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Giulia Colomba Sannia S192

Exemplaria
Collana di autori e testi latini

Fedro, Marziale, Giovenale

La critica della
corruzione sociale

Estratto della pubblicazione


Giulia Colomba Sannia

Exemplaria
Collana di autori e testi latini

Fedro, Marziale, Giovenale

La critica della
corruzione sociale

Estratto della pubblicazione


Estratto della pubblicazione
A Piero,
Leonardo e Ugo

Estratto della pubblicazione


Copyright 2006 Esselibri S.p.A.
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80123 Napoli

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leditore a disposizione degli aventi diritto. Leditore provveder, altres, alle
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degli interessati.

Prima edizione: febbraio 2006


S192
ISBN 88-244-7987-1

Ristampe
8 7 6 5 4 3 2 1 2006 2007 2008 2009

Questo volume stato stampato presso


Arti Grafiche Italo Cernia
Via Capri, n. 67 - Casoria (NA)

Coordinamento redazionale: Grazia Sammartino

Grafica e copertina:

Impaginazione: Grafica Elettronica

Estratto della pubblicazione


Premessa
In un bellarticolo del 1983, intitolato Il Latino che serve, attualissimo nella disarmante sincerit
con cui scritto, lo scrittore Luigi Compagnone affermava: Io ho amato e amo il LatinoSe
ho amato e amo il Latino non per merito mio. Il merito della fortuna che come primo
insegnante di materie letterarie mi dette un professore che si chiamava Raffaele Martini La
sua lezione era un colloquio vivo, un modo chiaro e aperto di farci capire il Latino che per
noi non fu mai una lingua morta. Perch lui sapeva rendere vivo tutto il vivo che nel Latino.
E nessuno non pu non amare le cose vive che recarono luce alla sua adolescenza []. In
una societ in cui le parole di maggior consumo sono immediatezza, praticit, concretezza,
utilitarismo, la caratteristica del Latino costituita dal non servire a nessunissima applica-
zione immediata, pratica, concreta, utilitaria [Il Latino] fa intravedere che al di l delle
nozioni utili c il mondo delle idee e delle immagini. Fa intuire che al di l della tecnica
e della scienza applicata, c la sapienza che conta molto di pi perch insegna larmonia del
vivere e del morire. una disciplina dellintelligenza, che direttamente non serve a nulla, ma
aiuta a capire tutte le cose che servono e a dominarle e a non lasciarsi mai asservire ad esse
[]. La disgrazia pi inqualificabile [per gli studenti] essere stati inclusi negli studi classici
senza averne tratto nessun vantaggio intellettuale, la vera disgrazia aver fatto gli studi
classici ritenendoli e mal sopportandoli come il pi grave dei pesi [perch] al tempo della
scuola tutto si odiato, [] tutto stato condanna e sbadiglio.
Come dare, dunque, ai ragazzi un Latino che serve ed evitare che il suo studio sia noia
e peso, un esercizio poco proficuo, un bagaglio di conoscenze sterili, di cui liberarsi presto,
non appena si lascia la scuola, se non addirittura, subito dopo la valutazione?
C una sola via che conduce allamore per il Latino e quella via costituita dalla lettura
dei testi in lingua originale, ma di quei testi che nei secoli hanno resistito alla selezione
e in tutte le epoche sono apparsi imprescindibili. Non possiamo illuderci che la biografia
di un autore, un contesto storico, una pagina critica, un frammento di Nevio, un brano di
Ammiano Marcellino possano avere lo stesso valore e la stessa funzione di una pagina di
Lucrezio o di Tacito, di Catullo o di Cicerone. Quella sapienza che insegna larmonia del
vivere e del morire, la quale costituisce il portato pi alto della cultura classica, passa
dobbligo attraverso la lettura di testi di altissima qualit. la lingua latina, con la
perfezione geometrica della sua struttura, con larmonia delle sue assonanze, con la
raffinatezza dei suoi accorgimenti retorici, a comunicare emozione e rigore logico, senso
del bello e razionalit, accendendo linteresse delladolescente posto di fronte ai grandi
interrogativi della vita.
Aver studiato il Latino, significher, perci, per i ragazzi, non tanto aver imparato la
biografia di Cicerone o di Plauto o di Ovidio, o il contesto storico in cui essi hanno vissuto,
ma aver meditato sulle loro parole. In tutte le epoche le loro opere sono state lette e rilette,

5
Estratto della pubblicazione
ricercate dagli umanisti in tutte le biblioteche dEuropa, riportate allesatta lectio filologica,
preservate dalloblio dai monaci medioevali perch ricopiate con amore.
Ci sono saperi che soltanto la scuola pu dare, chiavi di lettura che solo da adolescenti
si ricevono e che, una volta perduti o ignorati, non si recupereranno mai pi. Uno studente,
che non abbia letto nella lingua originale Virgilio o Lucrezio o Agostino o Tacito (come
se non avr letto Dante, Boccaccio e Ariosto), che non abbia acquisito sensibilit di lettore
attraverso la consuetudine con le analisi testuali, mai pi potr provare il brivido di
emozione che la parola poetica comunica. Forse nel tempo, se e quando unarricchita
sensibilit adulta gli far avvertire il bisogno di tornare al passato, ricercher in traduzione
italiana qualche autore particolarmente amato, come Seneca o Catullo. Ma, perch si
manifesti questo desiderio, la scuola dovr aver trasmesso almeno il senso dello studio del
latino, focalizzando lattenzione su quello che grande ed essenziale, evitando di far
disperdere energie ed interesse sullinutile.
Ci piace citare, a sostegno di quanto si detto, le parole di Nuccio Ordine.
Nel Convegno tenutosi a Roma dal 17 al 19 marzo 2005 sul tema Il liceo per lEuropa della
conoscenza, promosso da EWHUM (European Humanism in the World), Nuccio Ordine ha
usato parole che confermano, senza saperlo, quanto andiamo sostenendo da anni sulla
didattica del Latino e che sentiamo il dovere di riportare per la profondit e la chiarezza del
pensiero espresso:
Conoscere significa imparare con il cuore. E ha ragione Steiner a ricordarci che []
presuppone un coinvolgimento molto forte della nostra interiorit. In assenza del testo,
nessuna pagina critica potr suscitarci quellemozione necessaria che solo pu scaturire
dallincontro diretto con lopera. []. Nel Rinascimento (i professori) si chiamavano lettori,
[] perch il loro compito era soprattutto quello di leggere e spiegare i classici. [] Chi
ricorder a professori e studenti che la conoscenza va perseguita di per s, in maniera gratuita
e indipendentemente da illusori profitti? Che qualsiasi atto cognitivo presuppone uno sforzo
e proprio questo sforzo che compiamo il prezzo da pagare per il diritto alla parola? Che
senza i classici sar difficile rispondere ai grandi interrogativi che danno senso alla vita
umana? []. Non improbabile che le stesse biblioteche quei grandi granai pubblici, come
ricordava lAdriano della Yourcenar, in grado di ammassare riserve contro un inverno dello
spirito che da molti indizi mio malgrado vedo venire, finiranno a poco a poco, per
trasformarsi in polverosi musei. E lungo questa strada in discesa, chi sar pi in grado di
accogliere linvito di Rilke a sentire le cose cantare, nella speranza di non farle diventare
rigide e mute? Io temo tanto la parola degli uomini./Dicono sempre tutto cos chiaro:/ questo
si chiama cane e quello casa,/ e qui linizio e l la fine/ [] Vorrei ammonirli: state
lontani./ A me piace sentire le cose cantare./Voi le toccate: diventano rigide e mute./ Voi mi
uccidete le cose.

