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Modelli di Associazioni Strutturali - 2017

3
MODEL SCALING
&
MATERIALI
Cenni di Reologia
Reologia delle rocce

REOLOGIA: scienza che studia il comportamento meccanico dei materiali


(scorrimento reciproco delle molecole nei corpi deformabili). Da tali
caratteristiche dipende anche la propagazione delle onde sismiche.
Generalmente il comportamento meccanico delle rocce può essere schematizzato
in due categorie:

Comportamento FRAGILE

Comportamento DUTTILE
Reologia delle rocce: Comportamento fragile

COMPORTAMENTO FRAGILE: la
roccia perde la coesione lungo
fratture e faglie;
la resistenza delle rocce è
indipendente dalla velocità di
deformazione ma dipendente
dalla pressione:
 = sn tanF (1 - lv) + c (Coulomb-
Navier) con lv = Pf / sv e sv =rgh
Stress effettivo:
s’ = s - Pf
Reologia delle rocce: Comportamento fragile

COMPORTAMENTO FRAGILE (o Coulombiano)

Comportamento favorito da:


• Bassa temperatura
• ‘Bassa pressione’
• Alta velocità di deformazione

Proprio di:
• Alcune rocce di copertura (calcari, arenarie)
• Crosta continentale superiore
• Crosta oceanica
• Mantello litosferico superiore
Reologia delle rocce: Comportamento duttile

COMPORTAMENTO ‘DUTTILE’: la roccia


si deforma in maniera continua senza
perdere la coesione lungo le fratture e
faglie (a scala micro-meso la
deformazione può essere fragile); la
resistenza delle rocce è dipendente
dalla velocità di deformazione (strain-
rate dependent):.
Reologia delle rocce: Comportamento duttile

Strain: L(t )  Lo
ε(t ) 
Lo
Strain rapporto tra lo stiramento e lunghezza originale, dove Lo è la lunghezza
originale e L(t) è la lunghezza ad un tempo t (finale). Lo strain-rate sarà quindi:

ε (t) =de/dt
Power-law creep  Q 
 
(comportamento viscoso):
(Arrhenius law)
ε  Ae  RT 
σ1  σ3  n

A costante adimensionale del materiale (funzione di temperatura (pressione) e proprietà


del materiale), Q energia di attivazione (kJ mol−1), R costante universale dei gas
(8.314 472 J K−1 mol−1), T temperatura assoluta (K), (s1 – s3) stress differenziale (Pa), n
esponente delle stress costante (indica la sensitività dello stress allo strain-rate).
Semplificando otteniamo (Corti et al., 2004):

ε  Aσ1  σ3 
n
Reologia delle rocce: Comportamento duttile

Comportamento viscoso:
v
• Newtoniano:   h    h dove h [Pa s]
 zd 
shear stress deviatorico  (=F/A), con F parallela alla placca con area A
(v/zd) gradiente di velocità o engineering shear strain rate
Relazione lineare  Stress –strain rate proporzionali e viscosità costante
strain rate raddoppia se lo stress è raddoppiato

L’ engineering shear strain rate è generalmente usato come


approssimazione per modelli in cui la deformazione è approssimabile a
simple shear (Brun, 1999).

A
, F
Reologia delle rocce: Comportamento duttile

Comportamento viscoso:
In esperimenti con reologia Newtoniana e con deformazione
approssimabile a pure shear lo stress differenziale è espresso come
(Ramberg, 1980):
σ1  σ3   4hex
v
dove ex è lo strain rate longitudinale approssimato ex 
dove x è la larghezza della zona di deformazione.
x
Reologia delle rocce: Comportamento duttile

Comportamento viscoso (Weijermars, 1997):

Non-Newtoniano: n = A, dove A [Pan s ]


il tasso di deformazione è correlato alla stress applicato, , da
legge esponenziale
Nel flusso power-law (esponenziale) la viscosità dipende dallo shear
strain rate per cui solo una viscosità effettiva (heff) può essere calcolata:

heff = c /c = A1/n c (1/n) - 1


c /c  stress e strain rate caratteristico
Se n>1, un piccolo aumento di c  rapida diminuzione heff (materiale di
tipo strain-rate softening)

Se n<1  materiale di tipo strain-rate hardening (aumenta heff)


n=1  Newtoniano
Reologia delle rocce: Comportamento duttile
Reologia delle rocce: Comportamento duttile

Weijermars (1997)
In materiali power-law la linea In materiali power-law (strain rate
‘taglia’ attraverso le linee di softening) la viscosità diminuisce
isoviscosità con l’aumentare dello strain rate.
Viscosità varia con lo strain-rate In materiali Newtoniani la viscosità
è costante
In un materiale Newtoniano la
retta deve passare per l’origine
Reologia delle rocce: Comportamento duttile
Diffusion creep: esistono
imperfezioni nel reticolo
cristallino – tipo vuoto
interstiziale tra atomi,
impurità, atomi interstiziali
impuri (esterni rispetto alla
molecola). Il diffusion creep
avviene mobilizzando i punti
di imperfezione, per
Weijermars (1997) esempio il salto seriale di
atomi all’intermo di vuoti
adiacenti.
Dislocation creep: la
deformazione avviene lungo
piani di debolezza
determinati dalla simmetria
cristallografica. Tali piani del
cristallo sono quindi
potenziali superfici di
scivolamento (plasticità del
cristallo). Varie tipologie.
Reologia delle rocce: Comportamento duttile

Weijermars (1997)

Variazione di comportamento da Newtoniano a


Power-law variando lo strain rate.
Alla scala microscopica:
Bassi strain rate  diffusion creep (Newtoniano)
Alti strain rate dislocation creep (Power-law)
Reologia delle rocce: Comportamento duttile

COMPORTAMENTO DUTTILE:
Comportamento favorito da:
• Bassa velocità di deformazione
• Alta temperatura
• Alta pressione (sebbene alcune rocce siano duttili anche alla superficie
topografica; es sale)

Proprio di:
• Alcune rocce di copertura (evaporiti, argille) e metamorfiche
• Crosta continentale inferiore
• Mantello litosferico inferiore
Reologia delle rocce

I limiti tra tali campi di comportamento reologico non sono però netti.
Dato che una roccia può esibire l’intera gamma di comportamenti
basilari (elastico, viscoso, plastico). Es. Le rocce prima della rottura
hanno un comportamento elastico. Le varie risposte dipendono quindi
dal moduli di elasticità di un certo materiale (vedi Modulo 2 del corso).

Per esempio, per strain rate estremamente bassi anche le rocce fragili
si deformano in maniera duttile (es. lastre marmo nei cimiteri che si
piegano per ricristallizzazioni) e per strain rate alti anche rocce duttili
si comportano in maniera fragile (esempio rocce di halite fagliate)
Reologia delle rocce

Tre tipologie di comportamento end-members:


elastico, plastico e viscoso

Elastico il corpo riottiene la forma iniziale dopo un’applicazione istantanea


dello sforzo (deformazione elastica) – per cui deformazione
time-independent (retta verticale in un diagramma stress-tempo)

Plastico il corpo si deforma in modo permanente dopo la deformazione


(e non riottene la forma iniziale), in cui lo stress applicato deve superare
una yield-strength (es. Bingham)

Viscoso il corpo si deforma in modo permanente dopo la deformazione,


e la yield-strength è pari a zero (Newtoniano, Power-law)

Il PDMS (o SGM36)  presenta comportamento sia elastico che viscoso e


persino ‘fragile’ quando sottoposto a strain rates molto alti
Reologia delle rocce

Plastico ideale

Plastico ideale

curve stress – strain rate per i principali materiali (viscosi - dipendenti dallo strain
rate Newtonian power-law). Il comportamento plastico ideale è indipendente dal
tempo (strain-rate independent). Il Bingham ha una yield strength iniziale (plastico).
Reologia delle rocce
La copertura ed il sistema litosfera-astenosfera possono essere approssimati a
delle sequenze verticali di strati a comportamento fragile e duttile alternati.

