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Collezione Sei

Valter Casini Editore


2005 Valter Casini Editore, Roma
ISBN 88-7905-027-3
Indice delle monografie
Simulazione e dissimulazione pag. 7
Il double bind: il doppio legame e i paradossi nella comunicazione pag.27
Genere, linguaggio e corpo: esiste un discorso femminile? pag.43
Sincronicit: dalla scienza quantistica alla ricerca del destino pag.57
Il contratto nella comunicazione dellimpresa pag.79

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Simulazione e dissimulazione
Intro*
Simulare e dissimulare sono entrambe voci dotte che provengono dal latino e che solo etimologicamente,
con riferimento al significato proprio, potrebbero essere considerate luna il contrario dellaltra.

Simulare. Mostrare di sentire ci che in realt non si sente o cercare di far credere cosa o fatto che in realt
non esiste.
Dissimulare. Nascondere il proprio pensiero, o i sentimenti, i propositi, ecc., in modo che altri non se ne
accorgano, spesso anzi fingendo il contrario.
Il latino simulare, deriva dallaggettivo similis simile e ha un primo significato proprio, rendere simile.

Da questa accezione ne deriva, per traslato, una seconda nella quale il verbo acquista il valore di fare finta,
fingere che ritroviamo poi come principale, nel suo equivalente italiano. Il latino dissimulare, invece, deriva
da simulare con laggiunta del prefisso dis- e ha il significato proprio di rendere dissimile, rendere irricono-
scibile. Anche da questa accezione, come nel caso precedente, se ne sviluppa, per traslato, una seconda,
nella quale il verbo assume il valore di nascondere, celare, occultare, quello che poi si ritrova nelluso pi
largamente diffuso del suo corrispondente italiano. Il fatto che spesso per nascondere i propri sentimenti o
il proprio pensiero, cio per dissimulare, si finga il contrario, contribuisce ad avvicinare semanticamente i due
verbi, tanto che in alcuni contesti, dissimulare assume proprio il significato di fingere, simulare.
A prima vista i due termini sembrano rivestire un valore negativo, ma in realt le cose non sono cos sem-
plici, anzi in vari contesti simulazione e dissimulazione sono considerate virt pregevoli, se non addirittura
necessarie. Lambivalenza deriva dal fatto che i due termini sono legati a due concetti simili sotto vari
aspetti, ma molto diversi per il valore morale che rivestono: laccortezza e la frode.
Accortezza indica avvedutezza, sagacia, prontezza. Il verbo accorgersi deriva dal latino parlato adcorrige-
re: raddrizzare, correggere. Laccortezza una categoria virtuosa del comportamento perch si fonda sulle
capacit di previsione, simulazione e dissimulazione tipiche delluomo civilizzato. Tra le testimonianze antiche,
fondamentale la definizione di Aristotele: laccortezza e luomo accorto non sono n la saggezza n luomo
saggio; tuttavia luomo saggio accorto, perci laccortezza coopera in certo modo alla saggezza. Nella cultu-
ra del Classicismo italiano laccortezza assume caratteri maggiormente positivi e diviene spesso un elemento
costitutivo del comportamento del virtuoso, come si pu vedere nellOrlando furioso di Ariosto, nel Libro del
Cortegiano di Castiglione, nel dialogo Il Messaggiero di Tasso, in Istoria del Concilio Tridentino di Sarpi e nelle
opere di Machiavelli e Guicciardini (che assorbono laccortezza nel pi complesso concetto di prudenza).
Frode, invece, pur avendo una dimensione meno oggettiva rispetto a quella di potere e forza, resta lega-
ta a un ambito di azione connesso a quello che Habermas definiva agire strategico, in cui quel che conta
solo il fine da raggiungere. La frode innanzitutto inganno: questa la prima sinonimia che la nostra

*
La presente monografia a cura di Simona Carloppi

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mente evoca, e quando parliamo di inganno pensiamo immediatamente alla menzogna. Il potere si eser-
cita attraverso lutilizzo della forza, la frode si esprime mediante la menzogna. Il potere mira a disciplinare
e a vincolare il comportamento esteriore (mentre lautorit aspira a influenzare anche quello interiore).
Essendo innanzitutto comando, il potere il linguaggio pi antico, come rileva Elias Canetti. Il primo
comando rinvenibile gi nel mondo animale nel momento stesso in cui un esemplare ne aggredisce un
altro e in questultimo scatta un dispositivo che lo induce alla fuga. Con frode, inganno e menzogna ci muo-
viamo invece sul terreno dei processi mentali, una dimensione che coinvolge direttamente il sapere di un
individuo. La menzogna e linganno si presentano innanzitutto come un indurre in errore il prossimo, sot-
traendogli possibilit di conoscenza. La frode, oltre che sulla menzogna, pu anche poggiare sulla reticen-
za: se la menzogna consiste nel dire intenzionalmente ci che non , la reticenza il non dire intenzional-
mente ci che .
Per chiarire meglio il dilemma, vale la pena di andare a esaminare la storia dei concetti di simulazione e
dissimulazione nella cultura occidentale, concentrandoci anche sulla nozione di menzogna che da sempre
oggetto privilegiato della riflessione filosofica (da Platone e Aristotele in poi). La prima cosa che salta agli
occhi una netta frattura tra il mondo antico, greco-romano, e quello cristiano/moderno.

Storia della simulazione


Grecia

Nel mondo greco la valutazione della gravit della menzogna legata alla posizione sociale occupata da colui che
mente e da colui al quale la menzogna rivolta. Viene condannata se rivolta da un uomo di rango inferiore a
uno di rango superiore, se invece avviene il contrario essa lecita. I pi autorevoli pensatori greci riconoscono la
liceit del mentire per il medico verso il paziente sullentit della malattia che lo affligge, e nel caso di un gover-
nante che mente ai sudditi, come sostiene anche Platone ne La Repubblica, che pure deplora limpiego della
menzogna poetica. Platone infatti distingue fra menzogna reale e verbale. La menzogna reale ignoranza della-
nima di chi stato ingannato, ha uno statuto ontologico e profondo. La menzogna verbale, invece, soltanto
unimitazione dello stato dellanima e non una menzogna pura. Inoltre, la prima rifiutata con pari forza da uomi-
ni e di, mentre alla seconda, anchessa estranea alle divinit, gli uomini ricorrono spesso. Quindi Platone, gio-
cando sullambivalenza della menzogna verbale, introduce la possibilit di un mentire utile ai fini politici.
I Greci ammettono anche il ricorso alla menzogna nelle relazioni col sesso femminile (alluomo conces-
so mentire alla donna, ma la donna non pu farlo nei confronti delluomo) e nei rapporti con popolazioni
barbare e selvagge. Si pu, insomma, affermare che i Greci hanno dato del problema della menzogna una
valutazione classista, razzista e sessista, accettando un utilizzo selettivo di menzogna, astuzia sleale e pre-
meditazione. La (saggezza) qualcosa che implica, a differenza dellimpulsivit della violenza, pia-
nificazione e calcolo, doppiezza e inclinazione allinganno, elementi che stanno agli antipodi delle virt che la

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(citt) richiede ai suoi cittadini: temperanza, fortezza, saggezza, giustizia. Odisseo il per
antonomasia, cio luomo dalle mille risorse intellettuali ed nellIliade contrapposto ad Achille, leroe a
tutto tondo che, nella sua passionalit, quando gli viene sottratta la serva Briseide, si ritira dalla battaglia.
Odisseo sa tacere, fingere, trattenersi, pazientare e, nellultimo libro dellOdissea, quando regola i conti con i
Proci, di fronte al figlio Telemaco che lo incalza a intervenire, d una lezione sulla virt del silenzio e del fre-
nare la mente. In generale, luomo odisseico usa menzogna e reticenza come strategie di autotutela verso
lignoto. Il cavallo che, su suo consiglio, i Greci abbandonano sulla spiaggia di fronte a Troia vuoto al suo inter-
no, proprio come la parola, la quale non garantisce la presenza della cosa (mentendo, infatti, dico una cosa, ma
questa esiste solo nelle mie parole, non nella realt). Il cavallo metafora dellinganno verbale, al pari dellepi-
sodio dellincontro con Polifemo. Qui vengono prospettati addirittura cinque elementi di frode e menzogna:

1) la dichiarazione di essere naufraghi, quando in realt Odisseo e i compagni si trovano sullisola del
Ciclope per esplorarla;
2) il ricorso al vino per ubriacare il Ciclope;
3) la menzogna verbale riguardante il nome, quando Odisseo dichiara di chiamarsi Nessuno;
4) laccecamento (se lastuzia si presenta come occhiuta e addirittura dotata di tanti occhi, la vittima della
frode ne priva);
5) il camuffamento di se stesso e dei compagni quando escono avvinghiati ai ventri delle capre.
Esiodo, prima nel Prometeo incatenato, poi nel Prometeo liberato, d unaltra versione del problema, forse
anche pi complessa. Nella prima opera, Zeus fa incatenare Prometeo da Efesto, lartigiano che esprime
la forza materiale al servizio del potere sovrano. Egli ha due aiutanti, i cui nomi (potere) e
(violenza) stanno a significare il fatto che la summa potestas poggia sullesecutore (Efesto), a sua volta
spalleggiato dal potere della violenza. Prometeo, dal canto suo, incatenato perch colpevole di (tra-
cotanza) nei confronti di Zeus e perch portatore di e inganno. Nelle sue vicende si vede bene lin-
treccio tra linganno ( ) e la tecnica (). Prometeo inganna Zeus rubando il fuoco e donandolo
agli uomini, facendo cio ad essi il pi ambiguo dei doni: la tecnica. Ci sta a significare che linganno per-
petrato da Prometeo doppio, in quanto rivolto ai danni sia del padre degli di sia della natura, dal momen-
to che col fuoco e con la tecnica luomo pu ingannarla e sottometterla in modo obliquo, usando strata-
gemmi.
Incatenato alla montagna con le aquile che gli rodono perennemente il fegato, Prometeo reagisce con vio-
lenza e insolenza alla pena inflittagli da Zeus e ci fa presagire che alla fine il padre degli di dovr scen-
dere a patti con lui. Questo si verifica nel Prometeo liberato e avviene perch il potere sovrano ha bisogno
di integrare al suo interno lastuzia. Deve cio consolidarsi con lintelligenza pianificatrice e calcolante. Il
nesso che intercorre tra potere sovrano di Zeus e astuzia di Prometeo suggerisce anche il fatto che la poli-
tica sia originariamente prometeica, dal momento che Prometeo significa in greco colui che vede prima
(), o anche colui che riflette in anticipo.

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Roma

La moralit romana appare pi rigida in materia, come si vede dalla definizione della frode attribuita da
Cicerone a Caio Aquilio: per frode intendo il fingere una cosa e il farne unaltra, quindi la manipolazione
del sapere per proprio esclusivo vantaggio e a danno degli altri.
Simulatio e dissimulatio sono dunque due comportamenti negativi, secondo Cicerone: ex omni vita simu-
latio dissimulatioque tollenda est (Cicerone, De officiis, III 15: si devono bandire in ogni caso della vita
la simulazione e la dissimulazione) in netta antitesi allamicizia e alla virt.
Strettamente legata alladulazione, la simulazione uno degli argomenti di maggiore riflessione dei mora-
listi classici. Per la dissimulazione riveste valore come categoria retorica, ed considerata una figura affi-
ne alla greca (ironia) usata ampiamente da Socrate.
Urbana etiam dissimulatio est, cum alia dicuntur ac sentias, non illo genere, de quo ante dixi, cum con-
traria dicas, [...] cum tanto genere orationis severe ludas, cum aliter sentias ac loquace (Cicerone, De ora-
tore, II 67: piacevole riesce anche lironia, quando si dice una cosa diversa da quella che si pensa, non
come nel motto da me ricordato poco fa, in cui uno dice il contrario di ci che pensa [...], ma quando uno
fa un discorso che, su un tono di seriet tutto uno scherzo ed esprime concetti diversi da quelli che
pensa). Analogamente, Quintiliano: eironeian inveni qui dissimulationem vocaret (Istitutio oratoriae, IX
2: quanto allironia ho trovato alcuni che la chiamano dissimulazione).

Cristianesimo antico e medievale

solo il cristianesimo a moralizzare il problema con una gravit sconosciuta al mondo greco. Ci appare chia-
ro dal De mendacio, unopera giovanile di Agostino, risalente al 395 d.C., scritta per arginare luso molto dif-
fuso della menzogna tra i cristiani dellepoca, condizionati dalla cultura pagana. La posizione che affiora da que-
sto testo che la menzogna dipende dallintenzione dellanimo e non dalla verit o falsit delle cose. bugiar-
do non gi chi dice il falso (poich potrebbe dirlo anche lignorante), bens chi agisce con doppiezza. Il tema
della doppiezza e di chi la compie resta saldamente nella tradizione cristiana e moderna, come si vede dalla
caratterizzazione che Dante fa della frode personificata dal mostro Gerione (Inferno XVIII, versi 7 e seguenti).
Latteggiamento cristiano verr poi estremizzato dai protestanti. Poich lunico sapere degno di valore quel-
lo legato a Dio, il compito degli intellettuali e dei governanti quello di conservare integra e intatta la dottrina
tramandata dalle scritture, senza aggiungere o togliere nulla, come dimostrato dallinvettiva di Ges contro
gli scribi e i farisei. Da qui deriva un atteggiamento moralistico contro la menzogna, accompagnato per da
uninclinazione di fatto alla simulazione e dissimulazione per seguire unideale di perfezione assoluta, anche
formale. Infatti in ambienti riformati, torna a essere dato valore allantico aforisma stoico, secondo il quale il
sapiente deve essere interamente sapiente senza che in lui cada ombra alcuna di peccato, altrimenti verreb-
be contraddetta la nozione stessa della virt che lo fa sapiente.

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Rinascimento

Con il Rinascimento e la Controriforma, si torna invece a una valutazione molto pi utilitaristica.


Simulazione e dissimulazione vengono recuperate e, addirittura, elevate al rango di virt desiderabili e da
coltivare in molti campi diversi.
Cos, sospeso tra fede e opere, grazia e libert, Calvinismo e Umanesimo, luomo barocco diverr un esper-
to nellarte della mediazione e del compromesso: incline allipocrisia, alla simulazione e alla dissimulazione,
paziente, prudente, flessibile, adattabile, sempre sorretto dal buon gusto e dalla capacit di nascondersi.

Realismo Politico

Il primo ambito in cui la tematica viene affrontata quello della politica.


La coppia forza/frode, presente soprattutto a partire dalla letteratura latina in avanti, ritorna con insistenza
nelle riflessioni e negli scritti di Machiavelli e Vico con il realismo politico.
La filosofia politica non ha la pretesa tipica invece dellutopia di pensare a una societ perfettamente
regolata dalluomo. Essa accetta le cose come sono ma, al contempo, ritiene che la ragione possa dare un
corso pi ordinato alla storia, in modo tale da costruire una citt che, pur imperfetta, sia per lo meno miglio-
re. I realisti sono persone disilluse.
Kant nel suo scritto Per la pace perpetua, sostiene tre capisaldi:
1) fac et excusa; 2) si fecisti, nega; 3) divide et impera. Tra le tre, sulla seconda massima che dobbiamo
soffermare maggiormente la nostra attenzione, perch quella che avvalora lagire simulato, fraudolento
e segreto. La menzogna stessa un ingrediente basilare della frode e inerente alla politica della dissimu-
lazione lindividuazione del capro espiatorio. Quando certe azioni non sono negabili, debbono essere
attribuite a un altro e, se non c un colpevole credibile, si ricorre a un terzo pi debole, come fa lantise-
mitismo con gli ebrei.
La problematica affrontata apertamente nel capitolo 18 de Il principe di Machiavelli in relazione alla teo-
ria della doppia natura di leone e di volpe cui deve far ricorso il principe nella gestione del potere poli-
tico. E, come sostiene, Villari1: lasciando da parte la questione generale della diffusione del dibattito poli-
tico, qui va notato il legame che con essa ebbero il mutamento e lampliamento dellidea di legittimit della
dissimulazione, che della ricerca sulla ragion di Stato e della teoria politica fu allora elemento rilevante.
Teorici e moralisti si preoccupavano di distinguere nettamente, nellenunciazione dei loro precetti, tra pub-
blico e privato, tra i doveri dei sudditi e quelli del principe. Ma la distinzione era destinata a perdere il suo
rigore per il fatto stesso che quei princpi e quei precetti si diffondevano e diventavano popolari.

1
R.VILLARI, Luomo barocco, (a cura di) Laterza , Bari 1998.

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2
Cortigiani e intellettuali

Il problema della simulazione/dissimulazione profondamente avvertito anche nella relazione fra il princi-
pe e il cortigiano e nella gestione dei rapporti fra i cortigiani. Le due categorie sono complementari luna
allaltra e si riallacciano al grande tema della prudenza. Nella trattatistica cinquecentesca, la distinzione
spesso inesistente e i due termini appaiono contigui.Il tema della simulazione presente in un celebre pro-
logo dellOrlando Furioso di Ariosto dove si narra dellinganno perpetrato da Bradamante ai danni di
Brunello, di finzoni padre ed citato nel Ricordo di Guicciardini, dove la sua necessit viene correlata
allutilit, ovvero allinteresse personale, al particulare. Nel Libro del Cortegiano di Castiglione, la simu-
lazione considerata un carattere irriducibile della natura umana. Alla dissimulazione invece associata la
qualit della sprezzatura e diviene cos una norma del comportamento: non ancor disconveniente che
un omo che si senta valere in una cosa, cerchi destramente occasion di mostrarsi in quella, e medesima-
mente nasconde le parti che gli paion poco laudevoli, il tutto per con una certa avvertita dissimulazione
(II 40). Nella conversazione, assai gentil modo di facezie, ancor quello che consiste in una certa dissi-
mulazione, quando si dice una cosa e tacitamente se ne intende unaltra (II 72) e Tasso si rif al Libro del
Cortegiano nel dialogo intitolato Il Malpiglio.
Sulla dissimulazione amorosa si fondano i consigli impartiti da Raffaella alla giovane Margherita nel Dialogo
della bella creanza de le donne di Alessandro Piccolomini e, in modo analogo, se ne parla come virtuosa
capacit di nascondere i segreti del cuore nel celebre La Princesse de Clves di Madame de La Favette,
ambientato alla Corte di Enrico II.
Latmosfera diviene pi cupa nellultimo ventennio del Cinquecento, durante il consolidamento dellasso-
lutismo monarchico e fino al primo ventennio del secolo successivo. Cos la riflessione sui nuovi rapporti
tra intellettuale e potere, venendo progressivamente meno la fiducia nel ruolo e nellimmagine della Corte
offerta dal Castiglione, trova in Della Casa prima e nel Tasso poi, gli ultimi eredi di una resistenza polemi-
ca di tipo rinascimentale. La frattura fra il potere di ascendenza feudale ereditato dalla corte e una ancora
non ben definita modernit diventa incolmabile.
In questo clima di incertezza e sospetto irreali prosperano i postulati della segretezza e della simulazio-
ne. Questi diventano tanto meno cortigiani quanto pi diventa necessario dissimulare la stessa arte della
prudenza, perch la rovina della corte trascina con s anche quella conversation politique della quale era
stata, fino ad allora, il luogo privilegiato.
Un buon cortigiano doveva evitare di svelare, anche se costretto dallinganno e dallastuzia altrui, segreti
e intenzioni del principe, cercando di mutarsi allinfinito in caleidoscopiche immagini, in atteggiamenti dis-
simulatori, di nascondersi dietro ingannevoli maschere. Per un rovesciamento paradossale, per, la

2
Per questo paragrafo si veda: J. A. MARAVALL, La cultura del barocco, Il Mulino, Bologna 1985; J. ROUSSET, La letteratura dellet barocca, Il
Mulino, Bologna 1985; S. ZATTI, Il linguaggio della dissimulazione nella Liberata, in Lombra del Tasso. Epica e romanzo nel Cinquecento, Bruno
Mondadori, Milano 1996.

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segretezza e la fedelt, motivi dominanti nel trattato Del buon segretario di Angelo Ingegneri, finiro-
no in breve per essere gli unici mezzi a disposizione del Segretario per godere di unautonomia culturale
quotidianamente minacciata. Questa lottica in cui si diffonde la proposta formulata da Francesco Patrizi
nel Segretario di unlite neoplatonizzante al disopra della Controriforma, di un modello di cortigiano che
concentrasse in s una pluralit di funzioni, che anticipa di circa un ventennio il malumore diffuso tra i
segretari e gli uomini di cultura in genere derivante dalla consapevolezza di un conflitto sempre meno risol-
vibile tra teoria e prassi. Attraverso lallontanamento dal potere dellintellettuale di tradizione umanistica,
subentra il postulato del segreto controllo di s e della propria individualit.
Cos, dal Secretaire, il mobile in cui sono custodite a chiave le carte, prende nome il Segretario, laiutante.
Il Segretario3 dunque, il testimone, oltre che il custode, di un segreto. colui che attesta la presenza di
un segreto senza rivelarlo. Lesperienza del segreto , per quanto contraddittorio possa apparire, une-
sperienza testimoniale. Il silenzio, inteso come strumento di comunicazione e di difesa della societ civi-
le, si coniuga felicemente con simulazione e dissimulazione, reticenze e omissioni atte a difendere lindi-
viduo dallinganno operato dalle istituzioni.
Celato nel (e di l del) suo ufficio del segretario non si dava ritratto. N era possibile darlo. Corpo, gesti, abbi-
gliamento e pronuncia erano progettati in modo da sospingerlo nellombra, nel conformismo, nellanonimato.
La valorizzazione della cultura acquista quindi una particolare rilevanza nel pensiero italiano del Seicento.
Per gli autori del periodo, significa soprattutto assegnare centralit alla forma, alleleganza espressiva e al
potere della parola. Questo non solo il segno di una decadenza, di un vuoto interiore, di unassenza di
valori: al linguaggio si chiede in realt di rappresentare lambiguit, lincertezza, il conflitto, la contradditto-
riet e la doppiezza, caratteri costitutivi dellantropologia barocca. Il compromesso della Controriforma il
compromesso post-tridentino, come lo ha definito Garin4, sulla scia di Croce ha bisogno, per esser
messo in scena, di uneleganza formale, di un gusto per le sfumature, di un amore per il dettaglio, di una
predilezione per il probabile contrapposto al certo (i.e. il cardinale gesuita Pietro Sforza Pallavicino5).
Nei teorici della morale, della poetica e della politica si ritrovano gli elementi di una sorta di letteratura del
compromesso capace di elaborare una vera e propria diplomazia dellanima o, se si preferisce, unal-
chimia delle umane passioni, per dirla con Flavio Querengo6 (di cui si veda soprattutto il De sapientiae et
eloquentiae divortio, 1639).
Ci troviamo quindi di fronte a una doppia concezione della verit che, sul piano etimologico, appare evidente
confrontando il termine greco e quello latino. (verit) viene da che vuol dire coprire.

3
Sulla figura del Segretario e la sua valenza si vedano: S. S. NIGRO, Il Segretario, in AA.VV., Luomo barocco, (a cura di) R. Villari, Laterza, Bari
1998; D. GIORGIO, Per una letteratura del segreto, in Critica letteraria, XXVIII, 108, Loffredo, Napoli 2000; G. SIMMEL, Il Segreto e la societ segreta,
in Sociologia, Edizioni di Comunit, Torino 1998.
4
E. GARIN, Storia della filosofia italiana, Einaudi, Torino 1966, Volume secondo.
5
P. SFORZA PALLAVICINO, Trattato dellarte e dello stile del dialogo, 1662.
6
F. QUERENGO, De sapientiae et eloquentiae divortio, 1639.

15
Con lalfa privativo, il contrario di ci che si copre: ci che si scopre nel giudizio. La veritas latina un
termine che proviene dalla zona balcanica e slava e vuol dire, in origine, fede, nel significato pi ampio
della parola. Quindi, da un lato la verit ci in cui ho fede, che assumo senza nessuna riflessione critica;
dallaltro la verit di ragione, quella logica che scaturisce attraverso il saper pensare.

Il soggetto multidimensionale
7

Viene spontaneo chiedersi se in questo gioco di specchi e ombre, risvolto psicologico dellacutezza e del lavoro
sulla forma, non ci sia una svalutazione dei valori profondi e dellinteriorit. In realt, per, il tramonto delletica
eroica rinascimentale e la successiva decadenza morale che attraversa la cultura barocca, sono funzionali a una
pi raffinata conoscenza ed esplorazione della soggettivit.
La nozione di soggetto multidimensionale, che caratterizza in maniera forte lorizzonte novecentesco delle
scienze delluomo, non nasce dal nulla. Individualit e soggettivit, come le intendiamo oggi, hanno una natura
complessa, che affonda le sue radici nella storia delle egemonie economiche e intellettuali dal Cinquecento ad
oggi, attraverso lo sviluppo crescente del concetto di burocrazia e capitale negli ambiti della politica, della socio-
logia, della psicologia, delle scienze genetiche e della cultura industriale.
Il concettismo barocco o conceptismo, come lo chiamano gli autori spagnoli strettamente funzionale a que-
sta nuova curvatura della soggettivit: privilegia il procedimento analogico, luso delle metafore e il ricorso alle anti-
tesi. Le acutezze e le arguzie della retorica sono opera dellingegno, incline a valorizzare il concetto pi per il suo
dinamismo estensivo per la sua capacit di stabilire nessi e collegamenti tra elementi differenti o antagonisti
che per la sua pregnanza semantica e per la forza dei suoi tratti intensivi, insomma per il suo significato pro-
prio. Ci viene da una morale votata alla prudenza e allopportunismo, certo, ma, al tempo stesso, da una mora-
le che affina le capacit introspettive, portando luomo a scoprire la centralit dellaffetto e il primato della volont.
Laffetto e la volont vengono sottratte al dominio dellintelligenza. Sono sfere psicologiche separate, autonome,
di cui occorre diventare padroni, per evitare che lintelligenza stessa si disgreghi, si impoverisca o diventi una risor-
sa inutile, insufficiente a farci vivere tra gli altri.
Ogni eccesso passionale ci allontana dallorizzonte delle condotte prudenti e razionali ed poca cosa la conqui-
sta dellintendimento senza un pieno possesso delle proprie capacit volitive. Appassionarsi, in questa prospetti-
va, una vera e propria arte, e il primo passo di una passione governata e controllata consiste proprio nella con-
sapevolezza di essere appassionati. Consapevolezza ed emozioni, ragione e passione: Baltasar Gracin8,
gesuita spagnolo, propone un modello di comportamento capace di realizzare unarmonia tra due polarit

7
Per questo paragrafo si veda anche: M. GALZIGNA, La sfida dellaltro. Per una critica dellio unitario, in: La sfida dellaltro. Le scienze psichiche in
una societ multiculturale, a cura di M. Galzigna, Marsilio, Venezia 1999; CH. TAYLOR, Radici dellio, Feltrinelli, Milano 1993.
8
Di B. GRACIAN si vedano: Obras completas, Estudio preliminar Edicion, Bibliografia y Notas de Arturo del Hoyo, Aguilar, Madrid 1960; Orculo
manual y arte de prudencia, 1647.

