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1.

Il raggio

Hai sentito forse nell'oscurità profonda


L'areo suono di un'arpa eolia?
Quando la mezzanotte, per caso,
Turba il sonno delle corde dormienti?

Sono suoni meravigliosi


Che a un tratto si spengono,
Come se l'ultima protesta di un tormento
Che in essi risuonava, si sia spenta.

Ogni respiro dello zefiro


Strappa il dolore nelle sue corde...
Tu dici: la lira degli angeli
Ha nostalgia, nella polvere, per i cieli!

O come allora dal cerchio della terra


Con l'anima verso l'immortale voliamo.
Il passato, come il fantasma di un amico
Vogliamo stringere al petto.

Come crediamo con viva fede,


Quale gioia e luce per il cuore!
Come se il cielo per le vene
Scorresse con una folata di vento.

Ma, ahi, non a noi è stato destinato,


Nel cielo noi presto ci stanchiamo,
E non è dato alla misera polvere
Respirare il fuoco degli dei.

Con uno sforzo appena momentaneo


Interrompiamo per un'ora il sonno d'incanto,
E con sguardo trepido e confuso
Alzatici, miriamo l'orizzonte.

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E con la testa appesantita,
Accecati da un solo raggio,
Di nuovo ricadiamo non nella pace
Ma in sogni tormentosi.

2. 14 Dicembre 1825

È l'autocrazia che vi ha corrotti,


E vi ha colpito la sua spada:
E incorruttibile e spassionata,
La legge ha confermato questa sentenza.
Il popolo, estraneo al tradimento,
Ingiuria i vostri nomi,
E il vostro ricordo ai posteri,
È sepolto, cadavere nella terra.

O vittime di un'idea insensata,


Voi forse speravate
Di accendere un polo eterno
Con il vostro avaro sangue?
Appena fumando esso scintillò
sulla massa secolare dei ghiacci,
Che respirò l'inverno di ferro
E non rimase neppure una traccia.

3. A N.

Il tuo caro sguardo, pieno d'innocente passione,


La dorata aurora dei tuoi sentimenti celesti
Non ha potuto, ahimè, renderli propizi:
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Esso è per loro un silenzioso rimprovero!

Questi cuori, nei quali non c'è verità,


Essi fuggono, amica, come una condanna,
Lo sguardo giovanile del tuo amore,
Per loro è tremendo come un ricordo d'infanzia.

Ma per me questo sguardo è come una benedizione;


Come la chiave della vita, nella profonda anima
In me vive e vivrà il tuo sguardo!
Le è necessario come il cielo e il respiro.

Così in alto la luce degli spiriti beati.


Solo nei cieli risplende, essa, celeste;
Nella notte del peccato, nel fondo dell'abisso,
Questo puro fuoco brucia come una fiamma.

4. A N.M.

Non c'è fede nelle fantasie meravigliose,


il raziocinio ha reso tutto un deserto,
E, dopo averli soggetti ad anguste leggi,
E l'aria, e i mari, e la terra,
Come prigionieri, li ha denudati;
Ha asciugato fino in fondo quella vita
Che nell'albero faceva fluire un'anima,
Dava un corpo agli esseri incorporei!...

Dove siete voi, popoli antichi!


Il vostro mondo era il tempio di tutti gli dei,
Voi il libro della Madre Natura
Leggevate chiaramente, senza occhiali!
No, noi non siamo come i popoli antichi,
Il nostro tempo, o amici, non è tale.

O schiavo della dotta vanità


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E incatenato dalla tua scienza!
Inutilmente, o critico, tu scacci
I loro sogni intessuti d'oro;
Credi e l'esperienza ti sia garante:
Il palazzo incantato delle buone fate
Anche nel sogno, è più gaio
Che da sveglio languire di noia
Nella tua misera capanna!...

5. Temporale di primavera

Amo il temporale all'inizio di maggio,


Quando il primo tuono di primavera
Come se giocasse e folleggiasse
Rimbomba nel cielo tutto azzurro.

Rimbombano i primi giovani tuoni,


Zampilla la pioggia, vola la polvere;
Stanno sospese le perle di pioggia
Con i fili che il sole indora.

Dal monte scorre un precipite fiume,


Né tace nel bosco voce di uccelli;
La voce del monte e il grido del bosco:
Tutto risponde allegro al tuonare.

Diresti proprio che la svagata Ebe


Nel nutrire in cielo l'aquila di Zeus
Abbia ridendo rovesciato a terra
Dal cielo l'alto-risonante coppa.

6. La tomba di Napoleone

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L'anima della primavera ha risvegliato la natura,
E tutto risplende, in questa calma solenne;
L'azzurrità del cielo, e il turchino del mare,
E il sublime sepolcro, e lo scoglio!

Gli alberi intorno si son coperti di nuovi fiori,


E le loro ombre, in mezzo alla pace universale,
Al respiro del mare dondolano appena
Sul marmo, che è tiepido per la primavera...

Da tanto tace il Perun delle sue vittorie,


Ma il loro grido echeggia ancora nel mondo...
.......................
.......................
E la mente umana è colma di quella grande ombra,
E la sua ombra solitaria, sulla selvaggia riva,
Straniera a tutto, ascolta il mormorio delle onde
E si consola al grido degli uccelli marini.

7. Sera estiva

Già dal suo capo ha allontanato la terra


L'incandescente globo del sole,
E il placido incendio della sera
L'onda marina ha di già sommerso.

Già son salite le lucenti stelle


E han sollevato la volta del cielo
Che così pesava sopra di noi
Con il loro capo umido e fresco.

Il fiume dell'aria scorre più calmo,


Scorre più ricco tra il cielo e la terra,
E così più lieve il petto respira,
Liberato dal caldo soffocante.
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E un dolce tremito, quasi una corrente,
Fluisce nelle vene della natura
Come se le acque di una sorgente
Sfiorassero le sue gambe ardenti.

8. Visione

Vi è una certa ora, notturna, di silenzio universale,


E in quest'ora di prodigi e di visioni
Il carro vivente della creazione
Libero scorre nel santuario del cielo.

Allora più densa diventa la notte, come il caos sulle acque;


Lo spavento opprime la terra come Atlante;
Solo l'anima verginale della Musa
È agitata dagli dei in profetici sogni.

9. Insonnia

Battere uniforme delle ore,


Storia penosa della notte!
Lingua per tutti ugualmente straniera,
E chiara a tutti, come la coscienza!

Chi di noi senza angoscia ha udito


Nell'universale silenzio,
I sordi lamenti del tempo,
La profetica voce d'addio?

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Così pensiamo: l'orfano mondo
È raggiunto dall'ineluttabile fato,
E nella lotta, noi, dall'intera natura
A noi stessi siamo abbandonati;

E come un fantasma la nostra vita


Ci sta davanti, sul limite della terra,
E impallidisce nell'oscuro orizzonte
Col nostro tempo e i nostri amici;

E una stirpe giovane e nuova


Intanto fiorirà sotto il sole.

Ma noi, amici, e il nostro tempo,


Da tanto ci ha rapiti l'oblio!

Solo qualche volta un triste rito


Si compie nell'ora di mezzanotte;
La funebre voce di una campana
Piange qualche volta per noi.

10. Mattino sui monti

Ride l'azzurro celeste


Bagnato dal temporale notturno,
E fra i monti serpeggia rugiadosa
La fresca striscia della valle.

Solo a metà degli alti monti


Le nebbie coprono i pendii,
Come celesti rovine
Di palazzi creati dall'incanto.

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11. Montagne nevose

Già l'ora del meriggio


Brucia con i raggi a picco,
E fumiga la montagna
Coi suoi boschi nereggianti.

In basso, come specchio d'acciaio,


Azzurreggiano le onde del lago,
E dalle pietre, brillanti al calore,
Verso il seno materno corrono i ruscelli.

E intanto, come mezzo assonnato,


Il nostro mondo di valle, privo di forze,
È pervaso di profumata tenerezza,
E dorme nella bruma meridiana.

In alto, come divinità materne,


Sulla terra sfinita
Giocano le vette ghiacciate
Con l'infuocato azzurro del cielo.

12. A N.N.

Ti piace, e sei esperta nel fingere,


Quando tra la folla di nascosto,
Il mio piede sfiora il tuo piede:
Tu mi rispondi, senza arrossire.

Sempre lo stesso volto distratto, senz'anima,


I moti del seno, lo sguardo, il sorriso...
E intanto tuo marito, questo odioso guardiano,
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Ammira la tua docile bellezza.

Grazie agli uomini e alla sorte


Hai scoperto il fascino delle gioie nascoste,
Hai capito il mondo: esso pone nel tradimento
Ogni gioia... e il tradire ti affascina.

Più non ritorna il rosato della vergogna,


È volato via dal tuo giovane volto;
Così dalle giovani rose il raggio d'Aurora
Fugge, lontano con la loro pura, profumata anima.

Sia pure così! Nell'ardente caldo estivo


È più languido ai sensi, più insidioso allo sguardo
Mirare, nell'ombra, come in un grappolo d'uva
Scintilla il sangue nella verde densità.

13. L'ultimo cataclisma

Quando suonerà l'ultima ora della natura,


Gli elementi terrestri si decomporranno;
Le acque di nuovo copriranno tutto il visibile
E il volto di Dio in esse si rifletterà.

14. Sera

Come dolce si sparge nella valle


Un suono lontano di campane;
Pare il fruscio di uno stormo di gru
Che su risonanti foglie si sia spento.

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Come il gonfio mare di primavera
il giorno che risplende immoto
Mentre più silenziosa e più veloce
Nella vallata si allunga l'ombra.

15. Il cigno

Lascia che l'aquila oltre le nubi


Incontri il volo del lampo
E con occhi immobili
Si abbeveri in sé della luce del sole.

Ma non c'è sorte più invidiabile,


O puro cigno, della tua,
E del puro elemento del quale
La divinità ti ha rivestito.

Esso fra il duplice abisso


Culla il tuo sonno onniveggente,
E dalla piena gloria del firmamento
Da ogni parte tu sei circondato.

16. Meriggio

Pigro respira il nebbioso meriggio;


E pigramente scorre il lento fiume;
E nel cielo infiammato e puro
Pigramente si sciolgono le nubi.

Una calda sonnolenza avvolge


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Come una nebbia tutta la natura:
E proprio ora il grande Pan
Nell'antro delle ninfe calmo riposa.

17.

Nella folla umana, nello sfacciato rumore diurno


Talvolta il mio sguardo, i moti, i sensi, le parole
Non osano rallegrarsi del tuo incontro:
Anima mia: oh, non volermi accusare!...

Guarda, come bianca e nebbiosa, di giorno


Appena riluce in cielo la luna risplendente!
Giungerà la notte, e nel puro specchio
Verserà un balsamo profumato d'ambra!

18.

Come l'oceano abbraccia il globo terrestre


Così la vita terrestre è circondata di sogni;
Verrà la notte, e con onde risonanti
Batterà l'elemento contro la sua riva.

Questa è la sua voce: ci sospinge e ci invita...


Già è comparsa nel porto una magica barca;
Si alza la marea e ci porterà veloce
Nell'incommensurabile oscurità delle onde.

La volta celeste, ardente di gloria stellare,


Misteriosamente guarda dal profondo,
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E noi navighiamo, da ogni lato avvolti
Da questo abisso che è tutto di fiamma.

19. Pacificazione

Passata è la tempesta, giace, ancora fumante,


L'alta quercia, che i fulmini hanno colpito.
E un fumo azzurrino è corso giù dai rami
Per il verde, rinfrescato dalla bufera.
Ma ecco che già da tempo, più sonoro e pieno
Echeggia nel bosco il canto degli uccelli,
E l'iride, con la punta del suo arco,
Si è appoggiata sulle verdi cime.

20. La follia

Là, dove con la terra bruciata


Come un fumo si è fusa la volta celeste,
Là in una allegria senza pensieri
Vive la misera follia.

Sotto i raggi incandescenti,


Scavando sotto le sabbie infiammate,
Essa con occhi vitrei
Cerca qualcosa fra le nubi.

A un tratto si scuote, e con udito sottile


Si appoggia alla terra screpolata,
Ascolta qualcosa con avido orecchio,
Con segreta gioia sulla fronte.
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E pensa di sentire il ribollio delle correnti,
Di sentire lo scorrere di acque sotterranee,
E la loro canzone di ninnananna,
E il loro uscire rumoroso dalla terra!...

