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15 -

La misura delle grandezze


fisiche
Abbiamo visto nel primo capitolo che la fisica si esprime attraverso relazio­
ni matematiche tra grandezze a cui vengono assegnati valori numerici come risul­
tato di osservazioni o di calcoli. Dobbiamo ora definire con precisione che cosa si
intende per grandezza fisica e affrontare il problema della misura delle grandez­
ze fisiche, nei suoi due aspetti: la definizione di un sistema di unità di misura e la
considerazione della diversa precisione con cui le misure vengono effettuate.

1. Le grandezze fisiche
Per grandezza fisica si intende una proprietà misurabile delle cose,
ossia una proprietà a cui si possono assegnare valori quantitativi mediante
operazioni di una misura.

Un esempio ci può far capire il senso di questa definizione. Consideriamo


due quadri molto famosi: la Gioconda di Leonardo da Vinci e lo Sposalizio della
Vergine di Raffaello. Si tratta di due opere considerate tra i massimi capolavori del­
la pittura rinascimentale. Se ci chiediamo quale tra questi due quadri ha una mag­
giore superficie, possiamo dare una risposta univoca e precisa in termini numerici:
la Gioconda di Leonardo misura 0,77 m × 0,53 m e ha quindi un’area di 0,41 m2,
mentre lo Sposalizio della Vergine di Raffaello misura 1,70 m × 1,17 m e ha un’a­
rea di 1,99 m2: quindi la superficie dello Sposalizio della Vergine di Raffaello è 4,8
volte più grande della superficie della Gioconda di Leonardo. L’area di una superfi­
cie è una grandezza fisica: ad essa si possono assegnare valori numerici e può es­
sere trattata in modo matematico. Ma si può dire quale dei due quadri è più “bello”?
I vari esperti potrebbero esprimere differenti valutazioni, considerando le due opere
da diversi punti di vista; ma nessuno potrà assegnare alla “bellezza” del quadro
una valutazione numerica che permetta di indicare in modo univoco quale dei due
quadri è più “bello” e quanto è più “bello” dell’altro. La “bellezza”, intesa come ar­
monia e conformità a determinati canoni estetici, non è una grandezza fisica.

Figura 1. Raffaello Sanzio. Lo Sposa­ Figura 2. Leonardo da Vinci. La Gio­


lizio della Vergine (Milano, Pinacoteca conda (Parigi, Museo del Louvres).
di Brera).
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La definizione operativa delle grandezze fisiche


I fisici hanno cercato di precisare meglio come possa essere definita una
grandezza fisica, e hanno individuato un criterio che permette di distinguere quelle
qualità dei corpi che corrispondono a grandezze fisiche (come per esempio l’area
di una superficie) dalle altre qualità a cui non può corrispondere una grandezza fisi­
ca (come per esempio la bellezza): le grandezze fisiche si definiscono in rela­
zione agli esperimenti, in modo che ad esse si attribuiscono dei valori in
base ai risultati di operazioni di misura concrete. Alle grandezze fisiche corri­
sponde quindi una definizione operativa, cioè l’enumerazione di procedimenti
sperimentali attraverso i quali viene precisato, o “misurato”, il loro valore.

Per misurare una grandezza fisica è necessario per prima cosa fissare
un’unità di misura, ossia un campione a cui assegniamo un valore unitario. Oc­
corre poi determinare quante volte questa unità di misura, o una sua parte, è con­
tenuta nella grandezza da misurare. Per misurare la lunghezza di una stanza pos­
siamo utilizzare un “metro”, cioè una sbarra di materiale rigido lunga un metro: fac­
ciamo coincidere l’estremità iniziale del “metro” con una parete e segniamo sul pa­
vimento il punto corrispondente alla sua estremità finale; portiamo poi in questo
punto l’estremità iniziale del “metro”, e procediamo così finché giungiamo alla pare­
te opposta della stanza. Se abbiamo riportato cinque volte il “metro”, possiamo dire
che la stanza è lunga 5 metri. La maggior parte delle volte questo procedimento
non darà un risultato esatto: avanzerà normalmente un “resto” più corto del nostro
“metro”. Per completare la misura, dobbiamo allora poter dividere il “metro” in un
suo sottomultiplo, per esempio in “centimetri”, e ripetere il procedimento per ottene­
re, per esempio, che la stanza è lunga 5,27 m. In questo modo abbiamo dato una
definizione operativa della grandezza fisica “lunghezza”: abbiamo cioè fissato un’u­
nità di misura e abbiamo individuato un procedimento per confrontare la grandezza
da misurare con questa unità di misura.

In sostanza, per ottenere la misura di una grandezza da misurare data la


sua unità di misura è necessario disporre di un metodo che ci permetta di: 1) con­
frontare i valori di due grandezze A e B dello stesso tipo, determinando se sono
uguali o, in caso contrario, se A è maggiore di B o viceversa; 2) suddividere una
grandezza fisica A in sottomultipli, ossia in parti uguali.

Figura 3. Misurare significa determinare quante volte un’unità di misura è conte­


nuta nella grandezza da misurare.
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Vediamo un altro esempio. Per studiare il moto dei corpi è necessario in­
trodurre una grandezza fisica che si chiama massa. La massa è una grandezza
che interviene sia nel determinare il moto dei corpi (massa inerziale), sia nello sta­
bilire la forza attrattiva con cui tutti i corpi sono attratti verso il centro della Terra
(massa gravitazionale). Questa forza viene chiamata peso.

La relazione di proporzionalità diretta che sussiste sulla superficie della


Terra tra la massa e il peso di un corpo porta spesso a confondere queste due
grandezze, che sono, come vedremo, essenzialmente distinte. Questa stessa rela­
zione di proporzionalità consente però una definizione operativa della massa dei
corpi, basata sull’utilizzo di una semplice bilancia a bracci uguali. Attraverso l’uso
di questo strumento siamo infatti in grado di:

1) confrontare due masse: due corpi hanno masse uguali quando, posti sui
due piatti della bilancia, essa risulta in equilibrio; due corpi hanno masse diver­
se quando, posti sui piatti della bilancia, essa non risulta in equilibrio: il corpo
di massa maggiore è quello dalla cui parte pende la bilancia;

2) verificare la correttezza della suddivisione di una massa nei suoi sottomul­


tipli: un corpo ha massa pari alla somma delle masse di due o più corpi uguali
(i suoi sottomultipli) se, posto su un piatto della bilancia, fa equilibrio agli altri
corpi posti sull’altro piatto.

Alcune grandezze fisiche possono essere misurate direttamente, come ab­


biamo visto negli esempi fatti fino ad ora. Per altre è possibile dare solo una defini­
zione indiretta, definendole mediante operazioni matematiche che le mettano in re­
lazione con altre grandezze fisiche. La densità di un corpo, per esempio, è una
grandezza fisica che non può essere misurata direttamente, ma il cui valore può
essere ottenuto tramite il rapporto tra misure di massa e di volume, cioè tra valori
di altre grandezze fisiche.

Figura 4. Una bilancia a due bracci può essere utilizzata per ottenere una defini­
zione operativa della grandezza fisica “massa di un corpo”.
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2. Il Sistema Internazionale di unità di misura


Come abbiamo visto, misurare una grandezza fisica significa fissare
un’unità di misura, ossia un campione dello stesso tipo della grandezza che
si vuole misurare (per esempio il metro per le lunghezze) e determinare quan­
te volte questa unità di misura, o una sua parte, è contenuta nella grandezza
da misurare.

È necessario quindi stabilire opportuni campioni per le diverse unità di mi­


sura. Questo problema fu affrontato alla fine del XVIII secolo, quando si decise di
stabilire con precisione le unità di misura delle lunghezze e delle masse. Furono
definiti come unità di misura della lunghezza il metro e come unità di misura della
massa il chilogrammo, e vennero realizzati come campioni una sbarra metallica
lunga appunto un metro (la sua lunghezza doveva corrispondere alla quantamilio­
nesima parte della circonferenza terrestre) e un cilindro metallico della massa di un
chilogrammo (corrispondente alla massa di un decimetro cubo di acqua distillata
alla temperatura di 4 °C), che furono conservati a Parigi. Il metro venne in seguito
ridefinito secondo criteri più corrispondenti alla precisione con cui vengono effet­
tuate le misure nei laboratori di fisica. Nel 1960 si stabilì di definire il “metro” come
un determinato multiplo della lunghezza d’onda della luce emessa dagli atomi di
kripton, e successivamente, nel 1983, si decise una definizione che permette misu­
re ancora più accurate: il metro è attualmente definito come la distanza percorsa
dalla luce nel vuoto durante un intervallo di tempo di 1/299.792.458 s.

Anche per il secondo, l’unità di misura del tempo definita in base alla sud­
divisione del giorno in 24 ore, dell’ora in 60 minuti e del minuto, appunto, in 60 se­
condi, è stata decisa nel 1967 una nuova definizione: il secondo è ora definito
come la durata di 9.192.631.770 periodi di oscillazione di un particolare tipo di ato­
mi di cesio.

Unità fondamentali e unità derivate


La lunghezza, la massa e l’intervallo di tempo sono grandezze fisiche per
le quali sono state stabiliti opportuni campioni di unità di misura. Man mano che
vengono introdotte nuove grandezze fisiche, non è però sempre necessario sce­
gliere una nuova unità di misura per ciascuna di esse: è sufficiente la scelta di po­
che unità fondamentali, dato che molte nuove grandezze fisiche vengono definite
attraverso opportune combinazioni di grandezze precedentemente definite. Così,
una volta definito il metro come unità di misura delle lunghezze si può utilizzare il
metro quadrato, ossia la superficie di un quadrato di un metro di lato, come unità di
misura delle aree; mentre per la velocità, definita mediante rapporti tra lunghezze e
intervalli di tempo, si può utilizzare come unità di misura il metro al secondo, cioè la
velocità di un corpo che percorre un metro in un secondo. In questo modo sono
state definite, a partire da poche unità fondamentali, molte unità derivate (si veda
per esempio la tabella 1).

Il Sistema Internazionale e le sue unità fondamentali


Un insieme di unità di misura fondamentali, scelte in maniera tale da
poter ricavare da esse in modo conveniente tutte le unità derivate, si dice si­
stema di unità di misura. In sede internazionale le ricerche su come migliorare le
definizioni delle unità di misura e conservarne i campioni sono affidate all’Ufficio In­
ternazionale dei Pesi e delle Misure (Bureau International des Poids et Mesures)
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con sede a Sèvres (Parigi). Dal 1889 ogni quattro anni si riunisce a Sèvres la Con­
ferenza Generale dei Pesi e delle Misure. Nel 1960 l’XI Conferenza Generale definì
il Sistema Internazionale di unità di misura (sigla SI), che è il sistema decimale uf­
ficialmente adottato fino a questo momento da tutti gli Stati del mondo con solo tre
eccezioni: la Liberia (Africa), la Birmania (Asia) e gli Stati Uniti d’America.