Sulla base di questi presupposti teorici nasce lantologia latina in fascicoli della collana
Exemplaria che comprende autori e temi di tutta la letteratura latina. Ogni singolo volume
costituisce lossatura della storia letteraria e al tempo stesso una sorta di passaggio obbligato
della cultura, perch tutta la letteratura posteriore e tutta la cultura occidentale hanno avuto
come fermo punto di riferimento questi autori. Ed essi sono diventati exemplaria appunto
(da cui il titolo della collana), perch modelli da accettare o rifiutare, ma comunque con
i quali necessariamente confrontarsi per capire il presente.
La scelta dei testi stata guidata, quindi, dallesigenza di focalizzare lattenzione degli
studenti sia sulla personalit dellautore, sulla sua poetica, sul genere letterario privilegiato

6 Premessa
e sia, soprattutto, dal desiderio di suscitare lamore per una lettura che aiuti a capire se
stessi e la vita.
importante capire bene la struttura dei volumetti per poterla utilizzare al meglio. Ogni
autore introdotto dal paragrafo Perch leggerlo?, che consiste nella spiegazione, in
sintesi, delle qualit per le quali quellautore diventato famoso e merita lo studio.
La vita e il contenuto delle opere hanno, poi, un piccolo spazio in quanto sono solo
funzionali alla migliore ricezione dei testi. Non manca un paragrafo sul genere di appar-
tenenza o sul tema topico relativo.
Ogni singolo brano quindi introdotto da una presentazione pi o meno breve, per
fornire immediatamente agli studenti le informazioni sul contenuto, seguito dalle note al
testo, che propongono sempre la traduzione e commenti di carattere morfosintattico,
mitologico e storico-culturale, e dallanalisi testuale che permette di cogliere il messaggio
poetico dellautore, attraverso le strutture formali, stilistiche e letterarie, sia in rapporto ai
generi che alle connessioni intertestuali e intersegniche.
A conclusione di ogni percorso didattico i Laboratori prevedono prove di verifica delle
abilit e delle competenze acquisite sul modello della tipologia A (Analisi testuale) della
prima prova (italiano) allEsame di Stato, con la scansione consueta del Ministero, in
comprensione, analisi, approfondimento. Poich si tratta di lingua latina, lanalisi si divide
in analisi morfosintattica sulle concordanze, sui casi ecc. e analisi semantica, sullo stile
e sul linguaggio. Lapprofondimento, talvolta, fa riferimento anche alla tipologia B o D
dellEsame di Stato (saggio breve o trattazione generale). Lo scopo stato quello di abituare
gli studenti a un metodo che sappia distinguere le fasi del lavoro: comprendere, analizzare,
sintetizzare, approfondire ecc. Non si voluto rinunciare a momenti di creativit: si vedano
gli esercizi dare un titolo, o creare uno schema, i confronti intersegnici ecc. Questo
tipo di esercizi nella prassi didattica si sempre rilevato molto gradito agli studenti e
utilissimo a stimolare la loro capacit di osservazione e la loro creativit.
Una coppa circondata da una coroncina di alloro contraddistingue alcuni testi e
prove di verifica di particolare complessit, che possono essere riservati a quegli alunni che
mostrano il desiderio di approfondire o ampliare lo studio dellargomento e vogliano
perseguire leccellenza.
Non mancano le Pagine critiche che offrono le interpretazioni di noti studiosi su aspetti
e tematiche riguardanti lautore e la sua opera.
I brani antologici sono accompagnati talvolta dai confronti intertestuali e intersegnici e dalla
rubrica Incontro tra autori in cui si confrontano due autori su differenti versioni di un
mito o differenti interpretazioni di un personaggio storico. Personaggi storici, come Cesare,
Bruto, Catilina, o mitici, come Orfeo, Medea, Cassandra, tanto per fare solo qualche nome
molto noto, oppure alcuni episodi famosi, ritornano nelle opere di autori diversi ed ogni
autore li legge differentemente, secondo la sua sensibilit e il suo intento poetico. Il titolo
della rubrica richiama una terminologia che si dice ucronica, da ok + krnos (senza
tempo), cio come se essi potessero, per assurdo, incontrarsi al di l delle loro epoche
storiche e del contesto in cui vissero, per esprimere ciascuno di loro, nellopera letteraria,
il proprio pensiero sullo stesso tema.
Chiude ogni singolo fascicolo il Vocabolario dei termini tecnici.

Premessa 7
Estratto della pubblicazione
Indice
Premessa p. 5

Introduzione 12
Pagine critiche: Favola, epigramma e satira: espressioni del disagio sociale (A. Roncoroni) 12

Fedro
1. Perch leggerlo? 14
2. Il genere letterario di appartenenza: la favola 15
3. La vita 16
T1 Fabulae I: Prologo 17
T2 Fabulae I, 1: Il lupo e lagnello 18
T3 Fabulae I, 24: La rana scoppiata e il bue 20
T4 Fabulae IV, 3: La volpe e luva 22
T5 Fabulae IV, 10: I difetti degli uomini 23
Pagine critiche: La favola: unarma contro i prepotenti (L. Perelli) 24
Gli animali di Fedro (E. Diletti) 25
Animali in sentenze e proverbi (L. Grossi - R. Rossi) 27
Laboratorio 28
Prova di verifica 1 - Fabulae: I, 4; I, 7; I, 8; I, 12; III, 8; III, 9; IV, 20 28
Prova di verifica 2 - Fabulae: I 1; I 13; I 26; App. Perrottina 16 30

Marziale
1. Perch leggerlo? 35
2. Il genere letterario di appartenenza: lepigramma 36
3. La vita 36
T1 Epigramma XII, 57: La vita della citt 37
T2 Epigramma X, 74: Preghiera a Roma 40
Pagine critiche: Marziale a Roma (U.E. Paoli) 42
T3 Epigramma III, 8: Chi pi cieco 43
T4 Epigramma IV, 44: Ercolano e Pompei 43
Incontro tra autori: Plinio il Giovane e Marziale: Leruzione del Vesuvio (Epistularum
VI, 16, 4-20) 45
Pagine critiche: La poetica degli oggetti (C. Salemme) 49
Il gusto per la rappresentazione realistica (M. Citroni) 50
Lattualit di Marziale (F. Zagato) 51

9
Estratto della pubblicazione
Laboratorio p. 53
Prova di verifica 1 - Epigramma II, 38 53
Prova di verifica 2 - Epigramma IV, 4 53
Prova di verifica 3 - Epigramma V, 34 55
Prova di verifica 4 - Epigramma VII, 94 60
Prova di verifica 5 - Epigramma VIII, 79 60
Prova di verifica 6 - Epigramma VIII, 73 61
Prova di verifica 7 - Epigramma XII, 31 62
Prova di verifica 8 - Epigramma XII, 58 64
Prova di verifica 9 - Confronto intertestuale e intersegnico: La citt in Marziale, in Michele
Sovente e in Camille Pisarro 64
Prova di verifica 10 - Scrittura creativa 66

Giovenale
1. Perch leggerlo? 68
2. Il genere letterario di appartenenza: la satira 69
3. La vita 70
T1 Satira III, 1-9, 20-29, 40-50, 229-36: Roma, citt invivibile 71
Pagine critiche: Giovenale contro i ricchi (L. Perelli) 74
Meditazioni giovenaliane (G. Ceronetti) 76
T2 Satira IV, 130-54: Un affare di Stato: come cucinare un gigantesco rombo 77
C1 Confronto intertestuale tra Satira VI, 115-132, e Annales XI, 32-38, di Tacito:
Messalina 80
Incontro tra autori: Cicerone e Giovenale: Donne di cattiva fama (Pro Caelio 49) 87
T3 Satira XV, 75-92: I cannibali 88
Pagine critiche: Il concetto di cultura e di frontiera in senso antropologico (a cura dellautrice) 91
Incontro tra autori: Quintiliano e Giovenale: Il rispetto verso i bambini (Institutio
Oratoria I, 3, 14-17) 92
Pagine critiche: La reverentia per i bambini (G. Ceronetti) 95
Il rimpianto dellEt dellOro (G. Bellardi) 96
Laboratorio 98
Prova di verifica 1 - Satira I, 22-39: Una citt perversa 98
Prova di verifica 2 - Satira III, 60-85: Gli stranieri a Roma 100
Prova di verifica 3 - Confronto intertestuale: Lefficacia delleducazione in Giovenale e in
Quintiliano 102
Prova di verifica 4 - Confronto intertestuale: Annibale in Giovenale e in Petrarca 104
Prova di verifica 5 - Confronto intertestuale: Il personaggio della suocera in Giovenale e in
Terenzio 106

