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RIVISTA ITALIANA Di DIRITTO DEL Foncata ¢a ALDO CESSAR! iret responsable GIUSEPPE PERA Vie seetire PIETRO ICHINO Coma sents RAFFAELE DE LUCA TAMAJO - GIUSEPPE FERRARO. MARIO FRANCESCHELLI - EDOARDO GHERA - MARIO GRANDI GIUSEPPE FEDERICO MANCINI - LUIGI MONTUSCH! RENATO SCOGNAMIGLIO - LUCIANO SPAGNUOLO VIGORITA GIUSEPPE SUPPIEJ YY estratto INTERVISTA A GINO GIUGNT ‘acura di Preto Toxino Gino Giugni & nato il 1° agosto 1927 a Genova, dove Jaureato nel novembre 1949 con una tesi sul tema « Dal delitt di coalizione al diritto di sciopero » (delle eui vicende editoriali relatore Giuliano Vassatt1. Dopo un soggiorno di s i Stati Uniti PUniversita del W sconsin (1951-52), ha collaborato con gli uffici studi della CISL (1953-60) dell’ENI (1955-57), dell IRI e del ‘Intersind (1957- 1968); ha poi diretto lufficio legislative del ministero del lavoro (1968-72 © 1974-75). Ha conseguito la docenza nel 1958 ed ha svolto per incarico linsegnamento ‘to del lavoro a Ba- ri dal 1960 al 1963. Ha vinto il concorso a cattedra ne] 1962 ed ii tenuto la cattedra di diritto del lavoro nella Facolta ha q di Giurisprudenza barese dal 1963 al 1974, poi nella Facolti Giurisprudenza dell’Universiti. «La Sapienza » di Roma dal 1974. Nel 1983 @ stato eletto al Senato fe del PSI, in cui 8 stato rieletto nel 1989 € nel 1992, sempre nel Collegio di San Dona di Piave, ed ha assunto la carica di presidente de Commissione Lavoro, carica che ricopre a tuttogsi. Nel 1979 ha fondato il Giornale di diritio del lavoro e di relazioni indu- striali, di eui & direttore. (") lervista si & soolta « Roma i 28 maggio 1992 ed a Milano il 19 giu- no successivo. In aleuni punti il testo doll’itervista @ integrato con notaziont au- lobiografiche tratte dallo serito di Giugai Minima personalia, im Belfagor, 1987, mn 2, 223-218. Nella parte relativa alla siratificazione del divtto del lavoro mi sono ltovalso anche di lew appunti rarolti nel 1980 da G. Tanpizo in funsione di una sue intervisia a Gingmi che non venne poi portata a compimento 0 25, Rive alin dit det asora- Pate 1008 meee ten Come & nata ta tua ic yee vocasione di giurista ¢ di giuslavorista Pensato che sia un improbabile una voea- © questo non @ certamente il mio caso. alla scienza giuridica nella mia vicenda Je pablo te wet Cec oe in una scuola fascistizzata; una fat lia anti-fasci- sta ma non militante; in un ambiente di modesta miseria pices rghese, neppure tanto decorosa, visto che papa pai an ‘obili di casa per pagare laffitto; : dove ho fatto il lico. Mol fattor! con correvano a formare una voeazione politica itante. F orientavano, una volta liberat tse mallet ‘one cattolica, a ‘ineubo della malattia come causa ¢ lancio domestico. praeeattee Quando diventasti un socialista militante? Mentre facevo aceadde Lines adde che misi le mani su di pod apa in edi: i divulgativa prefascista (presa a 0 dalla borghesissima moglie Daneatio che non ho i expt a quale titolo detenesse tale libro); dopo lo hoe ini- fa ata » come tutti, perché cosi ne parlavano i preti, che sie , a candaloso, con l'apologia del libero amore & del nudismo), To lesi con grande impegno e diventai marxista, Nel frattempo, peri, nella biblioteca eomanale di Cuneo avevs fo la conoscenza della Sforia d’Buropa e poi della Storia d'lalia di Croce. Potevo non div erale? I lemme ees lee lemma era lanci- n del cuneese di Giustiaia e ‘apertura di una sede del Partito d’a- risposta sincretista: il liber: if smo. Ma non era ancora finita, perch ‘Vasione scomparve sotto il naso. Non restava che ill che allora si chiamava PSIUP. Presi la tessers, sa bandiera, ¢ da allora soci Liberazione ¢ ILPSIUP