Anche le serie stratigrafiche


dell’Appennino Settentrionale
sono costituite da
un’alternanza di livelli duttili
(grigio) e fragili (bianco).

Arenarie sommitali (Macigno; F)

Argilliti (Scisti Policromi; D)

Carbonati mesozoici (F)

Evaporiti triassiche basali (D)


Reologia delle rocce

Ghiacciaio di sale in Iran

Relazioni tra profondità e resistenza in vari tipi di rocce; da notare la


bassa resistenza delle anidriti a profondità > 4 km (cf App. Sett.)
mentre quella del sale (Halite) rimane tale fino alla superficie. La
resistenza delle rocce con comportamento fragile aumenta invece
linearmente con la profondità.
Materiali analogici
Materiali analogici

Materiali più comunemente usati per modellare la deformazione delle rocce fragili:
argilla, sabbia (normalmente asciutta, bagnata)

argilla
Vantaggi: Permette un’analisi (molto) dettagliata delle strutture principali e
secondarie derivanti dalla deformazione

Problemi: alta resistenza coesiva (adatto solo per le rocce con alta resistenza), alto
contenuto di acqua influenza le proprietà di attrito, determinazione del
contenuto d'acqua (utile però in certi casi, es. considerazione dei fluidi)
sabbia
vantaggi: resistenza coesiva molto bassa (scalata a molte rocce naturali, ad
esempio, crosta superiore), facile (ed economica?) da trovare

Problemi: non ha rilevante componente elastica propria delle rocce naturali (anche
se un po’ ce l’ha); alta dilatanza di taglio delle faglie la cui larghezza non scala con
quelle reali.
Dilatanza (stress dilatancy)  quando un corpo sabbioso viene sottoposto a taglio inizia un
aumento di volume (riorganizzazione interna) che dipende dall’impacchettamento dei granuli
(fabric) e dalle forze di contatto tra loro.
Il modo di deformazione dipende quindi dalle relazioni tra fabric e dilatanza.
Materiali analogici

Somiglianza dei
risultati del primo
ordine; differenze
nei dettagli.
Materiali analogici

Materiali più comunemente usati per modellare la deformazione delle rocce duttili:

Varie tipologie di silicone (acquistabili presso aziende, tipo Dow Corning etc.)

Miscugli di silicone con altri materiali (sabbia, barite) o composti (es. acido
oleico) queste miscele sono utilizzati per aumentare/diminuire la densità e la
resistenza del materiale duttile

Astenosfera: glicerolo (+ gesso), miele, altri composti

Magma: glicerolo; silicone a bassa viscosità (silicone + acido oleico), oli, paraffine

Per misurare le proprietà reologiche, viscosimetri sono normalmente utilizzati


viscosimetri o reometri
Materiali analogici

Viscometro coni-cilindrico
utilizzato per la
determinazione delle
curve stress – strain rate
per alcuni materiali
analogici a
comportamento duttile
(presso il Laboratorio di
Modellizzazione
Tettonica, CNR – IGG
(UOS Firenze) -
Dipartimento di Scienze
della Terra (UNIFI)
Materiali analogici
2500 Grafici stress – strain rate per
Newtoniano
2000 differenti materiali
shear stress

1500

1000
Non-Newtonian
500
(power-law)
0
0 0,02 0,04 0,06 0,08 0,1 0,12
strain rate

Silicone puro 6000

5000
shear stress
4000

3000

2000

1000

0
0 0,05 0,1 0,15 0,2
strain rate Silicone+sabbia quarzosa (100:55)
9000
Silicone+sabbia al corindone (100:30) 8000
7000
6000

shear stress
e =s/h
5000
Newtonian: 4000

Non-Newtonian: e = A (sn
3000
2000
1000
0
0 0,05 0,1 0,15 0,2 0,25
strain rate
Materiali analogici
Strength profiles litosferici

Comparazione tra strength


Importanza del cosiddetto brittle/ductile
profiles in natura e nei modelli
coupling (cioè il rapporto tra la resistenza del
analogici (da Bonini et al.,
livello fragile e quello duttile)
2012).
Come si può variare?  (1) variando e,
(2) variando lo spessore del livello duttile (Hd),
(3) variando le proprietà del materiale duttile
Materiali analogici

Comparazione tra strength


profiles in natura e nei
modelli analogici

MODELLO ANALOGICO  multistrato


reologico composto da strati fragili e
duttili che riproducono (in scala
ridotta) rocce naturali
 affinché modello e originale possano
essere comparabili direttamente è
necessario che vengano soddisfatte
le condizioni di similitudine
Condizioni di similarità tra prototipo
naturale e modello (model scaling)
Relazioni tra prototipo naturale e modello (scaling)

Qualsiasi rapporto tra un modello e un prototipo naturale è chiamato rapporto


di scala o scaling.

I rapporti di scala sono necessari per (1) la costruzione di un corretto modello


in scala del prototipo, e/o (2) per convertire il comportamento del modello
osservato al comportamento del prototipo

Un modello ‘scalato’ o ‘ridotto’ rappresenta una versione semplificata del


prototipo naturale in termini di dimensioni, reologia delle rocce e condizioni al
contorno. In altri termini un modello analogico è rappresentativo di un
prototipo naturale se entrambi i sistemi hanno una simile distribuzione
di stress, densità e reologia (Hubbert, 1937; Ramberg, 1981).
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli (scaling)

Affinché il modello analogico di laboratorio rappresenti una replica realistica


del processo tettonico in esame (prototipo naturale), le condizioni agenti
durante l’esperimento devono essere analoghe a quelle naturali. Per
soddisfare le condizioni di similitudine il modello “scalato” deve essere
geometricamente, cinematicamente, dinamicamente e reologicamente simile
al suo prototipo naturale (condizioni al contorno o boundary conditions;
Hubbert, 1937; Ramberg, 1981; Weijermars and Schmeling, 1986).

Una condizione necessaria è che i modelli siano scalati per la gravità, cioè i
materiali siano progressivamente più densi dalla superficie terrestre verso il
basso, a meno di inversioni di densità (e.g., sale).
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli (scaling)

• Similarità geometrica:
• il modello deve
rappresentare una replica
geometricamente ridotta del
prototipo naturale. Tale
condizione implica che, tra i
due corpi, tutte le
corrispondenti lunghezze
siano proporzionali e tutti gli
angoli corrispondenti siano
uguali. Le differenti parti del
modello devono essere
quindi ridotte dello stesso
valore (no distorsione
geometrica)
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli (scaling)

• In due corpi geometricamente simili il rapporto delle aree e volumi corrispondenti


è uguale al quadrato ed al cubo di L*:
L=3 km

L=30 cm
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli (scaling)

• Similarità cinematica:
• implica che il modello e il
prototipo naturale rimangano
geometricamente simili
attraverso la deformazione,
senza distorsione della scala
temporale.
Assumiamo che 1 ora di
modello corrisponda a 1 Ma in
natura. Nonostante che
entrambi i modelli abbiano una
stessa geometria finale (dopo
4 h=4 Ma), il Modello 1 è
scalato mentre il Modello 2
NON è scalato perché
raggiunge la forma
corrispondente a quella del
prototipo dopo 3 ore (=3 Ma)
invece che dopo 2 ore (=2Ma)
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli (scaling)

• Se due corpi sono cinematicamente simili, le velocità e le accelerazioni di punti


corrispondenti devono essere proporzionali:
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli (scaling)
Similarità dinamica:
• Nelle condizioni di similarità geometrica e cinematica abbiamo descritto le
relazioni tra forma e movimento di corpi senza riguardo al fatto che
possiedono anche una massa. Per cui il modello deve avere una
distribuzione della massa simile all’originale. Per cui se dM è la massa di
un elemento (infinitesimo) di volume dV otteniamo il rapporto di massa:
• M*=dMmod/ dMnat (Hubbert, 1937)
• e questo rapporto deve essere valido punto per punto nei due corpi.

