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Etimologia

Il termine deriva dal latino natura, participio futuro del verbo nasci (nascere) e
letteralmente significa "ci che sta per nascere". In accordo con il significato
etimologico in filosofia si intesa finalisticamente la natura come il principio
operante come forza vitale, superiore alla realt della materia inanimata, che
spinge tutti gli esseri viventi verso il mantenimento della specie attraverso la
riproduzione. Natura a sua volta deriva dalla traduzione latina della parola greca
physis (f?s??).

Secondo Heidegger questo termine greco collegato alla parola phos, phs che vuol
dire luce, volendo significare una connessione tra la vita e la luce.[2]
La natura per i filosofi greci
Finalismo
Aristotele

Physis per i presocratici greci corrispondeva a ci che originava le cose


caratterizzate da nascita, accrescimento, degenerazione e morte per cui secondo
Aristotele, il primo filosofo a fondare una scienza complessiva della natura, la
natura la sostanza di quelle cose che hanno un principio di movimento in se
stesse[3]. Vi sono infatti sostanze sensibili corruttibili, che hanno in s il
principio di moto e che generano altre cose simili, distinte dagli enti eterni e
ingenerati di cui tratta la metafisica e la matematica.
Gli enti naturali corruttibili vanno poi distinti da ci che per caso o per
fortuna o da ci che per arte risultato cio dell'azione dell'uomo.

Anche i sofisti avevano precedentemente operato una distinzione sul piano etico-
giuridico tra ci che per natura e quello che viene considerato come originato
dalle convenzioni umane. Da qui il loro relativismo etico fondato sul superamento
del criterio ionico della legge[4] che esiste oggettivamente nell'ordine stesso
della natura e che gli uomini riprendono e applicano alla loro citt.

Osservano infatti i sofisti che le leggi cambiano da societ a societ e se


vogliamo trovare un criterio unico valido per tutti ci dobbiamo riferire a ci che
nell'uomo sempre presente e permane immutabile, cio alla natura che non
soggetta alle convenzioni umane e che prescrive che giusto ci che piace al pi
forte[5] cio a colui che sa bene usare la parola per sovrastare le altrui
convinzioni.[6]

La natura dei sofisti introduce la concezione di uno stato di natura dove il


comportamento dell'uomo non differisce da quelli degli altri esseri naturali basati
su istinti primordiali che l'uomo conserva nonostante le diversit culturali
acquisite nel tempo.

Anche per Aristotele nell'uomo presente un principio connaturato che agisce in


modo da fargli realizzare ci che lo caratterizza nella sua essenza di modo che, ad
esempio, il seme destinato da questa forza naturale immanente a divenire albero.
Una visione finalistica della natura che spiega il divenire e come il movimento si
diriga verso i suoi "luoghi naturali".

La natura un principio e una causa del movimento e della quiete in tutto ci


che esiste di per s e non per accidente.[7]