Sei sulla pagina 1di 4

Nuova Umanità

XXXV (2013/3) 207, pp. 387-390

LA DEMOCRAZIA NELL’ERA DELL’INTERDIPENDENZA.


UN’INDAGINE DI ALBERTO LO PRESTI SUI GRANDI
PRINCIPI POLITICI

Fabio Rossi

Quella del concetto di democrazia rimane – a tutt’oggi – una


storia che ha un inizio ma certamente non una fine: una storia con-
trassegnata da vittorie, sconfitte, criticità, mutazioni: un’evoluzio-
ne parallela a quella che la realtà mondiale ha parimenti registrato.
Tale evoluzione, profonda e complessa, che ogni società demo-
cratica – in special modo quelle storicamente più collaudate – sta
sperimentando, esige un’attenta analisi di ciò che si riteneva con-
solidato e di ciò che invece appare come un nuovo passo di un’e-
voluzione continua.
Proprio in questa prospettiva va letto I Principi della democra-
zia. Una ricerca nell’era dell’interdipendenza1, l’ultima fatica di Al-
berto Lo Presti, direttore del Centro Igino Giordani, docente di
Teoria Politica all’Istituto Universitario Sophia di Loppiano e di
Storia delle dottrine politiche alla Pontificia Università San Tom-
maso D’Aquino, autore consolidato di lavori inerenti la storia del
pensiero politico.
L’obiettivo di questo nuovo lavoro è chiaro fin dal titolo: una
ricerca intorno ai principi della democrazia in un momento sto-
rico, politico e sociale caratterizzato dall’interdipendenza: al di
là dell’immediata fascinazione, occorre però precisare che cosa
l’Autore intenda per interdipendenza, e soprattutto quale sia la

1 
A. Lo Presti, I Principi della democrazia. Una ricerca nell’era
dell’interdipendenza, Città Nuova, Roma 2013.
388 Fabio Rossi

connessione tra tale concetto (o forse dovremmo dire realtà) e la


democrazia.
Nell’introduzione, Alberto Lo Presti evidenzia come il con-
cetto di democrazia – tradizionalmente legato ad una matrice e
ad una formulazione occidentale – mostri oggi crepe sempre più
evidenti, frutto delle crescenti commistioni culturali, sociali e dun-
que di nuove esigenze a cui le attuali democrazie non sembrano in
grado di rispondere:

Oggi le nostre democrazie hanno ben altri problemi. Il


pluralismo culturale diffuso nega in partenza che possa
esistere una idea di vita buona, verso la quale un gover-
no politico dovrebbe condurci […] è assai complicato
riuscire a produrre una sintesi di tale eterogeneicità, e
ancor più difficile è mettere tale ipotetica sintesi al cen-
tro di un programma politico2

Al di là di differenti opzioni sul piano organizzativo, e di diver-


se concezioni di bene comune, ciò che emerge è un problema più
profondo, legato proprio ai fondamenti della vita civile comune.
In questa prospettiva è indubbio – per esempio – che il fenomeno
dell’integrazione tra culture diverse abbia inevitabilmente svilup-
pato un diverso modo di guardare al concetto stesso di democra-
zia; è appunto quell’interdipendenza tra Stati, persone, comunità
che non può lasciar indifferente la riflessione politologica intorno
alla democrazia.
Il rischio, di fronte a questo scenario sempre cangiante, potreb-
be essere – come sottolinea Lo Presti – quello di chiudersi all’in-
terno di un nostalgico sguardo rivolto al passato; in verità la strada
percorribile è un’altra, orientata in una direzione, nella quale si
segnalano i contributi di realtà culturali nuove, ma che in tema di
democrazie sembrano voler dire la propria.
Per fare ciò occorre però attuare una sorta di ricostruzione, su
quelle che sono state le principali tappe del pensiero filosofico e
politico in tema di democrazia, al fine non solo di poter individua-

