in gioco è ciò che,
donna di separare il suo senso dell’essere dal logos per definizione, sfugge al controllo del soggetto antro-
patriarcale. Cosí facendo propone la dislocazione di pocentrico e richiede che lei/lui accetti i propri limiti.
uno degli assunti centrali del pensiero occidentale: il Piú specificamente, il divino presente in tutti gli esseri
fatto che essere e linguaggio siano tutt’uno. umani è la capacità di vedere l’interconnessione come
Assumendo l’analisi di Luce Irigaray, Cavarero critica modo d’essere. Per Cixous questo senso dell’essere,
l’assimilazione dell’universale al maschile e difende la innalzato al grado piú alto, è il femminile, è la donna
tesi di una nozione specificamente femminile dell’es- come forza creativa: poetessa e scrittrice.
sere. Il fatto che la materia vivente possa non aver biso- Il divino è il femminile in quanto creatività.
gno dell’“io” soggetto di pensiero per poter esistere si
traduce in un’accentuazione della centralità della
natura sessuata della “lei-io”: l’essere sessuata è un 2. Femminismo e modernità
70 71
dato primordiale e inscindibile dal suo essere e questo L’elemento fondamentale necessario al divenire
in un modo che non trova espressione nella struttura donna, sia in senso politico che esistenziale, è il
grammaticale della lingua, vale a dire, nell’“io” che tempo. In La Passione secondo G. H. la scrittrice brasi-
c’impone la lingua. La differenza sessuale è ciò che liana Clarice Lispector ci parla del tempo, dei rituaIi,
definisce la donna e non è quindi un dato contingen- della ripetizione, delle transazioni simboliche e degli
te: c’è già, e da sempre. spazi vuoti di quel continuum che siamo abituati a
In una lettura assai diversa dello stesso testo, la scrittri- chiamare tempo. Nelle sue scelte linguistiche e di
ce francese Hélène Cixous7 presenta l’evento come situazioni narrative Lispector richiama la tradizione
una parabola della scrittura delle donne, l’écriture fémi- secolare dell’ascesi mistica ma se ne discosta anche in
nine intesa come processo di costituzione di un sistema maniera molto esplicita. Come suggerisce Cavarero,
simbolico femminile alternativo. Nella sua passione, G. G. H. simbolizza un nuovo genere di materialismo
H. cerca una vita senza padroni, potere o dominazio- postmoderno, evidenzia la materialità della materia
ne. Il suo sentimento di adorazione viene paragonato vivente ponendola su un comune piano di coesisten-
alla capacità di sperimentare una ricettività in grado di za senza postularne un punto centrale di riferimento
donare e non al martirio cristiano. Cixous riconduce o asse di organizzazione. Lispector non solo ci dice
questa facoltà sia alla capacità di dare sia a quella di che tutto ciò che vive è sacro ma, piuttosto, che non
ricevere il dono, vale a dire, di accogliere l’altra/o in si tratta esclusivamente di questo. L’elemento a mio
tutta la sua stupefacente differenza. avviso centrale è la sua affermazione che, sullo spet-
In una difesa, di natura tutta etica, della politica della tro dell’essere, operano delle forze che aggirano i
soggettività, Cixous parla della capacità di accogliere principi della forma e dell’organizzazione. C’è una
l’alterità come di una nuova scienza, di un nuovo materia vivente grezza, cosí come c’è un tempo puro,
Nuovi soggetti nomadi Sul soggetto femminile femminista

indipendentemente dalla forma che entrambi posso- vogliono salvare l’edificio pericolante della Ragione
no assumere. L’accento è posto sulle forze, le passio- facendo leva su una qualche teoria realista della verità?
ni e non su specifiche forme di vita. Ritengo, per Oppure sono delle epistemologhe radicali che hanno
dirla in altri termini, che una migliore lettura di rinunciato all’idea di guadagnarsi l’accesso a una con-
Lispector debba partire da Spinoza e da Nietzsche creta, determinata verità? Qual è, in altre parole, l’im-
piuttosto che dalla mistica cristiana. magine della ragione teorica operante nel pensiero
Il suo testo, infatti, mi sembra un’eccellente esemplifi- femminista? Quali sono le immagini e le rappresenta-
cazione di uno dei temi centrali del dibattito tra fem- zioni che le femministe propongono per sostenere il
minismo e discorso postmoderno.8 È in gioco in que- loro specifico approccio alla prassi teoretica?
sto dibattito la “decostruzione dei metadiscorsi”, come Come sostiene Jane Flax,14 questo è un approccio chia-
sostiene Jean-François Lyotard9 e quindi anche la valu- ramente meta-discorsivo che va messo in relazione con
tazione della concezione della soggettività che ha le due fenomeni simultanei: la crisi dei valori
sue radici nella tradizione dell’Illuminismo, vale a dire occidentali 15 e l’emergere di una moltitudine di
la questione della modernità nel suo complesso. Non discorsi di “minoranza”, come hanno rilevato Gayatri
poche studiose e teoriche femministe10 hanno messo Spivak, 16 Chandra Mohanty 17 e Trinh T. Minh-ha.18
in luce lo spostamento avvenuto dalla mera critica dei Queste circostanze storiche impongono di valutare a
pregiudizi sessisti, o androcentrici, e dalla costruzione fondo lo status della produzione di pensiero in genera-
di teorie alternative basate sull’esperienza delle le e in particolar modo quello della specifica attività
donne, a una elaborazione di schemi epistemologici teoretica. Per le femministe è particolarmente urgente
piú generali. Questi ultimi riguardano sia il persegui- lavorare in direzione di una valutazione equilibrata e
mento di un sapere scientifico, come puntualizza costruttiva della mutua interdipendenza tra uguaglian-
72 73
Sandra Harding,11 sia la revisione dei fondamenti stessi za e pratica delle differenze.
della logica scientifica astratta, come hanno argomen- In uno dei suoi testi piú espliciti al riguardo, dal
tato Evelyn Fox Keller12 e Genny Lloyd.13 significativo titolo Égales a qui?, Luce Irigaray19 dimo-
Il punto specifico del dibattito che ci interessa in que- stra come la nozione di uguaglianza sia intrinseca-
sta sede è valutare in che misura la critica femminista mente ricalcata su parametri maschili e afferma quin-
della ragione teoretica in quanto principio regolativo di la necessità di porre la nozione di differenza al
– aprendo la strada alla decostruzione delle opposizio- centro della nostra attività e del nostro pensiero poli-
ni dualistiche su cui si fonda la concezione classica del tico. Rivendicare la differenza significa sganciarla
soggetto – sia arrivata ad avvicinarsi alla nozione di dif- dalla logica dualistica nella quale è stata tradizional-
ferenza sessuale come ciò che pone i fondamenti per mente inscritta come segno di disvalore, per farne
un modello alternativo di soggettività femminile. invece l’espressione del valore positivo dell’essere
Penso, cioè, che lo specifico approccio femminista alla “altro-da” una norma, quella del maschile, di razza
questione della modernità consista nella valutazione bianca, di classe media.
dei legami o della complicità esistenti tra sapere e Tutto questo ha a che fare con la lezione di G. H.:
potere, ragione e dominio, razionalità e oppressione e chiedendosi se i nessi esistenti tra ragione ed esclusio-
di tutte queste componenti con la mascolinità. ne/dominio siano impliciti, e pertanto inevitabili, le
Definito in questi termini, il problema della teoria fem- femministe hanno avanzato l’idea che la razionalità
minista implica anche la critica della categoria di ugua- non sia equivalente alla ragione tutta intera e che la
glianza, uno dei pilastri del pensiero illuminista. E qui ragione non assommi in sé la totalità, né il meglio,
la questione centrale mi sembra la seguente: le femmi- della capacità umana di pensare. Hanno quindi messo
niste contemporanee sono in fondo delle umaniste che in discussione quell’equazione stabilita tra essere e
Nuovi soggetti nomadi Sul soggetto femminile femminista

linguaggio logocentrico. Per dirla altrimenti, la teoria 3. Un’altra immagine di pensiero


femminista è la critica del potere nel, e in quanto, La teoria femminista, lungi dall’essere un tipo di pen-
discorso e lo sforzo attivo per creare nuovi modi di siero reattivo, esprime il desiderio ontologico delle
pensare; è l’impegnarsi in un processo per imparare a donne, il loro bisogno di porsi come soggetto femmi-
pensare in maniera diversa. Ritengo che la femminista nile, vale a dire non come entità disincarnate, ma
sia una pensatrice critica che mette a nudo e interro- come esseri corporei e, di conseguenza, sessuati. In
ga le dinamiche di potere e di dominazione implicite sintonia con quanto afferma Adrienne Rich22 ritengo
in ogni discorso teorico, compreso il proprio. Al con- che la ridefinizione del soggetto femminile femmini-
tempo, è comunque anche una pensatrice creativa, sta debba partire dalla rivalutazione delle radici cor-
nella misura in cui deve inventare nuove rappresenta- poree della soggettività e dal rifiuto della concezione
zioni e definizioni del soggetto femminile. Il femmini- tradizionale del soggetto conoscente come universale,
smo come pensiero critico è dunque una modalità neutro e quindi privo di genere sessuale. Questo
autoriflessiva di analisi che mira ad articolare la critica modo “posizionale” o situato di considerare il sogget-
del potere nel discorso mediante l’affermazione di to porta ad affermare che la collocazione o il posizio-
quello che Teresa de Lauretis definisce il soggetto namento piú importante è il radicamento del sogget-
femminile femminista.20 to nella struttura spaziale del corpo. La primissima
A questo punto c’è da chiedersi: che cosa significa collocazione di ciascuna/o nella realtà è la propria
pensare come femminista di sesso femminile? Che tipo incarnazione. Ripensare il corpo come il nostro posi-
di soggetto è quello definito dal progetto politico e zionamento primario è il punto di partenza per muo-
teorico della “differenza sessuale”? versi sul versante epistemologico della “politica della
A partire da queste domande, intendo prendere le collocazione”, una modalità per argomentare il
74 75
distanze dall’uso, comunemente praticato nel femmi- discorso elaborato dalle femministe.
nismo anglosassone, di sex e gender come categorie L’identità e la soggettività sono, quindi, momenti
distinte, per seguire invece la tradizione del femmini- diversi del processo che definisce la posizione del
smo europeo continentale che prevede un approccio soggetto. Questa concezione del soggetto come pro-
alla sessualità come istituzione al contempo materiale cesso implica che lei/lui non può piú essere assimila-
e simbolica.21 ta/o alla sua coscienza, ma deve invece essere pensa-
Di conseguenza, ritengo che l’obiettivo centrale della ta/o come un’identità complessa e multipla, come il
pratica della differenza sessuale sia l’articolazione delle luogo dell’interazione dinamica tra desiderio e
domande legate all’identità individuale sessuata con le volontà, tra soggettività e inconscio. Non è allora solo
questioni inerenti alla soggettività politica. desiderio libidinale, ma piuttosto desiderio ontologi-
L’interazione dell’identità con la soggettività esplicita co, desiderio di essere, la tensione del soggetto a
anche la distinzione, a livello delle categorie, tra essere, la pre-disposizione del soggetto all’essere.
dimensioni dell’esistenza segnate dal desiderio, e quin- Jean-François Lyotard definisce questa nozione del
di dall’inconscio, e altre che sono invece soggette a una soggetto come un evidente distacco dal progetto
volontaria autoregolazione. Sebbene entrambi i livelli della modernità. Intendendo questo progetto non
siano il luogo della coscienza politica, non vi è una solo nei termini di quella complicità tra ragione,
forma dominante di azione politica che li possa com- verità, progresso e dominazione che l’Illuminismo ci
prendere contemporaneamente: il posizionamento e la ha lasciato in eredità, ma anche come connubio della
specificità dell’attività politica sono elementi centrali in volontà individuale con la volontà piú generale del
quella concezione di politica della soggettività che è capitale. Secondo Lyotard il modernismo ha segnato
implicita nella pratica della differenza sessuale. il trionfo, per ogni individuo, della volontà-di-avere,
Nuovi soggetti nomadi Sul soggetto femminile femminista

possedere, essere proprietario; e ciò, a sua volta, ha l’enunciazione di una posizione filosofica, si reggono
implicato la correlativa oggettificazione di molti sog- su un momento pre-filosofico, e cioè sulla capacità, la
getti di minoranza. disposizione, la ricettività e il desiderio che l’essere
Il postmodernismo, al contrario, segnala l’emergere umano ha per il pensiero. La disposizione del soggetto
del desiderio di arrivare al nocciolo della questione al pensiero, vale a dire a rappresentarsi nel linguaggio,
della soggettività. È il trionfo della concezione etica è la base non filosofica della filosofia.
del soggetto considerato come un’entità corporea È, come puntualizza Patrizia Violi,24 un elemento pre-
discontinua e tuttavia unitaria. La distinzione tra discorsivo eccedente l’atto del pensare in quanto tale e
volontà e desiderio ci è utile in quanto permette di tuttavia indispensabile a esso. È una tendenza ontolo-
tenere separati diversi livelli qualitativi di esperienza. gica, una predisposizione né riflessiva né conscia, che
E ci aiuta anche a difendere il pensiero postmoderno inscrive il soggetto nella rete connettiva di discorsività,
dalle accuse che spesso gli vengono avanzate: di essere linguaggio e potere.
un pensiero meramente nichilista. Il fatto che il pen- Questa predisposizione, o ricettività del soggetto
siero postmoderno, ivi compreso il suo versante fem- verso il “dar senso”, libera la nostra concezione della
minista, sia l’espressione di una reazione a una situa- soggettività da ciò che Gilles Deleuze 25 con molta
zione di crisi non significa che esso sia necessariamen- proprietà definisce imperialismo del pensiero razio-
te negativo. Io credo, anzi, che possa offrire molte nale e che in questa prospettiva risulta inadeguato
positive possibilità di apertura. come strumento d’analisi. Pensare diventa allora il
Come rileva Michel Foucault,23 la crisi della moder- tentativo di creare altri modi di pensare, altre forme
nità è caratterizzata dall’enfasi posta dalla psicoanali- di pensiero; il pensare equivale dunque al come pen-
si, assunta come il discorso moderno esemplare, sul- sare in maniera differente.
76 77
l’inconscio e sul desiderio. Si potrebbe ritenere che L’idea del soggetto come interfaccia tra volontà e desi-
l’emergere dell’inconscio in ambito teorico abbia derio è quindi il primo passo in quel processo di
inflitto un duro colpo al narcisismo trascendentale ripensamento dei fondamenti della soggettività. Ciò
proprio della visione classica del soggetto. Come che sostiene l’intero processo del divenire soggetto,
assunzione epistemologica, l’inconscio segnala la non insomma, è la volontà di sapere, il desiderio di dire, di
coincidenza del soggetto con la sua coscienza; è il parlare, di pensare e di rappresentare. In principio vi è
granello di sabbia nell’ingranaggio che impedisce l’e- solo il desiderio di: il desiderio di sapere, vale a dire, il
nunciazione di un altro soggetto monolitico, presen- sapere sul desiderio.
te a sé stesso. Questo desiderio di sapere fondante, primario, vitale,
La fondamentale intuizione epistemologica della psi- necessario e quindi originario è ciò che rimane impen-
coanalisi è che il processo di elaborazione del pensie- sato al cuore del pensiero proprio perché è la condi-
ro, nel suo insieme, affonda le sue radici nella materia zione essenziale affinché vi sia una qualsiasi forma di
pre-razionale; il pensiero è solo una sensibilizzazione pensiero. Il desiderio, essendo la condizione a priori
della materia, è la forma specifica di intelligenza delle del pensiero, eccede il processo stesso del pensare.
entità incarnate. Il pensiero è un processo corporeo, Ecco perché sono convinta che il compito di pensare
non mentale. Il pensare precede il pensiero razionale. nuove forme di soggettività femminile sulla base della
La crisi dei pensiero razionale non è altro che il forza- differenza sessuale intesa come espressione del deside-
to riconoscimento, indotto dalle circostanze storiche, rio ontologico delle donne, implichi la trasformazione
che questa modalità di pensiero estremamente fallo- delle vere e proprie strutture e immagini di pensiero e
centrica poggia su una serie di premesse implicite che non solo del contenuto proposizionale dei pensieri.
di per sé non sono razionali. La postura logocentrica, Pensare a fondo la questione della differenza sessuale
Nuovi soggetti nomadi Sul soggetto femminile femminista

implica la riformulazione dei termini del rapporto tra all’effetto normativo di molte variabili complesse e
pensiero e vita e anche tra pensiero e filosofia. Detto sovrapposte (sesso, razza, classe, età e cosí via) da un
in altri termini, la differenza sessuale apre alla ridefini- lato perpetua la consuetudine del pensiero occiden-
zione delle strutture generali del pensiero e non solo a tale di assegnare un primato alla sessualità e dall’al-
quelle specificamente femminili. tro la critica come uno dei tratti principali del pote-
re discorsivo dell’Occidente.
La sessualità come potere, ossia come istituzione, è
4. Incarnazione e differenza anche un codice semiotico che organizza la nostra per-
Il corpo o l’incarnazione del soggetto sono i termini chiave cezione delle differenze morfologiche tra i sessi. È,
nella lotta del femminismo per la ridefinizione della sog- ovviamente, l’essere inscritto nel linguaggio che fa del
gettività. Non si deve intendere il corpo come categoria, soggetto incarnato un “io” dotato di parola, cioè
né biologica né sociologica, ma piuttosto, come spiega un’entità sessuata funzionale, socializzata. Ritengo che
Patrizia Violi,26 come un punto di sovrapposizione del non possa esserci soggettività al di fuori della sessua-
fisico, del simbolico27 e del sociologico.28 zione o del linguaggio. Il soggetto, insomma, è sempre
La concezione del corpo, nella specifica accezione attri- sessuato: è una “lei-io” o un “lui-io”. Che l’“io” cosí
buitagli dalla filosofia della modernità e dalle teorie marcato dal genere, non sia un’essenza nominale, ma
della differenza sessuale, si riferisce alla struttura multi- semplicemente una comoda finzione, una necessità
funzionale e complessa della soggettività, alla capacità grammaticale che tiene insieme i molteplici livelli di
specificamente umana di trascendere ogni variabile esperienza che strutturano il soggetto incarnato, come
data – classe, razza, sesso, nazionalità, cultura e cosí via – sostiene in maniera convincente il poststrutturali-
pur rimanendo situati all’interno di esse. Il modo smo,31 non modifica il fatto che esso abbia un genere,
78 79
migliore per intendere il corpo in questa accezione è di vale a dire, sia sessualmente differenziato.
considerarlo una superficie di significazione situata Ciò che voglio affermare è che il punto di partenza
all’intersezione della presunta fattualità dell’anatomia29 delle ridefinizioni femministe della soggettività fem-
con la dimensione simbolica del linguaggio. In quanto minile è una nuova forma di materialismo che assu-
tale, il corpo si presenta come una nozione sfaccettata me la materialità corporea dei poststrutturalisti e
che copre un ampio spettro di piani di esperienza e di quindi pone l’accento sulla struttura incarnata, e per-
contesti di enunciazione. Il soggetto, in altre parole, è ciò sessualmente differenziata, del soggetto di parola.
definito da molte variabili diverse: classe, razza, sesso, Nell’ambito di questo tipo di materialismo corporeo
età, nazionalità, cultura che si sovrappongono nel defi- la variabile della sessualità ha un forte rilievo. Nella
nire e codificare i livelli della nostra esperienza. teoria femminista una donna parla in quanto tale, seb-
Con un gesto che la distingue dalle altre, la cultura bene il soggetto “donna” non sia un’essenza monoli-
occidentale ha assegnato una forte priorità alla pro- tica definita una volta per tutte ma, piuttosto, il luogo
duzione del corpo sessuato, mettendo la variabile di una serie di esperienze multiple, complesse e
sessualità al primo posto. Il soggetto sessuato incar- potenzialmente contraddittorie, definite da variabili
nato cosí definito si situa in una rete di complessi sovrapposte. L’espressione “parlare in quanto” si
rapporti di potere che, come ha argomentato richiama alla “politica della collocazione” di
Foucault,30 lo inscrivono in una struttura di norme Adrienne Rich, vale a dire all’incarnazione come
discorsive e materiali. In Occidente la sessualità è il dichiarazione del proprio luogo di enunciazione, il
discorso di potere dominante. A questo proposito la cui scopo è di stabilire i confini e i parametri episte-
ridefinizione femminista del soggetto come sottopo- mologici per una comunità di soggetti conoscenti
sto in ugual misura, sebbene in maniera discontinua, femministi. Di conseguenza il soggetto femminile
Nuovi soggetti nomadi Sul soggetto femminile femminista

femminista cui mi riferirò chiamandolo “lei-sé” o “io, processo in sé, che consente la costituzione e la legittima-
donna” va definito mediante una ricerca collettiva zione di una comunità femminile femminista sessuata.
che riesamini politicamente la sessualità come siste- La “lei-sé”, in altre parole, è legata alla presenza del sé
ma sociale e simbolico. femminile incarnato, la donna, ma lo è solo fintanto
Uno dei punti di tensione di questo progetto è come che altre donne sostengono, hic et nunc, il progetto
conciliare la critica femminista della priorità tradizio- della ridefinizione della soggettività femminile. È una
nalmente assegnata alla variabile “sessualità” nel specie di balzo ontologico in avanti col quale un sog-
discorso occidentale sul soggetto, con la proposta getto collettivo politicamente motivato, il “noi donne”
femminista di ridefinire il soggetto incarnato in una del movimento femminista, può potenziare il divenire
rete di variabili interrelate, di cui la sessualità è certo soggettivo di ognuna di noi: “io, donna”. Si tratta di un
una, ma che si colloca lungo altri forti assi di soggetti- salto in avanti, non di un ritorno indietro verso la glo-
vazione, come razza, cultura, nazionalità, classe, scelte rificazione di un potere femminile autentico e arcaico
di vita e cosí via. Questo progetto a doppia faccia – o di una “vera” essenza finora ben occultata. Non
rifarsi a nozioni sessuate o specificamente sessuali per vuole recuperare un’origine perduta o una terra
ridefinire il soggetto femminile femminista e contem- dimenticata, ma piuttosto determinare qui e ora una
poraneamente decostruirle – ha portato ad alcuni modalità di rappresentazione che assuma il fatto di
gesti di rifiuto dell’identità femminile sessuata da essere donna come forza politica positiva e autoaffer-
parte femminista e alla critica del significante mativa. È un atto di autolegittimazione mediante il
“donna” come termine politico dotato di significato. quale la “lei-sé” intreccia il suo desiderio ontologico di
Per ciò che mi concerne, comunque, non avverto que- essere con il divenire consapevole, determinato dalla
sta tensione se non come una contraddizione storica. volontà di un movimento politico.
80 81
Il fatto che il significante “donna” sia da una parte il La distinzione tra volontà e desiderio implica una
concetto su cui si sono raccolte le donne, in un movi- separazione, che va sottolineata e mai confusa, di regi-
mento in cui la politica dell’identità è fondamentale, stri e livelli di esperienza. Come ho già detto in prece-
e che dall’altra sia anche proprio il concetto che va denza, la distinzione tra identità e soggettività va messa
analizzato criticamente, ebbene questo delinea in in rapporto con quella tra volontà e desiderio.
modo perfetto la nostra condizione storica nel tardo Vale a dire che tra la “lei-sé” e la “lei-altra” esiste un
capitalismo postmoderno. legame che Adrienne Rich definisce il continuum dell’e-
Ritengo che il modo migliore per uscire dalla logica sperienza delle donne. Esso traccia i confini entro i
dicotomica in cui la cultura occidentale ha intrappolato quali possono essere rese operative le condizioni per
le identità sessuate sia di attraversarle. La nozione di una ridefinizione dei soggetti femminili. E allora la
“mimesi”32 proposta da Luce Irigaray mi pare a questo nozione di comunità diventa centrale: ciò che oggi è in
riguardo estremamente efficace. Permette, infatti, alle gioco tra noi, nel qui e ora del gioco di enunciazione
donne di rivisitare e di riappropriarsi dei luoghi discor- che stiamo facendo insieme, nell’interazione tra chi
sivi e materiali in cui la “donna” è stata essenzializzata, scrive e chi legge, è il nostro comune impegno nel rico-
svalutata o dai quali è stata semplicemente esclusa. noscimento delle implicazioni politiche di un progetto
L’erosione dall’interno è una nozione decostruttiva che teorico: la ridefinizione della soggettività femminile.
ha già dato prova sia della sua forza che dei suoi limiti.33 Le studiose femministe hanno fatto diversi tentativi di
Consumare-assimilare l’insieme correlato delle defini- teorizzare la comunità delle donne. C’è chi ne parla in
zioni discorsive della “donna” è una pratica utile non termini pedagogici34 e chi, come Evelyn Fox Keller, si
solo per ciò che produce nel processo stesso di deco- rifà alla nozione di comunità scientifica di Kuhn;
struzione della soggettività femminile, ma anche come Teresa de Lauretis invece usa il modello foucaultiano
Nuovi soggetti nomadi Sul soggetto femminile femminista

della micropolitica della resistenza; molte altre ancora, nell’atto della nostra enunciazione di affermazioni
come Jane Flax e Jessica Benjamin,35 si ispirano alla femministe, cosí come in tutte le altre.
teoria delle relazioni oggettuali di Winnicott. Jessica Ed è quindi nel linguaggio e non nell’anatomia che la
Benjamin asserisce che il sé e l’altro sono inestricabil- mia soggettività sessuata trova la sua voce, prende
mente legati, che nell’essere con l’altro si esperisce il corpo, si genera. È nel linguaggio come potere, ovvero
senso piú profondo del sé. Su posizioni simili è Jane nella politica della collocazione che “io”, in quanto
Flax quando afferma che è la capacità di stabilire con- “lei-sé”, mi rendo responsabile verso le mie interlocu-
nessioni intersoggettive reciproche ciò che permette la trici, “tu”, le “lei-altra” femministe prese nella rete del-
costituzione della soggettività. l’enunciazione discorsiva che tesso parlando. “Tu”, le
Benjamin arriva a sostenere che il desiderio femminile “lei-tu”, che come me, la “lei-io”, siamo politicamente
va concettualizzato come lo spazio intermedio che impegnate nel progetto di ridefinizione del genere
mette in rapporto il dentro e il fuori in un costante che noi siamo. La lingua si spacca sotto la sollecitazio-
fluire del sé nell’altro che non può e non deve essere ne di questa eccessiva sessuazione, i pronomi personali
interrotto da distinzioni falsamente dicotomiche. non possono reggere il peso inter-personale richiesto
Mettendo in risalto la sessuazione dell’incarnazione, dal progetto femminista. Qualcosa nella struttura della
Benjamin fa crollare la distinzione del corpo in termi- lingua resiste: come si può esprimere adeguatamente
ni di dentro/fuori portando in luce invece gli spazi ciò che nei parametri esistenti manca o è in eccesso?
intermedi. Lei tenta in questo modo di sostituire la Come ci si inventa nuovi modi di pensare?
mediazione del fallo con la capacità di interconnessio- Il doverne rispondere fa del progetto femminista una
ne e di azione, in modo che il desiderio non debba teoria critica e al contempo etica, nel senso che pro-
essere concettualizzato secondo la logica micidiale clama il primato del vincolo, della presenza dell’altra,
82 83
delle opposizioni dialettiche. della comunità come passaggio vitale verso la ridefi-
Lo “spazio transizionale” difeso da Benjamin va inteso nizione del sé. In Technologies of Gender Teresa de
come un’interfaccia che segna sia la distanza che la Lauretis afferma che comunque si tratta fondamen-
prossimità tra la super ficie spaziale dei corpi: talmente di un progetto epistemologico. Per come lo
“Qualcosa che contemporaneamente delinea un confi- intende lei, epistemologico è il processo del com-
ne e apre infinite possibilità”.36 È uno spazio non solo prendere e del formalizzare la soggettività come un
della ricezione dell’altro ma anche della ricettività processo, una rete di interazione complessa tra diver-
come condizione che consente peculiarmente di per- si assi di soggettificazione.37
cepire l’alterità in quanto tale e che ricollegherei al Il soggetto femminile femminista definito in questo
richiamo spinoziano alla capacità strutturale del sog- modo è uno dei termini di un processo che non può e
getto di essere toccato, di entrare in contatto con gli non deve essere semplificato o ridotto a una forma di
altri. Nella struttura ontologica del soggetto c’è dun- soggettività lineare e teleologica. Il soggetto femminile
que qualcosa che è legato alla presenza dell’altro. femminista è il punto d’intersezione del desiderio sog-
Sarebbe interessante paragonare questa concezione gettivo con l’agire consapevole della trasformazione
dello spazio transizionale di Winnicott come modello sociale. L’affermazione che le donne sono qualcosa di
del desiderio femminile all’idea di Habermas del lega- piú e d’altro che non-uomini è il primo passo all’inter-
me comunicativo, ma non posso soffermarmici in no di questo processo.
questa sede. Ritornerei invece sulla questione della Ciò che è in gioco nella ricerca femminista di defini-
comunità: quale spazio discorsivo si sta costruendo zioni alternative della soggettività femminile è, voglio
qui e ora? I livelli di interconnessione complessa e sottolinearlo, il desiderio. Il tentativo di mettere all’o-
stratificata che costituiscono la soggettività operano pera un’etica discorsiva basata sulla differenza sessuale
Nuovi soggetti nomadi Sul soggetto femminile femminista

come luogo di potenziamento del femminile è una te la giustezza e non solo la giustizia è questione in cima
mossa epistemologica e politica allo stesso tempo. Il alla lista delle priorità. La dimensione etica è, per me,
problema è come determinare il varco attraverso il importante quanto l’imperativo politico. Il processo di
quale poterci garantire l’accesso a una modalità di rap- produzione del pensiero femminista non può essere
presentazione non logocentrica del soggetto femmini- puramente strategico, espressione cioè di una volontà
le. E per questo è necessario ripensare il potere: non politica. Deve piuttosto tentare di risultare adeguato
solo il potere come luogo in cui si manifestano forze come rappresentazione dell’esperienza. La teorizzazione
visibili, dov’è piú riconoscibile perché è lí che si femminista deve essere concettualmente adeguata e al
mostra (parlamento, chiese, università...), ma anche contempo politicamente appropriata e percorribile. Il
come rete invisibile di effetti interrelati, una circolazio- proprio rapporto col pensare è paradigmatico di un
ne di effetti costante e onnipervasiva. diverso rapporto con l’alterità. Se perdiamo di vista que-
L’importanza di questo punto non è solo epistemologica sti fondamenti etici, relazionali del pensare, vale a dire il
e metodologica ma anche politica: determina, infatti, il vincolo che certi discorsi creano tra noi, rischiamo dav-
tipo di alleanza o di patto sociale che noi donne verosi- vero l’omologazione, cioè di servirci del pensiero in
milmente possiamo stringere tra noi. In questa configu- maniera del tutto strategica o strumentale. Non c’è giu-
razione la nozione di desiderio non è prescrittiva: il desi- stizia senza giustezza, né verità politica senza un adegua-
derio di divenire e di parlare in quanto donna non mento delle nostre parole, delle nostre idee, e quindi
implica l’imposizione al discorso delle donne di uno spe- del nostro pensiero, al progetto di ridefinire la soggetti-
cifico contenuto proposizionale. Ne viene potenziato il vità femminile secondo una modalità non logocentrica.
diritto di parola, non il contenuto delle affermazioni. E Quel che ne consegue è che oggi per me assume prio-
io voglio mettere in luce il desiderio di divenire delle rità la ridefinizione del soggetto come unità sessuata
84 85
donne, non un modello specifico per il loro divenire. indissolubilmente legata all’altra/o. Per il femmini-
smo, in principio vi è l’alterità, il non-uno, la moltepli-
cità. L’elemento fondante è la comunità dei soggetti
5. Verso un universale sessuato femminili che teoricamente e politicamente si pongo-
Pensare sul pensare secondo la modalità metadiscorsi- no come soggetto collettivo. Prima viene questo lega-
va che ho fin qui sostenuto, non è solo pensare per il me comunitario e dopo, solo dopo, si pone la questio-
piacere di farlo: segna piuttosto la responsabilità intel- ne di quale linea politica perseguire. È l’etico che defi-
lettuale delle femministe per e verso l’atto di pensiero, nisce il politico e non viceversa: di qui l’importanza di
soffermandosi sulle complessità concettuali che noi porre il pubblico femminista in posizione di parteci-
stesse abbiamo creato. Darci il tempo di pensare a pante attivo e ricettivo all’interno di uno scambio
fondo ed elaborare queste complessità in modo da discorsivo che intende cambiare le regole del gioco.
non mandare in corto circuito il processo del nostro Questa è la comunità femminista cui la “lei-io” rispon-
divenire. Come ci ricorda Lispector, noi stiamo ali- de e della quale si assume la responsabilità.
mentando il nuovo appena nato; il soggetto femminile Il paradosso rappresentato dal fondamento ontologico
spersonalizzato pone i fondamenti per la simbolizza- del desiderio sta nel fatto che non solo esso è intersog-
zione del desiderio ontologico delle donne. gettivo, ma che trascende il soggetto. Il desiderio
Il che implica la ridefinizione del rapporto potere/sape- funge anche da soglia per la ridefinizione di un nuovo
re all’interno del femminismo: in quanto intellettuali universale, un inedito piano comune dell’essere: “ogni
dedite all’elaborazione della teoria e della prassi della donna è la donna di tutte le donne”. Un universale
differenza sessuale siamo responsabili delle categorie sessuato. Se assumiamo come punto di partenza la dif-
che adottiamo e mettiamo all’opera. Pensare giustamen- ferenza sessuale in quanto affermazione positiva del
Nuovi soggetti nomadi Sul soggetto femminile femminista