21.

Ho attraversato i campi di Livonia,


Intorno a me tutto era così malinconico...
Sfiorita volta del cielo, terra sabbiosa,
Tutto ispirava pensieri nell'anima.

Ricordai il passato di questa triste terra,


E quel tempo sanguinoso e tenebroso,
Quando i suoi figli, prostrati, nella polvere,
Baciavano lo sperone dei cavalieri.

E guardando te, fiume deserto,


E te, querceto lungo la riva,
Ho pensato "voi siete venuti di lontano,
Coetanei di quel passato!".

Così! a voi soli è stato concesso


Di giungere a noi dalle rive di un altro mondo,
O se a una sola domanda su quel mondo
Potessimo ottenere almeno una risposta!...

Ma, o natura, il tuo mondo tace del passato,


Con un sorriso ambiguo e misterioso,
Come un adolescente che testimone per caso
Di misteri notturni serba di giorno il silenzio.

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22. Cicerone

L'oratore romano diceva


Tra le guerre civili e le agitazioni:
"Tardi mi sono alzato e per la strada
Mi ha raggiunto la notte di Roma!"...
Così, ma nel dire addio alla gloria romana
Dall'alto del Campidoglio
Hai veduto in tutta la sua grandezza
Il tramonto della sua stella insanguinata!...

Felice colui che è venuto in questo mondo


Nei suoi momenti fatali:
Lo hanno accolto i beati dei
Come un convitato alla festa;
Spettatore delle loro feste solenni
È stato ammesso al loro consiglio,
E da vivo, come un abitatore del cielo,
Ha bevuto l'immortalità alla loro coppa.

23.

La sabbia mobile fino alle ginocchia...


Noi andiamo, è tardi, muore il giorno,
E le ombre dei pini, sulla strada,
Già si sono fuse in una sola ombra,
Più nero e folto è il bosco profondo,
Quali malinconici luoghi!
La notte cupa, come belva dai cento occhi,
Li guarda da ogni cespuglio.

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24. Sera d'autunno

Vi è nella luminosità delle sere autunnali


Un fascino dolce e misterioso;
Un oscuro splendore, e variegati alberi,
Un lieve, languido fruscio di purpuree foglie,
Velato e calmo è l'azzurro cielo
Sulla terra orfana e triste,
E come presagio di prossime bufere
Talora le raffiche di un freddo vento,
Tutto si perde, si estenua, e su tutto
Quel fugace sorriso appassito
Che in un essere ragionevole noi chiamiamo
La divina vergogna del dolore.

25. Le foglie

Stiano alti tutto l'inverno


I pini e gli abeti,
E di neve e bufere
Dormano avvolti.
Il loro scarno verde,
Come gli aghi di un riccio,
Se mai non ingiallisce,
Pure non è mai fresco.

Noi, popolo lieve,


Fioriamo e splendiamo
E solo per breve tempo
Siamo ospiti dei rami.
Tutta la splendida estate
Siamo state in bellezza,
Abbiamo giocato coi raggi,
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Immerse nella rugiada.

Ma è finito il canto degli uccelli,


E i fiori sono sfioriti,
Più pallidi sono i raggi,
E gli zefiri sono lontani.
Perché dunque invano
Pendere e ingiallire?
Non è forse meglio per noi
Volar via con i venti?
O venti furiosi,
Più veloci, più veloci,
Più veloci strappateci via
Dai rami noiosi!
Strappateci, portateci via,
Non vogliamo aspettare.
Volate, volate!
Voleremo con voi.

26. Le Alpi

Attraverso la turchina tenebra notturna


Guardano le Alpi nevose;
I loro occhi pallidi come la morte
Mandano un orrore di ghiaccio.
Per la forza di non so quale incanto,
Fino al sorgere dell'alba,
Dormono, minacciose e nebbiose,
Simili a re decaduti!...

Ma non appena si arrossa l'Oriente


Ha fine il funesto incantesimo!
Risplende nel cielo per prima
La corona del fratello maggiore.
E dalla testa dell'alto fratello
Sui minori fluisce una corrente
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E risplende nelle loro corone d'oro
Risorta tutta la famiglia!...

27. Mal'aria

Amo questa collera divina! Amo questo


Invisibile male, misterioso, ovunque diffuso,
Dentro i fiori, e nella fonte limpida come vetro,
Nei raggi dell'iride, nel cielo stesso di Roma.
Sempre lo stesso alto cielo sereno,
Sempre dolce e lieve respira il tuo petto;
Sempre dondolano i rami al tiepido vento,
Sempre lo stesso profumo di rose: tutto questo è Morte.

Chi sa, forse anche in natura ci sono dei suoni,


Ci sono dei profumi, dei colori, delle voci,
Che ci preannunciano la nostra ultima ora
E rendono più dolce la nostra ultima angoscia.
E con essi il messaggero fatale delle Sorti
Quando richiama dalla vita i figli della terra
Come dietro un velo leggero nasconde il suo volto,
Per nascondere a noi il suo terribile avvento!

28. Acque primaverili

Ancora nei campi biancheggia la neve;


Ma già rumoreggiano le acque di primavera!
Corrono e svegliano l'assonnata riva,
Corrono e scintillano e parlano...

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Parlano e annunciano in ogni luogo:
"La primavera viene, la primavera viene!
Noi siamo i nunzi della giovane stagione,
Essa ci ha mandato avanti!

La primavera viene, la primavera viene!


E dei calmi, tiepidi giorni di maggio
La luminosa danza vermiglia
Si affolla allegra dietro a lei.

29. Silentium!

Taci, appàrtati e nascondi


I tuoi sentimenti e i tuoi sogni,
E lascia che nella profonda anima
Essi si alzino e tramontino
Silenziosamente, come stelle nella notte.
Contemplali, e taci.

Come potrebbe il cuore esprimersi del tutto?


E un altro come potrebbe capirti?
O comprendere il senso della tua vita?
Il pensiero espresso è menzogna;
Scavando, intorpidisci le fontane!
Bevi a queste fontane, e taci!...

Sappi vivere solo di te stesso;


C'è nella tua anima un mondo intero
Di pensieri incantati e misteriosi;
L'esterno rumore li stordisce,
I raggi del giorno li disperdono,
Ascolta il loro canto e taci!...

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30.

Come Agamennone ha offerto agli dei


In sacrificio la figlia diletta,
Per chiedere il favorevole respiro
Delle tempeste al cielo sdegnato,
Così noi contro la dolente Varsavia
Abbiamo inferto il colpo fatale,
E comperiamo a questo prezzo di sangue
L'integrità e la pace della Russia!

Ma sia lungi da noi la corona dell'infamia


Intrecciata dalla mano di schiavi;
Non per il corano dell'autocrazia
Si è versato come fiume il sangue russo!
Noi alla lotta ci siamo ispirati
Non dalla egemonica avidità della spada,
Non dall'obbediente ferocia dei giannizzeri,
E non dalla sottomissione di un carnefice!

Un altro pensiero, un'altra idea


Batteva nel petto dei Russi!
Con la tempesta salvatrice dell'esempio
Conservare l'integrità dello stato,
E riunire sotto la bandiera russa
Le fraterne generazioni di slavi
Per condurre al successo della civiltà
Come un esercito, popoli della stessa idea.
È stata questa elevata coscienza
Che ha guidato il nostro popolo valoroso;
La giustificazione delle vie celesti
Esso arditamente accoglie su di sé.
Esso sente sulla sua testa
A invisibile altezza una stella
E docilmente, dietro la stella,
Si affretta verso una meta misteriosa!

E tu, colpita dalla freccia fraterna,


Compiendo la sentenza del destino,
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Sei caduta, aquila di una sola tribù,
Sul rogo purificatore!
Credi alla parola del popolo russo;
La tua cenere santamente custodiremo,
E la nostra, comune libertà,
Come la fenice, da essa rinascerà.

31. Pacificazione primaverile

Oh non mettetemi
Nella terra umida!
Nascondetemi, seppellitemi
Nella folta erba!

Che il respiro del vento


Faccia ondeggiare l'erba,
Che di lontano un flauto canti,
Che luminose e placide le nubi
Fluttuino sopra di me!...

32.

Sull'alto albero dell'umanità


Tu eri la sua foglia più bella,
Allevata con il suo più puro succo,
Cresciuta col più puro raggio di sole!

Con la sua anima grande


In armonia con tutto, su di esso tremavi!
Parlavi profeticamente con la tempesta,
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O giocavi lietamente con gli zefiri!

Non un vortice tardivo, non un acquazzone estivo


Ti ha strappato dal ramo paterno!
Sei stata, foglia, più bella di molte, più longeva,
E da te stessa sei caduta, come da una ghirlanda!

33. Sogno sul mare

E il mare e la tempesta agitavano la nostra barca;


Io, assonnato, mi abbandonavo al capriccio delle onde.
Due infiniti erano dentro di me,
Giocavano con me a loro piacere.
Intorno a me come cembali risuonavano gli scogli,
Si chiamavano i venti con grida, e cantavano le onde,
Io giacevo stordito nel caos dei suoni,
Ma sul caos dei suoni si innalzava il mio sogno,
Risplendente, morboso, incantato e muto,
Leggero spirava sulla risonante tenebra.
Nell'ardore della febbre creava il suo mondo;
La terra verdeggiava, scintillava l'etere,
Giardini-labirinti, palazzi, colonne,
E brulicava una folla di esseri silenziosi.
Riconobbi tanti volti a me sconosciuti,
Vedevo creature di incanto, uccelli misteriosi,
Sull'alto del creato camminavo come un dio,
E immobile sotto di me risplendeva il mondo,
Ma attraverso tutti i sogni, come il grido di un mago,
Mi arrivava il rimbombo dell'abisso marino,
E nella calma plaga delle visioni e dei sogni
Irrompeva la schiuma delle onde ruccenti.

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34. L'Arpa dello scaldo

O arpa dello scaldo! A lungo hai dormito


Nell'ombra, nella polvere di un angolo nascosto;
Ma solo l'azzurra luce della luna
Ha incantato il buio, ha brillato nel tuo angolo,
E a tratto un suono meraviglioso tremò
Nelle corde, come delirio di un'anima risvegliata.

Quale vita ha ispirato in te?


Oppure ti ha ricordato il passato,
Quando di notte, qui, di appassionate fanciulle
Si ripeteva una melodia da tempo dimenticata,
Oppure nei loro giardini anche ora fiorenti
Scivolava il passo invisibile di piedi leggeri?

35.

Ricordo il tempo dorato


Ricordo il paese amato dal cuore;
Tramontava il giorno, eravamo noi due.
Giù nell'ombra mormorava il Danubio.

E sul colle, dove biancheggiante


Guardava lontano la rovina del castello,
Tu stavi, come una giovane fata,
Appoggiata al granito muschioso.

Sfioravi col tuo piede di fanciulla


La vestigia della secolare rovina,
E il sole indugiando salutava
Dal colle il castello e te.

E il placido vento fuggevole


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Giocava con la tua veste
E dai meli selvatici fiori e fiori
Spargeva sulle tue giovani spalle.

Tu, noncurante, guardavi lontano...


L'orlo del cielo si spegneva fumoso;

Se ne andava il giorno; più sonoro cantava


Il fiume tra le rive divenute oscure.

E tu, con gioia spensierata


Accompagnavi il giorno felice;
E dolcemente della vita che rapida fugge
Volava l'ombra su di noi.

36.

Che cosa urli, o vento notturno?


Di che, come un folle, ti lamenti?...
Che vuol dire la tua strana voce,
Ora sorda e triste, ora rumorosa?
In una lingua comprensibile al cuore
Tu ripeti incomprensibili pene,
E gemi, e strappi in questa lingua
Talora suoni furibondi...

O, non cantare le spaventose canzoni


Dell'antico, primigenio caos!
Come avidamente il mondo dell'anima notturna
Ascolta questo amato racconto!
Vuole strapparsi al petto mortale,
Vuole confondersi con l'infinito!
Non risvegliare le tempeste dormienti!
Sotto di esse si agita il caos!...

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37.