• Dai rapporti di massa e di lunghezza si ottiene il rapporto di densità d*


• d*=dmod/dnat=(dMmod/ dVmod)/(dMnat/ dVnat) = M*/L*3

• Unità misura M (massa) = kilogrammo


• Unità misura lunghezza (L) = metro
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli (scaling)
Similarità dinamica:
• Le forse agenti su un elemento di massa dM e volume dV possono essere
divise in due classi distinte, (1) le forze di volume (che si originano
all’interno volume del corpo) e (2) le forze di superficie (che agiscono
solo sulla superficie esterna dell’elemento di volume dV).

Le forze di volume sono di due tipi, quelle dovute alla gravità e quelle
dovute all’inerzia, cioè:
fg = dm g e fi = dm a
dove g e a sono rispettivamente le forze per unità di massa dovute alla
gravità e alla accelerazione locale della massa.

Le forze di superficie sono proporzionali alle dimensioni dell’area su cui


agiscono. L’intensità delle forze di superficie è misurata dal rapporto tra la
forza e l’area su cui agisce, ed è conosciuta come stress o sforzo:
Stress = Forza/Superficie
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli (scaling)
Similarità dinamica:
• La pressione è forse lo stress più conosciuto, dove la forza di superficie è
diretta verso e normalmente all’area  caso di un fluido a riposo le forze
di superficie sono solo relative alla pressione (taglio inesistente) La
tensione è invece quando la forza è diretta ortogonalmente fuori dall’area.
• I casi più comuni sono però quando la forza è diretta obliquamente alla
superficie. Lo stress può essere scomposto in una componente normale e
una parallela di taglio (shear) alla superficie su cui lo sforzo agisce.
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli (scaling)
Similarità dinamica:
• Nei fluidi e corpi viscosi in movimento, le forze di superficie (dette anche
forze resistive) risultano dai cambiamenti di volume e dal tasso temporale
con cui il corpo subisce deformazione (cioè lo strain rate). Nei corpi
elastici le forze di superficie risultano dalle componenti normali e di taglio
dello stress prodotte dalla deformazione elastica.
Agiscono quindi forze di volume dovute alla gravità e alla resistenza
inerziale all’accelerazione, e forze di superficie risultanti da pressione,
deformazione elastica del corpo, e dalla resistenza viscosa al tasso di
cambiamento di forma.
Ogni elemento di
massa è in stato di
equilibrio dinamico
tra tutte queste forze
che agiscono
simultaneamente, per
cui la somma
vettoriale delle forze
di volume è uguale e
opposta alla somma
vettoriale delle forze
di superficie.
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli (scaling)
Similarità dinamica:
• La somma vettoriale deve quindi essere pari a zero, per cui in caso di
fluidi e corpi viscosi: Fg + Fp + Fr = - Fi
• e per corpi elastici: Fg + Fe = - Fi

La similarità dinamica richiede


che, su ogni elemento di massa
dmm con volume dVm del
modello, le forze devono agire in
modo che il movimento sia
geometricamente e
cinematicamente simile al
movimento corrispondente di un
elemento di massa dmp e
volume dVp dell’originale o
prototipo (Hubbert, 1937).

Questa condizione è soddisfatta se per ogni forza Fp che agisce su una massa
dmp dell’originale esiste una corrispondente forza Fm nel modello che ha la
stessa orientazione di Fp con il rapporto modello/natura F* delle forze dato da:
F*=Fm/Fp
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli (scaling)
Similarità dinamica:
• La similarità dinamica pertanto richiede che il rapporto delle forze F* sia
costante per tutte le corrispondenti forze agenti, in qualunque punto
del modello e originale - cioè tale condizione richiede che le forze, sforzi
e resistenze agenti nel modello siano ridotti dello stesso ammontare
rispetto alle corrispondenti forze, sforzi e resistenze agenti nel prototipo.
• Questa condizione richiede una simile distribuzione dei diversi tipi di forze
di volume (body forces) e di forze di superficie che agiscono sulle
corrispondenti particelle nel modello e nella natura. In altri termini tale
similarità richiede che i rapporti di tutte le forze, sforzi e resistenze agenti
sulle corrispondenti particelle nel modello e nel prototipo siano costanti:
• Fmg/Fpg = Fmi/Fpi = Fmv/Fpv = Fme/Fpe = Fmf/Fpf = COST =F*
dove le lettere m e p si riferiscono al valore delle forze nel modello e nel
prototipo; g, i, v, e, f si riferiscono alle forze gravitazionali, inerziali,
viscose, elastiche e frizionali.
In termini di rapporti adimensionali:
F* = M*L*/T*2
Se il modello è scalato cinematicamente viene automaticamente
soddisfatta anche la condizione di similarità dinamica (Hubbert, 1937).
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli (scaling)

Similarità dinamica:
Per esempio se il peso di una colonna di
roccia in natura è scalato per essere
1000 volte più piccolo nel modello, anche
lo stress tettonico deve essere 1000
volte più piccolo che in natura.
Il Modello 1 è dinamicamente simile
perché tutti gli sforzi agenti nel modello
sono proporzionalmente simili ai
corrispondenti sforzi in natura.
Il Modello 2 NON è invece scalato
perché il fattore di riduzione dello sforzo
varia tra i differanti tipi di stress.
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli (scaling)
Similarità dinamica:
• Abbiamo quindi visto che il rapporto tra le differenti forze che agiscono nel
modello e in natura deve essere costante e pari a F*.
• Considerando quindi le forze di volume si ha che:
• Fmg/Fpg = dmm gm/dmp gp = F* = Fmi/Fpi = dmm am/dmp ap

• In termini dimensionali  dmm /dmp = M* e am/ap = L*/T*2


• otteniamo quindi che F*= M*L*/T*2
• Questa equazione quindi implica che il rapporto delle forze è determinato
unicamente dai valori assegnati a M*, L* e T*, che possono essere scelti
nella maggior parte dei casi arbitrariamente e indipendentemente.
Sappiamo tuttavia che il rapporto delle forze inerziali deve essere uguale a
quello delle forze gravitazionali, per cui, siccome sia modello che prototipo
sono sulla superficie terreste:
• gm/gp = 1 = L*/T*2 e quindi
• il che però implica che L* e T* NON sono reciprocamente indipendenti
(ci torneremo...)
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli (scaling)
Similarità dinamica Moduli elastici e di rigidità
La variazione di dimensioni e forma di un corpo viene denominata strain,
ed è misurata in termini del rapporto dell’aumento/diminuzione di una data
dimensione geometrica rispetto al valore iniziale della stessa dimensione:
Volume strain = variazione di volume/volume originale
Length strain = variazione di lunghezza/lunghezza originale (elongazione)
Shear strain = spostamento di taglio/spessore