1 C. Lispector, La passione secondo G. H., 1986; Feminism and Methodology,


nostro essere donne in carne e ossa, vale a dire, se por-
Feltrinelli, Milano 1991, p. 159. Open University, London 1987;
tiamo fino all’estremo il riconoscimento della differen- 2 C. Wolf, Cassandra, a cura di A. Raya, Discovering reality, a cura di S.
za sessuale, attraversando i diversi livelli di complessità e/o, Roma 1984. Harding e M.B. Hintikka, Reidel,
3 C. Lispector, La passione secondo G. H. Boston 1983.
del significante “io, donna”, arriviamo ad aprire una cit., p. 29. 12 E. Fox Keller, Reflexions on gender and
finestra su un nuovo universale sessuato. 4 L. Muraro, Commento alla Passione science, Yale University Press, New
Può apparire una contraddizione in termini, se pensia- secondo G. H., in “DWF” 1988, 5-6, pp. Haven 1983 (trad. it., Sul genere e la
65-78. scienza, Garzanti, Milano 1987); Ead.,
mo a tutto ciò che abbiamo appreso dell’universale 5 L. Irigaray, Femmes divines, in A feeling for the organism, Freeman,
come forma di narcisismo trascendentale e cosmico del “Critique”, 1985, 454. New York 1985 (trad. it., In sintonia
6 A. Cavarero, Nonostante Platone, con l’organismo. La vita e l’opera di
maschile. Per universalismo sessuato intendo una Editori Riuniti, Roma 1990. Barbara McClintock, La salamandra,
dimensione simbolica propria a ogni sesso, ossia: la non 7 H. Cixous, L’approche de Clarice Milano 1987).
riducibilità del femminile al maschile e tuttavia, al con- Lispector, in Ead., Entre l’écriture des 13 J. Lloyd, The Man of Reason, Methuen,
femmes, Paris 1986, pp. 115-99 (trad. London 1985.
tempo, l’indistruttibile unità dell’umano come sé incar- it., L’approccio di Clarice Lispector, in 14 J. Flax, Postmodernism and gender
nato strutturalmente legato all’altro. “DWF”, 1988, 7). relations in feminist theory, in “Signs”,
8 A. Jardine, Gynesis. Configurations of 1987, 12/4, pp. 621-43 (trad. it.,
L’universalismo sessuato come complesso intersecarsi di Woman and Modernity, Cornell Pensiero postmoderno e relazioni di
infiniti livelli di differenza del sé dall’altro e del sé dal University Press, Ithaca 1984; genere nella teoria femminista, in
sé. Come afferma Adriana Cavarero,38 la posta in gioco Feminism/Postmodernism, a cura di L.J. “DWF”, 1989, 8). Della stessa autrice
Nicholson, Routledge, New York- si veda anche Thinking fragments,
è qui la possibilità di pensare, o mettere in figura, un London 1990; L. Hutcheon, A Poetics of University of California Press,
soggetto femminile come entità che si autorappresenta. Postmodernism, Routledge, London Berkeley 1990.
1988; Id., The Politics of Postmodernism, 15 J. Kristeva, Women’s Time, in “Signs”,
Piú che di una fondazione del soggetto si tratta di espli- Routledge, London 1989; J. Scott, 1981, 7/1, pp. 13-35, ristampato anche
citare le categorie con le quali il soggetto femminile Deconstructing Equality vs. Difference, in Feminist Theory: a Critique of
in “Feminist Studies”, 1988, XIV, 1, pp. Ideology, a cura di N.0. Keohane, M.Z.
femminista può essere adeguatamente rappresentato. 35-50 (trad. it., Uguaglianza versus dif- Rosaldo e B.C. Gelpi, Chicago University
86 87
Siamo di fronte a un gesto politico importante, per- ferenza, in “Memoria”, 1989, I, 25); N. Press, Chicago 1982.
ché pensare a fondo la pienezza della propria com- Fraser, L. Nicholson, Social criticism 16 G.C. Spivak, In Other Worlds, RoutIedge,
without philosophy. An encounter New York 1989 cit.
plessità, in forza della propria trascendenza, è qualco- between feminism and postmodernism, 17 C. Mohanty, Under Western Eyes:
sa che storicamente le donne non sono mai riuscite a in “Theory, Culture & Society”, 1988, 5, Feminist Scholarship and Colonial
pp. 373-94. Discourse, in “Boundary”, 1984, 2-3,
permettersi. Ritengo che nel progetto della differen- 9 J.-F. Lyotard, Some of the things at pp. 333-58.
za sessuale sia in gioco, mediante la sessuazione del stake in women’s struggIes, in “Wedge”, 18 Trinh T. Minh-ha, Woman, Native,
soggetto spinta all’estremo, una trasmutazione nietz- 1984, 6. A Lyotard si attribuisce anche Other, Indiana University Press,
la miglior definizione di postmoderno Bloomington 1989.
schiana degli stessi valori che assegnamo all’umano e in La condition postmoderne, Minuit, 19 L. Irigaray, Égales a qui?, in “Critique”,
a una nozione universale di comunione, di comune Paris 1977 (trad. it., La condizione post- 1987, 480, pp. 420-37.
moderna. Rapporto sul sapere Feltrinelli, 20 Feminist Studies/Critical Studies, a cura
appartenenza. Milano 1991). Per una replica femmini- di T. de Lauretis, Indiana University
L’obiettivo di questa trasformazione di valori è la possi- sta a Lyotard, si veda S. Benhabib, Press, Bloomington 1986; T. de
bilità stessa di portare in primo piano la struttura plu- Epistemologies of postmodernism, a Lauretis, Technologies of Gender,
rejoinder to Jean-Francois Lyotard, in Indiana University Press, Bloomington
ristratificata del soggetto. Come dice Lispector: “La Feminism/Postmodernism cit., pp. 107- 1987.
vita in me non porta il mio nome”, l’“io” non è pro- 32; si veda anche R. Braidotti, Patterns 21 Per un’illuminante analisi comparativa
of Dissonance, Polity Press, Cambridge delle due tradizioni e delle loro impli-
prietario di quella parte dell’essere che costituisce il 1991 (trad. it. Dissonanze. Le donne e la cazioni per la teoria femminista, si
suo essere. Nella misura in cui “lei-io” accetta tutto filosofia contemporanea, La Tartaruga, veda T. de Lauretis, The essence of the
Milano 1994). triangle, or taking the risk of essentiali-
questo, può diventare “la donna di tutte le donne” e 10 H. Eisenstein, Contemporary Feminist sm seriously, in “Differences”, 1988, 1-
rispondere della propria umanità. Credo che solo que- Thought, Allen & Unwin, Sidney 1983; 2, pp. 3-37.
sta nozione della individualità al massimo della sua K. Stimpson, Where the Meanings Are, 22 A. Rich, Of Woman Born, W.W.
Routledge, New York 1989. Norton, New York, 1976; Ead., On Lies,
definizione possa consentirci di dare forma a un 11 S. Harding, The Science Question in Secrets and Silence, W.W. Norton,
nuovo senso generale dell’essere. Feminism, Open University, London New York 1979; Ead., Blood, Bread,
Nuovi soggetti nomadi Sul soggetto femminile femminista

and Poetry, The Women’s Press, Gender trouble, Routledge, New York 35 J. Benjamin, The Bonds of Love, 37 Il termine ha una resa migliore in fran-
London 1984. 1990. Pantheon, New York 1988; Ead., A cese dove assujettissement copre la
23 M. Foucault, Les mots et les choses, 30 M. Foucault, Surveiller et punir, desire of one’s own. Psychoanalytic natura pluristratificata della soggetti-
Gallimard, Paris 1962 (trad. it., Le Gallimard, Paris 1975 (trad. it., feminism ans intersubjective space, in vità come quel processo di interazione
parole e le cose, Rizzoli, Milano 1978); Sorvegliare e punire. Nascita della pri- Feminist Studies/Critical Studies cit., tra il sé e l’altro che comprende una
Id., Histoire de la folie à l’age classique, gione, Einaudi, Torino 1976); Id., pp. 78-99. molteplicità di rapporti di differenza.
Gallimard, Paris 1972 (trad., it. Storia Histoire de la sexualité, I, La volonté de 36 J. Benjamin, A desire of one’s own cit., p. 38 Illuminante, su questo punto, il testo
della follia nell’età classica, Rizzoli, savoir; II, L’usage des plaisirs; III, Le 94. di Cavarero, Nonostante Platone cit.
Milano 1980). souci de soi, Gallimard, Paris 1976-
24 P. Violi, L’infinito singolare, Essedue, 1984 (trad. it., Storia della sessualità; I,
Verona 1987. La volontà di sapere; II, L’uso dei
25 G. Deleuze, Logique du sens, Minuit piaceri; III, La cura di sé, Feltrinelli,
Paris 1969; Id., Différence et répetition, Milano 1988). Per un’analisi femmini-
Puf, Paris 1968; Id., Nietzsche et la phi- sta delle tesi foucaultiane si veda
losophie, Puf, Paris 1962. Foucault and Feminism, a cura di I.
26 P. Violi, Gender, Subjectivity and Diamond e L. Quinby, North-Eastern
Language, in Beyond Equality & University Press, Boston 1988.
Difference: Citizenship, Feminist 31 Si è scritto molto sulla “morte del sog-
Politics, Fernale Subjectivity, a cura di getto” come motivo conduttore della
G. Bock e S. James, Routledge, New crociata poststrutturalista contro la
York-London 1992. concezione classica del soggetto in
27 “Simbolico” è un termine assai com- quanto coincidente con la propria
plesso; lo uso in questo contesto in coscienza. La doppia mossa teorica
senso post-lacaniano come ciò che si messa cosí in questione è la simultanea
riferisce alla struttura di significazione identificazione della soggettività con la
accumulata e pluristratificata del lin- coscienza e di entrambe con il maschi-
guaggio, dove la lingua ingloba le le. Per una sintesi delle reazioni femmi-
strutture fondamentali di una data niste al riguardo, si veda il mio
cultura. La letteratura sul femminismo Dissonanze cit.
88 lacaniano è cosí vasta che non tenterò 32 L. Irigaray, Speculum. De l’autre 89
nemmeno di farne menzione in questa femme, Minuit, Paris 1974 (trad. it.,
sede; per un’eccellente sintesi, si veda Speculum. L’altra donna, a cura di L.
T. Brennan, Introduction, in Between Muraro, Feltrinelli, Milano 1989); Ead.,
feminism and psychoanalysis, a cura di Ce sexe qui n’en est pas un, Minuit,
T. Brennan, Routledge, London 1989, Paris 1977 (trad. it., Questo sesso che
pp. 1-23. non è un sesso. Sulla condizione ses-
28 Per un’analisi piú completa di questa suale, sociale e culturale delle donne,
concezione del corpo mi si consenta di Feltrinelli, Milano 1990); Ead.,
rinviare al mio: Organi senza corpo, in L’éthique de la différence sexuelle,
questo volume alle pp. 147-165; si Minuit, Paris 1984.
veda anche E. Grosz, Notes Towards a 33 Per una piú puntuale esplicitazione di
Corporeal Feminism, in “Australian questi limiti, si veda G.C. Spivak,
feminist studies”, 1987, 5. Displacement and the Discourse of
29 Uso qui una terminologia che si rifà Woman, in Displacement, Derrida and
alla tradizione esistenzialista: la “fat- After, a cura di M. Krupnick, Indiana
tualità” del corpo contrapposta alla University Press, Bloomington 1983,
“trascendenza” della coscienza pen- pp. 169-95; e Id., Feminism and
sante. So bene che vi è un implicito Deconstruction Again: Negotiating
dualismo nella posizione esistenziali- with Unacknoledged Masculinism, in T.
sta, ne apprezzo comunque lo sforzo Brennan (a cura di), Between
di pensare davvero il corpo. Per una Feminism and Psychoanalysis,
critica pertinente dell’esistenzialismo Routledge, London 1989, pp. 206-24.
in rapporto al femminismo, si veda M. 34 M. Culley, C. Portuges, Gendered
le Doeff, L’étude et le rouet, Seuil, Paris Subjects, the Dynamics of Feminist
1989. Per una lucida critica della cate- Teaching, Routledge-Kegan Paul,
goria “sesso” inteso come realtà ana- Boston 1985; e inoltre Theories of
tomica, che si presume contrapposta Women’s Studies, a cura di G. Bowles
al sistema dei “generi” dal quale di e R. Duelli-Klein, Routledge, London
fatto viene costruita, si veda J. Butler, 1983.
La differenza che abbiamo attraversato

Penso che le donne che riescono a superare


l’impressione di dover essere loro a correggere
la storia risparmieranno un sacco di tempo.
Marguerite Duras, 1991

1. Una categoria pericolosa? 91


In che modo la condizione nomade, come nuova rap-
presentazione della soggettività multidifferenziata e
non gerarchica, viene a intersecarsi con l’asse della dif-
ferenza sessuale? Partiamo da una messa a fuoco di
questo concetto. Sono d’accordo con Luce Irigaray sul
fatto che la differenza sessuale è la questione con cui
noi occidentali della fine del XX secolo siamo storica-
mente destinati a confrontarci: è il nostro orizzonte e
la nostra utopia. E non a caso. Si pensi al ruolo svolto
dalla differenza all’interno della storia europea e allo
spazio specifico che riveste nella pratica femminista.
Vediamo, prima di tutto, la dimensione europea. Mi
pare che la nozione, il tema e il problema cui diamo il
nome di “differenza sessuale” siano piú che mai d’at-
tualità nell’odierno contesto dell’Unione Europea. La
rinnovata enfasi posta su una comune identità euro-
pea, come base del progetto di unificazione del vec-
chio continente, ha fatto sí che la nozione di differen-
za stia assurgendo, piú che mai, a elemento di divisio-
ne e fattore di antagonismo. Quello cui stiamo assi-
Nuovi soggetti nomadi La differenza che abbiamo attraversato

stendo è l’esplosione di interessi costituiti che rivendi- del pensiero critico francesi e tedesche su come valuta-
cano le loro rispettive differenze attraverso regionali- re il totalitarismo e in particolare l’insistenza del nazi-
smi, localismi, guerre etniche e relativismi di ogni smo sulla differenza intesa come concetto che implica
genere. Nell’epoca della disgregazione del blocco una gerarchia. I francesi ritengono che vi sia un intrin-
dell’Est, “differenza” è una parola pericolosa. E allora, seco nesso di complicità tra ragione, violenza e domina-
come affermano alcune filosofe femministe jugoslave: zione e pertanto rifiutano la categoria della “ragione
quando la differenza viene usata in termini di negati- strumentale” cui si aggrappano pensatori come
vità e divisione, qualsiasi tentativo postmodernista di Adorno e altri teorici critici della scuola tedesca per
ridefinirla positivamente appare disperato e vano. tentare di riformare la categoria di ragione dal suo
L’idea della frammentazione e la rivalutazione della interno. In ogni caso, comunque, come afferma
differenza da un’ottica poststrutturalista possono, nel Foucault nella sua introduzione all’edizione america-
migliore dei casi, essere percepite con ironia e, nel na dell’Anti-Edipo di Deleuze e Guattari, pensare a
peggiore, in modo tragico da chi si trova a vivere a fondo Auschwitz è diventato un imperativo storico per
Zagabria, per non parlare di Dubrovnik o Sarajevo.1 ogni intellettuale europeo.
Storicamente, la nozione di differenza ha le sue radici In quanto pensatrice critica e intellettuale cresciuta nel-
nel fascismo europeo ed è stata poi colonizzata e fatta l’era del baby-boom della nuova Europa, in quanto femmi-
propria da sistemi di pensiero gerarchici ed elitari. Il nista impegnata nella messa a fuoco di alternative effica-
fascismo, comunque, non nasce dal nulla. Nella storia ci, ho scelto di farmi carico responsabilmente di questo
della filosofia europea la differenza è un concetto cen- aspetto della mia cultura e della mia storia. Ecco perché
trale: il pensiero occidentale ha sempre funzionato per voglio pensare ogni aspetto della differenza, affrontare
opposizioni dualistiche che vanno poi a creare delle l’intreccio di potere e violenza che ha accompagnato il suo
92 93
sottocategorie di alterità e di “differenza-da”. In questa procedere fino all’emergere come concetto dominante
tradizione la differenza è stata fondata a partire da nella mentalità europea. Si tratta di una nozione troppo
relazioni di dominio e di esclusione, per cui essere importante e ricca per essere lasciata alle interpretazioni
“diversa/o da” è finito col significare essere “meno di”, fasciste e a quelle tuttora egemoniche.
valere meno di. La differenza è divenuta terra di con- All’interno delle pratiche e della storia del pensiero
quista per i rapporti di potere, tanto da essere ridotta a femminista, il concetto di differenza ha goduto di una
sinonimo di inferiorità come asserisce, a ragione, vita lunga e ricca di eventi. Non c’è nozione piú con-
Simone de Beauvoir ne Il secondo sesso.2 Ne consegue traddittoria, polemica e importante. All’interno del
che la differenza ha assunto connotazioni essenzialisti- pensiero femminista la differenza è un luogo di forte
che e letali; ha fatto sí che ci si potesse sbarazzare di tensione concettuale. La mia ferma adesione al proget-
intere categorie di esseri umani, quelle considerate to della differenza sessuale come progetto epistemolo-
altrettanto umane, sí, ma un po’ piú mortali. gico e politico esprime in qualche modo anche la
Nella storia dell’Europa moderna i regimi totalitari e preoccupazione per il modo in cui molte femministe
fascisti hanno definito la differenza in termini di deter- radicali hanno rifiutato la categoria di differenza,
minismo biologico. Il che ha reso possibile lo stermi- rigettandola come nozione irrimediabilmente “essen-
nio di un enorme numero di esseri umani ritenuti zialistica”. Può essere utile ripercorrere brevemente le
“altri” e, dunque, inferiori. In diversi filoni del pensie- vicissitudini della nozione di differenza all’interno
ro critico, fra cui quello tedesco e francese, l’uso stru- della teoria femminista.
mentale e omicida del concetto di differenza che ha È Simone de Beauvoir, con la sua acuta analisi dello
portato all’Olocausto nazista rimane un punto di non schema gerarchico della dialettica della coscienza
ritorno. C’è tuttavia una certa differenza tra le scuole mutuato da Hegel, a porre il problema all’ordine del
Nuovi soggetti nomadi La differenza che abbiamo attraversato

giorno. Con un gesto che pone le fondamenta del pratica teorica di Nietzsche, Freud e Marx – la trinità
femminismo come teoria, de Beauvoir identifica nella apocalittica della modernità – emerge un’ulteriore
differenza la nozione centrale d’analisi e allo stesso novità dirompente: l’idea che la soggettività non coin-
tempo indica la necessità del superamento dello sche- cide con la coscienza. Il soggetto è eccentrico rispetto
ma gerarchico all’interno del quale la differenza, in al proprio sé conscio – e questo a causa dell’importan-
particolare quella di cui sono portatrici le donne, è za che rivestono strutture come il desiderio inconscio,
stata assimilata a un’alterità svalorizzata. A questo sta- l’impatto delle circostanze storiche e le condizioni
dio del suo lavoro de Beauvoir si rifà a Poulain de la sociali della produzione. Andata in pezzi la sicurezza
Barre, discepolo di Cartesio, per sostenere la trascen- ontologica del soggetto cartesiano, ora è aperta anche
denza del dualismo dei generi – e quindi dell’asimme- la via all’analisi del nesso convenzionalmente istituito
tria fra i generi – nel nome della razionalità. L’analisi e tra soggettività e genere maschile. In questo senso, la
il programma di liberazione attraverso l’uso egalitario crisi della modernità può essere vista, come ho già
della ragione proposti da Simone de Beauvoir ne costi- avuto modo di argomentare in Dissonanze,5 come una
tuiscono la piú importante eredità concettuale per la frantumazione dei fondamenti maschilisti della sog-
teoria femminista contemporanea. gettività classica. Dal punto di vista femminista, una
Le femministe poststrutturaliste degli anni Settanta crisi cosí connotata è un evento non solo positivo ma
hanno messo in discussione l’accento posto da de anche latore di potenziali forme di assunzione di tito-
Beauvoir sulla politica della razionalità egalitaria, met- larità e poteri per le donne.
tendo invece in rilievo l’importanza di una politica Il femminismo degli anni Ottanta è stato lo scenario di
della differenza. Come dice Marguerite Duras nell’epi- polemiche e divisioni tra le femministe “ispirate alla dif-
grafe a questo saggio,3 le donne che continuano a ferenza”, in particolare le portavoce del movimento
94 95
misurarsi sul metro dei valori maschili, le donne che della écriture féminine, e le sostenitrici anglo-americane
ritengono di dover correggere gli errori degli uomini, del gender. Questa polemica è poi sfociata nel dibattito
sono destinate a sprecare tempo ed energie. Parlando sull’essenzialismo, approdando a un punto morto sia
con lo stesso spirito, Luce Irigaray, nel suo polemico politico che intellettuale dal quale stiamo cominciando a
articolo Égales à qui?4 indica la necessità di uno sposta- uscire solo ora. Tornerò su questo punto. Attualmente,
mento dell’accento politico: si deve passare dalla criti- la posizione femminista che si oppone alla teoria della
ca reattiva all’affermazione di controvalori positivi. differenza sessuale sostiene la tesi di una soggettività “al
Nell’opera di revisione del lavoro di de Beauvoir, la di là dei generi” o “post-generi”. Questa linea di pensie-
teoria femminista poststrutturalista ha riesaminato il ro ipotizza il superamento del dualismo sessuale e delle
concetto di differenza chiedendosi se il suo legame polarità dei generi in favore di una nuova soggettività
con il potere e la gerarchia sia cosí intrinseco come ha sessualmente indifferenziata. Teoriche come Monique
sostenuto la generazione esistenzialista, e se sia pertan- Wittig,6 arrivano al punto di accantonare la differenza
to storicamente ineludibile. sessuale perché non farebbe che riproporre la metafisica
La crisi della modernità ha fatto sí che a partire da dell’“eterno femminino”.
Freud e Nietzsche la nozione di differenza si sia tro- In opposizione a ciò che ritengo un abbandono trop-
vata al centro dell’ordine dei problemi propri della po frettoloso della differenza sessuale in nome di un
filosofia europea. polemico “anti-essenzialismo”, o di un utopico deside-
All’interno della modernità, comunque, l’attenzione rio di porsi “al di là dei generi”, vorrei invece valorizza-
speciale rivolta alla differenza segna uno spostamento: re la differenza sessuale come progetto. L’ho definita
ci si è allontanati dalla consuetudine secolare che la anche un progetto politico nomade perché l’accento
assimila all’inferiorità. Inoltre, dal pensiero e dalla posto sulla differenza incarnata dalle donne fornisce
Nuovi soggetti nomadi La differenza che abbiamo attraversato

argomenti sostanziali e positivi per la ridefinizione renze all’interno delle posizioni femministe.
della soggettività femminile in tutta la sua complessità. Un terzo fenomeno correlato è la recente comparsa
Nella parte restante di questo scritto spiegherò che sulla scena internazionale del pensiero femminista ita-
cosa intendo, a partire dall’ottica di una differenza ses- liano, di quello australiano, olandese e altri, come
suale assunta con valenza positiva, per interconnessio- variabili alternative che contribuiscono a far saltare la
ne tra identità femminile, soggettività femminista ed comoda opposizione binaria tra la posizione francese e
epistemologia delle transizioni nomadi. Prima, però, quella anglo-americana.8 La pubblicazione di alcuni
vorrei precisare la mia posizione critica nei confronti testi del femminismo italiano, francese e olandese non
delle griglie interpretative della teoria del gender chia- solo ha inserito nel panorama generale un’altra, sebbe-
rendo cosí quali siano, a mio avviso, i vantaggi sul ne “minore”, cultura femminista europea, ma ha anche
piano epistemologico e l’importanza dal punto di vista dimostrato che la nozione di gender è legata alla pecu-
politico di paradigmi ispirati alla differenza sessuale in liarità della lingua inglese, priva o quasi di importanza
quanto progetto. all’interno delle tradizioni teoriche delle lingue roman-
ze.9 In quanto tale, essa non ha trovato grande risonan-
za nei movimenti femministi francesi, spagnoli o italia-
2. La teoria femminista degli anni Novanta ni. In francese, per esempio, le genre può essere utilizza-
Parto dalla convinzione che la categoria di gender sia to anche per riferirsi all’umanità nel suo insieme (le
arrivata a un momento di crisi nella teoria e nella prassi genre humain); gender quindi è termine di una specifica
femminista e che sia sottoposta a un intenso processo di cultura e di conseguenza intraducibile.
revisione critica, sia per la sua insufficienza teorica sia Il che significa anche che uno dei pilastri della teoria
per la sua natura politicamente amorfa e imprecisa. Le femminista anglofona, la distinzione sesso/genere, è
96 97
critiche piú pertinenti vengono da diversi schieramenti: priva di senso sia epistemologico sia politico in molti
dalle teoriche della differenza sessuale, dalle teoriche contesti non-anglofoni dell’Europa occidentale, dove
femministe postcoloniali e nere, dalle epistemologhe invece vengono correntemente utilizzate le nozioni di
che lavorano nell’ambito delle scienze naturali, in parti- “sessualità” e “differenza sessuale”. Si sono versati fiumi
colare la biologia, e dalle pensatrici lesbiche. di inchiostro pro e contro le teorie della differenza ses-
In secondo luogo: la crisi del gender come categoria suale, senza che però si sia fatto lo sforzo di verificare e
utile nell’analisi femminista è contemporanea a un situare le discussioni all’interno dei rispettivi contesti
rimescolamento di posizioni teoriche ormai divenute culturali. E neppure si è prestata sufficiente attenzione
statiche e prive di possibilità dialettiche nell’ambito alle sfumature nazionalistiche che serpeggiano nella
della teoria femminista, in particolare nel campo che contrapposizione tra il dibattito intorno alla differenza
oppone le “teoriche del gender” della tradizione anglo- sessuale e quello sulle teorie del gender.
americana alle “teoriche della differenza sessuale” della Quarto, e ultimo punto riguardo al gender: ritengo
tradizione francese e continentale7 cui ho accennato in che la pratica istituzionale cui dà luogo non sia priva
precedenza. Il dibattito tra queste due posizioni si è di problemi per le femministe. In ambito accademico
bloccato negli anni Ottanta in una polemica tutto som- la parola gender, con il suo tono cosí scientifico, suona
mato sterile tra opposti paradigmi culturali e teorici certo piú rassicurante che non l’espressione, tanto piú
che partono da diversi assunti riguardo alla pratica manifestamente politica, “studi femministi”.
politica. Questa polarizzazione si è in parte rimescolata Proprio a questo è dovuto in parte il successo regi-
in seguito alla crescente consapevolezza delle specifi- strato di recente dai gender studies presso le università
cità culturali assunte dalla teoria femminista. Ne è nato e le case editrici. A mio avviso, questo successo ha
quindi un approccio, nuovo e piú produttivo, alle diffe- portato a uno spostamento dell’ottica: da una pro-
Nuovi soggetti nomadi La differenza che abbiamo attraversato

spettiva propriamente femminista si è passati a un’at- è assunto come la “norma”, e il femminile in quanto
tenzione molto piú generica verso la costruzione “altro” è considerato come ciò che identifica la “diffe-
sociale delle differenze tra i sessi. E questo amplia- renza”. La conseguenza logica di questa definizione è
mento dello spettro è, in realtà, anche una rarefazio- che il peso della differenza sessuale ricade unicamente
ne delle priorità politiche. sulle donne definendole come il secondo sesso, o
Affermando che anche gli uomini hanno un genere l’“altro” strutturale, mentre gli uomini sono depositari
(sessuale), molte istituzioni hanno cominciato a riven- dell’universale e segnati dall’imperativo di farsene
dicare la creazione di men’s studies, a chiedere l’istitu- carico. La simbolica divisione del lavoro tra i sessi che
zione di corsi che siano equivalenti oppure figurino il termine gender contribuisce a spiegare, è un sistema
come componente strutturale dei women’s studies. Il creato dal fallologocentrismo, espressione della logica
maschile rientra in scena con il pretesto del gender. interna al patriarcato. In altre parole, questo sistema
La critica della mascolinità da parte degli uomini è non è né necessario in quanto storicamente inevitabi-
estremamente importante e necessaria; penso tuttavia le, né razionale in quanto concettualmente necessario.
che sia deplorevole questa forma di competizione isti- Semplicemente si è venuto a creare, come potente strut-
tuzionale tra l’estendersi dei gender studies, fino a inclu- tura fondativa di un sistema in cui siamo tutti costruiti,
dere gli uomini come presenza e come materia di stu- o come uomini o come donne, da determinate condi-
dio, e il mantenimento delle priorità femministe. zioni simboliche, semiotiche e materiali. In un sistema
Questa situazione ha spinto le femministe a guardare di questo tipo, il maschile e il femminile si trovano in
con sospetto il gender a livello di pratiche istituzionali. una posizione strutturalmente asimmetrica: gli uomi-
Da un punto di vista maggiormente teorico, ritengo ni, in quanto referenti empirici del maschile, non
che il piú forte presupposto dei gender studies sia quello hanno un genere perché ci si aspetta che abbiano il
98 99
di una nuova simmetria tra i sessi che poi, in pratica, fallo, vale a dire che sostengano l’ideale della virilità
non fa che produrre un rinnovato interesse per gli astratta. Il che non è un compito facile.10 Simone de
uomini e i men’s studies. A questo proposito, ribadisco Beauvoir osservava cinquant’anni fa che il prezzo
tutto il mio disaccordo con questa illusione di simme- pagato dagli uomini per rappresentare l’universale è
tria e rivendico la differenza sessuale come potente fat- una sorta di perdita di incarnazione; il prezzo pagato
tore di asimmetria. Ritengo inoltre che i testi oramai invece dalle donne è la perdita di soggettività e il con-
canonici del dibattito femminista sul gender non si finamento nel corpo. Gli uomini sono disincarnati e
prestino alla tesi della simmetria sessuale. Da una pro- mediante questo processo si guadagnano il diritto alla
spettiva storiografica delle idee femministe, il gender trascendenza e alla soggettività. Le donne sono iper-
può essere definito come una categoria che fornisce corporee e quindi consegnate all’immanenza. Il che
una serie di paradigmi all’interno dei quali la teoria implica quindi due posizioni profondamente asimme-
femminista ha spiegato la costruzione sociale e discor- triche e due opposti ambiti problematici.
siva e la rappresentazione delle differenze tra i sessi. In Questo punto dell’analisi di de Beauvoir si è arricchito
quanto tale, il gender all’interno della teoria femmini- di un nuovo contributo teorico attraverso l’azione con-
sta ha la funzione primaria di sfidare la tendenza uni- giunta della semiotica, della psicoanalisi strutturalista
versalistica del linguaggio analitico, nonché dei sistemi e degli autonomi sviluppi avvenuti all’interno del
di conoscenza e del discorso scientifico in generale. movimento delle donne degli anni Ottanta. 11
La tendenza universalistica consiste nel fondere il Fondamentale in questo nuovo approccio è una presa
punto di vista maschile con quello generale “umano” di distanza dalla mera critica al patriarcato in direzio-
confinando cosí il femminile nella posizione struttura- ne dell’affermazione della positività delle tradizioni
le dell’“altro”. Pertanto il maschile, in quanto umano, culturali e della gamma di esperienze delle donne; in
Nuovi soggetti nomadi La differenza che abbiamo attraversato

questo senso il lavoro di Adrienne Rich12 è determi- della “ripetizione mimetica”, le teoriche del gender
nante. Questo spostamento dell’asse teorico ha fatto sí sono ricorse alla “critica dell’ideologia”. Le prime
che si sia sottolineato maggiormente il valore del lin- hanno quindi investito sul polo “femminile” della
guaggio e conseguentemente della rappresentazione dicotomia sessuale al fine di crearne significati e rap-
come il luogo di costituzione del soggetto. presentazioni diverse; da parte delle seconde si è arri-
Uno tra i piú interessanti sviluppi di questo nuovo vate invece al rifiuto dello schema della polarizzazio-
orientamento del pensiero femminista è la teoria fran- ne sessuale a favore di una posizione desessualizzata e
cese della “differenza sessuale”, nota anche come senza generi. Si è giunte quindi a rivendicazioni del
movimento della écriture féminine. I fondamenti concet- tutto opposte: all’argomentazione, reiterata dalle teo-
tuali di questo movimento vengono dalla linguistica, riche della differenza, del fatto che sia necessario
dagli studi letterari, dalla semiotica, dalla filosofia e ridefinire il soggetto femminile femminista risponde
dalle teorie psicoanalitiche del soggetto. Le teoriche quella contraddittoria affermazione da parte delle
della differenza sessuale13 hanno dato nuovo slancio al teoriche del gender secondo la quale il femminile
dibattito femminista richiamando l’attenzione sull’im- non è altro che una palude di assurdità metafisiche e
portanza sociale che rivestono le strutture teoretiche e che sia quindi meglio disfarsene del tutto, in favore di
linguistiche delle differenze tra i sessi. E hanno soste- una nuova androginía.
nuto che il campo sociale è coestensivo alle relazioni Queste posizioni, naturalmente, implicano anche
di potere e di conoscenza, che si tratta cioè di una rete interpretazioni teoriche alquanto diverse della sessua-
in cui si intersecano strutture simboliche e materiali.14 lità e in particolare dell’omosessualità femminile.17
Questa scuola di pensiero femminista, in altre parole, Va sottolineato, comunque, che c’è un punto fonda-
afferma che un’adeguata analisi dell’oppressione delle mentale su cui entrambe le posizioni convergono: che
100 101
donne deve tenere presente sia il linguaggio sia le con- le pratiche femministe, e con esse i women’s studies, deb-
dizioni materiali e non essere ridotta solo all’uno o bano svelare l’impronta universalistica del discorso
alle altre. Queste pensatrici sono molto critiche nei scientifico mettendone a nudo l’intrinseco dualismo. Il
confronti della nozione di gender in quanto eccessiva- rifiuto del pensiero dualistico, in quanto modo d’essere
mente incentrata su fattori sociali e materiali a scapito del patriarcato, è il terreno comune dal quale si può
degli aspetti semiotici e simbolici.15 procedere per sbloccare la situazione di stallo tra posi-
Il dibattito nato negli anni Ottanta tra le teoriche della zioni femministe altrimenti contrapposte. Studiose fem-
differenza e quelle del gender è sfociato in una contrap- ministe di tutte le discipline affermano che la posizione
posizione polemica che ha portato a due forme di ridu- universalistica, con la sua fusione del maschile con l’u-
zionismo non molto diverse tra loro: da una parte una mano e il confinamento del femminile in una posizione
forma di idealismo che riduce tutto al testuale e dall’al- secondaria di “alterità” svalutata, poggia su un sistema
tra una forma di materialismo che riduce tutto al sociale. classico di opposizioni dualistiche, come per esempio:
Da qui, due versioni estreme di “essenzialismo”.16 natura/cultura, attivo/passivo, razionale/irrazionale,
Mi sembra che, al di là delle polemiche, uno dei punti maschile/femminile. Secondo le femministe questo
di differenza reale, vale a dire concettuale, tra i due modo dualistico di pensare crea delle differenze binarie
schieramenti sia la questione di come identificare i con il solo scopo di disporle in un ordine gerarchico di
punti di uscita dall’universalismo implicito nel sistema relazioni di potere.
patriarcale o fallologocentrico e dal sistema di pensie- È per questa ragione che Joan Scott ritiene che la
ro binario che lo caratterizza. Mentre le teoriche della nozione di gender, in quanto significante di una serie
differenza hanno portato avanti l’idea di scardinare di interrelazioni tra diverse forme di oppressione,
dall’interno il vecchio sistema mediante la strategia possa aiutarci a cogliere l’intersecarsi di varianti come
Nuovi soggetti nomadi La differenza che abbiamo attraversato

