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Morfologia e modalità costruttive di componenti strutturali in c.a.

rev. 0 – 24.02.09

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Travi

Componenti strutturale in cui una dimensione (la lunghezza, la luce) predomina sulle altre due
larghezza, altezza)

I carichi agiscono prevalentemente in direzione perpendicolare alla linea d’asse, cosicché le


caratteristiche di sollecitazione sono, essenzialmente, il momento flettente e la forza tagliante, a cui si
può aggiungere il momento torcente.

Negli edifici le forme più frequenti delle sezioni trasversali delle travi sono quelle rettangolari, a T, negli
allineamenti interni, ed a L negli allineamenti perimetrali.

Queste ultime due forme derivano dalla solidarizzazione dei solai con le travi.

Si distingue tra a) travi emergenti o fuori spessore, b) travi a spessore , c) travi estradossate (più rare)

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I solai possono essere realizzati con solette piene o alleggerite mediante blocchi forati di laterizio, di
calcestruzzo, ovvero prismi di polistirolo o materiale similare.

Le ali delle sezioni a T o ad L sono costituite dalle zone di soletta piena collaborante, ovvero, nel caso
dei solai alleggeriti, dalle zone piene terminali, appositamente predisposte dal progettista.
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Le travi sono eseguite in opera, effettuando il getto del calcestruzzo
fresco nelle casseforme, di legno o di lamiera. Le casseforme sono
sostenute lungo il loro sviluppo lineare da appositi puntelli, che si
appoggiano sul solaio sottostante o sul terreno se si tratta delle travi
del primo ordine di solai.

Nelle casseforme si dispongono le armature, cominciando dalle staffe,


all’interno delle quali si dispongono per prime le barre longitudinali
inferiori. Occorre che le staffe siano tenute staccate dalle pareti della
cassaforma, perché esse risultino protette dallo spessore di
calcestruzzo detto « copriferro»,

A tale scopo è necessario utilizzare appositi distanziatori una volta


realizzati con blocchetti di malta cementizia, ora in materiale plastico.

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Per ragioni di convenienza economica le armature ormai sono quasi sempre presagomate fuori cantiere e
portate in cantiere opportunamente identificate e assemblate nelle gabbie. Altre volte intere gabbie
arrivano in cantiere pronte alla posa nelle casseforme.

Durante il posizionamento delle barre longitudinali a volte le staffe sono aperte superiormente;
completata la posa in opera delle barre longitudinali inferiori e superiori, le staffe vengono chiuse
superiormente in uno dei modi seguenti:
— o si dispongono dei cavallotti a forma di U rovescia, uno per ciascuna staffa,
— o si realizzano dal principio le staffe con almeno uno delle due braccia verticali più lungo rispetto
all’altezza della sezione, in modo che sia possibile ripiegarlo in opera ad angolo retto, «chiudendo» la
staffa su se stessa.

Le ragioni per le quali le staffe devono essere chiuse


sono due:
a) la teoria del taglio, basata sulla osservazione del
comportamento sperimentale delle travi fessurate da
lesioni oblique (traliccio di Ritter-Mòrsch), prevede
che le braccia verticali delle staffe siano tese. Occorre
quindi garantire che dette braccia siano ben ancorate
nella parte superiore della trave, ciò che si ottiene con
le staffe chiuse;
b) le barre longitudinali superiori, disposte nella zona compressa del calcestruzzo, sono anch’esse
compresse e possono andare in carico di punta: per evitare che ciò avvenga occorre limitare la loro
lunghezza libera di inflessione. A ciò provvedono le staffe chiuse, che controllano il comportamento di
tutte le barre situate in prossimità dell’estradosso della trave.

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Nel caso delle sezioni a T ed a L le staffe vengono disposte non soltanto all’interno dell’anima, in modo
da stabilire il collegamento in direzione verticale fra la soletta e la sottostante nervatura, ma anche
all’interno della soletta, (staffe orizzontali sporgenti lateralmente nella zona di soletta esterna alla
nervatura).

Le tensioni tangenziali longitudinali, agenti nelle sezioni verticali della soletta, dove avviene il
collegamento con la trave, possono infatti produrre lesioni oblique nel piano orizzontale della soletta.

