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Percorso:

-La fisica dei paradossi: indeterminazione e complementaritaà ’


-Meccanica quantistica e astrofisica
-Laser: un'importante applicazione della fisica quantistica
-Conclusione

La fisica dei paradossi: indeterminazione e complementarità’


Soffermiamoci ora in breve sulla fisica conosciuta prima del novecento, che era una fisica caratterizzata da leggi
deterministiche, e che aveva preso piede oltre due secoli prima, quando Newton, con la sua legge di gravitazione universale, era
riuscito a descrivere le orbite dei pianeti. In un sol colpo lo scienziato inglese aveva dimostrato che una mela che cade da un
albero e un corpo celeste che si muove nello spazio, sono governati dalla stessa legge: l’universo ticchettava come un gigantesco
orologio perfettamente regolato. Ma su cosa si basa il determinismo? Il determinismo eà basato su pochi e fondamentali principi,
primo fra tutti quello della causalitaà . Infatti, tutte le leggi della fisica classica forniscono una descrizione causale dei fenomeni
sotto studio: cioà significa che conoscendo lo stato di un sistema in un dato istante eà possibile prevedere il comportamento di quel
sistema in qualsiasi istante del futuro, sulla base di tutte queste leggi classiche
Nel momento in cui i fisici tentarono di applicare le leggi deterministiche al comportamento del mondo atomico. In quel
minuscolo regno, la materia sembra divertirsi a manifestare aspetti contraddittori.

Gli atomi riescono ad assorbire o liberare energia solo in forma di pacchetti discreti chiamati Quanti (da qui il termine
Meccanica Quantistica). A questo livello la natura non funziona piuà come una macchina, ma come un gioco di probabilitaà . Nei
primi decenni del nostro secolo lo scienziato danese Niels Bohr scoprìà che le particelle atomiche si comportavano in modo molto
meno prevedibile che non gli oggetti ordinari come le matite o le palle da tennis. Le parole "sempre" e "mai", di cui si faceva largo
uso per i processi del mondo macroscopico, dovettero essere rimpiazzate dai termini "spesso" e "raramente". Non si poteva dare
piuà nulla per scontato.

Nel 1923, gli esperimenti con i raggi X di Arthur Compton portano alla luce uno strano fenomeno che Louis De Broglie
interpreta come il dualismo onda-corpuscolo, il fatto che le particelle si possono comportare in certe condizioni come onde.

Cioà influenzoà Erwin Schroedinger nella formulazione di una teoria che sta alla base della fisica quantistica: introduciamo il
paradosso che ideoà per dimostrare i limiti della fisica quantistica nel suo aspetto probabilistico, bencheé egli stesso fosse stato tra
i fondatori di questa scienza, valido per il mondo atomico.

Egli ipotizzoà per fare un esempio, un gatto chiuso in una scatola con una pistola attivabile dalle radiazioni di un atomo di
uranio. Non si puoà sapere quando l'atomo emetteraà radioattivitaà attivando la pistola e uccidendo il gatto. In questo modo anche il
destino del gatto (sistema macroscopico) risulta regolato da leggi probabilistiche. In questo stato, paradossalmente, il gatto eà -
per noi - sia vivo che morto. I due stati di vita e di non vita sono sovrapposti ed egualmente validi, fino a quando non apriremo la
scatola e uno dei due collasseraà .

Questo paradosso dimostra tra l'altro, che la realtaà eà tale solo quando noi la vediamo o misuriamo, siamo noi che forziamo
l'avverarsi di una possibilitaà al posto di un'altra: quando non stiamo compiendo misurazioni la realtaà potrebbe potenzialmente
presentarsi in altre forme.

Esso si accordava perfettamente con il principio di indeterminazione o d'incertezza formulato da Heisenberg nel 1927. Questo
principio, che eà fondamentale nella meccanica quantistica, stabilisce che data una particella atomica eà impossibile assegnare ad
essa una quantitaà di moto e una posizione ben definita. L'impossibilitaà di effettuare previsioni certe sull'evoluzione spazio-
temporale degli enti del mondo atomico mise in crisi il principio di causalitaà , a favore, ancora una volta, delle interpretazioni
statistiche e probabilistiche della realtaà .