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tradizionalmente antagoniste. Luomo di qualit non sopprime le sue passioni, ma le amministra con saga-
cia. la (saggezza) dei greci, o la temperantia dei latini, cui si aggiunge, tuttavia, qualcosa che
la saggezza antica non aveva messo in evidenza: la capacit di dissimularle, soprattutto nel caso in cui
esse siano eccedenti, o moralmente inaccettabili, e quindi in contrasto con le regole dellhonntet comu-
nemente approvate e condivise. Riesce a controllare la passione eccedente o riprovevole solo colui che
la dissimula.
La dicotomia tra affetti e intelligenza, tutta interna allorizzonte della prassi e della fattibilit, si riflette in una
dicotomia parimenti strategica tra lessere e lapparire, tra il nascosto e il visibile. Lunit dellio viene definiti-
vamente infranta. Allinterno dellantropologia barocca, la duplicit costitutiva appare come denominatore
comune, presente anche in aree culturali nettamente in conflitto con il compromesso post-tridentino.
In ambito giansenista, ad esempio, Pascal potr affermare lantagonismo tra passions e raison indicandolo
come cifra della tragicit della condizione umana. Nelletica del compromesso si punter invece a unintegra-
zione armonica tra le diverse parti dellio. Si tratta di un impianto morale moderato e compromissorio, partico-
larmente diffuso nella Compagnia di Ges, che rinvia a una possibile conciliazione degli antagonismi, a una
ricerca del bene compatibile con la ricerca dellutile e del piacevole, in netta polemica con lo stoicismo e il rigo-
rismo tragico dei giansenisti. Questo lo ritroveremo, dopo circa due secoli, allalba della clinica psichiatrica del
primo Ottocento, soprattutto nei testi di Esquirol9. Leccesso diventa dunque oggetto di una duplice trattazio-
ne. Per morale e religione vizio, malvagit e peccato, per la medicina tra le cause e i sintomi della follia.
Recenti indagini nellambito della psicologia americana tendono a valorizzare proprio la particolare forma di
intelligenza messa a fuoco da Baltasar Gracin. Si tratta dellemotional intelligence10, che consiste princi-
palmente nella consapevolezza e nel controllo delle proprie emozioni, nel riconoscimento delle emozioni
altrui e nel conseguente successo di ogni arte delle relazioni interpersonali. Nella societ di oggi proce-
dura penale, criminologia, pedagogia, psichiatria e psicoanalisi, prevedono la possibilit di decifrare il segre-
to attraverso linterpretazione delle produzioni visibili e accessibili: rivelazioni, discorsi, parole, narrazioni,
segni, sintomi, sogni. Il Descifradr raffinato e ambiguo prodotto della cultura barocca post-tridentina
ci appare oggi come una sorta di progenitore dimenticato, che mette in scena linevitabile e spesso occul-
tata correlazione tra due momenti costitutivi di ogni scienza delluomo: conoscenza e dominio.
Ci che una persona lascia apparire comunque un mero gioco di movimenti superficiali: unit e pluralit
convivono, sempre. Una rappresentazione filosofica di questa convivenza pu essere ritrovata nellopera
di Spinoza11. In netto contrasto con una linea di pensiero che va da Cartesio a Heidegger, egli sviluppa una
concezione unitaria e molteplice, sostanzialista e produttiva dellessere. Si pone in aperta polemica con la sco-

9
E. D. ESQUIROL, Delle passioni (1805), a cura di Mario Galzigna, Marsilio, Venezia 1982.
10
P. SALOVEY J. D. MAYER, Emotional intelligence, in Imagination, Cognition and Personality, vol. 9, 1990; D. GOLEMAN Intelligenza emotiva, Rizzoli,
Milano 1997.
11
Si vedano: G. DELEUZE, Spinoza et le problme de lexpression, Minuit, Paris 1968 ; G. DELEUZE, Spinoza. Filosofia pratica, Guerini e Associati,
Milano 1991; A. NEGRI, Lanomalia selvaggia. Saggio su potere e potenza in Baruch Spinoza, Feltrinelli, Milano 1981.

17
lastica controriformata e con il dualismo cartesiano tra pensiero ed estensione, dottrine che rompono lunit
dellessere, ricostituendola per sul versante spiritualista di una riaffermazione dellego come attivit costi-
tuente, al prezzo di una radicale svalutazione della dimensione corporea. Anche la monade leibniziana12 una
sostanza unica, ma, al tempo stesso, intrinsecamente plurale. Si tratta di un realismo produttivo, una conce-
zione materialista, produttiva e sostanzialista dellessere e della libert, che rompe con tutta una tradizione
metafisica e teologica di matrice giudaico-cristiana. Il tema stato poi ripreso da Gilles Deleuze e Flix
Guattari13. Le monadi sono per Leibniz centri di forza, sostanze individuali, singolarit irriducibili, soggetti:
unit che contengono, che avviluppano la molteplicit, la quale, a sua volta, sviluppa lUno in guisa di
una serie. Dallinorganico allorganico, dallorganico allanimato: in ognuno di questi livelli la monade costi-
tuita da pieghe. Le pieghe garantiscono, senza salti e discontinuit, il passaggio da un piano a quello supe-
riore. Ai ripiegamenti della materia che si prolungano allinfinito, secondo linsegnamento del preformismo
biologico e del nascente calcolo infinitesimale corrispondono le pieghe dellanima.
Il soggetto narrante viene vissuto come un insieme di identit multiple anche da Carl Gustav Jung. Questa
individualit molteplice, che si svincola dal nucleo edipico, eredit di un passato stratificato che ritorna
come travestimento di epoche al soggetto nella storia della lingua e dei costumi del proprio patrimonio cul-
turale. Pu sia minacciare e destabilizzare la soggettivit di riferimento, rendendola non identificabile in un
genere, in un ruolo, in unappartenenza dati una volta per sempre, sia arricchirla di nuove ipotesi relative
appunto a innumerevoli tematiche, ruoli, e generi diversi. Infine, un altro grande barocco della lettera-
tura novecentesca che si muove, con ardita e geometrica fantasia, allinterno di questo singolare orizzon-
te finito-infinito Jorge Luis Borges. Si pensi alla Biblioteca di Babele14, e lAleph15, due dei suoi racconti
pi celebri sul tema.

Arte moderna e iperrealt


16

Tutto questo sviluppo del pensiero ha avuto una profonda influenza anche sulle arti figurative. Basti vede-
re limportanza che i temi della maschera, del teatro e della messa in scena hanno avuto nelle grandi opere
rinascimentali e barocche. Soprattutto, per, lidea di finzione viene via via estremizzata dalle tendenze arti-
stiche nel corso dei secoli.
Oggi la simulazione una pratica condivisa e discorsiva, come ogni pratica che frequentemente sfugge al

12
Si veda: G. DELEUZE, La piega. Leibniz e il barocco, Einaudi, Torino 1990.
13
Di G. DELEUZE e F. GUATTARI ricordiamo: Lanti-Edipo. Capitalismo e schizofrenia, Einaudi, Torino 1973; Che cos la filosofia?, Einaudi, Torino
1996; Millepiani. Capitalismo e schizofrenia, Castelvecchi Roma, 1997.
14
J. L. BORGES, La biblioteca di Babele, in Finzioni, Einaudi, Torino 1978.
15
J. L. BORGES, LAleph, Feltrinelli, Milano 1977.
16
A. PERESSA L. RAMPAZZI, Tra simulazione e dissimulazione, in Anfione e Zeto, XII, n 12, 1999.

18
controllo della logica. Larte se ne appropria e la usa come linguaggio preferenziale, perch limmagine della
realt di cui, a ragione, si diffida, denuncia la piccolezza umana con cui quotidianamente ci si deve confron-
tare e il perverso senso di abbandono e inutilit che spesso ci colpisce. Si cade in un iperrealismo che il
colmo del reale e dellarte. Questa iperrealt resta al di l della rappresentazione perch completamente
immersa nella simulazione. Come ricordava Proust sentiamo in un modo, nominiamo in un altro ed per
questa dislocazione imprevedibile che vale la pena gettarsi nella realt multiforme e nella sua simulazione.
Si gioca sempre su pi campi e la pratica simulatoria che propria dellarte non fa che sottolineare poeti-
camente le incongruenze con la realt. Poich il reale latita, larte che ha fortemente bisogno della materia,
seppur nella sua forma pi evanescente e impalpabile, desidera riappropriarsene criticamente.
Alla dissimulazione che colpisce la passivit, si contrappone la simulazione del pensiero. Una pratica che
fonde analisi, poesia e un raffinato cinismo, andando a colpire la zona dombra tra gli occhi e il cuore.

La dissimulazione onesta: letica del cortigiano in azienda


Dalle pagine precedenti appare chiaro come, a fronte di una (apparente) condanna morale, simulazione e
dissimulazione siano ormai componenti ineludibili di ogni forma di comunicazione. E la comunicazione
aziendale non fa certo eccezione.
I concetti stessi di promozione, immagine e identit di marca, non possono prescindere dallidea di evi-
denziare (o accrescere) i pregi e minimizzare (o nascondere) i difetti per avere successo sul mercato. La
pubblicit poi, spessissimo cita larte e la letteratura e questo porta a reintrodurre questi temi anche sul
piano formale e del gioco linguistico.
Esiste per anche un altro ambito in cui simulazione e dissimulazione possono rivestire una grande impor-
tanza per le aziende: quello delle relazioni interpersonali.
Lemotional intelligence appare una chiave fondamentale per la gestione di tutte le relazioni umane, ma il
problema pu essere visto anche in unottica pi pragmatica.
Nella seconda met del XVII secolo visse e oper a Napoli Torquato Accetto17, poeta e prosatore il cui
nome passato ai posteri, pi che per le sue rime marineggianti, per il trattato Della dissimulazione one-
sta, piccola gemma di moralismo politico e psicologia barocca, pubblicato a Napoli nel 1641. Secondo
Accetto la simulazione principalmente menzogna, forzata alterazione della realt, mentre la dissimu-
lazione lindustria di non far vedere le cose come sono. Le due pratiche appaiono quindi profonda-
mente diverse e il trattato intende dimostrare che la dissimulazione, quando si identifica con la prudenza
e non giunge alla volgare menzogna, diventa nelle mani del saggio unarma per difendersi dalloppressio-
ne dei potenti e dalla scomposta insorgenza dei propri sentimenti. Accetto suggerisce un modello di
comportamento ben funzionale al codice etico delluomo barocco, secondo il quale sarebbe non soltanto

17
T. ACCETTO, Della dissimulazione onesta, Einaudi, Torino 1997.

19
lecito, ma addirittura necessario, usando larte della pazienza, dissimulare i propri pensieri e moti della-
nimo per salvaguardare vita e libert interiori dalle oppressioni esterne.
Lelemento di principale interesse, che pu servire come base di un manuale di comportamento per le
relazioni allinterno di unimpresa, riguarda il modo di considerare la pazienza, recuperandone la dimensio-
ne di gestibilit individuale proprio sul piano delle ragioni operative. In altre parole a un primo sguardo, la
pazienza ha un che di patologico, ricorda cio la malattia, tanto che il malato viene appunto detto pazien-
te. Accetto invece capovolge questa visione di sterile passivit: pazientare il comportamento sug-
gerito per attendere tempi pi opportuni a un fare altrimenti individualmente nocivo.
Ad esempio i tempi individuali sono molto diversi dai tempi organizzativi. Il che significa che un passaggio
di categoria o un incremento economico io posso attenderlo in un tempo che non quello aziendale. Io lo
aspetto per oggi, lazienda immagina di propormelo fra qualche anno. Ci comporta disagio e malumore,
a meno che non si razionalizzi la propria pazienza, in modo da rendere pi forte la posizione individuale
e arrivare agli appuntamenti con lorganizzazione (prefissati o no) con pi frecce al proprio arco professio-
nale. In questo senso pazientare non lo star fermi, irrigiditi nellattendere.

Cos amator di pace chi dissimula con lonesto fine che dico, tollerando, tacendo, aspettando e, mentre si
va rendendo conforme a quanto gli succede, gode in un certo modo anche delle cose che non ha, quando i
violenti non sanno goder di quelle che hanno perch, nelluscir da se medesimi, non si accorgono della strada
ch verso il precipizio (pp. 4-5).
In questo passaggio troviamo pi di un elemento interessante. In ambito aziendale spesso assai diffu-
so latteggiamento di metter zizzania e suscitar polemiche quasi sempre inutili. Invece utilissima la
capacit di ascoltare, tollerare, tacere per attendere il momento opportuno per azioni efficaci e con-
gruenti. Linvito a conformarsi a quanto ci succede intorno non un invito ad essere passivi, ma appare
assai simile al gioco piagettiano tra assimilazione e accomodamento, dove laccomodarsi a ci che si
assimila dallambiente non ha nulla a che vedere con limproduttiva passivit, ma consiste in una riela-
borazione cosciente e fruttuosa.

Da che l primo uomo aperse gli occhi, e conobbe chera ignudo, procur di celarsi anche alla vista del
suo Fattore; cos la diligenza del nascondere quasi nacque col mondo stesso, ed alla prima uscita del difet-
to, ed in molti, passata in uso per mezzo della dissimulazione (p. 9).
Con il richiamo allessere nudo del primo uomo e al suo istintivo tentativo di coprirsi anche davanti a Dio,
si vuol segnalare lassoluta naturalit della tendenza a nascondere difetti e tutto ci che pensiamo non sia
gradito allorganizzazione o agli interlocutori del momento. Il rischio sta solo nellesagerare in questo atteg-
giamento. Per questo necessario far s che non si creino climi aziendali (ma anche scolastici e familiari),
dove prevale la sensazione di vivere una vita rischiosa, perch qualsiasi errore commesso viene punito con
richiami e altre forme di penalizzazione.

20
E tanto pi quanto mi ricordo il danno che avrebbe potuto farmi lo sfrenato amor di dire il vero, di che
non mi son pentito; ma amando come sempre la verit, procurer nel rimanente de miei giorni di vagheg-
giarla con minor pericolo (p. 10).
Leterna questione di cosa sia la Verit non mai stata risolta in modo definitivo. facile per conveni-
re che vi siano dati oggettivi figuriamoci poi impressioni o opinioni su cui utile adottare una persona-
le linea di prudenza. Dellincompetenza (anche se documentata in termini oggettivi) del proprio
Responsabile, del Direttore Generale o dellAmministratore Delegato sempre buona norma non parlare
apertamente. In altre parole il dissimulare il proprio pensiero rende possibile labitare castelli aziendali e
organizzativi che risulterebbero altrimenti pericolosi. Non si tratta comunque, dice Accetto, di non dire mai
il vero. Solo, va detto in modo tale da non correre pericolo. La dissimulazione velo o manto, mentre
la menzogna nebbia o nube (p. 9, nota 1).
La questione posta dal punto precedente viene risolta da questa osservazione: dissimulare coprire (deli-
catamente) lelemento di realt di cui si vuol provvisoriamente rinviare la conoscenza con un velo o con un
manto. Altra cosa la menzogna vera e propria: l abbiamo a che fare con nebbie eterne e con nuvolaglie
che oscurano permanentemente il cielo.
Dissimulare non mentire e, se praticato con prudente oculatezza, pu diventare un modo sano (seppur
non sostenibile a tempo indeterminato) di viversi allinterno di qualsiasi organizzazione.

Non essendo altro il dissimulare, che un velo composto di tenebre oneste []: da che non si forma il
falso, ma si d qualche riposo al vero, per dimostrarlo a tempo; e come la natura ha voluto che nellordine
delluniverso sia il giorno e la notte, cos convien che nel giro dellopere umane sia la luce e lombra, dico
il proceder manifesto e nascosto, conforme al corso della ragione, ch regola della vita e degli accidenti
che in quella occorrono (pp. 19-20).
sempre necessario un fondo di radicale onest intellettuale nel dissimulare umano. Non si deve generare il
falso, perch la falsit ha a che vedere con la menzogna. Il problema individuale quale criterio darsi per valu-
tare se ci che si sta facendo dissimulazione o menzogna. Ognuno deve riflettere tra s e s, razionalizzando
con prudenza e pazienza per poter scegliere il momento adatto a un dire che altrimenti porterebbe al disastro.

Pur si concede talor il mutar manto, per vestir conforme alla stagion della fortuna, non con intenzion di
fare, ma di non patir danno, ch quel solo interesse col quale si pu tollerar chi si suol valere della dissi-
mulazione, che per non frode (p. 21).
Il passaggio riveste una consistenza morale importante e introduce il paradigma dellEtica nel ragionare di
faccende aziendali e organizzative. Tutto deve essere fatto allo scopo di non patir danno personale, non di
farne ad altri. Se ci si pensa, in azienda e nella vita, spesso se non addirittura sempre, unintenzione maga-
ri sfumata di danneggiare laltro (se non altro per ridurre il potere negativo che potrebbe esprimere nei
nostri riguardi) c ed ben visibile.
La dissimulazione non la frode. Questultima, ad esempio, potrebbe infatti sostenere latto calunnioso,

21
come ci mostra anche Sandro Botticelli nel quadro La Calunnia, dove Calunnia sostenuta, oltre che dalla
Frode, dallInvidia, dal Sospetto, dallIgnoranza e dal Livore. E il calunniare ha sempre a che vedere con lin-
tenzione di danneggiare laltro.
In sostanza il dissimular una professione, della quale non si pu far professione Se alcuno portasse
la maschera ogni giorno, sarebbe pi noto di ogni altro, per la curiosit di tutti (p. 22).
Qui viene toccato il tema della maschera imposta dal ruolo sociale di volta in volta ricoperto. Ma spesso la
maschera non nasconde, bens svela. Nellorganizzazione del lavoro, nella gestione delle risorse umane,
nella selezione e formazione del personale, abbiamo a che fare ogni giorno con centinaia di persone che
indossano le proprie maschere. E, curiosamente, in latino persona significa proprio maschera. In azien-
da e nellorganizzazione occorrer utilizzare tutti i mezzi disponibili perch le maschere non si trasformino
in scafandri soffocanti. Ad esempio valorizzando la cultura del rispetto per se stessi e per coloro con cui
trascorriamo gran parte della nostra vita.

[Luomo] ch spettator in questo gran teatro del mondo, nel qual si rappresentano ogni d commedie e
di tragedie (p. 49).
Il concetto che la vita un palcoscenico era gi stato espresso da W. Shakespeare qualche anno prima,
ma risulta sempre di grande forza evocativa. Lorganizzazione pu essere vista come teatro dove vigono
appunto rigide regole teatrali. Ci sono scenografie, regia, direttore di scena, macchinisti, attori e attrici
e ruoli ricoperti, quinte, impianti luci e fonici Le analogie tra i due mondi sono quasi infinite. E dai con-
fronti e dagli scambi non si pu che trarre spunti reciprocamente vantaggiosi. Ad esempio utile capire
qual il personaggio che in un determinato momento portiamo sulla scena; quanto lo sentiamo nostro e
quanto e a che prezzo pu essere sostenibile

Quelli in chi prevale il sangue o la malinconia o la flemma o lumor collerico, molto indisposto a dissi-
mulare. Dove abbonda il sangue, concorre lallegrezza, la qual non sa facilmente celare, essendo troppo
aperta per sua qualit. Lumor malinconico, quando fuor di modo, si fa tante impressioni, che difficil-
mente le nasconde. Il soverchio flemmatico, perch non fa gran conto dei dispiaceri, pronto ad una mani-
festa tolleranza; e la collera, che fuor di misura, troppo chiara fiamma, da dimostrar i propri sensi. Il
temperato dunque molto abile a questo effetto di prudenza, perch ha da esser, nelle tempeste del
cuore, tutta serena la faccia; o, quando tranquillo lanimo, parer turbato il viso, come ander chiedendo
loccasione; e ci non facile, se non al temperamento che dico (p. 23). Il richiamo, evidente, alla Teoria
dei quattro umori. Sembrerebbe unidea sorpassata, ma anche oggi diciamo sono di buon (o di cattivo)
umore. La tradizione ci influenza pi di quanto vogliamo ammettere. E la questione ripropone il tema della
predisposizione a comportarsi in un modo piuttosto che nellaltro. Inoltre ognuno di noi portato ad
essere ci che dalle circostanze della vita vissuta; cos potremmo essere pi o meno predisposti alla
dissimulazione onesta.

22
Il maggior naufragio della dissimulazione nellira, che tra gli affetti l pi manifesto, essendo un baleno che,
acceso nel cuore, porta le fiamme nel viso, e con orribil luce fulmina dagli occhi; e di pi fa precipitar le paro-
le, quasi con aborto de concetti Molta prudenza si richiede, per rinchiuder s gagliarda alterazione (p. 45).
Normalmente si pensa: quando ci vuole, ci vuole. Per collera e ira non favoriscono buone interpreta-
zioni della realt. Una volta presi da uno scatto dira, diciamo addio non solo alla possibilit di dissimulare
ma, pi in generale, a quella di interagire costruttivamente con situazioni e contesti. Ancora una volta,
facendo riferimento alla Teoria dei quattro umori possiamo dire che ci sono persone pi predisposte di
altre agli scatti dira. Questi individui fanno sicuramente pi fatica a mantenere buone reti relazionali e
comunicative. Inoltre, dato che lorganizzazione ha tutti gli strumenti per impedire azioni individuali irose,
colui che vi naturalmente predisposto deve contenere questa energia, per poi scaricarla attraverso cana-
li e strategie che, per quanto fantasiose, difficilmente saranno utili al benessere personale. Da qui nasco-
no, ad esempio, tutte le reazioni psicosomatiche di varia gravit.

Da chi ha per non plus ultra le porte delle natie contrade, o che da libri non apprende il lungo e l lato del
mondo, e suoi vari costumi, con difficolt si viene al consiglio della dissimulazione; perch in persona cos
molle e poco intendente, riesce molto dura questa pratica, la qual contiene lesser dassai e talora parer
da poco (p. 25).
Vedere oltre il ristretto ambito della propria organizzazione, non smettere di imparare e guardarsi intorno
pu essere utile a superare le predisposizioni naturali e aiuta a evitare gli atteggiamenti arroganti, anche
quelli associati al livello gerarchico ricoperto. Lesser dassai e talora parer da poco potr allora essere
possibile, con indubbi vantaggi sul piano delle capacit di ascolto e del benessere aziendale e di gruppo.

Chi ha soverchio concetto di se stesso, ha gran difficolt di dissimulare chi si stima pi di quello che in
effetti , si riduce a parlar come maestro, e parendogli che ogni altri sia da men di lui, fa pompa del sape-
re, e dice molte cose che sarebbe sua buona sorte aver taciuto. Pitagora, sapendo parlare, insegn di tace-
re (p. 47).
Torquato Accetto lo ripete spesso: nulla di peggio che sovrastimarsi. Inoltre, rispetto alle cose che sareb-
be stato bene tacere: capita assai spesso di bruciare buone idee parlandone troppo presto o buttare via
tempo in riunioni sostanzialmente inutili. Linsegnamento di Pitagora pu giovare al buon livello qualitativo
della vita lavorativa.

Gran tormento di chi ha valore, il veder il favor della fortuna, in alcuni del tutto ignoranti; che senzaltra
occupazione, che di attender a star disoccupati, e senza saper che cosa la terra che han sotto i piedi, son
talora padroni di non picciola parte di quella. Veramente chi si mette a considerar questa miseria, in peri-
colo di perdere la quiete, se insieme non saccorge che la medesima fortuna, che talora fa qualche piace-
re alla turba degli sciocchi, suol abbandonar limpresa, e quando pi luce, si rompe, lasciando scherniti que
che non son degni della sua grazia (p. 51).

23
Le persone apprezzano e desiderano che la propria professionalit venga formalmente riconosciuta. vice-
versa molto irritante vedere come anche in azienda a volte chi non fa bene il proprio lavoro venga comun-
que trattato come chi lo svolge a regola darte. Si tratta del problema della valutazione delle prestazioni, del
potenziale, delle posizioni e dei relativi criteri di giudizio. Lappiattimento gestionale non affatto garanzia
di democratica convivenza. Cos oggi, ma cos sempre stato.
In questo senso il riferimento alla fortuna, altra componente stabile del nostro vivere organizzativo e socia-
le, ha spesso fini di autotutela: se qualcosa ci va storto non siamo obbligati a pensare di aver sbagliato
qualcosa. Letica della dissimulazione implica lessere consapevoli che ognuno pu (e forse deve) essere
regista della propria vita. Tenere le redini del proprio correre nel mondo: questo il miglior modo in cui
anche la Fortuna potrebbe venirci incontro e darci una mano

Onesta ed util la dissimulazione, e di pi, ripiena di piacere (p. 33).


La categoria del piacere non viene quasi mai tenuta in conto. Anzi, nella nostra societ, c una sorta di
mitizzazione della fatica e della sofferenza: la scuola viene considerata seria solo quando fa soffrire gli alun-
ni almeno un po; la formazione aziendale considerata efficace solo se fa tornare i partecipanti a casa
stanchi; il lavoro non vero lavoro se permette anche di divertirsi. Del resto, nella nostra cultura lavorare
per il genere umano la conseguenza della cacciata dal paradiso terrestre, quindi una sorta di maledizio-
ne. Eppure evidente che le cose si fanno tanto meglio quando danno anche piacere, oltre a rendere pi
bello vivere. Lo sapevano gi gli antichi romani e Marziale richiama lattenzione su quanto sia importante
adottare almeno di tanto in tanto, un atteggiamento disincantato e (auto)ironico. Forse non sar facile, ma
sicuramente possibile.
In sintesi, nelle pagine di questo trattatello seicentesco abbiamo trovato notazioni che possono tradursi
anche nelloperativit quotidiana del nostro Terzo millennio. E quelle che abbiamo citato non sono le uniche.
La vita e le relazioni non sono troppo cambiate rispetto ai tempi delle corti rinascimentali e barocche.
Non sono migliorate, ma non sono neppure peggiorate come mostra lunico accenno di forte polemica poli-
tica proposto da Accetto.

Orrendi mostri son que potenti, che divorano la sostanza di chi lor soggiace (p. 53).
Come abbiamo gi detto la leggiadria umanistica non un sintomo di assenza di potere e violenza, ma
unarma sottile e raffinata per difendersene.

24
Bibliografia

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S. ZATTI, Il linguaggio della dissimulazione nella Liberata, in Lombra del Tasso. Epica e romanzo nel
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25
Il double bind: il doppio legame
e i paradossi nella comunicazione
Intro*
Formulata negli anni 50 da Gregory Bateson e altri a partire da studi sulla genesi della schizofrenia e
approfondita dalla famosa Scuola di Palo Alto, la teoria del double bind (doppio legame) riguarda le con-
seguenze di una relazione costantemente invalidata da comunicazioni paradossali tra due individui di cui
uno dipende dallaltro emotivamente e/o per la propria sopravvivenza fisica.
Esempi di messaggi double bind sono:

Sii spontaneo
Devi amarmi
Voglio che tu mi domini
Devi essere felice di giocare con i bambini come tutti gli altri padri
Non essere cos obbediente
Sei libero di andartene, caro. Non fare caso se comincio a piangere

Si tratta cio di paradossi che intrappolano, togliendo la possibilit di intraprendere unazione vincente.
La vittima sbaglia se obbedisce e sbaglia se disobbedisce, o addirittura non pu obbedire, e finisce per
subire comunque conseguenze negative.
La teoria della comunicazione che analizza il modello double bind include la gerarchia di tipi logici defi-
nita da Bertrand Russell.
Russell afferma che alcuni messaggi parlano direttamente di cose, si riferiscono a realt esterne al par-
lante e hanno principalmente carattere cognitivo ed espressione verbale. Altri, invece i cosiddetti meta-
messaggi si riferiscono ad altri messaggi, sono comunicazioni sulla comunicazione e hanno prevalen-
temente natura affettiva e forma non verbale.
I paradossi nascono dalla difficolt di mantenere distinti differenti livelli logici.
Nei casi di double bind si ricevono, su piani diversi, messaggi contraddittori e minacciosi da una figura auto-
revole e c anche la proibizione di discutere la contraddizione.
Non si pu vincere, non si pu pareggiare e non si pu neppure smettere di giocare.

Cosa si intende con double bind


Entrando nel dettaglio, gli elementi costituenti di una situazione double bind secondo Bateson sono:

1) Due o pi persone, tra cui una soltanto svolge il ruolo di vittima.

