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riscoprono) gli sciamani.

Quanto stato detto fin qui


costituisce una serie di digressioni solo apparenti, imposte
dalla natura sfuggente dell'oggetto del discorso.
Negli anni in cui il gesuita Lafitau dava alle stampe il
frutto delle sue grandiose e arrischiate meditazioni sulle
costumanze del continente americano, la penetrazione
russa nell'Asia centrale e in Estremo Oriente era in pieno
svolgimento. Descrizioni di quelle terre remote e delle
popolazioni nomadi che le abitavano, redatte dai pi
svariati personaggi, cominciarono ad arrivare in
32
Occidente. Nel 1698 un mercante di Lubecca, Adam
Brand, segretario di un'ambasciata inviata in Cina da
Pietro il Grande, scrisse una relazione, presto tradotta in
varie lingue europee, che per la prima volta registrava il
termine tunguso "schaman" come sinonimo di prete o
mago. 33 A Brand fece eco, qualche anno dopo (1704), il
mercante olandese E. Isbrants Ides, che aveva guidato la
34
stessa ambasciata. Di l a poco il capitano dei dragoni
Johann Bernhard Miiller, gi al servizio del re di Svezia, e
poi prigioniero di guerra dei russi, inser in una relazione
sugli ostjachi e le loro costumanze una descrizione
analitica (anche se verosimilmente non basata su una
testimonianza diretta) di una seduta sciamanica,
35
accompagnata da catalessi e divinazioni. Verso la met
del '700 cominciarono ad apparire i lavori, spesso
imponenti, di studiosi che avevano partecipato a vere e
proprie spedizioni scientifiche in Siberia, come quella,
prolungatasi per quasi un decennio, composta da ]ohann
Georg Gmelin, professore di chimica e botanica a
Tiibingen, dal medico Messerschmidt, dal filologo Miiller e
dal botanico Amman. In una prolissa relazione di viaggio in
tre volumi Gmelin raccont i suoi incontri con gli sciamani
tungusi e buriati, che in qualche caso gli rivelarono i loro
36
trucchi. Gmelin considerava questi individui, chiaro, dei
rozzi imbroglioni; tuttavia trascrisse scrupolosamente i loro
canti. 37 Anche le loro estasi lo incuriosivano: nella sua
grande opera latina sulla flora siberiana not che i buriati
si servivano del ginepro per risvegliare dal deliquio i loro
"praestigiatores" (cio sciamani), e che gli abitanti della

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Kamcatka usavano nei loro culti idolatrici l'ortica, di cui si
diceva che fosse adattissima a procurare visioni. 38
Questo convergere di ricerche assicur agli sciamani
siberiani, nel giro di pochi decenni, un posto di rilievo nel
panorama tracciato dalla scienza comparata delle religioni,
allora in via di elaborazione. 39 Un esempio significativo in
questo senso costituito da un'operetta di un professore di
Gottinga, il Meiners: Grundrij3 der Geschichte aller
Religionen (Lemgo 1785). Il titolo ingannevole: si tratta
di un incunabolo della fenomenologia, non della storia delle
religioni. La scelta di un'esposizione "basata sulla
successione naturale degli elementi costitutivi pi
importanti [nach der natiirlichen Folge ihrer wichtigsten
Bestandtheilel" anzich sulla successione cronologico-
geografica considerava in blocco tutte le religioni, rivelate
e non, con ovvie implicazioni deistiche. Agli sciamani era
assegnata una nicchia a parte nel capitolo dedicato, con
accostamento significativo, ai Jongleurs (letteralmente,
"giocolieri") e ai sacerdoti. 4o Ma poi la suddivisione per
temi faceva ricomparire gli sciamani nei punti pi
impensati: per esempio, alla fine delle note bibliografiche
al capitolo sul sacrificio (comprendente anche i sacrifici
umani), che cominciano con il Pentateuco, continuano con
autori greci e romani, e terminano con un viaggiatore
contemporaneo,]. G. Georgi, autore di una descrizione
della Siberia. 4 1
Dieci anni prima Meiners aveva pubblicato un ampio
saggio "Sui misteri degli antichi, e in particolare sui segreti
eleusini" preceduto da un'introduzione di carattere
comparato. 42 In essa aveva distinto misteri celebrati da
sacerdoti da misteri legati a dottrine orali o scritte: in
nessuno dei due sensi il fenomeno poteva essere
considerato universale. Esso era sconosciuto ai samojedi,
agli abitanti della Kamcatka, alle orde dei tartari (sulle
quali Meiners rinviava a Gmelin), ai californiani, agli
eskimesi, ai lapponi e ai groenlandesi. Per tutte queste
popolazioni, osservava Meiners, non si pu parlare di
religione comune o di di nazionali, e neppure di sacerdoti
in senso proprio, ma soltanto di "ciarlatani e indovini"