Il Sistema Internazionale di unità di misura si basa su sette unità fon­


damentali:

- il metro (simbolo m) per la misura delle lunghezze;


- il chilogrammo (simbolo kg) per la misura delle masse;
- il secondo (simbolo s) per la misura degli intervalli di tempo;
- l’ampere (simbolo A) per la misura dell’intensità della corrente elettrica;
- il kelvin (simbolo K) per la misura della temperatura;
- la mole (simbolo mol) per la misura della quantità di sostanza;
- la candela (simbolo cd) per la misura dell’intensità luminosa.

Tabella 1. Alcune unità derivate del SI


grandezza nome simbolo
area metro quadrato m2
volume metro cubo m3
velocità metro al secondo m/s
densità chilogrammo per metro cubo kg/m3
forza newton N = kg m/s2
potenza watt W = kg m2/s3

Figura 5. La sede del Bureau International des Poids et Mesures (Sèvres, Parigi).
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I prefissi del Sistema Internazionale


Nel Sistema Internazionale sono specificati anche i nomi di molte unità di
misura derivate e le regole per l’uso dei prefissi che indicano multipli o sottomultipli
di unità di misura. Spesso, infatti, è necessario esprimere con un valore numerico
misure di grandezze molto più piccole o molto più grandi dell’unità di misura.

Supponiamo, per esempio, di voler eseguire la misura della distanza tra


due atomi in un cristallo di sale da cucina (NaCl), e quella del raggio dell’orbita del
pianeta Giove intorno al Sole. Per la prima misura (la distanza tra due atomi in un
cristallo di cloruro di sodio) si ha il valore di 0,00000000028 m; per la seconda mi­
sura (il raggio dell’orbita di Giove) otteniamo invece 778.000.000.000 m. È chiaro
che in entrambi i casi si tratta di valori molto scomodi e ci si può aspettare che, nel­
l’eseguire calcoli con questi valori, si dimentichi facilmente qualche zero. È molto
più agevole esprimere questi valori utilizzando la notazione in potenze di dieci: si
può, infatti, scrivere 0,00000000028 m = 2,8 × 10-10 m, e 778.000.000.000 m = 7,78
× 1011 m. Ma possiamo anche convenire di utilizzare, per esempio, il prefisso “n”
davanti al simbolo dell’unità di misura per indicare la sua miliardesima parte (10-9):
in questo modo la distanza tra due atomi in un cristallo di cloruro di sodio si può in­
dicare come 0,28 nm (che si legge “nanometri”).

I prefissi utilizzati nel Sistema Internazionale sono indicati nella tabella 2.


Per la misura delle lunghezze possiamo quindi utilizzare il millesimo di metro (10 -3
m), che si chiama “millimetro” (mm); o il centesimo di metro (10 -2 m), che si chiama
“centimetro” (cm), e così via. Per indicare la potenza di una lampadina possiamo
usare il watt (simbolo W), che è l’unità di potenza del Sistema Internazionale; ma
se vogliamo misurare la potenza del motore di un’automobile è più conveniente uti­
lizzare le migliaia di watt (1 kW = 103 W) o “chilowatt”, e per misurare la potenza di
una centrale elettrica possiamo ricorrere ai milioni di watt (1 MW = 10 6 W) o “mega­
watt” o anche ai miliardi di watt (1 GW = 109 W) o “gigawatt”.

Tabella 2. Prefissi usati nel SI


Fattore Prefisso Simbolo
1024 = 1 000 000 000 000 000 000 000 000 yotta Y
1021 = 1 000 000 000 000 000 000 000 zetta Z
1018 = 1 000 000 000 000 000 000 esa E
1015 = 1 000 000 000 000 000 peta P
1012 = 1 000 000 000 000 tera T
109 = 1 000 000 000 giga G
106 = 1 000 000 mega M
103 = 1000 kilo k
102 = 100 etto h
101 = 10 deca da
10-1 = 0,1 deci d
10-2 = 0,01 centi c
10-3 = 0,001 milli m
10-6 = 0,000 001 micro µ
10-9 = 0,000 000 001 nano n
10-12 = 0,000 000 000 001 pico p
10-15 = 0,000 000 000 000 001 femto f
10-18 = 0,000 000 000 000 000 001 atto a
10-21 = 0,000 000 000 000 000 000 001 zetto z
10-24 = 0,000 000 000 000 000 000 000 001 yotto y
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Altre unità di misura


Esistono anche alcune unità di misura che sono state definite prima dell’in­
troduzione del Sistema Internazionale e il cui uso, per ragioni di carattere storico, è
accettato insieme alle unità del Sistema Internazionale. Tra le unità di volume è ac­
cettato l’uso del litro (simbolo l), pari a un decimetro cubo o un millesimo di metro
cubo. Tra le unità di lunghezza è importante ricordare il “micron” (il simbolo è la let­
tera greca µ), unità di misura pari a 10-6 m, che ha mantenuto nome e simbolo an­
ziché assumere quelli di “micrometro” (simbolo µm); l’ångström (simbolo Å), unità
di misura delle distanze atomiche pari a 10-10 m = 0,1 nm; e l’unità astronomica
(simbolo ua), pari alla distanza media tra la Terra e il Sole, che vale 1,49598 × 1011
m. Utilizzando queste unità di misura, la distanza di due atomi in un cristallo di clo­
ruro di sodio può essere indicata come 2,8 Å, e il raggio dell’orbita di Giove come
5,2 ua.

Per la misura degli angoli, infine, nel Sistema Internazionale viene utilizza­
to il radiante, definito come l’ampiezza dell’angolo a cui corrisponde un arco di
circonferenza di lunghezza uguale al raggio della circonferenza stessa.

La definizione del radiante


Dato un qualsiasi angolo AOˆ B di ampiezza α, possiamo tracciare una
circonferenza γ di raggio r dato che abbia come centro il vertice O dell’angolo

AOˆ B . All’angolo AOˆ B corrisponde quindi sulla circonferenza γ un arco A' B' di
lunghezza l, come mostra la figura 6. Consideriamo il rapporto tra la lunghezza l
dell’arco A' B' e il raggio r della circonferenza. Poiché esso è indipendente dalla
scelta di r ed è proporzionale all’ampiezza dell’angolo AOˆ B , si può scegliere di
utilizzarlo per misurare l’ampiezza α di questo angolo:

α=l/r
L’unità di misura corrispondente è il radiante, che si ottiene quando l = r.
Quindi: il radiante è definito come l’ampiezza di quell’angolo cui corrispon­
de un arco di circonferenza di lunghezza uguale al raggio della circonferen­
za stessa.
B
γ B’

r l
α
O A’ A

Figura 6. L’ampiezza αdell’angolo AOˆ B , misurata in radianti, è il rapporto tra la


lunghezza l dell’arco A' B ' e il raggio r della circonferenza.

Poiché la lunghezza della circonferenza è l = 2πr, l’ampiezza in radianti


dell’angolo giro (360°) è pari a α = 2πr/r = 2π = 6,28…. Altri valori interessanti
sono quelli dell’angolo piatto (180°), che in radianti vale π = 3,14…, e quello
dell’angolo retto (90°), che in radianti vale π/2 = 1,57...
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Regole di scrittura
Nel Sistema Internazionale sono specificate anche alcune regole di scrittu­
ra relative ai simboli delle grandezze fisiche e delle unità di misura. Tra queste se­
gnaliamo le seguenti:

1) Le variabili che indicano nelle formule le grandezze fisiche sono sem­


pre scritte in corsivo, mentre i simboli delle unità di misura sono sem­
pre scritti in caratteri normali. Così, se scriviamo t = 3 s, indichiamo
con t (in corsivo) la grandezza fisica “tempo” e con s (in caratteri nor­
mali) la sua unità di misura (secondi); mentre se scriviamo s = 5 m, in­
dichiamo con s (in corsivo) la grandezza fisica “spazio” e con m (in ca­
ratteri normali) la sua unità di misura (metri).

2) I nomi delle unità di misura si indicano sempre con lettere minuscole,


anche se si tratta di nomi di persona: l’unità di misura della forza è il
newton (simbolo N), e l’unità di misura della potenza è il watt (simbolo
W).

Problema 1. Nel Sistema Internazionale l’unità di misura del potenziale elettrico


è il volt (simbolo V). La differenza di potenziale V tra i cavi di una linea elettrica
ad alta tensione, espressa in volt, è indicata da un numero composto dalle cifre 3
e 8 seguite da 4 zeri (V = 380.000 V). Esprimere questa misura a) utilizzando la
notazione in potenze di 10 e b) utilizzando un opportuno prefisso.

a) Per esprimere un numero con la notazione in potenze di 10 si scrive la prima


cifra (nel nostro caso 3), seguita dalla virgola e dalle cifre successive (3,8) e si
moltiplica per la potenza di 10 immediatamente inferiore (nel nostro caso 105 =
100.000). Si ha quindi V = 3,8 × 105 V.

b) Considerando che 380.000 V = 380 × 1.000 V e che 1.000 V = 1 kV, possia­


mo scrivere V = 380 kV (che si legge “chilovolt).

Si noti che il simbolo utilizzato per esprimere la grandezza fisica (V) è


stato sempre posto in corsivo; il simbolo dell’unità di misura (V) è stato sempre
posto in caratteri normali; il nome dell’unità di misura (volt) è stato sempre scritto
con l’iniziale minuscola, anche se deriva da un nome di persona (il fisico italiano
Alessandro Volta).

3. Lavorare con le grandezze fisiche


Poiché alle grandezze fisiche sono associati valori numerici è possibile
trattarle matematicamente eseguendo calcoli ed esprimendo mediante funzioni
matematiche le relazioni che possono esistere tra di esse. Nel fare questo è neces­
sario tener presenti alcune semplici regole, come ora vedremo.

La conversione delle unità di misura


Nella vita quotidiana siamo soliti utilizzare unità di misura che non appar­
tengono al Sistema Internazionale: indichiamo abitualmente la velocità di un’auto­
mobile in chilometri all’ora e non in metri al secondo; misuriamo la velocità di rota­
zione di un motore in giri al minuto, e non in “radianti al secondo”, come si dovreb­
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be fare utilizzando le unità di misura del Sistema Internazionale. A volte ci vengono


riportate misure di lunghezza o di peso in unità del Sistema Britannico, come miglia
o libbre.