*
La presente monografia a cura di Simona Carloppi

29
Le relazioni prevedono spesso forme di subordinazione e di potere in cui le posizioni reciproche sono defi-
nite dal contesto e in cui la distanza tra persone differisce anche molto.
In una famiglia, in genere la vittima uno dei figli con genitori e fratelli che ricoprono ruoli ben distinti e
complementari.
In unazienda possiamo pensare al fattorino, al portiere o a un dipendente che lavora contemporanea-
mente a pi progetti. Tutti questi individui sono continuamente sottoposti a richieste contrastanti da fonti
diverse. In alcuni casi lordinamento gerarchico pu fornire un ordine di priorit, ma talvolta i richiedenti
hanno una posizione organizzativa equivalente. Inoltre la conoscenza personale e legami di amicizia con
alcuni dei colleghi possono ulteriormente complicare la situazione.

2) Il ripetersi dellesperienza sgradevole.


Il doppio legame uno schema ricorrente nel vissuto della vittima, ripetuto fino a quando finisce per diven-
tare unaspettativa abituale che porta a confondere rispetto e paura.

3) Uniingiunzione primaria, generalmente negativa, che pu assumere due forme:


Non fare questo e quello o ti punir
Se fai questo e quello io ti punir
Si tratta quindi di un contesto di apprendimento basato sullevitamento di una punizione e non sulla ricer-
ca di una ricompensa. In teoria il doppio legame pu funzionare anche nel secondo caso, ma, soprattutto
per soggetti deboli, la paura pare essere unemozione pi forte e, quindi, una motivazione pi impor-
tante del desiderio.
In ambito familiare la punizione pu essere costituita da espressione di rabbia o odio, ritiro dellaffetto o
abbandono del bambino a se stesso.

4) Uniingiunzione secondaria in conflitto con la prima su un piano pi astratto e, come la prima, rinforzata
da una punizione o da un segnale di minaccia a benessere e sopravvivenza.
Questo secondo messaggio pi difficile da descrivere del primo. In primo luogo perch in genere viene
comunicato in modo non verbale tramite postura, gesti, tono di voce, azioni significative e implicazioni
nascoste delle parole. In secondo luogo pu riguardare uno qualunque degli elementi costitutivi della prima
affermazione, quindi pu assumere una grande variet di forme. Ad esempio:
Non considerarla una punizione
Non sono io che ti punisco
Fa pi male a me che a te
Non sottometterti alle mie proibizioni
Non pensare a ci che non devi fare
Non avere dubbi sullamore (la stima) che nutro per te, perch questa proibizione ne una prova

30
5) Uniingiunzione terziaria negativa che proibisce alla vittima di uscire dal dilemma, di fare commenti, chie-
dere spiegazioni o protestare.
Potrebbe sembrare inutile trattare questo come un elemento separato, poich il rinforzo alle altre due
ingiunzioni una minaccia sufficientemente forte e se il double bind viene imposto a qualcuno fortemen-
te subordinato, una via duscita appare impossibile. Comunque sembra che, in alcuni casi, vengano utiliz-
zati alcuni espedienti che non sono puramente negativi. Come ad esempio promesse di affetto capric-
ciose o il labeling, cio letichettare una persona, includendola in una categoria comportamentale rigida
che permetta di interpretare tutto il suo comportamento e le sue intenzioni indipendentemente da quello
che esprime:
Sei piccolo, certe cose non le puoi capire
Sono io il capo. So io cosa meglio per te

6) Quando poi la vittima, attraverso la ripetizione, si abituata a percepire luniverso secondo schemi a
doppio legame, non pi necessaria la presenza di tutti gli elementi suddetti. Quasi ogni parte della
sequenza sufficiente da sola a causare una reazione di panico o di rabbia.

Da un punto di vista formale, Paul Watzlawick ha individuato quattro categorie di paradossi double bind:

a) Sii spontaneo
Si richiede o addirittura ordina di fare qualcosa spontaneamente.

b) Sei cos confuso (stai cos male) da non poter sapere come ti senti realmente. Io lo so meglio di te
Viene punita una corretta percezione della realt. Si impone alla vittima di non dare peso alle proprie per-
cezioni e di accettare la descrizione della situazione data da altri, costringendo cos a spendere un grande
ammontare di energia psichica per capire come ogni situazione deve essere interpretata.
c) Devi essere felice di svolgere il tuo compito
In questo caso vengono confutate sensazioni, emozioni e sentimenti, con il rischio di far sentire in colpa
chi sente in modo sbagliato.

d) Devi essere leale e raggiungere il tuo obiettivo a ogni costo


In questa imposizione (la seconda parte della quale quasi sempre implicita) si chiede e si proibisce la
stessa cosa nello stesso momento, obbligando a disobbedire per poter obbedire.

Nel 1967, inoltre, Sluzki e collaboratori hanno individuato cinque schemi di squalificazione cio metodi
attraverso cui lesperienza diretta di una persona viene invalidata attraverso il double bind:

Evasivit e cambio di argomento.

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Si verifica quando unaffermazione che non chiude una discussione viene seguita da unaltra che fornisce
una risposta negativa implicita, cambiando argomento
A: Possiamo andare al parco a giocare a calcio
B: una giornata splendida per lavorare in giardino
Gioco di prestigio.
La seconda frase una risposta alla prima, ma ne cambia il contenuto
A: Siamo sempre andati daccordo
B: S, ti ho sempre voluto bene
Litteralizzazione.
Il contenuto della prima proposizione trasposto in senso letterale nella seconda, senza che il cambio di
contesto venga segnalato.
A: Mi tratti come un bambino
B: Ma tu sei un bambino!
Imposizione di status
Status personale superiore, maggiore esperienza o migliori conoscenze vengono usati per contestare il
contenuto delle affermazioni altrui, spesso rivolgendosi a terze parti.
A: Ho notato che non interagisce bene con gli altri
B: Ma io lavoro bene in gruppo!
A: appena arrivato, non pu sapere cosa sia uninterazione efficace
Uso di domande retoriche.
Implicano dubbi o disaccordo, pur senza esprimerli apertamente:
A: Vado daccordo con tutti
B: Con tutti? Davvero?

La ripetizione di questi pattern finisce per imporre e consolidare modelli idiosincratici di interazione, che
implicano un certo stile di relazione con il resto del mondo. Questo stile prevede la negazione sistematica
di certi stimoli, la repressione sistematica di certi significati, il rinforzo e la ricompensa del fraintendimen-
to e la punizione di ogni tentativo di fare chiarezza.
Secondo Jay Haley, una regola fondamentale della comunicazione comporta che virtualmente impos-
sibile per chiunque evitare di definire o controllare completamente la definizione della propria relazione con
unaltra persona.
In altre parole, in ogni relazione una delle prime cose che necessario concertare quale tipo di relazio-
ne portare avanti. Le relazioni possono essere complementari o simmetriche.
In quelle complementari il comportamento di un componente completa quello dellaltro: c un dare e un
avere, ad esempio tra maestro e allievo c chi insegna e chi impara. In quelle simmetriche c invece
somiglianza e corrispondenza tra i comportamenti dei due partecipanti. Se uno parla di una vacanza che ha
fatto, laltro interverr raccontando una sua esperienza o i suoi progetti. dunque presente una tendenza

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alla competizione. Con il passare del tempo la natura di una relazione pu cambiare. Ci possono essere
aggiustamenti e conflitti e quasi tutti avvengono sul piano della comunicazione. O meglio sui molteplici
piani della comunicazione, poich quasi tutti i messaggi che inviamo e riceviamo sono misti e spesso con-
flittuali. Labilit comunicativa consiste nel saper riconoscere e commentare i conflitti di significato. Il dou-
ble bind, la conseguente perdita di senso con linestricabile confusione che comporta e le reazioni negati-
ve, o addirittura patologiche, di chi costretto a subirlo, comportano limpossibilit e la non volont di defi-
nire apertamente la natura di una relazione. Chi costretto a subire paradossi senza via duscita infatti, pu
finire per cercare di annullare la comunicazione negando: a) di aver comunicato qualcosa b) che sia stato
comunicato qualcosa c) che la cosa sia stata comunicata allaltra persona d) il contesto in cui avvenuta
la comunicazione. Lunico modo reale per sfuggire alla trappola per risiede nellanalisi, nel riconoscere il
double bind e nel ricostruire correttamente lorganizzazione gerarchica dei livelli di comunicazione.

Comunicazione double bind in azienda


Il double bind particolarmente dannoso se chi lo subisce un bambino nel proprio contesto familiare
perch va a interferire con il processo di sviluppo psicologico. Una crescita corretta, infatti, passa attra-
verso i tre stadi di dipendenza infantile, transizione e indipendenza. Il doppio legame, invece, crea un
conflitto tra il desiderio di essere autonomi e quello di essere perfetti, bloccando la costruzione di una
individualit sana.
Le conseguenze possono andare da crisi di ansia e attacchi di aggressivit e autoaggressivit ricorrenti e
apparentemente senza causa, fino alla genesi di disturbi psicotici, borderline o addirittura schizofrenia. Se
la vittima un adulto e lambito della situazione meno emotivamente connotato di quello familiare, sicu-
ramente i danni saranno meno gravi.
Tuttavia una realt del genere, radicata allinterno di unazienda, d comunque origine a conseguenze nega-
tive sia per i singoli che per lorganizzazione. Infatti comporta la distruzione della capacit di dare un signi-
ficato corretto alla comunicazione e quindi di reagire in modo adeguato.
uno spreco di energie e di risorse, una pratica disfunzionale che danneggia efficacia ed efficienza degli
individui e del sistema nel suo complesso. In casi estremi, inoltre, pu causare anche una serie di com-
portamenti anomali e disturbi emotivi (stress, demotivazione, burn out, ecc.) che affliggono la vita lavora-
tiva che per un adulto della nostra cultura assorbe gran parte della giornata e possono avere riflessi su
benessere e salute generale. comunque una situazione piuttosto diffusa. Molto pi diffusa di quanto si
pensi. Pu coinvolgere unintera impresa: basti pensare al caso in cui lalta dirigenza raccomandi di avere
un atteggiamento proattivo, ma ordini di portare avanti il lavoro come al solito, quando appare evidente
che si verificheranno cambiamenti in un futuro prossimo. Il primo messaggio richiede di anticipare il futu-
ro e cambiare adesso, il secondo ordina di ignorare i segnali e non cambiare. Pi in generale, capita
spesso che la comunicazione tra top manager ed esecutivi prenda la seguente forma: messaggio questo

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il principio, meta-messaggio: non seguite il principio e per principio possiamo intendere ogni tipo di
visione, obiettivo o norma definiti in una realt lavorativa. Questo inevitabilmente porter a un aumento
della sfiducia, intesa sia come sensazione generale che come diffidenza tra differenti livelli gerarchici.
Pi frequentemente, per, il double bind coinvolge gruppi pi ristretti di persone.
Ad esempio avviene spesso che nei progetti che richiedono una presentazione ai clienti o a entit ester-
ne allazienda, il management negozi una certa data con i destinatari finali, comunicandone poi unaltra
molto pi vicina ai team di progetto, per essere sicuri di veder rispettata la scadenza che ci stata richie-
sta. In questo caso il double bind va a colpire i quadri intermedi che vengono informati del trucco, ma
devono tenerlo nascosto agli altri, trovandosi cos a vivere una contraddizione tra la lealt verso la dirigen-
za e quella verso il gruppo di lavoro di cui fanno parte. E, in realt, bisogna osservare che il verificarsi di
paradossi legati a doppie verit e doppie appartenenze unevenienza molto comune nellesperienza di
quadri e middle management, quasi una caratteristica costitutiva di questo tipo di figure aziendali che fini-
scono quindi spesso per trovarsi in una situazione relazionale assai delicata.
La forma pi comune in cui il double bind si presenta, comunque, linvio di messaggi contraddittori da
un capo ai diretti subordinati.
Uneventualit estremamente diffusa consiste nel chiedere ai propri collaboratori di essere creativi, per-
ch la creativit la principale fonte di valore aggiunto in una collaborazione.
Quando per vengono presentati i risultati di un lavoro, il boss muove uninfinit di appunti, osservazioni
e correzioni.
Anche se questo comportamento viene giustificato dalla massima necessario cercare ogni possibilit
di miglioramento del nostro lavoro il risultato che liniziativa dei subordinati non appare mai allaltezza di
quello che il dirigente richiede.
La richiesta implicita che viene avanzata dovete adattare i vostri sforzi a quello che voglio fin dallinizio.
In pratica c un messaggio siate creativi che contrasta con il meta-messaggio adeguatevi. Una situa-
zione simile si verifica quando un capo chiede ai subordinati di essere indipendenti, ma poi interviene con-
tinuamente sul loro modo di agire dando suggerimenti su come fare le cose, partecipando a tutte le riu-
nioni, andandoli a trovare alle loro scrivanie, osservando e commentando quanto stanno facendo e chie-
dendo ripetutamente di elencare compiti futuri e lavori in sospeso. Interventi eccessivi affermano indiret-
tamente io vi controllo.
Quindi il messaggio : siate indipendenti, mentre il meta-messaggio afferma: siete completamente
sotto il mio controllo.
Nel caso poi di un quadro intermedio integrato in una struttura gerarchica complessa che segue una
gestione per obiettivi, una fonte di paradossi pu provenire dal sistema di negoziazione dei target da rag-
giungere. Sapendo che il management superiore tender sempre a fissare gli standard ai livelli pi alti pos-
sibile, un responsabile pu chiedere al suo team di limitare gli obiettivi dichiarati per evitare il rischio di fal-
limenti. Se per, nella routine quotidiana dimostra aspettative sulla qualit pi alte di quelle dei suoi sot-
toposti, finir per veicolare losservazione implicita: dovete porvi obiettivi pi alti. Messaggio: fissate

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obiettivi pi limitati, meta-messaggio: fissate obiettivi pi ambiziosi. Infine una fonte di forte confusio-
ne pu provenire dai registri linguistici utilizzati.
Soprattutto nei casi di aziende con personale di diversa nazionalit (ma non solo) pu avvenire che il capo
raccomandi, per chiarezza, di utilizzare un linguaggio a bassa contestualizzazione. Un modo di esprimersi
cio in cui la maggior parte dellinformazione venga esplicitata nella forma pi semplice possibile, limitan-
do metafore, forme umoristiche, ambiguit e riferimenti indiretti. Nonostante le indicazioni date agli altri
per, pu continuare a esprimersi in modo sofisticato e ricercato per abitudine o come modo per affer-
mare inconsciamente il suo status superiore, utilizzando artifici, figure retoriche e motti di spirito. Per
dipendenti di altri Paesi pu cos diventare molto difficile interpretare le sue parole e afferrarne rapida-
mente il significato con spreco di tempo ed energie. In forma pi attenuata, e soprattutto per ci che
riguarda battute e doppi sensi, poi, il problema pu presentarsi anche tra connazionali provenienti da regio-
ni o contesti sociali molto distanti tra loro. In questo caso il messaggio : attenetevi al senso letterale,
il meta-messaggio: non prendete le mie parole in senso letterale.
In genere poi, una realt in cui compaiono forme di comunicazione double bind non presenta una sola, ma
numerose contraddizioni che sono interrelate e si rinforzano a vicenda. Se, ad esempio, in unimpresa
compaiono contemporaneamente la seconda, terza, quarta e quinta aporia, possiamo osservare come la
confusione tra senso letterale e figurato non far altro che aggravare le altre contraddizioni tra richieste
esplicite e implicite.
Analizzando la situazione dallesterno, quindi senza i condizionamenti dovuti a potere ed emotivit, appaio-
no evidenti due possibili linee di azione:

Il capo (o il management) adegua le parole agli atti.


Il capo adegua gli atti alle parole.

Nel primo caso, rispetto agli esempi esaminati dovr smettere di chiedere creativit e indipendenza, assu-
mere di essere il pi creativo, prendere tutte le decisioni in prima persona, diventare molto pi direttivo,
permettere luso di una comunicazione fiorita e divertente, accettando le possibilit di fraintendimento
che ne derivano, e obbligare i subordinati a prefissarsi obiettivi elevati fin dallinizio (probabilmente que-
stultima la cosa meno assurda).
Lapplicazione del secondo tipo di intervento appare pi realistica. Il capo dovr minimizzare commenti e
critiche, accettando la scarsa creativit altrui, limitare le forme di controllo diretto pur sapendo di doversi
assumere la responsabilit di eventuali fallimenti dei sottoposti, dovr abbandonare il linguaggio aulico o
indicare in anticipo che sta parlando in senso figurato e fisser obiettivi elevati fin dallinizio.
Esiste per anche una terza soluzione che prevede che siano i subordinati a cambiare, modificando il pro-
prio schema di interazione con il superiore da complementare a simmetrico.
Un atteggiamento complementare consiste infatti nel rispondere a commenti e critiche cercando di sod-
disfare tutte le richieste (adattamento), agli interventi di controllo cercando di obbedire alle indicazioni

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(obbedienza), ad aspettative di qualit alte cercando di raggiungere i risultati auspicati (adeguamento), e a
un linguaggio complesso cercando di capire il reale significato da soli (interpretazione).
Un atteggiamento complementare, invece, porter a rispondere alle richieste con proprie richieste, alle
aspettative con proprie aspettative, al controllo con unaltra forma di controllo e alle battute di spirito
con altre battute, e questo finir per smontare, mandare in corto circuito il meccanismo double bind.
Il vero danno infatti deriva dalla reazione complementare alla contraddizione tra messaggio e meta-
messaggio, pi che dalla contraddizione in se stessa.
evidente come nella vita di ogni giorno capiti assai spesso di osservare incongruenze tra la comuni-
cazione verbale e quella non verbale. Si pu dire che si tratta di una discrepanza presente in diversa
misura in ogni individuo. Il problema vero risiede nel rapporto di potere, nella rigidit delle norme che
regolano una determinata situazione e nella possibilit per ogni partecipante di mettere in discussione
le regole del gioco. In altre parole, la gravit del danno che una comunicazione paradossale pu crea-
re a unorganizzazione strettamente dipendente dalla cultura organizzativa, dal sistema di comunica-
zione e dalle forme di partecipazione che la struttura mette in atto.
I problemi maggiori si avranno in compagini rigide e fortemente gerarchizzate. Al contrario, organismi
pi fluidi, che prevedono possibilit di scambio e confronto aperto, potranno ammortizzare facilmente
questo tipo di contraddizione, perch, per loro stessa natura, dispongono gi di meccanismi pi o
meno consci e formalizzati destinati a risolvere contrasti, opposizioni e antinomie. Ci emerge in
modo ancora pi chiaro se consideriamo che, qualunque sia lopzione scelta tra le tre alternative pos-
sibili, il primo passo per arrivare a una soluzione consiste nel condividere lanalisi della situazione tra
tutti i soggetti coinvolti. Superiore e subordinati devono capire di trovarsi in mezzo alla confusione
generata da messaggi contraddittori, devono condividere una comune comprensione della situazione,
perch un improvviso cambio di atteggiamento che avvenga senza spiegazioni servir soltanto ad
aumentare la sfiducia reciproca.
Soprattutto importante capire che latteggiamento in grado di rendere inefficace ogni tentativo di
soluzione costituito dalla richiesta espressa dal capo di cercare una via di mezzo con i sottoposti.
Questo comportamento genera un ulteriore double bind in cui il creatore stesso del dilemma (il diri-
gente) finisce per eliminare, rendere inapplicabili, tutte le possibili soluzioni. Anche perch da un lato
afferma, con il messaggio trovare una via di mezzo, limpossibilit di giungere a una soluzione netta
e unilaterale del dilemma, mentre con il meta-messaggio dimostra che sta prendendo uniniziativa in
prima persona per risolverlo.
Lanalisi delle tre soluzioni fa apparire evidente che in casi come questo non pu esistere una via di
mezzo. Utilizzando una metafora, possiamo dire che se abbiamo il prodotto 5 x 3 e cambiamo il
segno di entrambi i fattori in 5 x 3 otterremo lo stesso risultato negativo. Soltanto cambiando uno
solo dei due segni possibile cambiare il risultato.
Il processo di gestione del problema pu essere riassunto nella seguente tabella:

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Come risolvere una situazione double bind?
I fase: Comprendere la situazione

Comprendere che ci si trova in presenza di una situazione double bind


Comprendere perch ci si trova in una situazione del genere
Comprendere che non pu esistere una soluzione via di mezzo

II fase Scegliere una tra le possibili soluzioni


Il capo adegua le parole agli atti
Il capo adegua gli atti alle parole

I subordinati cambiano il loro atteggiamento verso il capo da complementare a simmetrico

In conclusione, in unorganizzazione esiste la possibilit di parlare delle contraddizioni esistenti. Non farlo
per paura di essere considerati privi di spirito di squadra o disfattisti vuol dire sottomettersi volonta-
riamente a un double bind.
Ovviamente pu essere anche molto difficile per un singolo riconoscere una situazione double bind e sce-
gliere la risposta pi appropriata.
Un aiuto estremamente prezioso pu venire da persone esterne al sistema disfunzionale: parlare con la propria
famiglia o con amici e conoscenti se non si vuole o si nellimpossibilit di rivolgersi a professionisti come coach
o consulenti pu servire a ottenere punti di vista e pareri non condizionati, liberi e, quindi, spesso illuminanti.

Donne, organizzazioni e double bind


Negli ultimi anni sorto un grande interesse che ha portato a un notevole numero di studi sui problemi comu-
nicativi derivanti dalle differenze di linguaggio tra uomini e donne.
Per quanto le evidenze statistiche siano contestate da alcuni ricercatori sembra ormai accertata lesistenza di un
dialetto femminile. Si tratterebbe di un modo si esprimersi molto descrittivo e attento ai dettagli, che evita
espressioni troppo forti o aggressive; utilizza forme deboli, dubitativo-ipotetiche, domande retoriche e forme
interrogative anche quando vuole affermare qualcosa; impiega un gran numero di aggettivi; presenta pronun-
ciate differenze di intonazione; attribuisce grande importanza a non verbale e paraverbale; mostra evidenti cam-
biamenti di stile condizionati da contesti e interlocutori, una forte dipendenza dal contesto che porta a lasciare
impliciti buona parte dei contenuti di una conversazione e un grado di ambiguit di significato assai alto.

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Lakoff lo descrive come powerless language usando la locuzione sia nel senso di linguaggio usato da sog-
getti privi di potere, che nel senso di linguaggio inefficace.
Lidea sembra confermata dal lavoro di West e Zimmermann che hanno rilevato lalta frequenza con cui
una donna viene interrotta da un interlocutore maschio, in contrasto con la bassa frequenza dellevenien-
za contraria e i problemi che una donna incontra nellutilizzo di espressioni gergali o confidenziali in conte-
sti semi-pubblici (i. e. le conversazioni da bar o da sala mensa).
Secondo Michell, il linguaggio appare condizionato anche dalle strategie di autoaffermazione ritenute pi
appropriate, rispetto alle risorse sociali disponibili e, in questo senso, le forme indirette del linguaggio fem-
minile (mezze verit e reticenze) sembrano essere una risposta ragionevole e, in certa misura efficace, alle
difficolt di adattamento a una societ spesso ancora fortemente maschilista.

Per Cheryl Kramer, invece, la differenza pi significativa tra linguaggio maschile e femminile che il secon-
do appare more restricted, cio pu essere utilizzato in un numero di contesti pi ristretto, meno adat-
to a trattare una serie di argomenti (tra cui anche finanza e politica), ed meno enfatico, potendo dispor-
re di un numero minore di esclamazioni e oscenit.
A ben vedere le differenze elencate sembrano strettamente legate agli stereotipi sessuali tradizionali per
cui alcuni autori hanno insinuato che le ricerche sul linguaggio siano troppo influenzate da pregiudizi e pre-
concetti e poco supportate da prove concrete.
Ci che per appare innegabile che il sesso di un parlante un elemento condizionante per i suoi ascol-
tatori, poich comporta differenze nelle aspettative e nelle percezioni di quanto viene detto.
In altre parole si pu contestare che le donne si esprimano realmente in modo diverso dagli uomini, ma
non si pu contestare che chi le ascolta si aspetta che si esprimano in modo diverso e giudica diversa-
mente cosa sia comunicativamente appropriato e cosa non lo sia.
La situazione, per quanto sgradevole, appare abbastanza chiaramente definita nei contesti familiari e di vita
quotidiana, ma le cose si complicano in ambito lavorativo. In tale settore infatti, pu non essere cos sem-
plice stabilire se la propria controparte preferisca una tradizionale leggiadria o comportamenti pi asser-
tivi, sicuri o addirittura aggressivi.
Inoltre facilmente compariranno differenze tra quello che pu risultare opportuno tra un capo (uomo) e una
collaboratrice, tra uno o pi collaboratori e un capo (donna) e tra colleghi pari grado.
Ad esempio, lutilizzo di forme interrogative e condizionali per avanzare una proposta durante una riunione
mista pu dare limpressione di insicurezza, favorendo la possibilit di essere ignorate e interrotte, ma dal-
tra parte affermazioni troppo secche e dirette possono suonare aggressive e suscitare ostilit.
Negli ambienti a forte predominanza maschile questo tipo di ambivalenza appare molto evidente. Una
donna che ricopra un incarico di responsabilit dovr assolutamente dimostrare di essere forte, compe-
tente e sicura per ottenere il rispetto dei colleghi, ma, nello stesso tempo, questo atteggiamento la far
apparire minacciosa e potrebbe crearle conflitti interni rispetto ai metodi di comportamento che le sono
stati inculcati durante infanzia e adolescenza.

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Un altro problema sorge poi riguardo a doppi sensi e umorismo a sfondo sessuale. Se una donna si dimo-
stra offesa, rischia di essere considerata asociale e snob, se ride, rischia di vedere messa in dubbio la pro-
pria moralit.
Si tratta, insomma, di classici esempi di situazioni double bind del tipo: sbaglio se mi adeguo e sbaglio se
non mi adeguo.
I vari tipi di azioni positive e interventi in favore dellintegrazione delle donne nel mondo del lavoro non
hanno, fino a oggi, preso in considerazione questo aspetto.
Un punto di partenza pu essere ancora una volta, come in tutte le realt in cui compare un doppio lega-
me, lesplicitazione del problema.
Solo attraverso momenti di confronto libero o strutturato (role-playing e altri tipi di gioco e dinamiche di
gruppo) si potr arrivare, nel tempo, al riconoscimento e alla decostruzione di questi meccanismi costritti-
vi e alla creazione di ambienti che permettano maggiore libert agli individui e un migliore utilizzo delle
risorse umane disponibili.
In ogni caso, secondo Coates, le donne sembrano essere estremamente sensibili, pronte e disponibili a
cogliere ogni evoluzione e cambiamento del linguaggio disponendo di una plasticit espressiva tale da per-
mettere loro di cambiare gli schemi utilizzati non appena se ne presenti loccasione e questo pu essere
unottima fonte di speranza per il futuro.

Il double bind danneggia anche chi lo crea?


Fino a ora abbiamo parlato degli effetti negativi sulle vittime, ma in realt il double bind danneggia anche
i persecutori.

A ben vedere infatti risulta chiaro che si tratta di un comportamento apertamente manipolativo che:

Pu suscitare comportamenti apertamente ostili nella controparte e quindi scontri anche accesi.
una forma di controllo piuttosto rozzo, ottenuta portando alla paralisi attraverso un contrasto tra repul-
sione e desiderio, ma pienamente efficace soltanto su soggetti deboli, semplici e privi di esperienza.
Lapplicazione ripetuta di questo schema di comportamento porta alla solitudine e a vivere le altre perso-
ne come minacciose.
Il creatore di paradossi finisce per vivere in un universo di continua lotta per il controllo e il dominio, in cui
non ammissibile essere in torto.
La continua lotta per il potere finisce per portare a una povert emotiva in cui non ci si pu fidare di nessuno.
Diventa necessario nascondere sempre le proprie vere intenzioni.
Se si viene ignorati, se non c opposizione, diviene impossibile recitare il ruolo di virtuoso, scopo ultimo
di questo tipo di comportamento.