Le staffe orizzontali, che sporgono lateralmente nella zona di soletta esterna alla nervatura, attraversano
queste lesioni oblique e realizzano il meccanismo resistente previsto dalla teoria del taglio.

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Le solette piene

Le “solette” sono componenti strutturali in cui una dimensione (lo spessore) è piccolo rispetto alle altre
due (lunghezza e larghezza) e che, inoltre, sono vincolate lungo due lati opposti: di conseguenza, sotto
l’azione di carichi perpendicolari al loro piano medio, assumono una deformata cilindrica.

Se, invece, esse fossero vincolate su tutti e quattro i lati (o anche su tre) la deformata presenterebbe una
doppia curvatura ed il comportamento sarebbe quello di una piastra.

Il comportamento delle solette è interpretato con un modello di calcolo a trave, che ha per luce la
distanza fra i due lati opposti vincolati.

Per comodità, si assume che la larghezza della sezione trasversale di questa trave sia unitaria: in questo
modo il numero che misura l’intensità del carico ripartito in modo uniforme sulla superficie della soletta
(KN/m2) è uguale al numero che misura il carico ripartito per unità di lunghezza della trave di calcolo
(KN/m).

Nelle solette l’armatura è costituita sia da barre longitudinali parallele alla luce (distanza fra i due lati
opposti vincolati), la cui sezione deriva dal calcolo della trave larga i metro di cui ci siamo occupati
prima, sia da barre perpendicolari. Queste barre sono in grado di assorbire le trazioni prodotte da
eventuali momenti flettenti trasversali, dovuti a carichi localizzati, che attivano il comportamento a
doppia curvatura, proprio del funzionamento a piastra.

In definitiva, l’armatura delle solette è costituita da due ordini di barre ortogonali: l’armatura principale,
che è quella che deriva dal calcolo a trave larga 1 metro e l’armatura secondaria, che di solito non si

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calcola, ma che si assume pari ad una percentuale di quella principale. In genere le norme tecniche
forniscono indicazioni al riguardo: spesso viene consigliata la percentuale del 25%.

Normalmente nelle solette non vengono disposte le staffe, perché le sollecitazioni tangenziali dovute ai
carichi applicati risultano molto modeste.

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Pilastri

Le sezioni più comuni dei pilastri sono quella rettangolare e


quella quadrata. Il numero minimo delle barre longitudinali
(verticali) è quattro, una per ciascuno spigolo. Le barre
longitudinali sono avvolte da staffe chiuse.

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Il getto in opera dei pilastri avviene entro cassaforme che sono alte
quanto è alto il tronco di pilastro compreso fra due piani
consecutivi.

Il getto di calcestruzzo fresco deve essere effettuato con cautela per


evitare la segregazione dell’impasto fresco per l’attrito contro le
pareti della cassaforma e per l’ostacolo offerto dalle armature
longitudinali e trasversali.

Passando da un piano all’altro, occorre far sporgere dal pilastro


inferiore verso l’alto i cosiddetti “ferri di attesa o di ripresa”. Le
barre del pilastro superiore vengono affiancate ai ferri di attesa, in
modo da realizzare il mutuo collegamento per sovrapposizione.

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Quando la ripresa del getto avviene contro il getto precedente indurito si dice che il giunto è «freddo».
Un giunto freddo rappresenta una discontinuità nella massa del calcestruzzo. L’influenza di questa
discontinuità dipende dal tipo di caratteristica di sollecitazione che è applicata sulla superficie stessa: se
la superficie risulta compressa, una certa capacità di trasmettere anche tensioni tangenziali è assicurata
dalle forze di attrito.
Un altro metodo per migliorare la situazione di un giunto «freddo» è quello di rimuovere lo strato
superficiale con un getto di aria ed acqua ad alta pressione ovvero con getti di sabbia, anch’essi sotto
pressione, seguiti da lavaggio e, subito dopo, dal nuovo getto.
Le considerazioni predette mettono in evidenza la importanza degli aspetti esecutivi e la loro
interferenza con le previsioni progettuali: pertanto è necessario che il progettista assista alle fasi
esecutive e che il costruttore sia consapevole delle ipotesi di calcolo, in modo da garantirne la
realizzazione attraverso adeguati provvedimenti costruttivi e di controllo di qualità.

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