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Regno d'Italia è una denominazione applicata a più regni la cui sovranità

territoriale riguardò, in periodi diversi, una parte ragguardevole o la totalità


della regione geografica italiana.

Diversi Stati monarchici, a partire dal Medioevo e successivamente durante il


succedersi di varie dominazioni straniere, vennero infatti indicati come "regno
d'Italia", oppure il loro governante venne incoronato "re d'Italia".

Il più importante fu quello proclamato nel 1861 dopo la seconda guerra


d'indipendenza combattuta dal Regno di Sardegna per conseguire l'unificazione
nazionale italiana, dopo le annessioni di gran parte delle regioni facenti parte
degli Stati preunitari.
Indice

1 Storia
1.1 I regni romano-germanici
1.2 Sacro Romano Impero
1.3 Napoleone e l'impero francese (1805-1814)
1.4 Regno d'Italia (1861-1946)
2 Il dibattito
3 Note
4 Voci correlate
5 Altri progetti

Storia
I regni romano-germanici
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: caduta
dell'Impero romano d'Occidente, Regno ostrogoto e Regno longobardo.

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente nel 476 e scomparsa l'imperatoria


potestas gran parte della penisola italiana si trovò sotto il potere di Odoacre,
che governava col titolo di "patrizio" a nome di Giulio Nepote, formalmente ancora
imperatore romano d'Occidente, per quanto esercitando un potere di tipo regio venne
chiamato da molti cronisti del passato "rex Italiae",[1] tra questi Cassiodoro nel
Chronicon, impropriamente non avendo mai indossato la porpora. Dopo Odoacre si
susseguirono in Italia una serie di regni guidati da re Ostrogoti. In seguito,
quando i Longobardi nel 568 invasero l'Italia, instaurarono un loro regno che durò
fino all'avvento di Carlo Magno e dei re franchi. Durante il regno della regina
Teodolinda venne realizzata la Corona Ferrea, da allora utilizzata per
l'incoronazione solenne del re dei Longobardi.
Sacro Romano Impero
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Regno
d'Italia (781-1014) e Sacro Romano Impero.

Con la conquista del regno longobardo da parte di Carlo Magno questi assegnò il
titolo di re d'Italia al figlio Pipino (781), attribuendogli inoltre i territori
del cessato regno. Dopo una breve parentesi in cui la dignità regale fu ereditata
dal figlio di Pipino, Bernardo, il titolo fu appannaggio del primogenito
dell'imperatore Ludovico il Pio, Lotario, e in seguito del primogenito di
quest'ultimo, Ludovico II. Con l'ascesa al trono imperiale di Ludovico II la
dignità regale divenne condizione necessaria per ottenere quella imperiale.
Tuttavia solo dopo l'incoronazione imperiale di Corrado II (1026) i due titoli
divennero strettamente legati.

Pur rimanendo un mero titolo il ricordo del regno d'Italia tornava più volte.
L'arcivescovo di Colonia aveva il titolo di arcicancelliere per l'Italia.[2]
Diversi imperatori furono coronati anche come re d'Italia.[3]

Una breve interruzione nella serie degli imperatori incoronati re d'Italia si ebbe
nel 1002, quando approfittando della morte di Ottone III un nutrito gruppo di
vassalli ostili al potere imperiale elesse Arduino d'Ivrea re d'Italia nella
basilica di San Michele Maggiore a Pavia, che venne poco dopo deposto da Enrico II,
il quale dopo averlo sconfitto alle chiuse della Valsugana gli tolse il titolo
regale, facendosi a sua volta incoronare a Pavia re d'Italia.
Napoleone e l'impero francese (1805-1814)
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Regno
d'Italia (1805-1814).
La Corona Ferrea usata per incoronare Napoleone I Bonaparte re d'Italia: tale
corona, creata per i re longobardi e usata fin dal VII secolo, è custodita presso
il duomo di Monza

Il 2 dicembre 1804 Napoleone si incoronò imperatore dei francesi. In conformità col


nuovo assetto monarchico francese Napoleone trasformò anche la precedente
Repubblica Italiana in Regno d'Italia e si autonominò re d'Italia: il 26 maggio
1805 a Milano vi fu l'incoronazione. Eugenio di Beauharnais, uomo del quale il
Bonaparte si fidava ciecamente e del quale era sicuro di non dovere temere che
perseguisse obiettivi politici propri, fu nominato viceré.