Metrica 110

Vocabolario dei termini tecnici 114

Legenda:
T = testo con analisi
C = confronto intertestuale o intersegnico
= testi o verifiche di particolare complessit per leccellenza

10
Fedro
Marziale
Giovenale

Estratto della pubblicazione


La critica della corruzione
sociale
Introduzione
molto facile, quasi scontato, criticare, sempre e comunque, i difetti delluomo e i mali
della societ. Pessima la natura umana si sa e sempre protesa verso il male. E il bene
sembra destinato al silenzio o alla sconfitta.
Ma anche molto amaro porre lattenzione esclusivamente sulla corruzione sociale e sulla
depravazione del singolo. amaro e doloroso, se non si possiede la pacatezza di Orazio
e non si sa sorridere con la grazia delle sue Satire. Fedro, Marziale, Giovenale, infatti, non
riescono a sorridere ed anche quando provocano il riso o sembra che essi stessi ridano
del mondo, c come unasperit di fondo, un ghigno grottesco che percorre il loro
umorismo e, nella tonalit, fa pensare pi a Pirandello che alla satira contemporanea a noi
familiare.
Fedro, Marziale e Giovenale non ci dicono nulla che possa troppo meravigliarci, nulla di
nuovo sul disgustoso comportamento degli adulatori del potere, sulla prepotenza proterva
che dilaga, sulla perfidia di alcune donne, sulla meschinit di alcuni uomini, sulla avidit
diffusa di ricchezze, sulla banalit e la volgare superficialit di troppi.
Ma proprio questa possibilit di ritrovare nelle loro pagine tanti volti della nostra societ
attuale che ci consola e ci aiuta a capire: il degrado del presente, lo scardinarsi dei valori
sociali e civili, lappannarsi delletica di cui tutti giustamente ci lamentiamo, appartengono
purtroppo alla storia dellumanit, duemila anni fa come oggi. Anzi, oggi la volont di
realizzare un progresso morale, prima ancora che sociale, economico, scientifico e tecno-
logico, percorre le coscienze come mai era avvenuto in passato e lattenzione ai valori
delluomo ha nella cultura europea e occidentale un riconoscimento giuridico mai fin ora
realizzatosi.
Che venga, dunque, ben accolta, la critica della corruzione, ma che lasci una volont
propositiva, ferma, di migliorare, prima come singoli, poi nellimpegno verso la societ,
anche con uno slancio ottimistico che ci venga dalla lettura del passato.

pagine critiche
Favola, epigramma e satira: espressioni del disagio sociale

Angelo Roncoroni tratta in queste pagine il tema del disagio sociale nei generi letterari di Fedro, Marziale e Giovenale.

Favola, satira, epigramma sono tre nella produzione letteraria latina: la Lana, la voce di chi non ha voce.
generi che condividono unistanza in- voce del malcontento sociale o me- La letteratura latina frutto di unar-
teressante quanto rara da cogliere glio, secondo la felice formula di Italo te dotta, espressione della sensibilit

12 La critica della corruzione sociale


Estratto della pubblicazione
Introduzione

colta di singole individualit poetiche Un genere che prest qualche atten- Musa pedestre la satira di Gio-
o legata ai centri del potere, cosicch zione al quotidiano fu il teatro comi- venale e lepigramma di Marziale,
in essa raramente trova voce il mon- co, che per, oltre a fiorire in unepo- anche se con le dovute limitazioni
do del quotidiano, con i problemi del- ca ristretta della cultura romana, rap- circa la rappresentativit dei loro
la gente umile e con le istanze del- present tipi e situazioni tipiche piut- scritti, nei quali la dimensione umile
luomo comune. Eppure la morale tosto che fatti reali e concreti. Per il e quotidiana non comporta necessa-
popolare ha diritto di cittadinanza resto, possiamo solo cogliere un certo riamente che il poeta si ponga dal
nella storia del pensiero al pari della recupero di quotidianit in generi che punto di vista dei ceti umili:In
morale dei filosofi e delle vedute dei non se ne prefiggono programmatica- Giovenale ci sono spazi di larga com-
potenti: sta a noi raccogliere con pa- mente losservazione: riscontrabile prensione della condizione del citta-
zienza le voci dei deboli, se non vo- qualche traccia di quotidianit dino povero, ma schiavi, stranieri,
gliamo che la nostra conoscenza del- nellepistolario di Plinio il Giovane e emarginati, sono visti per lo pi col
lantichit risulti falsata, sbilanciata nelle Vite di Svetonio, ma si tratta pesante disprezzo proprio della men-
in favore dei pochi che contavano, pur sempre della quotidianit osser- talit tradizionale. [] In Marziale le
muta delle voci dei ceti subalterni. vata con gli occhi di un ricco possi- note di protesta sociale sono sostan-
Non c per da illudersi di poter sta- dente letterato e di un biografo degli zialmente limitate alla rivendicazione
bilire un contatto diretto con la men- imperatori. di maggiore spazio per gli intellettua-
talit delluomo comune: questa, an- Generi che, invece, programmatica- li e per i ceti medi nei quadri superio-
che quando ci giunga come voce au- mente anche se non esclusivamente, ri della societ e di maggiore umani-
tentica, sempre filtrata dalla lette- ci trasmettono la percezione della re- t nei rapporti sociali. Solo la favola
ratura e dalle convenzioni artistiche. alt osservata con gli occhi dei ceti esopica aveva espresso nella cultura
Senza dire che anche il concetto di subalterni sono i tre che qui si pren- antica lottica degli schiavi e degli
uomo comune unastrazione che deranno in considerazione. Si tratta emarginati sociali. E sar un ex schia-
deve essere delimitata attraverso di generi nuovi, come la favola, che vo [cio Fedro, liberto di Augusto] a
lesclusione totale di certe categorie compare ora per la prima volta come dare per la prima volta dignit di
di uomini, come gli schiavi, i plebei genere autonomo, o che, pur essendo genere poetico alla favola.
del livello pi basso, il sottoprole- gi stati usati, assumono una funzio-
tariato, gli stranieri, a cui nessun testo ne rinnovata, come la satira e lepi- (A. Roncoroni, Disagio e protesta
letterario avrebbe mai pensato di pre- gramma. sociale: Fedro, Persio, Petronio,
stare voce, anche perch assai dub- Riprendendo unespressione oraziana Giovenale, Marziale,
bio che questi gruppi avessero qual- (satira II 6, 17), lo specialista di que- in Studia Humanitatis, vol. 4,
cosa da dire, e certamente non ave- sto argomento Mario Citroni include Signorelli, Milano, 2002)
vano una coscienza comune. nella caratterizzazione complessiva di

