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A cura di André Desvallées

e François Mairesse

Concetti Chiave
di Museologia
Concetti Chiave
di Museologia
Concetti Chiave
di Museologia
A cura di André Desvallées
e François Mairesse
In collaborazione con:
Musée Royal de Mariemont
www.musee-mariemont.be

Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna


www.ibc.regione.emilia-romagna.it

e in collaborazione con ICOM International Committee for Museology

Foto in copertina:

© 2009 Musée du Louvre / Angèle Dequier


© National Heritage Board, Singapore
© Auckland Museum
© Ningbo Museum

© Armand Colin, 2010


Edizione italiana, 2016
ISBN: 978-92-9012-417-7
C o m i tat o E d i t o r i a l e
François Mairesse, André Desvallées, Bernard Deloche, Serge
Chaumier, Martin Schärer, Raymond Montpetit, Yves Bergeron,
Noémie Drouguet, Jean Davallon

Con la partecipazione di:

Philippe Dubé, Nicole Gesché-Koning, André Gob, Bruno Brulon


Soares, Wan Chen Chang, Marilia Xavier Cury, Blondine Desbiolles,
Jan Dolak, Jennifer Harris, Francisca Hernandez Hernandez, Diana
Lima, Pedro Mendes, Lynn Maranda, Monica Risnicoff de Gorgas,
Anita Shah, Graciela Weisinger, Anna Leshchenko e coloro che hanno
partecipato attivamente al Simposio dell’ICOFOM dedicato a questo
tema, nel 2009, o hanno riletto questo documento.

Tradotto dal francese da: Silvia Caldarini Mazzucchelli,


Laura De Caro, Fiorenza Grasso, Consuelo Lollobrigida, Marta
Mascardi, Marta Libera Pennacchi, Valeria Pica, Cecilia Sodano,
M. Cristina Vannini

Impaginato da: Maria Elena Tosi

Revisione a cura di: M. Cristina Vannini e Daniele Jalla

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Premessa a l l ’ e d i z i o n e i ta l i a n a

L’impegno collettivo di un nutrito gruppo di componenti la


Commissione Museologia ha portato a un risultato importante per
il confronto teorico in campo museale in Italia che vede la luce in
occasione della 24a Conferenza generale dell’ICOM di Milano 2016:
la traduzione dei Concepts clés de muséologie, a cura di André
Desvallées e François Mairesse, apparsi nel 2009 e da allora pubbli-
cati in una decina di lingue.
Sintesi del Dictionnaire encyclopédique de muséologie, apparso nel
2011, questi Concetti chiave della museologia portano a conoscenza
del pubblico italiano che non li ha già letti nella versione originale
o in quella inglese, l’esito di un ventennale lavoro di confronto e
discussione che, sebbene abbia coinvolto solo specialisti di ambito
francofono, rende conto del dibattito internazionale che, all’interno
dell’ICOFOM, si è sviluppato dalla sua nascita in poi con la parteci-
pazione dell’insieme delle scuole e dei punti di vista sulla museologia
e la museografia in ambito mondiale.
Tranne alcuni lemmi usati ancora molto raramente in Italia o che
hanno richiesto un’esplicita conversione, la maggior parte delle voci
contenute in questo libretto corrisponde a termini ampiamente in
uso nel dibattito museologico e museografico italiano. Ad esso ap-
porta però un punto di vista e un livello di riflessione che non fa par-
te, se non marginalmente, della nostra tradizione da almeno tre punti
di vista in particolare.
In primo luogo si focalizza sull’ambito ‘museale’, assunto come un
‘campo’ distinto da quello del patrimonio culturale che ha costituito
7
Premessa

invece l’orizzonte di riferimento storicamente primario in Italia; in


secondo luogo non è la proiezione museale di una visione disciplina-
re particolare, ma assume come orizzonte la museologia intesa come
“filosofia del museale”; e infine il valore giuridico e normativo dei
termini, che ha influenzato in profondità il confronto in Italia, passa
in secondo piano rispetto a una valutazione del loro senso nella teo-
ria e nella pratica museali.
Nei Concetti chiave non si trova, in altri termini, il termine bene
culturale, ma quello di oggetto museale; tutela e valorizzazione sono
assenti, sostituiti da conservazione comunicazione; le accezioni di
museologia e museografia, sono indipendenti e lontane da quelle che
caratterizzano la definizione delle rispettive classi di insegnamento in
Italia.
Ne deriva uno stimolo a riflettere, confrontandoci con categorie di
pensiero diverse dalla nostra, su un vasto insieme di questioni, senza
necessariamente assumere i punti di vista proposti, ma accettando
senza riserve il modo e il livello con cui essi sono posti.
Il confronto che ci ha visti impegnati in questi ultimi anni attorno
alla questione del rapporto fra musei e paesaggi, le innovazioni pro-
fonde che ha introdotto la Convenzione di Faro, alcune specificità
della tradizione museale e museologica italiana, inducono a pensare
che, pur recenti, questi Concetti chiave, possano essere integrati,
corretti, aggiornati. Partendo da essi, analizzandoli, discutendoli
in quella nuova stagione che In Italia si è aperta con la riforma dei
musei statali da un lato e che crediamo si possa aprire dagli esiti della
Conferenza generale di Milano 2016.

Daniele Jalla
Presidente ICOM Italia1

1 Presidente dell’ICOM Italia dal 2014 al 2016

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In Memoriam
di Zbynēk Stránský
e di Vinos Sofka
Due giganti dell’ICOFOM
François Mairesse*

ICOFOM ha perso due giganti nello spazio di meno di un mese. Il


21 gennaio 2016 si è spento Zbynēk Stránský; il 9 febbraio è stato Vino
Sofka a raggiungere il mondo della memoria. Le due personalità più
importanti che il nostro comitato abbia conosciuto. Sono in molti fra
noi ad averli incontrati e apprezzati. Due giganti della museologia che
hanno donato probabilmente la parte più importante della loro vita al
servizio di questa disciplina. Credevano nella necessità di una migliore
conoscenza della relazione specifica fra l’uomo e la realtà che si manife-
sta nella nostra epoca attraverso la costituzione e lo sviluppo dei musei.
La museologia si è sviluppata enormemente grazie al loro contributo.
Siamo estremamente tristi ma, nello stesso tempo, riconoscenti per il
loro sommo contributo. Speriamo di poterci mostrare degni della loro
eredità.
Zbynēk Z. Stránský è una delle figure più eccezionali del mondo della
museologia, il suo nome è stato strettamente associato alla emersione
di questa come disciplina accademica. Nato nel 1926 nella Repubblica
Ceca, iniziò a lavorare dal 1962 nel museo moravo, a Brno, e succes-
sivamente presso l’Università Purkyně (ora Mazaryk) di Brno, dove
ha essenzialmente trascorso la sua carriera professionale. È soprattutto
lui che, seguendo l’iniziativa di Jan Jelinek, Presidente dell’ICOM e
direttore del Museo Anthropos di Brno, fondò una sezione di museo-
9
logia all’Università Purkyně. L’irradiazione della museologia, a partire
da Brno, sarà considerevole. Stránský figura fra i primi componenti del
Comitato per la museologia dell’ICOM – l’ICOFOM – fondato nel
1977 di cui diventa uno dei membri più influenti. La fama internazio-
nale di Brno si accresce ancora a seguito dell’apertura, nel 1987, della
scuola estiva internazionale di museologia (ISSOM), in collaborazione
con l’UNESCO, che attira in città museologi provenienti da tutto il
mondo.
Il ruolo di Zbynēk Z. Stránský per lo sviluppo della museologia è
considerevole, una grande parte della sua attività sono state dirette
dalla volontà d’inserire questa disciplina all’interno degli insegnamenti
accademici e quindi, nel contesto in cui si trovavano i paesi dell’Est in
quel periodo, a fornirgli uno statuto scientifico. È in questa prospettiva
che la sua riflessione sulla museologia si approfondisce, “scienza in for-
mazione”, il cui oggetto non può solo essere la museologia stessa, feno-
meno storicamente datato, un atteggiamento specifico dell’uomo alla
realtà che porta alla costituzione di varie forme di istituzioni nel corso
dei secoli. Stránský, durante la sua carriera, tentò di definire molti con-
cetti fra cui la musealizzazione e la musealità, per permettere di com-
prendere meglio le caratteristiche molto particolari delle attività del
museo come forma attraverso cui l’uomo affronta la realtà. Attraverso
ICOFOM e i suoi insegnamenti, come attraverso i suoi numerosi arti-
coli, la sua influenza ha marcato molte generazioni di museologi tanto
dell’Europa dell’Est, quanto della Germania, Austria, dei Paesi Bassi,
della Francia ed anche di molti paesi dell’America Latina. Nel novem-
bre del 2015, presso l’Università di Rio de Janeiro, era stato organiz-
zato un colloquio per rendere omaggio alla sua opera.
Vinos Sofka è stato per molti membri di ICOFOM una sorta di
padre museologo. Una di quelle personalità che siamo orgogliosi di
aver conosciuto e che amiamo sinceramente per le sue qualità umane.
Non lo possiamo ricordare senza pensare delle sue immense qualità, e
contemporaneamente alle sue straordinarie abilità di organizzatore e
pensatore. ICOFOM ha senza dubbio conosciuto le sue ore più epi-
che quando Sofka è succeduto a Jan Jelinek come presidente. Non
possiamo immaginare come sarebbe stato il nostro Comitato senza la
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sua presidenza, dal 1982 al 1989, caratterizzata da uno spirito audace,
dinamico e intenso. Audace perché ci ha fatto prendere in considera-
zione, alla soglia degli anni Ottanta, un approccio molto particolare per
riuscire a riunire le visioni a volte anche antagoniste della museologia
praticata nei paesi dell’Est e quella allora presente all’Ovest. Dinamica
e intensa perché Vinos Sofka è riuscito a realizzare questa sintesi; per-
sonaggio particolarmente carismatico, esigente e al tempo stesso molto
generoso. A lui si deve la politica di pubblicazione dell’ICOFOM: i
Museological Working Papers, diventati in seguito le ICOFOM Study
Series. Uomo capace di raccogliere consenso, ha sviluppato un approc-
cio molto particolare per raccogliere i diversi modi di pensare i musei
e la museologia in tutto il mondo, per apprezzarla, per discuterla, per
cercare di sintetizzarla. Nato anch’egli in Repubblica Ceca nel 1929
(allora Cecoslovacchia), ha lavorato a Brno fino al 1956 quando Jan
Jelinek (Direttore dell’ICOM, ceco anch’egli) gli chiese di dirigere il
centro di formazione di museologia che stava organizzando a Brno.
Gli esiti della Primavera di Praga (1968) spinsero Sofka all’esilio in
Svezia dove proseguì la carriera di museologo (ricevette il titolo di
Dottore Honoris Causa dall’Università di Uppsala nel 1991). Membro
fondatore dell’ICOFOM, ebbe un ruolo determinante nello sviluppo
del comitato. Poco tempo dopo la caduta del regime comunista, Sofka
sviluppò un programma per utilizzare il patrimonio in una prospettiva
di comprensione e di allentamento delle tensioni (dall’oppressione alla
democrazia) che fu approvato dall’UNESCO. Divenne membro ono-
rario dell’ICOM nel 2007. Con Suzanne Nash che incontrò in ICOM
(è stata una delle responsabili del Centro di documentazione) ha for-
mato una coppia molto unita e totalmente dedicata alla museologia.
Fino a un’età molto avanzata, Sofka ha partecipato a tutte le riunioni
del Comitato, sostenendo con benevola attenzione le generazioni più
giovani.
Tutti i membri del Comitato che hanno conosciuto questi giganti si
ricorderanno sempre le loro personalità straordinarie. I loro scritti e le
loro attività rimangono ed è ricercando di sviluppare la museologia che
potremo onorarli meglio.

* Presidente ICOFOM dal 2013-2016


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Prologo

Lo sviluppo di standard professionali è uno dei principali obiettivi


dell’ICOM, in particolare per quanto concerne l’avanzamento della
conoscenza, la sua comunicazione e condivisione nell’insieme della
comunità museale, inclusi coloro che intendono sviluppare politiche
in relazione al lavoro di quest’ultima, i responsabili dei suoi aspetti
legali e sociali e tutti coloro che vi partecipano, da vicino o da lontano
e ne beneficiano. Lanciata nel 1993, sotto la supervisione di André
Desvallées, dal 2005, con la collaborazione di François Mairesse, il
“Dictionnaire de muséologie” è un’opera monumentale, esito di anni di
ricerca, di interrogativi, analisi, revisioni e dibattiti in seno al Comitato
internazionale per la Museologia dell’ICOM (ICOFOM), che si dedica
in particolare allo sviluppo della nostra comprensione della pratica
e della teoria museale e del lavoro che si svolge quotidianamente in
queste istituzioni.
Il ruolo, lo sviluppo e la gestione dei musei è enormemente evoluto
nel corso dei due ultimi decenni. Le istituzioni museali si sono risolu-
tamente orientate ai visitatori e molti tra i grandi musei adottano
sempre più spesso modelli aziendali di gestione delle loro attività
quotidiane. La professione museale e il suo ambiente sono inelutta-
bilmente evoluti. Paesi come la Cina hanno conosciuto una crescita
senza precedenti del fenomeno museale, ma questi sviluppi sono
altrettanto importanti a livelli molto più localizzati come, ad esempio
nei piccoli Stati insulari in via di sviluppo (SIDS). Questi appassionanti
cambiamenti determinano un aumento delle divergenze crescenti tra
le culture quanto a specificità del lavoro e della formazione museale.
13
Prologo
In questo contesto, gli strumenti di riferimento per i professionisti
museali e per gli studenti di museologia si rivelano essenziali. La pubbli-
cazione promossa da ICOM e dall’UNESCO: Running a museum: a
practical handbook, è un manuale di base della pratica museale, questo
Dictionnaire de muséologie dovrebbe essere visto come un suo pendant
che offre una prospettiva complementare sulla teoria dei musei.
Se il ritmo quotidiano impedisce di fermarsi e di pensare ai suoi
fondamenti, vi è un bisogno crescente presso i professionisti museali
a tutti i livelli, di dare risposte chiare e comprensibili a coloro che
si interrogano sull’importanza dei musei per i cittadini e sul loro
ruolo nella società. Il lavoro essenziale dell’ICOFOM, integrato
nel Dizionario, offre così una riflessione pertinente e strutturata
sull’insieme dei concetti di base che sottostanno al nostro lavoro
quotidiano. Nonostante il Dictionnaire valorizzi, per ragioni di
coerenza linguistica, soprattutto una visione francofona della
museologia, la terminologia che esso sintetizza è compresa e utilizzata
dai museologi di molte culture. Questa pubblicazione, non esaustiva,
raccoglie decenni di sviluppo della conoscenza in un’investigazione
sistematica dell’epistemologia e dell’etimologia del museo e offre una
presentazione approfondita dei principali concetti della museologia
contemporanea, con una visione elegantemente pragmatica tanto delle
molteplici ridondanze storiche quanto delle controversie più recenti
partecipi dello sviluppo della professione. Il Comitato dell’ICOFOM,
i curatori del dizionario e i suoi autori hanno affrontato con sensibilità,
rigore, perspicacia ed equilibrio questo lavoro di “definizione” e di
spiegazione dell’istituzione e della sua pratica.
“Anteprima” del dizionario enciclopedico2 nella sua versione
integrale, questa piccola opera è stata realizzata per avvicinare un
pubblico più vasto possibile presentando la storia e il senso attuale,
l’evoluzione e le trasformazioni dei vari termini che compongono il
nostro linguaggio museale. In accordo con lo spirito dell’ICOM
volto a promuovere le diversità assicurandone, contemporaneamente,

2 André Desvallées, François Mairesse, (Dir.). Dictionnaire encyclopédique de


muséologie, Paris, Armand Colin, 2011.

14
Prologo
la coesione, questa pubblicazione – come il Codice etico per i musei
dell’ICOM – stimolerà un vasto dibattito e nuove collaborazioni
in vista del suo aggiornamento e della sua revisione, piuttosto che
essere dimenticato su uno scaffale in biblioteca. La XXII Conferenza
Generale a Shanghai Cina, è il luogo adeguato per il debutto di questa
opera di riferimento per la museologia. L’incontro dei professionisti
dei musei di tutte le nazionalità costituisce precisamente il tipo di
occasione che fa nascere nuovi standard e strumenti di riferimento
come questo, sia per le generazioni presenti sia per quelle future.

Alissandra Cummins
Presidente3
Consiglio internazionale dei musei (ICOM)

3 Presidente dell’ICOM dal 2004 al 2010.

15
P r e fa z i o n e

Dalle sue origini nel 1977, seguendo il filo del pensiero dell’ICOM,
ICOFOM si è dato come principale scopo trasformare la museologia
in una disciplina scientifica e accademica, destinata allo sviluppo dei
musei e della professione museale attraverso la ricerca, lo studio e la
diffusione delle principali correnti del pensiero museologico.
È così che all’interno dell’ICOFOM si è costituito un gruppo di
lavoro multidisciplinare che si è concentrato sull’analisi critica della
terminologia museale, focalizzando le sue riflessioni sui concetti
fondamentali di questa disciplina. Per quasi venti anni, questo “gruppo
del Thesaurus” ha realizzato un eccellente lavoro scientifico di ricerca
e di sintesi.
Nella convinzione dell’importanza di offrire al pubblico un
repertorio di termini museali che costituisse un vero punto di
riferimento, si decise – con l’appoggio del Consiglio Internazionale
dei Musei – di fare conoscere questa pubblicazione in occasione
della Conferenza Generale dell’ICOM di Shanghai, nel novembre
2010, presentando una versione ridotta di ventuno articoli come
“anteprima” della pubblicazione del Dictionnnaire de muséologie.
Vorrei qui sottolineare che questa pubblicazione, fase introduttiva di
un’opera ben più vasta, non vuole essere esaustiva, ma deve permettere
al lettore di distinguere i differenti concetti presenti in ogni termine,
di scoprire le nuove connotazioni e i loro collegamenti all’interno
dell’intero settore museale.
Il Dr. Vinos Sofka non avrà lavorato invano con il suo sforzo, nelle
fasi iniziali dell’ICOFOM, di trasformare il Comitato internazionale
17
P r e fa z i o n e

in una tribuna di riflessione e dibattito sulla teoria della museologia


capace di riflettere sulle proprie basi. Così la produzione intellettuale
permanente dei componenti dell’ICOFOM, anche ai nostri giorni,
è raccolta nelle pubblicazioni annuali: le ICOFOM Study Series (ISS)
che, per più di trent’anni, hanno arricchito il corpus teorico della
museologia. La bibliografia internazionale che ne è derivata è unica
e rappresenta un’immagine fedele dell’evoluzione del pensiero
museologico mondiale.
La lettura degli articoli di questa pubblicazione fa emergere
la necessità di rinnovare la riflessione sui fondamenti teorici della
museologia con un approccio pluralistico e integrato, ancorato alla
ricchezza concettuale di ogni parola. I termini presentati in questa
pubblicazione costituiscono un chiaro esempio di come ha lavorato
un gruppo di specialisti che ha saputo comprendere e valorizzare
la struttura fondamentale del linguaggio, patrimonio culturale
immateriale per eccellenza, e la portata concettuale della terminologia
museologica che permette di apprezzare a che punto la teoria e la
pratica museale siano indissolubilmente connesse. Con l’obiettivo
di allontanarsi dai percorsi abituali, ogni autore ha introdotto le sue
osservazioni là dove era necessario attirare l’attenzione su una caratte-
ristica propria di un termine. Non si tratta di costruire ponti né di
ricostruirli, ma di avvicinarsi ad altri concetti più precisi, alla ricerca di
nuovi significati culturali che permettano di arricchire le basi teoriche
di una disciplina vasta quanto la museologia, destinata ad affermare il
ruolo del museo e dei suoi professionisti al mondo intero.
È un onore e una grande soddisfazione l’aver potuto assistere, come
presidente dell’ICOFOM, al lancio – attraverso questa pubblicazione
– di un’opera che costituirà certamente un punto di riferimento nella
vasta bibliografia museale prodotta dai componenti dell’ICOFOM dei
differenti paesi e discipline, tutti riuniti intorno a un ideale comune.
A tutti coloro che hanno contribuito con la loro generosa collabo-
razione alla realizzazione di queste due opere fondamentali, di cui
siamo molto fieri, esprimo tutta la mia più sincera riconoscenza:
– all’ICOM, la nostra organizzazione di riferimento, per aver
compreso – grazie alla sensibilità del suo Direttore Generale Julien
18
P r e fa z i o n e

Anfruns – l’importanza di un progetto iniziato da così tanto tempo e


che vedrà la sua realizzazione grazie al suo intervento;
– ad André Desvallées, autore, animatore e continuatore d’un
progetto che ha acquisito un’importanza inaspettata quanto meritata;
– a François Mairesse che ha iniziato il suo percorso all’interno
dell’ICOFOM in gioventù apportando il suo talento di ricercatore e
di lavoratore, coordinando allo stesso tempo il gruppo di lavoro sul
Thesaurus e che, con André Desvallées, ha preparato sia l’edizione di
questa pubblicazione e quella del Dictionnaire de muséologie;
– agli autori di tutti articoli, esperti di museologia internazio-
nalmente riconosciuti nelle loro rispettive discipline;
– e infine alle nostre tre traduttrici il cui lavoro è stato anche
scientifico nel passaggio dal francese di termini specialistici la cui
equivalenza non era del tutto evidente né in inglese, né in spagnolo, né
in cinese.
A tutti coloro che hanno contribuito, ciascuno a suo modo, a
concretizzare un sogno che ha cominciato a diventare realtà, la mia
più sincera gratitudine.
Nelly Decarolis
Presidente4
ICOFOM

4 Presidente dell’ICOFOM dal 2007 al 2010.

19
Introduzione

Cos’è un museo? Come definire una collezione? Cos’è un’isti-


tuzione? Cosa si racchiude nel termine “patrimonio”? I professionisti
dei musei hanno necessariamente elaborato, in funzione della loro
conoscenza e delle loro esperienze, alcune risposte a queste domande
centrali per la loro attività. Bisogna tornarci su? Pensiamo di sì. Il lavoro
museale consiste in un va-e-vieni fra la pratica e la teoria, quest’ultima
regolarmente sacrificata alle mille sollecitazioni che provengono dal
lavoro quotidiano. Nondimeno, la riflessione costituisce un esercizio
stimolante e fondamentale per lo sviluppo personale e per quello del
mondo dei musei.
Lo scopo dell’ICOM, a livello internazionale, e quello delle
associazioni dei musei nazionali o regionali, è sviluppare standard,
attraverso incontri fra professionisti, e migliorare la qualità della
riflessione e dei servizi che il mondo museale rende alla società. Più
di una trentina di Comitati internazionali conducono così, ognuno nel
proprio settore, questa riflessione collettiva di cui sono testimonianza
eccezionali pubblicazioni. Ma come si articola questo insieme così ricco
di riflessioni sulla conservazione, le nuove tecnologie, l’educazione, le
dimore storiche, la gestione, le professioni ecc.?
Come si organizza il settore dei musei o, in modo più generale,
come si organizza quello che si può definire il campo museale?
È su questo tipo di domande che, dalla sua creazione nel 1977, lavora
Comitato di museologia dell’ICOM (ICOFOM), soprattutto attraverso
21
Introduzione

le sue pubblicazioni (ICOFOM Study Series5) che tentano di censire e


sintetizzare le diverse opinioni in materia di museologia. È in questo
contesto che nel 1993 il progetto di raccogliere un elenco di Concepts
clés de muséologie, sotto il coordinamento di André Desvallées è stato
lanciato da Martin R. Schärer, allora presidente dell’ICOFOM. A lui
si sono aggiunti otto anni più tardi Norma Rusconi (sfortunatamente
scomparsa nel 2007)6 e François Mairesse. Nel corso degli anni, intorno
a questo progetto si è raccolto un consenso per tentare di presentare,
in una ventina di termini, un panorama del paesaggio così variegato
offerto dal campo museale. Questo lavoro di riflessione ha conosciuto
una certa accelerazione negli ultimi anni. Più versioni preliminari degli
articoli sono state redatte (all’interno degli ISS e nella rivista “Publics
et musées”, diventata “Culture et musées”). È il riassunto di ciascuno
dei termini che viene qui proposto, presentando in sintesi differenti
aspetti di ciascuno di questi concetti. Questi saranno sviluppati in
modo nettamente più ampio, in articoli da dodici a trenta pagine
ciascuno, nel Dictionnaire de muséologie in corso di pubblicazione7 che
conterrà un elenco di circa 400 termini.
Questo lavoro si basa su una visione internazionale dei musei,
alimentata nei numerosi scambi all’interno dell’ICOFOM. Per ragioni di
coerenza linguistica, gli autori provengono tutti da paesi francofoni: Belgio,
Canada, Francia, Svizzera. Si tratta di: Yves Bergeron, Serge Chaumier,
Jean Davallon, Bernard Deloche, André Desvallées, Noémie Drouguet,
François Mairesse, Raymond Montpetit e Martin R. Schärer. Una prima
versione di questo lavoro è stata presentata e lungamente dibattuta durante
il 32° simposio annuale dell’ICOFOM a Liegi e a Mariemont nel 2009.
Due punti meritano di essere rapidamente discussi qui: la composizione
del comitato di redazione e la scelta dei ventuno termini.

