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Dispense di FISICA TECNICA 2

Parte I: Acustica

Ing. Oreste BOCCIA

Universit degli Studi di Chieti-Pescara

Materiale consigliato per il corso di:


FISICA TECNICA II - laurea quinquennale in ARCHITETTURA

A. A. 2013/14
INDICE GENERALE

PREMESSA AL CORSO

1 GRANDEZZE ACUSTICHE FONDAMENTALI 5

1.1 INTRODUZIONE 5
1.2 SUONO E SENSAZIONE SONORA 6
1.3 VELOCIT DI PROPAGAZIONE DEL SUONO 10
1.4 PRESSIONE SONORA 15
1.5 INTENSIT SONORA E POTENZA SONORA 18
1.6 ACUSTICA
IL DECIBEL 21
1.6.1 OPERAZIONI CON I DECIBEL: SOMMA INCOERENTE DI LIVELLI 26
1.6.2 OPERAZIONI CON I DECIBEL: SOMMA COERENTE DI LIVELLI 29
1.6.3 LIVELLO SONORO EQUIVALENTE 30
1.7 FONOMETRIA 32
1.8 ANALISI PER BANDE 34

2 ACUSTICA FISIOLOGICA 41

2.1 INTRODUZIONE 41
2.2 L'ORECCHIO UMANO 41
2.3 SENSAZIONE SONORA 42

3 FENOMENI CARATTERISTICI NELLA PROPAGAZIONE DELLE ONDE 46

3.1 INTRODUZIONE 46
3.2 RIFLESSIONE 47
3.3 RIFRAZIONE 50
3.4 DIFFRAZIONE 52
3.5 RISONANZA 53

4 PROPAGAZIONE DEL SUONO IN CAMPO LIBERO 54

4.1 INTRODUZIONE 54
4.2 ATTENUAZIONE PER DISTANZA O DIVERGENZA 54
4.3 EFFETTI DI ATTENUAZIONE SONORA NELLA PROPAGAZIONE 60
4.3.1 ASSORBIMENTO DEL SUONO DOVUTO ALL ARIA (ASSORBIMENTO MOLECOLARE) 61
4.3.2 ATTENUAZIONE DA OSTACOLI NATURALI O ARTIFICIALI. 62
4.4 BARRIERE ANTIRUMORE O ACUSTICHE 67
5 PROPAGAZIONE DEL SUONO IN AMBIENTI CHIUSI 72

5.1 INTRODUZIONE 72
5.2 CAMPO SONORO IN AMBIENTI CHIUSI 74
5.3 TEMPO DI RIVERBERAZIONE 77

6 ASSORBIMENTO ACUSTICO 84

6.1 INTRODUZIONE 84
6.2 FONOASSORBIMENTO PER POROSIT 86
6.3 FONOASSORBIMENTO PER RISONANZA DI CAVIT 94
6.4 FONOASSORBIMENTO PER RISONANZA DI MEMBRANA 97

7 ISOLAMENTO ACUSTICO 99

7.1 INTRODUZIONE 99
7.2 POTERE FONOISOLANTE 100
7.2.1 PARETI MONOSTRATO 104
7.2.2 PARETI DOPPIE 106
7.2.3 PARETI COMPOSTE DA ELEMENTI CON DIVERSO VALORE DI R 108
7.3 MISURA SPERIMENTALE DEL POTERE FONOISOLANTE 109
7.4 CRITERI DI VALUTAZIONE DEL RUMORE AMBIENTALE 111
7.5 RIFERIMENTI NORMATIVI 115
PREMESSA AL CORSO

Akoustiks un aggettivo della lingua greca che significa riguardante ludito e


deriva dal verbo akoein sentire, percepire, apprendere mediante ludito.
Lacustica il campo della scienza che tratta della generazione, della propagazione e
della ricezione di onde in mezzi elastici (gassosi, liquidi, solidi).
Gi da queste prime considerazioni emergono chiaramente i vari aspetti riguardanti
lacustica:

lo studio dei suoni e dei rumori;


il buon ascolto della musica e lintelligibilit del parlato garantiti dalla perfetta risposta
degli ambienti progettati allo scopo;
labbattimento del rumore che d noia, con interventi correttivi sulle sorgenti o sulle
strutture architettoniche che delimitano gli ambienti o che separano un ambiente da un
altro.
il comportamento psico-acustico degli individui esposti al rumore.

Lottenimento di condizioni di benessere allinterno degli ambienti residenziali,


divenuta unesigenza primaria che pu essere sintetizzata nel concetto di qualit
dellabitare che ha trovato un preciso riferimento nella definizione dei valori di parametri
fisico-tecnici (temperatura, umidit e purezza dellaria, livelli di illuminamento, ecc.) tra i
quali quelli esprimenti livelli di rumore ambientale compatibili con la salvaguardia della
salute ed il riposo degli individui stanno assumendo una sempre maggiore importanza.
In questo contesto il progressivo inquinamento di natura chimica, fisica, biologica ed
in particolare acustica delle aree urbane, che raggiunge talora livelli intollerabili, non
poteva non richiamare lattenzione della societ civile verso tale forma di insalubrit
ambientale che interessa una percentuale sempre maggiore di persone con effetti
disturbanti, talora con vero e proprio rischio di danno uditivo. Linquinamento acustico delle
aree urbane ha raggiunto livelli tali da pregiudicare il diritto alla salute ed al riposo ad una
percentuale sempre maggiore di individui, impedendo cos il raggiungimento di una qualit
di vita accettabile, cui concorre il benessere acustico, unitamente agli altri aspetti fisici
ambientali sopra indicati. A questo si deve aggiungere il disturbo causato dalle attivit
domestiche, dove si assistito ad un notevole incremento nelluso di elettrodomestici
rumorosi (televisore, hi- fi, aspirapolvere, lavastoviglie, lavatrici, videogiochi, ecc.), ma
anche di impianti per il raffrescamento (pompe di calore, splitsystem, ecc.) ed il cui
controllo, oltre a comportamenti pi civili, non pu che essere demandato ai requisiti
acustici passivi degli edifici e ad una progettazione pi attenta, sia sul piano urbanistico sia
tipologico-distributivo.
Per quanto concerne la professione dellarchitetto, sia essa rivolta alledificazione,
alla ristrutturazione o alla pianificazione territoriale, si trovano pesanti condizionamenti
dovuti alla necessit di confrontarsi con il controllo della rumorosit.
Scopo del corso quindi di dare alcune informazioni di carattere teorico generale
per la comprensione del fenomeno fisico per poi evidenziare e aiutare a risolvere alcuni
problemi pratici di maggiore diffusione.
Alla base di tutto questo c che i suoni ed i rumori sono vibrazioni che si
trasmettono attraverso i vari mezzi di propagazione rispondendo a leggi fisico-
matematiche ben precise che vanno debitamente studiate.

4
1 GRANDEZZE ACUSTICHE FONDAMENTALI

1.1 Introduzione

Allo scopo di definire le grandezze fondamentali che si utilizzano per descrivere il


fenomeno sonoro nelle modalit in cui viene generato e propagato nello spazio facciamo
alcuni utili richiami di acustica fisica facendo riferimento alla Fig.1.
Si definisce moto armonico un moto rettilineo e periodico quale per esempio quello
compiuto dalla proiezione su un diametro qualunque di un punto che si muove di moto
uniforme lungo la circonferenza (moto circolare uniforme).

1,5
1
r 0,5
t(s
0
O -0,5 0 1 2 3 4 5 6 )7
-1
-1,5

Fig. 1 Rappresentazione grafica del moto armonico.

Il moto armonico caratterizzato da alcune grandezze fisiche atte a descriverne le


caratteristiche, quali:

Periodo T: tempo impiegato per unoscillazione completa (s);


Frequenza f: numero di oscillazioni complete nellunit di tempo (Hz) o (s-1);
Ampiezza delloscillazione A: elongazione massima (m) rispetto alla posizione
indisturbata assunta come zero di riferimento;
Lunghezza donda (): distanza tra due massimi, due minimi o due punti omologhi
successivi (m);
Numero donda (n): numero di oscillazioni complete nellunit di lunghezza [m-1];
Pulsazione (): velocit angolare (rad s-1).

Tra la frequenza ed il periodo esiste la seguente relazione:

f = T-1 (s-1 Hz)

Difatti, se ad esempio consideriamo un suono di frequenza 1000 Hz, esso caratterizzato


da 1000 oscillazioni complete in un secondo e ciascuna oscillazione ha un periodo, tempo
necessario per completare la singola oscillazione, di un millesimo di secondo:

1
f 1000 Hz 10 3 Hz 1 kHz T s 10 3 s
1000
Analogamente:

1
f 100 Hz 10 2 Hz T s 10 2 s
100

La pulsazione una grandezza tipica del moto armonico che pu essere pi facilmente
compresa ricorrendo ulteriormente al moto circolare uniforme che genera, per proiezione, il
5
moto armonico: in questa descrizione la pulsazione langolo al centro descritto nellunit
di tempo dal raggio vettore (velocit angolare), raggio collegato al punto in movimento
sulla circonferenza. Nel moto circolare uniforme la pulsazione costantemente uguale a:

2
2f [rad/s]
T

Tra langolo al centro (t), descritto dal raggio vettore, e la pulsazione esiste la seguente
proporzione:

t : t 2 : T

t 2
t
t
T

La Fig.1 aiuta a visualizzare sia il moto del punto sulla circonferenza (moto circolare
uniforme) sia il moto della sua proiezione sul diametro orizzontale (moto armonico) in
funzione del tempo.

1.2 Suono e sensazione sonora

Il suono un fenomeno di trasporto energetico (quindi dove si ha un movimento di


energia meccanica da un punto ad un altro) ma non di materia.
Il suono generato dalla propagazione di onde di pressione in un mezzo elastico
(fluido o solido) dovute alla rapida successione di compressioni ed espansioni del mezzo
stesso, che si propaga, con una velocit dipendente dalla natura del mezzo stesso, senza
trasporto di materia.
Affinch il fenomeno nasca e si propaghi necessaria la presenza di una sorgente
sonora e di un mezzo elastico che ne consenta la propagazione e proprio per questultimo
motivo il suono non pu diffondersi nel vuoto.
Quindi, perch il fenomeno nasca e si propaghi occorre che esista:
una sorgente sonora
un mezzo elastico.
La sensazione sonora, infine, descrive l'effetto prodotto da un suono cos come
viene percepito dall'orecchio umano.

Fig.2 Elemento vibrante, mezzo di propagazione e ricevitore con visualizzazione delloscillazione


delle particelle daria e indicazione delle grandezze lunghezza donda , periodo T

6
Un sistema che vibra, come quello rappresentato in Fig. 2, produce un effetto di
compressione e successiva rarefazione degli strati del mezzo che lo circonda (es. aria) e
pu essere considerato una sorgente sonora se tali compressioni e rarefazioni hanno
particolari caratteristiche, che vedremo in seguito. Dapprima vengono sollecitati gli strati
pi vicini alla sorgente e successivamente quelli pi distanti con una azione che si propaga
con velocit finita grazie alle caratteristiche di elasticit e di inerzia del mezzo stesso.
In presenza di un fenomeno sonoro il continuo susseguirsi di compressioni e rarefazioni
che si alternano nello stesso punto presenta una periodicit legata alle caratteristiche della
sorgente.
In presenza di un organo ricevente (l'orecchio), il fenomeno onoro provoca una
sensazione sonora, che ha luogo secondo le caratteristiche di risposta proprie
dellorecchio stesso, cio la propria sensibilit.
Si definisce sorgente sonora qualsiasi dispositivo, apparecchio ecc. che provochi
direttamente o indirettamente (ad esempio per percussione) dette variazioni di pressione:
in natura le sorgenti sonore sono quindi praticamente infinite. Per esempio con riferimento
alla Fig.3, un albero rotante che si muove con velocit angolare , viene collegato ad un
pistone libero di muoversi all'interno di un cilindro di lunghezza infinita nel quale si trova un
mezzo elastico in quiete.

Fig.3 Esperimento

Il moto del pistone, il cui grafico rappresentato nella Fig.4, sar di tipo armonico
con oscillazioni di ampiezza sinusoidale date dalla seguente legge (r indica il raggio
dell'albero rotante, e A() la posizione del pistone rispetto alla posizione iniziale):

A( ) r cos( )

Fig.4 Grafico delle oscillazioni in dipendenza dal tempo

7
Le particelle d'aria pi prossime al pistone seguono il moto di quest'ultimo, perci la
velocit delle particelle quindi di tipo sinusoidale con valor medio nullo, il che significa
che le particelle pi vicine al pistone si muovono avanti e indietro nel cilindro rimanendo
aderenti al pistone.
Poich ogni particella dotata di una massa e di unelasticit, la possiamo
considerare come una massa infinitesima che spinta dal pistone trasmette a sua volta, per
mezzo di una molla infinitesima, il moto ad un'altra massa infinitesima (cio ad un'altra
particella), come in Fig.5.

Fig. 5 Masse collegate da molle

Lo strato di particelle aderenti al pistone agisce elasticamente trasmettendo la


spinta al secondo strato dopo un certo istante di tempo; quindi l'energia meccanica, in altre
parole (per analogia) l'onda sonora, non si propaga a velocit infinita ma con la velocit c
finita.
Le particelle entrate in vibrazione, come detto, trasmettono la perturbazione
(compressione e rarefazione) a quelle vicine oscillando intorno alla loro posizione di
equilibrio.
Mentre questa perturbazione, che trasporta sia linformazione sia lenergia, si
propaga a distanza, le singole particelle, anche nel caso di fluidi (cio gas e liquidi),
rimangono sempre in prossimit della loro posizione originale.
Le propriet elastiche e la massa del mezzo elastico stabiliscono la velocit con
cui la perturbazione si trasmette e la quantit di energia meccanica trasferita dalla
sorgente nellunit di tempo (W).
Le suddette modalit di trasmissione delle vibrazioni locali valgono sia per i solidi
che per i fluidi. Nel caso dei fluidi, che non possono trasmettere sforzi di taglio, le
vibrazioni sono tuttavia sempre parallele alla direzione di propagazione dellonda, per cui
si parler di onde longitudinali, mentre nel caso dei solidi, che possono trasmettere sforzi
di taglio, vi saranno anche vibrazioni perpendicolari alla direzione dellonda, cui
corrispondono perci delle onde trasversali o flessionali.
Nella figura 6 seguente indicato uno schema semplificato della propagazione di
onde sonore longitudinali:

Fig.6 Propagazione di onde sonore longitudinali


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Se il mezzo di propagazione un fluido, il moto vibratorio della sorgente sonora provoca
in esso un susseguirsi di compressioni e di espansioni, che generano variazioni locali di
densit e di temperatura con lo stesso periodo che caratterizza la variazione della
pressione e, ovviamente, con ritardi e sfasamenti dovuti ad effetti inerziali.
Per avere un'idea dellentit delle variazioni delle grandezze citate, se il mezzo di
propagazione del suono l'aria, si possono tener presenti i seguenti valori caratteristici:
la variazione media di pressione, detta anche pressione efficace del suono o valore
RMS (Root Mean Square), alla distanza di circa 1 m dal padiglione, parte terminale
della sezione conica di una tromba, pu essere circa 10 -7 volte il valore della
pressione atmosferica in condizioni normali (101325 Pa).
Un suono simile provoca variazioni della densit dell'aria di 0.001 % (la densit
dell'aria in condizioni normali circa 1.2 kg m-3) e variazioni della temperatura
dellaria di circa 8 10-4(C).

Quando dunque un suono o un rumore si propagano allinterno di un mezzo


elastico, si hanno variazioni estremamente piccole della pressione e della densit intorno
alle condizioni di quiete, che per sono sufficienti a produrre una sensazione sonora
nellorecchio umano.
Per dare unidea dellordine di grandezza del fenomeno acustico e dei rispettivi
valori della variazione di pressione si riporta la seguente tabella:

Sorgente sonora Pressione sonora


Limite teorico per suono indistorto a 1 atmosfera di
101 325 Pa
pressione ambientale
Lesioni istantanee al tessuto muscolare 50 000 Pa

Esplosione del Krakatoa a 160 km 20 000 Pa

Motore di un jet a 30 m 630 Pa

Colpo di fucile a 1 m 200 Pa

Soglia del dolore 20 Pa

Martello pneumatico a 1 m; discoteca 2 Pa

Traffico intenso a 10 m 0,2-0,6 Pa

Treno passeggeri in movimento a 10 m 0,02-0,2 Pa

Ufficio rumoroso; TV a 3 m (volume moderato) 0,02 Pa

Conversazione normale a 1 m 0,002-0,02 Pa

Soglia di udibilit a 1 kHz (uomo con udito sano) 0,00002 Pa


Tab.1 Pressioni sonore di varie sorgenti sonore

Per evidenziare ancora la differenza sostanziale tra suono e sensazione sonora c'
da osservare che non tutti i fenomeni vibratori sono percepiti dall'orecchio umano come
suono, ma soltanto le vibrazioni aventi frequenze comprese tra 16 Hz e 20 kHz,
corrispondenti in aria in condizioni normali, rispettivamente, a lunghezze d'onda comprese
9
tra 0.017 m e 21.4 m, producono una "sensazione sonora", mentre l'orecchio umano
normale sordo ai fenomeni dello stesso tipo caratterizzati da frequenze minori di 16 Hz
(Infrasuoni) e maggiori di 20 kHz (Ultrasuoni).
I limiti sopra riportati sono riscontrabili solo in individui eccezionali essendo
senz'altro pi ristretti i limiti normali, variabili ovviamente da individuo a individuo: si trova
che la lunghezza donda che lorecchio di un Uomo Medio (o Normotipo) pu percepire
varia allincirca tra 17.15 m (corrispondente alla frequenza minima di 20 Hz) e 0.021 m (
corrispondente alla frequenza massima di 16 kHz).
Inoltre lintensit dei suoni correlata alle capacit di ascolto che varia da circa 10-12 W
(soglia di udibilit a 1000 Hz) a 10-4 W (soglia del dolore). In termini di ampiezza a 1000 Hz
la minima pressione efficace capace di produrre una sensazione acustica pari a
2 105 Pa = 20 Pa (soglia di udibilit); alla stessa frequenza la massima pressione
efficace sopportabile dallorecchio umano di 20 Pa, a cui corrisponde la cosiddetta soglia
del dolore.

Fig.5: Area della sensazione uditiva

Le frequenze che interessano la voce umana sono comprese mediamente tra 100 e 4000
Hz mentre le frequenze caratteristiche della musica vanno da 50 a 10000-20000 Hz. Circa
l80% dellenergia emessa dalla voce umana interessa frequenze pi basse di 600 Hz. La
sensibilit massima dell'orecchio nel percepire i suoni si ha attorno ai 3500 Hz.

1.3 Velocit di propagazione del suono

Le onde sonore si propagano con una velocit caratteristica del mezzo di trasmissione
e non dipende dalla frequenza ma dalle sole condizioni termodinamiche del mezzo in cui
la perturbazione si propaga.
Quando la velocit di propagazione del suono in un mezzo ha la stessa direzione
delloscillazione delle particelle sollecitate dalla perturbazione, si hanno onde longitudinali
e la velocit di propagazione detta velocit longitudinale. Quando, invece, il suono si
propaga in direzione normale alla direzione di oscillazione, si hanno onde trasversali o
flessionali e la velocit di propagazione detta velocit trasversale o flessionale.

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Nei fluidi, gas e liquidi, si possono avere solo onde sonore di tipo longitudinale, mentre nei
solidi si possono avere contemporaneamente entrambe le tipologie. Nei solidi, la velocit
di propagazione delle onde flessionali diversa da quella delle onde longitudinali.
In generale si dimostra in Termodinamica che per piccole perturbazioni (quali si
hanno nei suoni normali) vale la relazione:
Ev
c
p S
Vale a dire che la velocit di propagazione del suono data dalla radice quadrata della
variazione della densit rispetto alla pressione p ad entropia costante, ossia dalla radice
quadrata del rapporto tra il modulo delasticit volumetrica del mezzo Ev espresso in [Pa]
e la densit del mezzo espressa in [Kg/m3].
La lunghezza donda , fissata la frequenza f del moto armonico della sorgente,
dipende dal valore della velocit di propagazione c del suono nel mezzo secondo la
relazione:
c
[m]
f

Allaumentare della frequenza si riduce la lunghezza donda della perturbazione sonora:

Nel caso di un gas perfetto si ottiene:

c RT

con esponente dellisentropica (pari al rapporto fra i calori specifici a pressione costante
e a volume costante) del mezzo di trasmissione ( =1.4 per laria), T la temperatura
assoluta del mezzo (in gradi Kelvin) ed R la costante del gas (R=R*/M) rapporto fra la
costante universale dei gas ed il peso molecolare (per laria R= 287 J/kg K).
Nellaria, in particolare, il suono si propaga soltanto longitudinalmente ed tipicamente
unonda meccanica (di pressione) longitudinale, con una velocit di propagazione che
dipende dalla temperatura secondo la formula seguente:

c 20,045 T ( ms1 )

dove T la temperatura assoluta misurata in Kelvin.


Se la temperatura viene espressa in gradi Celsius, si ha la formula seguente:

c 20,045 t 273,15 331,3 0,61 t ( m s-1 )

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dove il termine noto (331,3 m s-1) la velocit del suono nellaria a 0 C, mentre il fattore
0,61, che rappresenta la pendenza della retta che descrive landamento della velocit in
funzione della temperatura c(t), indica laumento della velocit di propagazione
corrispondente allaumento unitario di temperatura.
In condizioni normali alla temperatura di 20 C la velocit di propagazione del suono in
aria risulta essere di circa 343 m/s.
La presenza del vapore dacqua nellaria aumenta la velocit di propagazione secondo la
legge:

cu c (1 0,16 x)

dove cu la velocit di propagazione del suono nellaria umida avente umidit specifica x
(kgv/kga).
La variazione relativa della velocit di propagazione del suono in aria :

cu c
c(%) 100 16 x
c

A titolo indicativo, considerando condizioni estreme di saturazione, con una


temperatura a bulbo asciutto di 40 C, ed una umidit specifica corrispondente x sat = 0.05
(kgv/kga), si ha una variazione percentuale dello 0,8 % rispetto al valore di 356,55 (m s -1)
relativo a 40 C per laria completamente asciutta. La presenza del vapore dacqua
nellaria non ha dunque un effetto molto importante sulla velocit di propagazione.
Nel caso di mezzi di trasmissione liquidi, la velocita si ottiene mediante la formula:


c

dove:

p
V
V T cos t

il modulo di compressibilit isoterma del fluido [Pa]. In base a questa relazione, la


velocit con cui il suono si propaga in un liquido cresce al diminuire della densit. La
seguente tabella indica i valori della velocit del suono, sempre in funzione della
temperatura, nellacqua distillata:

Tab.2 Velocit del suono vs.temperatura nellacqua distillata

Confrontando questi valori con quelli nellaria, si osserva che, a parit di temperatura, il
suono si propaga molto pi velocemente nellacqua distillata che non nellaria.
Infine, consideriamo la propagazione del suono nei solidi. Intanto, abbiamo detto
che, nei solidi, possiamo avere sia onde longitudinali sia onde trasversali. Cominciamo

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allora dalle onde longitudinali, per le quali la velocit del suono, che indichiamo con c l (la l
sta proprio per longitudinali), diversa a seconda della forma:
E
per un solido a forma di barra, si ha che cl

E
per un solido a forma di piastra indefinita, si ha invece che cl

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dove E [Pa] il modulo di Young, il coefficiente di Poisson e la densit del materiale
di cui il solido costituito.
Per quanto riguarda, infine, le onde trasversali nei solidi, la loro velocit stimabile
mediante la seguente relazione:

E
ct
2 1

Nella maggior parte dei casi, la velocit del suono nei solidi superiore a quella
nellaria e nellacqua, come indicato nella tabella seguente (riferita alle sole onde
longitudinali):

Mezzo di trasmissione c (m/s)


Aria (secca, 20 C) 343
Acqua distillata (20 C) 1484
Acciaio 5000
Alluminio 5820
Marmo 3800
Mattoni 3650
Vetro (densit 2300-5000 Kg/m3) 4000 - 5000
Ferro 5000
Sughero 500
Tab.3 Velocit del suono nei solidi confrontate con quella dellaria e dellacqua distillata

La propagazione per onde pu avvenire secondo diverse modalit. A questo proposito


si definisce fronte donda o superficie donda il luogo dei punti che presentano nello stesso
istante lo stesso valore della perturbazione.
Nel caso delle onde sonore di solito la perturbazione interessa delle superfici, quale ad
esempio quella di una lamina metallica, o quella di separazione tra due fasi diverse,
generando onde che sono dette superficiali con fronti donda che possono essere di
diversa geometria, ad esempio piani, sferici o cilindrici.
Si hanno in particolare onde sferiche, quando la propagazione avviene lungo tutte le
direzioni che si irradiano da un unico punto (sede della sorgente sonora puntiforme)
attraverso un mezzo omogeneo o non omogeneo, per esempio nel caso di sorgente
sonora avente la forma di una sfera pulsante. Se la sorgente sufficientemente lontana, al
limite all'infinito, le superfici sferiche possono essere assimilate a superfici piane ed in
questo caso si hanno le onde piane oppure nel caso di propagazione in un tubo cilindrico
alimentato ad una estremit da un disco vibrante rigido.

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Avremo infine onde cilindriche se la sorgente lineare e la perturbazione si propaga
radialmente a partire dallasse del cilindro, per esempio nel caso di onde sonore generate
da una fila di automobili in colonna. (cfr. Fig. 6).

Fig.6 Rappresentazione grafica di onde piane, sferiche e cilindriche.

Talora, per ragioni di semplicit, invece di parlare di propagazione delle onde si preferisce
parlare di raggi o di linee di propagazione che sono perpendicolari in ogni punto alla
superficie rappresentativa del fronte d'onda che passa per quel punto.
Nel caso di onde piane i raggi sono paralleli tra loro; se le onde sono sferiche, i raggi di
propagazione coincidono con le direzioni dei raggi delle sfere stesse; se il mezzo di
propagazione non omogeneo i raggi di propagazione sono in genere curvilinei.
Levoluzione nel tempo di un fronte d'onda pu essere determinata mediante il
principio di Huyghens-Fresnel, che viene convenientemente descritto con un metodo
grafico. Il principio di Huyghens-Fresnel dice che ogni punto appartenente allo stesso
fronte d'onda pu essere considerato come una sorgente secondaria che emette a sua
volta onde sferiche.
Un fronte d'onda successivo, dopo un certo tempo t, pu essere ricostruito come
superficie di inviluppo costituita dai punti pi lontani appartenenti alle circonferenze aventi
centro in un punto del fronte d'onda primario e raggio pari r = c t, dove c la velocit di
propagazione del suono (cfr. Fig. 7).

Fig.7 Illustrazione grafica del principio di Huygens- Fresnel

Le sorgenti sonore si possono classificare in base alle loro dimensioni nei confronti della
lunghezza donda:
puntiformi quando sono piccole rispetto alla lunghezza donda ;
estese (lineari o piane) nel caso contrario.

