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Corso di Costruzione di Ponti - a.a.

2008/09

4. ANALISI DEGLI EFFETTI LOCALI

Ottobre 2008 – rev. 0 - Pag. 4.1 -


Analisi degli effetti locali

4.1. Gli effetti locali nel calcolo delle solette di travi da ponte

Un’analisi rigorosa della risposta strutturale di impalcati da ponte comporta uno studio del
comportamento tridimensionale della struttura stessa, oggi possibile ad esempio mediante
opportune schematizzazioni agli elementi finiti. Spesso però conviene effettuare un calcolo
semplificato (sempre necessario in fase di predimensionamento), basato sulla definizione dei
meccanismi resistenti principali e sullo studio di problemi generalmente monodimensionali o, al
limite, bidimensionali.

Sezioni trasversali tipiche di ponti in acciaio dell’800.


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Analisi degli effetti locali

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Analisi degli effetti locali

In quest’ottica assume particolare importanza l’analisi degli effetti locali ovvero lo studio
delle problematiche che stanno alla base del dimensionamento degli elementi strutturali (le
solette: piastre in c.a. o in c.a.p, piastre ortotrope in acciaio) su cui agiscono direttamente i
carichi dovuti ai veicoli in transito. Esse corrispondono praticamente alle parti dell’impalcato
che fungono da supporto per la pavimentazione stradale (massicciata ferroviaria).
Nel passato tali elementi erano indipendenti dalla struttura principale su cui gravavano
come carichi permanenti (vedi figure precedent1), mentre nei moderni impalcati da ponte, essi
sono indispensabili non solo nel sopportare localmente i carichi e nel trasferirli alle strutture
resistenti principali (percorso a), ma anche collaborano con queste per riportare i carichi sugli
elementi verticali di appoggio (percorso b).

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Analisi degli effetti locali

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Analisi degli effetti locali

Gli effetti locali propriamente detti si riferiscono alla prima funzione sopra menzionata e
corrispondono prevalentemente a delle sollecitazioni flessionali che interesseranno la soletta
localmente, in prossimità delle superfici direttamente interessate dal carico accidentale (impronta
di carico).
Generalmente il calcolo degli effetti locali si conduce in due fasi:
i) Nella prima fase si analizza la soletta, modellata come elemento bidimensionale,
ipotizzando inizialmente nulli gli spostamenti in corrispondenza delle strutture principali
(travi, traversi ecc.) Nel caso di ponti a travata o a cassone la soletta può essere trattata
come una piastra orizzontale vincolata elasticamente alle anime delle travi che risultano
impegnate flessionalmente in un piano ortogonale al loro asse. Con questo schema si
valutano quindi azioni flessionali e taglianti sia per la soletta che per le travi principali.

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Analisi degli effetti locali

ii) Dopo aver calcolato le reazioni ai vincoli fittizi e aver quindi riportato i carichi sulle
strutture principali, travi longitudinali e trasversali (se presenti), si rimuovono i vincoli
provvisori e si effettua il calcolo della struttura principale caricata con le reazioni
vincolari appena determinate e cambiate di segno.

Tensioni normali nella soletta dovuti alla flessione nella trave principale.

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Analisi degli effetti locali

In questa seconda fase nella piastra di impalcato si avranno principalmente sforzi normali
nel piano, funzionando essa, o una sua parte detta “larghezza efficace” da corrente per la trave
stessa. Si avranno anche ulteriori sforzi di flessione e taglio dovuti all’abbassamento
differenziale delle anime delle strutture principali per carichi non simmetrici causati dalla perdita
di forma della sezione e che andranno sommati alle sollecitazioni calcolate nelle fasi precedenti.

La porzione di soletta maggiormente


interessata dall’effetto prodotto da
carichi non simmetrici risulta la parte di
attacco con le anime delle travi, mentre
la zona di mezzeria risente poco del
fenomeno, che comunque è tanto più
importante tanto più la sezione
trasversale dell’impalcato risulta
deformabile nel suo piano.