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(Quacksalber und Wahrsager). 43 In questo modo gli
sciamani, sia pure evocati e non nominati direttamente,
entravano stabilmente nella storia religiosa dell'umanit
per contrassegnarne lo stadio pi povero, pi elementare.
4. Cos, grazie all'espansione verso Oriente dell'impero
russo, gli europei scoprirono gli sciamani. Scoprirono, o
meglio riscoprirono. Questa precisazione mi pare
opportuna per due motivi. Prima di tutto, tra '500 e '600
eruditi come Peucer e Scheffer avevano raccolto e
trasmesso notizie sugli incantatori lapponi, strettamente
imparentati (come Meiners aveva visto benissimo) agli
sciamani siberiani. 44 In secondo luogo, come ho cercato di
dimostrare ampiamente altrove, un antichissimo nucleo
sciamanico era racchiuso nel ben noto stereotipo del sabba
stregonesco. 45
Conoscere (o riconoscere) sono operazioni complicate.
Percezioni e schemi culturali s'intrecciano condizionandosi
a vicenda. Per il medico sivigliano Monardes i sacerdoti
indios che, uscendo dalle catalessi procurate dal fumo del
tabacco, si mettevano a divinare il futuro, erano ispirati dal
Demonio. Un grande erudito come Vossius aveva
riconosciuto nei traci di Pomponio Mela dei fumatori di
tabacco. Vossius certamente si sbagliava (e con lui
Lafitau). Aveva invece assolutamente ragione nel
richiamare, a proposito del passo di Pomponio Mela, la
descrizione di un rito scita tratta dal IV libro di Erodoto. 46
Eccola:
Dopo un funerale, gli sciti si purificano in questo modo. Dopo
essersi spalmata la testa con unguenti e averla poi lavata, ecco
che cosa fanno per il corpo : rizzate tre pertiche, reclinate l'una
verso l'altra, vi stendono tutt'intorno coperte di feltro di lana,
congiungendole fra loro il pi strettamente possibile e poi, in un
catino che collocato in mezzo alle pertiche e alle coperte,
gettano delle pietre rese incandescenti dal fuoco. Essi hanno,
perch cresce nel loro paese, la canapa molto simile al lino, se si
eccettua lo spessore e la lunghezza [ ... ]. Questa pianta cresce
spontanea e viene anche seminata e i traci con essa
confezionano anche dei vestiti, che assomigliano moltissimo a
quelli di lino [ ... ]. Ordunque di questa canapa gli sciti prendono i

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besoins des nations qui les servent, et pour gurir toutes les infirmits
de l'ame et du corps ... ".
32 Cfr. G. Henning, Die Reiseberichte iiber Sibirien von Heberstein
bis Ides, in "Mitteilungen des Vereins fiir Erdkunde zu Leipzig", 1905,
pp. 241-394; e vedi G. Flaherty, Shamanism and the Eighteenth Century,
Princeton 1992.
33 Cfr. J. N. Bremmer, The Rise and Fa/l of the Afterlife, London 2002,
pp. 26-27, che ha integrato su questo punto la mia ricostruzione.
34 E. l. Id es, Voyage de Moscou la Chine, in Recueil de voiages au
Nord, contenant divers mmoires trs uti/es au commerce et la
navigation, voI. VIII, Amsterdam 1727 (ne l catalogo de lla Bibliothque
Nationale di Parigi quest'opera catalogata sotto il nom e del suo
editore, ]ean-Frdric Bernard), p. 54: " quelques journes de chemin
d'Ilinskoi il y a une grande cascade, ou pente d' eau, qu'on appelle Chute
du Schaman , ou Chute du Magicien, cause que le fameux Schaman, ou
magicie n des Tunguses , a sa cabane auprs de ce t e ndroit". La versione
originale olandese della relazione di Ides apparve ad Amsterdam ne l
1704. Sul termine "scia mano" cfr. S. M. Shirokogoroff, Psychomental
Complex ofthe Tungus, London 1935, pp. 268-269, che rinvia anche a B.
Laufer, Origin ofthe Word Shaman , in "The American Anthropologist",
19 (1917), pp. 361-371.
35 Cfr. J. B. Miiller, Les mceurs et usages des Ostiackes et la manire
dont ils furent convertis en 1712 la religion chrtienne du rit grec, in
Recueil de voiages au Nord, Amsterdam 1727, voI. VIII, pp. 382 sgg., in
particolare p. 412 (si tratta d e lla traduzione di una versione te desca, che
non ho visto).
36 Cfr. J. G. Gmelin, Reise durch Sibirien, vor demJahr 1733 bis 1743,
3 volI. , Giittingen 1751-1752; vedi in particolare voI. I, pp. 283 sgg., 351,
397; voI. II, pp. 45-46, 82 sgg., 351; voI. III, prefazione, pp. 69 sgg., 330
sgg., 347 sgg. Di quest'opera esiste una traduzione fran cese, molto
abbreviata: Voyage en Sib rie, 2 volI., Paris 1767.
37 Cfr. Id., Reise, cit., voI. III, pp. 370 sgg., 522 sgg.
38 Cfr. Id., Flora sibirica sive historia plantarum Sibiriae, Petropoli
174 7, voI. I, p. 184; Petropoli 1748, voI. III, p. 31. Una biografia di
Gmelin, redatta dal rettore dell'Universit di Tiibingen, pre messa a J.
G. Gmelin, Sermo academicus de novorum vegetabilium post creationem
divinam exortu, Tubingae 1749.
39 Cfr. F. E. Manuel, The Eighteenth Century Confronts the Gods,
Cambridge (Mass.) 1959.
40 Ivi, pp. 137-145.
4 1 Ivi, pp. 73-74. Cfr. J. G. Georgi, Bemerkungen einer Reise im
russischen Reich imJahre 1772, 2 volI., St. Petersburg 1775.
42 Cfr. C. Meiners, "ber die Mysterien d er Alten, besonders iiber die
Ele usinischen Geheimnisse", in Vermischte Philosophische Schriften,
Leipzig 1776, voI. III, pp. 164-342. Su Meiners (appena me n zionato da
Manuel) ha richiamato l'atte nzione S. Landucci, I filosofi e i selvaggi,
1580-1780, Bari 1972 , pp. 463-465 e passim; sulla prospettiva
e urocentrica e razzista dei suoi scritti, si veda L. Marino, I maestri della