Il torrente si è fatto denso e oscuro,


Si nasconde sotto il duro ghiaccio,
Si spegne il fiore, ammutolisce il suono
Nell'incantenamento del ghiaccio,
Solo la vita immortale di una sorgente
Non incatena l'onnipotente freddo;
Essa fluisce sempre, e mormorando
Turba questo silenzio di morte.

Così, anche nell'orfano petto,


Uccisa dal freddo dell'esistenza,
Non scorre la lieta giovinezza,
Non scintilla la vivida corrente;
Ma sotto la corteccia di ghiaccio
C'è ancora la vita, c'è ancora un sussurro,
E talvolta si ode chiaramente
Il mormorio di una misteriosa fontana.

38.

Nel soffocante silenzio dell'aria


Vi è come il presagio del temporale;
Più caldo è il profumo delle rose,
Più sonora la voce della cicala...

Dietro la bianca nube fumosa


Sordo ha brontolato il tuono;
Il cielo di un rapido lampo
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Tutt'intorno si è avvolto...

È come una pienezza di vita


Che nella calda aria si è sciolta,
Come un divino nepente,
Nelle vene scorre e arde;

Fanciulla, fanciulla, cosa agita


Il velo del giovane seno,
Perché si turba e si strugge
L'umido lampo dei tuoi occhi?

Perché impallidisce e si spegne


La fiamma del tuo volto infantile?

Che cosa opprime il tuo cuore


E brucia le tue labbra?

Attraverso la seta della ciglia


Sono cadute due lacrime...
O sono forse gocciole di pioggia
Del temporale che incomincia?...

39.

Perché tu chini sull'acqua,


O salice, la tua chioma?
E con le foglie tremanti
Come avide labbra
Afferri la corrente che fugge?...

Invano trema e languisce


Sulla corrente ogni tua foglia...
La corrente corre e sciaborda,
E splendente alle carezze del sole
25
Si prende gioco di te...

40.

Sera nebbiosa e piovosa...


Non è forse la voce dell'allodola?...
Sei tu forse, bella ospite dell'alba
In questa ultima ora, ora morta?
Modulata, vivace, di chiara voce,
In questa mortale ultima ora,
Come l'orribile riso della follia,
Tutta l'anima mi ha scosso.

41.

Come un uccello sul fare dell'alba,


Il mondo, risvegliato, si è riscosso...
Ma solamente il mio capo
Non ha sfiorato il sonno felice!
Anche se spira la brezza del mattino
In me io sento come pesa
Il caldo, la polvere di ieri!...

O come penetranti e selvaggi,


Come odiosi sono per me
Il rumore, i moti, le parole, le grida,
Del nuovo giorno di fiamma!...
O come i suoi raggi di porpora,
Come bruciano i miei occhi!...
O notte, notte, dove sono i tuoi veli,
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La tua placida ombra, la rugiada?...

Frammenti delle antiche stirpi,


Voi sopravvissuti al vostro tempo!
Come dei vostri lamenti, delle catene,
È giusta l'ingiusta rampogna!
Com'è triste nell'ombra semiassonnata,
Con la spossatezza nelle ossa,
Incontro al sole, al movimento,
Dietro le nuove stirpi errare!...

42.

L'anima è un eliso di ombre,


Di ombre, silenziose, chiare e bellissime,
Non partecipi di gioie e dolori,
Né dei pensieri di quest'anno furioso.

Anima mia, eliso di ombre,


Che vi è di comune tra la vita e te?
Tra di voi, fantasmi dei bei giorni passati,
E questa follia insensata?...

43.

Sui colli ricchi di vigneti


Fluttuano le nubi dorate.
Giù con le sue onde verdi
Mormora il fiume in penombra.
Dalla valle lo sguardo a poco a poco
Si è alzato, giunge alle vette
E scorge sull'alto limitare
27
Un tempio luminoso in forma di cupola.

Nella celeste, montana dimora,


Dove non c'è posto per la vita mortale,
E più leggero, più puro e deserto
Scorre il fiume dell'aria,
Là volando tace ogni suono,
Là si sente solo la voce della natura,
E un non so che di festivo spira
Come la calma dei giorni domenicali.

44.

Siedo solo e pensieroso,


E guardo fra le lacrime
Il camino che si spegne...
Penso con tristezza al passato
E per la mia malinconia
Non trovo parole.

Il passato: ci fu veramente?
Sarà sempre ciò che è ora?
Esso svanirà,
Passerà, come tutto è passato,
E cadrà nell'oscuro cratere,
Anno dopo anno.

Anno dopo anno, secolo dopo secolo...


Perché l'uomo si inquieta,
Questa erba terrestre?
Presto, presto sfiorisce...
Ma la nuova estate porta
Nuove foglie ed erba.

E ciò che è sarà ancora,


E ancora fioriranno le rose.
28
E le spine ancora...
Ma tu, mio povero, pallido fiore,
Nessuna rinascita avrai,
Più non rifiorirai!

Tu, colto dalla mia mano,


Con quale estasi e amarezza,
Solo Dio lo sa!...
Ma rimani sul mio petto,
Finché non sia morto in esso
L'ultimo soffio d'amore.

45.

No, la mia passione per te,


Non ho la forza di nascondere, madre-Terra!
Io, tuo figlio fedele, non desidero
Le gioie degli spiriti incorporei.
Che sono di fronte a te le gioie
Del paradiso, o tempo dell'amore, o primavera,
O fiorente beatitudine di maggio,
O vermiglia luce, o sogni d'oro?...

Tutto il giorno, in ozio profondo,


Bere la tiepida aria di primavera,
Nel cielo alto e puro
Talvolta seguire le nubi;
Errare senza meta e senza scopo,
E cogliere nell'aria, per caso,
Il fresco profumo delle serenelle
Oppure un qualche sogno luminoso.

29
46.

Come è dolcemente assopito il verde-cupo giardino,


Abbracciato dalla dolcezza della notte azzurra,
Attraverso il melo, tutto bianco di fiori;
Come dolcemente risplende la luna d'oro!...

Misteriosamente, come nel primo giorno della creazione,


Arde nel cielo senza fondo lo sciame delle stelle,
Si sentono le voci di una musica lontana,
La vicina fontana più sonoramente parla...

Sul mondo diurno è sceso come un velo,


Si è spento ogni moto, dorme ogni fatica...
Sulla dormiente città, come sulle cime del bosco,
Si è destato il meravigliso mormorio di ogni notte...

Da dove viene questo incomprensibile sussurrio?...


Dai pensieri dei mortali, liberati nel sonno,
Incorporeo mondo, udibile, ma non visibile
Che ora sciama nel caos della notte?

47.

Le ombre grigio-azzurre si sono confuse,


Più pallido è il fiore, dormono i suoni,
La vita, il movimento si sono dissolti
Nella fluttuante oscurità, in un rumore lontano...
Si sente nell'aria notturna
Il volo invisibile di una farfalla...
Ora d'indicibile angoscia!...
Tutto è in me, e io sono in tutte le cose!...
30
Calma penombra, penombra di sonno,
Spira nel più profondo della mia anima,
Calma, tranquilla, profumata,
Sommergi e placa ogni cosa.
Ricolma fino all'orlo i sensi
Con la nebbia dell'oblio di se stessi!...
Fa' che io assapori l'annientamento,
Uniscimi al mondo che dorme!

48.

Dalla radura si è alzato il nibbio,


Alto si è alzato nel cielo;
Sempre più in alto e lontano si libra,
Ed eccolo scomparso dietro l'orizzonte.

A lui ha dato la madre-natura


Due ali vive e potenti;
Ed io qui, nel sudore e nella polvere,
Io, lo zar della terra, a terra avvinto.

49. La fontana

Guarda: come una nuvola viva


La fontana risplendente zampilla;
Guarda come fiammeggia e si rifrange
Al sole il suo umido fumo.
S'innalza come un raggio al cielo,
Tocca la sospirata altitudine
31
E di nuovo in polvere di fuoco
È destinata a ricadere in terra.

O fontana del pensiero dei mortali,


O fontana inesauribile!
Quale legge incomprensibile
Ti spinge e ti agita?
Come avidamente tendi al cielo!
Ma una mano invisibile e fatale
Spezza il tuo raggio ostinato
E lo respinge dall'alto in pulviscolo.

50.

L'anima vorrebbe essere una stella,


Ma non quando, dal cielo notturno,
Questi astri, come vive pupille,
Guardano l'addormentato mondo terrestre,

Ma di giorno, quando, quasi velati


Dagli ardenti raggi del sole,
Come dei, essi brillano più luminosi
Nell'etere puro e invisibile.

51.

A valle scintillava la luminosa neve;


Ora si è sciolta, è sparita;
Risplende nella valle lo stelo
Ma anch'esso appassirà e morirà.
32
Ma quale tempo biancheggia
Lassù sulle cime innevate?
E l'alba anche ora sparge
Su di esse le sue fresche rose.

52.

La natura non è ciò che voi pensate;


Non è un volto cieco, senz'anima;
In lei vi è anima, vi è libertà,
Vi è amore, vi è una lingua...

. . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . .

Mirate sull'albero la foglia, il fiore;


Forse li ha incollati un qualche giardiniere?
Matura forse nel seno materno
Il frutto per un gioco di forze estranee?

. . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . .
. . . . . . . . . . .

Ma essi non vedono e non sentono,


Vivono in questo mondo come nel buio,
Per loro, certo, i soli non respirano
E non c'è vita nelle onde del mare.

I raggi non sono discesi nella loro anima,


Nel loro petto non è fiorita la primavera,
33
Né i boschi davanti a loro hanno parlato
E la notte è stata muta di stelle!

E in lingue non terrestri


Agitando i fiumi e i boschi,
Nella notte non ha discorso con loro
Il temporale, in un colloquio d'amici!

La colpa non è loro; può un sordomuto


Comprendere la vita di un organo?
Ahimè non scuote la loro anima
Neppure la voce della stessa madre!

53.

Ancora triste è l'aspetto della terra,


Ma l'aria già respira la primavera,
E agita il morto stelo nel campo,
E muove i rami degli abeti.
Non s'è ancora svegliata la natura,
Ma attraverso il sonno che dirada
Essa ha udito la primavera
E involontariamente le ha sorriso.

Anima, anima, anche tu dormivi...


Ma che cosa all'improvviso ti scuote,
Accarezza e bacia il tuo sonno
E indora i tuoi sogni?...
Scintillano, si sciolgono i grumi di neve,
Scintilla l'azzurro, il sangue gioca...
È forse la tenerezza di primavera?...
È forse l'amore di una donna?...

34
54.

Non vi è sentimento nei tuoi occhi


Né verità nelle tue parole,
E non vi è anima in te.

Combatti fino alla fine, cuore!


Nel mondo non vi è creatore,
E non c'è senso nella preghiera!

55.

Amo i tuoi occhi, amica mia,


E il loro gioco d'incanto e di fuoco,
Quando, d'un tratto, tu li sollevi
E come un lampo nel cielo
Rapida intorno ti guardi...

Ma vi è un incanto ancora più intenso;


Quando nei tuoi occhi chini,
Nel momento del bacio appassionato,
Attraverso le tue ciglia abbassate
Arde il cupo fuoco del desiderio.

56.

Ieri, nei sogni d'incanto,


35
Con l'ultimo raggio di luna,
Sulle palpebre languide, illuminate,
A tardo sonno ti abbandonavi.

Scese su di te improvviso il silenzio,


L'ombra s'incupì, fu più buia,
Il ritmico respiro del seno
Più udibile scorreva nell'aria.

Ma attraverso le aeree finestre


Per un attimo spirò la notturna tenebra,
E un tuo ricciolo nel sonno volava
Giocando con un sogno invisibile.

Ecco come tacita e placida onda,


Quasi portato da un vento,
Qualcosa è entrato dalla finestra
Lieve come fumo, oscuro e liliale.

Ecco invisibile è passato


Fra l'oscuro brillio dei tappeti,
Ecco, si è appeso alla coperta,
Si accinge a salire per gli orli.

Si torce come un serpentello,


ormai salito sul letto,
E snodandosi come un nastro
È scivolato fra le cortine...

A un tratto, con vivo tremante luccichio


Ha sfiorato il tuo giovane seno,
E come una voce forte, purpurea,
Ha aperto la seta delle tue ciglia!