È necessario allora disporre di regole semplici che permettano di passare


da un sistema di unità di misura a un altro. Vediamo con alcuni esempi come que­
sto sia possibile.

Esempio 1. Consideriamo un semplice esempio di conversione dal Sistema Britan­


nico di unità di misura al Sistema Internazionale. Supponiamo che l’altezza a cui
sta volando un aereo sia data in piedi, per esempio 5000 ft. Vogliamo esprimere
l’altezza di questo aereo in metri. Sapendo che 1 ft corrisponde a 0,3048 m, pos­
siamo operare la conversione attraverso la seguente espressione aritmetica:

 0,3048 m 
5000 ft = ( 5000 ft )   = 5000 × 0,3048 m = 1524 m .
 1 ft 

Esaminiamo i passaggi di questa espressione.

- Nel secondo termine, quando si è scritto (5000 ft) racchiudendo il valo­


re della grandezza fisica tra parentesi, si è voluto sottolineare che il
valore di una grandezza fisica è sempre costituito dal prodotto di
un valore numerico per un’unità di misura: il valore numerico può
cambiare se cambia l’unità di misura, ma il valore della grandezza fisi­
ca (in questo caso, quella particolare altezza) resta invariato;

- sempre nel secondo termine, il valore della grandezza fisica è stato


 0,3048 m 
moltiplicato per la quantità   il cui valore è 1, poiché in 1 ft
 1 ft 
vi sono 0,3048 m: il valore dell’espressione non viene quindi alterato;

- si sono poi semplificate le unità di misura come se fossero normali fat­


tori algebrici.

Il fattore ( 0,3048 m ft ) è chiamato fattore di conversione tra piedi e metri.


Il fattore di conversione ha sempre, come in questo caso, un valore numerico
uguale a 1 ed è usato per convertire una quantità espressa in un’unità di misura in
una quantità equivalente espressa in un’altra unità di misura.

Esempio 2. Supponiamo di voler esprimere in metri al secondo una velocità data


in chilometri all’ora, per esempio una velocità di 50 km/h. Poiché in 1 km vi sono
1.000 m e in un’ora vi sono 3.600 s, si può scrivere la seguente espressione arit­
metica:

 1000 m 1 h  50 km h 50
50 km h = ( 50 km h)  = = m s = 13,9 m s
 1 km 3600 s   3,6 km h  3,6 .
 
 ms 
In questo caso, nel secondo termine dell’espressione, il valore della gran­
 1000 m 1 h 
dezza fisica è stato moltiplicato per la quantità   il cui valore è 1,
 1 km 3600 s 
- A.24 -

poiché in 1 km vi sono 1.000 m e in un’ora vi sono 3.600 s: il valore dell’espressio­


ne non viene quindi alterato; questa quantità è stata poi riscritta nella forma
 3,6 km/h 
  , che esprime chiaramente che “ci sono” 3,6 chilometri all’ora in ogni
 m/s 
metro al secondo; si sono poi semplificate le unità di misura come se fossero nor­
mali fattori algebrici.

 3,6 km/h 
Il fattore   è il fattore di conversione tra chilometri all’ora e me­
 m/s 
tri al secondo. Avremmo potuto eseguire più semplicemente questa conversione
scrivendo:

km 1000 m 50 m m
50 = 50 = = 13,9
h 3600 s 3,6 s s

Per convertire un valore di velocità espresso in chilometri all’ora nel


corrispondente valore espresso in metri al secondo si divide per 3,6. Per
convertire un valore di velocità espresso in metri al secondo nel corrispon­
dente valore in chilometri all’ora si moltiplica per 3,6. Molte volte si possono
convertire le unità di misura in questo modo.

Scrivendo però le unità di misura esplicitamente, non occorre riflettere se si


moltiplica per 3,6 o si divide per 3,6 per trasformare i chilometri all’ora in metri al
secondo o i metri al secondo in chilometri all’ora, perché le unità indicano se è sta­
to scelto o no il fattore corretto. Siamo sicuri che il risultato è corretto se le unità
originarie si elidono tutte lasciando solo l’unità richiesta. Se ciò non si verificasse,
vorrebbe dire che il fattore di conversione è stato usato in modo improprio.

Esempio 3: superfici e volumi. Nell’effettuare conversioni di unità di misura di su­


perfici o di volumi si rischia a volte di incorrere in errori grossolani. Occorre pertan­
to porre una certa attenzione. Se ci domandiamo per esempio a quanti metri qua­
drati corrisponde una superficie di 37 km2, la risposta è 37 × 106 m2 = 3,7 × 107 m2,
perché un chilometro quadrato è composto da un milione di metri quadrati (e non
da 1.000 m2!). Si hanno le seguenti conversioni per le unità di superficie:

1 mm2 = (10-3 m)2 = 10-6 m2


1 cm2 = (10-2 m)2 = 10-4 m2
1 dm2 = (10-1 m)2 = 10-2 m2
1 dam2 = (101 m)2 = 102 m2
1 hm2 = (102 m)2 = 104 m2
1 km2 = (103 m)2 = 106 m2

In modo analogo, per le unità di volume si ha:

1 mm3 = (10-3 m)3 = 10-9 m3


1 cm3 = (10-2 m)3 = 10-6 m3
1 dm3 = (10-1 m)3 = 10-3 m3
1 dam3 = (101 m)3 = 103 m3
1 hm3 = (102 m)3 = 106 m3
1 km3 = (103 m)3 = 109 m3
- A.25 -

Se quindi vogliamo convertire, per esempio, un volume di 3 mm 3 in metri


cubi, dovremo moltiplicare per 10-9, perché in un metro cubo sono contenuti un mi­
liardo di millimetri cubi (e non 1.000 mm3!), ottenendo 3 × 10-9 m3.

Le dimensioni delle grandezze fisiche


Sappiamo dalla matematica elementare che per sommare o sottrarre due o
più quantità, queste devono essere dello stesso tipo, ossia devono essere quantità
omogenee. Non possiamo, per esempio, sommare tra di loro una lunghezza di 5
metri e un intervallo di tempo di 15 ore ottenendo un risultato significativo. Sarebbe
quindi un grave errore sommare tra di loro i valori numerici, per esempio, di una
lunghezza e di una superficie: si dice che lunghezze e superfici hanno dimensioni
diverse, e precisamente che una superficie ha le dimensioni di una lunghezza al
quadrato.

Si è soliti indicare le dimensioni delle grandezze fisiche con un simbolo


maiuscolo tra parentesi quadre: le dimensioni delle lunghezze sono [L] (dove L sta
per “lunghezza”), e quindi le dimensioni delle superfici sono [L]2 e le dimensioni dei
volumi [L]3. Allo stesso modo, una volta scelte le grandezze fisiche fondamentali
(nel SI la lunghezza, il tempo e la massa) si possono indicare le dimensioni di tutte
le grandezze derivate: la velocità, per esempio, che è uno rapporto tra una lun­
ghezza e un intervallo di tempo, ha dimensioni [L][T] -1 (dove T sta per “tempo”); la
densità, che è un rapporto tra una massa e un volume, ha dimensioni [M][L] -3 (dove
M sta per “massa”).

Vale quindi la seguente regola fondamentale: i due membri di un’espres­


sione matematica tra grandezze fisiche devono avere le stesse dimensioni.
Se per esempio, nel risolvere un problema in cui ci viene chiesto di determinare
una velocità, ottenessimo come risultato v = 15 kg/s3, potremmo essere sicuri di
aver commesso qualche errore, perché i due membri di questa espressione non
hanno le stesse dimensioni (il secondo membro ha dimensioni [M][T]-3, che non
sono le dimensioni della velocità).

Un’altra regola importantissima è la seguente: quando in un’espressione


matematica compaiono diverse grandezze fisiche, esse devono essere
espresse nello stesso sistema di unità di misura (solitamente il SI).

Supponiamo per esempio di voler calcolare la distanza percorsa in 3 s da


un’automobile che si muove alla velocità di 108 km/h. La distanza s percorsa è le­
gata alla velocità v e al tempo t dall’espressione

+ =?
Figura 7. Non si possono sommare tra loro grandezze fisiche con “dimensioni” di­
verse.
- A.26 -

s = vt

Ma se moltiplicassimo semplicemente la velocità in km/h per il tempo in s,


ottenendo 108 × 3 = 324, avremmo commesso un grave errore. Per eseguire que­
sto calcolo, è necessario innanzi tutto convertire il valore della velocità in unità del
SI, ossia in m/s, ottenendo:

 1000 m 1 h  108
108 km h = (108 km h)  = m s = 30 m s
 1 km 3600 s  3,6

(ricordiamo che si passa dalle velocità in km/h alle velocità in m/s dividendo per
3,6); quindi possiamo calcolare l’espressione, ottenendo:

s = (30 m/s) × (3 s) = 90 m

Nelle espressioni matematiche tra grandezze fisiche possono intervenire


anche costanti che non hanno dimensioni. Per esempio, il rapporto tra la lunghez­
za di una circonferenza e il suo diametro, espresso dal numero π = 3,14…, non ha
dimensioni e ha lo stesso valore qualunque sia il sistema di unità di misura utilizza­
to. Si dice che π è una costante adimensionale o anche che è un numero puro.
Esistono anche grandezze fisiche adimensionali: per esempio, l’ampiezza di un an­
golo misurata in radianti che, come abbiamo visto, è definita come il rapporto tra la
lunghezza all’arco associato all’angolo e il raggio della circonferenza corrisponden­
te. In quanto rapporto tra due lunghezze, la misura dell’angolo è quindi adimensio­
nale.

Grandezze direttamente e inversamente proporzionali


È già stato utilizzato più volte in queste pagine il termine “proporzionale”.
Il suo significato dovrebbe essere già ben noto; ricordiamo però brevemente alcu­
ne nozioni fondamentali.

Due grandezze A e B si dicono direttamente proporzionali (o, sempli­


cemente, proporzionali) quando il loro rapporto è costante:

A
=k ovvero A = kB
B

dove k è una costante che si chiama costante di proporzionalità delle due gran­
dezze considerate. Il grafico di due grandezze direttamente proporzionali è una
retta passante per l’origine (figura 8).

Si dice che tra due grandezze A e B vi è una relazione lineare quando


la relazione tra A e B è espressa da un’equazione di primo grado:

A = A0 + kB

In questo caso il grafico è una retta che interseca l’asse delle ordinate nel
punto di ordinata A0 (figura 9).

Due grandezze A e B si dicono inversamente proporzionali quando il


loro prodotto è costante:
- A.27 -

0
1 2 3 B

Figura 8. Grafico di grandezze direttamente proporzionali.