5 Disponibili al link http://network.icom.museum/icofom/publications/


our-publications/
6 La Prof. Norma Teresa Rusconi de Meyer è stata direttrice del Museu
de História e Ciências Naturais, Bahia Blanca, Argentina, e componente attivo di
ICOFOM e ICOFOM LAM. I suoi contributi si possono trovare nelle pubblicazioni di
questi Comitati.
7 V. nota n. 1.

22
Introduzione

La scelta della lingua francese (o della francofonia


museale) all’interno dell’ICOM

Perché abbiamo scelto un comitato composto quasi esclusivamente


da francofoni? Molte ragioni, non solo pratiche spiegano questa scelta.
Si sa che è un’utopia l’idea di un lavoro collettivo, internazionale e
perfettamente armonioso fra coloro che non condividono una lingua
comune (scientifica o no). I Comitati internazionali dell’ICOM
conoscono bene questa situazione che, a rischio di una Babele, porta
regolarmente a privilegiare una lingua – l’inglese, lingua franca
mondiale. Necessariamente, la scelta di utilizzare il più piccolo comun
denominatore è intesa a beneficio di coloro che conoscono la lingua
perfettamente, spesso a detrimento di molti altri che hanno minore
familiarità con la lingua di Shakespeare, costretti a presentare una
versione caricaturale del loro pensiero. L’uso di una delle tre lingue
dell’ICOM era inevitabile, ma quale scegliere? L’origine dei primi
interventi, raccolti da André Desvallées (che ha lungamente lavorato
a fianco di Georges Henri Rivière, primo direttore dell’ICOM) ha
rapidamente portato a scegliere il francese, ma altri argomenti hanno
giocato ugualmente a favore di questa scelta. Anche che se non in
maniera perfetta, la maggior parte di coloro che hanno contribuito
alla redazione dei testi possono leggere, se non tutte e tre, almeno
due delle lingue dell’ICOM. Mentre si conosce la ricchezza del
contributo anglo-americano nel campo museale, si deve sottolineare
che la maggior parte dei loro autori – a prescindere da qualche nota
eccezione come le figure emblematiche di Patrick Boylan o di Peter
Danis – non leggono né lo spagnolo né il francese. La scelta del francese
legata – speriamo – a una sufficiente conoscenza della letteratura
estera permette di comprendere se non la totalità della produzione
nel settore museale almeno alcuni dei suoi aspetti generalmente poco
esplorati e pur tuttavia molto importanti nell’ICOM. D’altronde siamo
ben a conoscenza dei limiti delle nostre ricerche e speriamo che questo
lavoro possa ispirare altri gruppi di lavoro a presentare nella propria
lingua (il tedesco o l’italiano, per esempio) un differente sguardo sul
settore museale.
23
Introduzione

D’altra parte, un certo numero di conseguenze sono legate alla


struttura del pensiero connesso alla scelta di una lingua – come
dimostra un confronto fra le due definizioni di museo che l’ICOM
ha adottato, una nel 1974 e la successiva nel 2007, la prima origina-
riamente pensata in francese, la seconda in inglese. Siamo coscienti
che quest’opera non sarebbe stata la stessa se fosse stata scritta
in spagnolo, in inglese o in tedesco, sia per quanto riguarda la sua
struttura sia nella scelta dei termini, sia, anche, per una determinata
impostazione teorica! Non sorprende certo vedere che un gran numero
di guide pratiche sui musei sia scritto in inglese (come testimonia
l’eccellente manuale a cura di Patrick Boylan, Running a museum:
a practical handbook)8 mentre questa tipologia è molto più rara in
Francia o nei paesi dell’Est dove si privilegia molto più la forma di
saggio per lo sviluppo del pensiero e della teoria. D’altra parte, sarebbe
eccessivamente caricaturale distinguere nella letteratura museale un
approccio pratico, strettamente anglo-americano, e un approccio
teorico più connaturato al pensiero latino: il numero di saggi editi nel
mondo anglosassone nel settore museale contraddice del tutto una
simile visione delle cose. Non ci resta che ammettere, nondimeno, che
un certo numero di differenze esistono e che conoscere e apprezzare
la differenza è sempre arricchente. Noi abbiamo provato a renderne
conto. È importante, infine, attraverso la scelta del francese, rendere
un tributo alla memoria del fondamentale lavoro di teorizzazione che
fu portato avanti per lungo tempo dai primi due direttori francesi
dell’ICOM Geroges Henri Rivière e Hugues de Varine senza i quali
gran parte del lavoro museale, sia nell’Europa continentale sia in
America o in Africa, non potrebbe essere compreso. Una riflessione
di fondo sul mondo museale non può non tenere conto della propria
storia e come essa debba considerare le sue origini ancorate al secolo
dei Lumi e la sua trasformazione (la sua istituzionalizzazione) a seguito
della Rivoluzione francese, ma anche il lavoro teorico fondamentale
che fu elaborato dall’altra parte del muro di Berlino a partire dagli anni

8 Boylan, P. (coord.). Patrick Boylan, Running a museum: a practical hand-


book. Paris: ICOM/Unesco, 2006.

24
Introduzione

Sessanta quando il mondo era ancora diviso in due blocchi antagonisti.


Se lo scenario geopolitico si è completamente trasformato nell’ultimo
quarto di secolo, è importante che il settore museale non dimentichi
la sua storia – cosa assurda per uno strumento di trasmissione della
cultura! Pertanto esiste il rischio di una memoria corta che potrebbe
non prendere più in considerazione la storia dell’istituzione museale
ma solo il modo di gestirla e di aumentare il numero di visitatori.

Una struttura in costante evoluzione


Fin dall’inizio, l’obiettivo degli autori non è stato realizzare un
trattato “definitivo” sul mondo dei musei, un sistema teorico ideale,
ma di affrontare la realtà. La formula relativamente modesta di
una lista di ventuno termini è stata scelta per tentare di fornire una
base alla riflessione continua sul campo museale. Il lettore non sarà
sorpreso di trovare qui inclusi alcuni termini d’uso comune: museo,
collezione, patrimonio, pubblico ecc. di cui speriamo possa scoprire
un numero di significati o di riflessioni a lui meno familiari. Potrà
essere sorprendente non trovarne altri, per esempio la parola “conser-
vazione” che è ripresa nella trattazione del termine “preservazione”9.
Sotto questo termine, al contrario, non abbiamo riproposto tutti i suoi
sviluppi, come avrebbero invece fatto i colleghi del comitato della
conservazione (ICOM CC) il cui lavoro va al di là degli scopi del
nostro ambito. Certi altri termini, più teorici, potrebbero apparire a
priori più esotici che pratici: museale, musealizzazione, museologia
ecc. Il nostro obiettivo consiste nel presentare, in certo qual modo, la
visione più aperta possibile di quanto può essere osservato nel mondo
dei musei, fra cui un numero di esperienze più o meno abituali, suscet-
tibili di influenzare considerevolmente, nel tempo, il divenire dei
musei – com’è il caso del museo virtuale e dei cyber-musei.
Cominciamo con l’indicare i limiti del nostro lavoro: si tratta

9 Nella versione italiana il termine francese “préservation” (ingl.


“Preservation” è stato tradotto, come si vedrà, con “conservazione”. Si è qui voluto
comunque mantenere la frase con il termine originale tradotto letteralmente, ndt.

25
Introduzione

di proporre una riflessione teorica e critica sul mondo dei musei in


senso ampio – che va oltre i musei classici. Si può certamente partire
dal termine museo per tentare di definirlo. Infatti, nella definizione
dell’ICOM, si dice che il museo è un’istituzione al servizio della
società e del suo sviluppo. Cosa significano questi due termini
fondamentali? Ma soprattutto queste definizioni non forniscono una
risposta immediata alla domanda: perché esistono i musei? È ricono-
sciuto che il mondo dei musei è legato alla nozione di patrimonio ma
è anche molto più vasto di questo. Come evocare questo contesto più
ampio? Attraverso il concetto di museale (o di campo museale) che è
il campo teorico che tratta di tali questioni, allo stesso modo in cui
la politica è il campo della riflessione sulle politiche. L’interrogazione
critica e teorica legate a questo campo museale è la museologia come
il suo aspetto pratico è definito dalla museografia. Per ciascuno di
questi termini spesso non esiste soltanto una, ma più definizioni che
si modificano nel corso del tempo. Questi sono i differenti aspetti di
ciascun termine che è riportato in questo lavoro.
Il mondo dei musei si è largamente evoluto nel tempo, tanto dal
punto di vista delle sue funzioni, quanto della sua materialità e dei
principali elementi sui cui si fonda il suo lavoro. Concretamente, il
museo lavora con oggetti che formano collezioni. Il fattore umano è
evidentemente fondamentale per comprendere il funzionamento del
museo sia per quanto concerne il personale che lavora al suo interno
– i suoi professionisti, e il loro rapporto con l’etica – sia il pubblico o i
pubblici a cui il museo è destinato. Quali sono le funzioni dei musei?
Si può descrivere la loro attività come un processo di musealizzazione
e di visualizzazione. Più generalmente si parla di funzioni museali così
come sono state descritte nell’evolversi del tempo. Ci siamo basati su
uno dei modelli più conosciuti, elaborato alla fine degli anni Ottanta
del secolo scorso dalla Reinwardt Accademie di Amsterdam e che
distingue tre funzioni: la conservazione [ndt. préservation nella versione
originale francese] (che comprende l’acquisizione, la conservazione e
la gestione delle collezioni), la ricerca e la comunicazione. Quest’ultima
a sua volta comprende l’educazione e l’esposizione, le due funzioni senza
dubbio più visibili di un museo. A questo proposito ci è sembrato che
26
Introduzione

la funzione educativa si sia sufficientemente sviluppata nel corso degli


ultimi decenni e per ciò è stato aggiunto il termine mediazione. Una
delle differenze maggiori che ci è apparsa in questi ultimi anni è il peso
sempre più importante che è venuto a assumere il concetto di gestione,
così che abbiamo ritenuto di trattarlo come una funzione museale,
allo stesso modo, probabilmente dell’architettura di un museo, la cui
importanza va a crescere e a stravolgere qualche volta l’equilibrio fra
le altre funzioni.
Come definire il museo? Utilizzando gli aspetti concettuali
(museo, patrimonio, istituzione, società, etica, museale) o quelli della
riflessione teoretica e pratica (museologia e museografia) a seconda del
suo modo di funzionamento (oggetti, collezioni, musealizzazione) o
attraverso i suoi attori (professioni, pubblico) o attraverso le funzioni
che svolge (conservazione, ricerca, comunicazione, educazione,
esposizione, mediazione, gestione, architettura)? Sono moltissimi
i punti di vista possibili che bisogna tenere in considerazione per
tentare di comprendere meglio un fenomeno in continuo sviluppo le
cui recenti evoluzioni non possono lasciare indifferenti!
Agli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso, il mondo dei musei
ha conosciuto un’ondata di cambiamenti senza precedenti: per molto
tempo i musei erano stati considerati luoghi elitari e riservati, mentre
ora si proponevano in una sorta di “coming out”, ostentando il gusto
per le architetture spettacolari, le grandi esposizioni vistose e popolari
e un certo modello di consumo all’interno del quale i musei volevano
ritagliarsi un proprio spazio. La popolarità dei musei da allora non è
diminuita, il loro numero è per lo meno raddoppiato nello spazio di
poco più di una generazione e si annunciano sempre più sorprendenti
progetti di nuove costruzioni – da Shanghai a Abu Dhabi – all’alba dei
cambiamenti geopolitici che ci promette il futuro. Una generazione
più tardi, in effetti, il campo museale è sempre in trasformazione: se
l’homo touristicus sembra qualche volta aver rimpiazzato il visitatore
come target principale del mercato museale, non dobbiamo smettere
tuttavia di interrogarci sulle prospettive di quest’ultimo. Il mondo
museale, come lo conosciamo, ha ancora un futuro? La civiltà
materiale, cristallizzata nei musei, non sta anch’essa per conoscere
27
cambiamenti radicali?
Non pretendiamo di rispondere qui a tutti questi temi ma speriamo
che chi ha a cuore il futuro dei musei o, in modo più pratico, il futuro
della propria istituzione troverà in alcune di queste pagine qualche
elemento suscettibile di arricchire le sue riflessioni.
François Mairesse e André Desvallées

28
NOTA ALLA TRADUZION E
IN ITALIANO

Devo ringraziare Cecilia Sodano, coordinatrice della Commissione


Museologia dell’ICOM Italia, per aver accolto la mia proposta di creare
un gruppo di lavoro che affrontasse la traduzione di questi concetti
chiave della museologia internazionale in italiano.
Abbiamo suddiviso le ventuno voci tra le colleghe Silvia
Caldarini Mazzucchelli, Laura De Caro, Fiorenza Grasso, Consuelo
Lollobrigida, Marta Mascardi, Marta Libera Pennacchi e Valeria
Pica. Abbiamo proceduto alla traduzione partendo dal testo originale
francese, confrontandolo, in alcuni casi, con la traduzione inglese
di cui abbiamo cercato di mantenere in nota le aggiunte in quanto,
spesso, la prassi museologica italiana, e il suo lessico, tendono a seguire
il modello anglosassone piuttosto che quello francofono.
Nella revisione dei testi, infine, insieme al Presidente Daniele
Jalla, abbiamo optato per la massima aderenza alla versione originale
francese, indicando come note del traduttore precisazioni e commenti
29
che si ritenessero necessari. L’unico scostamento dalla traduzione
riguarda il termine préservation in “conservazione”.10.

M. Cristina Vannini
Membro del direttivo
ICOFOM
2013-2016

10 Oltre alle annotazioni già presenti nel testo originale riguardo la diffe-
renza fra le due accezioni, si rimanda alla trattazione di “conservazione” all’interno
dell’“Atto di indirizzo” del 2001. Ministero per i Beni e le Attività Culturali, D.M. 7
luglio 2001, Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funziona-
mento e sviluppo dei musei, (D. Lgs. n.112/98 art. 150 comma 6) Elaborati del Gruppo
di lavoro (D.M. 25.7.2000)

30
A
ARCHITET TUR A Italia, in Francia e Germania e nei
paesi angloamericani.
s. f. – Equival. fr.: architecture; ing.: architec-
ture; sp.: arquitectura; ted.: Architektur;
Sebbene la forma degli edifici
museali si sia spesso incentrata sulla
port.: arquitectura (br. arquitetura).
conservazione delle collezioni, si è
L’architettura (museale) è l’arte di evoluta con lo sviluppo di nuove fun-
progettare, ristrutturare o costruire zioni. È così che, dopo aver cercato
uno spazio destinato a accogliere le soluzioni per migliorare l’illumina-
funzioni specifiche di un museo e, in zione degli oggetti esposti (Sufflot,
particolare, l’esposizione, la conser- Brébion, 1778; J.-B. Le Brun, 1787),
vazione preventiva e attiva, lo studio, per offrire loro una migliore distri-
la gestione e l’accoglienza. buzione all’interno dell’edificio
Dall’invenzione del museo (Mechel, 1778-84) e per meglio
moderno, tra la fine del XVIII secolo strutturare lo spazio espositivo (Leo
e l’inizio del XIX, parallelamente von Klenze, 1816-30), all’inizio del
alla riconversione di antichi edifici Ventesimo secolo si comprese che era
storici, si è sviluppata un’architet- necessario ridurre le esposizioni per-
tura specifica, legata alle esigenze manenti. Per questo furono creati dei
di conservazione, studio e comuni- depositi, sia sacrificando spazi espo-
cazione delle collezioni, soprattutto sitivi, sia allestendo spazi seminter-
attraverso la loro esposizione tem- rati sia costruendo nuove strutture.
poranea o permanente, di cui sono Inoltre fu fatto ogni sforzo per ren-
testimoni sia i primi edifici museali dere i luoghi di esposizione quanto
sia quelli più recenti. Il vocabolario più neutri possibile, anche sacrifi-
architettonico ha di per sé condi- cando del tutto o in parte i decori
zionato lo sviluppo della nozione di storici esistenti. Questi migliora-
museo. Così la forma del tempio con menti sono stati facilitati dall’arrivo
cupola e portico colonnato si è impo- dell’elettricità, che ha permesso di
sta contemporaneamente a quella rivedere completamente i sistemi di
della galleria, utilizzata come uno dei illuminazione.
modelli principali per i musei d’arte, Le nuove funzioni emerse nella
e ha dato origine, per estensione, ai seconda metà del Ventesimo secolo
termini galleria, Galerie e gallery in hanno portato a più rilevanti cambia-
31
menti architettonici: il moltiplicarsi neutro ecc.). Gli edifici museali sono
delle mostre temporanee permette così concepiti e costruiti secondo un
una diversa distribuzione delle col- programma architettonico deciso dai
lezioni tra gli spazi delle esposizioni responsabili scientifici e amministra-
permanenti e i depositi; lo sviluppo tivi dell’istituzione. Tuttavia, spesso
delle strutture di accoglienza, dei le decisioni sulla missione museale
laboratori didattici e delle aree di e i limiti dell’intervento architetto-
riposo, in particolare attraverso la nico non sono sempre chiaramente
creazione di grandi spazi a hoc11; lo stabiliti. L’architettura, come arte o
sviluppo di librerie, ristoranti e la metodologia di costruzione e alle-
creazione di negozi destinati alla stimento di un museo, può essere
vendita del merchandising. Ma, considerata un’opera completa, che
parallelamente, il decentramento integra l’intero meccanismo muse-
per raggruppamento o l’affidamento ale. Questo approccio, talvolta riven-
esterno di alcune funzioni museali dicato dagli architetti, può essere
hanno comportato la costruzione o la preso in considerazione solo quando
ristrutturazione di edifici autonomi il programma architettonico com-
specializzati: innanzitutto laboratori prenda la riflessione museografica,
di restauro e laboratori specializzati cosa che spesso non accade. Può
al servizio di più musei, successiva- accadere che i progetti affidati agli
mente depositi dislocati all’esterno architetti includano la progettazione
degli spazi espositivi. degli interni, permettendo in ultimo
L’architetto è colui che concepisce di dare libero corso alla loro “creati-
e disegna il progetto dell’edificio e ne vità”, talvolta a discapito del museo,
dirige la realizzazione. In senso più se nessuna distinzione è fatta tra
ampio, è la persona che predispone la progettazione generica e quella
l’involucro attorno alle collezioni, museografica. Alcuni architetti si
al personale e al pubblico. In questa sono specializzati in allestimento di
prospettiva, l’architettura riguarda mostre e sono diventati scenografi o
tutti gli elementi connessi con lo spa- “espografi” [quasi un neologismo per
zio e la luce all’interno del museo, l’italiano ndr]. Sono rari però coloro
aspetti in apparenza secondari, ma che possano rivendicare il titolo di
che si sono dimostrati determinati museografo, a meno che la loro espe-
per il significato dell’esposizione rienza non includa questa specifica
(disposizione in ordine cronologico, competenza.
visibilità da ogni angolazione, sfondo Le poste in gioco dell’architettura
museale concernono il conflitto logi-
11 Il testo in francese fa riferi- camente esistente fra le ambizioni
mento in modo riassuntivo ai precedenti dell’architetto (che si troverà sotto i
spazi elencati, mentre quello inglese pare riflettori a causa della visibilità inter-
aggiungere una nuova determinazione. nazionale che oggigiorno hanno que-
32
sto tipo di edifici), e le persone depu- chitettura contemporanea mostra
tate alla conservazione e alla valo- che, se la maggior parte degli archi-
rizzazione delle collezioni. Infine, tetti tiene conto delle esigenze del
deve essere presa in considerazione programma museale, molti con-
il confort dei differenti pubblici. La tinuano a preferire il bell’oggetto
questione fu già sottolineata dall’ar- che si vede rispetto allo strumento
chitetto Auguste Perret: “Una nave, adatto.
per galleggiare, non dovrebbe essere
progettata con una forma completa-
w Derivati: architettura d’interni, progetto
mente differente da una locomotiva? architettonico.
La specificità dell’edificio-museo
incombe sull’architetto, che creerà
l’organismo ispirandosi alla fun-
F Correlati: arredamento, espografia,
illuminazione, museografia, progetto
zione” (Perret, 1931).
Uno sguardo alle creazioni dell’ar- museografico, scenografia.

33
A
C
COLLEZIONE mente vi è l’intenzione di costituire
un insieme coerente. Sia essa mate-
s.f. – Equival. fr.: collection; ing.: collection; sp.:
collección; ted.: Sammlung, Kollection; port.:
riale o immateriale, la collezione è
collecçāo (br. colleçāo). al centro delle attività del museo. “I
musei hanno il dovere di acquisire,
In senso generale, una collezione conservare e valorizzare le proprie
può essere definita come un insieme collezioni al fine di contribuire alla
di oggetti materiali o immateriali salvaguardia del patrimonio natu-
(opere, artefatti, “produzioni della rale, culturale e scientifico.” (Codice
mente”[in fr. mentefacts], specimen, etico dell’ICOM, 2006). Senza indi-
documenti di archivio, testimonianze carlo esplicitamente, la definizione
ecc.) che un individuo o un ente si è di museo data da ICOM resta essen-
preso cura di raccogliere, classificare, zialmente legata a tale principio,
selezionare, conservare in un conte- confermando l’opinione – non certo
sto sicuro e, spesso, comunicare a un recente – di Louis Réau: “Abbiamo
pubblico più o meno vasto, a seconda compreso che i musei sono fatti per le
che si tratti di una collezione pub- collezioni e che bisogna costruirli per
blica o privata. così dire dal dentro al fuori, model-
Per costituire una vera e propria lando il contenitore sul contenuto”
collezione, è necessario che queste (Réau, 1908). Questa concezione non
aggregazioni di oggetti formino un corrisponde più ad alcuni modelli di
insieme (relativamente) coerente museo che non possiedono collezioni
e significativo. È importante non o le cui collezioni non sono al centro
confondere collezione e fondo che del loro lavoro scientifico. Il concetto
designa un insieme di documenti di collezione è anche uno di quelli
di qualsiasi natura “riuniti, in modo più largamente usati nel mondo
automatico, creati e/o accumulati e museale, nonostante sia stata pri-
utilizzati da una persona fisica o da vilegiata – come si vedrà in seguito
una famiglia nell’esercizio delle sue – la nozione di “oggetto museale”.
attività o delle sue funzioni” (Ufficio Ciononostante, elencheremo tre
canadese degli Archivisti, 1990). Nel accezioni possibili del concetto di
caso di un fondo, contrariamente alla collezione, che variano essenzial-
collezione, non c’è selezione e rara- mente in funzione di due fattori: il
34 34
carattere istituzionale, la materialità spettiva la collezione è concepita sia
o la non materialità dei suoi elementi. come risultato sia come origine di un
1. Poiché il termine “collezione” è programma scientifico che ha come
d’uso comune, si è regolarmente ten- obiettivo l’acquisizione e la ricerca,
tato di distinguere la collezione del a partire dalle testimonianze mate-
museo da altri tipi di collezioni. In riali e immateriali dell’umanità e del
linea generale (infatti il caso non si suo ambiente. Quest’ultimo criterio
pone per tutte gli enti) la collezione non permette però di distinguere il
– o le collezioni – del museo si pre- museo dalla collezione privata, nella
sentano sia come origine sia come misura in cui anche quest’ultima
scopo delle attività del museo per- può essere riunita con un obiettivo
cepito in quanto istituzione. Le col- prettamente scientifico. Allo stesso
lezioni possono allora essere definite modo accade talvolta al museo di
come “gli oggetti raccolti dal museo, acquisire collezioni private, in alcuni
acquisiti e conservati in ragione del casi raccolte con intenzioni ben poco
loro valore esemplare, di riferimento scientifiche. Prevale allora il carat-
o come oggetti d’importanza estetica tere istituzionale del museo per cir-
o educativa” (Burcaw, 1997). In que- coscrivere il termine. Secondo Jean
sto modo è stato possibile evocare il Davallon nel museo “gli oggetti sono
fenomeno museale come l’istituzio- sempre elementi di sistemi o di cate-
nalizzazione della collezione privata. gorie” (1992). Tra i sistemi relativi a
Conviene inoltre sottolineare che, una collezione, al di là dell’inventa-
se il conservatore o il personale del rio scritto, che è la prima esigenza
museo non si presentano come colle- di una collezione museale, un altro
zionisti, bisogna tuttavia riconoscere obbligo di non minore importanza
che i collezionisti hanno avuto sem- è l’adozione di un sistema di clas-
pre stretti rapporti con i conservatori. sificazione in grado di descrivere e
Il museo deve di norma perseguire anche di ritrovare rapidamente ogni
una politica di acquisizione – con- elemento tra migliaia o milioni di
cetto sottolineato dall’ICOM, che oggetti (la tassonomia, ad esempio,
allo stesso modo parla di politiche è la scienza che si occupa della clas-
di incremento. Il museo seleziona, sificazione degli organismi viventi).
acquisisce, raccoglie, riceve. Il verbo I moderni sistemi di classificazione
“collezionare” è poco utilizzato, sono stati fortemente influenzati
perché troppo direttamente legato dall’informatica, sebbene la docu-
alla figura del collezionista privato e mentazione delle collezioni resti
alle sue derive (Baudrillard, 1968) – un’attività che richiede un sapere
ovvero il collezionismo e l’accumula- specifico e rigoroso, fondato sulla
zione, definiti in modo peggiorativo creazione di un thesaurus che
“collezionite” [quasi un neologismo descriva le relazioni tra le differenti
per l’italiano ndr]. In questa pro- categorie di oggetti.