il sesso, la classe sociale, la razza, lo stile di vita e l’età, attraverso i dipartimenti di letteratura e quindi cono-
cioè i fondamentali assi di differenziazione.18 In un sciute soprattutto da studenti di materie umanistiche.
saggio piú recente,19 Scott fa un passo avanti dando Va segnalato, comunque, che solo nel 1985 si è comin-
una definizione del genere come significante dell’in- ciato a tradurre in inglese le opere della filosofa Luce
tersezione del linguaggio col sociale, del semiotico col Irigaray. 24 Una delle prime conseguenze di questa
materiale. Citando la nozione foucaultiana di “discor- esportazione culturale tardiva è che negli Stati Uniti le
so”, che assume come uno dei maggiori contributi del teorie della differenza sessuale sono tuttora sinonimo
pensiero poststrutturalista alla teoria femminista, di letteratura.25 Si è quindi venuto a creare negli Usa
Scott suggerisce di reinterpretare il gender, in modo uno iato, su questo tema, tra discipline letterarie e filo-
nuovo e molto piú efficace, come ciò che mette in sofia e le scienze sociali.26
rapporto il testo con la realtà, il simbolico con il mate- 3. Il gruppo italiano. Qui la figura chiave è Irigaray: se il
riale e la teoria con le pratiche. Secondo Scott una suo pensiero è arrivato tardi nel mondo anglofono
teoria femminista che adotti modalità poststrutturali- (dove Hélène Cixous è stata tradotta piú rapidamente
ste ha il vantaggio di rendere politico il conflitto sul sulla scia del successo ottenuto da Derrida), in Italia ha
significato e la rappresentazione. invece trovato un pubblico molto ricettivo sin dalla fine
Dalla ripresa della categoria di differenza da parte delle degli anni Settanta. Il movimento delle donne in Italia
femministe poststrutturaliste emerge una radicale ride- ha una lunga tradizione di legame con la politica di sini-
finizione del testo e del testuale, molto lontana dal dua- stra e questo ha fatto sí che venisse elaborata una versio-
lismo; si considera il testo come una struttura sia semio- ne altamente politicizzata del discorso di Irigaray, pro-
tica che materiale, vale a dire, non come qualcosa di iso- ducendo, specie a opera di Luisa Muraro27 e di Adriana
lato e chiuso in un’opposizione dualistica rispetto a un Cavarero,28 una versione della differenza sessuale in ter-
102 103
contesto sociale e a un’attività interpretativa. Il testo va mini di alleanza sociale e simbolica tra donne.
piuttosto inteso come un termine all’interno di un pro- 4. Il radicalismo lesbico di Monique Wittig.29
cesso, come una reazione a catena che si svolge in una 5. Le pensatrici etniche e postcoloniali.30 Sebbene la
rete di rapporti di potere. Nella pratica testuale è quin- questione del razzismo sia stata presente fin dall’inizio
di in gioco non tanto l’interpretazione quanto la deco- nel femminismo nordamericano, c’è voluto molto
difica della rete di connessioni e di effetti che lega il tempo prima che la questione dell’etnia e quella della
testo a un intero sistema socio-simbolico. Abbiamo razza venissero riconosciute come variabili fondamen-
insomma a che fare con una nuova teoria materialista tali per la definizione della soggettività femminista.
del testo e della pratica testuale.20 L’impronta “bianca” della teoria femminista è diventata
Le teoriche femministe degli anni Novanta hanno quindi il bersaglio principale di queste pensatrici, pre-
subíto l’impatto con le due posizioni teoriche, quella valendo su tutte le altre differenze, compreso il divario,
del gender e quella della differenza, per poi superarle già fonte di polemica in precedenza, tra teorie del gen-
entrambe in maniera produttiva. All’interno di questa der e teorie della “differenza sessuale”. All’opera pio-
nuova generazione di studiose si possono distinguere i nieristica di Audre Lorde,31 alla narrativa di scrittrici
seguenti gruppi: nere come Alice Walker e Toni Morrison e di tante
1. Le teoriche femministe di tradizione tedesca acco- altre teoriche nere32 ha poi fatto seguito una serie di
munate da un argomentare che, in modi diversi, fa critiche metodologiche piú sistematiche riguardante
riferimento alla scuola di Francoforte Benhabib, 21 l’origine bianca e l’etnocentrismo delle teorie femmini-
Benjamin22 e Flax.23 ste, sia del gender che della differenza sessuale, come
2. Le pensatrici francesi (o residenti in Francia) venu- quelle di Gayatri Spivak,33 Chandra Mohanty,34 Barbara
te in contatto con gli ambienti universitari americani Smith,35 Trinh T. Minh-ha36 e bell hooks.37 L’enorme
Nuovi soggetti nomadi La differenza che abbiamo attraversato

produzione teorica da parte di donne di colore ha inci- Le teoriche degli anni Novanta stanno lavorando su
so radicalmente sul pensiero di teoriche femministe molteplici variabili per la definizione della soggettività
quali Teresa de Lauretis, ma anche Donna Haraway38 e, femminile: razza, classe sociale, preferenza sessuale e
piú di recente, Sandra Harding.39 stile di vita costituiscono gli assi principali dell’iden-
Nel contesto europeo il dibattito su femminismo, razza tità. Apportano quindi delle innovazioni alle idee fem-
ed etnia è stato piú difficile da articolare, in parte a ministe date, nel senso che sono impegnate nella ride-
causa delle notevoli differenze nazionali tra l’apparato finizione della soggettività femminile nei termini di
categoriale e gli stili delle varie culture politiche femmi- una rete di relazioni di potere simultanee. Mi pare che
niste che hanno impedito che emergesse una linea o stia emergendo anche un’altra nuova tendenza, che
una posizione femminista dominante. Nel corso degli accentua la natura situata, specifica, incarnata del sog-
anni Ottanta una sempre maggiore consapevolezza getto femminista, mentre rifiuta l’essenzialismo biolo-
della specificità culturale di certe categorie del femmini- gico o psichico. Si tratta di un nuovo materialismo
smo – come quella di gender – ha portato molte studio- femminile. Tornerò su questo punto.
se europee dei paesi del Sud a sollevare il problema del- Centrale in questo nuovo materialismo femminista,
l’egemonia politica e culturale del femminismo anglo- che implica una ridefinizione del testo come coesten-
sassone e a metterla in discussione. La questione etnica sivo ai rapporti di sapere e di potere, è il processo di
e razziale è cosí entrata a far parte della lista delle prio- costituzione della soggettività come parte di questi
rità, rendendo necessario un riesame del suo ruolo stessi rapporti. Il problema può essere posto in questi
all’interno della prassi femminista. Elizabeth Spelman termini: se la rappresentazione patriarcale, che possia-
ha di conseguenza rimproverato a de Beauvoir la sua mo anche chiamare il “sistema dei generi”, produces-
cecità nei confronti delle diversità di colore e la sua se proprio quelle categorie che dà a intendere di
104 105
mancanza di sensibilità verso la questione etnica.40 voler decostruire? Assumendo il genere come un pro-
Piú recentemente, reagendo alla natura multicultura- cesso, Teresa de Lauretis mette in risalto un punto
le delle società europee contemporanee e anche al che Foucault aveva già evidenziato, cioè il fatto che il
diffondersi di fenomeni di razzismo, antisemitismo, processo di acquisizione del potere e del sapere pro-
xenofobia e neocolonialismo all’interno della duce anche il soggetto come uno dei termini di que-
Unione Europea, l’attenzione su queste problemati- sto specifico processo.
che si è fatta piú acuta. All’interno delle reti di scam- Al centro, quindi, di questa ridefinizione del genere
bio intereuropee di women’s studies del programma come tecnologia del sé si trova il concetto di politica
Erasmus, al quale il mio dipartimento partecipa da della soggettività in un duplice senso: della costituzio-
tempo insieme a parecchi altri partner europei, stia- ne dell’identità, da una parte, e dell’acquisizione della
mo perciò lavorando in vista dell’elaborazione di un soggettività in termini di assunzione di poteri o di
programma congiunto di women’s studies in una pro- diritto alla titolarità di certe pratiche, dall’altra.
spettiva europea e multiculturale.41 Ci siamo ispirate L’acquisizione della soggettività è allora un processo
alle posizioni americane sulla questione razziale, fatto di pratiche materiali (istituzionali) e discorsive
dando però la precedenza agli aspetti piú prettamen- (simboliche), il cui scopo è sia positivo – esso consente
te europei di questa complessa problematica, in parti- infatti di pervenire a specifiche forme di assunzione di
colare alla persistenza dell’antisemitismo, alla perse- poteri – sia regolativo – in quanto queste medesime
cuzione degli zingari e di altre popolazioni nomadi, forme sono il luogo di limitazioni e disciplinamento.
alle varie forme di neocolonialismo economico e ai Qui l’idea centrale è quella del gender considerato
fenomeni di migrazione interni all’Europa, soprattut- come invenzione regolativa, vale a dire in quanto atti-
to dalle regioni mediterranee e orientali. vità normativa che costruisce determinate categorie
Nuovi soggetti nomadi La differenza che abbiamo attraversato

come parti del suo processo vero e proprio: soggetto, ta, interconnessa. Per pensare in maniera costruttiva il
oggetto, maschile, femminile, eterosessuale e lesbica. cambiamento e l’incessante trasformarsi delle condi-
Una tale concezione di gender va vista in relazione al zioni di contesto si deve approdare a una visione altra
paradigma critico con cui si è esaminato il significato del soggetto pensante e conoscente. Non univoco ma
etnocentrico e univoco del termine. continuamente frammentato in una rosa di possibilità
Mettendo a fuoco questo mutamento di prospettiva non ancora codificate e tuttavia mai cosí meravigliose.
della teoria femminista vorrei ritornare su quanto ho È questa nuova e complessa soggettività femminista il
già evidenziato in precedenza: nella prassi femminista cuore del progetto di un femminismo nomade.
contemporanea si è rivelato centrale il paradosso
“donna”. Il femminismo si basa sulla stessa nozione di
identità femminile che è storicamente destinato a met- 3. Uno schema di lavoro
tere in discussione. Il pensiero femminista poggia su Punto di partenza della mia ipotesi di nomadismo fem-
un concetto che richiede di essere decostruito e de- minista è l’affermazione che la teoria femminista non
essenzializzato in tutti i suoi aspetti. Per essere piú pre- rappresenta solo un movimento di opposizione critica
cisa, ritengo che nell’ultimo decennio la questione alla falsa universalità del soggetto. Essa è anche l’espres-
centrale nella teoria femminista sia diventata la sione positiva del desiderio delle donne di affermare e
seguente: come ridefinire la soggettività femminile rappresentare varie forme di soggettività. Questo proget-
dopo il declino del dualismo dei generi e privilegian- to implica sia la critica delle esistenti definizioni e rap-
do certe nozioni quali il sé come processo, la comples- presentazioni delle donne sia la creazione di nuove
sità, l’interrelazione, la presenza di diverse forme di immagini della soggettività femminile. La sua premessa
oppressione postcoloniale e la tecnologia multistratifi- fondamentale (sia critica che creativa) è la necessità di
106 107
cata dell’“io”. È in gioco, insomma, il destino sociale e porre delle donne in carne e ossa in posizione di sogget-
simbolico delle polarizzazioni sessuali. tività discorsiva. Qui i termini chiave sono, da un lato,
La questione fondamentale riguarda a mio avviso l’iden- l’essere incarnati e le radici corporee della soggettività;
tità come luogo di differenze. Le analisi femministe del dall’altro, la volontà di ricollegare la teoria alle pratiche.
sistema dei generi mettono in evidenza il fatto che il Per essere piú chiara suddividerò il progetto del noma-
soggetto occupa, in tempi diversi, una serie di posizioni dismo femminista in tre fasi, ognuna delle quali è lega-
possibili su cui influiscono un certo numero di variabili ta alla differenza sessuale. Non si tratta di tre livelli
come il sesso, la razza, la classe sociale, l’età, lo stile di disposti in un ordine dialettico ma piuttosto di piani
vita e cosí via. La teoria femminista si trova oggi di fron- che possono essere compresenti cronologicamente
te una sfida: come inventare nuove immagini di pensie- mentre ogni singolo livello si presenta come opzione
ro che ci mettano in grado di pensare il cambiamento e percorribile per la prassi politica e teorica. La distin-
una costruzione dell’“io” in divenire. Non la staticità di zione che di conseguenza metto in opera tra “differen-
verità già formulate e di contro-identità facilmente za tra uomo e donna”, “differenze tra donne” e “diffe-
accessibili, ma il processo vitale della trasformazione del renze all’interno di ciascuna donna” (cfr. tabb. 1, 2, 3)
sé e dell’altro. Sandra Harding definisce questo proces- non va assunta come una distinzione categorica; è
so con l’espressione “reinventarsi come altro”.42 piuttosto un esercizio di nominazione che attiene alle
Ciò che dunque emerge da questi nuovi sviluppi della diverse facce di un unico fenomeno complesso.
teoria femminista è il bisogno di una ricodifica o di Questo schema non è neppure un paradigma: è una
una rinominazione del soggetto femminile femmini- mappa, una cartografia che riproduce attraverso la
sta: non puramente come un altro soggetto sovrano, lente della differenza sessuale i vari piani di complessità
gerarchico ed esclusivo ma come entità multipla, aper- che soggiacciono a una epistemologia nomade. I vari
Nuovi soggetti nomadi La differenza che abbiamo attraversato

livelli possono essere collocati sia nello spazio che nel donna come “altro” resta eccedente rispetto al para-
tempo; esplicitano strutture differenziate di soggettività digma fallologocentrico che fa coincidere il maschile
e al contempo momenti diversi nel processo del diveni- con il (falso) universale. In questo modo dunque, il
re-soggetto. Di conseguenza non vanno pensati in rapporto tra il soggetto e l’altro non è reversibile,
sequenza o in ordine logico. Seguendo il tracciato tutt’altro: i due poli dell’opposizione sono in un rap-
nomade che delineo in questo testo, si può accedere porto asimmetrico. Sotto la dicitura “la doppia sintas-
alla mappa a ogni livello e in ogni momento. Vorrei ribadire si” Luce Irigaray difende questa differenza irriducibile
il fatto che i vari livelli sono compresenti, coesistono e irreversibile ponendola come fondamento per una
nella vita quotidiana e non sono facilmente distinguibili nuova fase della politica femminista. Per Irigaray, in
l’uno dall’altro. E proprio questa possibilità di transitare altre parole, è necessario riconoscere come una realtà
da un livello a un altro, in un fluire di esperienze, di fattuale e storica il fatto che non esiste simmetria tra i
sequenze temporali e di strati di significazione, rappre- sessi e che questa asimmetria è stata disposta gerarchi-
senta la chiave d’accesso a quella modalità nomade che camente a opera di un regime fallologocentrico. Una
sostengo non solo dal punto di vista intellettuale ma volta riconosciuto che si è fatto della differenza un
anche come pratica esistenziale. significante negativo, il progetto femminista tenta ora
La questione centrale in gioco a questo livello di anali- di rovesciarne la definizione in termini positivi.
si è la critica dell’universalismo identificata nel maschi-
le e del maschile come autoproiezione di uno pseudo- Tabella 1. Differenza sessuale.
universale. A ciò si affianca la critica dell’idea di Primo livello: differenze tra uomini e donne
“altro” come svalorizzazione. Da una prospettiva forte-
mente hegeliana, cinquant’anni fa Simone de Soggettività come vs donna come
108 109
Beauvoir formulava un’analisi da antesignana dell’uni-
versalismo del soggetto. Confrontandosi con questo Fallologocentrica Mancanza e/o eccesso
schema di contrapposizioni, affermava che l’opzione
Nozione universale del soggetto L’altra rispetto al soggetto
teorica e politica delle donne andava individuata e
praticata nella lotta per conquistare la trascendenza e Coincidente con la coscienza Priva di coscienza
in questo modo guadagnarsi gli stessi diritti alla sog- Autoregolativa Incontrollata
gettività di cui gli uomini sono titolari. Come rileva
Judith Butler,43 nella sua lucida analisi di questa fase Agente razionale Irrazionale

hegeliana nella storia della teoria femminista, de Titolare di razionalità Eccedente la razionalità
Beauvoir vede la differenza incarnata dalle donne
Capacità di trascendenza Confinata all’immanenza
come qualcosa di ancora non rappresentato. Simone de Identificata col corpo
Beauvoir ne conclude che a questa entità, cosí svaloriz-
Origini corporee,
zata e falsamente rappresentata, può e deve essere o oggettivazione del corpo Corporeità sfruttata e ridotta al silenzio
data rappresentazione. E che questo è il compito prio-
ritario del movimento femminista.
Le teoriche della differenza, come Luce Irigaray, che Il punto di partenza del progetto della differenza ses-
assumono invece una prospettiva poststrutturalista, suale – primo livello – resta dunque la volontà politi-
vanno oltre la dialettica. Irigaray considera l’“alterità” ca di affermare la specificità dell’esperienza corporea
delle donne non solo come qualcosa che non è ancora e del vissuto delle donne; il rifiuto di disincarnare la
rappresentato ma come ciò che rimane non rappresen- differenza sessuale facendone un nuovo presunto
tabile entro questo schema di rappresentazione. La soggetto “postmoderno” e “antiessenzialista” e la
Nuovi soggetti nomadi La differenza che abbiamo attraversato

volontà di ricollegare tutto il dibattito sulla differenza maschile. La posta in gioco è la definizione di
all’esistenza corporea e all’esperienza delle donne. “donna” come altro da un non-uomo.
Dal punto di vista politico, questo progetto implica il Una delle questioni cruciali dell’ipotesi che propongo
rifiuto dell’emancipazionismo perché esso porta all’o- è come si possa sostenere sia il tramonto del paradig-
mologazione, vale a dire all’assimilazione delle donne a ma classico della soggettività sia la specificità di un sog-
modalità di pensiero e di prassi maschili e di conse- getto femminile alternativo. Dato che la riaffermazio-
guenza a una serie di valori a esse collegati. Gli sviluppi ne della differenza sessuale da parte delle femministe
socio-economici piú recenti nella condizione delle si colloca nello stesso momento storico in cui si affer-
donne nelle società postindustriali occidentali hanno ma la modernità stessa, vale a dire nel momento in cui
infatti dimostrato che – a parte il persistere di forme decade il paradigma razionalista e naturalista, le fem-
classiche di discriminazione che stanno portando a un ministe hanno il duplice compito di far valere, da una
processo di femminilizzazione della povertà – l’emanci- parte, il bisogno di una nuova visione della soggettività
pazione femminile può facilmente tramutarsi in un per- in senso piú generale e, dall’altra, una visione specifi-
corso a senso unico verso un mondo maschile. camente sessuata della soggettività femminile.
Questo avvertimento ci viene da pensatrici femministe L’analisi del primo livello di differenza sessuale è stata in
molto diverse tra loro come Luce Irigaray,44 Antoinette seguito messa in discussione non solo dal mutato contesto
Fouque45 e Marguerite Duras46 che mettono in guardia politico e intellettuale ma anche dalle evoluzioni interne
le donne dall’investire tutto il loro tempo e le loro ener- al movimento femminista stesso. Da un lato, l’etica esi-
gie nel correggere gli errori e risarcire le colpe della stenzialista della solidarietà è stata sottoposta a revisione
cultura maschile. Un investimento di gran lunga miglio- anche dalle affermazioni della psicoanalisi e del poststrut-
re e piú redditizio consiste nel cercare di elaborare turalismo riguardo alla coesistenza di sapere e potere,
110 111
forme alternative della soggettività femminile in un pro- affermazioni che hanno modificato l’interpretazione di
cesso che si definisce anche come un’affermazione fenomeni come l’oppressione e la liberazione. Dall’altro,
della positività della differenza sessuale. Questo muta- una nuova generazione di femministe è divenuta sempre
mento di prospettiva è stato un passaggio nient’affatto piú insofferente nei confronti della generalizzazione com-
facile nella prassi femminista.47 Ha creato, infatti, un’on- piuta da de Beauvoir, cioè dell’assunzione di tutte le
data di polemiche e in molti casi dei conflitti tra donne, donne come “il secondo sesso”. Con gli anni Settanta l’as-
resi ancora piú acuti dallo scarto generazionale. 48 se politico e teorico si è spostato dal problema dell’asim-
L’aspetto su cui la polemica è stata piú aspra e protratta metria tra i sessi a quello dell’esplorazione della differen-
nel tempo è l’opposizione tra l’anti-emancipazionismo za sessuale incarnata ed esperita dalle donne.
professato dalle teoriche della differenza da una parte In quest’ambito il problema fondamentale è come crea-
e, dall’altra, le accuse di “essenzialismo” lanciate dalle re, legittimare e rappresentare la molteplicità delle
pensatrici di ispirazione egualitaria contro le sostenitrici forme alternative della soggettività femminile femmini-
della differenza sessuale. sta senza ricadere nel relativismo. Il punto di partenza è
Lungi dal separare la lotta per l’uguaglianza dall’af- il riconoscimento della parola donna come un conteni-
fermazione della differenza, considero le due questio- tore semantico generale che raggruppa diversi tipi di
ni complementari e inserite in un’evoluzione storica donne, diversi livelli di esperienza e diverse identità.
senza soluzione di continuità. Il movimento delle La nozione di donna si riferisce a un soggetto femminile,
donne è lo spazio in cui la differenza sessuale diventa sessuato che si costituisce, come la psicoanalisi ci suggeri-
operativa adottando la strategia della lotta per l’ugua- sce in modo convincente, mediante un processo di iden-
glianza dei sessi all’interno di un ordine culturale ed tificazione con delle posizioni culturalmente disponibili
economico dominato dal controllo omosociale organizzate secondo la dicotomia dei generi. In quanto
Nuovi soggetti nomadi La differenza che abbiamo attraversato

“secondo sesso” all’interno della dicotomia patriarcale personale. La donna, per dirla altrimenti, va situata in
dei generi il termine donna si inscrive in ciò che Kristeva una posizione strutturalmente diversa da quella della
chiama il tempo lungo, lineare della storia.49 Come femminista; essendo, infatti, strutturata come il refe-
punto di partenza della coscienza femminista, comun- rente dell’alterità è specularmente contrapposta al
que, l’identità femminile appartiene anche e contempo- maschile come referente della soggettività. Il secondo
raneamente a una temporalità diversa: a un senso del sesso si trova in un’opposizione dicotomica rispetto al
tempo piú profondo e piú discontinuo, il tempo della maschile in quanto rappresentativo dell’universale. Di
trasformazione, della resistenza, delle genealogie politi- conseguenza, il femminismo richiede una distinzione
che e del divenire. Da una parte abbiamo il tempo teleo- epistemologica e politica tra donna e femminista.
logico e dall’altra il tempo del sorgere della coscienza: la Femminista è sia la spinta verso l’inserimento delle
storia e l’inconscio. donne all’interno della storia patriarcale (la fase
Definisco femminismo quel movimento che lotta per emancipatoria, o primo livello di differenza sessuale)
cambiare i valori attribuiti alle donne e le loro rappre- sia l’interrogazione dell’identità personale sulla base
sentazioni (la Donna) scaturite dal tempo lungo della dei rapporti di potere, e questo è il femminismo della
storia patriarcale, ma anche dal tempo profondo dell’i- differenza (secondo livello della differenza sessuale).
dentità di ognuna. Il progetto femminista, in altre paro- Da un’angolatura diversa, posso dire che il punto di
le, abbraccia sia il livello della soggettività, nel senso del- partenza di una coscienza femminista consiste in una
l’agire storico e del processo di acquisizione di diritti distanza critica dall’istituzione e rappresentazione
politici e sociali, sia il livello dell’identità legato alla della donna; il movimento delle donne si fonda sull’o-
coscienza, al desiderio e alla politica del personale. Esso pinione condivisa che tutte le donne siano accomuna-
copre sia il livello conscio che quello inconscio. te dalla condizione di “secondo sesso”.
112 113
Quello femminista è un soggetto storico perché è coin- Si può considerare questa comunanza come condizione
volto nel patriarcato tramite la negazione. Esso è però sufficiente per l’elaborazione di una posizione del sog-
anche legato all’identità femminile, allo spazio del getto femminista; il riconoscimento dell’esistenza di un
legame di similitudine tra le donne è alla base della
coscienza femminista perché stabilisce un patto tra
Tabella 2. Differenza sessuale.
Secondo livello: differenze tra donne. donne. Quel momento è la pietra miliare che permette
di articolare la posizione o la prospettiva femminista.
Donna come l’altro Campo di tensione critica Donne in carne e ossa
Ma questo riconoscere una comune condizione di
Come istituzione Soggettività Esperienza sorellanza nell’oppressione non può essere l’obiettivo
e rappresentazione femminista forte Incarnazione
Saperi situati
ultimo; le donne avranno anche in comune situazioni
Saperi basati sull’esperienza ed esperienze, ma non sono, comunque, tutte uguali.
femminile A questo riguardo, l’idea della politica della collocazio-
Vedi primo livello Positività della differenza Acquisizione di soggettività ne è dirimente e, una volta tradotta in una teoria del
sessuale come progetto politico Molteplicità delle differenze riconoscimento delle molteplici differenze esistenti tra
(razza, età, classe ecc.)
donne, può evidenziare l’importanza di rifiutare ogni
Genealogie femminili generalizzazione sulle donne per tentare invece di
femministe, o contro memoria
essere il piú possibile consapevoli del luogo dal quale
Politica di collocazione si parla. L’idea chiave consiste nel guardare alla natura
e resistenza situata delle affermazioni in contrapposizione alla
Dissimmetria tra i sessi modalità universalistica delle enunciazioni. Tradotta in
termini di pratiche politiche la strategia della colloca-
Nuovi soggetti nomadi La differenza che abbiamo attraversato

zione determina il proprio approccio al tempo e alla concetto di donna come essenza storica nel preciso
storia. Dal mio punto di vista, il senso della collocazio- momento della storia in cui questo stesso concetto
ne ha a che fare con la contro memoria, o l’elaborazio- viene decostruito e messo in discussione. La crisi
ne di genealogie alternative. Vuol dire che fa differen- della modernità rende accessibile alle donne l’essen-
za avere una memoria storica dell’oppressione e dell’e- za della femminilità come costruzione storica sulla
sclusione in quanto donne piuttosto che fungere da quale è necessario intervenire. La donna cessa quindi
referente empirico di un gruppo dominante, come di essere il modello culturalmente dominante e nor-
accade agli uomini. mativo della soggettività femminile, trasformandosi
È necessario perciò riformulare il problema del rap- in un topos identificabile per l’analisi: come una
porto tra donna e femminista. Come sostiene Teresa de costruzione (de Lauretis); una mascherata (Butler);
Lauretis, ogni donna si trova a doversi confrontare con un’essenza positiva (Irigaray); o una trappola ideolo-
una certa immagine di donna, che rappresenta il gica (Wittig), per citare solo alcune delle definizioni
modello culturalmente dominante dell’identità fem- che ne sono state fornite.
minile. Per le femministe, quindi, l’elaborazione di A me sembra che una posizione femminista nomade
una soggettività politica ha come presupposto il rico- renda possibile la coesistenza di queste diverse rap-
noscimento della distanza esistente tra la donna e le presentazioni – che sono anche modalità interpretati-
donne reali. Teresa de Lauretis ha definito questo pas- ve della soggettività femminile – e che favorisca la
saggio come il riconoscimento di una “differenza discussione. Se non si instaura un’attitudine di flessi-
essenziale” tra la donna come rappresentazione (la bilità nomade queste diverse definizioni e interpreta-
donna come imago culturale) e la donna come espe- zioni favoriranno invece elementi di divisione nella
rienza (donne reali come agenti di cambiamento). prassi femminista.
114 115
Con il contributo delle teorie semiotiche e psicoanali- Un altro problema che emerge a questo punto è l’im-
tiche si giunge cosí a stabilire una fondamentale diffe- portanza di trovare forme adeguate di rappresentazio-
renza tra la donna come significante codificato nel ne per queste nuove figurazioni del soggetto femmini-
corso di una lunga storia di opposizioni binarie e il le. Ho già argomentato nell’Introduzione a questo volu-
significante femminista come quello che si basa sul rico- me quanto in questa fase sia cruciale disporre di figu-
noscimento della donna come immagine costruita. Il razioni alternative, mettere all’opera una grande crea-
riconoscimento dello iato esistente tra donna e donne tività per superare gli schemi concettuali dominanti.
è fondamentale cosí come cruciale è la determinazio- Per ottenere questo risultato abbiamo bisogno non
ne necessaria a cercarne delle rappresentazioni ade- solo di un approccio transdisciplinare ma anche di
guate, sia a livello politico che simbolico. scambi piú efficaci tra teoriche e artiste, docenti uni-
Prima che si creino le condizioni di possibilità per versitarie e menti creative. Tornerò su questo punto.
questo passaggio nella filosofia della differenza ses- Il terzo livello di analisi mette in luce la complessità
suale è però necessario porre la distinzione della struttura incarnata del soggetto. Dire corpo signifi-
donna/donne come gesto fondante per l’esistenza ca fare riferimento a una dimensione di materialità
stessa del pensiero femminista. Questo passo iniziale corporea, un sostrato di materia vivente dotata di
comporta l’affermazione di una differenza essenziale memoria. Nei termini suggeriti da Deleuze, vi vedo un
e irriducibile che ho definito secondo livello di diffe- puro fluire di energia, capace di variazioni multiple. Il
renza sessuale, o differenze tra donne. “sé”, inteso come un’entità provvista di identità, è
Ritornando quindi alle mie osservazioni iniziali sul ancorato a questa materia viva, la cui materialità è
femminismo e la modernità: la teoria femminista in codificata e trasposta in linguaggio. La concezione
quanto filosofia della differenza sessuale identifica il post-psicoanalitica del soggetto corporeo che assumo
Nuovi soggetti nomadi La differenza che abbiamo attraversato

qui implica che il corpo non può essere compreso o “politicamente poco corretti”. In questo senso non
rappresentato appieno: eccede la rappresentazione. potrebbe esserci nulla di piú antitetico, rispetto a
Una differenza all’interno di ogni entità: ecco un quel nomadismo che sto propugnando, del morali-
modo per esprimere questa condizione. Per me l’iden- smo femminista.
tità è un gioco di aspetti, quelli multipli, frammentari La questione centrale qui in gioco è quindi come evi-
del sé; è un gioco di relazione in quanto richiede il tare di ripetere il meccanismo delle esclusioni all’in-
legame con l’“altro”; è retrospettiva perché si determi- terno di un processo che mira alla legittimazione di
na attraverso memorie e reminiscenze all’interno di un soggetto femminista alternativo. Come evitare la
un processo genealogico. E, infine, ma non meno ricodificazione in termini egemonici del soggetto
importante, l’identità è fatta di identificazioni successi- femminile, e come mantenere una concezione aperta
ve, vale a dire di immagini interiorizzate che eludono della soggettività quando si tenta di imporre la pre-
il controllo razionale. senza politica e teorica di un’altra idea della soggetti-
Questa fondamentale non-coincidenza di identità e vità? Secondo una concezione che vede il soggetto,
coscienza implica anche che ciascuna/o ha un rappor- da una parte, ancorato alle proprie condizioni stori-
to immaginario con la propria storia, la propria genea- che e, dall’altra, scisso o multiplo, la capacità di sinte-
logia e le proprie condizioni materiali. si dell’“io” è solo una necessità grammaticale, una
narrazione teorica che tiene insieme gli strati diffe-
Tabella 3. Differenza sessuale renziati, i frammenti integrati dell’orizzonte sempre
Terzo livello: differenze all’interno di ogni donna
mutevole della propria identità. L’idea di “differenza
Ogni donna in carne e ossa o soggetto femminile femminista è: all’interno” di ogni soggetto è tributaria della teoria e
Una molteplicità in sé stessa: scissa, frammentata della pratica psicoanalitica nel senso che, come que-
116 Una rete di livelli di esperienza (come già rilevato nei livelli I e II) 117
Una memoria vivente e una genealogia incarnata sta, vede il soggetto come punto di confluenza di
Non solo un soggetto conscio, ma anche soggetto del proprio inconscio: diversi registri discorsivi che si richiamano a diversi
identità come identificazioni
In un rapporto immaginario con diverse variabili come: strati di esperienza vissuta.
classe sociale, razza, età, scelte sessuali Nel ricondurre questo discorso al dibattito sulla politi-
ca della soggettività portato avanti all’interno della
Sottolineo questo punto perché fin troppo spesso pratica femminista della differenza sessuale, si pone la
nella teoria femminista si confonde con una certa leg- seguente domanda: che cos’è la tecnologia del sé operan-
gerezza il livello dell’identità con le questioni legate te nell’espressione della differenza sessuale?
alla soggettività politica. Nel mio schema di pensiero, All’interno di questo ragionamento e tenendo ferme
l’identità gode di un rapporto privilegiato con i pro- le distinzioni di livello che ho proposto, diventa plau-
cessi inconsci, mentre invece la soggettività politica è sibile anche porre la soggettività femminista come un
una posizione conscia e volontaria: desiderio inconscio oggetto del desiderio delle donne. Una femminista
e scelta consapevole non sempre coincidono. potrebbe quindi essere vista come una donna che
Pensare l’identità come qualcosa di complesso e di desidera ardentemente, tende a, è spinta verso il fem-
molteplice sarebbe utile alle femministe anche per minismo. Potrei definire questa ipotesi una lettura
affrontare le proprie contraddizioni e discontinuità “intensiva” della posizione femminista, che verrebbe
interiori, se possibile con un po’ di umorismo e di quindi intesa non soltanto come un impegno volon-
leggerezza. Come ho già suggerito nell’Introduzione, tario nei confronti di una serie di valori o convinzioni
credo sia importante dare spazio ai momenti contrad- politiche ma anche in termini di passioni e desideri
dittori, alla confusione e alle incertezze da non consi- che la sostengono e la motivano.50 Questa “topologia”
derare come sconfitte o derive verso comportamenti della passione è un tipo di approccio ispirato a
Nuovi soggetti nomadi La differenza che abbiamo attraversato