La nuova forma data allo Stato italiano lo mise in contrasto con l'imperatore del
neonato Impero austriaco Francesco II che, essendo prima di tutto imperatore dei
romani, risultava de iure anche re d'Italia. La situazione si risolse con la guerra
contro la Terza coalizione: l'Austria fu sconfitta (2 dicembre 1805) e il trattato
di Presburgo (26 dicembre 1805) pose di fatto fine al Sacro Romano Impero che
sarebbe tuttavia stato sciolto solo nel 1806.

Nel 1809 furono staccate l'Istria, la Dalmazia e le Bocche di Cattaro per formare
le Province Illiriche sotto il controllo diretto francese e con capitale Lubiana.

Il regno cessò di esistere nel 1814 con la fine del periodo napoleonico: il 6
aprile 1814 Napoleone si disse pronto ad abdicare, atto che fu formalizzato l'11
aprile. Il 16 aprile seguente il Beauharnais comunicava di avere concluso anch'egli
un armistizio con il feldmaresciallo austriaco Bellegarde, anche se sperava che il
suo trono potesse essere salvato dalla disfatta napoleonica. Tuttavia, dopo i
disordini milanesi del 20 aprile con il linciaggio a morte del ministro delle
finanze Giuseppe Prina a opera della folla inferocita, Beauharnais capì di non
avere l'appoggio della popolazione. La gente lo identificava infatti con i
detestati francesi e così il 26 aprile seguente abdicò, lasciando il giorno
successivo l'Italia per ritirarsi in esilio in Baviera presso i suoceri.
Regno d'Italia (1861-1946)
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Regno
d'Italia (1861-1946).
Corona del re d'Italia (Casa Savoia)

Il periodo del regno di Vittorio Emanuele II di Savoia che va dal 1859 al 1861
(ovvero il periodo che va dai primi plebisciti alla proclamazione del Regno
d'Italia) viene anche indicato come Vittorio Emanuele II Re Eletto.[4] Infatti nel
1860 il Ducato di Parma, il Ducato di Modena, il Granducato di Toscana e la Romagna
pontificia votano dei plebisciti per l'unione con il regno. Nello stesso anno con
la vittoria della spedizione dei Mille vengono annessi i territori del Regno delle
Due Sicilie, e con l'intervento piemontese le Marche e l'Umbria, tolte allo Stato
della Chiesa. Tutti questi territori saranno annessi ufficialmente al regno tramite
plebisciti, mentre il Nizzardo e la Savoia vengono ceduti alla Francia.[5]
Stemma e gonfalone del nuovo regno

Con la prima convocazione del Parlamento italiano del 18 febbraio 1861 e la


successiva proclamazione del 17 marzo, Vittorio Emanuele II è il primo re d'Italia.
Nel 1866, a seguito della terza guerra di indipendenza, vengono annessi al regno il
Veneto e Mantova sottratti all'Impero austriaco. Nel 1870, con la presa di Roma, al
regno viene annesso il Lazio, incorporando definitivamente lo Stato della Chiesa.
Nel 1871 con la legge 3 febbraio 1871 n. 33, Roma viene dichiarata ufficialmente
capitale d'Italia (prima lo erano state in ordine Torino e Firenze).

Seguono i regni di Umberto I (1878-1900), ucciso in un attentato dall'anarchico


Gaetano Bresci, e di Vittorio Emanuele III (1900-1946). Con quest'ultimo nel 1919
dopo la prima guerra mondiale vengono uniti al regno il Trentino, l'Alto Adige, la
Venezia Giulia, l'Istria e Zara. Fiume è unita al regno nel 1924.