1
A0

0
1 2 3 B

Figura 9. Grafico di grandezze dipendenti linearmente.

0
1 2 3 B

Figura 10. Grafico di grandezze inversamente proporzionali.

k
AB = k ovvero A=
B

dove k è una costante che si chiama costante di proporzionalità inversa delle


due grandezze considerate. Il grafico di due grandezze inversamente proporzionali
è un’iperbole equilatera riferita ai propri asintoti (figura 10).
- A.28 -

Problema 2. Dalla misura della massa m e del volume V di diversi oggetti dello
stesso materiale (ferro) si sono ottenuti i valori riportati nella tabella 3. Quale rela­
zione esiste tra queste due grandezze?

Tabella 3.
Oggetto n. m V (m3)
(kg)
1 6,54 0,000832
2 2,45 0,000312
3 1,08 0,000137
4 3,05 0,000388
Il modo più semplice per verificare l’esistenza di una relazione tra i valori
di due grandezze fisiche è di rappresentarli in un grafico come quello della figura
11.
7

4
m (kg)
3

0
0 0,0002 0,0004 0,0006 0,0008 0,001
V (m 3)

Figura 11.

I dati sembrano disposti, in questo caso, lungo una retta passante per l’o­
rigine, e questo suggerisce che le due grandezze siano direttamente proporziona­
li. Ricordiamo che se due grandezze sono direttamente proporzionali il loro rap­
porto è costante ed è pari alla costante di proporzionalità. Nel nostro caso si ha:

6,54 kg 2,45 kg
3
= 7,86 × 10 3 kg/m 3 ; = 7,85 × 10 3 kg/m 3 ;
0,000832 m 0,000312 m 3

1,08 kg 3,05 kg
3
= 7,88 × 10 3 kg/m 3 ; = 7,86 × 10 3 kg/m 3
0,000137 m 0,000388 m 3

Effettivamente i rapporti così calcolati sono uguali tra loro, considerate le


approssimazioni derivanti dai calcoli effettuati (di cui mostreremo più avanti di
come tenere conto). Possiamo concludere che la massa m e il volume V di corpi
composti dallo stesso materiale sono direttamente proporzionali e sono legati dal­
la relazione

m = kV

(La costante di proporzionalità k è in questo caso la densità del materiale, che per
il ferro ha un valore di 7,86 × 103 kg/m3.)
- A.29 -

4. Cifre significative e ordini di grandezza


La misura di una grandezza fisica è sempre caratterizzata da una maggio­
re o minore precisione, che dipende dallo strumento e dai metodi utilizzati. Consi­
deriamo alcuni esempi.

Esempio 1. Le cifre significative. Supponiamo di voler esprimere le dimensioni


del rettangolo disegnato nella figura 12. Possiamo dire che la sua base è di 4,4 cm,
e che la sua altezza è di 3,6 cm. Utilizzando per la misura i righelli disegnati accan­
to al rettangolo, non possiamo essere più precisi. Siamo sicuri che la base del ret­
tangolo è maggiore di 4 cm; siamo abbastanza sicuri anche che è all’incirca 4,4
cm; ma non saremmo disposti a scommettere che è 4,42 cm anziché, per esempio,
4,41 cm. Possiamo quindi dire che conosciamo la base del rettangolo con due ci­
fre significative: 4,4 cm. Dicendo questo, vogliamo esprimere una certa sicurezza
che la misura è compresa, diciamo, tra 4,35 e 4,45 cm (la tacchetta corrispondente
a 4,4 cm sembra infatti la più vicina al lato del rettangolo); e allo stesso modo, se
diciamo che l’altezza del rettangolo è 3,6 cm, utilizzando due cifre significative, in­
tendiamo esprimere una certa sicurezza che essa è compresa tra 3,55 e 3,65 cm.
Se invece che due cifre significative avessimo utilizzato tre cifre significative, scri­
vendo per esempio 3,60 cm, avremmo voluto esprimere la certezza che l’altezza
del rettangolo è compresa tra 3,595 e 3,605 cm.

Proviamo ora a moltiplicare la misura della base per la misura dell’altezza


del rettangolo per ottenere la sua area: 4,4 cm × 3,6 cm = 15,84 cm2. Siamo auto­
rizzati a scrivere questo risultato, con le ultime due cifre decimali? Probabilmente
no. Poiché la lunghezza reale della base del rettangolo potrebbe essere compresa
tra 4,35 e 4,45 cm, e la sua altezza tra 3,55 e 3,65 cm, la sua area reale potrebbe
essere compresa tra un valore minimo di 4,35 cm × 3,55 cm = 15,4425 cm2 e un
valore massimo di 4,45 cm × 3,65 cm = 16,2425 cm2. Siamo quindi autorizzati solo
a dire che l’area del rettangolo è circa 16 cm2: utilizzando ancora due cifre signifi­
cative, intendiamo indicare che l’area del rettangolo è probabilmente compresa tra
15,5 e 16,5 cm2. Aggiungere altre cifre non avrebbe nessun significato.

0 1 2 3 4 5

Figura 12. Esempio di misura di lunghezze: i lati di un rettangolo.


- A.30 -

Esempio 2. La somma e il prodotto di due misure. Supponiamo ora di aver mi­


surato l'altezza di un tavolo con un righello, ottenendo il risultato di 91,3 cm (con
tre cifre significative). Appoggiamo sul tavolo una sferetta di acciaio il cui diametro,
misurato con un micrometro di precisione (si tratta di uno strumento che permette
di misurare le dimensioni dei corpi con estrema precisione), risulta essere 1,632
cm. Possiamo ricavare l’altezza rispetto al pavimento della parte superiore della
sferetta sommando il diametro della sferetta all’altezza del tavolo:

91,3 cm +
1,632 cm =
92,932 cm

Ma poiché non conosciamo con precisione la misura dell’altezza del tavolo,


non siamo autorizzati a indicare nel risultato le ultime due cifre decimali. La misura
reale dell’altezza del tavolo è data da 91,3xy… cm, dove xy indica due cifre qual­
siasi che non conosciamo. Sommando all’altezza del tavolo il diametro della sferet­
ta, abbiamo:

91,3xy cm +
1,632 cm =
92,9wz cm

dove wz indica altre due cifre che non conosciamo. Quello che possiamo dire è so­
lamente che l’altezza rispetto al suolo della parte superiore della sferetta è 92,9 cm
(con tre cifre significative).

Possiamo formulare una regola generale: quando in un’espressione ma­


tematica compaiono misure di diverse grandezze fisiche, si dovrà sempre
aver cura di evitare di introdurre cifre non significative nel risultato. In parti­
colare, nel caso di moltiplicazione o divisione di valori grandezze fisiche, il ri­
sultato dovrà avere tante cifre significative quante ne ha la grandezza con
meno cifre significative usata nel calcolo.

Si dovrà quindi procedere calcolando l’espressione con tutte le cifre deci­


mali, arrotondando poi al numero di cifre significative richiesto. Se la prima cifra da
troncare è un numero compreso tra 0 e 4, si troncano semplicemente tutte le cifre
superflue: 3,623, con due cifre significative, si arrotonda a 3,6 (la terza cifra è 2);
4,5614, con tre cifre significative, si arrotonda a 4,56 (la quarta cifra è 1). Se invece
la prima cifra da troncare è un numero compreso tra 5 e 9, si troncano tutte le cifre
superflue e si aggiunge un’unità all’ultima cifra significativa: 9,467, con due cifre si­
gnificative, si arrotonda a 9,5 (la terza cifra è 6); 1,6998, con tre cifre significative,
si arrotonda a 1,70 (la quarta cifra è 9).

Esempio 3. Gli zeri e le potenze di 10. Se un’automobile percorre una distanza di


35,5 m in un tempo di 4,7 s (avendo misurato questo tempo con un cronometro
preciso fino ai decimi di secondo), non possiamo dire che la sua velocità (spazio
percorso diviso per il tempo impiegato a percorrerlo) è 35,5 m / 4,7 s =
7,553191489 m/s come ci indica la calcolatrice! Il risultato corretto deve avere due
cifre significative ed è quindi 7,6 m/s.

A volte può sorgere qualche incertezza su quale sia il numero di cifre signi­
ficative con cui è espressa una misura o con cui sono forniti i dati di un problema.
Se indichiamo una lunghezza di 0,034 m, le cifre significative sono due: gli zeri
a sinistra non contano come cifre significative. Se invece indichiamo una lun­
- A.31 -

ghezza di 76,00 m, le cifre significative sono quattro: gli zeri a destra contano
come cifre significative, perché indicano, in questo caso, che il valore reale della
grandezza è compreso tra 75,995 m e 76,005 m.

A volte però, tra i dati di un problema, vengono forniti valori numerici esatti:
per esempio, se ci si dice che un corpo percorre una distanza di 1 m in 3,45 s, dob­
biamo intendere che lo spazio percorso è noto con una sola cifra significativa, e
quindi ricavare che la velocità è 1 m / 3,45 s = 0,3 m/s? o forse che lo spazio per­
corso è dato con esattezza, mentre il tempo è misurato con tre cifre significative, e
dare come risultato una velocità di 1 m / 3,45 s = 0,290 m/s? In questi casi normal­
mente basta lasciarsi guidare da un poco di buon senso.

Una buona regola è abituarsi a scrivere le misure delle grandezze fisi­


che utilizzando la notazione “scientifica” o in potenze di 10, anche se si tratta
di numeri “normali”, ricordandosi di mettere sempre una e una sola cifra di­
versa da zero prima della virgola. Così, 0,034 m si può scrivere come 3,4 × 10-2
m: non ci sono dubbi che le cifre significative sono due. E 76,00 m si può scrivere
come 7,600 × 103 m: anche in questo caso non ci sono dubbi che le cifre significati­
ve sono quattro. L’uso della notazione in potenze di 10 semplifica anche notevol­
mente i calcoli, soprattutto quando si abbia a che fare con numeri molto grandi o
molto piccoli.

Problema 3. Si calcoli la massa m di una sfera di ferro che abbia un raggio di


1,35 cm, sapendo che la densità del ferro è ρ = 7,86 × 103 kg/m3.