Sollecitazioni flessionali dovute alla perdita di forma della sezione trasversale per
effetto di carichi non simmetrici.
Le solette di impalcati da ponte sono generalmente costituite da piastre in c.a. (c.a.p) nel
caso di ponti in c.a. o c.a.p o in struttura mista acciaio-calcestruzzo, oppure da piastre ortotrope
interamente di acciaio.
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Analisi degli effetti locali

Impalcati composti acciaio-calcestruzzo: una soletta in c.a. (c.a.p) costituisce il supporto per la pavimentazione.

Impalcati di solo acciaio: una piastra ortotropa in acciaio riceve direttamente le azioni dovute al transito dei veicoli.
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Analisi degli effetti locali

4.2. Le piastre in c.a.

Le solette in cemento armato sono impiegate negli impalcati da ponte in c.a.p o in strutture
miste acciaio-calcestruzzo e generalmente sostengono una pavimentazione in conglomerato
bituminoso dello spessore di 8÷10 cm. Nel calcolare gli effetti dovuti ai carichi accidentali
associati al transito di mezzi pesanti si considera una diffusione a 45° dell’impronta di carico
fino al piano medio della piastra.
Per impronte rettangolari a0xb0 si ottiene una superficie caricata
di calcolo:
a = a0 + 2S1 + S; b = b0 + 2S1 + S
Per impronte circolari di raggio r0 l’impronta di calcolo, tenendo
conto della diffusione attraverso la sola struttura resistente, si può
calcolare attraverso la teoria di Westergaard valida per piastre
isotrope:
r =2[(0.4r02 + S2)1/2 - 0.675S] per r0 ≤ 3.45S
A parte deve essere poi calcolata la diffusione attraverso la
pavimentazione.

Dopo aver definito le superfici di carico è possibile eseguire il calcolo degli effetti locali
tramite due differenti approcci che permettono di ricondurre il problema generale
tridimensionale a dei problemi piani:
i) modello a piastra;
ii) modello a telaio.

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Analisi degli effetti locali

Modello a piastra
Nel calcolo degli effetti locali mediante una schematizzazione a piastra si analizza la
porzione di soletta direttamente caricata tenendo conto della presenza del resto della struttura:
soletta adiacente, travi e traversi, attraverso una scelta opportuna delle condizioni di vincolo.

Condizioni di vincolo per la piastra in c.a. all’attacco con le strutture principali.

Nella schematizzazione di tali vincoli si impiega


generalmente l’ipotesi di semincastro che prevede
all’attacco con le travi un incastro perfetto e una
situazione intermedia tra l’incastro perfetto e il
semplice appoggio per il momento positivo in
campata. Con tale schematizzazione si massimizzano
i momenti negativi in modo tale da
sovradimensionare la sezione all’attacco con le travi
ed evitare quindi gli effetti negativi dovuti ad
un’eventuale perdita di forma della sezione
trasversale.
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Analisi degli effetti locali

Una volta definiti i vincoli al contorno, il problema del calcolo degli effetti locali
corrisponde all’analisi di una piastra rettangolare.
Equazione differenziale della superficie elastica:
d4 w d4w d 4 w q ( x, y )
+2 2 2 + 4 =
dx 4 dx dy dy D
E ⋅ s3
con D = rigidezza flessionale per unità di lunghezza.
12 (1 − ν 2 )
Equazioni di equilibrio
momento flettente per unità di
lunghezza lungo x;

momento flettente per unità di


lunghezza lungo y;

momento torcente per unità di


lunghezza;
sforzo di taglio per unità di
lunghezza lungo x;

sforzo di taglio per unità di


lunghezza lungo y.
Equazioni di congruenza
• Lato in semplice appoggio: ( w )x =a = 0; ( d 2 w dx 2 )x =a = 0
• Lato incastrato: ( w )x =a = 0; ( dw dx ) x =a = 0
• Lato libero:

( d 2 w dx 2 + ν d 2 w dy2 )x=a = 0; ( d w dx + ( 2 − ν ) d w dxdy )


3 3 3 2
x =a

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Analisi degli effetti locali