non eva propriamente un partitoliberalsocialista Fd infatti non era quello il partito socialista che volevo io: quanto candido adolescente, non mi sentivo per nulla affa- scinato dallipotesi di una nuova rivol guerra appena terminata, anche se diretta ad il socialismo. Ero gid riformista senza saperl nell’autunno del 1945, usci il primo numero della nuova serie di Critica sociale, Ia gloriosa testata di una lettura quasi solitaria e clandestina. Un giovane socialista poteva essere riformista, Doverosamente, percid, lessi an. che Lenty, ma non fu un‘illuminazione: rieordo in particolare che mi irritava Puso frequente di parol 0, € la stessa reazione prove ancora di fronte agli i post-leninisti che cost ancora fanno, € son i a distanza, nello stesso modo in cui si pud riconoscere uno della CISL da come muove le mani. E mi sone sempre chiesto che bisogno ei sin di sottolineare: forse la lingua non offre risorse sufficienti per chi vuole ereare un mondo nuove? Poi passasti al PSLI. Si: dopo aver abitato con un certo disagi niana, © poi, con un erescente disagio anche gattiana (ma vorrei sottolineare che il primo saragattisino, quel- Jo di Palazzo Barberini, era ben diverso dall’attuale socialde- mocrazia, tanto che non pochi tra gli attuali dirigenti del PST a facevano parte del PSLI), visto che un partito per me non cera (fossi stato inglese, sarei stato laburista, ¢ in fondo sono; americano, sarei stato newdealista, in fondo lo sono), abbandonai 1a politiea militante e passai a quella culturale, Mi ero laureato all'Universita. di Genova, ed era l'ambiente meno incoraggiante che si potesse immaginare per la prosecuzione de- gli studi: forse » paragone che posso fare & quello con Vat male stato dell Universita di Roma, aggravato perd dal fatto allora, a Genova non c’era nessun problema di sovraffolla- fento. Ogni professore viveva nel suo orto particolare; il rap- porto ‘con gli studenti era searsissimo; unico che mi pare ne avesse pitt degli altri era Salvatore Sara. Mario Casanova, al indo mi laureai era ancora al- la Facolta di Be Mi sembra, per tornare al tuo primo. discorso, che questi siano tutti argomenti a sostegno di una tua rocazione innata agli studi ginslavoristici. i studi giuridici inte- si intreei ie eravamo. all’epoca Je proprio mentre avevano luogo il referendum istituzionale ¢ le elezioni per la Costituente. Sarei stato attratto anche dall’e- economia politiea se avessi avuto professori pi) moderni di quanto non fosse il pur ottimo Emanuele Szuta. Per cui la seel- ta del diritto del lavoro fu in primo Iuogo la scelta dell'argo- mento della tesi di laurea. v poe. a scella abbastanza naturale per un socialisia, a quell’e- Tessere so la poteva condurre quasi natural ad un interesse per la materia lavoristica. Senonché il d be stato poi ministro democristiano delle partecipazio persona di straordinaria intelliges naria pigrizia, tanto che non tenne mai alcuna lezione di diritto del lavoro, Per altro verso, il testo di Sawrono PassaeLt1, che & un testo eecellente di per sé, mi servi molto poco perché non ci fu nessuna mediazione da parte del docente: in mancanza di questo, il testo da solo poteva prestarsi, come avviene anche oggi, ad una preparazione puramente mnemonica e formalistica Perd hai finito col laurearti con una tesi di diritto del lavoro. Di diritto penale del lavoro, per l'esattezza. Andd cosi. In quel periodo mi oceupavo di tutValtro: mi appassionava la sto- ia della Repubblica di Weimar perché temevo una possibile ta di Lettere, preparando un paper sulla Repubblica (lo lessero soltanto un assistente del professore ed un operaio anarchico mio amico, Luciano MaNNERIN1, coay e di aleune