Nel 1922 la monarchia non contrasta la presa del potere da parte del Partito
Nazionale Fascista che nel giro di pochi anni trasforma il regno in una dittatura.
Nelle colonie l'Italia prima consolida il suo dominio in Libia e poi conquista nel
1935 l'Impero etiopico, in seguito al quale Vittorio Emanuele III viene proclamato
imperatore d'Etiopia. Nel 1939 infine il regime fascista si annette l'Albania per
"rimanere al passo" della Germania nazista di cui l'Italia era alleata e Vittorio
Emanuele III aggiunge ai suoi titoli quello di re d'Albania.

Successivamente allo scoppio della seconda guerra mondiale l'Italia, a causa della
propria incapacità militare, proclama lo stato di non belligeranza. Nel 1940 Benito
Mussolini, che da più parti era stato consigliato di non entrare in guerra, decide
però lo stato di guerra dell'Italia a fianco della Germania, convinto della brevità
della guerra e dalla velocità di conquista dei vari territori europei da parte
della Germania. Si susseguono tuttavia gli insuccessi italiani e questo compromette
il rapporto fra popolo e fascismo.

Nel 1943 il fascismo cade e il re riprende per breve tempo la centralità del ruolo
politico come guida di uno Stato allo sbando. Tuttavia poi gli eventi di
un'imminente invasione nazista dell'Italia a causa del voltafaccia nella guerra
convincono Vittorio Emanuele III alla fuga con tutto il governo, compromettendo
così definitivamente agli occhi degli italiani la figura dell'istituzione
monarchica.

Successivamente, nonostante il ritiro di Vittorio Emanuele in favore del figlio


Umberto (prima come reggente durante la fase finale del conflitto e poi come re nel
maggio del 1946), la monarchia perde il referendum istituzionale del 2 giugno 1946,
dopo il quale il regno sarebbe diventato la Repubblica Italiana. Si conclude così
la storia del Regno d'Italia dopo ottantacinque anni di esistenza. I Savoia sono
stati banditi dalla repubblica per un lungo periodo conclusosi con la riforma
costituzionale del 2002.
Il dibattito

Il dibattito se sia corretta o meno l'impostazione di chi vede le varie entità


statali, che nel corso dei secoli hanno assunto il nome di Regno d'Italia, come un
qualche cosa di collegato è stato al centro dell'attenzione non solo degli storici,
ma anche delle aule parlamentari nel 1861, in occasione della scelta del nome che
doveva assumere Vittorio Emanuele nell'assumere il titolo di re d'Italia.

In particolare fu Giuseppe Ferrari a sostenere che si doveva parlare di un unico


regno e di conseguenza il re si sarebbe dovuto chiamare Vittorio Emanuele I, in
quanto il primo di tale regno.[6][7]
Note

^ Vedi pagina 20 Francesco Antolini, Dei Re d'Italia inaugurati o no con la


Corona Ferrea, Tipografia e libreria Pirrotta e c. Milano, 1838.
^ Nuova geografia di Ant. Federico Busching
^ Secondo lo storico Zucchi lo furono, dopo Corrado (1024): * Corrado III
(1128) * Federico Barbarossa (1155) * Enrico VI (1186, in occasione delle nozze con
Costanza d'Altavilla) * Enrico VII di Lussemburgo (1311) * Carlo IV * Carlo V
d'Asburgo (1530, a Bologna).
^ Alcune monete toscane hanno l'espressione alternativa Vittorio Emanuele Re
Eletto, saltando la numerazione [1]
^ All'epoca la tradizionale corona del Regno d'Italia (la Corona Ferrea era
stata portata dal sovrano austriaco a Vienna (fu restituita all'Italia solo dopo la
guerra del 1866). Re Vittorio Emanuele II continuò a usare la corona del Regno di
Sardegna.
^ Atti parlamentari.
^ Secondo una tradizione millenaria la corona del re d'Italia era la Corona
Ferrea. L'ultima incoronazione in cui fu usata è del 1838 per l'imperatore
Ferdinando I.

Voci correlate

Corona ferrea
Linea di successione al trono d'Italia
Penisola italiana
Re d'Italia
Storia d'Italia