Piastra semplicemente appoggiata


Analisi armonica

∞ ∞
⎛ mπx ⎞ ⎛ nπx ⎞
q ( x, y ) = ∑∑ q mn sin ⎜ ⎟ sin ⎜ ⎟
m =1 n =1 ⎝ a ⎠ ⎝ b ⎠
4 ab ⎛ mπx ⎞ ⎛ nπx ⎞
q mn = ∫ ∫ q ( x, y ) sin ⎜ ⎟ sin ⎜ ⎟ dxdy
ab 0 0 ⎝ a ⎠ ⎝ b ⎠
1 ∞ ∞ q mn ⎛ mπx ⎞ ⎛ nπx ⎞
w = 4 ⋅ ∑∑ sin ⎜ ⎟ sin ⎜ ⎟
π D m=1 n =1 ⎛ m n ⎞ ⎝ a ⎠ ⎝ b ⎠
2 2

⎜ a 2 + b2 ⎟
⎝ ⎠

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Analisi degli effetti locali

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Analisi degli effetti locali

Alternativamente le tensioni interne e l’inflessione w in piastre non irrigidite possono essere calcolate con un metodo
tabellare in funzione di specifici coefficienti:
kw è il coefficiente per l'inflessione della piastra appropriato alle condizioni al contorno della piastra fornite nei prospetti dei
dati.
kσbx è il coefficiente per la tensione flessionale σbx della piastra appropriato alle condizioni al contorno della piastra fornite
nei prospetti dei dati.
kσby è il coefficiente per la tensione flessionale σby della piastra appropriato alle condizioni al contorno della piastra fornite
nei prospetti dei dati.

Si definiscono: q: valore di progetto del carico applicato (rappresenta il valore della risultante)
a: lato corto della piastra.
b: lato lungo della piastra.
s: spessore della piastra.
E: modulo elastico.

Si distinguono due casi fondamentali:

Carico uniformemente distribuito

Inflessione fuori del piano:


L’abbassamento w di un pannello di piastra soggetto a un carico uniformemente distribuito q sull'intera area può essere
calcolata come:
kw ⋅ q ⋅ a4
w=
E ⋅ s3
OSS: in confronto allo spessore del pannello di piastra, l’abbassamento w deve essere piccolo (teoria del primo ordine).

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Analisi degli effetti locali

Tensioni interne:
Le tensioni flessionali σbx e σby in un pannello di piastra possono essere determinate mediante le equazioni seguenti:
k σbx ⋅ q ⋅ a 2 k σby ⋅ q ⋅ a 2
σbx = ; σ bx =
s 2
s2

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Analisi degli effetti locali

Carico concentrato al centro della piastra

Inflessione fuori del piano:


L'inflessione w di un pannello di piastra soggetto a un carico localizzato centrale applicato a un'area u x v può essere
calcolata come:
kw ⋅ q ⋅ a4
w=
E ⋅ s3
OSS: in confronto allo spessore del pannello di piastra, l’abbassamento w deve essere piccolo (teoria del primo ordine).

Tensioni interne:
Le tensioni flessionali σbx e σby in un pannello di piastra possono essere determinate mediante le equazioni seguenti:
k σbx ⋅ q ⋅ a 2 k σby ⋅ q ⋅ a 2
σ bx = ; σ bx =
s2 s2

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Analisi degli effetti locali

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Analisi degli effetti locali

Nel caso delle piastre in c.a. di solette di ponti, poiché la distanza tra i traversi è generalmente
molto maggiore della distanza trasversale tra le travi o tra le anime del cassone (ly/lx > 2), in sede
di predimensionamento è lecito riferirsi al caso di piastra di lunghezza infinita ly=∞.

Nel calcolo bisogna comunque distinguere due


casi:
i) carico uniformemente ripartito su tutta la
piastra e deformata cilindrica: d w dy = 0 e
2 2

ii) carico concentrato e deformata a doppia


curvatura: d w dx ≠ 0; d w dy ≠ 0 .
2 2 2 2

Nel caso i) si ha:


dw 2

M = −ν ⋅ D ⋅
dy
y 2

e spesso si assume v=0 e quindi My=0 ovvero


ogni striscia elementare sopporta il carico che
grava su di essa, senza ricevere alcun sostegno
dalle strisce adiacenti (comportamento a trave).