Nietzsche tramite Deleuze; ci permette di considera- 4. Per il nomadismo


re le opzioni della volontà non come posizioni traspa- Trasponendo questi tre livelli di differenza sessuale in
renti, auto-evidenti ma piuttosto come scelte pluri- una sequenza temporale, seguendo lo schema di
stratificate. Una sana ermeneutica del sospetto nei Kristeva menzionato in precedenza, si può dire che i
confronti delle proprie convinzioni non equivale a primi due rientrano nel tempo lungo, lineare della
una forma di cinismo, né di nichilismo, anzi: è un storia, mentre il terzo appartiene al tempo interiore,
modo per restituire alle convinzioni politiche la loro discontinuo della genealogia. Il problema è, comun-
pienezza, il loro essere incarnate e, di conseguenza, que, come pensare l’interconnessione esistente tra di
la loro parzialità. loro, vale a dire come rispondere di un processo del
Come osserva Maaike Meijer,51 solo di rado capita divenire mentre si cerca di dare efficacia all’agire delle
che si applichi una lettura psicoanalitica “intensiva” donne nella storia.
all’analisi della politica. Quelle poche volte che acca- Riassumendo, direi che parlare “in quanto donna fem-
de, come nel caso del nazismo, solitamente si tende minista” non significa riferirsi a un paradigma dogma-
a spiegare la dinamica motivazionale di forze oscure tico ma piuttosto a un intreccio di questioni che si gio-
e terrificanti. È come se il far riferimento a una topo- cano su diversi strati, registri e livelli del sé.
logia delle passioni politiche possa solo implicare Nella mia ipotesi di ragionamento, il progetto della
connotazioni negative. Vorrei, invece, richiamare l’i- differenza sessuale si pone in questi termini: è storica-
dea della positività delle passioni proposta da mente e politicamente urgente, nel qui e ora del
Deleuze – una nozione che egli esplora avvalendosi mondo comune delle donne, portarsi alla ribalta e
di Nietzsche e Spinoza – per rispondere di un “desi- agire secondo la differenza sessuale. Un’urgenza dovu-
derio di femminismo” come passione felice, afferma- ta anche al contesto storico, specialmente in Europa,
118 119
tiva. Il femminismo libera nelle donne anche il desi- entro il quale si sta realizzando l’affermazione di posi-
derio di libertà, levità, giustizia e autorealizzazione. zioni fondate sulla differenza.
E questi valori non corrispondono solo a convinzioni Considero il femminismo come una strategia per ero-
politiche razionali, ma anche a oggetti di intenso dere la nozione storica di donna in un momento della
desiderio. Questo spirito di allegria era presente nei storia in cui essa ha perduto la sua unità sostanziale.
primi tempi del movimento femminista, quando Come prassi politica e teorica, quindi, il femminismo
appariva cosí chiaro che la gioia e il riso erano affer- può essere visto come qualcosa che svela e consuma i
mazioni ed emozioni politiche profonde. Non ne diversi strati di rappresentazione della donna. Il mito
rimane molta di spinta gioiosa in questi tetri giorni della donna come “altro” è ora uno spazio vacante dove
della postmodernità, eppure faremmo bene a ricor- donne diverse possono agire il loro divenire soggetti-
dare la forza eversiva del riso dionisiaco. Vorrei che vo. La questione, per il soggetto femminista, è come
il femminismo si liberasse dei suoi atteggiamenti intervenire sull’idea di donna nel contesto storico pre-
seriosi e dogmatici e riscoprisse l’allegria di un movi- sente in modo da creare nuove condizioni per il dive-
mento che aspira a cambiare la vita.52 nire soggetto delle donne qui e ora.
Italo Calvino53 sostiene che le parole chiave che ci Nell’affrontare il divenire soggetto delle donne il
occorrono per uscire dal tunnel della crisi postmo- punto di partenza è la politica della collocazione. Essa
derna sono: leggerezza, velocità e molteplicità. Il implica la critica delle identità dominanti e dei rappor-
terzo livello di differenza sessuale ci avverte di quanto ti di potere e un’assunzione di responsabilità nei con-
sia importante che un tocco leggero accompagni la fronti delle condizioni sociali che condividiamo.
complessità delle strutture politiche ed epistemologi- Questo a sua volta impone non solo il riconoscimento
che del progetto femminista. delle differenze tra donne ma anche la pratica della
Nuovi soggetti nomadi La differenza che abbiamo attraversato

decodifica: esprimere e condividere nel linguaggio le vità politica femminista: le femministe sono le donne
condizioni di possibilità delle scelte politiche e teori- post-donna.
che di ciascuna. Responsabilità e posizionalità sono Il soggetto femminista è nomade perché è intensivo,
inscindibili. Nel sottolineare l’importanza di risponde- multiplo, incarnato e quindi perfettamente culturale.
re dei propri investimenti – specialmente ad altre Ritengo che questa figurazione possa essere assunta
donne – ritengo indispensabile tenere in considerazio- come un tentativo di fare i conti con ciò che defini-
ne il livello del desiderio inconscio e quindi dei rap- sco il nuovo nomadismo della nostra condizione sto-
porti immaginari con le condizioni materiali che strut- rica. Ho già detto che il metodo con cui affrontare la
turano la nostra vita. Come afferma Caren Kaplan: ridefinizione della soggettività femminile implica in
“Un’assunzione di responsabilità di questo tipo può via preliminare che si lavori sul magazzino di immagi-
iniziare a spostare la base della prassi femminista da ni, concetti e rappresentazioni delle donne, dell’i-
un relativismo autoritario (...) alle complesse pratiche dentità femminile, cosí come sono stati codificati
interpretative che riconoscono il ruolo storico della dalla cultura in cui viviamo.
mediazione, del tradimento e dell’alleanza nei rappor- Un esempio perfetto di corpo a corpo nomadico con le
ti tra donne in diverse collocazioni”.54 essenze storiche volto a dislocarne la carica normativa,
Alla domanda: da dove viene il cambiamento? La mia ci viene offerto dall’artista americana Cindy Sherman.
risposta è: il nuovo si crea rivisitando e consumando il Nel suo History Portraits55 Sherman mette in scena una
vecchio fino alla fine. Come nel pasto totemico di serie di metabolizzazioni di figure, caratteri ed eroi sto-
Freud, bisogna assimilare ciò che è morto prima di rici che l’autrice impersona con una formidabile
poter andare verso un nuovo ordine. La ricerca di solu- mescolanza di precisione e ironia. Attraverso una serie
zioni richiede la ripetizione mimetica e la consumazio- di autoritratti parodici nei quali si presenta sotto diver-
120 121
ne del vecchio. Questo tipo di risposta, a sua volta, se sembianze come tanti “altri”, Sherman accompagna
influenza il mio modo di vedere le vie d’uscita dal terri- gli spostamenti di collocazione con una forte afferma-
torio del fallologocentrismo. La scelta che tradizional- zione politica riguardo all’importanza dell’agire che
mente si offre al femminismo sembra essere, da una dichiara il suo luogo di enunciazione esattamente negli
parte, un superamento del dualismo dei generi che spostamenti, nelle transizioni e nelle ripetizioni mime-
neutralizzi le differenze o, dall’altra, l’estremizzazione tiche.56 In altre parole, un’intera storia di dominazioni
della differenza, ipersessualizzata in maniera strategica. e il modo in cui il linguaggio fallologocentrico struttu-
La mia ipotesi di differenza sessuale come strategia ra le nostre posizioni di discorso in quanto soggetti, mi
nomade è a favore dell’affermazione estrema dell’iden- fanno pensare che prima di abbandonare il significan-
tità sessuata come modalità di ribaltamento della defini- te donna le femministe devono riappropriarsene e riat-
zione gerarchica delle differenze. Questo può portare traversarne la poliedrica complessità, perché è questa
alla ripetizione, ma ciò che qui conta, soprattutto, è il complessità che definisce quell’identità che condividia-
fatto che essa mette le donne in grado di agire. mo in quanto femministe di sesso femminile.
Il soggetto-donna femminista è uno dei termini in un Porre in primo piano gli spostamenti nomadi vuol
processo che non deve e non può essere costretto in dire per me sottolineare quanto sia fondamentale
una semplificazione che lo riduca a una forma di sog- non escludere nessuno dei livelli che disegnano la
gettività lineare e teleologica. Esso andrebbe visto mappa della soggettività femminile femminista. Quel
come l’intersezione del desiderio soggettivo e della che conta è saper nominare e rappresentare zone di
volontà di trasformazione sociale. Ed è per questo che transito tra questi livelli, l’andare, il processo, il passa-
voglio arrivare a sostenere che la differenza sessuale re. Mettendola in questi termini, allora, mi pongo in
permette di affermare forme alternative della soggetti- uno spazio intermedio tra alcune delle maggiori figu-
Nuovi soggetti nomadi La differenza che abbiamo attraversato

razioni della soggettività oggi operanti all’interno del a pratiche diverse. Questa molteplicità si trova all’in-
femminismo. La figura del cyborg di Donna Haraway, terno di una sequenza temporale che, in quanto pluri-
per esempio, rappresenta un grande e significativo stratificata, può lasciar spazio alle discontinuità e per-
contributo a livello della soggettività politica, perché fino alle contraddizioni.
propone un riallineamento delle differenze di razza, Per affrontare questo processo, una femminista deve
genere, classe e degli altri assi di differenziazione che partire riconoscendo sé stessa come non univoca,
induce una collocazione plurisfaccettata per l’azione come soggetto scisso piú volte su assi di differenziazio-
femminista. Tuttavia ritengo che la figura del cyborg ne molteplici. Prestarvi attenzione richiede forme di
prefiguri un mondo “al di là dei generi”, in quanto prassi adeguatamente diversificate.
considera l’identità sessuata come qualcosa di obsole- Per dirla piú chiaramente: come Nietzsche, Deleuze e
to senza peraltro indicare quali siano i passi da com- Irigaray non credo che mutamenti e trasformazioni,
piere e le possibili vie per uscire dal vecchio sistema come, per esempio, un nuovo sistema simbolico di
costruito sulla polarizzazione dei generi. donne, possano essere prodotti a opera della semplice
Occorre invece riuscire a nominarli questi passi, sposta- volontà. La via per trasformare la realtà psichica non sta
menti e vie di uscita che potrebbero consentire alle nell’autonominazione volontaria, che nella migliore
donne di superare il dualismo fallologocentrico dei delle ipotesi risulta essere una forma estrema di narcisi-
generi. In altre parole, c’è bisogno di prestare attenzio- smo, e nella peggiore la faccia melanconica del solipsi-
ne al livello dell’identità, delle identificazioni inconsce smo. Il mutamento può essere prodotto, piuttosto, sol-
e del desiderio per poi coniugare questi livelli con delle tanto mediante l’incarnazione de-essenzializzata oppure
trasformazioni politiche motivate dalla volontà. la strategica incarnazione ri-essenzializzata: erodendo cioè
La figura del cyborg risulta molto utile per capire que- le strutture pluristratificate del proprio sé incarnato.
122 123
ste ultime, ma riguardo alla questione dell’identità, Come il graduale mutamento di pelle, il cambiamento
dell’identificazione e dei desideri inconsci, invece, lo si guadagna attraverso un accurato lavoro di erosio-
non offre un grande contributo. ne; è la consumazione, la metabolizzazione del vecchio
In maniera simile, le figurazioni per una nuova uma- che può generare il nuovo. La differenza non è il risul-
nità femminista proposte da Luce Irigaray, con la loro tato della forza di volontà, ma di tante, interminabili
enfasi sulla mitologia femminile (“le due labbra”, “la ripetizioni. Finché non avremo attraversato i molteplici
mucosa”, “il divino”), suggeriscono un’esplorazione strati di significato di donna – per quanto fallico esso sia
inedita delle strutture profonde dell’identità femmini- – non sono disposta ad abbandonare quel significante.
le. Irigaray difende la sua immersione mimetica nella Il motivo per cui voglio continuare a lavorare proprio
fantasmagoria femminile dell’inconscio come la stra- intorno a quel termine – le donne come soggetti fem-
tegia privilegiata che consente di ridefinire sia l’iden- minili femministi della differenza sessuale – che va
tità femminile che la soggettività femminista. Tuttavia, decostruito, nasce dall’enfasi posta sulla politica del
legando le due insieme cosí strettamente, Irigaray desiderio. Ritengo che non possano esservi mutamenti
non riesce a rispondere della molteplicità delle diffe- sociali senza aver prima costruito nuovi soggetti desi-
renze tra le donne, soprattutto sul terreno delle iden- deranti: molecolari, nomadi, multipli. Si deve partire
tità culturali ed etniche. lasciando spazio alla sperimentazione, alla ricerca, alla
Il soggetto nomade di cui parlo è una figurazione che transizione. Divenire nomadi.
sottolinea il bisogno di azione sia a livello di identità e Ciò non significa sostenere un facile pluralismo. Si
di soggettività, sia a livello delle differenze tra donne. tratta piuttosto di un appello appassionato al ricono-
Questi differenti requisiti corrispondono a momenti scimento del bisogno di rispettare la molteplicità e di
diversi, vale a dire, a diverse collocazioni nello spazio, trovare forme dell’agire che riflettano la complessità,
Nuovi soggetti nomadi La differenza che abbiamo attraversato

1 Si vedano, per esempio, i lavori di Rada Feminist Perspectives on Epistemology,


senza annegarci dentro.
lvekovic di Zagabria, Dasa Duhacek di Metaphysics, Methodology, and
Inoltre, ritengo che una gran parte dei conflitti e delle Belgrado e Zarana Papic di Lubiana. Philosophy of Science, a cura di S.
polemiche tra femministe potrebbe essere evitata se 2 S. de Beauvoir, Il secondo sesso, Il Harding e M.B. Hintikka, Reidel,
Saggiatore, Milano 1994 (ed. or., Paris Dordrecht-Boston-London 1983.
cominciassimo a stabilire delle distinzioni piú rigorose 1949). 11 Per un resoconto di questo spostamen-
in merito alle categorie di pensiero che utilizziamo e 3 M. Duras, An Interview, in Shifting to di prospettiva si veda C. Duchen,
alle pratiche politiche che ne costituiscono la posta in Scenes: Interviews on Women, Writing, Feminism in France cit.; si veda anche
and Politics in Post-68 France, a cura di H. Eisenstein, Contemporary Feminist
gioco. Rispondere in prima persona sia delle categorie A. Jardine, A. Menke, Columbia Thought, Allen & Unwin, Sydney 1984.
che delle pratiche è il primo passo verso l’elaborazio- University Press, New York 1991, p. 74. 12 A. Rich, Of Woman Born, W.W. Norton,
4 L. Irigaray, Égales a qui?, in “Critique”, New York, 1976; Ead., On Lies, Secrets
ne di una teoria femminista nomade in cui si possa 1987. and Silence, W.W. Norton, New York
assumere la responsabilità, scambiare, parlare delle 5 R. Braidotti, Patterns of Dissonance, 1979; Ead., Blood, Bread, and Poetry,
discontinuità, delle trasformazioni, degli spostamenti Polity Press, Cambridge 1991 (trad. it., The Women’s Press, London 1984.
Dissonanze. Le donne e la filosofia con- 13 Si vedano, di L. Irigaray, Speculum. De
di livelli e di collocazioni, in modo che le nostre diffe- temporanea, La Tartaruga, Milano l’autre femme, Minuit, Paris 1974 (trad.
renze possano generare forme incarnate, situate di 1994). it., Speculum. L’altra donna, a cura di L.
6 M. Wittig, The Straight Mind and other Muraro, Feltrinelli, Milano 1989); Id.,
responsabilità, di narrazioni, di lettura degli scenari. Essays, Harvester Wheatsheaf, New Ce sexe qui n’en est pas un, Minuit,
Cosí da poterci posizionare come intellettuali femmi- York 1992. Paris 1977 (trad. it., Questo sesso che
7 Cfr. C. Duchen, Feminism in France: non è un sesso. Sulla condizione ses-
niste, come viaggiatrici attraverso paesaggi ostili, arma-
From May 1968 to Mitterand, suale, sociale e culturale delle donne,
te di mappe che ci siamo fatte da noi, pronte a seguire RoutIedge-Kegan Paul, London 1986. Feltrinelli, Milano 1990); L’éthique de
8 Si veda Non credere di avere dei diritti, la différence sexuelle, Minuit, Paris
sentieri che spesso sono evidenti solo ai nostri occhi,
Libreria delle donne, Milano 1990; il 1984; e, di H. Cixous, Le rire de la
ma che in compenso possiamo narrare, scambiare e di volume è uscito in edizione americana Meduse, in “L’Arc”, 1974, 61; La jeune
cui possiamo rendere conto. con un’introduzione di T. de Lauretis née, U.G.E., Paris 1975; Entre l’écriture,
con il titolo Difference. A Theory of Des femmes, Paris 1986; Le livre de
Caren Kaplan lo esprime in modo limpido: Political Practice, Indiana University Promethea, Gallimard, Paris 1987.
124 125
Press, Bloomington 1990. Si veda anche 14 Come argomenta M. Foucault nel suo
Dobbiamo andarcene di casa perché le nostre case Italian Feminist Thought, a cura di P. L’ordre du discours, Gallimard, Paris
Bono e S. Kemp, Blackwell, Oxford 1991 1977 (trad. it., L’ordine del discorso,
sono spesso teatro di razzismo, sessismo e altre pra- e The Lonely Mirror, a cura di P. Bono e Einaudi, Torino 1972).
tiche sociali dannose. Lí dove arriviamo a collocarci S. Kemp, Routledge, New York-London 15 R. Coward, J. Ellis, Language and
1993. Si veda anche Sharing The Materialism: Developments in
nei termini delle nostre storie e differenze specifi- Difference: Feminist Debates in Holland, Semiology and the Theory of the
che deve esserci posto per ciò che può essere salva- a cura di J. Hermsen e A. van Lenning, Subject; Routledge & Kegan Paul,
to del passato e per ciò che di nuovo può essere Routledge, New York-London 1991. London-Boston 1977.
9 Argomentazione sostenuta con forza 16 In merito alla discussione sull’essenzia-
creato.57 da T. de Lauretis in The Essence of the lismo, cfr. T. de Lauretis, The Essence of
Triangle; or, Taking the Risk of the the Triangle e N. Schor, This
Essentialism Seriously, in “Differences”, Essentialism That Is Not One, in
Il nomadismo: la differenza sessuale come ciò che 1988, I, 2, pp. 3-37; si veda anche il “Differences”, 1988, I, 2; D. Fuss,
offre collocazioni mobili per molteplici voci incarnate fascicolo di “Les Cahiers du Grif”, Essentially Thinking, RoutIedge, London
femminili e femministe. 1990, 45, Savoir et différence des 1990; R. Braidotti, Essentialism, in
sexes, dedicato ai Women’s studies, Feminism and Psychoanalysis: A Critical
dove si mette a fuoco la stessa que- Dictionary, a cura di E. Wright,
stione nel contesto francese. Blackwell, Oxford 1992; E. Gross,
10 Uno dei testi di riferimento su questo Lacan: a Feminist Introduction,
argomento è G. Rubin, The Traffic in Routledge, New York-London 1991.
Women: Notes on the Political Economy 17 A questo riguardo, basta comparare la
of Sex, in Toward an Anthropology of visione sull’omosessualità femminile di
Women, a cura di R. Rapp, Monthly Hélène Cixous in Le livre de Promethea
Review Press, New York 1975. Si veda cit., con quella di Monique Wittig in Le
anche N. Hartsock, The Feminist corps lesbien, Minuit, Paris 1973, per
Standpoint: Developing the Ground for cogliere la differenza.
a Specifically Feminist Historical 18 J. Scott, Gender: A Useful Category of
Materialism, in Discovering Reality: Historical Analysis, in “American
Nuovi soggetti nomadi La differenza che abbiamo attraversato

Historical Review”, 1986, 91, pp. 1053- 31 A. Lorde, Sister Outsider, The Crossing New York 1987; Ead., Gender Trouble, discussione su femminismo e psicoa-
75 (trad. it., Il “genere”: un’utile catego- Press, Freedom (CA) 1984. Routledge, New York-London 1991. nalisi che ebbe luogo nel corso del
ria di analisi storica, in “Rivista di storia 32 Si vedano, per esempio, C. Moraga, G. 44 L. Irigaray, Égales à qui? cit., pp. 59-76. seminario di dottorato del programma
contemporanea”, 1987, 4, pp. 560-86). Anzaldua, This Bridge Called My Back, 45 A. Fouque, Women in Movements: di women’s studies a Utrecht nel
19 Ead., Deconstructing Equality vs. Persephone, Watertown 1981 e Ead., Yesterday, Today, and Tomorrow, in marzo-aprile 1993; in particolare con
Difference, in “Feminist Studies”, 1988, Loving in the War Years, South End, “Differences” 1991, XIII, 3, pp. 1-25. gli interventi di Maaike Meijer e
XIV, 1 (trad. it., Uguaglianza versus dif- Boston 1983. 46 An Interview, in Shifting Scenes: Juliana de Novellis.
ferenza, in “Memoria”, 1989, I). 33 G.C. Spivak, In Other Worlds, RoutIedge, Interviews on Women, Writing, and 51 Ibid.
20 Ho messo l’argomentazione su questo New York 1989. Politics in Post-68 France, a cura di A. 52 Questo fu un famoso slogan del maggio
punto al centro del mio Dissonanze 34 C. Mohanty, Feminist Encounters: Jardine, A. Menke, Columbia University ‘68 a Parigi.
cit. A questo proposito si vedano Locating the Politics of Experience, in Press, New York 1991, p. 74. 53 I. Calvino, Lezioni americane. Sei propo-
anche N.K. Miller, Subject to Change, “Copyright”, 1987, 1; Ead., Under 47 D. Kaufmann, Simone de Beauvoir: ste per il prossimo millennio, Garzanti,
in Feminist Studies/Critical Studies, a Western Eyes: Feminist Scholarship and Questions of Difference and Generation, Milano 1988.
cura di T. de Lauretis, Indiana Colonial Discourse, in “Feminist in “Yale French Studies”, 1986, 72; cfr. 54 C. Kaplan, The Politics of Location as
University Press, Bloomington 1986; N. Review”, 1988, 30; Cartographies of anche Conflicts in Feminism, a cura di Transnational Feminist CriticaI Practice,
Schor, Dreaming Dissymmetry: Struggle: Third World Women and the M. Hirsch e E. Fox Keller, Routledge, in Scattered Hegemonies: Post-moder-
Foucault, Barthes, and Feminism, in Politics of Feminism, in Third World New York-London 1990. nity and Transnational Feminist
Men in Feminism, a cura di A. Jardine Women and Politics of Feminism, a 48 Emblematica di questo cambiamento di Practices, a cura di C. Kaplan, I. Grewal,
e P. Smith, Methuen, New York 1987. cura di C. Mohanty, A. Russo e L. prospettiva è la polemica che oppose University of Minnesota Press,
21 S. Benhabib, D. Cornell, Feminism as Torres, Indiana University Press, Foucault a Sartre sulla questione del Minneapolis-London 1994.
Critique, Minnesota University Press, Bloomington 1991, pp. 1-47. ruolo degli intellettuali e Cixous e de 55 C. Sherman, History Portraits, Rizzoli,
Minneapolis 1987. 35 B. Smith, Towards a Black Feminist Beauvoir sulla “liberazione” delle New York 1991.
22 J. Benjamin, The Bonds of Love, Criticism, in The New Feminist donne. Per una sintesi di questi dibattiti 56 Sono grata a Joan Scott per avermi
Pantheon, New York 1990. Criticism, a cura di E. Showalter, si veda il mio Dissonanze cit. segnalato questo aspetto dell’opera di
23 J. Flax, Thinking Fragments, Routledge, Pantheon, New York 1985; Ead., Home 49 J. Kristeva, Women’s Time, in Feminist Sherman.
New York 1990. GirIs: A Black Feminist Anthology, Theory: A Critique of Ideology, a cura di 57 C. Kaplan, Deterritorializations: the rew-
24 Di L. Irigaray cfr. Speculum cit.; Ce sexe Kitchen Table Press, New York 1983. N.0. Keohane, University of Chicago riting of home and exile in western femi-
qui n’est pas un cit.; L’éthique de la 36 Trinh T. Minh-ha, Woman, Native, Press, Chicago 1988. nist discourse, in “Cultural Critique”
différence sexuelle cit. Other, Indiana University Press, 50 Su questo punto sono in debito con la 1987, p. 194.
25 Si vedano, per esempio, The Poetics of Bloomington 1989.
126 127
Gender, a cura di N. Miller, Columbia 37 b. hooks, Ain’t I a Woman: Black
University Press, New York l986; A. Women and Feminism, South End
Jardine, Gynesis. Configurations of Press, Boston 1981; Ead., Feminist
Woman and Modernity, Cornell Theory: from Margin to Center, South
University Press, Ithaca 1984; N. Schor, End Press, Boston 1984; Ead., Yearning:
Dreaming Dissymmetry cit.; D. Race, Gender, and Cultural Politics,
Stanton, Difference on Trial: a Critique Between the Lines, Toronto 1990.
of the Maternal Metaphor in Cixous, 38 D. Haraway, Simians, Cyborgs, and
Irigaray, and Kristeva, in The Poetics of Women: The Reinvention of Nature,
Gender cit. Free Association Books, London 1990.
26 Questo punto emerge con particolare 39 S. Harding, Whose Science? Whose
evidenza nel numero speciale della Knowledge?, Open University Press,
rivista “Hypatia”, 1989, 3, dedicato Milton Keynes 1991.
alla produzione teorica femminista in 40 E. Spelman, Inessential Woman, Beacon
Francia. Press, Boston 1989.
27 L. Muraro, L’ordine simbolico della 41 Questo network si chiama NOI-SE
madre, Editori Riuniti, Roma 1991; si (Network of Interdisciplinary Studies
veda anche il volume collettaneo Non on Women in Europe) e comprende le
credere di avere dei diritti, Libreria delle Università di York, Anversa, Parigi VII,
donne, Milano 1990. Madrid, Bologna, Bielefeld, Dublino,
28 A. Cavarero, Nonostante Platone, Odense e Utrecht. È stato organizzato
Editori Riuniti, Roma 1990. nel 1987 ed è tuttora coordinato dal
29 M. Wittig, Le corps lesbien, Minuit, mio dipartimento dell’Università di
Paris 1973; Ead., The Straight Mind, Utrecht.
Harvester, London 1991. 42 S. Harding, Whose Science? Whose
30 In quest’ambito, un importante testo di Knowledge? cit.
riferimento è But Some of Us Are Brave, 43 J. Butler, Subjects of Desire: Hegelian
a cura di G.T. Hull, P. Bell Scott e B. Reflections in Twentieth-Century
Smith, Feminist Press, New York 1982. France, Columbia University Press,
Invidia

1. Degli uomini nel femminismo 129


Non è certo facile essere davvero partigiane dell’affer-
mazione positiva e convinta di valori alternativi, collo-
carsi cioè nello spirito dionisiaco della filosofia neo-
nietzschiana. Inoltre, ci sono momenti in cui non si
riesce a resistere dall’esprimere una certa dose di criti-
ca, forse astiosa, eppure necessaria.
È questo tipo di critica che metterò al lavoro in questo
testo, uno sguardo ironico alla cosiddetta “scuola
maschile” della filosofia poststrutturalista. So bene che
c’è il rischio di suscitare una polemica che alla lunga
può non essere di grande utilità per la causa femminista,
ma intendo affrontarlo con animo lieto, per cosí dire.
Perché, come ho già anticipato nell’Introduzione, i cam-
biamenti di umore e di modalità discorsiva sono parte
integrante del progetto nomade che sto delineando.
La domanda da cui vorrei partire è questa: qual è la
posizione degli uomini nel femminismo? E come le
femministe nomadi considerano questo problema? Ho
qualche esitazione nel rispondere. C’è qualcosa di
ambivalente, intrigante e allo stesso tempo repulsivo,
Nuovi soggetti nomadi Invidia

nell’idea di “uomini nel femminismo”; come molte altre cese non è riuscito a essere sufficientemente incisivo da
fermo lo sguardo sulla preposizione “nel” e mi chiedo produrre quel terreno di riscontro per la teoria femmi-
quali dimensioni spaziali apra. Che sia il campo di batta- nista, per i women’s studies o le singole studiose, che si è
glia dell’eterna guerra tra i sessi? Che sia lo spazio in cui creato negli Stati Uniti e in altri paesi anglosassoni. C’è
le soggettività corporeamente sessuate entrano in colli- qualcosa di molto americano, in senso positivo, in que-
sione frontale? Posso considerare questo argomento sto. L’interesse che gli uomini americani manifestano
solo come un nodo di tensioni interconnesse, una zona verso il femminismo riflette una realtà storica e cultura-
di turbolenza, una serie di contraddizioni. le specifica: un contesto in cui le studiose americane
C’è qualcosa che suscita in me un rifiuto viscerale nei sono riuscite a diventare la punta di diamante della
confronti di questa idea: gli uomini non sono e non scena accademica negli Usa.
devono essere “nel” femminismo; lo spazio femminista Pur nel mio disincanto, come femminista europea
non è il loro e non è lí perché loro lo guardino. E per- sono contraria alla riduzione del femminismo a “teoria
ciò il gioco discorsivo che si può tentare di fare è davve- femminista” e al confinamento di entrambi all’interno
ro effimero oppure perversamente provocatorio, o del discorso accademico. Trovo divertenti, nella loro
entrambe le cose. Avverto una sorta di insofferenza al rozzezza, le affermazioni provocatorie di Paul Smith
pensiero di un’intera classe/casta di uomini affascinati, che parla di “penetrare” nel femminismo.1 Ma non si
perplessi, intimiditi alla vista di un’intellighenzia femmi- tratta di affermazioni prive di implicazioni. Posizioni
nile di convinzioni femministe che maneggia la penna. come quelle di Smith rivelano un pericolo che le pio-
Non so che cosa ci sia in ballo per questi uomini e dun- niere dei women’s studies avevano avvertito fin dall’ini-
que, tanto per fare un po’ d’ironia “tra” le righe, invece zio: il pericolo, cioè che i nostri “alleati” maschi non
di un qualche sottotesto fallico, voglio de/ri-formare un siano capaci di imparare a rispettare la complessità
130 131
segno e scrivere: “uomini nel fallinismo”. delle questioni poste dal femminismo. Coltivando
Ma perché insistere su un’allitterazione? un’abitudine mentale vecchia ormai di oltre un secolo
e lucidamente analizzata da Adrienne Rich,2 questi
uomini non riescono a resistere alla tentazione di
2. Costrizioni nel contesto mandare in cortocircuito questa complessità, nel ten-
Di tutto quello che ho appreso da Foucault, ciò che tativo di emendare la teoria e la pratica femministe e
piú mi ha colpito è la sua nozione di “materialità delle costringere il progetto femminista in uno schema che
idee”. Non ci si può astrarre dalla rete di rapporti di sia per loro riconoscibile. Resi miopi da ciò che hanno
verità e potere che domina la pratica delle proprie imparato a riconoscere come “teoria”, si spianano la
enunciazioni. Le idee sono eventi discorsivi a doppio strada attraverso il femminismo come se si trattasse di
taglio che non possono essere analizzati semplicemen- un campo qualitativamente uguale a tutte le altre disci-
te guardando al loro contenuto di proposizioni. pline accademiche. Ci stanno calpestando.
Trovo incongruo starmene qui seduta a Parigi in un A mio avviso, nel loro caso si tratta di una particolare
caldo giorno di settembre – con le volanti della polizia miopia nei confronti della differenza sessuale. E non
che sfrecciano per le strade e le sirene che ululano, con basta definirlo “sessismo”: è sul piano intellettuale che
le bombe dei terroristi disseminate per la città e il razzi- essi difettano di una riflessione sulla loro posizione
smo anti-arabo che manifesta il suo ritorno di fiamma – nella storia. Gli uomini non hanno ereditato un
a fare le mie riflessioni sugli “uomini nel fallinismo”. mondo di oppressione e di esclusione basato sul loro
Non posso certo dire che questo sia un problema che essere sessuato, corporeo; non hanno vissuto l’espe-
domina i miei pensieri o il contesto in cui sto cercando rienza storica di vedersi negare lo status di soggetto a
di vivere. L’impatto socio-politico del femminismo fran- causa del loro sesso. È per questo che non riescono ad
Nuovi soggetti nomadi Invidia

afferrare la specificità del femminismo nei termini metaforizzazione delle donne (il femminile, il mater-
della sua articolazione in teoria e pratica di pensiero, no) alla loro vittimizzazione o oppressione storica.
oltre che di dimensione esistenziale. Non è necessario ottenere il visto d’ingresso nel “con-
Forse non hanno alternative. Deve essere molto sco- tinente oscuro”, vi si nasce. Il punto è come trasfor-
modo essere un intellettuale maschio, di razza bianca, mare questo silenzio secolare in una presenza delle
di classe media in un momento storico in cui cosí donne come soggetti in ogni ambito dell’esistenza.
tante minoranze e gruppi oppressi fanno sentire la Sono sicura che “loro”, questo, lo sanno.
propria voce; in un’epoca in cui l’egemonia del sog- “Loro”, quegli intellettuali maschi di classe media che
getto del sapere in Occidente si sta sgretolando. “hanno visto giusto”, nel senso che hanno intuito qual
Mancando dell’esperienza storica dell’oppressione è l’aspetto sovversivo della teoria femminista. “Loro”
sulla base del sesso, paradossalmente, questi intellet- sono quella generazione di uomini un po’ speciali,
tuali mancano di un minus. Mancando loro la mancan- post-beat e pre-yuppie, tra i 28 e i 45 anni che sono
za, non sono in grado di partecipare al grande fermen- “passati per” le burrasche degli anni Sessanta ereditan-
to di idee che sta scuotendo la cultura occidentale: done i valori e le nevrosi. “Loro” sono i “nuovi uomini”
deve essere davvero penoso non avere altra opzione nel contesto post-femminista che negli anni Ottanta è
che quella di essere il referente empirico dell’oppres- stato segnato da politiche neoliberiste e reazionarie.
sore storico delle donne, e di essere chiamati a rispon- “Loro” sono i migliori amici maschi che abbiamo ma
dere delle sue atrocità. non sono esattamente ciò che speravamo di avere.
Il problema è che l’esclusione delle donne e la svaluta- “Loro” si aggirano per i dipartimenti di women’s studies
zione del femminile non sono solo omissioni di picco- delle facoltà, sapendo che questi sono tra le poche aree
la entità cui si può riparare con un minimo di buona in espansione nel mondo accademico, sia in termini di
132 133
volontà. Indicano piuttosto il tema che soggiace alla finanziamenti che di frequenza da parte degli studenti.
continuità testuale e storica dell’autolegittimazione e “Loro” giocano a costruire la loro carriera accademica
dell’autoproiezione idealistica del maschile. 3 È sul con grande finesse, sapendo bene che c’è la regola del
corpo della donna – sulla sua assenza, il suo silenzio, la separatismo femminista ma, semplicemente, ignoran-
sua svalutazione – che si regge il discorso fallologocen- dola. “Loro” sanno che la teoria femminista è l’ultimo
trico. Questa specie di “cannibalismo metafisico”, che bastione del pensiero radicale in mezzo alle lugubri
Tí-Grace Atkinson fa risalire all’invidia dell’utero, rovine del postmoderno. “Loro” sanno bene che il
pone la donna a fondamento muto della soggettività dibattito sulla modernità e tutto quello che è venuto
maschile: condizione di possibilità, per la sua, di lui, dopo sono coestensivi con la questione della donna.
storia. La teoria psicoanalitica, sia di stampo freudiano Ci troviamo quindi di fronte a una situazione parados-
che lacaniano, ruota intorno alla questione delle origi- sale: negli Usa questi uomini hanno un rapporto di
ni – il corpo della madre – chiarendo i meccanismi psi- invidia e di simulazione nei confronti del femminismo,
chici che rendono necessaria, come figura di autorità specialmente in ambito accademico. Ma non è cosí in
su di lei, la presenza paterna, il corpo del padre. paesi come l’Italia e la Francia, dove gli studi femmini-
Ritengo, come Luce Irigaray, che la psicoanalisi sia sti e la presenza delle donne nella produzione e tra-
un discorso patriarcale che fornisce giustificazioni al smissione del sapere devono fare i conti piuttosto con
cannibalismo metafisico: alla messa a tacere della un’indifferenza generalizzata, un’indifferenza che
potenza del femminile. Rifiutandosi di dissociare il assume i connotati della riduzione all’irrilevanza.
discorso sul femminile, sul materno, dalle realtà storiche Trovo singolare il fenomeno attraverso il quale il cosid-
della condizione e dello status delle donne all’inter- detto “pensiero debole”, che pure ha avuto in Italia
no della cultura occidentale, Irigaray equipara la esponenti di rilievo come, tra gli altri, Gianni Vattimo
Nuovi soggetti nomadi Invidia

e ha trovato eco in una fase del pensiero di Massimo l’idea di razionalità come principio etico e degli assi
Cacciari e Marco Rella, ha dimostrato di non apprezza- portanti dell’epistemologia nel discorso filosofico occi-
re il pensiero femminista e di non ritenere utile e pro- dentale. A partire da Nietzsche e passando per tutti i
ficua un’alleanza teorica, o almeno un dialogo con le maggiori filosofi europei, la questione della donna ha
teoriche della differenza sessuale. accompagnato il declino della concezione classica
Anzi, a partire dalle loro analisi della crisi del soggetto della soggettività umana. La problematica del “femmi-
(universale-maschile), questi autori hanno teorizzato nile”, per come è stata messa a tema, non è altro che
un universo postmoderno allo stesso tempo debole e una metafora estremamente elaborata, un sintomo,
fluido nella sua identità sessuata. In questo senso, si della grave malattia da cui sono affette la cultura occi-
sono fatti portatori di un discorso sulla molteplicità dentale e la sua logica fallologocentrica.6
che diluisce e spiazza la pratica femminista e tende a È una malattia degli uomini che esprime quello stato cri-
spingerla verso l’obsolescenza.4 tico della condizione postmoderna descritta da Jean-
Resta comunque peculiare del panorama teorico e poli- François Lyotard.7 In questo ambito però, a mio avviso, il
tico italiano il fatto che il femminismo abbia trovato “femminile” non ha alcun rapporto diretto, né di neces-
sponda e terreno fertile solo nell’ambito del discorso sità, con le donne in carne e ossa. Anzi, per certi versi,
della sinistra e non in quello del pensiero postmoderno. esso perpetua un abito mentale secolare che consiste
Questo dato, a mio avviso paradossale, risulta conferma- nell’assegnare al “femminile” disturbi o insufficienze che
to dagli sviluppi politici avvenuti di recente in Italia che sono invece propri del maschile.
hanno portato a una confusa situazione in cui emerge Sull’intero spettro di posizioni della filosofia europea
un’evidente crescita di protagonismo delle donne di continentale contemporanea, e in particolare di quella
destra. Donne che sfidano ciò che esse stesse definisco- francese, il “femminile” funziona come efficace veicolo
134 135
no “l’impotenza” degli ideologi della sinistra, le cui ana- dei tentativi di ridefinizione della soggettività umana.
lisi vengono liquidate come sottigliezze dialettiche di Dall’affermazione di Lacan – la donna non può parla-
poco conto. Quanto al femminismo, queste nuove re poiché il suo silenzio, la sua assenza da, o la sua
signore della politica italiana lo liquidano senza rim- eccentricità rispetto al discorso fallocentrico tengono
pianti come una fase storica conclusa e comunque cul- in piedi l’edificio della discorsività maschile;8 all’in-
minata nella loro apparizione sulla scena del potere. giunzione di Derrida – nella misura in cui non può
Che in questo modo si condannino alla solitudine e essere detto, il “femminile” funge come il significante
all’isolamento dalle altre donne non sembra preoccupa- piú pervasivo;9 dalla blanda affermazione di Foucault –
re le “belle addormentate” della destra italiana. l’assenza delle donne dalla scena filosofica è costitutiva
È probabilmente questo tipo di donne il vero soggetto delle regole discorsive del gioco filosofico;10 alla nozio-
fallico di oggi, ben piú efficace dei pensatori deboli e ne di Deleuze – il “divenire-donna” come qualcosa che
della sinistra classica – che esse assimilano, erronea- segna una trasformazione qualitativa nella coscienza
mente – e tuttavia infinitamente piú accettabile del umana:11 la femminilizzazione del pensiero sembra
“celodurismo” dei movimenti populisti con il loro essere prescritta come tappa fondamentale nel pro-
sbandierare una mascolinità rozza e arcaica, che con- gramma generale di antiumanesimo che contraddi-
danna le donne a una miseria simbolica totale. stingue la nostra epoca.
L’epoca della cosiddetta modernità, di cui Alice Questa combinazione di elementi concettuali è piutto-
Jardine ha dato una lettura critica in Gynesis,5 ha visto sto paradossale: decostruire, abbandonare, dislocare la
l’emergere e il confluire di due fenomeni paralleli: da nozione del soggetto razionale proprio nel momento
una parte un revival dei movimenti femministi e delle storico in cui le donne stanno iniziando ad avere
analisi incentrate sulle donne e, dall’altra, la crisi del- accesso all’uso del discorso, del potere e del piacere; e
Nuovi soggetti nomadi Invidia

al contempo sostenere la “femminilizzazione” o il so la sicurezza ontologica del soggetto di conoscenza