La massa m di un corpo è uguale al prodotto della densità ρ del materia­


le di cui è composto per il volume V del corpo. Il volume V di una sfera di raggio
r è pari a

4 3
V = πr
3

Poiché il raggio della sfera e la densità del ferro non sono dati con unità
dello stesso sistema di unità di misura, dobbiamo innanzi tutto esprimere il
raggio della sfera in unità SI, ossia in metri: r = 1,35 cm = 1,35 × 10-2 m. La
massa m della sfera è allora data da:

m = ρV =
4
3
4
3
( 3
)
πρr 3 = × 3,14159 × 7,86 × 10 3 kg/m 3 × 1,35 × 10 − 2 m =

4
= × 3,14159 × 7,86 × 10 3 kg/m 3 × 1,35 3 × 10 −6 m 3 = 81,0051× 10 −3 kg =
3
= 8,10 × 10 − 2 kg

Nello svolgere questo calcolo, dopo aver eseguito l’elevamento al cubo


dell’espressione contenuta tra parentesi, abbiamo: 1) moltiplicato tra loro i fattori
numerici, utilizzando tutte le cifre disponibili; 2) moltiplicato tra loro le potenze di
10, sommando algebricamente i loro esponenti; 3) semplificato l’espressione re­
lativa alle unità di misura; 4) e infine abbiamo ridotto il risultato alla forma norma­
le con una sola cifra prima della virgola, e con il numero di cifre significative cor­
rispondente ai dati di partenza, ossia tre. Notiamo che nel determinare le cifre si­
gnificative del risultato non si tiene conto delle costanti matematiche (nel nostro
caso 4, 3 e π).
- A.32 -

Figura 13. Qual è l’ordine di grandezza della velocità di un aereo?

L’ordine di grandezza
A volte i dati di un problema sono noti con una precisione molto scarsa; o i
calcoli necessari per risolverlo sono talmente complicati che ci accontentiamo di un
risultato molto approssimato. In questi casi può essere sufficiente indicare l’ordine
di grandezza di una grandezza fisica, ossia la potenza di 10 più vicina al risulta­
to: per esempio, l’ordine di grandezza di 20 è 10, mentre l’ordine di grandezza di
600 è 1000. Supponiamo di domandarci se le velocità con cui si muove un aeropla­
no sia tale da dover tener conto, per descriverne il moto, dei risultati della teoria
della relatività di Einstein, che sono importanti se la velocità di un corpo è parago­
nabile con quella della luce (3 × 108 m/s). Sappiamo che la velocità di un aeroplano
può essere di circa 1000 km/h, ossia 3 × 102 m/s (non ci importa il valore esatto).
Poiché il rapporto tra questa velocità e la velocità della luce è 3 × 102 / 3 × 108 = 10-
6
, possiamo dire che un aereo si muove con una velocità che è 6 ordini di grandez­
za più piccola di quella della luce, e quindi concludere che per descrivere il suo
moto non è necessario ricorrere alla teoria della relatività di Einstein. Non ci impor­
ta sapere se la velocità esatta di un determinato aereo è due o tre volte più grande
o più piccola di quella indicata: il risultato non cambia, quanto all’ordine di grandez­
za.

Sono molti i problemi che sembrano molto complessi, ma possono essere


risolti con semplici stime, che ci consentono di individuare non il valore preciso di
una grandezza fisica, ma il suo ordine di grandezza. Questi problemi sono detti
“problemi di Fermi”, dal nome del fisico italiano Enrico Fermi (1901-1954), che fu
un maestro nella soluzione di problemi di questo tipo.

Ecco un esempio: di quanto si innalzerebbe la superficie del mare se si


sciogliessero tutti i ghiacci polari? Sappiamo che all’innalzamento della superficie
marina contribuirebbe solo lo scioglimento dei ghiacci continentali, perché lo scio­
glimento di quelli del Polo Nord, già immersi nell’acqua dell’oceano, non provoche­
rebbe nessuna variazione del livello dell’oceano. Le più grandi masse ghiacciate
sono quelle dell’Antartide e della Groenlandia. Lo spessore massimo dei ghiacci
polari è di più di 3.000 m; assumiamo come ordine di grandezza dello spessore
medio hg = 1.000 m = 103 m. La superficie dell’Antartide è di circa 13 milioni di km2,
e quella della Groenlandia di più di 2 milioni di km2: assumiamo quindi come ordine
di grandezza della superficie ghiacciata Sg = 10 milioni di km2 = 1013 m2. Il volume
- A.33 -

complessivo dei ghiacci è quindi circa Vg = Sghg = 1013 × 103 m3 = 1016 m3. Una vol­
ta sciolto il ghiaccio, l’acqua prodotta si distribuirebbe su tutta la superficie degli
oceani oltre che su parte dei continenti. Non sappiamo quanta parte delle terre
emerse verrebbe sommersa, ma possiamo assumere come stima della superficie
marina il valore della superficie terrestre S = 4πrR2, dove R = 6.370 km = 6,37 ×
106 m è il raggio della Terra. Abbiamo S = 4πrR2 = 4 × 3,14 × (6,37 × 106)2 m2 ≈ 10
× 40 × 1012 m2 = 4 × 1014 m2 (trattandosi di un calcolo per ordini di grandezza, pos­
siamo tranquillamente fare approssimazioni che ci permettano di eseguire i calcoli
a mente, senza ricorrere a una calcolatrice). Dividiamo il volume dei ghiacci per l’a­
rea della superficie terrestre, e otteniamo il risultato cercato: h = Vg/S = 1016 m3 / 4
× 1014 m2 = 25 m. Questo calcolo non ci fornisce sicuramente un risultato esatto,
ma ci permette di affermare che l’ordine di grandezza dell’innalzamento h del livello
marino sarebbe compreso tra 10 e 100 m: possiamo scrivere h = 10 ÷ 100 m.

La teoria degli errori


Esistono metodi per valutare quale sia il valore più attendibile di una gran­
dezza fisica a partire da una serie di misurazioni, e quale sia l’errore probabile di
cui sia affetto il valore così ottenuto. Si tratta di una parte della statistica, ossia di
quel ramo della matematica che si occupa della probabilità degli eventi, il cui svi­
luppo è stato iniziato nel 1809 dal matematico tedesco Karl Friedrich Gauss, e che
costituisce la teoria degli errori.

Con i metodi della teoria degli errori, è possibile esprimere la precisione


con cui è misurata una grandezza fisica in modo più accurato di quanto sia possibi­
le fare ricorrendo semplicemente alle cifre significative. Quando, per esempio, si in­
dica che il risultato della misura di un intervallo di tempo è (3,76 ± 0,16) s, si inten­
de dire che il valore più attendibile per la misura effettuata è 3,76 s, e che si stima
un’incertezza di 0,16 s: si stima cioè, con i metodi della teoria degli errori, che entro
un certo livello di probabilità il valore reale della grandezza misurata sia compreso
tra (3,76 – 0,16) s = 3,60 s e (3,76 + 0,16) s = 3,92 s. Nel capitolo A3 verranno pre­
sentati i concetti fondamentali della teoria degli errori.

Figura 14. Di quanto si innalzerebbe la superficie del mare se si sciogliessero tutti


i ghiacci polari?
- A.34 -

Approfondimento

5. La definizione delle unità di misura


L’introduzione delle unità di misura per alcune grandezze fisiche, in parti­
colare per le lunghezza, le superfici e i pesi, risale alle più antiche civiltà. Queste
unità erano spesso scelte in riferimento alle dimensioni di oggetti abituali: braccio,
piede, ecc. per le lunghezze, o le dimensioni di qualche superficie o qualche peso
scelto convenzionalmente per le aree e per i pesi. Il “cubito” era una misura di lun­
ghezza comune da Babilonia all’Egitto, compresa tra 52,5 cm e 55 cm a seconda
dei luoghi. Per misurare grandi distanze si usavano espressioni approssimate
come “un tiro d’arco” o “una giornata di cammino”. Il sistema dei pesi aveva come
unità il siclo, pari a circa 16 g; la mina comprendeva 60 sicli (circa 900 g) e il talen­
to 60 mine (circa 54 kg). Nel mondo greco-romano si utilizzavano per la misura del­
le lunghezze il braccio (circa 1,85 m), lo stadio (circa 190 m) e il miglio (circa 1.500
m); mentre per la misura dei pesi la libbra romana valeva 327,5 g. Naturalmente
l’uso di unità di misura di questo tipo comporta grossi inconvenienti: era difficile,
per esempio, eseguire calcoli passando da un’unità di misura a un'altra, e i cam­
pioni di unità di misura non erano definiti in modo univoco. Questi inconvenienti
sono tuttora presenti nel Sistema Britannico di unità di misura, utilizzato corrente­
mente al giorno d’oggi negli Stati Uniti d’America (tabella 4).

Tabella 4. Principali unità di misura del Sistema Britannico:


Lunghezza:
1 pollice (in) = 1/12 ft = 2,540 cm
1 piede (ft) = 1/3 yd = 30,48 cm
1 yarda (yd) = 0,9144 m
1 braccio = 2 yd = 1,8288 m
1 miglio (mi) = 1609 m
1 miglio marino = 1852 m
Volume:
1 pinta americana = 0,47 l
1 gallone americano = 8 pinte = 3,78 l
1 gallone inglese = 4,54 l
Peso:
1 oncia (oz) = 1/16 lb corrisponde a 28,35 g
1 libbra (lb) = “ “ 0,4536 kg
1 ton = 2.000 lb “ “ 907,2 kg

Il sistema metrico decimale


Verso la fine del XVIII secolo si sentì l’esigenza di unificare e razionalizza­
re il sistema delle unità di misura. In Francia il re Luigi XVI (1754-1793) incaricò
una commissione di esperti, di cui faceva parte il chimico Lavoisier (1743-1794), di
sviluppare un nuovo sistema di unità. Questo lavoro, iniziato mentre scoppiava la
Rivoluzione Francese, portò alla definizione del Sistema Metrico decimale, con la
proposta di utilizzare come unità di lunghezza il “metro” (dal greco µετρον = “misu­
ra”), definito come la decimilionesima parte della distanza dal Polo Nord all’equato­
re terrestre misurata lungo il meridiano passante per Parigi; e come unità di massa
quella di un decimetro cubo di acqua alla temperatura di congelamento (0 °C), che
avrebbe dovuto assumere il nome di “grave”.

Nel 1791 l’Accademia Francese delle Scienze incaricò la realizzazione di


due campioni in platino corrispondenti alle unità così definite per la misura delle
- A.35 -

lunghezze e delle masse, con un importante cambiamento: poiché molte misure ef­
fettuate a quei tempi riguardavano masse relativamente piccole, si decise che l’uni­
tà di massa sarebbe stata il “grammo” (si noti che nel frattempo lo stesso governo
repubblicano aveva condannato Lavoisier alla ghigliottina). Tuttavia, poiché la rea­
lizzazione di un campione di un grammo risultava difficile, si decise si utilizzare
come campione un oggetto della massa di 1000 grammi, che fu chiamato “chilo­
grammo”, ossia “mille grammi”. Quando nel 1875 l’unità di massa fu ridefinita, si
mantenne il nome di “chilogrammo”. Si spiega in questo modo il fatto anomalo che
un’unità fondamentale del Sistema Internazionale abbia nel suo nome il prefisso
“chilo”, corrispondente a un multiplo di unità di misura.