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1.4 Pressione sonora

Le grandezze fisiche pi importanti che caratterizzano il fenomeno sonoro sono:


Pressione sonora
Velocit di vibrazione delle particelle
Intensit sonora
Potenza sonora
Le prime due sono grandezze di campo, le ultime due grandezze energetiche.
Lenergia per unit di volume trasferita al mezzo da una sorgente sonora data
dalla somma di due contributi: lenergia cinetica legata al quadrato della velocit di
vibrazione delle particelle nel mezzo e lenergia potenziale che correla una grandezza
direttamente misurabile, come la pressione sonora con lenergia immagazzinata a causa
della compressione elastica del mezzo.
In generale, quindi, la valutazione corretta del contenuto energetico del campo
sonoro richiede la simultanea ed indipendente misurazione sia della pressione sonora, sia
della velocit delle particelle.
Se si va a diagrammare nel tempo la pressione e la velocit relative all'esempio
precedente (quello del pistone), avremo un grafico di questo tipo:

Fig.8.1 Grafico velocit/pressione

Dal punto di vista fisico, come si pu osservare dal disegno, si ha una continua
oscillazione tra energia cinetica ed energia potenziale.
Si pone ora il problema di valutare il valore medio della pressione nel tempo.
La soluzione ovvia sarebbe di calcolare il valor medio in un periodo di tempo TM scrivendo:

1 TM
p
TM
0
p( )d p0

Questo procedimento per inutile, poich il valore della pressione p continua ad


oscillare intorno a p0 e quindi il valore medio sar costante e pari a p0 qualsiasi finestra di
tempo TM si consideri.
Serve, allora, un descrittore che sia differenziale rispetto alla pressione, il quale non
dia informazioni proporzionali a p, ma a (p-p0).
Abbiamo detto che, durante la propagazione del fenomeno acustico in un gas, le
particelle del mezzo vibrano intorno alla loro posizione di equilibrio. Tali vibrazioni non
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avvengono in tutti i punti con la stessa fase (tanto che, in alcuni punti, le particelle vibrano
in opposizione di fase), con la conseguenza che in alcune zone le particelle tenderanno ad
addensarsi e in altre a rarefarsi. Nel mezzo di propagazione si avranno dunque variazioni
di densit e di pressione, entrambe funzioni del tempo e dello spazio, intorno a valori nelle
condizioni indisturbate.
Si definisce pressione acustica p lo scostamento della pressione attorno al suo
valore di equilibrio che generalmente rappresentato dalla pressione atmosferica:

p p( x, y, z, t ) p0 ( x, y, z, t )

dove p la pressione dellaria nellistante t e p0 la pressione atmosferica.


Le onde sonore, perci, responsabili della propagazione del suono, sono onde
meccaniche di pressione, cio perturbazioni periodiche della pressione intorno al valore di
riferimento che, in aria, costituito dalla pressione atmosferica. Si tratta di perturbazioni
molto piccole del campo di pressione generate da un corpo in grado di vibrare, che danno
luogo ad una sensazione sonora nellorecchio umano se caratterizzate da valori delle
grandezze compresi nel campo delludibile. Dunque non tutte le vibrazioni che si
propagano in un mezzo elastico producono sensazioni sonore, ma solo quelle cui
lorecchio umano sensibile. Le variazioni di pressione intorno alla pressione atmosferica
che producono sensazione sonora (p) sono dellordine di 10-5-10-6 Pa.
I suoni reali sono estremamente complessi ma esistono dei modelli semplificativi
che ci permettono di comprenderli meglio. Nel caso dei suoni o delle onde sonore in
particolare, la forma donda reale di un suono qualsiasi una curva complessa, pi o
meno periodica, con molte irregolarit e quindi di difficile comprensione.
Esistono tuttavia delle sorgenti che, seppur reali, sono in grado di produrre suoni
molto semplici e di facile comprensione detti toni puri. Una di queste il diapason,
strumento che emette, se percosso, un suono che si pu definire, con buona
approssimazione, puro e quindi rappresentabile con una semplice sinusoide.
Se andiamo ad analizzare la forma delloscillazione nel tempo del braccio del
diapason ci accorgiamo che questa e molto prossima a unonda sinusoidale che pu
essere cio rappresentata matematicamente dalla funzione seno:

y Asen(2f t )

Anche la corrispondente variazione di pressione che si propaga dal diapason sotto


forma di onde sonore segue una legge sinusoidale:

p p0 sen(2f t )

con p0= ampiezza della variazione di pressione.


Se oltre a presentare queste caratteristiche londa sonora composta di una sola
frequenza allora si dir tono puro. Il tono puro lunita base costituente tutte le onde
sonore, dalle pi semplici alle pi complesse: ogni suono, infatti, costituito da uno o pi
toni puri.
Tuttavia, suoni dello stesso tono ma di diverso volume presentano andamenti
periodici che si differenziano per i diversi valori delle ampiezze, ma sono caratterizzati
dalla stessa frequenza. Nella figura 8.2 sono riportati in un diagramma gli andamenti che
caratterizzano i p di due suoni puri di uguale frequenza (stesso tono, stessa nota
musicale) ma di diversa ampiezza (diverso volume, diverso contenuto di energia).
Essendo lenergia trasportata da unonda direttamente proporzionale al quadrato della sua
16
ampiezza, londa di ampiezza maggiore trasporta una maggiore quantit di energia.
Se volessimo rappresentare ciascuno dei due fenomeni sonori con il valore medio
che assume nel tempo la perturbazione di pressione, otterremmo, per entrambi i suoni, lo
stesso valore, che dunque non risulta sufficientemente indicativo dellentit del fenomeno.
Inoltre, quando la forma donda complessa, diventa ambigua la definizione
dellampiezza media del segnale da analizzare, e luso del valore istantaneo massimo non
rappresentativa della percezione umana.
Allora necessario valutare il problema in termini energetici.
Sappiamo che l'energia potenziale proporzionale al quadrato della pressione, e che
l'energia cinetica proporzionale al quadrato della velocit.
I valori medi energetici possono essere calcolati come media RMS (root mean
square), detto anche valore medio efficace, che risultano essere:
.
T
1
T 0
peff p 2 (t ) dt

1 T 2
T 0
ueff u ( )d

dove T il tempo di integrazione. Nella formula che definisce la pressione efficace, per
semplicit, il p indicato con p.
Per mezzo di queste formule, otteniamo effettivamente un valore di pressione medio
che corrisponde abbastanza bene a quanto percepito dal nostro orecchio.
Se la funzione sinusoidale, la pressione efficace pari a:

pmax
peff
2
p

Fig.8.2 Illustrazione grafica di due onde sonore pure

Si definisce impedenza acustica specifica, in un punto, il rapporto tra la pressione


acustica e la velocit di vibrazione delle particelle del mezzo:

p( x, y, z, t )
Z [kg/m2 s]=[rayl]
u ( x, y, z, t )

Poich in generale le oscillazioni di pressione acustica e di velocit di vibrazione


non sono in fase, limpedenza acustica sar una grandezza complessa, cio
rappresentata con un numero complesso. Questa grandezza quantifica la resistenza che il
mezzo in cui londa si propaga oppone alla sollecitazione di una forza quale pu essere
17
quella di pressione del suono.
Nel caso di onde piane (o qualsiasi onda in campo lontano) si pu dimostrare che la
pressione acustica e la velocit di vibrazione delle particelle nel mezzo sono in fase tra
loro. In questo caso limpedenza acustica assume un valore reale dato dalla relazione:

p ( x, t )
Z c
u ( x, t )

detta impedenza acustica caratteristica, prodotto della densit del mezzo e della velocit
di propagazione dellonda sonora c.
Nel caso della propagazione del suono in aria, in condizioni normali (po=1 atm=101325 Pa,
t=20 C, o=1,204 Kg/m3), limpedenza acustica Zao vale:

Z a 0 0 c0 1.204 343 413.5 rayl

Esempio numerico
Calcolare limpedenza caratteristica dellaria alla temperatura di 25C ed alla pressione di
1 atmosfera(101325 Pa).
Considerando laria come un gas perfetto, la sua impedenza caratteristica data dalla
formula Z=c: si tratta di una quantit reale in quanto si considera unonda piana.
Dobbiamo dunque calcolare la densit dellaria e la velocit del suono nellaria stessa:
la formula per il calcolo della velocit del suono nellaria c RT , dove
lindice delladiabatica, che vale 1.4 per laria, R la costante del gas considerato, che
per laria vale 287 J/KgK , e T la temperatura espressa in gradi Kelvin: (nel nostro caso
T=25C=298K): sostituendo i valori numerici, si trova c = 346(m/ s);
per quanto riguarda, invece, la densit, basta usare la legge dei gas perfetti:

m p 101325
1.184 Kg/m3
V RT 287 298

Quindi limpedenza acustica caratteristica risulta:

Z c 1.184 346 410 rayl

1.5 Intensit sonora e potenza sonora

L'intensit sonora una grandezza vettoriale (al contrario della pressione sonora o
della potenza sonora che sono grandezze scalari), che esprime il valore e la direzione del
flusso netto di potenza sonora in una certa posizione dello spazio ed in un certo istante t.
Si definisce esattamente intensit sonora istantanea nel punto P(x,y,z), valutata
nella direzione r formante un angolo con la direzione di propagazione dellonda sonora

(data dal vettore velocit di vibrazione delle particelle u ), lenergia sonora che attraversa,
nel tempo infinitesimo dt, la generica superficie di area dA immersa nel fluido:

I x, y, z, t
dE
dA dt
misurata in W/m2 (cfr. Fig. 9):
18
dA P

r
Fig. 9 Energia incidente sullarea infinitesima dA nella direzione r

Da notare che lenergia nellunit di tempo una potenza:

dW W
I x, y, z, t
dA m2

Introducendo la pressione sonora p agente sulla superficie dA e la velocit di


vibrazione delle particelle relative alla stessa area infinitesima dA, si ottiene che:

I x, y, z, t p u cos

In base a questa espressione, lintensit sonora istantanea, nella direzione individuata


dallangolo , pari al prodotto della pressione sonora per la componente ucos della
velocit delle particelle nella direzione normale alla superficie.
Nel caso di superficie dA orientata nella stessa direzione di propagazione dellonda sonora
(cio =0) lintensit sonora pu essere espressa dalla relazione vettoriale:

I x, y, z, t px, y, z, t u x, y, z, t

Per onde piane e per onde sferiche e cilindriche considerate a sufficiente distanza
dalla sorgente, tanto da poter considerare piani, con buona approssimazione, i fronti
donda relative a queste ultime, dato che tra pressione sonora p e velocit di vibrazione u
esiste la relazione:

p p
u
Z c

otteniamo quanto segue:

p2
I x, y, z, t p u cos p
p
cos cos
c c

Da questa espressione si osserva chiaramente che lintensit sonora assume valore


minimo (=0) quando =90, ossia quando la direzione di propagazione dellonda sonora
tangenziale alla superficie considerata, mentre assume valore massimo:

19
p2
I 0 x, y, z, t
c

quando direzione di propagazione dellonda sonora perpendicolare alla suddetta


superficie (cio quando =0).
Nota I(x,y,z,t), possiamo calcolarci l intensit sonora media efficace, detta brevemente
intensit sonora, sempre nella direzione individuata da ; basta fare appunto una media
nel periodo T, ossia:

2
peff
I x, y, z I ( )d
1 T
cos
T 0 Z

La potenza sonora, detta anche indice di emissione di energia acustica, lenergia


sonora emessa da una sorgente nellunita di tempo. Descrive la capacit di emissione
sonora di una sorgente e viene misurata in Watt (W). La potenza sonora un descrittore
univoco di una sorgente sonora , infatti, una quantit oggettiva indipendente
dallambiente in cui la sorgente posta.
Considerata una superficie chiusa S che racchiude una sorgente sonora, la potenza
sonora W emessa dalla sorgente data dallintegrale dellintensit sonora I sulla
superficie considerata (cfr. Fig. 10):

Fig. 10 Potenza sonora

Se ora consideriamo una sorgente omnidirezionale, la potenza sonora W emessa


dalla sorgente pari, in base al principio di conservazione dellenergia, alla potenza che
incide sul generico fronte donda di raggio r. Allora, tenendo conto che sul fronte donda si
mantengono uniformi tutte le grandezze acustiche, possiamo scrivere che:

W I 0 S I 0 4r 2

Nel caso in cui la superficie chiusa S sia scomponibile in N superfici Si elementari,


lespressione della potenza sonora diventa:
N
W I i Si
i 1

20
Si fa osservare che la potenza acustica una grandezza assoluta nel senso che la
potenza emessa da una sorgente dipende dalla sorgente di emissione mentre il livello di
pressione sonora (di cui si parler nel seguito) dipende da come si trasmette il suono e
quindi dipende dalle caratteristiche acustiche e trasmissive dellambiente.
Nella pratica le sorgenti sonore irradiano con potenze estremamente variabili che
vanno dal valore della voce umana a livello di conversazione, pari a circa 10-6 W, al
rumore di un aereo turbogetto pari a 104 W (v. tabella 4).

Tab. 4 Tipici valori della potenza sonora di alcune sorgenti (W)

Esempio numerico
Per la sorgente sonora costituita da un pistone allinterno di un cilindro che genera
unonda piana sinusoidale si calcoli lintensit sonora sapendo che la variazione di
pressione massima (ampiezza) pari a 10 Pa.

pmax
Dalla relazione peff si ottiene:
2
10
peff
7.07 Pa
2
Assumendo per laria a 20C limpedenza acustica Z = 413 rayls, lintensit si ottiene
mediante la relazione:
p 2 (7.07)2
I0 0.121 W/m
Z 413
Per questa stessa sorgente considerata puntiforme si calcoli la potenza sonora a 10 metri
di distanza. Mediante la relazione:

W I 0 S I 0 4r 2 0.121 4 102 152.1 W

Si calcoli infine lintensit sonora ad una distanza di 20 m da una sorgente puntiforme che
irradia con una potenza di 1 W. Dalla relazione W I 0 S I 0 4r 2 si ha:
W W 1
I0 2 10 4 W/m2
S 4r 2
4 20 2

1.6 Il decibel

E possibile definire i valori limite della pressione sonora e dellintensit sonora che
individuano il campo delludibile, dalla soglia di udibilit, al di sotto della quale lorecchio
delluomo non percepisce alcun suono, alla soglia del dolore che rappresenta il caso limite
di sopportazione del rumore. La soglia di udibilit fissata alla frequenza di 1000 Hz dai
seguenti valori:

psu = 20 (Pa) Isu = 10-12 (W / m2)

21
mentre la soglia del dolore:

psd = 20 Pa Isd = 1 (W / m2)

Quindi, dato che le variazioni di pressione che interessano i fenomeni acustici


vanno da 2 10-5 Pa a 1000 Hz (soglia di udibilit) a 20 Pa (soglia del dolore), se si
adottasse la pressione, misurata in Pascal (Pa), come grandezza adatta a quantificare i
fenomeni sonori, ci si troverebbe nella necessit di dover costruire scale di lettura con
milioni di divisioni. Per ovviare a questa situazione si fatto ricorso ad una scala ed ad
una unit convenzionali.
Un metodo comune in casi analoghi operare per confronto eseguendo il rapporto
tra i valori di una generica grandezza da misurare G con un valore di riferimento G o. Si
procede, poi, passando al logaritmo decimale di tale rapporto ottenendo una nuova
grandezza fisica chiamata livello.
Una tale procedura di misura fortemente consigliata quando la grandezza G ha un
campo di esistenza molto ampio. Si tratta di un metodo del tutto convenzionale escogitato
per superare delle difficolt pratiche. L'unit di misura che si ottiene con questa procedura
il Bel definito da:

G
L ( Bel ) log
G0

dove con il simbolo log sintende la funzione logaritmo decimale.


Se con una simile unit di misura la scala viene troppo contratta, allora
conveniente ricorrere al decibel (dB), ottenuto decuplicando il numero delle divisioni di
misura ottenute con il Bel, nel modo seguente:

G
L (dB) 10 log
G0

Si ha ad esempio:

G = 10 Go L = 10 dB
G = 100 Go L = 20 dB
G = 1000 Go L = 30 dB

Quanto detto in genere per qualsiasi grandezza ad ampio campo di variabilit viene
applicato anche in acustica. In particolare, si assumono come valori di riferimento per la
pressione sonora e lintensit sonora quelli relativi alla soglia di udibilit.
Se si usa la scala dei Bel, il campo delludibile ha livelli compresi tra:

soglia di udibilit, I = Io = 10-12 (W m-2):

L su B log
I
10 log 1 0
Io

soglia del dolore, I = 1 (W m-2):

22
L sd B log
I 1
log 12 log 1012 12
Io 10

Se si usa lunit di misura definita come Bel, la scala graduata, originariamente di milioni di
divisioni, viene inopportunamente contratta in una scala con sole12 divisioni.
Passando ai decibel questa scala si aggiusta su un numero ragionevole di divisioni in
quanto si ha:

soglia di udibilit, I = Io = 10-12 (W m-2):

L su dB 10 log
I
10 log 1 0
Io

soglia del dolore, I = 1 (W m-2):

Lsd dB 10 log
I 1
10 log 12 10 log 1012 120
Io 10

Quindi, il livello sonoro misurato in decibel definito dalla seguente espressione:

LdB 10 log
I
Io

dove: I l'intensit sonora media efficace del suono (W m-2);


Io l'intensit di riferimento (10-12 W m-2).
Il livello sonoro pu essere espresso anche in termini di pressione sonora ricordando la
relazione tra intensit e pressione efficace. In condizioni ambientali per le quali
limpedenza acustica uguale a quella fissata come valore di riferimento si ha:

2
p
LP dB 10 log 20 log
p
po po

dove: p la pressione sonora efficace (Pa);


po la pressione di riferimento (2 10-5 Pa).
Il livello di intensit sonora e quello di pressione sonora coincidono quando la
propagazione del suono avviene in campo aperto o in campo chiuso anecoico, come si
vedr meglio in seguito, e quando le condizioni ambientali sono uguali a quelle di
riferimento; in questo caso limpedenza acustica vale Z =400 rayl.
Infatti, importante osservare che i valori di riferimento per lintensit acustica, per
la potenza acustica e per la pressione sonora efficace sono stati scelti in modo tale che i
relativi livelli risultassero tra loro correlati in maniera opportuna. Vediamo allora che tipo di
I
legame esiste tra questi livelli. Partiamo dal livello di intensit acustica LI 10 log ;
Io
p2
tenendo conto che I proporzionale alla pressione sonora p secondo la relazione I
Z
possiamo scrivere che:

23
I p2 1 p 2 1 p02 p2 p02 Z I
LI 10 log 10 log 10 log 10 log 2 10 log
2
Lp 10 log 2 0
Io Z I0 Z I 0 p0 p0 Z I0 p0

Z I
Ponendo K 10 log 2 0 e C 10 log K possiamo dunque concludere che:
p0

LI Lp C

Questo dunque il legame tra il livello di intensit sonora ed il livello di pressione


sonora.
E opportuno fare qualche osservazione circa la costante C. In particolare, va
osservato che tale costante dipende strettamente dalle condizioni ambientali in quanto
legata al valore dellimpedenza acustica Z=c. Allora, nel grafico seguente (cfr. Fig.11)
riportato il valore assoluto di C in funzione della temperatura dellaria (misurata in K) e
della pressione atmosferica (misurata in Pa):

Fig. 11 C vs. temperatura

E facile accorgersi che lunico caso in cui risulta LI=Lp quello in cui C=0, che corrisponde
Z I0
a 1 , ossia a :
p02

Z
p02


2 10 5
2

400 rayl
I0 1012

In condizioni normali (cio alla pressione di 101325 Pa ed alla temperatura di 20C) risulta
Z=413.5 rayl e quindi:

Z I 413.5 1012
LI Lp 10 log 2 0 Lp 10 log Lp 10 log 413.5 Lp 0.144
p0
2 10 5
2
400

24
In tali condizioni si pu ritenere, con buona approssimazione, che, numericamente, il livello
di intensit sonora e quello di pressione sonora risultano uguali.
Nel caso, per esempio, del passaggio di un jet alla distanza di 30m che produce una
pressione sonora di 630 Pa (150 db) ed una conseguente variazione di pressione totale
dellaria, limpedenza acustica risulta Z=416.1 rayl ed il livello di intensit sonora:

Z I 416.1
LI Lp 10 log 2 0 Lp 10 log Lp 0.171
0
p 400

Anche in questo caso la differenza tra i due livelli pu essere tranquillamente trascurata.
In campo chiuso i due livelli possono essere molto diversi tra loro e la differenza
tanto maggiore quanto pi riverberato lambiente, quanto pi, cio, le pareti che
delimitano lo spazio sono riflettenti. Infatti, in un campo perfettamente diffuso, dove le
riflessioni interessano tutte le direzioni in egual misura, in ogni punto si trovano a
coesistere a due a due, nelle varie direzioni, vettori dellintensit sonora di uguale valore
assoluto ma con versi opposti. Ovviamente ne risulta in ogni punto un valore nullo
dellintensit totale, anche se sono diverse da zero le singole intensit unidirezionali.
In altre parole, essendo lintensit sonora una grandezza vettoriale, la risultante di
vettori concorrenti in un punto provenienti da molte direzioni, al limite da una infinit di
direzioni, pu risultare nulla se la grandezza in esame si presenta con caratteristiche di
simmetria spaziale.
Quindi, lintensit non una grandezza valida per la misura del suono in campi
pienamente diffusi. E preferibile parlare di livello di intensit sonora soltanto quando si
vuole individuare la causa del rumore localizzandone la sorgente con misure direzionali.
E, invece, preferibile parlare di livello di pressione sonora quando lobiettivo conoscere
gli effetti del rumore.

Esempio numerico
Consideriamo una sorgente sonora che irradia 1W di potenza acustica e supponiamo che
tale potenza sonora si propaghi sotto forma di onde sferiche. Consideriamo inoltre un
punto a distanza r=10 m dalla sorgente: supponendo che le condizioni di temperatura e
pressione siano quelle standard (20C e 1 atm), vogliamo calcolare, in tale punto,
lintensit sonora in direzione radiale, il livello di intensit e la pressione sonora.
Possiamo subito ricordarci che, per le onde sferiche, lintensit acustica, a distanza r dalla
sorgente, data da
W W
I0
S 4r 2
(ricordiamo che la direzione radiale caratterizzata da =0).
Avendo detto che la sorgente irradia una potenza acustica di 1W, quella formula ci dice
che:
W 1
I 7.9 10 4 W/m2
4r 2
4 102
e da qui ricaviamo immediatamente che il livello di intensit

I 7.9 104
LI 10 log 10 log 89dB
Io 1012

Sempre partendo da I0 possiamo anche calcolare la pressione efficace nel punto


considerato:
25
infatti, ci basta ricordare che, a sufficiente distanza dalla sorgente, le onde sferiche si
p2
comportano come onde piane, per cui risulta I cos ; nel nostro caso, limpedenza
Z
acustica in condizioni standard Z=413.5 rayl e dato che stiamo considerando la
direzione radiale =0, abbiamo che:

p Z I 413.5 7.9 104 0.57 Pa

1.6.1 Operazioni con i decibel: Somma incoerente di livelli

Il decibel stato definito con unespressione logaritmica, pertanto necessario


prestare attenzione alle operazioni da eseguire.
Generalmente in un punto si possono ricevere due suoni che non risultano assolutamente
identici; a parte che solitamente i due suoni sono gi diversi in partenza, comunque essi
percorrono distanze diverse prima di giungere al punto dascolto, per cui hanno fase tra di
loro random: a volte si sommano raddoppiando effettivamente la pressione sonora, a volte
si annullano, a volte sono a fase intermedie.
Pertanto per calcolare il livello sonoro totale occorre fare un'ipotesi diversa, vale a
dire sfruttando il principio di conservazione dell'energia: il suono risultante ha un livello
sonoro che non uguale alla somma aritmetica dei due livelli componenti, mentre
lintensit sonora risultante uguale alla somma delle due intensit sonore componenti. In
altre parole, il contenuto energetico totale in un punto del campo dato dalla somma dei
singoli contributi che concorrono in quel punto, ma il livello sonoro complessivo non la
somma dei livelli. Infatti, i singoli livelli sonori risultano:

2 2
p p
L
p1

LP1 10 log 1 1 10 10
po po
e
2 2
p2 p2 p2 L

Lp 2
10 log 10 10

po po

Le singole intensit sonore:


p12
1I
Z
L p1 Lp2
p22 2
ptot p12 p22 2
ptot p12 p22
I 2 I tot I1 I 2 2 2 10 10 10 10
Z Z Z Z p02 p0 p0
2
ptot
tot
I
Z

dalla quale si ricava il livello sonoro totale:


I tot ptot
2 L p1 Lp2

Lptot 10 log 10 log
10 log 10 10 10
10
o
I o
p

26
ed proprio da questa che deriva la seguente relazione, pi frequente nella letteratura
specifica:
1 2
L L

Lt L1 10 log 1 10 10



dove L1, L2 e Lt, sono i livelli sonori componenti e quello risultante, con L1 > L2.
La correlazione normalmente presentata in letteratura sotto forma di diagramma
(cfr. Fig. 12), di nomogramma o di abaco(cfr. Fig. 13): qui di seguito sono presentati alcuni
modi di presentazione pi frequenti.

Fig. 12 Diagramma per la somma incoerente dei livelli sonori

L1 - L2 L da sommare a L1
(dB) (dB)
0 3
1 2.5
2 2
3 2
4 1.5
5 1
6 1
7 1
8 0.5
9 0.5
Almeno 10 0

Fig. 13 Metodo rapido per eseguire la somma di due livelli L1 e L2 con L1 > L2.

Nel caso di pi contributi sonori che concorrono contemporaneamente in un punto del


campo, per l'addizione dei livelli sonori vale la propriet associativa: prima si sommano
due livelli qualsiasi, poi alla somma si aggiunge il valore di un altro livello e cos via. E,
comunque, prassi comune, al fine di evitare approssimazioni eccessive, trascurando da
27
subito i livelli pi bassi di almeno 10 dB rispetto ad altri addendi, procedere alla somma
partendo proprio dai livelli minori.
Per esempio si calcoli la somma incoerente di due livelli sonori L1 = 80 dB e L2 = 85 dB.
Risulta:
Ltot = 10 log (1080/10 + 1085/10) = 86.2 dB.