La critica della corruzione sociale 13


La critica della corruzione sociale

Fedro
1. Perch leggerlo?
Fedro lo scrittore di quelle favole che tutti conosciamo e abbiamo sentito raccontare, perfino
rimaste in forme proverbiali (si pensi al modo di dire: fai come la volpe e luva), forse senza
nemmeno saperne lautore. Passate prevalentemente attraverso loralit, le sue favole hanno riem-
pito il nostro immaginario di bambini, facendoci addirittura vedere gli animali secondo il suo
modello.
La favola di Fedro ha, quindi, per noi un duplice interesse: antropologico e storico-letterario.
Linteresse antropologico nasce dalla considerazione che la favola, (componimento in cui sono
protagonisti e parlano gli animali con intento didascalico, da distinguere dalla fiaba, genere di
racconto fantastico con elementi magici), ha radici millenarie. Essa attinge dal mondo naturale la
tipologia dei personaggi, gli animali appunto, fissati in schemi rigidi, stereotipati: la volpe = furbizia
pericolosa, il lupo = arrogante violenza, lagnello = mitezza indifesa, il cane = fedele aiuto ecc.
Agli animali sono accostati, con palese allusione analogica, gli uomini. La favola, come la fiaba del
resto, pur comunicando considerazioni generali e sempre valide sulluomo, espressione anche di
un preciso contesto sociale di cui rappresenta i problemi e i valori. Si pensi ai numerosissimi Bestiari
medioevali, ben diversi dalle favole di Esopo e di Fedro, poich esprimono i valori cristiani ed
escatologici del tempo.
Raccontare favole significa, pertanto, educare alla prudenza, alla guardinga difesa nei confronti
della societ, sempre pericolosa e fondamentalmente crudele. Il destinatario del racconto orale ,
perci, il soggetto debole, il bambino, e colui che trasmette il messaggio attraverso la favola di
solito, lanziano, depositario di saggezza e di esperienza, perch ha riportato ferite e sconfitte nel
corso della vita. La favola si propone, quindi, lumile e altissimo proposito di insegnare a vivere nel
mondo, suggerendo la conoscenza degli uomini, senza alcuna pretesa di sacralit, n di approfon-
dimento filosofico. In questo senso essa compie, a un livello pi basso, la stessa funzione del mito.
E, infatti la stessa parola miutos, fabula, significa favola e mito, sia in greco che latino. Agli dei
protagonisti dei miti subentrano gli animali che gli uomini conoscono bene e dai quali possono
apprendere il comportamento pi saggio da tenere.
Linteresse storico-letterario legato alle modalit di scrittura di Fedro. Dice Marchesi che Fedro
non osserva il reale, non ama le bestie e non le conosce, a differenza del suo illustre predecessore
Esopo, perch troppo preoccupato di manifestare attraverso di esse lallegoria. il mondo zoo-
logico ad umanizzarsi non viceversa e non c scavo psicologico, perch le categorie umane
appaiono rigidamente chiuse nei tipi dellimbroglione, del superbo, del violento ecc. Vero, ma
ugualmente interessante per noi, il disincantato pessimismo dellautore: i suoi personaggi trasmet-
tono la sconsolata sicurezza che la societ non cambier mai e i prepotenti continueranno a

14 La critica della corruzione sociale


Estratto della pubblicazione
Fedro

conculcare i deboli: egoisti, malvagi, imbroglioni, spadroneggiano sugli inermi che devono imparare
a difendersi. Sembra quasi che egli anticipi il principio di Torquato Accetto che nel 1600 suggeriva,
con strano ossimoro la dissimulazione onesta, per sopravvivere nella giungla sociale. Al senso di
impotenza che avverte di fronte alla societ, tuttavia, Fedro trova una compensazione consolante
nella poesia: egli spera di aver costruito unopera duratura nel tempo perch meritevole di stima.
Di qui la grande qualit del suo stile, caratterizzato dalla brevitas, dalla sintesi. uno stile di estrema
leggibilit, nitido, semplice; ogni testo organizzato in una struttura ordinata che presuppone, o
allincipit o alla conclusione, la formula fabula docet (la favola insegna), che la spiegazione
analogica del raccontino, con la morale sottintesa. Anche luso dellaggettivo o del sostantivo con
valore di epiteto ha un rilievo semantico straordinario, poich inchioda il personaggio su una
particolarit che lo caratterizza, offrendo al lettore una ricezione immediata e facile. Perfino la
scelta del metro, il senario giambico, molto oculata, perch egli riesce, con esso, a conferire alle
favole un ritmo uniforme, piano e pacato.

2. Il genere letterario di appartenenza: la favola


In origine si trasmise oralmente un repertorio favolistico a cui fanno riferimento gli autori greci e
latini (Quintiliano accenna alle fabulis nutricularum I, 9, Inst. Or.). A una originaria fase popolare e
orale, fa seguito, per la favola, la fase scritta letteraria, di cui Fedro ed Esopo sono gli autori antichi
pi famosi.
Autore di favole, in Grecia, come si sa, si dice che fu appunto Esopo (V sec. a. C.). Lgos di Esopo
fu definita la favola ed egli fu anche quello che ne fiss lo schema narrativo, quale ritorna in Fedro.
Arricchendo il materiale esopico, Fedro ha voluto rendere godibile un genere letterario fino ad allora
considerato minore. A Roma Orazio parla di fabellae aniles, confermando la presenza di una
tradizione orale di tipo antropologico a cui abbiamo accennato. Egli stesso fu autore della bellissima
favola-apologo del topo di campagna e del topo di citt, nella Satira sesta del II libro.
Nella favola, dunque, come nel testo narrativo occorre prendere in considerazione: la struttura, i
personaggi, il tempo, lo spazio, la voce narrante, il narratario.
La struttura: la favola divisa in due parti, il racconto o corpo e il commento o anima. Il
commento si pu trovare allinizio del componimento, promizio, e/o alla fine, epimizio.
I personaggi: sono in numero limitato, quasi sempre due antitetici, protagonista e antagonista,
animali, o qualche volta, piante, che rappresentano il male e il bene, un conflitto di forze opposte
che si scontrano. Talvolta interviene un terzo personaggio che sopraggiunge e ha la funzione o
di aiutante o di commentare la vicenda, esprimendo il pensiero dellautore. Le azioni dei prota-
gonisti possono essere verosimili o inverosimili, ma sempre rispettose delle leggi naturali: ad
esempio, il lupo parla, ma non pu mai avvenire che un agnello mangi un lupo. Le qualit
attribuite in Esopo, non sono costanti, perch ogni animale, pur avendo una caratterizzazione
topica, pu comportarsi in modo difforme dalla sua natura, per conseguire altri scopi: per
esempio, il cane, a volte, sciocco e ingordo, pu altre volte essere fedele. In seguito, per si fissa
un carattere predominante che fa dellanimale il simbolo di un comportamento umano. Lo
scontro tra i due personaggi pu essere verbale o fisico, e, quel che pi interessante, la vittoria
non spetta sempre al pi forte, ma a colui che ha meglio previsto il comportamento da tenere.
Questo comportamento detto in greco mtis, prudentia (da prae+video): un insieme di
qualit, quali la sagacia, la velocit nel capire la situazione, il senso dellopportunit, la duttilit,

La critica della corruzione sociale 15


Estratto della pubblicazione
Fedro

la finzione ecc. Fedro introduce anche personaggi storici, ma li prende sempre a modelli del
conflitto umano.
Il tempo: non scorre n circolare, n rettilineo, ma un eterno presente in cui tutto avviene hic
et nunc, ora e subito, quindi una sorta di atemporalit nella quale si ritrovano in ogni tempo
gli stessi difetti delluomo e gli stessi problemi di sempre. Solo raramente si prospetta una
possibilit che nel futuro non si ripetano.
Lo spazio: i luoghi in cui si svolgono le vicende sono quelli soliti della campagna o della citt,
ma del tutto stereotipati e privi di connotati specifici, perch funzionali alla narrazione. Sono la
tana, la stalla, il bosco, la casa, il mare, il fiume ecc. con la loro simbologia letteraria topica che
contrappone luogo aperto = rischio vs. luogo chiuso = protezione, alto = potere vs. basso =
sottomissione ecc. sempre nello spazio che esplode il conflitto tra i personaggi per il possesso
del luogo o del bene ad esso relativo, come pu essere lacqua o il cibo.
La voce narrante: quella del narratore onnisciente al di fuori della storia. Egli orienta il giudizio
del lettore, quando spiega il senso della favola e la sua morale in modo esplicito, senza lasciare
mai al giudizio altrui di trarre le conclusioni. Perfino luso dei diminutivi asellus, bulpecula ecc.
funzionale a chiarire verso quale personaggio si debba provare piet e quale, invece, si debba
condannare. Fedro considera, infatti, un exemplum la sua narrazione e vuole mostrare, senza
possibilit di equivoco, da che parte stiano il male e il bene.
Il narratario: il lettore al quale lautore si rivolge in modo esplicito. Nelle favole il poeta parla
con il suo pubblico per operare una distinzione molto acuta: vi sono coloro che non capiscono
e sono la massa, e coloro che capiscono e sono pochi. Egli sa di rivolgersi ai suoi lettori
intelligenti, per i quali ha scritto le favole allo scopo di ostendere (mostrare) la realt delluomo.
In tal modo noi posteri siamo indotti a condividere il punto di vista dellautore, per sentirci
automaticamente collocati tra gli intelligenti. Perfino la frequenza delle formule dicitur, traditur,
fertur ecc. (= si dice) dimostra la sua sagace volont di deporre la responsabilit del racconto,
per assumere quella della valutazione etica che affider come prezioso messaggio al suo narratario.