rs0 da dodici anni). Per la tesi di laurea pensavo invece ad un argomento di attualiti, al processo di Norimberga, e poiché il professore di diritto penale era ¢ mente Storia del movimento operaio Rinaldo Ricoua, Questo libro &, pid che altro, una bella au tobiografia e lo considero ancora il miglior documento sulla sto- ria del movimento operaio italiano; Jo conservo ancora gelosa- ite. Esso conteneva un lungo capitolo dedicato al problema sciopero ed al suo trattamento giuridico. Leggendo questo capitolo. mi venne improvvisa Videa di cambiare Targomento della tesi di laurea. Ne parlai il mattino dopo con Vassatus, al quale Vargomento piacque molto perché, tra Faltro, ya assolutamente nulla in proposito nella dottrina che si formando dopo l'emanazione della Costituzione. Si pud dire che senza quel tuo incontro con quel libro il di- ritle del lavoro italiano avrebbe dovuta fare a meno di Gino Gingni? Forse si: senza quella svolta improv preciso, probabilmente mi sarei incamminato per da, Fatto sta che mi ci buttai a capofitto, giuslavorista, La parte della tesi pi giorno tra stra- in questo modo vorrei sapere la pensano oggi). Il testo integrale apparve invece in un estratto, che perd ebbe diffusione assai_m¢ sta, Comunque non era gran che, per cost dire, un’ pera prima. Ti valse comungue un posto di assistente all Universita. Si; Vassaxtt mi dirottd sull’insegnamento del diritto del la- voro perché quello del diritto penale, come suecede dappertut- to, era saturo. Oltenni cos di essere nominato assistente volon- teneva formal io di diritto del lavoro, 11 professo nsegnament. per incarico, Giorgio Bo, fu sempre nei miei te animato da alla politica; e poi aveva una sua inco- ta personale; quello che serivevo; per cui tutto quello che produssi passd direttamente alla stampa. E forse se qualeuno ne avesse fatto una lettura preventiva sarebbe stato meglio. Come assi- stente, la mia funzione consisteva nel sedere accanto a Bo men- tre, con smorfie > in faccia agli studenti, javoro lo conside- ana sub-nateria, non gli interessava. Né pensd di metter- n Casanova, che allora insegnava ad Econo: diritto del lavoro si interessava eccome. faceva gli esami Un quadro un po" deprimente, da questo ambiente depresso mi liberai. faeendo domanda per una borsa di studio per gli Stati Uniti, una borsa ight, che segnd la svolla pitt importante nella mia forma. jone. Aveve chiesto di essere assegnato ad una Universita genere; questo perché, ripeto, il mio ‘epoca molto mediato. niversita del Wisconsin, che eta, ma io no ‘ala in questo campo (oggi, tra Paltro, si portanza della « seuola del Wiseot colt di Economia, dove perd si insegnava l'ee condo il metodo istituzionalistico. L’Universita del Wi era ancora dominata dalla grande personalita di John Common: morto qualche anno prima. Vi insegnava Selig Pentman, che posso senz’altro definire come primo maestro; ha _avuto su di me un’ a pari a quella, successiva, di Olo Kany- i Edwin Wrrre, influente consiglere lle p New Deal, che costituiva, in tandem con Pertatan, la coppia degli allievi prediletti di Coxmtons. Ora, caratteristiea dell'stituzionalismo economico era di studiare Ve- conomia con un metodo giuridieo, per cu ado Controns studiavo Feconomia da un punto di vista ma valeva anche il reeciproco: cioé che studiavo il diritto dal punto di vi- sta economico, Questo vale soprattutto per Fopera pitt si di Commons, The Legal Foundations of Capitalism (di evi te anche un'ec ne i na). Che cosa ricordi di Pertatan sul piano wmano? Peruman era un professore di rare qualitt umane, come non ne avevo incontrato certamente nessuno in Italia; ed anzi fu per me una esperienza esaltante quella