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Funzioni di Due Variabili

1 Lo Spazio Vettoriale R2
R2 e linsieme R2 = {(x, y) : x R, y R} , quindi un elemento P = (x, y) di R2 e un punto P del piano
di coordinate x e y. Inoltre, R2 e uno spazio vettoriale e i suoi punti (x, y) sono identificati con i vettori
v = (x, y) che partono dallorigine degli assi e terminano in (x, y).
y 6 y 6
6 r (3,6)







2 r (1,2) v



-  -
1 x 3 x

Come abbiamo detto R2 e uno spazio vettoriale, per cui sono definite le seguenti operazioni:
Somma. Dati v = (x1 , y1 ), w = (x2 , y2 ), la somma tra v e w e il vettore z = v + w = (x1 + x2 , y1 + y2 ).
Lelemento neutro per la somma e il vettore nullo 0 = (0, 0) che geometricamente e rappresentato dallorigine
degli assi. Lopposto di un vettore v = (x, y) e il vettore w = v = (x, y).
Prodotto esterno. Dati v = (x, y) e R, il loro prodotto esterno e dato dal vettore z = v = (x, y).
Prodotto scalare. Dati v = (x1 , y1 ), w = (x2 , y2 ), il prodotto scalare tra v e w e dato da z = v w =
(x1 x2 , y1 y2 ).
Al contrario di quanto accade in R, in R2 non ce una relazione dordine, cioe dati due punti di R2 NON si
puo stabilire quale tra i due e piu grande.
In R2 e definita unapplicazione d : R2 R2 R+ data da
q
d(P, Q) = (xp xq )2 + (yp yq )2 , P = (xp , yp ), Q = (xq , yq ). (1)

tale funzione e detta distanza e gode delle proprieta per ogni P = (xp , yp ), Q = (xq , yq ), R = (xr , yr ) in R2
d(P, R) 0, d(P, R) = 0 P = R;
d(P, R) = d(R, P );
d(P, R) d(P, Q) + d(Q, R).  q 
In particolare, la distanza di un punto P = (xp , yp ) dallorigine d(P, 0) = x2p + yp2 corrisponde al mo-
dulo del vettore associato a P , in accordo a quanto si ha in R dove la distanza da un punto dallorigine e
esattamente il suo modulo. Il modulo di un vettore corrisponde alla sua lunghezza ed e anche detto anche
norma del vettore.

1.1 Elementi di topologia.


Grazie alla definizione di distanza possiamo definire un intorno I di raggio attorno ad un punto P0 =
(x0 , y0 ) come segue n o
p
I (P0 ) = (x, y) : (x x0 )2 + (y y0 )2 < ,

1
cioe I e costituito dai punti che sono dentro al cerchio di raggio ad esclusione della circonferenza.

y 6

'$
2 r I (1, 2)
&%
-
1 x

Definizioni 1. Sia A un insieme in R2 e P = (xp , yp ), Q = (xq , yq ) R = (xR , yR ) punti di R2 .


1. Si dice che P0 e un punto interno ad A, se esiste un raggio tale che lintorno circolare I di centro
P e raggio e contenuto in A.
2. Si dice che Q e un punto esterno ad A se Q e interno al complementare di A, ovvero se esiste un
raggio > 0 per cui lintorno circolare I di centro Q non interseca A.
3. Un punto R si dice di frontiera se non e ne interno ne esterno, cioe se qualsiasi intorno di R contiene
sia punti di A che punti che non sono in A.
4. Un punto P0 = (x0 , y0 ) si dice di accumulazione per A se comunque preso un suo intorno I esiste
almeno un punto di I diverso da P0 che appartiene ad A; se un punto non e di accumulazione per
A, si dice isolato.
Si osservi che tutti i punti interni di A sono di accumulazione, mentre i punti esterni non lo sono; i punti
di frontiera possono esserlo oppure no.

y 6
A 
 q
Q

qP  I
 I 
q
R

 Ir

-
x

Nella figura precedente il punto P e interno e di accumulazione, Q e esterno e isolato, R e di frontiera e di


accumulazione per linsieme A. Se prendiamo linsieme A0 = A {(0, 0)} il punto (0, 0) e di frontiera per A0
ma non di accumulazione.
Definizioni 2. Sia A un insieme di R2 .
1. A si dice aperto se comunque preso P A esiste > 0 tale che lintorno I centrato in P e di raggio
e contenuto in A.
2. A si dice chiuso se il suo complementare e aperto.
3. A denota la chiusura di A, ovvero lunione di A e dei suoi punti di accumulazione. La chiusura di A
e un insieme chiuso, anzi e il piu piccolo insieme chiuso che contiene A. A coincide con lunione di
A e dei suoi punti di frontiera.

2
4. A si dice limitato se esiste un raggio r (anche molto grande) tale che lintorno Ir (0) centrato
nellorigine e di raggio r contiene A.

5. A si dice connesso se NON esistono due aperti disgiunti (la cui intersezione e vuota) e non vuoti la
cui unione e A. In caso contrario A si dice sconnesso.

Osservazione 1. Esistono insiemi che non sono ne aperti ne chiusi, basta pensare allinsieme A = (0, 1)
[0, 1]. Il punto (x, 1) con x (0, 1) non e interno ad A quindi A non e aperto, daltra parte neanche il
complementare di A e aperto, infatti comunque prendiamo un intorno del punto {(0, 0)} questo conterra
anche punti di A. Quindi A non e ne aperto ne chiuso.

Definizioni 3. Sia D un insieme di R2 .

1. D e un dominio se D e la chiusura di un aperto, quindi un dominio e un insieme chiuso, ottenuto


dallunione di un aperto e dei suoi punti di frontiera.

2. D e un dominio connesso se e la chiusura di un aperto connesso.

2 Funzioni di due variabili: Prime Definizioni


Una funzione di due variabili definita in un sottoinsieme A di R2 e una legge f che associa ad un punto di
R2 , (x, y), un numero reale z. Scriveremo, quindi f : A R, f (x, y) = z. Per rappresentare graficamente
una funzione di due variabili abbiamo due possibilita :

1. Rappresentazione cartesiana. Esattamente come si fa per le funzioni di una variabile, consideriamo


un riferimento cartesiano di assi x, y, z e disegniamo i punti di coordinate (x, y, f (x, y)), ottenendo
una superficie in R3 che e il grafico della funzione f .

2. Linee di livello. Consideriamo il luogo dei punti di coordinate (x, y) tali che f (x, y) = costante, ad
esempio disegniamo i punti per cui f (x, y) = 0, = 1, = 3/2, = . . . .
Questo tipo di rappresentazione si adotta nella rappresentazione di zone geografiche, per cui per c = 0
si prende il livello del mare, per c > 0 abbiamo le zone al di sopra del livello del mare e per c < 0 si
possono rappresentare i fondali marini.

Esempio 1. Ad esempio prendiamo f (x, y) = x2 + y 2 . La rappresentazione cartesiana da un paraboloide


con vertice nellorigine, se vogliamo disegnare la curve di livello, dobbiamo considerare i punti (x, y) tali che
x2 + y 2 = c = costante. Se c = 0 otteniamo che (x, y) =(0, 0), per c = 1 abbiamo la circonferenza di raggio
unitario, per c = 2 troviamo la circonferenza di raggio 2 e cos via...(per altri esempi si veda [?]).

y 6

'$


qi
P -
 x

&%

La prima cosa da determinare nello studio delle funzioni di due variabili e linsieme di definizione o
campo di esistenza, cioe il piu grande sottoinsieme di R2 dove la funzione e ben definita.

Esempi 1. 1. Si determini e si disegni linsieme di definizione della funzione


f (x, y) = lg(1 x2 y 2 ).
Affinche il logaritmo sia ben definito il suo argomento deve essere positivo, per cui il punto (x, y) deve

3
soddisfare 1 x2 + y 2 > 0, ovvero x2 + y 2 < 1, cioe (x, y) deve essere allinterno della circonferenza
centrata nellorigine di raggio 1.
y 6

'$
-
x
&%

p
2. Si determini linsieme di definizione della funzione f (x, y) = |x2 + y 2 2|.
Affinche f sia ben definita largomento della radice deve essere maggiore o uguale a zero per cui deve
essere |x2 + y 2 2| 0, lunico caso in cui la precedente diseguaglianza e soddisfatta e quello in cui
|x 2 2
+ y 2| = 0, e questo avviene per tutti i punti (x, y) che appartengono alla circonferenza di raggio
2.

3. Si scriva e si disegni linsieme di definizione della funzione f (x, y) = lg(lg(x + y)).


Affinche f sia ben definita largomento del logaritmo (il primo da sinistra) deve essere maggiore di zero
per cui deve essere lg(x + y) > 0, questo implica che largomento del secondo logaritmo deve soddisfare
x + y 1, per cui linsieme di definizione E e dato da

y 6

@ E
@
@
@
@ -
@ x
@
E = {(x, y) : y 1 x} @
@
2.1 Alcune Estensioni
1. Funzioni di piu variabili.
Come abbiamo definito R2 possiamo definire spazi vettoriali in cui un punto e fatto di piu coordinate, ad
esempio nello spazio in cui viviamo ogni punto e individuato da tre coordinate; oppure, se pensiamo di fare
unosservazione fisica di un fenomeno ci interessera sapere oltre alle coordinate delloggetto anche il tempo
in cui abbiamo fatto la misurazione, dovremo quindi tener conto di 4 coordinate. Diventa percio importante
conoscere spazi vettoriali in cui un punto P e individuato da n coordinate P = (x1 , . . . , xn ), anche in questi
spazi possiamo definire una funzione distanza, parlare di insieme aperti, chiusi...e possiamo definire delle
funzioni che ad ogni punto P associano un un numero reale, cioe f (x1 , x2 , . . . , xn ) = z.
Ad esempio consideriamo la funzione f : R3 R,
x+y
f (x, y, z) =
z
il campo di esistenza di questa funzione e costituito da tutti i punti dello spazio che hanno coordinata z
diversa da zero.
2. Applicazioni da R2 in R2 .
Finora abbiamo visto come definire una funzione dipendente da un punto P = (x1 , x2 ) di R2 che assume
valori nellinsieme dei numeri reali, cioe ad ogni coppia di coordinate (x1 , x2 ) viene associato un numero
reale z.

4
Unapplicazione F : R2 R2 e una legge che associa ad un punto di R2 un altro punto di R2 ; quindi ad una
coppia di coordinate (x1 , x2 ) corrisponde unaltra coppia (y1 , y2 ) = F (x1 , x2 ); tale scrittura sta a significare
che la coordinata y1 cambiera in dipendenza da come cambiano x1 e x2 e la stessa cosa accadra per y2 , cioe
ad ogni coppia (x1 , x2 ) coorispondera uno e un solo valore y1 e uno e un solo valore y2 , questo e equivalente
a dire che esistono due funzioni f1 , f2 : R2 R per cui y1 = f1 (x1 , x2 ) e y2 = f2 (x1 , x2 ). Le funzioni f1 , f2
sono le componenti della funzione F e si puo scrivere F = (f1 , f2 ).
Ad esempio consideriamo la funzione F : R2 R2 definita da
 
x1 x2
F = (x1 , x2 ) = ,
x2 x1
le componenti di F sono date da
x1 x2
f1 (x1 , x2 ) = , f2 (x1 , x2 ) = .
x2 x1
Linsieme di definizione della funzione F e dato dai punti di R2 che hanno entrambe le coordinate diverse
da zero, cioe R2 privato degli assi.