A proposito della validit educativa della favola, il grande scrittore di fiabe Hans Christian Andersen
(1805-1875) afferma: I saggi dellantichit erano stati furbi nel trovare il modo di dire la verit alla
gente senza dirgliela in faccia in maniera sgarbata. Gli mettevano davanti agli occhi un singolare
specchio che mostrava ogni tipo di animali e cose strane producendo una vista divertente quanto
educativa. La chiamavano favola e quanto di sciocco o di intelligente facevano gli animali gli uomini
dovevano riferirlo a se stessi e pensare: di te che parla la favola! Cos nessuno poteva prendersela.
( di te che parla la favola, in MicroMega 5, 2000).

3. La vita
Poche e incerte sono le notizie biografiche su Favole delle allusioni contro di lui. Dopo la
Fedro. Per quanto riguarda la patria sappiamo condanna il poeta soffr la povert e molte
che nacque intorno al 15 a.C. in Macedonia, umiliazioni, cercando inutilmente, fino alla sua
forse fu portato a Roma come schiavo e libe- morte avvenuta forse nel 50 circa d.C., la pro-
rato da Augusto. Da accenni nella sua stessa tezione di liberti suoi amici diventati potenti.
opera (prologo del III libro), si evince che Seiano, Scrisse le Favole in cinque libri sul modello di
il potente e crudele collaboratore di Tiberio, lo quelle famose di Esopo e di altre tratte da testi
fece condannare con laccusa di aver colto nelle ellenistici. Non tutte ci sono giunte: 93 sono

16 La critica della corruzione sociale


Estratto della pubblicazione
Fedro

state conservate dai codici medioevali e una Ottocento col titolo di Appendix Perottina,
parte fu scoperta nel Quattrocento dallumanista quando in clima romantico nacque linteresse
Niccol Perotti, ma pubblicata solo ad inizio per le fiabe e le favole.

T1 Fabulae I: Prologo
Fedro fissa qui il suo canone artistico e annuncia il contenuto allegorico delle favole che si propon-
gono di muovere il riso (risum movet), di porgere agli uomini ammonimenti di prudenza e suggerire
saggi precetti di vita (prudenti vitam consilio monet).
Metro: senario giambico

Aesopus auctor quam materiam repperit,


hanc ego polivi versibus senariis.
Duplex libelli dos est: quod risum movet,
et quod prudentis vitam consilio monet.
Calumniari si quis autem voluerit, 5
quod arbores loquantur, non tantum ferae,
fictis iocari nos meminerit fabulis.

1-4. Aesopusmonet: Quegli argomenti da lui adoperata; senariis: verso formato consilio: ablativo di mezzo; quod/quod:
che Esopo invent, io li elaborai in versi da sei giambi, metro delle parti recitate introducono due dichiarative.
senari. Duplice il merito di questo li- del teatro latino arcaico, verso libero e 5-7. Calumniari sifabulis: Se qualcu-
bretto: quello di far ridere e quello di vicino al ritmo del parlato, come osserva no avesse da criticare perch parlano gli
dare consigli per vivere una vita saggia. Cicerone nellOrator 184: at comicorum alberi, non soltanto gli animali, dovrebbe
Aesopus: in posizione di rilievo il mitico senarii propter similitudinem sermonis sic ricordare che noi scherziamo con storie
inventore della favola, del VI sec. a.C., da saepe sunt abiecti ut nonnumquam vix immaginarie.
lui le favole presero il nome di esopiche. in eis numerus et versus intellegi possit Calumniari: in incipit rilevato, anche
I moderni, a partire da Lutero (1500) e (ma senari giambici dei comici per la perch polisillabo esprime la convinzione
da Giovan Battista Vico (1700), dubitaro- loro somiglianza con il discorso parlato di Fedro di essere facile bersaglio di po-
no della sua esistenza. questione di- spesso sono cos dimessi che talvolta non lemiche; si quis: si aliquis; si volue-
scussa la sua identit di poeta. possibile distinguere londata del rit- ritmeminerit: periodo ipotetico della
Hanc: sottinteso materiam e concordato mo). un metro popolare, perci che possibilit; quod loquantur: una cau-
con quam pleonastico per sottolineare Fedro rende elegante (polivi). Quodmo- sale. curioso che Fedro alluda ad alberi
la linea di continuit tra s ed Esopo; vet/ quodmonet: i due versi in rima si parlanti dal momento che nessuna favo-
repperit: perfetto di reperio, letteralmente chiamano versi leonini e sottolineano la sua ci pervenuta in cui si dia la
significa trovare, perci inventare; nella clausola cos rilevata la duplice parola agli alberi. Fictis: separato da
polivi: perfetto di polio-is, letteralmente funzione del libro; libelli: genitivo di fabulis per iperbato, per porre in risalto
pulire, levigare, imbiancare, qui usa- libellus diminutivo affettuoso di liber-i; entrambi i lessemi chiave; fabula: dalla
to per esprimere la commutazione stilistica prudentis: genitivo dipendente da vitam; radice for-faris, ci che viene detto.

Analisi testuale T1 Fabulae I: Prologo

Il testo costituisce una dichiarazione di poetica, poich Fedro esprime in esso la


sua visione dellarte. Scorriamo i punti fondamentali che egli sostiene:
Esopo linventore del genere che lui, Fedro, riprende. La posizione del nome in
incipit d il massimo rilievo possibile, come riconoscimento dovuto al suo modello.
Fedro ha usato il verso senario e ha rielaborato il materiale fornito da Esopo:
quindi i suoi versi hanno il duplice merito delleleganza (= polivi) e della
semplicit, data dalla scelta del metro (versibus senariis).

La critica della corruzione sociale 17


Fedro

Il duplice intento, far ridere ed educare (movet risum/monet vitam), si inserisce nel filone
delle Satire oraziane con il castigare ridendo mores, insegnare col sorriso la saggezza
di vita, che la pi esplicita sintesi della finalit moralistica sottesa al racconto. Il verso
leonino, con la rima monet/movet, sottolinea lo stretto parallelismo tra i due intenti.
La consapevolezza di poter essere bersaglio di critiche malevole gli fa ribadire che
il suo un testo fiabesco e, perci, libero da regole che lo condizionino: fictis
fabulis. Necessita, quindi, pi degli altri testi, di quel patto narrativo che Umberto
Eco ritiene fondamentale tra lettore e narratore, nella logica del racconto. Il lettore
non deve chiedere la verosimiglianza con la realt, ma accettare come reali o
possibili le vicende narrate, fossero anche alberi che parlano.
Anche qui la simmetria dei versi gioca un ruolo fondamentale nelleconomia del
discorso, 2 + 2 + 3: due versi dedicati al genere creato da Esopo e rivisitato da
lui; due dedicati allo scopo delloperetta, (libelli); tre, infine per la difesa da
eventuali critiche. Il verso in pi, con un lieve scarto rispetto agli altri due punti,
sta ad indicare il peso che ha il giudizio del pubblico su di lui.

T2 Fabulae I, 1: Il lupo e lagnello


La favola un classico esempio di retorica della prevaricazione: spesso chi prevarica cerca in qualche
modo di legittimare il proprio gesto e perfino di ottenere consenso da parte di chi stato vittima di
quellabuso di potere.