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Analisi degli effetti locali

Momento My nel caso di carico uniforme.


Nel caso ii) si hanno comunque momenti
flettenti lungo x e y (di entità minore) e quindi si
rileva una collaborazione tra strisce adiacenti.
Si può tener conto in modo semplificato di
questa collaborazione (effetto piastra)
conducendo un calcolo a trave e supponendo
reagente una porzione di soletta pari a:
B = b + l 2.
x

In questo modo non si calcolano direttamente i


momenti lungo y che comunque si considerano
pari al 25% di quelli, positivi e negativi,
calcolati lungo x.
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Analisi degli effetti locali

Nel caso di lastra a sbalzo si assume una diffusione


a 45° ottenendo un momento flettente per unità di
lunghezza in direzione x pari a: Mx = P/2 con P
carico concentrato o ripartito su un impronta di area
piccola rispetto alla luce dello sbalzo.
Nel caso frequente di soletta con spessore crescente
verso l’incastro si ha: Mx = 0.576·P (per S1=2S) e
Mx = 0.631·P (per S1=3S) con S1 spessore soletta
all’incastro ed S spessore all’estremo libero.

Particolare attenzione va posta nelle zone in


prossimità dei giunti dove si hanno concentrazioni
di forze dovute all’effetto dinamico dell’urto con le
ruote e dove, per ragioni costruttive (soletta gettata
su casseforme mobili che devono poter scorrere sui
traversi), il traverso di estremità non è solidale con
la soletta che quindi risulta avere un lato libero.
In tale situazione la diffusione del carico risulta
limitata.
Nel caso più favorevole, quando i traversi sono
solidali con la soletta questa può essere
schematizzata come una lastra semindefinita
vincolata su tre lati.

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Analisi degli effetti locali

Modello a telaio
Con tale metodo si valuta più accuratamente l’interazione tra la soletta e le altre piastre che
compongono l’impalcato (anime delle travi, solette adiacenti ecc.).

Un primo metodo di calcolo prevede l’impiego di


una schematizzazione a telaio con un’opportuna
larghezza di calcolo B che può essere ancora
approssimata con: B = b + l 2 .

Un secondo metodo, più accurato, si articola in


due fasi:

i) nella prima fase si analizza la piastra assunta


perfettamente incastrata sui lati lunghi e si
calcolano le sollecitazioni mediante un modello
a piastra;

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Analisi degli effetti locali

ii) le reazioni trovate (per unità di lunghezza)


sono applicate, dopo averle cambiate di segno, ad
un telaio di larghezza unitaria che riproduce la
sezione trasversale del ponte.
Le sollecitazioni effettive saranno pari alla
somma di quelle calcolate nelle due fasi.

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Analisi degli effetti locali

Calcolo di elementi bidimensionali (piastre/lastre) in c.a.


Tensioni membranali in una piastra rettangolare:

σmx è la tensione membranale nella direzione x


dovuta a forze membranali nx .
σmy è la tensione membranale nella direzione y
dovuta a forze membranali ny .
τmxy è la tensione membranale di taglio dovuta a
forze membranali nxy .

Tensioni di taglio e flessionali nelle piastre


rettangolari dovute a flessione:

σbx è la tensione nella direzione x dovuta al


momento flettente mx.
σby è la tensione nella direzione y dovuta al
momento flettente my.
τbxy è la tensione tangenziale dovuta al momento
torcente mxy.
τbxz è la tensione tangenziale dovuta a forze di
taglio trasversali qx.
τbyz è la tensione tangenziale dovuta a forze di
taglio trasversali qy.

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Analisi degli effetti locali

Noti i valori delle 8 componenti di tensione (che possono essere calcolati tramite una
schematizzazione agli elementi finiti) è possibile condurre un calcolo di un elemento
bidimensionale in c.a. distinguendo due casi:
i) elemento non fessurato,
ii) elemento fessurato.