Se i due livelli sono uguali (L1= L2 = L), la somma incoerente dei loro livelli sonori :


Lt L 10 log 1 10 0 L 10 log 2

Se si sommano tre livelli uguali (L1= L2 = L3 = L), alla somma dei primi due si aggiunge il
terzo:

L 10 log2 L

L 10 log 2 10log1 1log2

L t L 10 log 2 10log1 10 10

10
1
L 10 log 2 10log1 L 10 log 2 10log3 10 log2 L 10 log3
2

Per cui ad esempio se si sommano due livelli di 70 dB oppure di 80 dB risulter


70dB 70dB 73dB , oppure 80dB 80dB 83dB .
Nel caso pi generale di pi livelli sonori uguali e pari a L (ad esempio n macchine
utensili uguali in funzione contemporaneamente all'interno di unofficina meccanica) il
livello sonoro risultante :

Ln = L + 10 log n

Talora si presenta la necessit di procedere alla sottrazione di livelli sonori: ad


esempio quando si esegue una misura del livello di rumore prodotto da una sorgente in
opera e non in laboratorio, per cui il risultato della misura stessa deve essere coretto
tenendo conto dell'effetto dovuto al "rumore di fondo". In questo caso il livello sonoro
attribuibile alla sorgente pu essere determinato sottraendo al livello sonoro globale il
contributo dovuto al rumore di fondo.
Loperazione di sottrazione tra due livelli sonori L1 ed L2 si esegue nel modo
seguente:
L1 L2

L1 L2
10 10
Ls 10 log10 10 10 10 10 log10 10
1 L1
10 10

L1
L2 L1
L L
1 2
10 log 10 10
10 log1 10 10 L1 10 log1 10 10

dove: Ls il livello sonoro risultante dalloperazione di sottrazione.


Nellesempio citato Ls indica il livello sonoro dovuto effettivamente alla sorgente, L 1 il
livello totale misurato dallo strumento ed L2 quello dovuto al rumore di fondo. Si pu notare
che se la differenza tra il livello sonoro totale e quello del rumore di fondo maggiore di 10
dB non occorre praticamente apportare alcuna correzione alla misura effettuata: il livello
28
misurato equivale a quello della sorgente. Se tale differenza minore di 3 dB il suono che
si vorrebbe misurare ha un livello paragonabile al livello del rumore di fondo: la misura in
queste condizioni non pu essere accurata.
La correlazione presentata sotto forma del seguente diagramma (cfr. Fig. 14):

Fig. 14 Diagramma per la differenza dei livelli sonori

Per esempio si calcoli la differenza di due livelli sonori L1 = 80 dB e LT = 85 dB.


Risulter:

L2 = 10 log (1085/10 - 1080/10) = 83.35 dB

1.6.2 Operazioni con i decibel: Somma coerente di livelli

Due sorgenti sonore alla stessa distanza dal punto di ascolto. Facendo loro
trasmettere lo stesso segnale perfettamente in fase, istante per istante le due pressioni
sonore si sommano nel punto dascolto. Allora:
p1 p1 p1 L


LP1 20 log 10 20

po po
e
p p
Lp2

LP 2 20 log 2 2 10 20
po po
Essendo:
L p1 Lp2
ptot p p
1 2 10 20 10 20
p0 p0 p0
il livello sonoro totale risulter:

29
p L p1 Lp2
L L
1 2
Lptot 20 log tot 20 log10 20 10 20 L 20 log1 10 20
1
po

Anche in questo caso la correlazione presentata sotto forma di diagramma (cfr. Fig. 15):

Fig. 15 Diagramma per la somma coerente dei livelli sonori

1.6.3 Livello sonoro equivalente

I rumori si distinguono in rumori a livello costante, a livello fluttuante ed a livello


impulsivo. I rumori a livello costante presentano fluttuazioni massime di livello sonoro di 5
dB. Rumori con fluttuazioni superiori a 5 dB e durata superiore al secondo sono detti
fluttuanti. I rumori impulsivi hanno una durata inferiore al secondo ed un elevato livello
sonoro (ad esempio i colpi di un maglio, di una pressa, delle cadute degli oggetti pesanti,
di una porta che sbatte ecc.).
Poich nella maggior parte dei casi il rumore presente in un ambiente industriale
di tipo fluttuante ed impulsivo, non corretto valutare la rumorosit riferendosi soltanto al
valore massimo ed al valore minimo del livello sonoro: occorre definire un valore
opportunamente mediato del livello sonoro, rappresentativo nellarco di tempo che
caratterizza la durata dellevento sonoro stesso.
Com noto, alla propagazione di un treno di onde sonore sempre associata la
propagazione di energia. Nel caso di rumori fluttuanti utile definire il livello costante di
pressione sonora che contiene la stessa quantit di energia, trasmessa in un conveniente
intervallo di tempo, di quello fluttuante. Tale valore costante prende il nome di livello
sonoro equivalente.
Il livello equivalente pu essere definito come quel livello sonoro costante durante
un certo intervallo di tempo che trasporta la stessa quantit di energia di quello variabile
relativo allo stesso periodo di tempo.

30
I
(t)
Ieq

t t +T t (s)
Fig.16 Grafico preliminare alla definizione del livello equivalente

Per calcolare il livello equivalente relativo ad un certo rumore si determina prima lintensit
sonora equivalente, cio quellintensit sonora di valore costante che equivale, in termini
di contenuto energetico, allintensit variabile considerata nello stesso intervallo di tempo.
Mediante integrazione estesa tra l'istante iniziale 0 e l'istante T, dove T rappresenta il
tempo di durata del segnale sonoro, si ottiene:

I (t )dt I
0
eq T

T
1
I eq I (t )dt
T0
Da cui:
I eq 1 T I (t )
Leq 10 log 10 log dt
I0 0
T I 0
1 T p 2 (t ) 1T
10 log 2 dt 10 log 10 0.1L (t ) dt
T 0 p0 T 0

dove T lintervallo di tempo di integrazione, p (t) il valore istantaneo della pressione


sonora e po la pressione di riferimento.

Fig.17 Grafico rappresentativo del livello sonoro variabile e del corrispettivo livello equivalente

In termini di rischio da danno uditivo il livello sonoro equivalente corrisponde a quel


livello sonoro costante che, in un certo periodo di tempo, produce gli stessi effetti che

31
produrrebbe il rumore in esame sullapparato uditivo.
Se il rumore di durata totale T dato da una successione di rumori stazionari di
livello Li e durata ti allora il livello equivalente dato dalla sommatoria seguente:
1 n
Leq 10 log 10 0.1Li t i
T i 1
n
con T t i .
i 1

1.7 Fonometria

Il fonometro lo strumento utilizzato per la misura del livello della pressione sonora.
Qualsiasi fonometro in grado di misurare valore quadratico medio della pressione sonora
p(t) allistante attuale. Questultimo, mediato nellintervallo di tempo T (durata del
campionamento), definito come :

t
peff t
1

T t T
p 2 ( )d

dove la variabile tempo e t listante attuale considerato.


Nel fonometro dopo loperazione di media viene fornito anche il rispettivo livello in dB:

p2
L p 10 log
p02
ove : p0 20Pa

Grazie al microprocessore dedicato, i fonometri attuali riescono ad eseguire anche


opportune integrazioni temporali: di estremo rilievo in metrologia acustica il livello della
pressione sonora continua equivalente (Leq), ottenuta nel seguente modo:

1 n pieff
2

Leq 10 log 2

n i 1 p
0

(infatti lo strumento va ad elaborare n campioni della pressione efficace). Da un punto di


vista teorico, si dovrebbe porre :

1 t 2 p (t ) 2
Leq 10 log eff dt
(t 2 t1) p0
t1

ove (t2-t1) il tempo totale di misura, peff(t) il valore efficace della pressione sonora
allistante attuale e p0 la pressione acustica di riferimento (pari a 20Pa).
Tuttavia, oltre alla misura del valore quadratico medio (media lineare nel tempo), i
fonometri operano fondamentalmente con una media esponenziale, che fornisce il valore
quadratico medio della pressione sonora istantanea calcolata con media esponenziale
che d massimo peso agli " eventi " appena accaduti e "dimentica" progressivamente gli
eventi pi antichi. La media esponenziale dettata dal fatto che lintensit soggettiva di un

32
segnale sonoro che viene percepita dallorecchio dipende in maggior misura dalle ultime
fluttuazioni di pressione che non dalle precedenti; da rilevare che lorecchio umano
media in un tempo compreso tra 30 e 300 ms.
Una media esponenziale dunque una idonea rappresentazione matematica di
questo processo ed perci che stata adottata nel fonometro; il valore quadratico medio
della pressione sonora allistante attuale t allora espresso dalla relazione seguente:

t t

p t p 2 ( )e
1
2 T
d
T0

dove la variabile tempo, t listante attuale considerato e T la costante di tempo1.


Quindi, un fonometro non misura direttamente il livello equivalente, n il valore medio
lineare: misura solo i valori istantanei con tre diverse costanti di tempo selezionabili
dalloperatore mediante un commutatore.
Infatti, poich i livelli sonori sono fluttuanti, occorre che la misura si adegui alla
rapidit di variazione degli stessi; ci si effettua misurando il suono con costante di tempo
in modalit Fast (veloce) o Slow (lenta), entrambe standardizzate internazionalmente: la
prima consente di ottenere una risposta rapida (fast) per seguire pi fedelmente la
variazione dei suoni (costante di tempo dintegrazione2 di 125 millisecondi), la seconda
(costante di tempo di 1 secondo) da una risposta pi lenta (slow) per smorzare le
fluttuazioni dello strumento che, se analogico, risulterebbe altrimenti di difficile lettura; le
modalit per luso delluna o laltra costante sono dettate da specifiche norme e dipendono
comunque dal tipo di rumore da analizzare, anche se generalmente le modalit di
rilevazione del rumore ambientale sono eseguite in modalit Fast.
Come accennato in precedenza esiste infine una terza modalit di misura (modalit
Impulse) per componenti impulsive (costante di tempo di 35 millisecondi in salita, 1.5 s in
discesa) per la misura di suoni di breve durata (rumori transitori) quali ad esempio i rumori
di tipo impattivo o quelli prodotti da taluni macchinari (cfr. Fig.18)

t
T
Fig.18 Grafico della funzione esponenziale e
1
La costante di tempo il tempo necessario ad arrivare al 37 % del valore iniziale o per avere una variazione relativa,
riferita al valore iniziale, del 63%.
2
la costante di tempo stabilisce gli intervalli temporali durante i quali il fonometro effettua lintegrazione dei valori
istantanei della pressione sonora: valori maggiori della costante appiattiscono le oscillazioni del segnale e viceversa, pur
mantenendosi costante il livello globale equivalente Leq dellenergia contenuta nel segnale.

33
1.8 Analisi per bande

Un suono pu essere costituito da un tono puro, cio da un segnale di una sola


frequenza (monocromatico), da pi toni puri (policromatico), da suoni complessi (armonici,
periodici), da rumori, cio costituiti da tutte le frequenze con diversi livelli.
Fin ora il suono stato sempre considerato come una funzione sinusoidale quindi
come un tono puro stata utilizzata una sola modalit di rappresentazione di un segnale
sonoro vale a dire quella nel dominio del tempo. Dall'esperienza si sa che la gran parte dei
suoni non ha questo comportamento, anzi, se si rappresentasse un grafico dell'andamento
della pressione sonora nel tempo, ci si accorgerebbe che normalmente non ha
neppure un andamento periodico.
In questo caso si pu sempre definire un valore efficace della pressione, ma non ha pi
senso parlare di frequenza.
Tuttavia, ogni forma donda nota nel dominio del tempo, pu essere univocamente
descritta come somma pesata di sinusoidi a varie frequenze, e viceversa, noti tali pesi, si
pu ricostruire perfettamente la forma donda temporale. Quindi sapere il contenuto in
frequenza, ossia fasi e moduli di ogni sinusoide contenuta, di un segnale, corrisponde a
conoscere perfettamente la forma temporale del segnale. E quindi ampiamente diffusa la
rappresentazione in frequenza di una forma donda, che ha nelle ascisse la frequenza e
nelle ordinate un numero che descrive ampiezza ed uno che descrive la fase, relative ad
ogni frequenza. Il metodo matematico che permette di fare lanalisi in frequenza, e quindi
trovare lo spettro di una forma donda il teorema di Fourier che permette di considerare
qualsiasi segnale come il risultato della sovrapposizione di un numero infinito di
componenti sinusoidali con diversa frequenza, ampiezza e fase.
Applicando un algoritmo matematico, noto come "Trasformata di Fourier", possibile
trasformare un segnale definito nel dominio del tempo in uno definito nel dominio della
frequenza, chiamato spettro. Anche lorecchio umano fa unanalisi in frequenza,
permettendoci di distinguere tra suoni di altezza musicale differente.
In figura 19 sono riportati alcuni casi caratteristici di segnali acustici e i loro relativi
spettri.

34
Fig.19 Esempi di segnali acustici nel dominio del tempo e loro spettri in frequenza

Unonda sinusoidale, ossia un tono puro (a) ha il suo spettro sonoro costituito
semplicemente da una sola linea (detta generalmente riga spettrale o semplicemente riga)
in corrispondenza d frequenza.
Unonda periodica (b) caratterizzata invece dalla sovrapposizione di pi suoni puri
(tre sono quelli considerati in figura), ciascuno a diversa frequenza, per cui lo spettro
sonoro formato da pi linee in corrispondenza delle frequenze multiple che compongono
il suono originario.
Unonda casuale, ossia un rumore (c), pu essere scomposto in una somma di
infiniti termini armonici, tali per che la differenza di frequenza di due termini successivi
non sia discreta, ma infinitesima. Questo fa si che linsieme delle frequenze dei termini
componenti vada a costituire una distribuzione non pi discreta, ma continua, ossia uno
spettro continuo come quello indicato in figura 19c. In tale diagramma, evidente un picco
dello spettro, associabile alla frequenza fondamentale, ed un numero infinito di ulteriori
armoniche, comprese per in un intervallo di ampiezza finita).
Esiste una differenza sostanziale tra suono e rumore sebbene entrambi possano
essere ricondotti al medesimo fenomeno acustico fondamentale: il meccanismo
ondulatorio che consente ad una perturbazione di pressione di propagarsi nello spazio in
presenza di un mezzo elastico.
Tale differenza risiede fondamentalmente nella sensazione sonora prodotta
nellorecchio umano: il suono produce una sensazione gradevole, il rumore un disturbo.
Allorigine di questa differenza sta proprio la diversa configurazione che ha la
distribuzione spettrale dellenergia sonora. Un suono caratterizzato da una componente
fondamentale che ne caratterizza il tono (la nota suonata per uno strumento musicale) e
da un certo numero di componenti secondarie, dette armoniche, di frequenza multipla o
sottomultipla di quella fondamentale, che caratterizzano il timbro del suono stesso (ci che
distingue la stessa nota suonata da due strumenti musicali diversi, ad esempio un
pianoforte ed un violino). In altre parole, un suono produce nellorecchio umano una
sensazione piacevole poich composto da componenti spettrali che sono in accordo tra
di loro, avendo frequenze non casuali ma legate da rapporti di proporzionalit.
35
Al contrario, un rumore presenta una composizione spettrale ben pi complessa
che prevede un andamento continuo dellenergia sonora in funzione della frequenza tra
due valori limiti che caratterizzano lemissione in oggetto. Non c dunque nessuna
relazione tra le componenti spettrali di un rumore, che variano con continuit allinterno
dellintervallo di frequenze interessato. Questo produce una sensazione sgradevole
nellorecchio umano.
La distribuzione spettrale continua che caratterizza un rumore impone la
necessit di effettuare una discretizzazione che consenta di caratterizzare il valore del
contenuto energetico del rumore alle varie frequenze.
Dividendo il campo compreso tra i limiti di emissione del rumore considerato in
bande ed attribuendo alla frequenza centrale di banda tutta lenergia contenuta
nellintervallo considerato possibile effettuare una caratterizzazione spettrale del
fenomeno che risulter tanto meno approssimata quanto pi stretta lampiezza di ogni
banda (cfr. Fig. 20)

f
f1 f2
Fig. 20 Discretizzazione in bande dello spettro sonoro di un rumore

L'analisi dello spettro sonoro di un rumore viene condotta per bande di frequenza la
cui ampiezza in teoria potrebbe essere del tutto arbitraria. Nella pratica per razionalizzare
l'uso di tale criterio, vengono operate delle scelte convenzionali basate su delle opportune
definizioni riguardanti i valori limiti, frequenza di taglio inferiore fi e superiore fs della banda,
il valore della frequenza nominale centrale fc della banda e lampiezza di banda f= fs -fi
(cfr. Fig.21).

Fig. 21 Ampiezza di banda, frequenze di taglio e centrale di banda

La scelta dellampiezza delle bande di frequenza viene solitamente fatta secondo


due criteri: o ampiezza costante oppure ampiezza percentuale costante.
Lanalisi ad ampiezza di banda costante viene utilizzata per analisi approfondite
sulla composizione in frequenza di rumori generati da sorgenti e macchine, sulla
diagnostica e sulle cause generatrici delle emissioni sonore.
Nellanalisi ad ampiezza percentuale costante, ci che si mantiene costante il
rapporto tra due frequenze di centro banda successive, ovvero la differenza cresce
esponenzialmente, ed appare a crescita lineare solo se si utilizza per la frequenza una

36
scala logaritmica. Tale scelta dovuta fondamentalmente alla caratteristica del nostro
sistema uditivo di associare ad incrementi esponenziali della frequenza incrementi lineari
della sensazione di altezza del suono e viene solitamente utilizzata in acustica
ambientale ed architettonica. Questa analisi si basa sulla costanza del rapporto tra la
larghezza di banda e la frequenza nominale di centro banda che caratterizza la banda
stessa:

f
Cost
fc

La frequenza nominale di centro banda si ottiene con la seguente espressione:

fc fi f s

Le bande di frequenza hanno sempre la ragione della progressione geometrica pari ad


una potenza di 2: ci significa che la frequenza di taglio superiore fs e quella inferiore fi
sono legate da una relazione del tipo:

f s 2n fi

A seconda del valore di n, avremo bande pi o meno larghe:


quando n = 1, si ottengono le cosiddette bande di ottava, per le quali risulta quanto
segue:

f fi 1
f s 2 fi fc 2 fi 2 2 fi f 2 f i f i f i 0,707
fc 2 fi 2

Nelle bande di ottava i rapporto tra due frequenze centrali consecutive vale 2.
Allo stesso modo la frequenza di taglio inferiore di una banda di ottava raddoppia rispetto
alla corrispondente della banda precedente. Le ampiezze di banda raddoppiano passando
da una banda a quella successiva.
Tale intervallo corrisponde allottava musicale, ovvero quello che intercorre tra
due note successive con lo stesso nome.
Le frequenze di centro banda per le bande di ottava sono normalizzate e precisamente
sono:

31.5, 63, 125, 250, 500, 1000, 2000, 4000, 8000, 16000

laltra possibilit n = 1/3, nel qual caso si ottengono le cosiddette bande in terzi di
ottava, ovviamente pi strette delle precedenti:

1 1
fs 3
2 fi fc fi f s fi 2 3
fi fi 2 3
fi 6 2

f 3 2 f i f i f i 3
2 1 f f 3 2 1
i6
3
2 1
0,232
fc 2 fi 6
2
La frequenza di taglio inferiore di una banda di 1/3 di ottava aumenta rispetto alla
precedente di un fattore:
3
2 1,26 37
Analogamente le frequenze centrali aumentano dello stesso fattore da una banda a
quella successiva. Lampiezza di ogni banda pari al 23,2 % della frequenza nominale
centrale di ogni banda. Anche le frequenze a terzi di ottava di centro banda sono
normalizzate
Il campo udibile pu essere suddiviso indifferentemente in base di ottava o di terzi
di ottava contigue. La tabella 5 e la figura 22 mostrano una parte della suddivisione dello
spettro di frequenze udibili:

Tab.5 Frequenze di taglio e centrali per bande di ottava e di 1/3 di ottava

Fig.22 Spettro per bande di 1/3 di ottava e di ottava

Osservando lampiezza delle varie bande, si osserva che essa aumenta al crescere
della frequenza iniziale. E abbastanza intuitivo prevedere che uno spettro in bande di terzi
di ottava fornisca pi informazioni rispetto ad uno spettro di bande di ottava
Inoltre, noto lo spettro in bande di terzi di ottava, sempre possibile ricavare quello
in bande di ottava: infatti, data la generica banda di ottava, per ottenere il corrispondente

38
valore della grandezza considerata basta sommare i valori corrispondenti alle tre
sottobande in cui essa stata divisa.
La rappresentazione grafica degli spettri ottenuti con questa analisi avviene
normalmente utilizzando una scala logaritmica sullasse delle ascisse (frequenze). Ne
risulta un istogramma in cui graficamente ciascuna banda ha la stessa ampiezza. Se
invece si rappresenta la scala delle ascisse in lineare si pu apprezzare leffettiva
larghezza di banda delle varie frequenze (Cfr. Fig. 23-24)

Fig.23 Esempio di spettro sonoro in bande di 1/3 di ottava con scala logaritmica delle ascisse.

Fig.24 Esempio di spettro sonoro in bande di 1/3 di ottava con scala lineare delle ascisse.

Rumore bianco e rumore rosa

Il rumore bianco definito come quel rumore che ha lo stesso contenuto energetico
(oppure intensit sonora) ad ogni frequenza.
Nella Fig. 25a la grandezza If lintensit sonora di ogni frequenza espressa con le
unit di misura in (W m-2Hz-1), mentre nella Fig.25b, If lintensit sonora di ogni banda di
frequenza espressa con le unit di misura in (W m-2ottava-1).
39
Se si analizza tale rumore in bande di ottava, considerato che lampiezza f di
ciascuna banda 2 volte quella della banda precedente e che lenergia per ogni frequenza
costante, allora per ogni banda si avr un contenuto energetico doppio della banda
precedente con il conseguente aumento del livello di 3 dB (Cfr. Fig. 25 c). Nel caso
dellanalisi in terzi di ottava, considerazioni simili portano al risultato che laumento di
livello per ciascuna banda rispetto alla precedente pari ad 1 dB.
Il rumore bianco trova applicazione in molti tipi di misurazioni, in particolare per le
misure di isolamento acustico e per la qualificazione acustica degli ambienti chiusi.

If If

R1 R3=2 R2
R2=2 R1

(25 a) f (25 b) Bande dottava

Bande dottava
(25 c)
Fig.25 Rumore bianco.

Un altro importante tipo di rumore il rumore rosa che caratterizzato dal fatto di
mantenere lo stesso livello energetico in ciascuna banda nella rappresentazione in bande
di ampiezza percentuale costante (Cfr. Fig.26 a); ci implica che la ripartizione di intensit
sonora in banda stretta tende a decrescere allaumentare della frequenza e di
conseguenza dellampiezza di banda, come mostrato in Fig.26 b.
Questo tipo di rumore viene usato spesso in acustica poich si adatta a vari tipi di
misurazioni. Per il tempo di riverberazione, ad esempio, si hanno solitamente problemi ad
avere sufficiente energia a bassa frequenza.

(26 a) (26 b)
Fig.26 Rumore rosa

Per ottenere una caratterizzazione significativa di un ambiente, teatro, sala


cinematografica, auditorium, aula magna etc., la Normativa nazionale ed internazionale
impone limpiego di sorgenti di rumore bianco o rosa: con la sorgente di rumore bianco
lambiente viene sollecitato soprattutto alle alte frequenze mentre con la sorgente di
rumore rosa viene sollecitato soprattutto alle basse.

40
2 ACUSTICA FISIOLOGICA

2.1 Introduzione

LAcustica Fisiologica si occupa dellinterazione del suono (fenomeno puramente


fisico, cio oggettivo) con lUomo e quindi cerca di determinarne gli effetti di interazione
soggettiva. Spesso i parametri di giudizio sono legati proprio alla soggettivit dellUomo e
ci complica non poco lo sviluppo di questa disciplina. Occorre introdurre nuove
grandezze, oltre a quelle oggettive gi incontrate, che tengano conto dellinterazione con
luomo e delle sue capacita percettive.
Lacustica fisiologica studia, quindi, le relazioni che legano una grandezza
oggettiva come la pressione acustica o la potenza sonora ad una grandezza soggettiva
che esprima la sensazione che un individuo prova.
Per far ci bisogna operare in modo statistico su dei campioni di popolazione, al
fine di definire un "soggetto medio". Il campione, per, non pu essere scelto su tutta la
popolazione in quanto noto che, anche prescindendo da fattori patologici, la capacit
uditiva cala con l'et; a causa di ci si deve scegliere il campione sulla popolazione sana
di et inferiore ai 25 anni.

2.2 Lorecchio umano

Il comportamento dell'orecchio pu essere studiato analizzando la funzionalit


delle tre parti che lo compongono: orecchio esterno, orecchio medio ed orecchio interno
(cfr. Fig. 27).

Fig.27 Orecchio (da Nuova Encicl. Sansoni Ilustr.).

L'orecchio esterno costituito dal padiglione auricolare e dal meato uditivo. Il


padiglione ha la funzione sia di localizzare la sorgente sonora che di rinforzare il suono
percepito. Un tale rinforzo ottenuto spontaneamente raccogliendo su una superficie
relativamente pi vasta l'energia associata alla propagazione delle onde sonore e
convogliandola su una superficie sicuramente pi stretta quale la sezione di ingresso del
meato uditivo. Il meato uditivo ha la funzione di proteggere la membrana del timpano,
frapposta tra l'orecchio esterno e quello medio, e di comportarsi come un risonatore
acustico selettivo per alcune determinate frequenze, provocando in prossimit della
41
membrana un aumento di pressione. Tale aumento pu essere valutato mediamente in
p1/p0 = 3 (corrispondente a 1012 dB) nell'intervallo di frequenze 20003000 Hz e in p 1/p0
= 1.5 (corrispondente a 3 dB) a 7000 Hz (cfr. Fig.28).

Meato
P1 uditivo
Padiglione
auricolare Po

Fig.28 Orecchio esterno

Il timpano un diaframma sottile, elastico, molto resistente, impermeabile


allacqua e allaria che separa lorecchio esterno da quello medio.
L'orecchio medio formato dalla catena di tre ossicini: martello, incudine e
staffa. Il martello, collegato ad una estremit al timpano mediante il muscolo tensore,
trasmette le vibrazioni del timpano all'incudine e quindi alla staffa, collegata ad un altro
muscolo chiamato stapedio. Le vibrazioni dalla staffa passano alla finestra ovale della
coclea e da qui all'orecchio interno.
L'orecchio interno composto dalla coclea collegata al cervello mediante il
nervo acustico e dai canali semicircolari. La coclea costituita da tre canali riempiti di un
liquido (perilinfa). In uno dei tre (canale cocleare) si trova lorgano del Corti (migliaia di
terminazioni nervose del nervo acustico). Da qui parte limpulso nervoso verso il cervello.