Metro: senario giambico


Ad rivum eundem lupus et agnus venerant,
siti compulsi. Superior stabat lupus,
longeque inferior agnus. Tunc fauce improba
latro incitatus iurgii causam intulit;
Cur inquit turbulentam fecisti mihi 5
aquam bibenti? Laniger contra timens
Qui possum, quaeso, facere quod quereris, lupe?
A te decurrit ad meos haustus liquor.
Repulsus ille veritatis viribus
Ante hos sex menses male ait dixisti mihi. 10
Respondit agnus Equidem natus non eram.
Pater hercle tuus ille inquit male dixit mihi;
atque ita correptum lacerat iniusta nece.

1-4. Ad rivum eundemintulit: Allo da longe avverbio che rafforza inferior. Bibenti: dativo singolare del participio
stesso ruscello erano arrivati un lupo e Fauce improba: ablativo di causa; fauce: presente di bibo- is concordato con mihi;
un agnello, spinti dalla sete; pi in alto anche metonimia per indicare la fame; contra: avverbio, al contrario, si tra-
stava il lupo, molto pi in basso lagnel- iurgii causam: lessico giuridico per in- dotto rispose; qui: quomodo, in che
lo. Allora il farabutto, eccitato dalla dicare il pretesto di lite; latro-onis: modo; quaeso: formula di cortesia;
voracit smodata accamp un pretesto letteralmente il bandito. quereris: da queror, lamentarsi, (da non
di litigio. 5-8. Cur, inquitliquor: Perch, disse, confondere con quaero = chiedo); a te:
Siti: ablativo di causa. Notare i nessi mi hai intorbidito lacqua mentre beve- moto da luogo; ad meos haustus: moto
sonori creati dalle allitterazioni della s: vo? Il lanuto spaventato gli risponde: a luogo; haustus- us: latto del bere, qui
siti compulsi superiorlupus. La simme- Scusa, ma come potrei fare quello di cui si tradotto labbra.
tria costruita sulle coppie oppositive ti lamenti o lupo? Lacqua scorre da te 9-13. Repulsus illeiniusta nece: Quel-
superior/inferior, lupus/agnus ed rotta alle mie labbra. lo rintuzzato dalla forza della verit,

18 La critica della corruzione sociale


Estratto della pubblicazione
Fedro

Haec propter illos scripta est homines fabula


qui fictis causis innocentes opprimunt. 15

disse: Sei mesi fa parlasti male di me. male dixisti: da maledico, parlare male, 14-15. Haec propteropprimunt: Que-
Rispose lagnello: Io? Io non ero neppu- costruito col dativo mihi al v. 10 e al sta favola stata scritta per quegli uo-
re nato. Tuo padre per Ercole, parl male v. 12; equidem: io proprio, rafforza- mini che schiacciano gli innocenti con
di me, quello disse e cos, afferratolo, lo tivo di ego, ad esprimere la meraviglia e false accuse.
sbrana, (dandogli) uningiusta morte. lo sdegno dellagnello; correptum: partici- Haec: staccato per iperbato da fabula in
Viribus: ablativo plurale di mezzo, da pio congiunto da corripio (da cum+rapio), clausola; anche illos separato dalliper-
vis (= forza), si tradotto col singo- afferrare con forza; nece: ablativo di bato da homines.
lare; male dixisti mihi: corrisponde in mezzo da nex-cis, morte violenta, uc- Opprimunt: il verbo in clausola, rilevato,
clausola al male dixit mihi del v. 12; cisione. parola chiave.

Analisi testuale T2 Fabulae I, 1: Il lupo e lagnello

Il racconto del lupo e dellagnello forse il pi famoso di tutta la raccolta di


favole. Non a caso Fedro lo ha collocato per primo. Antonio La Penna (in
Societ XVII, 1961), intitolando il suo saggio La morale della favola esopica
come morale delle classi subalterne nellantichit, prende questa favola ad
esempio della prevaricazione sistematica sul pi debole da parte del pi forte. E
quel che colpisce nel testo la volont del pi forte, il lupo, di avere una sorta
di alibi legale prima di compiere la sua azione malvagia: non sbrana lagnello e
basta, cerca cavilli giuridici, per giustificare il suo gesto, mostrando un uso
sconsolante e distorto della legge.
In vero si tratta di un messaggio amaro di straordinaria attualit, perch sollecita
il nostro risentimento nei confronti delle ingiustizie e delle prepotenze. La
concezione dello Stato di diritto, che noi abbiamo ereditato dalla cultura
illuminista, per la quale i diritti dellindividuo, specialmente se soggetto pi
debole, sono sacri, e vanno tutelati, ci fa avvertire con maggiore chiarezza il
valore delle azioni violente.
Consideriamo, dunque, il testo. Ma come, ci viene da pensare, lagnello gli
risponde pure? La sua ingenua logica gli fa credere che il lgos, la parola, valga
pi della protervia e serva al debole per difesa. Passa perfino una punta sottile
di ironia, quasi un sollievo, nella seconda risposta, attraverso quellequidem che
un capolavoro di meraviglia: Io? Ma io proprio sono fuori delle tue accuse,
gli dice, rinfrancato, non esistevo. Ma nemmeno il non esserci stato salva dalla
determinazione brutale e ottusa del prepotente: il debole, linnocente non ha
scampo se su di lui si fermata lattenzione dellarrogante. Siamo di fronte,
quindi, a due logiche opposte, rappresentate, come sempre nella favola, da due
animali stereotipati: lagnello, simbolo della mitezza, degli operatori di pace, si
direbbe con linguaggio evangelico, di tutti coloro che credono possibile risolvere
i problemi con la pazienza e la ragione; il lupo, simbolo della prepotenza dei
potenti che rifiutano il dialogo e colgono ogni pretesto per schiacciare i deboli.
Sulle coppie oppositive del lessico si regge questo contrasto: lupus/agnus, fauce
improba/laniger timens, superior/inferior, opprimunt/innocentes.
E il luogo della prepotenza un luogo della natura, un rivus, dove potrebbero
tranquillamente convivere due animali, cos come due uomini potrebbero fruire
degli stessi vantaggi, se uno dei due non li volesse riservare, con spietato
egoismo, tutti per s, escludendo laltro. molto significativo, infatti, che per

La critica della corruzione sociale 19


Estratto della pubblicazione
Fedro

indicare lo stato assoluto di benessere, let delloro, gli antichi abbiano rappre-
sentato, come caratteristica emblematica limmagine del lupo e dellagnello che
bevono insieme pacificamente alle stesse acque.
La morale, che Fedro confina negli ultimi due versi appare, quindi, quasi come
uninutile appendice a quanto il lettore ha gi ampiamente colto nel paradosso
pseudolegale del dialogo tra i due personaggi. Questo dialogo si svolge, con un
ritmo pacato, ma teso verso linesorabile conclusione, prevedibile fin dallinizio: la
verit purtroppo non ha potere contro la violenza, altro che veritatis viribus.
Il periodare semplice, costituito dal prevalere della paratassi, fa rilevare laspetto
dialogico che prevale nel testo, con un crescendo di illogicit da parte del lupo,
quasi messo alle strette dalle risposte logiche dellagnello.
A connotare i due animali troviamo attributi, come di solito, che li umanizzano:
agnus, lagnello, spaventato (laniger)timens; lupus, il lupo dotato di
improba fauce, (voracit smodata), da in, prefisso che nega e probus aggettivo
connotante il mos maiorum), latro, brigante, ladrone, respinto dalla forza
della verit (repulsus veritatis viribus).
Il timbro fonico, con le marcate allitterazioni, asseconda il ritmo cantilenante della
favola, in cui il lessico ampiamente ripetuto, per la sua stessa semplicit, le fa
assumere quasi il tono di un ritornello:
superiorinferior
incitatus intulit
siti compulsi
mihimihimihi sempre in clausola
qui quaeso quod quererisliquor
male dixisti mihimale dixit mihi
correptum lacerat opprimunt
E questa favola che di solito gli studenti leggono appena iniziano lo studio del latino,
si fissa nella memoria per sempre, proprio grazie a questi accorgimenti retorici.
curiosa la rilettura rovesciata che ne d Carlo Emilio Gadda (Il primo libro delle
favole, 1951): Lagnello di Persia incontr una gentildonna lombarda che prese
a rimirarlo con locchialino. Fedro, Fedro, belava miseramente lagnello, pre-
stami il tuo lupo. Pi pericolosa del lupo una gentildonna milanese!.

