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Lo spettacolo deve andare avanti.

Mentre la crisi avanza aumentano le difficolt per i movimenti sociali, basta guardare indietro al 2013 per
vedere l'innumerevole quantit di scadenze ed appuntamenti che hanno caratterizzato quest'anno. Anche
le letture pi acute ed elaborate soffrono l'incapacit nel trovare una nuova cassetta degli attrezzi che si
adatti al cambio che ha prodotto l'applicazione delle violente politiche dell'austerit. Questa difficolt si
traduce poi in tentativi goffi e poco fondati nel rinnovare le vecchie scorciatoie del parlamentarismo di
movimento che, da una parte all'altra d'europa, pare abbia conquistato buona parte dello scenario politico.
Il rinnovamento accenna senza dubbio a una consegna che proviene dal Magreb attraversando la Spagna,
Stati Uniti, Messico, Turchia, Brasile e Italia che ha visto nel 19 ottobre il succedersi del tanto desiderato
"occupy in Italia". Con tutte le diversit del caso l'autunno italiano ha contrassegnato un punto importante
per i movimenti che hanno come luogo comune l'uso estensivo della rete ed un uso intensivo dei territori.

Per dare nome e cognome a queste vecchie scorciatoie basta guardare ad Agora 99
http://99agora.net/, l'incontro europeo nato l'anno scorso a Francoforte dall'esigenza di mettere a
confronto con il 15M spagnolo le differenti scuole di movimento in europa, quest'anno ripete
l'appuntamento a Roma coordinato dalla coalizione Blockupy, la coalizione tedesca che da Linke ai Verdi
passando per Attac ha raccolto tra le sue fila almeno due lobby di movimento: la "Fundacin de los
comunes" spagnola ed una parte dell'area romana di movimento che durante gli anni della crisi aveva
optato per una alleanza con pezzi di sindacato e della sinistra parlamentaria. Cosa hanno in comune questi
gruppi e quali possibili scenari aprono? In un recente articolo apparso sul Huttington Post dallo sfortunato
titolo "Dopo il 19 ottobre, reti italiane a lezione dagli spagnoli a Roma. Il leader Raul Sanchez: "In Italia
prevalgono le identit"
http://www.huffingtonpost.it/2013/11/03/dopo-19-ottobre-reti-italiane-a-lezione-dagli-spagnoli-raul-
sanchez_n_4208517.html
il leader intervistato dalla giornalista aldil di ogni considerazione in merito allo stile del articolo pone in
evidenza i tratti dell'incontro romano, bisogna imparare dagli spagnoli. Ma di quali spagnoli parliamo? E
cosa dovremmo imparare?

C' un detto popolare in Spagna: "dice il ladro che sono tutti della sua stessa condizione", infatti il leader
appellando ad una azione aldil delle reti date omette la composizione e la genealogia dell'incontro
romano, che come succede spesso in politica, mette in luce una verit raccontata a met. Se infatti vero
che per generalizzare le lotte dobbiamo combattere le identit, "la finalit ultima della lotta di classe
operaia quella di distruggere se stessa" come parte dell'ordine capitalista, citando un vecchio adagio. Ed
ecco che la lezione spagnola diventa gia passato appellando a una "tecnopolitica" che vede il lineare
sviluppo delle lotte da una parte all'altra del mediterraneo, dal nord al sud europa, dopo un 19 ottobre che
gia ha aperto una nuova fase di movimento in Italia dal quale probabilmente anche in Spagna potrebbe
risultare utile comprenderne la portata.