2.3 La sensazione sonora

Nei capitoli precedenti sono stati trattati l'aspetto fisico del fenomeno "suono" e la
interazione tra questo fenomeno e l'organo dell'udito. Per nella valutazione soggettiva di
un suono o di un rumore intervengono anche altri fattori di carattere fisiologico e
psicologico.
Uno stesso rumore pu essere valutato forte, debole, fastidioso, pu
innervosire, pu causare danni fino alla sordit momentanea o cronica: la reazione ad una
sollecitazione sonora dipende moltissimo dall'apparato uditivo individuale e dalle
condizioni psicologiche e fisiche dell'individuo.
E' evidente che tali reazioni soggettive non sono quantificabili e, quindi, non sono
misurabili ma possono essere elaborate statisticamente, operando su convenienti
campioni scelti opportunamente, in modo da disporre di "valori soggettivi medi".
A seguito di prove su campioni statisticamente validi si sono potute tracciare le
cosiddette curve di isosensazione o isofoniche, contraddistinte le une dalle altre da un
numero espresso in una convenzionale unit di misura chiamata "phon".
Linsieme delle considerazioni precedentemente esposte ha consentito di costruire
un diagramma (detto diagramma di Fletcher e Munson) in cui riportato landamento delle
curve di uguale sensazione uditiva. Nel 1961 stata approvata una versione normalizzata
di tale diagramma, che ha preso il nome di audiogramma normale. Esso stato costruito
come segue:
si adotta un suono di riferimento a 1000 Hz, di intensit variabile
si esamina un suono di prova di intensit e frequenza qualunque
si varia lintensit del suono di riferimento fino a che lascoltatore non lo giudica di
intensit equivalente a quello di prova
si assume come valutazione numerica (soggettiva) dellintensit del suono di prova il
42
valore in decibel dellintensit (oggettiva) del suono di riferimento.
Tale valutazione espressa in phon.
In figura 29 vengono riportate le curve isofoniche proposte dalla Norma ISO/R
226. Sono diverse da quelle tracciate originariamente da Fletcher e Munson, in quanto
risultato di una campagna di misure pi vasta, eseguita, per, con gli stessi criteri.

Fig.29 Curve isofoniche proposte dalla ISO/R 226 per ascolto binaurale in campo libero
(ambiente anecoico) ed emissione di suoni puri frontali per ascoltatori con udito normale

La curva tratteggiata (soglia di udibilit) esprime i valori minimi udibili del livello sonoro alle
varie frequenze.
Ogni curva isofonica il luogo dei punti con lo stesso valore in phon, coppia di
valori livello-frequenza, che producono la stessa sensazione sonora del livello sonoro a
1000 Hz.
Il livello di sensazione sonora in phon corrisponde al livello di pressione in dB,
rispetto al livello di riferimento di 20 Pa, di un suono puro a 1000 Hz che produce la
stessa sensazione sonora del suono in esame.
Dal grafico ottenuto risulta che le curve isofoniche hanno tutte forma simile, con
picco di udibilit in corrispondenza di circa 3 4 kHz per tutte le curve isophon: lo scarto
tra il livello reale ed il livello del suono a 1000 Hz minore che in altri intervalli di
frequenza. Il considerevole scarto evidente alle basse frequenze sicuramente da
imputare alla azione della catena dei tre ossicini. Il rendimento elevato tra 1500 e 7000 Hz
dovuto all'effetto amplificatore del meato uditivo. Il progressivo diminuire della pendenza
delle curve isofoniche nella zona delle basse frequenze al crescere del livello di pressione
dovuto all'effetto dei muscoli, tensortimpano e stapedio, che irrigidendo il timpano e
deviando il movimento della staffa, linearizzano la risposta dell'orecchio.
In definitiva, lorecchio umano sente meglio le frequenze alte rispetto alle basse.

43
Nella figura 30, estratta dallaudiogramma, sono riportati i livelli e le frequenze udibili per
un individuo di udito normale (dai 20Hz ai 20000Hz). Le aree interne rappresentano il
campo del parlato che va dai 100Hz ai 5000Hz e il campo della musica che si estende dai
1050Hz agli 11000Hz.

Fig.30 Visualizzazione delle aree frequenza-livello per tutto il campo udibile, per
la musica e per il parlato.

La sensibilit dellorecchio varia al variare della frequenza. Per considerare il fatto che
suoni con pari valore di Livello di pressione sonora ma con frequenza diversa vengano
percepiti dalluomo in modo diverso occorre utilizzare dei filtri di pesatura o
ponderazione.
Lo studio delle curve isofoniche ha portato allinserimento negli strumenti di reti di
ponderazione elettroniche che alterano la risposta in frequenza dello strumento
adattandola alla diversa sensibilit dellorecchio alle varie frequenze fornendo un dato
oggettivo direttamente correlato alla sensazione sonora.
Dalla elaborazione della isofonica-40 le Norme hanno ricavato il cosiddetto filtro
A, o la curva di ponderazione A che adegua, correggendolo, il livello sonoro, realmente
esistente in un dato ambiente, al livello percepito dallorecchio di un ascoltatore medio.
I livelli di pressione sonora quindi se misurati in dB si dicono livelli lineari, se filtrati o
ponderati A, per assimilarli ai livelli realmente percepiti dallascoltatore medio, si
esprimono in dB(A).
In realt i tipi di filtro o di curve di ponderazione sono quattro:

Curva di filtro A: andamento inverso rispetto alla curva isofonica a 40 phon;


Curva di filtro B: andamento inverso rispetto alla curva isofonica a 70 phon e
particolarmente adatto per ambienti molto rumorosi, quali sale per prove motori;
Curva di filtro C: andamento inverso rispetto alla curva isofonica a 100 phon;
Curva di filtro D: tiene conto della risonanza nel meato uditivo a frequenze
comprese tra 1000 e 4000 Hz usata nella valutazione di rumori aeroportuali.

Tali curve permettono di stabilire quale valore dobbiamo sommare ai livelli sonori
ottenuti alle varie frequenze per ottenere leffettiva sensazione umana. Le curve sono
riportate in tabella 6.
44
La curva di ponderazione "A" (cfr. Fig. 31) risultata quella in media meglio
correlata con la risposta soggettiva umana a rumori generici a larga banda; questo fatto,
unito alla facilit di una misurazione fonometrica in dB(A), ha portato all'adozione della
curva "A" in molte norme e leggi nazionali ed internazionali.
Si pu osservare alle basse frequenze (minore sensibilit dellorecchio umano)
unattenuazione del segnale , mentre a frequenze comprese tra 1000 e 5000 Hz
(maggiore sensibilit) corrisponde un incremento del segnale.
10
f (Hz)
0
10 20 40 80 160 315 630 1250 2500 5000 10000 20000
-10

-20

-30

-40

-50

-60

-70

-80
dB

Fig.31 Curva di ponderazione A

BANDE DOTTAVA BANDE IN 1/3 D'OTTAVA RISPOSTA DEI FILTRI


f(Hz) fc (Hz) f (Hz) f (Hz) fc(Hz) f (Hz) dB(A) dB(B) dB(C) dB(D)
10 -70.5 -38.5 -15.5 -28
12.5 -63.4 -33.4 -11.4 -25
11 16 22 14.1 16 17.8 -56.7 -28.7 -8.6 -22
17.8 20 22.4 -50.4 -24.4 -6.3 -20
22.4 25 28.2 -44,7 -20.6 -4.5 -18
22 31.5 44 28.2 31.5 35.5 -39.2 - 17.2 -3.0 -17
35.5 40 44.7 -34.6 - 14.3 -2.0 -13.5
44.7 50 56.2 -30.2 - 11.6 -1.3 -12.8
44 63 88 56.2 63 70.8 -26.2 -9.3 -0.8 -10.9
70.8 80 89.1 -22.5 -7.4 -0.5 -9
89.1 100 112 - 19.1 -5.6 -0.3 -7.2
88 125 177 112 125 141 -16.1 -4.2 -0.2 -6.5
141 160 178 -13.4 -3.0 -0.1 -4
178 200 224 - 10.9 -2.0 0 -2.6
177 250 355 224 250 282 -8.6 -1.3 0 -1.6
282 315 355 -6.6 -0.8 0 -0.8
355 400 447 -4.8 -0.5 0 -0.4
355 500 710 447 500 562 -3.2 -0.3 0 -0.3
562 630 708 -1.9 -0.1 0 -0.5
708 800 891 -0.8 0 0 -0.6
710 1000 1420 891 1000 1122 0 0 0 0
1122 1250 1413 +0.6 0 0 +2
1413 1600 1778 +1.0 0 -0.1 +4.9
1420 2000 2840 1778 2000 2239 + 1.2 -0.1 -0.2 +7.9
2239 2500 2818 +1.3 -0.2 -0.3 +10.6
2818 3150 3548 +1.2 -0.4 -0.5 +11.5
2840 4000 5680 3548 4000 4467 + 1.0 -0.7 -0.8 +11.1
4467 5000 5623 +0.5 -1.2 -1.3 +9.6
5623 6300 7079 -0.1 -1.9 -2.0 +7.6
5680 8000 11360 7079 8000 8913 -1.1 -2.9 -3.0 +5.5
8913 10000 11220 -2.5 -4.3 -4.4 +3.4
11220 12500 14130 -4.3 -6.1 -6.2 -1.4
11360 16000 22720 14130 16000 17780 -6.9 -8.3 -8.4 -3
17780 20000 22390 -9.2 -11.0 -11.1 -6
Tab.6 Bande dottava e di terzi dottava e risposta dei filtri A, B, C e D

45
Si osserva subito che il valore correttivo alla frequenza di 1 kHz nullo, a conferma del
fatto che, a quella frequenza, la sensibilit delludito delluomo la massima possibile.
Mediante la pesatura dei suoni con la curva di ponderazione "A", codificata
internazionalmente, si ottengono i livelli globali di pressione sonora in scala "A"; a partire
dalla conoscenza dello spettro di un suono per bande di ottava, o terzi di ottava, la
procedura la seguente:

- si correggono i valori del livello sonoro LP in dB delle varie bande secondo i fattori
correttivi della curva "A" (Tab.6) ottenendo i valori di LP(A) in dB(A);
n LP ( A )

- si calcola il valore del livello sonoro totale LP dBA 10 log 10 10
i 1

Esempio numerico

Dato un evento sonoro con la seguente distribuzione in frequenza:


Hz 63 125 250 500 1000 2000 4000 8000 16000
Lp dB 85 88 77 75 70 65 63 60 58

calcolare il livello sonoro totale in dB(A).


Con riferimento alla Tabella 6, la ponderazione dei livelli risulta la seguente:
Hz 63 125 250 500 1000 2000 4000 8000 16000

Filtro A -26,2 -16,1 -8,6 -3,2 0 +1,2 +1 -1,1 -6,9

85- 88- 77- 75- 65+ 60- 58-


70-0= 63+1
Lp dB(A) 26,2= 16,1= 8,6= 3,2= 1,2= 1,1= 6,9=
70 = 64
58,8 71,9 68,4 71,8 66,2 58,9 51,1

Il livello sonoro totale risulter:

n L p ( A )i

Ltot 10 log 10 10 10 log(105,88 107,19 106,84 107,18 107 106,62 106, 4 105,89 105,11 77,5dB( A)
i 1

3 FENOMENI CARATTERISTICI NELLA PROPAGAZIONE DELLE ONDE


3.1 Introduzione

Durante la sua propagazione il suono interagisce con lambiente dando origine a fenomeni
quali:

Riflessione;
Rifrazione;
Diffrazione.

Tutti e tre questi tre fenomeni sono costituiti fondamentalmente da deviazioni del suono
dalla sua direzione di propagazione.
46
Volendo studiare la propagazione dellenergia sonora, possibile immaginare
lemissione da parte di una sorgente di raggi sonori, costituiti da rette normali al fronte
donda, secondo i quali si propaga lenergia acustica: questo il campo dellacustica
geometrica.

3.2 Riflessione

La riflessione un fenomeno che ha luogo quando unonda sonora impatta su una


superficie di dimensioni molto grandi rispetto alla sua lunghezza donda. Essa pu essere:

Speculare;
Semidiffusa;
Completamente diffusa (con retrodiffusione).

L applicazione del principio di Huygens-Fresnel porta a concludere che la parte di


energia riflessa dall'ostacolo non subisce modifiche nella forma del fronte d'onda: onde
sferiche rimangono sferiche, onde piane restano piane e cos via.
Si consideri un fronte d'onda piano che colpisce una superficie liscia e lucida le cui
dimensioni e asperit superficiali sono trascurabili rispetto alla lunghezza donda del suono
incidente.
In questo caso si verifica una riflessione speculare; il generico raggio sonoro,
raggiungendo tale superficie riflettente, sar soggetto alle classiche leggi della riflessione
note anche come leggi di Cartesio:

1) il raggio incidente, il raggio riflesso e la normale alla superficie riflettente nel punto di
incidenza appartengono ad uno stesso piano;

2) l'angolo i tra il raggio incidente e la normale alla superficie uguale all'angolo di


riflessione r tra la normale ed il raggio di riflessione.

n
S

r
ii
i r

Fig.32 Riflessione speculare

Una superficie speculare quindi riflette tutta lenergia sonora nella direzione che forma con
la normale al punto di incidenza un angolo uguale a quello compreso tra questa e la
direzione di incidenza.
Quando le asperit della superficie hanno una dimensione confrontabile con quella
della lunghezza donda incidente, la riflessione di tipo diffuso e pu essere ulteriormente
distinta in semidiffusa e completamente diffusa, o con retrodiffusione. Si verifica la
riflessione semidiffusa quando lenergia che viaggia lungo il raggio incidente si
distribuisce, dopo limpatto, lungo molte direzioni nel quarto di spazio che non contiene il
raggio incidente, con una particolare concentrazione di energia nellintorno della direzione
che caratterizzerebbe la riflessione se fosse speculare.
47
n
S

i
i

Fig.33 Riflessione semidiffusa.

Si ha, infine, riflessione completamente diffusa con retrodiffusione quando la ruvidezza


della superficie riflettente molto evidente e distribuita del tutto casualmente: lenergia che
viaggia con londa lungo la direzione del raggio incidente viene distribuita dopo la
riflessione, in tutte le direzioni del semispazio libero, retrodiffondendo anche nella stessa
porzione di spazio da cui proviene il raggio incidente.

n
S

Superficie
scabra
Fig.34 Riflessione con diffusione completa o con retrodiffusione.

Da quanto detto risulta che una superficie pu essere caratterizzata da riflessione


speculare per determinate frequenze (basse) e riflessione mista o diffusa per altre
frequenze. Questo avviene correntemente nella pratica, per cui le modanature in rilievo di
una facciata di un edificio possono rendere diffondente la stessa a frequenze medio alte
ma non a quelle basse.
Al fenomeno della riflessione legato il fenomeno dell'eco. Quando la sorgente
sonora si trova nella stessa postazione del ricevitore e le onde sonore incontrano una
superficie riflettente, piana e perpendicolare alla stessa direzione di propagazione, distante
d dal punto S dove situata la sorgente, parte dell'energia sonora riflessa ritorna dopo un
tempo nel punto S: il tempo la somma del tempo impiegato dall'onda primaria a
raggiungere la superficie riflettente S e del tempo impiegato dall'onda secondaria a
raggiungere di nuovo il punto dove posizionata la sorgente, per cui:

2d

c

SA SI =IA = d I

Fig. 35 Fenomeno delleco con sorgente sonora e ricevitore nella stessa postazione.
48
P

t t
Fig.36 Rappresentazione nel tempo dei due eventi sonori: primario e riflesso.

L'orecchio dell'uomo in grado di distinguere due suoni distinti in successione di


tempo soltanto se sono in ritardo l'uno dall'altro di almeno un intervallo di tempo t pari ad
un decimo di secondo. Nel caso in esame, quando la sorgente e la posizione di ascolto
coincidono, il fenomeno delleco ha luogo se la distanza tra parete e sorgente almeno 17
m, nell'ipotesi che la velocit di propagazione in aria venga assunta pari a 340 m s-1
corrispondente alla temperatura di circa 15 C. Infatti:

2d t c 0.1 340
t 0.1 ( s) d 17 (m)
c 2 2

Nel caso pi generale, in cui sorgente e ascoltatore non coincidono, indicando con
SI la lunghezza del percorso compiuto dal suono diretto e con IA quella relativa al
percorso del suono riflesso, si verifica il fenomeno delleco se la differenza tra il percorso
del suono diretto e quello del suono riflesso superiore a circa 34 m, in quanto per queste
distanze, il ritardo tra i due eventi sonori superiore al decimo di secondo:

t 101 s

Fig.37 Fenomeno delleco con sorgente sonora e ricevitore lontani tra loro.

Infatti:
SI IA SA
t 0,1 s
c
SI IA SA 340 0,1 SI IA SA 34 m

Se il ritardo risulta essere <10-1 s, nellorecchio il suono riflesso si sovrappone


parzialmente al suono emesso: non si odono pi due suoni distinti, ma vi soltanto un
rimbombo, ossia una sovrapposizione dei suoni emessi con quelli riflessi.
In particolare se il ritardo :
5 102 s 101 s

non si distinguono i due singoli suoni, il primario ed il riflesso, ma si percepisce un suono

49
prolungato nel tempo ed indistinto, chiamato Near Echo.
Infine se il ritardo :

5 102 s

si ha un effetto di rafforzamento del suono denominato effetto Haas.

3.3 Rifrazione

In generale, quando unonda sonora attraversa due mezzi di densit differente


subisce una deviazione della traiettoria di propagazione (cfr. Fig. 38) denominata
rifrazione.

S n

Mezzo 1

Mezzo 2


Fig. 38 Fenomeno della rifrazione.

Il fenomeno della rifrazione pu essere spiegato con le due leggi della rifrazione:
1- Il raggio incidente, la normale alla superficie di separazione nel punto di incidenza ed il
raggio rifratto appartengono allo stesso piano;
2- tra l'angolo di incidenza 1 e l'angolo di rifrazione 2 esiste la seguente relazione:

sen 1 c1

sen 2 c 2

con c1 e c2 velocit di propagazione del suono nei due mezzi.


La rifrazione si verifica anche in un singolo mezzo qualora la velocit di propagazione
dell'onda varii da regione a regione a causa della non uniformit della distribuzione della
temperatura e, quindi, della non uniformit della densit del mezzo:
sen1 c1 T1

sen 2 c 2 T2

Essendo la funzione seno una funzione crescente si pu facilmente constatare che


langolo di rifrazione tende ad aumentare con laumentare della temperatura.

Se T2> T1 sen 2 > sen 1 2 > 1

Per temperature crescenti verso lalto (inversione del gradiente termico) per il
suono si verifica quanto illustrato nella figura 39 seguente.

50
Fig.39 Rifrazione del suono nellaria quando la temperatura aumenta con laltezza dal suolo.

Per temperature decrescenti verso lalto, invece si verifica quanto illustrato nella figura 40
seguente:

Fig.40 Rifrazione del suono nellaria quando la temperatura diminuisce con laltezza dal suolo.

Questo fenomeno spiega perch un suono viene udito pi facilmente di notte che di
giorno: durante la giornata gli strati dellatmosfera vicini al suolo sono pi caldi
(temperature decrescenti verso lalto) e, dato che la velocita del suono cresce con la
temperatura dellaria, per rifrazione le onde sonore si allontanano dal suolo; di notte invece
la situazione opposta e le onde rifratte verso terra vanno ad aumentare lintensit del
suono percepito (cfr. Fig.41).

Giorno

Notte

Fig.41 Rifrazione del suono di giorno e di notte

51
3.4 Diffrazione

Anche la diffrazione, come la rifrazione, consiste in una deviazione del raggio di


propagazione iniziale.
Il fenomeno della diffrazione si manifesta quando un'onda sonora incontra sul suo
cammino fenditure od ostacoli aventi dimensioni paragonabili alla lunghezza d'onda o pi
piccole; tale fenomeno pu essere facilmente capito con delle rappresentazioni grafiche
elaborate con il principio di Huygens- Fresnel, oppure con le leggi della diffrazione.
Tanto maggiori sono le dimensioni dell'ostacolo, rispetto alla lunghezza donda del
suono, tanto minore l'effetto della diffrazione (cfr. Fig.42).

Fig.42 Diffrazione dietro un ostacolo di dimensioni grandi rispetto alla lunghezza d'onda del suono.

Se, invece, le dimensioni dell'ostacolo sono confrontabili con la lunghezza d'onda, il suono
subisce una leggera deviazione e continua la sua propagazione quasi indisturbato
rimanendo il disturbo molto contenuto e assolutamente localizzato (cfr. Fig. 43).

Fig.43 Diffrazione dietro un ostacolo di dimensioni piccole rispetto alla lunghezza d'onda del suono.

Se l'ostacolo di grandi dimensioni presenta una piccola fenditura, allora la fenditura si


comporta come una sorgente secondaria puntiforme, viste le piccole dimensioni, in grado
di emettere onde sferiche indipendentemente dal tipo di geometria dell'onda incidente
(cfr. Fig. 44).

Fig.44 Diffrazione dovuta ad una piccola fenditura.

52
Contrariamente a quanto succede nella propagazione della luce, dove una lunghezza
d'onda tipica dell'ordine di 10-7 m e, quindi, non molto frequente osservare questo
fenomeno, il fenomeno della diffrazione in acustica abbastanza frequente dal momento
che un suono udibile ha una lunghezza d'onda dell'ordine di 1 m. Dello stesso ordine di
grandezza sono le dimensioni delle finestre, porte, griglie di ventilazione, spigoli, pilastri,
cassettoni, travi, ornamenti architettonici a sbalzo etc.
La diffrazione quel fenomeno che permette al suono di aggirare gli ostacoli e
propagarsi anche al di fuori della visuale geometrica; consente di spiegare perch ad
esempio un ascoltatore riesce ad udire un suono emesso da una sorgente situata dietro lo
spigolo di una casa senza che la sorgente stessa debba essere necessariamente vista.

3.5 Risonanza

Ogni sistema vibrante oscilla liberamente con una (o pi) frequenze proprie che
dipendono dalle sue caratteristiche geometriche, fisiche e chimiche.
Se sollecitato da una forza periodica esterna, un sistema oscilla alla stessa
frequenza della forzante.
Anche le strutture architettoniche hanno naturalmente questa propriet.
Il fenomeno della risonanza si verifica quando un sistema viene sollecitato a vibrare
da unonda caratterizzata da frequenza pari o molto vicina ad una frequenza propria di
vibrazione del sistema stesso. Il fenomeno consiste in una notevole amplificazione della
ampiezza delle oscillazioni (cfr. Fig.45):
1. L'ampiezza, cresce man mano che la frequenza si avvicina al valore in risonanza.
2. Alla risonanza si raggiunge un valore massimo che tanto maggiore quanto minori
sono le forze passive attribuibili allattrito del supporto elastico ed alla resistenza
viscosa del fluido circostante .
3. L'ampiezza decresce quando, oltrepassato il valore in risonanza, ce ne si allontana.

Fig.45 Ampiezza della risonanza

Il fenomeno della risonanza si pu presentare anche in dispositivi e macchine costruite


dall'uomo. Qui per dobbiamo distinguere due situazioni:
1. il fenomeno desiderato, in quanto permette l'amplificazione o la selezione di un
segnale. E il caso del rinforzo del suono ottenuto con casse acustiche
53
opportunamente sagomate o della radio, del laser, dei filtri. La risonanza permette
disintonizzare l'apparecchio, cio di ottimizzarne la risposta in una o pi bande di
frequenze ben precise;
2. il fenomeno indesiderato, in quanto il sistema in risonanza soggetto a
sollecitazioni che possono comprometterne l'integrit o il funzionamento. il caso
delle costruzioni (case, ponti, ecc.), in cui i materiali rischiano di deteriorarsi o
rompersi, se sottoposti a sollecitazioni eccessive.

4 PROPAGAZIONE DEL SUONO IN CAMPO LIBERO

4.1 Introduzione

Quando il suono si propaga senza incontrare nessun ostacolo che possa


causare fenomeni di assorbimento, diffrazione o riflessione, si ha la condizione di campo
libero.
Il campo libero pu essere ottenuto in laboratorio, nelle camere anecoiche, realizzate in
modo da ridurre al minimo possibile lenergia riflessa dalle pareti che confinano la camera.

4.2 Attenuazione per distanza o divergenza

In presenza di un mezzo di trasmissione ideale, privo cio di assorbimento, le


onde sonore si allontanano dalla sorgente subendo il solo fenomeno della divergenza
geometrica, cio dellattenuazione dovuta al fatto che aumentando la distanza aumenta la
superficie di propagazione.
In natura esistono innumerevoli tipologie di sorgenti sonore, ciascuna caratterizzata da
una certa forma, dimensione, direttivit, spettro di emissione, variabilit nel tempo. Le
modalit con cui il suono emesso da queste sorgenti si propaga in campo libero possono
essere diverse da sorgente a sorgente. Per semplificare lo studio della propagazione del
suono in campo libero possibile schematizzare le sorgenti sonore in tre tipologie di
sorgenti ideali che, in certe condizioni, possono approssimare correttamente il
comportamento delle sorgenti reali. Le tipologie considerate sono le seguenti:
sorgente puntiforme (la propagazione del suono avviene con una divergenza sferica)
sorgente lineare (la propagazione del suono avviene con una divergenza cilindrica)
sorgente piana guidata (le onde rimangono piane al variare della distanza)
Il fatto che una sorgente sonora sia considerata puntiforme, lineare o piana non dipende
solo dalla sua forma, ma anche dalla dimensione e dalla distanza relativa sorgente-
ricevitore.
Per una sorgente puntiforme in campo libero lenergia che si propaga resta in prima
approssimazione costante (nessun assorbimento da parte dellaria) ma la intensit sonora
diminuisce perch si distribuisce su una superficie sempre pi grande.
Considerando due diverse superfici sferiche concentriche S 1 e S2 di raggi r1 ed r2, ed
indicando con I1, I2, p1, p2, le intensit e le pressioni sonore rispettivamente di due punti
generici P1 e P2 sulle superfici S1 e S2 (cfr. Fig.46), si ha:

W I1 S1 I 2 S2
cio:

I1 S2 4 r22 r22 p12



I 2 S1 4 r12 r12 p22
54
Per cui lintensit sonora si riduce con il quadrato della distanza.

I2
I1
P1
r1
P2
r2

Fig.46

Lattenuazione per divergenza sferica L tra i punti P1 e P2 si pu calcolare nel modo


seguente:
r1
p 2 p1
r2

Per il livello di pressione sonora nel punto P2 si pu scrivere:

p2 r1 p1
L2 20 log 20 log
r 2 10 5

2 10 5 2

dalla quale si ottiene:

r2
L L1 L2 20 log
r1

dove si pu facilmente verificare che il livello sonoro diminuisce di 6 dB per ogni raddoppio
della distanza dalla sorgente e di 20 dB se la distanza decuplica.1
Una sorgente lineare produce delle onde cilindriche; se essa costante lungo
tutta la sua lunghezza le onde sono equidistanti dalla sorgente.
Considerando una sorgente sonora di lunghezza unitaria, due diverse superfici cilindriche
coassiali S1 e S2 di raggi r1 ed r2, lattenuazione per divergenza cilindrica L tra due punti
P1 e P2 sulle superfici S1 e S2 (cfr. Fig.47), si pu calcolare nel modo seguente:

I1 S2 2 r2 r2 p12
2
I 2 S1 2 r1 r1 p2

da cui si ricava che:

r1 1
1
Infatti, se r2 = 2 r1, allora: L2 L1 20 log L1 20 log L1 20 log 2 L1 6 ;
2 r1 2
r 1
mentre, se r2 = 10 r1, allora: L2 L1 20 log 1 L1 20 log L1 20 log 10 L1 20
10 r1 10
55
r1
p2 p1
r2

Per il livello di pressione sonora nel punto P2 si pu scrivere:

p2 r p1 r
L2 20 log 5
20 log 1 5
L1 10 log 1
2 10 r2 2 10 r2

dalla quale si ottiene che lattenuazione per divergenza L tra i punti P1 e P2

r2
L L1 L2 10 log
r1

P1
r1

r2

P2
Fig.47

Nel caso particolare in cui r2 = 2r1 si ottiene L=3 dB, ci corrisponde ad una diminuzione
di 3 dB dei livelli di intensit e pressione sonora per ogni raddoppio della distanza
sorgente-ricevitore.
Una sorgente piana genera onde acustiche piane. Nelle condizioni in cui le onde
risultino perfettamente piane ed in assenza di altri fenomeni dissipativi si verifica che
lintensit acustica rimane costante al variare della distanza tra la sorgente ed il ricevitore.
Si vede infatti come:

W W
I1 I2
S1 S2

Poich S1 = S2 risulta I1 = I2 dunque lattenuazione nulla.