2.2 Funzioni Complesse.

Per ogni z C possiamo considerare una funzione f : C C come una funzione che a z associa w C.
Ricordiamo che ad ogni z = x + iy possiamo associare un punto di R2 di coordinate (x, y), e se w = a + ib gli
possiamo associare il punto di R2 di coordinate (a, b). Quindi alla funzione f e associata una funzioneche
continuiamo a chiamare f definita e a valori in R2 , che ad un punto (x, y) associa un punto (a, b) cioe
f (x, y) = (a, b); per cui rimangono definite due funzioni u, v : R2 R tali che a = u(x, y) e b = v(x, y), e
f (z) = u(x, y) + iv(x, y). Le funzioni u e v si dicono parte reale e parte immaginaria della funzione f .

2.3 Esercizi
1. Si determini linsieme di definizione delle seguenti funzioni di due variabili.

(a) z = lg(x2 + y 2 1),


(b) z = lg(x2 + y 2 ),
p
(c) z = 2 x2 y 2 ,
1
(d) z = 2 ,
x + y2
(e) f (x, y) = lg(x2 1) + lg(1 y 2 ),
x2 1
(f) f (x, y) = lg ,
1 y2
s
4 x2 y 2
(g) f (x, y) = ,
xy
lg(arcsen(x2 + y 2 1))
(h) f (x, y) = ,
xy
 
x+y
(i) f (x, y) = lg lg ,
xy
(j) f (x, y) = lg(x + y) + lg(x y),
(k) z = lg(1 x2 ) + lg(1 y 2 ),
1 x2
 
(l) z = lg ,
1 y2

5
 
xy
(m) z = arcsen .
x2 + y 2
2. Si determini linsieme di definizione delle seguenti funzioni di piu variabili.

(a) f (x, y, z) = lg(x2 + y 2 + z 2 1),


(b) f (x1 , x2 , x3 , x4 ) = lg(x21 + x22 + x23 + x24 ),
p
(c) f (x, y, z) = 2 x y + z,
1
(d) f (x, y, z) = 2 .
x + y2
3. Si determini la parte reale e la parte immaginaria delle seguenti funzioni complesse.
1
(a) f (z) = ,
z
z+1
(b) f (z) = ,
z1
(c) f (z) = z 2 1,
(d) f (z) = z z.

3 Limiti e Continuita
La definizione di limite per funzioni di due variabili non e molto differente da quella di funzioni di una
variabile. Infatti ricordiamo che per le funzioni di una variabile si dice che

lim f (x) = l se
xx0

> 0 = ,x0 > 0 tale che se |x x0 | allora |f (x) l| .

Ovvero se x e in un intorno centrato in x0 di raggio , f (x) deve essere in un intorno di raggio di l, in


altre parole se x dista da x0 meno di allora f (x) dista da l meno di . Quindi lunica cosa a cui cambiare
significato in R2 e il modulo, che andra naturalmente sostituito con la distanza; per cui se (x0 , y0 ) e un
punto di accumulazione per un insieme A dove e definita una funzione f (x, y) diremo che

lim f (x, y) = l se
(x,y)(x0 ,y0 )
(2)
> 0 = ,(x0 ,y0 ) > 0 : d((x, y), (x0 , y0 )) |f (x, y) l| .

Analogamente a quanto detto per R, diremo che una funzione f : A R2 R e continua in un punto
(x0 , y0 ) A se lim f (x, y) = f (x0 , y0 ).
(x,y)(x0 ,y0 )

La difficolta principale nello studiare un limite di funzione di due variabili consiste proprio nel fatto che in
R2 ce piu spazio, cioe mentre in R se |x x0 | allora x si trova necessariamente su un segmento centrato
in x0 e di raggio , in R2 se d((x, y), (x0 , y0 )) possiamo solo dire che il punto (x, y) si trova in un intorno
circolare centrato in (x0 , y0 ) e di raggio , ma non sappiamo nulla su come (x, y) si avvicina ad (x0 , y0 ),
sead esempio(x, y) tende a (x0 , y0 ) muovendosi su rette, su parabole, o su chissa quali altri tipi di curve.
Certo e che SE il limite esiste allora il valore l NON deve dipendere da come (x, y) tende a (x0 , y0 ). Per
cui vale la seguente condizione necessaria.
Proposizione 1. Se esiste lim f (x, y) = l allora
(x,y)(x0 ,y0 )

lim f (x, y + m(x x0 )) = l m R. (3)


xx0

6
dim. Da (2) segue che |f (x, y) l| per ogni (x, y) appartenente ad un intorno circolare centrato in
(x0 , y0 ), in particolare possiamo prendere i punti (x, y) che sono nellintorno I (x0 , y0 ) e che sono anche
sulla retta (PASSANTE PER (x0 , y0 )) cioe i punti che soddisfano y = y0 + m(x x0 ). Tali punti saranno
in I (x0 , y0 ) se soddisfano
p p
(x x0 )2 + (y y0 )2 (x x0 )2 + m2 (x x0 )2

ovvero se p
1 + m2 (x x0 )2 |x x0 | 0 :=
p
,
1 + m2
il che ci dice che se |x x0 | 0 , |f (x, y0 + m(x x0 )) l| , che e esattamente (3).

Osservazione 2. Nella proposizione precedente abbiamo considerato la generica retta passante per (x0 , y0 ),
ma si puo considerare una qualsiasi funzione continua y = g(x) per cui y0 = g(x0 ). Se il limite esiste deve
essere lim f (x, g(x)) = l. RIPETIAMO che se questo accade NON e detto che il limite esista.
xx0

Esempio 2. Consideriamo
xy
f (x, y) = , lim f (x, y)
x2 + y2 (x,y)(0,0)

Dovendo fare il limite per (x, y) (0, 0), possiamo vedere che accade prendendo una generica retta passante
per (0, 0), i.e. y = mx, e calcoliamo il limite

mx2 m m
lim f (x, mx) = lim 2 2 2
= lim 2
=
x0 x0 x + m x x0 1 + m 1 + m2
il risultato che abbiamo ottenuto ci dice che il limite non esiste, infatti il risultato varia al variare di m, per
m = 0 l = 0, per m = 1, l = 1/2... Ma se esiste l DEVE ESSERE UNICO! Quindi il limite non esiste.

La proposizione precedente ci aiuta se vogliamo provare che un limite non esiste, ma come fare a provare
che un limite esiste e nel caso come calcolarlo? Anche qui la situazione si complica rispetto al caso di funzioni
di una sola variabile reale. Se ad esempio dobbiamo studiare il limite

lim f (x, y) = l (4)


(x,y)(0,0)

possiamo citare i seguenti ragionamenti possibili:

1. Diseguaglianze.
Per usare la definizione dobbiamo stimare |f (x, y) l|; in tali casi puo essere utile la diseguaglianza
1
|ab| (a2 + b2 ). (5)
2
Ad esempio consideriamo

x2 |y|3/2
lim f (x, y) dove f (x, y) = . (6)
(x,y)(0,0) x2 + y 2

Usando (5) otteniamo p


|y| 1p
|f (x, y)| = |xy| 2 |y|
x + y2 2

7
Osservando che se (x, y) (0, 0) anche le coordinate x, y tendono a zero separatamente, concludiamo
che il precedente limite e zero. Altre volte possono essere sufficienti diseguaglianze piu semplici, ad
esempio per calcolare il limite

x2 y
lim f (x, y) dove f (x, y) = .
(x,y)(0,0) x + y2

basta osservare che essendo y 2 0 abbiamo che x + y 2 x cosicche


1
|f (x, y)| |xy| d((x, y), (0, 0))2
2
cosicche anche questo limite e zero.

2. Coordinate polari.
Possiamo individuare ogni punto del piano usando le coordinate cartesiane, ma possiamo anche usare
le coordinate polari, cioe si usano le trasformazioni
(
x = r cos p
r = x2 + y 2 [0, 2]. (7)
y = rsen

quindi r e la distanza del punto di coordinate (x, y) dallorigine pertanto il limite (4) diventa

lim f (r cos , rsen) = l.


r0

Tale limite esistera se il suo risultato sara uniforme in . Il che vuol dire che il precedente limite
esiste se
lim sup f (r cos , r sin ).
r0 [0,2]

Nel caso in cui il limite e per (x, y) (x0 , y0 ) bisogna considerare (x, y) = (x0 + r cos , y0 + r sin ).
Calcoliamo di nuovo i due limiti precedenti usando le coordinate polari. Nel primo caso abbiamo

r7/2 cos2 |sen|3/2


f (r cos , r sin ) = = r3/2 cos2 |sen|3/2
r2

Osservando che |r3/2 cos2 ||sen|3/2 r3/2 , otteniamo che il limite e zero. Nel secondo caso si ha

r3 cos2 sen 2
2 cos sen
f (r cos , r sin ) = = r
r(cos + rsen2 cos + rsen2

Osservando di nuovo che rsen2 0 otteniamo


cos2 sen

2 r2 sup | cos sen| r2 0
r sup
2
[0,2] cos + rsen [0,2]

quindi anche in questo caso abbiamo provato che il limite e zero.

3. Studio di funzioni di una variabile.


Nello studio dei limiti possono essere di notevole aiuto le conoscenze di analisi uno, ad esempio
consideriamo di nuovo il limite
xy
lim
(x,y)(0,0) x + y 2
2

8
Sapendo che il limite in esame viene zero ponendo-ad esempio-y = 0 si potrebbe pensare che il limite
sia zero, un modo per verificare se cio e vero consiste nel cercare il massimo della funzione vista come
sola funzione della x (o della y), quindi calcoliamo la derivata prima, pensando y come un numero

y(x2 + y 2 2x2 y) y(y 2 x2 )


f 0 (x) = =
(x2 + y 2 )2 (x2 + y 2 )2

Questa si annulla per x = y (ricordiamo che dobbiamo trattare y come fosse un numero!), sostituiamo
questo valore nella funzione ed otteniamo
1
f (y, y) =
2
cioe la funzione (come avevamo gia visto) vale costantemente 1/2 sulla retta x = y, quindi non puo
tendere a zero! Usando questo ragionamento studiamo il limite

xy 2
f (x, y) = lim f (x, y)
x2 + y 4 (x,y)(0,0)

Proviamo a vedere che succede muovendoci sulle rette y = mx

mx3 mx
lim f (x, mx) = lim 2 4 4
= lim = 0,
x0 x0 x + m x x0 1 + m4 x2

Quindi la condizione necessaria sulle rette e soddisfatta. A questo punto il limite potrebbe esistere ma
potrebbe anche non esistere. Come prima consideriamo g(x) = xy 2 /(x2 + y 4 ) e calcoliamo il massimo
di g; g 0 (x) = y 2 (y 4 x2 )/(x2 + y 2 )2 per cui g 0 (x) = 0 per x = y 2 e per x = y 2 abbiamo il punto
di minimo, x = y 2 e il punto di massimo e il valore massimo e g(y 2 ) = 1/2, ovvero f (y 2 , y) = 1/2 per
ogni y, e se prendiamo come curva la parabola con vertice nellorigine e asse di simmetria parallelo
allasse x, x = y 2 otteniamo
1
lim f (y 2 , y) = ;
y0 2
daltra parte abbiamo visto che sulle rette il limite viene zero, quindi di nuovo otteniamo valori diversi,
contro lunicita del limite, quindi il limite non esiste.

