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M. Rea : Dispense di Misure Elettriche, a.a.

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7 MISURA DI IMPEDENZE

7.1 Generalità

E' noto che la relazione tra la corrente che fluisce in un bipolo e la tensione che si presenta ai suoi capi può
essere molto complessa.
Nella maggior parte dei casi si riconosce il bipolo passivo dal fatto che in un intervallo di tempo
sufficientemente lungo per i(t) = 0 si ha v(t) = 0.
Il bipolo si dirà "lineare" se la relazione che lega v(t) a i(t) può essere espressa da una equazione differenziale
lineare (a coefficienti costanti). In questo caso é comune usare la notazione alle Laplace trasformate e definire la
"funzione di trasferimento":

• V ( s)
Z ( s) = •
I( s)
• •
avendo indicato con V (s ) I (s) le trasformate secondo Laplace delle funzioni v(t) e i(t).

Nel caso ancora più semplice in cui la corrente i(t) sia una funzione sinusoidale con pulsazione ω:
i(t)=IM sen (ωt), la tensione v(t) risulta pure sinusoidale di pulsazione ω: v(t)=VM sen (ωt+φ) essendo:

Im 
 Z


•  
VM = Z ; ϕ = arctg
Re 
 Z


 

Il numero complesso Z può essere scomposto, oltre che in modulo e fase, in parte reale e parte immaginaria,
Z = R + jX . E' immediato riconoscere nella parte reale il rapporto tra caduta di tensione e corrente nel caso in
cui la corrente sia continua nel tempo.
• •
L'inverso dell'impedenza Z , é chiamato ammettenza Y e si hanno le seguenti relazioni:
Z = R + jX = |Z| ej ; R: resistenza, X: reattanza
|Z| = (R+jX)1/2 = modulo;  =arctg(X/R) = angolo di fase
Y = G + jB = |B| e-j ; G: conduttanza, B: suscettanza
|B| = (G+jB)1/2 = modulo;  =arctg(B/G) = angolo di fase
R = G/(G2 + B2)1/2; X = = B/(G2 + B2)1/2;
G = R/(R2 + X2)1/2; B = = X/(R2 + X2)1/2.

7.2 Considerazioni energetiche

La parte reale dell'impedenza (dell'ammettenza) é responsabile della trasformazione dell'energia elettrica in


calore mentre la parte immaginaria indica l'energia elettromagnetica (elettrostatica e/o magnetica)
temporaneamente immagazzinata. E' comodo considerare i rapporti:

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energia immagazzinata energia dissipata


Q= D=
energia dissipata energia immagazzin ata
Il primo chiamato "fattore di merito", il secondo "fattore di dissipazione". Nel caso di induttori e condensatori
il fattore di dissipazione corrisponde alla tangente dell'angolo complementare all'angolo di sfasamento tra
tensione e corrente che viene spesso chiamato "δ "; poiché quando questo angolo é piccolo esso può essere
confuso con la tangente, il fattore di dissipazione viene anche chiamato angolo di perdita o "tg δ ".

7.3 Rappresentazioni equivalenti

Supponiamo si sia eseguita, alla frequenza f, la misura dell'impedenza Z = R + j X o dell'ammettenza Y = G + j


B di un bipolo passivo e lineare. Il bipolo può essere rappresentato in maniera del tutto equipollente dalla serie o
dal parallelo di un elemento dissipativo (resistenza) e di un elemento reattivo (induttanza e/o capacità a seconda
del segno). A seconda del circuito equivalente scelto (serie o parallelo) e del segno della reattanza, l'elemento
reattivo potrà essere rappresentato da una induttanza o capacità come indicato dallo schema seguente.

schema serie
reattanza positiva reattanza negativa
1
Z = R s + j ⋅ ω⋅ Ls Z = Rs − j⋅
ω⋅ Cs
ω⋅ Ls ω⋅ Ls
Q= Q=
Rs Rs
Rs
D= D = ω⋅ Cs ⋅ R s
ω⋅ Ls

schema parallelo
reattanza negativa reattanza positiva
1
Y = Gp − j⋅ Y = G p + j ⋅ ω⋅ Cp
ω⋅ Lp
Rp
Q= Q = ω⋅ Cp ⋅ R p
ω⋅ Lp
ω⋅ Lp ω⋅ Lp
D= D=
Rp Rp
Le formule per passare dalla rappresentazione serie a quella parallelo si ricavano in modo abbastanza semplice e
sono riportate, per comodità nella stessa tabella.