57. 29 Gennaio 1837

36
Per quale mano il piombo mortale
Ha straziato il cuore del poeta?
Chi questa fiala divina
Ha spezzato, come un vaso d'argilla?
Abbia egli ragione o torto
Davanti alla nostra giustizia terrestre,
Per sempre, da una mano superiore,
È marchiato come un "regicida".

Ma tu nella tenebra senza tempo,


A un tratto risucchiata dalla luce,
Pace, pace a te, ombra del poeta,
Pace luminosa alla tua polvere!
Contro le vuote parole della gente
Grande e santa è stata la tua sorte!...
Sei stato un vivo organo degli dei,
Ma col sangue nelle vene, sangue ardente.

E con questo tuo nobile sangue


Hai appagato la sete di onore,
E consacrato, sei morto
Come stendardo del dolore del popolo.
Che la tua inimicizia giudichi Colui
Che ascolta il sangue versato...
Te, come il primo amore,
Il cuore della Russia non dimenticherà!...

58. 1° Dicembre 1837

Così qui a noi era stato destino


Dirci l'ultimo addio...
Addio a tutto ciò per cui il cuore è vivo,
Che, uccisa la tua vita, l'ha incenerita
Nel tuo petto tormentato...

Addio... Fra molti, molti anni


Tu ricorderai tremando
Questo paese, questa riva, col suo
37
Splendore meridiano, dove eterna è la luce,
Dove con il profumo delle tarde, pallide rose
L'aria di dicembre è intiepidita.

59. Villa italiana

Dato addio alle preoccupazioni mondane,


E rinchiusa nel bosco di cipressi,
Nell'ombra beata, nell'ombra elisia
Si è addormentata la villa con augurio felice.

Ed ecco, son già trascorsi due secoli,


Protetta da un sogno incantato,
Riposando nella sua valle felice
Si è abbandonata alla volontà del cielo.

E qui il cielo è così benigno alla terra!...


E molte estati e tiepidi inverni del sud
Sono passati su di essa quasi in un sonno,
Senza sfiorarla con le loro ali.

Piange come prima la fontana nell'angolo,


Sotto la volta scorre un lieve vento;
Vola una rondinella, e garrisce...
E la villa dorme... e il suo sonno è profondo!...

E noi entrammo... tutto era così calmo!


Tutto così da secoli silenzioso e nell'ombra!...
La fontana mormorava... immobile e snello
Guardava dalla finestra il vicino cipresso.

. . . . . . . . . . .
All'improvviso tutto si confuse; un tremito febbrile
Trascorse per i rami dei cipressi,
La fontana tacque, e un certo strano bisbiglio,
Come nel sonno, incomprensibile mormorò.
38
Che avvenne, amica? O forse la vita malvagia,
La vita, ahimè, che in noi allora scorreva,
Quella vita maligna, e il suo ribelle ardore,
Aveva oltrepassato la sacra soglia?

60.

Molto, molto tempo fa, o sud beato,


Io ti vedevo davanti a me,
E tu, come un Dio rivelato,
Eri accessibile a me, straniero.
Tempo lontano, ma pur senza estasi,
Colmo non invano di nuovi sentimenti,
Io ho riascoltato i cantici
Delle grandi onde mediterranee!

E il loro canto, come nel passato,


Era colmo di armonia,
Come quando, dal loro seno materno,
Ascese la divina Afrodite.
Ed esse, ancora come allora,
Sempre risplendono e cantano;
Lungo la loro azzurra distesa
Passano sacre visioni.

Ma io, io vi ho lasciate,
Di nuovo attratto verso il Nord...
Di nuovo è disceso su di me
Il suo orizzonte di piombo...

Qui il vento punge. Quanta neve


Sulle cime dei monti e nella valle,
E il freddo, onnipotente mago,
In solitudine qui regna assoluto.
39
Ma là, oltre il regno della bufera,
Laggiù, al confine del mondo,
Nel Meridione dorato e luminoso,
Io vi vedo ancora, da lontano,
Ancora più belle risplendere,

Ancora più azzurre e più fresche,


E ancora più armoniosa la vostra voce
Giunge fino all'anima mia!

61.

Con quale tenerezza, e innamorata inquietudine


Il tuo sguardo, ardente, si è estenuato in lui!
Tu sei muta, inerte... muta, come bruciata
Dal fuoco di un lampo celeste!

D'un tratto per l'eccesso dei sensi e la pienezza del cuore,


Tutta tremante, tutta in lacrime, ti eri prostrata...
Ma presto un dolce sonno, infantile, spensierato,
Scese sulla seta delle tue ciglia.

E tu chinasti la testa tra le sue mani,


E più tenero di una madre egli ti accarezzava...
Un gemito si spense tra le labbra, l'ansito si placò,
E placido e dolce era il tuo sonno.

Ma ora... oh, se tu avessi allora sognato


Ciò che ci serbava il futuro...
Come ferita, ti saresti con un gemito svegliata,
O forse saresti passata a un'altra visione.

40
62. La primavera

Per quanto opprima la mano del destino,


Per quanto angosci l'inganno umano,
Per quante rughe solchino la fronte,
E pieno di ferite sia il nostro cuore,
E per quanto dure siano le prove,
Tutte le prove che avete subito,
Che importa questo di fronte al respiro,
Al primo incontro con la primavera?

La primavera... Nulla sa di voi,


Di voi, o male, o dolore,
Il suo sguardo risplende immortale,
E non vi è ruga sul suo volto.
Obbediente solo alle sue leggi,
Nel tempo convenuto scende a voi,
Luminosa, beata, indifferente.
Come si conviene agli dei.

Copre di fiori tutta la terra,


È fresca, come la prima primavera;
Se ce ne fu un'altra prima di lei,
Di questa proprio nulla conosce.
Errano molte nubi nel cielo,
Ma queste sono le sue nubi,
Ed ella più non trova le orme
Delle sfiorite primavere dell'essere.
Non sospirano le rose il passato,
Né l'usignolo lo canta nella notte;
L'Aurora lacrime profumate
Non versa sul tempo che fu;
Né la paura dell'inevitabile fine
Spira dagli alberi e dalle foglie!
La loro vita, come un oceano senza rive,
È disciolta tutta nel presente.

Gioco e vittima della vita particolare!


Vieni, e respinto l'inganno dei sensi,
41
Immergiti, alacre, assoluto signore,
In questo vivificante, creativo oceano!
Vieni, e nella sua eterea corrente
Bagna il tuo petto che soffre,
E della vita divina e universale,
Sii, anche per un attimo, partecipe!

63. Napoleone

Figlio della Rivoluzione, tu con la tua terribile madre,


Ardito, sei sceso in battaglia, e nella lotta
Sconfitto! Non l'ha vinta il tuo genio dispotico!...
Lotta impossibile, vana fatica!...
L'hai sopportata tutta in te stesso...

II

Due demoni erano al suo servizio,


Due forze mirabilmente fuse in lui!
Nella sua testa si libravano le aquile,
Nel petto, serpenti attorcigliati...
L'ardito volo di aquila
Delle ispirazioni dalle vaste ali,
E nel pieno furore degli ardimenti
Il calcolo della saggezza del serpente.
Ma la forza illuminante,
Inattingibile alla mente,
Non illuminò la sua anima,
Non si avvicinò a lui...
Egli era fiamma terrestre, non divina,
Arditamente navigava, sprezzando le onde,
Ma la pietra della fede, sotto l'acqua,
Mandò in schegge la barca marcita.
III
42
E tu ti ergevi: davanti a te la Russia!
E, profetico mago, nel presagio della lotta,
Tu stesso pronunciasti parole fatali!
"Che si avverino i suoi destini!..."
E non vana fu la predizione!
I destini risposero alla tua voce!...
Ma con un nuovo enigma nell'esilio
Tu rispondesti al richiamo fatale...

Passarono gli anni; ed ecco, dall'angusto


Esilio in patria è tornato il morto,
Sulle rive del fiume, a te così caro,
Spirito inquieto, finalmente riposi...
Ma un inquieto sonno, anche di notte, ti angoscia,
A volte ti alzi, e guardi verso Oriente,
E d'un tratto, turbato, tu fuggi, come sentendo
Il venticello che precede l'alba.

64. Il giorno e la notte

Sul mondo misterioso degli spiriti,


Su questo abisso senza nome,
È gettato un velo intessuto d'oro
Dall'alta volontà degli dei.
È il giorno questo velo scintillante,
È il giorno il risorgere dei terrestri,
È un balsamo per l'anima che soffre,
È un amico degli uomini e degli dei!

Ma tramonta il giorno, scende la notte;


La notte è giunta e dal mondo fatale
Il tessuto benefico del velo
Strappa, e getta lontano...
Così si rivela nudo l'abisso
Con i suoi terrori e le tenebre;
43
Più non vi sono barriere tra noi e l'abisso.
Ecco perché è paurosa la notte!

65.

Guarda come, sulla distesa del fiume,


Lungo il corso delle acque, viventi di nuovo,
Verso il mare che tutto raccoglie
Vagano i blocchi di ghiaccio.

Scintillano iridati al sole,


O di notte, nella tarda oscurità,
Si sciolgono tutti fatalmente,
E vanno verso un'identica meta.

E insieme, piccoli e più grandi,


Perduta la loro forma primitiva,
Tutti, indifferenziati, come forza elementare,
Si congiungono con l'abisso fatale...

O illusione del nostro pensiero,


Tu, umano "Io", non è forse
Questo il tuo vero significato,
Non è tale il tuo destino?

66. Ad Hanka

Deve essere eterno il distacco?


Non è tempo per noi di svegliarci
E darci l'un l'altro la mano,
44
Agli amici, gente del nostro sangue?

Per secoli siamo stati ciechi,


E come miseri ciechi
Abbiamo errato, girovagato,
Dispersi da tutte le parti.

E talvolta è accaduto
Che in qualche modo combattessimo,
Molte volte il sangue è fluito,
E la spada ha straziato un petto fraterno...

E il seme di una folle inimicizia


Ha moltiplicato i mali frutti;
Molte tribù sono perite,
O emigrate in terra straniera.

Genti di altra fede e terra


Ci hanno divisi e spezzati;
A questi il tedesco ha tolto la lingua,
Quelli li ha umiliati il turco.

Ecco: in questa notte oscura,


Qui, sulle colline di Praga,
Un nobile uomo con mano modesta
Ha acceso un faro nella tenebra.

A un tratto di quali raggi


Si sono illuminati tutti i paesi!
Si è rivelata davanti a noi
Tutta la terra degli Slavi!

Montagne, steppe e litorali


Il giorno meraviglioso ha illuminato,
Dalla Nevà al Montenegro,
Dai Carpazi all'Ural.

Nasce l'alba su Varsavia,


Kiev ha aperto gli occhi,
E con Mosca dalle cupole d'oro
Vyšegrad si è messa a parlare!

45
E i suoni di parlate fraterne
Di nuovo ci son divenuti comprensibili.
Vedranno dal vero i nostri nipoti
Quello che i padri hanno sognato!

"Aggiunta"
Così proclamavo, così io dicevo;
Sono trascorsi più di trent'anni,
Sempre più ostinati gli sforzi,
Sempre più insistente il male.
Tu, che stai ora davanti a Dio,
Uomo di verità, sacra ombra,
Che tutta la tua vita sia promessa
Che verrà il giorno desiderato.

Proprio per la tua costanza


Nella lotta infinita
La prima festa della Panslavia
Sia offerta dedicata a te!...

67. Il mare e lo scoglio

E si agita e ribolle,
Sferza, fischia e rugge,
Vuole alzarsi fino alle stelle,
Fino alle altezze incrollabili...
È forse l'Ade? Una forza infernale
Sotto la ribollente caldaia
Ha forse acceso il fuoco della geenna,
E ha stravolto l'abisso,
Rovesciandolo dal profondo?

All'urto delle onde infuriate,


Incessantemente la massa del mare
Con mugghiare, fischi, sibili e urla
Batte contro lo scoglio della riva.
46
Ma, pacifico e altero,
Non scosso dai capricci delle onde,
Immobile, immutabile,
Contemporaneo alla creazione del mondo,
Tu stai, nostro gigante!

E irritate dalla battaglia,


Come a un assalto fatale,
Di nuovo urlando si gettano le onde
Contro il tuo enorme massiccio.