In conclusione possiamo dire che non ce un unica via per risolvere un limite di funzioni di due variabili,
bisogna tentare piu vie, allenandosi si riesce a capire subito (o quasi) qual e quella piu conveniente.

3.1 Limiti di Funzioni Complesse.


La definizione di limite in C e analoga a quella data in R, a patto di sostituire il modulo con la distanza in C.
La distanza in C si definisce usando la parte reale e la parte immaginaria, quindi dati z = x+iy, z0 = x0 +iy0
si ha p
d(z, z0 ) = (x x0 )2 + (y y0 )2

Definizione 1.
lim f (z) = l se
zz0
(8)
> 0 = ,z > 0 : d(z, z0 ) d(f (z), l) ,

dove anche la seconda distanza e da interpretare in C, cioe se f (z) = u(x, y) + iv(x, y) e l = a + ib si ha


p
d(f (z), l) = (u(x, y) a)2 + (v(x, y) b)2 .

9
Esempio 3. Si ha
lim (z 1)2 = 1.
z1+i

Infatti, se z = x + iy, e f (z) = (x + iy 1)2 = (x 1)2 y 2 + i2y(x 1), per cui u(x, y) = (x 1)2 y 2 e
v(x, y) = 2y(x 1). Inoltre z 1 + i per cui x 1, y 1 e otteniamo i due limiti in R2

lim (x 1)2 y 2 = 1, lim 2y(x 1) = 0,


(x,y)(1,1) (x,y)(1,1)

per cui otteniamo di nuovo che (z 1)2 1.

3.2 Esercizi.
1. Calcolare, se esistono, i seguenti limiti.
2 +y 2
(a) lim e(x1)
(x,y)(1,0)

x2 + y 3
(b) lim
(x,y)(0,0) x2 + y 2

(c) lim sin(x4 + y 5 )


(x,y)(0,0)

sin(x2 + y 2 )
(d) lim
(x,y)(0,0) x2 + y 2
x2 y 3
(e) lim
(x,y)(0,0) x4 + y 4
x
(f) lim ,
(x,y)(0,0) y

x2 y
(g) lim ,
(x,y)(0,0) x2 + y2
sin2 (xy)
(h) lim ,
(x,y)(0,0) x2 + y 2

x2 y
(i) lim ,
(x,y)(0,0) x4 + y 2

(j) lim (x2 cos y y 2 sin x),


(x,y)(0,0)

x3 + xy 2 x2 y 2
(k) lim ,
(x,y)(1,2) x1
x3 + y 5
(l) lim ,
(x,y)(0,0) x2 + y 4
2
(m) lim e(z1) ,
zi
z1
(n) lim ,
z1z
z1
(o) lim .
z2i z 2

2. Stabilire se le seguenti funzioni sono continue.

lg(1 + xy)

(a) f (x, y) = x2 + y 2
0

10
y4


(b) f (x, y) = x2 + y 4
0

sin(xy)

(c) f (x, y) = xy
1

2 2
sin(x + y )
(d) f (x, y) = x2 + y 2
1

3. Determinare, se esistono, a e b tali che le seguenti funzioni siano continue.


2 2
lg(1 + x + y ) (x, y) 6= (0, 0),
(a) f (x, y) = x2 + y 2
a (x, y) = (0, 0),

3
(x 1) y + a (x, y) 6= (1, 0),

(b) f (x, y) = (x 1)2 + y 2


b (x, y) = (1, 0).

4 Derivabilita e Differenziabilita.
Definizione 2. Un vettore v = (, ) si dice direzione se 2 + 2 = 1, cioe se v ha modulo 1.
Analogamente a quanto fatto in R si definisce derivata direzionale della funzione f nel punto (x, y) lungo
la direzione v, il limite (se esiste)
f (x + t, y + t) f (x, y) f
lim = (x, y).
t0 t v
Se scegliamo delle direzioni particolari troviamo delle derivate che saranno utili nella ricerca dei massimi
e minimi.
Definizione 3. Prendendo come direzione v = (1, 0) oteniamo la derivata parziale della funzione f
rispetto a x nel punto (x, y) come
f (x + t, y) f (x, y) f
lim = (x, y).
t0 t x
Analogamente se v = (0, 1) abbiamo la derivata parziale rispetto alla variabile y.
f (x, y + t) f (x, y) f
lim = (x, y).
t0 t y
Inoltre il vettore f (x, y) = (fx (x, y), fy (x, y)) e detto gradiente di f nel punto (x, y).
Sebbene questo sia il primo modo che viene in mente per estendere il concetto di derivabilita da R a R2 ,
non e il migliore per tanti motivi; ad esempio mentre in R, le funzioni derivabili sono anche continue, questo
non vale piu in R2 , dove esistono funzioni derivabili ma non continue ed esistono funzioni continue che non
hanno le derivate, come mostrano i seguenti esempi.
Esempi 2. 1. Consideriamo la funzione f : R2 R definita da
xy
(x, y) 6= (0, 0),
f (x, y) = x2 + y 2
0 (x, y) = (0, 0),

11
f ha entrambe le derivate parziali nellorigine fx (0, 0) = fy (0, 0) = 0, ma non e ivi continua (si veda 2
esempio1.). Infatti, nellesempio (6) abbiamo visto che la funzione non ha limite nellorigine, mentre
le derivate parziali esistono e sono date da

f (0 + t, 0) f (0, 0) 0
lim = lim = 0 = fx (0, 0),
t0 t t0 t
f (0, 0 + t) f (0, 0) 0
lim = lim = 0 = fy (0, 0).
t0 t t0 t

2. Consideriamo la funzione f : R2 R definita da


p
f (x, y) = d((x, y), (0, 0)) = x2 + y 2 .

f e continua in tutto R2 , ma non ha le derivate parziali nellorigine, infatti



f (0 + t, 0) f (0, 0) t2 |t|
lim = lim = lim =1
t0 + t t0 + t t0 + t

f (0 + t, 0) f (0, 0) t2 t
lim = lim = lim = 1.
t0 t t0 t t0 t
Quindi non esiste la derivata parziale rispetto a x nellorigine; analogamente si prova che non esiste
la derivata parziale rispetto alla variabile y nellorigine.

4.1 Esercizi
Calcolare le derivate parziali delle seguenti funzioni.
x+y
1. f (x, y) = ,
xy
2. f (x, y) = |x y|,

3. f (x, y) = sin(xy),

4. f (x, y) = sin x(sin y)2 ,


x+y
5. f (x, y) = .
1 xy

4.2 Massimi, Minimi e Punti Critici.


Le derivate parziali sono comunque utili nella ricerca dei punti di massimo e di minimo delle funzioni di due
variabili. Iniziamo con il dare la seguente definizione.

Definizione 4. Data f : A R2 R con A aperto e (x0 , y0 ) A. (x0 , y0 ) si dice di massimo (di minimo)
locale (o relativo) per f se esiste un intorno circolare centrato in (x0 , y0 ) I (x0 , y0 ) tale che f (x, y) f (x0 , y0 )
(f (x, y) f (x0 , y0 )) per ogni (x, y) I (x0 , y0 ).
Un punto (x0 , y0 ) si dice di massimo (di minimo) globale (o assoluto) per f se f (x, y) f (x0 , y0 ) (f (x, y)
(x0 , y0 )) per ogni (x, y) R2 .

Vale la seguente proposizione.

Proposizione 2. Data f : A R2 R con A aperto e (x0 , y0 ) A. Se (x0 , y0 ) e di massimo (o di


minimo) relativo per f , allora fx (x0 , y0 ) = fy (x0 , y0 ) = 0.

12
dim. Dalla definizione di punto di massimo, segue che esiste un intorno I (x0 , y0 ) tale che f (x, y)
f (x0 , y0 ); Se ci restringiamo ai punti di I che sono sulla retta y = y0 dovremo porre y = y0 e f (x, y0 )
f (x0 , y0 ).

y 6

'$
y0 Iq f (x, y0 )

&%
-
x0 x0 x0 + x

Consideriamo la funzione di una variabile g(x) = f (x, y0 ); si ha g(x) g(x0 ) per ogni x (x0 , x0 + ),
il che vuol dire che x0 e di massimo relativo per g; ma allora deve essere g 0 (x0 ) = 0, ovvero fx (x0 , y0 ) = 0.
Considerando g(y) = f (x0 , y) si ottiene che anche fy (x0 , y0 ) = 0.

Definizione 5. Un punto (x0 , y0 ) si dice punto critico se fx (x0 , y0 ) = fy (x0 , y0 ) = 0.

La Proposizione (2) ci dice che i punti di massimo o minimo interni ad un aperto A vanno ricercati tra
i punti critici della funzione f . Bisogna poi studiare separatamente cosa succede sul bordo di A. Questo
ragionamento e del tutto analogo a quello applicato per le funzioni di una variabile, ma ce una difficolta in
piu ; nello studio delle funzioni di una variabile lo studio del segno della derivata prima ci aiuta nel capire
se un punto e di massimo o di minimo, mentre nello studio di funzioni di piu variabili questa possibilita
decade, come vedremo nei prossimi esempi.

Esempi 3. 1. Consideriamo la funzione f : R2 R2 , f (x, y) = x2 + y 2 . Per cerchare i punti critici di


f , dobbiamo imporre (
2x = 0
2y = 0
Per cui lunico punto in cui si annullano entrambe le derivate parziali e A = (0, 0); Se guardiamo
separatamente i segni delle due derivate parziali vediamo che considerata la funzione g(x) = f (x, y)
il punto x = 0 sarebbe di minimo e la stessa cosa succede per la funzione h(y) = f (x, y), quindi
ci aspettiamo che A sia un punto di minimo. Osservando che f (A) = 0, e f (x, y) 0 per ogni
(x, y) R2 , deduciamo che effettivamente A e il punto di minimo globale di f .