35
2. La definizione della collezione punto nuovi sistemi di acquisizione.
può ugualmente essere considerata In questo modo la sola materialità
in una prospettiva più generale che degli oggetti diventa talvolta secon-
riunisce collezionisti privati e musei, daria e la documentazione del pro-
sebbene a partire da una sua pre- cesso di raccolta – come si ritrova
supposta materialità. Quest’ultima, da sempre in etnologia e in archeo-
qualora si componga di oggetti logia – cambia natura per diventare
materiali, come nel caso, non molto informazione determinante non solo
tempo fa della definizione di museo per la ricerca, ma anche nella comu-
dell’ICOM, si circoscrive sulla base nicazione al pubblico. La collezione
del luogo che l’accoglie. In questo museale è da sempre considerata
senso Krysztof Pomian definisce la pertinente a patto di essere definita
collezione come “ogni insieme di in rapporto alla documentazione
oggetti naturali o artificiali, mante- allegata, ma anche ai lavori che ne
nuti temporaneamente o definitiva- sono potuti risultare. Tale evoluzione
mente fuori dal circuito di attività porta a una più ampia concezione del
economiche, soggetti a una prote- termine collezione, come un insieme
zione speciale in un luogo chiuso di oggetti che conservano una loro
sistemato a tale scopo, ed esposti individualità, riuniti in modo inten-
allo sguardo del pubblico” (Pomian, zionale, secondo una logica specifica.
1987). Pomian definisce quindi la Quest’ultima accezione, la più ampia,
collezione per il suo valore essen- ingloba ad esempio tanto le colle-
zialmente simbolico, nella misura in zioni di stuzzicadenti quanto le colle-
cui l’oggetto ha perduto la sua utilità zioni classiche dei musei, ma anche le
o il suo valore di scambio per dive- raccolte di testimonianze, di ricordi
nire portatore di senso (“semioforo” o di esperienze scientifiche.
o portatore di significato) (vedi alla
voce Oggetto).
3. L’evoluzione recente del
w Derivati: collezionare, collezionista,
museo – e in particolare la presa di collezionismo.
coscienza del patrimonio imma-
teriale – ha messo in evidenza il
carattere più generale della colle-
F Correlati: acquisizione,
alienazione,catalogazione, conservazione,
zione, ma ha sollevato anche nuove
sfide. Le collezioni più immateriali documentazione, esposizione, gestione
(saper fare, riti e racconti in etnolo- delle collezioni, mostra, ricerca, restauro,
gia, ma anche performance, gesti e
restituzione, studio, valorizzazione delle
istallazioni effimere dell’arte con-
temporanea) incitano a mettere a collezioni.

36
COMUNIC AZIONE scientifiche. Questa logica prevale
nel sistema PRC (Preservation-
s. f. – Equival. fr.: communication; sp.: comuni- Research-Communication), come
cación; ted.: Kommunikation; ing.: communica-
proposto dalla Reinwardt Academie
tion; port.: comunicação.
di Amsterdam, che include nel pro-
La comunicazione (C) è la trasmis- cesso di comunicazione le funzioni
sione di informazioni tra uno o più di esposizione, di pubblicazione e di
emittenti (E) e uno o più riceventi educazione svolte dal museo.
(R) attraverso un canale (modello 1. L’applicazione del termine
ECR, Lasswell 1948). Il concetto è ‘comunicazione’ nel museo non ha
così generale che non è limitato al nulla di evidente, nonostante l’uso
processo umano di generare infor- fattone dall’ICOM nella sua defi-
mazioni di natura semantica, ma è nizione di museo fino al 2007 nella
esteso alle macchine, agli animali quale si precisava che il museo
e alla vita sociale (Wiener 1949). Il “svolge ricerche sulle testimo-
termine ha due connotazioni usuali nianze materiali dell’umanità e del
che si possono riscontrare in gradi suo ambiente, le acquisisce, le con-
differenti nei musei, a seconda che il serva, le comunica e soprattutto le
fenomeno sia reciproco (E↔C↔R) espone”. Fino alla seconda metà del
o meno (E↔C↔R). Nel primo caso Ventesimo secolo la principale fun-
la comunicazione si dice interattiva, zione del museo è stata conservare le
mentre nel secondo è unilaterale ed ricchezze culturali o naturali acqui-
estesa nel tempo. Quando la comu- site, ed eventualmente esporle senza
nicazione è unilaterale e si realizza che fosse formulato esplicitamente
nel tempo, e non solo nello spazio, un intento comunicativo, trasmet-
è chiamata trasmissione (Debray, tendo cioè un messaggio o un’infor-
2000). mazione a un pubblico [individuato
Nel contesto museale, si definisce come] destinatario.
comunicazione sia la presentazione Quando, negli anni Novanta del
dei risultati della ricerca effettuata secolo scorso, si iniziò a chiedersi se
sulle collezioni (cataloghi, articoli, il museo fosse realmente un mezzo
conferenze, mostre); sia la messa a di comunicazione (Davallon, 1992;
disposizione degli oggetti facenti Rasse, 1999), fu proprio perché la
parte delle collezioni (esposizioni funzione comunicativa del museo
permanenti e informazioni ad esse non appariva ovvia a tutti. Da un
connesse). Questo assunto presenta lato, l’idea di un messaggio museale
l’esposizione come parte integrante si è manifestata relativamente tardi,
del processo di ricerca, ma anche soprattutto con le mostre tematiche
come elemento di un sistema più in cui ha per lungo tempo prevalso
generale di comunicazione che un intento didattico; dall’altro, il
include a esempio le pubblicazioni destinatario è stato per lungo tempo
37
uno sconosciuto per gli operatori alla fine del Ventesimo secolo, come
museali e solo di recente si sono svi- il principio motore di funzionamento
luppati studi sulla frequentazione del museo. Questo significa che il
e indagini sul pubblico dei musei. museo comunica in modo specifico
Nella prospettiva posta in evidenza attraverso un metodo che gli è pro-
dalla definizione dell’ICOM, la prio, ma ricorrendo anche ad altre
comunicazione museale si manifesta tecniche comunicative, a rischio,
come la condivisione, con pubblici forse, di ridurre il suo investimento in
diversi, degli oggetti che fanno parte quello che ha di più specifico. Molti
della collezione e delle informazioni musei – i più importanti – dispon-
prodotte dalla ricerche su di essi. gono di una ‘direzioni dei pubblici
2. Va rilevata la specificità della o di una direzione dei programmi
comunicazione praticata dal museo: pubblici che sviluppa le attività
1) è una comunicazione per lo più finalizzate alla comunicazione e si
unilaterale: cioè senza possibilità di rivolge a pubblici diversi più o meno
risposta da parte del pubblico cui è individuati attraverso attività tradi-
destinata, di cui è stato giustamente zionali o innovative (eventi, incon-
sottolineata la passività (McLuhan e tri, pubblicazioni, attività esterne
Parker1969, 2008), anche se questo ecc.). In questo contesto i rilevanti
non impedisce al visitatore di dover investimenti di numerosi musei su
investirsi lui stesso, in modo interat- internet completano in modo signi-
tivo o meno, in questa modalità di ficativo la logica comunicativa del
comunicazione (Hooper-Greenhill, museo. Ne derivano mostre digitali
1991); 2) la comunicazione muse- o “cyber-esposizioni” (un campo nel
ale non è solamente verbale, né può quale un museo può dimostrare
essere apparentata alla lettura di una reale competenza), cataloghi
un testo (Davallon, 1992) ma opera on-line, forum di discussione più
attraverso la presentazione sensibile o meno sofisticati, e incursioni nei
degli oggetti esposti: “in quanto social network (YouTube, Twitter,
sistema di comunicazione, il museo Facebook ecc.).
dipende allora, dal linguaggio non 4. Il dibattito sulla comunicazione
verbale degli oggetti e dai fenomeni operata dal museo pone la questione
osservabili. È innanzitutto un lin- della trasmissione. La cronica man-
guaggio visuale, che può diventare canza di interattività della comuni-
anche uditivo e tattile. Il suo potere cazione museale ha portato a chie-
comunicativo è così intenso che la dersi da un lato come far diventare
responsabilità etica del suo utilizzo il visitatore più attivo, sollecitandone
deve costituire una priorità per i pro- la partecipazione (McLuhan, Parker
fessionisti museali” (Cameron, 1968). 1969, 2008). Certamente, si potreb-
3. Più in generale, la comunica- bero, sopprimere le didascalie e la
zione si è progressivamente imposta, stessa trama narrativa (o story line),
38
affinché il pubblico costruisca egli Preservare significa proteggere
stesso la logica del proprio percorso, una cosa o un insieme di cose da dif-
ma questo non rende la comunica- ferenti pericoli quali la distruzione, il
zione interattiva più di tanto. I soli deterioramento, lo smembramento o
luoghi in cui si è sviluppata una i furti. Questa protezione è assicurata
certa interattività (come al Palais de soprattutto attraverso la raccolta,
la Découverte, alla Cité des sciences et l’inventariazione, la messa al riparo
de l’industrie di Parigi, o all’Explo- e in sicurezza e il ripristino [azioni
ratorium di San Francisco), tendono specifiche della prassi conservativa
ad apparentarsi a parchi di diverti- museale, ndt].
mento che moltiplicano le occasioni In museologia, la conservazione
a carattere ludico. Il vero compito comprende l’insieme delle funzioni
del museo pare tuttavia avvici- legate all’ingresso di un oggetto nel
narsi alla trasmissione intesa come museo, cioè le operazioni di acquisi-
una comunicazione unilaterale nel zione, di inventariazione, di cataloga-
tempo, con l’obiettivo di permettere zione, di deposito, di conservazione,
a ciascuno di appropriarsi di quel talvolta di restauro. La conservazione
bagaglio culturale che gli assicura del patrimonio, in generale, com-
umanizzazione e socializzazione. porta una politica che inizia con lo
stabilire procedure e criteri di acqui-
F Correlati: azione culturale, esposizione, sizione del patrimonio materiale e
educazione, disseminazione/diffusione, immateriale dell’umanità e del suo
ambiente, prosegue con la gestione
interpretazione, media, mediazione, trasmissione,
delle cose divenute oggetti da museo
pubblicizzazione [in francese mise en public], e con la loro conservazione. In que-
consapevolezza sociale, pubbliche relazioni. sto senso il concetto di conserva-
zione rappresenta la posta in gioco
fondamentale dei musei, poiché lo
sviluppo delle collezioni struttura la
missione del museo e il suo sviluppo.
CONSERVAZIONE 12 Esso costituisce un asse dell’azione
s. f. – Equiv. fr.: préservation, ing.: preservation, museale con l’altro asse che è quello
sp.: preservación; ted.: Bewahrung; Erhaltung; della diffusione verso il pubblico.
port.: preservação. 1. La politica d’acquisizione costi-
tuisce un elemento fondamentale del
12 Nell’originale francese e nella modo di funzionamento della mag-
versione inglese, i termini utilizzati sono gior parte dei musei. L’acquisizione
“préservation” e “preservation”. Nella coniuga l’insieme dei mezzi attraverso
versione italiana, si è mantenuto il verbo i quali un museo entra in possesso del
“preservare” e non il sostantivo “preser- patrimonio materiale e immateriale
vazione”. dell’umanità: raccolta, scavo arche-
39
ologico, donazioni e lasciti, scambio, misure di conservazione preventiva
acquisto, talvolta secondo modelli ossia “l’insieme di misure e di azioni
che ricordano il furto o saccheggio che hanno come scopo di evitare e di
(combattuti dall’ICOM e dall’UNE- minimizzare i futuri deterioramenti
SCO – Raccomandazione del 1956 e o perdite”. Esse si inscrivono nel
Convenzione del 1970). La gestione contesto o nell’ambiente di un bene
delle collezioni e la loro disciplina culturale, ma più spesso in quello di
costituiscono l’insieme delle opera- un insieme di beni, qualunque sia la
zioni legate al trattamento ammini- loro antichità e il loro stato. Queste
strativo degli oggetti da museo, vale misure e azioni sono indirette, non
a dire la loro iscrizione nel catalogo interferiscono con i materiali e con
o nel registro di inventario del museo, le strutture dei beni, non modificano
in modo da certificare il loro status la loro apparenza” (ICOM – CC,
museale – cosa che specialmente in 2008). D’altro canto, la conservazione
certi paesi concede loro uno status curativa è “l’insieme delle azioni
giuridico particolare così che i beni direttamente intraprese su un bene
entrati nell’inventario sono inalie- culturale o su un gruppo di beni,
nabili e imprescrittibili. In alcuni con l’obiettivo di arrestare un pro-
paesi come gli Stati Uniti o la Gran cesso di deterioramento in atto o di
Bretagna i musei possono eccezional- rinforzarli strutturalmente. Queste
mente alienare gli oggetti, attraverso azioni sono messe in opera quando
il trasferimento a un’altra istituzione l’esistenza stessa dei beni è minac-
museale, la distruzione o la vendita. ciata, relativamente a breve termine,
Il deposito e la classificazione fanno per la loro estrema fragilità o per la
ugualmente parte delle attività pro- velocità del loro deterioramento.
prie alla gestione delle collezioni, Queste azioni modificano talvolta
allo stesso modo della supervisione l’apparenza dei beni” (ICOM-CC,
dell’insieme della movimentazione 2008). Il restauro è “l’insieme delle
degli oggetti dentro e fuori dal azioni direttamente intraprese su un
museo. Infine, le attività di conser- bene culturale, particolare e in uno
vazione hanno per obiettivo la messa stato stabile, per migliorarne l’ap-
in opera dei mezzi necessari per prezzamento, la comprensione e la
garantire lo stato di un oggetto con- fruizione. Queste azioni sono messe
tro ogni forma di alterazione al fine in opera quando il bene ha perduto
di lasciarlo in eredità il più intatto una parte del proprio significato o
possibile alle generazioni future. della propria funzione per effetto
Queste attività, in senso lato, com- di deterioramenti o rimaneggia-
prendono le operazioni di sicurezza menti passati. Esse si fondano sul
generale (protezione contro il furto rispetto dei materiali originali. Più
e il vandalismo, l’incendio o le inon- spesso, tali azioni modificano l’appa-
dazioni, i terremoti, le sommosse); le renza del bene” (ICOM-CC, 2008).

40
Per conservare il più a lungo possi- che a quelle di gestione e di super-
bile l’integrità degli oggetti, i restau- visione delle collezioni. È in tale
ratori optano per interventi reversi- contesto che si è progressivamente
bili e facilmente identificabili. sviluppato un campo professionale
2. Nella pratica, il concetto di distinto, quello dei catalogatori
“conservazione” [rispetto a quello [‘archivistes’ in francese] e dei regi-
francese di ‘préservation’ ndt] è strar di collezione. Il concetto di con-
spesso preferito. Per numerosi pro- servazione serve a rendere conto di
fessionisti del museo, la conserva- questo insieme di attività.
zione, riguarda contemporanea- 3. Il concetto di conservazione,
mente l’azione e l’intenzione di pro- inoltre, tende a rendere oggettive
teggere un bene culturale, materiale le tensioni inevitabili esistenti fra
o immateriale, e costituisce il cuore ciascuna di queste funzioni (senza
dell’attività del museo, cosa di cui è contare quelle che riguardano la
testimonianza il vocabolo più antico comunicazione o la ricerca) che sono
per definire in Francia o in Belgio la spesso state bersaglio di numerose
professione museale, cioè il corpo critiche: “L’idea di conservazione
dei conservatori, apparso durante la del patrimonio rinvia alle pulsioni
Rivoluzione francese13. D’altronde, anali di tutte le società capitaliste”
la definizione attuale di museo data (Baudrillard, 1968; Deloche, 1985-
dall’ICOM non fa ricorso al termine 1989). Da questo punto di vista più
di “preservazione” privilegiando le generale, alcune politiche di acquisi-
nozioni di acquisizione e di conser- zione, per esempio, integrano paral-
vazione. Senza dubbio, in questa lelamente, politiche di alienazione
prospettiva, la nozione di conser- del patrimonio (Neves 2005). La
vazione deve essere considerata in questione delle scelte del restaura-
maniera più ampia, includendo le tore e, in generale, delle scelte da
questioni legate all’inventariazione effettuare rispetto a operazioni di
e al deposito. Rimane da vedere se conservazione (cosa conservare e
quest’ultimo concetto urta con una che cosa rifiutare?) costituiscono,
differente realtà, essendo noto che insieme all’alienazione, alcune delle
la conservazione (per esempio all’in- questioni più controverse relative
terno del Comitato ICOM-CC) è ben all’organizzazione del museo.
più chiaramente legata alle attività Infine i musei acquisiscono e con-
di conservazione e di restauro, tali e servano sempre più regolarmente
quali sono state descritte più sopra, oggetti patrimoniali immateriali, il
che pone nuovi problemi e costringe
a trovare delle tecniche di conser-
13 In inglese, fra parentesi, è vazione adatte a questi nuovi patri-
aggiunto: “(in English curators, in the moni.
UK keepers)”.

41
F Correlati: acquisizione, bene/i, cosa, immateriale, monumento, opera, documento,

comunità, conservatore, conservazione oggetto, patrimonio, realtà, reliquia, restauro,

preventiva, conservazione curativa, inventario, semioforo, alienazione, restituzione, cessione,

gestione delle collezioni, soprintendenza delle salvaguardia, ambiente (controllo dell’ambiente),

collezioni, direttore delle collezioni, materiale, documento, proprietà, curatore, conseravatore.


A
E stesso tempo al cuore e alla mente e
EDUC AZIONE 14
riguarda le conoscenze che si inten-
s. f. – (dal latino educatio, educare, gui- dono attualizzare in una relazione
dare, condurre fuori da) – Equiv. ing.: edu- che attiva i saperi affinché si svi-
cation, sp.: educación, ted.: Erziehung,
Museumspädagogik; port.: educação, fr: édu-
luppi un processo di appropriazione
cation. e di reinvestimento personalizzati.
L’educazione è l’azione di sviluppare
In generale, per educazione un insieme di conoscenze e valori
si intende la messa in opera di morali, fisici, intellettuali, scientifici
mezzi appropriati ad assicurare ecc. Il sapere, il saper- fare, l’essere e il
la formazione e lo sviluppo di un saper- essere formano quattro grandi
essere umano e delle sue facoltà. componenti del campo educativo.
L’educazione museale può essere Il termine educazione deriva dal
definita come un insieme di valori, latino “educere”, trarre fuori da [per
concetti, saperi e pratiche il cui fine es. fuori dall’infanzia], concetto che
è lo sviluppo del visitatore; in quanto presuppone una dimensione attiva
processo di acculturazione, poggia di accompagnamento nel processo
specialmente sulla pedagogia, lo di trasmissione. Essa ha un legame
sviluppo e la realizzazione della per- con la nozione di risveglio che tende
sona, nonché sull’apprendimento di a suscitare la curiosità, a condurre
nuovi saperi. a porsi domande e a sviluppare la
1. Il concetto di educazione va capacità di riflessione. L’educazione,
definito in funzione di altri termini, in particolare quella informale, mira
in primo luogo quello di istruzione dunque a sviluppare i sensi e la presa
che “è relativa allo spirito e riguarda di coscienza. È un processo di svi-
in particolare le conoscenze che si luppo che presuppone cambiamento
acquisiscono e grazie alle quali si e trasformazione più che condizio-
diventa capace e sapiente” (Toraille, namento o “inculcazione”, nozioni
1985). L’educazione si riferisce allo con le quali essa è in contrasto. La
formazione dello spirito passa dun-
que attraverso l’istruzione che tra-
14 “Istruzione” ha un significato smette saperi utili e l’educazione che
più limitato rispetto al termine “educa- li rende trasformabili e suscettibili
zione”. di essere reinvestiti dall’individuo a

43
vantaggio della sua crescita umana. parte del processo della crescita),
la nozione di educazione [ndt. in
2. L’educazione, in un contesto più francese didactique] è pensata come
specificamente museale, è collegata teoria della diffusione delle cono-
all’attivazione di saperi, generati dal scenze, il modo di presentare un
museo, mirata allo sviluppo e alla sapere a un individuo, qualunque
realizzazione degli individui attra- sia la sua età. L’educazione è più
verso la loro assimilazione, lo svi- ampia e mira all’autonomia dell’in-
luppo di nuove sensibilità e la realiz- dividuo.
zazione di nuove esperienze. La peda- Si possono citare altri concetti
gogia museale è un quadro teorico e connessi che sfumano e arricchi-
metodologico al servizio dell’elabo- scono questi diversi approcci. Si fa
razione, della messa in atto e della spesso appello ai concetti di ani-
valutazione delle attività educative15 mazione e azione culturale, come
in ambito museale, attività il cui a quello di mediazione per carat-
scopo principale è l’apprendimento terizzare il lavoro condotto con il
di saperi (conoscenze, abilità e attitu- pubblico nello sforzo di trasmis-
dini) da parte del visitatore” (Allard sione del museo. “Ti insegno” dice
et Boucher, 1998). L’apprendimento è l’insegnante, “Ti metto in grado di
definito come “un atto di percezione, sapere” dice il mediatore (Caillet et
di interazione e di assimilazione di Le Halle, 1995).(si veda alla voce
un oggetto da parte di un soggetto”, Mediazione). Questa distinzione si
che conduce all’“acquisizione di propone di riflettere la differenza
conoscenze o sviluppo di abilità o di fra l’atto del formare e il processo
attitudini” (Allard et Boucher, 1998). di sensibilizzazione che sollecita
La relazione di apprendimento si l’individuo a completare il lavoro
riferisce alla maniera propria del a seconda di come si approprierà
visitatore di assimilare l’oggetto di dei contenuti proposti. Il primo
apprendimento. Scienza dell’edu- sottintende una costrizione e un
cazione o della formazione intel- obbligo, mentre il contesto museale
lettuale, se la pedagogia si riferisce presuppone la libertà (Schouten,
prevalentemente all’infanzia16 (ed è 1987). In Germania, si parla piut-
tosto di pedagogia, Pädagogik
così, quando si parla di pedagogia
15 Il testo francese, a differenza all’interno dei musei, si parla di
della traduzione inglese, elenca le diverse Museumspädagogik. Ciò riguarda
fasi in cui si esplica l’attività educativa. tutte le attività che possono essere
16 La versione inglese precisa proposte all’interno di un museo
con la seguente integrazione, che è stata indipendentemente dall’età, dalla
lasciata: “(ed è parte del processo della formazione, dalla provenienza
crescita) sociale del pubblico interessato.