Nel primo caso basta verificare che la tensione principale massima (di compressione) sia
inferiore alla resistenza fcd del materiale, eventualmente tenendo conto anche dell’effetto
favorevole dovuto ad una compressione multiassiale.

Nel caso di elemento fessurato è possibile


impiegare un modello resistente tipo
“sandwich” con tre strati resistenti: i due strati
esterni resistono alle azioni membranali dovute
alle risultanti nEdx, nEdy, nEdxy, mEdx, mEdy, mEdxy,
mentre lo strato interno gli sforzi di taglio: vEdx,
vEdy.

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Analisi degli effetti locali

- Per verificare se l’elemento risulta fessurato o non fessurato bisogna verificare che lo stato
di tensione sia interno al dominio di resistenza elastico, ovvero verificare la disuguaglianza:

con:

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Analisi degli effetti locali

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Analisi degli effetti locali

- Se la sezione è fessurata gli strati esterni possono essere verificati come elementi
membranali considerando le forze:

dove:
zx e zy sono le braccia di coppia interna per flessione in x e y;
yxs, yxi, yys, yyi sono le distanze dei baricentri delle armature dal piano medio della sezione in relazione ai momenti flettenti
in x e y, quindi zx= yxs+yxi and zy= yys+ yyi;
yyxs, yyxi, yxys, yxyi sono le distanze dei baricentri delle armature dal piano medio della sezione in relazione al momento
torcente e alle forze di taglio, quindi zyx= yyxs+ yyxi e zxy=yxys+ yxyi.

Le forze taglianti fuori piano vEdx e vEdy sono applicate allo strato centrale, per la verifica di tale
strato si considera il taglio risultante:

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Analisi degli effetti locali

In direzione dello sforzo di taglio principale l’elemento bidimensionale si comporta come un


elemento trave e le verifiche vanno condotte di conseguenza come nel caso di elementi trave
armati o non armati a taglio.

Nei calcoli si può considerare in via approssimativa:


yns = yxs = yys
yni = yxi = yyi
yts = yxys = yyxs
yti = yxyi = yyxi
zx = zy = zn = yns + yni
zxy = zyx = zt = yts + yti
La differenza tra zn e zt può essere trascurata assumendo lo spessore degli stati esterni pari a due volte il copriferro per cui si
ha:
yns = yts = ys
yni = yti = yi
zn = zt = z

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Analisi degli effetti locali

Le piastre ortotrope
Nei moderni ponti in acciaio, per limitare i carichi permanenti, spesso si realizza il piano viario (soletta di transito)
con una lastra di acciaio (lamiera irrigidita) che sostiene una pavimentazione sottile (3-5cm di spessore) per un peso
complessivo di 0.8÷1.2 kN/m2, valore assai inferiore anche al solo peso proprio di una soletta in c.a. di limitato spessore.
Tali lastre sono molto costose e richiedono l’impiego di manodopera specializzata, esse costituiscono anche i correnti della
struttura principale e devono essere opportunamente irrigidite per impedire lo sviluppo di fenomeni legati all’instabilità
locale. Tali lamiere vengono solitamente rinforzate mediante saldatura di costole longitudinali e travi trasversali e possono
essere calcolate come delle piastre ortotrope. L’insieme di lamiere e irrigidimenti è caratterizzato, infatti, da rigidezze
differenti rispetto due direzioni ortogonali.
Definizioni secondo EC3-1-7
- lastra ortotropa: Una struttura ottenuta dalla composizione
di piastre nominalmente piane. Le piastre possono essere
irrigidite o non irrigidite.
- pannello di piastra: Un pannello di piastra è una piastra
piana che può essere irrigidita o non irrigidita. Un pannello di
piastra può essere considerato come una parte singola di una
lastra ortotropa.
- irrigidimento: Una piastra o una sezione fissata a una
piastra al fine di impedirne l'instabilità oppure per aumentarne
la resistenza a flessione o la rigidezza flessionale.
L'irrigidimento è denominato come segue:
- longitudinale se la sua direzione è parallela a quella
dominante delle forze di compressione;
- trasversale se il suo asse è perpendicolare alla direzione
dominante delle forze di compressione.
- piastra irrigidita: Piastra con irrigidimenti trasversali e/o
longitudinali.
- sottopannello: Piastra non irrigidita contornata da flange o
da irrigidimenti.
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Analisi degli effetti locali