La realizzazione del “metro” comportò una lunga serie di misure per deter­
minare con la maggior precisione a quel tempo possibile la lunghezza del meridia­
no terrestre. Le misure furono effettuate utilizzando come base la distanza tra Bar­
cellona, in Spagna, e Dunqerque, in Francia; esse comportarono un errore, perché
non si tenne conto dello schiacciamento della Terra dovuto alla sua rotazione. Il
metro di platino risultò dunque più corto di 0,23 mm rispetto al valore definito come
frazione del meridiano terrestre. Il 22 giugno 1799 il campione del metro e quello
del chilogrammo furono depositati nell’Archivio della Repubblica di Parigi.

L’uso del Sistema Metrico decimale si diffuse rapidamente, anche per l’ini­
ziativa del grande matematico e fisico tedesco Karl Friedrich Gauss (1777-1855),
che nel 1832 propose l’uso del centimetro e del grammo, insieme al secondo come
unità di misura delle durate di tempo, come sistema di unità coerenti tra loro. Il si­
stema proposto da Gauss, noto come Sistema cgs (dalle iniziali di centimetro,
grammo e secondo), ed esteso negli anni successivi dallo stesso Gauss e da Wi­
lhelm Weber in modo da comprendere anche unità per la misura dei fenomeni elet­
trici, fu adottato nel 1874 come standard dalla British Association for the Advance­
ment of Science (BAAS). Lo sviluppo della fisica sperimentale tra il XIX e il XX se­
colo è in grande misura basato sull’uso di questo sistema di unità di misura.

La precisione sempre crescente delle misure effettuate nei laboratori di fisi­


ca ha richiesto un continuo affinamento delle definizione delle unità di misura. In li­
nea di principio, tutti i “metri” e i “chilogrammi” utilizzati per le misure ovunque nel
mondo dovrebbero essere costruiti in modo da corrispondere esattamente con i
campioni conservati a Parigi. Ciò comporta esigenze di stabilità e di accessibilità
dei campioni di unità di misura: stabilità significa che la lunghezza del metro cam­
pione e la massa del chilogrammo campione devono risultare il più possibile inva­
rianti nel tempo; e accessibilità significa che devono poter essere definiti dei metodi
allo stesso tempo agevoli e precisi per confrontare gli strumenti di misura dei vari
laboratori con i campioni delle unità di misura.

Alla luce di questi problemi, il 20 maggio 1875 fu stipulata a Parigi la “Con­


venzione del Metro” tra 18 paesi, compresa l’Italia. Venne istituito l’Ufficio Interna­
zionale dei Pesi e delle Misure, dove da allora sono custoditi i campioni del metro e
del chilogrammo. Si era intanto provveduto a costruire, con una lega di platino e iri­
dio, un nuovo “metro campione”, corrispondente al metro originale del 1799, ma
dotato di una sezione a “x” tale da renderlo particolarmente resistente alle defor­
mazioni. Si realizzarono anche trenta copie del metro e quaranta copie del chilo­
grammo, che furono distribuite nel 1889 ad altrettanti laboratori di diversi paesi. A
partire da allora la definizione del “metro” non è più quindi legata alla misura della
lunghezza del meridiano terrestre.
- A.36 -

Figura 15. Dettaglio della copia N.27 del metro del 1889, utilizzata fino al 1960
come campione secondario del metro per gli Stati Uniti (museo del National Institu­
te of Standards and Technology).

Figura 16. La copia N.20 del chilogrammo del 1889, custodita sotto una doppia
campana di vetro, è utilizzata come campione secondario del chilogrammo per gli
Stati Uniti (museo del National Institute of Standards and Technology).

La definizione dell’unità di lunghezza: il metro


La definizione del metro fu modificata nel 1960 dall’XI Conferenza Genera­
le dei Pesi e delle Misure. Le tecniche di interferometria ottica che utilizzano luce
monocromatica prodotta da ben definite transizioni nei livelli energetici degli atomi
dei gas infatti avevano ormai raggiunto un livello tale da permettere la misura della
lunghezza d’onda della radiazione luminosa con una precisione molto superiore a
quella possibile confrontando la lunghezza di sbarre metalliche. Si decise quindi,
dopo aver compiuto accurate misure della lunghezza del “metro campione”, di defi­
nire il metro come la lunghezza pari a 1.650.763,73 volte la lunghezza d’onda nel
vuoto della radiazione di colore rosso-arancio emessa nella transizione degli elet­
- A.37 -

troni tra i livelli 2p10 e 5d5 dell’atomo di kripton-86. Il kripton è un gas nobile, che
non viene modificato da reazioni chimiche, ed è facilmente disponibile in ogni labo­
ratorio di fisica: risultavano soddisfatti quindi, oltre ai requisiti di precisione delle mi­
sure, anche quelli relativi alla stabilità e accessibilità del campione di unità di misu­
ra.

Nel 1983, sempre per ridurre l’incertezza con cui il metro è definito, la XVI
Conferenza Generale dei Pesi e Misure adottò una nuova definizione del metro, at­
tualmente in vigore. Una delle affermazioni della teoria della relatività di Einstein è
che la luce si propaga nel vuoto con una velocità costante e indipendente dal siste­
ma di riferimento in cui si trova l’osservatore. In base alle migliori misure della velo­
cità della luce a quel momento disponibili si decise allora la seguente definizione
ufficiale del metro: il metro è la distanza percorsa dalla luce nel vuoto durante
un intervallo di tempo di 1/299.792.458 s.

Questa definizione del metro lo pone in relazione con un’unità di tempo, il


secondo. Il problema di determinare con precisione il metro viene allora ricondotto
a quello di definire con precisione l’unità di misura degli intervalli di tempo.

Figura 17. Lampada a kripton-86 (museo del National Institute of Standards and
Technology).

La definizione dell’unità di tempo: il secondo


Fin dall’antichità, risultò naturale utilizzare per la misura del tempo il feno­
meno ciclico più comune all’esperienza quotidiana: il susseguirsi del giorno e della
notte, insieme al ciclo della Luna e all’alternarsi delle stagioni. Si ebbe così la sud­
divisione del calendario in giorni, mesi e anni. Per gli usi civili, è normale riferirsi
alla misura del tempo in giorni, ognuno dei quali è suddiviso in 24 ore; ogni ora è
suddivisa in 60 minuti e ogni minuto in 60 secondi. Si hanno quindi 24 × 60 × 60 =
86.400 s in un giorno.
- A.38 -

Contrariamente a quanto si crede normalmente, la durata del giorno, cioè il


tempo che intercorre tra due passaggi successivi del Sole al meridiano coincidente
con la direzione del mezzogiorno, non è uniforme durante l’anno: a causa delle va­
riazioni di velocità del moto della Terra lungo la sua orbita, e dell’inclinazione del­
l’asse di rotazione terrestre rispetto al piano dell’orbita terrestre, la durata del “gior­
no vero” varia tra 86.379 s e 86.430 s. Gli astronomi hanno allora definito il “giorno
solare medio”, corrispondente alla media della durata del giorno nel corso dell’an­
no, e il “giorno siderale”, corrispondente all’intervallo di tempo tra due passaggi
consecutivi di una stella fissa allo stesso meridiano. Fino a qualche decennio fa l’u­
nità di misura del tempo, cioè il “secondo”, era quindi definita in base ad accuratis­
sime osservazioni astronomiche. Negli osservatori astronomici erano disponibili
orologi a pendolo costruiti con estrema accuratezza, che potevano raggiungere
una precisione fino a 0,01 s al mese. Nel 1933 fu poi inventato l’orologio al quarzo,
che sfrutta le proprietà piezoelettriche di un cristallo di quarzo tagliato in forma op­
portuna. Le oscillazioni dei cristalli di quarzo sono indipendenti dalla temperatura e
da altri influssi esterni, e permisero di realizzare orologi con uno scarto di circa
0,03 s all’anno.

Gli orologi più precisi attualmente realizzabili sono gli orologi atomici, che
sfruttano le frequenze naturali di oscillazione di atomi o molecole per correggere le
irregolarità di oscillazione di un orologio al quarzo. Con gli orologi al cesio si rag­
giungono attualmente precisioni di meno di una parte su 1014, corrispondenti a un
errore inferiore a 1 s ogni milione di anni. La XIII Conferenza Generale dei Pesi e
delle Misure nel 1967 ha quindi stabilito di definire il secondo in questo modo: il se­
condo è la durata di 9.192.631.770 periodi della radiazione corrispondente
alla transizione tra i due livelli iperfini del livello fondamentale dell’atomo di
cesio 133.

L’accessibilità del campione di unità di misura del tempo è garantita da un


segnale orario in codice binario trasmesso a intervalli di 6 minuti dal National Bu­
reau di Boulder (Colorado), riprodotto da stazioni radio sparse per il mondo e di­
sponibile anche in Internet.

Figura 18. Orologio atomico al cesio (Agency of Industrial Science and Technolo­
gy, Giappone).
- A.39 -

La definizione dell’unità di massa: il chilogrammo


Il campione dell’unità di misura della massa nel sistema Internazionale è
ancora il “chilogrammo” di platino-iridio realizzato nel 1875 per sostituire il cam­
pione originale del 1799: il chilogrammo è la massa del prototipo internaziona­
le del chilogrammo custodito al Bureau International des Poids et Measures
di Sèvres.

È allo studio la possibilità di modificare tale unità al fine di migliorarne sia la


stabilità che l’accessibilità. Ancora una volta l’attenzione è rivolta ai fenomeni ato­
mici: l’idea è quella di definire il chilogrammo come multiplo della massa di un parti­
colare atomo, proprietà invariabile e misurabile con estrema precisione attraverso
metodi di spettrometria di massa. Il probabile candidato è l’isotopo 12 del carbonio.
- A.40 -

Punti fondamentali
• In fisica si opera attraverso l’uso delle grandezze fisiche, ossia di concetti cor­
rispondenti a proprietà degli oggetti studiati, che possono essere misurati e
trattati attraverso la matematica (Paragrafo 1).