Le relazioni precedenti permettono di calcolare il livello sonoro in un punto
qualsiasi P2 noto il livello in un punto P1 e note le rispettive distanze dei due punti dalla
sorgente senza essere costretti a conoscere il livello sonoro della sorgente.
Consideriamo ancora una sorgente sonora puntiforme che irradia, in campo
W
libero, in modo uniformemente distribuito in tutte le possibili direzioni. Essendo: I ,
4r 2
si ha:

I W
LI 10 log 10 log .
I0 4r 2 I0

Potendo considerare lintensit I0 come quella prodotta dalla potenza W 0 minima udibile
56
pari a 10-12 W su una superficie unitaria, si ottiene una formula molto importante per la
valutazione del livello di intensit sonora in campo libero, correlato al livello di potenza
della sorgente:

I W 1 W 1 1
LI 10 log 10 log
10 log
LW 10 log
2
LW 20 log r 11
4r W0 W0 4r 4r 2
2
I0

Potendosi inoltre considerare, nelle ipotesi fatte, LI LP , si ha

LP LW 20 log r 11

Esempio numerico

In campo libero, si calcoli il livello di pressione sonora ad una distanza di 10 m da una


sorgente puntiforme ideale che emette con una potenza di 60 dB:

Lp = Lw - 20 log r - 8 = 60 20 8 = 32 dB

Calcolare poi il livello di pressione sonora a 20 m:

Lp = Lw - 20 log r - 8 = 60 26 8 = 26 dB

Si conferma pertanto che al raddoppio della distanza si ha una riduzione di 6 dB.


Inoltre, conoscendo il livello di pressione sonora LP1 ad una distanza di 10 m dalla
sorgente possiamo calcolare il livello LP2 alla distanza di 20 m:

LP2 = LP1 20 log (r2/r1) = 32 20 log (20/10) = 32 - 6 = 26 dB

Il campo acustico generato da una sorgente sonora , in generale, caratterizzato da


una emissione di energia sonora diversa secondo le varie direzioni (cfr. Fig. 48):

Fig.48 Curve di direttivit di due sorgenti puntiformi


sfasate di 180 alle frequenze di 1 e 2 KHz.

Si definisce pertanto il " fattore di direttivit" Q come rapporto tra l'intensit sonora reale
nella direzione (I) e l'intensit sonora I0 che avrebbe il campo acustico in quel punto, se
la sorgente fosse omnidirezionale, oppure come il rapporto tra il quadrato della pressione
sonora misurata in un punto ed il quadrato della pressione sonora che avremmo avuto,
nello stesso punto, qualora lemissione fosse generata da una sorgente ideale
omnidirezionale della stessa potenza, W, della prima:
57
I p2
Q 2reale
I 0 pideale

Ovviamente, per una sorgente omnidirezionale, si ha: Q=1.


La direttivit una caratteristica della sorgente; esempi tipici di sorgenti sonore
dotate di un evidente fattore di direttivit sono i macchinari, le unit di trattamento dellaria,
le pompe di calore, i condensatori, i motori dei veicoli, ecc.
Generalmente il fattore di direttivit funzione della frequenza e normalmente
aumenta con essa; molte sorgenti, ad esempio, possono essere considerate non direttive
a basse frequenze (fintanto che le loro dimensioni sono piccole rispetto alla lunghezza
donda dellemissione) mentre sono direttive ad alte frequenze; vedi la voce umana.
Considerando una sorgente con fattore di direttivit Q, la formula precedentemente
scritta per il calcolo del livello di pressione sonora in funzione del livello di potenza sonora
in campo libero diventa:

Q
LP Lw 10 log Lw 10 log Q 20 log r 11
4 r 2

Il termine (10 log Q), espresso ovviamente in dB, il cosiddetto indice di direttivit D.
E possibile descrivere la direttivit di una sorgente reale riconducendola ad una
ideale (omnidirezionale) posizionata in modo diverso rispetto a delle superfici
perfettamente riflettenti.
Ad esempio, una sorgente omnidirezionale, che caratterizzata ovviamente da una
direttivit Q pari ad 1 (D=0 dB) se posta in uno spazio libero da ostacoli, assume un
coefficiente di direttivit Q = 2 (D=3 dB) se si trova al centro di una parete perfettamente
riflettente, poich in questo caso tutta lenergia sonora emessa nel semispazio dove non si
trova la sorgente viene riflessa nellaltro semispazio dove quindi raddoppia.
Il fattore di direttivit Q assume poi valore pari a 4 (D=6 dB) se la sorgente posta in
prossimit dellintersezione di due pareti, poich ha in questo caso a disposizione solo un
quarto dellintero spazio che la circonda ed infine Q = 8 (D=9 dB) se la sorgente si trova in
prossimit del punto di intersezione di tre pareti, poich in questo caso tutta lenergia
sonora viene emessa in un ottavo dellintero spazio che circonda la sorgente (cfr. Fig. 49).
Pi piccolo lo spazio interessato dallemissione sonora, maggiore ovviamente la
direttivit della sorgente.

Q = 1; D = 0 dB Q = 2; D = 3 dB Q = 4; D = 6 dB Q = 8; D = 9 dB

Fig. 49 Coefficiente di direttivit di una sorgente omnidireziale installata a parete.

58
Esempio numerico
Per un comizio allaperto, si vuole determinare la potenza acustica che deve essere
emessa da un altoparlante omnidirezionale per produrre un livello di pressione L P=70dB
ad una distanza di 70 m.. Si supponga di porre la sorgente:
a) lontano da superfici riflettenti
b) vicino ad un piano riflettente
c) vicino a due piani ortogonali riflettenti
d) vicino a 3 piani riflettenti

Per prima cosa, ci ricordiamo lespressione generale del livello di pressione prodotto da
una sorgente, in campo libero, a distanza r:

LP Lw D 20 log r 11

Da questa espressione possiamo esplicitare il livello di potenza LW che dobbiamo


richiedere alla sorgente sonora (cio laltoparlante), tenendo conto che L P=70dB e che
20log=37:

LW LP D 20 log r 11 70 D 37 11 118 D

A questo punto, si tratta di fissare semplicemente il valore dellindice di direttivit D in


base alle 4 situazioni proposte:
a) nel primo caso, la sorgente si trova lontano da superfici riflettenti, per cui siamo in
condizioni di campo libero sferico; sappiamo allora che Q=1, e quindi D= 10 log Q= 0; in
questo caso, dunque richiesto allaltoparlante un livello di potenza acustica LW=118 dB;
ricordando che:
W
LW 10 log
W0
-12
dove la potenza di riferimento W 0 = 10 , si ottiene che 118 dB corrispondono a:
LW 118
12
W W0 10 10
10 10
10
0.63W

b) nel secondo caso, la sorgente posta vicino ad un piano riflettente, per cui siamo in
condizioni di campo libero semisferico, cui corrisponde Q=2 e D=3dB, per cui il livello di
potenza diminuita di 3 dB rispetto al caso precedente, il che significa che la potenza si
dimezzata (sono quindi richiesti 0.315 W);
c) nel terzo caso, ci sono due piani riflettenti vicino alla sorgente,: in questo caso, Q=4 e
D=6dB e quindi la potenza diminuita di altri 3 dB rispetto al caso precedente (sono
richiesti 0.157 W);
d) infine, nel quarto caso, dove i piani riflettenti sono ben 3, sappiamo che Q=8, e D=9dB
e quindi abbiamo un ulteriore dimezzamento della potenza (sono quindi richiesti 0.0787
W).

Consideriamo adesso il caso di una sorgente sonora non pi puntiforme, ma


lineare. I fronti donda adesso non sono pi sferici, ma cilindrici. Questo argomentazione
permette la trattazione di strade, ferrovie, linee di trasporto in generale, visto che si
propagano in modo lineare.
59
In questo caso la propagazione avviene con redistribuzione della potenza sonora su
un fronte di propagazione cilindrico (cfr. Fig. 50):

In questo caso la propagazione avviene con redistribuzione della potenza sonora su un fronte di
propagazione cilindrico:

Fig. 50

W
Essendo: I , si ha che il livello di intensit o pressione sonora in un generico
2r L
punto P a distanza r dalla sorgente lineare risulta:

W W
I 2 r L 2 r L Wo
LI 10 lg 10 lg 10 lg
Io Io Io Wo

W
LI 10 lg 10 lg2 10 lgr LW '8 10 lgr
L Wo

dove Lw il livello di potenza per metro di lunghezza.

4.3 Effetti di attenuazione sonora nella propagazione

Lattenuazione che il suono subisce propagandosi dalla sorgente al ricevitore dipende,


oltre che dalla divergenza geometrica dovuta alla distanza, anche da altri fenomeni
dissipativi dovuti:
allassorbimento dellaria,
alla presenza di gradienti di temperatura nel mezzo e/o di turbolenza (vento)
allassorbimento delle superfici con cui londa di pressione viene in contatto (diversi
tipi di terreno, alberi e vegetazione),
alla presenza di precipitazioni (pioggia, neve o nebbia),
presenza di ostacoli naturali o artificiali (argini, dune, schermi, edifici, barriere, etc.)

Per tener conto di tutti questi fenomeni si introduce nella relazione di propagazione un
generico termine A (attenuazione dovuta alle condizioni ambientali) espresso in dB,
pertanto si ottiene:

Lp = Lw - Adiv + D - A

dove il termine Adiv lattenuazione per distanza e D lindice di direttivit.

60
4.3.1 Assorbimento del suono dovuto all aria (assorbimento molecolare)
Laria non un mezzo perfettamente elastico, e conseguentemente si assiste ad
una debole dissipazione di energia acustica in calore. Il fenomeno cresce con il quadrato
della frequenza, e dipende in modo assai complesso dai parametri fisici temperatura ed
umidit.
Lassorbimento molecolare dellaria causato da due processi:
1) Dissipazione dellenergia dellonda sonora per effetto della trasmissione di
calore e per la viscosit dellaria; assume reale importanza solo per temperature e
frequenze elevate (attenuazione di circa 1dB/Km per un suono puro di 3000 Hz e di
2dB/Km per uno di 5000 Hz);
2) Dissipazione per effetto dei movimenti rotazionali e vibratori che assumono le
molecole dossigeno e azoto dellaria, sotto le azioni di compressione e
rarefazione (dipendenza, oltre che dalla frequenza del suono, dalla temperatura e dalla
umidit relativa dellaria).
Questo effetto diventa rilevante solo quando si considera la propagazione a distanze pari
a diverse lunghezze donda.
Lattenuazione aumenta con la temperatura: per una atmosfera con una data umidit
specifica ed una temperatura compresa tra 15 e 30 C (temperature generalmente
riscontrate per esempio nei teatri all'aperto) lattenuazione aumenta di circa l'8% per
ogni10 C di aumento di temperatura.
Lassorbimento cresce allaumentare della frequenza secondo un andamento che risente
della presenza di umidit.
Dalla figura 51 si pu notare che a bassa frequenza, tanto maggiore lumidit tanto
minore lassorbimento. A frequenze molto alte (f > 10 KHz) landamento opposto.
Sotto i 100Hz lassorbimento molto basso dellordine di 1dB/kM mentre oltre i 12-13 KHz
c unattenuazione altissima. Gli ultrasuoni, infatti, dopo pochi metri vengono attenuati
completamente.
Inoltre, se la temperatura elevata, lumidit favorisce la propagazione, se la temperatura
bassa lumidit favorisce lattenuazione del suono. Ci tanto pi vero quanto pi le
frequenze sono elevate.

Fig. 51 Andamento dellassorbimento dellaria al variare della frequenza e dellumidit

61
La norma ISO 9613-1 contiene le complesse formulazioni necessari al calcolo analitico
dellassorbimento dellaria. In coda alla norma sono invece riportare estese e dettagliate
tabelle, che fornisco lattenuazione dellaria espressa in dB/km, alle varie frequenze, e per
tutte le temperature ed umidit relative (cfr. Tab. 8)

Tab. 8 Valori dellattenuazione molecolare dellaria in dB/km in funzione della frequenza,


della temperatura e dellumidit relativa, come suggeriti dalla Norma ISO 9613-1.

4.3.2 Attenuazione da ostacoli naturali o artificiali.


L'efficacia di questo tipo di attenuazione va valutata in funzione delle dimensioni
dell'ostacolo rispetto alla lunghezza d'onda del suono. A seconda delle dimensioni
dell'ostacolo pu aversi o il fenomeno della riflessione o quello della diffrazione.
Quando la lunghezza d'onda del suono (0.020 20 m) molto pi piccola della
minore dimensione della superficie dell'ostacolo, si applicano le ben note leggi della
riflessione tenendo, ovviamente, conto della frazione di energia assorbita dall'ostacolo. In
questa situazione il suono non oltrepassa l'ostacolo e l'attenuazione totale.
Quando la lunghezza d'onda dello stesso ordine di grandezza delle dimensioni
dell'ostacolo si ha il fenomeno della diffrazione: l'onda sonora pu superare l'ostacolo
riducendo l'estensione della zona d'ombra dietro di esso riducendo, quindi, l'efficacia
dell'ostacolo stesso.
La frequenza dellonda sonora influisce anche sul tipo di diffrazione che si
verifica. Infatti ad alte frequenze si verificano deformazioni completamente diverse da
quelle che si osservano a bassa frequenza.
Si consideri la deformazione apportate da una fenditura in una parete come da
Fig. 59:

Fig.59

62
A basse frequenze la fenditura (a), per effetto diffrattivo, diventa sorgente di unonda
sferica, mentre ad alte frequenze (b) dal foro si forma un raggio sonoro che tanto pi
collimato (si creano zone dombra) tanto pi alta la frequenza.
Un altro interessante caso di diffrazione si ha quando si pone una barriera sottile
lungo la propagazione dellonda. Anche qui si ottengono effetti diversi al variare della
frequenza dellonda:

Fig.60

Ad alte frequenze (cfr. Fig. 60b) si viene a creare una zona dombra in prossimit della
barriera (che potrebbe essere ad esempio un muro) mentre lontano dallostacolo londa
rimane praticamente imperturbata.
Differente leffetto per le basse frequenze (cfr. Fig. 60a): in questo caso infatti il
bordo diviene a sua volta sorgente di unonda cilindrica e il livello sonoro che verrebbe
avvertito da un ricevitore posizionato oltre la barriera sarebbe dato dallinterazione
dellonda diretta con londa rifratta.
In genere, difficile quantificare lentit di questi fenomeni sia per basse che per alte
frequenze. Molto utile valutare lefficacia di uno schermo nel caso in cui si tratti di
barriere acustiche appositamente realizzate allo scopo di attenuare la propagazione del
rumore da traffico stradale o ferroviario. Tenuto conto dei limiti che si hanno nella
realizzazione pratica di tali ostacoli in termini di altezza del sistema e delle lunghezze
donda che caratterizzano le onde sonore, chiaro che le barriere acustiche non risultano
molto efficaci a molte frequenze, soprattutto basse, poich sono agevolmente scavalcabili,
per diffrazione, dalle onde sonore, mentre risultano pi efficaci alle frequenze alte (piccole
lunghezze donda) che risultano essere comunque le pi disturbanti nei confronti
dellapparato uditivo umano.
Un calcolo preciso dellattenuazione prodotta da una barriera acustica
caratterizzato da notevole complessit visti i fenomeni diffrattivi del suono e gli effetti di
bordo che si verificano e sono richieste a questo scopo analisi numeriche di notevole
difficolt.
Sono state prodotte per, da alcuni autori, delle formulazioni semplificate, che
consentono di ricavare utili informazioni adatte soprattutto in fase di progettazione a
valutare con sufficiente precisione le caratteristiche geometriche della barriera per
ottenere un efficace riduzione del rumore.
Esiste un relazione analitica approssimata per quantificare lefficacia di uno
schermo sottile di lunghezza indefinita posto tra sorgente e ricevitore. Tale
approssimazione nota come relazione di Maekawa, dal nome dello studioso che la
present (1968).
Consideriamo una sorgente puntiforme (o lineare) di onde sonore, un ricevitore
posto ad una certa distanza ed uno schermo di spessore sottile e di lunghezza indefinita
63
(in modo da avere solo diffrazione sul bordo superiore) posto tra sorgente e ricevitore in
modo da nascondere il ricevitore alla sorgente (cfr. Fig .61):

Fig. 61 Schema di una schermo sottile di lunghezza indefinita

Lattenuazione dipende dalla lunghezza donda del suono e dal grado di copertura .
Nell'ipotesi che (b < heff) e (a < heff) il grado di copertura definibile come la differenza
tra il minimo percorso compiuto dalle onde diffratte dal bordo superiore della barriera
(indicato con i tratti A e B) ed il percorso della eventuale propagazione diretta che avrebbe
luogo in assenza di barriera (indicato con la lettera d):

=A+B-d

mentre nell'ipotesi che (b >> heff) e (a > heff) allora il grado di copertura dato da:

2
heff

2a
Nelle relazioni proposte da Maekawa lattenuazione dipende dal solo numero di Fresnel
definito dalla:

2
N

dove la lunghezza d'onda e il grado di copertura della barriera, e, se rappresentate
in scala logaritmica la relazione perfettamente lineare. Tali relazioni sono:

a) In caso di sorgenti puntiformi:


A = 10 log( 3 20 N )

b) In caso di sorgenti lineari:


A 10 log( 2 5.5N )

In alternativa, l'attenuazione prodotta da un ostacolo pu essere valutata dalla


seguente utile relazione dovuta a Kurze e Anderson (1971) :

2N
A 20 log 5 (dB)
tanh 2N
64
formula che si dimostra pi accurata per valori di N bassi, mentre per N elevati si riottiene
la formulazione di Maekawa.
L'attenuazione aumenta all'aumentare del grado di copertura ed all'aumentare
della frequenza fino ad un valore massimo pratico di attenuazione, ottenibile con uno
schermo impervio, pari a circa 24 dB.
Dall'analisi del grafico di Fig. 62 si pu ancora osservare che, indipendentemente dalla
frequenza, si ha una attenuazione di 5 dB quando il grado di copertura vale 0, cio quando
la congiungente la sorgente sonora con il punto di ascolto lambisce superiormente la
barriera.

Fig. 62 Attenuazione di una barriera in funzione della frequenza e del grado di copertura.

L'ipotesi di schermo sottile pu essere considerata applicabile solo se lo spessore


della barriera inferiore alla lunghezza donda del suono; ad esempio per traffico
autostradale il valore predominante di lunghezza d'onda = 50 cm il che consente tale
approssimazione.
Un criterio quantitativo per poter definire una barriera spessa il seguente:

se lo spessore b 3 m la barriera da considerarsi spessa per tutte le


componenti dello spettro di rumore;
se b < 3 m la barriera andr considerata spessa solo per le componenti la cui
lunghezza d'onda risulta < b / 5 , per le altre ( > b / 5) sar sottile;
in tutti gli altri casi la barriera si considera sottile

Per esempio nel caso lo schermo sia realizzato da un terrapieno o un edificio, lo schermo
non pu essere pi considerato sottile.

65
Si tiene conto dello spessore b della barriera (cfr. Fig.63), attraverso il calcolo del numero
di Fresnel:

Fig. 63 Schema di una schermo di spessore b

Se la barriera presenta una lunghezza finita (cfr. Fig. 64), occorre considerare la
diffrazione oltre che sul bordo superiore (punto B) anche quella sui bordi laterali della
barriera (punti C e D).

Fig. 64 Schema di una schermo sottile di lughezza finita

Lattenuazione si ottiene con la relazione:

A= Ad - 10 log (1 + N/N1 + N/N2) (dB)

dove Ad lattenuazione dal solo bordo superiore; N, N1, N2 (maggiori di 1) sono i numeri
di Fresnel associati ai gradi di copertura rispettivamente per la diffrazione dal bordo
superiore e per quelle laterali.
Per ridurre linfluenza della diffrazione laterale (<2 dB), occorre che la larghezza
della barriera sia almeno uguale a 4 o 5 volte la sua altezza effettiva h eff.

66
4.4 Barriere antirumore o acustiche

Una barriera antirumore o acustica una struttura, naturale od artificiale, interposta fra
la sorgente di rumore e il punto di ricezione, che intercetta la linea di visione diretta fra
questi due punti. Ad esempio un muro, una costruzione, una duna in terra, una collina
possono servire come barriere.
La norma UNI 11160 definisce barriera per il rumore: il dispositivo per la riduzione del
rumore che si interpone sul percorso di propagazione diretta per via aerea del suono dalla
sorgente sonora al ricevitore.

Fig. 64 Esempi di barriere lungo le strade.

Una barriera efficace se la potenza sonora trasmessa direttamente attraverso di essa


risulta trascurabile rispetto a quella trasmessa per via aerea.
Lefficacia dellazione schermante di una barriera viene espressa in dB mediante la
cosiddetta perdita di inserzione IL definita come la differenza tra i livelli di pressione
sonora che si verificano in una determinata posizione esposta al rumore, in presenza del
terreno, prima e dopo linstallazione della barriera.
Lefficacia di una barriera viene espressa anche attraverso lattenuazione Ab in dB,
definita come la differenza tra il livello di pressione sonora che si verifica in corrispondenza
della posizione del ricevitore in campo libero ad una certa distanza dalla sorgente ed il
livello che si verifica nella stessa posizione con la presenza della barriera e del terreno.
In definitiva lattenuazione dovuta alla presenza di barriere naturali o artificiali :

dove Ab = attenuazione della barriera, As = attenuazione dovuto al suolo in assenza di


ostacoli e Asb = attenuazione dovuto al suolo in presenza di ostacoli. Quindi,
allattenuazione della barriera Ab va sottratta la perdita di attenuazione del suolo dovuta
alla presenza della barriera (As Asb ).
Il meccanismo fisico su cui si basa il funzionamento delle barriere antirumore il
seguente:

quando un'onda sonora incontra un ostacolo, parte di essa viene assorbita, parte
riflessa, e parte si propaga oltre il bordo che delimita l'ostacolo per effetto della
diffrazione, cosicch il suono raggiunge lascoltatore oltre la barriera.
67
se la barriera solida, senza vie di fuga per il suono, fori o discontinuit, e di massa
sufficientemente elevata, il rumore trasmesso attraverso di essa di solito
trascurabile rispetto a quello diffratto.
Il progetto acustico di una barriera consiste essenzialmente:
nella valutazione dellenergia sonora diffratta, attraverso il calcolo della perdita di
inserzione IL o della attenuazione Ab,
nel calcolo del potere fonoisolante della barriera tale da rendere trascurabile
lapporto dellenergia trasmessa attraverso la barriera rispetto a quella diffratta dal
bordo della stessa.
Si possono individuare tre zone nello spazio oltre la barriera:

Una zona di chiaro, in cui la presenza della barriera non ha effetti significativi
poich la linea diretta del suono non interrotta;
Una zona di transizione, la cui estensione dipende dalla distribuzione in frequenza
del rumore emesso;
Una zona di ombra nella quale le prestazioni della barriera dipendono dallangolo di
diffrazione.

Fig. 65

Nel calcolo dellattenuazione Ab di una barriera si tiene conto del numero di Fresnel N:

e delle seguenti relazioni:


a) allinterno della zona dombra

68
dove: C1=1, C2=1 per sorgenti puntiformi e C1=0,75, C2=1 per sorgenti lineari.
b) allesterno della zona dombra

In definitiva, lattenuazione aumenta allaumentare di N, cio aumenta:

allaumentare dellaltezza efficace he della barriera,


al diminuire delle distanze dSB e dBR quindi quanto pi la barriera situata in
prossimit della sorgente S e del ricevitore R.

E' buona norma applicare le barriere il pi vicino possibile alla sorgente acustica e
sceglierle di materiali aventi densit superficiale compresa tra 10 e 20 kg m -2.
L'attenuazione che si pu realizzare normalmente ha un valore compreso tra 5 e 15 dB.
E da notare che quando una barriera posta lungo il lato di una strada, il rumore
riflesso da essa pu aumentare considerevolmente sullaltro lato a meno che la superficie
della barriera esposta al traffico non sia fonoassorbente. Questo pu essere realizzato
applicando un materiale resistente allirraggiamento solare, allumidit, alla pioggia, al
gelo ed al vento e trasparente al suono come il Tectum od i pannelli con materiale
fonoassorbente spessi 5 cm sostenuti con lamiere metalliche forate.
Le barriere acustiche lungo le strade sono particolarmente necessarie in vicinanza
di scuole, ospedali, luoghi di culto, quartieri residenziali.
Nei complessi condominiali situati in prossimit di strade molto rumorose sarebbe
bene disegnare la facciata dell edificio in modo che sia essa stessa a proteggere i
condmini dal rumore con caratteristiche per esempio come quelle riportate nella figura
che segue: il rumore viene riflesso verso lalto dal parapetto del balcone mentre lenergia
sonora incidente sul soffitto del balcone assorbita dal materiale fonoassorbente; i balconi
con facciata riflettente e tetto rivestito da materiale fonoassorbente risultano autoprotettivi
contro il rumore da traffico. La facciata del primo balcone pu essere protetta con un
pannello trasparente inclinato dello spessore per esempio di pollice.