“divenire-donna” del discorso teoretico: donna come è stata scossa, questo non significa che tutte le vec-
figura della modernità per eccellenza. Un doppio chie categorie – come soggettività, coscienza e verità
movimento estremamente problematico. Ciò che – non siano piú utilizzabili. Krisis della modernità
manca in questo schema di ragionamento è l’elabora- vuol dire che la filosofia deve sforzarsi di ridefinire i
zione di un progetto politico. termini entro i quali possiamo adeguatamente pensa-
Predichino pure i sommi sacerdoti del postmoderni- re la nostra condizione storica. Serve, insomma, una
smo la decostruzione e frammentazione del soggetto, critica ragionata della ragione, per quanto possa
il fluire di tutte le identità basate su premesse fallolo- apparire paradossale.
gocentriche; continuino a leggere nel femminismo Ritengo che il femminismo e la modernità filosofica
l’immagine della crisi della coscienza umana nei modi possano essere messi in relazione solo in termini dia-
in cui l’hanno assunta. La verità è che non si può deco- lettici, vale a dire in termini di potere e strategia.
struire una soggettività che non è mai stata concessa Sono estremamente critica verso i teorici del “diveni-
appieno; non si può diffondere una sessualità che stori- re-donna” o della femminilizzazione del soggetto
camente è stata definita come oscura e misteriosa. Per (postmoderno). Non posso fare a meno di chiedermi
annunciare la morte del soggetto si deve innanzitutto che cosa li abbia spinti a imbarcarsi in questo proget-
aver ottenuto il diritto di parlare in quanto tale; per to di de-fallicizzazione. Che cosa esorcizzano questi
demistificare il metadiscorso ci si deve prima guadagna- filosofi nell’atto del loro divenire “femminilizzati”?
re l’accesso a un luogo di enunciazione. Dato che la Che cosa vogliono questi nuovi isterici? In questa
frammentazione del sé è la condizione storica fonda- manovra non vedo altro che la versione contempora-
mentale per le donne, come sottolinea Luce Irigaray, nea del vecchio cannibalismo metafisico: essa espri-
136 137
non possiamo che scegliere tra due opzioni: un generale me il desiderio maschile di continuare la tradizione
“divenire-donna” per entrambi i sessi, oppure la sempli- egemonica che hanno ereditato; rivela l’attaccamen-
ce affermazione che le donne sono state postmoderne to degli uomini al loro tradizionale luogo di enuncia-
fin dall’inizio dei tempi. zione, nonostante tutto. Invidia.
Il dibattito sulla modernità e il postmoderno si profi- Sono invidiosi di una storia di oppressione che la
la pericolosamente vicino al territorio discorsivo del volontà politica del movimento delle donne ha tra-
femminismo e voglio quindi sottolineare che l’idea sformato in un’importante posizione critica per le
della “morte del soggetto” è stata sopravvalutata fin donne, una posizione da cui trarre i massimi vantag-
dagli albori dello strutturalismo in Francia. Solo per- gi. Scrive giustamente Enrico Euli in un libro intitola-
ché, grazie ai formidabili progressi della scienza e to Sesso nomade:
della tecnologia, le cosiddette scienze umane e sociali
sono costrette a venire a patti con i loro limiti in Oggi, in profondità, oltre le apparenze di look e
quanto sistemi di interpretazione e analisi della body building, crescono l’inquietudine e la paura,
realtà, non è detto che non vi sia nessun sistema, il disorientamento, l’angoscia. Sempre piú numero-
alcuna interpretazione o possibilità di comprensione, si sono i libri, i film, le canzoni in cui sono le
né tantomeno nessuna realtà. Solo perché la filosofia donne a descrivere, sezionare, osservare, definire
moderna ha individuato una zona d’ombra all’inter- gli uomini. Sono sempre di piú gli uomini depressi,
no della soggettività e del discorso e questa scoperta scossi da inattesi abbandoni, impotenti tra le len-
offusca la distinzione secolare tra il sé e l’altro, non zuola domestiche, a disagio nel guardarsi, denuda-
ne consegue inevitabilmente che non vi siano piú ti, allo specchio. Non sanno ancora capacitarsi dei
certezze sul sé. Solo perché dalla fine del secolo scor- passaggi repentinamente avvenuti: dalla 126 alla
Nuovi soggetti nomadi Invidia

Y10, da Aba Cercato a Lilli Gruber, dai pizzi alle 3. Tre ghinee, quattro penny e altre occasioni
spalline, da Catene a Thelma e Louise, da Orietta Accanto a me, sulla panchina che sto cercando di tenere
Berti a Gianna Nannini, dalle massaie di tutta per me nella parte soleggiata di Place des Vosges, ci
“Carosello” agli spot di maschi-oggetto che si profu- sono tre libri. Tre titoli che mi ricordano da dove vengo
mano e si imbellettano.12 come femminista: La presenza dell’uomo nel femminismo
della femminista radicale italiana Carla Lonzi,15 Tre ghi-
Come mi ha detto, con tristezza, un buon amico: “In nee di Virginia Woolf16 e About Men di Phyllis Chesler.17
fondo, la vostra posizione è ideale”. Ideale nell’imma- Non riesco a farmi venire in mente un testo francese
ginario di chi? Mi chiedo se non ci troviamo banal- per parlare di “fallinismo”.
mente davanti a una variazione sul tema della crisi Libri. Fette di realtà corporea esperita al femminile,
dell’uomo di mezza età. E se “loro” si sentissero sem- perché sono sicura che nel porre la questione degli
plicemente schiacciati in un contesto di grande confu- “uomini” dovrò esorcizzare ciò che resta delle mie fan-
sione professionale e personale? E se stessero sempli- tasie adolescenziali.
cemente proiettando sulle femministe alcune delle Torno con la mente a quegli anni, quando l’idea di
immagini tradizionali di donna come entità minaccio- “uomini” sembrava contenere in sé tutte le risposte ai
sa, onnipotente, divoratrice? Per il fatto di non voler miei interrogativi sulla mia identità, quella non sempli-
essere né madre né puttana, oppure entrambe con- cemente di una donna, ma della donna. Tutto ciò che
temporanemente, la donna femminista è forse una allora mi condizionava e che era sostenuto dal sistema
nuova imago ideale? Siamo di nuovo impantanate sociopolitico nel suo complesso, mi spinge oggi a gioire
nella perversione eterosessista, questa volta sottilmen- per il fatto di avere un’altra opportunità di pensare,
te mascherata da autorevole indagine intellettuale sognare, parlare di “uomini”. E cosí esito. C’è qualcosa
138 139
sulla “teoria femminista”? di attraente ma anche di sospetto nella facilità con cui
In una fase di capitalismo avanzato in cui le manife- la questione si presenta, offrendosi alla mia attenzione.
stazioni sociali della differenza sessuale vengono Sono contro l’eterosessualità obbligatoria, anche quella
spiazzate dalla produzione di nuove immagini andro- sublimata.18 E dunque mi chiedo qual è in questo testo,
gine,13 mentre contemporaneamente la rivoluzione scritto originariamente per un’antologia di testi di
nel campo delle tecnologie riproduttive ha fornito donne e di uomini, il mio luogo di enunciazione.
agli uomini i mezzi per realizzare il loro vecchio Parlare di uomini: mi mancano cosí tanti collegamen-
sogno di mettere al mondo dei bambini, da soli e per ti. Virginia Woolf scelse una posizione in transito: stava
sé soli, mi pare che l’invidia maschile dell’utero stia su un ponte a guardare il mondo impazzito del patriar-
toccando picchi di parossismo. Fanno eccezione quei cato – gli uomini colti, gli uomini di potere, i baroni
pochi fuggiaschi malati di melanconia che se ne stan- della guerra – andare verso il compimento del suo
no seduti a fissare uno spazio vuoto, alla Beckett, innato desiderio di morte. Scrisse il suo splendido Tre
quello dove i monumenti e i documenti del fallo si ghinee alla vigilia della seconda guerra mondiale e
sono ormai sbriciolati. Quale sarà il luogo e il ruolo oggi, in questa Europa post-Chernobyl, post ‘89 e della
delle donne in carne e ossa in questo universo fram- guerra in Bosnia, penso a lei molto intensamente.
mentato? Se il mondo postmoderno riuscirà a fare Ancora una volta, come è già accaduto nel passato, ho
della differenza sessuale un’idea ridondante metten- molta paura e sento un’indicibile tristezza pensando a
do al suo posto un’immagine del soggetto priva di questo mondo genocida.
identità sessuale e che si riproduce al di fuori del rap- Virginia Woolf lo guardava da lontano, come sospesa a
porto sessuale, temo che potrà perfino concedersi il mezz’aria, ex-statica, coinvolta e tuttavia esterna, radi-
lusso di essere “fallinista”. Finalmente soli!14 calmente altra e pur tuttavia ligia figlia di patriarchi.
Nuovi soggetti nomadi Invidia

Coinvolta in maniera periferica, legata marginalmen- psicoanalisti lacaniani) _ non può essere contenuta in
te, non del tutto in accordo con ciò che vedeva e tutta- una frase. Contrariamente a Lacan però, sostengo che
via sufficientemente vicina alla causa comune dell’u- il mio essere eccentrica rispetto al sistema di rappre-
manità da assumersi la responsabilità per tutto quel sentazione indica un’altra logica, un altro modo di
gran disastro e osare pronunciare le parole: “Non ci “dar senso”; la donna-in-me non è muta, fa parte di un
siamo, questo non è il modo di fare le cose”. sistema referenziale simbolico prodotto dalle, e delle,
Perché non c’è un fuori, una purezza assoluta o donne stesse. Parla un’altra lingua, radicalmente diver-
incontaminata dalle pratiche patriarcali materiali o sa, come afferma Irigaray. Mentre Monique Wittig nel
discorsive. Sebbene il separatismo del movimento suo saggio The Straight Mind19 afferma che il margine
delle donne sia una potente strategia politica, uno di non coinvolgimento delle donne nel sistema
strumento per rafforzare una modalità d’analisi patriarcale ha a che fare con l’identità lesbica, io riten-
incentrata sul femminile, questo non deve autorizza- go che i modelli dell’omosessualità femminile simboli-
re, sul piano concettuale, a cancellare il nostro essere ca vadano oltre una mera scelta delle donne come
comunque implicate in un sistema che ci ha discrimi- oggetti erotici. Scegliere di amare una donna non è
nato in maniera attiva, in una cultura che ci ha asse- una condizione sufficiente (sebbene possa essere
gnato una serie di elementi di disvalore. Nate libere, necessaria) per sfuggire alla logica del patriarcato. Il
abbiamo vissuto dimezzate. Eppure non abbiamo altra linguaggio e la sessualità non sono strutture spaziali
scelta che stare dentro, “nel mondo”, con un piede che basta evitare, scansare e dalle quali alla fine uscire.
fuori, divise in due e continuando a dividerci. La donna-in-me è “nel” linguaggio, ma in un processo
Esiste anche un separatismo della mente. La posizione al suo interno; direttamente a contatto con la femmi-
da cui parlo in quanto femminista mi ha abituata a rivol- nista che ho scelto di essere, la donna-in-me ha preso
140 141
germi alle donne come interlocutrici privilegiate ma le distanze dall’eterosessualità obbligata pur avendo
posso accettare la prospettiva di rivolgermi agli uomini rapporti con gli uomini, anche se non necessariamen-
fallinisti solo con una punta di benevolo sforzo. La fem- te fallinisti. Il progetto di ridefinire i contenuti della
minista che c’è in me è una combattente, una vincitrice, donna-in-me in modo da liberarla dai paludamenti del
una (ri)vendicatrice, un’attivista, una figura sociale. È “femminile” definito come il continente oscuro o della
completamente coinvolta nel patriarcato attraverso il “femminilità” come eterna mascherata, richiederà
rigetto; rabbia, ribellione e passione per la giustizia la tutta una vita, tutto il tempo che ho. La donna-in-me
tengono “nel mondo”, in una lotta all’ultimo sangue col sta sviluppando, accanto ad altre donne, ma non esclu-
suo principale nemico. Consapevolmente fallica, vuole sivamente a loro favore, una ridefinizione di ciò che
entrare “dentro”, è una riformatrice politica: vuole spin- significa essere umani. Essere-una-donna c’è, già e
gere le donne “dentro”, nel mondo, in tutti i modi. sempre, come pre-condizione ontologica del mio dive-
La femminista, comunque, non rappresenta tutti gli nire esistenziale come soggetto: si deve partire dal
aspetti di me; è direttamente e intimamente legata al corpo e dalle radici corporee della soggettività.
mio essere-una-donna-insieme-ad-altre-donne-nel- Ecco perché il femminismo è importante come porta-
mondo. C’è un mondo comune di donne, o come dice tore di valori etici e trascendentali che non possono
Adrienne Rich, un continuum nella concezione del semplicemente essere ridotti a un’altra ideologia o
mondo incentrata sulla donna: la mia soggettività è teoria – una doxa o un dogma per il consumo genera-
legata alla presenza dell’altra donna. La donna-in-me le. Il femminismo è anche la liberazione del desiderio
non è un componente a tempo pieno del patriarcato, ontologico delle donne di essere soggetti femminili: di
né per rifiuto né per accettazione; lei è altrove – al trascendere la concezione tradizionale della soggetti-
margine, alla periferia, nell’ombra (per la gioia degli vità come priva di genere sessuale, di tornare a inscri-
Nuovi soggetti nomadi Invidia

vere il soggetto nella sua realtà corporea. Per rendere zione postmoderna. Rapporto sul sapere sesso che non è un sesso, Feltrinelli,
Feltrinelli, Milano 1991). Milano 1990); A. Bocchetti L’indecente
finalmente operativa la differenza sessuale. 8 Si veda J. Lacan, Le séminaire. xx. differenza, Edizioni del Centro cultura-
Il femminismo come progetto teorico inteso ad affer- Encore, Seuil, Paris 1977 (trad. it., Il le Virginia Woolf, Roma 1983; A.
seminario. Libro xx. Ancora. 1972- Cavarero, Per una teoria della differen-
mare la soggettività femminile funge da soglia attra- 1973, Einaudi, Torino 1983). za sessuale, in Diotima. Il pensiero
verso la quale la fondamentale dissimmetria tra i 9 Si veda J. Derrida, Éperons, Flammarion, della differenza sessuale, La Tartaruga,
sessi si trasforma infine nella questione della diffe- Paris 1987. Milano 1987.
10 Si veda M. Foucault, Histoire de la 14 E. Badinter, L’une est l’autre, Odile
renza sessuale. Come sostiene Irigaray: questa è l’u- sexualité, I, La volonté de savoir; II, Jacob, Paris 1986 (trad. it., L’uno è l’al-
topia del nostro secolo. L’usage des plaisirs; III, Le souci de soi, tro, Longanesi, Milano 1987); G.
Gallimard, Paris 1976-1984 (trad. it. Lipovetsky, L’ère du vide, Gallimard,
Dunque, per evitare i tranelli di un essenzialismo pre- Storia della sessualità; I, La volontà di Paris 1983 (trad. it., L’impero dell’effi-
confezionato, di posizionare la donna come originaria- sapere; II, L’uso dei piaceri; III, La cura mero, Garzanti, Milano 1989).
mente e costitutivamente altra; per far sí che la plura- di sé, Feltrinelli, Milano 1988). 15 M. Lonzi, A. Jaquinta, C. Lonzi, La pre-
11 Si veda G. Deleuze, F. Guattari, Anti- senza dell’uomo nel femminismo, Scritti
lità delle sue labbra non ripeta una certa uniformità, œdipe. Capitalisme et schizophrénie, di Rivolta Femminile, Milano 1978.
noi femministe dobbiamo avere un progetto, una pras- Minuit, Paris 1974 (trad. it., L’anti-Edipo. 16 V. Woolf, Three Guineas, Penguin,
Capitalismo e schizofrenia, Einaudi, London 1978 (ed. or. 1938; trad. it., Le
si, un movimento politico. La differenza, per essere Torino 1975); si veda anche Mille tre ghinee, Feltrinelli, Milano 1990).
operativa, deve essere collettivamente agita e rappre- Plateaux. Capitalisme et schizophrenie, 17 P. Chesler, About men, The Women’s
sentata nel qui e ora del nostro mondo comune. Minuit, Paris 1980. Press, London 1978.
12 E. Euli, Contemporanee oscillazioni, in 18 Si veda A. Rich, Compulsory
Al di là del principio di invidia c’è l’etica della diffe- Sesso nomade. Transessualità, andro- Heterosexuality and the Lesbian
renza sessuale. E se amare vuol dire, come pensa ginia e oscillazioni dell’idenitità ses- Experience, in “Signs”, 1980, 4.
suale, Datanews, Roma 1992. 19 Si veda M. Wittig, La pensée straight,
Lacan, dare qualcosa che non si ha a qualcuno che 13 Sul discorso della nuova androginia, si in “Questions Féministes”, 1980, 7,
comunque non lo vuole, allora, credo, è proprio l’a- veda L. Irigaray, Ce sexe qui n’est pas poi inserito nel volume The Straight
un, Minuit, Paris 1977 (trad. it. Questo Mind, Harvester, London 1991.
more ciò di cui, in fondo, ho parlato in questo scritto.
142 143

1 Men in Feminism, a cura di A. Jardine e Woman and Modernity, Cornell


P. Smith, Methuen, New York 1987. University Press, Ithaca 1984
2 In particolare in A. Rich, Of Woman 6 Questa è la tesi che sviluppo con
Born, W.W. Norton, New York, 1976. ampiezza neI mio R. Braidotti,
3 Si veda G. Lloyd, The Man of Reason, Patterns of Dissonance, Polity Press,
Methuen, London 1985. Su questo Cambridge 1991 (trad. it., Dissonanze.
punto, si veda anche J. Benjamin The Le donne e la filosofia contemporanea,
Bonds of Love: Rational Violence and La Tartaruga, Milano 1994), e che
Erotic Domination, in The Future of avevo precedentemente messo a fuoco
Difference, a cura di H. Eisenstein e A. in Femmes et philosophie, question à
Jardine, G.K. Hall Boston 1980. suivre in “La révue d’en face”, 1982,
4 Si vedano, per esempio, G. Vattimo, Al 13, e poi in Modelli di dissonanza, in
di là del soggetto, Milano, Feltrinelli Le donne e i segni, a cura di P. Magli, Il
1981; G. Vattimo, P.A. Rovatti, Il pen- lavoro editoriale, Urbino 1983.
siero debole, Milano, Feltrinelli 1983. 7 J.-F. Lyotard, La condition postmoderne,
5 A. Jardine, Gynesis. Configurations of Minuit, Paris 1977 (trad. it., La condi-
Organi senza corpo

1. Il discorso del bio-potere 145


Decodificare la psico-patologia di questa fine secolo: è
forse questo il compito piú urgente per gli intellettuali,
tutti, ma in particolare per l’intellettuale femminista.
Assumendo qui la definizione che del termine dà Michel
Foucault, considero l’intellettuale essenzialmente un tec-
nico del sapere pratico: colei/colui che analizza i modi
complessi e sempre mutevoli attraverso i quali le tecno-
logie di controllo del sé incarnato – la corporeità, cioè la
corpo-realtà, del soggetto – incontrano le macro-istanze
che presiedono alla produzione di discorsi riconosciuti
come “veri” e scientificamente “validi”.
Tenterò di rintracciare alcune delle forme che assu-
mono oggi i discorsi della sessualità e della riprodu-
zione partendo dall’assunto che il privilegio conces-
so a questo campo discorsivo come luogo di produ-
zione della verità del soggetto è uno dei segni distin-
tivi della modernità.
Il mio scopo è sollevare alcune questioni che mi sem-
brano urgenti per la teoria e la politica femminista. In
particolare vorrei porre le seguenti domande: qual è
Nuovi soggetti nomadi Organi senza corpo

il luogo di enunciazione piú appropriato per un intel- za della gente come un prodotto etichettato in modo
lettuale che si trovi ad affrontare il discorso del bio- molto semplice e chiaro: “Il sesso uccide”.
potere, intendendo con questa espressione la gestione Accade dunque che gli enormi mutamenti che stiamo
di due dimensioni tra loro connesse, il sesso in rela- vivendo sul piano biotecnologico siano agiti all’interno
zione alla morte e il sesso in relazione alla vita? Qual è di uno scenario che è il piú reazionario possibile dal
il modo per affrontare l’insieme di questioni relative a punto di vista ideologico. Non è stupefacente il modo
questo campo problematico da parte di coloro che in cui il conservatorismo patriarcale riesce ogni volta a
vogliono prendere sul serio, cioè dal punto di vista ricreare le condizioni ottimali per la sua sopravviven-
politico, la dimensione della differenza sessuale? za? È in questo modo che si ribadisce la priorità del
Come è possibile conciliare l’affermazione del valore (non)sesso riproduttivo sul piacere mentre la sessua-
positivo della differenza con l’analisi critica della lità viene subordinata agli imperativi delle società a
forma dominante del discorso e della sessualità? capitalismo avanzato. E questo esattamente nella stessa
L’insieme di problemi cruciali che intendo affrontare fase storica in cui altri soggetti stanno lavorando alla
è quello relativo alle nuove tecnologie riproduttive ridefinizione della sessualità in termini differenti.
(Ntr) in rapporto al senso di panico suscitato dal
diffondersi dell’Aids. Non voglio qui analizzare gli
aspetti tecnici di queste questioni bensí tentare di 2. Il mio organo, la mia protesi, me stessa/o
situarle strategicamente all’interno della stessa costel- Il fatto radicalmente nuovo degli anni Novanta sono le
lazione discorsiva. biotecnologie, vale a dire il grado di autonomia,
Si tratta di questioni che rappresentano un sintomo padronanza e sofisticazione raggiunto dai dispositivi
fortemente rivelatore dell’odierna volontà di sapere; che assumono la “vita” e “gli organismi viventi” come
146 147
che definiscono lo schema della riflessione e di conse- loro oggetto. Lo sguardo biotecnologico è riuscito a
guenza le direttive normative che si appuntano sul penetrare nella struttura piú intima della materia
corpo – il soggetto incarnato. Il discorso delle Ntr vivente, vede l’invisibile, dà forma a ciò che forma non
esplicita non solo l’ordine del discorso scientifico ha. E cosí facendo congela il tempo, mettendolo fuori
vigente nelle nostre società ma anche l’immaginario gioco. Si tratta solo di un mutamento quantitativo del
culturale che lo alimenta. grado e dell’efficienza delle tecniche che vengono uti-
Partiamo dall’analisi di Foucault sull’economia politica lizzate oppure è anche un cambiamento qualitativo?
della verità sulla sessualità vigente nella nostra cultura. Siamo di fronte a una “rivoluzione scientifica” nel
La distinzione tra tecnologie della capacità procreativa senso che gli attribuisce Kuhn, corrispondente cioè a
– scientia sexualis – e la pratica del piacere del sé – ars un cambiamento del paradigma stesso?
erotica – ha qui un’importanza capitale. Si potrebbe Per tentare di dare risposta a quest’ultima domanda,
sostenere che le moderne tecnologie contraccettive occorre guardare piú nel dettaglio il contesto nel
hanno fatto sí che, dal punto di vista scientifico e cultu- quale si sono sviluppate le biotecnologie. Un contesto
rale, lo iato tra sessualità e riproduzione sia assurto al nel quale il termine “bio” – la nozione stessa di “vita” –
rango di contraddizione, di paradosso. Con la pillola si è dilatato a dismisura fino a comprendere un’im-
antifecondativa possiamo fare del sesso senza procrea- mensa varietà di organismi viventi. Sebbene per il bio-
re, con le Ntr possiamo avere dei bambini senza fare potere la sessualità e la riproduzione siano gli obiettivi
del sesso. Si tratta di una situazione che sarebbe già di privilegiati, il suo raggio di applicazione è molto piú
per sé assai sconcertante se non vi si aggiungesse un fat- ampio. Il nostro tempo, nel suo complesso, come ci
tore in piú: esattamente nella stessa fase temporale, la ricorda Foucault, è caratterizzato dalla gestione delibe-
diffusione dell’Aids è stata gestita e portata a conoscen- rata e razionale di tutta la materia vivente. Si stanno
Nuovi soggetti nomadi Organi senza corpo

rapidamente spostando i confini che separano noi distinzione tra natura e cultura è venuta a cadere,
(umani) da ciò che è opportuno per noi conoscere e sostituita dal discorso del biopotere: cioè la riflessione
dominare; sono già a buon punto l’esplorazione e la politica sul soggetto come un organismo corporeo,
commercializzazione dello spazio (prodotti realizzati una entità bio-culturale per eccellenza.
in assenza di gravità specie per l’industria chimica) e A me sembra dunque che quello cui dovremo far fronte
dei fondali marini. Preludio, peraltro, alla loro inevita- sulla scena tecnologica postmoderna non sia una rivolu-
bile militarizzazione: da un lato, la sindrome da zione scientifica ma una rivoluzione ideologica, cioè
Guerre Spaziali, dall’altro il sibilo impercettibile dei una modifica sostanziale dei nostri modi di rappresenta-
sottomarini nucleari. zione della vita. C’è con ogni evidenza uno spostamento
Occorre ricordare che quando si tratta di tecnologia la nella scala di grandezza delle tecniche impiegate nel
vita e la morte sono inestricabilmente connesse? Che bio-potere contemporaneo, ma non nella logica scienti-
l’umano soggetto tecnologico è eminentemente guer- fica che le sostiene. Il vero punto di rottura è al livello
rafondaio? Che Leonardo da Vinci lavorava per l’indu- dell’economia della rappresentazione che si sta metten-
stria bellica del suo tempo come ogni altro scienziato do in atto per dare forma culturale, legale, morale ed
degno di questo nome? Che l’utensile, l’arma e il manu- emotiva all’avvento del bio-potere.
fatto sono stati forgiati simultaneamente dalla mano
dell’uomo? Occorre sottolineare, ancora una volta, che
l’homo sapiens non era niente di piú che un dotato homo 3. Quale corpo?
faber? Che nessuno può davvero stabilire quanto tempo Sin dal XVIII secolo – come ci racconta Foucault – il
fa la mano umana raccolse la prima pietra e le dette soggetto incarnato è stato posto al centro delle tecni-
forma in modo da moltiplicare la sua forza di impatto che di controllo e al cuore delle analisi volte alla con-
148 149
per colpire meglio? E che il principio elementare della cettualizzazione del soggetto. La preminenza discorsi-
protesi anima tutto l’universo tecnologico? va di cui il corpo è stato oggetto è coeva al discorso
E infine, che la massa organica umana, il corpo, è il della modernità e, in particolare a partire dalla fine
primo artefice della tecnologia in quanto ha perseguito del secolo scorso, essa è divenuta la questione chiave
l’estensione organica di sé stesso prima attraverso gli per la crisi della razionalità nel senso della perdita del
attrezzi, le armi, i manufatti e poi attraverso il linguag- paradigma naturalistico. Di fatto, la cornice epistemica
gio che è – come ci ricorda Lacan – la protesi suprema? classica aveva fissato il soggetto in una serie di opposi-
In questo quadro di riferimento teorico – che mi sem- zioni dualistiche – corpo/mente, passione/ragione,
bra caratterizzi la scuola epistemologica francese da natura/cultura, femminile/maschile e cosí via – oppo-
Bachelard fino a Foucault – la tecnologia non è un a sizioni disposte in modo gerarchico che fornivano la
priori che si oppone all’umanità o le è nemica. È vero struttura di base per l’organizzazione di tutto il sapere.
piuttosto il contrario: che una sorta di primitivo antro- Disancorato dalla sua classica subordinazione rispetto a
pomorfismo pervade l’intero universo tecnico. Tutti questa gerarchia discorsiva, il “soggetto incarnato” nella
gli utensili sono prodotti dell’immaginazione creativa sua “materialità intelligente” ha fatto saltare il sostrato
dell’umano, essi riproducono e moltiplicano le possi- metafisico del pensiero duale. Dunque, un complesso di
bilità del corpo. La tecnologia realizza il destino biolo- quesiti interrelati sull’incarnazione del soggetto e la fat-
gico umano in modo cosí intrinseco che l’organico e il tualità del corpo si presenta come nuovo campo episte-
tecnologico sono complementari e si adattano l’un mologico. Ora il corpo è l’oggetto di una proliferazione
l’altro. La mutua ricettività dell’organo alla sua esten- di discorsi: forme della conoscenza, pratiche normative
sione tecnica, dalla biologia alla tecnologia è – sia per e di normalizzazione che investono simultaneamente i
Canguilhem che per Foucault – la ragione per cui la campi della politica e delle scienze.
Nuovi soggetti nomadi Organi senza corpo

Negli spazi discorsivi che in questo modo sono stati Di qui le profonde implicazioni di questo doppio
riorganizzati intorno ai discorsi del/sul corpo, c’è una gioco empirico trascendentale nel discorso sul sogget-
nuova alleanza che si è cementata sulle rovine del vec- to vivente e incarnato della modernità: non solo il sog-
chio edificio metafisico: quella tra le scienze “morbi- getto non è unico ma non c’è accordo tra scienze
de” o “umane” e le scienze “dure” o “esatte”. umane e sociali su cosa precisamente sia il corpo.
Tributarie della crisi della metafisica, le scienze umane Esistono divergenze sostanziali tra i discorsi delle bio-
e sociali ne portano in eredità alcune vecchie abitudini scienze, la psicoanalisi e la legge – per nominarne solo
mentali, quali il “narcisismo trascendentale” del sog- tre – su cosa esattamente sia il corpo.
getto e altre forme di nostalgia per la totalità. Esse Di conseguenza, la proliferazione di discorsi sulla vita,
però sembrano anche in grado di innovare sé stesse l’organismo vivente e il corpo è contemporanea ed
attraverso l’introduzione di nuovi tipi di pratiche estensiva rispetto alla dislocazione delle stesse fonda-
discorsive che sono strutturalmente e genealogicamen- menta della rappresentazione del soggetto umano.
te connesse alla crisi della modernità: psicoanalisi, L’oggetto del contendere è sparito, il suo posto è
etnologia e bioscienze, “scienze della vita”. ormai uno spazio vuoto: che, per esempio, si sia scritto
La modernità si apre su un doppio slittamento del tanto sulla sessualità umana dalla fine dell’Ottocento è
discorso sul soggetto: da un lato, la presa di distanza un sintomo della stessa struttura discorsiva della
dall’unità metafisica postulata sull’equilibrio, accurata- modernità, fase storica per la quale la questione del
mente dosato, di opposizioni dualistiche dialettica- corpo vivente è genealogicamente contemporanea,
mente contrapposte: “la morte del soggetto”; dall’al- cioè inevitabile e tuttavia irrisolvibile. Che la moder-
tro, lo scivolamento verso una molteplicità di discorsi nità debba essere l’era di produzione di discorsi e pra-
che assumono come oggetto il soggetto incarnato. Il tiche di commercializzazione dell’essere umano orga-
150 151
destino storico della modernità è, per Foucault, in nico indica proprio questo: che non c’è consenso su
questo doppio gioco empirico-trascendentale. cosa sia il soggetto incarnato.
Ma anche il corpo che emerge al centro di questo Siamo di fronte a un paradossale miscuglio in cui si
nuovo campo discorsivo è raddoppiato: da un lato, è determinano contemporaneamente l’assenza e la
mero organismo vivente, inteso cioè come la somma sovraesposizione discorsiva: un paradosso che si può
delle sue parti organiche. Si tratta del corpo come ritrovare perfettamente riflesso nel discorso postmo-
nozione empirica, poiché organi-ismo è precisamente dernista sul “femminile” articolato, tra gli altri, da
l’assemblaggio di parti staccabili, un insieme complesso Lyotard, Derrida e Lacan.
di organi integrati la cui interazione può essere esami- Come ho già argomentato altrove, la crisi del discorso
nata in termini di funzioni, comportamenti e cosí via. fallologocentrico è esplicitamente da mettere in rela-
Questa nozione di corpo, utilizzata in tutte le bioscienze, zione con l’emergere delle questioni teoriche e politi-
deriva dal discorso classico dell’anatomia clinica. che poste dal femminismo, cioè dal revival storico del
Dall’altro lato, il corpo non può essere ridotto alla movimento delle donne. Le attiviste e le teoriche fem-
mera somma delle sue componenti organiche: resta ministe hanno trasformato una situazione di crisi in
ancora la soglia per la trascendenza del soggetto. È il un’occasione per creare nuovi valori e nuovi paradig-
discorso della psicoanalisi a rimarcare questo dato: il mi critici con una strategia che puntava sia sull’affer-
corpo come superficie libidinale, campo di forze, mazione della differenza come alterità positiva sia sul
schermo di proiezioni dell’immaginario, luogo di rifiuto delle differenze ordinate per via gerarchica e la
costruzione dell’identità. In questa accezione, il negazione del potere egemonico della ragione.
corpo di cui si parla è il prodotto del dibattito metafi- In questo modo, come donne, non abbiamo solo
sico sulla (perdita di) unità del soggetto. approfondito la crisi del soggetto logocentrico ma lo
Nuovi soggetti nomadi Organi senza corpo

