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Lezione 6

Nel volume 4 delle dispense è presente un progetto di massima già completamente sviluppato e quello che
verrà fatto nel laboratorio è molto simile anche se in alcuni punti si discosterà. Il progetto di massima delle
dispense può essere utilizzato come riferimento anche se i calcoli saranno differenti.

La struttura del progetto è in formato dwg e presente sul sito del professor Martirano. Essa è un edificio
considerato ad uso uffici. Oltre alla pianta verrà fornito il pdf della traccia dove saranno presenti i dati di
ingresso. L’edificio in esame è composto da cinque piani: da un piano terra ad un quarto piano più una
copertura che si considera utilizzabile. In tale copertura possono essere posizionati dei macchinari.

Ciascun piano è costituito da un corridoio centrale con una coppia di ascensori da un lato e dall’altro lato le
scale. Il posizionamento di scale e porte non è definito e può essere scelto in maniera autonoma. Si ipotizza
la presenza di finestre di ampia apertura lungo tutti e quattro i lati, ciò è utile ai fini dell’impianto di
illuminazione. Si considera inoltre un’altezza media pari a 4𝑚 e la presenza di una controsoffittatura a 0.5𝑚.
Questi dati possono essere utili per fare una sezione del pianoterra.

Controsoffitto

Finestra Corridoio Finestra

Anche il controsoffitto è spazio utile e permette di posizionare al suo interno tutta l’impiantistica. La pianta
ha dimensioni macroscopiche di 20𝑚 𝑥 50𝑚. La superficie della pianta è quindi circa 1000 𝑚2 mentre la
superficie complessiva è di circa 5000 𝑚2 da attrezzare.

Al piano terra, alla destra degli ascensori nord, si ha un locale di ampiezza maggiore rispetto agli altri, di circa
7𝑚 𝑥 8𝑚, ad uso tecnico. Al suo interno può essere installato un quadro generale BT (QG-BT). Le dimensioni
del quadro devono essere scelte in base alle esigenze. Dall’altro lato rispetto al corpo ascensori si ha un altro
locale tecnico dove si suppone l’installazione di altri due quadri elettrici: QTECH, destinato ad utenze
tecnologiche, ed un quadro QASC, destinato all’azionamento delle due coppie di ascensori (lato nord e lato
sud).

Si ha poi un quadro QCDZ che rappresenta il quadro elettrico di alimentazione di tutte le macchine dedite al
condizionamento che si ipotizzano centralizzate e posizionate in copertura (cioè tutte le macchine sono
posizionate sul terrazzo).
Si ha inoltre sul piano terra un’utenza abbastanza critica: il CED. Esso è un centro elaborazione dati, ubicato
tra la coppia di ascensori, ed ha bisogno di alcune accortezze dal punto di vista impiantistico. Solo al piano
terra è presenta il CED, dal primo piano è tutto destinato ad uso uffici. I locali quadrati saranno locali multi
postazione mentre i locali rettangolari sono dei moduli 4𝑚 𝑥 8𝑚 con disposizione dei posti di lavoro diversa
rispetto ai locali quadrati.

Infine nel vertice in alto a destra si ha un locale di servizi igienici.

1) Il primo punto da sviluppare è cercare di inquadrare il problema in termini di potenza di progetto.


L’ipotesi di partenza è effettuare l’analisi dei carichi presenti sulla base di una potenza media
installata pari a 125 𝑊/𝑚2 ripartita tra:
- 20% servizio luce;
- 20% postazioni di lavoro dotate di pc;
- 20% altro servizio EI/FM (energia industriale/forza motrice) cioè le prese monofase e trifase
distribuite sulla struttura;
- 40% servizio di condizionamento ubicato sulla copertura.

Questo approccio di analisi della potenza è estremamente generico però che consente di avere una
prima idea di come si ipotizza ripartito il carico all’interno della struttura per macro voci.
Sostanzialmente si intende che la potenza installata per il servizio luce è pari a 25 𝑊/𝑚^2 e
analogamente per le altre. Le densità di potenze permettono di capire il carico generale della
struttura. Questa analisi della potenza è utile nella fase preliminare. Si andranno poi a creare delle
tabelle specifiche andando a definire locale per locale gli impianti esistenti.