7.4 Dipendenza dalla frequenza

La rappresentazione circuitale equivalente mediante solo due parametri: uno dissipativo ed uno reattivo, vale
solo ad una ben
determinata frequenza. I
bipoli reali non sono in

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Figura 7.1: Schema equivalente di Figura 7.2 : Schema equivalente di induttore
condensatore ceramico
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generale rappresentabili al variare della frequenza da uno schema circuitale equivalente con solo due parametri.
Ad esempio lo schema circuitale equivalente di un condensatore ceramico è quello di Figura 7.1 in cui Co
rappresenta la capacità nominale a bassa frequenza, Ls ed Rs sono i parametri parassiti che tengono conto dei
collegamenti, Ri è la resistenza di isolamento ed Rd una resistenza che tiene conto delle perdite dielettriche del
materiale ceramico, Ca ed Ra parametri di assorbimento dielettrico (lenta diffusione di cariche elettriche al-
l'interno del dielettrico).
Nel caso di un induttore, senza tenere conto della non linearità del materiale magnetico, lo schema equivalente in
un campo di frequenze sufficientemente esteso quello di Figura 7.2.

7.5 Impedenze di dispersione e di contatto ; schema a doppio bipolo

Fino ad ora abbiamo considerato l’impedenza individuata da due morsetti. In realtà si deve tenere conto della
possibilità di avere delle impedenze di dispersione in parallelo e delle resistenze di contatto in serie. Facciamo
alcuni esempi pratici per chiarire il significato di questi termini.
In Figura 7.3 è rappresentato
Film di materiale conduttore
intagliato schematicamente un resistore; su di
un supporto ceramico si deposita un
film molto sottile di materiale
resistivo, quindi si opera un taglio
elicoidale di questo film realizzando
Rivestimento di Supporto un conduttore di sezione molto
protezione ceramico piccola e lunghezza anche molto
elevata. Per evitare possibili danni
Figura 7.3: Schema costruttivo di resistore
meccanici al film di materiale
conduttore, questo viene alla fine ricoperto da uno strato di materiale isolante. Quando alle estremità del resistore
vi sia una differenza di potenziale, una corrente, chiamata di dispersione può scorrere sulla superficie esterna del
rivestimento isolante di protezione per effetto di impurezze presenti su di essa (polvere eventualmente depositata
per effetto elettrostatico, umidità atmosferica, grasso dovuto al contatto con le mani dell'operatore). Questa
corrente di dispersione viene rappresentata in modo generico mediante una resistenza (di dispersione) in
parallelo alla resistenza del doppio bipolo.
In corrente alternata l'accoppiamento capacitivo tra i
materiali conduttori che rappresentano le terminazioni ed
i collegamenti del resistore al circuito esterno
V i A costituiscono una impedenza di dispersione in parallelo
alla impedenza propria del bipolo. Una volta individuata
fisicamente la resistenza o l'impedenza di dispersione é
Figura 7.4: Raffigurazione del drenaggio della corrente di
dispersione possibile realizzare un elettrodo di guardia che permette
di separare la corrente di dispersione dalla corrente che
effettivamente interessa il bipolo oggetto della misura. Con riferimento al resistore di Figura 7.3, in Figura 7.4 é

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mostrata la realizzazione di questo elettrodo di guardia. La corrente di dispersione i, drenata dall'elettrodo di


guardia, non viene misurata dall'amperometro.
Più in generale si ovvia all'inconveniente provocato dalla presenza di resistenza di dispersione utilizzando
impedenze a tre morsetti rappresentate come in Figura 7.5. In questo caso l'impedenza é definita come il
rapporto tra la tensione applicata ai morsetti a - c e la corrente che fluisce tra i morsetti b - c in corto circuito.
Consideriamo ora il caso schematizzato in Figura 7.6 di un filo

a b conduttore che viene stretto tra due rondelle. La corrente i che


Zn fluisce nella sezione tratteggiata del conduttore passa nel perno
Zd Zd attraverso la superficie di contatto con le rondelle che é

c evidentemente molto minore della sezione del conduttore e


c
quindi può presentare una resistenza dell'ordine di alcuni μΩ.
Figura 7.5: Impedenza a tre morsetti Se il valore della resistenza oggetto della misura é R, la misura
della caduta di tensione V1 sarebbe errata in quanto terrebbe
conto anche delle resistenze dovute ai contatti; in questo caso la caduta di tensione corretta è V 1, misurata tra i