• Quasi tutti gli Stati del mondo hanno adottato ufficialmente il Sistema Interna­
zionale di unità di misura (sigla SI), che si basa su sette unità di misura fon­
damentali:

- il metro (simbolo m) per la misura delle lunghezze


- il chilogrammo (simbolo kg) per la misura delle masse
- il secondo (simbolo s) per la misura degli intervalli di tempo
- l’ampere (simbolo A) per la misura dell’intensità della corrente elettrica
- il kelvin (simbolo K) per la misura della temperatura
- la mole (simbolo mol) per la misura della quantità di sostanza
- la candela (simbolo cd) per la misura dell’intensità luminosa
A partire da queste unità fondamentali si definiscono le unità di misura deri­
vate. Per esempio, l’unità di misura della velocità nel Sistema Internazionale è
il metro al secondo (simbolo m/s), ossia la velocità di un corpo che percorre
una distanza di un metro in un secondo. (Paragrafo 2)
• L’unità di misura per le lunghezze, il metro, è attualmente (dal 1983) definita
come la distanza percorsa dalla luce nel vuoto durante un intervallo di tempo di
1/299.792.458 s. (Paragrafo 2)

• L’unità di misura per gli intervalli di tempo, il secondo, è attualmente (dal


1967) definito come la durata di 9.192.631.770 periodi della radiazione corri­
spondente alla transizione tra i due livelli iperfini del livello fondamentale dell’a­
tomo di cesio 133. (Paragrafo 2)

• L’unità di misura della massa, il chilogrammo, è attualmente (dal 1889) defini­


ta come la massa del prototipo del chilogrammo custodito al Bureau Internatio­
nal des Poids et Measures di Sèvres (Francia). (Paragrafo 2)

• L’unità di misura degli angoli, il radiante, è definito come l’ampiezza di quel­


l’angolo cui corrisponde un arco di circonferenza di lunghezza uguale al raggio
della circonferenza stessa. (Paragrafo 2)

• Ogni volta che siano dati valori di grandezze fisiche in diversi sistemi di unità di
misura, è necessario, prima di effettuare qualsiasi calcolo, convertire tutti i va­
lori allo stesso sistema di unità di misura (normalmente il Sistema Internazio­
nale). (Paragrafo 3)

• Ogni misura comporta sempre un’incertezza. Il metodo più semplice per espri­
mere questa incertezza consiste nello scrivere soltanto le cifre significative,
ossia soltanto le cifre di cui si sia certi, considerando anche un eventuale arro­
tondamento. Un modo più preciso di esprimere l’incertezza di una misura utiliz­
za la notazione a ± σa, dove σa è l’incertezza nella misura della grandezza a
stimata con i metodi della teoria degli errori. (Paragrafo 4)
- A.41 -

Glossario
Chilogrammo: unità di misura della mas­ Secondo: unità di misura per gli intervalli
sa, attualmente definita come la massa del di tempo, attualmente definita come la du­
prototipo del chilogrammo custodito al Bu­ rata di 9.192.631.770 periodi della radia­
reau International des Poids et Measures zione corrispondente alla transizione tra i
di Sèvres (kilogram). due livelli iperfini del livello fondamentale
dell’atomo di cesio 133 (second).
Cifre significative: nello scrivere il valore
di una grandezza fisica, le cifre di cui si sia Sistema di unità di misura: insieme di
certi, tenendo conto di un eventuale arro­ unità di misura fondamentali, tra loro indi­
tondamento (significant figures). pendenti, scelte in maniera tale da poter ri­
cavare da esse in modo conveniente tutte
Definizione operativa: enunciazione di le unità derivate (system of units).
procedimenti sperimentali attraverso i quali
viene misurato il valore di una grandezza Sistema Internazionale di unità di misu­
fisica (operative definition). ra: sistema di unità di misura definito uffi­
cialmente nel 1960 dall’XI Conferenza Ge­
Fattore di conversione: fattore di valore nerale dei Pesi e delle Misure, che ha
unitario utilizzato per convertire il valore di come unità fondamentali il metro, il chilo­
una grandezza fisica da un’unità di misura grammo, il secondo, l’ampere, il kelvin, la
a una diversa unità di misura (conversion mole e la candela (International System of
factor). units).
Grandezza fisica: proprietà che si defini­ Statistica: ramo della matematica che si
sce in modo tale da potersi sottomettere a occupa della probabilità degli eventi (Stati­
trattazione matematica, e alla quale si pos­ stics).
sono assegnare valori quantitativi attraver­
so una misura (physical quantity). Teoria degli errori: parte della statistica
che si occupa della determinazione degli
Metro: unità di misura per le lunghezze, at­ errori sperimentali e della loro trattazione
tualmente definita come la distanza percor­ matematica (theory of errors).
sa dalla luce nel vuoto durante un interval­
lo di tempo di 1/299.792.458 s (ing.: metre; Unità di misura: campione a cui si asse­
am.: meter). gna un valore unitario, da utilizzarsi nella
misura di una grandezza fisica (unit).
Misurare: determinare quante volte un’uni­
tà di misura è contenuta in una grandezza Unità di misura derivata: unità di misura
fisica (to measure). definita in relazione alle unità fondamentali
tramite un’opportuna espressione matema­
Ordine di grandezza: la potenza di 10 più tica (derived unit).
vicina al valore numerico di una grandezza
fisica (order of magnitude). Unità di misura fondamentale: unità di
misura definita in base a un particolare va­
Radiante: unità di misura degli angoli, defi­ lore di una grandezza fisica scelto come
nita come l’ampiezza di quell’angolo cui campione, tale da costituire, insieme ad al­
corrisponde un arco di circonferenza di lun­ tre unità fondamentali, la base per un siste­
ghezza uguale al raggio della circonferen­ ma di unità di misura (base unit).
za stessa (radian).

Trattazione sintetica di argomenti (max 10 righe)


1. Definire in modo operativo la grandez­ conversione tra le unità del Sistema
za fisica “superficie”. Britannico e quelle del Sistema Inter­
nazionale.
2. Quali sono le caratteristiche del Siste­
ma Internazionale di unità di misura? 4. Determinare l’ordine di grandezza del­
la quantità di acqua presente sulla
3. Consultando le tabelle 3 e 4 in appen­ Terra.
dice, compilare un quadro dei fattori di
- A.42 -

Quesiti a risposta singola (max 4 righe)


1. Che cosa significa misurare? 3. Qual è la differenza fondamentale tra
la dimensione di una grandezza fisica
2. Possiamo dire che il colore di un corpo e l’unità in cui questa grandezza viene
è una grandezza fisica? Giustificare la misurata?
risposta.
4. Perché è importante precisare sempre
l’unità di misura utilizzata nell’indicare
il valore di una grandezza fisica?

Quesiti a risposta multipla


1. Quale tra questi concetti non è una A. Per evitare l’uso dei prefissi
grandezza fisica? davanti ai simboli delle unità
di misura.
A. La temperatura di un gas. B. Per esprimere i risultati delle
B. La forma di un poligono. misure con maggior precisio­
C. La densità di un metallo. ne.
D. La frequenza di un suono. C. Per non dover scrivere molti
zeri quando si ha a che fare
2. In che senso una definizione di con valori molto grandi o mol­
grandezza fisica è “operativa”? to piccoli.
D. Per operare facilmente una
conversione di unità di misu­
A. Perché precisa come operare
ra.
con quella grandezza fisica.
B. Perché opera secondo un cri­
terio di confronto rispetto ad 5. Un tempo i muratori chiamavano
altre grandezze fisiche. “centimetri cubi” i secchi utilizzati
C. Perché stabilisce delle opera­ per trasportare a mano la sabbia,
zioni matematiche che defini­ perché con 100 secchi si trasporta
scono quella grandezza fisi­ un metro cubo di sabbia. È corretto
ca. questo uso dei termini?
D. Perché precisa delle opera­
zioni che permettono di misu­ A. No, perché in un metro cubo
rare il valore di quella gran­ ci sono 100.000.000 centime­
dezza fisica. tri cubi.
B. No, perché in un metro cubo
3. Che cosa significa fissare una “uni­ ci sono 1.000.000 centimetri
tà di misura”? cubi.
C. No, perché in un metro cubo
ci sono 10.000 centimetri cu­
A. Costruire un’apparecchiatura
bi.
che permette di effettuare la
D. Sì, perché in un metro cubo
misura di una grandezza fisi­
ci sono 100 centimetri cubi.
ca.
B. Stabilire un criterio di con­
fronto tra i valori di due gran­ 6. L’ampiezza in gradi di un radiante è
dezze fisiche. pari a:
C. Stabilire un campione di una
grandezza fisica a cui si as­ A. 180° / π = 57° 17’ 44,8”
segna un valore unitario. B. 2π °
D. Definire operativamente una C. 3,14… °
grandezza fisica. D. 90° × 0,1047 = 9° 25’ 22,8”

4. Per quale motivo è conveniente uti­ 7. Quando in un’espressione aritmeti­


lizzare la notazione in potenze di ca si devono moltiplicare i valori di
dieci per esprimere il valore delle due grandezze fisiche:
grandezze fisiche?
- A.43 -

A. le due grandezze fisiche de­ 11. Il numero delle cifre significative di


vono avere le stesse dimen­ 33,450 è:
sioni.
B. le due grandezze fisiche de­ A. 2
vono essere espresse nelle B. 3
stesse unità di misura. C. 4
C. le due grandezze fisiche pos­ D. Nessuna delle risposte pre­
sono avere dimensioni diver­ cedenti.
se.
D. le due grandezze fisiche pos­ 12. Il numero delle cifre significative di
sono essere espresse in di­ π = 3,14159… (rapporto tra la lun­
versi sistemi di unità di misu­ ghezza della circonferenza e il suo
ra. diametro) è:

8. Quando in un’espressione aritmeti­ A. 5


ca si devono moltiplicare i valori di B. 6
due grandezze fisiche: C. Nessuna.
D. Nessuna delle risposte pre­
A. il risultato avrà un numero di cedenti.
cifre significative pari alla
somma delle cifre significati­ 13. Quando si dice che il valore della
ve delle due grandezze usate lunghezza di una fune è 8,40 m, si
nel calcolo. intende dire che:
B. il risultato avrà tante cifre si­
gnificative quante ne ha la
A. la sua lunghezza reale è
grandezza con più cifre signi­
compresa tra 8,399 m e
ficative usata nel calcolo.
8,401 m.
C. il risultato avrà un numero di
B. la sua lunghezza reale è
cifre significative fisso.
compresa tra 8,395 m e
D. il risultato avrà tante cifre si­
8,405 m.
gnificative quante ne ha la
C. la sua lunghezza reale è
grandezza con meno cifre si­
compresa tra 8,39 m e 8,41
gnificative usata nel calcolo.
m.
D. la sua lunghezza reale è
9. Il numero delle cifre significative di compresa tra 8,35 m e 8,45
0,00256 è: m.