Oltre alle potenze distribuite si ipotizza la presenza di servizi tecnologici (QTECN) per una potenza
complessiva pari a 30 𝑘𝑊, la presenza di due coppie di ascensori con potenza nominale per coppia
pari a 8 𝑘𝑊, la presenza di un’utenza CED con potenza elettrica assorbita di elaborazione dati pari a
10 𝑘𝑊 e un sistema di climatizzazione speciale per tale utenza, supplementare rispetto alla
climatizzazione distribuita, pari a 10 𝑘𝑊.

Il primo punto si esaurisce indicando in una tabella tutti i dati di potenza calcolati.

2) Il secondo punto consiste nel determinare la potenza di trasformazione MT/BT da installare.


Ovviamente da una brevissima stima si capisce che la potenza installata complessiva è dell’ordine di:

5000 ∙ 125 = 625000 𝑘𝑊

e ipotizzando dei coefficienti riduttivi, che verranno valutati, questo edificio ha necessità di un
allaccio in MT. Questo perché è superiore a 100 𝑘𝑊. Si deve quindi dimensionare la cabina di
trasformazione e scegliere le taglie commerciali dei trasformatori o del trasformatore che sono stati
ottenuti. La soluzione può essere ottimizzata.
3) Si deve considerare la possibilità di classificare i carichi dell’edificio in:
- Normali, se l’unica sorgente è quella di rete;
- Preferenziali, se oltre alla sorgente di rete è disponibile una sorgente, come un gruppo
elettrogeno, che possa essere ridondante rispetto alla rete a seguito di un disservizio
superiore a 15𝑠;
- Continuità (o privilegiata o critica), se oltre alla sorgente di rete è disponibile una sorgente di
alimentazione in continuità assoluta cioè che garantisce l’alimentazione in ridondanza senza
disservizi. Questa ridondanza è fornita da una sorgente ausiliaria che prende il nome di UPS.
Gli UPS possono essere statici o rotanti.
In questo modo si introduce un concetto molto importante inerente alle tipologie di servizio. Questi
tre tipi di servizi si identificano l’uno con l’altro rispetto alle sorgenti di alimentazione che hanno a
disposizione. L’utenza di continuità è tipicamente una sottofamiglia dell’utenza preferenziale perché
in questo modo si può dimensionare l’autonomia dell’UPS in maniera più contenuta perché poi si ha
la possibilità di avere il gruppo elettrogeno di supporto successivamente al tempo di disservizio. Gli
UPS hanno valori tipici di autonomia da 5𝑚 (ma esistono anche da 1𝑚) fino a 2ℎ. I gruppi minori
permettono di realizzare, affiancati al gruppo elettrogeno, solo la continuità del servizio. L’autonomia
dell’UPS dipende dalle batterie installate e quindi dipende dal carico che in quel momento è
alimentato.

Si considerano in tale contesto carichi preferenziali: gli ascensori, i servizi tecnologici, il 50% dell’utenza luce
e il 50% dell’utenza servizi pc. Mentre si considerano carichi in continuità assoluta: il CED, e il 50%
dell’utenza pc restante. Si osserva che le prese con colori diversi hanno tipologie di carico connesse diverse.
Si deve poi fare un documento di esercizio dove vengono classificate in base al colore il tipo di carico che
deve essere collegato, ad esempio sulla presa rossa la Tower del pc.

In questo contesto ancora non è stata citata l’illuminazione di emergenza. Essa sostanzialmente è suddivisa
in due macro famiglie:

- illuminazione di riserva;
- illuminazione di sicurezza.