La relazione tra stress (s) e strain (e) in corpi elastici è data dalla legge di
Hooke, per cui lo strain subìto da un corpo elastico è direttamente
proporzionale alla forza applicata:
s / e = E COSTANTE (modulo di elasticità di Young del materiale)
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli (scaling)
Similarità dinamica:
Poiché ci sono diversi tipi di strain, allora avremo altrettanti tipi di moduli di
elasticità, quali il modulo di volume, il modulo delle lunghezze o di Young (E) ed
il modulo di taglio o di rigidità (G):

sx/ex = sy/ey = sz/ez = E xy/qxy = yz/qyz = zx/qzx= G


dove ex, ey e ez sono le componenti dello strain (elongazione) lungo gli assi x, y , z
xy, yz e, zx sono gli stress di taglio lungo i piani x-y, y-z e z-x
qxy, qyz, qzx sono gli angoli di taglio paralleli ai piani x-y, y-z e z-x
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli (scaling)
Similarità dinamica:
Per ottenere la similarità dinamica è necessario che:
Em/ Ep = (sm/em) / (sp/ep) = (sm/sp) x (ep/em)
e che:
Gm/ Gp = (m/qm) / (p/qp) = (m/p) x (qp/qm)
e più in generale:
(modulo)m / (modulo)p = [(stress)m/ (strain)m ] / [(stress)p/ (strain)p ] =
= [(stress)m/ (stress)p] x [(strain)p / (strain)m ]
Tuttavia l’osservazione della similarità geometrica implica che le lunghezze
siano proporzionali ed i corrispondenti angoli uguali, il che implica che gli
strain siano uguali nel modello e prototipo  rapporto di Strain* =1
per cui il rapporto dei moduli elastici è uguale a quello dello stress:
(modulo)m / (modulo)p = (stress)m/ (stress)p

In termini di rapporti adimensionali: modulo* = stress*= F*/A = M* L*-1T*-2


Condizioni di similarità e riduzione dei modelli (scaling)

Infatti, per tutte le grandezze


Quantità Formula Rapporto del
meccaniche possiamo dimensionale modello
esprimere il rapporto tra angolo 1
L0
modello e natura dalla loro
lunghezza L*
formule dimensionali - cioè, in L
termini di combinazioni di area
L2
L*2
tre unità fondamentali:
volume L3 L*3
massa (M), lunghezza (L),
tempo (T) [ kg, m, s] velocità LT-1 L*T*-1

accelerazione LT-2 L*T*-2

densità M L-3 M* L*-3

forza M LT-2 M*L*T*-2

stress M L-1T-2 M* L*-1T*-2

strain L0 1

modulo elasticità M L-1T-2 M* L*-1T*-2

viscosità M L-1T-1 M* L*-1T*-1

strain rate T-1 T*-1


Condizioni di similarità e riduzione dei modelli
(scaling) - Rapporti adimensionali
• Abbiamo visto che agiscono 2 tipi di forze di volume, quelle inerziali e
quelle gravitazionali, che devono entrambe essere soddisfatte
simultaneamente, per cui il principio di similarità dinamica richiede che:
Fmi/Fpi = Fmg/Fpg
M*L*T* -2= M* (gm / gp)
ma sulla superficie terrestre (gm / gp) = 1,
per cui L*T* -2= 1, oppure L*= T*2
ed ancora  Tm=Tn √L*, oppure Lm=Ln T*2

Quali implicazioni?
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli
(scaling) - Rapporti adimensionali
• Calcoliamo il tempo. Un modello lungo 0.5 m che simuli 10 km in natura
(L*=5 x 10-5) richiede circa 3500 anni (Tm) per simulare solo 5 x 105 anni
in natura (tn).
• Tm=Tn √L* = 500.000 √ 5x10-5 = 500.000 x 0.0071= 3500 anni.

• Calcoliamo le lunghezze. 3600 sec di esperimento (Tm) simulanti 1 Ma (Tn)


(con T* =10-10), per cui Lm=Ln T*2 = Ln x 10-20. Ciò implica che la scalatura
di dieci kilometri in natura corrisponderebbe a Lm =10-16 m nel modello.

quindi tempi lunghissimi o dimensioni infinitesime

E’ quindi plausibile effettuare esperimenti


in gravità terrestre?
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli
(scaling) - Rapporti adimensionali
• Consideriamo però che in natura i corpi geologici (a parte durante
eruzioni e terremoti) si muovono molto lentamente, con
l’accelerazione che tende a zero, producendo quindi forze di
magnitudo infinitesima.
• In questo caso le forza di inerzia sono trascurabili, e l’equilibrio delle
forze per corpi elastici diviene: Fg + Fe = 0
• e per corpi viscosi: Fg + Fp + Fr = 0
La forza di gravità è dunque il fattore controllante principale che, sulla
superficie terreste, è essenzialmente indipendente da T*.
In caso di forze di inerzia trascurabili la similarità dinamica sarà quindi interamente
soddisfatta se scegliamo i rapporti L*, M* e T* arbitrariamente (L* e T* sono
quindi considerate variabili indipendenti) e facciamo conformare tutte le
forze al rapporto (Hubbert, 1937):
F*=M* g
dove g è il rapporto modello/natura delle accelerazione di gravità che sulla
superficie terreste è ≈1
 F*= M* = d*L*3
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli
(scaling) - Rapporti adimensionali

• Lo stesso risultato è ottenuto dividendo per L*T*-2 gli altri rapporti del
modello, per esempio:

Rapporto del Rapporto del


Quantità Modello Modello
Rigoroso Trascurando forze
inerziali

forza M*L*T*-2 M*

Stress M* L*-1T*-2 M* L*-2

modulo elasticità M* L*-1T*-2 M* L*-2

viscosità M* L*-1T*-1 M* L*-2T*

strain rate T*-1 T* L*-1


Condizioni di similarità e riduzione dei modelli (scaling)
• Similarità reologica:
• richiede che modello e prototipo abbiano una stessa risposta reologica agli sforzi
applicati. In caso di materiali viscosi, le curve stress-strain rate devono avere
stessa forma e pendenza (e quindi esponente n)

Viscometro coni-cilindrico
utilizzato per la
determinazione delle curve
stress – strain rate per
alcuni materiali analogici a
comportamento duttile
(presso il Laboratorio di
Modellizzazione Tettonica,
CNR – IGG (UOS Firenze) -
Dipartimento di Scienze
della Terra (UNIFI)
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli (scaling)

• Materiali analogici e del naturali devono essere caratterizzati da un


comportamento reologico simile sotto le sollecitazioni applicate.
Ciò richiede analoghe curve dei tassi sforzo-deformazione (cioè forma e
inclinazione delle curve simile).

Materiale
naturale

Buon materiale
analogico
Cattivo
materiale
analogico
Procedura di scaling

1. generalmente si fissa inizialmente il rapporto di riduzione


delle lunghezze (l*), in funzione del dettaglio richiesto
nello studiare il processo deformativo in esame. Valori
tipici di l* variano tra 10-4 (1 cm rappresenta 100 m) e
10-6 (1 cm rappresenta 10 km).