A. 6 14. Quando si dice che il valore della


B. 5 massa di un blocco di marmo è 3,45
C. 3
× 106 g, si intende dire che:
D. Nessuna delle risposte pre­
cedenti.
A. la sua massa reale è compre­
sa tra 3.445 kg e 3.455 kg.
10. Il numero delle cifre significative di B. la sua massa reale è compre­
2,997924 × 108 è: sa tra 3.449 kg e 3.451 kg.
C. la sua massa reale è compre­
A. 8 sa tra 3.449.999 g e
B. 7 3.450.001 g.
C. 6 D. Nessuna delle risposte pre­
D. Nessuna delle risposte pre­ cedenti.
cedenti.

Soluzioni: 1.B, 2.D, 3.C, 4.C, 5.B, 6.A, 7.C, 8.D, 9.C, 10.B, 11.D, 12.D, 13.B, 14.A
- A.44 -

Trattazione sintetica di argomenti (Approfondimento)


1. Quali sono i vantaggi e gli svantaggi 3. Perché è importante che un campione
dell’usare la lunghezza del braccio di di unità di misura sia allo stesso tempo
una persona come campione di lun­ stabile e accessibile? Quali difficoltà si
ghezza? incontrano nel realizzare campioni con
queste caratteristiche?
2. Da ciò che sai dei pendoli, elenca gli
svantaggi derivanti dall’uso di un pen­
dolo come campione di tempo.

Quesiti a risposta singola (Approfondimento)


1. Il metro era definito originariamente pione è imprecisa entro tale limite?
come un decimilionesimo della lun­ Giustificare la risposta.
ghezza del meridiano che congiunge il
Polo Nord con l’equatore passando 2. Perché nel 1960 si decise di modifica­
per Parigi. Abbiamo visto che tale defi­ re le definizione del metro?
nizione era in disaccordo con la sbarra
del metro campione dello 0,023%. Ciò 3. Quali inconvenienti presenta l’attuale
significa che la sbarra del metro cam­ definizione del chilogrammo?

Quesiti a risposta multipla (Approfondimento)


1. Il sistema sessagesimale (basato lazioni di una radiazione
sui multipli di 60) risale alla civiltà emessa dall’atomo di cesio.
babilonese. Per quale grandezza fi­ B. la sessantesima parte di un
sica continua a essere utilizzato an­ minuto.
cora oggi? C. l’intervallo di tempo tra due
successivi segnali trasmessi
A. I pesi. dalla stazione radio del Natio­
B. Gli angoli. nal Bureau di Boulder (Colo­
C. I volumi. rado).
D. Le lunghezze nel Sistema D. in base ad osservazioni
Britannico. astronomiche estremamente
precise.
2. Il metro è attualmente definito
come: 4. Sappiamo che tra il moto di rotazio­
ne della Terra e il ritmo di oscilla­
A. la decimilionesima parte della zione degli orologi atomici vi sono
distanza dal Polo Nord all’e­ delle discrepanze. Perché siamo si­
quatore terrestre lungo il me­ curi che le irregolarità vanno attri­
ridiano passante per Parigi. buite al moto di rotazione della Ter­
B. la lunghezza di una sbarra di ra e non agli orologi atomici?
platino-iridio custodita a Sè­
vres, presso Parigi. A. Perché sappiamo che la for­
C. la distanza percorsa dalla za di attrazione del Sole sulla
luce nel vuoto in un determi­ Terra varia leggermente con
nato intervallo di tempo. l’alternarsi delle stagioni.
D. la lunghezza d’onda di una B. Perché le misure effettuate
particolare radiazione del gas con gli orologi atomici sono
kripton. confermate da quelle effet­
tuate con orologi al quarzo
3. Il secondo è definito come: estremamente precisi.
C. Perché l’unità di misura del
tempo è stata definita in base
A. la durata corrispondente a un
determinato numero di oscil­
- A.45 -

alle oscillazioni di un orologio D. un determinato multiplo della


atomico al cesio. massa di un atomo di carbo­
D. Perché le stesse irregolarità nio 12.
sono osservate anche osser­
vando la posizione delle stel­ 6. Dire che un campione di unità di mi­
le con misure fatte da satelliti. sura è stabile significa che:

5. Il chilogrammo è definito come: A. la sua definizione non viene


cambiata da molto tempo.
A. il peso di un campione di pla­ B. non subisce modificazioni
tino-iridio custodito a Sèvres, quando se ne effettua una
presso Parigi. misura.
B. la massa di un campione di C. non è soggetto a variazioni
platino-iridio custodito a Sè­ con il passare del tempo.
vres, presso Parigi. D. può essere riprodotto con
C. un determinato multiplo del grande precisione.
peso di un atomo di carbonio
12.

Soluzioni: 1.B, 2.C, 3.A, 4.D, 5.B, 6.C

Esercizi

Le potenze di 10 La conversione delle unità di misura

1. Scrivere 0,0000000574 con la notazio­ 7. Qual è l’equivalente di 120 km/h in metri


ne basata sulle potenze di 10. al secondo?
[5,74 × 10-8] [33,3 m/s]

2. Scrivere 512.000.000 con la notazione 8. Un’auto si muove alla velocità di 54


basata sulle potenze di 10. m/s. Qual è la sua velocità in km/h?
[5,12 × 108] [194 km/h]

3. Scrivere 0,004345 con la notazione 9. L’altezza a cui si trova un aereo è


basata sulle potenze di 10. spesso misurata in piedi. Un aereo si innal­
[4,345 × 10-3] za a 5.300 piedi al minuto. Esprimere que­
sta velocità in metri al secondo.
4. Calcolare la seguente espressione [27 m/s]
aritmetica:
10. Esprimere in chilogrammi la massa di
un’auto che pesa 2300 libbre.
3,5 × 10 5 1,8 × 10 −18 [1.043 kg]
−14
× .
7 × 10 3 × 10 6
[3 × 10-6] 11. Misurare la lunghezza del segmento
seguente ed esprimere il risultato in metri,
5. Calcolare la seguente espressione centimetri, chilometri, piedi e pollici.
aritmetica:

[6,53 × 10-2 m; 6,53 cm; 6,53 × 10-5 km;


1,56 × 10 4 1,3 × 1012 0,214 ft; 2,57 in]
.
3,76 × 10 35 4,7 × 10 2
[1,5 × 10-41] 12. Calcolare il fattore di conversione tra
un pollice quadrato e un metro quadrato.
[6,4516 × 10-4 m2/in2]
6. Calcolare (4,37 × 105) + (9,68 × 106).
[1,0117 × 107]
- A.46 -

Grandezze direttamente e inversamente [6,1 cm]


proporzionali
16. La lunghezza di un campo da basket è
25,34 m e la sua larghezza è 13,76 m.
13. Si verifichi se i numeri scritti nella ta­ Qual è la sua area?
bella seguente sono fra loro direttamente [348,7 m2]
proporzionali (y = ax) o inversamente pro­
porzionale (y = a/x), si determini il valore
della costante a e si disegni il grafico corri­ 17. Tenendo conto delle cifre significative,
spondente. calcolare (3,48 × 105) + (6,84 × 106).
[7,19 × 106]
x y
2 46 18. Tenendo conto delle cifre significative,
3 69 calcolare (3,48 × 105) × (6,84 × 106).
4 92 [2,38 × 1012]
5 115
[direttamente proporzionale; 23] 19. Tenendo conto delle cifre significative,
calcolare:
14. Si verifichi se i numeri scritti nella ta­
bella seguente sono fra loro direttamente 3,48 × 10 5
proporzionali (y = ax) o inversamente pro­ .
porzionale (y = a/x), si determini il valore 6,84 × 10 6
della costante a e si disegni il grafico corri­ [5,09 × 10-2]
spondente.
20. Tenendo conto delle cifre significative,
x y calcolare (5,60 × 105) – (5,48 × 105).
1 15 [1,2 × 104]
2 7,5
3 5
21. Tenendo conto delle cifre significative,
4 3,75
calcolare (5,60 × 105) × (5,48 × 105).
5 3
[inversamente proporzionale; 15] [3,07 × 1011]

Le cifre significative 22. Tenendo conto delle cifre significative,


calcolare:

15. Un blocco di metallo alto 5,6 cm pog­


5,60 × 10 5
gia su una lastra di metallo il cui spessore, .
accuratamente calcolato, è 0,4563 cm. 5,48 × 10 6
Qual è l’altezza complessiva del blocco e [1,02]
della lastra?
Esercizi più complessi

La misura delle grandezze fisiche 25. Si verifichi se i numeri scritti nella ta­
bella seguente sono fra loro direttamente
proporzionali (y = ax) o inversamente pro­
23. L’altezza a cui si trova un aereo è porzionale (y = a/x), si determini il valore
spesso misurata in piedi. Un aereo si innal­ della costante a e si disegni il grafico corri­
za a 5.300 piedi al minuto. Esprimere que­ spondente.
sta velocità in anni-luce all’anno (un anno-
luce è la distanza percorsa dalla luce nel x y
vuoto in un anno).
1,548 × 108 2,5 × 107
[8,981 × 10-8 anni-luce all’anno]
3,56 × 108 1,087 × 107
6,96 × 108
5,56 × 106
24. Calcolare la velocità della luce in Unità
1,05 × 109
3,686 × 106
Astronomiche all’ora.
5,254 × 10 9
7,366 × 105
[7,21435 Unità Astronomiche all’ora]
[inversamente proporzionale; 3,87 × 10-8]
- A.47 -

26. Si verifichi se i numeri scritti nella ta­ (Questo esercizio mostra che il numero di
bella seguente sono fra loro direttamente cifre significative può essere rapidamente
proporzionali (y = ax) o inversamente pro­ perduto quando si sottraggono quantità
porzionale (y = a/x), si determini il valore quasi uguali).
della costante a e si disegni il grafico corri­
spondente. 28. Tenendo conto delle cifre significative,
calcolare:
x y
7.456 4,864 × 108
12.347 8,055 × 108
 8,567 × 10 −4

 5,98 × 10 3

( )
 2,5 × 10 −5 .

15.987 1,043 × 109  
22.869 1,492 × 109 [3,6 × 10-12]
25.989 1,689 × 109 29. Tenendo conto delle cifre significative,
[direttamente proporzionale; 6,524 × 105] calcolare:

27. La massa a riposo di un protone è


 3,768 × 10 4  4,6712 × 10 2 
1,672649 × 10-27 kg, e quella di un neutro­   .
ne è 1,674954 × 10-27 kg. Quale è la diffe­  5,89 × 10 −5  4,652 × 10 − 4 
  
renza di massa tra il protone e il neutrone?
[6,42 × 1014]
[2,305 × 10-30 kg]