2 
Ibid. pp. 5-6.
La democrazia nell’era dell’interdipendenza 389

re quelle acquisizioni che ancora oggi appaiono come basilari per


il concetto di democrazia, ma anche riscoprire i nodi problematici
e dunque approfondire tutte quelle idee – soprattutto attuali – che
possano in qualche modo contribuire alla sfida che il XXI secolo
sembra aver lanciato al pensiero democratico.
L’Autore però non fa tutto questo da solo, ma si lascia “aiutare”
dalle voci più significative della storia più recente: Kelsen, Dahl,
Rawls, Kant così come Bobbio, Pareto e tanti altri ancora; il loro
pensiero e le conseguenti riflessioni di Alberto Lo Presti divengo-
no perciò delle vere e proprie guide di questo itinerario di ricerca;
scandito in cinque tappe, il volume si sofferma su quei concetti –
libertà, uguaglianza, giustizia sociale, tolleranza – che sono i tratti
stessi della democrazia, osservandone – anche grazie alle conquiste
di pensatori come quelli già citati – le diverse declinazioni, i diffe-
renti sviluppi.
Non disdegna però l’Autore di guardare anche a quei contri-
buti di quelle aree culturali solo apparentemente più lontane: l’at-
tenzione rivolta al pensiero politico di Mohammad Khatami o alle
valutazioni di Amartya Sen non solo evidenziano l’apertura e l’e-
saustività della ricerca di Lo Presti, ma soprattutto suonano come
l’ennesima conferma della polimorficità e ampiezza del concetto
stesso di democrazia.
In questo quadro storico critico, che opportunamente oscilla
tra disamina del passato e acquisizioni più recenti, l’Autore ap-
profondisce quei nodi che hanno sempre assillato quanti hanno
tentato di sviluppare un’operatività sempre più efficace della de-
mocrazia: il binomio, complesso ma imprescindibile, di libertà
ed uguaglianza, la presenza costante e pressante di interrogativi
riguardanti, per esempio, la natura del bene comune e della giusti-
zia sociale, il diverso combinarsi – nella storia e nelle culture – di
esigenze etiche e urgenze politiche.
Questo cammino si completa nell’ultimo capitolo, nel quale –
attestando la crisi di forme di democrazia oggi più che mai ob-
solete di fronte all’evolversi della storia – l’Autore rileva quanto
la connessione sempre più stretta tra persone, comunità, popoli
differenti (la cosiddetta interdipendenza appunto) necessiti della
ricerca e dell’individuazione di nuovi, o dimenticati, principi per
390 Fabio Rossi

la costruzione di un nuovo modello di democrazia, un modello


diverso non solo dal punto di vista pratico, ma anche valoriale.
Non giunge dunque a caso la riflessione sul legame che questa in-
terdipendenza manifesta con il principio della fraternità, inteso
nella sua accezione politica e giuridica. Non nasconde l’Autore le
difficoltà – anche linguistiche – di questo principio (un esempio su
tutti: il controverso e complesso rapporto con il principio di soli-
darietà) ma non v’è dubbio che la fraternità, affrontata nel volume
come proprietà antropologica e come fattore di relazione, apra
scenari nuovi, in linea con le necessità che la moderna democrazia
è chiamata ad affrontare. Un DNA, quello della fraternità, e un
patrimonio valoriale che non deve rimanere semplicemente come
sfondo, ma divenire invece vero e proprio principio fondativo.
Se dunque, come sostiene lo stesso Lo Presti, «l’allargamento
dei concetti politici alle nuove influenze dettate dai valori dell’al-
truismo, dell’iniziativa disinteressata, del riconoscimento e dell’a-
more per l’umanità, non sembra più rinviabile»3, l’orizzonte che la
fraternità, e i numerosi studi ad essa dedicati lasciano intravedere,
merita certamente un cammino di ricerca, quanto mai congruo in
questa epoca appunto di interdipendenza globale.

3 
Ibid. p. 128.