Ma contro la pietra immutabile


S'è infranto l'assalto tempestoso;
Sprizza l'onda sconfitta
E si scioglie in sporca schiuma
Senza forza il suo impeto...

E tu stai fermo, possente scoglio!


Attendi solo un'ora, poi un'altra,
E si stancherà l'onda rimbombante
Di combattere contro il tuo tallone...
Stanca del malvagio sollazzo,
Di nuovo divenuta umile,
Senza urla, senza più lotta
Sotto il tuo tallone di gigante
Di nuovo l'onda si placherà...

68.

Ancora mi struggo per l'angoscia dei desideri,


Ancora l'anima mia ti desidera,
E nella tenebra dei ricordi
Ancora io rivedo il tuo volto...
Il tuo caro, indimenticabile volto;
Che è sempre, e ovunque, davanti a me,
Così inafferrabile, così immutato
47
Come una stella nel cielo notturno...

69. Geografia russa

Mosca e la città di Pietro e quella di Costantino,


Ecco le sacre capitali del reame di Russia...
Ma qual è il suo limite? Quali i suoi confini?
A nord, a oriente, a sud e a occidente?
Li riveleranno i destini ai tempi futuri...

Sette mari interni e sette grandi fiumi...


Dal Nilo alla Nevà, dall'Elba alla Cina,
Dalla Volga all'Eufrate, dal Gange al Danubio...
Ecco il reame di Russia... e non crollerà mai
Come ha previsto lo Spirito e ha predetto Daniele.

70.

Come su in alto risplende la colonna di fumo,


Come scivola giù in basso l'inafferrabile ombra!...
"Ecco la nostra vita - tu mi dicevi, -
Non il fumo luccicante che scintilla alla luna,
Ma quest'ombra, che proviene dal fumo..."

71. Alla donna russa

48
Lungi dal sole e dalla natura,
Lungi dalla luce e dall'arte,
Lungi dalla vita e dall'amore,
Passano i tuoi giovani anni,
Si spengono i tuoi vivi sentimenti,
Si disperdono i tuoi sogni...

E la tua vita trascorre, non vista,


In un paese deserto e senza nome,
In una terra ignorata, remota,
Come sparisce una nuvola di fumo
Nel cielo torbido e nebbioso,
Nella tenebra d'autunno, sconfinata.

72.

È salita all'orizzonte la sacra notte,


E il giorno felice, l'amabile giorno
Essa ha tolto, come un velo d'oro,
Un velo gettato sull'abisso.
E come una visione il mondo esterno è svanito
E l'uomo, come un orfano senza casa,
Sta ora, impotente e nudo,
Faccia a faccia col tenebroso abisso.

Egli è abbandonato a se stesso;


Fatta vana la sua mente, deserto il pensiero;
E non ha dal di fuori né sostegno né limite...
E gli sembra un sogno da lungo svanito
Ciò che ora è luminoso e vivo...
E nell'enigmatica ed estranea notte
Riconosce l'eredità della sua stirpe.

49
73.

Così di nuovo vi ho rivisti,


Luoghi non cari, anche se nativi,
Dove per la prima volta ho pensato
E sentito, e dove con occhi annebbiati
Alla luce del giorno che tramonta
Ora mi guarda la mia fanciullezza.

O povero fantasma, misero e confuso,


Di una perduta, enigmatica gioia!...
O come ora, senza fede e passione
Guardo te, mio ospite di un momento,
Te, divenuto quasi estraneo al mio sguardo,
Come un fratello minore morto in fasce...

Ah, non qui, non questo paese deserto


È stato per la mia anima il mio paese nativo,
Non qui è fiorita, non qui fu grandiosa
La mirabile gran festa della mia giovinezza.
Né in questa terra io ho creato
Ciò per cui sono vissuto, ciò che ho amato!

74.

Nella calma notte della tarda estate


Come nel cielo splendono le stelle,
Come alla loro fosca luce
Maturano i campi sonnolenti...
Silenziosi, immersi nel sonno,
Come scintillano nella pace notturna
50
Le loro onde dorate
Imbiancate dalla luna...

75.

Di nuovo vedo i tuoi occhi


E un solo tuo giovane sguardo
Ha sciolto d'un tratto il freddo sonno
Della triste notte cimmeria...
Davanti a me risorge
Un altro paese, il paese nativo,
Come un paradiso perduto
Dai figli, per colpa degli avi.

E l'ondeggiare degli eleganti lauri,


Che muove l'aria azzurra,
E il calmo respiro del mare
Rinfresca la calura dell'estate;
Matura tutto il giorno al sole
L'uva tutta indorata,
E spira un racconto di fiaba
Dalle arcate di marmo...

Come un orrido sogno


Il fatale Nord si è nascosto,
Con la volta lieve e bellissima
Il cielo risplende su di me.
Di nuovo con avidi occhi
Bevo la luce vivificante
E sotto i puri raggi
Riconosco il paese incantato.

76.

51
O lacrime umane, o lacrime umane,
Scorrete nell'ora prima e nell'ora tarda,
Scorrete ignote, scorrete non viste,
Inesauribili, infinite,
Scorrete come le strisce di pioggia
Nelle cupe notti d'autunno.

77. L'alba

Non per la prima volta canta il gallo;


Canta vivo, ardito, forte;
Già in cielo la luna è tramontata,
Il mare del Bosforo si è imporporato.

Ancora tacciono le campane,


Ma l'oriente l'aurora fa rosseggiare;
È passata la notte senza fine,
E presto sorgerà il luminoso giorno.

Alzati, Rus'! L'ora è già vicina!


Alzati, in nome del servizio di Cristo!
Non è forse il tempo, col segno della croce,
Di far suonare le campane a Tzargrad?

Echeggia, o suono della buona novella,


E riempi della tua voce tutto l'Oriente!
Esso ti chiama, esso ti risveglia,
Alzati, combatti, lotta e insorgi!

Rivesti il petto con le corazze della fede,


E in nome di Dio, potente gigante!...
O Rus', grande è il giorno che viene,
Giorno universale, giorno ortodosso!

52
78.

Come amava i fraterni abeti


Della sua cara Savoia!
Come melodici mormoravano
I loro rami sulla sua testa!...
La loro ombra, solenne, cupa
È il selvaggio, malinconico fruscio.
Con quali dolcissimi pensieri
Incantavano la sua mente!...

79. La poesia

Fra i tuoni, fra i lampi,


Fra le passioni ribollenti,
Nell'infuocato dissidio degli elementi,
Essa scende dal cielo a noi,
Celeste ai figli della terra,
Con azzurrina chiarezza nello sguardo,
E sul mare tumultuante
Versa il balsamo che pacifica.

80. Roma di notte

Nella notte azzurra Roma riposa,


53
È sorta la luna, e l'ha avvolta,
E la città che dorme, maestosa e deserta,
Ha colmato della sua gloria silente...

Come dolce dorme Roma ai raggi della luna!


Come simile a lei è divenuta la polvere eterna!
Come se il mondo lunare e la città dormiente
Fossero lo stesso mondo, incantato e morto!...

81. Profezia

Non è una voce che sia sorta tra il popolo,


La notizia non è nata tra la nostra gente!
È una voce antica, una voce dall'Alto!
"Già sta terminando il quarto secolo,
Si sta compiendo, e l'ora già risuona!"

E le volte antiche di Santa Sofia,


Nella risorta, rinnovata Bisanzio,
Di nuovo ospiteranno l'altare di Cristo.
Inginocchiati davanti ad esso, o zar di Russia,
E rialzati come zar di tutti gli Slavi!

82.

Manda, Signore, la tua consolazione


A chi, nell'ardente estate,
Come un mendicante davanti a un giardino
Erra sul torrido selciato;

54
A chi guarda, attraverso la siepe,
L'ombra degli alberi, l'erba delle valli,
E la frescura inaccessibile
Dei ricchi prati lucenti.

Non per lui è cresciuta


L'ombra ospitale degli alberi,
Non per lui, come nube fumosa,
Si alza nell'aria la fontana.

L'azzurra grotta, come dalla nebbia,


Invano attira il suo sguardo,
E la rugiadosa polvere della fontana
Non rinfresca il suo capo.

Dona, Signore, la tua consolazione


A chi nell'ardente estate,
Come un mendicante davanti a un giardino,
Erra sul torrido selciato.

83. Sulla Nevà

E si getta di nuovo la stella


Nel lieve tremolare della Nevà,
E di nuovo l'amore le affida
La sua barca misteriosa.

E tra l'onda e la stella


Essa scivola come in un sogno,
E due fantasmi porta con sé,
Lontano, sull'onda.

Forse i figli di una vana pigrizia


Passano qui l'ozio notturno?
O forse due ombre beate
Lasciano il mondo terreno?

55
Tu, disciolta come un mare,
Onda, scorrevole e sontuosa,
Accogli nella tua vastità
Il mistero dell'umile barca!

84.

Per quanto soffi il caldo mezzogiorno


Dalla finestra spalancata,
In questa tranquilla dimora,
Dove tutto è pace e penombra.

Dove i vivi profumi


Errano nell'ombra oscura,
Nella dolce penombra del dormiveglia
Immergiti, e riposa.

Qui l'instancabile fontana


Canta in un angolo giorno e notte,
E cosparge di invisibile rugiada
L'incantata oscurità.

E nello scintillio della penombra


Preso da misteriosa passione
Qui soffia il lieve sogno
Del poeta innamorato.

85.

Non giudicare, non affannarti!


56
La follia cerca, la stupidità giudica;
Cura con il sonno le ferite del giorno,
E domani sia quel che deve essere.

Nel vivere, sappi resistere a tutto,


La tristezza, e la gioia, e l'inquietudine.
Desiderare che cosa? Per che cosa rattristarsi?
Un giorno è passato: e sia grazie a Dio!

86.

Avvolto in un sonno profetico,


Quasi spoglio, il bosco è triste.
Forse una ancora, di cento foglie
Estive, brilla all'oro d'autunno,
Ancora stormisce sul ramo.

Guardo, con commossa simpatia,


Quando, attraverso le nubi,
D'un tratto, sugli alberi variegati
Tra le foglie ingiallite,
Come un lampo brilla un raggio.

Come è dolce tutto ciò che appassisce!


Quale fascino c'è in esso per noi,
Quando ciò che fiorì e visse
Ora è così debole e misero,
E sorride per l'ultima volta!....

87.

57
A malincuore, timidamente,
Il sole guarda i campi,
Oltre la nube c'è stato un tuono,
E si è aggrondata la terra.

Gli impeti del caldo vento,


Un tuono lontano, talora la pioggia.
I campi che verdeggiano
Sono più verdi sotto il temporale.

Ecco, attraverso le nubi


È corso un azzurro lampo;
Bianca fiamma leggera
Intorno l'ha avvolto.

Più fitte gocciole di pioggia,


Come vortice la polvere dai campi,
E i brontolii del tuono
Sono più irritati e arditi.

Ancora una volta, obliquamente,


Il sole ha guardato i campi,
E nello splendore è immersa
Turbata tutta la terra.

88. Due voci

Coraggio, amici, lottate con costanza,


Anche se impari è la pugna, e la lotta senza speranza!
Su di voi tacciono le alte stelle,
Sotto di voi tacciono anche le tombe.

Che siano felici gli dei sul lontano Olimpo;


La loro immortalità non conosce affanno o fatica;
58
Fatica e affanno sono solo per i cuori mortali...
Per essi non c'è vittoria, ma solo la fine.

II

Coraggio, lottate, amici valorosi,


Per quanto sia crudele e ostinata la guerra!
Su di voi stanno le mute orbite delle stelle,
Sotto di voi i muti e sordi sepolcri.

Che gli Olimpii con occhio invidioso


Osservino la lotta dei cuori inflessibili.
Chi è caduto in battaglia, vinto dal solo Destino,
Ha strappato alle loro mani la corona della vittoria.

89.

O come mortalmente noi amiamo,


Come nella violenta cecità delle passioni,
Con più certezza noi distruggiamo
Ciò che è più caro al nostro cuore!

Un tempo, orgoglioso della tua vittoria,


Tu dicevi: ella è mia.
Non è passato un anno, e ora chiediti:
Che è rimasto intatto di lei?