2. Consideriamo la funzione f : R2 R2 , f (x, y) = x2 y 2 . Se cerchiamo i punti critici di f , dobbiamo


imporre le stesse equazioni dellesempio precedente, e di nuovo otteniamo che lunico punto critico e
A = (0, 0). Questa volta pero le due derivate parziali si comportano in modo differente infatti mentre
g(x) = f (x, y) ha come derivata g 0 (x) = 2x per cui A e un punto di minimo per g, h0 (y) = 2y quindi
A e un punto di massimo per h, allora A e un punto di massimo o di minimo per f ? In realta , A non
e ne di massimo ne di minimo; infatti f (x, 0) = x2 che e sempre positiva tranne in A dove si annulla,
per cui A e un punto di minimo per f (x, 0); al contrario f (0, y) = y 2 che e sempre negativa tranne
che in A dove e zero, per cui A e per f (0, y) un punto di massimo.

13
Detto in altri termini la funzione f assume sia valori positivi che negativi vicino allorigine quindi
lorigine non e ne punto di minimo ne di massimo.

3. Si studi f (x, y) = 2x2 y + 2xy 2 x2 y 2 4xy. Per cercare i punti critici, dobbiamo trovare le soluzioni
del seguente sistema (
y(y 2)(1 x) = 0
x(1 y)(x 2) = 0
Quindi ( ( (
y=0 y=2 x=1
oppure oppure
x(x 2) = 0 x(x 2) = 0 y=1
Abbiamo i punti critici A = (0, 0), B = (2, 0), C = (0, 2), D = (2, 2), E = (1, 1).

4.3 Esercizi
Determinare i punti critici delle seguenti funzioni di due variabili.

1. f (x, y) = x3 + y 3 (1 + x + y)3

2. f (x, y) = cos x sin y (x, y) [0, 2) [0, 2)

3. f (x, y) = x4 + x2 y + y 2 + 3

4. f (x, y) = (x 1)3 + 3(x y)2 + 1

5. f (x, y) = x4 + y 4 2(x2 + y 2 ) + 4xy


2 +y 2 )
6. f (x, y) = e(x

7. f (x, y) = 2x3 + y 2 3x2

14
5 Differenziabilita
Come abbiamo visto la nozione di derivata direzionale non ha gli stessi pregi della nozione di derivabilita in
R. La giusta estensione della derivabilita e data dalla seguente definizione.

Definizione 6. Data f : A R, con A aperto di R2 e (x0 , y0 ) A. f si dice differenziabile in (x0 , y0 )


se esiste unapplicazione lineare L : R2 R (chiamata differenziale) tale che, per ogni (h, k) che tende a
(0, 0) si ha
f (x0 + h, y0 + k) f (x0 , y0 ) L(h, k)
lim =0 (9)
(h,k)(0,0) |(h, k)|

dove ricordiamo che |(h, k)| = h2 + k 2 .

Osservazione 3. (9) implica che

f (x0 + h, y0 + k) f (x0 , y0 ) L(h, k) = o(|(h, k)|) (10)

dove ricordiamo che per definizione o(x) e una quantitta tale che

o(x)
lim =0
x0 x
Ricordiamo che unapplicazione lineare e individuata da una matrice e viceversa. Le applicazioni lineari
definite su R e a valori in R devono essere individuate da una matrice 1 1 cioe da un numero reale, e questo
ci dice che il differenziale in R altro non e che la derivata prima calcolata nel punto. Mentre le applicazioni
lineari definite in R2 a valori in R devono essere individuate da una matrice 2 1, cioe da un vettore di R2 ,
la prossima proposizione ci aiutera a capire chi e questo vettore.

Proposizione 3. Se f e differenziabile in (x0 , y0 ), esistono le derivate parziali in (x0 , y0 ) e si ha per ogni


(h, k)
L(h, k) = fx (x0 , y0 )h + fy (x0 , y0 )k = f (x0 , y0 ) (h, k).
Inoltre esiste in (x0 , y0 ) il piano tangente alla funzione f , di equazione

z = f (x0 , y0 ) + fx (x0 , y0 )(x x0 ) + fy (x0 , y0 )(y y0 ). (11)

Prima di dare la dimostrazione di questo risultato osserviamo che ci dice proprio che il vettore che
rappresenta il differenziale di f e quello le cui componenti sono le derivate parziali di f .
Dimostrazione. Prendiamo (h, k) = (h, 0) con h 0 in (9), otteniamo

f (x0 + h, y0 ) f (x0 , y0 ) L(h, 0)


lim = 0,
h0 h
essendo L lineare, L(s, 0) = sL(1, 0) per cui

f (x0 + h, y0 ) f (x0 , y0 )
lim = L(1, 0).
h0 h
A sinistra troviamo scritto la definizione di derivata parziale in (x0 , y0 ), per cui

L(1, 0) = fx (x0 , y0 ).

Analogamente, se prendiamo (h, k) = (0, k) abbiamo

f (x0 , y0 + k) f (x0 , y0 ) L(0, k)


lim = 0,
h0 k

15
e sempre per la linearita di L abbiamo che L(0, 1) = fy (x0 , y0 ). Quindi le derivate parziali fx (x0 , y0 ), fy (x0 , y0 )
esistono e sono date rispettivamente da L(1, 0), L(0, 1). Questa informazione e la linearita di L implicano
che per ogni (h, k)
L(h, k) = L(1, 0)h + L(0, 1)k = fx (x0 , y0 )h + fy (x0 , y0 )k
per cui L non e unapplicazione tanto misteriosa, se esiste e data dalle derivate parziali. Alla luce di queste
informazioni (10) si rilegge

f (x0 + h, y0 + k) f (x0 , y0 ) fx (x0 , y0 )h fy (x0 , y0 )k = o(|(h, k)|); (12)

quindi, se la funzione f e differenziabile la si puo approssimare in un piccolo intorno del punto (x0 , y0 ) con
un piano. Infatti ponendo h = x x0 , k = y y0 abbiamo che
f (x, y) f (x0 , y0 ) fx (x0 , y0 ) fy (x0 , y0 )
lim p = 0.
(x,y)(x0 ,y0 ) (x x0 )2 + (y y0 )2
Il che ci dice che il piano di equazione (11) approssima la funzione f in un piccolo intorno del punto (x0 , y0 ).

5.1 Esercizi
Scrivere lequazione del piano tangente alle seguenti funzioni nei punti assegnati
1. f (x, y) = x3 2x2 y + 5xy 2 + y 3 P = (0, 1),
1
2. f (x, y) = P = (1, 1),
x2 + y 2

3. f (x, y) = lg(x + y) sin(xy) P = ( , ),
4 4

4. f (x, y) = cos x sin y P = ( , ),
4 4
5. f (x, y) = yex P = (1, 0),

6. f (x, y) = xy P = (0, 0).


Le funzioni differenziabili non solo hanno il piano tangente, ma sono anche continue, infatti vale la seguente
proposizione.
Proposizione 4. Se f e differenziabile in (x0 , y0 ), f e continua in (x0 , y0 ).
Dimostrazione. Prendiamo h = x x0 e k = y y0 in (12). Si ha

lim [f (x, y) f (x0 , y0 )] = lim [fx (x0 , y0 )(x x0 ) fy (x0 , y0 )(y y0 )]


(x,y)(x0 ,y0 ) (x,y)(x0 ,y0 )

+ lim o(|(x x0 , y y0 )|) = 0,


(x,y)(x0 ,y0 )

il che ci dice che f e continua in (x0 , y0 ).


Dalle due precedenti proposizioni deduciamo che il concetto di differenziabilita ha tutte le proprieta che
ha quello di derivabilita in R; in realta in R i due concetti coincidono, infatti lapplicazione lineare L la cui
esistenza e richiesta dalla definizione di differenziabilita e data da L(t) = f 0 (x0 )t, quindi se una funzione
reale di variabile reale e differenziabile avra la derivata prima e viceversa se una funzione ha la derivata
prima (cioe e derivabile) allora e anche differenziabile, in sostanza in R dire deribilita e equivalente a dire
differenziabilita.
Finora abbiamo visto che proprieta sono garantite dalla differenziabilita ora vedremo quali condizioni sono
sufficienti a garantire la differenziabilita.

16
Teorema 1. Teorema del differenziale Totale.
Sia f : A R2 R, A aperto e (x0 , y0 ) A. Se esistono fx e fy in A e sono continue in (x0 , y0 ), f e
differenziabile in (x0 , y0 ).
Dimostrazione. Iniziamo con losservare che si ha
f (x0 + h, y0 + k) f (x0 , y0 ) = f (x0 + h, y0 + k) f (x0 , y0 + k) + f (x0 , y0 + k) f (x0 , y0 ). (13)
Applicando il teorema del valor medio alla funzione reale di variabile reale g(x) = f (x, y0 + k), otteniamo
che esiste un punto x1 interno al segmento di estremi x0 , x0 + h tale che
g(x0 + h) g(x0 ) = g 0 (x1 )h = fx (x1 , y0 + k)h.
Applicando il teorema del valor medio alla funzione reale di variabile reale (y) = f (x0 , y), otteniamo che
esiste un punto y1 interno al segmento di estremi y0 , y0 + k tale che
(y0 + k) (y0 ) = 0 (y1 )k = fy (x0 , y0 + k)k
e sostituendo in (13) otteniamo
f (x0 + h, y0 + k) f (x0 , y0 ) = fx (x1 , y0 + k)h + fy (x0 , y0 + k)k. (14)
Per provare che f e differenziabile in (x0 , y0 ) dobbiamo mostrare che
f (x0 + h, y0 + k) f (x0 , y0 ) fx (x0 , y0 )h fy (x0 , y0 )k
lim = 0. (15)
(h,k)(0,0) h2 + k 2
Usando (14) il precedente limite diventa
[fx (x1 , y0 + k) fx (x0 , y0 )]h + [fy (x0 , y0 + k) fy (x0 , y0 )]k
lim
(h,k)(0,0) h2 + k 2
Per provare che tale limite e zero e sufficiente mostrare che
h
lim [fx (x1 , y0 + k) fx (x0 , y0 )] = 0,
(h,k)(0,0) + k2h2
k
lim [fy (x0 , y0 + k) fy (x0 , y0 )] = 0.
(h,k)(0,0) h + k2
2

Si ha p p
h2 + k 2 h2 = |h|, h2 + k 2 k 2 = |k|;
quindi
|h| |k|
1, 1. (16)
+k 2 h2 h + k2
2

Inoltre, dalla continuita delle derivate parziali deduciamo che


lim [fx (x1 , y0 + k) fx (x0 , y0 )]= lim [fy (x0 , y0 + k) fy (x0 , y0 )] = 0.
(h,k)(0,0) (x,y)(x0 ,y0 )

Questo e (16) implica (15).