di frequentare un istituto dove ci si occupava anche di me, sconosciuto studente ro, € dove potevo conversare a hingo con i professori, particolare. Mi accorsi in seguito che questa non era immagine vera ed autentica dell’Universita americana, in reall molto spersonalizzata ¢ alienata. Ma PERLMAN era un vec- chio professore ebreo polacco di formazione mitteleuropa, rima- sto affezionato alle sue origini e in particolare all'Italia, dove si era rifugiato dopo i pogrom del 1907; per deite pid ascol- to di quanto probabilmente merita Sard anche stata spersonaliszata ed alienata, ma UUniversi- Wa statunitense era allora, pite ancora che ogi, wna specie di Mecca per le teste d’uovo italiane. Infatti un altro aspetto importante per me di questa vieen- ‘ncontro con glial vulbright, tutti te per- in patria, per due ordini di ragioni: le une, che riguardavano soprattutto gli seienziati, perché I'Uni- versita italiana dava ben scarse possibili che riguardavano invece gli st vano nel fatto che nelle Universita italiane si risentiva del ma politico generale, dove in sostanza non vi erano spazi aperti gia empirica; ma anche per fuggire, sia pure temporaneamente, da un ambiente cosi poco ospitale per gli uomini di cultura o anni ‘50. Ricordo che: in i trovavo aspiranti tali, quale era I'Ital una lettera ad w trati non ci fosse nessun democristiano; e mi dav sta: ¢ cio’ che i democristiani stavano bene in Italia, Tra quegli studenti insoddisfatti delltalia c'era anche Fe- derico Mawes; lui stesso mi disse una volta che fu la che vi incontra- ste per la prima volta, Lincontro, per la pr andata, el olgeva per mare. Fu un il primo collega con il quale potei parlare di diritto del lavoro ¢ confrontare i frutti delle prime riflessioni critiche, ben poco di politica del diritto. ante litteram; ed Foggetto di Iunghissime conversazioni. In secondo Iuogo. per- » anche dopo il . il rapporto con Manernt mi conoscenze e di rapporti che @ ele- vita accademien. Veniamo al tuo rientro dagli Stati Uniti Al mio rientro, mi ritrovai con il mio posto di assistente volontario ¢ con i problemi di comunicazione con Bo (problemi destinati a risolversi nel 1936 con il trasferimento del mio posto di assistente da Genova a Roma, con Lionello Levt Sanprr, nel- vere eontat no; il diritto del lavoro ti ho spiegato in quali con vaya, il mio lamento era totale, rotto soltanto dal rapporto che avevo stabilito con Federico Mancint sulla nave che salpa- va per l'America. Fu proprio lui ad avvertirmi, nel 1953, che si svolgeva a Firenze un convegno sul progetto di legge sindacale di Rowinacct, organizaato da Mazzont, relato srerernt e Ignazio Scorro. Mi disse che Caru era assistente, avrebbe gradito che inviassi qualche articolo per Ia Rivista di diritto det lavoro ¢ mi suggeriva di serivere per « au- toinvitarmi » al convegno. Cosi feci, ricevendo in risposta una garbata lettera in cui lautoinvito veniva respinto ( non esplicitato, era che in seguito alla pubblicazi sciopero nella Rivisia giuridica ero stato classifieato m pericoloso comunista). La reazione di Canvito, quando fu informato della cosa da F » fu « Venga lo stesso ». Co- si andais e Mazzonr ci disse: « Avete voluto venire? Allora do- vete fare un intervento ». Eravamo alloggiati, Federico ¢ io, in interventi. E fail nostro debutto in pubblico. Non ico qualsiasi; fu N che conobbi Breravr (un uomo straordi- nario: parlava male di tutti i professori in eattedra ¢ invece in- coraggiava i giovani: era un grande maestro), la Riva San: RINO, accompagnata da un grosso assistente di cui era molto fie. ta € che presentava a tutti, un certo Giuseppe Pera, e molta gente dell'Universita di Bologna, che era