Fig. 66 Balconi con facciata riflettente e tetto rivestito da materiale fonoassorbente

69
Con soluzioni come quella riportata in figura sono da aspettarsi attenuazioni tra 2 e 10 dB
nella banda di 500 Hz allinterno delle stanze affacciate sulla strada ed anche allinterno
dei balconi.
Come specificato dalla norma UNI 11022, le caratteristiche acustiche di una
barriera antirumore possono essere classificate in due categorie:
estrinseche: efficienza della barriera antirumore nel ridurre i livelli di pressione
sonora in una serie di punti sul territorio, chiamati ricettori (perdita di inserzione o
Insertion Loss);
intrinseche: caratteristiche proprie del prodotto barriera antirumore,
indipendentemente dallambiente in cui o sar installato e dalleffetto finale di
riduzione del rumore sui ricettori (assorbimento/riflessione, trasmissione, diffrazione
del suono).
Esistono numerose tipologie di barriere acustiche e di materiali componenti. La scelta di
un prodotto dipende, oltre che dalle prestazioni acustiche richieste, anche da fattori, quali:
statica, sicurezza, estetica, durata, manutenzione, costi.
Le barriere antirumore possono essere suddivise nelle seguenti tipologie:

1) barriere artificiali
Fonoisolanti
Fonoassorbenti
Fonoisolanti e fonoassorbenti

2) barriere naturali
Barriere vegetali (siepi, fasce boscate, alberate, ecc.)
Barriere miste (terre armate, biomuri, muri verdi, barriere vegetative, ecc.)

Anche per barriere naturali, come quella riportata nella figura seguente, valgono le stesse
procedure di calcolo valide per le barriere artificiali.

Fig. 67 Barriera naturale dovuta alla conformazione del terreno.

Prestazioni delle barriere naturali:

Abbattimenti di circa 1 dB per ogni metro in profondit di barriera: per avere


abbattimenti di circa 10 dB sono necessarie barriere vegetali di altezza 4m e
profondit 8m, configurazione quasi mai accettabile in rapporto alle superfici
disponibili negli interspazi infrastruttura-ricettore.
Elevato costo di installazione
Considerando i costi diretti di piantumazione ed i costi indiretti di manutenzione
(potature ed irrigazione), oltre ai lunghi tempi per il raggiungimento degli effetti a

70
regime (5 anni), tale intervento si rivela sempre pi oneroso e scarsamente
risolutivo per tutti i casi in cui esso risulta realizzabile in via di principio.

Sono qui citati solo i temi delle principali norme UNI che permettono una corretta
progettazione delle schermature antirumore, partendo dalla caratterizzazione del territorio,
fino a determinare i parametri di misura per verificare la correttezza dellintervento.
UNI 9884 Caratterizzazione acustica del territorio mediante la descrizione del
rumore ambientale
UNI EN 1793-1-2-3 Dispositivi per la riduzione del rumore da traffico stradale -
Metodo di prova per la determinazione della prestazione acustica Caratteristiche
intrinseche di assorbimento acustico - di isolamento acustico per via aerea -Spettro
normalizzato del rumore da traffico
UNI EN 12354-3 Valutazioni delle prestazioni acustiche di edifici a partire dalle
prestazioni di prodotti . Isolamento acustico contro il rumore proveniente
dall'esterno per via aerea
UNI 11022 Misurazione dell'efficacia acustica dei sistemi antirumore (insertion
loss), per infrastrutture di trasporto, installati in ambiente esterno
UNI CEN/TS 1793-4-5 Dispositivi per la riduzione del rumore da traffico stradale.
Metodo di prova per la determinazione della prestazione acustica. Parte 4:
Caratteristiche intrinseche - Valori in situ della diffrazione sonora. Parte 5:
Caratteristiche intrinseche - Valori in situ della riflessione sonora e dellisolamento
acustico aereo.
UNI EN 1794-1-2 Dispositivi per la riduzione del rumore da traffico stradale -
Prestazioni non acustiche Parte 1: Prestazioni meccaniche e requisiti di stabilit .
Parte 2: Requisiti generali di sicurezza e ambientali Norme
UNI UNI EN 14389-2 Dispositivi per la riduzione del rumore da traffico stradale
Procedure di valutazione delle prestazioni a lungo termine Parte 2: Requisiti non
acustici
UNI 11143-1-3-5 Metodo per la stima dell'impatto e del clima acustico per tipologia
di sorgenti. Parte 1: Generalit. Parte 3: Rumore ferroviario. Parte 5: Rumore da
insediamenti produttivi (industriali e artigianali)
UNI 11160 Linee guida per la progettazione, lesecuzione e il collaudo di sistemi
antirumore per infrastrutture di trasporto via terra

Esempio numerico
Consideriamo una barriera acustica rigida e semi-infinita posta tra un ricevitore ed una
sorgente puntiforme disposti come nella figura seguente:

71
Calcolare lattenuazione sonora prodotta dalla barriera.
Svolgimento:
Per una sorgente puntiforme, possiamo calcolare lattenuazione A della barriera
utilizzando la formula di Kurze, che fornisce risultati pi accurati della formula di Maekawa,
specialmente per bassi valori del numero di Fresnel:

2N
A 5 20 log
tanh 2N
Il numero di Fresnel N:
2 2f
N
c
dove ovviamente il grado di copertura della barriera:

E evidente che il numero di Fresnel N inversamente proporzionale alla lunghezza


donda, ossia direttamente proporzionale alla frequenza. Di conseguenza, dovremo
calcolarlo in corrispondenza di varie frequenze (per esempio le frequenze centrali delle
bande di ottava), in modo da conoscere il valore dellattenuazione in corrispondenza delle
stesse frequenze.
Possiamo dunque costruire la seguente tabella:
f [Hz] [m] N A [dB]
125 2.72 0.63 11.3
250 1.36 1.26 14
500 0.68 2.52 17
1000 0.34 5.06 20
2000 0.17 10.1 20

5 PROPAGAZIONE DEL SUONO IN AMBIENTI CHIUSI

5.1 Introduzione

Un suono generato allinterno di un ambiente chiuso produce un campo acustico


che il risultato della sovrapposizione delle onde dirette e delle onde riflesse (cfr.Fig.68).

suoni riflessi

suono diretto

sorgente puntiforme
ricevitore
sorgente puntiforme
Fig. 68

72
Le onde dirette provengono dalla sorgente e raggiungono direttamente l'ascoltatore, come
se fosse in campo libero; le onde riflesse sono invece prodotte da tutte le riflessioni sulle
pareti che delimitano l'ambiente.
La porzione di energia riflessa dalle superfici di confine dipende dal loro
comportamento acustico, in generale descritto dai coefficienti di assorbimento, riflessione
e trasmissione (a, r e t).
Lequazione del bilancio energetico per unonda che incide su una parete (cfr. Fig. 69)
vale:

Wo = W r + W a + Wt

dove W o la potenza sonora incidente, W r la potenza riflessa, W a la potenza assorbita


trasformandosi in calore e W t la potenza sonora che attraversa la parete.

Fig. 69 Riflessione, assorbimento e trasmissione dell'energia incidente una superficie solida.

Dividendo per W o si ottiene:

1 = r +a+t

dove r = W r/ W o , a = Wa/ W o e t = W t/ W o sono rispettivamente i coefficienti di riflessione,


assorbimento e trasmissione della parete nei confronti della potenza sonora incidente.
dati rispettivamente dal rapporto tra l'energia riflessa e quella incidente, tra l'energia
assorbita e quella incidente e tra l'energia trasmessa e quella incidente.
Il valore dei coefficienti r, a, t :

varia tra 0 e 1: 0 r,a,t 1

dipende dal materiale della parete oltre che dalla frequenza e dallangolo di
incidenza dellonda sonora.

Per lo studio dellacustica in un ambiente chiuso si considera lenergia che viene riflessa
dalle pareti poich sia la parte assorbita che la parte trasmessa sono irrilevanti ai fini del
campo acustico interno.
Si pu definire il coefficiente di assorbimento acustico apparente come:

=1r=a+t

Laggettivo apparente sta ad indicare che lenergia sonora entrata nella parete, pur
essendo solo in parte realmente assorbita, non ritorna nellambiente di origine.
73
5.2 Campo sonoro in ambienti chiusi

Quando una sorgente sonora ed un ricevitore sono posizionati nello stesso


ambiente chiuso le caratteristiche di propagazione del suono risultano sensibilmente
diverse da quelle rilevate in campo libero. Una delle differenze principali la possibilit
che londa sonora subisca riflessioni multiple sulle pareti che delimitano lambiente.
Le riflessioni multiple cui le onde sonore sono soggette in uno spazio chiuso danno
luogo a due effetti principali:

risonanza: aumento a regime dell'intensit energetica sonora, ovvero aumento


della intensit della sensazione sonora; tale fenomeno si verifica quando gli
elementi che delimitano lambiente vengono investiti da un suono di frequenza
eguale, o quasi eguale, alla frequenza propria di vibrazione: in tal caso lampiezza
delle oscillazioni di tali elementi tende ad amplificarsi ed esaltarsi pur rimanendo
costante lenergia sonora incidente;
riverberazione: variazione graduale anzich istantanea dell'intensit della
sensazione sonora sia quando la sorgente comincia ad emettere sia quando cessa
l'emissione.

In generale allinterno degli ambienti si possono formare tre tipi di campi sonori:

- campo libero
- campo riverberante
- campo semiriverberante

Un campo si dice libero quando ci troviamo in prossimit della sorgente, dove prevale il
contributo dellenergia diretta, rispetto alla quale il contributo di tutte le riflessioni risulta
trascurabile.
In queste ipotesi, il campo lo steso che si avrebbe allaperto, e dipende solo dalla
distanza dalla sorgente e dalla sua direttivit Q.
Il livello di pressione sonora vale:

Q
L p Lw 10 log 2
4d

in cui LW il livello di potenza sonora della sorgente, Q la sua direttivit, e d la distanza fra
sorgente e ricevitore.
Un campo si dice riverberante se il numero delle riflessioni prodotte dalle pareti
laterali tanto elevato da formare un campo acustico uniforme in tutto lambiente (anche
in prossimit della sorgente). Si definisce la costante dambiente R come:
a S
R (m 2 o sabin metrici )
1 a

a
i 1
i Si
a
dove: S il coefficiente medio di assorbimento, ai il coefficiente di
assorbimento della i-esima superficie, Si larea della i-esima superficie.

74
Per ambienti aventi un coefficiente di assorbimento medio minore di circa il 25 %, la
costante di ambiente R circa uguale allassorbimento totale o area equivalente di
assorbimento acustico A:

A aS i ai Si

La componente del livello di pressione sonora in un ambiente riverberante in modo diffuso


pu essere determinata mediante la:

4
L p, dif L w 10 log
R
Un campo si dice semiriverberante quando al suo interno esistano
contemporaneamente zone di campo libero (in prossimit della sorgente, dove prevale il
contributo dellenergia diretta) e zone di campo riverberante (in prossimit delle pareti,
dove prevale il campo riflesso). In ambienti di normali dimensioni, si pu ipotizzare che il
campo acustico sia semiriverberante.
Il livello di pressione sonora totale, pertanto, diventa:

Q 4
L p Lw 10 log
4 r
2
R

In presenza di campo acustico semiriverberante, il livello totale nel punto P deve tenere
conto, per un dato livello di potenza sonora L w, sia dellattenuazione per distanza su cui
influisce ovviamente la direttivit della sorgente, che del contributo del locale in cui si
trovano sorgente ed ascoltatore, descritto dalla costante ambiente.
La figura 70 mostra la distribuzione del livello di pressione sonora in un ambiente
chiuso, in funzione della distanza dalla sorgente.

Fig. 70 Andamento del campo sonoro in un ambiente chiuso.

Il contributo diretto varia con linverso della distanza al quadrato, quindi trascurabile se ci
allontaniamo e diventa viceversa predominate approssimandosi alla sorgente. Il livello
diminuisce di 6 dB per ogni raddoppio di distanza (come in campo libero), fino ad una
distanza oltre la quale il campo sonoro non varia pi, in quanto prevale il campo riflesso su

75
quello diretto. Oltre questa distanza, infatti, leffetto delle riflessioni delle onde sulle pareti
preponderante sul contributo diretto ed il livello di pressione sonora risulta indipendente
dalla distanza dalla sorgente: siamo in presenza di campo completamente riverberante.
In un ambiente chiuso si definisce distanza critica rc dalla sorgente la distanza per la quale
le due componenti diretta e riflessa risultano uguali:

L p, dir L p, dif

Da cui:
Q 4
L w 10 log L w 10 log
4 rc2
R

Q 4

4 rc R
2

rc 0.141 Q R

Oltre questa distanza, prevale sempre pi il livello riverberato su quello diretto.


Da punto di vista grafico la distanza critica rappresenta il punto in cui la curva
complessiva del campo riverberante pi campo diretto sollevata di 3 dB rispetto alla retta
orizzontale del campo puramente riverberante.
La distanza critica estremamente importante in termini di qualit e comprensione
della parola. Infatti se ci si trova entro tale distanza dalla sorgente, ci si trova in una
situazione dove il suono diretto predominante sul campo riverberante. Il suono diretto
chiaro, nitido e porta uninformazione perfettamente intelligibile, viceversa il suono
riverberante confuso. Quindi soprattutto per quanto riguarda la comprensione della
parola importante che lascoltatore venga a trovarsi sempre entro la distanza critica dalla
sorgente.
Questo significa che non possibile in ambienti molto vasti posizionare per
esempio un unico altoparlante al centro e sperare che il suono arrivi chiaro in ogni punto
dello spazio.
Le possibili soluzioni alla perdita di qualit da parte del suono sono due:
1 Si pu puntare un altoparlante molto direttivo direttamente sul pubblico (cfr. Fig. 71);

Figura 71

2 si pu usare una sorgente poco direzionale solo a patto che la stanza abbia un alto
coefficiente di assorbimento.
Una riduzione del livello sonoro nellambiente attraverso un trattamento acustico delle
pareti produce vicino alla sorgente, unattenuazione molto piccola anche aumentando
notevolmente il valore della costante ambiente R; lontano dalla sorgente, (campo acustico
prevalentemente riverberante) la riduzione di livello sonoro potr essere significativa.

76
Nella figura 72 schematizzato leffetto dellassorbimento al fine delle
caratteristiche sonore di un ambiente: con superfici fortemente assorbenti (ad es.
rivestimenti posti sul soffitto, le pareti e con moquette sul pavimento) la sala risulta essere
sorda ed i suoni vengono percepiti ovattati; viceversa con superfici riflettenti (ad es. i
comuni intonaci e pavimenti in ceramica o marmo) la sala risulta sonora a causa delle
riflessioni con zone riverberanti in prossimit delle pareti dove i livelli di pressione sonora
aumentano sensibilmente e dove la percezione dei suoni (ed in particolare del parlato)
sensibilmente disturbata.

Campo sonoro in una sala sordaGiorno

Campo sonoro in una sala riverberante

Figura 72 Effetti dellassorbimento acustico in una sala

5.3 Tempo di riverberazione

Il fenomeno della riverberazione si verifica solo negli ambienti chiusi dove una
componente significativa del campo sonoro che si instaura nei vari punti di ascolto
costituita dalle riflessioni che giungono dalle varie superfici presenti nellambiente.
Considerata infatti una sorgente sonora S posta nellambiente ed un punto di
ascolto P a distanza d da essa, possiamo considerare il campo sonoro in P dato dalla
componente che giunge in P direttamente dalla sorgente (diretta) pi quella che arriva
dopo un certo numero di riflessioni ad opera delle pareti dellambiente o di arredi o altri
oggetti o persone presenti nellambiente stesso.(cfr. Fig. 73)

S P

Fig. 73 Sorgente ed ascoltatore in un ambiente chiuso

77
Il livello sonoro che si instaura in P dunque dato da:

LP LP,dir LP,ind

Allatto dellaccensione della sorgente, lascoltatore posto in P non percepisce alcun suono
per il tempo necessario a che la prima onda diretta emessa dalla sorgente a velocit c
(340 ms-1) giunga in P, cio:

d d
t m
c 340

Dopo lintervallo di tempo t giunge nel punto P il contributo diretto che quello con il
massimo contenuto di energia.
Successivamente arrivano via via i contributi delle varie riflessioni, a cominciare
dalla prima, quella cio che compie il percorso pi breve, e poi le successive, che
possono essere singole (un unico impatto con una delle superfici dellambiente) o multiple
(due o pi impatti consecutivi con le superfici dellambiente).
Ogni nuova riflessione aggiunge un contributo al livello sonoro nel punto P via via
decrescente in termini di contenuto energetico e sempre meno ritardato rispetto a quello
che lo precede.
Infatti le onde sonore che effettuano il percorso pi breve e con un minor numero di
riflessioni sono sicuramente pi ricche di energia sonora poich sono interessate da un
minor assorbimento da parte dellaria e da parte delle pareti riflettenti. Si presume inoltre
che il ritardo che c tra una riflessione e laltra sia di entit decrescente al crescere del
numero progressivo di riflessioni che giungono nel punto di ascolto.
La durata di questo transitorio di avviamento dipende dal numero di riflessioni che
si verificano, dunque dalla geometria del locale e dalla posizione reciproca tra sorgente e
ascoltatore.
Una volta giunte nel punto di ascolto tutte le riflessioni possibili, se la sorgente
continua ad emettere la stessa energia sonora, il livello sonoro percepito nel punto P
rimane costante nel tempo (regime stazionario).

Regime stazionario
Coda sonora

Transitorio di avviamento

Fig. 74 Andamento del livello sonoro nel punto di ascolto.

78
Se, a questo punto, la sorgente sonora viene spenta improvvisamente, il suono non cessa
istantaneamente, ma prosegue per riverberazione, grazie alle riflessioni, e questo per un
certo tempo la cui durata dipende dalla velocit del suono, dalla distanza tra le pareti e dal
numero e dalla qualit delle pareti riflettenti.
Infatti, dallistante in cui la sorgente cessa di emettere trascorre ancora un lasso di
tempo finito, anche se molto breve, per lesattezza uguale a quello impiegato dalla prima
onda sonora emessa allatto dellaccensione per raggiungere il punto di ascolto, in cui
lascoltatore in P percepisce lo stesso livello sonoro instauratosi prima dello spegnimento,
dopo di che questo diminuisce progressivamente man mano che vengono a mancare uno
dopo laltro i contributi delle varie riflessioni, in ordine inverso rispetto allordine in cui sono
arrivati in P allatto dellavviamento. In altre parole, il transitorio di spegnimento ha
andamento inverso rispetto a quello di accensione.
Limportanza della riverberazione legata al fatto che tipicamente i suoni sono
costituiti da una successione di segnali acustici di breve durata (caso del linguaggio
parlato, della musica) e che tali segnali devono essere percepiti distintamente e
chiaramente dagli ascoltatori, per assicurare una soddisfacente intelligibilit del messaggio
sonoro.
Si consideri il caso semplice di una sorgente che emette due suoni, separati da
un breve tempo di silenzio (cfr. Fig. 75).
Se il transitorio di estinzione del primo segnale non molto rapido esiste un
intervallo di tempo nel quale il suo livello sonoro interferisce con quello che proviene dal
transitorio di avviamento del suono seguente.
Questo crea un disturbo mascherante o rumore di riverberazione, per lascoltatore, tanto
maggiore quanto maggiore il transitorio di spegnimento, ovvero la riverberazione del
segnale che lo precede.

t
L

L1 L1+L2

L2

t
Fig. 75

Quindi affinch il suono non subisca unalterazione che lo renda irriconoscibile occorre che
il transitorio di estinzione di ciascuno dei segnali acustici discenda velocemente a valori
sufficientemente bassi.
Tale rapidit in acustica ambientale viene valutata mediante una grandezza
denominata tempo di riverberazione.
Si definisce tempo di riverberazione T60 il tempo necessario affinch in un
determinato punto di un ambiente chiuso il livello di pressione sonora discenda di 60 dB
dal valore che aveva nellistante di spegnimento della sorgente stazionaria (cfr. Fig.76):

79
L
100 dB

40 dB

T60 Tempo

Fig. 76 Tempo di riverberazione

Questa definizione valida se la dinamica acustica ambientale, cio la differenza tra il


livello sonoro della sorgente ed il livello del rumore di fondo, superiore a 60 dB.
Altrimenti si parla di tempo di riverberazione apparente che il tempo necessario affinch
il livello sonoro scompaia al di sotto del livello di fondo.
Il T60 ci da direttamente leffetto percepibile dalluomo della durata della coda
sonora: noi sentiamo un ambiente molto riverberante quando T60>2 sec. e molto asciutto
quando T60< 1 sec. Quindi la regolazione del tempo di riverberazione di un ambiente uno
dei principali parametri di progettazione acustica di una sala.
Dalla tabella 8 si vede che esiste un tempo di riverbero ottimo a seconda
dellutilizzo della sala:

Tipologia di ambiente T60 ottimo (secondi)

Aula piccola 0,5


Aula grande 1
Cinema 0,7-0,8
Teatro dellopera 1,3-1,5
Concert hall 1,7-2,3
Tab. 8

Il tempo di riverberazione pu essere valutato teoricamente mediante delle formule


empiriche che sono valide sotto lipotesi di:

perfetta diffusione dellenergia sonora nellambiente chiuso,


non considerano lassorbimento dellaria.

Se il suono non di tipo diffuso c' da aspettarsi una notevole differenza tra i dati del
tempo di riverbero rilevati sperimentalmente e quelli ricavati teoricamente. Queste
differenze non trascurabili si possono riscontrare in:

nelle grandi sale;


locali fortemente fonoassorbenti;
ambienti aventi una dimensione molto minore delle altre, per esempio un corridoio
lungo e stretto, unaltezza assai minore delle dimensioni orizzontali (sale basse);
superfici che delimitano lambiente con propriet fonoassorbenti molto diverse fra
loro e sorgenti sonore fortemente direzionali.
80
La normativa nazionale e quella internazionale suggeriscono luso della correlazione di
Sabine:
0.161V 0.161V 0.161V
T60
A Si i m S
con: T60 = tempo di riverberazione (s);
V = volume dell'ambiente (m3);
A = assorbimento totale dellambiente (m2)
S = area totale della superfici che delimitano l'ambiente (m 2);
Si = area della i-esima superficie (m2);
i = coefficiente di assorbimento della i-esima superficie;
m = coefficiente di assorbimento medio ponderato definito da: m i i
S
S
La correlazione di Sabine non sempre d risultati accettabili.
Quando i coefficienti di assorbimento delle superfici che delimitano una sala
tendono tutti al valore =1 (ambiente sordo, al limite addirittura anecoico, senza echi e
riverberazione) il tempo di riverbero dovrebbe tendere a zero, essendo tutte le superfici in
grado di assorbire la totalit dellenergia sonora incidente su di esse senza dare alcuna
riflessione: la correlazione di Sabine d invece in questo caso un tempo di riverberazione
piccolo ma non nullo:
0.161V
T60
S
Quindi, la formula di Sabine da usare per ambienti con coefficienti di assorbimento
minori o uguali a circa il 20%.
Le limitazioni proprie della correlazione di Sabine hanno spinto diversi studiosi a
cercare di elaborare altre relazioni, aventi un campo di validit pi generale. Tra queste
meritano di essere ricordate:

Correlazione di Millington-Sette (utilizzata nel caso in cui si hanno coefficienti di


assorbimento diversi sulle diverse pareti dellambiente):

0.161V
T60
Si ln 1 i

Correlazione di Norris-Eyring:

0.161V
T60
S ln 1 m

Con queste relazioni possibile giungere ad unespressione di T 60 che fornisce valori


tendenti a zero quando il coefficiente di assorbimento medio tende ad uno, mentre nel
caso di pareti moderatamente assorbenti danno valori sistematicamente minori di quelli
forniti dalla relazione di Sabine.
Tuttavia, le differenze rimangono modeste in quasi tutti i casi di interesse pratico,
perci, di regola si adopera la pi semplice relazione di Sabine.
81
Se si vuole tenere conto anche dellassorbimento molecolare dellaria ambiente,
ogni denominatore delle correlazioni precedente va incrementato di un termine pari a 4mV,
dove V (m3) il volume mentre m lassorbimento di un metro lineare daria.
Il tempo di riverberazione varia con la frequenza, generalmente diminuisce
all'aumentare di quest'ultima e varia anche con il numero degli occupanti; pertanto esso
pu essere dato specificando se il locale pieno, vuoto, semipieno o pieno per i 2/3.
I tempi di riverberazione reali poi sono da confrontarsi con i tempi di
riverberazione ottimali. In letteratura sono reperibili correlazioni per il calcolo dei tempi di
riverberazione ottimali espressi in secondi alla frequenza di 500 Hz, per le diverse
destinazioni duso.
A titolo di esempio ne illustriamo alcune che si riferiscono a locali pieni per i 2/3,
ad esclusione delle chiese che sono considerate vuote:

sale da concerto, chiese cattoliche: T60 (500Hz) 0.4 log V 0.22


chiese protestanti: T60 (500Hz) 0.35 log V 0.19
teatri per opera: T60 (500Hz) 0.3 log V 0.16
sale per musica da camera e cinema: T60 (500Hz) 0.22 log V 0.364
studi di registrazione e sale per conferenze: T60 (500Hz) 0.2 log V 0.11

Infine, in Fig. 77 sono forniti valori ottimali del tempo di riverberazione a 500 Hz per varie
destinazioni duso e volumetrie dellambiente, mentre, nelle tabelle 9 e 10, vengono
presentati i tempi ottimali per varie destinazioni duso a diverse frequenze.

Fig. 77 Tempi di riverberazione ottimali.

82
Tab. 9 Tempi di riverberazione ottimali per cinema, teatri auditori

Tab. 10 Tempi di riverberazione ottimali per ambienti per la registrazione o sale di doppiaggio

Il confronto tra i valori calcolati o misurati del tempo di riverberazione e quelli ritenuti
ottimali alle varie frequenze consente di esprimere un giudizio sulla risposta acustica
dellambiente considerato.
Il tempo di riverberazione infatti uno dei pi importanti Indici di qualit acustica,
grandezze che permettono di qualificare o meno un determinato ambiente come
acusticamente adeguato rispetto alla sua destinazione duso.
Se dal confronto suddetto lambiente risulta troppo riverberante, possibile
correggerlo acusticamente applicando alle pareti pannelli o strutture con caratteristiche di
fonoassorbimento. Questi interventi vanno fatti scegliendo preventivamente il tipo di
materiale pi adatto al caso specifico in funzione delle frequenze alle quali il tempo di
riverberazione risulta essere troppo elevato.
Ove si renda necessario abbattere la riverberazione a tutte le frequenze, una
riduzione del volume, ad esempio mediante controsoffittatura, sicuramente un efficace
mezzo di assorbimento e consente, se praticamente realizzabile, di ottenere leffetto
desiderato.