abbiamo fatto sulla base di una analisi di genere, biologico mette in gioco il progressivo congelamento
cioè abbiamo sessuato il discorso della crisi. del tempo, in ultima analisi, della morte. La materia
In un complesso insieme di capovolgimenti il “femmi- vivente sottoposta all’attenta e penetrante osservazio-
nile”, tradizionalmente considerato il continente oscu- ne dello sguardo medico, è al di là della morte e del
ro del discorso, è emerso come il sintomo principe e il tempo: è “vivente” nel piú astratto dei modi possibili.
segno – qualche volta persino come la soluzione – Il processo di congelamento del tempo è chiaramente
della crisi del soggetto. L’inflazione discorsiva sul percepibile nel caso della procreazione artificiale. Con le
“femminile” come appendice del fallologocentrismo, Ntr il processo riproduttivo viene frantumato in una serie
che costituisce il cuore del dibattito postmoderno sul di fasi discontinue. Da un lato il congelamento dello
genere sessuale, lascia però senza risposta la questione sperma, dell’ovulo o dell’embrione sospende all’infinito
che è invece cruciale per la pratica femminista e cioè: il tempo riproduttivo; dall’altro la fecondazione in vitro
che cosa tutto questo ha a che fare con le donne in (Ivf) introduce un nuovo tipo di discontinuità: pre-tratta-
carne e ossa? Proprio come il corpo, il “femminile” mento ormonale/coltura degli ovuli/fecondazione in
viene rappresentato e ripresentato come un’assenza in vitro/suddivisione cellulare/trasferimento dell’embrione
quanto significa un insieme di questioni interrelate, nell’utero. Al contempo, le nuove forme di procreazione
ma non è una nozione in sé. Non è un corpus. quali la madre surrogata (utero in affitto), il cui carattere
innovativo è piú sociale che tecnologico, frantumano la
continuità procreativa in una serie di diversi livelli di
4. Il corpo come superficie visiva “maternità”: ovulare, uterina e sociale.
Nel fare riferimento al complesso campo di interroga- Il tempo, in tutte queste procedure, è profondamente
tivi riconducibili al discorso e alle pratiche normative dislocato. In altre parole, la trasformazione discorsiva
152 153
del soggetto nella modernità, ho suggerito l’espressio- del corpo in una massa organica, in organi-ismo, ali-
ne “organi senza corpo”. In questo contesto, le bio- menta l’illusione prediletta del discorso medico: attra-
scienze assumendo l’organismo come oggetto del loro verso la depersonificazione del soggetto si realizza la
discorso, considerano anche il corpo alla stregua di un fantasia di una materia fuori del tempo.
mosaico di elementi staccabili e componibili. Barattando la totalità in cambio delle parti che la com-
A sua volta, il primato accordato al discorso del bio- pongono, ignorando il fatto che ogni parte contiene il
potere fa del bioscienziato il prototipo stesso dell’intel- tutto, l’era dei “corpi senza organi” è prevalentemente
lettuale strumentale: nella pratica dei “tecno-medici”, l’era che ha espulso il tempo dall’immagine corporea:
la visibilità e l’intelligibilità del “corpo vivente” servo- il potere biologico ha piú a che vedere con la negazio-
no semplicemente a sottolinearne la funzione di scorta ne della morte che con la padronanza sulla vita.
disponibile di materia vivente. Nel ragionamento di Foucault, il congelamento del
Il biotecnico incarna il modello moderno del sogget- tempo va anche ascritto alla minaccia nucleare: la pos-
to di sapere: “bianco-occidentale-maschio-adulto- sibilità di uno sterminio totale ha privato di qualsivo-
dotato di ragione-eterosessuale-che-vive-in-città-parla- glia senso definito l’idea stessa della morte e ha altresí
un-linguaggio-standard”, secondo Deleuze. Sotto il svuotato di contenuto la fiducia post-illuminista nel
suo sguardo imperioso l’organismo vivente, infinita- “progresso” dell’umanità dell’uomo.
mente sottodimensionato, perde ogni riferimento Ma nel campo della percezione, cioè in quello della
alla forma umana, cioè con la specifica temporalità logistica spazio-temporale, il congelamento del tempo
dell’essere umano. Nel discorso sul “potere biologi- va anche messo in relazione con il trionfo dell’immagi-
co”, il potere sulla vita, scompare ogni riferimento ne, con la rappresentazione visiva. La visualizzazione è
alla morte. A mio giudizio la questione del bio-potere un modo per fissare il tempo nel tempo: prendiamo
Nuovi soggetti nomadi Organi senza corpo

per esempio la tecnica dell’ecografia, che consente di Una delle tendenze del pensiero postmoderno france-
esternare e vedere su uno schermo l’interno del grem- se (Baudrillard) ha sviluppato questo punto fino a
bo materno e il suo contenuto fetale. Mettere in farne una teoria della significazione. Affermando che
mostra “tutto”, rappresentare persino l’irrappresenta- la logica spietata e fondamentalmente mercenaria
bile, cioè l’“origine”, vuol dire trovare immagini che della rappresentazione ha carattere prioritario rispetto
sostituiscono e spostano i confini dello spazio (den- a quanto viene rappresentato, essa segna il trionfo del-
tro/fuori il corpo materno) e del tempo (prima/dopo l’immagine sull’oggetto rappresentato, del visibile solo
la nascita). Il tempo è congelato, fuori dal quadro e lo nella misura in cui diventa visuale, vale a dire oggetto
spazio si contrae in uno spasmo. di consumo visivo. Iperrealisticamente rappresentato,
Il trionfo della rappresentazione visiva del luogo della questo oggetto rimane sostanzialmente assente, come
maternità – l’opera della vita nell’era della sua riprodu- “il corpo”, “la donna”, “il femminile” e cosí via.
zione meccanica? – sottolinea un altro importante La superficie del corpo – il complesso montaggio di
aspetto del primato del “guardare”: la pulsione a pene- organi che lo compone – viene dunque ridotta a pura
trare con lo sguardo come paradigma della conoscenza. superficie, esteriorità senza spessore, quinte mobili del
Diverse filosofe femministe, tra le quali Evelyn Fox teatro del sé. Se ne può trovare conferma guardando le
Keller e Luce Irigaray, hanno evidenziato come il immagini del corpo che vengono veicolate dalle forme
discorso scientifico ha sempre – a cominciare da dominanti della moda: abiti, pettinature, modi di pre-
Platone – privilegiato l’immagine dell’“occhio” come sentarsi al mondo nella vita di tutti i giorni. L’enfasi
metafora della “mente”, per cui “io vedo” diviene sino- posta sugli accessori, “i dettagli che contano”, sul design
nimo di “io so”. I critici della razionalità scientifica o sul look ma anche la forte spinta verso corpi androgi-
hanno anche sottolineato come la persistenza dello ni, unisex: tutti sintomi che rivelano la profonda trasfor-
154 155
sguardo come principio di classificazione vada messa mazione dell’immaginario contemporaneo.
in relazione a fondamentali impulsi sadici verso/con- In sintesi, non solo la differenza sessuale viene sistema-
tro il corpo della madre. “Guardare” dove non v’è ticamente “oscurata” ma, in piú, il tempo generaziona-
“alcunché da vedere”: come se il luogo d’origine, le è come bloccato: “l’età” scompare inghiottita da
come se la “storia” personale fossero scritti a lettere categorie piú ampie e meno definite (la “terza età”
maiuscole nel teatro fantasmatico dove abbiamo scelto opposta all’adolescenza).
di collocare la nostra “origine”. Quasi che sulla scena Lo stesso processo di messa in ombra si verifica in termini
del desiderio vi fosse qualcosa da vedere. di spazio: basta prendere, per esempio, il nostro rapporto
Nell’universo biotecnologico la pulsione a penetrare con il cibo. Gli abitanti fast-food della moderna metropoli
con lo sguardo sta raggiungendo il parossismo, come hanno piegato il tempo anticipando i sogni di alimenta-
se il principio fondamentale della visibilità si fosse zione artificiale: cibi surgelati, cibi precotti, cibi omoge-
trasformato in un miraggio di trasparenza assoluta, neizzati. Nessun tempo di cottura; accelerazione, ma
come se si potesse vedere ogni cosa. Come se l’atto anche contrazione delle coordinate spazio-temporali.
visivo, cioè l’atto mentale di acquisizione delle idee, L’indigestione di pillole è un imperativo culturale,
fosse davvero il modo piú adeguato per rappresenta- come se gli stomaci sempre meno capienti degli abi-
re l’atto della conoscenza. Come se la comprensione tanti collettivamente anoressici delle città – variazioni
razionale sintetizzasse l’interezza della ragione e del- sul tema delle “macchine celibi” – ignorassero com-
l’intelligenza umana. pletamente la fame, malgrado l’evidenza via via cre-
L’impulso visivo-scopico implicito in tutte le rappre- scente della povertà che si percepisce ovunque.
sentazioni emerge dunque con particolare intensità Indigestione di pillole: meglio evacuare il corpo, sempli-
nel campo del bio-potere. ficare le funzioni corporali. La Ru486, la pillola aborti-
Nuovi soggetti nomadi Organi senza corpo

va, sostituisce l’azione drammatica dell’intervento chi- maria per il mondo occidentale postindustriale in via
rurgico con un gesto perfettamente ordinario: il corpo di invecchiamento. Un mondo dove la maggior parte
ne è negato o, quanto meno, ne è negata l’unicità. delle donne sembra aver scelto l’opzione di un incre-
Nemmeno la guerra moderna prende il corpo sul mento demografico a tasso zero. La massiccia crisi di
serio assumendolo, cioè, come una variabile politica. mezza età che il nostro mondo sta attraversando si tra-
Le considerazioni geopolitiche in campo militare non duce nella paura dell’estinzione. La crisi demografica
sono una questione di morte ma di sterminio, non di a sua volta alimenta la xenofobia dell’Occidente, tra-
individui ma di masse, non di uccidere ma di consenti- ducendosi in una manifattura di bambini a un livello
re la sopravvivenza di qualcuno. La vita è un fattore inedito di produzione industriale, poiché il “capitale
“aggiunto” che va tenuto presente... è la morte il luogo umano” è un’assoluta priorità.
da cui si parla di potere nel corpo e del corpo. Questi imperativi caratterizzano tutti i paesi sviluppati
a maggioranza di bianchi: sono imperativi transnazio-
nali, come peraltro è il bio-potere. Basandosi sul prin-
5. Ex sesso cipio della produzione off-shore, che si è dimostrato
Tuttavia è chiaramente nel campo della sessualità e cosí efficace nella costruzione del contesto produttivo
della riproduzione che sono avvenuti i piú spettacolari postindustriale, il potere biotecnologico attraversa i
cambiamenti nello status che ho definito “organi senza confini nazionali: non ha remore nell’installare clini-
corpo” e nella loro relazione con la vita (attraverso le che, fabbriche e linee di assemblaggio ovunque nel
Ntr) e la morte (attraverso l’Aids). Nel pieno rigoglio mondo. Cosí accade che le forniture di cellule viventi
della psicoanalisi lacaniana, le relazioni sessuali avreb- e organi vengano dai paesi in via di sviluppo: feti con-
bero potuto essere descritte come improbabili o fonte gelati dalla Corea o dall’India, reni dal Brasile, cornee
156 157
di incertezza; oggi sono fonte a dir poco di disagio: il dalla Colombia e cosí via.
sesso non è affatto sicuro né ha un valore positivo nel Questo scavalcamento dei confini nazionali sancisce
decennio post-yuppie. La castità è tornata di moda. La anche la fine del potere della legge come espressione
sessualità, nella sua forma genitale, è ridiventata peri- della volontà dello Stato-Nazione. L’intero fenomeno
colosa come non era mai stata da quando i contraccet- del bio-potere sfugge al controllo dei singoli stati e, spes-
tivi furono messi in commercio. so, ricade in un vuoto giuridico. La realtà del potere bio-
L’attuale rifiuto del sesso, dovuto a una sorta di stan- logico non è segnata dalla sovranità della legge bensí da
chezza delle sperimentazioni iniziate negli anni divieti, regole e regolamenti che aggirano, eccedono e
Sessanta, alla paura dell’Aids e a un generale sovracca- non considerano ciò che finora è stata la legge.
rico di lavoro è fenomeno parallelo all’ossessione per Le questioni che riguardano il corpo sono diretta-
la correttezza, l’igiene e la buona salute. mente e da subito catturate all’interno di un campo
Cosa c’è dunque da stupirsi se esattamente in questa di effetti di potere e meccanismi nel quale la legisla-
congiuntura l’intera questione della riproduzione si zione, quando non risulta arcaica, è semplicemente
sposta nel nitore senza macchia dei laboratori dei ridondante. Al di là del bene e del male, il commercio
tecno-medici? Se le pratiche per fare bambini artificial- dei corpi elude il controllo proprio di quel mondo
mente sotto l’amoroso sguardo dei biotecnici diventa- che lo ha generato.
no un grande business? Se marchi di fabbrica e brevet- “Organi senza corpo”: una transazione planetaria di
ti garantiscono la qualità del prodotto? materia vivente in cui si investe con somma cura per la
Ma mentre una sessualità genitale libera può essere sopravvivenza della specie perché sia in buona salute e
ormai fuori moda si fa spazio un’ostinata volontà bianca. In una sorta di perversa traiettoria, la perdita
riproduttiva. Fare bambini è una preoccupazione pri- di unità del “soggetto” si è trasformata in una realtà in
Nuovi soggetti nomadi Organi senza corpo

cui l’essere umano cede le sue componenti organiche cali. La fantasia della simmetria sessuale è molto radi-
a molti in un meccanismo di scambio simile alla prosti- cata e potente nell’immaginario culturale di questo
tuzione: la parte per il tutto. “Organi senza corpo”: il fine secolo, decreta il trionfo del corpo androgino,
trapianto di una sperimentazione su singoli organi in asessuato, angelico, unisex. La cultura popolare com-
un cinico simulacro post-capitalista del “dono”. mercializza “contestatori dell’identità sessuale” per-
fettamente costruiti del tipo di Michael Jackson
(Diana Ross rivisitata), di Boy George (l’eterno fem-
6. Tutti gli organi sono uguali, minino riconquistato) e innumerevoli variazioni su
ma alcuni sono piú uguali degli altri Tootsie. Fuori, al di là o prima del sesso... procrasti-
L’andamento perverso preso dalla realtà “organi nando il tempo.
senza corpo” induce un’idea molto pericolosa: l’inter- La fantasia di un “terzo” sesso o di essere “al di là del
cambiabilità degli organi. Secondo la logica strumen- sesso”, cioè fuori del tempo, è una delle illusioni piú
tale del bio-potere, se la continuità di una funzione dannose della nostra epoca. Non solo rivela profondi
vitale è garantita, tutti gli organi sono uguali nel con- sentimenti di scontento e insoddisfazione ma sottolinea
tribuire a raggiungere lo scopo. Cosí, per le Ntr, l’ute- anche la difficoltà di venire a patti col tempo, elemento
ro di una donna vale quello di un’altra, di qualunque a mio avviso sintomatico del disordine postmoderno.
altra. Un utero è un utero è un utero è... Da qui il Mettere in ombra la diversità sessuale desessualizzando
caso: perché una madre non dovrebbe portare in la mascolinità proprio nel momento storico in cui il
grembo i figli concepiti da sua figlia? E per estensio- femminismo della differenza invoca la sessuazione
ne, cavità per cavità, perché non pensare che l’addo- delle pratiche politiche, sociali e culturali mi sembra
me dell’uno valga l’utero dell’altra e viceversa? un’iniziativa estremamente perversa.
158 159
Gravidanze maschili. Macchine femminili. Per quanto concerne il progetto del femminismo, que-
Senza cadere nella logica oppositiva che condanna in sta fantasia può portare soltanto all’omologazione
blocco la tecnologia, ritengo tuttavia importante sottoli- delle donne al modello maschile. Il presunto “supera-
neare che nell’odierna gestione di sesso/vita/morte da mento” della differenza sessuale – auspicato per esem-
parte del potere biologico, qualcosa sta prendendo una pio da Elisabeth Badinter – non può produrre altro
piega perversa. Siamo apparentemente scivolati dalla che la vanificazione dell’affermazione della positività
perdita del paradigma naturalistico alla frammentazione della differenza sessuale.
infinitesimale e al traffico di parti organiche. La fondamentale assenza di simmetria tra i sessi va
Lo spostamento concettuale avvenuto su questo terre- quindi riaffermata quale base di un’etica postmoder-
no apre la strada a ogni sorta di false assimilazioni: na che prenda in considerazione gli “organi senza
nega il tempo, il tempo della differenza generaziona- corpo” come elemento fondamentale della nostra sto-
le, “il mio utero, l’utero di mia madre”. E crea, di con- ricità, rifiutandone gli aspetti perversi. Gli interrogati-
seguenza, una falsa simmetria tra le donne. Ma gene- vi della pratica femminista diventano quindi: quali
ra anche false simmetrie spaziali tra uomini e donne: valori postuliamo partendo da questa posizione? Qual
utero = addome; donatore di sperma = donatrice di è l’etica della differenza sessuale? Come si può giudi-
ovulo/utero, quasi che i due sessi fossero perfetta- care “perverso” il mito dell’intercambiabilità degli
mente equiparabili e la diversità sessuale non compor- organi senza fare riferimento a un paradigma natura-
tasse un’asimmetria tra i sessi. listico? Come può una femminista difendere lo speci-
Dall’intercambiabilità degli organi alla simmetria, e fico della sessualità quale registro del discorso pur sot-
quindi alla complementarità, dei sessi, assistiamo alla toponendolo a un’analisi critica? Come possiamo
riabilitazione di una delle piú tenaci fantasie patriar- decretare l’ostracismo alle restanti vestigia del “sacro”
Nuovi soggetti nomadi Organi senza corpo

cercando di affrontare – agnosticamente, lucidamente biotecnologico fornisce una ridefinizione della maternità
– il tema della totalità dell’organismo vivente inteso e della differenza sessuale prima che si sia verificata la
come “organi senza corpo”? Il materialismo è una possibilità di riformulare per conto nostro questa com-
scelta concettuale possibile se postuliamo tanto la plessa questione: c’è sempre qualcuno piú tempestivo di
materialità del corpo quanto la sua indivisibile unità? noi nel dirci di cosa eravamo alla ricerca...
Inoltre, nella misura in cui la frammentazione e la Tuttavia questa massiccia soppressione del tempo
negazione dello status di soggetto fanno parte dell’ere- lascia molti interrogativi senza risposta, il primo e il
dità storica delle donne, con quali tempi e fino a che piú importante dei quali va individuato nell’urgenza di
punto una teoria femminista può proporre una nuova riformulare l’unità dell’essere umano, senza morali-
forma di materialità corporea, una lettura specifica smo né nostalgia.
della totalità dell’io corporeo? Se la posizione minima del femminismo consiste nel
Temo, in realtà, che la dislocazione delle differenze porre all’ordine del giorno del dibattito sulla condizio-
sessuali, la rottura della continuità tra riproduzione e ne postmoderna la questione dell’asimmetria dei sessi,
sessualità e l’appropriazione biotecnica della procrea- restano alcuni interrogativi: fino a che punto possiamo
zione intervengano esattamente in un momento spingere la sessuazione del dibattito rimanendo in sin-
della storia in cui le donne hanno esplicitamente tonia con la percezione della modernità per quanto
richiesto il controllo politico sul loro corpo e sulla attiene al fondamentale fallimento dell’identità?
loro sessualità. Come possiamo affermare la positività della differenza
Ancora una volta la diacronicità della storia è al lavo- femminile opponendoci alla riduzione della soggetti-
ro a svantaggio di chi non ha potere; a meno che vità a coscienza e a quella dell’io alla razionalità?
non sia attentamente controllata mediante l’azione Come possiamo ripensare le radici corporee della sog-
160 161
politica, la realtà del bio-potere potrebbe far correre gettività dopo Nietzsche e dopo Adrienne Rich? E
alle donne il rischio di passare dall’eterosessualità quale corpo vogliamo rimettere in gioco: il corpo a
forzata, imposta dal legame omo-sociale maschile, tutto tondo, il corpo desiderante, il corpo portatore di
alla sofisticata tecnologia riproduttiva. Rischiamo di differenza sessuale o il corpo di “organi senza corpo”,
passare d’un balzo dal neolitico all’era postindustria- per il quale l’anatomia non è piú un destino? E tutta-
le saltando la fase piú importante: il processo del via questo organismo vivente sessuato ha una sua unità
divenire storico in quanto soggetti. Verrebbe cosí autonoma che resta appesa a un filo: il filo del deside-
aggirata la fase piú significativa: quella che punta a rio nel suo inestricabile rapporto con il linguaggio e
rendere la differenza sessuale operativa, portando a dunque con gli altri.
compimento una ridefinizione, in termini espressi Soltanto una linea sottile separa la possibilità di una
dalle donne, della soggettività femminile, della nuova etica da una nuova barbarie, ma è sempre
maternità e dell’eterosessualità. Intrappolate tra l’ar- meglio di niente. Se ben sfruttata, questa potrebbe rive-
caico potere materno e la postmoderna madremacchi- larsi una delle migliori occasioni che le donne hanno
na, tra il corpo mistico-isterico e la provetta, rischia- mai avuto per incidere sul corso della storia che, fino-
mo di perdere il nostro piú prezioso alleato: il ra, fin troppo spesso, ci ha relegato al ruolo di semplici
tempo. Il tempo del processo, dell’elaborazione, del- spettatrici nel teatro della nostra privazione.
l’espressione delle trasformazioni dell’io e dell’altro,
e delle loro realizzazioni sul piano sociale.
Il tempo ci viene sottratto: il tempo del nostro divenire. Il
tempo ci viene sottratto prima ancora che esso possa esse-
re attualizzato. Viene eliminato. Abortito. L’intervento
Nuovi soggetti nomadi Organi senza corpo

Bibliografia savoir; II L’usage des plaisirs; III Le souci sapere, Feltrinelli, Milano 1991). SPIVAK, GAYATRI C.
de soi, Gallimard, Paris 1976-1984 (trad. - Le post-moderne expliqué aux enfants, In Other Worlds: Essays in Cultural
BADINTER, ELISABETH it., Storia della sessualità, I, La volontà di Galilée, Paris 1986. Politics, Methuen, New York 1987.
L’un est l’autre, Jacob, Paris 1986 (trad. sapere; II, L’uso dei piaceri; III, La cura di PENLEY, COSTANCE VANDELAC, LOUISE
it., L’uno è l’altra, Longanesi, Milano sé, Feltrinelli, Milano 1988). Feminism, Film Theory and the Bachelor Sexes et biotechnologies de reproduction
1987). - Histoire de la folie à l’age classique, Machines, in “M/F”, 1985, 10, pp. 39-59. humaine: mères porteuses,
BAUDRILLARD, JEAN Gallimard, Paris 1962 (trad. it., Storia ROWLAND, ROBYN ou la maternité déportée par la langue,
L’échange symbolique et la mort, della follia nell’età classica, Rizzoli, A Child at Any Price?, in “Women’s in “Sociologie et société”, marzo 1987.
Gallimard, Paris 1976 (trad it., Lo scam- Milano 1980). Studies International Forum”, 1985, 8, 5. - Sexes et nouvelles technologies de repro-
bio simbolico e la morte, Feltrinelli, - Les mots et les choses, Gallimard, Paris SCHOR, NAOMI duction... songes mensonges,
Milano 1990). 1966 (trad. it., Le parole e le cose, Reading in Detail: Aesthetics and the in “Société” (Le phénomène technique),
BRAIDOTTI, ROSI RizzoIi, Milano 1978). Feminine, Methuen, New York 1987. 1986, 2, 3.
Bio-étique ou nouvelle normativité?, in FOX KELLER, EVELYN SHOWALTER, ELAINE VIRILIO, PAUL
“Les Cahiers du Grif”, 1986, 33, pp. 49-55. A Feeling for the Organism: The Life and Critical Cross-Dressing; Male Feminists L’insicurité du territoire, Stock, Paris
- Du biopouvoir à la bio-étique, in “Cahiers Works of Barbara McClintock, Freeman, and the Woman of the Year, in Men in 1976 (trad. it., Conflitti e territorio. La
du C.I.P.”, 1987, 3, pp. 123-7. New York 1985 (trad. it., In sintonia con Feminism, a cura di A. Jardine e P. Smith, posta in gioco della modernità, a cura di
- Femmes et philosophie, in “Revue d’en l’organismo. La vita e l’opera di Barbara Methuen, New York 1987, pp. 116-32. T. Villani, Mimesis, Milano 1994).
face” 1982, 13, pp. 23-33. McClintock, La salamandra, Milano
- U-topies, des non-lieux post-modernes, 1987).
in “Les Cahiers du Grif”, 1985, 30, pp. - Reflections on Gender and Science, Yale
51-61. UP, New Haven 1985 (trad. it., Sul gene-
CANGUILHEM, GEORGES re e la scienza, Garzanti, Milano 1987).
La connaissance de la vie, Vrin, Paris GREER, GERMAINE
1965. Sex and Destiny: The Politics of Human
- Études d’histoire et de philosophie des Fertility, Harper, New York 1984.
sciences, Vrin, Paris 1968. HARAWAY, DONNA
- Ideology and Rationality in the History of A Manifesto for Cyborgs, in “Socialist
the Life Sciences, MIT, Cambridge 1988 Revew”, 1985, 80, pp. 65-107.
(trad it., Ideologia e razionalità nella sto- IRIGARAY, LUCE
162 ria delle scienze della vita, La Nuova L’éthique de la différence sexuelle, 163
Italia, Firenze 1992). Minuit, Paris 1984 (trad. it., Etica della
DE LAURETIS, TERESA differenza sessuale, FeItrinelli, Milano
Technologies of Gender: Essays on 1990).
Theory, Film and Fiction, Indiana UP, - Speculum. De l’autre femme, Minuit,
Bloomington, 1987. Paris 1974 (trad. it., Speculum. L’altra
DELEUZE, GILLES donna, Feltrinelli, Milano 1989).
Philosophie et minorité, in “Critique”, - Ce sexe qui n’est pas un, Minuit, Paris
1978, XXXIV, 369, pp. 154-5. 1977 (trad. it., Questo sesso che non è un
DERRIDA, JACQUES sesso, Feltrinelli, Milano 1990).
Spurs: Nietzsche’s Styles, Chicago UP, LABORIE, FRANÇOISE
Chicago 1979 (ed. or. Flammarion, Paris Ceci est une étique, in “Les temps
1978; trad. it., Sproni. Gli Stili di modernes”, 1985, 41, pp. 1215-55,
Nietzsche, Adelphi, Milano 1991). 1518-43.
DURAS, MARGUERITE LACAN, JACQUES
La maladie de la mort, Minuit, Paris Écrits, Seuil, Paris 1966 (trad. it., Scritti,
1982. Einaudi, Torino 1974, 2 voll.).
FEDIDA, PIERRE - Le séminaire. XX. Encore, Seuil, Paris
L’anatomie dans la psychanalyse, in 1977 (trad. it., Il seminario. Libro xx.
“Nouvelle revue de psychanalyse”, 1971, Ancora. 1972-1973, Einaudi, Torino
3, pp. 109-26. 1983).
FOUCAULT, MICHEL LIPOVETSKY, GILLES
Naissance de la clinique: une archéolo- L’ère du vide, Galilée, Paris 1983 (trad. it.,
gie du regard médical, Puf, Paris 1963 L’impero dell’effimero, Garzanti, Milano
(trad. it., Nascita della clinica. Il ruolo 1989).
della medicina nella costituzione delle LYOTARD, JEAN-FRANÇOIS
scienze umane, Einaudi, Torino 1969). The Post-Modern Condition: A Report on
- Herculine Barbin, Pantheon, New York Knowledge, University of Minnesota
1980. Press, Minneapolis 1984 (trad. it., La
- Histoire de la sexualité, I La volonté de condizione postmoderna. Rapporto sul
Genere, identità e multiculturalismo
in Europa

Per voi è facile


essere europei:
voi siete ebrei

Noi déracinés dell’Europa, che abbiamo cambiato


piú volte di frontiere che di scarpe, come diceva Brecht
– questo re dei déracinés –, anche noi non
abbiamo altro da perdere che le nostre catene
in un’Europa unita e perciò siamo federalisti 1

1. La questione dell’identità in una prospettiva europea 165


La questione dell’identità europea non coincide del
tutto con quella dell’Unione europea e il modo di
mettere i due piani in relazione è in sé stesso un pro-
blema tuttora aperto e oggetto di controversie. La
ricerca teorica riflette questo doppio piano di discor-
so: per quanto attiene l’identità, disponiamo di un
lavoro di riflessione sull’Europa assai piú consistente
rispetto a quello compiuto sull’Unione europea.
Va inoltre tenuto presente che scontiamo un ritardo di
tematizzazione sulla questione dell’identità europea
rispetto al progetto dell’Unione europea. Eppure si
tratta di un nodo cruciale, o che tale può essere. Di
fatto ci sono voluti quasi cinquant’anni per mettere
ufficialmente all’ordine del giorno della Comunità
Economica europea i problemi della cultura e dell’i-
struzione al pari di quelli politici ed economici. Questo
indica quanto complesso e potenzialmente conflittuale
sia in realtà il tema dell’identità culturale, in particolar
modo nel contesto di un progetto che mira a ridisegna-
re la funzione degli Stati nazionali europei.
Nuovi soggetti nomadi Genere, identità e multiculturalismo in Europa

Un progetto di questo tipo solleva questioni di titola- siamo costretti a fare i conti con differenti modi di
rità e diversità che risultano potenzialmente esplosivi valutazione. E quando ci si trova di fronte all’inevitabi-
data la storia del nazionalismo europeo e dell’intolle- le gamma delle posizioni – derivate dalle nostre appar-
ranza verso le differenze culturali che compongono tenenze politiche o di altro tipo – occorre trasformare
la regione europea. Le due guerre mondiali, che in le nostre differenze in oggetto di scambio discorsivo
realtà furono guerre civili europee, sono un buon senza farci dominare dal timore del relativismo. È
esempio dell’incapacità di convivere con le nostre necessario parlare di queste differenze e non tentare
differenze. Ritengo quindi che sia della massima di omogeneizzarle dentro una concezione dell’identità
importanza ripensare l’identità europea in stretta europea falsamente unitaria e, a mio avviso, auto-com-
relazione con la questione della diversità, vale a dire piacente. Penso che occorra affrontare i paradossi del-
con i temi del genere e dell’identità multiculturale l’esclusione e dell’affermazione, di potere e di verità,
da un punto di vista europeo. che stanno al cuore di questa ricerca di identità, spe-
In terzo luogo, non possiamo dare per scontato che ci cialmente nel contesto europeo. Questo significa che
sia un consenso sul concetto di identità europea. per poter sostenere una nuova identità legata al pro-
Siamo piuttosto di fronte a un ampio ventaglio di posi- getto dell’Unione europea, occorre andare verso un
zioni diverse. Le divergenze sono tali e tante da non concetto postnazionalistico di identità culturale.
consentire neanche un tentativo di trovare una posi-
zione comune. Il punto di maggiore attrito è la deter-
minazione dei criteri con cui arrivare a una possibile e 2. La dimensione storica
condivisibile definizione di Europa. A sostegno della definizione postnazionalista dell’i-
C’è quindi la necessità di un confronto sui dati di par- dentità europea – e delle forme di cittadinanza flessi-
166 167
tenza su cui postulare l’identità europea. La mia posi- bile che essa comporta – credo occorra ritornare alle
zione, che presento come una proposta di dialogo, si radici storiche del progetto dell’Unione europea
basa due assunti di fondo: all’indomani del fascismo e del nazismo e dopo il
1. Non considero le basi dell’identità come fonda- disastro della II guerra mondiale.2 Le forze politiche
menta inamovibili, sacre o di natura essenzialista – e morali che si raccolsero intorno al progetto
qualsiasi tipo di essenzialismo, biologico, fisico-geo- dell’Unione europea nel dopoguerra – dagli antifa-
grafico o storico che sia. Al contrario, le considero scisti che avevano fatto la resistenza come Altiero
come il frutto dello stesso gesto che le colloca come Spinelli e Ursula Hirschmann ai leader post-bellici –
un punto di ancoraggio per alcuni tipi di pratica tentavano di impedire che potesse mai piú ripresen-
sociale e discorsiva. Di conseguenza, la domanda che tarsi il fascismo europeo. Per mettere fine alle guerre
pongo rispetto all’identità culturale europea non è civili inter-europee occorreva fare i conti con il virus
quella essenzialista: “Che cos’è” .È, invece, una inter- del nazionalismo europeo comparso un secolo prima.
rogazione critico-genealogica, cioè: “Come è costitui- Come scrive Altiero Spinelli:3
ta? Da chi? In quali circostanze? A quali fini?”.
2. Ritengo che i criteri – qualsiasi possano essere – Noi non facciamo che ripetere delle idee antiche
influenzino anche il tipo di strategie che potrebbero quando parliamo di federazione europea, ma
venir proposte come misure per realizzare una dimen- siamo forse tra i primi a pensare che la nostra
sione europea del confronto sull’identità. Ogni defini- generazione, avendo bevuto fino all’ultima goccia
zione contiene le sue stesse soluzioni e i suoi piani stra- la coppa dell’Europa dei nazionalismi, deve assu-
tegici; per questo, è della massima importanza. mersi il compito di condurre i nostri popoli fuori
Nell’affrontare quindi queste complesse questioni, da questo sistema infernale.
Nuovi soggetti nomadi Genere, identità e multiculturalismo in Europa