2. si deriva il rapporto di riduzione dello sforzo s* mediante


l’equazione s* = sm/sn = r*g*L*, per cui s* ≈0.5 L*, dove
r*≈0.5 e g* = 1 (se l’esperimento e’ svolto in campo
gravitazionale normale).
Nel comportamento fragile (b = s tanF + c) occorre che
Fm  Fn m tanF e la coesione ha dimensioni di stress
(Pa)  c*= s*
Procedura di scaling
La sabbia quarzosa che viene normalmente utilizzata negli esperimenti
soddisfa le condizioni di similitudine richiesti da una esperienza dimensionata:
essa, infatti, ha un coefficiente di attrito simile a quello delle rocce naturali (ca.
0.6-0.9) ed una coesione di circa 30-570 Pa che e’ in ottimo accordo col
fattore di riduzione della coesione (uguale al fattore di riduzione dello sforzo in
quanto le equazioni dimensionali sono le stesse) di rocce naturali.
3. La determinazione del fattore di riduzione dello strain-rate
(e quindi del tempo) che dipende dal fattore di riduzione
della viscosità, parametro spesso difficile da determinare
(ad esempio nel caso delle intrusioni magmatiche essa
può passare da 104 Pa s a valori di 1018 Pa s):
e * = s */ h *
e da questa si deriva il fatture di riduzione del tempo che
viene calcolato direttamente da:
T* = 1 / e *
mentre la velocità verrà derivata da:
v* = e * L *
Procedura di scaling

Determinazione della velocità di deformazione (v):


2 possibili procedure (2 variabili en e hn)
v* = e* L* = vm /vn e* = s*/h*

Fissando en (in natura 10-13‒10-15 s-1; Pfiffner & Ramsay, 1982;


J.Geophys.Res.)
vn = vm / e* L* = vm en / em L*

Fissando hn
vn = vm h* / s* L* = vm hm / hn s* L*
Tempo (T):
T* = 1/e* = en/ em = Tm/ Tn
Tn = Tm em / en = e* Tm
Procedura di scaling

Nota che la velocità


scalata alla natura (da
quella nel modello)
dipende dalla viscosità
dello strato duttile, e varia
linearmente. Vale a dire se
considero una viscosità di
un ordine di grandezza più
basso, allora la velocità
scalata (vn) aumenterà di
un ordine di grandezza, e
viceversa.

Questo deriva dalla formula: vn = vm hm / hn s* L*. In cui tutti i fattori


rimangono costanti a parte hn. Se aumentiamo hn di un ordine di
grandezza anche vn aumenterà di un ordine.
Procedura di scaling
Alternativamente, per modelli fragili (sabbia) il fattore di riduzione delle
lunghezze può essere derivato direttamente dall’equazione di Mohr:
dividendo l’equazione  = s m + c per s e sostituendo
s  rgh, da cui risulta:
 / rgh = m + c / rgh
un simile rapporto /s nel modello e nel prototipo naturale implica
che:
m p + c p / (r p g p h p ) = m m + c m / ( r m g m h m )
dal momento che m m e m p hanno valori simili (m m ≈ 0.6 e m p = 0.6
÷0.85) possono essere trascurati, per cui (se g m = g p):
h* = h m / h p = c m r p / c p r m
da cui è possibile determinare a che lunghezza (hn) in natura scala
la lunghezza (hm) nel modello
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli
(scaling) - Rapporti adimensionali

Per stimare il grado di similarità dinamica tra modello e prototipo naturale


– cioè confrontare le forze che agiscono sul modello con quelle naturali –
si usano normalmente numeri adimensionali dati dal rapporto tra forze diverse
(gravitazionali, viscose, inerziali, elastiche, etc) calcolate sia per il modello
che per la natura.

Affinché il modello sia dinamicamente simile rispetto al prototipo naturale


occorre che ogni rapporto adimensionale tra forze “inerziali”, “gravitazionali”,
“viscose” e “gradiente di pressione” sia identico (o almeno simile) sia nel
modello che nel prototipo naturale (Hubbert, 1937; Ramberg, 1981;
Weijermars and Schmeling, 1986).

NB. Questa condizione deriva dal vincolo per cui il rapporto tra le
differenti forze che agiscono nel modello e in natura deve essere
costante e pari a F* (cioè formula alla slide 41).
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli
(scaling) - Rapporti adimensionali

Una stima attendibile del grado di similarità dinamica tra modello e prototipo per
la deformazione duttile è fornita dal numero di Ramberg (Rm, Weijermars and
Schmeling, 1986) (conosciuto anche come numero di Argand):

Rm = Forze Gravitazionali / Forze Viscose


r d gLd r d gL
Fg 2
Rm    d
Fv he hv
Rmn natura  Rmm modello
rn gn Ln2/ hn vn = rm gm Lm2 / hm vm
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli
(scaling)

Una stima attendibile del grado di similarità dinamica tra modello e prototipo per
la deformazione fragile è fornita dal rapporto tra forze gravitazionali e
resistenza coesiva (Smoluchowsky number; Ramberg, 1981):

Sm = Forze Gravitazionali / Forze Frizionali

r b gLb
Fg
Sm  
Ff mr b gLb  c
Sm natura  Sm modello
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli
(scaling) - Rapporti adimensionali

Stima del grado di similarità dinamica tra modello e prototipo:


• Numero di Stokes (Rs):

Rs = Forza gradiente di pressione / Forze Viscose

Lp
Fp
Rs  
Fv hv
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli
(scaling) - Rapporti adimensionali

Stima del grado di similarità dinamica tra modello e prototipo:


• Numero di Froude (Rf):

Rf = Forze inerziali/ Forze Gravitazionali

2
Fi v
Rf  
Fg gL
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli
(scaling) - Rapporti adimensionali

Stima del grado di similarità dinamica tra modello e prototipo:


• Numero di Reynolds (Re):
Re = Forze Inerziali / Forze viscose
m = rL3 = m a / {[h (v/L)]/L2} = r v2 L2 / {[h (v/L)]/L2}
= r v2 L2 / (h v L)

Fi rvLd
Re  
Fv h
Questo implica che se le forze inerziali sono trascurabili allora Re tende a zero.
Abbiamo visto come la severa applicazione della riduzione dei modelli
implichi la necessaria condizione: Ren = Rem, oppure, Rem / Ren = 1.
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli
(scaling) - Rapporti adimensionali
Nei casi in cui le forze di inerzia sono trascurabilmente piccole possiamo
violare questa restrizione e ottenere similarità dinamica anche se Ren ≠
Rem, purché i valori siano piuttosto piccoli.

Re in natura e’ <10-20 (per tutti i processi geologici tranne terremoti ed eruzioni


vulcaniche) quindi un valore piccolo (anche se non necessariamente identico)
deve caratterizzare anche gli esperimenti di laboratorio (Re ≈ 10 −8− 10 −11). Re ≈
103  limite flusso laminare-turbolento (Bird et al., 1960)

In natura l’accelerazione (in termini di variazione di velocità)


è infatti trascurabile (a parte sismi e eruzioni)
per cui si considera
l’approssimazione ‘quasi-statica’, in cui le forze inerziali
vengono ignorate se Re<<1
Sebbene i modelli siano ‘parzialmente’ simili, la scelta di opportune condizioni al
contorno e materiali rende possibile che la mancanza di una stretta similarità
dinamica non influenzi seriamente il processo che si desidera investigare
(Ramberg, 1967).
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli
(scaling) - Rapporti adimensionali

Ciò implica che, sebbene Rm, Re, Rs e Sm sono tutti relativi


all'equazione di movimento, solo Re controlla la similarità dinamica
(Weijermars & Schmeling, 1986).

Tuttavia, gli altri rapporti (Rm, Rs e Sm) sono fondamentali per


testare la similarità dinamica relativa a comportamenti reologici
specifici nei modelli.

In altri termini, la condizione ‘quasi-statica' (cioè con Re<<1) è


una condizione necessaria ma non sufficiente per ottenere
la similarità dinamica.
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli
(scaling) - Rapporti adimensionali

L'intera procedura di scaling comporta quindi l’assunzione


semplificativa ('quasi-statica’) per la quale le forze inerziali
possono essere ignorate nei modelli che studiano i processi
tettonici, essendo queste forze insignificanti a parte nei
terremoti e nelle eruzioni.
Da ciò ne consegue che se Re << 1, il rapporto tra lunghezza e
tempo non è più imposto dalle forze inerziali, e questo permette
di deviare da una rigorosa similarità dinamica,
per cui L* e t* possono essere considerati variabili indipendenti
(cioè L* ≠ t*2) (per approfondire vedi Hubbert, 1937, Ramberg,
1981, e Weijermars & Schmeling, 1986).
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli
(scaling) - Rapporti adimensionali

• Modelli analogici e numerici sono soggetti alle stesse


regole di riduzione (scaling).