Innanzi tutto di cosa parliamo quando diciamo "tecnopolitica", il termine si riferisce all'uso strategico
delle nuove tecnologie ai fini di distribuire l'informazione attraverso soggetti molteplici, identit
collettive, profili di varie reti sociali che trasmettono i messaggi su diversi canali con fini determinati di
volta in volta secondo il contesto. Ma perch la Spagna dovrebbe esserne l'interlocutore previlegiato?
Probabilmente perch Manuel Castells, il pluri decorato sociologo del potere della comunicazione, ha
investito recentemente in un gruppo di ricerca che tenta di trovare le chiavi per individuare i flussi
emozionali che circolano in 140 caratteri su Twitter, la rete sociale che stata protagonista della
primavera araba come del 19 ottobre italiano. Quest'investimento di carattere apparentemente accademico
invece diventa un nuovo lobby includendo nelle sue file gli impulsori del Partito del Futuro, promosso
durante la sua messa in scena dallo stesso Castells nel giornale neoliberale La Vanguardia.
http://www.lavanguardia.com/opinion/articulos/20130112/54361811362/manuel-castells-partido-del-
futuro.html

Quando le mappe per agire il presente non funzionano pi ecco le scorciatoie della rappresentanza
riaffacciarsi laddove gli stessi indignados avevano caratterizzato un ciclo di lotte e dinamiche, conosciuto
come 15M, grazie allo slogan "Nessuno ci rappresenta". Il partito del voto permanente e della wiki-
costituzione quindi diventa solo un mezzo dice il leader, non il fine. Ma di quale mezzo parliamo? Perch
quando parliamo di rappresentanza abbiamo chiari sia i mezzi che i fini: ogni mezzo necessario per
vincere le elezioni. Peculiare infatti la conclusione della giornalista del Huttington Post che, come pi
volte stato ripetuto a Roma dal leader spagnolo, pu trovare una funzione solo dentro l'appuntamento
elettorale europeo del 2014 sbilanciando gli assi dell'elettorato attraverso una serie di campagne
organizzate nel prossimo appuntamento a Madrid lanciato dalla fondazione spagnola, "il nuovo ratto
d'europa".

Ma qui il vero furto sembra essere stato fatto ai movimenti, infatti non solo l'utilizzo delle tecnologie
direttamente relazionato con l'accessibilit e le tendenze dei mercati, ma soprattutto va riconosciuto l'uso
strategico di un movimento autonomo che in Italia riuscito a strappare il monopolio della rete fino ad
allora controllato dal movimento/partito di destra capeggiato da Beppe Grillo & Casaleggio. In Spagna
invece si soffre di uno spostamento della politica sbilanciato sulla rete che pare abbia completamente
messo da parte i processi di organizzazione dei territori, uno sbilanciamento che era presente anche
durante l'ultimo Agora 99 dove l'amplia composizione eterogenea del ottobre romano era quasi assente, o
quantomeno impercettibile. Ed ecco che una volta fatti i conti con i propri bisogna riappropiarsi
dell'europa dei movimenti, riappropiarsi dello scenario istituzionale e costruire un nuovo "think tank" che
permetta alle orfane e agli orfani di movimento di riprendersi un pezzo di protagonismo nello scenario
europeo.

Dall'altra parte invece esiste gia un progetto nato dalle reti che ha partire dall'ultimo Hub Meeting
http://hubmeeting20a.wordpress.com/ convocato da Democracia Real Ya ha scommesso sulla costruzione
di una rete globale per lo sciopero sociale. Aldil di ogni bandiera e di ogni frontiera l'incontro a due
tappe di quest'anno, la prima a Ljubljana ad Aprile e la seconda di met Settembre a Barcellona, ha
promosso un progetto che ha come finalit la resignificazione dello sciopero al tempo presente. Nel
rispetto delle differenze locali e delle scadenze i due incontri hanno sottolineato il limite delle identit, del
feticismo della data e della protesta estetica. A cambio ha proposto un azione decentralizzata nello spazio
e nel tempo che oltre ogni ideologia nel rispetto delle specifit locali preferisce l'efficacia strategica a
quella simbolica. Non sorprende infatti la completa assenza delle realt che hanno aderito agli incontri del
Hub Meeting dentro Agora 99, assente sia nel luogo che nel discorso. Come omettere un piano ambizioso
come la scommessa di uno sciopero sociale transanzionale laddove partecipano anche realt amplie come
Interoccupy http://www.socialstrike.info/ ? Lo spettacolo deve andare avanti.