L’Unione europea fu un progetto di conservazione e Spinelli nei suoi scritti autobiografici, e nella sua cele-
in quanto tale aveva anche l’obiettivo di dare impul- brazione della vita e delle opere di Ursula Hirchmann.
so alla ricostruzione dell’economia europea devasta- Il progetto dell’Unione europea è connesso all’ebrai-
ta dalla guerra in opposizione ai paesi dell’Est domi- smo in rapporto alla diaspora – e al conseguente senso
nati dall’Unione Sovietica. In questa chiave, fu una di cosmopolitismo – grazie proprio alla sua esplicita
pedina d’importanza primaria sullo scacchiere della critica dell’identità nazionale e all’accento che pone
guerra fredda. sul superamento del nazionalismo. Gli ebrei incarnano
A mio avviso, il progetto stesso dell’Unione europea è un tipo di cosmopolitismo che può arrivare a configu-
una manifestazione molto evidente del declino storico rare una forma di soggettività sovranazionale. Da que-
degli Stati-Nazione europei: si tratta, in altri termini, di sto punto di vista molto specifico, l’intellettuale ebreo,
un progetto postnazionalista. A sostegno di questa tesi come il federalista europeo, può agire come colloca-
vorrei sottolineare che sul Continente (cioè Gran zione di una soggettività illuminata e antifascista, che
Bretagna esclusa), a rappresentare l’opposizione non definisce il suo Paese soltanto in base a elementi
all’Unione europea c’è, da un lato, la destra autorita- topologici o territoriali. Si tratta di un senso dell’essere
ria, in particolare il Fronte Nazionale francese di Jean- europei che si propone come unito e non-nazionalista
Marie Le Pen e i suoi simpatizzanti, tra i quali la destra nel suo appartenere alla diaspora.
austriaca di Joerg Haider; dall’altro la sinistra nostalgi- Sia chiaro che non sto metaforizzando la figura dell’e-
ca, che sembra avvertire la mancanza dell’internazio- breo, né intendo utilizzarla come una icona già pronta
nalismo proletario. Dalla mia posizione di intellettuale per la figura del senza patria o senza radici. Sarebbe un
femminista di sinistra, devo dire che la Sinistra è stata abuso e una posizione al limite della moralità. Sono
spesso incapace di reagire con energia e capacità di ben consapevole dell’enorme prezzo in termini umani
168 169
prefigurazione a un’evidenza storica: la crescente irri- e storici che i cittadini e i soggetti ebrei hanno dovuto
levanza, nel contesto odierno, delle modalità della pagare per la loro condizione di apolidi. La riflessione
prassi e del pensiero eurocentriche e pseudo-universa- di Hannah Arendt sui paria, gente senza stato che non
listiche. In questo contesto, occorre una maggiore luci- ha diritto ad avere nessun diritto, è particolarmente
dità e la capacità di rinnovare il senso della strategia significativa a questo riguardo. Non uso dunque l’iden-
politica. Un processo cui possono servire d’ispirazione tità ebraica nel suo significato metaforico ma come un
i movimenti femministi, pacifisti e antirazzisti. punto di vista situato sulle questioni dell’identità. In
altri termini, vedo la sua rilevanza non in termini essen-
zialistici, piuttosto come una posizione della soggetti-
3. La questione ebraica vità di piú ampia significanza. Com’è noto, la cosiddet-
Il progetto dell’Unione europea è però legato a que- ta “politica della collocazione” (cui tornerò tra breve)
stioni di differenze etniche e di altro tipo anche attra- fa parte della metodologia femminista per la quale le
verso un’altra dimensione storica di enorme importan- collocazioni di soggettività diasporiche costituiscono
za, la cosiddetta “questione ebraica”. La sconfitta un precedente storico estremamente significativo.
dell’Europa nella II guerra mondiale fu morale oltre
che politica. La bancarotta morale dell’identità euro-
pea è uno degli effetti dello sterminio perpetrato con- 4. L’Unione europea come risposta
tro gli ebrei, i gitani e le altre popolazioni zingare, alla globalizzazione e alle sue sfide
come anche della persecuzione di omosessuali e comu- La figura del soggetto diasporico – storicamente lega-
nisti da parte dei regimi nazisti e fascisti dell’Europa ta alla ebraismo – ha subito notevoli mutazioni nell’e-
durante la II guerra mondiale. Come sostiene Altiero ra della globalizzazione. Nell’ambito di un mondo e
Nuovi soggetti nomadi Genere, identità e multiculturalismo in Europa

di un ordine economico che fanno perno sulla cosid- con la chiusura dei suoi confini; l’introduzione della
detta “libera” circolazione delle merci di consumo, la cittadinanza comune e della moneta unica europea va
modalità diasporica si è molto diffusa. L’ordine mon- di pari passo con una crescente frammentazione inter-
diale postcoloniale e il processo dell’economica trans- na agli stati e una deriva regionalista; una nuova iden-
nazionale, con i suoi complessi effetti di globalizzazio- tità, sedicente postnazionalista, è costretta a convivere
ne, aprono un nuovo capitolo nella storia del declino con il ritorno della xenofobia, del razzismo e dell’anti-
degli Stati-Nazione europei in quanto princípi orga- semitismo. La regola dell’aut-aut non funziona nella
nizzativi economici e politici. L’emergere della “fron- postmodernità: una cosa e il suo opposto possono
tiera” elettronica e delle autostrade informatiche darsi simultaneamente.
accelerano ancor di piú il processo di de-materializza-
zione dello Stato-Nazione.
Un declino che, ben lungi dall’essere considerato da 5. Per una identità europea postnazionalista
tutti un passo avanti, ha generato anche un’ondata Credo dunque che la ridefinizione dell’identità euro-
di nostalgia che appare come una delle principali pea non possa non partire dall’accettazione del decli-
caratteristiche della politica contemporanea. Il no dell’eurocentrismo. Come afferma Luisa Passerini:
discorso politico nostalgico si coglie con molta chia-
rezza nel dibattito sulla cittadinanza europea e l’im- Deve essere pienamente assunta la perdita di ruolo
migrazione. Il progetto dell’unificazione europea in che l’Europa vantava come “centro”, a vantaggio
realtà ha scatenato una serie di reazioni che sono della ricerca delle sue specificità culturali, senza pre-
allo stesso tempo razziste e antieuropee. tendere alla superiorità.5
Come sostiene Stuart Hall, la grande resistenza contro
170 171
l’Unione europea – come pure la diffidenza degli Stati “Europa” oggi significa un luogo di possibile resistenza
Uniti verso questo processo – appare come una rispo- politica contro nazionalismo, xenofobia e razzismo,
sta difensiva al processo di effettivo superamento della che accompagni il processo della federazione europea.
realtà, ma anche dell’idea stessa, degli Stati-Nazione L’Unione europea non implica invece necessariamen-
europei. Effetti di questo atteggiamento sono la para- te la ridefinizione degli Stati nazionali in favore di un
noia nazionalista e le paure xenofobe, forme dell’at- sistema federale.
tuale “razzismo culturale europeo”. Che però attivano Il senso d’identità postnazionalista va messo in relazio-
anche una frammentazione delle identità nazionali ne con la categoria politica della cittadinanza flessibi-
piú vaste in sub-identità regionali e localistiche. Il le, cioè a un concetto di cittadinanza e di identità mul-
paradosso della simultaneità di questi due processi – la ticulturale nell’ambito della “nuova” Unione europea.
globalizzazione e la frammentazione – va considerato La storia del nazionalismo europeo si accompagna
come uno dei tratti distintivi del nostro tempo e credo alla autoproclamata “missione” degli europei a rap-
che sarà necessario analizzarne gli effetti sulle donne e presentarsi come “il” centro, cioè alla loro pretesa
la cittadinanza femminile. universalistica. L’Europa come potenza mondiale ha
Come sostiene Sheila Benhabib,4 la ridefinizione dei praticato un cannibalismo metafisico, una consunzio-
confini dell’Europa e la relativa fluidità del concetto di ne degli Altri. Gli Altri, come elemento costitutivo,
identità europea sono un segno dei tempi e, sono il complemento speculare del soggetto della
nell’Europa del nostro presente, coincidono con il modernità. Parliamo delle donne, dell’alterità etnica
rifiorire di micro-nazionalismi. Seguendo i meccanismi o definita in base alla razza, e dell’ambiente naturale,
schizoidi della globalizzazione – o capitalismo avanzato compresi gli animali, le piante o le foreste. Essi hanno
che dir si voglia – l’unificazione dell’Europa coincide costituito rispettivamente: il secondo sesso o il com-
Nuovi soggetti nomadi Genere, identità e multiculturalismo in Europa

plementare sessuale dell’Uomo; il “colorato” o “altro” privilegiati”. Per dirla altrimenti, essi agirebbero la
per definizione, che consente agli europei di imporre dimensione collettiva senza fare riferimento a una
la loro whiteness, il loro essere bianchi, come il tratto sfera del potere politico centralizzata e omogenea.
distintivo dell’umanità; e l’ambiente fisico contro il Questa nozione della nazionalità potrebbe dunque
quale sarà usata e sviluppata la tecnologia. portare a un nuovo concetto di politica, non piú legata
Questi Altri sono di importanza fondamentale per la allo Stato-Nazione.
costituzione dell’identità del Medesimo: gli sono strut- Si tratta ovviamente di un concetto di cittadinanza solo
turalmente connessi – anche se per negazione. L’uno ipotetico e, peraltro, fortemente contestato. Tuttavia,
non può agire senza l’altro, per cui la ridefinizione assumerlo potrebbe offrirci un terreno sia per far cre-
dell’identità europea pone inevitabilmente la questio- scere il potenziale progressista dell’Unione europea
ne dello statuto sociale e discorsivo della “differenza”, sia per consentirci di fare i conti con gli effetti che la
sia nell’accezione della differenza sessuale sia per globalizzazione sta avendo su tutti noi. Effetti che si
quanto riguarda la diversità etnica. possono ricondurre a un’unica idea centrale: la fine
Una radicale ristrutturazione dell’identità europea in delle identità pure e salde, la creolizzazione, l’ibrida-
senso postnazionalista può essere concretamente tradot- zione. Un’Europa multiculturale, in cui i “nuovi” euro-
ta in una serie di forme flessibili di cittadinanza che pos- pei possono collocarsi insieme agli altri.
sano consentire l’acquisizione di uno statuto legale agli Si tratta di una sfida che gli europei e le europee pro-
Altri, cioè a tutti i tipi di cittadini ibridi. In caso contra- gressisti e dotati di spirito critico possono raccogliere e
rio, l’Europa avrà meritato l’etichetta di “Fortezza tentare di mettere in pratica. La cittadinanza europea
Europa”. Quindi, come suggerisce Saskia Sassen,6 inve- multiculturale è certamente una delle direzioni in cui
ce di continuare le discussioni, spesso fortemente pre- possiamo crescere: è una delle possibili forme del sog-
172 173
concette, sulla “questione immigrazione” – con le sue getto che possiamo diventare.
frequenti derive verso la visione dell’Islam come minac-
cia – sarebbe molto piú produttivo ridefinire i termini
del dibattito. Smantellando il sistema binario noi/loro 6. Sull’immaginario sociale
in modo da disarticolare una nozione forte e definita di Il senso di identità europea postnazionalista e di citta-
cittadinanza europea a favore di una rete efficacemente dinanza flessibile non nasce spontaneamente e in
differenziata di affiliazioni e lealtà. Un processo che qualche modo si tratta persino di un concetto che va
potrebbe avere come esito per i cittadini degli Stati contro il nostro istinto. Richiede quindi un sforzo in
membri dell’Unione europea la disconnessione dei tre piú per realizzarsi. Non voglio certo sottovalutare il
elementi cui in precedenza facevamo riferimento: fatto che stiamo già in parte vivendo secondo modalità
nazionalità, cittadinanza, identità nazionale. postnazionaliste e in uno spazio sociale postnazionali-
Per la pratica legale e sociale della cittadinanza, questo sta, condizione dovuta in parte dagli indubbi effetti
sarebbe un elemento molto piú dirompente di quanto della globalizzazione, del conformismo e dell’omoge-
non si creda. Secondo Ulrich Preuss,7 un concetto di neizzazione delle culture indotta dalle telecomunica-
nazionalità europea cosí sganciata dai fondamenti zioni. Tuttavia, è un processo connesso anche all’im-
nazionali aprirebbe la strada a un nuovo tipo di società patto dell’Unione europea sulle strutture legali, eco-
civile, oltre i confini di ogni singolo Stato nazionale. nomiche e culturali nelle quali agiscono la maggior
Qualora una nozione di alienage di questo tipo diven- parte degli abitanti dell’Europa. L’impatto degli scam-
tasse una parte integrante della nazionalità bi educativi, scientifici e culturali è molto significativo
nell’Unione europea, secondo Preuss tutti i cittadini e l’entrata in vigore della moneta unica farà il resto.
europei si troverebbero in una condizione di “stranieri Penso che sia proprio il ruolo piuttosto consistente
Nuovi soggetti nomadi Genere, identità e multiculturalismo in Europa

che istanze postnazionaliste giocano nella nostra vita La domanda a questo punto diventa: come sviluppare
sociale a generare una reazione contraria, che si mani- questo tipo di nuovo immaginario sociale? Innanzitutto,
festa nei vari tipi di rivendicazione d’identità venate di partendo dalla consapevolezza che è un progetto e non
nostalgia che proliferano in tutta l’Europa. un dato. Ma allo stesso tempo, sapendo che questo non
Il problema, che riguarda sia l’impatto delle struttu- lo rende utopico nel senso di iper-idealistico. Anzi, pro-
re postnazionaliste sia gli spazi sociali, da un lato, e prio il contrario: si tratta di una realtà sociale potenziale
dall’altro le complesse reazioni che provocano, è che che può essere resa fattuale dallo sforzo comune di cit-
noi già viviamo immersi in questo contesto. Ma, tadini attivi e desideranti. Se invece proprio in questo si
quando si tratta di “pensarlo”, i nostri schemi menta- riscontrasse il suo carattere utopico, lo sarebbe nel
li ci fanno deragliare verso modalità tradizionali di senso positivo dell’utopia definito da Benhabib: la
pensiero che non ci consentono di essere all’altezza necessaria dose di prefigurazione senza la quale nessun
dei paradossi e della complessità del presente. Ci progetto sociale può decollare e raccogliere consensi.
manca un immaginario sociale che rifletta in modo Nella ricerca di modi e mezzi per realizzare questo
adeguato la realtà sociale che stiamo già sperimen- progetto, la ricerca di genere può fornire qualche
tando, che è quella di un sentimento identitario importante elemento di analisi e alcuni contributi
europeo postnazionalista. Non siamo finora riusciti a metodologici.
sviluppare delle rappresentazioni adeguate e positive
della nuova condizione trans-europea che sperimen-
tiamo in questo Continente. C’è dunque una insuffi- 7. La rilevanza della “gender theory”
cienza sul piano dell’immaginario sociale che allo Gli studi femministi e di genere possono fornire un
stesso tempo alimenta e sostiene la cautela politica e contributo specifico alla definizione antirazzista e post-
174 175
le resistenze che vengono mobilitate contro il pro- nazionalista della nuova Unione europea.11
getto politico europeo. In questo contesto, utilizzo il gender (genere) come
La difficoltà, almeno in parte, va imputata alla man- principale metodo di analisi e non come indicatore
canza di uno “specifico europeo”: nel senso di un delle forme tematiche della mia ricerca: la “gender
dibattito pubblico sull’Unione europea, nei termini research” non riguarda in prima istanza gli studi
in cui lo propone Habermas nella sua critica all’as- “sulle” donne in quanto disciplina che si fonda sul
senza di una sfera pubblica europea. Che si riflette capitale storico accumulato dai movimenti delle
nell’assenza, piuttosto scioccante, di ciò che definisco donne nel mondo o sulla sua ricchezza discorsiva.
immaginario sociale europeo. Autori diversi come Ritengo che la rilevanza della categoria di gender sia
Luisa Passerini,8 Mény9 ed Edgar Morin10 segnalano il definibile in questi termini:
problema da differenti punti di vista. Passerini lamen- a) il gender è uno strumento che consente una messa
ta una mancanza di coinvolgimento emotivo nella a fuoco delle interconnessioni tra il sé e l’altro, la cul-
dimensione europea da parte dei cittadini dello spa- tura e la società, il sociale e il simbolico o la dimensio-
zio sociale che identifichiamo come Europa. Per ne della rappresentazione. Piú specificamente, esso
Meny, il problema è piuttosto la mancanza di immagi- sottolinea l’importanza cruciale della disidentificazio-
nazione e di forza prefiguratrice da parte di coloro ne dalla norme canoniche e dominanti dell’identità
che hanno il compito di procedere alla costruzione come passo verso la ridefinizione del ruolo, tra i sessi
politica dell’Unione europea. Per Morin, l’Europa è ma anche all’interno dei sessi. Altrove ho scherzosa-
poco amata e, in qualche modo, anche non desidera- mente definito le femministe come “le donne post-
ta, “une pauvre vieille petite chose”, come una vec- Donna”: per dirla altrimenti, il soggetto del femmini-
chia zia da accudire, ma decisamente poco sexy. smo non è la Donna come complementare all’Uomo e
Nuovi soggetti nomadi Genere, identità e multiculturalismo in Europa

sua alterità speculare; è piuttosto un soggetto, com- smo. È proprio contro questa fuga nell’astrazione, che
plesso e prismatico, che ha preso le distanze da quella serve solo a perpetuare la costruzione e la consunzio-
istituzione che è la femminilità. “Lei” non corrisponde ne dell’alterità speculare, che le femministe hanno
piú al secondo sesso oppresso e privo di potere – figu- proposto l’adozione di punti di vista “situati” e hanno
razione che è il riflesso creato dal soggetto maschile applicato la cosiddetta “politica della collocazione”.
nella sua postura e impostura universalistica – “lei” è il
soggetto di tutta un’altra storia, un soggetto nel suo
farsi, una donna post-Donna che potrebbe anche non 8. La politica della collocazione
essere una “lei” in alcuno dei significati classici di que- Il concetto di politica della collocazione è allo stesso
sto termine. Si potrebbe dire: una mutante, e fiera di tempo analitico e normativo: in primo luogo, ci aiuta a
esserlo. Comunque sia, il soggetto femminista è chi ha definire le strutture identitarie in termini di specifiche
subito qualche fondamentale metamorfosi.12 collocazioni di classe, razza, nazionalità, età e prefe-
b) La teoria del gender evidenzia l’importanza di una renze sessuali. In secondo luogo, ci fornisce un quadro
politica della vita quotidiana – che Foucault teorizza in di riferimento dentro il quale sviluppare una analisi
termini di “microfisica del potere” – e resta fedele alla politica delle differenze tra donne, nell’ambito delle
nozione che il personale è politico. Tutto ciò ha delle stesse linee di individuazione. Quindi, la “politica della
implicazioni rispetto a una prospettiva femminista collocazione” è una metodologia attraverso la quale si
situata ed europea. Data l’eredità del colonialismo possono inserire anche le differenze di potere tra
infatti, è molto piú facile per gli europei fare i conti donne in un quadro piú ampio, che definisce il potere
con le questioni sociali relative a luoghi lontani che come una rete di effetti interconnessi. Altrove ho rilet-
affrontare in modo diretto i problemi di casa propria. to questo concetto alla luce della teoria di Michel
176 177
Il movimento femminista in questo non è un’eccezio- Foucault sulla “microfisica del potere”. Piú recente-
ne: quanto del nostro tempo e delle nostre energie mente Donna Haraway lo ha rielaborato in termini di
spendiamo, per esempio, per riflettere sulle terribili “saperi situati”.13 Le implicazioni della politica della
condizioni di donne di altri paesi e altre culture come collocazione sono significative:
se il nostro status quo fosse davvero perfetto? La “politi- a) essa definisce il gender come un approccio meto-
ca della solidarietà femminista” – personificata in figu- dologico segnato dalla politica, che mette in evidenza
re di spicco del femminismo, come Simone de l’importanza delle differenze tra sessi, razze, culture,
Beauvoir – è modellata sul cosmopolitismo internazio- classi di età e altre importanti variabili sociali. Inoltre,
nale marxista. In un’ottica femminista piú vicina a noi, l’analisi di genere funge da elemento di connessione
queste “macro-narrazioni”, o grandi gesti retorici, tra le differenze e le questioni relative al potere, la
appaiono curiosamente disincarnati e fuori fuoco, titolarità giuridica e discorsiva e la costruzione dell’i-
come sguardi lanciati dal luogo del nulla. O, come li dentità individuale.
definisce Donna Haraway, “Scherzi di Dio”. Non a b) La ricerca di genere interseca questioni di multicul-
caso, donne di colore come Chandra Mohanty, ci turalismo e di identità postcoloniali. Gender e appar-
hanno messo in guardia in termini molto netti sull’abi- tenenza etnica sono variabili che si giocano su molti
tudine etnocentrica di costruire la “donna del terzo livelli ma che allo stesso tempo sono profondamente
mondo” oppure “la donna dell’Europa dell’Est o dei inter-connesse, specialmente nel contesto storico spe-
Balcani” come oggetto di oppressione che ha bisogno cifico della postmodernità. Uno dei cambiamenti piú
del nostro sostegno. Spivak ha paragonato questa strutturali introdotti dalla postmodernità è che, a
forma di “solidarietà” al paternalismo benevolo, un causa dell’avvento delle società multiculturali, è diven-
atteggiamento che ha molto a che fare con il coloniali- tato necessario spostare l’asse del dibattito politico
Nuovi soggetti nomadi Genere, identità e multiculturalismo in Europa

dalle differenze tra le culture alle differenze interne dato che mi colpisce maggiormente nelle politiche
alla stessa cultura. E la critica femminista in campo emancipazioniste è il loro carattere implicitamente
sociale è acutamente consapevole di questa necessità. conservatore: non si mette in discussione lo status quo,
Uno dei principali paradossi della nostra condizione lo si critica soltanto per le sue consolidate abitudini di
storica diventa quindi il terreno mobile sul quale “cen- separatismo maschile. Le femministe empiriche si
tro” e “periferia”, “differenza” e “identità”, si mettano schierano senza incertezze e in qualche caso anche, a
in relazione reciproca in modo da sconfiggere le mio avviso, in modo acritico, dalla parte della rappre-
modalità di pensiero dualistiche o oppositive e da sentanza istituzionale, come se “inserire” le donne
richiedere invece articolazioni piú sottili e dinamiche. fosse sufficiente. Questo significa non lasciare spazio
c) In quanto tale, la ricerca di genere offre strumenti a nessun tipo di critica piú generale sul potere gene-
significativi per pensare il “nuovo” spazio sociale euro- rato dalle ineguaglianze tra i sessi. Inoltre, nella sua
peo. Questo implica una visione dell’Unione europea strenua determinazione di raddrizzare la bilancia dei
come uno spazio totalmente antirazzista, esattamente poteri a favore delle donne, questa politica spesso
il contrario del vecchio sogno egemonico che ha gene- finisce per trascurare le enormi differenze che esisto-
rato l’idea della “Fortezza Europa”. no tra le stesse donne. Paradossalmente quindi, la
Dobbiamo essere consapevoli del pericolo costituito dal diversità non è un problema di qualche importanza
tentativo di ricreare un centro sovrano attraverso una per le femministe empiriche.
nuova federazione europea. Un pericolo noto anche, 2. In quanto strategia, la teoria del feminist standpoint15
appunto, come la sindrome da “Fortezza Europa”. consiste nell’interrogare le forme di potere, diverse e
allo stesso tempo specificamente sessuate, che si mani-
festano ai differenti livelli della vita istituzionale, com-
178 179
9. Epistemologia femminista presa la produzione di scienza e conoscenza.
La ricerca di genere costruisce un tipo diverso di capa- Attraverso la critica della struttura epistemica delle
cità teoretica e metodologica. Nel suo importante lavo- discipline scientifiche, o le regole stesse del gioco della
ro di sintesi sulle scuole di pensiero dell’epistemologia rappresentanza politica, questa metodologia fa appello
femminista, Sandra Harding14 propone una distinzio- ai contributi specifici che le donne possono fornire.
ne in tre campi: l’empirismo femminista, la teoria del Concretamente, questo significa attivare politiche
feminist standpoint e il postmodernismo femminista. mirate che possano favorire le donne tramite un’am-
1. Come strategia politica, l’empirismo femminista pia gamma di misure ad hoc. Tuttavia, ciò che costitui-
produce le politiche di eguaglianza ed equità tra i sce il punto di forza di questa posizione può facilmen-
sessi che vanno sotto l’etichetta di emancipazionismo. te trasformarsi nella sua debolezza: molti scienziati,
Si tratta di politiche che spesso si traducono in misure comprese delle donne, si sono detti scettici sull’affer-
di pari opportunità per le donne nella sfera pubblica, mazione che l’essere donna può fare, di per sé, la dif-
al fine di garantire l’effettiva partecipazione delle ferenza. Questa scuola di pensiero femminista, dal
donne e il riconoscimento del significato e del contri- canto suo, punta molto sulla differenza. E mette in
buto che potrebbero dare alla causa dell’unificazione gioco due concetti interconnessi: l’importanza della
europea. Il che richiede efficaci misure in favore del- “esperienza” delle donne, come deposito cui attingere
l’uguaglianza dei sessi a tutti i livelli della piramide energia scientifica e sociale; e l’idea che questa ener-
sociale, assicurando un’attenzione particolare ai setto- gia non venga tenuta in sufficiente considerazione
ri meno privilegiati della popolazione femminile, in nella pratica scientifica. Per quanto concerne la que-
particolare alle migranti, alle donne in posizione di stione della differenza, la si considera come un prodot-
marginalità sociale o economicamente svantaggiate. Il to dell’accumulazione storica di schemi sociali diffe-
Nuovi soggetti nomadi Genere, identità e multiculturalismo in Europa

renziali o discriminatori rispetto alle donne. Nel corso mente necessari al sistema dominante della significa-
dei secoli, questo accumulo ha prodotto una costruzio- zione. Di conseguenza, è importante disincagliare il
ne sociale della differenza femminile e una sua istitu- concetto e le pratiche sociali della differenza dalla
zionalizzazione. Differenza dunque che non è solo bio- ragnatela di relazioni di potere e dominio nella
logica né totalmente genetica, ma intrecciata con le quale hanno cosí a lungo funzionato. Nel femmini-
configurazioni sociali, culturali e storiche. Inoltre, smo europeo, abbiamo messo in evidenza la critica
queste studiose femministe considerano la differenza della differenza come uno dei nodi cruciali che ten-
come una risorsa, non un segno peggiorativo o un gono insieme potere e violenza, un nesso che ha
marchio dell’oppressione. Essere differenti da un siste- esercitato un’enorme influenza sulla visione del
ma nei confronti del quale si esprime un giudizio criti- mondo dell’Europa, anche in episodi bui della
co non costituisce solo uno svantaggio: rappresenta nostra storia, come il colonialismo e il fascismo. La
anche una posizione epistemologica e morale. Come differenza è troppo importante per essere lasciata
gli altri gruppi oppressi, le donne “ne sanno di piú”. nel territorio del relativismo e della frammentazio-
Occorre riacquisire questa ricchezza epistemologica, ne: deve essere considerata come un concetto ege-
di sguardo e di conoscenza, per reinvestirla nella pro- monico e trasformata in base di partenza per diffe-
duzione del sapere scientifico o nelle pratiche sociali. renti pratiche di differenza.
È l’insieme accumulato dell’esperienza alternativa Questo punto appare di particolare rilevanza se consi-
delle donne che può fornire il materiale e la capacità deriamo l’attualizzazione delle definizioni determini-
di analisi necessari a ripulire la scienza, le pratiche stiche della “differenza”, per l’impatto della ricerca
sociali e la politica dalla loro parzialità maschilista. È genetica e dei progressi delle biotecnologie.
questo il “progetto scientifico del successore”. Nelle Dal punto di vista politico, il femminismo postmoder-
180 181
sue versioni postcoloniali e di black feminism, questa nista è molto critico nei confronti delle “politiche
teoria epistemologica mette in luce l’importanza della identitarie” e di qualsiasi altra affermazione di contro-
collocazione, dell’appartenenza etnica e razziale nella identità, perché teme un rovesciamento dialettico e il
produzione di sapere, schierandosi con forza a favore riemergere di quelle stesse opposizioni binarie che la
di una pratica scientifica piú allargata e inclusiva. gender theory si ritiene stia sottoponendo a critica.
Poiché mi definisco io stessa una “essenzialista strategi- Il femminismo decostruzionista offre invece una piat-
ca”, ritengo che se postuliamo la “differenza” come taforma per una politica della diversità, perché affer-
progetto, e non come un dato, questo approccio può ma la necessità di sabotare ogni tentativo di tornare ad
aprire strade che risulteranno positive ben al di là assumere in forma essenzialista categorie come gene-
delle donne in carne e ossa. re, razza, appartenenza etnica, età o qualsiasi altro pre-
3. Il femminismo postmodernista, a partire dalle teo- sunto dato “naturale”. È impegnato in una radicale
rie poststrutturaliste, psicoanalitiche e decostruttivi- politica di resistenza, che si propone libera da qualsiasi
ste, fa un passo in piú nell’analisi politica della “dif- pretesa di purezza, ma rinuncia anche al lusso del
ferenza”: prende in considerazione gli Altri, sia nel- senso di colpa. Questa teoria si sforza di pensare la
l’accezione di referenti empirici e simbolici di una simultaneità di effetti sociali e testuali potenzialmente
funzione sociale peggiorativa, sia in quanto agenti di contraddittori, che tagliano in modo trasversale le
significazione, dato che contribuiscono alla defini- modalità canoniche del pensiero e le opposizioni dua-
zione del soggetto per negazione. Per dirla altrimen- listiche o essenzializzate. Tuttavia questa simultaneità
ti, il marchio della differenza svolge l’importante non deve essere confusa con i facili parallelismi e l’ar-
ruolo di definire e dividere i soggetti. Ma questo gomentazione analogica. Affermare che genere, razza,
implica anche che gli altri differenti sono struttural- appartenenza etnica, età e cosí via siano assi potenti, o
Nuovi soggetti nomadi Genere, identità e multiculturalismo in Europa

variabili, non significa cancellare le differenze tra cia- la cultura, gioca un ruolo costitutivo. Porre l’accento
scuna di esse. Il termine chiave qui è: complessità. sul ruolo che il desiderio e la fantasia giocano nella
Qualsiasi tesi sulla molteplicità che non tenga conto costituzione dell’identità offre il vantaggio di non
della complessità, vale a dire delle dissonanze interne, separare l’affettività o le emozioni dalla ragione e dal
risulta essere soltanto una variazione quantitativa del giudizio morale. Per me si tratta di un vantaggio per-
pensiero unidirezionale. ché le questioni connesse all’identità, in particolare
Per sintetizzare la politica decostruzionista potremmo al genere, la nazionalità o l’identità etnica, tendono a
dire che tutte le decostruzioni sono uguali, ma qualcu- essere cariche di implicazioni emotive e di una forte
na è piú uguale di altre. Perché laddove la decostruzio- affettività. L’aspetto positivo dell’affettività è che essa
ne di categorie come mascolinità, appartenenza alla mobilita l’immaginazione e il desiderio, offrendo
razza bianca, eurocentrismo è fine a sé stessa, la deco- cosí delle grandi opportunità al processo di trasfor-
struzione delle categorie minoritarie – come le ridefi- mazione delle identità, trasformazioni che correran-
nizioni femministe di femminilità o quelle antirazziste no parallele al piú ampio processo di cambiamento
di appartenenza alla razza bianca o ancora le ridefini- in corso oggi in Europa.
zioni postnazionaliste di Europa – sono gesti affermati- Reintrodurre il concetto classico di “passioni” nel
vi con un grande potenziale. Essi devono essere soste- dibattito politico può essere dunque un passo avanti in
nuti da una forte oggettività. Alcune nozioni devono una fase in cui razzismo e xenofobia rendono polariz-
essere decostruite per essere messe nel cassetto una zata e potenzialmente esplosiva la discussione sull’i-
volta per tutte. Altre devono essere squadernate per dentità europea. È un concetto che politicizza e allo
svelarne l’insita complessità in modo da produrre con- stesso tempo fornisce uno spessore concettuale alla
troproposte positive e forti e misure efficaci a sostegno dimensione dell’immaginario sociale.
182 183
di politiche alternative in campo sociale. La teoria femminista, partendo dall’assunzione della
L’elemento paradossale è che occorre asserire la posi- priorità dell’esperienza, altrimenti detta politica
tività di queste alternative ma allo stesso tempo evitare della vita quotidiana, ha l’indubbio vantaggio di sot-
ridefinizioni essenzialiste. tolineare il ruolo dell’affettività, del desiderio, della
sessualità e dei molti, complessi e potenzialmente
contraddittori modi nei quali si intersecano con il
10. Prima parziale conclusione potere, le questioni della titolarità, dell’inclusione e
La differenza di genere/sessuale è cruciale per la for- dell’esclusione, del dominio, la seduzione, il consen-
mazione dell’identità in quanto fornisce il quadro di so e la resistenza. Ritengo che le studiose femministe
riferimento teorico sia per spiegare sia per accompa- abbiano fornito un contributo non effimero allo stu-
gnare il processo di disidentificazione dalle identità dio della identità e della soggettività, proprio for-
dominanti. È un processo che si riferisce a molteplici nendo quadri di riferimento, cogenti e innovativi,
differenze: quelle tra uomini e donne, ma anche alle attraverso i quali i processi che Anthony Giddens
molte differenze tra le donne stesse, incluse quelle di definisce di “trasformazione della sfera intima”
nazionalità, appartenenza etnica o di razza. Nella mia diventano i materiali di cui è fatta la teoria sociale. Il
riflessione, gioca un ruolo importante la definizione femminismo ha sviluppato una nuova economia poli-
dell’identità che dà la psicoanalisi: qualcosa di scisso tica dei desideri e dell’affettività umana. Il lavoro sul-
e differenziato al suo interno. Questo significa che il l’immaginario sociale, politico ed erotico svolto da
“soggetto del femminismo” non è una entità cartesia- teoriche femministe e del gender è di grande rile-
na, ma piuttosto un soggetto non razionalista, per il vanza e meriterebbe un ulteriore approfondimento,
quale il desiderio, mediato attraverso il linguaggio e che esula però dai limiti di questo saggio.
Nuovi soggetti nomadi Genere, identità e multiculturalismo in Europa