Classificazione delle piastre ortotrope


Una classificazione delle piastre ortotrope
(p.o.) in acciaio può essere fatta sulla base
della forma degli irrigidimenti
longitudinali:
a) p.o. con costole aperte;
b) p.o. con costole chiuse.
Le costole aperte sono prive di rigidezza
torsionale e possono essere costituite da
semplici piatti a da piatti irrigiditi a
formare elementi a T inverso, a L inverso
o a bulbo.

Le costole chiuse sono caratterizzate da


un’elevata rigidezza torsionale e possono
essere forma trapezoidale, a V, a U, a Y.

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Analisi degli effetti locali

Meccanismi resistenti relativi alle verifiche di impalcati con piastre ortotrope.

• I traversi hanno in ogni caso forma a T rovescio e vengono posti ad un interasse di 1.5÷2 m nel
caso di costole aperte e ad un iterasse circa doppio nel caso di costole chiuse.
• La lastra superiore può avere spessore variabili comunque mai inferiori ai 10 mm per evitare

deformazioni eccessive che potrebbero danneggiare la pavimentazione sovrastante1.


La scelta tra un p.o. con irrigidimenti aperti o chiusi va fatta sulla base di considerazioni legate
alla fabbricazione e al montaggio.


1
secondo le DIN 1079: spessore min 12 mm con interasse costole di 300 mm, mentre spessore min 14 mm con interasse costole di 350 mm

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Analisi degli effetti locali

Oss: i) La curva 1 si applica a tutte le altre nervature o irrigidimenti non coperti dal punto ii).
ii) La curva 2 si applica a nervature o irrigidimenti posizionati sotto le corsie di traffico più pesantemente caricate
entro 1.2 m dall'anima della travatura principale.

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Analisi degli effetti locali

Calcolo semplificato

Nelle piastre ortotrope si distinguono tre stati differenti di sollecitazione:

Stato 1. Si analizza lo stato di sollecitazione che riguarda


il comportamento della lamiera considerata appoggiata in
corrispondenza degli irrigidimenti longitudinali. Tale analisi
locale ha scarsa importanza per le verifiche di resistenza, in
quando lo spessore della lamiera è sempre determinato sulla
base di un valore minimo di rigidezza al fine di limitare la
deformabilità della lamiera stessa e quindi impedire il
distacco della pavimentazione.

Stato 2. Si studiano le sollecitazioni di flessione che


interessano la piastra ortotropa nel suo complesso (problema
analogo all’analisi a piastra per le solette in c.a.).

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Analisi degli effetti locali

Stato 3. Si analizzano le sollecitazioni di trazione o


compressione che interessano l’intera piastra ortotropa
assunta come parte componente della struttura principale
dell’impalcato.

Stato di tensione complessivo pari alla somma dei tre contributi parziali.

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Analisi degli effetti locali

In genere è poco probabile che si abbiano le massime sollecitazioni per i tre stati e quindi per le
verifiche si considera accanto alle tensioni del terzo stato σIII solo una parte di quelle relative al
secondo σII: α ⋅ σ + σ ≤ f con α  0.5
II III d

Analisi nello stato 1


Le sollecitazioni allo stato 1 vengono generalmente trascurate nei calcoli per le verifiche di
resistenza in quanto la progettazione dello spessore della lamiera, correlato all’interasse tra gli
irrigidimenti, viene solitamente effettuato sulla base di una rigidezza minima richiesta per
ridurre a valori accettabili le deformazioni del manto stradale appoggiato sull’impalcato.

Analisi delle sollecitazioni nello stato 2

Caso di p.o. ideale.