Esempi 4. 1. La funzione f (x, y) = x2 y e continua nell origine ha le derivate parziali date da fx (x, y) =
2xy, fy (x, y) = x2 che sono continue nellorigine, applicando il teorema precedente f e differenziabile
nellorigine.
2. La funzione f (x, y) = x2 sin(1/x), f (0) = 0 e continua nellorigine, la derivata prima f 0 (x) =
2x sin(1/x) cos(1/x) non lo e, ma f e derivabile in (0); infatti
x2 sin(1/x)
lim = lim x sin(1/x) = 0 = f 0 (0).
x0 x x0
quindi una funzione puo essere differenziabile in un punto anche se le derivate parziali non sono
continue in quel punto.

17
6 Derivate Successive e Formula di Taylor.
In R, per capire se un punto critico e di minimo o di massimo o nessuno dei due, e importante studiare
la derivata seconda, questo accade anche per le funzioni di piu variabili. Innanzitutto osserviamo che data
f : A R, come abbiamo definito le derivate parziali prime, possiamo definire anche le derivate parziali
seconde fxx , fxy , fyx , fyy . Sotto opportune ipotesi le derivate miste fxy , fyx sono uguali. Infatti vale il
seguente risultato.
Teorema 2. Sia A aperto di R2 , (x0 , y0 ) A e f una funzione tale che esistono fxx , fxy , fyx , fyy . Se
fxy , fyx sono continue in (x0 , y0 ) allora fxy (x0 , y0 ) = fyx (x0 , y0 ).
Per scrivere la formula di Taylor per una funzione di due variabili, e utile sapere come si derivano le
funzioni composte.

6.1 Funzioni Composte.


Studieremo il caso piu semplice di funzione composta, cioe solo il caso in cui la composizione e con una
funzione reale di una variabile reale.
Se x(t), y(t) sono due funzioni reali continue per t I R, lapplicazione : I R2 , (t) = (x(t), y(t))
e una curva nel piano. Se (I) A e f e una funzione definita in A, possiamo considerare la funzione
composta F : I R, F (t) = f (x(t), y(t)) e la sua derivata si calcola sotto le ipotesi enunciate nel prossimo
risultato.
Teorema 3. Se le funzioni x(t), y(t) sono derivabili in t I e f e differenziabile in (x(t), y(t)) A, allora
la funzione F (t) = f (x(t), y(t)) e derivabile in t e la sua derivata e data da

F 0 (t) = fx (x(t), y(t))x0 (t) + fy ((x(t), y(t))y 0 (t).

Osservazione 4. Se consideriamo x(t) = x0 + t, y(t) = y0 e (x0 , y0 ) e di minimo o di massimo per la


funzione f , t = 0 e di minimo o di massimo per la funzione F (t) = f (x(t), y(t)), per cui deve essere
F 0 (0) = 0. Calcolando la derivata di F secondo la regola enunciata nel precedente Teorema otteniamo
che F 0 (0) = fx (x0 , y0 ) = 0. Mentre, se prendiamo come curve x(t) = x0 e y(t) = y0 + t otteniamo che
fy (x0 , y0 ) = 0, cioe abbiamo di nuovo provato che in un punto di massimo o di minimo le derivate parziali
di una funzione sono nulle.
Consideriamo ora la funzione composta

F (t) = f (x + th, y + tk), t [0, 1]. (17)

Se f e differenziabile e ha le derivate seconde continue F risulta derivabile due volte con derivate seconde
continue date da

F 0 (t) = fx (x + th, y + tk)h + fy (x + th, y + tk)k


F 00 (t) = fxx (x + th, y + tk)h2 + 2fxy (x + th, y + tk)hk + fyy (x + th, y + tk)k 2

Visto che F e derivabile 2 volte in un intorno del punto t = 0, possiamo scrivere la formula di Taylor al
secondo ordine rispetto al punto t = 0
1 00
F (t) = F (0) + F 0 (0)t + F ()t2
2
dove e un punto compreso tra 0 e t (abbiamo usato la formula del resto di Lagrange). Prendendo h e k
abbastanza piccoli, possiamo prendere t = 1 cioe possiamo scrivere
1 00
F (1) = F (0) + F 0 (0) + F ()
2

18
usando (17) otteniamo la formula di Taylor al secondo ordine per la funzione f (x, y) con il resto di Lagrange.

f (x + h, y + k) = f (x, y) + fx (x, y)h + fy (x, y)k


1
+ [fxx (x + h, y + k)h2 + 2fxy (x + h, y + k)hk + fyy (x + h, y + k)k 2 ]
2

6.2 Massimi e minimi relativi: condizioni sufficienti.


Finora abbiamo visto che i punti di massimo e di minimo relativo sono sicuramente zeri delle derivate parziali
prime. Ora vedremo delle condizioni sufficienti a garantire se un dato punto critico e un punto di minimo,
di massimo o nessuno dei due. Per fare cio introduciamo la matrice Hessiana

fxx (x, y) fxy (x, y)
H(x, y) = (18)
fyx (x, y) fyy (x, y)
che viene usata nel seguente risultato
Teorema 4. Sia A aperto di R2 , (x0 , y0 ) A punto critico di f , che ha tutte le derivate seconde continue.
Se (
detH(x0 , y0 ) > 0,
(19)
fxx (x0 , y0 ) > 0,
allora (x0 , y0 ) e di minimo. Se (
detH(x0 , y0 ) > 0,
(20)
fxx (x0 , y0 ) < 0,
allora (x0 , y0 ) e di massimo. Se detH(x0 , y0 ) < 0 il punto e di sella.
Se il det H = 0 non si puo concludere nulla, come in R, se f 00 (x) = 0 un punto potrebbe essere un flesso
o un minimo degenere. Vediamo un esempio
Esempio 4. Si determinino e si classifichino i punti critici di f (x, y) = x4 2x2 + (ex y)4 . Abbiamo
( (
4[x3 x + ex (ex y)3 ] = 0, x[x2 1] = 0,

4(ex y)3 = 0, ex = y.

Otteniamo A = (0, 1), B = (1, e), C = (1, 1/e). Le derivate seconde sono fxx (x, y) = 4[3x2 1 + (ex
y)2 (3e2x + ex y)], fxy (x, y) = 12(ex y)x , fyy (x, y) = 12(ex y)2 . Per cui

4 0 8 0 8 0
H(A) = ; H(B) = ; H(C) = .
0 0 0 0 0 0
Quindi, in tutti e tre i punti la matrice Hessiana ha determinante nullo. Bisogna ragionare in altro modo.
Se consideriamo lapplicazione g(y) = f (x, y) (cioe considerando x costante) abbiamo che g 0 (y) = fy (x, y)
e g 0 (y) 0 sse y ex , ovvero tutta la curva y = ex e una curva di punti di minimo per g(y). Ora vediamo
come si comporta f su tale curva, cioe studiamo h(x) = f (x, ex ) = x4 2x2 . Abbiamo h0 (x) = 4x(x2 1)
per cui x = 1 e un punto di minimo, x = 0 di massimo x = 1 di minimo. Per x = 0 y = ex = 1 e
otteniamo il punto A; in tale punto la funzione ha un minimo vista come funzione della sola y e ha un
massimo vista come funzione della sola x, quindi A e un punto di sella. Per x = 1 y = ex = e e otteniamo
il punto B; la funzione ha un minimo sia vista come funzione della sola x che vista come funzione della
sola y, quindi in un intorno di B abbiamo f (x, y) f (x, ex ) f (B), quindi B e un punto di minimo. Per
x = 1 y = ex = 1/e e abbiamo il punto C dove possiamo fare gli stessi ragionamenti del punto B per
concludere che anche C e un punto di minimo.

19
6.3 Esercizi.
1. Determinare i minimi e massimi relativi e assoluti e classificare tutti i punti critici delle seguenti
funzioni.
(a) f (x, y) = x2 + y 3 xy,
(b) f (x, y) = x x2 y 2 ,
(c) f (x, y) = xyex+y ,
(d) f (x, y) = x(y + 1) x2 y,
(e) f (x, y) = xexy ,
(f) f (x, y) = x3 + x 4xy 2y 2 ,
(g) f (x, y) = sin x sin y,
(h) f (x, y) = x3 + y 3 xy,
(i) f (x, y) = x3 + y 3 + xy,
(j) f (x, y) = (3x x3 )(3y y 3 ),
2 2
(k) f (x, y) = (x y)e(x +y ) ,
x+y
(l) f (x, y) =
1 + x + y 2 + 2xy
2

2. Determinare i minimi e massimi delle seguenti funzioni negli insiemi indicati


(a) f (x, y) = x2 y + xy 2 xy, T = {(x, y) : x 0, y 0, x + y 1}.
2 2
(b) f (x, y) = x + y , E = {(x, y) : x2 + y 2 r}.
(c) f (x, y) = x3 + 3y 3 + x2 y E = {(x, y) : |x| 1, |y| 1}.
1
(d) f (x, y) = 2 E = {(x, y) : x2 + y 2 1}.
x xy + y 2
3. Determinare linsieme di definizione e i punti critici delle seguenti funzioni di tre variabili.
(a) f (x, y, z) = xyz 3 ,
xz
(b) f (x, y, z) = .
x+y

7 Soluzioni Degli Esercizi


7.1 Insiemi di Definizioni e Prime Definizioni
1. Si determini linsieme di definizione delle seguenti funzioni di due variabili.
(a) z = lg(x2 + y 2 1),
Affinche f sia ben definita largomento del logaritmo deve essere positivo, per cui dobbiamo
imporre x2 + y 2 1 > 0, quindi E = {(x, y) : x2 + y 2 > 1}, che e lesterno del cerchio centrato
nellorigine di raggio unitario.
(b) z = lg(x2 + y 2 ),
Affinche f sia ben definita largomento del logaritmo deve essere positivo, per cui dobbiamo
imporre x2 + y 2 > 0, questa diseguaglianza e sempre soddisfatta tranne che nellorigine, per cui
E = R2 \ {(0, 0)}.
p
(c) z = 2 x2 y 2 ,
Affinche f sia ben definita largomento della radice deve essere non negativo, per cui dobbiamo
imporre 2 x2 y 2 0, quindi E = {(x, y) : x2 + y 2 2}, che e il cerchio centrato nellorigine
di raggio 2 compresa la circonferenza.