44
w Derivati educazione museale, educazione 1. L’etica mira a guidare la con-
permanente, educazione informale, educazione dotta del museo. Nella visione
non formale, educazione continua, educazione morale del mondo, la realtà è sotto-
popolare, scienze dell’educazione, servizio
posta a un ordine che determina il
educativo.
posto occupato da ciascuno. Tale
F Correlati: apprendimento, elevare, ordine costituisce una perfezione
cui ciascuno deve sforzarsi a tendere,
insegnamento, risveglio, formazione, istruzione,
adempiendo bene alla propria fun-
pedagogia, andragogia (metodo di educazione zione, ed è ciò che si definisce “virtù”
degli adulti), trasmissione, didattica, azione (Platone, Cicerone ecc.). Al contra-
rio, la visione etica del mondo si basa
culturale, animazione, mediazione, sviluppo.
sul riferimento a un mondo caotico e
disordinato, in balìa del caso e senza
ETIC A punti di riferimento stabili. Di fronte
a questa disorganizzazione univer-
s. f.(dal Greco èthos: abitudine, carattere) sale, ciascuno è il solo giudice di ciò
– Equival. fr.: éthique; ing.: ethics; sp.: etica; che è conveniente per sé (Nietzsche,
ted.: Ethik; port.: ética.
Deleuze); è lui che decide autono-
In senso generale, l’etica è la mamente cosa è buono o cattivo.
disciplina filosofica che si occupa Fra queste due posizioni radicali –
della determinazione dei valori che l’ordine morale e il disordine etico
guidano la condotta umana sia pub- – una via intermedia è concepibile
blica sia privata. Lungi dall’esserne nella misura in cui è possibile che gli
un semplice sinonimo, come nor- uomini si mettano liberamente d’ac-
malmente si crede, l’etica si oppone cordo per riconoscere insieme valori
alla morale nella misura in cui la comuni (come il principio di rispetto
scelta dei valori non è imposta da un della persona umana); si tratta
qualsivoglia ordine, ma liberamente ancora di un punto di vista etico,
scelta dal soggetto che agisce. La ed è quello che, globalmente, pre-
distinzione è essenziale per le sue siede alla determinazione dei valori
conseguenze per il museo, in quanto nelle democrazie moderne. Questa
istituzione, cioè un fenomeno con- distinzione fondamentale condiziona
venzionale e modificabile. ancora oggi la distanza fra due tipi di
L’etica, nel museo, può essere defi- musei o due modi di funzionamento.
nita come il processo di discussione Alcuni, molto tradizionali, come lo
che mira a determinare i valori e i sono certi musei d’arte, sembrano
principi essenziali sui quali si fonda inserirsi in un ordine prestabilito: le
il lavoro museale. È l’etica che genera collezioni appaiono sacre e defini-
la redazione dei principi presenti nei scono un modello di comportamento
codici di deontologia dei musei, fra da parte dei differenti attori (con-
cui quello dell’ICOM. servatori e visitatori) e uno spirito di
45
crociata nell’esecuzione dei compiti. vano nell’interesse della società e del
Al contrario, altri musei, forse più suo sviluppo (acquisizione e cessione
attenti alla vita concreta, non si con- delle collezioni). (3) I musei deten-
siderano sottomessi a valori assoluti gono le testimonianze di primaria
e li riesaminano senza sosta. Può importanza per costituire e appro-
trattarsi di musei più in contatto con fondire le conoscenze (deontologia
la vita concreta, come i musei antro- della ricerca o della raccolta di testi-
pologici, che si sforzano di afferrare monianze). (4) I musei contribui-
una realtà etnica spesso fluttuante, scono alla conoscenza, alla compren-
o cosiddetti musei “di società” per i sione e alla gestione del patrimonio
quali gli interrogativi e le scelte con- naturale e culturale (deontologia
crete (politiche o sociali) prevalgono dell’esposizione). (5) Le risorse dei
sul culto delle collezioni. musei offrono possibilità di altri
2. Se la distinzione etica/morale servizi e vantaggi pubblici (perizie).
è particolarmente chiara in fran- (6) I musei lavorano in stretta coo-
cese e in spagnolo, come in italiano, perazione con le comunità da cui le
il termine, in inglese, si presta più collezioni provengono, nonché con
facilmente alla confusione (ethics le comunità di cui sono al servizio
si traduce con etica, ma anche con (restituzione dei beni culturali). (7) I
morale). Così, il Code de déontologie musei operano nella legalità (rispetto
dell’ICOM (2006) (Código de deon- del quadro giuridico). (8) I musei
tología in spagnolo e Codice etico in operano in maniera professionale
italiano) è tradotto con Code of ethics (condotta adeguata del personale e
in inglese. Ciononostante, è chiara conflitti di interesse).
la visione prescrittiva e normativa 3. Il terzo impatto del concetto di
espressa dal Codice (che si ritrova, etica sul museo consiste nel suo con-
in maniera identica, nei codici della tributo alla definizione della museo-
Museums Association (UK) o dell’A- logia come etica del campo museale.
merican Association of Museums). In questa prospettiva, la museologia
La sua lettura, strutturata in otto non è concepita come una scienza in
capitoli, presenta le misure di base via di sviluppo (Stránský) poiché lo
che permettono un (supposto) armo- studio della nascita e dell’evoluzione
nioso sviluppo dell’istituzione del del museo sfugge tanto ai metodi
museo all’interno della società: (1) delle scienze dell’uomo quanto a
I musei garantiscono la protezione, quelli delle scienze naturali, nella
la documentazione e la promozione misura in cui il museo è un’isti-
del patrimonio naturale e culturale tuzione malleabile e ridefinibile.
dell’umanità (risorse istituzionali, Accade comunque che, in quanto
fisiche e finanziarie necessarie per strumento della vita sociale, il museo
aprire un museo). (2) I musei che reclama che si operino continue
detengono le collezioni, le conser- scelte per determinarne lo scopo. E
46
precisamente, la scelta delle finalità senso figurato, il significato di spiega-
cui va sottoposto questo insieme zione, relazione e, in senso proprio,
di mezzi altro non è che una scelta quello di esposizione (di un infante
etica. In questo senso, la museologia abbandonato, accezione tuttora pre-
può essere definita come l’etica del sente in spagnolo del termine expós-
museo perché è essa che decide cosa ito) e, in generale, di presentazione.
deve essere un museo e i fini ai quali In seguito, nel Sedicesimo secolo, il
esso deve essere sottoposto. È in que- termine ha assunto il significato di
sto contesto etico che è stato possi- presentazione (di merci) e quindi, dal
bile all’ICOM elaborare un codice di Diciassettesimosecolo, ha acquisito
deontologia della gestione dei musei, [in francese] sia l’accezione di abban-
in quanto la deontologia costitui- dono, di presentazione iniziale (per
sce l’etica comune a una categoria spiegare un’opera) e di ubicazione
socio-professionale e in quanto forni- (di un edificio)17. E di qui il senso
sce a essa un quadro para-giuridico. contemporaneo applicato sia alla
“messa in spazio” di oggetti “espo-
F Correlati: deontologia, fini, morale, sti” di varia natura e in varie forme,
valori. sia alle stesse cose esposte e al luogo
in cui avviene l’esposizione. Da que-
sto punto di vista, ognuna di queste
ESPOSIZIONE
s. f. (dal latino expositio: esposizione, esplica- 17 Nella versione inglese è stata
zione) – Equival. fr.: exposition; ing.: exhibition; integrata la riflessione cronologica e il
sp.: expósicion; ted.: Austellung; port.: expo- confronto tra il lessico inglese e fran-
sição, exhibição. cese: “Nella Francia del XVIII secolo la
Il termine “esposizione” indica parola exhibition, come una esposizione
sia il risultato dell’azione di esporre, di opere d’arte, aveva lo stesso signifi-
sia l’insieme di ciò che è esposto e il cato in francese e in inglese, ma l’uso
luogo dove si espone. “Partiamo da francese della parola exhibition, per rife-
una definizione di esposizione presa rirsi alla presentazione di arte più tardi
in prestito dall’esterno e non elabo- lasciò posto a exposition. Dall’altro lato la
rata da noi. Questo termine – come parola exposition in inglese significa (1)
la sua forma abbreviata “expo” – l’esporre di un significato o intento, o (2)
designa contemporaneamente l’atto una fiera campionaria, così preservando
di presentare al pubblico le cose, l’originario significato del Francese. Oggi
gli oggetti esposti e il luogo nel entrambi, il francese exposition e l’inglese
quale questa esposizione avviene” exhibition hanno lo stesso significato, che
(Davallon, 1986). Derivato dal latino si applica all’allestimento di mostre di
“expositio” il termine (in antico fran- tutti i tipi in uno spazio a destinazione
cese exposicïun, all’inizio del XII pubblica; anche le stesse cose esposte, e
secolo) originariamente aveva, in lo spazio in cui la mostra ha luogo”.

47
accezioni definisce insiemi poco dif- sieme delle rappresentazioni che esso
ferenti tra loro. stesso può evocare.
1. L’esposizione, intesa come 2. In quanto prodotto dell’azione
contenitore o come il luogo dove si dell’esporre, l’esposizione si pre-
espone (allo stesso modo in cui il senta ai nostri giorni come una delle
museo appare sia come funzione funzioni principali del museo che,
sia come edificio) non si caratte- secondo l’ultima definizione dell’I-
rizza per l’architettura dello spazio, COM, “acquisisce, conserva, studia,
ma per il luogo stesso, considerato espone e trasmette il patrimonio
in maniera generale. L’esposizione, materiale e immateriale dell’uma-
nonostante appaia come una delle nità”.
caratteristiche del museo, costitu- L’esposizione partecipa, all’in-
isce però un campo nettamente più terno del modello PRC (Reinwardt
vasto, dal momento che può essere Academie), alla funzione più gene-
creata da un’organizzazione lucrativa rale di comunicazione del museo,
(mostra-mercato, deposito, galleria che comprende anche le politiche di
d’arte) o meno. Può essere organiz- educazione e di pubblicazione. Da
zata in un luogo chiuso ma anche in questo punto di vista, l’esposizione
plein air (un parco o una strada) o in appare come una caratteristica fon-
situ, ovvero senza spostare gli oggetti damentale del museo, nella misura in
(nel caso dei siti naturali, archeolo- cui esso è il luogo dell’apprendimento
gici o storici). Lo spazio espositivo, in sensoriale per eccellenza, soprattutto
questa prospettiva, si definisce allora attraverso la presentazione, princi-
non solo per il suo contenitore e per palmente alla vista (visualizzazione,
il suo contenuto, ma anche per i suoi messa in mostra, esibizione, osten-
fruitori – visitatori o membri del per- sione), di elementi concreti che per-
sonale – cioè le persone che entrano mettono di presentare questi ultimi,
in questo spazio specifico e parteci- sia per se stessi (un quadro, una
pano all’esperienza globale degli altri reliquia), sia per evocare concetti o
visitatori dell’esposizione. Il luogo di costruzioni mentali (la transustan-
esposizione si presenta quindi come ziazione, l’esotismo). Se il museo ha
un luogo specifico di interazioni potuto essere definito come un luogo
sociali, la cui azione è suscettibile di di musealizzazione e di visualizza-
divenire oggetto di valutazione. Lo zione, l’esposizione appare allora
testimonia lo sviluppo delle indagini come la “visualizzazione esplicativa
sui visitatori o sul pubblico, nonché di fatti assenti per mezzo di oggetti,
l’istituzione di un campo di ricerche nonché di strumenti di messa in
specifiche legate alla dimensione scena, utilizzati come segni” (Schärer
comunicativa del luogo, e anche 2003). Gli artifici quali la vetrina o i
all’insieme delle interazioni speci- sistemi di accrochage, che servono
fiche all’interno del luogo o all’in- da separatori tra il mondo reale e il

48
mondo immaginario del museo, non e l’esposizione si presenta come un
sono che marcatori d’oggettività che processo di comunicazione, per lo
servono a garantire la distanza (a cre- più unilaterale, incompleta e inter-
are una distanziazione, come diceva pretabile in modi spesso assai diver-
Berthold Brecht a proposito del tea- genti. In questo senso, il termine di
tro) e a segnalarci che siamo in un esposizione si distingue da quello di
altro mondo, un mondo dell’artificio presentazione, nella misura in cui il
dell’immaginario. primo termine corrisponde, se non
3. L’esposizione, intesa come l’in- a un discorso, formale o didattico,
sieme delle cose esposte, comprende almeno a una maggior complessità di
tanto i musealia, gli oggetti museali messa in mostra, mentre il secondo si
o “cose reali”, quanto i sostituti (cal- limita a un’esposizione (per esempio
chi, copie, fotografie ecc.), i disposi- in un mercato o in un grande magaz-
tivi espografici accessori (strumenti zino) che si potrebbe qualificare
di presentazione, come le vetrine o passiva, anche se, in un senso come
i tramezzi di separazione dello spa- nell’altro, la presenza di uno spe-
zio) e gli strumenti di informazione (i cialista (vetrinista, scenografo, desi-
testi, i film o i multimedia), quanto la gner di esposizione) è necessaria per
segnaletica funzionale. L’esposizione, garantire un certo livello di qualità.
da questo punto di vista, funziona Questi due livelli – la presentazione
come un sistema di comunicazione e l’esposizione – permettono di pre-
particolare (McLuhan et Parker, cisare le differenze tra scenografia ed
1969; Cameron, 1968), fondato su espografia. Nella prima, il creativo
“cose reali” e accompagnato da altri parte dallo spazio e tende a usare gli
artefatti che permettono di discer- oggetti da esporre per arredare que-
nere meglio il loro significato. In tale sto spazio, mentre nella seconda egli
contesto, ciascuno degli elementi parte dagli oggetti e cerca il miglior
presenti nell’esposizione (oggetti modo di espressione, il miglior lin-
museali, repliche, testi ecc.) può guaggio per far parlare gli oggetti da
essere definito come un oggetto espo- esporre.
sto [in francese: expôt ndt]. In questo Queste differenze di espressione
quadro, non si tratta di ricostruire sono variate nelle diverse epoche,
la realtà, che non può essere trasfe- secondo i gusti e le mode e secondo
rita in un museo (una “cosa vera” l’importanza relativa che assumono
in un museo è già un sostituto della gli addetti alla messa in scena (decora-
realtà e un’esposizione non può che tori, designer, scenografi, progettisti
offrire immagini analogiche di que- dell’esposizione), ma anche secondo
sta realtà), ma di comunicarla attra- le discipline e l’obiettivo perseguito.
verso questo dispositivo. Gli oggetti Il campo molto vasto costituito
esposti all’interno dell’esposizione dalle risposte formulate rispetto
funzionano come segni (semiologia) alla questione del “mostrare” e

49
“comunicare”, permette di deline- È spesso in questo senso che la cri-
are un abbozzo di storia della tipo- tica delle esposizioni si fa più viru-
logia delle esposizioni, che si può lenta, soprattutto quando rigetta
elaborare in base ai media utilizzati ciò che, a suo parere, non attiene
(oggetti, testi, immagini in movi- a un’esposizione – o per metoni-
mento, ambientazioni, tecnologie mia all’attività di un museo – ma
digitali; esposizioni “monomediali” è caratteristico di uno spettacolo
e “multimediali”), al carattere accattivante o di carattere commer-
lucrativo o meno dell’esposizione ciale troppo accentuato.
(esposizione di ricerca, blockbuster, 5. Lo sviluppo delle nuove tecno-
esposizione-spettacolo, esposizione logie e della “realtà virtuale” hanno
commerciale), alla concezione gene- reso popolare la creazione di musei
rale del museografo (espografia online e la creazione di esposizioni
dell’oggetto, dell’idea o del punto che non possono essere visite se non
di vista ecc.). In questa vasta gamma su uno schermo o attraverso i media
di possibilità, si riscontra un coin- digitali. Piuttosto che utilizzare il
volgimento sempre maggiore del termine di esposizione virtuale (il
visitatore-osservatore. cui esatto significato designa piut-
4. Il termine esposizione si distin- tosto un’esposizione in potenza,
gue parzialmente dal termine cioè una risposta potenziale alla
esibizione nella misura in cui, in questione di “mostrare”), si preferi-
francese, come anche in italiano, ranno i termini di esposizione digi-
quest’ultimo ha assunto un senso tale o cyber-esposizione, per riferirsi
peggiorativo. Verso il 1760, la stessa a queste esposizioni peculiari dif-
parola (exhibition) poteva essere fuse via internet. Queste offrono
utilizzata in francese e in inglese delle possibilità che le esposizioni
per designare un’esposizione di classiche degli oggetti materiali
pittura, ma il significato di questa non sempre permettono (raggrup-
parola si è in qualche modo degra- pamenti di oggetti, nuovi modi di
dato, per designare attività carat- presentazione, di analisi ecc.). Se, al
terizzate da una netta ostentazione momento, esse non rappresentano
(le “esibizioni sportive”) e perfino ancora una diretta concorrenza
impudiche, agli occhi della società per le esposizioni di “cose reali”
nella quale si svolge l’esposizione18. nei musei classici, non è da esclu-
dere che il loro sviluppo condizioni
18 Nella versione inglese si invece i metodi attualmente adot-
aggiunge: “questo è il caso dei derivati tati in questi musei.
“esibizionista” ed “esibizionismo”, che si w Derivati: esporre, espografia, esposto, cyber-
riferisce anche più specificamente ad atti esposizione, design espositivo,.
indecenti.”

50
temporanea, e. universale, fiera, galleria,

F Correlati: sistemi di appensione , installazione, media, messaggio, metafora,

curatore di mostra, catalogo, comunicazione, messa in spazio, mostrare, messa in scena,

progetto espositivo, decoratore, diorama, oggetto didattico, strumento di presentazione,

spazio sociale, disporre, e. all’aria aperta, presentare, realtà virtuale, ricostruzione, sala

e. in situ, e. internazionale, e. itinerante, espositiva, salone, scenografia, inaugurazione,

e. agricola, e. commerciale, e. nazionale, visitatore, visualizzazione, vetrina, dispositivo,

e. permanente (di lunga, breve durata), e. dimostrazione, rappresentazione.

51
G
A
GESTIONE sto tipo di attività del museo, ma
s. f. – (dal latino: gerere) – Equivalente fr.: anche, più generalmente, tutte le
gestion; ing.: management; sp.: gestión; ted.:
Verwaltung, Administration; port.: gestão.
attività necessarie al funzionamento
di un museo. Il trattato di museolo-
La gestione museale è attualmente gia di George Brown Goode, intito-
definita come l’azione di assicurare lato Museum Administration, (1896)
l’amministrazione del museo o, più esamina tanto gli aspetti legati allo
genericamente, tutte le attività che studio e alla presentazione delle col-
non sono direttamente collegate alle lezioni quanto la gestione quotidiana
specificità del museo (conservazione, di un museo, ma anche la visione
ricerca e comunicazione). In questo generale di museo e la sua integra-
senso, la gestione museale include zione nella società. Legittimamente
essenzialmente i compiti legati alle derivato dalla logica del servizio
attività finanziarie (contabilità, con- pubblico, l’azione dell’amministrare
trollo di gestione e finanze) e legali, indica, in riferimento al servizio pub-
i lavori di sicurezza e manutenzione, blico o privato, il fatto di assicurarne
l’organizzazione del personale, il il funzionamento, garantendone
marketing, ma anche i processi stra- l’impulso e il controllo di tutte le sue
tegici e la pianificazione generale attività. La nozione di servizio (pub-
delle attività del museo. Il termine blico), implica, con una sfumatura
deriva dall’anglosassone (sebbene religiosa, quella di sacerdozio, che le
originariamente risalga al francese è strettamente associata.
manége e ménage) ed è correntemente Siamo consapevoli delle conno-
usato in Francia, come in Italia, con tazioni burocratiche del termine
lo stesso significato. Le linee guida “amministrazione” quando è riferito
– o lo stile – di gestione definiscono alle (dis)funzioni delle pubbliche
una certa concezione di museo – e in amministrazioni. Non sorprende
particolare la sua relazione con il ser- quindi, che l’evoluzione generale
vizio pubblico. delle teorie economiche dell’ultimo
Tradizionalmente, è il termine quarto di secolo, privilegiando l’eco-
amministrazione (dal latino admi- nomia di mercato, abbia comportato
nistratio, servizio, aiuto, gestione) a il ricorso, sempre più frequente, al
essere stato usato per definire que- concetto di gestione, precedente-
52
mente utilizzato in contesti a fini di La specificità della gestione muse-
lucro. I concetti di immissione nel ale, se articolata attorno alle logiche
mercato e di marketing museale, a volte antitetiche o ibride legate da
come lo sviluppo di strumenti che una parte al mercato, e dall’altra alle
provengono dall’ambito commer- amministrazioni pubbliche, si ispira
ciale (nella definizione delle strate- ugualmente alla logica del dono
gie, nella presa in conto dei pubblici/ (Mauss, 1923) attraverso la dona-
consumatori, nello sviluppo delle zione di oggetti e denaro o l’attività
risorse, nella pianificazione del fun- del volontariato e delle associazioni
draising ecc.) hanno trasformato con- degli amici dei musei.
siderevolmente il museo. Così alcuni Quest’ultima caratteristica, di
fra gli aspetti più conflittuali in mate- norma presa in considerazione in
ria di organizzazione delle politiche modo implicito, beneficia tuttavia
museali sono direttamente condi- di una riflessione meno approfon-
zionati dall’opposizione, interna ai dita rispetto alle sue implicazioni in
musei, fra la logica del mercato e una materia di gestione dell’istituzione
logica più tradizionalmente domi- museale a medio e a lungo termine..
nata dalle amministrazioni pubbli-
che. Ne discendono in particolare lo w Derivati: gestore/manager, gestione delle
sviluppo di nuove forme di finanzia- collezioni.
mento (la differenziazione dei punti
vendita, l’affitto degli spazi, i parte- F Correlati: amministrazione, blockbuster,
nariati economici) e soprattutto l’in- management, dichiarazione di missione, progetto,
troduzione del biglietto d’ingresso,
valutazione, strategia, pianificazione, indicatori di
lo sviluppo di mostre temporanee
popolari – blockbuster – o la vendita performance, biglietto d’ingresso, raccolta fondi,

delle collezioni. Sempre di più, que- fundraising, amici, benefattori, volontariato,


ste attività, inizialmente ausiliarie,
marketing museale, museo pubblico/privato,
hanno iniziato ad avere un impatto
reale sullo svolgimento delle altre trustees, risorse umane, organizzazione
attività museali al punto che, a volte, senza fine di lucro, non- profit, consiglio
si sono sviluppate a detrimento di
d’amministrazione, studi di fattibilità, strategia,
quelle legate alla conservazione, alla
ricerca e alla comunicazione. pianificazione.