T3 Fabulae I, 24: La rana scoppiata e il bue


La favola sembra dire chi si contenta, gode: una rana invidiosa per imitare un bue finisce per
scoppiare.
Metro: senario giambico

Inops, potentem dum vult imitari, perit.


In prato quondam rana conspexit bovem,
et tacta invidia tantae magnitudinis
rugosam inflavit pellem. Tum natos suos
interrogavit an bove esset latior. 5

1-5. Inopslatior: Chi non ha le possibi- Una volta una rana su un prato osserv un gonfi la sua pelle rugosa: poi chiese ai
lit e vuole imitare il potente, finisce male. bue e presa da invidia per cos grande mole, suoi figli se fosse pi grossa del bue.

20 La critica della corruzione sociale


Fedro

Illi negarunt. Rursus intendit cutem


maiore nisu, et simili quaesivit modo,
quis maior esset. Illi dixerunt Bovem.
Novissime indignata, dum vult validius
inflare sese, rupto iacuit corpore. 10

Quondam: parola chiave del linguaggio 6-10. Illi negaruntcorpore: Quelli dis- fine; dum vult: temporale; indignita:
affabulato, corrispondente al nostro cera sero di no. Tese di nuovo la pelle con un participio perfetto del verbo deponente
una volta; conspexit: perfetto di conspicio, maggiore sforzo e allo stesso modo chiese indignor, congiunto al soggetto sottinteso
molto pi di vidit, perch indica il guar- chi fosse pi grande. Quelli risposero: il rana; il dum, quando significa mentre, in
dare con attenzione, valutare; tacta: bue. Alla fine esasperata, mentre cercava latino si trova sempre accompagnato dal
participio passato di tango-is, letteralmen- di gonfiare ancora con pi forza tutta se presente indicativo, ovviamente in italiano
te toccata; tantae magnitudinis: genitivo stessa, si afflosci col corpo scoppiato. va tradotto in relazione agli altri tempi
dipendente dallablativo invidia; an esset Maiore nisu: ablativo di mezzo; negarunt: verbali; validius: comparativo dellavverbio;
latior: interrogativa indiretta dipendente da forma sincopata per negaverunt; quaesivit: iacuit: perfetto, da iaceo-es, letteralmente
interrogavit; latior: comparativo femmi- corrisponde ad interrogavit del verso 5; significa giacere; rupto corpore: ablativo
nile, da latus-a-um, riferito a rana; bove: quis maior esset: interrogativa indiretta assoluto con valore causale e temporale
secondo termine di paragone. retta da quaesivit; novissime: avverbio, alla insieme.

Analisi testuale T3 Fabulae I, 24: La rana scoppiata e il bue

Questa favola ha un significato, per cos dire speculare rispetto a quella della volpe
e luva: l c un tentativo fallito di raggiungere un obiettivo con la sdegnata riflessione
da parte della protagonista, che lobiettivo non meritava ulteriori sforzi; qui c
unostinazione ottusa di perseguire un obiettivo impossibile fino a comportare
lautodistruzione. In verit, la volpe appare, a suo modo, ben pi saggia della stupida
rana, perch sa misurare le sue forze e giunge, perfino, a trovarsi la consolatoria
certezza che tanto non ne valeva la pena. La rana, al contrario, mostra una
deficienza di senso della realt direbbe Freud, perch non valuta concretamente la
sua possibilit di assumere unimmagine che le del tutto estranea.
interessante notare che i suoi sforzi consistano nel gonfiarsi: inflavit pellem,
intendit cutem, vult validius inflare. I tre verbi sottolineano un crescendo di
tentativi che sigla un crescendo di stupidit. E il gonfiarsi verbo metaforico che
si usa per indicare lorgoglio, lira, larroganza, di chi esce fuori dalla misura e dai
limiti dettati dal buon gusto e dallintelligenza.
Anche il giacere a terra (iacuit) col corpo squarciato (corpore rupto), esprime
lefficace metafora della persona mediocre che si fa atterrare, distruggere dal
vano tentativo di uguagliare un potente.
La struttura della favola tra le pi lineari e ordinate, ben scandita nelle fasi
temporali e nella distribuzione dei versi 1 + 4 + 4 + 1:
primo verso, per la morale della favola: il promizio;
quattro versi, per raccontare il suo iniziale tentativo e la richiesta di parere ai figli;
quattro versi, per raccontare ancora i suoi vani tentativi, sempre seguiti dalla
richiesta ai figli;
un verso, per la conclusione con la sua morte.
Anche il passaggio temporale accuratamente segnato dai quattro avverbi di
tempo: quondam (v. 2), tum (v. 4), rursus (v. 6), novissime (v. 9).
Compaiono qui tre personaggi, il bue lontano e solenne come un monumento,
direbbe il Carducci, del tutto indifferente alla tempesta di invidia che ha suscitato;

La critica della corruzione sociale 21


Fedro

la rana che la protagonista, e i figli che hanno la solita funzione del terzo
personaggio, di arbitri nel conflitto tra i due.
Nelluso prevalente delle coordinate e di un lessico molto semplice, il linguaggio
ha unimmediatezza indiscussa, rilevata anche dalle ripetizioni dei sintagmi.
E ritmiche, infatti, si susseguono le domande della rana e le risposte dei figli che
a noi appaiono perfino un poco impietose, nella loro diretta sincerit:
interrogavit an esset latior
quaesivit quis maior esset
illi negarunt/illi dixerunt.
Ma ritmici sono anche gli enunciati iniziali e finali: dum vult imitari/dum vult
inflari; perit/iacuit.
In questa studiata regolarit si avverte come una punta di riflessione personale.
Fedro nellapologo ha pensato soprattutto al potente, come dichiara allinizio e
non a caso gli contrappone lantonimo inops, colui che non ha ops-is, potere,
risorse. tutto qui, dunque, il significato della favola: pericoloso misurarsi con
chi troppo pi grande di s, meglio evitare linvidia, perch mai si potr
arrivare alla magnitudo dellaltro. Una lezione di vita per se stesso?

T4 Fabulae IV, 3: La volpe e l'uva


Dopo unazione brevissima arriva in forma chiara ed esplicita la morale della favola.

Metro: senario giambico

Fame coacta vulpes alta in vinea


uvam adpetebat, summis saliens viribus.
Quam tangere ut non potuit, discedens ait:
Nondum matura es; nolo acerbam sumere.
Qui, facere quae non possunt, verbis elevant, 5
adscribere hoc debebunt exemplum sibi.

1-3. Fame coactaait: Spinta dalla luogo dellapologo; summisviribus: parole quello che non possono fare, do-
fame, una volpe cercava di prendere luva ablativo di strumento; ut non potuit: vranno riferire questo esempio a se stessi.
da unalta vite, saltando con tutte le sue temporale; quam = et eam, si riferisce Quae non possunt: relativa dipendente
forze. Dopo che non riusc a toccarla, alluva; discedens: participio di discedo, dalla relativa qui elevant verbis, a sua
andandosene disse:. allontanarsi. volta dipendente dalla principale debebunt
Coacta: participio passato da cogo-is, 4-6. Nondum maturaexemplum sibi: adcribere; verbis: ablativo di mezzo;
nominativo concordato con vulpes; alta Non ancora matura; non voglio pren- hocexemplum: si riferisce alla favola
in vinea: marca spaziale che definisce il derla acerba. Coloro che disprezzano a stessa, che ha valore paradigmatico.