20
1
(d) z = ,
x2+ y2
Affinche f sia ben definita il denominatore deve essere diverso da zero, per cui dobbiamo imporre
x2 + y 2 6= 0, quindi E = R2 \ {(0, 0)}.
(e) f (x, y) = lg(x2 1) + lg(1 y 2 ),
Affinche f sia ben definita gli argomenti dei logaritmi devono essere positivi, per cui dobbiamo
imporre x2 1 > 0, e 1 y 2 > 0, che e equivalente a x < 1 x > 1 e 1 < y < 1, per cui
E = {(x, y) : x (, 1) (1, +), y (1, 1)}.

y 6

E E
-
-1 1 x

-1

x2 1
(f) f (x, y) = lg ,
1 y2
Affinche f sia ben definita largomento del logaritmo deve essere positivo, per cui dobbiamo
imporre

x2 1
> 0, x < 1 x > 1, e y (1, 1) o x (1, 1), e y < 1 y > 1,
1 y2
quindi E = {(x, y) : (, 1) (1, +) (1, 1) (1, 1) (, 1) (1, +)}.

y 6

E E
-
1 1 x

s
4 x2 y 2
(g) f (x, y) = .
xy
Affinche f sia ben definita dobbiamo imporre

4 x2 y 2
0, x y 6= 0
xy

21
Quindi E = {(x, y) : x2 + y 2 4 x > y, o x2 + y 2 4 x < y}

y 6

'$
E E
-
E x
&%
E
E

lg(arcsen(x2 + y 2 1))
(h) f (x, y) = ,
xy
Affinche f sia ben definita dobbiamo imporre

arcsen(x2 + y 2 1)) > 0, xy 6= 0, 1 x2 + y 2 1 1

Il che e equivalente a imporre

x 6= 0, e y 6= 0, 0 < x2 + y 2 1 < 1, 0 x2 + y 2 2

ovvero E = {1 < x2 + y 2< 2, e x 6= 0, y 6= 0}. che e la corona circolare compresa tra le


circonferenze di raggio 1 e 2 ad esclusione degli assi.
 
x+y
(i) f (x, y) = lg lg ,
xy
Affinche f sia ben definita dobbiamo imporre
x+y
> 1, e x y 6= 0
xy

ovvero E = {(x, y) : x > y e y > 0 o x < y e y < 0}

y 6
@
@
@
@ E
@
@ -
@ x
E @
@
@

(j) f (x, y) = lg(x + y) + lg(x y),

22
Affinche f sia ben definita dobbiamo imporre x > y e x > y

y 6
@
@
@
@ E
@
@ -
@ x
@ E
@
@

(k) z = lg(1 x2 ) + lg(1 y 2 ),


Affinche f sia ben definita deve essere x2 < 1 e y 2 < 1, quindi E e il quadrato di vertici
(1, 1), (1, 1), (1, 1), (1, 1) escluso il perimetro.
1 x2
 
(l) z = lg ,
1 y2
Affinche f sia ben definita deve essere
1 x2
>0
1 y2
Quindi linsieme di definizione e dato dal quadrato descritto nellesercizio precedente unione con
linsieme F = {(x, y) : x < 1 x > 1 e y < 1 y > 1}.
 
xy
(m) z = arcsen .
x2 + y 2
Affinche f sia ben definita deve essere
|xy|
1.
x2 + y 2
Dalla diseguaglianza (5), segue che largomento dell arcoseno e sempre compreso tra 1 e 1, e la
funzione f e ben definita in tutto R2 .
2. Si determini linsieme di definizione delle seguenti funzioni di piu variabili.
(a) Affinche la funzione sia ben definita largomento del logaritmo deve essere positivo, quindi impo-
niamo x2 + y 2 + z 2 1 > 0, pertanto la funzione e ben definito nellesterno della palla centrata
in zero e di raggio unitario.
(b) In questo largomento del logaritmo e sempre positivo in tutti i punti diversi dallorigine, quindi
la funzione e ben definita in tutti tutti i punti che soddisfano (x1 , x2 , x3 , x4 ) 6= (0, 0, 0, 0).
(c) Largomento della radice deve essere non negativo quindi imponiamo 2 x + y z, quindi la
funzione e ben definita sopra al piano z = x + y 2.
(d) La funzione e ben definita in tutti i punti (x, y) ad eccezione dellorigine.
3. Si determini la parte reale e immaginaria delle seguenti funzioni complesse.
(a) La parte reale e immaginaria di f sono quelle funzioni reali u(x, y), v(x, y) tali che f (z) =
u(x, y) + iv(x, y). Per trovare u e v di f dobbiamo razionalizzare, quindi scriviamo la forma
algebrica di z, z = x + iy e otteniamo
1 1 1 x iy x iy x y
= = = 2 = 2 i 2
z x + iy x + iy x iy x + y2 x + y2 x + y2

23
quindi f (z) = u(x, y) + iv(x, y) con u(x, y) = x/(x2 + y 2 ), v(x, y) = y/(x2 + y 2 ).
(b) Ragionando come nellesercizio precedente otteniamo

x + 1 + iy x + 1 + iy x 1 iy x2 1 + y 2 2iy
f (z) = = =
x 1 + iy x 1 + iy x 1 + iy (x 1)2 + y 2

quindi f (z) = u(x, y) + iv(x, y) con u(x, y) = (x2 1 + y 2 )/[(x 1)2 + y 2 ], v(x, y) = 2y/[(x
1)2 + y 2 ].
(c) Ragionando come nellesercizio precedente otteniamo f (z) = (x + iy)2 1 = x2 y 2 1 + 2iy,
quindi f (z) = u(x, y) + iv(x, y) con u(x, y) = x2 y 2 ), v(x, y) = 2y.
(d) In questo caso otteniamo f (z) = (x + iy)(x iy) = |z|2 = x2 + y 2 , quindi f ha parte immaginaria
nulla e parte reale f (z) = x2 + y 2 .

7.2 Limiti
1. Calcolare, se esistono, i seguenti limiti.
2 +y 2
(a) lim e(x1) = 1.
(x,y)(0,0)
Risoluzione. Per la continuita delle funzioni potenze otteniamo (x 1)2 + y 2 0 e la continuita
della funzione esponenziale implica che il limite e 1.

x2 + y 3
(b) lim non esiste.
(x,y)(0,0) x2 + y 2
Risoluzione. Sostituendo (x, y) = (0, 0) otteniamo una forma indeterminata 0/0, quindi dob-
biamo capire se il limite esiste. Osserviamo che la funzione x2 + y 3 /(x2 + y 3 ) e tale che f (0, y) = y
per cui f (0, y) 0 per y 0. Daltra parte f (x, x) = (x2 + x3 )/2x2 , per cui f (x, x) 1/2 per
x 0, quindi il suddetto limite non esiste.

24
(c) lim senx4 + y 5 = 0.
(x,y)(0,0)
Risoluzione. La funzione sin t e continua, posto t = x4 + y 5 0 per (x, y) (0, 0), otteniamo
sen(x4 + y 5 ) 0.
x2 + y 2
(d) lim sen = 1.
(x,y)(0,0) x2 + y 2
Risoluzione. La funzione sin t e continua, posto t = x2 + y 2 0 per (x, y) (0, 0); il limite
notevole sin t/t 1 per t 0 implica che il limite e 1.
x2 y 3
(e) lim = 0.
(x,y)(0,0) x4 + y 4
Risoluzione. Poniamo nella diseguaglianza (5) a = x2 , b = y 2 e otteniamo x2 y 2 1/2(x4 + y 4 ),
per cui
|x2 y 3 | x2 y 2 1
4 4
= |y| 4 4
|y|.
x +y x +y 2
Per concludere rimane da osservare che sep (x, y) (0, 0) allora siapx che y tendono
a zero,
infatti, se (x, y) (0, 0), per definizione x 2 + y 2 0; essendo x 2 + y2 x 2 = |x| e
p p
x2 + y 2 y 2 = |y|, si ottiene |x| 0 e |y| 0. da cui il risultato.

25
x
(f) lim . Il limite non esiste.
(x,y)(0,0) y
Risoluzione. La funzione f (x, y) = x/y e tale che per ogni y 6= 0, f (0, y) = 0 quindi f (0, y) 0
per y 0, mentre f (x, x) = 1 cioe f 1 su tutta la bisettrice del primo e terzo quadrante,
quindi f (x, x) non tende a zero.

26
x2 y
(g) lim = 0.
(x,y)(0,0) x2 + y 2
Risoluzione. Poniamo nella diseguaglianza (5) a = x, b = y e otteniamo

|x2 y| |xy| |x|


2 2
= |x| 2 2
0. se (x, y) (0, 0) (vedi esercizio (e).
x +y x +y 2

sin2 (xy)
(h) lim . Il limite non esiste.
(x,y)(0,0) x2 + y 2
Risoluzione. Usando il limite notevole sin t/t 1 per t 0, otteniamo

sin2 (xy) (xy)2


lim = lim .
(x,y)(0,0) x2 + y 2 (x,y)(0,0) x2 + y 2

La funzione f (x, y) = xy/(x2 + y 2 ) e tale che f (x, 0) = 0 e f (x, x) = 1/2, per cui f non ha limite
in zero.
x2 y
(i) lim . Il limite non esiste.
(x,y)(0,0) x4 + y 2
Risoluzione. f (x, y) = x2 y/(x4 + y 2 ) e tale che f (x, 0) = 0, f (x, x2 ) = 1/2
(j) lim (x2 cos y y 2 sin x) = 0.
(x,y)(0,0)
Risoluzione. Il risultato e una immediata conseguenza della continuita delle funzioni sin x e
cos x.
x3 + xy 2 x2 y 2
(k) lim = 5.
(x,y)(1,2) x1
Risoluzione. Si ha
x3 + xy 2 x2 y 2 (x 1)(x2 + y 2 )
= = x2 + y 2 5 per (x, y) (1, 2).
x1 x1
x3 + y 5
(l) lim = 0.
(x,y)(0,0) x2 + y 4
Risoluzione. Si ha
|x3 + y 5 | |x|3 |y|5 |x|3 |y|5
+ + 4
x2 + y 4 x2 + y 4 x2 + y 4 x2 y
|x| + |y| 0, per (x, y) (0, 0)
2
(m) lim e(z1) = e2i .
zi
Risoluzione. Posto z = x + iy, si ha (z 1)2 = (x 1 + iy)2 = (x 1)2 y 2 + 2iy(x 1), per
2 2
cui e(z1) = e(x1) y e2iy(x1) . Ricordando la formula di Eulero eit = cos t + isent otteniamo
2
che eit e una funzione continua, quindi se z i, x 0 e y 1, da cui e(x1) y 1 e
2
e2iy(x1) e2i , e e(z1) e2i .
z1
(n) lim = 0.
z1 z
Risoluzione. Posto z = x + iy, si ha
(z 1) x 1 + iy x 1 + iy x iy (x 1)x + y 2 y2
= = = + i .
z x + iy x + iy x iy x2 + y 2 x2 + y 2
Se z 1, (x, y) (1, 0) quindi

(x 1)x + y 2 y2
+ i 0.
x2 + y 2 x2 + y 2

27
z1
(o) lim = 1/4 i/2.
z2i z 2
Risoluzione. Posto z = x + iy, si ha

(z 1) x 1 + iy x 1 + iy x2 y 2 2ixy
= =
z2 (x + iy)2 x2 y 2 + 2ixy x2 y 2 2ixy
(x 1)(x2 y 2 ) + 2xy 2 y(x2 y 2 2x(x 1))
= + i .
(x2 y 2 )2 + 4x2 y 2 (x2 y 2 )2 + 4x2 y 2

Se z 2i, (x, y) (0, 2), per cui

(x 1)(x2 y 2 ) + 2xy 2 y(x2 y 2 2x(x 1)) 4 8


2 2 2 2 2
+ i 2 2 2 2 2
i ,
(x y ) + 4x y (x y ) + 4x y 16 16

da cui il risultato.