ed & sempre rimasta, n fin dei conti, ambiente che conta di pid. Com’era il gicvane assistente della professoressa Riva SaNsevERsNo? stato da poco espulso dal Partito socialista, con Paccusa di frazionismo, ed aveva appeso al muro la lettera cespulsio- ne, nella quale. gli negavano anche la qualifica di « compa gno »; ma questo non gli impediva, all’epoca, di citare Let ad ogni passo. Divenuto magistrato, seriveva sul set Risorgimento socialista, di Coccmt e MAcNaxt, eon lo pseud mo Arturo Anpret, perché non gli sarebbe stato consentito, lora, serivere ¢ firmare con il suo né amico — fu testimone al mio matrimonio — fu ca, Oltre che anche un importante tramite di contatto con la Riva Sai xo, in quella situazione in cui i professori di d la punta delle dita di una mano, e fu anche un sul piano morale. Pitt 10 fu la porta dingresso eireuito di relazioni che contano n utilizzando aleune conoscenze itiche —, riuseii ad entrare nell"Ufficio stu- jo. E Ii comineiai una at- ta; ma devo raccontare, arrossendone, che in quell'Ufficio studi si lavorava assai datore di lavoro: a me fu coneesso, in particolare, di dedicare mezza_ giornata . Cera ale De Mina; il quale, quando si teva a leggere le Cxoce, che credo gli abbiano recato un notevole bem tuale. Io ero in una stanza con Sergio Sranzanr, l'attuale segretario del partito radicale. Erano anni di grande arrembaggio, con Marrer che partiva alla con- quista del mondo; ma il nostro ruolo fi dentro era assai indefi- nito. Erano invece assai meglio definiti i tui interessi di ricerca. La scelta era, ormai irreversibilmente, quella del diritto del lavoro. Ma era una scelta che costava sacrifici, perché la materia era la vera cenerentola delle Facolta di giurisprudenza. Rare erano le libere docenze e ancor pitt rati i coneorsi. Il pro- blema che mi ero posto prima di compiere questa scelta, e che era stato oggetto di Junghe conversazioni con Federico MANCINI, era se continuare gli studi giuridici o passare de! to a coltivare per ivamente a mio. In lo mazione della societa: chi doveva cambiare Ia societi doveya studiarne le strutture economiche, era studiare quelle giuridiche. Pud sembrare un giudizio is da un marxismo mal digerito, ma la verit in fondo un'altra: quel diritto, quella scienza giuridiea che dominavano in Italia, cio’ la dogmatica e il formalise, erano veramente inadatti ad una concezione del diritto come progetto: politico. Infatti il mio rinecostamento alla scienza giuridiea — da cui, ‘peraltro, in fondo non mi ero mai molto allontanato — favorito dalla parti- colare impostazione dell’« economia istituzionale » che avevo studiato negli Stati Uniti alla scuola di Coxons, avvenne in Tialia in virtd dell’inconiro con i libri di Tullio Ascareutt Quando lessi AscaRRLLt, capi ato nel mio git dizio cirea la funzione politiea del diritto. sta Nel 1953 cri comunque gid tornato all’opera come ginslavo- rista. E di quell'anno il mio scritto sul tramonto del recesso ad nutwm; & di quel periodo, perd, anche la mia traduzione del li- bro pit noto di Pertatan, A Theory of the Labor Movement, del 1928. Esponeva una teoria del sindacalismo che era tutta all’op. posto di quelle di taglio marxista se non leninista che citcolava- no € non era nemmeno molto ben accetta nell'aren del sindacalismo cattolico. Era in fondo la teorizzazione del mo- mento «economico-corporativo », furiosamente criticale da Gnawscr, Neanch’io la condividevo in pieno; mi appariva ge- niale perd come strumento di esplorazione nella realta del sin- dacalismo e delle istituzioni collettive, che in quel tempo era oggetto di searso (anzi: di nessun) logia sia di economia e Commons e dei suoi smo prefascista lo