11. La rilevanza della questione europea in/come filosofia voglio solo aggiungere che nella fase post-1989, dopo la
Un secondo contributo in termini di precedenti o di fine della guerra fredda, è diventato finalmente possibi-
modelli metodologici ce lo fornisce la tradizione filo- le, oltre che necessario, pensare la geopolitica della
sofica che ha trasformato il concetto di Europa in un filosofia europea con maggiore libertà e lucidità di
dibattito-chiave in campo teorico. quanto sia stato possibile fare prima.
È difficile valutare fino a che punto “Europa” sia un Avremmo bisogno di uno studio molto piú dettagliato
concetto filosofico e, al contrario, fino a dove si è spin- sugli effetti della guerra fredda e della divisione
ta la filosofia nella costruzione dell’identità europea. dell’Europa dalla fine della II guerra mondiale sulla
Nell’ambito che gli studiosi anglosassoni sommaria- pratica istituzionale della filosofia. Penso che un reso-
mente definiscono “filosofia continentale”, la questio- conto genealogico di questo tipo sarebbe estrema-
ne della crisi della filosofia, della sua funzione, scopo e mente utile per storicizzare, contestualizzare e quindi
rilevanza sociale, è sempre all’ordine del giorno. Il che fare il bilancio dei cambiamenti che stanno avvenen-
significa che i temi dell’identità, della titolarità e del do nel campo del pensiero filosofico a partire dal
potere sono terreno intrinseco della pratica filosofica 1989 e nel progetto dell’integrazione europea
del pensiero critico. Nel periodo seguito alla II guerra nell’Unione europea. Il nodo che mi sembra piú pro-
mondiale e alla bancarotta morale dell’Europa sotto il blematico è che nell’Europa post-fascista il pensiero
fascismo e il nazismo abbiamo avuto differenti pratiche critico in campo filosofico non ha potuto essere che
di teoria critica, spesso in conflitto tra di loro, emerse della e nella sinistra, alimentato dall’antifascismo e
soprattutto dalle scuole tedesca e francese. Non c’è dal marxismo. Non esiste, per esempio, in Europa
stato uno confronto propriamente amichevole tra di qualcosa che possiamo definire un femminismo di
loro – come spesso è accaduto nella storia della filoso- destra; i due termini sono reciprocamente escludenti,
184 185
fia occidentale – direi piuttosto molti scambi di fuoco, cosa che non accade nella scena politica americana.
pochissimi riferimenti incrociati e molta polemica. La Una delle conseguenze di questa realtà è che la teoria
reciproca ostilità ha danneggiato il panorama filosofico critica europea non ha potuto evitare di affrontare le
europeo, già impoverito. Vale forse la pena di ricordare questioni dell’identità europea e della crisi dell’uma-
in questa sede che gli Stati Uniti sono stati i maggiori nesimo europeo, dato che ha dovuto fare i conti con
beneficiari dell’esodo forzato, cioè della grande ondata il ruolo dell’Europa nell’emergere del fascismo e
di migrazione degli intellettuali europei ebrei, omoses- nello scatenamento della II guerra mondiale. La
suali e di altri dissidenti dei regimi fascisti e nazisti. Gli prima generazione postbellica di filosofi del pensiero
Stati Uniti si ritrovarono dunque alla fine della guerra critico ha avviato l’analisi e la critica del ruolo della
con un notevole capitale umano di pensatori radicali, filosofia europea nella morte dell’identità e dei valori
alcuni dei quali – come Adorno e Brecht – tornarono europei con il fascismo e dopo. Sartre e de Beauvoir
in Europa, mentre altri – come Arendt, Marcuse, hanno delineato un’agenda di questioni significative
Hirschmann – restarono. Non è un eufemismo affer- in termini di etica della responsabilità e impegno per
mare invece che l’Europa continentale emerse dalla la libertà ma non hanno messo a tema concettualmen-
guerra come una Waste Land filosofica. Solo con il ritor- te gli elementi della struttura della ragione filosofica.
no di alcuni dissidenti andati in esilio – in maggioranza Le generazioni postesistenzialiste hanno dovuto
marxisti, ebrei o intellettuali comunisti – si tentò di riprendere la discussione a partire da quella cesura.
garantire la continuità di un pensiero critico che era Tuttavia, è significativo che negli anni successivi alla
stato forzatamente e violentemente interrotta dal fasci- fine della II guerra mondiale, il grosso dell’intellet-
smo. È un argomento troppo complesso perché io tualità di sinistra aveva ben poca fiducia nell’idea
possa trattarlo adeguatamente in questo contesto; stessa di Europa. Secondo Edgar Morin, questa sfidu-
Nuovi soggetti nomadi Genere, identità e multiculturalismo in Europa

cia era in primo luogo l’eredità dell’antifascismo, piú rivalutazione dei testi fondativi della tradizione della
precisamente, un rifiuto del pan-europeismo roman- teoria critica propria dell’Europa coincise con l’esplo-
ticizzato dei regimi nazisti e fascisti. Morin fa risalire sione di nuovi movimenti sociali negli anni Sessanta e
questa posizione anche al rifiuto della sinistra nei Settanta, in particolare del movimento delle donne, in
confronti dell’imperialismo europeo e del potere un contesto storico di decolonizzazione e di progressi-
coloniale, in particolare al ruolo, auto-imposto, di va dislocazione della collocazione egemonica
un’Europa come agente di civilizzazione nel mondo. dell’Europa sullo scenario mondiale.
Questo spirito anti-colonialista serví a inoculare nella La produzione teorica sul “Ritorno a Marx” proposto
sinistra europea una salutare dose di diffidenza verso da Althusser e sul “Ritorno a Freud” proposto da
le pretese di superiorità eurocentrica. Lacan è piuttosto ampia e basti dire che la posta in
Sfiducia e diffidenza che furono dovute anche alle gioco in questi “ritorni” è tutto tranne che una piatta
politiche anti-capitalistiche della sinistra europea del ripetizione o un gesto di lealtà. Le filosofie radicali,
tempo. D’altronde, tanta parte della comunità euro- che in seguito sarebbero state etichettate con il termi-
pea doveva affrontare la ricostruzione del Continente ne “poststrutturalismo”, rappresentano un momento
dopo le distruzioni della guerra, e in particolare la di grande creatività teoretica. Esse riprendono posses-
ricostruzione delle infrastrutture e dell’apparato indu- so dei testi marxisti e psicoanalitici, facendo emergere
striale ed era difficile aspettarsi che gli intellettuali l’importanza della reinterpretazione mai definitiva
marxisti potessero entusiasmarsi all’idea di un’Europa delle teorie esistenti.
unita: un mercato comune è pur sempre un mercato. La questione della coscienza europea viene quindi
Infine, nel contesto della guerra fredda, la sinistra costruita dentro la filosofia critica. La figura premi-
europea – e le femministe non furono un’eccezione – nente del Maggio ’68, per esempio, ora attivo nel par-
186 187
guardavano piuttosto a Est, in particolare all’Unione lamento europeo, Daniel Cohn-Bendit, è quasi l’incar-
Sovietica, come contromodello della società ideale. La nazione vivente di un’intera porzione della storia
prospettiva dell’internazionale proletaria appare come europea – fino ad allora congelata: è franco-tedesco,
una versione cosmopolita di umanesimo, nei confronti proveniente da un contesto famigliare antifascista,
della quale la specifica dimensione europea sembra ebreo e intellettuale. Nel Maggio ’68 era evidente
una preoccupazione marginale e un po’ narcisistica. l’ombra dell’Olocausto e degli eventi della II guerra
Questo quadro però muterà con la generazione post- mondiale: “Nous sommes tous des juifs allemands”
strutturalista, quando la questione Europa riemerge (siamo tutti degli ebrei tedeschi) scandivano gli stu-
come una nemesi. denti a Parigi mentre quelli in piazza a Praga metteva-
no fiori nelle bocche dei cannoni dell’Armata Rossa
sovietica che aveva appena invaso e schiacciato la loro
12. L’importanza dell’approccio poststrutturalista primavera di speranza e liberazione.
La reazione contro i silenzi e le omissioni arrivò nella Si trattò dell’equivalente europeo del Flower-Power della
forma di movimenti sociali molto piú consapevoli di sé California, della interminabile saga europea del privi-
stessi e di filosofie della generazione piú giovane, quel- legio strutturale e della miseria innominabile, delle
la del maggio ’68. Una generazione che introdusse divisioni interne e dell’infinita produzione di differen-
una critica radicale a quelli che nel frattempo erano ze di segno peggiorativo. Ma è anche una storia del
diventati sistemi di pensiero intoccabili, che avevano tutto nuova, che aspetta ancora di essere raccontata e
fondato e guidato la teoria critica durante il fascismo non vede l’ora di vedere la luce.
in Europa (anche se dall’esilio) e dopo: il marxismo e Per i filosofi di questa generazione, la produzione di un
la psicoanalisi con i loro rispettivi debiti con Hegel. La immaginario sociale è questione dirimente del progetto
Nuovi soggetti nomadi Genere, identità e multiculturalismo in Europa

politico. Come lo si possa analizzare e farlo cambiare in nuova dalla generazione poststrutturalista: Deleuze,
direzione di una critica radicale del potere è un tema Derrida e in particolare Foucault, leggono la “crisi” epi-
centrale per le filosofie e le pratiche della generazione stemica ed etica in termini di relazioni di potere geopo-
del ’68, quella che intonò lo slogan “L’immaginazione litiche. Molti pensatori e pensatrici contemporanei
al potere!” e scelse Imagine di John Lennon come suo hanno interpretato la postmodernità come la fase stori-
inno. Profondamente tributari di Nietzsche nella loro ca del declino dell’egemonia europea, passando per la
ispirazione, i poststrutturalisti occupano l’estrema sini- catastrofe della II guerra mondiale e lo smantellamento
stra dello spettro politico. Decostruiscono e costruisco- del sistema coloniale. Anthony Appiah17 ci ricorda la
no approcci genealogici che collidono con il dogma del necessità di non confondere il “post” del postcoloniali-
materialismo storico. Assumono l’istanza dell’inconscio smo con il “post” del postmodernismo, invitandoci a
non come la scatola nera o il dio oscuro di qualche sog- rispettare le specifiche collocazioni storiche di entram-
getto della mancanza, gravato dalla colpa, ma come atti- bi. Io mi sento di obiettare che i parallelismi tra i due
vatore di azioni interne di disubbidienza gratuita e di “post” appaiono certo insufficienti, eppure sono una
azioni esterne di gioiosa insurrezione. condizione necessaria per consentirci una loro sovrap-
Nell’Abécedaire, Deleuze parla della sinistra europea posizione, almeno sul piano teorico.
degli anni Sessanta e Settanta in termini molto pram- Cornell West sostiene che la condizione storica della
matici ma anche molto passionali. Prende le distanze postmodernità trova la sua descrizione piú efficace nel
dagli elementi utopici del credo della nuova sinistra, in processo di spostamento del potere geopolitico, che si
particolare dall’illusione nefandamente universalistica allontana dal Nord-Atlantico per collocarsi nel
di una rivoluzione che avrebbe portato a una “nuova Pacifico, e in particolare nell’area del Pacifico meri-
umanità”. Consapevole del fatto che tutte le rivoluzioni dionale. Uno spostamento che è stato teorizzato in
188 189
sono destinate a fallire, Deleuze sottolinea invece il filosofia in termini di declino del sistema eurocentrico
processo del “divenire”, cioè della spinta sociale, politi- e logocentrico, accompagnato dalla conseguente crisi
ca e personale al cambiamento radicale e alla trasfor- dei valori dell’umanesimo europeo. Le opere di
mazione, come elemento costitutivo di ciò che io defi- Michel Foucault, Jacques Derrida, Gianni Vattimo e
nirei la sensibilità politica della sinistra. Deleuze defini- Massimo Cacciari, Julia Kristeva, Luce Irigaray, Gilles
sce la sinistra nei termini di una specifica sensibilità, un Deleuze – per nominare solo alcuni dei filosofi euro-
immaginario creativo. È un desiderio per il divenire, pei contemporanei – puntano fortemente nella stessa
minoritario, che confligge costituzionalmente con i direzione. Su un altro versante, quello dell’opposizio-
guardiani dello status quo: i giudici e i gestori delle ne a questi filosofi – per esempio Ernst Gellner o, per
verità e i feticisti della chiarezza.16 La politica, in fine altri versi, Martha Nussbaum – si rifiuta invece l’idea
dei conti, è piú una questione di temperatura esisten- stessa di una crisi dell’umanesimo europeo.
ziale, di passioni e di forti desideri. Riguarda il “diveni- Sullo sfondo di questo dibattito, mi pare che ci siano
re”: un concetto che vorrei collocare nel cuore della almeno due elementi che rappresentano il “valore
genealogia del radicalismo filosofico. aggiunto” che può fornire un approccio poststruttura-
lista della teoria del genere:
1. Prendere in considerazione il contributo della poli-
13. Proposta di un modello tica psicoanalitica, e in particolare l’assunto che la
Per poter lavorare alla creazione di identità europee modificazione del soggetto può avvenire soltanto se il
postnazionaliste abbiamo bisogno di nuovi quadri di suo desiderio viene attivato. Foucault, Deleuze e
riferimento metodologici e teorici. Irigaray hanno messo in luce l’importanza cruciale
Si tratta di un progetto che ha ricevuto una spinta della sessualità, della “economia libidinale”, per la
Nuovi soggetti nomadi Genere, identità e multiculturalismo in Europa

comprensione dei soggetti contemporanei. Una tesi bile di ogni sistema di valori, significati o convinzioni.
che possiamo definire come un’etica di rispetto del- Da questo punto di vista, l’immaginario sociale è un
l’affettività, del desiderio e delle memorie, e che per- elemento allo stesso tempo molto concreto e molto
mea di sé la politica dell’immaginario sociale. La politico. Filosofi come Jacques Derrida e Massimo
memoria storica riveste qui una particolare importan- Cacciari18 hanno posto l’accento su un elemento inte-
za, nella misura in cui mantiene viva una coscienza sto- ressante della crisi dell’umanesimo europeo e dello
rica sia della lotta che della resistenza, in una conce- spostamento delle relazioni di potere sul piano geo-
zione gramsciana in cui l’intellettuale è “un lettore politico. Un elemento che rende il loro discorso sulla
resistente”: colui/colei che va controcorrente. fine dell’egemonia dell’Europa occidentale radical-
Nell’orizzonte della mia riflessione, definisco questo mente diverso dal discorso nostalgico sul “declino
tipo di memoria attivata e attivante come il desiderio dell’Occidente” fatto dalla destra nella prima parte
di “dimenticare di dimenticare”. del XX secolo. Una delle piú radicali argomentazioni
2. La critica del potere, come meccanismo di decostru- decostruzioniste dell’eurocentrismo emerse nell’am-
zione degli opposti binari e dei dualismi. Prendiamo, bito del pensiero europeo sostiene che ciò che rende
per esempio, il concetto di “identità nazionale”: una la cultura filosofica occidentale cosí perniciosamente
prospettiva critica postmodernista, che faccia riferimen- efficace è che sta annunciando la sua propria morte
to a Homi Bhaba e Edward Said, ci consente di com- da oltre cent’anni. A partire dalla trinità apocalittica
prendere che le nozioni correnti di “Nazione” sono in della modernità – Marx, Nietzsche e Freud –
gran parte racconti di fantasia che proiettano un senso l’Occidente riflette sulla possibilità logica e sull’inevi-
di unità rassicurante, ma illusorio, su una congerie di tabilità del suo declino. La riprova sta nel fatto che lo
differenze regionali interne, frammentate e spesso stato di “crisi” è diventato modus vivendi dei filosofi
190 191
incoerenti, che compongono uno Stato nazionale. occidentali: prosperiamo nella crisi, ne scriviamo
Inoltre, le femministe sanno bene fino a che punto le incessantemente. Se la crisi non esistesse, dovremmo
narrative di legittimazione della dimensione nazionale, inventarla per giustificare la nostra esistenza.
in Occidente, si siano costruite sul corpo delle donne, Nessuno, e meno di tutti i pensatori critici, dovrebbe
oltre che sul ferro e sul fuoco della mascolinità colonia- assumere la nozione di “crisi” dell’Occidente con leg-
le e imperiale. Il fatto che queste idee di presunta uni- gerezza o per quella che viene spacciata. Questo stato
versalità e onnicomprensività dei concetti di “Nazione” di prolungata e agonizzante crisi potrebbe essere sem-
o di “identità nazionale” siano in realtà fallaci e intrinse- plicemente la forma che la postmodernità occidentale
camente incoerenti non le rende meno efficaci. Né ha scelto per perpetuare sé stessa.
impedisce loro di esercitare un potere egemonico.
Tuttavia, la consapevolezza della precarietà, incoerenza, Data la divisione internazionale del lavoro dei paesi
mancanza di consistenza e razionalità interna delle cate- imperialisti, è del tutto appropriato che la migliore
gorie fondamentali dell’analisi politica e filosofica – critica degli universali etici politici e sociali europei,
quelle che Lyotard definisce master-narratives – invece cioè i suoi concetti regolatori, debba venire dall’area
che indurre una sospensione della credulità davanti agli del Nord-Atlantico. Ma ciò che è ironicamente appro-
effetti del potere, provocano una rinnovata esigenza di priato nella fase postcoloniale è che questa crisi trovi
elaborare forme di resistenza politica in grado di adat- la sua vetrina migliore al di fuori del Nord-Atlantico,
tarsi agli specifici paradossi della nostra condizione sto- nello smantellamento dell’imperialismo.19
rica. Per essere piú precisi, una priorità politica postmo-
dernista consiste nello sradicare la fede nelle fonda- Gayatri Spivak mette in evidenza uno dei paradossi
menta naturali e di conseguenza nella natura inamovi- centrali della condizione storica postmoderna: quello
Nuovi soggetti nomadi Genere, identità e multiculturalismo in Europa

che colloca il centro in opposizione alla periferia in lo di ricreare un centro sovrano attraverso una nuova
modo cosí complesso e perverso da costringerci a federazione europea. Che questi due scenari possano
pensare la simultaneità di effetti sociali potenzial- convivere simultaneamente è quello che fa dell’iden-
mente contraddittori. tità europea uno dei campi attualmente piú conflittua-
li della filosofia politica e sociale del nostro mondo.
La sindrome da “Fortezza Europa” è stata analizzata
14. L’Unione europea: ricollocare l’essere bianchi e farci i conti in modo critico da studiose femministe e antirazziste
Sono quindi convinta che, in quanto progetto, come Helma Lutz, Nira Yuval-Davis, Avtar Brah, Floya
l’Unione europea ha a che fare con il rifiuto di quel Anthias e Philomena Essed, che denunciano il peri-
falso universalismo che ha fatto dell’Europa, storica- colo di rimpiazzare l’antico eurocentrismo con un
mente, la patria del nazionalismo, del colonialismo e nuovo “europeismo”: la fede in una Europa etnica-
del fascismo. Occorre tentare di venire a patti con i mente pura. La questione della purezza etnica è cru-
paradossi e le contraddizioni interne alla nostra imba- ciale e, ovviamente, è il germe dell’eurofascismo.
razzante storia identificandoci come “Europei post- Indubbiamente questo potrebbe avere come esito la
europei”, allo stesso modo in cui la teoria del genere balcanizzazione dell’intera regione, specie se si tiene
ha dovuto fare i conti con i frammenti, la decostruzio- conto della vicenda dell’ex-Jugoslavia.
ne e la ricostruzione delle “donne post-Donna” nel pro- Ma c’è un altro punto cruciale che vale la pena di evi-
cesso di trasformazione del femminismo. denziare a questo riguardo: la correlazione storica tra la
Il progetto dell’Unione Europa ha a che fare con l’e- crisi della postmodernità, esemplificata nella crisi dell’i-
sperienza di assumere la nostra specifica collocazione dentità europea, il declino degli Stati-Nazione europei e
e, sull’esempio della politica femminista della colloca- la decostruzione critica del concetto di whiteness, l’essere
192 193
zione, adottare punti di vista incarnati e situati. Si trat- bianchi, come identificazione con il colore della pelle e
ta di mettere la nostra memoria collettiva al servizio di con la sua dimensione culturale e simbolica.
un nuovo progetto etico e politico, che si disponga in Come ho già detto in precedenza, per coloro che
un orizzonte prefigurante e non nostalgico. Daniel hanno ereditato la regione europea, la condizione di
Cohn-Bendit ha affermato di recente che, se vogliamo “post” si traduce concretamente nella fine del mito
davvero far funzionare l’Europa, dobbiamo partire dal- della omogeneità culturale. Come sostiene Michael
l’assunzione che l’Europa è quella particolare periferia Walzer,21 è questo il mito politico fondativo in Europa,
in cui viviamo e che dobbiamo assumercene la respon- tanto quanto il multiculturalismo è il mito che fa da
sabilità.20 Possiamo immaginare che nient’altro sareb- perno agli Stati Uniti. Ovviamente, la storia europea
be una ripetizione di quella fuga nell’astrazione per la ha fornito in ogni momento ampia prova del contra-
quale la nostra cultura è famosa (o famigerata): nel rio: le ondate migratorie dall’Est e dal Sud hanno ridi-
migliore dei casi, potremo ottenere i benefici effetti colizzato qualsiasi pretesa di omogeneità etnica o cul-
dell’escapismo; nel peggiore, goderci il lusso del senso turale in Europa mentre la persistente presenza di cit-
di colpa. Dobbiamo cominciare dal punto in cui tadini ebrei e musulmani ha rappresentato una sfida
siamo: ci occorrono strategie politiche ma anche figu- costante all’identificazione dell’Europa con la
razioni dell’immaginario adeguate alla dimensione Cristianità. Ciononostante, il mito dell’omogeneità
storica del nostro presente. culturale resta un elemento cruciale per la narrazione
Questo, però, è solo una delle facce della medaglia, mitica del nazionalismo europeo.
paradossale, della decostruzione europea nell’età Ora questi miti vengono messi a nudo in quanto tali e
dell’Unione europea. L’altra faccia, altrettanto vera e dalla loro esplosione vengono fuori questioni relative
allo stesso tempo del tutto contraddittoria, è il perico- alla titolarità dei diritti e dell’agire soggettivo. Di con-
Nuovi soggetti nomadi Genere, identità e multiculturalismo in Europa

seguenza l’Unione europea si trova a dover affrontare senza colori”: il bianco contiene tutti gli altri colori.
domande del tipo: si può essere europei e allo stesso L’immediata conseguenza di questo processo di natu-
tempo neri o musulmani? L’opera di Paul Gilroy, che ralizzazione o invisibilità della whiteness non è solo di
esplora la soggettività di un nero britannico,22 è indica- natura politica ma anche metodologica: è molto diffi-
tiva del fatto che i problemi della cittadinanza europea cile da analizzare con gli strumenti della critica. Dyer
e dell’essere neri stiano emergendo come questioni su sostiene che “la whiteness ti si sbriciola tra le mani
cui è in corso uno scontro. Tuttavia, sono convinta che appena cominci”. Tende a spaccarsi in subcategorie:
in gioco ci sia anche la whiteness. l’essere irlandesi, italiani, ebrei e cosí via. Ne conse-
Una delle implicazioni del progetto dell’Unione gue che i non-bianchi hanno una percezione della
europea, per il pensiero radicale, è la possibilità di whiteness molto piú chiara dei bianchi stessi. Si pensi,
dare una specifica collocazione, e di conseguenza un per esempio, all’importante saggio di bell hooks sulla
radicamento storico o della memoria, ai bianchi whiteness come causa di terrore e come forza
antirazzisti. Che può, in fin dei conti, qualificare la mortifera24 e le critiche femministe alla whiteness nella
nostra collocazione in termini di razza. Può apparire mitologia e nelle fiabe come Biancaneve. Non è vero il
quasi un’impresa impossibile, dato che, fino a poco contrario: i neri e le altre “minoranze” etniche non
tempo fa, in Europa solo i suprematisti bianchi, i hanno bisogno di questa logica speculare per avere
naziskin e altri gruppi fascisti di fatto avevano una una propria collocazione. Come sostiene Deleuze, il
teoria sulle qualità intrinseche delle persone di razza centro è morte e vuoto, un luogo dove non c’è diveni-
bianca. Come tutti i fascisti, i suprematisti bianchi e i re. L’azione si svolge ai cancelli della città, dove le
naziskin sono degli essenzialisti che si richiamano tribú nomadi dei/delle poliglotti giramondo si sono
alla biologia o alla cultura. Ma, a parte questa nota- fermate per una breve sosta.
194 195
zione, per loro l’essere bianchi era, semplicemente, L’esperienza degli emigrati europei bianchi tende a
invisibile, non visto, almeno non dai bianchi stessi. È confermare la mancanza di sostanzialità della white-
merito del lavoro degli scrittori e dei pensatori neri ness. Poiché l’identità culturale viene dall’esterno ed
l’aver messo a tema la whiteness come questione poli- è retrospettiva, per gli europei essa viene confermata
tica. Collocati nella nostra fantasia universalistica in confronto ad altri migranti, di solito neri. Cosí è
bianca e pura come un giglio, disincarnati e smate- stato per gli immigrati irlandesi, italiani o ebrei in
rializzati, abbiamo davvero pensato di non avere paesi come gli Stati Uniti, il Canada e l’Australia. Il
alcun colore. Poi sono arrivate Toni Morrison e bell loro essere bianchi è emerso come elemento opposi-
hooks e ci hanno dato una mano di pittura. tivo, come un fattore di presa di distanza dai nativi e
Nella sua analisi sulla rappresentazione della whiteness dai neri. Studiose femministe come Brodkin Sacks
come categoria etnica nei film di maggior successo, hanno analizzato il fenomeno del processo con il
Richard Dyer23 la definisce “un vuoto, un’assenza, un quale gli immigrati europei, in particolare ebrei e ita-
diniego o anche una specie di morte”. In quanto liani, furono identificati come “bianchi” e accolti
norma la whiteness è invisibile, come se fosse naturale, negli Stati Uniti come cittadini in nome di una white-
inevitabile o la normalità delle cose. La fonte del pote- ness del tutto costruita a tavolino.
re di rappresentazione del bianco è la propensione a Si può verificare fino a che punto questa identità
essere tutto o niente, laddove il nero, ovviamente, è “bianca” sia illusoria, e razzista, osservando quanto
sempre escluso dalla gamma cromatica, come un colo- divise e separate tra di loro siano oggi le comunità
re a sé. L’effetto di questa strutturale invisibilità e del diasporiche europee, ciascuna nel suo ghetto, anta-
processo di naturalizzazione della whiteness è che essa goniste l’una dell’altra e chiuse nella mutua diffiden-
si maschera e si cancella sotto una sorta di “policromia za. Eppure, sono tutte egualmente considerate “bian-
Nuovi soggetti nomadi Genere, identità e multiculturalismo in Europa

che” dallo sguardo del colonizzatore, impegnato a 15. Conclusioni


contrapporle alla popolazione nera. Definirei il progetto di sviluppare una concezione
Imparando a considerare la posizione di soggetti in postnazionalista dell’identità europea, con le sue
quanto bianchi con una appartenenza razziale mani- forme flessibili di cittadinanza, come una grande
festa, possiamo lavorare alla produzione di forme opportunità storica per gli europei: per diventare piú
anti-razziste di whiteness o, almeno, a strategie anti- intelligenti della nostra stessa storia, e piú feconda-
razziste che ridefiniscano l’essere bianchi. Ferme mente autocritici. All’inizio del XX secolo, Nietzsche
restando tutte le altre differenze storiche e demogra- aveva sostenuto che molti europei non si sentivano piú
fiche, ritengo che questa della whiteness sia la que- “a casa” in Europa. Alla fine dello stesso secolo sono in
stione chiave in gioco nel progetto dell’integrazione molti a potere o voler sostenere che coloro che non si
europea. E quella che ha piú probabilità di produrre identificano con l’Europa, intesa come centro – cioè
un esito negativo. con l’interpretazione eroica e dominante dell’Europa
Va dunque sostenuta, politicamente, la rivendicazio- –, sono proprio quelli idealmente piú adatti al compi-
ne di una identità europea come progetto aperto e to di ridefinire l’Europa, facendo in modo che sia in
multistratificato, negando l’idea che sia il portato di grado di rendere conto e assumersi la responsabilità di
una essenza data e immutabile. Una identità cultura- una storia in cui fascismo, imperialismo e dominazio-
le come progetto aperto sarebbe infatti un luogo di ne hanno svolto un ruolo centrale.
contraddizioni storiche che può essere trasformato Per rendere conto di una storia di questo tipo occorre
in spazi di resistenza critica alle identità egemoniche dotarsi dei mezzi per rivisitarla, riconoscerla come pro-
di tutti i tipi. La mia scelta di lavorare alla decostru- pria e comprendere la complicità tra “differenza” ed
zione della categoria di whiteness nell’era della post- “esclusione” nella mentalità europea. Il modo per
196 197
modernità significa in primo luogo collocarla, sia farlo sono le ripetizioni, per creare ridefinizioni positi-
nello spazio geo-storico dell’Europa sia all’interno ve, in un crescendo di decostruzione creativa.
del progetto politico dell’Unione europea; e ancora, L’accento deve di conseguenza cadere sulla dialettica
storicizzarla e demistificare le sue presunte colloca- tra il sé e l’altro, e sulla modalità violenta e rapace con
zioni “naturali”. Il passo successivo – sempre seguen- cui l’Uno è stato storicamente portato in relazione con
do la metodologia della politica femminista della i suoi Altri. La differenza deve essere avulsa dalla sua
collocazione – è analizzarla criticamente, rivisitarla disastrosa storia e costretta a tagliare i suoi legami con
attraverso successive e ripetute decostruzioni in il potere e il dominio. Questo compito è reso ancora
modo da svuotare i differenti strati di questa com- piú urgente e necessario dal momento storico che
plessa identità, scavandola all’interno, finché non si definiamo postmodernità che, nella sua accezione di
sarà aperta al nuovo. Il terzo passo consiste nel ricol- crisi dell’umanesimo europeo, coincide con l’allonta-
locare l’identità europea, in modo da disfare le sue namento del potere geopolitico dall’Atlantico setten-
tendenze egemoniche. Definisco “nomadi” le pecu- trionale, con la conseguente perdita di centralità
liari identità che emergono da questi processi. dell’Europa e delle sue pretese universalistiche.
Essere un soggetto nomade europeo significa essere Le implicazioni concrete di questo nuovo tipo di iden-
in transito all’interno di differenti formazioni identi- tità postnazionalista sono da mettere in relazione con
tarie ma allo stesso tempo sufficientemente ancorati un processo di disidentificazione dalle identità esisten-
a una posizione storica da accettare di assumersene ti, legate all’idea di Nazione. Dislocazione che può
la responsabilità. I concetti chiave di questo progetto portare a una ricollocazione positiva e affermativa
sono dunque due: l’assunzione di responsabilità e la delle identità europee seguendo la pratica femminista
ricollocazione strategica della whiteness. della collocazione. Ho sottolineato come questo pro-
Nuovi soggetti nomadi Genere, identità e multiculturalismo in Europa

cesso implichi, per questo tipo di soggetto situato, la fino a che punto la contrapposizione binaria mondia-
necessità di produrre un adeguato immaginario socia- le tra Usa e Urss aveva drasticamente allontanato
le europeo. Compito non privo di difficoltà: un’impre- dall’Europa la sorgente del potere planetario:
sa del genere porta con sé un grosso senso di perdita e
non è indolore. Ma nessun processo di presa di Allora mi resi conto, con grande emozione, che
coscienza può mai essere indolore. I migranti lo sanno l’Europa era diventata una povera vecchia signora.
bene e la mia personale esperienza in Australia mi ha Divenni un neo-europeo quando mi resi conto che
insegnato quanto il processo di disidentificazione sia l’Europa era malata e stava attraversando una lenta
legato al dolore della perdita. Credo che lo stesso tipo agonia. 25
di dolore sia espresso con magnifico candore negli
scritti di Ursula Hirschmann. Che non è però la pateti- Che spettacolare caduta per i potenti! Il risultato con-
ca espressione di una malinconia nostalgica, quanto creto di questa presa di coscienza fu che Morin comin-
piuttosto di una esperienza matura, simile alla perdita ciò a prendere sul serio il lavoro di riflessione relativo
delle illusioni e delle false credenze che troviamo nelle alla ricerca delle radici europee come specificità, sia
tragedie della Grecia classica. Forse, come suggerisce sul piano culturale che su quello politico.
la stessa Ursula Hirschmann, per gli ebrei europei sen- Questo è proprio il paradosso che rappresenta il fulcro
tirsi piú vicini all’idea di una federazione europea è della ricerca di una definizione di nuova identità euro-
piú facile di quanto possa esserlo per i cittadini euro- pea postnazionalista: diventa pensabile come entità
pei legati a una Nazione. L’essere ebrei qui ha il senso nel momento preciso in cui cessa di funzionare come
diasporico della non coincidenza con alcuna delle realtà sociale e simbolica. “Il faut repenser l’Europe à
identità nazionali. partir de sa chûte, de la fin de son destin heroique”
198 199
Come ho già detto in precedenza, parlando delle pos- (bisogna ripensare l’Europa a partire dal suo fallimen-
sibili collocazioni delle soggettività, il progetto to, dalla fine del suo eroico destino): c’è davvero un
dell’Unione europea è legato all’ebraismo proprio dal- che di affettivo in questa frase che penso valga la pena
l’enfasi posta sull’andare oltre il nazionalismo. Gli di sottolineare. E che Morin chiarisce ulteriormente:
ebrei della diaspora incarnano un tipo di cosmopoliti-
smo che può prestarsi alla configurazione di un Quelli che sono stati privati dell’Europa sentono la
modello di soggettività sovranazionale. loro appartenenza all’identità europea in maniera
Edgar Morin ha espresso con grande passione un sen- molto forte. Come quegli intellettuali cechi rifugiati
timento simile quando descrive il suo processo di a New York nel ’68, che al momento di partire per le
“divenire europeo” come il risveglio della sua consa- vacanze, chi in Francia, chi in Italia, dicevano:
pevolezza sul nuovo ruolo di un’Europa diventata “Torniamo a casa”. Per fortuna non siamo tutti emi-
periferia nel secondo dopoguerra, dopo anni di indif- grati e dobbiamo fare del nostro meglio per aprire
ferenza all’idea di Europa coerentemente alla tradi- l’Europa dal suo interno.26
zione del cosmopolitismo marxista e della solidarietà
del proletariato internazionale. Per sua stessa ammis- A questo proposito sono d’accordo con Luisa
sione, Morin ha superato la sua diffidenza verso la Passerini quando scorge l’investimento di un certo
dimensione europea, di pensiero e di attività politica, tipo d’amore nelle nostre definizioni e pratiche dell’i-
alla fine degli anni Settanta, quando, come la gran dentità europea e nella ricerca di un immaginario
parte della sua generazione, ha preso le distanze dalle sociale che sia alla sua altezza.27
promesse non mantenute dell’utopia marxista. Per me però non si tratta del classico mito greco del
Questa salutare esperienza gli ha consentito di vedere ratto di Europa e della violenza di un Dio in forme
Nuovi soggetti nomadi Genere, identità e multiculturalismo in Europa

1 U. Hirschmann, Noi senza patria, Bloomington 1987 e Whose Science?


bovine. Né trovo particolarmente convincente l’inte-
Bologna, il Mulino, 1993, p. 22. Whose Knowledge?, Cornell University
pretazione storica fornita da Denis de Rougement che 2 Sarebbe interessante esplorare il lega- Press, Ithaca 1991.
vorrebbe identificare uno specifico eros europeo. me esistente tra femminismo e antifa- 15 Espressione intraducibile in italiano
scismo nella cultura europea, ponendo senza ingenerare indebita confusione:
Penso piuttosto a un coinvolgimento emotivo post- particolare attenzione a quei paesi — letteralmente, “femminismo del punto
romantico, qualcosa che viene dopo la caduta delle Italia, Germania, Spagna, Portogallo e di vista femminile” o della differenza
illusioni e delle false credenze. Un nuovo amore vir- Grecia — in cui il fascismo è nato. sessuale. Il femminismo della “diffe-
Questo è uno degli scopi di ATHENA, renza sessuale” nel contesto italiano
tuale, che riguarda non tanto ciò che siamo stati/e, rete tematica europea per gli studi fa riferimento a una precisa pratica
quanto ciò che siamo, alla fine, capaci di diventare. Il femministi coordinata dall’Università di teorica e politica proposta dalla
Utrecht, Olanda. Libreria delle Donne di Milano e dalla
potenziale liberatorio di un sentimento di questo tipo 3 Sono grata a Ugo Berti per avermi indi- comunità filosofica “Diotima” di
è proporzionale all’immaginazione e all’impegno poli- cato questa citazione. Verona. Nell’accezione usata qui dal-
4 S. Benhabib, Sexual difference and col- l’autrice, la “Feminist standpoint
tico che richiede a tutti noi. Il riconoscimento della
lective identities; the new global con- theory” si colloca in un orizzonte con-
nuova posizione di marginalità dell’Europa in questo stellation, in “Signs”, 1999, 4 n. 2, pp. cettuale di valorizzazione del dato
caso sarebbe solo la premessa per lo sviluppo collettivo 335-362. esperienziale delle donne translato a
5 L. Passerini (a cura di), Identità cultura- livello epistemologico.
di un nuovo senso di responsabilità nei confronti di le europea. Idee, sentimenti, relazioni, 16 Sono grata a Gayatri Spivak per questa
quella particolare fetta di periferia del mondo che ci La Nuova Italia Editrice, Firenze 1998. acuta formulazione.
6 S. Sassen, Losing Control. Sovereinty in 17 K.A. Appiah, Is the Post- in
capita di abitare.
an Age of Globalisation, Columbia Postmodernism the Post- in
Nella nostra veste di scienziati sociali europei, siamo University Press, New York 1995. Postcolonial?, “Critical Inquiry”, 1991,
7 U.K. Preuss, Problems of a concept of 17, 2, pp. 336-57.
storicamente condannati alla nostra storia, vale a dire
European Citizenship, in “European Law 18 M. Cacciari, Geo-filosofia dell’Europa,
a ritornare alla fondamentale crisi dell’umanesimo Journal”, 1995, 1, 3, pp. 267-281. Adelphi, Milano 1994.
europeo che, come un fantasma, perseguita la filosofia 8 L. Passerini, Identità cit. 19 G.C. Spivak, French Feminism Revisited:
9 Y. Mény, Tra utopia e realtà. Una costi- Ethics and Politics, in J. Butler (a cura
continentale almeno dalla fine del XIX secolo. Ed è tuzione per l’Europa, Passigli editore, di), Judith and Joan Scott, Feminists
200 201
significativo l’avvertimento di Nietzsche, che coloro Firenze 2000. Theorize the Political, Routledge, New
10 E. Morin, Penser l’Europe, Gallimard, York-London 1992, pp. 54-85.
che ignorano la loro storia sono condannati a ripeter-
Paris 1987. 20 D. Cohn-Bendit, Transit Discussion,
la. Essere un soggetto nomade europeo significa essere 11 H. Lutz, A Phoenix, N. Yuval-Davis, “Newsletter of the Institute for Human
in transito ma anche sufficientemente ancorati a una Crossfires. Nationalism, Racism and Sciences”, 1995, n. 50, pp.1-4.
gender in Europe, Pluto Press, London 21 M. Walzer, What It Means to Be an
posizione storica da accettarne la responsabilità. 1995. American, Marsilio, New York 1992.
Attraverso il dolore della perdita e del disincanto, pro- 12 R. Braidotti, Metamorphoses. Towards 22 P. Gilroy, There ain’t no Black in the
prio come le “donne post-Donna” hanno cercato una a Materialist theory of Becoming, Union Jack , Hutchinson, London 1987.
Polity Press, Cambridge 2002. 23 R. Dyer, Whiteness, in Id., The Matter of
ridefinizione del loro essere sessuato nel mondo, gli 13 D. Haraway, Situated knowledges: the Images. Essays on Representation,
“europei post-Europa” possono riuscire a trovare una Science Question in Feminism and the Routledge, New York-London 1993, pp.
Privilege of Partial Perspective, in Ead. 141-63.
dose sufficiente di rispetto e di amore per sé – un senti- (a cura di), Simians, Cyborgs and 24 b. hooks, Representations of Whiteness
mento adulto – per essere in grado di cogliere l’oppor- Women: the Reinvention of Nature, Free in the Black Imagination, in Ead., Killing
tunità storica di diventare, almeno, quello che vogliono Association Books, London 1990. Rage. Ending Racism, Holt & Company,
14 S. Harding, The Science Question in New York 1995.
essere: solo europei, à peine, et de justesse. Feminism, Cornell University Press, 25 E. Morin, Penser l’Europe cit., 23.
Ithaca 1986. Vedi anche Feminism & 26 E. Morin, Penser l’Europe cit., 199.
Methodology, Indiana University Press, 27 L. Passerini, Identità cit.