2. Stabilire se le seguenti funzioni sono continue.

(a) Risposta: No. Risoluzione: La funzione f e continua se lim f (x, y) = f (0, 0) = 0. Posto
(x,y)(0,0)
t = xy 0, e usando il limite notevole lg(1 + t)/t 1 per t 0, deduciamo che
xy
lim f (x, y) = lim
(x,y)(0,0) (x,y)(0,0) x2 + y2

e lultimo limite non esiste, quindi la funzione non e continua.


(b) Risposta: No. Risoluzione: Come prima dobbiamo verificare se f (0, 0) = lim f (x, y).
(x,y)(0,0)

Pero f (x, 0) = 0 e f (x, x) = x2 /(2x2 ) = 21 , quindi f non ammette limite in (0, 0) e non puo
essere ivi continua.
(c) Risposta: Si. Risoluzione: Posto t = xy e usando il limite notevole sin t/t 1 per t 0, si
ottiene che la funzione e continua.
(d) Risposta: Si. Risoluzione: Posto t = x2 + y 2 e usando il limite notevole sin t/t 1 per t 0,
si ottiene che la funzione e continua.

3. Determinare, se esistono, a e b tali che le seguenti funzioni siano continue.

(a) Risposta: a = 1. Risoluzione: Posto t = x2 + y 2 e usando il limite notevole lg(1 + t)/t 1


per t 0 si ottiene che lim(x,y)(0,0) f (x, y) = 1, per cui la funzione e continua se a = 1.
(b) Risposta: a = b. Risoluzione: Ponendo t = x 1 siamo portati a studiare il limite

t3 y
lim +a
(t,y)(0,0) t2 + y2

Si ha
|t3 y| |ty| 1
= t2 2 t2 0, per (t, y) (0, 0).
t2 + y2 t + y2 2
Quindi f (x, y) a per (x, y) (0, 0), e f e continua per a = b.

7.3 Derivabilita e Differenziabilita


Calcolare le derivate parziali delle seguenti funzioni

28
1. Risposta: fx = 2y/(x y)2 , fy = 2x/(x y)2 per ogni (x, y) tali che x 6= y.
Risoluzione. La derivata rispetto a x si calcola considerando y come una costante e usando le regole
di derivazione delle funzioni di una variabile reale.
x y (x + y) 2y
fx = 2
=
(x y) (x y)2
Con le stesse regole calcoliamo la derivata rispetto a y.
x y + (x + y) 2x
fy = = .
(x y)2 (x y)2

2. Risposta: fx = sign(x y), fy = sign(x y) per ogni (x, y) tali che x 6= y; dove sign(t) = 1 se t > 0
e sign(t) = 1 per t < 0.
Risoluzione. f e data da (
x y x y,
f (x, y) =
y x x < y.
Consideriamo prima i punti (x, y) tali che x 6= y, in particolare per x > y si ha fx = 1, fy = 1, per
x < y abbiamo fx = 1, fy = 1. Mettendo insieme questi calcoli possiamo dire che fx = sign(x y),
fy = sign(x y) Nei punti (x, y) = (x, x) dobbiamo calcolare le derivate usando la definizione. Per
la derivata rispetto a x abbiamo
f (x + t, x) f (x, x) |x + t x| 0 |t|
lim = lim = lim =1
t0+ t t0+ t t0+ t
f (x + t, x) f (x, x) |x + t x| 0 |t|
lim = lim = lim = 1.
t0 t t0 t t0 t
Quindi la derivata parziale rispetto a x non esiste nei punti che sono sulla bisettrice del primo e terzo
quadrante, analogamente si prova che non esiste la derivata parziale rispetto a y in tali punti.
3. Risposta: fx = y cos(xy), fy = x cos(xy) per ogni (x, y) R2 .
4. Risposta: fx = cos x(sin y)2 , fy = 2 sin x sin y cos y per ogni (x, y) R2 .
5. Risposta: fx = (1 + y 2 )/(1 xy)2 , fy = (1 + x2 )/(1 xy)2 per ogni (x, y) R2 .
Risoluzione. Osserviamo che una volta ottenuta la derivata rispetto a x per avere quella rispetto a
y basta osservare che scambiando x con y la funzione non varia, percio per avere la derivata rispetto
a y basta scambiare il ruolo della x con quello della y.

7.4 Massimi, Minimi e Punti Critici


Determinare i punti critici delle seguenti funzioni di due variabili.
1. Risposta: A = (1, 1), B = (1, 1), C = (1, 1), D = (1/3, 1/3)
Risoluzione. I punti critici sono, per definizione, gli zeri delle derivate parziali prime, quindi dobbiamo
cercare le soluzioni del seguente sistema
( (
3x2 3(1 + x + y)2 = 0 x2 y 2 = (x + y)(x y) = 0

3y 2 3(1 + x + y)2 = 0 y 2 = (1 + x + y)2
da cui deduciamo che (x, y) deve soddisfare
( (
x = y, x = y,
o
y 2 = 1, y 2 = (1 + 2y)2 .
Quindi sono punti critici A = (1, 1), B = (1, 1) soluzioni del primo sistema, C = (1, 1), D =
(1/3, 1/3) soluzioni del secondo sistema. Si ha f (A) = 1 = f (B) = f (C), f (D) = 1/9.

29
2. Risposta: A = (0, /2), B = (, /2), C = (0, 3/2), D(, 3/2), E = (/2, 0), F = (/2, ), G =
(3/2, 0), H = (3/2, ).
Risoluzione. Cerchiamo le soluzioni del sistema
( ( (
sin x sin y = 0, sin x = 0, sin y = 0,
o
cos x cos y = 0, cos y = 0, cos x = 0.

Quindi i punti critici sono A = (0, /2), B = (, /2), C = (0, 3/2), D(, 3/2) soluzioni del primo
sistema e E = (/2, 0), F = (/2, ), G = (3/2, 0), H = (3/2, ). Poiche 1 f (x, y) 1 per
ogni (x, y) [0, 2] [0, 2] e f (A) = f (D) = 1, f (B) = f (C) = 1 abbiamo che A, D sono punti
di massimo locale e assoluto, mentre B, C sono i punti di minimo locale e assoluto. f (E) = f (F ) =
f (G) = f (H) = 0 e questi sono punti di sella.

3. f (x, y) = x4 + x2 y + y 2 + 3. Risposta: A = (0, 0).


Risoluzione. Si ha
( ( (
fx (x, y) = 2x(2x2 + y) = 0 x=0 y = 2x2
2
o
fy (x, y) = x + 2y = 0 y=0 3x2 = 0

quindi lunico punto critico e A = (0, 0). f (A) = 3, se consideriamo g(y) = f (x, y) abbiamo che i punti
per cui y = 2x2 sono punti di minimo per g; inoltre, f (x, 2x2 ) = 3x4 + 3 che ha un minimo per
x = 0, quindi A e un punto di minimo per f .

4. Risposta:A = (1, 1).


Risoluzione. ( (
fx (x, y) = 3(x 1)2 + 6(x y) = 0 x=1

fy (x, y) = 6(x y) = 0 x = y,
e otteniamo il punto A. Se consideriamo g(y) = f (x, y) abbiamo che la retta y = x e fatta di punti di
minimo per g, inoltre f (x, x) = (x 1)3 + 1 che ha in x = 1 un flesso a tangente orizzontale, per cui
A non e ne massimo ne minimo; daltronde f (x, x) assume vicino ad 1 sia valori piu grandi di 1 che
piu piccoli, quindi 1 non puo essere ne massimo ne minimo.

5. f (x, y) = x4 + y 4 2(x2 + y 2 ) + 4xy. Risposta: A = (0, 0), B = (2, 2), C = (2, 2).
Risoluzione.
( ( (
fx (x, y) = 4x3 4x + 4y = 0 x3 = x y x3 2x = 0

fy (x, y) = 4y 3 4y + 4x = 0 4(y 3 + x3 ) = 0 y = x.

Otteniamo A = (0, 0), B = (2, 2), C = (2, 2) e f (A) = f (B) = f (C) = 0.


2 2
6. f (x, y) = e(x +y ) . Risposta:A = (0, 0).
Risoluzione. la funzione dipende solo dalla distanza di un punto dallorigine, per cui posto r = x2 +y 2
ci riportiamo a studiare la funzione di una variabile reale f (r) = er per r 0 che e sempre decrescente,
non ha massimi ne minimi relativi e il massimo assoluto lo ha per r = 0 f (0) = 1 e il minimo assoluto
per r + per cui f (r) 0.

30
7. f (x, y) = 2x3 + y 2 3x2 . Risposta:A = (0, 0), B = (1, 0).
Risoluzione. ( (
fx (x, y) = 6x2 6x = 0 6x(x 1) = 0

fy (x, y) = 2y = 0 y=0
e otteniamo A = (0, 0), B = (1, 0). Se consideriamo g(y) = f (x, y) abbiamo che tutto lasse delle
ascisse e fatto da punti di minimo per g, in tali punti abbiamo f (x, 0) = 2x3 3x2 che ha un massimo
nellorigine e un minimo in 1, quindi A non e un punto di sella mentre B e un minimo.

31
7.5 Differenziabilita
Scrivere lequazione del piano tangente alle seguenti funzioni nei punti assegnati.
1. Si ha
fx = 3x2 4xy + 5y 2 , fy = 2x2 + 10xy + 3y 2
quindi f (P ) = 1 fx (P ) = 5, fy (P ) = 3 e lequazione del piano e data da z = 1 + 5x + 3(y 1).
2. fx (x, y) = 2x/(x2 + y 2 ), fy (x, y) = 2y/(x2 + y 2 ) quindi fx (P ) = fy (P ) = 1, f (P ) = 1/2 e
z = 1/2 (x 1) (y 1).
3. f (P ) = lg(/2) sin( 2 /16), fx (P ) = 2/ sin( 2 /16)+/4 lg(/2) cos( 2 /16), fy (P ) = 2/ sin( 2 /16)+
/4 lg(/2) cos( 2 /16). e z = f (P ) + fx (P )(x /4) + fy (P )(y /4).
4. f (P ) = 1/2, fx (P ) = fy (P ) = 1/2, z = 1/2(x + y + 1 /2).
5. f (P ) = 0, fx (P ) = 0, fy (P ) = e, z = ey.
6. f (P ) = fx (P ) = fy (P ) = 0, quindi il piano tangente e z = 0.