Dove sono le rose delle guance,


Il sorriso delle labbra, lo splendore
Degli occhi? Tutto hanno arso le lacrime
Con la loro bruciante rugiada.

Ricordi il tempo dell'incontro,


Il tempo del primo incontro fatale,
Lo sguardo e le sue parole d'incanto
E il riso vivace e fanciullesco?
59
E ora? Dov'è finito tutto questo?
Ed è forse stato lungo il sogno?
Ahimè, come un'estate del nord,
Non fu che l'ospite di un momento!

Una condanna atroce del destino!


Questo fu il tuo amore per lei,
E come una immeritata vergogna,
Ha colpito per sempre la sua vita!

Vita di rinunzie, vita di dolore!


Nella profondità della sua anima
A lei rimasero solo i ricordi.
E anch'essi l'hanno tradita.

E sulla terra si è sentita estranea,


L'incanto era scomparso...
La folla ha trascinato nel fango
Ciò che fioriva nella sua anima.

E che cosa, di questo lungo tormento,


Ha potuto, come cenere, salvare?
Il male, il dolore e l'esasperazione,
Un dolore senza ristoro, senza pianto!

O come mortalmente noi amiamo!


Come nella violenta cecità delle passioni
Con più certezza noi distruggiamo
Ciò che è più caro al nostro cuore!...

90.

Non so se sfiorerà la beatitudine


L'anima mia peccatrice e malata,
Se le avverrà di risorgere e di sollevarsi,
60
Se passerà questo deliquio spirituale.

Ma se potesse l'anima mia


Qui sulla terra trovare la pacificazione,
Saresti tu la mia beatitudine,
Tu, tu, mia terrestre provvidenza!...

91. La prima foglia

È tutta verde la foglia appena nata.


Guarda come si alzano le betulle
Avvolte dalle giovani foglie,
Di un aereo verde traforato,
Che è come un fumo trasparente...

Da quanto tempo han sognato la primavera,


La primavera e l'estate dorata,
Ed eccoli vivi questi sogni,
Sotto il primo cielo turchino,
D'un tratto nati alla luce del giorno...

O bellezza delle prime foglie,


Bagnate dai raggi di sole,
Con la tenera ombra appena nata!
E sentiamo dai loro movimenti
Che in queste migliaia e migliaia
Non troverai una sola foglia morta.

92. L'onda e il pensiero

61
Pensiero dopo pensiero, onda dopo onda,
Due manifestazioni di uno stesso elemento!
Qui rinchiusi nel cuore, là nel mare infinito,
Qui in un carcere, là nello spazio vasto,
Sempre l'eterno flusso e riflusso,
Sempre lo stesso fantasma, inquietante e vuoto.

93.

Ancora estenuata dal caldo


Scintillava la notte di luglio...
E sulla fosca terra,
Gonfio di temporali, il cielo
Tremava tutto di lampi...

Simili a pesanti ciglia


Si alzavano sulla terra,
E attraverso i fuggevoli lampi
Ignoti sguardi minacciosi
S'accendevano talora...

94.

Nel distacco v'è un profondo significato:


Per quanto tu possa amare, un giorno, un secolo,
L'amore è un sogno, e il sogno un solo momento,
E giungerà prima o poi il risveglio!
Alla fine l'uomo dovrà sempre destarsi...

62
95.

Il giorno tramonta, prossima è la notte,


L'ombra dalle montagne si fa più lunga,
Nel cielo si spengono le nubi...
È già tardi. Tramonta il giorno.

Ma non mi spaventa la tenebra notturna,


Né mi rincresce del giorno che si spegne,
Solo tu, mio magico, incantato fantasma,
Solo tu, non devi lasciarmi!...

Avvolgimi fra le tue ali,


Placa le agitazioni del cuore,
E sarà benefica la tenebra
Per l'anima incantata.

Chi sei? Di dove vieni?


Come sapere se sei celeste o terrestre?
Abitatore dell'aria, forse,
Ma con un'appassionata anima di donna.

96.

Dall'inverno stregone
Ammaliato sta il bosco,
E sotto la coltre di neve,
Immobile e muta,
Risplende di meravigliosa vita.

Sta il bosco, incantato,


63
Non morto e non vivo,
Incantato da un magico sonno,
Tutto avvolto e imprigionato
Da una lieve e soffice catena.

Se il sole invernale lancia


Sul bosco i suoi raggi obliqui,
In esso niente trasale,
Tutto avvampa e risplende
Di una accecante bellezza.

97.

Com'è allegro il tuono dei temporali d'estate,


Quando, spazzando la volante polvere,
La tempesta, irrompendo con le nubi,
Scuote l'azzurro del cielo,
E, sconsiderata e folle,
D'un tratto assale il querceto,
E tutto il querceto trema
Con le sue larghe foglie stormenti!...

Come sotto un invisibile tallone


Si piegano i giganti del bosco;
Le loro cime rumoreggiano inquiete,
Come per consigliarsi fra di sé,
E attraverso l'improvviso turbamento
Si sente l'incessante fischio degli uccelli,
E qua e là la prima foglia gialla
Vola roteando sulla strada...

98. Predestinazione
64
L'amore, l'amore, dice la tradizione,
È l'unione di un'anima con un'anima affine,
È il loro congiungersi, il loro unirsi,
E la loro fatale fusione,
E... il duello fatale...

E quanto più un'anima è tenera


Nell'impari lotta di due cuori,
Tanto più inevitabile e sicuramente,
Amando, soffrendo, struggendosi d'angoscia
Essa, alla fine, dovrà perire...

99.

Non dire: come prima egli mi ama,


Come prima io gli sono cara...
O no! Egli la mia vita distrugge
Sebbene, vedo, nella mano gli trema il coltello.

Nell'ira, in lacrime, angosciata, sdegnata,


Attratta, e ferita nell'anima,
Io soffro, non vivo... vivo solo per lui!
Ma questa vita, come è amara!

Così avaramente egli mi misura l'aria,


Come neppure al nemico più crudele...
Ahimè, respiro ancora a fatica, come malata:
Posso respirare, vivere più non posso.

65
100. "Mobile comme l'onde"

Tu, mia onda marina,


Onda capricciosa,
Come, tranquilla o giocando,
Sei piena di mirabile vita!

Sia che tu rida al sole


Riflettendo la volta del cielo,
O che tu ti ribelli e ti batta
Nel selvaggio abisso delle acque.

Mi è dolce il tuo cheto sussurro,


Pieno di carezze e d'amore;
E ascolto il tuo rombo tempestoso,
I tuoi profetici lamenti.

Che tu sia nel burrascoso elemento,


Ora cupa oppure luminosa,
Nella tua notte turchina
Conserva ciò che hai afferrato.

Non un anello, dono sacrale,


Dentro di te ho lasciato cadere,
E neppure una pietra preziosa
Io ho seppellito in te.

No! Nel momento fatale


Attratto dal misterioso fascino
L'anima, l'anima mia vivente
Ho lasciato cadere nel tuo fondo.

101. In memoria di V.A. Zukovskij

66
1

Ho visto la tua sera. Era bellissima!


Salutandoti per l'ultima volta
Io l'ho ammirata; silenziosa e chiara,
E tutta attraversata da un calore...
O come scaldavano e risplendevano,
O poeta, i tuoi raggi di addio.
E intanto già visibili salivano
Le prime stelle della sua notte...

In lui non c'era né menzogna, né doppiezza;


Egli tutto pacificava e accoglieva in sé.
Con quale benevola gioia
Egli mi leggeva le storie di Omero...
Le storie fiorenti e piene di luci
Degli anni iniziali, giovanili...
E intanto le stelle su di loro mandavano
La loro luce misteriosa e oscura...

In verità come la colomba egli puro,


E integro; pur non sprezzando la saggezza
Del serpente, egli la sapeva capire,
Ma in lui spirava il puro spirito della colomba.
E per questa purezza spirituale
Si fortificò, crebbe, risplendette di luce.
La sua anima si innalzò fino alla bellezza!
Egli in bellezza visse, in bellezza cantò...

E questa alta bellezza della sua anima,


67
Che creò la sua vita, che penetrò la sua lira,
Come il frutto più bello, come l'impresa più alta,
Egli affidò, al mondo commosso e turbato...
Lo capirà il mondo? Lo apprezzerà il mondo?
Siamo noi degni del sacro testamento?
O forse la divinità non ha detto:
"Solo i puri di cuore vedranno Dio?"...

102.

Splende il sole, le acque brillano,


In tutto c'è il sorriso, in tutto la vita,
Gli alberi tremano di gioia,
Immergendosi nel cielo azzurro.

Cantano gli alberi, scintillano le acque,


L'aria è tutta colma d'amore,
E il mondo, il fiorente mondo della natura,
S'inebria di questa pienezza di vita.

Ma anche nel colmo dell'ebbrezza


Non v'è ebbrezza più forte
Di un solo dolce sorriso
Della tua anima tormentata...

103. Il Neman

Sei dunque tu, maestoso Neman?


È la tua corrente davanti a me?
Tu per tanti anni e tanta gloria,
68
Sentinella fedele della Russia?...
Una sola volta, per volontà di Dio,
Tu hai lasciato passare il nemico,
E l'integrità del confine russo
Per sempre così affermasti...

Ricordi tu il passato, o Neman?


Il giorno di quell'anno fatale,
Quando egli stava sopra di te,
Proprio lui, il potente demone del Sud,
E tu, come ora, scorrevi,
Mormorando sotto i ponti nemici,
Ed egli carezzava la tua corrente
Con i suoi occhi meravigliosi?...

Vittoriosi marciavano i suoi reggimenti,


Garrivano allegre le sue bandiere,
Scintillavano al sole le baionette,
I ponti rimbombavano sotto i cannoni;
E dall'alto, come una divinità,
Pareva che egli su di loro volasse
E muovesse tutti e tutto custodisse
Con i suoi occhi meravigliosi...
Solo una cosa egli non vedeva...
Egli il divino guerriero, non vide
Che là, sulla riva avversaria,
Stava un Altro, stava e aspettava....
E le schiere continuavano a passare,
I volti terribili, guerreschi,
E una inevitabile Mano
Pose su di loro il suo sigillo...

E così vittorioso marciava l'esercito,


Orgogliose sventolavano le bandiere,
Le baionette mandavano lampi,
E i tamburi cantavano...
Incalcolabile era il loro numero,
E in questa schiera infinita
Forse un volto su dieci
Lo segnava un marchio fatale...

69
104. Ultimo amore

O come sul declinare degli anni


Più teneramente e superstizionamente amiamo!
Splendi, splendi, luce d'addio,
Dell'ultimo amore, del crepuscolo!

Ormai metà del cielo è coperta d'ombra,


Ancora all'occidente erra solo un raggio,
Indugia, indugia, giorno che declini,
Prolungati, prolungati, incantesimo!

Che importa se più fioco è il sangue,


Nel cuore la tenerezza non si spegne...
O tu, mio ultimo amore,
Sei la felicità e la disperazione.

105.

Arde la fiamma, avvampa la fiamma,


Sprizzano e volano le scintille,
E su essa spira frescura
L'oscuro giardino, oltre il ruscello.
Qui c'è penombra, là caldo e grida,
Io erro, come in un sogno,
Sento una sola cosa vivamente!
Che tu sei con me, e tutta in me.

Crepito dopo crepito, fumo dopo fumo,


Sporgono rami come trombe nude,
E nella calma inviolata
70
Spirano e frusciano le foglie.
Avvolto dal loro respiro
Afferro le tue parole appassionate...
Grazie a Dio io sono con te,
Ed esser con te è come in paradiso.

106.

Vi sono dei momenti nella vita


Che è difficile esprimere
Essi sono la felicità
Dell'estasi terrestre.
Mormorano le cime degli alberi,
Alte sopra di me,
E solo gli uccelli del cielo
Parlano con me.
Ciò che è falso e volgare,
È scomparso, e lontano,
Ciò che è caro e impossibile
È così lieve e vicino.
E provo amore e dolcezza,
E pace nel mio cuore,
Sono immerso in un sonno!
O tempo, attendi!

107.

Questi poveri villaggi,


Questa misera natura,
Nativo paese di lunga pazienza,
71
Paese del popolo russo!

Non capirà e non vedrà


L'orgoglioso sguardo straniero
Ciò che traluce e splende in segreto
Nella tua umile nudità.