Esempio numerico

Dati problema:
Coefficienti di assorbimento:
pavimento 1 = 0,05
pareti 2 = 0,1
soffitto 3= 0,6
83
Sorgente ideale puntiforme, Q=1
Distanza della sorgente S dal ricevitore R: d= 10m
Potenza sonora della sorgente LW=100dB
60 m2=sup. del pavimento e del soffitto, 128 m2=sup. delle pareti laterali)
Calcolare:
LDIR (livello del suono diretto)
LRIV(livello del suono riverberante)
Distanza critica
LTOT (livello del suono complessivo)
T60 (tempo di riverberazione)
Svolgimento:
Livello suono diretto:

Coefficiente di assorbimento medio:


Area equivalente di assorbimento acustico:


Livello suono riverberante:

Livello suono totale:

Distanza critica:

Tempo di riverberazione:

6 ASSORBIMENTO ACUSTICO

6.1 Introduzione

L'assorbimento acustico il fenomeno di attenuazione delle riflessioni del suono


che interessano i corpi e le pareti presenti in un ambiente e riguarda lo stesso ambiente
ove attiva la sorgente sonora.
Questo risultato viene conseguito aumentando larea equivalente di
assorbimento acustico A delle superfici esposte al campo acustico; essa definita come
segue:

A = i i Si ( m2 )
84
dove Si ed i sono rispettivamente larea ed il coefficiente di assorbimento acustico
apparente della porzione i-esima della superficie che delimita lambiente.
Ai fini della valutazione dellassorbimento acustico non interessa se lenergia
viene assorbita dalla parete o se viene trasmessa nel 2 mezzo. Daltro canto il trattamento
delle pareti con materiale fonoassorbente non fa variare la percentuale di energia sonora
trasmessa allambiente adiacente (cfr. Fig. 78)

Fig. 78

Un materiale con buone caratteristiche di fonoassorbimento caratterizzato da


un elevato valore del coefficiente di assorbimento acustico a, cio in grado di assorbire
una percentuale elevata dellenergia incidente su di esso facendo contemporaneamente
diminuire la percentuale di energia riflessa verso lambiente ed ottenendo, come ultimo
effetto, una riduzione della componente riflessa del campo sonoro nellambiente
considerato.
Nellipotesi di campo acustico riverberante, il valore dellattenuazione del livello
sonoro DL conseguente alla installazione di materiale fonoassorbente sulle pareti di
confine risulta:

DL = 10 log (A2/ A1) (dB)

dove "A" rappresenta l'area equivalente di assorbimento acustico delle pareti che
delimitano l'ambiente; 1 e 2 indicano i valori prima e dopo il trattamento acustico delle
pareti. Dalla relazione si deduce che raddoppiando il valore di A (A2=2A1) si ottiene una
riduzione di 3 dB. Se si volesse ottenere una attenuazione di 10 dB bisognerebbe
aumentare di 10 volte il valore dell'area di assorbimento equivalente. Questo possibile,
in pratica, solamente quando il valore di A1 molto piccolo (ambiente inizialmente con
pareti molto riflettenti). Nelle normali situazioni si riescono ad ottenere attenuazioni al
massimo di 7-8 dB.
Il coefficiente di assorbimento dipende dal materiale costituente la parete, dalla
frequenza del suono incidente, dallo spessore del materiale, dall'angolo di incidenza del
suono sulla parete.
In particolare, in funzione del diverso comportamento acustico al variare della
frequenza i materiali fonoassorbenti sono in genere classificati in tre grosse categorie:

a) materiali porosi (sfruttano la dissipazione viscosa)


b) risuonatori acustici o di Helmholtz (sfruttano la risonanza delle cavit)
85
c) pannelli o membrane vibranti (sfruttano la risonanza del pannello).

Ciascuno di questi meccanismi di assorbimento acustico maggiormente efficiente in un


determinato campo di frequenza (cfr. Fig. 79):

Fig. 79 Visualizzazione dei diversi meccanismi di assorbimento acustico

Soltanto dalla combinazione di pi meccanismi di assorbimento si riesce ad avere materiali


che assorbono su tutto il campo di frequenza udibile.

6.2 Fonoassorbimento per porosit

Per quanto riguarda i materiali, le modalit e lentit dellassorbimento del suono


dipendono dalle loro caratteristiche costitutive; in particolare quanto pi un materiale
impermeabile allaria e rigido tanto pi si avvicina al comportamento di un riflettore ideale;
viceversa allaumentare della sua porosit e flessibilit aumenta pure la sua capacit di
assorbire lenergia sonora.
Quindi, i materiali con maggiori capacit fonoassorbenti sono i materiali porosi o
fibrosi di basso peso specifico come la lana di vetro, materiali polimerici espansi a celle
aperte, le fibre vegetali (fibre di legno), tessuti per larredamento, sughero.
Si tenga presente che i materiali espansi quali polistirolo, poliuretano, cloruro di polivinile
etc., anche a basso peso specifico e con superficie ruvida ma con struttura a celle chiuse
hanno un potere fonoassorbente inferiore di quello dei materiali a celle aperte, poich in
essi il fenomeno dissipativo per attrito con le pareti meno intenso essendo le celle chiuse
e non essendoci comunicazione tra le varie celle.
I materiali rigidi, compatti, lisci come i metalli, la maiolica, la ceramica, il vetro, il
vetro cemento etc. sono debolmente fonoassorbenti.
Lassorbimento legato essenzialmente allattrito che londa sonora incontra
nellattraversare la struttura porosa. Laria contenuta nei pori del materiale viene messa in
vibrazione dalle variazioni di pressione che accompagnano londa sonora e una parte
dellenergia acustica viene quindi trasformata in calore a causa:

dellattrito sulle pareti solide del materiale (legata alla resistenza al flusso daria
della struttura porosa),
dell attrito viscoso nella massa daria.
86
La trasformazione dellenergia acustica in calore determina un lieve aumento di
temperatura (non percettibile dalluomo).
Se il materiale poroso flessibile si ha un ulteriore dissipazione di energia legata
alla messa in movimento della superficie del materiale. Questo meccanismo di
dissipazione diviene poi prevalente quando la porosit del materiale sia costituita da
elementi non comunicanti (celle chiuse). Il funzionamento simile a quello della
dissipazione di energia in elementi vibranti.
Lassorbimento acustico dei materiali porosi dipende essenzialmente da alcuni
parametri caratteristici del materiale stesso:

resistenza al flusso daria R [Pa s/m3], grandezza misurata sperimentalmente,


porosit, data dal rapporto tra il volume dellaria contenuta in un campione di
materiale e il volume del campione stesso;
tortuosit, che descrive la complessit del cammino dellonda che si propaga
allinterno del materiale (cfr. Fig. 80):

Bassa tortuosit Elevata tortuosit


Fig. 80
densit,
spessore,
forma.

La grandezza pi importante da cui dipende lassorbimento la resistenza al flusso daria


R, che influenzata dalla porosit e dalla tortuosit. Pi elevata tale grandezza tanto
maggiore sar la quantit di energia sonora incidente ceduta per attrito interno dallaria
contenuta nei pori e quindi trasformata in calore (cfr. Fig. 81)

Fig. 81

I materiali porosi con elevato coefficiente di assorbimento acustico presentano una


resistenza al flusso compresa tra una e due volte limpedenza acustica caratteristica a
20C dellaria (Z= 415 rayl).
Attenzione per che se tale grandezza risulta troppo elevata le onde sonore avranno
difficolt a penetrare nel materiale e, quindi, saranno in gran parte riflesse; se invece
risulta troppo bassa non si avr sufficiente attrito nel materiale stesso per dissipare
lenergia sonora.
87
Lassorbimento acustico cresce allaumentare della porosit. I materiali che
assorbono il suono con maggiore efficacia hanno una porosit molto elevata, anche oltre il
90%. I materiali espansi quali polistirolo, poliuretano, cloruro di polivinile, con struttura a
celle chiuse hanno un potere fonoassorbente inferiore di quello dei materiali a celle aperte,
poich in essi il fenomeno dissipativo per attrito con le pareti meno intenso essendo le
celle chiuse e non essendoci comunicazione tra le varie celle.
La forma del materiale importante in quanto pu offrire una pi estesa
superficie di contatto con londa incidente, favorendo la dissipazione di una maggiore
quantit di energia sonora. La soluzione pi diffusa quella in cui un lato del materiale
ricoperto da protuberanze a forma piramidale (cfr. Fig. 82)

Fig. 82

Il coefficiente di assorbimento aumenta al crescere della frequenza del suono incidente e


dello spessore del materiale stesso, come si pu osservare dalla figura 83:

Fig. 83 Andamento del coefficiente di assorbimento in funzione della frequenza e dello spessore
del materiale.

Si notano subito due cose:


valori elevati di si ottengono solo alle alte frequenze e risultano
sostanzialmente indipendenti dallo spessore (bastano spessori minimi, dal
momento che alle alte frequenze leffetto dissipativo maggiore in quanto
penetrano di pi nel materiale );
88
al contrario, per frequenze medio-basse, aumenta con lo spessore dei pannelli.
Per avere valori elevati di assorbimento in un campo di frequenze che comprenda anche le
basse frequenze occorre impiegare spessori adeguati di materiali fonoassorbenti porosi.
Lo spessore del materiale condiziona lentit dellenergia sottratta allonda
incidente. Abbiamo detto che lassorbimento dei materiali fonoassorbenti porosi dovuto
alla dissipazione, per attrito con le superfici delle cavit, dellenergia vibrazionale
posseduta dalle molecole dellaria; questa dissipazione massima laddove le molecole
viaggiano alla velocit pi elevata. Supponendo che la parete da trattare possa essere
considerata perfettamente rigida, in corrispondenza di questa la velocit delle particelle
daria sar nulla. Al contrario, allontanandosi dalla parete, la velocit delle particelle daria
aumenta fino a raggiungere un picco ad una distanza di /4 dalla parete. A tale distanza
corrisponde anche la massima dissipazione dellenergia sonora per attrito, ottenibile in
presenza di un pannello di materiale poroso (cfr. Fig. 84):

Fig. 84 Efficienza nella installazione di un materiale fonoassorbente poroso su una parete rigida.

Quindi tale meccanismo risulta particolarmente efficace quando lo spessore del pannello
poroso applicato alla parete uguale ad del valore della lunghezza donda del suono
incidente (cfr. Fig. 85):

Fig. 85

89
Si pu ancora ritenere efficace se lo spessore compreso tra 1/8 ed della lunghezza
donda. Questo comporta che tale meccanismo risulti praticamente utilizzabile e
particolarmente efficace ad alte frequenze alle quali corrispondono ridotte lunghezze
donda.
Infatti, se ad esempio consideriamo unonda sonora alla frequenza di 100 Hz, ad essa
c 340
corrisponde una lunghezza donda di circa 3,4 m ( 3,4m ) per la quale
f 100
3,4
risulterebbe massimamente efficace un pannello di spessore 85 cm ( 0,85m )
4 4
evidentemente improponibile per una applicazione pratica.

Al contrario, ad una frequenza di 1000 Hz corrisponde una lunghezza donda di 0,34 m (


c 340
0,34m ) per la quale un pannello di 8,5 cm offre un efficace assorbimento.
f 1000
Un sistema normalmente impiegato per migliorare lefficienza del materiale alle frequenze
medio-basse, evitando di impiegare materiali con spessori elevati, quello di interporre
unintercapedine daria tra la superficie da trattare e il pannello assorbente, il quale dovr
essere posto ad una distanza d dalla superficie (parete o soffitto) corrispondente al
massimo dellampiezza dellonda sonora, ossia a /4 (cfr. Fig. 86):

Fig. 86

Le curve di risposta, parametrizzate dallo spessore dello strato poroso in quanto salgono
verso lalto al crescere dello spessore, interessano larghi intervalli di frequenza e, pertanto,
i materiali porosi sono particolarmente idonei per interventi di bonifica acustica riguardanti
ambienti rumorosi con spettri a larga banda tanto pi quanto pi elevato lo spessore del
pannello.
Per quanto detto, la frequenza fcr oltre la quale il coefficiente di assorbimento
raggiunge il suo particolare valore massimo quella corrispondente ad una lunghezza
donda cr che circa 4-8 volte lo spessore:
cr 4 8 s
c 340 340
f cr (Hz)
cr 4 8 s 6 s
Spesso i coefficienti di assorbimento dei materiali in commercio si riferiscono solo al valore
corrispondente alla frequenza di 500 Hz. Altre volte viene fornito il fattore NRC (Noise
Reduction Coefficient) che una media dei valori dei coefficienti di assorbimento,
determinati alle frequenze di 250, 500, 1000, 2000 Hz.
90
Il valore NRC dato senza valutare il coefficiente di assorbimento alla frequenza
di 125 Hz: a questa frequenza i materiali fonoassorbenti presentano generalmente una
efficienza minore. Pertanto occorre molta prudenza nell'uso di questo indice.
I materiali fonoassorbenti porosi possono essere classificati in due grandi categorie
come nella tabella 11 mentre le tabelle 12 e 13 presentano i dati di assorbimento di vari
materiali a diverse frequenze.
La tabella 14 presenta infine i dati di assorbimento alle varie frequenze per
persone ed oggetti eventualmente presenti nellambiente considerato.

Materiali fibrosi Materiali cellulari a celle aperte


Minerali vegetali minerali sintetici

fibre di: fibre di: calcestruzzi leggeri di: schiuma di propilene


amianto legno pozzolana
poliuretano espanso
vetro truciolare perlite
a celle aperte
roccia cellulosa argilla espansa
cotone vermiculite
juta mattoni di tufo

Tab. 11 Classificazione dei materiali porosi.

91
Tab. 12 Coefficienti di assorbimento per vari materiali e componenti edilizi.

92
Tab. 13 Coefficienti di assorbimento per materiali e componenti edilizi

Tab. 14 Coefficienti di assorbimento per persone e oggetti presenti nellambiente

93
6.3 Fonoassorbimento per risonanza di cavit

Per interventi pi mirati in ambienti interessati a rumorosit con spettro molto


stretto si ricorre allapplicazione di strutture in grado di sfruttare il fenomeno della
risonanza e, quindi, di rispondere in maniera selettiva. Strutture siffatte possono essere
risonanti o per cavit o per membrana.
Le strutture di risonanza per cavit sono costituite da pannelli di materiale non
poroso (ad es. una lastra di gesso) sui quali vengono praticati dei fori di opportune
dimensioni e vengono montati ad una certa distanza dalla superficie da trattare.
Un siffatto sistema si comporta come un insieme di risonatori di Helmholtz, tanti quanti
sono i fori producendo un effetto di fonoassorbimento fondato sul principio di Helmholtz.
Un risuonatore di Helmholtz, costituito da una cavit di volume V definita da pareti rigide
e collegata allesterno da una apertura detta collo di lunghezza h e di sezione S (cfr.
Fig.87 a):

Fig. 87 Schema e principio di funzionamento di un risuonatore.

Questo sistema equivalente a quello costituito da una massa oscillante (aria nel collo),
un elemento elastico (aria nella cavit) ed un elemento smorzante (lattrito dellaria sulle
pareti del collo) (cfr. Fig.87 b).
Quando unonda sonora va ad incidere sullingresso del risuonatore laria contenuta
nel suo collo viene posta in oscillazione mentre laria contenuta nella cavit viene ad
essere alternatamene compressa ed espansa e la sua elasticit fa si che essa si comporti
come una molla.
Tale risuonatore in grado di dissipare energia acustica in calore per effetto
dellattrito viscoso che si verifica a causa delle oscillazioni dellaria contenuta nel collo.
La dissipazione di energia sonora sar massima in corrispondenza della frequenza di
risonanza:

c S
fr
2 h 0.8d V
dove c la velocit del suono nellaria, S larea della sezione del collo del risonatore, V il
volume della cavit, h la lunghezza del collo e d il diametro del collo.
Quando la cavit del risuonatore vuota il sistema ha uno smorzamento piccolo per
cui lassorbimento dei risuonatori elevato in corrispondenza della sola frequenza di
risonanza ma molto ridotto per tutte le altre frequenze.
possibile cos costruire dei dispositivi calibrati per assorbire specifiche frequenze.
Per rendere meno selettivi i risuonatori acustici si pu inserire del materiale poroso
allinterno della cavit. Si ottiene un allargamento dello spettro di assorbimento ma una

94
conseguente riduzione del picco di assorbimento in corrispondenza della frequenza di
risonanza (cfr. Fig. 88)

Fig. 88 Assorbimento di un risuonatore al variare della frequenza con e senza materiale


fonoassorbente poroso allinterno della cavit.

Un pannello forato risonante assorbente costituisce una estensione del singolo risonatore
acustico: infatti, montato ad una distanza D dalla parete rigida, si comporta come un
insieme di risonatori acustici, ciascuno costituito da un collo di diametro d e lunghezza h,
corrispondente al foro nel pannello, e da una cavit, corrispondente ad una parte del
volume dellintercapedine daria parete-pannello (cfr. Fig. 89):

Fig. 89 Schema di pannello forato risonante assorbente..

Ad ogni foro associata una cavit il cui volume V si ottiene dividendo il volume di tutta
lintercapedine per il numero totale di fori: (cfr. Fig. 90)

Struttura rigida

Pannello forato
Fig. 90

La frequenza di risonanza di pannelli di questo tipo approssimativamente data dalla


95
seguente relazione:

c p
fr
2 h 0.8d D
in cui p=100 nS/Sp (%) la percentuale di foratura del pannello di area Sp, munito di n fori
di area S, h la lunghezza dei fori, d diametro dei fori, D laltezza dellintercapedine.
I risultati teorici e sperimentali mostrano che i pannelli forati risonanti assorbenti
possono essere utilmente impiegati nellassorbimento delle medie frequenze acustiche
tipiche della voce umana e sono pertanto i pi utilizzati quando c necessit di effettuare
interventi di fonoassorbimento in ambienti destinati prevalentemente alluso della parola,
quali ad esempio teatri di prosa, auditorium, sale per conferenze.
Il comportamento di un pannello forato si discosta di molto rispetto al
comportamento di un risuonatore singolo. In presenza di pi fori la mutua interazione tra
essi determina la comparsa di fenomeni dissipativi anche a frequenze diverse dalla
frequenza di risonanza. Per questo motivo i pannelli forati hanno uno spettro di
assorbimento pi ampio rispetto a quello che si ottiene con risuonatori singoli. Inoltre
sempre nel campo delle medie frequenze, agendo sullo spessore del pannello, sulle
dimensioni dei fori, sulla percentuale di foratura e sulla distanza di montaggio dalla parete,
si pu rendere massimo lassorbimento nella banda di frequenze desiderata (cfr. Fig. 91):

Fig. 91 Caratteristica di assorbimento tipico di un risonatore per cavit.

Leffetto del risonatore di cavit fortemente selettivo. Per ampliare il campo delle
frequenze assorbite, riducendo, per il picco di assorbimento nellintorno della frequenza
di risonanza, si pu applicare un pannello con fori di diametri diversi oppure aggiungere un
pannello di materiale poroso come illustrato nella figura 92, ottenendo una curva di
assorbimento pi regolare (cfr. Fig. 93).

Struttura rigida

Strato poroso
Pannello forato

Fig.92 Pannello forato abbinato ad uno strato di materiale poroso.

96
Fig. 93 Caratteristica di un pannello forato abbinato ad uno strato di materiale poroso.

Lassorbimento per risonanza di cavit utilizzato soprattutto per assorbire le frequenze


medie, tipiche della voce umana, cosa questa non realizzabile con spessori economici di
materiali assorbenti per porosit.
Nella tabella 15 vengono forniti i coefficienti di assorbimento di pannelli forati con
fori di varie dimensioni dotati di materiale fonoassorbente.

Tab. 15 Coefficienti di assorbimento per pannelli forati

6.4 Fonoassorbimento per risonanza di membrana

I pannelli vibranti sono costituiti da lastre di materiale flessibile non poroso, quale ad
esempio il legno compensato, montate su apposito telaio che le mantiene distanziate dalla
parete formando una intercapedine daria.

97
Colpiti dallonda sonora questi pannelli vibrano come un diaframma su di un cuscino
daria e assorbono lenergia acustica per effetto delle vibrazioni flessionali del pannello.
Lenergia sonora viene cio convertita in lavoro di deformazione e spostamento del
pannello (cfr. Fig. 94).

Fig. 94 Pannello risonante

Anche in questo caso il sistema riconducibile ad un oscillatore semplice massa-molla in


cui la massa in grado di oscillare costituita dal pannello (o membrana) di superficie S e
massa totale M e la molla dalla intercapedine daria di spessore (d) compresa tra il
pannello e la struttura. Lo smorzamento delloscillazione sar dovuto agli attriti interni al
pannello.
Nella figura 95 illustrato landamento del coefficiente di assorbimento, in funzione
della frequenza, per un pannello vibrante di legno compensato dello spessore di 4.8mm
installato a 51 mm di distanza dalla parete (la linea continua fa riferimento alla presenza di
materiale fonoassorbente poroso nellintercapedine, mentre la linea tratteggiata si riferisce
allassenza di tale materiale):

Fig. 95 Pannello risonante

Il grafico indica che lassorbimento acustico massimo per frequenze intorno alla
frequenza di risonanza del pannello; Ritenendo piccole le ampiezze delle vibrazioni ed
ipotizzando adiabatico il processo compressione-rarefazione nel cuscinetto daria, la
frequenza di risonanza :
60
fr
md

dove m la massa frontale (o densit superficiale) del pannello [kg/m2], e d la distanza


del pannello dalla parete.
Anche questo sistema molto selettivo ed utile per assorbire suoni incidenti
caratterizzati da basse frequenze (200300 Hz), dove i materiali fonoassorbenti sono poco
efficaci e i risonatori di Helmholtz assumerebbero dimensioni troppo grandi.
98
Il valore del coefficiente di assorbimento acustico e la larghezza della banda entro la
quale si hanno valori di sufficientemente alti, possono essere aumentati ponendo
materiali fonoassorbenti porosi nellintercapedine daria.
La grata di sostegno dei pannelli deve essere costituita da listelli distanti tra loro
circa /2, essendo la lunghezza donda corrispondente alla frequenza di risonanza (in
genere tale distanza < 810 cm).

7 ISOLAMENTO ACUSTICO

7.1 Introduzione

Lisolamento acustico (detto anche controllo passivo) un problema che riguarda


due locali adiacenti, di cui uno sede di una sorgente sonora, separati da una parete,
oppure un locale e lesterno caratterizzato da traffico stradale, ferroviario, aeroportuale o
da altra sorgente di rumore (cfr. Fig. 96)

Fig. 96 Isolamento acustico tra due ambienti.

Si definisce isolamento acustico (misurato in dB e indicato con D) tra due ambienti la


differenza tra i rispettivi livelli di pressione sonora.

D LP1 LP 2

Lisolamento acustico una questione tecnica di difficile soluzione perch:

a) la via principale di propagazione del campo acustico l'aria: occorre verificare che
su un isolante acustico non siano presenti aperture, in quanto si perderebbe gran
parte del vantaggio derivante dall'installazione del materiale;
b) anche quando le vie aeree sono chiuse, il rumore continua a trasmettersi
attraverso il materiale di chiusura.

Infatti, il suono, emesso dalla sorgente, si propaga nellaria fino ad incontrare lelemento di
separazione dei due ambienti, il quale elemento, entrando in vibrazione, invia energia
sonora verso il ricevitore.
Convenzionalmente si distinguono due modalit di propagazione della energia sonora
in relazione alla via di propagazione:
1) per via aerea o diretta, nel caso in cui le onde sonore, attraverso pareti divisorie, si
trasmettono dalla sorgente all'ascoltatore (cfr. Fig. 97 a);
2) per via strutturale, nel caso in cui le onde sonore che raggiungono l'ascoltatore,
sono generate da urti e vibrazioni prodotte sulle strutture dell'edificio in cui si trova
l'ambiente disturbato (per ex. rumore da calpestio) (cfr. Fig. 97 b).

99
Fig. 97

7.2 Potere fonoisolante

Per proteggere un ambiente da un rumore prodotto al di fuori di esso e realizzare


un adeguato isolamento acustico, occorre ostacolare la propagazione del rumore dalle
sorgenti verso lambiente.
La principale causa di attenuazione della trasmissione di rumore da un ambiente
allaltro data dalle propriet fonoisolanti della parete divisoria, cio dalla resistenza pi o
meno elevata che questa offre al passaggio di rumore dallambiente disturbante a quello
disturbato.
Queste propriet sono sintetizzare da un opportuno parametro che si chiama potere
fonoisolante (simbolo: R), valutabile mediante la relazione:

1
R 10 log (dB)
t
Wt
dove: t 1 il coefficiente di trasmissione della parete.
Win
Win : potenza sonora incidente sulla faccia del divisorio lato 1
Wt : potenza sonora trasmessa attraverso il divisorio allambiente disturbato 2.

Il potere fonoisolante R di una parete dipende :

dalle caratteristiche strutturali, geometriche e di vincolo della parete stessa;


dal tipo di campo sonoro: diffuso o diretto (in questo caso R dipende dallangolo di
incidenza);
dalla frequenza del suono considerato.

Per pareti omogenee e sottili, landamento teorico del potere fonoisolante, in funzione
della frequenza, rappresentato in figura 98:

100
Fig. 98 Andamento del potere fonoisolante in funzione della frequenza.

Si possono individuare cinque diverse regioni:


Regione governata dalla rigidit del pannello, R diminuisce di 6 dB/ottava.
Regione di risonanza (frequenze naturali di risonanza proprie del pannello).
Regione governata dalla massa del pannello, R cresce di 6 dB/ottava.
Regione di coincidenza (leffetto della coincidenza riduce il potere di fonoisolamento
del pannello).
Regione al di sopra della zona dove si verifica il fenomeno della coincidenza; il
potere fonoisolante R torna ad aumentare con una pendenza teorica di 9 dB per
raddoppio di frequenza.

Alle basse frequenze, possibile raggiungere le condizioni di risonanza, che si hanno


quando unonda sonora incide perpendicolarmente su una parete ed induce in essa una
oscillazione nella stessa direzione di propagazione dellonda.
Se la frequenza del suono prossima alle frequenze di risonanza della struttura si
genera un notevole aumento dellampiezza di oscillazione della parete stessa con
incremento della trasmissione sonora nellambiente adiacente ed abbattimento del potere
fonoisolante.
In corrispondenza delle frequenze naturali di risonanza, pertanto, il potere
fonoisolante tende a zero e la struttura diventa pressoch trasparente dal punto di vista
acustico.
Il valore della frequenza naturale dipende dalla massa per unit di superficie, dai
vincoli che bloccano la parete (cerniere, ecc.). e dalla sua costante elastica. Questa
ultima, a sua volta, funzione di propriet meccaniche (modulo di elasticit E e
coefficiente di Poisson v) e geometriche (spessore h, larghezza a, altezza b).

dove la densit del materiale e i, j sono numeri interi per il calcolo delle frequenze di
ordine superiore.
Per valori della frequenza inferiori alla frequenza di risonanza naturale (f < fr) la
trasmissione sonora dipende essenzialmente dalla rigidezza (o elasticit) della struttura e

101
quindi gli effetti della massa e dello smorzamento sono poco importanti. Si ha una
diminuzione di 6 dB per ogni raddoppio della frequenza.
Per valori della frequenza superiori alla frequenza di risonanza naturale ma
comunque inferiori ad un limite superiore fissato dalla cosiddetta coincidenza (fr<f<fc),
invece, si fa sentire leffetto della massa per cui R cresce con la frequenza in modo lineare
di circa 6 dB/ottava. Nel caso di onda sonora piana incidente ortogonalmente su una
parete piana di dimensioni infinite si pu utilizzare la seguente formula di previsione:

R0 f 20 log m f 48 (dB)

dove f (Hz) la frequenza e m (kg m -2) la densit superficiale del materiale costitutivo
del divisorio. Tale relazione nota come legge di massa.
Nel caso di incidenza obliqua:
m f cos
R f 20 log (dB)
c
dove ora langolo di incidenza, (c) limpedenza acustica caratteristica dellaria.
Le formule viste valgono in un campo sonoro di onde piane che arrivano sulla
parete con un certo angolo di incidenza. Solitamente il campo sonoro in un ambiente
chiuso pi vicino ad un campo sonoro diffuso. In queste condizioni il potere fonoisolante,
detto per incidenza casuale, pu essere ottenuto integrando su una semisfera (per i da
0 a 90) il potere fonoisolante R. In queste condizioni, con angolo di incidenza fino a 90,
si ottiene:

Rc f R0 10 log 0.23 R0 (dB)

Secondo diversi autori il valore del potere fonoisolante per incidenza diffusa cos calcolato
sottostimato. Una migliore interpretazione del fenomeno reale si ottiene limitando gli
angoli di incidenza tra =0 e =78 anzich 90 e ci perch unincidenza radente negli
ambienti usuali poco probabile. Il valore pi pratico che si ottiene, valido per incidenza
mediamente diffusa, il seguente:

Rdiff f R0 5 (dB)

La validit della legge della massa limitata superiormente dal fenomeno della
coincidenza. Questo fenomeno avviene solo se lincidenza dellonda sonora non
perpendicolare alla parete ma obliqua; la parete stessa non viene sollecitata in tutti i punti
con gli stessi valori della pressione sonora.
In ogni istante ci sono punti della parete su cui l'onda acustica esercita il massimo della
pressione sonora, altri dove il carico nullo e altri ancora dove negativo (cfr. Fig.99).