7.6 Massimi e Minimi: Condizioni Sufficienti


1. Determinare i minimi e massimi relativi e classificare tutti i punti critici delle seguenti funzioni.
(a) f e definita ed e di classe C 1 in tutto R2 ; Si ha
( (
fx (x, y) = 2x y = 0 x = y/2

fy (x, y) = 3y 2 x = 0 6y 2 y = 0

le soluzioni sono A = (0, 0), B = (1/12, 1/6); fxx = 2, fyy = 6y, fxy = 1 e
   
2 1 2 1
H(A) = H(B) =
1 0 1 1
detH(A) = 1 quindi A e un punto di sella; detH(B) = 1 e fxx (B) = 2 > 0 per cui B e un punto
di minimo relativo. Per quanto riguarda i punti di massimo e minimo assoluti, osserviamo che
f (x, x) + per x e f (x, x) per x , quindi sup f = +, inf f = .

32
(b) f e di classe C 1 in tutto R2 . Si ha
(
fx (x, y) = 1 2x = 0
fy (x, y) = 2y = 0;

otteniamo A = (1/2, 0); la matrice Hessiana in A ha detH(A) = 4, ed essendo fxx (A) = 2, A


e un punto di massimo. Inoltre lim f (x, y) = ; quindi A e il punto di massimo globale
|(x,y)|
f (A) = 1/4 e il massimo assoluto di f . Mentre inf f = .
(c) f e di classe C 1 in tutto R2 . Si ha
( (
fx (x, y) = yex+y (1 + x) = 0 y(1 + x) = 0

fy (x, y) = xex+y (1 + y) = 0 x(1 + y) = 0

ed otteniamo A = (0, 0), B = (1, 1). Le matrici Hessiane calcolate in A e B sono


   
0 1 1 1 0
H(A) = H(B) = 2
1 0 e 0 1

per cui A e un punto di sella e B e un punto di minimo. sup f = lim f (x, x) = + e inf f =
x
lim f (x, x) = , quindi non ci sono massimi e minimi assoluti.
x

(d) f e di classe C 1 in tutto R2 . Si ha


(
fx (x, y) = y(1 2x) + 1 = 0
fy (x, y) = x x2 = 0

quindi otteniamo i punti critici A = (0, 1), B = (1, 1). Le matrici Hessiane calcolate in A e B
sono    
2 1 2 1
H(A) = H(B) =
1 0 1 0
per cui A e B sono punti di sella.
(e) f e di classe C 1 in R2 . Si ha
(
fx (x, y) = exy (1 + yx) = 0
fy (x, y) = exy (x2 ) = 0.

Non essendoci soluzioni non abbiamo punti di massimo e minimo locali; inoltre f (x, 0)
per x per cui non ci sono neanche massimi e minimi assoluti.

33
(f) f e di classe C 1 in R2 . Si ha
(
fx (x, y) = 3x2 + 1 4y = 0
fy (x, y) = 4x 4y = 0.
Otteniamo i punti critici A = (1, 1), B = (1/3, 1/3); detH(A) = 8 e fxx (A) = 6, per cui A
e un punto di massimo; detH(B) = 8 e B e un punto di sella. f (x, 0) per x ,
quindi non ci sono massimi e minimi assoluti.
(g) f e di classe C 1 in R2 . Si ha (
fx (x, y) = cos x sin y = 0
fy (x, y) = sin x cos y = 0
e otteniamo i seguenti punti critici A = (/2, /2), B = (3/2, 3/2),
C = (/2, 3/2), D = (3/2, /2), E = (0, ), F = (, 0), G = (0, 0), H = (, ). f (A) =
f (B) = 1 e poiche f (x, y) 1 A e B sono punti di massimo assoluti, f (C) = f (D) = 1 e poiche
f (x, y) 1 C, D sono punti di minimo assoluti. Mentre f (E, F, G, H) = 0 e questi sono punti
di sella, poiche la matrice Hessiana ha in tali punti determinante negativo.
(h) f e C 1 in R2 . Si ha (
fx (x, y) = 3x2 y = 0
fy (x, y) = 3y 2 x = 0
ed otteniamo i punti critici A = (0, 0), B = (1/3, 1/3). detH(A) = 1 per cui A e un punto
di sella, detH(B) = 3, fxx (B) = 2 e B e un punto di minimo. Inoltre f nono e limitata ne
inferiormente ne superiormente, per cui non ci sono punti di massimo e minimo assoluti.
(i) f e C 1 in R2 .Si ha
( (
fx (x, y) = 3x2 + y = 0 3x2 = y

fy (x, y) = 3y 2 + x = 0 x(27x3 + 1) = 0
ed otteniamo i punti critici A = (0, 0), B = (1/3, 1/3). detH(A) = 1, detH(B) = 3,
fxx (B) = 2, quindi A e un punto di sella e B e un punto di massimo relativo. Non ci sono
massimi o minimi assoluti.

34
(j) f e di classe C 1 in R2 . Si ha
(
fx (x, y) = 3y(3 y 2 )(1 x2 ) = 0
fy (x, y) = 3x(3 x2 )(1 y 2 ) = 0

Per cui abbiamo


( ( (
y=0 y2 = 3 x2 = 1
oppure oppure
x = 0 o x2 = 3 x = 0 o x2 = 3. y2 = 1

e otteniamo i punti critici A = (0, 0), B1,2 = ( 3, 0), C1,2 = (0, 3), D1,2,3,4 = ( 3, 3),
H1,2,3,4 = (1, 1). Le derivate seconde sono fxx (x, y) = 6xy(3 y 2 ), fxy (x, y) = 9(1
x2 )(1 y 2 ), fyy (x, y) = 6xy(3 x2 ). Quindi A, B1,2 , C1,2 , D1,2,3,4 sono punti di sella, mentre
H1,2 = (1, 1), (1, 1) sono punti di massimo e H3,4 = (1, 1), (1, 1) sono punti di minimo.
Inoltre f (x, x) + per x + e f (x, x) per x +, quindi sup f = + e
inf f = .
(k) f e C 1 in R2 . Si ha ( 2 2
fx (x, y) = e(x +y ) [1 2x(x y)] = 0
2 2
fy (x, y) = e(x +y ) [1 2y(x y)] = 0
che e equivalente a
( (
1 = 2x(x y) 1 = 2x(x y),

2x(x y) + 2y(x y) = 0 (x y)(x + y) = 0.
2 2
Otteniamo A = (1/2, 1/2), B = (1/2, 1/2). Le derivate seconde sono fxx (x, y) = 2e(x +y ) [3x+
2 2 2 2
y+2x2 (xy)], fxy (x, y) = 2e(x +y ) [xy+2xy(xy)], fxy (x, y) = 2e(x +y ) [xy+2xy(xy)].
Quindi A e un punto di massimo e B e un punto di minimo.
(l) f e C 1 . Inoltre posto t = x + y abbiamo che f (x, y) = g(t), dove g(t) = t/(1 + t2 ). Quindi
possiamo studiare la funzione g. g ha un punto di minimo relativo per t = 1 e ha un punti
di massimo relativo per t = 1. Quindi la retta x + y = 1 e una retta di punti di minimo e
f (x, 1 x) = 1/2 mentre f (x, 1 x) = 1/2 e un massimo relativo. Inoltre f (x, y) ha come
limite inferiore per |(x, y)| + 1/2 e come limite superiore 1/2 quindi questi sono il massimo
e il minimo assoluti.

2. Determinare i massimi e minimi delle seguenti funzioni negli insiemi indicati.

(a) Per quanto riguarda lo studio dentro T , si ha


( ( (
y(2x + y 1) = 0 y=0 y = 1 2x
oppure
x(x + 2y 1) = 0 x(x 1) = 0 x(1 3x) = 0

e otteniamo i punti critici A = (0, 0), B = (1, 0), C = (0, 1), D = (1/3, 1/3). I punti A, B e C
sono sul bordo di T , quindi devono essere studiati separatamente, mentre D e f (D) = 1/27. f
e identicamente nulla su tutto il bordo di T , quindi il massimo assoluto in T e zero e il minimo
e 1/27.
(b) f dipende solo dalla distanza del punto (x, y) dallorigine, quindi posto t = x2 + y 2 abbiamo che
f (x, y) = g(t) = t e lesercizio richiede di determinare il massimo e il minimo di g nellintervallo
[0, r]. Percio il minimo e zero e il massimo e r.

35
(c) Per quanto riguarda lo studio dentro E, si ha
(
x(3x + 2y) = 0
9y 2 + x2 = 0

e otteniamo lunico punto critico A = (0, 0), f (A) = 0. Per quanto riguarda lo studio sul bordo,
abbiamo f (1, y) = 1 + 3y 3 + y per y [1, 1], f (1, y) e crescente quindi il massimo e in y = 1
e il minimo in y = 1, e f (1, 1) = 3, f (1, 1) = 5. f (1, y) = 1 + 3y 3 + y che e sempre
crescente quindi il massimo e f (1, 1) = 3 e il minimo f (1, 1) = 5. f (x, 1) = x3 + 3 + x2
che e crescente per x(3x + 2) 0, e abbiamo un punto di massimo per x = 2/3 e un punto
di minimo per x = 0. f (0, 1) = 0 e f (2/3, 1) = 85/27. Paragonando tutti i valori di massimi
e minimi relativi che abbiamo trovato, deduciamo che il massimo assoluto e nel punto (1, 1) e il
minimo assoluto e nel punto (1, 1).
(d) Per quanto riguarda lo studio dentro E, si ha
y 2x


2 =0
x + y 2 xy
x 2y

=0
x + y 2 xy
2

ed otteniamo lunico punto critico A = (0, 0) che non appartiene ad E. Quindi non ci sono punti
critici interni. Per quanto riguarda lo studio sul bordo, dobbiamo studiare f sulla circonferenza
unitaria, quindi possiamo porre x = cos t, y = sin t, t [0, 2]. Abbiamo g(t) = 1/(1 cos t sin t),
g 0 (t) = (cos2 tsin2 t)/(1cos t sin t)2 che si annulla nei punti A1,2 = /4, B = 3/4, C = 5/4
e g(A1 ) = g(C) = 2, g(A2 ) = g(B) = 2/3. Inoltre |f |(x, y) 2/(x2 + y 2 ) quindi f (x, y) 0 per
|(x, y)| ; percio il massimo in E e 2 un minimo relativo e 2/3 e lestremo inferiore e 0.

3. Determinare linsieme di definizione e i punti critici delle seguenti funzioni di tre variabili.
(a) f e definita in tutto R3 . Abbiamo
3

fx (x, y, z) = yz = 0
y = 0
z = 0

fy (x, y, z) = xz 3 = 0 x = 0, o z = 0 oppure 0 = 0,

fz (x, y, z) = 3xyz 2 = 0 0=0 0=0

36
Quindi tutto il piano xy e fatto di punti critici, altri punti critici sono quelli sullasse z A = (0, 0, z).
(b) f e definita in E = {(x, y, z) : x 6= y}. Abbiamo
zy
fx (x, y, z) = =0


(x + y)2 y = 0, o z = 0

xz
fy (x, y, z) = =0 0 = 0,
(x + y)2

x
x=0
fz (x, y, z) =
=0
x+y

ed otteniamo i seguenti punti critici A = (0, 0, z), B = (0, y, 0).

37