Oppresso dal peso della croce,


Tutta, o mia terra nativa,
Il re celeste in veste servile
Ti ha percorsa, benedicendoti.

108.

O mia anima profetica!


O cuore colmo di ansia,
O come tu batti sulla soglia
Come di una duplice esistenza!

È così: sei la dimora di due mondi,


Il tuo giorno è malato e appassionato,
Il tuo sonno è profetico e oscuro,
Come la rivelazione degli spiriti.

Lascia che il petto sofferente


Commuovano le passioni fatali,
L'anima è pronta, come Maria,
A stringersi per sempre ai piedi di Cristo.

109.

72
A colui che con fede e amore
Ha servito la sua terra materna,
L'ha servita col pensiero e col sangue,
L'ha servita con la parola e con l'anima,
A chi, non invano, dalla provvidenza
Sulla loro strada dalle molte difficoltà
È stato posto per le nuove generazioni
Come guida sicura di buone speranze...

110. A N.F. Šcerbina

Mi è del tutto chiaro,


Il tuo sogno doloroso,
La tua lotta, il tuo sforzo,
Il tuo tormentoso servizio
All'ideale della bellezza...

Così un Elleno prigioniero


Abbandonato in mezzo alla steppa,
Sotto una scitica bufera di neve
Sognava a volte la dorata libertà
E il puro cielo della sua Grecia.

111.

Su questa folla oscura


Di un popolo ancora dormiente,
Tu scenderai un giorno, Libertà,
Brillerà il tuo raggio dorato?....
73
Brillerà, e ridarà la vita,
E scaccerà il sonno e le nebbie...
Ma le vecchie, putride ferite,
Cicatrici di violenze e offese,

Corruzione delle anime e vuoto,


Ciò che divora la mente e la distrugge,
Chi potrà guarire, chi coprirà?
Tu, pianeta pura di Cristo...

112.

Vi è sul principio di autunno,


Un breve, ma divino tempo!
Tutto il giorno è come un cristallo,
E raggianti sono le sere...

Dove correva la falce, cadeva la spiga,


Ora tutto è deserto, libero spazio!
Solo l'esile filo di una ragnatela
Scintilla nel solco vuoto.

L'aria è deserta, più non s'odono uccelli,


Ma sono ancora lontane le prime bufere
D'inverno, e tiepido, puro spira
L'azzurro sul campo che riposa...

113.

74
Guarda come verdeggia la selva,
Inondata dall'ardente sole,
E quale dolcezza spira in lei
Da ogni ramo e ogni foglia!

Entriamo, sediamoci sulle radici


Degli alberi, abbeverate dalla sorgente,
Là dove, avvolta dalle loro ombre,
Essa sussurra nella muta tenebra.

Sognano le loro cime su di noi,


Immerse nel caldo del meriggio,
E solo talora il grido dell'aquila
Scende fino a noi dall'alto cielo!...

114. Pacificazione

Quando ciò che noi chiamavamo nostro


È scomparso per sempre
E, come sotto una pietra tombale,
Noi ne sentiamo tutto il peso.

Andiamo e guardiamo con rapido


Sguardo lo scendere delle acque,
Dove si affannano tutte le correnti,
Là dove il torrente conduce.

Uno a gara con l'altro


Si affrettano, corrono i flutti
A non so quale richiamo fatale,
Da loro inteso di lontano...

Invano noi seguiamo le acque,


Che non ritornano indietro...
Ma quanto più a lungo le guardiamo
Tanto più lieve è il nostro respiro...
75
E le lacrime sgorgano dagli occhi,
E vediamo attraverso le lacrime,
Come tutto, agitandosi e gonfiandosi,
È portato via, lontano...

L'anima cade come in deliquio,


E sente come se anch'essa
Fosse portata via, lontano,
Da quell'onda onnipotente.

115.

Nel tardo tempo d'autunno,


Amo il giardino di Carskoe Selo,
Quando la placida penombra
Lo avvolge come in un sonno,
E visioni dalle bianche ali
Sul fosco specchio del lago,
In una muta tenerezza
Si sfiorano in questa penombra...

E sui gradini purpurei


Dei palazzi di Caterina
Si stendono le ombre oscure
Delle precoci sere d'ottobre.
Come una selva s'oscura il giardino,
E dalla buia notte, sotto le stelle,
Come il riflesso di un passato glorioso
Si staglia una cupola d'oro...

76
116. Sul cammino del ritorno

Amara visione, amaro tempo!


Ci sospinge la lunga strada...
Ecco, come un fantasma sepolcrale
Si è alzata la luna, e dalla nebbia
Ha illuminato il paese deserto...
La strada è lunga; non scoraggiarti...

Ah, proprio in questa stessa ora,


Là, dove ora non siamo più,
Questa stessa luna, ma viva,
Respira nello specchio del Lemano...
Meravigliosa visione, meraviglioso paese!
La strada è lunga, non ricordare...

II

Paesaggio nativo... sotto il tetto fumoso


Di un'enorme nuvola di neve;
È azzurro l'orizzonte, col bosco cupo,
Avvolto da tenebra autunnale...

Tutto è così nudo, inafferrabile, deserto,


Nella muta uniformità,
Solo qua e là scintillano macchie
Di acque stagnanti, coperte dai primi ghiacci.

Non suoni qui, né colori, né movimenti!


La vita è scomparsa e, sottomessa alla sorte,
In un certo quale abbandono d'impotenza,
Qui l'uomo può sognare solo se stesso.
Come la luce del giorno si offuscano i suoi sguardi,
E più non crede, pur avendoli ieri veduti,
Che esistono paesi, dove i monti d'arcobaleno
77
Si specchiano nei laghi azzurri...

117. Mattino di dicembre

Nel cielo c'è la luna, e ancora


Non si è mossa l'ombra notturna.
Regna e non vuole riconoscere
Che già s'è svegliato il giorno.

Che pur timidamente e pigro


Sorge un raggio dopo l'altro,
E il cielo ancora risplende,
Così, del suo trionfo notturno.

Non passeranno due o tre momenti


E la notte svanirà dalla terra,
E nel pieno splendore delle visioni
D'un tratto ci prenderà il mondo diurno...

118.

Quanto mi è dubbio o santa Rus'


Il tuo cosiddetto progresso di vita!
Eri stata prima una izba di contadini,
Sei diventata l'anticamera dei lacchè.

78
119. Ad Alessandro II

Hai colto il tuo giorno... Segnato da secoli


Come una grande grazia del Signore!
Egli ha strappato dall'uomo l'immagine dello schiavo,
Ha restituito alla famiglia i fratelli minori...

120.

Pur se ho costruito il nido nella valle


Talvolta anch'io sento come
Vivificante lassù in alto
Fluisca l'aerea corrente e come
Cerchi di sfuggire all'afa
E desideri le alte cime il petto,
E come vorrebbe esso respingere
Tutto il terrestre che lo soffoca!

Per ore intere io guardo


Le moli inaccessibili dei monti,
Quali rugiade e frescure,
Sussurrando spirano a noi!
D'un tratto s'illuminano di fuoco
Le loro nevi immacolate:
Invisibile cammina su di essi
Il passo degli angeli celesti.

121.

79
Gioca finché sopra di te
È ancora sereno l'azzurro;
Gioca con la gente, gioca col destino,
Tu, vita destinata alla battaglia,
Tu cuore che desideri le tempeste.

Come sovente, da tristi sogni


Oppresso, io ti guardo,
E lo sguardo si appanna di lacrime...
Perché? Che c'è in comune fra di noi?
Tu vai verso la vita, io la sto lasciando.

Ho sentito i sogni mattutini


Del giorno che si era appena risvegliato...
Ma i temporali tardi, vivi,
Lo scoppio delle passioni, le lacrime,
No, tutto questo non è per me!

Ma, forse, sotto la calura estiva


Tu ricordi la tua primavera...
O, ricorda anche questo tempo,
Come un sogno dimenticato
Prima dell'alba, un sogno
Da noi confusamente sognato.

122.

A taluni la natura ha dato


Un istinto profetico e cieco,
Ed essi sentono, odono le acque
Anche nella oscura profonda terra...

Amato dalla Grande Madre


Cento volte più invidiabile è la tua sorte!
Quante volte sotto la visibile
Scorza, tu l'hai potuta contemplare...
80
123. Ad A.A. Fet

A te il mio saluto di cuore


E il mio ritratto, quale che sia,
A te, poeta che senti come me,
A te forse silenziosamente dirà
Come mi è stato caro il tuo saluto,
Come mi ha intenerito nell'anima.

124.

Come un indecifrabile mistero


Un vivo fascino vive in lei!
Noi guardiamo con inquieto tremito
La calma luce dei suoi occhi.

C'è forse in lei un incanto terrestre,


Oppure una beatitudine celeste?
L'anima vorrebbe pregarla,
Ma il cuore vuole adorarla...

125.

81
O questo Sud, o questa Nizza!...
O come mi turba il loro splendore!
La vita, come un uccello trafitto
Vuole sollevarsi, e non può...
Non c'è né volo, né impeto,
Le ali spezzate pendono,
E tutta schiacciata contro la polvere
Trema di dolore e di impotenza...

126. Encyclica

Ci fu un giorno in cui il martello della verità divina


Tuonò, e spezzò il tempio dell'antico testamento,
E, colpito dalla sua stessa spada,
In esso ha ispirato lo stesso primo sacerdote.

Ancora più spaventosa, ancora più implacabile


Anche nei nostri giorni, giorni del giudizio di Dio,
Si compie la punizione nell'apostatica Roma
Sul falso vicario di Cristo.

Sono passati i secoli, molte cose sono perdonate,


False interpretazioni, opere oscure,
Ma non si può perdonare per la verità di Dio
Il suo ultimo vituperio...

Non morirà per una spada terrestre,


Chi ha posseduto tanti anni la spada terrestre.
Una parola fatale lo farà perire:
"La libertà di coscienza è un delirio!"

127.
82
Come sei bello, o mare notturno,
Qui risplendente, là grigio e cupo,
Allo splendore della luna, come vivente
Corre, e respira, e scintilla...

Nell'infinito, libero spazio ondoso


Splendore e agitarsi, strepito e tuono....
Immerso in un fosco lucore, o mare,
Come sei bello nella deserta notte!

Alto incresparsi dell'onda marina,


Quale festa in questo modo tu celebri?
Corrono le onde, tuonano, scintillano,
Dal cielo guardano le sensibili stelle.

In questo agitarsi, in questo splendore,


Io resto, sperduto come in un sogno.
O come volentieri nel loro incanto
Annegherei tutta l'anima mia...

128.

Vi sono nella mia immota sofferenza


Giorni e ore più terribili di altri...
Il loro giogo greve, il loro peso fatale
Il mio verso non può esprimere, sopportare.

Intorno tutto morirà. Non c'è posto


Per lacrime e tenerezza, tutto è vuoto, e buio.
Non spira più il passato come lieve ombra
Ma giace sotto terra come un cadavere.

E su di esso, nella realtà concreta,


83
Ma senza amore, senza i raggi del sole,
C'è lo stesso mondo senz'anima, senza passioni,
Che nulla sa, che non si ricorda di lei.

E io, solo con il mio lungo dolore,


Voglio conoscere me stesso e non posso,
Barca spezzata, gettata dall'onda,
Su una riva selvaggia e senza nome.

O Signore, dammi la sofferenza che brucia,


E disperdi la morte della mia anima;
Tu l'hai presa, ma il tormento del ricordo,
Un vivente ricordo, lasciami di lei.

Di lei, di lei, che ha compiuto la sua impresa


Fino alla fine, in una lotta disperata,
Dopo aver amato con tale ardore e passione,
Contro gli uomini, contro il destino.

Di lei, di lei, che non vinse il destino,


Ma che pure vincere non s'è lasciata,
Di lei, di lei, che ha saputo fino alla fine
Soffrire, pregare, credere e amare.

129. "Est in arundineis modulatio musica ripis"

C'è una melodia nelle onde del mare,


Un'armonia nelle dispute degli elementi,
E un armonioso fruscio musicale
Scorre per gli ondeggianti canneti.

Un'armonia imperturbabile in ogni cosa,


Una piena consonanza nella natura,
Solo nella nostra fantomatica libertà
Noi ci riconosciamo discordi da essa.