Siamo di fronte a dei limiti concettuali. Noi di solito siamo abituati a pensare che se esistono dei limiti alla precisione con cui
vengono conosciute delle grandezze fisiche, questi sono dei limiti pratici: non siamo in grado di realizzare esperienze cosìà
sofisticate da giungere a una cifra significativa in piuà ad un valore numerico. Ebbene questa attitudine eà da questo punto di vista
sbagliata. La meccanica quantistica ci dice, ed eà basata sul riconoscimento del fatto che non eà possibile, in realtaà , nemmeno in
linea di principio, conoscere certe grandezze con precisione infinita. E ne dobbiamo tenere conto, percheé eà una limitazione forte
che abbiamo nel misurare la realtaà .

Questo fatto eà da accettare e sfruttare, in un certo senso.


La meccanica quantistica non daà infatti solo delle limitazioni, ma ha importantissime ricadute sperimentali ed economiche: la
tecnologia moderna si basa su essa: basti pensare alla radio, ai CD, tutta l'elettronica di intrattenimento e da ultimo il computer,
l'onnipresente LASER, i moderni apparecchi usati in medicina, le scoperte della chimica, tutta l'elettronica dei semiconduttori, le
moderne e avveniristiche nano-tecnologie, la microelettronica e molto, molto altro ancora. Senza le nostre moderne conoscenze
dei meccanismi straordinari degli oggetti quantistici, il nostro mondo sarebbe notevolmente diverso da come ormai siamo
abituati a vederlo.

Meccanica quantistica e astrofisica


E' possibile applicare le leggi della meccanica quantistica in campo astronomico nei casi in cui esporroà ora.
La teoria di Planck portoà fin da subito delle importanti novitaà nel campo scientifico, in particolar modo in astronomia. Un atomo
puoà assorbire o emettere una radiazione elettromagnetica che eà diversa per ogni elemento o ione. In pratica, un elettrone che
viene eccitato passa a un orbitale (regione di spazio attorno al nucleo dove eà probabile al 90% trovare l'elettrone ) con una
maggiore energia potenziale. Quando esso ritorna all'orbitale originale, il fotone che aveva assorbito viene rilasciato con
un'energia pari alla differenza tra quelle potenziali dei due orbitali, quindi secondo una frequenza definita dalla formula:
f= E /h
dove f indica la frequenza, E l'energia e h la costante di Planck e vale 1,602 × 10-19 J
Questo fenomeno eà alla base dell'osservazione dello spettro elettromagnetico. Infatti cioà che ho appena descritto si collega con lo
spettro a emissione. Lo spettro elettromagnetico consiste nell'insieme di radiazioni che visivamente appare come una striscia
formata da bande con tutti i colori dell'iride (dal rosso al violetto) le cui posizioni e il cui numero dipendono dalla natura chimica
della sorgente luminosa. Non vi sono spettri comuni a due elementi e neppure singole righe. Questo eà dovuto alle differenze
energetiche tra gli orbitali dei vari atomi.

Esso eà dunque un valido strumento di indagine, poicheé lo spettro eà determinato dalla temperatura superficiale e dalla
composizione chimica del corpo che si sta studiando. Con esso si possono conoscere ad esempio diverse caratteristiche degli
astri, permette tra l'altro l'individuazione di nebulose. Infatti, quando un fotone emesso da una stella attraversa i gas di una
nebulosa posta tra la sorgente e la terra, puoà scontrarsi con un atomo e esserne alterato. Si parla in questo caso di spettro di
assorbimento di un materiale mostra la frazione di radiazione elettromagnetica incidente assorbita in un certo intervallo di
frequenze. EÈ , in un certo senso, l'opposto dello spettro di emissione. Ogni elemento chimico ha proprie linee di assorbimento
corrispondenti a specifiche lunghezze d'onda e relative alle differenze tra i livelli energetici dei suoi orbitali atomici. Ad esempio,
un oggetto che assorbe blu, verde e giallo apparirebbe rosso se illuminato da una luce bianca. Confrontando lo spettro di
emissione a quello di assorbimento di una stessa sostanza si vede che le righe nere nello spettro di assorbimento cadono nella
stessa posizione delle righe colorate dello spettro di emissione. I due spettri si corrispondono come una foto al proprio negativo.