Il calcolo si riconduce all’analisi teorica di piastre ideali. Si analizzano piastre a spessore
costante costituite da materiale avente caratteristiche diverse rispetto a due direzioni ortogonali.
Si considerano valide le seguenti ipotesi: a) elasticità lineare, b) piccoli spostamenti, c)
conservazione della normale rettilinea (Kirchoff) e d) tensioni ortogonali al piano medio
trascurabili.
dw 4
dw 4
dw 4

Equazione della superficie elastica: D ⋅ + 2H ⋅ +D ⋅ = q ( x, y ) (eq. di Huber)


dx dx dy dy
x 4 2 2 y 4

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Analisi degli effetti locali

con D = E t 12 ⋅ (1 − ν ν
x x
3
x ) rigidezza flessionale rispetto x;
y

D =E t
y y
3
12 ⋅ (1 − ν ν ) rigidezza flessionale rispetto y.
x y

⎛ t ⎞ 3

H = 0.5 ⋅ ⎜ ν ⋅ D + ν ⋅ D + 4 ⎟ rigidezza torsionale apparente


12G
y x x y

⎝ ⎠ xy

che può essere anche calcolata anche come: H = α ( D ⋅ D )


1/ 2

x y

Caso di lamiera irrigidita simmetricamente.

Nel caso di nervature ravvicinate, il calcolo si


può ricondurre al caso di p.o. ideale
assumendo una rigidezza spalmata sul loro
interasse:
D = E J l , D = E J l , H = 0.5 ⋅ ( C + C
x x x y y y xy xy )
con Cxy e Cyx pari alle rigidezze torsionali dei
due ordini di costole.

Caso di lamiera irrigidita da un solo lato.


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Analisi degli effetti locali

Rappresenta il caso di maggior interesse per gli impalcati metallici da ponte ed è


caratterizzato da differenti piani di flessione in direzione x e in direzione y. L’equazione
differenziale (dell’8° ordine) risulta di difficile soluzione. Tuttavia si può ancora impiegare la
formulazione presentata per le lamiere irrigidite simmetricamente, valida sempre nel caso di
irrigidimenti ravvicinati, purché si impieghi un coefficiente α=0.3 per il calcolo della rigidezza
torsionale anche nel caso di nervature irrigidenti aperte in quanto la non coincidenza dei piani di
flessione porta ad un aumento della rigidezza torsionale apparente.

L’ipotesi di irrigidimenti ravvicinanti non è


sicuramente valida per il calcolo in direzione
trasversale dove i traversi possono essere
distanziati tra i 2 m e i 4 m.

In tal caso è possibile impiegare il metodo di


Pelikan-Esslinger che considera una piastra
ortotropa secondaria costituita dalla sola
lamiera con gli irrigidimenti longitudinali
appoggiata in corrispondenza dei traversi
supposti infinitamente rigidi. Calcolate le
reazioni sui traversi vengono cambiate di

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Analisi degli effetti locali

segno ed applicate sui traversi assunti ora


deformabili.

Dettagli strutturali secondo EC3-2.

Piastra di impalcato
Criteri di rigidezza e resistenza
• Per evitare cricche da fatica nella piastra di impalcato e fessurazione nel manto di asfalto, lo spessore della piastra di
impalcato dovrebbe essere limitata a:
a) per la carreggiata:
tmin ≥ 12 mm per manto di asfalto ≥ 70 mm;
tmin ≥ 14 mm per manto di asfalto < 70 mm ma ≥ 40 mm.
Lo spessore del manto di asfalto dovrebbe essere normalmente non minore di 40 mm.

b) per altre aree della piastra:


t ≥ 10 mm

• La spaziatura dell'appoggio alla piastra di impalcato offerto dalle anime delle nervature dovrebbe essere:
a) per la carreggiata:
e ≤ 300 mm e e/t ≤ 25

Corso di Costruzione di Ponti - a.a. 2008/09 - Pag. 5.39 -


Analisi degli effetti locali

b) per altre aree della piastra:


e ≤ 400 mm per t = 10 mm e e/t ≤ 40

Quando sono rispettati i limiti precedenti non sono necessarie le verifiche allo stato 1.