53
A
I
ISTITUZIONE tution muséale: nel senso comune
di relativo al museo), è di frequente
s. f. – dal latino: institutio, riunirsi in assem- usato come sinonimo di “museo”,
blea, costituire, fondare, organizzare; fr.: per evitare ripetizioni. Il concetto
institution; sp.: institución; ted.: Institution;
di istituzione è peraltro centrale nel
ing.: institution; port.: instituiçāo.
dibattito che riguarda i musei, in tre
In senso generale, la parola isti- precise accezioni.
tuzione designa una convenzione 1. Esistono due livelli di istituzioni,
stabilita da un mutuo accordo tra a seconda della natura dei bisogni
più persone, dunque arbitraria, ma che queste intendono soddisfare. Il
storicamente definita. Le istituzioni primo livello è di natura biologica (il
sono strumenti che, nell’ampio spet- bisogno di mangiare, di riprodursi,
tro di soluzioni, il genere umano si è di dormire ecc.). Il secondo di natura
dato per soddisfare i bisogni naturali sociale (il bisogno di organizzarsi, di
della vita sociale (Malinowski, 1944). difendersi, di salute ecc.). A questi
Più specificatamente, con il termine due livelli corrispondono due tipi
istituzione si intende un organismo di istituzioni che sono diversamente
pubblico o privato, stabilito dalla condizionanti: il pasto, il matrimo-
società in risposta a un determinato nio, la casa, da una parte; lo stato,
bisogno. Il museo è un’istituzione l’esercito, le scuole, gli ospedali,
nel senso che è retto da un preciso dall’altra. Poiché i musei rispondono
sistema giuridico di diritto pubblico a bisogni sociali dell’essere umano,
o privato (vedi i termini Gestione ovvero la relazione sensoriale con
e Pubblico). Sia che esso si basi sul gli oggetti, essi appartengono alla
concetto di pubblico dominio (dalla seconda categoria.
Rivoluzione in poi), o di public trust 2. L’ICOM definisce il museo
(nel diritto anglosassone) o e al di là “un’istituzione permanente al servi-
delle diverse convenzioni, è dimo- zio della società e del suo sviluppo”.
strazione di mutuo accordo tra gli In questo senso l’istituzione è una
individui di una società, e dunque costruzione creata dall’umanità
un’istituzione. nel campo museale (vedi Museale)
Questo termine quando è asso- e organizzata per entrare in una
ciato all’aggettivo ‘museale’ (insti- relazione sensibile con gli oggetti.
54
L’istituzione museo, creata e soste- spressione “museo virtuale”, museo
nuta dalla società, si fonda su una potenziale, rende conto di queste
serie di norme e regole (misure di esperienze museali a margine della
conservazione preventiva, divieto di realtà istituzionale).
toccare gli oggetti o di esporre copie Per questo motivo in molti paesi,
come originali) che si basano su un in particolare in Canada e in Belgio,
sistema di valori: la conservazione si usa l’espressione “institution
del patrimonio, la presentazione di muséale” per identificare un istituto
opere d’arte o di pezzi unici, la diffu- che non ha tutte le caratteristiche del
sione delle scoperte scientifiche più museo tradizionale. “Per istituzione
aggiornate ecc. Sottolineare la natura museale, si intendono enti senza fine
istituzionale del museo significa dun- di lucro, musei, centri espositivi e di
que rafforzarne il ruolo normativo, interpretazione che, oltre alle fun-
l’autorità che esercita sulla scienza e zioni di acquisizione, conservazione,
sull’arte, o l’idea che esso rimanga ricerca e gestione delle collezioni
“al servizio della società e del suo hanno in comune il fatto di essere
sviluppo”. luoghi dedicati all’educazione e alla
3. A differenza dell’inglese che divulgazione delle arti, della storia
non li diversifica con precisione e delle scienze” (Société des musées
(come anche in Belgio e in Canada), québécois, Observatoire de la cul-
ture et des communautés du Québec,
i termini institution e establishment
2004).
non sono sinonimi; museo, come
istituzione, è diverso da museo come 4. Infine, possono essere defi-
istituto che è invece specifico e con- nite “istituzioni museali” – come
creto: “l’istituto museale è una forma sono “istituzioni finanziarie” l’IMF
materializzata dell’istituzione muse- [Fondo Monetario Internazionale,
ale” (Maroevic´, 2007). Si noterà che ndt] o la World Bank [Banca
contestare l’istituzione, anche pura- Mondiale, ndt] - quelle realtà nazio-
mente e semplicemente negandola nali o internazionali che governano
(come nel caso del museo immagi- le iniziative museali come l’ICOM o
nario di Malraux o del museo irreale la Direction des musées de France di
dell’artista Marcel Broodthaers), non una volta.
comporta l’abbandono del campo w Derivati: istituzionale, istituzione museale.
museale, nella misura in cui esso
può essere concepito oltre il quadro F Correlati: dominio pubblico, istituto,
istituzionale (in senso stretto, l’e- museo virtuale, trust.

55
M
A
MEDIAZIONE 19 e di raggiungere un modus vivendi,
s. f. (XV secolo, dal latino mediatio: media-
tale dimensione contrassegna anche
zione, – Equival. fr.: médiation; ing.: media- il significato che tale nozione assume
tion, interpretation; sp: mediación; ted.: nel contesto culturale e scienti-
Vermittlung; port.: mediaçāo. fico della museologia. Anche qui la
mediazione si colloca in una via di
Con mediazione si indica l’azione
mezzo, in uno spazio che essa cer-
che mira a riconciliare o a mettere
cherà di ridurre, provocando un riav-
d’accordo due o più parti e, nel con-
vicinamento e perfino una relazione
testo museale, il pubblico con ciò che
di appropriazione.
gli è dato vedere. Possibile sinonimo
di intercessione. Etimologicamente, 1. La nozione di mediazione gioca
troviamo in “mediazione” la radice su più piani; sul piano filosofico essa
med che significa “a metà”, radice che è servita, per Hegel e i suoi discepoli,
ricorre in numerose lingue (l’inglese a descrivere il movimento stesso della
middle, lo spagnolo medio, il tede- storia. In effetti la dialettica, motore
sco mitte [l’italiano medio]), e che della storia, avanza per mediazioni
ricorda che la mediazione è legata successive: una situazione iniziale
all’idea di una posizione mediana, a (la tesi) deve passare attraverso la
quella di un terzo che si colloca tra mediazione del suo opposto (l’anti-
due poli distanti e agisce da interme- tesi) per progredire verso un nuovo
diario. Se questa posizione caratte- stato (la sintesi) che trattiene in sé
rizza bene gli aspetti giuridici della qualcosa di quei due momenti supe-
mediazione, dove qualcuno negozia rati che l’hanno preceduto.
al fine di riconciliare gli avversari Il concetto generale di mediazione
serve anche a pensare l’istituzione
stessa della cultura come trasmis-
19 Nella versione inglese sione di quel fondamento comune
nel titolo è stato aggiunto il termine che riunisce i partecipanti di una
INTERPRETAZIONE, e il capitolo collettività e nel quale essi si ricono-
inizia: “Mediazione è la traduzione del scono. In questo senso, è attraverso la
Francese médiation, che ha lo stesso mediazione della propria cultura che
significato museale generale di interpre- un individuo percepisce e comprende
tazione” . il mondo e la sua propria identità: in
56
molti parlano allora di mediazione (il sapere). La mediazione cerca tal-
simbolica. Sempre in campo cultu- volta anche di favorire la condivisione
rale, la mediazione interviene per delle esperienze vissute tra i visitatori
analizzare la “pubblicizzazione” di nella condivisione della visita, e l’e-
idee e di prodotti culturali – la loro mergere di riferimenti comuni. Si
presa in carico mediatica – e descri- tratta allora di una strategia di comu-
vere la loro circolazione nello spazio nicazione a carattere educativo che,
sociale globale. La sfera culturale è attorno alle collezioni esposte, attiva
vista come una nebulosa dinamica diverse tecnologie, cosicché i visi-
dove i prodotti si compongono gli tatori abbiano a disposizione mezzi
uni con gli altri e si relazionano. Qui, per meglio comprendere certi aspetti
la mediazione reciproca delle opere delle collezioni e per condividerne
conduce all’idea di “rimediazione”, l’appropriazione.
di rapporti fra media e di tradu- Il termine investe dunque nozioni
zione attraverso cui un medium – la “limitrofe” alla museologia: la comu-
televisione o il cinema per esempio – nicazione e l’animazione, e soprat-
riprende le forme e le produzioni di tutto l’interpretazione, assai presente
un altro medium (un romanzo adat- nel mondo anglofono dei musei e dei
tato al cinema). Le creazioni raggiun- siti nord-americani e che lì coincide
gono i destinatari attraverso l’uno in buona parte con la nozione di
o l’altro di questi diversi strumenti mediazione. Come la mediazione,
che costituiscono la loro mediatizza- l’interpretazione presuppone uno
zione. In questa prospettiva, l’analisi scarto, una distanza da colmare tra
dimostra le numerose mediazioni ciò che è immediatamente percepito
messe in atto da complesse catene e i significati soggiacenti ai fenomeni
di agenti differenti per garantire la naturali, culturali e storici; come i
presenza di un contenuto nella sfera mezzi di mediazione, l’interpreta-
culturale e la sua diffusione presso zione si materializza negli interventi
numerosi pubblici. umani (l’interpersonale) e nei sup-
2. In museologia, il termine media- porti che si aggiungono alla semplice
zione è, da più di un decennio, fre- esposizione (display) degli oggetti
quentemente utilizzato in Francia esposti per suggerirne i significati e
e nell’Europa francofona, dove si l’importanza. Nata nei contesti dei
parla di “mediazione culturale”, di parchi naturali americani, la nozione
“mediazione scientifica” e di “media- di interpretazione si è in seguito
tore”. Esso designa essenzialmente estesa a designare il carattere erme-
tutta una gamma di interventi con- neutico delle esperienze di visita nei
dotti in nel contesto museale al fine musei e nei siti; così si definisce come
di stabilire dei ponti fra ciò che è una rivelazione e un disvelamento
esposto (il vedere) e i significati che che conduce i visitatori verso la com-
questi oggetti e siti possono assumere prensione, poi verso l’apprezzamento
57
e infine verso la protezione dei patri- Il termine ha due accezioni, a
moni che essa assume come oggetto. seconda che sia usato come agget-
In conclusione, la mediazione tivo o come sostantivo20. L’aggettivo
costituisce una nozione centrale nella “museale” serve a qualificare tutto
prospettiva di una filosofia ermeneu- ciò che è relativo al museo, per distin-
tica e riflessiva (Paul Ricoeur): gioca guerlo da altri ambiti (es. “il mondo
un ruolo fondamentale nel progetto museale” per designare il mondo dei
di comprensione di sé che ogni visi- musei). Come sostantivo, il museale
tatore sviluppa attraverso l’azione designa il campo di riferimento entro
facilitatrice del museo. È infatti pas- il quale si svolgono non solo la crea-
sando dalla mediazione che ha luogo zione, lo sviluppo e il funzionamento
l’incontro con le opere prodotte da dell’istituzione museo, ma anche la
altri esseri umani, che una soggetti- riflessione sui suoi fondamenti e sulle
vità arriva a sviluppare una coscienza sue sfide. Questo campo di riferi-
di sé e a comprendere la sua propria mento si caratterizza per la specifi-
avventura. Un tale approccio fa del cità del suo approccio e determina
museo, detentore di testimonianze e un punto di vista sulla realtà (con-
di segni dell’umanità, uno dei luoghi siderare una cosa dal punto di vista
di eccellenza per questa mediazione museale è, per esempio, chiedersi se
imprescindibile che, offrendo un sia possibile conservarla per esporla
contatto con il mondo delle opere al pubblico). Pertanto, la museologia
della cultura, conduce ciascuno sul può essere definita come l’insieme
cammino di una più profonda com- dei tentativi di teorizzazione o di
prensione di sé e della realtà nella sua riflessione critica in campo museale,
interezza. o anche come l’etica e la filosofia del
museale.
1. Bisogna sottolineare l’impor-
w Derivati: mediatore, mediatizzare
tanza del genere maschile, giacché
la denominazione dei diversi campi
F Correlati: animazione,divulgazione, (ai quali appartiene il museale) si
educazione, esperienza di visita, interpretazione,
distingue in francese, [come in ita-
pubblici. liano], per l’articolo determinativo
maschile che precede un aggettivo
sostantivante (il politico, il religioso,

MUSEALE 20 Nella versione inglese, è stato


aggiunto: “mentre ha un solo significato
s. m e agg. (neologismo costruito dalla conver-
sione in sostantivo di un aggettivo anch’esso in inglese, dove il termine è stato rara-
recente) – Equival. fr.: muséal; ing.: museal; mente usato fino a oggi, per qualificare
sp.: museal; ted.: Musealität (s. f.), museal un campo che copre più della classica
(agg.); port.: museal. nozione di museo”.

58
il sociale, sottintendendo il campo come campo teorico di riferimento
politico, il campo religioso, il campo apre considerevoli prospettive di
sociale), in opposizione alle pratiche ampliamento della riflessione, giac-
empiriche che si riferiscono più di ché il museo istituzionale appare
frequente a un sostantivo (diciamo ormai soltanto come un’illustrazione
la politica, la vita sociale, l’economia o un esempio dell’intero campo
ecc.), ricorrendo spesso allo stesso (Stránský). Con due conseguenze:
termine, ma preceduto questa volta (1) non è il museo ad aver susci-
dall’articolo determinativo femmi- tato la comparsa della museologia,
nile (la politica). All’occorrenza, ma è piuttosto la museologia ad
il campo di esercizio del museo, aver fondato propriamente i musei
inteso come una relazione specifica (rivoluzione copernicana); (2) que-
dell’uomo con la realtà, sarà desi- sto permette di comprendere che
gnato in francese, come in italiano, esperienze che sfuggono ai caratteri
come il museale. usuali dei musei (collezioni, edificio,
2. Il museale identifica “una speci- istituzione) fanno parte della stessa
fica relazione con la realtà” (Stránský, problematica e di accettare i musei
1987; Gregorová, 1980), e si colloca di repliche, i musei privi di colle-
accanto al [campo] politico e, allo zioni, i musei diffusi, le città museo
stesso titolo di quest’ultimo, a quello (Quatremère de Quincy, 1796), gli
sociale, religioso, demografico, eco- ecomusei o ancora i cyber-musei.
nomico, biologico ecc. Si tratta ogni 4. La specificità del museale, cioè
volta di un piano e di un campo ori- ciò che lo distingue irriducibil-
ginale in cui si pongono problemi cui mente dai campi limitrofi, consiste
corrispondono concetti astratti. Così in due aspetti: (1) La presentazione
lo stesso fenomeno potrà trovarsi al sensibile, per distinguere il museale
punto d’intersezione di più piani o, dal testuale gestito dalla biblioteca,
parlando in termini di analisi stati- che offre una documentazione tra-
stica multidimensionale, si proietterà smessa attraverso il supporto dello
su vari livelli eterogenei. Per esempio, scritto (principalmente lo stampato,
gli OGM (organismi geneticamente il libro) e che richiede non solo la
modificati) possono essere contem- conoscenza di una lingua, ma anche
poraneamente un problema tecnico la padronanza della lettura, il che
(le biotecnologie), un problema sani- procura un’esperienza allo stesso
tario (rischio riguardante la biosfera), tempo più astratta e più teorica. Al
un problema politico (questione eco- contrario, un museo non richiede
logica) ecc., ma anche un problema alcuna di queste attitudini, per-
museale: alcuni musei sociali, infatti, ché la documentazione proposta è
hanno deciso di allestire mostre sui soprattutto sensibile, cioè percepi-
rischi e le sfide degli OMG. bile dalla vista e talvolta dall’udito,
3. Questa posizione del museale più raramente dagli altri tre sensi:

59
il tatto, il gusto e l’olfatto). Un anal- biare il mondo bisogna immaginarlo
fabeta o anche un bambino potranno in modo diverso e dunque prendere
sempre trarre qualcosa dalla visita di le distanze da esso, perché la finzione
un museo, mentre saranno incapaci dell’utopia non è necessariamente
di sfruttare le risorse di una biblio- una carenza o una mancanza.
teca. Questo spiega anche le visite
adattate ai ciechi o agli ipovedenti w Derivati: musealizzazione, musealità,
che si realizzano sfruttando gli altri musealia.
sensi (l’udito, ma soprattutto il tatto)
per scoprire gli aspetti sensibili degli F Correlati: apprendimento sensibile, campo,
oggetti esposti. Un dipinto o una museo, museologia, presentazione sensibile,
scultura, prima di tutto, sono fatti relazione specifica, realtà.
per essere visti e il riferimento a un
testo (la lettura di una didascalia, se
c’è) non avviene che in seguito e non MUSEALIZZAZIONE
è del tutto indispensabile. Si parlerà
dunque, a proposito del museo, di s. f.– Equival. fr.: muséalisation; ing.: museali-
sation; sp.: musealisación; ted.: Musealisierung;
“funzione documentaria sensibile”
port.: musealisação.
(Deloche, 2007). (2) La marginalizza-
zione della realtà, poiché il museo “si Nell’accezione comune del ter-
specifica separandosi” (Lebensztejn, mine, musealizzazione significa
1981). Differentemente dal campo collocare qualcosa all’interno di un
politico che permette di teorizzare museo o, più generalmente, trasfor-
la gestione della vita concreta delle mare un ambiente di vita, che può
persone nella società attraverso la essere un centro di attività umane
mediazione di istituzioni come lo o un sito naturale, in una sorta di
Stato, il campo museale serve al con- museo. Il termine patrimonializza-
trario a teorizzare il modo in cui una zione descrive indubbiamente meglio
istituzione creata, per mezzo della tale principio, che si fonda essenzial-
separazione e della decontestualiz- mente sull’idea di conservazione di
zazione, in breve attraverso la “messa un oggetto o di un luogo, ma che non
in immagine”, uno spazio di presen- concerne l’intero processo museale.
tazione sensibile “al margine di tutta Il neologismo “museificazione” tra-
la realtà” (Sartre), il che è proprio di duce l’idea peggiorativa della “pie-
un’utopia, vale a dire di uno spazio trificazione” (o mummificazione) di
completamente immaginario, cer- un luogo vivo, che può risultare da
tamente simbolico, ma non neces- un tale processo, e che si ritrova in
sariamente immateriale. Questo numerose critiche alla “musealizza-
secondo punto caratterizza quella zione del mondo”. Da un punto di
che si potrebbe chiamare la funzione vista più strettamente museologico,
utopica del museo, giacché per cam- la musealizzazione è l’operazione
60
che tende a estrarre, fisicamente e (cose “vere”) sono separati dal loro
concettualmente, una cosa dal suo contesto di origine per essere stu-
ambiente naturale o culturale per diati come documenti rappresen-
darle uno status museale, trasfor- tativi della realtà che costituivano.
mandola in un musealium o oggetto Un oggetto museale non è più un
museale, facendola cioè entrare nel oggetto destinato a essere utilizzato
campo museale. o scambiato, è destinato a fornire una
Il processo di musealizzazione testimonianza autentica della realtà.
non consiste nel prendere un oggetto Questo sradicamento (Desvallées,
e metterlo all’interno dei confini 1998) dalla realtà è già una prima
fisici del museo: come spiega Zbynēk forma di sostituzione. Una cosa sepa-
Stránský, un oggetto museale non rata dal contesto dal quale è stata
è solo un oggetto in un museo. prelevata non è più che un sostituto
Attraverso il cambiamento di con- di quella realtà della quale è pre-
testo e il processo di selezione, di sunta essere testimone. Questo tra-
tesaurizzazione e di presentazione, sferimento, attraverso la separazione
si opera un cambiamento dello sta- che opera con il contesto d’origine,
tus dell’oggetto. Un oggetto di culto, produce inevitabilmente una perdita
un oggetto funzionale o di piacere, di informazioni, che si verifica forse
animale o vegetale o anche qualcosa nel modo più esplicito nel caso degli
di insufficientemente determinato scavi clandestini, dove si determina
per essere concettualizzato come la perdita completa del contesto
oggetto, una volta all’interno del di rinvenimento degli oggetti. Per
museo, diventa testimonianza mate- questa ragione la musealizzazione,
riale e immateriale dell’umanità e in quanto processo scientifico, com-
del suo ambiente, fonte di studio e prende necessariamente l’insieme
di esposizione, acquisendo così una delle attività del museo: un lavoro
realtà culturale specifica. di protezione (selezione, acquisi-
Il riconoscimento di tale cam- zione, gestione, conservazione), di
biamento di natura ha condotto ricerca (inclusa la catalogazione) e di
Stránský, nel 1970, a proporre il comunicazione (attraverso mostre,
termine musealia per identificare pubblicazioni ecc.) o, da un altro
gli oggetti che hanno subito il pro- punto di vista, le attività legate alla
cesso di musealizzazione e possono selezione, alla tesaurizzazione e alla
così pretendere di acquisire lo status presentazione di quanto è divenuto
di oggetto museale (vedi alla voce un oggetto museale [musealia, nella
Oggetto). versione originale, ndt.]. Il lavoro di
La musealizzazione comincia con musealizzazione non offre, al più,
una fase di separazione (Malraux, che un’immagine che è un sostituto
1951) o di sospensione (Déotte, della realtà, a partire dalla quale certi
1986): degli oggetti o delle cose oggetti sono stati selezionati. Questo
61
sostituto complesso, o modello della musealizzazione, museificazione, museologia,
realtà costruito nel museo, costitu- museografia, museologo, museologico, nuova
isce la “musealità”, vale a dire uno
specifico valore scaturito dalle cose museologia, realtà.

musealizzate. La musealizzazione
produce musealità che documenta la
realtà, ma che non costituisce in nes- MUSEO
sun caso la realtà.
s. m. (dal greco mouseion, tempio delle Muse).
La musealizzazione supera la pura
– Equivalente fr.: musée; sp.:museo; ted.:
logica della collezione per inserirsi Museum; ing.: museum; port.: museu.
in una tradizione che si basa essen-
zialmente su un approccio razionale, Il termine ‘museo’ può designare
legato all’invenzione delle scienze sia l’istituzione sia l’edificio o il luogo
moderne. L’oggetto portatore di generalmente deputato alla selezione,
informazioni o l’oggetto-documento, allo studio e all’esposizione delle
una volta musealizzato, fa parte del testimonianze materiali e immate-
nucleo dell’attività scientifica del riali dell’umanità e del suo ambiente.
museo così come si è sviluppata a par- La forma e le funzioni del museo
tire dal Rinascimento: un’attività che sono considerevolmente variate nel
cerca di esplorare la realtà attraverso corso dei secoli. Sono cambiati i con-
la percezione sensibile, l’esperienza e tenuti, così come la missione, il modo
lo studio dei suoi frammenti. Questa di operare o la gestione.
prospettiva scientifica condiziona lo 1. La maggior parte dei paesi
studio oggettivo e ripetuto della cosa hanno stabilito definizioni di museo
concettualizzata in quanto oggetto, attraverso norme di legge o per
al di là dell’aura che ne offusca il mezzo delle loro organizzazioni
significato. Non per contemplare nazionali. La definizione profes-
ma per vedere: il museo scientifico sionale ancora oggi più diffusa è
non presenta soltanto begli oggetti, quella data nel 2007 dall’ICOM, il
ma invita a comprenderne il senso. Consiglio Internazionale dei Musei,
L’atto di musealizzare allontana il nei suoi Statuti “Il museo è un’isti-
museo dalla prospettiva del tempio tuzione permanente senza scopo di
per iscriverlo in un processo che lo lucro, al servizio della società e del
avvicina al laboratorio. suo sviluppo, aperta al pubblico, che
acquisisce, conserva, compie ricer-
w Derivati: museo virtuale, cyber-museo.
che, espone e comunica le testimo-
nianze materiali e immateriali dell’u-
manità e del suo ambiente, a fini di
F Correlati: collezioni private, cyber- studio, educazione e diletto”. Questa
museo, esposizione, istituzione, mostra,
definizione sostituisce quella usata
museale, musealizzare, musealità, musealia, dall’ICOM per oltre trenta anni: “un
62
museo è un’istituzione senza scopo di nell’elenco delle funzioni generali
lucro, permanente, al servizio della del museo.21
società e del suo sviluppo, aperta al 2. Per molti museologi, e in par-
pubblico, che compie ricerche sulle ticolare per quelli che affermano di
testimonianze materiali dell’uomo abbracciare il concetto di museolo-
e del suo ambiente, le acquisisce, le gia insegnato negli anni 1960-1990
conserva, le comunica e soprattutto dalla scuola ceca (Brno e l’Interna-
le espone a fini di studio, educazione tional Summer School of Museology),
e diletto” (Statuti ICOM, 1974). il museo non è che un mezzo, tra gli
Le differenze tra le due defini- altri, che testimonia un “rapporto
zioni, a priori poco significative specifico tra l’uomo e la realtà”, rap-
– è stato aggiunto il riferimento al porto determinato dalla “collezione
patrimonio immateriale e sono stati e conservazione, cosciente e siste-
introdotti alcuni cambiamenti nella matica e (…) e l’utilizzo scientifico
struttura – attesta non di meno culturale ed educativo di oggetti
da un lato la preponderanza della inanimati, materiali, mobili, princi-
logica anglo-americana all’interno palmente tridimensionali, che docu-
dell’ICOM, e dall’altro un ruolo mentano lo sviluppo della natura
meno importante assegnato alla e della società (Gregorová, 1980).
ricerca nell’istituzione museale. La Prima che il museo fosse definito
definizione iniziale del 1974, è stata tale, cioè nel Diciottesimo secolo,
oggetto, in inglese, di una traduzione secondo un concetto preso a pre-
assai libera che meglio rifletteva la stito dall’antichità greca e riapparso
logica anglo-americana sulle fun- durante il Rinascimento occidentale,
zioni del museo – una delle quali è
la trasmissione del patrimonio. La 21 In italiano, la definizione
diffusione della lingua inglese come accolta dal DM 23 dicembre 2014 è quella
lingua di lavoro, sempre più sovente presente anche nella versione italiana del
utilizzata anche nelle riunioni dell’I- Codice etico per i musei dell’ICOM, ante-
COM, così come nella maggior parte riore al 2007: “Il museo è un’istituzione
delle organizzazioni internazionali, permanente, senza scopo di lucro, al
pare abbia influenzato la nuova ver- servizio della società e del suo sviluppo.
sione corrente della definizione di È aperto al pubblico e compie ricerche
museo La particolare struttura della che riguardano le testimonianze mate-
definizione francese del 1974 valoriz- riali e immateriali dell’umanità e del suo
zava infatti la funzione della ricerca, ambiente; le acquisisce, le conserva, le
presentata in qualche modo come comunica e le espone a fini di studio, edu-
principio motore dell’istituzione. cazione e diletto” con l’assenza di ‘soprat-
Nel 2007 il principio della ricerca tutto’ prima di ‘le espone’ e con l’aggiunta
(modificato in francese con la parola “promuovendone la conoscenza presso il
étudier - studiare) è stato relegato pubblico e la comunità scientifica”.