Nei modelli di laboratorio le quantità dimensionali


dinamiche e cinematiche non hanno bisogno di essere
calcolate perché possono essere direttamente osservate e
misurate. Le regole di scala vengono quindi applicate per
adimensionalizzare i risultati, e consentire il confronto con
differenti prototipi naturali.

In modelli numerici invece le equazioni sono idealmente


risolte in forma non-dimensionale. Le quantità
dimensionali possono essere ottenute dai risultati non-
dimensionali seguendo appropriate regole di scaling.
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli
(scaling) – Teorema di Buckingham

• Per lo scaling dei modelli viene anche usato il metodo di analisi


dimensionale (o Buckingham pi-theorem). Questo teorema è utile
nell’assenza della conoscenza delle equazioni governanti, e
presuppone la lista di parametri che sono intuitivamente rilevanti per il
problema meccanico di interesse.

Un problema descritto da un certo numero di equazioni in cui siano


presenti n variabili fisiche (le grandezze secondarie o derivate, come
spessore, densità, velocità, ecc.), se le dimensioni fondamentali (le
grandezze primarie) di queste n variabili sono m (equivalendo in pratica
a unità di misura come il metro, il secondo, ecc.), allora il problema può
essere completamente descritto da n-m variabili adimensionali (come
Re, Rm, ecc.). Cioè è possibile studiare il medesimo problema usando un
numero inferiore di variabili purché le grandezze secondarie siano state
adimensionalizzate, cioè trasformate in sole grandezze numeriche.
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli
(scaling) - Teorema di Buckingham
Studio del collasso vulcanico (volcanic spreading) in cui l’unica forza è quella
di gravità (da Merle & Borgia, 1996, JGR)
Condizioni di similarità e riduzione dei modelli
(scaling) - Teorema di Buckingham
10 variabili fisiche

3 dimensioni fondamentali: massa, lunghezza e tempo [M, L, t]


Condizioni di similarità e riduzione dei modelli
(scaling) - Teorema di Buckingham
Per il teorema di Buckingham serviranno quindi 10-3 = 7 equazioni
adimensionali (da Merle & Borgia, 1996)

che è il numero di Ramberg, Rm

che è il numero di Reynolds, Re


Condizioni di similarità e riduzione dei modelli
(scaling) - Teorema di Buckingham
7 equazioni adimensionali, le cui soluzioni per natura e modello devono
essere quanto più possibile simili

Tuttavia è sufficiente che siano soddisfatte la similarità geometrica e dinamica


(o cinematica) per garantire la similarità di un modello rispetto al prototipo
Procedura della modellizzazione
Procedura normalmente adottata durante la
Modellizzazione Analogica

La procedura di Modellizzazione Analogica Sperimentale consiste nel


determinare le relazioni genetiche, anche quantitative, tra le condizioni al
contorno iniziali (boundary conditions) imposte al sistema (es. movimento
relativo tra margini, geometria e reologia del sistema, strain-rate) e le strutture
risultanti.
Generalmente si variano dei parametri (però uno alla volta!), siano essi
geometrici (es spessore crostale), reologici (es. viscosità livelli duttili) o
deformativi (es strain rate), in modo tale da determinare l'influenza dei vari
parametri sulla geometria di deformazione.

Le strutture risultanti nel modello verranno poi confrontate con quelle


determinate tramite dati geofisici o di terreno, allo scopo di comprendere i
meccanismi deformativi che sono alla base dei vari processi geologici.

Dal momento che questa metodologia permette di analizzare i parametri che


controllano la complessa dinamica dei processi deformativi geologici, sarà
possibile contribuire ad elaborare modelli deformativi a scala crostale e della
copertura, fornendo eventualmente anche elementi utili per la ricostruzione del
modello geodinamico regionale.
Procedura di scaling
Spunti dalla revisione di un vecchio modello

Più di 100 anni fa Willis (1893) provò a simulare la deformazione degli


Appalachi raccorciando tramite un muro mobile vari materiali (misture di cera
e Plastilina, etc) allocati in una scatola rettangolare:
lastra di piombo

Il modello era lungo 100 cm e rappresentava 100 km in natura (L*= 10-5), per cui la lastra
di piombo spessa 30 cm, che mise sul modello, rappresentava 30 km in natura. Questo
non è però realistico: (1) la deformazione sarebbe infatti consistente con un ambiente
metamorfico alla base della crosta piuttosto che thin-skinned, e (2) la resistenza del
materiale non è evidentemente scalata.
Perché dunque Willis usò la lastra di piombo?
 Per evitare che le strutture si propagassero solo in aria creando vuoti nel
modello durante la deformazione
 I materiali usati erano infatti troppo resistenti!!
 importanza della scelta dei materiali!!
Procedura di scaling
Le relazioni tra dimensioni e resistenza del modello possono essere mostrate in
modo empirico, per esempio considerando statue di diverse dimensioni e costruite
con materiali diversi (Eisenstadt et al., 1997):
La stabilità della statua dipende da: (1)
resistenza del materiale, (2) area sezionale
delle gambe e (3) peso.
Consideriamo che la statua centrale sia stabile
perché il suo peso (volume x densità) e la sua
resistenza (resistenza del materiale x sezione
gambe) siano bilanciati, cioè: s x a = d x v
Poniamo quindi peso, altezza, densità e
resistenza pari a 1.
Se la statua è duplicata (destra) con lo stesso
materiale il suo volume e peso aumentano di 8
volte (4L x 2L) mentre l’area delle gambe
aumenta solo di 4 volte (2L x 2L). La statua è
proporzionalmente più debole (instabile).
Se le dimensioni sono dimezzate (sinistra)
l’area delle gambe diminuirà di 4 volte (1/2L x
1/2L) mentre il volume diminuirà di 8 volte
(1/4L x 1/2L). La statua è quindi
proporzionalmente più forte dell’originale
(può sostenere il doppio del peso)
Entrambi casi non sono quindi
dinamicamente scalati rispetto all’originale.
Procedura di scaling
Tali esempi hanno illustrato che dimensioni e resistenza del modello sono
intimamente legati e dimostrano anche che la riduzione di un modello non può
essere fatta semplicemente riducendo la scala ma richiede che anche alcune
proprietà reologiche vengano modificate.
Variazione della resistenza del materiale
sxa=dxv
La resistenza del materiale è stata cambiata in
modo che sia proporzionale alle dimensioni.
Per esempio il materiale potrebbe essere
rispettivamente argilla, gesso e marmo per la
statua piccola, media e grande.

.
Applicando questo concetto ai modelli
geologici, dove il rapporto di scala delle
lunghezze varia tipicamente tra 10-4 e 10-6,
occorrerà che i materiali usati siano da 10.000
a 1.000.000 di volte più deboli delle rocce reali.

Tutti i casi sono dinamicamente scalati


rispetto all’originale.
Procedura di scaling
Teoricamente l’equilibrio potrebbe essere ottenuto anche tenendo la resistenza del
materiale costante e alterare il peso modificando la densità del materiale
(Eisenstadt et al., 1997).
Variazione della densità del materiale

sxa=dxv

Per esempio la similarità dinamica potrebbe


essere ottenuta costruendo la statua piccola,
media e grande rispettivamente con piombo,
gesso e carta dura.