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Quindi, in ogni caso, chi genera situazioni double bind costretto a sprecare un enorme ammontare di
energia psichica per mantenere in piedi la propria recita e, se non riesce ad avere un pubblico, finisce per
crollare e restare preda della paralisi che voleva infliggere agli altri, potendo arrivare in casi estremi anche
a esplosioni di aggressivit o crisi di angoscia.

Il double bind come mezzo di crescita


Per completezza, parlando di doppio legame, non si pu ignorare quello che costituisce forse laspetto
maggiormente paradossale di questo tipo di comunicazione, ovvero il fatto che possa essere usata anche
in funzione positiva.
Alcune scuole di psicoterapia utilizzano il double bind per portare al punto di rottura situazioni stagnanti e
patogene, forzando realt difficili e bloccate, fino al livello di insostenibilit per far esplodere una crisi aper-
ta che porti a una riorganizzazione dellinterazione secondo principi nuovi.
Nella pratica di stampo ericksoniano, poi, i terapeuti usano il double bind come strumento di facilitazione
dellipnosi. La capacit di double-binding, porta ad assumere il controllo e a rendere la controparte insicu-
ra e suggestionabile, spesso fino alla paralisi.
Ma, sorprendentemente, situazioni double bind sono state ampiamente utilizzate nel corso della storia e ven-
gono impiegate a tuttoggi anche con soggetti sani, allo scopo di ottenere forme superiori di conoscenza.
Un tipico esempio quello del maestro zen che minaccia il proprio discepolo con un bastone affermando:
se mi dici che questo bastone reale, lo user per colpirti. Se mi dici che questo bastone non reale, lo
user per colpirti. Se non mi dirai nulla, lo user per colpirti.
Apparentemente lallievo non ha scampo, ma, secondo i precetti dello zen, pu raggiungere lilluminazio-
ne togliendo il bastone dalle mani del maestro.
Ci che genera la crescita spirituale la capacit di uscire dalle regole prefissate, decontestualizzare, met-
tere distanza tra se stessi e le situazioni che si vivono per cambiare la scala di valori. Questa la meta fina-
le di molte scuole religiose e filosofiche e non esiste niente di pi potente ed efficace di un paradosso per
costringerci a mettere in discussione schemi di riferimento e realt date per scontate.
Anche il famoso Cogito ergo sum di Cartesio un paradosso di questo genere.
Ci che la frase afferma che io percepisco me stesso, mentre sto oggettivando me stesso attraverso la
percezione che ho di me stesso. Ovvero siamo di fronte alla costituzione del soggetto come entit auto-
costituentesi. In altre parole, tutti gli sviluppi del pensiero filosofico moderno sulla soggettivit, la coscien-
za e la conoscenza derivano da un paradosso double bind.

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Genere, linguaggio e corpo:
esiste un discorso femminile?
Intro*
In Italia la riflessione critica sulla categoria di genere e sulle diverse componenti della differenza sessuale ha
una storia recente. Ancor pi recente la sua legittimazione accademica. Occuparsi di genere, per esempio
delle rappresentazioni del femminile nella comunicazione o, pi in generale, come tenter di fare nelle prossi-
me pagine, della differenza sessuale nella lingua, ancora percepita come unattivit strettamente femmini-
sta, nel senso politico che si assegnato al movimento delle donne negli anni Settanta, dopo le lotte e le riven-
dicazioni del Sessantotto. Oppure ritenuto un interesse oramai fuori moda, un argomento di cui a lungo si
parlato, e di cui oggi non sembrerebbe pi necessario parlare. Ancor prima, dunque, di essere davvero affron-
tata come disciplina, soprattutto di essere accettata in quanto tale a livello istituzionale, la questione delle asim-
metrie di genere sembrerebbe oramai obsoleta, al massimo relegata a nicchie da cui non facile uscire.
Nelle prossime pagine cercher allora di ri-attualizzare il dibattito sul linguaggio femminile sviluppatosi
negli ultimi trentanni nellambito della critica femminista, collegandolo a parallele e spesso intrecciate
riflessioni semiotiche sulla costituzione del senso e della soggettivit. Prover inoltre a mostrare come da
una posizione essenzialista, che riconosceva nella differenza sessuale una cultura pre-esistente e un unico
tipo di differenza, il pensiero femminista sul linguaggio si sia aperto a una riflessione sulle differenze costi-
tuite allincrocio tra lesperienza di un corpo sessuato e la sua espressione linguistica, riflessione oggi
peraltro estendibile a quella sulla costruzione di qualsiasi tipo di identit culturale.
Ma prima di concentrarci sul linguaggio, necessario ricordare come siano state le femministe nordamerica-
ne ad aver utilizzato per prime, a met degli anni Settanta e nel contesto dei womens studies, il termine gen-
der per riferirsi allorganizzazione sociale del rapporto tra i sessi, nellintento di ribadire la qualit fondamen-
talmente sociale delle distinzioni basate sul sesso (Scott, 1986). Mentre negli anni Settanta genere, differenza
sessuale, sesso e sessualit sono termini quasi del tutto intercambiabili, negli anni Ottanta la categoria di gene-
re inizia a essere utilizzata per sottolineare il rifiuto del determinismo biologico insito nel concetto di sessua-
lit: la sessualit, insieme al sesso, un dato naturale e biologico, mentre il genere e la differenza sessuale
sono costruzioni sociali e ideologiche che costituiscono linterpretazione storica del dato biologico. Con luso
di genere al posto di sesso si cercato di sottolineare laspetto relazionale della soggettivit e delliden-
tit femminile. Il senso del femminile comprensibile solo in relazione al senso del maschile, ed riconduci-
bile a sistemi di rappresentazioni che sanciscono termini atti a organizzare e comprendere le relazioni tra uomi-
ni e donne. Evidenziando il sistema di relazioni e di significati di cui sesso e preferenza sessuale fanno parte,
il genere permette di separarli e di distinguerli dai ruoli sociali che vengono attribuiti a ciascuno dei due sessi.
La riflessione sul linguaggio femminile non precede, ma si colloca entro lidea che vi sia una sessualit
femminile a cui la societ e la cultura patriarcale hanno imposto un genere. Tale societ, che il femmini-
smo caratterizza come un sistema di sfruttamento, ha prodotto e produce discorsi in cui la differenza di

*
La presente monografia a cura di Cristina Demaria, docente di filosofia del linguaggio all'universit di Ferrara e autrice del volume Teorie di
genere. Femminismo, critica postcoloniale e semiotica, Milano, Bompiani, 2003.

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genere servita a codificare significati che sono in realt privi di relazione con il corpo e la natura del fem-
minile, e dove processi sociali complessi hanno condotto a differenziazioni e divisioni asimmetriche delle capacit
e dei tratti umani. Il genere una categoria sociale imposta a un corpo sessuato, ed perci un fattore primario
del manifestarsi delle relazioni di potere. Il concetto di genere dunque complica e approfondisce le questioni poste
dalla differenza sessuale, nel tentativo di trasformare in maniera radicale i paradigmi disciplinari (Scott,1986).
Ma se non esiste una natura genericamente umana, apparentemente neutra e universale, in realt razzi-
sta e androcentrica, si pu, di conseguenza, postulare che nella lingua si iscriva il riflesso di una tale dif-
ferenza negata? E se questo il caso, quali sono allora le caratteristiche di una parola femminile?

La parola femminile: breve storia di una ricerca impossibile


Non certo possibile riassumere in poche pagine levoluzione e le singole posizioni che hanno caratteriz-
zato i numerosi studi sul linguaggio femminile. Ne Linfinito singolare Patrizia Violi (1986), docente di semio-
tica dellUniversit di Bologna, ci fornisce una rassegna completa ed esaustiva di tali ricerche, che peraltro,
lo anticipo subito, negli ultimi anni si sono allontanate dallidea di poter circoscrivere del tutto, o meglio, di
poter definire a priori dei tratti e delle caratteristiche riconoscibili di un linguaggio al femminile.
Questa era invece la convinzione delle posizioni femministe sviluppatesi negli anni Settanta sia in Europa,
sia in Nord America. Le studiose di quegli anni, partendo da una concezione essenzialista del genere e
della differenza sessuale, ritenevano infatti di poter rinvenire una lingua femminile diversa da quella
maschile, prova evidente, quando non mero riflesso delloppressione patriarcale. Le analisi sulla lingua
delle donne nascevano peraltro in un clima influenzato dallo sviluppo della sociolinguistica, e quindi da una
concezione del linguaggio come fenomeno innanzitutto sociale, entro cui indagare i riflessi di variabili quali
la classe, la razza, let e loccupazione, a cui si aggiunge quella del sesso.
Secondo questa impostazione, la lingua porta iscritte le tracce di una marcatura innanzitutto sociale che
emerge nelluso linguistico, e cio negli scambi linguistici effettivi, che si configurano come il prodotto di
un meccanismo di oppressione ed esclusione della donna preesistente al linguaggio. Le prime ricerche
sulla lingua femminile riguardano cos per lo pi tratti pragmatici ed empirici di uso della lingua, vale a dire
lesistenza di registri (per esempio formale o informale) e sottocodici (significati particolari o gergali asse-
gnati alle parole) che dovrebbero costituire i tratti caratteristici di una parola al femminile. In questo modo,
si cercava di evidenziare lesistenza di varianti preferenziali che, definendo stili e registri legati al genere
dei parlanti, permettessero di delimitare un uso linguistico proprio del genere femminile.
Tra gli esempi pi citati di questa tendenza vi la ricerca di Lakoff (1975), forse la studiosa americana del
linguaggio che pi si occupata della lingua femminile, incentrata su alcune differenze riguardanti il piano
paralinguistico, e cio quegli aspetti che intervengono nelluso, circondando la grammatica e determinan-
do un peculiare stile di espressione. A partire dallanalisi della conversazione di un campione peraltro
ristretto di soggetti, Lakoff giungeva a sostenere che le frasi pronunciate dalle donne, anche quando si pon-

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gono come una dichiarativa assertiva (per esempio: mi piace questo panorama), mantengono uninfles-
sione interrogativa, una intonazione dubitativa, volta a cercare la conferma dellaltro, e spia dellinsicurezza
legata a una posizione di genere. Una donna non pu cio prevaricare ed affermare la propria volont, e que-
sto traspare anche dalle sue parole, che unaltra autrice sostiene costituire una lingua delle scuse (Key,
1975). La lingua femminile adotterebbe cio delle strategie attenuative con cui, pi o meno inconsciamen-
te, le donne cercano di ottenere lapprovazione e laccettazione degli altri, mostrandosi, inoltre, tendenzial-
mente pi cortesi e bene educate. Non un caso allora che altre ricerche abbiano invece dimostrato come
le donne tendano allipercorrettismo, vale a dire a introiettare le forme linguistiche sintatticamente e gram-
maticalmente pi corrette, al fine di contrastare una situazione di debolezza e insicurezza percepita.

I limiti delle ricerche sul linguaggio femminile


Non per difficile accorgersi di come questi tratti femminili possano essere ascritti pi che a unap-
partenenza di genere, a una supposta natura femminile che determinerebbe una maniera di esprimer-
si, alleducazione subita dalle parlanti, che in questo modo dimostrano non tanto di essere delle donne,
quanto di aver assunto e introiettato un ruolo tendenzialmente subalterno. Un altro limite di tali posi-
zioni dato dalla metodologia adottata. Si trattava infatti di studi condotti su campioni limitati e circo-
scritti, che al loro interno comprendevano esclusivamente donne bianche di ceto medio e medio alto,
a partire dai quali si arrivava a sostenere lesistenza di uno stile femminile tout court, estendibile alla
categoria generale delle donne. Uno stile che veniva postulato come un insieme di regolarit astratte
del tutto indipendente dal contesto duso, e cio senza alcuna considerazione per i fattori legati alle
specifiche situazioni di comunicazione.
Sulla base di queste critiche, sempre negli anni Settanta, alcuni lavori su sex and language iniziano ad
assumere unimpostazione etnometodologica, spostandosi cio verso lanalisi del comportamento lin-
guistico nelle microsituazioni di interazione quotidiana, interpretate come luoghi di esercizio e di mani-
festazione del potere. Questo spostamento produce lavori basati sulla distribuzione dei turni conver-
sazionali (e cio su chi prende la parola, quando e in che modo) in cui emerge, per esempio
(Zimmerman e West 1975), che nel corso di uninterazione verbale le interruzioni e le sovrapposizioni
sono sempre maschili e, pi in generale, che le donne tendono a servirsi di una parola espressiva,
orientata sulla persona e sulla relazione, pi che sui contenuti specifici dellinterazione stessa. Quando
dialogano, le donne sarebbero cio pi attente alla costruzione e al mantenimento della relazione con
il proprio interlocutore.
Questo insieme di ricerche, pur sottolineando caratteristiche emerse anche in altri campi del pensiero
femminista (nella critica letteraria e cinematografica, per citare solo due esempi), teso alla ricostruzio-
ne di una cultura femminile unica e caratterizzata dalla relazione, dal dialogo e dallo scambio con lal-
tro, propone per una sorta di essenzialismo del sociale di cui, come si diceva, il linguaggio non sem-

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bra che un riflesso. Si sostiene cio lesistenza di una differenza socialmente strutturata in grado di regolare in
modo deterministico la manifestazione linguistica, in cui si riproducono e si reiterano le forme di potere esi-
stenti. La struttura sociale, insieme al potere patriarcale a essa sotteso, viene in altre parole ipostatizzata, resa
immutabile e immobile, ma soprattutto giudicata capace di determinare una parlata femminile omogenea e
compiuta. Il rischio di tale posizione, evidenziato peraltro da molte studiose, che il ruolo subalterno della
donna, insieme allo stereotipo che la vede un essere debole, indifeso e insicuro, divenga un principio, un
assunto inconsciamente proiettato sui dati e sui risultati delle ricerche stesse. Lo scacco di un circolo vizioso
pare cio inevitabile: la donna un essere subalterno e indifeso, ergo parla in un certo modo; ma la donna parla
in un certo modo, e quindi ne deriva che un essere subalterno ed indifeso. Le relazioni tra sessualit, ruolo
sociale e stereotipi del femminile si trovano cos a influenzare la valutazione stessa dei dati, senza che venga
messa in discussione la categoria del femminile e la sua composizione.
Ma il limite principale dei primi studi sul linguaggio femminile non solamente il fatto di stabilire che le donne,
intese come gruppo omogeneo, effettivamente parlano a voce pi bassa, esprimono maggiormente i loro
dubbi o tendono a essere pi collaborative, quanto porre tale subalternit come la deviazione da una norma
che risultava in ogni caso maschile. Le autrici che provano a descrivere il linguaggio femminile separano cio
il sistema della lingua (regole, grammatica, ci che un parlante deve sapere per poter parlare una data lingua)
dal suo uso, tralasciando le interconnessioni che, tra questi due ambiti, permettono ai parlanti di assumere
come propri dei ruoli sessuali che sono stabiliti innanzitutto dalla lingua stessa, vale a dire dal sistema, e che
in esso entrano gi marcati. Differenziare il sistema dalluso conduce quindi a porre il linguaggio femmini-
le come scarto da un sistema che, in fin dei conti, costituito da una lingua maschile assunta come norma.

Dalla parola al discorso


Negli anni Ottanta, i cambiamenti incorsi nel complesso della critica femminista, favoriti dallaffermazione
in Nord America del femminismo di colore che pone la questione dellesistenza di differenze nella diffe-
renza, trasformano anche le ricerche sul linguaggio, che non mirano pi a circoscrivere un uso femminile
concreto e particolare della lingua, e perci a definire una pragmatica specifica della differenza sessuale
(Talbot, 1998). Anche nel campo linguistico si inizia cos a sostenere limpossibilit di rintracciare un model-
lo della differenza, delle caratteristiche e delle propriet di un genere femminile distinto da quello maschi-
le, a cui ricondurre peculiari e singolari meccanismi di parole. Le ricerche sul linguaggio iniziano in sostan-
za a intrecciarsi con riflessioni teoriche sulla natura costruita della soggettivit sessuata, e cio sul fatto
che la differenza sessuale non qualcosa di dato e immutabile, un elemento isolabile e definibile una volta
per tutte, di cui cercare prove ed evidenze, bens un risultato della storia, della cultura e quindi del discor-
so che ogni volta traduce e ricostituisce le differenze.
Lassunzione di una teoria della soggettivit femminile/femminista, insieme al superamento dellidea stes-
sa di lingua femminile, non ha per condotto a rivedere la separazione tra sistema e uso, tra aspetto sin-

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tattico e semantico e dimensione pragmatica della lingua, e ha invece continuato a promuovere indagini
su di un uso linguistico che viene allargato allanalisi del discorso. Si inizia cio a pensare il genere come
un processo che si esplica nellinterazione verbale, in cui gli individui assumono il ruolo di soggetti in-gene-
rati attraverso la realizzazione di pratiche discorsive. Lidentit di genere si pone cos come una traccia da
rintracciare nei discorsi di donne a loro volta marcate da altre differenze, quali la classe, la razza e letnia.
Questo spostamento sulla processualit e sulla costruzione contestuale della differenza, pone laccento
sul modo in cui il linguaggio iscrive al suo interno delle posizioni sessuate che possono in un secondo
momento essere differentemente negoziate dai parlanti.
Si tratta di una prospettiva oggi adottata anche da Lakoff (2000) che, abbandonata lidea di trovare delle
massime conversazionali proprie di un womens language, si dedica allesame del linguaggio pubblico dei
mass media, a come esso marchi e definisca specifiche soggettivit, entro, per esempio, i dibattiti pub-
blici sulla political correctness o sulle molestie sessuali. Lipotesi di Lakoff che la supposta neutralit della
lingua venga sconfessata dai numerosi conflitti di potere che in essa si esprimono, e attraverso cui emer-
gono comunit linguistiche che non sono pi definite solamente dalla condivisione della stessa lingua,
bens da quella di uno stesso genere, dalle stesse preferenze politiche o estetiche, dalla medesima occu-
pazione sociale. Tali comunit, che divengono vere e proprie comunit di interpreti, si trovano cos a sosti-
tuire quella specificatamente femminile, in quanto modello che permette di comprendere il modo in cui
i parlanti partecipano al discorso, oltre alla maniera in cui i ricercatori interpretano quello stesso discorso.
Questo significa che in tutti i ruoli linguistici che assumiamo, dobbiamo considerarci come partecipanti di
diverse e sempre mutevoli comunit che producono significati. Ne deriva che non solo attraverso il lin-
guaggio orale e quotidiano, ma anche attraverso quello scritto dei mezzi di comunicazione di massa, la
marcatura del femminile, i modi in cui tale categoria emerge come differente, non sono fissi, bens sem-
pre mutevoli, e dipendono da ragioni politiche e da costruzioni sociali.
Gli studi sul linguaggio si sono cos spostati verso posizioni entro cui il genere pensato come il prodotto
di un linguaggio in cui si riflettono meccanismi di potere ad esso preesistenti. Quel che per tali ricerche
non hanno mai affrontato, n negli anni Settanta e Ottanta, n oggi, , per cos dire, il potere del linguag-
gio stesso e la sua relazione con lesperienza e la corporeit, come gi sottolineava Violi pi di quindici anni
fa (1986). Le carenze, le insufficienze, le mancanze delle donne in relazione al linguaggio, dovrebbero
essere innanzitutto considerate come carenze del linguaggio stesso, che permette solo forme di espres-
sione codificate dal registro maschile. Ma in che modo e in che senso il linguaggio carente?

La lingua non neutra


Ci che i limiti propri dei tentativi di circoscrivere una parlata femminile mostrano quindi proprio lassenza di
una riflessione compiuta sui modi in cui la differenza sessuale opera a livello della struttura simbolica del lin-
guaggio. Inoltrandoci in un terreno pi strettamente semiotico, ci si pu allora chiedere se sia possibile accet-

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tare lipotesi che una differenza possa operare gi alla base della distinzione della materia linguistica. Unipotesi
che ci conduce a domandarci se la lingua, intesa come sistema universale e astratto, possa essere concepita
come una struttura che non invece n neutra, n indifferenziata.
Pensare che la lingua non sia neutra comporta postulare lesistenza di una relazione tra categorie semantiche
profonde e categorie grammaticali, e perci di un rapporto tra lesperienza, il vissuto, e la sua categorizzazio-
ne linguistica, e cio il modo in cui il linguaggio riorganizza lesperienza stessa, permettendo di comunicarla. Di
tale rapporto ci interessa il livello che connette le categorie grammaticali di femminile e maschile allopposi-
zione semantica maschile/femminile, su cui si storicamente naturalizzata lopposizione tra uomo e donna.
Pi che soffermarci sulluso della lingua, e quindi a come parliamo la lingua, possiamo cio guardare a come
la lingua ci parla, quali posizioni e ruoli di genere ci costringe ad assumere, e perch. Una risposta possibile
che non sia il dato naturale della differenza dei sessi, la sua grossolona materialit, a strutturare le catego-
rie linguistiche, ma la simbolizzazione che questa differenza ha gi subito, in forme che sembrano precedenti
e indipendenti dalle specifiche forme grammaticali con cui le varie lingue le riflettono.
La differenza sessuale parteciperebbe dunque alla strutturazione simbolica della lingua, a iniziare dalla catego-
ria linguistica del genere grammaticale, normalmente analizzata come un dato linguistico arbitrario e immoti-
vato, e perci indipendente da qualsiasi forma di attribuzione di valore. Il valore, che al contrario determina il
senso dei due generi grammaticali, emerge nelle relazioni sintattiche che si vengono a stabilire tra il maschile,
al tempo stesso termine specifico e generale, e il femminile, sempre derivato e definibile esclusivamente in
rapporto al maschile. Questultimo sta a significare luniversalit del genere umano (luomo in quanto umanit,
e la donna in quanto genere specifico), entro cui sono state ricondotte e annullate tutte le specificit del fem-
minile. In breve, il linguaggio d voce a un solo soggetto, apparentemente universale e neutro, in realt maschi-
le, allinterno del quale viene ricondotta ogni differenza. in questo senso che il linguaggio pu essere consi-
derato inadeguato e carente nei confronti della donna, un sistema che tende a occultare la differenza, a rimuo-
verla, negando alluniverso femminile la specificit del suo genere. Nel linguaggio non si incontrano mai i rifles-
si di due soggetti diversi, bens le forme di una sola soggettivit assunta a universale.

Pulsioni e valori
Sostenere che il linguaggio sessuato significa pensare il genere non solo come una categoria gramma-
ticale in grado di regolare fatti meccanici di concordanza, ma anche come una categoria semantica in grado
di manifestare un simbolismo legato al corpo. Il genere come categoria grammaticale affonda cio su una
base semantica, e il modo in cui significa rinvia a un ordine legato alla nostra esperienza corporea. Alla col-
locazione dei concetti e delle figure del mondo entro un simbolismo maschile e uno femminile cio sot-
teso un investimento pre-linguistico e pulsionale, un primo momento di valorizzazione che riguarda la cor-
poreit sessuata, su cui successivamente si innestano differenti percorsi figurativi e diverse metafore. E
questo dimostrato anche dal fatto che in tutte le lingue si riscontra una tendenza a investire di simboliz-

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zazioni sessuali gli elementi naturali dellesperienza. Ci conduce a pensare lopposizione sessuale come
un elemento che contribuisce a ordinare e a dar forma alla nostra esperienza, e cio a funzionare come
una sorta di schema che poi la lingua esprime in forme non casuali, che a loro volta riflettono uno specifi-
co posizionamento del femminile.
Accettare questa prospettiva significa iniziare a distinguere, al contrario di quel che spesso avvenuto, tra
differenza in s e modalit attraverso cui essa stata storicamente iscritta nella lingua e grazie a cui il fem-
minile divenuto un genere derivato e subalterno. La differenza stessa stata cos ricondotta al dualismo
maschile/femminile che oppone termini considerati come antinomici e irriducibili, entro cui il femminile
assume il proprio senso in quanto negazione del maschile di cui risulta il limite, ma anche la condizione di
esistenza (non c luno senza laltro, e luno irriducibile allaltro).
Siamo cos giunti verso un terreno che, oltre a non essere pi verificabile empiricamente, ha costituito
un ambito di pertinenza della psicoanalisi e dellantropologia, discipline che, da punti di vista diversi, si
sono interrogate sullesistenza di simboli naturali, che costituirebbero un substrato comune ai diversi
sistemi simbolici. Per lantropologia questi simboli esistono e affondano nel corpo umano, che si trove-
rebbe cos a costituire una base materiale dei processi stessi di simbolizzazione. Al confine tra semioti-
ca e psicoanalisi, Julia Kristeva (1974) ha chiamato invece questo substrato la chora, regolata da unatti-
vit semiotica di tipo pulsionale, in questo opposta al simbolico in quanto livello successivo di elabora-
zione concettuale del senso. La chora, regno perci del semiotico, non essendo regolata n regolabile in
base alle leggi causali proprie dei codici, diviene comprensibile guardando alla strutturazione dellincon-
scio. Per Kristeva il senso autentico del femminile affonda in questo substrato semiotico, e coincide con
il rimosso, con leccesso e con labietto.
Il limite di tali posizioni, che individuano il luogo di una rivoluzione del femminile nella trasformazione della
lingua attraverso non tanto loralit, quanto gli esperimenti della scrittura, di esprimere ed esprimersi in
realt grazie a forme semiotiche (Kristeva direbbe simboliche) profondamente culturalizzate, riducendo
e anche esaurendo lopposizione tra base corporea del senso e astrazione concettuale a quella tra maschi-
le e femminile. Il femminile ci che sfugge, ci che precede la significazione, un substrato biologico e
pulsionale su cui cresce il senso maschile. Vi quindi un senso non concettuale che femminile, e ve n
uno regolato invece da processi rigidi di codificazione che maschile e patriarcale.
Vediamo quindi di nuovo i limiti di una posizione che torna non tanto a fissare le coordinate del femmini-
le, quanto quelle di un codice rigido e simbolico a cui opporre le pulsioni del corpo. Il simbolico, di cui
parlano sia Kristeva, sia Lacan, noto psicoanalista francese che negli anni Settanta rivoluziona la teoria freu-
diana, si avvicina cio a una definizione di significato come correlazione rigida tra un piano dellespressio-
ne e un piano del contenuto, la cui sostanza riconducibile e compresa entro il codice che ne regola la
significazione. Oggi per in ambito semiotico prevale una concezione del senso e del significato come
processo contestuale secondo cui a ogni parola non corrisponde certo un unico significato, bens una
nebulosa di senso che non possibile ricondurre a tratti o nuclei definiti n, tanto meno, universali.
Gli elementi semantici possono cio differire da contesto a contesto per il loro valore: i medesimi termini,

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dotati apparentemente dello stesso significato, possono essere valutati e apprezzati, di conseguenza vis-
suti, in modi diversi a seconda delle culture in cui vengono utilizzati. Ciascun campo semantico non si arti-
cola dunque solo in base alle relazioni tra termini, ma anche in base alle valorizzazioni che ciascuno di que-
sti assume internamente al campo stesso. La complessit del processo di significazione dipende perci
anche dallattribuzione di valore che ogni elemento riceve in contesti sociali e culturali diversi, e dal modo
in cui ciascun apprezzamento modifica il rapporto tra elementi, trasformando lintero sistema.
Se quindi, ancora, si vuole cercare una differenza femminile, la direzione pare quella di continuare a son-
dare le forme di relazione tra significato ed esperienza, e tra la categorizzazione linguistica dellesperienza
e mondo del non-linguistico, dal momento che il linguaggio stesso altro non che il pi potente sistema
semiotico che lessere umano ha a disposizione per riferirsi, descrivere, evocare e costruire luniverso della
propria esperienza.