Degli esempi dello spettro di emissione sono: il laser He-Ne, il piuà usato al mondo, ne produce uno.

Laser: un'importante applicazione della fisica quantistica


Nel novembre del 1957 Gordon Gould, uno studente laureato della Columbia University, annotoà su un taccuino alcune idee su
come realizzare un laser, termine da lui stesso coniato.
I possibili utilizzi di tale strumento, aveva scritto, includevano: la spettrografia, l'interferometria, i radar, la fusione nucleare.

Il termine "laser" eà un acronimo inglese di Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation ("amplificazione di luce
attraverso emissione stimolata di radiazione").
Leggendo l'acronimo, sorge dunque una domanda: cos'eà l'emissione stimolata di radiazione?

Se l'atomo eccitato viene colpito da un fotone della "giusta energia", cioeà pari alla differenza tra i 2 livelli energetici, allora, nel
rilassarsi, esso emette istantaneamente un altro fotone della stessa energia e nella stessa direzione del primo! Questo processo
deve essere mantenuto costante nel tempo, in modo che gli atomi eccitati siano sempre di piuà di quelli che non lo sono, altrimenti
il laser perde le sue caratteristiche.

Giaà un solo atomo amplifica la radiazione, si verifica quindi una reazione a catena: infatti, per un fotone che incide sull'atomo ne
emergono 2 identici.
Questa eà la base del funzionamento di un laser.

Proprio il laser permette il funzionamento di un importante componente hardware dei moderni computer, ovvero il
masterizzatore.
Esso ci permette, come ben noto, di archiviare un'enorme quantitaà di dati in forma binaria, indipendentemente dalla tipologia di
dati, su un supporto ottico (i comuni CD o DVD) costituito da 4 strati.
L'informazione viene pertanto immagazzinata come una sequenza di zone bruciate o non bruciate.
La lettura delle informazioni avviene in questo modo: quando il laser incontra un Pit, la luce viene dispersa e codificata con il
numero binario 0, mentre quando viene riflessa (cioeà quando incontra le parti di alluminio non bruciate, dette Land) eà codificata
con 1.
L'informazione risulta percioà digitalizzata con una sequenza specifica di 0 e 1.

Conclusione
In questi anni sta nascendo un interesse da parte della gente comune, rivolto alla scienza, proprio percheà molte delle sue
applicazioni tecnologiche sono state rese pubbliche. C'eà da dire peroà che soli in pochi riescono realmente a comprenderla. E sono
proprio quei pochi che dovrebbero assumersi il ruolo di mediatore tra la scienza e le masse, in modo che ogni singolo individuo
conosca la struttura, i vantaggi e i rischi dell'utilizzo di un certo tipo di tecnologia, specialmente se di questa se ne fa uso quasi
ogni giorno. Nella maggior parte dei casi non eà necessario conoscere per filo e per segno la teoria che sta alla base di una
apparecchiatura. Conoscere la scienza significa principalmente conoscerne i suoi meccanismi istituzionali, i suoi metodi, le sue
implicazioni sociali; o, ancora, significa possedere la capacitaà di usare le conoscenze scientifiche nella risoluzione di problemi
nella vita di tutti i giorni. La democrazia scientifica eà necessaria per il vero progresso. Ed Internet, le biblioteche,ecc sono
fondamentali: grazie ad essi abbiamo potenzialmente in mano tutto il sapere umano. Ecco che ancora una volta andando a fondo,
si scopre che il progresso scientifico presenta certe contraddizioni, cosìà come ci si rende conto che le tecnologie si possono
rivelare utili, e conoscendo i loro rischi eà possibile usarle con responsabilitaà .

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