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Germania, Gttingen 1770-1820, Torino 1975, pp. 103-112.
43 Cfr. C. Meiners, "Uber die Mysterien", cit., pp. 169-17l.
44 Cfr. C. Peucer, Commentarius de praecipuis generibus
divinationum, Witebergae 1560; J. Scheffer, Lapponia, Francofurti et
Lipsiae 1674.
45 Cfr. C. Ginzburg, Storia notturna. Una decifrazione del sabba,
Torino 1989.
46 Cfr. l. Vossius, Observationes, cit., p. 124.
47 Erodoto, IV, 73-75 (tr. it. Le storie, a cura di L. Annibaletto, Milano
1982, voI. I, pp. 389-390).
48 Cfr. K. Meier-Lemgo, Engelbert Ki:impfer, der erste deutsche
Forschungsreisende 1651-1716, Hamburg 1960. Vedi anche, a cura dello
stesso, Die Briefe Engelbert Kaempfers, in "Akademie der
Wissenschaften und der Literatur in Mainz, Abhandlungen der
mathematisch-naturwissenschaftlicher Klasse", 6 (1965), pp. 267-314;
Die Reisetagebiicher Engelbert Kaempfers, Wiesbaden 1968.
49 E . Kaempfer, Amoenitatum Exoticarum politico-physico-medicarum
fasciculi V, Lemgoviae 1712, pp. 333 -334, 528-5 29. Cfr. anche D.
Haberland (a cura di), Engelbert Kaempfer (1651-1716). Ein
Gelehrtenleben zwischen Tradition und Innovation, Wiesbaden 2004 (con
rinvii alla bibliografia, divenuta fittissima negli ultimi anni).
50 Cfr. E. Kaempfer, Amoenitatum, cit., pp. 638 sgg., in particolare p.
647 . La fonte di Kaempfer Alessandro d'Alessandro, Genialium dierum
libri sex, Parisiis 1561, cc. 137v-138r (l. III, XI).
51 Ne esiste una nuova edizione integrale a cura di R. Radrizzani:
Manuscrit trouv Saragosse, Paris 1990.
52 Cfr. J. Potocki, Histoire primitive des peuples de la Russie, St.
Petersburg 1802, p. 128. Nella ristampa curata dall'orientalista Julius
Klaproth, discepolo di Potocki, accompagnata da un'introduzione e da
importanti note critiche, si legge "chaman": cfr. J. Potocki, Voyage dans
les steps [il d'Astrakhan et du Caucase. Histoire primitive des peuples
qui ont habit anciennement ces contres . Nouveau priple du Pont-
Euxin ... , a cura di J. Klaproth, 2 volI., Paris 1829, voI. II, p. 17l.
53 Cfr. J. Potocki, Histoire, cit., p. 134; Id., Voyages en Turquie et en
Egypte, en Hol/ande, au Maroc, a cura di F . Beauvois, Paris 1980 (con
un'utile introduzione). Mi chiedo se la parentela segreta, soprattutto di
ordine strutturale, che mi sempre parso d'intravedere tra il Manuscrit
trouv Saragosse e La civetta cieca di Sadgh Hedayt (su di lui vedi
ora Y. Ishaghpour, Le tombeau de Sadgh Hedayt, Paris 1991) non vada
cercata nella rielaborazione, in chiave molto diversa, di un'analoga
esperienza allucinatoria.
54 Cfr. B. G. Niebuhr, Untersuchungen iiber die Geschichte der
Skythen, Geten, und Sarmaten (Nach einem 1811 vorgelesenen Aufsatz
neu gearbeitet 1828), in Kleine historische und philologische Schriften,
Bonn 1828, voI. I, pp. 352-398, in particolare pp. 361-362.
55 Cfr. A. Mickiewicz, L'glise officiel/e et le messianisme, 2 volI.,
Paris 1845, voI. I: Cours de littrature slave au Col/ge de France (1842-

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