voll ]unga introduzione al libro di Peniaan (@ uno dei miei saggi, anche ripubblicato, che mi caro; e fu a di questo seritio sv luppai_un'intui di Angelo Tasca, che tuttora ritengo vali- dissima: e cio che il sindacalismo italiano del periodo giolittia- no ebbe, molto pid che in altri Paesi, forte impronta is postfascista; ma za ben rendersi con inaeque a nuova vita negli anni 60, forse sen- che aveva avuto gia una vita precedente. Poi indirizzasti la ricerca sulle istitusioni di giurisdizione privata. Siamo al periodo 1956-58. Nel fralttempo, ero passato ad una sede di lavoro pill accogliente © pitt congrua rispetto alla mia attivita di rieerea: voro dell' TRI, di eai era direttore un uomo di grande valore, Giuseppe Grisextt. Qui collaborai_all’operazione di sgancia- oni. imprenditor nascita dell’Intersind. In- questo. perio con grande si dispiego di lavoro notturno, avviai lo studio sulle forme — pe. raltro molto modeste nell’esperienza italiana — di giurisdizione intersindacale. Ero arrivato a scegliere questo argomento di ri- cerca attraverso la riflessione sul sindacatismo istituzionale amerieano, le Yeorie ei quali la conciliazie vano una funzione molto importante, e dove la scissione tra statualit e organizzazione dei rapport forte: il divitto giustiziabile era pochissimo, il resto era invece iritto arbitrabile. Beco, partendo da questi dati — esperienza studiata e non ivato a chiedermi quanto di poraneamente a convincermi che fosse componente essenziale — ero poi ar- Per la mia generazione & difficile immaginare che si potesse dubitarne. Ma nostri testi ¢ corsi di diritto del poca, cereavano il diritto del lavoro soltat dice civile; perdevano tempo a raccontare il meno, 0 vante; oppure il de jure condendo, la famosa legge sindacale di attuazione dell’art. 89, che non sarebbe mai arrivata; quando invece, tutt’intomo, i sindacalisti senza saperlo stavano co- struendo itto del lavoro. Utilizzando come materiale bello @ che cra ignorata anche dagli stessi sindacalisti: se cera una cosa a cui i sindacalisti non dedicavano aleuna tiflessione — di cui, per esempio, nei congressi della CGIL non si parlava mai — erano proprio i contratti pure erano loro a farli, Fi Vimportanza. nvece la CISL a cay E quisi apre un altro capitolo della tua storia personal. Con Ufficio studi della CISL avevo incomineiato a colla- borare nel 1955. Era in mano a professor Mario Rowan’ leva perd di collaboratori e studiosi non pochi di area socialista: di quella parte dell'area socialista che poteva qualifiearsi come socialdemoeratico-laiea (perché i it infognati nel loro fron- produrre altro che apologie dell'Unione Sovietica). In questo ambito ebbi un note- vole spazio di incontri ed esperienze. La CISL aveva scelto la via della contrattazione, ¢ su questa era focalizzata Vattivita di ricerca. Collaborai ad un bollettino di studi e ricerche dell'Uf- dei saggi anonimi, perché era vietato ai dipendenti dell TRI fir- marsi ¢ anche perché non volevo generare Mequivoco di un’ap- fui invitato a insegnare nella sindacale di Fiesole, dove insegnarono anche al- tri di noi, come Federico Mancist, Giuseppe Pera, e vari eco- nomisti. Fu quella la mia prima esperienza di insegnamento: le mie prime lezioni le tenni li. E tra gli allievi ricordo Pierre Carnrtt, Eraldo Crea, Mario Cocompo, Franco Maint: mezza dirigenza della CISL fino a qualche anno fa. Ricordo anche che la Scuola esercitava un controllo molto stretto su; lievi, chindendo rigorosamente i cancelli alla sera, per difenderli le tentazioni ed impedire fughe n ne; fughe che cionono- puntualmente attraverso un buco nel recin- to. La cosa duré fino al 1960, quando ‘ondata di « nor malizzazione » cattolico-clericale ¢ venni cacciato, cosi come lo furono Pera e MANCINI. stante avvenivan Sono di questo periodo le tue ricerche sulle origini del dirit- to del lavoro. Superata la fase di resistenza alla scienza giuridiea, mi ero trovato nella necessita di trovare, oltre che una base metodolo- gica innovativa, interdiseiplinare, anche dei seri punti di riferi- emergenti problemi di diritto del lavoro nel periodo giolittiano ¢ di come la dottrina corporativa era intervenuta a modificare il ritmo evolutive del diritto del lavoro. La scoperla — perché questa fu veramente una seoperta — fu che nell’epoca giolittia- na gia potevano ravvisarsi gli elementi costitutivi di quello che © dai Concordati dogimatico, ma, di tariffa di Messina, che senza precisa della realt& fattuale, Fu attraverso. lo studio di queste fonti che artivai a trovare ill tesoro: mi fu indicato che rerse opere di questo periodo, pressoché introvabili, doveva- no trovarsi nella biblioteca del Ministero d Ministero del lavoro, dove trovai un vecchio bi era GRADIONE.. L’autore della Storia d Proprio uno Fosse v . occorreva andare al Mi era rimasto il pat coltura industria © commercio, da cui dipendevano il Con: io del lavoro. Al Ministero della. gricoltura trovai innanzitutto la vedova di Movicsanr, il fratel lo del pittore, che passava Ie giornate a selezionare e raccoglie- re negli atti parlamentari tutti gli interventi di suo marito; era che fa Giovanni Monremanrint. Ei trovai gli AUui d io superiore del lavoro dal 1901 fino all'avvento del faseismo: gli studi sulle organizzazioni sindacali, uno studio sulla sociolo- gia urbana di Roma, sulla classe media a Roma... facevano delle ricerche che valevano venti volte quelle del CENSIS di ogg mparso € che allora — erava- perché in Italia non né studi sociologici sul sindacato. Qualche cosa di questo mate. riale & stato ristampato; di tutto feci fare fotocopie quando arri- vai a Bari, e li furono raccolte ¢ conservate nella biblioteca del- niversita. Poi di questo materiale si impadronirono gli stori ci; ci ha lavorato, in particolare, Bruno Bezza. La personalita di stevano. Monresarrint fu poi analizzata da un mio allievo, Vito G: ‘TA, che ha seritto alcuni bei saggi, ma ha avuto una particolare abilita nello scegliere per la loro pubblicazione editori che nes- suno conosee (una forma di genuino autolesionismo). Sugli au- tori del iano fece invece una bella tesi di aurea Gaetan ‘Tra il 56 ed i venne un impulso parallelo a st nuto, per quanto riguarda le ori culla della socialdemocrazia, cioe cosi in un autore che esercitd tati di questa ricerea che mi iare anche quel che era avve- ni del diritto del lavoro, Germania, En influenza enorme sulla mia. lettivo dalla Bi- blioteca nazionale alle biblioteche tedescl pve pare che o due copie fossero sopravvissute alle distruzioni naziste ed a quelle provocate dalla guerra (ora i suoi seritti sono stati piena- mente recuperati e raccolti, soprattutto ad opera di 1 Rama). StyzHerer é il primo anello di una eatena, che, sando per KaHN-FReUND, suo allievo a Francoforte, arriva alla 5 & questo nostro diritto del lavero attuale. Del 1958 & anche la tua libera docenza sto proposito devo dire che forse la mia libera docen- labile, perché, non so bene per quale ragione, sep- ima ancora di fare la je facevano parte, oltre a D'EureMta (che non avevo mai incontrato personalmente), Prosrenerrt, animato nei miei confronti da visibile benevolen- quindi facilmente accessibile, mi parve che sarebbe stato scioc- co non provarei. II problema era che avevo soltanto un mezzo parlava affatto © che in quel mo. mento mi sembrava non stesse proprio in piedi: tanto che mi