63
in tutte le civiltà esisteva un certo 3. In stessa prospettiva, che va
numero di luoghi, di istituzioni e oltre il carattere limitato del museo
di edifici che si avvicinavano più tradizionale, il museo è definito
o meno direttamente a quanto noi come uno strumento o una funzione
associamo al termine museo. In que- ideata dall’uomo nella prospettiva
sto senso la definizione dell’ICOM di archiviare, capire e trasmettere.
è fortemente caratterizzata dal suo Si può così intendere, con Judith
tempo e dal suo contesto occiden- Spielbauer (1987), il museo come
tale, ed è anche troppo prescrittiva, uno strumento destinato a favorire
dato che il suo scopo è essenzial- “la percezione dell’interdipendenza
mente corporativo. Una definizione dell’uomo con il mondo naturale,
“scientifica” di museo deve, in questo sociale ed estetico, offrendo infor-
senso, liberarsi da certi principi defi- mazioni ed esperienza, e facilitando
niti dall’ICOM, come per esempio la comprensione di sé grazie a questo
quello riferito all’aspetto non lucra- contesto più ampio”. Il museo può
tivo del museo: un museo a scopo di anche presentarsi come “una fun-
lucro (come il Musée Grévin a Parigi) zione specifica che può prendere o
è pur sempre un museo, anche se meno le vesti di un’istituzione, il cui
non riconosciuto da ICOM. Si può obiettivo è quello di assicurare, attra-
così definire il museo in maniera verso l’esperienza sensibile, l’archi-
più ampia e oggettiva come “un’i- viazione e la trasmissione della cul-
stituzione museale permanente, che tura intesa come l’insieme di acquisi-
conserva collezioni di ‘documenti zioni che, di un essere geneticamente
materiali’ [in fr. ‘documents corpo- umano, fanno un uomo” (Deloche,
rels’] e produce conoscenza a par- 2007). Queste ultime definizioni
tire da essi” (Van Mensch, 1992). comprendono sia i musei impropria-
Da parte sua, Schärer definisce un mente definiti virtuali (in particolare
museo come “un luogo dove le cose quelli su carta, su CD-ROM o in
e i valori a esse correlati sono conser- Internet) sia le istituzioni museali più
vati, studiati, e comunicati in quanto classiche, includendo anche i musei
‘segni’ per interpretare fatti assenti” antichi, che erano più scuole di filo-
(Schärer, 2007) oppure, in modo a sofia che collezioni nel senso abituale
prima vista tautologico, come il luogo della parola.
dove si realizza la musealizzazione. 4. Quest’ultima accezione del ter-
Conferendo un significato ancora mine rinvia ai principi dell’ecomuseo
più ampio, il museo può essere anche nella sua concezione originale, ovvero
inteso come un “luogo di memoria” a un’istituzione museale che associa
(Nora, 1984; Pinna, 2003), un ‘feno- allo sviluppo di una collettività, la
meno’ (Scheiner, 2007), che ingloba conservazione, la presentazione e la
istituzioni, luoghi diversi o territori, spiegazione di un patrimonio natu-
esperienze e anche spazi immateriali. rale e culturale posseduto da questa

64
stessa comunità, rappresentativo di con il visitatore (…); non dispone di
un ambiente di vita e di lavoro in un un luogo o uno spazio reale; i suoi
determinato territorio così come la oggetti e le informazioni che ne deri-
ricerca legata ad esso. “L’ecomuseo vano possono essere disseminate in
(…) in un territorio dato, esprime tutto il mondo” (Schweibenz, 1998).
le relazioni tra l’uomo e la natura Questa definizione, probabilmente
nel tempo e nello spazio di questo derivata dalla nozione recente della
stesso territorio. Si compone di beni memoria virtuale dei computer, sem-
di riconosciuto interesse scientifico e bra un controsenso. Dobbiamo ricor-
culturale, rappresentativi del patri- dare che “virtuale” non è l’opposto
monio della comunità al cui servizio di “reale”, come troppo spesso pen-
opera: beni immobili non costruiti, siamo di credere, ma piuttosto l’op-
spazi naturali selvaggi, spazi naturali posto di “attuale” nel suo senso ori-
antropizzati; beni immobili costruiti, ginario di “esistente ora”22. Un uovo
beni mobili, beni fungibili. Include è un pollo virtuale: è programmato
un centro, sede delle sue strutture più per diventare un pollo e può diven-
importanti: l’accoglienza, la ricerca, tare un pollo se non accade qualche
la conservazione, l’esposizione, le incidente nel corso del suo sviluppo.
attività culturali, l’amministrazione In questo senso il museo virtuale può
e, in particolare, uno o più laboratori essere concepito come l’insieme dei
da campo, organi di conservazione, musei concepibili o l’insieme delle
sale riunione, atelier socioculturali, soluzioni concepibili in risposta ai
una foresteria ecc.; percorsi e punti problemi posti, e in particolare al
di osservazione per esplorare il terri- museo classico. Così il museo vir-
torio; diversi elementi architettonici, tuale può essere definito come un
archeologici e geologici… doverosa- “concetto che definisce in maniera
mente indicati e spiegati…” (Rivière, globale il campo problematico del
1978). museale, cioè gli effetti del processo
5. Con lo sviluppo dell’informa- di decontesualizzazione/ricontestua-
tica e del mondo digitale la nozione lizzazione; una collezione di repliche
di cyber-museo, spesso chiamato in può essere un museo virtuale così
maniera non corretta “virtuale”, si come può esserlo una base di dati
è progressivamente imposta; si può digitali; è il museo nei suoi “teatri di
parlare di una nozione generalmente operazioni esterne” (Deloche, 2001).
definita come “una collezione di Il museo virtuale corrisponde, così, a
oggetti tra loro logicamente correlati,
concepita con una varietà di supporti
che, attraverso la sua connettività e la 22 In inglese, e soprattutto in
sua natura multi-accessibile, consente americano, il termine “actual” ha sempre
di trascendere le tradizionali moda- più il significato di “reale” piuttosto che
lità di comunicazione e interazione di “esistente”, ndt.

65
un insieme di soluzioni applicabili ai usata per identificare le attività, intel-
problemi del museo, includendo del lettuali o pratiche, associate ai musei.
tutto naturalmente il cyber-museo, Il termine è regolarmente usato nel
ma senza ridursi ad esso. mondo francofono, ma raramente in
w Derivati: museo virtuale. quello anglofono, dove è preferita l’e-
spressione “museum practice”. Molti
F Correlati: collezione privata, cyber- museologi dell’Europa Centrale e
museo, istituzione, musealia, musealizzazione,
Orientale hanno utilizzato il con-
cetto di museologia applicata, cioè
musealizzare, museografo, museografia,
l’applicazione pratica delle tecniche
museologia, museologo, museimificazione risultanti dallo studio della museolo-
(peggiorativo), studi museali, nuova museologia, gia, una scienza in formazione.
2. In francese [come in italiano,
mostra, realtà.
ndt.] l’uso del termine museogra-
fia identifica generalmente l’arte (o
le tecniche) dell’esporre. Da alcuni
MUSEOGR AFIA 23 anni [in Francia, ndt.] il termine
s. f. (dal latino museographia) – Equival. fr.: espografia 24 è stato proposto per
muséographie; ing.: museography, museum designare le tecniche legate alle espo-
practice; sp.: museografìa; ted.: Museographie. sizioni, sia in un museo sia in uno
spazio non museale. Generalmente,
Il termine museografia, che ciò che noi chiamiamo “programma
apparve per la prima volta nel museografico” corrisponde alla defi-
Diciottesimo secolo (Neikel, 1727), è nizione dei contenuti della mostra e
più antico della parola museologia e i suoi requisiti, ma anche ai collega-
ha tre accezioni specifiche. menti funzionali tra gli spazi esposi-
1. Attualmente la museogra- tivi e le altre aree del museo. Questo
fia è essenzialmente definita come uso non significa che la museografia
l’aspetto pratico o applicato della sia definita solo con la parte visibile
museologia, cioè come l’insieme del museo. Il museografo, come pro-
delle tecniche che si sono sviluppate fessionista museale, tiene conto delle
per realizzare le funzioni museali, in esigenze del programma scientifico e
particolare riguardo alla gestione del della gestione delle collezioni e si pro-
museo, la conservazione, il restauro, pone di presentare in modo adeguato
la sicurezza e l’esposizione. In con- gli oggetti selezionati dal curatore.
trasto con il termine museologia, la Deve conoscere gli strumenti per la
parola museografia è stata a lungo

23 Nella versione inglese nel 24 Nella versione inglese il ter-


titolo è stato aggiunto il termine “museum mine expography è associato a exhibit
practice” design

66
conservazione e per l’inventariazione aspetti fanno del museografo (o
degli oggetti del museo. Il museo- dell’espografo) l’intermediario tra il
grafo crea lo scenario per i conte- conservatore, l’architetto e il pubblico.
nuti, proponendo un linguaggio che Tuttavia, il suo ruolo varia a
include forme di mediazione com- seconda che l’istituto disponga o
plementari, funzionali alla compren- meno di un curatore per la proget-
sione; si preoccupa delle esigenze tazione espositiva. Lo sviluppo del
del pubblico attraverso l’impiego di ruolo di alcuni attori all’interno del
tecniche di comunicazione adatte museo (architetti, artisti, curatori di
alla buona ricezione del messaggio. mostre ecc…) ha portato alla ride-
Il suo ruolo, spesso come capo-pro- finizione permanente del ruolo del
getto, è di coordinare l’insieme delle museografo come intermediario.
competenze scientifiche e tecniche 3. Già anticamente e per la sua pro-
che operano all’interno del museo: pria etimologia, la museografia desi-
organizzandole, a volte mettendoli gnava la descrizione dei contenuti
a confronto, e poi decidendo. Altre di un museo. Come la bibliografia è
mansioni specifiche sono state cre- una delle tappe fondamentali della
ate per adempiere a questi compiti: ricerca scientifica, così la museogra-
la gestione delle opere d’arte o degli fia fu concepita come un mezzo per
oggetti è lasciata al registrar, il respon- facilitare la ricerca delle fonti docu-
sabile della sicurezza si occupa della mentarie degli oggetti, per svilup-
sorveglianza e delle mansioni esple- parne lo studio sistematico. Questo
tate da questo settore, il conservatore significato è perdurato per tutto il
è uno specialista della conservazione XIX secolo e permane ancora oggi
preventiva e dei metodi di conserva- in alcune lingue, particolarmente in
zione e restauro. È in questo conte- russo.
sto e nell’interrelazione con i diversi
settori, che il museografo si rapporta
ai compiti espositivi. La museogra- w Derivati: museografia, museografico.
fia si distingue dalla scenografia
intesa come l’insieme delle tecniche F Correlati: architettura d’interni,
di allestimento di uno spazio, così design espositivo, espografia, funzioni museali,
come è differente dall’architettura di scenografia.
interni. Certamente la scenografia e
l’architettura sono parte della muse-
ografia, cosa che avvicina il museo ad
altri metodi di visualizzazione, ma MUSEOLOGIA
prende in considerazione anche altri s. f. – Equivalente fr.:museologie; ing.: muse-
elementi, come il pubblico, la com- ology, museum studies; sp.: museología;
prensione del messaggio e la con- ted.:Museologie, Museumswissenschaft,
servazione del patrimonio. Questi Museumskunde; port.: museologia.

67
Etimologicamente parlando, la Le definizioni più comunemente
museologia è lo “studio del museo” e utilizzate si accostano tutte a quella
non la sua pratica, rinviata alla muse- che fu proposta da Georges Henri
ografia. Tuttavia il termine, confer- Rivière: “La museologia: una scienza
mato in questa accezione ampia nel applicata, la scienza del museo. Essa
corso degli anni Cinquanta, e il suo ne studia la storia e il ruolo nella
derivato “museologico” – soprattutto società, le forme specifiche della
nella sua traduzione letterale inglese ricerca e della conservazione fisica,
(museology e il suo derivato museolo- di presentazione, d’animazione e
gical) – hanno assunto cinque acce- diffusione, di organizzazione e fun-
zioni ben distinte. zionamento, di architettura nuova o
1. La prima e la più diffusa acce- musealizzata, i siti ricevuti o scelti,
zione secondo il senso comune, tende la tipologia, la deontologia” (Rivière,
ad applicare, in senso ampio, il ter- 1981). La museologia si oppone, in
mine “museologia” a tutto ciò che un certo senso, alla museografia, la
riguarda il museo e che generalmente quale designa l’insieme delle pratiche
viene ripreso, in questo dizionario, legate alla museologia. Gli ambienti
sotto il termine “museale”. Possiamo anglosassoni, solitamente restii ad
parlare di dipartimenti museologici accettare l’invenzione di nuove
di una biblioteca (la sezione “libri “scienze”, hanno generalmente privi-
rari” o il gabinetto di numismatica), legiato l’espressione museum studies,
di questioni museologiche (relative soprattutto in Gran Bretagna, dove
al museo) ecc. È spesso questa acce- il termine museology è tuttora poco
zione a essere utilizzata nei paesi utilizzato. È indispensabile osser-
anglofoni e, per contaminazione, nei vare che, in generale, se il termine è
paesi latinoamericani. È cosi che, stato sempre più utilizzato a partire
laddove non vi è una professione spe- dagli anni Cinquanta via via che
cifica riconosciuta, come in Francia l’interesse per i musei cresceva, con-
i conservatori, il termine “museo- tinua a essere molto poco utilizzato
logo” si applica a tutta la professione da coloro che vivono il museo “nel
museale (ad esempio in Québec) e in quotidiano” e che l’uso del termine
particolare ai consulenti che hanno resta limitato a coloro che osservano
l’incarico progettare un museo o di il museo dall’esterno. Tale accezione,
realizzare un’esposizione. Questa ampiamente condivisa dai professio-
accezione non viene privilegiata in nisti, si è progressivamente imposta a
questa sede. partire dagli anni Sessanta nei paesi
2. La seconda accezione del ter- latini soppiantando il termine muse-
mine è solitamente utilizzata in gran ografia.
parte delle reti universitarie occiden- 3. A partire dagli anni Sessanta,
tali e si avvicina al senso etimologico nei paesi dell’Europa centrale e
della definizione “studio del museo”. orientale, la museologia è stata consi-
68
derata come un vero e proprio campo “musealità” (Waidacher, 1996).
scientifico d’investigazione del reale Sulla scia della scuola di Brno,
(una scienza in formazione) e come preponderante a questo riguardo, la
una disciplina a tutti gli effetti che museologia fu definita come “una
esamina la realtà. Tale prospettiva, scienza che esamina il rapporto spe-
che ha largamente influenzato l’ICO- cifico dell’uomo con la realtà e che
FOM negli anni Ottanta e Novanta, consiste nella collezione e nella con-
presenta la museologia come lo stu- servazione, cosciente e sistematica, e
dio di una relazione specifica tra nell’uso scientifico, culturale ed edu-
uomo e realtà, studio di cui il museo, cativo di oggetti inanimati, materiali,
fenomeno determinato nel tempo, mobili (soprattutto tridimensionali)
costituisce solo una delle materia- che documentano lo sviluppo della
lizzazioni possibili. “La museologia natura e della società.” (Gregorová,
è una disciplina scientifica indi- 1980). Nondimeno, l’assimilazione
pendente, specifica, il cui oggetto della museologia a una scienza – per
di studio è un’attitudine specifica quanto in formazione – è stata pro-
dell’uomo con la realtà, espressione gressivamente abbandonata, nella
di sistemi mnemonici, che si è con- misura in cui né il suo oggetto, né i
cretizzato in differenti forme muse- suoi metodi rispondono veramente ai
ali nel corso della storia. La muse- criteri epistemologici di un approc-
ologia ha la natura di una scienza cio scientifico specifico.
sociale, nata da discipline scientifi- 4. La nuova museologia (la nou-
che documentarie e mnemoniche, velle muséologie in francese, dalla
e contribuisce alla comprensione quale è derivato il concetto), che ha
dell’uomo nella società” (Stránský, ampiamente influenzato la museo-
1980). Questo particolare approccio, logia negli anni Ottanta, riunisce
spesso criticato (la volontà d’imporre un certo numero di teorici, francesi
la museologia come scienza e di dall’inizio degli anni Ottanta e inter-
coprire, con essa, tutto il campo del nazionali dal 1984. Riferita a pochi
patrimonio può apparire pretenziosa pionieri che, dagli anni Settanta in
a molti), resta comunque fecondo per poi, pubblicarono testi innovativi,
gli interrogativi che propone. Ciò questa corrente di pensiero enfa-
concerne l’oggetto di studio della tizzava il ruolo sociale del museo
museologia, che non può essere il e il suo carattere interdisciplinare,
museo, poiché quest’ultimo è una insieme alle sue rinnovate modalità
creazione relativamente recente di espressione e di comunicazione. Il
rispetto alla storia dell’umanità. È a suo interesse si concentrò soprattutto
partire da questa constatazione che sulle nuove forme dei musei concepiti
fu progressivamente definito il con- in opposizione al modello classico
cetto di “relazione specifica tra uomo e alla posizione centrale occupata
e realtà”, a volte designato come dalle collezioni: si tratta di ecomu-
69
sei, di musei di società, di centri di legati invece alla propria disciplina di
cultura scientifici e tecnici e, in linea riferimento in contatto solo saltuario
generale, della maggior parte delle con il campo museale, preferiscono
nuove proposte di utilizzo del patri- mantenere una certa distanza dai
monio a favore dello sviluppo locale. “museologi” pur esercitando un’in-
Il termine inglese New Museology, fluenza fondamentale sullo sviluppo
apparso alla fine degli anni Ottanta di questo campo di studi (Bourdieu,
(Vergo, 1989) e che imposta un Baudrillard, Dagognet, Debray,
discorso critico sul ruolo sociale e Foucault, Haskell, McLuhan, Nora
politico del museo, ha portato una o Pomian). Le direttrici di una
certa confusione nella diffusione del mappa del campo museale possono
termine francese (poco conosciuto così essere tracciate in due dire-
dal pubblico anglosassone). zioni diverse, o in riferimento alle
5. La museologia, infine, secondo principali funzioni (documenta-
una quinta accezione, qui privile- zione, tesaurizzazione, presentazione
giata poiché riunisce tutte le altre, o ancora conservazione, ricerca,
copre un campo molto vasto che comunicazione), o considerando le
comprende l’insieme dei tentativi diverse discipline che lo esplorano
di teorizzazione o di riflessione cri- più o meno puntualmente. È in
tica legati al campo museale. In altri quest’ultima prospettiva che Bernard
termini, il comune denominatore di Deloche ha suggerito di definire
questo campo potrebbe essere spie- la museologia come la filosofia del
gato con una relazione specifica tra museale. “La museologia è una filo-
l’uomo e la realtà caratterizzata come sofia del museale, che assume due
documentazione del reale attraverso obiettivi: (1) serve da metateoria
l’apprendimento sensibile diretto. alla scienza documentaria intuitiva
Una tale definizione non rifiuta a pri- concreta; (2) è anche un’etica rego-
ori nessuna forma di museo, dai più latrice di ogni istituzione incaricata
antichi (Quiccheberg) a i più recenti di gestire la funzione documentaria
(cyber-musei), perché tende a inte- intuitiva concreta” (Deloche, 2001).
ressarsi ad un ambito volutamente
aperto in campo museale. Essa non si w Derivati: museologico, museologo.
limita, inoltre, a coloro che rivendi-
cano il titolo di museologo. Conviene F Correlati: museale, musealia, musealità,
infatti evidenziare che, se certi prota- musealizzare, musealizzazione, museificare
gonisti hanno fatto di questo campo
il loro dominio prediletto al punto (peggiorativo), museo, museografia, museologia,
di presentarsi come museologi, altri, nuova museologia, oggetto museale, realtà.
O
A
OGGET TO MUSEALE O Un oggetto museale è una cosa
MUSEALIA musealizzata, una cosa che, in gene-
n. m. (dal latino objectum, gettato in faccia) – rale, può essere definita come qual-
Équival. angl.: object; esp: objeto; all.: Objekt
Gegenstand; port.: objecto, (br.: objeto).
siasi tipo di realtà. L’espressione
“oggetto museale” potrebbe passare
per pleonastica nella misura in cui
Il termine è talvolta sostituito dal il museo è non solamente un luogo
neologismo muséalie (poco utilizzato) destinato a custodire degli oggetti,
costruito sul modello latino: musealia ma anche un luogo la cui principale
che costituisce allora piuttosto il plu- missione è trasformare le cose in
rale neutro, dei musealia. Equivalente oggetti.
francese: muséalie; inglese: musealia, 1. L’oggetto non è in alcun caso
museum object; spagnolo: musealia; una realtà bruta o un semplice dato
tedesco: Musealie, Museumsobjekt; che è sufficiente raccogliere, per
portoghese: musealia. esempio per costituire le collezioni
Nel suo significato filosofico più di un museo, come si raccolgono
elementare, l’oggetto non è una conchiglie su una spiaggia. È uno sta-
realtà in sé, ma un prodotto, un risul- tus ontologico che assumerà, in certe
tato o un correlato. In altri termini, circostanze, questa o quella cosa,
esso designa ciò che è posto o gettato restando inteso che la stessa cosa, in
in faccia (ob-jectum, Gegen-stand), da altre circostanze, non sarà assimila-
un soggetto, che lo tratta come dif- bile a un oggetto. La differenza tra
ferente da sé, anche quando consi- la cosa e l’oggetto sta nel fatto che la
dera sé stesso come oggetto. Questa cosa è compresa nel concreto della
distinzione tra soggetto e oggetto vita e che intratteniamo con essa un
è relativamente tarda e propria rapporto di simpatia o di simbiosi. Lo
dell’Occidente. A questo titolo, l’og- rivela in particolare l’animismo delle
getto differisce dalla cosa, che intrat- società spesso considerate primitive,
tiene al contrario con il soggetto un cioè un rapporto di strumentalità,
rapporto di contiguità o strumentale come nel caso dell’utensile adattato
(ad es. l’utensile, come prolunga- alla forma della mano. Al contrario,
mento della mano, è una cosa e non l’oggetto è sempre ciò che il soggetto
un oggetto). mette di fronte a sé come distinto