contatti V2 contatti perni, a valle delle resistenze dovute

i ai contatti.
La rappresentazione di una
R impedenza che tenga conto delle
possibili resistenze di contatto é
V1
quella di Figura 7.7. In corrente
Figura 7.6: Resistenze di contatto
alternata si deve anche tenere conto
dell'accoppiamento induttivo tra la maglia "amperometrica" percorsa
dalla corrente i e quella voltmetrica. A seguito di questo
accoppiamento M la tensione misurata V risulta:
• • •
V = (Z + j ⋅ω ⋅ M ) ⋅ i
Le connessioni a tre e a quattro morsetti sono usate per non
Figura 7.7: Misura di resistenza tenendo conto
delle resistenze di contatto introdurre nella misura gli errori derivanti dalla presenza di
impedenze di dispersione o di contatto. L'errore che si commette trascurando le impedenze di contatto é tanto
maggiore quanto minore é il valore dell'impedenza da misurare e, in maniera duale, l'errore che si commette
trascurando le resistenze di dispersione é tanto maggiore quanto maggiore é l'impedenza da misurare. Se si
richiede una precisione elevata può essere necessario considerare entrambe utilizzando schemi più complessi

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7.6 Metodi di ponte in corrente continua

7.6.1 Ponte di Wheatstone

Il ponte di Wheatstone ha la struttura rappresentata in Figura 7.8 in cui si sono indicate con le lettere a, b, c e x i
valori delle resistenze e con la lettera E il valore della f.e.m. di alimentazione. La condizione di equilibrio,

a
ovvero la condizione per cui non si ha passaggio di corrente attraverso il galvanometro è: x = c.
b
In generale le resistenze a e b sono ottenute mediante cassette di resistenze di valore 10n mentre la resistenza c è
una resistenza a 3 o 4 decadi con variazione minima di 1 o 0.1 Ω .
E' evidente, dalla condizione di equilibrio, che l'incertezza relativa con cui si
determina il valore di x è:
e x = e a + eb + e c
E' però opportuno considerare i seguenti due casi:
a) esiste un intervallo di valori di c per cui il rivelatore di zero indica sempre zero. Figura 7.8: Ponte di Wheatstone
b) in corrispondenza della minima variazione di c il rivelatore di zero passa da una indicazione di un certo segno
ad una indicazione di segno opposto.
Nel caso a) l'intervallo di c per cui il rivelatore di zero indica sempre zero rappresenta una ulteriore causa di
incertezza che deve aggiungersi a quella dovuta alle incertezze con cui sono noti i valori delle resistenze a, b e c.
Nel caso b) sia λ 1 l'indicazione del rivelatore di zero in corrispondenza del valore c e λ 2 l'indicazione del
rivelatore di zero in corrispondenza del valore c + ∆ c. Mediante interpolazione possiamo assegnare a x il
valore:
λ1
x=c+ ⋅ ∆c
λ1 + λ 2
In questo caso l'incertezza dovuta alla sensibilità del metodo si deve valutare in modo proporzionale: se ad una
variazione ∆ c corrisponde una indicazione λ 1+ λ 2, l'indicazione dλ , minima deviazione apprezzabile sul
rivelatore di zero, si otterrebbe qualora fosse possibile dare una variazione dc. L'incertezza relativa dovuta alla
sensibilità del metodo risulta dunque dc/c.
E' possibile "calcolare" la sensibilità che ci si pu  attendere da un ponte di Wheatstone di cui si conoscano gli
elementi. Si tratta infatti di stabilire quale variazione dc è in grado di far passare una corrente dI tale che il
rivelatore di zero dia la deviazione dλ . In questi casi si considera il generatore equivalente ai morsetti del
rivelatore di zero (Figura 7.9) in cui Rg è la resistenza interna del rivelatore di zero e Im la corrente minima per
cui si ha una indicazione apprezzabile dello strumento. Si verifica agevolmente come, in condizioni di squilibrio
del ponte per effetto di una variazione dc della resistenza di regolazione, si ha:

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x
c dc
∆E = E ⋅ 2 ⋅
 x c
1 + 
 c
a ⋅b c⋅x
Ri = +
a+b c+x

Figura 7.9: Generatore equivalente ai morsetti del


per l'incertezza dovuta alla sensibilità risulta: rivelatore di zero

 a⋅b x⋅c
I m ⋅ R g + + 
dc  a + b x + c
=
c xc
E⋅
( 1 + x c) 2

E' infine opportuno considerare la dissipazione termica dovuta al fatto che le resistenze del ponte sono
attraversate da corrente. Quanto più elevata è la tensione di alimentazione E, tanto minore sarà l'incertezza dc/c
dovuta alla sensibilità del ponte ma tanto maggiore sarà la dissipazione termica.