Fig. 99 Parete sollecitata da unonda sonora con incidenza obliqua

102
La parete tende allora a flettersi (cfr. Fig. 100) con una certa lunghezza d'onda tr pari alla
lunghezza donda di traccia dellonda sonora incidente che dipende dall'angolo e dalla
lunghezza donda i del suono incidente:

in
tr
sen


in
tr

Fig. 100 Parete sollecitata da unonda sonora con incidenza obliqua

La parete, inoltre, ha una sua lunghezza donda flessionale naturale B . Il fenomeno di


coincidenza, si verifica quando, per un determinato angolo dincidenza, la lunghezza
donda di traccia tr dellonda sonora piana incidente eguaglia la lunghezza donda B
dellonda flessionale libera ossia:

i
B
sen

Per le alte frequenze, esiste sempre un angolo d'incidenza per il quale la proiezione in
direzione normale alla parete della lunghezza d'onda del suono (i ) risulti uguale alla
lunghezza d'onda flessionale B .
Poich il sen non pu eccedere lunit, si ha che la frequenza pi bassa per cui si verifica
il fenomeno di coincidenza si ottiene per =90 (incidenza radente); questa frequenza
chiamata frequenza critica ed pari a:

103
dove E il modulo di Young, il coefficiente di Poisson, la densit, s lo spessore
del pannello. Si pu osservare che pi la parete sottile pi aumenta la frequenza di
coincidenza.
La situazione fisica dunque quella per cui ci sono due perturbazioni, londa acustica e
londa flessionale nella struttura, che viaggiano parallelamente una allaltra, con la stessa
lunghezza donda.
Questo comporta un miglioramento dello scambio energetico tra le due perturbazioni e
tale miglioramento determina, a sua volta, che la parete vibra in modo molto intenso
trasmettendo una elevata quantit di energia sonora allambiente adiacente ed il potere
fonoisolante cade a picco verso valori molto bassi, al limite tendenti a zero.
Nella tabella 16 sono riportati alcuni valori indicativi della frequenza critica di alcuni
materiali da costruzione.

Tab. 16

L'ampiezza del fenomeno di coincidenza dipende dal fattore di smorzamento del


materiale: per materiali come il vetro, con fattore di smorzamento basso, R ha una grande
caduta.
Per questo motivo si usa un vetro camera, fatto da due lastre di diverso spessore (quindi
con diversa frequenza di coincidenza) separate da uno strato d'aria o ancor meglio da un
film plastico antisfondamento che fa da cuscinetto elastico smorzante.
Al di sopra della frequenza critica e della zona dove si verifica il fenomeno della
coincidenza, il potere fonoisolante R torna ad aumentare con una pendenza teorica di 9
dB per raddoppio di frequenza.
In campo diffuso si pu calcolare il potere fonoisolante sopra la frequenza critica con la
seguente espressione:

dove fc la frequenza critica della parete (Hz) e il fattore di smorzamento totale della
parete. Questo termine sintetizza i meccanismi di smorzamento allinterno della parete
eccitata indicando quale frazione dellenergia meccanica vibratoria viene convertita in
calore in un ciclo della vibrazione.

7.2.1 Pareti monostrato

Innanzitutto si deve osservare che per le comuni partizioni usate in edilizia la


frequenza naturale di risonanza si trova generalmente al di sotto dei valori di pratico
interesse (f 0< 100 Hz). I valori della frequenza critica e la relativa zona della coincidenza
dipendono invece dallo spessore e dalle altre caratteristiche del materiale. Per molte pareti
pesanti la coincidenza si verifica intorno a 100-300 Hz.

104
Dalle formule di calcolo delle due frequenze si osserva che la rigidezza della
struttura direttamente proporzionale alla frequenza naturale ed inversamente
proporzionale alla frequenza critica. Essendo la rigidezza funzione del modulo di Young E
e dello spessore, si osserva che aumentando uno di questi due parametri aumenta la
frequenza naturale e diminuisce la frequenza critica.
Nella progettazione dei pannelli si cerca di massimizzare R nel campo di frequenze
di interesse nelledilizia civile, tale campo compreso tra 100 e 5000 Hz circa. Quindi
desiderabile garantire che sia f0 che fc siano situati fuori da questo campo di frequenze.
Questo potrebbe accadere o con rigidezze molto basse ma a scapito della resistenza della
struttura, ottenendo f0 <100Hz e fc >5000 Hz, oppure con rigidezze piuttosto alte tali da
portare sia f0 che fc sotto o comunque prossimi a 100 Hz.
Tra le frequenze f0 e fc (frequenze medio basse) vale la legge di massa:
aumentando lo spessore, si ha un locale aumento di R per effetto del conseguente
aumento della massa. In linea generale si pu affermare che il potere fonoisolante di un
singolo pannello determinato dalla sua massa: tanto maggiore la massa e/o lo
spessore del pannello tanto maggiore risulta il suo potere fonoisolante, ma essendo la
frequenza critica inversamente proporzionale allo spessore del pannello, ogni tentativo di
aumentare il potere fonoisolante tramite un aumento dello spessore comporta come
risultato anche una diminuzione della frequenza critica.
Laumento di spessore permette comunque di aumentare lisolamento alle
frequenze medio basse dove pi difficile solitamente avere buoni risultati.
Quando lo spessore elevato si innescano fenomeni di risonanza di spessore alle alte
frequenze dovuti alle onde longitudinali e di taglio che si creano allinterno del muro.
La teoria della parete sottile non in grado di spiegare questo fenomeno dato che non
tiene conto delle onde longitudinali e trasversali che, per pareti spesse e ad alte
frequenze, assumono invece un ruolo importante. Linsorgenza di risonanze di spessore
determina una forte riduzione del potere fonoisolante ad alta frequenza. Leffetto delle
risonanze di spessore si manifesta per spessori superiori a circa 15-20 cm in base alle
altre caratteristiche della parete. Al di sotto di tale spessore le risonanze si verificano con
frequenze superiori a 5000 Hz. Nella figura 101 si pu osservare landamento del potere
fonoisolante per una parete tipo di 15-20 cm di spessore. Si vede, in questo caso, che la
coincidenza si verifica intorno ai 100 Hz e che insorgono le risonanze di spessore intorno
a 5000 Hz.

Fig. 101 Andamento del potere fonoisolante per pareti spesse: visualizzazione delleffetto
dellinsorgenza delle risonanze di spessore alle alte frequenze.

105
Per i materiali non omogenei, come ad esempio i laterizi e i blocchi di argilla, le teoria delle
pareti sottili omogenee diventa sempre meno applicabile. Questo dovuto al fatto che le
propriet meccaniche dei materiali, non essendo costanti lungo la parete, determinano
valori incerti della frequenza critica e delle frequenze di risonanza. Molto spesso, inoltre,
queste pareti vengono realizzate con uno spessore piuttosto elevato determinando anche
fenomeni di risonanza di spessore alle alte frequenze.
La non omogeneit della parete determina lampliamento della zona di coincidenza.
Leffetto si pu schematizzare ipotizzando una zona di coincidenza compresa tra una
frequenza critica inferiore e una frequenza critica superiore ottenute rispettivamente dalla
rigidit flessionale massima e minima della parete (cfr. Fig. 102).
50

Fig. 102 Andamento del potere fonoisolante per pareti spesse e non omogenee: visualizzazione
delleffetto dellampliamento della zona di coincidenza.

7.2.2 Pareti doppie

Una parete doppia, costituita essenzialmente da due pannelli separati da una


intercapedine di aria, eventualmente riempita con materiale fonoassorbente poroso.
Landamento qualitativo del potere fonoisolante al variare della frequenza riportato nella
figura 103:

Fig. 103 Andamento qualitativo del potere fonoisolante al variare


della frequenza per pareti doppie

106
Nella figura si osservano innanzitutto le curve relative al potere fonoisolante del pannello
singolo e del pannello di massa uguale alla somma dei due pannelli. Nel caso di pareti
doppie si osserva come landamento del potere fonoisolante varia al variare della
frequenza ed influenza dalla presenza o meno di materiale fonoassorbente allinterno
della cavit. Si distinguono due frequenze nelle quali si verifica una modifica netta delle
propriet isolanti. La prima la frequenza del sistema massa-molla-massa costituito dalle
due pareti e dalla cavit. Al di sotto di tale frequenza le due pareti sono completamente
accoppiate e il comportamento quello di una parete di massa uguale alla somma delle
masse dei due pannelli. In corrispondenza della frequenza di risonanza il potere
fonoisolante diminuisce. La diminuzione tanto maggiore quanto minore lo
smorzamento. In presenza di materiale fonoassorbente allinterno della cavit la
diminuzione piccola.
La seconda la frequenza di risonanza della cavit. A tale frequenza la lunghezza
donda comparabile con le dimensioni della cavit e, andando verso le basse frequenze,
iniziano risonanze in direzione perpendicolare ai pannelli. Al di sopra della frequenza di
risonanza della cavit i due pannelli sono completamente disaccoppiati e il potere
fonoisolante corrisponde allincirca alla somma dei poteri fonoisolanti dei singoli pannelli,
con una pendenza di circa 6 dB/ottava. Tra le due frequenze si ha una pendenza molto
ripida (circa 18 dB/ottava). La presenza del materiale fonoassorbente determina la
riduzione o leliminazione delle risonanze di intercapedine che altrimenti provocano dei
buchi nel potere fonoisolante al variare della frequenza. Alle alte frequenze (circa 2500-
3150 Hz) si osserva il fenomeno della coincidenza che rimane presente sia nel pannello
singolo che nel pannello doppio.
La variazione del rapporto delle masse superficiali dei due pannelli determina un
innalzamento della frequenza di risonanza del sistema massa-molla-massa e una
conseguente riduzione del potere fonoisolante.
Solitamente le strutture leggere sono sorrette da un telaio metallico. Questa
struttura determina dei punti di connessione tra i pannelli che fa diminuire il potere
fonoisolante, in particolare verso le alte frequenze.
Poich in corrispondenza della frequenza di risonanza massa-molla-massa il valore
del potere fonoisolante molto piccolo, importante che tale frequenza cada al di fuori del
campo di interesse. Lo spostamento verso il basso di questa frequenza si pu ottenere sia
aumentando la distanza tra i pannelli che aumentando la massa dei pannelli.

Esempio numerico

Calcolare le prime quattro frequenze naturali e la frequenza critica di una lastra di vetro di
spessore 4 mm e di dimensioni 1x2 m. Sono noti:
E=6,5 x 1010 Pa
=0,24
=2400 Kg/m3
Si consideri laria in condizioni normali.

Le prime quattro frequenze naturali si calcolano con la relazione:

Quindi:

107
La frequenza critica si ottiene dalla relazione:

7.2.3 Pareti composte da elementi con diverso valore di "R"

Quando la struttura composta, cio ad esempio costituita da una parete con una
porta, una finestra o un altro qualsiasi elemento di discontinuit, il potere fonoisolante si
calcola nel modo seguente:

1
R C 10 log
tC

essendo tc la media ponderale dei coefficienti di trasmissione delle diverse porzioni


costituenti la parete, adottando come fattori di ponderazione le superfici relative:

tC
t S
i i

S i

Il coefficiente di trasmissione acustica ti della generica parete si ricava dal corrispondente


potere fonoisolante Ri mediante la relazione:
1
ti Ri
10
10
Componenti edilizi caratterizzati da bassi valori di Ri possono ridurre notevolmente il
potere fonoisolante complessivo della parete. Di qui l'opportunit di prestare la massima
attenzione nella realizzazione dei serramenti esterni ed in particolare delle superfici
vetrate, alle quali, in pratica, affidato il compito di assicurare l'isolamento acustico dai
rumori provenienti dall'esterno.
108
Esempio numerico

7.3 Misura sperimentale del potere fonoisolante

Il valore di R, per una data parete, pu essere ottenuto, oltre che con le formule
precedentemente illustrate, anche per via sperimentale.
La determinazione sperimentale del potere fonoisolante R di una parete viene effettuata in
laboratorio secondo la normativa UNI EN ISO 10140. In questo caso occorre che il

109
laboratorio stesso sia dotato di una doppia camera riverberante in cui le due camere siano
separate dal divisorio sotto test.
Per ciascuna frequenza si misurano i livelli di pressione sonora nellambiente disturbante
L1 e nellambiente ricevente L2, e il tempo di riverberazione nellambiente ricevente. Il
potere fonoisolante R si ottiene dalla seguente espressione:

S
R L1 L2 10 log
A
in cui S la superficie del divisorio ed A larea equivalente di assorbimento acustico
dellambiente ricevente.
Per calcolare larea equivalente di assorbimento acustico dellambiente ricevente si deve
misurare il T60 (per diverse frequenze) ed applicare la formula di Sabine :
V
A 0.161
T60
con V volume dellambiente ricevente.
A titolo di esempio riportiamo nelle tabelle 17, 18 e 19 alcuni valori del potere fonoisolante
misurato in laboratorio per vari tipi di strutture.

Tab. 17 Potere fonoisolante di una parete in blocchi di cls cellulare

Tab. 18 Potere fonoisolante di una parete in mattoni pieni (National Bureau of Standards USA)

110
Tab. 19 Potere fonoisolante di vari tipi di parete

Se invece sono noti il valore di Lp1, il potere fonoisolante R e le dimensioni S del divisorio,
utilizzando la medesima formula, possibile calcolare il livello Lp2 generato nellambiente 2
allo scopo di valutare leffettivo disturbo arrecato in esso dalla sorgente di rumore collocata
nellambiente 1.
S
L2 L1 R 10 log
A

Per valutare lentit del disturbo e se esso sia compatibile con le attivit che si svolgono
nellambiente 2, possono essere utilizzati i criteri di valutazione del rumore che verranno
esposti nel capitolo seguente.

7.4 Criteri di valutazione del rumore ambientale

La normativa internazionale attualmente in vigore fissa i valori massimi ammissibili


del rumore ambientale in condizioni di regime stazionario introducendo alcuni indici, quali:
indice NR (Noise Rating), indice NC (Noise Criterion), indice PNC (Preferred Noise
Criterion), criterio RC (Room Criterion). Gli indici NC e PNC sono meno usati dellindice
NR.
Ciascun indice individua una particolare curva di valutazione su un diagramma di
riferimento che riporta in ascisse la frequenza, relativa ad una suddivisione in bande dello
spettro sonoro, ed in ordinate il livello di pressione sonora.
111
Nella Figura 104 sono riportate, a titolo di esempio, le curve di riferimento dellindice NR.
Lordinata in dB relativa ad una frequenza 1000 Hz di ciascuna curva costituisce il valore
dellindice NR che caratterizza lintera curva.
Come si deduce dal diagramma alle basse frequenze sono tollerati livelli di rumore pi
elevati perch in queste bande lorecchio meno sensibile.

Fig. 104 Curve di valutazione NR

Ad esempio, se in riferimento allattivit che si svolge in un determinato ambiente, la


norma impone un NR pari a 35, questo corrisponde ad una curva di riferimento che
prevede, come massima accettabile, la seguente distribuzione spettrale:

Frequenza (Hz) 31.5 63 125 250 500 1000 2000 4000 8000
Livello Lp (dB) 79 63 53 45 39 35 32 30 28

Pertanto lambiente per il quale deve essere rispettato lindice NR-35 a norma se la
distribuzione spettrale del rumore, esistente in esso, non supera i valori della tabella. Allo
stesso modo, se si riporta tale distribuzione spettrale sul diagramma, si pu caratterizzare
lambiente con un valore dellindice NR e verificare se questo minore o al massimo
uguale a quello di riferimento che ovviamente fornito in funzione della destinazione duso
del locale. Con questo metodo possibile valutare quale sia la frequenza pi disturbante
che non sempre coincide con quella che presenta il valore pi elevato del livello sonoro,
come messo in evidenza dal seguente esempio.
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Esempio numerico
Supponiamo che un rumore ambientale rilevato sperimentalmente presenti lo spettro
tracciato allinterno del diagramma della figura 105 caratterizzato dai seguenti valori:

Frequenza (Hz) 31.5 63 125 250 500 1000 2000 4000


Livello Lp (dB) 50 55 68 63 45 36 36 40

Fig. 105 Esempio di calcolo dellindice NR

La rumorosit ambientale presenta un massimo di 68 dB a 125 Hz ma lNR che la


caratterizza pari a 55 poich la curva NR-55 quella pi elevata toccata dalla spezzata
alla frequenza di 250 Hz. Questo significa che la frequenza pi disturbante quella di 250
Hz e, se la rumorosit ambientale risultasse eccessiva per la destinazione duso, cio lNR
ottimale fosse minore di 55, allora un eventuale intervento di correzione acustica dovrebbe
utilizzare materiali in grado di abbassare il livello sonoro soprattutto alla frequenza pi
disturbante anche se, come detto, questa non presenta il valore pi elevato del livello
sonoro.

Analogo il modo di lavorare con gli altri indici.


Il grafico in figura 106 che deve essere usato per il criterio RC il seguente:

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Fig.106 Curve di valutazione RC

Le due zone A e B indicano situazioni in cui pu esserci rumore prodotto, per risonanza,
dalla vibrazione di pareti leggere e controsoffitti: la zona A interessata da una elevata
probabilit che ci avvenga, mentre la zona B rappresenta soltanto la possibilit che ci sia
rumore indotto. La curva C rappresenta la soglia di udibilit, al di sotto della quale non si
pu avvertire alcun segnale acustico.
Per il criterio RC il rumore pu essere classificato nel modo seguente:

Rumble (Rombante) se il rumore presenta in una qualsiasi banda minore di 500 Hz un


livello che supera di 5 dB il corrispondente riferimento RC;
Hiss (Sibilante) se il rumore presenta in una qualsiasi banda maggiore di 500 Hz un
livello che supera di 3 dB il corrispondente riferimento RC;
Neutral (Neutro) quando il rumore non n Hiss n Rumble.
Per ogni ambiente, a seconda della destinazione duso, la normativa fissa i corrispondenti
valori degli indici, come riportato nella tabella 20 seguente.
In alternativa a quanto riportato sin qui, per la valutazione del rumore ambientale, pu
essere usato anche il criterio che fissa un valore massimo accettabile del livello di rumore
in funzione della destinazione duso del locale espresso in dB(A), ottenuto applicando ai
livelli assoluti caratterizzanti il rumore i valori del filtro A, che simulano la sensazione
sonora dellorecchio alle varie frequenze prodotta da un certo livello in dB. In questo caso
la norma impone un valore massimo del livello in dB(A) sopportabile in riferimento ad una
certa destinazione duso, ma tale criterio non fa distinzione tra due rumori che, pur
114
presentando lo stesso valore in dB(A), siano caratterizzati da distribuzioni spettrali diverse.
Questa particolarit non consente di effettuare in maniera precisa un eventuale intervento
di correzione acustica del locale disturbato poich non sono note le frequenze alle quali il
rumore in oggetto arreca agli utenti maggior disturbo.

Tab. 20 Valori di riferimento degli indici NC, NR e dei livelli dBA

7.5 Riferimenti normativi

Di seguito si riportano alcuni riferimenti normativi in materia di rumorosit ambientale.

Estratto dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 14. 11.1997

Art. 2. Valori limite di emissione


I valori limite di emissione delle singole sorgenti fisse di cui all'art. 2, comma 1, lettera c),
della Legge 26 ottobre 1995, n. 447, sono quelli indicati nella tabella B allegata al presente
decreto, fino all'emanazione della specifica norma UNI che sar adottata con le stesse
procedure del presente decreto, e si applicano a tutte le aree del territorio ad esse
circostanti, secondo la rispettiva classificazione in zone.
I rilevamenti e le verifiche sono effettuati in corrispondenza degli spazi utilizzati da persone
e comunit.
Art. 4. Valori limite differenziali di immissione
I valori limite differenziali di immissione, definiti all'art. 2, comma 3, lettera b), della legge
26. 10.1995, n. 447, sono:
5 dB per il periodo diurno
3 dB per il periodo notturno
all'interno degli ambienti abitativi.
Tali valori non si applicano nelle aree classificate nella classe VI della tabella A allegata al
presente decreto.
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Le disposizioni di cui al comma precedente non si applicano nei seguenti casi, in quanto
ogni effetto del rumore da ritenersi trascurabile:
1. se il rumore misurato a finestre aperte sia inferiore a 50 dB(A) durante il periodo
diurno e 40 dB(A) durante il periodo notturno;
2. se il livello del rumore ambientale misurato a finestre chiuse sia inferiore a 35 dB(A)
durante il periodo diurno e 25 dB(A) durante il periodo notturno.
Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano alla rumorosit prodotta:
dalle infrastrutture stradali, ferroviarie, aeroportuali e marittime;
da attivit e comportamenti non connessi con esigenze produttive,
commerciali e professionali;
da servizi e impianti fissi dell'edificio adibiti ad uso comune, limitatamente al
disturbo provocato all'interno dello stesso.
Art. 6. Valori di attenzione.
I valori di attenzione espressi come livelli continui equivalenti di pressione sonora
ponderata A, riferiti al tempo a lungo termine (TL) sono:
1. se riferiti ad un'ora, i valori della tabella C allegata al presente decreto, aumentati di
10 dB per il periodo diurno e di 5 dB per il periodo notturno;
2. se relativi ai tempi di riferimento, i valori di cui alla tabella C allegata al presente
decreto. Il tempo a lungo termine (TL) rappresenta il tempo all'interno del quale si
vuole avere la caratterizzazione del territorio dal punto di vista della rumorosit
ambientale. La lunghezza di questo intervallo di tempo correlata alle variazioni dei
fattori che influenzano tale rumorosit nel lungo termine. Il valore TL, multiplo intero
del periodo di riferimento, un periodo di tempo prestabilito riguardante i periodi
che consentono la valutazione di realt specifiche locali.
Art. 7. Valori di qualit
I valori di qualit di cui all'art. 2, comma 1, lettera h), della legge 26 ottobre 1995, n. 447,
sono indicati nella tabella D allegata al presente decreto.

Tab. A Classificazione del territorio comunale (art.1).


CLASSE I - aree particolarmente protette: rientrano in questa classe le aree nelle quali la quiete
rappresenta un elemento di base per la loro utilizzazione: aree ospedaliere, scolastiche, aree destinate
al riposo ed allo svago, aree residenziali rurali, aree di particolare interesse urbanistico, parchi
pubblici, ecc.
CLASSE II - aree destinate ad uso prevalentemente residenziale: rientrano in questa classe le
aree urbane interessate prevalentemente da traffico veicolare locale, con bassa densit di
popolazione, con limitata presenza di attivit commerciali ed assenza di attivit industriali e artigianali.
CLASSE III- aree di tipo misto: rientrano in questa classe le aree urbane interessate da traffico
veicolare locale o di attraversamento, con media densit di popolazione, con presenza di attivit
commerciali, uffici con limitata presenza di attivit artigianali e con assenza di attivit industriali; aree
rurali interessate da attivit che impiegano macchine operatrici.
CLASSE IV - aree di intensa attivit umana: rientrano in questa classe le aree urbane interessate da
intenso traffico veicolare, con alta densit di popolazione, con elevata presenza di attivit commerciali
e uffici, con presenza di attivit artigianali; le aree in prossimit di strade di grande comunicazione e di
linee ferroviarie; le aree portuali, le aree con limitata presenza di piccole industrie.
CLASSE V - aree prevalentemente industriali: rientrano in questa classe le aree interessate da
insediamenti industriali e con scarsit di abitazioni.
CLASSE VI - aree esclusivamente industriali: rientrano in questa classe le aree esclusivamente
interessate da attivit industriali e prive di insediamenti abitativi.

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Tab. B: Valori limite di emissione Leq in dB(A) (art. 2).
Classi di destinazione d'uso del Tempi di riferimento
territorio Diurno (06.0022.00) Notturno (22.0006.00)
I Aree particolarmente protette 45 35
II Aree prevalentemente residenziali 50 40
III Aree di tipo misto 55 45
IV Aree di intensa attivit umana 60 50
V Aree prevalentemente industriali 65 55
VI Aree esclusivamente industriali 65 65
Tab. C: valori limite assoluti di immissione - Leq in dB (A) (art.3).
Classi di destinazione d'uso del Tempi di riferimento
territorio Diurno (06.0022.00) Notturno (22.0006.00)
I Aree particolarmente protette 50 40
II Aree prevalentemente residenziali 55 45
III Aree di tipo misto 60 50
IV Aree di intensa attivit umana 65 55
V Aree prevalentemente industriali 70 60
VI Aree esclusivamente industriali 70 70

Tab. D: valori di qualit - Leq in dB (A) (art.7).


Classi di destinazione d'uso del Tempi di riferimento
territorio Diurno (06.0022.00) Notturno (22.0006.00)
I Aree particolarmente protette 47 37
II Aree prevalentemente residenziali 52 42
III Aree di tipo misto 57 47
IV Aree di intensa attivit umana 62 52
V Aree prevalentemente industriali 67 57
VI Aree esclusivamente industriali 70 70

Negli ambienti lavorativi la norma da seguire il:

Decreto Legislativo 15 agosto 1991, n. 277 (Protezione dei lavoratori contro i


rischi di esposizione al rumore durante il lavoro) in attuazione delle direttive
n. 80/1107/CEE, n. 82/605/CEE, n. 83/477/ CEE, n. 86/188/ CEE e n. 88/642 CEE,
in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizioni
ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro, a norma dell'art. 7 della
legge 30 luglio 1990, n. 212.

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