71
da sé: è dunque ciò che è di fronte e mente a un pubblico di visitatori.
differente. In questo senso, l’oggetto L’oggetto museale è fatto per essere
è astratto e morto, come chiuso in mostrato, con tutta la serie di con-
sé stesso, come testimonia in parti- notazioni implicitamente associate,
colare la serie di oggetti che costi- perché possiamo mostrarlo per emo-
tuisce una collezione (Baudrillard, zionare, per intrattenere/divertire
1968). Questo status dell’oggetto è o per istruire. Quest’operazione di
considerato oggi come un puro pro- “mostrare”, per utilizzare un termine
dotto dell’Occidente (Choay, 1968; più generico di quello di esporre,
Van Lier, 1969; Adotevi, 1971) che, è talmente essenziale da creare la
rompendo con il modo di vita tri- distanza che della cosa fa un oggetto,
bale, ha concepito per la prima volta mentre l’approccio scientifico privi-
la divisione del soggetto dall’og- legia al contrario l’esigenza di ren-
getto (Descartes, Kant et, più tardi, dere conto delle cose in un contesto
McLuhan, 1969). universalmente intellegibile.
2. Attraverso il proprio lavoro di 3. I naturalisti e gli etnologi, come
acquisizione, di ricerca, di conserva- i museologi, selezionano general-
zione e di comunicazione è dunque mente quanto essi già chiamano
possibile presentare il museo come oggetti in funzione del loro poten-
una delle grandi istanze di “produ- ziale di testimonianza, cioè della
zione” degli oggetti, cioè di conver- quantità di informazioni (marcatori)
sione delle cose che ci circondano che possono fornire per riflettere
in oggetti. In queste condizioni, gli ecosistemi o le culture dei quali
l’oggetto museale – i musealia – non si augurano di conservare traccia. “I
ha una realtà intrinseca, anche se il musealia (gli oggetti museali) sono
museo non è l’unico dispositivo che oggetti autentici e mobili che, con
“produca” oggetti. In effetti, altri irrefutabile evidenza, mostrano lo
punti di vista sono “oggettivanti”; è sviluppo della natura o della società”
in particolare il caso dell’approccio (Schreiner 1985). È la ricchezza di
scientifico, che stabilisce le norme di informazioni che essi portano, allora,
riferimento (ad es. le scale di misura) che ha condotto degli etnologi come
totalmente indipendenti dal soggetto Jean Gabus (1965) o Georges Henry
e che, per lo stesso motivo, ha diffi- Rivière (1989) ad attribuire loro la
coltà a trattare il vivente in quanto qualifica di oggetti-testimoni, che
tale (Bergson), perché tende a tra- conservano quando sono esposti.
sformarlo in oggetto. Semplicemente, Georges Henry Rivière ha anche uti-
il punto di vista museale, anche se lizzato l’espressione oggetto-simbolo
talvolta è messo a servizio dell’ap- per designare certi oggetti testimoni,
proccio scientifico, ne differisce per carichi di contenuto, che potevano
il suo intento prioritario di esporre ambire a riassumere un’intera cul-
gli oggetti, cioè mostrarli concreta- tura o un’epoca. La conseguenza di

72
questa sistematica oggettivazione considerati tanto come delle cose (dal
delle cose permette di studiarle un punto di vista della loro realtà fisica)
po’ meglio di quanto si potrebbe fare quanto delle entità linguistiche (sono
se restassero nel loro contesto d’ori- definiti, riconosciuti come degni di
gine (terreno etnografico, collezione essere conservati e presentati) e dei
privata o galleria), ma può anche supporti di pratiche sociali (sono col-
manifestare una tendenza feticista: lezionati, catalogati, esposti ecc.)”.
una maschera rituale, un costume (Davallon, 1992). Se presentati in
cerimoniale, un attrezzo per l’aratura un’esposizione, gli oggetti possono
ecc., cambiano bruscamente di status dunque essere utilizzati come segni,
entrando nel museo. allo stesso titolo delle parole in un
Artifici quali la vetrina o i sistemi discorso. Ma gli oggetti non sono solo
di appensione, servendo da sepa- dei segni poiché, con la loro sola pre-
ratori tra il mondo reale e il mondo senza, possono essere direttamente
immaginario del museo, non sono percepiti dai sensi. È per questa
che dei garanti di un’oggettività che ragione che, per designare l’oggetto
serve a mantenere la distanza e a del museo esibito per il suo potere
segnalarci che ciò che ci viene pre- di “presenza autentica”, si utilizza
sentato non appartiene più alla vita, spesso il termine anglosassone di real
ma al mondo chiuso degli oggetti. thing, tradotto in francese vraie chose
Per esempio, non abbiamo il diritto [in italiano cosa “vera”], vale a dire
di sederci su una sedia in un museo “cose che noi presentiamo tali e quali
di arti decorative, il che presuppone sono e non come modelli, immagini
la distinzione convenzionale tra la o rappresentazioni di qualcosa d’al-
sedia funzionale e la sedia oggetto. tro” (Cameron, 1968), il che suppone,
Tali oggetti sono de-funzionalizzati per varie ragioni (sentimentali, esteti-
e de-contestualizzati, il che signi- che ecc.), una relazione intuitiva con
fica che ormai non servono più a quanto è esposto. Il termine expôt
ciò per cui erano stati destinati, ma [corrispondente all’italiano ‘espo-
entrano in un ordine simbolico che sto’] designa sì le cose vere esposte,
conferisce loro un nuovo significato ma anche tutti gli elementi esponibili
(Krzysztof Pomian li ha chiamati (un documento sonoro, fotografico o
“portatori di significato”, semiofori) e cinematografico, un ologramma, una
che attribuisce loro un nuovo valore riproduzione, un modello, un’instal-
innanzitutto puramente museale, ma lazione o un modello concettuale)
che può anche diventare un valore (vedi Esposizione).
economico. Diventano così testimoni 5. Vi è tensione nell’opposi-
(con)sacrati della cultura. zione fra la cosa vera e il suo sosti-
4. Il mondo dell’esposizione riflette tuto. Conviene rimarcare, a questo
tali scelte. Per i semiologi come Jean riguardo, che per alcuni l’oggetto
Davallon, “i musealia non vanno semioforo non appare come porta-

73
tore di significato se non quando si da idee o da processi e non solamente
presenta di per se stesso, e non per per copia conforme. A seconda della
il tramite un sostituto. Per quanto forma dell’originale e dell’uso che ne
relativamente ampia possa apparire, è fatto, può essere eseguito a due o
questa concezione, puramente “rei- a tre dimensioni. Questa nozione di
sta”, non tiene conto né delle origini autenticità, particolarmente impor-
del museo durante il Rinascimento tante nei musei d’arte (capolavori,
(vedi Museo), né dell’evoluzione copie e falsi), condiziona gran parte
e della diversità della museologia delle questioni legate allo status
nel Diciannovesimo secolo. Non e al valore degli oggetti museali.
permette neppure di prendere in Si noterà comunque che esistono
considerazione il lavoro di un certo musei le cui collezioni sono compo-
numero di musei le cui attività sono ste esclusivamente da sostituti e che,
essenzialmente concentrate, per in generale, la politica dei sostituti
esempio su internet o su altri supporti (copie, gessi o cere, modelli o sup-
duplicati e, più generalmente, tutti i porti digitali) amplia molto il campo
musei costituiti da sostituti come le d’azione del museo e contribuisce a
gipsoteche, le collezioni di modelli, riflettere, dal punto di vista dell’etica
i musei che conservano modelli in museale, sull’insieme dei suoi valori
cera o i science centre (che espongono attuali. D’altronde, in una prospet-
soprattutto modelli). In effetti gli tiva più ampia, evocata sopra, ogni
oggetti, da quando sono stati consi- oggetto esposto in un museo deve
derati come elementi linguistici, per- essere considerato come un sostituto
mettono di realizzare esposizioni-di- della realtà che rappresenta dato che,
scorso, anche se non sono sempre come cosa musealizzata, l’oggetto
adeguati a sostenerli. Bisogna dun- del museo è un sostituto di tale cosa
que immaginare altri elementi del (Deloche, 2001).
linguaggio di sostituzione. Inoltre, 6. Nel contesto museologico,
quando la funzione e la natura dell’e- soprattutto nelle discipline archeolo-
sposizione mirano a rimpiazzare una giche ed etnografiche, gli specialisti si
cosa vera o un oggetto autentico, a sono abituati a rivestire l’oggetto del
questo è attribuita la qualità di sosti- significato che essi avevano immagi-
tuto. Può essere una fotografia, un nato a partire dalle loro ricerche; ma
disegno o un modello della cosa vera. si pongono più problemi. Anzitutto,
Il sostituto potrebbe così entrare in gli oggetti cambiano senso nel loro
conflitto con l’oggetto “autentico”, ambiente d’origine a seconda delle
pur non identificandosi totalmente generazioni. Inoltre, ogni visitatore
con la copia dell’originale (come i resta libero di interpretare ciò che
calchi delle sculture o le copie dei guarda in funzione della propria
dipinti), nella misura in cui può cultura. Ne è risultato un relativi-
essere creato direttamente a partire smo che Jacques Hainard ha rias-

74
sunto, nel 1984, in una frase divenuta
celebre: “L’oggetto non è la verità di
F Correlati: artefatto, autenticità,
collezione, copia, cosa, cosa vera, oggetto
niente. Polifunzionale prima, polise-
mico poi, non prende senso se non transizionale, oggetto feticcio, oggetto

è inserito in un contesto” (Hainard, testimone, opera d’arte, reliquia, riproduzione,


1984).
sostituto, specimen,.

75
P
A
PATRIMONIO monio), distinguendola da legacy
(eredità).
s. m. (dal latino patrimonium) – Equiv. fr.: patri- Allo stesso modo l’amministra-
moine; ing.: heritage; sp.: patrimonio; ted.:
zione italiana, per quanto essa sia
Natur und Kulturerbe; port.: patrimônio.
stata una delle prime a conoscere il
La nozione di patrimonio desi- termine patrimonio [in italiano nel
gnava, nel diritto romano, l’insieme testo, ndt] a lungo ha continuato a
dei beni ricevuti in successione: utilizzare l’espressione beni culturali
beni che discendono, secondo la [in italiano nel testo, ndt]. L’idea
legge, dai padri e dalle madri ai figli di patrimonio è irrimediabilmente
o beni di famiglia in opposizione a legata a quella di perdita o di poten-
quelli acquisiti. Per analogia, due ziale scomparsa – come dopo la
altre accezioni si sono sviluppate Rivoluzione francese – e, allo stesso
più tardi: (1) abbastanza recente- modo, alla volontà di conservare
mente l’espressione di “patrimonio questi beni. “Il patrimonio si rico-
genetico”, per designare i caratteri nosce dal fatto che la sua perdita
ereditari di un essere vivente; (2) più costituisce un sacrificio e che la sua
anticamente, la nozione di “patrimo- conservazione suppone dei sacrifici”
nio cultuale”, sembra apparire nel (Babelon e Chastel, 1980).
XVII secolo (Leibnitz, 1690) prima 1. A partire dalla Rivoluzione fran-
di essere ripresa dalla Rivoluzione cese e per tutto il Diciannovesimo
francese (Puthod de Maisonrouge, secolo, il patrimonio designa in
1790; Boissy d’Anglas, 1794). Il Francia e, per estensione, nei paesi
termine conosce tuttavia usi più o francofoni essenzialmente l’insieme
meno ampi. Per la sua etimologia, dei beni immobili e si confonde
il termine, e la nozione che implica, generalmente con la nozione di
ha conosciuto un’espansione più monumenti storici. Il monumento,
vasta nel mondo latino a partire dal nel suo senso originale, è una costru-
1930 (Desvallèes, 1995), rispetto che zione votata a perpetuare la memo-
al mondo anglosassone dove si è a ria di qualcuno o di qualcosa. Alois
lungo preferito il termine property Riegl distingue tre categorie di
(beni) prima di adottare, negli anni monumenti: quelli intenzionalmente
Cinquanta, quello di heritage (patri- concepiti per “commemorare un

76
momento preciso o un avvenimento natura (...). Ai fini della presente
complesso del passato” (monumenti Convenzione sono considerate come
intenzionali), “quelli la cui scelta è “patrimonio naturale”: - i monumenti
determinata dalle nostre preferenze naturali (...) - le formazioni geologi-
soggettive” (monumenti storici) e che e fisiografiche (...) - i siti naturali
infine “tutte le creazioni dell’uomo, o le zone naturali (...)” (UNESCO,
indipendentemente dal loro signi- 1972).
ficato o dalla loro destinazione 2. Dalla metà degli anni
originale” (monumenti antichi) Cinquanta, la nozione di patrimonio
(Riegl, 1903). Le due ultime catego- si è considerevolmente ampliata, fino
rie si declineranno, essenzialmente, a integrare, progressivamente, l’in-
secondo i principi della storia, della sieme delle testimonianze materiali
storia dell’arte e dell’archeologia, dell’umanità e del suo ambiente.
sul modello del patrimonio immo- Così, il patrimonio folclorico, il
bile. Fino a un’epoca assai recente, la patrimonio scientifico e, in seguito,
Direzione del patrimonio, in Francia, il patrimonio industriale sono stati
il cui obiettivo essenziale era la con- progressivamente integrati nella
servazione dei monumenti storici, era nozione di patrimonio. La definizione
separata da quella dei musei. Non di patrimonio del Québec testimo-
è raro incontrare ancora ai giorni nia questa tendenza generale: “Può
nostri fautori di questa definizione, essere considerato patrimonio ogni
strettamente intesa. Diffusa a livello oggetto o insieme, materiale o imma-
mondiale, sotto l’egida dell’UNE- teriale, riconosciuto e fatto proprio
SCO, è in primo luogo una visione dalla collettività per il suo valore di
essenzialmente fondata sul monu- testimonianza e di memoria storica
mento, sui complessi monumentali e meritevole di essere protetto, con-
e sui siti, specialmente all’interno servato e valorizzato” (Arpin, 2000).
dell’ICOMOS, l’equivalente dell’I- Questa nozione si riferisce all’in-
COM per i monumenti storici. Così, sieme di tutti i beni o valori, natu-
la Convenzione sulla protezione del rali o creati dall’uomo, materiali o
patrimonio culturale e naturale mon- immateriali, senza limiti di tempo o
diale stabilisce ancora che: “ai fini di luogo, ereditati dagli ascendenti o
della presente convenzione sono con- antenati delle generazioni precedenti
siderati come “patrimonio culturale”: o riuniti e conservati per essere tra-
- i monumenti: opere architettoniche, smessi ai discendenti delle genera-
di scultura o di pittura monumentali, zioni future.
(...) - i complessi [monumentali]: Il patrimonio è un bene pubblico
gruppi di costruzioni isolate o riu- la cui protezione deve essere assicu-
nite, (...) in ragione della loro archi- rata dalla collettività quando non vi
tettura, (...) - i siti: opere dell’uomo provvedono gli individui. L’aggiunta
o opere congiunte dell’uomo e della di specificità naturali e culturali di

77
carattere locale contribuisce alla mondiale. “Per patrimonio culturale
concezione e alla costituzione di immateriale, si intendono le pratiche,
un patrimonio di carattere univer- le rappresentazioni, le espressioni, le
sale. Il concetto di patrimonio si conoscenze e il saper-fare – come gli
distingue da quello di eredità nella strumenti, oggetti, artefatti e spazi
misura in cui l’uno e l’altro termine culturali a loro associati – che le
poggiano su temporalità sensibil- comunità, i gruppi e, all’occorrenza,
mente differenti. Mentre l’eredità si gli individui riconoscono come
definisce proprio dopo un decesso o facenti parte del proprio patrimonio
al momento della trasmissione inter- culturale. Questo patrimonio cultu-
generazionale, il patrimonio designa rale immateriale, trasmesso di gene-
l’insieme dei beni ereditati dagli razione in generazione, è ricreato in
antenati o riuniti e conservati per permanenza dalle comunità e dai
essere trasmessi ai discendenti. In un gruppi in funzione del loro ambiente,
certo senso, il patrimonio si definisce della loro interazione con la natura e
per una linea di eredità. della loro storia; procura loro un sen-
3. Da alcuni anni, la nozione di timento di identità e di continuità
patrimonio, definita fondamental- che contribuisce così a promuovere
mente sulla base di una concezione il rispetto della diversità culturale
occidentale della trasmissione, è e la creatività umana. Ai fini della
stata ampiamente influenzata dalla presente Convenzione, sarà preso
mondializzazione delle idee, testi- in considerazione solo il patrimonio
moniato dal principio relativamente culturale immateriale conforme agli
recente di patrimonio immateriale. strumenti internazionali esistenti
Questa nozione, originaria dei paesi relativi ai diritti umani, e altresì all’e-
asiatici (e specialmente del Giappone sigenza del mutuo rispetto fra comu-
e della Corea), si fonda sull’idea che nità, gruppi e individui, e di uno svi-
la trasmissione, per essere effettiva, luppo sostenibile” (UNESCO, 2003).
dipende essenzialmente dall’inter- 4. Il campo sempre più complesso
vento umano, da cui l’idea di tesoro relativo alle problematiche della
umano vivente: “una persona con- trasmissione – patrimoniale – ha
siderata maestra nella pratica della indotto, in questi ultimi anni, una
musica, della danza, del gioco, delle riflessione più precisa sui meccani-
manifestazioni teatrali e dei riti che smi di costituzione e di estensione
abbiano un valore artistico e storico del patrimonio: la patrimonializza-
eccezionale nei loro paesi, come defi- zione. Recentemente, al di là dell’ap-
niti nella Raccomandazione sulla sal- proccio empirico, numerose ricerche
vaguardia della cultura tradizionale e tentano di analizzare l’istituzione e
popolare” (UNESCO, 1993). Questo la produzione del patrimonio come
principio ha recentemente riscosso il risultato di interventi e strategie
una certa approvazione a livello finalizzati all’apposizione di un mar-

78
chio e alla segnalazione. Così l’idea pensiero, tutto sommato assai dif-
di patrimonializzazione si amplia ficile da collocare in una vetrina. Il
fino a comprendere lo status sociale patrimonio culturale inteso come la
di ciò che il patrimonio rappresenta, somma delle testimonianze comuni
un po’ come altri avanzano l’idea di all’umanità è dunque stato oggetto
“artificazione” (Shapiro, 2004) per di una critica molto severa che lo
ciò che riguarda le opere d’arte. “Il ha rimproverato di essere un nuovo
patrimonio è il processo culturale, o dogma in una società che ha perduto
il suo risultato. È quanto si rapporta i propri riferimenti religiosi (Choay,
ai modi di produzione e di negozia- 1992). È inoltre possibile enumerare
zione legati all’identità culturale, alla le tappe successive della formazione
memoria collettiva e individuale, e di questo prodotto recente: riappro-
ai valori sociali e culturali” (Smith, priazione patrimoniale (Vicq d’Azyr,
2006). Il che significa che, se accet- 1794), connotazione spirituale
tiamo che il patrimonio rappresenti (Hegel, 1807), connotazione mistica
il risultato di un processo fondato su e disinteressata (Renan, 1882) e,
un certo numero di valori, ne deriva infine, umanesimo (Malraux, 1947).
che sono proprio questi valori a La nozione di patrimonio culturale
dare fondamento al patrimonio. Tali collettivo, che non fa che trasporre
valori meritano di essere analizzati, nel campo morale il lessico giuri-
ma anche – talvolta – contestati. dico-economico, appare così per
5. L’istituzione del patrimonio lo meno sospetta e può essere ana-
conosce anche detrattori, che si inter- lizzata come apparentata a ciò che
rogano sulle sue origini e sulla valo- Marx e Engels definivano ideologia,
rizzazione abusiva e “feticistica” dei ovvero un sottoprodotto del con-
supporti della cultura che essi sot- testo socio-economico, destinato
tendono, in nome dei valori dell’u- a servire gli interessi particolari.
manesimo occidentale. In senso “L’internazionalizzazione del con-
stretto, ovvero in senso antropolo- cetto di patrimonio dell’umanità [...]
gico, la nostra eredità culturale non è non è solamente fittizia, ma perico-
fatta che di pratiche e di abilità assai losa nella misura in cui impone un
modeste, e consiste più nell’attitu- insieme di conoscenze e di pregiu-
dine dell’uomo a fabbricare utensili e dizi di cui tutti i criteri sono espres-
a utilizzarli, che negli utensili stessi, sione di valori elaborati a partire da
soprattutto quando questi ultimi dati estetici, morali e culturali, in
sono fissati in oggetti all’interno di breve dell’ideologia di una casta in
una vetrina di museo. D’altronde una società le cui strutture sono irri-
si dimentica troppo spesso che l’u- ducibili a quelle del Terzo Mondo
tensile più elaborato e più potente in generale e dell’Africa in partico-
che l’uomo abbia inventato è il con- lare” (Adotevi, 1971). È ugualmente
cetto, lo strumento di sviluppo del sospetto che questo concetto coesista

79
con il carattere privato della pro- di indentificare una persona (in par-
prietà economica e che sembri ben ticolare per il suo stato civile) e clas-
servire come premio di consolazione sificarla all’interno di una categoria
per i diseredati. sociale.
w Derivati: eredità, patrimonializzazione teoria Se ci si riferisce al concetto di
del patrimonio. museologia così com’è presentato in
queste pagine, la maggior parte degli
F Correlati: bene culturale, comunità, cose, addetti che lavorano nei musei è ben
cultura materiale, eredità, identità, immagine, lontana dall’aver ricevuto la forma-
zione che essa implica e non possono
mostra, memoria, messaggio, monumento,
sentirsi museologi per il solo motivo
oggetto, proprietà culturale, realtà, reliquia di lavorare in un museo.
culturale, semioforo, soggetto, territorio, tesoro All’interno del museo esistono
pertanto numerosi profili che richie-
nazionale, tesoro umano vivente, testimonianza,
dono uno specifico bagaglio di
valore. conoscenze; l’ICTOP (Comitato per
la formazione professionale dell’I-
COM) ne ha indicati circa venti
PROFESSIONE (Ruge, 2008).
s. f. – Equivalente fr.: profession; ing.: profes- 1. La carriera di molti degli attori
sion; sp.: profesión; ted.: Beruf; port.: profis- che operano in un museo, a volte la
sāo.
maggior parte di coloro che lavorano
La professione si definisce in un all’interno dell’istituzione, ha un
ambito socialmente definito e non in rapporto superficiale con il principio
assoluto. In questo senso, non è costi- stesso di museo, anche se lo imperso-
tutiva del campo teorico: un museo- nano, agli occhi del grande pubblico.
logo può caratterizzarsi come storico Questo vale per gli addetti alla
dell’arte o biologo di professione, ma sorveglianza o custodi, personale
può anche considerarsi – ed essere incaricato della sicurezza degli spazi
socialmente considerato – un museo- espostivi del museo, che rappresenta
logo professionista. Una professione, il principale elemento contatto con
inoltre, per esistere, necessita non il pubblico, come per gli addetti
solo di essere definita come tale, ma all’accoglienza. La specificità della
anche di essere riconosciuta dagli sorveglianza dei musei (misure pre-
altri, il che non avviene spesso per cise di sicurezza, evacuazione del
il mondo museale. Non esiste una pubblico e delle collezioni ecc.) ha
professione, ma professioni museali progressivamente imposto, nel corso
plurali (Dubé, 1994), vale a dire un del Diciannovesimo secolo, criteri di
insieme di attività legate al museo, reclutamento specifiche, creando un
retribuite o meno, che consentono corpo distinto dal resto del personale