7.6.2 Metodo della doppia pesata

Le incertezze relative con cui sono noti i valori delle resistenze utilizzate per la realizzazione del ponte di
Wheatstone influiscono spesso in modo determinante sull'incertezza con cui si determina il valore della
resistenza incognita. Per ridurre questa influenza si utilizzano alcuni metodi tra cui quello della doppia pesata.
Esso si può utilizzare quando il valore nominale del rapporto a/b è 1.
a
In questo caso si procede nel modo seguente: dopo un primo equilibrio a seguito del quale si trova x = c , si
b
scambiano tra loro le resistenze a e b e si torna ad equilibrare il ponte. Supponiamo che nel secondo equilibrio si

b
trovi x = (c + ∆c) . Combinando le equazioni relative a questi due equilibri si trova:
a
x = c ⋅ ( c + ∆c) ; ex = ec + σ
avendo indicato con  l'incertezza dovuta alla sensibilità.

7.6.3 Metodo di sostituzione

Ricordiamo che il metodo di sostituzione si applica nelle misura indirette in cui la misura della grandezza y è
determinata a partire da misure effettuate sulle grandezze a, b, c, ..., n mediante la relazione funzionale y = f(a,
b, c, ...n). Se è possibile, in questo caso, avere a disposizione una grandezza nota z per la quale vale la seguente

∂f
relazione : z = f(a, b, c + ∆ c, ...n) si ricava la relazione : z = y + dc .
∂c
Questo metodo applicato all'equilibrio con il ponte di Wheatstone presuppone quindi di avere a disposizione un
resistore di valore molto prossimo al valore della resistenza incognita e noto con elevata precisione.

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In queste ipotesi si procede nel modo seguente: si effettua un primo equilibrio con la resistenza di valore noto y

a
e si trova che y = c , si sostituisce quindi la resistenza di valore noto con quella incognita e si trova il nuovo
b

a a ∆c ∆c
equilibrio x = (c + ∆c) = c ⋅ (1 + ) = y ⋅ (1 + ) . L'incertezza relativa della misura di x risulta
b b c c

∆c
allora data da e x = e y + 2 e + 2σ
c c
che risulta tanto minore quanto minore è il termine ∆ c/c ovvero quanto più la resistenza campione k è prossima
al valore della resistenza incognita x.
E' tuttavia molto importante tenere conto che, perché il metodo sia efficace, è necessario che la resistenza c sia
fisicamente la stessa nei due equilibri; succede spesso che nell'equilibrio con la resistenza x il valore della
resistenza di regolazione sia c+∆ x e nell'equilibrio con la resistenza y sia c+∆ y, In questo caso, con gli ovvi
significati dei simboli, valgono le seguenti espressioni:
a a ∆y a a ∆x
y= (c + ∆y ) = c ⋅ (1 + ) x= ( c + ∆x ) = c ⋅ (1 + )
b b c b b c
c + ∆x ∆x + ∆y
x=y ex = ey + 2 + 2⋅σ
c + ∆y c

7.7 Ponti in corrente alternata

Nello schema del ponte di Wheatstone (o ponte a quattro lati) è possibile sostituire le resistenze con delle
impedenze ed alimentare il circuito con una tensione alternata sinusoidale. Le possibili combinazioni di
impedenze che sono in grado di dar luogo all'equilibrio sono molte; ci si limita in generale a considerare quelle
combinazioni che soddisfano alle seguenti condizioni:
- almeno due delle tre impedenze (la quarta è l'incognita) devono essere "pure" ovvero avere solo parte reale
(resistori) o parte immaginaria (condensatori); non si considerano induttori in quanto hanno sempre delle
perdite rilevanti che danno luogo ad una resistenza serie di valore non trascurabile;
- le condizioni di equilibrio devono essere indipendenti dalla frequenza.
Se si considerano queste condizioni, le combinazioni di impedenze che sono concretamente considerate si
possono così riassumere:
- ponti a rapporto: quei ponti in cui le due impedenze "pure" sono su lati adiacenti;
- ponti a prodotto: quei ponti in cui le due impedenze "pure" sono su lati opposti.
Nei due casi le equazioni di equilibrio diventano, rispettivamente,:

Z1
Z3 = ⋅ Z4 oppur e Z 3 = Z 1 ⋅ Z 4 ⋅ Y2
Z2
a seconda che si considerino ponti a rapporto o ponti a prodotto.
I ponti a rapporto normalmente utilizzati sono quelli che hanno come rapporto un numero reale. In generale le
due impedenze Z1 e Z2 sono due resistori ; si chiama ponte di Gott quello in cui l'impedenza incognita è un

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condensatore e quella di regolazione è un condensatore con in serie un resistore; si chiama ponte di Wien quello
in cui l'impedenza incognita è un induttore e quella di regolazione pure un induttore con in serie un resistore.

Figura 7.10: Ponte di Maxwell Figura 7.11: Ponte di Schering

I ponti a prodotto normalmente utilizzati sono: il ponte di Maxwell (Figura 7.10) e quello di Schering (Figura
7.11) per la misura rispettivamente di induttori e di condensatori. Le equazioni di equilibrio sono,
rispettivamente :

 C4
 L x = ( R 1 ⋅ R 4 ) ⋅ C2  x R ⋅ R 2
C =
 1
 1 ; 
 R x = ( R 1 ⋅ R 4 ) ⋅
R2
R1
 R x = ⋅ C2
  C4
Le condizioni di equilibrio di un ponte in corrente alternata possono essere rappresentate su un piano ortogonale
in cui si riporta il valore della parte reale e della parte immaginaria dell'impedenza di regolazione. Con
riferimento alla Figura 7.12, se P è il punto rappresentativo della condizione ideale di equilibrio, è ovvio come la
sensibilità finita dell'equilibrio darà come risultato un qualsiasi valore all'interno del cerchio di raggio R. E'
anche ovvio, sempre con riferimento alla Figura 7.12, che se A rappresenta il punto caratteristico dei valori
iniziali della impedenza di regolazione, l'equilibrio si otterrà procedendo ad aggiustamenti successivi della parte
reale e della parte immaginaria secondo la
C spezzata A B C D.
D Il rivelatore di zero dà una indicazione
P
proporzionale alla distanza del punto
rappresentativo del valore attuale dell'impedenza
di regolazione dal punto rappresentativo del suo
A
valore di equilibrio, l'incertezza nel
B
raggiungimento della posizione di minimo è
d'altra parte direttamente proporzionale al
segnale in corrispondenza del minimo; queste
Figura 7.12: Rappresentazione delle condizioni di equilibrio due considerazioni spiegano come possa essere

difficile raggiungere l'equilibrio quando si parta da un punto molto distante dal punto di equilibrio e come,
quando il punto di partenza è molto distante da quello di equilibrio, possa essere addirittura difficile decidere in

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quale direzione debba essere variata l'impedenza di regolazione. Per poter dimensionare il ponte e per poter
scegliere i valori iniziali dell'impedenza di regolazione é opportuno tenere presenti i seguenti criteri:
- i componenti variabili che costituiscono l'impedenza di regolazione sono costituiti da resistori e condensatori
a tre o quattro decadi; se vogliamo avere una buona risoluzione il valore da assegnare loro risulta abbastanza
ben definito (centinaia o migliaia di , decine o centinaia di nF);
- il valore stimato della impedenza incognita e il campo di valori che può essere assegnato alla impedenza di
regolazione determinano le condizioni che permettono di ricavare il valore più opportuno per il prodotto R 1R4
nel caso del ponte di Maxwell ovvero per il rapporto R1/C4 nel caso del ponte di Schering.

7.7.1 Residui e schermature

Lo schema (modello) rappresentativo di un circuito di ponte é ovviamente semplificato rispetto alla realtà dello
stesso; in particolare non si tiene conto del fatto che solo in prima approssimazione un resistore può essere
rappresentato come una resistenza, un induttore come una induttanza ed un condensatore come una capacità. Una
migliore approssimazione è quella che prevede, per il condensatore e l'induttore, una dissipazione di potenza
attiva e per il resistore l'accumulo di potenza reattiva (induttiva o capacitiva a seconda del prevalere di una
rispetto all'altra). Nel caso dei ponti in corrente alternata ciò comporta che gli elementi del ponte ritenuti "puri"
lo sono solo in prima approssimazione ; con migliore approssimazione il prodotto R1R4 nel caso del ponte di
Maxwell e il rapporto R1/C4 nel caso del ponte di Schering non sono numeri reali ma complessi.
Questi elementi parassiti presenti nei componenti che
dovrebbero essere puri vengono indicati col nome di
"residui". Per effetto dei residui, l'equazione (complessa)
che esprime le condizioni di equilibrio nel caso dei ponti
a prodotto diventa:

R x + jX x = k ⋅ ( 1 + j∆ ) ⋅ ( G 2 + jB 2 )

avendo indicato con ∆ l'insieme dei residui, e risulta


Figura 7.13: Schematizzazione delle capacità parassite
evidente come il valore ∆ costituisca un errore relativo verso l'ambiente esterno
sulla determinazione del modulo dell'impedenza
incognita ed un errore assoluto sulla determinazione della fase. Se l'impedenza incognita ha fase nulla un errore
assoluto anche infinitesimo comporta un errore relativo infinito. Questo fatto implica che l'angolo di perdita del
condensatore incognito, misurato con il ponte di Schering, anche quando il resistore R1 è una resistenza pura,
risulta essere
tgδ x = ωR 2 C2 − tgδ 4 .
Altri elementi parassiti trascurati nella prima approssimazione che si è data dei circuiti di ponte sono gli
accoppiamenti induttivi e capacitivi delle impedenze e dei collegamenti tra di essi e con l'ambiente esterno.

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In generale gli accoppiamenti induttivi non influiscono in modo


determinante sulle condizioni di equilibrio alle frequenze cui
questi ponti a quattro lati vengono utilizzati; gli accoppiamenti
capacitivi (ad una ben determinata frequenza) possono essere
schematizzati sia come in Figura 7.13 che come in Figura 7.14.
Possiamo subito osservare che le capacità in parallelo al
generatore non hanno altra influenza che quella di assorbire una
corrente addizionale dal generatore stesso; quelle in parallelo al
rivelatore di zero non hanno altra influenza che quella di
Figura 7.14: Schematizzazione delle capacità
diminuirne la sensibilità. parassite tra elementi del ponte
Considerando lo schema di Figura 7.14 possiamo osservare che hanno influenza sull'equilibrio quelle capacità
che sottraggono corrente dai nodi della diagonale di rivelazione. Le condizioni di equilibrio valgono infatti
quando la corrente nelle due impedenze afferenti al nodo
di rivelazione é uguale; se una corrente viene derivata
dalla capacità parassita questa condizione non risulta più

Za Zb
Figura 7.16: Utilizzo della schermatura

rispettata.

Figura7.15: Terra di Wagner


Per poter annullare questa corrente  necessario portare
il potenziale del nodo a quello dell'ambiente esterno
oppure creare uno schermo che viene portato al potenziale del nodo; la prima soluzione che viene chiamata
"terra di Wagner"  schematizzata in Figura 7.15, la seconda  schematizzata in Figura 7.16. E' ovvio che la
soluzione di Figura 7.15 può applicarsi solo quando il generatore  "fuori massa".
Nel caso illustrato in Figura 7.16 le tensioni dei
due generatori devono essere alla stessa frequenza
e quella ausiliaria deve poter essere modificata in
ampiezza e in fase rispetto alla prima; una
soluzione  quella prospettata in Figura 7.17.

7.8 Ponte per misura di mutue induttanze

Figura 7.17 :Realizzazione del generatore di alimentazione dello La misura di una mutua induttanza può essere
schermo
fatta in modo semplice inviando una corrente nota

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I a pulsazione nota ω ai morsetti del primario e misurando la tensione V che si ottiene ai morsetti secondari;
vale infatti la relazione:
V = ω ⋅ M ⋅ I avendo indicato con M il valore incognito della mutua induttanza; è tuttavia indispensabile che
la corrente assorbita dalla misura della tensione V ai morsetti secondari sia nulla o sufficientemente piccola da
non produrre cadute di tensione apprezzabili sulla induttanza e sulla resistenza della bobina secondaria.
Un secondo metodo per la misura di una mutua induttanza è il seguente: si collegano le due bobine della mutua

in serie diretta e si misura l'induttanza che risulta L 1 = L a + L b + 2 ⋅ M , si collegano quindi le due bobine in

serie inversa e si misura l'induttanza che risulta L 2 = L a + L b − 2 ⋅ M ; la mutua induttanza risulta