.
Questo concetto (dettato dall’equazione in
alto) è impossibile da applicare a sistemi
geologici perché richiederebbe l’uso di
materiali analogici da 10.000 a 1.000.000 di
volte più densi delle rocce naturali.
Procedura di scaling
In caso di materiali fragili, come le statue appena esaminate, le relazioni tra
dimensioni e resistenza del modello sono dettate della condizione:

s* = b* = M*L-1T-2 = r* g* L*

Per cui se diminuiamo le dimensioni - e quindi anche il rapporto di scala - del


modello, anche la coesione del materiale dovrà essere proporzionalmente diminuita
in modo tale da soddisfare la relazione:
s*= c*

come esemplificato sopra dall’impiego di argilla per costruire una statua con
dimensioni ridotte, ma dinamicamente scalata rispetto all’originale di gesso.

L’impiego di un apparato di centrifuga permette invece di utilizzare materiali


più resistenti ( con coesione più alta).
Per esempio se immaginiamo di deformare un modello a 100 g  g* =100, a parità
del rapporti L* e r*, avremo infatti che s* = 100 r* L*.
Questo aumento di s* influenza anche lo scaling di materiali viscosi poiché:
e * = s */ h*

 e* aumenta, e poiché e *=1/T*= Tnature/Tmodel  il tempo nel modello corrisponde ad un


maggior tempo naturale scalato
Procedura di scaling
Scelta del rapporto di lunghezza di scala (in
funzione del dettaglio richiesto).
Valori tipici di L * sono compresi tra 10-4 (1
centimetro rappresenta 100 m) e 10-6 (1
centimetro rappresenta 10 km).
Scelta del materiale sperimentale (rapporto di
densità)

Il rapporto di scala dello stress (in funzione


della lunghezza, gravità e densità)
s* = L*g*r*
Per i materiali fragili: s* = c*

Il rapporto di scala della velocità di


deformazione o strain rate (funzione di stress
e viscosità)
e * = s */ h*
Tempo  T* = 1 / e*
Velocità v* = e* L*
Un esempio di scaling
Estensione della crosta continentale

Dati di partenza:

Spessore crostale 40 km (crosta superiore fragile: 20 km, crosta inferiore duttile 20 km)
Larghezza della zona interessata da estensione: 200 km
Velocità di estensione: 1 centimetro/anno
Valore totale di estensione: 50 km (vale a dire, 5 Ma di durata)

Rapporto di riduzione dello stress Rapporto di riduzione dello strain-rate


s* = r*g*L* e * = s */ h *
Un esempio di scaling

Rapporto di riduzione dello stress


s* = r*g*L*
s* = c*

Al fine di avere dimensioni del modello ragionevoli, possiamo risolvere il rapporto di scala
delle lunghezze tale che 1 centimetro corrisponda a 4 km nella natura (L* =0.01/4000=2.5
10-6). In questo modo, il modello avrà uno spessore di 10 cm (40 km) e 50 cm di
larghezza (200 km in natura).

Dal momento che effettuiamo l'esperimento nel campo di gravità normale, g* =1.

Il rapporto di scala di densità è fissato dalla disponibilità di materiali analogici,


normalmente caratterizzato da r1200-1500 Kg m-3.
Poiché la densità della crosta superiore è 2600-2900 Kg m-3, r*  0.5.

 s*2.5 10-6 x 0.5 x 1  1.25 x 10-6 = c*


Un esempio di scaling

s*2.5 10-6 x 0.5 x 1  1.25 x 10-6 = c*


DEFORMAZIONE FRAGILE

c* = cmodel/ cnature = 1.25 x 10-6

Se consideriamo una coesione in natura tra 5 e 40 MPa, allora dobbiamo trovare un


materiale analogico con cmodel = (1.25 10-6) x (5 - 40 106) = 6 - 50 Pa

Allo stesso modo, se si considera uno stress differenziale alla base della crosta fragile di
400 MPa, allora dobbiamo trovare un materiale analogico con uno stress differenziale di
smodel = (1.25 10-6) x (400 106) = 500 Pa alla sua base.

Tra i diversi materiali analogici, sabbia asciutta, sabbia bagnata o argilla rientrano in
questi parametri.
Un esempio di scaling

Rapporto di riduzione dello strain-rate


e * = s*/ h*
v*= e* L*
v*= (s *L*) / h*
DEFORMAZIONE DUTTILE

Dal momento che s* = 1.25 x 10-6 and L* = 2.5 x 10-6

v*= e* L* = (s*/ h*) L* = 3.1 x 10-12 / h*

V*= (vmodel / vnature) = 3.1 x 10-12 / (hmodel / hnature)

Fissiamo quindi la viscosità della crosta inferiore (invece dello strain-rate) ad un valore
ragionevole di hnature  1020 Pa s, e considerando che Vnature è 1 cm/yr, cioè 3.2 x 10-10
m/sec, otteniamo:
(vmodel / 3.2 x 10-10) = 3.1 x 10-12 / (hmodel / 1020)

vmodel = [(3.2 x 10-10) x (3.1 x 10-12) x (1020)] / hmodel

vmodel x hmodel  10-1


Un esempio di scaling

vmodel x hmodel  10-1


DEFORMAZIONE DUTTILE

Per avere ragionevole durata dell'esperimento, decidiamo di eseguire il modello a 5 cm/h


(1.4 10-5 m/sec). In questo modo, la quantità totale di estensione (1 cm = 4 km 50 km in
natura corrispondono a 12,5 cm nell'esperimento) sarà raggiunta dopo 2,5 ore.
Quindi, abbiamo bisogno di un materiale analogico duttile con viscosità:

hmodel  10-1/ vmodel


hmodel  10-1/ 1.4 10-5

hmodel  7 103 Pa s

In questo caso, 1 ora nel modello corrisponde a 2 Ma in natura (5 Ma/2.5 ore).
Un esempio di scaling

vmodel x hmodel  10-1


DEFORMAZIONE DUTTILE

Facciamo una ‘riprova’ del procedimento calcolando il tempo nel modello, sapendo che:
T*=1/e* = h* / s* (dato che s* = h* e*)

T*=h*/s* = [(7 x 103 / 1020) / 1.25 x 10-6 ] = 5.6 x10-11 = Tmodel / Tnature

Tnature = Tmodel / T* = 3600 / 5.6 x10-11 = 6.4 1013 s ≈ 2 Ma


Un esempio di scaling

vmodel x hmodel  10-1


DEFORMAZIONE DUTTILE

Ovviamente, se abbiamo in laboratorio un materiale duttile con una viscosità fissa (ad
esempio, 3 x 104 Pa s) possiamo cambiare la velocità dell'esperimento per scalare il
modello alla velocità naturale di 1 cm / anno.

In questo caso, dobbiamo deformare il modello a:

vmodel  10-1/ hmodel


vmodel  10-1/ 3 x 104
vmodel  3 x 10-6 m/sec  1 cm/hr

Al fine di raggiungere i 50 km di estensione (corrispondenti a 12,5 centimetri nel modello)


l'esperimento avrà una durata di 12,5 ore (1 ora nel modello corrisponde quindi a 400.000
anni in natura).
Procedura di scaling

Come visto in precedenza, la riduzione del modello deve essere verificata


con il confronto dei numeri adimensionali dati dal rapporto tra le forze
(gravitazionali, viscose, attrito, ecc) agenti nel modello e nell’originale.