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Donde è sorta questa discordanza?
E perché nel coro universale
L'anima non canta ciò che canta il mare,
E, canna pensante, si ribella?

130. Alla vigilia dell'anniversario del 4 agosto 1864

Ecco io erro lungo la grande strada


Nella calma luce del giorno morente,
Sono stanco, non mi reggono le gambe...
Amica mia cara, non mi vedi tu?

Tutto è più buio, più buio sulla terra,


È svanito l'ultimo riflesso del giorno...
Questo è quel mondo, dove con te vivevo.
Angelo mio, non mi vedi tu?

Domani è giorno di preghiera e di pianto,


Domani, il ricordo del giorno fatale...
Angelo mio, là dove volano forse le anime,
Angelo mio, non mi vedi tu?

131.

Come improvviso e chiaro,


Nell'azzurro umido del cielo,
Si è alzato l'aereo arcobaleno
Nel suo fugace trionfo!
Con una punta ha trafitto il bosco,
85
Con l'altra è sparito dietro le nubi,
Ha abbracciato metà del cielo
E poi su in alto si è spento.

O, in questa visione iridata


Quale tenerezza per gli occhi!
Essa ci è data per un attimo,
Afferrala, afferrala presto!
Guarda: è già impallidita,
Ancora un minuto, un altro; e poi?
È svanita, come svanisce
Ciò per cui tu vivi e respiri.

132.

Il cielo notturno così cupo,


Così offuscato da ogni parte,
Non è una minaccia, o un'immagine,
È un incubo pallido, senza gioia.
Solo lampi, saette di fuoco
Che una dopo l'altra si accendono,
Come demoni sordomuti
Che così parlano tra di loro.

Come a un segno convenuto


Avvampa d'un tratto una striscia
Del cielo, e rapidi escono dal buio
I campi e le foreste lontane.
Ed ecco di nuovo tutto s'abbuia,
Tutto si è immerso nella tenebra sensibile,
Come se un problema misterioso
Si stesse decidendo nell'alto cielo.

86
133.

Non c'è giorno in cui l'anima non pianga,


E non lamenti il proprio passato,
In cui non cerchi le parole senza trovarle
E si dissecchi ogni giorno.

Come chi dopo aver languito


Di ardente nostalgia per la patria
D'un tratto venga a sapere che un'onda
L'ha seppellita nel fondo del mare.

134.

Così! Egli è salvo! Non poteva essere


Altrimenti, e un senso di gioia si è diffuso in tutta la Rus'!...
Ma tra le preghiere, e le lacrime di ringraziamento,
Un pensiero insistente involontariamente rode il cuore;

Con questo sparo, tutto è stato offeso in noi,


E all'offesa è come se non ci fosse rimedio!
Si è posata, ahimè, si è posata una macchia di vergogna
Su tutta la storia del popolo russo!

135.

Con la mente non si può capire la Russia,


87
Non la si può misurare col metro comune!
In essa c'è un'essenza particolare!
Nella Russia si può soltanto credere.

136. Fumo

Qui un tempo, potente e bellissimo,


Mormorava e verdeggiava un bosco d'incanto,
Non un bosco, ma un intero mondo multiforme,
Ricolmo di visioni e di prodigi.

Penetravano i raggi, tremolavano le ombre;


Non taceva il grido degli uccelli sugli alberi;
Apparivano nella fitta boscaglia i veloci cervi,
E di tanto in tanto risonava il corno da caccia.

Agli incroci, con parole di saluto,


Incontro a noi, dalla penombra del bosco,
Avvolto da non so quale mirabile luce,
Volava fuori uno sciame intero di volti noti.

Quale vita, e quale incanto!


Quale lussureggiante luminosa festa per i sensi!
Ci sembravano delle creazioni non terrestri,
Ma questo mondo meraviglioso era vicino a noi.

Ed ecco che di nuovo, verso il bosco misterioso,


Ci siamo avvicinati, con l'amore di un tempo.
Ma dov'è ora? Chi ha abbassato la cortina,
L'ha fatta scendere dal cielo alla terra?

Che è questo? Un fantasma, una qualche magia?


Dove siamo? Dobbiamo credere ai nostri occhi?
Qui c'è solo fumo, come un quinto elemento,
Un fumo senza gioia, un fumo senza fine!

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In qualche posto, attraverso, spuntano bruciati
Dagli incendi degli orribili ceppi.
E corrono per i rami spogliati
Fuochi fuggiaschi con maligno strepitare...

No, questo è un sogno! No, il vento soffierà


E il fantasma di fumo si porterà via...
Ed ecco di nuovo il nostro bosco verdeggerà,
Lo stesso bosco, incantato e fraterno.

137.

"E il fumo della patria ci è dolce e piacevole!"


Così parla il poetico secolo passato.
Nel nostro lo stesso talento cerca nel sole le macchie,
E di lurido fumo egli sporca la patria!

138.

Si compie la punizione meritata


Per il grave, millenario peccato...
Il colpo non può essere respinto,
E la verità di Dio è visibile a tutti...

Quella giusta punizione divina


Per cui è inutile chiamare in aiuto,
Il giudizio si compie... e la tiara papale
Per l'ultima volta s'immerge nel sangue.

E tu, innocente portatore,


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Dio ti salvi, e ti faccia rinsavire;
Pregalo, perché la tua canizie
Non sia profanata dal sangue versato.

139. Incendi

In alto, inafferrabile,
Come densa nube tempestosa,
Fumo e fumo, un abisso di fumo
Sta gravando sulla terra.

Il morto cespuglio si piega,


Le erbe soffocano, senza ardere,
E traspare all'orlo del cielo
Una fila di abeti bruciati.

Nella triste radura d'incendio


Non c'è scintilla, solo il fumo!
Ma dov'è il fuoco lo sterminatore,
Il malvagio e potente signore?

Solo di nascosto, qua e là,


Come non so quale fulva belva,
Penetrando fra i cespugli,
Trascorre un fuoco vivo!

Ma quando scende la tenebra,


Il fumo si confonde con la nebbia,
E con i fuochi di gioia
Illumina tutto il suo campo.

Davanti alla forza degli elementi,


A braccia abbandonate, muto,
Sta l'uomo, oppresso e triste,
Come un bambino senza forza.
90
140.

Dileguano nel cielo le nubi,


E, luccicante nella calura,
Scorre e scintilla il fiume,
Come uno specchio d'acciaio...

D'ora in ora il caldo è più forte,


L'ombra è sparita nei muti querceti,
E dai campi biancheggianti
Spira un profumo di miele.

Splendido giorno! i secoli passeranno,


Ma così, nell'eterna corrente,
Sempre scintillerà il fiume
E nel caldo respireranno i campi.

141.

La natura è una sfinge. E più sicuramente


Con i suoi artifici distrugge l'uomo,
Proprio perché, forse, da quando c'è il mondo,
In essa non c'è mai stato alcun enigma.

142.
91
Per quanto ci angosci il distacco,
Noi vogliamo accettarlo,
Per il cuore c'è un altro tormento,
Più intollerabile e doloroso.

Il tempo del distacco è passato,


E di esso è rimasto in noi
Solo come una specie di velo,
Quasi trasparente allo sguardo.

E noi lo sappiamo: sotto questo velo


Tutto ciò per cui l'anima soffre,
Come qualcosa di invisibile e strano
A noi si nasconde, e tace.

Qual è lo scopo di tali tentazioni?


L'anima è involontariamente turbata,
E nella ruota delle perplessità
Essa gira a malincuore.

Il tempo del distacco è passato,


E noi non osiamo, nell'ora felice,
Sfiorare o strappare il velo,
Così odioso per noi!

143. Hus sul rogo

Il rogo è innalzato, ed è pronta


A divampare la fatale fiamma. Tutto tace!
Si sente appena il lieve crepitio, e in basso,
Striscia furtivo e traditore il fuoco.

Il fuoco divampa, la gente si affolla;


Eccoli, tutti, tutto questo mondo oscuro;
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Qui c'è il popolo oppresso, e c'è l'oppressore,
Menzogna e violenza, cavalleria e clero.

Qui Cesare traditore, e la turba


Dei principi imperiali e della chiesa,
E lui, il gerarca romano, nella sua
Peccaminosa non colpevolezza.

C'è anche lei la semplice vecchietta,


Che nessuno ancora ha dimenticato,
Che ha portato, segnandosi e sospirando,
Una fascina di legna come obolo al rogo.

E sul rogo, come vittima prima del sacrificio,


Sta davanti a voi il grande giusto!
Già avvolto dal bagliore del fuoco
Egli prega, e la sua voce non trema...

Santo maestro del popolo cèco,


Intrepido testimone di Cristo,
Severo accusatore della menzogna romana
Nella tua alta semplicità.

Non hai tradito né Dio, né il popolo!


Egli ha lottato, ed è stato invincibile,
Per la verità di Dio, per la sua libertà,
Per tutto ciò che Roma chiamava delirio.

Con l'anima è in cielo, con il fraterno amore


Egli è ancora qui, ancora in mezzo ai suoi,
Ed è luminoso, lui che col proprio sangue,
Per loro ha difeso il sangue di Cristo.

O terra cèca! O popolo del mio sangue!


Non respingere la tua eredità!
E compi dunque la tua impresa spirituale
E il trionfo dell'unità fraterna!

E strappata la catena della insensata Roma,


Che da tanti secoli ti opprime,
Sull'inestinguibile rogo di Hus
Farai fondere il suo ultimo anello.
93
144.

Fratello, che per tanti anni mi hai accompagnato,


Anche tu te ne sei andato dove tutti andiamo;
E io, ora, su questa nuda altura
Sto solo. Intorno tutto è deserto.

E dovrò a lungo sopravvivere, solo?


Un giorno, un altr'anno, e nulla ci sarà
Dove sono ora io, che guardo la tenebra notturna,
Senza più capire che cosa mi sta intorno...

Tutto è senza tracce. È così facile non essere più!


Con me o senza di me! Che importanza ha?
Tutto sarà lo stesso, ancora piangerà la bufera,
Ci sarà lo stesso buio, e la steppa intorno.

I giorni sono contati, le perdite senza numero,


La viva vita è da tempo così lontana,
E davanti non c'è nulla, e io, come accade,
Sto sulla soglia del mio turno fatale.

145. A K.B.

Io vi ho incontrata, e tutto il passato


È rivissuto nel cuore avvizzito;
Ho ricordato il tempo dorato
E il caldo è entrato nel cuore...

Come nel tempo tardo d'autunno


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Ci sono giorni, ci sono ore
In cui soffia improvvisa la primavera
E qualcosa vive e trema in noi.

Così, tutto avvolto dall'aura


Di quei giorni di pienezza spirituale,
Con ebbrezza da tempo dimenticata
Io guardo i cari lineamenti...

Come dopo un secolare distacco,


Guardo voi come in un sogno,
Ed ecco, più udibili io sento i suoni
Che in me mai si erano taciuti...

Qui non c'è solo il ricordo,


Qui la vita ha ripreso a parlare,
E in voi c'è lo stesso incanto,
E nell'anima mia c'è lo stesso amore!...

146.

Di quella vita che qui ribolliva,


Di quel sangue, qui fluito a fiumi,
Che cosa è rimasto, è giunto fino a noi?
Due o tre kurgany visibili ancora...

E due o tre querce, su di essi cresciute,


Alte e ardite, hanno spalancato i rami.
Stormiscono orgogliose, e a loro non importa
Di chi sia la polvere, i ricordi, alle loro radici.

La natura non vuol sapere nulla del passato,


I nostri anni fantasma le sono estranei,
E davanti a lei confusamente riconosciamo
Di essere solamente dei sogni della natura.

A vicenda accoglierà i suoi figli,


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Dopo che avranno compiuto le inutili imprese,
E allo stesso modo li accoglierà
Nel suo abisso che tutto pacifica e sommerge.

147.

Tutto mi ha tolto il Dio che punisce!


La salute, la forza del volere, l'aria, il sonno.
Soltanto te egli mi ha voluto lasciare,
Perché io lo potessi ancora pregare.

148. Primavera italiana

Profumata o luminosa
Già in febbraio è scesa nei giardini
La primavera, e in un momento è fiorito
Il mandorlo, avvolgendo di bianco tutto il verde.

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