L1 − L 2
M= . Il metodo risulta affetto da un errore significativo trattandosi di una misura indiretta ottenuta
4
per differenza.
Il ponte illustrato in Figura 7.18, ponte di Carey-Foster, permette la misura di una mutua induttanza M; le
equazioni di equilibrio risultano:

M = − R 1R 4 C3
 R 
L 4 = −M1 + 3 
 R1 
Le grandezze variabili sono R3 e C3; la resistenza
R4 rappresenta la resistenza propria della bobina
della mutua e deve essere nota da misure
effettuate in precedenza.
Appare evidente come la mutua debba essere
collegata in modo da avere segno negativo e Figura 7.18 Ponte di Carey-Foster per la misura di mutue
induttanze
come, se questo non fosse, si tenderebbe
all'equilibrio per valori decrescenti fino a zero di C3; altrettanto evidente appare come la mutua deve essere
collegata in modo che L4 sia maggiore di M.

7.9 Ponti a T e doppio T

Quando la frequenza di alimentazione del ponte è elevata il rivelatore di zero deve essere "attivo", deve cioè
essere alimentato e di conseguenza gli accoppiamenti capacitivi parassiti diventano relativamente importanti e
tali da rendere la misura con i ponti a quattro lati estremamente difficoltosa. A radiofrequenza si preferisce
adottare il ponte di Figura 7.20 che viene denominato "a doppio T". Quello denominato "a T shuntato" si ottiene

da questo quando sia Z 4 = 0 ; Z5 


→ ∞
Per comprendere il funzionamento di questi ponti si considerino i due generatori equivalenti ai morsetti del
rivelatore di zero come indicato in Figura 7.20. Il diagramma vettoriale di Figura 7.21 mostra le f.e.m.
equivalenti Ea ed Eb nel caso in cui Z1 e Z5 siano condensatori, Z2 e Z3 resistori; se Z3 è pure un condensatore e

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Z6 un induttore di valore sufficientemente elevato, le due correnti Ia e Ib che fluiscono nel rivelatore risultano in
opposizione di fase.
All'equilibrio il valore
della impedenza
incognita risulta
funzione di tutte le
altre impedenze e
quindi l'incertezza
della misura diventa
molto elevato; si
aggiunga il fatto che Figura 7.21: Diagramma
non sono certamente vettoriale relativo alla
Figura 7.20 : Ponte a doppio T; sono messi in evidenza i situazione del doppio ponte
morsetti dei due generatori equivalenti (aa' e bb') noti i valori delle capacità parassite sicuramente
presenti. Per questo si preferisce adottare un metodo
di sostituzione realizzando l'impedenza Z2 come in
Figura 7.22 ed effettuando due misure

Figura 7.22: Metodo di sostituzione adottato nel caso dei ponti a


doppio T
rispettivamente con e senza impedenza incognita collegata ai
morsetti. Se chiamiamo ∆ C la variazione che dobbiamo dare
a C e che potrà essere sia positiva che negativa e ∆ R quella
che dobbiamo dare a R (sicuramente positiva), possiamo Figura 7.23: Esempio di ponte a trasformatore

concludere che l'ammettenza (inverso dell'impedenza)


incognita sarà costituita da un resistore pari a 1/∆ R con in parallelo una capacità pari a ∆ C (se ∆ C è negativo)
oppure una induttanza 1/ω 2∆ C (se ∆ C è positivo).

7.10 Ponti a trasformatore

I ponti a trasformatore rappresentano una particolare evoluzione dei ponti a doppio T ed una soluzione efficace
al problema di schermatura nel caso di misure a radiofrequenza. Lo schema utilizzato è quello di Figura 7.23;
quando si è all'equilibrio il rapporto tra i moduli delle due impedenze è dato dal rapporto del numero di spire dei
due secondari del trasformatore mentre la fase delle due impedenze deve essere la stessa. Di solito si ha la

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M. Rea : Dispense di Misure Elettriche, a.a. 99/00

possibilità di variare in modo noto la fase ed il modulo di una delle due impedenze Zn mentre il rapporto spire
dei due secondari è variabile per potenze di dieci. Il vantaggio di questo schema è la scarsa influenza delle
capacità parassite Cp a seguito della bassa impedenza degli avvolgimenti secondari del trasformatore e del fatto
che, all'equilibrio, tutti e due i capi del rivelatore di zero sono al potenziale di terra.

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