Il 50% di utenza luce indicata nell’utenza preferenziale corrisponde all’illuminazione di riserva, che non
garantisce aspetti di sicurezza ma consente di seguire le attività anche in assenza di rete. L’illuminazione di
sicurezza invece è normata dalla UNI 1868 ed è un’illuminazione in continuità assoluta che verrà organizzata
evitando UPS e circuiti dedicati ma attraverso apparecchi dotati di batterie interne (MicroUPS).
L’illuminazione di emergenza è di tipo antipanico e deve garantire un illuminamento minimo nell’ambiente
(almeno 5 lux). In generale ci sono due tipologie: segnale di uscita in verde e lampade di emergenza. Gli
apparecchi illuminanti possono anche integrare un MicroUPS con un inverter in modo da funzionare in
continuità come luci di emergenza. Altrimenti esistono dispositivi normalmente spenti che si accendono nel
caso di mancanza di alimentazione.

Preso uno dei moduli 4𝑚 𝑥 8𝑚 nell’ipotesi di otto apparecchi illuminanti, in fase di progettazione del sistema
di illuminazione si dovrà definire quanti di essi garantiscono i cinque lux (ne dovrebbe bastare solo uno):

Con Dialux si fa un’analisi dell’illuminamento e tale dato viene allegato al progetto.

Una volta realizzata la cabina elettrica, realizzata tipicamente da un quadro MT, uno o più TR MT/BT e un
quadro elettrico generale BT (QGBT). Al piano interrato può essere installata la cabina, essa è accessibile
esternamente attraverso una scala indipendente.

La disposizione dei locali e degli spazi tecnici possono essere modificati in modo da ottimizzare l’impiantistica.
La richiesta è configurare l’impianto di distribuzione limitandosi alla distribuzione BT fino ai quadri importanti
e cioè il quadro generale avrà un gruppo elettrogeno, una serie di quadri elettrici principali, una parte in UPS
e tutta questa configurazione di impianto si dovrà tracciare in modo da fare l’architettura dell’impianto. Ogni
piano deve essere servito da una coppia di quadri, in totale quindi cinque coppie di quadri. Nel fare la
configurazione dell’impianto c’è il rischio che ogni quadro di piano abbia una doppia sezione, una normale e
una preferenziale e cioè si hanno doppie montanti a sinistra e a destra.

A seguito della scelta dell’impianto verrà fatto il dimensionamento delle sezioni dei cavi dei circuiti e si
dedicherà poi un’esercitazione specifica per il calcolo della corrente di cortocircuito.

Coefficiente di contemporaneità è un coefficiente che tiene conto del fatto che l’utenza alla quale si applica
è costituita da più sotto utenze che non sono alimentate in modo contemporaneo (statisticamente). Ad
esempio l’utenza luce costituita da 125 kW è costituita da un certo numero di apparecchi illuminanti che
statisticamente non sono alimentati tutti contemporaneamente. L’utenza luce ha un valore maggiore di tale
coefficiente perché c’è la probabilità che essa si attivi quasi contemporaneamente (esempio al crepuscolo).
Il coefficiente passa da 1, valore ad esempio che si ha nel progetto di uno studio dentistico, a 0.9, nel caso di
un edificio composto da più piani, e non scende sotto questo valore. Le contemporaneità sono importanti
perché quando si va sui macro numeri si traduce in parecchia potenza in meno o in più sulla potenza di
dimensionamento.

Ad esempio quando si progettano i circuiti di alimentazione lato distributore di edifici pubblici lato
residenziale, il dato di partenza sono i 3 kW per ogni appartamento, utilizzando un coefficiente di
contemporaneità anche pari a 0.3/0.4 perché se si hanno 100 appartamenti e quindi 300 kW, il trasformatore
verrebbe sovradimensionato eccessivamente considerando che i diagrammi di carico di un appartamento è
molto spezzettato.

Sull’utenza luce quindi il 𝐶𝐶 = 0.9. Sull’utenza Computer il progetto considera 𝐶𝐶 = 0.7 per il fatto che la
struttura è ad uso uffici e ricerca. Gli ascensori hanno un 𝐶𝐶 > 1 perché si utilizzano Duty-Cycle molto
importanti e quindi è un carico molto gravoso.

Il coefficiente di utilizzazione a differenza del precedente permette di definire quanta potenza viene
assorbita dall’utenza rispetto alla potenza installata.

Come fattore di potenza vengono considerati tutto 𝑐𝑜𝑠𝜙 = 0.9 tranne per le luci che vale 𝑐𝑜𝑠𝜙 = 0.95.