Irrigidimenti
Criteri di rigidezza e resistenza
• Irrigidimenti realizzati con sezioni cave di tipo a V, trapezoidali o circolari dovrebbero avere uno spessore di lamiera
minimo di t ≥ 6 mm.
• Per irrigidimenti con sezione aperta lo spessore della lamiera dovrebbe essere t ≥ 10 mm.

Collegamento irrigidimento-irrigidimento con piatti coprigiunto.

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Analisi degli effetti locali

Collegamento irrigidimento-trave trasversale


Collegamento con fori di accoppiamento
• L'irrigidimento dovrebbe essere continuo e passante attraverso aperture nelle anime delle travi trasversali.
• Si dovrebbe prevedere un foro di accoppiamento intorno alla base dell'irrigidimento, ma non sono consentiti fori di
accoppiamento in prossimità della piastra di impalcato.

Travi trasversali
Criteri di rigidezza e resistenza
• In caso di nervature continue con aperture si raccomanda che le travi trasversali dovrebbero essere progettate per l'azione
Vierendeel derivante dalle aperture.

Corso di Costruzione di Ponti - a.a. 2008/09 - Pag. 5.41 -


Analisi degli effetti locali

Esempi di impalcati da ponte con piastra ortotropa.

Ponti a travata

Corso di Costruzione di Ponti - a.a. 2008/09 - Pag. 5.42 -


Analisi degli effetti locali

Creitz Road, Lansing, Michigan. (From Modern Welded Steel Structure, III, JFL Arc Welding Foundation, Cleveland, OH,
1970, B-10. Courtesy of the James F. Lincoln Arc Welding Foundation.).

Ponti a cassone

Corso di Costruzione di Ponti - a.a. 2008/09 - Pag. 5.43 -


Analisi degli effetti locali

Steel box girder with strutted deck bridges. (From Leonhardt,


F., Bridge Aesthetics and Design, MIT Press, Cambridge,
Steel box-girder bridges (a) San Diego–Coronado Bridge, MA, 1984. Deutsche Verlags-Anstalt, Stuttgart, Germany).
California. (From Institute of Civil Engineers, Steel box-
girder bridges, in Proceedings of the International
Conference, Thomas Telford Publishing, London, 1973.

Ponti ad arco
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Analisi degli effetti locali

Fremont Bridge, Portland, Oregon. (From Hedelfine, A. and


Barqueta Bridge, Seville, Spain. (From Arenas, J. J., and Merritt, F. S., Ed., Structural Steel Engineering Handbook,
Pantaleon, M. J., Structural Engineering International, McGraw Hill, New York, NY., 1972.
IABSE, 2(4), 251, 1992.)

Ponti sospesi
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Analisi degli effetti locali

Riferimenti bibliografici

• Progettazione e costruzione di Ponti con cenni di patologia e diagnostica delle opere esistenti.
M. P. Petrangeli (IV edizione, MASSON, 1997).
• Manual of Bridge Engineering, Edited by M.J. Ryall, G.A.R. Parke and J.E. Harding (Thomas
Telford, 2000).
• Bridge Engineering Handbook, Edited by W.F. Chen and L. Duan (Boca Raton: CRC Press,
2000).

Corso di Costruzione di Ponti - a.a. 2008/09 - Pag. 5.46 -


Analisi degli effetti locali

• ENV 1993-1-7:2002. Eurocodice 3 - Progettazione delle strutture di acciaio - Parte1-7: Regole


generali - Regole supplementari per lastre ortotrope caricate al di fuori del loro piano.
• ENV 1993-2:2002. Eurocodice 3 - Progettazione delle strutture di acciaio - Parte 2: Ponti di
acciaio.
• ENV 1992-2:2006. Eurocodice 2 - Eurocodice 2 - Progettazione delle strutture di calcestruzzo -
Parte 2: Ponti di calcestruzzo - Progettazione e dettagli costruttivi.

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