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L’editoria fra cartaceo e digitale-Roncaglia

Il nuovo ecosistema digitale offre però strumenti di accesso alle informazioni digitali e di rete
fortemente mimetici rispetto al libro. Uno smartphone di ultima generazione o un iPad sono portatili
come un libro, e si usano in molte situazioni in cui potremmo altrimenti leggere un libro. Questo
può effettivamente creare una concorrenzialità fra lettura di libri e uso di altri contenuti digitali
attraverso strumenti portatili. Questa situazione sposta all’interno dei dispositivi portatili, e
all’interno delle loro situazioni di fruizione, la ‘battaglia dei contenuti’ che la forma-libro deve
affrontare. Perché sui dispositivi portatili si continuino a leggere libri (tradizionali o arricchiti),
occorre riuscire a rendere molto più visibile, innovativo e concorrenziale il mercato degli e-book. la
tendenza a una separazione sempre più chiara fra due editorie radicalmente diverse, o, se
preferiamo, due strategie completamente diverse nel rispondere alle sfide del digitale. La prima
editoria è quella tradizionale: una editoria che in Italia è tutto sommato forte (anche, come abbiamo
visto, non in buona salute, sia per la già ricordata crisi delle vendite sia per la notevole dipendenza
dal sistema del credito e – su un altro versante – dal mercato librario tradizionale), ha una lunga
tradizione, marchi riconoscibili, proposte editoriali che almeno fino a qualche anno fa erano in
media ragionevolmente interessanti e differenziate. Questa editoria vede nel digitale una forte
minaccia; nella maggior parte dei casi ha avviato la distribuzione di contenuti digitali più per
sollecitazione esterna che per effettiva convinzione, e lo ha fatto in maniera estremamente cauta
(scarsa promozione, scarsa attenzione alla qualità tecnica, scarso investimento in competenze
specifiche), nel tentativo di squilibrare il meno possibile il funzionamento tradizionale della filiera e
di danneggiare il meno possibile la distribuzione libraria. La seconda editoria è quella nata nel e
grazie al nuovo ecosistema digitale. Una editoria fortemente innovativa, strettamente legata al
mondo del social reading e dei social network, che sperimenta strade nuove sia rispetto alla
selezione e all’organizzazione dei contenuti (in genere relativamente brevi) sia rispetto ai modelli di
prezzo, e fa largo uso di vendite in bundle e di giornate promozionali con prezzi fortemente
scontati. Al suo interno sono presenti molte realtà di microeditoria spesso al confine con il self-
publishing, accanto a qualche esperimento più strutturato, come 40K e Quintadicopertina, e a
singole collane sperimentali di pochi fra gli editori più affermati. Se rispetto al mercato editoriale
complessivo le quote di questa microeditoria digitale sono davvero minime, rispetto al mercato
editoriale digitale – come abbiamo visto, in Italia comunque ancora assai limitato – sono
relativamente alte. Si tratta di realtà che probabilmente in molti casi – nonostante l’assenza di spese
legate a sedi fisiche, magazzini, tipografia ecc. – non possono essere considerate economicamente
autosufficienti o rappresentative di modelli sostenibili sul lungo periodo. Ma si tratta comunque di
realtà interessanti, che nello spazio lasciato volontariamente quasi senza presidio dall’editoria
tradizionale si sono conquistate un proprio ruolo e una propria visibilità, soprattutto in rete. Quanto
al mercato digitale, va ricordato che di per sé la disponibilità di buoni strumenti di lettura e di buoni
contenuti da leggere (e-book, riviste, quotidiani, blog, ecc.) in ambiente elettronico non costituisce
necessariamente uno strumento di promozione della lettura, ma solo una precondizione per evitare
una perdita di lettori. Senza e-book, c’è il forte rischio che le nuove generazioni – abituate a un
universo comunicativo interamente digitale – percepiscano il libro come una sorta di corpo
estraneo, lontano dal mondo delle loro esperienze e dei loro interessi. Ma il fatto che gli e-book ci
siano non basta a garantirne la diffusione. Occorre che gli e-book siano ben visibili nell’ecosistema
digitale, e che si lavori a promuoverne – e non a ostacolarne – la diffusione e l’uso. Ma occorre
anche che si lavori subito per costruire intorno ai contenuti digitali un ecosistema usabile,
produttivo e sostenibile (e, aggiungerei, capace di ‘presentarsi bene’, evitando scivoloni
d’immagine). Se non si riesce a farlo, e a farlo in tempi rapidi, il rischio è quello di indebolire
l’attenzione verso il libro e la lettura, e di minare strutturalmente il funzionamento del mercato
editoriale – già in difficoltà sul cartaceo – anche nel nuovo ecosistema digitale. Il mondo della
testualità digitale è complesso e articolato, ancor più di quello della carta stampata. Vi sono e-book
tradizionali ed e-book arricchiti, quotidiani che in elettronico restano organizzati in forma
tradizionale e quotidiani che sperimentano nuove tipologie di contenuti e nuove forme di
organizzazione dei contenuti, riviste tradizionali e riviste interattive, blog, contenuti costruiti per
aggregazione a partire dai social media, ecc. Credo che la promozione della lettura debba riguardare
tutte queste forme di testualità, ma che all’interno di questo panorama la forma-libro, in tutte le sue
articolazioni, debba conservare una qualche centralità, in quanto caratterizzata da un’attenzione
specifica verso la costruzione di contenuti (argomentativi o narrativi) complessi e articolati. Nel
mondo digitale la forma-libro non è più l’unica forma della complessità, ma rimane – almeno per il
prevedibile futuro – quella per molti versi più significativa ed efficace. Agli operatori del settore,
ma anche alla società civile interessata al futuro del nostro paese, spetta il compito di
salvaguardarne il ruolo, rispondendo nel modo migliore a sfide culturali, tecnologiche e di mercato
certo non facili. L’impressione è che un mercato e-book forte costituisca una sorta di «presidio del
libro» all’interno del mondo complesso e variegato dei contenuti digitali; presidio che invece manca
nei mercati europei, e in particolare in quello italiano. In sostanza, mentre negli Stati Uniti utenti
sempre più abituati all’uso di informazione digitale trovano un ecosistema nel quale il libro (in
forma di e-book, ma anche in forma cartacea attraverso le librerie on-line) è fortemente presente, in
Europa e ancor più in Italia quegli stessi utenti trovano un panorama assai più frammentato, al cui
interno i grandi editori tendono a promuovere poco e male la loro offerta e-book, e considerano le
librerie on-line una minaccia più che un fondamentale canale di vendita.