Affinché il modello sia scalato dinamicamente, questi rapporti devono essere


identici (o almeno simili) nel modello e nel prototipo naturale (Hubbert, 1937,
Ramberg, 1981; Weijermars e Schmeling, 1986).
Limitazioni della modellizzazione
Limitazioni della modellizzazione analogica
Tutti i tipi di modellizzazione (analitico, numerico o analogico) sono
semplificazioni dei processi naturali. Limitazioni principali:

limitati materiali analogici per simulare intermente le proprietà e


comportamento delle rocce naturali;
limitata conoscenza delle proprietà delle rocce reali (precisione dei risultati del
modello è direttamente proporzionale alla precisione dei dati di input);
impossibilità/difficoltà di simulare processi chimici, fisici e termici che
avvengono durante la deformazione (es. raffreddamento di magmi con
conseguenti variazioni di viscosità, ecc);
 la deformazione termo-meccanica naturale viene spesso approssimata ad un
processo puramente meccanico nel modello, pur considerando determinate
condizioni termiche per la costruzione degli strength profiles iniziali;
impossibilità di considerare tutti gli aspetti coinvolti in processi geologici
selezionati (per esempio, trascurando parametri come l'erosione o di
sedimentazione, pressione dei fluidi, ect.) - sebbene recenti modelli hanno
simulato con successo una parte di questi parametri.
Futuro  modello omnicomprensivo?
Qualche esercizio…
Relazioni tra dimensioni e resistenza del modello
Modelli di pieghe a grande e piccola scala

Due modelli analogici (mostrati in 4B) hanno


dimensioni identiche ma rappresentano due
differenti prototipi (in 4A) con differenti
dimensioni assolute, con A una piega a grande
scala e B pieghe a piccola scala. P è la
pressione e S lo stress tettonico orizzontale
applicato al modello.
Riduzione della resistenza e
dimensioni dei modello.

Vogliamo modellizzare entrambi i sistemi A e B


con modelli analogici di spessore pari a 5 cm
e avere la scelta se usare materiali analogici
fragili più o meno resistenti.
Relazioni tra dimensioni e resistenza del modello
Modelli di pieghe a grande e piccola scala

La riduzione dei modelli richiede la definizione di numeri adimensionali per ogni


parametro, che è quindi definito dal rapporto – indicato con * - tra un dato
parametro nel modello (m) e lo stesso in natura (n o p), per esempio il rapporto delle
lunghezze L*= Lm/Ln

Allo stesso modo il rapporto dello stress è dato da


s*= rmgm Lm/ rngn Ln

dove L è la profondità a cui lo stress è calcolato.


Tutte le pressioni, stress e resistenze (per es. rock strength) che agiscono nel
prototipo (che hanno quindi le dimensioni di Pascal N/m2) devono avere lo stesso
rapporto di riduzione dello stress.

Facendo riferimento alla figura, calcolare L* per il sistema A e B:

L* (A) =

L* (B) =
Relazioni tra dimensioni e resistenza del modello
Modelli di pieghe a grande e piccola scala

Facendo riferimento alla figura, calcolare s* per il sistema A e B, sapendo che rm =


1500 kg/m3 e che rn =2600 kg/m3:

s * (B, piega a piccola scala ) =

s * (A, piega a grande scala ) =

Resistenza dei materiali analogici


sapendo che la resistenza della roccia - intesa come stress deviatorico necessario
per deformare una roccia [cioè lo stress applicato meno la componente idrostatica
[sd (1,2,3) = s(1,2,3) - Pidrostatica] - è pari a: Sn = 3 x 107 Pa, calcolare la resistenza
richiesta del materiale analogico, Sm

Sm (B, piega a piccola scala ) =

Sm (A, piega a grande scala ) =


Relazioni tra dimensioni e resistenza del modello
Modelli di pieghe a grande e piccola scala
L* (A, piega a grande scala) = Lm/Ln = 0.05 m/5000 m = 10-5

L* (B, piega a piccola scala) = Lm/Ln = 0.05 m/0.5 m = 10-1

s* (B) = rmgm Lm/ rngn Ln = 0.57 x 1 x 10-1 = 5.7 x10-2

s* (A) = rmgm Lm/ rngn Ln = 0.57 x 1 x 10-5 = 5.7 x10-6

Sm / Sn = s*  Sm = s * (3 x 107 Pa)

Sm (B) = 5.7 x10-2 x (3 x 107 Pa) = 1.7 106 Pa

Sm (A) = 5.7 x10-6 x (3 x 107 Pa) = 1.7 102 Pa

cm / cn = s*  cm = s * (5 106 Pa) coesione naturale 5-40 MPa (assumiamo 5 MPa)

cm (B) = 5.7 x10-2 x (5 x 106 Pa) = 2.8 105 Pa

cm (A) = 5.7 x10-6 x (5 x 106 Pa) = 28 Pa


Relazioni tra dimensioni e resistenza del modello
Modelli di pieghe a grande e piccola scala

Implicazioni. Nel caso B (a piccola scala) il materiale analogico deve essere solo
~10 volte più debole rispetto alle rocce naturali.

Implicazioni. Nel caso A (a grande scala) il materiale analogico deve essere ~105
volte più debole rispetto alle rocce naturali.

Questi calcoli evidenziano la differenza principale tra la modellizzazione di


sistemi tettonici a piccola (B) e grande scala (A). Sistemi a piccola scala (B)
possono essere modellizzati usando materiali con alta resistenza rispetto alle rocce
naturali perché il loro peso non contribuisce significativamente alla dinamica
del sistema. Invece la modellizzazione di sistemi a grande scala (A) richiede - per
avere che il sistema si deformi in modo dinamicamente simile rispetto al prototipo -
l’impiego di materiali molto più deboli rispetto alle rocce naturali.

Potreste verificare questa differenza calcolando la pressione al tetto e alla base dei
cubi A e B, assumendo che lo stress tettonico Sn = 3 x 107 Pa sia uguale alla
resistenza della roccia e sia costante con la profondità:
Relazioni tra dimensioni e resistenza del modello
Modelli di pieghe a grande e piccola scala
Nel caso A (grande scala) 
pressione alla superficie topografica = 0 Pa
 pressione alla base del cubo = 2700 kg m3 x 10 m s-2 x 5000 m = 1.35 x 108 Pa
Quindi pressione non trascurabile in confronto allo stress tettonico orizzontale
Nel caso B (piccola scala) 
pressione al tetto del cubo = 2700 kg m3 x 10 m s-2 x 5000 m = 1.35 x 108 Pa
pressione alla base del cubo = 2700 kg m3 x 10 m s-2 x 5000,5 m = 1.3501 x 108
Pa

Quindi il peso del cubo B contribuisce meno dello 0.02% della pressione applicata,
ed è molto più piccolo dello stress tettonico e da quello prodotto dalla sovrastante
colonna di roccia, e può quindi essere trascurato nell’analisi del sistema B.
L’effetto della gravità in tale sistema può essere modellizzato applicando una forza
esterna (peso, camera iperbarica, test triassiale). Poiché l’effetto della pressione
esercitata sul cubo è applicata esternamente ed il peso del cubo può essere
trascurato, la resistenza del materiale non necessita di essere scalata rispetto
a rg L. Tali modelli possono quindi essere costituiti da rocce reali deformate in un
attrezzatura di alta pressione a patto che le proporzioni tra (1) il peso della colonna
di roccia (o pressione di confinamento), (2) la resistenza della roccia e (3) lo stress
tettonico applicato rimangano identici nel modello e nel prototipo.
Letture consigliate:
Hubbert, M.K., 1937. Theory of scale models as applied to the study of geologic
structures. Bulleting of the Geological Society of America, 48, 1459—1520.
Ramberg, H., 1981. Gravity, Deformation and the Earth's Crust. Academic Press,
London, 2nd. Edition, 452 pp.
Eisenstadt, G., Vendeville, B.C., Withjack, M.O., 1997. Introduction to experimental
modeling of tectonic processes. AAPG meeting, 35 pp.
Merle, O., Borgia, A., 1996. Scaled experiments of volcanic spreading. Journal of
Geophysical Research, 101 (B6), 13.805-13.817.
Weijermars, R., 1997. Principles of Rock Mechanics, Alboran Science Publishing,
Amsterdam, 359 pp.