Il corpo e la parola
E lesperienza sessuale ha inizio dal corpo che, rispetto al linguaggio, agisce da istanza di realt e di regola-
zione (Marciani, 1999).
In quanto istanza di realt, il corpo va considerato come luogo di produzione di un punto di vista incarnato,
a partire dal quale si pu tracciare, e dunque istituire la differenza costitutiva del s e dellaltro, del qui e del-
laltrove. Il corpo invece unistanza di regolazione in quanto proprio la sua costanza garantisce che la signi-
ficazione possa circolare trasformandosi, in quanto sempre corpo ci che incontro prima e dopo
(Marsciani). Il corpo va cio inteso come luogo di ancoraggio, ma anche di circolazione e di trasformazione
del senso, in quanto non mai chiuso, ma anzi un sistema di travasi, ferite, di trasbordi, in cui linterno e
lesterno continuamente si ridefiniscono a partire da uno significazione che lo abita.
Il corpo innanzi tutto un interprete: i significati si articolano a partire dal corpo, dai suoi ritmi e dal suo asset-
to. Il corpo come modificatore di senso, luogo di trasformazione che dona vita ed effettivit al senso stes-
so, dunque un luogo di cognizione, in stretta connessione con le parole e con le immagini del mondo.
in questo senso che, secondo Francesco Marsciani, filosofo e semiologo, si apre la strada di una direzione
di ricerca del nesso tra corpo e linguaggio, quel nesso che fa s che il corpo in quanto tale possa assume-
re le funzioni di soggetto dellenunciazione e che impone una riconsiderazione, peraltro gi da sempre
implicita nella teoria semiotica stessa, del rapporto fenomenologico tra corpo e Io. Un rapporto che una
piega, una curvatura del mondo, e non una relazione tra istanze ontologicamente determinate e distinte.
Ma se il corpo unistanza in cui il senso si iscrive e circola, non bisogna dimenticare che vi sono pratiche
che invece hanno disciplinato i corpi, oggettivandoli. Non sempre dunque il corpo vissuto coincide con il
corpo rappresentato, i sensi individuali con quelli esterni e collettivi; sovente le diverse dimensioni delle-
sperienza che confluiscono nel significato non solo delle parole, ma anche delle immagini sottese ad esse,
possono essere fonte di conflitti profondi, quando non di assoggettamenti, in cui la stessa realt somatica

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che viene esperita dal soggetto come base per la costruzione della propria identit personale frutto di
coercizioni discorsive, come ci ha insegnato invece Michel Foucault.
Il corpo come apertura e come istanza regolatrice infatti anche il luogo in cui si iscrivono usi e stereoti-
pi. La teoria femminista, fondando i processi cognitivi nel corpo, inteso allora come istanza di realt, evi-
denzia per come la sua apertura sia stata regolata il corpo come istanza di regolazione da un pote-
re/sapere che ha appunto negato o in ogni modo disciplinato la differenza. Se vero che i significati del
corpo e del femminile affondano su di una base sensibile, e la socialit stessa non possa prescindere dalle
logiche somatiche che, precedendo la costituzione dellindividuo singolo, sono garanzia di ogni relazione
intersoggettiva, anche vero che nel postulare unomologia tra ragioni collettive e ragioni somatiche biso-
gnerebbe trovare una spazio di riflessione sulla differenza che, operando in entrambe le dimensioni, modi-
fica i corpi come le culture.
Se dunque possibile sfogliare e aprire le immagini del corpo, e magari attraverso queste contrastare le forme
precostituite della nostra socialit contingente, altrettanto possibile che tali forme si rivelino come figure che
convogliano nel discorso rappresentazioni del soggetto femminile limitate, ma, soprattutto, limitanti.

Lindividuale
Il corpo e la differenza sessuale non sono dunque delle tracce di cui il linguaggio esibisce le prove, n lo-
rigine di un repertorio di stili, o di parole, riconducibile a una cultura delimitabile e definibile. Il corpo e le-
sperienza della differenza partecipano alla costituzione del senso, di cui la parola espressione e canale di
trasmissione, e anche, potenzialmente, di trasformazione. Ma come risalire allora, nei singoli contesti, al
modo in cui la differenza sessuale variamente condiziona, precostituisce e influisce sulle possibilit che
ciascun individuo ha di prendere la parola e di manifestarsi come enunciatore? In sostanza, possibile
postulare un soggetto differenziato, possibile cio riuscire a parlare la differenza sessuale, senza ridur-
la a una variabile sociolinguistica, come hanno fatto gli studi sul linguaggio femminile per molti anni, ovve-
ro limitandosi a definirla come qualcosa che perturba il linguaggio, come ha fatto invece un certo pensie-
ro femminista influenzato dalla psicoanalisi?
Marsciani individua nel corpo, fenomenologicamente inteso, la dimensione di una specificit capace di tra-
durre e di mediare tra la coscienza e la contingenza del mondo. La teoria femminista, dal canto suo, pur
radicando nel corpo e nelle sue pulsioni la specificit di una differenza, giunge invece a concepire un sog-
getto sessuato fondandosi su una progettualit politica, su figurazioni che, come per esempio sostiene
Rosi Braidotti (1996), nota filosofa e teorica femminista di origine italiana ma residente in Olanda, sono
invenzioni politiche necessarie.
Il problema non pi quello di cercare una lingua femminile, bens quello di vedere come, di volta in volta
e in ciascun discorso, la soggettivit e lappartenenza di genere vengano iscritte in un discorso o, come
dice la semiotica, in un testo. Non esiste cio un linguaggio femminile, ma esistono valori e rappresenta-

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zioni, significati e discorsi che hanno assegnato un certo senso al femminile, e che hanno contribuito e
contribuiscono a organizzare lesperienza della nostra soggettivit sessuata.
Violi, lo abbiamo visto, propone il concetto di esperienza proprio in quanto categoria in grado di riassume-
re in s il singolare e il collettivo, le determinazioni storico-sociali e quelle biologico-strutturali, dove le-
sperienza della differenza non la muta empiria del dato materiale, la realt presemiotica, ma il proces-
so che mette in relazione la singolarit specifica e indicibile di ogni esistenza con la forma generale delle
rappresentazioni e che in quanto tale pu farsi parola, discorso, linguaggio.
Nel cercare una parola femminile si pu allora guardare al genere in quanto marca testuale a cui sono sot-
tese formazioni discorsive specifiche, e non al genere come attributo di un soggetto concreto che si riflet-
te direttamente nel linguaggio. In questo modo diviene possibile interrogarsi sulla formazione di una sog-
gettivit sessuata non in quanto frutto di una correlazione deterministica fra dati biografici e variet lingui-
stiche (in quanto donna, mi esprimo, parlo e sono identificabile in un certo quale stile o registro o diffe-
renza), bens come iscrizione che pu dar luogo a forme di identit molteplici. Non si tratta dunque di cer-
care di portare nella produzione e nellinterpretazione linguistica le qualit di un soggetto empirico. Si trat-
ta invece di cogliere le forme sia di autorappresentazione, sia di rappresentazione di genere nel comples-
so dellorganizzazione discorsiva, e in particolare nel rapporto di adesione o scarto, vicinanza o distanza
dalla tradizione storica, culturale, linguistica entro cui ogni singola parola si iscrive (Violi, 1997). Spesso
a questo livello che si iscrivono le tracce della differenza, nel modo in cui il discorso stesso si manifesta
attraverso una rielaborazione individuale di temi, figure e valori.
La categoria di individuale permette cos di superare quella di femminile, in quanto forma specifica della
soggettivit di ogni singolo entro cui confluiscono differenti dimensioni e variabili dellesperienza, tra cui
quella di genere. Individuale la possibile impronta di ci che si su ci che si dice, la modulazione sin-
golare e specifica della forma generalizzante della lingua.

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Sincronicit: dalla scienza quantistica
alla ricerca del destino
Intro*
Si definisce Sincronicit una relazione a-causale, ma significativa tra eventi psichici o stati mentali ed even-
ti che hanno luogo nel mondo esterno. Pi semplicemente possiamo parlare di coincidenze significative.
Un evento sincronicistico ha luogo quando ci rendiamo conto che due o pi enti, fatti o cose causalmente indi-
pendenti rivelano una qualche somiglianza che attira la nostra attenzione. Ci suggerisce che le distinzioni rigida-
mente esclusive tra esteriore e interiore o presente, passato e futuro sono costrutti relativi pi che realt assolute.
Per Jung, i fenomeni sincronici costituiscono lincontro fortuito di due o pi catene causali indipendenti,
caratterizzate dalla simultaneit approssimativa e dal senso che levento creato fortuitamente produce per
linteressato. Jung parla anche di coincidenze analogiche o similitudini e, come spiegazione, considera la
sincronicit un principio generatore di relazioni a-causali.
In termini pi immediati, le coincidenze sono sempre sorprendenti e rivelano relazioni tra eventi, persone
e fenomeni naturali che non avremmo mai scoperto in altri modi. Spesso appaiono in gruppi e si espri-
mono attraverso simboli. In genere hanno un risvolto umoristico e hanno a che fare con nomi e numeri.
Sono comuni nella vita delle persone creative. Spesso riguardano lamore. Possono essere profetiche, ma
a volte aiutano anche con i piccoli problemi pratici.
In genere sono positive, ma non sono addomesticabili. Tendono a sfuggire quando si vuole forzarle o
irreggimentarle (i.e. con i tarocchi) e, trattate in modo sbagliato, possono avere conseguenze pericolo-
se. Possono essere viste come persone, cose, o eventi che un individuo attrae inconsciamente nella pro-
pria vita quando ha bisogno di aiuto.
Secondo Deepak Chopra, seguendo le coincidenze possibile trovare una strada per evolvere a un livello
superiore di vibrazione, di energia. Sono un segno che si sta seguendo il corso naturale della propria vita,
in accordo con i veri desideri del proprio cuore e la propria intuizione. Spingono a soddisfare le intenzioni
pi profonde e le aspirazioni pi spirituali e meno egoistiche. Entrando nel flusso che ci indicano, vivremo
altri eventi sincronici, pi felicit e meno dolore.
Le coincidenze non sono n rare, n insolite. Ma, cos come i colori sono propriet dellocchio umano e
non dei raggi di luce che lo colpiscono, noi percepiamo alcuni fenomeni perch abbiamo imparato a farlo
e non ne percepiamo altri come la luce ultravioletta o i suoni ad alta frequenza perch sono al di fuori
delle conoscenze e capacit del nostro corpo o della nostra mente.
Particolarmente inibente nella percezione delle coincidenze il fatto che siamo abituati a considerarci indi-
vidui separati dal resto delluniverso con una mente che esiste solo allinterno delle nostre teste. In realt
se ben riflettiamo, cos come gli atomi e le molecole del nostro corpo non sono gli stessi della nostra nasci-
ta e vengono da un continuo riciclaggio (scarto-immissione) dallambiente esterno, anche le nostre emo-
zioni sono energia riciclata da altri esseri umani e i nostri pensieri non sono che informazioni riciclate.
Quindi non poi cos facile tracciare un confine tra noi e la realt esterna.

*
La presente monografia a cura di Simona Carloppi

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La sincronicit rappresenta un ponte tra mente e materia e, fin dalle prime scoperte della psicoanalisi, sap-
piamo bene che il concetto di causalit inappropriato per il mondo psichico. Ma anche nelle scienze attua-
li, esplorando il concetto di causa fino al suo limite, apparso chiaro che tutto la causa di tutto in unin-
finita ragnatela di interrelazioni e, quindi, lidea di causalit classica non altro che unidealizzazione astratta.
Causalit e sincronicit, dunque, non sono contraddittorie, ma sono percezioni della stessa, ipercomplessa,
realt sottostante. In altre parole, coscienza e materia derivano da un ordine comune in cui processi fisici e atti-
vit di informazione sono due facce della stessa realt. Una realt che una serie infinita di livelli che da sot-
tigliezze infinitesime fa emergere vita e consapevolezza e in cui il livello base sia un vacuum che un plenum.
un vacuum perch la materia in grado di spostarsi al suo interno senza interruzioni, ma anche infini-
tamente pieno di energia. In effetti, secondo le ultime teorie della fisica, tutto luniverso osservabile non
altro che una perturbazione minima di questo illimitato mare denergia e, cos come crea la materia, questa
infinita energia anche disponibile per la mente, senza soluzione di continuit.
Da un altro punto di vista, le culture antiche, lastrologia, la metafisica e i mistici moderni sostengono che
tutto nel Cosmo, in un dato momento nel tempo sincronizzato e opera insieme, interconnesso, interdi-
pendente, interrelato e inseparabile. Quindi ogni evento condivide con tutti gli altri che gli sono contempo-
ranei il carattere dello specifico momento in cui avviene.
Questa concezione fa parte della linea di pensiero debole che si evoluta parallelamente al cosiddetto
pensiero forte, latteggiamento materialista e pragmatico. Si tratta di una epistemologia fluida, coltiva-
ta soprattutto nel lontano Est, basata sulla trasmissione intuitiva di conoscenza e comprensione tra perso-
ne simili e non sullacquisizione mnemonica e intellettuale di dati precisi e nozioni complete e strutturate.
La nostra societ fondata sul pieno e sullavere, poli opposti ai valori orientali, legati al vuoto e allessere.
Il fatto che lOccidente si sia identificato con la legge di causa-effetto e lOriente con la legge di sincroni-
cit, richiama la logica neuropsicologica della divisione tra emisferi cerebrali.
Il principio di causa-effetto costituisce la matrice logica del funzionamento dellemisfero razionale-maschi-
le e la base stessa della scienza. Si esprime nello spazio, nella relazione fisica tra due oggetti o due forze
che vengono direttamente in contatto e che si modificano. Tutti i fenomeni che la scienza studia vengono
tradotti in relazioni di causa-effetto, perch questo modo di comprendere gli avvenimenti pu essere spie-
gato e compreso con chiarezza e razionalit.
La sincronicit il principio polare che regola lemisfero analogico-femminile da cui nascono arti e discipli-
ne intuitive, inconcepibili in termini di razionalit e quantificazione. La sincronicit costituisce lessenza
della bellezza e dellarmonia, del fascino femminile, del linguaggio simbolico, della magia degli eventi che
rendono significativa la nostra vita.
La mente razionale (Yang) essenzialmente attratta dagli oggetti isolati; frammenta ogni insieme nei suoi
elementi costituenti.
La mente estetica, ricettiva (Yin) abbraccia linsieme, si lascia riempire, si lascia trasportare e si abbando-
na alle sensazioni. Tutto giocato su sintonia, analogia, sentimenti e impressione complessiva.
La concezione olistica delle scienze e della realt nasce dallunione tra queste due strutture conoscitive

60
dellintelligenza umana e, secondo Barbara Honegger1 del Washington Research Center di San Francisco,
le sincronicit sono strategie dellemisfero intuitivo destro per comunicare bisogni inconsci, proposte e
soluzioni allemisfero sinistro per mezzo di simboli, eventi, oggetti e coincidenze. La ricercatrice sostie-
ne che lemisfero destro ha una cognizione vasta e sottile del linguaggio, ma ostacolato dalla propria inca-
pacit neuronale di controllare la parola e lo scritto. Cos manda avvertimenti allemisfero sinistro la
mente conscia per mezzo dellattenzione psichica involontaria verso cose o informazioni. Prendendo
nota delle coincidenze e di altre occasioni con effetti insoliti quando ci si trova attratti da qualcosa senza
una ragione apparente ci si pu rendere conto che queste circostanze costituiscono una specie di meta-
linguaggio e si legano tra loro lungo giorni, settimane e mesi con un filo di libera associazione molto simi-
le a quello dei sogni, creando una sorta di stato di veglia paradossale.

Pauli e Jung: la scoperta della sincronicit in fisica quantistica e


psicologia
Il concetto moderno di sincronicit nasce dallincontro di un Premio Nobel della fisica, Wolfgang Pauli, con
uno dei padri della psicologia del profondo, Carl Gustav Jung.
Secondo il modello junghiano tutti i fenomeni sincronistici possono essere raggruppati in tre categorie:
1. La coincidenza significativa tra uno stato psichico dellosservatore e un evento esterno simultaneo
e corrispondente allo stato o contenuto mentale, quando una connessione causale tra le due cose
appare inconcepibile.
2. La coincidenza significativa tra uno stato psichico e un evento esterno, pi o meno simultaneo, che si
verifica al di fuori del campo percettivo dellosservatore.
3. La coincidenza significativa tra uno stato psichico e un evento esterno futuro (precognizione).
Gli elementi di tutti e tre i gruppi hanno comunque in comune il fatto di essere connessi a uno strato oscu-
ro e arcaico del nostro inconscio.

Jung ritiene, infatti, che la mente inconscia abbia una dimensione creativa nascosta e non sia solo guida-
ta da pulsioni sessuali. Crede inoltre nellesistenza di un inconscio collettivo, unarea profonda della mente,
in cui sono presenti una variet di immagini e modelli universali. Una dimensione dellesistenza che, nasco-
sta sotto le apparenze della realt esteriore, ne condiziona e dirige i movimenti.
Nel 1916, al termine di un periodo di caos mentale, Jung scrisse I sette sermoni ai morti,2 lavoro profetico
con una visione cosmologica globale del mondo fisico e spirituale. In questopera linsieme di tutte le cose

1
BARBARA HONEGGER, Spontaneous waking-state psi as interhemispheric verbal communication: is there another system?, in Research in
Parapsychology 1979, The Scarecrow Press, Metuchen, N.J., 1980, p. 19-21.
2
I sette sermoni ai morti (1916), in JUNG, Opere Complete, Bollati Boringhieri.

61
create, la creatura, emerge da una situazione precedente ancora indifferenziata, il pleroma, e il libro
stesso diventa una metafora dellemergenza della coscienza dallinconscio collettivo, e di questultimo
dallo psicoide, uno stato che precede la distinzione tra mente e materia.
I Sermoni sono importanti perch contengono, in forma simbolica, molto di quello che poi Jung rese espli-
cito nelle ricerche e negli scritti successivi. La mente umana pu essere scavata al di l dellinconscio per-
sonale e, in questi livelli ulteriori, possiede una struttura ricca di forze dinamiche, configurazioni simmetri-
che e centri autonomi di energia, simboli micro-macrocosmici (mandala) e un certo numero di personalit
autonome (archetipi), che appaiono in modo ricorrente nei miti delle diverse culture. Sono gli archetipi,
ovvero linconscio collettivo, a guidare lio conscio verso la sincronicit. Andando ancora pi a fondo si
incontra il terreno comune da cui sono emerse psiche e realt tangibile.
Lincontro con Pauli rese Jung in grado di cristallizzare le sue idee e nel 1952 i due studiosi pubblicarono
insieme un volume3 che conteneva due saggi, uno di Pauli sullinfluenza degli archetipi nella teoria di
Keplero, laltro di Jung sulla sincronicit intesa come la coincidenza nel tempo di due o pi eventi cau-
salmente non correlati anche se legati dallo stesso o simile significato, come parallelismo a-causale e
anche come atto creativo.
Pauli aveva, infatti, sviluppato in modo indipendente una serie di ipotesi fondamentali per lo sviluppo del
concetto di sincronicit. Quando, nel 1925, Heisenberg usc con la sua formulazione della meccanica
quantistica, Pauli lo segu con una teoria dellatomo di idrogeno che convinse molti fisici che la meccanica
quantistica era corretta. Solo recentemente sono stati riconosciuti lentit e il valore dei suoi contributi.
Pauli sostiene che, a livello quantistico, la realt coinvolta in una danza astratta senza alcuna causa
materiale e tutte le particelle possono essere divise in due gruppi a seconda del loro tipo di moto.
Fermioni, elettroni, protoni, neutroni e neutrini formano il gruppo che compie una danza antisimmetrica.
Mesoni e bosoni, tra cui i fotoni, compiono una danza simmetrica.
Nel caso delle particelle antisimmetriche, risulta che il movimento ha leffetto di tenere sempre sepa-
rate le particelle con la stessa energia (principio di esclusione). Due elettroni non possono trovarsi sullo
stesso orbitale atomico a meno che non abbiano spin (rotazione, polarit) opposta. Per questo gli elet-
troni di un atomo si dispongono su differenti orbitali corrispondenti a diversi livelli di energia e gli
atomi differiscono tra loro per propriet e caratteristiche. Ed sempre il principio di Pauli, nella sua
forma simmetrica, che opera nellintensa luce coerente del laser e nei superconduttori.
Lesclusione tra particelle uguali non il risultato di una forza, cio non un atto causato, ma il frut-
to del movimento delle particelle prese nel loro insieme, che chiamiamo antisimmetria. una struttura
astratta che si nasconde dietro la superficie della materia atomica e determina il suo comportamento in
maniera non-causale.
Per comprendere lordine di questo principio, Jung e Pauli trasformano il quadro spazio-tempo-causalit
nel quale si muove la nostra comprensione occidentale, in una figura quaternaria con lintroduzione del

3
Linterpretazione e la natura della psiche (1952), in JUNG, Opere Complete, Bollati Boringhieri.

62
principio di sincronicit. Su proposta di Pauli la struttura costruita in modo tale che vi si trovino soddi-
sfatti i postulati della psicologia del profondo e quelli della fisica moderna:

- Energia indistruttibile.
- Causalit / sincronicit.
- Continuum spazio-tempo.

creando cos il presupposto sperimentale alla legge di sincronicit sul piano della fisica quantistica.
Cos come aveva suggerito inizialmente che la mente risulta da un equilibrio dinamico di dualit, Jung produs-
se un diagramma che mostra come la sincronicit bilancia la causalit negli schemi duali della natura. Pauli
sugger di modificarlo per enfatizzare differenze e similitudini di sincronicit e causalit. Introducendo il valore
di significato in questa concezione della natura, indic una via attraverso cui lapproccio obiettivo della fisica
costante connessione attraverso effetti pu essere integrata con valori pi soggettivi, esaminando le rela-
zioni dovute a equivalenza, contingenza o significato.
La nozione di significato il nucleo vitale della natura della sincronicit. Gli eventi possono sempre esprimere
andamenti di puro caso, quindi lessenza di una sincronicit che un accadimento particolare ha un senso o
un valore per lindividuo che lo sperimenta. Mentre le convenzionali leggi della fisica non contemplano i desi-
deri umani o la necessit di un contenuto semantico la mela cade che si voglia o no la sincronicit agisce
come specchio dei processi interiori della mente e prende la forma esteriore delle trasformazioni interiori.
La scoperta di come il significato pu giocare un ruolo nel nostro universo obiettivo e fisico una delle
maggiori sfide del nostro tempo. Tutte le leggi della scienza ormai sono considerate solo verit statistiche,
costrette ad ammettere irregolarit. Per dimostrarne la validit invariabile, abbiamo bisogno del laboratorio
con le sue rigide restrizioni. Lasciando che la natura faccia da s scorgiamo un quadro ben differente: ogni
processo subisce interferenze parziali o totali da parte del caso, e ci in misura tale che un corso regola-
re, rispettoso della legge, costituisce quasi uneccezione.

Meccanica quantistica
4

Come abbiamo gi cominciato a vedere nellopera di Pauli, la meccanica quantistica ha contribuito in modo
straordinario a cambiare il nostro concetto di realt da deterministico a vago, probabilistico, a-causale. Ha
di fatto delineato una nuova realt di cui la sincronicit pu essere una delle leggi costitutive e basilari.
Un esempio di questa concezione il principio di indeterminazione di Heisenberg che afferma che non

4
Per questo paragrafo possibile vedere anche di FRITJOF CAPRA, Il Tao della fisica, Adelphi, Milano 1989 e La Rete della Vita. Una nuova visio-
ne della natura e della scienza, Rizzoli, Milano 1997 e di PAUL DAVIES, LUniverso Intelligente, Mondadori, 2000 e God and the New Physics,
Penguin, 1984.

63
possibile conoscere contemporaneamente e con assoluta precisione i valori di particolari coppie di varia-
bili di una particella elementare, per esempio posizione e quantit di moto, tempo ed energia, ecc. Questo
perch le incertezze delle misure dei valori di due variabili accoppiate sono legate dalla relazione di inde-
terminazione: il loro prodotto sempre maggiore o uguale alla costante di Planck diviso due pigreco.
Una delle interpretazioni del principio che latto stesso dellosservare altera lo stato di una particella e
quindi impedisce di conoscere quali fossero i valori dei parametri prima della misura. Per esempio, per
determinare la posizione di un elettrone, bisogna vederlo con un raggio di luce che, colpendolo, ne cam-
bier il moto in modo non prevedibile. Quindi sar calcolabile la posizione, ma non la sua quantit di moto.
Altri metodi di misura che tentino di ovviare a questo inconveniente provocheranno la manifestazione della
natura ondulatoria della particella, impedendo cos la determinazione di caratteristiche corpuscolari.
In unaccezione meno riduttiva, le particelle elementari hanno s propriet analoghe a velocit e posizione, ma
pi fluide, che non prendono consistenza che allatto della misura. Che cosa sia una particella elementare
prima della misurazione non noto, anche per la sua duplice natura corpuscolare e ondulatoria. Quindi il sog-
getto, losservatore dellesperimento, viene coinvolto dalla logica del principio di indeterminazione nellespe-
rimento stesso: la sua azione altera inevitabilmente la realt osservata. Addirittura crea ci che osserva.
Inoltre, in fisica quantica e nucleare vari eventi connessi in modo incomprensibile in termini di spazio-
tempo sembrano implicare lesistenza di una dimensione non-locale.
Ad esempio il teorema di Fourier stabilisce che ogni modello, qualsiasi sia il suo grado di complessit, pu
essere analizzato in fattori che si compongono di onde regolari e differenti per frequenza e ampiezza. La
natura del campo di trasformazione pu aiutare a comprendere numerosi livelli dove posta in rilievo le-
quivalenza fra energia e massa: E = mc 2.
E, energia, viene misurata in termini di momento; m la massa dei gravitoni che appaiono in certe posizio-
ni; c la velocit della luce che determina la freccia del tempo (alla velocit della luce, il tempo resta immo-
bile). Cos la parte destra dellequazione di Einstein rappresenta lo spazio/tempo cos come siamo abituati a
percepirlo. La parte sinistra rappresenta il momento, cio il potenziale di energia disponibile in ogni istante,
ed perci un termine non localizzato, collegato allo spazio-tempo attraverso la trasformazione di Fourier.
Altre conseguenze abbastanza sconvolgenti nascono dal teorema o diseguaglianza di Bell, che stato veri-
ficato sperimentalmente da Aspect e al e conferma il cosiddetto paradosso di Einstein-Podolsky-Rosen5.
Secondo Bell due sistemi quantistici che hanno interagito almeno una volta non possono essere pi divi-
si. Alcune delle variabili fisiche che ne definiscono lo stato saranno sempre connesse tra di loro anche se
i due sistemi vengono separati agli estremi opposti delluniverso.
Ad esempio, due particelle accoppiate con gli spin opposti mantengono questa opposizione anche quan-
do vengono separate e portate a grande distanza luna dallaltra (non separabilit). Quando un polarizzato-
re (osservatore) misura uno spin in una certa direzione, automaticamente e simultaneamente lo spin della
seconda particella si orienta nella direzione opposta. In modo istantaneo, quindi senza possibilit di una

5
ROSEN R., Some epistemological issues in physics and biology, in Quantum implications: Essays in honour of David Bohm, Londra 1987.