prese una crisi fortissima. Lo feci leggere all per Ie elueubr teori una schifezza. La mia sigli di qualche sto, che, su con: zione allo studio dell'autonomia collettiva perché la giurisdizio- ne intersindacale non c’entrava niente. sostanza mi fece capire che era incuorato dai con- Era la premessa al discorso. Come sempre, quando ci mettiamo a studiare un tema, an- diamo per prima cosa alla ricerca delle radiei della questi finiamo con lo serivere un primo capitolo assai pid corposo di quanto prevedessimo all'inizio; poi sovente il secondo e il terzo non arrivano. Il libro, con mia grande sorpresa, venne appres per la libera docenza. Era un concorso a ue posti: sicehé ebbi un duro colpo quan. si presen chiaramente era una candidatura di scuola, it forte ero « portato » da Casanova, voleva dir molto, per- ché era uomo di grande imparzialita. Li feei la ne universitaria; mi fu assegnato il te sto che andavo sulle onde della teoria, i commissari evidente- mente pensarono che occorresse un tema di brutale diritto posi- tivo). E Rosario FLamaia mi aiutd a preparare la Jezione. Poi finalmente hai cominciato ad insegnare all'Universita per davoero. Federico Manctnr, con il quale intrattenevo una fittissima pondenza — perché all’epoca la teleselezione non c’era serisse che Mivervint, titolare a Bati della cat- tedra di commerciale e del ‘0 di lavoro, veniva trasferito all’Istituto navale di Napoli e non sapeva a chi Finsegnamento di lavoro; Faveva proposto a F aveva nel frattempo avuto l'incarico a Urbino e gli aveva quin- di segnalato il quasi sconosciuto affidavit. \ quell’epoca ottencre un inearico era assai laborioso: ‘occorreva presentarsi a tutti i membri della Facolta, facendo finta con gli uni di non essere gia d'accordo con gli altri. L'u- nico con il quale non presi contatto fu Aldo Mono, perché era gid sul piede di partenza per Roma. Cosi migrai in direzione opposta, dal nord al sud, rispetto a quella del grande flusso dominante; cosi si avvid la mia esperienza barese. serito nel tessuto politico-culturale barese? giurista-sociologo, cultore della politica det diritto (con Rovord, Taret1o, Cassese) ed et ico dall’ambiente accademico locale, non certamente dei pitt avanzati, dove si teneva in sospetto la so- stessa perché in qualche modo richiamava alla mente il tanto delle rissose sezioni socialiste professore » @ conside- nato, perehé ti edipiei 0 per ancora) come un compagno a producevo allievi che quasi tutti, forse per un fenomeno di cordata, si iserivevano al PCI. Nonostante cid, a Bari sei poi rimasto anche dopo aver vin- to la cattedra. 0 concorso a inse Interna Soreres, Mancrst, Sit. I ne cerano SaNtoRO Passi- RELL, CARNACINE, ProsPeRerrt, Batzarint e la Riva Sansevent- No. Erano passati cinque anni dall’ultimo concorso di diritto del lavoro (quello in cui erano passati Canutto, ARDav e Conrano), che era stato peraltro il primo del dopoguerra: il diradamento concorsi era stato conseguenza dell'azione malthusi — di Santoro Passaretia, la a quello che c’era in citcolazione. La del "61 fu perd di quelle che generano nione che fossi stato in se Pasquale Det. Pare, che aveva un forte spirito di corpo, a s0- stegno della sua Universita, mi off di far bandire la eattedra per me. Tl concorso fu bandito gia nel 1962; la co composta da MeNGoNt, Mixervant, Mazzont, Bavzari fe Grasserti, che fu un po’ tignoso; ma questo non impedi che ‘mi fosse assegnato il primo posto nella terna all unanimita, tra Faltro. con un riconoscimento di « originalita del metodo », di mo momento, secondo le migliori tradizioni dei baroni universi- tari, e Giorgio Guzzi. (Tutto cid in omaggio alla regola non Rivne ana ried eoro- Pate Xe