Analisi testuale T4 Fabulae IV, 3: La volpe e luva

La favola, talmente nota e cos assunta nellimmaginario collettivo, da rivivere in


forma ridotta nelluso proverbiale di far come la volpe e luva, risale a unantica
storia sumerica nella quale un cane, che non riesce a prendere i datteri, dice:
sono amari.
La costruzione testuale estremamente semplice con una perfetta simmetria tra
le parti 2 + 2 + 2.

22 La critica della corruzione sociale


Fedro

Due versi dedicati allo sforzo di prendere luva;


due versi dedicati alla sua stizzosa rinuncia;
due versi per la riflessione: epimizio.
Tuttavia nel profondo del comportamento della volpe c qualcosa molto interes-
sante, che aveva suscitato lammirazione di La Fontaine e ci induce a riflettere.
Tutto sommato questa rinuncia appare pi saggia che stupida e il suo disprezzo
come un pensiero pi rivolto a se stessa che agli altri.
Nel testo infatti, si dice che ha impegnato, dapprima, tutte le sue forze, summis
viribus, e, dopo, solo quando se ne va, discedens, si consola quasi, con la sua
dichiarazione di non volerla mangiare nondum matura, acerbam. vero che lha
disprezzata a parole (verbis), con la sua falsa valutazione, ma anche vero che
dietro le sue parole si pu cogliere una capacit di rinuncia che non implica
disistima di s, ma che sa accontentarsi di trasferire sullobiettivo mancato le ragioni
del fallimento. evidente che ci troviamo di fronte a una sorta di autoinganno,
allincapacit di autovalutarsi correttamente e di accettare con umilt i propri limiti,
a una rinuncia forzata e non chiarita. Tuttavia questa volpe, tra le altre volpi
protagoniste astute delle favole di Fedro, quella che fa pi simpatia per la sua
plateale ingenuit di fallita che, mentendo a se stessa, si risparmia un dolore.

T5 Fabulae IV, 10: I difetti degli uomini


Gli uomini riescono a vedere con estrema chiarezza i difetti altrui e sono ciechi rispetto ai propri.
Metro: Senario giambico

Peras imposuit Iuppiter nobis duas:


propriis repletam vitiis post tergum dedit,
alienis ante pectus suspendit gravem.
Hac re videre nostra mala non possumus;
alii simul delinquunt, censores sumus. 5

1-3. Perasgravem: Giove ci pose addos- 4-5. Hac re videresumus: Per questo magistrati romani, in origine patrizi che si
so due bisacce: quella ripiena dei nostri vizi motivo non possiamo vedere i nostri di- occupavano del censo (averi, tributi, tasse
la pose dietro le spalle, quella pesante dei fetti; appena gli altri sbagliano, diven- ecc.). In seguito ebbero anche il compito
vizi altrui lappese davanti al petto. tiamo censori. di sorvegliare sul comportamento morale
Peras: in incipit, in rilievo la borsa, Hac re: ablativo di causa, si riferisce alla dei cittadini. Censore qui sta, per
loggetto metaforico da cui dipende collocazione delle bisacce; videre: separa- antonomasia, a rappresentare chiunque
lapologo; duas: in iperbato, concordato to per iperbato da non possumus posto diventa un critico severo dei costumi.
con peras; repletam: sottinteso peram; in rilievo; simul: avverbio, appena, in- Famoso fu laustero Catone (234-139 a.C.),
dedit: ha come soggetto naturalmente troduce la temporale; alii simul: anastrofe detto appunto il Censore, per il suo estre-
Giove; alienis: sottintende vitiis; gravem: per simul alii; censores: sottinteso nos, mo rigore morale. Notare la rima a eco:
sottintende peram. contrapposto ad alii. I censori erano i due possumussumus.

Analisi testuale T5 Fabulae IV, 10: I difetti degli uomini

Priva di azioni e di personaggi, la brevissima favola, molto nota, e ripresa anche


da Rabelais, esprime una verit assoluta, sulla quale si pronunzia anche Ges nei
Vangeli, quando dice che non vediamo la trave nei nostri occhi, ma la pagliuzza

La critica della corruzione sociale 23


Fedro

in quelli altrui: siamo tanto indulgenti verso i nostri difetti, quanto severi verso
quelli degli altri. , quindi, una favola eziologica, poich spiega la causa dei
comportamenti umani.
La riflessione qui si cala in unimmagine in cui la contrapposizione tra noi e gli
altri acquista forza semantica anche dalluso del lessico:
propriis alienis
post ante
repletam gravem
Una bisaccia dietro solo piena, laltra davanti e trabocca dei vizi altrui.
Noi non possiamo vedere, dice Fedro, quasi a scusare la nostra severit nei
confronti del mondo, perch una volont superiore che ci ha fatto cos e ci ha
fatto male, dandoci il peso delle bisacce, come qualcosa di connaturato col
nostro corpo. Il nostro sguardo sullaltro sar sempre viziato da questa
predisposizione naturale e larcigno giudizio , in fin dei conti, per cos dire, la
naturale conseguenza della nostra natura sbagliata.
La stessa brevit del testo sembra voler indicare che non c nulla da aggiungere
alla rappresentazione della creatura di Giove e la coordinazione per asindeto,
nellultimo verso, sigla la lapidaria verit: colpa del dio se siamo fatti male.

pagine critiche
La favola: unarma contro i prepotenti

Luciano Perelli ritiene le favole di Fedro pi una testimonianza del contesto sociale che unopera darte.

Fedro riprende il genere della favola non osava dire, i propri sentimenti tra- influenti, poich nel mondo in cui vive-
animalesca gi trattato in Grecia da dusse nelle favole e la calunnia eluse va senza queste protezioni non era pos-
un altro schiavo, Esopo; questo genere con finti giochi. Io poi di quel suo sen- sibile farsi avanti n essere sicuri.
sotto la veste degli animali rappresen- tiero feci una larga via, e pi cose misi La valutazione dellarte di Fedro
tava i costumi e i difetti degli uomini, in versi di quante egli aveva insegna- inscindibile dai temi della satira po-
ed era una tipica espressione dello te, talune trascegliendone in mia ma- litica e sociale; le sue favole pi vitali
spirito realistico e plebeo, contrappo- lora. Infatti nonostante la prudente sono quelle dove si leva lamara pro-
sto alla letteratura aristocratica. Ancor cura di non far nomi, e di limitarsi a testa dellumile costretto a subire i
prima di Esopo, Esiodo con la favola rappresentare in forma generale la soprusi dei potenti, camuffati da una
dello sparviero e dellusignolo aveva vita e i costumi degli uomini [], le maschera di legalit (come la favola
voluto colpire la rapacit dei potenti, e allusioni satiriche contenute nelle fa- del lupo e dellagnello, che pu esse-
la favola rappresentava larma satiri- vole gli attirarono delle noie e un pro- re presa a simbolo della sua poesia),
ca degli umili contro la prepotenza dei cesso da parte di Seiano, il potente e dove si cela lo sdegno davanti al-
forti. Fedro sviluppa ulteriormente que- feroce ministro di Tiberio; forse egli leterno spettacolo degli ingenui bef-
sto significato di protesta sociale della riusc a salvarsi solo grazie alla morte fati dai furbi, dei lestofanti e degli
favola, e lo adatta alle condizioni spe- di Seiano. In Fedro uno degli accenti adulatori che si strisciano ai potenti
cifiche del suo tempo, sia pure con le pi sinceri ed accorati viene dalla co- per salire in alto. Non c bisogno di
indispensabili cautele, come fece scienza rassegnata dellumile che sa cercare allusioni e riferimenti precisi
Trilussa sotto il fascismo. Cos Fedro di non poter parlare apertamente con- in ogni caso, poich vi la denunzia
definisce la sua favola in rapporto con tro i potenti []. Del resto anche Fedro di un costume pi che di singole per-
quella di Esopo: Lo schiavo, esposto fu costretto a barcamenarsi, a cercare sone. Meno felici sono altre favole dove
alle angherie, poich quel che voleva protezione e appoggio in personaggi vi un moralismo generico, talora con

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