64
connessione di causa ed effetto che richiederebbe la trasmissione di un segnale forza causante che
non pu, per il principio di relativit, superare la velocit della luce.
La validit dellineguaglianza di Bell dimostra che nelluniverso esistono connessioni significative non-loca-
li, cio non soggette alle leggi dello spazio-tempo, che possono essere definite sincroniche e potrebbero
addirittura avere connessioni con la sincronicit umana. Se infatti questultima richiede la presenza di un
soggetto generatore di senso per essere definita, nel caso in esame il significato viene fornito dal
fatto che le due particelle sono state in precedenza e sono tuttora connesse da un rapporto di coppia.
Le implicazioni di questo fenomeno possono essere enormi se si tiene presente che:

Tutta la materia, inclusa quella dotata di coscienza, fatta di particelle elementari che seguono le leggi
della meccanica quantistica.
La materia di tutto luniverso era alla sua nascita situata in una piccola zona di spazio (Universo inflaziona-
rio, Big Bang). Esistono quindi buone probabilit che tutta la materia del cosmo fosse, una volta, connes-
sa e quindi sia tuttora connessa.
Questo pu avere effetti anche sui campi di coscienza che si fondano sui campi biofisici, elettromagneti-
ci, in particolare nella trasmissione e percezione di informazioni in modo istantaneo, come nei casi di intui-
zioni folgoranti, chiaroveggenza, telepatia, ecc.

La teoria della coerenza elettrodinamica quantistica, poi, permette anche di comprendere levoluzione in termi-
ni unitari dalle particelle elementari allorganizzazione della vita biologica. La fisica quantistica dice che il nume-
ro elevatissimo, tendente allinfinito, di campi-particelle rappresentano unUnit. LUniverso un insieme di
campi, ognuno dei quali si estende indefinitamente nello spazio e nel tempo. Ogni elemento fondamentale della
realt perci coesteso con lintero universo e possiede una oneness intrinseca che si manifesta tipicamente
nellaspetto ondulatorio. Il campo quantistico, infatti, ha una duplice caratterizzazione: un insieme di quanti,
granuli che ne determinano lintensit, ma anche governato da una fase che ne definisce il modo di oscil-
lare e che emerge spontaneamente dalla dinamica globale dellinsieme degli enti che lo compongono.
In altre parole, lUniverso un unico campo. Il mondo uno, ci che lo parcellizza la scelta di esaminarlo in
una certa maniera. Levento consegue ai confini dellambito di analisi. Viene creato dalla limitazione, dalla par-
zialit intrinseca nellosservatore, mentre, in realt, solo una particola non sondabile e non isolabile dal flusso
continuo dallesistente.
Gli stati fisici pi vicini allesistenza della oneness sono gli stati coerenti in cui un insieme indefinito di
particelle descritto da una fase ben definita nello spazio e nel tempo. Fase che assicura un compor-
tamento correlato e cooperativo di tutti i componenti che quindi, nel processo, perdono la natura di ele-
menti separati. La coerenza perci la realizzazione della teoria quantistica dei campi che privilegia gli
aspetti unitari, una materializzazione della oneness, la sua diretta concretizzazione sul piano fisico.
Inoltre, ogni campo elettromagnetico intrappolato ha un compagno inseparabile, il potenziale vettore. Si trat-
ta di una quantit totalmente non misurabile nellambito della fisica classica, ma che, nella teoria quantistica dei

65
campi, influenza la fase di un sistema coerente. Il potenziale vettore, a differenza del campo, non intrappola-
to. Si estende a unampia regione circostante, senza trasportare energia, ma solo informazioni, ed esercitando
una influenza sottile, potremmo dire informatica, che modifica la fase dei sistemi coerenti che incontra.
Tra i vari sistemi coerenti si apre perci la possibilit di una comunicazione senza scambio di energia, che
coinvolge solo le fasi; sfugge a ogni misura di tipo particellare ed percepibile solo in ambito ondulatorio.

Il Vuoto Sub-Quantistico e il Campo Psi


Una delle ipotesi di maggiore interesse nate sulla base della fisica quantistica il concetto di Vuoto Sub-
Quantistico proposto da Ervin Laszlo.6 Secondo Laszlo la fisica ha evidenziato che il vuoto sarebbe una
vera e propria matrice sottostante, da cui emergono e a cui ritornano le particelle elementari. Un ente
di incredibile potenzialit e densit, che potrebbe rappresentare il quinto campo da cui originariamente
sono emerse e da cui si sono differenziate, per rottura della simmetria, le quattro forze della fisica attua-
le: la gravit, lelettromagnetismo e le attrazioni nucleari forte e debole.
Il vuoto la dimensione unitaria, antecedente alle categorie di spazio e tempo, che connette ogni parti-
cella ed essere vivente allintero universo e li pone in costante relazione. Lidea di un vuoto che unisce ogni
cosa, dalle particelle alle galassie, stata peraltro formulata anche da molte religioni antiche, tra cui il
Taoismo, lInduismo e il Buddhismo che ne parlano come Tao, Akasha, Mulaprakriti o Shunyata.
Dato che leffetto del campo energetico del vuoto cosmico sui quanti soddisfa lequazione di Schrodinger
Psi (x,t), lintero effetto viene chiamato per brevit Campo Psi. Le propriet del Campo Psi sono:

- Trascendere le normali categorie spazio-tempo.


- Essere una sorta di superfluido.
- Trasportare informazioni.
- Conservare memoria di ogni informazione delluniverso.

Il Campo Psi e le sue propriet potrebbero spiegare molte anomalie nella scienza fisica, biologica e cogni-
tiva, come i fenomeni fisici di non-localit, alcuni processi evolutivi biologici e i fenomeni di sincronicit,
telepatia e coscienza collettiva. Il Campo Psi sarebbe una sorta di medium tra materia e coscienza. Il nostro
cervello, come ogni quanto, sarebbe in continua, profonda interazione con il Campo Psi cosmico che rice-
ve e trasmette informazioni da ogni altro punto dellesistente.

6
ERVIN LASZLO, Lipotesi del Campo Psi. Fisica e metafisica della evoluzione, Lubrina editore, Bergamo; I Poteri della Mente in Terzo Millennio, la
Sfida e la Visione, Corbaccio Ed.1998; The Whispering Pond, Element Books, Shaftesbury and Brisbane 1996; The Creative Cosmos, Floris Books,
Edinburgh 1993; Una Nuova Coscienza Planetaria, Alba Magica, rivista n.3/2000, intervista di G. Boaretto ed E. Cogliani, in La Nuova Visione
del Mondo, pag.171-172.

66
La sincronicit nelle scienze naturali
Jacques Monod,7 manifesta il suo imbarazzo di fronte al mistero della biologia. Come possibile, si
domanda, che tanti eventi, dovuti al caso, abbiano finito per creare gli organismi? Se il caso ha portato
a questa vita e alla nostra coscienza, allora conviene rivalutarlo e considerarlo una delle forze pi potenti e
intelligenti del nostro universo.
Una sorta di legge che unisce le cose simili sembra infatti essere al centro del processo di unione e co-evo-
luzione. Stiamo parlando di ci che porta miliardi di atomi a ritrovare una loro unit formando una cellula e
miliardi di cellule a sincronizzarsi nelle loro comunicazioni e informazioni, creando un organismo complesso.
Anche gli etologi hanno osservato casi di coordinamento non spiegabile come nellepisodio della cen-
tesima scimmia raccontato in modo romanzato da Lyall Watson.8 Si tratta della trasmissione apparente-
mente non mediata di comportamenti appresi tra individui appartenenti a uno stesso gruppo animale o,
addirittura, tra gruppi di animali diversi e senza contatti reciproci.
Il fenomeno sembra richiamare la teoria base dellevoluzionismo lamarckiano: la trasmissione ereditaria
dei caratteri acquisiti. E tra i lamarckiani Kammerer credeva nellimportanza delle coincidenze apparenti.9
Lespressione ricorrenza regolare usata dallautore potrebbe far pensare che le serie siano governate da leggi
causali. Ma lo scopo di Kammerer dimostrare proprio il contrario, vale a dire che le coincidenze si presenti-
no una a una o in serie sono manifestazioni di un principio universale della natura che opera indipendente-
mente dalla causalit fisica. Le leggi della seriazione sono altrettanto fondamentali di quelle della fisica, ma
restano tuttora inesplorate. In particolare le serie temporali di eventi ricorrenti sono processi ciclici che si pro-
pagano come onde lungo lasse temporale del continuum spazio-tempo. Noi ci rendiamo conto soltanto della
cresta delle onde, che ci appaiono come coincidenze isolate, perch non riusciamo a percepirne gli avvallamenti.
Lidea centrale di Kammerer che nelluniverso esiste un principio a-causale attivo, coesistente con la cau-
salit, che tende verso lunit. Sotto certi aspetti confrontabile alla gravit universale, ma diversamente
dalla gravit che opera indiscriminatamente su tutta la massa, agisce selettivamente su forma e funzio-
n e per riunire configurazioni simili nello spazio e nel tempo. Con quali mezzi si inserisca nellordine cau-
sale delle cose non possiamo dirlo perch funziona ex hypothesi, al di fuori delle leggi conosciute della fisi-
ca. Nello spazio produce eventi coincidenti collegati per affinit; nel tempo serie collegate nello stesso
modo. Si giunge quindi allimmagine di un mondo a mosaico o di un caleidoscopio cosmico, che, mal-
grado i continui rimescolii e riassestamenti, provvede a riunire le cose simili alle simili.
Pi recentemente anche Sheldrake ha teorizzato che se un certo numero di persone sviluppa alcune pro-
priet comportamentali, psicologiche od organiche, queste vengono automaticamente acquisite da altri
membri della stessa specie. Ci sarebbe dovuto a una causalit formativa10 che ovviamente implica un

7
JACQUES MONOD, Il Caso e la Necessit, Mondadori, 1970.
8
In Life Tide, SIMON & SCHUSTER, 1979, Hodder & Stoughton General Division, 1987.
9
Das Gesetz der Serie, 1919 (La legge della seriazione). Del libro non esistono traduzioni in altre lingue.

67
universo non meccanicistico governato da leggi non immutabili, ma in continua evoluzione.
La causalit formativa il meccanismo grazie al quale le cose assumono la loro forma, o la loro orga-
nizzazione. Riguarda formazione e struttura di galassie, atomi, cristalli, molecole, piante, animali, cellule,
societ e sistemi naturali.
Tutto parte da particolari campi morfici che organizzano e definiscono la realt. Sono regioni dinfluen-
za allinterno dello spazio-tempo, localizzate dentro e intorno alle entit che regolano. Impongono un ordi-
ne allindeterminismo, comprendendo in s e connettendo le varie parti del sistema che sono preposti ad
organizzare. Conducono gli enti loro sottoposti verso mete o obiettivi specifici, detti attrattori ed evol-
vono essi stessi. Non sono definiti una volta per tutte perch la loro struttura viene condizionata da ci che
accaduto in precedenza attraverso una sorta di memoria.
Il primo campo di un dato tipo, comincia a esistere grazie a un salto creativo la cui fonte evolutiva sco-
nosciuta. Una volta che ha cominciato a esistere, si rafforza attraverso la ripetizione. Il veicolo attraverso
il quale le informazioni vengono trasmesse da un sistema a un altro viene definito risonanza morfica. Essa
contiene in s la possibilit che unentit influisca su unaltra simile e che modelli di attivit stabilizzati
influiscano su altri modelli di attivit successivi e analoghi. Questi influssi passano attraverso e dentro lo
spazio tempo. Quanto maggiore la somiglianza tra due enti tanto pi potente la risonanza morfica a cui
sono sottoposti.11

In sintesi, per Sheldrake i campi morfici:


1. Sono un tuttuno autoadattante.
2. Hanno una posizione spaziale e temporale e organizzano la trama spazio-temporale dellattivit ritmica
o vibratoria.
3. Hanno il potere di attirare i sistemi a cui presiedono verso forme e attivit determinate, alla cui nasci-
ta soprintendono e di cui custodiscono lintegrit. Gli obiettivi verso cui i campi morfici attirano i sistemi
sono chiamati attrattori.
4. Mettono in relazione e coordinano le unit morfiche (o oloni) al loro interno. Ogni campo morfico ne con-
tiene in s altri secondo una gerarchia di insiemi a catena, detta olarchia.
5. Sono strutture probabilistiche e la loro attivit di organizzazione probabilistica.
6. Contengono una memoria intrinseca fornita dallaautorisonanza con il passato e dalla risonanza con tutti
i sistemi precedenti e analoghi. Questa memoria cumulativa. Quanto pi frequentemente un determi-
nato modello di attivit viene ripetuto, tanto pi abituale diviene.

10
RUPERT SHELDRAKE , Lipotesi della causalit formativa, Red, Como 1981; La rinascita della natura, Il Corbaccio, Milano; An Experimental test of
the hypothesis of formative causation, in Biology Forum, 85, 431-443.
11
RUPERT SHELDRAKE , Alla Presenza del Passato (Intervista-saggio), a cura di David J.Brown, pag.300-317, Appendice II in La Nuova Visione del
Mondo, Alba Magica Ed., Milano, Dic. 2000.

68
Sheldrake ritiene possibile una reinterpretazione dei campi morfici alla luce della fisica quantistica, la cui
applicazione si estenderebbe fino a coprire lorganizzazione biologica e sociale.
C una grande similitudine tra lidea di campo morfico e la teoria dellordine implicato di Bohm, lordi-
ne avviluppato dentro quello esplicato cio svelato, di cui facciamo esperienza.12
La non-localizzazione essenziale per i campi morfici. Come le parti di un sistema quantico rimangono sem-
pre unite, con una connessione immediata, se sono state collegate in passato; cos anche le parti di un campo
morfico che vengono separate (i.e. un sistema sociale) manterranno un collegamento.
Un caso particolare dei campi morfici il campo di coscienza. Sheldrake ritiene che i ricordi non siano effet-
tivamente memorizzati nel cervello, ma in un campo di informazioni esterno al quale si pu accedere
mediante il cervello e che possano spostarsi da una persona allaltra grazie alla risonanza morfica. Il
cervello pi simile a un ricevitore televisivo che a un registratore a cassette o a un videoregistratore.
Questa idea presenta forti analogie con le concezioni delle culture e religioni orientali che parlano di una con-
sapevolezza priva di oggetto che riceve il sapere mettendosi in connessione con luniverso. Lo sviluppo spi-
rituale basato sullesperienza del proprio vuoto interiore. Il Taoismo, la pi femminile e naturale delle vie
trascendenti, ricorda che il vaso costruito di terracotta, ma per il suo vuoto interno che utile. Si trat-
ta di una metafora dellindicibile esperienza di una coscienza senza contenuti che si ottiene entrando in sin-
cronicit con lesistenza, con il Tao. E, attraverso differenti tecniche di meditazione, possibile per ogni esse-
re umano arrivare a uno stato di coscienza vigile e incontaminata da impressioni o pensieri.
In questo stato lego individuale si fonde con la coscienza del Tutto e si raggiunge lilluminazione. Vuoto
e silenzio mentale diventano un polo dellesperienza umana interiore contrapposto allestrema ricchezza di
stimoli e dati tipica della conoscenza esperienziale rivolta al mondo esterno.
Deepak Chopra in un suo libro13 sintetizza tutto quello che abbiamo esaminato sui risultati di fisica e scien-
ze naturali. Giunge cos a formulare lesistenza di tre livelli di realt, tre regni sovrapposti fisico, quan-
tico e non-locale e a ritenere che i desideri profondi possano determinare il destino degli individui, svol-
gendo una funzione simile a quella degli attrattori di Sheldrake.
Il primo regno il campo della realt materiale, degli oggetti e degli eventi, delle leggi della fisica classica.
Il secondo regno il campo della mente, una zona dove energia e materia interagiscono.
Il terzo regno il campo dello spirito, oltre lo spazio-tempo, base e origine delluniverso.
La sincronicit pu essere considerata una comunicazione tra primo e terzo regno che si verifica grazie alle
propriet del secondo. Si tratta, insomma, di un fenomeno di confine tra religione, metafisica e fisica quan-
tica, in cui le tre visioni si fondono in modo praticamente inscindibile.14

12
DAVID BOHM, Some remarks on the notion of order, in C.H. WADDINGTON (a cura di), Towards a Theoretical Biology, Edinburgh University Press,
1969 e BOHM D. e R. SHELDRAKE, Morphogenetic fields and the implicate order, in R. SHELDRAKE , A New Science of Life, London, Blond, 2 edi.
13
Le coincidenze per realizzare in modo spontaneo i propri desideri, Sperling & Kupfer, Milano 2004.
14
A questo proposito vedi anche di GARY ZUKAV, The Dancing Wu Li Masters, Rider, 1979.

69
Sincronicit e sincronizzazione cerebrale
15

Lo studio dei tracciati elettroencefalografici ha aggiunto ulteriori dati interessanti alla riflessione sui legami
tra psiche e corpo, tra mente e materia e tra le tre discipline considerate da Deepak Chopra.
Quando la mente sta male, il corpo sta male e il cervello lavora in maniera squilibrata e disarmonica.
Quando la coscienza in armonia con se stessa, lattivit elettromagnetica del cervello diventa ritmica ed
equilibrata. Gli stati di meditazione corrispondono allo stato pi armonico e integrato del cervello.
In persone sane e psicosomaticamente equilibrate le bande EEG dei due emisferi sono armonizzate e spe-
culari. Lemisfero sinistro-razionale-maschile e il destro-intuitivo-femminile sono in buon equilibrio. E, men-
tre una leggera predominanza emisferica rappresenta una normale capacit di adattarsi a certe condizioni,
la predominanza cronica o eccessiva rappresenta uno squilibrio patologico che si osserva in soggetti con
problemi psicosomatici.
Lo squilibrio a sinistra, ossia liperattivit dellemisfero sinistro, connesso al lato destro del corpo, quasi
sempre associato a uneccessiva attivazione del sistema simpatico che crea tensione e ipereccitazione
generale. la classica sindrome da stress, i cui sintomi sono difficolt a dormire, problemi digestivi, inca-
pacit a vivere e a lavorare in maniera rilassata, agitazione psicomotoria e obbligo a essere sempre atti-
vi nonostante la poca energia e il senso di affaticamento.
Stati emotivi positivi e negativi, attivit intellettuale, attenzione, ansia e depressione danno tutti origine a
specifici e caratteristici tracciati EEG. In particolare, quando la mente si concentra su un oggetto o su uno
scopo, lintera attivit cerebrale sembra ritrovare un suo punto focale, un fulcro su cui sincronizzarsi. I qua-
dri di soggetti molto coinvolti in attivit creative o professionali mostrano spesso alti valori di sincronizza-
zione e picchi simmetrici su diverse bande.
Norman Don ha svolto una ricerca, pubblicata sul Journal of Altered States of Consciousness, sulle intui-
zioni o spostamenti di sensibilit, trovando che erano accompagnate da caratteristiche configurazioni
delle onde cerebrali. Lelettroencefalogramma mostrava una breve stabilizzazione delle frequenze alfa
dominanti e delle subarmoniche subito prima degli spostamenti di sensibilit.
Spostamenti negativi, cio riduzioni di sensibilit o momenti di incapacit a percepire, erano invece cor-
relati a collassi del ritmo delle onde alfa e delle subarmoniche.
Don propone che le intuizioni rappresentino un livello superiore di riorganizzazione del cervello caratteriz-
zato da ritmi pi lenti, mentre gli spostamenti negativi indicherebbero stati di sconnessione, disarmoniz-
zazione dellencefalo.
Lo scienziato menziona le speculazioni di David Bohm16 e Niels Bohr sul processo di pensiero che essi conside-
rano analogo agli eventi quantistici e il suggerimento di Evan Walker che propone che il tunneling quanto-mec-

15
Per questo paragrafo vedi anche: D.R. GRIFFIN , Unsnarling The World-Knot: Consciousness, freedom and the mind-body problem, Berkeley,
CA: University of California Press, 1998.
16
BOHM, Universo, mente, materia, Red, Como.

70
canico sia coinvolto nel processo di trasmissione sinaptica del cervello. Leffetto tunnel in meccanica quantisti-
ca quello per cui particelle come gli elettroni, si trovano a superare una barriera pur non possedendo energia
sufficiente per farlo. Questo viene spiegato con la delocalizzazione probabilistica della particella che ha una pro-
babilit non nulla di trovarsi al di l dellostacolo. Le esperienze di trasformazione psicologica, secondo Don, sug-
geriscono unanaloga discontinuit di funzionamento. I salti creativi, sarebbero dunque dovuti a salti quantici.
Anche la meditazione definita da Wallance stato di veglia ipometabolico, mostra una serie di aspetti dif-
ficilmente spiegabili.
Si tratta, infatti, di una tecnica che permette di raggiungere uno stato di rilassamento pi profondo del
sonno in una condizione di veglia vigile. La sincronizzazione dei due emisferi e la presenza di onde teta ne
costituiscono due caratteristiche peculiari. Il primo aspetto indica che c una forte sinergia tra gli emisfe-
ri destro e sinistro e i neuroni stanno lavorando in maniera sincronica; il secondo tipico del sonno e teo-
ricamente incompatibile con la veglia. Secondo Bagchi e Wenger,17 la meditazione pu rappresentare un
singolare stato di riposo profondo, in particolare per il sistema nervoso autonomo. Altre ricerche dimo-
strano che lo stato meditativo abbassa lindice metabolico e pu favorire la stabilizzazione delle funzioni
autonome. In ogni caso tutti gli studi svolti fino a oggi suggeriscono che la pratica meditativa provoca una
risposta integrata, o riflesso, mediata dal sistema nervoso centrale.
Nel dettaglio, si possono distinguere cinque stadi di coscienza profonda:
Primo stadio: coscienza a bassa attenzione, con poca ideazione e sensazioni somatiche neutre o negative.
Secondo stadio: maggiore attenzione e moderato senso di benessere del corpo.
Terzo stadio: stato di attenzione pi focalizzata su di s, concentrazione interiore, inizio meditazione.
Quarto stadio: meditazione pi profonda e attenzione interiore espansa.
Quinto stadio: stati pi profondi di coscienza, esperienza di totalit o dellessere, senso di unione con
tutti i viventi e con tutto luniverso, altissima sincronizzazione.

Lultimo stadio caratterizzato da onde armoniche esattamente uguali a quelle, tipiche degli strumenti
musicali, che compongono un suono o vengono create dallinterazione delle note che formano un accordo.
Il vissuto soggettivo corrispondente a questa situazione un senso di grande pace in cui la mente inter-
rompe il suo ininterrotto dialogo interiore e la coscienza lucida e vuota. Il corpo in grande rilassa-
mento psicosomatico e le sue energie sembrano fluire con grande piacere e benessere generale. Spesso
si verificano esperienze mistiche spontanee di armonia e interconnessione profonda con il cosmo, inte-
so come una totalit inscindibile.
Talvolta tracciati cerebrali simili, caratterizzati da una forma sferica delle onde, vengono rilevati in per-
sone creative mentre sono assorte nel loro lavoro, a occhi aperti e in piena attivit psicofisica.
Il fatto che le onde armoniche siano caratterizzate da una forma a spirale pu essere visto come una coin-

17
B.K. BAGCHI, e M.A. WENGER, Electrophysiological Correlates of Some Yogi Exercises, in Electroencephalography and Clinical Neurophysiology 7 (1957):
132-149 e M.A. WENGER, e B.K. BAGCHI, Studies of Autonomic Functions in Practitioners of Yoga in India, in Behavior Science 6 (1961): 312-323.

71
cidenza significativa. Questa configurazione infatti ci riporta alla terza matrice archetipica (Kundalini) e alla
saggezza delle culture antiche. Per gli antichi sapienti la spirale simboleggiava un vortice di energie che
sale dai livelli pi profondi ai pi elevati dellessere, permettendo levoluzione spirituale. Per gli scienziati
moderni la traccia lasciata da un flusso di informazioni elettromagnetiche intelligenti che sale coinvol-
gendo lintero cervello in ununica danza che porta benessere e autoconsapevolezza.

Sincronicit e sincronizzazione tra individui diversi


Ancora pi stupefacente il fatto che numerosi esperimenti scientifici abbiano dimostrato che negli stati
armonici ad alta sincronizzazione esiste la possibilit di una comunicazione empatica silenziosa tra due
o pi individui.
Le ricerche sono partite dalla teoria, proposta nel 1981 da Grinberg-Zylberbaum,18 secondo cui i campi
neuronali possono interagire e cambiarsi a vicenda.
Nei primi esperimenti una coppia di persone veniva posta in una gabbia di Faraday una camera scher-
mata col piombo che filtra tutte le attivit elettromagnetiche esterne insonorizzata e oscurata, con linvi-
to a chiudere gli occhi e tentare di comunicare diventando consapevole della presenza dellaltro, segna-
lando allo sperimentatore quando sentivano che la connessione stava effettivamente accadendo.
Lanalisi EEG ha mostrato che nei periodi in cui i soggetti segnalavano di essere in comunicazione le con-
figurazioni di correlazione interemisferica erano molto simili.
Durante le sessioni venivano esclusi sia la comunicazione verbale che il contatto. Tuttavia alcuni soggetti
riferirono di aver provato sensazioni fisiche e altri dissero di aver ricevuto immagini e pensieri dai loro part-
ner. Nelle sessioni di controllo, quando i soggetti si sedevano in isolamento, prima e dopo ogni prova di
coppia, non mostravano alcun aumento di sincronia interemisferica o interindividuale.
Ricerche successive hanno ottenuto risultati analoghi anche con piccoli gruppi.
Gli scienziati hanno studiato il fenomeno per anni: quando due o pi individui, in silenzio, si sentono in
sintonia, le onde cerebrali dei loro emisferi si sincronizzano e, cosa ancora pi sorprendente, i loro trac-
ciati elettroencefalografici tendono a diventare identici. Questa sincronicit neuropsichica, comprovata da
differenti serie di esperimenti, ci riporta alla questione del nesso che lega le persone tra loro oltre il tempo
e lo spazio, che unisce ogni maestro illuminato ai suoi discepoli e che sta alla base del funzionamento di
arti divinatorie come lI Ching.
In particolare esistono due diverse ipotesi per spiegare questi eventi.
La prima lipotesi elettromagnetica. La scienza sa da molto tempo che ogni nostra cellula, e quindi anche
il nostro cervello, emette onde che creano un campo elettromagnetico che si indebolisce con il quadrato
della distanza, ma pu arrivare a essere percepibile anche a qualche metro dallorganismo-fonte.