80
amministrativo. Allo stesso tempo, lavorare altrove, a esempio in un’u-
la figura del conservatore è apparsa niversità o in altri centri di ricerca.
come la prima professione specifica- Il termine è anche utilizzato per
mente museale. Per lungo tempo il estensione (come avviene in Canada)
conservatore è stato il responsabile per designare qualsiasi persona che
dell’insieme dei compiti diretta- lavori per un museo assicurando una
mente legati agli oggetti della colle- funzione di responsabile di progetto
zione, e cioè la loro conservazione, o ideatore di una mostra. Il museo-
ricerca e comunicazione (modello logo si differenzia dunque dal con-
PRC, Reinward Academie). La sua servatore, ma anche dal museografo,
formazione è in primo luogo legata responsabile della progettazione
all’oggetto di studio della collezione e dell’organizzazione generale del
(storia dell’arte, storia, scienze natu- museo, delle strutture che riguar-
rali, etnologia ecc.), anche se, già da dano la sicurezza, la conservazione
qualche anno, abbinata a una for- e il restauro, così come della proget-
mazione museologica come quella tazione e dell’organizzazione delle
che offrono alcune università. Molti sale espositive, permanenti o tempo-
conservatori specializzati nello stu- ranee. Il museografo, in virtù delle
dio delle collezioni – che resta il loro sue competenze tecniche, possiede
principale campo di attività, inconte- una visione generale delle modalità
stato – non possono presentarsi come di funzionamento del museo – con-
museologi, né come museografi, servazione, ricerca e comunicazione
anche se alcuni, nella pratica quoti- – e, attraverso la redazione di appro-
diana, combinano facilmente questi priate linee guida, può gestire tutti
differenti aspetti del lavoro museale. gli aspetti collegati al funzionamento
Rispetto ad altri paesi europei, fa generale del museo, dalla conserva-
eccezione la Francia dove il corpo dei zione alle informazioni da comuni-
conservatori è generalmente reclutato care ai diversi pubblici. Il museo-
tramite concorso e beneficia di una grafo si differenzia dall’espografo o
formazione specifica (presso l’Institut exhibit designer, termine proposto
national du patrimoine). per designare colui che possiede
2. Il termine museologo può essere tutte le competenze per organizzare
riferito al ricercatore il cui campo esposizioni in un museo o in uno
di studio concerne la relazione spe- spazio non museale; si differenzia
cifica tra l’uomo e la realtà, caratte- anche dallo scenografo (o exhibition
rizzata come la documentazione del designer) nella misura in cui quest’ul-
reale attraverso la percezione sensi- timo, utilizzando tecniche di costru-
bile diretta. Il suo ambito di attività zione scenica nello spazio espositivo,
consiste essenzialmente nella teoria può essere considerato ugualmente
e nella riflessione critica sul campo idoneo a concepire un’esposizione
museale, e per questo può anche (vedi Museografia). Le professioni di

81
espografo/exhibit designer e sceno- trare tanto nell’ambito della con-
grafo/exhibition designer sono state servazione quanto in quello della
a lungo legate a quella di decoratore, comunicazione. Per quanto riguarda
figura che invece rinvia all’arredo la conservazione, innanzitutto per
degli spazi. Ma il lavoro di arreda- la figura del restauratore, in quanto
mento svolto negli spazi funzionali professionista dotato di competenze
e che si annovera tra le normali atti- scientifiche-tecniche richieste per
vità di arredamento degli interni, il trattamento fisico degli oggetti
differisce dagli interventi richiesti (il loro restauro, la conservazione
per le mostre che, invece, rientrano preventiva e curativa), si è imposta
nel campo dell’exhibit design. Nelle la necessità di una formazione alta-
mostre, il loro lavoro tende a organiz- mente specializzata per tipologie di
zare lo spazio utilizzando gli oggetti materie e di tecniche, competenza
esposti come elementi di arredo, di cui non dispone il conservatore.
piuttosto che partire dalle opere da Allo stesso tempo, i compiti rela-
valorizzare e da raccontare inscriven- tivi all’inventario, alla gestione dei
dole nello spazio. depositi, alla movimentazione delle
Molti exhibit designer o sceno- opere hanno portato alla creazione
grafi si definiscono principalmente relativamente recente del profilo del
architetti o architetti d’interni, il che registrar, responsabile del movimento
non significa che tutti gli architetti delle opere, dei problemi assicura-
d’interni possano acquisire lo status tivi, della gestione dei depositi, ma
di exhibit designer/espografo o sce- anche a volte della preparazione e
nografo, e men che meno di museo- allestimento di una mostra (si parla
grafo. in questo caso di registrar di mostre).
È in questo contesto che il com- 4. Per quanto riguarda la comuni-
pito del curatore (spesso svolto dal cazione, le persone legate al servizio
conservatore, ma a volte anche da educativo, così come il personale che
personale indipendente dal museo) si occupa dello studio dei pubblici,
assume tutto il suo senso, poiché hanno beneficiato dello sviluppo
quest’ultimo concepisce il progetto di un certo numero di professioni
scientifico della mostra e assume il specifiche. Senza dubbio, una delle
coordinamento dell’insieme del pro- professioni più antiche è la guida-in-
getto. terprete, guida conferenziere o confe-
3. Facilitate dallo sviluppo del renziere, responsabile dell’accompa-
campo museale, un certo numero di gnamento dei visitatori (molto spesso
professioni sono progressivamente in gruppi) nelle sale espositive.
emerse assumendo maggiore autono- Questa figura fornisce informa-
mia, affermando la loro importanza zioni relative al tipo di mostra e agli
e volontà di far parte del futuro dei oggetti presentati, secondo il prin-
musei: tale fenomeno si può riscon- cipio della visita guidata. A questo
82
primo tipo di accompagnamento livello amministrativo come la logi-
è stata aggiunta la funzione di ani- stica, la sicurezza, l’informatica, il
matore, responsabile dei laboratori marketing, i rapporti con i media, la
o delle esperienze che si possono cui importanza è in aumento. I diret-
vivere all’interno del museo come tori di museo (riuniti in associazione,
dispositivo di comunicazione; poi in particolare negli Stati Uniti) pre-
quella di mediatore incaricato di fare sentano profili che riassumono una
da intermediario tra le collezioni e il o più competenze citate. Simbolo
pubblico: il suo scopo è soprattutto dell’autorità all’interno del museo,
quello di interpretare le collezioni e il loro profilo (amministrativo o
stimolare l’interesse del pubblico, conservatore, per esempio) è spesso
piuttosto che istruirlo, in modo presentato come rivelatore delle stra-
sistematico, secondo un contenuto tegie di azione del museo.
prestabilito. Il responsabile del sito
web gioca un ruolo sempre più fon- F Correlati: addetto alla manutenzione,
damentale nei compiti di comunica- agente di sorveglianza, animatore, architetto
zione e mediazione del museo.
d’interni, comunicatore, conservatore, capo
5. A queste differenti professioni
se ne aggiungono altre trasversali progetto, conferenziere, conservazione,

o ancillari tra le quali figura il capo designer, educatore, espografia, espologia,


o responsabile di progetto (che può
gestione, giardiniere,.museografia, museologia,
essere una figura di profilo scienti-
fico oppure un museografo), respon- restauratore, scenografo, guida, guida-
sabile dell’attuazione complessiva interprete, mediatore, ricercatore, tecnico,
delle attività museali, il quale riuni-
valutatore, volontario,
sce attorno a sé specialisti nei campi
della conservazione, ricerca e comu-
nicazione in vista della realizzazione
di progetti specifici come la realizza- PUBBLICO
zione di una mostra temporanea, la
sistemazione di una nuova sala, di un s. m. e agg. – (dal latino: publicus, populus:
deposito visitabile ecc. popolo o popolazione) – Equivalente fr.:public;
ing.: public, people, audience; sp.: público; ted.:
6. In generale, è molto probabile Publikum, Besucher; port.: público.
che gli amministrativi o manager del
museo riuniti in un comitato all’in- Il termine ha due significati, a
terno dell’ICOM [INTERCOM], seconda che sia usato come aggettivo
vogliano evidenziare le specificità o come sostantivo.
delle loro funzioni distinguendole 1. L’aggettivo “pubblico” – in
da quelle delle altre organizzazioni “museo pubblico” – esprime il rap-
profit o non profit. Vale anche per porto giuridico fra il museo e la popo-
i numerosi incarichi riconosciuti a lazione del territorio in cui si trova.
83
Il museo pubblico è essenzialmente servizio pubblico, ma di public trust
di proprietà della popolazione; è ed è in virtù di questi principi che
finanziato e amministrato dalla citta- esigono uno stretto coinvolgimento
dinanza attraverso i suoi rappresen- da parte dei trustees che il museo –
tanti e, per delega, dalla sua ammi- generalmente organizzato in forma
nistrazione. È soprattutto nei paesi privatistica – con uno status di orga-
latini che si esprime questa logica in nizzazione senza scopo di lucro il
modo più marcato: il museo pubblico cui Consiglio d’Ammnistrazione è il
è essenzialmente finanziato attra- board of trustees – destini le sue atti-
verso tasse e le sue collezioni sono vità a un certo pubblico. Il museo,
considerate beni pubblici (in linea di soprattutto negli Stati Uniti, si riferi-
principio le collezioni sono vincolate sce meno alla “popolazione” che alla
e inalienabili e il loro status non può “comunità” il cui termine spesso è
essere cambiato a meno di seguire usato in senso lato (si veda Società).
una procedura molto limitativa). Le Questo principio di pubblico inte-
norme che ne regolano il funzio- resse è la ragione per cui i musei,
namento sono generalmente quelle ovunque, esercitano le loro attività
dei servizi pubblici, specialmente sotto l’egida delle amministrazioni
secondo il principio di permanenza (il pubbliche o almeno in relazione con
servizio deve operare continuamente esse, e molto spesso (parzialmente)
e regolarmente senza interruzioni se sono presi in carico da queste per cui
non quelle stabilite dalla normativa), i musei sono obbligati a rispettare
il principio di mutabilità (il servizio una serie di norme che influenzano
deve adattarsi al cambiamento dei la loro amministrazione e una serie
bisogni di interesse generale e non di principi etici. In questo contesto,
ci dovrebbero essere ostacoli legali la questione relativa all’esistenza di
ai cambiamenti effettuati a questo musei privati e musei gestiti come
scopo), il principio di uguaglianza (per imprese commerciali lascia supporre
assicurare che ciascun cittadino sia che le differenze principali legate
trattato in modo uguale) e infine, il allo stato di proprietà pubblica e alle
principio di trasparenza (per quanto caratteristiche dell’Amministrazione
riguarda la comunicazione di parti- pubblica trattati sopra non si dovreb-
colari documenti relativi al servizio bero incontrare. È da questa pro-
deve essere accessibile a chiunque spettiva che la definizione di museo
ne faccia richiesta e la motivazione dell’ICOM presuppone che il museo
di certe decisioni). Ciò significa che sia un’organizzazione senza scopo di
l’istituzione è aperta a tutti o che lucro e che molti degli articoli del
appartiene a tutti: è al servizio della suo Codice etico siano stati redatti
società e del suo sviluppo. in funzione della natura pubblica del
Nel diritto anglo-americano, la museo.
nozione prevalente non è quella del 2. Come sostantivo, la parola

84
“pubblico” si riferisce agli utenti del il museo si è aperto a tutti progres-
museo (il pubblico del museo) ma sivamente nel corso della sua storia.
anche, per estrapolazione a partire Quest’apertura, che ha condotto il
dalla sua destinazione pubblica, l’in- personale del museo a interessarsi
sieme della popolazione a cui l’istitu- sempre più a tutti i suoi visitatori,
zione museale si rivolge. La nozione compresa quella parte di popola-
di pubblico è centrale in quasi tutte zione che non frequenta i musei, ha
le correnti definizioni di museo: “isti- favorito il moltiplicarsi delle ottiche
tuzione … al servizio della società e di lettura dell’insieme delle tipologie
del suo sviluppo, aperta al pubblico” di utenti come emerge dai nuovi ter-
(OCPM, 2007). È anche una “col- mini usati per indicarli: popolazione,
lezione … la cui conservazione ed grande pubblico, non pubblico,
esposizione rivestono un interesse pubblico distante, disabile o fragile;
pubblico finalizzato alla conoscenza, utenti, visitatori, osservatori, spetta-
educazione e il godimento del pub- tori, consumatori, audience ecc. Lo
blico” (Legge sui musei di Francia, sviluppo del campo professionale,
2002) o ancora “un’istituzione dei critici di mostre, dei valutatori
che possiede e usa oggetti mate- delle esposizioni molti dei quali si
riali, li conserva e li espone al pub- presentano come “avvocati” o “por-
blico in regolari orari di apertura” tavoce del pubblico” testimonia
(American Association of Museums, questa tendenza attuale a rafforzare
Accreditation Program, 1973); la l’idea che il pubblico sia il centro del
definizione pubblicata nel 1998 funzionamento generale del museo.
dalla Museum Association (UK) ha Essenzialmente, dalla fine degli
sostituito la parola “pubblico” con il anni Ottanta si parla di una vera
sostantivo “people”. “svolta verso i pubblici” nell’attività
La nozione stessa di pubblico asso- museale, per indicare l’importanza
cia strettamente le attività del museo crescente della fruizione dei musei
ai suoi utenti, anche quelli che, pur e della considerazione dei bisogni e
potendo beneficiarne, non usufrui- delle aspettative dei visitatori (che
scono dei suoi servizi. Con il termine corrisponde a quello che si defini-
“utenti” s’intendono, naturalmente, sce anche la “svolta commerciale dei
i visitatori – il grande pubblico – ai musei”, anche se i due fenomeni non
quali si pensa immediatamente, sono necessariamente associati).
dimenticando che non hanno sem- 3. Per estensione, nei modelli di
pre giocato quel ruolo centrale che musei di comunità e di ecomusei, con
i musei attribuiscono loro oggi, e “pubblico” si intende tutta la popo-
che, di fatto esistono molte varietà lazione del territorio di riferimento.
di pubblici specifici. Luogo di for- La popolazione è la base del museo
mazione artistica e territorio della e, nel caso dell’ecomuseo, diventa
“repubblica dei sapienti” alle origini, l’attore principale e non più soltanto

85
l’obiettivo dell’istituzione (si veda F Correlati: clientela, utente, audience,
alla voce Società).
ecomuseo, popolazione, fidelizzazione,

w Derivati: pubblicità’, non pubblico, pubblico frequentazione, visitatori, comunità, società,

disabile, pubblico minoritario, pubblico generale, spettatori, valutazione, indagine, ricercatori,

relazioni pubbliche, target. turisti.


R
A
RICERC A secolo, si è trasferita dai musei ai cen-
tri di ricerca e alle università.
s. f. – equivalente fr.: recherche; sp.: investi-
gación; ted.: Forschung; ing.: research; port.:
Attualmente il museo “acquisisce,
pesquisa, investigaçāo. conserva, studia, espone e comunica
il patrimonio materiale e immate-
La ricerca consiste nell’esplora- riale dell’umanità” (ICOM, 2007).
zione di ambiti preventivamente defi- Questa definizione, riduttiva rispetto
niti in vista dell’avanzamento della al progetto precedente – il termine
conoscenza che se ne ha e dell’a- “ricerca” è stato peraltro sostituito
zione che è possibile esercitarvi. Nel da quello di “studio del patrimo-
museo, la ricerca costituisce l’insieme nio” – nondimeno rimane essenziale
delle attività intellettuali e dei lavori per le attività generali del museo.
che hanno per obiettivo la scoperta, La “ricerca” è una delle tre attività
l’invenzione, il progresso di nuove del modello PRC “Preservation –
conoscenze legate alle collezioni, di Research – Communication” proposta
cui ha competenza, o alle sue attività. dalla Reinwardt Academie (Mensch,
1. Fino al 2007 l’ICOM presen- 1992) per definire il funzionamento
tava, nella versione francese (e uffi- del museo; nello stesso tempo essa
ciale) della definizione di museo, la sembra essere un elemento fonda-
ricerca come il principio motore del mentale per studiosi tanto diversi
suo funzionamento. Obiettivo del come Zbynēk Stránský o Georges
museo era condurre ricerche sulle Henri Rivière. Quest’ultimo, ma
testimonianze dell’uomo e della anche molti museologi dell’Eu-
società, ed è la ragione per cui il ropa centro-orientale, come Klaus
museo le “acquisisce, le conserva, Schreiner, ha perfettamente illu-
e soprattutto le espone”. Questa strato, al Musée national des Arts
definizione, molto formale, che pre- et traditions populaires, e più pre-
sentava il museo come una sorta di cisamente attraverso il suo lavoro
laboratorio aperto al pubblico, non sull’Aubrac, le ripercussioni dei pro-
rappresenta più la realtà corrente del grammi di ricerca scientifica sull’in-
museo, dal momento che la maggior sieme delle funzioni del museo, e in
parte della ricerca, sviluppata negli particolare sulla politica di acquisi-
ultimi trenta anni del Ventesimo zione, di pubblicazione e espositiva.

87
2. Le strategie di mercato – che ricorre per sviluppare strumenti
hanno favorito le mostre tempora- museografici (qui intesi come tecni-
nee a detrimento dell’esposizione che museali): materiali e standard
permanente – hanno aiutato a spo- conservativi, studio o restauro, son-
stare una parte fondamentale della daggi del pubblico, metodi di mana-
ricerca verso una ricerca più appli- gement ecc.
cata, soprattutto nel corso della pre- Lo scopo del terzo tipo di ricerca,
parazione delle mostre temporanee. che può essere chiamata museologica
La ricerca all’interno del museo, (come l’etica museale), è quello di sti-
o in luoghi a esso collegati, può molare la riflessione sulla missione e
essere classificata in quattro catego- le funzioni specialmente attraverso il
rie (Davallon, 1995), a seconda se è lavoro dell’ICOFOM. Le discipline
parte del suo funzionamento (della coinvolte sono essenzialmente la filo-
sua tecnologia) o se produce delle sofia e la storia, oppure la museolo-
conoscenze sul museo stesso. gia così come definita dalla scuola di
Il primo tipo di ricerca, certamente Brno.
la più sviluppata, testimonia diret- Infine, il quarto tipo di ricerca,
tamente l’attività tradizionale del che può anche essere intesa come
museo e si fonda sulle sue collezioni, museologica (da intendersi come la
orientando la sua attività essenzial- summa di tutte le riflessioni critiche
mente sulle discipline di riferimento, connesse con il museo), si rivolge alle
legate al contenuto delle collezioni analisi dell’istituzione, in particolare
stesse (storia dell’arte, storia, scienze nelle sue dimensioni mediatiche e
naturali ecc.). L’attività di classifi- patrimoniali. Le scienze impegnate
cazione, legata alla costituzione di nella costruzione della conoscenza
una collezione, e alla produzione del nei musei stessi raggruppano noto-
catalogo, è stata una delle principali riamente la storia, l’antropologia, la
priorità di ricerca nel museo, soprat- sociologia, la linguistica ecc.
tutto nei musei di scienze naturali (è
la natura della tassonomia), ma anche w Derivati: centro per la ricerca museologica,
in quelli di etnografia, archeologia e, ricercatore.
naturalmente, d’arte.
Il secondo tipo di ricerca riguarda
le scienze e le discipline esterne alla
F Correlati: curatore, comunicazione,
museologia, conservazione, programmi scientifici
museologia (fisica, chimica, scienza
delle comunicazioni ecc.) cui si museali, studio.
S
A termine che giunge a includere il suo
SOCIETÀ
significato letterale: in quel periodo
s. f. – (dal latino: societas) – Equivalente fr.: lo sviluppo agrario), o di turismo e
société; ing.: society, community; sp.: sociedad;
ted.: Gesellschaft, Bevölkerung; port.: socie-
di economia, come oggi. In questo
dade. senso, la società può essere intesa
come l’insieme degli abitanti di uno
Nella sua accezione più generale, o più paesi, o del mondo intero.
la società è il gruppo umano inteso Questo, in particolare, è il caso
come un insieme più o meno coe- dell’UNESCO, il promotore più
rente all’interno del quale si stabili- impegnato, a livello internazionale,
scono sistemi di relazioni e scambi. tanto al mantenimento e allo svi-
La società cui si rivolge il museo può luppo delle culture nel rispetto delle
essere definita come una comunità di diversità culturali, quanto allo svi-
individui (in uno luogo spazio e in un luppo del sistema educativo – al cui
tempo definiti) organizzata attorno a interno i musei sono spesso inclusi.
comuni istituzioni politiche, econo- 2. Se, a prima vista, la società può
miche, giuridiche e culturali delle essere definita come una comunità
quali il museo fa parte e con cui strutturata dalle istituzioni, il con-
costruisce le sue attività. cetto di comunità in sé differisce
1. Dal 1974, il museo è stato visto da quello di società. Una comunità,
da ICOM – a seguito della dichia- infatti, è un gruppo di persone che
razione di Santiago del Cile – come vive in maniera collettiva o che
un’istituzione “al servizio della forma un’associazione, che condi-
società e del suo sviluppo”. Questa vide una serie di elementi comuni
definizione, storicamente determi- (lingua, religione, costumi) senza
nata dalla nascita dell’espressione necessariamente raccogliersi intorno
“paesi in via di sviluppo” e la sua a strutture istituzionali. Più generi-
identificazione durante gli anni camente parlando, società e comu-
Settanta come un terzo gruppo di nità sono generalmente differenziate
paesi fra quelli dell’Est e quelli occi- dalla dimensione che assumono: il
dentali, presenta il museo come un termine comunità è generalmente
agente di sviluppo della società, che usato per definire gruppi più ristretti
si tratti di cultura (con un uso del e più omogenei (la comunità ebraica,

89
la comunità gay ecc., di una città o di simile, la loro gestione è differente
un paese), laddove il termine società come il loro rapporto con il pubblico.
è spesso usato nel caso di gruppi La definizione di musei di società
molto più ampi di persone e neces- include “musei che condividono lo
sariamente più eterogenei (la società stesso obiettivo: studiare l’evoluzione
di questo paese, la società borghese). dell’umanità nelle sue componenti
Più precisamente il termine comu- sociali e storiche e trasmettere i col-
nità, utilizzato regolarmente nei legamenti, i punti di riferimento,
Paesi anglo-americani, non ha un per capire le diversità nelle culture
vero e proprio equivalente in fran- e nelle società” (Barroso e Vaillant
cese poiché rappresenta: “l’insieme 1993). Questi obiettivi rendono il
di persone e di istanze coinvolte a museo uno spazio realmente inter-
vario titolo: 1.) il pubblico, 2.) gli disciplinare e che può dar luogo, tra
specialisti, 3.) altre persone con un l’altro, a esposizioni che si rivolgono a
ruolo nell’interpretazione come la soggetti così vari quanto il tema della
stampa, gli artisti, 4.) coloro che crisi della cd. “mucca pazza”, l’im-
contribuiscono ai programmi educa- migrazione, l’ecologia ecc. Invece,
tivi, per esempio gruppi artistici ecc. l’attività dei musei di comunità, che
5) i depositi e i luoghi di conserva- possono far parte del movimento dei
zione del sapere, fra cui soprattutto musei di società, è più direttamente
le biblioteche, gli archivi, i musei” legata al gruppo sociale, culturale,
(American Association of Museums, professionale o territoriale che rap-
2002). Il termine è tradotto in fran- presenta e che si ritiene lo animi.
cese come collectivité o popolazione Sebbene spesso gestiti a livello pro-
locale o comunità (in un senso fessionale, questi musei possono
ristretto) o anche come milieu pro- anche contare solo sull’iniziativa
fessionale. locale e sulla logica del dono. I temi
3. Due tipi di musei – il museo di che trattano, toccano direttamente
società e il museo di comunità – sono il funzionamento e l’identità delle
stati sviluppati negli ultimi decenni loro comunità di riferimento; come
per enfatizzare il legame specifico in particolare i musei di vicinato e gli
che alcuni musei intendono costru- ecomusei.
ire con il pubblico. Questi musei,
tradizionalmente annessi ai musei w Derivati: museo di società.
etnografici, si presentano come enti
che sviluppano uno stretto legame
con il pubblico, ponendolo al centro
F Correlati: comunità, ecomuseo, identità,
museo di comunità, locale, programma di
delle loro preoccupazioni. Sebbene
la natura della loro riflessione sia sviluppo, pubblico, sviluppo comunitario,

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