18
GRINBERG-ZYLBERBAUM et al., Physics Essays, 7, 422-428, 1994.

72
Lemissione ha frequenza e intensit caratteristiche e assolutamente individuali, come le impronte digita-
li, e quando due campi elettromagnetici entrano in contatto probabilmente accade una reazione positiva o
negativa. Pu instaurarsi una sintonia tra le bande donda e le frequenze che porta a una comunicazione
empatica e amichevole, o al contrario una sensazione di disturbo e di incomunicabilit. Le onde elettroen-
cefalografiche potrebbero riflettere fedelmente la nostra energia psicofisica del momento e venire capta-
te da chi ci circonda permettendo una sorta di comunicazione silenziosa.
La seconda ipotesi si basa invece sul fenomeno della non localit secondo cui ogni evento energetico
neuropsichico del cervello, attraverso il vuoto subquantistico, medium senza dimensione n tempo, si sin-
cronizza istantaneamente, senza problemi di distanza, con altri eventi neuropsichici analoghi. Il Vuoto con-
tinuerebbe cos la sua opera di presenza creativa e il suo ruolo di grande sincronizzatore degli eventi empa-
tici dellesistenza.
In ogni caso, possiamo affermare che lessere umano sembra possedere la capacit di sviluppare uno
stato di coscienza unitario e globale che crea benessere individuale e connette ogni individuo con gli altri
e con luniverso in genere, come dimostra la tabella seguente:

Le quattro scoperte sulla coerenza neuropsichica


1) Esiste una correlazione tra la coerenza tra le onde elettroencefalografiche dei due emisferi e la salute
psicosomatica. Il valore di coerenza viene interpretato come indicatore generale della comunicazione e
integrazione tra i due emisferi e le differenti aree funzionali del cervello (tre cervelli). Il campo principale di
applicazione di questa scoperta in medicina psicosomatica, come quantificazione globale dello stato di
salute.
2) Esistono stati armonici ad altissima coerenza, caratteristici dei momenti di intensa creativit, di
profondo benessere e degli stati di meditazione.
3) Esiste una coerenza intercerebrale , ossia una sincronizzazione interpersonale. Numerose ricerche
hanno evidenziato uninaspettata comunicazione tra persone vicine, con punte di sincronizzazione tra cer-
velli superiori al 90%. Questa scoperta dimostra scientificamente una comunicazione sottile tra indivi-
dui e permette di quantificare fenomeni come laffetto di coppia, lempatia, il feeling e la telepatia.
4) Esiste infine una sincronizzazione collettiva, ossia un campo di coerenza collettivo tra persone in
gruppo. Una serie di esperimenti, iniziati nel 1994, su gruppi di 12 persone, prima e durante sessioni di
meditazione, hanno evidenziato un aumento della coerenza tra le onde EEG con valori medi superiori al
60% e punte massime che hanno raggiunto l82%.

Riprendendo la definizione iniziale di Barbara Honegger alla luce di questi ultimi dati, lintuizione potrebbe
essere il risultato di uninconsueta sincronizzazione tra i due emisferi e la sincronicit potrebbe essere la
sincronizzazione tra intuizione e realt esterna.

73
Tuttavia, come dimostra la ricercatrice di biofeedback Jean Millay,19 lattenzione non pu essere autocon-
sapevole. Nel momento in cui si diventa consapevoli di essere focalizzati, sia la focalizzazione che la sin-
cronizzazione EEG scompaiono.
Sorge allora il problema di quale sia il modo migliore per imparare a cogliere e sfruttare a nostro vantaggio
le coincidenze significative.

Metodi per utilizzare la sincronicit


Il primo passo da compiere sembra essere quello di diventare pi aperti, pi pronti a cogliere quanto ci
circonda. Essere attenti alle coincidenze ne moltiplica la frequenza e ne migliora lefficacia e, a questo
scopo, utile tenere un diario in cui annotare tutti gli avvenimenti significativi, con i loro legami e la loro
successione temporale.
I segni possono arrivare da ogni direzione:

- Brani di conversazioni, frasi o parole sentite in ristoranti, centri commerciali o altri luoghi pubblici.
- Numeri civici.
- Targhe automobilistiche.
- Affissioni stradali.
- Adesivi sulle auto.
- Canzoni alla radio.
- Frasi dette in Tv.
- Sogni.
- Persone che ci telefonano o che incontriamo, mentre stiamo pensando a loro.

Esprimere ad alta voce le nostre intenzioni e le domande a cui vogliamo risposta,o meglio ancora, scriverle,
pu servire a dare forza ed energia alla nostra mente e a connettersi con la rete di energia universale.
Ma, soprattutto, bisogna stare attenti alle coincidenze che si ripetono e a quelle che si incastrano tra loro,
perch il significato di un evento sincronicistico pu essere diverso da come ci appare a prima vista. Per lo
stesso motivo bene cercare sempre conferme a ci che percepiamo.
Lintuizione, se coltivata, un ottimo strumento per interpretare correttamente i segni che riceviamo. La
prima cosa che ci passa per la mente dopo il verificarsi di un evento pu rivelarsi estremamente impor-
tante. Cos come risultano utilissime le sensazioni fisiche di ansia, agitazione, paura (farfalle nello stoma-
co, gola secca, accelerazioni e rallentamenti del battito cardiaco), gli improvvisi aumenti e cali di energia e
lattivazione di uno o pi chakra.

19
Dellautrice sono disponibili su internet numerose conferenze e la cassetta Brainwave Synchronization and ESP.

74
Ma, soprattutto, come abbiamo gi accennato, se pensieri e idee si trovano l fuori nellinconscio col-
lettivo, pronte a entrare in gioco o a farsi cogliere dallindividuo, non potranno mai essere disponibili per
coloro che si ritengono isole separate dal resto dellesistente.
Come abbiamo visto nelle pagine precedenti la meditazione, e, in modo minore, anche le tecniche pi occi-
dentali di concentrazione e rilassamento (training autogeno, focusing, etc.), sono gli strumenti pi indica-
ti per ottenere contemporaneamente linterruzione dellabituale corso di pensiero e associazione, lacuirsi di
intuizione e sensibilit e la capacit di essere aperti, in sintonia e in relazione con tutto ci che ci circonda.
Deepak Chopra,20 offre un metodo articolato per affrontare le sincronicit.
Lattenzione e lintenzione il desiderio da realizzare costituiscono rispettivamente lenergia e linforma-
zione necessarie per realizzare trasformazioni importanti (miracoli) nella propria vita e raggiungere il pro-
prio sincrodestino.
In primo luogo quindi necessario dare forza alle nostre intenzioni, esprimendole in maniera chiara e pre-
cisa e fissandole in forma scritta.
Poi, per, per poter volgere a proprio favore linfinita forza e saggezza delluniverso necessario raggiun-
gere il distacco dai risultati e lasciarsi andare, affidarsi, al flusso cosmico.
A questo scopo lautore suggerisce un ciclo di meditazione mirata con Sutra Mantra dotati di significato
che si basa su 7 principi fondamentali per entrare in sintonia con noi stessi, gli altri, luniverso e il destino:

Primo principio: noi siamo unonda nella struttura del cosmo

Secondo principio: attraverso lo specchio dei rapporti interpersonali scopriamo il nostro s non locale

Terzo principio: dominiamo il nostro dialogo interiore

Quarto principio: lintenzione intreccia il tessuto delluniverso

Quinto principio: imbrigliare linquietudine emozionale

Sesto principio: celebrare la danza del cosmo

Settimo principio: avere accesso alla cospirazione delle improbabilit

Questi esercizi spirituali richiedono due premesse fondamentali.


Da un lato necessario far emergere i propri archetipi di riferimento, le strutture mentali inconsapevoli,
connesse ai grandi miti dellumanit, che legano il singolo allinconscio collettivo. Dallaltro bisogna com-

20
DEEPAK CHOPRA, Op. cit.

75
prendere i propri veri desideri che per Chopra hanno sempre a che fare con bisogni basilari come felicit,
gioia e amore.
Infine due strumenti necessari ad affinare le abilit di osservazione, comprensione e interpretazione sono
labitudine a ricapitolare, ogni sera, gli avvenimenti della giornata e, ogni mattina, i sogni della notte e la
redazione di un diario che raccolga tutte le esperienze illuminanti vissute.

Conclusioni
Quando Jung gli parl della sua concezione di sincronicit, Freud sugger che si trattasse soltanto del pro-
dotto della proiezione di desideri inconsci, pur se con uninnegabile collaborazione del caso. Questa
potrebbe anche essere uninterpretazione valida.
Nondimeno le tesi della fisica quantistica con cui la teoria della significativit delle coincidenze appare
essere coerente, non sono elaborazioni misticheggianti, ma costituiscono una parte fondamentale della
scienza attuale, universalmente accettata, sperimentalmente confermata e base di numerose importan-
tissime scoperte (i. e. il laser). Quindi, qualunque sia la nostra opinione sulla sincronicit non possiamo limi-
tarci a ignorarla considerandola una sciocchezza superstiziosa.
Inoltre, se losservatore a creare la realt che osserva sempre la fisica quantistica ad affermarlo non
possiamo neppure escludere con assoluta certezza che la proiezione di desideri inconsci sia in grado di
avere effetti concreti su ci che ci circonda.
Questo non significa, naturalmente, affidare alle coincidenze tutte le nostre azioni o scelte, ma, poich ci
confrontiamo quotidianamente con situazioni in cui dobbiamo prendere decisioni e iniziative senza dispor-
re di dati, criteri o motivazioni sufficientemente solidi, luso della sincronicit pu essere un metodo vali-
do. Almeno quanto gli altri che utilizziamo normalmente.
Soltanto due ultimi avvertimenti si rendono necessari.
In primo luogo la sincronicit un concetto eticamente neutro. Saperla utilizzare una capacit umana
come la vista o il camminare; non comporta un maggiore (o minore) valore morale dellindividuo che la
applica e pu essere utilizzata per fini diversi.
In secondo luogo non tutte le sincronicit sono positive. A volte portano verso lezioni da imparare che
potrebbero rivelarsi anche piuttosto sgradevoli.

76
Il contratto nella comunicazione dimpresa
Intro*
1[] Lutilit di questa analisi nasce dalla constatazione, maturata nellarco della mia esperienza professionale,
della necessit di fornire agli utenti della fotografia una prima traccia di riferimento nellaffrontare le trattative e la
contrattazione in materia. Nella contrattualistica le parti devono capire i loro reali intenti ed interessi e rendersi
conto se il contratto che stanno per stipulare corrisponde effettivamente alla loro volont.
La fotografia, come forma di espressione umana caratterizzata da ampia versatilit di utilizzo, assume un ruolo
centrale nelleconomia moderna e nel mercato2 e vede quali potenziali soggetti interessati alla fotografia tutte le
categorie economiche e culturali della nostra societ: professionisti, imprenditori, lavoratori subordinati, artisti.
Il concetto di contratto di natura essenzialmente giuridica, ma rappresenta sempre pi nel lessico comu-
ne anche le realt economico-sociali nei cui confronti assolve una funzione strumentale. Contratto sino-
nimo di affare e di operazione economica3.
Ai sensi dellart. 6 della L. 22 aprile 1941 n. 633, sulla protezione del diritto dautore e di altri diritti connessi al suo eser-
cizio (dora innanzi nel presente testo indicata per semplicit con lacronimo L.A.), spettano allautore di unopera foto-
grafica, a titolo originario, i diritti di natura economica4 ed i diritti morali5; i primi possono essere acquistati, alienati o tra-
smessi in tutti i modi e le forme consentite dalla legge6, mentre i secondi sono espressamente dichiarati inalienabili7. Il
trasferimento dei primi, inter vivos8, avviene attraverso i contratti che possono avere diversa natura e molteplici cause9.

*
La presente monografia a cura dellAvv. Salvo DellArte.
1
Articolo tratto da I contratti della Fotografia e dellImmagine della Collana Temi di diritto dellimpresa, della comunicazione e dellarte
dellInternational Arbitration Center for Copyright and Image Rights, www.iacciarbitration.org. Il volume il secondo di un trittico che si occupa del
diritto della fotografia il cui intento quello di dare al lettore la possibilit di accedere e consultare tre volumi autonomi, ma tra loro complementari
al fine di avere una visione globale della materia. Il primo tomo, intitolato Fotografia e Diritto, tratta di tutti gli aspetti giuridici che toccano la foto-
grafia ed il fotografo; col presente volume si intende concentrare lattenzione sulla materia contrattuale e cio su quegli atti tramite i quali si dispo-
ne inter vivos dei diritti riguardanti le fotografie; il terzo lavoro, intitolato Modelli di Contratti della Fotografia e dellImmagine, una summa di alcuni
modelli di contratti che, in qualche modo, direttamente e indirettamente, coinvolgono la fotografia, il fotografo ed i diritti dellimmagine.
2
Sulla stretta connessione tra fotografia e societ economica ed i risvolti di diritto si veda in questa Collana DellArte, Fotografia e Diritto, eXperta, pag. 8.
3
Conf. Roppo, Il contratto, Il Mulino, 1977.
4
Artt. 12-19 L.A.
5
Artt. 20-24 L.A.
6
Art. 107 L.A.
7
Art. 22 L.A.
8
Sul trasferimento mortis causa si veda in questa Collana DellArte, Fotografia e Diritto, pagg. 527 e seguenti, dove si tratta delle diverse moda-
lit richieste per disporre delle fotografie per successione.
9
Per il concetto giuridico di causa si tenga presente che questa definita come lo scopo socialmente apprezzabile del contratto, come la ragio-
ne e la funzione economico-sociale del negozio giuridico. Essa elemento essenziale del contratto, necessario per la sua esistenza ed regola-
ta dagli artt. 1343 e seguenti c.c. Il concetto verr ripreso appresso nel capitolo dedicato agli elementi del contratto.

81
Le tipologie dei contratti aventi ad oggetto le fotografie e le opere fotografiche vanno oltre la pi fervida
immaginazione dellinterprete: accanto ai comuni contratti di vendita, licenza e commissione troviamo lu-
tilizzo di forme contrattuali note per scopi diversi e per categorie di beni giuridici lontane dalla fotografia e
dalle opere darte quali il contratto di locazione o quello di leasing10.
Lesigenza di chiarezza in materia si fa proporzionalmente pi pressante in quanto sempre pi pregnante
lattenzione dei professionisti e degli utenti; in altri ordinamenti giuridici nei quali ho avuto occasione di
operare, quali quello inglese, la cultura della contrattualistica in argomento pi sentita che in Italia11.
Il pressappochismo dei praticoni la causa del maggior numero di procedimenti giudiziali o di inadempi-
menti contrattuali rimasti senza giusto ristoro per la controparte.
Occorre che si diffonda tra gli utenti la cultura del diritto prendendo coscienza che esso non una cosa
cos avulsa ed astratta dal quotidiano e da evitare come se fosse una complicazione cavillosa che ingar-
buglia i rapporti umani. Il diritto un fenomeno sociale, ha origine dalla societ stessa e ne parte sostan-
ziale12; regola i rapporti intersoggettivi tra tutti gli esseri umani e consente lo sviluppo civile di tali rappor-
ti. Viviamo in un mondo talmente impregnato da regole, molte delle quali non riconosciamo pi come tali,
ma semplicemente come parte integrante del nostro modo di agire. Ogni giorno compiamo piccole azioni
che hanno natura di altrettanti contratti: ogni acquisto quotidiano una compravendita, luso dei mezzi pub-
blici comporta la conclusione di tanti contratti di trasporto, ogni volta che accendiamo la luce riceviamo la
prestazione che ci spetta da un contratto di fornitura, chiamiamo lelettricista o lidraulico e concludiamo
un contratto di prestazione dopera13.
Uno dei maggiori studiosi di diritto e di storiografia comparata del XIX secolo, sir Paul Vinogradoff14
afferm, oltre cento anni or sono, che una rete di norme giuridiche stesa su tutta la vita sociale, i cui
accadimenti intersecano costantemente le linee segnate dai diritti e dagli obblighi giuridici. La maggior
parte degli avvenimenti di una qualunque importanza assume un determinato rilievo giuridico15.
Il broccardo latino ubi societas ibi ius la massima che concentra e meglio esprime il significato del concetto
dianzi esposto: ogni societ civile pone le proprie regole per regolare ed ordinare i rapporti tra i consociati16;

10
La locazione di opere darte un contratto che si sta diffondendo tra gli utenti che vogliono utilizzare lopera solo per un periodo limitato. Il lea-
sing, che trova spazio quando il prezzo per lacquisto immediato dellopera elevato, permette al conduttore di imputare il canone al prezzo e di
acquistare il bene in caso di riscatto. Questi contratti sono spesso proposti da societ di servizi che fanno del commercio delle opere darte la
loro attivit economica. Basta digitare su un qualsiasi motore di ricerca su Internet alcune parole chiave come arte, locazione, leasing o art,
rent, leasing per verificare lelenco dei siti di imprese che offrono opere darte tramite lutilizzo della locazione o del leasing.
11
Negli Stati Uniti ed in Inghilterra alcune associazioni di fotografi hanno pubblicato delle guide per la contrattazione ad uso e consumo degli associati.
12
Ampia sul punto la letteratura. Per tutti si veda Bobbio, Teoria generale del diritto, Giappichelli, 1993.
13
Cfr. Cotta, Il diritto nellesistenza, Giuffr, 1991.
14
Kostroma (Russia) 1854 Parigi (Francia) 1925. Insegn allUniversit di Oxford dai primi del XX secolo.
15
In Il senso comune del diritto, Civilt del Diritto, Giuffr, 1965; il titolo originario dellopera Common sense in Law.
16
Cfr. Cesarini Sforza, Il diritto dei privati, Civilt del Diritto, Giuffr, 1963.

82
con ci si deve intendere non solo che i fenomeni giuridici provengono dal comportamento della societ,
ma soprattutto che si ha societ solo quando c un ordinamento giuridico. Afferma Santi Romano17 che
non c societ nel senso vero della parola, senza che in essa si manifesti il fenomeno giuridico.
La cultura del diritto non dovrebbe spaventare i laici della materia proprio perch la sua conoscenza un
elemento naturale del bagaglio culturale di ogni membro della societ: Cicerone afferm, con somma sag-
gezza, che omnes viri boni ius ipsum amant e cio che tutti i galantuomini amano il diritto per loro stes-
si. Ho volutamente tradotto viri boni col termine un po arcaico galantuomini per trovare una cerniera logi-
ca col concetto moderno anglosassone di gentlemens agreement con cui si indicano gli accordi tra sog-
getti galantuomini i quali percepiscono lobbligatoriet del contratto tanto da non sentire necessaria per la
sua osservanza la forma scritta e ritengono sufficiente una stretta di mano per la sua conclusione.
Proprio nella teoria dei contratti si riscontra con maggiore chiarezza la stretta correlazione tra la legge con-
trattuale ed il rapporto reale tra le parti. Il contratto svolge un ruolo primario nella regolamentazione del rap-
porto economico, sia nella fase del suo corretto svolgimento, dando alle parti le direttive per il loro com-
portamento, sia nella fase patologica nella quale il giudice deve fare riferimento a quanto convenuto per
emettere il giudicato.
Nel campo del diritto dellimpresa in senso lato il contratto assume il ruolo di trascinatore dellattivit e dello
sviluppo economico dellimpresa stessa soddisfacendo linteresse delle parti alla certezza dei rapporti giuri-
dici ed economici: contratti redatti con perizia ed equilibrati contribuiscono allimplementazione della pro-
duzione di beni e servizi; contratti redatti in maniera superficiale sono, al contrario, fonte di contenziosi dele-
teri per lattivit e per limmagine dellimpresa.
Soprattutto nella materia che ci occupa, alla luce della progressiva smaterializzazione della ricchezza e dei
beni costituenti il patrimonio dei soggetti fisici e giuridici e della correlativa maggiore importanza del diritto
di accesso a tali beni rispetto alla loro propriet18, il contratto devessere considerato come lo strumento
fondamentale al quale fare riferimento e verso il quale dirottare tutta la nostra attenzione.
Codesto listituto pi democratico di ogni ordinamento giuridico moderno ed il campo in cui la libert e
lautonomia delle parti possono sbizzarrirsi liberamente nei soli limiti della legalit.
A monte vi la libert di scegliere se concludere o meno laffare e, successivamente, lautonomia di tro-
vare lequilibrio degli interessi come si conviene, non solo concertando il contenuto del contratto, ma anche
creando contratti nuovi. Lart. 1322 c.c., lalfiere del principio dellautonomia contrattuale, sancisce che le
parti possono liberamente determinare i contenuti dellaccordo osservando i limiti imposti dalla legge.
Le parti, nelliniziare una trattativa commerciale, sono entrambe portatrici di interessi economici contrap-
posti: esse tendono ad ottenere il massimo profitto col minimo sacrificio. Queste opposte aspirazioni tro-
vano poi un punto di incontro nellaccordo negoziale.
proprio per la funzione di contemperare gli opposti interessi delle parti che sono solito definire il contratto

17
Santi Romano, Lordinamento giuridico, Sansoni Nuova Biblioteca, 1977, pag. 25-26.
18
Sul concetto del diritto di accesso nellambito delle opere fotografiche si veda in questa collana, di S. DellArte, Fotografia e Diritto, eXperta, pag. 249.

83
come il punto dincontro delle divergenze. Si approfondir nei paragrafi successivi la concezione del con-
tratto nellambito della sua funzione di rendere i rapporti giuridici pacifici.
Il contratto non un mero formalismo giuridico ma la fonte principale di regolamentazione del rapporto
tra le parti nonch la composizione dei reciproci interessi; e devessere considerato dalle parti, che sono i
destinatari delle norme in esso espresse, in questottica e con tutta la sua giusta importanza.
Dal mio osservatorio privilegiato di operatore del diritto ho verificato, invece, che, nel senso comune dei
consociati, esiste una sorta di approccio schizofrenico al diritto e, soprattutto, ai contratti. Nella fase delle
trattative, nella quale sembra tutto facile, le parti ritengono il contratto una sovrastruttura al rapporto che
implica i costi aggiuntivi di un legale e, conseguentemente, provano una sorta di indifferenza, se non di
sofferenza allistituto. Nella fase patologica del rapporto le parti si accaniscono contro la legge e lavvoca-
to allorch non riescano ad ottenere ci che credono essere nel loro diritto e, pertanto, provano una sorta
di risentimento e di quasi ribellione verso ci che prima non hanno voluto considerare.
Le parti ritengono che tutto sia loro dovuto senza considerare che la mancata tutela , il pi delle volte, la
conseguenza del loro precedente comportamento di sufficienza nei confronti del contratto.
Eppure i medesimi soggetti magari non esitano a spendere quanto pagherebbero per ottenere un buon
contratto per andare a fare una cena in un buon ristorante. Perch non ritengono di meritare lo stesso trat-
tamento per tutelare i propri diritti? Che forse il palato esiga maggiore attenzione dei diritti e dei rapporti
commerciali? Non compito del giurista approfondire questa tematica sociale, ma la stessa si presenta
alla mia attenzione ogni volta che mi rendo conto che le questioni derivano dalla mancanza o dalla super-
ficialit di un contratto.

Il contratto come fonte del diritto


Il contratto fonte del diritto se si intendono come tale tutti quei fatti o atti dai quali lordinamento giu-
ridico fa dipendere la produzione di norme giuridiche.
Sin dai primi esami universitari si insegna che le fonti del diritto sono disposte a struttura gerarchica; nel
nostro ordinamento giuridico queste sono: la Costituzione, le leggi, i regolamenti e gli usi19. Lart. 1372 c.c.
dispone che il contratto ha forza di legge tra le parti. Esso fonte gerarchicamente primaria per le parti, il
faro illuminante del cammino che le parti vogliono percorrere insieme costituendo, modificando o, perch
no, estinguendo un rapporto giuridico20.
Dal contratto non nascono solo doveri ma anche diritti; il punto di equilibrio tra i rispettivi poteri delle parti
al quale si arriva dopo trattative che alle volte prendono la piega di veri e propri scontri muscolari.
Vorrei sfatare il mito della diffusa concezione delle trattative viste come tentativo di prevaricare laltra parte

19
Cfr. art 1 disposizioni sulla legge in generale.
20
Lart. 1321 c.c. definisce il contratto come laccordo di due o pi parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale.

84
al fine di concludere un contratto totalmente a proprio favore. Ritengo che, se le parti si incontrano per
approfondire le possibilit di costituire tra loro un rapporto economico, significa che entrambe vi hanno inte-
resse. Se cos , e se, nel contempo, sono confidenti nella volont di adempiere alle rispettive obbligazio-
ni, e cio sono in buona fede, nessuna clausola contrattuale dovrebbe preoccuparle perch il contratto
dovrebbe necessariamente seguire il suo naturale decorso. Al contrario, lopporsi a spada tratta al dettaglio
delle reciproche obbligazioni indice di mala fede o, quanto meno, di predisposizione mentale allinadem-
pimento futuro per il quale si cerca di non rispondere evitandone la regolamentazione contrattuale.
Nellassistere i miei clienti durante le trattative, cerco di capire quanto il rifiuto di controparte al dettaglio
delle norme contrattuali sia frutto di ignoranza oppure di mala fede; nel primo caso, una semplice spiega-
zione delle motivazioni alla base della clausola risolve il problema; nella seconda ipotesi, lostruzionismo
riprova della predisposizione allinadempimento. Verificata lultima fattispecie consigliabile non conclu-
dere il contratto.
Quale fonte primaria, il contratto devessere completo e cio talmente dettagliato da essere autonormati-
vo, ovvero senza riferimenti a fonti esterne, quali la legge.
Inoltre, devessere redatto in maniera corretta e con la giusta terminologia giuridica affinch linterprete
non debba affrontare un procedimento mentale contorto e pieno di trabocchetti nella lettura del testo. Ci
ancora pi rilevante se si considera che un contratto oscuro pu essere la fonte di un litigio innanzi ad
un giudice il quale, se non riesce a comprendere la tecnica redazionale del contratto, corre il rischio di dare
un giudicato a sua volta oscuro o errato.
Da ci limportanza di affidarsi ad un avvocato esperto nella materia; i contratti redatti dalle parti o da
improvvisati azzeccagarbugli sono la pi grave disgrazia che possa accadere in un rapporto giuridico essen-
do spesso la causa della rottura del rapporto stesso. Sia pure apprezzando la buona volont di alcuni nel
tentare di redigere un contratto, i contratti fatti in casa, che personalmente, mutuando una terminologia
culinaria anglosassone, definisco come home-made cake agreements, non possono soddisfare le esi-
genze di certezza e di equilibrio del diritto. Come non lo possono fare i contratti redatti unilateralmente su
formulari da parte del contraente pi forte21, i quali sono vessatori e pertanto soggetti ad impugnazioni e
declaratorie di inefficacia, come verr spiegato nel successivo paragrafo.
Nel precedente scritto ho sottolineato che la fotografia sicuramente un bene inteso sia in senso mate-
riale ed economico sia in senso giuridico.
Ai sensi dellart. 810 c.c. sono beni soltanto le cose che possono formare oggetto di diritti. In tale ottica
sono beni le cose che possono avere un valore, formare oggetto di interesse per luomo e che, perci,
sono suscettibili di appropriazione e di utilizzo22. La fotografia, nella struttura del rapporto giuridico, ci
che viene definito lelemento oggettivo, loggetto del diritto23; essa pu fare parte del patrimonio di un sog-

21
Chiamati in ambito internazionale anche con la colorita espressione one-sided agreements.
22
Per una esposizione chiara di bene in senso giuridico si veda Schlessinger, Manuale di diritto privato, Giuffr Editore, pag. 108.
23
Sul concetto si veda Torrente, Istituzioni di diritto civile, CEDAM, 1993, pag. 371.

85
getto, inteso come linsieme dei rapporti giuridici di cui sia titolare una persona, e pu essere oggetto di
trasferimenti e cessioni.
Essa dunque suscettibile di essere oggetto di contratti, rectius pi tecnicamente, oggetto mediato di
contratti poich, con terminologia giuridicamente pi corretta, loggetto immediato del contratto invece
la prestazione del soggetto cui la fotografia riferita.
Nel presente lavoro cercher di porre lattenzione su alcuni dei contratti pi diffusi.
La mia esortazione, che ripeter spesso nel testo, quella di richiedere lintervento di un avvocato esper-
to in materia nella fase delle trattative precontrattuali, nella successiva redazione del contratto e fino alla
sottoscrizione del medesimo: ci dovrebbe permettere di contemperare gli opposti interessi delle parti
confezionando un contratto il pi possibile consono alla fattispecie specifica.
Spesso i giuristi peccano di immodestia nel definire il loro operato come larte del contratto e della tratta-
tiva24, ma certamente la vastit del panorama delle norme cui occorre far riferimento richiede un certo
grado di specializzazione. La conoscenza della normativa del diritto dautore, del diritto dei contratti in
generale e dei singoli tipi contrattuali, financo del diritto del lavoro e del diritto di famiglia, spesso dob-
bligo per creare un contratto equilibrato ed autonormativo.
A ci si aggiunga la considerazione per la quale la fotografia sempre pi coinvolta in rapporti giuridici
aventi carattere di internazionalit, per i quali richiesta la conoscenza di tutta una complessa normativa
transnazionale che non sempre bagaglio culturale appartenente alle parti che tentano di redigere il con-
tratto artigianalmente.
Per quanto dianzi, dobbligo affrontare largomento, oggetto del presente lavoro, sotto laspetto dei con-
tratti internazionali con una breve panoramica normativa dei principali ordinamenti giuridici stranieri.
Fedele al taglio che deve caratterizzare la collana della IACCI, lesposizione che segue ha un approccio pra-
tico al fine di agevolare laccostarsi alla materia non solo ai giuristi ma anche agli utenti della fotografia quali
i fotografi o gli imprenditori interessati alla comunicazione e al marketing.

La pace attraverso il contratto


Il titolo del presente paragrafo stato mutuato dal titolo di unopera del giurista filosofo austriaco Hans
Kelsen La pace attraverso il diritto25 ed un plagio del quale riconosco ogni paternit, ma che mi serve per
fare comprendere al lettore lo stretto nesso problematico che lega la pace in un rapporto giuridico ad un
buon contratto che sta a monte dello stesso.
Anche il laico del diritto pu facilmente capire il fondamento degli assiomi fondamentali del vivere civile:

24
I giuristi anglofoni peccano di vanit della art of the deal.
25
Il cui titolo originario in inglese Peace through law edito dalla University of North Carolina Press nel 1944. In italiano si veda la traduzione a
cura di Luigi Cimurro, edizione Giappichelli, 1990.

86
la pace la vittoria del diritto26, essa il fine intrinseco del diritto27 o, a contrario, il diritto il presupposto
per la pace.
La pace, non solo nei rapporti tra le societ ma anche in quelli tra i singoli, sempre la conseguenza di una
corretta ed equilibrata regolamentazione giuridica dei reciproci interessi. Il contratto, quale fonte di regola-
mentazione giuridica primaria, dunque il garante della pace nel rapporto giuridico patrimoniale tra le parti.
Da qui limportanza che personalmente conferisco alla corretta redazione del contratto per la quale le parti
devono affidarsi ad un avvocato esperto in materia perch il contratto, per essere veramente ed effettiva-
mente fonte di pace, devessere corretto ed evoluto. vero lassioma del giurista Santi Romano per il
quale ubi pax ibi ius ma non sempre vero il contrario ubi ius ibi pax, perch solo fonti normative redatte
in maniera corretta ed equilibrata possono garantire un equilibrio nei rapporti umani.
Proprio per tale importanza il contratto devessere il pi possibile autonormativo e rispecchiare il caso con-
creto senza generalizzazioni. Come detto nel precedente paragrafo il contratto devessere taylor made.
Un buon contratto la cerniera di collegamento tra gli interessi e le esigenze delle parti ed il corretto svol-
gimento del rapporto giuridico.
Alla luce di queste poche ed elementari riflessioni non vi , a mio avviso, chi non veda limportanza del ruolo
del contratto. Ignorarne le funzioni, lutilit ed i reciproci vantaggi significa volere fare come gli struzzi: nascon-
dere la testa per evitare di vedere la realt. Eppure nella prassi professionale raramente ho riscontrato tale
coscienza tra i laici i quali, spesso, hanno un atteggiamento di sufficienza o addirittura di rifiuto verso il con-
tratto e perseguono nella loro prassi empirica di non regolamentare i rapporti giuridici finendo con lo scon-
trarsi con la dura realt di non riuscire a fare valere i loro diritti nella fase patologica del rapporto28.
Una domanda che mi stata rivolta che denota unacutezza non comune da parte dellinterlocutore, quel-
la se la maggiore presa di coscienza dellesistenza di diritti e la loro migliore comprensione potessero esse-
re fonte di un numero superiore di litigi tra i players del mercato. Ebbene, ritengo che la cultura non possa
mai essere causa di litigi e di incomprensioni perch la conoscenza delle norme e la chiarezza degli accor-
di si pone a vantaggio di tutte le parti del contratto. Un buon contratto tutela tutte le parti ed fonte di pace.
Al contrario sono convinto che lignoranza del diritto porti, inevitabilmente, a favorire gli abusi contrattuali
consentendo alla parte economicamente pi forte e, conseguentemente, con maggiore bargain power, di
imporre contratti che, in teoria, dovrebbero essere completamente a suo favore, ma che, in pratica, sono
redatti in maniera talmente a-tecnica ed errata da diventare facilmente impugnabili e fonti di litigio.

26
V. R. Jhering, Der Kampf ums Recht (La lotta per il diritto), 1877.
27
Gil Cremades, Paz y teoria pura del derecho in Atti del Congresso di filosofia del diritto svoltosi a Madrid nellottobre del 1964.
28
Un giurista americano, Grant Gilmore, ha scritto un saggio intitolato The Death of Contract, Ohio State University Press, 1974, che prende le
mosse dalla tendenza pratica e deleteria di non adottare contratti. La velocit ed i profondi mutamenti della societ postindustriale hanno dato
spunto a riflessioni da parte dei giuristi sullattualit del ruolo del contratto se esso necessiti di una parziale rivisitazione o di una radicale riforma.
Sul punto si cita Alpa, I Fenomeni negoziali, in I Contratti in generale, Giurisprudenza Sistematica di diritto civile e commerciale fondata da Walter
Bigiavi, UTET.

87
Conservo in archivio ancora un esempio di contratto che un editore internazionale, nonch affermata
media company, era solito utilizzare: in esso era evidente il tentativo di ottenere tutto quanto laltro con-
traente avrebbe potuto cedergli. Lunico problema era che, nellignoranza, la clausola era stata redatta in
maniera tale da essere esageratamente vessatoria. Si chiedeva al fotografo di cedere ogni diritto, presen-
te e futuro, e ogni altro diritto, senza specificazione alcuna; ma ci che pi mi ha meravigliato stata la
definizione di ambito territoriale individuato nellintero universo29. Sempre nello stesso contratto, che era
sottoposto alla legge inglese, si chiedeva la rinuncia irrevocabile e permanente (sic!) al beneficio di ogni
diritto morale30 sullopera in esso incluso ogni diritto similare o equivalente in ogni parte del mondo31.
Il drafting del contratto e la tecnica redazionale lasciavano decisamente a desiderare. Nellordinamento giu-
ridico inglese vige il principio dellintangibilit del contratto a meno che esso non sia irragionevole o ini-
quo32 e mancano invece i rimedi per le fattispecie di contratti vessatori conclusi grazie al potere contrat-
tuale iniquo di una delle parti, cio quei rimedi che la dottrina chiama of inequality of bargain power33.
Al contrario nel nostro ordinamento giuridico la fattispecie in esame sicuramente da ricondurre ai con-
tratti tramite formulari predisposti unilateralmente e contenenti clausole vessatorie, con la conseguente
applicazione dellart. 1341 c.c.
Rimedio o no, il caso pratico dianzi esposto d limmediata percezione delle distorsioni e dei rischi per le
parti derivanti dalla ignoranza del diritto e da contratti squilibrati redatti senza lausilio di un avvocato esper-
to in materia. Lepisodio portato ad esempio fin innanzi alle Corti con aggravio di spese a carico di entram-
be le parti, col rischio di causa intrinseco in ogni procedimento e con tempi lunghissimi prima di vedere

29
La clausola testualmente riportava: You assign to us exclusively throughout the universe the entire present and future copyright and all other
right, title and interest of any nature.
30
Si noti che nella legge inglese il diritto morale, accolto dal legislatore solo nel Copyright Act del 1988, non cedibile ma rinunciabile con atto
scritto. Ci significa che lautore pu convenire di rinunciare a fare valere i suoi diritti morali e ci avviene spesso a favore dellacquirente dei dirit-
ti patrimoniali. Non vi chi non veda unevidente elusione del divieto di cessione tramite lo strumento della rinuncia espressamente previsto dalla
legge vanificando la previsione normativa; ma questo il risultato della piana lettura della norma! Occorrerebbe che il legislatore mettesse mano
al suo grossolano errore di superficialit e emendasse o, quanto meno, modificasse la norma.
31
Testualmente era scritto: You waive unconditionally, irrevocably and permanently the benefit of any moral rights in the Work, including simi-
lar or equivalent rights in any part of the world.
32
Secondo la terminologia spesso richiamata dalle Corti inglesi il contratto viene riesaminato dal giudice solo se questi lo riconosce unresonable
or unfair.
33
da tenere presente per lattuale evoluzione giurisprudenziale delle Corti del Regno Unito le quali stanno applicando sempre con maggiore
frequenza principi di interpretazione contrattuale che tendono a salvaguardare la posizione del contraente pi debole a svantaggio di quello pi
forte. Detti principi possono essere ricondotti ai nostri istituti della restrizione della concorrenza (restraint of trade), dolo o raggiri (undue influen-
ce o economic duress), concorrenza sleale (unfair use of marketing power) che regolata uniformemente in tutti i Paesi della Comunit Europea.
Pertanto anche le imprese di comunicazione iniziano a fare i conti con lapplicazione di principi che non rendono pi conveniente il costume di
imporre format contrattuali vessatori e non redatti ad hoc per la singola fattispecie.

88
una risoluzione che comunque avrebbe lasciato lamaro in bocca. Meglio sarebbe stato un contratto equi-
librato, win-win agreement, redatto da un esperto!
La diffusione della cultura del diritto evita che lignoranza arrivi al punto di assumere comportamenti, non
solo scorretti dal punto di vista etico, quanto illegittimi. Lassociazione che riunisce nel Regno Unito le asso-
ciazioni di categoria dei freelancers creators, siano essi scrittori, fotografi, musicisti, compositori e registi, e
che ne tutela gli interessi34 lamenta il fatto che alcune societ media o di comunicazione hanno creato una
vera e propria black list di freelancers, che non sottoscrivono supinamente i contratti ciclostilati, ed una cor-
relativa white list formata, invece, da fornitori che accettano i medesimi senza nulla obiettare35.
Approfondendo il fenomeno, senza limitarsi ad un ristretto esame condotto nellottica della tutela dei propri
associati, come pu operare la CRA, ritengo si debba evidenziare una nota stonata nel sistema che suona
male per tutti i players, comprese le imprese che usufruiscono dei servizi degli autori. La nota stonata
nella considerazione che i contratti ciclostili proposti, spesso e volentieri sono redatti senza un reale fonda-
mento giuridico; non so se siano stati consigliati o rivisti da avvocati o giusperiti, ma il fatto che molte clau-
sole, come quelle di cui ho parlato dianzi nellesempio pratico occorsomi nellesercizio della professione,
sono completamente avulse da un reale riscontro normativo e sono giuridicamente illogiche e ingiustifica-
te. Il risultato quello di creare tensione nel mercato senza avere un effettivo vantaggio economico.
Simili contratti possono essere ricondotti sotto la disciplina della normativa dettata dal Trattato CE ed in
particolare dal combinato disposto dei seguenti articoli:
dellart. 81: il quale dichiara incompatibili e vietati tutti gli accordi e le pratiche che possono pregiudicare il
commercio tra gli Stati membri e che hanno per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare il
gioco della concorrenza; detti accordi e pratiche sono nulli di diritto. La pratica diffusa tra le imprese di
comunicazione di imporre contratti contenenti clausole vessatorie rientra, a mio avviso, nel divieto citato
dellart. 82, il quale dichiara incompatibile lo sfruttamento abusivo da parte di una o pi imprese di una posi-
zione dominante sul mercato comune o di una parte sostanziale di questo. In particolare la lettera d) indi-
vidua come pratica abusiva il subordinare la conclusione di contratti allaccettazione di controparte di pre-
stazioni supplementari che, per loro natura o secondo gli usi commerciali, non abbiano alcun nesso con
loggetto dei contratti stessi. Imporre il trasferimento di tutti i diritti derivanti dallopera fotografica senza
individuare quelli necessari e sufficienti al fine del soddisfacimento della causa del contratto ed includere
anche quelli che non hanno alcun nesso con lo scopo economico del negozio, appare, a mio avviso, in pale-
se violazione del disposto della norma in esame.
Non da ultimo bisogna considerare che le agenzie che utilizzano i format contrattuali vessatori non godo-
no di buona fama tra i fornitori; la voce che unagenzia si comporti in modo prepotente, imponendo i pro-
pri contratti senza possibilit di discussione e che i contratti siano per di pi giuridicamente invalidi, va a

34
la Creators Rights Alliance (nota con lacronimo CRA) con sede a Londra, 26 Berner Street, W1T 3LR.
35
Si veda Bently, Between a rock and a hard place the problems facing freelance creators in the UK media market-place, The Institute of
employment rights, 2002.

89
svantaggio dellimmagine dellimpresa36. E, poich non ci troviamo in un mercato di monopolio, le agen-
zie devono rapportarsi allopinione della clientela.
A ci si aggiunga una considerazione dal punto di vista pi squisitamente giuridico: la cultura del diritto
a vantaggio di tutti i players del mercato perch la maggiore coscienza delle difficolt e dei tranelli inter-
pretativi del sistema normativo porta le parti ad affidarsi ad esperti per la redazione dei contratti, evitando
di adottare formulari standard o di cadere in tentazione di redigere artigianalmente il contratto che deve
regolare il rapporto giuridico tra loro. Anche le agenzie devono preventivare i costi ed i rischi di causa nelle
ipotesi in cui il contratto artigianale le abbia portate fino ad un contenzioso innanzi al giudice. Esse riten-
gono erroneamente che lefficacia di legge del contratto e quello della libera autonomia contrattuale delle
parti possano legittimare i format contrattuali da loro imposti.
Nelle Corti di giustizia dei principali Paesi industrializzati, si sta diffondendo la lettura delle fattispecie con-
crete attraverso il principio interpretativo definito come contra proferentem rule37.
Il principio si fonda sulla constatazione che il soggetto che ha redatto il contratto ha maggiori particolari
qualifiche, knowledge, e rilevanza economica rispetto allaltra parte e ha, presumibilmente, considerato e
tutelato principalmente i propri interessi e non quelli di controparte. Linterpretazione estesa ai contratti
tra imprese di comunicazione e, dallaltra parte, ai fotografi o ai fornitori e va a svantaggio delle prime.
Proprio perch credo in questi principi, mi adopero per dare gli stessi consigli ai miei clienti indipendente-
mente dal fatto che essi siano da una parte o dallaltra della barricata: agenzie o fotografi.
Alle agenzie suggerisco di scegliere il fornitore che d loro maggior affidamento professionale, anche se
gi noto che non accetter supinamente la proposta unilaterale di un contratto preconfezionato; sar poi
compito mio assicurare ad entrambe le parti la tutela dei loro interessi redigendo un contratto equilibrato
e, soprattutto, conforme alla ratio imprenditoriale. Loro pensino al miglior fornitore, lavvocato penser al
miglior contratto per la fattispecie particolare.
Cultura e creativit, anche in materia di diritto, sono elementi fondamentali per lo sviluppo di una societ
economica e non solo civile e vanno a beneficio di tutti.
La cronaca ci d conto di episodi significativi dellassenza di cultura che danneggia limmagine anche di
grandi imprese. Ad esempio, nel luglio del 2002, lIntellectual Property Manager della IPC Media, una delle
pi grandi case editrici di magazines del Regno Unito, invi a tutti i fotografi una lettera con la quale chie-
deva loro, quali core contributor e cio quali fornitori tradizionali, di firmare un nuovo contratto standard nel
quale negoziavano i diritti sulle fotografie da realizzarsi in forza di futuri contratti. Nel merito si specificava

36
Gi dagli ultimi decenni del secolo scorso si sta affermando il concetto di corporate identity o di immagine dellimpresa nei confronti del mer-
cato target e dei suoi fornitori. Uno degli elementi che maggiormente influiscono sulla percezione dellimpresa da parte di terzi proprio la sua
correttezza commerciale data da tutta una serie di comportamenti che possono essere valutati positivamente o, al contrario, negativamente. La
corporate identity ha reali influenze sullandamento dellesercizio dellimpresa.
37
Si veda il caso Tam Wing Chuen vs. Bank of Credit and Commerce Hong Kong Ltd in liquidation, 1996, in Butterworths Company Law
Cases 69, 77.

90
che detti diritti erano da considerarsi trasferiti in toto38, con ci intendendo il trasferimento della totalit
dei diritti economici o di qualunque altro diritto, presente e futuro, ovunque nel mondo39 e la rinuncia ad
ogni diritto morale40. A quanto sopra seguiva una serie di clausole che prevedevano altrettante garanzie e
penalit a carico del fotografo in caso di inadempimento.
La giustificazione data si basava sulla presunta necessit di uniformare gli accordi a quelli applicati dalla
AOL Time Warner che aveva acquisito la IPC Media nellautunno del 2001.
Della questione si occup anche il sindacato dei giornalisti, National Union of Journalist (NUJ), il quale
venne informato proprio dalla IPC Media che tale uniformit era stata richiesta in sede di Due Diligence
Report dalla AOL Time Warner. Ci apparve come la pezza peggiore del buco, perch il Due Diligence
Report viene effettuato nella fase antecedente allacquisizione di aziende, al fine di verificarne la conve-
nienza, non solo economica. Nella specie la AOL Time Warner aveva acquistato la IPC Media nellautunno
dellanno precedente e ci quasi sette mesi prima della richiesta ai fotografi.
Senza entrare nel merito della fattispecie, appare decisamente strano che il committente di futuri contratti
di commissione, che per la loro natura vengono trattati di volta in volta41, pretenda la conclusione di un con-
tratto quadro che regolamenti definitivamente e senza possibilit di ripensamenti alcuni aspetti essenziali
dei futuri contratti. Ci eticamente censurabile e, forse, giuridicamente fonte di possibili contenziosi.
Il risultato fu una pubblicit negativa sullimmagine imprenditoriale della IPC Media.

Il contratto come fonte di armonizzazione internazionale


Le legislazioni sul diritto dautore nei vari Paesi europei sono quasi tutte allineate alle direttive ed ai principi emanati
dalle fonti legislative della Comunit Europea e tendono ad armonizzarsi tra loro.
In materia del diritto della fotografia, in campo extraeuropeo, la Convenzione di Berna lega le legislazioni dei cento-
quarantanove Stati appartenenti allUnione della Convenzione in oggetto attraverso un tema conduttore comune42.
Nonostante ci le differenze normative alle volte sono sostanziali e necessitano di approfondita cono-
scenza in materia.

38
On an All Rights basis.
39
All Rights means that you assign, transfer and make over to IPC Media Limited absolutely the entirety of your right, title and interest in and
to the copyright and all other rights of every kind or description now or hereafter subsisting anywhere in the world in or in relation to the Work(s)
for the full term thereof and all renewals or extensions thereof.
40
And you unconditionally and irrevocably waive your rights under Sections 77 and 80 of the Copyright Designs and Patents Act 1988 in the
Work(s). This includes ownership of the materials used e.g. film, artwork etc..
41
Con terminologia anglosassone si dice che tali contratti siano negoziati on a job-by-job basis.
42
Nel dettaglio sulla Convenzione di Berna si veda in questa Collana DellArte, Fotografia e Diritto, eXperta, pag. 549 e seguenti, mentre per le-
lenco dei Paesi aderenti si veda nel medesimo volume lAppendice II.

91
Per sommi capi si pensi che in Germania ed in Austria vige il principio monistico dellunitariet dei diritti
patrimoniali con i diritti morali, mentre in tutti gli altri Paesi le tipologie dei predetti diritti sono tenute net-
tamente distinte. Il problema dei diritti di sfruttamento sui media elettronici un altro campo ove esiste
disparit di trattamento.
Gi solo queste considerazioni danno lidea dellimportanza del contratto redatto in maniera completa ed
autonormativa; ogni differenza tra le legislazioni nazionali viene cos appiattita da un regolamento contrat-
tuale esaustivo che le parti hanno concordato e voluto.
A ci si aggiunga unaltra considerazione di altrettanto rilievo: la materia contrattuale, come si vedr nella
Parte Quarta, dedicata ai contratti internazionali, non oggetto di una normativa europea di armonizzazio-
ne tra le legislazioni interne dei singoli Paesi della Comunit Europea. Ne consegue che nella redazione dei
contratti, in essi compresi quelli di diritto dautore, occorre tenere presente la legge dello Stato eventual-
mente applicabile al caso di specie. Anche in questa ipotesi, la conoscenza delle singole legislazioni inter-
nazionali necessaria al fine di evitare di dover sottostare ad una norma, ignorata al momento della con-
clusione del contratto, non conforme alla volont ed agli interessi dei contraenti.
Il problema dellarmonizzazione vivo, attuale e sentito a tutti i livelli della societ: voci autorevoli espon-
gono dottrine volte allottimizzazione delle varie legislazioni; le associazioni di categoria sostengono batta-
glie al fine di ottenere riconoscimenti legislativi sia a livello nazionale sia internazionale; le istituzioni euro-
pee si riuniscono in commissioni di studio per trovare soluzioni uniformi ed ottimali.
Ebbene, a mio avviso, la soluzione pi immediata a portata di mano ed connaturale con listituto giuri-
dico pi antico della storia del diritto: lutilizzo intelligente del contratto!
Come detto, esso la fonte normativa principale tra le parti ed sopranazionale, non dovendo necessa-
riamente essere fedele esclusivamente alle norme di uno specifico ordinamento giuridico, ben potendo le
parti, nellambito dellautonomia patrimoniale e contrattuale, determinarne il contenuto a loro piacimento
purch nel rispetto dei principi imperativi, pressoch comuni in ogni ordinamento civile ed industrializzato.
Le parti possono scegliere come legge regolatrice del contratto una tra quelle degli stati cui appartengo-
no o una di un ordinamento giuridico terzo e, per cos dire, super partes; oppure, meglio ancora, possono
utilizzare il contratto per dare una regolamentazione autonoma, dettagliata ed autosufficiente senza biso-
gno di fare riferimento ad alcuna legge.
Per fare questo, necessario che i players del mercato, imprenditori e fornitori, abbandonino la percezio-
ne del contratto come una seccatura che non ha importanza e rilievo nellaffare che devono concludere;
che cessino di ritenersi in grado di redigere artigianalmente contratti home-made cake, pena la loro asso-
luta carenza di completezza; che inizino a percepire lavvocato come un partner che prepara il contratto in
funzione della singola fattispecie ed in conformit agli accordi raggiunti, alla luce delle complesse norma-
tive che regnano in materia.
Il contratto svolge una funzione essenziale nel commercio e nellindustria: quella di armonizzazione inter-
nazionale, unificando le differenze normative nellunico regolamento e fonte di legge tra le parti che il
contratto stesso. Ci ad ununica condizione essenziale: che il contratto sia redatto correttamente ed in

92
maniera completa senza bisogno di integrazioni esterne per la sua lettura ed interpretazione.
Si evince che il contratto un istituto transnazionale, essenziale per avvicinare economicamente e giuri-
dicamente soggetti appartenenti a culture diverse: esso unisce soggetti singoli nelle fattispecie concrete
ed intere popolazioni nella sua lettura teorica come istituto giuridico.
Ci non di poco conto in un periodo storico come quello attuale in cui gli sforzi dellumanit civile sono
rivolti ad eliminare motivi e cause di conflitti tra popoli e singoli in favore di una pace universale e duratura.

Contratto e creativit
La percezione negativa o, quantomeno non positiva, del contratto da parte dei laici del diritto pu essere
scardinata anche da una semplice riflessione sugli elementi che possono accomunare, con similitudini, la
creazione del contratto con la creazione di unopera fotografica. I creativi, siano essi committenti di opere
fotografiche (quali gli imprenditori nel campo della comunicazione, dei media, del marketing), realizzatori
di opere (gli artisti), commercianti (le gallerie e gli agenti), o fruitori (gli appassionati) hanno una visione
distorta e naf degli skills necessari per la confezione di un contratto e delloperato dellavvocato.
Ritengo che nella nostra materia il contratto sia paragonabile alla fotografia per quanto concerne la
sua qualificazione.
Sappiamo che le fotografie vengono classificate in tre categorie in base alle caratteristiche che ne conno-
tano la diversa natura e in particolare possiamo distinguere: le opere fotografiche43, le semplici fotogra-
fie44, le fotografie documentali45.
Ci che caratterizza la qualificazione di ogni fotografia nellambito della classificazione dianzi riportata lo-
perato del fotografo il quale riesce o meno ad estrinsecare il proprio ingegno e la propria creativit in un
risultato finale di pregio artistico.
Ebbene, il giurista che si appresta alla redazione del contratto pu essere paragonato, nel suo approccio
soggettivo al risultato finale, al fotografo quando si appresta a realizzare una fotografia.
Come il fotografo opera tramite strumenti tecnologici sempre pi raffinati che richiedono studio e cono-
scenza tecnica, il giusperito possiede norme e strumenti di diritto che necessitano di altrettanto studio e
conoscenza specifica.
Il fotografo esprime la propria creativit nellinterpretare il concreto nella fotografia mediante la lettura sog-
gettiva della realt che vede attraverso il suo obiettivo; altrettanto deve fare il giurista applicando tutto il
suo estro creativo nellinterpretare la volont delle parti tramite lobiettivo fornitogli dal diritto, operando il
sillogismo logico-giuridico di trasposizione della fattispecie concreta a quella astratta, individuandone i prin-

43
Che sono le fotografie aventi carattere creativo.
44
Che sono le fotografie in cui mancano gli elementi di creativit e tutelate nellambito dei cosiddetti diritti relativi.
45
Fotografie di scritti, documenti, carte di affari, oggetti materiali, disegni tecnici e prodotti simili non oggetto di alcuna tutela.

93
cipi e le norme che la regolano e viceversa, tornando dalla fattispecie astratta a quella concreta, redigen-
do la norma finale che il contratto.
Il potere creativo conferito al giurista dal legislatore il quale, sancendo il principio dellautonomia con-
trattuale46, pi volte richiamato nel presente testo, apre un orizzonte talmente vasto e stimolante da per-
mettere a questultimo, se in possesso delle conoscenze tecniche della macchina del diritto, di dare spa-
zio alla propria creativit al pari del fotografo artista47.
In ogni categoria professionale riscontriamo unampia gamma di professionalit che si colora in base alle
capacit del singolo operatore. Come in quella dei fotografi che comprende lamatore, che realizza imma-
gini inaccettabili, ed il grande artista, che riesce a trasmettere scosse emotive indimenticabili, anche fra i
giuristi troviamo quelli in grado di redigere contratti amatoriali di poco valore intrinseco o, al contrario,
capaci di creare lopera darte.
Tutto questo porta ad una conclusione: i punti in comune, le note in armonia e le similitudini tra il mondo
della fotografia e il mondo dei contratti sono maggiori, e di gran lunga pi pregnanti, di quelli che li posso-
no differenziare.
Se si capiscono queste ineluttabili verit si conviene che giuristi ed operatori della fotografia possono con-
frontarsi, servirsi gli uni degli altri e contribuire allimplementarsi della cultura del diritto della fotografia
abbandonando ataviche ed errate percezioni gli uni degli altri che hanno il risultato deleterio di creare dif-
fidenza e di allontanare due mondi che, invece, sono tanto vicini.

46
Art. 1322 c.c.
47
La norma (lart. 1372), contenendo lenfatica affermazione della forza di legge del contratto viene talvolta letta sulla scia del tradizionale con-
cetto dellautodeterminazione del singolo e del potere creativo di diritto riconosciuto alla volont privata Rescigno, I contratti in generale in
Trattato dei contratti, Tomo primo, UTET, 1999, pag. LI

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Valter Casini Editore
Periodico mensile Aut. del Tribunale di Roma n. 705 del 30/12/02
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finito di stampare a settembre 2005


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